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Sommario Editoriale

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Lettera dell’Ispettore

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Messaggio del Rettor Maggiore Formazione

Pastorale Giovanile

Animazione Vocazionale

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Animazione Missionaria/VIS» Associazioni

Famiglia Salesiana

Dalle case salesiane Guardando altrove Da ricordare

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a ugur a e n io edaz Feste! R a L e Buon

Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Angelo Grasso Domenico Luvarà Giovanni Mazzali Marcello Mazzeo Calogero Montanti Giuseppe Ruta

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

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In copertina Mosaico di Marko Putnik.


Editoriale

Quando la gioia incrocia la vita “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercare ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore»” (Evangelii Gaudium, n.3). È un raccordo obbligato, piacevolmente obbligato, intitolare questo nuovo numero di “Insieme” alla recentissima lettera apostolica di Papa Francesco sulla gioia del Vangelo. L’augurio fraterno per il Santo Natale è in effetti un augurio traboccante di gioia, la gioia di Gesù che viene in mezzo a noi, che si fa uno di noi nella tenerezza di un bambino, la gioia della salvezza, la gioia della pace del cuore con gli uomini e con Dio. Papa Francesco la scolpisce fin dalle prime righe: “Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. Quest’anno davvero accogliamo il messaggio natalizio come un messaggio di rinascita per ciascuno di noi. Il Bimbo della grotta ci suggerisce di avere un cuore aperto, spalancato, libero dai condizionamenti che magari vengono da lontano, deciso a rimettere in discussione atteggiamenti e convinzioni che ci appesantiscono, che ci impediscono di librarci più in alto, di respirare aria nuova, di sentire l’ebbrezza di una gioia che ci conquista, che ci avvolge, che ci possiede proprio perché è più grande e più forte di noi, delle nostre fragilità delle nostre debolezze: “Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia” (Evangelii Gaudium, 3). L’ebbrezza interiore della gioia di Gesù che ci riconquista, ben si collega con il percorso che abbiamo iniziato in questo terzo anno di preparazione al Bicentenario della nascita di don Bosco. L’obiettivo è puntato Insieme

sulla spiritualità salesiana. La stiamo già approfondendo e soprattutto la stiamo vivendo in progressione dal momento in cui siamo diventati “salesiani”. Con lo sguardo fisso su don Bosco dovremmo, per così dire, prendere in mano la nostra vita, le convinzioni, le esperienze fatte, le battute di arresto, i desideri profondi, le intuizioni. Non si tratta di fare in primo luogo uno sforzo di indagine teorica, ma piuttosto una piena immersione nella nostra esperienza nella filigrana della esperienza di don Bosco. Sono certo che il pellegrinaggio dell’urna è stato per tutti noi un forte momento spirituale, abbiamo sentito don Bosco vicino, ne siamo stati coinvolti emotivamente, ma soprattutto abbiamo sentito una forte spinta ad essere il don Bosco vivo oggi, ad

interpretarne l’amore di Dio nel contesto di una città secolare fortemente diversa dalla sua e l’amore per i giovani, affrontando la sfida delle perenni e nuove povertà che ne segnano oggi la vita. È questo un messaggio di gioia, un cammino di santità semplice, quotidiana, profonda in cui si fondono l’amore di Dio e l’amore del prossimo. È la gioia di questa terra, di questo mondo, delle piccole e delle grandi cose, una gioia che si schiude alla felicità del Paradiso. Do n G ia n ni Ma z za l i

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Messaggio del Rettor Maggiore

Omelia alla festa della Sicilia Salesiana

Stiamo celebrando la messa di Don Bosco. Non poteva essere diversamente tenendolo qui presente nella sua urna, così come lo conosciamo a Valdocco. Don Bosco è tornato nella Sicilia e noi ci siamo radunati da tutta la Sicilia salesiana per dire il nostro grazie al grande dono che lui rappresenta. Non siamo qui a venerare un morto, come dice il testo “Festa della Sicilia salesiana: si vede, si sente, Don Bosco è presente” e vuol dire che noi non è per nostalgia del passato, è perché vogliamo veramente tornare a riscaldare il nostro cuore accanto al cuore del nostro padre. Che vogliamo tornare ad avere una mente come quella che lui ha avuto che gli permetteva soltanto contemplare il mondo dei giovani, soprattutto quello dei più poveri, dei più bisognosi, di quelli in situazioni di rischio. Siamo qui perché vogliamo di nuovo rinnovare il nostro impegno per essere come lui, segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani attraverso il dono più prezioso che possiamo fare, che è il dono dell’educazione salesiana, il dono della formazione professionale, il dono dell’avvio al lavoro. Questo è quanto stiamo qui a fare. La presenza dell’urna di Don Bosco dunque non è nostalgia del passato, è un’occasione privilegiata per il rinnovamento dei miei confratelli, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dei salesiani cooperatori, degli ex-allievi, delle volontarie di Don Bosco, dei diversi gruppi della famiglia salesiana, ma anche per voi carissimi giovani. Allora io spezzerò la mia omelia in due parti. Prima abbiamo sentito un capolavoro perché è un capolavoro dal punto di vista letterario quel brano del Vangelo che ci è stato proclamato con la storia di Zaccheo. Allora una parola la devo dire perché è la parola di Dio, ma dopo un messaggio che Don Bosco vuole la-

