Issuu on Google+

ero Badaloni, Giorgio Pressburger, lini, Alfonso Di Leva, Andrea Filip ossamai, Michail Gorbachev, Lech Václav Havel, Axel Hartmann, Gia helis, Dimitrij Rupel, Adriano Bia ozma, Riccardo Ehrman, Lucio Ca arcello Veneziani, Gianni Bisiach, atvejevic’, Sergio Romano, Toni Ca hail Gorbachev, Lech Walesa, Vác el Hartmann, Gianni De Michelis, pel, Adriano Biasutti, Imre Kozma, man, Lucio Caracciolo, Marcello V ianni Bisiach, Predrag Matvejevic mano, Toni Capuozzo, Piero Badalo essburger, Roberto Collini, Alfonso ndrea Filippi, Paolo Possamai, Gia Rusconi, Michail Gorbachev, Lech Václav Havel, Axel Hartmann, Gia helis, Dimitrij Rupel, Adriano Bia ozma, Riccardo Ehrman, Lucio Ca arcello Veneziani, Gianni Bisiach, atvejevic’, Sergio Romano, Toni Ca ero Badaloni, Giorgio Pressburger, lini, Alfonso Di Leva, Andrea Filip


MITTELFEST, Prove d’Europa 1989 - 2009, dalla caduta del Muro alla nuova Europa A cura di Antonio Devetag, Daniela Volpe, Paola Sain Progetto grafico Punktone, Gorizia Traduzioni Business Voice Segreteria Nadia Cijan Ufficio stampa Volpe&Sain Comunicazione Distribuzione MittelFest 2009 edizioni Stampa Poligrafiche San Marco, Cormons ha collaborato l’Associazione Culturale èStoria di Gorizia

MITTELFEST 2009 CIVIDALE DEL FRIULI 18 / 26 LUGLIO 2009

Direzione Artistica Furio Bordon (Prosa) Claudio Mansutti (Musica) Walter Mramor (Danza) Associazione MittelFest Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Provincia di Udine Comune di Cividale del Friuli Ente Regionale Teatrale del Friuli-Venezia Giulia Banca di Cividale S.p.A Società Filologica Friulana Patrocinato da Ministero degli Affari Esteri CEI – Central European Initiative (Albania, Austria, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Macedonia, Moldova, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ucraina, Ungheria e Italia) Presidente Antonio Devetag

Associazione MittelFest Tel. +39 0432.730793 |

info@mittelfest.org

|

www.mittelfest.org


2008 . Orchestra Sinfonica del Friuli venezia Giulia


5


6

2008 . Cantacronache


7

2003 . Kagel


INDICE


9

La Nuova Europa e l’Euroregione Renzo Tondo .................................................................................................. Le chiavi del futuro Antonio Devetag ............................................................................................ Un Saluto al MittelFest Michail Gorbachev ........................................................................................ La lezione di Solidarność Lech Walesa .................................................................................................. “Responsabilità europea, un progetto comune” Václav Havel ................................................................................................. Dalla caduta del Muro alla Riunificazione della Germania Axel Hartmann ............................................................................................. Il successo del MittelFest Gianni De Michelis ........................................................................................ Vent’anni dopo Dimitrij Rupel ................................................................................................ Da Alpe Adria alla nuova Europa Adriano Biasutti ............................................................................................ La questione ungherese Imre Kozma .............. .................................................................................... Quel primo annuncio Riccardo Ehrman ..........................................................................................

12 15 23 26 30 33 37 40 46 49 55


10

62 66 70 74 78 82 86 90 94 98 102 106 110

Quel Muro non dispiaceva agli europei Lucio Caracciolo ........................................................................................... L’ambigua lettura del Muro crollato Marcello Veneziani ........................................................................................

La svolta di Gorbachev Gianni Bisiach ..............................................................................................

Un mondo “ex” Predrag Matvejevic’ ....................................................................................... Ma il “terremoto” continua Sergio Romano .............................................................................................. 1989, ricomincia la Storia Toni Capuozzo ..............................................................................................

Nostalgia del muro? Piero Badaloni ..............................................................................................

Vent’anni di MittelFest Giorgio Pressburger ....................................................................................... I segnali goriziani Roberto Collini ..............................................................................................

Uno sguardo al futuro Andrea Filippi ............................................................................................... Nuova Europa, nuove opportunità Paolo Possamai .......................................................................................... Quando la notizia abbatte il confine Alfonso Di Leva ..........................................................................................

Che cosa c’era dietro il Muro? Gian Enrico Rusconi ...................................................................................


11

2009 . Chiara Muti, Le baccanti


12

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA

LA NUOVA EUROPA E L’EUROREGIONE Renzo Tondo Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

i sono avvenimenti, dei quali siamo

Regione Ponte, Confini Aperti, erano parole che

stati partecipi testimoni, che hanno

hanno cominciato a significare e costruire tra la

inciso una profonda emozione nel

gente una realtà nuova e le istituzioni le hanno

nostro animo diventando parte

sapute tradurre nella concretezza di nuovi rap-

della nostra esperienza e della costruzione della

porti transfrontalieri.

nostra memoria personale e collettiva. Tra le diverse iniziative, spicca la Comunità di I cittadini del Friuli Venezia Giulia, soprattut-

lavoro Alpe Adria fondata nel 1978.

to se residenti nella parte orientale di questo territorio, hanno percepito fisicamente e cultu-

Si decise di definire “Comunità” un’area che

ralmente la realtà ed il significato della “Cortina

abbracciava territori di quelli che venivano

di ferro” abbassata ai confini dopo la seconda

allora definiti i due blocchi: il mondo libero e il

guerra mondiale. Hanno anche condiviso con

mondo comunista. In questa regione si è creduto

i loro rappresentanti politici ed istituzionali la

nella capacità dei popoli di guardare al concre-

scelta di testimoniare la volontà di superare

to, alle esigenze del vivere quotidiano e quindi

quella pesante barriera, sia concreta che psicolo-

alla necessità di rapporti senza barriere.

gica, dalla quale venivano conseguenze pesanti anche sullo sviluppo economico e sociale.


13 2008 . The best of Image

Quando cadde il Muro di Berlino, il confine

Oggi lavoriamo con nuovi strumenti al progetto

orientale italiano era già considerato tra i più

di un’Euroregione che trasformi gli ideali e la

aperti ed l’intensificarsi dei rapporti con le

cultura della pacifica convivenza nella quotidia-

Regioni mitteleuropee portò alla prima edizione

nità dell’impegno su concreti progetti comuni a

di MittelFest nel 1991, contemporaneamente

beneficio dei nostri cittadini.

frutto, speranza e volontà di una nuova stagione di convivenza e solidarietà tra popoli di questa

In questi anni abbiamo fatto davvero Prove

parte d’Europa.

d’Europa, ora, dalla cultura alla politica, siamo pronti a rendere i cittadini veri protagonisti

Un nuovo processo di unificazione politica si era avviato e, ai nostri confini, si è completato nel 2004 con l’ingresso della Slovenia nell’Unione europea.

della nuova Europa.


14

2004 . Tutyila


15

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA

LE CHIAVI DEL FUTURO Antonio Devetag Presidente di MittelFest

edizione 2009 del MittelFest si

L’Europa, ovvero il dramma della libertà e le

aprirà con Antigone, murata viva

ragioni della cultura: scegliere tra Bene e Male

per avere voluto agire secondo

significa conoscere.

coscienza. Dai tempi del Mito l’Europa frantuma il muro dell’oscurità con il

A Cividale, in straordinaria contemporaneità

martello della Ragione.

con gli eventi e per una singolare convergenza di ingegni, ragioni politiche e lungimiranza, nel

E forse è questo incessante superarsi la cifra

1991 fu creato MittelFest, che da allora dischiu-

più originale, realmente unificante della nostra

de una finestra verso Est, allargando l’orizzonte

civiltà? Soltanto vent’anni fa l’Europa pietri-

della nostra visuale a tante identità in cerca di

ficata del dopoguerra, l’Europa dei confini che

un fil rouge in cui riconoscere quella archetipi-

sembravano fissati nell’eternità, ribaltò ancora

ca, in cui tutti, da Lisbona a Mosca, vorremmo

una volta il corso della Storia.

riconoscerci.

I popoli, per una volta alleati alla grande poli-

Tutto ciò che avvenne vent’anni fa attorno al

tica, spezzarono il Muro di Berlino e Cortina di

Muro di Berlino era stato preannunciato da

Ferro.

segnali importanti: le travature dell’Impero sovietico scricchiolavano da quando Solgenitsin,

Si liberarono in un attimo tutti gli spiriti d’Occi-

la cultura del dissenso, personaggi come Papa

dente, talvolta con il volto numinoso di Apollo,

Wojtyła, Lech Walesa, Václav Havel, avevano

spesso intrecciando passato e futuro in macabre

intrapreso un’inarrestabile battaglia di verità,

Totentanz.

scuotendo coscienze assopite o rassegnate.


16

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA

Ma tutto cambiò in pochi mesi e nel 1991 ag-

Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia, Ucraina,

giornammo le carte geografiche dell’Europa se-

Ungheria.

gnando con gioia e curiosità i nomi delle nuove Nazioni. La terza grande componente culturale

E per l’edizione 2009 l’area di interesse sarà

della triade, quella slava, fino ad allora ingrigita

estesa in modo specifico alla Russia e alla Ger-

e oppressa dal regime comunista, rientrava al

mania.

posto che le spetta da sempre accanto a quelle latina e germanica. Slovenia, Croazia, Cechia,

Attorno al ricordo e alle riflessioni sparse e

Slovacchia, Ucraina... la nuova storia, la Nuova

autorevoli intorno al ventennale dalla caduta

Europa.

del Muro, MittelFest 2009 ha incardinato questa pubblicazione, raccogliendo riflessioni, memo-

Eppure anche questa Nuova Europa, uscita

rie e contributi su quello storico evento e sulle

dalle macerie del comunismo, è inedita, so-

conseguenze geopolitiche che, dal 1989 ad oggi,

vrabbondante di energia creativa in quelle sue

si sono prodotte.

propaggini orientali in cui non esiste timore di confronti - talvolta sfrontati, spavaldamente

Personalità culturali, giornalisti impegnati da

impudici, trasgressivi - con l’Altro.

tempo su questo terreno di riflessione e diversi protagonisti di quel cambiamento epocale hanno

Un’altra Europa ancora poco conosciuta ancora

concorso a realizzare questa pubblicazione.

vergine dai tabù di quel politically correct che sembra divenuta la cifra noiosa del global way

Troverete in questo libro, che ci sembra prezio-

of life.

so, il ricordo e l’onda lunga di quei giorni nelle parole di molti protagonisti, così come, nelle

I vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, e

riflessioni di editorialisti e commentatori, le con-

gli scenari europei e mondiali che da allora si

siderazioni e le analisi sul portato della caduta

sono delineati non potevano essere trascurati da

del Muro in direzione della costruzione di una

Mittelfest: il Friuli Venezia Giulia, regione che

“nuova Europa”.

ospita e promuove il festival, contribuì in modo notevole a quella svolta epocale, con iniziative

MittelFest quale occasione o tentativo di rianno-

di rilievo internazionale, come la istituzione

dare i fili sparsi delle varie culture europee, alla

della Comunità Alpe-Adria, concreto apripista

ricerca delle radici del nostro pensiero, che da

di nuove relazioni Est-Ovest, e una fitta serie di

Sofocle a oggi sempre ritornano. E si riconosco-

contatti interregionali e internazionali.

no sorprendenti nella loro inconscia familiarità nella cornice magica di Cividale.

Sul palcoscenico di Mittelfest sono passate in questi anni le più interessanti voci della musica, della prosa, della danza di diciotto nazioni: Slovenia, Albania, Austria, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Macedonia, Moldova, Montenegro,


Il Muro di Berlino

17


18

2009 . Sutra


20


PROVE D’EUROPA

I PROTAGONISTI

Michail Gorbachev Lech Walesa Václav Havel Axel Hartmann Gianni De Michelis Dimitrij Rupel Adriano Biasutti Imre Kozma Riccardo Ehrman


22

2007 . Le ceneri di Gramsci


23 Michail Gorbachev

UN SALUTO AL MITTELFEST

Michail Gorbachev | «Oggi, l’unico punto fermo è che tutto si muove», amava sostenere Mikhail Gorbachev. E nessuno più di lui contribui’ a sostenere questo emblematico aforisma sin da quando, nel marzo del 1985, fu eletto Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Sovietico, l’incarico più alto nella gerarchia di partito e nel paese. Fu Gorbachev ad avviare il processo di cambiamento dell’Unione Sovietica che sarà definito “Perestroika”, una radicale trasformazione della società e del paese, che genera un sostanziale mutamento nello scenario internazionale: un nuovo sistema di pensiero associato al nome dello statista, che si rivelò fondamentale nel porre fine alla Guerra Fredda, arrestando la corsa agli armamenti ed eliminando il rischio di un conflitto nucleare. Il 15 marzo 1990 Michail Gorbachev fu eletto Presidente dell’Unione Sovietica. Il 15 ottobre dello stesso anno gli venne assegnato il Premio Nobel per la Pace, a riconoscimento del suo fondamentale ruolo di riformatore e leader politico mondiale. Il 25 dicembre 1991 Gorbachev rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato. Dal gennaio del 1992 è Presidente della Fondazione Internazionale Non-Governativa per gli Studi Socio-Economici e Politici, the Gorbacev Foundation.


24

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Agli organizzatori e ai partecipanti del festival MittelFest 2009. Innanzitutto vorrei portare i miei saluti agli organizzatori del festival internazionale MittelFest 2009, che si terrà in Friuli Venezia Giulia. Purtroppo non posso partecipare con voi a

Il Muro che ha significato la scissione della

questo evento sempre suggestivo, emozionante

Germania, che è stato il simbolo dell’Europa e

e, cosa più importante, ricco di contenuti.

del mondo divisi. Un muro che è passato alla

storia.

È ancora più significativo che tale

manifestazione si svolga nelle attuali condizioni

Ma con grande dispiacere ancora oggi persistono

di crisi, che coinvolgono tutti i Paesi. La crisi

molti muri: della diffidenza, della sfiducia tra i

economica, però, è solo la punta di un iceberg.

ricchi e gli svantaggiati, tra l’uomo e la natura.

Le sue radici sono insite in quel modello di vita

E più ancora i muri che si frappongono tra la

che alcuni paesi hanno scelto da soli, mentre ad

mente e il cuore delle persone.

altri invece è stato imposto.

I partecipanti a MittelFest, con l’attività

creativa e con il loro impegno civile aiutano le

Il mondo necessita di cambiamenti

radicali, di nuove idee, di amministrazioni che

persone ad infrangere questi muri di diffidenza

siano adeguate alle sfide di un mondo globale.

e sfiducia.

Oggi come non mai è decisivo il ruolo della cultura e dell’arte per la risoluzione di questi

Michail Gorbachev

problemi.

Io approvo pienamente l’iniziativa

dei nostri amici italiani, che hanno fondato e realizzato il progetto MittelFest. Particolare importanza a questo progetto è data dal fatto che ricorre nel 20esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

Mosca, 11 giugno 2009


25

2008 . The best of Image


26 Lech Walesa

LA LEZIONE DI SOLIDARNOŚĆ

Lech Walesa

| Sindacalista e politico polacco, Lech Walesa iniziò a lavorare nei cantieri navali Lenin nel 1967, per un contrattempo: la sua meta era infatti la città di Gdynia, e solo per un imprevisto contingente si era dovuto fermare a Danzica, dove si impose all’attenzione dei colleghi e dell’intera Polonia fondando il movimento sindacal-politico Solidarność, da allora punta di diamante della rivolta operaia. Nel 1983 gli fu conferito il Premio Nobel per la pace, ma non potè ritirarlo personalmente perchè il Governo non lo avrebbe lasciato rientrare in patria. Sua moglie Danuta lo ritirò al suo posto. Arrestato e poi liberato qualche anno dopo, Walesa continuò ad imprimere una marcia vittoriosa al sindacato, fino a giungere alle libere elezioni nel 1990 nelle quali risultò vincitore. Durante la sua presidenza, fino al 1995, la Polonia cambiò radicalmente: da Paese comunista, oppresso dallo stretto controllo sovietico e con una debole economia, divenne un Paese indipendente e democratico con un’economia di mercato in rapida crescita. Negli anni successivi Walesa si ritirò dalla politica, ma è tuttora un riferimento prezioso, a livello internazionale, con l’attività promossa dalla Fondazione internazionale a lui intitolata.


27

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Per ricordare e valutare gli ultimi 20 anni di libertà e democrazia nella nostra parte d’Europa, bisogna guardare molto indietro e individuare il vero inizio dei cambiamenti. Tutto è cominciato nel 1980 nel cantiere navale di Danzica... Per la prima volta, sotto l’unica bandiera di

dato, dopo diversi anni, i risultati desiderati.

Solidarność si incontravano operai, intellettuali, agricoltori, studenti, giovani, vecchi, credenti e

Solidarność è sempre stato dalla parte dei più

non credenti. Da quel momento camminavamo

deboli, ha combattuto per la dignità umana,

insieme.

per i diritti delle persone comuni, per il pane, per il lavoro e per la democrazia. Così abbiamo

Durante le rivoluzioni precedenti in Polonia,

superato i difficili anni 80 convivendo con lo

quella del 1956, del 1968, del 1970 e del 1976,

stato maggiore militare, che ha fatto crollare

combattevano o gli operai, o gli intellettuali o

tanti e ci ha reso più deboli. E’ arrivato

gli studenti. Non si è mai riusciti ad unire tutti

l’anno 1989, Solidarność non era più lo stesso

per camminare insieme nella stessa direzione.

movimento di massa di dieci milioni di persone

Questo processo è stato avviato da Solidarność,

come agli albori degli anni 80 e nonostante ciò,

che ha cambiato tante altre cose. Era un

ancora una volta, siamo riusciti a riscattarci

movimento che cercava di ottenere cambiamenti

e a spalancare le porte per la libertà e la

pacifici attraverso il dialogo. Credeva nel

democrazia in Polonia.

lavoro organico, paziente, e non solo nelle

Sono trascorsi 20 anni da quegli avvenimenti.

dimostrazioni di piazza. Dopo le esperienze

Il 4 giugno del 1989 abbiamo fatto un passo

dolorose, soprattutto quelle del 1970, quando,

enorme verso la democrazia e la libertà,

durante le manifestazioni, i comunisti hanno

inaspettatamente poi rafforzato attraverso la

ucciso decine di operai innocenti, ho capito che

creazione della Tavola Rotonda.

bisognava combattere diversamente, cercando tattiche e piani diversi; questo approccio ha

Spronati dalla vittoria alle elezioni si


28

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

prospettavano altri cambiamenti, sfruttando

coesistenza dei Paesi e dei popoli. All’epoca

la sorpresa dei comunisti. Qualche mese dopo,

della guerra fredda, si parlava di rivalità

nel Parlamento polacco prendeva la parola il

e di confronto: una visione che derivava

primo premier non comunista ad est del fiume

dall’opposizione dei due blocchi nemici. Oggi

Laba! Quindi, scardinare la porta socchiusa

dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare.

della libertà è stata una giusta operazione.

Bisogna credere nello spirito di collaborazione

La libertà è diventata contagiosa. I dadi sono

e di solidarietà. Ogni tanto mi sembra che,

cominciati a cadere. Con la nostra vittoria si è

per realizzare tutto questo, ci vogliano nuove

creato un effetto domino che ha portato radicali

generazioni. Ascoltando i pensieri e le idee dei

cambiamenti in questa parte dell’Europa e del

nostri figli e nipoti appare chiaro che per loro è

mondo, contribuendo alla caduta del Muro di

tutto più facile. Partono da un altro porto.

Berlino. Per Solidarność non c’erano confini. Questa è stata la sua e la nostra forza.

Purtroppo, la maggior parte della nostra generazione è ferma all’epoca precedente. Si

Solidarność non dovrebbe avere confini

parla molto di globalizzazione e di integrazione

soprattutto oggi, in un periodo totalmente

europea, ma non c’è un pensiero globale né un

diverso da allora, che impone nuove grandi

programma consequenziale per tutti. Si agisce

sfide, sconosciute decine di anni prima.

sempre seguendo i vecchi metodi, che non

Solidarność, pero, deve rimanere lo stesso, con il

portano da nessuna parte. Questo approccio ci

suo motto universalmente riconosciuto. Bisogna

spinge a galleggiare e non a veleggiare. Ognuno

ricordarlo, e far sì che non venga dimenticato.

si occupa solo dei problemi nazionali, la Francia

Soltanto in questo modo possiamo sfruttare

dei suoi, l’Italia dei suoi, la Polonia allo stesso

una chance storica per l’Europa e per il mondo.

modo; così viene a mancare la solidarietà.

Una chance che raddoppia la possibilità di

Quella solidarietà che grazie all’aiuto degli

creare un nuovo mondo, dopo la guerra fredda.

amici dell’Europa democratica, ha portato

Oggi viviamo nell’epoca dei vasi comunicanti,

noi polacchi a conquistare in modo pacifico la

la fortuna di un Paese dipende dalla fortuna

libertà, insieme ad altri popoli oppressi.

del Paese vicino, così come le sue disgrazie. Solo collaborando, possiamo sfruttare questa

Credo che Solidarność potrà unire anche

possibilità completamente e a lungo termine.

le future generazioni come una memoria

Sarebbero un male per tutti l’egoismo e la

storica di valore sempre attuale. Solidarność

lotta per gli interessi particolari. Oggi notiamo

ci potrà aiutare anche a risolvere i problemi

che l’Unione Europea è spesso distratta dagli

e i dubbi, che, purtroppo, ritornano sempre

interessi personali dei suoi membri, ci si basa

sull’evoluzione dell’Europa e del mondo.

su tattiche e la burocrazia assume un ruolo

Credo che con Solidarność potremo cambiare e

importante. Questo quadro d’insieme può far

migliorare il mondo di oggi come abbiamo fatto

perdere di vista gli obiettivi di unità, oscurati

20 anni fa. Auguro a tutti noi di avere la forza

dai problemi quotidiani.

per seguire questa strada, sulla quale ci potremo sempre incontrare. Lo dobbiamo al mondo, a

Possono venirci in aiuto le idee e i valori intorno ai quali ci riunivamo contro il comunismo; i valori intorno ai quali da decine di anni si costruisce un’idea per una sicura e proficua

noi stessi e alle future generazioni.


29

2006 . Femmine


30 Václav Havel

“RESPONSABILITÀ EUROPEA, UN PROGETTO COMUNE”

Václav Havel | Scrittore, drammaturgo e politico ceco, è stato l’ultimo presidente della Cecoslovacchia ed il primo presidente della Repubblica Ceca. Sull’onda della repressione seguita alla fine della Primavera di Praga nel 1968 fu bandito dal teatro e iniziò un’intensa attività politica, culminata con la pubblicazione del manifesto Charta 77. Dopo la creazione della Repubblica Ceca, Havel si candidò alla presidenza nelle elezioni del 26 gennaio 1993, risultando eletto. Nonostante le precarie condizioni di salute e tre interventi chirurgici è stato rieletto nel 1998. La sua presidenza fu caratterizzata da un orientamento politico anti-comunista di destra moderata e liberale, favorevole ad un’economia di mercato e filo-americano. Havel fu, infatti, il principale sostenitore dell’entrata della Repubblica Ceca nella NATO, avvenuta il 12 marzo del 1999, nonché dell’intervento dell’Alleanza nella guerra del Kosovo del 1999. Havel lasciò la carica dopo il secondo mandato come presidente della Repubblica Ceca, il 2 febbraio 2003


31

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Ci sono persone a Lipsia, Dresda e Berlino che hanno pregato per me quando ero in prigione e gliene sarò per sempre grato. Sapevamo tutti, o perlomeno lo sentivamo, che se la Cortina di Ferro fosse un giorno caduta sarebbe caduto anche il Muro di Berlino e viceversa: se il Muro cadeva, cadeva anche la Cortina. Ed è proprio quanto è accaduto: non

tra i tedeschi, e le piazze grandi e piccole delle

dimenticherò mai il modo in cui la gente

città della Repubblica Democratica Tedesca si

di Praga portava il tè ai cittadini dell’ex

riempivano di gente. Gli ideali che i cittadini

Repubblica Democratica Tedesca, accampandosi

Sassoni e quelli Cechi sottoscrissero quei

a centinaia nel giardino dell’ambasciata

giorni, nelle loro piazze, erano gli stessi: libertà,

praghese della Repubblica Federale di

democrazia, legalità e coesistenza civile. Anche

Germania, ed anche il modo entusiasta in cui

l’atmosfera delle nostre piazze era simile:

salutavano quando gli autobus riportavano quei

condividevamo lo stesso tipo di speranza, la

tedeschi nella Germania dell’Ovest. Quando

stessa prontezza a farsi avanti in nome di una

vidi tutto ciò, mi fu chiaro, e lo fu anche al mio

causa comune, abbiamo condiviso la solidarietà

Paese, che non avremmo dovuto attendere molto

ed il desiderio di capirsi reciprocamente. Come

tempo per vedere altri cambiamenti.

conseguenza, le autorità della Repubblica post-

E infatti è immediatamente seguita la

novembre sono state tra le prime in Europa

rivoluzione di novembre. Arrivò all’incirca

a sostenere l’idea della riunificazione della

nello stesso momento in cui cadeva il muro

Germania.


