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alla ribalta creatività e musicisti veri

SANITA' Il reparto di Otorinolaringoia­ tria di Portogruaro: un’altra vittima del progressivo spos­ tamento di servizi a San Donà? Pag. 6

OLTRE CONFINE Nel bel comune di Gruaro, un “guardiano dei boschi”, con quasi venti secoli di testi­ monianze storiche, artistiche e beni culturali. Pag. 10

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“Le forze armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una società per azioni – informa Deborah – in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa diventeranno un affare privato”. Sul forum di Portogruaro.Net questa volta si vola alto, lontano dalle piccole beghe cittadine. “Non vengono privatizzate le Forze Armate ma i servizi connessi alla Difesa – precisa Speedlex – e con il federalismo demaniale le caserme dismesse passeranno nel patrimonio di province e comuni”. “Le due cose dovrebbero essere distinte – ribatte Danilo – l’alienazione del patrimonio immobiliare va bene, la gestione “autonoma” degli investimenti, no”. Ogni numero di Portogruaro.Net Magazine viene distribuito in 11.000 copie in modo capillare, casa per casa, nel Comune di Portogruaro e nelle frazioni. Stiamo perfezionando ancor più il nostro già efficiente sistema di distribuzione. Se non lo trovi nella tua cassetta della posta, segnalacelo telefonando allo 0421 280444 o inviando una mail all’indirizzo: magazine@portogruaro.net. Grazie della collaborazione!

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GIOVEDI’ 11 Febbraio

In collaborazione con l’assessorato alla cultura del comune di Ceggia Ore 9.30 e 10.30 Spettacoli di animazione per le Scuole

FEBBRAIO 2010

SABATO 13 Febbraio

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Domenica

presso Villa Marcello Loredan Franchin - Organizzata dalla “Pro Loco” di Ceggia Ore 20.00 Serata enogastronomica e di ascolto“Carnevale in bellezza” 4^ Edizione – MISS CARNEVALE VENETO

7 ore 18.30

DOMENICA 14 Febbraio

Ore 11.00 Annullo Postale Ore 14.30

SFILATA NOTTURNA

MARTEDI’ 16 Febbraio

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Ore 14.30 SFILATA CARRI ALLEGORICI Ore 18.00 Premiazioni Carri in Concorso

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MERCOLEDI’ 24 Febbraio - ore 20.00

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EDITORIALE

ELEZIONI COMUNALI, tutti pronti per il 28 marzo Dopo 7 mesi di commissariamento, i portogruaresi torneranno alle urne per eleggere il sindaco. Bellinazzi, Bertoncello e Tabaro gli attuali candidati. Si conclude così una telenovela lunga quasi un anno.

L

di Maurizio Pertegato

a data è ormai fissata ed è quella del 28 marzo. In quell’occasio­ ne, dopo 7 mesi di commissaria­ mento, i portogruaresi saranno chiama­ ti nuovamente alle urne per eleggere il sindaco della città. E così, una lunga telenovela cominciata lo scorso giugno con il successo di Antonio Bertoncello su Angelo Tabaro al ballottaggio che ha, però, originato una particolare si­ tuazione chiamata “anatra zoppa”, non potendo, il candidato di centro sinistra, contare sulla maggioranza dei consi­ glieri comunali, dal momento che le liste collegate al candidato del centro­ destra avevano ottenuto al primo tur­ no il 50,14% delle preferenze totali, sta finalmente per arrivare all’epilogo. A settembre, come detto, è arrivato il commissario prefettizio Antonino Gul­ letta che sta attualmente amministran­ do l’ente civico. Senza nulla togliere al suo operato, va detto, però, che la democrazia trova il suo fondamento nell’elezione popolare. Il consenso che i cittadini danno a questo o quel can­ didato costituisce l’elemento chiave, fornendogli l’autorità a governare per 5 anni. Trascorsi i quali, sarà il popolo a decretare senza appello se il sindaco in questione abbia governato bene o male. E in base a questo lo riconferme­ rà o meno. Il preambolo non intendeva annoiare il lettore, ma semplicemente indicare la sonora bocciatura dello scri­ vente nei confronti di alcuni elementi della normativa sulle autonomie locali. Non è, infatti, pensabile che una co­ munità si trovi per quasi un anno senza un primo cittadino eletto democrati­ camente perché una evidente stortura della legge costringe i partecipanti alla “partita” elettorale a ricorrere ai vari Tar e Consiglio di Stato nel tentativo di chiarire la questione. Sarebbe quanto mai opportuno che il legislatore inter­ venisse in merito per evitare il ripetersi di simili situazioni che, tra l’altro, pe­ nalizzano ulteriormente un’economia tutt’altro che florida (in tutto il mondo, non solo a Portogruaro) per la mancata possibilità di compiere scelte strategi­ che per il futuro della città. Detto que­ sto, e tornando all’attualità, lo “stato dell’arte” rileva che in lizza per sedere sul gradino più alto dello scranno co­ munale, oggi, sono in 3: i suddetti Ber­ toncello e Tabaro e Giorgio Bellinazzi. L’ex sindaco sta pensando in questi giorni alle alleanze e punta al varo di una nuova lista civica di appoggio. «Vo­ gliamo dire ai cittadini – rileva Berton­ cello – che noi ci siamo e che non sia­ mo condizionati da scelte esterne o da interessi di parte. Chiederemo un voto proiettato alle scelte amministrative, non politicizzato. Le liste che mi so­ sterranno saranno, più o meno, quelle dell’anno scorso. Siamo tuttavia aperti al confronto con l’Udc, con la lista Cit­ tà del Lemene e con Rifondazione, con la quale abbiamo ancora qualche diver­ genza sul programma. Il nostro obiet­ tivo è quello di vincere al primo turno, evitando così gli apparentamenti”.

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gennaio/febbraio 2010

Le intenzioni del centrosinistra sono quelle di rafforzare la rappresentan­ za civile alle liste costituendo, inoltre, una nuova lista civica di appoggio al sindaco, per evitare, appunto, quello che è accaduto a giugno dello scorso anno, quando, con il voto disgiunto, la maggioranza dei seggi è stata assegnata alla coalizione di centrodestra. Intanto, Tabaro è sempre più vicino all’accordo con Udc e Lega Nord. Il candidato del Popolo della libertà, che si presenterà con la sua lista civica “Per Angelo Ta­ baro – sindaco di Portogruaro”, espri­ mendo la volontà di creare una squadra rinnovata e un programma elettorale aperto al confronto politico, intende affrontare alcuni dei temi che alimen­

teranno le discussioni durante la cam­ pagna elettorale: dalla gestione della Fondazione Santa Cecilia al fallimento del bando per il recupero dell’ex Per­ fosfati, dal bilancio 2010 alla gestione commissariale. A giudizio di Tabaro, il commissario prefettizio sta lavorando bene: ha approvato il Piano Casa, ha portato maggiore efficienza e traspa­ renza all’interno degli uffici comunali e approverà un bilancio in attivo, rispet­ tando il patto di stabilità. Bellinazzi, già segretario della Lega Nord, è il candi­ dato del Movimento per Portogruaro indipendente. Il suo obiettivo è quello di portare all’interno del consiglio co­ munale il valore dell’indipendenza dei partiti.

Bonfanti

P A N I F I C I O

SOMMARIO EDITORIALE Elezioni avanti tutta

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IN COPERTINA “Suoni in Porto”

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SANITÀ Otorinolaringoiatria

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DURI I BANCHI La “Virgilio” a Giussago 8 ATTUALITÀ Sette e altri “credo” OLTRE CONFINE Gruaro

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L'ACQUOLINA Il Saor e la Renga

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SPORT La Danza

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L’INTERVISTA Klajdi Selimi

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DALLE AZIENDE Pizzeria al Tajer Budo Life Academy

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MERCATINO Cercasi / Offresi

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Portogruaro.Net Magazine Supplemento a: www.Portogruaro.Net del 01/02/2010 Reg. Trib. di Venezia - n.10 del 05/05/2006 Iscrizione al ROC n. 17423 Direzione e Redazione: via Spalti, 7 - 30026 Portogruaro (VE) Tel. 0421 280444 - Fax 178 602 9151 Email: magazine@portogruaro.net Direttore Responsabile: Maurizio Pertegato Direttore Editoriale: Vincenzo Zollo Caporedattore: Federico Guerrini

In redazione: Marta Camerotto, Leandro Costa, Deborah Cuzzolin, Daniele Micheluz, Alessandro Presotto, Georgia Schiavon, Giulio Serra, Roberto Vanzella, Stefano Vrola Responsabile informatico: Elvis Verardo

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IN COPERTINA

gennaio/febbraio 2010

Al Russolo va in scena la musica del territorio

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Si è chiuso con successo il concorso musicale “Suoni in Porto” di Federico Guerrini 1° classificato VIMANA

