Il Giornale dei Biologi - N. 3 - Marzo 2020

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Marzo 2020 | Anno III - N. 3 | www.onb.it

Edizione mensile di AgONB, Agenzia di stampa dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Registrazione n. 52/2016 al Tribunale di Roma. Direttore responsabile: Claudia Tancioni. ISSN 2704-9132

Il Giornale dei

CORONAVIRUS ITALIA ATTRAVERSATA A CHICORONAVIRUS GIOVA IL PANICO? DAL Secondo studi, la popolazione Un'interaalcuni nazione a casa per arginareeuropea l'infezione sarebbe geneticamente refrattaria al Covid-19 Si spera nelle nuove cure e si cambiano le proprie abitudini sociali e lavorative


È arrivata Radio Bio l’emittente online dell’ONB

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Sul sito internet www.onb.it e sull’app per smartphone Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020


Sommario EDITORIALE 3

Comunicazione del Presidente agli iscritti di Vincenzo D’Anna

PRIMO PIANO 6 8 10

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Covid-19, pipistrelli sotto accusa di Daniele Ruscitti

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Sanità pubblica, ventimila assunzioni in arrivo di Chiara Di Martino

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Coronavirus e istruzione a distanza di Felicia Frisi

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Coronavirus e distanza minima di sicurezza di Chiara Di Martino

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Coronavirus e trasmissibilità in gravidanza di Marco Modugno

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Cani, gatti e animali domestici. Nessun contagio da Covid-19 di G.T.

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L’altra emergenza è la disinformazione online di Sara Lorusso

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Le notizie ai tempi del coronavirus di Carmen Paradiso

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Il Dna, un “libro” per capire le malattie gravi di Pasquale Santilio

INTERVISTE

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Il “detective” Pilli: “Ricercare la verità nel Dna è la mia missione” di Carmine Gazzanni

Calcificazioni spia dei tumori al seno di Felicia Frisi

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Tumori, ogni anno in Italia colpiti 2200 bambini di Daniele Ruscitti

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Carcinoma alla prostata, tecniche combinate di imaging per cure più mirate di Chiara Di Martino

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I trapianti d’organo sono in aumento di Sara Lorusso

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Sclerosi multipla. Se il computer prevede la progressione di Elisabetta Gramolini

Coronavirus, il farmaco “napoletano” funziona di Lello Scarpato I decreti del Governo per la sicurezza nazionale di Marco Modugno Emergenza Covid-19, ma la formazione continua di Claudia Dello Iacovo

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SALUTE 16

Coronavirus, Italia in lockdown: verso i 100mila contagiati di Daniele Ruscitti

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Statistica della pandemia di Sara Lorusso

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Letalità quasi al 10% per il coronavirus in Italia di Daniele Ruscitti

Attualità

Scienze

Contatti


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Quante migliaia di passi al giorno fanno bene? di Sara Lorusso

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L’olfatto stimola la memoria passata di Marco Modugno

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L’idrossitirosolo per avere neuroni giovani di Pasquale Santilio

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Così la paura razionale del coronavirus ha unito l’Italia di Carmine Gazzanni

SPORT 60

Covid-19 e calcio: ritardi, ricadute e positività di Antonino Palumbo

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Europei e Olimpiadi rinviati al 2021 di Antonino Palumbo

63

Sport a “metro zero”, chiuse le palestre di Antonino Palumbo

LAVORO

AMBIENTE

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Concorsi pubblici per Biologi

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Se la natura torna a prendersi i suoi spazi di Giacomo Talignani

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Gli italiani tra gli amanti della plastica di Gianpaolo Palazzo

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Un link (possibile) tra sinapsi mal funzionanti e la schizofrenia di Sara Lorusso

BENI CULTURALI

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Musei, per il momento si entra dal web di Pietro Sapia

L’attività sessuale influenza la menopausa? di Sara Lorusso

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Batteri, virus, funghi e protozoi: cosa c’è nel microbiota di Gianni Zocchi, Stefano Bernardi, Lisa Fiore, Giacomo Ciampi, Giorgia Carabelli, Niccolò Zocchi, Franco Bardini

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SCIENZE

ECM

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Con Romeo si recuperano materialo preziosi da pc e cellulari di Gianpaolo Palazzo

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Nuova tecnologia per il condizionamento dell’aria di Marco Modugno

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Ricerca, Enea: 420 milioni e 280 assunzioni di Felicia Frisi

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La tutela della salute con lo smart working di Felicia Frisi

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Il packaging alimentare si fa intelligente di Gianpaolo Palazzo

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Con Constance, la depurazione costa meno di Felicia Frisi

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Overview sui meccanismi di resistenza antimicrobica di Roberta Colicchio, Laura Paragliola, Luca Fanasca, Adriana Migliardi, Paola D’Aprile, Consolata Carotenuto, Valeria Caturano, Barbara Manti, Elena Scaglione, Giuseppe Mantova, Chiara Pagliuca, Paola Salvatore

CONTATTI 88

Informazioni per gli iscritti

62 Attualità

Scienze

Contatti


COMUNICAZIONE

Comunicazione del Presidente agli iscritti

L’

edizione di marzo de “Il Giornale dei Biologi”, esce in formato ridotto, e “mio malgrado”, priva dell’editoriale. È stato deciso dal Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Biologi di editarlo nella citata forma, anche per garantire e tutelare coloro i quali hanno aderito al diario formativo dell’Onb ed acquisiscono i crediti

formativi attraverso il programma “Formare informando”. Vi comunico ancora che, per i prossimi numeri, la responsabilità di editare il webmagazine nei contenuti e nelle forme ritenute idonee competerà al costituendo Comitato di redazione che, verosimilmente, sarà composto dai componenti del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Vincenzo D’Anna Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi

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PRIMO PIANO

CORONAVIRUS,IL FARMACO “NAPOLETANO” FUNZIONA Buone notizie dal Cotugno: un medicinale per curare l’artrite reumatoide si rivela efficace su due pazienti con Covid-19

di Lello Scarpato

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“made in Naples” la speranza contro l’epidemia di coronavirus. Due pazienti affetti da Covid-19, ricoverati in terapia intensiva all’ospedale Cotugno-Pascale, sono stati trattati, lo scorso 7 marzo, con un farmaco utilizzato contro l’artrite reumatoide. Si tratta del Tocilizumab, un anticorpo monoclonale che ha come obiettivo l’interleuchina-6 (una citochina prodotta dal sistema immunitario e che caratterizza molte situazioni di infiammazione cronica). Il medicinale, hanno spiegato gli esperti del nosocomio partenopeo, non agisce direttamente contro il virus (non è un “antivirale” in senso stretto), ma solo su una complicanza dell’infezione. In pratica interviene sulla polmonite, attenuandola o addirittura eliminandola. Ebbene, nel paziente in condizioni più gravi, il miglioramento è stato a tal punto evidente che, a 48 ore dalla somministrazione, i medici lo hanno addirittura “stubato”. Anche il secondo malato ha dato cenni di sensibile ripresa, sia pur non in maniera così netta come accaduto nel primo caso. Insomma: risultati straordinari che hanno invogliato i medici del Cotugno-Pascale a proseguire, nei giorni successivi, con la somministrazione del Tocilizumab pure su altri due ricoverati (con i livelli maggiori di interleuchina-6). E poi su altri due ancora.

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L’idea di utilizzare quel particolare tipo di medicinale è nata dal presupposto che in situazioni di stress respiratorio l’interleuchina-6 diventa la citochina maggiormente implicata. Il Covid-2019, hanno notato, infatti, i ricercatori, ha come complicanza principale la polmonite interstiziale, provocata da una forte infiammazione a livello polmonare che costringe i pazienti più gravi al ricovero in Terapia Intensiva. Ed è appunto su questa “infiammazione” che ha mostrato di agire in maniera efficace il medicinale, “spegnendo” la polmonite ed evitando l’intubazione dei malati. Anche in Cina, d’altronde, così come a Napoli, il Tocilizumab ha funzionato dopo sole 24-48 ore ed è sta-

Il medicinale non è un antivirale, ma agisce sulle complicanze legate all’infezione da polmonite


PRIMO PIANO

Il Tocilizumab è un anticorpo monoclonale che ha come obiettivo l’interleuchina-6, una citochina prodotta dal sistema immunitario e che caratterizza molte situazioni di infiammazione cronica

to utilizzato, con successo, su 20 pazienti. Proprio dal Paese della Grande Muraglia è giunto il consiglio ai medici italiani di utilizzare l’anticorpo monoclonale prima che i malati finissero ricoverati in terapia intensiva. «Abbiamo stabilito un vero e proprio ponte della ricerca con i colleghi cinesi, che avevano già osservato un miglioramento nei malati trattati in questo modo» ha spiegato Gerardo Botti, direttore scientifico del Pascale. «Solo la collaborazione internazionale consentirà di mettere a punto armi efficaci contro il Covid-19 e il Pascale da sempre si distingue per la capacità di siglare collaborazioni a livello globale» ha aggiunto il professionista partenopeo.

Sarà chiesta la messa a punto di un protocollo nazionale per l’utilizzo del farmaco anti-artrite

«I risultati positivi di Tocilizumab devono essere validati, per questo serve uno studio multicentrico nazionale» ha concluso. È stato insomma dopo il confronto con i ricercatori cinesi, che al Cotugno è stata costituita una vera e propria “task-force” con il compito di valutare e soppesare la somministrazione del farmaco, guidata da Paolo Ascierto (presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli), Franco Buonaguro (direttore Biologia Molecolare e Oncogenesi virale del Pascale) e Vincenzo Montesarchio (direttore Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli). I risultati del loro lavoro, come detto, sono stati eccellenti. A tal punto da convincere lo staff a proseguire con l’applicazione del trattamento. E poi a chiedere (incassando anche l’appoggio del Codacons) la messa a punto di un vero e proprio protocollo nazionale per estendere l’impiego di Tocilizumab anche al resto della Penisola dove, nel frattempo, giova sottolinearlo, grazie alla scoperta del Cotugno, anche altri malati sono stati “curati” con il farmaco anti-artrite (nei centri di Bergamo, Fano e Milano). «Siamo stati i primi, in Italia, a utilizzare questa terapia nei pazienti con coronavirus ma ora è molto importante che il suo utilizzo venga esteso quanto prima, così potremo salvare più vite» è stato l’appello del professor Ascierto. Nella foto: Interleuchina 6 (IL-6).

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PRIMO PIANO

I DECRETI DEL GOVERNO PER LA SICUREZZA NAZIONALE Le disposizioni del presidente Conte per limitare i contagi e la diffusione del Covid-19

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l Virus compare per la prima volta il 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan, le autorità cinesi informano l’OMS di casi simili alla polmonite, la cui causa è però sconosciuta: il virus infatti non è tra quelli noti. Dopo un’accurata indagine, l’epicentro della diffusione è individuato nel mercato del pesce di Huanan, a Wuhan, che viene chiuso e il 7 gennaio si identifica un nuovo tipo di virus, un coronavirus, della stessa famiglia della Sars e la Mers, denominato “2019-nCoV”. Dopo pochi giorni la prima vittima: un uomo di 61 anni, morto di polmonite, mentre il 13 gennaio il primo decesso fuori dalla Cina: in Thailandia una donna cinese, appena tornata da Wuhan. Il 30 gennaio l’OMS dichiara l’emergenza sanitaria globale e lo stesso giorno vengono accertati i primi due casi in Italia, turisti cinesi ricoverati in isolamento all’ospedale “Spallanzani”. Il premier Conte, come primo provvedimento chiude il traffico aereo da e per la Cina. Il 31 gennaio il Consiglio dei Ministri decreta lo stato d’emergenza per il rischio sanitario legato al Covid-19. Tra il 21 e il 22 febbraio l’emergenza inizia a investire il nostro Paese, dove iniziano a registrarsi centinaia di casi positivi

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con focolai nel Lodigiano e in Veneto. Si sus- vige l’obbligo di comunicarlo all’azienda saseguono riunioni fra il premier, la Protezione nitaria competente, per l’adozione della micivile e i ministri competenti. Il Consiglio dei sura di permanenza domiciliare fiduciaria. È Ministri nella serata tra il 22 e il 23 febbraio stata poi stabilita la sospensione dell’attività vara un decreto-legge che introduce misure lavorativa per alcune tipologie di impresa e la urgenti in materia di contenimento e gestione chiusura di alcune tipologie di attività comdell’emergenza epidemiologica, prontamente merciale; accesso ai servizi pubblici essenziali ed esercizi commerciali per l’acquisto di beni firmato dal Presidente della Repubblica. Il decreto prevede, tra l’altro, nei comuni di prima necessità osservando le misure cauo nelle aree dove risulti positiva almeno una telari; la limitazione all’accesso o la sospensione dei servizi del persona di adottare trasporto di merci e di ogni misura di contepersone, salvo specifinimento “adeguata e Nelle ultime settimane che deroghe. proporzionata”: diviesono stati via via disposti Il capo della Polito di allontanamento zia emana un’ordinane accesso nei Comuni, diversi Decreti del za, inviata ai prefetti sospensione di manifePresidente del Consiglio delle zone di compestazioni in luoghi pubtenza interessate, che blici o privati, sospenprevede il presidio di sione per asili, scuole e viaggi di istruzione. Chiusura al pubblico dei 35 varchi nel lodigiano e 8 nel padovano, al musei, sospensione di concorsi e degli uffici fine di disegnare una “cinta”, intorno all’area pubblici. È fatta eccezione solo per i servi- del focolaio, per evitare che le persone tranzi essenziali e di pubblica utilità. A questo sitino, in entrata o in uscita, attraverso l’area, si aggiunge l’obbligo di quarantena a chi ha ad eccezione di soggetti autorizzati dal preavuto contatti con persone positive, e per chi fetto. Sempre il 23 febbraio, il Ministero della ha fatto ingresso in Italia da zone a rischio, Salute, d’intesa con il presidente della Regio-


PRIMO PIANO

di Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte. Tra i principali provvedimenti la sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati, consentendo solo lo svolgimento e gli allenamenti all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse. Sospensione di viaggi d’istruzione, scambio o gemellaggio, visite guidate e uscite didattiche fino al 15 marzo 2020; possibilità per i dirigenti scolastici di attivare la modalità di didattica a distanza; divieto a livello nazionale di accesso agli istituti e luoghi di cultura. Il I marzo viene varato un nuovo decreto che recepisce e proroga alcune delle misure già adottate e ne introduce ulteriori. Il testo distingue le misure da adottare, sulla base delle aree geografiche d’intervento, tra i © Alexandros Michailidis/www.shutterstock.com comuni considerati Zona Rossa, le Regioni e le Province. Del decreto del 4 marzo i provvedimenti più importati riguardano la chiusura ne Veneto, adotta, con un’ordinanza contin- di scuole e università fino al 15 marzo, camgibile e urgente, misure straordinarie per il pionato di calcio a porte chiuse per un mese e restrizioni per cinema e teatri. Per tutti obblicontenimento e la gestione dell’emergenza. Il provvedimento, con decorrenza 23 go di rispettare la distanza di sicurezza di un febbraio fino al I marzo 2020, passibile di metro ed evitare strette di mano e abbracci. modifiche in relazione all’evolversi delle cir- Nella notte tra il 7 e l’8 marzo, con un nuovo costanze, in aggiunta ai provvedimenti già decreto, il Premier Conte limita le possibilità in essere raccomanda e ribadisce l’adozione di movimento nelle zone più colpite dal condelle misure igieniche per le patologie a dif- tagio, in entrata e in uscita e all’interno dei fusione respiratoria: pulire spesso le mani, territori. La zona Rossa interessa le regioni della Lombardia e le non toccarsi occhi, province di Modenaso e bocca con le na, Parma, Piacenza, mani, coprirsi bocca e I Dpcm hanno imposto Reggio Emilia, Rimini, naso se si starnutisce obblighi sempre più Pesaro e Urbino, Veo tossisce, lavare le sunezia, Padova, Treviperfici con antisettici a stringenti per tutelare so, Asti, Alessandria, base di cloro o alcol, la salute dei cittadini Verbano Cusio Ossoimpiegare la maschela, Novara e Vercelli. rina solo se si sospetta La sera del 9 marzo, di essere malato o si assiste persone ammalate, contattare i nume- con un nuovo decreto in vigore dal giorno ri verde dedicati se si verifichi febbre o tosse, successivo, tutta l’Italia viene dichiarata zona e si è tornati dalla Cina da meno di 14 giorni. rossa. Obbligo di uscire solo per comprovati Il 25 febbraio il presidente Conte vara un motivi di salute e, soprattutto, muniti di autonuovo decreto recante misure urgenti in ma- certificazione. L’11 marzo l’Oms dichiara che teria di contenimento e gestione dell’emer- quella di Sars-CoV-2 è una pandemia. Nella genza riguardante principalmente le regioni serata, il Premier Conte firma il nuovo Dpcm

recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza COVID-19 sull’intero territorio nazionale: chiusura di tutte le attività commerciali, ad eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità, delle farmacie e delle parafarmacie Il 16 Marzo viene approvato il Decreto #CuraItalia, recante le nuove misure a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti dell’emergenza coronavirus sull’economia. Il 19 Marzo viene deciso di creare una task force di medici che conterà fino a un massimo di 300 medici, con partecipazione su base volontaria. Il 20 Marzo Il Ministro della Salute firma l’ordinanza che vieta: accesso ai parchi, ville, aree gioco e ai giardini pubblici. Resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, nel rispetto della distanza di sicurezza. Nei giorni festivi e prefestivi, è vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza. Il 22 Marzo un ulteriore ordinanza firmata dal Ministro della Salute e dal Ministro dell’Interno vieta spostamenti con mezzi di trasporto pubblici o privati in altri comuni, salvo comprovate esigenze lavorative, o assoluta urgenza per motivi di salute. Nella serata il Presidente Conte firma il Dpcm che prevede la chiusura attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti alimentari, farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali. Il 24 Marzo il Consiglio dei Ministri n. 38 approva un decreto-legge che introduce misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19. Esso prevede che possano essere adottate, su specifiche parti del territorio nazionale o sulla totalità, per periodi non superiore a 30 giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al termine dello stato di emergenza, fissato al 31 luglio 2020, una o più tra le misure previste dal decreto stesso. L’applicazione potrà essere modulata secondo l’andamento epidemiologico del virus, una o più tra le misure previste dal decreto stesso, secondo criteri di adeguatezza specifica e principi di proporzionalità al rischio effettivamente presente. (M. M.). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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PRIMO PIANO

© Musashi akira/www.shutterstock.com

Emergenza Covid-19, ma la formazione continua Dal 30 marzo sul portale dell’Onb sei proposte di qualità per gli iscritti di Claudia Dello Iacovo*

Un’offerta calibrata ai tempi che stiamo vivendo, con i nostri “camici bianchi” sempre più in prima fila nei laboratori dei policlinici universitari, impegnati nella ricerca scientifica contro il Covid-19. Il primo appuntamento in scaletta, come a formazione non si ferma. L’epidemia di coronavirus dicevamo, è datato 30 marzo quando diventerà accessibile che ha messo in ginocchio l’Italia, non rallenta l’azioon-line il corso “Antibiotico resistenza”, a cura della professone didattica messa in campo dall’Ordine Nazionale ressa Paola Salvatore (docente di Microbiologia all’università dei Biologi per garantire l’aggiornamento professioFederico II di Napoli); a seguire, spazio all’argomento tremennale dei propri iscritti. damente attuale del nuovo coronavirus, con un doppio focus All’opposto, spinge a renderla ancora più accessibile e incentrato sulla diagnostica e sulla clinica. immediatamente fruibile, così da poter raggiungere più facilIl primo aspetto di questa terribile malattia sarà affronmente quanti, in queste ore delicate, magari perché costretti tato dal dott. Sebastiano di Biase (biologo molecolare) con il in casa oppure al lavoro, nelle “trincee” dei laboratori, hanno difficoltà ad interfacciarsi con i tradizionali canali comunicaticorso “Real Time PCR in virologia, il tool diagnostico ideale vi dell’Ente di via Icilio. Ecco allora giunper l’emergenza sanitaria causata dal nuogere in soccorso la rete, il giusto “antidovo coronavirus”. La clinica, invece, sarà il Nell’area riservata, to” per non spezzare quel filo che unisce i campo d’azione del professor Plinio CirilBiologi con la loro “casa madre”. chi vorrà potrà trovare corsi lo (docente di Cardiologia alla Federico II) che, nel suo corso in Fad, affronterà il E’ qui, infatti, sul web, che, impossidi alta qualità, per rimanere tema delle “infezioni da Covid-19 nei pabilitati ad implementare piattaforme inzienti affetti da patologie cardiovascolari”. formative come Radio Bio (che pure così costantemente aggiornati Seguiranno poi i corsi “Indagini di latanto successo hanno riscosso nella vasta boratorio nelle infezioni delle vie urinarie” platea degli iscritti), si concentra lo sforzo del professor Giovanni Antonini (docente di Biologia Moleorganizzativo dell’ONB: l’area riservata del portale. Il luogo colare all’Università Roma Tre); “Principi di nutrizione nello virtuale in cui, grazie alla Fad (Formazione a Distanza), chi Sport” del dott. Natale Gentile (biologo nutrizionista) e la selo vorrà, potrà trovare, a partire dal 30 marzo, sei proposte conda parte dedicata al “Codice deontologico animato”, proformative di alta qualità tese unicamente all’arricchimento getto al quale ho collaborato, fin dalle prime battute, e di cui professionale dei Biologi. mi sono fatta artefice, e che presenterò - in questa occasione - insieme all’avv. Mario Ponari. * Insomma: sei corsi di formazione di alto livello, deciConsigliere dell’Ordine Nazionale dei Biologi, delegata samente al passo con i tempi, pensati appositamente per gli nazionale per la Formazione, delegata regionale per iscritti. Perché per l’Ordine Nazionale dei Biologi, la formaPuglia e Basilicata. zione viene prima di tutto.

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t i . b n o . w w w o t i s l u s v T b n O i g o a l d o i r B a i u e G d e n i d r O ’ l e d p o su l’Ap

Ordine Nazionale dei Biologi

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INTERVISTE

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uasi come fosse la protagonista di una serie televisiva di successo, qualcuno l’ha definita «la donna che parla agli scheletri». Si chiama Elena Pilli, è una biologa, un’antropologa molecolare forense dell’Università di Firenze. Di fatto, è l’ultimo detective. Già, perché quando le indagini non possono più dir nulla, quando anche le ultime prove e le più complicate testimonianze non portano ai risultati sperati, subentra lei. Si definisce «esperta nell’analisi del DNA estratto da campioni altamente degradati quali ossa, denti e formazioni pilifere». I «campioni complessi», li definisce. Quelli che per gli altri sono un problema, per lei è il campione ideale su cui provare a concentrare le sue ricerche. Uno degli ultimi casi di cui si è occupata ha riguardato i resti contenuti nella bara di una delle vittime della strage alla stazione di Bologna: la Pilli ha dimostrato che quei resti non corrispondono al nome della donna sulla lapide (Maria Fresu), ma sono di altre due. Ha collaborato, fra i casi più noti alla cronaca, ai casi di Yara Gambirasio, Elisa Claps, Lidia Macchi e Serena Mollicone fino all’identificazione dei caduti delle Fosse Ardeatine. Anche solo per questo, quello dell’antropologia forense è certamente un mondo molto affascinante. La domanda è d’obbligo: quando è nata questa passione? «Non c’è stato un momento preciso. Non è uno di quei classici sogni da bambina, anche perché allora – ma anche quando mi sono laureata – non si sentiva ancora tanto parlare di DNA forense. È andata così: mi ero laureata in biologia con una tesi in microbiologia e avevo vinto un dottorato proprio in quest’ambito che, tuttavia, non trovavo molto soddisfacente. È allora che casualmente ho visto che a Parma c’era un master in scienze forensi organizzato dall’università in collaborazione con il RIS che quell’anno era a numero chiuso dal momento che la comunità europea aveva messo a disposizione delle

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borse di studio. Feci il test e arrivai quarta. sto mi sento molto fortunata. Il percorso di Mi classificai bene dunque e mi assicurai la formazione è stato lungo e continua tuttora, borsa di studio. Decisi allora di abbandonare come è giusto che sia, e non è stato privo di quello che stavo facendo e cominciai questo difficoltà ma tutto serve nella crescita persopercorso e la mia collaborazione con il RIS nale e professionale, forse più le salite delle di Roma, con cui, non a caso, ho fatto anche discese. Finito il master ed apprese le prime la tesi. Da allora l’impegno, il forte senso del basi di “DNA forense” sono rientrata a Fidovere, ereditato da mia madre, uniti alla renze all’Università (laboratori di antropogrande passione ed logia molecolare e di agli incontri fortuiti e paleogenetica) dove è Di recente ha analizzato fortunati con profesnata la passione per lo sionisti di pregio in i resti contenuti nella bara di studio delle ossa/scheambito accademico letri, la curiosità di e scientifico forense una delle vittime della strage indagare la vita degli che mi hanno dato fiindividui morti anche alla stazione di Bologna ducia e fatto crescere, tanto tempo fa e invemi hanno permesso di stigare le loro relazioni arrivare fino a qui». di parentela: il desiderio cioè di “conoscere” Una scelta coraggiosa, mi verrebbe da quelle persone, la loro vita e di dare loro un dire. Che tuttavia l’ha ampiamente ripagata. nome. Da qui, piano piano, è nata la volontà «Non mi posso proprio lamentare. Ho il da antropologa, inizialmente non chiara né privilegio di fare un lavoro che mi piace mol- definita, di coniugare il mondo forense con to, che mi dà grande soddisfazione e per que- quello degli scheletri antichi, mutuando da


INTERVISTE

IL “DETECTIVE” PILLI: “RICERCARE LA VERITÀ NEL DNA È LA MIA MISSIONE”

Parla la biologa antropologa molecolare forense che ha collaborato a tanti casi di cronaca, dalla Strage di Bologna fino ai delitti Gambirasio e Claps

© PRESSLAB/www.shutterstock.com

quest’ultimo le metodologie di indagine dei campioni complessi. L’esperienza nel “mondo del DNA antico” mi ha permesso di accrescere la mia professionalità e di avere un punto di vista nuovo nell’analisi del DNA dei campioni forensi complessi». Ecco, cosa si intende per “campioni complessi”? «Intendiamo campioni che presentano grande criticità dal punto di vista analitico a causa di fattori chimici/fisici/ambientali che hanno portato alla degradazione del DNA ed alla riduzione della quantità disponibile per le analisi. Campioni complessi possono essere considerate le ossa, le formazioni pilifere e tutto il materiale biologico che per svariati motivi si trova in condizioni di qualità/quantità non ottimali. Oltre ai diversi campioni umani trattati (ossa, formazioni pilifere e denti), un esempio di campione complesso a cui ho lavorato è rappresentato da colli/ polsini di pelliccia provenienti dalla Cina. In questo caso, l’autorità inquirente aveva ne-

cessità di conoscere la specie di appartenen«Le difficoltà maggiori sono connesse, za delle pellicce ed escludere l’appartenenza senza alcun dubbio, alle condizioni di condelle stesse alla specie Canis lupus familiaris servazione dei campioni, alla presenza di (cane domestico) e Felis silvestris catus (gatto muffe/funghi e batteri che possono contridomestico) dal momento che la legge italiana buire ad accelerare la degradazione del DNA vieta l’utilizzo di cani e gatti domestici per la ed alla quantità del materiale biologico a diproduzione ed il confezionamento di pelli e sposizione per le analisi (a volte il materiale a pellicce. In questo caso, la complessità dei disposizione è in traccia). Pertanto, allorché campioni risiedeva nel si tratti di campioni fatto che, oltre al natuscheletrici, risultano rale danneggiamento Studia i campioni complessi, fondamentali la scelta a cui le formazioni pidell’elemento idoneo, quelli degradati per via lifere vanno incontro, unita alla pulizia esterdel tempo o per via per loro natura, duna dei campioni atta a rante il loro normale rimuovere l’eventuadella manipolazione ciclo vitale, le pellicce le presenta di DNA erano state anche sotesogeno (estraneo alla toposte al processo di concia/colorazione, traccia) ed associata all’utilizzo di protocolprocedimenti chimici in grado di compro- li estrattivi specifici per campioni altamente mettere ulteriormente ed irrimediabilmente degradati, atti a recuperare tutto il materiale la conservazione del materiale genetico». biologico presente, anche se di piccole diQuali sono le difficoltà che si possono mensioni». incontrare nell’analisi di campioni complessi? Eppure lei, da quando si è immersa in Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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INTERVISTE questo mondo, non ha mai fatto passi indietro occupandosi anche dei casi più rilevanti di cronaca. Perché? «È come se un medico non volesse curare/operare un malato, egli ha studiato per questo ed è suo dovere mettere a disposizione della collettività le sue competenze. La stessa cosa vale per noi, se una persona ha la possibilità di aiutare la collettività con il suo lavoro, è doveroso che lo faccia o che almeno ci provi, mettendo la biologia, l’antropologia e le relative specifiche competenze al servizio di tutti». Quali sono stati i casi che più l’hanno coinvolta emotivamente? «I casi che coinvolgono giovani donne mi toccano particolarmente, mi toccano perché molte delle vittime sono minorenni o quasi e la loro vita viene spezzata allo sbocciare della giovinezza e mi toccano per la brutalità della morte e delle violenze subite. Quando vedi i loro giovani corpi o anche solo le immagini di essi vieni velocemente catapultato con forza nel loro mondo e rivivi gli attimi appena precedenti alla loro morte e attraverso i loro corpi martoriati anche il loro dolore. Ma questo è il lavoro che ho scelto e che con passione svolgo. A volte però capita che, anche solo per un attimo in udienza, la tua vita si intrecci con quella dei familiari è allora che per me tutto diventa più reale e più difficile da sopportare. La sofferenza dei vivi mi colpisce nel profondo, non riesco a non immedesimarmi nel loro dramma ed il loro dolore straziante mi fa sentire impotente: non avrei mai potuto fare il medico! Forse è proprio per questo che l’identificazione di persone senza un nome, di ignoti morti nelle stragi, nelle guerre o semplicemente scomparse rappresenta per me una vera e propria missione. A loro deve essere ridata la dignità tolta con la morte ed ai vivi, ai parenti che li cercano, una tomba su cui poter tentare di trovare un po’ di pace. Per carità: tutte le morti sono orribili, terribili tragedie, ma nella maggior parte degli omicidi, per quanto brutali, i parenti delle vittime hanno un luogo in cui potersi riconciliare con i loro morti ed una tomba su cui piangere i lori cari; spesso, invece, quando siamo di fronte a persone ignote non c’è neanche quello e allora, è proprio lì che sento che il mio lavoro può essere di aiuto e diventa forte il desiderio di dare un nome a queste persone cercando di ridare loro ciò che la morte ha tolto e offrendo anche ai familiari la possibilità di colmare, almeno in parte, il vuoto della perdita». E in questa missione la base della biologia, immagino, sia fondamentale…

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«La biologia è fondamentale. È stata fondamentale per la mia formazione di antropologa ed è il primo step di formazione anche per tutte le altre figure professionali di estrazione biologica che insieme all’antropologo supportano un’indagine forense: il botanico, il microbiologo, l’entomologo, lo zoologo e così via. È una formazione necessaria a cui però dev’essere associata anche una formazione più professionalizzante, un master o un dottorato. Ma fondamentale è anche fare tanta, tanta esperienza. Un conto è studiare la biologia, l’antropologia, un conto è applicarla nel lavoro pratico. È vero che la scienza dev’essere al servizio del cittadino, ma per fare questo, in ambito forense, il biologo deve acquisire anche ulteriori competenze che sono prettamente giuridico/pratiche». Nel suo caso cosa ha imparato dal lavoro pratico? «Sicuramente la gestione di un caso, non solo dal punto di vista scientifico, è qualcosa che si impara sul campo: lavorando, facendo tesoro di tutte le esperienze ed osservando chi ha più esperienza. Non ci si improvvisa insomma. È un po’ come per chi fa pratica in ambito giuridico, la scelta dello studio legale per fare la pratica risulta fondamentale per la formazione del giurista. La stessa cosa vale per noi, avere qualcuno che ti insegni come si gestisce un caso civile o penale anche in termini di comunicazione con le parti e con l’autorità giudiziaria è fondamentale per permettere il passaggio da consulente scientifico a consulente scientifico-forense. Le competenze necessarie per la gestione di un caso non possono esaurirsi solo in una ottima conoscenza scientifica, che ovviamente deve essere il presupposto base, ma devono essere supportate da una discreta conoscenza giuridica atta a permettere la gestione dell’incarico in maniera corretta e dalla capacità di sostenere e difendere in un’aula di Tribunale il proprio operato in contraddittorio». Immagino non sia facile coniugare due mondi, quello forense e quello scientifico, profondamente diversi tra di loro come formazione e come impostazione del lavoro. Come ci si riesce? «Non sempre ci si riesce. La scienza, la biologia è in continua evoluzione, altrettanto non può essere detto dell’ambito giuridico. Una corretta comunicazione può però, a volte, tentare di colmare questo divario e portare ad una maggiore conoscenza da parte del mondo giuridico delle nostre professionalità ma anche delle possibilità che oggi la scienza mette a disposizione della giustizia. Compito nostro è pertanto quello di far conoscere al

mondo giuridico le diverse professionalità, facendo loro capire le problematiche, i limiti connessi con le analisi e fino a dove la biologia si può spingere per rispondere ai quesiti di giustizia».

