Issuu on Google+


Sommario

Editoriale

pag. 1

Lettera del Rettor Maggiore

»

Messaggio del Rettor Maggiore Lettera dell’Ispettore

Programmazione ispettoriale Formazione

»

2

»

8

»

4

10

»

11

»

18

Animazione Missionaria/VIS»

26

Pastorale Giovanile

»

MGS

Animazione Vocazionale

»

15 21

Associazioni

»

26

Famiglia Salesiana

»

30

Comunicazione Sociale

Momenti di Famiglia Dalle case salesiane Guardando altrove Da ricordare

»

»

»

»

»

28

34

35

55

58

o Bosc n o ndo D a t t e Asp

Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Edoardo Cutuli Domenico Luvarà Giovanni Mazzali Marcello Mazzeo Antonino Rubino

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

Stampa digitale

Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

QR-Code

Inquadrando con una webcam o con un cellulare il QR-Code sarà possibile consultare l’archivio delle riviste on-line.

In copertina Rio de Janeiro: GMG 2013. Elaborazione grafica: Andrea Strano. Foto © L’Osservatore Romano.


Editoriale N on e b b e a lt r o a c u or e c h e l e a n im e Sentiamo fortemente il bisogno di riandare alle sorgenti della nostra spiritualità, per attingervi abbondantemente, per inebriarci nuovamente di quella forza, di quella energia che ha orientato e sostenuto il progetto di Dio sulla nostra vita. L’obiettivo si fissa su di una spiritualità incarnata, su don Bosco che, abbandonandosi alla volontà di Dio, si è lasciato plasmare, fino ad essere un prete crocifisso e quindi consumato dall’amore di Dio e del prossimo. Le nostre radici affondano nella santità e possono pertanto produrre frutti di santità. È importante che lo crediamo, che non ci stanchiamo di camminare, che allontaniamo gli spettri pericolosi della mediocrità e dell’assuefazione e che consentiamo ai ragazzi e ai giovani con cui condividiamo il cammino di essere affascinati da un ideale possibile oggi, da un ideale che dà significato ad una vita che vale la pena di essere spesa. “Nel cuore di Dio fino all’ultimo mio respiro” riassume il nostro profondo bisogno di una vita spirituale autentica, quotidiana, incarnata, condivisa che si protende verso i giovani, che sceglie di stare in mezzo a loro fisicamente e mentalmente, che non si appesantisce di troppi bisogni, ma che brama di spendersi senza calcolo. Ci prepariamo sia con una buona organizzazione, ma soprattutto con un cuore sincero, ardente al pellegrinaggio in Sicilia dell’urna che contiene una reliquia insigne di don Bosco. È un dono che può divenire una opportunità, uno stimolo al rinnovamento, alla conversione. Molti, magari un pochino stanchi o scettici, in tutto il mondo sono stati conquistati dall’affetto, dalla partecipazione, da un clima nuovo, da masse inattesi di gente, di bambini, di giovani che desideravano “toccare” un santo, un padre, un maestro, un amico. In alcune nazioni si sono ve-

Insieme

rificati fenomeni di massa inattesi, autentici miracoli soprattutto l’anelito a lasciarsi catturare a sperimentare, quasi fisicamente, la presenza di Don Bosco. Ricordo la commozione sperimentata nella Cappella delle Reliquie a Valdocco in occasione della ricognizione delle spoglie mortali del nostro fondatore. Il contatto fisico ha richiamato immediatamente l’energia di un dono, ha risvegliato i desideri più profondi, ha stravolto piccole e banali sicurezze, ha fatto respirare l’anima. Don Bosco incontrerà tanti giovani, i nostri giovani. Vogliamo portarli a don Bosco e poi lasciare che sia lui ad operare, a suscitare la bellezza e il fascino della fede in Gesù, a stimolare desideri grandi, a superare i piccoli cortometraggi di una vita ripiegata e banale. Il richiamo di “don Bosco ritorna” sarà per tutti, per i nostri corresponsabili, i nostri collaboratori, i membri della Famiglia Salesiana e di quel vasto movimento che guarda con simpatia, con affetto e con venerazione grande al santo dei giovani. Ricordiamo che il primo miracolo di don Bosco appena morto fu sperimentato dal giovane Luigi Orione che si vide risanata la ferita al dito. Che bello poter sperimentare una terapia che risani le nostre ferite, che rimargini le fratture, che ci riporti a respirare un vero clima di fraternità, di reciproco apprezzamento, di pace! “Il Signore ci ha donato Don Bosco come padre e maestro. Lo studiamo e lo imitiamo, ammirando in lui uno splendido accordo di natura e di grazia. Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, viveva come se vedesse l’invisibile” (Costituzioni della Società di San Francesco di Sales art. 21). Do n G ia n ni Ma z za l i

1


Messaggio del Rettor Maggiore

Chiusura della GMG di Rio de Janeiro Prot. 13/0449 Rio de Janeiro (Brasile), 29 Luglio 2013

Carissimi fratelli, vi scrivo all’indomani della chiusura della Giornata Mondiale della Gioventù, svoltasi a Rio de Janeiro. Ho avuto la grazia e il privilegio di parteciparvi, assieme ad altri membri del Consiglio Generale, don Adriano Bregolin, don Fabio Attard, don Natale Vitali, don Esteban Ortiz e don Maria Arokiam Kanaga. Sono stato felicissimo di vedere numerosi confratelli, ispettori, vicari ispettoriali, delegati per la pastorale giovanile, giovani in formazione, accompagnando le differenti delegazioni dai cinque continenti. Anche se le distanze geografiche e la crisi economica hanno condizionato non poco la venuta di tanti altri SDB e giovani che avrebbero voluto venire, sono stati più di 7.000 i giovani membri del MGS delle opere dei Salesiani, delle FMA, delle Figlie del Divino Salvatore e delle Suore della Carità di Gesù. Penso di farmi voce di tutti i partecipanti per esprimere la grande gioia e l’entusiasmo con cui abbiamo vissuto questi giorni attorno alla figura carismatica di Papa Francesco. Egli con i suoi gesti, i suoi atteggiamenti e i suoi interventi ha illuminato la mente, riscaldato il cuore ed irrobustito la volontà di tutti per essere davvero “discepoli e missionari di Cristo”, inviati al mondo, senza paura, per servire e così trasformarlo. In modo particolare ho apprezzato l’insieme di tre componenti – gesti, atteggiamenti e pensiero – che formano un tutt’uno atto a comprendere meglio la figura di Papa Francesco. Tutto ciò spiega la sua forza morale, la sua libertà di agire e parlare, il suo profetismo. Solo così si può dare il giusto valore a tutto quanto lui fa e dice nell’esercizio del suo ministero petrino. Solo così si coglie la visione di Chiesa che ha e che lui si sente chiamato a promuovere. Solo così si può vedere meglio la sua forma di governo: egli parte dalla realtà, cui è molto sensibile, per avviare processi di cambiamento, cercando l’unità più che l’esasperazione dei conflitti dei dinamismi sociali, attraverso

2

una cultura del dialogo e attraverso un rispetto della diversità, ben consapevole del ruolo insostituibile della Chiesa nel collaborare per la riconciliazione di questo mondo fratturato. Si tratta di una Chiesa, libera dalla mondanità spirituale, dalla tentazione a congelarsi nel suo quadro istituzionale, dalla tendenza all’imborghesimento, dalla chiusura su se stessa, dal clericalismo. Una Chiesa che sia veramente il corpo del Verbo fatto carne e, come Lui, incarnata in questo mondo, risplendente nei più poveri e sofferenti. Il suo servizio è offrire Cristo e i valori del Vangelo per la necessaria trasformazione della società. Una Chiesa che non può ridursi ad essere una piccola cappella, ma piuttosto una casa per tutta l’umanità. Nel suo cuore c’è il desiderio di una Chiesa connotata dall’apertura e dell’accoglienza verso tutti, pur nella diversità delle culture, delle razze, delle tradizioni, delle confessioni religiose. Tale apertura e tale accoglienza sono possibili attraverso una cultura del dialogo e dell’incontro che renda possibile l’unità nel rispetto alla diversità. Una Chiesa che esce sulle strade per evangelizzare e servire, raggiungendo le periferie geografiche, culturali ed esistenziali. Una Chiesa povera, che privilegia i poveri, diventando la loro voce e dando loro voce per superare l’indifferenza egoista di chi ha di più e la violenza disperata di chi si sente sempre più sfruttato e defraudato. Una Chiesa che dà una giusta attenzione e rilevanza alle donne, senza le quali, essa stessa, corre il rischio della sterilità. Dai quasi 20 discorsi fatti, a mio avviso, i più importanti, appunto perché programmatici, sono stati quello fatto alla Conferenza Episcopale Brasiliana e quello ai dirigenti sociali, oltre ai messaggi rivolti ai giovani, protagonisti della GMG. Ai vescovi brasiliani Papa Francesco ha cominciato il suo intervento presentando il documento di Aparecida come chiave di lettura per la missione della Chiesa. Essa infatti non ha la potenza dei transatlantici, perché è una semplice barca di pescatori. Dio si manifesta in essa attraverso mezzi poveri e il successo pastorale non poggia sull’efficienza umana, quanto sulla creatività di Dio. La Insieme


Chiesa è dunque chiamata a trasformarsi volta per volta, ricordando che nella gente il mistero entra attraverso il cuore e non lo si può ridurre a una spiegazione razionale. Il Santo Padre ha quindi presentato ai Vescovi l’icona di Emmaus come chiave di lettura del presente e del futuro facendo una innovativa interpretazione ecclesiologica e non cristologica. Ha cercato di fare comprendere che l’abbandono dalla Chiesa è dovuto al fatto di essere stata ridotta a una reliquia del passato, incapace di dare risposta ai problemi e alle sfide dell’uomo di oggi. La Chiesa non può sfuggire alla notte che sta vivendo a causa della fuga dei credenti cui si era promesso qualcosa di più alto, di più forte e di più risolutivo e veloce. Purtroppo la Chiesa sembra aver dimenticato che non c’è niente più alto di Gerusalemme, di più forte della debolezza della croce, di più convincente della bontà, dell’amore, della bellezza, di più veloce del ritmo dei pellegrini, al cui passo la Chiesa si deve affiancare, per ritrovare il tempo di “stare con” coloro che accompagna, coltivando la pazienza e la capacità dell’ascolto, e la comprensione di situazioni tanto diverse. Infine, il Papa ha individuato le grandi priorità che l’episcopato brasiliano deve tenere sotto attenzione. Rivolgendo ai dirigenti della politica e della cultura ha cercato di renderli consapevoli dell’ora storica che stiamo vivendo, della loro responsabilità nella soluzione dei conflitti, dell’urgenza di redimire la politica. Ha più volte sottolineato l’importanza della cultura dell’incontro che si deve promuovere per vincere la dolorosa esclusione degli anziani, attraverso un’ eutanasia culturale che li mette nell’impossibilità di poter arricchire la società con la loro saggezza, con i loro valori. Una cultura dell’incontro che dovrebbe eliminare lo scarto sociale dei giovani, ai quali viene negata troppe volte la possibilità di lavoro e di futuro. Nei suoi messaggi ai giovani, l’invito è stato quello di investire le proprie energie, la loro stessa vita, per cause positive per le quali vale la pena di spendere la vita. In particolare Cristo Gesù è la grande causa che vale tutta una vita. Li ha esortati dunque a non avere paura di fare scelte coraggiose. Servendosi di metafore ha detto che loro possono essere il campo di Dio, dove cresce e germina e fruttifica il buon seme; li ha invitati a frequentare il campo di allenamento con la squadra di Dio e Insieme

ad essere atleti di Cristo; li ha esortati a lavorare nel campo della trasformazione, per rinnovare la Chiesa ed essere agenti trasformatori della società e del mondo. Li ha inviati infine, come Cristo e assieme a Cristo, a partire senza paura per servire il mondo ed arricchirlo con il dono di Cristo e del Vangelo, incominciando, in tutto questo, dal servizio ai propri amici e compagni, a tutti i giovani che possono contattare. Insomma, a Rio de Janeiro, Papa Francesco ha fatto uscire la Chiesa sulla strada, l’ha portata alle periferie, ha fatto sentire la sua voce di Madre, le ha ridato dinamismo e, facendo così, con i suoi gesti e atteggiamenti, ci ha insegnato quale Chiesa egli vuole e quale rapporto deve avere con il mondo. Ovviamente ho vissuto questo splendido evento ecclesiale con i miei fratelli e sorelle, con i giovani, da Salesiano, da Rettor Maggiore, cercando di capire meglio come questo nuovo momento ecclesiale deve essere accolto, tradotto e vissuto nella nostra Congregazione Salesiana. E, senza eccessive pretese, devo dire che il cammino che stiamo facendo in preparazione al bicentenario della nascita del nostro amato Padre e Fondatore Don Bosco, e, in modo particolare, lo stesso CG27, con il suo pressante tema “Testimoni della radicalità evangelica”, si trovano in perfetta sintonia con questo appello a Cristo, al suo Vangelo, alla semplicità, alla povertà e all’umiltà. Con questa mia lettera invito voi tutti, salesiani e giovani, a riprendere tutti gli interventi del Santo Padre, per assumere e portare alla vita i suoi orientamenti spirituali e pastorali come compito prioritario non solo della Pastorale Giovanile ma anche come parte del cammino verso il bicentenario. Mentre continuiamo a pregare per Papa Francesco, come Lui stesso insistentemente e ovunque chiede, affidiamo a Maria Immacolata Ausiliatrice la Chiesa e la nostra cara Congregazione, perché possa stare all’altezza di quanto il Signore e i giovani si attendono da noi. Con affetto, in Don Bosco

3


Lettera del Rettor Maggiore

Conclusione visita straordinaria Roma, 17 luglio 2013 Al Rev.mo Ispettore ed ai confratelli I s pet t or i a S a le s ia na S i cu la “ S an Pa o lo ”

Carissimo Ispettore e carissimi confratelli, nella sessione estiva del Consiglio generale abbiamo esaminato e discusso la relazione che il Consigliere Regionale ha fatto, al termine della visita straordinaria compiuta alla vostra Ispettoria. Abbiamo, così, potuto non solo conoscere di più, ma anche condividere di più le vostre fatiche, le vostre gioie, le vostre speranze. È proprio in questo momento della vostra storia personale e comunitaria, in ciò che il Signore permette, nelle prove e nelle difficoltà, che si manifesta la Sua fedeltà e si mette alla prova la vostra fedeltà verso di Lui. Vorrei perciò anzitutto esortarvi alla fiducia in Dio ed alla fiducia tra di voi. Egli non vi abbandona, continua a donarvi numerosi ragazzi e giovani di grande bontà, vi affida tanti poveri da accogliere, suscita vocazioni, vi ispira a compiere le scelte necessarie, vi dà la forza di andare avanti nonostante le contrarietà e le prove. La fiducia e l’accoglienza incondizionata di Dio verso ciascuno di voi, che si manifesta in modo particolare nella misericordia e nel perdono, deve diventare fiducia, misericordia e perdono tra di voi. Questa è la fonte della vera fraternità: un cuore che ha sperimentato il perdono e che non conserva rancore verso il fratello, né si affretta a giudicare. Ritengo, quindi, che prima ancora di pensare a scelte organizzative e pastorali, occorra richiamarvi tutti a questa purificazione della mente e del cuore, ben sapendo quanta fragilità e debolezza vi sia nel cuore di ognuno di noi. Raccolgo la discussione emersa nel Consiglio generale attorno a tre nuclei che dovranno segnare la vita dell’ispettoria nei prossimi anni. 1. Valorizzare il CG 27 ° per essere, fino alla fi n e, t es t im o ni d e ll a ra d i ca li t à e va ng e l ic a. Nella lettera di indizione del Capitolo generale 27° ho indicato le principali sfide

4

che la Congregazione si trova a fronteggiare in questo momento storico. La situazione della vostra regione, così come descritta dai Vescovi è molto preoccupante. (cfr. Conferenza Episcopale Siciliana, Amate la giustizia voi che governate sulla terra, Palermo 9 ottobre 2012, pp. 7-10). In tale contesto segnato da tante forme di povertà materiale e spirituale, di corruzione e di gestione della cosa pubblica finalizzata non alla promozione del bene comune, ma alla ricerca del proprio interesse, di incredibili ritardi ed inadempienze, interrogatevi su quale deve essere il vostro compito e la vostra testimonianza. Il peccato più grave, in tale contesto, per dei consacrati, sarebbe la quiescenza, la rassegnazione, la gestione di piccole attività pastorali di routine, la mediocrità spirituale, la perdita dello slancio apostolico. La risposta che la terra di Sicilia e i giovani si attendono da voi non è quella della gestione di opere, mantenute ad ogni costo, né solo quella di rinnovare le strutture e lo stile pastorale. Per essere incisiva, la risposta deve partire da una profonda conversione interiore personale e comunitaria. Come ho più volte affermato in questi anni, più difficile e profonda è la crisi del nostro tempo, più è necessaria la vita consacrata. Mistici nello spirito, profeti di fraternità, servi dei giovani sono le coordinate che ho indicato alla Congregazione per il cammino dei prossimi anni. La preghiera personale, profonda e assidua, è la forza ed il respiro che alimenta ogni consacrato. L’orazione mentale, fatta in comune e nei tempi necessari previsti dai Regolamenti generali (Reg. 71), la celebrazione dell’Eucaristia come “atto centrale quotidiano di ogni comunità” (Cost. 88), la ricezione frequente del Sacramento della Riconciliazione (Cost. 90), l’ascolto assiduo della Parola di Dio, tenuta “quotidianamente in mano” (Cost. 87) purificano il nostro cuore, donando ad esso la luce e la forza dello Spirito Santo. Questo continuo rimando a Gesù Cristo, come Signore della propria vita, permette di Insieme


vivere – come Lui – obbedienti, poveri e casti. Fuori di questo clima e di questa sana tensione spirituale, la vita del consacrato si appiattisce, riducendosi ad una funzione, riemerge l’uomo vecchio con le sue passioni, si cede lentamente al compromesso. Una vita così vissuta, priva di slancio e di energia spirituale, diventa insignificante agli occhi dei giovani. Al contrario, la testimonianza di una comunità che prega, che vive con semplicità la carità fraterna, che si spende generosamente per il bene dei giovani fa nascere domande e attira. Il contesto umano nel quale vivete ed operate esige poi la testimonianza di una vera fraternità tra di voi. Non basta la cordialità tipica del vostro popolo e della vostra terra così accogliente. Né può bastare un buon clima comunitario, piacevole, ma poco profondo. Le Costituzioni parlano di un “clima di fraterna amicizia”, in cui ci comunichiamo “gioie e dolori e condividiamo corresponsabilmente esperienze e progetti apostolici” (Cost. 51). Alla sfida dell’individualismo e della ricerca del proprio interesse, come denunciate dai Vescovi di Sicilia, voi siete chiamati a rispondere con la testimonianza di comunità salesiane non ripiegate su se stesse, ma sobrie, impegnate, aperte a cogliere le inquietudini ed i drammi della gente. Lavoro e temperanza non sono solo due impegni ascetici individuali, ma rendono alternativo ed eloquente il volto di una comunità salesiana. Questa è la profezia che la Sicilia si attende da voi. Il servizio ai giovani, specialmente ai più poveri, vi caratterizza in modo visibile. Lo esprimete soprattutto con presenze in quartieri di grave povertà e difendendo strenuamente il fronte della formazione professionale. Questa è per tanti giovani poveri, l’unica via per costruire il proprio futuro in modo onesto. Vi sono particolarmente vicino in questo momento di grave sofferenza. Desidero far giungere ai confratelli ed ai tanti formatori ed operatori dei CFP salesiani della Sicilia una parola di particolare sostegno e vicinanza. Essi stanno condividendo una lunga stagione di incertezza e di sofferenza. La testiInsieme

monianza che essi hanno dato lungo questi mesi, continuando il servizio ai giovani, è eroica. Sono vicino a loro ed alle loro famiglie ed auspico che si possa giungere ad una soluzione strutturale stabile. Mistici, profeti di fraternità, servi dei giovani: questo è il volto che vorrei contrassegnasse il volto dei Salesiani della Sicilia nei prossimi anni. 2 . Ri co n dur re la mi s si on e a ll e fo r z e ef fe tt i v a m e n t e d i s po n i b i l i . Il vostro Capitolo ispettoriale e la Assemblea straordinaria di aprile scorso hanno affrontato il tema non dilazionabile del ridimensionamento delle opere, ma anche della individuazione di quei fronti apostolici più significativi e promettenti. I due aspetti non vanno mai disgiunti. Nella attuazione del Progetto Europa, questo è un impegno centrale. Il futuro del carisma non è assicurato da opere da mantenere ad ogni costo, ma da comunità educative pastorali vive, dove Salesiani e laici condividono corresponsabilmente la missione. Perché questo sia possibile, occorre commisurare il fronte pastorale alle forze realisticamente disponibili in futuro. Non decidere o rimandare aggrava le situazioni ed appesantisce il compito, quando esso diventerà ineludibile. Le scelte fatte e i criteri indicati sono validi. “I giovani, soprattutto i più poveri”: questa scelta di campo è stata all’origine del nostro carisma e sarà all’origine di ogni rinascita. Vi incoraggio pertanto a proseguire con determinazione su questa strada. L’esperienza avviata di affidamento ai laici di alcune opere è molto interessante e va seguita ed accompagnata con attenzione. All’interno

5


della Regione Italia e Medio Oriente tale scelta ha aperto una strada. Desidero far giungere, per vostro mezzo, ai numerosi laici di tali opere, il mio saluto ed il mio affetto. È stato molto bello sentire con quale spirito essi condividono la missione, alimentando continuamente il loro senso di appartenenza alle sorgenti della spiritualità salesiana. Credo che occorra guardare con animo grato e con apertura di mente alle esperienze avviate, interessandosi agli sviluppi di esse e superando pregiudizi. 3. Proseg uire nella rior ganiz za zio ne e razio nal iz z az io ne del set to re ec on omi co. La vita dell’ispettoria in questi ultimi anni è stata pesantemente segnata da problemi economici. Il perdurare dei gravi ritardi nella erogazione dei contributi regionali, già decretati per lo svolgimento dei Corsi di Formazione Professionale, ha reso poi assai critica la situazione. Ma al di là di questa emergenza (purtroppo perdurante), richiamo la vostra attenzione sulla necessità di proseguire con decisione nella riorganizzazione e razionalizzazione del sistema della amministrazione dei beni, sia ispettoriale che locale. È stata fatta strada ed altra ne occorre fare. Occorre recuperare l’abitudine alla esatta rendicontazione, alla previsione di bilancio, al rispetto delle norme per evitare future conseguenze e contenziosi, alla copertura certa dei costi. In

sede ispettoriale, incoraggio a rendere operativo il controllo di gestione, la suddivisione del titolo di proprietà e della titolarità delle attività su più Enti, la valorizzazione del patrimonio immobiliare con le opportune dismissioni di quei beni che non sono più a servizio della missione. Sono aspetti non secondari della pratica del voto di povertà che ci deve spingere ad amministrare i beni in modo responsabile, trasparente, coerente con i fini della nostra missione, perché di ciò dobbiamo rendere conto non solo alla nostra coscienza o alle leggi dello Stato, ma ai poveri. Carissimi confratelli, ecco alcune linee di riflessione e di azione che vi indico. Richiedono attenzione e coraggio, perché tante ed urgenti sono le attese dei giovani e della Sicilia. Le affido a voi, con le parole di Don Pino Puglisi, beatificato il 25 maggio scorso: “Non possiamo mai considerarci seduti al capolinea, già arrivati. Si riparte ogni volta. Dobbiamo avere umiltà, coscienza di aver accolto l’invito del Signore, camminare, poi presentare quanto è stato costruito per poter dire: sì, ho fatto del mio meglio”. Vi ricordo tutti con affetto e prego per voi.

Messaggio alla Famiglia Salesiana per la Pace Carissimi Fratelli e Sorelle della Famiglia Salesiana, un caro saluto a tutti voi, con l’affetto stesso che don Bosco aveva per tutti i suoi Figli e le sue Figlie. Il motivo di questo mio messaggio a tutta la Famiglia Salesiana è quello di porre alla vostra attenzione quanto il Santo Padre ci ha comunicato in occasione della preghiera dell’Angelus, domenica scorsa, 1° Settembre.