Altro che X-Factor!”. Questo commento del direttore della fon­ dazione musicale Santa Cecilia, Davide Masarati, uno che di musica se ne intende, è ben adatto a sintetizzare quello che è stata la serata finale di “Suoni in Porto”, il concorso musicale promosso da Portogruaro.Net. Una grande festa della musica fatta in casa, della creatività e dell’originalità di chi rischia in proprio e non si limita a esibir­ si in virtuosismi e cover di brani altrui. In comune con i ragazzi di X-Factor, i nostri finalisti avevano invece il fatto di essere gente vera, gente che dopo aver smesso il lavoro “vero”, quello che dà da mangiare, si ritrova per inseguire la propria grande passione, la musica. E non si creda che sul palco del Teatro Russolo, sabato 30 gennaio, ci fossero dei gruppi di sprovveduti: abbiamo visto esibirsi musicisti veri, con ottimi pezzi che (magari con qualche ritocco al missaggio) non avrebbero problemi a passare in radio, se non vivessimo in un mercato musicale dominato dai soli noti e in cui non abbondano certo le etichette e le emittenti disposte a inve­ stire su degli illustri sconosciuti.

veloce cambio di strumenti, il tempo che è servito a Masarati per ricordare che il Teatro Russolo è “il teatro di tutti” ed è quindi giusto che sia a disposizione per eventi come questo e di ricordare il modo in cui la giuria è giunta a determi­ nare i vincitori: “Non abbiamo guardato i currucula – ha detto Masarati – ab­ biamo premiato l’originalità e abbiamo scelto tre gruppi molto diversi fra loro”. Per garantire la massima imparzialità possibile, i giurati (Vincenzo Zollo editore di Portogruaro.Net, Davide Masarati - direttore del teatro Russolo, Donato Lancellotti - rappresentante delle associazioni musicali, Marco Gal­ liazzo - titolare di Life Music, Nicoletta Battaglion - insegnante di canto) hanno votato i singoli brani senza conoscere i nomi degli autori o la provenienza del gruppo. Il bello è stato che comunque, a po­ steriori, il terzetto vincitore è risultato composto da gente che aveva già alle spalle parecchia gavetta e qualche ri­ conoscimento. I Soundbreak Avenue, per esempio si sono aggiudicati nel 2009 il premio “Rivelazione” al con­ corso Vicenz@Net Music. Il gruppo

2° classificato SOUNDBREAK AVENUE

3° classificato DUNKELBLAU

“Abbiamo visto esibirsi musicisti veri, con ottimi pezzi che (magari con qualche ritocco al missaggio) non avrebbero problemi a passare in radio”. I tre gruppi che si sono esibiti hanno dimostrato di non essere gruppi “da un brano solo”, ma di poter eseguire varie canzoni di buona qualità e di saper stare sul palco. I “Soundbreak Avenue” (ovvero: Ste­ fano Giacomon, Francesco Ceolato, Giacomo Pieropan e Fabio Feritoti) di Valdagno (Vicenza) si sono esibiti per primi, partendo con “Dico di lei”, la canzone presentata al concorso, e che gli è valsa il secondo posto, seguita da “Water” e da “Here - just because of you”. Poi c’è stato giusto il tempo di un

successivo, i Dunkelblau di San Donà di Piave, i cui componenti Stefano Giusto, Davide Doretto e Lorenzo Monni, hanno già all’attivo un album, “Overexposures”, contenente 11 brani marcatamente synth-pop\new wave e stanno lavorando al secondo “Iconocla­ sty”, che dovrebbe essere pubblicato a breve. Il loro set ha proposto tre pezzi: “Talking Divisions”, brano estratto dal primo disco e presentato al concorso di Portogruaro.Net, “Outrospective colours” e “Never”, nuovo singolo dell’album in uscita.

È stato un salto repentino dal pop-rock anni ’60 e ’70 del gruppo precedente al decennio successivo, gli anni ’80, all’insegna dell’elettronica e dei suoni campionati, con il cantante in giacca e occhiali scuri che ricordava un po’ il leader dei Pet Shop Boys. Dopo un breve intervallo, ecco salire sul palco i Vimana, un gruppo di amici

di Vicenza (Matteo Chiementin, Gio­ vanni Baldan, Giuseppe Malinconico, Michele Piccoli, Daniele Fabris) che suonano insieme dal 2005. Affiatati e dirompenti, hanno presentato quattro brani: “Sei al centro”, “Segnale radio”, “Per ogni passo” e “Cosa sto perden­ do”, che li ha portati alla vittoria nel concorso. Un brano che parla di tutte


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IN COPERTINA le cose che ci si lascia alle spalle via via in quel lungo viaggio che è la vita. I Vimana, forse anche per l’età un po’ meno “verde” rispetto agli altri gruppi e l’esperienza artistica e umana accumu­ lata, sono stati quelli più coinvolgenti dal punto di vista dell’impatto visivo e sonoro. Al di là dell’aspetto squisi­ tamente tecnico, hanno dimostrato di possedere la maturità per esprimere i sentimenti, semplici ma eterni, di cui parlano nelle loro canzoni. Al termine dell’esibizione, il cantante del gruppo ha rivolto parole di apprezzamento all’organizzazione “voglio rivolgere un grazie sentito a Portogruaro.Net, per­ ché iniziative come questa purtroppo ce ne sono sempre meno. Continuate così – ha detto Chiementin”. Sulla difficoltà di trovare spazi idonei per i gruppi che vogliono fare musica e dunque sull’eccezionalità di una serata come questa in cui un intero Teatro Comunale è stato messo a disposizione delle band, si è soffermata anche la presentatrice della serata, Angela Sal­ vador, che è anche co-titolare di uno degli sponsor della manifestazione. “I musicisti sono un po’ dei guerrieri – ha sottolineato Angela – non è facile trovare spazi per far musica, bisogna lottare”. Lei, da musicista sa di cosa parla e lo spazio se l’è creato da sola, fondando, a Fontanafredda di Pordo­ nenone, assieme al socio Marco Gal­ liazzo, Life Music, una struttura che è un importante punto di riferimento per musicisti ed esecutori di ogni tipo in particolare nella zona dell’alto Friuli e della confinante area del Veneto. Ol­ tre a complimentarsi con le band che hanno suonato al Russolo, ha offerto loro anche uno sconto del 20% per usufruire delle attrezzature e della professionalità della sua struttura e ha invitato i tre finalisti, più i due gruppi segnalati dalla giuria a esibirsi live a Fontanafredda. Il premio per il vincitore, è stato inve­ ce messo a disposizione dallo sponsor Arte Video di Palmanova, azienda specializzata in authoring e duplica­ zione dvd per cinema, televisione e musica, che garantirà ai Vimana la duplicazione di 500 cd, con serigrafia a 4 colori, glass master, jewelbox stan­ dard con tray nero, booklet 4 facciate, inlay e cellophanatura. Altro contri­ buto importante alla manifestazione è stato offerto dalle aziende Moro Strumenti di Latisana che ha offerto

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a tutti i partecipanti un buono sconto per l’acquisto di strumenti musicali, e Idea Spettacolo di Concordia Sagittaria che si è occupata del service audio & luci e del supporto tecnico della serata musicale. Alla fine, gloria e applausi per tutti sul palcoscenico, anche per il quarto e quinto classificato, i Sonoria di San Donà di Piave, e i Real Illusion di Concordia Sagittaria.

arrivavano da troppo lontano, perché nel bando era specificato che l’ammis­ sione era riservata ad artisti del Veneto Orientale e zone limitrofe. Alla fine sono rimaste 19 canzoni, fra cui la giu­ ria, dopo una serie di round eliminatori, ha scelto i tre finalisti. Non è stata una scelta facile, come non sempre facile è stato il cammino per organizzare la serata finale.

Su “Suoni in Porto” è calato quindi il sipario finale, fra applausi abbondanti e sentiti ed è arrivato il momento dei bilanci. E il bilancio non può che esse­ re positivo. Sebbene si trattasse della prima edi­ zione, la manifestazione ha riscosso un notevole riscontro da parte di molti gruppi musicali ed interpreti, prove­ nienti non solo da Portogruaro ma da tutto il Triveneto, e anche oltre, sono arrivati brani da Bari, Palermo, Napoli, Roma e Torino. Purtroppo l’organizzazione è stata costretta a eliminare i concorrenti che

Ci sono state piccole e grandi difficol­ tà, anche perché, come ha sottolineato nel suo discorso di apertura l’editore Vincenzo Zollo, per Portogruaro.Net si trattava di un’espe­ rienza inedita, Davide Masarati, direttore del Teatro Russolo che esulava dalle consuete attività giornalistiche della Società: dal repe­ rimento della sala al coinvolgimento delle associazioni musicali, alla rispo­ sta del pubblico.

