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Sommario Editoriale

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Messaggio del Rettor Maggiore

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Formazione

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Pastorale Giovanile

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Animazione Vocazionale

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Associazione CGS

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Associazione PGS

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20 Direttore Responsabile

Associazioni TGS

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FeliceBongiorno

Comunicazione Sociale

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Registrazione: TribunalediCatania N.15dell’11-04-2008

Esperienze di animazione

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Redazione

Dalle case salesiane

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Famiglia salesiana

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Guardando altrove

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Da ricordare

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FeliceBongiorno(coordinatore redazionale) EnricoFrusteri AngeloGrasso DomenicoLuvarà CalogeroMontanti GiuseppeRuta LuigiSaraniti

Collaboratori AndreaStrano GiuseppeTrovato

Direzione e redazione ViaDelBosco,71-95125Catania Tel.095336369 Fax095339720 E-mail:insieme@sdbsicilia.org Sitoweb:www.sdbsicilia.org

Stampa digitale ScuolaGraficaSalesiana Catania-Barriera

In copertina Il Cammini di Santiago. Fonte WEB.


Editoriale Casa per Molti, Madre per tutti #nessunoescluso Nel cuore della Chiesa, con i giovani, portatori di gioia Quest’anno educativopastorale 2017/2018 si staglia subito come una sfida intensa e impegnativa sul tema generatore dell’appartenenza gioiosa alla Chiesa, dopo aver centrato lo scorso anno la nostra attenzione sull’incontro personale con Gesù e in vista del prossimo che verterà sul coraggio e la gioia del servizio responsabile. Ecco il focus di quest’anno che trova tutti accomunati in un unico cammino educativo-pastorale per risvegliare in noi, nei collaboratori laici e nei giovani una rinnovata coscienza ecclesiale, non esclusiva ma inclusiva, un rinnovato senso di appartenenza alla Chiesa con quella gioia e quella carica d’affetto, ricca di effetti concreti, proprie del carisma di Don Bosco. A più di cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, avvertiamo l’esigenza di far nostro quel cambiamento di mentalità e conseguente stile di vita, auspicati da quella rinnovata Pentecoste, accogliendo l’invito di Papa Francesco a maturare un’appartenenza ecclesiale cordiale (cfr. EG 14.98), evangelizzatrice e apportatrice di gioia (cfr. EG 92), intelligente e concreta (cfr. EG 105). Desideriamo che l’espressione di Romano Guardini, coniata al termine dell’evento conciliare, «la Chiesa si risveglia nelle anime», diventi coscienza e responsabilità per ciascuno di noi. È un’esperienza che ciascuno di noi, in qualche modo, ha vissuto e continua a vivere, che intendiamo proporre ad altri, a coloro che incontriamo, particolarmente ai giovani così assetati di relazioni vere, autentiche e Insieme

fraterne. Siamo chiamati secondo le parole di Papa Francesco ad offrire «una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa» (EG 99). In questo senso va rivissuta l’esperienza carismatica della Comunità Educativa Pastorale intesa come contesto vitale del processo formativo, il luogo dell’accoglienza e della trasmissione della fede e l’ambito in cui il Sistema Preventivo diventa visibile, vivibile e tangibile. La CEP è l’ambiente concreto in cui valorizzare il tema della relazionalità e della comunione, dove si sperimenta un’immagine di Chiesa fresca, simpatica, attiva, che unisce tutti (consacrati, educatori, famiglia salesiana e giovani) in un ambiente di famiglia, attorno ad un progetto di educazione integrale, capace di rispondere alle esigenze di piccoli e grandi, soprattutto di quanti hanno avuto di meno nella vita. Consegno a tutti voi gli Atti del Convegno nazionale del 1719 febbraio 2017 (CONFERENZA ISPETTORIE SALESIANE D’ITALIA, Fare di ogni CEP la casa e la scuola della comunione. Atti Convegno Nazionale sulla Comunità educativo-pastorale [Salesianum Roma 16-19 febbraio 2017], Roma 2017), perché sia motivo di riflessione, confronto e attuazione secondo le esigenze del tempo presente e del luogo nel quale si vive e si opera. Il Progetto di vita comunitario che intendiamo elaborare insieme e soprattutto vivere è lo strumento privilegiato per raggiungere la finalità formativa ed educativo-pastorale dell’anno corrente. La CEP, poi, come la Chiesa nel suo insieme, in sintonia con il prossimo Sinodo 2018, sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, si confronta realmente e lealmente con i giovani d’oggi, esamina in profondità i propri criteri di vita per vedere fino a che punto siano conformi al Vangelo, verifica con coerenza e onestà la qualità del suo agire educativo-pastorale. «Attraverso il

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percorso di questo Sinodo, la Chiesa vuole ribadire il proprio desiderio di incontrare, accompagnare, prendersi cura di ogni giovane, nessuno escluso. Non possiamo né vogliamo abbandonarli alle solitudini e alle esclusioni a cui il mondo li espone» (Istrumentum laboris, p.39). Sentiamo provvidenziale per il nuovo anno questo raccordo tra la proposta formativa sull’appartenenza ecclesiale e il cammino di preparazione al Sinodo. «Sogniamo – infatti – una Chiesa che sappia lasciare spazi al mondo giovanile e ai suoi linguaggi, apprezzandone e valorizzandone la creatività e i talenti» (p. 63). Termino con un invito ad una visita “reale” o “virtuale” alla Basilica di Maria Ausiliatrice, luogo di convergenza carismatica e di irradiazione missionaria della salesianità, come esempio ed emblema del cammino di quest’anno. Chi entra dal fondo nella Basilica costruita da Don Bosco, viene catturato immediatamente dall’immagine dell’Ausiliatrice circondata dagli apostoli e dagli evangelisti, in posizione analoga ad altre raffigurazioni pittoriche che ritraggono la Pentecoste. L’idea originaria di Don Bosco

molto più grandiosa e maestosa e ridimensionata per necessità tecniche di spazio dal pittore T. Lorenzone, era quella di delineare in qualche modo la sua visione di Chiesa ed esprimere il suo senso di appartenenza. Sotto il segno dello Spirito e come

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frutto dell’iniziativa del Padre, Maria campeggia al centro dell’icona, tenendo nelle mani il suo tesoro e offrendolo a quanti Le vanno incontro, supplici e confidenti. Il suo dono non è solo e non è tanto lo scettro regale brandito dalla mano destra, segno di intercessione forte e potente, ma soprattutto il Figlio Gesù tenuto nella mano sinistra (la mano “del cuore), che con le braccia aperte, come il bimbo nella greppia e l’uomo sulla croce, rivela la disponibilità di Dio e la sua infinita tenerezza per tutti e per ciascuno. Chi esce dalla Basilica dalla porta di fondo ammira a destra e a sinistra due raffigurazioni che raffigurano i rinomati sogni di Don Bosco, quello delle due colonne (1862: cfr. a cura di Pietro ZERBINO, I sogni di Don Bosco, Elledici, Torino 1997, pp. 53-59) e quello della zattera (1866: cfr. Ibidem, 78-84). Il primo, nella raffigurazione di destra, richiama i tre amori di Don Bosco e sintetizza quanto prima contemplato: la centralità del Cristo, nel mistero del dono di sé (l’eucaristia), la devozione a Maria, nel suo riferimento a Cristo e alla Chiesa, e l’appartenenza gioiosa alla comunità ecclesiale il cui centro di unità è il successore di Pietro, il Papa. Il secondo sogno, nella raffigurazione di sinistra, illustra la missione salesiana che attinge forza dai tre amori delineati nella prima visione: Don Bosco e i suoi figli salvano la gioventù e li traggono in salvo sulla zattera, si potrebbe dire, una variante della barca di Pietro e della nave della Chiesa. È un invito a contemplare e a riflettere sul tema di quest’anno, ricorrendo non solo a concetti, ma stimolando l’immaginazione della fede e soprattutto facendo nostra, e proponendo ad altri, l’esperienza di una Chiesa accogliente, materna, universale e rigeneratrice. Alla Vergine Maria «chiediamo che con la sua preghiera materna ci aiuti affinché la Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo» (EG 288). Chiediamo inoltre che nessuno sia escluso (cfr. EG 3; Istrumentum laboris, p.39) da quest’orizzonte e da questa salutare rivoluzione di tenerezza (cfr. EG 88).

Insieme


Lettera del rettor maggiore agli SDB

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” ll Documento Preparatorio del Sinodo dei Vescovi del 2018 su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, bussola lungo il nostro cammino Cari confratelli, vi scrivo questa Lettera animato dal desiderio di esortarvi a riconoscere in questo tempo che viviamo un kairós, un tempo propizio per il nostro servizio e la nostra comunione ecclesiale. Il 6 ottobre 2016, infatti, Papa Francesco ha annunciato che nell’ottobre del 2018 si terrà la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. È la prima volta nella storia della Chiesa che un’Assemblea così importante e rappresentativa si dedichi in maniera forte ed esplicita allo studio di questo tema. Il Sinodo sulla nuova evangelizzazione (2012) e l’Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (2013) hanno affrontato come compiere la missione di annunciare la gioia del Vangelo nel mondo di oggi; all’accompagnamento delle famiglie incontro a questa gioia sono stati invece dedicati i due Sinodi (2014, 2015) e l’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris laetitia (2016). In continuità con questo cammino, il Santo Padre ha deciso che la Chiesa si interroghi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza; ha anche chiesto ai Insieme

giovani stessi di aiutare la Chiesa a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia. Il 13 gennaio 2017, quindi, la Segreteria del Sinodo dei Vescovi ha offerto all’attenzione di tutta la Chiesa un Documento Preparatorio (DP), per dare avvio “alla fase della consultazione di tutto il Popolo di Dio”. Come Salesiani di Don Bosco, siamo chiamati ad offrire alla Chiesa il dono del nostro carisma, unitamente alla nostra riflessione ed esperienza pastorale con e per i giovani. Per questa ragione, oggi vi chiedo di unirvi allo sforzo di tutta la Chiesa nello studio di questo Documento e nel rispondere al Questionario allegato, lasciandovi sfidare innanzitutto da questa domanda: di fronte alla convocazione di questo Sinodo e alla pubblicazione di questo Documento Preparatorio, come è ci sentiamo sfidati nella nostra esperienza carismatica? Vi chiedo di condividere le vostre riflessioni anche con la Chiesa locale, con la consapevolezza che queste non sono solo donate ai giovani ed agli educatori dei nostri ambienti salesiani, ma soprattutto condivise e discusse con loro e con tanti altri giovani ed educatori impegnati nella pastorale giovanile delle Chiese locali. Con questa ottica di coinvolgimento, abbiamo chiesto a tutte le Ispettorie di rispondere al Questionario del Documento Preparatorio e inviare le loro risposte al Dicastero per la Pastorale Giovanile. II primo indispensabile passo da compiere deve essere quello di leggere la storia dei giovani che ci sono affidati. Questo passo comporta l’essere familiari con le sfide e le opportunità del territorio dove siamo chiamati a testimoniare l’amore di Dio per i giovani, specialmente quelli più poveri. Tutta la prima parte del Documento Preparatorio, infatti, è fondata sull’importanza di una lettura della realtà contemporanea dei giovani. Nello spirito della Evangelii Gaudium siamo

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chiamati a “uscire” e ad “ascoltare”, per poi condividere la Buona Notizia. Conoscere la realtà dei giovani che incontriamo non è un lusso che possiamo permetterci, ma un dovere che non possiamo tralasciare. Non farlo sarebbe un tradimento, un voltare le spalle al grido spesso nascosto, ma profondo, dei giovani. La tentazione dell’“abbiamo sempre fatto così”, insieme all’atteggiamento del “conosciamo già la risposta”, anche se la domanda è cambiata, sono i veri pericoli che dobbiamo riconoscere ed evitare. La seconda parte del Documento Preparatorio si concentra sui concetti di fede, discernimento e vocazione. Questi sono strettamente legati tra loro: la fede è fonte del discernimento vocazionale, essa “fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova in Dio, più forte di ogni fragilità” (LF, 53). Come Salesiani, in questo campo siamo chiamati a riconoscere alcune sfide e rafforzare alcune scelte: la nostra proposta educativa e pastorale deve offrire ai giovani percorsi che li portino a vivere un’esperienza umana integrale; questa proposta deve quindi aiutare i giovani a vivere la vita come un dono, da accogliere e condividere, di cui essere consapevoli e per il quale essere grati; infine, come educatori e pastori, siamo chiamati ad accompagnare i giovani nel discernimento della propria vocazione e, quindi, nella costruzione del proprio progetto di vita, nella consapevolezza che “non vi è una vocazione che non sia ordinata a una missione” (DP II, 3). I temi del discernimento e dell’accompagnamento richiedono una seria e qualificata preparazione – umana, spirituale, carismatica - di tutti i componenti, consacrati e laici, della Comunità Educativo – Pastorale. Vi invito ad evitare due tentazioni pastorali. La prima tentazione che incontriamo qui è quella di fermarci a constatare la carenza del tempo e delle risorse necessarie per un forte impegno nell’accompagnamento dei giovani. A questa tentazione rispondiamo offren-

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doci di diventare noi stessi per primi veri e autentici testimoni nel lasciarci accompagnare: “guide guidate”, che fanno su di sé l’esperienza personale dell’accompagnamento spirituale e solo allora sono in grado di offrirla ad altri, generando processi virtuosi di formazione all’accompagnamento per i laici corresponsabili nella missione salesiana. La seconda tentazione è quella di accontentarsi di una visione riduzionista dell’accompagnamento, che quasi esalta il ruolo individuale dell’accompagnatore in questo processo. A quest’altra tentazione rispondiamo offrendo ai giovani, lì dove siamo presenti, un accompagnamento graduale a più livelli: un accompagnamento dell’ambiente salesiano, che accoglie i giovani e trasmette loro uno “spirito di famiglia”; un accompagnamento della comunità educativo-pastorale, che a sua volta richiede di essere guidata nella corresponsabilità nella missione salesiana e nel discernimento comunitario che precede la progettazione educativa e pastorale; un accompagnamento del gruppo in cui il giovane è inserito, in un percorso graduale di discepolato e apostolato; infine, l’accompagnamento personale del giovane, decisivo per il suo discernimento vocazionale. Il Documento Preparatorio ci indica che quest’ultimo tipo di discernimento non è un atto puntuale, bensì un “processo con cui la persona arriva a compiere, in dialogo con il Signore e in ascolto della voce dello Spirito, le scelte fondamentali, a partire da quella sullo stato di vita” (DP II, 2). In ogni giovane educato alla fede risuona questa domanda: “Come vivere la buona notizia del Vangelo e rispondere alla chiamata che il Signore rivolge a tutti coloro cui si fa incontro: attraverso il matrimonio, il ministero ordinato, la vita consacrata?” (DP II, 2). Memori dell’universalc vocazione alla santità (LG 40), siamo chiamati ad accompagnare ogni giovane, nessuno escluso, sino a questa domanda fondamentale, sino, cioè, alle soglie della vita adulta, proponendo gradualmente, ma senza paura, come ha fatto Don Bosco, la meta di una misura alta di vita umaInsieme


na e cristiana. La terza parte del Documento Preparatorio raccoglie alcune indicazioni sull’azione pastorale, individuandone soggetti, luoghi e strumenti. Siamo invitati a tornare ad “accompagnare i giovani”, attraverso i tre movimenti dell’“uscire”, “vedere” e “chiamare”, che connotano il modo con cui Gesù incontrava le persone del suo tempo. Questo richiamo suona familiare a noi figli di Don Bosco, e rappresenta un ulteriore appello all’ascolto dei giovani e alla disponibilità incondizionata nei confronti dei loro bisogni, consapevoli del fatto che il rapporto di paternità spirituale è il prolungamento di una paternità educativa. Dall’incontro con i giovani, ben rappresentato dalla prassi dell’assistenza, può fiorire l’accompagnamento verso il discernimento vocazionale e la conseguente costruzione del progetto di vita del giovane. Quando il Documento Preparatorio invita a chiamare e considerare soggetti della pastorale “tutti i giovani, nessuno escluso”, in noi risuona la certezza, che è nostra e fu di Don Bosco, per cui “in ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene”. In vista di un’azione pastorale di qualità offerta a giovani con bisogni diversi, dunque, deve essere promossa una chiara e partecipativa esperienza di tutti i soggetti della comunità che educa ed evangelizza: la Comunità Educativo - Pastorale. Questo richiede, da parte della Comunità Salesiana locale e dell’animazione Salesiana Ispettoriale, un impegno sempre più serio, qualificato e programmato della formazione dei laici collaboratori, anche intorno al tema dell’accompagnamento dei giovani. Al coinvolgimento corresponsabile dei vari soggetti dell’azione pastorale, deve accompagnarsi un’intelligenza pastorale che non si limiti ad una proposta pastorale generica, ma si traduca in processi di discernimento comunitario intorno alla scrittura condivisa di un Progetto Educativo-Pastorale. Nella progettazione pastorale, poi, è opportuno che i percorsi offerti guardino il più possibile ai giovani come soggetti da responsabilizzare nel percorso di crescita Insieme

umana e di fede, e che siano proposti all’interno di una logica graduale del cammino. Vi esorto, inoltre, a sforzarvi di offrire cammini di preghiera all’interno dei percorsi educativi ed evangelizzatori, dove i giovani possano assaporare il valore del silenzio e della contemplazione: “non c’è discernimento senza coltivare la familiarità con il Signore e il dialogo con la sua Parola” (DP IlI, 4). A margine di questa lettera, vi offro infine tre domande, che possono guidare la vostra riflessione intorno alle sfide e alle opportunità della fede e del discernimento vocazionale dei giovani oggi. Queste tre domande le offro come pista di riflessione ai vari Consigli Ispettoriali, negli incontri dei Direttori, nei raduni dei Salesiani del quinquennio e dei tirocinanti. Invito anche ad esplorare la possibilità di offrire queste tre domande ai vari gruppi della Famiglia Salesiana: Quali sono le proposte che al livello di Chiesa locale stiamo proponendo affinché la Evangelii Gaudium rimanga come la bussola del nostro camminare pastorale? Quali sono le scelte pastorali che stiamo favorendo e/o possiamo proporre perché tutti, giovani e adulti, genitori e insegnanti, catechisti e animatori, ci sentiamo parte di una comunità che educa alla fede, una comunità che evangelizza? Quali sono le difficoltà che possano indebolire la continuità e la consistenza dei processi pastorali? Quali sono le proposte per rafforzare la continuità e la consistenza dei processi pastorali? Secondo l’invito del Santo Padre (DP III, V), affidiamo a Maria questo percorso in cui, insieme a tutta la Chiesa, ci interroghiamo su come accompagnare i giovani ad accogliere la chiamata alla gioia dell’amore e alla vita in pienezza. In Cristo, Ángel Fernández Artime X Successore di Don Bosco

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Don Tom: “Sono quello che sono oggi perché Dio ha avuto cura di me” Un uomo sereno, in pace con Dio e con tutti, compresi i rapitori, e in grado anche di scherzare sull’esperienza vissuta. È questa l’immagine che hanno potuto vedere in don Tom Uzhunnalil i giornalisti e gli operatori della comunicazione di tutto il mondo che al mattino di oggi, sabato 16 settembre, si sono radunati presso la casa “Salesianum” di Roma per sentire direttamente da lui il racconto toccante del sequestro e della liberazione. Vissuti entrambi con grande fede in Dio. di Gian Francesco Romano Il missionario indiano è arrivato al primo mattino presso il centro salesiano. Don Tom è stato accolto dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, dal suo Vicario, da alcuni membri del Consiglio Genera-

le e da numerose personalità civili e religiose. La dott.ssa Reenat Sandhu, Ambasciatrice dell’India in Italia, ha reso un omaggio floreale a don Tom. Quindi ha avuto inizio la conferenza stampa, moderata da don Moreno Filipetto, e introdotta dal Rettor Maggiore, con don Ivo Coelho, Consigliere Generale per la Formazione, in qualità di traduttore. “Grazie, in questi 18 mesi non ci siamo mai sentiti da soli”, ha esordito Don Á.F.

Roma-Pisana: Il Rettor Maggiore con grande commozione abbraccia Don Tom.

