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Comitato d’onore

Presidenza Renzo Tondo Presidente Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Membri Roberto Molinaro Assessore all’Istruzione, Formazione e Cultura Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia On. Pietro Fontanini Presidente Provincia di Udine Cav. Giorgio Zanfagnin Sovrintendente Fondazione Teatro Giuseppe Verdi di Trieste M° Cesare Lievi Sovrintendente Teatro Nuovo Giovanni da Udine Prof. ssa Cristiana Compagno Magnifico Rettore Università degli Studi di Udine Bonaldo Giaiotti Cantante Lirico Carlo Faleschini Presidente Confartigianato - Udine Adriano Luci Presidente Confindustria - Udine Pietro Pittaro Presidente Ente Friuli nel Mondo Alberto Andreussi Presidente F. A. R. - Partner Benemerito Opera

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Concerto

Teatro

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Renzo Tondo Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Le numerose associazioni attive in Friuli Venezia Giulia non soltanto arricchiscono il tessuto della società civile ma costituiscono un prezioso serbatoio di capacità organizzative, di iniziative che animano tutto l’anno la vita culturale di molti centri regionali, svolgono un importante ruolo di divulgazione, attirano spettatori anche da fuori regione contribuendo alla promozione turistica. Lo dimostra proprio l’Associazione Piccolo Festival FVG che ha saputo creare e affermare in soli tre anni una manifestazione davvero originale, una rassegna che si propone coraggiosamente di portare la musica classica nei grandi e piccoli centri del Friuli in spazi spesso inediti come chiese, sale comunali, scuole. Si può parlare sicuramente

di una scommessa riuscita. Il successo del Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia si spiega soprattutto con la capacità di fare squadra, con lo spirito di collaborazione che si è instaurato fra l’Associazione Piccolo Festival FVG, l’Amministrazione regionale, numerosi Comuni friulani e infine, mi pare importante sottolinearlo, istituti bancari e altri soggetti privati. È questa la strada giusta per far crescere le iniziative culturali in regione. Agli spettatori dei diversi appuntamenti del Piccolo Festival, e a tutti coloro che con il loro impegno disinteressato hanno reso possibile questa manifestazione, desidero rivolgere un saluto e un ringraziamento a nome dell’Amministrazione regionale.

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Roberto Molinaro Assessore regionale all’istruzione, formazione e cultura Il Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia riserva all’edizione 2010 un ricco programma di eventi, che spaziano dall’opera al balletto, dai concerti cameristici alla musica tradizionale, dal teatro al cinema, avendo come filo conduttore la “Saggezza”. Nel corso degli anni infatti la rassegna ha seguito un proprio originale percorso che ha esplorato le tre età della vita: l’infanzia nel 2008, la giovinezza nel 2009, la maturità nel 2010. Un itinerario proposto con entusiasmo e passione e divenuto via via sempre più coinvolgente, grazie alle sinergie realizzate con il territorio e grazie alla qualità delle proposte culturali offerte. Proposte capaci di valorizzare le “migliori forze locali”, favorendone l’incontro con grandi personalità, anche di livello internazionale. Un festival, dunque, in grado di stimolare importanti occasioni di incontro e di arricchimento

per tantissimi giovani e capace di regalare emozioni ad un pubblico sempre più ampio. Una capacità che costituisce anche l’anima autentica della rassegna che, forte della sua radicazione nel rojalese, ha saputo aprirsi al territorio regionale, collaborando con un numero crescente di associazioni, enti e istituzioni locali. A fare da collante la validità del progetto di cui il Piccolo Festival è espressione e l’impegno convinto e generoso di Gabriele Ribis, Direttore artistico della manifestazione, nonché Presidente e carismatico punto di riferimento dell’omonimo sodalizio che, sullo zoccolo duro dei successi ottenuti, è riuscito ad attivare prestigiose collaborazioni, valorizzando giovani talenti e territorio: un binomio vincente per fare del Friuli Venezia Giulia l’ideale parterre per una ricca varietà di spettacoli.

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“La saggezza non si riceve, bisogna scoprirla da sé dopo un percorso che nessuno può fare per noi, né può risparmiarci.”

Marcel Proust, All’ombra delle fanciulle in fiore (1919)

La terza edizione del Piccolo Festival chiude il primo ciclo di un percorso iniziato tre anni fa con entusiasmo, passione e, concedetemelo, anche un po’ di incoscienza. Abbiamo percorso un bel tratto di strada insieme e possiamo essere fiduciosi per il futuro: quasi tutti i compagni con cui abbiamo iniziato questo viaggio sono ancora con noi e molti di nuovi se ne sono aggiunti. Quest’anno il Festival ha notevolmente ampliato il suo ambito con, tra l’altro, uno spettacolo nel cartellone di Udine Estate, il debutto a San Daniele del Friuli e un’opera a Maniago, in provincia di Pordenone. La nostra politica culturale sta dando i suoi frutti: puntare sulla collaborazione e la condivisione delle risorse, intorno a un progetto unitario ed organico, è la scelta vincente.

La nostra idea di condivisione non vuol dire certo cancellazione delle particolarità: al contrario, intendiamo preservare e valorizzare le singole individualità del territorio; così nascono spettacoli come Fuejs e il progetto biennale sulla collezione Ciceri, entrambi in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Tricesimo, o la sfida di portare “Il filosofo di campagna” in una delle più belle dimore storiche della Regione, grazie alla sensibilità ed alla curiosità del Conte Luigi Deciani. L’augurio è che tutto questo sia di stimolo per pensare ad un modo davvero nuovo e collaborativo di fare cultura e promuovere il territorio: la cultura deve diventare il valore aggiunto per il nostro futuro, in particolare quello della nostra Regione. Gabriele Ribis

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sabato 21 AGOSTO Corte Morpurgo in alternativa Teatro Palamostre Udine ore 21.00

IL PICCOLO FLAUTO MAGICO libretto di Emanuel Schikaneder musica di Wolfgang Amadeus Mozart

giovedì 26 AGOSTO Teatro Garzoni Tricesimo (UD) ore 20.30

adattamento di Gabriele Ribis strumentazione di Marica Corso regia di Stefania Panighini direttore musicale Federico Victor Sardella maestro collaboratore Sergio Fundarò scene Lucia Ceccoli costumi Manuel Pedretti

venerdì 27 AGOSTO Teatro Verdi Maniago (PN) ore 20.30

Luciano Virgilio Narratore / Sarastro Sonia Visentin Regina della Notte / Papagena Francesca Pacileo Pamina Francisco Brito Tamino Mattia Olivieri Papageno Solisti dell’Orchestra Mitteleuropea In collaborazione con la Scuola dell’Opera Italiana di Bologna

Intero Euro 10,00 Ridotto Euro 8,00

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Un viaggio presuppone un cambiamento, obbliga ad uscire da sé per poi tornare rinnovati. Ogni viaggio è fatto di una partenza e di un arrivo e ogni partenza implica un addio, perché anche se torneremo non saremo più gli stessi. Il viaggio spesso non è necessario per la sopravvivenza del corpo, ma per quella dell’animo sì! Tamino è un bel principe, ma non è ancora un uomo, non sa cosa sia l’amore, non riesce a distinguere la verità dalla menzogna e non conosce l’immenso potere della musica. Per imparare a vivere

e ad amare Tamino deve attraversare prima il buio, e poi l’acqua e il fuoco, solo allora potrà ritornare finalmente alla luce come un uomo adulto. Più importante della meta però è il viaggio: serpenti, regine infuriate, amici con le piume, mori panciuti, fanciulle meravigliose, dèi onnipotenti e onnipresenti, comunità di visionari, lune, stelle e soli... Tutto questo assume per ciascuno di noi una forma diversa, data dalla combinazione di ricordi e sogni, frammenti di libri, film, fumetti, videoclip, quadri e videogiochi,