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sciarci in occasione di questa grande manifestazione della famiglia salesiana del movimento giovanile salesiano. Allora il primo punto è questo bellissimo racconto che è una storia di conversione personale di un uomo capo dei pubblicani, esattore delle tasse, considerato un traditore perché un collaboratore dell’Impero Romano, un peccatore davanti agli altri e che si converte al Signore. Ma questa conversione come la manifesta?! Quando dice “Darò la metà di tutti i miei beni” e non dice che era un ladro, dice “E se ho fatto male a qualcuno, se ho rubato qualcosa, se… darò quattro volte”. Lui va oltre la giustizia, la giustizia chiedeva di dare il doppio. Dice quattro volte. Che cosa è accaduto? Un’apertura verso gli altri. Guardate che cosa fa l’incontro con Gesù. Ci fa aprire lo sguardo per scoprire gli altri, per vedere gli altri e specialmente i più poveri, e allora ci rende solidali. Da quel momento non è più la sua ricchezza quello che interessa, ma il bene degli altri. Ma vediamo. Che cosa dice che ha fatto Zaccheo. Dice prima di tutto che aveva un grande desiderio. Nella vita le persone che più valgono sono coloro che hanno grandi desideri perché i desideri si mettono lì, nei nostri piedi e ci fanno correre. Ci fa il desiderio superare i nostri handicap. Dice “Lui voleva vedere Gesù”. Questo è il grande desiderio: voleva vedere Gesù. Io mi auguro, cari fratelli e sorelle, cari giovani, che oggi ciascuno di voi possa dire “Voglio vedere Gesù”. E che cosa dice? Purtroppo aveva un handicap. Era di bassa statura. Ma chi prende il sopravvento? L’handicap o il desiderio? Il desiderio. Guardate che cosa dice il Vangelo di Luca: corse. Vuol dire che il desiderio mette ali nei nostri piedi, ci fa correre, non ci lascia lì dove eravamo prima. A niente serve che io dica “Voglio vedere Gesù se questo non mi fa correre”. Correre dove? In avanti perché viene attirato proprio dall’oggetto del suo profondo desiderio, vuole vedere Gesù. Corse avanti. Ma non basta correre avanti. Era piccolo di statura, non ci riusciva. Vede Insieme


un sicomoro, sale su in alto. Salire sull’alto. E allora queste sono le prime cose che fa Zaccheo. Lasciarsi guidare dal desiderio. Non lasciarsi condizionare dagli handicap. Cari giovani viviamo una situazione difficile in Italia, viviamo una difficilissima situazione critica finanziaria, economica, sociale nella Sicilia. Smettete di lamentarvi. A niente serve lamentarsi. Non lasciatevi rubare la vostra speranza. Sono handicap, è vero. Oggi la situazione non è quella di otto, dieci anni fa. Ma deve avere la meglio il desiderio. Correre avanti attirati da quanto dobbiamo fare. Io vi dico “Dovete mettere in gioco la vostra vita”. Dovete veramente scommettere sulle cose che valgono la pena vivere, e sono, come Zaccheo scopre, Gesù e gli altri. Che cosa fa Gesù? Sappiamo che cosa ha fatto Zaccheo: ha corso avanti ed è salito. Cosa fa una corsa in altezza? Dice che alza lo sguardo e contempla a quel piccolo uomo che è sull’albero, sul sicomoro, e lui forse pensava “Questo adesso mi condannerà perché sono stato un esattore di imposte, perché sono il capo dei pubblicani, perché sono agli occhi loro un traditore, un collaboratore dell’Impero Romano”. Gesù non lo condanna. Che cosa gli dice?! Una parola che Zaccheo mai si sarebbe immaginato: “Zaccheo scendi giù perché oggi devo essere ospite tuo a casa tua”. Guardate che cosa ci dice oggi Gesù a ciascuno di noi “Scendi, oggi voglio essere ospite tuo”. E Zaccheo di nuovo dice che subito scese pieno di gioia. Aveva cambiato la sua vita. Uno sguardo, un’unica parola di Gesù. Scende e dice “Scese pieno di gioia”. E che cosa fa? Crea un banchetto e la cosa più bella è che Gesù non soltanto entra nella casa di Zaccheo. Entra nella sua vita. Gesù entra nella nostra vita, entra nel nostro cuore. Alcuni avrebbero potuto dire “Ma Gesù è un accomodatizio, Gesù è un traditore. Adesso si mette dalla parte di Zaccheo”. Si, Gesù si mette dalla parte di Zaccheo, ma perché?! Per arruolare Zaccheo da parte sua. E di fatto Zaccheo si converte e dice: “Signore d’ora in poi darò la metà dei miei beni ai poveri, e se ho rubato a qualcuno darò quattro volte”. Guardate che cosa capita quando Gesù entra nella nostra vita e Insieme

