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Proprietà letteraria riservata © 2013 De Agostini Scuola SpA – Novara 1ª edizione: luglio 2013 Printed in Italy

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Stampa: Grafiche Battaia – Zibido San Giacomo (Mi)

Ristampe: 0 1 Anno: 2013

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Luca Gaeta, Umberto Janin Rivolin, Luigi Mazza

Governo del territorio e pianificazione spaziale

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Introduzione PARTE PRIMA – Governo del territorio e cittadinanza

5 5 9 12 21 22 24 25 25

Capitolo 1 – La costruzione del mercato urbano 1.1 Mercati immobiliari e mercato urbano 1.2 Necessità e modalità dell’assegnazione dei diritti d’uso del suolo 1.3 Il potere dell’assegnazione dei diritti d’uso del suolo 1.4 Assegnazione, appropriazione, uso 1.5 La costruzione dell’offerta d’uso del suolo 1.6 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

29 29 32 36 37 39 39

Capitolo 2 – Lo Stato e la regolazione del suolo 2.1 Conflitti d’uso del suolo: i fallimenti del mercato 2.2 La soluzione dei conflitti: accordi e regole 2.3 Governo del territorio e regolazione 2.4 Regolazione e valori del suolo Bibliografia Esercitazioni

43 43 48 51

Capitolo 3 – Problemi costituzionali di governo del territorio 3.1 Crisi urbana e zonizzazione 3.2 Ambler contro Euclid 3.3 La costituzionalità dello «zoning» 3.3.1 Il conflitto tra interessi individuali e governo locale, e la questione della compensazione, p. 53 – 3.3.2 Il conflitto tra piano locale e piano di livello superiore, p. 54 3.4 La legittimazione dello «zoning» statunitense 3.4.1 Lo «zoning» come difesa del diritto di proprietà, p. 56 – 3.4.2 Un problema irrisolto: piano locale e piano di livello superiore, p. 58 3.5 Due conflitti e due problemi di pianificazione 3.6 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

55 59 60 62 63 65 65 67 69 70 73

Capitolo 4 – Il piano e i diritti di cittadinanza 4.1 La natura strumentale della zonizzazione 4.2 Una politica spaziale di espulsione 4.3 «Zoning» e diritti di cittadinanza 4.4 «Zoning», espansione ed esclusione 4.4.1 Zonizzazione d’esclusione e di espulsione, p. 71 – 4.4.2 Razzismo e zonizzazione, p. 72 4.5 «Zoning», pianificazione spaziale e costruzione politica del mercato

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X

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75 76 76

4.6 «Zoning», pianificazione spaziale e controllo sociale Bibliografia Esercitazioni

79 79 88 89 93 95 96 98 98 99

Capitolo 5 – Due archetipi della pianificazione spaziale 5.1 Terra e diritto 5.2 Forme spaziali, regole e strategie 5.3 Terra, cultura, potere 5.4 Ordinamento spaziale e controllo sociale 5.5 Confini 5.6 Spazio, potere, territorialità 5.7 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

103

PARTE SECONDA – Teorie e modelli di pianificazione spaziale

105 105 111

Capitolo 6 – I modelli di ordinamento spaziale 6.1 L’istituzione della pianificazione spaziale 6.2 Tre modelli di ordinamento spaziale 6.2.1 La griglia radiocentrica, p. 111 – 6.2.2 La griglia ortogonale, p. 112 – 6.2.3 La griglia labirintica, p. 115 6.3 Tre padri della pianificazione contemporanea 6.3.1 Una teoria dell’eguaglianza spaziale, p. 121 – 6.3.2 Una teoria dello sviluppo spaziale, p. 121 – 6.3.3 Un modello di equilibrio spaziale, p. 122 6.4 Conclusione Bibliografia Esercitazioni

120 122 123 123

142 147 147

Capitolo 7 – Una teoria dell’eguaglianza spaziale 7.1 La costruzione di una teoria 7.1.1 Ildefonso Cerdá, p. 127 – 7.1.2 Le mura di Barcellona, p. 128 – 7.1.3 Le ragioni di una teoria, p. 131 – 7.1.4 Un programma politico, p. 133 – 7.1.5 Libertà e pianificazione, p. 133 7.2 Le cinque basi della teoria 7.3 Le quattro fasi del processo teorico 7.3.1 Dalle parti al tutto, p. 136 – 7.3.2 Prima fase: la residenza, p. 136 – 7.3.3 Seconda fase: il traffico, p. 137 – 7.3.4 Terza fase: case e traffico, p. 138 – 7.3.5 Quarta fase: città e regione, p. 140 7.4 Pratiche e teoria 7.4.1 Giustizia e razionalità, p. 141 – 7.4.2 Il piano come regola e strategia, p. 142 7.5 Riepilogo e conclusioni Bibliografia Esercitazioni

