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Insieme Notiziario dell’Ispettoria Salesiana Sicula

Anno XLI

NUMERO SPECIALE

31 gennaio 2014


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Editoriale

Sei passato per le nostre strade, sei rimasto nei nostri cuori

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al 1 al 20 novembre 2013, l’urna con la reliquia insigne di don Bosco, ha percorso le strade e le autostrade della Sicilia per incontrare tutti coloro che lo conoscono e lo amano, ma anche chi, spinto da curiosità o su invito altrui, ha avuto modo di accostare il Santo della gioventù. Un evento unico, durato venti giorni, dai mille risvolti e sfaccettature, che è rimasto impresso nel cuore di tanti e che merita di essere ricordato, con il desiderio di lasciarne traccia, tentando di trattenere e immortalare immagini e visioni, sensazioni ed emozioni, pensieri e discorsi, desideri e sogni, nel cuore di chi ha organizzato e animato o che ha semplicemente partecipato al passaggio di don Bosco per le città e i paesi della nostra terra. Durante i quasi settantatre anni della vita (1815-1888), don Bosco non si recò mai in Sicilia. Andò più volte in Francia (1876-1886) e fu una volta in Spagna (1886). In Italia, non si spinse più a sud di Napoli (29-31 marzo 1880). In compenso, però, vide in sogno i suoi salesiani e i giovani siciliani nel lontano 1876, nel mese di settembre, a Lanzo Torinese. Nel leggere il racconto che ne fece lui stesso (cfr. MB XII, p. 466), si prova ancora oggi la bella sensazione di essere stati pensati, sognati e amati da don Bosco… con quella intensità preveniente che è propria di Dio e di coloro che Gli appartengono. In compenso, nell’Isola del sole, il Santo della gioia non è mai stato né straniero, né ospite… è sempre stato di casa, sin da quando i suoi figli, i salesiani, nel 1879, tre anni dopo quel sogno di Lanzo, vennero a lavorare tra i ragazzi e i giovani siciliani. A dir la verità don Bosco era già conosciuto e apprezzato tramite il “Bollettino Salesiano” e tanti, come il card. Giuseppe Benedetto Dusmet (1818-1894) e il card. Giuseppe Guarino (1827-1897), avevano intessuto contatti con lui e ne erano diventati amici. Don Pietro Stella, catanese d.o.c., testimonia che negli anni trenta del secolo scorso, quando frequentava il “San Filippo Neri”, di Via Teatro Greco, l’immagine di don Bosco era vivissima negli oratori e negli ambienti salesiani oltre ogni immaginazione: «accadde – afferma questo grande storico di don Bosco e della Congregazione salesiana - che qualche genitore poco informato si presentasse ai salesiani di un oratorio per sapere in quale giorno sarebbe venuto don Bosco, sembrandogli, dal modo come ne parlavano i suoi figli, che fosse ancora vivo» (Don Bosco, Il Mulino, Bologna 2001, p. 8). Ma il ricordo va ancora più indietro, alle passeggiate autunnali, quando don Bosco insieme ai suoi ragazzi, scortati dalla banda dell’Oratorio, passava per le colline del Monferrato o andava verso i Becchi, luogo della sua nascita e della sua fanciullezza. Tanta gente accorreva, soprattutto i ragazzi, attratti dal vociare dei giovani e in particolare dalla musica. Maria Domenica Mazzarello (1837-1881) incontrò don Bosco, a Mornese, in una di quelle camminate, conquistata dalla sua santità e dal suo stile di educazione integrale: «Don Bosco è un santo, un santo… ed io lo sento!» (cfr. MB IX, p. 620; X, p. 588). Vincenzo Cimatti (1879-1965), missionario salesiano in Giappone, orfano di padre fu condotto dalla mamma, ad appena 3 anni, nella chiesa parrocchiale dei Serviti di Faenza, sua città natale, dove don Bosco avrebbe tenuto la predica: «Vincenzino, guarda, guarda don Bosco!» – gli


2 diceva con trasporto la madre, sollevandolo sopra la testa di tutti. Per tutta la vita entrambi ricordarono quell’incontro che segnò l’intera loro esistenza. Lo stesso tripudio, e speriamo, con la medesima intensità spirituale, si è ripetuto qui in Sicilia a detta di tanti e degli stessi portantini che hanno trasportato l’urna in tutto il mondo. Tra tante spigolature, due mi sono rimaste particolarmente impresse; la prima de visu, la seconda riferita da più testimoni. Il dialogo con don Bosco, improntato a spontaneità e particolare feeling, del Rettor Maggiore don Pascual Chavez al PalaCatania il 3 novembre, il quale appoggiato sull’urna di vetro così Gli ha detto: «Don Bosco dacci un cuore come il tuo. Dacci mani come le tue, mani operose che si sono date da fare per realizzare il sogno che tu accarezzavi con la mente e nel cuore. […] dacci piedi come i tuoi, quelli che non si accontentano di stare lì nelle strutture ad attendere che arrivino i ragazzi, ma che si mettono in cammino per andare a cercare i giovani, lì dove ci attendono, lì dove hanno bisogno della nostra presenza e del tuo amore. Don Bosco, grazie per quanto sei stato. Grazie per quanto sei. Grazie per quanto continui ad essere per noi, nel mondo e nella Sicilia». Accanto al IX Successore di don Bosco mi piace accostare la semplice espressione di un ragazzo di Librino Catania che, mentre l’urna stava per lasciare il quartiere, si è fatto largo tra la folla intimando l’alt e affrontando gli organizzatori. Quel ragazzo sbucato da non so dove, arrestando l’operazione di rientro nel furgone, avvicinandosi all’urna, gridò dal profondo dell’animo: «Don Bosco, ti voglio bene!», fuggendo via e dileguandosi… Questo numero speciale di “Insieme”, come un album fotografico di famiglia, raccoglie nella prima parte alcune singolari testimonianze e nella seconda, il percorso cronologico e locale, scorrendo, ad una ad una, le tappe del pellegrinaggio dell’urna, nella speranza che sia di gradimento a tutti e nella certezza della comprensione di quanti faranno osservare che si poteva fare di meglio e di più. Un grazie particolare va a don Gianni Mazzali e don Marcello Mazzeo che hanno curato l’organizzazione generale, ai referenti di zona e dei vari luoghi, a quanti hanno contribuito a vario titolo alla riuscita del percorso e dei vari appuntamenti. Anche a quanti hanno collaborato alla redazione di questo numero speciale di “Insieme” va la nostra gratitudine. Il cammino di “Don Bosco e noi” non si ferma qui. Continua nella quotidianità e intensificando la preparazione al Bicentenario (16 agosto 2014-2015), con l’augurio che il ricordo della sua nascita segni la nostra rinascita. Non scoraggiamoci di fronte alle difficoltà di ogni tipo e di ogni specie, seguendo le orme di Colui che, «navigando in un mare di guai», ha dato la vita a Dio e ai giovani fino all’ultimo respiro. Egli ci ripete quanto disse ai ragazzi del Collegio di Lanzo nel 1876, proprio lo stesso anno del famoso sogno in cui intravide anche noi siciliani: «Lasciate che ve lo dica, e niuno si offenda, voi siete tutti ladri, lo dico e lo ripeto, voi mi avete preso tutto. Quando io fui a Lanzo mi avete incantato colla vostra benevolenza ed amorevolezza; mi avete legate le facoltà della mente colla vostra pietà; mi rimaneva ancora questo povero cuore di cui già mi avevate rubati gli affetti per intiero. Ora la vostra lettera segnata da 200 mani amiche e carissime ha preso possesso di tutto questo cuore, cui nulla più è rimasto se non un vivo desiderio di amarvi nel Signore, di farvi del bene, salvare l’anima di tutti»1. Se è vero che noi giovani di ieri, di oggi e di domani abbiamo rubato il cuore a don Bosco, è altrettanto vero che Egli ha rubato il nostro, conquistandoci con quella «gioia» che contagia e quell’«affabilità che è nota a tutti» (Fil 4,5). In quei giorni di grazia, Egli ci ha svelato che Dio è vicino, affabile ed affidabile, mentre noi abbiamo contemplato il suo volto sereno, mentre dorme e continua a sognare. Catania 31 gennaio 2014 don Pippo Ruta

G. Bosco, Lettera ai ragazzi di Lanzo, 3 gennaio 1876, in Epistolario, a cura di Francesco Motto, LAS, Roma 2012, vol. V, p. 38 [pp. 38-39].

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Un don Bosco vivo che coinvolge tutti

I

n venti giorni di pellegrinaggio al seguito dell’urna di don Bosco in terra di Sicilia, nei contesti e nelle situazioni più diverse, mi è stato possibile fare una esperienza a tutto campo su ciò che don Bosco rappresenta oggi per la Sicilia e i siciliani e soprattutto sulla relazione tra le sfide della società contemporanea e il dono che don Bosco è stato e continua ad essere per l’Isola del Sole. Sviluppando questi brevi pensieri, dopo aver concluso il mio mandato di Superiore dei Salesiani di Sicilia, intendo anche ringraziare don Bosco, la Congregazione e la Sicilia tutta per quello che ho ricevuto in questi anni di animazione e di governo, per il sincero affetto nei confronti della mia persona da parte di tante persone e per una esperienza che ha segnato profondamente la mia vita e che resterà indelebile nella mia mente e nel mio cuore. Si è trattato di un pellegrinaggio molto intenso, vissuto con passione e trasporto giorno dopo giorno, caratterizzato da un ritmo incalzante che iniziava alle prime luci del giorno e si concludeva spesso tardi la notte. Non ho accumulato stanchezza, pur sentendo il peso di un ritmo senza soluzione di continuità, soprattutto perché ho considerato le varie tappe del pellegrinaggio una occasione per approfondire il mio attaccamento a don Bosco e per arricchirmi della gioia, della commozione, della fame di prossimità che ho potuto constatare dappertutto da parte di tanta gente, di tanti giovani, di tanti bambini. Un profondo convincimento si è radicato in me via via in modo più determinante: don Bosco non è monopolio dei Salesiani o di un piccolo e ristretto mondo fatto di tradizioni circoscritte e di piccole storie quasi collaterali o di tenui atteggiamenti nostalgici di un passato che non è più. Ho toccato con mano che don Bosco appartiene al mondo, alla società civile, alla Chiesa nel suo senso più pieno ed universale. Dando alla parola il suo significato etimologico ho constatato quanto don Bosco sia davvero un santo “cattolico”, un uomo apprezzato e riconosciuto in ogni contesto, un vero padre affettuosamente amato da tanti figli. Forse c’è stato anche chi aveva considerato che il pellegrinaggio fosse una operazione di piccolo cabotaggio, un affare “interno”, un limitato sforzo promozionale in tempi di crisi. Gli avvenimenti, il coinvolgimento di tante masse hanno dimostrato la statura planetaria di don Bosco. La fitta e costante partecipazione dei mezzi di comunicazione sociale di ogni tipo, di ogni estrazione, di diversa diffusione hanno evidenziato questo profilo “senza frontiere” di Giovanni Bosco, il Santo dei giovani. La società civile ha voluto essere coinvolta, attraverso le persone e le istituzioni. Non è parso un semplice fatto formale ( può esserlo stato per alcuni) la presenza e la partecipazione di tanti sindaci di piccoli paesi e di grandi città. Mi hanno colpito la sincera commozione del sindaco di Cesarò (il pellegrinaggio fu organizzato in una notte!) e la determinazione del sindaco di Catania, la cui responsabilità per la formazione professionale fu letteralmente “provocata” dalla presenza in contemporanea dell’urna di don Bosco e del nono successore di don Bosco in una memorabile giornata al Pala Catania il 3 novembre 2013. Il pellegrinaggio ha evidenziato, se era necessario, quanto don Bosco appartenga alla Chiesa tutta. Talvolta, come del resto è successo anche durante l’esperienza terrena di don Bosco, i rapporti in seno alla chiesa possono evidenziare campanilismi, forme esasperate di clericalismo, chiusure tra gruppi e appartenenze diverse, remore tra clero secolare e istituzioni di vita consacrata. Quanto ho apprezzato il sostare dell’urna nelle chiese cattedrali di alcune


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diocesi e comunque la sua frequente presenza nelle “chiese madri” di cittadine e di paesi. L’accoglienza, spesso entusiasta e convinta, dei vescovi è stata espressione concreta di questa dimensione assolutamente ecclesiale del carisma di don Bosco, vero dono alla Chiesa e al mondo. Mi auguro che questo fatto così corale rappresenti un rinnovato punto di partenza per la Famiglia e il Movimento Salesiano in Sicilia. Don Bosco è riuscito ad evidenziare ed alimentare la vocazione aperta, universale del carisma salesiano e ci ha condotti quasi per mano a renderci conto del pericolo delle chiusure, delle comunità autosufficienti ed autoreferenziali, di un dono che rischia di deteriorarsi nell’assuefazione. Il pellegrinaggio è stato uno spalancarsi di porte, uno schiudersi di cuori, un ricalibrarsi di menti nella percezione universale che è necessario ed urgente guardare verso orizzonti aperti, spazi di infinito, frontiere di impegno civile, sociale e religioso per la promozione piena, integrale dell’uomo. Ho condiviso con tante persone e con i mezzi di comunicazione sociale da cui sono stato coinvolto durante il pellegrinaggio la travolgente evidenza dell’amore di tutti verso don Bosco. Ho visto piangere tanta gente e, cosa che mi ha particolarmente colpito, tanti giovani e tanti ragazzi. La prima tentazione è stata quella di liquidare queste espressioni in termini di emotività tipicamente meridionale. Facendo leva su quanto io stesso stavo sperimentando dal punta di vista emotivo ho fatto ogni sforzo per superare luoghi comuni e sommarie valutazioni. Ho capito che molte lacrime esprimevano sì la gioia di un incontro, ma forse più ancora una profonda catarsi, un riscatto, una liberazione dello spirito. Tale sentimento mi pare sia stato eloquentemente espresso dalla canzone che è stata prodotta appositamente per l’evento e che ha accolto ovunque, spesso a passo di danza, la reliquia insigne di don Bosco: “Don Bosco sei qui e stai chiamando me, don Bosco sei qui ed hai fiducia in me”. Le lacrime e la commozione esprimevano da una parte il grazie vibrante per il dono di don Bosco, ma dicevano appartenenza compiuta, vicinanza fisica di cui ci si poteva appropriare, dialogo intimo con un amico, un padre da lungo atteso. Si piangeva perché si riusciva a capire che i sogni possono diventare realtà, che, nonostante la crisi di paternità generata da una società narcisista, ci sono padri veri che amano e vogliono essere amati, che è possibile donare la propria vita, che gli ideali non sono chimere, ma possono essere vissuti.


5 Sono rimasto particolarmente colpito dalla partecipazione dei giovani, dei ragazzi. A più di un mese di distanza dal pellegrinaggio ho notato con stupore, in una cittadina del centro Sicilia, un gruppo di preadolescenti alla S. Messa quotidiana. Li ho salutati alla fine della celebrazione ed ho capito che il passaggio di don Bosco aveva suscitato in loro sensibilità ed atteggiamenti nuovi. È stato meraviglioso per me constatare quanto la persona di don Bosco fosse vicina alla vita, alle aspirazioni, ai desideri più profondi e veri della mente e dei cuori di tanti ragazzi e tanti giovani. Per loro si realizzava un incontro da lungo atteso e preparato con cura con il papà, con un affetto puro, indelebile, con una presenza rassicurante, con un cuore grande. Davvero il linguaggio del cuore ha avuto la meglio su tante considerazioni, razionalizzazioni e cautele che avrebbero dovuto in qualche modo equilibrare una esperienza che comunque suscitava qualche perplessità. E questo linguaggio, anche se non esclusivamente, ha visto come protagonisti ed entusiasti fautori i giovani che hanno dedicato tempo, energie, fantasia per un evento che fin dall’inizio hanno sentito come proprio. Sono stati loro ad accoglierlo, a proteggerlo, quasi ad accarezzarlo, a stringersi, a penetrare quel vetro per abbracciarlo e tenerlo sempre con sé. Spesso struggente è stato l’addio sul far del mattino dopo una lunga veglia attorno al caro Padre. Ad ogni ora del giorno era evidente che i giovani avrebbero voluto che la porta del furgone non si chiudesse mai, che don Bosco per sempre potesse stare in mezzo a loro. Tutto ciò diviene motivo di speranza. Don Bosco ha parlato al cuore dei giovani e al cuore di tutti. Ci siamo tutti resi conto che era superfluo commemorare, ma piuttosto urgeva guardare in avanti perché con il linguaggio del cuore, che è sempre stato il suo linguaggio preferito, don Bosco ha voluto dare un messaggio vivo, un messaggio contemporaneo. È venuto, e tutti lo abbiamo capito, per lanciare una sfida, per dirci di tirarci su le maniche e riattualizzare un impegno a tutto campo per l’educazione e l’evangelizzazione. Ha voluto che fossimo attenti anche al suo stile, a quelle intuizioni tipicamente “donboschiane” che sono alla radice di una spiritualità profondamente incarnata. Proprio per questo l’evento pellegrinaggio ha bisogno di memoria, di istantanee che ne ritraggano l’impatto in modo da prolungarsi nel tempo e divenire progetto, sforzo comune, movimento di pensiero e di prassi nella società e nella chiesa di oggi. Si è trattato di un evento che ha inteso schiuderci ad una fecondità missionaria per essere, proprio come aveva indicato don Bosco, il don Bosco vivo oggi. È una consegna che riguarda tutti perché tutti abbiamo ricevuto un frammento della sua passione, del suo ardore, della sua temerarietà. In questa prospettiva ho visto nel pellegrinaggio dell’urna una provocazione ad assicurare continuità alla missione che Dio ha affidato a don Bosco nella Chiesa e nella società. Fu Rattazzi a suggerire a don Bosco, quel prete scomodo, intraprendente e socialmente sensibile, di dare continuità alla sua opera. Oggi don Bosco stesso ci ha indicato il percorso della continuità. Come attuarla? Indubbiamente ci sono segnali contrastanti che vanno tenuti in conto e con cui confrontarsi. I Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice che don Bosco ha inventato per dare continuità alla sua opera stanno diminuendo numericamente e stanno invecchiando. Le comunità dei religiosi e delle religiose vanno man mano ridimensionandosi, non perché il campo di azione si sia ridotto, ma per mancanza di forze. È un dato di fatto oggettivo con cui confrontarsi anche alla luce dell’impatto carismatico del pellegrinaggio dell’urna. Quali sono i percorsi per dare continuità ad una missione la cui attualità ed urgenza sono indiscutibili?


6 Mi sembra di cogliere due percorsi chiari che don Bosco è venuto a proporre in modo forte. Il primo si riferisce all’impatto della sua santità. Il fremito e la commozione di tanti nell’accostarsi all’urna scaturivano dalla certezza di avvicinare un santo. Don Bosco è stato ed è in primo luogo un santo, un uomo, che pur nei limiti della sua umanità, ha saputo amare Dio e il prossimo in pienezza. La mano benedicente di don Bosco, custodita nell’urna, è rivolta verso l’alto e invita tutti a guardare al Padre di tutti, al Padre della tenerezza e del perdono. Leggo in questo “gesto” la prima consegna per la Famiglia Salesiana e il Movimento Salesiano: un forte richiamo alla spiritualità, a vivere in pienezza una vita ancorata in Dio. La città secolare rappresenta indubbiamente una grande sfida per tutti oggi in questa prospettiva: vivere il quotidiano, anche negli aspetti più “profani”, con una fede autentica ed integrata. Il pericolo di relegare la fede ed il rapporto con Dio a frammenti di vita è reale per tutti al punto che in tante espressioni della nostra giornata dobbiamo riconoscere che agiamo e ci comportiamo come se Dio non esistesse. Pregare, vivere i sacramenti non possono ridursi a momenti di evasione. Sono autentici se plasmano la nostra vita familiare, i nostri impegni sociali, il lavoro, la professione, le amicizie, i nostri bisogni e le nostre frustrazioni, la gioia e la fatica del vivere. Siamo chiamati ad attualizzare oggi la passione fondamentale della nostra vita: la passione per Dio. Nell’incredibile numero di persone che, ad ogni orario e nei contesti più diversi, si sono affollate attorno all’urna ho colto una seconda consegna, una seconda prospettiva. Don Bosco non è mai stato un solitario. Il suo modo di essere, di agire, di relazionarsi è stato costantemente “coinvolgente”. Sul modello delle esperienze giovanili, la Valdocco dei primi tempi ospitava una comunità variegata, in cui le persone più diverse convergevano per aiutarlo nella sua incipiente missione: preti, commercianti, nobili, casalinghe, giovani, operai. Don Bosco ha intuito, ponendosi in ascolto dei giovani più bisognosi, che l’educazione è il frutto prezioso di un lavoro comune, è la convergenza di apporti diversi. L’educazione è un lavoro di squadra sul modello della famiglia. Sento che questa è una provocazione forte oggi per tutti. Don Bosco ci “intima” benevolmente di reagire all’individualismo odierno che ci divora e ci disintegra. Il bisogno di comunità e di comunione è così profondo oggi da sembrare irraggiungibile e nello stesso tempo soffriamo spesso per una smania di protagonismo che in ultima analisi ci isola e ci delude. L’educazione è cosa di cuore e pertanto sgorga dall’amore che è per definizione dono, scambio, reciprocità, accoglienza. Oggi don Bosco sarebbe, permettetemi questa licenza, un convinto fautore delle comunità educative e pastorali, delle comunità educanti. L’urgenza è convergere, faticare per progettare insieme, per riconoscere le capacità e i ruoli, per integrarsi e lavorare con più efficacia. In una comunità “aperta, convergente e diffusiva” c’è spazio per tutti; i talenti vengono valorizzati e ognuno si sente incentivato a dare il meglio di se stesso. Pensare ed agire in chiave comunitaria significa rendere concreto, nelle vicende di ogni giorno, l’amore di Dio e del prossimo. È sorprendente quanto don Bosco ancora una volta è riuscito a stupirci. È sbarcato silenziosamente a Messina, alle prime luci dell’alba del 1 novembre 2013. Con la sua calma e serenità imperturbabile si è lasciato abbracciare da centinaia di migliaia di persone. Ma nel suo sguardo sono rimasti impressi i volti di tutti, nessuno escluso. Andate a vedere sul suo profilo di facebook: siamo stati tutti taggati. Don Bosco ci vuole tutti perché è venuto per tutti. don Gianni Mazzali


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Backstage

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a peregrinazione dell’urna con la reliquia di san Giovanni Bosco ha visitato la nostra terra segnando un evento straordinario di grazia che ha lasciato un segno indelebile nel nostro cuore. Un avvenimento celebrato dall’1 al 20 novembre 2013 ma che ha visto una lunga preparazione e coinvolte tantissime persone, consacrati e laici, giovani e adulti, membri della famiglia salesiana e responsabili delle realtà ecclesiali, forze dell’ordine e responsabili dei vari enti civili e amministrativi. È stato grazie al loro costante, fantasioso e generoso lavoro e coordinamento che hanno reso possibile una organizzazione capillare, precisa e stimolante. Ma qual è stato il percorso di preparazione a questo evento? Quali le modalità organizzative? Quali le equipe e i gruppi di coordinamento attivati? Proviamo a ripercorrere il cammino fatto. La Conferenza degli Ispettori di Italia coordinata da don PierFausto Frisoli nella CISI di gennaio 2013 ha definito il periodo in cui la reliquia con l’urna di don Bosco avrebbe visitato la Sicilia e ha affidato all’Ispettoria Salesiana “san Paolo” e alla cura speciale dell’ispettore don Gianni Mazzali il compito di preparare, coordinare, animare e guidare questo momento carismaticamente unico e straordinario. Nel consiglio ispettoriale di febbraio l’ispettore ha presentato al consiglio ispettoriale SDB il processo che il Rettor Maggiore aveva intrapreso con l’avvio della peregrinazione dell’urna e ha chiesto ai membri del consiglio le modalità di animazione e i passi di start up da compiere. In quest’occasione sono state fatte alcune scelte: si è nominato don Marcello Mazzeo coordinatore di questo evento, si è scelto di attivare un coinvolgimento pieno e globale da parte della Famiglia Salesiana e del Movimento Giovanile Salesiano; si è individuata l’equipe della Missione Salesiana come il nucleo animatore di questo processo di programmazione e animazione. Nella consulta di Famiglia Salesiana del 2 febbraio 2013, l’ispettore ha presentato questa iniziativa con le primordiali scelte realizzate e ha chiesto ad ogni gruppo di Famiglia Salesiana la disponibilità a collaborare alla progettazione di questo evento indicando uno o due membri del proprio gruppo che avrebbero composto la commissione centrale che avrebbe studiato i criteri generatori e abbozzato il tragitto che la reliquia avrebbe percorso. Ecco i componenti di questa commissione centrale: don Marcello Mazzeo, don Edoardo Cutuli, don Domenico Luvarà, sr Assunta Di Rosa, sr Maria Grazia Tripi, Giorgia Spadaccini, Erika Magnano, Roberto Scimè, Graziella Neri, Giuseppe Raitano, Luigina Ciaramella, Pino Orlando, Rosetta Giordano, Franca Falzone. Questa commissione si è incontrata a marzo e ad aprile e ha definito i criteri fondamentali attraverso i quali impostare la peregrinazione (presenza in tutte le diocesi in cui come famiglia salesiana siamo presenti con una solenne celebrazione eucaristica in cattedrale presieduta dal vescovo, coinvolgimento ampio del territorio civile con particolare attenzione al mondo della scuola e delle parrocchie, ampio coinvolgimento ecclesiale con particolare attenzione agli uffici diocesani di pastorale giovanile, di iniziazione cristiana e di insegnamento della religione cattolica, la visibilità di questo evento attraverso


8 un’opera non solo di informazione ma anche di formazione e diffusione del carisma e del sistema educativo salesiano attraverso le radio, le televisioni, i giornali, il mondo del web, la realizzazione di due eventi ampi e generali di accoglienza dell’urna). Oltre l’individuazione dei seguenti criteri, la commissione ha abbozzato le possibili tappe dell’itinerario dell’urna. Tutto questo lavoro è stato diffuso ai vari rami della Famiglia Salesiana e alle varie comunità locali chiedendo un contributo e un parere su quanto abbozzato. Sono stati tanti i contributi ricevuti che invitavano ad apportare piccole e grandi modifiche all’itinerario suggerendo miglioramenti e razionalizzando meglio il percorso. Un piccolo gruppo di lavoro ha recepito tutti questi contributi alla luce dei quali ha elaborato un nuovo itinerario che ha presentato alla commissione centrale e al consiglio ispettoriale SDB. Una volta ricevuto l’approvazione di entrambi, è stata chiusa la fase di definizione dell’itinerario che è stato ampiamente diffuso. Nella commissione centrale sono stati definiti anche alcuni criteri operativi che avrebbero dovuto guidare il lavoro di programmazione locale e di coordinamento centralizzato: il coordinatore ispettoriale dell’urna avrebbe incontrato in ogni città in cui sarebbe passata la reliquia di don Bosco una commissione locale composta da salesiani, membri della Famiglia Salesiana, educatori e giovani insieme ai quali definire le singole attività da realizzare in ogni tappa e le modalità di coinvolgimento e di collaborazione nell’animazione; lo stesso coordinatore ispettoriale avrebbe convocato e animato alcune equipe di lavoro ispettoriale: la commissione di comunicazione e la commissione della festa regionale; incontri di confronto e di programmazione realizzati tra fine aprile e giugno. La commissione di comunicazione con il compito di indicare le tematiche formative generali e i dinamismi di comunicazione locale e ispettoriale da attivare composta da don Felice Bongiorno, don Paolo Buttiglieri, don Edoardo Cutuli, Sr Maria Grazia Tripi, Daniele Riggi, Tommaso Pezzino, Aldo Cultrera e Marco Pappalardo. La commissione formativa che avrebbe dovuto definire la programmazione degli eventi ispettoriali con particolare attenzione alla festa regionale della sicilia salesiana da celebrare il 3 novembre alla presenza dei vari rami della Famiglia Salesiana, del Movimento Giovanile Salesiano, degli educatori, dei ragazzi e delle famiglie; commissione composta da don Edoardo Cutuli, don Domenico Luvarà, Sr Assunta Di Rosa, Sr Gina Sanfilippo, Tommaso Pezzino, Dony Sapienza, Erika Magnano, Manuela Prestianni, Alessandro Basile, Giuseppe Raciti, Armando Bellocchi, Giuseppe Raitano, Grazia Fichera, Giovanni Costanza. A luglio il programma dettagliato dei 20 giorni era ormai definitivo; le commissioni ispettoriali che hanno coinvolto più di una cinquantina di persone, erano state attivate e i 34 comitati locali composti da quasi mille persone avevano preso in mano la fase di realizzazione e preparazione immediata, coinvolgendo a loro volta tantissime altre persone. Tra settembre e ottobre il coordinatore ha incontrato nuovamente i comitati locali delle 34 città e le varie commissioni ispettoriali e si è avviata la fase di preparazione dei molteplici sussidi formativi e gadget che hanno facilitato la fase di preparazione e realizzazione dei vari momenti. Dal punto di vista ispettoriale questi mesi sono stati dedicati soprattutto alla preparazione della festa regionale della Sicilia salesiana il 3 novembre al PalaCatania e all’accoglienza dell’urna da parte dei consigli ispettoriali della famiglia salesiana il 1 novembre ad Alì Terme.


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Ma proviamo a dare alcuni numeri

1 centro di accoglienza per immigrati visitato 2 i pulmini che hanno trasportato lungo le nostre strade di Sicilia la reliquia di don Bosco 2 le mostre formative realizzate 5 gli autisti e responsabili dell’urna che porteranno don Bosco in Sicilia 5 carceri visitati 7 le notti in cui la reliquia “non ha dormito neanche un’ora” per turni continui di preghiera Una decina gli eventi folkloristici (sbandieratori, rappresentazioni in abiti siciliani,…) Una decina gli spettacoli musicali e teatrali realizzati

15 le diocesi che sono state visitate 15 i vescovi che hanno presieduto le varie celebrazioni 20 i giorni in cui don Bosco è stato qui con noi 33 bande musicali 34 i comitati locali coordinati da 34 registi locali e coadiuvati da più di mille persone 35 processioni 37 le città visitate dall’urna di don Bosco 50 celebrazioni eucaristiche celebrate Una cinquantina i sindaci che hanno voluto rendere onore a san Giovanni Bosco Centinaia le televisioni che hanno narrato la venuta di don Bosco

300 scuole salesiane e statali incontrate 500 le persone che hanno animato a vario titolo la festa del 3 novembre

Un migliaio gli articoli scritti sui giornali che hanno preparato e descritto gli eventi vissuti Migliaia i palloncini e le mongolfiere lanciate in cielo Migliaia le forze dell’ordine che hanno scortato don Bosco

2.000 i chilometri che don Bosco ha percorso in Sicilia 4.500 i partecipanti alla festa regionale della Sicilia salesiana 8.500 persone che mediamente ogni giorno sono andati ad incontrare don Bosco 170.000 le persone che nei 20 giorni hanno toccato la reliquia di don Bosco 300.000 sussidi formativi e Gadget realizzati

Ma ormai la fase di preparazione si sta concludendo. Il 30 ottobre è già arrivato e domani mattina la reliquia con l’urna di don Bosco toccherà la terra siciliana sbarcando all’alba a Messina. Quanto succederà dopo farà parte non più della preparazione ma della realizzazione di questo straordinario segno di gioia, incoraggiamento e benedizione; don Bosco tra poco è qui per incontrarci, è qui per benedirci, è qui per incoraggiarci, è qui per illuminare il nostro futuro, don Bosco è qui. don Marcello Mazzeo


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Un’esperienza che segna una tappa del cammino della Famiglia Salesiana in Sicilia

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la rappresentanza dei vari gruppi della Famiglia Salesiana di Sicilia ad accogliere l’urna di don Bosco ad Alì Terme! Un’esperienza che incide sul cammino di tutti e che rilancia il cammino di insieme. È forte in tutta la Famiglia Salesiana il desiderio di ravvivare il Carisma in Sicilia, di raggiungere i giovani e di attivarsi per la loro felicità. Ci pare, però, che questo sia il tempo di ravvivare il fuoco. L’arrivo dell’urna è provvidenziale! È il 1°novembre 2014, solennità di tutti i Santi. I Consigli ispettoriali di tutti i rami di famiglia Salesiana in Sicilia (SDB, FMA, ASC, VDB, VcB, SOSC, ASF, EXA/E-I delle FMA, EXA/I degli SDB ADMA, DISC, SMA) e con loro anche le Consigliere Visitatrici delle FMA, Sr Chiara Cazzuola e Sr Giuseppina Teruggi, sono presenti ad Alì Terme (ME) per il grande evento dell’accoglienza dell’urna contenente le reliquie di don Bosco. La piazza dedicata alla Beata Maddalena Morano, luogo designato per l’arrivo dell’urna, è gremita di gente proveniente da tutti i paesi limitrofi e vede la presenza di tutte le autorità civili, militari ed ecclesiali. La scenografia dell’evento è stata preparata dalla natura con una giornata dal sole splendente e con un mare - distante poche decine di metri dalla piazza - reso scintillante dal riverbero del sole delle 11.00 del mattino. Un cuore grande come le arene del mare, così si dice del cuore di don Bosco. “Vedi com’è grande e immenso il mare? Più grande e immensa è la bontà di Dio”, l’espressione che Madre Morano soleva ripetere, indicando il mare, alle ragazze di Alì per far conoscere loro l’amore di Dio. Insomma, il luogo scelto per celebrare come Famiglia Salesiana l’arrivo di don Bosco in Sicilia fa gustare l’esperienza dell’unione tra il cielo e la terra, è richiamo alla Santità. I Consigli ispettoriali dei gruppi di famiglia Salesiana in Sicilia, tutti rappresentati, rivivono l’incontro tra don Bosco e Madre Morano. Un incontro che sa delle origini, un incontro che ha segnato a livelli profondi la vita della Morano. Lei infatti soleva ripetere “Io don Bosco l’ho visto, gli ho parlato! Io sono stata a Mornese, ho respirato quel clima, ho conosciuto Madre Mazzarello, le ho tenuta stretta la mano nelle sue ultime ore di vita”.1 Lo “spirito delle origini” lei lo aveva respirato e questo fatto, più che un privilegio, Maddalena lo considerava una missione, una missione che continua nel tempo e che oggi si ripete. Si era proposta, infatti, di essere santa secondo lo stile di don Bosco e di Maria Mazzarello, a qualunque costo, cercando di orientare verso questa meta FMA e ragazze, laici, laiche e forse gli stessi parroci con cui collaborava nella missione catechistica. L’arrivo dell’urna di don Bosco ad Alì è un forte richiamo alla santità per tutti; è un ravvivare la propria identità. Nella relazione di don Lemoyne sulla malattia e morte di madre Mazzarello leggiamo riguardo all’ultima notte: le suore erano vicine al suo letto: «Sembrava che volesse assicurarsi della loro presenza e teneva stretta la mano di Suor Morano». Suor Maddalena Morano era a Nizza come incaricata delle educande. Sarebbe partita per la Sicilia il 5 settembre 1881 (cf Orme di vita tracce di futuro D 122, pag. 341).