nel nostro cuore. Ci mette dalla sua parte, ci fa scoprire gli altri e specialmente i poveri: “Darò la metà dei miei beni ai più poveri, e se ho rubato a qualcuno restituirò quattro volte”. É bello o non è bello questo brano del Vangelo?! Ma state a dormire, io sto qui cercando di riscaldare il cuore. É bello o non è bello? Grande è il nostro Dio. É grande il nostro Dio. Quando si sarebbe immaginato davvero Zaccheo che gli avrebbe, fissando lo sguardo, detto “Scendi in fretta che voglio essere ospite tuo”. Oggi abbiamo sentito allora un primo messaggio, il messaggio del Vangelo, e questo mi auguro che tutti noi lo abbiamo sentito, che abbiamo fatto nostri gli atteggiamenti di Zaccheo: far prevalere i desideri, non gli handicap. Questo mi auguro di ciascuno di noi. Non lasciarvi rubare la vostra gioia, la vostra speranza. Mettete in gioco tutti voi e vedrete che avremo una Sicilia che sarà veramente la corona della gemma non dell’Italia, non dell’Europa, non del mondo, di tutte le galassie conosciute e non conosciute ancora. Basta credere veramente nella forza della parola. Avete visto uno sguardo, un invito come ha cambiato la vita di un uomo. Così la cambia oggi. Bene, il secondo. Vi invito adesso a contemplare Don Bosco. Nel 2004 abbiamo, dopo tanti anni dal 1934 che Don Bosco era chiuso nella sua urna, abbiamo fatto un riconoscimento delle spoglie di Don Bosco. Io ero veramente commosso, tanto che ho detto: “Non voglio nessuno con me. Voglio restare solo davanti a Don Bosco”. Sono usciti tutti, mi hanno lasciato lì a Valdocco, e mi sono così messo davanti a Don Bosco e contemplavo il suo volto. Aveva sofferto molto prima di morire. Forse voi avete contemplato il volto di Don Bosco. È sere-

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no. Segnato sì dalle rughe proprie non soltanto dell’età, ma del dolore. Allora gli ho detto “Don Bosco dammi la mente come la tua. Una mente che mi permetta di vedere la realtà come tu l’hai vista, che sembrava che tu non volevi vedere altro che i giovani. Voglio vedere i giovani. Voglio vivere per loro. Voglio fare come te: essere un sognatore. Sognare nella felicità dei giovani”. Oggi perciò ti torno a dire “Dacci a tutti noi la tua mente, il tuo modo di guardare la realtà. Che siano occhi e sguardi per i giovani. Donaci un cuore come il tuo, grande come le sabbie del mare. Un cuore dove possano così avere posto tutti i giovani del mondo perché questo è quanto significa il tuo ‘dammi le anime’. In fondo hai vissuto dicendo questa preghiera ‘Dammi tutti i giovani del mondo, il resto lo puoi portare via’. Don Bosco dacci un cuore come il tuo. Che sappiamo amare i giovani, che li possiamo mettere al centro della nostra vita, delle nostre strutture, della nostra società, della Chiesa. Che possiamo imparare a spendere la nostra vita accanto a loro, facendoci compagni di strada, essendo come il buon pastore che cammina in mezzo al suo gregge per proteggerlo, che cammina avanti per indicare la strada, e che a volte va indietro per evitare che qualcuno lo disperda. Don Bosco dacci un cuore come il tuo. Dacci mani come le tue, mani operose che si sono date da fare proprio per fare realtà il sogno che tu accarezzavi nella mente e nel cuore. Facci sognatori ma facci anche realizzatori dei sogni. Che possiamo veramente trasformare la vita dei giovani che ci affidi. Che possiamo coinvolgere tante persone in questo grande sogno che è il sogno di Dio: vedere felici per sempre i giovani. Dacci piedi come i tuoi, quelli che non si accontentano di stare lì nelle strutture ad attendere che arrivino i ragazzi, ma che si mettono in cammino per andare a cercare i giovani lì dove loro ci attendono, lì dove loro hanno bisogno della nostra presenza, del tuo amore”. Don Bosco grazie per quanto sei stato. Grazie per quanto sei. Grazie per quanto oggi continui ad essere per noi, nel mondo e nella Sicilia. Benedici questa famiglia salesiana, la tua famiglia. Be-

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nedici questi giovani. Benedici la Sicilia e aiutaci a renderla casa per tutti, un posto dove tutti possano trovare il proprio posto. Don Bosco, grazie. Ti vogliamo bene.