32

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Credo che molti semplici, ma meritori

responsabile. Per questo abbiamo davanti a

esempi di cooperazione tra Cechi e Sassoni,

noi un’occasione rara, dentro e fuori dai nostri

inclusa l’intensa collaborazione delle

confini.

comunità accademiche, abbiano le loro radici parzialmente, o forse prevalentemente, nella

L’influenza dell’Europa, passata e presente, sui

reciproca comprensione che scaturisce da una

cittadini e le società di tutto il mondo è stata

condivisa esperienza storica.

profonda. Nonostante l’ambiguità di molti suoi valori, per secoli e in modi diversi, l’Europa ha

Spesso mi chiedo perché una persona

promosso valori culturali e sistemi di governo

aiuta un’altra persona, un Paese aiuta un

oltre i propri confini. Per questa ragione, se non

altro Paese, un continente aiuta un altro

per altre, deve agire con responsabilità quando

continente. La spinta emozionale, un moto

guarda al futuro; deve unificare, rafforzare e

di compassione o solidarietà non offrono una

sviluppare, in modo che la società globale ne

spiegazione compiuta. C’è molto di più. Forse

risulti arricchita.

è la responsabilità che rende davvero umano un essere umano. La coscienza, il senso di

Sono certo che l’Europa abbia una

responsabilità per ciò che è oltre me stesso, oltre

responsabilità sempre più rilevante e che

il mio mondo e non mi lascia affatto indifferente

questa responsabilità vada assunta anche dai

sono direttamente correlati all’animo umano ed

nuovi Stati membri, Paesi che hanno lottato

alla consapevolezza di sé. La moderna filosofia

a lungo per essere parte dell’Unione europea,

ha espresso questo legame molte volte ed in

partner legittimi a pieno titolo di coloro che

molti modi, tuttavia è importante ribadirlo.

godono della democrazia da tempi più remoti;

Non possiamo essere indifferenti agli

questi Paesi non devono dimenticare che con

avvenimenti che accadono ad altre latitudini del

la loro appartenenza non hanno accettato solo

pianeta e, per capirli, dobbiamo considerarne

diritti e privilegi, ma altresì una parte della

le diverse dimensioni: quella morale, spirituale,

responsabilità dell’Europa.

filosofica, nonché quella meramente pratica. Il lavoro di sviluppo che permette ai Paesi di acquisire e consolidare consapevolezza e identità nel lungo termine, è difficile, ingrato e a volte apparentemente infinito. Ma per l’UE, la Cooperazione allo Sviluppo è una competenza unica, che può avere effetti di vasta portata e attraverso la quale possiamo dimostrare di voler utilizzare la nostra influenza in maniera

Dall’intervento per Project Voice e dalla conferenza tenuta all’Università di Dresda


33 Axel Hartmann

DALLA CADUTA DEL MURO ALLA RIUNIFICAZIONE DELLA GERMANIA

Axel Hartmann | Console Generale della Repubblica Federale di Germania a Milano da luglio 2006, con ufficio di competenza per il Nord Italia, ha compiuto gli studi accademici presso la facoltà di giurisprudenza delle Università di Gottinga e Würzburg. Già assistente scientifico e docente incaricato di diritto internazionale presso l’Università di Würzburg, nel 1978 diventa relatore di politica tedesca e di sicurezza presso la centrale federale della CDU a Bonn; collaboratore di Manfred Wörner. Nel 1980 entra in servizio per il Ministero Federale degli Affari Esteri della Germania Ovest; nel 1989 è capo aggiunto presso l’Ufficio Ministeriale del Capo della Cancelleria, il Ministro Federale Rudolf Seiters; in questo ruolo, nei mesi che segnano il crollo della DDR e l’avvio dell’unità tedesca, prende attivamente parte alle questioni tecniche e di coordinamento dei dipartimenti federali e della pianificazione politica. Successivamente prosegue i suoi incarichi di rilievo diplomatico nazionale, fino alla nomina a Console Generale per il Nord Italia.


34 Il 9 novembre 1989 cadde, in maniera del tutto inattesa, il Muro di Berlino. Negli anni precedenti si era verificato un lento

improvvisamente, quasi da un giorno all’altro.

processo di declino dell’assetto stabilito dal Patto di Varsavia, che aveva preso avvio in

Una grande tensione regnava in Europa quelle

Polonia nel 1980 con il movimento Sindacalista

settimane: il vecchio sistema di coordinate

Solidarność, moralmente appoggiato da Papa

politiche si era dissolto, e nessuno sapeva

Giovanni Paolo II. In seguito, la stagione di

cosa sarebbe accaduto in seguito. Non

rinnovamento inaugurata in Ungheria ed

mancarono tentativi di infiammare il dibattito

Unione Sovietica – che Michail Gorbachev si

sulla riunificazione tedesca: da Israele, Gran

impegnò a riformare dal 1985 – sfociò nella

Bretagna, Francia, Paesi Bassi e anche Italia

DDR nelle cosiddette “Dimostrazioni del

giungevano commenti critici. Fu l’allora

lunedì”, con le quali centinaia di migliaia di

Presidente degli Stati Uniti George H. W.

cittadini, nell’autunno del 1989, reclamarono

Bush a dichiarare ufficialmente per primo

libertà, diritti umani e democrazia, riuscendo

che spettava unicamente al popolo tedesco

infine a prevalere sul regime comunista.

la decisione di un’eventuale riunificazione, non appena fosse stata chiarita la situazione

In seguito all’apertura dei confini ungheresi per

internazionale. Con sorpresa di molti, il Primo

i cittadini provenienti dalla DDR, avvenuta il

Ministro spagnolo Felipe Gonzales, all’inizio

10 settembre 1989, il Muro aveva perduto sia

del dicembre 1989, appoggiò al Consiglio

a Berlino che lungo il confine tedesco la sua

Europeo di Strasburgo il Cancelliere Kohl con le

funzione di separazione, in quanto la Cortina

medesime argomentazioni, schierandosi contro

di Ferro – definizione con la quale Churchill

gli oppositori alla riunificazione.

aveva indicato la divisione dell’Europa già nel 1946—era in fase di smantellamento. Ma anche

Nei mesi seguenti, i cittadini della DDR si resero

l’assetto stabilito negli anni del dopoguerra,

protagonisti di avvenimenti ormai irreversibili:

il sistema di Jalta e Postdam e la situazione

ottennero libere elezioni, che portarono, il 14

di conflittualità tra Est ed Ovest, che aveva

marzo 1990, all’insediamento del primo regime

contraddistinto la politica europea, svanirono

democratico nel paese, mentre il 23 agosto


35

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

1990 il Parlamento votò a grande maggioranza

Più di 250 miliardi di euro sono stati convogliati

l’adesione alla Repubblica Federale Tedesca.

verso la Germania Est, che dispone oggi di

Tutto ciò avvenne senza violenza: si trattava

moderne infrastrutture, nuove autostrade

della prima rivoluzione pacifica della storia della

e numerose imprese altamente produttive;

Germania.

ciò è stato possibile grazie all’iniziativa della popolazione, ma anche in seguito agli

In pochi mesi furono stipulati diversi

investimenti effettuati da grossi gruppi

accordi finalizzati all’unificazione economica

industriali, provenienti anche dall’Italia.

e monetaria, e si procedette inoltre all’implementazione di un procedimento di

Tuttavia, in seguito all’espansione verso est

allineamento legislativo. Il sistema di economia

dell’Unione Europea e agli effetti dei processi

pianificata, finanziariamente dissestato e

di globalizzazione in atto, anche la Germania

moralmente compromesso, venne smantellato, e

orientale ha dovuto fronteggiare una situazione

la DDR, governata da una libera Costituzione,

di forte competizione, che può essere superata

fu inserita in un contesto di economia sociale di

solo grazie all’elevata qualità dei suoi prodotti.

mercato. Un processo che non ha eguali nella

Nonostante il tessuto economico di alcune

storia moderna.

aree dei nuovi Länder sia caratterizzato da problematiche come la disoccupazione e

Per stabilizzare la situazione di fluttuazione

l’emigrazione dei giovani, il bilancio della

internazionale, il Cancelliere Kohl garantì ai

riunificazione rimane comunque positivo, grazie

partner europei che la Germania non avrebbe

agli indubbi benefici apportati ai cittadini della

mai più intrapreso un percorso indipendente,

ex-DDR.

ma sarebbe rimasta integrata nel contesto dell’Unione. Tale rafforzamento dell’unità europea trovò espressione nella configurazione introdotta dal trattato di Maastricht del 1992. Anche l’avvento dell’Euro può pertanto essere considerato come una conseguenza dell’unificazione tedesca: la riunificazione delle due Germanie e l’Unione Europea sono due facce della stessa medaglia o, per meglio dire, moneta. In sedici anni di riunificazione, la parte orientale del nostro paese ha compiuto notevoli progressi.


36

2008 . Test / Danza verticale


37 Gianni De Michelis

IL SUCCESSO DEL MITTELFEST

Gianni De Michelis | Esponente di spicco del Psi ai tempi di Craxi, è stato più volte ministro: delle Partecipazioni statali (dal 1980 al 1983), del Lavoro (nel 1986), degli Affari Esteri (dal 1989 al 1992), nonché vicepresidente del Consiglio dei Ministri (1988-1989). Segretario nazionale del Nuovo PSI (2001-2007), alle elezioni europee del 2004, è stato eletto deputato del Parlamento europeo. Nel 2007 ha aderito alla Costituente del Partito Socialista. Quale Ministro degli Esteri, si trovò ad affrontare l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq il 2 agosto 1990. Fu uno dei fondatori dell’iniziativa Pentagonale, all’origine dello stesso MittelFest. Nell’aprile 1991 Andreotti, alla guida del suo VII Governo, riconfermò De Michelis al Ministero degli Affari Esteri. E’ stato Parlamentare europeo dal 2004 al 2009.


38 Il MittelFest rappresenta il risultato migliore e più duraturo dell’iniziativa diplomatica che l’Italia svolse negli anni tumultuosi e drammatici che segnarono la fine della Guerra Fredda. Nel corso del 1989 infatti, mentre dalla Polonia

nostro medesimo linguaggio politico.

all’Ungheria si moltiplicavano i segni della

E fu così che con una tempestività che ebbe del

disgregazione dell’Impero Sovietico e dei regimi

miracoloso, fummo in grado, già nel corso del

che nel secondo dopoguerra avevano imposto

1989, e più precisamente il 10 novembre, di

la dittatura comunista nei Paesi dell’Europa

arrivare a porre la firma a Budapest sul trattato

Orientale, l’Italia, assieme all’Austria, ma con

che istituiva un accordo di cooperazione e di

un ruolo prevalente, che derivava dalla duplice

integrazione, che passò alla storia sotto il nome

appartenenza alla NATO e alla Comunità

di Quadrangolare.

Europea, moltiplicò gli sforzi volti ad offrire una sponda formale ai Paesi, che stavano

La tempestività fu tale che la firma dell’accordo

modificando la loro situazione interna, anche al

coincise con la caduta del Muro di Berlino (per

fine di cominciare a creare le premesse affinché

la precisione la cerimonia ebbe luogo il giorno

la logica dell’integrazione potesse prevalere su

dopo ed io stesso ricevetti la notizia dal mio

quella della disintegrazione.

collega tedesco Ministro Genscher subito dopo il mio arrivo a Budapest) e anticipò addirittura la

Il primo Paese dell’Europa Orientale, a

fine del comunismo in Bulgaria, Cecoslovacchia

cui ci rivolgemmo, fu l’Ungheria, ma,

e Romania.

devo ammetterlo, eravamo convinti che le soddisfazioni maggiori ci sarebbero venute dalla

Ci mettemmo subito al lavoro con il duplice

Jugoslavia, che, in quel momento, sembrava

obiettivo di allargare la partecipazione al resto

presentare il vantaggio del sistema politico

dell’Europa Orientale e di rendere possibile

sociale più vicino a quello occidentale e che con

delle attività concrete da attuare in comune,

il governo Markovic-Loncar sembrava parlare il

al fine di suturare la ferita semisecolare


39

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

rappresentata dalla Cortina di Ferro.

non a caso, del Presidente della Repubblica

Ricordo che fin dall’ora ebbi a definire la

Italiana Francesco Cossiga e di quella del

Quadrangolare (che l’anno dopo si trasformò

Primo presidente espressione della ritrovata

in Pentagonale e nel 1991 in Esagonale

democrazia Ungherese Árpád Göncz, tra l’altro

con l’adesione di Cecoslovacchia e Polonia)

intellettuale ed autore di teatro.

come una struttura provvisoria (una sorta di impalcatura da smontare una volta completata

Sono passati diciotto anni e il MittelFest

la costruzione) destinata a scomparire via via

è più vivo che mai ed è diventato a buon

che i suoi membri orientali sarebbero stati

diritto un protagonista della vita culturale

annessi in quella che era destinata a diventare

europea; nel frattempo l’Unione è passata

(proprio in quegli anni con il trattato di

da 12 a 27 membri e ciò nonostante anche

Maastricht) l’Unione Europea.

la Quadrangolare continua a svolgere le sue funzioni, pur sempre provvisorie, essendosi

In un certo senso anticipammo tutti nella

trasformata in Iniziativa Centro Europea

direzione di quello che poi chiamammo

(con 18 Paesi Membri) essendosi dotata di

l’allargamento, precedendo addirittura il

una dimensione parlamentare, nonché di un

primo passo concreto in quella direzione e cioè

Segretariato Permanente significativamente

l’Unificazione Tedesca, che avvenne solo un

collocato a Trieste.

anno dopo.

Per fortuna la ricucitura delle cicatrici del XX

Certo, ci furono anche gli incidenti di percorso

secolo è cominciata dalla cultura!

e il dramma juogoslavo ne fu l’esempio più drammatico. Questo non ci distolse dall’intensifìcare gli sforzi nella direzione di azioni integrative e ciò ci spinse anche e soprattutto nella direzione del dialogo tra le culture e per questa ragione tra le iniziative che prendemmo in considerazione, grazie anche al contributo di molti intellettuali del Nord-Est, ci fu l’idea di organizzare un vero e proprio festival culturale della Mitteleuropa, cioè qualcosa che sottolineasse il recupero di una dimensione culturale (corrispondente all’area adriatico-danubiana o, se vogliamo, all’impero asburgico), che era stata distrutta dalle vicende politiche della seconda metà del 900. E fu così che, se non ricordo male, nel luglio del 1991, a Cividale venne inaugurata la prima edizione del MittelFest, alla presenza,


40 Dimitrij Rupel

VENT’ANNI DOPO

Dimitrij Rupel

| Dimitrij Rupel è nato nel 1946 a Lubiana. Nel 1976 si è laureato in sociologia alla Brandeis University di Boston (USA) nel 1980 è diventato docente, nel 1990 Professore Ordinario presso la Facoltà di sociologia all’Università di Ljubljana (FSPN). E’ cofondatore e coeditore della rivista Nova revija, uscita per la prima volta nel 1982, in cui nel 1987 uscì – nel famoso numero »57« - Prispevki za slovenski nacionalni program. L’uscita di questo numero significò un confronto con l’organizzazione politica e nazionale jugoslava. Le autorità comuniste rimossero Rupel dal suo incarico, ma non poterono arrestare il movimento democratico. All’inizio del 1989 Rupel istituì il partito Slovenska demokratična zveza che vinse le elezioni del 1990 assieme agli altri partiti non comunisti della coalizione (Demos), mentre nel 1991 raggiunse l’indipendenza della Slovenia. Dimitrij Rupel fu Ministro degli Esteri per i primi due governi democratici (1990-1993), deputato all’ Assemblea nazionale (1992-1994), sindaco di Lubiana (1994-1997), ambasciatore a Washington (1997-2000), dopodiché fino al 2008 – tranne alcune brevi interruzioni – ricoprì l’incarico di Ministro degli Esteri nei governi di J. Drnovšek, A. Rop e J. Janša. Nel 2005 Rupel fu a capo della Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), nel primo semestre del 2008 fu invece presidente del Consiglio dell’UE. Rupel ha pubblicato oltre a centinaia di articoli 36 libri, tra cui 16 opere letterarie. Ha da poco terminato il romanzo Predsednik ali Tako, kot je bilo.


41

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Lubiana, 4 giugno 2009

L’anno 1989 ha avuto inizio - se non erro - già nel 1975 con l’Atto conclusivo di Helsinki ovvero con l’inizio della Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa (CSCE), evolutasi in seguito nell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). L’Atto di Helsinki, nonostante avesse limitato

forte e tenace. Quegli anni venivano chiamati

il concetto dell’autodeterminazione dei popoli,

anni di ferro e addirittura periodo della

lo attualizzò, risvegliando così l’interesse per i

restalinizzazione. Negli anni Ottanta la

diritti umani e scatenando gli sconvolgimenti

disciplina finì col cedere, mentre i comunisti

politici nell’ Europa centrale e orientale,

lentamente si scoraggiarono.

compresa la Jugoslavia e l’Unione Sovietica. Il nove novembre (09/11) 1989 è caduto il Nel 1975 è uscito, in seguito a diverse serie

Muro di Berlino, l’undici settembre (11/09)

complicazioni, anche il mio romanzo Hi

2001 invece sono crollate le Torri Gemelle

kvadrat, che trattava la polemica con il regime

del WTC. Nel 1990 si riunirono la Germania

e soprattutto con l’Armata popolare jugoslava,

dell’Est e la Germania dell’Ovest, il 1991

la quale - com’è ben noto – svolse il ruolo

è segnato dallo sfascio della Jugoslavia e

principale nell’ultimo tragico atto del dramma

dell’Unione Sovietica. In seguito a questi

jugoslavo iniziato con la caduta del Muro di

eventi rivoluzionari, denominati come la

Berlino e protrattosi per un intero decennio.

fine della guerra fredda o addirittura »la

La Jugoslavia celava molto bene i propri difetti

fine della storia«, l’inizio »del conflitto delle

negli anni settanta e - similmente agli altri Paesi

civiltà« ... il mondo è comunque diverso. Nasce

Ex-Comunisti - investì molto in un’immagine

spontanea la domanda se l’attacco terroristico


42 (2001) sia stato una risposta all’assalto degli

che si dice simile a quella del 1929.

attivisti (1989). Il significato della rivoluzione dipende dall’ampiezza della visione: per

La Slovenia, rispetto agli altri paesi dell’Europa

alcuni, in Occidente, il mondo della stabilità

centrale e orientale, aveva un compito

e della sicurezza è crollato, mentre per altri,

notevolmente più arduo. Mentre gli Ungheresi,i

in Oriente, è arrivata la liberazione. In ogni

Polacchi, i Rumeni ecc. lottavano per la

caso si tratta di un periodo di disfacimento,

democrazia, noi Sloveni dovevamo innanzitutto

di sfascio (Unione Sovietica, Jugoslavia) e di

creare una nazione nostra per così discostarci

riorganizzazione del mondo costruito dopo il

ovvero scioglierci dalla Jugoslavia. Possiamo

secondo conflitto mondiale. La NATO e l’UE

notare come per diversi popoli dell’ex Jugoslavia

si sono ampliate, ha avuto inizio il dibattito

il tempo si sia arrestato, mentre per altri scorre

sulla riforma dell’ONU. Gli eventi rivoluzionari

più lentamente rispetto al resto del mondo.

hanno favorito ovunque lo sviluppo economico e

Anche noi Sloveni abbiamo perso un po’ di

culturale, la crescita del benessere e l’affermarsi

tempo, il che è naturale. Potremmo avere un

di grandi aspettative. Questa ascesa dura quasi

vantaggio di qualche anno se a causa di ritardi

da vent’anni. La NATO ha 26 Stati membri,

storci non avessimo dovuto creare uno stato

l’UE ne ha 27, l’ OSCE invece 56. L’ONU

indipendente nonchè lottare per un’adeguata

sta affrontando le tematiche del dibattito

collocazione a livello internazionale. L’impegno

sulla riforma del Consiglio di sicurezza, che è

investito nella creazione di uno stato

ancora oggi l’espressione dell’equilibrio delle

indipendente ci ha tolto molte forze e attenzioni

forze dominanti del 1945. Quali progetti non

che altrimenti avremmo potuto destinare alla

sono ancora realizzati? I Balcani, il Caucaso,

crescita delle istituzioni democratiche. A causa

l’Ucraina?

degli »interessi nazionali« nel 1991 abbiamo raggiunto un’alleanza tra tutti i partiti politici,

Da un lato ci sono gli oppositori ultra-

il che ad alcuni fece sorgere il dubbio che le cose

conservativi della civiltà moderna, tra cui anche

sarebbero andate avanti come sempre.

i terroristi. A questi seguono i nazionalisti comunisti estremi, come lo fu Milošević. Tra

All’estero molti osservatori benintenzionati

i nemici dei cambiamenti rientrano anche

sostenevano Belgrado, soprattutto Ante

i nazionalisti »mainstream« nonchè altri

Marković, convinti che si adoperasse per

conservatori ancora, tra cui rivestono un ruolo

conservare la Jugoslavia. La sovranità

di grande influenza gli ex comunisti. Oggi il

nazionale e l’inviolabilità dei confini sono da

disfacimento/lo sfacelo sembrano arginati,

sempre stati principi di estremo rilievo nei

le crisi stanno giungendo alla fine. La crisi

rapporti internazionali, sebbene venissero

jugoslava è praticamente conclusa, in Russia si

sempre più sovente »minacciati« da un nuovo

adoperano ancora in nome della vecchia gloria.

principio democratico, il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Alcuni videro nello

L’UE non si riesce ad adottare il trattato per

sfacelo della Jugoslavia - legittimamente - il

la costituzione. L’allargamento della NATO e

preannuncio dello sfacelo dell’Unione Sovietica.

dell’UE stanno frenando. L’Occidente è sempre

Pertanto temevano lo scoppio di guerre civili e

più indulgente verso la Russia. La crescita

di un’instabilità su larga scala. Altri tifavano

economica, legata alla conquista dei mercati

per la Serbia. Altri ancora rimpiangevano

dell’Est, è in calo. Dopo la stasi subentra la crisi,

la fine del monopartitismo e del socialismo


43

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

temendo per prima cosa le sue (ma soprattutto

dell’Europa centrale e orientale.

le proprie) »conquiste«. Questi timori hanno offuscato la vista a più di qualcuno, facendo sì

Alcuni nostri cronisti non hanno fino ad oggi

che non intuisse la necessità e la fermezza degli

accettato la compagnia con cui la Slovenia

avvenimenti storici e soprattutto dei progetti

entrava a far parte dell’UE e soprattutto

criminosi del regime di Milošević. Milioni di

nella NATO. Com’è noto, in entrambi i casi si

persone sono stati vittime di una politica errata

trattava di »una grande esplosione«, di un gran

e di una vista offuscata. Conflitti storici e non

ampliamento con dieci1 ovvero sette2 nuovi Stati

si sono protratti per molti anni dagli inizi fino

membri. L’idea fondamentale dell’allargamento

ai giorni nostri e, in qualche modo, continuano

era quella di spingere i confini orientali

ancora oggi: fatto questo testimoniato da

dell’Occidente sempre più verso l’Est, così

conflitti tra popoli e gruppi etnici nei territori

come anche attribuire un riconoscimento per la

dell’ex Unione Sovietica, dalle difficoltà

sofferenza sotto il regime comunista sovietico:

della Grusia e dell’Ucraina e dall’instabilità

da qui «l’errore« che ai nostri cronisti non è

in Kosovo. Nonostante un ottimale sviluppo

sfuggito. Al momento dell’allargamento dell’UE

economico e i risultati conseguiti nella

e della NATO i media stranieri spiegavano

politica estera da parte dell’ONU, dell’OSCE,

– in base all’opinione dei nostri cronisti

dell’Unione Europea e della NATO, la Slovenia

erroneamente, in realtà però correttamente

non è uscita del tutto indenne da tali conflitti.

– che si trattava dei Paesi del Patto di Varsavia, infatti l’ampliamento era destinato

La Slovenia ha proclamato la propria

principalmente a loro. I cronisti vogliono dire

indipendenza il 25 giugno 1991. L’Unione

che alla Jugoslavia ovvero alla Slovenia l’entrata

Europea - su iniziativa della Germania - l’ha di

nella NATO non era necessaria in quanto da

fatto riconosciuta già alla fine di quello stesso

noi vigeva »il socialismo umano« ed il non

anno. Gli sforzi necessari per il raggiungimento

allineamento; e da noi – di certo anche negli

del riconoscimento internazionale durarono

anni Ottanta – si stava bene!

per un periodo relativamente breve e riscossero un gran successo. Paragonando lo stato delle

Da un lato è chiaro che il 1989 e il 2009

cose e gli avvenimenti che caratterizzarono la

siano due anni diversi come il giorno e

vita degli Sloveni prima dell’indipendenza,

la notte. Dall’altro invece non posso non

il lasso di tempo tra il 1989 e il 2009 è un

stupirmi di fronte all’atteggiamento negativo,

periodo alquanto breve, che però fu denso di

a volte addirittura sprezzante, nei confronti

avvenimenti e cambiamenti notevoli. Alcuni

dei cambiamenti cruciali in Europa, della

avvenimenti e cambiamenti sono il frutto degli

proclamazione di indipendenza della Slovenia

sforzi a livello nazionale nonché dei sacrifici e

e di altre conquiste raggiunte negli ultimi

delle soluzioni immediate e ingegnose di singoli

vent’anni. Questi commenti negativi e

individui; comunque sia,abbiamo partecipato

sprezzanti si stanno moltiplicando - soprattutto

al corso della storia ottenendo così benefici

qui da noi in Slovenia - diventando sempre

e ricompense, proprio come gli altri popoli

più intolleranti. Sono convinto che col tempo

1 Nel 2004 all’UE aderiscono 10 nuovi Stati membri: Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovacchia e Slovenia. “Le ritardatarie” Bulgaria e Romania dovrebbero entrare nell’ UE nel 2007 o nel 2008. 2 Nel 1999 la NATO si allarga a tre nuovi paesi: Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, nel 2004, due mesi prima dell’UE, a sette paesi: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia.