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Grazie alla collaborazione del Comune di Portogruaro e della Fondazione Santa Cecilia, alla buona volontà dei musicisti locali, alla promozione e al passaparola, però, tutti gli scogli sono stati superati e la serata conclusiva è scivolata via veloce, senza cali di ten­ sione o momenti noiosi. Un’esperienza da ripetere, dunque quella di “Suoni in Porto”, magari aggiustando il tiro e limando qua e là qualche imperfezione e cercando di coinvolgere un bacino ancora più ampio di giovani, per defini­ zione il pubblico più imprevedibile ed esigente che ci sia.

“Sebbene si trattasse della prima edizione, la manifestazione ha riscosso un notevole riscontro da parte di molti gruppi musicali ed interpreti, provenienti non solo da Portogruaro ma da tutto il Triveneto, e anche oltre”. Un momento delle premiazioni


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SANITÀ

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Otoiatria “dimezzata” Due anni fa furono raccolte più di 30.000 firme per salvaguardare la piena operatività del reparto. Non sono servite però ad evitare la migrazione di parte dell’attività a S. Donà. E quello di “otorino”, non è un caso isolato. Cronaca di un lento smantellamento. di Giulio Serra

A

lzi la mano chi non è mai anda­ to dall’“otorino” per rimediare a qualche malanno. L’otorino­ laringoiatria, secondo la definizione di Wikipedia, è “la disciplina specia­ listica che si occupa del trattamento medico e chirurgico delle patologie dell'orecchio, del naso, della gola e delle altre strutture correlate della te­ sta e del collo, tra cui anche il tratta­ mento medico-chirurgico alle tonsille e alla parotide, e quello chirurgico alla tiroide e paratiroidi”. Che si soffra di una semplice otite, o che si debba affrontare un intervento di tracheo­ tomia, dunque, quando ci si reca in ospedale quello di otorino è il repar­ to di riferimento. A Portogruaro, fino a qualche tempo fa, l’unità operativa oggi diretta dal dottor Antonio Smi­ roldo ha sempre operato a pieno regi­ me, con grande soddisfazione dei resi­ denti, svolgendo sia attività di ricovero che ambulatoriali; nell’ultimo anno però, in attuazione del piano di ri­ strutturazione voluto dall’ex direttore generale Giorgio Spadaro, la musica è cambiata e all’Ospedale S.Tommaso dei Battuti è rimasta la sola attività ambulatoriale: tutte le altre funzioni

sono state spostate a S.Donà. Contro questi cambiamenti e in nome di una salvaguardia più generale del noso­ comio cittadino, furono raccolte, due anni fa, ben 32.000 firme. A promuo­ vere l’iniziativa, assieme a Giuseppe Grammatica, fu l’ex sindacalista ospe­ daliero Raul Bozza, che oggi continua la sua battaglia sostenuto dal gruppo di lavoro “La Sanità per i cittadini”, l’organizzazione socialmente attiva sul territorio di cui è fondatore. Gli abbiamo chiesto: è cambiato qualcosa da allora? Risposta: “Non è cambiato nulla. Anzi sì: in peggio. Negli ultimi anni la Regione in accordo con l’Ulss 10 ha sistematicamente minato l’in­ tegrità del nostro Ospedale cittadino, ridotto ormai ad avere servizi sempre più lacunosi, reparti in costante deficit di personale e intere aree in disuso”. “Oggi – continua Bozza – ci ritrovia­ mo con il reparto di Otorinolaringo­ iatra chiuso da oltre un anno, quello di Lungodegenza addirittura da tre, interi padiglioni vuoti e inutilizzati, e una situazione finanziaria dell’Ospe­ dale che peggiora di mese in mese”. Ma il depotenziamento tanto voluto da Regione e Amministrazioni sani­ tarie locali, a chi o a cosa è servito? “Innazitutto – premette ancora Boz­ za – è stato utile per ridurre le spese sanitarie della Regione. Poi, e questa è la cosa grave, è servito a dare nuo­ vi slanci economici e d’immagine alle strutture di San Donà di Piave (com­ prendenti l’Ospedale civile e la Casa di Cura Rizzola, ndr) e di Jesolo, roc­ caforti della Provincia di Venezia; le uniche che stanno veramente a cuore ai “residenti” di Palazzo Corner”. Le prove di queste (pesanti) dichiarazio­ ni Raul Bozza le estrae dalla tasca: è un prospetto di carta con alcuni inte­ ressanti dati ufficiali derivanti diret­ tamente dall’Ufficio Controllo di Ge­ stione Assl 10. Lo leggiamo assieme: sono due tabelle di confronto delle prestazioni e dei ricoveri fra il noso­ comio della nostra cittadina e quello di San Donà nell’anno 2006 (prima, dunque, che a Portogruaro si chiu­ desse Lungodegenza e Otorinolarin­ goiatra): il territorio mandamentale di Portogruaro – si legge dal tabellario – ha un bacino di abitanti pari a 101.000 unità; quello di San Donà di 120.000. Nel nostro mandamento c’è un unico ospedale, nell’altro ben tre. I posti let­ to disponibili a Portogruaro sono 212, quelli nel mandamento di San Donà 422. La risonanza magnetica nel no­ stro nosocomio è disponibile 6 ore settimanali con una sola TAC in do­ tazione; nell’altro ci sono tre TAC con risonanza magnetica fissa. I reparti di chirurgia, ortopedia, medicina e ra­ diologia sono addirittura tre nel man­ damento di San Donà, dunque uno per ogni ospedale; mentre in quello di Portogruaro manca l’oculistica e l’anatomia patologica. Insomma, se dall’alto si vuole la riduzione dei costi e soprattutto l’eliminazione dei repar­ ti doppioni o triploni in ospedali re­

lativi allo stesso mandamento, perché in quello sandonatese ben tre unità sono attive, vive e vegete? “Questo è il paradosso – spiega ancora Bozza –, ed è su questo punto che noi del movimento cittadino ci stiamo batten­ do da diverso tempo. Ormai è pale­ se che l’Ulss 10 sta facendo di tutto per depotenziare Portogruaro così da premiare la roccaforte sandonatese!”. Probabilmente, anche se arrivati a questo punto pare quantomeno un az­ zardo, il fatto che a Portogruaro si eli­ minino con più “leggerezza” i reparti è sintomo di una mancanza di spazi adeguati per gli stessi “Assolutamente no! – esordisce Raul Bozza –. Gli spazi ci sono, eccome. Infatti dopo il trasfe­ rimento nella nuova sede del reparto di Materno Infantile e la definitiva chiusura di Otorinolaringoiatria sono aumentati notevolmente gli ambienti a disposizione all’interno dell’Ospe­ dale cittadino. Razionalizzandoli, in breve tempo si potrebbero addirittura creare non meno di 120 posti letto per malati non autosufficienti”. Dunque, tirando le somme, è senz’altro vera Emergenza sanità (con la E maiusco­ la) quella che sta attraversando oggi Portogruaro, e il senso di vuoto e so­ litudine che attornia l’Ospedale citta­ dino è oltremodo palpabile. Dall’altra parte della barricata, sulla sponda di chi deve decidere misure e program­ mi futuri della nostra Cosa Pubblica, sta nascendo in questi ultimi tempi

l’idea di costruire un nosocomio unico a metà strada tra Portogruaro e San Donà di Piave; lanciato dal consiglie­ re regionale leghista Daniele Stival, il proposito è ora al vaglio degli esperti. In ogni caso anche se il progetto do­ vesse trovare il proprio concretizzarsi dalla carta ai fatti, i tempi di costru­ zione e messa in funzione del supe­ rOspedale unico sarebbero piuttosto lunghi, tra i 15 e i 20 anni. Ma le si­ gle sindacali di CGIL, CISL e UIL facenti capo a Gianfranco Rizzetto, Mara Bollato e Mauro Dimatteo ve­ dono nell’idea di Stival un voler sviare i veri problemi attuali: 1) la nebulosa e quantomai approssimativa program­ mazione ospedaliera prossimo futura stilata dalle alte gerarchie dell’Ulss; 2) il finanziamento decisamente sottodi­ mensionato della stessa Azienda, con la conseguenza inevitabile di vedere sempre più pazienti di “confine” an­ dare nei nosocomi al di là del Taglia­ mento: Latisana, Udine, Codroipo, solo per citarne alcuni. Insomma, la nostra inchiesta – tre anni dopo il gran polverone alzato dalla raccolta firme del movimento di Raul Bozza – dimostra come la sanità territoriale portogruarese stia agonizzando sem­ pre di più, in una sorta di coma vigi­ le dal quale, se non si interviene al più presto, rischia di non risvegliar­ si e anzi oltre la quale si avvicina a grandi passi contro lo spegnimento definitivo.


