XVI Conferenza SIU | Full Papers Atelier 10 | by Planum n.27 vol.2/2013

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Un modello interpretativo della resilienza urbana

Un modello interpretativo della resilienza urbana Adriana Galderisi Università degli Studi di Napoli Federico II DICEA - Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile, Ambientale Email: galderis@unina.it

Abstract Nonostante l’ampia letteratura prodotta negli ultimi due decenni e le molte iniziative istituzionali in corso per accrescere la resilienza delle città, è ancora difficile trovare una definizione condivisa del termine resilienza, i differenti approcci stentano a trovare punti di congiunzione e pochi sono gli studi mirati a fornire operatività al concetto. Il presente contributo focalizza l’attenzione sul ruolo chiave della resilienza per accrescere la capacità delle città, interpretate come sistemi complessi, di fronteggiare differenti fattori di perturbazione. A partire dalla letteratura scientifica e componendo diversi approcci disciplinari, si delinea un modello interpretativo della resilienza, individuando le principali ‘capacità’ di un sistema urbano resiliente e le relazioni tra queste. Il modello, primo passo per la messa a punto di uno strumento di supporto alle politiche urbane, rispecchia la ciclicità del processo di costruzione di una città resiliente e si articola in livelli a crescente grado di operatività. Parole chiave Resilienza, sistemi urbani complessi, capacità adattive.

1 | Città: sistemi complessi alle prese con eterogenei fattori di pressione Da oltre cinquant’anni, la letteratura scientifica propone un’interpretazione della città come sistema; negli ultimi vent’anni, l’evoluzione del paradigma della complessità ha assegnato centralità ad una lettura dinamica dei sistemi urbani (Batty, 2008), sempre più diffusamente interpretati quali sistemi complessi, non lineari, capaci di auto-organizzazione, che si modificano costantemente per l’azione di fattori perturbativi, frutto di processi interni al sistema o di fattori esogeni. E numerosi sono oggi i fattori di pressione capaci di innescare processi di alterazione o modificazione dei sistemi urbani: cambiamento climatico, scarsità di risorse, rischi singoli o concatenati, degrado ambientale sono solo alcuni dei numerosi ed eterogenei fattori che minacciano le città contemporanee. Tali fattori sono differenti per natura e per impatto: alcuni possono indurre cambiamenti a lungo termine (scarsità di risorse), altri causare shock immediati (rischi). Al cambiamento climatico è associata, ad esempio, una vasta gamma di fenomeni: da quelli ad andamento lento, come l’incremento della temperatura media dell’aria e degli oceani, a quelli ad andamento veloce, come inondazioni, cicloni tropicali, ondate di calore, prevalentemente connessi alle modificazioni delle condizioni meteo-climatiche (IPCC, 2011). Fenomeni in grado di indurre shock immediati sono invece i numerosi fattori di pericolosità naturale (sismica, vulcanica, ecc.) che, molto spesso, minacciano le aree urbane. I recenti disastri che hanno investito grandi città hanno evidenziato, peraltro, che la simultanea presenza e l’interazione tra diversi fattori di pericolosità, naturali e antropici, le relazioni tra questi e le caratteristiche stesse dei sistemi urbani rendono i disastri urbani eventi sempre più complessi: un «mix interattivo di eventi naturali, tecnologici e sociali» (Mitchell, 1999) che minaccia non soltanto le risorse antropiche ma anche gli ecosistemi naturali, spesso già gravemente alterati. Un altro fattore di pressione per le città contemporanee è il cosiddetto fenomeno del ‘picco del petrolio’, espressione che indica il raggiungimento di un tetto massimo della produzione petrolifera in una data area. La questione è largamente dibattuta e, sebbene ampio sia il numero degli scettici, molti studiosi rilevano che le risorse petrolifere sono ormai prossime al raggiungimento del picco massimo, con una fase di declino imminente (Minniear, 2000; Newman et al., 2009). Tali affermazioni sollevano questioni gravi, che riguardano il modello di

Adriana Galderisi

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