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che passano davanti alla nostra retina, anche solo per frazioni di secondo. Ciò che vediamo è inevitabilmente mediato dal nostro cervello, e riprodotto secondo un personalissimo modo di guardare il mondo: un realtà relativa... e anche virtuale. Tamino cambia il proprio modo di guardare il mondo mano a mano che si avvicina alla luce ed è proprio attraverso i suoi occhi che noi vediamo la storia. Come abbarbicati sulle palpebre del principe! L’allestimento si propone di ridurre

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Wolfgang Amadeus Mozart e alcuni bozzetti della regista Stefania Panighini

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I componenti della Scuola dell’Opera Italiana di Bologna

Luciano Virgilio

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l’opera senza snaturarla, trasportarla o decontestualizzarla, ma tentando di focalizzare l’attenzione sui due mondi: due cubi di tulle e metallo, che possono scindersi e inglobarsi, amarsi e odiarsi a seconda dell’azione. Sulle pareti le impressioni/visioni dei giovani protagonisti scivolano una nell’altra, trasportano il pubblico in universi mai visti: alla ricerca di una cifra stilistica diversa dalla patinata realtà dei videogames, il contemporaneo incrocia Mozart e produce nuova poesia. Il racconto scorre in musica e parole, tra le mani di chi il viaggio l’ha già compiuto e lo rivive con preoccupazione e gioia: Sarastro è il narratore, colui

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che tutto sa e tutto può raccontarci. Un ritorno alla semplicità e alla leggerezza: perché crescere è difficile, ma accompagnati dalla musica del flauto, dei campanelli o del canto è molto più divertente: “Con la musica puoi mutare le passioni umane il triste diverrà lieto e l’amore conquisterà l’uomo solo.” Il Flauto Magico I-7

In Collaborazione con la Scuola dell’Opera Italiana di Bologna

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CONCERTO PER ALFREDO

dedicato ad Alfredo Mariotti

ad un anno dalla scomparsa (23 agosto 2009) ospite d’onore Bonaldo Giaiotti con la partecipazione del soprano Petya Ivanova mezzosoprano Sarah M.Punga tenore Federico Lepre - baritono Domenico Balzani - basso Alessandro Svab e i giovani cantanti del Piccolo Festival FVG e dell’Accademia Lirica Santa Croce Trieste, al pianoforte Nicoletta Olivieri

Alfredo Mariotti era di Romans di Varmo e da quel piccolo mondo del Medio Friuli non si era mai separato. Lì lo scoprí il maestro friulano Ottaviano Paroni, che lo sentí per caso cantare allegramente in compagnia di amici in una serata improvvisata e subito ne intuí le doti. Gli consigliò di intraprendere studi musicali regolari,così Mariotti andò al Conservatorio di Torino diplomandosi in canto nel 1953. L’anno seguente vinse il Concorso Internazionale del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto: il suo trampolino di lancio. Mariotti fu grande nel repertorio comico, quello del basso buffo, per il quale fu sempre richiestissimo ed apprezzato. Alcuni ruoli come il Sagrestano in Tosca e Fra Melitone nel La Forza del Destino divennero per lui quasi un alter ego. Per questo fu amato dai grandi registi (Strehler, Ronconi, Zeffirelli e Dario Fo fra gli altri) così come dai più importanti direttori d’orchestra del Novecento (Tullio Serafin,

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Gabriele Santini, Franco Capuana, Herbert Von Karajan, Claudio Abbado, Giuseppe Sinopoli e Riccardo Muti), cantando con le stelle del firmamento lirico internazionale da Luciano Pavarotti a Placido Domingo, Renata Tebaldi, Raina Kabaivanska, Mirella Freni e molti altri ancora. La sua voce è stata incisa dalle piú autorevoli etichette della discografia internazionale: Decca, Philips, Emi, Deutsche Grammophone, Rca , Bongiovanni. Fu il primo interprete di Nonancourt nell’opera Il cappello di paglia di Firenze composta da Nino Rota, di cui rimane un’incisione diretta dall’autore stesso. Non mancò mai d’attenzione verso i giovani che seguiva e proponeva personalmente cosicché potessero entrare nel panorama lirico internazionale. Il Piccolo Festival ha avuto l’onore di essere stato tenuto a battesimo nel 2007 con un concerto dedicato ai suoi cinquant’anni di carriera assieme all’amico Bonaldo Giaiotti.

domenica 22 AGOSTO Chiesa di Sant’Antonio Abate San Daniele del Friuli (UD) ore 20.30

Ingresso libero

Alfredo Mariotti

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IL FILOSOFO DI CAMPAGNA Libretto di Carlo Goldoni Musica di Baldassarre Galuppi

martedì 24 AGOSTO mercoledì 25 AGOSTO Villa Gallici Deciani, Montegnacco (UD) ore 19.00

Rielaborazione di Ermanno Wolf Ferrari Laboratorio teatrale a cura di Stefano Vizioli Progetto scenico e costumi a cura di Susanna Rossi Jost Assistente alla regia Adriana Dainotto Costumista assistente Emmanuela Cossar Direttore d’orchestra Filippo Maria Bressan Orchestra Mitteleuropea

Intero Euro 18,00 Ridotto Euro 15,00

Giulia Della Peruta* Eugenia Valentina Vitti*, Lesbina Carlos Natale* Rinaldo Andrea Zaupa* Nardo Dario Giorgelè Don Tritemio * Vincitori dell’audizione internazionale

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molto interessante. Lo spettacolo si fa in un posto che non è un teatro. Questo mi aiuta a giocare in degli spazi diversi da quelli tradizionali e, quindi, più stimolanti. Il rapporto tra pubblico e interpreti è modificato. Non c’è la cosiddetta quarta parete del palcoscenico e l’azione si svolgerà tra il pubblico. I due atti saranno rappresentati in due spazi diversi. Il primo nella barchessa della Villa, che è un grande porticato. Il pubblico sembrerà quello degli invitati alle doppie nozze che sono al centro dell’opera e sarà disposto nei tanti tavolini disposti di fronte al porticato. Un modo per

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Il filosofo di campagna di Baldassarre Galuppi su un libretto di Carlo Goldoni (Venezia, 1754) costituisce uno degli esempi più celebri del teatro buffo di metà Settecento. Fu subito esportato in tutta Europa e conobbe, nel primo Novecento e per opera di Ermanno Wolf Ferrari, una popolare riduzione a intermezzo in due atti. È in questa versione che il dramma giocoso goldoniano sarà rappresentato nella splendida Villa Gallici Deciani di Montegnacco, come risultato del laboratorio teatrale del regista Stefano Vizioli. “L’operazione” spiega Vizioli “è

