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GENNAIO-FEBBRAIO 2019

MusiCare 2019 - ANNO XXI - Numero 1 - Mensile in A.P. 70% C.P.O. Vicenza

DIÁLOGO Alla ricerca delle origini: musicali, culturali, umane. Perché solo attraverso un linguaggio pacifico il Mediterraneo potrà tornare ad essere luogo di convivenza e non muraglia invisibile. Parola - e suono - di JORDI SAVALL e del suo “Oriente-Occidente”. SERATE IMPERDIBILI

Isabelle Faust, Yefim Bronfman, Enrico Bronzi, Alexander Janiczek: gli artisti al Comunale di Vicenza

UN, DUE TRE… TOCCA A ME! Tornano le fiabe musicali per bambini, scuole e famiglie: tre eventi divertenti e di qualità 1

DOVE VA LA MUSICA?

La “terza via” di Edoardo Bruni, tra estetica del malessere e della banalità, per non far morire la “Classica”


III EDIZIONE

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A

ll’ironico motto di “Lòdate cesto che te ghè un bel manego...” (tradotto: lodati cesto che hai un bel manico...), chi da molti anni dirige e manda avanti con pazienza e coraggio la Società del Quartetto (e da qualche anno, di fatto, anche l’Orchestra del Teatro Olimpico), non si concede e non concede ai propri collaboratori alcuna parola di auto elogio. Per una volta, tuttavia, ci permettiamo di spendere una parola in più per stimare il lavoro che si sta facendo. Perché compilare, e dunque sfogliare, questo MusiCare che ora tenete nelle mani, significa rendersi conto di questo: molteplicità e qualità delle iniziative attuate dal Quartetto, in primis, ma sempre più anche dalla OTO. Ci sono i concerti, certo, con ospiti di alto profilo e programmi ed organici che abbracciano quasi tutto il ventaglio della storia della musica colta; ma esiste anche tutta una serie di azioni mirate allo sviluppo del territorio, alla formazione delle future generazioni e di chi lavora per loro, alla creazione di relazioni sinergiche e virtuose, alla “semina” di una cultura che è arte e artigianato. Queste “buone notizie”, sempre più rare e a caro prezzo nell’era dei muri e dei mari, si possono leggere nei volti dei giovani orchestrali della OTO, nella cortesia con cui vi viene risposto se telefonate in Società del Quartetto, nel bis che l’artista concede ancora, nell’attesa del buio da parte dei bambini che vanno a teatro. In queste pagine, le hanno scritte per voi tre ragazze, tre giovani di appena trent’anni, ma professioniste affermate del settore cultura: Silvia, scledense, già al Giornale di Vicenza, che ora vive e lavora di teatro in Emilia Romagna; Veronica, trentina, direttrice di coro e pubblicista; Ilaria, musicista ed organizzatrice di eventi, vicentina. Insieme a loro Filippo Lovato, Paolo Meneghini e Marco Bellano, oramai storici collaboratori di questo MusiCare che, anche grazie alle mani di Alessandra Melison, entra nel suo ventunesimo anno di vita, musica e parole. Un altro piccolo traguardo, un altro “seme” per Vicenza. ●

In copertina: JORDI SAVALL musicista e musicologo tra i più apprezzati al mondo. Catalano, classe 1941, sarà a Vicenza il 6 febbraio per un concerto già andato tutto esaurito.

Foto di David Ignaszewski Anno XXI - Numero 1 Gennaio-Febbraio 2019

coordinamento editoriale Giovanni Costantini collaboratori Marco Bellano Silvia Ferrari Filippo Lovato Paolo Meneghini Veronica Pederzolli Michele Todescato impaginazione Alessandra Melison per le foto l’Editore è a disposizione di quanti provassero diritti di Copyright

Giovanni Costantini

cartaCanta

di Michele Todescato

Periodico di cultura, musica e spettacolo di Società del Quartetto di Vicenza e Orchestra del Teatro Olimpico Direttore Resp.: Matteo Salin Editore: Società del Quartetto di Vicenza Redazione: vicolo cieco Retrone, 24 Vicenza Tel. 0444/543729 Fax 0444/543546 web www.quartettovicenza.org e-mail info@quartettovicenza.org Periodico iscritto al registro Stampa del Tribunale di Vicenza n. 977 Stampa: Tipolitografia Pavan snc su carta Passion 13 da 100 g/mq Tiratura 3000 copie

IL PAESAGGIO DELL’ANIMA C. DEBUSSY SUITE BERGAMASQUE ED. DURAND, 2001

L’opera sarà interpretata da Yefim Bronfman sabato 9 marzo 2019 al Teatro Comunale di Vicenza

la carta di questa pubblicazione è gentilmente offerta da

«La vostra anima è un paesaggio eletto / per il quale vanno maschere e “bergamasques” / suonando un liuto e danzando quasi / tristi per i loro travestimenti fantastici». Paul Verlaine

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Sir András Schiff

Cappella Andrea Barca Festival Omaggio a Palladio XXI edizione 2-5 maggio 2019

Teatro Olimpico Basilica dei Ss. Felice e Fortunato

Giovedì 2 Maggio Teatro Olimpico ore 20:30

Sabato 4 Maggio Teatro Olimpico ore 20:30

Cappella Andrea Barca orchestra Sir András Schiff direttore e pianoforte

Cappella Andrea Barca orchestra Sir András Schiff direttore e pianoforte Yuuko Shiokawa violino Jean Sulem viola Xenia Jankovic violoncello

Erich Höbarth violino Hariolf Schlichtig viola Christoph Richter violoncello

Beethoven Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra in do minore, op. 37 Mozart Quartetto per pianoforte n. 2 in mi bemolle maggiore KV 493 Beethoven Concerto n. 4 per pianoforte e orchestra in sol maggiore, op. 58

Beethoven Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore, op. 19 Mozart Quartetto per pianoforte n.1 in sol minore KV 478 Beethoven Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in do maggiore, op. 15

Domenica 5 Maggio Teatro Olimpico ore 20:30

Venerdì 3 Maggio Basilica dei Ss. Felice e Fortunato ore 20:30

Cappella Andrea Barca orchestra Sir András Schiff direttore e pianoforte

Cappella Andrea Barca orchestra Sir András Schiff direttore Schola San Rocco coro Francesco Erle maestro del coro

Bach Ricercar a 6 Mozart Sinfonia n. 41 in do maggiore KV 551 “Jupiter” Beethoven Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore, op. 73 “Imperatore”