6

Egli si è rivolto alla Chiesa e al mondo con queste parole: “Quest’oggi, cari fratelli e sorelle, vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità, con angoscia crescente: è il grido della pace! È il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioInsieme


ni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato”. Come vedete è un appello accorato che si riferisce in primo luogo alla dolorosa situazione della Siria coinvolta da lungo tempo in una guerra civile, ed in secondo luogo, è un invito a non dimenticare i numerosi altri conflitti che tormentano tante regioni e popolazioni dei diversi continenti. Per sensibilizzare la Chiesa e tutti gli uomini di buona volontà su questo importante tema della pace, Papa Francesco ha concluso il suo appello dicendo: «ho deciso di indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre, una giornata di digiuno per la pace in Siria e nel mondo. Dalle 19 alle 24 ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare questo dono di Dio. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace. Chiedo a tutte le comunità di organizzare qualche atto liturgico secondo questa intenzione. Vi aspetto il prossimo sabato alle 19 in Piazza San Pietro». Carissimi tutti, animati dallo stesso spirito del nostro comune Padre Don Bosco, vi esorto caldamente ad accogliere questo desiderio del Santo Padre, come un comando da mettere in atto con convinzione ed amore. Noi tutti crediamo che la pace è un bene straordinariamente necessario per lo sviluppo ed il progresso delle comunità nazionali e della comunità mondiale. Essa si nutre del rispetto dei diritti fondamentali che vanno garantiti a popoli e persone e, contemporaneamente, viene edificata dall’osservanza di doveri altrettanto importanti, che nascono da questi stessi diritti. Desidero quindi invitare tutti i gruppi della Famiglia Salesiana ad accogliere concretamente l’esortazione del Santo Padre a fare del giorno 7 Settembre, un giorno di preghiera, di riflessione e di digiuno per testimoniare al mondo il nostro credere al grande valore della pace e per invocare questo stesso dono dal “Principe della Pace”, Cristo Risorto, vincitore della morte! Concretamente, per quanti possono, nell’ambito della regione di Roma, invito ad essere materialmente presenti in Piazza San Pietro a questo grande momento di preghiera Insieme

e digiuno. Per coloro che vivono in altri contesti, a partecipare attivamente alle diverse iniziative che certamente saranno promosse dalle singole chiese locali. Ogni comunità e ogni realtà educativa, nel limite del possibile, procuri di animare tre momenti: Un momento di preghiera per la pace, da vivere soprattutto come adorazione eucaristica, preparata da un digiuno particolare; alimentando la preghiera con testi biblici o testi presi dai documenti della chiesa sul tema della pace. Un momento di educazione alla pace. Nelle scuole, negli oratori, negli altri contesti educativi, offrire ai giovani un incontro sul tema della pace, proponendo una riflessione partendo da notizie di attualità sul tema, valorizzando il testo dell’enciclica di Giovanni XXIII “Pacem in terris”, altri documenti della Chiesa ed anche testi significativi di autori laici. Proponiamoci di aiutare ai giovani a maturare la convinzione che la pace si costruisce su quattro valori fondamentali: la verità, la giustizia, l’amore ed il perdono. Un momento di testimonianza sulla pace. È possibile celebrare comunitariamente un momento di riconciliazione comunitaria, cui invitare anche i nostri laici ed i giovani, durante il quale chiedere perdono a Dio delle nostre divisioni e dei nostri conflitti, piccoli e grandi. È possibile pure invitare i laici, a noi collegati, per un incontro di riflessione e approfondimento sul tema della pace. Deve essere noto a tutti che la pace sta a cuore ad ogni gruppo e ad ogni comunità della Famiglia Salesiana. Carissimi, vi ringrazio! So che accoglierete questo mio invito con generosità ed impegno. Sono certo di potervi esprimere il grazie del Santo Padre ed il grazie del nostro amato Padre, don Bosco! Un saluto a tutti voi. Maria, Regina della Pace e Aiuto dei Cristiani, accompagni il vostro cammino. Roma, 3 Settembre 2013

7


Lettera dell’Ispettore

... si riparte ogni volta

Cari Amici, nell’introduzione all’Agenda 2013-2014 citavo la felice espressione di Marcel Jouhandeau, tormentato scrittore francese morto nel 1977 “L’istante occupa uno stretto spazio fra la speranza e il rimpianto, ed è lo spazio della vita”. Ormai quasi alla conclusione del mio mandato di ispettore intendo vivere questi attimi che sono spazio privilegiato della vita, evitando la tentazione del rammarico o del rimpianto per dare con voi un forte impatto alla speranza. Davvero il nostro tempo è tempo di speranza in quanto non ci è consentito indugiare su di un presente di cui compiacersi (l’epoca che viviamo non è caratterizzata dalle facili ed accomodanti compiacenze), ma quasi siamo spinti a costruire i giorni futuri con la consapevolezza e l’accettazione positiva di un presente arduo e accidentato. Abbiamo di fronte a noi l’icona del nostro Padre che ha lottato e creduto con grande speranza fino all’ultimo respiro, facendo leva sulle risorse del suo Dio e sulla sua capacità di realizzarne il disegno. Non ci lasciamo sedurre né dalle voci ammalianti di chi ci suggerisce di accontentarci, di celebrare stancamente la solita liturgia, di non turbare gli equilibri accomodanti della quiescenza e dell’individualismo, né da chi non ha più coraggio di intraprendere un cammino difficile e si rifugia nel passato o nel rammarico. Ogni attimo fuggente ci è dato per vivere in pienezza, non per sopravvivere, ma per affrontare tutte le sfide, per accettare le ferite della lotta e mettere le basi per i nuovi orizzonti e le nuove frontiere. “Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una

8

pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi” (M.L. King, Discorso del 28 agosto 1963, Washington, Lincoln Memorial). Tra qualche mese cederò serenamente il testimone a don Pippo, Gli auguro di guidare l’ispettoria con ottimismo, con determinazione, senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà e dalle prove, certo che la grazia di Dio vince sempre. Troverà in tutti voi, ne sono certo, una collaborazione leale e un senso di grande attaccamento alla missione salesiana oggi. Approfitto di questa circostanza per ringraziare don Rubino della sua vicinanza e della sua costante collaborazione e sostegno, che non sono venuti meno anche negli snodi più difficoltosi. Auguro a don Lillo Montanti, che ben conosce l’ispettoria e da cui è stimato ed amato, di sostenere il lavoro di don Pippo e di guidare con saggezza i settori delicati che in particolare gli sono affidati. Ringrazio don Aldo per questi 6 anni di duro lavoro, di fatica, di ricorrenti problemi da affrontare e risolvere. Siamo certi che nel nostro sincero grazie vi è soprattutto l’abbraccio del Buon Dio che solo conosce il cuore e ricompensa da par suo il lavoro, la fatica e la sofferenza della responsabilità. A don Enzo un grazie preventivo (non fa male, anzi incoraggia), l’incoraggiamento a continuare il lavoro di don Aldo, ad avere la forza morale di affrontare le difficoltà e le prove e soprattutto l’assicurazione del nostro appoggio e della nostra solidarietà. Un affettuoso grazie a don Edoardo Cutuli. Abbiamo lavorato accanto da buoni amici. Ho sentito il suo affetto e la sua amicizia in tante circostanze. Don Michele Spallina, tra l’altro mio coetaneo, è stato il confratello che certamente ha condiviso, in modo unico e molto vicino, il mio percorso e la mia responsabilità di ispettore. Un segretario conosce il suo “padrone” (mi si passi la parola) in tutte le sfaccettature della sua personalità. Grazie a don Michele per la sua delicatezza e il suo affetto. Insieme


Ringrazio anche don Marcello e don Domenico per l’enorme lavoro che hanno portato avanti in questi anni con dedizione, con intelligenza e con grandi capacità. E’ stato bello con loro e con don Rubino e don Edoardo condividere tante ore nell’ambito dell’Equipe della Missione, progettando, realizzando e verificando insieme. Il nostro settore della scuola e della FP ha attraversato in questi anni non pochi problemi e l’attuale situazione si presenta problematica per la scuola e drammatica per la FP. In riferimento alla scuola la crisi economica sta rendendo più difficile per le famiglie scegliere l’educazione per i loro figli nella scuola non statale e sta facendo crescere in modo molto evidente il fenomeno dell’inadempienza nei pagamenti. L’istituzione salesiana si trova in difficoltà a sostenere i costi elevati senza le necessarie risorse. In prospettiva per la scuola, come è già avvenuto per il Savio di Messina, si pone il problema di una revisione del modello organizzativo e di una sempre più piena responsabilizzazione dei docenti. Il futuro della nostra scuola sta nella sua proposta educativa integrale, nel clima sereno e impegnato che vi si respira e nella effettiva presa di responsabilità, ciascuno per il suo ruolo da parte di tutti. Anche la sperimentazione è un elemento che aiuterebbe i nostri centri scolastici a competere e ad essere significativi ed efficienti. Drammatica è la situazione della formazione professionale e in questo momento non si è in grado di poter azzardare previsioni che, come è già successo più e più volte, sarebbero sconfessate. Molti operatori sono nella disperazione e le nostre istituzioni non sono più in grado di gestire le attività e i costi delle stesse senza i necessari fondi. Mancano interlocutori credibili a livello regionale, l’amministrazione sembra spesso essere allo sbando nella sua organizzazione e nell’erogare i necessari servizi e il quadro che ne deriva è di totale assenza di prospettive. Dobbiamo aggrapparci alla speranza e comunque guardare in avanti. Don Bosco ci inviterebbe a fare così, stringendo i denti e usando le energie di mente e di cuore che ci restano. Nella sua lettera, a conclusione della visita straordinaria il Rettor Maggiore scrive: “Il servizio ai giovani, specialmente ai più poveri, vi caratterizza in modo visibile. Lo esprimete soprattutto con presenze in quartieri di grave povertà e difendendo strenuamente il fronte della formazione professionale. Questa è per tanti giovani Insieme

poveri, l’unica via per costruire il proprio futuro in modo onesto. Vi sono particolarmente vicino in questo momento di grave sofferenza. Desidero far giungere ai confratelli ed ai tanti formatori ed operatori dei CFP salesiani della Sicilia una parola di particolare sostegno e vicinanza. Essi stanno condividendo una lunga stagione di incertezza e di sofferenza. La testimonianza che essi hanno dato lungo questi mesi, continuando il servizio ai giovani, è eroica. Sono vicino a loro ed alle loro famiglie ed auspico che si possa giungere ad una soluzione strutturale stabile ”. In questi anni abbiamo puntato seriamente su alcuni criteri che hanno orientato il nostro lavoro. Li ho riassunti nell’introduzione dell’Agenda in questo modo: 1. “Approfondire e lasciarsi guidare da una vera ed equilibrata mentalità progettuale, nella quale si equilibrano obiettivi, interventi di vario genere e si integrano e si rispettano le identità e i ruoli di tutti. 2. Trovare il tempo per programmare, in modo pacato e profondo, all’inizio dell’anno, coinvolgendo attivamente e convintamente gli organismi di partecipazione. 3. Proiettare gli obiettivi e le azioni nella luce della verifica, che non può essere autentica se non diventa una forma della mente condivisa ed attuata”. Nel concludere il Rettor Maggiore scrive, citando il Beato Pino Puglisi: ““Non possiamo mai considerarci seduti al capolinea, già arrivati. Si riparte ogni volta. Dobbiamo avere umiltà, coscienza di aver accolto l’invito del Signore, camminare, poi presentare quanto è stato costruito per poter dire: sì, ho fatto del mio meglio”. Siamo partiti per il nuovo anno educativo e pastorale 2013-2014, riprendendo più consapevoli e determinati il cammino con disarmante fiducia in Dio, con convinta fiducia tra di noi e determinati a fare fino in fondo la nostra parte. Ci sostiene la “grande speranza” che non delude mai. Riprendo le parole conclusive dell’Agenda: “Vi auguro, cari confratelli ed amici, un anno bello che personalmente inizierò con voi e che mi racconterete, forse da lontano, nella sua serena e soddisfacente conclusione. Auguro a don Pippo Ruta, a cui mi accingo a consegnare il testimone, di produrre tante altre e migliori Agende nel corso degli anni, a guidare un cammino incessante di amore e di dono”.

9


PROGRAMMAZIONE

Programmazione Ispettoriale 2013-14

Al via il nuovo anno sociale

Dal 29 al 31 agosto, come ogni anno, la comunità ispettoriale si è radunata per dare il via al nuovo anno sociale attraverso l’esperienza della programmazione ispettoriale, un momento di grande importanza per la vita dell’ispettoria perché crea l’occasione di fissare alcuni obiettivi formativi, alcune strategie e alcune esperienze educative che, essendo comune a tutti, favoriscono il senso di appartenenza, di condivisione e di cammino comunitario. Il 29 nella mattinata i direttori e gli economi si sono ritrovati attorno all’ispettore, all’economo uscente e al nuovo economo ispettoriale per fare il punto della situazione sul settore economia della nostra ispettoria e delle singole case e per fissare alcune strategie di percorso del nuovo anno, molto utile è stata la presenza di alcuni consulenti che, da prospettive diverse, hanno fatto una fotografia della situazione attuale e indicato i prossimi passi da compiere. Nel pomeriggio i direttori hanno continuato il lavoro di programmazione dal punto di vista della formazione SDB e della famiglia salesiana. Particolarmente significativo è stato il momento di insediamento del nuovo vicario ispettoriale che è avvenuto durante questo consesso. Il 30 e il 31 agosto sono state dedicate le due mattinate alla programmazione del settore di Pastorale Giovanile attraverso gli interventi fondativi dell’ispettore e del delegato di PG e attraverso alcuni interventi specifici tenuti da don Domenico Luvarà (per l’animazione vocazionale e missionaria), don

10

é Don M. Mazzeo, Don G. Mazzali, Don A. Grasso.

Angelo Grasso (per le associazioni del tempo libero e la famiglia salesiana) e di Letizia Scandurra (per il servizio civile, i tirocini universitari e la progettazione sociale). Ai lavori del 30 agosto hanno partecipato un centinaio di confratelli e laici che provenivano dal settore oratorio e parrocchia, ai lavori del 31 mattina hanno partecipato una sessantina di confratelli e laici provenienti dal settore scuola e formazione professionale. I lavori di programmazione si sono conclusi il 31 pomeriggio con il settore emarginazione e disagio al quale hanno preso parte i confratelli e laici che operano nel fronte dell’emarginazione nelle opere SDB e anche tutti i soci del comitato regionale SCS. L’incontro è stato condotto dall’ispettore e dal nuovo delegato del settore don Giuseppe Cutrupi e hanno visto l’elezione del nuovo consiglio direttivo del comitato regionale SCS/EDG composto da don Giuseppe Cutrupi, don Domenico Luvarà, don Enzo Giammello e Linda. Il 31 sera abbiamo conclusi i lavori di programmazione ispettoriale, ma non si è conclusa la fase di programmazione annuale. Ogni comunità, infatti, tornando nella propria opera, è chiamata a coinvolgere tutta la comunità religiosa e la comunità educativo pastorale per avviare, a partire dalle linee ispettoriali, la programmazione locale; una programmazione fatta non solo di date e attività, ma anche da obiettivi formativi, da strategie di percorso e da priorità di intervento. Solo se e quando le comunità faranno questo lavoro, potremo considerare i lavori di programmazione conclusi. Insieme


A Messina prima fase di preparazione

Carissimi confratelli, un giovane studente della Crocetta di Torino che si chiama Mario Viano dell’ICP, ha voluto condividere – scrivendo questo breve articolo – l’esperienza della prima fase di preparazione alla Professione Perpetua svoltasi al San Tommaso di Messina. Nel ringraziarlo di vero cuore per la sua simpatia e piena disponibilità, vi auguro una buona lettura e vi chiedo di pregare per questi giovani confratelli che si preparano a dire il loro “SI” al Signore per sempre alla maniera del nostro padre Don Bosco. Un fraterno saluto, Vincenzo Sciacchitano. «Dal 18 al 24 Agosto nell’Istituto Teologico San Tommaso a Messina si è svolta la prima fase di preparazione alla professione perpetua; i giovani confratelli che vi hanno partecipato erano 20 (uno dell’Ispettoria Africa Grandi laghi, 3 dell’ICP, 3 ILE, 6 INE, 3 ICC, 4 IME). La prima giornata e mezza di lavoro è stata tenuta da don Giuseppe Buccellato. Il cuore di questo lavoro: la spiritualità di don Bosco ed il suo profondo legame con i santi sia del suo tempo, sia con quelli da cui lui ha tratto ispirazione per la fondazione della Congregazione Salesiana. Questa visione di un don Bosco incastonato in una trama di

Insieme

santità ha molto colpito noi giovani salesiani in formazione, abituati a legare a don Bosco le 2-3 figure che solitamente vengono raffigurate vicino al fondatore. Si è visto come le radici della nostra spiritualità ci legano a santi come Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, san Filippo Neri, sant’Ignazio ed altri. Il pomeriggio di martedì 20 don Marcello Mazzeo ha tenuto un incontro sul ripensamento della Pastorale Giovanile. Dopo aver presentato la situazione attuale in Italia, i giovani confratelli sono stati coinvolti in un dibattito sull’argomento in relazione alla propria esperienza pratica a riguardo. Il giorno di mercoledì 21 è stato vissuto all’insegna della fraternità e della scoperta della bellissima terra siciliana. Partiti dopo la colazione, ci siamo recati sulle pendici dell’ Etna, dove, dopo una piccola scarpinata sulla roccia lavica, abbiamo ammirato i crateri Silvestri. Ridiscesi dal vulcano, ci siamo recati a Catania dove abbiamo visitato liberamente il centro città, alcuni a visitare il Duomo e altri a vedere il caratteristico mercato del pesce. Pranzo ottimo al Lido Don Bosco e poi relax fraterno in spiaggia con bagno e lunghe passeggiate sul bagnasciuga. Di ritorno verso Messina, ci siamo fermati a visitare Taormina, dove abbiamo ammirato l’anfiteatro e la bellissima casa salesiana nel centro della cittadina; siamo stati accolti generosamente dal Direttore della comunità che ha offerto una speciale merenda a base di brioches e gelato. Abbiamo visto la bellissima chiesa gestita dai salesiani e abbiamo pregato insieme il vespro. Giovedì 22 grazie a Don Luigi Calapaj abbiamo ripercorso le nostre Costituzioni dopo 5 anni o poco più dal noviziato dove le avevamo per la prima volta studiate e conosciute. In vista della professione perpetua era ora riprenderle in mano in maniera seria. In particolare c’è stato offerto un lavoro di sinossi sulle costituzioni e abbiamo potuto confrontare le varie edizioni fino a quella finale. Dopo la presentazione, abbiamo potu-

11

FORMAZIONE

Professione Perpetua


FORMAZIONE

to condividere insieme le nostre impressioni a riguardo. Il giorno 24, ultimo del nostro fantastico soggiorno in Sicilia, abbiamo vissuto una mattinata di ritiro; don Guido Errico ha tenuto la conferenza; al pomeriggio ci siamo recati sulle orme della Beata Maddalena Morano ad Alì Terme. Lì ad aspettarci c’era una Figlia di Maria Ausiliatrice, esperta della santa, e ci ha fatto rivivere un itinerario spirituale, partendo dalla spiaggia dove madre Morano amava passeggiare e dove incontrò le prime ragazzine per iniziare l’oratorio. Successivamente ci siamo recati nel cortile della casa, dove ci è stato narrato l’episodio della tempesta sedata con l’aiuto di Maria Ausiliatrice e poi ci siamo recati davanti alla beata nella cappellina. Abbiamo

inoltre visto il grazioso museo fotografico sulla santa e l’antica cappellina dove proprio la santa sostava in preghiera. I giovani confratelli sono stati entusiasti della familiare accoglienza ricevuta dal direttore dello studentato don Franco e dal catechista-consigliere don Vincenzo che hanno affiancato i giovani confratelli per tutto il tempo. Grazie a loro abbiamo, nelle varie sere, potuto vedere anche la bella città di Messina e ammirare e gustare le prelibatezze che ha da offrire. Queste giornate preparatorie sono la prima di tre fasi che con la grazia di Dio e il sostegno e la preghiera, ci porteranno il settembre prossimo a fare la nostra professione perpetua».

Confratelli in formazione

Novizi: Galota Pierpaolo e Tasca Rocco. Tirocinanti: Angou Francis (India) a Ragusa; Gangmei Gailangam Timothy (India) a Ragusa; Anzalone Alberto a Palermo-Gesù Adolescente e Spinella Dario a Palermo-Santa Chiara. Teologi: Aiello Marco e Muscherà Domenico.

60 anni di ordinazione presbiterale di Don Gioacchino Guddemi “Il più grande dono che Dio possa fare a una famiglia è un figlio sacerdote”. Con questa citazione Don Gioacchino Guddemi

12

é Palermo-Ranchibile: Don G. Guddemi.

ha voluto caratterizzare il ricordino di rendimento di grazie stampato nella ricorrenza del 60° di ordinazione presbiterale e 70° di professione religiosa salesiana. Nella chiesa del Don Bosco-Ranchibile Don Guddemi ha presieduto la celebrazione eucaristica nell’anniversario dell’ordinazione presbiterale tenutasi a Messina il 28 giugno 1953. Nell’omelia Don Gioacchino ha narrato la sua storia vocazionale ricordando affettuosamente la sua famiglia, i formatori e la grande schiera di confratelli, giovani e famiglie incontrati nel lungo periodo del suo apostolato salesiano vissuto nella scuola. Insieme


I luoghi, le strade e gli ambienti dove don Bosco è stato ancora profumano di lui... nei cortili si sente quasi la sua voce che ci chiama per nome, l’augurio della buona notte, la parolina all’orecchio, l’invito alla confessione, la preghiera del santo rosario, il consegnare i giovani (i propri giovani) e tutti i problemi della vita quotidiana alla Mamma di Gesù che è anche Mamma nostra, la Vergine Maria. Valdocco I confratelli in preparazione alla professione perpetua si sono riuniti per la celebrazione della Santa Messa al Colle don Bosco con il Rettor Maggiore. Il gruppo era composto da undici confratelli, me compreso: Medio Oriente: George e Pier; I.C.C.: Paolo; Ispettoria Veneta: Aldo e Daniele; Ispettoria Lombarda: Marco, Alessandro, Stefano e Luca; I.C.P.: Guido; Ispettoria Sicula: io. I temi trattati nell’incontro tenuto dal maestro di noviziato sono stati biblici, vocazionali, costituzioni salesiane con riferimento alla vita consacrata.

Don Franco Lotto, direttore della comunità salesiana di Valdocco, è stato più di una semplice “guida”, con lui abbiamo vissuto i momenti forti della vita del nostro padre. Nella Cappella Pinardi vi è l’essenza del salesiano; la Chiesa di S. Francesco di Sales nasce per la pastorale giovanile; come rendimento di grazie alla Vergine, don Bosco fa costruire la Basilica dell’Ausiliatrice (segno concreto e visibile dell’amore di don Bosco verso Maria). Valle d’Aosta Da Valdocco in Valle d’Aosta con visita della comunità salesiana di Chation; finito il pranzo ogni confratello ha espresso il proprio grazie con un canto tipico delle regioni di appartenenza. Nel pomeriggio ad Andrate, in una casa per gli esercizi spirituali tenuta dalle suore Figlie dell’Immacolata, gli Esercizi Spirituali tenuti da don Roberto Spadaro. 1° Meditazione: riferimenti biblici; 2° Meditazione: approfondimento della vita dei santi della famiglia salesiana. L’adorazione eucaristica notturna è stato un momento di intensa preghiera; altrettanto forte è stato il momento di preghiera per i confratelli vivi e defunti; la buona notte veniva data ogni sera da un confratello diverso che si prepara a ricevere la professione perpetua. Cristian F. Scuderi

é Torino-Valdocco: Cappella Pinardi.

Insieme

13

FORMAZIONE

A Torino in preparazione alla professione perpetua


FORMAZIONE

Prima Professione

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi

A conclusione del cammino dell’anno di noviziato, giorno 8 settembre abbiamo emesso i primi voti assieme ad altri 14 novizi nella Pia Società di San Francesco di Sales, durante la celebrazione eucaristica presieduta da don Pasqual Chàvez Villanueva nella Basilica del Sacro Cuore in Roma. Erano presenti alla celebrazione i nostri parenti, l’ispettore e i membri della famiglia

salesiana. La frase che ha contrassegnato il nostro anno formativo è stata presa dal Vangelo di Giovanni: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16) e ci ha accompagnato durante le varie tappe del nostro discernimento. Ringraziando il Signore per il dono della vocazione, siamo chiamati a condividere i suoi passi nello stile di don Bosco, diventando portatori dell’amore di Dio ai giovani, studiandolo e imitandolo come specificano le nostre Costituzioni all’articolo 21: “Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, egli era aperto alle realtà terrestri; profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, viveva come se vedesse l’invisibile”. Ringraziando per il sostegno nella preghiera, vi invitiamo a continuare a pregare per i nuovi novizi, Pierpaolo Galota e Rocco Tasca, affinché possano compiere la volontà di Dio.

é Roma-Basilica S. Cuore: Foto di gruppo.

G a b r i e l e C a r d a c i o tt o A ndr ea P alm a

A Palermo il 28 settembre ordinazione sacerdotale di Christian Cali Konan per l’imposizione delle mani di S.E. Card. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo

Programma

Venerdi, 27 Settembre 2013 ore 20:00: Momento di Preghiera all’Oratorio salesiano S. Chiara (Piazza Santa Chiara - Palermo).

Sabato, 28 Settembre 2013 ore 17:30: Ordinazione Sacerdotale nella Parrocchia S. Chiara in via Giuseppe Crispi 7.

Domenica 29 Settembre 2013 ore 11:00 don Christian presiederà per la prima volta la Celebrazione Eucaristica all’Istituto Gesù Adolescente in via Evangelista Di Blasi 102. Alle 16:30, celebrazione eucaristica all’Oratorio Santa Chiara (piazza Santa Chiara).