La statua bronzea di Baldassarre Galuppi a Burano

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coinvolgerlo direttamente nell’azione e, nello stesso tempo, per rimandare a quello che è l’utilizzo attuale della Villa, spesso teatro di feste di matrimonio. Nell’intervallo il pubblico incontrerà i giovani artisti, mentre noi andiamo a preparare il secondo atto che si svolgerà in un’altra parte di Villa Gallici Deciani.” Il gelso è il filosofo: “un gelso meraviglioso rappresenta sia la campagna raccontata da Goldoni, sia la forza del protagonista, Nardo, ricco contadino, il filosofo di campagna del titolo che finirà per sposare la camerierina Lesbina . È sotto quest’albero che si svolge la seconda parte dell’opera.” La scelta dei luoghi: “è stata una scelta emozionale. Abbiamo cercato gli spazi più consoni alla drammaturgia goldoniana rivisitata da Wolf Ferrari. La versione del musicista veneziano è una sorta di “pastiche” che con-

Stefano Vizioli

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densa in un’ora e pochi minuti di musica le quasi tre dell’originale. Due personaggi sono stati aboliti creando anche dei buchi nella drammaturgia dell’originale goldoniano, che è perfetta. Wolf Ferrari, nel dopoguerra, recupera Galuppi, veneziano come lui, mentre in Italia regna il verismo di Giordano e Mascagni. È un antesignano del recupero mozartiano che in Italia interverrà più tardi. Il suo gusto si appoggia a Goldoni ma con posizioni originali.” Il laboratorio teatrale: “è il risultato di una selezione che si è tenuta a Udine e cui abbiamo partecipato sia io, sia il direttore d’orchestra Filippo Maria Bressan. È stata un’esperienza interessante. Gli elementi che si sono presentati per partecipare al laboratorio erano più di cinquanta e di primissimo livello. Ragazzi molto smaliziati e molto accurati sia nella preparazione musicale, sia in quella fisica. Al laboratorio partecipano, oltre ai selezionati per le recite, gli idonei. È un grande stimolo lavorare con questi giovani. L’energia dello spettacolo, che avrà pochi elementi scenografici, nasce dalla loro fisicità. È un lavoro di “training” psicologico e fisico sugli interpreti quello che mi porta a realizzare, in una cornice meravigliosa, quest’opera “goldoniana”.”. Rino Alessi

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Baldassarre Galuppi Nato nell’isola di Burano, e perciò detto il Buranello, fu uno dei compositori più originali d’Italia nel genere comico. I primi rudimenti musicali gli furono insegnati dal padre, barbiere di professione, che suonava il violino negli intermezzi al teatro della commedia. A sedici anni appena, Galuppi si recò a Venezia e lì visse con il salario che riceveva come organista di diverse chiese. Benché molto ignorante dei principi dell’arte, osò mettere in musica un’opera buffa a Chioggia che fu oltraggiosamente fischiata. Disperato per questa sventura, Galuppi era quasi risoluto ad abbandonare la musica e ad abbracciare la professione di suo padre, quando ebbe la fortuna di suscitare l’interesse del famoso Benedetto Marcello che, avendo notato le felici disposizioni del giovane, lo fece entrare nella scuola di Lotti, dove intraprese lo studio del contrappunto del clavicembalo divenendo uno degli artisti più abili su questo strumento. Appena si sentì abbastanza preparato per poter riaffrontare le scene, ricorse ancora alla bontà del Marcello che scrisse per lui il libretto della Dorinda, del quale il giovane compose la musica. Quest’opera fu rappresentata al teatro di Sant’Angelo durante la fiera dell’Ascensione, nel 1729 e fu ben accolta dal pubblico. Da allora il succes-

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so di questo compositore, in tutti i teatri d’Italia, fu quasi senza interruzioni, fino alla sua morte. Tentò nel 1741 la fortuna a Londra dove fu nominato compositore del Teatro Reale. Le sue opere non ottennero, però, gran successo e dopo undici mesi di soggiorno nella capitale inglese, optò per il rientro a Venezia. Divenuto maestro di cappella della Basilica di San Marco nel 1762, organista di più chiese e maestro del Conservatorio degli incurabili, rivestì tutti e tre questi incarichi fino all’età di sessantatré anni, quando fu chiamato in Russia d all’imp eratr ice Caterina II. Oltre ad un trattamento di 4000 rubli, gli si assicurava un alloggio ed una vettura di corte sempre pronta ai suoi ordini. La prima opera che Galuppi diede a San Pietroburgo, fu la Didone Abbandonata. L’imperatrice ne fu talmente soddisfatta che il mattino dopo gli inviò una tabacchiera d’oro, impreziosita da diamanti, contenente mille ducati. Tornò a Venezia nel 1768, e riprese il suo lavoro e i suoi incarichi. Continuò a scrivere per il teatro fino al 1777 e per la chiesa fino al gennaio del 1785, data della sua morte.

Villa Gallici Deciani a Montegnacco

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sabato 28 AGOSTO Teatro Garzoni Tricesimo (UD) ore 20.30

FUEJS (Foglie)

di Pier Paolo Pasolini

a cura di Luciano Roman musica di Alessandro Grego mercoledì 1 SETTEMBRE Auditorium alla Fratta San Daniele del Friuli (UD) ore 20.30

Intero Euro 10,00 Ridotto Euro 8,00

Luciano Roman

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soprano Simonetta Cavalli - fisarmonica Sebastiano Zorza clarinetto Nicola Bulfone - contrabbasso Franco Feruglio

I testi del monologo sono tratti da Un paese di temporali e di primule, a cura di Nico Naldini (Edizioni Guanda). Pasolini canta una porzione del Friuli, dei Friulani e della loro cultura attraverso squarci di vita, profumi, silenzi. L’animo delle persone, dei luoghi, le atmosfere, i paesaggi sono qualcosa di profondo che Pasolini è riuscito a cogliere dalla natura del territorio che ha abitato da ragazzo, e che ai nostri occhi non sembra essere mutato. Lo spettacolo racconta un’immagine poco conosciuta di Pasolini, cercando negli scritti del “Paese di temporali e primule” la sua esistenza poetica, lontana dai clamori e dalle contaminazioni che lo vedranno protagonista dei fermenti culturali della Roma degli anni ‘60 e ‘70. Una voce di soprano solista darà voce alle poesie in lingua friulana della raccolta “Tal Còur di un Frut” (Nel cuore di un fanciullo). Nel canto e nel recitato nessuna

nostalgia, nessun canto di morte, ma anzi una spinta emotiva ancora maggiore in un percorso di conoscenza di una terra e di un popolo forse, per tanti versi, ancora sconosciuto persino a se stesso e che attraverso Pasolini si fa conoscere e acquisisce identità. Luciano Roman Pier Paolo Pasolini, forse già dal maggio 1944, quando aveva 22 anni e viveva nella terra friulana “di temporali e di primule”, scrisse il dramma I Turcs tal Friùl. Un piccolo gioiello di drammaturgia, da epos popolare, che documenta una lucida scaltrezza di scrittura dialogata, per molti versi sorprendente. Non poteva trattarsi dunque di un fiore nel deserto, cioè dello sbocciare improvviso di una sensibilità teatrale da esordiente già genialmente maturo. Presupponeva un interesse più vasto e rodato, anche come abitudine alla visione dal vivo, di cui quel testo era una sorta di punto di

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specificità linguistica e come una sfida permanente, con gli attori, poco amati se di mestiere, e con l’artigianato, inevitabilmente polveroso, della pratica materiale. È una centralità che trova un suo archetipo simbolico nel fatto che il primo testo con cui il giovane Pasolini appare in pubblico, nel 1938, è il dramma La sua gloria, premiato al concorso studentesco Ludi Juveniles di quell’anno. E ancora, a riprova di una tensione forte e precoce per la messa in scena della parola, valgono anche i tre quadri dialogati in versi per “Il Setaccio”, la rivista della GIL. Poi, vennero gli anni di Casarsa. Ma anche lì, in mezzo all’infuriare della guerra, mentre fiorisce la scrittura lirica in casarsese, compaiono degli schizzi drammaturgici, come “Dialoghi” in friulano, una sorta di sospesa proto-drammaturgia originaria, incunaboli progettati intorno al nucleo di base dello scambio verbale a due e in una lingua sentita