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Artime, che nel suo breve intervento introduttivo ha anche ribadito quanto aveva già espresso nella sua lettera alla Famiglia Salesiana riguardo alle modalità della liberazione attraverso: “Non possiamo dire quello che non sappiamo”. Quindi è iniziato il lungo intervento di don Tom: il suo primo pensiero è per le Missionarie della Carità uccise. “Ringrazio Dio e sono contento di vedere qua le Missionarie della Carità. Faccio loro le mie condoglianze” afferma, prima di doversi fermare per qualche istante per la commozione. Don Tom poi ritorna a quel 4 marzo del 2016, il giorno dell’attacco e del rapimento. “Non ho pianto, non ho avuto paura, ho solo pregato Dio per le suore, per i custodi e le altre vittime. Dio è stato molto misericordioso con me”, racconta. Specifica che nell’attacco i rapitori hanno portato via anche il tabernacolo, per cui per un po’ di tempo ha avuto con sé anche le specie eucaristiche. Più volte ribadisce di non essere mai stato maltrattato e di questo ringrazia “le preghiere e i sacrifici del mondo intero”. A parte la privazione della libertà, ha potuto dormire bene, gli veniva dato il cibo necessario e ne è stata curata anche la salute, attraverso i medicinali e una volta anche attraverso una visita medica. “Il primo video è stato girato il giorno seguente al rapimento” ed era funzionale a vedere se e chi tra familiari, governi e autorità si sarebbe mosso per ottenere la sua liberazione. Don Tom esclude che i suoi rapitori fossero interessati alla sua fede, dato che non hanno mai provato a fare del proselitismo verso di lui. Quasi si scusa di aver fatto accenno al Papa e alle autorità indiane nei video che era costretto a girare. Eppure racconta che pure quando sembrava che venisse maltrattato, era “una finzione per suscitare interesse”. Con le sue parole si apre via via sempre di più, raccontando particolari che rivelano Insieme


quando il Papa gli ha baciato le mani “anche se io non mi sono sentito degno”. Al termine della conferenza stampa don Tom ha avuto modo di incontrare un piccolo gruppo di Missionarie della Carità venute appositamente per salutarlo. L’incontro è rapido, don Tom non trova le parole. Si parla più attraverso gli sguardi. Il pensiero è per le religiose uccise e per l’unica sopravvissuta, suor Sally: tutte loro, come lui, erano in Yemen solo per servire i più bisognosi e per offrire conforto alle poche centinaia di cattolici presenti nel paese. Don Tom resterà ancora per qualche giorno in Vaticano per espletare gli ultimi controlli medici, quindi farà ritorno in India, alla sua Ispettoria d’origine, con sede a Bangalore. In “ANS-Roma”, 16 settembre 2017.

Conclusione della Visita d’insieme alla Regione Mediterranea Dal 31 luglio al 3 agosto presso la Casa Generalizia dei Salesiani di Roma si è svolta la Visita d’Insieme guidata dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, il suo Vicario don Francesco Cereda e alcuni membri del Consiglio Generale, alla neo regione Mediterranea. Presenti gli Ispettori e i rispettivi consigli delle Ispettorie dell’Italia, Portogallo, Spagna e Medio Oriente. Scopo della Visita d’Insieme è stata Verifica e Programmazione dei diversi Settori di Animazione della Congregazione, attraverso le va-

Roma-Pisana: Il Rettor Maggiore (a sinistra) e Don Stefano Martoglio.

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rie relazione dei Consiglieri di Settore e del Consigliere Regionale. Nell’ultimo giorno il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, dopo aver ringraziato i presenti per il clima di comunione e fraternità vissuto insieme, e per il lavoro preparatorio svolto dagli ispettori e rispettivi consigli, ha consegnato 13 punti su cui camminare e dove si presentano le principali sfide della Regione Mediterranea. Una Regione che nata da pochi anni, ha già una sua identità e muove i primi passi verso un cammino di unitarietà e internazionalità, a dire del Consigliere per la Regione Mediterranea, don Stefano Martoglio. Don Ángel Fernández Artime nell’intervento a chiusura della visita ha sottolineato la sua convinzione del percorso positivo che sta facendo la Regione Mediterranea, pur con le debite difficoltà, ricordando l’importanza dell’apporto carismatico che offre alla Congregazione. In “ANS-Roma”, 04 agosto 2017.

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FORMAZIONE

nel dettaglio come ha vissuto quei 18 mesi di sequestro: i diversi spostamenti avvenuti, la difficoltà a tenere il conto dei giorni, il molto tempo quotidiano dedicato alla preghiera: “Ho pregato per molte persone”, per il Papa, le Missionarie della Carità, la Chiesa… “E anche per i miei rapitori”. Della sua liberazione sa solo che i sequestratori avevano intenzione di realizzarla già il giorno prima, ma la controparte non si è presentata all’appuntamento e così è slittata di un giorno. Alla fine è stato consegnato ad un’autista che lo ha condotto a tutta velocità in Oman. “Ho potuto fare una corsa per il deserto” ironizza, così come fa anche dopo: “Non ero mai stato da Papa Francesco e probabilmente senza quest’avventura non avrei mai potuto farlo”. In verità di quell’incontro conserva ricordi molto emozionanti, come


FORMAZIONE

Visita d’Insieme della Regione Mediterranea “La Visita d’Insieme ci invita a vivere l’esperienza dell’unità nelle diversità del carisma di Don Bosco”

ci invita a vivere l’esperienza dell’unità nelle diversità nel carisma di Don Bosco”, ha detto don Cereda. Nella prima assemblea, data la rilevanza e la immediata novità, il Rettor Maggiore ha riferito in merito alla situazione della DireCon periodicità sessennale per i Salesiazione Generale: ha spiegato a fondo la situani di Don Bosco ha luogo, per ciascuna delzione e le ragioni per le quali i Salesiani lale singole Regioni, la Visita d’Insieme con la sciano definitivamente la sede della Casa finalità di una puntuale Verifica e ProgramGeneralizia (Roma-La Pisana). Alla presenmazione dei diversi Settori di Animazione tazione, puntuale e chiara, del Rettor Magdella Congregazione, attraverso le relazioni giore, è seguito un tempo ampio di dialogo offerte dai Consiglieri di Settore e del Connel quale ha risposto a tutte le domande di sigliere Regionale. coloro che sono intervenuti. Il prolungato e Quest’anno la Visita d’Insieme alla neo vibrante applauso dell’assemblea sia alla Regione Mediterranea si è svolta presso la presentazione del Rettor Maggiore sia a conCasa Generalizia dei Salesiani, dal 31 luglio clusione dell’incontro, è stato l’espressione al 3 agosto, ed è stata guidata dal Rettor più eloquente della approvazione e della Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, condivisione di tutti i presenti a questo pascon la collaborazione del suo Vicario don so di grande significato per tutta la CongreFrancesco Cereda e di alcuni membri del gazione. Consiglio Generale. Erano presenti gli Dopo questo momento, sono iniziati i Ispettori e i rispettivi consigli delle Ispettolavori assembleari, presieduti dal Rettor rie dell’Italia, Portogallo, Spagna e Medio Maggiore, da diversi membri del Consiglio Oriente. Generale e da 97 Salesiani, tra Ispettori e La Visita d’Insieme è iniziata con una membri dei Consigli ispettoriali delle Ispetsolenne Eucaristia presieduta da Don Ángel torie coinvolte. Fernández Artime, Rettor Maggiore, con Don Stefano Martoglio, Consigliere per l’omelia del suo Vicario, don Francesco Cela Regione Mediterranea, ha presentato un reda. “La Visita d’Insieme che oggi iniziamo quadro generale della Visita d’Insieme e ha elencato alcuni dati statistici per meglio focaRoma-Pisana: La visita d’insieme. I confratelli in assemblea. lizzare la situazione: ha sottolineato la realtà della Regione e in particolare della Zona Mediterranea – che conta 10 ispettorie, Salesiani dall’età media superiore ai 70 anni – e tra le prime sfide messe a tema – ha indicato la qualità della vita religiosa e comunitaria, una riqualificazione della formazione e la necessità di una maggiore visibilità della vita consacrata.

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do”. Il 2 agosto, è stato trattato il tema della Formazione iniziale e permanente, presentato da don Ivo Coelho, Consigliere Generale per la Formazione, e da don Francisco Santos. Ha concluso con alcuni orientamenti concreti il Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime. Il pomeriggio c’è stata la possibilità, per coloro che lo desideravano, di una visita culturale di Roma cristiana. Nell’ultimo giorno il Rettor Maggiore, dopo aver ringraziato i presenti per il clima di comunione e fraternità vissuto insieme, e per il lavoro preparatorio svolto dagli ispettori e rispettivi consigli, ha consegnato 13 punti su cui camminare e dove si presentano le principali sfide della Regione Mediterranea. Una Regione che è nata da pochi anni e che, secondo la valutazione del Consigliere per la Regione Mediterranea, don Stefano Martoglio, ha già una sua identità e muove i primi passi verso un cammino di unitarietà e internazionalità. Don Ángel Fernández Artime nell’intervento a chiusura della visita ha espresso la sua convinzione del percorso positivo che sta facendo la Regione Mediterranea, pur con le debite difficoltà, e sottolineando l’importanza dell’apporto carismatico che offre alla Congregazione. don Calogero Montanti

Roma-Pisana: Momenti dell’assemblea con il Rettor Maggiore.

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FORMAZIONE

Questa prima giornata oltre a introdurre i lavori e mettere a fuoco alcune delle sfide principali, è servita anche a favorire un clima di scambio e condivisione tra i partecipanti, molti dei quali si incontravano per la prima volta. Il 1° agosto sono proseguiti i lavori con l’intervento al mattino dell’Economo Generale, Jean-Paul Muller, sul tema dell’economia, la sostenibilità, la solidarietà. Alla presentazione del tema sono seguiti i lavori di gruppo, restituzione dei gruppi in assemblea e a conclusione la parola del Rettor Maggiore. Nel pomeriggio dopo gli interventi del Consigliere per la Comunicazione Sociale, don Filiberto González e don Eusebio Muñoz sulla Famiglia Salesiana si è proseguito con la stessa dinamica del mattino. Ha concluso il Rettor Maggiore con un pensiero, come ogni giorno, che sintetizza i contenuti del giorno, i passi da fare e infine, secondo la tradizione salesiana, dando la “Buonanotte”. Don Stefano Martoglio, Consigliere per la Regione Mediterranea, ha riassunto il lavoro di ieri “Molto proficuo, bello, ricco, un ascolto interessante e profondo da parte dei confratelli, una riflessione che guarda avanti e che si interroga sui tre temi di ieri: economia, comunicazione sociale e poi la cura e l’animazione della Famiglia Salesiana che è un altro tema splendi-


FORMAZIONE

Programmazione Ispettoriale In questo scritto si offre un breve resoconto dei lavori del 30-31 agosto nei quali si è avviata la programmazione ispettoriale del nuovo anno. Un anno di fronte al quale ci poniamo in condizioni differenti e con sentimenti che oscillano tra fiducia e trepidazione, tra timore e speranza. Il cammino si prospetta in salita – il che è normale –, con incertezze e ostacoli non sempre prevedibili, che possono indurre a un atteggiamento di chiusura e di ripiegamento su se stessi. Un rischio dal quale mette in guardia Papa Francesco rivolgendosi proprio a noi consacrati: “Non ripiegatevi su voi stessi, non lasciatevi asfissiare dalle piccole beghe di casa, non rimanete prigionieri dei vostri problemi. Questi si risolveranno se andrete fuori ad aiutare gli altri a risolvere i loro problemi e ad annunciare la buona novella. Troverete la vita dando la vita, la speranza dando speranza, l’amore amando”. Guardiamo dunque con speranza, con fiducia e con apertura a questo nuovo anno che segna il secondo passo del percorso triennale 20162016/17 – l’incontro personale con Gesù 2017/18 – l’appartenenza gioiosa alla Chiesa 2018/19 – il servizio responsabile nella vita quotidiana

2020, come indicato dal CI 29: Il percorso di quest’anno si distingue per una caratterizzazione eminentemente comunitaria, delineata con chiarezza dall’Ispettore nella sua ultima lettera (n. 39): “Il nuovo anno sia a livello della nostra formazione come SDB, sia a livello di impegno nel campo educativo e pastorale ci impegna a proseguire il cammino di crescita e maturazione personale e comunitario. Se l’anno scorso l’accento era posto sulla personale sequela di Gesù e sulla responsabilità di ciascuno di cui il progetto personale di vita costituisce uno strumento, in questo nuovo anno l’accento è posto sull’appartenenza gioiosa e generosa alla comunità ecclesiale e a quel senso di fraternità (in gergo salesiano lo

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“spirito di famiglia”) e di corresponsabilità che deve caratterizzarci”. In questo contesto ecclesiale diventa significativo il sussidio 2017-2018 “Casa per molti, Madre per tutti #nessunoescluso” condiviso da SDB ed FMA di Italia-Medio Oriente, che ci vede accomunati a “fare strada insieme” in un unico cammino formativo con i giovani, pur se con peculiarità specifiche e con ritmi differenti. Di tutto questo si è parlato e su questo si è lavorato nelle giornate del 30 e 31 agosto c. a. che costituiscono un semplice “avvio” alla programmazione che avrà il suo seguito e l’ultimo compimento nelle singole comunità. I vari momenti degli incontri a Zafferana-Emmaus hanno calcato la traccia dello scorso anno. Il 31 mattina, presenti direttori ed economi, è stato dedicato ad argomenti riguardanti specificamente gli SDB: obiettivi da perseguire nella economia alla luce di quelli già raggiunti e del monitoraggio in atto. Il pomeriggio ha impegnato i direttori, gli stessi economi e altri confratelli con la presentazione della proposta formativa-pastorale, nel suo significato e nella sua traduzione operativa: interagire e collaborare ad extra con la Chiesa particolare e col territorio, per un reciproco scambio di competenze e di esperienze e di eventuali iniziative, ad intra con l’opportunità di riflettere, confrontarsi e pregare insieme e dare vita o rivedere il Progetto di Vita della Comunità (PVC). Nel confronto su quest’ultimo argomento, dopo la segnalazione di alcuni sussidi personali e/o comunitari da valorizzare durante l’anno, ci si è soffermati in particolare sullo strumento, preparato dalla CIF, che offre alcune indicazioni di metodo e di contenuto, che la comunità potrà utilizzare come riterrà più opportuno. Si è ribadito che si tratta di uno strumento che possa essere di giovamento ai confratelli della comunità, soInsieme


per il pomeriggio, sono slittate in data 8 ottobre 2017 ore 16.00, in coincidenza col primo incontro dei direttori, soprattutto per favorire la presenza del nuovo delegato di FS, Don Carmelo Buccieri, di ritorno dal Madagascar. Del pomeriggio ha approfittato il Settore Scuola per un primo incontro programmatico col nuovo Delegato ispettoriale d. Giuseppe Costa. Si è respirato un clima costruttivo e propositivo pur nella consapevolezza realistica delle difficoltà. In contemporanea si è riunito il Settore Emarginazione e Disagio e il Comitato SCS Sicilia per eleggere il nuovo presidente regionale. È risultato eletto don Enzo Volpe. Due giornate quasi intere di lavoro intenso, in qualche fase forse troppo. La fatica del percorso che traspariva su tanti volti non combaciava con la conclusione delle favole dove alla fine sono “tutti felici e contenti”; ma nelle comunicazioni nel corso e alla fine dei lavori circolava la percezione di avere utilizzato il tempo con frutto e con la volontà di lanciarsi con determinazione e speranza verso un nuovo inizio. don Calogero Montanti

Tutti in campo: a settembre inizia la stagione! Giovani confratelli in squadra per una due giorni “primaverile” Incontrare il volto dei giovani ai quali siamo mandati significa, per noi Salesiani di Don Bosco, incontrare il volto di Gesù che ci chiama a seguirLo più da vicino. Alla stessa maniera, anche quest’anno abbiamo avuto – e scrivo a nome dei giovani confratelli – la preziosa opportunità di riconoscere il volto luminoso del Figlio di Dio incrociando lo sguardo dei fratelli che il Signore ha chiamaInsieme

to per sé e mandato ai giovani. «Missione e comunità non sono elementi separabili» ha ribadito accoratamente don Pippo Ruta ed è in questo spirito che i giovani confratelli hanno vissuto il campo a Sant’Alfio nei primi due giorni del mese di Settembre. A conclusione delle esperienze estive è stato, questo, un buon modo per ritrovarci insieme, condividere fraternamente le gioie

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FORMAZIONE

prattutto per crescere nella fraternità e nella condivisione della missione. Di una cosa si ha lucida consapevolezza: quanto più si scopre debole la vita della comunità tanto maggiore dovrebbe essere l’impegno di ciascun confratello a favorire la vita fraterna in comunità come dono e compito, sfida e sacrificio da compiere, come spazio d’inclusione, dove le diversità sono accolte e riconciliate tra di loro in un’armonia non perfetta ma reale e sempre in divenire. E tutto questo non in una visione narcisistica di ricerca del proprio bene-stare o ben-essere, ma come condizione per essere credibili nella missione educativa ed evangelizzatrice. Il 31 mattina SDB e laici dopo avere ascoltato alcuni interventi di vari responsabili hanno interagito sull’ampio orizzonte della pastorale giovanile nella sua molteplice e a volte complessa articolazione di ambienti, settori e dimensioni: Oratori e Parrocchie, Scuole e Centri di formazione professionale, Comunità alloggio, Centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati (MISNA), Animazione Missionaria e Vocazionale, Comunicazione Sociale, Emarginazione e Disagio. La programmazione e la presentazione delle attività di Famiglia Salesiana, previste


FORMAZIONE e alcune fatiche incontrate sui nostri cammini. Diversi gli oratori e gli ambienti salesiani che hanno vissuto – oltre la nostra presenza – la nostra carica giovanile ed il nostro lavoro; in quei luoghi abbiamo potuto sperimentare le realtà comunitarie della nostra Ispettoria in terra siciliana ed in terra tunisina,

nelle opere o attività dove siamo presenti con lo spirito salesiano che ci contraddistingue. Nella condivisione fraterna si è più volte sottolineata la testimonianza di una vita religiosa perseverante e fervorosa che taluni confratelli manifestano e allo stesso tempo, con parresìa, ci si è confrontati su alcune realtà claudicanti dove l’impegno di tutti è richiesto come necessario e dove senza programmazione né competenze specifiche non si può Campo giovani confratelli (in alto). Celebrazione Eucaristica con rinnovo dei Voti Temporanei. Visita al Santuario della Madonna della Vena (a sinistra).