14

Insieme


Diario di bordo della PG

L’estate è sempre un periodo molto intenso per le attività di Pastorale Giovanile e del Movimento Giovanile Salesiano. La maggior parte delle attività organizzate saranno commentate da articoli e foto che presentano nel dettaglio i vari momenti e che troverete nelle prossime pagine. Qui mi limito a indicare le attività più importanti organizzate a mo di indice e di breve comunicazione: 27-28 luglio: Adolescenti e Giovani - Notte Bianca in collegamento con la GMG di Rio - in totale 3.500 partecipanti, di cui 900 degli ambienti salesiani; 2-10 agosto: Dai 17 in su - Campo di lavoro a Palermo-S. Chiara - 35 partecipanti; 10-16 agosto: Triennio e Giovani - Confronto nazionale MGS ai luoghi di Don Bosco - in totale 1.200 partecipanti, di cui 200 dalla Sicilia; 25-28 agosto: Adolescenti - Campo animatori biennio e triennio - Campo biennio: 120 partecipanti, Campo triennio: 150 partecipanti. L’ultimo campo estivo si è concluso il 28 agosto, e già il 29 agosto iniziava il nuovo anno con la programmazione ispettoriale dei salesiani, dei giovani e dei laici educatori nelle nostre opere. Oltre la programmazione ispettoriale sono stati realizzati i seguenti incontri: – consulte zonali del MGS per programmare l’anno e definire gli impegni zonali (Catania, Centro Sicilia, Messina, Palermo), –incontri locali e zonali per la preparazione della venuta delle reliquie di don Bosco, –incontri di equipe ispettoriali di PG, –consulta regionale del MGS, –incontro di programmazione dei 3 oratori della città di Palermo per avviare una maggiore sinergia e interazione tra le tre opere. La fase della programmazione dell’anno si concluderà domenica 22 settembre con il forum educatori che si terrà a Catania via Caronda, dalle 9.30 alle 17.00 con la partecipazione di circa 700 educatori del settore oratorio, parrocchia e comunità di accoglienza per minori disagiati.

I PROSSIMI APPUNTAMENTI Settembre: Lunedì 20 (pm): Incontro delle equipe ispettoriali che animeranno il GR Leader e il GR Ado (percorsi vocazionali). Ottobre: Martedì 1: consulta zonale MGS a Messina. Sabato 5 e domenica 6: inizio del GR Scelta. Dal giovedì 10 alla domenica 13 incontro nazionale di PG e di consulta nazionale MGS. 12 e 13 a Siracusa ci sarà la Giornata Regionale dei Giovani di Sicilia in occasione del 60° anniversario della lacrimazione della Madonna. Lunedì 14 (am): incontro dei parroci. Sabato 19 e domenica 20: consulta regionale MGS, inizio della scuola di mondialità animata dal VIS e del Face to face. Novembre: Dall’1 al 20 peregrinazione dell’urna di don Bosco in Sicilia. Il 3 festa di accoglienza dell’urna di don Bosco al PalaTupparello di Acireale per ragazzi, giovani, famiglie, PGS e famiglia salesiana. Dal 20 al 24: incontro europeo dei delegati di PG. Sabato 23 e domenica 24: secondo incontro della scuola di mondialità animata dal VIS. Sabato 20 e domenica 1 dicembre: inizio del cammino del GR Ado (Catania, Montagna Gebbia e Palermo). Dicembre: Sabato 7 e domenica 8: GR Scelta. Sabato 14 e domenica 15: inizio del GR Leader. D on M a r c el lo Ma z ze o Insieme

15

PASTORALE GIOVANILE

Esperienze Ispettoriali


PASTORALE GIOVANILE

Campo Animatori - Biennio e Triennio La gioia, l’allegria e la condivisione. Questo è quello che viene fuori ogni anno dal campo animatori. Un’esperienza che arricchisce i ragazzi e che li prepara ad affrontare il nuovo anno con una marcia in più. Il campo animatori Biennio, svoltosi a Montagna Gebbia, ha permesso a un centinaio di ragazzi provenienti da tutte le parti della Sicilia di vivere un’esperienza indimenticabile! Anche grazie alla collaborazione di tutta l’equipe che si è messa a disposizione lanciando temi importanti, ma anCampo animatori - Biennio. che “istruendo” i ragazzi attraverso momenti formativi di grande spessore. Tutto questo è stato reso possibile soprattutto grazie all’ottima organizzazione che ha permesso di vivere sia intensi momenti di preghiera, tra cui l’ adorazione e la liturgia penitenziale, che grandi momenti di divertimento, come la caccia al tesoro o i giochi d’acqua! Il programma della giornata prevedeva due momenti formativi, nei quali si trattavano temi quotidiani, come ad esempio la famiglia o l’amore da donare agli altri, ma anche momenti di svago in cui i ragazzi partecipavano ad un laboratorio da loro scelto. Tra questi vi erano il laboratorio di giochi, danza, canto, video e dinamiche di gruppo! Non bisogna, infine, dimenticare le “seratine” preparate e presentate dai coordinatori che hanno allietato e soprattutto coinvolto in maniera gioiosa tutti i ragazzi del campo! Un’esperienza da non perdere, che di certo ogni anno verrà vissuta sempre più intensamente! Walter Camilleri Palermo-Ranchibile

Come di consueto anche quest’anno presso Montagna Gebbia, dal 25 al 28 agosto, si è svolto il CAMPO ANIMATORI per i ragazzi del triennio. A partecipare sono stati numerosissimi, circa 130 tra ragazzi e ragazze, provenienti da ogni parte della Sicilia. Hanno partecipato le case salesiane di: Alcamo, Assoro, Barcellona P.G., Catania, Gela, Leonforte, Marsala, Messina, Modica, Palagonia, Palermo, Pedara, Riesi, San Cataldo, Siracusa e Trapani. I campisti sono stati accompagnati e coordinati da una èquipe composta da 14 elementi: Don Marcello Mazzeo, Don Alberto Anzalone, Andrea Campanaro, Suor Cettina Capone, Jessica Mulè, Domenico Luvarà, suor Gabriella Calì, Donatella Inferrera, Elisa Paternicò, Roberto Valenti, Stefano Cortesiano, suor Enza Icona, Don Vital e Don Paul Bushan. I momenti formativi hanno seguito il tema della morale cristiana, la preghiera sul tema formativo del nuovo anno (spiritualità salesiana) e sono stati realizzati alcuni laboratori (canto, danza, cabaret, video, dinamiche di gruppo, cartacrepla). Non sono mancati momenti ricreativi e distensivi. Ogni elemento del campo ha avuto l’obiettivo di rinforzare l’esperienza e la motivazione che gli animatori avevano già vissuto durante l’estate nei vari oratori e rinvigorire il proprio cammino all’inizio del nuovo anno pastorale.Momento centrale è stata la celebrazione eucaristica presieduta da don Gianni Mazzali. Momento particolarmente significativo e apprezzato è stata la serata finale con la presentazione di un musical sul tema formativo del nuovo anno pastorale e la testimonianza missionaria e vocazionale. Giorno 28, giornata conclusiva del campo, è stata caratterizzata dai saluti, dalle lacrime di gioia, dai “grazie” e dagli “arrivederci al prossimo anno”. Campo animatori - Triennio.

16

Jess ica Mul è Insieme


Santa Chiara - Campo Lavoro 2013

“Chi vuol fare sul serio trova una strada, gli altri trovano una scusa” è il motto che ha accompagnato il campo lavoro tenutosi dal 2 al 10 Agosto presso l’Oratorio Salesiano di Santa Chiara nel quartiere Ballarò di Palermo. Il gruppo dei campisti era formato da ragazzi provenienti da diverse parti dell’Italia e ciò ha consentito di confrontare il proprio modo di vivere lo spirito salesiano e le molteplici realtà nelle quali si lavora. Nonostante eventuali differenze, tutti noi giovani eravamo certamente animati dallo spirito di servizio che in quei giorni avremmo dovuto prestare nei confronti di bambini, ragazzi e famiglie di casa Santa Chiara. Le giornate erano scandite da un ritmo intenso e ben preciso. Oltre preghiere, formazioni, testimonianze e verifiche a cui partecipavamo in gruppo, nelle mattine ci si alternava in servizi diversi quali bigrest, assistenza in asilo e lavori manuali. Il bigrest si svolgeva in una piazza del quartiere e tutti potevano tranquillamente partecipare ai giochi organizzati da noi animatori; per l’asilo, invece, solo le ragazze avevano il compito di prestare assistenza ai bambini; infine, i lavori manuali consistevano nel sistemare gli ambienti in cui alloggiavamo e le stanze dell’oratorio. Per quanto riguarda il pomeriggio era-

PASTORALE GIOVANILE

“C’è da fare”

vamo tutti impegnati con il bigrest, una sorta di grest repaly caratterizzata da un momento di formazione e uno di gioco liberoorganizzato. Per i ragazzi più grandi, però, il divertimento non finiva qui!! La sera, infatti, si continuava con l’or@night caratterizzata da testimonianze sulla legalità e giochi organizzati(lunapark, memorial di calcio...). Il campo ha lasciato dentro di noi grandi cose tra cui il senso di apertura verso il prossimo infatti, ciò che ci ha piacevolmente colpiti è stata l’interculturalità presente nel quartiere e nell’oratorio, centro di integrazione culturale. Poi, un fatto che abbiamo potuto constatare è stata la differenza tra Casa Santa Chiara e le nostre realtà oratoriane. A differenza di queste ultime, infatti, ci siamo resi conto del fatto che i ragazzini di Ballarò facessero qualsiasi cosa gli venisse proposta con entusiasmo, allegria e vitalità. Infine, una cosa che rimarrà dentro di noi è certamente la gioia con cui i bambini ci hanno accolto e la felicità nei loro volti quando capivano che eravamo lì per loro. Quando ti propongono un’esperienza del genere pensi che sei tu a dover cambiare il cuore del quartiere e, invece, poi ti accorgi che è la gente che incontri a cambiare il tuo. G li a n i ma t o r i dell’Oratorio Salesiano di Trapani

Insieme

17


PASTORALE GIOVANILE

MGS - Movimento Giovanile Salesiano

Confronto nazionale MGS a Torino

“Testimoni della gioia”, questo lo slogan e anche il messaggio portante che il Confronto 2013 del movimento giovanile salesiano ha voluto lanciare durante un’intensa settimana trascorsa a Torino. Proprio sui luoghi di Don Bosco, tra il 10 e il 16 di agosto (festeggiando in quest’ultimo, il suo 197° compleanno) circa 1200 giovani provenienti da tutta Italia e anche da paesi stranieri, si sono ritrovati per trascorrere insieme giorni ricchi di emozioni e confronto secondo lo stile salesiano! Confronto significa misurarsi con altre realtà; a questo scopo sono stati utilizzati strumenti come testimonianze, tavole rotonde, lavori e dinamiche di gruppo che avevano come obiettivo principale quello di lanciare stimoli di crescita su tematiche che nella società di oggi sono sui banchi di discussione. La responsabilità di tutti noi giovani è quella di testimoniare con la vita la gioia, su tutti i fronti e senza sconti al male. Nella quotidianità viviamo le croci affidateci sul nostro cammino, nel nostro cuore troviamo la forza di portarle sulle nostre spalle. Il frutto della Gioia si coglie sull’albero della Croce. Siamo stati pellegrini sui luoghi dove è nato il carisma salesiano: Valdocco, Chieri, Mornese ed infine colle Don

18

Bosco (a Castelnuovo) raggiunto dai “Milleduecento” in preghiera e silenzio. Di immensa spiritualità la giornata del 16 agosto in cui i giovani si sono incontrati con il Rettor Maggiore dei salesiani Don Pasqual Chávez, successore di Don Bosco! “Testimoniare la gioia e farla vivere tramite la conoscenza di Dio, cercando di andare sempre controcorrente, non lasciandoci sopraffare dalla realta’ che ci circonda”: è questo l’invito che il Rettor Maggiore rivolge a tutti noi giovani presenti. Un incontro e occasione per avvicinare ancor di più noi giovani alla fede e alla conoscenza di Don Bosco, aiutandoci a condividere momenti che non saranno dimenticati... un’esperienza che lascia il segno! Sa l v o e La v i n i a

Insieme


“Vogliamo risvegliare l’aurora”

Sabato 27 e domenica 28 luglio 2013, nella Piazza delle Ancore di Calderà (Barcellona P.G. – ME) si è svolta la Giornata diocesana dei Giovani “Vogliamo Risvegliare l’aurora”. Questo lo slogan che ha guidato numerosissimi giovani provenienti principalmente dalla Diocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela; dai tre punti di raduno, il lungomare di Marchesana, piazza Duomo a Milazzo e piazza Duomo a Barcellona P.G., si sono dati appuntamento nella piazza delle Ancore di Calderà (Barcellona P.G. – ME) per vivere un intenso momento all’insegna della gioia e della fraternità, in comunione con il Santo Padre Francesco che a Rio de Janeiro ha riunito i giovani di tutto il mondo. Insieme ai giovani della nostra Arcidiocesi erano presenti anche i giovani del Movimento Giovanile Salesiano e i giovani della Diocesi di Patti che hanno voluto condividere con noi questa esperienza. Più di 4.500 giovani hanno colmato e arricchito la bella piazza delle Ancore di Calderà! Ingente il dispiegamento delle Forze dell’ordine e della Protezione Civile, della Croce Rossa e del Servizio d’ordine curato dal Rinnovamento dello Spirito, che hanno permesso un sereno svolgimento di tutta la manifestazione. Il primo momento è stato vissuto in tre luoghi diversi: nel lungo mare di Terme Vigliatore, a Barcellona e a Milazzo; dove i giovani si sono raccolti per vivere un momento iniziale di ascolto. Tre sacerdoti hanno aiutato i giovani a riflettere sulla presenza di Cristo nella loro vita, sul tema «Ma voi, chi Insieme

dite che io sia?» (Lc 9,20). Quindi ci si è incamminati in pellegrinaggio verso la piazza di Calderà. Intorno alle 21,30 si è dato inizio ad un momento di animazione effettuato dai Giovani del Don Bosco (ME). Tra un canto e l’altro si sono alternati per dare il loro saluto il sindaco di Barcellona P.G. Maria Teresa Collica,il Responsabile della Pastorale Giovanile di Messina P. Dario Mostaccio , l’Ispettore dei Salesiani Don Gianni Mazzali e il nostro Arcivescovo Mons. Calogero La Piana, che, dopo aver espresso l’affetto che nutre verso tutti i giovani, ha affermato: «Faccio mie le parole di Papa Francesco ai giovani di Rio: “Sono qui anche per essere confermato dall´entusiasmo della vostra fede! Voi sapete che nella vita di un vescovo ci sono tanti problemi e difficoltà; la fede di un vescovo può qualche volta rattristarsi. Che brutto è un vescovo triste! Perché la mia fede non sia triste sono venuto qui per essere contagiato dall’entusiasmo di tutti voi!”». Quindi, dopo un altro breve intermezzo musicale, i giovani si sono posti ancora una volta in ascolto. Aiutati da alcuni video introduttivi e da una danza, ha fatto il suo ingresso, solennemente, la Croce, portata processionalmente dai giovani dei due Oratori, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice di Barcellona P.G. e collocata visibilmente sul palco. È toccato a Don Luigi Maria Epicoco, giovane sacerdote della diocesi de L’Aquila, responsabile della Pastorale Universitaria, aiutare i giovani a riflettere su di un brano della Parola che è stata annunciata a tutti.Finito questo momento, ancora

19

PASTORALE GIOVANILE

Impegno & Gioia a Barcellona P.G.


PASTORALE GIOVANILE

musica, attraverso l’esibizione del gruppo musicale “Pretty Riot”, di un saggio di walchair dance di Roberta Macrì e musiche del DJ Alfryx che ha messo in movimento tutti i giovani, creando un mix coinvolgente e accattivante. La notte, a questo punto, si è illuminata, attraverso il momento dei fuochi d’artificio e l’innalzamento della croce, che è stata costruita simbolicamente con diversi pezzi rappresentanti i continenti: hanno infatti caratterizzato l’evento la gioia e la croce, espressione di fede e l’altra datrice di senso alla vita. Questo momento ha preparato quello successivo: il collegamento con Rio de Janeiro per seguire la Veglia di preghiera del Santo Padre Francesco con i giovani. Al termine della Veglia, intorno alle ore 4,00, si è vissuto il momento della Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Arcivescovo e concelebrata dai numerosi sacerdoti che, anche in questa occasione, hanno aiutato i giovani presenti ad accostarsi alla “Fontana della riconciliazione” e alla “Fontana dell’Eucaristia”; poi un momento di adorazione, nella vicina chiesa parrocchiale di Calderà. Nella sua omelia Monsignor La Piana, facendo riferimento al Vangelo della XVII Domenica del T.O, ha detto: «Abbà – Padre, è l’invocazione affettuosa del bambino verso il Padre, l’abbandono fiducioso del fanciullo, pieno di confidenza, di libertà e di amore per il proprio papà. Gesù ci invita ad avere un rapporto filiale con il Padre. Questo ci richiede uno sforzo di trasparenza e di docilità, l’impegno di trasformarci e diventare come bambini: “se, infatti, non diventerete come bambini non entrerete nel

20

regno dei cieli”. Credetemi, miei cari giovani, non si tratta di un atteggiamento passivo, non si tratta di scaricare nelle mani del Signore i nostri problemi e le nostre difficoltà perché sia lui a risolverli. Si tratta, piuttosto di discernere ed entrare nel suo progetto di vita per noi per realizzarlo giorno dopo giorno, con vera fatica, a volte tanta sofferenza, ma anche con la forza e la grazia che il Padre non ci farà mancare e la certezza che Gesù è con noi sempre: “Io sono in mezzo a voi fino alla fine dei tempi”». La Celebrazione si è conclusa con il mandato consegnato dall’Arcivescovo e accolto dai giovani presenti. A Celebrazione conclusa tutti partono dalla piazza lasciandola deserta. Il sole apre i bat-

tenti all’aurora e i giovani ritornano a casa arricchiti certamente da questa esperienza che ha lasciato, ancora una volta, il segno nella loro vita. Alla fine della lunga notte bianca, della fede rimane la gioia per l’unicità dell’esperienza vissuta. Una notte in cui le distanze si sono azzerate riunendo, non solo i ragazzi di Barcellona e di Rio, ma i giovani di tutto il mondo che nello stesso istante vegliavano insieme con Papa Francesco. “Andate fate discepoli” questo il messaggio: il seme di senape gettato e germogliato nel cuore. Tindaro Di Pasquale Insieme


Linee per un progetto di Animazione Vocazionale Locale Animazione Vocazionale Locale Li nee per u n progetto PARTE I Presentazione generale e dei singoli capitoli

PA RTE II Co mu n i tà Ed u cati v a P as to ra l e e l ’O ra tor i o di Valdocco

PARTE III La Compagnia dell’Immacolata... Oggi

Carissimi confratelli e collaboratori laici, nel numero di giugno del nostro notiziario abbiamo avviato la presentazione più dettagliata del volumetto “Messis multa…”. Esso contiene le linee per un progetto di Animazione Vocazionale Locale (AVL) ed ha come obiettivo quello di offrire una possibilità di sentiero su cui può camminare ogni casa salesiana. In questa seconda parte approfondiremo i capitoli più importanti: il soggetto della AVL, ossia la Comunità Educativa Pastorale (CEP) e, in particolare, i vari Consigli che ne sono le strutture di animazione e l’Oratorio di Valdocco inteso come laboratorio di cultura vocazionale. Il capitolo della CEP ci offre una riflessione sulla dinamica vocazionale che per sua natura è ecclesiale; la CEP, caratterizzata di diritto dalla compresenza di vocazioni, garantisce l’origine vocazionale della Chiesa: in essa l’esperienza di comunione dei tre stati di vita del cristiano, laicale, consacrato e ordinato, si implicano reciprocamente, si sostengono e si rimandano gli uni gli altri per la loro compiuta comprensione, ed esistono, in definitiva, solo come inscindibile unità nella loro differenziazione. Il riferimento a Valdocco è stato un passaggio tanto obbligato quanto desiderato e Insieme

illuminante. A partire dal Capitolo Generale 26 la sollecitazione costante della Congregazione è quella di tornare a Don Bosco per ripartire da lui. Si è lavorato tenendo conto delle differenze di tempi, forme e linguaggi pur non smarrendo la profetica attualità della storia originaria. L a C o mu n i t à E du c a ti v a P as t o r a l e Un primo dato rilevante di questo capitolo è che il coordinamento dell’impegno di AVL è affidato non ad un singolo salesiano incaricato ma all’intera CEP. Dicevo poco sopra che la dinamica vocazionale per sua natura è ecclesiale: nasce dalla chiesa madre, cresce dentro un clima di comunione e di donazione gratuita e si manifesta per un dono totale ai fratelli. Anche nel magistero salesiano molte sono state le esortazioni a passare da una mentalità di delega dell’animazione vocazionale ad incaricati specifici al coinvolgimento di ogni comunità, confratelli e laici, ribadendo che l’AVL – delineata dal Capitolo Generale 26 – è compito di tutta la CEP, che ha nel nucleo animatore, il Consiglio, il luogo dove ci si prende cura in forma sistematica della dimensione vocazionale dell’intero ambiente. È il Consiglio della CEP che è interpellato nella dinamica di creazione di una cultura vocazionale (clima di tensione spirituale, coinvolgimento dei giovani al servizio di altri, inserimento e comunione con la comunità salesiana) e di discernimento dei passi da compiere per i singoli ragazzi a lei affidati. Pertanto, la CEP si rivela come segno della Chiesa “chiamata” e “chiamante”. Infatti, come tutta la Pastorale Giovanile, l’AV è questione di intenti e di scelte in comunione. Il discernimento, oggi più che mai, non può essere compiuto da un singolo. La CEP, ed in particolare il suo Consiglio, è emblema della comunione che “interpella” e “attrae” in quanto segno ecclesiale che ha coscienza di possedere una identità vocazionale. La

21

PASTORALE GIOVANILE

Animazione Vocazionale


PASTORALE GIOVANILE

ricchezza numerica e la varietà di prospettive presenti in ciascun ambiente se guidate ed animate nella comunione diventano contributo fondamentale per l’evangelizzazione e quindi per l’animazione vocazionale. Il fine di ogni vocazione è la risposta al disegno divino che desidera la comunione con ogni Suo figlio e quindi la costruzione della comunità ecclesiale, corpo di Cristo. Non esiste vocazione, infatti, che non trovi nella comunità il suo ambiente naturale, non solo per la propria nascita, ma anche per la propria venuta a maturazione e per la propria destinazione. Ancora una volta occorre superare l’immagine secondo la quale il chiamato sviluppa la propria vocazione ed il proprio “sì” all’interno di un rapporto soltanto individuale con una guida spirituale e con una relazione immediata con Dio, senza mettere in dubbio, con ciò, la specificità del cammino personale. Per tale ragione, la prima cosa per Don Bosco è la creazione di un ambiente delineato da un itinerario chiaro e sistematico, mediato per le diverse età e tipologie giovanili ma sempre orientato alla maturità in Cristo dentro una vocazione specifica nella Chiesa. Un altro dato importante è la comunione intesa come segno della verità della CEP: un clima familiare, anima ogni cosa, dove la mormorazione viene combattuta come il pericolo più grande, dove il sostegno vicendevole e la stima reciproca sono le colonne della costruzione e dove l’intensa vita spirituale è motore e motivazione fondamentale. Tra confratelli, tra laici, tra confratelli e laici, tra Ispettoria e comunità locali (e viceversa), tra CEP e chiesa locale: tutti i legami, gestiti in clima di famiglia e in spirito di comunione, rendono credibile ai giovani la proposta del carisma salesiano come esperienza di Chiesa. La dove c’è unità, c’è la Chiesa e quindi il luogo di maggior espressione della volontà di Dio. Solo in un ambiente di stima vicendevole, di dialogo franco e fraterno, di desiderio di crescita vicendevole e, quindi, di dono possono maturare le diverse vocazioni. Il clima spirituale che nasce da questo stile comunionale fa si che in una CEP si intrecciano infinite variabili relazionali. Se ogni vocazione è vagliata dalla vita della

22

Chiesa, in particolar modo quelle di speciale consacrazione e sacerdotali è l’esperienza ecclesiale stessa che contribuisce al discernimento. L’espressione “dalle informazioni raccolte dal popolo di Dio” dice che la vita delle comunità porta in dote la possibilità di ascoltare molte voci, di raccogliere impressioni, di considerare esperienze. Serve uno spartito, però, su cui poter esprimere l’insieme delle sonorità che emergono dalla vita comune. È importante non cadere nella genericità dei pronunciamenti ma nella ricerca della volontà di Dio; è necessario ascoltare, accogliere e valutare insieme i pareri per poi consegnare il tutto a chi ha il compito del discernimento di una vocazione, che sia il salesiano più vicino al giovane, il direttore o l’intero Consiglio che è chiamato a riconoscere il dono di Dio nella vita del chiamato. Per questo è importante valorizzare e saper leggere la voce del popolo di Dio espressa in un clima di fede, frutto di una vita comunitaria, segno della Chiesa. Oggi più che mai il discernimento è esperienza delicata che non può essere esaurita da un singolo, pena il rischio di riduzionismo, ma neppure lasciata alla spontaneità comunitaria, pena azioni generiche e discontinue. Questo discernimento comunitario deve essere compiuto dentro un clima di preghiera che poi può divenire “Scrutinium Vocationis”. In tutto questo, il direttore, vivendo in prima persona il suo servizio di padre, maestro e guida spirituale è con tutti ed in ogni situazione primo animatore vocazionale. Egli gioca un ruolo fondamentale all’interno della comunità religiosa in ordine alla qualità e significatività vocazionale della sua testimonianza, favorendo la gerarchizzazione dei valori e degli impegni, valorizzando le capacità di ciascuno e coordinando gli sforzi di tutti. Inoltre, guida e orienta l’azione pastorale della CEP promuovendo la corresponsabilità dei laici nella missione comune, nell’impegno a far crescere una cultura vocazionale e nella sollecitudine per la cura del cammino vocazionale dei giovani. Concludendo la presentazione, se pur breve, di questo capitolo della CEP, va messo in evidenza un ulteriore dato che non dev’essere omesso, ossia la realizzazione e la veInsieme