Haydn Le ultime sette parole di Cristo sulla Croce, Hob:XX:1 (versione per Coro e Orchestra)

biglietti in vendita presso la sede della Società del Quartetto di Vicenza a partire da martedì 5 febbraio (Vicolo Cieco Retrone, 24 / lun.-ven. dalle 9 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 17:30 / tel. 0444 543729 / info@quartettovicenza.org)

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di Pa


Indice

LA STECCA

«Se uno sente della musica cattiva, è suo dovere affogarla nella conversazione» (Oscar Wilde, scrittore, poeta e drammaturgo irlandese, 1854-1900)

aolo Meneghini

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DALL’ARCHITETTO ALL’OTTETTO, L’ARTE ESPRIME LA BELLEZZA DELLA MEMORIA di Giovanni Costantini

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notEventi

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musicaMese

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musicaMese

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ESTETICA E INCONTRO TRA CULTURE NEL MARE NOSTRUM DI JORDI SAVALL di Ilaria Fantin

NELLE SONATE PER VIOLINO E PIANOFORTE L’INCHINO DI BEETHOVEN A MOZART di Veronica Pederzolli

musicaMese

BRAHMS ED IL SUO “DOPPIO”: UN VIOLINO, UN VIOLONCELLO E TANTA MUSICA a cura della redazione

musicaMese

FEBBRE ROYAL E BANDIERA DEL REGNO UNITO AL CONCERTO DELLA OTO CON JANICZEK di Veronica Pederzolli

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musicaMese

I ROMANTICI VISIONARI RISUONANO SOTTO LE DITA DEL GRANDE “FIMA” di Silvia Ferrari

echi

APPLAUSI E TEATRO TUTTO ESAURITO PER LA FILARMONICA DI TORINO di Giovanni Costantini

registri&note

GIANBABBEO, TARTARUGHINA E MAMMA OCA: TRE FIABE IN MUSICA PER SOGNARE A TEATRO di Paolo Meneghini

ilConcertoNONèMorto

DOVE VA LA MUSICA CONTEMPORANEA? PROSPETTIVE PER UNA TERZA VIA di Edoardo Bruni

audioVisioni

UN’OMBRA SUL VOLTO DEL PIANISTA ED IL TRUCCO “MEDIATICO” È SVELATO di Marco Bellano

d’altro ouverture canto Nella società del surf tra siti, social network ed esperienze (con le seconde che paiono acquisire significatività solo se registrate sui primi), la superficie batte la profondità, la rapida assimilazione prevale sulla lenta digestione. Occorre essere mobili e leggeri, per scivolare da un nodo all’altro della rete. Perché nessun nodo ha un valore in sé; ne ha in quanto rimanda ad altri nodi. L’approfondimento rallenta i passaggi, nega il progresso in orizzontale, impone la verticalità del mondo antico. Che spazio hanno in questo mondo Wagner e Brahms, Claudio Monteverdi e Carlo Gesualdo? Sono nodi della rete, magari meno frequentati di Freddy Mercury o Bruce Springsteen. Potrebbe accadere però che un appassionato di Fabrizio De André, passando per la sua Canzone dell’amore perduto, arrivi a Georg Friedrich Telemann in un solo balzo: il cantautore genovese prese la melodia del suo pezzo dall’adagio del concerto per tromba in re maggiore del tedesco. E da Telemann si arriva facilmente a Bach, e da qui a Beethoven e Brahms. Si faceva anche una volta? Magari sì, ma con più difficoltà, scartabellando enciclopedie. Adesso tutto è a disposizione con un click. Si rischia il livellamento? Viene meno la differenza di “valore estetico”? Darà scandalo passare con due salti da De André a Bach? La percezione dello scandalo è solo un problema di anagrafe: per i millennial sarà tutto normale. E non è detto che qualcuno di loro, attirato dal magnete Bach, non affondi nella sua grandezza. Perché in effetti nel valore della musica è insita la sua resistenza al tempo che cambia. Sarà solo il modo in cui la si avvicinerà a cambiare. ●

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ouverture notEventi musicaMese

di Giovanni Paolo Meneghini di Costantini

DALL’ARCHITETTO ALL’OTTETTO, L’ARTE ESPRIME LA BELLEZZA DELLA MEMORIA Giornata della Memoria. A Vicenza il Scharoun Ensemble Berlin, che deve il suo nome al progettista della Philarmonie, la sala dei prestigiosi Berliner Philarmoniker di cui fan parte gli otto elementi che saliranno sul palco del Comunale. Musiche di tre tedeschi, liberi pensatori.

Interno della Philharmonie a Berlino

«

L’uso del colore, gli impasti dei timbri, la ricchezza e la polivalenza creativa». Con queste parole viene esaltato Scharoun, ma non stiamo parlando del complesso musicale che si esibirà al Teatro Comunale di Vicenza il 24 gennaio, bensì di Hans Scharoun, tra i padri dell’architettura moderna; che, tuttavia, è proprio colui al quale il Scharoun Ensemble Berlin dedica il proprio nome. Fu infatti Hans Scharoun a disegnare la Philharmonie, dove hanno la loro sede i prestigio-

e vario nell’organico e nel repertorio che propone: un ottetto composto da un quintetto d’archi al quale si aggiungono un clarinetto, un fagotto ed un corno. Il programma che propone a Vicenza il Scharoun celebra la Giornata della Memoria e spazia da Brahms a Beethoven, con al centro le Quattro Fantasie per ottetto di Hans Werner Henze. Premesso che tutta l’arte dovrebbe essere anche al servizio della memoria e della libertà d’espressione, sono forse queste ultime, le Fantasie di Henze, le pagine più significative del programma, con riferimento alla giornata della memoria. Di origini tedesche e, per di più, figlio di un padre conservatore, Hans Werner Henze ha improntato tutta la sua vita ad un impegno politico contrario al totalitarismo del regime nazista, arrivando a comporre un’opera sinfonica – la sua nona sinfonia – che, programmaticamente, fa memoria del passato più buio della Germania. Tedeschi e liberi pensatori, seppure molto lontani dai drammatici fatti storico politici del ‘900 sono anche Brahms e Beethoven, gli altri due autori in programma, grazie ai quali il Scharoun Ensemble esprimerà la bellezza dell’arte. Musicale o architettonica che sia. Purché libera e “memore”. ●