Elena Pilli.

Chi è

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ocente di Antropologia Molecolare Forense nel Dip.to di Biologia dell’Università di Firenze. Si laurea in Scienze Biologiche all’Università di Firenze. Prende il dottorato di ricerca in Biologia cum laude curriculum Antropologia e Primatologia presso l’Università di Firenze e il Master di II livello in Scienze Forensi cum laude all’Università di Parma. Cultrice della materia “Antropologia” all’Università di Firenze e abilitata nel 2001 all’esercizio della professione di Biologo. Nel 2018 ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di Professore di II fascia per l’SSD Antropologia. Ufficiale della Riserva Selezionata con il grado di Capitano RT dell’Arma dei Carabinieri ha prestato servizio presso il RIS di Roma dal 2017 fino al 2019. Perito e Consulente tecnico d’Ufficio di Tribunali e Procure Italiane per l’analisi del DNA di campioni complessi/ degradati quali per esempio ossa, denti e formazioni pilifere umano e animali. Esperta nell’analisi Next Generation Sequenceing (NGS), è autrice di circa 40 pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali, co-editrice del libro in press “Forensic DNA analysis: Technological Development and Innovative Application” pubblicato da Apple Academic Press e co-autrice del capitolo “Forensic Anthropology Issues: A synergy between physical and Molecular methods”. Elena è reviewer per PlosOne, BMC Genetics, Scientific Reports, Forensic Science International e Australian Journal of Forensic Sciences.


Dal 25 maggio 2018 è in vigore il nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali. Prendine visione sul sito internet dell’Ordine Nazionale dei Biologi

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SALUTE

di Daniele Ruscitti

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on 97.689 casi e 10.779 morti (dato aggiornato al 29 marzo, ndr), l’Italia rischia di non aver ancora visto il peggio. L’onda di contagi da coronavirus continua a travolgere il nostro paese ormai blindato in un rigido lockdown che, con questo tipo di misure restrittive, probabilmente andrà avanti almeno fino alla metà di aprile. L’ultimo monitoraggio disponibile parla di 73.880 persone positive al virus, con 3.906 pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva. Nel dettaglio, i casi totali sono 41.007 in Lombardia, 13.119 in Emilia-Romagna, 8.358 in Veneto, 8.206 in Piemonte, 4.122 in Toscana, 3.558 nelle Marche, 3.076 in Liguria, 2.706 nel Lazio, 1.759 in Campania, 1.594 nella Provincia autonoma di Trento, 1.549 in Puglia, 1.480 in Friuli Venezia Giulia, 1.460 in Sicilia, 1.293 in Abruzzo, 1.214 nella Provincia autonoma di Bolzano, 1.023 in Umbria, 638 in Sardegna, 614 in Calabria, 584 in Valle d’Aosta, 202 in Basilicata e 127 in Molise. Sono 13.030 le persone guarite. I deceduti sono 10.779, ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso. Ovviamente non è un problema che riguarda solo l’Italia. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato nei giorni scorsi che Covid-19 è una pandemia, con centinaia di migliaia di casi di contagio e morti in più di 110 paesi e territori in tutto il mondo e il rischio costante di una ulteriore diffusione globale. Inizialmente del totale dei casi segnalati, oltre il 90 per cento, si è registrato in soli quattro paesi (Cina, Italia, Iran e Corea del Sud) e due di questi, Cina e Corea del Sud, hanno poi mostrato una significativa riduzione delle epidemie. Ma nonostante questi miglioramenti, l’epidemia si è

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CORONAVIRUS, ITALIA IN LOCKDOWN: VERSO IPaese 100mila CONTAGIATI in quarantena, con i decessi che hanno superato quota 10mila

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allargata e minaccia ormai tutto il mondo e Nel frattempo l’Italia si organizzando secondo il direttore generale dell’Oms Te- e prosegue la fase di ricerca sulle terapie dros Adhanom Ghebreyesus, «non è solo antivirali sperimentali contro il Covid-19. una crisi di salute pubblica, ma una crisi «Posso riferire che in queste ore l’Agenzia che toccherà tutti i settori. Quindi ogni italiana del farmaco (Aifa) ha riunito il suo settore e ogni individuo devono essere comitato tecnico scientifico, ha analizzato coinvolti nelle azioni e iniziative per con- le evidenze e sta deliberando la possibitrastarla. Pandemia lità di avviare delle non è un termine da sperimentazioni per La situazione di emergenza meglio comprendere usare con leggerezza o noncuranza. È un che c’era in Cina e che si sta questo effetto» ha aftermine che, se usato fermato il presidente vivendo in Italia, minaccia dell’Istituto superioin modo improprio, può causare paura irre di sanità, Silvio ora tutto il mondo ragionevole o ammisBrusaferro. «Quansione ingiustificata do sperimentiamo che la lotta sia finita, portando a sofferen- dei farmaci partiamo dalla loro plausibize e morte inutili», ha detto Tedros che ha lità biologica, ipotizzando che il principio sottolineato come «descrivere la situazione attivo abbia effetti che possono risultare come una pandemia non cambia la valuta- benefici per alcuni tipi di pazienti. Oggi i zione dell’Oms sulla minaccia rappresen- farmaci di cui parliamo vengono usati per tata da questo coronavirus e non cambia altre patologie, prima ovviamente di pociò che l’Oms sta facendo né ciò che i paesi ter definire come farmaci con indicazione dovrebbero fare». specifica bisognerà fare una sperimenta-


SALUTE

Ricerca sul vaccino

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zione». Anche il farmaco anti-artrite te- le al decesso era di 1 giorno più lungo in stato all’ospedale Cotugno di Napoli, e in coloro che venivano trasferiti in rianimaalcuni altri centri, «è un’opportunità che zione rispetto a quelli che non venivano va valutata con un trial per avere tutti i trasferiti (5 giorni contro 4 giorni). parametri che possano consentire di dire «Il comune utilizzo di terapia antibioche effettivamente il meccanismo d’azione tica – si legge nel documento - può essere è valido in tutto i pazienti o in una parte spiegato dalla presenza di sovrainfezioni di loro». o è compatibile con Nelle persone inizio terapia empiNel frattempo si stanno decedute positive rica in pazienti con al Covid-19 la tepolmonite, in attesa sperimentando terapie di conferma laborarapia antibiotica antivirali per combattere toristica di Covid-19. è stata quella più In 25 casi (14,9%) utilizzata (83% dei il Covid-19 sono state utilizzate casi), meno utilizzatutte 3 le terapie». ta quella antivirale Per quanto riguarda le caratteristiche (52%), più raramente la terapia steroidea (27%). Il report dell’Iss mostra anche i dei deceduti, il numero medio di patologie tempi mediani, in giorni, che trascorro- osservate in questa popolazione è di 2,7. no dall’insorgenza dei sintomi al decesso Complessivamente, 3 pazienti presenta(8 giorni), dall’insorgenza dei sintomi al vano 0 patologie (0,8% del campione), ricovero in ospedale (4 giorni) e dal rico- 89 (25,1%) presentavano 1 patologia, 91 vero in ospedale al decesso (4 giorni). Il presentavano 2 patologie (25,6%) e 172 tempo intercorso dal ricovero in ospeda- (48,5%) presentavano 3 o più patologie.

possibile che entro due o tre mesi si abbiano dei candidati vaccini per il nuovo coronavirus pronti per i primi test sull’uomo, ma difficilmente prima di un anno potranno essere impiegati sul campo. A spiegarlo Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss, in relazione allo sviluppo rapido di terapie, vaccini e test diagnostici per affrontare l’epidemia in corso. «Meno di un anno è molto improbabile, ci sono dei passaggi necessari per garantire la sicurezza del vaccino, oltre che la sua efficacia sottolinea Rezza -. Una volta superati i test sugli animali si passa alla fase 1, che serve a verificare, in genere su pochi soggetti sani, che il vaccino non dia effetti collaterali gravi. Poi c’è la fase 2, che valuta la risposta immunitaria, e infine la fase 3 che è quella che determina l’efficacia. In casi di emergenza le agenzie regolatorie potrebbero ‘accontentarsi’ della fase 2 prima di autorizzare l’uso, ma comunque ci sono dei tempi minimi da rispettare. Anche nel caso del vaccino per Ebola, che è stato messo a punto a tempo di record, ci è voluto comunque un anno».

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SALUTE

STATISTICA DELLA PANDEMIA

Marinaccio (Inail): “Senza vaccino, isolamento sociale unico rimedio”

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a raccolta dei dati disponibili e la possibilità di incrociare le informazioni sono, al momento, due frontiere attive e fondamentali della gestione della pandemia del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). È nel contesto di queste analisi scientifiche che si trova il carico di aspettativa della comunità sulla tempistica dell’emergenza. Alessandro Marinaccio è il responsabile del ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi) istituito presso l’INAIL, in forza al dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del lavoro ed ambientale dell’istituto, ed è specializzato in ricerca operativa e teoria delle decisioni. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a fare alcune riflessioni sul diffondersi del virus, a partire dal quadro informativo noto. Con i dati a disposizione, è possibile misurare l’andamento della pandemia in un territorio specifico e in un tempo dato? «I dati disponibili sono attualmente quelli rilasciati dalla Protezione Civile (ww.github.com) e riguardano i ricoverati con sintomi, i pazienti in terapia intensiva, i soggetti in isolamento domiciliare, i casi attualmente positivi, i nuovi casi, i soggetti dimessi (e quindi guariti) e i deceduti. I dati relativi al totale dei casi sono disponibili per provincia e analisi territoriali sono possibili eventualmente per questa grandezza. Dal punto di vista epidemiologico, per l’analisi dell’andamento delle curve epidemiche, il dato di maggiore rilevanza è il numero di nuovi casi, ma l’identificazione di trend significativi è molto complessa, in particolare perché il periodo temporale disponibile è ancora molto limitato. Le analisi epidemiologiche, inoltre, per loro natura possono contribuire a identificare l’andamento dei fenomeni, ma prevederne lo sviluppo necessita di assunzioni e ipotesi che devono considerare i comportamenti sociali, i tempi di reazione, il periodo di incubazione del virus

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e numerose altre condizioni di estrema com- nazionale, ma i tempi dipendono in misuplessità che i modelli matematici possono ra determinante dalla capacità complessiva cogliere solo in minima parte». della società di rispettare le prescrizioni e le In che modo, quindi, i comportamenti raccomandazioni di isolamento sociale e di sociali intervengono nell’analisi epidemio- igiene». logica? Che rilevanza hanno avuto le preQuanto o in che modo i dati, invece, scrizioni normative hanno influenzano le e la modifica delle misure emanate per Il contenimento del virus abitudini dei cittadini incidere sui compornelle valutazioni statamenti? dipenderà dalla capacità tistiche fino a questo «È molto difficile complessiva della società momento effettuate? rispondere. Le analisi «È certo che, in di rispettare le prescrizioni dei dati sono certaassenza di un vaccino, mente un parametro l’isolamento sociale essenziale nelle scelte sia la strada maestra per ridurre e ritardare di sanità pubblica. Questo vale in generale il livello di contagio. È altrettanto indiscuti- ed è ancora più indiscutibile nelle situaziobile che nelle aree di prima diffusione dell’e- ni di emergenza come quella che stiamo pidemia, le misure restrittive abbiano già vivendo. La produzione sistematica e traprodotto effetti efficaci. È prevedibile che sparente di dati affidabili è una variabile tali effetti saranno evidenti anche a livello fondamentale in ogni ambito delle politi-


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che sanitarie e in generale di welfare. An«Come si diceva, le curve matematicora di più nel momento in cui è necessario che possono contribuire ad interpretare i prendere decisioni molto rapidamente e fenomeni, ma il passaggio a modelli di prebasate sull’evidenza. Un aspetto che forse visione richiede l’interazione di una serie è utile sottolineare è che il mondo della di competenze oltre la statistica e l’epidericerca scientifica è per sua natura privo miologia. Con questa premessa tutti coloro di confini ed incline che si occupano di alle collaborazioni epidemiologia sono Le curve matematiche internazionali e quenaturalmente portati sto è prezioso anche che descrivono il fenomeno a studiare con attenin questa fase. Oggi zione l’evolversi delle sono diversificate in tutto il mondo i ricurve epidemiche. In cercatori lavorano inquesta fase certamenterritorialmente sieme nello sforzo di te si può ritenere che produrre un vaccino gli andamenti siano sicuro ed efficace, nel definire un protocol- molto diversificati territorialmente. È nelo di cura più efficace possibile, nell’analiz- cessario monitorare con estrema attenzione zare le curve epidemiche». il fenomeno nella fiducia che si possa intraQuali sono i principali caratteri delle vedere al più presto se non una riduzione interpretazioni relative alle curve tracciate dell’andamento, almeno una flessione del ritmo di crescita». (S. L.) con i dati disponibili?

Alessandro Marinaccio

Chi è

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opo la laurea in Scienze Statistiche all’Università “Sapienza” di Roma, si è specializzato in ricerca operativa e teoria delle decisioni. Ha insegnato statistica medica nella stessa università. Attualmente è primo ricercatore presso l’Inail, dove dirige il laboratorio di epidemiologia. Si occupa di sorveglianza delle malattie professionali, in particolare di quelle amianto correlate, ed è membro del Collegium Ramazzini.

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Letalità circa al 10% per il coronavirus in Italia Anziani più a rischio. Difficile quantificare gli asintomatici

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a letalità del Covid-19 in Italia al momento è circa al (27,8%), seguita da danno cardiologico (10,8%) e sovrainfe10% (anche se non si conoscono dati su asintomatici zione (10,2%). C’è poi il caso degli asintomatici. Potrebbero ed eventuali altri malati non sottoposti a tampone, oscillare fra il 20% e il 60% dei casi reali, ma nessuno sa anche influenzerebbero la statistica), i pazienti deceduti cora di preciso quante siano le persone che, pur avendo l’infepositivi hanno una media di 80 anni, e sono prevalentemente zione da coronavirus, non hanno sintomi e di conseguenza non maschi. fanno il tampone, restando in questo modo una realtà somL’Istituto Superiore di sanità ha tracciato un profilo mersa e sconosciuta. Conoscerne il numero sarebbe importante dell’impatto del virus nel nostro Paese. Il numero medio di per avere un’idea più realistica delle dimensioni dell’epidemia patologie osservate tra i pazienti deceduti positivi a Covid-19 è in Italia e lo sarebbe stato soprattutto nella fase iniziale. In di 2,7. Complessivamente, secondo i dati di un analitico report particolare dopo l’identificazione dei primi casi individuare le dell’Iss, 6 pazienti (1,2% del campione) non presentavano nespersone senza sintomi, ma in grado di trasmettere l’infezione, suna patologia pregressa, 113 (23,5%) presentavano una paavrebbe permesso di rintracciare coloro con cui erano state a tologia, 128 presentavano 2 patologie (26,6%) e 234 (48,6%) contatto, aiutando a rallentare la diffusione. presentavano 3 o più patologie. Un report Per il presidente del Consiglio superioche sottolinea, ancora una volta, come “rere di sanità, Franco Locatelli, «il contributo L’Istituto superiore di sanità degli asintomatici alla diffusione dell’epista alto il numero di deceduti positivi per Covid-19 che hanno una o più malattie predemia è decisamente inferiore a quello dei ha tracciato un profilo esistenti”. sintomatici». Diversa la posizione di parte dell’impatto del virus Tra i deceduti per o con Covid-19 le della comunità scientifica, che in una lettedonne sono meno della metà degli uomini ra aperta a Governo e Regioni osserva che nel nostro Paese e la loro età è più alta rispetto a quella dei «le attuali strategie di contenimento basate maschi (83,7 e 79,5). Sono 17 i morti con sulla identificazione dei soli soggetti sintoun’età inferiore ai 50 anni, di cui 5 avevano meno di 40 anni matici non sono sufficienti alla riduzione rapida della estensioed erano tutti di sesso maschile, tra i 31 e i 39 anni, con gravi ne del contagio nelle popolazioni affette». A stimare il numero patologie preesistenti. degli asintomatici in Italia sono due ricerche condotte in LomL’indagine epidemiologica dell’Iss indica anche che la trabardia e in Veneto, dalle quali emergono due stime purtroppo smissione dell’infezione è avvenuta in Italia per tutti i casi, ad lontane fra loro: il 20% nel primo caso e del 60% nel secondo. eccezione dei primi tre segnalati dal Lazio. L’età media dei pa«È possibile che in Lombardia ci sia una stragrande magzienti positivi al virus e deceduti è più alta di oltre 15 anni gioranza di asintomatici», ha detto l’infettivologo Massimo rispetto a quella dei pazienti che hanno solo contratto l’infezioGalli, dell’Ospedale Sacco e dell’Università Statale di Milano. ne (80,5 anni deceduti; con infezione 63 anni). L’insufficienza «Verosimilmente - ha aggiunto - in questa area geografica c’è respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata una parte enorme di persone infettate, si parla di moltissimi in questo campione (97,2% di casi), poi il danno renale acuto pazienti non registrati». (D. R.)

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Covid-19, pipistrelli sotto accusa Ma si cerca l’ospite intermedio. La genesi del virus

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ra il 2002 e il 2003 ha causato la Sars, nel 2015 è stato Si è ipotizzato che questo ruolo lo abbiano avuto alcune il responsabile della Mers ed ora il SarsCoV2 ha scatespecie di serpenti, frequentemente venduti nei mercati di aninato un’epidemia partita tra dicembre 2019 e gennaio mali vivi, ma lo studio scientifico che ha proposto quest’ipotesi 2020 dalla città cinese di Wuhan. Da allora il virus è ha utilizzato un metodo indiretto per dimostrarla, non compaarrivato in decine di paesi forse veicolato da persone con sintorando isolati di virus dai serpenti, dai pipistrelli e dall’uomo, ed mi lievi sfuggite a ogni controllo. Per la terza volta negli ultimi alcuni esperti hanno criticato lo studio, affermando che non è 20 anni un coronavirus degli animali ha imparato ad aggredire chiaro se i coronavirus possono infettare i serpenti. Anche una l’organismo umano. Una delle prime domande alle quali si cerricerca che ha indicato il pangolino come probabile serbatoio ca una risposta riguarda il processo che ha permesso a un viper il Sars-CoV2 è in attesa di conferme. rus caratteristico del mondo animale di adattarsi all’organismo Anche l’Iss, attraverso la partecipazione al consorzio euroumano. È il processo chiamato salto di specie. Il coronavirus è peo Mood (Monitoring Outbreak events for Disease surveillantipico dei pipistrelli, ma il passaggio che lo trasforma in un virus ce in a data science context), finanziato dalla Commissione Ue aggressivo per l’uomo avviene di solito in un animale intermenell’ambito del programma H2020, è coinvolto nella raccolta dio; per la Sars era stato lo zibetto e per la di informazioni a livello internazionale sugli Mers il cammello. Nel caso del coronavirus aspetti ecologici e il coinvolgimento degli Per la terza volta negli ultimi animali. SarsCoV2 i sospetti sono caduti prima sul serpente e poi sul pangolino, ma senza proDal punto di vista molecolare, gli 20 anni un coronavirus ve convincenti in entrambi i casi. aspetti che consentono ai coronavirus di degli animali ha imparato ad infettare diverse specie animali e l’uomo Il nuovo coronavirus 2019-nCoV, che l’Oms ha deciso di chiamare Sars-CoV2, aggredire l’organismo umano possono dipendere da modifiche e mutaisolato nell’uomo per la prima volta alla zioni nella proteina superficiale del virus fine del 2019, dalle analisi genetiche e dai che funge da recettore (le punte o “spike” confronti con le sequenze di altri coronavirus da diverse specie del virus) e favorisce l’attacco del virus ai recettori delle celanimali sembra essere originato da pipistrelli. In particolare due lule del nuovo ospite ed il suo ingresso nella cellula per recoronavirus dei pipistrelli condividono l’88% della sequenza plicarsi. genetica con quella del Sars-CoV2 (rispetto ad altri due coroOppure possono dipendere dalla possibilità di ingresso nelnavirus noti per infettare le persone - Sars e Mers - Sars-CoV2 la cellula indipendente dal legame tra proteina virale e recettore condivide circa il 79% della sua sequenza genetica con Sars e come via alternativa per la trasmissione tra le diverse specie aniil 50% con Mers). Come per Sars-CoV e Mers-CoV, si ipotizza mali e l’uomo. Studi del genoma e della biologia dei coronavirus che la trasmissione non sia avvenuta direttamente da pipistrelli (CoV), in particolare di Sars-CoV, hanno evidenziato frequenti all’uomo, ma che vi sia un altro animale ancora da identificare passaggi a diversi ospiti, sia passaggi da animali all’uomo (zoche ha agito come una specie di trampolino di lancio per traonosi), da uomo ad animali (zoonosi inversa) o da una specie smettere il virus all’uomo. animale ad un’altra specie animale diversa. (D. R.) Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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SANITÀ PUBBLICA, VENTIMILA ASSUNZIONI IN ARRIVO Anche i biologi tra le professioni sanitarie riconosciute: possibili spiragli per tutti i lavoratori del comparto salute 22 Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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na rivoluzione per il mondo delle professioni sanitarie: l’emergenza Coronavirus si affronta anche ripartendo dal lavoro, cioè dalle assunzioni. Che, secondo il piano straordinario annunciato dal ministro della Salute Roberto Speranza, dovrebbero toccare quota 20mila: 4.800 medici, 10mila infermieri, 5mila operatori socio-sanitari e biologi, “anello forte”, quest’ultimo, di una catena - quella del Servizio Sanitario - che non può fare a meno del loro cruciale contributo. Un cospicuo numero di “rinforzi”, dunque, da destinare alle Regioni (in base alle richieste ed alle necessità) per uno stanziamento di 600 milioni di euro. Si tratta del «più grande investimento sul personale sanitario che si sia mai visto», lo ha definito il ministro della Salute Roberto Speranza. Ed a lui è andato «il ringraziamento dei Biologi per la sensibilità mostrata nei confronti di una categoria, la nostra, che vanta non pochi meriti in questa fase delicata dell’emergenza sanitaria che attraversa il Paese» ha commentato il senatore Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Una fase, ha aggiunto D’Anna

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SALUTE

Le strutture del Ssn: i numeri

Sii tratta del «più grande investimento sul personale sanitario che si sia mai visto». Così lo ha definito il ministro della Salute Roberto Speranza «nella quale l’Italia intera è chiamata a fronteggiare un’epidemia virale di portata mondiale». Ebbene, ha aggiunto ancora il presidente dell’ONB «in frangenti del genere il nostro pensiero non può che andare ai tanti nostri colleghi biologi, in particolar modo ai precari, che, pur operando in condizioni di estrema difficoltà, stanno dando prova di grande affidabilità, professionalità ed abnegazione, a volte anche h24, nella difficile lotta contro il coronavirus». Numeri importanti, dunque, quelli snocciolati dal decreto assunzioni varato dal governo, che vanno a potenziare un Servizio Sanitario Nazionale, quello italiano, considerato un’eccellenza a livello mondiale. Non giovanissimo, ma neanche troppo “anziano”, quello che oggi si prende cura della nostra salute ha assunto la piena operatività il primo luglio 1980, quasi 40 anni fa, accompagnando alla porta il sistema garantito dalle casse assistenziali denominate “mutue”. Un Servizio, quello odierno, che a partire dalla legge 833 del 1978 livella l’assistenza garantendola a tutti i cittadini, nella piena attuazione dell’art. 32 della Costituzione. Oggi, però, questo sistema soffre: soffre per mancanza di personale, per un’età media elevata – che si tradurrà, entro il 2025, in 40mila pensionamenti tra medici di medicina generale, guardie mediche e pediatri (dati Enpam) – e che, con le disposizioni straordinarie annunciate nei giorni scorsi dal ministero, potrebbe iniziare a tirare un sospiro di sollievo. Ma, in attesa, che 20mila nuove unità rinvigoriscano il Servizio sanitario nazionale, qual è oggi la fotografia del settore? Ricostruire lo spaccato dei professionisti della salute è un percorso complesso, in assenza di una determinazione omogenea dei dati. Secondo quelli Istat – del 2017 gli ultimi disponibili – i medici sono in totale 241mila, se si sommano i generici e gli specialisti: un dato che, scorporato, può essere letto anche calcolando qual è l’inci-

denza del personale sanitario ogni 1000 abitanti. E il risultato è presto detto: per i primi, non si arriva neanche ad una unità (0,9); per i secondi, mediamente, si raggiungono i 3,9 ma dando uno sguardo alle principali specializzazioni il numero scende precipitosamente: 0,21 anestesisti ogni 1000 abitanti; 0,15 chirurghi; 0,07 geriatri, in un paese che invecchia costantemente e segna il record europeo di ultracentenari. Per dipingere il quadro dei lavoratori della sanità, a quei 241mila medici vanno aggiunti poco meno di 50mila odontoiatri, circa 16mila ostetriche e 71mila farmacisti. E ancora, quelli delle professioni sanitarie infermieristiche, che ammontano a 351mila: una cifra inadeguata, se è vero che in Italia, secondo la FNOPI, la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, «il rapporto tra medici e infermieri, invece di essere di uno a tre come indicato a livello internazionale, crolla a volte fino a sfiorare la parità». Nel Rapporto Sanità 2018 - SSN40 realizzato da Nebo Ricerche PA – viene avanzata una ricostruzione del numero di medici dipendenti pubblici: per il passato, una ricostruzione indiretta, visto che a valle della riforma del ‘78 risultavano 71.000 medici dipendenti pubblici interessati dal rinnovo del contratto, di questi quasi 60.000 indicati come ospedalieri. Il personale medico e infermieristico del Servizio sanitario nazionale è aumentato fino al 2008, con un valore simile all’ultimo dato disponibile (2016) del Conto Annuale del Personale: circa 104.500 i medici dipendenti del SSN e quasi 262.500 gli infermieri. Sensibili le variazioni a livello territoriale: per il 2016, dice il Rapporto, la media nazionale di 17 medici per 10.000 abitanti è frutto di valori locali che vanno dai 13 del Lazio agli oltre 26 della Sardegna. In questo scenario, dal 2018, i biologi rientrano nelle oltre 30 professioni sanitarie riconosciute dal Ministero: Atlante Sanità, il

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ono circa mille le strutture del Servizio Sanitario Nazionale che forniscono assistenza ospedaliera (erano 1422 nel 1955), 8.867 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 7.372 per l’assistenza territoriale residenziale, 3.086 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.586 per l’altra assistenza territoriale e 1.122 per l’assistenza riabilitativa. Le strutture che erogano assistenza ospedaliera e quelle che forniscono altra assistenza territoriale sono in maggioranza pubbliche (rispettivamente 51,8% e 87,0%). L’Annuario statistico del servizio sanitario nazionale anno 2017 – da cui sono tratti questi dati - punta l’attenzione anche sull’area dell’emergenza, quella che in questo momento storico rappresenta il punto nevralgico del sistema: il 55% degli ospedali pubblici risulta dotato di un dipartimento di emergenza e oltre la metà del totale degli istituti (65,4%) di un centro di rianimazione. Il pronto soccorso è presente nel 79,9% degli ospedali.

database della sanità italiana che comprende oltre 1,3 milioni di operatori, conta 67.504 biologi di diverse specializzazioni (clinici, molecolari, ambientali) e il deficit della sanità italiana non risparmia neanche loro. A questo segno negativo generale prova a dare risposta il decreto-legge del 6 marzo che introduce misure straordinarie e urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale. Dichiarato l’obiettivo di rafforzare la rete di assistenza territoriale e le funzioni del ministero della Salute, attraverso l’incremento delle risorse umane e strumentali: prevista perciò l’assunzione di medici specializzandi, secondo le norme specificate nel decreto stesso, da destinare allo svolgimento di specifiche funzioni; il conferimento straordinario (per la prima volta) di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario in quiescenza per la durata dell’emergenza, così come il richiamo di pensionati. Un esercito di professionisti che forse non potrà ancora colmare il gap, ma che certamente darà un contributo importante a questo gigantesco sforzo collettivo. (C. D. M.). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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Coronavirus e istruzione a distanza Banchi vuoti, ma la scuola continua via web

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emergenza sanitaria ha investito il mondo della scuola. Luogo dove il contatto tra le persone è inevitabile e, dunque, le prime azioni stringenti del Governo, per arginare il diffondersi del coronavirus, non potevano non interessare il sistema dell’istruzione. Il telelavoro, o lavoro agile, è arrivato in soccorso della scuola, affinché l’anno scolastico non vada perduto. I dirigenti scolastici hanno dato istruzioni ai docenti per dialogare con le famiglie e continuare il percorso formativo, certo con inusuali restrizioni, ma con la maggiore efficacia possibile. Il Ministero dell’Istruzione ha emanato delle note con istruzioni operative per chiarire da subito cosa si intende per didattica a distanza e per approfondire altre tematiche: la questione della privacy, la progettazione delle attività, l’attenzione agli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali e la valutazione delle attività didattiche a distanza.. In queste settimane difficili, la didattica a distanza, ha scritto il Ministero, ha avuto e ha due significati. Da un lato, sta servendo a “mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza”, combattendo “il rischio di isolamento e di demotivazione”. Dall’altro lato, è essenziale per “non interrompere il percorso di apprendimento”. Certo, la spensieratezza dei giorni migliori sembra lontana, ma, l’auspicio di tutti, è che si possa ritornare presto alla normalità e che gli studenti possano tornare ad affollare le classi e portare a termine l’anno scolastico. La formazione a distanza serve anche a garantire il numero minimo di giornate scolastiche affinché l’anno risulti valido. Infatti il ministero ha chiarito che “le assenze degli alunni nei periodi di sospensione ‘forzata’ delle attività didattiche non saranno conteggiate ai fini della validità dell’anno scolastico. Allo stesso modo, l’anno scolastico è comunque valido, anche qualora non dovesse raggiungere il minimo di 200 giorni previsti, in quanto si

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Lucia Azzolina, Ministro dell’Istruzione.

tratterebbe di una situazione dovuta a cause di forza maggiore”. Dunque, si tratta di una situazione straordinaria di impedimento alle attività di aula. Infatti, come previsto dal decreto del 9 marzo del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono state sospese le attività didattiche in tutte le scuole del Paese fino al prossimo 3 aprile. Sospesa anche la frequenza delle attività di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, ferma restando la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Dunque, un piccolo grande sforzo per alunni, studenti e docenti. Si rimane a casa e si studia a distanza con la speranza di festeggiare insieme la fine dell’anno scolastico. (F. F.)


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Coronavirus e distanza minima di sicurezza Basta davvero un metro a evitare il rischio di essere contagiati?

