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MARZO - APRILE 2016

MusiCare 2016 - ANNO XVIII - Numero 2 - Mensile in A.P. 70% C.P.O. Vicenza

L’ARTISTA E L’UOMO

Non solo musicista, non necessariamente “intellettuale”. Semplicemente capace di guardarsi attorno e vivere la cultura della musica. Come ALESSIO ALLEGRINI, grande interprete ma anche attivista per i Diritti Umani. LA GIOVANILE ITALIANA Insieme ai ragazzi della OTO per un concerto dall’organico imponente

THE LONDON BRASS

Virtuosismo, colore e ritmo: imperdibili gli ottoni inglesi in arrivo a Vicenza 1

UN SUONARE “SANO” Esperienza e impressioni di una giovane violinista alla corte di Leon Spierer


FARMACIA ERBORISTERIA PATUZZI Dott. BENEDETTO Della Farmacia, della Dermocosmesi, dello Skin Care Spartito e composizione a cura del dr. Benedetto Patuzzi e della dr.ssa Veronica Salvadori

Sinfonia di profumi, colori, piacevolezza e benessere Chi ha detto che in Farmacia si comprano solo medicinali? In Farmacia si previene e si cura. E allora perché non prenderci cura anche della nostra pelle? La pelle è la prima cosa che mostriamo al nostro interlocutore, è l’”involucro” che ci protegge dalle aggressioni esterne e su di essa si riflettono rezioni patologiche (es. allergie cutanee), fisiologiche (vasodilatazione) ed anche psicologiche (emozioni). Il nostro grande obiettivo è curarla, combatterne l’invecchiamento e le sue imperfezioni e, per quanto riguarda il cosiddetto “skin care”, detergere ed igienizzare la cute in modo efficace. E non dimentichiamoci degli annessi cutanei, capelli ed unghie...la cosmesi in Farmacia è pronta a soddisfare ogni esigenza. Mettiamo a vostra disposizione la nostra professionalità e la nostra esperienza per un consiglio mirato adatto ad ogni situazione. Conosciamo i principi attivi e gli eccipienti, le formulazioni ed allestiamo noi stessi preparati cosmetici. Attenti a reazioni allergiche, intolleranze, uso concomitante di farmaci o altri trattamenti specifici, selezioniamo i prodotti migliori per i nostri clienti e con passione li facciamo “provare con mano”. Dai prodotti cosmetici naturali, biologici, adatti ai vegani ai prodotti simil-chirurgia estetica; dalle marche che non fanno uso di conservanti, profumazioni e rigorosamente testate (non su animali!) ai grandi marchi delle migliori SPA. La cura ma anche la bellezza dei prodotti e la piacevolezza delle texture e delle profumazioni. Disponibili anche consigli personalizzati sul make-up grazie alla nostra continua formazione in campo. Insomma, il nostro suggerimento: vogliatevi bene, prendetevi cura di voi stesse e scegliete il trattamento che fa per voi. ...e per questo 2016...lasciamoci DIRIGERE dalla tendenza del “couturing” e aggiungiamoci una NOTA agrumata con fondo ambrato.

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N

on solo l’Orchestra del Teatro Olimpico, che a Vicenza è di casa. Anche l’Orchestra Giovanile Italiana che, insieme alla formazione cittadina, darà vita ad una compagine sinfonica come al Teatro Comunale forse non si è mai vista. E poi le orchestre da camera: quella di Mantova, rinomata e capitanata dal suo konzertmeister Carlo Fabiano, e l’Orchestra da Camera Italiana, gioiello e riflesso del suo leader e fondatore, Salvatore Accardo. Aspettando l’internazionale Cappella Andrea Barca, fiore all’occhiello orchestrale del maestro András Schiff. Non mancheranno le orchestre in concerto nei prossimi mesi a Vicenza. E – eccezion fatta per l’ultima citata – non manca il tricolore nelle compagini menzionate. Per dirla tutta, anche la Cappella Andrea Barca “vanta” una rappresentanza italiana. Ma non è questo il punto. Il punto è che, forse, anche in Italia qualcosa si muove ancora. Con la fatica di chi organizza e i sacrifici di chi si esibisce, c’è ancora tanta voglia e qualche possibilità di fare musica. E attorno a queste orchestre, altri appuntamenti con concerti da camera, conferenze, masterclass per giovani studenti, progetti di didattica. Forse è sempre la stessa storia che si ripete, e a forza di scriverla o di leggerla si rischia di cadere in questa prospettiva sfuocata. Ma per chi organizza e per chi suona è sempre una prima volta, con le sue attese, speranze, forse anche illusioni. Che qualcosa cambi o che qualcosa si ripeta. Un altro concerto, un’altra orchestra, un altro Paese in cui tante orchestre abbiano tanti concerti. Per un pubblico che ama tanto la musica e la cultura che essa porta. ● Giovanni Costantini

IN COPERTINA Alessio Allegrini musicista italiano classe 1972, Primo Corno presso le più prestigiose orchestre europee, attivo sostenitore della cultura dei Diritti Umani attraverso la musica.

Anno XVIII - Numero 2 Marzo-Aprile 2016

coordinamento editoriale Giovanni Costantini collaboratori Marco Bellano Filippo Lovato Paolo Meneghini Alberto Schiavo impaginazione Alessandra Melison per le foto l’Editore è a disposizione di quanti provassero diritti di Copyright

ouverture disegnOpposto

di Gabriele Scotolati

Periodico di cultura, musica e spettacolo di Società del Quartetto di Vicenza e Orchestra del Teatro Olimpico Direttore Resp.: Matteo Salin Editore: Società del Quartetto di Vicenza Redazione: vicolo cieco Retrone, 24 Vicenza Tel. 0444/543729 Fax 0444/543546 web www.quartettovicenza.org e-mail info@quartettovicenza.org Periodico iscritto al registro Stampa del Tribunale di Vicenza n. 977 Stampa: Tipolitografia Pavan snc su carta Passion 13 da 100 g/mq Tiratura 3000 copie

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106a STAGIONE CONCERTISTICA

9a STAGIONE DI CONCERTI AL

lunedì 14 marzo 2016 ore 20:45 ENRICO DINDO violoncello PIETRO DE MARIA pianoforte musiche di Schumann e Brahms

lunedì 4 aprile 2016 ore 20:45 OTO - ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO OGI - ORCHESTRA GIOVANILE ITALIANA ALEXANDER LONQUICH pianoforte musiche di Wagner, Strauss, Debussy e Ravel

lunedì 21 MARZO 2016 ore 20:45 ORCHESTRA DA CAMERA DI MANTOVA Fiati Solisti dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ALESSIO ALLEGRINI corno CARLO FABIANO violino concertatore musiche di Mozart

