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Progetto Repubblica Ceca FOCUS FOCUS

Il settore dell’arredamento in Repubblica Ceca G i o vanni Usai Secondo una recente indagine, i Cechi, al pari degli Ungheresi, sono i cittadini dell’Europa centrale più propensi all’acquisto di prodotti dell’industria dell’arredamento. Nel 2004 hanno infatti speso in media 112 euro, una cifra lontana dai 732 euro l’anno dei Tedeschi, primi in Europa, ma ben superiore, comunque, a quella investita da Slovacchi e Polacchi. Ancor più positivi i dati dell’Ufficio ceco di statistica, secondo cui il giro d’affari generato dal mobile in Rep. Ceca lo scorso anno è stato pari a 40 miliardi CZK, identificandolo quindi come uno dei comparti più dinamici del mercato, con volumi di fatturato sempre più elevati e con maggiori prospettive di crescita. Fra i fattori che maggiormente contribuiscono a tale trend, in primo luogo lo sviluppo dell’edilizia abitativa degli ultimi anni, e in seconda battuta l’incremento del tenore di vita degli abitanti, fattori questi che favoriscono la propensione della gente a rinnovare il proprio arredamento. In un mercato nel quale ogni anno si presentano nuovi trend, materiali e colori, i Cechi dimostrano, rispetto al passato, di saper tenere più in considerazione estetica e design. Le grandi catene di vendita non soffocano i piccoli Il recente ingresso del gruppo austriaco Kika/Leiner, che ha aperto lo scorso luglio un centro vendite a Praga Pruhonice (e che la prossima primavera ne inaugurerà un secondo nel quartiere Letnany di Praga), evidenzia le prospettive di crescita offerte dal mercato dell’arredamento in questo paese. La catena austriaca entra in un mercato dove già operano altre multinazionali dell’arredamento quali Ikea, Sconto, Asko e Europa Mobel, ossia le quattro principali, che insieme detengono quasi il 20% del mercato. A questo proposito va sottolineato come, nonostante anche in Repubblica Ceca la vendita al dettaglio dell’arredamento subisca notevoli variazioni strutturali con l’affermazione delle grandi catene, i negozi di piccola dimensione continuino a detenere più del 50% del mercato del mobile. Nei mega store, tipici delle grandi multinazionali 10

del mobile, ha comprato lo scorso anno solo il 35% della clientela, contro l’84% riscontrato per esempio in Germania. Gli operatori specializzati sono del parere che il mercato possa offrire ancora molte chance a nuovi soggetti, soprattutto fuori dalle tre principali città Praga, Brno e Ostrava. Quanto al comportamento dei consumatori, i Cechi si dimostrano ultimamente sempre più propensi a preferire arredamenti con linee semplici e funzionali, attribuendo inoltre molta importanza al fattore prezzo: i prodotti più venduti sono infatti quelli di fascia più economica e allo stesso tempo quelli più cari. Gli esperti sono del parere che il segmento con maggiori prospettive di crescita sia proprio quello dell’arredamento di lusso. Il Made in Czech perde terreno nel mercato interno e si rifà con l’export Caratteristica peculiare del settore ceco dell’arredamento è il fatto che pur aumentando da un lato il fatturato dei rivenditori, dall’altro decresce la quota di mercato dei produttori locali. La conseguenza è che questi ultimi si rivolgono in modo sempre più incisivo verso l’estero. L’esempio più significativo è quello della TON di Bystrice, la principale azienda dell’arredamento, che esporta più dell’80% della propria produzione soprattutto nell’Unione Europea, negli USA, in Giappone e in Australia. Allo stesso modo la Koryna di Korycany, produttrice di cucine, vende una parte significativa della produzione in Slovacchia, Austria, Russia, Ungheria e Bulgaria. Dalle statistiche emerge che il principale destinatario dell’export dei mobilifici cechi è la Germania, cui segue la Gran Bretagna, l’Austria, l’Olanda e la Slovacchia. Sul versante opposto, paesi di importazione sono la Germania, la Polonia, la Cina, l’Italia e l’Austria. Le piccole aziende ceche devono fronteggiare soprattutto la concorrenza slovacca e polacca. Delocalizzare la produzione di arredamento in RC può essere una scelta vincente La RC vanta consolidate tradizioni nella

produzione dei mobili. Anche in questo settore negli ultimi quindici anni, dopo il crollo del regime, si è assistito ad un graduale processo di trasformazione del tessuto produttivo. Le grandi industrie di un tempo si sono trasformate in aziende di dimensioni più ridotte (attualmente l’80% di esse ha meno di 100 dipendenti) capaci di ottimizzare l’organizzazione logistica e di innovare in modo flessibile la gamma dei propri prodotti. Si è trattato di modifiche che hanno consentito loro di proporsi in modo più competitivo sui mercati esteri. Dalla consolidata tradizione produttiva deriva inoltre la presenza di una manodopera altamente qualificata. L’industria mobiliera ceca può contare inoltre sia sulle importanti risorse forestali nazionali, che costituiscono una base fondamentale di approvvigionamento di materia prima, sia sull’efficiente industria di prima trasformazione del legno, ben diffusa sul territorio. Appaiono quindi indiscutibili gli aspetti positivi su cui può contare una azienda intenzionata ad insediarsi in Repubblica Ceca o di aprire comunque con questo paese un rapporto di collaborazione.

Progetto Repubblica Ceca (Ottobre 2005)  

Periodico di informazione su politica, economia e cultura

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