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uando la misura è stata adottata per la prima volspiega con semplicità e immediatezza Maurizio Di Mauro, dita, nello stupore generale, ha scatenato l’ironia di rettore generale dell’ospedale Cotugno di Napoli, centro di rimolti: sul metro di distanza da rispettare per ridurre ferimento per il Sud Italia specializzato nella cura di persone afle possibilità di contagio, sul web si sono sprecati i fette da malattie infettive e in piena emergenza per il Covid-19. meme, un modo per esorcizzare la paura ma anche per “fami«Il coronavirus viene trasmesso per via orale attraverso le liarizzare” con una decisione che, almeno all’inizio, è sembrata goccioline di Flügge – spiega Di Mauro - che vengono emesse più una premura che altro. dalla bocca con un colpo di tosse, con uno starnuto ma anche Ma quella distanza è importante, ora lo sappiamo, e capire semplicemente parlando se non vi è sufficiente distanza tra due perché può aiutarci ad adottare comportamenti – tutto sommapersone. La distanza di almeno un metro può effettivamente to non particolarmente ardui - in grado di proteggere noi stessi evitare la trasmissione del virus. Il coronavirus ha rapidissima e gli altri. Non è stato subito chiaro quale fosse la distanza esatdiffusione perciò bisogna evitare di stare in luoghi affollati, bita per limitare il rischio di contagio: un metro e 82 centimetri, si sogna lavarsi spesso le mani e proteggersi quando si tossisce o si è detto, molto di più, un po’ di meno. starnutisce». Le goccioline di Flügge, in sostanza, sono microA fare chiarezza – almeno sulle misure gocce di saliva in grado di rimanere sospese – sono arrivate le varie disposizioni attuanell’aria. Il coronavirus si trasmette tive del decreto legge 23 febbraio 2020, n. Calcolare la distanza giusta per evitare 6, recante misure urgenti in materia di concontagi non è semplice: al momento, però, con le goccioline di Flügge, tenimento e gestione dell’emergenza epidela comunità scientifica sembra convergemicrogocce di saliva miologica da COVID-19. E la risposta, conre su un metro. Massima cautela, dunque: tenuta nell’Allegato 1 contenente le misure contatti interpersonali ridotti al minino inche rimangono nell’aria igienico-sanitarie da rispettare, è arrivata: dispensabile. «mantenimento, nei contatti sociali, di Lo ribadisce la lunga serie di decreti una distanza interpersonale di almeno un metro». firmati dal premier Giuseppe Conte, vietando, ad oggi, ogni Tra tutte le prescrizioni - non toccarsi occhi, naso e bocca forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti con le mani; coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce al pubblico e consentendo le sole attività svolte all’aperto esclu– è forse la meno immediata da attuare, soprattutto prima che sivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto le misure diventino drastiche: basta camminare sul marciapiedella distanza interpersonale di un metro. «Se un soggetto sa di de e accorciare involontariamente le distanze, o lavorare in un essere venuto a contatto con soggetto potenzialmente infetto – ufficio dagli spazi non troppo ampi e ritrovarsi spalla a spalla, precisa, per concludere, Di Mauro -, ha il dovere di mettersi in o quasi, con un collega. Man mano che le disposizioni del Goquarantena anche in assenza di sintomi. Se poi compaiono febverno diventano più stringenti, la difficoltà sembra scemare: ma bre o tosse deve chiamare il proprio medico per chiedere cosa perché è così importante tenersi a distanza? E perché proprio fare. Il tampone si fa solo a persone con sintomi conclamati che un metro? Di cosa si parla quando si parla di “Droplet”? Lo rientrano nella definizione di caso». (C. D. M.). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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CORONAVIRUS E TRASMISSIBILITÀ IN GRAVIDANZA Dal Policlinico di Milano, regole e accorgimenti per le future mamme 26 Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

di Marco Modugno

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li esperti del Policlinico di Milano, in una situazione così particolare per il nostro paese, hanno cercato di dare più risposte possibili riguardo ad un tema molto importante, come quello della gravidanza. Ecco alcune regole e accorgimenti da seguire per le future mamme. Innanzitutto vediamo quelle che sono le precauzioni da adottare, spiegate dal Dott. Enrico Ferrazza Direttore di Ostetricia al Policlinico di Milano. È raccomandabile per le donne in gravidanza, nel caso escano per recarsi al supermercato, di indossare sempre la mascherina e di lavarsi frequentemente le mani. Due azioni semplici ma che devono essere ben

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Secondo i dati rischio in nostro possesso, il rischio per le donne in gravidanza di contrarre il Covid-19 non risulta essere elevato

spiegate. Le mascherine devono essere usa e getta. Non devono mai essere tenute per più di qualche ora, mai riposte in tasca e indossate nuovamente, poiché le goccioline che contengono il virus possono essere rimaste sulle mascherine, così invece da fungere come protezione diventerebbero un raccoglitore di rischio. Bisogna quindi sempre ricordarsi quattro passaggi semplicissimi: 1) indossarla 2) toglierla 3) gettarla e 4) lavarsi immediatamente le mani. Per l’igiene delle mani si consiglia di lavarle o con un gel in acqua calda o con il sapone, ricordarsi di pulire con accuratezza tutta la superficie delle mani per un tempo di almeno 60 secondi. È un passaggio che va fatto ripetutamente durante tutto l’arco della giornata, in quanto questo il virus sembra sopravvivere molto di più sulle superfici rispetto al comune virus dell’influenza. Secondo i dati forniti attualmente, il rischio delle donne in gravidanza di contrarre il COVID-19 non risulta essere elevato. Da quando è iniziata questa epidemia, sappiamo che le persone anziane con fragilità e i soggetti con pregresse patologie sono quelli più esposti a contrarlo. Lo stesso discorso bisogna farlo anche riguardo a donne incinte ma che presentano situazioni di diabete gestazionale, obesità o ipertensione. Quello che più spaventa in questi casi è non sapere cosa può accadere se una donna in gravidanza dovesse contrar-

re il virus e soprattutto quali sarebbero i rischi per il feto. Quello che gli esperti ci dicono è incoraggiante, infatti nei casi in cui una donna in gravidanza dovesse risultare contagiata dal virus e presenti i sintomi, sappiamo che questo virus non attraversa la placenta. Quindi se la mamma dovesse essere infetta, siamo certi che non riuscirebbe a trasmettere il virus al bambino, né durante la gravidanza né tantomeno durante il parto. A tal riguardo è consigliato procedere con il parto naturale rispetto al parto cesareo poiché potrebbe esporre più ad un rischio di trasmissione. Ogni ospedale inoltre si sta organizzando, predisponendo dei percorsi sicuri separati per le donne con sospetto di COVID-19 e quelle che presentano effettivamente una positività. Sono state allestite quindi camere e sale parto separate, sistemi di protezione studiati ad hoc per il personale che assiste, per le mamme e per l’accompagnatore, in modo da far sì che non ci sia una commistione con i flussi normali delle donne sane che vengono a partorire. Nel caso in la paziente presenti sintomi parainfluenzali - indipendentemente dall’epidemia attuale di COVID-19 - l’amniocentesi e la villo centesi vengono posticipate fino a quando non risulti completamente guarita. I normali controlli ambulatoriali non subiscono alcun tipo di variazione, sempre rispettando e tenendo a mente le precauzioni da dover adottare, mentre i corsi preparto sono aboliti poiché prevedrebbero una situazione di affollamento che non permetterebbe di rispettare le distanze di sicurezza. Anche per le donne in stato di gravidanza i sintomi da tenere presenti sono

Anche per le donne in dolce attesa, i sintomi da tenere presenti sono sempre quelli respiratori

quelli di qualsiasi affezione delle vie respiratorie: secchezza di naso e gola, piccole difficoltà respiratorie, tosse, sensazione di fatica a respirare, respiro frequente. Tutti i sintomi classici dell’influenza o anche più lievi. In tal caso bisogna chiedere un consiglio al medico curante e, se i sintomi sono acuti e gravi, è necessario rivolgersi ad un pronto soccorso ostetrico ginecologico. Un altro aspetto che deve essere chiarito è quello che riguarda l’allattamento, Fabio Mosca, direttore di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale della Clinica Mangiagalli, ha cercato di dare le giuste risposte sul tema. Per prima cosa intanto bisogna chiarire che una mamma che risulti positiva al Covid-19 può allattare purché prenda delle precauzioni rafforzate. Bisogna distinguere tra paziente poco sintomatico, quindi in fase di guarigione o in assenza di tosse, per capirci meglio una mamma senza febbre, tosse o raffreddore, in questi casi l’allattamento non comporta alcun tipo di trasmissione così come avviene nella normale influenza quindi si può procedere all’allattamento materno senza pericolo di contagio poiché dal latte non c’è trasmissione. Nel caso invece si dovessero manifestare i sintomi, non devono venire a mancare le accortezza di igiene quindi il lavarsi frequentemente le mani e indossare la mascherina sia durante l’allattamento che quando si tiene il neonato vicino, mantenere una distanza di almeno due metri e utilizzare anche una sorta di paravento durante la notte o durante il sonno per evitare la trasmissione per vie respiratorie. Tutte queste accortezze dovranno mantenersi finché la mamma risulti positiva. Un ulteriore forma di sicurezza potrebbe essere l’utilizzo di latte donato che come afferma l’esperto: «È senza ombra di dubbio un latte sicuro, sottoposto a tutta una serie di esami ancora prima che avvenga la donazione, e successivamente sottoposto a trattamenti di pastorizzazione che distruggono virus o batteri, e nuovamente controllato al fine di fornire un prodotto sicuro al 100%». Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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CANI, GATTI E ANIMALI DOMESTICI NESSUN CONTAGIO DA COVID-19 Nessun pericolo nei contatti con i nostri amici a quattro zampe, che non trasmettono all’uomo il Coronavirus 28 Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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Anche in Italia, associazioni veterinarie, biologi e scienziati sottolineano da tempo come non esistano prove di trasmissione dell’infezione dall’animale all’uomo

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a domanda, lecita, è una delle più lette sul sito del ministero. Possono gli animali domestici, in nostri amici a quattro zampe, trasmetterci il coronavirus oppure viceversa? In questi momenti di grande confusione legati alla pandemia da Covid-19, con centinaia di migliaia di casi confermati e oltre 10mila morti, ogni domanda, dubbio, sospetto, è a caccia costante di risposte. Quella legata al ruolo degli animali poi, in questa epidemia, è ancora più comprensibile se si pensa al delicato intreccio fra uomo-animali e trasmissione del virus. Come riportato sul sito del governo italiano che ci aggiorna sulle condizioni dello sviluppo del virus, nel 2002 la Sars-Cov fu trasmessa dagli zibetti agli esseri umani in Cina e la MERS-Cov, epidemia iniziata in Arabia Saudita nel 2012, fu un passaggio da dromedari ad esseri umani. I coronavirus sono diversi e i casi di trasmissione molto differenti, ma anche nell’analisi del Covid-19, quello che sta mettendo il mondo in ginocchio, è stata comprovata l’origine “naturale” del virus, dopo tante illazioni circolate soprattutto in rete che fosse un virus “creato in laboratorio”. Non c’è ancora alcuna certezza, ma la fonte animale ipotizzata potrebbe essere un pipistrello, anche se appunto non è ancora stata identificata. Così come è dubbio il ruolo di un altro animale, il pangolino, nella delicata catena che ha portato il virus all’uomo. Questo dubbio, legittimo, sul ruolo degli animali, ultimamente ha scatenato illazioni anche sulla possibile trasmissione da parte di cani e gatti, o in generali animali da compagnia, all’uomo. Bene, non c’è alcuna prova di ciò e al momento, dunque, la tesi è che cani e gatti non contraggano il virus e non possano diffonderlo. Sulla contrazione del virus c’è un “però” e riguarda soprattutto un cane di Hong Kong. Si tratta di un volpino di

Pomeriana di 17 anni che intorno a fine febbraio risultò positivo al test per coronavirus e diventò il primo (e allora unico) animale finito in quarantena per il virus. Appena due giorni dopo la fine della sua quarantena il volpino purtroppo è deceduto. Ma, ricordano subito le autorità dal Dipartimento per l’Agricoltura, la Pesca e la Conservazione di Hong Kong, l’animale “non è morto per coronavirus”. La necroscopia è stata negata dalla proprietaria, ma secondo i veterinari che hanno accertato il decesso l’animale è probabile sia morto per vecchiaia o altri motivi: il virus non c’entra, tanto che sarebbe risultato negativo a successivi esami. Il cane era infatti risultato soltanto “debolmente positivo” al Covid-19 e in ben due test effettuati a metà marzo era negativo al coronavirus. La sua padrona, una 60enne, era risultata invece positiva: ricoverata, è stata dimessa poco dopo. «Il cane non aveva sviluppato alcun nuovo sintomo ed è molto improbabile che il virus abbia contribuito alla sua morte» hanno commentato ai media cinesi gli esperti che hanno analizzato il caso. Anche in Italia, le associazioni veterinarie, biologi e altri scienziati che stanno studiando i dettagli del virus, sottolineano da tempo come non esistano prove di trasmissione dell’infezione dall’animale all’uomo. Un messaggio contrario potreb-

be, se mal compreso dalla popolazione, aumentare le politiche di abbandono che già si stanno verificando anche in Italia e si sono verificate in Cina, soprattutto nell’Hubei, nel primo periodo del contagio e isolamento. Tanto che, sottolinea ai media anche Marco Melosi, presidente dell’Associazione medici veterinari italiani (Anmvi), va ribadito che «cani e gatti non comportano alcun rischio di contagio da coronavirus», stesso appello sposato in più occasioni dagli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per scongiurare il rischio di abbandono, nel frattempo in Italia è anche partita la campagna #NoiNonSiamoContagiosi, slogan rilanciato dalla Croce Rossa e dai veterinari per prevenire gesti ingiustificati come l’abbandono di un animale per paura che possa contagiare con il nuovo coronavirus. «L’unico contagio che i nostri amici cani e gatti possono trasmetterci è l’Amore e la Fedeltà! #NonLiAbbandonate». Mentre in Italia il cane sta diventando, oltre che per i suoi bisogni fisiologici, una “scusa” per molte persone per uscire di casa in questo difficile periodo di isolamento, in Cina, per esempio nella zona di Wuhan, purtroppo in piena epidemia ci sono state migliaia di casi di animali (cani e gatti) lasciati soli in appartamenti, magari durante ricoveri o evacuazioni. Così è accaduto che gli animali domestici, per diversi giorni, siano rimasti senza cibo e acqua, fino all’arrivo dei soccorsi. Per fortuna, in Italia questo problema non si sta verificando. Anche perché, ricorda l’associazione medici veterinari italiani «in questi giorni di isolamento i nostri amici animali stanno mostrando quanto è importante il loro ruolo all’interno delle famiglie italiane. Molti anziani sarebbero stati completamente da soli nelle loro case, invece hanno la compagnia dei loro animali». Appunto: di contagioso, per gli amici pelosi, c’è solo l’amore. (G. T.). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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L’altra emergenza è la disinformazione online I colossi del web si accordano per indirizzare le ricerche su #coronavirus

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e misure per fronteggiare l’emergenza riguardano anFilloux - è una prerogativa del gruppo di ingegneri incaricato che la comunicazione. E la mobilitazione per una cordell’integrità del principale motore di ricerca e viene eseguita retta informazione sul coronavirus ha chiamato in caunella sede di Google a Mountain View, in California». Inoltre, sa anche i colossi del web. Google ha messo a disposizione del Governo francese anche Il Ministero della Salute, per esempio, ha sottoscritto un una versione speciale di Google Trends, il software che analizza accordo di collaborazione con Facebook, con l’obiettivo di inle tendenze della ricerca online, per fornire all’amministrazione dirizzare gli utenti verso dati attendibili. Dallo scorso 7 febdati sul comportamento informativo dei cittadini, utili a costrubraio, alle ricerche degli utenti italiani sul coronavirus il social ire strategie di risposta adeguate. network fondato da Mark Zuckernberg suggerisce subito una Come effetto dell’impegno garantito dalle multinazionavisita al sito del Ministero. «La corretta informazione è parte li del web all’organizzazione Mondiale della Sanità, cercando della prevenzione», ha spiegato il ministro Roberto Speranza “coronavirus” su Chrome, il motore di ricerca di Google, al prinel commentare l’iniziativa. L’accordo in questa direzione è stamo posto tra i risultati appare un alert “SOS”, rafforzato da una to poi esteso anche a Google Italia e Youfascia rossa, che rinvia a un elenco di link Tube. istituzionali. Usando, invece, Edge, il motoIn Italia, come in molti altri Paesi, quali Esiste un accordo tra Ministero re di ricerca di Microsoft, il primo risultato Spagna, Australia e Brasile, anche Twitter è un elenco di informazioni utili, quali faq, della Salute, Facebook, ha garantito un filtro alle ricerche per connumeri verdi regionali, regole da seguire. trastare la diffusione di notizie non verificaGoogle e Microsoft sono anche tra le Google Italia e Youtube te sul #coronavirus. multinazionali che, in Italia, per sostenere per veicolare dati attendibili la didattica a distanza durante la chiusura In Francia il Governo ha chiesto aiuto a Google per cercare di far prevalere la di scuole e università, hanno messo a dispopropria comunicazione ufficiale che non sizione con condizioni agevolate le suite di riusciva a imporsi su altre voci meno autorevoli. Il punto insoftware dedicati alle attività collaborative, dalla scrittura alle formativo del servizio sanitario francese non riusciva a ottenere videochat multiple, alla gestione dei moduli per il calcolo. visualizzazioni significative - soprattutto, ha fatto notare FreApple, nel frattempo, sta valutando le app a contenuto deric Filloux, direttore di Monday Note, spazio dedicato alle sanitario legate all’emergenza coronavirus per mantenere nel imprese digitali ospitato dalle piattaforme Medium e Quarz – a proprio store online solo quelle realizzate da organizzazioni causa delle scelte di stile e delle modalità poco chiare dei video o istituti riconosciuti. E da alcune settimane, negli Stati Unidiffusi. Google, che con il Governo francese aveva già in corso ti, Amazon sta verificando i prodotti in vendita, per eliminare una trattativa sul ristoro economico per le aziende editoriali, dagli elenchi disponibili quelli che promettono di “uccidere” ha accettato di collaborare, modificando il proprio algoritmo il virus – come nel caso di spray disinfettanti o saponi –, nella principale per aumentare il peso dell’autorevolezza della fonte consapevolezza che anche le parole utilizzate, in tempi critici, comunicativa della Sanità francese. «Tale modifica - ha spiegato hanno un effetto. (S. L.).

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Le notizie ai tempi del Coronavirus Intervista a Carlo Verna, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Carmen Paradiso

camente corretti. Dico di più. Penso che vadano ringraziati, in primis quelli che hanno accettato di stare nelle zone rosse, penso a Gabriele Lo Bello del Tg2 che da subito, chiuso in una di queste aree a rischio, informazione durante l’emergenza sanitaria del Coronaviha trasmesso quotidianamente il suo racconto. Non dimentichiamo rus ha un ruolo fondamentale. Oggi i giornalisti si sono troche il racconto diventa fondamentale, non è immaginabile che non ci vati di difronte a una crisi nuova che impone un’informasiano canali attraverso i quali seguire la vicenda e ascoltare indicazioni. zione attenta e precisa. «Bisogna ragionare come un buon Il racconto giornalistico in questa fase è fondamentale. In questo mopadre di famiglia» è una delle raccomandazioni espresse da Carlo mento l’informazione non può mancare». Verna, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Veniamo alla vicenda della bozza decreto pubblicato prima della Qual è stato il ruolo della stampa nel trattare le notizie sul Cosua ufficialità. Cosa ne pensa? vid-19? «Non è stato qualcuno che ha carpito l’indiscrezione impropriamente e poi l’ha resa pubblica. In quel caso sarebbe stata una violazio«Sicuramente vanno distinte le due fasi dell’emergenza. Nella prima è stato richiesto equilibrio, evitando allarmismo. Ma da un certo ne del segreto istruttorio e in quel caso si determina l’effetto fuga di momento in poi è venuta fuori l’esigenza, da notizie. Invece, la bozza del decreto è circolata parte di chi gestisce la comunicazione in relada più fonti. Io penso ci sia una responsabilità zione ai provvedimenti da prendere, di dare un Le regole per trattare le notizie da parte delle fonti e non da parte di giornalisti. senso di maggiore allerta al Paese. Tutti gli argoIl giornalista riceve la bozza di un decreto, da sono sempre le stesse: menti devono essere trattati con il massimo rigoparte di organi ufficiali e non puoi minimamenverità, pertinenza re e con verifica delle fonti. In sostanza niente di te immaginare che si tratti di qualcosa coperto nuovo, le regole sono quelle di sempre, ma oggi e continenza dell’informazione ancora dal segreto. Il giornalista ha il dovere di devono essere applicate con maggior attenzioinformare». ne. Da un certo punto in poi la stampa si è fatta Qual è il consiglio da dare ai colleghi per più allarmante, per poter sottolineare che si trattava di qualcosa di gestire al meglio questa vicenda, senza dimenticare la deontologia? molto importante. Credo che questo non sia il momento delle polemi«Maneggiare tutto con la massima cautela. Bisogna considerare che o delle critiche, adesso è il momento di seguire le indicazioni che che non c’è solo la notizia, ma anche l’impatto sociale della notizia. vengono date. Il Governo prende le decisioni di intesa con le autorità Ogni giornalista deve comportarsi come un buon padre di famiglia. sanitarie. In questa seconda fase i giornalisti hanno avuto il compito di Spero che quello che è accaduto possa essere una lezione per i nostri far capire che è un periodo eccezionale mai vissuto prima che richiecolleghi affinché si presti più attenzione nello svolgere questo lavoro. de un salto mentale e culturale. Oggi la dose di allarme permette di Mi rendo conto che sia difficile per un giornalista non informare i lettori di notizie di cui si è entrate a conoscenza, se queste hanno un indeterminare quello shock che consente alla gente di capire che non si teresse pubblico. Spero che quanto accaduto possa arricchire il nostro possono confermare le vecchie abitudini». Pensa i giornalisti siano colpevoli di qualcosa? bagaglio culturale, il nostro patrimonio di responsabilità: dobbiamo «Complessivamente penso che i giornalisti siano stati deontologiessere più responsabili».

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Il Dna, un “libro” per capire le malattie gravi Nasce un protocollo per identificare gli eventi che modificano la genetica di Pasquale Santilio

di DNA viene trascritta nella forma di un singolo filamento di m-RNA. Ernesto Picardi, ricercatore del Cnr- Ibiom e dell’Università di Bari riferisce che «Possiamo immaginare il DNA come un libro in na ricerca rivela l’identificazione delle modifiche al corcui sono presenti tutte le direttive (cioè le informazioni genetiche) redo genetico. Uno studio condotto dall’Istituto di bioper le diverse funzioni che devono svolgersi all’interno di una celmembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del lula, e i geni, che sono i depositari delle direttive, immaginati come Cnr e dell’Università di Bari, pubblicato su Nature Proi paragrafi del libro. Affinché le informazioni genetiche possano estocols, ha sviluppato un protocollo per l’identificazione degli evensere veicolate all’interno della cellula, devono essere trascritte ovti di modifica al corredo genetico, che consentirà di comprendere vero devono subire un processo di copia esatta. Queste copie delle meglio l’insorgenza di malattie come l’Alzheimer, la sclerosi laterale direttive sono le molecole di RNA ed il processo di copia è definito amiotrofica o malattie immunologiche e tumori e, di conseguenza, trascrizione». Nel 1986, un gruppo di ricercatori effettuò uno studio sui parassiti e scoprì che, le copie e, quindi, le molecole di RNA, sudi progettare farmaci più efficaci. L’identità e la funzione di ogni cellula dipende dal corredo genetico che “espribivano una sorta di correzione di bozze prima me”, cioè dagli RNA che produce attraverso il di divenire effettrici. processo noto come trascrizione. Una ricerca, Questa operazione di correzione viene deLo studio è stato condotto coordinata da Graziano Pesole, professore del finita RNA editing, ovvero, “revisione” dell’inCnr-Ibiom di Bari insieme al Dipartimento di dal Cnr e dall’Università di Bari formazione genetica. Quindi, una modifica bioscienze dell’Università barese, rivela che è e poi pubblicato sulla rivista della direttiva prima che essa diventi attuativa, possibile identificare in modo preciso, grazie può avere profonde ripercussioni sul funzionaNature Protocolos ad uno specifico software, le modifiche a carimento della cellula. Oggi sappiamo che alcune co degli RNA, facilitando la comprensione dei di queste modifiche sono legate a condizioni meccanismi molecolari alla base dell’insorgenpatologiche gravi a carico del sistema nervoso za di alcune gravi patologie. L’RNA è una macromolecola biologica centrale (Alzheimer, Parkinson, SLA) o immunitario. Al fine di stuche converte le informazioni genetiche del DNA in proteine. Esidiare meglio queste modifiche e il loro ruolo funzionale, il gruppo di stono 3 tipi di RNA, ognuno dei quali ha una propria funzione nel ricercatori del Cnr- UniBa ha sviluppato un software. A tal proposiprocesso di sintesi proteica: to, Ernesto Picardi ha spiegato: «Ad oggi, abbiamo ritrovato più di • m-RNA: messaggero 4,5 milioni di questi cambiamenti, che stanno ad indicare quanto il • t-RNA: di trasporto fenomeno di RNA editing sia diffuso nell’uomo e, sicuramente, potrà • r-RNA: ribosomiale avere una valenza sull’insorgenza di diverse categorie di patologie. È anche importante sottolineare, che le modifiche sono individuo L’m-RNA è fondamentale per la sintesi proteica; esso trasporta specifiche e, quindi, avere uno strumento predittivo come il nostro le informazioni genetiche, codificate nel DNA, dal nucleo al citoplasma. Viene quindi sintetizzato nel nucleo durante il processo di trapotrebbe essere rilevante nell’ottica della medicina personalizzata e scrizione, nell’ambito del quale la sequenza di base di un filamento per lo sviluppo di specifici farmaci e trattamenti terapeutici».

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Calcificazioni spia dei tumori al seno Quelli maligni hanno una “firma” biochimica specifica

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siste una correlazione tra le caratteristiche biochimiche delle Così, i ricercatori hanno studiato circa 500 microcalcificazioni microcalcificazioni e il tumore al seno? È il presupposto da provenienti da biopsie con una diagnosi certa (sia maligne sia benicui è partito uno studio, pubblicato su “Cancer Research”, gne) attraverso il metodo spettroscopico di Raman imaging (basato realizzato dai ricercatori degli Istituti clinici scientifici Mausulla luce) che permette di studiare in dettaglio la composizione biogeri Irccs di Pavia e dell’Università degli studi di Milano, in collabochimica di un campione producendo delle mappe a più dimensioni razione con l’Istituto di Cristallografia (IC, sede di Bari) del Consiglio altamente informative. In parallelo, i campioni sono stati analizzati in Nazionale delle Ricerche, dell’Università di Pavia e dell’Istituto Paul dettaglio attraverso microscopie a scansione con raggi-X per validare Scherrer, in Svizzera. le natura cristallina delle calcificazioni. Di cosa si tratta? Nel nostro corpo, spiega il Cnr di Cristallografia Lo studio, che è statoeffettuato su biopsie da 56 pazienti, ha di Bari, i processi di calcificazione sono fondamentali per dare forma dimostrato che le microcalcificazioni associate al tumore hanalle nostre ossa ma esistono altre forme di calcificazione più o meno no delle caratteristiche specifiche e differenti da quelle associate patologiche a livello di molti organi e tessuti, inclusi il rene, le arterie, a lesione benigna. In particolare, è stato osservato che le microla cistifellea e persino il cervello. Il seno non fa eccezione. La presenza calcificazioni associate al tumore sono più omogenee e più “cridi microcalcificazioni rilevate alla mammograstalline”, suggerendo che la loro formazione fia è infatti uno dei primi segni della possibile potrebbe essere dovuta a processi attivi e con Lo studio è stato pubblicato tempistiche relativamente rapide, data l’evocomparsa del tumore al seno, sebbene la loro presenza non sia per forza associata a malignità. luzione repentina del tumore. In aggiunta, si su “Cancer Research” da L’origine della loro formazione non è molè visto che anche le microcalcificazioni situate università e istituti italiani to chiara ma certamente, in caso di microcala una relativa distanza dal tumore, e non solo cificazioni “sospette”, viene indicata la biopsia quelle al suo interno, hanno caratteristiche di e stranieri, con il Cnr della zona che le circonda perché si è osservato malignità. Questo suggerisce che il tumore che se una lesione tumorale è presente, è più condiziona e influenza il suo intorno creando probabile che si trovi vicino a microcalcificazioni. Fortunatamenun ambiente patologico anche a una relativa distanza dalle cellule te, più del 50% delle biopsie con microcalcificazioni indicano una propriamente tumorali. lesione benigna, e quindi un falso allarme. D’altra parte, ne risulta Lo studio indica nuove possibili soluzioni diagnostiche che non che moltissime pazienti vengono sottoposte a biopsia, unico metodo necessitano di sottoporre le pazienti a biopsia. Infatti, il metodo Raad oggi per accertare la malignità della lesione, anche nei casi in cui man utilizzato in questo studio è compatibile con misure “in-vivo” e il tessuto risulta sano. Questo comporta un eccesso di procedure si può accoppiare con fibre ottiche poco invasive (micro-endoscopi) o invasive, comunemente associate a stress, a disagi e, non ultimo, a con misurazioni che non richiedono di entrare nel tessuto. I prossimi costi elevati per il sistema sanitario. Se fosse possibile identificare la passi saranno l’ottimizzazione e la validazione di questi strumenti, al malignità di una lesione senza sottoporre le pazienti a biopsia, o perfine di verificare la possibilità di studiare le microcalcificazioni diretlomeno riducendone il numero, avremmo raggiunto un importante tamente nella mammella senza richiedere la rimozione della lesione risultato. sospetta. (F. F.) Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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SALUTE

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umori del sangue come leucemia e linfomi, neoplasie ossee e del sistema nervoso, sarcomi dei tessuti molli. Presi insieme sono le forme di cancro più frequenti in età pediatrica, con 2.200 i bambini (1.400 gli under 14 e 800 tra i 15 e 19 anni) colpiti ogni anno nel nostro paese. Grazie al lavoro di medici e ricercatori questi tumori sono sempre più curabili e oggi circa l’82% dei bimbi e l’86% dei ragazzi è in vita cinque anni dopo la diagnosi. Se negli anni Settanta 3 su 10 sopravvivevano a una diagnosi di tumore, oggi 3 su 4 guariscono. Per alcune forme, come il linfoma di Hodgkin o la leucemia linfoblastica acuta, circa il 90% dei piccoli pazienti guarisce o ha una lunga sopravvivenza, per altre spesso molto rare mancano terapie specifiche, messe a punto in base ai risultati di studi dedicati. Un quadro, questo delineato dai numeri della Fondazione Airc in occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile del 15 febbraio scorso, che va letto insieme a quello dello studio italiano “Evolving services for adolescents with cancer in Italy: access to pediatric oncology centers and dedicated projects”, pubblicato dalla rivista americana Journal of Adolescent and Young Adult Oncology e reso noto dall’Associazione italiana ematologia ed oncologia pediatrica. Un’analisi che evidenzia che la percentuale di adolescenti malati di tumore curati nei centri Aieop rispetto ai casi attesi in Italia è passata dal 10% nel periodo 19892006 al 28% nel periodo 2007-2012 per arrivare infine al 37% negli anni compresi tra il 2013 e il 2017. Lo studio, oltre a dimostrare come sia migliorato sensibilmente l’accesso alle cure dei pazienti in età adolescenziale, evidenzia anche un altro dato interessante, ovvero che attualmente solo una minoranza di centri Aieop pone restrizioni all’ammissione di minori di 18 anni,

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al punto che i limiti di età, prima conside- associazione, che vuole attivare un’azione rati una barriera insormontabile, sembrano istituzionale per far sì che i loro probleessere oggi un problema in gran parte su- mi diventino parte integrante dei percorsi perato. Inoltre, mentre fino a pochi anni fa organizzativi oncologici regionali e nazioesistevano in Italia solo due progetti dedi- nali. La realizzazione di una effettiva cocati - nello specifico il “Progetto Giovani” operazione con le società scientifiche che dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano si occupano di tumori nell’adulto e il ricoe l’Area Giovani del noscimento istituzioCentro di riferimento nale per la sosteniI dati sono stati elaborati oncologico di Aviano bilità del modello di -, oggi esistono ben cura proposto per gli dall’Airc in occasione 19 centri Aieop che, adolescenti restano della Giornata mondiale partendo dal modelle sfide da affrontare lo delle due strutture per il futuro». contro il cancro infantile pilota, hanno svilup«Uno degli aspetpato un programma ti cruciali - puntuaspecifico per gli adolescenti. lizza Marco Zecca, direttore dell’Unità «Questi risultati - spiega Andrea Ferra- operativa complessa di Oncoematologia ri, oncologo dell’Istituto nazionale dei tu- pediatrica del Policlinico San Matteo di Pamori di Milano e coordinatore della Com- via e presidente di Aieop - è proprio quello missione adolescenti Aieop, nonché primo dell’accesso alle cure e dell’arruolamento autore dello studio - confermano come gli nei protocolli clinici. L’età di mezzo dell’aadolescenti con malattia oncoematologi- dolescenza rischia di rimanere in qualche ca siano interesse prioritario della nostra modo in una terra di nessuno tra il mondo


SALUTE

Migliora la situazione rispetto agli anni Settanta: 3 su 4 guariscono

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TUMORI, OGNI ANNO IN ITALIA COLPITI 2.200 BAMBINI

Riabilitazione in barca a vela

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dell’oncologia pediatrica e quello dell’on- i pazienti in età pediatrica di Italia, Germacologia medica dell’adulto. A dispetto nia, Austria e Svizzera. L’analisi, condotta dell’ottimizzazione dei percorsi di cura in da Anna Maria Testi, dell’Università La atto con successo nel mondo dell’oncologia Sapienza di Roma, in collaborazione con pediatrica per i pazienti di età inferiore ai altri ricercatori, rileva che gli adolescenti 15 anni, gli adolescenti rischiano al contra- hanno, all’esordio della malattia, caratterio di non ricevere le terapie migliori o di ristiche biologiche mediamente più sfavoriceverle in ritardo, revoli. In particolare con conseguenze suli pazienti con un’età Cresce l’attenzione le loro possibilità di inferiore a 15 anni guarigione, al punto hanno più probabilidelle strutture sanitarie tà di guarire rispetto che, a parità di malatverso la cura delle patologie agli adolescenti con tia e stadio, un adolescente ha minori pro- oncologiche negli adolescenti meno di 15 anni (sopravvivenza libera da babilità di guarigione malattia a 5 anni 76% di un bambino». L’ennesima conferma in tal senso arri- contro 70%). A fronte di una probabilità di va da un altro studio pubblicato lo scorso recidiva della malattia del 18%, simile per novembre dall’European Journal of Cancer. i due gruppi di età, la ragione principale L’articolo analizza i risultati della terapia della maggiore probabilità di fallimento nei negli adolescenti (10-18 anni) con leuce- ragazzi più grandi è soprattutto la maggiore mia linfoblastica acuta, rispetto ai bambini mortalità per tossicità (incidenza cumulati(minori di 10 anni), trattati nel protocollo va di morte a 5 anni dall’esordio della maAieop-Bfm 2000. Tale protocollo ha incluso lattia 2,6% verso 7,4%). (D. R.)

n occasione della Giornata mondiale contro il cancro infantile, dello scorso 15 febbraio, è partita “Time2Wind” , iniziativa promossa dall’Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli. Si tratta di un progetto outdoor in barca a vela per lo sviluppo delle soft skills funzionali alla riabilitazione post-ospedaliera. Tutto l’equipaggio è stato valutato dal punto di vista cardiorespiratorio presso l’Uoc di Medicina dello Sport, diretta da Vincenzo Palmieri, e dal punto di vista motorio-riabilitativo da Diego Ricciardi, del servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione, contribuendo così alla preparazione atletica del team. L’equipaggio, composto da 4 ragazzi e 2 ragazze di Oncologia pediatrica, ha iniziato il corso teorico-pratico di vela che si concluderà con la partecipazione della squadra a una regata, una competizione ufficiale prevista per il mese di luglio. Tutti i partecipanti dovranno assumere ruoli attivi nel governo della barca, condividendo gli spazi per tutta la durata delle esercitazioni e della partecipazione alle regate e competizioni in programma.