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11 Intensi sono i momenti che si vivono: l’accoglienza nella piazzetta Madre Morano, la Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo salesiano, mons. Lillo La Piana, e in particolare, dopo la comunione, l’affidamento di ogni gruppo di FS a don Bosco. Si invocano da Dio, per intercessione di don Bosco, la comunione per il bene dei giovani, una forte passione educativa, il coraggio e l’audacia che ci rendono testimoni evangelizzatori, segni e portatori dell’amore di Dio tra i giovani. Momento forte della giornata è stata la preghiera - riflessione, scandita in tre tappe, dal tema: Un incontro di santità: don Bosco e Maddalena Morano, due vite che ci consegnano un Carisma e una Missione. Ci si sofferma sulla sintonia carismatica tra i due che ha un’unica radice: l’amore per Dio che si esprime nella passione per le anime. Si richiama l’esperienza dell’incontro che segna la vita Morano: “L’occasione le parve propizia per riaffermare l’antico proposito di farsi santa e si propose di esserlo col diventare una buona figlia di D. Bosco, imitando le sue virtù, obbedendo ai suoi saggi consigli”.2 Tutto, infatti, diviene per sr Maddalena Morano un mezzo per elevarsi a Dio e glorificarlo. I suoi pensieri, le sue parole, le sue azioni erano costantemente rivolte a Lui e sarebbe stata inconsolabile se nei suoi esami di coscienza avesse scoperto alcunchè rivolto volontariamente a un fine umano. Una fede forte nei due che esprimeva il posto che Dio occupava nel loro cuore. “La fede è quella che fa tutto”. Con tale convinzione in mente, don Bosco non credette mai di aver fede abbastanza. Una volta raccomandò anche ai giovani di pregare, perché il Signore gli concedesse “una fede viva, quella fede che trasporta le montagne nel luogo delle valli, e le valli nel luogo delle montagne”. Anzi talora nel corso delle sue imprese ed anche prossimo alla fine de’ suoi giorni si accusò di fede mancante, esclamando con le lacrime agli occhi: “Quante cose di più avrebbe fatto il Signore, se don Bosco avesse avuto più fede!”. Vero è che senza una gran fede non avrebbe potuto fare il gran bene che fece.3 Il sostare sulle loro vite intrise di fede, vissute nella fede, totalmente abbandonate a Dio per la salvezza delle anime ravviva la nostra Speranza, fa scegliere la santità a qualunque costo! A conclusione della giornata, si fa realmente memoria dell’incontro. L’urna di don Bosco si avvicina a quella di M. Morano. Uno scambio di sguardi, come allora, che fa vibrare nei cuori di ognuno il grido: Da mihi animas cetera tolle e… Guai a me se non annuncio l’Amore! Si riparte con una grande gioia nel cuore, ma anche con la coscienza che, poiché il Carisma che don Bosco e Madre Morano ci hanno consegnato è una realtà dinamica che si trasmette con la vita da persona a persona, di generazione in generazione, spetta a tutti noi, Famiglia Salesiana, la responsabilità di garantire il futuro del carisma. Ogni Consiglio ispettoriale o regionale vuole farsi carico della vitalità del carisma e della sua irradiazione, per questo a conclusione si invocano don Bosco e Madre Morano che hanno creduto e ci hanno tracciato una strada non facile, ma piena di luce. Vorremmo però percorrerla insieme, come Famiglia, con cuore spalancato alla speranza! Sr Gina Sanfilippo 2 3

Garneri, Suor Maddalena Morano, Scuola tipografica Don Bosco, p. 23 Ceria, Don Bosco uomo di Dio, Roma 1988, pp. 216-217


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Festa della Sicilia Salesiana, 3 novembre 2013

Si vede… si sente… Don Bosco è qui… presente

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omenica 3 novembre 2013 presso il PalaCatania oltre 4500 giovani e membri della Famiglia Salesiana si sono ritrovati per la grande festa della Sicilia salesiana; un evento senza precedenti che ha visto insieme i ragazzi, i giovani, gli adulti, le famiglie, i consacrati e tutti i membri della Famiglia Salesiana di Sicilia per dare il benvenuto ufficiale alla reliquia con l’urna di san Giovanni Bosco. La straordinarietà dell’evento è stata rafforzata dalla presenza di don Pasqual Chavez, Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana e segno di unità e di convergenza di tutta la Famiglia Salesiana. Dopo l’accoglienza iniziale, i partecipanti sono stati accolti nel palazzetto dal CGS Miaramandeha che ha animato la giornata attraverso canti e balli; tutti i gruppi arrivavano presso la struttura agitando lo scalda collo con la scritta “don Bosco è qui”, gadget della giornata, e con manifesti, cartelloni, magliette e quant’altro; i vari gruppi hanno voluto dire: noi eravamo presenti. Dopo l’accoglienza i presentatori, Manuela Prestianni e Vincenzo Cascino, ci hanno introdotto al tema della giornata attraverso momenti allegri e seri e... un po’ di magia; è stato infatti grazie ad un gioco di magia che i due presentatori hanno fatto “apparire” il Rettor Maggiore che è comparso da un lenzuolo che poco prima aveva avvolto un giovane e che, poco dopo, aveva svelato il nostro amato Rettor Maggiore. Tutto il palazzetto lo ha accolto con un grande boato di festa e di accoglienza. Dopo aver ascoltato il pensiero di don Pasqual e il saluto del sindaco della Città di Catania, è stato avviato uno dei momenti più importanti della giornata e cioè la presentazione del tema formativo che è stato realizzato attraverso un momento artistico-simbolico-spettacolare realizzato da tantissimi gruppi provenienti da varie parti della Sicilia; ci hanno aiutato a sottolineare la Spiritualità e la Missione di don Bosco approfondendo alcuni aspetti della sua personalità carismatica e in particolare la dimensione del servizio, la prospettiva pasquale della speranza, la sua capacità di incontrare gli altri e creare relazioni e la sua dimensione interiore di preghiera intensa e relazione profonda con Dio. È stato all’interno di questo momento di spettacolo che è stata portata la reliquia con l’urna di don Bosco, un momento di grande festa e gioia che si è subito trasformato in un momento di forte intensità e preghiera intima con un profondo silenzio orante da parte di tutti i presenti. Spettacolo realizzato dai giovani della casa delle FMA di Biancavilla, dell’oratorio di Alcamo, della scuola di Palermo Ranchibile, del CGS di Pedara e dell’oratorio di Trapani. Alla fine dello spettacolo formativo, è stata celebrata l’Eucarestia presieduta dal Rettor Maggiore e animata dal coro salesiano della città di Messina; celebrazione eucaristica che ha proposto un fortissimo momento di preghiera ed emozione vissuto durante l’omelia del Rettor Maggiore che, avvicinandosi all’urna di don Bosco e toccandola, ha rivolto una preghiera personale e collettiva a nome di tutti, orientando il nostro cammino e chiedendo per


13 tutti lo stesso cuore, la stessa mente, le stesse mani e gli stessi piedi di don Bosco per essere anche noi don Bosco oggi qui. Alla fine della celebrazione Eucaristica i partecipanti hanno vissuto un tempo gestito personalmente tra le tante opportunità proposte all’interno della struttura del PalaCatania: laboratori formativi (proposti dalla Famiglia Salesiana), stand ricreativi (animati dai giovani di vari oratori della Sicilia e dalla PGS) e soprattutto la possibilità di avvicinarsi personalmente all’urna di don Bosco attraverso un momento di visita personale alla sua reliquia. Al termine dei vari stand e laboratori ci siamo ritrovati tutti insieme per continuare a riflettere sul messaggio che don Bosco continua a donarci attraverso un altro momento artistico e simbolico organizzato dagli animatori at work attraverso il quale ci sono stati consegnati alcuni impegni che ogni partecipante è chiamato a vivere quotidianamente per essere segno e portatore dell’amore di don Bosco: accogliere tutti e sempre, andare incontro ai ragazzi e non restare fermi nelle nostre strutture, vincere la tendenza al pessimismo e allo scoraggiamento aprendosi ad un atteggiamento cristiano di speranza e positività, scoprire e vivere il progetto vocazionale che Dio ha per ognuno di noi. La festa si è conclusa con un intenso momento di preghiera animato dalla Famiglia Salesiana, con alcuni avvisi e i ringraziamenti per tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita della giornata e, con un medley di canti a don Bosco, abbiamo salutato la sua reliquia che continua la peregrinazione per la Sicilia, raggiungendo subito la città di Siracusa. don Marcello Mazzeo

Omelia del RETTOR MAGGIORE alla festa della Sicilia Salesiana, 3 novembre 2013

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tiamo celebrando la messa di don Bosco. Non poteva essere diversamente tenendolo qui presente nella sua urna, così come lo conosciamo a Valdocco. Don Bosco è tornato nella Sicilia e noi ci siamo radunati da tutta la Sicilia salesiana per dire il nostro grazie al grande dono che lui rappresenta. Non siamo qui a venerare un morto, come dice il testo “Festa della Sicilia salesiana: si vede, si sente, don Bosco è presente” e vuol dire che noi, non per nostalgia del passato, ma perché vogliamo veramente tornare a riscaldare il nostro cuore accanto al cuore del nostro padre. Che vogliamo tornare ad avere una mente come quella che lui ha avuto che gli permetteva soltanto contemplare il mondo dei giovani, soprattutto quello dei più poveri, dei più bisognosi, di quelli in situazioni di rischio. Siamo qui perché vogliamo di nuovo rinnovare il nostro impegno per essere come lui, segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani attraverso il dono più prezioso che possiamo fare, che è il dono dell’educazione salesiana, il dono della formazione professionale, il dono dell’avvio al lavoro. Questo è quanto stiamo qui a fare. La presenza dell’urna di don Bosco dunque non è nostalgia del passato, è un’occasione privilegiata per il rinnovamento dei miei confratelli, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei salesiani cooperatori, degli ex-allievi, delle volontarie di don Bosco, dei diversi gruppi della Famiglia Salesiana, ma anche per voi carissimi giovani. Allora io spezzerò la mia omelia in due parti. Prima abbiamo sentito un capolavoro perché è un capolavoro dal punto di vista letterario quel brano del Vangelo che ci è stato proclamato con la storia di Zaccheo. Allora una parola la devo dire perché è la parola di Dio; ma dopo, un messaggio che don Bosco


14 vuole lasciarci in occasione di questa grande manifestazione della Famiglia Salesiana e del movimento giovanile salesiano. Allora il primo punto è questo bellissimo racconto che è una storia di conversione personale di un uomo capo dei pubblicani, esattore delle tasse, considerato un traditore perché un collaboratore dell’Impero Romano, un peccatore davanti agli altri e che si converte al Signore. Ma questa conversione come la manifesta?! Quando dice “Darò la metà di tutti i miei beni” e non dice che era un ladro, dice “E se ho fatto male a qualcuno, se ho rubato qualcosa, se… darò quattro volte”. Lui va oltre la giustizia, la giustizia chiedeva di dare il doppio. Dice quattro volte. Che cosa è accaduto? Un’apertura verso gli altri. Guardate che cosa fa l’incontro con Gesù. Ci fa aprire lo sguardo per scoprire gli altri, per vedere gli altri e specialmente i più poveri, e allora ci rende solidali. Da quel momento non è più la sua ricchezza quello che interessa, ma il bene degli altri. Ma vediamo. Che cosa dice che ha fatto Zaccheo. Dice prima di tutto che aveva un grande desiderio. Nella vita le persone che più valgono sono coloro che hanno grandi desideri perché i desideri si mettono lì, nei nostri piedi e ci fanno correre. Ci fa il desiderio superare i nostri handicap. Dice “Lui voleva vedere Gesù”. Questo è il grande desiderio: voleva vedere Gesù. Io mi auguro, cari fratelli e sorelle, cari giovani, che oggi ciascuno di voi possa dire “Voglio vedere Gesù”. E che cosa dice? Purtroppo aveva un handicap. Era di bassa statura. Ma chi prende il sopravvento? L’handicap o il desiderio? Il desiderio. Guardate che cosa dice il Vangelo di Luca: corse. Vuol dire che il desiderio mette ali nei nostri piedi, ci fa correre, non ci lascia lì dove eravamo prima. A niente serve che io dica “Voglio vedere Gesù se questo non mi fa correre”. Correre dove? In avanti perché viene attirato proprio dall’oggetto del suo profondo desiderio, vuole vedere Gesù. Corse avanti. Ma non basta correre avanti. Era piccolo di statura, non ci riusciva. Vede un sicomoro, sale su in alto. Salire sull’alto. E allora queste sono le prime cose che fa Zaccheo. Lasciarsi guidare dal desiderio. Non lasciarsi condizionare dagli handicap. Cari giovani viviamo una situazione difficile in Italia, viviamo una difficilissima situazione critica finanziaria, economica, sociale nella Sicilia. Smettete di lamentarvi. A niente serve lamentarsi. Non lasciatevi rubare la vostra speranza. Sono handicap, è vero. Oggi la situazione non è quella di otto, dieci anni fa. Ma deve avere la meglio il desiderio. Correre avanti attirati da quanto dobbiamo fare. Io vi dico “Dovete mettere in gioco la vostra vita”. Dovete veramente scommettere sulle cose che valgono la pena vivere, e sono, come Zaccheo scopre, Gesù e gli altri. Che cosa fa Gesù? Sappiamo che cosa ha fatto Zaccheo: ha corso avanti ed è salito. Cosa fa una corsa in altezza? Dice che alza lo sguardo e contempla quel piccolo uomo che è sull’albero, sul sicomoro; lui forse pensava “Questo adesso mi condannerà perché sono stato un esattore di imposte, perché sono il capo dei pubblicani, perché sono agli occhi loro un traditore, un collaboratore dell’Impero Romano”. Gesù non lo condanna. Che cosa gli dice?! Una parola che Zaccheo mai si sarebbe immaginato: “Zaccheo scendi giù perché oggi devo essere ospite tuo a casa tua”. Guardate che cosa ci dice oggi Gesù a ciascuno di noi: “Scendi, oggi voglio essere ospite tuo”. E Zaccheo subito scese, pieno di gioia. Aveva cambiato la sua vita. Uno sguardo, un’unica parola di Gesù. Scende e dice “Scese pieno di gioia”. E che cosa fa? Crea un banchetto e la cosa più bella è che Gesù non soltanto entra nella casa di Zaccheo. Entra nella sua vita. Gesù entra nella nostra vita, entra nel nostro cuore. Alcuni avrebbero potuto dire “Ma Gesù è un accomodatizio, Gesù è un traditore. Adesso si mette dalla parte di Zaccheo”. Si, Gesù si mette dalla parte di Zaccheo, ma perché?! Per arruolare Zaccheo da parte sua. E di fatto Zaccheo si converte e dice “Signore d’ora in poi darò la metà dei miei beni ai poveri e, se ho


15 rubato a qualcuno, darò quattro volte”. Guardate che cosa capita quando Gesù entra nella nostra vita e nel nostro cuore. Ci mette dalla sua parte, ci fa scoprire gli altri e specialmente i poveri “Darò la metà dei miei beni ai più poveri, e se ho rubato a qualcuno restituirò quattro volte”. É bello o non è bello questo brano del Vangelo?! Ma state a dormire, io sto qui cercando di riscaldare il cuore. É bello o non è bello? Grande è il nostro Dio. É grande il nostro Dio. Quando si sarebbe immaginato davvero Zaccheo che gli avrebbe, fissando lo sguardo, detto “Scendi in fretta che voglio essere ospite tuo”. Oggi abbiamo sentito allora un primo messaggio, il messaggio del Vangelo, e questo mi auguro che tutti noi lo abbiamo sentito, che abbiamo fatto nostri gli atteggiamenti di Zaccheo: far prevalere i desideri, non gli handicap. Questo mi auguro di ciascuno di noi. Non lasciarvi rubare la vostra gioia, la vostra speranza. Mettete in gioco tutti voi e vedrete che avremo una Sicilia che sarà veramente la corona della gemma non dell’Italia, non dell’Europa, non del mondo, di tutte le galassie conosciute e non conosciute ancora. Basta credere veramente nella forza della parola. Avete visto uno sguardo, un invito come ha cambiato la vita di un uomo. Così la cambia oggi. Bene, il secondo. Vi invito adesso a contemplare don Bosco. Nel 2004 abbiamo, dopo tanti anni dal 1934 che don Bosco era chiuso nella sua urna, abbiamo fatto un riconoscimento delle spoglie di don Bosco. Io ero veramente commosso, tanto che ho detto “Non voglio nessuno con me. Voglio restare solo davanti a don Bosco”. Sono usciti tutti, mi hanno lasciato lì a Valdocco e mi sono così messo davanti a don Bosco e contemplavo il suo volto. Aveva sofferto molto prima di morire. Forse voi avete contemplato il volto di don Bosco. È sereno. Segnato sì dalle rughe proprie non soltanto dell’età, ma del dolore. Allora gli ho detto “Don Bosco dammi la mente come la tua. Una mente che mi permetta di vedere la realtà come tu l’hai vista, che sembrava che tu non volevi vedere altro che i giovani. Voglio vedere i giovani. Voglio vivere per loro. Voglio fare come te: essere un sognatore. Sognare nella felicità dei giovani”. Oggi perciò ti torno a dire “Dacci a tutti noi la tua mente, il tuo modo di guardare la realtà. Che siano occhi e sguardi per i giovani. Donaci un cuore come il tuo, grande come le sabbie del mare. Un cuore dove possano così avere posto tutti i giovani del mondo perché questo è quanto significa il tuo ‘dammi le anime’. In fondo hai vissuto dicendo questa preghiera ‘Dammi tutti i giovani del mondo, il resto lo puoi portare via’. Don Bosco dacci un cuore come il tuo. Che sappiamo amare i giovani, che li possiamo mettere al centro della nostra vita, delle nostre strutture, della nostra società, della Chiesa. Che possiamo imparare a spendere la nostra vita accanto a loro, facendoci compagni di strada, essendo come il buon pastore che cammina in mezzo al suo gregge per proteggerlo, che cammina avanti per indicare la strada, e che a volte va indietro per evitare che qualcuno lo disperda. Don Bosco dacci un cuore come il tuo. Dacci mani come le tue, mani operose che si sono date da fare proprio per fare realtà il sogno che tu accarezzavi nella mente e nel cuore. Facci sognatori ma facci anche realizzatori dei sogni. Che possiamo veramente trasformare la vita dei giovani che ci affidi. Che possiamo coinvolgere tante persone in questo grande sogno che è il sogno di Dio: vedere felici per sempre i giovani. Dacci piedi come i tuoi, quelli che non si accontentano di stare lì nelle strutture ad attendere che arrivino i ragazzi, ma che si mettono in cammino per andare a cercare i giovani lì dove loro ci attendono, lì dove loro hanno bisogno della nostra presenza, del tuo amore”. Don Bosco grazie per quanto sei stato. Grazie per quanto sei. Grazie per quanto oggi continui ad essere per noi, nel mondo e nella Sicilia. Benedici questa Famiglia Salesiana, la tua famiglia. Benedici questi giovani. Benedici la Sicilia e aiutaci a renderla casa per tutti, un posto dove tutti possano trovare il proprio posto. Don Bosco, grazie. Ti vogliamo bene.


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Inno: #DonBoscoQui Testo: Chiara d’Arienzo - Musica: Alfio D’Agata Incisa da: C.G.S. Miaramandeha Qui l’attesa è frenesia, gioia immensa ed euforia. Ma c’è anche chi ti prega, ad occhi chiusi aspetta te. Il cuore sta prendendo il volo, corre incontro a un vecchio amico che, lo stesso abito di ieri e gli occhi attenti sul domani. Vieni dalle ombre buie di cortili, frasi e gesti, indichi la luce dentro la semplicità. C’è bisogno di un grande segno, c’è bisogno di un grande Santo!!! Che ci ricordi come si sogna E del suo sogno fanne realtà... Don Bosco sei qui, e stai chiamando me. Don Bosco sei qui ed hai fiducia in me! Don Bosco sei qui, che aspetti taggaci!!! Nella tua santità saremo liberi Tu vedi l’invisibile, don Bosco dicci un po’ come sta Dio. Che fare in questo mondo, che non sempre sento mio. Ma tu ci intrighi, tu rendici vivi e dicci “dai correte, via” dagli schemi e convenzioni che oggi non ci servon più, se la mia forza resti tu! Don Bosco yes we can with you!!! Rit. Sussurrami all’orecchio ancora la parola che trasforma ogni istante di vita…… con te. E dicci che i colori di quei cortili, dalle piazze e delle strade, siamo sempre ancora noi… ma con te. Don Bosco ascolta il grido del tuo popolo che cerca, una luce, una voce, uno spazio per far pace. Mille mani sporche di fatica costruiscono ali forti per volare alti su cieli immensi, su quei silenzi, su sorrisi mai spenti. Una sola legge, l’allegria! La tua, la mia e di chi pensa di andar via, perché ha paura di muri sordi, di chi ci spegne i sogni, chi ci chiama folli. È se ci chiuderanno in una gabbia d’oro, senza alcun lavoro e col futuro in fumo, dentro ai nostri cuori, ti sapremo lì. È nella tua santità saremo liberi


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Don Bosco incontra i giovani carcerati

“Entrò per rimanere con loro”

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evento della peregrinazione dell’urna di don Bosco in Sicilia ha suscitato tanto entusiasmo ed attrazione attorno a colui che ha speso l’intera esistenza a servizio e per la salvezza dei giovani poveri. “Don Bosco è qui” è lo slogan che ha accompagnato il passaggio di don Bosco nelle opere salesiane e soprattutto in alcuni ambienti specifici. Sappiamo come don Bosco cercava i ragazzi per le strade, le piazze e nei loro posti di lavoro offrendo la sua amicizia ai giovani operai; insieme a don Cafasso cominciò a visitare anche le carceri e inorridì di fronte al degrado nel quale vivevano giovani dai 12 ai 18 anni, tormentati dai parassiti e desiderosi di mangiare anche un misero tozzo di pane. Cinque tappe, infatti, hanno caratterizzato in modo particolare la peregrinazione dell’urna; ci riferiamo ad alcuni istituti penitenziari del territorio siciliano: Caltanissetta, San Cataldo, Piazza Armerina, Modica e Catania. Ebbene, “Don Bosco è qui”!; sì, è qui a cercare i suoi giovani figli siciliani “sani, robusti, d’ingegno sveglio…” ma che soffrono limitazioni di libertà perché coinvolti in situazioni delinquenziali; don Bosco, come nel lontano 1841, va a visitarli per dimostrare loro vicinanza e affetto di padre. Una delle giornate più intense e commoventi della peregrinazione dell’urna di don Bosco in Sicilia, infatti, è stata la prima tappa, quella del 2 novembre 2013, al carcere minorile di Catania. Certo, accedere in un istituto penitenziario è sempre un colpo al cuore: all’entrata la sbarra, poi la guardiola/portineria dove presentiamo i documenti d’identità e lasciamo in deposito borse e cellulari; poi porta di ferro che si apre a comando del custode, cortile, porta, androne, porta di ferro, sbarre alle finestre… tutto come si conviene ad un carcere. Però, “dentro” ci sono persone, giovani, adolescenti… e loro hanno fatto la differenza! Inaspettata è la percezione di “buona aria” che respiriamo mentre attraversiamo gli anditi mesti e prepariamo la sistemazione dell’urna e del materiale necessario per l’animazione; quando vediamo gli operatori del carcere, guardie, educatori, volontari è subito chiaro di quanta intelligenza, solidarietà, forse anche affetto, vengano espresse al di là della mansione lavorativa e in contrasto con l’idea difensiva e/o punitiva che ha sotteso la costruzione della struttura. Nel teatro dell’istituto si respirava un’atmosfera particolare, direi surreale. Man mano che arrivavano i ragazzi, grandi strette di mano e sorrisi… era questo che accomunava tutti prima di prendere posto, quasi non pensassero al peso della loro condanna. Tra un saluto e uno scambio di battute, il piccolo teatro si è riempito. I ragazzi hanno accolto il Santo piemontese con trepidazione; in un cartello, realizzato da loro stessi, vi era scritto: “Benvenuto don Bosco”. Siamo rimasti molto colpiti dalla loro attiva partecipazione alla formazione, alla preghiera comunitaria e personale; tra questi vi erano anche alcuni musulmani che, con rispetto e attenzione, hanno voluto partecipare a tutti i momenti proposti. L’intera mattinata è stata pensata e strutturata per facilitare la partecipazione di tutti, anche dei giovani che erano in stato di isolamento. Parole di affetto e di speranza per tutti i ragazzi sono state pronunciate da don Gianni Mazzali che ha seguito tutta la peregrinazione dell’urna e che ha presieduto il momento della preghiera comunitaria. Don Gianni, che aveva già incontrato i ragazzi durante una


18 sua visita ai corsi di formazione professionale organizzati dai salesiani e dai laici all’interno della struttura penitenziaria, aveva ricevuto, in quella occasione, una bella lettera scritta dai giovani e indirizzata a don Bosco. “La risposta a quella lettera - ha affermato don Gianni ai giovani - ve la consegna don Bosco stesso venendo qui a trovarvi; lui continua a prendersi cura di ciascuno di voi tramite gli educatori, i professori e i volontari che operano in questo luogo”. Infatti, un cartello appoggiato all’urna riportava la scritta: “PER QUESTO DON BOSCO OGGI È QUI”! La direttrice dell’istituto minorile, la dott.ssa Maria Randazzo, dopo aver ringraziato i salesiani per aver organizzato l’evento e per la scelta di voler portare l’urna di don Bosco anche tra i giovani reclusi, ha ricordato l’immane lavoro svolto da tutti coloro che, giorno dopo giorno, con ruoli diversi, interagiscono con i ragazzi per educarli alla liceità ed indirizzarli ad una vita serena e ricca di piccole e grandi soddisfazioni. A conclusione del momento di preghiera comunitaria i giovani sono stati invitati alla venerazione silenziosa e personale dell’urna; a loro è stato consegnato anche un foglietto per comporre una preghiera di ringraziamento o una richiesta particolare al Signore; dopo aver scritto il biglietto con la preghiera, lo hanno deposto in un cestino ai piedi dell’urna. Come ricordo dell’evento è stata donata a tutti i presenti, compresi i formatori e i volontari, una biografia a fumetti di don Bosco. Prima di lasciare il carcere di Bicocca, i giovani sono stati esortati a ringraziare il buon Dio per il dono di don Bosco alla Chiesa universale. Il Signore ce lo ha donato per sempre e lui continua ad essere nostro padre, maestro e amico attraverso le persone che ci vivono accanto e che ci aiutano a crescere da buoni cristiani e onesti cittadini e futuri abitatori del Paradiso. Un’altra tappa è stata Modica (5 novembre 2013). Riportiamo la testimonianza diretta di don Mazzali. «Una improvvisa pioggia torrenziale sembra sconvolgere il programma del pellegrinaggio dell’urna. Tra i rovesci di pioggia è giunto l’invito della direttrice della casa circondariale a portare don Bosco tra i carcerati, senza previe formalità, senza aver percorso la complessa trafila richiesta per visitare un carcere. E, sotto la pioggia battente, il furgone varca il cancello di ferro, viene posizionato di fronte all’entrata, si sistemano le “ghiere” e poi lentamente l’urna scende. Dall’interno in cui mi ritrovo con la direttrice, il capo delle guardie ed alcune guardie, mi rendo conto che l’urna è troppo larga. Don Bosco si ferma sul limitare della soglia e non è possibile chiudere la porta come previsto dalla sicurezza. Ci si guarda un po’ imbarazzati. Ripiegare, riportare don Bosco sul furgone? Qualche frase concitata, alcuni brevi accordi e la direttrice intima che don Bosco resterà sulla soglia, a porta aperta e, sotto la sorveglianza di alcune guardie, i carcerati potranno ad uno ad uno accostarsi e incontrarlo. Don Bosco sembra impassibile, ma compiaciuto con quel suo sguardo


19 pacato, accondiscendente, quasi a dire “Non preoccupatevi, andrà tutto bene. Ci penso io a proteggervi e a proteggerli!”. Seguono momenti intensi: gli ospiti della casa si accostano, quasi tutti si intrattengono toccando l’urna, segnandosi, compresi e in qualche caso commossi. Ci si preoccupa che tutti abbiano l’occasione di incontrare don Bosco. Poi si prega, ci si guarda quasi stupiti di un evento tanto improvviso quanto forte e commovente». Don Mazzali ringrazia la direttrice che a sua volta ricambia il ringraziamento per la considerazione data alla sua richiesta e per la visita. Segue un momento di silenzio intenso e poi lentamente don Bosco “risale” e il furgone si perde nella pioggia e nella nebbia. Quattro giorni dopo, l’urna arriva a Caltanissetta (9 novembre 2013). Nel primo pomeriggio, dopo la veglia di metà mattinata nella parrocchia del Sacro Cuore, l’urna riprende il suo pellegrinaggio, per un breve percorso, verso il carcere minorile. «Siamo attesi - informa don Mazzali -; in questo caso sono state seguite tutte le procedure, ma mi rendo conto che molte sono le persone a cui la direttrice ha consentito di poter partecipare all’evento. I giovani ospitati non sono molti, ma visibilmente commossi. Hanno preparato due canti a don Bosco e ce la mettono tutta ad eseguirli, grazie anche alla guida e all’incoraggiamento degli educatori del carcere. Si respira un clima “salesiano”, un clima gioioso di coinvolgimento, di partecipazione. Ci si saluta, interviene la direttrice, ringraziando della visita ed evidenziando il significato dello straordinario evento per i giovani ospiti, ma anche per il personale e gli educatori. Percepisco un clima intenso di famiglia e mi rivolgo a tutti interpretando in particolare la soddisfazione di don Bosco nel visitare questi giovani così cari al suo cuore: don Bosco vi vuol bene e vi vuole aiutare a guardare con fiducia e speranza alla vostra vita nonostante le presenti difficoltà». Particolarmente toccante è il messaggio rivolto a don Bosco da un giovane a nome di tutti i suoi compagni. Don Mazzali ne riporta un piccolo stralcio: «Grazie di esserci, don Bosco. Noi crediamo in te e speriamo che ci sarai sempre vicino, perché nelle nostre preghiere ci sarai sempre tu e sappiamo che ci aiuti». La gioia di un momento unico è resa ancora più palpabile dal fatto che i giovani e il personale offrono un semplice, ma graditissimo dono a tutti. Una tappa successiva, se pur breve, è stata quella vissuta nella cittadina di San Cataldo. Anche qui don Bosco è passato a trovare i carcerati. Riportiamo in breve la testimonianza di coloro che erano presenti. «Noi fuori e loro affacciati dietro le sbarre, ad applaudire… insieme. Anche loro si sono preparati ad incontrare don Bosco, lo hanno atteso ed hanno dato libertà alle loro parole ed alle emozioni che han-


20 no racchiuso in una bella lettera che gli hanno indirizzata. È stato un momento intenso e commovente. Per loro sarà più facile ricordarsi di don Bosco e di quell’incontro, guardando il quadro che abbiamo donato loro e che hanno messo nella Cappella del carcere». L’ultimo istituto penitenziario, visitato dall’urna di don Bosco, è stato quello della “Città dei Mosaici” (10 novembre 2013). Dopo la visita a Pietraperzia, nel primissimo pomeriggio si raggiunge Piazza Armerina. Attraversato il centro storico, il furgone si inerpica verso la collina che sovrasta la città. In effetti dalla località della casa circondariale si gode un panorama stupendo e dall’alto si domina anche la sommità della cattedrale. Adempiute le formalità, si varca il cancello di sicurezza e poi l’urna viene condotta in un’ampia entrata dove attende don Bosco una quarantina di detenuti, tutti maggiorenni. Riferisce don Mazzali: «Mi commuove sentirli cantare “Giù dai colli”, magari con qualche incertezza, ma con buona volontà e penso al lavoro di preparazione che è stato fatto per aiutare questi uomini a “gustare” un evento unico nella loro vita. Vi è un momento di preghiera; ci sono alcuni interventi tra cui quello della direttrice che ringrazia per il dono della presenza di don Bosco e si augura che il passaggio del Santo possa portare speranza e serenità tra gli ospiti che vivono con i loro problemi. Particolarmente toccante l’intervento di un rappresentante dei carcerati all’insegna della gratitudine e della speranza. Simpatica la distribuzione tra i detenuti delle caramelle di don Bosco. Davvero un segno di dolcezza e di amorevolezza! Scruto i volti e cerco di immaginare le storie, anche tristi, le situazioni laceranti, la disperazione, il disagio. Pur nella stanchezza del pomeriggio, custodisco in cuore quasi una nostalgia, mentre ritiro dall’ufficio la mia carta d’identità. La nostalgia del bene che permane nel tempo, si dilata e si diffonde. Don Bosco è entrato nel carcere, disteso in un’urna. Ma la forza del bene, della sua passione per l’uomo, per il riscatto dei deboli, degli sfortunati, è palpabile. In fondo ho capito che, mentre il pesante cancello si richiude alle nostre spalle, don Bosco rimane con loro, a tenere viva una speranza». Siamo certi che resterà impresso nella mente e soprattutto nei cuori di questi giovani il passaggio dell’urna di don Bosco. La carrellata di testimonianze dirette di coloro che hanno seguito la peregrinazione dell’urna, ci conferma l’esperienza ancora viva di don Bosco che lo portava ad affermare: «Con voi mi trovo bene. È la mia vita stare con voi». E varie tappe dell’urna nelle carceri ci hanno fatto sentire avvolti da questo amore. Don Bosco ha incontrato i giovani reclusi rimanendo con loro: ha ascoltato le loro preghiere, li ha guardati con amore di padre e ha sussurrato loro anche una parolina all’orecchio. Ancora una volta don Bosco ha ribadito ai suoi giovani delle carceri: «Oggi sono venuto qui per comunicarvi l’affetto grande che ho per voi e dirvi il sogno costante che ho nel mio cuore: che possiate essere pienamente felici. E certamente questo è anche il vostro desiderio». don Domenico Luvarà


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Un fuori programma per don Bosco

È

interessante constatare che talvolta le esperienze più significative, che segnano fortemente la nostra vita, sono fortuite, non erano state programmate e quasi ci hanno colto di sorpresa. È stato così quando, il 4 novembre si era in piena visita dell’urna di don Bosco in quel di Pozzallo. Già nella mattinata si erano notati in vari momenti gruppi di migranti che, con un certo ritegno, ma con evidente interesse, assistevano nella piazza ai vari momenti di animazione nei confronti dell’urna. In effetti alcuni di loro si sono anche avvicinati e si sono uniti ai tanti che per lungo tempo hanno sfilato per venerare e pregare don Bosco. Ho percepito che per la cittadina di Pozzallo la presenza dei migranti non era fortuita. Si percepiva un certo calore, un desiderio di accoglienza, lo sforzo di una concreta solidarietà. Come Lampedusa anche Pozzallo si era resa disponibile per essere un grembo accogliente di tanti giovani che, per circostanze e motivazioni differenti, si vedevano costretti a lasciare il proprio paese africano di provenienza, in cerca di una nuova patria, di un lavoro e quindi di un futuro onorevole. Tutto ciò in evidenti condizioni di precarietà, sfruttamento e di pericolo di morte. In questo clima di disponibilità e di apertura, tra una considerazione e l’altra dei responsabili, è emersa in modo spontaneo l’idea di portare l’urna di don Bosco al centro migranti sulla spiaggia. Non erano necessari grandi sconvolgimenti al programma, se non una piccola deviazione sulla via verso Modica. Ho personalmente gioito che, senza discussioni, ci si fosse trovati tutti d’accordo nell’accompagnare don Bosco per una visita ai migranti. Mi sovvenne lungo il breve tragitto che il primo impatto missionario voluto da don Bosco a Buenos Aires in Argentina fosse stato proprio tra i migranti italiani del quartiere de “la Boca”. Don Bosco si sarebbe trovato a suo agio tra tanta gioventù, affaticata, stanca, forse ancora disperata per la difficoltà di immaginare prospettive e sbocchi ad una avventura così tragica per tanti compagni. Si è trattato di una visita lampo, ma tra le più intese di tutto il pellegrinaggio. Ci siamo accordati di non entrare nel centro, ma di sostare appena fuori del cancello. L’impatto è stato immediato. Mentre l’urna lentamente discendeva e raggiungeva il fondo della “ghiera” un folto gruppo di giovani africani si è raccolto attorno a don Bosco. C’è stato un momento di imbarazzo, in cui i volti si incrociavano quasi ad indagare sul senso di un avvenimento improvviso, strano e inconsueto. Certamente tra le esperienze a cui andare incontro i giovani migranti non avrebbero mai immaginato qualcosa di simile. Si è subito inserita una suora volontaria che ha suggerito alcuni “bans” di accoglienza e di benvenuto, probabilmente le