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Insieme


L’invito che don Pippo ci ha fatto a conclusione del nostro campo è stato quello di essere confratelli «realisti e creativi» capaci di «spendere e consumare la nostra vita nell’esperienza comunitaria». Sorretti e ac-

compagnati da quest’ambiente fraterno venutosi a creare sei giovani salesiani hanno pubblicamente rinnovato la loro professione religiosa come figli di Don Bosco, impegnandosi fra l’altro – come si trova nell’art. 24 delle nostre Costituzioni – «a donare tutte le forze a quelli a cui ci manderai» che siano essi giovani o confratelli. Antonino Garufi sdb

Noviziato e prima professione religiosa L'anno del Noviziato è passato più in fretta di quanto pensassimo; poco più di un anno fa, chiacchierando tra di noi “siculi”, ci chiedevamo cosa ci avrebbe aspettato scambiandoci i nostri dubbi, le perplessità, ma anche le nostre speranze e la voglia di cominciare un cammino nuovo. Avendo molto tempo a disposizione per lavorare su noi stessi, sulla nostra interiorità, e sul nostro modo di relazionarci agli altri, ci siamo trovati dinanzi ai limiti degli altri compagni di Noviziato e soprattutto di noi stessi; questo però è stato il primo passo per accettarci, ed accogliere l'altro così com'è. Nell'arco di quest'anno, dunque, siamo cresciuti come singolo e come gruppo. È necessario però sottolineare l'aspetto più importante di questo tempo privilegiato che è il Noviziato: abbiamo gettato le basi per creare una relazione vitale con Dio, nel vivere quotidianamente con Lui e in Lui, riconoscendone il Suo primato nella nostra vita. Non sono mancati i momenti difficili, in maniera particolare i giorni in cui dopo un accurato discernimento, due dei nostri comInsieme

pagni sono tornati a casa; ma oltre alla difficoltà provata, abbiamo sperimentato anche la bellezza dell'essere sempre più uniti in Gesù Cristo. Anche la professione, il ricevere le Costituzioni e la medaglia, sono stati momenti di grande emozione e gioia per aver consegnato la nostra vita a Dio senza riserve, in questa prima tappa così importante per noi. Un grazie doveroso al nostro Ispettore, Don Pippo Ruta, che nonostante la distanza ci è stato vicino con la sua figura paterna; all'Ispettore dell'ICC, Don Leonardo Mancini, che ci ha fatto sentire parte viva di questa grande Ispettoria; dulcis in fundo, un grande grazie alla Comunità Salesiana di Genzano, in particolar modo a Don Antonello, nostro Maestro, padre e fratello che ci ha accompagnato passo passo alla nostra Prima Professione. Infine un grazie di cuore a tutti i familiari, gli amici, i giovani e tutti coloro che ci son stati vicini e ci hanno sostenuto con la loro presenza e preghiera. I Novizi

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FORMAZIONE

svolgere fedelmente la propria missione. Aver identificato e chiamato per nome queste ultime realtà ci ha permesso di avere degli orizzonti di futuro: prospettive che fanno ben sperare. Il primo giorno del campo ci ha visto partecipi dell’affidamento della nostra vita a Maria, Madre nostra, con un pellegrinaggio mariano, a seguire abbiamo vissuto un tempo largo di condivisione fraterna. Il giorno successivo abbiamo avuto modo di confrontarci con il Delegato della Pastorale Giovanile della nostra Ispettoria e il referente dell’Animazione Missionaria che ci hanno aiutato ad allargare ancor di più gli orizzonti sul domani.


PASTORALE GIOVANILE

Il cammino di Santiago

Arrivo o partenza? Camminare dà la possibilità di osservare con tutti i sensi, che nel quotidiano spesso ignori. Il lento andare li mette in moto , ed è un vero crescendo di intense emozioni. Dopo i primi chilometri, la mente comincia a diventare attenta, il cuore si apre, così ti lasci trasportare a vivere le cose più immaginabili. Tutto ciò è successo anche a me! Dopo il primo giorno, in cui ci si sente ancora legati ai problemi e alle dinamiche lasciate a casa, una voce sembrava dirmi: “Vai piano, osserva chi sei e cosa provi”. Da lì si cambia la vita. I messaggi dal Creato arrivano in maniera travolgente e cominci a conoscere te stesso attraverso essi e attraverso le persone che incontri sul tuo cammino e a stupirti delle meraviglie che ogni giorno si presentano ai tuoi occhi, cominci a vedere e sentire in maniera diversa. Ti rendi conto che nulla avviene per ca-

so. È questa la differenza del cammino di Santiago rispetto le altre esperienze. Qui la Persona, con tutte le sue fragilità sta al centro. Il continuo e lento incontro delle persone, le loro storie, le loro emozioni, i loro do-

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lori, non solo ti fanno da specchio ma, ti permettono di incontrare Lui. Qualcuno lo incontri solo con lo sguardo un saluto e via, qualcuno adegua il suo passo al tuo o tu al suo, chi ti ferma per una informazione e poi ti resta vicino fino al prossimo ostello e così via. Non sei mai solo! C’è sempre qualcuno davanti a te, qualcuno dietro di te e Lui sopra di te! Spesso si formano gruppi di amici che condividono piaceri e dolori, alcuni per brevi tratti altri per percorsi più lunghi, altri non si lasciano più fino alla fine. Ma la fine, dov’è? Alla Basilica di Santiago? Arrivare lì è una grande felicità ma non è l’arrivo, è solo un punto di passaggio. Ecco infatti, la fine non esiste. Finisce una tappa ne inizia un’altra, un’altra salita, un’altra discesa e così via, e come nella vita, la meta è il viaggio. Impari a vivere con l’essenziaCammino di Santia- le, impari a spogliarti go: I gruppo dal 23 della tua corazza, peral 30 luglio 2017. In alto l’arrivo del ché con il dolore ai gruppo a Santiago. piedi, con un pasto IA sinistra la celecondiviso, con una cabrazione Eucaristica nella cappella mera senza intimità cadella comunità sadono tutte le barriere lesiana. che costruiamo nella vita per proteggerci. Il cammino ti rende ogni giorno più forte. Poi torniamo alla vita di tutti i giorni, ma non potremmo mai essere uguali a prima. Chi più chi meno, si porta a casa un se stesso più autentico. Agata Bonaccorsi Insieme


In un giorno qualsiasi, uno come tanti, squilla il cellulare: un messaggio propone un cammino, quello di Santiago. Leggi le indicazioni, i tempi, il programma e quello che prima era solo un’idea si concretizza grazie a questa opportunità. Il famosissimo pellegrinaggio prende piede nei cuori e nella mente, ci si prepara di giorno in giorno fino a quello fatidico: zaino in spalla e si parte! Un cammino che è iniziato prima di tutto dalla conoscenza tra di noi, scrutando i comportamenti e le personalità, per trovare quell’equilibrio che ci ha permesso di stare bene insieme tutta la settimana. Penso sia stata un’esperienza completa di fraternità, comunione, condivisione e bellezza. Ognuno di noi ha messo le proprie capacità al servizio dell’ altro per rendere piacevole questa esperienza. I momenti di preghiera e la celebrazione della Santa Messa sono stati il culmine di ogni giorno, la forza per superare la stanchezza; a questi si sono alternati momenti di allegria, gioia e risate, di silenzio e riflessione. Abbiamo condiviso momenti della nostra vita passata, sia belli che brutti, cercando qualche conforto tra i consacrati del gruppo e riflettuto grazie alle parole del Vangelo; così piano piano i volti sconcertati dell’inizio sono diventati stanchi, ma sereni. Ogni giorno è stata una sfida con noi stessi, spingere più di quanto credevamo di poter fare. Arrivare a ogni tappa doloranti e stanchi, ma con

la voglia di riprendere la strada, di nuovo, il giorno dopo senza alcun ripensamento. L’arrivo alla Cattedrale di Santiago ha lasciato in noi soddisfazione e più fiducia in noi stessi: non ci siamo arresi nonostante tutto, ce l’avevamo fatta! Vivere questo cammino è significato adattarsi a tutto ciò che c’era, ricercare l’essenziale, non avere quelle comodità che diamo per scontato e apprezzare tutti i doni che Dio ci ha dato. Ricorderò con piacere tutti i luoghi visti durante il cammino e la cordialità di altre persone che percorrevano il cammino con noi e quelle dei luoghi, le lunghe chiacchierate con Suor Rosaria Norrito e Don Domenico Muscherà che mi hanno trasmesso tanto, i momenti di condivisione con il gruppo appartenente e gli altri. Porterò nel mio cuore le parole delle omelie di Don Fabio, conosciuto durante le celebrazioni giornaliere della Santa Messa e gli occhi stanchi, ma ricchi di gioia, dei pellegrini.

Sono certa di aver arricchito molto il mio cuore e porterò il ricordo di questa esperienza per sempre dentro di me, facendone tesoro nei momenti di sconforto.

Cammino di Santiago: II gruppo dal 30 luglio al 6 agosto 2017.

Angelica Grasso Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Ricercare l’essenziale


PASTORALE GIOVANILE

Animazione vocazionale

GxG: Giovani per i giovani Durante il periodo estivo molti animatori delle Opere Salesiane si confrontano con l’esperienza del servizio che vive in diverse forme, come il grest nella propria realtà educativa o i campi lavoro. Molte qualità emergono durante questo periodo d’impegno e diversi adolescenti e giovani si interrogano su come poter spendere al meglio la propria vita e crescere responsabilmente dal punto di vista umano e cristiano. Per andar incontro al sentire giovanile, quest’anno è stato organizzato un campo “GxG”. Il campo, vissuto presso l’opera educativa della Salette ha accolto diversi giovani provenienti dalle realtà salesiane e non. Il 6 Agosto, data d’inizio dell’esperienza, sono stati accolti i destinatari che si sono confrontati con diversi temi. Ad aiutare la riflessione sono state le vite di san Giovanni Bosco, Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, esempi pratici e concreti di servizio, di spiritualità e di scelte coraggiose. Naturalmente non è mancato lo spazio relativo al discernimento, cercando di met-

tersi in ascolto di “che cosa Dio vuole da me” attraverso gli incontri formativi, personali e la lectio biblica. Una giornata è stata dedicata al relax tra Pozzalo e Ragusa. In quel pomeriggio c’è stata l’opportunità di poter toccare, vivere ed ascoltare testimonianze dirette sul servo di Dio Nino Baglieri CDB. Ad accompagnare il pomeriggio modicano è stato il cognato di Nino insieme ad Orazio Peluso. Non poteva mancare il confronto con Maria, donna del servizio, vissuto attraverso il pellegrinaggio al santuario della Madonna della Vena. La sera, a casa Tabor, la testimonianza vocazionale di un giovane salesiano ha concluso il percorso proposto dal campo “GxG”. C’è da ringraziare Dio per il campo e per il bene che ci mostra attraverso la presenza di giovani validi che hanno voglia di spendersi per il prossimo e che non hanno paura di rischiare mettendosi a servizio con il cuore di don Bosco. Andrea Domenico Palma

Un’esperienza differente Non è mai un bene rimanere legati al passato, forse dovrei intitolare così questo articolo. ‘Perché mai?’ direte: quest’estate ho interrotto una lunga serie di GREST e contatti con i salesiani durati circa 12 anni. Avevo subito avvertito la nostalgia fin da giugno, ma era una scelta obligata: GrEst, sì… ma non più con i salesiani. Credetemi la nostalgia è stata forte, anche un semplice ban mi provocava i brividi, a tal punto che desideravo ritornare nel mio oratorio. Eppure dovevo mutare il mio modo di pensare. Scelsi quindi di essere animatore salesia-

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no per i ragazzi di un GREST, diversi dal mio ambiente educativo, in un Centro Educativo del quartiere di Librino (Catania), Talità Kum. Tuttavia, terminato questo impegno, don Enrico Frusteri mi propone di vivere un’esperienza missionaria nel mese di luglio, all’oratorio salesiano Santa Chiara (Palermo), perché credeva fosse l’ambiente più appropriato per me, per crescere umanamente e spiritualmente. La mia testa però mi convinse a provare, ancora una volta, qualcosa di diverso dall’ambiente salesiano. La scelta ricadde su Camporeale (Palermo), Insieme


PASTORALE GIOVANILE

Camporeale - Alcuni animatori del GREST.

in un paese periferico, una cittadina non molto grande ma popolata. Avevo deciso di non andare da solo, portai con me un amico, anzi un fratello, Gabriele Finocchiaro, che è anch’esso animatore presso l’oratorio salesiano di Barriera (Catania). Eravamo un po’ insicuri perché ignari del contesto in cui saremmo dovuti andare, ma allo stesso tempo curiosi dell’esperienza. Giunti lì, e iniziando la settimana, durata massima dell’esperienza, ci mettiamo subito all’opera inserendoci nella vita del GREST, familiarizzando con il posto e la gente. Siamo stati contenti di conoscere questa bellissima realtà, che gode della presenza e dell’aiuto costante di don Alfio Bonanno e di Matteo Rallo responsabili della struttura. Siamo ritornati a casa con il desiderio di vivere nuove esperienze in luoghi differenti, anche fuori dal nostro contesto siciliano. Chissà cosa il futuro ci riserverà. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno operato insieme a noi per la riuscita di questa esperienza.

Harambée 2017 Come ogni anno, in occasione della consegna dei crocifissi ai nuovi salesiani missionari che partono per Paesi lontani, l'Animazione Missionaria Salesiana organizza l'Harambée a Valdocco. (23-24 settembre). Tema di quest'anno sarà "Non prendete nulla per il viaggio" (Gv 9,3) e vedrà le due giornate alternarsi a momenti di riflessione e preghiera, a momenti di condivisione e animazione.

Eduardo Maria Solano

Palermo-Santa Chiara: esperienza missionaria tra i giovani.

Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Associazione - CGS

Campo Formativo Regionale Linguaggio del recitato tra teatro e cinema LCampo di formazione (Messina-“San Tommaso” 8-10 settembre). Primo concreto appuntamento voluto e attivato dal nuovo Consiglio Direttivo. Hanno partecipato 33 ragazzi appartenenti a 5 CGS su 12 regolarmente costituiti ed affiliati al Nazionale. Il presidente Aldo Cultrera nel suo indirizzo di saluto ha voluto ringraziare il Consiglio Direttivo per il lavoro svolto sollecitando i Consigli delle varie Associazioni a “spendersi” per i ragazzi, con tutte le possibili strategie per una partecipazione vera alla vita associativa. Ha, infine, richiamato l’attenzione dei presenti sulla necessità di offrire ai giovani momenti formativi sulla Società dell’Informazione. Riflettori sul Campo

nale per le FMA). Presentazione artistica (davvero originale e divertente!) delle Associazioni presenti. (Dopo cena).

Secondo giorno Paride Acacia, artista poliedrico, nonché curatore dei corsi di recitazione per la scuola “Percorsi Sonori”, ha impegnato i partecipanti sulle tecniche di recitazione; al-

Messina-S. Tommaso: foto di gruppo (in alto); a destra: Salvatore Presti, regista; in basso: Paride Acacia, attore e regista e Manuela Blanca, consulente del lavoro.

Primo giorno Dopo il saluto del Delegato Regionale Don Franco Di Natale, una riflessione sulla identità CGS e sulla proposta culturale che va pianificata e condivisa. (Sr. Rosetta Calì, Delegata Regio-

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Valutazione complessiva del campo Insoddisfacente: 0% Poco soddisfacente: 0% Abbastanza soddisfacente: 17% Soddisfacente: 50% Completamente soddisfacente: 33% Suggerimenti per le prossime attività: - Maggiore durata del campo per poter approfondire meglio gli argomenti trattati. - Organizzare meglio i momenti del sapere teorico e quello pratico. - Auspicabile la presenza di più tutor per un confronto delle eperienze, dei modi di pensare e degli stili di vita. - Dare maggior spazio ai laboratori. - Prevedere maggiore spazio di interazione all’interno del gruppo. Aldo Cultrera Presidente Regionale CGS

Laboratorio con Paride Acacia; il gruppo di Gela (a destra).

ro della Buona Notte di Don Franco hanno concluso la giornata.

Terzo giorno Dopo la partecipazione alla S. Messa, insieme ai confratelli dell’Istituto, il Delegato Regionale don Franco Di Natale ha presentato il metodo educativo di Don Bosco, con stile incisivo ed appassionato. Il regista Presti Salvatore, autore del documentario “Luce Verticale – Rosario Livatino – Il Martirio”, ha centrato il suo intervento su “Cinema e Trascendenza”. La consulente fiscale Manuela Blanca ha interessato i ragazzi, in particolare i dirigenti, sugli aspetti giuridici e amministrativi delle associazioni. Il dibattito finale e la compilazione del test di gradimento chiudono il Campo. Insieme

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ternando alla teoria momenti di pratica laboratoriale. Paride con sicura maestria, nonostante il breve tempo e la diversità dei gruppi, è riuscito a coinvolgere ogni singolo partecipante. Al termine della giornata, Paride, ancora una volta è riuscito a sorprenderli e coinvolgerli, invitando i gruppi a rielaborare lo spettacolo presentato nella prima serata applicando quanto appreso nella giornata. La focaccia Messinese offertaci dall’Istituto, il gelato a Piazza Duomo ed il pensie-


PASTORALE GIOVANILE

Associazione - PGS

Sport & natura in Aspromonte Il “CAMP ATLETI” un’esperienza sportiva e formativa Cinquanta atleti under 16 impegnati dall’11 al 17 luglio 2017 La “magia” si è ripetuta anche quest’anno. Il camp atleti si conferma come un’esperienza ricca di attività sportive e formative per i ragazzi delle PGS soprattutto per la capacità di favorire relazioni, scambio, amicizia tra i cinquanta atleti provenienti dalle società di Catania, Messina e Palermo. La cornice naturale del Parco Nazionale dell’Aspromonte ha rappresentato il contesto ideale per giornate intense di sport (calcio, volley, basket, badminton, tennistavolo, baseball...), escursioni, giochi e relax. Con il coordinamento logistico di Maurizio Siragusa, ad affiancare nell’equipe il direttore tecnico regionale Tonino Gennaro

ti a ripartire per una nuova stagione sportiva. Oggi più che mai siamo chiamati a rafforzare la nostra presenza sul territorio, pronti con slancio e generosità a promuovere quelle attività sportive che assicurino il miglioramento della qualità e dello stile di vita, soprattutto in quegli ambienti laddove il disagio è più significativo. In continuità con la nostra originaria vocazione, occorre entrare in sintonia con i giovani ed i ragazzi, con le loro reali esigenze di protagonismo, operando per un processo indifferibile di socializzazione e di maturazione della loro personalità attraverso lo sport.

Camp Atleti: Sport & Natura.

sono stati Gianni Di Bella, Sally Perdichizzi, Alessandro Pati, Daniela Leonte, Sanny Turrisi. I break formativi e l’animazione liturgica-pastorale sono stati curati dai referenti regionali Don Enrico Frusteri e Sr. Rosetta Calì. Dopo un’estate ricca di eventi ricreativi organizzati nei diversi territori, siamo pron-

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Quest’anno le PGS celebreranno il 50° anniversario della loro presenza nel panorama sportivo nazionale, con un’inequivocabile ed originale proposta educativa, culturale e sportiva: un traguardo che la Sicilia onorerà con la programmazione di eventi mirati, in sintonia con le altre regioni italiane. Il Comitato Regionale Siciliano ha programmato nel consiglio dello scorso giugno Insieme


Pigiessiadi: Festa dello sport giovanile.

gli appuntamenti della nuova stagione, puntando sull’attività sportiva organizzata a livello provinciale e sull’organizzazione delle manifestazioni regionali delle Pigiessiadi, diversificate su tre livelli come lo scorso anno (Scolastico-Settore giovanile-Libera). Si partirà con le PgsFest per l’apertura dell’anno sportivo da svolgersi a fine ottobre nelle località individuate da ciascun comitato provinciale. La formazione degli allenatori si svilupperà con la proposizione di corsi di primo e secondo livello non residenziali organizzati a livello regionale, per consentire una maggiore partecipazione a minor costo. A tutti i tesserati, dirigenti, allenatori, atleti, arbitri auguro una proficua stagione ricca di soddisfazioni e gratificazioni non soltanto nel campo dello sport, ma, anche e soprattutto, nella vita familiare, lavorativa o scolastica, sperando di superare ostacoli e difficoltà. Anche quest’anno le Pigiessiadi hanno registrato un successo di partecipazione in un clima di vera festa dello sport. A Terrasini, sono state di scena le scuole palermitane affiliate, in concomitanza alla Coppa Palermo e ad una tappa della Don Bosco Beach cup. Nel volley vincono la Pgs Libertà (Under 12) e la Primula (Under 16) mentre nel calcio a cinque en plein della Pgs Libertà nelle tre categorie (Under 10-12-14); nel basket, Maria Adelaide (Under 12) e Villaurea (Under 16) le migliori sul campo. A Ragusa, invece, le finali del settore giovanile, le categoInsieme

PASTORALE GIOVANILE

rie Mini e Propaganda, l’equitazione, con una tappa della corsa ad ostacoli. Nel volley spiccano il Clan dei Ragazzi, che vince il titolo Under 16 femminile, il Pater-

nò volley, primo nell’Under 18 femminile. Nel calcio a cinque, successo della Don Bosco Catania nella cat. Under 15 e della Dribbling Marsala nell’Under 17. Nel settore equestre, salgono sul gradino più alto Matilde Sanfilippo (Kinder), Alessandro Vasile (cat. 30), Sino Romano (cat. 60), Riccardo Barbagallo (cat. 80). Oltre alle gare, gli atleti e i dirigenti sono stati impegnati in alcuni break formativi curati dai delegati di pastorale giovanile salesiana e nella celebrazione eucaristica, presieduta dal referente regionale don Enrico Frusteri. Alla cerimonia di premiazione ha partecipato il Presidente nazionale Ciro Bisogno che si è congratulato per l’otCUP tima organizzazione di questo even- EOLIE Grande successo to curato dal Comitato Siciliano. delle due tappe di di Redazione: www.pgssicilia.it.