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SALUTE

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rattamenti localizzati come chirurgia o radioterapia o, in alternativa, più avanzati, nei casi in cui si sia già diffuso: si aprono nuovi spiragli per curare in modo mirato (e soprattutto personalizzato) il carcinoma alla prostata, grazie a quanto emerge da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet. La ricerca, condotta su 302 pazienti da un team di scienziati di diversi atenei australiani finanziati dalla Movember and Prostate Cancer Foundation of Australia, ha svelato le potenzialità di una tecnica di imaging molecolare risultata più accurata rispetto all’imaging convenzionale. In particolare, l’indagine nota come PSMA (prostate-specific membrane antigen) PET/ CT, che fornisce scansioni corporee dettagliate durante il rilevamento dei livelli di una molecola associata al cancro alla prostata, potrebbe aiutare i medici a determinare l’entità della diffusione della malattia al momento della diagnosi, in modo randomizzato. L’approccio proposto dai ricercatori australiani combina due tecnologie di imaging - tomografia a emissione di positroni (PET) e tomografia computerizzata (CT) ed è quasi un terzo più accurato rispetto all’imaging standard nel determinare la diffusione del cancro alla prostata in tutto il corpo. I numeri sono promettenti: la nuova tecnica ha dimostrato di essere precisa al 92%, rispetto al solo 65% ottenuto con l’imaging standard. A tutti gli uomini su cui è stato condotto lo studio, in dieci diversi siti del continente, era stato diagnosticato un carcinoma della prostata, confermato da test sui campioni di tessuto prostatico, ed erano tutti considerati ad alto rischio rispetto allo sviluppo di una forma aggressiva. In modo casuale, a ciascuno è stata assegnata una delle due scansioni (tomografia com-

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CARCINOMA ALLA PROSTATA, TECNICHE COMBINATE DI IMAGING PER CURE PIÙ MIRATE Secondo uno studio australiano l’abbinamento di PET e Tomografia computerizzata è circa un terzo più accurato rispetto alle indagini standard

puterizzata ossea convenzionale per 152 che ha comportato la rimozione di tessupazienti e PSMA-PET / CT per i restanti to dai loro linfonodi pelvici, attualmente il 150). Poi le tecniche sono state scambiate test più affidabile per valutarne lo stadio. nei casi in cui non erano stati rilevati più di Poiché però non tutti i pazienti sono stati tre siti di diffusione del cancro nelle scan- sottoposti a questa procedura, fanno sapesioni iniziali (cosa avvenuta per 18 pazien- re i ricercatori, questo potrebbe portare a ti). Esclusi coloro che hanno abbandonato una sopravvalutazione della sensibilità dello studio o quelli per le scansioni PSMAcui le informazioni di PET / CT nel rilevare La ricerca, condotta su follow-up non erano tumori più piccoli. disponibili (un numeTuttavia, poiché i pa302 pazienti da un team ro ristretto di 7), tutti zienti erano stati assesono stati sottoposti australiano, è stata pubblicata gnati in modo casuale a un secondo ciclo ai rispettivi gruppi, si sulla rivista The Lancet di imaging medico è giunti alla concluall’appuntamento di sione che lo studio follow-up sei mesi dopo. I risultati di que- fornisce solidi dati comparativi. ste scansioni sono stati utilizzati per conNel complesso, i ricercatori hanno scofermare la diffusione del tumore, insieme perto che le scansioni PSMA-PET / CT alle biopsie e alle variazioni negli esami del erano molto più accurate rispetto a quelle sangue. convenzionali nel rilevare la diffusione del Alcuni pazienti coinvolti nello studio cancro (92% vs 65%): e questo avveniva sono stati sottoposti a ulteriori test per perché la nuova tecnica era più precisa nel confermare la diffusione della malattia, rilevare piccoli siti di diffusione del tumo-


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SALUTE

re. L’imaging convenzionale non è riuscito malattia, con il 28% di piani di trattamena rilevare la diffusione del cancro in 29 pa- to cambiati dopo le scansioni (41 su 147) zienti, dando un falso negativo. La nuova rispetto al 15% dopo l’imaging convenziotecnica combinata, invece, ha dato falsi nale (23 su 152). Quel che è certo, hanno negativi in soli sei pazienti. Inoltre, meno spiegato i ricercatori, è che questo approcuomini hanno ottenuto falsi positivi con cio potrebbe aiutare i medici a decidere se la nuova tecnica (2 con PSMA-PET / CT offrire un trattamento localizzato o trattacontro i 9 dell’imamenti più avanzati da ging convenzionale). estendere a tutto il Un’altra evidenza L’imaging convenzionale non corpo nei casi in cui il interessante è che ha rilevato la diffusione del tumore si sia già diffuso. La raccomananche la quantità di radiazioni alle quali si cancro in 29 pazienti, dando dazione, insomma, è quella di introdurre espongono i pazienun falso negativo le scansioni PSMAti sembra portare a PET / CT nella prauna preferenza per la nuova tecnica, cui si associa una dose infe- tica clinica di routine. Ma, c’è un “ma”: i costi. Variano in riore alla metà di quella associata all’imabase all’area geografica, e per determinarging convenzionale. Sebbene lo studio non abbia valutato ne la fattibilità di un uso diffuso - sia dal se le scansioni hanno avuto o meno effetti punto di vista del paziente sia da quello sulla sopravvivenza dei pazienti, la nuo- dell’assistenza sanitaria - sarà necessario, va tecnica sembra aver avuto un impatto avvertono gli scienziati, un’analisi economaggiore sul modo in cui è stata gestita la mica completa. (C. D. M.)

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I numeri in Italia

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la neoplasia più frequente nella popolazione maschile dei paesi occidentali e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età: in Italia, secondo il rapporto Aiom-Airtum del 2018, si stimano 458.000 persone con pregressa diagnosi di carcinoma prostatico. A livello europeo, però, il Belpaese ha un primato più che positivo: quello di essere lo stato membro con il minor numero di casi mortali (26,7 per 100mila abitanti, mentre la media comunitaria è di 39, dati Eurostat). Nel 2016 il tasso di mortalità è stato inferiore ai 30 casi per 100mila abitanti di sesso maschile in 18 delle venti regioni del Paese; pole position per la Basilicata che registra il tasso regionale più basso di tutta l’Unione europea (22,6) dove invece il dato più elevato è in due regioni ultra-periferiche della Francia (Martinica e Guadalupa, con 77 e 61), Estonia (74), Lettonia (70). L’indice di sopravvivenza, oggi, si attesta al 91,4% a 5 anni dalla diagnosi.

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SALUTE

di Sara Lorusso

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d aumentare, in Italia, non è solo il numero delle donazioni e dei trapianti di organo, ma anche la qualità generale del sistema, una rete che garantisce efficienza delle attività e abbattimento delle liste d’attesa. Il report 2019 diffuso dal Centro nazionale trapianti (CNT) mostra, però, anche alcune ombre, tutte relative alle cifre delle opposizioni al prelievo, ad oggi in aumento. La percentuale di italiani che rilascia la disponibilità al trapianto è ancora sotto le aspettative: un terzo dei cittadini interpellati ha negato il consenso, con un tasso di opposizione al prelievo passato in un anno dal 29,8% al 31,2%. Il picco è stato toccato in Sicilia (49,6%) e in Calabria (49,4%, con un +7,9% rispetto al 2018). Complessivamente sono stati 863 i «no» alla donazione raccolti nei reparti di rianimazione, in gran parte espressi dai familiari del paziente deceduto. Questo dato produce un costo stimato di mancati trapianti per 122 persone. Nell’anno appena concluso i trapianti sono aumentati: ne sono stati effettuati 3.813 (+2,4%), con una crescita più moderata per quelli da donatore deceduto (+1,2%) e una più consistente per quelli da donatore vivente. Questi ultimi sono stati 364, ancora molto pochi rispetto agli altri paesi europei, ma con un +14,5% rispetto al 2018. È aumentata anche l’attività di prelievo “a cuore fermo”, ovvero dopo dichiarazione di morte con criteri cardiaci e non encefalici (64 donatori nel 2019, 47 nell’anno precedente). Il numero maggiore di trapianti ha riguardato il rene (2.137, +0,6%) seguito dal fegato (1.302, +4,5% rispetto al 2018; erano stati 1.015 nel 2010). L’aumento maggiore in termini percentuali ha riguardato il polmone (con un +6,3%, pari a 153 trapianti intotale; erano stati 107 dieci anni fa) e il cuore (+5,2%, 245 interventi). I trapianti di pancreas sono rimasti stabili a 42. Dopo tre anni, nel 2019, in Italia

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I TRAPIANTI D’ORGANO SONO IN AUMENTO Nel 2019 sono stati effettuati 3.813 interventi, con una crescita delle operazioni da donatore vivente

è stato effettuato un nuovo trapianto di in- (passati da 2.665 nel 2018 a 2.766 nel 2019; testino. nel 2010 erano stati 2.289). Riferisce il CNT che il 2019 è stato il Uno degli indicatori positivi riguarda secondo miglior anno di sempre per volu- la donazione e il trapianto dei tessuti. Nel mi di attività e per la riduzione delle liste 2019 sono state registrate 13.854 (+2,3%) d’attesa. Secondo il report del Centro (dati donazioni di tessuto, con un aumento maral 31 dicembre 2019) i pazienti che atten- cato per le cornee (+4,1%). Dato, quest’uldono un trapianto timo, che ha determisono 8.615, dei quali nato un aumento dei Il report 2019 diffuso dal 6.460 aspettano un trapianti, cresciuti rene (-4,1% rispetto dell’8,1%: nello scorCentro nazionale trapianti al 31 dicembre 2018), so anno ne sono stati (CNT) mostra, però, anche effettuati 17.801. 670 pazienti attendono un cuore (con una Le donazioni di alcune ombre riduzione del 5,8% cellule staminali emorispetto all’anno prepoietiche sono aucedente). Il dato negativo riguarda, invece, mentate (+23,5%); e sono aumentati anche la lista per un fegato: i pazienti in attesa i trapianti da donatore non consanguineo sono 1.031, pari a +6,7% rispetto al 2018. (+1,3%, pari a 859). Un dato che fa il paio Tra gli indicatori della maggiore effi- con la crescita degli iscritti al Registro Itacienza del sistema c’è l’aumento (+3,8%) liano Donatori di Midollo Osseo (IBMDR) dei donatori potenziali, ovvero quelli se- che sono saliti a 449.860 (+6,7%). gnalati nei reparti di rianimazione come Uno sguardo generale al territorio – possibili candidati al prelievo degli organi la media nazionale è di 22,8 donatori per


SALUTE

Ospedale Niguarda di Milano.

I centri leader in Italia © David Tadevosian/www.shutterstock.com

milione di popolazione (pmp) – mette in una strategia che sembra funzionare da attievidenza alcune differenze tra le varie re- vatore è quella dell’impegno dell’individuo gioni. E se il trend di crescita è più o meno in vita: grazie al sistema di registrazione distribuito su tutta la penisola, la linea di collegato alla carta d’identità elettronica, demarcazione resta netta tra Nord e Sud sono cresciute le dichiarazioni di volontà del Paese per quanto riguarda il dato medio alla donazione espresse in vita dai cittadini. dei donatori. L’Emilia Romagna è passata Nel solo 2019 le dichiarazioni registrate nei da 25,6 donatori pmp 6.361 Comuni in cui è nel 2018 ai 37,1 nel attivo il servizio (che La percentuale di italiani 2019 (pari a una creattualmente garantiscita dell’11,5%). che rilascia la disponibilità sce una copertura del 92,5% della popolaLa Toscana si è atteal trapianto è ancora sotto zione nazionale) sono stata a 49,5 donatori state 2.404.867, in pmp (+2,7% rispetto le aspettative aumento del 22,9% al 2018), il Veneto rispetto all’anno prea 33,2 (+2,6%), la Lombardia a 23,4 (-3%), il Piemonte a 30,4 cedente. I consensi sono stati il 67,5%, le (-4,4%). Decisamente inferiori le perfor- opposizioni il 32,5%, con un lieve aumenmance in assoluto delle regioni meridiona- to di queste ultime (+0,2% in confronto al li. Nel 2019 la Basilicata ha fatto registrare 2018). Il 31 dicembre 2019 erano 6.936.583 15,9 donatori pmp (+3,6% sul 2018), la le dichiarazioni custodite nel Sistema inCampania 8,6 (-1,5%), la Sicilia 8 (-0,7%). formativo trapianti, ma già a fine febbraLa cultura della donazione ha bisogno io 2020 è stata superata quota 7 milioni e ancora di sostegno, cura e promozione. Ma 300mila.

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a rete dei centri di eccellenza per i trapianti è distribuita tra varie zone della penisola. Ciascun nodo vanta risultati d’eccellenza, spesso caratterizzati da attività specialistiche. Secondo il report 2019 del CNT, Torino si conferma in testa alla classifica nazionale con 360 trapianti; seguono Padova (335) e Bologna (256). In totale sono stati 42 gli ospedali italiani che hanno effettuato trapianti nel 2019. La struttura di Padova si impone nei trapianti di rene (174 interventi effettuati, di cui ben 55 da donatore vivente). A Pisa i trapianti di fegato sono stati 161; a Palermo l’Istituto mediterraneo per i trapianti (Ismett) si è fatto notare soprattutto per il trapianto di fegato da vivente (con 14 interventi). A Milano tre centri emergono con tre differenti specializzazioni. L’Ospedale Niguarda è un punto leader per il trapianto di cuore (34 gli interventi effettuati), il Policlinico per quello di polmone (34) e il San Raffaele per il pancreas (9).

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di Elisabetta Gramolini

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li algoritmi dominano le nostre vite ma in futuro potrebbero aiutare anche i malati di sclerosi multipla. Uno studio, pubblicato sulla rivista Plos One e frutto della collaborazione fra i ricercatori di quattro diversi dipartimenti della Università Sapienza di Roma, ha individuato un paradigma per predire lo sviluppo della malattia nel medio periodo che utilizza il machine learning, branca promettente dell’informatica, sempre più applicata anche nella scienza medica. Importante branca dell’intelligenza artificiale, questo ulteriore campo d’innovazione sfrutta la capacità di apprendimento dei “cervelloni” che processano miliardi e miliardi di dati, in questo caso medici e disponibili nella comune pratica clinica. Partendo dalle informazioni acquisite, i differenti algoritmi prendono una decisione piuttosto che un’altra o indicano azioni apprese nel tempo. Nella vita di tutti i giorni, le applicazioni del machine learning sono molto più comuni di quanto si possa immaginare. Un primo esempio che sfrutta il tipo di tecnologia è il riconoscimento vocale in dotazione a molti smartphone o degli impianti di domotica. Un altro è quello delle “pubblicità traccianti”, ovvero le inserzioni inviate all’utente in base ai gusti o le abitudini raccolti dalla macchina in rete fino a quel momento. Lo studio realizzato dai ricercatori della Sapienza rappresenta il primo tentativo di analizzare diversi approcci per applicare strategie e modelli di apprendimento automatico ad una serie di dati clinici di routine per prevedere l’evoluzione del corso della sclerosi multipla. Alla ricerca hanno lavorato i membri dei dipartimenti di Ingegneria informatica automatica e gestionale “Antonio Ruberti”, di Neuroscienze, salute mentale e organi di senso (NESMOS), di Fisica, dell’Istituto dei Sistemi complessi (ISC-CNR) e Francesca Grassi del dipartimento di Fisio-

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SCLEROSI MULTIPLA SE IL COMPUTER PREVEDE LA PROGRESSIONE Uno studio interdisciplinare della Sapienza ha usato il machine learning per predire il cammino della malattia

logia e farmacologia “Vittorio Erspamer”. la visita medica (Visit-oriented), l’altro che Per collaborare ingegneri, neurologi, fi- utilizza la sequenza di visite disponibili per sici e neurofisiologi hanno dovuto dedicare il paziente (History-oriented). Le finestre una prima fase per definire un linguaggio temporali scelte per le previsioni sono state comune, in grado di permettere una comu- di 180, 360 e 720 giorni. nicazione efficace fra esperti di discipline I risultati ottenuti mostrano che i dati così diverse. Il gruppo clinici possono essere ha operato su un dasufficienti per preveLa ricerca, che ha visto tabase costituito dalle dere in maniera afcartelle cliniche (opfidabile l’evoluzione l’utilizzo dell’intelligenza portunamente anonidella sclerosi multipla artificiale, è stata pubblicata nei singoli soggetti. mizzate) dei pazienti seguiti dall’ospedale Sapere come si sulla rivista Plos One universitario Sant’Ansvilupperà la malattia drea di Roma, consiè fondamentale per derato un centro di eccellenza per il tratta- studiare la terapia giusta ed evitare un pegmento della malattia. gioramento della disabilità. Ad oggi infatti Una volta resi utilizzabili dalle macchine esistono vari trattamenti, personalizzabili per apprendimento automatico, i dati sono sulle base delle caratteristiche del caso e le stati analizzati con due diversi paradigmi di condizioni della persona, in grado di preveapprendimento: uno basato sull’utilizzo del- nire o ritardare le ricadute anche per molto le informazioni cliniche relative a una singo- tempo, ma in generale i possibili effetti avver-


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SALUTE

Malattia invalidante, specie per i giovani

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si sono tanto più gravi quanto più efficace è ra raggiunto livelli di affidabilità adeguati il farmaco. Il decorso della sclerosi multipla all’uso clinico. Inoltre, la maggior parte è estremamente variabile da soggetto a sog- degli studi effettuati fino ad oggi fa ricorgetto e non è possibile prevederlo in modo so a dati altamente specializzati, non usati affidabile. Una predizione precoce del de- nella normale pratica clinica, per cui anche corso invece consentirebbe di differenziare migliorando l’efficacia predittiva degli alil trattamento in base goritmi, difficilmente alla aggressività preessi diverrebbero uno La predizione precoce vista della patologia, strumento utilizzabiriservando le terapie dell’evoluzione della malattia le in modo diffuso. ad alto impatto solo ai Il merito di quepuò aiutare a differenziare sto ultimo lavoro è pazienti a maggior rischio di progressione le cure in base alle necessità quello di indicare le della malattia. strategie da seguire Quello condotto per migliorare i ridai dipartimenti della Sapienza non è il pri- sultati dell’analisi e di aprire la strada alla mo studio che sfrutta l’Intelligenza artifi- possibilità di utilizzare i modelli di apciale per tentare di aumentare la capacità di prendimento automatico che possano espredizione della prognosi. In particolare, si sere messi a punto in qualunque ospedale, stanno utilizzando approcci basati su algo- anche se al momento la capacità predittiva ritmi di machine learning (o apprendimen- dei modelli necessita di ulteriori miglioto automatico), che però non hanno anco- ramenti.

a sclerosi multipla è una patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale. Nei pazienti si scatena un processo infiammatorio su base autoimmune che causa le cosiddette placche in cui viene danneggiata la mielina, il rivestimento che circonda le fibre nervose. Le lesioni provocate possono evolvere in una fase cronica, in cui assumono caratteristiche simili a cicatrici, con indurimento (sclerosi) del tessuto cerebrale. Nel mondo si contano circa 3 milioni di pazienti, di cui 600mila in Europa e circa 122mila in Italia. L’esordio può avvenire a qualsiasi età, ma più di frequente tra i 20 e i 40 anni con costi umani e sociali molto elevati. I sintomi possono essere svariati: neurite ottica (infiammazione del nervo ottico), appannamento della vista, disturbi dell’equilibrio e visione doppia, formicolii persistenti e diffusi alle braccia o alle gambe. Altre manifestazioni sono i disturbi urinari, sessuali e cognitivi, come la difficoltà di concentrazione o l’incapacità ad eseguire più compiti.

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SALUTE

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uello che è stato a lungo oggetto di molti dubbi da parte dei ricercatori perché, in fondo, altro non era che uno stimolo pubblicitario privo di solide valutazioni scientifiche, potrebbe, invece, aver trovato basi per una nuova autorevolezza. Recuperare il contapassi e verificare che a fine giornata il contatore segni almeno quota 10.000 sembra essere davvero una buona idea. Ne beneficia la durata della vita dopo i 40 anni. Ad affermarlo sono alcuni ricercatori del programma “Division of Cancer Epidemiology and Genetics”, il più ampio programma di ricerca epidemiologica sul cancro su scala globale, gestito all’interno del National Cancer Institute (NCI), una delle agenzie che compongono gli Istituti Nazionali di Sanità (NIH) degli Stati Uniti d’America. Lo studio, che mette in relazione l’attività fisica, nello specifico i passi fatti, e la vita dopo i quarant’anni, è stato pubblicato sul Journal of American Medical Association. Se è ormai assodato che l’attività fisica regolare aiuti la qualità della vita e faccia bene alla salute, e che, in un contesto non agonistico, maggiori sono l’intensità e la frequenza maggiori sono i benefici che se ne ricavano, il gruppo di studio guidato dal ricercatore Pedro F. Saint-Maurice dell’NCI si è concentrato sulla camminata. La quota dei 10.000 passi giornalieri è stata a lungo messa sotto l’osservazione critica della scena scientifica dopo essere diventata una sorta di luogo comune, una certezza popolare diffusasi, ha spiegato il Guardian in un’inchiesta del 2018, a partire da una campagna di marketing ideata in Giappone a metà anni Sessanta. Il limite arbitrario dei 10.000 passi era stato fissato dalla società Yamasa che aveva progettato il primo contapassi indossabile e lo aveva messo sul mercato cercando di sfruttare la popolarità e il clima delle Olimpiadi di

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QUANTE MIGLIAIA DI PASSI AL GIORNO FANNO BENE?

La soglia dei 10mila trova associazioni scientifiche sul minor rischio di mortalità

Tokyo del 1964. Il dispositivo si chiamava La ricerca è stata condotta su una po“manpo-key”, cioè “contatore per 10.000 polazione di 4.840 individui adulti, tutti di passi”. almeno quarant’anni, attraverso i dati racQuel limite arbitrario che la comunica- colti con i questionari compilati da migliaia zione aziendale aveva individuato come un di cittadini statunitensi tra il 2003 e il 2006, obiettivo utile a spronare all’attività fisica si a proposito di salute, dieta, istruzione. La è trasformato in breve tempo in una conso- platea di indagine ha ricevuto un tracker, lidata consapevolezun contapassi acceleza popolare. Il dato, rometro capace di reLa quota era stata fissata acquisito anche dalla gistrare l’intensità del letteratura, è stato passo, indossato per da una campagna poi negli anni oggetsette giorni. pubblicitaria, ma è stata to di analisi e valuI dati raccolti tazioni comparative dall’indagine hanconfermata dalla scienza con quantità minori no verificato che un o inferiori di passi, tra numero maggiore di l’intensità di diverse camminate, guardando passi al giorno incide effettivamente su una ai rischi di un esagerato aumento dello sfor- mortalità più bassa, abbassando il rischio zo in soggetti deboli. di mortalità anche in presenza di malattie Lo studio sviluppato dal NCI ha pro- cardiovascolari e cancro. Non è stata invece vato, invece, a definire con maggiore chia- stabilita alcuna correlazione chiara con l’inrezza le condizioni entro cui i 10.000 passi tensità della camminata, osservata calcolangiornalieri possono risultare un obiettivo do il numero di passi fatti in un minuto. Il positivo. gruppo di ricerca ha verificato che tra gli in-


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Il contapassi

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dividui abituati a fare 4.000 passi al giorno e l’aumento della deambulazione sia la causa quelli che ne facevano abitualmente 8.000, di un minor rischio di morte: ne riesce a seil rischio di mortalità è risultato variato del gnalare, però l’associazione. E poi ci sono i 50%. Lo scarto saliva al 65% per la platea limiti collegati direttamente ai dati: raccolche di passi arrivava a farne 12.000. Al con- ti nel tempo, in un preciso momento, non trario, è risultato incrementato del 50% il rendono possibili correlazioni diverse, conrischio di mortalità con 2.000 passi al gior- testualizzazioni specifiche o inferenze cano rispetto a quanti suali. Vi è inoltre un ne facevano almeno rischio dell’influenza A beneficiarne è la durata 4.000. esercitata dalle in«Per le persone formazioni auto-sedella vita dopo i 40 anni gnalate dalle persone che fanno in media di chi cammina almeno oggetto dello studio. circa 4.000 o 5.000 Alcuni dati sui passi passi al giorno, cioè qualche miglio al giorno raccolti dai tracker, un limite abbastanza infine, potrebbero basso, dai nostri dati, sembra che il beneficio arrivi quando passa- aver in realtà segnalato altre tipologie di atno a compierne 8.000 al giorno», ha spiega- tività fisica, comprese le attività domestiche to Charles Matthews, coautore dello studio. o il movimento di una serata danzante. Tuttavia, le indicazioni generali che arBeneficio che aumenta se la soglia di partenza è 8.000 passi e viene alzata l’asticella. rivano dalla ricerca possono sicuramente Lo studio, ammette il gruppo di ricer- confermare che l’abitudine a compiere più ca, presenta tuttavia alcuni limiti, il più for- di qualche migliaio di passi al giorno non va te dei quali è il non poter dimostrare che sottovalutata. (S. L.)

a correlazione tra l’abitudine alla camminata e la buona salute è molto consolidata, al punto che il contapassi è ormai un apparecchio comune, spesso incorporato in dispositivi digitali indossabili, talvolta ambito oggetto di tendenza. Nel 2017 la società di consulenza Gartner aveva stimato che nel 2020 ce ne sarebbero stati in circolazione almeno 500 milioni di esemplari in tutto il mondo. Una relazione dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) nel 2016 segnalava il crescente ricorso delle compagnie assicurative al tracciamento dei comportamenti dei clienti tramite wearable device. Una compagnia americana di assicurazione, per esempio, già all’epoca regalava ai propri assicurati un braccialetto contapassi collegato al piano di assicurazione e all’app dedicata: ogni giorno l’app presentava al cliente un obiettivo personalizzato al raggiungimento del quale gli veniva accreditato un bonus economico minimo e, al termine del mese, raggiunto il traguardo fissato, la raccolta punti veniva trasformata in buoni spesa per lo shopping online.

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L’olfatto stimola la memoria passata Da Boston spiegano come gli odori possano rievocare i ricordi

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n gruppo di ricercatori dell’Università di Boston ha Boston, ha voluto approfondire conducendo degli esperimenti su studiato alcuni meccanismi celebrali, mostrando come topi di laboratorio. L’esperimento, durato per alcuni giorni, conl’esposizione ad un odore influenzi il passaggio di un sisteva nel somministrare delle scosse elettriche, mentre solamente ricordo dall’ippocampo, dove esso si forma, alla cortecalcuni venivano esposti ad una fragranza di mandorla. Dopo un cia prefrontale, dove invece si consolida, e come può rievocare il giorno, gli animali venivano rimessi nella stessa scatola, per evocare ricordo di esperienze lontane. La scienza ci dice che attualmente il nuovamente il ricordo dell’evento spiacevole: in questa particolare modello di riferimento e più accreditato, riguardo a questa particosituazione, è emersa una significativa attivazione dell’ippocampo lare tematica, si basa sulla “Teoria del consolidamento dei sistemi”. sia nei topi esposti all’odore sia in quelli non esposti. L’ippocampo, parte del cervello situato nella regione interna A distanza di 20 giorni, la stessa azione evocava un’attivazione del lobo temporale, svolge un ruolo importante nella formazione nella corteccia prefrontale, a conferma della teoria del consolidadelle memorie esplicite (dichiarativa e semantica), nella trasformamento dei sistemi, in entrambi i gruppi di topi. Ma l’aspetto intezione della memoria a breve termine a memoria a lungo termine e ressante dello studio sta nel fatto che il gruppo che era stato esponella navigazione spaziale. Esso ha il compito sto all’odore di mandorla mostrava ancora importantissimo di elaborare un ricordo che una significativa attività cerebrale all’interno successivamente poi viene consolidato nella La scienza dice che il modello dell’ippocampo: percepire l’odore durante la corteccia prefrontale, che si trova nella parscossa ne aveva in qualche modo modificato il più accreditato per questo te anteriore del cervello, perdendo in questo processo di consolidamento. tragitto molti dettagli. Questo spiegherebbe il particolare tema è la “Teoria del “Questa scoperta suggerisce che possiaperché ad esempio molte volte i ricordi tenmo influenzare l’ippocampo a tornare attivo, consolidamento dei sistemi” anche quando non ci aspetteremmo che lo dono ad essere più confusi con il passare del tempo, o anche il perché alcuni soggetti, che sia perché il ricordo è troppo vecchio” - ha hanno subito danni all’ippocampo, spesso spiegato Steve Ramirez - “L’odore può fare non sono in grado di elaborare nuovi ricordi, nonostante riescada innesco per rinvigorire o ridare energia a quella memoria no ancora a conservare quelli più vecchi, o il perché le persone ancora ricca di dettagli”. Gli studiosi sottolineano che il ruolo con danni alla corteccia prefrontale non ricordano assolutamente dell’odore nell’elaborazione della memoria non è ancora però il passato. stato compreso a pieno. Si pensa che gli odori possano ritardare Questo modello, seppur come detto molto accreditato, però il passaggio di un ricordo alla corteccia prefrontale, preservannon darebbe piena spiegazione al quesito della ricerca: perché moldone così i dettagli più a lungo. In questo caso, è sufficiente che te persone ricordino particolari vividi di eventi anche a distanza di l’odore sia presente durante la formazione del ricordo affinché anni e perché ad esempio i profumi, anch’essi elaborati nell’ippoquesto mantenga la sua vivacità. Plausibile anche che il ricordo campo, possano rievocare ricordi lontanissimi nel tempo e che si spostandosi verso la corteccia prefrontale mantenga i dettagli più consideravano ormai perduti dalla nostra memoria. Steve Ramirez, vividi dell’esperienza, che poi recupererà se la persona percepicoautore dello studio, insieme ad i suoi colleghi dell’Università di sce lo stesso input olfattivo”. (M. M.).