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prime espressioni in italiano che avevano imparato nel centro, grazie all’opera dei volontari. Le espressioni di gioia sono state reiterate più volte. Poi è seguito un momento di silenzio durante il quale sono intervenuto spiegando in inglese e in francese, con brevissimi cenni, chi fosse don Bosco e soprattutto insistendo sul fatto che quel prete, il cui simulacro stava di fronte a loro, si era battuto per dare un futuro soprattutto ai giovani più poveri, più abbandonati. Ho cercato di far capire che don Bosco li portava tutti nel cuore e da vivo si era battuto per dare gioia e speranza proprio ai giovani in difficoltà. È stato spontaneo invitarli a pregare, ciascuno nella proprio lingua, il Padre che è nei cieli. Ad alta voce ho iniziato lentamente il Padre Nostro in inglese. Con qualche difficoltà hanno seguito e ripetuto la preghiera ed era evidente che ciascuno pregava nella sua lingua con vero trasporto. Poi l’anima africana, pur nel brevissimo tempo disponibile, ha dato spazio alla sua ricchezza espressiva e creatività. Un gruppo ha iniziato un canto, tipo spiritual, in inglese e poi altri si sono aggiunti in una danza attorno all’urna. Sono stati momenti di grande commozione. Sembrava un incanto: il crepitare delle onde del mare, il riflesso dei volti scuri e stanchi nell’urna, il canto dell’anima e la danza. Non si sarebbe potuto mai programmare un momento così inedito e intenso, una parentesi, una eccezione che diventava contenuto ed espressione primaria e fondamentale. Lentamente don Bosco è risalito nel furgone, come sempre. Ma gli sguardi erano intensi ed esprimevano un desiderio: che quell’attimo fugace di serenità e di speranza potesse non svanire mai. don Gianni Mazzali


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Per incontrare un santo

L’

impatto di Modica Bassa è stato per me inimmaginabile. Dopo aver sistemato l’urna nell’aula magna del polo scolastico delle “superiori” di Modica, siamo entrati in palestra dove coraggiosamente alcuni animatori dell’oratorio tentavano con fatica di animare circa duecento adolescenti. Era evidente l’imbarazzo e una evidente ritrosia dei giovani a lasciarsi coinvolgere nell’animazione. Tra me e me pensavo a come sarebbe andato il momento di riflessione degli stessi studenti di fronte all’urna. Non nascondo che ho pensato al peggio, ad una situazione che avrebbe potuto diventare ingestibile per l’indisponibilità dei giovani stessi a lasciarsi coinvolgere di fronte a quella che sommariamente poteva essere descritta come una cassa da morto di vetro. Mi venivano in mente le tante difficoltà che in altri contesti erano state fatte al pellegrinaggio di un’urna la cui presenza non avrebbe potuto che essere controproducente e contraria alla mentalità e alla sensibilità corrente, specialmente dei giovani. Sono rimasto invece subito colpito dal fatto che gli studenti non si sono ammassati al fondo dell’aula, ma hanno spontaneamente occupato tutte le sedie fin dai primi posti. Significativo era vedere in mezzo a loro gli insegnanti. C’era attenzione, silenzio, disponibilità all’ascolto nella più parte dei giovani a cui insieme agli altri animatori ci siamo rivolti sia per spiegare il senso del pellegrinaggio, per invitarli ad un momento di riflessione personale sul significato spirituale dell’evento. La maggioranza dei giovani ha liberamente sostato di fronte all’urna; alcuni l’hanno toccata, altri si sono fatti fotografare da soli o in gruppo e questo di seguito per sette successivi gruppi. Nel rivolgermi ai giovani cercavo di scrutare, come faccio solitamente, il loro volto per capire la loro reazione, per verificare esternamente l’impatto di quanto stava avvenendo. Gli atteggiamenti non erano uniformi. Ho notato da parte di alcuni un certo evidente distacco, quasi la volontà di non lasciarsi coinvolgere. Ma in molti ho percepito partecipazione, disponibilità ad accogliere un messaggio, forse anche il bisogno di essere provocati nelle insondabili e insondate profondità dell’animo. Nei brevi momenti di silenzio ho pregato con ogni gruppo, chiedendo a don Bosco di fare breccia nel cuore di quei giovani, di raggiungere la loro anima e di far leva su quel misterioso “punto accessibile al bene” per aiutarli nell’impegnativo e a volta faticoso cammino della vita. L’incontro con don Bosco degli studenti delle scuole superiori statali è stata una dimensione imponente e non certo scontata del pellegrinaggio. Durante la lunga fase di preparazione si erano percepite le difficoltà ad aggredire questa fetta di società, condizionata da regole complicate di rispetto di tutte le sensibilità, dalla dichiarazione di laicità della scuola statale, dal pericolo di una indebita intromissione clericale. Alcuni dirigenti scolastici avevano decisamente e perentoriamente declinato la proposta di far partecipare la loro scuola al pellegrinaggio dell’urna. Man mano che fervevano i preparativi ci si rese conto che il pellegrinaggio avrebbe avuto un impatto che andava ben al di là della semplice esperienza religiosa e clericale. I mezzi di comunicazione rilevavano grandi prospettive di coinvolgimento. È interessante sottolineare che molte istituzioni scolastiche, grazie all’apertura e sensibilità dei dirigenti e ad una diligente ed intelligente preparazione degli studenti da parte di animatori, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, hanno inserito il pellegrinaggio nell’orario scolastico consentendo a tutte le classi di fare l’esperienza. L’esperienza di Gela, a questo riguardo è stata oltremodo significativa. Si è puntato sulla preparazione capillare delle singole classi per far conoscere don Bosco, la sua figura


24 carismatica e il suo impatto nel campo dell’educazione. Migliaia e migliaia di studenti, opportunamente animati, si sono avvicendati per una intera mattinata a venerare e pregare don Bosco. Chi conosce la Sicilia sa che Gela è una città di più di 80.000 abitanti segnata dalla disoccupazione per la crisi della grande raffineria e da un elevato tasso di delinquenza specialmente giovanile. Tutte le istituzioni ne soffrono e la tensione sociale è spesso palpabile. Eppure i giovani di Gela si sono avvicinati in massa a don Bosco, forse proprio per questo. Hanno capito che egli era lì come un padre, un amico, per dare speranza, per dire di non mollare, per incoraggiarli a reagire, per impegnarsi ad essere non vittime, ma protagonisti. La commozione di tanti alla fine di una mattinata estenuante e meravigliosa era il segno che ancora una volta don Bosco aveva trovato la parola giusta per tanti giovani alla ricerca, talvolta forse inconsapevole, del vero e del bene. L’assedio delle scuole elementari, medie e superiori è stato costante e continuo lungo tutto il pellegrinaggio, nelle forme più svariate consentite dagli orari diversi, dalla popolazione dei paesi e delle città, dall’inventiva degli organizzatori. In una piazza di Agrigento una marea di studenti ha tributato un simpatico omaggio a don Bosco, partecipando anche ad un approfondimento sulla figura di don Bosco educatore condotto da un dirigente scolastico della città. Ricordo i piccoli cantori della scuola elementare di Biancavilla che hanno cantato a squarciagola a don Bosco e la vivacissima e indimenticabile animazione delle scolaresche da parte delle ragazze del pedagogico sulla piazza antistante la chiesa madre della stessa Biancavilla. A Catania migliaia di studenti hanno popolato la cattedrale per una intera mattinata. Intere scolaresche si sono avvicendate nel Duomo di Caltanissetta e molti studenti hanno poi partecipato ad un simpatico corteo che si è snodato da piazza Duomo alla parrocchia Sacro Cuore. Il Duomo di Palermo era stracolmo di gente e soprattutto di giovani, di studenti che poi hanno dato vita ad una veglia notturna nella chiesa dell’Istituto “Villa Ranchibile”. Il don Bosco delle FMA di Messina è stato letteralmente assediato dagli studenti delle scuole della città che sono stati efficacemente animati da alcuni teologi del San Tommaso. Mi affido ai ricordi e temo di dimenticare spezzoni importanti di un’esperienza tanto travolgente quanto inattesa. Ad Alcamo alcune classi, tra le numerosissime scolaresche che hanno popolato la chiesa inferiore dove era stata collocata l’urna, hanno espressamente voluto, tramite l’interessamento dei loro docenti, un approfondimento su don Bosco educatore e sul Sistema Preventivo. È stato per me un momento di forte impatto e ho apprezzato la partecipazione di molti studenti e dei loro insegnanti nel penetrare solo per cenni nell’esperienza umana di Giovanni Bosco alla ricerca di un padre, desideroso di spendere tutta la sua vita per i giovani. Ho dovuto constatare contro le mie stesse aspettative che i giovani nel senso più ampio, ed anche più laico del termine, sono accorsi verso don Bosco, gli sono stati vicino, lo hanno abbracciato, quasi soffocato per sentirsi accarezzare e benedire dalla sua mano destra. Non penso si tratti di retorica o di pervicace ottimismo. È vero, in certi casi sono stati condotti. Ma sono convinto che l’impatto è stato efficace. A volte si fanno esperienze quasi controvoglia e quelle stesse esperienze diventano determinanti, sono una rivelazione, uno spartiacque. Credo che per molti giovani sia stato così. In effetti si sono incontrati con un santo, ma anche con un lottatore indomito. E per molti giovani oggi la vita è una lotta sia a scuola ma soprattutto nella vita. Le fatiche e i sacrifici del giovane studente a Chieri sono entrate nel cuore di tanti giovani che anche oggi, spesso nell’incertezza e nella confusione, vogliono credere che la felicità non è un sogno, ma una possibilità per cui lottare e spendere la vita. don Gianni Mazzali


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III

M nove Le es mb on s r e in e X a

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L’arrivo… 1° Novembre 2013: lo si aspettava da tanto, ci si era preparati al meglio ed ora che stava per arrivare l’ansia cresceva. Il gruppo di accoglienza, formato da alcuni sdb, fma e laici di Messina, insieme al coordinatore regionale, don Marcello Mazzeo, era pronto...adesso mancava solo Lui! Alle 5.30 tutti vediamo da lontano il traghetto… sale l’emozione… fin quando, finalmente, alle 6.00, Lui, San Giovanni Bosco, per la prima volta, tocca terra sicula. Nasce in tutti i presenti la consapevolezza che stiamo vivendo un momento storico della nostra Sicilia Salesiana. Si apre il portellone posteriore del furgone ed eccolo lì, in tutto il suo splendore, con quel sorriso che nessuno di noi potrà dimenticare! E tra le tante lacrime che scendono sui nostri volti, intoniamo tutti la preghiera “O Padre e Maestro della Gioventù...”! Alcuni curiosi si fermano: “Ma chi c’è lì dentro?”. “C’è nostro padre!” è la risposta unanime! La prima casa salesiana “visitata” da don Bosco è stata quella del San Tommaso di Messina: i suoi figli del cuore, i giovani salesiani studenti di teologia, hanno potuto sostare in preghiera, recitando l’ufficio delle letture e

le lodi mattutine, presiedute dall’ispettore, don Gianni Mazzali. Alle 7.45 accoglienza festosa delle Apostole della Sacra Famiglia all’Istituto Leone XIII, con la partecipazione dei bambini e ragazzi della scuola, delle famiglie e, ovviamente, delle consorelle della casa. Insieme a tutta la Famiglia Salesiana Messinese, l’Ispettore ha dato inizio ufficiale alla visita. Un vero e proprio incontro di santità tra il Santo dei Giovani e il Servo di Dio Card. Giuseppe Guarino, che fu arcivescovo di Messina, fondatore delle ASF e che ebbe un intenso carteggio di missive filiali e affettuose con don Bosco per avere i salesiani in Città. All’inizio della Santa Messa, la Madre Generale delle ASF, Sr. Maria Cerullo, fortemente emozionata, ha sottolineato la storicità del momento, in quanto, per la prima volta, i due santi “idealmente” si incontravano proprio nella loro casa. L’ultimo atto di questa splendida giornata di “Ognissanti”, spettava ai bimbi: riuniti attorno all’urna di don Bosco, dopo aver pregato insieme, hanno lanciato tantissimi palloncini per aria, “colorando di magico e di puro” un momento che sarà sicuramente scritto negli annali della storia salesiana messinese e siciliana. don Arnaldo Riggi


A 1 nov lì em Te b rm re e

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I

l 16 Agosto 2015 sarà il bicentenario della nascita di don Bosco, il sacerdote piemontese, che dedicò la sua vita ai giovani, che spese le sue energie attivandosi nel sociale, tra la gente comune, tra i poveri e che fondò le congregazioni dei salesiani e delle figlie di Maria Ausiliatrice. Santo per volere di Pio XI dal 1934, è tornato in mezzo alla sua gente in un tour che vede la sua urna impegnata in una sorta di processione mondiale che toccherà tutti i centri ove insiste una casa di Maria Ausiliatrice o un oratorio salesiano e che

terminerà appunto nel 2015 a ridosso del suo compleanno. Il Primo Novembre del 2013,a beneficiare della visita di don Bosco, è stata la volta di Alì Terme (ME) ove sul finire del XIX secolo, quando ancora si chiamava semplicemente Alì, Madre Maddalena Morano, anche lei piemontese, fondò una casa delle figlie di Maria Ausiliatrice e formò nuove suore. L’urna giunta in un’assolata mattinata è stata accolta da centinaia di persone festanti e commosse al contempo. Alla presenza delle autorità cittadine di Alì e Alì Terme (quest’ultima indipendente da Alì dal 1910): i sindaci Pietro Fiumara e Giuseppe Marino, don Vincenzo D’Arrigo, Parroco di entrambi i comuni, Calogero La Piana Vescovo dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, i sindaci dei paesi vicini, i volontari collaboratori per la riuscita dell’evento, le molte FMA che hanno studiato e si sono diplomate nell’Istituto. Un fragoroso applauso ha accolto l’esposizione del Santo a pochi passi da una statua della beata Maddalena Morano. Tanti i giovani presenti che hanno fatto da corona e testimoniato l’incontro di due santità: quella di don Bosco e di Madre Morano.


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Don Bosco che torna dunque in mezzo a noi e noi a lui; un incontro che conduce a Dio e che ci chiama all’emergenza senza tempo dell’educazione dei giovani, specie in momenti di dissolutezza come quelli attuali. “Don Bosco ritorna” recita il ritornello di una celebre canzone che ogni adolescente frequentatore dei luoghi salesiani ha più volte intonato e don Bosco è tornato a rinvigorire la spiritualità degli intervenuti: baluardo indispensabile per vincere le sofferenze e votarci a Dio e forza per tutti gli educatori nell’essere portatori di esempi salvifici per i giovani in un continuo affidarsi e rapportarsi con Dio. Don Bosco, formando buoni cristiani ha al contempo formato una moltitudine di onesti cittadini, ci insegna anche a non smarrirci nei momenti di difficoltà; vivere cristianamente oltre a costituire una sorta di elisir per la nostra anima e linfa rivitalizzante del nostro rapporto con Dio, ci indica anche la strada corretta che l’uomo deve intraprendere, quella che ci dà il giusto senso della vita. È poi da segnalare la presenza delle scolaresche, dei gruppi militari, delle associazioni laiche ed ecclesiali, dei catechisti, dei tanti curiosi; ognuno di loro ha vissuto con grande intensità ed emotività l’incontro con il Santo, in una giornata che rimarrà indimenticabile nel cuore di tanti, proprio nel giorno di Tutti i Santi e in quel luogo caro alla Beata Morano ove vi si era recata più di un secolo fa per incontrare i giovani e dove tutti insieme abbiamo atteso don Bosco per un umile e semplice GRAZIE. La comunità educante


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Ta nov or em m bre in a

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Sei venuto a visitarci con cuore di padre

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enerdì 1 novembre 2013 l’urna di don Bosco ha fatto tappa nella città di Taormina. Accolto da una folla immensa, don Bosco è passato per le vie di Taormina. Un concorso di popolo ha salutato il santo della gioventù. Autorità civili, militari, religiose, associazioni, gruppi di Taormina e del comprensorio, che riunisce 25 comuni, hanno salutato don Bosco. Ci siamo preparati intensamente a questo grande evento che ha vissuto la città di Taormina, con varie iniziative, soprattutto religiose, svoltesi nella chiesa di San Giuseppe dei Padri Salesiani. Per solennizzare l’evento è stata allestita presso i locali della chiesa di San Giuseppe, una mostra fotografica sulla vita di don Bosco e la vigilia del grande evento, cioè il 31 ottobre 2013 alle ore 21.00 è stata celebrata una grande veglia di preghiera animata dai giovani dell’oratorio, dagli Exallievi e dalle associate A.D.M.A. proprio per preparare l’intera città al passaggio dell’urna di don Bosco. Il 1 novembre 2013 di mattina in un’area pedonale concessa dal Comune di Taormi-


29 na i ragazzi e i collaboratori dell’oratorio insieme a don Enzo Biuso, direttore della casa salesiana, hanno allestito un grande tappeto di moquette su cui era stata disegnata nei giorni precedenti una grande immagine di don Bosco con l’iscrizione “Benvenuto” nelle varie lingue. Il tutto abbellito da prato verde, piante di ciclamino e mandarini, proprio per creare uno spazio ben addobbato per dare il benvenuto a don Bosco. Abbiamo accolto don Bosco portando in processione Maria Ausiliatrice e facendo l’incontro dei due simulacri presso il cortile della Chiesa di San Pancrazio, mossi da un pensiero profondo, cioè quello che non si può concepire don Bosco senza la Madonna, Maria Ausiliatrice. L’urna è arrivata nella nostra città alle ore 16.30 ed è stata sistemata su un carro trionfale raffigurante il “Carretto siciliano” e nei laterali del carretto sono stati dipinti, dall’artista Tino Giammona, i Santi siciliani, il tutto addobbato di fiori, arance e mandarini, perché abbiamo pensato di accogliere don Bosco con i segni distintivi propri della nostra terra di Sicilia. Inoltre i collaboratori dell’oratorio, uomini e donne per accogliere don Bosco hanno indossato i costumi tipici dell’800 siciliano, costumi di pregio, con ricami in oro e seta. Abbiamo portato in trionfo l’urna di don Bosco lungo la via principale della nostra città, fino alla Basilica Cattedrale, dove sono sati celebrati i Vespri e la solenne Eucaristia a cui hanno partecipato quindici sacerdoti. Al termine della Messa l’urna è stata portata processionalmente fino alla chiesa di San Giuseppe dei Salesiani dove abbiamo vissuto un momento di preghiera con l’Adorazione Eucaristica. Al termine abbiamo trasportato l’urna dalla chiesa di San Giuseppe nella piazza antistante, piazza IX Aprile, per un momento di venerazione pubblica dei fedeli e qui i ragazzi dell’oratorio, i giovani insieme ai loro genitori hanno salutato don Bosco con il lancio delle mongolfiere in aria, creando un clima di commozione e stupore. Al termine di questo bellissimo momento, abbiamo portato processionalmente l’urna fino alla Piazza Santa Caterina dove c’è stato un breve saluto e il congedo e l’urna è partita alla volta di Catania dove era attesa.


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È stato un evento davvero grandioso e unico per la città di Taormina. Abbiamo accolto don Bosco che è venuto a visitarci con cuore di Padre, è venuto a dirci di essere gente di larghe vedute, a dirci una parola buona, a consolare un popolo, a dare fiducia e speranza a quanti sono nel dubbio, nella tristezza e nell’amarezza; è venuto a visitare i nostri ragazzi, a dare una parola di conforto ai nostri ammalati, a spronare le nostre famiglie ad una vita cristianamente orientata,

a ricordare ai nostri amministratori di vivere di valori alti. E veramente don Bosco dal cielo ci aiuti ad essere galantuomini, persone per bene, buoni cristiani ed onesti cittadini, per difendere l’eredità spirituale e civile che i padri della nostra città hanno costruito e ci hanno lasciato facendo arrivare i Salesiani a Taormina, ormai da più di cento anni presenti nella nostra cittadina. Grazie don Bosco! Vito Livadia


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Catania Cibali 1 Novembre 2013 ore 8.00

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aro don Bosco, ci siamo quasi… ormai dovresti essere arrivato in Sicilia e tra circa 12 ore sarai a Catania… non vedo l’ora! Apro Facebook e trovo le prime immagini dello sbarco a Messina e delle lodi al San Tommaso… abbiamo lavorato tanto per accoglierti al meglio e finalmente ci siamo… sai fa una certa impressione vedere che la mia home di Fb è tutta un fremere di mondo salesiano di Sicilia che ti aspetta… Nel corso della giornata le immagini ed i pensieri in rete si susseguono ed è bello riuscire a seguire quello che sta succedendo a distanza: è un po’ come essere già li con te! Sono le 22.00 ed è ora, la casa di Cibali è in fermento: una chiesa stracolma, il cortile pieno di allievi, ex allievi, oratoriani, giovani e adulti provenienti da praticamente tutte le case di Catania… vista la giornata particolare non credevo ci sarebbe stata tanta gente, ma è vero che in Sicilia batte un cuore salesiano…

Ci hanno detto che sei partito da Taormina e stai arrivando… Eccoti! Il furgone entra a passo d’uomo nel cortile accompagnato dalla fiaccolata dei liceali, si ferma in mezzo a noi e più di mille occhi fissano in un silenzio quasi irreale quel portellone che si apre per non perdere neanche un secondo di questo momento che conserveremo per sempre… l’emozione è palpabile, il cuore batte a mille, piano piano, con attenzione, la tua urna scende in mezzo a noi; è una scena al rallentatore che non fa altro che moltiplicare la gioia che provo nel rivedere il tuo volto dopo quasi dieci anni, quasi non riesco a crederci e per convincermi che è vero continuo a guardarti e a ripetermi: DON BOSCO SEI QUI!!! Due ali di folla ti accompagnano nel cortile e poi su per le scale fino all’ingresso in chiesa… dalla mia posizione privilegiata su in cantoria (giocare in casa ha i suoi vantaggi) osservo l’abbraccio affettuoso e composto che ti riserva il San Francesco di Sales (è commovente e gli occhi lucidi di chi è attorno a me ne sono la conferma), ascolto la buona notte di don Gianni, la toccante Ave Maria


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dell’orchestra sinfonica siciliana ed il canto del coro dei ragazzi delle medie, canto a squarciagola un improvvisato “Giù dai Colli” per far festa al nostro papà che è venuto a trovarci… DON BOSCO SEI QUI!!! Ormai si è fatto tardi, l’una è passata da un pezzo, e la folla si disperde, ma prima di darci la buonanotte, c’è ancora il tempo per una preghiera silenziosa per affidarti una persona speciale e per un Ave Maria tutti insieme con la mente ed il cuore al nostro Oratorio e ai nostri ragazzi… è tempo di salutarci ma solo per poche ore…

2 novembre ore 4.30 Fuori è ancora buio pesto ma anche se avrò dormito si e no un paio d’ore quando suona la sveglia salto dal letto, sono impaziente di rivederti! Le lodi e la “Messa dell’Aurora” (come abbiamo soprannominato la celebrazione eucaristica di questa mattina da buoni catanesi) con te hanno un sapore particolare, una


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dolcezza ed un profondità amplificate dalla luce del sole che scaccia le ombre e si fa strada per illuminare l’urna da cui vegli su di noi. Si respira un’aria speciale di serenità, di comunità, di famiglia e le facce seppur assonnate sono ravvivate dalla gioia dell’incontro con te e tramite te con Lui. Quando dopo la comunione intoniamo “Don Bosco e noi” con gli occhi fissi su di te un brivido mi percorre; mai come in questo momento ho sentito la verità e la profondità di quelle parole che oggi faccio profondamente mie, mai come oggi ho sentito forte la tua voce che mi dice “Aiutami a salvare molte anime e prima la tua”. Il tempo passa troppo in fretta ed è già ora di salutarti; è solo un arrivederci perché nella tua permanenza in Sicilia ci rivedremo ancora e poi ti ho già promesso che verrò a trovarti a Valdocco l’anno prossimo, però c’è una cosa che voglio dirti: questi momenti, queste ore li conserverò per sempre come un tesoro

perché essere QUI con TE nella “mia” Casa, nella “mia” Chiesa, nel “mio” Oratorio, QUI dove tu mi hai voluto... toccarti... parlarti... pregarti... affidarti ogni azione, ogni preoccupazione ed ogni persona cara... cantare per te e di te... mi ha colmato il cuore di una gioia incontenibile, impossibile da descrivere a parole... una gioia che non posso tenere solo per me! Ti accompagnamo al furgone; i ragazzi di Bicocca ti aspettano ed è giusto che tu vada da quei giovani che hanno un posto speciale nel tuo cuore, ma prima di dirti ciao, rubo un ultimo sguardo e con un po’ di magone mormoro un “Grazie”: grazie don Bosco perché ancora una volta non sei rimasto in Chiesa ad aspettare, ma sei sceso nelle strade alla ricerca dei tuoi ragazzi; grazie perché sei venuto a trovarmi nel mio quotidiano e perché mi hai scelto per continuare a far vivere il tuo sogno!!! A presto! Erika Magnano


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Catania Barriera FMA Entusiasmo, gioia, amore e rinnovata fedeltà a papà don Bosco La Comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice della Barriera ha accolto con sorpresa, entu-

siasmo, gioia, ed amore l’urna di don Bosco. La Direttrice Sr. Concetta Adorno ha letto un indirizzo di benvenuto a don Bosco ed ha ringraziato il comitato organizzativo che ha dato la possibilità alle suore anziane ed ammalate di godere la gioia di avere don Bosco nella propria Chiesa. Infatti, tutte le suore anche quelle che sono costrette a servirsi della sedia a rotelle erano felici di poter sostare vicino all’urna di don Bosco, di parlare cuore a cuore, di raccontare ansie, preoccupazioni e sogni. Ognuna ha parlato dei giovani, e del desiderio di rivedere le case di formazioni pullulare di giovani desiderosi di seguire l’esempio di don Bosco . La preghiera silenziosa degli ex-allievi e dei ragazzi della comunità del Canalicchio è stata molto eloquente e tutti abbiamo la certezza che ancora una volta don Bosco ha posto al centro del cuore di ciascuno un rinnovato amore a Gesù sacramentato e a Maria Ausiliatrice. Un momento forte è stata la preghiera del rosario, si sentiva un coro compatto che esprimeva rinnovata fedeltà al carisma di don Bosco per essere nella Chiesa una luce nuova che infonde nei giovani, coraggio, entusiasmo, amore e gioia. La Comunità educante


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uando l’urna contenente le Reliquie di don Bosco è scesa da quel piccolo camioncino bianco, ho cominciato a sorridere, così… senza un motivo apparente”. Così uno dei nostri animatori esprime ciò che ha provato all’arrivo di don Bosco, giorno 2 novembre 2013, nel cortile dell’ Opera Salesiana del Sacro Cuore a Barriera! Animatori, che hanno voluto accogliere un Padre che torna a visitare i suoi figli, giovani tutti, al di là dell’età Accostandosi all’urna, tra canti della tradizione e nuovi balli ritmati, i cuori di tutti i presenti hanno esultato nell’unico grande grido di gioia e di ringraziamento per la reale presenza del nostro Fondatore tra quelle mura tanto care a ciascuno di noi! Un corteo immenso, allegro e, allo stesso tempo, composto, ha accompagnato il simulacro del Santo dei Giovani in una breve e commovente processione che, dal festoso cortile, è culminata dinanzi all’altare della Chiesa-Santuario del Sacro Cuore, straripante di giovani e adulti, ragazzi e ragazze, pronti con i loro telefoni cellulari o con le macchine fotografiche a cogliere quel momento straor-

dinario: una semplice celebrazione della parola, la drammatizzazione di alcuni momenti forti della vita di don Bosco, i canti ben curati, la folla che ha sfilato commossa attorno all’urna, tanti con le lacrime agli occhi, tutti con lo sguardo immerso sul volto sereno di don Bosco: si vedeva e si sentiva che con noi non c’era solo una reliquia, un qualcosa che ricorda un passato ormai lontano. Sentivamo che Giovanni, lo stesso ragazzo partito dai Becchi per studiare e realizzare il suo sogno di diventare Sacerdote, era con noi! Sentivamo che quel Prete Sognatore, di cui fra poco festeggeremo il duecentesimo anniversario


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della nascita, era lì, sul presbiterio della nostra chiesa, che guardava ciascuno di noi,quasi a volerci chiedere delle nostre vite, dei nostri affanni e delle nostre gioie. Sembrava volesse ringraziarci per aver continuato con le nostre vite i suoi sogni, i suoi progetti, la sua volontà di continuare ad esistere nei cuori allegri di chi è disponibile al servizio del prossimo e dei giovani anche nella realtà sociale più piccola, come può essere quella del quartiere di Barriera-Canalicchio-Fasano! Una realtà che, aggiunge un altro animatore, “è piena di difficoltà”, che si fanno sempre più consistenti ed evidenti nelle famiglie che nell’Oratorio, nella Parrocchia salesiana e nella Formazione Professionale vedono un punto d’incontro e di riferimento, per vivere da “onesti cittadini e buoni cristiani” e valorizzare i talenti dei più giovani, nonostante le tantissime difficoltà di questi mesi. La venuta di don Bosco in mezzo a noi ha dimostrato come, ancora, dopo più di un secolo, il carisma di un uomo Santo, che ha fatto dell’Educazione dei Giovani la sua priorità assoluta, possa attirare – il cortile e la chiesa erano proprio stracolmi - centinaia e centinaia di uomini e donne, giovani e meno giovani, oratoriani, ex-allievi e curiosi del quartiere e dei paesi limitrofi! Antonino Costantino


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a peregrinazione dell’urna contenente le reliquie di don Bosco, fatto di portata mondiale, ha coinvolto l’Oratorio Salesiano San Filippo Neri di Catania. La giornata del 2 novembre ha dato avvio alle manifestazioni, con il benvenuto all’urna da parte della comunità oratoriana, nella prosecuzione del suo viaggio iniziato già quattro anni fa. In tale circostanza è stato indetto un pomeriggio di giochi e musica, in attesa dell’urna. Nel frattempo, nella piazzetta antistante l’oratorio, ad attendere il camioncino che ha trasportato il corpo del santo, vi era la sezione regionale di Catania dell’Associazione Nazionale Bersaglieri. Questi, a ritmo di marcia, hanno accompagnato l’urna nel suo ingresso; al loro seguito i componenti dell’associazione Scout d’Europa CT1 e i giocatori dell’Associazione Sportiva PGS ARDOR SALES. Nel cortile

una grande folla ha accolto l’urna con canti, applausi, sorrisi, grida. Più di 2000 i presenti. L’emozione e la gioia generale si sono espresse in un inno cantato a don Bosco, proprio in quel cortile dove lui stesso stava con i suoi ragazzi, e in un momento di preghiera. A seguito, all’interno della chiesa San Domenico Savio, è stato realizzato uno spettacolino in onore di don Bosco: una “cantata” attraverso cui i ragazzi hanno affrontato il tema della spiritualità, anche in riferimento alla strenna 2013. La già speciale occorrenza è stata resa unica dall’arrivo di don Pasqual Chavez, nono successore di don Bosco, il quale ha porto il proprio saluto ai presenti. Si è celebrata poi, alle ore 21,00, la veglia cittadina alla presenza del Rettor Maggiore, presieduta dall’Ispettore dei Salesiani don Gianni Mazzali. È stato un momento di adorazione, preghiera e unione insieme a quel “padre, maestro e amico”. Comunità educativa pastorale


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escrivere a parole le sensazioni provate dinanzi all’urna di don Bosco può risultare molto complicato, poiché l’impatto che desta è differente da persona a persona, i significati e i messaggi sono vari, così come gli occhi con cui si è osservato e contemplato, e a maggior ragione i battiti del cuore. Certo è che l’incontro ha suscitato in ogni persona, sia essa a conoscenza della realtà salesiana e non, una scossa, un rinnovamento a dare e a fare di più per gli altri, per chi è in difficoltà e soffre in silenzio, mentre il mondo va avanti, senza sosta, senza guardarsi indietro. Migliaia di siracusani si sono recati al Santuario della Madonna delle Lacrime nei giorni 3 e 4 Novembre per accogliere la reliquia di San Giovanni Bosco, nell’ambito del tour mondiale voluto dal Rettor Maggiore in preparazione al bicentenario della nascita del Santo dei giovani. L’urna è stata accolta, intorno alle 18.00, con danze e il canto “Seguendo quel Sogno”, molto sentito dai giovani per l’intensità e la forza di seguire e imitare don Bosco, per

giungere a Cristo e guadagnare così il Paradiso. Le voci non erano per niente bloccate dalle lacrime, anzi al contrario, erano motivo di continuare a cantare, e ciò ha lasciato a bocca aperta molta gente che per la prima volta incontrava una tale realtà. Alle 19.00 l’Arcivescovo di Siracusa, Mons. Salvatore Pappalardo ha presieduto la celebrazione eucaristica ricordando la figura di San Giovanni Bosco e l’attualità del suo carisma educativo, rivolto principalmente al sostegno dei più piccoli e i più bisognosi per prevenirne il malessere sociale. Significativo è stato il parallelismo tra la presenza dell’urna di don Bosco nella nostra città e il brano del Vangelo di Zaccheo. Così come Zaccheo, uomo impedito spiritualmente, era desideroso di incontrare Gesù, le migliaia di persone accorse in Santuario erano desiderose di poter incontrare don Bosco. E così come Gesù, che accoglie Zaccheo, don Bosco ci invita ad avere sempre il cuore aperto a cogliere Dio nelle persone con cui viviamo. Già la possibilità di poter partecipare ad un


39 evento-incontro di tale genere ha suscitato un’attesa senza paragoni, come se si aspettasse un caro amico che viene da lontano, anche solo per poche ore, ma con tanta speranza e gioia di rincontrarlo. Per molti ragazzi, che ormai da anni fanno parte del gruppo animatori dell’oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Siracusa, si è trattato del primo incontro con la reliquia, dato che non hanno avuto l’occasione di poter visitare Valdocco e i luoghi del Santo, e per loro l’attesa della parolina all’orecchio nella propria città è stata un’emozione da far vibrare il cuore e far scendere lacrime a dirotto. Alle 21.00 la Famiglia Salesiana di Siracusa si è riunita intorno all’urna per una veglia, momento intenso spiritualmente poiché si è accolto il significato del messaggio evangelico che don Bosco, secondo lo stile del Sistema Preventivo, ci ha testimoniato. Don Bosco è venuto per comunicarci quella passione per Dio, Maria Ausiliatrice e Gesù Eucarestia che lo ha spinto ad amare i giovani, e in particolare quelli più poveri. Egli è venuto fra di noi, così come faceva per le strade di Torino, invitando i giovani a sognare in grande, perché lui ha sempre avuto un solo desiderio: vedere i giovani felici nel tempo e nell’eternità. Tale felicità è raggiungibile vivendo da buoni cristiani e onesti cittadini. Don Bosco così tanto devoto della Madonna non ha vissuto l’esperienza dell’evento della lacrimazione, ma quella sera dinnanzi all’icona della Madonna delle Lacrime, ha affidato tutti i presenti alla nostra Madre Celeste, invocata col titolo di Maria Ausiliatrice, perché ci illumini nel nostro cammino verso la santità. Di Lei don Bosco era solito dire: “Maria non fa le cose solo per metà….Maria Ausiliatrice ha ottenuto ed otterrà sempre grazie particolari, anche straordinarie e miracolose, per coloro che concorrono a dare cristiana educazione ai nostri giovani con le opere, col consiglio, col buon esempio e soprattutto con la preghiera”. Alle 23.00 una processione ha condotto l’urna, tra canti mariani e non, fino alla Cripta del Santuario. Tutti erano desiderosi di rimare “ancora 5 minuti” in compagnia di don Bosco, ma bisognava andare a letto presto e conservare le energie per l’indomani.