44 questo fervore antidemocratico andrà scemando.

e addirittura dell’Unione Europea. In meno di

Eppure, quando leggo o sento tali osservazioni,

venti anni la Slovenia ha dovuto discostarsi

mi rendo conto che sorprendentemente sono

e differenziarsi dalla Jugoslavia, creare le

molto simili alle voci che furono oggetto del mio

necessarie istituzioni nazionali, come anche

turbamento nonché delle mie preoccupazioni

l’esercito e la diplomazia, raggiungere il

negli anni Ottanta.

riconoscimento internazionale, inserirsi nei rapporti internazionali cercando di ottenere una

Sono passati diversi anni, trenta o più, da

posizione degna di fiducia ovvero di uno stato

quando mi sono impegnato, venendo così

affidabile e credibile.

considerato un critico degli atteggiamenti antinato e antiamericani jugoslavi. I dibattiti

Né la Romania né la Bulgaria dovettero

relativi all’entrata della Slovenia nella NATO

cimentarsi nella creazione di uno stato nuovo.

agli inizi di questo secolo hanno causato

Nemmeno i Polacchi e gli Ungheresi dovettero

notevole agitazione di una parte della

istituire l’esercito e il corpo diplomatico.

realtà politica slovena e di gran parte dei

Addirittura l’Estonia, la Lettonia, la Lituania,

media. Pertanto i fautori della particolarità

la Slovacchia, la Serbia e la Croazia furono in

slovena (che si chiamano anche sostenitori

passato stati autonomi. Perfino il Montenegro fu

dell’interesse nazionale sloveno) sono ancora

un tempo uno stato indipendente.

oggi in stato di choc o di rifiuto. Gli oppositori della NATO erano, prima di ciò, oppositori

Alla fine del XX. secolo è emerso che la

dell’indipendenza, del sistema pluripartitico

Jugoslavia non soddisfa più le necessità dei

e dell’ economia di mercato; quando invece

propri popoli. I motivi di tale inadeguatezza

subentrarono dei cambiamenti, tentarono

sono molteplici: uno di questi è indubbiamente

di rappresentarli come degli strascichi del

il fatto che l’unione degli Slavi meridionali

precedente sistema attribuendoli alla politica

nel corso dei processi di allargamento dell’UE

slovena autogestita e non allineata che di fondo

e della comunità euro-atlantica si è rivelata

sarebbe dovuta essere democratica e che si

insufficiente. Venti milioni di persone e una

sarebbe preparata all’indipendenza ancora

Jugoslavia arretrata non potevano tenere

prima del 1990. Questa rappresentazione

il passo con i grandi processi globali di

mitologica della Slovenia si poteva mantenere

integrazione.

solamente con la negazione della propria partecipazione al sistema monopartitico

Dopo la caduta del Muro di Berlino si sono

comunista e della somiglianza di fondo con

mossi solo due dei popoli jugoslavi: quello

l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia. Inoltre

sloveno e quello croato. Quando l’Europa

all’occorrenza hanno ripudiato la Jugoslavia non

cominciò ad allargarsi con vigore, solamente

volendo però ammettere che il potere comunista

la Repubblica Ceca, la Lettonia, la Lituania,

fosse amorale e sorpassato.

l’Ungheria, la Polonia, la Slovacchia e la Slovenia riuscirono a reggere i ritmi repentini

Nei diciassette anni dopo l’indipendenza la

dei cambiamenti. In seguito anche la Bulgaria

Slovenia si trasformò da repubblica socialista

e la Romania. La maggior parte dei popoli

jugoslava in una nazione europea alquanto

slavi meridionali – nonostante ci fossimo spesso

moderna e rispettabile, a cui si può affidare la

lodati per il nostro progressismo e la nostra

direzione di grandi organizzazioni internazionali

vicinanza all’Occidente – è rimasta indietro.


45

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

L’Armata Popolare Jugoslava rappresentava

dietro ai recinti doppi e alle mura alte delle

l’esercito di questa arretratezza.

loro residenze e – ovviamente non ammettono alcuna domanda.

Non molto tempo fa mi hanno proposto di ristampare il mio romanzo Hi kvadrat

Ad alcuni eventi e grovigli, che ho appena

uscito per la prima volta nel 1975. Il libro è

esposto per sommi capi, ho dedicato il mio

da un certo punto di vista la testimonianza

ultimo romanzo, che sto portando a termine in

di garbugli culturali e politici del passato.

questi giorni. Solo ora che il libro praticamente

Trentatré anni addietro si dovevano misurare

è praticamente finito e posso scorgere il

le parole. Pertanto si doveva descrivere i guai

susseguirsi dei singoli episodi racchiusi in

con le autorità becere,la povertà culturale,le

capitoli, mi chiedo dove e fino a che punto

umiliazioni meschine,le paure e ogni sorta di

siamo giunti in tutti questi anni. E’ vero quello

incresciosi inconvenienti con parole diverse.

che il primo presidente sloveno ha detto alla vigilia della proclamazione dell’indipendenza,

In veste di autore di queste righe, una volta,

ovvero che nulla sarà più uguale a prima? Forse

diciamo dal 1968 in poi, in Jugoslavia venivo

aveva ragione il secondo presidente sloveno,

considerato come un intellettuale problematico,

oggi defunto, quando una volta disse che oggi le

un avanguardista, un sessantottino, un

cose vanno peggio rispetto agli anni ottanta? O

rappresentante della destra borghese; dal 1989

forse, proprio come dice il titolo del mio ultimo

in poi mi sono immedesimato completamente

romanzo, le cose sono così com’erano?

con il movimento democratico sloveno e la nazione slovena, che ho servito impegnandomi con tutte le forze come deputato, sindaco, ambasciatore e Ministro degli esteri. Hi kvadrat è, come ho già detto, la storia di una tappa del percorso tortuoso che porta dal socialismo jugoslavo all’indipendenza nonché ad una Slovenia democratica. Parla inoltre dell’inflessibilità di una mentalità e di una generazione che in Slovenia, dopo il secondo conflitto mondiale, ha preso possesso di ogni cosa. Questa mentalità – nonostante diversi miglioramenti e agevolazioni avvenuti dopo il 1975, ma soprattutto dopo l’indipendenza – è viva e attiva ancora oggi. Penso che il problema fondamentale si celi nel fatto che molti cittadini sloveni hanno ancora oggi qualche difficoltà nell’identificarsi con la propria nazione e non hanno un sufficiente riflesso democratico. Solo in quest’ottica è possibile capire l’apartheid dei funzionari statali che predicano il rispetto dei diritti umani


46 Adriano Biasutti

DA ALPE ADRIA ALLA NUOVA EUROPA

Adriano Biasutti | Eletto consigliere regionale nella terza legislatura della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, dal 1973 al 1978 ha ricoperto la carica di Presidente del Gruppo della Dc. Successivamente, nella quarta legislatura dal 1978 al 1983, è stato nominato Assessore alla Ricostruzione ed ai Lavori Pubblici. E’ diventato presidente della Giunta regionale nel 1985 e ha guidato la Regione Friuli Venezia Giulia fino al 1991. La sua carriera politica è caratterizzata anche dai mandati parlamentari nelle file della Democrazia Cristiana. Adriano Biasutti ha infatti iniziato la sua attività politica nel movimento giovanile della Dc, di cui è stato delegato regionale, ricoprendo importanti incarichi nel Comitato provinciale del partito.


47

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Nel febbraio del 1985, al termine del biennio di presidenza della Comunità di lavoro AlpeAdria da parte della regione Friuli Venezia Giulia, informai il consiglio regionale sulla attività svolta e sulle prospettive future. A quel tempo la Comunità, nata a Venezia nel

con i popoli vicini.

novembre del 1978, era composta da dieci

Le regioni partecipanti si sono ritrovate su

regioni di quattro Paesi appartenenti a tre

alcune caratteristiche ricorrenti in tutte:

sistemi politico istituzionali diversi, Unione

un comune passato storico, una comune

Europea, Neutrali, Non Allineati, con quattro

civiltà, comuni problemi di emarginazione

lingue ma con un obiettivo unico: l’affermazione

nei confronti dei rispettivi centri decisionali

della pace attraverso l’approfondimento della

politico amministrativi, comune necessità di

reciproca conoscenza, lo scambio di esperienze,

integrazione delle rispettive vie di collegamento,

l’avvio di una organica collaborazione nei varie

comuni situazioni geoeconomiche, comuni

settori di interesse comune, la ricerca degli

esigenze di difesa dell’ambiente naturale e di

elementi unificanti al di là delle differenziazioni

sviluppo di quelle umano. Non veniva detto

storicopolitiche. Gli anni Settanta erano stati

apertamente, ma l’obiettivo vero era quello

caratterizzati da grosse crisi economiche,

di superare l’ormai anacronistica e dannosa

legate soprattutto alle vicende petrolifere,

barriera costituita dalla “Cortina di Ferro”.

da drammatiche crisi civili, dal dilagare del terrorismo, con uno smarrimento delle coscienze

E il cerchio si chiuse con l’adesione di altre

che si interrogavano con angoscia sul futuro.

regioni e in particolare delle “contee” ungheresi che fecero salire a quattro i sistemi politici

Era diffuso un profondo bisogno di pace, di

istituzionali. Cioè il “Blocco Sovietico” che

collaborazione operosa, di una nuova solidarietà

significava, con tutte le sue implicanze politiche,

umana, all’interno delle nazioni e nei rapporti

anche COMECON e Patto di Varsavia.


48

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

Chi partecipava aveva la consapevolezza di aver

propaghi sul territorio perché la condivisione dei

contribuito a far nascere un nuovo livello di

mutamenti e delle iniziative fu comune a gran

politica estera che suscitava grande apprensione

parte della regione. Basti pensare all’invenzione

nelle vaste “cancellerie”. Comprendemmo

di far riconoscere empiricamente la Slovenia, gli

appieno di aver contribuito al processo di

consentì di non entrare nel tunnel drammatico

disintegrazione dei vecchi stati dell’Europa

del successivo disfacimento della Jugoslavia,

Orientale, con una contemporanea tendenza

con la visita del presidente della repubblica

alla riaggregazione verso l’Unione europea, nel

Cossiga a Gorizia. Formalmente fu una visita al

tormentato viaggio verso Lubiana per sostenere

comune ma passò il confine a piedi, non c’era

le ragioni della Slovenia che si era staccata

nessun rappresentante del governo italiano

dalla Federazione Jugoslava e che era attaccata

che sull’argomento aveva opinioni diverse, e

militarmente.

incontrò i nuovi presidenti della repubblica e del consiglio sloveni Milan Kucan e Lojze Peterle.

Il MittelFest fu così la prosecuzione naturale di

Per la comunità internazionale l’Italia aveva

quella politica nella convinzione che la cultura,

riconosciuto la Slovenia mettendola al riparto

in tutte le sue espressioni, avrebbe rinsaldato

da altre ritorsioni e, probabilmente, un fatto del

legami e fatto crescere nuove prospettive.

genere non sarebbe stato possibile in un luogo

Non fu casuale nemmeno la scelta di Cividale

diverso da Gorizia.

del Friuli per il suo passato storico e la sua collocazione geografica. Alla sua apertura

Le cose da fare, per concretizzare

arrivarono cinque presidenti di repubblica

definitivamente la lungimiranza dei padri di

con Francesco Cossiga che fece gli onori di

AlpeAdria, sono ancora tante e i tempi sono

casa mentre il ministro degli esteri Gianni

di nuovo difficili. Un MittelFest che riscopre

De Michelis riunì proprio a Cividale i suoi

le motivazioni iniziali può ancora essere un

colleghi della “Pentagonale”, l’organismo di

indispensabile punto di riferimento, può

cooperazione che nacque sulle ceneri del vecchio

fare da battistrada ad una nuova stagione di

blocco comunista.

cooperazione e solidarietà.

Il MittelFest, con luci e ombre, è sopravvissuto

Anche perché dalle ceneri di AlpeAdria sta

alle vicende tumultuose di questi ultimi anni

nascendo “l’Euroregione” nuovo strumento

e oggi inizia una nuova stagione che lo riporta

politico-istituzionale, e il suo messaggio

alle radici, una vera e propria ripartenza nel

culturale può alimentare scelta e programmi.

ricordo sempre attuale della caduta del Muro di Berlino. Non è una divagazione ma una urgente necessità riesaminare anche con i protagonisti di quel tempo, accanto alle manifestazioni culturali, avvenimenti che hanno lasciato un segno indelebile. Hanno cambiato il mondo o sicuramente l’Europa ma alcuni processi restano ancora aperti. Ed è importante, pur restando solidamente ancorata a Cividale, che la manifestazione si


49 Imre Kozma

LA QUESTIONE UNGHERESE

Imre Kozma |

Padre Imre Kozma è il religioso ungherese che, nell”estate del 1989, raccolse, alloggiò e sfamò oltre 50.000 profughi che, dalla Germania dell”Est, attraverso l”Ungheria fuggivano in Austria e Germania. Compiuti gli studi superiori con la maturità classica, mentre sembrava destinato ad una brillante carriera calcistica, Imre scelse la strada del sacerdozio e del servizio a Dio ed all’uomo. A lui, in qualità di presidente del Servizio Caritativo dell’Ordine di Malta, si rivolse il 13 agosto 1989 un funzionario dell’ambasciata dell’allora Germania Ovest, per chiedergli di “fornire assistenza ai profughi che arrivavano in massa dalla Germania Orientale”.”Sì, certo” rispose Imre ed in breve si trovò a dare ospitalità a quasi 50.000 tedeschi dell’Est. In occasione di un suo viaggio a Budapest, il ministro degli Esteri tedesco ha consegnato a padre Imre la Gran Croce al merito della Repubblica Federale,la più alta onorificenza che uno straniero possa ricevere dal governo tedesco: “è stato Lei a divellere il primo mattone dal Muro di Berlino” gli ha detto il ministro. Nonostante la sua Presidenza del Servizio caritativo dell’Ordine di Malta, con un esercito di 40.000 volontari e 89 dipendenti, padre Imre rimane ancora un semplice prete di quartiere, che ogni giorno celebra la messa e tiene lezioni di catechismo.


50 1989: la nazione ungherese accoglie i tedeschi dell’Est e apre le frontiere.Nel 2009 noi membri del Servizio di Carità Maltese in Ungheria commemoriamo l’accoglienza dei cittadini della Germania Est ed insieme a tutta la nazione ungherese ricordiamo l’apertura delle frontiere. Dobbiamo affermare, con dovuta umiltà, che

Il presidente Romano Prodi disse: “Nel caso

nella storia del XX secolo, dopo il 1956, il

della Germania divisa non potremmo parlare

ruolo svolto dagli ungheresi nel 1989 è stato in

di Europa unita. La caduta del Muro di Berlino

grado di influenzare la storia di tutta l’Europa e

segnò una nuova prospettiva dell’Europa.”

indirettamente quella di tutto il mondo. Hans Dietrich Genscher, ministro degli Esteri, Potrei anche apprezzare quell’atteggiamento che

nell’ottobre 1989, durante una messa solenne

suggerisce di non tener conto delle nostre azioni

tenuta nella chiesa di Zugliget a Budapest

positive e ritiene sia più nobile aspettare che

(presso la quale, il 14 agosto 1989, venne

siano le altre nazioni europee ad intraprendere

aperto il primo campo d’accoglienza ) ha

ed organizzare manifestazioni commemorative.

menzionato una verità che ci ha scaldato il

Dovremmo forse sfogliare più spesso le pagine

cuore: “Il primo mattone del Muro di Berlino è

del libro della nostra storia e soffermarci sulla

stato tolto qui, a Zugliget, da padre Kozma, dai

pagina dove viene ricordato quest’evento.

membri del Servizio di Carità Maltese, da Voi ungheresi.” A questo proposito mi permetto di


51

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

ricordare il ventesimo anniversario della caduta

collaborando con la comunità parrocchiale di

del Muro.

Zugliget, di cui all’epoca ero parroco, abbiamo aperto le porte per accogliere i profughi. Sopra

Cos’è successo a Zugliget, una parrocchia alla

la nostra porta ho scritto un messaggio in latino,

periferia di Budapest, in una comunità cristiana

inciso sulla porta di un monastero medievale:

pronta a rischiare? Per alcuni mesi si poteva

“Ianua patet, cor magis!”.

osservare l’eredità di Cristo tante volte richiesta

La mia intenzione era quella di incitare tutti a

ai cristiani, l’amore verso il prossimo, che

chiedermi cosa volesse dire questa scritta per

secondo me è sempre presente nella società, ma

poter esporre la sostanza del nostro messaggio.

non in modo così tanto tangibile come in quelle

Il significato di questa frase latina è: “La nostra

circostanze. Non si poteva non notare il “ruolo”

porta è aperta, il nostro cuore lo è ancor di

della comunità cristiana della parrocchia. I

più!”. Pensavamo così ed abbiamo agito di

politici ne hanno tenuto conto, ci contavano,

conseguenza.

senza mai parlare di politica, parlando solo di cose quotidiane da fare. Abbiamo visto un

Il ruolo da noi svolto aveva dei precedenti.

miracolo: la pace è scesa sulla terra, perché la

La Comunità Parrocchiale di Zugliget era

politica non ha voluto utilizzare noi, cristiani,

preparata a questo compito. Questa comunità,

ma ha semplicemente riconosciuto ed accettato

nel decennio precedente, nell’Ungheria

l’importanza del servizio disinteressato da noi

governata dai comunisti, nel territorio

svolto.

appartenente alla parrocchia – che dal punto di vista amministrativo coincideva quasi del tutto

Quello che è accaduto nell’estate 1989 è noto

col municipio XII di Budapest – ha organizzato

in tutto il mondo. I cittadini della Germania

la prima rete sociale realizzata da persone

Est sono arrivati in Ungheria con un progetto

civili, la cui importanza è stata riconosciuta

e un obiettivo molto specifico. Negli anni

e appoggiata dal presidente del consiglio

precedenti l’Ungheria è sempre stato il punto

municipale e dal segretario del partito del

d’incontro tra i cittadini della Germania dell’Est

quartiere.

e dell’Ovest, di solito nel periodo delle vacanze

Conoscendo quei tempi è difficile trovare una

estive. Quell’anno molti di loro sono arrivati

spiegazione plausibile per questo atteggiamento,

con l’intenzione di non tornare più nel proprio

se non quella che la vita prevale sul potere

Paese, ma di ripartire per una casa nuova, verso

umano. Io sono stato spostato a Zugliget, alla

la parte libera della Germania. Quest’intenzione

periferia della città, in un posto remoto, per

è stata bene espressa nel film di Ferenc Tolvaly,

punizione da parte dell’Ufficio Ecclesiastico

che titolae: “Da casa a casa!”.

Statale, come si diceva allora. Ero sotto costante sorveglianza, anche durante gli interrogatori

A Budapest c’erano circa 30.000 cittadini della

facevano tutto il possibile per impaurirmi.

Germania Est. Con le loro tende hanno invaso i parchi pubblici, hanno occupato le strade con

Adesso abbiamo smantellato le frontiere,

i camper. Hanno occupato l’Ambasciata ed il

abbiamo eliminato le barriere che possono

Consolato della Germania Ovest di Budapest.

dividere le persone l’una dall’altra, e come per

Noi, membri del Servizio di Carità Maltese

magia, ci siamo liberati dei pregiudizi politici e

in Ungheria, su richiesta dell’ambasciata e

dalle catene dell’onnipotenza della politica.


52

2009 . Stelle della Nuova Europa


53

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

L’utilità di tutto ciò si è rivelata nel nostro

foto con le forbici da tagliafilo in mano ha

rapporto con gli abitanti dei campi, i quali

fatto il giro di tutto il mondo. L’abbattimento

si sono rinchiusi in se stessi, avendo paura

del vergognoso Muro di Berlino è stata una

perfino uno dell’altro, e non riuscendo a

conseguenza necessaria dello smantellamento

spiegarsi la nostra mentalità aperta. Portavano

della Cortina di Ferro, il Muro è stato spazzato

in sé il tremendo peso della diffidenza e della

via dalla rabbia del popolo e non poteva più

paura. Hanno iniziato ad aprirsi solo quando

ostacolare l’unificazione tedesca.

hanno capito che li stavamo proteggendo e non eravamo lì per tradirli e preparare la loro

Vorrei confidare alle generazioni future tre dei

“consegna”.

numerosissimi ricordi, custoditi nel mio cuore. Alcuni giorni dopo l’apertura del primo campo

La richiesta d’aiuto è arrivata dall’Ambasciata

l’ambasciatore della Germania Ovest, Alexander

della Germania Ovest la sera del 13 agosto

Arno, mi chiese di permettere all’ambasciata di

1989. In parrocchia ho ricevuto la visita del

spostare la sua sede presso la nostra parrocchia,

console, mentre il segretario del consolato era

oppure, in mancanza di spazio, sul corridoio

all’aeroporto per accogliere la signora Csilla

della chiesa. Poiché l’idea iniziale era quella

(Csilla von Boeselager, da nubile Csilla Fényes)

di svolgere un servizio umanitario e avendo

in arrivo a Budapest.

questa richiesta un espresso significato politico,

Il primo campo è stato aperto il 14 agosto 1989.

ho cominciato a vacillare. Allo stesso tempo,

Da allora ogni anno, questa giornata viene

visto l’effetto travolgente degli eventi, era

ricordata come “il Giorno dell’Accoglienza”.

impossibile tirarsi indietro. Per tranquillizzarmi

Nel periodo dal 14 agosto al 14 novembre

ho telefonato al cancelliere Helmuth Kohl per

abbiamo accolto 48.600 persone in quattro

esprimergli la mia preoccupazione. Dopo alcune

campi. Hanno contribuito alla loro assistenza

ore il cancelliere mi ha richiamato, dicendomi

quotidiana 6-700 volontari.

di aver parlato col Segretario Gorbachev che gli aveva detto che gli ungheresi sono persone per

Nel 1989, grazie al primo ministro Miklós

bene. Helmut Kohl mi disse che questo per lui

Németh, l’Ungheria aveva un governo, erede

era sufficiente. E aggiunse: sia sufficiente anche

spirituale del 1956, stanco della chiusura e

per lei, padre Kozma.

pronto ad aprire le frontiere. La tanto attesa notizia dell’apertura delle

È successo prima dell’apertura delle frontiere.

frontiere è stata annunciata dal ministro

È venuto a trovarmi il console della Germania

degli Esteri, Gyula Horn, nell’edizione

Est. Mi ha chiesto di assicurargli un incontro

serale del telegiornale il 10 settembre. Il suo

con gli abitanti del campo. Nel frattempo

annuncio, a detta di tanti profughi tedeschi,

ha detto: “Lei perché preferisce i tedeschi

ha aperto la strada verso una nuova vita.

della Germania Ovest a quelli dell’Est?” Ho

Per noi era la conseguenza naturale dello

vivamente protestato la sua presupposizione,

smantellamento della tanto odiata Cortina di

trovandola offensiva. Naturalmente ho

Ferro. Quest’evento di importanza mondiale

promesso di soddisfare la sua richiesta,

ebbe luogo il 4 maggio 1989 alla presenza del

promessa accompagnata dall’espressione

Cancelliere austriaco Alois Mock e del Ministro

disapprovante dei tedeschi dell’Ovest presenti,

degli Esteri ungherese Gyula Horn. La loro

i quali avrebbero preferito che io rifiutassi la


54

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

richiesta. Quando ci salutammo non ho resistito

un effetto distruttivo incommensurabile. Dopo

a commentare l’affermazione. Signor console,

questi avvenimenti la nostra sembianza umana

dissi, devo ammettere che preferisco i tedeschi

è come distorta, ma, per fortuna, in fondo

dell’Est perché in questo momento sono loro ad

alla nostra anima spaventata si è risvegliata la

avere maggior bisogno di accoglienza e amore.

sensibilità verso diverse forme di miseria.