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SALUTE

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L’idrossitirosolo per avere neuroni giovani Le proprietà di composto chimico-vegetale contenuto nell’olio di oliva

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dentificato il ruolo anti-invecchiamento neurale dell’idroscampo vengono generati a partire da cellule staminali e durante sitirosolo. L’idrossitirosolo è un composto chimico vegetal’invecchiamento ha luogo un calo progressivo di entrambi, che le presente nell’olio d’oliva sotto forma del suo estere con è all’origine di una drastica riduzione della memoria episodica. l’acido elenolico (oleuropeina). Ha forti proprietà antiosL’idrossitirosolo ha forti capacità antiossidanti e protettive sulle sidanti e, insieme con l’oleocantale e l’oleuropeina è ritenuto cellule ed è noto che diversi fattori, tra i quali la dieta, sono in responsabile delle proprietà benefiche della dieta mediterranea. grado di stimolare la neurogenesi adulta. Un team di studiosi, L’idrossitirosolo e i polifenoli da olivo sono sostanze rientranguidati da Felice Tirone in collaborazione con Laura Micheli, ti nel documento redatto dal Ministero della Salute “Altri nuGiorgio D’Andrea e Manuela Ceccarelli dell’Istituto di biochitrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico” e, in mica e biologia cellulare del Cnr, ha ora dimostrato in un moparticolare, nell’elenco “Altre sostanze senza apporto massimo dello animale anziano che, l’idrossitirosolo reverte il processo giornaliero definito”. di invecchiamento neurale. L’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) Lo studio è pubblicato sulla rivista internazionale Faseb ha approvato l’uso dell’idrossitirosolo/polifenoli da olivo come Journal. Il dott. Tirone ha spiegato che «L’assunzione orale di sostanze in grado di proteggere i lipidi preidrossitirosolo per un mese conserva in vita senti nel sangue dagli effetti nocivi dello i nuovi neuroni prodotti durante tale perioPer l’Efsa è in grado stress ossidativo. Si precisa che, questa indo, sia nell’adulto che ancor più nell’anziadicazione può essere autorizzata solo per gli di proteggere i lipidi presenti no, nel quale stimola anche la proliferazione oli di oliva che contengono almeno 5 mg di delle cellule staminali, dalle quali vengono nel sangue dagli effetti nocivi generati i neuroni. Inoltre, l’idrossitirosolo, idrossitirosolo e i suoi derivati ogni 20 g di olio d’oliva. L’effetto benefico antiossidante grazie alla sua attività antiossidante, riesce dello stress ossidativo si ottiene con l’assunzione giornaliera di 20 a “ripulire” le cellule nervose, perché porta g di olio d’oliva. anche ad una riduzione di alcuni marcatoUna ricerca ha identificato il ruolo anti- invecchiamento ri dell’invecchiamento come le lipofuscine, accumuli di detriti neurale in vivo dell’idrossitirosolo, componente dell’olio exnelle cellule neuronali». “Abbiamo verificato”, riferisce la dott. travergine d’oliva e presente in abbondanza anche negli scarti ssa Micheli, «grazie ad marcatore di attività neuronale (c-fos), di lavorazione. Sono stati riscontrati particolari effetti benefici che i nuovi neuroni prodotti in eccesso nell’anziano vengono negli anziani. I risultati di tale studio sono stati pubblicati su effettivamente inseriti nei circuiti neuronali, indicando così che Faseb Journal e dimostrati da una equipe di ricercatori del Cnr l’effetto dell’idrossitirosolo si traduce in un aumento di funzioe dell’Università della Tuscia. nalità dell’ippocampo. Nel cervello dei mammiferi, in particolare nell’ippocampo, La dose assunta quotidianamente durante la sperimentavengono prodotti nell’arco di tutta la vita nuovi neuroni. Quezione equivale alle dosi che un uomo potrebbe assumere con sto processo, denominato neurogenesi, è indispensabile per la una dieta arricchita e/o con integratori (circa 500 mg/die per formazione della memoria episodica: i nuovi neuroni dell’ippopersona)». (P. S.). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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SALUTE

di Carmine Gazzanni

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ersone in fuga sui treni per ritornare prima degli altri a casa al Sud e prima che non sia più possibile, supermercati presi d’assalto per il rischio che si possa restare senza cibo, Paesi che chiudono le frontiere decidendo di isolarsi. Fino a qualche settimana fa probabilmente nessuno mai avrebbe pensato di assistere e vivere scene apocalittiche. Eppure il coronavirus ci ha portato anche a questo. Il sentimento che aleggia e che accomuna tutti e tutte queste scene è la paura. Ma, a detta dello psichiatra Armando Piccinni, professore all’Unicamillus di Roma e presidente della Fondazione BRF (Istituto per la Ricerca Scientifica in Psichiatria e Neuroscienze), è una paura positiva, differente da quella emotiva provata nei primi giorni e che ci ha spinto a reazioni tanto deliranti quanto, in parte, comprensibili. «La paura – spiega lucidamente lo psichiatra – è frutto di un rischio che si sta via via rivelano sempre più reale. Mentre prima la psicosi nasceva dal fatto che il “nemico” era quasi invisibile, ora invece è avvertito da tutti come qualcosa che si sta “avverando”. Vediamo concretamente l’intasamento e l’affollamento degli ospedali e di reparti e questo sicuramente influisce nella consapevolezza del rischio che stiamo correndo e, dunque, della paura per il coronavirus». Se dunque prima ad esplodere era stata una paura atavica che richiama alla mente quel principio di autoconservazione su cui tanti filosofi – da Rousseau a Hobbes – hanno discusso, ora c’è un cambio di paradigma importante: «Il primo tipo di paura ci rende nervosi, aggressivi, irritabili per l’eventualità che ci accada qualcosa di drammatico che, tuttavia, è percepito ancora come lontano. Nel momento in cui, invece, questa paura si reifica e si concretizza nel numero dei deceduti, dei ricoverati e dei contagiati,

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COSÌ LA PAURA RAZIONALE DEL CORONAVIRUS HA UNITO L’ITALIA

Parla lo psichiatra Piccinni: “Ecco i consigli per superare questi giorni senza farsi prendere dal panico e dall’ansia”

la paura stessa unisce», spiega ancora Pic- vo, vestito di sole pelli. A un certo punto cinni. «Mentre nel primo momento ci ha scoppia una tempesta mai vista prima e separato, ci ha portato a pensare che tan- l’uomo non ha gli strumenti per contrato a noi non sarebbe capitato, dividendo starla visto che non aveva mai vissuto un Nord da Sud e malati da sani, ora che il evento del genere. Ebbene, l’uomo primipericolo si è concretizzato, la paura ci uni- tivo – esattamente come noi oggi – può sce e ci rende complici l’uno con l’altro». solo nascondersi, ripararsi in una caverna Insomma, anche se è o sotto una rupe. In vero che siamo coattesa che il cataclistretti a restare a casa L’arma per spezzare l’avanzata sma passi». Esattae a vivere come “momente come l’uomo del “nemico” nadi”, lo facciamo primitivo, dunque, è quella di stringerci con un forte spirito anche noi oggi abbiadi solidarietà che ci in un unico comportamento mo paura e siamo imunisce agli altri. preparati: non solo Inevitabilmente non c’è una cura, ma nella mente si affastellano immagini ar- anche le nostre conoscenze di questo virus chetipiche che ci lasciano capire come, al sono ancora molto limitate. di là dell’evoluzione tecnologica, del beL’unica soluzione, conclude Piccinni, nessere e della frenesia della vita reale, è è razionalizzare il più possibile: «La reaimpossibile recidere quel sottile fil rouge zione emotiva di fuggire e di tornare nel che tiene assieme la stessa storia umana: nido, prototipo della protezione della «In questo momento – ragiona ancora chioccia, del pollaio che ci ha visto muoPiccinni – siamo simili all’uomo primiti- vere i primi passi, è una reazione emoti-


SALUTE

Armando Piccinni.

Chi è

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va e comprensibile. Il passo successivo, tre cose, evitare di dormire di giorno per però, dev’essere quello di persone razio- mantenere il ritmo sonno-veglia; limitare nali, informate e responsabili, cosa che ci l’uso di dispositivi elettronici; avere attenpermette di mantenere un comportamen- zione dell’introito calorico, soprattutto to sociale tale per cui dobbiamo muover- per quanto riguarda le sostanze zuccherici come una sola persona, rinunciando a ne che determinano dipendenza; costruinutili individualismi, dannosi tanto per ire una routine giornaliera piacevole e noi quanto per gli salutare di modo da altri». L’arma con riacquisire la giusta Bisogna, tra le altre cose, cui possiamo spezattività ritmica, alzare l’avanzata del evitare di dormire di giorno lontanandoci dalla frenesia. E poi, ov“nemico” è quella di per mantenere il ritmo viamente, l’informastringerci in un unico zione: «Essere comcomportamento, per sonno-veglia pulsivi nella ricerca quanto distanti. può metterci in una Restare a casa potrà essere complicato per tanti, soprat- condizione di allarme immotivato – contutto visto i ritmi frenetici cui siamo abi- clude Piccinni – D’altro canto, staccarci tuati. La Fondazione BRF, a tal proposito, superficialmente da quanto i media ci coha pubblicato un vademecum, una sorta municano può essere dannoso a noi ed ai di decalogo contenente consigli utili per nostri cari. Quindi dopo la prima reazione affrontare nel migliore dei modi i gior- emotiva rispetto a quanto apprendiamo, ni a casa senza lasciarsi prendere dallo dobbiamo razionalizzare ed avere un atsconforto o dall’ansia. Bisogna, tra le al- teggiamento positivo e costruttivo».

l professor Armando Piccinni si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pisa (1980) e si è specializzato in Neurologia nel 1984 e in Psichiatria nel 1988 sempre con il massimo dei voti. Negli anni dal 1985 al 1991 ha seguito un training psicoanalitico Junghiano sotto la direzione di analisti del AIPA (Associazione Italiana Psicoanalisti Junghiani). È stato fino al 1994 primario di Neuropsichiatria dell’ospedale G. Venticinque di Taranto (TA) e negli anni dal 1994 al 2018, responsabile del Day Hospital della Clinica Psichiatrica di Pisa. Attualmente è professore straordinario presso l’Università Unicamillus di Roma e presidente del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche. Nel 2015 ha costituito la Brain Research Foundation – Italia – Istituto per la ricerca scientifica in Psichiatria e Neuroscienze (BRF) di cui è attualmente presidente. È revisore di numerose riviste scientifiche internazionali. È membro di società e comitati scientifici nazionali e internazionali. Ha partecipato come relatore a congressi, seminari, master e attività didattiche e continua a parteciparvi attivamente e organizzarle mediante l’attività della Fondazione BRF.

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AMBIENTE

SE LA NATURA TORNA A PRENDERSI I SUOI SPAZI

L’isolamento forzato della popolazione ha permesso all’ambiente e agli animali di recuperare il terreno perso

di Giacomo Talignani

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ai, come in questi ultimi giorni, tutto appare collegato. L’anomalia, nella normalità conquistata dall’uomo, ai tempi della pandemia del coronavirus sta nell’impossibilità nell’uscire di casa. Ma anche di utilizzare mezzi di trasporto, dall’auto all’aereo, per i propri spostamenti, per i propri viaggi, per il proprio commercio. Oppure semplicemente per invadere, come è abituato a fare da secoli, dei precisi spazi naturali, habitat che appartengono ad altre specie. Così accade che in questi giorni il collegamento uomo-natura diventi lampante, non solo per le immagini satellitari di Copernicus che ci mostrano il miglioramento della nostra qualità dell’aria, ma anche per gli animali che in tutto il mondo si stanno riprendendo habitat, territori, zone sottratte dall’uomo per i suoi scopi. O al contrario, tornando al collegamento, degli animali che ormai troppo strettamente dipendenti dall’uomo oggi

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soffrono - dopo nemmeno un mese - della abituati da un po’, vedere i cinghiali che invadono le strade ad esempio di Sassari, nostra anomala assenza. Le storie sono tante e spesso ci fan- a cercar qualcosa da mangiare. O a Veno strizzare l’occhio alla natura, a quei nezia vedere il Germano reale che torna mammiferi che in sessantanni abbiamo a nidificare lungo i canali e via dicendo, praticamente dimezzato, a quegli insetti dalle volpi avvistate a Milano ai cigni imche abbiamo ucciso con pesticidi e agri- mortalati nei centri delle città dove non si coltura intensiva, a quei cetacei che ab- osservavano da tempo. Per certi aspetti, va detto, potrebbe biamo mandato in confusione fra plastiessere anche solo un caso, qualche anica, pesca e inquinamento acustico. Così accade, nei porti di Cagliari e male che si è spinto un po’ più in là del Trieste, fra il traffico di natanti abbat- solito a cercare approvvigionamento. Ma se come ractuto a causa del Coconta uno studio vid-19, che tornino i delfini, proprio lì, A Burano, le acque senza pubblicato su Science nel 2018 gli anivicino alla banchina, più il via vai di vaporetti mali che vivono in dove non si vedevano da anni. e barche, sono decisamente ambienti antropizzati percorrono delOppure in Lapiù limpide le distanze inferiori guna, o meglio a Budi due o tre volte rano, che le acque rispetto a quelli che senza più gondole e orde di turisti, senza il via vai di barche vivono in aree incontaminate, adesso per e vaporetti, siano decisamente più chiare, loro sembra quasi un momento di rivaltrasparenti, tanto da mostrare pesci e or- sa, di esplorazione possibile grazie all’asganismi viventi che sembravano dimenti- senza dell’uomo. Anche se questi temacati. O ancora, scena a cui a Roma si è tiche saranno probabilmente oggetto di


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studi solo se le condizioni di isolamento dell’uomo dovessero prorogarsi nel tentativo di arginare la pandemia, alcuni effetti del collegamento fra uomo e animali sono già osservabili chiaramente in ter- Nara, Giappone. mini di “dipendenza”. Immagini curiose arrivano da Benidorm, in Spagna, dove in un quartiere e animali mai visti. Oppure le immagini, isolato a causa dell’epidemia da corona- provenienti dalla Cina, di elefanti che devirus una signora sembra essere l’unica cidono di spingersi in cerca di cibo verso uscita in strada, trascinandosi un carrello villaggi, abitazioni o magazzini, semi vuodella spesa. Abituati ad essere alimentati ti a causa dell’isolamento degli umani. E che dire dei cervi che dai turisti, colombi a Nara, in Giappone, e piccioni, ora privi si muovono numedegli umani che gli A Nara, in Giappone, verso il centro offrono cibo gratuii cervi si muovono numerosi rosi della città, perfino to, prendono d’assedio la povera signoverso il centro della città, nei centri commererano abituati ra nella speranza di fino ai centri commerciali ciali: a ricevere attenzioni poter avere un pasto e soprattutto cibo, facile da consumare. dai cracker a snack Scene che fanno un di riso, offerti da turisti e cittadini, e ora po’ sorridere e un po’ riflettere. Come quelle dei pinguini che nel nella città deserta vagano scossi e impausemivuoto zoo di Chicago si prendono riti cercando da mangiare. Questi intrec(concordata con gli operatori) la libertà ci, questi spazi riconquistati anche solo di esplorare il museo scoprendo mondi per un momento dalla natura, così come

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il complesso collegamento fra animali, uomo e malattie, sono oggi per tutti un prezioso spunto di riflessione di quanto noi umani abbiamo realmente modificato il Pianeta e i rapporti fra i suoi abitanti. Ecco perché, come ha recentemente affermato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi, «per poter immaginare un futuro globale abbiamo bisogno di un New Deal for Nature e People, che permetta di dimezzare la nostra impronta, arrestare la perdita degli habitat naturali e delle specie viventi. Iniziare a ricostruire gli ecosistemi distrutti, che sono la rete di protezione naturale da epidemie e catastrofi, è il primo passo da fare. Tutti insieme riusciremo a vincere questa sfida e a invertire la rotta che sta portando al collasso il nostro Pianeta». Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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Gli italiani tra gli amanti della plastica Terzi nel mondo per consumi di acque minerali in bottiglia

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essico, Thailandia e Italia. Nel campionato mondiale sul dei nuclei familiari italiani (circa cinquecentomila bottiglie, il doppio consumo di acque minerali in bottiglia, di cui la maggior di quelle consumate nel 2016). Il vetro, allora, quanto viene usato? parte in plastica, siamo terzi. Un record poco invidiabiLa risposta fornita dai dati Ismea non è entusiasmante: le bottiglie di le, se pensiamo all’aumento delle temperature, allo sciovetro con acqua naturale acquistate nel 2019 sono pari a ventiquattro glimento delle calotte polari e alla nascita di movimenti anti-plastica, milioni circa, mentre dieci anni fa erano circa trentuno milioni. Un poiché abbiamo molti consumatori che non rinunciano alla comodità orientamento negativo confermato pure per l’acqua effervescente e “usa e getta” delle bottiglie. Secondo i dati Ismea, l’Istituto di servizi quella leggermente gassata, ma non per quella gassata che risulta in per il mercato agricolo alimentare, un ente pubblico economico nacontrotendenza con suppergiù cinque milioni e mezzo di bottiglie zionale, durante il 2019 la tendenza è rimasta in crescita. Negli ultimi vendute nel 2019, contro i circa tre milioni del 2009. dieci anni le vendite totali a volume delle acque minerali imbottigliate Il piccolo balzo in avanti nei consumi di acqua in bottiglia (+1,2% in plastica sono più che raddoppiate, passando dai circa cinque mila spesa rispetto al 2018), ha portato nella casse di supermercati e picliardi di bottiglie del 2009 agli oltre dieci miliardi lo scorso anno: un coli negozianti oltre due miliardi di euro. Dai dati della grande distriincremento costante nel tempo, nonostante gli sforzi e le campagne buzione emerge che lo scorso anno l’acqua ha rappresentato il 77% plastic free promosse da associazioni ecologiste del volume e il 30% del fatturato dell’intero e dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del comparto bevande (esclusi i vini). Il segmento Negli ultimi dieci anni le territorio e del mare. acqua in dieci anni è cresciuto in volume del Gli aumenti negli acquisti hanno avuto tra vendite delle acque minerali 131%, mentre i prezzi tendono sempre più a i protagonisti il Sud e la Sicilia (+ 2,7%), in una contrarsi: in termini di spesa l’incremento nel imbottigliate in plastica condizione di crescita generalizzata (+0,9% il decennio è solo del 18%, segnale palese di una dato nazionale). È da rimarcare, inoltre, che la guerra di prezzo tra le varie aziende imbottigliasono più che raddoppiate parte più rilevante dei consumi coinvolga l’actrici. Qualcosa, comunque, si sta muovendo per qua naturale, una tipologia subito disponibisensibilizzare al consumo responsabile di acqua. le dai rubinetti delle nostre case, quella che a Milano, ma non solo, Il Gruppo CAP, ad esempio, l’azienda a capitale interamente pubchiamano l’acqua del sindaco. Dalla lettura delle cifre si scopre che blico che gestisce il servizio idrico integrato sul territorio della Citha rappresentato il 71% dei volumi di spese: parliamo di circa sette tà metropolitana di Milano e in diversi altri Comuni delle province miliardi e duecentomila bottiglie comperate nel 2019, un valore quasi di Monza e Brianza, Pavia, Varese e Como, ha lanciato la campagna triplicato nel giro di soli tre anni. Le acque effervescenti, invece, sono “Fonte San Rubinetto”. Sono stati previsti e realizzati molti incontri, state scelte dal 13% delle famiglie italiane, per un totale di quasi un in alcuni centri commerciali della Lombardia, per scoprire i benefici miliardo di bottiglie, contro le circa cinquecentomila del 2016. Stessi dell’acqua di casa, «un’acqua - si legge sul sito dell’iniziativa - che oltre numeri per quelle gassate predilette dall’11% dei consumatori, per un a essere ricca di sali minerali, soprattutto calcio e magnesio, ottimi per volume di vendita pari, anche in questo caso, a circa un miliardo di la salute, è sicura, controllata, fa bene all’ambiente, poiché sgorga tra bottiglie. Cifre più moderate, ma similmente considerevoli per le acle pareti domestiche ed è, non da ultimo, economica: 1.000 litri costaque leggermente gassate, che hanno incontrato le preferenze del 5% no infatti quanto un caffè». (G. P.).

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BENI CULTURALI

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Musei, per il momento si entra dal web Le iniziative del Mibact per sostenere il comparto cultura di Pietro Sapia*

permette agli italiani di rimanere in contatto con l’arte e la cultura anche in questa difficile circostanza. Il Ministero, insieme a tutte le altre realtà culturali che vorranno partecipare, mette a disposizione la pagina web per rendere disponibili on-line i diversi contributi che om’è noto, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha vengono raccolti giorno per giorno, grazie all’impegno dei luoghi adottato misure di contenimento dell’emergenza epidedella cultura statali e di tante istituzioni culturali nazionali che aderimiologica da Covid-19 prima nelle cosiddette zone rosse scono. Inoltre è possibile visitare i luoghi della cultura, stando a casa, e, successivamente, sull’intero territorio nazionale. attraverso il canale www.youtube.com/MiBACT sul quale vengono Anche la cultura si è dovuta fermare. In Italia c’è stata la socaricati video guide, come quelle sul Cenacolo di Leonardo, la Regspensione di manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura, gia di Caserta o la Cappella della Sindone di Torino. ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia “Il Consiglio dei Ministri ha approvato ulteriori misure in aiuto pubblico sia privato. Inoltre, c’è stata la sospensione del servizio di al turismo e alla cultura, settori duramente colpiti dalla diffusione apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (inclusi musei, archivi, biblioteche, aree e parchi archeologici). del Coronavirus e dai provvedimenti adottati per contenere il conDal canto suo, il Ministero per i Beni e le attivitagio”. Così il ministro per i beni e le attività tà culturali, ha promosso iniziative digitali per culturali e per il turismo, Dario Franceschini, Gli interventi per il sostegno al termine del Consiglio dei Ministri che ha vapromuovere la cultura con l’insolito ma necessario slogan #iorestoacasa. dell’industria culturale tengono rato un decreto legge per sostenere, tra gli altri, i lavoratori e le imprese del settore turistico e “La cultura non si ferma” è la nuova pagiconto delle istanze culturale. na del sito del Mibact che consente di aggrega“Gli interventi – ha spiegato il titolare del re attraverso sei sezioni - Musei, Libri, Cinema, delle associazioni di categoria dicastero dei Beni e le attività culturali - tengoMusica, Educazione e Teatro - le molteplici no conto delle numerose istanze delle associainiziative virtuali organizzate dai luoghi della zioni di categorie di questi settori con cui abbiamo avuto una stretta cultura statale, dal mondo dello spettacolo, della musica e dell’auinterlocuzione in queste settimane. Dalle indennità ai lavoratori dei diovisivo. Storici dell’arte, archeologi, archivisti, bibliotecari, restaudiversi comparti, al fondo di emergenza per lo spettacolo, il cinema e ratori, architetti, autori, scrittori, attori e musicisti rivelano inediti, l’audiovisivo, fino al sostegno per alberghi e imprese turistiche, sono classici, capolavori, curiosità, segreti e il dietro le quinte delle loro numerose le misure messe in campo dal Governo per sostenere in istituzioni. Si tratta di una ricca offerta culturale fruibile da casa che questa prima fase l’industria culturale, creativa e il turismo, uno dei principali motori del Paese”. Tra i provvedimenti approvati, c’è la sospensione dei versamenti * Consigliere tesoriere dell’Ordine Nazionale dei Biologi, deleprevidenziali e contributivi per alberghi agenzie e tour operator di gato regionale per Emilia Romagna e Marche. tutta Italia e la possibilità per le agenzie di rimborsare i clienti con un voucher.

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CON ROMEO SI RECUPERANO MATERIALI PREZIOSI DA PC E CELLULARI Nasce il primo impianto pilota per il recupero di oro, argento, platino, palladio, rame, stagno e piombo dai Raee dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Oltre a poter rimettere in circolo hi butta via oro con le materie preziose, permette una radicale rimani, lo cerca coi piedi». duzione dei costi energetici confrontandoli Devono averla pensata con le tecniche pirometallurgiche ad alta diversamente i ricercatori temperatura. Le schede elettroniche non Enea quando hanno progettato e costruito “subiscono” la triturazione e le loro emissioRomeo, il primo impianto pilota in Italia ni gassose servono, poiché si trasformano in per il recupero di materiali preziosi da vec- reagenti da sfruttare un’altra volta, ridimenchi computer e cellulari attraverso un pro- sionando, quindi, l’impatto ambientale e la cesso a “temperatura produzione di scarti. ambiente” e senza Gli inventori pretrattamento delle hanno pensato anche Il sistema si basa su un schede elettroniche. alla modularità e alla processo idrometallurgico capacità di adattarPartiamo dal nome: Romeo ovvero si, in modo da essere brevettato dal Centro utile sia per le piccoRecovery Of MEtals di ricerche dell’Enea le quantità di rifiuti by hydrOmetallursia per selezionare il gy ha una resa molgrado di purezza del to alta, parliamo del 95%, nell’estrazione di oro, argento, pla- metallo recuperato in funzione delle ritino, palladio, rame, stagno e piombo dai chieste di mercato. «I Raee - spiega Danilo Raee, rifiuti da apparecchiature elettriche Fontana, primo ricercatore del Laboratorio ed elettroniche. Dimenticando Montecchi, tecnologie per il riuso, il riciclo, il recupero Capuleti e Verona, si trova presso il Centro e la valorizzazione di rifiuti e materiali - rapricerche Casaccia, a nord di Roma, e utiliz- presentano una fonte di materie prime che za un processo idrometallurgico, brevettato potrebbe affrancare il nostro Paese e l’Euro-

di Gianpaolo Palazzo

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pa dalle importazioni provenienti da Cina, Africa e Sud America». Secondo stime dell’ENEA, da una tonnellata di schede elettroniche si possono estrarre 129 kg di rame, 43 kg di stagno, 15 kg di piombo, 0,35 kg di argento e 0,24 kg di oro, per un valore complessivo che supera i diecimila euro (tenendo conto dei prezzi attuali). «Con Romeo - aggiunge Fontana - vogliamo stimolare la creazione di una filiera nazionale completa per il recupero di metalli preziosi da Raee. Purtroppo finora in Italia il settore nazionale del riciclo si ferma al trattamento iniziale - cioè il processo meno remunerativo - lasciando a operatori esteri, in particolare del Nord Europa, il compito di recuperare la parte “nobile” del rifiuto». Se dallo scorso anno la direttiva 2012/19/EU, che regolamenta il settore dei rifiuti elettrici ed elettronici, impone il raggiungimento di un target di raccolta dei Raee pari al 65% (era al 45% nel triennio 2016-2018) bisogna allora allargare il nostro sguardo. Difatti non ci sono solo le schede elettroniche, ma carte di credito con chip, biciclette con pedalata assistita, prese elettriche multiple e tutte le tipologie di prolun-


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tivo, abbiamo stimato che la taglia minima di un impianto sul territorio debba essere almeno di mille tonnellate annue con schede elettroniche preferibilmente di cellulari o telefoni, quelle più ricche di materiali». © Santi S/www.shutterstock.com Dall’analisi dei dati 2019, non ancora definitivi, la raccolta italiana di Raee ha ghe, tende e chiusure elettriche, montascale avuto un incremento del 10% rispetto a due per disabili e apparecchiature di automazio- anni fa, per un totale di oltre 343mila tonne per cancelli. Tutti nascondono un tesoro, nellate (Centro di Coordinamento Raee), che farebbe gola non solo a Gollum, perso- corrispondenti a circa il 43% dei Raee. naggio dell’universo fantastico di John Ro- Nell’ultimo report, aggiornato al 18 febbraio, i numeri salgono ancora con quasi diciotnald Reuel Tolkien. «Ora il nostro obiettivo - conclude tomila ritiri presso i centri di raccolta, pur Fontana - è di trasferire all’industria questa se gli stessi ritiri sono stati sospesi per alcuni tecnologia affinché, attraverso l’introduzio- giorni in aree sottoposte a particolari restrine di processi eco-innovativi, si possa com- zioni dovute alla situazione di emergenza pletare la filiera del ciclo di trattamento dei epidemiologica legata al Covid-19. Il lato B della merifiuti per far rimanedaglia, però, c’è e ci re sul territorio mateche circa il rie prime strategiche, Da una tonnellata di schede racconta 57% dei Raee viene come oro, terre rare, elettroniche si estraggono smaltito ancora con magnesio e cobalto, percorsi “alternativi” con tutti i benefici 129 kg di rame, 0,35 (si va dalla discarica che ne conseguono di argento e 0,24 di oro all’esportazione, a in termini occupaziovolte illecita, verso alnali, economici e socuni Paesi esteri) che ciali. Ma con il nostro impianto guardiamo oltre: stiamo testando non assicurano né il rispetto della natura né nuovi processi tecnologici per l’estrazione una buona gestione delle risorse. Si tratta, di materiali ad alto valore aggiunto da diver- dunque, di assumere nuove consapevolezze se tipologie di rifiuti, come magneti perma- e di far crescere la conoscenza e la fiducia nenti, lampade fluorescenti, batterie al litio nell’economia circolare, che potrebbe rafa fine vita, sottoprodotti industriali, ceneri e forzare il carattere distintivo delle nostre catalizzatori esausti. Per diventare competi- produzioni made in Italy.

Scheda raccolta Raee

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on 32.430 tonnellate in più rispetto al 2018, la raccolta di RAEE, nel corso del 2019, ha fatto registrare un incremento del dieci percento, per un totale di 343.041 tonnellate sul territorio nazionale. Nonostante le cifre del Centro di Coordinamento Raee non siano ancora definitive, il rallentamento nella raccolta evidenziatosi a novembre, comunque con un segno positivo (+2 per cento), è stato bilanciato dal forte incremento registrato a dicembre (+22 per cento) con l’effetto che la crescita del trimestre è rimasta in linea con l’andamento del resto dell’anno. Sempre nell’ultimo trimestre del 2019 è cresciuta ulteriormente l’incidenza delle regioni settentrionali: le 186.166 tonnellate raccolte in quest’area rappresentano il 54 per cento del totale nazionale, mentre Centro, Sud e Isole si spartiscono, con il 23 per cento, la restante raccolta, corrispondente rispettivamente a 79.521 e 77.354 tonnellate. Tra gennaio e dicembre i sistemi collettivi hanno gestito 194.721 ritiri sull’intero territorio nazionale, con una media di 16.227 movimenti mensili.

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NUOVA TECNOLOGIA PER IL CONDIZIONAMENTO DELL’ARIA

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no studio condotto in sinergia da un gruppo di studiosi del Politecnico di Torino (SMALL) e dell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM), oggetto di una ricerca pubblicata sulla rivista “Science Advances”, ha messo a punto un nuovo dispositivo capace di generare un effetto di raffrescamento senza che sia necessario l’utilizzo di energia elettrica, sfruttando esclusivamente soluzioni naturali. Anche questa nuova tecnologia è in grado di diminuire la temperatura di un ambiente sfruttando il processo di evaporazione di un liquido, ma la novità introdotta dai ricercatori torinesi sta nel fatto di utilizzare semplicemente acqua e comunissimo sale invece di composti chimici potenzialmente dannosi per l’ambiente. Così facendo l’impatto ambientale del nuovo dispositivo è senza ombra di dubbio ridotto, poiché si basa su fenomeni passivi, ossia processi spontanei come la capillarità o l’evaporazione, invece che su pompe e compressori che necessitano di energia e manutenzione. Il dottorando del Dipartimento Energia del Politecnico, Matteo Alberghini, nonché primo autore della ricerca, entra nello specifico e spiega nel dettaglio il meccanismo: «Far evaporare acqua per ottenere una sensazione di fresco è una soluzione nota da millenni, come il sudore che evapora sulla pelle per raffrescarci o un fazzoletto imbevuto appoggiato sulla fronte nelle giornate più calde. La nostra idea permette di ingegnerizzare questa tecnologia, massimizzandone l’effetto e rendendola possibile in qualsiasi condizione ambientale. Anziché essere esposta all’aria, l’acqua pura bagna una membrana impermeabile che la separa da una soluzione di acqua e sale ad alta concentrazione. La membrana può essere immaginata come un setaccio

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Dal Politecnico di Torino una soluzione naturale per raffrescare gli ambienti

con maglie grandi un milionesimo di me- raffrescante ad attenuarsi; tuttavia, la diftro: grazie alle sue proprietà idrorepellen- ferenza di salinità tra le due soluzioni può ti, questa membrana non viene attraversa- essere continuamente - e in modo sosteta dall’acqua liquida, ma solo dal vapore. nibile - ristabilita tramite l’energia solare, In questo modo, l’acqua dolce e salata non come peraltro dimostrato in un nostro resi mescolano, mentre cente studio». Altro il vapore d’acqua è aspetto da tenere in La novità sta nel fatto libero di passare da considerazione e che una parte all’altra di utilizzare semplicemente si è dimostrato vindella membrana. cente nel dispositivo acqua e sale anziché In particolare, ideato al Politecnico la differente salinità di Torino risiede neli soliti composti chimici nei due liquidi conla sua progettazione: sente all’acqua pura infatti queste unità di evaporare più velocemente di quella refrigeranti, sono spesse qualche centisalata. Questo meccanismo raffredda l’ac- metro ciascuna, possono funzionare sia qua pura, e può essere amplificato grazie in autonomia o disposte in serie, come alla presenza di diversi stadi evaporativi. accade con le batterie, così da aumentaL’acqua salata tenderà gradualmente a re l’effetto di raffrescamento. In questo “raddolcirsi” nel tempo e dunque l’effetto modo è possibile regolare la loro potenza,


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Lo Small piemontese

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l Multi-Scale ModeLing Laboratory - SMaLL - è un gruppo di ricerca ingegneristica lanciato al Politecnico di Torino con l’obiettivo di proporre e promuovere soluzioni innovative per applicazioni legate al settore energetico. Il laboratorio è guidato e composto da giovani ricercatori con diversi background in ingegneria, matematica e fisica. Le attività spaziano dalla modellazione, alle simulazioni numeriche e ai test sperimentali, e si concentrano principalmente sulla desalinizzazione e la purificazione dell’acqua di mare utilizzando l’energia solare e il recupero del calore di scarto. Il gruppo lavora su tecniche di modellazione dei materiali su diverse scale (dall’atomistico al continuum), tecniche di riduzione dell’ordine dei modelli, metodi di riduzione grossolana (up-scaling) per sospensioni colloidali per bio/nano-tecnologie, efficienza energetica e altro ancora.