Terrasini e Ragusa in campo.

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PASTORALE GIOVANILE

Associazione - TGS

Il TGS Ibiscus Le vie dei tesori, Messina e Tindari Bellezze naturalistiche, artistiche e religiose La comitiva dei soci T.G.S., appena arrivata a MESSINA fa una prima tappa al “Belvedere“ presso l’“Ossario di Cristo Re” (splendida panoramica sulla città, in particolare sullo Stretto e sul porto di Messina, sul Santuario di Montalto, sulla Chiesa della Madonna di Pompei…), quindi accompagnati da un giovane ex-allievo del Savio, il dr. Nunzio Mignemi, visitiamo il rinnovato Museo Regionale di Messina, inaugurato nel giugno 2017, e ammiriamo tantissimi quadri e sculture, in particolare i due <Caravaggio> e i due <Antonello da Messina>. Quindi tutti al Duomo per visita del medesimo e, soprattutto, per assistere, alle ore 12.00, allo spettacolo dell’Orologio astronomico, incastonato all’interno del Campanile della Cattedrale. Vari terremoti hanno colpito più volte nei secoli la città, distruggendone i monumenti. Il campanile del Duomo fu costruito in epoca normanna e fu il terremoto del 1783 a danneggiarlo gravemente; il campanile attuale risale a dopo il terremoto del 1908 e fu progettato sui disegni di quello vecchio. Alto circa 60 metri, a forma di torre con tetto a cuspide, alleggerito su tutti i lati da coppie di bifore con arco a sesto tondo, commissionato dall’arcivescovo Mons. Angelo Paino alla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933. L’Orologio astronomico è l’elemento più caratteristico del campanile della chiesa, considerato “meccanismo TGS-IBISCUS Messina - Foto di gruppo.

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Astronomico di misurazione del tempo più complesso e grande di tutto il Mondo”. È un orologio con particolari meccanismi e quadranti che mostrano informazioni relative alla posizione del Sole e della Luna rispetto allo Zodiaco. Altri meccanismi indicano la data esatta, la posizione dei pianeti maggiori o le fasi lunari. Inoltre ha il lato rivolto alla piazza caratterizzato dalla ricchezza di rappresentazioni allegoriche… Tra l’altro è raffigurata la scena della Madonna della Lettera, patrona di Messina. Un angelo porta la lettera alla Madonna, che la trattiene, e in seguito 6 ambasciatori sfilano davanti a lei, inchinandosi. Il primo ambasciatore riprende la lettera. La Madonna risponde all’inchino con un gesto di benedizione, gesto che ripeterà davanti alla piazza come simbolo bene augurante per gli spettatori. Il lato rivolto alla cattedrale è quello che riproduce fenomeni siderali e che più propriamente corrisponde al concetto di orologio astronomico. Il calendario perpetuo si distingue per la grazia del quadrante. Indica i 365 giorni dell’anno...Più in alto, un modello del sistema solare riproduce le orbite dei pianeti intorno al sole”. Alle 12.30 ospiti dell’Oratorio <Domenico Savio> per la celebrazione dell’Eucarestia e il pranzo a sacco, fraternamente accolti dal Direttore, don Gianni Russo, da don Gaetano Marino, incaricato dell’Oratorio, e da don Umberto Romeo. Quindi a TINDARI ove si fondono religiosità, mito, arte, cultura, paesaggi da fiaba: Fondata nel 396 a.c. da mercenari siracusani della guerra contro Cartagine per volere di Dionisio di Siracusa, l’antica città di Tindari deve il suo nome a Tindaro, re di Sparta. Da allora la sua storia è stata un susseguirsi di racconti, miti e leggende che hanno lasciaInsieme


PASTORALE GIOVANILE

to una traccia indelebile nell’immaginario popolare. Base navale prima dei Cartaginesi, poi dei Romani, conquistata dai Bizantini e distrutta dagli Arabi, è nota per un’epica battaglia navale – la battaglia di Tindari – e per le parole che le dedicò Cicerone nelle Verrine, ma soprattutto per la presenza di una Madonna Nera, ancora venerata presso il Santuario che ne occupa l’antica acropoli. I resti dell’antica città di Tindari sono relativamente ben conservati. L’impianto urbanistico a scacchiera tipico delle città romane evidente nell’isolato (le insulae erano i con-

domìni romani con le terme con i frigidarium, tepidarium e calidarium ben conservati…) riportato alla luce fra due antichi decumani e la possente cinta muraria in opera quadrata sono assai suggestivi, ma a stupire il visitatore è il suo Teatro Greco. Risalente alla fine del IV secolo e ristrutturato in epoca romana è una meraviglia dell’ingegneria acustica e ospita da oltre sessant’anni festival di musica, danza e teatro. Addossato al fianco di un promontorio guarda verso il mare ed ha un diametro di oltre 60 metri. L’ottima guida, Manuela, ci ha accompagnato nella visita del Santuario della Madonna Nera, meta di frequenti pellegrinaggi da tutta la Sicilia, nel cui interno dietro l’altare del Santuario troneggia la scultura in legno di cedro che rappresenta la Vergine con Bambino; numerosi i mosaici che rappresentano la storia del Santuario e i vari momenti del-

la vita della Madonna espressi Il Santurario della del Tindari nei misteri gaudiosi, dolorosi e Madonna (in alto); gloriosi del Santo Rosario. a destra il Duomo di Un parere, tra i tanti Messina; al centro Madonna del Rosaespressi a caldo, di una Socia rio di Antonello da TGS, la prof.ssa Cristina Di Messina 1473; in Salvo, al ritorno verso Catania: basso gruppo con la guida nell’area “Grazie Don, per la bellissima archeologica giornata! Siamo stati bene insie- di Tindari. me! abbiamo visitato luoghi interessanti, di alto profilo religioso storico e culturale”. Gita veramente riuscita, anche per il tempo bellissimo (sole e temperatura mite sia a Messina che a Tindari, pioggia scrosciante al ritorno solo tra Giarre e Acireale): possiamo ben dire che anche il tempo ha tifato per il T.G.S. in gita! don Gaetano Urso

Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale

Un nuovo look per l’Ispettoria Nel febbraio 2017 si è iniziato un cammino di pensiero e discernimento riguardo alla comunicazione sociale ispettoriale. È stata scelta una piccola equipe di giovani e confratelli è stata chiamata a riflettere sulla situazione e sul bisogno di rinnovare la nostra presenza nel web e non solo. Diverse le soluzioni pensate ed elaborate, una riflessione che ha portato ad alcuni risultati importanti, come la creazione dell’Equipe di CS composta dai giovani confratelli, che collaborano con il delegato di CS e insieme lavorano per il volto comunicativo della nostra Ispettoria. Il primo progetto messo in cantiere, i cui lavori stanno già procedendo, e che l’equipe sta pensando, cerca di realizzare quanto l’Ispettore e il Consiglio ispettoriale hanno pensato. Il nuovo sito che stiamo realizzando grazie alla collaborazione tecnica e professionale del SEED di Messina, è composto principalmente di tre parti in questo momento. La prima la vetrina istituzionale, la seconda la rivista insieme, la terza l’aria riservata ai confratelli. La prima parte è il sito istituzionale, la vetrina ufficiale di tutta l’Ispettoria dove tutti i confratelli sono coinvolti. Una vetrina in cui presentare tutta la composita realtà ispettoriale e in cui tutte le realtà e le varie iniziative vengono presentate. Si prevede una veste grafica snella e con cura del design, con un menu agile e semplice. In particolare nella home, la vera e propria vetrina, è possibile trovare tutti i contenuti più importanti per una navigazione agile e maneggevole, fruibile attraverso tutti i dispositivi elettronici. Nella parte superiore si da spazio alle news con un forte spazio alle immagini, che nella comunicazione attuale giocano un ruolo da padroni, nello spazio centrale si pensa di dare spazio agli eventi o approfondimenti, e anche a menù o pagine da evidenziare. A metà pagina c’è la presenza di una slider che riporta un richiamo, significativo, alla seconda parte del sito. La

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zona centrale della Home si chiude con uno spazio alle foto e ai video. Inoltre nella parte destra è possibile trovare il calendario degli appuntamenti e uno spazio di promozione, di buona pubblicità. La seconda parte del sito prevede la messa online della nostra storica rivista Insieme, che oltre ad essere cartacea e già online sull’app ISSUU. Perché rendere la nostra rivista come una testata giornalistica online? L’idea di digitalizzare la nostra rivista è duplice permettere una maggiore fruizione del sito istituzionale e secondo coinvolgere i giovani. In particolare l’idea è quella di far protagonisti i giovani di tutto questo sistema; loro stessi dovrebbero scrivere gli articoli e poi condividerli sui propri social, da un lato pubblicizzare un loro articolo ma anche mettere in circolo la nostra presenza nel web. La terza ed ultima parte del sito, si trova in basso a sinistra, e si tratta di uno spazio riservato ai confratelli; prevede diversi profili, con funzionalità differenti, permetterebbe la possibilità di fare UPLOAD (CARICARE) E DOWNLOAD (scaricare) documenti utili al centro ispettoriale o alla casa, accorciando di molto i tempi di consegna,;una innovazione della posta salesiana in cui tutti possono ricevere e far arrivare il materiale. Un sito per rinnovare esteticamente e carismaticamente la nostra presenza nel web. L’obiettivo di presentazione ufficiale, con il taglio del nastro digitale, è previsto per l’8 dicembre 2017, data significativa per l’inizio del primo oratorio, e l’inizio del nostro oratorio web rinnovato, un sito che cerca di essere un punto informativo e di riferimento per i tanti utenti del web. Per essere anche nel web testimoni dell’amore di Dio ai giovani. Pierpaolo Galota Insieme


Catania-Bicocca

“La prima felicità di fanciullo è sapersi amato” diceva Don Bosco ai suoi giovani collaboratori; ognuno di noi può affermare che questa frase è senza dubbio vera, ma riusciamo davvero ad amare? E soprattutto riusciamo ad amare chi ha sbagliato, chi viene evitato da tutti? Questo è quello che abbiamo voluto sperimentare noi, un gruppo di giovani animatori salesiani che, durante questi pochi giorni di GREST estivo nel Penitenziario Minorile di Bicocca, ci siamo voluti mettere alla prova, abbiamo voluto sperimentare quell’amore di cui tanto ci parlava San Giovanni Bosco. Abbiamo voluto sperimentare quello che ogni giorno cerchiamo di fare nelle nostre case, nei nostri quartieri, negli Oratori in cui operiamo; abbiamo voluto donare un po’ del nostro amore non alle nostre famiglie, ai nostri amici, ai ragazzi che seguiamo in oratorio, ma a dei ragazzi che sono considerati “sbagliati”, che devono scontare una pena per degli errori che hanno commesso e che quindi nessuno ama; abbiamo voluto sperimentare tutto questo con i giovani del Penitenziario Minorile di Bicocca. L’esperienza nel Penitenziario è stata per noi un’esperienza di forte crescita personale, un’esperienza che ha aperto i nostri orizzonti, ma anche e soprattutto i nostri cuori; un’esperienza che ci ha insegnato a non giudicare come sbagliato, come diverso qualcuno che ha commesso un errore, ma ad amarlo. Tutti noi siamo d’accordo nel giudicare questa esperienza come qualcosa di straordinario, che ha cambiato in meglio il nostro modo di vedere le cose, che ci ha aiutato ad apprezzare ciò che abbiamo.

Molte sono le cose che ci hanno colpito; la prima che abbiamo sicuramente notato non appena entrati sono stati i loro volti, volti apparentemente felici, tranquilli, ma che in realtà nascondevano la rabbia, il dolore, la frustazione e la stanchezza, ma che più di tutto esprimevano il bisogno di affetto, di qualcuno che li ascolti, di qualcuno che non abbia paura di confrontarsi con loro, ma che anzi ne abbia voglia; di qualcuno che li accompagni nel loro percorso. Molto ci ha colpito anche l’umanità di questi ragazzi che bisognosi del nostro amore, del confronto con noi, ci hanno subito accolto come dei vecchi amici; si sono fidati di noi mostrandosi con tutte le loro debolezze, le loro paure, il loro pentimento verso gli sbagli che avevano commesso. Ragazzi da cui, nei momenti di confronto, abbiamo appreso tanto: il valore delle piccole cose che spesso diamo per scontate, il valore della libertà e della nostra stessa vita. Ragazzi che seppur ci hanno dato altrettanto hanno ricevuto da noi, hanno capito attraverso la nostra testimonianza di ragazzi che operano e vivono in quartieri difficili come Librino e San Cristoforo, che ci sono altre strade da prendere, che il quartiere non fa una persona, ma le persone fanno il quartiere. Per questo alla fine della nostra esperienza abbiamo visto un cambiamento nei loro volti, volti che se prima erano tristi, adesso si illuminavano di gioia, di voglia di riscatto, di consapevolezza di poter cambiare, di speranza che arrivi presto per loro un futuro, un futuro migliore del presente che stanno vivendo, un futuro nel quale loro saranno i protagonisti della loro vita.

Noemi Di Benedetto

Un oratorio con le sbarre alle finestre All’inizio del mese di maggio, il signor Ispettore mi ha comunicato che per la mia esperienza estiva, aveva pensato anche all’Istituto Penitenziario Minorile di BicoccaInsieme

Catania, a fianco del cappellano, don Francesco Bontà. Nel momento in cui ho ricevuto questa notizia, ho provato una grande gioia! Solo qualche tempo dopo ho iniziato

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PASTORALE GIOVANILE

Animatori salesiani a Bicocca


PASTORALE GIOVANILE

a realizzare anche la delicatezza del compito e le difficoltà che avrei potuto incontrare nello svolgimento di questo particolare apostolato. Il mio pensiero è volato naturalmente a Don Bosco e al tempo in cui, novello prete, frequentava regolarmente la Generala, il riformatorio di Torino, e nel modo in cui lui “cercava di farsi amici quei ragazzi condannati (al solito) per furto o per vagabondaggio”. Ciò mi ha aiutato a non pensare più alle sbarre, alle guardie carcerarie, ai controlli prima di entrare ma soltanto ai ragazzi, al tempo che avrei potuto trascorrere con loro, alle chiacchierate amichevoli che avremmo potuto fare. E così, giorno dopo giorno, ed in modo del tutto spontaneo – questo lo leggo come una grazia ricevuta per mano di don Bosco e delle persone che hanno avuto la carità di pregare per me – ho iniziato a vivere e a rivolgermi a quel luogo di detenzione in maniera non molto diversa da un qualsiasi altro luogo in cui posso incontrare i giovani. Tutti i miei pregiudizi sul carcere e su coloro che lo abitano venivano messi a tacere e, all’improvviso, scomparivano. Così, il 24 giugno, ho potuto vivere il mio primo ingresso nell’Istituto di Bicocca con molta serenità e gioia. Quel sabato mattina, con don Francesco e alcuni volontari, abbiamo animato la Messa nella cappella del penitenziario. Mi sono stupito del silenzio che si respirava, dell’attenzione e della partecipazione attiva dei ragazzi e dei loro educatori. Dopo la celebrazione siamo rimasti a parlare qualche momento con i giovani e a farne conoscenza. Sono rimasto colpito dal loro forte e grande bisogno di essere salutati, di ricevere una stretta di mano, un sorriso, insomma dalla loro necessità di percepire il calore umano insieme al desiderio di essere ricordati. Nei giorni successivi ho partecipato alle attività organizzate dai volontari esterni con la collaborazione di diversi educatori. Il cineforum, con le dinamiche di gruppo realizzate successivamente mi hanno colpito in modo particolare per l’attenzione dei ragazzi, le loro condivisioni e la profondità dei loro pensieri. Ho avuto anche la gioia di andare a trovare, due volte a settimana, due ragazzi egiziani che si trovano in isola-

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mento. Ho trascorso diverse ore con loro, nonostante le difficoltà di comunicazione in certa misura appianate dalla presenza di un mediatore culturale; questi incontri mi hanno arricchito molto e li ricorderò sempre come quelli umanamente più intensi mai vissuti. A conclusione di questa esperienza abbiamo organizzato, insieme a diversi animatori ed ai prenovizi, una settimana di GREST che prevedeva attività ludiche nel cortile dello stesso penitenziario. Dopo un po’ di soggezione iniziale, più che naturale, mostrata sia da parte dei ragazzi che dagli animatori, presto tutto è diventato spontaneo e divertente. In questo modo i ragazzi hanno avuto l’opportunità di apprendere nuovi modi di trascorrere il tempo in allegria tra loro. Il motivo che mi ha spinto a raccontare questa mia nuova esperienza, nonostante io sia restio a scrivere, è presente proprio nella semplice convinzione che essa sia stata determinante nella mia vita per fugare ogni pregiudizio più o meno radicato in me nei confronti del carcere minorile. Oggi credo, ancor più di ieri, che l’Istituto Minorile abbia tanto bisogno della presenza di don Bosco e del suo carisma, della sua presenza amorevole e della sua guida sicura e paterna, capace di fare davvero prevenzione. Qualcuno potrebbe anche ritenere che, in un istituto di pena, sia ormai troppo tardi per fare prevenzione, che ormai tutti i tentativi di recupero possano essere inutili con questi ragazzi. Avendoli conosciuti, scoprendoli per nulla diversi da quelli che frequentano i nostri usuali ambienti, credo nella loro intrinseca bontà, nella loro reale capacità di cambiamento e di ritorno ad una vita normale. Ognuno di noi, in collaborazione, può fare tanto per questi giovani poveri e aiutarli con poco a riscoprire la bellezza e la preziosità della vita; basta solamente aprire gli occhi ed il cuore per scoprire quel punto accessibile al bene che esiste in ciascuno di essi, anzi, per scoprire un universo di bene. Marco Tomaselli Insieme


Barcellona PG

Un grest a Barcellona come al solito ricco di partecipazione animazione ed iniziative e con due volti: Il volto ormai collaudato dato nell’Oratorio dai colori volti e gioia di 300 ragazzi e amimatori e spesso la presenz collaborante delle famiglie. l volto nuovo del primo grest dell’Oratorio aperto in periferia a Fondaconuovo, quartiere povero e diremmo “abbandonato” della città che vive uno dei suoi momenti più difficili. Non molti come numero ma il poco dato ha una risonanza di gioia molto più profonda perchè più desiderato.

DALLE CASE SALESIANE

300 al GREST dell’Oratorio

Sono i s alesiani , gli ani matori e le famigli e i mpegnati per of frire ai ragazzi di età compresa tra 9 e 15 anni momenti si gnifi cativi di vi ta e di ami cizi a nel lo stil e di Don Bosco. Tante l e attiv ità dedicate al gioco, al diverti mento, all e gi te, al mare, ai momenti di formazione. .. Nel la foto i n al to: I ragazzi i n teatro. Foto di gruppo (a sini stra).