Don Pascual Chávez festeggia i 40 anni di sacerdozio

Roma-Casa Generalizia — Con una messa solenne, celebrata l’8 dicembre, assieme a numerosi salesiani e alla presenza di molti membri della Famiglia Salesiana, Don Pascual Chávez, IX Successore di Don Bosco, ha festeggiato i suoi 40 anni di ordinazione sacerdotale, in una giornata che è stata tutta un inno di lode e ringraziamento a Dio per i doni che ha elargito al Rettor Maggiore.

Tra i tanti presenti ieri presso la Casa Generalizia dei Salesiani, sede dei festeggiamenti, si segnalano in particolare Madre Yvonne Reungoat, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), giunta con numerose consorelle del suo Consiglio; il Rettore dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), don Carlo Nanni; i direttori della comunità salesiana in Vaticano e delle opere di San Tarcisio e Gerini, oltre ai presuli salesiani card. Raffaele Farina e mons. Mario Toso. Insieme


Lettera dell’Ispettore

“Un Bimbo fa vibrare le corde della nostra vita”

Cari Amici, nel clima di intimità e di gioia del Natale vi raggiungo attraverso questo nuovo numero di “Insieme” in primo luogo per un affettuoso augurio di un Santo Natale e di un sereno Anno Nuovo. L’immagine augurale scelta per quest’anno propone una attualizzazione del Natale di Gesù nelle vicende umane che hanno coinvolto direttamente la Sicilia in questi ultimi mesi. Desidero augurarvi un Natale all’insegna della solidarietà, dei cuori aperti, dell’affetto e della preoccupazione che si riversano verso chi vive nella precarietà, sradicato dagli affetti, isolato dai legami di lingua e di cultura. L’Emmanuele, il Dio con noi, fa vibrare in noi le corde di un amore quotidiano, ordinario, semplice, ma profondamente vero che ci consente di sconfiggere il male, la tristezza, l’isolamento: “Tutti insieme abbiamo seguito lui il bimbo misterioso che solo può insegnare nuovamente a far vibrare tutte le corde della nostra vita”. Vi raggiungo anche per salutarvi e ringraziarvi. Sono giunto alla conclusione del mio mandato di ispettore e il giorno 4 gennaio 2014 consegnerò il testimone a Don Giuseppe Ruta a cui rivolgo, anche da queste pagine, il mio augurio più sincero e fraterno per un sereno e proficuo esercizio del compito di autorità e di governo dell’ispettoria. Ricordo con vivezza di particolari la trepidazione con cui ho intrapreso il mio servizio di ispettore nel settembre del 2008. Mi sono sentito accolto, accettato nelle mie capacità e nei miei limiti, circondato di affetto, di stima e di sincera comprensione. Sono stati anni belli e difficili e vi sono stati alcuni snodi di particolare complessità e sofInsieme

ferenza. Ritorno nella mia ispettoria di origine arricchito da una esperienza unica, molto intensa che mi ha totalmente coinvolto. Ho cercato di essere disponibile e di non fare sconti al mio tempo, alle mie energie fisiche e mentali. Ho imparato a vivere anche i momenti più laceranti nel cuore di Dio, affidando a Lui la mia incapacità, i miei sbagli, i miei evidenti limiti. Ho sentito tanto affetto e tanta comprensione sia da parte dei confratelli che da parte dei laici e, in modo simpatico ed affettuoso, da parte dei ragazzi e dei giovani che ho conosciuto in questi anni in ogni angolo della Sicilia. Ringrazio tutti indistintamente, vi porto nel cuore e nella mia preghiera quotidiana. Mi viene spontaneo trasmettervi, in questa ultima occasione, alcune percezioni della straordinaria esperienza che è stata per me il pellegrinaggio dell’urna di don Bosco dal 1 al 20 novembre 2013. Permettete un grazie affettuoso a don Marcello Mazzeo con cui ho condiviso ogni momento di una fatica che è stata ripagante al di là di ogni aspettativa. Forti sono state le emozioni e la constatazione dell’affetto palpabile da parte di tutti nei confronti del nostro Padre don Bosco. Ho avuto la sensazione che godesse, con quel suo sguardo sereno e condiscendente, di quell’assedio di popolo, di gioventù, di quell’incessante abbraccio, di quel benefico bisogno di essergli vicini, di stargli accanto, di toccarlo e di esserne toccati. Ho percepito che davvero don Bosco è di tutti, è un dono di Dio che appartiene alla Chiesa, alla Società, all’umanità tutta. Non abbiamo voluto e potuto monopolizzarlo! E qui colgo una grande sfida per il Movimento salesiano di Sicilia. Ripartire proprio da questa esperienza che in qualche modo ci ha cambiati tutti, per riprendere il volo, per ridare ali alla passione e all’impegno per l’educazione e l’evangelizzazione della gioventù. Pur nella