Hans Werner Henze si Berliner Philharmoniker, di cui tutti i membri del Scharoun Ensemble fanno parte integrante. Ed ecco che uso del colore, impasto dei timbri e ricchezza e polivalenza creativa possono senza dubbio essere caratteristiche qualificanti questo ensemble, ricco

giovedì 24 gennaio 2019 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

SCHAROUN ENSEMBLE BERLIN

ottetto dei Berliner Philharmoniker musiche di Brahms, Henze e Beethoven

Hans Scharoun

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di Ilaria Fantin

ESTETICA E INCONTRO TRA CULTURE NEL MARE NOSTRUM DI JORDI SAVALL Niente viola da gamba. Verrà con la lira de arco ed il rebab, a Vicenza, il grande musicista catalano Jordi Savall, icona della musica antica. Una scelta che va alle radici della storia della musica e dell’Europa, alla ricerca del dialogo “Oriente-Occidente”, titolo del concerto. timbri e colori che la Società del Quartetto ha proposto anche nelle numerose edizioni del festival Musica delle Tradizioni. Jordi Savall, nominato nel 2008 dall’Unione Europea «Ambasciatore per il dialogo interculturale» e «Artista per la pace», ha inciso 60 dischi e si esibisce da decenni con l’intento di muovere l’animo umano, accompagnando il piacere dello stupore e dell’emozione con l’estetica e la conoscenza. Con questo programma, inciso nell’omonimo disco Mare Nostrum. Orient-Occident: dialogues, il musicista propone una riconciliazione tra le tre principali religioni del Mediterraneo, quasi che si possano, annullare attraverso le note, la distanza e la discordia che Eraclito musicalmente decantava con la frase “ciò che lotta con sé stesso può accordarsi: movimenti in senso contrario come per l’arco e la lira”. Forse, un modo per unire Occidente ed Oriente è pensare che l’essenza dell’essere umano non va ricercata in quello che egli fa, ma in quello che egli è. Questa interpretazione dell’uomo si traduce anche attraverso la musica, capace di comunicare profondamente all’animo con il linguaggio delle note. ●

Jordi Savall

J

ordi Savall non è il classico musicista. Le sue note parlano ad un pubblico eterogeneo, molto più vasto di quello che frequenta le sale da concerto. Grazie alla sua figura, negli ultimi vent’anni, la musica antica ha incontrato nuovi appassionati e sostenitori, appagati da un nuovo modo di fare musica, fresco e contaminato. L’attesa è grande (e la sala già al completo) per il concerto del 6 febbraio, alle ore 20.45, nella sala maggiore del Teatro Comunale di Vicenza. Savall ritorna nella città del Palladio in trio, con un programma davvero speciale dal titolo ‘Oriente-Occidente’, un dialogo che vuole riconciliare attraverso la musica il grande universo culturale del Mar Mediterraneo. Musiche arabe, andaluse, giudaiche e cristiane si incontrano e narrano le loro tradizioni attraverso la lira de arco e il rebab di Savall, catalano, l’oud del marocchino Driss El Maloumi e il santur, la chitarra moresca e le percussioni del greco Dimitri Psonis. Strumenti musicali che identificano una tradizione, radicati nel suono e nella cultura dei propri territori:

OUD, REBAB, SANTUR... QUESTI SCONOSCIUTI! Tre musicisti in scena ma un gran numero di corde pizzicate, percosse e suonate ad arco. Un’occasione unica per incontrare strumenti inusuali e negli ultimi decenni sempre più apprezzati: la chitarra moresca, la lira de arco, il rebab, l’oud e il santur. Di antiche origini arabe, come quasi tutti gli strumenti musicali, la chitarra moresca si differenzia da quella che tutti conosciamo per la forma arrotondata della cassa armonica. Il musicista greco Psonis alterna il suono di questa particolare chitarra con il bellissimo timbro dello strumento iraniano a corde percosse santur, una forma di cetra da tavolo o di cimbalom, suonato tramite due bacchette. L’oud, suonato da DrissEl Maloumi, proviene invece dall’antica famiglia dei liuti, ha un numero di corde variabile e la sua accordatura dipende dal paese di provenienza. È uno strumento importantissimo, con un’inestimabile letteratura scritta e orale, e le sue corde, suonate con un plettro tipico che si chiama risha, hanno un timbro che caratterizza fortemente l’Oriente. Il protagonista della serata, oltre a deliziarci con la sua lira de arco, suona uno strumento originario dell’Afghanistan dal nome rebab. Si tratta di uno strumento ad arco molto diffuso nel bacino del Mediterraneo, un timbro tra i favoriti dell’Impero Ottomano e ancora molto in uso in Turchia. i.f.

mercoledì 6 febbraio 2019 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

JORDI SAVALL lira de arco e rebab DRISS EL MALOUM oud DIMITRI PSONIS santur, chitarra moresca e percussioni

ORIENTE-OCCIDENTE Un dialogo di musiche arabo-andaluse giudaiche e cristiane intorno al Mediterraneo

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ouverture notEventi musicaMese

Paolo Meneghini didiVeronica Pederzolli

NELLE SONATE PER VIOLINO E PIANOFORTE L’INCHINO DI BEETHOVEN A MOZART Al via l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte nell’esecuzione del duo che ha vinto il Diapason d’Or ed il Gramophone Award con questo repertorio. Isabelle Faust e Alexander Melnikov faranno tappa a Vicenza con la “produzione satellite” del geniale maestro...

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onchalance mondana e occhio lungo verso Mozart: sono questi gli ingredienti base delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven. Già nel Settecento ritenute di genere “leggero” e destinate a esecutori dilettanti, per anni – e talvolta tuttora – vennero considerate una produzione satellite delle Sonate per pianoforte solo. Eppure il duo Isabelle Faust - Alexander Melnikov vinse Diapason d’Or e il Gramophone Award per un’esecuzione che continua a far luce sulla densità musicale sottesa a queste pagine. C’è la sensibilità comunicativa della Faust accanto alla conoscenza filologica di Melnikov a guardare alle contrastanti sonate op. 23 e 24, in programma al Teatro Comunale di Vicenza domenica 24 febbraio, accanto alla celeberrima “decima”, l’ultima del genere. Entrambe dedicate al mondano banchiere svizzero Moritz von Fries, che fu attivo mecenate di Beethoven, le Sonate op. 23 e 24 furono composte attorno al 1800 in un grande salto stilistico rispetto alle precedenti. Si sente ancora Mozart, ma l’impronta è decisamente più personale. Insolita è sopratutto la prima tra le due, con il tempo iniziale rapidissimo, quasi a mo’ di finale, gli schizzi quasi schumanniani del secondo e le bizzarre evoluzioni del terzo movimento. È una Sonata non molto conosciuta, nonostante ai tempi del maestro fu lodata, assieme alla successiva, per aver sdegnato gli eccessi intellettualistici di alcune sue opere precedenti. E infatti nella celebre Primavera , l’op. 24, trionfano la felicità melodica e la cantabilità, accanto alla novità del brevissimo Scherzo . A conclusione del programma, l’ultima delle dieci Sonate, vibrante, intima, poetica: l’inchino è quello del ritorno a Mozart, dopo la grande Kreutzer , la precedente. Ed è il ritorno di chi ha capito, un caffè preso a pancia piena. ●

Isabelle Faust e Alexander Melnikov

domenica 24 febbraio 2019 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

ISABELLE FAUST violino ALEXANDER MELNIKOV pianoforte

Integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven - primo concerto Alle ore 20 nel foyer del Teatro un’introduzione all’ascolto a cura del critico musicale Cesare Galla

Il Bella addormentata e la bella misteriosa Un violino Stradivari costruito nel 1704 e rimasto per ben 150 anni dimenticato nella casa di un’aristocratica famiglia tedesca, senza che nessuno lo toccasse. Ritrovato nel XX secolo, fu soprannominato Bella Addormentata. Dal 1996 è nelle mani di Isabelle Faust. La storia aggiunge bellezza al mistero che continua ad avvolgere questa bella violinista tedesca, lontana da microfoni e riflettori ai quali si sottrae. v.p.