MERCOLEDì 27 aprile 2016 ore 20:45 OTO - ORCHESTRA DEL TEATRO OLIMPICO ANDREA LUCCHESINI pianoforte ALEXANDER LONQUICH direttore musiche di Mendelssohn e Brahms

lunedì 11 APRILE 2016 ore 20:45 ORCHESTRA DA CAMERA ITALIANA SALVATORE ACCARDO direttore e violino solista LAURA GORNA violino solista musiche di Saint-Saëns, Colasanti, Verdi

Biglietti: Intero euro 20, Ridotto Over65 euro 15, Ridotto Under30 euro 10,60 Informazioni e prevendita: Biglietteria Teatro Comunale di Vicenza Viale Mazzini, 39 - 36100 Vicenza / tel. 0444 324442 biglietteria@tcvi.it / www.tcvi.it

AporteAperte

l’Orchestra del Teatro Olimpico apre le porte alle scuole di Vicenza e Provincia lunedì 4 aprile 2016 - ore 17:00 / Teatro Comunale di Vicenza OTO-Orchestra del Teatro Olimpico OGI-Orchestra Giovanile Italiana Alexander Lonquich direttore

lunedì 18 APRILE 2016 ore 20:45 LONDON BRASS fiati musiche di John Dowland, Giovanni Gabrieli, Antonio Vivaldi, Witold Lutoslawski, Duke Ellington, Billy Strayhorn, Vincent Youmans e Paul Hart Biglietti: Intero euro 20, Ridotto Over65 euro 15, Ridotto Under30 euro 10,60 Informazioni e prevendita: Società del Quartetto di Vicenza Vicolo Cieco Retrone, 24 - 36100 Vicenza / tel. 0444 543729 info@quartettovicenza.org / www.quartettovicenza.org

martedì 26 aprile 2016 ore 10:00 / Teatro Comunale di Vicenza OTO-Orchestra del Teatro Olimpico Andrea Lucchesini pianoforte Alexander Lonquich direttore

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Biglietti: Ragazzi e genitori: euro 3 / Insegnanti accompagnatori: omaggio Informazioni e prenotazioni: Orchestra del Teatro Olimpico tel. 0444 326598 / segreteria@orchestraolimpico.it / www.orchestraolimpicovicenza.it


Indice

La stecca «Quando il sole della cultura è basso anche i nani hanno l’aspetto di giganti.» (Karl Kraus, 1874-1936, saggista, commediografo, poeta e autore satirico austriaco)

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musicaMese

Musica tedesca, eccellenza italiana di Giovanni Costantini

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frasi&accordi

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primAssoluta

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musicaMese

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musicaMese

L’intervista mancata al musicista che non parla solo di musica di Giovanni Costantini

Il tramonto delle tonalità, il crepuscolo degli amori di Marco Bellano

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musicaMese

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registri&note

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echi

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Due viaggi con due maestri di Marco Bellano

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Il belcanto del violino a cura della redazione

Virtuosismo, colore, ritmo: arrivano i London Brass di Paolo Meneghini

«Il mio “suonare sano”, guidata dalle immagini del maestro Spierer» di Giovanna Nespolo

«Ottimisti per il futuro, con giovani come loro» a cura della redazione

notEventi

Incontro con la storia di Paolo Meneghini

tracce

De Maria fa risuonare Bach al pianoforte di Filippo Lovato

d’altro ouverture canto

C

’era una volta un direttore di conservatorio che “steccava” gli allievi del proprio istituto scoperti ad esibirsi per le strade del centro storico della città. Non importava suonassero bene o male, col nobile scopo di ripagarsi uno spartito nuovo o per il piacere di dare risonanza alla volta di un portico. Non era «decoroso», punto. Chissà cosa direbbe quel maestro “di altri anni” se sapesse che gli allievi «decorosi» di quella generazione, ora musicisti pluridiplomati, si esibiscono oggi gratuitamente, in chiese, ville e sale da concerto. Non più solo per il piacere di suonare, ma “pur di suonare”. La mattina più o meno competenti insegnanti di sostegno, il pomeriggio più o meno soddisfatti maestri di strumento, la sera, finalmente, musicisti. A qualunque prezzo. O, forse, a nessun prezzo. L’ignaro passante si chiederà perché lasciare una moneta per qualche nota rubata quando può godere di un “ingresso libero” al concerto. Il buon committente si chiederà perché pagare un’orchestra quando può averne una gratis, o quasi. ●

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ouverture musicaMese

di Giovanni Costantini

MUSICA TEDESCA, ECCELLENZA ITALIANA Il violoncello di Enrico Dindo e il pianoforte di Pietro De Maria in un programma cameristico tanto tradizionale quanto imperdibile: dai cambi di colore di Schumann all’eredità romantica di Brahms. Due artisti internazionali in palcoscenico per due autori immortali.

Enrico Dindo

Pietro De Maria

E

nrico Dindo è un figlio d’arte. Inizia a sei anni lo studio del violoncello, si perfeziona con Antonio Janigro e nel 1997 conquista il Primo Premio al Concorso “Rostropovich” di Parigi. Da quel momento inizia un’attività da solista che lo porta ad esibirsi con le più prestigiose orchestre del mondo ed al fianco dei più importanti direttori. Lo stesso Rostropovich, quand’era ancora in vita, scrisse di lui: “Dindo è un violoncellista di straordinarie qualità, artista compiuto e musicista formato, possiede un suono eccezionale che fluisce come una splendida voce italiana”. Dindo è anche direttore stabile dell’Orchestra da camera “I Solisti di Pavia”, ensemble da lui creato nel 2001, direttore musicale della HRT Symphony Orchestra di Zagabria, docente della classe di violoncello presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, presso la Pavia Cello Academy e ai corsi estivi dell’Accademia Tibor Varga di Sion. Incide per Chandos e Decca, è Accademico di Santa Cecilia e suona un violoncello Pietro Giacomo Rogeri (ex Piatti) del 1717, affidatogli dalla Fondazione Pro Canale. Enrico Dindo non è un nome completamente nuovo per il pubblico vicentino – guai lo fosse – ma è certo una bella sorpresa nella Stagione della Società del Quartetto, per la quale sarà sul palcoscenico del Teatro Comunale lunedì 14 marzo, in duo col pianista Pietro De Maria. Quest’ultimo è invece artista ben noto al pubblico del Quartetto, e unanimemente apprezzato. Talvolta capita, a noi italiani, di correr dietro – forse con troppo entusiasmo – alle star internazionali e nel contempo di snobbare artisti di casa nostra che, invece, all’estero sono osannati da pubblico e critica. A 22 anni Enrico Dindo era già primo violoncello solista alla Scala; negli stessi primi anni ’90 Pietro De