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sua serenità don Bosco ci ha provocati a non mortificare, ma a cogliere in pienezza il suo anelito: “Da mihi animas, caetera tolle”. Imponente è stato l’abbraccio dei giovani, di tanti giovani, forse anche di numerosi giovani lontani. Ci ha stupiti e commossi questo accorrere di tanta gioventù, soprattutto degli studenti, degli insegnanti, dei responsabili scolastici. Anche questa constatazione diventa immediatamente una sfida, una benefica provocazione a superare i confini, a volte ristretti delle nostre opere, delle nostre organizzazioni per riprendere i contatti con un territorio che ha bisogno di idee, di stimoli forti, di proposte, di progetti. La stanchezza, registrata anche dall’ultimo rapporto CENSIS, che alligna oggi nel tessuto della nostra società italiana, richiede una reazione forte. Non ci piega la crisi finanziaria, ma ci provocano i vuoti, la solitudine, la mancanza di desideri grandi. Don Bosco è venuto ad incoraggiarci, ma anche a richiedere il nostro impegno, il nostro sforzo di fantasia, di creatività. Sentiamo di poterlo e doverlo ripetere con lui, il nostro Padre con maggior concretezza e determinazione: “Nel cuore di Dio fino all’ultimo mio respiro”. Sono certo che molti lettori condividono questi pensieri e soprattutto sentono che il passaggio di don Bosco deve lasciare una traccia indelebile. Ci dobbiamo ritrovare nelle comunità, nelle opere, nelle nostre associazioni per dare concretezza operativa ai forti desideri che sono nati nel cuore e nella mente di tutti. La celebrazione del Bicente-

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nario è una opportunità per progettare e rendere vivo ed efficace nell’oggi il carisma di don Bosco. Non c’è tempo da perdere. Battiamo il ferro finché è caldo e lasciamoci coinvolgere da una passione che si è ravvivata, che non ci lascia tranquilli, che ci spinge. Molti giovani hanno percepito un richiamo forte nell’accostarsi a don Bosco. Alcuni addirittura si sono sentiti scossi e hanno percepito chiara la voce di don Bosco a stare con lui per sempre. Dobbiamo esserne consapevoli tutti, le nostre comunità, le CEP, i Consigli, gli animatori e gli operatori, le famiglie. Don Bosco ci ha convocati, ha scosso dall’interno la vita e la generosità di molti giovani. Il Buon Dio il suo lavoro lo sta già facendo, ma attende la nostra collaborazione, la nostra parte sia con la preghiera che con l’azione. C’è bisogno di accompagnatori, di compagni di viaggio amorevoli e discreti, di gente che si spende, di gente volonterosa sulla strada di Emmaus. Vale la pena, credo ripetere, magari cantandolo con il trasporto con cui l’abbiamo cantato dappertutto: “Don Bosco sei qui e stai chiamando me. Don Bosco sei qui ed hai fiducia in me…”! La fiducia di don Bosco ci contagia e ci incoraggia a credere nelle risorse infinite di quel Dio che in Gesù si è fatto uno di noi, per la nostra salvezza e la nostra felicità. Vi saluto affettuosamente, rinnovandovi l’augurio del Natale.

Insieme


Il Concilio Vaticano II e la Vita religiosa. Fedeltà e Rinnovamento

La 53a Assemblea Generale della CISM (Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori degli Istituti Religiosi e delle Società di Vita Apostolica maschili) si è svolta ad Abano Terme (PD) dal 4 all’8 novembre 2013 sul tema “Il Concilio Vaticano II e la vita religiosa: fedeltà e rinnovamento”. Il quotidiano “Avvenire” ha seguito costantemente i lavori, evidenziando alcuni elementi della ricca esperienza che ha visto coinvolti i Superiori Maggiori d’Italia, sollecitati dagli interventi di Membri dell’episcopato e di Studiosi dell’evento conciliare. Le giornate sono state scandite dalla preghiera liturgica ben curata, condotta dai PP. Benedettini e Francescani, dallo sviluppo della tematica dell’Assemblea e da alcuni itinerari artistico-spirituali all’Abbazia di Praglia il 6 pomeriggio e a Padova (Duomo e Museo, Abbazia di S. Giustina, Convento e Santuario di San Leopoldo Mandic). È stata particolarmente apprezzata la lectio divina mattutina su “Mosé e leadership” secondo la Parola di Dio, tenuta dal P. Benedettino Dom Sandro Carotta. Hanno presieduto l’Eucaristia, il Vicario generale della Diocesi di Padova, in sostituzione di Mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova (4 novembre), S.E. Mons. Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso (5 novembre), P. Luigi Gaetani, Presidente Nazionale CISM (6 novembre), S.E. Mons. Adriano Bernardini, Nunzio Apostolico in Italia (7 novembre, presso la Basilica S. Antoniio di Padova), e S.E. José Luis Rodriguez Carballo, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica (8 novembre). In apertura, il 4 novembre pomeriggio, il Presidente nazionale CISM, il Padre Carmelitano Luigi Gaetani, con la relazione Fedeltà e rinnovamento. Il Concilio cinquant’anni dopo, ha offerto lo sfondo su cui collocare gli interventi successivi e i lavori dell’AssemInsieme