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raggiungendo capacità di raffrescamento Il raffrescamento radiativo, seppur confrontabili a quelle tipicamente neces- promettente e adatto ad alcune applicasarie per gli usi domestici. zioni, presenta però due grossi limiti: il Per essere introdotta all’interno del principio su cui si basa è inefficace in climi dispositivo, l’acqua non ricorre all’utilizzo tropicali e in generale nelle giornate moldi pompe specifiche, to umide, quando ma il suo spostamenperaltro il bisogno I costi di produzione bassi di condizionamento to è spontaneo grazie all’effetto capillare di e la semplicità d’assemblaggio sarebbe maggiore; alcuni componenti inoltre il limite teolo renderebbero adatto capaci di assorbire rico della potenza di e trasportare l’acraffrescamento che anche alle zone rurali qua anche contro la può fornire è piuttoforza di gravità. Un sto ridotto. ulteriore spunto dato dai ricercatori: «AnIl nostro prototipo passivo, basato che altre strategie per il raffrescamento invece sul raffrescamento evaporativo passivo sono in fase di sperimentazione tra due soluzioni acquose a diverse sain diversi centri di ricerca mondiali, ad linità, potrebbe superare questo limite, esempio quelle basate sulla dispersione di realizzando un effetto utile indipendente dall’umidità esterna. Per di più, potremcalore per effetto radiativo.

mo ottenere in futuro una capacità di raffrescamento anche più elevata aumentando la concentrazione della soluzione salina oppure ricorrendo ad un design modulare più spinto del dispositivo». Altre carte a favore dei ricercatori sono i costi di produzione tendenti al basso e la semplicità dell’assemblaggio, che renderebbero il dispositivo ideale per essere installato ad esempio in zone rurali, dove andrebbe a sostituire i sistemi tradizionali, data la scarsa presenza di tecnici specializzati all’installazione e alla manutenzione. Soprattutto le regioni ricche di acque ad alta contrazione salina, ad esempio quelle costiere, o quelle situate nelle vicinanze di grossi impianti di dissalazione oppure in prossimità di saline, potrebbero beneficiare dall’installazione di tali dispositivi. Attualmente questa tecnologia non è ancora pronta per una immediata commercializzazione, è possibile che ci siano in futuro ulteriori sviluppi anche in base ad eventuali finanziamenti da parte delle industrie. Questa è una tecnologia che potrebbe ad esempio andare ad affiancare gli impianti già attualmente esistenti, così da alleggerirne la mole di lavoro e andare a ridurre il consumo energetico a parità di effetto raffrescante. (M. M.). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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Ricerca, Enea: 420 milioni e 280 assunzioni È il piano triennale che punt su green economy e decarbonizzazione

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Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, ha varato un imponente piano triennale di attività, per il triennio 2020-2022, con un focus nuove energie, economia circolare e trasferimento dell’innovazione. Il testo, deliberato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ente, è stato trasmesso al Ministero dello Sviluppo economico per l’approvazione. Sono previsti investimenti per oltre 420 milioni di euro in nuove infrastrutture, 280 nuove assunzioni e rafforzamento delle attività di ricerca, di sostegno dell’innovazione e di trasferimento di tecnologie avanzate. Fra i settori prioritari di attività, l’efficientamento energetico, la decarbonizzazione dell’economia, la sicurezza del territorio, i beni culturali, la mobilità sostenibile, i rifiuti, la smart city, le misure di adattamento e di contrasto ai cambiamenti climatici, l’economia circolare e l’organizzazione logistica delle spedizioni scientifiche in Antartide. In grande evidenza anche la realizzazione del polo scientifico-tecnologico nel Centro Ricerche di Frascati per la realizzazione della macchina DTT (Divertor Tokamak Test), uno dei progetti europei più ambiziosi nel campo della fusione nucleare, con 600 milioni di euro di investimenti, ricadute stimate in 2 miliardi di euro e creazione di 1500 nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, in aggiunta alle 280 assunzioni sopraccitate. Il Piano Triennale di Attività è il principale documento programmatico di carattere strategico dell’Enea per illustrare gli obiettivi del triennio, della prima annualità, le risorse finanziarie necessarie e il fabbisogno di personale; viene predisposto con tempi e modalità che lo rendono complementare e coerente con il bilancio di previsione dell’Agenzia e con il Piano delle Performance. Il Piano si compone di un documento principale e di due allegati. I primi due capitoli del documento principale contengono un quadro di insieme dell’Agenzia e una breve analisi del contesto nazionale e internazionale nei settori di competenza. Gli stessi obiettivi sono presentati sulla base delle Classi Anvur, in conformità

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all’atto di indirizzo del Ministro dello Sviluppo economico del 14 settembre 2017. Nel capitolo terzo sono presentati le strategie e gli Obiettivi Generali dell’Agenzia declinati in Obiettivi triennali, che definiscono le priorità programmatiche per il triennio 2020-2022 e i principali Obiettivi Organizzativi dell’Agenzia. Il capitolo 4 illustra le modalità di attuazione dei programmi con riferimento alle risorse umane, finanziarie e strumentali necessarie mentre l’ultimo analizza i possibili fattori di rischio del Piano e delle flessibilità che consentono la loro gestione. Completa il Piano una appendice in cui è illustrato il quadro delle partecipazioni. (F. F.)

Sede dell’Enea a Roma.


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La tutela della salute con lo smart working Lavorare da casa per combattere l’emergenza sanitaria di Felicia Frisi

pubblico, dove c’è una regolamentazione ad hoc, sia nel settore privato, dove le normative prospettano degli orientamenti del legislatore che non possono necessariamente tradursi in obblighi per le imprese. on la non certo felice diffusione del Coronavirus, i decreti Come spiega il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, emanati dal Governo per tutelare la salute pubblica hanno nell’ambito delle misure adottate dal Governo per il contenimento e introdotto, per la prima volta in maniera massiccia, il ricorso la gestione dell’epidemia da Coronavirus Covid-19 , il Presidente del al lavoro agile o smart working. Consiglio dei ministri ha emanato il 1° marzo 2020 un nuovo Decreto Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico che interviene sulle modalità di accesso allo smart working, confermadi Milano, nel 2019 i lavoratori agili erano 570mila, in netta crescita te anche dal Decreto del 4 marzo 2020. rispetto all’anno precedente, quando erano 480mila. Nelle ultime setNel Decreto dell’11 marzo 2020, si raccomanda venga attuato il timane il Ministero del Lavoro ha fatto sapere che altri 550 lavoratori massimo utilizzo, da parte delle imprese, di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in sono stati mandati a lavorare da casa. Mentre, con gli ultimi decreti, si è andati verso una chiusura progressiva dei luoghi di lavoro. Una simodalità a distanza. La definizione di smart working, contenuta nella tuazione che rientrerà quando i numeri del virus Legge n. 81/2017, pone l’accento sulla flessibilo consentiranno. lità organizzativa, sulla volontarietà delle parti Nel 2019 erano 570mila gli che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’uSecondo un’inchiesta di Milena Gabanelli per il Corriere della Sera, con dati dei consulenti tilizzo di strumentazioni che consentano di lavoitaliani in telelavoro. Dieci del lavoro, sarebbero 8,2 milioni gli italiani che rare da remoto (come ad esempio: pc portatili, si trovano nelle condizioni di poter fare telelavo- volte di meno, in percentuale, tablet e smartphone). ro. Se fino a poco tempo fa i nostri connazionali Ai lavoratori agili viene garantita la parità di del Regno Unito che lavoravano da remoto erano il 2% del totale trattamento - economico e normativo - rispetto degli occupati, nel Regno Unito erano il 20,2%, ai loro colleghi che eseguono la prestazione con in Francia il 16,6% e in Germania l’8,6%. modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuIn tempi “normali”, il telelavorolavoro può produrre benefici ni e malattie professionali, secondo le modalità illustrate dall’Inail nelall’ambiente con meno traffico e, di conseguenza, meno inquinala Circolare n. 48/2017. A partire dal 15 novembre 2017, le aziende mento. Ma anche alla sfera sociale, per far conciliare la vita privata sottoscrittrici di accordi individuali di smart working possono procon quella lavorativa. Naturalmente, non tutti i mestieri possono cedere al loro invio attraverso l’apposita piattaforma del Ministero essere svolti con postazioni da remoto. Il settore manifatturiero, del Lavoro e delle Politiche Sociali. l’artigianato e la stessa sanità hanno bisogno della presenza fisica di Il Coronavirus ha reso tutto ciò di grande attualità. È possibile che, quando l’emergenza sarà rientrata, la pubblica amministrazione addetti e professionisti. e le aziende private, che ancora non avevano ricorso al telelavoro, poSe, invece, ci si trova di fronte a delle restrizioni della mobilità dovute a un’epidemia, anzi, a una pandemia, ecco che lo smart wortranno giudicare i risultati di questa sperimentazione forzata e chissà king può risolvere molti problemi si pubblica sicurezza sia nel settore che non ritengano di farvi ricorso anche in tempi “normali”.

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Il packaging alimentare si fa intelligente Le pellicole dei cibi cambiano colore se i prodotti si deteriorano o scadono

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a pellicola è diventata intelligente: cambia colore se il cibo si antifungine, molto adatte nel confezionamento alimentare, si aggiunsta deteriorando o ne prolunga la scadenza con materiali al gono alla capacità di segnalare l’alterazione del prodotto alimentare cento per cento biodegradabili e compostabili. Sono proprio avvolto: reagendo dinamicamente con l’atmosfera interna della concosì le nuove “plastiche verdi” sviluppate dai ricercatori del fezione, cambiano colore a seconda dell’ambiente acido-base con cui Centro ricerche Enea di Brindisi per probabili applicazioni nell’imsono in contatto, diventando segnalatori dello stato di conservazione. ballaggio alimentare, nell’arredamento e nei rivestimenti interni dei I nuovi materiali in bio-composito sono stati migliorati aggiunmezzi di trasporto come auto, aerei, treni. gendo fibre o additivi di origine naturale come lino, canapa, scarti di Le bio-plastiche vengono ottenute dalla modificazione degli zucvegetazione olearia e di lavorazione del caffè. Non sono da sottovalucheri presenti nel mais e nelle barbabietole e invece i bio-compositi tare le proprietà meccaniche e di resistenza al fuoco, in particolare nei sono stati ricavati inserendo nella plastica bio additivi derivati dagli manufatti realizzati in bio plastica e nocciolino, scarto di lavorazione scarti di lavorazione dei settori agroalimentari tipici del territorio. del settore oleario, i quali hanno dimostrato una maggiore resistenza «Siamo impegnati da anni nella sfida per la sostenibilità - sottolinea al fuoco rispetto alla matrice in bio plastica “pura”. Claudia Massaro, ricercatrice presso il Centro «Le bio-plastiche e i bio-compositi a fine Enea di Brindisi nel laboratorio materiali funvita subiscono - conclude Claudia Massaro zionali e tecnologie per applicazioni sostenibili un processo di degradazione che produce Si tratta delle plastiche verdi, -sostanze - in linea con i principi della valorizzazione delle innocue o utili, come i fertilizzanti; sviluppate dai ricercatori risorse locali e dell’economia circolare. Ci siamo inoltre possiedono caratteristiche chimico-fidedicati in particolare allo sviluppo di soluzioni del Centro ricerche dell’Enea siche in grado di sostituire completamente le per ridurre l’impatto ambientale dei contenitori plastiche di origine fossile in molteplici applidi Brindisi a fine vita, in linea con gli obiettivi della diretcazioni». La sfida per la sostenibilità si è spotiva europea SUP (Single Use Plastics) che ha stata, quindi, dal contenuto al contenitore e vietato entro il 2021 l’utilizzo di molti prodotti a ciò che l’avvolge, ma a frenare lo sviluppo in plastica monouso e stabilito, a partire dal 2025, un contenuto obblidella bio-plastica è ancora il costo di produzione, due o tre volte gatorio minimo di materiale riciclato nelle bottiglie in plastica pari al superiore alla plastica ottenuta da petrolio e carbone. I ricercatori 25%, che salirà al 30% nel 2030». dell’Enea, però, non demordono e sperano negli effetti positivi che Testate e realizzate in collaborazione con l’Università del Salento, potranno arrivare dalla citata direttiva UE 2019/904, del 5 giugno le bio-pellicole antimicrobiche, particolarmente adatte a prolungare la 2019. Parlamento e Consiglio europeo hanno voluto prevenire e scadenza dei prodotti grazie a ossido di zinco e alluminio, sono state ridurre negli Stati membri l’incidenza di determinati prodotti di pensate per rispettare gli obiettivi di riduzione degli sprechi alimentari plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla proposti dall’Agenda ONU 2030. Hanno la possibilità di fornire una salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’econorisposta precisa all’ambiente con cui il film contenitivo viene in contatmia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali into grazie all’aggiunta di olio di cardanolo, derivato dall’anacardo, e di novativi e sostenibili, contribuendo, in tal modo, al corretto fununa molecola come la porfirina. Le “nuove” proprietà antiossidanti e zionamento del mercato interno. (G. P.).

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Con Constance, la depurazione costa meno Il sistema messo a punto dall’Enea può ridurre la spesa del 30%

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acqua è una risorsa, è essenziale per la vita ed è anmi di controllo, che consentono di gestire da remoto più imche un costo che pesa sul bilancio economico di uno pianti di trattamento e di stimare in tempo reale la percentuale Stato. Secondo i dati presentati nelle scorse settimadi inquinanti in ingresso. In particolare, questo sistema consenne da Utilitalia, la federazione italiana delle imprese te di abbattere inquinanti come azoto e sostanza organica, conidriche, il nostro Paese è, all’interno dell’Ue, quello che preleva sentendo la reimmissione di acque di buona qualità nei corpi la maggiore quantità di acqua per potabile: 34,2 miliardi di meidrici ricettori. tri cubi all’anno, di cui 9,4 per uso civile. Un secondo aspetto di rilievo sono le potenzialità applicatiIngenti, però, sono le perdite nella rete idrica che, secondo ve del sistema ad impianti sia medio-piccoli (fino a 20mila “abil’Istat, ammontano a 44 metri cubi di media al giorno per chitanti equivalenti”), oltre il 90% del totale in Italia, sia di grandi lometro di condotte nei comuni capoluogo di provincia e nelle dimensioni. Secondo gli ultimi dati Istat (2015), gli impianti di città metropolitane. Questo è un problema noto agli enti locali depurazione di grandi dimensioni, pur trattando oltre il 60% che, in alcune aree della Penisola, devono fare i conti con una del refluo totale, sono in numero totale inferiore al 10% degli perdita di ben oltre il 50% dell’oro blu prima che arrivi al ruimpianti complessivi. binetto. L’Italia è percorsa da 500mila chi«Diversi studi evidenziano che gli imlometri di condutture. Ma troppi in troppi pianti medio-piccoli hanno costi di trattaA fronte di una rete idrica comuni si registrano dispersioni ingenti, mento specifico molto più alti di quelli di fino adei picchi che superano il 70% della con notevoli perdite d’acqua, grandi dimensioni: questa tecnologia può portata. Ciò accade anche perché le condotessere fondamentale per ridurli in modo site sono spesso vecchie. Nel 25% dei casi, i nuovi depuratori potrebbero gnificativo. Un ulteriore beneficio in termisuperano i 50 anni. far respirare i bilanci pubblici ni di costi e impatti deriva dalla possibilità Ma ai costi di approvvigionamento idridi garantire minori concentrazioni di inquico, che tuttavia nel bel Paese sono più bassi nanti allo scarico», sottolinea Luca Luccaridella media europea (e ciò non può concolarci sul versnate degli ni, ricercatore del Laboratorio Cross Technologies per Distretti sprechi), vanno sommati quelli di depurazione. Urbani e Industriali, presso il Centro Enea di Bologna. Proprio per contenere i costi legati ai depuratori, l’Enea Il sistema Constance, che è pronto per l’industrializzazio(Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo svilupne, si inquadra nel più ampio contesto delle attività dell’Epo economico sostenibile) ha messo a punto, in collaborazione NEA per ideare, e realizzare città “intelligenti” in grado di con il Gruppo Hera, il sistema Constance (COntrollo iNtelliconnettere strutture “orizzontali” (piattaforme ICT, cruscotti gente e geSTione Automatizzata per il trattameNto di aCque urbani, Support Decision Systems) e applicazioni “verticali” rEflue) che è in grado di ridurre di oltre il 30% i costi energetici (smart home ed assisted living, smart buildings, smart lighting, e di gestione degli impianti di depurazione delle acque. sicurezza delle infrastrutture critiche, mobilità, fonti rinnovaLa principale innovazione di Constance sta nella possibilità bili) per ridurre i consumi, renderli più sostenibili e miglioradi utilizzare sensori affidabili a basso costo associati ad algoritre la qualità della vita. (F. F.) Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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di Antonino Palumbo

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invii o non rinvii, porte chiuse o socchiuse, Champions League ferma ed Europa League in campo, baci e abbracci nonostante l’ombra minacciosa del Covid-19. Alla fine il calcio si è fermato, non prima che anche in Serie A si verificassero le prime positività al coronavirus. E non prima di regalare un teatrino di polemiche e “tira e molla”, animato dagli interessi di ciascun club e acuito dalla presenza in calendario di Juventus-Inter, sfida tra club rivali in lotta per lo scudetto assieme alla Lazio. Aveva fatto discutere il rinvio al 13 maggio di questa e altre quattro partite da giocare nel nord Italia (Udinese-Fiorentina, Milan-Genoa, Parma-Spal e Sassuolo-Brescia), tanto che poi si è deciso di calendarizzarle l’8 marzo, facendo slittare il resto del programma. Celebrato il Derby d’Italia in uno Juventus Stadium a porte chiuse, salutato il posticipo tra Sassuolo e Brescia, lunedì 9 marzo è arrivato lo stop definitivo al campionato di Serie A. Ad anticipare la decisione della Figc è stato il premier Conte, nel giro di vite che ha reso tutta Italia una zona rossa. “Non c’è ragione per cui proseguano le manifestazioni sportive” le parole del premier. Poche ore prima il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e i presidenti delle federazioni sportive italiane, avevano deciso di fermare “le competizioni sportive degli sport di squadra a ogni livello”, demandando però “al Governo di emanare un apposito DPCM che possa superare quello attuale in corso di validità”. Su richiesta dell’Assocalciatori, dal giorno dopo sono stati sospesi anche gli allenamenti, prima in Lega Pro, poi in A e B. Il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gabriele Gravina, si è impegnato a parlare con il governo per sostenere la richiesta di inserire anche l’azienda calcio nel decreto di agevolazioni contributive e fiscali. Ai club di A, invece,

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COVID-19 E CALCIO: RITARDI, RICADUTE E POSITIVITÀ

Aumentano i casi tra i calciatori. Ferma la Serie A e gli altri tornei

il compito di riunirsi per valutare l’im- dello scudetto o il congelamento della classipatto economico dello stop per i club tra fica al momento dello stop definitivo (scelta contratti gli sponsor e diritti TV. Secondo dolorosa e rischiosa). Se invece si riuscisse alcuni esperti, se non si tornasse a giocare a riprendere - possibile visto lo slittamento le perdite potrebbero lievitare a 800 milio- degli Europei dal 2020 al 2021 - si punterebni di euro tra botteghino e abbonamenti be a completare regolarmente il programma (150-200), sponsorizoppure a procedezazioni (200) e diritti re con una insolita Dopo la partita Juventus- formula di playoff e televisivi (400). Tra gli altri il presidente playout, per decreInter, lunedì 9 marzo è del Brescia, Massimo tare da una parte la arrivato lo stop definitivo vincitrice del titolo e Cellino, ha suggerito dall’altra le squadre al governo di scontaal campionato di Serie A retrocesse in B. re i contributi sugli Con il passare dei stipendi dei giocatori: 150 milioni che potrebbero aiutare il siste- giorni, l’allarme coronavirus si è esteso anche fuori dai confini italiani, con la UEFA ma calcio di andare in default. La speranza della Federcalcio, e di tut- (Union of European Football Associations) ti, è di poter tornare prima possibile a una che ha cercato di salvare il salvabile, tra rinparvenza di normalità. Che, tradotto, vuol vii e porte chiuse. L’Atalanta ha fatto in temdire limitare le preoccupazioni calcistiche po a battere il Valencia anche al ritorno degli solo alle questioni di campo o di classifica. ottavi di Champions League e a conquistaSe non dovesse esserci spazio per recupera- re una storica qualificazione per i quarti, re le giornate saltate, la Serie A 2019-2020 si grazie a un poker di gol di Josip Ilicic. Lo concluderebbe con la mancata assegnazione stop ai voli dall’Italia alla Spagna ha inve-


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Lionel Messi.

Gli altri campionati

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Vulnerabili come tutti, i giocatori (e ce costretto il massimo organismo calcistico continentale a rinviare i match Siviglia-Ro- i club) hanno mostrato di avere un cuore ma e Inter-Getafe. Solo venerdì 13 marzo la adeguatamente grande. L’Inter ha lanciaUEFA è giunta alla decisione di rinviare, tra to una campagna global di crowdfunding, le altre, le partite di ritorno degli ottavi di contribuendo con 500mila euro tra atleti, UEFA Champions League del 17 e 18 mar- staff tecnico e dipendenti. La Juventus si è zo, quelle di UEFA mossa a sostegno delEuropa League del 19 la Regione Piemonte Numerose le donazioni marzo e tutte le partiper l’acquisto di dite dei quarti di UEFA da parte di team e singoli spositivi medici, doYouth League in pronando 300mila euro calciatori per sostenere lo (oltre alle iniziative gramma nelle stesse giornate. Successiva- sforzo del sistema sanitario dei singoli, tra cui i 120mila di Leonarmente è stato disposto do Bonucci alla Città il rinvio delle finali di Champions ed Europa League. Che i calcia- della Salute di Torino). Agli ospedali lutori non siano supereroi e che il Covid-19 sia cani il pensiero di Simone Zaza: obiettivo stato un fenomeno sottovalutato, anche dal 100mila, quanti ne ha destinati Lorenzo dorato mondo del calcio, ce ne si è accorti Insigne all’ospedale Cotugno di Napoli, in con le prime positività di calciatori di serie prima linea nella lotta al Covid-19. Si sono A: lo juventino Daniele Rugani ha inaugu- mossi, tra gli altri, anche Zlatan Ibrahimorato la serie, proseguita con i compagni di vic, Stephan El Shaarawy e la Serie B, che squadra Blaise Matuidi e Paulo Dybala, di- ha deliberato l’acquisto di 20 dispositivi versi calciatori di Sampdoria e Fiorentina e di ventilazione polmonare, per altrettanti anche Paolo e Daniel Maldini, padre e figlio. ospedali.

on solo Serie A: il coronavirus ha fermato quasi tutti i campionati europei. Niente calcio fino al 3 aprile in Premier League, il massimo torneo inglese, scosso dalla positività al Covid-19 da parte del tecnico dell’Arsenal Mikel Arteta e del 19enne attaccante origini ghanesi Callum Hudson-Odoi, del Chelsea. Luca Kilian, 20enne del Paderborn, è stato invece il primo positivo nella Bundesliga tedesca, dove il pallone non rotolerà fino al 2 aprile. Sospesa fino a data da destinarsi l’attività nella francese Ligue 1, oltre che in Ligue 2. Con il Real Madrid in quarantena, dopo la positività di un tesserato della squadra di basket, si è fermata inizialmente per due giornate anche la Liga Spagnola. In Portogallo non si gioca fino a nuova decisione, fermi anche i principali campionati in Belgio, Olanda e Austria. Dopo aver optato per una capienza limitata (5mila spettatori, debitamente separati), si è arresa anche la Russia, così come Ucraina, Danimarca e Turchia. In Bielorussia invece il campionato è iniziato regolarmente. Il 19 marzo.

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Europei e Olimpiadi rinviati al 2021 L’inevitabile scure del Covid-19 sui grandi eventi mondiali

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ultimo ad arrendersi è stato il comitato olimpico: Nel tennis, un caso confermato di Covid-19 nella Coachel“Giochi rinviati a una data successiva al 2020, ma la Valley, in California, ha causato la cancellazione del torneo non oltre l’estate 2021, per salvaguardare la salute Masters 1000 di Indian Wells. La dichiarazione dello stato d’edegli atleti”. Prima delle Olimpiadi, erano stati rinmergenza annunciata dal governo ungherese ha invece spinto viati al prossimo anno anche gli Europei di calcio, anche loro la Federazione Internazionale Tennis a rinviare tutti i tornei “battuti” dall’emergenza Covid-19. La rapida diffusione del ATP e WTA da qui a maggio, incluso il Roland Garros. Dagli coronavirus e la sua elevazione a pandemia, da parte dell’OrgaStati Uniti all’India, dal tennis al golf, dove l’emergenza ha nizzazione Mondiale della Sanità, hanno modificato ogni intenfermato l’Hero Indian Open, torneo dell’European Tour di zione e previsione, inducendo UEFA e CIO a più saggi consigli. golf, in calendario dal 19 al 22 marzo a Nuova Delhi. Prima degli Europei, che sarebbero dovuto partire da È terminata anzitempo anche la Coppa del Mondo di sci Roma il 12 giugno e toccare 12 città europee, erano già state alpino. Dopo l’annullamento delle finali di Cortina d’Ampezfermate le competizioni europee per club, con conseguente zo (18-22 marzo), la Federazione internazionale di sci ha taslittamento delle finali di Champions ed Europa League. Rigliato anche le ultime gare del programma femminile ad Aare mandare gli Europei permetterà alle leghe e di quello maschile a Kranjska Gora, in nazionali di utilizzare i mesi di giugno e Slovenia. Per l’azzurra Federica Brignone Le maniefestazioni sportive un agrodolce trionfo in classifica generale. luglio per concludere i campionati sospesi. “Inconcepibile”, invece, era stato definito Slitterà anche il Giro d’Italia di ciclirichiamano folle di spettatori fino a quindici giorni fa il rinvio o la cansmo (9-31 maggio). Intanto, sono state rinin spazi raccolti. Ovvia la loro viate la Strade Bianche, la Tirreno-Adriaticellazione delle Olimpiadi di Tokyo, al via dal prossimo 24 luglio. Almeno dal minico e la Milano-Sanremo, mentre in Francia sospensione stro dello Sport con delega ai Giochi, lady si è chiusa anzitempo tra crescenti preocSeiko Hashimoto. È stato però il Comitato cupazioni la Parigi-Nizza. Rinviata pure olimpico internazionale a decidere: e alla fine anche il presiItalia-Inghilterra del Sei Nazioni di rugby. In Moto GP canceldente Thomas Bach, che aveva sempre creduto nella possibililato il GP del Qatar (tranne Moto2 e Moto 3 già in loco), rintà di far partire i Giochi il 24 luglio, ha dovuto alzare bandiera viati quelli della Thailandia, delle Americhe e dell’Argentina. bianca, vista l’emergenza sanitaria globale. Il circus della F1 si è invece mosso in direzione MelbourIntanto, l’avanzata del coronavirus aveva già colpito in ne, per l’esordio stagionale. La gara, però, non si è disputata. maniera decisa altri grandi eventi internazionali. La positiviPiù che la stoccata del pluricampione del mondo Lewis Hatà al Covid-19 di un cestista degli Utah Jazz, poco prima del milton (“La NBA si è fermata, la F1 continua ad andare avanti. match contro i Thunder a Oklahoma City, ha portato allo stop Il denaro è re”), ha potuto la positività di un meccanico della della stagione della Nba di basket. Ferme fino a data da deMcLaren che si è immediatamente ritirata dall’evento. E ha stinarsi anche l’Eurolega e la Eurocup di basket, così come la fatto spostare anche i prossimi GP in Bahrein, Vietnam, Cina, Champions League e l’Euro League. Olanda, Spagna e Monaco. (A. P.)

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Sport a “metro zero”, chiuse le palestre

Possibile solo attività fisica dei singoli nei pressi delle proprie abitazioni

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i è arrivati alla chiusura di giardini e parchi, da Roma a un cliente e l’altro. La stessa distanza indicata per passeggiaMilano, da Palermo a Trento. Perché lo sport è diventate, corse ed esercizi all’aria aperta. to motivo di assembramento, via di fuga ai divieti impoA distanza di quattro ore, tutta l’Italia è diventata zona sti dall’emergenza coronavirus. Il 20 marzo il governo rossa, ereditando dalla Lombardia e dalle altre 14 regioni già ha decretato il divieto di accesso al pubblico di parchi, ville, “chiuse” tutte le disposizioni, le limitazioni e i divieti, anche aree gioco e ai giardini pubblici, consentendo lo svolgimento in ambito ricreativo e sportivo. Dunque, niente palestra o individuale dell’attività motoria “nei pressi della propria abipiscina, niente sci o centro benessere. Né il decreto del 9 tazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almemarzo, né quello successivo dell’11 che ha imposto la chiusuno un metro da ogni altra persona”. ra di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad La prima “stretta” del governo sulle attività sportive, a eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità, livello nazionale, è stata quella del 4 marzo. Oltre ai provdelle farmacie e delle parafarmacie. vedimenti su eventi e competizioni, sono state limitate l’atLe regole per l’attività motoria e sportiva all’aperto sono tività sportiva di base e motoria in genere, svolte all’aperto dunque rimaste inalterate rispetto al precedente decreto: o all’interno di palestre, piscine e centri consentite, si, ma non in gruppo e a disportivi di ogni tipo, solo nei casi in cui stanza di sicurezza di almeno un metro. Rimanere a casa rimane la Perché, di base, su tutto è valso l’invito ai “sia possibile consentire il rispetto della raccomandazione di cui all’allegato 1, letcittadini resta quello di uscire da casa solsoluzione più efficace per tera d”, cioè mantenere in ogni contatto tanto se strettamente necessario. Fondacombattere il virus. Ci sarà mentale portare con sé l’autocertificaziosociale una distanza interpersonale di almeno un metro. tempo per lo sport di gruppo ne per giustificare qualsiasi spostamento, Quattro giorni dopo, domenica 8 sia a piedi che con un mezzo. marzo, l’acuirsi dell’emergenza Covid-19 Sul proprio sito web, nella sezione ha fatto sì che il governo ufficializzasse nuove misure urgenti relativa alle domande frequenti, il governo ha confermato contro il contagio, in Lombardia e nelle province di Modena, che “parchi e giardini pubblici possono restare aperti per Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, garantire lo svolgimento di sport ed attività motorie all’aperAlessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, to, come previsto dall’art. 1 comma 3 del Dpcm, a patto che Padova, Treviso e Venezia. Annunciato e filtrato il giorno non in gruppo e che si rispetti la distanza interpersonale di precedente, con conseguente fuga di migliaia di persone dal un metro”. nord Italia, il Decreto del presidente del consiglio dei miFiducia mal ripagata. Perciò, l’uscita contemporanea di nistri ha chiuso fra le altre cose palestre, piscine, spa e centante persone e il rischio di popolare pericolosamente parchi tri benesseri nella nuova “zona rossa”, così come le stazioni e giardini ha portato all’ulteriore limitazione del 20 marzo, sciistiche. Nel resto d’Italia, palestre e piscine sono rimaste peraltro anticipata da alcuni sindaci alle prese con cittadini aperte ma solo con obbligo di mettere almeno un metro tra irresponsabili. (A. P.) Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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LAVORO

Concorsi pubblici per Biologi Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biofisica di Trento Scadenza, 31 marzo 2020 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto di ricerca stipulato tra Fondazione Telethon e Cnr-Ibf di Trento: “The role of smn protein in translation: implications for spinal muscular atrophy”. Per informazioni, www.cnr. it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare di Napoli Scadenza, 31 marzo 2020 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno post dottorale per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto “Integration Of Cutting-Edge Spectroscopic And Imaging Techniques For The Structural Analysis Of Living-Cell Machineries From The Atomic To The Cellular”. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia “Gaetano Salvatore” di Napoli Scadenza, 2 aprile 2020 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche nel campo dell’area scientifica “Scienze biomediche” da usufruirsi presso l’Istituto per l’Endocrinologia e l’Oncologia sperimentale “G. Salvatore” del Cnr di Napoli nell’ambito del programma Por Campania Fesr 2014/2020 – Asse 1 – oo.ss.