151 151 153 156 158 160 163 163

Capitolo 8 – Una teoria dello sviluppo spaziale 8.1 Indore: una pedagogia interattiva 8.2 Una scienza nuova 8.3 Il principio sinottico 8.4 L’indagine regionale e urbana 8.5 Geddes, la pianificazione e i pianificatori Bibliografia Esercitazioni

165 165

Capitolo 9 – Un modello di equilibrio spaziale 9.1 Un traguardo per la città

127 127 135 136 141

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XI

167 173 176 177 178 180 180

9.2 Una dottrina di pianificazione 9.3 Il modello spaziale 9.4 La città sociale 9.5 L’influenza di Howard 9.6 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

183

PARTE TERZA – Temi e metodi di pianificazione spaziale

185 185

Capitolo 10 – La città e il paesaggio 10.1 Town and country planning 10.1.1 La fondazione di una disciplina autonoma, p. 186 – 10.1.2 Il ruolo chiave dell’indagine, p. 188 – 10.1.3 Strumenti e fasi del piano, p. 190 – 10.1.4 Il paesaggio e l’estensione del piano oltre la città, p. 192 10.2 Vecchie città ed edilizia nuova 10.2.1 Il «contrasto irreducibile tra la Vita e la Storia», p. 194 – 10.2.2 Lo strumento dell’«architetto integrale», p. 198 – 10.2.3 Un decalogo per il legislatore, p. 201 – 10.2.4 Pianificazione spaziale e paesaggio, p. 202 10.3 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

193

203 205 205

221 224 225

Capitolo 11 – Il contenimento urbano e gli standard 11.1 Greater London Plan, 1944 11.2 Due politiche principali del piano 11.3 Il modello spaziale del piano 11.3.1 Le densità, p. 215 – 11.3.2 Il modello di organizzazione sociale, p. 217 11.4 L’eredità del Greater London Plan Bibliografia Esercitazioni

227 227 232 234 238 240 241 243

Capitolo 12 – L’espansione urbana e i piani di quartiere 12.1 Il piano regolatore di Milano del 1953 12.2 Contenuti essenziali 12.3 Il decentramento 12.4 Attuazione ed esiti 12.5 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

245 245 246 247 248 254 257 258 261 267 267

Capitolo 13 – La tutela e il recupero dei centri storici 13.1 Passato e memoria 13.2 Pianificazione spaziale e tutela del patrimonio 13.3 L’invenzione del patrimonio urbano 13.4 Dagli sventramenti al centro storico 13.5 La persistenza dell’impianto urbano 13.6 Memoria e luogo 13.7 Tra norma e piano 13.8 Riuso e teoria tipologica Bibliografia Esercitazioni

209 209 211 215

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281 283 287 288 288 291 291

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307 309 309 313 313 314 324 325 327 327 328 331 331 331 337 346

Indice

Capitolo 14 – Il traffico e gli usi del suolo 14.1 Definizione del problema 14.2 Il Rapporto Buchanan 14.2.1 Sunnyside Gardens, il superblock e il principio di Radburn, p. 274 – 14.2.2 L’unità di vicinato e l’area ambientale, p. 275 – 14.2.3 Gerarchia e specializzazione delle strade, p. 276 – 14.2.4 Attività, usi del suolo e traffico, p. 277 – 14.2.5 L’analisi dei movimenti pendolari, p. 279 – 14.2.6 Criticità e accessibilità, p. 280 14.3 L’applicazione a Newbury 14.4 Il tentativo di applicazione ad Alessandria 14.4.1 Lo schema generale del 1968, p. 284 14.4.2 Usi del suolo e mobilità nell’area urbana, p. 285 14.5 Buchanan e la pianificazione spaziale Bibliografia Esercitazioni Capitolo 15 – Le città di nuovo impianto 15.1 La politica delle «new town» 15.1.1 Da Howard allo Stato, p. 291 – 15.1.2 La politica delle «new town» britanniche, p. 292 – 15.1.3 New town ed espansioni urbane, p. 293 – 15.1.4 Gli obiettivi delle new town, p. 293 – 15.1.5 Città senza storia, p. 294 15.2 La progettazione delle «new town» 15.2.1 Un prodotto anglosassone, p. 296 – 15.2.2 Progetti d’architettura e piano, p. 296 – 15.2.3 Programma politico e modello spaziale, p. 297 – 15.2.4 New town e conflitti di pianificazione, p. 297 – 15.2.5 Modelli di new town britanniche, p. 298 15.3 Runcorn 15.3.1 Alla periferia di Liverpool, p. 299 – 15.3.2 La doppia rete del traffico, p. 300 – 15.3.3 Gli spazi verdi e la residenza, p. 301 – 15.3.4 Una moderna città giardino, p. 302 15.4 Milton Keynes 15.4.1 Tra Londra e Birmingham, p. 302 – 15.4.2 Il progetto di Milton Keynes, p. 302 – 15.4.3 La griglia stradale, p. 303 – 15.4.4 Griglia stradale e usi del suolo, p. 304 – 15.4.5 Una città postindustriale, p. 305 15.5 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni Capitolo 16 – Struttura e azione 16.1 Coventry calling 16.2 Piani di struttura e piani locali 16.2.1 La legge del 1947, p. 314 – 16.2.2 Il Planning Advisory Group e la legge del 1968, p. 314 – 16.2.3 Usi del suolo e traffico, p. 318 – 16.2.4 La ricerca operativa nel settore pubblico, p. 321 16.3 Strategie per un territorio conteso 16.4 Pianificare nell’incertezza 16.5 Epilogo Bibliografia Esercitazioni Capitolo 17 – Il piano come progetto di comunità 17.1 Alessandria 1958, 1968 17.2 Dalla giunta rossa al centro-sinistra – 17.2.1 Un governo troppo solido, p. 331 – 17.2.2 Dalla ricostruzione al piano regolatore del 1958, p. 332 – 17.2.3 Il piano 167, p. 334 – 17.2.4 Boom economico e crisi locale, p. 335 – 17.2.5 Il centro-sinistra e il nuovo piano regolatore, p. 336 17.3 Due piani tradizionali 17.3.1 Una città tra due fiumi, p. 337 – 17.3.2 Il piano regolatore del 1958, p. 342 – 17.3.3 Il piano regolatore del 1968, p. 343 17.4 Un confronto tra i due piani