Maria si imponeva in importanti concorsi internazionali. Entrambi cinquantenni e musicisti maturi, oggi rappresentano l’eccellenza della scuola interpretativa italiana nel mondo. A Vicenza proporranno un programma cameristico tanto tradizionale quanto imperdibile. Dalla prima all’ultima nota si sarà immersi nell’impasto sonoro che ha fatto del duo violoncello-pianoforte una delle formazioni da camera più amate dai compositori: la vox humana dello strumento ad arco e le armonie del principe degli strumenti polifonici. Quando le luci della sala si spegneranno, si accenderà un suono dolce e tenuto, ma già denso di tensione: è l’Adagio di Schumann, che poco dopo sfocia in un Allegro vorticoso. A seguire, altre pagine di Schumann, i Drei Phantasiestücke op. 73 e i Fünf Stücke im Volkston op. 102, per un totale di otto pezzi dalle forme della fantasia agli accenti popolareggianti. Schumann – nella vita così come nel programma di sala di Dindo e De Maria – apre la strada a Brahms. “Nuove vie” è il titolo del celebre editoriale sulla Nuova Gazzetta Musicale a firma del suo fondatore, Robert Schumann stesso, che consacra Johannes Brahms come erede e prosecutore del percorso artistico intrapreso dai primi romantici. La Sonata per violoncello e pianoforte in Mi minore, op. 38, è la prima composizione per strumento ad arco e pianoforte partorita – o, meglio, “accettata” – da un Brahms che aveva già cestinato diversi tentativi. In questa Sonata qualcuno potrà sentire la realizzazione delle recensioni profetiche di Schumann, altri, forse, un tradimento a determinate aspettative e, rispetto alla scrittura di Schumann, quasi un ritorno al classicismo. Quel che è certo è che si sentirà il meraviglioso suono che le voci strumentali di Dindo e De Maria effonderanno nello spazio. ●

in collaborazione con

La Masterclass è rivolta ai pianisti che non abbiano superato i 28 anni di età. Sono previste 13 lezioni di un’ora, delle quali 6 riservate esclusivamente a studenti iscritti alle classi di pianoforte del Conservatorio di Vicenza. Le iscrizioni dovranno pervenire entro e non oltre mercoledì 6 aprile 2016. Info: www.quartettovicenza.org (area iniziative)

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Vicenza, 18-19 aprile 2016 Conservatorio “A. Pedrollo”, Sala Marcella Pobbe


frasi&accordi

di Giovanni Costantini

L’INTERVISTA MANCATA AL MUSICISTA CHE NON PARLA SOLO DI MUSICA Alessio Allegrini è una star della musica “classica”. Ma non solo. Attivo sostenitore della cultura dei Diritti Umani attraverso la musica, coniuga impegno professionale e stile di vita. Avremmo voluto intervistarlo per i lettori di MusiCare, memori della sua prima volta alla corte di Salvatore Accardo, proprio a Vicenza, ma...

MOZART VESTE ITALIANO L’Orchestra da Camera di Mantova con i Fiati solisti di Santa Cecilia per un programma dedicato al compositore austriaco Ancora eccellenze italiane, lunedì 21 marzo, con la rinomata Orchestra da Camera di Mantova che con il suo fondatore e violino concertatore Carlo Fabiano è ospite ricorrente delle stagioni del Quartetto. Per l’occasione la formazione di Mantova torna a Vicenza con i Fiati solisti dell’Orchestra di Santa Cecilia per un programma tutto mozartiano: il quarto Concerto per corno e orchestra in Mi bemolle maggiore K 495, la Sinfonia n. 29 in La maggiore K 201 e la Sinfonia concertante per flauto, oboe, fagotto e corno in Mi bemolle maggiore K 297.

Alessio Allegrini

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vrebbe dovuto essere un’intervista al Primo Corno Solista dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, della Lucerne Festival Orchestra e dell’Orchestra Mozart, nonché già Primo Corno Solista presso il Teatro alla Scala di Milano e Primo Corno ospite in prestigiose orchestre internazionali, tra le quali i Berliner Philarmoniker, Bayerischer Rundfunk Orchester e Mahler Chamber Orchestra. Più semplicemente, avrebbe voluto essere una chiacchierata con Alessio Allegrini che, pur sommando tutti questi titoli è un “ragazzo” semplice e speciale. Una chiacchierata sul repertorio in programma la sera del 21 marzo a Vicenza, per capire ad esempio perché Mozart abbia scritto così tanta musica per corno e non un Concerto uno per violoncello o per viola, strumento che conosceva assai meglio e che pure suonava. O se il maestro Allegrini si senta di fare più musica quando suona o quando dirige, visto che ora si esprime anche dal podio. Ma non solo. Perché con Alessio – a differenza che con molti altri musicisti – si può parlare anche di altro, non solo di musica. E se la domanda fosse stata su quale futuro avranno le iniziative sociali di Abbado ora che il maestro c’è più, la risposta ci avrebbe certo condotti su territori interessanti e poco battuti dai musicisti, più o meno intellettuali. Del resto, anche i curricula ufficiali del maestro Allegrini parlano chiaro. Il suo impegno nel sociale lo vede presente in varie parti del mondo a sostegno di progetti che mirano al miglioramento delle società attraverso l’educazione musicale: offre il suo contributo all’Orchestra juvenil “Simòn Bolivar” in Venezuela; è Presidente dell’Associazione culturale Eleuthera nell’ambito della quale è nata la Human Rights Orchestra; collabora inoltre con il sociologo Shizuo Matsumoto in un progetto di scambio fra la cultura giapponese e italiana, con Ramzi Aberdwan, musicista palestinese che ha vissuto le brutalità della prima Intifada e con Emergency. Nel 2006 ha ricevuto in Italia, dalla Fondazione Exodus di Don Mazzi, il “Premio Nazionale la casa delle Arti” per aver saputo coniugare impegno professionale e stile di vita.

Fiati solisti dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Andrea Oliva, flauto Francesco Di Rosa, oboe Francesco Bossone, fagotto

Non è da tutti, e neanche da molti. Per questo avremmo voluto proporre ai lettori di MusiCare la “viva voce” di Alessio Allegrini. Memori anche di una chiacchierata inghiottita da una notte vicentina, ma viva nel ricordo di chi c’era. Erano diversi anni fa, e il festival “Notti trasfigurate” della Società del Quartetto di Vicenza teneva a battesimo la prima collaborazione tra il pupillo di Abbado e il maestro Salvatore Accardo, nel segno del Trio di Brahms. Dopo il concerto, fuori dall’hotel, appoggiati alle macchine in sosta, si dissertava sul senso di avere strumenti musicali del valore di svariate decine di migliaia di euro, mentre molti ragazzi in diverse parti del mondo non hanno nemmeno un bidone su cui battere un ritmo. Allegrini, per coerenza, in quei giorni si era presentato alla corte del maestro Accardo chiedendo un pezzo di nastro adesivo per tappare un buco sul suo vecchio strumento. Ma che suono. Avremmo voluto sentire la voce di Alessio Allegrini prima di vederlo salire sul palcoscenico del Teatro Comunale insieme ai musicisti dell’Orchestra da Camera di Mantova ed ai colleghi solisti di Santa Cecilia. Ma non siamo riusciti a contattarlo, a sincronizzare agende e telefonate. Allora aspettiamo di incontrarlo a Vicenza per ascoltarlo: non solo in concerto, magari anche davanti ad un bicchiere. ●

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ouverture notEventi primAssoluta

di Paolo Meneghini di Marco Bellano

IL TRAMONTO DELLE TONALITà, IL CREPUSCOLO DEGLI AMORI Quello morboso e fatale di Tristano e Isotta, nelle dissonanze di Wagner, e quello sognante, pennellato dal fauno di Mallarmé e Debussy. E poi l’amore di un Don Giovanni che, con Strauss, cerca l’ideale femminile per poi arrendersi alla morte. Infine, gli ultimi abbracci danzanti nel Valse di Ravel, sull’orlo di un baratro chiamato ‘900.