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Giorno 4, infatti, sono stati accolti più di 1200 ragazzini degli istituti comprensivi della città. Fiumi di bambini hanno potuto conoscere la figura del Santo tramite la realizzazione di un musical ad opera del Gruppo Animatori dell’Oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Siracusa. Dopo il raduno le scolaresche hanno sfilato davanti alla reliquia per 45 minuti di saluto. Tantissimi erano i volti incuriositi, stupefatti, commossi e vogliosi di conoscere don Bosco. Qualcuno un po’ più preoccupato esclamava “ma non si scioglierà con questo caldo?”, ed altri “Ma già va via? Dove lo porteranno adesso? Non è giusto! È stato poco con noi!”.

È stato per grandi e piccoli un momento di festa e di fede. La reliquia, poi, ha lasciato il santuario per un breve, ma doveroso saluto alla Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice in viale Ermocrate. Qui, un ultimo commovente saluto a don Bosco è stato dato leggendo dalle Memorie Biografiche “l’Ultimo Addio” ai suoi benefattori, ulteriore invito del Santo all’intera famiglia Salesiana di Siracusa a salvare le anime per mezzo della bontà, perseveranza e della carità. Don Bosco ha lasciato Siracusa, ma il suo ricordo è e resterà vivo. Sebastiano Manzella


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e qualcuno mi avesse detto “ Ti emozionerai alla grande e piangerai un sacco”, non ci avrei creduto!!! Invece è quello che mi è successo, appena ho visto arrivare quel furgone con la scritta “ Don Bosco è qui!” La mattina del 4 novembre, tutti eravamo molto in fermento per l’arrivo delle reliquie di don Bosco; preparativi iniziati 2 mesi fa, ma poi all’ultimo secondo c’è sempre qualcosa che manca, quel tocco finale che da l’ok a tutto e a tutti; un po’ di nervosismo, un po’ di euforia e tanta ma tanta emozione. La città di Pozzallo si è preparata ad accogliere don Bosco, prima lanciando un concorso a premi per le scuole, dal titolo: “ Tracce di felicità”, poi coinvolgendo scuole e parrocchie con la visita della mostra su don Bosco dal 28 al 30 ottobre e infine con Holyween il 31 ottobre presso l’Istituto FMA, insieme ai giovani della città. Il 4 novembre è stato il clou di ogni fatica, di ogni emozione vissuta! Gli animatori di Pedara alle 9:30 hanno incontrato gli Istituti superiori, presso il “Cine-Teatro Giardino” coinvolgendo studenti

e insegnanti; mentre il resto delle scuole elementari e medie si sono recate presso Piazza delle Rimembranze, dove insieme al resto della città, hanno aspettato in festa e in allegria l’arrivo del Santo dei giovani. La Piazza era strapiena; presenti erano anche i parroci delle quattro parrocchie, il Sindaco e le varie rappresentanze delle Associazioni locali e tanti ma tanti fratelli africani residenti momentaneamente presso il CPA (centro di prima accoglienza) di Pozzallo. Alle 12:20 tra animazione, sketch, canti e balli è arrivato il furgone che trasportava l’urna di don Bosco. I volti delle persone erano colmi di lacrime, di sorrisi, tante preghiere, tante intenzioni personali, tanta emozione, tante foto. I bambini sventolavano le bandierine e gli adulti increduli che tutto ciò stesse succedendo sul serio: don Bosco è qui! Don Bosco a Pozzallo! Per tutte quelle persone che non sono potute mai andare a Torino, per tutti quei salesiani e non della cittadina marinara: l’emozione è stata uguale per tutti, una Benedizione per questa piccola città!


42 Abbiamo vissuto ore di confusione, ma di tanta gioia e fratellanza! Subito dopo ci siamo recati in Chiesa Madre, dove migliaia sono stati i fratelli accorsi in pochissime ore. Alle 15:00 è iniziato un breve momento di preghiera e di Adorazione Eucaristica, presieduto da don Mazzali insieme all’Arciprete don Vincenzo Rosana, don Michele Iacono, don Benjamin Muyisa e don Marcello. L’urna di don Bosco ha lasciato la Chiesa Madre alle 16:00 circa per recarsi al Centro di Prima Accoglienza per far visita ai numerosi fratelli Africani. Anche quel momento è stato davvero gioioso ed emozionante; pensare alle peripezie che hanno dovuto affrontare questi nostri fratelli per tentare un po’ di fortuna e per raggiungere un po’ di serenità. Hanno recitato una preghiera in inglese e poi in francese per rendere onore al Grande Santo; lacrime di commozione e di speranza per una vita migliore. Cosa aggiungere ancora… la presenza di don Bosco a Pozzallo è stata per me, sinonimo della presenza di Gesù Cristo qui, che ha toccato i cuori di molti, che seppur accorsi anche solo per curiosità erano proprio lì e sono certa che qualcosa avrà loro lasciato! La città di Giorgio La Pira è stata ulteriormente benedetta e questo ci deve far ben sperare in un futuro migliore, in testimoni veri e in questi giovani che hanno visto il loro Santo passare per le vie della città, che credono che qualcosa può cambiare, che la gioia è contagiosa anche quando la vita sembra metterci a dura prova! Alessandra Giudice


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on Bosco è qui... E sta guardando me. Questo slogan ci ha accompagnati in tutto il corso dell’anno 2013, nella fase organizzativa, da febbraio ad oggi; tanti sono stati gli incontri della Famiglia Salesiana di programmazione per accogliere al meglio l’urna di don Bosco nella nostra città, nelle nostre case, nelle scuole, nel carcere, nella casa di Nino Baglieri, nella prima casa dei salesiani a Modica, Ist. S.Anna, davanti all’istituto delle Suore Benedettine. La città è vestita a festa, è tappezzata di poster e manifesti con l’immagine del nostro Santo che par che dica «Venite figli sono qui per voi». Un live-motiv si sentiva tra i giovani e tutta la Famiglia Salesiana “Don Bosco è qui e sta chiamando me” sta chiamando me allievo ed exallievo, giovane, meno giovane, simpatizzante per portare il suo grande dono: la gioia come segno visibile di una interiorità forte e decisa, fraterna e materna, un invito ad essere padri e madri, educatori secondo il suo cuore e il suo spirito, senza riserve; per noi Salesiani e FMA ha voluto essere come una

seconda chiamata, un rinnovamento che ha scosso i nostri gesti abituali per farci uscire dai soliti rituali. Il richiamo a rinnovare la nostra spiritualità, la nostra missione che non è soltanto attività, ma preghiera, interiorità, spiritualità salda, fondata sul vangelo e le costituzioni. Modica nei giorni 4-5 novembre si è vestita a festa: Musical 25 ottobre “Anch’io mi chiamo Giovanni” a cura del gruppo CGS “LIFE” rivolto alle scuole, al pubblico, grande e piccino, apprezzato e interiorizzato da tutti. Lunedì 4 novembre 2013: aspettando don Bosco animazione e accoglienza in Piazza Matteotti, i giovani della PGS protagonisti insieme ai giovani MGS dei salesiani hanno riempito la Piazza di canti preghiere e balli coinvolgendo tutti, dando un tono gioioso all’attesa per l’arrivo dell’urna. Don Bosco è qui… la grande esplosione, don Bosco è arrivato a Modica è venuto a trovarci per portarci la sua benedizione; commozione di gioia tra exallieve/i e popolazione tutta; ognuno poteva dire: don Bosco è qui per me. Il grido di ognuno è stato “si vede si


44 sente, don Bosco è qui presente”. Dopo il saluto dell’Ispettore don Gianni Mazzali, del Sindaco della città Abbate Ignazio, processionalmente ci siamo avviati alla Chiesa Madre “San Pietro” già strapiena di fedeli per la santa messa. Solenne e partecipata la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo della diocesi di Noto S. E. Mons. Antonio Staglianò che ha parlato della venuta di don Bosco come un evento profetico. Don Bosco il profeta dei giovan, il profeta dei nostri tempi,il profeta del quotidiano; erano presenti tutti i parroci della città. In serata il trasferimento dell’urna nella casa Salesiana di Modica Alta, non potevano mancare alcune tappe, direi obbligatorie: la parrocchia di Sant’Anna, primo oratorio dei salesiani a Modica, ora affidato alla diocesi, ma dove ancora si può ripetere lo slogan “si vede, si sente, don Bosco è qui presente”; altra tappa le suore benedettine. Qui l’ispettore ha rivolto un messaggio vocazionale. Terza tappa d’obbligo la casa di Nino Baglieri dove insieme a tanta gente si sono pregati i Vespri.

Molto partecipata la veglia di preghiera cittadina, preparata dai giovani Cooperatori, presso la chiesa di Maria Ausiliatrice, durata tutta la notte, e la messa del mattino presieduta dall’Ispettore dei Salesiani don Gianni Mazzali. 5 novembre: “ Don Bosco a scuola” vivace e caldo l’incontro con gli alunni delle scuole di Modica Alta, animato dai giovani del MGS dei salesiani. Modica Sorda licei e scuole superiori: i ragazzi del centro dell’istituto Laura Vicuna insieme con i ragazzi centro giovanile don Bosco hanno cercato di far rivivere don Bosco là dove era sconosciuto da tanti; anche lì è risuonato fortemente lo slogan: “DON BOSCO è qui e sta cercando me”. Si è vivificato il concetto “andiamo a cercare i giovani là dove sono” e ancora una volta don Bosco è andato a cercare i giovani per dire “io con voi mi trovo bene”; basta che siate giovani perché io vi ami assai. Finalmente don Bosco è arrivato a casa delle F.M.A., il corteo. nonostante la grande pioggia, non ha subito variazioni nel trasferimento dalle scuole all’Istituto Laura Vicuna e non ha fermato i giovani PGS che


45 hanno fatto da staffetta con i loro scooter; inutile dire com’erano inzuppati d’acqua,ma felici perché hanno detto: “DON BOSCO È QUI PER NOI E NOI DOBBIAMO ACCOMPAGNARLO CON TUTTI GLI ONORI” continuando il “si vede, si sente, don Bosco è qui presente”. Ci siamo!!! Siamo dalle suore; si grida «Don Bosco è qui e sta cercando me»; gli alunni della scuola primaria, materna e CIOFS erano tutti schierati, hanno animato l’attesa e l’arrivo con slogan, canti e preghiere; anche la presenza dei genitori è stata molto attiva e numerosa. L’urna inoltre è stata esposta al pubblico per essere onorata da chiunque lo desiderasse. Molte le lacrime di commozione, tante intenzione affidate a don Bosco, richieste di grazie e di guarigioni. Una testimonianza: il dott. Sarcia Giovanni era su un’ambulanza per accompagnare, da Modica a Ragusa, una ragazzina alla quale era stato diagnosticato un tumore al cervello; quando la direttrice l’ha chiamato per ricordargli il grande avvenimento, e, raccontando con brevi parole il caso che stava seguendo, disse: preghiamo insieme e affidiamo a don Bosco questa ragazzina. La

ragazzina è arrivata all’ospedale di Ragusa ancora in coma; si rifà la risonanza magnetica, il tumore non c’era più. Ma le cose belle finiscono presto e così il nostro tempo, don Bosco deve raggiungere la città di Ragusa. A noi Salesiani e figlie di Maria Ausiliatrice sono rimaste in cuore le parole di don Bosco “La Madonna è qui, passeggia nelle vostre case”. M. Mazzarello e don Bosco, santi la cui devozione dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. Intanto manteniamo vivo il ritornello “don Bosco è qui e sta guardando me”. Sta guardando i giovani,tutti i giovani sparsi nel mondo; sta guardando me Salesiano, me FMA per dirci di essere cosi come lui ci ha pensati: Salesiani e salesiane secondo il Cuore di Cristo. Ma la festa non è finita perché, approfittando della presenza della visitatrice delle FMA Sr Chiara Cazzuola, una grande cena e un momento di preghiera hanno rallegrato la serata, per dirsi grazie e promettersi ancora collaborazione tra SDB e FMA. Suor Cosimina Capuano


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lmeno cinquemila presenze. Numeri record in occasione della presenza dell’urna reliquiaria a Ragusa. Città “salesiana” da oltre 50 anni. Proprio due anni fa, con la presenza del Rettor Maggiore, era stato celebrato il mezzo secolo di presenza dei figli di don Bosco nel capoluogo ibleo. La presenza di don Bosco è un fatto straordinario che rimarrà nella storia della città. Nonostante la pioggia, centinaia di ragazzi, giovani e adulti, hanno voluto accogliere per primi l’urna, nel primo pomeriggio del 5 novembre. In tanti sotto i portici, altri ancora in chiesa. E grazie alla “diretta” tutti hanno potuto seguire l’uscita dell’urna dal furgone per poi accompagnarla in chiesa. È stato il parroco, don Giuseppe Russo, ad incensare le reliquie. Canti, danze, c’erano persino i clown a ricordare che don Bosco intratteneva i suoi ragazzi facendo pure il giocoliere. Un momento di intesa gioia, con i giovani di ieri e di oggi accanto al loro Padre, maestro ed amico. “È stata un’esperienza unica – spiega Gianni, che ormai vive fuori ma in quei giorni si trovava in città -. Sono cresciuto qui, ho imparato tanto da don Bosco

e dai Salesiani. Quando mia mamma mi ha detto che don Bosco sarebbe stato a Ragusa son voluto venire con mia moglie. Ho rivisto i luoghi della mia infanzia e della mia giovinezza. Ho rivisto don Bosco che tanti anni fa, con i Salesiani, vidi in un pellegrinaggio a Torino: l’emozione è stata indescrivibile”. Per tutto il pomeriggio in centinaia hanno sfilato davanti all’urna. È stata la banda della città ad accompagnare l’uscita dell’urna dalla chiesa per raggiungere poi la Cattedrale San Giovanni Battista. Sulle note di “Giù dai colli” la processione fino all’esterno della chiesa, i fuochi d’artificio, la partenza per la cattedrale. La chiesa era già gremita come fosse la festa del patrono. È stato il parroco, padre Carmelo Tidona, a ricordare che la presenza dei Salesiani a Ragusa era stata preceduta da quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ha poi ripetuto per tre volte: “Viva San Giovanni Bosco”, e la risposta con un lungo applauso è stata significativa dell’affetto verso il santo. Il momento, senza dubbio, più toccante è stato l’atto di affidamento della città a don Bosco da parte del sindaco, Federico Piccitto. Oratoriano


47 sin da piccolo, dai tempi del gruppo “Primavera” di don Franco Solarino fino alla dirigenza nella società di basket “Domenico Savio”; Piccitto non è riuscito a trattenere la commozione. L’immagine degli occhi rossi, dei lunghi momenti di silenzio durante i quali Federico cercava di riprendere a parlare, sono come la rappresentazione dei sentimenti di tutti. “O Signore, in questa piazza, simbolo della nostra città, Ti vogliamo pregare – ha detto il sindaco - per la nostra gente, per i nostri ragazzi e i nostri giovani, perché imparino a costruire con l’intelligenza del cuore e della mente il futuro, fondato sui diritti e i doveri, sulla buona politica, al servizio dei cittadini e della comunità. Signore, se ci guardiamo attorno ci pare di rimanere disorientati. Ma Tu non Ti stancare di guidarci. Con l’aiuto di don Bosco e di Maria Ausiliatrice, fa che impariamo a costruire spazi di convivenza onesti e sani, dove tutti possano gustare la gioia della vita con tutto ciò che è buono, giusto e bello. Come don Bosco, vogliamo sognare… sognare il lavoro per i nostri giovani, il pane per i poveri, la casa per i più bisognosi, la pace per le famiglie, un futuro onesto per la nostra comunità. Ti vogliamo affidare i nostri oratori, le nostre parrocchie, i nostri quartieri, tutta la nostra città


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perché crediamo che Dio abita lì dove lo si lascia entrare e noi oggi vogliamo che entri e resti nella vita di ognuno di noi”. È stato il vescovo della diocesi iblea, mons. Paolo Urso, a presiedere la concelebrazione eucaristica con una trentina di sacerdoti. In prima fila le autorità cittadine, alcune delle quali, oltre al sindaco, “passate” dall’Oratorio. “Siate da stimolo perché si lavori sempre con la massima attenzione in favore dei ragazzi e dei giovani”. È stato questo l’appello del vescovo Urso ai Salesiani, che erano rappresentati da don Gianni Mazzali e dai confratelli della casa di Ragusa, con il direttore don Gianni Lo Grande. Nelle preghiere dei fedeli, un formatore del Cnos ha invece invitato tutti a pregare per

la grave situazione in cui versa il settore della formazione professionale in Sicilia. “Mi arriva sempre a casa il Bollettino salesiano, è un modo per rimanere sempre in contatto con questa bella realtà che sono i Salesiani – tiene a ricordare una parrocchiana della Cattedrale -. Una volta andai a Torino con la famiglia, chiesi di ricevere questo giornalino e mi arriva sempre. Ora che don Bosco era qui non potevo mancare. I giovani della nostra città hanno bisogno di lui, hanno bisogno dei Salesiani”. In serata il rientro in parrocchia, non prima di un piccolo fuori programma. Un breve giro per le zone del quartiere popolare, dove vivono tante famiglie e dove la crisi, materiale e sociale, rappresenta una continua sfida


49 per gli educatori. Come da tradizione, sono state le signore, giovani e meno giovani, a condurre don Bosco in Chiesa. “Lo facciamo ogni anno con la statua di Maria Ausiliatrice – spiega una di loro – ed ora non potevamo non farlo con don Bosco”. La veglia notturna ha richiamato centinaia di giovani da tutta la città. Dei lunghi nastri colorati, che dalla statua del Cristo Risorto raggiungevano l’urna di don Bosco, al centro, passando sull’altare, avvolgevano l’ostensorio. “Il momento dell’adorazione è stato molto forte – racconta un giovane sacerdote diocesano venuto alla veglia insieme con i suoi ragazzi. Un’esperienza intensa, un’occasione bellissima di preghiera e di comunione. Speriamo di vivere altri momenti come questi”. Ultime “foto” della giornata a tarda sera, quando ormai la gente lasciava la chiesa. Un momento “tutto nostro”, per potere stare accanto a don Bosco. Una foto ricordo, con qualcuno che quell’urna voleva abbracciarla quasi per portarla con se. L’indomani mattina è stato il momento delle scuole. Dopo la santa messa presieduta da don Gianni Mazzali, circa 1.500 studenti dalle elementari alle superiori hanno visitato la mostra e poi hanno sostato in preghiera dinanzi all’urna. Ma l’animazione partiva in teatro. Bravissimi i ragazzi dell’Oratorio nell’animare tutti, trasmettendo loro l’allegria propria dello spirito salesiano. A fine mattinata il momento del saluto, prima della partenza per Gela. Un fuori programma per assicurare a don Bosco la gratitudine e l’affetto di tutti. Prendendo in prestito le parole di Jovanotti, abbiamo voluto dire a don Bosco: “A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande, a te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più”. Poi una preghiera, l’impegno a custodire la bellezza di questi giorni nella memoria del nostro cuore. E soprattutto l’impegno a vivere sempre in pienezza la nostra fede sotto lo sguardo di Maria e di don Bosco. Qualcuno, però, non si è voluto staccare proprio dall’urna, e l’ha seguita sino a Gela. Una presenza che ha dato subito i suoi frutti, dando nuova carica ai nostri ragazzi. Sono cresciuti l’entusiasmo, l’allegria, l’armonia. E pure il preciso impegno a “ricambiare” la visita, magari a Torino per i suoi giovanissimi duecento anni! Comunità educativa pastorale


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an Giovanni Bosco, da buon padre e maestro dei giovani, nel bicentenario della sua nascita viene a trovare i suoi figli a Gela. Un grande evento per tutto il mondo salesiano e religioso, per tutti gli allievi ed ex-allievi, educatori, sacerdoti e quanti hanno a cuore l’educazione e la formazione dei “Buoni cristiani e onesti cittadini”. Gela è una città dalle profonde radici salesiane. “Sono certo che l’arrivo delle reliquie di don Bosco – afferma il sindaco Angelo Fasulo – è di fondamentale importanza per la nostra città e, soprattutto, per i nostri ragazzi. Bisogna ripartire proprio dall’entusiasmo, dalla passione e dall’impegno della chiesa di strada, quella vicina alla gente, quella di don Bosco”. Mercoledi 6 novembre alle ore 15.00, l’urna arriva alle porte di Gela, dove viene accolta dal direttore dei Salesiani e dalla direttrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice; quindi, scortata dalla polizia urbana e dalla polizia di Stato, si dirige verso l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Macchitella: lacrime, commozione e tantissima gente per l’urna di don Bosco. Bambini, ragazzi, giovani, famiglie… hanno


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iniziato ad agitare palloncini, a gridare ad alta voce “Viva don Bosco”. Tensione, ma anche emozione perché per la prima volta l’urna di don Bosco è giunta nella nostra città. «In una lettera ben custodita - racconta mons Grazio Alabiso - l’allora arciprete di Gela chiedeva a don Bosco di cercare anche qua strutture per dare sostegno ai giovani». Era il 1871 e a Gela secondo l’allora parroco della Chiesa Madre c’era già un’emergenza educativa. Una lettera premonitrice. Sono passati gli anni e ancora oggi in città è presente il “testamento” di don Bosco con le comunità salesiane e gli ex allievi”. “È in questi momenti – dice suor Enza Boscarello – che sentiamo l’abbraccio dei nostri ragazzi”. Ore 17.00. Nel tardo pomeriggio l’urna viene portata presso l’Istituto Salesiano del Villaggio Aldisio. Qui, sul sagrato della chiesa, ad accoglierla ci sono: il direttore salesiano di Gela don Giuseppe Troina, i confratelli salesiani, il Sindaco della Città ed una folla enorme di ragazzi, giovani e adulti. I ragazzi dei gruppi post cresima curano il servizio d’ordine, i giovani oratoriani l’animazione. L’accoglienza è

festosa: canti, danze, palloncini, giochi d’artificio, banda… Dopo l’incensazione delle Reliquie, fatta dal parroco, c’è il saluto di benvenuto del direttore: “Carissimi, nelle Memorie Biografiche di don Bosco leggiamo così: “Egli andava quasi ogni giorno a visitare i ragazzi in mezzo ai lavori, nelle botteghe e nelle fabbriche, e quivi rivolgeva una parola ad uno, una domanda a un altro, dava un segno di benevolenza a questo, faceva un regalo a quello, e tutti lasciava con una gioia indicibile”. Don Bosco si scomodava, quindi, usciva per le strade, raggiungeva i posti di lavoro, i luoghi di incontro, le abitazioni e rinnovava i cuori. Benvenuto don Bosco! Ti abbracciano i tuoi carissimi figli, i salesiani: che, rispondendo ad una chiamata, si sono impegnati a continuare il tuo sogno, consacrando la loro vita a Dio nel servizio dei giovani. Rafforza, caro don Bosco, la nostra fedeltà al Signore; rendici luminosi e trasparenti nella testimonianza di una vita buona e santa. Ti accolgono con gioia ragazzi e giovani, “la porzione più delicata e preziosa dell’umana società” come tu eri solito definirli, “la tua delizia”.Ti preghiamo: alza


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su di loro la tua mano benedicente, poggiala sul loro capo, apri i loro cuori: suscita in loro la bellezza e il fascino dell’amicizia con Gesù, insegna loro a sognare in grande, convincili che è sempre possibile realizzare quel capolavoro che ognuno di loro è chiamato ad essere nella vita. Ti salutano genitori ed educatori: che certamente attendono da te una parola di speranza, un po’ del tuo ottimismo, tanta forza interiore per continuare a sognare per i loro ragazzi. Aiutali a riscoprire ed a recuperare l’impegno educativo. “È possibile educare i nostri giovani, vi ripete don Bosco, è possibile salvarli dalla noia e dalla disperazione di una vita senza ideali”. In ogni ragazzo, anche il più difficile, c’è un “punto accessibile al bene”: “Dovere primo dell’educatore è di cercar questo punto, questa corda sensibile del cuore e di trarne profitto” Seguono il saluto del Sindaco a nome anche di tutte le autorità cittadine presenti, e quello di un giovane, che fa sintesi dei sentimenti di tutti i ragazzi e le ragazze di Gela:

“Caro don Bosco, noi ragazzi e giovani di Gela siamo felici di averti qui tra noi in questo giorno di grande festa:Benvenuto!Da tempo si parla del tuo arrivo ed adesso sei qui ad incoraggiare e sostenere la nostra voglia di sognare e costruire la nostra vita!Si vedono striscioni, manifesti, video-foto e frasi sul web.. e tutto grida una sola ed unica cosa: Ti vogliamo bene! Adesso Ti chiedo, Ti chiediamo di entrare nei nostri cuori, di riempirci di gioia e soprattutto di essere maestro per la nostra fede. Detto in tutta sincerità, Gela è popolata da giovani che vogliono volare alto, ma che spesso come risposte alle loro domande trovano violenza, droga, alcool.. Per questo Ti chiediamo: “Donaci l’amore salesiano e guidaci verso la vera felicità” Subito dopo l’urna viene portata in processione nel cortile dell’oratorio e quindi dentro il Paladonbosco, dove sfilano accanto ad essa centinaia di ragazzi, scout, giovani e adulti, devoti e ‘curiosi’. Alle ore 20,00 un Paladonbosco gremitissimo partecipa alla solenne


53 concelebrazione eucaristica presieduta dal Superiore dei Salesiani di Sicilia don Gianni Mazzali e concelebrata dai confratelli salesiani, dal vicario foraneo Padre Grazio Alabiso e numerosi sacerdoti e parroci di Gela.Una messa intensa durante la quale quattro laici hanno sposato la missione di don Bosco diventando Salesiani Cooperatori ed esprimendo dinanzi a Dio la loro promessa. Per tutta la notte, quindi, si è vegliato, pregato e condiviso emozioni con momenti di preghiera animati da diversi gruppi e movimenti ecclesiali, Giovedì 7 Novembre La giornata inizia con la recita delle lodi e la concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Alabiso e partecipata dalle Figlie di Maria Ausiliatrice e da qualche centinaio di fedeli. Intanto si radunano i giovani del Centro di Formazione Professionale e gli allievi della scuola elementare adiacente all’oratorio che possono “godersi don Bosco” tutto per loro per una buona mezz’ora. Quindi l’urna inizia la sua peregrinazione per i plessi delle scuole secondarie superiori di Gela. È un momento di forte emozione: don Bosco non si limita solamente ad accogliere i giovani ma va egli stesso ad incontrarli, recandosi nei luoghi nei quali si ritrovano abitualmente. Alle ore 8.45 è la volta degli allievi dell’Istituto Alberghiero che si fanno trovare schierati in due file lungo il vialetto di ingresso: in mezzo a loro, lentamente, l’urna passa per due volte, quindi si raccolgono insieme attorno all’urna per un saluto del direttore ed una preghiera. Alle ore 9.30 don Bosco è accolto nell’aula magna del Commerciale festosamente addobbata. Qui incontra gli allievi del Liceo Classico, del Liceo delle Scienze umane e quindi gli allievi dell’Istituto Commerciale. Ogni gruppo sfila lentamente, ordinatamente e in modo composto accanto all’urna e quindi si siede per un momento di preghiera silenziosa guidato da don Giuseppe Fausciana, Delegato della Pastorale giovanile di Gela. Alle ore 11.00 l’urna arriva al Palaitis dove convergeranno in successione gli allievi dello Scientifico, del Geometra, dell’Industriale, dell’Artistico, del Professionale di Macchitello e di una scuola elementare vicina. È una fila interminabile di giovani che si snoda nell’ordine e nella compostezza, passando accanto all’urna. Per tutta la mattinata l’urna è seguita

spontaneamente da un folto gruppo di animatori dell’oratorio che curano, quando è necessario, sia l’animazione che il servizio d’ordine. I giovani sono stati preparati all’evento, nei mesi di settembre e ottobre, dagli insegnanti di religione, in collaborazione con uno staff dell’oratorio.. L’urna alle ore 13.00, dopo il saluto commosso degli animatori e dei tanti ragazzi delle scuole che sono ancora presenti, si avvia verso Mazzarino. Vincenzo Timpano


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ioia e commozione. Questi gli stati d’animo vissuti dalle tante persone che hanno accolto presso l’oratorio salesiano delle “Figlie di Maria Ausiliatrice” l’urna con le reliquie di don Bosco. Un pellegrinaggio mondiale, che ha toccato 135 paesi del mondo, in vista delle celebrazioni per il bicentenario della nascita del Santo dei Giovani. L’evento era stato preparato grazie alla collaborazione di tutta la Famiglia Salesiana che, in modi diversi, non solo ha organizzato tecnicamente il passaggio dell’urna ma, soprattutto, ha animato spiritualmente tutti i ragazzi delle scuole, coinvolgendo anche gli insegnanti di religione e i docenti. Il 7 Novembre, giorno del grande incontro, tutta la città si è stretta attorno alla comunità salesiana che dal 1956 è presente a Mazzarino e ha sempre rappresentato un punto di riferimento per l’educazione giovanile. L’urna di don Bosco è arrivata all’oratorio salesiano alle 13,30, accolta dal sindaco Vincenzo D’Asaro, dall’assessore Remo Di Vara, dalla direttrice dell’oratorio Sr.Carla Monaca con la comunità FMA, da altre autorità politiche, civili e religiose e da tanti fedeli. Fino alle 15,15 molti hanno potuto vedere con i


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propri occhi il corpo di don Bosco nella raffigurazione in cera ma contenente il braccio destro del Santo. Alle 15,30 in processione l’urna, accompagnata dalla banda “Santa Cecilia”, è stata trasportata a mano dai giovani ex allievi dell’oratorio verso la chiesa “Madrice”. Presenti il vicario foraneo della città don Carmelo Bilardo, il vicario per il clero della diocesi di Piazza Armerina e parroco della chiesa Santa Maria di Gesù, don Giuseppe D’Aleo, i Padri Cappuccini, le Suore Bocconiste e tutto il clero locale. Oltre a moltissimi fedeli, hanno fatto corona al Santo gli atleti dell’associazione sportiva PGS e i bambini dei gruppi di catechesi delle varie parrocchie. Una breve sosta innanzi al Palazzo di Città dove il sindaco D’Asaro, accompagnato da tutti gli assessori, ha affidato i giovani della città a don Bosco, nonché espresso il suo compiacimento per l’evento e per il lavoro che la Famiglia Salesiana ha svolto e continua a

svolgere a Mazzarino. Nella chiesa “Madrice” si è svolto una celebrazione presieduta dall’Ispettore dei salesiani, don Gianni Mazzali, che ha sottolineato come “il messaggio di don Bosco e il suo sistema preventivo ha un valore universale, anche per chi non lo vive alla luce della fede cattolica. Tre le parole essenziali che sintetizzano la filosofia di don Bosco: – ha aggiunto l’ispettore - Il “Grazie”, il “Ti Voglio Bene”, l’Eccomi, il Ci Sono”. Dopo questa intensa preghiera comunitaria vi è stato ancora un tempo di raccoglimento in cui tanti hanno potuto sostare accanto all’urna contenente l’insigne reliquia. Alle ore 18,00 il corteo, preceduto dai carabinieri, dalla polizia municipale e dalla protezione civile, si è diretto per la vicina città di Riesi. Da tutti un grazie per l’esperienza fortemente spirituale e, soprattutto, un impegno a continuare il carisma di don Bosco oggi. La comunità educante


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Giovedì 07 novembre 2013 L’urna di don Bosco arriva regolarmente a Riesi alle ore 18.15. Ad accoglierla, migliaia di Riesini accalcati lungo il Viale don Bosco. Tutto si svolge come previsto dal programma, con grande gioia e particolare entusiasmo dei ragazzi. Bella la sosta fatta nel cortile dell’Oratorio, dove i ragazzi si sono esibiti inneggiando a don Bosco con dei canti. In seguito la processione si avvia con la banda fino ad arrivare in Chiesa Madre. La messa viene presieduta dall’ispettore don Mazzali. Con lui concelebrano i confratelli salesiani della comunità di Riesi e una diecina di sacerdoti arrivati dai paesi vicini. Poi si svolge la Veglia di preghiera fino alle 02 di notte con l’animazione dei membri della Famiglia Salesiana prima e, dei gruppi delle singole parrocchie poi. C’è da notare che alla fine della messa il sindaco ha letto il suo discorso che era previsto per l’iniziale accoglienza dell’urna al Viale don Bosco. Non lo aveva potuto fare a causa della troppa folla!