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DURI I BANCHI

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Scuola primaria a tempo pieno “Virgilio”

Di questa scuola ci piace…

Giussago: protagonisti i bambini!

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alla fine degli anni Settanta nel Secondo Circolo Didat­ tico di Portogruaro è presen­ te una scuola primaria che si ispira ai principi di Freinet e all’esperienza di Don Milani a Barbiana: stiamo parlan­ do della Scuola “Virgilio”, prima pro­ posta di tempo pieno nella nostra zona. Inizialmente collocata a Serrai, dal 1991 si sposta a Giussago. Qui il nu­ mero degli alunni aumenta e gli iscritti arrivano da tutto il territorio circostan­ te. Come tutte le scuole a tempo pie­ no ha un orario di otto ore, dalle 8.05 alle 16.05. Durante quest’orario, per gli attuali 88 alunni delle cinque classi presenti si alternano le attività, passan­ do da italiano, inglese, matematica alle ricerche geografica e scientifica, alla ricostruzione storica del passato, alle attività espressive di manipolazione, pittura, musica, teatro e motoria che si concretizzano nei “laboratori”. Al termine di ogni quadrimestre l’alle­ stimento di una mostra e la presenta­ zione di uno spettacolo concludono le attività laboratoriali. Quando l’anno scolastico si conclude si presentano ai genitori anche i libri scritti dagli alunni, libri che documen­ tano il percorso didattico svolto. In questa scuola, infatti, i bambini sono i protagonisti del loro processo di apprendimento: partono da ciò che già sanno, lo mettono in comune, si pongono delle domande-problema e, sotto la guida attenta delle insegnanti, cercano le risposte facendole diventare patrimonio di tutti. Per far questo con­ sultano i testi della fornita biblioteca (circa 6000 libri, da quelli di narrativa per tutte le età ai più aggiornati e spe­ cifici libri di scienze, storia , geografia), imparano a consultare un indice e a se­ lezionare le informazioni. Si avvalgono anche del contributo di esperti: i nonni che raccontano la vita contadina, i papà che conoscono la fauna e la flora del territorio ma anche professori di fisica che spiegano ai pic­ coli la struttura della materia e poeti che li guidano nell’uso creativo della lingua. Altre esperienze che caratterizzano la scuola sono le uscite didattiche: per osservare l’ambiente vicino (la Roggia Lugugnana, i campi e le loro colture, il prato davanti alla scuola, la costa sabbiosa e le zone umide), l’ambiente lontano (soggiorni montani presso il Laboratorio Didattico Ambientale del Tretto) e il cielo, sia di giorno che di notte (esperienze di astronomia arric­

di D. C.

chite da una notte trascorsa a scuola e dalla visita all’Os­ servatorio). Esperienze essenziali per leggere e conoscere il grande libro della realtà, che ancora è capace di in­ teressare i bambini e di motivarli alla fatica dell’apprendere. La scelta dei contenuti e il metodo di lavoro per­ mettono alle insegnanti di raggiungere in modo efficace le linee guida contenute nelle Indica­ zioni Nazionali per la Scuola Primaria. Con la metodologia della ricerca, infat­ ti, i “perché” diventano la chiave per stuzzicare l’interesse e la partecipazio­ ne attiva di ogni bambino, valorizzando le potenzialità e rispettando le caratte­ ristiche di ciascuno. Chi viene rispettato e accolto per quel­

Il parco con lo scivolo e le casette, i lavori con le mani, i giochi nel laboratorio di motoria, imparare tante cose con gli amici (classe 1^).

lo che è, a sua volta rispetta e accoglie. I bambini, mentre apprendono, impa­ rano così anche a stare insieme, aiutan­ do chi è in difficoltà; comprendono i valori della cooperazione educandosi alla cittadinanza.

Le materie che studiamo, la matematica perché si fanno le addizioni e le sottrazioni con le macchine. Fare i gesti in silenzio come i mimi quando la maestra ci legge una storia. Mangiare a scuola, perché cucinano sempre cose buone. Giocare con gli amici nel parco, dove si possono fare giochi bellissimi. Il laboratorio di teatro perché si recitano le scenette e io voglio che i miei genitori mi vedano. Il laboratorio di motoria, perché giochiamo con la musica e con il corpo. Nelle altre scuole dopo devi fare i compiti, qui solo il sabato (classe 2^). La ricerca storica, perché vogliamo scoprire la vita di una volta e il mondo antico. La ricerca scientifica, perché imparo la natura che mi incuriosisce. Tutte le materie, le maestre, le bidelle, l’educazione che danno. Ci divertono moltissimo i laboratori di motoria: minibasket e hip-hop, è bello fare canestro e ballare! (classe 3^).

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L’arredamento delle aule: ricche di allegria. Si fanno tante attività: canto, recitazione, danza, computer, basket, lavori manuali. Le maestre sono buone e le bidelle a volte giocano con noi. Io qui mi diverto, imparo e sto in compagnia. C’è una ricca biblioteca con libri di narrativa e di ricerca per la storia, la geografia e le scienze. Nei laboratori tutti i bambini stanno insieme, fanno amicizia e imparano molte cose nuove. Nel laboratorio di hip-hop abbiamo un’insegnante bravissima! (classe 4^). Il cortile, è grande e ospita tanti bambini. La bellissima biblioteca sempre aggiornata. Le lezioni sono educative e molto divertenti. I calcoli veloci. Fare teatro, perché si supera la paura di recitare davanti a degli spettatori. Si impara a stare insieme senza litigare; quando abbiamo un problema la maestra ci ascolta e ci dà dei consigli. Mi sento accettata dalle maestre e dai compagni, questo fa stare bene. I laboratori perché ti diverti tantissimo! Negli anni scorsi abbiamo imparato a fare le bambole a mano; quest’anno facciamo minibasket, hip hop, musica, immagine. Il laboratorio di teatro con maestra Maria. A Natale è arrivato Babbo Natale con i dolci e i giochi per la scuola (classe 5^).


ATTUALITÀ

gennaio/febbraio 2010

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Le 118 facce della religiosità veneta I “nuovi movimenti religiosi”, tra articolo 8 della Costituzione e disegni di legge sul plagio di Georgia Schiavon

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. L’articolo 8 della Costitu­ zione italiana, insieme al 18 e al 19, garantisce ad ogni “confessione reli­ giosa” libertà di associazione, di pro­ fessione di fede e di culto. Proprio per evitare discriminazioni, la Costituzio­ ne lascia indefinita una nozione, quel­ la di “confessione religiosa”, la cui de­ finizione si rivela invece determinante in sede processuale. Alcuni parametri per la valutazione della natura reli­ giosa di un ente sono indicati in una sentenza del 19 aprile 1993 della Cor­ te costituzionale, che li individua, in caso di assenza dell’intesa con lo Stato prevista dal comma 3 dell’articolo 8, nei precedenti riconoscimenti pub­ blici (ad esempio atti della pubblica amministrazione), nello statuto e nella comune considerazione (pareri di stu­ TO CENTRALE rubrica Attualità (pag. 9) diosi ed esperti). Secondo i censimenti del Gris (Grup­ po di ricerca e informazione socio-re­ ligiosa, riconosciuto dalla Conferenza are la nuova Episcopale inserzioneItaliana) con 4 foto prese dalle in Italia i “nuovi oni dell’agenda, movimenti religiosi” (espressione pro­ : posta dagli studiosi in sostituzione del termine “sette”, che ha assunto con­ ga ugliatore notazioni dispregiative), suddivisi in gruppi di matrice cristiana, ebraica, rba islamica, orientale, tribale o etnica, ino del potenziale umano, magico-esote­ rici e ufologici, satanici o parasatanici, sarebbero 603. IneVeneto ne con­ R2 - logo VIKING e STIHL scritta se “Finanziaterebbero 118, per un totale di oltre a tasso 0%” (vedi trentamila adepti. a grafica) Uno tra i movimenti religiosi più dif­ fusi in Italia è la Congregazione dei Testimoni di Geova, seconda religione e: nazionale secondo il Cesnur (Center for Studies on New Religions), che, PORTOGRUARO alla fine del 2009, quantifica i suoi se­ Venezia, 48 guaci italiani in 240.262. Secondo le 21 279511 stime del Gris, in Veneto i Testimoni, 21 279590 che hanno recentemente edificato una Sala del Regno anche a Portogrua­ ro, sarebbero ventitremila. Anche la LATISANAChiesa evangelica Assemblea di Dio Mozzon, 1 in Italia (A.D.I.) è presente in Veneto 31 520550 con una ventina di edifici di culto, uno 31 520556 dei quali a Portogruaro, e altri luoghi di riunione, intorno ai quali, secondo il Gris, graviterebbero circa quattro­ cento fedeli. La Chiesa di Scientolo­ gy, classificata come “movimento del potenziale umano”, quantifica i suoi soci attivi tra Veneto e Friuli (dove ha edifici di culto a Padova, Vicenza, Verona, Pordenone e Udine) in circa tremila su un totale di centomila in Italia. In un bosco di Jesolo, rinomi­ nato Bosco Sacro, celebra i suoi riti la Federazione Pagana, associazione fondata a Marostica nel 2003 da una decina di persone, che fino al 2008 ha trasmesso il proprio credo in Veneto sulle frequenze di Radio Gamma 5. Il portogruarese e il pordenonese hanno ospitato più volte i raduni del Movi­ mento Raeliano, classificato tra i grup­ pi “di ispirazione ufologica”, che ha la sua sede nazionale a Pordenone e che conta circa cinquecento simpatizzanti in Italia, una cinquantina dei quali tra Veneto e Friuli. Movimento organizzato, ma non set­ tario, in quanto riconducibile al cosid­