L’Oratorio di Valdocco: laboratorio di cul t u r a vo c az i o n al e La storia personale di Don Bosco è la migliore testimonianza vocazionale. Egli scrive le Memorie dell’Oratorio – vero e proprio diario vocazionale – perché i suoi figli prendano a norma il passato come possibilità per superare le difficoltà del futuro, perché si conosca, per via diretta, come il Signore abbia agito costantemente come guida in ogni passo che ha condotto alla costruzione dell’Oratorio. Le relazioni di don Bosco con alcune figure significative (ad es. Mamma Margherita, don Calosso, gli amici Giona e Comollo), i diversi ambienti e i gruppi da lui frequentati, rivestono una non poca significatività nella sua vicenda vocazionale e si rintracciano nella sua concezione di Oratorio: sono tre realtà che si rimandano continuamente nel pensare a lineamenti di Animazione Vocazionale Locale. Oltre alla storia personale di Don Bosco e oltre alle prime intuizioni riguardo al modello con cui organizzare la sua opera è prezioso considerare le sue attenzioni specificamente vocazionali che delineano una modaInsieme

lità propria del suo agire educativo. Don Bosco rivela una instancabile passione per la cura delle propria missione e delle vocazioni particolari: «Io adoperava tutti i mezzi per conseguire eziandio uno scopo mio particolare, che era studiare, conoscere, scegliere alcuni individui che avessero attitudine e propensione alla vita comune e riceverli meco in casa» (Memorie dell’Oratorio III, 12211224). Uno “scopo” particolare composto di quattro azioni: studiare, conoscere, scegliere e ricevere che noi abbiamo spesso tradotto con: impegno di ogni energia, conoscenza approfondita di ogni ragazzo, diversificazione dei cammini che conduce ad una esplicita proposta sino ad una totale condivisione di vita che è coinvolgimento e corresponsabilità. Ciò che caratterizza la riflessione attorno alla prassi pastorale dell’Oratorio di Valdocco è la capacità di Don Bosco nel parlare spesso di Vocazione. Quando noi parliamo di “cultura vocazionale” intendiamo riferirci in modo graduale alla vita come chiamata all’esistenza; alla fede come incontro personale con il Signore dal quale ci si scopre cercati e al quale occorre rispondere fino a diventare missionari del vangelo in uno stato di vita; alla scoperta e alla cura di una vocazione speciale. Ci accorgiamo che, se i primi due passaggi sono un impegno non facile da promuovere nell’attuale contesto, una fatica ulteriore la viviamo nel terzo. Ma non è un problema che Don Bosco non abbia affrontato: «A Marsiglia in un collegio cattolico poteva Don Bosco non parlare di vocazione? Quei Superiori lo assicuravano che era impossibile fra i loro allievi trovare chi aspirasse allo stato ecclesiastico. - Nessuno si vuole far prete! - gli ripetevano in tutta buona fede. Ma bastò il piccolo saggio di bontà e di santità dato dal Servo di Dio, perché si svegliasse in molti di quei convittori il desiderio di essere sacerdoti e Salesiani» (Memorie Biografiche XIII, 100-101; 400). Altre “intuizioni vocazionali” di Don Bosco si possono rinvenire, ad esempio, nella confidenza che manifestava con i giovani; la presenza dei consacrati in mezzo ai giovani ne era il segreto. Solo a partire da essa è possibile immaginare uno sviluppo del lega-

23

PASTORALE GIOVANILE

rifica del progetto di AVL. Ogni progetto, infatti, va perseguito in tutte le sue implicazioni e poi va verificato con verità, libertà e misericordia. Se la CEP è il soggetto principale della missione apostolica è anche il soggetto principale della verifica del progetto che la missione richiede per essere compiuta. Lo Scrutinium Vocationis è uno strumento chiaro e concreto ma non esaurisce le dinamiche di verifica. Affermiamo che tutto il Progetto Educativo Pastorale va monitorato contestualmente alla sua realizzazione e che le domande di AV (qui non riportate ma contenute nel volumetto “Messis multa…” nelle pp. 39-42) sono una ricchezza per valutare il cammino della CEP. Questo cammino di continua rilettura della missione apostolica è faticoso ma molto fruttuoso: la verifica in realtà concede l’occasione di condurre a verità i desideri su cui si lavora. In questo senso non basta lavorare per il progetto ma occorre che il progetto lavori sulla CEP per purificarne le intenzioni, le modalità e i desideri.


PASTORALE GIOVANILE

me che conduce all’incontro personale tanto amichevole da poter aiutare il giovane a rileggere insieme tutta la sua storia personale alla luce dello sguardo del Signore che lo conosce fin dall’inizio. Un’altra intuizione era la possibilità quotidiana dei Sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione; la celebrazione Eucaristica quotidiana e la comodità di accedere al sacramento della riconciliazione erano fatti normali per l’ambiente di Valdocco. Queste due colonne sono il bene più prezioso che possiamo offrire ai giovani, possibilità quotidiana e scelta strategica negli orari e nella presenza/disponibilità di confessori. Il servizio liturgico e la relativa profonda introduzione al mistero della liturgia, sono argomenti non trascurabili quando vogliamo veramente guardare a Don Bosco, animatore vocazionale dentro la sua comunità. Per il nostro fondatore l’animazione liturgica non era solo un servizio alla vita della comunità cristiana di Valdocco, un servizio alle cerimonie, una teatralizzazione dell’evento cristiano, ma era l’occasione irrinunciabile di pedagogia vocazionale perché lì si impara l’agire di Dio in Cristo: il dono supremo e totale di sé per la salvezza dei fratelli, in un servizio specifico. È interessante scoprire che gli Esercizi Spirituali, evento preparato e atteso, offrivano percorsi perché i giovani che il Signore chiama in modo speciale potessero essere riconosciuti e riconoscersi, essere scelti e scegliere, essere accolti e accogliere. Allora si delineano come una proposta essenziale, occasione di autentico discernimento spirituale. Fra questi e il quotidiano ritmo di preghiera, si collocava in forma mensile l’Esercizio della Buona Morte che «consiste specialmente in fare una comunione e confessione proprio come se fosse l’ultima di nostra vita» (Memorie Biografiche XI, 464). Dunque, Esercizi Spirituali ed Esercizio della Buona Morte erano per Don Bosco i ritmi che determinavano il progresso spirituale di ciascun giovane, tempi di discernimento e di decisione vocazionale. Prima di avviarci alla conclusione, mettiamo in evidenza un’altra intuizione di Don Bosco: il riferimento alla vita dei santi e la

24

frequente presenza dei missionari che passavano a Valdocco con le loro narrazioni coltivavano l’eroismo implicito nella vita dei giovani. I grandi orizzonti, i grandi impegni, le grandi fatiche e i grandi risultati sono un elemento chiaro della proposta di Don Bosco che viveva con un cuore dilatato, con un passione ardente. Entro questi orizzonti cattolici i giovani sentono accendersi le più grandi passioni e si predispongono alle grandi scelte. Concludiamo questo capitolo sull’Oratorio di Valdocco facendo riferimento anche alle compagnie, intese come un “sistema organizzato per la crescita spirituale” (Memorie Biografiche XI, 225-226). Infatti, il nodo centrale dell’azione pastorale in chiave vocazionale di Don Bosco nella Casa di Valdocco si può rintracciare nel “Sistema delle Compagnie”. Questa organizzazione della vita dei giovani nella casa appare come il tratto più specificamente vocazionale della pastorale giovanile come venne strutturata nella Casa Madre. Esse erano una forma istituzionale chiara e conosciuta che dava corpo in oratorio al Sistema Preventivo. C’è un articolo delle Costituzioni Salesiane che ci offre un’ottima interpretazione della tradizione salesiana: «Avviamo i giovani a fare esperienza di vita ecclesiale con l’ingresso e la partecipazione a una comunità di fede. Per questo animiamo e promuoviamo gruppi e movimenti di formazione e di azione apostolica e sociale. In essi i giovani crescono nella consapevolezza delle proprie responsabilità e imparano a dare il loro apporto insostituibile alla trasformazione del mondo e alla vita della Chiesa, diventando essi stessi i primi e immediati apostoli dei giovani» (Cost. 35). Nel prossimo numero approfondiremo la terza ed ultima parte che consta di altri due capitoli: “La Compagnia dell’Immacolata... Oggi” (cap. 5) e “Verso il dono di Sé: una proposta concreta e graduale” (cap. 6). Ma di questo ne parleremo più dettagliatamente a dicembre. d o n D o m e ni co L u v a rà Insieme


Conclusa la programmazione ispettoriale di fine agosto e quella delle singole zone pastorali della Sicilia, ci attende un anno intenso di attività legate all’Animazione Vocazionale (AV). Come ogni nuovo avvio, auspichiamo che anche quest’anno sia fecondo e soprattutto ricco della grazia di Dio. È a tutti noto che il compito dell’AV all’interno della Pastorale Giovanile è la strutturazione e animazione di cammini specifici che permettano ai ragazzi e ai giovani di maturare un cammino di fede e di discernimento e disponibilità alla chiamata del Signore in una vocazione specifica. Uno di questi cammini è il “Gruppo Ricerca”, declinato in varie esperienze a seconda dell’età e del cammino spirituale di ogni singolo ragazzo o ragazza. Comunico in modo succinto le attività di quest’anno. Riproponiamo l’animazione degli itinerari vocazionali GR (Leader, Ado, Discernimento, Scelta e Face to Face) con due novità: il GR Leader verrà svolto solo ad Alcamo e Catania e quindi verrà meno la zona del centro Sicilia; il GR Ado della zona Orientale della Sicilia si svolgerà nella comunità delle FMA di Alì Terme (Me) e non più a Casa Tabor. Dopo la buona riuscita dell’anno scorso, l’incontro unificato dei GR, che si è svolto in occasione della 50^ Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, sarà riproposto a conclusione di tutti gli itinerari GR: data prevista per il 18 maggio 2014. Troverete tutti gli appuntamenti dettagliati dei Gruppi Ricerca nell’Agenda Ispettoriale alle pagine 13-14. Una parola anche sulla Comunità Proposta (CP) che è stata avvita ufficialmente il 16 settembre. Desidero ricordare quanto ci siamo prefissati in programmazione ispettoriale circa l’identità della CP. Essa accoglie i giovani e gli adolescenti (a cadenza settimanale, quindicinale, mensile o in modo stabile) che desiderano un confronto per la comprensione della volontà di Dio e, in forma esplicita o Insieme

implicita, con la vita consacrata secondo il carisma salesiano. Il fine proprio della CP è quello di favorire il cammino di discernimento vocazionale facendo crescere la disponibilità totale nei confronti di Dio e della missione che Egli vuole affidare al giovane. I giovani accolti a settembre sono: Stefano Corte siano, 20 anni, di Trapani e proveniente dal nostro Oratorio a gestione laicale; Pietro Ca sano, 26 anni, di Gela e proveniente dal nostro Oratorio; Riccardo Patti, 23 anni, di Acireale e proveniente dalla comunità parrocchiale Santa Maria del Carmelo in Acireale; Tonino Garufi, 22 anni, di Messina, proviene dalla parrocchia diocesana SS. Giuseppe e Martino in Spadafora (ME). A ciascuno di loro auguriamo un buon cammino di discernimento. E per concludere, sulla scia della CP, invito ogni opera salesiana a prevedere le modalità concrete per la proposta “vieni e vedi”. Carissimi, occorre aprire la casa ai giovani sensibili e in ricerca vocazionale per un periodo breve o prolungato di convivenza soprattutto in alcuni momenti significativi dell’anno (Festa di Don Bosco, Grest) o valorizzando alcune giornate particolari in cui è forte il richiamo vocazionale: Giornata della Vocazione Missionaria (Mondiale in Ottobre o quella Salesiana in Gennaio); passaggio dell’urna di Don Bosco (mese di novembre); giornata della Vocazione Consacrata (2 Febbraio); giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni (IV Domenica di Pasqua); giornata della Famiglia (Festa della Sacra Famiglia); celebrazioni o avvenimenti particolari: ordinazioni, professioni, ricorrenze giubilari (25°, 50°, 60°). Per realizzare tutto ciò è necessaria la preghiera comunitaria ed individuale. Interpellati ad essere fiduciosi e pieni di speranza, chiediamo al Signore della messe il dono di vocazioni generose a servizio della Chiesa e della nostra Congregazione. d o n D o m en i c o L u v a r à

25

PASTORALE GIOVANILE

Avvio degli itinerari GR e della Comunità Proposta


PASTORALE GIOVANILE

Animazione Missionaria/VIS

Presentazione Scuola di Mondialità

Cos’è la Scuola di Mondialità: è un percorso formativo, fatto di seminari, gruppi di lavoro, attività laboratoriali. Scopo: approfondire le tematiche a noi care inerenti il mondo della cooperazione, del volontariato e dell’Intercultura. A chi si rivolge: relatori esperti del settore si rivolgono a giovani dai 18 anni in su, studenti universitari, educatori, insegnanti, operatori del mondo della cooperazione e aspiranti volontari internazionali. Esperienza estiva: in abbinamento al percorso predetto vengono proposte delle esperienze estive sia in Italia (campi lavoro o Settimana di Educazione alla Mondialità) che all’estero (Albania, Madagascar). L’esperienza di un mese in un Paese del Sud del mondo dove operano i Salesiani, mira a far conoscere approfonditamente e in prima persona la realtà

di questi Paesi, immergendo i partecipanti nella vita delle comunità locali e nelle attività di animazione e formazione. Date: 19-20 ottobre (Giornata Missionaria Mondiale); 23-24 novembre, 18-19 gennaio (Domenica Missionaria Salesiana); 15-16 febbraio, 4-6 aprile (EE.SS.); 24-25 maggio (gruppo partenti). Luogo: Istituto Salesiano “Sacro Cuore”, Via Roma, 23 - San Gregorio di Catania. Quota e adesione: La quota di ogni incontro di SdM è 25 €. Occorre portare lenzuola, federa e asciugamani. Confermare la propria adesione una settimana prima dalla data di ogni incontro, inviando una e-mail a: Daniele Tinaglia (coordinatore regionale VIS Sicilia) dtinaglia@alice.it oppure a don Domenico Luvarà (animatore missionario ispettoriale) vissicilia@gmail.com.

Associazioni - TGS Ibiscus Catania

Natura e arte nel Territorio

Il TGS Ibiscus Catania, in collaborazione col TGS Regionale, sta vivendo all’interno dell’Oratorio “S. Cuore” di Barriera un intenso momento di crescita e di partecipazione con il rinnovamento avvenuto della nuovo Consiglio Direttivo, composto da giovani e adulti con responsabilità condivise. Oltre alle gite ed escursioni, che, ormai da un decennio, realizziamo con la partecipazione ampia di ragazzi e famiglie dell’Oratorio, tesoriere nazionale, e del Direttivo, stiamo partecipando a vari progetti finanziati a livello nazionale, con ottimi risultati di presenza di ragazzi e adulti e crescita nella qualità nel servizio con l’abbattimento dei costi, grazie anche alla consistente risposta di Oratoriani e Parrocchiani con il 5 x 1000. Numerose le gite (il barocco di Scicli, Ragusa Ibla e Noto-Palazzolo Acreide) con la partecipazione del TGS “Il Gabbiano” di Catania e del TGS “Spring” di Messina, ed escursioni (area attrezzata di Randello a Ragusa, gita sulla Neve dell’Etna), visita guidata di Catania con il Bus

26

Turistico scoperto della ditta Scionti Bus, realizzate nell’arco del 2012-13. Soci giovani e adulti hanno collaborato attivamente all’animazione del Grest da metà giugno ai primi di agosto 2013. Ben 17 adolescenti hanno partecipato ai campi animatori MGS dal 25 al 28 agosto 2013, con il contributo del TGS Ibiscus. Alcuni nostri giovani soci hanno partecipato al Confronto 2013 a Torino e luoghi di don Bosco come guide, e saranno presenti sempre per l’accoglienza alla visita dell’Urna di don Bosco a Catania, anche con uno Stand del TGS stesso. Per l’anno in corso, oltre alla partecipazione alle manifestazioni legate alla presenza dell’Urna di don Bosco, abbiamo programmato alcune gite-visite guidate presso un santuario mariano, un Presepe vivente, un percorso lungo i Castelli normanni della Provincia di Catania e una gita sulla neve dell’Etna. Car me lo Rapi sarda Insieme


Campo Espressione a Montagna Gebbia

Quest’anno, come ogni anno, il C.G.S. Life di Biancavilla ha dato spazio alla fraternità, alla condivisione ed anche alla crescita spirituale attraverso il “Campo Espressione” tenutosi a Montagna Gebbia (Piazza Armerina-Enna) nei giorni 11-14 agosto 2013. L’argomento da noi trattato riguarda le “3 K” ossia: Kenosis-Kyrios-Kerigma. Sul tema della Kenosis abbiamo ascoltato, ci siamo confrontati, attraverso alcuni passi della Bibbia e attraverso le storie di alcuni santi sull’abbassamento e lo svuotamento di Cristo Gesù che svuotò sé stesso assumendo la condizione di schiavo; umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce. Da qui nasce la riflessione ed il confronto tra noi, nel come seguire Gesù attraverso il tema della Kenosis. L’altro tema è Kyrios che significa «Signore», qui abbiamo riflettuto su domande come: quale posto occupa Dio nella mia vita?; nei momenti bui, in chi ripongo la mia fiducia?, da queste domande nasce il confronto dove ognuno di noi espone il suo concetto, i suoi dubbi, etc. Sul tema del Kerigma ossia l’annuncio del Risorto, della Salvezza, ci siamo soffermati anche sull’annuncio del Vangelo come “Parola Viva”. La predicazione è sempre nuova dato che è un opera frutto dello Spirito Santo, quindi non dobbiamo preoccuparci nel parlare, predicare attraverso il Vangelo poiché ogni volta che lo annunciamo, in quel preciso momento si attua la Salvezza; e come disse S. Paolo “Nessuno può dire Gesù è il Signore, se non nello Spirito Santo”. La presentazione delle riflessioni avviene in vari modi, attraverso dei canti, dei balli, dei video, delle letture etc. ognuno si esprime come meglio crede secondo le proprie aspirazioni e capacità. In questo cammino siamo stati accompagnati dal Ch.mo don Angelo Grasso che ci ha aiutati ed accompagnati nelle riflessioni, nella preghiera, in ogni momento della giornata, attraverso anche dei suoi commenti e soprattutto non è mai mancata la buona notte stile “don Pascual Insieme

Chávez” fatta di poche parole ma molto concrete, ricche e costruttive. Durante queste giornate siamo anche stati accompagnati come spunto di riflessione dal film: “Mission”, tratta di una tribù india, convertita dal missionario gesuita Padre Gabriel che vive nella prospera e pacifica missione di San Carlos, nel Paraguay, sviluppando forme economiche comunitarie. Nella missione, giunge un capitano spagnolo, cacciatore di schiavi, Rodrigo Mendoza, in fuga dalla civiltà dopo aver ucciso il fratello per gelosia. Pentito del suo gesto ed in crisi religiosa, chiederà i voti e si farà prete. Ma la missione, posta al confine fra le zone di influenza spagnola e portoghese, è un elemento di disturbo nella spartizione del territorio fra le due potenze coloniali e un pericoloso esempio di rapporto pacifico ed anti-schiavista con l’elemento indigeno. Il potere politico, minacciando l’espulsione dell’Ordine dei Gesuiti dalla Spagna, pretende che il Cardinale Altamirano, inviato dal Papa, obblighi i Gesuiti a chiudere la missione e a rimandare nella giungla gli Indios. Invano missionari ed indigeni tenteranno di opporsi e, quando le autorità coloniali intraprenderanno la campagna militare per distruggere la missione, la maggior parte dei religiosi e degli Indios seguirà l’ex-soldato Mendoza nell’organizzazione della resistenza armata. Solo una minoranza deciderà di seguire l’esempio di Padre Gabriel, scegliendo l’estrema testimonianza della resistenza passiva, fino al massacro finale. A conclusione di queste giornate resta tanta ricchezza, serenità e voglia di continuare e portare ciò che ci è stato donato in questi giorni. Il campo è una sorta di ricarica per ogni membro del gruppo poiché, come dicevamo prima, è un momento di fraternità, confronto e crescita spirituale che attendiamo ogni anno con gioia poiché ci aiuta anche a conoscerci sempre di più e ad essere sempre più uniti tra di noi nell’Amore di Dio attraverso ciò che facciamo, ma soprattutto attraverso ciò che siamo.

27

PASTORALE GIOVANILE

C.G.S. Life - Biancavilla


PASTORALE GIOVANILE

Associazioni - PGS

Campi estivi atleti

Oltre cento i ragazzi che si sono resi protagonisti ai camp estivi PGS a Gambarie d’Aspromonte. L’equipe, guidata dal presidente e dal direttore tecnico regionale, ha organizzato con gli ingredienti di sempre le giornate che hanno impegnato le squadre nelle discipline degli sport a squadra, nelle mini olimpiadi e nei giochi a confronto. Le PGS aderenti: Luce Messina, Ilga Palagonia, Ardens Palermo, Vigor Sales Catania. Tra le attività particolarmente gradite le escursioni nel Parco dell’Aspromonte in località Tre Aie e al lago Rumia, con una passeggiata di circa 6 km attraverso il percorso delle Terre Rosse Le serate finali attorno al falò, allietate da un improvviso “nutella party”, hanno coronato, tra un bans e un canto, l’esperienza.

Un ringraziamento a tutti i ragazzi e tecnici, che hanno condiviso i diversi momenti di sport, gioco e relax. L’equipe è stata composta da Gianni Di Bella, Maria Teresa Chiara, Bruno Mazzola, Isabella Zarcone, Don Alfio Bruno, Don Salvatore Cultrera, Ivan Zinna, Tonino Gennaro.

Comunicazione Sociale

Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione

“Nell’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI con il motu proprio “Porta Fidei”, ricorre il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II. L’assise conciliare segna una svolta anche per quanto riguarda il rapporto della Chiesa con il mondo della comunicazione. Infatti, con la promulgazione del Decreto “Inter Mirifica”, vera pietra angolare nella comprensione sociale dell’effetto dei mass media, la comunità ecclesiale riconosce l’enorme impatto dei media sulla cultura contemporanea e sulle menti e sui cuori della gente. Nel Decreto si sottolinea l’esigenza della creazione di una ricorrenza annuale dedicata al tema delle comunicazioni sociali”. È questo il punto di partenza dal quale l’Ufficio diocesano per la Pastorale delle comunicazioni sociali, in collaborazione con la

28

Comunità Paolina e la Libreria San Paolo e, in occasione della XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, ha preso il via un percorso che ha portato all’organizzazione di un incontro sul tema proposto da Benedetto XVI “Reti sociali: Porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione” che si è tenuto giovedì 16 maggio, alle ore 19, presso la Badia di Sant’Agata. Hanno relazionato: don Walter Lobina Ssp, docente di Scienze delle Comunicazioni sociali, su “Una nuova agorà dall’utilizzo delle reti sociali digitali”; don Giuseppe Longo, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale delle Comunicazioni sociali di Catania, su “La faticosa ricerca dell’autenticità”. Ha moderato: Don Agatino Gugliara Ssp. Presente anche Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania. Insieme


Don Costa ambasciatore vaticano al Salone del Libro di Torino 2014

Viene dalla Sicilia il delegato della Santa Sede al Salone del Libro di Torino. Don Giuseppe Costa, salesiano, è il direttore della Libreria Editrice Vaticana. Insieme al cardinal Gianfranco Ravasi, il “ministro della cultura” vaticano, rappresenterà la Santa Sede, che sarà il Paese ospite al prossimo Salone del Libro, dall’8 al 12 maggio 2014. Lo ha annunciato il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. «Speriamo di portare il nostro contributo a questa straordinaria manifestazione», ha detto il porporato. Ravasi e Costa presiederanno un comitato creato appositamente per la manifestazione di Torino. Dove forse don Giuseppe Costa si sentirà a casa, dato che ci ha vissuto quattro anni. Siciliano doc (proviene dalla provincia di Caltanissetta, dal territorio gelese), assiduo lettore del nostro giornale, don Costa combina esperienza internazionale, conoscenza del mondo del giornalismo, lavoro sul campo dell’editoria. Un lavoro che nasce da lontano. Dopo la laurea, i salesiani lo mandano a fare un master in Publishing and Journalism negli Stati Uniti. Ma don Costa ha alle spalle studi di teologia pastorale, ma anche di lettere. È un esperto. Negli anni Settanta lavora come direttore del Centro Giovanile Salesiano di via Teatro Greco.