57 Sull’evento sono stati pubblicati vari articoli sui giornali regionali. Venerdì 08 novembre 2013 Alle ore 07.00 in Chiesa Madre, vengono celebrate le lodi con un gruppo di persone che desiderano assistere alla partenza dell’urna di don Bosco. Le lodi sono animate da don Vincenzo Sciacchitano venuto per l’occasione da Messina. Commovente il saluto di don De Pasquale Michele all’urna di don Bosco: ormai è molto stanco e invecchiato. Si percepisce come le forze gli vengano inesorabilmente a mancare. Ovviamente è stato accompagnato e sostenuto dai fedeli che poi lo hanno riportato in camera sua. L’urna viene infine fatta uscire dalla Chiesa Madre fra gli applausi dei presenti e, con il pulmino riparte per continuare il suo pellegrinaggio tra le comunità della Sicilia. Cronaca della casa


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Don Bosco visita Agrigento: La città dei Templi

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8 novembre 2013 don Bosco partecipa il bicentenario della Sua nascita alla cittadinanza agrigentina tutta ed in particolare, ai tanti Giovani, che con la loro significativa presenza, hanno voluto dimostrarGli l’entusiasmo, l’affetto e la gratitudine di Figli di don Bosco. Gli agrigentini hanno atteso questo momento con vera trepidazione, emozione e commozione, alla pari a quei buoni figlioli, che aspettano di rivedere e i riabbracciare il papà, il maestro, l’amico, che da tanto tempo non vedono. Si sono, così, ritrovati anche tanti “diversamente giovani”, che hanno avuto la gioia, a partire dal lontano 1939 e fino al 1968, di incontrare e apprezzare i tanti salesiani del “Gioeni”, dove si sono formati e dove hanno appreso gi insegnamenti del sistema preventivo, per diventare “buoni cristiani ed onesti cittadini” Piazza Cavour di Agrigento, già alle ore 8.30 era quasi colma di migliaia di giovani, alunni delle scuole superiori e dell’obbligo dell’inter-

land agrigentino, mentre un nutrito gruppo di giovani musicisti, collaborati dal Coro di oltre 30 elementi, cantavano inni a don Bosco. Don Bosco viene, altresì, accolto dalla Banda musicale “V. Bellini” di Cammarata, costituita da Exallievi di don Bosco e da una folla immensa, emozionata, commossa e pregante, che tenta di avvicinarsi all’urna per un filiale abbraccio o per un intimo saluto, mentre un martellante slogan ripeteva: “Si vede, si sente, don Bosco è qui presente” Don Bosco viene accolto e salutato dalle autorità presenti, con tutti gli onori e la grande devozione con cui ci si rivolge ad ogni Grande della storia. Particolarmente toccante è stato il ringraziamento ed il saluto di accoglienza a don Bosco, da parte di una giovane studentessa, in rappresentanza dei giovani agrigentini. La città dei Templi, per dimostrare la gratitudine e la riconoscenza della grande opera salesiana in Agrigento, ha voluto dedicare a don Bosco un momento particolarmente significativo dell’antica tradizione popolare, attraverso l’esibizione di un gruppo folkloristico, che con abiti e acconciature tipiche


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siciliane, ha cantato e ballato diversi brani tematici. Semplicemente commovente è stata la presenza continua dei giovani, attorno all’urna, nelle Piazze e nella passeggiata gioiosa, lungo la Via del Centro Storico, con l’amorevolezza di un figlio quando sta al capezzale del padre. La timida preoccupazione degli organizzatori di “perdere per strada”, i giovani durante la passeggiata da Piazza Cavour alla Chiesa concattedrale di S. Domenico, è stata clamorosamente smentita dalla realtà delle cose, che ha visto una Chiesa stracolma di giovani e una folla immensa nella Piazza antistante la Chiesa stessa. I giovani, ancora più numerosi, hanno accompagnato il loro Santo per tutto il tempo della Sua presenza in città, dimostrando, con il loro affetto di Figli, gratitudine e riconoscenza. Un momento significativo, particolarmente commovente, è stato allorquando l’urna di don Bosco non riusciva ad entrare in Chiesa per difficoltà oggettive: una scala circolare inadeguata, che impediva l’ingresso principale e una porta laterale molto stretta.

Don Bosco rischiava di restare fuori dalla Chiesa e lontana dai suoi Giovani, accorsi per Lui. La caparbietà dei Giovani, che non si rassegnavano e la voglia di don Bosco di stare accanto ai giovani e con i giovani, hanno consentito l’ingresso dell’urna, opportunamente smontata, dalla porta laterale, accolta da uno scrosciante ed interminabile, commovente applauso. Qualcuno, ironicamente, ebbe a dire che: “Don Bosco non voleva entrare dalla porta


60 principale, ma ha preferito, come era nel Suo stile, di entrare dalla porta di servizio” L’8 novembre è stata una giornata di festa dei giovani, del popolo agrigentino e dell’intera Famiglia Salesiana. La chiara sensazione che don Bosco era presente in mezzo a noi, si percepiva dal manifesto senso di appartenenza alla grande Famiglia salesiana e dal sentimento di orgoglio dell’identità di essere Exallievo e figlio di don Bosco. Ammirevole è stata l’attenzione e l’abnegazione degli insegnamenti rivolte ai propri ragazzi nella preparazione dell’evento, nella conoscenza della storia, della pedagogia e della spiritualità del Santo dei Giovani, i quali hanno dimostrato di saper rispondere alla sfida educativa, così come formati alla pedagogia di don Bosco. Lo slogan “si vede, si sente, don Bosco è qui presente” non dovrà essere, però, ricordo di un breve ed isolato incontro con don Bosco, ma deve rendersi visibile nel quotidiano, alla ricerca continua di divenire, nel nome di don Bosco, “Buoni Cristiani ed Onesti cittadini”. Agrigento ringrazia. La Consulta Cittadina della F. S. di Agrigento


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a presenza di San Giovanni Bosco e la grande partecipazione di fedeli che si è registrata in occasione della visita a Canicattì dell’urna contenente le reliquie del Santo, hanno rappresentato la dimostrazione di come la città abbia ancora bisogno della presenza dell’opera salesiana, messa negli ultimi mesi in discussione. La tappa canicattinese del tour mondiale partito dalla basilica di Maria Ausiliatrice di Torino il 25 aprile 2009, in occasione dei 150 anni della fondazione della Congregazione Salesiana, ha visto raccogliersi attorno all’urna oltre ottomila pellegrini, provenienti anche dai comuni dell’hinterland richiamati dal grande “tam tam” mediatico che gli organizzatori locali hanno realizzato nelle settimane precedenti alla visita. Tutta la comunità salesiana dell’Oratorio Don Bosco si è messa in moto per preparare nel migliore dei modi l’accoglienza di San Giovanni Bosco. Momenti di riflessione e preghiera si sono alternati tra i vari gruppi giovanili della cittá e nell’Adma (Associazione Devoti Maria Ausiliatrice), si é costituto un vero e proprio staff con momenti di aggregazione, fraternità e studio sulla vita di don Bosco. Bambini,

ragazzi, adulti, tutti insieme hanno collaborato alla realizzazione di laboratori per la creazione di gadget in vista della visita ed è stato costituito, per l’occasione, un coro musicale cittadino che ha accompagnato l’intera celebrazione del pomeriggio dell’8 Novembre, officiata nella chiesa di Maria Ausiliatrice dal Cardinale Manuel Monteiro De Castro. La presenza a Canicattì del Gran Penitenziere Emerito della Santa Chiesa è servita anche a portare a conoscenza dell’intera comunità la decisione del Santo Padre, Papa Francesco, di concedere alla città l’indulgenza plenaria. La celebrazione, alla quale hanno partecipato migliaia di fedeli, ha visto la presenza inoltre di tutte le piú alte cariche politico - sociali ed ecclesiastiche della Diocesi e della Provincia di Agrigento, di tutte le Confraternite della cittá, dei Cavalieri Crociati Confederati mentre, per tutta la durata dell’evento, a “proteggere” l’urna sono stati i Carabinieri, presenti con il proprio picchetto d’onore in alta uniforme. Dopo la Santa Messa del pomeriggio l’urna é stata portata in processione per l’intera cittá, accompagnata da una folla di fedeli in preghiera. Don Bosco ha


62 visitato i principali luoghi della cittá stretto tra due ali di pellegrini che hanno partecipato al grande evento. Al rientro presso la Chiesa di Maria Ausilitrice, l’urna é stata accolta dal lancio di 24 lanterne a forma di cuore. Una scelta del numero 24 che ha voluto ricordare l’amore di don Bosco nei confronti della Madonna. Con il lancio nel cielo delle 24 lanterne si è manifestato l’amore dell’intera città nei confronti della Madonna e di San Giovanni Bosco. Un altro momento toccante è stato il susseguirsi di fedeli che hanno visitato per tutta la sera la parrocchia per pregare presso l’urna di San Giovanni Bosco che è stata vegliata per tutta la notte da

numerosi gruppi giovanili, appartenenti a diverse associazioni, che si sono dati il turno fino alla mattina del 9. Centinaia di persone hanno accolto il sorgere del 9 Novembre e la fine dello storico evento; l’urna ha lasciato la città continuando il suo tragitto verso altri comuni della Sicilia. La tappa canicattinese del tour mondiale dell’urna ha avuto un’appendice che ha coinvolto i giovani della città che hanno partecipato al concorso pittorico e grafico, rivolto a tutte le scuole medie inferiori ed elementari della cittá che ha visto la produzione di oltre tremila elaborati. Gioacchino Moncado


Ca 9 n lta ove ni mb ss re et ta Don Bosco è “rientrato” nel cuore di nisseni

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esperienza vissuta sabato 9 novembre a Caltanissetta è una di quelle che ti colpiscono in modo particolare, una di quelle che ti centrano dritto al cuore. L’arrivo dell’urna con la Reliquia di San Giovanni Bosco ha coinvolto centinaia di giovani e tantissimi nisseni che tengono caro ancora il ricordo degli anni trascorsi con interminabili partite di calcio nel cortile del Sacro Cuore o con lo studio nelle aule dell’Istituto Don Bosco. Tantissimi gli allievi e gli ex allievi dell’Istituto Maria Mazzarello delle Figlie di Maria Ausiliatrice. I tanti giovani arrivati da tutte le Parrocchie della città si sono ritrovati insieme a suonare, cantare, ballare ma soprattutto a pregare; si è vissuto un momento di autentica comunione. Tanti gruppi in un unico solo grande gruppo. Sentita e partecipata la Santa Messa, in prima mattinata, presieduta da don Gianni Mazzali, Ispettore dei salesiani; toccante e significativo, in una Cattedrale stracolma di giovani provenienti da tutte le Scuole, il momento di Preghiera presieduto da Sua Eccellenza il

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Vescovo Mons. Mario Russotto e animato da Francesco Miceli; celebrazione in cui si è considerato che il vero libro dell’arte educativa di D.Bosco è il libro della sua vita vissuta, le cui pagine svolgeva ogni giorno a contatto con i ragazzi; gioiosa e festosa la processione verso il Sacro Cuore dove Padre Salvatore Rumeo ha presieduto un affollatissimo momento di Adorazione Eucaristica in cui si è raccontato come D.Bosco ha vissuto il rapporto con Dio e in qual modo ha saputo donare Gesù a tutti i giovani. Dopo la convivialità nel salone Giovanni Paolo II del Sacro Cuore si è vissuto un commovente momento di riflessione davanti l’istituto Maria Mazzarello dove i ragazzi della Scuola facevano corona a D. Bosco e si è ringraziato perché ha voluto le Figlie di Maria Ausiliatrice come “monumento vivente” di grazie alla Madonna. La mattinata e la visita di don Bosco a Caltanissetta si è conclusa con un importante incontro, organizzato da padre Alessandro Giambra, tra San Giovanni Bosco e i giovani dell’Istituto Penale Minorile che, in preparazione all’evento, hanno avuto l’opportunità di conoscere la vita di D.Bosco

e l’hanno ringraziato per essere “entrato” nel loro cuore. Ringraziamo di cuore quanti hanno contribuito e collaborato per rendere memorabile la peregrinazione dell’urna di don Bosco nella nostra Città. Ringraziamo Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Mario Russotto e i vari Uffici della Curia, Padre Gaetano Canalella, Padre Salvatore Rumeo, Padre Alessandro Giambra e i Sacerdoti tutti della città; grazie alle Autorità civili, militari e religiose, grazie al Dirigente dell’USP ed ai vari Dirigenti scolastici, grazie ai giovani volontari animati ed entusiasmati dal Prof. Giuseppe Rap, grazie alle banche e agli sponsor che hanno contribuito economicamente; un grazie particolare al Sindaco dott. Michele Campisi, sia per la sua presenza istituzionale sia per la sensibilità mostrata dall’Amministrazione Comunale nell’organizzazione dell’evento straordinario; grazie a tutta la cittadinanza che è stata presente con tanto affetto e calore. Comunità educante e comitato organizzatore


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aro don Bosco, lascia che te lo diciamo e non offenderti: sei proprio un ladro! Ci hai rubato il cuore! Hai rubato il cuore delle migliaia di persone che ti hanno accolto ed accompagnato per le vie di San Cataldo. Giovani e anziani, nonni, padri e figli; figli cresciuti all’Oratorio divenuti padri e nonni … c’erano proprio tutti quel 9 novembre. Se grande è stata la gioia dell’attesa, immensa è stata la felicità dell’incontro: ci ami così tanto da venirci a trovare per incontrare tutti e ciascuno: uno scambio di sguardi, una preghiera silenziosa, una lacrima di commozione, … È straordinario pensare che ancora oggi, dopo quasi 200 anni, sei venuto tra noi per ripetere a ciascuno: “Miei cari ragazzi, vicino o lontano io penso sempre a voi. Uno solo è il mio desiderio: quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità”. Racconteremo ai nostri nipoti di quel giorno in cui sei venuto a San Cataldo: un incontro che ha rallentato la frenesia della quotidianità, un incontro che ha fatto breccia nel cuore di grandi e piccoli, un incontro che ha scosso

migliaia di persone unendole spiritualmente verso un unico fine e fisicamente in un’unica folla che si è stretta intorno a te. Racconteremo delle migliaia di persone venute a vederti... racconteremo della gioia che ci ha toccato il cuore... racconteremo della musica, del grido “si vede, si sente: don Bosco è qui presente” che echeggiava per le strade al tuo passaggio, delle lenzuola con la tua immagine stese alle finestre. Gli diremo che sei passato a trovare i detenuti nel carcere: noi fuori e loro affacciati dietro le sbarre, ad applaudire … insieme. Anche loro si sono preparati ad incontrarti, ti hanno atteso ed hanno dato libertà alle loro parole ed alle emozioni che hanno racchiuso nella lettera che ti hanno indirizzata. È stato proprio un momento intenso e commovente. Sai, ora per loro sarà più facile ricordarsi di te e di quell’incontro, guardando il quadro che abbiamo donato loro e che hanno collocato nella Cappella del carcere. Racconteremo della Chiesa Madre gremita di fedeli e della gente, tanta gente, che non è riuscita ad entrare: tutti li a ringraziare il


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Signore per il dono che tu sei per la Chiesa e per la Società. Don Fabio Attard, il Consigliere Generale dei Salesiani per la Pastorale Giovanile, ci ha aiutati a riflettere su quanto sia importante oggi attualizzare il tuo messaggio e sulla grande responsabilità che abbiamo nei confronti dei ragazzi e dei giovani. Racconteremo della fiaccolata, delle preghiere, della banda e non dimenticheremo di dire dei bei fuochi d’artificio. Racconteremo del commovente momento della Veglia di preghiera presso la Cappella dell’Oratorio che, per quanto piccola, sembrava allargarsi per riuscire a contenere l’immensa folla presente. Diremo loro del giorno intero trascorso accanto a te e dell’intera notte in cui gli sguardi – specchi dell’anima, carichi di pensieri, di preoccupazioni, ma anche colmi di desideri, aspettative e progetti – si sono incrociati tra tutti i giovani lì presenti e centrati su di te. Proprio aria di casa quella notte in Oratorio; notte in cui la gente ha continuato fino all’alba ad entrare in quella piccola chiesa mentre la vita, fuori, continuava a scorrere con i ritmi abituali, e mentre un pensiero accomunava tutti: “non lasciamo solo don Bosco”. Racconteremo ai nostri nipoti del tenero incontro con le Figlie di Maria Ausiliatrice: alle

prime luci dell’alba, mentre la città ancora dormiva, ti abbiamo accompagnato presso l’Istituto delle FMA. Erano già tutte li, pronte ad accoglierti, come figlie in attesa del proprio padre. E ancora gente, tanta gente. Racconteremo della preparazione all’incontro con te: del coinvolgimento dei ragazzi, della catechesi di tutte le parrocchie e di tutte le scuole di San Cataldo; della collaborazione con il Comitato di quartiere che porta il tuo nome; dell’exallievo maestro di musica che ha armonizzato canti a te dedicati e ha offerto un meraviglioso concerto all’intera cittadinanza; e racconteremo, soprattutto, della bellissima esperienza del lavorare insieme, giovani e adulti, consacrati e laici, tutti membri di quella meravigliosa realtà che è la Famiglia Salesiana. Sai don Bosco, non avremmo mai voluto separarci da te; ma l’iniziale tristezza del distacco si è subito trasformata in gioia, quella gioia che nasce dalla certezza che, come il sole, continuerai ad illuminare – anche da lontano – l’intera nostra città, la Famiglia Salesiana e ciascuno di noi. Racconteremo allora ai nostri nipoti che abbiamo incontrato ed accolto nella nostra vita un padre, un maestro ed un amico. Ciao papà, a presto! La comunità educativa pastorale


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ttesa, frenesia, gioia immensa ed euforia; ma c’è anche chi ti prega e ad occhi chiusi aspetta Te”! Credo che in questa frase dell’inno ufficiale regionale ci sia racchiusa tutta la varietà delle emozioni che ognuno di noi ha provato aspettando la visita del nostro amato Padre, Maestro ed Amico don Giovanni Bosco. Sin dal primo instante in cui abbiamo appreso la notizia dell’arrivo dell’urna con le reliquie del Santo nella nostra cittadina è stato un susseguirsi di emozioni, fatiche, attese, speranze e gioia ma soprattutto di festa e comunione; sì di Comunione, perché insieme a tutti i gruppi parrocchiali, specialmente quelli giovanili, il nostro Oratorio FMA si è visto coinvolto in questa grande festa di attesa unica ed irripetibile. E vai allora con messaggi, foto, inviti e quant’altro l’odierna tecnologia ha messo a disposizione anche per coinvolgere (su espressa richiesta) chi è nato e cresciuto nella nostra bella cittadina di Pietraperzia e avendone frequentato l’oratorio salesiano, ormai distante da esso per svariati motivi, conserva

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ancora intatto nel cuore il magico e intenso legame creato con Giovannino. Seppur la visita sia stata breve, credo di poter affermare dalle risonanze “del dopo” che è stata anche molto intensa; con l’avvicinarsi dei giorni si percepiva nell’aria “quel non so che” che ha visto l’attesa trasformarsi in gioia sconfinata sin dall’alba del 10 novembre 2013. L’urna è arrivata puntualissima alle 9.00 accompagnata da don Marcello e l’Ispettore don Gianni Mazzali e accolta a suon di festosa banda e al grido: “Si vede, si sente, don Bosco è qui presente” di tanti giovani animatori emozionati dell’incontro. Intenso, e con un clima di vero raccoglimento, il momento di preghiera nel cortile dell’istituto che ci ha preparati alla preghiera personale davanti all’urna e alla processione che si è snodata per le vie principali della città sostando in un clima di generale silenzio nella piazza del paese, in cui il Sindaco ha affidato la nostra amata Pietraperzia e tutti i giovani a don Bosco attraverso la materna protezione dell’Ausiliatrice.


68 Nella Chiesa Madre Santa Maria Maggiore il “culmine” con la celebrazione Eucaristica presieduta dall’Ispettore e da tutti i sacerdoti del paese, ministranti e cerimonieri con una folla di persone accorsa per l’occasione, anche dai vicini paesi. Il coro giovanile interparrocchiale, creato proprio in occasione della visita di don Bosco, ha animato con entusiasmo la celebrazione, mentre la folla sostava in preghiera dinanzi alla reliquia: quanti volti, quante preghiere, quanti occhi bagnati dalla commozione che porteremo sempre nel cuore! Alle 13.00 circa, salutata dalla folla festante e con l’allegra banda che intonava “Giù dai colli”, l’urna è tornata in Istituto in cui (con piacevole e atteso fuori programma) i giovani, le suore e la Famiglia Salesiana tutta ha goduto della presenza del suo amato Padre, cogliendo questa bella occasione anche per la classica foto ricordo con papà Giovanni (e chi se lo sarebbe lasciato scappare!). Sicuramente è stata un’esperienza che ha lasciato il segno e non solo per l’organizzazione e la partecipazione ma per il messaggio che ci ha donato questa occasione: ancora oggi, caro don Bosco, sei sceso in mezzo alle strade e ti sei scomodato per raggiungerci uno ad uno, dal più piccolo al più grande, dal più vicino al più lontano per dirci che Dio ci ama di quell’amore unico, tenero, paterno e personale che tu mostravi ai tuoi ragazzi e che vuoi che anche noi mostriamo oggi ai nostri attraverso il tuo esempio, la tua esperienza, il tuo carisma. E questo non possiamo farlo certamente da soli, ma insieme come Famiglia Salesiana, grande movimento che educa e anima all’interno della Chiesa: vera famiglia che ci rende figli di un unico Padre! Salvatore Barino


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ppena ho visto entrare l’urna nel cortile, ho capito che quello che stavo facendo era giusto, che quella era la mia strada. Sono stata felice. Mi sono convinta, ancora di più, che don Bosco è la scelta più giusta della mia vita”. Le parole di Simona Ristagno, 15 anni, dicono già tutto. L’arrivo dell’urna il 10 Novembre 2013 a Piazza Armerina, il secondo centro della provincia di Enna, città della Villa Romana del Casale, è stato un giorno da consegnare alla storia. Un giorno importante per le 4000 persone che hanno gremito come non mai la Cattedrale della città. Ancora di più, un giorno decisivo per la vita di un centinaio di giovani animatori salesiani innamorati di don Bosco. Una giornata indimenticabile vissuta fino all’ultimo momento. Quattro ore intense senza soluzione di continuità che rimarranno indelebili nel cuore dei “donboschiani” piazzesi. Intorno alle h 14:20 la prima tappa riservata dell’urna è nel carcere di contrada Cicciona, per incontrare i detenuti, accompagnata da don Giovanni Mazzali e Cinzia Vella. Un incontro intimo, sobrio, semplice: una preghiera

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comunitaria e la carezza all’urna di ognuno come saluto finale. Verso le 15:00 l’urna arriva presso l’Opera Salesiana “Auxilium House”. Un’opera fondata nel 1902 da Madre Maddalena Morano. Le Figlie di Maria Ausiliatrice sono rimaste per 99 anni,fino al 2001. Da allora il centro è stato affidato ad una coppia di Salesiani Cooperatori che insieme a tanti altri laici continua a diffondere il carisma di don Bosco. “Ricordo la folla e la gente impaziente nell’accogliere Colui che credette nei giovani e nei loro punti accessibili al bene. L’apertura delle porte del furgone può essere paragonata alla stessa apertura della mia mente e del mio cuore!” afferma commossa Noemi Paternicò, 17 anni. Dopo la sosta nella Chiesa San Giovanni Evangelista, l’urna fa il suo ingresso e resta per mezz’ora nel cortile dell’oratorio. Una mezz’ora che ha cambiato la vita di molti ragazzi. “Vederlo attorniato da tanti giovani, nella nostra città, nel nostro cortile, nella nostra casa ha acceso in me la voglia di conoscerlo sempre più e seguire il suo esempio di Padre, Maestro ed Amico per gli altri ma soprattuto per i bambini”– dice Rossella


70 Margherone, 15 anni - . “Avevo già incontrato don Bosco a Torino, a casa sua – scrive Rosa Linda Romano, 26 anni - ma questa volta è venuto Lui a casa mia. Questa volta le emozioni non le ha regalate solo a me, ma anche a tutti i ragazzi che erano con me. In pochi mi capivano quando dicevo “Don Bosco è vivo”. Adesso non è più così. Anche loro lo hanno toccato con le mani e con il cuore”. “Se devo essere sincera – dice Eleonora Chiaramonte, 16 anni – non pensavo di piangere. Non mi è mai capitato, ma quando ho visto l’urna le lacrime sono scese sole senza che io me ne rendessi conto, mi sono sentita membro di questa meravigliosa famiglia. La cosa che più mi ha reso felice è stata vederlo entrare nel nostro cortile come un Padre che viene a trovare i suoi figli dopo un lungo viaggio”. E ancora, “È stata una delle emozioni più forti della mia vita – dice Giulia Velardita, 15 anni - non mi era mai capitato di sentirmi così bene, così felice. Non avevo mai pianto di gioia. È Lui la mia guida”. “Appena me lo sono visto davanti gli ho detto: «Don Bo’ affido a te la mia vita» – dice Fabio Arancio, 21 anni - e da lì ho pianto più forte per l’ennesima volta. Ora mi sento come se avessi don Bosco con me ogni giorno”. Dopo la permanenza in oratorio, l’urna si avvia in processione per le vie della città per raggiungere la Cattedrale. Due volontari della Protezione Civile a cavallo aprono con solennità il corteo e dietro l’urna, decine di gruppi religiosi provenienti anche dai paesi limitrofi,

le confraternite gli scout, i Salesiani Cooperatori, le ExAllieve, l’Ispettrice Sr Anna Razionale seguita da decine di FMA, il sindaco, la banda musicale. Verso le 16.45 l’arrivo in Cattedrale. Ad aspettare il Santo dei giovani 4000 persone. “Non cade uno spillo per terra.” Don Marcello Mazzeo fatica a dirigere il traffico umano. Però ci riesce. Tutti hanno la possibilità di toccare l’urna, d’incrociare lo sguardo di don Bosco. “Non ci aspettavamo tutta questa gente! – dice Cinzia Vella responsabile dell’Opera Salesiana – Per noi laici che ormai da più di 12 anni abbiamo il compito di diffondere il carisma è un giorno indimenticabile. Emozioni indescrivibili. Ho sentito forte con gioia e commozione la Sua presenza e benedizione. Uno stato di grazia ci accompagna. Siamo felici.” Durante la Celebrazione Eucaristica, presieduta dal nostro ispettore salesiano, don Gianni Mazzali con a fianco una schiera di concelebranti, sacerdoti salesiani e non, in otto fanno la promessa di seguire per sempre don Bosco: Antonino Sella, Filippo Marino, Luigi Lattuca, Marco Incalcaterra, Massimo Parlascino, Pierangela Zuccarello, Rosa Linda Romano e Stefania Libro diventano Salesiani Cooperatori. Finisce la S.Messa. “Don Bosco sei qui e stai chiamando me…” dice il canto finale. Ma è arrivata l’ora di partire. Sono le 18,30, don Bosco “lascia” Piazza Armerina. O meglio: l’urna lascia Piazza Armerina, don Bosco rimane per sempre. Animatori dell’Oratorio


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iorno 30 Aprile alle 18 presso l’oratorio Collegio di Maria Ausiliatrice si è svolto il primo incontro di preparazione alla venuta dell’urna con le reliquie di don Bosco insieme a don Marcello nella nostra casa. È il primo incontro che facciamo …ci siamo tutti o quasi. Molti sono i dubbi e le domande che sottoponiamo a don Marcello, soprattutto: perché deve stare solo 2 ore? Dopo qualche sguardo nasce spontanea una richiesta: perché non può restare tutta la notte? Un attimo di sorpresa… tutte le difficoltà sono superate, riusciamo ad accogliere tutti…e la risposta è positiva: don Bosco arriverà alle 19 di domenica 10 novembre e andrà via alle 7.00 di lunedì 11. La gioia esplode nei nostri cuori… immediatamente i giovani lo comunicano ai loro amici e gli occhi brillano….è l’inizio di una splendida avventura che continua ancora! Da quel giorno tutte le attività oratoriane sono concentrate su questo avvenimento e ci mettiamo subito al lavoro… ogni occasione è buona per preparare la venuta. Per prima cosa informiamo il vescovo; è una festa per tutta la diocesi, allora chiediamogli

di essere presente. Un gruppo comincia a contattare le scuole in fretta prima che si concluda l’anno.. in modo che siano pronti appena la scuola si riapre. Durante il grest le scuse sono tante per ricordare che a novembre ci saranno le reliquie…sì qui anche da noi. Una breve pausa ad agosto e a settembre si riparte… qualcosa non si è potuta realizzare, pazienza..non è la nostra festa: è la sua! L’MGS organizza uno stand per la “sagra del pesco”; tutti i genitori degli animatori impegnati a preparare dolci e dolcetti per pubblicizzare e far sapere a tutti che don Bosco a Novembre è qui! Questa è l’ennesima occasione per gridare al mondo che don Bosco a Leonforte vive nei suoi figli anche se non ci sono i religiosi consacrati! In questo periodo don Marcello ci invia almeno una e-mail al giorno… e se non rispondi continua! - I gadget: quanti ne prenotiamo, quali; - come ospitiamo gli autisti, dove, cosa mangeranno… la scheda di regia locale ormai la sogniamo anche la notte!!! Dobbiamo richiedere le autorizzazioni: andiamo dai carabinieri, dalla polizia, dai vigili


72 urbani, dal sindaco… tutti disponibili e presenti all’avvenimento. Tra di noi qualche incomprensione nell’organizzazione c’è, ma anche quella fa parte della grandezza dell’evento che stiamo per vivere… eppure il primo segno della presenza di don Bosco accade già nell’attesa: le realtà presenti in oratorio collaborano, siamo tutti insieme perché uno è il nostro padre e sta venendo a trovarci. A metà ottobre gli incontri si susseguono: le ex allieve si occuperanno della cena e di abbellire il corso Umberto con le bandiere, sono centinaia nei balconi; i cooperatori si occupano della mostra sulla vita di don Bosco, la presentano alle scuole e l’mgs collabora, la istalliamo anche nei locali della pro-loco, la curiosità deve essere suscitata in tutti i leonfortesi. I bambini delle elementari vengono invitati a vedere il film di don Bosco al cinema e per i più grandi si proietta in chiesa Madre… in due tempi e due giorni diversi. Uno dei nostri cooperatori con i suoi alunni ha organizzato un percorso di conoscenza del santo durato 2 mesi. I gruppi giovanili organizzano i “ti aspetto a casa mia” pomeriggi di gioco per i ragazzi delle scuole medie e delle elementari. Gli animatori dell’mgs preparano gli striscioni da appendere lungo il corso. I giovani contattano i cori delle diverse parrocchie perché quella sera la messa sia animata da tutti: insieme. Anche sui social network l’attesa è palpitante. Animatori e oratoriani provano i passi dell’inno, la febbre sale: si avvicina il 3 novembre. Gli animatori che sono a Catania la sera del 2 novembre inviano immagini che provocano brividi di piacevole attesa..domani lo vedremo. Il 3 mattina sul pullman è un vibrare di allegria gioiosa, si canta si ride… si attende. Il Palacatania fa effetto così colmo di persone; l’arrivo del Rettor Maggiore infiamma tutti, il carisma di quest’uomo riesce a scaldare anche gli animi più distanti. E durante un musical accattivante..eccolo! non poche lacrime vengono versate al suo apparire, sono lacrime di gioia e di emozione. La S. Messa è intensissima; siamo seduti a terra eppure il silenzio e l’attenzione permangono nonostante la scomodità.. e un’immagine ci accompagnerà a lungo: don Pascual che si appoggia,

si affida al suo papà e gli parla di noi in modo intimo e profondo e vero. Al ritorno l’organizzazione è ancora più frenetica… non perché siamo in ritardo, ma perché vogliamo averlo subito tra di noi. Il nostro entusiasmo contagia tutti: i ragazzi delle scuole preparano i cartelloni che riempiranno il cortile della chiesa Madre, le scuole dell’infanzia preparano striscioni… tutti fremono. Eccoci già al 10 mattino: prepariamo il furgone, montiamo le casse e gli amplificatori, i manifesti e i palloncini… alle tre i vigili urbani hanno già transennato lo spazio previsto per l’accoglienza dell’urna.. alle quattro arriva il primo camioncino… i ragazzini corrono, ma è un falso allarme è vuoto. Ci spostiamo in 8 in una Marbella e alle sei siamo tutti al Piazzale Loi, casse montate, musica a palla, la gente arriva alla spicciolata. Arrivano anche i salesiani paesani: don Gianni, don Franco, sr. Luisa e sr. Ipsale. Alle 18.30 cominciano le esibizioni dei ragazzi delle scuole e le telefonate con don Marcello si susseguono: dove siete, siete partiti, che fate? Abbiamo un ritardo di un quarto d’ora, risponde. Mannaggia! Ma gli animatori non si abbattono, l’animazione prevista lungo il corso ha inizio: si balla, si canta, si gonfiano palloncini… è una festa. All’improvviso una notizia: è alle porte del paese. La strada è stracolma ma all’unisono si forma una catena per lasciare spazio al camioncino. La volante della polizia lo scorta: eccolo! Un momento di attonito silenzio e poi le urla si susseguono, mentre tutti i confrati presenti si prodigano per aiutare a scendere l’urna: SI VEDE SI SENTE DON BOSCO È QUI PRESENTE! Un breve saluto di accoglienza del sindaco, dell’arciprete e gli animatori fanno pregare… le tre Ave Marie. I ragazzi hanno qualche difficoltà a mantenersi uniti; la gente vorrebbe toccarlo, stargli accanto. Incomincia la passeggiata, ci riusciamo; una catena si snoda, lungo il corso Umberto, la poca gente che non sa che succede guarda sgomenta questa massa di gente che passa, prega e canta con allegria. Alla passeggiata partecipano anche le autorità cittadine: il sindaco, il comandante dei carabinieri, i “superiori” delle confraternite, i parroci: p. Nino, p. Domenico… La passeggiata è un susseguirsi di indicazioni da parte di don Marcello, un sereno dialogo con l’ispettore e l’ispettrice; sono presenti per


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dire a tutti che anche in assenza dei religiosi, la casa di Leonforte non è lasciata sola. Dinanzi al comune il sindaco affida a don Bosco tutti i giovani leonfortesi, raccontandogli le difficoltà paesane e consegnandogli l’incarico di pensarci anche un po’ lui da lassù. Noi diamo al sindaco la nostra maglietta e lui durante la messa la indossa. Puntuali arriviamo in Matrice, siamo tanti tantissimi… e la chiesa la troviamo già stracolma! Il vescovo ne è piacevolmente sorpreso. Alle 20.45 inizia una concelebrazione magnifica: ci sono sacerdoti di diversi paesi della diocesi: p. Minuto, p. Zito, p. la Giusa (o scardilli), ….. diversi sono gli imprevisti che capitano (qualche malore, gli autisti che decidono di andare a cenare altrove), ma niente capace di rovinare la nostra gioia. Finita la messa ognuno degli organizzatori ha un compito: gli animatori gestiscono il flusso dei fedeli che si avvicinano all’urna, i giovani adulti gestiscono la mostra su don Bosco, gli adulti si occupano degli ospiti, del consiglio ispettoriale fma e dell’ispettore sdb. Alle 23.00 (puntuali come ci ha raccomandato don Marcello) spostiamo l’urna dalla Matrice all’oratorio… un altro bagno di folla. La nostra chiesetta, nonostante l’orario, è piena piena. E la veglia di preghiera è un piccolo momento di intensa spiritualità. E poi comincia la lunga notte con don Bosco e l’Eucarestia. La notte trascorre tra preghiere, canti e gioiosa allegria. Dopo la

celebrazione delle lodi alle 5.30, approfittando della presenza dell’ispettore e della reliquia di don Bosco abbiamo formalizzato la “convenzione“ con l’ispettoria Salesiana Sicula S. Paolo. Alle 6.30 abbiamo sistemato l’urna che è partita per Catania. Il distacco è stato un po’ duro, è passato tutto così in fretta; un caffè, il primo turno di lavoro e poi tutti a casa a dormire… o almeno a provarci. L’urna è passata, ha già lasciato la Sicilia, ma nei nostri cuori è rimasta tutta la sua forza e la sua emozione. Abbiamo già messo in atto diversi progetti per mantenere vivo questo evento. In collegamento con l’oratorio di Piazza Armerina, metteremo in scena il musical di don Bosco che loro hanno preparato; si è deciso di riproporre ai ragazzini i pomeriggi del ”ti aspetto a casa mia” in diversi momenti dell’anno cominciando dall’Immacolata per sottolineare la valenza del cerchio mariano; si sono organizzate tre serate di animazione lungo il corso Umberto per animare il periodo natalizio,che in questo momento di crisi rischia di non essere sentito come festa; abbiamo organizzato dei momenti di preghiera dei giovani dell’oratorio e di tutta la FS in occasione del Natale; tutti insieme abbiamo già organizzato la novena di don Bosco… e ci auguriamo che la sua presenza sia sempre viva e palpitante nei nostri cuori, nelle nostre vite e nella nostra casa, così come la sentiamo adesso! Anna Bonelli


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11 Novembre alle 7.30 mentre la città di Catania si sveglia come fosse un normale lunedì mattina, un gruppo di giovani volontari provenienti dalle case salesiane della città si riunisce in Cattedrale per prepararsi ad accogliere don Bosco, padre maestro ed amico e tutti coloro che sarebbero venuti ad incontrarlo durante la mattinata. Mentre i giovani montano i pannelli della mostra che sarà meta di tante visite, le prime persone si avvicinano e prendono posto dentro la Cattedrale in silenziosa attesa. Alle 8.00 il camioncino che porta l’urna fa il suo ingresso in Piazza Duomo; giovani e meno giovani si riversano davanti alla Chiesa; il furgone si ferma con il retro rivolto alla facciata della cattedrale. Quando la saracinesca si alza mostrando l’urna di don Bosco, di quel padre così spesso evocato ma mai conosciuto, i visi si rigano di lacrime; alcuni ricordano i giorni trascorsi in una casa salesiana da bambini, altri pensano alla propria missione quotidiana, alla propria scelta. Lo staff porta don Bosco dentro la Cattedrale fino al suo posto, ai piedi dell’altare dove sosta fino alle 13.00 senza rimanere mai da solo.