detto “cattolicesimo di frangia”, quel­ lo dei seguaci di Madeleine Aumont, una veggente francese alla quale, tra il 1972 e il 1978, Cristo sarebbe ap­ parso cinquanta volte, ordinandole di fare innalzare una croce luminosa di 738 metri (l’altezza del Golgota) sul luogo delle visioni, il colle di Dozulé, un paesino a pochi chilometri dalla Manica. Da allora, nell’attesa della (sembrerebbe improbabile) costruzio­ ne di questa croce detta “gloriosa”, i seguaci della Aumont hanno installato in tutto il mondo migliaia di croci di Dozulé in scala 1:100, alte 7 metri e 38 centimetri, solitamente illuminate di notte. Nel portogruarese ve ne sono due, una a Concordia e una a Porto­ gruaro, collocate in proprietà private rispettivamente nel 1998 e nel 1999. Il Gris rileva come le apparizioni di Dozulé non siano ufficialmente rico­ nosciute dalla chiesa cattolica, tuttavia i seguaci concordiesi della Aumont di­

Croce di Dozulé a Portogruaro

chiarano la loro fedeltà all’ortodossia e alle istituzioni cattoliche, ricordando che la loro croce fu benedetta dall’at­ tuale monsignore di Portogruaro, don Pietro Cesco, allora parroco di Con­ cordia.

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Tra i movimenti religiosi citati, ad oggi, l’unico ad avere stipulato l’intesa con lo stato – che, tra l’altro, permette all’ente religioso di figurare tra i be­ neficiari dell’8 per mille dell’Irpef – è l’Assemblea di Dio. I Testimoni sono stati riconosciuti ente morale nel 1986, ma, nonostante le numerose richieste, l’ultima del 4 aprile 2007, non hanno ottenuto l’intesa. Scientology conside­ ra come un riconoscimento della sua natura religiosa una sentenza emessa l’8 ottobre 1997 con la quale la Corte di Cassazione obietta l’infondatezza dei presupposti sulla base dei quali la Corte d’Appello di Milano gliela aveva invece disconosciuta. I Raeliani han­ no chiesto due volte il riconoscimen­ to, senza aver ricevuto risposta. L’area rituale del Bosco Sacro della Federa­ zione Pagana risulta accatastata con la categoria “fabbricato per esercizio di culti”, ma l’associazione è in causa con la Regione, che non ha esaudito la sua richiesta di vietare la caccia in quello che essa considera luogo sacro. La Costituzione circoscrive l’eserci­ zio della libertà religiosa all’interno del rispetto dell’ordinamento giuridi­ co italiano (art. 8), della legge penale (art. 18) e del buon costume (art. 19). Secondo il FA.VI.S. (associazione fa­ miliari delle vittime delle sette), però, questa tutela non sarebbe sufficiente. «In nome dei loro principi religio­ si alcuni gruppi giustificano azioni che costituiscono violazioni dei dirit­ ti umani», afferma il suo presidente Maurizio Alessandrini, che da anni si sta battendo per la reintroduzione del reato di plagio, abolito dal Codice penale italiano nel 1981 con l’abro­ gazione dell’articolo 603, dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 96 della Corte costituzionale. Sono numerosi i processi, in Italia e all’estero, che hanno avuto per impu­ tati esponenti di diversi movimenti religiosi, con accuse di reati quali l’as­ sociazione per delinquere, la truffa, l’utilizzo di stupefacenti, la violenza sessuale, la pedofilia, l’abuso della professione medica, dalle quali tut­ tavia spesse volte sono stati assolti. A detta di carabinieri e polizia locali, nel portogruarese e più in generale nel veneziano non si sarebbero manife­ stati episodi di illegalità commessi da movimenti religiosi, come confermato anche dalla questura di Venezia, dove è presente personale specializzato della Squadra anti-sette (Sas), opera­ tiva presso ogni squadra mobile dal 2006. La cronaca locale, tuttavia, ha recentemente registrato nel sandona­ tese e nel trevigiano atti vandalici che potrebbero avere matrice satanica e riportato denunce come quelle del Gris, che in un convegno tenutosi lo scorso novembre a Treviso ha soste­ nuto che le esose somme di denaro sborsate ad alcuni movimenti religiosi sarebbero all’origine del fallimento di alcune aziende del Veneto orientale. Uno sguardo alla realtà e si precipita dal piano della trascendenza a quello dell’umano, dove religione e divisio­ ne, spirituale e materiale, rimano non solo in senso fonetico.


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OLTRE CONFINE

gennaio/febbraio 2010

Gruaro, un angolo di verde al confine col Friuli Fra testimonianze artistiche e pregi ambientali, vive un paese appartato e tranquillo di Marta Camerotto

S

orge nella parte nord-orientale della provincia, al confine con il Friuli in un’area complessivamen­ te pianeggiante attraversata da numerosi corsi d’acqua. Stiamo parlando di Grua­ ro il comune più piccolo del portogrua­ rese dopo Teglio Veneto. Gruaro, che trae origine dal celtico “Gruarius” che significa guardiano dei boschi, attraver­ so quasi venti secoli, conserva numerose testimonianze storiche, artistiche e beni culturali che fotografano un passato in­ teressante. Da visitare è sicuramente la chiesa di San Giusto che risale al XV se­ colo anche se ci sono prove dell’esisten­ za della chiesa già nel 1183. Uno dei due affreschi sulla facciata esterna raffigura il patrono San Giusto con a lato la chiesa stessa, il suo campanile e sullo sfondo la torre merlata del castello di Gruaro. Per alcuni è un chiaro riferimento all’ubi­ cazione del fortilizio ora scomparso, che- pag. faceva10parte del sistema difensivo TO GRANDE (gruaro) dell’Abbazia di Sesto al Reghena duran­ te l’età di mezzo. All’interno della chiesa otal (prendilosono dal pdf voil@) conservati pregevoli affreschi del IBUTORE MALCANTON Salvagno GereXV e XVII secolo. di Una curiosità interes­ sante che i gruaresi più anziani menzio­ nano sempre è che il medaglione dedi­ cato alla "Madonna della Tovaglia" sul terno ramo urbano del torrente Versiola è sta­ to realizzato per ricordare un Miracolo. : Il territorio di Gruaro che si estende in una superficie di circaAUTO 17 kilometri qua­ GGIO INTERNI ed ESTERNI e FURdrati è ricco di verde, di acque, di stra­ dine e percorsi, comprende ampie zone ITA BOMBOLE PROPANO di pregevole valore ambientale. In que­ MENTI con Eurotrafic e Voil@’ (si scrivehanno così sti siti la natura ed il paesaggio f allegato) conservato nei loro tratti originari quelle particolari caratteristiche che li rendo­ no piacevoli e vivibili. Come la zona di zo: Stalis, interessata dal parco letterario neviano, lungo il cui percorso troviamo l’abbazia benedettina di Sesto, l’antica chiesetta di S.Pietro, i mulini e la fonta­ na di Venchieredo. Il suggestivo sito del lago azzurro a Giai, attrezzato per attivi­ tà a carattere ricreativo del tempo libe­ ro. L’area naturalistica di Boldara ricca di distese d’acqua e di vegetazione, ove troviamo l’imponente mulino e la bella passeggiata su passerella in mezzo agli alberi lungo la sponda del Lemene. Ad amministrare quest’angolo di pa­ radiso verde è Giacomo Gasparotto, già sindaco per due legislature nonché consigliere provinciale di Forza Italia. La sua elezione ha segnato la continu­ ità nel centro destra con la giunta Bor­ tolussi, che ha amministrato nell’ultima tornata e di cui Gasparotto è stato vice­ sindaco.   Uno dei punti caldi al centro della politica del paese è la realizzazio­ ne della casa di riposo. Per ora è stato sottoscritto il contratto di concessione della futura Casa di Riposo che sorgerà sull’area ex Martina lungo il fiume Ver­ siola. Il contratto prevede un diritto di superficie trentennale allo scadere dei quali la struttura diventerà proprietà del Comune. Sono stati previsti 90 po­ sti per autosufficienti e non, 105 quelli che saranno effettivamente costruiti su un’area che tra l’altro prevede anche la costruzione di un parcheggio con alme­ no 100 posti auto e la realizzazione di un grande parco ad uso pubblico. Aumenta così la disponibilità di posti letto per un Veneto Orientale in affanno in quanto su oltre mille richiesti e 1.100 approvati, l’Asl ha la disponibilità di 650 posti. Per