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arrivo e un coagulo sintetico di temi e stilemi verbali e in versi, da riversare in oralità, qui di una intera comunità di paese. Di questo necessario sottofondo preparatorio molti ignorano l’esistenza. E del resto, sulla drammaturgia pasoliniana, anche quella delle tragedie in italiano e in versi, esplose nel 1966 a seguito di una immobilità forzata per malattia, grava ancora il pregiudizio della letterarietà, dello sforzo a tavolino e dunque della sostanziale inerzia scenica. Come se Pasolini, dall’alto dei prodigi delle sua sapienza letteraria e della sua vasta conoscenza culturale, si fosse autoimposto per volontà la scrittura dialogica e come se, nell’insieme del suo fluviale laboratorio, quel genere in lui fosse poco efficace e per molti aspetti minore. Nulla di più erroneo, invece, come dimostrano anche le tante e folgoranti riletture teatrali che, dopo la morte di Pasolini, hanno prodotto i più grandi maestri della regia contemporanea (Ronconi, Pressburger, Castri, Latella, De Capitani), capaci, ognuno secondo la propria sensibilità e il proprio stile di scena, di valorizzare la fertilità di quella drammaturgia. Essa si assesta perciò al centro, non ai margini, dell’interesse creativo di Pasolini, come un codice comunicativo con cui esorcizzare l’ossessione di un assorbente monologo interiore e da praticare, anche a fatica, nella sua

Pier Paolo Pasolini in osteria a Casarsa (fonte www.pasolini.net)

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incontaminata e anch’essa archetipica. Per questi ultimi abbozzi, si tratta di esercizi, da collocare tra il 1942 e il 1944, di cui il Centro Studi Pasolini di Casarsa, grazie anche al fondo lasciato dai coniugi Ciceri e costituito nel 2000, conserva la preziosa traccia autografa. Piace pensare che, in Friuli, Pasolini fosse anche concreto promotore di iniziative pratiche di spettacolo, come nell’agosto del 1944 con un “Meriggio d’arte”, che, con gusto incline alla contaminazione, intrecciava un programma alternato tra musiche dal vivo, canti corali di villotte e recitazione di dialoghi, fino alla chiusa commovente e pensosa della “Prejera”, già apparsa nello Stroligut di quell’anno e poi riversata nell’incipit dei Turcs. Poi, nel 1949, la “mitica” stagione casarsese si arrestò, bruscamente e traumaticamente. Pasolini si avviò altrove su tante e diverse esperienze di vita e di scrittura, ma continuò ad essere tentato con intermittenza dal teatro, almeno fino all’altezza della fine

Pier Paolo Pasolini con la madre Susanna Colussi

(Foto di Mario Dondero)

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degli anni ’60, anche come curioso spettatore di spettacoli di avaguardia (Bene, il Living, Grotowski) e nel 1968 perfino come regista di se stesso, con la messinscena di Orgia (peraltro sfortunatissima) per lo Stabile di Torino. Ma quanto teatro non continuò ad occhieggiare anche nell’attività cinematografica? Insomma, i conti con Pasolini, anche quello teatrale, sono sempre aperti, anzi rilanciati dal corpus di un’opera e di una vita che insistono a parlare al presente e a lasciar trapelare il perturbamento di preveggenti, scomode verità. In linea con questo ininterrotto passaggio di testimone, come un lascito di eredità cui accostarsi con ansia investigativa, si colloca anche lo spettacolo Fuejs, che non vuol essere un omaggio rituale al genio che non c’è più, ma un’indagine sul suo enigma anche friulano e, attraverso lui, sull’inverno del nostro scontento, ancora coi temporali ma senza più lucciole e primule. Angela Felice Direttrice Centro Studi Pier Paolo Pasolini - Casarsa

Con il Patrocinio del Centro Studi Pier Paolo Pasolini - Casarsa

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TRACCE DI PASSIONI

un ritratto di Luigi e Andreina Ciceri ed il Teatri Sperimentâl di Vile di Buja da un’idea di Francesco Ursella con Aldo Baracchini, Rossana Di Tommaso, Milena Taboga e Francesco Ursella assistente Stefania Ursella musiche di Franco Feruglio a cura di Francesco Accomando

domenica 29 AGOSTO Villa Ciceri Tricesimo (UD) ore 17.30 - 19.00 20.30 - 22.00 Con il Patrocinio della

Ingresso libero (massimo 20 pers. a replica)

Luigi Ciceri, scomparso nel 1981, e la moglie Andreina Nicoloso, mancata nel 2000, erano due appassionati di cultura friulana. Lui, sostenitore dell’identità friulana, cultore della storia e delle tradizioni locali, tra i protagonisti della Società Filologica Friulana, cura mostre, pubblica volumi, dirige periodici. Lei, appassionata studiosa di lingua e letteratura, recupera e valorizza racconti orali e tradizioni popolari del nostro territorio, pubblicando importanti volumi. Insieme, uniti nell’impegno sistematico che li porta a raccogliere negli anni centinaia di oggetti: statue, mobili, dipinti, maschere, libri. Raccogliere, con un’ossessione quasi collezionistica, per togliere dall’oblio dell’ignoranza un patrimonio culturale, non per mercanteggiare ma piuttosto per salvare. Molti li hanno conosciuti ma moltissimi non sanno nulla di loro, se non

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qualche traccia di un nome su una targhetta in un museo o in una bibliografia. L’evento che presentiamo vuole rendere conto di un percorso che è un’indagine, alla ricerca di un ritratto dei due coniugi. L’interno di Villa Ciceri verrà animato da quattro attori per restituire al pubblico un sentimento e un sapore di quel ritratto mancante attraverso alcune tracce di partenza: il testamento di Andreina, l’inventario degli oggetti, le testimonianze e gli aneddoti di chi li ha conosciuti, e ancora frammenti delle loro raccolte. La casa sarà simbolicamente riempita di scatole come quelle scatole che ancora oggi vengono conservate in vari enti piene di oggetti che attendono una catalogazione, una degna esposizione. Pezzi di un Friuli che attendono altre passioni per essere definitivamente salvati.