75 Alle 8.30, nonostante il clima inclemente, cominciano ad arrivare gruppi di studenti di ogni età e provenienza; dalla prima elementare all’ultimo anno di liceo, dalle scuole cattoliche a quelle statali, dai licei ai professionali; don Bosco incontra tutti. Gli studenti, circa 3000 provenienti da 18 scuole, vengono divisi in piccoli gruppi e accompagnati da giovani guide a visitare la mostra che racconta i tratti salienti della vita del Santo. Alla fine del percorso ogni gruppo può sostare per poco tempo, concesso alla folla davanti all’urna e confidare ed affidare a don Bosco i propri sogni e le proprie preoccupazioni. Durante la mattinata si accostano all’urna anche parecchi ex allievi che approfittano di una pausa dal lavoro o tra le lezioni universitarie; anche numerosi turisti incuriositi dalla folla; è bello scoprire come molti di loro nei propri paesi di provenienza avessero già sentito parlare di don Bosco o venissero, addirittura, da una delle tante case salesiane del mondo. Alle 13.00 dopo che ciascuno degli intervenuti ha avuto il suo momento con don Bosco, l’urna si sposta all’Istituto delle FMA di via Caronda; anche in questa sede non manca una grande accoglienza. Gli alunni della scuola, gli insegnanti, tutti coloro che gravitano attorno all’istituto si riuniscono per dare il benvenuto al Santo. Ma la giornata di don Bosco a Catania non è ancora terminata, alle 15.00 la città accoglie l’urna di fronte la villa Bellini, nella centralissima via Etnea; si raccolgono numerosi gruppi in rappresentanza di oratori, parrocchie, associazioni cattoliche tra cui quelle agatine. Ciascun gruppo con il proprio stendardo o altro segno di riconoscimento si dispone per la processione e la folla in preghiera accompagna don Bosco fino a Piazza Università. L’urna fa il suo ingresso accompagnata dalla banda “Don Bosco” di Canalicchio; la piazza è in festa; si susseguono diversi spettacoli di benvenuto, alcuni giovani sul palco cantano e ballano, gli sbandieratori di Camporotondo Etneo si esibiscono e nel frattempo chi lo desidera si avvicina all’urna. I giovani provenienti dalle 8 case salesiane della città hanno allestito un variopinto lunapark per far giocare tutti i ragazzi, di varie età, che affollano la piazza. Dalle 16.00 alle 17.00 la piazza


76 si trasforma in un cortile, bambini e ragazzi formano lunghe file e si preparano a giocare guidati dai giovani animatori che gestiscono gli stand. Alle 17.00 intervengono le autorità: il sindaco, il prefetto, il commendatore Maina, il parroco della cattedrale, delegato arcivescovile, mons. Scionti e il comandante regionale della stazione dei carabinieri, danno il saluto a nome della Città di Catania, qualcuno indugia in ricordi del proprio passato legati a don Bosco, altri guardano al futuro auspicando che l’opera del Santo dei giovani continui. Al termine dei saluti l’urna si rimette in marcia sino alla Cattedrale dove viene accolta dai tanti fedeli venuti per la Santa Messa, all’ingresso in chiesa sono tante le persone che si asciugano una lacrima. La celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Catania mons. Gristina, è molto partecipata. Sono presenti alunni delle scuole, bambini e ragazzi provenienti dagli oratori, numerosi esponenti dei diversi rami della Famiglia Salesiana e cittadini, le cui vite, a vario titolo, sono state toccate, a volte anche cambiate, dalla figura di don Bosco. Alle 19.30 l’urna lascia la Cattedrale, mentre la gente sfiora la teca per salutare don Bosco. Da Piazza Duomo parte la processione lungo il centro storico, seguita dalla folla. Sono in tanti coloro che nonostante il freddo, insolito per la stagione, seguono il Santo nel suo giro per la città. L’urna imbocca la via Vittorio Emanuele salendo verso piazza San Francesco d’Assisi; giunti all’angolo con via Teatro Greco cominciano i festeggiamenti a cura del San Filippo Neri Vecchio. Arrivata davanti all’ingresso della casa salesiana, l’urna si ferma e i giovani dell’oratorio recitano davanti alla folla l’episodio della fondazione del primo oratorio di don Bosco; l’ispettore don Gianni Mazzali dà il suo saluto, poi una bimba si fa interprete delle richieste che la casa e la gente del quartiere vuol fare a quel Santo che tanto hanno pregato e che oggi è venuto a trovarli. Il momento si conclude con i fuochi che illuminano il cielo, ormai buio, e la scopertura di una targa che è stata fatta per l’occasione e che ricorderà nei tempi a venire che don Bosco l’11 Novembre del 2013 è stato qui.


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La processione prosegue; è già tardi, ma la folla non diminuisce, l’urna attraversa le zone più veraci della nostra città fino ad arrivare all’oratorio della Salette. Appena giunti nella piazza davanti all’oratorio, l’urna e tutti coloro che la seguono vengono accolti da un gruppo di giovani che cantano e ballano animando la piazza da un palco montato per l’occasione. La tante persone del quartiere che affollano la piazza e il cortile dell’oratorio si stringono attorno all’urna, ognuno dà il proprio saluto a don Bosco; poi comincia lo spettacolo. I giovani si esibiscono in un musical sul Santo, coinvolgono la folla; in oratorio poi ciascuno può assaggiare i cibi tipici catanesi, preparati sul momento; viene distribuito il tradizionale panino con la mortadella in ricordo di quello che don Bosco donava ai propri giovani. Alle 21.30 comincia la veglia; la folla prima festante, si raccoglie in preghiera davanti all’urna. Così si conclude la lunga visita di don Bosco nella nostra città di Catania, tra lacrime, sorrisi, ricordi e speranze. Tutti coloro che hanno avuto la possibilità di partecipare ad uno dei momenti previsti dall’articolato programma di questo incredibile lunedì, ricorderanno con piacere e tenerezza il Santo dei giovani che è venuto a Catania ad incontrare

ognuno e ciascuno per ricordare che c’è ancora tanto in cui credere, tanto da realizzare, tanto da sognare. Dony Sapienza


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L’urna reliquiaria nella cappella dell’istituto “Spirito Santo”

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l passaggio dell’urna in varie parti del mondo è un’iniziativa voluta dal IX successore di don Bosco, don Pasquale Chavez che, nella ricorrenza del bicentenario della nascita del santo (1815-2015), ha voluto che l’urna contenente la reliquia del braccio destro, quel braccio che benediceva tutti, benedicesse ancora oggi i popoli del mondo. E infatti l’urna dal 2009 ha già percorso 102 stati soffermandosi, anche se per poche ore, in tanti luoghi dove è presente la missione e la spiritualità salesiana. Il 12 novembre scorso è stata la volta di Acireale. Un’aria di fervida devozione si è sprigionata nella città e un movimento generale di fedeli non solo della Famiglia Salesiana, ma di simpatizzanti e devoti del Santo si è incessantemente avviato, lungo la mattinata, nella cappella dell’istituto Spirito Santo per affidarsi alla sua protezione. Numerosi ragazzi, provenienti dalle varie scuole della città, hanno

voluto onorare il loro protettore e, accompagnati dai loro docenti, hanno visitato in un primo momento la mostra che illustrava la vita e la missione di don Bosco a favore della gioventù, poi con dignitoso comportamento e profonda devozione hanno sostato davanti all’urna unendosi alla preghiera corale e ai fervorosi canti che si elevavano in suo onore. Una gioia incontenibile si leggeva nel volto di tutti, mentre aleggiava nell’aria un clima di festa che faceva percepire in don Bosco una carismatica presenza. Alle ore 13.00, quando l’urna ha lasciato l’istituto per dirigersi a Randazzo, uno stuolo di giovani davanti alla porta della chiesa è esploso in un incessante applauso per salutare il santo. Alle ore 20.00 don Bosco è ritornato ancora una volta ad Acireale. Ad accoglierlo in piazza Duomo era una moltitudine di fedeli e di giovani in festa che con musiche e canti gli hanno reso un grande onore. Il merito dell’eccezionale organizzazione va non solo alla Famiglia Salesiana, ma soprattutto agli organizzatori, alle autorità della


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diocesi e del Comune che generosamente hanno collaborato, esprimendo così la loro concreta devozione a don Bosco. Il Passaggio dell’urna del Santo, grande educatore dei giovani, che ha risvegliato nei cuori tanto fervore, susciti una rinnovata passione educativa per il rilancio di un umanesimo cristiano nella nostra società e soprattutto alimenti in tutti i cuori la fede in Dio, che dà pieno significato alla nostra esistenza, aiutandoci a realizzare ogni progetto di bene, sulle orme di don Bosco. Sr. Carmelina Coniglione


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n tripudio di folla martedì 12 novembre 2013 ha accolto con commovente fervore le reliquie di san Giovanni Bosco, nel posto dove 134 anni fa il nostro padre e maestro inviò un gruppo di giovani salesiani dando così inizio alla presenza salesiana in Sicilia. L’urna è giunta nella basilica di Santa Maria. Ad accoglierla c’erano le autorità, il clero, i religiosi, il Sindaco Michele Mangione, gli exallievi, il direttivo della PGS “Don Guidazio”, i volontari dell’oratorio, il corpo docente e gli studenti del San Basilio e tanti ragazzi di ogni età. La cerimonia è stata aperta dal saluto dell’arciprete Vincenzo Calà. Dopo un breve momento di preghiera è intervenuto il Sindaco, che ha ripercorso puntualmente la storia dei salesiani a Randazzo fin dalle origini; in particolare ha ricordato la figura del primo direttore del “San Basilio”, don Pietro Guidazio e quella dei suoi compagni partiti da Torino per un lungo ed imprevedibile viaggio. Sono stati pure richiamati alla memoria i salesiani il cui ricordo è ancora vivo nella memoria popolare, in particolare l’A-B-C (don Amistani, don Barbero e don Cavina).


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A seguire, dopo una breve processione, l’urna è arrivata all’oratorio salesiano parato a festa per lo storico avvenimento. Qui ha preso la parola l’ispettore don Gianni Mazzali, che ha rivolto un giusto ed accorato appello ai laici e alla famiglie, invitandole a continuare ad alimentare il carisma salesiano. “Il mutare della società – ha dichiarato don Mazzali – presenta nuovi orizzonti e nuove sfide sempre più impegnative cui si aggiunge il bisogno di nuove vocazioni, pertanto per il futuro, specie nelle attività oratoriane, ci sarà sempre più spazio per l’apostolato laicale forte della spiritualità di don Bosco”. Commovente la presenza degli exallievi più anziani, in particolare il professore Pippo Santangelo e il signor Guido Pallante. Entrambi serbano ricordi antichi, ma ancora vivi nel profondo del loro cuore. Pallante con la poca voce ormai rimastagli ha espresso con tutto il suo essere un indirizzo di affetto e di riconoscimento a don Bosco e ai salesiani gridando ripetutamente “Evviva don Bosco”. Dopo la benedizione e il giubilo della folla che ha salutato con ardore le reliquie, l’urna è stata ricaricata nel furgoncino speciale della peregrinazione e si è incamminata alla volta di Calatabiano. Oratorio Salesiano


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L’urna di don Bosco a Calatabiano accolta dal caldo abbraccio della folla

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agno di folla, a Calatabiano, per don Bosco. La cittadina jonico-etnea, da sempre intrisa del carisma salesiano, grazie anche alla presenza sul territorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha accolto con grande entusiasmo le reliquie del Santo dei giovani, che nel corso del suo peregrinaggio mondiale, in preparazione del bicentenario della nascita, che si celebrerà nel 2015, ha già percorso i cinque continenti, attraversando ben 130 paesi. Ad attendere il simulacro reliquiario di San Giovanni Bosco, oltre ai numerosi fedeli provenienti anche dai paesi limitrofi, c’erano proprio tutti: le suore dell’istituto ‘Sacro Cuore’, retto da suor Maria Salerno, il parroco Sebastiano Leotta, l’Amministrazione comunale, con in testa il sindaco Giuseppe Intelisano, il primo cittadino di Giardini Naxos Nello Lo Turco e tutte le associazioni e i gruppi parrocchiali che hanno sfilato con i loro gonfaloni lungo una via Umberto vestita

a festa, fino alla cappella della Madonna di Valverde, punto d’incontro e d’arrivo dell’urna, preceduti dal corpo bandistico ‘V.Bellini’, diretto dal maestro Salvo Mangano. E ancora: i giovanissimi della catechesi e del comprensivo ‘G. Macherione’, guidati dai docenti e dal preside Salvatore Puglisi, le autorità civili e militari, una rappresentanza delle FMA di Alì Terme e Nunziata e le Ex allieve di Mascali. Neanche un improvviso acquazzone, che ha un po’ scombinato il programma della serata, ha intaccato l’entusiasmo di una comunità letteralmente impazzita


83 di gioia, riunita nel ricordo sempre vivo del Santo del popolo e dell’aggregazione, padre, maestro ed amico della gioventù. Dopo l’abbraccio dei fedeli a don Bosco e la solenne celebrazione, in una gremita chiesa Maria Ss. Annunziata, presieduta da don Marcello Mazzeo, delegato ispettoriale della Pastorale Giovanile e coordinatore della peregrinazione dell’urna, da padre Leotta e da numerosi sacerdoti, il corteo si è diretto davanti all’istituto ‘Sacro Cuore’, dove è stata inaugurata una targa commemorativa in ricordo del centenario delle FMA a Calatabiano, alla presenza dell’ispettrice suor Anna Razionale. Infine, il saluto commosso a don Bosco, che ha ripreso il suo cammino per le città della Sicilia. Salvo Trovato


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on Bosco sei qui e stai chiamando me, don Bosco sei qui ed hai fiducia in me”: parole queste tratte dall’inno “Don Bosco è qui!”, scritto per l’evento straordinario della venuta dell’urna di don Bosco in terra di Sicilia (1-20 novembre 2013). Parole che abbiamo sentito e pure canticchiato dopo aver ascoltato ripetutamente (quasi all’infinito!) questo canto per prepararci “dentro e fuori” ad accogliere don Bosco; parole che io personalmente ho fatto mie fin quando nel ritrovarmi proprio accanto a lui, ho sentito forte in cuore come se fosse lui stesso a sussurrarmi: “Sono qui e sto chiamando te, sono qui ed ho fiducia in te”!!! Ed è stato quel suo sorriso a parlare, quel suo sguardo fiducioso e determinato di sempre! E a quel punto non ho potuto che provare un’indescrivibile felicità! È proprio vero che Dio sa come, quando e attraverso chi parlare al cuore di ognuno! E la venuta “in terra nostra” di don Bosco e il mio incontro personale con lui, che ho avuto la fortuna di fare, non solo a Caltagirone, ma anche ben due volte a Catania, l’ho colto proprio come un dono dall’Alto, uno di quei tanti “segnali”

mandati per lasciare “il segno”(scusate il bisticcio di parole!), per parlare al cuore, in modo forte e chiaro!!! E se il cuore è aperto e pronto all’ascolto, il messaggio arriva davvero forte e chiaro, credetemi! È stato come se stavolta sia stato don Bosco a voler venire a cercare me, per dirmi qualcosa d’importante! Solo pochi mesi fa, infatti, sono andata io a trovarlo “a casa sua” a Torino, in occasione del confronto nazionale con il Movimento Giovanile Salesiano(10-16 agosto 2013). Ho “parlato” con lui nella Basilica di Maria Ausiliatrice e, andando via, gli ho detto un “Arrivederci!”, pensando magari a quando sarei potuta tornare a trovarlo; senza pensare che, dopo poco tempo, avrebbe ricambiato la visita venendo lui stesso a trovare me, a “casa mia”! Un avvenimento decisamente straordinario, emozionante, commovente, sensazionale e… chi più ne ha, più ne metta!!! Qualcuno si potrà chiedere chi sia e cosa mi spinga a condividere quanto e come ho vissuto la presenza di don Bosco nella terra calatina, quando tra l’altro calatina non


85 sono! E allora è d’obbligo una mia piccola presentazione! Sono Melania, ho 27 anni, vengo da un paesino della provincia di Messina e dalla fine del mese di Settembre mi trovo nella comunità delle FMA di Caltagirone per un Periodo di Verifica e Orientamento (PVO, per usare le nuove terminologie e le sigle tanto care ai/ alle salesiani/ne, “Aspirantato” per le “vecchie generazioni”!). In breve: per anni e anni ho sentito forte in cuore una voce chiamarmi e adesso, dopo varie “peripezie”, sono qui a verificare, attraverso un’esperienza di vita comunitaria, se davvero il Signore mi stia chiamando a diventare Figlia di Maria Ausiliatrice e ad orientarmi in tale direzione! Ciò che mi spinge a condividere cosa ha per me rappresentato e lasciato dentro la venuta di don Bosco è il desiderio di dare testimonianza della bontà e tenerezza di Dio Padre ed il volergli dimostrare la mia gratitudine e riconoscenza per i doni del suo immenso Amore... “trasmettendo, come direbbe S. Paolo, quanto a mia volta ho ricevuto”! Perché aldilà, del “grande e sensazionale evento” qual è stata e continua ad essere la “peregrinazione dell’urna con le reliquie di don Bosco” in tutto il mondo in vista del bicentenario della sua nascita che si festeggerà nel 2015, per me la sua venuta qui ha rappresentato, come già accennavo sopra, un grande dono, un grande segno da parte di Dio! È stato come se attraverso don Bosco, Dio Padre, in questo preciso istante della mia vita, mi avesse voluto parlare in modo del tutto unico, chiaro, diretto come solo Lui sa e può fare! È infatti nel volto sereno, sorridente, pacato di don Bosco che ho visto, stavolta più che mai, il volto del Padre… che ho assaporato la sua dolcezza e tenerezza! D’altronde i santi, come qualcuno ha scritto, non solo parlano di Dio(e lui ha tanto parlato di Dio ai suoi ragazzi!), ma lo rivelano nella sua identità più profonda: l’Amore! Questo per dire che la presenza di don Bosco altro non è stato che rivelazione profonda e chiara dell’Amore di Dio! È superfluo dire l’emozione forte, la gioia immensa, provata quel giorno e che tutt’oggi provo nel rievocare quei momenti e nel pensare a quell’incontro del tutto “fuori dal comune”!

Mi sento davvero fortunata,“graziata” per aver vissuto e sperimentato tutto ciò…ancor di più, mi sento infinitamente “amata” e non mi resta che “gioire grandemente come gioisce la Figlia di Sion”: Maria! Con il cuore colmo di gratitudine, elevo con l’Ausiliatrice il mio Magnificat al Signore per le meraviglie che nella mia vita ha compiuto e continua a compiere pregando perchè ogni giovane come me possa aprire il cuore, essere attento alla voce e ai “segni” dello Spirito e, in una profonda ed intima unione con Gesù, collaborare alla realizzazione del progetto d’Amore che Dio ha su ciascuno e attraverso il quale vuol renderci, come direbbe don Bosco, “Felici nel tempo e nell’eternità”!!! Maria Melania Di Bella


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Ma è proprio lui: è don Bosco!

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mattina e l’aria profuma di festa. Palagonia è piena di manifesti e bandierine che annunciano l’arrivo di don Bosco. Sì! Don Bosco e non S. Giovanni Bosco, perché a Palagonia don Bosco è l’unico santo a cui ci si rivolge come ad una semplice persona conosciuta e stimata, senza nessun altro attributo, neanche quello di santo. Il sole, alto e abbagliante nonostante le avverse previsioni meteo delle ore appena precedenti, fa capolino sui volti della gente come un quadro impressionista di Monet. Tutti aspettiamo Lui, non la sua urna, non una Sua inerte rappresentazione, ma Lui: vivo nel cuore e nel ricordo di ciascuno, di qualsiasi età, estrazione sociale, genere. Alle 10:30 la piazza e il corso Vittorio Emanuele sono stracolmi di bambini, giovani e adulti che insieme cantano e pregano in attesa dell’urna. Quello che mi colpisce ancora una volta è il senso diffuso di gioia e festa ed ancora i mille colori che svolazzano in aria grazie alle numerose bandierine che i ragazzi dell’oratorio e i volontari del Comune hanno

collocato in ogni dove. E sopraggiunge in me una profonda riflessione: a Palagonia, in realtà, per un motivo o per un altro, siamo tutti ex allievi salesiani. Da quando le Figlie di Maria Ausiliatrice sono giunte in paese, ormai più di cento anni fa, hanno curato la formazione di intere generazioni, a scuola e in oratorio, con la preghiera e con il gioco, riuscendo ad interagire con l’intera comunità cittadina. Dunque, non esiste casa palagonese che non conosca a fondo don Bosco e che non lo ami. Ma sono le 10:50 e, per fortuna, con 10 minuti di anticipo, ecco arrivare il furgoncino scortato dai vigili urbani. Si aprono le porte e l’intero corso è pervaso da applausi e fazzoletti svolazzanti di giovani e adulti che gridano: “W don Bosco!” e anche lo slogan della giornata : “SI VEDE, SI SENTE, DON BOSCO È QUI PRESENTE !!!”“Eccolo!”… gli occhi luccicano, il cuore batte forte, è Lui… è Lui… tutti Lo riconoscono, con gli occhi, ma soprattutto con il cuore. C’è chi sorride, c’è poi tanta gente che non ha vergogna di commuoversi e piangere, come si farebbe per il ritorno di una persona


87 amata, di un Padre, di un modello, di un amico e confidente che è stato coinvolto nella tua vita fin da piccolo. Lui ci conosce. Forse nel suo sogno aveva visto anche noi ragazzi di Palagonia. Sì! Proprio i nostri volti. Ma anche noi conosciamo lui; fa parte della vita di molti di noi, fa parte di ogni famiglia di Palagonia. Ed è così che, il suono festoso della banda annuncia l’arrivo e quando l’urna, posizionandosi obliquamente, comincia a scendere in strada rendendo visibile il corpo del santo, una bambina esclama: “Ma è proprio lui: è don Bosco!”. Portato in festa fino alla piazza principale, il cuore della città, ma anche l’unico luogo capace di contenere circa 2500 persone. È scortato dalle Confraternite cittadine e dai loro colorati stendardi. L’urna fa l’ingresso in piazza ed è festa grande! Don Bosco è a Palagonia! E penso: “Chissà cosa avrebbe provato mia nonna, mio zio, mia zia, coloro che ci hanno lasciato e che non possono vivere questa grande emozione di avere don Bosco qui, proprio qui”. Don Piero Sortino, parroco della Madonna di Trapani guida il momento di preghiera ed esprime il suo amore al Santo dei giovani. Anche il Sindaco manifesta il suo apprezzamento per l’opera educativa voluta da don Bosco attuale nell’oggi. L’ispettore - don Gianni Mazzali - ci bene-

dice e con l’urna facciamo l’ingresso nella chiesa di Maria Ausiliatrice, dove ognuno, singolarmente, a tu per tu, ha potuto venerare e parlare con lui, con don Bosco. Chissà cosa gli hanno detto i ragazzi. Chissà cosa gli hanno riferito le mamme e i papà. Chissà cosa gli hanno detto coloro che si sentono soli, oppressi, abbandonati, senza lavoro, senza speranza. Ma tutto ciò non è possibile saperlo. Lo sa ognuno di noi. Ma lo sa, di certo, don Bosco. Sono le tredici... Non vogliamo che l’urna esca dalla chiesa, ma sappiamo che altri come noi l’attendono altrove. Lo accompagnamo però in festa, come voleva lui, con canti e musica, perché “la musica è l’anima” di ogni attività salesiana. L’urna è obliqua in risalita sul furgone quando, uno per uno, gli stendardi delle Confraternite rendono omaggio abbassandosi per tre volte verso le reliquie. Intorno c’è un assordante silenzio. Molta gente piange. Una lacrima scappa anche all’Ispettore che mai aveva visto un tale gesto di venerazione. Don Bosco è salito sul furgoncino e le porte si sono chiuse, ma si sono aperti i nostri cuori, nella certezza che don Bosco è stato qui, è stato a casa mia, ma, come dice il Vangelo, sarà sempre con noi fino alla fine dei nostri giorni e ricambierà i nostri saluti aspettandoci, con Maria, alle porte del paradiso. Amen. Amen. Gianluca Millesoli e Letizia Botto


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robabilmente, neanche lui avrebbe pensato mai di venire a visitare quella piccola cittadina siciliana, dove nel lontano 1888, in comunione con Maria Domenica Mazzarello inviò nella lontana Sicilia un piccolo drappello di suore che formò la prima comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Invece tutto ciò è avvenuto esattamente alle 15.00 del 13 Novembre 2013, una data che difficilmente si dimenticherà. Una data che non solo per la famiglia salesiana di Bronte, ma per tutta la comunità ecclesiale e civile del paese rimarrà impressa nei propri cuori: l’urna di don Bosco è arrivata anche qui. Già dalle strofe dell’inno, ideato per la peregrinazione dell’urna, l’animo di ognuno di noi si riempie di: GIOIA, FRENESIA, IMMESA EUFORIA!!! All’interno di ognuno di noi ma soprattutto all’interno di ogni bambino del nostro oratorio si nota quella voglia di vedere, di affidarsi, di specchiarsi verso il suo corpo (seppure reliquiario) per ricevere una piccola parola all’orecchio, come aveva sempre fatto, una parola che può aiutarci ad andare avanti in

questo periodo particolarmente difficile che stiamo vivendo. Il giorno é arrivato, e dopo tanti preparativi siamo pronti ad accogliere il nostro padre, maestro ed amico. Inizia a piovere e qualcuno pensa “si rimanda, non si fa nulla”. I sorrisi del mattino soffocati da quel piccolo velo di tristezza, ma senza perderci d’animo decidiamo di iniziare l’animazione sicuri che Lui ci avrebbe ascoltato ed infatti finito il momento iniziale, scompare il brutto tempo e da lontano intravediamo lui; proprio lui… DON BOSCO È QUI!!! Si vede in quel volto pieno di rughe la sua contentezza, la sua felicità per essere QUI a Bronte in mezzo ai suoi giovani!!! Vorremmo fermare il tempo per farlo rimanere tutta la notte. In ognuno di noi regna una pace, una serenità ed uno spirito di unione immensi. L’urna entra in chiesa, tra mille canti e danze, don Bosco é qui e tutti possiamo accostarci a lui per ascoltare la famosa parolina all’orecchio che da ali al cuore di ciascuno. Contemporaneamente un gruppo di giovani animatori presso il Collegio Maria accoglie,


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attraverso una mostra fotografica, numerosi fedeli che vogliono saperne di più di questo prete torinese che amava stare tra i giovani. Finito questo primo momento, ci prepariamo alla celebrazione eucaristica. Ci spostiamo nella chiesa madre e, non appena apriamo il portone d’ingresso, troviamo una moltitudine di persone accorsa qui per pregare davanti a lui, per ringraziare Dio di questo grande dono. La celebrazione eucaristica, presieduta dall’ispettore don Gianni Mazzali, scolpisce i nostri cuori. Le sue parole ci esortano a continuare su questa strada, insieme a Giovanni, una strada che ci porterà alla santità!!! Senza rendercene conto, il pomeriggio sta per concludersi; accompagnamo l’urna in processione con le grida, gli schiamazzi, la musica, i canti e la preghiera proprio come faceva lui tra le vie di Torino. Arrivati all’uscita del paese, affidiamo la nostra comunità a Dio e Lo ringraziamo per il grande dono che abbiamo ricevuto. I nostri visi iniziano ad intristirsi, i nostri cuori avvertono che don Bosco sta per lasciarci ma lui ancora una volta attraverso la preghiera ci rasserena: don Bosco non se ne andrà mai perché attraverso di NOI, la famiglia salesiana di Bronte, la sua presenza ci accompagnerà per sempre. “Per noi don Bosco è un padre che Gesù ci dona; un maestro che ci avvicina a Gesù; un amico perché sa darci consigli per affrontare i problemi di ogni giorno.” Don Bosco dorme e sogna insieme a noi, per noi. Siamo il suo sogno fatto realtà!!! La comunità educante


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on Bosco è qui! Don Bosco è stato qui! Don Bosco rimarrà sempre qui con noi, accanto ai suoi figli siciliani che hanno avuto la grazia di poter venerare il loro Padre che è venuto a visitarli. La presenza centenaria delle FMA a Biancavilla è stata capace di impregnare il nostro territorio dello spirito straordinario di un uomo, un santo tutto dedicato all’ordinarietà del vissuto quotidiano. E non solo, la testimonianza di San Giovanni Bosco è stata sempre accolta dal clero storico e contemporaneo di Biancavilla; ne danno testimonianza gli oratori e molte altre opere sorte per dare aiuto, accoglienza ed educazione ai giovani e dedicate a questo grande santo. La famiglia salesiana biancavillese, nell’apprendere che il proprio Padre sarebbe giunto anche da lei a farle visita, è esplosa in un inno di gioia che si è prolungato sino a che l’amorevole incontro avrebbe trovato realizzazione. Da quel momento è stata messa in moto una macchina organizzativa che non ha lesinato sforzi e fatiche affinchè tutta la popolazione biancavillese fosse pronta e partecipe

all’incontro del 13 e 14 Novembre 2013 con l’urna di don Bosco, contenente le reliquie del braccio destro del Santo, in pellegrinaggio per tutto il mondo fino al 2015; finalmente approdata, nel Novembre 2013 anche nella nostra terra di Sicilia. Nella consapevolezza di dover dare un degno annuncio alla popolazione dell’arrivo dell’urna è stato creato, sotto la guida precisa e solerte della direttrice dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, suor Maria Vella, un comitato direttivo, che coinvolgesse ogni gruppo ecclesiale e ogni realtà giovanile, perché nessun aspetto di tale evento venisse trascurato o lasciato al caso, ma tutto potesse essere predisposto al meglio, per sottolineare sì l’importanza e la solennità di tale incontro, ma soprattutto la gioia, l’allegria e l’entusiasmo e lo spirito che ne derivano. A tal proposito ha preso parte ai preparativi della grande festa salesiana del 13 e 14 Novembre, l’Istituto delle FMA di Biancavilla e tutte le realtà che esso ospita: le Figlie di


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Maria Ausiliatrice, la Comunità Educante, i Salesiani Cooperatori, le VDB, l’associazione delle ex allieve, i bambini delle scuole dell’infanzia e primaria e le loro famiglie, l’OCG e gli animatori salesiani, l’associazione giovanile DB Friends. Inoltre hanno collaborato attivamente per la buona riuscita dell’evento il CGS Life, tutte le realtà giovanili e i gruppi ecclesiali delle parrocchie Beata Maria Vergine dell’Angelo Annunziata, Santa Maria dell’Elemosina, Santa Maria dell’Idria, Cristo Re in Casina, San Salvatore, il Convento dei Frati minori, le varie Confraternite e il gruppo “Con Maria Pietre Vive”, la televisione locale Video Star, le scuole primarie del I e II Circolo didattico e le scuole secondarie inferiori e superiori del territorio, l’amministrazione comunale, i vigili urbani, i Carabinieri, la protezione civile, i vigili del fuoco del comune di Adrano, un gruppo di commercianti e artigiani occupatisi della raccolta fondi. Per sensibilizzare i nostri concittadini all’arrivo di don Bosco, sono state realizzate numerose iniziative: uno special televisivo a cura della redazione giornalistica dell’emittente Video Star nel quale, tra le varie interviste, la direttrice delle FMA, Suor Maria Vella, si è soffermata nel descrivere la spiritualità salesiana e l’importanza del sistema preventivo ancora attuale ai giorni nostri; un incontro svoltosi il 31 Ottobre presso il teatro comunale “La Fenice” curato da don Domenico Luvarà sdb e da Manuela Prestianni dell’MGS e prossima missionaria in Madagascar, con l’animazione del gruppo CGS Life e dei bambini della scuola dell’istituto Maria Ausiliatrice, rivolto agli educatori e alle famiglie e che trattava il tema

del “Cuore Missionario di don Bosco”; il musical “Da mihi animas” sulla vita di don Bosco, allestito dall’associazione DB Friends e rappresentato sempre presso il suddetto teatro, giorno 9 Novembre, al fine di raccogliere fondi da destinare alle spese dell’evento. La partecipazione agli eventi del 31 Ottobre e del 9 Novembre è stata numerosa riscontrando molto successo al fine di preparare gli animi all’accoglienza dell’urna. La famiglia salesiana tutta, mobilitata per l’arrivo di don Bosco, riesce a rendere testimonianza del volto del Padre Giovanni alla cittadinanza che ormai attende fremente il suo arrivo. Tutto è ormai pronto, anche la mostra dei pannelli sulla vita del Santo è già disposta all’interno della Chiesa del Rosario e meta di molti visitatori. L’urna arriva in paese alle ore venti del tredici Novembre scortata da due automezzi; nel posto stabilito per l’approdo sul suolo biancavillese la folla giunge a frotte, mentre all’ingresso del paese, alla vista dei mezzi, parte una scorta di biciclette formata da alcuni fedeli adulti della parrocchia dell’Annunziata. Il clima di festa è già iniziato anche se ancora non se ne scorge la portata. Infine, dopo pochi minuti, l’urna arriva al luogo designato e viene accolta da fuochi pirotecnici, scampanii, canti solenni e festanti, grida di giubilo. Finalmente don Bosco, si vede, si sente ed è presente. Dopo la solenne accoglienza del Prevosto parroco della Basilica Collegiata S.M. dell’Elemosina, del Sindaco di Biancavilla Dott. Giuseppe Glorioso e della Direttrice Suor Maria Vella, inizia il percorso, scandito a tappe,


92 dell’urna che la porterà lungo la via principale del paese fino alla suddetta basilica. È stato pensato appunto un percorso animato a tappe, anziché una semplice processione, proprio per sottolineare l’importanza di trasmettere in stile salesiano lo spirito di pace, amore, benevolenza, cura, gioia, allegria, gioco, che contraddistingue sempre San Giovanni Bosco e tutte le opere che il Signore ha voluto partissero da lui. La folla ormai si accalca, fuori da ogni aspettativa. Il Padre ha chiamato e i suoi figli hanno risposto. Nonostante sia stato fissato un ordine nel percorso (in apertura i gonfaloni delle confraternite e associazioni, seguiti dalle autorità, dalla famiglia salesiana, dalle FMA, dagli accompagnatori don Gianni Mazzali e don Marcello Mazzeo e così via) diviene veramente difficile rispettarlo appieno. Tutti vogliono vedere il Santo, tutti vogliono toccarlo, baciarlo, accarezzarlo, tutti vogliono stare accanto a lui e accompagnarlo nel tragitto. È un turbinio di voci, canti, motti, preghiere e lacrime di gioia che sembra non voler smettere. Le tappe che scandiscono il tragitto sono state curate al fine di poter raffigurare in modo significativo la spiritualità della vita di don Bosco. E così sono stati rappresentati: il sogno dei Nove anni, con un canto animato dai giovani della parrocchia di Cristo Re in Casina; l’Ave