il paese, defilato dalla zona industriale e commerciale, la Casa di Riposo andrà a creare un indotto che consentirà l’aper­ tura di esercizi commerciali, l’assunzio­ ne di almeno cento dipendenti profes­ sionalmente preparati, non a caso è stato indetto un corso per ottenere l’attestato regionale di operatore socio sanitario. Tra le manifestazioni popolari più im­ portanti troviamo le esposizioni di pit­ tura che si svolgono la prima domenica di giugno al mulino di Stalis e la sagra della Rassa che si tiene nell’ultima set­ timana di agosto e prima di settembre. Gruaro, nel suo piccolo, è sempre stata una realtà importante nel contesto esi­ stente tra Livenza e Tagliamento. Già il suo castello, ora scomparso, eretto intorno al X secolo assieme a quello di Versiola e Torrate costituiva un sistema di difesa dell’abbazia benedettina S. Ma­ ria in Sylvis di Sesto verso le invasioni degli ungari. Infeudato alla famiglia ger­ manica degli Attimis, è nella cappella di

Chiesa di San Giusto

questo castello (la chiesa di Santa Maria in Gruaro) che il 10 gennaio 1140 il ve­ scovo Gervino concesse ad alcuni com­ mercianti un porto sul Fiume Lemene,

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che finì per chiamarsi "portus Gruarii". Da questo atto alcuni studiosi fanno ri­ salire le origini della vicina città di Por­ togruaro. Gruaro si distingue per la sua quiete, la tranquillità del vivere quotidiano, al ri­ paro dalla vita convulsa di altri centri ur­ bani e queste caratteristiche fanno del territorio gruarese una delle poche isole fortunate ancora riamaste nelle nostre zone di pianura. L’esistenza di bellezze ambientali, storiche e artistiche, della promozione durante l’anno di numerose iniziative a carattere culturale e ricreati­ vo, costituiscono per il visitatore motivo di attrazione e interesse turistico. Tra le mete turistiche più frequentate c’è il sito del sarcofago romano del IV secolo col­ locato nel piazzale della scuola media, poco discosto dall’abitato di Bagnara, lungo la strada che conduce a Sesto al Reghena. Il sarcofago è dotato di co­ pertura a doppio spiovente e acroteri. I sondaggi subito effettuati non hanno riportato alla luce altri reperti, la tom­ ba di Bagnara rimane quindi un unicum nel nostro territorio, con l’ovvia esclu­ sione del sepolcreto concordiese. L’as­ senza di corredo funerario fa ricondurre la datazione all’età tardo antica (secoli IV-V). Anche il palazzo comunale è un manufatto storico di pregio. L’attuale sede municipale infatti fu edificata nel­ la prima metà del secolo scorso. La sua forma vuole richiamare l’antico castello di Gruaro che recenti studi tendono a collocare proprio di fronte. La sua ri­ strutturazione, che non andrà ad altera­ re l’aspetto esterno e pertanto non can­ cellerà la memoria storica dell’edificio, è prevista per la seconda metà dell’anno duemilaundici. Municipio

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L'ACQUOLINA IN BOCCA

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Il Saor e la “Renga” tradizioni lontane Piatti poveri apprezzati anche dai ricchi di Leandro Costa

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l “saòr” è un modo per conservare molti alimenti, dal pesce, alle verdu­ re, alla carne. È una tecnica di conservazione antica basata sull’uso della cipolla che è un potente antisettico e dell’aceto che è conservante; uniti insieme consentono di mantenere buono il cibo per molti giorni e conferirgli particolari sapori. Chiaramente “saòr” (sapore) è espressione alentino rattoria Caffèveneziana, Zentil in Lombardia si parla invece di “carpione” e nel meridione di “scapece”, ordia Sagittaria in Spagna “escabeche” e “cisame” che sono diversi modi per marinare pesce, carne e verdure con l’aceto allungandone la conservazione e rendere il cibo più digeribile, mescolandolo poi ad altri ingredienti per arricchirlo di particolari dita la prenotazione 0421 394083 – 339 sapori edtel. aromi. Il “saòr” era largamente usato dai marinai 25 veneziani sin dal tredicesimo secolo duran te i loro lunghi viaggi sul mare, proprio TORIA CAFFE’ ZENTILglidialimenti Fabiolaimbarcati e Vincenzo per conservare sui to loro Galeoni. Da qui nacque la storia e la tradizione Via dellaRoma, venezianità sull’uso CORDIA SAGITTARIA 90 (centro frequente della cipolla coltivata nelle o) – tel. 0421 3940083 – cell. 339 4008225 isole della laguna, in diversi alimenti, come nel o il Mercoledì fegato alla veneziana che con la cipolla imbiondita ed una spruzzata di aceto conferisce alla carne un piacevole sapore ed aroma e poi nelle ben note “sarde in saòr”, le sarde che vengono coperte di cipolla imbiondita, aceto, pinoli ed uva passa, che diventa un piatto in agrodolce, di chiare origini orientali, in cui si esalta e celebra un pesce considerato povero ma che con il “saòr” era ricercato anche dai ricchi veneziani di un tempo. A testimoniare la tradizione e l’importanza del “saor”, esiste il “Libro del Cuoco” un manoscritto di anonimo veneziano, risalente al XIII° secolo, con numerose ricette fra le quali descrive il “Cisame de pesse quale tu voy”: “Toy lo pesse e frigello, toy zevolle e lessale un pocho e taiale menude, po’ frizelle ben, poy aceto et aqua e mandole monde intriegi, et uva passa, e specie forte, e un pocho de miele, e fa bolire ogni cossa insieme e meti sopra lo pesse”. Alcuni ingredienti, come il miele, sono via via scomparsi per giungere nel Settecento; Carlo Goldoni, grande testimone della vita sociale quotidiana veneziana dell’epoca, nelle sue commedie spesso richiama il “saor” per le sarde: “Compréme co sti bezzi sie grossi de sardelle, ma vardè che i ve lassa zernir delle più belle. quella che xe de sora, xe sempre la più grossa. Quando che le xe stracche. le gh’ha la testa rossa. paghéle quel che i altri le paga in pescarìa. E po fevene dar quattro de foravìa”; e nella sua commedia “Le donne de casa soa”, detta una ricetta che è molto simile a quella dei tempi nostri, semplice e gustosa, che si descrive qui di seguito, consigliabile per un kg. di “sardele”: “appassire in abbondante olio di oliva, mezzo chilo di

cipolla bianca, aggiungere e mescolare mezzo litro di aceto di vino bianco e un quarto di vino bianco secco, pinoli (circa gr.40) e uva passa (circa gr.40 - meglio sarebbe uvetta di Corinto ammorbidita sul vino). Il saòr così preparato va a coprire gli strati delle “sarde” pulite della testa ed interiora, infarinate e fritte a parte, quindi sistemate in un coccio e lasciate a riposare in luogo fresco per un paio di giorni”.

Il “saòr” come questo sì può ben accostare ad altro pesce, come ad esempio “sfòi” “boseghe”, passere, sogliole, trote, scampi e sgombri ma anche a carne come quella di gallina bollita in brodo vegetale e disossata, coniglio, costicine di maiale grigliate, e a diverse verdure come il radicchio di Treviso, la zucca, le melanzane. Altro prodotto che porta dietro di sé una lunga tradizione sono le “aringhe”,

San Valentino alla

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meglio note da noi come “renga”, celebrata ogni anno nel primo giorno di Quaresima (le ceneri) a Concordia Sagittaria (e non solo) e che nel mondo dei sodalizi bacchici è rappresentata dalla “Confraternita dea renga” recentemente nata nella città Julia. Il Gran Maestro della Confraternita, Enrico Santinelli ci segnala l’antica “ricetta dea renga alla concordiese”, piatto considerato povero ma ricco di storia popolare tramandata nei secoli. Il sodalizio intende custodire la base della sua preparazione e divulgarla nel mondo, anche nelle sue diversissime varianti, studiate e proposte ogni anno dai capaci ristoratori di Concordia Sagittaria al tradizionale “Concorso dea Renga d’Oro” organizzato dalla locale Pro Loco.