La Faust e il suo Stradivari

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musicaMese ouverture

a cura della redazione

BRAHMS ED IL SUO “DOPPIO”: UN VIOLINO, UN VIOLONCELLO E TANTA MUSICA Tre grandi interpreti per il Doppio Concerto del maestro amburghese, vertice nel suo genere: Gregory Ahss al violino ed Enrico Bronzi al violoncello, per la direzione di Alexander Lonquich. La “tenera gaiezza” della seconda sinfonia completa il programma interamente brahmsiano.

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re grandi interpreti – il direttore della OTO Alexander Lonquich, il violoncellista Enrico Bronzi e il violinista Gregory Ahss – per un grande musicista, Johannes Brahms. È questo, in sintesi, ciò che avrà luogo lunedì 18 febbraio alle 20.45 al Teatro Comunale di Vicenza, nel concerto della OTO interamente dedicato al genio creativo di Brahms. Si comincia con il “Doppio” Concerto per violino, violoncello e orchestra, “folle, ultima composizione” nella quale l’autore amburghese si accosta al genere della sinfonia concertante per più strumenti solisti. Il “Doppio” vide la luce nell’estate del 1887, durante il periodo estivo che il compositore trascorreva come d’abitudine a Thun, la cittadina svizzera sul lago omonimo. L’insolita scelta di un genere, quello della sinfonia concertante, praticamente scomparso dal repertorio, è legata alla ripresa dei rapporti tra Brahms e uno dei suoi più celebri amici, il grande violinista Joseph Joachim: Brahms era avviato alla composizione di un concerto per violoncello e orchestra, da dedicare al violoncellista Robert Hausmann, ma il rinsaldarsi del rapporto con lo storico compagno di una vita, Joachim, lo porterà a scrivere un capolavoro per i due strumenti ad arco. Sarà lo stesso Brahms a dirigere la prima dell’opera, il 18 ottobre 1887, a Colonia, con i protagonisti dell’ispirazione nella veste di solisti. L’occasionalità della genesi del brano non sembra aver lasciato tracce sul contenuto musicale, che mostra lo sti-

lunedì 18 febbraio 2019 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO ALEXANDER LONQUICH direttore GREGORY AHSS violino ENRICO BRONZI violoncello musiche di Brahms Alle ore 20 nel foyer del Teatro un’introduzione all’ascolto a cura del maestro Alexander Lonquich

le più maturo dell’autore. Il “Doppio” è infatti non solo l’ultimo Concerto, ma l’ultima opera sinfonica in assoluto composta da Brahms. Nella seconda parte della serata ci si potrà abbandonare alla “tenera gaiezza” della Sinfonia in Re Maggiore n. 2, scritta di getto nell’estate del 1877 fra la natura rigogliosa che circonda Pörtschach am Wörthersee in Carinzia. Se la prima sinfonia del maestro di Amburgo, in Do minore, era stata definita “la decima di Beethoven”, questa seconda, in Re maggiore, fu da qualcuno definita “l’ultima sinfonia di Schubert”, quando non addirittura mozartiana, per lo spirito che la pervade. Come sempre, nel caso di Brahms, il giudizio pervenutoci dal suo autore è in contraddizione con quanto sopra scritto... ●

Gregory Ahss

Enrico Bronzi

REPERTORIO VARIO E TEATRO PIENO: LA OTO PIACE ANCHE A LONIGO Per il secondo anno, l’Orchestra del Teatro Olimpico si è esibita nel bel teatro leoniceno per il concerto di diploma della Scuola di Direzione d’orchestra del Conservatorio di Vicenza. Sinergia tra istituzioni necessaria per offrire crescita a chi studia oggi musica in Italia. Una sinfonia, due ouverture, un Concerto ed una suite. Complimenti ai “ragazzi” della OTO che sabato 19 gennaio hanno eseguito al Teatro Comunale di Lonigo un programma tanto vario quanto impegnativo, allestito in soli due giorni di lavoro: la sinfonia “Haffner” di Mozart, l’ouverture dal “Tancredi” di Rossini e quella del “Coriolano” di Beethoven, il “Concerto de Aranjuez” di Rodrigo e la suite “Ma mère l’Oye” di Ravel. Certo, non devono essere mancati altri giorni di studio, e quindi ancora

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una volta “lavoro”, ai giovanissimi orchestrali che hanno composto la formazione OTO in occasione del concerto di diploma della Scuola di Direzione d’Orchestra del Conservatorio di Vicenza: sul podio si sono susseguiti Pierluigi Piran, Mattia Cogo e Fiammetta Morisani. Dopo la “prima” dello scorso anno, si è rinnovata la collaborazione tra la classe del maestro Giancarlo Andretta, in seno al conservatorio cittadino, l’orchestra della città ed il bellissimo teatro leoniceno, diretto da un lungimirante Alessandro Anderloni. Solo sinergie come questa permettono a chi studia musica oggi in Italia di beneficiare di un’offerta didattica paragonabile a quella di altre istituzioni europee: un’orchestra, un teatro, un concerto pubblico, per concludere un percorso di studi importante con un maestro dal curriculum internazionale. Al tempo stesso, per la OTO è l’occasione di commisurarsi con gesti direttoriali diversi, esplorare altro repertorio, uscire in provincia e, indirettamente, lavorare col maestro Andretta. Ad maiora. ●


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Paolo Meneghini didiVeronica Pederzolli

FEBBRE ROYAL E BANDIERA DEL REGNO UNITO AL CONCERTO DELLA OTO CON JANICZEK La Sinfonia Scozzese di Mendelssohn, ispirata da Maria Stuarda e dedicata alla regina Vittoria. E poi la musica di sir Edward Elgar e Joseph Haydn, col richiamo alle sinfonie londinesi. Il violinista Alexander Janiczek conduce OTO e pubblico nella storia della musica che passa dal Regno Unito.