Luigi Ciceri e Andreina Nicoloso Ciceri con la poetessa Novella Cantarutti

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lunedì 30 AGOSTO Auditorium Comunale Nimis (UD) ore 20.30

Ingresso libero

JO US DOI LA BUINESERE

Il canto in friulano tra villotte e musica colta soprano Simonetta Cavalli pianoforte Cristina Santin con la partecipazione di Dario Zampa

Coro “Sot le piargule” di Percoto diretto dal Maestro Michele D’Antoni

PRIMA PARTE: canto lirico, musica colta Carlo Giorgio Conti Ciclo di 6 brani tratto dal quaderno manoscritto dell’autore (testi di Vittorio Cadel) I doi pôi; Vierta; I ài disfueât; Bruta ciuìta; Bùssimi; La balconela Davide Liani da La dì per canto e pianoforte (testo di Lelo Cjanton) La buinore; La sere; La Gnot da Cjantis per mezzosoprano e pianoforte Cûr di avrîl (testo di Dino Virgili) Franco Escher Da Villotte e Canzoni friulane ‘O ai preât la biele stele

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per mezzosoprano e pianoforte INTERMEZZO: canto corale, musica popolare Augusto Seghizzi Rapsodia 2° e 3° Enzo Driussi, Giorgio Miani O vuei regalati un tramont Dario Zampa Parcè Signôr per coro e voce sola SECONDA PARTE: canto solistico, musica popolare Popolare Al cjante il gjâl Popolare La roseane Dario Zampa Mandi vecjo Friûl Dario Zampa Il cjariesâr Popolare Jo us doi la buinesere

Una delle tendenze predominanti della cultura musicale romantica europea fu la ricerca delle proprie più autentiche radici nell’anima del canto popolare attraverso la trascrizione in chiave colta delle melodie della tradizione e la composizione di brani originali infusi dello spirito della propria terra d’origine. In tal senso, nella cultura musicale friulana le composizioni corali del triestino Franco Escher (1859-1939)

rappresentano il primo passo decisivo di un assoluto pioniere. Composta nel 1895 e poco dopo pubblicata su cartolina postale dall’editore udinese Annibale Morgante, la pagina a tre voci maschili Oh, tu stele su due quartine tratte dalla raccolta Villotte friulane di Valentino Ostermann (1841-1904), divenne talmente popolare tra le genti friulane impegnate a fronteggiarsi nelle fila degli eserciti austriaco e ita-

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liano durante il primo conflitto mondiale, da essere presto ristampata da Sonzogno e Ricordi quale brano “popolare” con il titolo ‘O ai preât la biele stele, omettendo il nome del suo raffinato creatore e proponendo lievi ma sostanziali modifiche. Carlo Giorgio Conti (18811956), chimico, farmacista, tisiatra, pittore e fotografo, incarna più di ogni altro la squisita figura di raffinato cultore di ogni forma d’arte nella Udine di inizio Novecento, in un rapporto inscindibile con la terra friulana, il suo popolo e le sue tradizioni. Tra le circa cento composizioni, metà delle quali di ispirazione friulana, dedicate prevalentemente al coro e alla fisarmonica, spicca la gemma solitaria e preziosa del Quaderno di Cadel, composto tra il 1937 e il 1945, nel quale Conti affronta un genere poco frequentato, la composizione per canto e pianoforte su testi in lingua friulana, genere che pure nello sviluppo dell’etnomusicologia nostrana aveva rappresentato il primo fondamentale passo, compiuto grazie alla raccolta Eco del Friúli di Coronato Pargolesi (Stefano Persoglia), pubblicata nel 1892 da Schmidl & Tedeschi. A contatto con l’altissima poesia di Vittorio Cadel (1884-1917), pittore, scrittore e aviatore caduto in volo nei cieli di Macedonia, la declama-

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zione vocale elastica, mobilissima e intensa dei versi, composti nella parlata di Fanna, si dipana su morbidi e funzionali sfondi pianistici. Davide Liani (1921-2005), compositore, direttore di coro e d’orchestra e didatta friulano, nonostante i lunghi periodi trascorsi all’estero è rimasto costantemente legato alla sua terra e in particolare a quei poeti che a partire dal secondo dopoguerra si unirono nel movimento “Risultive”. Su quattro liriche di Lelo Cjanton (1922-2009) si articolano altrettanti momenti musicali a formare il poemetto La dì (La buinore, Il misdì, La sere, La gnot), composto per canto e pianoforte con flauto e violoncello ad libitum. Nei primi anni Settanta l’editore padovano Zanibon pubblica pure, per il medesimo organico, Cjantis, Sette canzoni friulane su versi dei poeti di “Risultive”, tra le quali Cûr di avrîl, lirica di Dino Virgili (19251983). Suggestiva, essenziale e fondamentalmente improntata a un limpido diatonismo, la musica di Davide Liani rappresenta la testimonianza più autentica dell’eredità stilistica ricevuta e trasmessagli da Gian Francesco Malipiero, sotto la cui guida si diplomò in composizione al Conservatorio di Venezia. David Giovanni Leonardi

Il canto popolare friulano è quello che più di ogni altro settore artistico ha mantenuto vive le radici, la lingua e l’identità della gente del Friuli. Non solo i cori della nostra regione ma quelli di mezzo mondo hanno nel loro repertorio uno o più canti friulani grazie ad una generazione di autori, del primo Novecento, che ha contribuito, al recupero di tradizioni e canti popolari che altrimenti sarebbero andati perduti. Val la pena di ricordare alcuni autori di quella nutrita schiera: Arturo Zardini, Luigi Garzoni, Franco Escher, Carlo Conti, Augusto Seghizzi, etc. Oggi in Friuli ci sono ancora tantissimi cori, con altrettanti maestri giovani e preparati, che hanno rimpiazzato la vecchia guardia mantenendo viva la tradizione del canto popolare. È l’auspicio di una continuità che garantisce linfa alle radici dell’identità, permettendo a un popolo di proiettarsi nel futuro senza rischiare di essere standardizzato dalla globalizzazione. Dario Zampa

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martedì 31 AGOSTO Piazza San Martino Nogaredo di Prato (UD) ore 20.30

OMAGGIO A SCHUMANN E CHOPIN a 200 anni dalla nascita pianoforte Matteo Andri viola Margherita Cossio

Ingresso libero

R. Schumann Märchenbilder op.113 per viola e pianoforte Arabesque in Do maggiore, Op.18 per pianoforte solo. F. Chopin Ballata No. 2 in Fa maggiore, Op. 38 per pianoforte solo (dedicata a Robert Schumann) Concerto n.1 in Mi minore, Op. 11 per pianoforte ed orchestra (versione per pianoforte e quintetto d’archi).

Robert Schumann

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Fryderyk Chopin

violini Nicola Mansutti, Annalisa Clemente violoncello Mara Grion contrabbasso Franco Feruglio

Robert Alexander Schumann (Zwickau, 1810 - Endenich, 1856), compositore, pianista e musicologo. Figlio di un editore umanista, crebbe in un ambiente estremamente favorevole allo sviluppo dei suoi interessi musicali e letterari. La sua carriera concertistica fu bruscamente interrotta da un incidente occorsogli alla mano destra nel tentativo di perfezionare la tecnica pianistica. Fervida fu al contrario l’attività compositiva, alla quale accostò un costante esercizio di critica musicale. Nel 1834 fondò a Lipsia la Neue Zeitschrift für Musik (edita ancora oggi) di cui fu anche direttore e polemico redattore. La rivista ebbe un’importanza fondamentale nella vita culturale dell’epoca ed ospitò sulle sue pagine veementi attacchi alla visione pedante e conservatrice dei “filistei della musica”. Le diverse voci del Romanticismo si incarnarono, quasi ai limiti della schizofrenia, nelle tre figure ideali in cui amava dissociare la propria personalità artistica: Eusebio, il giovane e introverso sognatore, Florestano, l’ardente e vigoroso rivoluzionario, e Maestro Raro, il saggio capace di conciliare le due istanze in un equilibrio artistico e

umano che Schumann inseguì vanamente per tutta la vita. Fryderyk Chopin (Varsavia, 1810 Parigi, 1849), compositore e pianista, fu detto “poeta del pianoforte”. Figlio di un insegnante francese trasferitosi in giovane età in Polonia, dimostrò fin da bambino un eccezionale talento. Nel 1830 presentò a Varsavia i due Concerti op. 11 e op. 21 per pianoforte e orchestra. Nel 1831 si trasferì a Parigi dove, centellinando l’attività concertistica, si dedicò regolarmente alla composizione e all’insegnamento. La sua produzione, quasi interamente consacrata al pianoforte, esprime appieno le aspirazioni estetiche del suo tempo, esplorando i confini immateriali di una musica pura e assoluta, capace di evocare vette di significazione inattingibili da arti semanticamente più connotate. Romantica è anche l’ispirazione nazionalistica di molte sue composizioni: la patria, lontana e indimenticabile, tempra un’ispirazione solitamente più lirica (Robert Schumann parlò di “cannoni ricoperti di fiori”), nell’anelito di una libertà nutrita di valori umani e politici.