I

l concerto proposto dal matrimonio tra l’Orchestra del Teatro Olimpico e l’Orchestra Giovanile Italiana, il prossimo 4 aprile 2016, si sviluppa attorno a un tema che si potrebbe chiamare, con un po’ di fantasia, “l’avventuroso crepuscolo della tonalità”. Ovvero il tramonto di una “grammatica” musicale che affrontò alla fine dell’Ottocento la sua prova più dura: Richard Wagner ne allargò il raggio d’azione, Richard Strauss la trasfigurò; in Francia, invece, Claude Debussy cercò di restituirle parte della sua innocenza, usandola in modo sensuale ed esotico, mentre Maurice Ravel la mise poeticamente al servizio del suono e del ritmo.

Il punto di partenza del programma è il Tristan und Isolde di Wagner, e in particolare il Preludio e la Morte di Isotta. Al debutto del Preludio inizia la fine della tonalità: là sta infatti il Tristan-Akkord, “l’accordo del Tristano”, un’armonia dissonante attorno alla quale si sono radunati decenni di dibattiti. L’accordo è inusuale, ma non inspiegabile: tuttavia, esso crea una tale incertezza sonora da lasciare l’orecchio smarrito. Il languore del Tristan-Akkord trasforma in suono il morboso sentimento d’amore tra Tristano e Isotta, destinato a culminare nella morte. Wagner scrisse l’opera tra il 1857 e il 1859, immerso in un altro amore fatale, quello per Mathilde Wesendonck. Ebbe anch’esso un finale tragico, a suo modo: scoperto dalla moglie Minna, Wagner fu costretto a lasciare l’idilliaco ritiro svizzero dei Wesendonck, riparando a Venezia.

Ancora d’amore si parla nel poema sinfonico Don Juan (1888) di Strauss, che come il Preludio del Tristano reca all’esordio la massima cifra di modernità, una travolgente fanfara dall’armonia sfaccettata (il musicologo Carl Dahlhaus trovò in essa un “clima di rottura”). Il Don Giovanni di Strauss, però, non è un mero libertino. Secondo la versione di Nikolaus Lenau, che Strauss usò come riferimento, il personaggio è alla ricerca dell’ideale femminile; fallendo nell’impresa cede alla malinconia, aspettando la morte.

Gli amori del fauno protagonista del Prélude à l’aprèsmidi d’un faune (1894), invece, vivono solo in un sogno. Debussy, ispirandosi a un poema di Stéphane Mallarmé, dipinse un quadro di sensualità arcaica, la cui prima “pennellata” è la frase del flauto da cui il discorso prende le mosse. La tonalità è ormai solo colore: l’orecchio, ascoltando il flauto e poi tutto il poema, si perde nell’amalgama sonoro.

L’esperienza del suono sensuale è la chiave di volta del Prélude, ed è così anche per La Valse di Ravel, che pensò questo “poema coreografico” nel 1919, durante i mesti mesi successivi alla Grande Guerra e alla morte della madre. Ne La Valse emerge fuggevole l’immagine di un passato gioioso: pare di intravedere coppie vorticanti nell’abbraccio di un valzer viennese, inconsapevoli di star danzando sull’orlo di un baratro chiamato Novecento. Una spigolosa modernità ricopre il tutto, ma lo slancio danzante del ritmo unifica le molteplici anime de La Valse, e crea tra loro concordia. ●

DUE ORCHESTRE, UNA SOLA MISSION

OGI e OTO accomunate dall’alta formazione orchestrale e dai nomi artistici Diversi fili intrecciano la vita dell’Orchestra del Teatro Olimpico e dell’Orchestra Giovanile Italiana. Innanzitutto la “mission”, che per entrambe è la formazione professionale dei giovani musicisti in vista del loro eventuale impiego presso orchestre consolidate. E poi i nomi dei maestri con cui i freschi talenti si trovano a lavorare: direttore musicale della OGI è oggi il maestro Giampaolo Pretto, già preparatore dei fiati della OTO nella scorsa stagione; direttore artistico, dal 2008, il maestro Andrea Lucchesini, prossimo ospite in veste di solista nella stagione OTO. Ideata da Piero Farulli all’interno della Scuola di Musica di Fiesole, in 30 anni di attività formativa la OGI ha contribuito in maniera determinante alla vita 8 musicale del Paese con oltre mille musicisti occupati stabilmente nelle orchestre sinfoniche italiane e straniere.


musicaMese

di Marco Bellano

DUE VIAGGI CON due maestri Il tour in Italia di Mendelssohn, “felice di nome e di fatto”, raccontato nelle spumeggianti pagine della sua quarta Sinfonia. E il percorso alla ricerca di una prima Sinfonia intrapreso da Brahms, che giungerà invece al suo primo Concerto per pianoforte e orchestra. I due volti del romanticismo in due pagine che hanno fatto la storia della musica.

Alexander Lonquich

Felix Mendelssohn

Johannes Brahms

Andrea Lucchesini

A

lexander Lonquich, pianista e direttore principale della OTO, lascia per una sera il posto davanti alla tastiera nelle mani di Andrea Lucchesini, altrettanto meritevole collega italiano, direttore artistico dell’Orchestra Giovanile Italiana. Accadrà il 27 aprile, e le musiche in programma per quella sera parlano di due viaggi. Il primo è un viaggio in Italia, compiuto dal giovane Felix Mendelssohn Bartholdy nel 1829; il secondo è invece il tormentato itinerario artistico in cui fu immerso Johannes Brahms per ventidue anni, nel tentativo di scrivere la sua prima Sinfonia. Del primo viaggio è testimonianza l’“Italiana”, la quarta delle cinque sinfonie scritte da Mendelssohn; fu “figlia” del grand tour d’Europa che Mendelssohn compì a vent’anni, come faceva ogni ragazzo di buona famiglia nel diciannovesimo secolo. L’esperienza, per il giovane compositore, fu travolgente. Scrisse da Venezia: «Questa è l’Italia! E ora è iniziato quel che ho sempre immaginato come la gioia suprema della mia vita. Mi piace moltissimo. Oggi è stato così pieno che, alla sera, devo ricompormi un po’, così vi scrivo, cari genitori, per ringraziarvi di avermi dato tutta questa felicità». L’“Italiana” è ricolma dei sentimenti di questo compositore “felice di nome e di fatto”: dallo scattante tema iniziale, sospeso su spumeggianti accordi ribattuti, alla turbinosa tarantella del quarto movimento. Non bisogna però credere che questa “felicità” indichi scarsa riflessione. Le sinfonie di Mendelssohn attraversarono molte fasi di riscrittura, a causa di una persistente insoddisfazione. Sotto il luogo comune del