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XIII

349 349

Bibliografia Esercitazioni

353 353

Capitolo 18 – La questione della casa e il «diritto alla città» 18.1 La questione della casa 18.1.1 Perché il tema della casa, p. 353 – 18.1.2 La casa e gli squilibri territoriali, p. 353 – 18.1.3 La casa e il settore edilizio-fondiario, p. 354 – 18.1.4 La casa e l’intervento pubblico, p. 355 18.2 Le lotte sociali e il «diritto alla città» 18.2.1 Anni di conflitto sociale, p. 358 – 18.2.2 Dal diritto alla casa al «diritto alla città», p. 360 18.3 La variante del PRG di Milano del 1980: un tentativo di risposta? 18.3.1 Obiettivi e metodi della variante, p. 362 – 18.3.2 Perché la variante si rivela inadeguata, p. 364 18.4 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

358 361 366 367 368 371 371 379

387 389 390 393 393 394 395 396 397 401 402 405 405 406 413 419 419 420

Capitolo 19 – Gli spazi della produzione e del commercio 19.1 Le trasformazioni degli spazi della produzione 19.1.1 Dall’industria alle nuove produzioni urbane, p. 371 – 19.1.2 Da icona del «made in Italy» a territorio da riutilizzare, p. 375 – 19.1.3 Riflessioni a partire dai due casi, p. 376 19.2 Le trasformazioni degli spazi del commercio 19.2.1 Lo shopping mall come strategia di riqualificazione di aree urbane dismesse, p. 380 – 19.2.2 La città storica come espediente commerciale, p. 382 – 19.2.3 Da territorio agricolo a città virtuale, p. 384 – 19.2.4 Riflessioni a partire dai tre casi, p. 386 19.3 Riflessioni conclusive: qualità degli spazi, interessi, scale Bibliografia Esercitazioni Capitolo 20 – La trasformazione per parti e per progetti 20.1 Città pubblica e progetto moderno 20.2 Teoria della modificazione e progetto di suolo 20.3 Tecniche 20.4 Una diversa stagione 20.5 Appendice: il piano regolatore di Siena 20.5.1 I materiali che costituiscono il piano, p. 397 – 20.5.2 L’appartenenza alla stagione degli anni Ottanta e Novanta, p. 399 Bibliografia Esercitazioni Capitolo 21 – I nuovi orientamenti del piano urbano 21.1 La veste di Arlecchino 21.2 Le forme del piano urbano 21.2.1 Il piano regolatore generale di Roma, p. 407 – 21.2.2 Il piano strutturale comunale di Bologna, p. 409 – 21.2.3 Il piano strategico di Torino, p. 412 21.3 Temi e metodi della pianificazione urbana 21.3.1 La perequazione dei diritti, p. 413 – 21.3.2 La tutela dell’ambiente naturale, p. 414 – 21.3.3 La partecipazione dei cittadini, p. 415 21.4 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

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XIV

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PARTE QUARTA – Governo del territorio: piani e politiche