Maria e la nascita dell’Oratorio presso la Stazione con il canto dei giovani del CGS Life; un Flash-mob dedicato ai Giovani presso Villa delle Favare, allestito dai ragazzi dei gruppi e degli oratori delle varie parrocchie e realtà ecclesiali; l’Eucarestia, tanto amata da don Bosco e cantata amorevolmente dai piccoli della scuola primaria G. Marconi; l’Allegria e la festa animata da giocolieri e artisti di strada e dai ragazzi del gruppo DB Friends presso piazza Cavour, adiacente alla parrocchia Santa Maria dell’Idria; l’arrivederci di don Bosco che ci aspetta tutti in Paradiso viene celebrato infine con canti e inni presso piazza Collegiata di fronte al sagrato della basilica. Nell’attesa di entrare in chiesa assieme all’urna, la folla si trattiene accanto al Santo producendo un clima di festa inaspettato agli occhi, ma desiderato col cuore. È una visione commovente (vengono stimati all’incirca 4000 partecipanti). Infine l’urna viene introdotta lungo la navata della Basilica, al seguito il popolo in processione mentre il coro l’accoglie al grido di Salve, don Bosco Santo. La veglia di preghiera che segue il percorso e i cui temi principali sono il “Buon Pastore”, “L’Eucarestia” e “Maria”, solo verso la fine riesce ad ottenere un clima di riflessione silenziosa, perché anche durante la gran parte del


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suo svolgimento la gente non riesce a staccarsi dall’urna, in continua processione verso il Santo per chiedere una grazia o anche solo per scattare una fotografia. Finalmente a notte fonda la folla si disperde e l’urna può rimanere davanti al presbiterio della chiesa custodita dalla devozione del parroco, padre Pino Salerno, che, dopo aver presieduto la veglia cittadina, ne continua una personale in dialogo silenzioso col Santo. Le ore passano velocemente ed è già giunta l’ora della solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall’ispettore don Gianni Mazzali e concelebrata dai parroci pervenuti appositamente. È ancora presto, sono le sette del mattino, eppure la chiesa è gremita. I fedeli sono arrivati in un clima di silenzio e preghiera, per attingere alla parola di Dio accompagnati e confortati dalla presenza tangibile delle reliquie di San Giovanni Bosco. Ma il clima di silenzio sebbene bellissimo, non è destinato a durare troppo. D’altronde don Bosco è gioia di vivere, sperimentata attimo dopo attimo. Giammai avrebbe voluto che una volta giunto, fosse stato circondato solo da solenni pomposità. Don Bosco traeva dal silenzio della preghiera il senso genuino della vita cristiana che non può essere altro se non il gaudio di riconoscersi figli di Dio. Arriva pertanto il momento più atteso: l’incontro coi piccoli. Tutta l’intera mattinata viene dedicata infatti alla visita della mostra e dell’urna da parte dei fanciulli delle scuole primarie e dei ragazzi delle scuole secondarie, inferiori e superiori di Biancavilla. È questo

il momento in cui l’allegria salesiana esplode in un contagio senza paragoni. L’animazione è affidata agli insegnanti, agli educatori, alle ex-allieve e agli alunni dell’Istituto Maria Ausiliatrice che in modo impeccabile hanno curato la scelta dei canti e delle testimonianze utili per colpire gli animi dei giovani. Utilissima si è dimostrata altresì la collaborazione con il Liceo Psicopedagogico di Biancavilla che ha inviato alcune studentesse esperte nell’animazione coi fanciulli per garantire la gestione di tutta quella grande folla di alunni e studenti, contribuendo a creare un clima di festa sempre più scoppiettante. È un tripudio di colori, di musiche, di allegria. La felicità si legge sul volto di ognuno. In men che non si dica è arrivato il momento di separarci. Altre anime desiderose di incontrare il Padre aspettano con fervore il suo arrivo. Il popolo biancavillese, portando in cuore un senso di gratitudine immenso verso Dio Padre che ha concesso un sì grande dono, saluta commosso don Bosco che è venuto a fargli visita in tempi difficili, duri e spietati che ci lasciano attoniti nell’assistere allo sgretolamento dei valori umani più belli. Ecco che allora San Giovanni Bosco giunge a portare un messaggio di speranza, di consolazione e di fiducia verso Dio Padre Onnipotente, affidando come sempre tutti i suoi figli alle amorevoli cure di Maria Ausiliatrice, Madre di Gesù, Madre di Dio e Madre nostra. Ciao don Bosco! È stato bello stare con te, e sarà bello continuare ad averti sempre “qui, presente”! La comunità educante


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Don Bosco in una notte

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mprevedibile ma vero, l’arrivo di don Bosco a Cesarò: è stato desiderato, lottato e vinto. Non era nè in programma, nè in progettazione, ma della sua venuta possiamo solo ringraziare il Signore, perché è stato don Bosco a voler venire a Cesarò, e non avrebbe lasciato le nostre anime deluse. Nella nostra comunità siamo cresciuti con pane e don Bosco; egli è per noi il padre, il maestro e l’amico; tanta gioia nei nostri cuori, e tanta emozione che ci hanno aiutato a organizzare l’accoglienza in una sola notte. Il tutto ha avuto inizio il 13/11/2013, quando un gruppo di animatori insistenti hanno proposto ai responsabili di far arrivare nella comunità di Cesarò l’urna di don Bosco, in quanto non tutti avevano avuto la fortuna di poterlo incontrare. Dopo la conferma ricevuta a Bronte, è partita la macchina organizzativa con sms, telefonate e comunicazioni verbali. Arrivata a Cesarò un equipe di ragazzi, si è messa in

azione girando per le strade del paese con l’automobile delle suore e un megafono per avvisare tutta la popolazione. In secondo luogo si è programmata la logistica della giornata seguente. Alle ore 24 circa, abbiamo iniziato ad addobbare le strade del paese con bandierine, nastri, composizioni floreali, palloncini, cartelloni, manifesti e un telo di benvenuto realizzato e dipinto a mano. Nella nottata sono state mobilitate le maggiori autorità: civili e militari. Nella mattinata invece sono state mobilitate le scuole, le varie associazioni ecclesiali di cui: le confraternite, il gruppo ex allieve, l’azione cattolica, il gruppo Padre Pio. Dalle ore 7:00 gli animatori e i collaboratori tutti abbiamo aperto il cantiere don Bosco. Attesa, ansia, gioia, commozione, lacrime.. ma finalmente….alle ore 11:07 don Bosco è qui. Dalla villa Aldo Moro è partito un lungo corteo di persone; il primo momento di preghiera è stato svolto davanti all’istituto delle suore, dove noi animatori abbiamo lanciato delle lanterne verso il cielo come simbolo di luce nei nostri cuori per raggiungere


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in maniera diretta il cuore del nostro caro don Bosco. Qui hanno preso la parola suor Maria Portaro, direttrice del suddetto istituto, il sindaco di Cesarò e infine a commuovere di più sono state le parole dell’ispettore don Gianni Mazzali, che facendo riferimento al vangelo ha toccato i cuori di tutti. Il secondo momento di preghiera si è svolto con l’arrivo dell’urna nella chiesa Madre dove è stata fatta un’adorazione con preghiere e canti. Infine la processione per il bacio all’urna. Per salutare l’urna di don Bosco c’è stato un piccolo spettacolo di giochi pirotecnici allietati dalla banda musicale Cesarese. Forse descrivere questo momento in maniera più chiara non è possibile, anche perché ci siamo fatti prendere tutti dall’emozione e quindi solo don Bosco e Dio possono veramente capire ciò che abbiamo provato in questa meravigliosa esperienza. Noi porteremo sempre avanti la sua strategia per i giovani; e lavoriamo ogni giorno per far sì che avvenga questo. La comunità educante


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re 14.30 Anche a Librino presso l’oratorio Giovanni Paolo II tutto è pronto per accogliere l’urna di don Bosco che dovrebbe arrivare a momenti. Da giorni, sotto l’attenta supervisione di Suor Lucia e delle altre Figlie di Maria Ausiliatrice, volontari, animatori e quanti collaborano con l’oratorio, lavorano senza sosta perché tutto sia perfetto. Il campo di calcio dell’oratorio sembra sia stato trasformato in un piccolo stadio con il pubblico schierato sulle panche ai bordi, mentre tutt’intorno bandierine e grandi striscioni colorati, che recitano a grandi lettere:“Lampada per i miei passi è la Tua Parola”, “Santità”, “Perdono”, “Essere dono”, “Preghiera”, “Vita”, “Dovere”, “Gioia”, “Don Bosco è qui con noi”, inneggiano al grande ospite della giornata e riecheggiano la forza carismatica della figura di don Bosco. I giocolieri, il coro dei bambini, le piccole danzatrici, l’orchestra dei violini, gli animatori, le Figlie di Maria Ausiliatrice, i ministranti, le famiglie di Librino e quanti sono accorsi qui in questo luminoso pomeriggio di novembre, tutti sono in trepida attesa per un

evento unico e straordinario che lascerà sicuramente un segno indelebile nei cuori di ognuno dei presenti. “Ma dov’è l’urna?” “ Perché non arriva?” “ Forse avrà avuto qualche intoppo?” Si chiede qualcuno. Ma eccola, eccola che finalmente arriva. “Don Bosco è davvero qui con noi”. Dal campo un coro di voci leva all’unisono il grido: “Si vede, si sente, don Bosco è qui presente” che viene ripetuto a squarciagola finché un applauso scrosciante sottolinea il tanto atteso ingresso dell’urna nel campo. Al passaggio dell’urna i volti quasi increduli dei presenti sembrano illuminarsi di una luce nuova e con compiaciuta ammirazione e in religiosa compostezza ne seguono il percorso finché con estrema delicatezza l’urna non viene deposta al centro del campo e può avere finalmente inizio la festa d’accoglienza. La celebrazione ha inizio con l’intonazione del canto “Padre, maestro ed amico” e si dispiega alternando momenti di preghiera corale a momenti di drammatizzazione; canto e spettacolo, attraverso i quali vengono


97 ricordati gli eventi salienti della vita di don Bosco, rievocati non per celebrarne il semplice ricordo bensì per testimoniare come il messaggio educativo e lo stile di vita incarnati da don Bosco siano qui a Librino una presenza viva e assolutamente attuale. Così il coro di voci bianche rievoca i primi passi di don Bosco verso l’accoglienza della parola di Dio e in seguito le folle di genti che attendevano alle sue prediche, le piccole danzatrici e i giocolieri, la facilità di don Bosco nell’intrattenere giovani e meno giovani attraverso racconti avvincenti, musica e giochi di prestigio, l’orchestra dei giovani violinisti la creazione di una scuola vocale e strumentale per i giovani meno abbienti. Ore 16.00. La celebrazione volge al termine. Il maestro venezuelano Victor Omobono, incantando tutti con la magia del suo violino, intona una meravigliosa melodia finale, mentre celebranti e ministranti, con le braccia tese verso l’urna, si uniscono in un ultimo silenzioso abbraccio a don Bosco. I presenti e tutta Librino perché la presenza del Santo qui oggi continui a ispirare buoni propositi e a concedere speranza e gioia a quanti vorranno affidarsi alla forza dei suoi insegnamenti. Don Bosco è ormai pronto per ripartire e per continuare il suo lungo viaggio. Prima che l’urna vada via, la maggior parte dei presenti tenta di sfiorarla per portare a casa un ultimo segno tangibile della presenza di don Bosco, mentre i bambini l’accompagnano fino all’uscita, correndo dietro ad essa, con i volti stanchi ed un po’ tristi quasi a voler dire: “Non andare via, resta ancora un po’ qui con noi”. Ma anche se l’urna è andata via quel che è certo è che don Bosco, con la sua veste logora e sgualcita, rimarrà per sempre qui a Librino e tornerà a vegliare sui suoi piccoli amici ogni volta che correranno felici fra i prati, ogni volta che si chineranno sui libri per studiare, ogni volta che invocheranno il nome di Dio Padre. Ciao don Bosco, torna presto. Ti aspettiamo. Agata Sanfilippo


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iovedì 14 novembre 2013 alle ore 16.30, l’urna di don Bosco è giunta a San Gregorio in piazza dei Caduti, accolta con grande entusiasmo e con forte emozione dall’intera comunità sangregorese unitamente a numerosi fedeli accorsi dai paesi vicini. A rendere omaggio alle reliquie di don Bosco, sono state le autorità religiose, civili e militari, nonché tutte le associazioni e i gruppi parrocchiali, che hanno sfilato con i loro stendardi lungo la via Umberto, intonando canti ed inni in onore del Santo. Il corteo ha fatto poi sosta nella piazza del Municipio, dove è stato ricevuto con il saluto di benvenuto da parte del Rev.do don Salvatore Scarpato S.d.B., Amministratore Parrocchiale della Parrocchia S. Maria degli Ammalati e del Vicesindaco Ivan Albo. Successivamente una squadra di sbandieratori ha dato spettacolo con una brillante esibizione, alternata da alcune danze folcloristiche eseguite da ragazze dell’oratorio. A coronare il quadro, i bambini della scuola materna hanno sventolato le bandierine tricolori.


99 È bastata la presenza della teca con i resti mortali di don Bosco per suscitare un’ondata di profonda commozione che si leggeva palese sui volti delle persone, ed a stemperare i malumori che serpeggiavano tra i paesani a causa dell’annunciata chiusura del centenario Istituto Salesiano Sacro Cuore. Alle 17.30 l’urna è stata trasportata all’interno della Chiesa Madre per la solenne Celebrazione Eucaristica, officiata dall’Ispettore dei Salesiani di Sicilia don Giovanni Mazzali, ed animata dal coro oratoriano tra una straripante moltitudine di devoti. L’omelia è stata centrata sulla spiritualità di don Bosco, ponendo particolarmente in risalto il carisma della gioia e della speranza. Alle 19.00 è avvenuto il saluto di commiato col canto «Don Bosco ritorna tra i giovani ancor», con l’augurio che Il Santo dei giovani rimanga a San Gregorio tramite i suoi confratelli con la riapertura dell’oratorio. Subito dopo, tra applausi che sono andati avanti per parecchi minuti, anche se i cuori erano tristi, e il fragore dei fuochi pirotecnici, vi è stata la partenza dell’urna per Pedara. Presidente exallieve


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el 2015, per la Famiglia Salesiana sparsa nel mondo, ricorre un anniversario importante: quello del bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco che tanto ha dato con la sua spiritualità e il suo carisma a tutti coloro che, seguendo i suoi insegnamenti, hanno trovato in lui una guida sicura per camminare nel sentiero tracciato da Gesù e un esempio luminoso per raggiungere il Paradiso. Quello del 2015 sarà quindi un evento eccezionale, unico, e certo non poteva passare inosservato. Sarà un avvenimento importante e, come tutte le cose importanti, è necessaria una buona preparazione e un intenso e proficuo cammino per arrivare pronti e istruiti a questa solenne celebrazione. La Famiglia Salesiana tutta, guidata dal Rettor Maggiore don Pascual Chávez Villanueva, è già in movimento da anni e attende con trepidazione l’evento; tante sono state le iniziative organizzate e tante ancora sono in programma per ricordare la figura storica e l’opera del Santo dei giovani la cui azione educativa, partita da Torino, ha raggiunto tutti gli angoli della Terra.

Fra queste c’è senz’altro il pellegrinaggio dell’urna di don Bosco nel mondo. Voluto dal Rettor Maggiore stesso e iniziato nel 2009, nel 150° anniversario della fondazione della Congregazione Salesiana, il giro dell’urna ha attraversato tutti i cinque continenti, toccando sia le grandi capitali che i piccoli centri e ha incontrato tante persone e tanti fedeli che, accostandosi vicino alle Reliquie del Santo torinese, hanno pregato il Signore per sua intercessione. Ultima tappa di questo cammino è l’Italia. La Sicilia, in particolare, ha visto la presenza di don Bosco nel mese di novembre 2013; nei 20 giorni di permanenza dell’urna, essa ha toccato moltissime cittadine nelle quali è forte più che mai il carisma del Santo e il suo amore per i giovani. Pedara, la cui presenza salesiana ha raggiunto il suo 116° anno, nella fattispecie, ha avuto l’onore e il privilegio di ospitare don Bosco il 14 e il 15. Tante le persone che hanno partecipato all’evento e moltissime quelle coinvolte personalmente, soprattutto giovani, nell’animazione


101 e nella cura di particolari momenti che hanno emozionato grandi e piccoli. Proveniente dalla vicina San Gregorio, l’urna è stata accolta da una folla festante e commossa alle ore 20.00 di Giovedì 14 in Piazza don Diego, la piazza principale del paese, tra il suono delle campane della Basilica Chiesa Madre, le musiche del Corpo Bandistico cittadino e i canti a cura dei gruppi “C.G.S. Miaramandeha” e “Impronte”; poi il saluto del Direttore della casa salesiana don Lillo Augusta e la processione, preceduta dagli Sbandieratori, con la presenza delle autorità, del clero, dei gruppi della Famiglia Salesiana, delle aggregazioni laiche e di volontariato presenti in paese e di tutta la cittadinanza, per le vie principali della cittadina per raggiungere l’oratorio. Due le soste importanti lungo il tragitto: la prima in Piazza don Bosco, che ha visto, dopo i saluti del sindaco Anthony Barbagallo e del parroco della Chiesa Madre Padre Sebastiano Cristaldi, la riapertura della piazza omonima e la sua inaugurazione con lo scoprimento di una targa ricordo del passaggio dell’urna; la seconda in Piazza Sant’Antonio Abate, dinanzi la Parrocchia, nella quale si è svolto un breve momento di preghiera e di riflessione guidata dal parroco.

Al termine della processione, le Reliquie di don Bosco, tra i canti del coro giovanile del Vicariato XI, sono state accolte festosamente nella Chiesa “San Domenico Savio” dell’oratorio e lì, all’arrivo dell’urna, si è svolta una Liturgia della Parola presieduta dal Direttore don Carmelo Coco e curata dai giovani animatori dell’oratorio. A conclusione, prima dell’inizio del momento di preghiera notturno, i fedeli presenti hanno avuto l’occasione di venerare le Reliquie; commozione, gioia, speranza erano i sentimenti presenti nei volti di tutti coloro che hanno voluto avvicinarsi a don Bosco per ringraziarlo della sua speciale protezione, per chiedere una particolare grazia, per fare una preghiera per sé e per i propri cari. Alle ore 23.30 ha avuto inizio la veglia giovanile notturna che si è conclusa alle ore 01.30; ad alternarsi nella preghiera i gruppi giovanili oratoriani, i ragazzi del centro diocesano vocazioni di Catania, i giovani del movimento G.A.M. (Gioventù Ardente Mariana) che hanno rispettivamente curato tre diversi momenti di riflessione con altrettante diverse tematiche. Nella prima parte, con i ragazzi dell’oratorio, si è scelto di porre attenzione sulla figura di don Bosco e il suo amore per i giovani. Dopo


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la lettura del brano sull’esperienza del Santo nelle carceri, che ha portato successivamente don Bosco a maturare l’idea di Oratorio come centro di formazione e istruzione per togliere i ragazzi dalla strada e dalla inevitabile delinquenza. Padre Toni Milazzo, cappellano del carcere minorile di via Bicocca a Catania, ha portato i fedeli a riflettere sulle odierne difficoltà dei giovani che oggi, come ai tempi di don Bosco, si trovano ad affrontare problemi e disagi non indifferenti. Tema conduttore della seconda parte è stato l’amore di don Bosco per Gesù Sacramentato. Guidati da Padre Salvatore Gulisano, responsabile della Pastorale Giovanile per la Diocesi di Catania, i ragazzi dell’anno propedeutico del Seminario Arcivescovile diocesano hanno animato l’Adorazione Eucaristica e hanno pregato per le vocazioni affinché il Signore, per intercessione di don Bosco, mandi santi operai per la sua Vigna. Infine il terzo e ultimo momento, che ha visto la partecipazione dei ragazzi del G.A.M., ha focalizzato l’attenzione sulla preghiera e la devozione di don Bosco alla Madonna, la

Madre che non abbandona mai i suoi figli, ma li segue e aiuta con la sua intercessione. Al termine, la Benedizione Eucaristica e il pensiero di buona notte del Direttore hanno concluso la lunga serata di festa con don Bosco. La mattinata di venerdì 15 è iniziata alla ore 06.30 con la Celebrazione della S. Messa dell’aurora presieduta dall’Ispettore dei Salesiani di Sicilia don Gianni Mazzali. La liturgia è stata animata dalle Corali riunite del paese “G. Recupero” e “S. Antonio Abate”. Sul presbiterio era presente tutta la Famiglia Salesiana che, a conclusione della solenne celebrazione, ha affidato i suoi gruppi e i suoi membri a don Bosco, suo fondatore, che ha lasciato successivamente la Chiesa alle ore 08.00 per dirigersi nei quattro plessi scolastici pedaresi. Preparati dalle loro insegnanti e dai collaboratori dell’oratorio che hanno illustrato nelle classi, già alcune settimane prima, l’evento della peregrinazione dell’urna, i ragazzi delle scuole hanno accolto con gioia ed emozione don Bosco. I giovani e i rispettivi docenti, hanno avuto l’occasione di presentare i lavori


103 che avevano allestito per l’occasione e l’opportunità di venerare per qualche istante le Reliquie che, alle ore 10.00, hanno lasciato Pedara per dirigersi verso la limitrofa comunità di Trecastagni. Per la nostra cittadina il passaggio dell’urna di don Bosco è stato un evento di notevole importanza; oggi è vivo e forte più che mai il legame, indissolubile, con l’opera salesiana che nel territorio ha operato e continua ad operare a favore dei giovani del paese e non solo grazie al servizio costante di sacerdoti e volontari che svolgono attività formative, ricreative e ludico-sportive a loro rivolte. Il sogno di don Bosco dei nove anni è divenuto realtà anche a Pedara e la presenza di più di tremila persone al grande evento è testimonianza che i pedaresi lo hanno riconosciuto e lo riconoscono ancora come Padre e Maestro. A noi uomini e donne del terzo millennio, don Bosco è ancora un punto di riferimento: in questo mondo che ha snaturato i principi morali e cancellato quelli religiosi, il suo messaggio è attuale, ed è rivolto a tutti, per poter

diventare veramente “buoni cristiani e onesti cittadini”. Per Pedara e, soprattutto, per i nostri ragazzi, è importante ripartire proprio dall’entusiasmo vissuto in quei giorni di festa; è necessaria, ancor di più, passione ed è essenziale un continuo impegno quotidiano da mettere al servizio di coloro che hanno voglia di crescere e di far crescere i propri figli sulla base del carisma di don Bosco. Ci affidiamo al Signore attraverso Te, amico dei giovani, per essere ora e sempre come tu vuoi: “Felici nel tempo e nell’eternità”. W DON BOSCO Alfio Pappalardo


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e Reliquie di don Bosco a Trecastagni hanno rappresentato un importante momento di unità e riflessione per tutta la Comunità, tanto da aver contribuito alla riapertura, il 19 gennaio 2014, dell’Oratorio presso le Figlie di Maria Ausiliatrice gestito dagli animatori e volontari del Vides. Un dono, il passaggio dell’urna del Santo per la comunità trecastagnese, che sin dalla mattina del 15 novembre 2013 ha atteso in festa, in Piazza Marconi, le reliquie di don Bosco, insieme alle suore, agli animatori, ai volontari del Vides, alla PGS, alle ex Allieve, alle famiglie don Bosco, ai cooperatori,… e a tutti i giovani e studenti del paese. Sul palco, emozionati più che mai, anche il Sindaco di Trecastagni, on.le Giovanni Barbagallo, la preside dell’istituto comprensivo Ercole Patti, Maria Catena Trovato, i rappresentanti del Consiglio comunale e delle Forze dell’ordine. Dopo 131 anni di presenza a Trecastagni delle salesiane (grazie alla Beata Maddalena Morano, prima direttrice della casa) don Bosco “è tornato”, riaccendendo il grande e inesauribile amore di Dio.

Nella Celebrazione Eucaristica, tenutasi nella grande palestra della casa delle figlie di Maria Ausiliatrice e officiata da Mons. Rosario Currò (parroco della Chiesa Madre), alla presenza di tutti i parroci del paese, si è sottolineato come oggi, più che mai, i giovani hanno ancora bisogno delle parole del Santo e della sua preziosa “presenza”. Durante la solenne Celebrazione, la preghiera a nome di tutti i presenti è stata curata dalla direttrice della casa, Suor Giuseppina Castelli e da Concetto Russo, presidente del Consiglio Comunale, intervenuto però in veste di volontario Vides e organizzatore della giornata di festa: “Abbiamo ancora tutti bisogno che don Bosco ci doni il coraggio di lottare contro la precarietà del lavoro e la disoccupazione che colpisce il mondo giovanile” - così ha concluso Russo. Momenti di forte emozione anche alla partenza dell’urna quando tutti “Insieme” si è pregato affinché “Dio attraverso don Bosco, doni la forza alla comunità educante di Trecastagni di occuparsi di ogni bambino in cerca di un abbraccio e sostenga tutti gli


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operatori della comunità educante nel difendere la presenza Salesiana a Trecastagni”. Un accorato appello anche a tutte le istituzioni presenti sul territorio affinché sappiano responsabilmente dirigere la questione sociale ed educativa attraverso il metodo preventivo che don Bosco ha insegnato. Alla partenza dell’urna, il gruppo animatori e tutti i trecastagnesi presenti, commossi, ma anche più fiduciosi verso il futuro, hanno elevato un solo accorato appello: “Don Bosco resta nei nostri cuori … e saremo tuoi figli: Buoni Cristiani e onesti Cittadini”. Valeria Maglia


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uando arrivano delle reliquie in una città tanti bramano miracoli. Credo che don Bosco uno lo abbia fatto: far pregare insieme le varie realtà ecclesiali di Messina! Il resto è in aggiunta!” Questo commento, postato su facebook da un seminarista diocesano, esprime appieno, meglio di qualsiasi altra espressione, il valore e la portata dell’evento dell’arrivo dell’urna di San Giovanni Bosco nella città di Messina…

il dono più grande che don Bosco ci ha fatto è quello di riunirci come Chiesa locale per pregare insieme Gesù, ringraziandolo per il dono della santità giovanile. Si è davvero respirato un clima di intensa comunione, non solo spirituale, ma anche pratica, fisica, reale. Dopo una lunga e faticosa preparazione, che ha visto impegnata un’equipe di lavoro della Famiglia Salesiana, composta da più di trenta membri, e che ha fatto riscoprire quel forte senso di famiglia che, forse, negli ultimi anni, si stava perdendo, don Bosco, con la sua urna, ha voluto toccare terra sicula proprio partendo dalla nostra Città di Messina, onorandoci di una primissima visita proprio il 1° Novembre. L’arrivo era previsto alle 7.30… ma si vede che don Bosco aveva proprio fretta di arrivare in Sicilia perché è sbarcato un’ora e mezza prima. La prima casa salesiana “visitata” da don Bosco è stata quella del San Tommaso di Messina: i suoi figli del cuore, i giovani salesiani studenti di teologia, hanno potuto sostare in preghiera per un’ora, recitando l’ufficio delle letture e le lodi mattutine.


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Alle 7.45 accoglienza festosa delle Apostole della Sacra Famiglia, gruppo riconosciuto della Famiglia Salesiana, all’Istituto Leone XIII, con la partecipazione dei bambini e ragazzi della scuola, delle famiglie e, ovviamente, delle consorelle della casa. Un vero e proprio incontro di santità tra il Santo dei Giovani e il Servo di Dio Card. Giuseppe Guarino, che fu arcivescovo di Messina, fondatore delle ASF e che ebbe un intenso carteggio di missive con don Bosco per avere i salesiani in Città, già a fine ottocento. All’inizio della Santa Messa la Madre Generale, Sr. Maria Cerullo, fortemente emozionata, ha sottolineato la storicità del momento, in quanto, per la prima volta, i due santi “idealmente” si incontravano proprio nella loro cosa. San Giovanni Bosco è rimasto così contento dell’accoglienza ricevuta a Messina, che è voluto tornarci per un’altra intensa e partecipatissima visita, quella ufficiale, il 15 e il 16 Novembre. Da più voci si è levato un commento spontaneo il 16 mattina, mentre don Bosco stava ancora “dimorando” tra noi: “Messina si è risvegliata più salesiana che mai”. Ed è proprio così…non c’era angolo della città che non sapesse di questa visita “benedicente” del santo dei giovani… parrocchie, movimenti, associazioni, autorità civili e militari, mezzi di comunicazione…tutti in fermento per preparare e riservare a don Bosco un’accoglienza gloriosa. E i fatti ci hanno dato ragione…. L’urna con l’amato santo è giunta intorno alle 16.00 alla Concattedrale del Ss.mo Salvatore dei Salesiani del Savio; lì si è creato un vero

e proprio ingorgo stradale in quanto più di 500 persone si sono riversate sulla via San Giovanni Bosco, costringendo i vigili a bloccare il traffico per più di mezz’ora. Il colpo d’occhio di quasi 600 palloncini che volavano al cielo, tra canti e lacrime, mozzava davvero il fiato. Il primo discorso di accoglienza è toccato al Direttore dei Salesiani, don Enzo Schilirò, che ha guidato un momento di preghiera. Visto il fortissimo afflusso, i bambini sono fatti sedere non sui banchi, ma a terra proprio attorno all’urna… mentre gli adulti gremivano la grande chiesa del Santissimo Salvatore, provando a trovare un posticino tra i banchi o in piedi...E ci è sembrata la cosa più normale di questo mondo…perché don Bosco è dei ragazzi, dei giovani e il suo posto è proprio quello, in mezzo a loro! Dopo tre ore e mezzo di flusso ininterrotto, il Signore ci ha benedetto perché la pioggia che, fino a qualche minuto prima batteva forte su Messina, si è presa una pausa, permettendoci, alle 19.00, di poter dare avvio alla processione dell’urna dalla Concattedrale alla Cattedrale. Quasi 800 persone, provenienti da numerose realtà ecclesiali, anche non salesiane, hanno accompagnato don Bosco per alcune vie della città, pregando e cantando, mentre già dalle 17.00 un gruppo di animatori “di strada”, di Palermo e del don Bosco di Messina, ha invitato i giovani e i passanti ad avvicinarsi all’urna per pregare e prendere parte ai vari momenti. Prima di entrare in Cattedrale un lungo gioco pirotecnico ha dato inizio alla


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Concelebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo di Messina, Mons. Calogero La Piana, salesiano e molto legato a questa città, concelebrata da più di 70 tra sacerdoti diocesani e regolari e partecipata da più di 2500 fedeli. La famiglia salesiana ha davvero mostrato il massimo del suo splendore, sottolineando l’importanza della sua presenza a Messina, anche attraverso la professione perpetua del giovane confratello don Cristian Filippo Scuderi, che, proprio alla presenza dell’amato padre don Bosco, ha permesso, anche con il suo “Sì” incondizionato e fedele, che il sogno salesiano continuasse ancora oggi in Sicilia. La celebrazione è stata animata, nel canto, dal “neonato” Coro Zonale Salesiano con 100 rappresentanti di tutte le realtà salesiane della città: un altro significativo segno di comunione e condivisione. Dopo la Messa, il trasferimento al quartiere di Giostra, dove i ragazzi, i giovani e i fedeli della Parrocchia Salesiana San Matteo attendevano con ansia l’urna da tempo e da due settimane avevano sensibilizzato gli abitanti con attività di volantinaggio, clownerie, animazione salesiana per le vie del quartiere. Tra canti, balli e preghiere, il direttore-parroco, don Pippo

Fallico, anche’egli visibilmente emozionato, ha benedetto, a nome di don Bosco, i fedeli in festa. I giovani dell’oratorio hanno organizzato un simpatico momento di animazione salesiana, con giochi a stand nel piazzale Giostra, e la “Compagnia degli Orattori” ha messo in scena un mini-musical sulla vita di don Bosco. Bellissima accoglienza in Chiesa, con una veglia di preghiera salesiana (con danze e canti molto partecipati) per più di un’ora, con circa 650 fedeli che, a stento, sono riusciti a creare un piccolo spazio per permettere all’urna di entrare. Alla fine della veglia i Salesiani di Giostra e i Cooperatori hanno rinnovato la loro professione e la loro promessa, segno di comunione nel cammino di sequela a Cristo. Intorno all’una si è avviata la lunga notte di preghiera, in cui, a turno, le diverse realtà salesiane messinesi non hanno voluto lasciare mai solo don Bosco, con una media superiore alle 150 presenze per ogni ora. Alle 6.00 del mattino i chierici salesiani, i seminaristi e molti fedeli di Giostra, hanno concluso la notte di preghiera con la recita dell’Ufficio delle Letture e delle Lodi e con l’adorazione eucaristica. Una scena significativa è stata quella in cui un raggio di sole entrava dal portone centrale e, passando per don Bosco, illuminava il Santissimo Sacramento


109 esposto al centro della chiesa…segno della benedizione di Dio che, per le mani del santo dei giovani, in Cristo benediceva tutti noi. La mattina è stata tutta dedicata alle scolaresche di Messina, che hanno letteralmente invaso l’istituto Don Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice per quasi 4 ore. È toccato, stavolta, alla direttrice, Sr. Marisa Prestigiacomo, porgere, emozionata, il saluto di benvenuto, mentre due bambini hanno recitato una bella preghiera di accoglienza e affidamento. Sono stati più di 2000 i giovani che si sono avvicinati all’urna, dopo aver visitato una mostra, guidati dai ragazzi del Liceo. A nessuno è sfuggito che tra quell’urna e lo sguardo emozionato di ogni giovane che passava, si creava un’aura particolare, quella della santità. Ultimo sentito passaggio è stato quello al residence Mamma Margherita del San Tommaso di Messina, che accoglie i confratelli anziani dell’Ispettoria Salesiana Sicula. Lo attendevano, oltre a loro, anche numerosi salesiani ed FMA della zona, le sister of mary auxiliatrix ed alcuni amici del San Tommaso. “A questi amati confratelli, che hanno speso una vita per Cristo e per i giovani, ormai al tramonto della loro esistenza terrena, don Bosco vuol dire il suo grazie di padre ed amico e donare la Sua benedizione” ha detto il Direttore dei Salesiani, don Franco Di Natale, nel suo messaggio di accoglienza. Degna conclusione del passaggio di don Bosco a Messina è stato il rinnovo della professione religiosa da parte di SDB, FMA e SMA, proprio dinanzi al loro Fondatore. Don Bosco ha lasciato Messina…ma non siamo tristi perchè continua a restarci accanto, grazie all’entusiasmo e alla voglia di vivere che ha fatto rinascere in ciascuno di noi, spronandoci a camminare sempre più speditamente verso la santità; una santità fatta non di grandi miracoli, ma di una quotidianità vissuta nella semplicità e nell’ordinario portato avanti straordinariamente bene, che fa di ogni attimo un continuo incontro e una continua unione con Dio! Anche a Messina, dunque, cantare “don Bosco ritorna”... non è più solo un desiderio vago ma è cogliere una realtà che si è concretizzata accanto a noi… e che non dimenticheremo mai. don Arnaldo Riggi