Insieme

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DALLE CASE SALESIANE

Messina-San Tommaso

Scuola Superiore di Bioetica 20 ANNI DEL MASTER IN BIOETICA E SESSUOLOGIA Un’eccellenza per le professioni sanitarie e la scuola Sono passati 20 anni da quando la nostra città ha dato origine al Master in Bioetica e Sessuologia. È don Giovanni Russo, fondatore e attuale direttore del Corso, che ha presentato la XX edizione di un’attività che ha permesso a oltre mille professionisti da tutta Italia di formarsi nelle nuove frontiere della scienza, a servizio delle Don Gianni Russo. istituzioni sanitarie, dell’insegnamento scolastico, dell’Università, del diritto, della promozione della qualità della vita dell’ambiente e della famiglia. L’edizione presentata, che inizia il prossimo 27 ottobre, è come sempre in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Messina: potrà, infatti, essere valorizzato per il conseguimento dei crediti ECM (due annualità). Si svolge generalmente una o due volte al mese, nel fine settimana. Vede la presenza di oltre trenta docenti provenienti da tutta Italia, tra i maggiori esperti nelle scienze della salute, della vita, dell’ecologia, della sessualità e della famiglia. Ogni ambito disciplinare è presentato da tutti i punti di vista: biomedico, sociale, legale, etico, educativo. L’approccio è sempre plurale, consapevoli della varietà delle prospettive di pensiero nella nostra società, ma nello stesso tempo solida nel riferimento ai valori che fanno da riferimento ai diritti umani e alla dignità della persona. Nella sua presentazione don Russo, ha evidenziato l’impatto che il Master ha avuto, soprattutto nel meridione d’Italia e nella nostra città in particolare: “Le nostre aree han-

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no bisogno di promuovere una migliore qualità della vita e della salute, perché sono aree di straordinaria bellezza naturale, paesaggistica e faunistica. Lo Stretto è sempre al centro dell’attenzione e continua ad attirare esperti di biologia marina, come anche le aree faunistiche e naturali dei Nebrodi. Tutto questo – ha proseguito – deve essere consegnato alle nuove generazioni, attraverso la scuola e le altre agenzie educative, perché le grandi questioni bioetiche trovano la migliore soluzione attraverso una adeguata educazione ambientale, sanitaria e sessuale”. Questo spiega le ragioni della maggiore presenza nel Master di docenti della scuola, che vengono sia dagli ambiti scientifici che da quelli umanistici. Un’attenzione particolare verrà data quest’anno alle tematiche di fine vita: il testamento biologico, l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, gli stati vegetativi persistenti, trattamento del dolore, il diritto al rifiuto delle cure, il suicidio assistito e l’eutanasia. Trasversalmente a questi temi è la questione del conflitto tra dovere di curarsi e diritto di rifiutare le cure. La possibilità di scelta tra queste due opzioni non è eticamente equivalente; non si tratta infatti di due “pesi” identici che, posti sui piatti della bilancia, rimangono in perfetto equilibrio. La portata giuridica del “diritto al rifiuto delle cure” richiede la messa a fuoco dell’esatta relazione tra le libertà individuali e i beni giuridici fondamentali. Il Master, ha concluso Don Russo, “manterrà il nostro metodo peculiare, quello di non offrire solo bioetica in ambito biomedico (procreazione assistita, ingegneria genetica, trapiantologia), ma anche questioni in tutti i settori della vita: droga, alcolismo e dipendenze, bioetica ambientale, bioetica animale, organismi geneticamente modificati, sessuologia clinica, malattie sessualInsieme


perché ogni questione bioetica trova risposta in una prospettiva dialogica e globale: le questioni mediche dipendono da quelle ambientali”. Info: bioeticalab@itst.it. In “Gazzetta del Sud”, 24 settembre 2017, p. 27.

Messina-San Domenico Savio

Scuola come “casa per molti” Il Savio: una scuola dove nessuno si sente escluso Partendo dal tema pastorale di quest’anno “Casa per molti Madre per tutti – #nessuno escluso”, è stato inaugurato il nuovo anno scolastico al Savio di Messina. Una esperienza carica di entusiasmo, perché in questo slogan troviamo ben sintetizzata la nostra vocazione e il nostro compito tra i ragazzi: risvegliare, come Don Bosco, un’anima comunitaria, vivere nella prospettiva del “noi”, uscendo dal circolo chiuso dell’“io” e del “tu”, mostrare la bellezza del nostro essere cristiani, una comunità dove si sperimenta un’immagine di Chiesa fresca, simpatica, attiva, che unisce tutti in un ambiente di famiglia attorno ad un progetto di educazione integrale, capace di rispondere ai bisogni delle persone. La festa ha avuto inizio ritrovandosi gioiosamente in cortile, per poi passare in Chiesa per la S. Messa, celebrata dal Direttore, don Gianni Russo e dal Dirigente della scuola, don Umberto Romeo. Così si è espresso il Direttore nella omelia della Celebrazione: “la nostra scuola deve essere, come per Bosco, una casa, dolce casa, intesa come contesto vitale del processo formativo; il luogo dell’accoglienza e della trasmissione della fede; l’ambiente concreto in cui vivere il fascino della relazionalità e dell’amicizia”. Numerosissimi i genitori presenti all’evento, che hanno potuto godere di momenti intensi e significativi, come l’offerta dei doni e dei canti del Coro della scuola. Insieme

Grande festa poi con i giochi nel cortile e nei saloni e nei portici, condividendo dolci e ogni ben di Dio. Sempre con gioia nel cuore, il Savio continua con soddisfazione a trasmettere ai ragazzi messinesi, i valori del grande santo amico dei giovani, San Giovanni Bosco. Giovanni Paolo II scriveva: “la giovinezza non è solo un momento di transito, ma un tempo reale di grazia per la costruzione della personalità”. Partendo dalla condivisione che ogni essere umano abbia in sé delle energie positive di bene, di amore, di giusto fare, gli insegnanti e tutta la comunità salesiana, si impegnano quotidianamente attraverso il contatto umano, affettivo, amorevole affinché queste vengano stimolate attraverso lo studio, l’arte, l’educazione alla moralità volte al pensiero positivo e alla gioia di vivere, del fare bene agli altri. Noi della scuola San Domenico Savio, “casa” salesiana, siamo orgogliosi di trasmettere ai nostri alunni quella familiarità amorevole tipica delle case di Don Bosco e quella gioia di stare insieme nella condivisione della vita. Le maestre Anna e Barbara

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DALLE CASE SALESIANE

mente trasmesse, antropologia ed etica sessuale, psicologia sessuale, educazione sessuale, pedofilia e abusi sessuali, sperimentazione clinica, economia e politiche sanitarie, aziendalizzazione della sanità, istituzione e gestione dei consultori familiari. E questo


DALLE CASE SALESIANE

Palermo-Santa Chiara

Storia di preti di periferia Don Enzo che fa brillare i mille colori di Ballarò Albergheria, nel cuore della vecchia Palermo. Gli antichi palazzi nobiliari coi loro stemmi corrosi dal tempo danno a queste vie il sapore di una nobiltà e una bellezza perduta. Ti perdi in un dedalo di vicoli stretti con i panni stesi alle finestre, e sbuchi nel mercato di Ballarò. Una festa di colori ti avvolge: sui banchi montagne di peperoni e pomodori, rossi come non li hai visti mai, e pesce fresco, in un vivo caos già mediorientale. Mamme nere sulle soglie delle case fanno le treccine alle loro figlie; chi cammina curvo sotto il peso di un sacco enorme di cipolle, chi vende lumache, chi scope. Nel suq di Ballarò si vive poveramente, in strade sporche, ma quanto intensamente si vive: e quanti bambini nei passeggini, neri, o asiatici. Il 60% della popolazione viene da lontano: Bangladesh, Sri Lanka, Costa d’Avorio, Nigeria, dodici etnie si dividono un quartiere in larga parte abbandonato dai palermitani. E puoi incrociare fra le bancarelle, intento a far la spesa, un gigante alto 2 metri e 2 centimetri, una croce al collo su una maglietta colorata. Don Enzo Volpe è il direttore del Santa Chiara, comunità salesiana e avamposto di umanità e di fede in questa Babele. Bisogna aver le spalle larghe per fare il prete qui, pensi, ma poi consideri quelle di don Enzo, e ti pare uno che ha proprio le spalle giuste. Uno a cui, nemmeno a Ballarò, a nessuno verrebbe in mente di dare uno spintone. Tra questi vicoli, tra chiese secentesche la cui bellezza, se entri, ti ubriaca, don Enzo si muove come ci fosse nato. In realtà è figlio di pugliesi ed è nato in Sicilia, nelle Madonie. Ma il papà aveva studiato dai salesiani, e i cinque figli, di don Bosco, cominciano a sentir parlare da piccoli. Il primo è Enzo, classe 1968. Studia al liceo salesiano San Gregorio di Catania, in collegio, e si trova a incrociare la vita con i ragazzi ‘difficili’ mandati ai salesiani dal Tribunale. Quel compa-

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gno alto, solido, ispira fiducia. È ancora un ragazzo, e già i coetanei cercano in lui un padre: quasi il segno di una vocazione che verrà. L’incontro determinante è quello col salesiano don Rocco Rindone, il rettore: «Mi ha dato – ricorda don Enzo oggi, seduto a un caffè a piazza Bologni – la testimonianza di un uomo di Dio. Un ‘masticatore’ della Parola, un uomo affascinante e molto aperto. Fu il primo a aprire, anni dopo, qui a Palermo, il Santa Chiara all’emergenza della povertà». Volpe studia filosofia alla Pontificia Università Salesiana e fa il tirocinio da educatore a Catania, a San Cristoforo: i quartieri difficili sembrano chiamarlo. Viaggia per missioni, poi torna in patria ed è animatore in un liceo cattolico. Esperienza importante: «Secondo me in una scuola cattolica, se manca il contatto con i poveri, manca tutto: potrebbe ridursi a luogo elitario, utile forse per una formazione ‘alta’, che però rischia di dimenticarsi la sua radice». Così, i suoi liceali don Enzo comincia a portarseli nei quartieri poveri, come volontari. Insegnante per 18 anni, Volpe arriva a Palermo come direttore del Don Bosco Ranchibile, scuola esclusiva. Quando, nel 2012, approda al Santa Chiara, si porterà come volontari alcuni ragazzi della Palermo-bene. Com’è questo suo quartiere, in cui molti palermitani non mettono piede? «È molto variegato. In alcuni palazzi restano gli ultimi eredi delle famiglie nobili, mentre le fasce popolari sono ampiamente migrate nelle periferie: Ballarò è multietnico ormai da molti anni. È stato uno dei primi luoghi in Italia ad accogliere in massa gli immigrati, prima i maghrebini e poi di ogni dove. Il quartiere è stato ‘accogliente’, anche se si è trattato di un’accoglienza abbastanza utilitaristica: qui c’era bisogno, per il commercio su cui Ballarò vive, di manodopera a basso costo, e in nero. Perché, vede, qui comanda il mandamento di Porta Nuova». Mandamento? VolInsieme


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di certa Palermo, del suo tessuto sociale e familiare, di educare i propri figli alle cose fondanti: il rispetto umano, prima di tutto. Qui la scuola è l’ultima frontiera della democrazia: ma i professori, a volte, ci arrivano malvolentieri, costretti. Da noi 60 volontari laici fanno doposcuola ai ragazzi. Ce ne sono, anche fra gli immigrati, di quelli che hanno talento e voglia di studiare: diventeranno, credo, medici, insegnanti... Coltivare i ragazzi può voler dire anche trovare, a Ballarò, delle perle. Per questo io vedo, in uno dei luoghi più multietnici d’Italia, un laboratorio, il germe di una nuova Italia possibile». Cosa vi chiedono tanti stranieri, spesso non cristiani? «Il Santa Chiara era un monastero di Clarisse. La preghiera sta scritta nelle sue mura. Ci chiedono – pentecostali, induisti, islamici – un luogo in cui pregare. Noi, siamo anche questo: una casa dove si può pregare. Nella propria fede. L’altra sera c’è stato da noi un funerale ghanese. I ghanesi festeggiano l’ingresso del defunto nell’aldilà mangiando, bevendo, cantando. E io ho pensato che, se credessimo davvero nel Paradiso, dovremmo imparare da loro...». Poi, spiega,«andiamo nelle case dei ragazzi dell’oratorio, a vedere da vicino, a capire se mancano i soldi per le bollette, o di che cosa c’è bisogno. Tutti ci aprono volentieri». Che posto ha Cristo nel suo essere qui? «Anche in un luogo come questo la figura di Cristo affascina per la capacità di toccare ancora il cuore dell’uomo. Ancora Cristo sa spezzare gli schemi, e ricostruire ponti, anche con chi viene da altri mondi. Il fulcro di tutto, ciò da cui si parte è l’umanità di Cristo. In fondo è quel che faceva don Bosco con i bambini del proletariato torinese. Ragazzini che non sapevano l’italiano, alla deriva, violenti. Lui domandava: ma tu, sai fischiare? E da quel piccolo angolo di bellezza che è fischiare una canzone, appassionandosi a quei bambini, ricominciava a tessere l’umano». Due sere la settimana don Enzo accompagna una suora, Valeria, sui marciapiedi della Favorita, dove le giovanissime nigeriane si vendono. «Ragazzine di 16 anni che si comprano con 20 euro. Una terribile piaga», dice con dolore. Parla del tentativo,

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pe si spiega meglio: «La mafia della zona di Porta Nuova: questo è un territorio in cui comandano loro». «Qui – continua – la maggior parte degli immigrati riesce ad ‘arrangiarsi’ e a vivere. Sono venuti ad abitare in case degradate, da cui gli italiani se ne andavano. Addirittura qui si vedono ancora alcune rovine dei bombardamenti del ’43. Non si è ricostruito perché la mafia aveva interesse alla cementificazione delle periferie. Così Ballarò è rimasto com’era, e sono arrivati gli stranieri». Il vostro lavoro? «Come salesiani curiamo innanzitutto l’oratorio, 120 ragazzi di ogni nazionalità, non facciamo alcuna distinzione. L’occuparci dei figli di tutti ci procura, nel quartiere, una grande considerazione. Poi abbiamo un asilo con 50 bambini, quasi tutti stranieri, figli di chi altrimenti non ha un posto dove lasciarli». E passando per i vicoli arriviamo al Santa Chiara: una bellissima chiesa e un grande cortile con l’immagine di Don Bosco, in cui dal 1919 i ragazzi di Palermo giocano a pallone. In un angolo c’è l’asilo. Una piccola folla chiassosa di bambini di ogni colore ci corre incontro. Mohammed, 5 anni, nero, grida al sacerdote, festoso: «Don Enzo, domani andiamo al mare!». Già, domani li portano tutti al mare. Ma ciò che ti colpisce è che questi bambini venuti dai quattro angoli del mondo parlano fra loro in italiano. La sola lingua, in cui tutti srilankesi, ghanesi, nigeriani possono intendersi. A Babele, pensi, i bambini parlano la nostra lingua. «Lei mi chiedeva poco fa – dice don Volpe – come si fa a vivere insieme fra gente tanto diversa. Beh, guardi questi bambini, è da loro che si impara. A loro viene naturale considerare il compagno un compagno, e basta. E io devo dire che qui, pure tra tanti gravi problemi, non vedo razzismo». Forse perché in un luogo in cui tanti vengono da ogni parte del mondo, nessuno è più del tutto straniero. Essere un sacerdote a Ballarò però, ammette Volpe, non è facile: «La difficoltà maggiore è nell’ignoranza umana e civile, prima ancora che religiosa, e non solo degli stranieri. Qui si tocca con mano l’incapacità


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difficile, di riscattarle dalla tratta, terrorizzate come sono dai trafficanti. Gli si vede in faccia lo strazio per quelle bambine, vendute come cose. Ma don Enzo non si rassegna: «Si deve ricominciare dalla educazione. Bisogna dirlo a scuola ai ragazzi, che non si compra un essere umano». Fatica grande a Ballarò. Ogni mattina presto, la Messa e le

lodi in comunità. Poi, il mondo bussa: bambini, mamme, ragazzi, disoccupati. Si va avanti, dice congedandosi don Enzo, «nella coscienza di non essere soli, e di condividere con tanti amici, in quest’angolo di Palermo, una profonda voglia di bene». Marina Corradi In “Avvenire.it”, venerdì 14 agosto 2017.

Pedara

Il saluto di don Lillo alla cittadinanza Ha lasciato la cittadina di Pedara il direttore dell’Istituto Salesiano “San Giuseppe”, nonché parroco della chiesa di Sant’Antonio Abate don Lillo Augusta. È stato trasferito a Catania, nel quartiere della Barriera, con l’incarico di parroco del santuario “Sacro Cuore”. Al suo posto arriverà don Giuseppe Russo, il cui insediamento come direttore avverrà mercoledì prossimo. Nei giorni scorsi, intanto, nel corso di una affollata santa messa, don Lillo ha salutato la comunità parrocchiale. “Non siamo solo sacerdoti – ha affermato il religioso al termine della celebrazione – ma anche, e prima di tutto, uomin. E da uomo dico a questa comunità che mi ha accolto con affetto ed entusiasmo che per qualsiasi caso io ci sarò sempre”. Presenti in chiesa, tra gli altri anche l’assessore regionale Antony Barbagallo, che sei anni fa da sindaco lo accolse a Peda-

ra, e l’attuale primo cittadino Antonio Fallica. “Io non posso che dire grazie a don Lillo per la sua semplicità con la quale – ha commentato Barbagallo – ha condotto in questi anni la parrocchia e l’Istituto. Per la parrocchia don Lillo è stato un unico comune denominatore ed ha fatto sempre sentire l’intensità dei suoi gesti e non ha mai fatto mancare le sue parole”. “Siamo stati compagni di viaggio – ha invece sottolineato il sindaco Fallica – e i pedaresi della comunità di Sant’Antonio in questi anni hanno apprezzato il suo operato. Non nascondo di aver visto in lui la figura di Don Bosco e come per il santo dei giovani, in don Lillo è forte quella salesianità che noi pedaresi conosciamo e tanto amiamo”. Filippo Romeo In “La Sicilia”, domenica 3 settembre 2017.

Pedara-Oratorio: Momenti del Grest 2017.

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Ragusa

Nella serata di sabato 22 luglio è calato il sipario per il Grest 2017 dell’Oratorio Salesiano di Ragusa. È andata in archivio anche questa edizione portando con sé tanto entusiasmo ed allegria per quattro settimane a più di cento ragazzi dai 7 agli 11 anni. A questi vanno aggiunti un’altra quarantina di partecipanti dell’”Estate Ragazzi” di età superiore ai 12 anni. Quest’anno il tema scelto è stato “SI VA IN SCENA” con una tematica vocazionale sul protagonismo dei ragazzi nella vita quotidiana. Ogni pomeriggio dal lunedì al sabato nel cortile e nei locali dell’oratorio ogni “grestino”, secondo lo stile salesiano ed il metodo educativo – preventivo di Don Bosco, tramite momenti di amicizia, di gioco, di sport, di divertimento, di formazione, è stato aiutato a riflettere su argomenti importanti per una sana crescita interiore. Nelle mattine del martedì e del giovedì ci sono stati i vari i laboratori: musica,

teatro, radio, calcio, danza, cucina, manipolazione, molto seguiti e apprezzati dai grestini. Questi i nomi delle 4 squadre in cui sono stati divisi i ragazzi: I Fotografi, I Coreografi, I Conduttori, I Produttori. Durante il Grest, come di consueto, non sono mancati momenti di aggregazione fuori dall’oratorio. Infatti la carovana multi-colorata dei grestini, spesso sfidando anche il caldo di queste giornate afose di luglio, si è recata al mare di Marina di Ragusa, all’acquapark di Melilli, ad Etnaland e al campo di c.da Selvaggio per una giornata dedicata allo sport con le “olimpiadi”. Un altro momento importante è stato il giorno dell’inaugurazione ufficiale con la consueta sfilata che è partita dall’Oratorio di Corso Italia ed ha raggiunto la villa di Ibla dove c’è stato l’incontro con l’assessore Stefano Martorana (ex “grestino” di qualche decennio fa) in rappresentanza dell’Am-

Ragusa: Si spengono i riflettori sul GREST 2017.