“felice di nome e di fatto” si celava una personalità ben più complessa. La vita di Mendelssohn, apparentemente placida e quieta, fu in verità frenetica e piena di lavoro. Egli volle sviluppare in misura eguale tutte le sue predisposizioni, diventando un vero e proprio uomo rinascimentale, abile nella musica come nella pittura e nella letteratura. Il tormento di Brahms fu meno nascosto. Come tutti i romantici, ebbe alle spalle le sinfonie di Beethoven, ritenute il culmine estremo di quel particolare genere musicale: un’eredità schiacciante. Con timore reverenziale, ma senza mai arrendersi, Brahms tentò di avvicinarsi alla sinfonia sin dal 1854: un anno fatale, in cui il suo più caro amico, Robert Schumann, cercò la morte gettandosi nel fiume Reno. Il dolore incrinò anche il rapporto tra Brahms e la moglie di Schumann, Clara; la quale, alla scomparsa del marito nel 1856, rimase la più cara e fidata confidente di Brahms, e mai nulla di più. Fu in mezzo a queste avversità che Brahms si accinse a scrivere quella che pensava destinata ad essere la sua prima Sinfonia. Si trasformò, tra mille ripensamenti, nel suo primo, poderoso Concerto per pianoforte e orchestra: un lavoro accolto con diffidenza dal pubblico, ma poi ritenuto uno degli esempi più alti dell’arte di Brahms. Il “viaggio” verso la sinfonia sarebbe continuato ancora a lungo, attraverso il Requiem Tedesco e le Variazioni su un Tema di Haydn. La Sinfonia del 1876 mise fine a questo travaglio, rivelando Brahms come uno dei più grandi sinfonisti romantici, rispettoso ma per niente servile nei confronti di Beethoven. ●

9 Alexander Lonquich e l’Orchestra del Teatro Olimpico


ouverture musicaMese

a cura della redazione

IL BELCANTO DEL VIOLINO Virtuosismo e cantabilità nelle pagine per violino e archi di Saint-Saëns, liricità e tecnica nel “Capriccio a due” di Silvia Colasanti, belcanto e contrappunto nel Quartetto di Verdi. Salvatore Accardo, Laura Gorna e l’Orchestra da Camera Italiana offrono a Vicenza un saggio delle possibilità espressive degli strumenti ad arco.

M

onumento nazionale all’arte violinistica, Salvatore Accardo un po’ vicentino lo è, grazie ai tanti concerti che lo hanno visto protagonista nella nostra città, alla quale è peraltro profondamente legato. Per la Stagione 2015/16, lunedì 11 aprile il violinista napoletano si presenta alla guida della sua “creatura”, ovvero di quell’Orchestra da Camera Italiana – da lui stesso fondata una ventina d’anni fa – che riunisce i migliori talenti laureati ai Corsi di alto perfezionamento in strumenti ad arco dell’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona. La prima parte del concerto metterà in risalto la tecnica violinistica: virtuosismo e cantabilità trovano il loro punto d’incontro nelle due pagine di Camille SaintSaëns che Laura Gorna sarà chiamata ad interpretare in veste di solista: “Havanaise” e “Introduzione e Rondò capriccioso”. A seguire, “Capriccio a due”, una composizione che ricalca “il genere del Capriccio, rileggendone le caratteristiche di libertà formale e virtuosismo, non solo tecnico, ma anche lirico, attraverso la lente del presente, in una continua dialettica tra i solisti e l’orchestra”. Così la compositrice Silvia Colasanti sulla partitura da lei composta tre anni fa su commissione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti e dedicata ai violini della coppia Accardo – Gorna, con accompagnamento di orchestra d’archi. A conclusione del programma, la versione per orchestra di una delle poche opere di musica da camera lasciateci dal maestro dell’opera lirica, Giuseppe Verdi: il Quartetto per archi in Mi minore. Anche in questa

composizione, cantabilità e contrappunto si confondono in una texture densa, che potrebbe a qualcuno far scoprire un Verdi sconosciuto. Era la seconda metà dell’800, e mentre era normale che Saint-Saëns, in Francia, o Strauss, in Germania, scrivessero musica strumentale, Verdi cesellava queste pagine tra una cabaletta ed un pezzo corale, molto più richiesti nel Paese del “belcanto”. ●

L’Orchestra da Camera Italiana Nel 1996, a dieci anni dall’istituzione dei corsi di alto perfezionamento presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, Salvatore Accardo decide di fondare un’orchestra d’archi con i migliori allievi ed ex allievi dell’Accademia. Nasce così l’Orchestra da Camera Italiana i cui componenti - unico esempio al mondo - discendono tutti dalla stessa scuola, raggiungendo un’unità espressiva, tecnica e stilistica senza pari. Alla guida della sua orchestra, Salvatore Accardo si rivolge sia al pubblico delle più importanti stagioni concertistiche nazionali e internazionali, sia ad ascoltatori non specializzati, soprattutto giovani, coinvolgendoli nelle prove, conversando di musica, parlando delle caratteristiche dell’orchestra, del violino, della direzione e del repertorio.

Salvatore Accardo e l’Orchestra da Camera Italiana

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musicaMese ouverture

di Paolo Meneghini

VIRTUOSISMO, COLORE, RITMO: ARRIVANO I LONDON BRASS Imperdibile appuntamento con l’ensemble di ottoni: dal Regno Unito al palcoscenico del Teatro Comunale di Vicenza, il meglio del meglio che la gloriosa tradizione inglese possa offrire. Dal ‘500 di Dowland e Gabrieli ai ritmi carioca di Youmans, per concludere con Variazioni a sorpresa e bis da standing ovation.