In occasione del quinto anniversario

Oggi, forse per dono di Dio, questa nuova forma

dell’apertura delle frontiere abbiamo posto

di sensibilità è divenuta il criterio e la misura

una targa commemorativa sul muro della

delle persone mature. Oggi ogni lotta contro la

chiesa di Zugliget. L’ambasciatore tedesco di

miseria ed il bisogno è supportata dall’accordo

allora, il signor Otto Raban Heinichen, nel

pubblico, con l’intervento dei membri del

discorso tenuto durante la manifestazione, ha

servizio di carità maltese, secondo il nostro

pronunciato delle parole da tenere a mente. Il

credo.

suo discorso era composto da due sole frasi: “Vorrei sapere se è mai esistita nella storia una

In occasione del ventesimo anniversario

nazione che abbia aiutato in modo altruista una

dell’apertura delle frontiere saluto tutti con

nazione più grande e più prosperosa, assumendo

immenso affetto.

nello stesso tempo un serio rischio. L’unica spiegazione plausibile è che gli ungheresi hanno un cuore enorme.” In occasione del ventesimo anniversario dell’apertura delle frontiere e della fondazione del Servizio di Carità Maltese in Ungheria il messaggio della ventenne “Malta” è: il cuore più grande ce l’ha l’Ungheria! I nostri programmi, i nostri interventi di soccorso per aiutare le vittime di catastrofi nazionali ed internazionali, hanno incontrato l’accordo e l’appoggio degli ungheresi (persone private, imprese, enti). Abbiamo constatato che le persone sono sensibili ai messaggi sociali, sono aperte ad aiutare i bisognosi e sono disposte a collaborare per risolvere i problemi sociali. Nel ventesimo secolo l’umanità è stata colpita da eventi senza precedenti, che hanno avuto


55 Riccardo Ehrman

QUEL PRIMO ANNUNCIO

Riccardo Ehrman | Corrispondente per anni dalla sede dell’Agenzia Ansa di Berlino, il giornalista italiano Riccardo Ehrman è a buon titolo uno dei protagonisti dello sgretolamento definitivo del Muro, tanto che nell’ottobre 2008 la Repubblica Federale Tedesca lo ha insignito con la “Croce al merito” per il ruolo determinante nel processo di riunificazione tedesca: nella storica conferenza stampa del 9 novembre 1989 fu infatti Ehrman a porre la domanda che portò il mondo alla conoscenza della caduta del Muro. Un’ ora prima della conferenza stampa con il Ministro della Propaganda Günter Schabowski, il telefono squillò nell’ufficio di Riccardo Ehrman. Il giornalista riconobbe la voce all’altro capo del telefono: si trattava di Günter Pötschke, membro del Comitato Centrale della Sed. Fu proprio lui a consigliare ad Ehrman di porre a Schabowski una domanda sulla libertà di viaggio. Così, verso la fine della conferenza stampa, il giornalista italiano chiese al Ministro della Propaganda quando le restrizioni di viaggio sarebbero state tolte. «Anche subito», fu la risposta di Schabowski, che Ehrman rilanciò immediatamente via Ansa: «Un annuncio che equivale alla caduta del Muro di Berlino è stato dato questa sera dal governo». Pochi minuti dopo il Muro cominciava a sbriciolarsi ...


56 Io sono quel giornalista italiano - per la precisione fiorentino - corrispondente da Berlino dell’agenzia Ansa, che alla famosa conferenza stampa del 9 novembre 1989, che ebbe luogo nel centro stampa di Berlino Est, formulò la domanda in risposta alla quale il portavoce del politburo della RDT, Guenther Schabowski, annunciò la caduta del Muro. Sia ben chiaro che l’annuncio venne formulato

Queste “reiseregelungen” (detto in tedesco)

nel modo oscuro e complicato caro ai portavoce

equivalevano all’annuncio della caduta del

delle dittature comunista e che il romanziere

Muro. In sostanza egli aveva detto che qualsiasi

inglese George Orwell nel suo profetico “1984”

cittadino tedesco orientale poteva da quel

(scritto nel ’49) definiva “newspeak” cioè un

momento varcare i confini della RDT, compreso

linguaggio aperto a più interpretazioni.

- si noti bene - quelli di Berlino Ovest, per poter andare all’estero. Unico requisito: un

Schabowski disse più tardi che la mia

documento d’identità valido.

era stata una domanda “estremamente provocatoria, che l’aveva innervosito e spinto

Un annuncio rivoluzionario, fantastico: fino

e costretto” ad annunciare le nuove “regole

a quel momento qualsiasi espatrio, anche

di viaggio”, il cui testo aveva già in tasca.

nei paesi comunisti, era soggetto non solo al


57

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / I PROTAGONISTI

complicato rilascio di un passaporto, ma anche

orientale avrebbe dovuto essere il successore di

a quello - assai più difficile - di un visto di

Erich Honecker che da poco era stato destituito,

uscita sempre emesso con durata molto limitata.

ma alla fine aveva prevalso Egon Krenz, capo delle gioventù comunista, per il solo fatto che

Se si ricorda che il Muro di Berlino fu costruito

aveva maggiore anzianità nel politburo. Sono

nel 1961, con il preciso scopo di impedire

convinto che con Schabowski al vertice, lo

agli sfortunati tedeschi orientali di passare ad

stato tedesco orientale non si sarebbe disciolto

Ovest, era evidente che l’apertura delle frontiere

tanto pacificamente, con l’inevitabile risultato

equivaleva all’annuncio della caduta dello

di procrastinare la trionfale riunificazione della

stesso Muro. In quel momento era cambiato il

Germania. So per certo, infatti, che egli era

mondo, ma ingannati dal tono frettolosamente

del tutto contrario alla “unione monetaria”

burocratico di Schabowski quasi nessuno lo

tra il debolissimo marco tedesco orientale

comprese.

e il formidabile “Deutschemark”, sigillata poche settimane dopo la conferenza stampa

Il fatto incredibilmente sorprendente fu

e che significò la effettiva fine della seconda

che, dopo le parole di Schabowski, solo due

Germania.

persone - io e il diplomatico tedesco occidentale Eberhard Grasshoff - abbandonarono la sala

Oscar Wilde diceva che la vita è un brutto

per precipitarsi a telefonare. Questo fece sì

quarto d’ora con pochi buoni momenti. Ebbene,

che l’ANSA ebbe un incredibile vantaggio di

per quanto mi riguarda, posso dire che la

37 minuti sulle altre agenzie. Solo trascorso

conferenza stampa del 9 novembre 1989 e

quel tempo - e vedendo le notizie dell’agenzia

subito dopo la caduta del Muro, sono stati i

italiana - nelle redazioni di tutto il mondo si

migliori momenti - i più emozionanti in assoluto

cominciò seriamente a sospettare che qualcosa

- della mia vita.

di grosso stava succedendo a Berlino. Solo il cancelliere tedesco Helmut Kohl, che si trovava in visita ufficiale a Varsavia, fu informato tempestivamente e piantò tutto per tornare a casa. Schabowski, lui stesso un buon giornalista prima di trasformarsi in un arrogante e onnipotente leader tedesco orientale, certo sapeva perfettamente il significato estremo del suo annuncio e, proprio per questo, aveva tergiversato fino alla fine della conferenza stampa prima di leggerlo. C’è da chiedersi se poi l’avrebbe fatto se non ci fosse stata la mia domanda… Se non l’avesse fatto, la RDT, e il Muro, avrebbero potuto durare qualche giorno o settimana in più. Questo grande capo tedesco


58

2008 . Non essere, progetto Hamlet’s Portraits


60


PROVE D’EUROPA

LE RIFLESSIONI

Lucio Caracciolo Marcello Veneziani Gianni Bisiach Predrag Matvejevic’ Sergio Romano Toni Capuozzo Piero Badaloni Giorgio Pressburger Roberto Collini Andrea Filippi Paolo Possamai Alfonso Di Leva


62 Lucio Caracciolo

QUEL MURO NON DISPIACEVA AGLI EUROPEI

Lucio Caracciolo

| Giornalista, dirige la rivista italiana di geopolitica “Limes”. Scrive editoriali e commenti di politica estera per il Gruppo Editoriale L’Espresso ed ha pubblicato vari saggi di storia contemporanea, tra i quali ricordiamo “Terra incognita. Le radici geopolitiche della crisi italiana” (Laterza 2001); “Dialogo intorno all’Europa” (Laterza 2002); “Il resto è politologia“ (con Marco Alloni, ADV Advertising Company, 2009).


63

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Il giorno dopo la caduta del Muro, mi trovavo a partecipare a Roma a un convegno di germanisti italiani e tedeschi. L’impressione, l’emozione erano enormi. Ma quasi tutti i convegnisti dettero di quell’evento un’interpretazione presto smentita dalla storia. Si trattava – secondo costoro – di una geniale

dei dissidenti tedesco-orientali alla fine degli

mossa del governo di Berlino Est, destinata

anni Ottanta, nell’atmosfera della perestrojka e

ad allentare la pressione popolare sul regime

della Gorbymania. Ancora pochi giorni prima

e a ristabilizzare la Repubblica Democratica

dell’apertura delle frontiere, questa tesi era

Tedesca.

risuonata in grandi manifestazioni di massa che avevano agitato le piazze della Germania

Non si trattava di un semplice per quanto

comunista.

clamoroso errore di valutazione. Molto di più, esso esprimeva l’aria del tempo, almeno

Anche in Europa occidentale l’idea che il tempo

fra gli intellettuali europei, alcuni tedeschi

della divisione della Germania fosse scaduto

inclusi. Per i quali l’impero sovietico, e quindi

appariva minoritaria. E lo restò ancora per

il suo avamposto occidentale, non era ancora

qualche mese, dopo quella fatidica notte di

al capolinea. Anzi. Disponeva di risorse tali

novembre. In diversi casi, più che di un’analisi

da consentirgli un orizzonte di speranza, di

si trattava di una speranza. Specie nel campo

riforma. Idea condivisa anche da buona parte

della socialdemocrazia e della sinistra europea


64 in genere, che interpretava la sempre più visibile

Fra gli avversari della riunificazione tedesca

disintegrazione dei regimi satelliti di Mosca

c’erano - al momento in cui la frontiera fra le

in Europa centrale e orientale come premessa

due Berlino s’apriva, in un’orgia di tedeschi

di un nuovo riformismo, non certo del trionfo

festanti - tutti i leader delle principali potenze

del capitalismo e della liberaldemocrazia

europee. François Mitterrand era più che

senza aggettivi. Persino alla vigilia delle

preoccupato, tanto da compiere in dicembre la

elezioni tedesche che l’anno successivo per la

prima e unica visita di Stato di un presidente

prima volta coinvolsero i cittadini originari

francese nella Repubblica Democratica Tedesca,

della Repubblica Federale e quelli appena

tanto per chiarire che per Parigi quello restava

integrati in quanto ex sudditi della Rdt, alcuni

uno Stato sovrano a tutti gli effetti. A Londra,

analisti scommettevano sull’affermazione della

Margaret Thatcher riscopriva la paura degli

socialdemocrazia. Tanto più, si ricordava, che

“unni” e convocava nella sua residenza di

la SPD aveva storicamente le sue roccaforti

campagna di Chequers un seminario di

nell’ex Germania orientale (o meglio centrale,

augusti storici ed esperti della Germania,

visto che quella geograficamente orientale era

cui chiese inquieta se vi fosse da temere il

stata spartita nel 1945 tra Polonia e Unione

revanscismo della nuova leadership pantedesca

Sovietica). Invece vinse Kohl, confermato alla

in gestazione. Fra parentesi, molti di quegli

cancelleria in quanto protagonista coraggioso

intellettuali non esclusero affatto tale ipotesi,

della riunificazione nazionale.

connessa a un’interpretazione stereotipata dell’immutabilità del “carattere nazionale”

Più in generale, quella rimozione iniziale del

germanico. A Roma, Giulio Andreotti aveva

significato del crollo del Muro esprimeva la

già pubblicamente comunicato, durante un

riluttanza, quando non l’avversione, degli

Festival dell’Unità del settembre 1984, che

europei occidentali alla fine della divisione

lui amava tanto la Germania da auspicare che

della Germania. L’ipotesi dell’integrazione

ce ne fossero sempre due (ciò che suscitò la

immediata dei sedici milioni di tedeschi dell’Est

dura reazione diplomatica di Bonn e l’estasi

nel corpo della Repubblica Federale era vista

dei capi della Rdt). Non diverse le sensazioni

come il prodromo della Grande Germania. Ossia

di Felipe Gonzalez, a Madrid, e di altri leader

della rinascita di una potenza visceralmente

euroccidentali.

imperialista e militarista nel centro del nostro continente. Dunque, l’annuncio di una nuova

Insomma, il braccio europeo della Nato non

guerra mondiale. Alcuni, fra i quali un ministro

voleva la riunificazione della Germania. E fece

britannico costretto alle dimissioni, parlavano di

di tutto, finché possibile, per ritardarla se non

“Quarto Reich” alle porte. Altri lo pensavano o

rinviarla alle calende greche. Opinione peraltro

lo suggerivano in privato.

condivisa da un numero non indifferente di


65

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

tedeschi, e non solo da dirigenti e funzionari

inarrestabile. Nel giro di pochi mesi quel regime

della nomenklatura comunista che aveva

si avvitava su se stesso e la Rdt era di fatto

gestito la Repubblica Democratica Tedesca per

annessa dalla Bundesrepublik.

quarant’anni. Molti socialdemocratici e alcuni democristiani tedesco-occidentali, tra cui lo

Poteva essere arrestato, o almeno ritardato, quel

stesso cancelliere Kohl, pensavano inizialmente,

processo? La questione è ovviamente oziosa. Ma

almeno nelle prime settimane successive alla

evocarla serve a ricordarci che la riunificazione

caduta del Muro, a una sorta di confederazione

tedesca, celebrata nemmeno un anno dopo

fra le due Germanie. La Rdt avrebbe conservato

il crollo del Muro, fu subìta dall’Europa

ancora per molti anni la propria sovranità,

occidentale, e dalla grande maggioranza dei

finché non fossero maturate le condizioni esterne

paesi dell’Alleanza atlantica. Per i quali,

e interne per riportare tutti i tedeschi sotto lo

evidentemente, il pareggio (lo status quo) era

stesso tetto.

meglio della vittoria (la scomparsa del Nemico).

L’unico fra i grandi leader occidentali a capire che il tempo era scaduto e che nessuno avrebbe mai potuto rivitalizzare il regime di Berlino Est fu George Bush. Il quale, contro il parere di alcuni consiglieri e del suo principale alleato – il premier britannico – volle giocare subito la carta delle riunificazione tedesca. La sua idea era che la breccia non del tutto consapevolmente aperta da Gorbaciov nel Patto di Varsavia e nella stessa Urss andava allargata e sfruttata per consentire all’Europa succube di Mosca di emanciparsi dai russi prima che questi cambiassero registro e decidessero di azzardare una controffensiva (effettivamente tentata, con esiti disastrosi, da alcuni dirigenti sovietici nell’estate 1991). Su tale linea si schierò, dal dicembre 1989, anche Kohl. E siccome Gorbaciov non aveva né i mezzi né la fantasia per reagire, e i dirigenti della Rdt erano impegnati a salvar se stessi e le proprie famiglie, il processo di disgregazione della Germania comunista divenne presto


66 Marcello Veneziani

L’AMBIGUA LETTURA DEL MURO CROLLATO

Marcello Veneziani | Marcello Veneziani è giornalista, scrittore, studioso di filosofia. Come giornalista ha iniziato nella redazione barese del quotidiano Il Tempo, per poi passare a Il Giornale d’Italia. È stato fondatore dei settimanali L’Italia settimanale e Lo Stato, direttore editoriale della rivista Il Borghese, editorialista per Il Messaggero, Il Giornale e Libero. E’ autore di numerosi saggi e pubblicazioni: fra le sue ultime opere “Sud. Un viaggio civile e sentimentale” (Mondadori, 2009) e “Rovesciare il ’68. Pensieri contromano su quarant’anni di conformismo di massa” (Mondadori, 2008).


67

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Il Muro ha due versanti, due punti di osservazione, uno al di qua e l’altro al di là. Un Muro abbattuto dovrebbe al contrario unificare le vedute, sgombrate le macerie. La caduta del Muro di Berlino ha invece generato, al di là del senso comune, due punti di osservazione divergenti. Quando è crollato è stato possibile affermare

del Muro. Negli anni Novanta la parola globale

due cose opposte: non ci sono più barriere, si

diventò ossessiva, e si coniugava sempre alla

va verso la società globale e l’ordine mondiale

caduta del Muro e di conseguenza del regime

a una dimensione. Ma si è detto anche il suo

sovietico. Ma da allora in poi si parlò pure di

contrario: rinasce la Germania, riprendono

leadership europea della Germania, si parlò di

quota le identità nazionali e territoriali,

nuovi nazionalismi rinati all’est sulle rovine del

finiscono i blocchi ideologici e artificiali e

comunismo, risorsero le piccole patrie; perfino

risorgono gli stati nazionali, figli della storia,

da noi, il patriottismo locale trovò nella Lega il

della lingua, delle tradizioni. La caduta del

suo vettore.

Muro ha avviato o galvanizzato ambo i processi. Da allora in poi si è parlato di globalizzazione.

Su quell’ambiguità fu fondato il processo di

In quei giorni pubblicai un libro, Processo

unificazione europea che prese le mosse proprio

all’Occidente, dedicato –come scrivevo nel

dalla caduta del Muro. Infatti l’Europa unita

sottotitolo – alla società globale e i suoi nemici.

conserva alle sue origini due letture opposte:

Che prendeva le mosse proprio dalla caduta

può essere intesa come la dis-integrazione


68

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

degli stati nazionali e il gradino verso la società

aveva come imbalsamato tracce di Prussia e

globale e lo stato mondiale. E può essere intesa

persino di Terzo Reich, mentre la Germania

all’opposto come Europa delle patrie, come

Ovest si era americanizzata e modernizzata più

la concepì De Gaulle, ovvero come argine e

velocemente.

risposta alla globalizzazione e come rinascita della civiltà europea e della geopolitica.

La caduta del Muro di Berlino fu comunque

Dagli Stati Uniti giunsero due teorici a

un crollo salutare per l’umanità, a differenza

legittimare entrambi i processi. Francis

dell’altro crollo di dodici anni dopo, le due

Fukuyama parlò di fine della storia con

torri a New York. Il terzo millennio non è nato

la caduta del Muro di Berlino e Samuel

su atti di fondazione ma su due distruzioni.

Hungtinton al contrario vide rinascere sulla

Poi ci chiediamo perché prevale la tentazione

caduta dei due blocchi contrapposti, le differenti

dissolutiva…

civiltà e il loro scontro. Di quel Muro caduto conservo un’immagine riflessa: quella di Ernst Junger, il grande scrittore tedesco quasi centenario, grande soldato che aveva vissuto e descritto nei suoi diari il crollo della Germania, che riceve in diretta una telefonata dei suoi pronipoti mentre danzano sulle rovine del Muro. Il suo fiero carattere di antico prussiano non seppe trattenere in quell’occasione una pur composta emozione ed una sofferta euforia perché una tragedia finiva e la linea finalmente era attraversata, per dirla col suo linguaggio di militare e sismografo del nichilismo. Del resto, Junger aveva scritto “Al muro del tempo” (uscito in Italia pochi anni dopo l’edificazione del Muro, tradotto da Evola per le edizioni Volpe) in cui mostrava che non solo i muri spaziali ma anche i muri temporali possono essere abbattuti e varcati. In effetti unificandosi, le due Germanie abbatterono anche il muro del tempo, perché il tempo vissuto nella Germania est non ero lo stesso della sorella occidentale. La Germania Orientale era anacronistica rispetto a quella Occidentale, il comunismo


69

2008 . Three Duets


70 Gianni Bisiach

LA SVOLTA DI GORBACHEV

Gianni Bisiach | Giornalista e regista, ha vinto il premio Mondiale della Televisione (Londra 1963) con l’inchiesta sulla mafia Rapporto da Corleone. Ha ottenuto, insieme a Federico Fellini e Luchino Visconti, il premio internazionale Spoleto Cinema 1970 con il film I due Kennedy, nel quale ha indicato i nomi dei responsabili dell’assassinio di Dallas, confermati nel 1979 dalla Commissione Speciale della Camera dei Rappresentanti di Washington. Nel 1979 divenne capostruttura di Radio Uno, e ideò il fortunato programma Radio anch’io, che raggiunse 4 milioni di ascoltatori e da allora si è succeduto attraverso numerose edizioni. Da molti anni conduce per la RAI il programma Un minuto di storia, in cui racconta ogni giorno un evento accaduto proprio in quella data.


71

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Ho un ricordo “forte” sulla caduta del Muro di Berlino, legato a Michail Gorbachev, che ho conosciuto in quegli anni, nel corso della registrazione di un mio programma televisivo sull’assedio di Leningrado. A Gorbachev dobbiamo molto per l’opera che ha svolta in favore della pace nel mondo. Segretario del PCUS dal 1985, ha avviato

Orientale che, nel 1989 porterà alla caduta

l’uscita dal lungo periodo della guerra fredda (e

del governo Honecker e, il 9 novembre, alla

dell’equilibrio del terrore) stabilendo rapporti

riapertura delle frontiere con la RFT e quindi

di personale amicizia con Margareth Thatcher

alla caduta del Muro.

in Inghilterra, ma soprattutto col presidente americano Ronald Reagan. Con Reagan,

Per questo, nel 1990, Michail Gorbachev

firmò, nel 1987 a Washington, l’accordo

ottenne il Nobel per la pace. Ma dopo il golpe

sugli euromissili, che poi portò alla riduzione

del 1991 dovette lasciare il potere. L’assedio

bilanciata degli arsenali nucleari mondiali.

di Leningrado, che io ricordai in una puntata della mia serie “Grandi battaglie”, è un

Nel 1988 Gorbachev abolì la “dottrina

episodio particolarmente drammatico della

Breznev” sulla sovranità limitata, decise

Seconda Guerra Mondiale, perché coinvolse

l’uscita dall’Afghanistan e il ritiro delle truppe

tutta la popolazione civile di quella città

sovietiche dall’Ungheria e dalla Germania

e produsse oltre settecentomila morti. Nel


72

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

ricordare quell’episodio Gorbachev si commosse

problemi perché la seconda Guerra mondiale

in modo particolare. Naturalmente, per

è ormai lontana nel nostro ricordo. E qui,

quanto riguarda l’Unione Sovietica bisogna

tornando alla caduta del Muro di Berlino e

considerare separatamente il periodo della

successivamente alla salita al potere di una

guerra, da un lato, e dall’altro quello del

nuova generazione, osservo che certamente

dopoguerra con la cosiddetta ‘Guerra fredda’.

Gorbachev avrebbe portato avanti una politica

Da questo punto di vista i due personaggi che

di amicizia con gli Stati Uniti, mentre i suoi

più contribuirono a superare lo scontro fra

successori sono progressivamente tornati

Unione Sovietica e mondo occidentale sono stati

alla precedente politica di scontro fra le due

sicuramente Krusciov e Gorbachev. Fu proprio

superpotenze che oggi sembra un po’ oscurare il

quest’ultimo, in particolare, a rendersi conto

ventesimo anniversario della caduta del Muro di

che era necessario superare la contrapposizione

Berlino.

strategica dei due emisferi che per tanti anni ha mantenuto il mondo sull’orlo della terza Guerra

Di questo Gorbachev mi ha parlato con

mondiale.

preoccupazione sino da allora.

Da questo punto di vista dobbiamo ricordare che in America e in Russia stavano governando, in quel periodo, uomini che avevano vissuto la tragica esperienza della seconda Guerra Mondiale e soprattutto il trauma di Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi che furono spazzate via dalle bombe atomiche: il mondo intero comprese da quegli eventi che una terza guerra mondiale con l’uso della armi nucleari sarebbe stata l’ultima guerra, perché avrebbe portato alla distruzione dell’intera umanità. Negli anni successivi la costruzione delle bombe all’idrogeno, mille volte più potenti di quelle usate sul Giappone, e l’immagazzinamento di ventiquattromila testate nucleari in America contro le ventiquattromila sovietiche, resero potenzialmente possibile la distruzione dell’intera superficie del pianeta, e quindi la scomparsa del genere umano. Oggi la generazione che detiene il potere nel mondo non è forse altrettanto sensibile a questi


73

2001 . Marionette di Podrecca


74 Predrag Matvejevic’

UN MONDO “EX”

Predrag Matvejevic’ | Scrittore e saggista, è nato a Mostar nel 1932 da padre russo e madre croata della BosniaErzegovina. Professore all’Università di Zagabria e poi alla Sorbona a Parigi, insegna attualmente letterature slave all’Università La Sapienza di Roma. Dopo la “caduta del Muro”, si è opposto a tutti le moderne “democrature”, ossia, come egli stesso li definisce, i nuovi regimi instauratisi in alcuni paesi dell’Est. Tra le sue opere Breviario mediterraneo (Garzanti, Milano 1991); Epistolario dell’altra Europa (Garzanti, Milano 1992); Ex Jugoslavia. Diario di una guerra (Magma, Milano 1995); Il Mediterraneo e l’Europa (Garzanti, Milano 1998); I signori della guerra (Garzanti, Milano 1999); Un’Europa maledetta (Baldini e Castoldi, Milano 2005).