L’Orchestra del Teatro Olimpico e Alexander Janiczek

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a “febbre royal” non è solo una moda dell’ultimo millennio. Lo stesso Felix Mendelssohn, trovandosi nel pressi di Edimburgo, il 28 luglio 1829 non resistette alla tentazione di visitare le rovine tre le quali fu incoronata Maria Stuarda, la regina più famosa della storia scozzese. Così, qualche giorno dopo, scriveva ai propri familiari che proprio in quell’antica cappella aveva trovato l’incipit di quella che sarebbe divenuta la sua Sinfonia scozzese. Sinfonia che dovette aspettare 13 anni prima di essere conclusa, dedicata ad un’altra royal, la regina Vittoria, ed eseguita dalla Società Filarmonica di Londra: l’idea primigenia è conservata intatta nella varietà coloristica del tributo al Regno Unito. Ed è proprio l’Union Jack la protagonista del concerto proposto il 4 marzo dal Teatro Comunale di Vicenza: a precedere Mendelssohn vi sono Elgar e Haydn. Un Elgar complesso, che nel 1905 non venne subito compreso nel suo intento di valorizzare il virtuosismo dei musicisti della neo-nata London Symphony Orchestra. Non occorse poi molto per riconoscere nell’Introduzione e Allegro per archi con quartetto solista op. 47 un vero capolavoro di eleganza.

lunedì 4 marzo 2019 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO ALEXANDER JANICZEK direttore e violino musiche di Elgar, Haydn e Mendelssohn-Bartholdy Alle ore 20, nel foyer del Teatro, una guida all’ascolto a cura di Cesare Galla Virtuosi in entourage si ritrovarono anche il 9 marzo 1792 per la prima della Sinfonia Concertante di Haydn. Tributaria alla forma del Concerto grosso di fine ‘600, svela una concezione di interdipendenza del quartetto d’archi con l’orchestra, a differenza di quanto poi accadrà in Elgar. Il risultato, illuministico, chiama all’appello quello delle Sinfonie londinesi: la meta è chiara, la strada segnata, nessuna deviazione di percorso. Alla guida della OTO la bacchetta di Alexander Janiczek: arrivato ai vertici del panorama musicale europeo sia come violinista che come direttore, è rinomato sia per l’eleganza che per l’intensità. ●

E la storia continua ad Abbey Road... E poi la storia continua in Abbey Road, l’ultimo album che i Beatles incisero in studio dedicandolo al quartiere di St John’s Wood, che già aveva registrato la maggior parte dei loro successi. Gli Abbey Road Studios fecero letteralmente la storia della musica inglese da quando, nel 1931, furono inaugurati proprio da Elgar, che diresse la London Symphony Orchestra nel suo Land of Hope and Glory . v.p.

Gli studi di Abbey Road

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di Silvia Ferrari

I ROMANTICI VISIONARI RISUONANO SOTTO LE DITA DEL GRANDE “FIMA” Considerato fra i migliori pianisti della sua generazione, Yefim Bronfman sarà al Comunale di Vicenza per restituire la potenza espressiva dei grandi del romanticismo attraverso uno degli ultimi capolavori di Schubert, le Humoreske di Schumann e la Suite Bergamasque di Debussy.

“BRONFMAN IL BRONTOSAURO”: QUANDO IL PIANISTA SE LA PRENDE COL PIANOFORTE... Il celebre scrittore Philiph Roth ha dedicato a Yefim Bronfman una pagina del suo romanzo “La macchia umana”. Ne riportiamo una citazione: «Poi, ecco apparire Bronfman. Bronfman il brontosauro! Mister Fortissimo! […] È un uomo considerevolmente massiccio nella parte alta del busto, una forza della natura mimetizzata dalla blusa di una tuta, uno che è arrivato al Music Shed dal circo dove esibiva i propri muscoli e che ora se la prende col piano: una sfida ridicola, per la gargantuesca energia in cui sguazza. Più che all’uomo che lo suonerà, Yefim Bronfman somiglia a quello che dovrebbe trasportarlo. Non avevo mai visto nessuno gettarsi su un pianoforte come quel robusto barilotto di un ebreo russo con la barba di tre giorni. Quando avrà finito, penso, dovranno buttarlo via. Lo sta schiacciando. Non gli lascia nascondere nulla. Qualunque cosa avrà dentro dovrà uscire, e con le mani in alto. […]» s.f.

Yefim Bronfman

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li amici lo chiamano “Fima”. Uzbeko di nascita ma con passaporto israeliano e statunitense, Yefim Bronfman è un pianista che il Chicago Tribune ha definito «capace di svelare l’anima della musica». È nato nel 1958 a Tashkent (allora Unione Sovietica, oggi Uzbekistan) da madre pianista e padre violinista. All’età di quindici anni è emigrato con la famiglia in Israele. Occupa da oltre quarant’anni la scena musicale internazionale ed è considerato fra i migliori pianisti della sua generazione, soprattutto nel repertorio romantico e tardo-romantico. Nel pieno di una carriera che l’ha visto esibirsi in ogni parte del mondo in recital e a fianco di prestigiose orchestre, Bronfman arriva sabato 9 marzo alle 20.45 al Teatro Comunale di Vicenza per la Società del Quartetto con un programma affascinante che mette in luce la sua filosofia: «tutto ciò che fai nella vita si riflette nel tuo modo di suonare». Si inizia con l’Humoreske del visionario e “schizofrenico” Robert Schumann, un filo intrecciato di gioia e dolore, un pendolo sentimentale la cui composizione

viene annunciata dal pianista alla moglie Clara l’11 marzo 1839 con queste parole: «Tutta la settimana sono stato al pianoforte e ho composto, riso e pianto allo stesso tempo; troverai l’impronta di tutto ciò nella mia grande Humoreske». Segue la Suite bergamasque di un altrettanto visionario Claude Debussy, pubblicata due volte dal suo compositore (nel 1891 e nel 1905). La Suite contiene anche il celebre Clair de lune che, liberamente ispirato all’omonima poesia di Paul Verlain, è sicuramente una delle pagine più note dell’intera produzione musicale di Debussy. Sonorità magiche e incantate avvolgono l’ascoltatore in una specie di dimensione onirica. Termina il concerto la Sonata in Do Minore di Schubert, opera cronologicamente precedente il resto del programma e capolavoro nel suo genere, nonché tra le ultime pagine stese dal suo autore prima di morire a soli 31 anni. ●

sabato 9 marzo 2019 ore 20:45 Teatro Comunale di Vicenza

YEFIM BRONFMAN pianoforte musiche di Schumann, Debussy e Schubert

OMAGGIO A PALLADIO: APRONO LE VENDITE DEI BIGLIETTI PER SCHIFF

Barca – che a Vicenza si esibisce in esclusiva per l’Italia – porterà a Vicenza quel pubblico internazionale che ogni primavera si dà appuntamento nella Città del Palladio per assistere ad un lungo week-end di musica nel teatro coperto più antico del mondo. Occorre dunque prendersi per tempo ed acquistare i biglietti delle serate che interessano. Tra le perle del programma, l’integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven. Sul sito della Società del Quartetto info, prezzi e programmi.