blea. Non solo ha presentato i contenuti propri del Vaticano II «in relazione al mistero di Dio, alla Parola, al popolo di Dio, al mondo», ma ha messo in evidenza, citando il card. Martini e il card. Ballestrero, lo «stile» e il «tenore pastorale» che l’evento conciliare del XX secolo ha voluto inaugurare. P. Gaetani, auspicando il recupero deciso di una riflessione teologica solida sulla Vita Consacrata, ha messo in evidenza le sfide culturali che questa forma di vita spirituale si trova oggi ad affrontare, seguendo i solchi del Vaticano II, a partire dal «principio» originario e originante che sta alla base della riflessione e dell’ermeneutica conciliare: la riconsiderazione del Dio di Gesù Cristo che si è rivelato dentro il divenire della storia, e che, per tale motivo, questa “diviene” storia di salvezza. Il rinnovamento scaturisce proprio da questo ceppo, «perché, o il rinnovamento – ha affermato nella sua relazione il Gaetani – è coraggio di conversione e di trasformazione interiore o non sarà che un mutare pelle, assumendo una maschera o giocando al ribasso della qualità della vita». Il 5 novembre mattino, la Prof.ssa Sandra Mazzolini, della Pontificia Università Urbaniana di Roma, nella sua relazione «Come un albero germogliato da seme divino». L’ecclesiologia della Lumen gentium e il capitolo V De Religiosis, nel contesto dell’iter di elaborazione della Costituzione dogmatica e del profilo comunionale della Chiesa che ne è scaturito, ha richiamato i contributi agli schemi e al documento conciliare (l’Analiticus Conspectus, il Rapporto preparatorio e il prospetto sintetico), relativamente al tema della vita religiosa, nel cuore del misterium ecclesiae. Nonostante non vi fosse alcuna richiesta di approfondire il significato teologico della VC in fase preparatoria e le petizioni fossero quasi esclusivamente di carattere giuridico e canonico, lo schema del De Ecclesia portò ad una prima rifondazione cristologica ed ecclesiologica della VC che sarebbe

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FORMAZIONE

5 3a A s s e m b l e a G e n e r a l e d e l l a C I S M


FORMAZIONE

continuata nella fase post conciliare. Dai temi secondari quali l’“esenzione” e la semplificazione dell’abito, si è passati gradualmente ad approfondire il senso integrale della VC, del suo essere segno della vera natura della Chiesa, della sua dimensione carismatica ed escatologica. Nel pomeriggio del 5 novembre, Luigi Girardi, liturgista dell’Istituto di Pastorale liturgica “Santa Giustina” di Padova, ha relazionato sulla Sacrosanctum Concilium, commentando la rinomata espressione contenuta al n. 10: «La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza». La liturgia – ha detto il relatore – non è da considerare solamente un aspetto della riforma ecclesiale voluta dal Concilio, ma il momento privilegiato durante il quale la Chiesa è posta davanti a Dio che agisce nella celebrazione, divenendo così sorgente rigenerante. Girardi ha ricondotto a cinque le molteplici caratteristiche della riforma liturgica: pastoralità (partecipazione attiva, fedele e devota dell’assemblea), completezza (riforma generale comprendente tutti i rinnovamenti e modifiche precedenti), complessità (non solo un cambio di rubriche e ritualità, ma un’autentica e rifondazione teologica ed esistenziale), coerenza (tra i fondamenti, i principi e il piano formativo ed applicativo), cattolicità (liturgia “cifra” dell’unità della Chiesa che contempera la legittima pluralità di forme). A far luce sulla Gaudium et spes, in particolare sull’espressione contenuta nel n. 4, Scrutare i segni dei tempi ed interpretarli alla luce del Vangelo, è stato il prof. Giuseppe Ruggeri dello Studio “San Paolo” di Catania, nella mattinata di giorno 6 novembre. La tipica espressione evangelica di Mt 16,4 è stata esaminata nella sua genesi storica e nel dinamismo conciliare sia nella fase preparatoria e celebrativa, sia successiva ai lavori. Nell’ermeneutica dei “segni dei tempi” – ha affermato il relatore – non si parte mai da una teoria (teologica o sociologica), fosse pure da una dottrina frutto di un accumulo plurisecolare di sapienza, ma da una percezione provocata da un impegno, in una praxis che comporta ed esige, al proprio interno, riflessione e discernimento evangelico.