75

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Fino a qualche tempo fa osservavamo in primo luogo l’EST europeo e un sistema sociale che crollava in questa parte della pianeta. Da meno di un anno fa, nel 2008 - 2009, non guardiamo solo in questa direzione. I nostri sguardi s’incrociano e si perdono in lontananza, creando una paura quasi universale. Essa sembra unirci più di una globalizzazione

ex‑dissidenze ed ex-opposizioni. Era legittimo

che cercava, a modo suo, di “avvicinarci” gli uni

domandarsi cosa significasse, in realtà, essere o

agli altri. Oggi, quasi tutto il mondo diventa più

dirsi «ex».

o meno “ex”. L’unisce la nostra inquietudine.

Essere stato cittadino di un’ex‑Europa più o meno affrancata, di una ex‑Unione

La caduta del Muro di Berlino e la fine della

Sovietica disgregata, di una ex‑Iugoslavia

guerra fredda hanno visto una parte del mondo

distrutta? Essere diventato un ex‑socialista

vivere un’esistenza in qualche modo postuma:

o ex‑comunista, ex‑tedesco dell’Est, ex-

un ex‑impero, numerosi ex‑stati ed ex‑patti

cecoslovacco - ciò è solo ceco o solo slovacco,

tra stati, tante ex‑società ed ex‑ideologie,

membro di un ex‑partito o partigiano di un

ex‑cittadinanze ed ex‑appartenenze, e anche

ex-movimento?


76 sappiamo che lo statuto di «ex» è più grave di L’Est non aveva diritto esclusivo sullo statuto

quanto non sembri a tutta prima: quell’«ex» è

di «ex». In Occidente e altrove, si conoscono

visto e vissuto come un marchio, talvolta come

bene degli ex‑stalinisti, degli ex‑colonialisti,

delle stimmate. E’ di volta in volta un legame,

degli ex-­sessantottini (tanti, dappertutto), tutta

involontario, o una rottura, voluta. Può trattarsi

una ex‑sinistra diventata nuova destra, una

di un rapporto ambiguo, quanto di una qualità

vecchia destra convertita al «neo liberalismo»,

ambivalente. Essere «ex» è, da una parte,

una ex‑democrazia cristiana suddivisa tra

avere uno statuto mal determinato e, dall’altra,

destra e sinistra, che ha talvolta impoverito

provare un sentimento di disagio.

il cristianesimo senza arricchire per contro la democrazia; una ex‑socialdemocrazia

Tutto ciò concerne tanto gli individui che la

imbastardita sulla quale si sono innestati

collettività, tanto la loro identità quanto le

alcuni ex-progressisti pentiti; un ex‑socialismo

modalità della loro esistenza: una specie di

occidentale che si è tagliato via dalle sue stesse

ex‑istanza, a un tempo retroattiva e attuale.

radici, un ex-franchismo o un ex salazarismo diventati “europeisti”. Probabilmente, domani

Il fenomeno è nello stesso tempo politico (o

si parlerà di una ex Unione Europea che

geopolitico se si preferisce), sociale, spaziale,

avrebbe rinnegato un vecchio continente inerte

psicologico. Pone più di una questione morale e

ed indeciso, colpevole per molti motivi. C’è un

mette in causa una morale precedente.

odore di ancien régime attorno a noi, odore d’infezione o di avaria. La morale sembra

Non si nasce «ex», lo si diventa. Tanti

si adatti alle mille e una maniera di voltare

rinnegamenti, rimaneggiamenti del passato o

gabbana, pronta a considerare qualsiasi rigore

del presente sono in atto, auto-giustificazioni

come una sopravvivenza.

o aggiustamenti di percorso, fughe in avanti o all’indietro, modi di rifare o di disfare, se non la

Siamo anche testimoni di tante cose inattese

propria vita, almeno il nostro sguardo sulla vita.

e sorprendenti: quasi nessuno pensava che il “capitalismo finanziario” potesse fare tanto

Lo choc per quanto è accaduto e sta accadendo

male al capitalismo stesso, metterlo in questione

sembra tanto violento quanto imprevisto.

in questo modo. Si pensava - e si prevedeva una volta - che la lotta di classe facesse questo

Le transizioni, per quanto male assicurate

lavoro, radicalmente. Tanti di noi erano ingenui.

all’Est, prevalgono ancora sulle trasformazioni.

La “crisi” che stiamo vivendo non permette

L’Occidente guarda innanzi tutto affari suoi.

più ipotesi scolastiche o riferimenti partitici.

La democrazia proclamata in vari Paesi del

Dobbiamo viverla, non tutti nello stesso modo,

mondo appare più spesso con le caratteristiche

ma coinvolti spesso malgrado noi stessi.

di una democratura (ho coniato questo termine all’inizio degli anni 90 del secolo scorso per

Dalla nostra esperienza precedente (penso a noi

definire un ibrido tra democrazia e dittatura,

che abbiamo vissuto nell’ ex Europa dell’Est),

non solo nei paesi detti dell’Est). Un populismo


77

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

penoso è sempre stato pronto a sostenere quasi

di sottoporre la lunga durata, come faceva la

tutti i regimi dubbiosi. La laicità è stata poco

precedente, al vaglio degli avvenimenti. La

popolare in gran parte dell’Est e dell’Occidente,

vecchia università non è riuscita a riformarsi.

senza parlare del cosiddetto “Terzo mondo”. Il «giocattolo nazionale» non ha mai perso

L’invocazione dell’«immaginazione al potere» è

la sua attrattiva. La cultura nazionale si

già da tempo dimenticata. Tutta una ex‑cultura

converte facilmente in ideologia della nazione

non riusciva, se non con gravi difficoltà, a

e sbocca spesso su progetti nazionalisti. L’idea

impadronirsi in un modo giusto e utile di quelle

di emancipazione scompare dall’orizzonte,

innovazioni che erano offerte o richieste non

“invecchiata” o “utopica”. I nostri discorsi sono

solo dalla tecnologia.

quasi inevitabilmente sfasati, il loro centro di gravità sembra spostato.

Le alternative non sono state create ne’ dalla destra ne’ - ahimè! - dalla sinistra. Cerchiamo

Il mondo «ex» è pieno di eredi senza eredità,

almeno di superare la paura. So che questo

di svariate mitologie che si escludono

slogan sembra troppo modesto, ma non ne vedo

reciprocamente: riedizioni del passato e del

un altro più affidabile.

presente, immagini disparate e rimesse insieme alla leggera, schermi frapposti in fretta o griglie di lettura mal applicate, paradigmi messi in questione dalla loro stessa defi­izione. Le utopie e i messianesimi si vedono sistemati tra gli accessori di un passato irrecuperabile. Un aggiornamento della fede e della morale non sembra essere perseguito che in ambienti limitati ed occasionalmente. Fino a poco tempo fa un post‑modernismo cercava, senza troppa fortuna, di imporsi sull’arte e sul pensiero per rimpiazzare ciò che nell’epoca precedente era stato acclamato come «moderno»: un ex‑modernismo criticabile, certamente, ma non insignificante. Le avanguardie, che hanno proclamato e svolto i loro ruoli sono ormai «classificate». Le fonti della grande letteratura, generatrice di simboli, sembrano esaurite. Forme di decostruzione tendevano a sostituirsi a sintesi poco soddisfacenti. Una nuova storia rifiutava


78 Sergio Romano

MA IL “TERREMOTO” CONTINUA

Sergio Romano

| Editorialista del Corriere della Sera, ha lavorato come giornalista a Milano, Parigi, Londra e Vienna e ha iniziato la carriera diplomatica nel 1954. È stato direttore generale degli Affari Culturali del Ministero degli Esteri (1977-1983), rappresentante alla NATO (1983-85); dal settembre 1985 è stato ambasciatore a Mosca, durante i cruciali anni della perestrojka, fino al momento in cui si è dimesso dalla carriera diplomatica, nel marzo 1989. Ha insegnato nelle università di Firenze, Sassari, Pavia, Berkeley e Harvard. Dal 1992 al 1998 è stato professore di Storia delle relazioni internazionali alla Bocconi di Milano. I suoi ultimi libri sono: “Con gli occhi dell’Islam (Longanesi 2007)  e “Storia di Francia dalla Comune a Sarkozy” (Longanesi 2009).


79

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Il Terzo dopoguerra, come fu chiamato il periodo aperto dal crollo del Muro di Berlino e dal collasso dell’Urss, può essere diviso in due fasi di lunghezza pressoché eguale. La prima fu quella che i geologi definiscono

collasso dello Stato sovietico stava provocando

la fase delle scosse di assestamento: una lunga

un fenomeno non troppo diverso, sul piano

serie di crisi statuali, guerre civili e guerre di

quantitativo, da quello che si era prodotto

secessione che agitarono sino alla fine degli anni

alla fine della Seconda guerra mondiale

Novanta tutti i paesi del comunismo europeo.

quando dodici milioni di tedeschi fuggirono o

La Cecoslovacchia si ruppe dolcemente,

furono cacciati dai territori orientali del Terzo

come se il confine tra le terre dell’impero

Reich, dalla Polonia, dal Sudenland, dalla

d’Austria e quelle del regno d’Ungheria fosse

Transilvania. Ma i “flüchtlinge”, in questo caso,

soltanto una fragile cucitura, mal imbastita

erano soprattutto russi, spinti dalle circostanze

dai sarti di Versailles. La Jugoslavia si ruppe

ad abbandonare il Baltico, il Caucaso, il Caspio

sanguinosamente, in parte lungo i confini

e l’Asia centrale.

tracciati dal maresciallo Tito alla fine della

Seconda guerra mondiale, in parte lungo quelli

Il processo d’assestamento terminò alla fine

etnico-religiosi che attraversavano la Bosnia e la

degli anni Novanta quando la terra si stancò

Serbia.

di tremare. Ma era cominciato nel frattempo

un altro terremoto: la distruzione dei pilastri

Le scosse più lunghe e i traumi maggiori

dell’economia dirigista in tutti i paesi del

sconvolsero l’Unione Sovietica. L’opinione

blocco comunista. Mentre l’Europa occidentale

pubblica occidentale ebbe qualche notizia di

avanzava verso l’integrazione economica con la

prima mano sulla guerra cecena del 1994-1996,

creazione di un mercato unico e di una moneta

ma quasi non si accorse di ciò che accadde nei

comune, l’Europa centro-orientale smantellava

territori al di là del Dnienster tra Moldavia

i gosplan, i kombinat, i kolchoz, i sovchoz e il

l’Ucraina, nel Nagorno-Karabach, nell’Ossezia

gigantesco arsenale dell’economia di comando.

del Sud, in Abkhazia e in alcune repubbliche

Malauguratamente la ricostruzione avvenne con

dell’Asia Centrale. Non capì, ad esempio, che il

le ricette altrettanto ideologiche del teologi del


80

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

liberismo e del Fondo monetario internazionale.

con un po’ di retorica, ha definito una nuova

Il risultato delle privatizzazioni a passo di carica

guerra fredda fra la Russia e l’Occidente

fu la nascita in pochi anni di una oligarchia economica che si appropriò delle risorse naturali

Mentre Bush tentava la creazione di un nuovo

del proprio paese e fece un uso banditesco della

ordine mondiale guidato da Washington, la

sua colossale ricchezza.

Federal Reserve di Alan Greenspan concepiva ed esportava nel mondo il modello finanziario

La seconda fase cominciò agli inizi del nuovo

che avrebbe permesso agli americani di

secolo. Dopo la presidenza sostanzialmente

consumare ricchezza non ancora prodotta

cauta e temporeggiatrice di Bill Clinton, la

e di scaricare i propri debiti sulle spalle di

Casa Bianca di George W. Bush decise che

risparmiatori e investitori stranieri, soprattutto

era arrivato il momento di rifare il mondo

cinesi. Come tutte le piramidi anche questa

a immagine e somiglianza degli Stati Uniti.

era visibilmente destinata a crollare. Ma dalla

L’islamismo radicale (un fenomeno che era

bolla olandese dei papaveri ai nostri giorni,

andato progressivamente crescendo negli

l’ingordigia prevale spesso sulla saggezza.

anni precedenti) offrì l’occasione che i neoconservatori avevano atteso e preparato.

Il secondo decennio dopo la caduta del Muro termina così con nuovi terremoti. L’edificio

L’assalto alle torri gemelle ebbe la funzione del

investito dalle scosse, in questo caso, è quello

colpo di pistola di Sarajevo: la miccia necessaria

dell’autorità e del prestigio degli Stati Uniti nel

al lavoro degli incendiari.

mondo. E anche in questo caso, come dopo il crollo dell’Urss, vi saranno ricadute politiche

Dopo la guerra afghana (una sorta di ouverture

incalcolabili e imprevedibili. Speriamo che

o prologo) il primo atto andò in scena in

il nuovo inquilino della Casa Bianca ne sia

Iraq perché Saddam Hussein era il più

consapevole.

congeniale dei “bad guys” offerti dal mercato internazionale. Ma la strategia di Bush aveva obiettivi più ambiziosi fra cui il rovesciamento del regime iraniano, la trasformazione politica dell’intera area medio-orientale, la riduzione all’obbedienza della Corea del Nord. La macchina s’inceppò a Baghdad, ma questo non impedì Bush di spostare l’azione in Europa dove la Nato partì alla conquista dell’Europa centro-orientale e di alcune fra le più importanti repubbliche dell’ex Unione Sovietica. Il risultato fu il conflitto georgiano e quella che qualcuno,


81

2003 . Per la dolce memoria di quel giorno

2009 . Nervi - Il corpo eroico


82 Toni Capuozzo

1989, RICOMINCIA LA STORIA

Toni Capuozzo | Vicedirettore del TG5, dal 2001 cura e conduce Terra!, il settimanale della testata. Negli anni ’80 ha scrtto per Reporter, Panorama Mese ed Epoca. E’ approdato alla tv con inchieste e approfondimenti su un tema spinoso come quello della mafia, di cui si è occupato per Mixer di Giovanni Minoli. Il suo approdo finale è stato la tv, nelle testate di Mediaset (TG4, TG5, Studio Aperto e L’istruttoria), per le quali ha lavorato come inviato di guerra. Ha scritto diversi libri, e ha vinto il Premio Ilaria Alpi come inviato di guerra, il Saint Vincent per il servizio dedicato al dramma delle foibe, l’Ernest Hemingway e il premio “Cinque stelle per il giornalismo”.


MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

83

A volte la Storia, e le emozioni che solleva, è contraddetta da piccole vicende personali, che insidiano il senso di essere parte di un grande avvenimento, sia pure come testimone distante, e macchiano di meschinità le frasi di rito: “io c’ero..”, “mi ricordo bene …” A me successe con la caduta del Muro di

mesi e perfino nei giorni in cui l’Est europeo era

Berlino. Ero trattenuto in Italia da una colla-

come un domino impazzito. Scrivevo e riscrive-

borazione editoriale: mi ero assunto il compito

vo, inviavo bozze e subito dopo telefonavo di-

di “revisionare” alcuni testi di geografia per un

cendo di considerarle decadute, e di aspettarse-

editore di libri scolastici. La revisione di un testo

ne di nuove. E così assistevo a quello che stava

che manterrà i nomi degli autori è un’operazio-

succedendo con un sentimento misto di gioia - il

ne complessa, qualcosa di più di un semplice

mondo cambiava in meglio - e di disappun-

aggiornamento. Nel mio caso lo era ancora di

to, perché sapevo che avrei dovuto riscrivere

più, perché l’editore aveva assegnato il compito

qualche capitolo un’altra volta. Ma per il resto,

a me, che non sono un docente o un geografo di

fui uno spettatore normale: come non si poteva

professione, per sveltire quel testo, per renderlo

essere felici, ed essere consapevoli della portata

di più agevole e curiosa lettura per i ragaz-

di quanto stava avvenendo, davanti a un’Eu-

zi. Terminai nell’estate il volume riguardante

ropa finalmente non più spezzata, davanti al

l’Italia, e incominciai un po’ a ritroso quello

ritorno della democrazia per popoli che a lungo

riguardante l’Europa e i continenti extraeuropei,

avevano vissuto in un mondo a parte, davanti

completando Asia e Oceania, Africa e Americhe

allo sgretolarsi inesorabile del “nemico” – certo,

prima di chiudere con il mio proprio continente.

non lo era per tutti, neanche e forse soprattutto

E il destino volle che lo affrontassi proprio nei

nell’Europa libera – che aveva condizionato la


84

2009 . Sutra


85

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

nostra vita, che aveva dettato le trame di mezzo

vano banconote da gioco Monopoli, e atlete

secolo di conflitti combattuti nel terzo mondo, e

mascoline e agenti segreti temibili. Finiva la

determinato il clima di una guerra senza sangue

solitudine della vetrina dell’Occidente, soccorsa

che avevamo finito per chiamare, appunto,

da un ponte aereo, e confortata da quel discorso

guerra fredda ? Qualche osservatore più entu-

incancellabile di John Fitzgerald Kennedy: “Io

siasta di altri parlò addirittura di “fine della

sono un berlinese”. Finivano le fughe riuscite e

storia”. Se la storia era stata il duello tra due

quelle fallite, e sapeva di morte più inutilmente

blocchi, la scomparsa di uno dei due non poteva

tragica la fine, sull’asfalto, dell’ultimo fuggiti-

voler dire che l’umanità, infine, avrebbe potuto

vo, appena la primavera precedente. Avevamo

dedicarsi, come un tutt’uno, allo sviluppo, alla

ragione di gioire. Eravamo illusi nel pensare che

ricerca scientifica, al debellare miseria e malat-

il fatto di voltare pagina ci aprisse un futuro

tie, alle scoperte spaziali e a tutto ciò che era

di ottimismo e serenità. Il mondo si è fatto più

stato finora segnato da ostilità destinate a svuo-

complicato, e quegli arsenali da guerra fredda

tarsi, a comparire. Ci sbagliavamo, e abbiamo

hanno lasciato il posto a guerre asimmetriche,

impiegato qualche anno ad accorgercene. Non

e ben più sporche e imprevedibili, e ai vecchi

ci bastò il sanguinoso decennio di dissoluzione

nemici di un tempo, impegnati in un duello con

della Jugoslavia a farci capire che il conflitto tra

regole condivise, tra contendenti che si temono

due superpotenze che tutto sommato condivide-

e si rispettano, si è sostituito uno scontro che

vano una razionalità fatta di buon senso - io non

non sappiamo bene come chiamare, che non

ti attaccherò perché se lo facessi ci distrugge-

abbiamo voluto e ci ritroviamo addosso così

remmo a vicenda - lasciava il posto a guerre più

indecifrabile che termini come “guerra fredda”

disordinate, più folli, segnate dai rancori etnici

o “Cortina di Ferro” mattono quasi tenerezza,

e religiosi, alla resa dei conti più indelebili degli

adesso, come iniquità di un tempo più facile.

odi ideologici. Forse è stato solo l’11 settembre

Non c’è da averne nostalgia, ma da avere la

delle due Torri a disilluderci definitivamente, a

consapevolezza amara che, finita una Storia, ne

farci capire che il vecchio equilibrio del terrore,

cominciava un’altra, come una sfida alla nostra

che in fondo aveva assicurato al mondo quasi

festa, giusta e ingenua, ai piedi del Muro che si

cinquant’anni di pace, era sostituito da un più

sbriciolava.

tenebroso terrorismo senza bandiere ideologiche, senza leader che sbattessero le scarpe sui seggi delle Nazioni Unite, senza eserciti di professione contrapposti, senza progetti di società contrapposti. A riguardare adesso quei giorni, e le feste e i violini ai piedi del Muro, e gli amici che te ne portavano in regalo un frammento colorato, sarebbe ingiusto rimproverarci quella gioia. Finiva una vergogna, e un’epoca cupa. Finiva quella che per noi era un curiosità, un viaggio in una metropolitana che si affacciava su un mondo altro, di Trabant e marchi che sembra-


86 Piero Badaloni

NOSTALGIA DEL MURO?

Piero Badaloni | Giornalista, scrittore e politico italiano, dal dicembre 2006 è direttore di Rai International. Ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1971 in Rai, occupandosi di reportage e di inchieste. Per i servizi sul terremoto in Irpinia divenne nel 1980 “Cronista dell’anno” dall’Unione nazionale cronisti italiani. In seguito si è proposto come autore e conduttore di molti programmi giornalistici, come Droga che fare, Italia Sera, Unomattina. Dal 1989 al 1991 ha condotto Piacere Rai Uno, affiancato da Simona Marchini e Toto Cutugno. Nel 1991 è diventato responsabile di Linea Notte. Tornato in Rai dopo alcuni anni di impegno politico ed istituzionale, è diventato corrispondente dapprima dalla sede di Parigi, poi di Bruxelles, infine di Berlino.


87

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Era lungo 106 chilometri quel muro eretto nell’agosto del 1961 a Berlino, per fermare l’esodo incessante di tedeschi dall’est all’ovest. Ora ne è rimasto in piedi solo uno spezzone, poco più di mille metri, davanti al fiume che traversa la città, la Sprea. Il cemento armato è coperto da decine di

tedesca, ma per molti cittadini della ex DDR fu

affreschi allegorici dipinti dai giovani arrivati da

anche l’inizio di una grande illusione: quella di

tutto il mondo, quando il 9 novembre di venti

poter diventare finalmente, anche loro, cittadini

anni fà il muro crollò sotto i colpi di piccone

di serie A.

dei berlinesi, che non ne potevano più di quella

Un obiettivo che è stato realizzato solo in parte,

barriera della vergogna.

come ha sottolineato anche Gunter Grass, il

Nel frattempo erano morte 230 persone

premio Nobel della letteratura, nonostante

nel tentativo di scavalcarlo, eludendo la

da allora siano stati versati dalle casse dello

sorveglianza dei micidiali “vopos”, le guardie di

Stato federale a quelle dei Lander orientali

frontiera della ex Germania comunista.

più di 1500 miliardi di euro per ricostruire infrastrutture cadenti e rilanciare una economia

Quella notte fu un susseguirsi di canti e balli:

in dissesto.

attraverso la televisione, il mondo intero

Il divario fra Est ed Ovest resta ancora, nella

assistette a scene che fino a qualche giorno

testa e nelle tasche dei tedeschi orientali. A

prima era impensabile solo immaginare.

est, la gente lavora di più e guadagna di meno,

Appena undici mesi dopo, i due tronconi della

mentre la disoccupazione è a un livello due volte

Germania divisa dopo la guerra, si riunirono in

superiore a quella dell’Ovest.

un nuovo Stato: la capitale ritornò a Berlino.

Anche dall’altra parte del paese i cittadini si lamentano, ma per motivi opposti, cioè per lo

Il 9 novembre del 1989 rappresenta una data

scarso spirito di iniziativa dei loro connazionali

importante per la libertà e la democrazia

orientali, per la loro mentalità giudicata troppo


88

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

piagnucolosa e per la mancanza di gratitudine.

Persino l’ometto con il cappello, che nei

Un sondaggio pubblicato qualche tempo fa

semafori della Berlino Est indica quando

ha lanciato l’allarme: il 21% dei tedeschi

passare e quando fermarsi, è preferito dai turisti

occidentali vorrebbe di nuovo il Muro. A Est

al pedone stilizzato che nella parte Ovest della

invece, cresce una nostalgia sempre più forte

capitale svolge la stessa funzione.

per il vecchio regime, che soffocava le libertà individuali, ma assicurava a tutti il minimo

Il comune vorrebbe dappertutto lo stesso

indispensabile per vivere.

segnale, naturalmente quello dell’Ovest, ma è nato un movimento spontaneo per salvare

Una nostalgia che si manifesta attraverso

l’ometto con il cappello: ne hanno fatto persino

la difesa a oltranza dei simboli della DDR,

un gadget, che nei negozi di souvenir va a ruba.

a partire dal palazzo della Repubblica, uno

Non è chiaro se si tratta di una vittoria del

sgraziato blocco di cemento armato costruito

capitalismo o di una beffa postuma del

accanto al Duomo, in fondo al viale dei tigli.

socialismo reale. Nel dubbio proclamiamo la

Era la sede del parlamento della Germania

nostra predilezione per l’ometto dell’Est: è più

orientale e dell’assemblea del Sed, il partito

simpatico e, soprattutto, originale.

socialista unificato. Ora il comune lo vuole abbattere, per

In realtà, a parte le battute, il rischio che il

rimettere al suo posto il vecchio castello degli

muro risorga davvero è molto concreto. Magari

Hohenzollern, raso al suolo dalle autorità

non più come quello di venti anni fa, di cemento

comuniste: è già pronto il progetto ma un

armato e ben visibile, ma ancora più pericoloso

comitato di cittadini si oppone.

perché radicato nel terreno viscido della grande finanza internazionale, che sta alzando una

Altro simbolo al centro di un duro scontro

barriera di veti davanti alle richieste di aiuto dei

giudiziario, il logo della vecchia bandiera

paesi della ex Unione Sovietica, appena entrati

della DDR, un martello con il compasso in

nell’orbita dell’Europa democratica, e in grande

una corona di spighe. Un imprenditore lo

affanno per la crisi economica.

ha registrato come marchio: i fabbricanti di magliette con quel disegno ora dovranno pagare

Crisi economica, lo ricordiamo a chi ha la

per venderle.

memoria corta, provocata dal comportamento

L’ideatore del logo, un anziano editore dell’est,

irresponsabile di alcune banche americane ma

ha fatto ricorso in tribunale per far valere la sua

anche e sopratutto dalla politica guerrafondaia

primogenitura artistica, ma ha perso la causa.

di Bush padre e figlio, che ora messi da parte

Le ragioni del commercio sono state più forti di

in patria, presentano il conto a chi ha cercato

quelle legali.

invano di opporsi a quella politica.