Dal 5 febbraio presso la Società del Quartetto di Vicenza i tickets per la rassegna concertistica di maggio al Teatro Olimpico. In programma anche l’integrale dei Concerti di Beethoven. Aprono martedì 5 febbraio le vendite dei biglietti per i concerti di Omaggio a Palladio, edizione 2019. Anche quest’anno la rassegna musicale di András Schiff e Cappella Andrea

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ouverture notEventi echi

di di Paolo Meneghini Paolo Meneghini

SAN SILVESTRO AL TEATRO COMUNALE: UN GRAN CONCERTO PER LA OTO 31 dicembre. Teatro tutto esaurito e “Sul bel Danubio blu” a conclusione di serata: il brindisi in musica si conferma un bell’appuntamento per la OTO. Direzione affidata quest’anno a Federico Guglielmo e conduzione di Elisa Santucci; programma tradizionale e originale.

La OTO con Guglielmo la sera del 31 dicembre

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el segno della più felice e consolidata tradizione, lunedì 31 dicembre è andata in scena al Teatro Comunale di Vicenza la XI edizione del Gran Concerto di San Silvestro, con l’Orchestra del Teatro Olimpico schierata al gran completo. Al cospetto di un pubblico che occupava in ogni ordine di posti le poltrone del Comunale – anche questa una piacevolissima consuetudine – lo spettacolo è stato condotto con brio e simpatia dalla giornalista Elisa Santucci che ha introdotto i brani in programma aggiungendo qua e là qualche divertente nota di colore. Sul podio c’era Federico Guglielmo – cinquantenne violinista padovano – che per la speciale occasione ha disegnato un frizzante

programma nettamente diviso in due parti: nella prima la trionfale Musica per i reali fuochi d’artificio di Händel, le Danze tedesche di Mozart, un’ouverture rossiniana e le Soirées Musicali di Britten. Dopo l’intervallo Guglielmo ha spesso e volentieri imbracciato il suo prezioso violino interpretando nella veste di Konzertmeister alcuni successi della dinastia Strauss. Scoccata la mezzanotte e dopo il brindisi sul palco, l’Orchestra ha eseguito a mo’ di bis il valzer dei valzer: Sul bel Danubio blu. Oltre che dagli spettatori che hanno riempito il Teatro Comunale, il Gran Concerto di San Silvestro è stato seguito dal pubblico televisivo grazie alla diretta messa in onda da TVA Vicenza e TeleChiara. ●

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di Giovanni Paolo Meneghini di Costantini

APPLAUSI E TEATRO TUTTO ESAURITO PER LA FILARMONICA DI TORINO Orchestra ospite. Il Rach 2 e la settima di Dvořák colpiscono il pubblico: tre bis del pianista De Maria, che tornerà presto a Vicenza; tre orchestrali formatisi alla OTO nelle file della compagine piemontese; direzione di Giampaolo Pretto, già preparatore dei fiati della OTO.

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mitico Rach 2, il secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, aveva inondato la sala grande del Comunale, gremita di pubblico dalla prima all’ultima fila. Nella seconda parte del concerto, il programma ha proposto la settima sinfonia di Dvořák, portando la Filarmonica maggiormente protagonista. Grande risposta del pubblico presente per l’orchestra ospite, che annoverava nelle sue file anche tre orchestrali formatesi alla OTO. E non finisce qui. Perché a maggio sarà la OTO ad essere ospite della stagione della compagine piemontese. E perché il prossimo 18 marzo al Comunale di Vicenza tornerà Pietro De Maria, questa volta con I Fiati di Santa Cecilia per un concerto cameristico. Due buone notizie per la musica a Vicenza e di Vicenza. ●

unedì 14 gennaio, per la prima volta dal rinnovamento artistico e organizzativo operato nel 2014, la stagione della OTO al Teatro Comunale di Vicenza ha visto un’orchestra ospite in palcoscenico: la Filarmonica di Torino, diretta da Giampaolo Pretto, già preparatore dei fiati della stessa OTO. Oltre a questi due blasonati nomi, quello di uno stellare Pietro De Maria al pianoforte ha fatto la differenza, alzando ulteriormente la cifra della serata. Anche solo i ben tre bis espressi dal musicista veneziano al termine della performance da solista avrebbero ripagato il prezzo biglietto d’ingresso al concerto: la Siciliana di Bach dalla Sonata per flauto BWV 1031, nella trascrizione di Wilhelm Kempff, e due celebri pagine di Chopin. Prima di questi, il mare di note, timbri e colori del

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registri&note ouverture

di Paolo Meneghini

GIANBABBEO, TARTARUGHINA, MAMMA OCA: FIABE IN MUSICA PER SOGNARE A TEATRO Torna anche quest’anno “Un, due, tre… tocca a me!”, la rassegna di spettacoli per bambini, scuole e famiglie, promossa dal Quartetto per far crescere in musica i cittadini di domani. Tre appuntamenti con Musicamorfosi di Milano e l’Ensemble della Filarmonica di Rovereto.