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HARMONIE BRASS ENSEMBLE Concerto per tre trombe, timpani e organo Trombe Diego Cal, Stefano Flaibani, Giuseppe Domicoli Organo Andrea Tomasi Timpani Gianni Casagrande

PRIMA PARTE Dietrich Buxtehude (1637-1707) Cantata per l’Avvento “Lieben Christen, Freut euch nun” Antonio Vivaldi (1678-1741) Concerto in Sib maggiore “Il Pastor fido” Allegro - Adagio - Allegro George Philipp Telemann (1681-1767) Sonata in Re maggiore per due trombe Spirituoso - Largo - Vivace

Georg Friedrich Händel (1650-1759) Sonata n.° 3 HWV 388 dalla “Trio sonata, op. 2” Andante, Allegro, Larghetto, Allegro SECONDA PARTE Franz Joseph Haydn (1732-1809) Tema e variazioni su “St. Anthony Chorale” dal Divertimento in Sol

“Divertire e divertirsi!” questo è l’intento dell’Harmonie Brass che offre al pubblico un programma vario, che spazia dal repertorio operistico a composizioni di intensa carica meditativa, per proseguire sulle melodie di famosi musical o di travolgenti brani pop latini e swingati. Da un’idea di Diego Cal, musicista friulano, già prima tromba solista dell’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto, docente presso il Conservatorio Statale “Jacopo Tomadini” di Udine, si e’ sviluppato questo progetto artistico denominato Harmonie Brass. Si tratta di una formazione composta da professionisti, docenti di conservatorio e scuole musicali, molti dei quali collaborano o hanno collaborato con prestigiose orchestre nazionali

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giovedì 2 SETTEMBRE Chiesa dei SS. Felice e Fortunato Reana del Rojale (UD) ore 20.30

Posto Unico Euro 5,00

Georg Friedrich Händel (1650-1759) Aria e Variazioni Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Ave verum (arrangiamento per tre trombe e organo) Jean Joseph Mouret (1682-1738) Sinfonies de Fanfares Allegro, Minuetto, Allegro

L’Harmonie Brass Ensemble ottiene già da diversi anni una vasta eco nel panorama concertistico italiano sia in termini di originalità che di successo per gradimento di pubblico e di critica. Le peculiarità offerte da tale compagine permettono altresì di evidenziare aspetti virtuosistici dei singoli componenti. La formazione è molto versatile e si esibisce sia sotto forma di decimino con o senza direttore, quintetto, quartetto con o senza timpani e organo, trio di trombe, e brass band con percussioni. Ciò che l’Harmonie Brass propone è far risaltare le poliedriche possibilità esecutive degli ottoni sia negli aspetti virtuosistici che in quelli melodici, soddisfacendo così i gusti e le aspettative anche del pubblico più esigente.

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Dal 1962 specializzata nella produzione di acciai antiusura utilizzati come ricambi nelle macchine per la frantumazione degli inerti

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IO TU E LARRY

commedia musicale per ragazzi soprano Mirella di Vita baritono Alessandro Calamai animazione Enrico Spinelli pianoforte Giuliana Menichini maschere e oggetti teatrali Elena Bianchini ideazione e regia Aldo Tarabella Musiche di Aldo Tarabella con citazioni musicali da Mozart, Rossini, Donizetti, Offenbach etc...

Questo progetto nasce da un compositore italiano, Aldo Tarabella, personaggio eclettico, uomo di teatro e d’opera, che abbina stabilmente la composizione con la regia lirica. Le sue esperienze al Piccolo Teatro di Milano come compositore di Giorgio Strehler, la Commedia dell’Arte, Arlecchino, le maschere, il profondo amore per l’opera buffa, hanno influito decisamente sul desiderio di comporre altrettante opere, ispirate sì, a questi mondi, ma proiettate verso uno stile leggero, spumeggiante, di grande singolarità. Opera bestiale, è una strampalata divertente ironia del mondo dell’opera interpretata da cinque animali-cantanti con il disegnatore italiano Altan e Tubeo e Violetta, tenera ed appassionata parodia del celeberrimo Romeo e Giulietta shakespeariano,

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opera rappresentata con grande successo all’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma. Le sue opere sono state rappresentate anche al Teatro Regio di Torino, al Teatro Comunale di Bologna, all’Accademia Chigiana di Siena e presso vari Enti Lirici e Sinfonici in Italia e all’estero. Due cantanti e un… particolare pianista, un pupazzo, sono i singolari interpreti impegnati in uno spassosissimo ed esilarante concerto vocale. Attraverso una comicità a suon di musica, i due artisti lirici proporranno al giovane pubblico un percorso a carattere divulgativo nel mondo dell’opera giocosa e buffa: dalla Regina della notte del Flauto magico al Figaro del Barbiere di Siviglia, fino a giocose e divertenti ariette, suggerite dall’impertinente pupazzo.

venerdì 3 SETTEMBRE Sala Ex Cinema Impero Martignacco (UD) ore 18.00

sabato 4 SETTEMBRE Parco Rubia Pradamano (UD) ore 18.00

Ingresso libero

“Pianista fantasista suona a prima vista!! Larry senza svista!!”

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venerdì 3 SETTEMBRE Aula Magna Scuole Primarie Majano (UD) ore 20.30 sabato 4 SETTEMBRE Scuole Primarie Remugnano di Reana del R. (UD) ore 20.30

Posto Unico Euro 5,00

Un ringraziamento all’Anpi Udine, a Federico Vincenti, Luciano Rapotez, Alice Parmeggiani e a Gianna Garosi Lizzero che ci hanno aperto i loro archivi, i loro album di famiglia e le loro memorie.

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MA ADESSO È PRIMAVERA La Resistenza delle donne a cura di Eleonora Ribis

con Marzia Pezzetta, Ylenia Pignari e Elisa Valent collaborazione musicale Gabriella Gabrielli - assistente Federica Vincenti immagini Francesca Cogni e Donatello Mattia - scenografia Gianfranco Carta