Anche perché la “ostalgie”, la nostalgia dell’est, tira sul mercato: sono riapparse le vecchie sigarette, la zuppa di lenticchie e le salsicce al fegato, piatti tradizionali al tempo della DDR.


89

2004 . One hundred minutes


90 Giorgio Pressburger

VENT’ANNI DI MITTELFEST

Giorgio Pressburger | Regista, scrittore e drammaturgo italiano, è nato a Budapest ed è arrivato in Italia nel 1956, a seguito dell’invasione sovietica dell’Ungheria. E’ una delle figure più rappresentative del panorama culturale italiano e internazionale: attivo in molteplici campi, dal teatro alla lirica, dalla narrativa alla saggistica, ha svolto anche attività istituzionale come Assessore alla Cultura del Comune di Spoleto e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Budapest. E’ stato direttore artistico di MittelFest dal 1991 al 2003. Fra le sue più recenti pubblicazioni “Nel regno oscuro” (Bompiani, 2008), “Sulla fede” (Einaudi, 2004) e “L’orologio di Monaco” (Einaudi, 2003).


91

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

I preparativi per dar vita a MittelFest sono cominciati vent’anni fa. Il primo festival ha avuto luogo nel luglio del 1991, a Cividale del Friuli, dove tuttora, anno dopo anno continua a svolgersi. Per tredici anni ne sono stato il Direttore

L’atmosfera festosa con la quale era stata

artistico e tra mutamenti politici, guerre nei

celebrata la nascita dell’organismo che

paesi partecipanti, bombardamenti, battaglie,

idealmente riuniva invece cinque paesi

nascite di nuovi Stati, l’ho portato avanti, nello

dell’Europa centrale (Austria, Cecoslovacchia,

stesso spirito con cui era cominciato.

Ungheria, Yugoslavia, Italia) tutt’oggi è viva nel ricordo di coloro che assistettero al primo

Lo spirito di ricomposizione di un’unità

Festival, alla prima iniziativa in assoluto della

culturale che pareva essere scomparsa nelle

Pentagonale. Con la scissione della Yugoslavia e

suddivisioni artificiali avvenute dopo la Seconda

della Cecoslovacchia, e con l’entrata successiva

Guerra Mondiale. Occorreva una nuova Europa

di nuovi Paesi nella Pentagonale, i membri

perché quell’unità ritornasse visibile. Nel 1989,

sono diventati diciassette. E quell’organismo

con l’avvenimento chiamato tutt’oggi “la caduta

continua a vivere con il nome di Iniziativa

del muro” (di Berlino) quella nuova Europa

Centrouropea.

poteva iniziare la sua vita. Quindici anni più tardi, dieci Paesi fino ad


92 allora separati entrarono a far parte dell’Unione

egemoni, crollarono, si disfecero in poche

Europea, una delle creazioni politiche più

settimane.

importanti degli ultimi due millenni della nostra civiltà.

Quel periodo si chiama ancora oggi l’epoca di “mani pulite”. Quell’organismo che abbiamo

Sono questi gli eventi ai quali appartiene un

chiamato MittelFest, nato con sacrifici ed

semplice incontro tra compositori, musicisti,

entusiasmo, pareva dover scomparire insieme ai

gente di teatro, di cinema, letterati di cinque

quarant’anni di vita politica che oggi in Italia si

Paesi. Quelle persone non avevano mai smesso

ricordano come la Prima Repubblica.

di essere in contatto tra loro, a volte correndo pericoli, non avevano mai smesso di sperare in

Seguirono mesi di inutili anticamere, telefonate,

un futuro incontro amichevole.

lettere, incontri, trattative. Tutto importava in quel momento tranne che quella fonte

Quando le strade di Cividale si riempirono di

della convivenza civile che spesso, abusando,

volti mai visti, di parole e lingue mai sentite

menzioniamo con la parola “cultura”. Allora

prima pareva che tutto dovesse aggiustarsi nel

questa era passata in secondo ordine a nome

modo migliore, per sempre. Seguirono invece

della politica da ristrutturare, oggi succede lo

giorni sanguinosi, i bombardieri sfrecciavano

stesso a nome del mercato, e, ultimamente della

sopra le nostre teste giorno e notte. A poche

crisi del mercato mondiale.

decine di chilometri dalle nostre case iniziò un nuovo spargimento di sangue. Poi è passato

Ma per volontà di un nuovo Assessore Regionale

anche quello, ma le conseguenze di quei conflitti

alla Cultura il festival inopinatamente rinacque

tra Paesi un tempo federati e ora desiderosi di

nel 1993. Quell’assessore aveva capito che

dividersi sono ancora lì, come slavine che non

per una collettività (come la Regione) era

vogliono sciogliersi.

indispensabile quella “cosa” che si chiama arte e cultura, così come lo è l’assistenza medica, il

Intanto MittelFest ha continuato la sua vita.

lavoro,la libertà.

Tranne un anno, il 1993, quando non ebbe i finanziamenti da parte della Regione Friuli-

Tuttavia per undici dei tredici anni ogni volta

Venezia Giulia, e dei Ministeri, per sopravvivere.

abbiamo dovuto ricominciare da zero. Il festival

Sembrava che l’inverno fosse ritornato per

non aveva uno statuto, un finanziamento sicuro,

sempre.

un organigramma. Lottava per la sopravvivenza anno dopo anno.

Nel nostro Paese partiti politici un tempo

Poi, nel 2001 lo statuto arrivò.


93

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

E arrivò il periodo in cui quel festival, ormai

olimpici, dopo la “prima”, magari per

noto in Italia e nel mondo, divenne terreno

cinquecento anni non venivano ripresi.

di appetiti e contese. Così, dopo averlo

Eppure sono parte irrinunciabile della nostra

traghettato attraverso calamità d’ogni tipo,

civiltà.

lasciai quel luogo di incontri, scambi, amicizie e avvenimenti con la coscienza d’aver contribuito

Faust, il famoso dramma di Goethe, finisce con

a qualche cosa di cui il mondo, ma sicuramente

sette versi, nei quali il coro dei santi eremtiti

l’Europa aveva bisogno. Alcuni avvenimenti

afferma che “l’effimero qui/ diventa eterno”.

di quei tredici anni, sono tutt’ora vivi nella

Noi certo non aspiriamo a nulla di simile, ma

memoria, nostra e in quella degli abitanti di

a compiere il nostro dovere nell’ambito di una

Cividale, ma anche nella mente di uomini di

delle civiltà più feconde della terra, questo sì.

teatro e di musica di mezza Europa. Spettacoli come “La Medea magiara” recitata in cinque lingue contemporaneamente in piazza Paolo Diacono, o La Divina Commedia il cui percorso si snodava nelle vie della città, o “Danubio” di Magris, in cui il pubblico si identificava con il fiume e i personaggi, come sulle sponde del grande corso d’acqua, apparivano nelle finestre e sui balconi, l’esecuzione di “Planctus Marie” dei Codici Cividalesi, “Brundibar” l’operina scritta per i bambini di Teresienstadt, nel lager nazista, “Praga Magica” che si svolgeva nella nella città a luci spente, “America” di Kafka e alcuni altri ancora. Gli spettacoli, i concerti, gli incontri avvengono nell’effimero eppure a volte lasciano segni che restano nella memoria collettiva. Le famose tragedie e commedie che si recitavano nell’Atene antica durante i giochi


94 Roberto Collini

I SEGNALI GORIZIANI

Roberto Collini

| Dal 1999 è il direttore della Sede Regionale della Rai del Friuli Venezia Giulia. Giornalista professionista, laurea in scienze della comunicazione, è stato responsabile della redazione goriziana del Messaggero Veneto e inviato speciale per le testate nazionali del Giornale Radio. Con le sue radiocronache ha raccontato cinque edizioni delle Olimpiadi, undici del Giro d’Italia e dieci del Tour de France. E’ stato consigliere nazionale dell’Ussi, segretario regionale della Federazione della stampa, responsabile delle sedi regionali nell’esecutivo deli giornalisti Rai, direttore della rivista La Provincia Isontina. E’  consigliere di annibistrazione della Fondazione ente lirico Teatro Verdi di Trieste e del Consiglio di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia  nonchè rappresentante Rai nella Comunità italofona e del Circom, organismo  europeo che raggruppa  le televisioni regionali. 


95

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Libertà! L’urlo lanciato dai giovani tedeschi dell’Est assiepati sul muro della Porta di Brandeburgo la sera del 9 novembre di vent’anni fa, sospinto dal vento della democrazia, ha contaminato anche le nostre terre. Diventando un senso, un sentimento, una

ultimi balconi delle Giulie e che si affaccia

percezione intensissima ogni qualvolta si passi

sull’Adriatico.

attraverso quei valichi che un tempo divideva-

La Grande Guerra qui ha seminato croci e

no – ed ora congiungono- le nostre terre e quelle

distruzioni; l’Ultima il dolore e la rabbia, il

della verde Slovenia.

dramma dei deportati, la disperazione degli

La storia, anche da queste parti, ha fatto il suo

esuli, e si è lasciata alle spalle una linea bianca

cammino, curando le grandi ferite, ricucendo

di calce spenta sulla quale le diplomazie hanno

gli strappi della violenza e della follia, facendo

costruito, con il filo spinato,una inaccettabile

maturare, giorno dopo giorno, il seme della

barriera.

ragione,

Le stagioni della violenza fascista e dell’odio

del dialogo, della convivenza.

titino hanno lasciato così passo al gelo della

Riportando l’orologio del tempo ai giorni in

“guerra fredda”, alla contrapposizione feroce,

cui goriziani e giuliani, sloveni e friulani, si

all’accentuazione degli steccati, ad una frattura

sentivano figli della stessa terra e agivano, pur

sempre più aspra.

nel rispetto delle orgogliose diversità, per un

Ci sono voluti più di vent’anni perché matu-

interesse comune.

rasse, nelle coscienze delle genti, prima ancora

Il “secolo breve” ha segnato profondamente le

che in quelle degli amministratori, il senso del

vicende di questo lembo orientale della Pa-

recupero di un dialogo, di un confronto civile.

tria, di questo angolo d’Italia che fa da cornice

di un nuovo sentire comune dei problemi che

all’Isonzo e alla sua campagna, che si fa acca-

il confine – o linea di demarcazione che dir si

rezzare dal dondolare del Carso, protetto dalle

voglia – avevano creato. E proprio partendo dai


96

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

minuscoli temi di interesse condiviso ( come

hanno risposto, via via, il Kosovo, la Bosnia, la

nella stessa logica che ha animato poi la politica

Croazia e la Slovenia. L’indipendenza di Lu-

dei “piccoli passi”) si sono creati i presupposti

biana, raggiunta nel 1991, ha determinato una

per la costruzione di un percorso sul terreno del

svolta nelle vicende storiche di queste terre e

confronto.

nella realizzazione del progetto di ampliamento

Gorizia, con la sua vocazione naturale ad essere

dell’Europa Comunitaria.

città del dialogo, della tolleranza, del rispetto

Il 30 aprile del 2004, al Piazzale della Transal-

delle diversità, ha saputo così con intelligenza

pina di Gorizia, un tempo simbolo del “muro”

realizzare un ponte- non soltanto ideale- attra-

che divideva l’Europa Occidentale dall’Est, una

verso il quale far passare pensieri e progetti per

grande festa di popolo ha salutato la caduta

la costruzione della nuova Europa.

dell’ultimo, anacronistico, diaframma, che divi-

Gli Incontri Culturali Mitteleuropei, il concorso

deva le nostre genti.

di canto corale Seghizzi, il Festival internazio-

Ma dovevano passare altri tre anni prima che,

nale del Folclore, sono stati, a cavallo degli anni

alla vigilia del 2008, fossero cancellati anche

Sessanta e Settanta, formidabili strumenti in

fisicamente i confini e la gente potesse tran-

grado di favorire lo sviluppo di grandi fermenti

quillamente muoversi in questi territori senza

culturali, di avvicinare nuovamente le genti del

“barriere psicologiche”.

Centro-Europa, di decodificare messaggi di pace

Lo scenario creato dalla Storia propone ora una

e convivenza da trasmettere poi ai rispettivi

nuova sfida alla nostra realtà. Si rende neces-

governanti.

saria una attenta operazione di lettura delle

Il Trattato di Osimo, pur con le sue contraddi-

opportunità che sono state aperte dalla caduta

zioni fatte di concessioni soprattutto sul terreno

degli steccati.

della speranza per migliaia e migliaia di esuli

Agli storici viene affidato il difficile compito di

cotretti ad abbandonare ogni avere in Istria e

ricercare momenti di sintesi sul terreno della

Dalmazia pur di poter riaffermare la loro or-

memoria condivisa nel tentativo di cancellare

gogliosa appartenenza all’Italia, ha segnato – a

anche gli ultimi retaggi del passato.

metà degli anni Settanta – un ulteriore momen-

Agli amministratori si chiede di applicare in

to di dialogo e ha reso un po’ più permeabile il

modo intelligente il concetto di città ponte

confine.

(estendibile, peraltro, alla regione) superando

Quello stesso confine che occhi lungimiranti

divisioni interne e contrapposizioni in modo da

hanno iniziato a guardare non più solo come

far riaffiorare tutta la ricchezza delle diversità,

una profonda ferita, ma come una opportunità,

ritenute da sempre un patrimonio inalienabile

da cogliere senza forzature, passo dopo passo,

delle nostre genti.

facendo germogliare il frutto della ragione e del

Perché solo così avrà un senso compiuto quel

vivere civile.

concetto di “libertà” che ognuno di noi sente

Il maresciallo Tito è stato per quasi quarant’an-

esplodere nell’animo ogni volta che attraversa il

ni il “collante” della ex Jugoslavia e la sua

“vecchio confine”.

scomparsa, nel 1980, ha segnato l’avvio del drammatico processo di disgregazione della Repubblica Federativa. Alle pretese egemoni


97

2008 . Lo sfarzo nella tempesta


98 Andrea Filippi

UNO SGUARDO AL FUTURO

Andrea Filippi

| Direttore del quotidiano Messaggero Veneto di Udine, Andrea Filippi diventa giornalista professionista nel 1989 alla Gazzetta di Mantova, quotidiano facente parte della Finegil che fa capo all’Editoriale l’Espresso. Inizialmente si occupa di cronaca nazionale ed estera e di sport, per poi assumere l’incarico di caposervizio del settore attualità, quindi quello di capocronista e infine di caporedattore centrale. Nell’aprile 2003 si trasferisce al Messaggero Veneto Udine con l’incarico di vicedirettore e nel maggio 2005 viene nominato direttore responsabile del quotidiano friulano.


MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

99

I vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino sono una data particolarmente importante per il Friuli Venezia Giulia. Non sono solo l’anniversario della fine del regi-

stra regione, nata nel 1964 ma figlia del trattato

me comunista per l’Europa divisa per 28 anni

di Parigi, sia stata la testa d’ariete dell’Occi-

fra Est e Ovest da una barriera in cemento alta

dente per poter sfondare quel muro, quella

tre metri e mezzo, ma qualcosa di più profondo.

barriera prima che fisica culturale che ha tenuto distanti due mondi. Termini come cooperazione

Questa regione, dopo l’89, ha rappresentato

trasnfrontaliera, come Alpe Adria sono stati i

infatti lo snodo fondamentale fra due pezzi di

tentativi – quasi sempre riusciti – di anticipare

Europa rimasti lontani per decenni e di nuovo

un processo di avvicinamento che già negli anni

vicini sia culturalmente sia economicamente.

Settanta era percepito come indispensabile. La

Come territorio baricentrico rispetto all’Italia, ai

stessa nascita di Autovie venete e molti dei pro-

Paesi dell’Est entrati nell’UE e a quelli di immi-

getti che hanno visto la nostra concessionaria

nente ingresso come le repubbliche dei Balcani,

muoversi fuori dei confini regionali e nazionali

il Friuli Venezia Giulia è stato anticipatore del

indicano che la vocazione a fare da snodo fra

processo di avvicinamento, sia come piattafor-

Est e Ovest è connaturata nel nostro territorio e

ma logistica al centro di tutti i commerci della

nel nostro sistema socio-economico.

produzione tra Est e Ovest, sia come ponte culturale fra nazioni e popoli che si incontravano

A vent’anni da quella data storica, dunque, la

dopo troppo tempo. Attraverso il Friuli, infatti,

riflessione deve riguardare il futuro del Friu-

non è transitato e transita solo gran parte del

li Venezia Giulia e non il passato. La nostra

mercato che dall’Oriente è diretto in Italia, ma

autonomia e il nostro statuto, fondato su ragioni

anche gran parte del prodotto culturale diretto

storiche e culturali, devono oggi essere non sol-

al mondo intero. E di cui il MittelFest è una

tanto salvaguardati, ma se possibile addirittura

delle voci più alte.

rafforzati, perché non costituiscono un privilegio, ma la vera e propria assunzione di respon-

Possiamo affermare che la specialità della no-

sabilità di un territorio nei confronti di un Paese


2009 . Chopin - Vukan: visual notes


101

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

e dell’intera Unione Europea. Oltre che la prova

percorso di attuazione del federalismo fiscale,

di capacità di gestione diretta delle proprie

la possibilità di concedere a questa Regione una

risorse, ricavate dalla compartecipazione dei

“Fiscalità di sviluppo”. La vicinanza con altri

tributi riscossi nel territorio della regione.

Paesi, con regimi fiscali più favorevoli, può far sorgere la tentazione alle imprese, soprattutto

Questa responsabilità, che poi è la matrice

dopo l’abolizione delle barriere fisiche dei confi-

intima di qualsiasi riforma federale, fu chiara

ni con la Slovenia, di spostare le proprie attività

anche subito dopo il terremoto, quando questa

produttive in quelle terre, per ottenere vantaggi

Regione ha anticipato i principi stessi del Fede-

in termini di fisco e di costo del lavoro ed anche

ralismo di cui ancora oggi in Italia, proprio in

di costi di energia.

questi mesi, si discute in Parlamento. Più tardi, nel 1996, dopo il Muro, ottenendo che il settore

Ma la specialità non trova la sua ragione solo

della Sanità fosse gestito in piena autonomia

nei rapporti economici. Si afferma anche nel

dal Friuli Venezia Giulia e non più dallo Stato,

plurilinguismo e nella presenza delle minoranze

fu messo un ulteriore tassello nel disegno di un

con le quali la regione ha costruito da sempre

grande federalismo europeo, che vedesse macro-

ottimi rapporti di collaborazione. In questo

aree cooperare al di là del confini di stato.

senso, ciò che dà unità a questi popoli è l’idea comune che l’area di confine – così come la si

Un ulteriore passo avanti è – e sarà sempre

intende oggi – costituisca volano per accrescere

di più – l’Euroregione fra con il Veneto e la

l’importanza di questo territorio e non già per

Carinzia, oltre che la Slovenia e parte della

mortificarlo.

Croazia, che altro non è che lo sbocco finale di quell’idea dell’Alpe Adria di cui già il presidente Antonio Comelli pose le basi, in tempi non sospetti, quando cioè immaginare una Slovenia in Europa e senza più confini era poco più che un sogno. Ma oggi, proprio perchè questo disegno non perda valore, a vent’anni dalla caduta del Muro serve che la condizione geopolitica della nostra regione ottenga ulteriori strumenti specifici di intervento. Le imprese del Friuli subiscono la concorrenza dei Paesi vicini con cui un tempo lavoravano in simbiosi, dove sono in vigore più favorevoli regimi di tassazione a cui si aggiunge il più alto livello di aiuti comunitari consentito negli Stati del Centro e dell’Est Europa di recente ingresso nell’Unione Europea. Per questo è stato importante avere ottenuto nel


102 Paolo Possamai

NUOVA EUROPA, NUOVE OPPORTUNITÀ

Paolo Possamai

| Direttore del quotidiano Il Piccolo di Trieste da novembre 2008, inizia la carriera al settimanale locale Nuova Vicenza, al quale collaboravano tra gli altri Ilvo Diamanti, Paolo Madron e Gian Antonio Stella. Dal 1989 diventa cronista politico e dal 1998 inviato del Mattino di Padova, e dallo stesso anno collabora alle pagine economiche di Repubblica. Direttore della Nuova Venezia e Mestre dal giugno 2005, è collaboratore della Fondazione Nord Est guidata da Innocenzo Cipolletta. Ha pubblicato il “Rapporto sulla società e l’economia del Nordest”, nelle edizioni dal 200 ad oggi, e nel 2008 ha firmato per Marsilio “Il nordest sono io”, libro-intervista a Giancarlo Galan.


103

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

Un muro è uno strumento di difesa. Un muro implica separazione. Un muro aiuta a occultare. Un muro potrebbe raccontare tanti segreti, ascoltando chi abita da un parte e dall’altra. Ma un muro può contenere anche la propria alterità, la propria negazione: può essere forato da una porta. Ebbene, del muro che percorreva fino a ieri e

di “confine”, che contiene appunto la parola

ha per secoli attraversato il cuore dell’Europa,

“fine”, ci sovviene che il mondo occidentale

sia pure in modo discontinuo e cangiante, la

terminava dinanzi agli occhi di chi aveva casa

città di Trieste è stata porta tra le rare, tra le più

a Gorizia e a Trieste. Il triestino e il goriziano

sorprendenti per capacità di attrazione.

avevano di fronte la frontiera, l’estremo lembo della terra del loro Paese e l’inizio del territorio

A vent’anni dalla caduta del Muro per antono-

di un altro Stato.

masia, da quando Berlino è ritornata capitale e non più città simbolo sbranata dagli opposti

Ma che succede quando la fine non esiste più,

in politica, è bene interrogarsi su quel che è

quando là dove c’era il confine inizia la possibi-

avvenuto in questo tempo e su quel che sta

lità di nuove relazioni, di nuove avventure? Che

avvenendo nelle città affacciate a quel che fu un

succede quando cade il Muro e si aprono spazi

vero confine. Che sta avvenendo a Trieste o a

nuovi, chances di incontri, di scambi, di legami?

Gorizia, per esempio? Se badiamo all’etimologia

Possono essere colte, queste opportunità, o può


104

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

sopravvivere il ricordo del Muro e – per una

cui di gran parte dei paesi balcanici l’Italia – e

sorta di riflesso condizionato – chi abita quei

in particolare il Nordest – è primo o secondo

luoghi può muoversi in un ambiente mentale

partner commerciale. In queste dinamiche, Trie-

che mantiene i confini e le frontiere.

ste è chiamata a giocare un pezzo fondamentale del proprio destino, imprigionato negli ultimi 70

Il rischio esiste tutto, se Trieste in particolare

anni nella dimensione della nostalgia.

non farà memoria e coscienza del suo ruolo di storica porta con l’Est europeo, con la Balcania

Nostalgia che può essere letta con la valenza

soprattutto ma non solo. Ne è testimonianza

dei due termini presenti nel vocabolario tede-

il sorprendente impasto di etnie e razze che

sco: nostalgia di un bene perduto, nostalgia di

appaiono semplicemente scorrendo l’elenco del

un’esperienza sempre agognata e mai raggiun-

telefono, traccia evidente del ruolo di incrocio

ta. Tra una realtà passata e un desiderio mai

commerciale e di magnete culturale esercita-

tramutato in fatto.

to da Trieste. Da questo impasto va tratta la lezione più vera della storia di Trieste, che è una

Ma il muro è caduto, la “fine” della terra è stata

straordinaria capacità di integrazione e assimi-

cancellata e nuove avventure chiamano chi

lazione. L’inverso dell’azione di un muro. Ma

voglia uscire dalla propria casa.

esiste pure la possibilità di esaltare le differenze, le contrapposizioni storiche, le colorazioni politiche e di nazionalità d’origine. In questo bivio è contenuto un pezzo essenziale della sfida: aprire o chiudere la porta, rispetto all”altro” che abita in città, ma non di meno rispetto ai paesi che stanno di là dall’ex confine. A quest’ultimo proposito, occorre capire per esempio sul pratico terreno delle infrastrutture e degli scambi commerciali come Trieste intende porsi con il suo porto. Porto che fu, per decreto dell’imperatrice Maria Teresa datato 1719, il porto dell’impero. Mutatis mutandis, Trieste potrebbe profittare della caduta del muro e ambire a riscoprire il suo antico ruolo di porto al servizio della mittel-Europa, ma anche a divenire la testata portuale del “terzo mare” russo (che è la pianura liquida chiamata Adriatico). Del resto, che la caduta del muro abbia implicato formidabili chances di sviluppo lo dimostrano con inequivoca evidenza i dati statistici, secondo


105

2003 . Lindsay Kemp, Per la dolce memoria di quel giorno


106 Alfonso Di Leva

QUANDO LA NOTIZIA ABBATTE IL CONFINE Crossborder news, per costruire l’Europa e gli Europei

Alfonso Di Leva

| Giornalista, dal 1997 e’ responsabile della sede regionale dell’ Ansa per il Friuli Venezia Giulia. E’ nato a Potenza, ha 52 anni, vive e lavora a Trieste. Laureato in Sociologia, ha lavorato per la rai e per i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Avvenire, Corriere del Giorno e Giornale del Sud. Ha diretto la rivista del Mediocredito del Sud; è stato vicepresidente dell’ Associazione della Stampa di Puglia e Basilicata e Segretario dell’ Ordine dei Giornalisti della Basilicata.