London Brass

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l mondo degli ottoni ha fatto capolino più di una volta nelle ultime stagioni del Quartetto, a Vicenza, e sempre con grande successo di pubblico. Fra le ultime direi ricordiamo i cinque italianissimi Gomalan Brass e gli scatenati Mnozil Brass, sette inossidabili fiati austriaci capaci di oltre 130 concerti l’anno in ogni parte del mondo. A chiudere in bellezza la stagione 2015/16, lunedì 18 aprile arriva dal Regno Unito una vera e propria istituzione, che quest’anno festeggia il trentennale di attività. Stiamo parlando dei London Brass - quattro trombe, quattro tromboni, corno e tuba -, nati nel 1986 dalle ceneri del Philip Jones Brass Ensemble, un’altra storica formazione britannica attiva dal 1951 alla metà degli anni Ottanta. Nei primi tempi i London Brass decisero di proseguire sulla strada tracciata da Philip Jones: repertorio molto ampio, intensa attività discografica (per Warner Classics), progetti educativi e concerti in tutta Europa, Stati Uniti e Asia. Poi, dalla metà degli anni ‘90, un’apertura più marcata verso lo swing ha favorito l’ingresso di una tromba e di un trombone jazz. I fiati che compongono i London Brass sono prima di tutto 10 musicisti straordinari, ognuno dei quali vanta un curriculum ragguardevole. Fra le trombe, Andrew Crowley - uno dei decani del gruppo - è stato membro della English Chamber Orchestra e della London Sinfonietta; John Barclay ha registrato oltre 100 colonne sonore (comprese molte della serie James Bond 007);

Dan Newell suona con la London Symphony Orchestra; Gareth Small è Prima tromba della Hallé Orchestra. Fra i tromboni Lindsay Shilling, uno dei co-fondatori del gruppo, è Primo trombone della Royal Opera House ed insegna al Royal College of Music, come i colleghi Byron Fulcher e Richard Edwards (che ha fatto parte delle “band” di Frank Sinatra, Sting e Elton John). Il cornista Richard Bissill è docente alla Guildhall School of Music e suona come Primo corno alla Royal Opera House. Orel Marshall, infine, è l’improvvisatore del gruppo ed insegna al prestigioso Trinity Laban Conservatoire of Music & Dance. Tutto ciò per dire che il 18 aprile salirà sul palco del Teatro Comunale di Vicenza - nell’ambito di una tournée che toccherà 13 città italiane - il meglio del meglio che la gloriosa tradizione inglese possa offrire in fatto di ottoni. Il programma è di quelli confezionati apposta per mettere in luce il virtuosismo, il colore, il ritmo, le qualità interpretative e sonore del gruppo: s’inizia con il tardo Cinquecento di John Dowland e Giovanni Gabrieli, si passa al Settecento di Bach e Vivaldi (con una straordinaria trascrizione dell’Inverno da Le Quattro Stagioni) e poi, nella seconda parte, le Variazioni su un tema di Paganini, Duke Ellington, i ritmi carioca di Vincent Youmans, e delle Variazioni a sorpresa finali, prima degli immancabili bis. Sarà una grande festa della musica per la quale ci si aspetta il tutto esaurito. ●

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ouverture registri&note

di Giovanna Nespolo

«IL MIO “SUONARE SANO”, GUIDATA DALLE IMMAGINI DEL MAESTRO SPIERER» Una settimana di Progetto Orchestra nel racconto di una delle violiniste coinvolte: la forza del maestro, l’impegno da sostenere, il repertorio elevato e la cornice elegante.

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artecipare all’esperienza “Progetto Orchestra” è stato formativo ed interessante, sia sotto il profilo artistico che umano. Il corso si è svolto nell’elegantissimo salone di Palazzo Leoni Montanari, dove il primo giorno il maestro Spierer ha accolto me e colleghi molto calorosamente, sciogliendo così i timori e la preoccupazione di suonare in sua presenza. I suoi modi gentili, la determinazione e la predisposizione all’insegnamento ci hanno permesso di affrontare un repertorio molto impegnativo (musiche di J. S. Bach, Locatelli, Sostakovic, Rossini) con la serietà richiesta, sostenuti dalla grande forza ed energia che ci trasmetteva. Durante le prove del terzo Concerto Brandeburghese di Bach, nel suo italiano imperfetto, il maestro spesso ripeteva “suonate sano!”. Questa frase, a forza di ripeterla, ci ha permesso di acquisire un ritmo meno frenetico, facendoci assaporare istante per istante l’esecuzione. Molto formativa è stata anche la spiegazione che precedeva lo studio di ogni brano: dopo averci introdotto il carattere della pagina e lo spirito del compositore, il maestro Spierer ci proponeva delle immagini da riportare in musica. Accingendoci all’ultimo movimento del Quartetto per archi op. 110 n. 8 di Sostakovic, ci ha descritto l’ultima ribellione di un uomo prima della morte, indicandoci di eseguirla mettendo in contrapposizione i due periodi musicali: il primo con energia, forza e molto vibrato, il secondo con l’assenza di questi, nella morte. Per poi passare a Rossini, perché, come ha concluso il maestro, “la vita non è fatta solamente di morte e sofferenza, ma soprattutto di gioie e divertimento”. Per quanto non sia stato facile per me raggiungere Vicenza - con tre ore di treno e la pioggia nei trasferimenti dalla stazione al palazzo, con strumento, borse e ombrello - l’energia del maestro Spierer è stata un grande motivo di incoraggiamento, anche per il futuro. La mancanza di uno spazio in cui poter studiare la mattina dei giorni di prova è davvero l’unica nota dolente a conclusione di un’esperienza felice e da ripetere. ●

Giovanna Nespolo Sono Giovanna Nespolo, ho vent’anni e vivo ad Oderzo. Sono una studentessa del Conservatorio “Steffani” di Castelfranco Veneto e studio violino sotto la guida del M° Michele Lot. Ho suonato con diverse orchestre e formazioni da camera, e ho già avuto il piacere di suonare sotto la guida del M° Uto Ughi. Numerose sono state le esperienze di studio estive nelle città di Asiago, Assisi, Giavera del Montello, Domegge di Cadore, Pescara, Salisburgo. Ho partecipato a numerosi laboratori di musica elettronica presso la Biennale di Venezia. Oltre a suonare, amo disegnare e dipingere.

Leon Spierer e i ragazzi di Progetto Orchestra 2016

ouverture notEventi echi

Paolo Meneghini adicura della redazione

«OTTIMISTI PER IL FUTURO, CON GIOVANI COME LORO» Il pianista Pietro De Maria “salva” il concerto e plaude ai ragazzi della OTO «Volevo ringraziare questi giovani... Non conoscevo questa splendida realtà ma devo dire che se ci sono giovani come loro, che lavorano con dedizione, costanza e volontà, possiamo essere ottimisti per il futuro». Poche parole tra un bis e l’altro, sincere e sorridenti come la persona che le ha dedicate all’Orchestra del Teatro Olimpico, con cui ha spartito il palcoscenico del Comunale: è ancora una volta Pietro De Maria a scaldare i cuori e le mani del pubblico vicentino. Lo scorso 18 gennaio il pianista veneziano ha salvato in

extremis il terzo appuntamento della Stagione Sinfonica OTO 2015/2016: Nicolas Altstaedt, il violoncellista franco-tedesco previsto in programma, pochi giorni prima ha dovuto rinunciare all’impegno a causa di un malanno fisico che l’ha costretto ad un periodo di forzato riposo. Augurandosi di averlo futuro ospite, la OTO rivolge al maestro Altstaedt i migliori auguri di pronto recupero. Altresì ringrazia il maestro De Maria - presto nuovamente ospite a Vicenza per la Stagione da camera della Società del Quartetto - per la disponibilità e la generosità manifestate. ●

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notEventi ouverture

di Paolo Meneghini

INCONTRO CON LA STORIA Gli aneddoti della mitica ex spalla dei Berliner inaugurano la rassegna di incontri alla nuova libreria musicale di Vicenza, “Musica Musica”: Leon Spierer a tutto campo, dalla sua vita in giro per il mondo all’impegno per i giovani di oggi.