Si occupa del Bollettino Salesiano, di cui diventa direttore. E poi va a presiedere la SEI, l’editrice della famiglia salesiana. Durante gli anni di direzione Costa, la SEI rilancia la collana di narrativa, e pubblica – tra gli altri – due romanzi coraggiosi del gesuita Gianni Giorgianni sull’esperienza dei preti operai: “Col cielo addosso” (1984) e “Il grido delle pietre” (1986). Il primo di questi viene selezionato per il Campiello ed è finalista al premio Stresa. Negli anni alla SEI, Costa apre anche una collana di fotografia. E rilancia la collana scolastica, che pubblica testi di storia al primo posto tra le adozioni nei licei. Una esperienza editoriale che lo ha portato a conoscere il mondo delle fiere editoriali e dei saloni del libro meglio di chiunque altro in Vaticano, dove viene chiamato nel 2007, per prendere le redini dell’Editrice Vaticana. Una Editrice che Costa ha rilanciato a livello internazionale, mettendo molta cura nel suo impegno primario: quello di diffondere il messaggio del Papa. Lo fa, con dedizione e competenza, prima sotto Benedetto XVI e ora con Papa Francesco. I volumi che raccolgono discorsi e riflessioni dei Papi si trovano ormai ovunque, non solo nelle librerie cattoliche, e i bilanci sono in attivo. Lo si deve anche all’impegno di un siciliano che ha girato il mondo, ma che è rimasto legato ai sapori e ai profumi della sua terra. Ora, oltre ad essere “l’editore del Papa”, è stato chiamato ad essere l’“ambasciatore vaticano” per il Salone del Libro. Un premio al suo lavoro. Ed un vanto per la Sicilia. A. Gagliarducci

éDon G. Costa, direttore della LEV.

Insieme

Da: La Sicilia, 13/07/2013.

29

PASTORALE GIOVANILE

Siciliano doc, rappresenterà la Santa sede


FAMIGLIA SALESIANA

Consulta cittadina della FS di Catania

3a Adorazione Eucaristica

Nel contesto dell’Anno della Fede, la Consulta della FS di Catania ha proposto di celebrare l’ora di Adorazione Eucaristica nella Basilica Cattedrale di Catania, come “segno” della nostra comunione con la Chiesa Universale e come testimonianza della nostra Fede. L’ora di Adorazione è stata guidata dal Delegato Ispettoriale SDB Don Domenico Luvarà. L’ora di adorazione si è svolta sabato 29 giugno 2013, dalle ore 19 alle ore 20, presso l’Altare del SS. Sacramento, per testimoniare come Famiglia Salesiana di Catania al Papa tutta la nostra gratitudine, affetto e comunione per il servizio che sta offrendo a

Dio e alla sua Chiesa e per ottenere il dono di nuove vocazioni nella Chiesa e nella Famiglia Salesiana. Nella celebrazione si sono alternati momenti di silenzio, di ascolto della Parola di Dio, (1Gv 2, 12-17), di ascolto del Magistero del Papa, (Lettera Apostolica “Porta Fidei” nn. 10 e 13) e di lode attraverso i canti. È stato un momento forte e apprezzato di preghiera comune e di comunione fra tutti i rami della Famiglia Salesiana di Catania. La celebrazione si è conclusa con la Benedizione Eucaristica.

Catania, 29 giugno 2013 Pi ero Qu i n ci Coordinatore Consulta FS CT

In Sicilia dall’1 al 20 novembre 2013

Percorso dell’Urna di Don Bosco

30

Gi o rn o Venerdì 1 Sabato 2 Domenica 3 Lunedì 4 Martedì 5 Mercoledì 6 Giovedì 7 Venerdì 8 Sabato 9 Domenica 10 Lunedì 11 Martedì 12 Mercoledì 13 Giovedì 14 Venerdì 15 Sabato 16 Domenica 17 Lunedì 18 Martedì 19 Mercoledì 20

Tappe del percorso Alì Terme, Taormina Catania Catania: Festa Ragazzi/Giovani/Famiglie e FS, Siracusa Siracusa, Pozzallo, Modica Modica, Ragusa Ragusa, Gela Gela, Mazzarino, Riesi Agrigento, Canicattì Caltanissetta, San Cataldo Pietraperzia, Piazza Armerina, Leonforte Catania Acireale, Calatabiano Caltagirone, Palagonia, Bronte, Biancavilla Biancavilla, San Gregorio, Pedara Pedara, Trecastagni, Messina Messina, Barcellona P.G. S. Agata, Palermo Palermo, Trapani Paceco, Marsala Alcamo Insieme


Esercizi Spirituali ad Emmaus

Si sono conclusi a Zafferana Etnea, con grande soddisfazione degli organizzatori, gli Esercizi Spirituali Residenziali 2013 degli Exallievi Don Bosco di Sicilia. Nella struttura di Emmaus, realizzata dai Salesiani negli anni ’60 come Centro di Spiritualità e Cultura, sono convenuti oltre cinquanta Exallievi Don Bosco provenienti da alcune delle 23 Unioni della Sicilia. Per gli Exallievi si è trattato di un vero e proprio “ritorno a casa” dopo una interruzione protrattasi per oltre quattro anni. Soddisfatti il Presidente della Federazione Ispettoriale Sicula Exallievi Don Bosco, Pino Orlando e il Rappresentante della Confederazione Mondiale Exallievi Don Bosco, Antonino Cubeta. Soddisfatto il Presidente dell’Unione Exallievi Don Bosco di Agrigento, Mario Li Causi, per il buon numero di associati della Città dei Templi presenti all’annuale ritiro spirituale di fine agosto. Soddisfatto il Salesiano, Don Giuseppe Buccellato, che ha guidato gli Esercizi, per l’impegno e l’attenzione che tutti i partecipanti hanno riservato alle sue meditazioni. Pino Orlando ha coordinato il tutto dalla sua cabina di regia con grande mestiere, mentre Antonino Cubeta e Mario Li Causi hanno guidato rispettivamente i momenti di preghiera e di riflessione. Gli Exallievi di Sicilia hanno molto apprezzato la presenza di alcuni salesiani, tra questi Don Vitali, Don Lillo Montanti, Vicario del nuovo Ispettore dei Salesiani di Sicilia, Don Giuseppe Ruta e Don Angelo Grasso, in predicato per diventare il nuovo Delegato dell’Unione Exallievi Don Bosco di Agrigento. Apprezzata, altresì, la presenza del Vice Presidente Vicario della Federazione Italiana Exallievi/e Don Bosco, Giovanni Costanza e del Direttore della Rivista “Voci Fraterne”, Valerio Martorana. Al ritiro spirituale di Emmaus erano presenti ben sette Exallievi insigniti del Distintivo d’oro di Don Bosco: Antonino Cubeta di Messina, Giovanni Costanza di Catania, Calogero Milazzo di Canicattì, Carmelo Insieme

Laudani di Pedara, Salvatore Faro, Mario Li Causi e Calogero Patti di Agrigento. I momenti più significativi degli Esercizi sono stati rappresentati dalla Liturgia Penitenziale, dalla Via Crucis e dal Pellegrinaggio Mariano ad Acireale al Santuario di Maria SS. di Loreto. Con quale predisposizione d’animo gli Exallievi partecipano agli Esercizi Spirituali? La risposta è molto semplice. Gli Esercizi rappresentano per i figli di Don Bosco una delle tante “abitudini spirituali” raccomandate dal Santo perché “in essi si può guadagnare il Paradiso”. Essi costituiscono, altresì, il diritto di trovare un tempo per tacere e far tacere le tante preoccupazioni della vita quotidiana ed ancora il diritto al riposo fisico e spirituale, necessario per affrontare e superare i molti ostacoli che si incontrano nella vita di tutti i giorni. Tra i tanti temi trattati da Don Buccellato nel corso delle sue Meditazioni, vanno ricordati l’amore e la benedizione di Dio. L’amore di Dio per noi – ha detto – è gratuito e senza condizioni e non dipende dal nostro essere dei buoni o dei cattivi cristiani. Lo stesso dicasi per la benedizione di Dio che ci protegge lungo il nostro cammino. Ogni cristiano – ha ricordato Don Buccellato – ha l’autorità di benedire e, in quanto benedetto da Dio, può essere a sua volta una benedizione per gli altri. Don Buccellato è stato una autentica rivelazione per la semplicità di linguaggio con cui ha trattato temi spirituali tanto ardui. E non solo. Dalla bocca di questo salesiano,

31

FAMIGLIA SALESIANA

Exallievi Don Bosco Sicilia


FAMIGLIA SALESIANA

che a dir poco, può essere definito eccezionale, gli Exallievi hanno appreso che per assecondare il desiderio di papà, Direttore Generale dello Assessorato Agricoltura della Regione Sicilia, uomo probo e giusto, ma poco incline alle pratiche religiose, si è laureato in Ingegneria Civile e in Matematica. Nella maturità, sia pure in ritardo, risponde “Si” alla chiamata e diventa Salesiano. Don Buccellato non ha finito di stupire quanti hanno avuto modo di avvicinarlo. Al dito anulare, quale segno di profondo amore filiale, porta la fede ricavata dalla fusione delle fedi di papà e mamma! Da Zafferana Etnea, gli Exallievi sono ritornati pienamente ristorati nello spirito grazie a don Buccellato e nel corpo grazie al Dr. Francesco Cauchi e alla signora Concetta Galeano, rispettivamente Direttore e Re-

sponsabile dell’Hotel Emmaus nonché ai ragazzi ed alle ragazze della Reception e della Sala Ristorante provenienti dalle scuole salesiane di formazione professionale dell’Istituto Salesiano “S. Filippo Neri” di Catania, i quali tutti, ciascuno per la parte di propria competenza, hanno colmato di attenzione tutti gli ospiti in un clima di grande familiarità. Un plauso ed un doveroso ringraziamento va ai ragazzi del Gruppo Corale “MIARAMANDEHA”, che vuol dire “Camminiamo insieme” dell’Oratorio Salesiano di Pedara, che ha animato nella Cappella di Emmaus la Liturgia Eucaristica e, nel Salone Convegni ha regalato una serata indimenticabile di sano divertimento e allegria con il coinvolgimento di giovani e meno giovani.

ADMA - Associazione Di Maria Ausiliatrice

Esercizi Spirituali ADMA

Quest’anno, gli Esercizi Spirituali ADMA Sicilia si sono svolti dal 12 al 14 luglio 2013, presso il santuario della Madonna di Gibilmanna, custodito, oggi, dai frati cappuccini francescani. Il numero dei partecipanti è salito a cinquantatré; i centri locali che hanno aderito sono: Calatabiano, Canicattì, Capaci, Catania San Luigi, Gela, Modica, Palagonia, Giarre, Marsala, Messina San Luigi e Siracusa; presenti, pure, i delegati regionali suor Carmelina Cappello, don Edoardo Cutuli, la presidente Luigina Ciaramella. Il tema di quest’anno “La fede di Maria nel suo andare incontro alle persone bisognose”, presentato da padre Mario Gullo, è stato suddiviso in tre giorni. Giorno dodici, dopo l’accoglienza dei gruppi, nel primo pomeriggio, hanno avuto inizio gli esercizi spirituali. Padre Mario per farci comprendere meglio il tema sulla fede matura cita il cap.14, 1-9 di Marco, l’introduzione alla passione di

32

Cristo, l’episodio che parla della donna, di cui non si conosce il nome, che senza indugio rompe il vaso di alabastro pieno di profumo e lo versa sul capo di Gesù. Versare indica un trasferimento: ti eleggo centro della mia vita, il Signore è colui che rassicura, che non inganna; Cristo al centro della propria vita, questa è fede matura. La fede è un dono che ci viene dato da Dio. La mattinata di giorno tredici è stata dedicata alla riconciliazione: uno sguardo che libera perchè ama, è terminata con la celebrazione Eucaristica. Ognuno dei presenti, all’inizio della celebrazione, ha deposto ai piedi dell’altare una rozza pietra che dopo la riconciliazione con Cristo è ritornata, rinnovata, con impressa l’immagine di Gesù che tiene fra le mani il Vangelo. Nel pomeriggio la relazione di padre Mario Gullo: la fede di Maria, che al momento del SI all’Angelo non capisce tutto, ma si abbandona alla volontà di Dio e crede. Insieme


alla Chiesa e dalla Chiesa a noi. Il canto, che dilatandosi, è divenuto preghiera di tutta la Chiesa. Dopo la relazione di padre Mario, Don Edoardo ci parla di alcuni aspetti tecnici dell’Associazione. È rimasto molto contento della partecipazione agli esercizi di un gruppo di giovani del centro di Santa Maria La Strada di Giarre, che fanno parte del gruppo giovani evangelizzazione diocesana e che hanno rinnovato la promessa durante la S.Messa celebrata nel santuario. Incomincia dicendo che l’ADMA è un’Associazione pubblica di fedeli e che ogni aderente ha il sacro santo dovere di conoscere il regolamento(terzo quaderno di Maria Ausiliatrice a cura di Don Pierluigi Cameroni). Importante è il lavoro dei consigli locali. Tutti i centri dovrebbero partecipare alle iniziative promosse dal consiglio regionale, pellegrinaggio, esercizi spirituali, sono dei momenti di grazia da vivere e condividere tutti insieme. Un membro dell’ADMA locale può partecipare al consiglio diocesano tramite il consiglio regionale che aiuta a scegliere il socio designato. Don Edoardo presenta il libro di Nino Baglieri “Non ti conoscevo ma ci hai conquistati” e si conclude con una verifica delle giornate. Alle ore dodici la Santa Messa presso il Santuario ha concluso gli Esercizi Spirituali ADMA 2013.

Calatabiano 16 luglio 2013 Neri na Pet it t o Segretaria regionale ADMA Insieme

33

FAMIGLIA SALESIANA

Avere fede non significa avere privilegi ma essere lievito per gli altri! Dopo padre Mario Gullo, prende la parola don Edoardo Cutuli e incomincia dicendo che il momento penitenziale vissuto in quel giorno doveva servire al cambiamento di qualcosa nella nostra vita e che tornando nelle nostre case l’impegno doveva essere quello di imitare le scelte di Maria. Il Magnificat è un grazie a Dio per i doni ricevuti e un aderente ADMA deve vivere nell’armonia di questa preghiera; siamo tenuti a vivere la gioia di essere l’ultimo del gruppo come Maria (sono la serva del Signore). Ognuno di noi deve essere un mattone vivente per l’edificazione della Chiesa, impegno quotidiano di carità nella luce di Maria. Don Edoardo continua spiegando l’art. cinque del regolamento dell’Associazione di Maria Ausiliatrice che parla della partecipazione ai beni spirituali e dice che noi cristiani se viviamo uniti a Cristo siamo un corpo solo, il Corpo Mistico di Cristo. Esempio di beni spirituali della Famiglia Salesiana è Nino Baglieri, nella sua semplicità, bontà e fede e per la sua santità ha acquistato dei meriti (i meriti della sua sofferenza accettata per amore di Cristo). La giornata di giorno tredici si è conclusa con il Santo Rosario e con dei momenti di fraternità. Giorno quattordici, don Mario Gullo si sofferma a parlare della professione di fede che Maria fa attraverso il magnificat e incomincia dicendo che questa preghiera è stata la prima professione di fede, la prima donna che canta la sua fede e la professa. Il magnificat è un dono di Dio alla Vergine, da Lei


MOMENTI DI FAMIGLIA

Festeggiamenti a Canicattì

Don La Mantia compie 100 anni

Nella sua città natale, Canicattì, in provincia di Agrigento, don Vincenzo La Mantia ha celebrato il 23 agosto, il suo centesimo genetliaco. E’ stata una festa per i ragazzi dell’Oratorio e della Parrocchia, per l’Ispettore don Gianni Mazzali, è stato un avvenimento per la famiglia salesiana, dato che don Vincenzo è il primo salesiano in Sicilia che arriva a questa meta. Sarà l’aria eccellente di queste colline patria dell’uva Italia, sarà il cibo naturale siciliano preferito da don Vincenzo, sarà il fuoco dell’Etna, vulcano da lui scalato decine di volte, sarà sicuramente “la

34

gioia della fede” come ci ha insegnato papa Benedetto, che dà pace e serenità all’esistenza; il fatto è che il “caro signor Maestro” ha raggiunto il venerando traguardo dei cento anni. Maestro, sì! Perchè lui è stato maestro di noviziato per 9 anni, formando schiere di salesiani provenienti dalla Sicilia, Malta ed Italia meridionale. “Facciamoci santi, santa pacienza! Bernarde, ad quid venisti? Nunc coepi”, sono alcune celebri frasi ripetute spesso dal venerando maestro, assieme al pugno sferrato sul tavolo delle conferenze. Adesso don La Mantia ripete il verso paolino “Cupio dissolvi et esse cum Christo” perchè desidera veramente le cose di lassù, non dilettandosi più delle cose terrene: cosa ci sto a fare ancora qui? diceva santa Monica al figlio Agostino. Ma “se sono ancora necessario qui, non ricuso l’impegno”, conclude con San Martino. E speriamo che questo suo impegno, nella preghiera e nelle confessioni, sia foriero di nuove vocazioni e di entusiasmo per la nuova evangelizzazione, qui a Canicattì, in Sicilia e in tutto il mondo salesiano. Apprezzatissima la vignetta dei cento km/h che fa acquistare 10 punti, preparata dal giovane confratello Donbor. Don Biagio Tringale Insieme


Un cammino di fede per i poveri di spirito, il CEP

Con gioia grande oggi comunichiamo che la Chiesa di Messina, nella persona del suo Vescovo Mons. Calogero La Piana, il 24 maggio 2013 ha riconosciuto il “Cammino di Evangelizzazione Permanente post-battesimale” (CEP) come Associazione privata di fedeli, donandoci così un’identità ben precisa nella Chiesa. Infatti in questi mesi stiamo chiedendo ai Vescovi, ove sono presenti le Comunità CEP, il decreto di accettazione del Cammino nella loro Chiesa Locale. Questo itinerario di fede è nato nella Parrocchia S. Matteo di Giostra-Messina nel 1977 con un gruppo di giovani ed adulti che insieme al loro parroco erano profondamente in ricerca di una fede autentica, che desse loro la gioia di sentirsi veri figli di Dio e discepoli di Cristo, come lo erano già dal battesimo. Imprevedibilmente Dio Padre ha aperto loro una strada attraverso l’ascolto assiduo e religioso della Parola di Dio, a partire dall’esperienza dell’Esodo, prototipo di ogni cammino di conversione per coloro che cercano seriamente Dio ed il senso della loro vita. Sono passati, da quel giorno benedetto da Dio, 36 anni; una lunga storia vissuta da migliaia di persone e da quanti fino ad oggi sono in cammino in piccole Comunità, dove vivono una sincera e semplice comunione fraterna resa tale dall’amore paziente e misericordioso di Dio che li ama così come sono, li riconcilia con la forza della Sua Parola, li ricolma quotidianamente di quell’Amore estremo, che ha portato Gesù sulla croce della Sua Gloria. Questo Itinerario di fede è composto da 4 fasi organiche e progressive: Il Neofitato, tempo della riscoperta e della abilitazione agli atteggiamenti fondamentali del cristiano, che vive libero nella verità che è Gesù, in comunione con Dio perché afferrato dal Suo Amore e dalla Sua Parola e nella gioia di sentirsi suo figlio in Cristo Gesù. Insieme

Il Discepolato, tempo in cui chi è in cammino percepisce che Dio Padre lo attira a Cristo Gesù per configurarlo a Lui sempre di più. Pertanto si arrende alla Volontà di Amore estremo di Dio, pone tutto se stesso nelle mani del Padre e segue Gesù che fa sgorgare in lui una sete ardente di vita divina, lo rende uomo spirituale, capace di vedere l’opera invisibile dello Spirito che si rivela con potenza in chi è povero e puro di cuore. La Koinonia, tempo della rinascita del discepolo in ogni dimensione della sua persona, attraverso il crogiolo della forza luminosa dell’Amore estremo di Dio che lo libera da ogni incrostazione per renderlo uomo di comunione nelle sue molteplici relazioni, capace di rinnegare se stesso fino ad amare con gioia i suoi nemici. La Diakonia, tempo della compassione e condivisione delle ferite che lacerano il cuore di ogni uomo. Per questo il discepolo, diventato apostolo del Regno, annuncia il mistero di Cristo a tutti ed in Cristo e con Cristo, costituito servo di Javhè, dà la sua vita perché altri abbiano la vita in abbondanza e possano essere e vivere in comunione con Dio e con tutti coloro che hanno accanto. Attualmente le comunità C EP sono presenti in sei diocesi: Messina, Caltanissetta, Agrigento, Ragusa, Piazza Armerina, Catania. Esse hanno un incontro settimanale di ascolto della Parola di Dio secondo gli itinerari proposti ed i passaggi previsti dalla disciplina del Cammino, vivono in comunione fra loro e sono pronti e disponibili ad avviare una seria evangelizzazione per giovani ed adulti, ovunque siano richieste: Parrocchie, Comunità Religiose, Aggregazioni ecclesiali. Ringraziate con noi il Signore per questo dono immeritato e a servizio della Chiesa tutta. D on Ant onin o Rubino e l ’ E qu ipe in t e r di oc e s a na de l CE P

35

DALLE CASE SALESIANE

CEP - Cammino di Evangelizzazione Permanente


DALLE CASE SALESIANE

Barcellona P.G.