107

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

La domanda è: fra nazionale e globale, c’è una terza dimensione nell’informazione? La risposta è: sì. E non è solo quella locale e neanche quella “glo-

del territorio e degli uomini e delle donne che

cal”, la dimensione virtuale nella quale le tec-

lo abitano, delle persone che a quel territorio

nologie fanno vivere e viaggiare le notizie locali

danno cuore e cervello e che ne costruiscono la

rendendole fruibili in tempo reale da qualunque

Storia e la Cronaca.

angolo del mondo, purché ci sia un collegamento Internet e qualcosa che somigli anche solo

Se quel Muro non fosse caduto, forse oggi non

vagamente a un computer.

sarebbe nemmeno immaginabile parlare di questi racconti, di queste notizie per le quali il

C’e’ una terza dimensione che, per una par-

sistema dell’informazione è in ritardo di de-

te dell’Europa, è nata la sera del 9 novembre

cenni, almeno un paio di decenni, quelli che ci

1989, proprio nel momento in cui e’ cominciato

separano, appunto, dall’autunno del 1989.

a cadere il Muro di Berlino: è quella, per grandissima parte ancora da esplorare, delle noti-

Per giornali, radio e televisioni, quel Muro, a

zie che non si fermano alla frontiera, che anzi

Berlino, non sembra ancora definitivamente

abbattono i confini, che non muoiono davanti ai

crollato. Sicuramente si è sgretolato in qualche

Muri, siano essi di mattoni o di qualunque altra

parte, anche importante. Sono comparse delle

cosa, Storia e Pregiudizi compresi.

crepe, si e’ aperto qualche varco, talvolta anche di grande valore: si pensi ad Arte, la televisio-

Crossborder news; informazione transfronta-

ne culturale europea che trasmette sul digitale

liera; notizie senza confini: chiamatela come

terrestre francese e tedesco, o alle pagine che

volete, purché sia un’informazione che parli

qualche quotidiano e diverse riviste dedicano


108 all’informazione d’oltre confine.

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / LE RIFLESSIONI

crescere gli Europei e costruire l’Europa dal basso. Una sfida, sicuramente; un sogno, forse;

Ma nell’insieme, le “prove d’Europa” nel si-

un progetto, sneza ombra di dubbio, già nero

stema dell’informazione non sembrano ancora

su bianco, anche su uno dei confini più tormen-

uscite dai laboratori, dalla sperimentazione, dai

tati del Continente, quello dell’estremo Nordest

tentativi di costruire ponti piuttosto che abbat-

d’Italia, dove l’ANSA e l’agenzia slovena STA,

tere Muri e confini che, invece, dopo Berlino

la Rai e Radiotelevisione Slovenia di Capodi-

sono stati progressivamente spazzati via.

stria, insieme a Informest e ad altri partner, hanno deciso di mettersi insieme dar vita a una

Ritardi? Non solo. La strada delle news senza

piattaforma multimediale e multicanale d’infor-

confini sembra lastricata delle stesse buone

mazione locale transfrontaliera.

intenzioni che hanno imbrigliato il grande sogno europeo nelle gabbie delle Politiche Centrali,

Quando mi chiedono che cos’è per me l’Europa,

della Burocrazia, delle Circolari, dei Regola-

rispondo sempre che l’Europa è quel Miracolo

menti, dei Fondi e dei Programmi.

della Storia che, dopo la caduta del Muro, dopo l’abbattimento di quei confini sui quali i miei

Mi piace, invece, pensare alle notizie che vivono

nonni hanno combattuto a mille chilometri

sui “confini che non ci sono più”; che passano

dalla loro casa (senza conoscerne il motivo), sta

da una parte all’altra delle vecchie frontiere; che

facendo della mia generazione la prima che non

aiutano a conoscere e far conoscere le comunità

ha conosciuto la guerra. Quei confini non pos-

che su quelle terre vivono; che contribuiscono,

sono tornare e non possono più esistere neanche

in questo modo, a far cadere pregiudizi e ipocri-

per le notizie.

sie; che dopo le frontiere fra gli Stati, danno una mano ad abbattere i confini fra le persone e le comunità. Notizie che non raccontano di burocrazia, trattati, leggi e regolamenti, ma di vita vissuta. Notizie che attraversano le frontiere come nei decenni scorsi hanno saputo fare strade e ferrovie; come hanno sempre fatto l’economia e la cultura; come in alcuni casi riesce a fare la sanità e la protezione civile. Notizie che parlano delle comunità e della loro vita; delle loro risorse e dei loro problemi; delle loro proposte, dei loro progetti e delle loro passioni, fino ad annullare il confine e farne un ricordo del passato, proprio come un ricordo è ormai il Muro di Berlino. Notizie che siano “prove d’Europa” per far


109 PROVE D’EUROPA

L’ANALISI

Gian Enrico Rusconi


110 Gian Enrico Rusconi

CHE COSA C’ERA DIETRO IL MURO? Il saggio che segue è un’anticipazione della pubblicazione Berlino. La reinvenzione della Germania, di prossima uscita per edizioni Laterza dai temi della Lectio Magistralis tenuta al V Festival èStoria di Gorizia

Gian Enrico Rusconi | Germanista, storico e politologo, collabora con il Dipartimento di Studi Politici dell’Università di Torino. Ha fatto frequenti soggiorni di studio negli Stati Uniti e soprattutto in Germania. Vincitore della Goethe-Medaille (1997), assegnata dai Goethe-Institute tedeschi agli studiosi stranieri che hanno contribuito all’arricchimento dei rapporti tra la cultura tedesca e le altre culture è anche editorialista de “La Stampa” di Torino e collabora regolarmente alla rivista il Mulino. Tra i suoi scritti più recenti: Non abusare di Dio (Rizzoli, 2007); L’azzardo del 1915. Come l’Italia decide la sua guerra (Il Mulino, 2005); Cefalonia. Quando gli italiani si battono (Einaudi, 2004); Germania Italia Europa. Dallo stato di potenza alla “potenza civile” (Einaudi, 2003); Come se Dio non ci fosse. I laici, i cattolici e la democrazia (Einaudi, 2000).


111

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

1.

correntemente “comunista”) non giustifica la “Caduta del Muro di Berlino” è di-

riduzione di quarant’anni di esistenza politica e

ventata espressione idiomatica nel linguag-

sociale della popolazione orientale ad una “nota

gio politico e pubblicistico. E’ luogo comune

a pie’ di pagina della storia mondiale”, di cui

definire epocale ciò che è accaduto la notte del

avrebbe parlato amaramente Stefan Heym. Le

9 novembre 1989. Un evento, cioè, che segna in

informazioni che oggi abbiamo sull’apparato

modo irreversibile un passaggio tra due epoche

di sorveglianza poliziesca della sfera privata

storiche. Così in effetti è stato - per la Germania

dei cittadini (la Stasi2), macchina di sofisticata

innanzitutto.

intelligence ma nel contempo di assoluta impotenza (dunque di non-intelligenza) politica, non

In effetti l’incredulità diffusa quella sera e quel-

lasciano spazio ad alcuna indulgenza verso chi

la notte (“wahnsinnig/pazzesco” era la parola

si è fatto volontariamente coinvolgere. Ma non

più frequentemente pronunciata) segnalava

si può e non si deve ridurre la DDR al “paese

qualcosa di più dello stupore per l’inattesa aper-

della Stasi”.

tura dei varchi di controllo del Muro (innalzato

Ma il lavoro di elaborazione (ancora una volta

nel lontano 1961), consentita da un’autorità

la Aufarbeitung che è stata praticata per il

politica ormai in stato confusionale. Era l’oscura

nazionalsocialismo) delle esperienze sociali,

intuizione che stava accadendo qualcosa di mol-

umane, culturali in essa vissute risulta assai più

to più grande. Ma l’alto funzionario che annun-

difficile del previsto.

ciava ai cittadini della Repubblica democratica tedesca (DDR1) la possibilità di attraversare da subito – senza particolari restrizioni - i posti di blocco che separavano Berlino Est da Berlino

2.

L’ apertura dei varchi di passaggio del

Muro, seguita nei giorni successivi dallo spon-

Ovest, non sospettava lontanamente che stesse

taneo suo smantellamento materiale, conserva

decretando la fine della DDR, tra un’inconteni-

nell’immaginario collettivo una forza simbolica

bile emozione collettiva e un paralizzante caos

straordinaria, icona di un “evento inaudito” per

burocratico.

i tedeschi e per gli europei e tutto il mondo che ne fu testimone attraverso una partecipazione

Accanto alla rivisitazione di alcuni momenti di

mediatica, televisiva live, senza precedenti.

quella vicenda, passata alla storia con il nome di Wende/svolta, oltre che di “rivoluzione pacifi-

Ma è sorprendente la rapidità e la naturalezza

ca”, ci preme qui ricordare il contesto geopoliti-

con cui nella narrazione oggi corrente la conse-

co internazione e globale in cui essa si colloca e

guenza politica di quel evento – la riunificazione

da cui riceve il suo pieno significato. Ci interessa

- sia considerata retrospettivamente come ovvia,

capire il lascito morale, culturale e politico

mentre non lo era affatto nelle prospettive e

dell’esperienza della ex-DDR e quindi il pro-

nelle attese internazionali di allora.

blema della ricostruzione di una storia comune

Anzi, proprio questo è stato il passaggio cru-

delle due Germanie.

ciale della vicenda che ha paralizzato e diviso il

Diciamo subito che il giudizio politico nega-

movimento di protesta di massa, il Bürgerbewe-

tivo senza reticenze nei confronti del regime

gung, che tra l’ottobre e il novembre era stato il

SED (il “Partito socialista unitario” chiamato

soggetto collettivo trainante e dirompente, con


112 conseguenze politiche decisive.

restaurazione della Grande Germania. Alla testa

Nel novembre 1989 e per alcune settimane

di questo movimento di protesta ci sono autori

successive la politica (la grande politica interna-

del calibro di Jürgen Habermas e Günter Grass.

zionale, le intenzioni politiche degli oppositori/

Il primo parla con enfasi polemica di “naziona-

riformatori che volevano una DDR riformata in

lismo del marco”, il secondo della minacciosa

senso socialista) esclude il nesso necessario tra

ricostituzione di un Großdeutschland e Quarto

la caduta del Muro e la riunificazione delle due

Reich.

Germanie. Oggi, con il senno di poi, si attribu-

Intanto però, impercettibilmente, avviene un

isce questo atteggiamento alla miopia di non

fatto curioso: a sinistra vengono messe in sordi-

aver capito che il baricentro della crisi non era

na le consuete polemiche contro la vecchia Bun-

Berlino est ma Mosca, in preda ad una implosio-

desrepublik, il suo potenziale autoritario, i suoi

ne politica senza precedenti. Il motore originario

(veri o presunti) deficit di legittimazione che

della dinamica del 1989/90 va ricercata nella

erano stati i cavalli di battaglia polemica degli

crisi irreversibile del sistema sovietico, prigionie-

anni Settanta. La democrazia di Bonn acquista

ro delle sue contraddizioni interne,aggravate dal

tacitamente - agli occhi dei suoi critici di ieri - i

fatto d’avere conseguenze dirette sugli equilibri

tratti di un buon governo liberaldemocratico

geopolitici mondiali. In quel contesto è cruciale

che potrebbe essere ora messo in pericolo dalle

il fallimento della strategia “riformatrice” di

ambizioni di una nuova Machtpolitik di una

Gorbachev che, anziché rinnovare il sistema co-

restaurata Grande Germania.

munista, lo porta al collasso manifesto del 1991. Anche qui si tratta di un equivoco. Per gran La DDR anticipa questo risultato, anche se la

parte della popolazione orientale la riunificazio-

soluzione “nazionale” mimetizza la vera sostan-

ne è semplicemente la scorciatoia per ottenere

za di quanto sta accadendo: il tracollo del siste-

democrazia e benessere, sanzionando il falli-

ma economico-sociale socialista come tale. Esso

mento definitivo del sistema economico socia-

si colloca in un orizzonte geopolitico e cronolo-

lista che aveva promesso benessere e sicurezza

gico ancora più ampio: tra la ritirata militare

socio-economica, senza adottare alcuna logica

sovietica dall’Afghanistan e la (prima) guerra

di mercato e soprattutto senza creare meccani-

contro l´Iraq di Saddam che segna il passaggio

smi democratici. L’esistenza di un buono Stato

all’età che la pubblicistica ama spesso a definire

sociale non poteva surrogare l’inesistenza di

– a torto o a ragione – di “scontro di civiltà”.

istituzioni democratiche. La proposta di una

3.

nuova DDR democratica e socialista, avanzata dai rappresentanti dell’opposizione interna al In un primo tempo la caduta del Muro,

regime, usciti allo scoperto o fattisi coraggiosi

la pressione popolare a favore della riunifica-

all’improvviso, è percepita da gran parte della

zione, la possibilità concreta di un nuovo Stato

popolazione come non credibile e fuori tempo

nazionale unitario sono uno choc per gli intel-

massimo.

lettuali di sinistra (ma non solo), che riattivano

Di fatto la riunificazione non porta a nessun

con toni ansioni i temi post-nazionali, i motivi

revival di nazionalismo, a nessuna rinascita di

del patriottismo costituzionale e della memoria

una prepotente identità nazionale tradizionale –

dell’Olocausto per mettere in guardia da una

temuta da molte parti, apparentemente confer-


113

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

mata da alcuni episodi di xenofobia dei primi

di cittadinanza. Le strategie di adattamento o

anni Novanta.

di sopravvivenza non devono essere riservate a terapie psicologiche o ad analisi di antropologi.

Con il passare del tempo si troverà tacitamen-

Rimangono un dato storico e politico da studia-

te anche un equilibrio tra i paradigmi sino ad

re.

allora polemicamente contrapposti di “identità storica nazionale” e di “patriottismo costituzionale”. Quello che mancherà in questo processo sarà un significativo contributo da parte dei rap-

4.

Facciamo un passo indietro nel tempo.

All’inizio del 1989 ( l’anno in cui si celebra il

presentanti intellettuali orientali, molti dei quali

quarantennale della Costituzione della Re-

sono tutti presi dai problemi della loro liquida-

pubblica democratica tedesca) appare come

zione/sistemazione (Abwicklung ).

l’ultimo territorio-riserva del socialismo reale in un’Europa orientale in marcia verso l’eco-

Anticipando quanto cercheremo di sviluppare in

nomia di mercato, la democratizzazione e

seguito, possiamo dire che la fine della DDR e

l’occidentalizzazione, con la ricerca di nuovi

la dissoluzione della sua entità/identità politica

punti di riferimento politico internazionale. Poi

nella Bundesrepublik è imputabile a quattro

quasi all’improvviso nell’estate dalla „riserva

fattori: la definitiva sottrazione di legittimità

socialista” DDR incomincia la fuga in massa di

al sistema socialista da parte della stragrande

cittadini – soprattutto giovani e giovani famiglie

maggioranza della popolazione; l’insuperabi-

– che cercano asilo nelle ambasciate tedesco-oc-

lità dei suoi problemi strutturali economici; la

cidentali di Praga e di Budapest. E’ importante

complessa interazione di dipendenza materiale,

sottolineare che senza questo contesto geo-poli-

mediale e culturale ( in atto da decenni) dalla

tico esterno sarebbero difficili se non impossibili

Germania federale; il venir meno del sostegno

le fughe con il loro contraccolpo delle manife-

sovietico.

stazioni di protesta di massa di Lipsia, Dresda e Berlino che si moltiplicano per settimane nel

Di fronte a questo nodo complesso, continuare a

settembre/ ottobre.

parlare di annessione (Anschluss) o di colonizzazione della DDR è superficiale e demagogico.

La questione della libertà di viaggiare è un

Centrale per noi rimane – come vedremo - il

fattore di protesta particolarmente insidioso per

tema della legittimazione, importante ancora

l’autorità della DDR perché apparentemente

oggi nella sua forma retrospettiva, per così dire,

legittimo, se non mette in discussione il sistema.

nella ricostruzione della memoria e della storia

Ma proprio l’incapacità di reazione da parte del

comune tra i due Stati tedeschi.

governo fa sì che il movimento per la libertà di viaggiare diventi l’elemento catalizzatore e

Detto questo, che milioni di uomini e di donne

scatenante del più vasto movimento per gli altri

abbiano accettato passivamente, con maggiore

diritti di cittadinanza. Inaspettatamente una

o minore rassegnazione e adattamento, oppure

grande massa i cittadini della DDR esce dalla

con convinzione più o meno intensa il sistema

sua “normale” passività. I termini per defini-

socialista non è un dettaglio che si possa bana-

re questa mobilitazione sono diversi e fluidi:

lizzare, se si vogliono costruire rapporti autentici

protesta di massa, movimento di cittadini, vero


114

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

e proprio movimento per i diritti civili e politici

l’implosione di una struttura di potere, improv-

(Bürgerrechtsbewegung ). Per qualche settima-

visamente rivelatasi fragile sovrastruttura.

na sembrano coesistere e coincidere. Le parole d’ordine stesse sono fluide ma dirompenti e

Un documento del gruppo “Demokratie Jetzt”

paralizzanti per un regime che aveva il monopo-

descrive entusiasticamente quanto è accaduto:

lio della parola.

il Palazzo della Repubblica “era traboccante di quei 500.000 che, per sempre, considereranno

La messa in crisi manifesta del sistema non è la

questo giorno di novembre come il giorno della

conseguenza di una resistenza tenace e aperta

sovranità del popolo; senza violenza infatti loro,

di un sindacato interno sostenuto dagli intel-

i cittadini e le cittadine di questo paese, hanno

lettuali come in Polonia; non è l’esito finale di

preso possesso di questa casa insieme con i loro

una lunga attività di opposizione sotterranea

bambini, hanno guardato raggianti di felici-

quale è stata praticata a Praga; non è neppure il

tà dalla terrazza verso la folla in movimento,

risultato di una scaltra politica di riforme messa

consapevoli del potere del popolo presente nella

in atto tempestivamente in Ungheria dalla

parola pacifica ‘noi siamo il popolo’ “.

segreta complicità tra partito e popolazione. Le autorità della DDR sono prese in contropiede da

In realtà questo entusiasmo durerà poco. “Nei

un inatteso movimento di protesta di massa che

‘brevi cinque giorni gloriosi’ dopo il 4 novembre

non osano contrastare con le maniere forti anche

a Berlino il movimento dei cittadini sembrò il

perché non hanno più il sostegno di Mosca. La

vincitore del rivolgimento. Successo insperato e

popolarità e le attese di molti cittadini verso la

sconfitta inattesa stavano una appresso all’altra.

strategia riformatrice di Gorbachev, che pure

In quel momento, infatti, si annunciava una

era detestata dalla nomenklatura della SED,

nuova e non meno drammatica svolta. Punto

funzionano come fattori paralizzanti del gover-

d’avvio era un episodio non programmato, che

no di Berlino-Est. Anche se verosimilmente da

alla fine sarebbe diventato il simbolo vero e pro-

tempo era in atto un sottile processo di erosione

prio dell’autunno tedesco: la caduta del Muro”

del consenso all’interno delle strutture partiticopolitiche.

Questo evento, se da un lato toglie allo Stato della SED l’ultimo strumento per discipli-

Si arriva così alla grande manifestazione del

nare i suoi cittadini, dall’altro mette in linea

4 novembre. Nella Alexanderplatz di Berlino

di collisione l’opposizione e i suoi progetti di

ha luogo una imponentissima dimostrazione di

riforma interna ( per altro, sostenuti da appel-

massa. Si rendono visibili alcuni intellettuali –

li irrealistici3) con la volontà della massa dei

oppositori “frondisti” del regime ma anche altri

cittadini che sono decisi a coniugare benessere

che sino a quel momento erano ben collocati

e democrazia attraverso la strada più breve:

nelle sue pieghe. Questi intellettuali si sentono

riunificando il loro Stato con quello occidentale.

interpreti anzi virtuali artefici di una politica

Naturalmente non si preoccupano per niente

rinnovatrice – ma sempre socialista. Sono affa-

né delle procedure dell’operazione né delle sue

scinati dall’idea di una rivoluzione senza terrore.

implicazioni internazionali. Non nascondono

In realtà commettono l’errore di esaltare come

affatto la volontà di delegare ogni responsabilità

“rivoluzione non-violenta” attiva quella che è

al governo e alla politica del governo di Bonn.


115

2009 . Giuseppe Battiston, Orson Welles’ Roast


116 Le elezioni del 18 marzo 1990 sanzioneranno

se il processo di democratizzazione dell’intera

di fatto questo atteggiamento. Dopo di che il

Europa orientale, in particolare sud-orientale, e

movimento di massa si ritirerà nella passività.

facilitasse la riforma interna dell’Unione sovie-

E’ l’ultimo atto dell’ ”evento inaudito”.

tica. Lo scoppio della guerra jugoslava, involon-

5.

tariamente accelerato dal governo tedesco, ma condiviso dagli altri governi europei, favorevole Ma tra il novembre e il dicembre nes-

alla tempestiva separazione delle repubbliche

suno sa esattamente quale direzione si possa o

slovena e croata dalla Federazione jugoslava,

si debba prendere. Neppure il cancelliere della

sarebbe stata una brutale smentita della aspet-

Bundesrepublik di Bonn Helmut Kohl, che

tativa che la riunificazione tedesca avesse dato

passerà alla storia come il “cancelliere della

inizio ad un nuovo ordine democratico nell’inte-

riunificazione”.

ra Europa orientale.

Procede con grande circospezione e tatticismo. Davanti alla caduta del Muro non pensa affatto

Alla fine il fattore tempo gioca un ruolo deter-

alla riunificazione, ma ad un avvicinamento

minante, costringendo a prendere le decisioni in

progressivo tra i due Stati in una Confedera-

poche settimane.

zione. Non disponendo in realtà di un piano strategico, Kohl si fa guidare da un intuito

Dal punto di vista giuridico-costituzionale la

spregiudicato. Dapprima cerca rapporti pari-

riunificazione si istituzuonalizza applicando

tari con la controparte statale della DDR, poi,

l’art. 23 della Legge fondamentale del 1949,

davanti alle difficoltà di procedere speditamente

che aveva previsto per l’allora ancora “prov-

sulla strada dell’intesa intergovernativa, mentre

visoria” Bundesrepublik l’accesso (Beitritt) da

cresce l’irrequietezza della popolazione punta

parte delle regioni orientali. In questo modo nel

senz’altro sull’entrata delle “regioni orientali”

1990 si è voluto evitare ogni forma di rifonda-

nello Stato federale tedesco nei termini previsti

zione costituzionale della democrazia tedesca

dalla “Legge fondamentale”.

tramite la consultazione dei cittadini o anche tramite una risoluzione paritetica tra le rappre-

Per questa operazione il suo unico forte pun-

sentanze parlamentari della DDR e della BRD

to di appoggio internazionale è il presidente

che confermasse solennemente la legittimità

degli Stati Uniti George W. Bush (senior), ma

della Germania unita. La decisione di affidarsi

può contare anche sulla remissività del leader

esclusivamente all’art 23 allora sembrò fun-

sovietico Michail Gorbachev. Kohl gode anche

zionale ad un rapido processo integrativo. In

del cauto consenso della Comunità europea,

realtà questo atteggiamento era (consciamente

nonostante alcuni rappresentanti degli Stati-

o inconsciamente) il segno della negazione o

membri più importanti non nascondano le loro

rimozione della specifica realtà storica della

perplessità e timori..

DDR e dell’esperienza vissuta dalla sua popo-

In questo contesto non è fuori luogo ricordare

lazione dalla storia tedesca complessiva. Come

che si rivelerà fallace l’illusione (e la giustifica-

se quarant’anni di storia di milioni di tedeschi

zione espressa più volte soprattutto dal ministro

potesse essere ridotta al tempo di attesa della

degli esteri Hans–Dietrich Genscher ) che la

riunificazione.

riunificazione tedesca accelerasse e perfezionas-


MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

6.