GLI ARTISTI E L’EDITORIA

Ecco i prossimi incontri alla libreria musicale MUSICA MUSICA INCONTRA... prosegue nelle prossime settimane con tre appuntamenti. Lunedì 14 marzo alle 18 il negozio di Vicolo Cieco Retrone ospita il violoncellista Enrico Dindo ed il pianista Pietro De Maria poco prima della loro esibizione al Teatro Comunale di Vicenza per la stagione del Quartetto (in programma musiche di Schumann e Brahms). Domenica 10 aprile alle ore 18,30 arriva Salvatore Accardo, leggenda del violinismo italiano, per parlare dell’importanza della formazione e del perfezionamento post accademico. Accardo sarà atteso il giorno dopo al Teatro Comunale con la sua Orchestra da Camera Italiana, che riunisce appunto i migliori talenti laureati ai Corsi di alto perfezionamento in strumenti ad arco presso l’Accademia Walter Stauffer di Cremona, da lui istituiti 30 anni fa. Venerdì 13 maggio alle 17,30 farà tappa alla libreria musicale il progetto “Viaggio nello Spartito Musicale” di Laura Patrizia Rossi, responsabile per l’Italia di alcuni importanti case editrici internazionali. Scopo dell’incontro è quello di svelare al pubblico cosa c’è dietro uno spartito musicale, ovvero il ruolo dell’editore, il copyright, la qualità della produzione, l’apporto dei collaboratori e dei revisori, la distribuzione sul mercato, i problemi legati alla pirateria... arrivando a dimostrare che questo settore può offrire anche interessanti sbocchi lavorativi per i giovani musicisti. Tutti gli appuntamenti di MUSICA MUSICA INCONTRA... sono ad ingresso libero (per motivi di spazio è gradito confermare la presenza) e si concludono con un calice di Prosecco tra libri e spartiti.

È

stato il violinista berlinese Leon Spierer ad inaugurare, lo scorso 12 febbraio, la serie di incontri alla libreria/spartiteria “Musica Musica”, aperta recentemente in Vicolo Cieco Retrone 20 a Vicenza. Impegnato a Palazzo Leoni Montanari con il suo “Progetto Orchestra”, Spierer ha accettato di buon grado l’invito a partecipare alla rassegna MUSICA MUSICA INCONTRA... per parlare della sua lunga e fortunata carriera di musicista culminata con i 30 anni trascorsi nel prestigioso ruolo di “spalla” dei Berliner Philharmoniker. Anche se l’intero percorso professionale del maestro Spierer ha avuto come palcoscenico il Vecchio Continente, la sua vita privata e i ricordi della giovinezza sono molto legati all’Europa dell’Est (i suoi genitori, originari della Polonia e dell’Ucraina, si conobbero e si sposarono a Berlino) ma soprattutto a Buenos Aires, dove la famiglia si trasferì nei primi anni ‘30 e dove Spierer completò gli studi musicali. Poi arrivò una borsa di studio per perfezionarsi in Inghilterra e da lì ebbe inizio la sua carriera di violinista che lo portò in Germania, in Svezia (dove sono nati i suoi tre figli) ed infine – quasi a chiudere il cerchio – di nuovo a Berlino, la città dove era nato. Durante i quarantacinque minuti di conversazione, seguiti con attenzione dal pubblico presente ed in particolar modo da un gruppo di giovani “archi”, Spierer – classe 1928 – ha raccontato alcuni gustosi aneddoti legati al passato, ma ha anche parlato dei suoi tanti impegni di oggi (era appena rientrato dal Brasile e in questi giorni il maestro si trova in Messico) rivolti alle nuove generazioni di musicisti. A chi gli ha chiesto la “ricetta” di una carriera così lunga e importante Spierer ha risposto con una semplice formula: «ci vuole un po’ di talento, tanto studio, molta dedizione e... una discreta dose di fortuna». ●

ARTEINFIORE

domenica 17 aprile 2016 dalle ore 15 alle 19

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Al Rione Barche un pomeriggio colorato per i bambini, tra creatività, musica, pittura e fiabe con le Associazioni che hanno sede nel quartiere. Partecipazione libera.


ouverture tracce

di Filippo Lovato

DE MARIA FA RI-SUONARE BACH AL PIANOFORTE

UNA LETTURA CALDA E SINCERA: ECCO LE SUITE SECONDO DINDO

autore J. S. Bach titolo CD The Well-tempered Clavier Book II interpreti Pietro De Maria (piano) etichetta 2CD Decca, 481 2361, DDD, 2015

autore J. S. Bach titolo CD The Cello Suites interpreti Enrico Dindo (violoncello) etichetta 2CD Decca, 476 4226, DDD, 2011

Nella sua imponente compiutezza, nella logica inscalfibile del contrappunto, il Clavicembalo ben temperato di Bach fronteggia l’interprete come un monumento sfuggente che ammette molte letture, benché non ne giustifichi fino in fondo nessuna. Il denso lemma Clavier qui si riferisce a una tastiera impostata secondo il temperamento equabile, quindi anche al pianoforte che Bach non poteva conoscere (nonostante, prima di morire, avesse provato un fortepiano). Pietro De Maria è uno dei pochi pianisti italiani che, negli ultimi anni, ha inciso entrambi i libri del Clavicembalo ben temperato: il primo volume (Decca 481 1304) è uscito a gennaio del 2015, il secondo a novembre. Il veneziano è artista di notevole finezza che annette ai Preludi e Fughe di Bach le iridescenze di suono del pianoforte. Il tocco è flessibile e sorprendentemente variato, le scelte di tempo abilmente caratterizzanti. De Maria illumina dettagli altrove disertati ed è anche incline a dosare qualche abbellimento nei ritornelli. La sua è una lettura pianistica senza compromessi, molto espressiva, che fruga nelle miniere di suono dello strumento, per far brillare di inedite sfumature le novantasei gemme intagliate da Bach. ●