Un, due tre... tocca a me!” è il titolo della rassegna di fiabe in musica che per il terzo anno consecutivo la Società del Quartetto propone al Ridotto del Teatro Comunale per il pubblico dei bambini, dei loro insegnanti e genitori. Sono tre gli appuntamenti dell’edizione 2019, che prende il via mercoledì 20 febbraio in mattutina (alle ore 10,30) con il “Gianbabbeo” (tratto dall’omonima favola di Andersen) messo in scena da Musicamorfosi. Sul palco, l’attrice Mariangela Martino e Roberto Zanisi (musico, attore e autore delle canzoni) narrano le fantastiche avventure dello sciocco del villaggio, che poi tanto sciocco in realtà non è. Venerdì 22 marzo – sempre alle 10,30 – arriva “La Tartarughina”, una magica storia sull’amore proposta dal gruppo Musicamorfosi. Gli interpreti sono due attoricantanti, più fisarmonica, sax e clarinetti per le canzo-

ni di Lorenzo Coladonato. I protagonisti della vicenda sono un timido signore in pensione e la vedova che gli abita al piano di sotto, della quale si è segretamente innamorato. Con i buoni auspici della tartarughina Alfio, fra i due signori di mezza età sboccerà l’amore. Atmosfera tutta diversa per l’appuntamento conclusivo della rassegna, domenica 14 aprile alle ore 17. Sul palco del Ridotto si schiererà infatti la piccola orchestra di 10 elementi dell’Ensemble Strumentale Associazione Filarmonica di Rovereto per un concertoracconto dal titolo “Mamma oca era una cuoca”. In questo caso il linguaggio della musica prevale decisamente sulla narrazione – ispirata alle favole di Perrault – e i giovani spettatori potranno ascoltare dal vivo, in compagnia dei genitori, una serie di brani che Mozart e Ravel composero proprio pensando al magico mondo dei bambini. ●

frasi&accordi ouverture

di Sandro Pupillo

UNA CENA ED UN PO’ DI MUSICA PER SOSTENERE IL “PROGETTO SCUOLE” La Società del Quartetto promuove una serata di raccolta fondi al ristorante “Le Vescovane” a beneficio del proprio impegno nel mondo della scuola e della formazione. Ospiti dell’evento i maestri Lonquich e Bronzi, che eseguiranno anche qualche brano per violoncello e pianoforte.

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enerdì 15 febbraio alle ore 20 al ristorante “Le Vescovane” di Longare la Società del Quartetto di Vicenza propone una serata di raccolta fondi a favore del “Progetto Scuole”. L’associazione ha sempre avuto un’attenzione particolare ai giovani, bambini e ragazzi, per offrire loro occasioni di incontro con professionisti di alto livello, approcci alla musica sinfonica e cameristica e alla composizione dell’orchestra, attraverso prove aperte e concerti rivolti anche alle famiglie. Nel tempo, grazie anche ad un confronto con il mondo della scuola - e con la consapevolezza che spesso, soprattutto nella scuola dell’infanzia e primaria, manca un percorso di sviluppo alla musicalità attraverso laboratori di propedeutica o di avviamento alla musica e all’ascolto - si è definito un progetto che, in via sperimentale, coinvolgerà molti istituti comprensivi di Vicenza e provincia, e che verrà presentato durante la serata. Ospiti d’onore i maestri Alexander Lonquich, al pianoforte, ed Enrico Bronzi al violoncello, che condivideranno la serata con i presenti e proporranno alcuni brani musicali. ●

Ristorante Le Vescovane

venerdì 15 febbraio 2019 ore 20:00 Agriturismo “Le Vescovane” Via San Rocco 19, Longare VI

CENA DI RACCOLTA FONDI A FAVORE DEL “PROGETTO SCUOLE” con i maestri Alexander Lonquich e Enrico Bronzi

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di Paolo Meneghini di Edoardo Bruni

DOVE VA LA MUSICA CONTEMPORANEA? PROSPETTIVE PER UNA TERZA VIA Torniamo a proporre delle riflessioni sul futuro della musica colta e, in particolare, della sua produzione ed esecuzione nella forma del concerto; lo facciamo ospitando volentieri l’elaborazione teorica e pratica di Edoardo Bruni, pianista, compositore e musicologo. Edoardo Bruni

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embra che ancora oggi, nel secondo decennio del XXI secolo, la musica che si autodefinisce contemporanea sia intrappolata in un vicolo cieco idelogico-pragmatico da cui non riesce ad uscire, cristallizzata in due posizioni esteticotecniche che ormai da lunghi anni hanno esaurito la loro portata innovativa e la loro carica espressiva.

termine “catarsi” vuole rivalutare l’idea (platonica, aristotelica e nietzcheana) della funzione catartica della musica; sottolinea inoltre l’idea di liberazione e di purificazione dalle due estetiche del malessere e della banalità. L’innovativa tecnica che ho ideato per realizzare questi ideali estetici è la pan-modalità. Essa si colloca a metà strada tra atonalità estrema e tonalità tradizionale, sintetizzandole e superandole: può essere definita al contempo come “atonalità non tradizionale” e come “tonalità non tradizionale”. Ciò è possibile grazie ai modi: essi infatti preservano la gerarchia interna, ma si distinguono dalle scale tradizionali. Non si afferma qui che la modalità sia un’idea compositiva nuova; la novità consiste nell’affermare che si possa scrivere tonalmente/gerarchicamente in tutti i modi generati dalle scale di un qualsiasi temperamento equabile. Nel temperamento equabile duodecimale esistono 2048 modi, generati da 352 scale.

La prima posizione è quella che definisco estetica del malessere, nella quale la classica ricerca del “bello” è stata messa in secondo piano rispetto alla ricerca del “nuovo” a tutti i costi, che è diventato il criterio di valore fondamentale, e nella quale il “piacevole”, seguendo il pregiudizio adorniano, viene rigettato a priori come un peccato originale imperdonabile. Questa estetica ha trovato espressione principalmente attraverso la (meta-)tecnica compositiva della atonalità estrema decostruzionista con le sue derivazioni, ed ha prodotto un inevitabile allontanamento del pubblico e degli stessi musicisti dalla musica colta contemporanea.

Con il progetto compositivo sistematico “Ars modi – L’arte del modo” intendo applicare concretamente i principi dell’estetica della catarsi e della tecnica della pan-modalità alla composizione musicale, nell’ambito del temperamento equabile duodecimale. Il progetto ARS MODI quindi sarà costituito da 352 meta-composizioni (una per ogni scala), suddivise in 2048 composizioni (una per ogni modo generato da quella scala). Il progetto ARS MODI potrà essere realizzato anche in tutti i temperamenti equabili non duodecimali.

La seconda posizione è quella che definisco estetica della banalità: essa nasce come reazione all’estetica del malessere, ma realizza il riavvicinamento al pubblico ed ai musicisti attraverso un’idea riduttiva di “bellezza”, che si traduce in opere magari piacevoli e comprensibili, ma nel complesso insipide e ingenue. Questa estetica ha trovato espressione principalmente attraverso la (meta-)tecnica compositiva della tonalità tradizionale diatonica: le diverse correnti compositive tipiche dell’estetica della banalità (neo-romanticismo, neo-tonalità, nuova semplicità, minimalismo...) non hanno fatto che riproporre la vecchia tonalità, perlopiù diluendola in una slavata versione diatonica.