“Gildo il custode mi diceva “Frute, non vai a passeggo?”. “È freddo”. “Ma adesso è primavera”. Allora io sapevo che nel campo di granturco vicino all’ospedale c’era un tizio e io gli passavo il pacchettino di medicinali che avevo rubato in ospedale. Così Gianna Garosi Lizzero ricorda l’inizio della sua collaborazione con la Resistenza. Allora aveva vent’anni. La stessa età delle tre giovani attrici che hanno partecipato al laboratorio organizzato dal Piccolo Festival e che ridanno vita alle storie di Rosa Cantoni, Maria Savolac Parmeggiani e Gianna Garrosi Lizzero. Adesso è primavera nasce prima di tutto dal desiderio di far incontrare tre ragazze di oggi con le storie di tre ragazze della Resistenza, storie piene di coraggio, di forza, di passione ma anche di delicatezza,

di poesia, d’amore. Abbiamo cercato di raccontare infatti una Resistenza femminile, intima, forse più nascosta e silenziosa ma certo non meno intensa. “Non parlare mai. Devi tacere sempre.” Era proprio l’ultima e più importante delle regole che le staffette dovevano seguire. Attraversare strade e ponti, con le loro biciclette e mantenere sempre il silenzio e il segreto sui loro spostamenti. La Resistenza delle donne era una Resistenza di documenti nascosti, di giornali clandestini battuti a macchina nel cuore della notte, di frasi in codice che abbiamo cercato di riportare in vita proprio animando quei documenti, quelle carte, quelle parole. Utilizzando tecniche del presente con materiali del passato, perché solo mischiandosi passato e presente possono a vicenda significarsi. in memoria di Rosa Cantoni e Maria Savolac Parmeggiani

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VOCI NUOVE PER GIAIOTTI

concerto lirico

con la partecipazione straordinaria di Bonaldo Giaiotti con i giovani cantanti del Piccolo Festival FVG e dell’Accademia Lirica Santa Croce Trieste al pianoforte Nicoletta Olivieri

Bonaldo Giaiotti è uno dei più illustri esponenti della grande tradizione dei bassi italiani. Per più di tre decenni è stato una delle grosse stelle – fra l’altro – del Met e del Teatro alla Scala di Milano. Una carriera più che cinquantennale, che lo ha visto nel massimo teatro newyorkese per 26 stagioni, in più di 500 recite ed in 30 diversi ruoli; tra quelli più frequentati si annoverano Filippo II nel Don Carlo, Alvise, ne La gioconda, Padre Guardiano ne La forza del destino, Ramphis in Aida. È stato presente anche negli altri principali teatri di tutto il mondo, tra i quali Parigi, Londra, Barcellona, Roma, Vienna, Madrid, Monaco di Baviera, Tokyo. Al festival dell’Arena di Verona, ove

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ha cantato quasi ininterrottamente dal 1963 al 1996, ha interpretato, tra gli altri, i ruoli verdiani di Attila e Fiesco nel Simon Boccanegra. Negli ultimi anni ha continuato a cantare nei maggiori teatri europei, tra cui Verona, Marsiglia, Zurigo, oltre ad esibirsi nuovamente a Tokio. Alterna l’attività di concertista a quella di insegnante e di giudice nei più importanti concorsi lirici. Per la particolare attenzione che sta ultimamente dedicando ai giovani cantanti questo concerto è un omaggio alla sua carriera e un inno al futuro della lirica per cui Giaiotti è forse il più prestigioso rappresentante che la nostra regione possa vantare. Questo nel suo comune natale che lui non ha mai dimenticato e dal quale è sempre stato amato e ricordato con orgoglio. Il Piccolo Festival gli dedica questo concerto memore dell’indimenticabile serata che ha visto i natali della manifestazione celebrando i cinquant’anni di carriera di Bonaldo Giaiotti e Alfredo Mariotti il 23 dicembre 2007 a Reana del Rojale.

venerdì 3 SETTEMBRE Auditorium “De Cesare” Remanzacco (UD) ore 20.30

Ingresso libero

Bonaldo Giaiotti nell’Attila di Giuseppe Verdi

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the history of innovation

MEP S.p.A. - Via Leonardo da Vinci, 20 - 33010 Reana del Rojale (UD) - ITALIA www.mepgroup.com

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OMAGGIO A PERGOLESI

a 300 anni dalla nascita

soprano Annamaria Dell’Oste mezzosoprano Anna Malavasi tenore Roberto Miani basso Gabriele Ribis direttore d’orchestra Paolo Paroni Coro del Rojale e Coro Panarie di Artegna Orchestra Mitteleuropea

domenica 5 SETTEMBRE Chiesa dei SS. Ilario e Taziano, Rizzolo di Reana del Roiale (UD) ore 20.30

Intero Euro 8,00 Ridotto Euro 5,00

Bartolomeo Cordans Magnificat in Sol minore per soli, coro e orchestra Bartolomeo Cordans Messa da Morti con esequie a 4 per soli, coro e orchestra Introito e Kyrie Giovan Battista Pergolesi Stabat Mater per soprano, contralto e orchestra

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1730, Romilda 1731 e La Rodelinda 1732) e oggi perdute, eccezion fatta per i libretti e un duetto tratto da Romilda, attualmente conservato nella Bibliothèque Nationale di Parigi. Il 14 giugno 1735 ottenne l’incarico di Maestro di Cappella del Duomo di Udine. Tale nomina segnò una decisa svolta nella sua produzione: abbandonò la carriera operistica per dedicarsi alla musica sacra. Il suo repertorio comprende 60 parti di messe, 119

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Bartolomeo Cordans (Venezia, 1698 Udine, 1757), compositore fra i più importanti del panorama settecentesco della musica sacra in Friuli, entrò nell’Ordine Francescano a sedici anni, per poi abbandonarlo su dispensa papale e diventare sacerdote. Gli inizi della sua carriera manifestarono uno spiccato interesse per il melodramma. Compose infatti diverse opere liriche rappresentate sulle scene veneziane (come Orsmida 1728, La Silvia

Giovanni Bellini: Pietà, 1505, Venezia, Gallerie dell’Accademia

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salmi e numerosi mottetti, inni, antifone e litanie, oltre a 24 sonate per due violini e basso continuo e una sonata per violino e organo. La sua opera più conosciuta è una Messa da Requiem composta nel 1738, donata dall’autore al Capitolo di Cividale del Friuli e conservata nell’Archivio di Stato di Udine. La Messa da Requiem è stata incisa dal Coro Polifonico di Ruda nel 1998.

Un ritratto di Giovanni Battista Pergolesi e il direttore d’orchestra Paolo Paroni

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Giovanni Battista Pergolesi (Jesi, 1710 Pozzuoli, 1736), compositore, violinista e organista. Il soprannome “Pergolesi” risale al nonno, originario della cittadina di Pergola, e col tempo divenne d’uso comune per identificare la famiglia, in sostituzione del cognome originario “Draghi”. Godendo di una situazione economica relativamente agiata, intraprese gli studi musicali rivelando doti notevolissime, che in breve tempo gli guadagnarono l’ammissione al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli. Al termine degli studi, forte di una già considerevole fama, venne assunto come Maestro di Cappella dal principe Stigliano Colonna. Grande successo ebbe la sua prima opera buffa, Lo frate ‘nnammorato (1732), e un vero trionfo accolse la prima rappresentazione de La serva padrona (1733), intermezzo buffo in due atti dell’opera Il prigionier superbo. Nel 1734 compose l’Adriano in Siria, di cui ancora una volta furono applauditi in particolare gli intermezzi Livietta e Tracollo. Al 1735 risale invece la sua ultima opera buffa, Il Flaminio. Nello stesso anno gli fu commissionato dall’Arciconfraternita dei Cavalieri della Vergine dei Dolori di Napoli uno Stabat Mater, che fu terminato nel convento dei cappuccini di Pozzuoli, dove Pergolesi si era ritirato per curare la sua salute minata dalla tisi e dove si spense ad appena ventisei anni. Alcuni anni