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Nel dibattito seguito all’intervento si sono tirate alcune conseguenze per la VC. Il Concilio Vaticano II: ermeneutiche a confronto è stata la relazione tenuta nel pomeriggio del 6 novembre, dal carmelitano P. Bruno Secondin, della Pontificia Università Gregoriana. Offrendo alcune chiavi interpretative del Concilio, in parte già presenti prima della celebrazione dell’evento, il relatore ha sostenuto la compresenza di vari modi di esprimere la receptio del Vaticano II, oscillando da un estremo tradizionalista e nostalgico, fino all’estremo opposto, progressista ed aperto a nuove esperienze, a nuovi linguaggi, a nuovi modelli. In modo specifico, il relatore ha messo in luce «lo stile conciliare di ascolto e di discernimento». Con il sostegno dello Spirito e guardando con speranza il futuro, – ha poi affermato – c’è ancora protagonismo per la VC, a condizione che essa smetta di essere autoreferenziale, oscillando unicamente «tra il narcisismo consolatorio, l’archeologismo folclorico e le paure apocalittiche di numeri e pubblica presenza». Infatti, se è vero che «Dio ci aspetta alle radici» (Rilke), allora «ritornare al Concilio – secondo il relatore carmelitano – vuol dire […] ritrovare la stagione dell’invenzione e della provvisorietà esplorativa. Vuol dire anche mettere in gioco il discernimento corale sui megatrends più evidenti dei nuovi scenari. Vuol dire porsi, come il Concilio, di nuovo in ascolto empatico della storia che ribolle e delle angosce dei contemporanei. Vuol dire non vivere a cespuglio, impauriti del caos sociale e culturale, ma uscire allo scoperto, per abitare gli orizzonti ampi, dove soffia il vento dello Spirito, cessando di fare strani esercizi di sopravvivenza». Il 7 novembre si è svolta la “Conference’s Day”, con la comunicazione del Segretario Generale P. Fidenzio Volpi su La «polis» dei Religiosi e la crisi economica. Con un afflato appassionato e incisi pratici, il Padre cappuccino ha fatto riferimento agli effetti provocati dall’attuale crisi che non è solo di natura economica, ma anche politica, sociale ed ecologica, e quindi «globale». Se non nasconde il suo volto drammatico, la crisi che attraversiamo, oltre ad essere un evidente rischio, può offrire l’opportunità di fare un Insieme


Insieme

za le tre colonne per il rinnovamento della VC. Esse sono: la dimensione spirituale (la mistica), ponendo Gesù Cristo al centro; la dimensione comunitaria (la vita fraterna), come profezia in atto e primo modo di evangelizzare, attraverso uno stile più umano e comunicativo, fatto di fiducia e discrezione; la dimensione apostolica (la missione), perché tutta la VC, anche la forma claustrale, come recentemente ha ricordato Papa Francesco, è una vita per gli altri. A conclusione, i partecipanti appartenenti a vari Ordini e Congregazioni sono stati invitati a chiamarsi e a guardarsi l’un l’altro, a vivere il momento storico con gioia e speranza, sostenuti dalla testimonianza dei martiri, membri della VC, veri portatori di futuro, cogliendo l’opportunità di consegnare la propria esistenza e alimentando il coraggio di dare e ricevere perdono. Nella consapevolezza che la VC è «consustanziale» alla vita della Chiesa, secondo le parole di Benedetto XVI, il Segretario della Congregazione ha invitato a puntare all’essenziale e a continuare con rinnovata audacia il cammino di rinnovamento e di innovazione. Il Presidente, p. Gaetani ha affidato ai partecipanti il Messaggio finale in sette punti che tenta di concretizzare maggiormente l’appello alla fedeltà e al rinnovamento, riferendosi in modo particolare alla responsabilità nei confronti delle nuove generazioni e alla riconsiderazione della povertà secondo le indicazioni offerte da Papa Francesco alla Chiesa e in particolare alla VC. A cinquant’anni dall’apertura del Concilio e in preparazione al prossimo Convegno ecclesiale di Firenze (In Gesù Cristo il nuovo umanesimo, 2015) questa consegna finale ha il sapore della fedeltà evangelica e il gusto di esplorare nuove vie per la VC. Con la Celebrazione eucaristica si è conclusa la mattinata e l’Assemblea CISM, nell’attesa di avere tra le mani gli Atti che raccolgono relazioni e interventi, per una rivisitazione della tematica e allo scopo di poter condividere questa esperienza con le comunità di appartenenza da parte di chi ha avuto la gioia e la fortuna di partecipare. Do n Gi us eppe R ut a