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DALLE CASE SALESIANE

Serata finale del GREST 2017


DALLE CASE SALESIANE

ministrazione Comunale. Una novità di quest’anno è stata un’escursione con le biciclette: i ragazzi dall’oratorio hanno raggiunto la parrocchia del Preziosissimo Sangue. Altri momenti molto intensi sono stati: il 18 luglio quando all’Oratorio Salesiano il vescovo Mons. Carmelo Cuttitta ha incon-

ta possibile grazie all’ impegno del direttore dell’istituto salesiano Don Edoardo Cutuli e al responsabile dell’oratorio Don Rocco Tasca, Inoltre hanno collaborato, circa 30 giovani animatori e una decina di educatori adulti. Anche quest’anno, una volta a settimana, con il Grest Family, sono stati coinvolti i genitori con vari giochi preparati per loro. Il grande epilogo si è avuto in una calda e movimentata serata finale, che è iniziata con la S. Messa, insieme ai genitori, presieduta da Don Edoardo. Successivamente dopo una gustosa cena a base di pizza, i ragazzi del Grest si sono esibiti sul palco cimentandosi in

Ragusa: Il Grest è preghire, musica, gioco, divertimento. Tra le iniziative: Il ricordo dei 25 anni della morte di Falcone e Borsellino, escursioni, gita in bicicletta, momenti di solidarietà.

trato i grest di alcune parrocchie cittadine riuniti all’occasione per trascorrere un pomeriggio di festa e allegria; il 20 luglio per un momento sulla legalità in cui sono stati ricordati, nel 25° anniversario della loro morte, i giudici Falcone, Borsellino e le vittime della mafia sacrificate nell’adempimento del loro dovere. Altra iniziativa di forte valenza sociale all’interno del Grest è stata la solidarietà: infatti i ragazzi sono stati sensibilizzati a fare una raccolta di prodotti per la pulizia personale destinata ai migranti ospiti della casa salesiana di S. Gregorio. La realizzazione di questo frenetico mese ricco di attività è sta-

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balli, recite, canti. Alla fine chiusura con la premiazione e proclamazione della squadra vincente. La kermesse è perfettamente riuscita grazie alla passione degli organizzatori, i quali allestendo la classica serata oratoriana caratterizzata dal solito clima di famiglia all’insegna del sano divertimento, hanno messo la parola fine a questa affascinante avventura che ha regalato a tanti ragazzini della nostra città un mese di spensieratezza. Enzo Campo Comunicato stampa n. 2, GREST 2017. Insieme


Manouba

Inizio la mia condivisione ringraziando di cuore il Signore per il grande dono che mi ha fatto di poter vivere questa breve esperienza missionaria in Tunisia. Tre settimane intense di attività estive (stile “GREST”) nella nostra casa salesiana di Manouba, quartiere residenziale di Tunisi, dove abbiamo una grande scuola e un oratorio festivo. In questo periodo, seppur breve, ho sperimentato innanzitutto la bellezza, efficacia e universalità del nostro carisma salesiano. Grazie al lavoro appassionato e sacrificato dei confratelli salesiani la nostra casa di Manouba è diventata una piccola Valdocco, dove ognuno, secondo le proprie possibilità, si prende cura gratuitamente dei suoi fratelli più piccoli. Si respira un clima tipicamente salesiano fondato sui cardini del nostro Sistema Preventivo (eccezion fatta per la religione). Basti pensare che c’è un vero e proprio gruppo animatori, formato da circa venticinque ragazzi musulmani, dal quale quest’anno sono stati scelti 5 educatori un pò più grandi che coordinassero le attività sotto la super visione dei salesiani. Nessuno animatore improvvisato ma tutti formati durante l’anno. A loro si aggiungono una coppia di volontari italo-tunisini in pensione che si occupano di cucinare ogni giorno un’ottantina di pasti. Una coppia cristiana encomiabile che da ai ragazzi una bellissima testimonianza. I ragazzi sono un centinaio e molti pro-

vengono dalle periferie più povere. È bellissimo ammirare la stima che le loro famiglie hanno nei confronti dei salesiani, frutto di un lungo e paziente percorso educativo. Tutto questo è un piccolo grande miracolo se si pensa che stiamo parlando di un contesto integralmente musulmano. La Chiesa tunisina è ancora in embrione ed è costituita per la maggior parte da persone provenienti dall’estero. Nonostante ciò sono molti i tunisini che stanno iniziando un percorso di fede cristiana e un buon numero negli ultimissimi anni ha ricevuto il Battesimo. In quest’opera di evangelizzazione un ruolo importante è ricoperto dalla Famiglia Salesiana che conta anche di due comunità di Figlie di Maria Ausiliatrice. Ho avuto la gioia di conoscere quasi tutte le nostre consorelle presenti in Tunisia ed ho sperimentato in prima persona il clima di fraternità che caratterizza la nostra famiglia salesiana tunisina. Sono sicuro che Don Bosco è orgoglioso di vedere i suoi figli e le sue figlie che ogni giorno spendono la loro vita in questa opera di evangelizzazione ed educazione della gioventù tunisina. È un esempio concreto e lampante di come la testimonianza di vita e l’amore fraterno siano molto più incisive di mille catechesi. Diceva San Francesco ai suoi frati: «Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole».

DALLE CASE SALESIANE

...una piccola Valdocco

Dario Spinella

Manouba: Foto di gruppo. Momento formativo a sinistra.

Insieme

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FAMIGLIA SALESIANA

Famiglia Salesiana

Giornate Provinciali di Spiritualità ASC Campo giovani Anche quest’estate si è rinnovata la gioia di vivere le “Giornate Provinciali di Spiritualità”. Il Consiglio Provinciale ASC ed un gruppo di 50 Salesiani Cooperatori provenienti da tutta la Sicilia si sono incontrati ad Enna per continuare e rilanciare la tradizione degli Esercizi Spirituali, momento centrale nella nostra formazione permanente. Quest’anno è stata una ricchezza straordinaria condividere ed integrare le Giornate di spiritualità con il Campo Giovani ASC (3-6 agosto 2017). La presenza di un gruppo di 20 “under 35” ha permesso un entusiasmante scambio intergenerazionale, in quanto preziosa opportunità di confronto e di crescita spirituale, personale e comunitaria. In continuità con la proposta formativa di quest’anno “Con te o senza te non è la stessa cosa”, don Paolo Caltabiano, delegato provinciale ASC, ha approfondito il tema della Spiritualità del quotidiano. Seguendo un itinerario biblico e facendo tesoro della sua esperienza multidisciplinare, don Paolo ci ha guidati in un percorso

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che ha evidenziato la certezza che solo in Gesù il nostro quotidiano acquista un senso; senza di Lui è una catastrofe. Gesù fa il primo passo; ci cerca intercettando le nostre fatiche; ci viene incontro e ci guarda con Misericordia; ci propone la strada del servizio e la gioia piena delle Beatitudini. I doni del Suo Amore sono a nostra disposizione per illuminare il cammino e sostenerci: la Parola di Dio, l’Eucarestia, Maria, la Croce e la Resurrezione. Gesù non ci lascia mai soli! I gruppi di approfondimento, le dinamiche ed i momenti di fraternità hanno scandito l’esperienza; il carattere intergenerazionale dell’esperienza ha garantito momenti di confronto per fasce ed interessi specifici. Il pellegrinaggio al Santuario di Papardura, dove è stato celebrato il sacramento della Riconciliazione, ha offerto un interessante ed inaspettato momento culturale. Le giornate si sono concluse con un impegno, riassunto nel “ricordo” donato durante la celebrazione eucaristica finale: “….Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo

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mo in cuore la paterna sollecitudine con la quale Don Bosco invitava i suoi figli a fermarsi durante l’anno per vivere gli Esercizi Spirituali, come “esercitazioni” straordinarie, ovvero momenti privilegiati in cui “Dio suole concedere grazie straordinarie, comunicare i suoi lumi e le sue grazie preparate ad ognuno nei giorni degli esercizi”. …. mettiamo dunque fin d’ora nella nostra agenda un appuntamento irrinunciabile: le giornate di spiritualità! Mimmi Monaco

Enna - Gionate Provinciali di Spiritualità. Pellegrinaggio al Santuario di Papardura e liturgia penitenziale. Foto di gruppo (in basso). Celebrazione Eucaristica conclusiva presieduta da don Paolo Caltabiano (pag. 36).

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FAMIGLIA SALESIANA

farò. E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione. Solo per oggi non avrò timori. Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita”. Papa Giovanni XXIII. È bello oggi ritornare con la mente e con il cuore alle giornate di spiritualità vissute nel mese di Agosto. È stata un’occasione d’intimità con Dio opportuna in tutte le stagioni della vita per la verifica della propria vita, per mettere a fuoco le cose che contano ed i problemi, per fare discernimento sulle scelte da operare, per la conversione e l’impegno. Sono state anche un’occasione di famiglia in cui gustare l’appartenenza, confrontandoci e vivendo momenti di fraternità. Mentre stiamo vivendo la fase di avvio dell’attività pastorale del nuovo anno portia-


DALLE CASE SALESIANE

Consulta Regionale Famiglia Salesiana di Sicilia Domenica 10 Settembre 2017, presso la casa SDB “ Gesù Adolescente” di Palermo, si è tenuto l’incontro della Consulta Regionale di Famiglia Salesiana. L’ispettore Don Giuseppe Ruta, sottolinea in particolare : La preparazione al Sinodo dei Giovani è un evento ecclesiale e particolarmente salesiano; Il percorso formativo annuale è unico per i salesiani e per i giovani, per un cammino condiviso con i giovani; Il rientro di Don Carmelo Bucceri dal Madagascar, Direttore a Sant’Alfio- Casa Tabor e nuovo Delegato FS; La gratitudine a Don Angelo Grasso per il lavoro svolto come Delegato FS e gli auguri per il nuovo impegno come Direttore nella casa di Marsala e Delegato per le famiglie per la Sicilia occidentale. L’ispettrice Suor Maria Pisciotta esprime la gioia del ritrovarsi insieme come Famiglia Salesiana di Sicilia. Richiama la proposta formativa dell’anno come gioiosa appartenenza alla Chiesa, Casa per molti, Madre per tutti; Comunica che a Messina, Domenica 8 Ottobre 2017, Madre Morano, sarà proclamata Patrona dei Catechisti della Diocesi di Messina; L’Ispettore comunica che: Il nuovo Delegato SDB per la Famiglia Salesiana di Sicilia è Don Carmelo Bucceri; La nuova Coordinatrice della Consulta FS di Catania è Suor Nunzia Gagliano; Nella CRFS si concorda di: - Organizzare un incontro di due giorni con tutti i delegati, assistenti e animatori spirituali di tutti i rami della FS, in una data da stabilire nella CRFS di Giugno 2018; - Predisporre un fascicoletto con i compiti e le funzioni specifiche dei delegati, assistenti e animatori spirituali. - Confermare gli obiettivi e le iniziative per l’anno 2018:

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- Curare maggiormente i ritiri e altre esperienze significative (eucaristia mensile, momenti di fraternità, opere di carità…) con tutti i rami della FS presenti nell’Opera, programmati all’inizio dell’anno. - Analizzare la presenza degli esponenti dei vari rami della FS nelle varie consulte e organismi diocesani e appurare se vi siano ulteriori possibilità di inserimento, al fine di dare un contributo carismatico a nome dell’intera FS. - Scoprire i tratti della santità salesiana presente in Sicilia e costruire un itinerario di spiritualità salesiana a servizio della FS e della Chiesa locale che valorizzi e comprenda (ME – Card. Guarino); (Alì Terme – Madre Morano); (Modica – Nino Baglieri); (Bova Marina-Pellaro, AG e TP - Mons. Cognata); (Tabor- Centro di Spiritualità). - Verificare il progetto “Don Bosco Island” e intensificare la collaborazione per una più efficiente e coordinata accoglienza dei migrantes, ampliando l’orizzonte dei servizi (tutorato, affidamento…), la CRFS, sottolinea in modo particolare: per l’obiettivo 1. Il punto è strategico per la dimensione Comunità-Chiesa in ogni Casa Salesiana, con particolare riferimento alla responsabilità specifica dell’animazione da parte dei Direttori e delle Direttrici; per l’obiettivo 2. La mappatura delle presenze salesiane nelle commissioni diocesane aiuterà la FS del territorio ad integrarsi maggiormente nella Diocesi; I coordinatori di tutte le Consulte di FS e i Responsabili Regionali dei vari rami della FS, sono invitati a far pervenire alla CRFS, entro Gennaio 2018, il quadro dell’inserimento dei rappresentanti di FS nelle varie Diocesi. per l’obiettivo 3. Affida alla Commissione coordinata da Insieme


per l’obiettivo 4. La dimensione ispettoriale del progetto “Don Bosco Island” viene rinforzata con l’iniziativa avviata dai Salesiani per il Civile –Sicilia, per promuovere la figura del Tutore Volontario per minori stranieri non accompagnati. La CRFS conferma il calendario delle convocazioni per l’anno 2017/2018: Domenica 04 Febbraio 2018 2° CRFS Catania Domenica 03 Giugno 2018 3° CRFS / Consulte Cittadine - Messina In riferimento al Sinodo dei Giovani 2018, I delegati di P.G. SDB ed FMA, Don Domenico Luvarà e Sr Antonella Allegra, presentano il programma degli incontri previsti per il MGS: 21/22 Ottobre 2017 Ascolto dei Giovani Catania-Palermo 10 Dicembre 2017 24/25 febbraio 2018 8 Aprile 2018 11/12 Agosto 2018 incontro con Papa Francesco a Roma In raccordo con il percorso ecclesiale in Sicilia, verrà predisposto un depliant sinottico con gli appuntamenti della Chiesa di Sicilia e del MGS. In riferimento al Movimento Salesiano delle Famiglie, nella CRFS viene evidenziata: Una situazione di forte crisi nella partecipazione agli incontri programmati, in particolare per il campo-famiglie di MontagnaGebbia; La necessità di approfondire le cause specifiche di tale crisi di partecipazione; La richiesta all’Equipe del MSF, di predisporre uno specifico documento di verifica e di farlo pervenire alla CRFS, riferito al progetto triennale, con i punti di criticità, i punti di forza, le cause della crisi di parteciInsieme

pazione e le proposte per il rilancio; La CRFS concorda di inserire all’ODG della Consulta Regionale, prevista per Domenica 4 Febbraio 2018, la situazione del MSF e il suo futuro, in stretta connessione con il prossimo Congresso di Madrid sulla Pastorale Familiare e Giovanile. Comunicazioni dei Vari Gruppi. Comunicazioni Il Sig.Ispettore esprime a nome di tutta la FS di Sicilia, la piena e forte attestazione di solidarietà con la Comunità di accoglienza di Camporeale e in particolare con Rallo per le intimidazioni subite e comunica che il Card. Montenegro e una Delegazione della Germania, hanno visitato il Centro di accoglienza di San Gregorio. Sono stati nominati due Delegati per le Famiglie, Don Angelo Grasso per la Sicilia Occidentale e Don Benedetto Sapienza per la Sicilia Orientale. Il Congresso di Pastorale Familiare e Giovanile si terrà dal 27 Novembre al 1° Dicembre 2017 a Madrid. Il 6 Maggio 2018 si celebrerà il 50° anniversario della croce di Nino Baglieri (19682018). L’Ispettrice comunica che la Verifica triennale a livello Europeo si terrà a Gennaio 2018; L’ASC comunica l’avvio, al San Tommaso di Messina, del corso di pastorale sociale e della famiglia, aperto a tutti; la ripresa e il rilancio dei Laboratori “Mamma Margherita” con un incontro a Novembre con Noemi Bertoli. L’ADMA: L’incontro dei Consigli, il 1° Ottobre a San Cataldo, il 3 Dicembre a Marsala. I CDB: La celebrazione dell’Assemblea Generale CDB, che si terrà dal 27 Dicembre al 5 Gennaio 2018. Piero Quinci Segretario

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Liborio Scibetta e dai componenti Suor Mariella Lo Turco, Don Giuseppe Buccellato e Mimmi Monaco, il compito di far pervenire alla CRFS, entro Febbraio 2018, la prima stesura dell’itinerario di spiritualità della famiglia salesiana di Sicilia.


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Le famiglie scelgono il modello educativo L’editoriale che Domenico Tempio dedica alla scuola (La Sicilia del 7/9/2017) mette fra l’altro in evidenza aspetti come la dispersione scolastica, l’analfabetismo di ritorno e non, la povertà delle famiglie, le difficoltà degli insegnanti. Temi quanto mai pertinenti e attuali in questo scorcio di inizio d’anno scolastico. L’articolo dell’illustre autore mi sembra anche un invito ai lettori a dire la propria. E sia. Tornato a Catania dopo anni di lavoro nell’ambito dell’editoria nazionale e interna-

La scuola paritaria è sinonimo di libertà e luogo di percorsi formativi eccellenti zionale, ho appreso della chiusura dell’Istituto “Leonardo da Vinci”, guidato valorosamente per anni dai Fratelli della Scuola Cristiana nonché da altre benemerite istituzioni, mentre le scuole che restano non mancano di difficoltà, vuoi per mancanza di vocazioni veramente carismatiche, vuoi perché coinvolte nella diffusa crisi economica.. E tutto questo in una città che non manca di fenomeni culturali antichi e nuovi. E stiamo parlando di scuole serie, non di diplomifici a buon mercato. Che la scuola paritaria cattolica non resista e fiorisca non è un problema elitario ma è un problema di tutti perché tocca quella libertà di scelta educativa di fatto negata anche se affermata nella Costituzione. Problema ampiamente risolto in Europa e negli Stati Uniti. Si perché in Italia e in Sicilia in particolare, visto che in altre regioni qualcosa si è mossa e si muove, i genitori che vogliono una scuola diversa da quella statale debbono pagare una propria retta dopo aver pagato con le tasse lo Stato. A questo punto è evidente che la crisi economica colpisce in pieno questo settore.

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La scuola paritaria, infatti, oltre che sinonimo di libertà, è anche luogo di percorsi educativi e formativi eccellenti, come dimostra il suo passato e presente. È qui che la politica deve fare il suo intervento di garanzia. Perché non mettere le famiglie siciliane, attraverso un bonus, nella possibilità di scegliere il proprio modello educativo pur nella coerenza programmatica nazionale?”Senza libertà – ha scritto il laico e liberale Acton – è difficile che un paese sia libero”. Di fronte alla crisi, ci dice Papa Francesco, ci può essere la rassegnazione, il pessimismo verso ogni possibilità di efficace intervento. Che fare? “Penso – risponde Francesco – non solo che ci sia una strada da percorrere, ma che proprio il momento storico che viviamo ci spinge a cercare e trovare vie di speranza, che aprono orizzonti nuovi alla nostra società”. È il prezioso ruolo della scuola. Giuseppe Costa Delegato Scuole Salesiane di Sicilia In “La Sicilia”, venerdì 8 settembre 2017.