425 425

Capitolo 22 – I sistemi di governo del territorio 22.1 Definizioni, confronti, classificazioni in uso 22.1.1 Classificazioni per famiglie giuridiche, p. 425 – 22.1.2 Classificazioni per «idealtipi», p. 426 – 22.1.3 Sistemi di governo del territorio e culture di pianificazione spaziale, p. 428 22.2 Sistemi di governo del territorio come tecnologie istituzionali 22.2.1 Funzionamento del sistema di governo del territorio, p. 429 – 22.2.2 Sistemi conformativi e performativi, p. 431 – 22.2.3 La costruzione sociale del sistema , p. 433 22.3 Formazione e cambiamenti del sistema di governo del territorio in Italia 22.3.1 La formazione del sistema (1861-1942), p. 435 – 22.3.2 Il ciclo riformista (anni CinquantaSessanta), p. 435 – 22.3.3 La regionalizzazione del sistema e l’innovazione europea (anni Ottanta-Novanta), p. 436 – 22.3.4 La fase corrente, p. 437 22.4 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

428 435

438 439 440

449 452 454 455 456

Capitolo 23 – I piani regionali e sub-regionali 23.1 La dimensione regionale della pianificazione spaziale 23.1.1 Le radici storiche: la città-regione nel pensiero di Howard e Geddes, p. 444 – 23.1.2 Le scienze regionali e l’approccio neokeynesiano allo sviluppo, p. 447 – 23.1.3 Globalizzazione e nuovo regionalismo, p. 448 23.2 La pianificazione regionale in Italia 23.3 La pianificazione sub-regionale 23.4 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

459 459 460 462 465 465 470 471 472

Capitolo 24 – I piani per i trasporti, il traffico e la mobilità 24.1 Regolazione e controllo del traffico 24.2 Mobilità ed esternalità 24.3 Piani e programmi per la mobilità urbana 24.4 Piani settoriali e strategie per la mobilità 24.5 Piani della mobilità e del traffico e piani urbanistici 24.6 Strumenti e processi per la pianificazione e il governo della mobilità Bibliografia Esercitazioni

473 473 474 480

498 501 502

Capitolo 25 – I piani per l’ambiente e il paesaggio 25.1 Dal paese al paesaggio: «una proprietà all’orizzonte» 25.2 Paesaggio e governo del territorio 25.3 Il paesaggio nei piani regionali 25.3.1 L’europeizzazione delle politiche del paesaggio e la nuova generazione di piani , p. 480 – 25.3.2 Tipi di piano, p. 484 – 25.3.3 Il piano paesaggistico regionale del Piemonte , p. 485 – 25.3.4 Il piano paesaggistico regionale territoriale della Puglia, p. 491 25.4 Nuovi temi della pianificazione del paesaggio 25.4.1 La pianificazione del paesaggio periurbano e il nuovo ruolo dell’agricoltura, p. 493 – 25.4.2 Paesaggio e partecipazione: osservatori, atlanti, ecomusei, p. 494 25.5 Dal paesaggio al paese Bibliografia Esercitazioni

505 505 509

Capitolo 26 – I piani e i programmi per lo sviluppo locale 26.1 La vicenda di Salerno 26.2 Una lettura critica dei programmi di sviluppo locale

443 443

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Indice

515 519 520

XV

26.2.1 L’avvio: gli anni Novanta, p. 509 – 26.2.2 L’affermazione e le difficoltà: 1998-2012, p. 515 26.3 Crisi, sviluppo locale e pianificazione spaziale Bibliografia Esercitazioni

539 539 541

Capitolo 27 – La governance europea e gli effetti sul governo del territorio 27.1 Unione europea e governo del territorio 27.2 Quattro dimensioni della pianificazione spaziale europea 27.2.1 Dimensione discorsiva, p. 527 – 27.2.2 Dimensione strutturale, p. 529 – 27.2.3 Dimensione strumentale, p. 532 – 27.2.4 Dimensione pratica, p. 535 27.3 Effetti della governance territoriale europea in Italia 27.3.1 La fase dell’innovazione, p. 537 – 27.3.2 La fase del riflusso, p. 538 27.4 Conclusioni Bibliografia Esercitazioni

543 553

Appendice: L’apprendimento della pianificazione spaziale attraverso il cinema Bibliografia

555

Conclusioni

559

Indice delle schede

561

Indice delle figure e delle tabelle

567

Indice analitico

521 521 527 537

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Governo del territorio e pianificazione spaziale