117 di ricupero delle grandi tradizioni nazionali,

A questo punto è opportuna qualche

considerazione retrospettiva sulle forme di legit-

dichiarando di incarnare la vera e migliore tradizione storica della Germania.

timazione politica dei due Stati tedeschi. Cominciamo dalle dichiarazioni ufficiali. Il fondamento

La BRD, da parte sua, ha rivendicato sin

della legittimazione della Repubblica democra-

dall’inizio la rappresentanza della nazione tede-

tica tedesca era l’antifascismo, l’anticapitalismo

sca nella sua interezza come tale. Nel Preambolo

e il connesso progetto socialista. L’antifascismo

del Grundgesetz si legge che il popolo tedesco di

forniva gli argomenti alla decisione politica (alla

tutti i Länder (di cui segue l’elenco) riafferma

“narrazione legittimante” o al “ mito fondati-

l’unità statale e nazionale. E conclude solenne-

vo” – come si dice oggi) della socializzazione

mente: „Il popolo tedesco intero si impegna a

dell’industria e dell’abolizione del latifondo

completare l’unità e la libertà della Germania in

all’est dell’Elba – dal momento che industriali e

libera autodeterminazione”. Nella Repubblica

latifondisti erano dichiarati senz’altro responsa-

di Bonn il principio dell’unità della nazione non

bili dell’ascesa di Hitler e della attuazione della

è mai stato cancellato come traguardo finale

sua politica. In questo modo la DDR traeva la

ideale - basti ricordare le irritazioni sollevate in

propria legittimazione da un rapporto diretto sia

Germania a metà degli anni Ottanta dall’allora

pure critico e punitivo (tramite espropriazioni e

ministro degli esteri italiano Giulio Andreotti,

statalizzazioni) con la storia tedesca, mentre la

che si augurava il permanere di due Germanie.

BRD doveva ricercare le sue ragioni legittimanti (o “miti fondanti”) nel presente, nelle presta-

Ma la riunificazione era di fatto tacitamente

zioni collettive della ricostruzione e del miracolo

rimandata sine die, in un futuro che la quasi

economico, rimuovendo in qualche modo il

totalità dei politici e della popolazione tede-

passato. Solo gradualmente, con il passare degli

sca considerava irraggiungibile. Di qua e di

anni tra gli elementi fondativi del nuovo Stato

là del Muro era ormai radicata la convinzione

occidentale si è menzionata anche l’opposizio-

che l’esistenza dei due Stati tedeschi fosse una

ne anti-hitleriana, identificata innanzitutto nel

soluzione storica e politica accettabile. Non era

tentato attentato del 20 luglio 1944.

soltanto l’opinione di pubblicisti e di polemisti ma di tutti gli storici e scienziati politici più

La costituzione nel 1949 di due Stati tedeschi

influenti. Ritenevano definitivamente risolta

ideologicamente e politicamente separati e ostili

la questione nazionale tedesca con la “doppia

non elimina il riferimento ad una comune “na-

statualità” BRD e DDR e ancora alla fine degli

zione tedesca”, sia pure diversamente giudicata.

anni Ottanta avrebbero vivacemente contestato

Il primo testo costituzionale della DDR parla in-

chi avesse sostenuto che era ancora aperta una

fatti di “Stato socialista della nazione tedesca”.

“questione tedesca”, intesa come vulnus del di-

Questa dizione viene cancellata anni più tardi,

ritto dei tedeschi di vivere in una unica nazione.

nel 1974 ( tredici anni dopo l’erezione del Muro di Berlino), tramite una riforma costituzionale

E’ vero che le massime autorità istituzionali

che parla di “Stato socialista degli operai e dei

della Repubblica federale avevano continuato

contadini”. Contemporaneamente tuttavia il go-

a ripetere ritualmente l’assioma dell`unità della

verno della SED inaugura una politica culturale

nazione tedesca, ma nessuno pensava seriamen-


118 te che si sarebbe realizzata – tanto meno nei

entrano in una fase di paralisi. La politiciz-

modi in cui sarebbe effettivamente accaduto tra

zazione del consumo promossa dal regime,

il novembre 1989 e l’ottobre 1990.

accompagnata dall’evidente insufficienza dei beni di consumo rispetto agli standard tedesco-

7.

occidentali, diventa un boomerang, un potente Torniamo nella Repubblica democratica

fattore di delegittimazione del sistema.

tedesca. Dopo gli anni Settanta, anche sotto la pressione mediatica dei modelli di benessere

In questo prospettiva diventa chiaro perché

occidentali, invano contrastati e diffamati con

la voglia di democratizzazione del 1989/90 è

appelli moralistici, il governo della DDR punta

associata alle aspettative di benessere di stile

sulla promessa di benessere - o quantomeno sui

“occidentale”, ed è naturale che si guardi ad

valori della sicurezza economico-sociale - come

una rapida riunificazione come soluzione a por-

nuove elemento di legittimazione. Con la parola

tata di mano – senza aver bisogno di retoriche

d’ordine dell’unità tra politica sociale e politica

nazionali/nazionaliste. L’onere di rispondere alle

economica lo Stato socialista si presenta come

attese politiche, sociali, economiche, culturali

istituzione che si prende cura dei suoi cittadini

connesse all’abbandono del modello socialista

(Versorgungs- und Betreuungsstaat), rispar-

è riposto nell’adesione ad una nazione unita

miando loro tutti i problemi esistenziali di un

garantita da un solido Stato sociale.

decoroso corso della vita, problemi cui invece sono esposti i cittadini di un sistema capitalistico. C’è anche un sottile cambiamento culturale

8.

Dopo la Wende - termine che con il

tempo si è affermato per designare “la svolta”

non privo di contraddizioni. Infatti, dall’alto, la

per antonomasia del 1989/90 - è constatazio-

generazione dei „patriarchi“ antifascisti storici

ne diffusa che la divisione statuale tra le due

tiene ferma e immobile l’ideologia e la prassi

Germanie abbia ceduto il posto ad una divisione

politica del socialismo di stampo marx-leninista,

spirituale, culturale e sociale più sottile, non mi-

mentre nei quadri intermedi direttivi avanza

surabile soltanto con indicatori economici o con

una nuova generazione pragmatica e tecno-

il mancato abbattimento dei dislivelli economici

cratica. Ma la combinazione tra una ideologia

e sociali tra le regioni occidentali e orientali. Si

socialista ormai sclerotizzata e una pratica

è denunciata l’assenza di una autentica solida-

tecnocratica alla lunga non regge.

le comunità politica nazionale. Mentre gli uni (prevalentemente occidentali) imputano i costi

Dalla metà degli anni Settanta e negli Ottanta

esorbitanti della riunificazione all’eredità pesan-

le società industriale avanzate (tra cui si può in

te del passato DDR, altri (soprattutto orientali)

qualche modo includere anche la DDR) si impo-

la imputano alcune decisioni sbagliate prese

ne drammaticamente la necessità del passaggio

dopo la Wende.

verso l’età cosiddetta post-industriale, l’era delle nuove tecnologie, della società dei servizi e

Sebbene sia praticamente unanime l’opinione

della comunicazione. La DDR si scopre priva di

che non ci fosse alcuna realistica alternativa al

capacità innovative: la produzione industriale,

trasferimento nelle regioni orientali dell’ordine

la produttività del lavoro e la politica dei redditi

sociale occidentale, oggi si deplora che in tema


119

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

di politica sanitaria, familiare e di cura infantile

economicamente e socialmente parlando, l’Est

si siano lasciate cadere norme e istituzionali che

tedesco non ha e non avrà il destino del Mezzo-

godevano di ampio consenso nella popolazione

giorno italiano – se si vuole usare un confronto

della DDR e che comunque avrebbero consentito

che spesso viene fatto.

una vita migliore. La convinzione diffusa che la sperequazione nello stato di benessere materiale

Oggi la storiografia è concorde nel riconoscere

sia un “deficit di equità” tra Occidente e Oriente

che la politica di Kohl – al di là delle buone

avvelena i rapporti e i ricordi.

intenzioni - era guidata da una mentalità e da un assunto sbagliati, legati al vecchio model-

Non c’ è dubbio che larghi strati di popolazione

lo di sviluppo che aveva portato al successo

hanno sofferto assai più di quanto loro stessi

la Bundesrepublik postbellica. Era un doppio

non sospettassero al momento della riunifica-

errore: innanzitutto la situazione della DDR

zione nell’impatto brutale con cambiamento di

dei primi anni Novanta era inconfrontabile con

sistema – nelle campagne come nelle aree urba-

quella della Germania occidentale dei primi

ne esposte alla speculazione edilizia. Accanto e

anni Cinquanta, quanto a risorse materiali, a

più efficacemente delle analisi di economisti e

strutture e infrastrutture tecniche e a fattori

sociologi, tutto questo è stato raccontato dagli

umani; in secondo luogo il Modell Deutschland

scrittori (da Günter Grass a Rolf Hochhuth, per

aveva mostrato proprio nei decenni successivi –

ricordare i più noti a livello internazionale). A

e segnatamente negli anni Ottanta - i suoi limiti

scanso di fraintendimenti, va notato per altro

insuperabili ed era stato un grave errore di Kohl

che in queste impietose narrazioni, quasi nulla

non aver introdotto tempestivamente i necessari

si salva del sistema socialista precedente con

correttivi.

i suoi ottusi uomini di partito e incompetenti burocrati.

Pensare poi che la riunificazione potesse addirittura offrire una chance di rilancio dell’economia

Naturalmente non manca chi afferma che si

nazionale, senza richiedere alcun nuovo impe-

esagera nel denunciare il trauma e quindi la

gno finanziario ad hoc è stato un altro errore

miseria materiale delle regioni orientali, anche

di valutazione. Verosimilmente, per calcolo

se rimane vero che non si è visto quello svilup-

elettorale Kohl ha assicurato i tedeschi che non

po fiorente incautamente promesso da Kohl nel

ci sarebbero stati costi e sacrifici aggiuntivi per

1990. Soprattutto, non hanno ancora conquista-

la riunificazione, mentre in realtà ci sarebbero

to autonomia economica sufficiente per reggere

state forme di finanziamento camuffate e rela-

il confronto con le regioni occidentali, salvo che

tivi aggravi tramite il credito e la politica della

in aree privilegiate (Rostock, Dresda o Erfurt).

sicurezza sociale. E’ stato un difetto di capacità e di guida politica.

Alcuni ottimisti infine asseriscono che ci si è

Di fatto la terapia d’urto dell’economia di

sbagliati nel timing della rinascita delle aree

mercato, sostenuta da massicci strumenti statali

orientali, non nel trend del loro sviluppo. E’

di sostegno e la politica attiva di sostegno del

vero che la pura trasposizione del sistema occi-

lavoro, non ha raggiunto nelle regioni orientali

dentale nelle regioni orientali ha accentuato la

l’obiettivo di una rapida e ed energia creazione

crisi dello Stato sociale in tutte le regioni, ma,

di strutture economiche capaci di autosostener-


120

2008 . Legno, diavoli e vecchiette... Storie di marionette


121

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

si. Il segnale più drammatico è stata l’altissima

DDR e quindi i giudizi sul passaggio alla nuova

disoccupazione e le sue conseguenze sociali.

realtà politica.

Tutto questo ha acuito il dilemma cui la popola-

Accanto al discorso ufficiale dominante che

zione orientale era particolarmente esposta e in-

giustifica la “rivoluzione democratica” del

difesa, per la passata esperienza – il dilemma tra

1989 con la delegittimazione senza riserve del

l’affidarsi alle misure di protezione e di assisten-

precedente regime dittatoriale della SED, si

za di Stato e l’ attivarsi per raggiungere capacità

fanno sempre più frequenti contro-narrazioni

di iniziativa e di responsabilità autonoma.

che in qualche modo rilegittimano il passato,

Limitarsi a denunciare tutto questo come ef-

denunciando nel contempo “la colonizzazione”

fetto di liberalismo selvaggio o di colonialismo

sociale, materiale e culturale delle regioni orien-

tedesco occidentale è troppo facile. Certo, ci

tali a seguito dell’Anschluß da parte del sistema

sono (stati) innumerevoli esempi di arroganza

capitalistico occidentale. Questa visione è diven-

e di insensibilità da parte di individui e gruppi

tata parte integrante della cultura politica della

(spesso neppure molto qualificati) arrivati dalla

PDS (il partito successore della SED ed ora

Germania occidentale. Ma c’erano situazioni

confluito nella Linke nazionale), a prescindere

oggettive disastrose, caratterizzate da mancan-

dalla tattica delle alleanze politiche che questa

za di competenze locali e assenza di personale

formazione mette in atto a livello nazionale e

qualificato autoctono ( magari trasferitosi nelle

regionale

regioni occidentali dopo la unificazione).

Ma c’è una terza posizione, per certi aspetti più

9.

interessante e verosimilmente più condivisa. Si basa sulla diffusione (ormai non più subcultuDi fronte a quanto è accaduto nell’au-

rale) di narrazioni biografiche e operazioni di

tunno/inverno 1989, ci si è resi conto tardiva-

memoria presuntivamente comune che pongono

mente di quanto insufficienti, se non addirittura

al centro la rivalutazione di storie di vita o bio-

fuorvianti, fossero le informazioni a disposizio-

grafie, presentate come situazioni di costrizione

ne nella Repubblica federale sulle condizioni

oggettiva, anche se sottratte ad una azione poli-

materiali e culturali reali della DDR. Oggi si

tica diretta. E’ un atteggiamento caratterizzato

riconosce che c’è stato un deficit di conoscenza

da sottili tratti impolitici.

scientifica oltre che un atteggiamento politico inadeguato, cui non è più possibile rimediare,

Per parecchio tempo la maggioranza della po-

se non con una più attenta ricostruzione ex-post.

polazione tedesco-orientale dopo la caduta del Muro non parve interessata a mettere a fuoco

Per la conoscenza della società della DDR e

il proprio passato: doveva fare i conti con un

soprattutto per capire l’atteggiamento della

presente imperscrutabile e con le illusioni e le

popolazione ancora oggi, è essenziale l’analisi

paure di un futuro incerto. La cronaca in com-

delle narrazioni retrospettive e delle connesse

penso era piena delle malefatte della Stasi.

memorie, che si sono lentamente palesate o sono

Con il passare degli anni si è rafforzata l’imma-

state finalmente messe a fuoco dagli osservatori.

gine di una esistenza condotta e vissuta in con-

Ad esse si collegano le narrazioni postume, per

dizioni oggettive di “dominio”, talora evidenti

così dire, sulla legittimazione di cui godeva la

talaltra impalpabili. In verità, questa imma-


122 gine è accolta volentieri soltanto da chi aveva

ideologicamente) di tipo egualitario. “Quella

effettivamente avuto esperienze di persecuzione.

che viene difesa è una esperienza di sicurezza

L´idea di essere stati “dominati” è bene accetta

non soltanto nell`ambito materiale e sociale,

anche da chi vuole rendere credibile la sua “col-

ma anche nell`ottica della pianificabilità della

laborazione” e quindi il suo incolpevole – perché

vita, la tenuta dei rapporti, la calcolabilità dei

coatto - coinvolgimento nell`apparato di potere.

cambiamenti. In breve, un senso di controllo

La DDR come “storia di dominio” tout court

(passivo) sul futuro, che garantisce tranquillità

incontra invece resistenza in chi ha creduto nel

e certezza”.

regime o ha cercato di conviverci, di scendere a patti con esso.

Ciò che spesso accomuna queste reazioni è un atteggiamento sostanzialmente depoliticizzato,

Ma il quadro è molto variegato, scalato anche

se non impolitico. Il sistema DDR nella sua spe-

generazionalmente. La prima generazione che,

cificità partitico-politica viene rimosso o igno-

dopo un’esperienza giovanile hitleriana, si era

rato – forse come risposta anche ad una lettura

convertita con convinzione al comunismo e vi

iper-ideologica troppo frequentemente offerta

aveva investito identità ed energie, con la fine

dagli storici e dagli analisti politici occidentali,

della DDR si ritrova con un itinerario biografico

concentrati sulle posizioni del partito e delle

devastato. Ma dappresso segue una generazione,

istituzioni ufficiali. Trascurando o sottovalutan-

che, pur essendosi integrata in qualche modo

do la rilevanza delle strategie della contratta-

nel sistema sinceramente, volontaristicamente

zione quotidiana della gente comune, le analisi

o per assenza di alternative, aveva sperato sino

storico-politiche correnti non colgono i pesanti

alla vigilia del tracollo in un suo mutamento

limiti del potere della SED, pur molto penetran-

migliorativo. In questa generazione si trova sia

te con i suoi capillari apparati di controllo, sulla

chi si riconverte rapidamente al nuovo sistema

vita normale e quotidiana. E quindi non hanno

liberal-democratico, sia chi rimane ne presto

comprensione per l’ostinazione che si è espres-

deluso secondo un ampio spettro di gradi di

sa negli spazi nascosti e difesi della società del

rassegnazione e adattamento. C’è infine chi

socialismo reale. Con il risultato che questi spazi

aveva vissuto nella nicchia della vita artistica,

permangono – a loro modo – ancora oggi dopo

delle forme subculturali giovanili creando o

due decenni di unità tedesca come luoghi di

credendo di godere di forme di vita alternative.

resistenza contro altre forme invasive, o vice-

Paradossalmente, con la scomparsa della DDR,

versa come reazione alla indifferenza sociale del

lungi dall’aprirsi finalmente spazi di libertà, per

capitalismo trionfante.

questi ultimi viene meno per essi il quadro di riferimento polemico del loro stile di vita alter-

Da qui la domanda che attende ancora una

nativo; sentendosi ora esposti senza difese alla

risposta esauriente: che cosa c’era davvero

logica della competizione e del mercato.

all’ombra del dominio/potere della SED ?

Sullo sfondo, c’è il basso continuo della no-

Com’era l’esistenza quotidiana dietro al Muro?

stalgia verso uno Stato sentito come garante

Solo paura e oppressione? Solo opportunismo

di assistenza sociale e verso una società di

e manipolazione ? Il quotidiano era il luogo

solidarietà, dove la vita non era commercializ-

che alimentava l’impotenza degli impotenti

zata e l`atteggiamento dominante era (almeno

e la potenza dei potenti – come continuano


123

MITTELFEST / PROVE D’EUROPA / L’ANALISI

ad affermare gli esponenti dei movimenti dei

DDR, passando dalla semplice de-legittimazione

diritti civili e politici, custodi intransigenti della

del sistema socialista alla sua storicizzazione.

illegittimità senza attenuanti della DDR? O ci

Questo mutamento non significa affatto una ri-

si poteva considerare “cittadini” senza far parte

abilitazione dello Stato della SED, ma un passo

della nomenklatura e senza per questo sentirsi

importante verso la riappropriazione critica del

prigionieri,“residenti coatti nello Stato” ?

passato tedesco nel suo insieme.

Nel caso della DDR, spostare lo sforzo conoscitivo sul quotidiano non significa allargare genericamente l’ambito della conoscenza - come avviene solitamente nello studio delle società

10.

Una annotazione finale. Per definire

tutto quanto è successo e sopra sinteticamente

occidentali. Quello spostamento contiene infatti

descritto è giusto parlare di „rivoluzione“ ? An-

uno specifico giudizio politico. Diventa mol-

che se il concetto più diffuso è quello di Wende/

to istruttivo anche per capire e spiegare altre

svolta? Nella letteratura e nella pubblicistica

esperienze del socialismo reale nei paesi dell’Est

ci sono altri termini ancora: Umbruch / rivol-

Europa - e più in generale le società governate

gimento, Zusammenbruch /crollo, Implosion /

da una dittatura.

implosione. Ognuno di essi ha una sua giustificazione, una sua storia; risponde soprattutto

In primo piano si pone la questione della diffe-

a sensibilità soggettive diverse o ad occasioni

renza tra privato e pubblico. Da un lato sareb-

particolari, oltre che a veri o presunti indicatori

be assurdo negare una “felicità privata” o la

oggettivi.

legittimità di una “nicchia in cui si è felici” (di

Naturalmente, il concetto più forte è quello di

cui conservare memoria positiva) separata dalla

“rivoluzione” quasi sempre accompagnata, oltre

“infelicità pubblica”. Dall’altro, però – proprio

che dall’aggettivo “democratica”, anche da “pa-

in Germania – vale il verdetto (adorniano) della

cifica”, “non violenta”. Ma non mancano quali-

impossibilità di una vita privata “vera” in una

ficativi riduttivi o negativi: rivoluzione mancata,

vita collettiva “falsa”. Ovvero, per dirla nel

fallita, tradita (secondo una vecchia tradizione

linguaggio di alcuni esponenti della “politica

tedesca). E’ chiaro che queste aggettivazioni

della memoria” ufficiale, coltivare ricordi pia-

indicano attese o speranze andare deluse.

cevoli (che non siano quelli privatissimi) della vita nella DDR mette in pericolo il “consenso

Ma se ci atteniamo ad una definizione politica

antitotalitario”contro il regime.

tecnica, per cosi dire, che indica un mutamento radicale dell’ordine socio-politico – mutamento

In contrasto con questa posizione si è obiettato

di Costituzione, sistema politico e strutture so-

(giustamente, a mio avviso) che continuare a

ciali – non c’è dubbio che quella del 1989/90 è

sostenere che la vita nella DDR fosse inautentica

stata una “rivoluzione” – che ha avuto successo

e moralmente compromessa rischia di estraniare

a confronto di quella del 1848 o, se vogliamo,

molti tedeschi orientali dalla nuova Germania

quella del 1918/19, per rimanere nella storia te-

democratica unita.

desca. Rivoluzione in senso democratico, anche

Alla luce di questa problematica vale l’invito,

se sappiamo per esperienza che la democrazia

avanzato da alcuni studiosi, ad un mutamento

non risolve affatto tutti i problemi che promette

di paradigma nella lettura del passato della

di risolvere …


124

Cividale del Friuli, città del MittelFest Il Mittelfest si svolge a Cividale del Friuli, l’anti-

e Picolit, al top dell’enologia italiana. Attorno

ca Forum Julii romana, città dalla storia remota

a Cividale si aprono a ventaglio le Valli del

e affascinante.

Natisone, estremo lembo nordorientale d’Italia,

Nell’Alto Medioevo i Longobardi vi lasciarono

disseminate di paesi caratteristici immersi in fitti

eccezionali testimonianze d’arte.

boschi di faggi, querce, castagni in un ambiente sorprendentemente intatto.

Un’ideale città-festival, con le incantevoli stradine medievali, i caffè dall’eleganza mitteleuro-

Il MittelFest e Cividale: un’occasione unica per

pea, i locali che offrono il meglio della gustosis-

vivere lo spettacolo dal vivo e lasciarsi affasci-

sima cucina friulana.

nare da una tradizione culturale e storica che affonda le sue radici nel cuore dell’Europa.

Cividale è anche il capoluogo di una zona Doc, i Colli Orientali del Friuli, dove si producono vini i qualità ineguagliabile, con tesori autoctoni come il rosso Pignolo, o i bianchi Verduzzo


126 I Presidenti di MittelFest dal 1991 ad oggi Mario Puiatti Alessandra Guerra Giovanni Pelizzo Marino Plazzotta Paolo Maurensig Demetrio Volcic Lorenzo Pelizzo Furio Honsell Antonio Devetag I Direttori Artistici di MittelFest dal 1991 ad oggi Giorgio Pressburger Tamas Ascher Jovan Cirilov Jiri Menzel George Tabori Carlo de Incontrera Cesare Tomasetig Mimma Gallina Daniele Abbado Oreste Bossini Giorgio Battistelli Moni Ovadia Furio Bordon Claudio Mansutti Walter Mramor

Mittelfest ringrazia, per l’apporto offerto alla presente pubblicazione: Vladimir Polyakov, the Gorbachev Foundation Piotr Gulczinsky, presidente Fondazione Lech Walesa Andrzej Gulczinsky, Fondazione Lech Walesa Sabina Tancevova, Václav Havel’s staff Giulia Del Fabbro, Ministero per gli Affari Esteri Ambasciate Italiane a Mosca, Varsavia, Lubiana Adriano Ossola e Dalia Vodice, Associazione Culturale èStoria - Gorizia Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia

Fotografie di: Luca d’Agostino | pagg. 4, 6, 7, 13, 14, 22, 25, 29, 36, 58, 69, 73, 81(in alto), 89, 97, 105, 120 Hugo Glendinning | pagg. 18, 84 Antonio Agostini | pag. 52 MittelFest | pag. 17 Comune di Cividale | pagg.124, 125 Ensemble Micha van Hoecke | pag. 11 Compagnia Arearea | pag. 81(in basso) Budapest Dance Theatre | pag.100 Fondazione Teatro Piemonte Europa | pag.115 © 2009 Associazione Mittelfest Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, non autorizzata. Finito di stampare nel luglio 2009.


ero Badaloni, Giorgio Pressburger, lini, Alfonso Di Leva, Andrea Filip ssamai, Michail Gorbachev, Lech Václav Havel, Axel Hartmann, Gian helis, Dimitrij Rupel, Adriano Bias zma, Riccardo Ehrman, Lucio Car arcello Veneziani, Gianni Bisiach, atvejevic’, Sergio Romano, Toni Ca hail Gorbachev, Lech Walesa, Václ el Hartmann, Gianni De Michelis, el, Adriano Biasutti, Imre Kozma, man, Lucio Caracciolo, Marcello V ianni Bisiach, Predrag Matvejevic’ ano, Toni Capuozzo, Piero Badalon ssburger, Roberto Collini, Alfonso drea Filippi, Paolo Possamai, Gian usconi, Michail Gorbachev, Lech W Václav Havel, Axel Hartmann, Gian helis, Dimitrij Rupel, Adriano Bias zma, Riccardo Ehrman, Lucio Car arcello Veneziani, Gianni Bisiach, atvejevic’, Sergio Romano, Toni Ca ero Badaloni, Giorgio Pressburger, lini, Alfonso Di Leva, Andrea Filip


Prove d'Europa: a vent'anni dal Muro