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mettere a bagno la rènga in acqua corrente per q.b. immergere la rènga in acqua molto calda e far sobbollire dolcemente per 3 o 4 minuti togliere la rènga e da caldo levare la pelle, la testa e la coda, se presenti nella pezzatura adagiare la rènga su una carta assorbente e dopo qualche ora: deliscarla aprendola longitudinalmente, partendo dalla coda mettere i filetti così preparati su un vassoio e coprirli con olio di semi, guarnendo con grani di pepe nero e aromi particolari della tradizione e segretamente conservati dalla Confraternita

La rènga andrà servita adagiando dei filetti su fettine di polenta abbrustolita.


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SPORT

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Danza, un successo a ritmo di musica Le scuole del Portogruarese che insegnano la disciplina sono in espansione, anche grazie alla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi. Ma per ottenere la fama, servono soprattutto dedizione e tanti sacrifici di Daniele Micheluz

Dance Theatre School

do proporrà una speciale coreografia. A dimostrazione, comunque, che sfondare si può, c’è la figlia di Ildegarda, Cristina Venturuzzo: 17 anni appena compiuti, portogruarese doc, è l’unica rappresen­ tante italiana all'internazionale concorso di danza “Prix de Lausanne” di fine gen­ naio. Oggi studia all' “Ecole Supérieure de danse de Cannes”, prestigiosa scuo­ la francese: i suoi voti e il suo talento la

fanno essere una delle migliori promesse mondiali in questo campo. A Portogruaro, c’è anche Arte Danza, di­ retta da Cristina Bidon, che opera ormai da 35 anni con tre sedi. La scuola, che ha assunto le proporzioni di un Centro pro­ fessionale per il numero di allievi e per la molteplicità delle discipline e delle tec­ niche proposte, è organizzata su classi di studio suddivise per età e livello e si av­

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arà anche l’effetto “Amici” di Maria De Filippi, ma la passione per la danza è, oggi più che mai, in voga anche a Portogruaro. Lo testimoniano le scuole presenti sul territorio, che tuttavia operano con passione da ben prima del successo mediatico della disciplina. Assoli, passi a due e développé, anche grazie alle bacchettate televisive di Alessandra Ce­ lentano, da termini incomprensibili sono diventati di uso comune. Ma attenzione, nonostante la naturalezza delle movenze dei ballerini professionisti, la danza è una disciplina che richiede moltissimo allena­ mento e incredibili sacrifici. Su questo, gli addetti ai lavori, non transigono. Insom­ ma, senza fatica e dedizione non si va da nessuna parte. Lo sottolinea anche Ildegarda Calderan, ballerina formatasi all’"Accademia Princesse Grace" di Montecarlo, che a Portogruaro dirige la scuola di danza Dance Theatre School, nata 20 anni fa: «La danza è una filosofia di vita: servono anni di studio e non fa per chi dopo qual­ che mese lascia». La sua scuola svolge le attività nelle sedi di Portogruaro (palestre di via Livenza e via Villastorta) e a San Vito al Tagliamento. In tutto, partecipano ai numerosi corsi - danza classica, mo­ derna, hip-hop e molto altro con percorsi fin dalla tenera età - circa 130 allievi. In questi anni, alcuni di loro sono diventati ballerini professionisti (Massimo Dalla Mora) o insegnanti (Ronny Accordino e Giorgia Venturuzzo), ma la maggior parte delle centinaia di ragazzi passati di qui ha imparato a darsi una disciplina, utile per la vita, o migliorato il proprio fisico. «La danza - spiega Ildegarda - è un ottimo me­ todo correttivo della postura e serve an­ che a sviluppare tutti i muscoli del corpo. Il consiglio è quello di iscrivere ai corsi i bambini, perché poi la muscolatura cam­ bia ed è più difficile sviluppare determina­ ti movimenti». Con la suola collabora an­ che Klajdi Selimi, finalista del programma di Maria De Filippi - ballerino diplomato all’Opera di Tirana - che presso la palestra Arhena 5 insegna in stage mensili hip-hop, modern-jazz, passo a due e nel saggio fina­ le si esibisce con gli allievi. La percentuale degli uomini, tuttavia, resta bassissima: circa il 3-5 per cento del totale. La Dance Theatre School prevede due momenti importanti nel corso dell’anno: quello divulgativo attraverso saggi e rasse­ gne nazionali come “Città in danza” - in programma il 16 maggio al “Concordia” di Pordenone - e quello formativo con i corsi regolari di baby dance per bambini dai 4 anni, danza classica e contempora­ nea, modern, hip-hop e pilates. La scuola, inoltre, sarà ospite a Firenze all’interno di “Danza in Fiera” il 26-27 febbraio, quan­

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vale di insegnanti altamente qualificati in costante aggiornamento e collaborazione con i più importanti coreografi del mo­ mento, sia in Italia sia all’estero. Le carte vincenti sono danza classica a tutti i livelli e il perfezionamento professionale con docenti e programmi dell’Accademia Na­ zionale Danza di Roma. Ma anche lezioni individuali di preparazione a esami e audi­ zioni, danza contemporanea e laboratorio coreografico, modern-jazz, jazz televisivo, lyrical jazz e hip-hop. I corsi sono rivolti anche ai bambini. «Arte Danza - fa sape­ re Cristina Bidon - è altresì organizzatrice e promotrice di eventi internazionali quali Adriatic Jam, sessione intensiva di Contact Improvisation, che richiama ogni anno danzatori da tutta Europa, nonché la ras­ segna “Arte Danza Urbana” giunta ormai alla quarta edizione. Tra i suoi successi, va sottolineata la nascita della Compagnia “CorpoDesto”». Da anni Arte Danza la­ vora in collaborazione con la Fondazione Musicale Santa Cecilia al Progetto Operi­ na Corale, partecipando per la parte co­ reografica alla formazione di piccoli attori nelle scuole primarie del Portogruarese. Da quest’anno il Centro ha introdotto un settore nuovo, legato all’attività psicomo­ toria, con lezioni regolari per bambini e conferenze rivolte agli adulti. La panoramica prosegue con altre tre re­ altà. Innanzitutto, la Studio Danza Aurora di Fossalta di Portogruaro, nata nel 1982 su intuizione di Onelia Durizzotto con l’aiuto di alcuni genitori. Con il tempo l’at­ tività si è perfezionata nell’aspetto tecnico ed educativo, grazie anche alle insegnanti Aurora Rossi Facchin,Vesela Ivanova e Rimma Dimova senza dimenticare Do­ natella Rossi. Lo scopo dell'associazione è quello di promuovere attività culturali, artistiche, ricreative e sportive, anche in forma agonistica, ma comunque rigoro­ samente dilettantistica, atte a formare e a migliorare la salute fisica, mentale e spiri­ tuale dei soci. A Concordia Sagittaria opera da una ven­ tina d’anni DanzAssieme fondata da Caterina Mattiuzzo. La scuola si è sempre più distinta negli anni per qualità e pre­ senza nel territorio, tanto che oggi può contare su più di 150 allievi e una fitta rete di rapporti con le istituzioni del territorio. Da poco è nato il progetto “DanzAssieme Studio”, avviato dall’insegnante Chiara Martin, che vuole essere un progetto di ampio respiro culturale, principalmente rivolto alla formazione tecnica e artisti­ ca di giovani aspiranti danzatori, ma con l’obiettivo di contribuire alla diffusione dell’arte in tutte le sue manifestazioni. A San Stino di Livenza, infine, c’è la Pas de danse, altra realtà attiva nel mondo della danza che propone corsi e saggi.


L'INTERVISTA

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Klajdi Selimi. Da “Amici” a Portogruaro, a passo di danza In esclusiva regionale all’Arhena 5 i corsi del ballerino hip hop terzo classificato ad “Amici” di Georgia Schiavon