Scheda 3.1 – Zonizzazione «In italiano si traduce indifferentemente con zonizzazione o azzonamento la parola inglese zoning, che significa divisione in zone, delimitazione, fasciatura. La proprietà dello zoning è infatti quella di separare, distinguere attraverso perimetrazioni e/o campiture. Se ne riconosce l’origine «naturale» nella cultura amministrativa tedesca tra il 1870 e il 1915, come strumento connesso al regolamento edilizio [scheda 3.2] per definire diverse densità edilizie nella città e specifiche destinazioni d’uso, quindi per regolamentare i valori dei suoli e garantire requisiti igienici. Già usato negli Stati Uniti come strumento di controllo razziale, ha avuto per lungo tempo un forte connotato sociale (di segregazione) […]. Nel 1916 la città di New York lo ha adottato per la prima volta per classificare tutta la città, parti edificate e non. All’inizio del 1900 è entrato nella legislazione urbanistica di alcuni paesi (in Svezia nel 1907 e in Inghilterra nel 1909 col Town Planning Act). In Italia è stato introdotto con la legge urbanistica del 1942. La sua affermazione si deve alla capacità di controllare economicamente e politicamente la città: economicamente perché è servito a disegnare la mappa della rendita urbana [scheda 6.2] attraverso la definizione per ciascuna porzione del suolo urbano delle densità edificatorie e degli usi consentiti; politicamente perché gli usi e le densità edificatorie, più direttamente i tipi edilizi, hanno deciso la dislocazione dei gruppi sociali. […] I motivi di successo dello zoning sono certamente dovuti alla chiarezza, al facile uso (si tratta di un linguaggio molto schematico […]), ma anche alla possibilità, data dalla sua astrattezza, di caricarsi di obiettivi complessi e articolati che nel tempo sono mutati: la distribuzione dei gruppi sociali, obiettivo delle prime applicazioni in sede amministrativa, ha potuto aggiungersi o lasciare il posto alla razionalizzazione della rendita, al controllo dell’efficienza funzionale e produttiva della città, al miglioramento delle condizioni igieniche. […] La legge urbanistica del 1942 introduce in Italia il concetto di zona, ma con riferimento lasco alle zone funzionali: vi si trova infatti un uso spurio del termine che anticipa quello della legge 765/1967, istitutiva delle «zone omogenee» (scheda 6.5). L’art. 7 della legge urbanistica recita […]: «Il piano regolatore generale […] deve indicare […] la divisione in zone del territorio comunale con la precisazione delle zone destinate all’espansione dell’aggregato urbano e

rie o i mattatoi. Babcock (1969, p. 4) ritiene che lo zoning non fosse altro che una razionale e comprensiva estensione della legge sulla nuisance, con il vantaggio di far sapere in anticipo ai proprietari quale uso del loro suolo fosse legittimo. I regolamenti edilizi (scheda 3.2) definivano le norme per l’edificazione come l’altezza degli edifici, la superficie di pavimento edificabile in rapporto alla su-

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la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona […], i vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale, paesistico». Quindi zone per indicare modalità di urbanizzazione e presenza di vincoli, non per identificare delle funzioni. Nello stesso articolo si prescrive di indicare nel piano le aree, e non le zone, «da riservare a spazi […] ed edifici pubblici o di uso pubblico nonché a opere e impianti di interesse collettivo e sociale». A ben vedere, dunque, lo zoning già si configura come un banale insieme di perimetri o campiture ai quali si associa una legenda che ne specifica il significato di volta in volta, proprio perché il significato è variabile. In ogni caso, di «una zonizzazione intesa letteralmente come “delimitazione” non si può fare a meno quando si voglia trattare la dimensione non solo fisica dello spazio e quando se ne debba stabilire la disciplina urbanistica […], di una suddivisione (che può chiamarsi in diversi modi) occorre avvalersi per l’identificazione di porzioni del territorio alle quali si applichino delle regole1». In conclusione, oggi con «zonizzazione intendiamo indistintamente sia una poetica (ad esempio, quella funzionalista), sia una politica (ad esempio, una politica segregazionista di usi, gruppi sociali, religiosi ecc.), sia, infine, uno strumento (la regionalizzazione, ovvero la suddivisione di un intero in zone). Le differenze di significato sono evidenti, ma di solito non sono tenute in alcun conto. Nella tecnica urbanistica la zonizzazione è ovviamente solo uno strumento che può essere usato a diversi fini, ma a cui non può essere imputato alcun fine, né alcun esito necessario; la zonizzazione è uno strumento che serve per disegnare confini, visibili o invisibili [scheda 5.4], ovvero per operare esclusioni. Quale che sia l’obiettivo perseguito dal pianificatore, vi saranno sempre effetti di esclusione, consapevoli o inconsapevoli, voluti o indesiderati, prodotti attraverso l’uso di forme di zonizzazione più o meno visibili […]. Non esiste paese al mondo che non pratichi una qualche forma di zonizzazione, […] nonostante si cerchi di evitare di riconoscerla come strumento tecnico, appiattendo il piano sulla politica, per non assumere la responsabilità tecnica nel disegno delle forme spaziali delle distribuzioni2». 1 Gabellini P. (2001), Tecniche urbanistiche, Roma, Carocci, pp. 87-91. 2 Mazza L. (1995), Chi ha paura della zonizzazione?, in INU, «Rassegna urbanistica nazionale. Seminari, supplemento a Urbanistica Informazioni», 140, p. 34.