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aro don Bosco non credevo dicessi sul serio quando affermavi che saresti passato a trovarmi nella mia città. Invece sei stato qui e questo lo abbiamo sentito e visto in molti a Barcellona Pozzo di Gotto. Era prevista pioggia, anzi un vero e proprio acquazzone, invece contro ogni previsione meteorologica non appena sei entrato nel cortile dell’oratorio è spuntato il sole per poi andarsene subito dopo, ma lasciando la garanzia che nessuna goccia cadesse dal cielo, e così è stato. Il tuo arrivo nel primo pomeriggio nel nostro oratorio è stato dirompente, oltre ai numerosi giovani che sono stati il motore per la tua accoglienza erano presenti tante famiglie che tu stesso hai benedetto con la tua presenza. Il suono a festa della campana del vecchio oratorio che non suonava da oltre 35 anni, i fuochi pirotecnici, la banda “E. Russo” che suonava a festa “Giù dai colli”, i palloncini lanciati dai tanti bambini presenti sono stati la cornice iniziale di una visita storica nella nostra città. Nel primo pomeriggio hai incontrato tutti i bambini che sono stati i primi a salutarti e a farti festa, hai parlato

loro attraverso gli animatori che hanno dato la testimonianza del sogno che ti ha segnato la vita: il sogno dei nove anni. Animazione e balli in tua presenza sono stati le attività principali del pomeriggio e tutto questo mentre molte persone iniziavano a salutarti. Eri lì per tutti, non solo per i vari gruppi che ti aspettavano con ansia, PGS, animatori, associazioni teatrali, la Famiglia Salesiana e i vari alunni delle scuole della città, ma anche per coloro che pur non conoscendoti, incuriositi, erano presenti: tu eri lì anche per loro e sono sicuro che non sei passato indifferente. La percezione della quantità di persone che ti hanno fatto visita l’abbiamo avuta nello stesso momento in cui abbiamo lasciato il Pala don Bosco del nostro oratorio per “accompagnarti” per le vie della città; eravamo più di 2000 persone sul ponte di fronte l’oratorio che guarda un pò, si chiama “Via don Bosco”; l’ordine era sempre lo stesso: bambini e giovani davanti, tutti gli altri dietro e tu al centro accerchiato dai salesiani della nostra città, con il direttore don Luigi e l’ispettore don Gianni, e da numerose fiaccole portate


111 da altri giovani come se volessimo scortarti per quelle strade che due anni prima erano state colpite da una terribile alluvione e che tu invitavi a risollevare. “Si vede si sente don Bosco è qui presente” questo era lo slogan che ti ha accompagnato per tutto il percorso che ha raggiunto tutte le vie principali della città, dalla via Regina Margherita, dove ti sei fermato a salutare le FMA che tu stesso hai inviato grazie alla missione di Madre Mazzarello, fino alla via Roma che attraversa il centro storico del nostro paese per poi arrivare nella Basilica di San Sebastiano già gremita di gente. Alle 18.30 è iniziata la celebrazione presieduta dal nostro vescovo salesiano Mons. La Piana accompagnato da numerosi sacerdoti del Vicariato. Non c’era un posto libero a sedere, forse fuori saremmo stati più larghi ma alla fine tutti volevamo stare vicino a te e sarebbe stato lo stesso. Sindaco, autorità civili e amministrative, e tanti fedeli erano presenti. Eri lì sulla destra dall’ingresso accanto al fonte battesimale posto all’attenzione di tutti come ospite principale. Non appena finita la celebrazione tutti hanno avuto la possibilità di salutarti e fare una preghiera anche se per un solo istante: chissà quante cose ti hanno chiesto e chissà a quanti di loro hai


112 parlato. I giochi pirotecnici sono stati numerosi ma soprattutto inaspettati perché nessuno ha chiesto di poterli fare e nessuno ha chiesto soldi per poter abbellire le vie. È stato frutto dell’iniziativa spontanea della gente dei vari quartieri. Alle 21:00 sei sceso in piazza Alfano dove hai incontrato numerosi giovani in un clima di festa, ti sei fatto presente tra i canti del gruppo musicale dell’Oratorio Salesiano, dall’animazione della Gifra (gioventù francescana del quartiere di Sant’Antonino) dal breve musical della Parrocchia di Merì, dai giovani di Porto Salvo e da tanti altri che sono stati protagonisti con te, ospite speciale della serata. Arrivato verso le 24.00, nuovamente nel nostro oratorio, abbiamo iniziato la notte nel silenzio frastornante della tua voce. Animate dai vari gruppi dell’oratorio le veglie sono state molto partecipate, da quella iniziale animata dal gruppo giovani fatta di canti, di silenzi, di letture dove eri tu stesso a parlare, alla recita del santo Rosario animata dall’ADMA, fino all’impegno del gruppo famiglie che consolida una forte presenza; infine l’ultima veglia, ormai nelle ore mattutine, animata dal gruppo cooperatori, che rinnovando la loro promessa davanti a te hanno dato una forte testimonianza di voler far parte della tua famiglia in modo laicale. La notte è stata lunga e silenziosa. Chiudere gli occhi era facile vista la stanchezza ma a volte ci si svegliava facilmente vedendo anziani o giovani che con la mano sull’urna ti pregavano, vedendo scendere anche qualche lacrima sul loro volto, segno di commozione e di affetto. È stato bello anche vedere molti giovani che ritornati dal sabato sera, prima di andare a dormire, sono passati a salutarti come a non volersi fare scappare l’occasione. Alle 6:00 la celebrazione eucaristica, presieduta dall’Ispettore don Gianni con tutta la Comunità salesiana, era stracolma di gente: nessuno voleva che te ne andassi senza essere salutato. Non appena finita la celebrazione, hai dato l’ultimo saluto a tutti e nuovamente mentre uscivi dalla chiesa, l’alba ti salutava con i raggi del sole che tornavano dopo un lungo pomeriggio e una lunga notte. Noi tutti, emozionati, gridavamo arrivederci! In quel momento la campana risuonava ancora. Salvo Bucca


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accoglienza al Santo dei Giovani inizia in Piazza Duomo in una cornice festante di palloncini multicolori saliti in cielo e con i bambini della scuola dell’infanzia e scuola primaria paritaria “Istituto Vincenzo e Francesca Zito” delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Sant’Agata Militello. Intonando l’inno “Don Bosco è qui”, hanno accompagnato l’urna fino al Palazzetto ed Auditorium del Palauxilium dell’istituto delle suore salesiane dove si è svolta la Santa Messa presieduta dal Vescovo di Patti Mons. Ignazio Zambito. In questo momento così emozionante molti hanno voluto vedere da vicino e sfiorare l’urna, chiedere una grazia o fare una preghiera

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114 con gli occhi pieni di lacrime e speranza, quella speranza che viene dal cuore e che non ci lascia mai. Alla fine della Celebrazione Eucaristica i bambini hanno fatto volare in cielo le lanterne cinesi piene di bigliettini con i loro pensieri. Prima che l’urna riprendesse il suo viaggio, siamo stati assaliti da una malinconica tristezza mista ad una forte emozione perchÊ consapevoli di aver assistito ad un evento straordinario che sarà sempre presente in ognuno di noi. Figlie di Maria Ausiliatrice


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Dopo un lungo pellegrinaggio, voluto dal Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez Villanueva, in vista del secondo centenario dalla nascita di don Bosco, l’urna che riproduce la salma del Santo, al cui interno sono custoditi i resti del braccio e della mano, è passata anche dalla nostra Sicilia, dalla nostra città: Palermo. Un fiume di gente ha riempito le vie del capoluogo. Tutti in strada, in chiesa, in oratorio per andare a vedere, per andare a lambire, per andare a ringraziare don Bosco. “Straordinariamente” puntuale, giunge alle 14.30 del 17 novembre e, come prima tappa, sosta presso l’Istituto S. Giuseppe delle Figlie di Maria Ausiliatrice. L’intenzione iniziale era quella di permettere alle suore ormai avanti negli anni e con salute precaria, di poter venerare le spoglie del santo fondatore della loro congragazione. In realtà, resosi noto “l’evento”, centinaia di persone – exallievi, cooperatori e amici di don Bosco – hanno assiepato la chiesa della Casa Salesiana e hanno pregato unitamente alle consacrate. A seguire, tutti in Cattedrale, dove il Cardinale Paolo Romeo ha presieduto la Celebrazio-

ne dell’Eucarestia che ha avuto come gioia come nota dominante: grazie alle chitarre e le voci del coro; grazie ai bonghi dei ragazzi di Santa Chiara; grazie alle decine e decine di ministranti che hanno partecipato alla Messa. Grazie al cuore di un popolo in festa. Il Cardinale ha iniziato l’omelia dicendo: «Vi ringrazio per la vostra testimonianza di fede e di festa». È vero, in quella cattedrale, per certi versi austera nelle sue candide architetture neoclassiche, l’aria era piena di colori. Ed ancora di più è stato sorprendente accorgersi di tutto ciò, quando il Cardinale ha sottolineato che «il cammino della salvezza è tracciato da Dio; come le cattedrali venivano costruite senza conoscere in che modo si sarebbero portate a compimento, così don Bosco ha iniziato la sua opera con il suo si». Da quel sì alla folla della Cattedrale: 200 anni di vita. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, nel suo saluto prima dell’inizio della celebrazione aveva detto: «Don Bosco ci ha aiutati a costruire la dimensione comunitaria della vita». Questa frase è divenuta testimonianza concreta quando l’urna giunge al centro del cortile della Casa


116 Santa Chiara, nel cuore del quartiere dell’Albergheria. Colpisce la gioia di bambini di ogni provenienza accomunati nei canti per don Bosco. Colpiscono i balli e i canti della comunità Ivoriana, della comunità Ghanese e della comunità Filippina (nonostante il dramma che sta colpendo quel paese). Stupisce vedere cantare e ballare con gioia, gente che fatica per vivere nella nostra città; gente con bambini che dormono in braccio; gente vestita di umili indumenti; gente che rende palese che la dignità umana è inscritta nel proprio DNA e la si può mostrare in qualsiasi momento della propria vita, a qualsiasi distanza dalla propria casa, in qualsiasi luogo che favorisca l’emergere dell’uomo. Come a Santa Chiara. Proprio in quel frangente ci è stato possibile avvicinare fratel Biagio Conte, una delle persone che più fanno del bene a Palermo con le proprie opere destinate agli ultimi. Gli abbiamo posto una domanda: “Come si spiega tutta questa gente gioiosa intorno a quell’urna? Cosa viene a cercare?”. E lui, con la semplicità del suo volto scavato: «La gente cerca speranza e conforto. Anche per me non è sempre facile portare avanti tutto ciò che faccio. Anche a me sta servendo partecipare a questo evento di gioia e preghiera». Quindi è stata la volta dell’Istituto Don Bosco di Villa Ranchibile. La comunità ha accolto l’urna con giochi pirotecnici, coreografie e una veglia comunitaria che ha aperto la preghiera personale e silenziosa lungo tutta la notte. La gioia, la folla, la partecipazione: anche qui (un muro di gente fuori dalla chiesa..). Ma quello che forse maggiormente ha stupito chi era presente, è stata la partecipazione alla messa del lunedì: alle 6 del mattino chiesa piena per dare l’ennesimo saluto al “padre e maestro della gioventù”.


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Come pieno è stato il cortile centrale dell’Istituto, affollato da studenti, anche delle scuole del territorio, che hanno vissuto intensamente l’ evento. Particolarmente significativo il momento dei saluti: alunni (vari gradi dell’Istituto), genitori, tutti hanno voluto rendere omaggio “al loro Santo e Amico”. Al termine, il pensiero e la benedizione di Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale e delegato dei Vescovi di Sicilia per l’ambito Scuola e Educazione; anche lui – come puntualizza con le sue parole – exallievo delle FMA. E di nuovo ricompare la domanda: Come è possibile? Perché? Stavolta a risponderci è l’Ispettore dei Salesiani di Sicilia, don Giovanni Mazzali, che questi venti giorni di novembre ha accompagnato il passaggio dell’urna. «La partecipa-

zione che abbiamo visto in Sicilia è andata al di sopra di ogni attesa. Al di sopra anche di altre tappe precedenti della peregrinazione. Segno di quella capacità di coinvolgersi totalmente, tipica dei siciliani. Segno anche del bisogno di riconoscersi in una guida capace di orientare la vita. Segno del carisma tuttora vivo e operante di don Bosco». Per finire, ancora una volta preceduta dalla scorta dei Vigili Urbani di Palermo, di corsa al Gesù Adolescente! All’interno del Pala Don Bosco, migliaia di giovani in festa accolgono l’urna del Santo. Canti, balli e slogan rumorosi rendono l’atmosfera “tipica” da palazzetto dello sport. In campo, però, c’è un campione unico, un autentico atleta di Dio che, da buon


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allenatore, ha saputo tirare su una squadra vincente come quella dei salesiani. Tutto questo le centinaia di giovani in visita lo possono apprendere dal passaggio (ben strutturato e offerto)

alla mostra. Svariati pannelli che mettono in risalto alcuni tratti salienti della vita di don Bosco e che permettono di gustarne ancora di più la sua storia e le sue virtù. In una lettera indirizzata al Santo dei giovani, Nino Barraco, giornalista ed exallievo, scrive: «Sei venuto a trovarci, sei qui, tra noi, carissimo don Bosco. Liberaci dalle abitudini, dalle sicurezze, dalle cose fatte, convertici agli orizzonti. Donaci il coraggio delle frontiere, ritorna tra i giovani. I giovani di oggi, quelli più poveri, di bellezza, di lavoro, di grazia. Soli, nel furore e nell’ozio, alla ricerca di Qualcuno. Disperati, orfani di un sogno. Tu li conosci, Tu li ami, Tu li vuoi. Sì, il tuo passaggio sia davvero il futuro di questa Sicilia. Torna don Bosco!» A tal proposito, alla domanda “quali i frutti di questo passaggio”, don Carmelo Umana, Direttore del don Bosco Ranchibile risponde: «È Dio che manda i frutti, lo si vedrà nel tempo ciò che ha lasciato questo passaggio. Per adesso è da registrare questa partecipazione di popolo straordinaria, per quantità e qualità». Partecipazione straordinaria che diventa straordinaria responsabilità di testimonianza. Giuseppe Lupo - Fabio Puleo


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l giorno 18 novembre 2013 presso l’Oratorio Salesiano di Trapani e l’annessa parrocchia Maria SS Ausiliatrice ha avuto luogo l’arrivo dell’urna di don Bosco. “Don Bosco è qui” - Questo è il titolo del lungo pellegrinaggio che ha visto l’arrivo di don Bosco in tutte le case salesiane della Sicilia dall’1 al 20 novembre. L’oratorio salesiano di Trapani per quest’evento si è voluto preparare al meglio creando equipe specializzate in vari ambiti: logistica, accoglienza, animazione, liturgia, mostra, intrattenimento e coinvolgendo anche altre associazioni e gruppi della diocesi (ass. misericordia, scout, rinnovamento nello spirito) ed una delegazione di fratelli extracomunitari. Per questo evento si sono presentate più di 1000 persone considerando i vari momenti, cifre record visto che si trattava di un lunedì pomeriggio. Sette gruppi composti da circa 80 persone ciascuno più un gruppo intero di scout hanno partecipato ad una mostra dedicata alle tre tappe della vita di don Bosco: chiamato

- educato/educatore - chiamante; l’intero oratorio salesiano era vestito a festa con striscioni, palloncini e segni importanti, per esempio, le bandierine del mondo proprio a rappresentare che lo spirito di don Bosco vive in tutta la Terra. Animazione, musica e divertimento sono state protagoniste anche della prima edizione del “Sales Music festival”: una competizione canora che ha coinvolto ragazzi e giovani delle scuole del territorio trapanese sotto un unico tema: l’amicizia. Il programma della giornata ha visto don Bosco arrivare alle 16,30 circa e fino alle 18,30 c’è stata una grande festa in oratorio con musiche, clown e danze dedicate a lui. Tutti coloro che volevano dedicare o far visita al nostro Santo potevano partecipare alla mostra citata precedentemente al fine di prepararsi al meglio prima dell’incontro. Alle 18,30 la preghiera comunitaria guidata dall’ispettore, don Gianni Mazzali accompagnata dai bambini del catechismo che hanno fatto volare in cielo i palloncini, con delle preghiere, simbolo d’innocenza, libertà ed amore e tutta la comunità partecipe disposta a forma di cuore


120 con al centro l’urna; il tutto accompagnato dall’esibizione delle ragazze dell’oratorio che hanno dedicato i loro passi di danza a don Bosco. A seguito della preghiera comunitaria, la processione in Cattedrale animata dai ragazzi dell’oratorio e dalla banda in festa composta da giovani che hanno frequentato l’oratorio in passato e che, per l’occasione, gli hanno composto una marcia inedita; uscito dall’oratorio fuochi d’artificio hanno sorpreso i passanti delle vie del Trapanese e fatti avvicinare in oratorio. La parte più bella dell’arrivo di don Bosco è stata senza dubbio l’arrivo in Cattedrale, anch’essa gremita di giovani e devoti al nostro Santo... Una celebrazione toccante animata dallo splendido coro del Rinnovamento e presieduta dal nostro Vescovo Mons. Pietro Maria Fragnelli... Un “fascino irresistibile”: queste sono state le parole chiave dell’omelia da lui fatta riferita al paragone tra don Bosco verso la salvezza delle anime in Cielo e Luca Parmitano e il suo fascino verso lo spazio. L’oratorio salesiano, a fine messa, ha voluto rendere omaggio al Vescovo regalandogli una statuina di don Bosco con i giovani. Don Bosco in cattedrale ha voluto rappresentare la vicinanza, la voglia e la missione Salesiana nella nostra diocesi e lo ha riaffermato a fine celebrazione anche il nostro ispettore don Gianni. La serata è continuata con la veglia in Cattedrale animata con coro, musicisti e danze dei giovani dell’oratorio e presieduta dall’ispettore. In questa veglia si è ripercorsa velocemente la vita di don Bosco dal sogno dei 9 anni al giorno d’oggi attraverso 4 testimonianze di come don Bosco sia entrato nella propria vita e cosa abbia significato. La mattina abbiamo salutato don Bosco con le lodi mattutine: dopo si è diretto verso Paceco. “DON BOSCO È TORNATO TRA I GIOVANI ANCOR” questo è il sentimento che ancora oggi ha l’oratorio salesiano di Trapani. Un profondo senso di gratitudine, continuazione e nello stesso tempo rinnovo della missione che si è prefissato: dare la vita per i propri giovani. Andrea Nocera


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Il santo dei giovani a Paceco! Il 19 Novembre 2013 resterà nella storia di Paceco una giornata indimenticabile per molti giovani e meno giovani poiché segnata dal passaggio dell’urna con le reliquie di San Giovanni Bosco. Grande fervore ed entusiasmo si respirava per le vie del paese sin dalle prime ore del mattino; qualcosa di eccezionale stava per accadere. Le condizioni meteo, non particolarmente favorevoli, delle prime ore dell’alba avevano destato qualche preoccupazione che era già stata dimenticata quando ancor prima delle 8.00 piazza Vittorio Emanuele cominciava a popolarsi con i primi studenti e docenti che, non curanti del rischio pioggia, puntuali e ben organizzati si disponevano nello spazio antistante la Chiesa Madre, in attesa. Erano decine che dopo una manciata di minuti erano già diventate centinaia, migliaia. Il miracolo di don Bosco si stava compiendo! La folla festante cresceva a vista d’occhio

intonando i canti del grande Santo dei Giovani, una grandissima partecipazione che si vede in rari casi nel nostro paese e che ha superato di gran lunga le aspettative. C’erano proprio tutti, i bambini della scuola primaria ed i ragazzi della scuola media di Paceco, una rappresentanza della scuola media di Valderice, una rappresentanza degli Istituti Superiori di Trapani, tantissimi adulti, rappresentanze di associazioni e gruppi locali, la rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, tutti gli appartenenti ai vari gruppi (ragazzi, giovani, adulti, famiglie) dell’Associazione Laici Oblati Salesiani delle varie missioni delle S.O.S.C. del nostro territorio e tante suore e sacerdoti. Palloncini colorati, bandierine, coriandoli, urla di gioia, commozione, applausi ed il canto a squarciagola dell’inno “Don Bosco è qui”, hanno accolto l’arrivo dell’urna. Dopo un breve saluto del nostro parroco, don Salvo Morghese, del Sindaco, Biagio Martorana, della Superiora delle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore, Suor Maria Laura Fria, e dell’ispettore salesiano della Sicilia, don Gianni Mazzali, l’urna è stata accompagna-


122 ta in processione nella Chiesa “Regina Pacis”. Canti, inni ed una folla, che lungo il percorso diventava sempre più numerosa, hanno fatto da contorno a questa passeggiata gioiosa. A metà percorso ad attendere l’urna c’erano anche loro: i bambini della scuola dell’infanzia di Paceco, di Nubia e di Dattilo: i bambini delle scuole dell’infanzia delle Suore Salesiane Oblate del Sacro Cuore di Paceco, Xitta, Dattilo, Trapani, Valderice, Salemi e Buseto Palizzolo. Ad accogliere la processione nei nuovi locali della chiesa “Regina Pacis” c’erano ragazzi dell’Associazione Laici Oblati Salesiani che si sono tanto impegnati per prepararsi a questo momento con il servizio d’ordine, la presentazione della mostra, l’animazione e la liturgia. Mentre i più piccoli scorrevano dinanzi all’urna, tutti i ragazzi sono stati accolti nel salone parrocchiale per un momento di festa con canti nel tradizionale stile salesiano “preghiamo cantando”.

Nelle aule catechistiche invece era stata allestita la mostra per il momento di approfondimento sulla vita di don Bosco che ha visto una massiccia partecipazione ed un grande interesse per conoscere più da vicino questo grande Santo. La mattinata si è conclusa con la celebrazione della Santa Eucarestia, presieduta da don Gianni Mazzali e concelebrata da diversi sacerdoti della diocesi. Paceco ha avuto il privilegio di essere una tra le 35 tappe in Sicilia del pellegrinaggio proprio perché ospita da quasi 80 anni una delle Missioni Siciliane della Congregazione delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore fondata da Mons. Giuseppe Cognata, vescovo salesiano. È stato davvero toccante vedere come un grande Santo sappia ancora entusiasmare ed emozionare così tanti giovani e siamo sicuri che lo slogan “Si vede, si sente…. don Bosco è qui presente!” rimarrà nel cuore di tutti per sempre. Giuseppe Barraco


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A Marsala la forza di don Bosco…

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l giorno 19 Novembre 2013, la città di Marsala ha avuto l’onore di accogliere l’urna-reliquiario di San Giovanni Bosco, il Santo dei giovani. Da settembre la nostra famiglia salesiana (comunità dei Salesiani, membri Adma, Cooperatori, Ex-Allievi, Laboratorio di Mamma Margherita, animatori, educatori, Staff ‘’DON BOSCO È QUÌ ‘’) si è adoperata per l’organizzazione del grande evento, avvalendosi della collaborazione dell’amministrazione comunale, del Sindaco, delle forze armate, del Vescovo della nostra diocesi, Sua Ecc.za Mons.Domenico Mogavero e degli uffici della Diocesi, dei Sacerdoti e dei catechisti della città che hanno permesso la divulgazione dell’evento. È stato un evento di festa e spiritualità per la nostra città e la nostra Diocesi di Mazara Del Vallo, che non può rimanere archiviato come uno dei tanti eventi ordinari che si sono succeduti nella storia di Marsala… Don Bosco è stato qui, è venuto Egli stesso a visitarci; è stato in mezzo a noi con il suo braccio e la sua mano destra: quella mano che a Valdocco ha

sempre benedetto, ha tanto incoraggiato, ha abbracciato e riconciliato i giovani; quel braccio che si è fatto forza nelle difficoltà e sostegno nella prova, che ha conosciuto la fatica del lavoro. È venuto tra noi come la mano, la carezza amica di Dio che dà coraggio se ci perdiamo d’animo, che ci sostiene se pervade in noi la tentazione di voltarci indietro e lasciar perdere tutto; come forza per tutti i giovani che non hanno ‘’…né fede, né pace, né luce, né amor..’’, ma soprattutto è venuto per indicarci, come ai giovani di allora, il Paradiso… L’urna-reliquiario del Santo è arrivata nell’oratorio salesiano di Marsala alle ore 15.45, dove è stata accolta tra lacrime di commozione da bambini, giovani e adulti della città e della diocesi; è stata poi trasferita in chiesa, mentre nei locali della parrocchia i presenti hanno avuto l’opportunità di visitare un percorso guidato, formato da pannelli illustranti la vita, gli eventi principali e il carisma di don Bosco, avente come ultima tappa la venerazione dell’urna. Alle ore 17.30 con le associazioni e le realtà salesiane, i bambini di catechismo della


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forania, le confraternite e le autorità civili e militari della città, l’urna del Santo è stata accompagnata in processione in Chiesa Madre, dove alle ore 18.30 ha avuto inizio la solenne Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo della nostra diocesi alla presenza di diversi sacerdoti e di un numero elevato di fedeli; a seguire la venerazione animata dal coro gospel della nostra città, ‘’Sound & Voices’’, e alle ore 21.30 la veglia giovanile diocesana presieduta dal delegato ispettoriale di pastorale giovanile e coordinatore dell’evento, don Marcello Mazzeo, e animata dal coro di pastorale giovanile diocesana. A fine veglia l’urna è stata riaccompagnata nella parrocchia ‘’Maria SS.ma Ausiliatricè’ dove per tutta la notte i fedeli hanno avuto la possibilità di recarsi per una preghiera personale. Alle ore

7.00 del giorno successivo sono state recitate le lodi a cui ha fatto seguito la Celebrazione eucaristica presieduta dall’Ispettore dei salesiani di Sicilia, don Gianni Mazzali. Adesso anche Marsala può dire ‘’DON BOSCO È STATO QUÌ’.... Momenti unici che difficilmente possono raccontarsi con le parole... È come se il tempo si fosse fermato per un giorno ed una notte... Tutta la Famiglia Salesiana ha pianto di gioia...È STATO QUI IL MOTIVO DEL NOSTRO ESSERE MEMBRI DI QUESTA GRANDE FAMIGLIA, PIÙ UNITA CHE MAI.. Abbiamo davvero avvertito la presenza dello Spirito di Dio su di noi… Grazie don Bosco… Il regista locale Giovanni Casano


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i è concluso il 20 Novembre 2013 ad Alcamo il tour Siciliano dell’urna contenente le reliquie di San Giovanni Bosco. Ho ancora vivo il giorno in cui mi è stato affidato l’incarico per organizzare il grande evento, ma soprattutto per far conoscere alla mia città e ai giovani DON BOSCO; quante domande… quanti dubbi…. quante preoccupazioni: “sarò in grado?”. Ma poi mi sono detta, don Bosco diceva: “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”. È questo il messaggio che dovevo trasmettere; un messaggio d’amore che è attuale anche ai giorni nostri e ci permette di cogliere l’importanza dell’educazione per i giovani in vari ambiti: da quello sportivo, al contesto familiare e sociale in cui sono inseriti; e così mi son messa a lavoro «SUBITO». Sembra una parola come tante altre, invece è diventata la parola d’ordine di don Bosco, che tirato dentro l’azione dall’urgenza, dall’impossibilità di aspettare, aiutato dai primi Salesiani, impiega tutte le proprie energie per fare «SUBITO» qualcosa per i ragazzi in difficoltà. Ed è questo che mi ha dato la forza di andare avanti: Preparazione, Servizio, Lavoro, Gioia, Fratellanza,

Armonia, Unione, Allegria, Preghiera, Canto, Danza; un mix di parole che mi scorrono nella mente e che mi fanno rivivere i momenti trascorsi nella mia seconda casa “l’Oratorio”. Se ripercorro i mesi di preparazione per l’accoglienza dell’urna ripenso con gioia, ma anche con fatica a quanto è stato fatto. “Subito” un pensiero è passato nella mente di noi tutti: “Come accogliere al meglio a casa sua il nostro Padre, Maestro ed Amico della gioventù San Giovanni Bosco?” …. E così ci si è attivati con grinta. Si è pensato anche di dar vita nuovamente ai colori dell’Oratorio ed è nato il progetto “Ricoloriamo il nostro Oratorio”. Momenti di fatica, sudore, ma anche di gioia, gioco, condivisione. Si è cresciuti insieme. Poi si è continuato con i preparativi alla ricerca di materiale, sponsor, permessi, ecc… Giorno per giorno, tutti a lavoro. Finalmente arriva Novembre e giorno 3 siamo andati a Catania alla Festa della Famiglia Salesiana di Sicilia per accogliere l’urna. Festa, emozione, preghiera ci hanno fatti ritornare ad Alcamo con il cuore pieno di gioia e con la voglia di fare bene anche da noi. Ho


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pensato molto a come far conoscere a tutta la città di Alcamo la vita di don Bosco e così il 13 Novembre è stato proiettato il film con Flavio Insinna. Iniziativa molto faticosa, un evento eccezionale ed emozionante che ha riscosso una grande partecipazione; la mattina la presenza di 450 ragazzi delle scuole e la sera di altrettante persone. Nei giorni a seguire sono stati fatti anche dei tornei, coinvolgendo alcuni gruppi della nostra comunità e non solo. Gli ultimi giorni di attesa, grande fermento ed emozione per accogliere don Bosco al meglio, essendo l’ultima tappa del tour siciliano: salutare il Santo nel migliore dei modi. Martedì 19 Novembre tutto pronto per il grande evento e la sera alle 20.30 ci siamo runiti e raccolti tutti in preghiera. Abbiamo organizzato nella nostra Parrocchia “Anime Sante” una veglia, in attesa dell’urna, presieduta da don Angelo Grasso; veglia che ha ripercorso attraverso segni, letture delle Memorie di don Bosco e preghiere, i momenti della vita del Santo. È stata emozionante ed anche molto partecipata sia dalla Comunità Salesiana che da tutta la cittadinanza alcamese. E poi il grande giorno è arrivato, Mercoledì 20 Novembre 2013. Al mattino abbiamo accolto l’urna con la Comunità Salesiana e con i ragazzi del 4° e 5° anno delle scuole superiori; all’arrivo applausi, canti, balli, euforia ma anche tanta commozione. Gente che piangeva di gioia, che tremava, che aveva il cuore gonfio d’amore. Da quel momento in poi i ragazzi delle scuole,

prima di visitare l’urna hanno percorso tre tappe raffiguranti la vita di don Bosco, accompagnati da alcune guide esperte della Vita del Santo dei giovani. Dalle ore 14.00 alle ore 16.00 una moltitudine di gente in fila per visitare l’urna; dal più piccolo al più grande tutti in attesa: alcuni per curiosità, altri per fede, ma tutti veramente commossi davanti al Santo e le sue reliquie. Tantissimi i bigliettini ritrovati nel cesto per l’iniziativa “Caro don Bosco ti scrivo…”; le persone hanno preferito mettere per iscritto le proprie aspirazioni e intenzioni al Santo; avremo il piacere di farle pervenire al Rettor Maggiore. Alle 16.00 tanta gente nel cortile dell’Oratorio; è arrivata anche un po’ di pioggia e il cortile si è adornato di tantissimi ombrelli colorati; all’uscita dell’urna dalla Chiesa ha smesso di piovere e la gente sbalordita ha potuto anche ammirare, non uno, ma ben due arcobaleni. Il cielo, oltre agli arcobaleni, si è colorato di 1000 palloncini che tanti bambini hanno fatto volare per festeggiare in allegria il Santo per poi, alle 16.30, accompagnarlo con una marcia festosa tra canti e battimani al palazzetto “Tre Santi” dove alle ore 18:00, dopo il saluto del Sindaco, è stata celebrata la Messa Solenne presieduta dall’Ispettore dei Salesiani don Gianni Mazzali. Più di 2000 persone hanno partecipato alla Santa Messa; tanti bambini in festa seduti ai piedi di San Giovanni Bosco; come ha detto don Gianni Mazzali, sembrava


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raffigurassero un fiore con al centro don Bosco. Non si possono nemmeno dimenticare le tre parole che l’Ispettore ha pronunciato, GRAZIE - TI VOGLIO BENE - ECCOMI, invitando tutti a dirle più spesso, per vivere nell’amore e nella comunione fraterna. Al termine della Messa abbiamo salutato commossi l’urna e continuato a festeggiare con l’animazione salesiana. Sono sicura che il 20 Novembre 2013 rimarrà per noi una data storica avendo lasciato nei cuori di ciascuno un ricordo indelebile, bello ed emozionante che non svanirà mai se noi sapremo essere i don Bosco di oggi e di domani. Katia Renda


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Indice

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Si ringrazia: Missioni Don Bosco, la Ditta Bertoli e gli autisti Davide, Ivan, Mattia, Roberto e Sergio

Insieme Notiziario dell’Ispettoria Salesiana Sicula Anno XLI - 31 gennaio 2014 Speciale “Don Bosco è qui”

Direttore responsabile Felice Bongiorno Registrazione Tribunale di Catania n. 15 dell’11-04-2008 Redazione Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Angelo Grasso Domenico Luvarà Giovanni Mazzali Marcello Mazzeo Calogero Montanti Giuseppe Ruta Direzione e redazione Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095336369 - Fax 095339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org Progetto grafico, impaginazione e stampa Stampa Open - Messina 090346173 - info@stampaopen.it

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Sei passato per le nostre strade, sei rimasto nei nostri cuori Un don Bosco vivo che coinvolge tutti Backstage Un’esperienza che segna una tappa del cammino della Famiglia Salesiana in Sicilia Festa della Sicilia Salesiana, 3 novembre 2013 Si vede… si sente… Don Bosco è qui… presente Don Bosco incontra i giovani carcerati “Entrò per rimanere con loro” Un fuori programma per don Bosco Per incontrare un santo 1 novembre: Messina (Leone XIII) 1 novembre: Alì Terme 1 novembre: Taormina 1-2 novembre: Catania (Cibali - Barriera - S. Filippo Neri) 3-4 novembre: Siracusa 4 novembre: Pozzallo 4-5 novembre: Modica 5-6 novembre: Ragusa 6-7 novembre: Gela 7 novembre: Mazzarino 7-8 novembre: Riesi 8 novembre: Agrigento 8-9 novembre: Canicattì 9 novembre: Caltanissetta 9-10 novembre: San Cataldo 10 novembre: Pietraperzia 10 novembre: Piazza Armerina 10-11 novembre: Leonforte 11 novembre: Catania 12 novembre: Acireale 12 novembre: Randazzo 12 novembre: Calatabiano 13 novembre: Caltagirone 13 novembre: Palagonia 13 novembre: Bronte 13-14 novembre: Biancavilla 14 novembre: Cesarò 14 novembre: Catania Librino 14 novembre: San Gregorio 15-16 novembre: Pedara 15 novembre: Trecastagni 15-16 novembre: Messina 16-17 novembre: Barcellona P.G. 17 novembre: Sant’Agata di Militello 17-18 novembre: Palermo 18-19 novembre: Trapani 19 novembre: Paceco 19-20 novembre: Marsala 20 novembre: Alcamo



Insieme speciale urna