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e prime mosse a sei anni, sulle note di “Bad”, nel tentativo di imitare le movenze snodate di Michael Jackson. A undici indossa l’ini­ zialmente tanto detestata calzamaglia dell’Opera di Tirana (così diversa dagli abiti delle star dei videoclip…). E poi l’Italia, meta sognata fin da quando, bambino, guardava i varietà italiani alla tv albanese. Klajdi Selimi, nato ventiset­ te anni fa nella periferia di Tirana, nel 1994 entra nella prestigiosa quanto se­ vera Accademia nazionale albanese di danza classica, ma, nonostante le proi­ bizioni dei suoi accademici insegnanti, non riesce a reprimere il suo bisogno di scatenarsi in performance urbane di bre­ ak-dance e hip hop insieme al gemello Erald. Conseguito il diploma, nel 2002, si trasferisce in Italia, dove si ricongiun­ ge con i genitori, emigrati qualche anno prima. Bravura, intraprendenza e deter­ minazione sono le chiavi che gli aprono la porta del successo: nel 2005 partecipa per la categoria danza moderna e hip hop alla quarta edizione del programma per giovani talenti “Amici”, condotto da Maria De Filippi su Canale 5, piazzan­ dosi al terzo posto dopo essere rimasto in vetta alla classifica per undici setti­ mane. Dal desiderio di trasmettere la sua passione, nel 2006 nasce Klajdi Aca­ demy, un’iniziativa che coinvolge quin­ dici scuole di danza in Italia. Tra queste anche la Dance Theatre School diretta dalla professoressa Ildegarda Calderan, con sede nella palestra Arhena 5 di Por­ togruaro. Qui, in esclusiva regionale, Klajdi tiene con frequenza mensile degli stage di hip hop, modern jazz e passo a due. «Un modo – spiega Ildegarda – per offrire ai miei allievi un insegnamento di alta qualità senza costringerli a spostar­ si». Klajdi si esibirà insieme ai ballerini della Dance Theatre School durante la manifestazione “Città in danza” al teatro Concordia di Pordenone, il 16 maggio, e nel saggio finale al teatro Russolo di Portogruaro, il 19 giugno. Italiano (quasi) perfetto, immancabi­ le bandana nera in testa, modi affabili («sono un camaleonte»), dopo aver balla­ to per tutta la mattina Klajdi ordina sol­ tanto un bicchiere d’acqua («mica posso mangiare a qualsiasi orario!»), mentre si espande in un’ampia chiacchierata sulla sua infanzia, sulla sua famiglia, sul fratel­ lo gemello Erald, anche lui ballerino, ma di strada, sul suo rapporto con l’Albania e con l’Italia, rispondendo tuttavia solo per stringati accenni alle allusioni alla sua, sembrerebbe gelosissima, fidanzata italiana. Com’è nata la tua passione per la danza? «La scintilla mi si è accesa a sei anni, guardando i video delle canzoni di Mi­ chael Jackson. I miei genitori hanno assecondato le mie aspirazioni, facen­ domi partecipare alle durissime selezio­ ni dell’Accademia nazionale di Tirana, dove sono entrato all’età di undici anni. Quando mi sono visto con addosso la calzamaglia volevo lasciare l’Accademia, ma ci ha pensato mio padre, a farmi

cambiare idea! L’educazione autorita­ ria impartitami dai miei mi ha portato a sviluppare un forte senso di responsa­ bilità, che mi ha aiutato a rigare dritto anche quando loro, alla fine degli anni Novanta, in seguito alla crisi politica ed economica in cui precipitò l’Albania, sono emigrati in Italia e io sono rimasto a Tirana con mia nonna per terminare gli studi». E poi ci sei arrivato anche tu. «Sì, nel 2002 ho raggiunto i miei a Tori­ no, dove ho lavorato come insegnante di danza in alcune scuole. Nel 2005 ho par­ tecipato ai provini di “Amici” e al terzo tentativo sono stato scelto. Finora sono l’unico ballerino extracomunitario della storia del programma ad essere rimasto primo in classifica per undici settimane». La partecipazione ad un program-

ma come “Amici” rappresenta davvero un trampolino di lancio? «Certo, è un’opportunità importante. È come avere una bella bicicletta: se non sai pedalare cadi e ti fai male, ma se sai pedalare puoi goderti il paesaggio». Data anche la tua partecipazione a varie trasmissioni televisive, cosa ne pensi della televisione italiana? «Mi sono fatto l’idea che spesso in Italia

l’aspetto fisico conti più del talento. Alla televisione italiana ci sono delle trasmis­ sioni in cui le persone rappresentano esclusivamente la propria esteriorità. Io da parte mia mi preoccuperei se qualcu­ no mi dicesse “sei bellissimo”, in quan­ to mi verrebbe il dubbio di non essere un bravo ballerino. La televisione è un mezzo di comunicazione importante: credo sia un rischio dal punto di vista educativo che essa proponga dei model­ li privi di spessore culturale ed umano». Cos’è Klajdi Academy? «È un rapporto di collaborazione che ho avviato con quindici scuole in Italia, dove mensilmente tengo dei laboratori coreografici. L’obiettivo è affinare le doti tecniche degli studenti, costruendo per tappe una coreografia in vista del saggio di fine anno. Pretendo che i miei allievi acquisiscano una preparazione generale su tutti gli stili di mia competenza, ovve­ ro hip hop, modern jazz e passo a due. L’accesso ai corsi presuppone una base di cinque o sei anni di danza classica, perciò l’età dei partecipanti va da alme­ no dodici fino a vent’anni. I miei impe­ gni mi hanno costretto a selezionare un numero limitato di scuole, a ciascuna delle quali viene riservata l’esclusiva per la sua regione. Per tutte le scuole affi­ liate in aprile è in programma uno stage a Roma, cui parteciperanno anche aspi­ ranti ballerini e insegnanti di “Amici”». Così sei arrivato a Portogruaro. «Nel 2008 ho inviato una mail alla Dan­ ce Theatre School proponendo il mio progetto, Ildegarda mi ha contattato e ha deciso di aderirvi. Attualmente stia­ mo preparando delle coreografie per l’apertura della manifestazione “Città in danza” a Pordenone e per il saggio finale al teatro Russolo, cui partecipe­ rò anch’io. L’anno scorso sono riuscito a portare anche il mio fratello gemello, abbiamo dato spettacolo esibendoci in una sfida a passi di danza. Spero di po­ terlo coinvolgere anche quest’anno». Hai individuato elementi validi tra i tuoi allievi portogruaresi? «Dalla scuola di Ildegarda sono usciti ballerini di alto livello e anche tra i miei corsisti c’è chi promette molto bene. In generale sono molto contento per l’at­ tenzione e l’impegno con cui seguono le mie lezioni e per i progressi che stanno facendo». Cosa consigli a chi volesse intraprendere la carriera di ballerino? «Fondamentale la scelta di una scuola con degli insegnanti altamente qualifi­ cati. Poi ovviamente sono necessari di­ sciplina, spirito di sacrificio e molte ore di esercizio. Certo, per “arrivare” serve pure una dose di fortuna, ma bisogna avere ben chiari i propri obiettivi».


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DALLE AZIENDE

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e cronache sono piene di epi­ sodi di violenza: molestie, ra­ pine e crudeltà di ogni gene­ re ad opera di singoli individui o, spesso di gruppi. Inspiegabilmente in noi rimane comunque la con­ vinzione che difficilmente certe situazioni potranno riguardarci, fino a quando qualcuno che conosciamo ne rimane vitti­ ma, allora sgomento e paura ci assalgono. E’ legittimo, ma non reale, pensare subito che le forze dell’ordine debbano es­ sere presenti sempre e ovunque. I teppisti pur essendo abituati a certe situazioni, non possiedono un metodo, e da statistiche effettuate dalla polizia emerge che il 90% delle vittime che oppongono resistenza immediata mettono in fuga l’aggressore. Oltre alla disperazione è necessario un “sistema di difesa” accertato e collaudato. Perché il meto­ do sia efficace è fondamentale che si adatti a voi e alle vostre abitudini di vita. Certa­ mente un campione di boxe o di qualunque altro sport da com­ battimento può di­ fendersi con facilità, ma se voi vorrete ottenere lo stesso risultato dovrete di­ ventare dei campioni

anche voi. Ne avete il tempo? Quindi il punto fonda­ mentale e' quale sistema si adatti meglio a voi. Perché non ci sarà il sistema o l'insegnante a salvarvi la vita, sarete voi a dover entrare in azione. Vi rimane quindi la sola scelta di un sistema “flessibile", in grado di adattar­ si come un vestito su misura. Un vestito dentro ilquale provare quella sensazione di sicurezza che a volte è fon­ damentale anche solo per evitare, per scelta e non per paura, lo scontro fisico. PERCHÉ UN CORSO DI DIFESA PERSONALE • per imparare a valutare tempestivamente le situa­ zioni a rischio per la propria incolumità personale e a riconoscere le caratteristiche del potenziale ag­ gressore • per imparare a gestire le proprie emozioni in condi­ zioni di stress e a renderle funzionali all’evento • per aumentare il senso di adeguatezza personale e di sicurezza di sé e delle proprie risorse nella gestio­ ne di una situazione pericolose • per conoscere e sperimentare diverse tecniche di autodifesa e di gestione dell’aggressione SISTEMA PROTEZIONE PERSONALE (S.P.P.) Il corso S.P.P. (Sistema Protezione Personale) femmini­ le è un metodo collaudato, efficace e di facile appren­ dimento, adatto a tutte le donne per imparare a difen­ dersi da: • aggressioni di vario tipo • tentativi di strangolamento • tentativi di rapina • minaccia con armi • aggressioni di tipo sessuale Il corso inizia a marzo e si articola in 5 lezioni da 2 ore con frequenza di una lezione a settimana con personale qualificato. Non è richiesta una preparazione specifica, è consigliata la preiscrizione.

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