Martedì 19 febbraio 2018 alle ore 18.00 presso il Conservatorio Pedrollo di Vicenza, sarà possibile ascoltare una delle ultime composizioni del progetto “Ars modi”, il Trio Ricorsivo del 2015, per clarinetto, violoncello, pianoforte: al clarinetto Lorenzo Guzzoni, al violoncello Giuseppe Barutti, al pianoforte Volha Karmyzava. Verrà eseguita anche la mia giovanile Sonata romantica per violoncello e pianoforte, composta nel 1995. ●

L’estetica della catarsi vuole superare questa situazione con una nuova sintesi, che valorizzi gli aspetti positivi delle due estetiche, riconciliando la ricerca intellettuale e la complessità da un lato con la comprensibilità e la piacevolezza dall’altro. Il

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ouverture notEventi tracce

di Paolo Meneghini di Filippo Lovato

ELEGANZA E GIOCO IN MOZART COME IN ISABELLE FAUST

ORIGINI E ATTUALITÀ: SAVALL DÀ VOCE AL MEDITERRANEO

autore W. A. Mozart titolo CD Violin concertos interpreti Isabelle Faust (violino), Il Giardino Armonico, Giovanni Antonini (direttore) etichetta 2CD Harmonia Mundi, HMC 902230.31, DDD, 2016

autore AA. VV. titolo CD Orient - Occident interpreti Hespèrion XXI, Jordi Savall etichetta CD Alia Vox, AVSA9848, DDD, 2006

Nel numero di luglio-agosto del 2011, MusiCare aveva segnalato l’integrale delle sonate per violino e piano di Beethoven registrata da Isabelle Faust e Alexander Melnikov per Harmonia Mundi. Ora che, in questo e nei prossimi anni, a Vicenza, i due interpreti si cimenteranno dal vivo col genio di Bonn, ecco una registrazione alla quale Isabelle Faust si è dedicata da sola (l’anno prossimo toccherà a Melnikov, ladies first). La violinista, col suo Stradivari Bella Addormentata, e l’orchestra Il Giardino Armonico diretta da Giovanni Antonini realizzano una delle più attraenti integrali dei cinque Concerti per violino di Mozart (K. 207, 211, 216, 218, 219), affiancati dai due Rondò K. 269 e 373 e dall’Adagio K. 261, sempre per violino e orchestra. Le cadenze sono di Andreas Steier. Ci sono un folgorante nitore d’espressione, la rapidità dell’intelligenza, un portamento aristocratico e leggero che scivola con disinvoltura nell’arguzia e nel gioco. Mozart è ancora un ragazzino quando scrive queste luminose e sfuggenti partiture e la sua coscienza non è ancora affondata nel tragico. Così in questa filologica registrazione si respira il fascino di un’invidiabile sprezzatura, ancor più nobile perché esito non del raffinamento regalato dall’esperienza, ma dell’inconsapevole onniscienza del genio. ●

Attraverso il dialogo tra musiche di origine orientale e occidentale, tutte accomunate dall’esser state scritte attorno al Mediterraneo, Savall, alla viola da gamba, e gli strumentisti dell’Hespèrion XXI provano a re-innescare un più ampio dialogo tra culture che ora si fronteggiano, ma allora, nello scambiarsi merci, si mescolavano rendendo la convivenza più fruttuosa e pacifica. Amin Maalouf scrive “Il Mediterraneo ha smesso di essere quel mare fertile situato al centro del nostro universo culturale, per non essere altro che un campo di battaglia e una barriera. Oggi il nostro mare comune è il luogo dove si erge la muraglia invisibile che divide il pianeta tra Nord impaurito e Sud disperato”. La tracklist disegna un periplo del Mare Nostrum: ci sono brani turchi, spagnoli, bosniaci, marocchini, italiani, grechi, afgani, algerini (una spettacolare Danza del viento ), giudeo-iracheni. Si spazia dal Duecento delle Cantigas di Alfonso X alla musica di oggi. La naturale musicalità e la vibrante espressività dei bravissimi interpreti promuovono un progetto al confine tra la filologia e la folk music , grazie al quale sembra possibile rintracciare, nel segno del ritmo e della danza, radici comuni e alimentare speranze di riconciliazione. ●

audioVisioni

di Marco Bellano

UN’OMBRA SUL VOLTO DEL PIANISTA ED IL TRUCCO “MEDIATICO” È SVELATO https://www.youtube.com/watch?v=7tbYiEtXIME In un video del 2010, Yefim Bronfman è ripreso dal vivo, in un concerto all’aperto a Vienna, mentre esegue lo Studio n. 2 di Franz Liszt dal Capriccio n. 17 di Niccolò Paganini. A un certo punto, la mac-china da presa, su una gru, abbraccia in un avvolgente movimento a trecentosessanta gradi il piaYefim Bronfman noforte e l’interprete, senza stacchi, quasi a far da contraltare ai turbinii di note che Bronfman evoca dallo strumento (minuto 2:28). Proprio all’inizio di tale momento spettacolare, tuttavia, una strana ombra trascorre sul volto del pianista: si tratta proprio della macchina da presa, che per qualche istante inter-cetta uno dei fari che illuminano il palco. Non si tratta di un grosso guaio, e comunque la diretta non consente qualsivoglia ritocco; tuttavia, in quei pochi secondi l’illusione di presenza senza mediazione dello spettatore si infrange. Il “trucco” emerge, in sordina: che sia una buona occasione per interrogarsi sulla visibilità o meno dei “filtri” tecnologici mediante i quali, spesso, oggi accediamo alle esecuzioni di grandi interpreti? ●

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PassionePianoforte Un mini-abbonamento di 3 concerti dedicato al “re degli strumenti” DOMENICA 24 FEBBRAIO 2019 ORE 20:45

ISABELLE FAUST violino ALEXANDER MELNIKOV pianoforte SABATO 9 MARZO 2019 ORE 20:45

YEFIM BRONFMAN pianoforte

MERCOLEDÌ 10 APRILE 2019 ORE 20:45

RADU LUPU

pianoforte

Il mini-abbonamento PassionePianoforte è una promozione speciale della Società del Quartetto di Vicenza all’interno della stagione concertistica 2018/19 e costa 45 Euro. In vendita presso Biglietteria del Teatro Comunale di Vicenza Viale Mazzini 39, Vicenza tel. 0444 324442 / biglietteria@tcvi.it Online www.tcvi.it

Società del Quartetto di Vicenza Vicolo Cieco Retrone 24, Vicenza tel. 0444 543729 info@quartettovicenza.org www.quartettovicenza.org

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Profile for Società del Quartetto di Vicenza

Musicare 1/2019  

Musicare è il periodico di informazione della Società del Quartetto di Vicenza e dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Hanno collab...

Musicare 1/2019  

Musicare è il periodico di informazione della Società del Quartetto di Vicenza e dell'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Hanno collab...

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