Grest 2013: “Chi ama educa”

Estate tempo di sole, mare e anche di Grest… Sono oltre 200 i ragazzi che quest’anno hanno partecipato al Grest organizzato dall’Oratorio Salesiano S. Michele Arcangelo di Barcellona P.G, inaugurato giovedì 20 giugno e conclusosi sabato 20 luglio. “L’educazione – amava ripetere spesso Don Bosco – è cosa del cuore”; e il tema del Grest di quest’anno è stato proprio questo: “CHI AMA EDUCA”. Quest’anno il Rettor Maggiore Don Pascual Chávez Villanueva ci ha invitati, con la Strenna 2013, a conoscere ed approfondire il volto di educatore di San Giovanni Bosco e il suo progetto educativo. È il Vangelo della gioia che Don Bosco ha offerto ai suoi giovani attraverso la pedagogia della bontà. Soltanto il cuore dell’uomo, che anela al bene, al bello, al vero, è il generatore di relazioni, di rapporti, di virtù. Di “vita buona”. Urge, oggi un ambiente di relazione ravvicinata e soprattutto ordinariamente cordiale, di una cordialità intelligente, progettuale e quindi razionale. Un cuore che cioè cerca la verità nel ragazzo. L’educazione, allora, non è soltanto una questione di metodo educativo, finalizzato a trasmettere informazioni, trasferire dati, definire abilità. Non è neanche l’opportunità smisurata dei beni di consumo da parte degli adulti (soprattutto dei genitori e dei nonni) ai giovani (figli e nipoti) per appagare materialmente il loro desiderio di immediata felicità. L’educazione è la via preferenziale di incontro tra due persone che, ragionevolmente, concordano tempi e modi di dialogo, sta-

36

bilendo e realizzando relazioni, che nel concreto definiscono un’agiatezza di vita e una qualità di vivere sino all’invocazione dell’ “Oltre”. E quest’ultima possibilità è particolarmente più tipica e possibile nell’educazione secondo l’umanesimo salesiano. L’Estate Ragazzi 2013 offre ai ragazzi, accompagnati da oltre 60 animatori volontari, vera risorsa umana del territorio, la possibilità di vivere alcune settimane all’insegna del divertimento e della formazione, secondo lo stile allegro e profondo di Don Bosco. I partecipanti sono stati divisi in 4 squadre che richiamano il tema del Grest: “Il cuore pulsante dell’educazione per i GIOVANI”, Kardies, Cordibus, Corazon e Herzen. Già nella prima settimana, tra le tante attività, si è realizzata una prima serata (28 giugno) in cui ogni squadra ha presentato in modo originale il suo testimonial in un clima di grande gioia e condivisione con i propri genitori, attraverso video, musiche e canti. Non sono mancati i momenti formativi di gruppo, le grandi sfide sportive secondo le fasce di età, la S. Messa del sabato sera con i genitori, i grandi giochi pomeridiani, le creazioni artistiche di disegni, murales, cartelloni a tema, e tutto quello che la fantasia ha suggerito. Oltre all’attività svolta in oratorio, ci sono state escursioni in pineta, acquapark, mare, seratine con i genitori, feste che hanno colorato l’estate dei ragazzi, tempo di ozio e di avventura; tempo infinito, libero e aperto, un tempo che ci sottrae all’ordinaria tabella di marcia delle nostre vite troppo organizzate e prevedibili, ed è uno dei pochi veri lussi, senza prezzo, che oggi rimane anche in un tempo di “crisi economica”. In una estate, stagione libera da impegni scolastici, che ci stimola alla corresponsabilità nella crescita euritmica dei nostri giovani di una multiforme società, sempre più sclerotizzata, sta a noi avere la capacità di indicare il bene da cercare e perseguire ogni giorno, attraverso l’esperienza cristiana dell’incontro con Cristo: “Via, Verità e Vita”. Do n Sa lvo Re nna Insieme


Defibrillatore e corso BLS

Durante il grest 2013 all’oratorio Sacro Cuore di Barriera su iniziativa del centro Clinico Morgagni si è svolta la cerimonia ufficiale di consegna del defibrillatore da parte del prof Castorina, fondatore della “Morgagni” al direttore della casa salesiana don Domenico Paternò. Questa consegna, avvenuta nel salone in presenza di ragazzi e animatori del Grest, si deve ad una generosa iniziativa del prof Castorina che saputo della esié Catania-Barriera: Al microfono il Prof. S. Castorina. genza da parte della casa salesiana per le sue molteplici attività educatiulteriormente gli standard di sicurezza sia in ve e formative di disporre di un defibrillatoottemperanza della legge sia per garantire ai re cardiaco come disposto dalla legge recenragazzi e ai giovani la possibilità di essere temente entrata in vigore, ha proposto non adeguatamente assistiti e soccorsi in caso di solo di fornirlo direttamente senza costi per necessità. la Casa ma anche di formare il personale adIl Direttore ha ringraziato a nome della detto allo stesso. Così dal mese di maggio al Comunità e di tutti i ragazzi presenti e futumese di luglio circa 20 giovani e operatori ri. I partecipanti al corso saranno oggetto del centro salesiano di Barriera hanno parteogni 6 mesi di aggiornamento delle tecniche cipato presso la Morgagni ad un corso di di primo soccorso. primo soccorso BLS per utilizzare il defibrillatore. Alla fine del corso, previa prova finale, A volte può essere indispensabile a salad ognuno dei partecipanti è stato rilasciato vare la vita umana. Ma purtroppo ancora, dal Policlinico Morgagni un attestato comnon sono molte le società sportive – diletprovante la partecipazione e la capacità di tantistiche o professionistiche – che possiefare il primo soccorso nonché di usare in dono e sanno utilizzare correttamente un modo appropriato un apparecchio sanitario defibrillatore, il piccolo ma prezioso presimodernissimo salvavita utile laddove esiste dio medico che sa riconoscere una fibrillaun potenziale pericolo di incorrere in arresti zione ventricolare – spesso all’origine di un cardiaci o altre cardiopatie potenzialmente infarto – e in maniera quasi automatica, è pericolose. capace di erogare una scarica elettrica in Il prof. Castorina ha evidenziato la sua grado di far ripartire correttamente il battigratitudine di exallievo dei salesiani per il to cardiaco viziato da una aritmia. bene ricevuto da ragazzo anche durante la Sollecitato da una sequenza di episodi guerra e insieme ai suoi collaboratori più che hanno scosso l’opinione pubblica negli stretti ha ancora una volta dato tanta attenultimi tempi, con giovani che improvvisazione alle esigenze dei salesiani e dei giovani mente, anche durante partite di pallone non che agiscono e crescono nella Casa Salesiana competitive, sono state vittime di arresto che è stata messa in condizioni di migliorare Insieme

37

DALLE CASE SALESIANE

Catania-Barriera


DALLE CASE SALESIANE

cardiaco, il professor Salvatore Castorina, presidente onorario della Clinica Morgagni di Catania, accogliendo anche una richiesta del direttore dell’Istituto Salesiano Sacro Cuore di Barriera, don Domenico Paternò, ha deciso di offrire un corso di formazione specifica agli educatori, agli istruttori, e ai funzionari dell’Istituto religioso e di donare anche un defibrillatore semiautomatico alla struttura che – nel quartiere nel quale ha sede la Clinica – accoglie e forma centinaia di giovani. Ieri pomeriggio, nel cortile dell’Istituto, ai corsisti è stato consegnato l’attestato e al direttore dell’Opera salesiana don Domenico Paternò il defibrillatore che da questo momento resterà a disposizione dell’oratorio e dei suoi frequentatori. «Speriamo che non si debba mai utilizzare – ha precisato il professor Sergio Castorina, presidente della Clinica Morgagni – ma nell’emergenza è sempre bene che una struttura frequentata da un numero così alto di giovani sia attrezzato al meglio, così come del resto prevede il decreto Balduzzi. Per un uso corretto del defibrillatore poi, è necessario anche che chi è chiamato a dare il primo soccorso, in attesa dell’intervento del personale specializzato del 118, sia in grado di praticare correttamente le manovre: dal massaggio cardiaco al controllo del

38

respiro. Per questo ai 16 corsisti cui ieri è stato consegnato l’attestato di idoneità sono state offerte le basi direttamente dai responsabili della nostra Unità funzionale di Terapia intensiva, e siamo certi che i soccorritori da noi formati sapranno intervenire, seguendo le semplici indicazioni dettate dalla voce elettronica guidata dell’apparecchio salvavita». Rischi e controindicazioni all’uso del defibrillatore, infatti non ce ne sono, anche se, perché sia efficace l’intervento e non ci siano problemi per nessuno, è necessario utilizzare alcuni semplici accorgimenti: non rimanere a contatto della vittima durante la scarica elettrica, ad esempio, e assicurarsi che non siano presenti zone umide per evitare la dispersione della corrente. Il dono fatto ieri dalla clinica alla Casa salesiana vuole essere un gesto concreto di amicizia e di stima che si rinnova negli anni, ma vuole anche essere un segno tangibile della presenza attiva della struttura di cura nel territorio in cui essa opera.

Catania, 19/07/2013 Insieme


DALLE CASE SALESIANE

Il Grest al “Sacro Cuore alla Barriera” U na s tup end a e sp er ie nza d i a nim azio ne d i f a n c i u ll i , a d o l e s c e n t i e f a m i g l i e ! Grande estate quella vissuta quest’anno all’Oratorio Salesiano “Sacro Cuore alla Barriera” di Catania: in una continuità ascendente con gli altri anni, anche quest’anno in trecento tra ragazzi, animatori e genitori hanno vissuto la stupenda esperienza del Grest 2013, che è stato coordinato dal responsabile dell’oratorio, don Tanino Urso, coadiuvato dal chierico salesiano don Arnaldo Riggi, dai giovani Ivan Vasta e Rosario Papale, con un folto nucleo di animatori giovani e adulti, tutti volontari. La tematica scelta per la formazione e la crescita per quest’anno ha voluto far riflettere i ragazzi su quel sano protagonismo che li possa aiutare a prendere la propria vita cristiana in mano per fare le scelte giuste già da piccoli e per progredire con decisione nel cammino verso la santità. Accompagnati da quattro ragazzi come loro, attraverso la soluzione di alcuni problemi creatisi nelle più importanti fiabe, i grestini hanno compiuto settimanalmente dei piccoli passi approfondendo un determinato valore di vita cristiana. “Ma che storia” lo slogan scelto… La propria storia da vivere appieno, fino in fondo, seguendo gli insegnamenti del vangelo.

é Catania-Barriera: Gli Animatori del Grest.

Insieme

Non sono ovviamente mancati i giochi, i laboratori (artistico, danza, teatro , canto , calcio, basket, pallavolo, tennis tavolo, pattinaggio), le serate (festival, family, galà finale), le olimpiadi, le gite (San Cataldo, gita naturalistica nel Parco attrezzato di Randello Ragusa), il mare presso la Colonia don Bosco. Il tutto condito con l’ingrediente essenziale e necessario: la preghiera, quella semplice, quella vera, quella salesiana: santa

39


DALLE CASE SALESIANE

messa settimanale, confessione, preghiera della sera e buona notte. Un mix di grande successo che ha consentito ai ragazzi di crescere divertendosi e agli animatori (che si sono formati e preparati per diversi mesi tramite il LabOratorio di animazione) di maturare nella dimensione del servizio verso i più piccoli, seguendo Gesù sull’esempio di don Bosco. Il Grest ha avuto una prima conclusione con la festa finale e il matrimonio di Ivan e Annalisa, animatori da tanti anni all’Oratorio e i saluti e applausi in cortile con tutti i grestini, a fine luglio, e, poi, con la riuscitissima coda del “Grest settembrino” sino al 15 settembre.

Ora appuntamento all’oratorio per le attività invernali e, l’anno prossimo, per il Grest 2014. D on Arnaldo Rig gi

Catania-Cibali

Il Giardino di Cloe

Uno spazio colorato per i bambini della Scuola d’infanzia. In compagnia di Charlie Brown, Mafalda e dei loro amici. Ci voleva. Era necessario mettere in sesto e dare colore al cortile della Scuola d’Infanzia dell’Istituto “San Francesco di Sales” di Catania Cibali. A provvedere all’opera, in una situazione di generale precarietà economica, due bisnonni, in ricordo della loro pronipotina Cloe, volata in Cielo prematuramente (12 febbraio - 22 marzo 2013); hanno voluto che si realizzasse questo spazio, dove i piccoli trascorreranno, insieme alle maestre ed educatrici, momenti felici all’aperto. La pavimentazione in epos noce, con mattonelle in ceramica antisdrucciolo, disposte a rombo, è stata eseguita dalla Ditta Privitera di Catania, su disegno dell’Arch. Carmelo Vindigni di Modica (RG), sostenuto dalla moglie Carmela, genitori della piccola a cui è stato dedicato l’ambiente all’aperto. Lo spazio ha acquistato smalto e ha ricevuto i primi apprezzamenti di quanti hanno sbirciato l’andamento dei lavori, rispetto al precedente nudo massetto o ad altre possibi-

40

li soluzioni di erba sintetica o materiale plastico che erano state ipotizzate in alternativa. Si ringrazia la Ditta Soluzioni Ceramiche di Carmelo Di Rosa & C. di Modica che hanno agevolato i costi del materiale. I murales sono stati eseguiti dalla giovane artista Aurora Ricciardolo (classe 1987), animatrice dell’Oratorio di Cibali e Laureata all’Accademia delle Belle Arti di Catania. La scelta dei soggetti, i cicli di Charlie Brown e Mafalda, disposti nei quadri del muro di recinto del cortile, sezionati da colonne, alternano scene individuali e collettive dei cartoon tra i più rinomati a livello internazionale e i più popolari di tutti i tempi. Entrambi costituiscono un interessante ed umoristico punto di contatto e d’incontro tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, di modo che gli uni possono specchiarsi nel mondo degli altri, rimanendo se stessi e, nello stesso tempo, rapportandosi, possono aiutarsi a maturare e crescere insieme. Si tratta, quindi, di un appello rivolto a tutti. Insieme


Insieme

un poeta, un valente narratore, un regista, un artista, l’analisi spietata di una società che ha smarrito l’orientamento; nello stesso tempo lascia intravvedere sempre una possibile via d’uscita, permettendo di sorridere «nonostante tutto». I due Cicli, radunando idealmente il Nord e il Sud del mondo, USA e Argentina, paesi ricchi e paesi poveri, sono un augurio per tutti, grandi e piccoli, ad essere critici e propositivi, attenti osservatori della realtà e capaci di promuovere un mondo diverso e migliore di quello che ci è stato consegnato e affidato. Il “Giardino di Cloe” vorrebbe essere una visualizzazione di quest’ auspicio molto affine alla pedagogia di Don Bosco che vede accomunati i principi di ragionevolezza e amorevolezza, con quel pizzico di fe-

é Catania-Cibali: Murales creati da A. Ricciardolo.

de che non solo non guasta, ma riesce a «spostare le montagne» (Mc 11,22-24). I bambini avranno la gioia dell’inaugurazione il 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi, alla presenza dei Genitori di Cloe. I papà e le mamme dei piccoli della Scuola d’infanzia vivranno lo stesso momento, sabato 5 ottobre, alla presenza del nuovo Direttore dell’Istituto Don Edoardo Cutuli e del “vecchio” Don Giuseppe Ruta. Nonostante tutto, crediamo ancora nel futuro dell’educazione dei piccoli, con il sorriso sulla bocca e con il cuore in mano. Gli sforzi più grandi e, talora, d’incalcolabile portata sono ben poca cosa quando si tratta del bene della Gioventù e del futuro dell’Umanità. Parola di Don Bosco.

41

DALLE CASE SALESIANE

Esprimendosi evangelicamente, i grandi sono invitati a diventare piccoli, e i piccoli a diventare grandi, mettendo a frutto le migliori energie di umanità e denunciando quanto sfigura la dignità e la bellezza di ogni essere umano, dal più piccolo e inerme al più anziano e sofferente. Si è di fronte così al ciclo delle stagioni e al ciclo delle età della vita. Come ha detto Papa Francesco a Rio de Janeiro, l’estate scorsa: «Questa civiltà, cioè, ci ha portato a escludere i due vertici che sono il nostro futuro. Allora i giovani: devono emergere, devono farsi valere; i giovani devono uscire per lottare per i valori, lottare per questi valori; e gli anziani devono aprire la bocca, gli anziani devono aprire la bocca e insegnarci! Trasmetteteci la saggezza dei popoli!». Il ciclo di Charlie Brown (1950-2000), con i suoi amici Lucy, Linus e il bracchetto Snoopy (i «Peanuts» che significa letteralmente «noccioline»), esprime tutto un mondo articolato e complesso, che manifesta i suoi limiti e le sue fragilità, ma che spinge a guardare in alto e in avanti. Forse non tutti sanno che il disegnatore dei «Peanuts», Charles Monroe Schulz (1922-2000), era un predicatore laico protestante e che fonte d’ispirazione non è solo la complessa vita quotidiana (nella sua localizzazione “benestante” degli USA), ma anche la Bibbia, in particolare il Vangelo, che aiuta a leggere maggiormente i molteplici aspetti dell’esistenza, ma anche a sollevarla con quell’humor che scaturisce dalla visione della fede e della speranza cristiana «nonostante tutto». Il Ciclo di Mafalda (1963-1973), con i suoi genitori e gli amici Felipe, Susanita, Manolito e Libertad, rivela un’anima più laica e politica, ma non per questo meno profonda ed attraente, denunciando gli standard di una società che tende ad appiattire l’originalità e a mortificare la libertà, contestando quanto sa di opprimente e di imposto, tutto ciò che contrasta con i valori profondamente umani come la pace, la solidarietà, la fiducia nel futuro. Il disegnatore argentino Quino (pseudonimo di Joaquin Salvador Lovado Tejón, nato nel 1932) ha evidenziato, non meno di quanto lo possa fare


DALLE CASE SALESIANE

Grest 2013 al “S. Fr.sco di Sales” «Non basta un sorriso, ci vuole di più, qui serve un impegno deciso e lo puoi fare anche tu», è un passaggio della canzone di Povia che gli animatori hanno cantato durante la serata finale del Grest 2013 di fronte ai ragazzi e alle loro famiglie con cui per più di un mese hanno condiviso l’esperienza educativa dell’estate ragazzi, vissuta nel nostro oratorio salesiano. Molti ragazzi, dai 13 anni in su, che frequentano la nostra casa salesiana, di fronte all’invito proposto durante l’anno da don Giuseppe Raimondo, hanno preso sul serio l’occasione di vivere da protagonisti quest’estate, mettendosi in gioco proprio sul campo dell’educazione, terreno tanto affascinante quanto impegnativo. Offrire un sorriso ai ragazzi che vivono i cortili dell’oratorio è il primo passo, forse il più facile, garantire loro una presenza costante, fraterna, educativa, è un vero e proprio impegno non indifferente, soprattutto quando si mettono in gioco le vacanze estive tanto attese per un anno scolastico. Una responsabilità che tanti nostri studenti di terza media, del biennio e triennio del liceo hanno condiviso con gli animatori dell’oratorio “San Francesco di Sales”, guidati da don Giuseppe, salesiano incaricato dell’oratorio e catechista della scuola media, e da don Domenico, catechista del Liceo. Oratorio e scuola insieme, attorno ad un unico obiettivo: l’educazione e l’evangelizzazione della gioventù. Intesa che ormai va avanti da tempo e che ha dato vita all’organizzazione di tante iniziative (il Grest 2012, il GRINV 2012, le feste invernali per i ragazzi dell’oratorio, il gruppo giovani, la PGS…). Collaborazione che ha coinvolto anche alcuni docenti e diverse famiglie dell’oratorio, un affiatamento nato in un vero e proprio clima familiare che ha dato vita al progetto: “La ricetta della Felicità”, tema formativo del Grest 2013. Grest che per i nostri 70 animatori è iniziato ben prima del 14 giugno, giorno in cui sono stati accolti in oratorio i 350 ragazzi

42

iscritti. Da metà marzo negli ambienti oratoriani e durante i momenti di “Buongiorno” a scuola, si sono svolti gli incontri di “scuola animatori”, momenti formativi nei quali i giovani animatori si sono confrontati con la pedagogia salesiana nata con l’esperienza vissuta da Don Bosco nel suo primo oratorio di Valdocco. Un cammino formativo che si è intensificato con la fine dell’anno scolastico. A giugno gli animatori si sono incontrati quasi ogni giorno per preparare il Grest in ogni sua dimensione: laboratori, giochi, momenti formativi, gite, uscite al mare, serate speciali quali il luna park e le olimpiadi, tutte attività che hanno reso davvero ricca l’estate dei ragazzi di età compresa tra i 5 e i 12 anni, i quali, divisi in cinque squadre, hanno goduto appieno del progetto Grest. Allegria, compimento dei propri doveri, amore verso il prossimo, preghiera quotidiana, Eucarestia e Riconciliazione frequente, questi gli “ingredienti della ricetta” che i salesiani insieme agli animatori hanno suggerito ai ragazzi per “gustarsi” una vita davvero felice, di vera santità. Con i sorrisi, con la gentilezza, con la disponibilità al servizio, i giovani animatori hanno provato che «si è più beati nel dare che nel ricevere» (At 20,35). L’augurio è che ognuno di noi, giovani o adulti, possa continuare a percorrere, nel nostro oratorio, a scuola o in qualunque altro ambiente, il cammino di gratuità e generosità vissuto senza riserve in questa esperienza educativa, cammino che è tipico di chi ha avuto la gioia di incontrare Gesù, anche con un solo sguardo. Noi salesiani del San Francesco di Sales sentiamo dal profondo del nostro cuore di dire GRAZIE a ogni giovane e ogni adulto per quanto hanno donato a ciascun ragazzo quest’estate e rivolgiamo a tutti loro le parole che Papa Francesco ha rivolto ai giovani volontari che hanno animato le giornate mondiali della gioventù di Rio: «siate sempre generosi con Dio e con gli altri: non si perde nulla, anzi è grande la ricchezza di vita che si riceve!». Insieme


Dal Grest con amore La sera di sabato 20 luglio si è concluso ufficialmente attorno all’altare del Signore con la celebrazione dell’Eucarestìa domenicale comunitaria l’edizione 2013 del Grest salesiano di Cibali, che sarebbe continuato per un’altra settimana, con il dopo Grest pomeridiano, nell’oratorio di viale Mario Rapisardi 58, accanto alla chiesa intitolata a San Giovanni Bosco. Tema guida di quest’anno è stata “La ricetta della felicità”, che allude alla “ricetta della santità” praticata e predicata da Don Bosco: primo, allegria; secondo, i doveri di studio e di preghiera; terzo, far del bene agli altri. E questa ricetta “miracolosa” è stata punto di riferimento per i 70 preziosi volontari che opportunamente istruiti dal direttore dell’oratorio, sac. Giuseppe Raimondo, e collaborati da don Domenico Muscherà hanno dedicato più di un mese delle loro vacanze ad Insieme

intrattenere 350 bambini e ragazzini, dai 5 ai 12 anni, con momenti di preghiera, attività formative ricreative, bagni di mare e gite. Ma questo è stato per loro un “anno di grazia” perché hanno ricevuto dal Signore un grande dono: incontrare Matteo, che in ebraico significa proprio dono di Dio, un tesoro di bimbo di appena 6 anni, ma meno fortunato degli altri perché costretto già su una sedia a rotelle, essendo affetto da una rara malattia congenita, la Sindrome di Marinesco-Sjogren, caratterizzata da atrofia cerebellare progressiva, disabilità motoria per la difficoltà di coordinazione muscolare, cataratta spesso congenita, disartria, ritardo cognitivo di grado variabile, ipogonadismo e bassa statura. Accolto a braccia aperte da don Giuseppe, è stato da tutti non solo coccolato ma inserito tra i grestini come uno di loro e come i fratellini gemelli di 9 anni. Resosi perfetta-

43

DALLE CASE SALESIANE

In basso la tabella con i nominativi degli animatori del Grest provenienti dalla Scuola che da 29 del 2012 sono passati quest’estate a 42.


DALLE CASE SALESIANE

mente conto di non essere discriminato, di essere stato finalmente trattato come un bambino normale, ha sintetizzato la sua gioia esclamando “questa è la mia scuola!”. Sabato sera per la conclusione, dopo la celebrazione della s. messa e un momento di fraternità, si sono tenuti uno spettacolo di pattinaggio e il musical “Michele e la ricetta della felicità”. Successivamente c’è stata la premiazione finale. Tra i genitori presenti, c’erano anche quelli di Matteo: mamma Gaetana, medico neuropsichiatra infantile e papà Rosario anch’egli professionalmente impegnato nel campo sanitario, che hanno voluto esternare la loro gratitudine con una lettera che, data la loro profonda emozione, è stata letta da don Domenico. “Non ci sono parole per esprimere la nostra riconoscenza a don Giuseppe” scrivono papà e mamma “che, senza nessuna riserva ma con coraggio e fiducia nell’aiuto di Dio, ha fatto vivere al nostro piccolo Matteo questa meravigliosa ed unica esperienza di preghiera, allegria, condivisione e crescita interiore. La nostra gratitudine è immensa perché don Giuseppe ha donato a Matteo una condizione di normalità, di parità da lui e da noi tutti desiderata. Leggendo il pensiero di Matteo, un grazie va a tutta la Casa Salesiana, al direttore don Pippo Ruta, a don Domenico e a tutti i volontari e animatori che con dedizione, delicatezza, rispetto e profondo amore hanno permesso la realizzazione di questa esperienza unica e indimenticabile di Grest. Vi saremo per sempre riconoscenti, voi sarete nei nostri pensieri e nel nostro cuore”. La famiglia ha fondato il 30 dicembre 2012 l’Associazione di volontariato “Sindrome di Marinesco-Sjogren: gli amici di Mat-

teo” per divulgare la conoscenza di questa malattia assai rara e promuovere la ricerca. Gli scopi e la disciplina sono indicati nello Statuto; i contenuti e la struttura dell’organizzazione sono democratici, ispirandosi ai principi espressi dalla legge 266/91 e dalla l. r. 22/94. Il sodalizio ha sede in Catania in via Cifali 80. Il logo dell’Associazione è stato pensato e realizzato da Davide e Giacomo, i fratellini gemelli di Matteo, e rappresenta un angelo con un’ala soltanto ed è stato stampato con il supporto del Centro Servizi Volontariato Etneo. I genitori di Matteo, con la loro testimonianza di un’esperienza che li fa sentire una famiglia “speciale”, hanno voluto precisare che l’integrazione del disabile sin da bambino non è cosa facile: “Se ne parla tanto” affermano “è regolamentata da leggi in merito; di fatto raramente è una realtà. Chi sta dall’altra parte non potrà mai capire la sofferenza che ne deriva per la persona in causa e per la sua famiglia, che è già provata dalla malattia, dalla difficoltà di accettazione, dall’impotenza quando non esiste una cura”. “Se parliamo di un bambino con disabilità” aggiungono i due coniugi “entrano in gioco anche dinamiche conflittuali tra chi è ammalato e i fratelli (chiamati siblings da tutta la letteratura che ne parla), dinamiche che aumentano i sensi di colpa già presenti nei genitori. I sensi di colpa nascono dal fatto che appunto i genitori si sentono causa della malattia e cercano di ‘riparare’ concentrandosi sul figlio malato; e talora stravolti dal dolore, dalla solitudine e incomprensione di tanti non riescono a cogliere qualcosa di più profondo in ciò che è accaduto. Così la famiglia si dispera, si isola e si ripiega su se stessa. Noi con l’aiuto di Dio vediamo la presenza di Matteo come un’occasione per apprezzare le cose importanti della vita e la loro essenza. Attraverso Matteo abbiamo dato valore a ciò che per tanti non è scontato (vedere, sentire, muoversi). Lui ci avvicina a Dio”. Mentre in Olanda e Belgio, civilissime nazioni di antica tradizione cristiana, sta per essere legalizzata l’eutanasia infantile, a Catania c’è una famiglia che quotidianamente innalza un luminoso inno alla vita. Antonino Blandini

44

Insieme


La Comunità educativa dell’Oratorio “San Francesco di Sales” vive la sua programmazione annuale Il capitolo 18 del Vangelo di Matteo ha ispirato la programmazione comunitaria dell’Oratorio San Francesco di Sales (Cibali) di Catania, tenutasi domenica 8 settembre presso la Casa Generalizia delle Suore Domenicane del Sacro Cuore. Una bella giornata di sole ha accolto i membri della Comunità Educativa guidata da Don Giuseppe Raimondo che ha motivato subito tutti a vivere un tempo di ascolto della Parola di Dio e la seguente catechesi, perché la fede non sia una consuetudine, ma sia illuminante e testimoniata nel quotidiano. L’evangelista Matteo ci ha indicato come essere Chiesa, quindi Comunità, attorno all’Eucarestia e inseriti nella vita di tutti i giorni. Certi di non essere perfetti per le debolezze umane, vogliamo rispondere ai litigi e alle ambizioni con il perdono e il servizio ai piccoli sul modello del Buon Pastore, in comunione con i Santi. Don Giuseppe ha tracciato anche le caratteristiche di una Comunità in cammino verso la santità: la piccolezza del cuore, l’accoglienza, la cura di chi si è smarrito, la correzione fraterna, la preghiera comune, il perdono delle offese. Da qui si è passati alla programmazione, illuminati dall’idea che non si tratta di una necessaria e mera operazione da calendario, bensì di un beneficio per la Chiesa e per la società, di un tempo che va vissuto alla luce del Vangelo anche se tra gioie e difficoltà. Sono emerse così quattro scelte fondamentali per il nuovo anno pastorale 20132014: la preghiera comunitaria che Don Giuseppe e i catechisti organizzeranno alla luce dei temi forti della Spiritualità Giovanile Salesiana (almeno un incontro al mese ogni primo venerdì); la formazione culturale-umana-pastorale che il CGS gestirà con tre incontri sul Documento CEI “Oratorio, laboratorio di talenti”; le serate di fraternità Insieme

comunitaria che saranno pensate dai Cooperatori (con il Laboratorio Mamma Margherita), l’Adma e il Gruppo Famiglie; e i “Laboratori di Fede” per i gruppi ragazzi, adolescenti e giovani, che faranno un cammino di fede presentato con attività teatrali, musicali, coreutiche, editoriali. Sono state poi definite alcune date comuni: l’inizio dell’anno catechistico e quello oratoriano con la castagnata, l’accademia dell’Immacolata, i tridui di Don Bosco e Maria Ausiliatrice, gli esercizi spirituali di Pasqua e quelli nei luoghi di Don Bosco a fine agosto, gli appuntamenti ecclesiali e ispettoriali a cui partecipare e far partecipare. Il lavoro intenso della mattinata è stato coronato dalla Santa Messa a cui ha fatto seguito il pranzo e qualche momento di relax. Nel pomeriggio ci si è riuniti per gruppi (Catechisti, CGS, Famiglia Salesiana, Gruppo Famiglie, Sport) per tracciare alcune linee di programmazione interna alla luce di quanto ascoltato, che sono state comunicate all’assemblea a cui ha partecipato anche Don Edoardo Cutuli, nuovo Direttore dell’Istituto. Don Edoardo ha elogiato il lavoro svolto e fatto alcune proposte, incoraggiando a fare sempre meglio per il bene dei giovani e la crescita di ciascuno sulla strada della santità. Dopo la preghiera vespertina ci si è recati in oratorio per chiudere in modo ancora più fraterno l’intensa giornata: bambini, ragazzi, animatori del Grest, famiglie, amici si sono uniti al momento conviviale organizzato da Don Giuseppe con un imponente “arrusti e mangia”, sorrisi, battute, musica e ringraziamenti. M arco P ap pal ard o

45

DALLE CASE SALESIANE

Programmare per crescere insieme


DALLE CASE SALESIANE

Catania-Salette

MiniGrest 2013: tutta la vita è un dono!