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1.1.2 e 1.2.2 avviso “Manifestazione di interesse per la realizzazione di technology platform nell’ambito della lotta alle patologie oncologiche di cui al DD n. 355 del 05/06/2017 e ss.mm. ii”. Progetto “Sviluppo di Approcci Terapeutici INnovativi per patologie neoplastiche resistenti ai trattamenti (SATIN)”. Per informazioni, www.cnr. it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Genetica e Biofisica “A. Buzzati Traverso” di Napoli Scadenza, 2 aprile 2020 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche nel campo dell’area scientifica “Scienze biomediche” da usufruirsi presso l’Istituto di Genetica e Biofisica “A. Buzzati Traverso del Cnr di Napoli. Per informazioni, www. cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Biomembrane, Bioenergetica e Biotecnologie Molecolari di Bari Scadenza, 8 aprile 2020 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno per lo svolgimento di attività di ricerca nell’ambito del progetto Elixir IIB per la seguente tematica: “Sviluppo ed implementazione di nuove metodologie sperimentali e bioinfornatiche per analisi di dna metabarcoding”. Per informazioni, www. cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante di Bari

Scadenza, 14 aprile 2020 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche nel campo dell’area scientifica “Scienze agrarie” da usufruirsi presso l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del Cnr, sede secondaria di Bari. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Bioscienze e Biorisorse di Perugia Scadenza, 16 aprile 2020 Pubblica selezione per il conferimento di una borsa di studio per laureati per ricerche nel campo dell’area scientifica “Scienze bio-agroalimentari” da usufruirsi presso l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Cnr, sede di Perugia. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Ricerca sulle Acque di Bari Scadenza, 16 aprile 2020 Selezione per titoli e colloquio ai sensi dell’art. 8 del “Disciplinare concernente le assunzioni di personale con contratto di lavoro a tempo determinato”, per l’assunzione, ai sensi dell’art. 83 del CCNL del Comparto “Istruzione e Ricerca” 2016-2018, sottoscritto in data 19 aprile 2018, di una unità di personale con profilo professionale di Ricercatore III livello, presso l’Istituto di Ricerca sulle Acque, sede secondaria di Bari. Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Chimica Biomolecolare di Napoli


LAVORO Scadenza, 20 aprile 2020 Selezione per titoli e colloquio ai sensi dell’art. 8 del “Disciplinare concernente le assunzioni di personale con contratto di lavoro a tempo determinato”, per l’assunzione, ai sensi dell’art. 83 del CCNL del Comparto “Istruzione e Ricerca” 2016-2018, sottoscritto in data 19 aprile 2018, di una unità di personale con profilo professionale di RICERCATORE III livello, presso l’Istituto di Chimica Biomolecolare Sede di Pozzuoli (NA). Per informazioni, www.cnr.it (concorsi). Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Nanoscienze di Pisa Scadenza, 20 aprile 2020 Pubblica selezione per il conferimento di un assegno senior per lo svolgimento di attività di ricerca, sul tema “Sviluppo di metodi di riconoscimento molecolare per sensori acustici”, nell’ambito del progetto bando Far Fas 2014 Pon Fesr 2014-2020 - Nuovi sensori real time per la determinazione di contaminazioni chimiche e microbiologiche in matrici ambientali e biomedicali – Sensor” presso la sede primaria di Pisa dell’Istituto di Nanoscienze (nano). Per informazioni, www.cnr.it (concorsi).

Università di Camerino Scadenza, 16 aprile 2020 Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto di categoria C, area tecnica, tecnico-scientifica ed elaborazione dati, a tempo indeterminato e pieno, per l’ausilio nei laboratori di biologia, farmacia e chimica. Gazzetta Ufficiale n. 22 del 17-03-2020. Università di Torino Scadenza, 16 aprile 2020) Procedura di selezione per la copertura di un posto di ricercatore a tempo determinato, settore concorsuale 05/B1 - Zoologia e antropologia, per

il Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi. Gazzetta Ufficiale n. 22 del 17-03-2020. Azienda Ospedaliera dei Colli, Napoli Scadenza, 16 aprile 2020 Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di sette posti di dirigente sanitario biologo, disciplina di patologia clinica, a tempo indeterminato. Gazzetta Ufficiale n. 22 del 1703-2020. Ulteriori avvisi di bandi di concorso, per l’emergenza coronavirus, sono stati riportati sul sito internet dell’Ordine Nazionale dei Biologi, www.onb.it.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia “A. Mirri” Scadenza, 30 marzo 2020 Conferimento di tre borse di studio della durata di dodici mesi, riservate a laureati magistrale in scienze biologiche con abilitazione alla professione e/o titolo equipollente. Gazzetta Ufficiale n. 20 del 10-03-2020. Azienda Ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” di Novara Scadenza, 5 aprile 2020 Concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di un posto di dirigente biologo, disciplina di patologia clinica. Gazzetta Ufficiale n. 19 del 06-03-2020. Università di Catanzaro “Magna Græcia” Scadenza, 6 aprile 2020) Procedura di selezione per la chiamata di un professore di seconda fascia, settore concorsuale 05/E1 - Biochimica generale. Gazzetta Ufficiale n. 22 del 17-03-2020. Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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SCIENZE

Un link (possibile) tra sinapsi mal funzionanti e la schizofrenia Una ricerca dell’MRC London Institute of Medical Sciences ha usato un tracciante specifico per indagare in vivo la relazione tra la malattia e le connessioni neuronali

di Sara Lorusso

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a schizofrenia è una grave malattia mentale caratterizzata da una pluralità di sintomi e da una diversa risposta dei pazienti alle cure. I sintomi più comuni sono deliri e allucinazioni, ma, ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, nei pazienti si osservano anche appiattimento affettivo, anedonia, ritiro sociale, sintomi che esprimono l’assenza o la riduzione di un aspetto del funzionamento mentale. Il peso sociale che ne deriva è importante. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sono circa 24 milioni le persone che nel mondo soffrono di schizofrenia. In Italia i pazienti sono 245.000. E il carico più importante è legato proprio alla molteplicità di sintomi che accompagnano la malattia1,2. La diagnosi precoce, dice l’ISS, è di importanza fondamentale: è emerso che il trattamento tempestivo può influenzare il decorso della malattia. Dal questo punto di vista, una delle principali difficoltà coincide con il riconoscimento dei primi sintomi: spesso le persone colpite non sono in grado di riconoscersi come malate. Secondo la ricerca “Vivere con la schizofrenia” condotta in Italia dal CENSIS nel 20183, solo un paziente su quattro riceve la diagnosi di schizofrenia alla prima visita (27,2%), «evenienza riconducibile almeno in parte a episodi di ricovero in strutture di cura. Il 15,2% ottiene, invece, l’inquadramento della patologia dopo oltre cinque controlli, il 12,6% dopo tre o quattro consulti medici. Senza contare l’alta percentuale di pazienti (37,1%) che non ricorda il numero di visite necessarie all’ottenimento del ri-

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conoscimento della patologia». L’impatto della malattia è sin dai primi sintomi di grande rilevanza, infatti per oltre il 40% dei pazienti, spiegava la ricerca CENSIS, la qualità della vita è sotto la media (17,8%) o scarsa (24,3%), almeno fino all’ottenimento della diagnosi e all’avvio della terapia. Nel 2016, la ricerca “Addressing misconceptions in schizophrenia”, realizzata da Janssen nell’ambito progetto “TRIATHLON. Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosisurvey” aveva già fatto emergere come, in Italia, la metà dei pazienti della platea avesse un’età compresa tra i 31 e i 50 anni, il 35% tra i 18 e i 30 anni: conseguentemente, «anche i caregiver sono persone giovani nel pieno della loro vita che si trovavano a dover gestire assistenza, trattamenti e impatto della malattia sul quotidiano». Tre sono le componenti principali del trattamento della schizofrenia: terapie farmacologiche, psicoterapie individuali e di gruppo e interventi di riabilitazione per aiutare i pazienti a recuperare le capacità sociali perse con la malattia. Sul fronte farmacologico, i trattamenti attuali sono inadeguati per molti pazienti4. Appare, dunque, sempre più importante riuscire a comprendere la fisiopatologia alla base del disturbo, soprattutto per sostenere lo sviluppo del farmaco 5. In questa cornice, assume particolare rilievo il risultato di una ricerca condotta dal Medical Research Council (MRC) London Institute of Medical Sciences sulla relazione tra la schizofrenia e alcuni deficit nel comportamento delle sinapsi6. Lo studio, firmato da Ellis Chika Onwordi, Els F. Halff, Thomas Whitehurst e


SCIENZE altri, pubblicato a gennaio sulla rivista Nature Communications, sembra fornire dati nuovi rispetto alla genesi di una malattia tanto complessa. «Gli attuali trattamenti per la schizofrenia – ha spiegato Oliver Howes, del King’s College di Londra, tra gli autori della ricerca – riguardano solo un aspetto della malattia, i sintomi psicotici. Ma i sintomi cognitivi debilitanti, come la perdita delle capacità di pianificare e ricordare, spesso causano disabilità molto più a lungo termine e, al momento, non esiste alcun trattamento specifico». Già dagli anni Ottanta si ritiene che esista un legame tra la schizofrenia e le sinapsi mal funzionanti, ma fino a questo momento mancavano strumenti adeguati a investigare questa relazione nel cervello vivente. La ricerca di Onwordi e altri ha prodotto risultati proprio analizzando il comportamento delle sinapsi in cervelli attivi, e lo ha fatto utilizzando la tomografia a emissione di positroni (PET) e il tracciante [11C] UCB-J. Dopo essere stato iniettato, questo tracciante si lega specificamente a una proteina presente nelle sinapsi chiamata SV2A (glicoproteina vescicolare sinaptica 2A), che in precedenti studi sugli animali e post-mortem si è rivelata un buon indicatore della densità delle terminazioni nervose sinaptiche nel cervello. In particolare, alcuni studi di validazione portati avanti nei primati hanno confermato che la SV2A è un marker di densità sinaptica alternativo alla sinaptofisina. In studi e sperimentazioni successive, poi, anche gli screening sull’uomo hanno dimostrato le utili proprietà di questo tracciante7. Lo studio di Onwordi e colleghi ne fa lo strumento chiave

per realizzare l’indagine. In diciotto pazienti affetti da schizofrenia ed altrettanti individui non schizofrenici è stata testata l’ipotesi sinaptica della schizofrenia, valutando i livelli di SV2A e la relazione con i sintomi e le misure strutturali del cervello. Dalla ricerca è emerso come il volume di distribuzione (TV) del marker [11C] UCB-J fosse significativamente inferiore nelle cortecce cingolate frontali e anteriori dei pazienti schizofrenici, mentre non sono state registrate differenze significative per quanto riguarda l’ippocampo. Inoltre, a differenza degli studi post-mortem fino a questo momento condotti, il gruppo di ricerca del Medical Research Council ha potuto esaminare più regioni del cervello in ciascun soggetto e individuare, così, le prove di comportamenti differenti delle varie aree. L’interesse per gli studi sulla schizofrenia risiede principalmente nella grande incertezza che ancora contraddistingue la conoscenza della malattia e le risposte utili. Attualmente numerosi pazienti con schizofrenia non rispondono ai farmaci antipsicotici e, contemporaneamente l’epidemiologia del fenomeno rimane ancora poco chiara. Una ricerca di Myrto T. Samara e altri 8, pubblicata sullo Schizophrenia Bulletin lo scorso anno, ricorda come le stime relative alla percentuale di pazienti che rispondono o meno ai trattamenti siano molto variabili. L’American Psychiatric Association, per esempio, dice che circa il 10% -30% dei pazienti ha una risposta scarsa o nulla ai farmaci antipsicotici e fino a un ulteriore 30% dei pazienti ha una risposta parziale al trattamento. Samara ha segnalato come una serie di indicazioni disseminate nella pubblicistica non facciano che confermare l’elevato tasso di genericità – in taluni casi, vera e propria discordanza – che accom-

Le scansioni cerebrali della PET mostrano che 18 volontari sani (HV) hanno livelli mediamente più alti (indicati dal giallo-rosso) della proteina marker di sinapsi SV2A rispetto ai 18 partecipanti con schizofrenia (SCZ). Credit: E. Onwordi dell’MRC London Institute of Medical Sciences.

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SCIENZE vergono, dunque, nel riconoscere che la disfunzione sinaptica incida nella fisiopatologia della schizofrenia e in particolare nel caso di livelli più bassi di proteine sinaptiche. Uno dei dati su cui il gruppo dell’MRC London Institute of Medical Sciences si è concentrato è relativo all’ingerenza dei farmaci: le ricerche post-mortem non avevano potuto indicare l’effetto dell’esposizione a terapie con antipsicotici15 con la conseguente incertezza rispetto all’alterazione dei livelli di proteine sinaptiche in vivo. Il ricorso al tracciante specifico per SV2A ne ha consentito lo studio in vivo16. Il gruppo di ricerca ha quindi condotto uno studio Immagini parametriche medie del tracciante [11C] UCB-J VT su gruppi di volontari sani (HV) e schizofrenia (SCZ). preclinico per verificare se l’esposizione cronica a farpagna stime e valutazioni statistiche sulla cura della schizofrenia. maci antipsicotici potesse alterare i livelli di proteina SV2A. L’inUna simile incertezza è collegata all’elevata varietà della risposta. dagine è stata fatta in laboratorio su topi a cui sono stati sommiIl quadro complesso è stato confermato in Italia anche dalnistrati due tra i farmaci più diffusi, l’aloperidolo e l’olanzapina, la ricerca Censis. Il 71,5% del campione dell’indagine del 2018 per 28 giorni: i test hanno mostrato come non cambiassero i dati esprimeva soddisfazione per l’efficacia dei farmaci (il 26,0% con finali del comportamento della proteina. Questo risultato ha sia più intensità), mentre il 20,1% si dichiarava né soddisfatto né inconfermato la validità del metodo prescelto per la ricerca – non si è palesato il rischio che le cure farmacologiche nei pazienti masoddisfatto e il 6% denunciava scontentezza. Quasi il 70% del lati di schizofrenia potessero avere un impatto sull’indagine – e campione oggetto della ricerca del 2018 risultava in cura con farcontemporaneamente ha fornito la consapevolezza che il farmaco maci per via orale, mentre il 49% si stava sottoponendo a terapie antipsicotico non porta a una perdita di densità sinaptica. farmacologiche per via iniettiva a rilascio prolungato. La ricerca ha indagato anche altre regioni cerebrali (lobi occiUno dei dati ricavati dalla survey del progetto “Addressing misconceptions in schizophrenia” evidenziava come la terapia farpitale, parietale e temporale, corteccia prefrontale dorsolaterale, macologica fosse la strategia terapeutica principale per la quasi talamo e amigdala) in cui sono state identificate alterazioni struttotalità dei pazienti (80%), ma solo meno della metà (43%) aveva turali o funzionali in casi di schizofrenia. L’indagine in queste aree espresso soddisfazione per le terapie assunte. è stata sempre sviluppata tramite neuroimaging in vivo17-18. Studi precedenti a quello di Onwordi avevano ipotizzato un Tra i trentasei individui analizzati, di cui 18 pazienti con schiruolo centrale della disfunzione simpatica nella fisiopatologia delzofrenia e 18 non affetti dalla patologia, c’erano sei donne e tutti la schizofrenia9-10. Nel 2012 uno studio tedesco aveva associato la avevano un’età compresa tra i 18 e i 65 anni. I volontari “sani” sono stati reclutati tramite una call pubblica (come condizione variazione genetica del gene della vescicola sinaptica SV2A a un di accesso allo studio era richiesto che non avessero alcuna storia aumentato rischio di schizofrenia, attraverso test effettuati su più di diagnosi di un disturbo mentale o una storia familiare di schidi 1.500 individui, per metà affetti da schizofrenia11. È stata, inolzofrenia). I pazienti schizofrenici sono stati indicati dai servizi di tre, già sollevata l’associazione tra la schizofrenia e alcune varianti salute mentale della città di Londra, tra quanti non erano incorsi nei geni che codificano per le proteine sinaptiche12. Recenti analisi in modifiche al trattamento nelle quattro settimane antecedenti sui dati di studi post-mortem hanno mostrato livelli di sinaptofiallo screening. sina significativamente più bassi nelle cortecce frontali e cingolaDallo studio è emerso che il legame di [11C] UCB-J è signite e nell’ippocampo, con effetti di entità variabile da moderata a ficativamente ridotto nel frontale e nelle cortecce cingolate anteelevata, e livelli inferiori di elementi post-sinaptici in casi per cui riori degli individui con schizofrenia rispetto agli individui usati era stata diagnosticata la schizofrenia13. Altre indicazioni indirette sani come controllo. erano arrivate da studi di neuroimaging in vivo, i quali avevano L’analisi esplorativa di ulteriori regioni cerebrali ha mostrato evidenziato volumi cerebrali inferiori14 e un’alterata connettività livelli significativamente più bassi di SV2A nelle cortecce prefronfunzionale negli individui affetti da schizofrenia. tali e temporali dorsolaterali e nel lobo occipitale degli individui Tutte queste indicazioni arrivate da ricerche precedenti con-

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SCIENZE schizofrenici, coerentemente con le evidenze di studi che avevano individuato una patologia sinaptica in queste regioni in caso di schizofrenia 19-20. Sono state condotte anche alcune analisi esplorative rispetto alla potenziale influenza dell’abitudine al fumo. Discrepanze, invece, sono emerse rispetto ai risultati di alcuni studi post-mortem per la sinaptofisina condotti nelle stesse regioni9. Secondo Onwordi e colleghi, le discrepanze possono riflettere il fatto che la ricerca inglese ha misurato il legame della SV2A mentre gli studi post-mortem hanno misurato altre proteine sinaptiche. Non va poi tralasciato che nelle precedenti indagini condotte post-mortem su individui schizofrenici, anche l’età dei pazienti può aver inciso sul risultato. Sicuramente un punto di forza dello studio del Medical Research Council sta nell’uso di una valutazione in vivo dei livelli di proteine sinaptiche, scelta che elimina già in premessa l’influenza esercitata dalla causa della morte. Dal punto di vista tecnico, inoltre, [11C] UCB-J è uno strumento di imaging affidabile che ha mostrato una buona ripetibilità21. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a scansione PET con [11C] UCB-J. I dati PET sono stati acquisiti per 90 minuti. L’elaborazione e la modellazione delle immagini sono state condotte utilizzando la versione 4.3.7 del software MIAKAT. Il volume di distribuzione del tracciante è stata la principale misura di esito, con la concentrazione della sostanza biochimica radioattiva nella regione target del tessuto. Le immagini PET sono state registrate sull’imaging a risonanza magnetica di ciascun soggetto, e così, corrette. Sono state generate le curve attività-tempo regionali per ciascuna area di interesse (ROI). «Dobbiamo sviluppare nuovi trattamenti per la schizofrenia. Questa proteina SV2A potrebbe essere un nuovo bersaglio di trattamenti innovativi capaci di ripristinare la funzione sinaptica», ha detto in una nota divulgativa il professor Howes. La dottoressa Ellis Onwordi ha dichiarato: «La schizofrenia è un disturbo altamente debilitante e le opzioni terapeutiche sono troppo limitate per molti pazienti. Per individuare nuovi trattamenti, in futuro abbiamo bisogno di studi come questo per far luce sulle dinamiche di un cablaggio straordinariamente complesso come quello del cervello umano che viene alterato da questa malattia. Avere scansioni che possono caratterizzare la distribuzione di circa 100 trilioni di sinapsi nel cervello vivente e trovare differenze nella loro distribuzione tra persone, con e senza schizofrenia, rappresenta un progresso significativo nella nostra capacità di studiare la malattia». Secondo i ricercatori, dunque, la scoperta potrebbe aprire la strada a nuove cure e, soprattutto, far conoscere più a fondo le dinamiche di quella intricata rete di snodi che è il nostro cervello.

Bibliografia 1. Howes, O. D. & Murray, R. M. Schizophrenia: an integrated sociodevelopmental-cognitive model. Lancet 383, 1677–1687 (2014) 2. McCutcheon, R. A., Reis Marques, T. & Howes, O. D. Schizophrenia-an overview. JAMA Psychiatry (2019). https://doi.org/10.1001/ jamapsychiatry.2019.3360 3. CENSIS 2018, Vivere con la schizofrenia. Il punto di vista dei pazienti e dei loro caregiver. Sintesi dei risultati. http://www.censis.it/ sites/default/files/downloads/Vivere_con_la_schizofrenia_sintesi.pdf

4. Howes, O. D. et al. Treatment-resistant schizophrenia: treatment response and resistance in psychosis (TRRIP) working group consensus guidelines on diagnosis and terminology. Am. J. Psychiatry 174, 216–229 (2017) 5. Kaar, S. J., Natesan, S., McCutcheon, R. & Howes, O. D. Antipsychotics: mechanisms underlying clinical response and side-effects and novel treatment approaches based on pathophysiology. Neuropharmacology, 107704, https://doi.org/10.1016/j.neuropharm.2019.107704 (2019) 6. Onwordi, E.C., Halff, E.F., Whitehurst, T. et al. Synaptic density marker SV2A is reduced in schizophrenia patients and unaffected by antipsychotics in rats. Nat Commun 11, 246 (2020) https://doi. org/10.1038/s41467-019-14122-0 7. Finnema, S. J. et al. Imaging synaptic density in the living human brain. Sci. Transl. Med. 8, 348ra396 (2016) 8. Samara, M. T., Nikolakopoulou, A., Salanti, G. & Leucht, S. How many patients with schizophrenia do not respond to antipsychotic drugs in the short term? An analysis based on individual patient data from randomized controlled trials. Schizophr. Bull. https://doi.org/10.1093/ schbul/sby095 (2018) 9. Osimo, E. F., Beck, K., Reis Marques, T. & Howes, O. D. Synaptic loss in schizophrenia: a meta-analysis and systematic review of synaptic protein and mRNA measures. Mol. Psychiatry, https://doi.org/10.1038/ s41380-018-0041-5 (2018) 10. Keshavan, M. S., Anderson, S. & Pettergrew, J. W. Is schizophrenia due to excessive synaptic pruning in the prefrontal cortex? The Feinberg hypothesis revisited. J. Psychiatr. Res. 28, 239–265 (1994) 11. Mattheisen, M. et al. Genetic variation at the synaptic vesicle gene SV2A is associated with schizophrenia. Schizophr. Res. 141, 262–265 (2012) 12. Fromer, M. et al. De novo mutations in schizophrenia implicate synaptic networks. Nature 506, 179–184 (2014) 13. Berdenis van Berlekom, A. et al. Synapse pathology in schizophrenia: a meta-analysis of postsynaptic elements in postmortem brain studies. Schizophr. Bull. https://doi.org/10.1093/schbul/sbz060 (2019) 14. Brugger, S. P. & Howes, O. D. Heterogeneity and homogeneity of regional brain structure in schizophrenia: a meta-analysis. JAMA Psychiatry 74, 1104–1111 (2017) 15. McCullumsmith, R. E., Hammond, J. H., Shan, D. & Meador-Woodruff, J. H. Postmortem brain: an underutilized substrate for studying severe mental illness. Neuropsychopharmacology 39, 65–87 (2014) 16. Finnema, S. J. et al. Imaging synaptic density in the living human brain. Sci. Transl. Med. 8, 348ra396 (2016) 17. Brugger, S. P. & Howes, O. D. Heterogeneity and homogeneity of regional brain structure in schizophrenia: a meta-analysis. JAMA Psychiatry 74, 1104–1111 (2017) 18. Rimol, L. M. et al. Cortical thickness and subcortical volumes in schizophrenia and bipolar disorder. Biol. Psychiatry 68, 41–50 (2010) 19. Eastwood, S. L., Cairns, N. J. & Harrison, P. J. Synaptophysin gene expression in schizophrenia. Investigation of synaptic pathology in the cerebral cortex. Br. J. Psychiatry 176, 236–242 (2000). 20. Bloomfield, P. S. et al. Microglial activity in people at ultra high risk of psychosis and in schizophrenia: an [(11)C]PBR28 PET Brain Imaging Study. Am. J. Psychiatry 173, 44–52 (2016) 21. Finnema, S. J. et al. Kinetic evaluation and test-retest reproducibility of [(11)C]UCB-J, a novel radioligand for positron emission tomography imaging of synaptic vesicle glycoprotein 2A in humans. J. Cereb. Blood Flow. Metab. 38, 2041–2052 (2018).

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L’attività sessuale influenza la menopausa? Lo studio di due ricercatrici britanniche suggerisce l’esistenza di un meccanismo adattivo che valuta il rapporto tra il dispendio energetico dell’ovulazione e la possibilità di restare incinta

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se l’attività sessuale regolare fosse un fattore capace di allontanare l’insorgere della menopausa? Due ricercatrici britanniche hanno pubblicato uno studio sulla correlazione tra attività sessuale e “ritardo” della menopausa naturale (ANM) partendo dall’ipotesi, poi indagata tramite dati e indagine statistica, che l’esposizione all’attività sessuale potesse essere un attivatore del comportamento biologico, rendendo in qualche modo positivo il rischio che il corpo della donna si assume, investendo ciclicamente nell’ovulazione. La ricercatrice Megan Arnot e la professoressa Ruth Mace1, entrambe del dipartimento di Antropologia dell’University College di Londra, sono partite da un’osservazione ricorrente in letteratura: le donne sposate entrano in menopausa in un’età più tarda rispetto alle donne non sposate o che non abbiano una relazione stabile. Ma non essendoci evidenza scientifica per questa affermazione le due ricercatrici hanno azzardato un’ipotesi originale, ponendola a base di un’indagine scientifica per metodo e strumenti. L’ipotesi principale viene fatta coincide con l’affermazione che la frequenza sessuale funga da mediatore bio-comportamentale: esisterebbe, dunque, un compromesso tra l’ovulazione continua e la menopausa, basato sulla possibilità della donna di rimanere incinta. In quest’ottica la ricerca assume che se una donna è sessualmente inattiva, la gravidanza risulta uno stato impossibile e, di conseguenza, il continuo investimento nell’ovulazione non sarebbe un comportamento adattivo. A questa ipotesi, Arnot e Mace ne hanno aggiunto un’altra, ulteriore oggetto di indagine: a incidere su que-

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sta relazione potrebbe essere l’esposizione ai feromoni maschili. La ricerca, pubblicata nell’edizione di gennaio della Royal Society Open Science, ha analizzato i dati di migliaia di donne raccolti dallo “Studio sulla salute delle donne attraverso la nazione” (SWAN), uno studio di coorte longitudinale su più siti, che coinvolge diversi centri di ricerca e ospedali degli Stati Uniti d’America. Usando il modello di Cox - ritenuto dalle autrici un modello funzionale all’isolamento di fattori precisi di rischio di un evento e la possibilità che si verifichi lo stesso (nel caso specifico, la menopausa) - non sono emerse le prove per confermare l’ipotesi dell’esposizione al feromone come fattore attivatore di una menopausa più distante nel tempo. Sono invece emersi dati che sembrano confermare la relazione tra la menopausa “ritardata” e l’attività sessuale più frequente. In particolare, le donne che avevano riferito di aver fatto attività sessuale settimanalmente durante il periodo analizzato risultavano avere il 28% in meno di probabilità di incorrere nella menopausa rispetto alle donne che avevano avuto un’attività sessuale con una frequenza di circa una volta al mese. Le due ricercatrici hanno sottolineato come il contesto di indagine risenta di numerosi fattori, anche di carattere culturale2. Sebbene l’età della menopausa naturale sia ampiamente governata da fattori genetici3, sono diverse le influenze non genetiche ad avere un impatto determinante in una fetta importante della popolazione femminile. Dal punto di vista biologico, il numero di follicoli che una donna possiede viene stabilito fin dalla gestazione in utero,


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circa al quinto mese, e può arrivare in quel momento a un massimo di sette milioni. Durante la pubertà, quel numero è già sceso a quota quattrocentomila, fino a raggiungere la cifra di mille quando insorge la menopausa. Ma il processo è influenzato anche da una serie di comportamenti e stili di vita, quali l’abitudine al fumo e particolari condizioni socioeconomiche4-10. Arnot e Mace hanno deciso di indagare alcune di queste condizioni, a partire dall’osservazione diffusa nella letteratura di quel collegamento tra lo stato civile e la tempistica della menopausa. Questa ipotesi già esistente era basata sull’osservazione della convivenza tra maschio e femmina11: una maggiore esposizione ai feromoni maschili (a seguito del matrimonio e quindi della coabitazione) può aumentare la probabilità di avere un ciclo mestruale regolare? Non avendo trovato riscontri in questa direzione, però, Arnot e Mace hanno proposto un’ipotesi alternativa basata su un compromesso energetico: la frequenza dei rapporti sessuali, più alta in genere in caso di convivenza, suggerisce che la relazione osservata tra lo stato civile di una donna e l’età naturale

della menopausa possa aver fotografato proprio l’effetto di quella frequenza sessuale durante la pre-menopausa. In questa direzione, si guarda all’ovulazione come a un processo costoso, sia in termini energetici sia per gli effetti negativi sul sistema immunitario delle donne12. Ne consegue che se una donna si trova nella condizione di fare raramente sesso, soprattutto nella mezza età, allora il corpo non riceverà gli input fisici di una possibile gravidanza e potrebbe quindi non investire più risorse nell’ovulazione continua. Se, al contrario, una donna fa ancora regolare attività sessuale potrebbe risultare comportamento adattivo il proseguire più a lungo della capacità di ovulazione. Alla ricerca hanno contribuito le interviste effettuate a 2.936 donne nell’ambito dello SWAN. Il progetto SWAN è stato pensato per raccogliere dati sui cambiamenti biologici e psicosociali che si verificano durante la mezza età delle donne, quel periodo di grande trasformazione che le porta alla menopausa13. La platea estratta

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per far parte della ricerca di Arnot e Mace è stata individuate sulla base di alcuni criteri: età compresa tra 42 e 52 anni, l’avere l’utero intatto, non essere incinta, aver avuto un ciclo mestruale negli ultimi tre mesi e rientrare in uno dei cinque gruppi etnici più ampi presenti sul territorio statunitense. La raccolta dati è stata fatta attraverso le informazioni relative a 10 interviste di follow-up condotte tra il 1996 e il 2007, che lo SWAN ha messo a disposizione per la ricerca in una banca dati online14. L’età media delle donne, al momento della prima intervista era di 45,88 anni. All’avvio dello SWAN il 46% delle donne era in precoce menopausa e il 54% era in pre-menopausa. Durante i dieci anni di interviste di follow-up, 1.324 donne, pari al 45% della platea, sono entrate in menopausa naturale a un’età media di 52 anni. All’avvio dello studio il 68% delle donne viveva con il proprio partner e la frequenza più comune di attività sessuale era quella settimanale (64%). La ricerca si è confrontata con alcune variabili, la principale delle quali è proprio la tempistica tipica della menopausa. Arnot e Mace hanno assunto il punto di vista biomedico, secondo la codifica presente anche nello studio SWAN, per cui una donna viene definita in menopausa dopo 12 mesi di amenorrea, in assenza di condizioni esterne di influenza sul ciclo mestruale, quali allattamento o l’uso di contraccettivi ormonali15. Per verificare le ipotesi di ricerca, l’indice di attività sessuale variabile è stato ricavato combinando una serie di risposte date dalle donne della platea. A tutte era stato chiesto se, negli ultimi sei mesi, avessero avuto attività sessuale con un partner, quale tipo di attività sessuale avessero fatto e con quale frequenza, se e con quale frequenza avessero praticato la masturbazione. Per ciascuna donna, la frequenza più alta di attività sessuale registrata in una qualunque delle domande poste è stata assunta come l’indicatore di frequenza sessuale. Poiché non esiste una misurazione diretta dell’esposizione ai feromoni maschili, la convivenza domestica è stata utilizzata come variabile proxy. A partire dai dati dell’indagine SWAN sono state ricavate le caratteristiche della convivenza con un maschio: convivenza con un marito/fidanzato; convivenza con un maschio il cui

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legame è di altra natura (per esempio figlio, amico o padre) e, di conseguenza, quanti sono i maschi presenti nella coabitazione. Lo stato civile delle donne, invece, è stato utilizzato come covariata solo nell’indagine sulla relazione diretta tra la menopausa e l’attività sessuale. Non sarebbe stato utile, infatti, utilizzare questo indicatore nell’indagine sull’esposizione ai feromoni, vista la non correlazione tra lo stato civile e la possibile coabitazione della donna con maschi di diverso legame. Tra le altre covariate utilizzate per l’indagine sono state inserite l’abitudine al fumo della donna, l’indice di massa corporea (BMI), l’etnia, il livello di istruzione (collegato a condizioni di benessere sociale), l’età del menarca, i livelli di estradiolo e anche una percezione di salute generale. I modelli di indagine generati (sia sulla relazione tra attività sessuale e menopausa e sia sulla relazione tra esposizione ai feromoni e menopausa) hanno prodotto risultati differenti e interessanti. Il primo suggerimento emerso dalla ricerca rivede e codifica diversamente l’osservazione già presente nella letteratura precedente sulla relazione tra attività sessuale e menopausa più tarda, a partire dall’analisi dello stato civile della donna. Le due ricercatrici, segnalando l’emergere di alcune contraddizioni tra i risultati, hanno fatto notare l’inadeguatezza di un simile criterio come variabile nei modelli statistici. Uno dei motivi, suggeriscono nel paper di ricerca, potrebbe essere il modo in cui i ricercatori hanno scelto nel passato di codificare la variabile. Arnot e Mace hanno infatti deciso di non basarsi solo sullo stato civile giuridico, ma di tener presente anche relazioni affettive non formalizzate e quelle relazioni che in passato, non essendo riconosciute, non venivano rilevate (si pensi alla convivenza, per cui la casella corrispondente nei questionari è formalmente “nubile”). In questa riflessione incide anche la cornice culturale. Una delle ricerche sul tema precedenti era stata sviluppata in Iran16, dove ancora vige il peso della dote portata dalle donne allo sposo. In un simile contesto sociale, l’effetto dello stato civile può essere sovrapposto a quello dell’indicatore socio-economico. In Iran, inoltre, il sesso al di fuori del matrimonio è proibito sia legalmente sia socialmente, con la conseguente forte correlazione tra lo stato civile e la frequenza dell’attività sessuale. È quindi possibile che questo studio precedente abbia ragionato sulle donne sposate che entrano in menopausa più tardivamente fotografando, in realtà, un contesto che comprendeva importanti variabili socioeconomiche e non solo quelle di natura relazionale. Le due ricercatrici britanniche hanno, dunque, deciso di affrontare in modo diverso il tema dell’ambiente culturale, a partire proprio dall’indicatore “stato civile”, trasformato tenendo conto della relazione con il partner, indipendentemente dalla classifica-


SCIENZE zione della stessa da punto di vista giuridico. Da un punto di vista statistico il valore “stato civile” è stato dunque indagato con una maglia larga del tipo “in una relazione”. È emerso che le donne che hanno rapporti sessuali più frequenti durante la pre e la peri-menopausa hanno un minor rischio di entrare prima in menopausa. Rischio che si abbassa ulteriormente per le donne che hanno attività sessuali settimanali. La ricerca di Arnot e Mace arriva, così, a dire che il contesto fisico della donna potrebbe determinare quel compromesso adattivo tra continui investimenti energetici nell’ovulazione e la cessazione della possibilità riproduttiva. Se una gravidanza è improbabile a causa della mancanza di attività sessuale, non sarebbe utile assegnare energia a un processo costoso, soprattutto – secondo la cosiddetta “ipotesi della nonna”17-18 – se esiste la possibilità di investire risorse in altri legami familiari esistenti. È la discussa teoria che vede nella menopausa la condizione generata nel processo evolutivo per risolvere i conflitti riproduttivi tra le diverse generazioni e consentire alle donne di investire energie nella discendenza18. Al di là della indicazione evolutiva, è importante notare che esiste una possibile correlazione tra le condizioni fisiche della donna che si avvicina la menopausa e la frequenza dell’attività sessuale. Man mano che i livelli di estrogeni diminuiscono, le donne hanno maggiori probabilità di provare secchezza e disagio vaginale, ed essere di conseguenza meno incline ai rapporti sessuali. Questa condizione è stata tenuta in considerazione dalla ricerca con la valutazione dei livelli di estradiolo e della salute generale auto-percepita della donna. Quanto all’ulteriore ipotesi di ricerca, quello condotto da Arnot e Mace è il primo studio formale dedicato all’affermazione che i feromoni maschili abbiano un’influenza sull’ANM: al termine della ricerca non è stata trovata alcuna associazione tra la convivenza con maschi e la tempistica della menopausa. Ne emerge che la convivenza maschio-femmina non è una forza motrice all’interno della relazione tra la condizione relazionale della donna e il verificarsi della menopausa, né sono i feromoni a influenzarla. E pur non potendo più evidenziare che il semplice essere sposata sia per una donna fattore favorevole al ritardo della menopausa naturale – come detto, essendo cambiato il contesto probabilmente a causa delle impostazioni culturali in cui erano stati sviluppati gli studi precedenti – è stato dimostrato che un aumento della frequenza sessuale durante la pre-menopausa diminuisce il rischio di incorrere prima nella menopausa. Non si tratta di una causalità che – spiegano le due scienziate – può essere affermata in modo conclusivo, ma prende corpo l’ipotesi del compromesso adattivo. La menopausa è una condizione inevitabile per le donne e non esiste alcun intervento comportamentale che impedisca la cessazione della possibilità riproduttiva biologica. Ma un’indagine simile permette di inserire la condizione stessa in un contesto complesso e individuale in cui tutti i comportamenti hanno un impatto fondamentale. (S. L.).