“L’informazione religiosa di oggi: molto spazio sui media, ma pochi approfondimenti” Don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, ospite del dipartimento di Scienze umanistiche nell’ambito del corso in Giornalismo culturale “L’informazione è cambiata e, prendendo come punto di riferimento gli ultimi 50 anni, posso confermarlo con certezza. È diventata multimediale, in rete, ma anche individuale con accesso nel sociale”. Con queste parole don Giuseppe Costa, originario di Gela e per anni docente nell’Ateneo di Catania, è intervenuto all’incontro dal titolo “Informazione e cultura religiose” organizzato, nel Coro di Notte del Monastero dei Insieme


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G. Costa e M. Lombardo.

biamo una comunicazione più immediata, più frontale, che favorisce l’acquisizione di determinate idee anche se devono essere inserite in un contesto ben preciso”. “Con Papa Benedetto XVI, invece, e soprattutto con il suo linguaggio teologico è stata data più dignità agli intellettuali cattolici attraverso lo studio della teologia migliorando il dialogo sulla religione come scienza e razionalità”. In chiusura il dialogo con l’Islam. “E’ un dialogo che va intensificato e chiarito per l’’Islam in Italia viene identificato con gli immigrati, con il terrorismo, cose che non sono reali anche se la cronaca immediata ci spinge a questa interpretazione” ha aggiunto don Costa. “Al tempo stesso l’Islam ha bisogno di conoscere il cattolicesimo, di capire il grande rinnovamento del Concilio Vaticano II in materia di diritti umani e di difesa del Creato, dell’ecologia che una volta non era patrimonio del mondo – ha concluso il direttore della LEV e curatore della comunicazione istituzionale della Santa Sede –. Grazie a Papa Francesco e all’impegno dopo il Concilio c’è stato un cambiamento, merito del cattolicesimo. Non si può pensare più alle crociate. Ho girato tutta l’Africa e posso affermare che in molti posti il cattolicesimo ha ruolo umanizzante”. Sulla stessa linea anche l’Imam della moschea storica di Catania, Mufid Abu Touq, che ha spiegato “come anche l’Islam sia molto vicino alla Chiesa nella tutela del debole e contro alla legge del più forte, della giungla”. “Purtroppo – ha aggiunto l’Imam – l’informazione di oggi non definisce nettamente la notizia, subisce il parere politico o anche religioso che influenza la notizia che, invece, deve essere pura. Poi è il pubblico che deve giudicare la notizia. Noto sempre

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Benedettini, nell’ambito del corso di Giornalismo culturale tenuto dalla giornalista Maria Lombardo. “Nonostante la crisi recente del cartaceo e il regresso del 10% negli ultimi anni del multimediale negli Stati Uniti, tutto il settore informativo tra crisi economiche e globalizzazione ha contribuito a un cambiamento epocale - ha spiegato il docente dell’Università Pontificia Salesiana e giornalista -. Guardando al mercato editoriale internazionale – di recente sono stato ad una fiera del libro a Los Angeles, e poi a Milano per promuovere il diritto d’autore del Papa regnante e precedente – posso confermare il calo del mercato editoriale, mentre quello del libro religioso da 10 anni è in crescita. Occorre precisare che i libri devozionali o liturgici vanno sempre bene anche se non entrano nelle graduatorie internazionali dell’editoria”. E sulla cultura e religione, don Costa ha precisato “che sono soggette a continue modifiche” e che “l’informazione deve avere un ruolo di equilibrio di verità perché, nonostante la crisi, deve essere brava a giocarsi le chance per far vedere che è capace di fare selezione, di informare per una coscienza critica migliore del lettore”. Sui temi religiosi il docente ha evidenziato come “lo spazio dedicato si è allargato prima solo in riferimento alle notizie delle visite del Papa, poi con il Concilio Vaticano II la teologia è approdata nei giornali con la creazione della figura del giornalista vaticanista e i primi che seguirono il Concilio furono giornalisti di grande valore”. “Successivamente con l’allargamento della informazione religiosa è diminuito l’approfondimento. Oggi ci troviamo un’informazione religiosa molto ampia come spazi, ma superficiale o troppo schiacciata sulle cronache così che il tema trattato non è mai approfondito come merita. Si tratta di un limite del giornalismo religioso di oggi” ha spiegato il giornalista religioso. Sulla “comunicazione” di Papa Francesco, invece, don Costa ha evidenziato “il cambiamento della terminologia, oggi ab-


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che i fatti in Medioriente vengono raccontati diversamente in Italia e tutta questa pubblicità contro l’Islam danneggiano le persone buone dell’Islam stesso. Se mettiamo in comune tutto ciò che ci unisce la gente può solo migliorare. Dobbiamo considerare che alle tre religioni monoteiste appartiene l’80% della popolazione e le religioni tra loro hanno molti punti in comune. Solo grazie ad una comunicazione interreligiosa, che abbia molti punti in comune, possiamo migliorare il mondo. Tra le altre cose, proprio per i punti in comune che abbiamo, chi offende l’altra religione offende se stessi”. Temi che da anni sono trattati con diversi incontri, convegni e laboratori dal dipartimento di Scienze umanistiche come ha spiegato la direttrice del Disum, Maria Caterina Paino, alla presenza di Alberto Cicero, redattore del quotidiano La Sicilia. “Il Disum dal 2001 è impegnato nel campo dell’informazione e migliaia di studenti si sono laureati nei corsi della comunicazione – ha spiegato la prof.ssa Paino –. Oggi avvertiamo da parte degli studenti un maggiore coinvolgimento per l’ambito della comuni-

cazione e dialogo tra le diverse religioni”. Un punto su cui la prof.ssa Arianna Rotondo, docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese, è intervenuta lanciando la proposta di istituzione di una “Summer school del dialogo interreligioso”.

Catania- Coro di notte del Monastero dei Benedettini. Foto di gruppo dei relatori.

Alfio Russo In “La Sicilia”, 14 aprile 2017.

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Grande affluenza di fedeli sull’Etna per la festa della Madonna della Neve La festosa celebrazione della Madonna della Neve, nella ricorrenza liturgica della Dedicazione della basilica papale romana “Santa Maria Maggiore ad praesepem vel ad nives”, nel decennale della ricostruzione ex

Lavori per l’illuminazione dell’altare votivo della Madonna della Neve.

novo dell’altarino votivo commemorativo sull’Etna, ha fatto riecheggiare nella mente dei tanti fedeli presenti all’annuale e toccante appuntamento mariano, nel cuore caldo dell’estate etnea, alle pendici del cratere centrale del vulcano, la scritta dedicatoria in latino posta sul frontale, come messaggio spirituale augurale rivolto ai visitatori dell’edicola mariana, che così recita tradotta in italiano: “Alma Madre di Dio più bianca della neve proteggi i tuoi figli siciliani ”. Per comprendere bene il significato del tema proposto sono state proiettate alcune immagini attestanti l’ininterrotta frequentazione devozionale del sacro sito della nostra montagna, segno del vero patrimonio di preghiera, oltre che di cultura, richiamato dalla serena e rassicurante presenza della Madre di Dio benedicente col Figlio Gesù Cristo tra la nostra gente. Dopo il cordiale saluto d’accoglienza del sindaco di Nicolosi, dott. Angelo Pulvirenti, che ha impegnato il suo Comune “Porta dell’Etna” nell’organizzazione dell’evento, molto partecipata è stata la concelebrazione dell’Eucaristia presieduta dal parroco e delegato arcivescovile della basilica Cattedrale mons. Barbaro Scionti, con il decano degli Insieme


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ex assistenti della GIAC sacerdote Ugo Aresco, accompagnato dal confratello sacerdote Gaetano Milazzo e attorniato da un folto gruppo di giovani del “Clan dei Ragazzi” di “Villa Angela” in San Giovanni La Punta. A conclusione della celebrazione l’architetto dott. Salvatore Di Mauro, membro del comitato ex dirigenti diocesani GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica), ha fatto bene osservare che i temi proposti nelle edizioni degli anni passati si vanno concretizzando in progressione: come il ricordo del servo di Dio Giorgio la Pira, il cui profondo e sempre attuale pensiero spirituale e sociale sarà al centro di un convegno di studi, che si svolgerà a Palermo il 13 e 14 ottobre, dal tema “Il Mediterraneo e la città”. È stato presentato, inoltre, il completamento dell’opera di illuminazione artistica dell’altare votivo, progetto ideato nell’anno 2015 per ricordare anche sull’Etna il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. Così alla presenza dei salesiani don Enzo Biuso, don Felice Bongiorno e don Giuseppe Costa, sono state accese le luci che fanno opportuno riferimento alla presenza salesiana sul vulcano attivo più grande d’Europa e all’intensa catechesi mariana proposta ai giovani dei nostri oratori che un tempo si recavano periodicamente in pellegrinaggio all’altarino votivo della Madonna della Neve. C’è stato anche, per iniziativa del dirigente gruppo seniores del Club Alpino Italiano, dott. Pasquale Anaclerio, un commovente momento di preghiera in suffragio dei soci defunti, nel contesto del gemellaggio, nel segno della “Madonna sulle

Targhe commemorative.

Montagne”, con gli alpini dello Stelvio, del Passo Gavia, dell’Alto Adige e delle Madonie. Era presente anche il compositore Gianni Bella. I promotori del culto della Madonna della Neve sull’Etna hanno preannunciato le iniziative del prossimo anno: commemorazione del bicentenario della nascita e del 30° della beatificazione del cardinale arcivescovo abate Giuseppe Benedetto Dusmet, che guidò la processione penitenziale del 24 maggio 1886 con la reliquia del Velo di Sant’Agata fino al fronte lavico che minacciava di distruggere il vicino abitato di Nicolosi, nonché il 50° anniversario della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si tenne a Catania nel settembre del 1968, con la presenza del cardinale arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, presidente del Comitato permanente delle Settimane Sociali, e dell’illustre giurista, docente universitario ed uomo politico prof. Vittorio Bachelet, presidente generale dell’Azione Cattolica, ed il 150° anniversario dell’Azione Cattolica Italiana. Antonino Blandini

Nicolosi-Etna: La celebrazione eucaristica.

Insieme

In “La Sicilia”, 14 agosto 2017.

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40° ANNIVERSARIO DEL CEPP Quaranta, ma non li dimostra Il 2017 rappresenta per il Cammino di Evangelizzazione Postbattesimale Permanente (CEPP) una tappa importante: i quarant’anni della sua esistenza. Agli inizi un prete giovane, don Rubino, che si poneva interrogativi negli anni postconciliari, un gruppo di persone in ricerca, un quartiere periferico (marginale, emarginato) di Messina: un mix esplosivo, che avrebbe abbattuto steccati socio-culturali e barriere di età, attirando persone anche da altre zone della città. Per chi, come chi scrive, ha mosso i suoi primi passi nella fede cristiana all’interno di tale itinerario, per le centinaia di persone che ne hanno fatto parte e per quanti, in diverse città della Sicilia, continuano a camminare lasciandosi illumi-

CataniaBarriera: La celebrazi one eucaristi ca (in alto). L’incontro del matti no ( a des tra).

nare dalla Parola di Dio, l’anniversario del CEPP sta rappresentando l’occasione per ringraziare il Signore per i tanti doni ricevuti: quarant’anni di ribellioni, come il popolo d’Israele nel deserto, quarant’anni di vitelli d’oro, ma quarant’anni di misericordia e perdono, di terra promessa dove scorre latte e miele. Molti di noi, quarant’anni fa, si affacciavano alla maturità in un’Italia che viveva gli anni di piombo e gli omicidi di mafia: tuttavia, insieme con i più anziani abbiamo imparato a guardare con fiducia al presente e al futuro.

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La ricorrenza ci invita a rinnovare l’entusiasmo, la voglia di interrogarci, di camminare insieme come generazioni diverse, particolarmente con i nostri giovani (dilaniati dall’angoscia, dal non senso, dall’incapacità di instaurare relazioni), per comunicare a loro la bellezza della vita, insegnando a guardare con fiducia alla propria storia, per ricordare che essi non sono soli e che, se è vero che da soli si va veloci, assieme a Cristo si va lontano. Per queste motivazioni, convenendo da località diverse a Catania, il 10 settembre u.s. abbiamo cantato il nostro grazie a Dio nell’intimità di una giornata fatta di ascolto, di lode, di comunione fraterna e di gioia. Quest’estate, prendendo l’avvio da alcune figure giovanili della Bibbia, a Messina – Giostra abbiamo incontrato alcuni giovani (anche non credenti): li abbiamo ascoltati, ma anch’essi si sono messi in ascolto. Abbiamo anche chiesto ai nostri figli di esprimere in un breve video come hanno vissuto il Cammino dei loro genitori, e le loro risposte ci hanno sorpreso: hanno saputo vedere oltre le apparenze di una semplice partecipazione. Li avevamo sottovalutati. Il denominatore comune sottolineato: il clima di Famiglia, l’allegria, il sentirsi voluti bene. In sintesi: un’esperienza di Chiesa. È stata scelta la festa del Battesimo di Gesù per iniziare la celebrazione del quarantesimo. Gesù, scendendo nelle acque insieme con noi peccatori, si fa nostro fratello perché il vecchio uomo venga totalmente seppellito nella profondità della misericordia divina. Ancora oggi – è questa la sintesi del nostro Cammino – Egli manifesta proprio nel suo abbassarsi la tenerezza verso la nostra fragilità e la volontà di farci risalire verso una vita nuova. Dio è stato fedele! Dio è stato più forte delle nostre resistenze! Dio, che è giovinezza perenne, ci ha fatto dono del CEPP perché oggi potessimo dire: quaranta, ma non li dimostra! Nino e Nina Insieme


guardando altrove

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nato da Papa Benedetto XVI Consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, organo collegiale della Curia Romana. Per tanti anni è stato accreditato presso la Sala Stampa Vaticana. Al momento del congedo don Costa, uno dei salesiani più noti nel mondo, è stato Don Giuseppe Costa, il settantunenne ricevuto in udienza sacerdote salesiano particolare da Pagiornalista nativo di pa Francesco che, Gela, ha lasciato la anche con lettera direzione della Lipersonale autograbreria Editrice Vatifa gli ha espresso la cana e, dopo tanti sua gratitudine per anni di lavoro nelil servizio svolto l’ambito dell’editopresso la Santa Seria nazionale ed inde e per il suo conternazionale, torna a tributo alla diffuCatania per assumesione della cultura re presso la sede delcattolica e del Mal’Ispettoria Salesiana gistero. La sua voSicula “San Paolo” cazione è nata predi Cibali, inserita nei sto. Ragazzino inlocali dell’Istituto traprendente ed inSalesiano “San Frantuitivo ha frequencesco di Sales” di via tato l’oratorio saleCifali, le funzioni di siano di Gela e dodelegato delle Scuopo la quinta elele Salesiane di Sicimentare è entrato lia. Dopo dieci anni nell’Aspirantato di servizio presso lo San Giuseppe di Stato della Città del Don Costa alla Buchmesse Pedara per i tre anVaticano come editodi Francoforte (Ottobre 2007). ni di scuola media re della Santa Sede e e i due di ginnasio. Dopo il liceo classico e la della persona del Papa, a conclusione dei maturità, ha compiuto gli studi universitari suoi due mandati don Costa ha lasciato Rodi filosofia, letteratura e teologia pastorale. ma per ritornare in Sicilia, dopo aver svolto Don Costa, conosce bene Catania per con il suo lungo e prestigioso servizio nella aver a lungo operato come dinamicissimo ed Congregazione Salesiana di San Giovanni instancabile direttore del popolare Oratorio Bosco le funzioni di direttore del Bollettino Salesiano “San Filippo Neri” – i mitici “FiSalesiano (dal 1983 al 1991), direttore editolippini” di via Teatro Greco dove ha fondariale della Società Editrice Internazionale, di to un giornale ed avviato centinaia di ragazdocente presso l’Università Pontificia Salezi verso esperienze di vita, impegno e resiana nella Facoltà di Scienze della Comunisponsabilità -– e per aver insegnato, da procazione per l’insegnamento di Editoria relifessore ordinario di Giornalismo ed autore giosa, Letteratura giovanile, Teoria e Tecnidi testi specialistici in campo editoriale giorca del Giornalismo. Ha insegnato anche alla nalistico, anche nella nostra Università. Luiss e alla Lumsa. Don Costa negli Stati Uniti, alla Marquette University di MilwauAntonino Blandini ree, ha conseguito un master di due anni in In “La Sicilia”, settembre 2017. Giornalismo e cinque anni fa è stato nomi-

Torna a Catania il Sacerdote Salesiano Don Giuseppe Costa già direttore della Libreria Editrice Vaticana


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Incontro dei Segretari Ispettoriali a Roma-Pisana Tra le principali figure che accompagnano gli Ispettori nel loro servizio di animazione e governo c’è quella del Segretario Ispettoriale. Per approfondire meglio il suo ruolo e il contributo specifico alla vita delle Ispettorie e Visitatorie salesiane è in corso in questi giorni, presso la Casa Generalizia, l’Incontro dei Segretari Ispettoriali. L’appuntamento, aperto ufficialmente oggi, 17 agosto, proseguirà fino a sabato 26. A questo primo turno, dedicato ai Segretari che parlano la lingua italiana, ne seguirà un secondo, in programma dal 14 al 23 settembre, riservato ai Segretari anglofoni. L’idea di una simile iniziativa è nata durante la sessione intermedia autunnale 2016 del Consiglio Generale. “Questo incontro – ha spiegato nell’introduzione dei lavori don Stefano Vanoli, Segretario del Consiglio Generale – è finalizzato ad approfondire l’apporto che può essere dato dal Segretario ispettoriale nell’azione di governo dell’Ispettoria, specialmente in riferimento alla consistenza delle comunità, alla disciplina religiosa…”. All’incontro partecipano 50 Segretari Ispettoriali, provenienti da 5 regioni della Congregazione (Mediterranea, Europa Centro e Nord, Africa-Madagascar, Interamerica e America Cono Sud). Come relatori durante le giornate intervengono, oltre al già citato don Va-

Roma-Pisana: 50 Segretari Ispettoriali presenti all’incontro.

noli, don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore; don Pier Fausto Frisoli, Procuratore Generale; don David Albornoz, Vicario dell’Ispettoria del Cile e suor Annunziata Remossi, delle Oblate di Maria Vergine di Fatima, della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Articolato su due sessioni mattutine e due pomeridiane, l’incontro intende offrire una migliore conoscenza ed applicazione della prassi amministrativa e canonica della Congregazione, alla luce del Codice di Diritto Canonico e del Diritto proprio salesiano, a partire da quanto contemplato nel volume “Elementi giuridici”. La metodologia di lavoro prevede anche tempi di lavoro pratico-operativo, attraverso dei laboratori su argomenti specifici, come gli atti amministrativi singolari o il nuovo database per la gestione anagrafica. Non mancheranno, ovviamente, i tempi per la meditazione, la fraternità e la condivisione comunitaria. Prevista, infine, anche un’uscita culturale presso il monastero benedettino di Subiaco. In “ANS-Roma”, 17 agosto 2017.

Foto di gruppo con il Rettor Maggiore..

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Omelia S. Messa esequiale del Sig. Vincenzo Sortino Salesiano Coadiutore (1932-2017) San Gregorio di Catania, 16 agosto 2017 La Parola di Dio proclamata e ascoltata oggi nella liturgia, in questo giorno in cui ricordiamo il compleanno di Don Bosco, ci riporta a considerare la nostra vita come esodo, come cammino attraverso il deserto, in direzione della terra promessa. Al seguito di Gesù, nuovo Mosé, siamo chiamati ad affrontare le innumerevoli prove della vita non perdendo di vista l’unica meta, il monte santo di Dio. Lo ammettiamo: siamo tante volte distratti e fuorviati rispetto al progetto di santità che Dio ha desiderato per noi. Siamo tentati dalle logiche umane e dai vaneggiamenti che passano e si sciolgono come neve al sole. Nello stesso tempo siamo chiamati ad esperimentare la presenza e la potenza di Dio in mezzo a noi, mediante la preghiera, mediante la comunione di due o più, di un minimo numerico, di una minoranza che esperimenta ciò che è umanamente impossibile e che ottiene molto di più di quanto è frutto delle capacità umane, anche le più eccelse ed eccellenti. Il Vangelo richiama altresì alla forza della comunità che corregge, che aiuta a riprendersi, che sa riconciliarsi, che sa andare oltre ogni offesa e ogni peccato. In questo tessuto comunitario, siamo chiamati a dire grazie a quanti, non a parole, ma con la vita e l’esempio, ci richiamano all’essenziale e a ciò che conta di più nel tempo e nell’eternità. Insieme

Figura tipica di salesiano coadiutore «Il salesiano coadiutore porta in tutti i campi educativi e pastorali il valore proprio della sua laicità, che lo rende in modo specifico testimone del Regno di Dio nel mondo, vicino ai giovani e alle realtà del lavoro» (Cost. SDB, art. 45). Tra le tante figure belle ed esemplari di salesiani coadiutori della nostra Ispettoria va certamente annoverato il Sig. Vincenzo Sortino, di anni 86, di cui ben 65 vissuti come salesiano. La sua identità umana e salesiana è tratteggiata ed evocata nella testimonianza di molti confratelli. Tra i tanti messaggi pervenuti è difficile scegliere e selezionare: tutti sono sentiti e significativi nel delineare la statura esemplare del confratello. «Anima candida quella del Sig. Sortino – così si esprime don Raimondo Giammusso –. Lo conobbi nel lontano 1981 quando arrivavo a San Gregorio come aspirante: mi colpì la sua semplicità, la sua umiltà, il tratto delicato verso i ragazzi del convitto che accudiva come infermiere nella sua infermeria dove pensava non solo alla salute del corpo ma anche a quella dello spirito. Semplice nel suo tratto ma ingegnoso: appassionato di pittura e della fotografia, si era costruito una macchina fotografica rudimentale con la quale faceva le foto per il quadro ricordo della comunità (confratelli, aspiranti e ragazzi). Il Sig. Sortino mi lascia l’immagine del buon pastore che ama, cura e serve le sue pecore; è stato l’amorevolezza fatta carne che Don Bosco ci ha lasciato come punto fermo del Sistema Preventivo. Non ricordo il suo viso corrucciato dalla rabbia ma fatto di un sorriso dolce e accogliente. Tutto questo è stato possibile perché si è lasciato plasmare dalla grazia divina che attingeva dall’Eucarestia vissuta con profondità sia nel Momento celebrativo che nel contatto con altri. Maria è stata la sua guida e il Rosario è stato il suo inseparabile compagno di viaggio. Salito al cielo il giorno della risurre-