Ieri pomeriggio si è concluso il nostro MiniGrest 2013: un mese di aggregazione, divertimento e formazione nello stile di Don Bosco che ha visto 35 partecipanti dai 3 ai 6 anni. È stata un’esperienza coinvolgente che ha visto come modello di riferimento la beata Laura Vicuña, cresciuta alla scuola delle suore salesiane e che, eroicamente, ha donato la sua vita affinché sua mamma potesse convertirsi e tornare a Gesù. I ragazzi hanno risposto positivamente a

Catania-Salette: Gruppo Animatori con don Luigi.

Catania-Salette: Spettacolo conclusivo in teatro.

tutte le iniziative proposte: dalla formazione ai giochi, alle attività, i nostri piccoli campioni hanno vissuto un mese di serenità e di spensieratezza e già i più grandi si preparano a varcare, il prossimo anno, le soglie del Grest. Un particolare ringraziamento va alle Orsoline di via Cordai, che hanno permesso che due giorni alla settimana i nostri figli potessero disporre di un cortile tutto per loro dove potersi divertire in tutta serenità. E un grazie va al gruppo delle animatrici che ha organizzato e condotto tutto il MiniGrest con passione educativa e con la meticolosità che un impegno di questo genere richiede, dando dimostrazione che quando si lavora per il Signore davvero tutta la vita è un dono!

Grest 2013: tutta la vita è un dono! Cari amici vicini e lontani, sabato 27 luglio si è concluso il nostro Grest, che quest’anno ci ha riservato tante belle sorprese. La prima è stata la presenza della nostra beata Laura Vicuña che con la sua storia e la sua testimonianza di vita ha accompagnato i nostri Grestini in questo momento apicale per la vita di un Oratorio Salesiano: una ragazzina, Laura, cresciuta alla scuola della santità santità semplice e feriale di Don Bosco, che decide di donare la sua vita al Signore per la conversione della propria mamma. Una scelta coraggiosa e, forse, al giorno d’oggi davvero fuori coro. Bravissimi i nostri grestini che sono subito entrati in sintonia con questa spledida figura che ha pregato tanto per tutti noi, insegnandoci che tutta la vita è un dono. Un’altra, in parte inaspettata, è stato il numero dei grestini iscritti: abbiamo raggiunto quota 200 (senza contare i 35 del MiniGrest) divisi in quattro squadre dal nome musicale di

46

Insieme


Insieme

47

DALLE CASE SALESIANE

Salsa, Samba, Rock’n'Roll, Tarantella. Che sia segno di fiducia da parte delle famiglie del nostro quartiere nell’operato del nostro Oratorio? Qualsiasi siano le motivazioni, di fatto rimane un dono che Dio ha voulto fare nei nostri confronti. E ogni dono che nostro Padre ci fa, è anche una responsabilità. La squadra degli animatori è stata davvero fantastica: quaranta tra ragazzi, giovani e giovani adulti che si sono impegnati in questa Catania-Salette: Esultanza della squadra vincitrice: Tarantella. sfida educativa ed evangelizzatrice. Tra nuovisione, di stare insieme in un clima di serevi arrivati e vecchie conoscenze si è subito nità e di familiarità, nonostante i grandi nucreato un clima di serenità e collaborazione, meri inducessero a pensare il contrario. La tutti accomunati dal sentirsi “a casa” nel serata “Family Fest“, dedicata appunto alle proprio Oratorio e corresponsabili di questa nostre famiglie, si è svolta in uno stile gioioavventura estiva. Da segnalare la presenza di so e allegro dove i genitori si sono affrontati ragazzi esterni al nostro ambiente che deciin giochi e gare canore. dono di venire da varie parti della Sicilia per Alle nostre giovani mamme, dopo il successo dell’anno scorso, dedicheremo un piccolo Grest a partire da lunedì 5 agosto. La serata conclusiva ha visto il nostro teatro pieno di grestini e famiglie: momenti di danza, canto, musica, recitazione sulla vita della nostra Laura, che hanno messo in mostra le doti artistiche dei nostri ragazzi e degli animatori che li hanno preparati. Al termine della serata il nostro direttore, Catania-Salette: Squadre Grest 2013. don Nino Rubino, ha profare un’esperienza nuova e coinvolgente, clamato la squadra vincitrice di quest’anno, che ha come motivazione il servizio in chiala Tarantella, che ha saputo distinguersi per ve salesiana: pure questo è un dono di Dio impegno, partecipazione e disciplina. per un Oratorio che sta particolarmente a Sono ancora tanti i bei ricordi ed i mocuore al nostro padre Don Bosco. menti trascorsi insieme: che il Signore contiSignificativa la presenza dei genitori dei nui a benedire questo piccolo lavoro educanostri grestini, specialmente le mamme, che tivo e di evangelizzazione per il bene delle fedelmente hanno partecipato ai vari mofamiglie di questo quartiere, con la consapementi, in modo particolare alle due gite provolezza che ciò che si tiene marcisce, ciò che grammate. Momenti davvero belli di condisi dona fiorisce!


DALLE CASE SALESIANE

Progetto “S. Cristoforo, un quartiere da vivere. Viviamolo insieme!” Un impegno corale durato due anni e risultati destinati a durare nel tempo. Mentre preparavamo il progetto da presentare alla Fondazione Con il Sud, tre anni fa, avevamo ben chiaro il limite di ogni progetto: la sostenibilità dell’intervento ben oltre la sua durata. Pur convinti che un quartiere come San Cristoforo non si può certo cambiare con soli due anni di lavoro, non potevamo però permetterci il lusso che, finito il finanziamento, le attività si concludessero e non restasse più nulla: avrebbe significato tradire la gente del quartiere. Con tale consapevolezza ci siamo organizzati al fine di consolidare e ampliare, con l’attuazione del progetto, l’efficacia di tante organizzazioni che costituiscono già un presidio permanente di servizi sul territorio. A tal fine, sono stati coinvolti nel partenariato una serie di enti disseminati nel quartiere che, una volta potenziate grazie al progetto le tante attività, potessero continuare poi a svolgerle nel tempo. È il caso, per esempio, dei diversi centri di aggregazione che ora sono in grado, più di prima, di costituire validi punti di riferimento per minori, giovani e famiglie. Per le donne in genere e le mamme in particolare, proseguiranno i laboratori di ceramica, cucito e tombolo. Così come, una

48

volta integratesi nella rete attivata in questi due anni, le donne potranno continuare ad avvalersi delle professionalità specifiche messe a disposizione dall’associazione Punto Donna. Allo stesso modo, le ACLI garantiranno l’ulteriore apertura dello Sportello Famiglia che ha saputo dare diverse significative risposte. In via Galatola proseguiranno regolarmente anche i servizi del Centro Orizzonte Lavoro, tesi a favorire l’occupazione di giovani e adulti. Gli Sportelli Lavoro, infatti, hanno registrato l’afflusso di centinaia di persone che hanno apprezzato le opportunità e i percorsi di accompagnamento al lavoro, che hanno favorito l’instaurarsi di quasi cinquanta rapporti lavorativi. Restando ancora nell’ambito lavoro, grazie all’intervento di Confcooperative e Centro Orizzonte Lavoro, è stata inoltre costituita la cooperativa Solidarietà. Ben quindici persone del posto, dopo mesi di incontri, formazione, redazione del piano d’impresa ed elaborazione dello statuto, si sono ritrovati dal notaio, consapevoli di avviare una loro attività imprenditoriale e lavorativa. Un altro risultato che fa ben sperare per l’artigianato tipico di San Cristoforo è stato conseguito da Confartigianato. Questi, oltre all’aver portato avanti azioni per l’emersione dal lavoro nero e dall’illegalità, ha immesso sul web una bacheca elettronica (vedere www.sancristoforoinvetrina.it) che, con l’apporto di Confartigianato nazionale è stata pensata per promuovere la vendita dei prodotti locali. Altrettanto importante è stata l’adozione di un marchio di qualità per i prodotti del legno e affini prodotti in loco, regolarmente riconosciuto dalla Camera di Commercio (“San Cristoforo Quality”). Alcune cose, poi, non si possono quantificare. Come misurare, infatti, la felicità di tanti ragazzi che hanno potuto frequentare, Insieme


Insieme

4. La difficoltà, in qualche caso, ad andare oltre le attività ordinarie. Qualche ente coinvolto nel progetto, da tempo attivo nel proprio territorio, possiede una serie di attività e procedure che porta avanti da tempo. Per cui, l’introduzione di un elemento di novità (quale appunto è un progetto), è stato vissuto con la tendenza (solo in qualche caso, ripeto) a riprodurre le attività svolte ordinariamente. Questo, a mio parere, è determinato anche dall’attuale gestione delle politiche sociali, dove il lavoro per progetti è divenuto la principale modalità di affidamento dei servizi da parte dell’ente pubblico. Dimenticando che, per propria natura, un progetto nasce per introdurre elementi di novità all’interno di un processo e mal si adatta ad essere utilizzato come strumento per la gestione delle attività ordinarie. 5. In generale, poi, l’elevato numero sia degli enti del partenariato (ben 31), che delle azioni da realizzare, ha reso alquanto complessa la gestione del progetto. Al tempo stesso, però, e così passo a elencare alcuni punti di forza del progetto, l’alto numero degli enti attuanti ha reso la rete molto ampia e più capillarmente presente nel territorio. Senza dire che le competenze, spesso diverse, di ciascuno, hanno consentito di arricchire le opportunità e i servizi offerti dal progetto. Pun t i di f or z a Del primo, ho già detto (il numero elevato degli enti partner). 2. L’attenzione prestata ad evitare il rischio dell’assistenzialismo, puntando al coinvolgimento attivo degli utenti, lavorando dunque non “per” loro, ma “con” loro. 3. L’approccio secondo il modello del “lavoro di comunità”, in base al quale le problematiche del quartiere sono state affrontate da più punti di vista: educazione, sviluppo economico, coinvolgimento dei vari mondi vitali (scuola, chiese locali, centri di aggregazione, genitori, attenzione alle donne, ecc.). 4. Lavoro di rete, del quale ho già detto più volte. 5. Aver lavorato, non per iniziative occa-

49

DALLE CASE SALESIANE

in ambienti sani, diverse piacevoli attività? Come misurare quel che resta dei percorsi educativi, di gruppo e di educazione alla legalità condotti nelle scuole e nei sette centri di aggregazione del quartiere con circa 800 minori? Come calcolare l’accresciuta qualità degli interventi educativi che i tanti educatori operanti nei vari enti potranno mettere in atto, grazie alla formazione ricevuta? Come valutare la soddisfazione di tanti immigrati che, seguiti con professionalità dalla Spes, si sono sentiti accolti ed hanno potuto risolvere tanti dei loro problemi? Come quantificare, infine, quel che resta nel cuore e nella vita degli undici ex detenuti che hanno vissuto per sei mesi l’esperienza di una borsa lavoro? Si potrebbe ancora parlare degli sbandieratori e dei musicisti di strada nati alla Salette grazie al progetto, con i loro ambiziosi progetti per il futuro… Certamente, si poteva fare di più. Le difficoltà non sono mancate e dobbiamo certamente confessare i tanti limiti degli enti attuatori del progetto: non tutto è andato per il meglio: 1. Bisogna tenere conto, intanto, della situazione di partenza dei destinatari, ordinariamente multiproblematica. 2. La durata del progetto, poi, non può certo considerarsi sufficiente. Due anni di lavoro non possono chiaramente ottenere il cambiamento di una periferia, peraltro così grande, né in termini di sviluppo economico, né con riguardo all’inclusione/integrazione degli immigrati (per la qualcosa occorre un impegno rivolto sia agli stessi immigrati, che azioni rivolte alla comunità locale per incrementare atteggiamenti e pratiche inclusive, contrastando pregiudizi, chiusure e stereotipi). Ancora di più, l’intervento educativo sulle giovani generazioni richiede tempi ben più lunghi. Comunque, si è innescato un processo che è destinato a continuare. 3. Alcuni degli enti partner, non avvezzi alla gestione di progetti, hanno lamentato un eccessivo carico burocratico, riferito ai vari adempimenti richiesti.


DALLE CASE SALESIANE

sionali, ma in una logica di progetto. Ciascuna ente partner ha operato interagendo con le altre organizzazioni, in vista di ben precisi obiettivi, con un monitoraggio continuo degli interventi e tenendo sempre presente il perseguimento dei risultati attesi. 6. L’attenzione costante alla sostenibilità del progetto. Per cui si è lavorato “nel durante” pensando sempre “al dopo”. 7. E, infine, il radicamento sul territorio di tanti enti e le interazioni già collaudate tra più partner. Ma, al di là dei punti di forza e delle criticità, quando si lotta per un ideale nel quale si crede, non se ne esce mai sconfitti. Se non avessimo tentato tutto il possibile, allora sì, sarebbe stato un vero fallimento. Accettiamo tutte le critiche. Perché alcune le meritiamo, ma anche per la consapevolezza che solo chi non fa niente non è criticato. Ora c’è da continuare e, con umiltà e de-

é Immigrati in un momento di preghiera all'oratorio di via Teatro Greco (CT).

terminazione, siamo pronti a farlo. Felici di accogliere quanti altri vogliano scommettersi con noi. L’abbiamo ripetuto nella copertina di ogni numero del giornale di quartiere e lo ripetiamo ancora: “Non aspettiamo che le cose succedano, facciamole succedere” (Albert Schweitzer). Do n E n zo G i a mme ll o

Ragusa

Un giovane dell’oratorio salesiano eletto sindaco

A Ragusa è stato registrato il risultato più netto e clamoroso. Alla carica di sindaco è stato chiamato a furor di popolo (con quasi il 70 per cento é Ragusa: Il neo sindaco F. Piccitto. dei consensi, la (Foto © Comune di Ragusa) percentuale più alta da quando il sindaco è eletto in modo

50

diretto) Federico Piccitto del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un giovane, cresciuto all’oratorio salesiano, alla sua prima esperienza politica. Lo attende un cammino difficile nel quale il suo entusiasmo si scontrerà, inevitabilmente, con le trappole della politica e della burocrazia. Dopo Giorgio Massari e Tonino Solarino è il terzo sindaco che l’oratorio salesiano offre alla città. A Piccitto l’augurio di un cammino meno accidentato e di poter portare a termine quanto più possibile del ricco programma che gli elettori hanno votato. Insieme


Una nuova avventura ha inizio... all’insegna della legalità!

Per il terzo anno consecutivo Don Antonello ha deciso di continuare il percorso della legalità, stavolta all’insegna del coraggio e sulle orme del neo Beato Padre Pino Puglisi, un sacerdote che visse ed operò nel quartiere di Brancaccio dal 1990 al 1993, anno in cui venne ucciso dalla mafia il giorno del suo compleanno, cioè il 15 settembre 1993. Proprio per questo i nomi delle squadre sono: Ballarò, Brancaccio, Mondello e Vucciria. Rispettivamente i colori delle squadre sono: giallo, rosso, azzurro e arancione. Ogni giorno centinaia di bambini si impegnano nell’accumulare più “santini” (i punti del Grest) possibili, che li porteranno alla vittoria finale, vittoria che non si ottiene solo con la vincita dei giochi ma anche con il rispetto e l’educazione. Durante la giornata i bambini sviluppano la loro vena creativa durante i laboratori, come: danza, teatro, canto e chitarra, mosaico di riso, pasta di sa-

le, disegno e pittura, fotografia, giornalismo, decoupage, oggettistica e cartapesta. Oltre che i giochi, durante il Grest ci sono degli appuntamenti importanti da non perdere assolutamente: ogni giovedì viene organizzata una gita esterna all’Acquapark di Sommatino, il venerdì sera appuntamento con GrestPark e seratine in cui i bambini delle attività di danza, teatro e canto e chitarra presentano i loro numeri, preparati durante la settimana; infine il 19 luglio si ha la “Marcia della Legalità”, a cui prendono parte alcune personalità importanti ed autorità civili. Ogni anno il Grest (tra micro, mini, e Grest) vede impegnati circa 400 bambini e ragazzi e 60 animatori. È un modo alternativo, divertente ed educativo per dare un calcio alla noia durante le lunghe giornate estive.

Sant’Alfio - Casa Tabor

In ascolto della Parola di Dio Un’esperienza per coppie di sposi

L’estate è tempo di vacanze, di relax, per fermarsi e per ricaricare le batterie. Alcune volte si può scegliere di fare delle vacanze diverse dedicando una parte delle proprie ferie agli esercizi spirituali: uscire dall’ordinario e dedicare del tempo alla cura dello spirito, alla verifica, al discernimento. E quando si sceglie di fare un ritiro spirituale in coppia e con al seguito anche i figli, il tutto acquista un significato ancora più speciale e Casa Tabor, è di sicuro il luogo ideale! Anche quest’anno, infatti, la comunità Insieme

di casa Tabor con alcune coppie di sposi che hanno preso parte a degli incontri preparatori, Linda e Salvo Adamo, Roberta ed Enrico Compagnini, Mariella e Nino Licciardello, ha proposto alle coppie di sposi e alle famiglie l’esperienza del ritiro spirituale. E dopo il successo di adesioni dell’anno precedente, quest’anno sono state proposte ben due settimane di esercizi spirituali: una nel mese di luglio con la partecipazione di 7 famiglie tutte numerosissime e una nel mese di agosto che ha visto la partecipazione di 5 coppie, molte delle quali sposi giovanissimi.

51

DALLE CASE SALESIANE

Riesi


DALLE CASE SALESIANE

Per quasi tutti i partecipanti gli esercizi spirituali sono stati un’occasione per ritornare a Casa Tabor. Molti di noi, infatti, hanno partecipato prima del matrimonio agli incontri di spiritualità per fidanzati e molti altri durante l’anno hanno preso parte agli incontri mensili dedicati alle famiglie. È stato in realtà un ritrovarsi come in una grande famiglia: ritrovare il Sig. Mario con la sua premurosa attenzione per gli ospiti, Don Mario Di Marco che sa come rendere felici i bambini con le visite alla “Masseria Don Bosco”, la Signora Agata e i sapori della sua cucina; riscoprire i piacevoli colloqui con Don Lillo Montanti, Don Paolo Fichera e Don Mirko. È stata anche l’occasione per salutare quest’ultimo che a breve lascerà Casa Tabor per un nuovo incarico a Roma. Le giornate sono state scandite da alcuni importanti momenti: l’ascolto della Parola con la meditazione guidata dai salesiani Don Paolo Fichera e Don Lillo Montanti; il tempo di silenzio e di preghiera personale; la condivisione della Parola in coppia per concedersi del tempo e riscoprire l’importanza del mettesi in ascolto dell’altro; la condivisione in gruppo e la celebrazione della Parola. Molti sono stati gli spunti offerti dalle icone bibliche presentate durante le meditazioni: l’esperienza dell’incontro col Signore da parte del profeta Elia stanco e sfiduciato, ci ha permesso di sperimentare il tempo del silenzio e della ricerca della “voce silenziosa e sottile” del Signore sia individualmente sia nella nostra esperienza di coppia. Il brano della Parabola del seme ci ha invitato a ripensare a quale destinazione ha in noi la Parola, in quale terreno ci ritroviamo

52

e quali sforzi dobbiamo ancora compiere per divenire terreno fertile. L’esempio di Pietro e della sua condizione di fragilità di peccatore che trova la grazia nello sguardo di Gesù ci ha posto in maniera forte l’interrogativo sulla nostra condizione di debolezza e sulla nostra capacità di saper riconoscere lo sguardo di grazia del Signore su di noi. Particolarmente intensi e significativi sono stati alcuni momenti: la celebrazione nella cappella con il gesto della consegna della Parola alle coppie, la liturgia penitenziale con la reciproca lavanda dei piedi tra i coniugi e il pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Vena dove il rettore, Padre Carmelo, ci ha accolto e guidato in un momento di meditazione su Maria come esempio per eccellenza di Ascolto. L’esperienza è stata arricchita un pomeriggio dalla presenza e dalla testimonianza di Alberto e Concetta, due giovani sposi della Comunità Papa Giovanni XXIII che hanno fatto la scelta di aprire la loro famiglia all’accoglienza di minori con difficoltà. Alberto e Concetta con la loro “allegra banda” di dieci ragazzini, tra gli alti e i bassi della vita quotidiana, ci hanno offerto una testimonianza aperta alla Parola e pronta al servizio. Nei giorni di ritiro non sono mancati i momenti di grandi risate per i racconti degli aneddoti più divertenti accaduti a ciascuna delle famiglie e i momenti di allegria durante i giochi serali nei quali le famiglie agguerritissime si son date battaglia fino all’ultima sfida. E i più piccoli, guidati dalle loro responsabili, Alessia, Valentina e Cristina, nei giochi di gruppo si sono rivelati dei veri animatori con la loro carica di energia e vitalità… E come ogni vacanza che si rispetti, si ritorna a casa con un souvenir come ricordo dei momenti lieti. Ma quando la vacanza è speciale anche il souvenir sarà speciale. Il nostro souvenir è stato un impegno assunto come famiglia e presentato durante la celebrazione conclusiva. È un souvenir speciale perché ci ricorderà che gli esercizi spirituali non finiscono, ma continuano… soprattutto quando “dal Tabor si scende giù a Gerico”. Insieme


Ma che storia! Il Grest a S. Gregorio

Tutta un’altra storia il GREST che quest’anno vedeva impegnati più di duecento ragazzi e cinquanta animatori, che dal 17 giugno al 2 agosto hanno condiviso gioie e dolori di questa estate sangregorese. Gioie, perché il GREST portava un’iniezione di vita nel quartiere, nel paese intero con giochi, balli, musica, attività sportive ed artistiche e la preghiera... nell’allegria, alla maniera che contraddistingue i figli di don Bosco. Il clima di semplicità e di famiglia allargava il cuore ed educava i ragazzi alla condivisione ed al senso di Chiesa. Molti i temi della formazione che venivano trattati: amicizia, onestà, responsabilità, impegno ecc., per crescere insieme e diventare uomini e donne di buona volontà. Le giornate erano veramente intense e tutte le attività riscuotevano molto successo. Ci saranno stati magari degli alti e bassi, forse alcune cose potevano essere meglio organizzate, si poteva sicuramente fare di più... si, ma con i “se” e con i “forse” non si va da nessuna parte. Piuttosto si deve riconoscere che il nutrito numero di giovani animatori hanno messo in piedi un grest quasi del tutto da loro gestito; è stata una grande esperienza di crescita per loro, ragazzi e ragazze delle superiori, che questa estate sono cresciuti molto in responsabilità. Poi, improvvisamente, il dolore... per la notizia della drastica riduzione della presenza salesiana in quest’opera, dove per oltre un secolo sono passate generazioni

Insieme

e generazioni di salesiani. Seguiva la confusione e l’incertezza per il futuro dell’Oratorio. Ma la voglia di vivere, di gioire e di sognare insieme non si è spenta neppure dopo questa doccia fredda, piovuta nel bel mezzo di questa estate. Così la meravigliosa esperienza del Grest andava avanti con lo stesso ardore, lo stesso spirito con cui era stata intrapresa. Anzi, i giovani e le famiglie si avvicinavano ancora di più al loro Oratorio, stretti attorno alla persona del Direttore dell’opera, don Benedetto Sapienza, dell’incaricato laico, Agatino Sfragaro e agli altri salesiani e collaboratori... in preghiera, per chiedere la grazia che tutto questo non finisse. Oggi dopo la grande festa finale del GREST, che è stata preparata con cura e vissuta nel solito stile salesiano di gioia e semplicità, i giovani oratoriani vagano nel cortile ormai privo di vitalità. Cercano gli sguardi rassicuranti degli adulti, sperando di sentirsi dire che la storia dell’Oratorio di San Gregorio non finirà. Questi giovani, che per generosità e impegno hanno qualcosa da insegnare anche a noi adulti, desiderano solamente che la loro storia non venga cancellata, che qualcuno di buona volontà continui a prendersi cura di loro. Marco Tomasello

53

DALLE CASE SALESIANE

San Gregorio


DALLE CASE SALESIANE

Trapani

I bambini del Grest alla riserva di Bosco d’Alcamo

Il Grest di Trapani fa tappa presso la riserva naturale di Bosco D’Alcamo. Un folto gruppo composto da un centinaio di visitatori, tra bambini ed accompagnatori, ha effettuato un’escursione lungo i sentieri naturalistici e si è misurato con i percorsi acrobatici del Parco Avventura. “I bambini hanno avuto la possibilità di andare oltre le proprie barriere fisiche e psicologiche, sottolinea Giuseppe Virzì, presidente dell’Oratorio Salesiano di Trapani. È stata un’esperienza molto importante che li ha messi a contatto diretto con la natura. Non immaginavamo che ad Alcamo esistesse una realtà naturalistica così ben attrezza-

54

ta. È stata una giornata molto divertente, i bambini sono davvero entusiasti. Entro la fine del mese torneremo con un altro gruppo dell’oratorio”. “L’abitudine ai videogames e alla vita sedentaria, porta i bambini ad inibire le proprie capacità fisiche e reattive, aggiunge Alice Calamìa, istruttrice del Parco Avventura. Le nuove generazioni trovano sempre meno occasioni per mettersi alla prova. Il Parco Avventura, per i più piccoli, rappresenta una netta discontinuità rispetto alla routine di tutti i giorni che troppo spesso li abitua a stare in una sorta di campana di vetro”.