Bibliografia 1. Arnot Megan and Mace Ruth. Sexual frequency is associated with age of natural menopause: results from the Study of Women’s Health Across the Nation7R. Soc. open sci. http://doi.org/10.1098/

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Batteri, virus, funghi e protozoi: cosa c’è nel microbiota Panoramica sulla componente batterica del microbiota umano per definirne aspetti che possano incidere sullo stato di benessere e di salute dell’individuo

di Gianni Zocchi, Stefano Bernardi, Lisa Fiore, Giacomo Ciampi, Giorgia Carabelli, Niccolò Zocchi, Franco Bardini

Q

uando affrontiamo l’argomento sul microbiota intestinale, parliamo di una entità molto complessa e articolata, dove gli attori principali che costituiscono l’ecosistema sono: batteri, virus, funghi, protozoi, ecc., i quali si sono adattati a vivere in condizioni particolari a partire da dopo la nascita. Ci occuperemo in questa sintetica riflessione, della componente batterica per definirne aspetti che in qualche modo possono incidere sullo stato di benessere e quindi di salute dell’ individuo. Nell’intestino il microbiota si origina in particolare al momento in cui il bambino nasce, prima l’intestino è pressoché sterile. Questo ambiente microbiologico sarà caratterizzato in parte da due fattori principali; il tipo di parto (naturale o mediante taglio cesario) e il tipo di allattamento se al seno o tramite latti compensati artificiali e in minor parte dal genotipo dell’ospite. In particolare, le prime due realtà, andranno a determinare un proprio equilibrio tra vari batteri tra i quali ricordiamo; Lactobacilli, Bifidobatteri, Batteroidi, Cocchi e non solo. Altro aspetto determinante sarà cosa accade nei primi mille giorni di vita, quali sussulti avrà avuto il nostro intestino in base per esempio al tipo di svezzamento (tempi e scelta degli alimenti), quali agenti infettivi avremmo contratto e per i quali sarà stata prescritta una terapia antibiotica e/o quanti antibiotici avremo ingerito senza saperlo tramite gli alimenti. Dall’insieme di questi fattori si determinerà in buona parte quale sarà il nostro patrimonio microbiologico (circa il 40%) che

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resterà pressoché immutato per buona parte della nostra vita. Il fidobacterium, Lactobacillus, ecc. nel colon invece Escherichia restante sarà frutto del nostro stile di vita, dell’ambiente che ci coli, Lactobacillus, Clostridium, Bacteroides spp., Proteus, ecc. circonda, ma in particolare di come ci alimenteremo. Le nostre (tutti questi a livello intestinale più a indirizzo anaerobico). abitudini alimentari sono capaci di determinare, anche nell’arco La bio-diversità e le percentuali diverse tra questi ceppi delle 24 ore, bruschi mutamenti a livello della flora batterica in(phylum), determineranno caratteristiche proprie del microbiota testinale. L’interpretazione di ciò che accade a livello della nostra che in alcuni casi (sempre più frequentemente) potranno geneflora batterica intestinale e come essa si interfacci con i nostri rare alterazioni che potrebbero portare ad un disequilibrio della sistemi, rimane ad oggi uno degli ambiti più complessi in termini flora batterica intestinale con il conseguente passaggio da uno gestionali, anche per studiosi e appassionati della materia. stato di Eubiosi ad uno di Disbiosi. Questa entità microbiologiPertanto, affrontiamo questo argomento con calma e umiltà, ca che appunto si interpone tra il nostro organismo (enterociti nella consapevolezza che siamo solo all’inizio di un affascinante per fare un esempio) e il mondo esterno quello dell’alimento, in viaggio che è alla base di molti processi che riguardano la saconsiderazione della massima concentrazione nel nostro intestino lute umana e non solo. Per iniziare, non generiamo confusioni tra i vari microbioti presenti sul nostro organismo siano essi: cute, naso, bocca, stomaco, intestino e quant’altro, ognuno ha caratteristiche microbiologiche assolutamente proprie e spesso molto diverse tra loro. Per fare un esempio, il microbiota e quindi il relativo microbioma della bocca è completamente diverso sia dal microbiota dell’intestino tenue (duodeno, digiuno e ileo) che da quello del colon (crasso, ecc.). Sempre per fare un esempio, nella bocca predominano: Streptococcus, Fusobacterium, Actynomices, ecc. questi più a indirizzo aerobico, nel duodeno Lactobacillus, Bifidobacterium, Enterobacteriaceae, ecc., nell’ ileo e cieco troviamo Bacteroides, © sdecoret/www.shutterstock.com Enterococcus, Enterobacteriaceae, BiIl Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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del sistema immunitario (sia tessuto linfoide come gut-associated lymphoid tissue o Galt, che placche del Payer che cellule specifiche annesse) sarà determinante e quindi fondamentale per il nostro stato di salute. Dobbiamo inoltre considerare che i batteri intestinali oltre ad essere diversi tra loro alcuni tendono a stare adesi alle superfici della mucosa intestinale mentre altri nel lume intestinale. Per fare un esempio, una disbiosi (alterazione dell’equilibrio microbiologico intestinale) genera solitamente una alterata permeabilità intestinale con conseguente rischio di far entrare nel nostro organismo: virus, batteri, sostanze anomale (es. ammine, glicotossine ed altro) o prodotti parzialmente digeriti degli alimenti che il nostro organismo riconoscerà come non self generando una serie di risposte a cascata del nostro sistema biologico promuovendo un possibile aumento dell’infiammazione, l’attivazione del sistema immunitario, fino a all’insorgenza di uno stato di “emergenza” su tutto il sistema di detossificazione con la conseguenza potenziale di poter creare danni anche a distanza su organi più deboli (es. organi bersaglio delle malattie autoimmuni). Detto ciò, è facile comprendere che le cause della disbiosi sono da ritrovare prevalentemente su fattori quali: imprinting alla nascita e tutto ciò che ha caratterizzato i primi mille giorni di vita, abitudini alimentari ivi compreso lo stile di vita, infezioni, inquinamento, età (in quanto essa genera con il passare degli anni un cambiamento importante negli equilibri dei nostri phylum, basti vedere come cambia la presenza del Bifidibacterium), gli interventi chirurgici subiti a livello intestinale, alcune terapie e non solo. Alcuni esperimenti su animali hanno evidenziato che quando il ceppo Akkermansia muciniphila viene riportata ad un equilibrio si può nell’ intestino ricreare un’integrità della mucosa intestinale e pertanto contenere gli effetti di una dieta sbilanciata in grassi sia per quello che concerne il metabolismo che il peso. In considerazione di quanto detto possiamo ben capire che il microbiota intestinale nello specifico poco ha a che fare con la nostra genetica che è ben altra cosa. La genetica del microbiota intestinale (micro-

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bioma) è generata da tutti fattori esterni rispetto al nostro genoma. Quindi, “occhio a non fare confusione”! Ricordiamo che nell’intestino troviamo circa 100 trilioni di microbi, ben 10 volte superiori al numero delle nostre cellule e può arrivare ad una dimensione di un organo anche superiore ad un kg e mezzo e ben 10 volte di più delle nostre cellule, inoltre questo complesso sistema a rete di batteri contiene un numero di geni 100 volte superiore a quello umano ecco pertanto la complessità di un sistema che tra l’altro è anche in costante mutamento e adattamento. Stiamo muovendo i primi passi in un mondo quanto affascinante quanto complesso anche per professionisti come noi che lo studiamo da anni. In conclusione, ad oggi è possibile analizzare il microbiota intestinale sotto vari aspetti, il materiale su cui si basa l’indagine, sia essa microbiologica, analitica che genetica (nuova frontiera per la determinazione del microbioma) può essere fatta al momento solo su feci.

Bibliografia - Dominguez-Bello MG, Costello EK, Contreras M, et al. Delivery mode shapes the acquisition and structure of the initial microbiota across multiple body habitats in newborns. 2010 - Walker WA. Bacterial colonization, probiotics, and development of intestinal defense. Funct Food Rev 2009 - Everard, A., C. Belzer, L. Geurts, et al. Cross-talk between Akkermansia muciniphila and intestinal epithelium controls diet-induced obesity. 2013 - Bäckhed F, Ley RE, Sonnenburg JL, Peterson DA, Gordon JI. Host-bacterial mutualism in the human intestine. Science 2005 - Eckburg PB, Bik EM, Bernstein CN, et al. Diversity of the human intestinal microbial flora. Science 2005 - Palmer C, Bik EM, DiGiulio DB, et al. Development of the human infant intestinal microbiota. PLoS Biol 2007


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Overview sui meccanismi di resistenza antimicrobica Come lo sviluppo e l’utilizzo degli antibiotici ha cambiato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malettie infettive

di Roberta Colicchio*,**, Laura Paragliola**, Luca Fanasca**, Adriana Migliardi**, Paola D’Aprile**, Consolata Carotenuto**, Valeria Caturano**, Barbara Manti**, Elena Scaglione*, Giuseppe Mantova*, Chiara Pagliuca*, Paola Salvatore*,**

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o sviluppo e l’impiego degli antibiotici, a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive permettendo l’evoluzione della medicina moderna. Tuttavia, la comparsa e la diffusione di resistenza agli antibiotici rischia di rendere vane tutte le conquiste fino ad oggi ottenute. L’antibiotico resistenza (AMR, antimicrobial resistance) è il fenomeno per il quale un microrganismo risulta resistente all’attività di un farmaco antimicrobico originariamente efficace. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’AMR rappresenta, attualmente, una delle maggiori minacce per la salute pubblica a causa dell’impatto epidemiologico ed economico di tale fenomeno [1]. Tale impatto è legato all’incremento della morbosità e della mortalità che si associa alle infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti. L’impatto epidemiologico dell’AMR ha conseguenze dirette sul piano economico, legate: alla perdita di giornate lavorative, ad un maggiore utilizzo di risorse sanitarie per il prolungamento delle degenze,

Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Napoli. ** U.O.C. di Microbiologia Clinica, D.A.I. di Medicina di Laboratorio e Trasfusionale, A.O.U. Federico II, Napoli. *

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Figura 1. Principali cause della comparsa e della diffusione dell’Antibiotico-resistenza.

al maggiore utilizzo di procedure diagnostiche e di antibiotici spesso più costosi, quando disponibili, fino alla perdita di vite umane. In Europa, secondo i più recenti dati resi disponibili dallo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), l’AMR risulta complessivamente in aumento in molti Paesi, anche se vi sono notevoli differenze nelle percentuali dei vari patogeni resistenti e nei trend osservati [2]. In Italia il fenomeno della resistenza agli antibiotici si mantiene, purtroppo,


ECM in ambito clinico umano e veterinario ha generato un’ulteriore pressione selettiva in questi contesti, favorendo la selezione di microrganismi resistenti e l’acquisizione di geni di resistenza portati da elementi genetici mobili (come ad esempio plasmidi) che contribuiscono a diffondere la resistenza tra i batteri patogeni, attraverso fenomeni di scambio genico orizzontale [3]. Inoltre, gli stipiti batterici resistenti così selezionati, a loro volta, possono essere rilasciati nell’ambiente, a causa spesso del degrado e/o della carente gestione ambientale, e possono in tal modo contaminare ambienti differenti, come ad esempio la catena alimentare. Figura 2. Rappresentazione schematica della resistenza antimicrobica acquisita. L’insorgere di mutazioni che conferiscono resistenza Uno stipite batterico, dunque, è resipuò essere un fenomeno raro, ma i mutanti antibiotico-resistenti sopravvivono e si moltiplicano sotto la pressione selettiva del stente ad un farmaco antimicrobico quantrattamento antibiotico, mentre le cellule sensibili vengono uccise. Quando l’antibiotico viene rimosso, il risultato per la popolazione do è in grado di moltiplicarsi in presenza batterica dipende dal fatto che la mutazione acquisita possa avere effetti negativi sulla fitness batterica (Scenario 1), in caso di concentrazioni del farmaco che risultano contrario, la popolazione può rimanere resistente per un lungo periodo (Scenario 2). inibitorie per gran parte degli stipiti della stessa specie o quando è in grado di moltra i più elevati d’Europa e quasi sempre con una frequenza al tiplicarsi in presenza di concentrazioni del di sopra della media. farmaco pari a quelle massime utilizzabili in terapia. L’AMR è, L’antibiotico resistenza è una realtà molto complessa: i. pertanto, una proprietà geneticamente trasmissibile del microrl’aumentato e/o il non appropriato uso dei farmaci ad azione ganismo e può essere naturale oppure acquisita. antimicrobica sia in medicina umana che veterinaria; ii. l’uso La resistenza naturale intrinseca è una condizione di insendegli antibiotici in zootecnia e in agricoltura; iii. la diffusione sibilità ad una molecola antimicrobica che si estende a tutti gli ed il limitato controllo delle infezioni ospedaliere causate da stipiti di una data specie, ciò può essere dovuto: i. alla mancanmicrorganismi antibiotico-resistenti; iv. una maggiore diffusioza nella specie batterica della struttura su cui agisce l’antibione dei ceppi resistenti dovuta a un aumento degli spostamenti internazionali e dei flussi migratori (Figura 1), sono alcune considerazioni applicabili non solo al contesto umano, ma anche a quello veterinario, dove gli antibiotici sono altresì ampiamente utilizzati e l’impatto dell’AMR è parimenti importante [3]. Nel settore veterinario, infatti, viene consumato oltre il 50% degli antibiotici utilizzati globalmente. Questo rappresenta un fattore di rischio per la selezione e diffusione di batteri resistenti, sia commensali che zoonotici. Il trasferimento di batteri resistenti dall’animale all’uomo può avvenire per contatto diretto, mediante alimenti di origine animale, o per contatto indiretto attraverso più complessi cicli di contaminazione ambientale [3]. In realtà l’acquisizione di resistenza da parte di ceppi batterici è un meccanismo evolutivo naturale, determinato da mutazioni del corredo genetico, in grado di proteggere il batterio dall’azione del farmaco. L’AMR, pertanto, rientra tra i processi di competizione biologica tra microrganismi basati tra l’altro sulla capacità per alcuni di essi di produrre antimicrobici [4]. Questi ultimi, infatti, nascono come molecole naturali prodotte da diversi tipi di microrganismi per difendersi da altri microbi, presenti quindi in natura da sempre, come lo sono i meccanismi di resistenza, anch’essi vecchi di miliar- Figura 3. Trasferimento orizzontale di fattori genetici di resistenza. In figura sono rappresentati i principali meccanismi di di anni [4]. Per ogni nuovo antimicrobico di ori- di trasferimento genetico orizzontale tra cellule batteriche [7]: Trasformazione (assorbimento di DNA esogeno); gine naturale esiste già un meccanismo di resistenza Coniugazione (scambio di materiale genetico per contatto diretto tra una cellula donatrice ed una ricevente; e presente in natura. L’introduzione degli antibiotici Trasduzione (scambio di materiale genetico mediato da batteriofagi). Il Giornale dei Biologi | Marzo 2020

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Tabella 1. Targets delle principali classi di antibiotici.

Tabella 2. Esempi di resistenza intrinseca in alcune classi di microrganismi.

Tabella 3. Principali differenze tra la resistenza acquisita cromosomica ed extra-cromosomica.

tico, come avviene ad esempio per Mycoplasma spp. in quanto privi di parete cellulare e pertanto insensibili agli antibiotici β-lattamici e glicopeptidici [5] (Tabella 1 e Tabella 2); e ii. alla struttura della parete cellulare o della membrana citoplasmatica di un microrganismo impermeabile ad una determinata classe di antibiotici (Tabella 2) [6]. La resistenza acquisita è invece il risultato di una selezione clonale generata dalla pressione selettiva esercitata dal farmaco antimicrobico stesso, la specie batterica trova così il modo di adattarsi alla presenza dell’agente antibiotico (Figura 2), e l’intervallo di tempo che intercorre tra l’introduzione del farmaco in terapia e lo sviluppo di resistenza è inversamente propor-

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zionale alla frequenza d’uso ed al perdurare nell’ambiente dell’antibiotico. La resistenza può essere acquisita mediante una mutazione genomica e, quindi, essere trasmessa verticalmente alle cellule figlie (in tal caso si parla di meccanismo cromosomale). Più comunemente la resistenza viene acquisita mediante il trasferimento orizzontale di fattori genetici di resistenza (inclusi trasposoni) da una cellula donatrice mediante meccanismi di: i. trasformazione; ii. coniugazione; e iii. trasduzione (Figura 3) [7]. La resistenza acquisita per trasferimento orizzontale si diffonde facilmente e rapidamente sia per moltiplicazione del ceppo resistente che per ulteriori scambi di materiale genetico tra il ceppo resistente e altri ceppi suscettibili (meccanismo extra-cromosomale). La resistenza cromosomica costituisce solo il 10-15% di tutte le resistenze acquisite (bassa frequenza di insorgenza) e si realizza tramite un’alterazione mutazionale spontanea dell’informazione genetica cromosomica. L’antibiotico esercita un’azione selettiva cioè seleziona i mutanti resistenti (Figura 2), inibendo le cellule sensibili, tuttavia non è ben chiaro se tali mutazioni siano una conseguenza dell’esposizione al farmaco, o piuttosto siano eventi casuali che conferiscono un vantaggio alle cellule dopo esposizione al farmaco. Tale forma di resistenza può essere: i. “one-step”, ovvero, è sufficiente una sola mutazione per determinare la comparsa di ceppi totalmente resistenti [ad esempio l’insorgenza di resistenza verso la Rifampicina dovuta ad un’unica mutazione puntiforme nel gene codificante la sub-unita β della RNA polimerasi batterica che perde così affinità verso il farmaco (Tabella 1)]; e ii. “multi-step”, ovvero, sono necessarie più mutazioni perché possa instaurarsi la resistenza (ad esempio contro macrolidi e cloramfenicolo) (Tabella 3). La resistenza extra-cromosomica è invece un meccanismo ad alta frequenza di insorgenza poiché costituisce il 90% di tutte le resistenze e si origina, dunque, per acquisizione di nuova informazione genetica che deriva da microrganismi donatori mediante meccanismi di scambio genetico orizzontale, e può frequentemente avvenire anche tra microrganismi appartenenti a specie batteriche differenti. Molto spesso riguarda più antibiotici contemporaneamente conferendo in tal modo un fenotipo multi-resistente alla cellula ricevente (Tabella 3). I meccanismi di resistenza antimicrobica rientrano in quattro categorie principali: i. modifica della permeabilità cellulare (limitazione nell’assorbimento del farmaco); ii. modifica del bersaglio (modifica del sito di attacco del farmaco); iii. inattivazione della molecola antimicrobica; e iv. efflusso attivo della molecola [6]. A causa delle differenze nella struttura esterna


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della cellula c’è una variazione nei tipi di meccanismi di resistenza utilizzati dai batteri Gram-negativi rispetto ai batteri Gram-positivi. I batteri Gram-negativi fanno uso di tutti i meccanismi principali di AMR, mentre i batteri Gram-positivi usano meno comunemente la limitazione dell’assorbimento del farmaco antimicrobico (non avendo una membrana esterna) e non hanno la capacità di utilizzare tutti i tipi di meccanismi di efflusso noti [8]. Nei batteri Gram-negativi uno dei più comuni meccanismi di AMR è la limitazione nell’assorbimento della molecola antimicrobica. In questa classe di batteri le porine della membrana esterna generalmente consentono l’accesso alle molecole idrofile [9], oggi è noto che esistono almeno due modi principali in cui cambiamenti delle porine possono limitare l’assunzione di farmaci: i. una diminuzione del numero di porine presenti e ii. mutazioni che cambiano la selettività del canale trans-membrana [10]. I membri della grande famiglia delle Enterobacteriaceae, ad esempio, hanno sviluppato resistenza contro i carbapenemi a causa della riduzione del numero di

porine (e talvolta bloccando interamente l’espressione di alcune classi di porine) [11,12]. Esistono più componenti nella cellula batterica che possono essere target di molecole antimicrobiche (Tabella 1), e ci sono altrettanti targets che possono essere modificati dai batteri per consentire la resistenza a tali farmaci. Uno dei più importanti meccanismi di AMR nei batteri Gram-positivi è rappresentato dalla capacità di modificare il bersaglio della molecola antimicrobica. Un meccanismo di resistenza ai farmaci β-lattamici usato quasi esclusivamente dai batteri Gram-positivi è determinato da alterazioni della struttura e/o del numero delle PBP (Penicillin binding proteins) (Tabella 1). Le PBP sono transpeptidasi coinvolte nella costruzione del peptidoglicano della parete cellulare batterica. Una variazione del numero delle PBP, ovvero: aumento delle PBP che hanno una ridotta capacità di legame con i farmaci o una riduzione delle PBP con una normale capacità di legame al farmaco, influisce sulla quantità di antimicrobico che può legare tale target. Un cambiamento nella struttura delle PBP può ridurre la capacità del farmaco di legarsi o inibire totalmente il legame con il farmaco, uno dei più noti esempi è rappresentato dai ceppi di Staphylococcus aureus

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ECM methicillin-resistant (MRSA) in grado di sintetizzare una PBP2a a bassa affinità per tutti gli antibiotici β-lattamici. Tale fenotipo è determinato dall’acquisizione di un elemento genetico mobile denominato SCCmec (Staphylococcal cassette chromosome mec), contenente il gene mecA (Box 1) [13, 14]. Uno dei meccanismi di AMR maggiormente diffuso sia tra i batteri Gram-negativi che Gram-positivi è rappresentato dall’inattivazione della molecola antimicrobica. Esistono due modi principali in cui i batteri inattivano i farmaci: il trasferimento di un gruppo chimico al farmaco o l’effettiva degradazione del farmaco. L’inattivazione del farmaco mediante trasferimento di un gruppo chimico utilizza comunemente il trasferimento di gruppi acetilici, fosforilici e adenilici, e ad oggi sono state identificate diverse Transferasi coinvolte in tali processi. L’acetilazione è il meccanismo più diversificato è, infatti, utilizzato contro gli aminoglicosidi, il cloramfenicolo e i fluorochinoloni. La fosforilazione e l’adenilazione sono attive soprattutto contro gli aminoglicosidi [7,15,16]. Uno dei gruppi di agenti antimicrobici più ampiamente utilizzato sono i farmaci β-lattamici. I membri di questo gruppo posseggono tutti una struttura centrale specifica che consiste in un anello β-lattamico a quattro lati. La resistenza ai farmaci β-lattamici si manifesta attraverso diversi meccanismi generali ma il più diffuso è l’idrolisi del farmaco da parte di enzimi idrolizzanti definiti β-lattamasi [17,18]. Tali enzimi rappresentano il meccanismo centrale della resistenza agli antibiotici β-lattamici e sono largamente diffusi sia tra i batteri Gram-positivi che Gram-negativi, essi sono in grado di idrolizzare il legame amidico dell’anello β-lattamico con produzione di un derivato inattivo. Presentano alcune differenze tra batteri Gram-positivi e Gram-negativi, i Gram-positivi producono una gran quantità di β-lattamasi che sono, di regola, inducibili ed esocellulari, in quanto secrete nello spazio extracellulare ed in gran parte si tratta di pennicillasi. Nei batteri Gram-negativi le lattamasi possono essere sia inducibili che costitutive, sono a codificazione sia cromosomica che plasmidica e sono intracellulari essendo localizzate nello spazio periplasmico. Molti membri della famiglia delle Enterobacteriaceae ad esempio posseggono geni cromosomici codificanti β-lattamasi. Altri batteri Gram-negativi che includono Aeromonas spp., Acinetobacter spp. e Pseudomonas spp. presentano i geni per le β-lattamasi su plasmidi di resistenza [19], che di recente sono stati identificati anche in alcune specie di batteri Gram-positivi come S. aureus, Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium [20]. Uno degli aspetti più delicati dell’AMR riguarda l’insorgenza di ceppi batterici Multi-drug resistant (MDR), ovvero stipiti batterici che mostrano la capacità di resistere contemporaneamente a più classi di antibiotici. Tra questi un ruolo di rilievo è svolto da un gruppo di batteri sia Gram-negativi che Gram-positivi identificati con l’acronimo ESKAPE group (Enterococcus faecium, S. aureus, Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa e Enterobacter spp.) (Box 2). Gli agenti patogeni ESKAPE si differenziano da altri agenti patogeni a causa del loro ampio spettro di resistenza contro gli antibiotici più comunemente utilizzati in terapia come β-lattamici (penicillina, carbapenemi), glicopeptidi (vancomicina) e antibiotici che agiscono bloccando la sintesi proteica (tetracicline e amminoglicosidi). Questa maggiore resistenza, unita al significato clinico di questi batteri in campo medico, comporta la

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necessità di comprendere i loro meccanismi di resistenza e combatterli con nuovi antibiotici. Un ruolo di primaria importanza nell’insorgenza del fenotipo MDR è svolto dalla presenza sulla superficie della cellula batterica di pompe da efflusso. Molti batteri posseggono geni codificanti per le pompe da efflusso che mappano a livello cromosomico. Alcuni sono espressi in modo costitutivo e altri sono indotti o sovra-espressi (elevati livelli di resistenza sono solitamente dovuti a mutazioni che modificano il canale di trasporto trans-membrana) sotto determinati stimoli ambientali o quando è presente un substrato adatto. Le pompe da efflusso funzionano principalmente pompando costantemente molecole tossiche, incluso gli antibiotici, nell’ambiente extra-cellulare in modo che all’interno della cellula non ci sia mai una concentrazione sufficientemente elevata del farmaco, inoltre molte di queste pompe trasportano una grande varietà di composti (pompe di efflusso MDR) [21]. La maggior parte dei batteri possiede diversi tipi di pompe di efflusso. Attualmente si conoscono almeno cinque famiglie principali di pompe per efflusso classificate in base alla struttura e alla fonte di energia: i. la famiglia dei trasportatori ABC (ATP-binding cassette), ii. la famiglia MATE (multidrug and toxic compound extrusion), iii. le SMR (small multidrug resistance), iv. la superfamiglia MFS (major facilitator superfamily) e v. la famiglia RND (resistance-nodulation-cell division) [22,23]. Per comprendere appieno i vari aspetti della resistenza antimicrobica è, infine, utile distinguere il fenomeno dell’AMR dal concetto di persistenza. Se un batterio è resistente ad un determinato agente antimicrobico, anche tutte le cellule figlie saranno resistenti. La persistenza, viceversa, è un fenomeno per cui le cellule batteriche non sono sensibili al farmaco ma non posseggono geni di resistenza che possono essere trasmessi alla progenie o trasmessi per via orizzontale. La persistenza è dovuta al fatto che alcune cellule in una popolazione batterica possono trovarsi in fase di crescita stazionaria in uno stato dormiente; e la maggior parte degli agenti antimicrobici non ha alcun effetto sulle cellule che non crescono e si dividono attivamente. Queste cellule persistenti si presentano con una frequenza di insorgenza di circa l’1% in una coltura batterica in fase stazionaria [24,25]. Appare dunque evidente che i meccanismi dell’AMR sono tanto variabili quanto lo sono i batteri stessi. La realtà è che i batteri sono estremamente versatili ed hanno spiccate capacità adattive, per far fronte ai continui cambiamenti micro-ambientali a cui vanno incontro durante il loro ciclo vitale. Per sopravvivere devono essere in grado di sfuggire e/o resistere a sostanze tossiche e ai prodotti di scarto del catabolismo di altri organismi. Non dovrebbe sorprendere, pertanto, che i batteri che colonizzano e infettano l’uomo e gli animali siano in grado di difendersi dagli agenti antimicrobici [6]. L’allarmante aumento della resistenza antimicrobica spinge sempre più la ricerca scientifica a trovare modi per combattere questi agenti patogeni. Purtroppo non esiste una risposta facile a questa problematica, bisognerebbe essere in grado di progettare nuovi agenti antimicrobici e chemioterapici; e un grande aiuto in questa lotta potrebbe venire dalle sostanze naturali, estratte ad esempio da piante, dalle quali sono state ricavate diverse molecole con proprietà antimicrobiche [26-28]. In tutti i campi di utilizzo sono state, pertanto, intraprese delle strategie chiave volte ad affrontare il problema dell’AMR:


ECM i. prevenire le infezioni per contrastare la diffusione della resistenza; ii. monitorare accuratamente i germi resistenti; iii. migliorare l’utilizzo delle molecole antibiotiche in ambito umano, veterinario ed agricolo; e infine iv. promuovere lo sviluppo di nuove molecole antimicrobiche e di test diagnostici per una rapida identificazione delle resistenze. È possibile ridurre l’uso inappropriato di molecole antimicrobiche attraverso programmi nazionali di contrasto all’AMR, basati su attività di sorveglianza, strumenti di governo (stewardship), formazione degli operatori e informazione dei cittadini; e gli attuali programmi attivati in diversi paesi europei ad oggi stanno ottenendo i primi incoraggianti risultati [3,29,30].

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