perficie del lotto, la copertura del lotto. Dividendo l’intiera città in distretti o zone, e definendo per ogni zona gli usi e le regole di edificazione, le ordinanze di zonizzazione combinano i due principi (Burgess, 1987, p. 217). Sino ad allora le attività di zonizzazione erano sempre state limitate a parti di città. Nel 1909 Los Angeles aveva approvato una zonizzazione che,

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Problemi costituzionali di governo del territorio

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Fig. 3.1 New York, il piano del 1811 (Cardia, 1987, p. 22).

Fig. 3.2 Piano di New York del 1811 e linea di divisione dall’urbanizzazione precedente (Cardia, 1987, p. 23).

Fig. 3.3 Zonizzazione di New York, 1916 (Mancuso, 1978, p. 347).

per la precisione, era una block ordinance, letteralmente una «zonizzazione d’isolato». Un proprietario, costretto dalla zonizzazione a chiudere la sua fornace perché non compresa in un distretto indu-

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striale, ricorrerà alla Corte suprema, ma senza successo (Plotkin, 1987, pp. 98-99). L’ordinanza individuava sette distretti industriali (poi divenuti 27) e successivamente aveva dichiarato distretto resi-

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sibile comparare, mutatis mutandis, il disordine provocato dai lavori di Haussmann nella vita della capitale a quello che i gesuiti [sic] hanno provocato tra gli indiani Bororo modificando semplicemente la disposizione delle loro capanne» (Gaillard, 1976, pp. 1-2). Che cosa intende dire Jeanne Gaillard? A metà del XIX secolo Parigi aveva la forma e l’aspetto di una città medievale. Le sue case erano costruite in legno e pietra; le sue strade erano strette e tortuose come quelle di un labirinto (figura 6.10); ricchi e poveri abitavano negli stessi quartieri e spesso negli stessi edifici, sebbene su piani diversi; l’industria, il commercio e le case erano mescolati senza ordine; antiche mura circondavano interamente la città (figura 6.11). Nel 1853 l’imperatore Napoleone III affida al barone Georges Eugène Haussmann la missione di ammodernare la capitale. Progetti di risanamento edilizio e di regolazione Fig. 6.8 Schizzi di Lucio Costa per il piano di Brasilia (Monnier, 2006, p. 19).

Fig. 6.9 Brasilia: il plano piloto, 1961 (Monnier, 2006, p. 19).

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I modelli di ordinamento spaziale

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della rete stradale parigina esistevano fin dal tempo della rivoluzione francese, alla fine del Settecento, ma poco era stato fatto. Quando nel 1843 un celebre scrittore lamenta che: «Ahimè, la vecchia Parigi sta sparendo con una celerità spaventosa» (Balzac, 1992, p. 5), egli non immagina quali sconvolgimenti avverranno dieci anni dopo sotto la direzione di Haussmann (figura 6.12). La vicenda dei grands travaux parigini è diventata un capitolo immancabile nelle storie dell’urbanistica moderna (Benevolo, 1963) ed è un esempio che molte altre città, francesi e non solo, hanno imitato (Agulhon, 1983). Le esigenze che motivarono l’opera di Haussmann sono molteplici: assorbire con imponenti lavori pubblici la manodopera rimasta disoccupata Fig. 6.10 Parigi, vista ottocentesca di rue Chanoinesse, sull’Ile de la Cité (Papayanis, 2004, p. 100).

Fig. 6.11 Pianta di Parigi, 1842 (Cars, Pinon, 1991, pp. 42-43).

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Fig. 14.12 Localizzazione di Newbury (Buchanan et al., 1963, p. 54).

bana e di scambio con Thatcham. Gli schemi mostrano rispettivamente i flussi di traffico nell’ora di punta e, con un tratto a pallini, le parti delle principali strade esistenti che risultano più congestionate (figura 14.13).

Fig. 14.13 Spostamenti e congestione a Newbury nelle ore di punta (Buchanan et al., 1963, p. 64).