Insieme


D on Gi an n i Ru sso n u ovo D elegato n a z i o n al e pe r g l i ex al l i ev i Nell’ambito della Conferenza degli Ispettori Salesiani d’Italia (CISI), svoltasi a Roma dal 16 al 18 settembre, il Consigliere regionale per l’Italia-Medio Oriente, don Pier é Don G. Russo. Fausto Frisoli, ha nominato il Delegato nazionale per la Federazione Italiana degli exallievi ed exallieve di Don Bosco nel triennio 2013-2016: si tratta di don Gianni Russo, attualmente docente presso l’Istituto Teologico San Tommaso di Messina e Direttore della Scuola Superiore di specializzazione in Bioetica e sessuologia. La nomina, giunta dopo consultazione tra tutti gli Ispettori, è stata così motivata da don Frisoli: “per la sensibilità umana e spirituale, la solida preparazione, lo zelo nel promuovere la formazione dei laici, in dialogo con la cultura e le sfide odierne”.

Presentaz ione d el li bro “ I l l a v o r o n el c ar c er e c h e c a m b i a ” Centro Orizzonte Lavoro, lunedì 15 luglio, alle ore 9:30, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia, On. Giuseppe Berretta, ha presentato la pubblicazione “Il lavoro nel carcere che cambia”, edito dalla Franco Angeli, frutto di una lunga ricerca. L’evento, si è svolto nel Salone delle conferenze della Casa Circondariale per adulti di Bicocca (CT) ed è stata l’occasione per discutere del quanto mai attuale tema “Carcere e lavoro”. Sono intervenuti il Direttore della Casa Circondariale di Bicocca, dott. Giovanni Rizza, don Vincenzo Giammello, salesiano, co-autore, dott. Salvo Fleres, Garante regionale dei diritti dei detenuti, dott. Angelo Meli, Direttore del Dipartimento Giustizia Minorile per la Sicilia, dott. Maurizio VeneInsieme

ziano, Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria, dott.ssa Maria Randazzo, Direttrice dell’Istituto penale Minorile di Bicocca. Ha moderato il dott. Giuseppe Di Fazio, giornalista. Il testo è rivolto sia al grande pubblico, chiamato al dovere civico di partecipare al dibattito sull’emergenza carcere, che agli addetti ai lavori, nella convinzione, supponiamo condivisa, che, per chi è entrato nell’area penale, senza lavoro non c’è futuro e sarà sempre e solo galera. Con tale obiettivo, il volume costituisce un utile vademecum, in grado di contribuire all’applicazione di una pena non più basata sulla custodia che affligge, ma sul trattamento che recupera, grazie al lavoro.

Ber t o ne al S a ntu ar io d i S i ra cus a Dall’allagamento della cripta, alla scia di luce per le strade della città, alle parole di Laura Salafia, davanti il tempio mariano. Sono alcuni dei momenti che hanno “segnato” le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Lacrimazione. Le celebrazioni, in ricordo del prodigio del 1953, si sono concluse alla presenza del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Un momento particolare per tutta la comunità che si riunirà al Santuario della Madonna delle lacrime a 60 anni di distanza da quel miracolo. La messa presieduta in città dal cardinale Bertone arriva il giorno dopo la decisione di Papa Francesco di sostituirlo nel ruolo di segretario di Stato con Pietro Parolin. A concelebrare la funzione religiosa insieme al cardinale Bertone dovrebbero essere l’arcivescovo Pappalardo e monsignor Costanzo. Al termine della celebrazione eucaristica, sarà l’arcivescovo Salvatore Pappalardo ad affidare al Cuore Immacolato di Maria l’arcidiocesi chiudendo il sessantesimo anniversario della lacrimazione.

55

GUARDANDO ALTROVE

Guardando Altrove


GUARDANDO ALTROVE

“ N o n d i s o l o p an e vi v e l ’ u o m o ” Pietro Barcellona cittadino buono e giusto exallievo salesiano Vivo cordoglio ha suscitato non solo a Catania – la sua amata città dove è nato e l’anno scorso è stato insignito del premio agatino della Candelora d’oro, ha studiato ed ha insegnato – la morte all’età di 77 anni di Pietro Barcellona, prestigioso intellettuale e pensatore coltissimo di prestigio internazionale, professore emerito di Diritto privato e di Filosofia del Diritto nelle università di Catania, Firenze e Roma, scrittore, filosofo, giurista, giornalista editorialista del quotidiano “La Sicilia”, già deputato nazionale e componente del Consiglio Superiore della Magistratura, promotore a Catania dei “Dialoghi d’Aragona”. Ricordo, matricola universitaria nella facoltà di Legge nel nostro Ateneo, un giovanissimo prof. Barcellona il cui fratello minore Mario divenne anche mio collega; era già assai “temuto” per la sua severità ed austerità che incuteva soggezione e rispetto anche in coloro che lo conoscevano da studente nelle scuole dei Salesiani di San Filippo Neri di via Teatro Greco, il cui oratorio anch’io, residente nello stesso quartiere, frequentavo quotidianamente nelle ore pomeridiane sedendo per il catechismo negli stessi banchi degli allievi “grandi” del mattino. Nelle aule dei Filippini, a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta, Pietro spiccava per bontà, studio e vivacità sotto la guida un bravissimo docente di lettere, don Vincenzo Cumbo, e del mitico direttore don Bonaventura Li Pira. Negli ultimi tempi più volte gli capitava di riferire con orgoglio ad anziani suoi ex professori ed ex allievi di essere stato anch’egli educato nei cortili di Don Bosco. Il sacerdote salesiano don Salvatore Fronte, allora docente di musica e direttore del coro della Casa salesiana filippina, lo ricorda attento e attivo non solo nel canto ma anche nel... giornalismo perché era promotore e redattore di un simpatico giornalino di classe. Non per niente era figlio di un giornalista de “La Sicilia”. In un incontro in occasione di un convegno all’Istituto S. Francesco di Sales di Cibali, Barcellona fece una lunga e cordiale rimpatriata con don Fronte che rappresenta la memoria storica dei Salesiani di Sicilia, in particolare di quelli di Catania.

56

Tutti sappiamo come le vicende della vita lo portarono ad abbandonare l’ambiente cattolico in cui era cresciuto e ad abbracciare l’utopia comunista. L’amicizia in età matura e quasi alla conclusione della sua intensa parabola di instancabile cercatore di giustizia e verità con don Ciccio Ventorino – alla fine degli anni Cinquanta del Novecento giovane sacerdote diocesano insegnante di religione nella mia aula ginnasiale del Liceo Cutelli dove sarebbe attecchito il primo seme di Comunione e Liberazione tramite una mia collega di classe, la milanese Adriana Olessina – portò Barcellona, come ricorda il giornalista e scrittore Giuseppe Di Fazio, a riconsiderare l’ipotesi cristiana, ma non come un’ipotesi intellettuale, dopo una lunga ed appassionata esperienza politica da protagonista e da dirigente nel partito comunista, tempo in cui il comunismo gli sembrava una risposta esauriente alla sua indomabile domanda esistenziale e “fame di salvezza umana”; ma con il crollo del Muro di Berlino gli crollò il mondo addosso anche dal punto di vista affettivo. Mons. Ventorino in un articolo pubblicato da “L’Osservatore Romano” ricorda la fine dell’avventura umana di Pietro Barcellona, nella “consegna serena e totale della sua anima a Dio con lo sguardo rivolto a quel suo Gesù che era tornato ad amare con la tenerezza e l’ardore di un bambino”. “Intellettuale”, scrive il prof. Ventorino, “docente illustre, militante comunista, alla fine era ritornato alla fede cristiana nella quale era stato educato da ragazzo. Del suo itinerario spirituale sono stato testimone in questi ultimi anni nei quali egli mi ha fatto dono della sua insperata e grande amicizia. Pietro ha fatto irruzione, infatti, in modo imprevisto nella mia vita di vecchio prete, pur piena di tante sorprese, ma che non si è mai abituata al riaccadere del miracolo dell’incontro cristiano”. Annota ancora mons. Ventorino: “In uno dei suoi ultimi libri egli scriveva: «Sin da ragazzo il mio demone mi ha spinto ad una lotta incessante contro l’insignificanza degli esseri umani e del mondo circostante, contro l’indifferenza dell’universo che appare nelle notti stellate come un cielo lontano e inattingibile. Ho forse precocemente avvertito che mi era affettivamente impossibile rassegnarmi alla contingenza assoluta delle cose che mi circondavano non perché non sentissi legami affettivi fortisInsieme


simi con parenti e compagni di scuola, ma perché mi sembrava di vederli contemporaneamente presenti ed in fuga verso un nulla che ne cancellava persino le ombre». Il testo riportato è tratto da uno dei più discussi, e “scandalosi” per i benpensanti, libri “Incontro con Gesù” (Marietti 2010) il cui incipit rappresenta la chiave di lettura del suo ritorno alla fede dei padri: “Perché Gesù mi appare sempre più come un nodo decisivo della mia e della nostra esistenza, la pietra dello scandalo che diventa angolare, la rottura della linearità del tempo con l’improvvisa irruzione dell’impensato?”. Di Gesù Cristo, figlio dell’uomo e figlio di Dio, del cui Vangelo fu affettivamente colpito, andò umilmente a cercare le tracce in Terra Santa. Concludo questo grato ricordo di un illustre maestro di filosofia e di diritto riportando quanto ebbi ad apprendere in uno dei tanti incontri che il prof. Barcellona, ormai in pensione, gradiva avere con i giovani e i loro educatori sia in ambiente ecclesiale che accademico. Nel salone parrocchiale S. Maria di Ognina, a metà giugno di due anni fa, Barcellona guidò una stimolante conversazione, con un folto uditorio costituito in gran parte da professionisti e da ragazzi lasciando in modo magistrale un messaggio socratico ed emblematiInsieme

An t o ni no B la n d in i Da: Prospettive, Catania 29 settembre 2013.

57

GUARDANDO ALTROVE

é Catania-Salette: Il Prof. P. Barcellona al convegno “Catania, quale futuro?” il 21 ottobre 2011.

co che si può così sintetizzare: “Caro giovane impara a conoscere te stesso, senza cercare l’approvazione degli altri. Impara ad educare te stesso costruendo il futuro, amando fuori dalla passività e dall’indifferenza”. In quella luminosa sera primaverile alle porte dell’estate il professore scosse con un indimenticabile messaggio soprattutto i giovani invitandoli con cuore di padre a reagire e sperare per creare con la propria testimonianza un mondo nuovo, libero e giusto. Ad introdurre la stimolante conversazione-lezione dettata dalla mente di un uomo retto e saggio, fu il parroco mons. Antonino Fallico, anch’egli filosofo, docente ed uomo di raffinata cultura teologica, con l’evidenziare lo “spirito greco” dell’illustre relatore rivelatosi negli “ultimi tempi educatore, pedagogo e credente “amico di Cristo Gesù, da lui scoperto non come un teorema ma una persona, un compagno di cammino”. Il professore era dell’opinione che gli adulti del nostro tempo hanno commesso in questi ultimi decenni un grande delitto, quello di mandare alla malora un’intera generazione di figli e di nipoti, senza prospettive occupazionali, senza iniziative, motivazioni ad agire e soggetti per sopravvivere a rapporti troppo umilianti e servili. Una penosa situazione di resa e di rassegnazione che rende attuale l’affermazione rivoluzionaria di Cristo: “Non di solo pane vive l’uomo”. Ciò a significare che ogni uomo ha bisogno di essere libero, perché il “Figlio dell’uomo” e ciascuno di noi “è padrone anche del sabato”, cioè della propria vita contro ogni formalismo farisaico. Barcellona ammoniva che i giovani vivono un profondo disagio per una sorta di “furto dell’anima” che hanno subìto, il furto della vita interiore e della libertà di decidere per se stessi, oppressi come sono dalla malattia dell’alienazione, dell’ipocrisia e del conformismo esteriore che noi abbiamo loro trasmesso. Quella memorabile lezione di vita si concluse con un appello: è necessario ritornare ad essere padroni di se stessi, fare una critica continua alla sudditanza in cui viviamo perché Cristo è venuto a dire “Si serve solo Dio”, a liberare l’uomo dall’angoscia, dalla schiavitù riscattata dal Redentore.


DA RICORDARE

Omelia per il funerale del confratello salesiano sig. Ugo Cena

Catania, 23.08.2013

In modo mite, silenzioso, senza disturbare il Sig. Cena ci ha lasciati nelle prime ore del mattino del 22 agosto. Una malattia lunga e progressiva ha segnato gli ultimi anni della sua vita riducendo, in modo sempre più evidente, la sua autonomia e il suo benessere. E nonostante ciò non è mai mancata al Sig. Ugo quella sua intensità, quel suo sorriso mite, luminoso, quello sguardo buono che lo hanno accompagnato per tutta la sua vita. Un lungo cammino di sofferenza certamente, ma anche di intensa cura e fraternità da parte dei confratelli e della comunità tutta del Sacro Cuore di Barriera. D’altro canto non si poteva che voler bene ad un confratello buono, sereno che da cinquant’anni incarnava l’identità stessa dell’Istituto e dell’opera. Eloquentemente sottolineano questo aspetto, l’abbraccio e l’amore della comunità verso il fratello bisognoso. “La comunità sostiene con più intensa carità e preghiera il confratello gravemente infermo. Quando giunge l’ora di dare alla sua vita il compimento supremo, i fratelli lo aiutano a partecipare con pienezza alla Pasqua di Cristo”. (Cost. 54). Percepiamo in questo abbraccio comunitario una prima grande eredità che ci viene lasciata preziosamente dal nostro amico e confratello. Il valore sommo dell’amore fraterno, dell’aiuto, della solidarietà, della delicatezza, del perdono, della riconciliazione. Il brano della prima lettera di Paolo a Timoteo, proclamato nella prima lettura, evidenzia proprio, quasi un ritratto per il caro Ugo, il profilo di virtù che costruiscono la carità dei fratelli: “Ma tu, uomo di Dio, tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fedeltà, alla carità, alla

58

pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni” (1Tim 6,11-12). Il Sig. Ugo incarnava, nella sua identità personale, quella singolare invenzione di don Bosco che è la figura del coadiutore salesiano, del laico consacrato per la santificazione e la missione giovanile. Oggi, nella società secolarizzata e livellata sulla dimensione terrena del vivere, risulta difficile comprendere la singolarità di una vocazione maschile di pura consacrazione. Ce ne accorgiamo dal

éSig. Ugo Cena.

ridursi progressivo dei confratelli coadiutori nella Congregazione salesiana. Puntare l’obiettivo sul profilo luminoso del Sig. Ugo ci stimola a non arrenderci, a testimoniare ai giovani di oggi il valore della consacrazione, a perpetuare un dono di Dio senza del quale i Salesiani non sarebbero più autenticamente fedeli a don Bosco. La beatificazione del coadiutore ungherese Stefano Sandor nell’ottobre prossimo ci incoragInsieme


Insieme

lo ha accompagnato lungo il cammino. Vi si legge un disarmante affidamento a Dio, un dono totale nella modestia, quasi nel timore di non riuscirci; la linea di partenza di un’anima bella che tale è stata, in fedele semplicità per tutta la vita. Testimonia di lui tra l’altro, in una scritto fatto pervenire in occasione della morte, don Raimondo Frattallone: “Ho avuto modo di conoscerlo da molto tempo (siamo quasi coetanei!) perché egli da ragazzo – ed anche quando ritornava in famiglia – frequentava la casa salesiana della Crocetta, dove io, in tempi diversi, ho trascorso alcuni anni. Ogni volta che lo incontravo mi sentivo sostenuto, nel mio sacerdozio salesiano, dal suo sguardo sereno e sorridente, ma soprattutto dalla vita generosa con cui questo mio confratello e amico realizzava la vocazione di “coadiutore di Don Bosco”. Riandando ai ricordi del lungo periodo trascorso dal sig. Ugo Cena a Catania, vorrei associarmi a quanti possono testimoniare la sua generosità creativa nell’accogliere i ragazzi che frequentavano il nostro CFP: oltre a preparare accuratamente le prove di laboratorio per ciascuno di loro, irradiava il sorriso e la gioia cristiana di chi ha incontrato Cristo. Infatti, nel ricordare la sua personalità, riaffiora in me il volto di una persona infiammata di quel vero amore che lo spingeva ai piedi dell’Eucaristia, e lo inviava ad espandere tra i giovani e tra i confratelli la ricchezza della sua vita di pietà, animata interiormente da un sorriso permanente che rivelava la Luce del Cristo presente nel suo cuore di autentico figlio di Don Bosco”. Un percorso lineare, senza complicazioni quello del Sig. Ugo che è nato a Torino il 30 ottobre del 1935. Si accosta a Don Bosco e alla vita Salesiana frequentando il glorioso Istituto Bernardi Semeria del Colle

59

DA RICORDARE

gia, ci rassicura e ci invita a guardare con riconoscenza e con speranza ai nostri confratelli coadiutori. “Cavalca per la causa della verità, della mitezza e della giustizia. La tua destra ti mostri prodigi”. Il Salmo 45 ci introduce nel secondo tratto caratteristico della testimonianza del Sig. Ugo ed anche del dono prezioso che ci lascia. Verità, mitezza e giustizia vissute nella semplicità, nel compimento fedele del dovere, nel nascondimento, quasi nella timidità. Tutti umilmente ascoltiamo la lezione dello stare al nostro posto, senza pretese, assolutamente liberi dall’autoreferenzialità e da quella eccessiva preoccupazione di essere al centro, di essere protagonisti. La pagina di Vangelo incalza su questa linea nel dialogo spirituale di Gesù con il Padre: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza” (Mt 11,25-26). Il 24 marzo del 1951, al Colle Don Bosco dove il giovane Ugo è aspirante, scrive nella sua domanda per l’ammissione al noviziato: “È il mio desiderio di far parte di questa grande famiglia e per questo chiedo di essere accettato. Le ragioni per cui faccio domanda sono queste: Perché voglio farmi santo coadiutore. Se non rimango in questa casa non posso farmi tale. Perché voglio salvare anime e un giorno, chissà se Dio lo permette, di andare Missionario. Perché voglio, per realizzare questo sogno, essendo apostolo fin d’ora tra i miei compagni, incominciando da ora. Perché voglio fare tutte queste cose per poi un giorno raggiungere quella Patria che Dio ha preparato alle anime che si consacrano a Lui”. Si tratta di una domanda, ma è già un piano, un progetto di vita che


DA RICORDARE

Don Bosco, in una stagione di grande crescita e splendore. Durante gli anni dell’aspirantato ha modo di accostarsi a figure luminose di confratelli coadiutori che segnano la sua vita e gli indicano il cammino. È novizio a Villa Moglia di Chieri dove emette i primi voti nel 1952. Trascorre gli anni del magistero e dell’ulteriore formazione salesiana e professionale come tipografo al Colle don Bosco, la culla della sua vocazione e consegue nel 1955 il Diploma di Maestro d’Arte. Nel 1958 lascia l’Istituto Bernardi Semeria per raggiungere la salubre località di Piossasco dal 1958 al 1961. Ugo ha bisogno di cure ed attenzioni particolari per una salute che da sempre ha rivelato una certa debolezza. Dopo gli anni di Piossasco i Superiori, come spesso succedeva in quegli anni, lo inviano in Sicilia per sviluppare la preparazione dei ragazzi e dei giovani ad un dignitoso mestiere: si tratta delle scuole d’arte e di mestiere, oggi i centri di formazione professionale. Trascorre tre anni nel centro di Santa Chiara, incaricato del settore grafico (19611963) e poi ininterrottamente qui a Barriera, sempre con l’impegno della grafica, dal 1963 al giorno del suo natale al cielo. Nel periodo di Barriera fu consigliere degli artigiani per 18 anni e membro del Consiglio ispettoriale per due trienni dal 1981 al 1988. Le innumerevoli schiere di ragazzi e giovani che negli anni si sono succeduti hanno sempre apprezzato la sua dedizione, la sua serenità, la sua competenza e il suo impegno anche come catechista in preparazione alla cresima. Molti di loro vorrebbero dirgli con le parole del Salmo 45: “Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni; così in popoli ti loderanno in eterno, per sempre”. Rinnovo le mie condoglianze ai familiari e alla comunità tutta di Barriera. Esprimo un grazie particolare

60

al Sig. Giovanni Guglielmino per l’affettuosa cura con cui lo ha assistito giorno e notte, al Sig. Mario Schilirò da sempre vicino come infermiere e come amico, al direttore don Paternò ai confratelli della comunità e agli amici tutti. Grazie, caro Ugo della tua luminosa mitezza. Sei nella Patria dei tuoi sogni giovanili, nella luce infinita del Dio della vita. Prega per noi e donaci il coraggio e la forza di continuare a lottare e ad amare in Gesù Risorto. Don Gianni Mazzali

Carissimo Ugo, quand’ero ancora ragazzo mi hai accolto con il tuo silenzioso sorriso, mi hai accompagnato nella mia crescita umana e spirituale, mi hai introdotto all’ascolto e alla condivisione della Parola di Dio, a mettere insieme la Fede e la Vita quotidiana. Grazie Ugo, sei stato un Testimone fedele e importante, un Uomo sereno, un Salesiano completo e competente nel lavoro. Grazie Ugo, con l’umiltà del tuo sorriso accogliente adesso dacci ancora una volta il tuo prezioso aiuto, prega per noi e per i ragazzi della Formazione Professionale per cui hai speso tutta la tua vita. Grazie Ugo. Piero Quinci

Ricordiamo i familiari defunti di confratelli: la mamma di don Vincenzo Lo Sardo; il fratello di don Giovanni e don Giuseppe Costa e il fratello di don Vincenzo Sena. Ricordiamo inoltre il fratello di don Giuseppe Costa (direttore della LEV). Insieme



Notiziario Settembre 2013