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zione in prossimità della solennità dell’Assunzione al Cielo di Maria, da oggi dal paradiso prega per noi, per l’Ispettoria e per le vocazioni di coadiutori che come lui siano in grado di lavorare nel silenzio rumoroso nella Vigna del Signore». «Ho conosciuto questo degno figlio di Don Bosco appena uscito dal noviziato, a San Gregorio, e ne sono rimasto profondamente impressionato – continua Don Carmelo Buccieri –. La sua calma, pazienza, umiltà, semplicità, fede, mi hanno subito colpito. Nella sua infermeria accoglieva tutti con un cuore sempre aperto, sorridente e, insieme alle medicine, non mancava mai di ricordare di pregare e affidarsi alla Madonna. La corona del rosario era sempre nelle sue mani, insieme ai sacchetti di medicine che quotidianamente andava a prendere in farmacia, visto che insieme alla ventina di chierici a San Gregorio c’erano anche un centinaio di ragazzi interni da curare. La Sicilia Salesiana che ha avuto questi grandi esempi di vita e di santità, avrà certamente un futuro splendido se ne facciamo dei modelli da seguire e imitare». È interessante notare come le molteplici testimonianze pervenute alla notizia della morte concordino con le osservazioni di coloro che ne hanno curato la formazione, come è attestato nei documenti d’Archivio. Si osservano, infatti, questi tratti che costituiscono la tessitura di una personalità che prende forma alla luce di Dio e si staglia a sostegno di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo: Salute debole, un poco gracile. Ottimo spirito di pietà. Buona ed esemplare osservanza religiosa. Moralità buona e sicura. Carattere mite, docile e riflessivo. Capacità intellettive discrete. Attitudini pratiche sufficienti. Mostra spiccata attitudine al disegno. Il Sig. Sortino in questi ultimi giorni si era indebolito, era caduto ben due volte, soccorso la prima volta dai confratelli e la seconda dalle Volontarie di Don Bosco presenti al San Tommaso per i loro Esercizi Spirituali. Nulla lasciava presagire questa fine repentina che ci ha colti tutti di sorpresa. Diversamente per lui: avvertiva di essere

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giunto al momento cruciale dell’incontro definitivo con il Signore e la Vergine SS. Viveva come Mosè sul Monte Nebo, con l’anelito di arrivare alla terra promessa. Domenica 13 agosto, era rimasto in camera, rifiutando di fare pranzo: chiedeva di lasciarlo riposare. Pienamente cosciente, alle ore 14, diceva di non aver bisogno di nulla. Alle 16 circa, Don Alessandro Malaponte ne costatava il decesso, assopito nel sonno dell’eternità, sereno e colorito in volto. Se n’è andato in punta di piedi con quella delicatezza d’animo che lo contraddistingueva, con quella pacatezza e tranquillità frutto della grazia di Dio e dell’adesione alla Sua volontà. Senza arrecare alcun disturbo e senza voler pesare sugli altri, egli che da sempre si era reso disponibile, giorno e notte, alle necessità di piccoli e grandi. Una vita semplice ed essenziale ma sempre gioiosa, fraterna e fedele Il Sig. Vincenzo Sortino, nacque a Siracusa il 23 novembre 1932, da papà Antonino, ferroviere, e mamma Corradina Passanisi, casalinga. La famiglia numerosa, in tutto cinque fratelli e cinque sorelle, viveva dignitosamente e onestamente, credendo e vivendo i fondamentali valori umani e cristiani. Vincenzo era il quartogenito e dopo l’esperienza di aspirantato a Catania Barriera, sentì forte la chiamata del Signore che lo invitava a seguirlo tra i figli di Don Bosco. Espresse questa consapevolezza nella domanda di ammissione al noviziato, in data il 30 maggio 1951, indirizzata a Don Antonino Scornavacca, Direttore dell’Opera: «Rev.mo Sig. Direttore, essendo mio ardente desiderio di consacrarmi a Dio nella Congregazione Salesiana di S. Giovanni Bosco, per assicurare la salvezza dell’anima mia e, se al Signore piacerà, lavorare per la salvezza di tante anime giovanili, dopo essermi consigliato con il mio Confessore e con i miei Superiori, presento domanda di essere ammesso come Novizio in codesta Congregazione. Mentre nutro fiducia di essere accettato, benché indegno, metto la mia vocazione nelle mani della Mamma celeste, l’Ausiliatrice, perché al termine di Insieme


… lasciandosi plasmare dallo Spirito Sotto la guida sapiente del Maestro Don Giacomo Manente, il giovane Vincenzo compì il noviziato a San Gregorio di Catania dal 15 agosto 1951 al 16 agosto 1952, giorno della sua prima professione. Quest’anno è stato determinante per la sua formazione e la sua crescita integrale, come scrive di suo pugno in occasione della Festa del Sacro Cuore del 1952: «Rev.mo Signor Direttore, siamo già al termine del mio anno di noviziato. Credo di aver studiato e di aver compreso abbastanza la vita religiosa salesiana e perciò, avendo chiesto il consiglio del Sig. Maestro e al Confessore, faccio domanda di essere ammesso alla professione religiosa come coadiutore nella Società Salesiana con i voti triennali, pieno di fiducia di poterli poi fare perpetui. Faccio questa richiesta liberamente, soltanto per appagare il desiderio del mio cuore di essere tutto di Gesù. Con ciò voglio assicurare, prima di tutto la salvezza dell’anima mia e intendo consacrarmi alla salvezza della gioventù. Gesù e Maria SS. Ausiliatrice mi rendano fedele ai miei propositi. Mi benedica. Dev.mo Novizio Coadiutore Sortino V.». Trascorse i primi anni di vita salesiana a San Gregorio (1952-1953), a Catania Barriera (1953-1954) poi di nuovo a San Gregorio (1954-1965). Emise la professione perpetua il 16 agosto 1958 a San Gregorio, esprimendo l’appassionato e fermo proposito di rimanere sempre con Don Bosco, come si legge nella lettera di domanda per l’ammissione (senza data): «Reverendissimo Sig. Direttore, essendo mia ferma volontà di rimanere in perpetuo nella Pia Società di San Francesco di Sales, e dopo aver riflettuto sui doveri e Insieme

sull’osservanza dei santi voti di povertà, castità e obbedienza, e col permesso del mio confessore, faccio domanda di essere ammesso alla professione perpetua. Sperando sempre nell’aiuto di Dio, in Maria Ausiliatrice e nel nostro amato padre Don Bosco di perseverare fino al termine della mia vita. La ringrazio tanto di cuore e chi si professa: suo figlio in Gesù Cristo Sortino». … a servizio dei confratelli e dei giovani Dopo un anno a Pedara (1965-1966) trascorse circa trent’anni, il periodo più lungo della sua vita salesiana, a San Gregorio (1966-1995) dedicandosi all’infermeria, a servizio sia dei confratelli anziani e giovani, sia dei ragazzi del collegio trasferiti in quella sede nel 1973 e provenienti da Caltagirone (CT). Come il beato Artemide Zatti in Argentina, egli si adoperò a San Gregorio, a Pedara e a Messina nel fare di questo luogo lo spazio dell’esperienza di Dio rintracciato nel volto e nel corpo sofferente dei fratelli, cercando di sostenere e alleviare le sofferenze altrui, dicendo qualche buona parola e soprattutto incoraggiando con il sorriso, la delicatezza di tratto e uno stile di vita evangelico. Dal 1995 al 2011 fu a Pedara come infermiere dei confratelli anziani e ammalati, che seguì a Messina “San Tommaso” nel 2011, presso l’infermeria ispettoriale “Mamma Margherita”, fino al giorno della sua nascita al Cielo. Due album fotografici testimoniano quanti sono stati i confratelli di cui si è preso cura spiritualmente e corporalmente. Oltre alla stanza per soggiornare qualche ora e per dormire la notte, il Sig. Sortino disponeva di una stanza laboratorio per dipingere le sue tele e soprattutto restaurare statue di grandi e piccole dimensioni. I suoi quadri che ornano gli ambienti di diverse case salesiane manifestano il candore di tutta una vita. Le scene evangeliche a matita o a tempera con tonalità cromatiche delicate e lo stile naïf sono la testimonianza che rimane di un confratello che non ha compiuto particolari studi e che non ha frequentato corsi di pittura o l’Accademia delle Belle Arti, ma da autodidatta ha saputo

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questo mese a lei consacrato, mi accolga sotto il Suo manto, mi diriga nella vocazione per tutta la mia vita. Le bacio la mano e godo professarmi dev.mo figlio in Don Bosco Santo Sortino Vincenzo»


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trarre dalla sua interiorità, dalla lettura della Bibbia e dalla vita dei santi l’ispirazione per quei soggetti che ritraeva e che amava donare. Non è un caso che il giorno prima della morte abbia consegnato a dei privati l’ultima sua opera di restauro, una statuetta della Madonna Assunta. Sua intenzione era di riprendere questa sua attività per stuccare e dare i colori a una statuetta di Don Bosco, magari a partire dal 16 agosto, data della nascita di Don Bosco e anniversario della sua professione religiosa e salesiana. Continuerà la sua opera in Paradiso, magari ritraendo in diretta Don Bosco e rendendo più bello il Paradiso – come ha commentato la notizia del decesso il Dott. Aldo Nicosia, suo medico personale a San Gregorio. Con Don Pasquale Sanzo, la Vigilia dell’Assunta, sono entrato nella stanza laboratorio del Sig. Sortino: sul cavalletto una tela con la sua opera incompiuta, l’incontro tra Gesù e sua Madre, segno premonitore del suo personale e tanto desiderato incontro con gli unici amori della sua vita. Accanto alla tela, l’ultimo aquilone costruito dal nostro Signor Sortino, predisposto al volo… anelito di ogni bambino che, anche quando è divenuto adulto, vuole toccare e lambire il cielo con il profondo desiderio di raggiungere pienamente il Regno di Dio. È anche un richiamo ai tanti ragazzi incontrati nella vita salesiana e delle centinaia di aquiloni costruiti per il loro divertimento. Piedi per terra, ma cuore e sguardo verso il Cielo: questo è il ritratto più vero e profondo del Signor Sortino; questa la sua eredità spirituale. Afferma nel suo messaggio, S.E. Mons. Rosario Vella: «Era una persona talmente straordinaria che era sempre una gioia stare con lui, parlare, scherzare, preparare insieme qualcosa. I suoi occhi di “bambino” vedevano sempre lontano e qualcosa di nuovo a cui non avremmo mai pensato. La sua umiltà e il suo umorismo lo rendevano sempre vicino a tutti». … innamorato di Gesù Cristo e di Maria Pochi libri nella camera del Sig. Sortino. Oltre due agendine con i recapiti dei fami-

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liari, la Bibbia, le Costituzioni salesiane e l’Imitazione di Cristo. Una immaginetta segna probabilmente l’ultima meditazione del nostro confratello (Libro IV, cap. 3) che porta il titolo espressivo, sintesi del contenuto e filigrana di tutta una vita Non posso vivere senza di te!: «Dammi in dono te stesso, e mi basta; poiché non c’è consolazione che abbia valore, fuori di te. Non posso stare senza di te; non riesco a vivere senza la tua presenza. E così occorre che io mi accosti frequentemente a te, ricevendoti come mezzo della mia salvezza. Che non mi accada di venir meno per strada, se fossi privato di questo cibo celeste. Tu stesso, o Gesù tanto misericordioso, predicando alle folle e guarendo varie malattie, dicesti una volta: “non li voglio mandare alle loro case digiuni, perché non vengano meno per strada” (Mt 15,32). Fa’, dunque, la stessa cosa ora con me; tu, che, per dare conforto ai fedeli, hai lasciato te stesso in sacramento. Sei tu, infatti, il soave ristoro dell’anima; e chi ti mangia degnamente sarà partecipe ed erede della gloria eterna. Poiché, dunque, io cado tanto spesso in peccato, e intorpidisco e vengo meno tanto facilmente, è veramente necessario che, pregando, confessandomi frequentemente e prendendo il santo cibo del tuo corpo, io mi rinnovi, mi purifichi e mi infiammi; cosicché non avvenga che, per una prolungata astinenza, io mi allontani dal mio santo proposito. In verità, “i sensi dell’uomo, fin dall’adolescenza, sono proclivi al male” (Gen 8,21); tosto egli cade in mali peggiori, se non lo soccorre la medicina celeste. Ed è appunto la santa Comunione che distoglie l’uomo dal male e lo rafforza nel bene. Che se ora sono così spesso svogliato e tiepido nella Comunione o nella celebrazione della Messa, che cosa sarebbe di me, se non prendessi questo rimedio e non cercassi un così grande aiuto? Anche se non mi sento sempre degno e pienamente disposto a celebrare, farò in modo di ricevere, in tempi opportuni, questi divini misteri e di rendermi partecipe di una grazia così grande. Giacché la principale, anzi l’unica, consolazione dell’anima fedele – finché va peregriInsieme


Quanto letto sembra richiamare l’espressione della Evangelii gaudium di Papa Francesco che è stato lo slogan di quest’anno formativo ed educativo-pastorale: «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (EG 1), «non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni, non è la stessa cosa poterlo ascoltare o ignorare la sua Parola, non è la stessa cosa poterlo contemplare, adorare, riposare in Lui, o non poterlo fare. Non è la stessa cosa cercare di costruire il mondo con il suo Vangelo piuttosto che farlo unicamente con la propria ragione» (EG 266). Una vita donata in semplicità e umiltà Don Vittorio Costanzo così lo ricorda: «Il Sig. Sortino è stato un esempio di gioia perenne, di serenità, di disponibilità, di lavoro, di carità premurosa. È stato un artista del colore, attraverso le sue innumerevoli pitture e opere d’arte, realizzate con competenza, cuore e preghiera; ma è stato soprattutto un modello di santità. La sua unione con Dio, la sua profonda devozione alla Vergine Santa, il suo amore a Gesù Eucaristia sono stati per tutti noi un invito alla santità». La vita salesiana del nostro Sig. Sortino non è stata impegnata in cose grandiose e straordinarie e la sua esistenza non ha regi strato effetti speciali o spettacolari. Il suo stile di vita è stato semplice, umile, impregnato di preghiera personale e comunitaria, impegnato in servizi utili alla casa salesiana come infermiere dei ragazzi e dei confratelli, dopo appena un anno come provveditore e dispensiere e un altro come addetto alla stampa in tipografia. In un questionario compilato in occasione del Capitolo Generale Speciale (XX) nel 1971, il Sig. Sortino dichiarava di essere soddisfatto della vita salesiana, di essere vicino al massimo dell’attività tipicamente saInsieme

lesiana e di svolgere delle attività estremamente interessanti. Manifestava serenità e impegno per quanto svolgeva, non lamentandosi per quanto poteva risultare problematico e non corrispondere al suo modo di vedere. Le risposte al questionario sono coerenti con il continuum della sua vita salesiana come unanimemente è attestato da quanti gli sono stati vicini e hanno trascorso degli anni con lui. «Con la scomparsa del Sig. Sortino l’Ispettoria perde un altro grande salesiano – dichiara Don Bartolomeo Salvo –. Con il suo sorriso semplice e confidenziale ha educato tante generazioni di giovani, e giovani salesiani, e ha avvicinato alla Congregazione Salesiana tante persone e tanti fedeli. Sempre disponibile e cordiale si presentava come un amico affettuoso e sincero che voleva rendersi utile. Tutte le volte che l’ho incontrato mi ha sempre dato la sensazione di avvicinare una persona contenta della sua semplicità, perché in forte unione con Dio e Don Bosco. Preghiamo per lui, anche se, probabilmente è già lui che prega per noi». Don Pippo Ruta

Salvatore Nicosia Exallievo doc Si sono celebrati il 14 luglio 2017, presso la chiesa Sacro Cuore di Barriera, i funerali del fratello di Don Gaetano Nicosia, Salvatore, il fratello maggiore di anni 104. Dopo la morte del padre, il bersagliere Antonino Nicosia, morto sul Carso nel febbraio 1918, Gaetano e Salvatore vennero cresciuti dalla madre con la sua misera pensione da vedova di guerra. Vennero, quindi, mandati nel collegio salesiano di Caltagirone per essere avviati alla professione di tipografi. In seguito vennero inviati a Marsala e poi a Catania e quindi a Gaeta, in treno, nel 1932 (Gli orfani di guerra potevano viaggiare gratis).

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nando, lontana da te, entro il corpo mortale – consiste proprio in questo, nel ricordarsi frequentemente del suo Dio e nel ricevere, in spirito di devozione, il suo diletto».


DALLE CASE SALESIANE

Nel 1935, anno della canonizzazione di Don Bosco, Gaetano parte sbarcando ad Hong Kong il 12 novembre 1935. Il Sig. Salvatore racconta... (intervista del 21/1/2008. INSIEME, marzo 2008, annoXXXV, n. 135). Entrai in Collegio presso l'Istituto Salesiano di Catania-Cibali nel 1924. Fui inserito fra gli artigiani e come alunno in tipografia. A quei tempi presso 1’Istituto oltre la tipografia e la legatoria c’erano anche i laboratori di falegnameria, di calzoleria, di sartoria che vennero trasferiti alla Barriera, nel settembre del 1923, quando i salesiani presero definitivamente possesso dell'opera “S. Cuore”.

Uscii dal collegio a 18 anni, nel 1929/30. Professionalmente ben preparato, trovai subito lavoro per un anno presso una delle migliori tipografie di Catania. La formazione al lavoro ricevuta e l’educazione alla vita offertami dai figli di Don Bosco erano per me più che una lettera di presentazione. Fui presto chiamato dal direttore del “S. Cuore”, Don Allegra come operaio e istruttore pratico nel laboratorio di tipografia. Si iniziava a lavorare e a produrre. Ricor-

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do con piacere che proprio in quegli anni stampavamo la rivista mensile “Il Sacro Cuore”. Penso a quel periodo come ai momenti più belli della mia vita. Mi sentivo a casa mia, par-tecipavo spesso ai momenti di famiglia dei Salesiani specie quando venivo invitato a pranzo. Nei primi mesi del 1935 partecipai ad un Bando di concorso per Ufficiale Postale. Con l’aiuto di Don Bosco risultai vincitore e nell’ottobre del 1935 mi veniva assegnata la sede dell’Aquila in Abruzzo. Il destino volle che proprio in quel mese mio fratello salesiano, ventenne, s’imbarcasse da Trieste per la Cina dove giunse a Hong Kong il 2 novembre. Il Signore ha chiamato mio fratello per la Vita Sacerdotale e me per la vita familiare. Ricordo che all’Aquila sono stato a trovare i Salesiani. Naturalmente sono stato accolto come si accolgono gli ex-allievi. In agosto del 1939 fortunatamente sono stato trasferito a Catania. Sono in pensione dal Catania-Barriera: Una targa ri1976. Per l’età cordo, dono dell’Unione che mi ritrovo Exallievi, viene consgnata da Don P. Frisoli al Sig. Salvatore sto bene di saper i suoi 100 anni. lute a parte i Nella foto in piccolo: il fratello Don Gaetano problemi alla con il Cardinale Zen (a devista che mi stra). danno serie preoccupazioni ma “Sia fatta la volontà di Dio”. FB

Ricordiamo i familiari defunti dei confratelli: La sorella del Sig. Giovanni Daino. Insieme


Di (autore): Rossano Sala I testi di questo volume sono i temi di predicazione della settimana di Esercizi Spirituali dati al Rettor Maggiore ed al Consiglio Generale dei Salesiani (luglio 2017). Argomento degli esercizi (e del testo) è: il cammino sinodale sul tema: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Lo stile del testo è: quello colloquiale e amichevole della predicazione quotidiana. Le riflessioni saranno utili a tutti i membri della Famiglia Salesiana (e non solo) che desiderino intraprendere un fecondo cammino di rinnovamento carismatico a partire dall’occasione ecclesiale del prossimo evento sinodale ormai alle porte.

A don Riccardo Tonelli Salesiano appassionato dei giovani, Padre della pastorale giovanile, Maestro di evengelizzazione e educazione, Amico e compagno di viaggio.

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,9-17) «Ecco il progetto di Dio per gli uomini e le donne di ogni tempo e dunque anche per tutti i giovani e le giovani del III millennio, nessuno escluso» (Sinodo dei Vescovi - XV Assemblea Generale Ordinaria, Documento Preparatorio).


Insieme settembre 2017  

Notiziario "Insieme" Settembre 2017

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