dopo la sua morte, l’esecuzione parigina de La serva padrona consegnò la sua opera ad una fama quasi leggendaria: come scrisse Jean Jacques Rousseau, essa si colloca “dans le sanctuaire du bon goût et de l’expression”. Lo Stabat Mater è una sequenza della liturgia cattolica risalente al XIII secolo. Il testo, attribuito a Jacopone da Todi, dapprima si sofferma sul dolore di Maria ai piedi della Croce (Stabat Mater dolorosa juxta crucem lacrimosa, dum pendebat Filius), per poi declinarsi nell’accorata invocazione della compartecipazione al suo strazio (Eja Mater, fons amoris, me sentire vim doloris fac, ut Tecum lugeam). La drammatica semplicità di questa preghiera, che si origina dalla lacerazione del cuore materno per diventare poema della redenzione, ha ispirato numerosi compositori. In particolare, secondo la tradizione, Giovanni Battista Pergolesi si sarebbe dedicato alla composizione del suo Stabat Mater nell’ultimo scorcio di esistenza, ultimandolo pochi giorni prima della morte. L’analisi dell’autografo, che mostra una grande frenesia nella scrittura, con parti mancanti o soltanto abbozzate, unita al Finis Laus Deo posto in calce alla partitura, quasi a ringraziamento per la possibilità concessa di terminare il lavoro, ha alimentato questa leggenda romantica, non suffragata da prove definitive. La scrittura pergolesiana è essenziale e volutamente spoglia di complicazioni. I piccoli incisi melodici si giustappongono, plasmandosi su un impianto armonico semplificato, in cui l’orchestra accompagna con equilibrio le voci. Tutto risulta in un’emotività composta, che stempera il dolore nella grazia di un eloquio musicale mai abbandonato all’enfasi drammatica.

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CONCERTO A SORPRESA

con i fiati dell’ Orchestra Mitteleuropea

Musiche di Ludwig van Beethoven, Gioachino Rossini Gaetano Donizetti e… P. D. Q. Bach.

domenica 5 SETTEMBRE Chiesa di San Michele Monastetto, Tricesimo (UD) ore 18.00

Ingresso libero

L’Orchestra Mitteleuropea è una realtà di recente costituzione. Raccoglie l’eredità delle più recenti orchestre regionali radicandosi nel tessuto sociale del nostro territorio, non precludendo collaborazioni e aperture verso i paesi che culturalmente ci sono affini da lustri: il nome infatti è frutto dell’idea di allargare i confini culturali, grazie anche al contatto con talenti provenienti da nazioni che fanno e faranno parte della Comunità Europea. La nuova Europa che ha fatto diventare il Friuli Venezia Giulia non più paese di confine ma centrale, appunto “mittel”, ci offre l’opportunità di diventare traino di un progetto che affonda radici nella tradizione musicale europea. Le capacità professionali assodate di un gruppo ormai storico di musicisti della nostra regione trovano così nuovo slancio in un progetto di matrice europea, dinamico e innovativo senza pre-

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clusioni verso la “nuova” musica, con l’ambizione di diventare un’istituzione musicale di riferimento per l’area mitteleuropea. Negli ultimi due anni L’Orchestra Mitteleuropea ha partecipato al Mittelfest in occasione del più prestigioso Festival (Galà di danza), alla rassegna Carniarmonie, alla Biennale Musica, al Festival “Le giornate del cinema muto” e in parecchie produzioni del teatro Giovanni da Udine. Recentemente si è esibita all’interno dell’“Emilia Romagna Festival” con la partecipazione di Gigi Proietti. Nell’ottica di una costante crescita culturale e dell’ ampliamento del prorio repertorio, ha recentemente portato in scena diversi programmi in ambito operistico. È stata diretta da Luis Bacalov, Pietari Inkinen, John Axelrod, Ola Rudner collaborando con artisti quali Giovanni Sollima, Lilya Zilberstein, Roberto Cominati, Federico Mondelci.

La Chiesa di San Michele a Monastetto

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BIGLIETTI BIGLIETTERIA ON LINE 899 500055

Lun.-Ven. 9-13/14-18

www.greenticket.it

PER IINFORMAZIONI

+39 329 40 71 254 www.piccolofestival.org info@piccolofestival.org

È disponibile un abbonamento cumulativo a tutti gli spettacoli: CARTA FESTIVAL che dà diritto al posto riservato, all’ingresso ridotto per un accompagnatore e altri vantaggi. Il costo è di Euro 45,00 Ingresso Ridotto per i maggiori di 65 anni e i minori di 18 anni. Ingresso Gratuito per i minori di 14 anni.

...Ancora un pizzico di saggezza Gli spettatori del Piccolo Festival FVG, presentando il biglietto d’ingresso, potranno usufruire fino alla fine di settembre di uno speciale sconto del 10% sull’acquisto di libri presso: Libreria CLUF via Gemona, 22 - 33100 Udine tel: 0432 295447

Libreria Tuttilibri via Umberto I, 83 - 33038 San Daniele del Friuli (UD) - tel: 0432 954666

Libreria Friuli via dei Rizzani, 1 - 33100 Udine tel: 0432 21102

Libreria Il Pensiero piazzetta Portuzza, 1 - 33013 Gemona del Friuli (UD) - tel: 0432 970302

Libreria per Ragazzi La Pecora Nera via Gemona, 46 - 33100 Udine tel: 0432 295447 Libreria W. Meister & Co piazza Vittorio Emanuele II, 1 33038 San Daniele del Friuli (UD) tel: 0432 941271

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Libreria Il Pensiero piazza Roma, 6 - 33017 Tarcento (UD) tel: 0432 793013 Libreria per Ragazzi La Naf Spazial* piazza Italia, 34 - 33085 Maniago (PN) tel: 0427 701306 *in questa libreria sarà possibile usufruire anche dello sconto del 15% sui giochi.

Gli sconti non sono cumulabili con altre promozioni in corso.

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Associazione Culturale Piccolo Festival FVG

Gabriele Ribis Direttore Artistico

Gabriele Ribis* Presidente

Roberto Miani Direttore Amministrativo

Roberto Miani* Vicepresidente

Alessandra Riccato Segreteria Organizzativa

Simonetta Cavalli Andrea Ciciliot* Franco Feruglio Flavio Luchitta* Fabiana Noro* Alessandra Riccato Consiglio Direttivo

Nicoletta Olivieri Direttore Produzione e Marketing

COLORI (CMYK) GIALLO : 0.10.100.15 BLU: 100.60.0.35

*Soci fondatori

Staff

Clementina Antonaci Responsabile Comunicazione Carter&Bennett Ufficio Stampa Marco Canali Responsabile Tecnico Gianfranco Carta Capo Macchinista RINGRAZIAMO

Conte Luigi Deciani, Maddalena Broili, Lorenzo Cerneaz Pianoforti, Eugenio Art di San Eugenio de Tenerife, Ilaria Colicchio e Maria Pia Caruso, Bomboniere da me- Budrio (BO) e tutti i librai che hanno prontamente offerto la loro generosa collaborazione. Opera

Concerto

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Teatro

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con il Contributo del Comune di:

con il Patrocinio di:

Main Sponsor

3a EDIZIONE

con il Patrocinio di:

Club Unesco di Udine

in Collaborazione con:

Ideazione Grafica:

www.piccolofestival.org San Eugenio de Tenerife

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LA SAGGEZZA

CASSACCO MAJANO MANIAGO MARTIGNACCO NIMIS PRADAMANO REANA DEL ROJALE REMANZACCO SAN DANIELE DEL FRIULI TRICESIMO UDINE

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La saggezza 2010 - Programma generale  

Programma della quarta edizione del Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia

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