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L’ipotesi progettuale che scaturisce dalla considerazione delle linee di desiderio principali e dai tratti congestionati è quella di un nuova asta (distributore primario) tra Thatcham e il centro di Newbury, che qui giunta si apra in una «C» rovesciata intersecando la viabilità esistente e distribuendo il traffico nelle zone settentrionali e meridionali. Lo schema è successivamente sviluppato aggiungendo un sistema di distributori locali che si staccano dalla «C» rovesciata per distribuire meglio il traffico nell’area centrale. Il passo successivo è quello di dividere l’asta proveniente da Thatcham in due tronchi diretti rispettivamente verso le zone settentrionali e meridionali di Newbury, collegati tra di loro dal distributore di distretto che sorregge i distributori locali del centro. La nuova rete è poi collocata in un contesto più vasto dove il distributore settentrionale è inserito nella A4 esistente, il distributore di distretto nella A34, e si assume che il traffico di attraversamento est-ovest sia assorbito dalla nuova autostrada che passa a nord di Newbury, la South Wales motorway (figura 14.14). Il centro di Newbury è costituito da una spina, Northbrook Street, che si divarica ai due estremi; ai lati della spina l’abitato ha la profondità di un isolato e poco più, e subito dopo si aprono delle grandi aree verdi (la scissione in due del distributore primario proveniente da Thatcham è stata suggerita anche dal desiderio di non invadere con la strada il parco orientale). Nel centro gli usi del suolo sono misti ma con prevalenza degli usi commerciali e pubblici, e sono numerosi gli edifici di interesse storico e monumentale. Le soluzioni previste sono due, una di rinnovamento minimo e una di rinnovamento parziale. Le due soluzioni non differiscono significativamente per quanto riguarda l’impianto viabilistico generale, nella seconda soluzione c’è in più il completamento a occidente dell’anello stradale interno che si apre e richiude sul distributore primario nord-sud. Le vere differenze tra le due proposte consistono nel forte intervento di demolizione e ricostruzione previsto nella zona meridionale, e nell’indicazione di tre grandi garage multipiano previsti dalla seconda proposta. Uno degli assunti meno felici del modello di Buchanan è, infatti, quello dell’autostrada urbana – distributore primario – che giunge sino al centro storico e commerciale e scarica le automobili in garage multipiano, nell’ipotesi che i visitatori proseguano poi a piedi o con mezzi pubblici.

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Il traffico e gli usi del suolo

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14.4 Il tentativo di applicazione ad Alessandria

distributori locali distributore primario

distributori locali

distributore primario distributore di distretto

distributori locali distributore primario

Un esempio di precoce applicazione del rapporto Buchanan in Italia è quello di Alessandria. Anche se molto più articolato del caso di Newbury, il caso è semplificato dalla particolare conformazione naturale e artificiale del territorio di Alessandria che costringe il traffico in alcuni precisi passaggi obbligati. Per la sua posizione geografica Alessandria è lo snodo di importanti comunicazioni. La città è una sede ferroviaria di importanza nazionale, con uno scalo che occupa una parte rilevante dell’area urbana; le linee principali attraversano il territorio grosso modo in direzione est-ovest (Torino-Piacenza) ed est-sud (Torino-Genova-Roma), mentre una linea minore risale verso nord (Mortara-Milano) e altre due si dirigono a sud (Acqui e Ovada). La città è inoltre lo snodo per le comunicazioni stradali tra Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria. Tutto il traffico locale e di attraversamento che si muove nel comune è costretto in una sorta di passaggio obbligato determinato dalla particolare conformazione del territorio. I due fiumi, che attraversano l’area comunale da sud a nord, e la ferrovia dividono il territorio in un’area centrale e tre settori periferici principali (figura 14.15). Per l’area centrale è costretto a passare sia il traffico tra le sub-aree comunali, sia il traffico di attraversamento, quale che sia la sua direzione, con una forte congestione della viabilità urbana. Dai quattro accessi principali tutto il traffico si scarica sulla circonvallazione del

distributore di distretto

a strad 4

le A3

stata

Fig. 14.14 Il nuovo distributore primario di Newbury (Buchanan et al., 1963, p. 65).

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Fig. 14.15 Infrastrutture stradali e ferroviarie di Alessandria, 1966 (archivio di L. Mazza).

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Fig. 15.14 L’area centrale di Milton Keynes (Walker, 1982, p. 54).

te opportunità di localizzazione: Milton Keynes appare già pensata, in qualche modo, come una città post-industriale. 2. Due reti di comunicazione, una automobilistica e una pedonale, idealmente identiche e sfalsate, regolano la città come tessuto di comunicazioni intrecciate, ma autonome; trasporto individuale e collettivo (o pubblico) condividono le stesse sedi stradali.

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3. Alla segregazione si sostituisce la mescolanza degli usi, sottolineata dal carattere equipotenziale della rete stradale; la gerarchia spaziale tende ad essere più sfumata, ma il centro commerciale principale è in posizione baricentrica e ben visibile; gli usi del suolo produttivi e residenziali sono mescolati. 4. Il verde costituisce un ulteriore tessuto connettivo che irrobustisce il reticolo delle connessioni

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Le città di nuovo impianto

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pedonali, ed è assunto come la componente principale del paesaggio urbano con una duplice funzione, mimetica e di differenziazione. 5. Malgrado la griglia indifferenziata, quartieri e unità di vicinato mantengono i caratteri distintivi tipici della tradizione anglosassone, e costituiscono il nerbo della progettazione urbana.