Nello spazio espressivo, che si credeva angusto, di uno strumento monodico come il violoncello, Bach convoglia uno spettro così ampio di geniali soluzioni tecniche e stilistiche da lasciare abbacinati. Il manoscritto originale delle Suite per violoncello non ci è giunto: ci sono state date solo copie manoscritte dalla seconda moglie, Anna Magdalena, tanto che alcuni (Martin Jarvis in testa) ipotizzano una maternità più che una paternità per i sei Solo per cello. Enrico Dindo, da valente violoncellista, si confronta con le Suite dopo aver compitato i manoscritti e ammette, nel libretto, che «rispetto al mio modo di suonarle, non funzionava quasi più nulla». Poi precisa: «Stavo andando dritto verso una lettura barocca, anche se io non sono un esecutore filologo: o meglio, il mio concetto di filologia è quello di rispetto per il testo». Dindo opta per l’arco classico e un violoncello Rogeri del 1717, coevo alle Suite, ma montato con corde d’acciaio. Il suo fraseggio è mobilissimo: ha il respiro di un canto nelle danze lente, e scatta leporino nei minuetti e nelle gighe. L’articolazione è curata, il suono corposo. Coinvolge il calore di un’adesione profonda, trasmesso con ammirevole sincerità. ●

ouverture audioVisivi

di Marco Bellano

NELLA DISSOLVENZA DEGLI ARCHI, LA LUCE DEL CORNO Una breve citazione da un video pregevole: la ripresa dal vivo del concerto tenutosi al Festival di Lucerna il 22 agosto 2008, con la Lucerne Festival Orchestra diretta dal compianto maestro Claudio Abbado (l’intero concerto è visibile qui: https://www.youtube.com/watch?v=GeKHVjbZOU8). Il video propone gli istanti, carichi di aspettativa, in cui si risolve la trasformazione dalla Berceuse al Finale della Suite L’uccello di fuoco (versione 1919) di Igor Stravinsky. Da un impalpabile tremolo degli archi sgorga il tema del corno solista. A dargli voce è Alessio Allegrini, prossimo protagonista al Teatro Comunale di Vicenza, per la stagione della Società del Quartetto. Il frammento, musicalmente tronco, va inteso quale “invito all’ascolto” dell’opera per intero, oltre che giusta celebrazione del contributo artistico di Allegrini; tuttavia, esso finisce per sottolineare, coscientemente o no, anche un interessante parallelismo tra suono e immagine. Al cuore dell’episodio sta il rivelarsi del suono del corno: Stravinsky costruisce sapientemente l’entrata dello strumento, disegnando un’atmosfera musicalmente “nebulosa”, dominata dalla figura del tremolo, da cui emerge infine, netto e rotondo, il suono inconfondibile dello strumento a fiato. La regia “traduce” questo evento con una dissolvenza, dal gesto di Abbado al corno di Allegrini. La dissolvenza è uno degli elementi base della grammatica cinematografica. Anzi, essa precedette il cinema stesso: fu infatti escogitata attorno al 1840 da Henry Langdon Childe, specialista di spettacoli con la lanterna magica. Childe si accorse del particolare potere drammaturgico che nasceva dalla graduale sostituzione di un’immagine proiettata con un’altra, facendo uso di due lanterne appaiate, dotate di speciali otturatori. Nel video di Allegrini la transizione ha ancor più impatto grazie all’intuitivo legame con quel che sta accadendo alla musica; ed è inoltre rafforzata dalla scelta di far emergere la forma del corno mediante una messa a fuoco progressiva, che ancor di più regala allo spettatore la sensazione di una nebbia che si diradi. Non è secondario, poi, che il corno abbia una superficie riflettente: la sua “luce” cattura immediatamente l’occhio, ancorandolo all’immagine e creando ulteriore desiderio attorno all’apparizione dello strumento. ●

https://www.youtube.com/watch?v=13Yn8m_RRRQ 14


Il 7 gennaio ha riaperto nel cuore di Vicenza una libreria musicale. Dalla venticinquennale esperienza maturata a Padova, è nata a Vicenza MUSICA MUSICA, una nuova libreria musicale dedicata a tutti coloro che suonano, insegnano, studiano, amano o semplicemente coltivano la passione per la musica. Convenzione speciale riservata ai Conservatori, alle Accademie e alle Scuole di Musica.

Servizio spedizioni in Italia e all’estero.

Spedizioni gratuite per ordini superiori ad 80 €.

Servizio ricerca e consulenza.

Ordinazione su richiesta di titoli non presenti in catalogo reperibili da tutto il mondo. musica musica vicenza — orario di apertura: martedì – sabato 9 – 13 / 15 – 19

vicolo cieco retrone, 20 0444 327719 www.musicamusicavicenza.it info@musicamusicavicenza.it fb: musicamusicavicenza15


SIR András Schiff

CAPPELLA ANDREA BARCA OMAGGIO A PALLADIO

XIX edizione

GIOVEDì 28 APRILE ore 20:30 Teatro Olimpico

VENERDì 29 APRILE ore 20:30 Basilica di San Felice

SABATO 30 APRILE ore 20:30 Teatro Olimpico

DOMENICA 1 MAGGIO ore 20:30 Teatro Olimpico

Sir András Schiff pianoforte

Sir András Schiff direttore e pianoforte

Sir András Schiff direttore e pianoforte

Sir András Schiff direttore e pianoforte

Jörg Widmann clarinetto

CAPPELLA ANDREA BARCA orchestra

CAPPELLA ANDREA BARCA orchestra

CAPPELLA ANDREA BARCA orchestra

Ruth Ziesak soprano

SCHOLA SAN ROCCO coro

QUARTETTO PANOCHA

FRANCESCO ERLE maestro del coro

Christian Sutter contrabbasso

Erich Höbarth violino Kjell A. Jørgensen violino Hariolf Schlichtig viola Alexander Besa viola Christoph Richter violoncello Xenia Jankovic violoncello

Brahms Sonata n. 2 per clarinetto e pianoforte in mi bem. magg. op. 120/2 Berg “Vier Stücke” per clarinetto e pianoforte

Ruth Ziesak soprano Britta Schwarz contralto Werner Güra tenore Robert Holl basso

Schubert “Der Hirt auf dem Felsen” D 965

Haydn Messa in si bem. magg. Hob. XXII:13 “Schöpfungsmesse”

Widmann Intermezzi

Mozart Sei Notturni a tre voci e tre corni di bassetto

Brahms Sonata n.1 per clarinetto e pianoforte in fa min. op. 120/1

Beethoven Concerto per pianoforte n. 2 in si bem. magg. op. 19 Dvořák Quintetto per archi n. 2 in sol magg. op. 77 Haydn Sinfonia n. 101 in re magg. Hob. I:101 “Die Uhr”

Brahms Serenata n. 1 in re magg. op. 11 Schönberg “Verklärte Nacht” op. 4 Mozart Concerto per pianoforte in la magg. KV 488

Schubert “An die Sonne” D 439 “Gebet” D 815

BIGLIETTI: Intero euro 70 / Ridotto over65 euro 60 / Ridotto under30 euro 30 PREVENDITA: Società del Quartetto di Vicenza / Vicolo Cieco Retrone, 24 / tel. 0444 543729 / info@quartettovicenza.org / www.quartettovicenza.org

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16 Per le attività culturali

Musicare 2/2016  

Musicare è il periodico di informazione della Società del Quartetto di Vicenza che contiene anche una sezione dedicata all'Orchestra del Tea...

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