15.5 Conclusioni Fig. 15.15 L’area centrale di Milton Keynes (Alexander, 2009, p. 159).

Secondo la tradizione delle città giardino (capitolo 9), uno dei caratteri tipici delle new town è la dimen-

Fig. 15.16 Il piano di Milton Keynes (Walker, 1982, p. 2).

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progetti norma indicano i criteri di base cui dovranno attenersi i progetti (figure 20.3-5). Schemi direttori e progetti norma nei loro rimandi reciproci danno conto delle soluzioni progettuali ritenute più convincenti per la trasformazione e cercano di ridurre al minimo il ricorso a piani attuativi (scheda 10.2), accelerando le procedure di attuazione nel caso che i criteri indicati siano accettati dagli operatori, guidandole in caso contrario. I progetti norma sono riportati entro rappresentazioni sintetiche (riduzioni del planivolumetrico a elementi essenziali) nelle Norme tecniche. Non a caso su questi aspetti della costruzione dei piani degli anni Ottanta e Novanta e sulle loro rigidità si sono addensate le più aspre critiche. In questa tavola, il resto del territorio è posto sullo sfondo (figura 20.6). Nella tavola Il progetto del suolo sono rappresentati tutti gli spazi non costruiti, permeabili, impermeabili (figura 20.7). Sia quelli a uso pubblico, sia quelli a uso privato, sia quelli di interesse storico. Questa tavola, che rimanda alle Norme tecniche,

Fig. 20.4 Piano regolatore di Siena, progetto norma Via de Bosis - Stazione - Antiporto: l’area nella struttura del piano (Di Biagi, Gabellini, 1990, p. 42).

trova un’ulteriore specificazione negli abachi delle strade e dei percorsi. Il contenuto morfologico è complementare a quello della tavola La struttura del piano.

Fig. 20.5 Piano regolatore di Siena, progetto norma Via de Bosis - Stazione - Antiporto: l’area nel progetto di suolo (Di Biagi, Gabellini, 1990, p. 42).

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La trasformazione per parti e per progetti

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no, poiché qui a fare da sfondo sono le aree in trasformazione, mentre in primo piano sono le parti consolidate (individuate attraverso perimetri e sigle che rimandano alle regole relative agli usi consentiti, ai modi e agli strumenti di intervento). Anche in questo caso il supporto è costituito da una serie di abachi dei tipi edilizi e di guide. In questi elaborati vengono definite le regole ordinarie di trasformazione, basate sulle minuziose ricognizioni di «rilievo».

Fig. 20.6 Piano regolatore di Siena, stralcio della struttura del piano (Di Biagi, Gabellini, 1990, p. 39).

Le tavole Usi e modalità di intervento sono disegnate a diverse scale: per la città dentro le mura (1 : 500), per la città fuori dalle mura (1 : 2000) e per il territorio rurale (1 : 5000). Mantengono tuttavia un medesimo vocabolario. Possono essere intese come «il rovescio» della tavola La struttura del pia-

Bibliografia Aa.Vv. (1993), Atlas du territoire Genevois, Genève, Georg Éditeur. Adorno T. (1979), Parva aesthetica: saggi 1958-1967, Milano, Feltrinelli. Astengo G. (1968), Urbanistica sotto accusa a Gubbio. Torino, stampato in proprio. Bianchetti C. (2003), Postfazione, in Id., Abitare la città contemporanea, Milano, Skira, pp. 89-106.

Fig. 20.7 Piano regolatore di Siena, stralcio (stesso luogo) del progetto di suolo (Di Biagi, Gabellini, 1990, p. 39).

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Governo del territorio e pianificazione spaziale

Fig. 21.3 Roma: uno stralcio della zonizzazione (Oliva, 2001, p. 91).

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I nuovi orientamenti del piano urbano a)

d)

b)

e)

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f)

c)

g)

Fig. 21.4 Bologna, le ÂŤsette cittĂ Âť del piano strutturale: a) ferrovia; b) tangenziale; c) collina; d) Reno; e) Savena; f) via Emilia levante; g) via Emilia ponente. (Gabellini, 2008, pp. 52-55).

Fig. 21.5 Bologna: simulazione di una piscina pubblica in collina (Comune di Bologna, 2008, p. 74).

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Governo del Territorio e Pianificazione Spaziale | Gaeta, Janin Rivolin, Mazza | Città Studi 2013  

Per insediarsi e convivere stabilmente le società umane organizzano e controllano lo spazio. Devono cioè distribuire le attività e gli edifi...

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