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FORMAZIONE

salto di qualità e di crescita, «di discernimento e di nuova progettualità» come alcuni esperti e studiosi hanno messo ben in evidenza. La relazione in programma nella seconda mattinata su Recenti problematiche politico-economiche degli Istituti di Vita Religiosa, affidata a P. Francesco Ciccimarra, Presidente AGIDAE e docente presso l’Università Pontificia Urbaniana, non si è svolta a motivo di una sopraggiunta indisposizione. La giornata conclusiva dell’Assemblea, 8 novembre mattina, è stata scandita dalle conclusioni del Presidente e dalla relazione dell’Arcivescovo José Luis Rodriguez Carballo, Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. La sua relazione a braccio è stata incisiva e puntuale. Alla domanda “Dove va la VC?”, egli ha presentato la posizione dei pessimisti (“tutto va male”), degli ottimisti (“tutto andrà bene”) e dei realisti che prendono atto del momento di crisi, colto come opportunità di discernimento e di decisione. Il criterio determinante in questa situazione viene offerto dal documento VC al n. 73, che invita i religiosi a «distinguere ciò che viene dallo Spirito da ciò che gli è contrario (cfr. Gal 5, 16-17.22; 1 Gv 4, 6)». Non è possibile mettere pezze nuove su un vestito vecchio, – ha incalzato Mons. Carballo – come non basta essere fedeli (che sarebbe già un buon risultato, viste le controtestimonianze presenti anche nella VC). Occorre, infatti, una fedeltà creativa, una nuova significatività evangelica che punti maggiormente all’essere, più che al fare, o meglio ad un fare illuminato, più che a un fare-per-fare. All’autorità religiosa oggi è richiesta lucidità per analizzare profondamente la realtà, visione di futuro (mission) che metta in gioco risorse di fantasia e creatività, audacia che consiste nel correre il rischio, nell’osare di più, perché chi va avanti può sbagliare, ma chi non va avanti, sbaglia già in partenza. In questo senso, occorre passare dalla mera collaborazione all’interdipendenza per leggere, discernere e agire insieme come consacrati. La prima funzione della CISM – a vari livelli – dovrebbe essere proprio questa. Mons. Carballo ha messo poi in eviden-


FORMAZIONE

Ordinazione Sacerdotale

Ordinazione Sacerdotale di Don Cristian Calì Konan

Sabato 28 settembre 2013 è stato ordinato sacerdote Don Christian Calì Konan nella Chiesa parrocchiale S. Chiara D’Assisi in via Giuseppe Crispi alla Noce (Palermo). L’Eucarestia è stata presieduta da Sua Em. Rev.ma Card. Paolo Romeo. La messa è iniziata alle 17.30, in una chiesa affollata tra confratelli, giovani, parrocchiani e da molte persone venute da tutta la Sicilia. Si respirava un clima di grande commozione e di gioia, soprattutto nel momento del ricordo di mamma Delphine molto devota e con il desiderio nel cuore di vedere il figlio diventare sacerdote. Padre Francesco, il parroco della Chiesa S. Chiara ricorda, prima di tutto l’amicizia che lo lega a don Christian e a mamma Delphine e la gioia dei giovani della parrocchia che si sono mobilitati per preparare e vivere ogni singolo momento della Celebrazione... Erano presenti alla concelebrazione oltre ai numerosi confratelli, diversi sacerdoti di Palermo e di altre Diocesi. Hanno annimato la celebrazione il coro della parrocchia e il coro degli Ivoriani, con l’aiuto di don Arnaldo Riggi che ha diretto l’assemblea. Non potevano mancare a questo evento, i due Ispettori don Gianni Mazzali e don Pippo Ruta che hanno condiviso con tutti

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noi questo momento meraviglioso e indimenticabile... Terminata la funzione don Christian è stato accolto nel chiostro all’esterno della Chiesa, tra applausi, abbracci e canti. Dopo la Celebrazione Eucaristica vi è stato un momento di fraternità e di condivizione all’istittuto Gesù Adolescente di Palermo in via Di Blasi. La Domenica 29 settembre 2013 alle 11:00 don Christian ha presieduto per la prima volta l’Eucaristia a Gesù Adolescente. Alle 17:00 don Christian ha presieduto l’Eucaristian con tutta la comunità africana nella Chiesa dell’Oratorio S. Chiara a Ballarò (Piazza S. Chiara)... Non mi resta che dire: “Grazie don Christian e grazie a tutti...”. “Buon Natale e Felice Anno Nuovo!!!”.

Insieme


Ordinazione diaconale di Don Arnaldo Riggi

Il 24 Novembre scorso l’ispettoria tutta ha celebrato un momento di grazia nello Spirito Santo, lodando il Padre per aver chiamato il confratello Arnaldo Riggi a seguire il Cristo nell’ordine diaconale. Un momento di grazia, anzitutto, per tutti i confratelli siciliani che hanno visto crescere e maturare Arnaldo e che adesso lo hanno accompagnato in questo momento così importante; un momento di grazia per la Famiglia Riggi, in modo particolare papà e mamma, che hanno donato il proprio figlio al Signore e stanno già ricevendo il premio promesso da Gesù nelle tante emozioni vissute e nelle benedizioni accolte; un momento di grazia per i tanti giovani e amici che nel corso degli anni lo hanno conosciuto ed amato e che adesso godono delle primizie del suo ministero diaconale. La celebrazione, che ha avuto luogo nella Parrocchia Stella Maris a Minissale (Messina), è stata presieduta dall’arcivescovo metropolita, Mons. Calogero La Piana, e ha visto la partecipazione di tanti confratelli dell’ispettoria, di molti sacerdoti diocesani e di tantissimi fedeli convenuti dalla Sicilia tutta per far da corona ad Arnaldo in questo momento così speciale, che ha assunto un tono fortemente vocazionale, oltre che per il forte impatto emotivo tipico di queste celebrazioni, anche per la felice concomitanza della conclusione dell’Anno della Fede, indetto da Papa Benedetto XVI e concluso da Papa Francesco. A conclusione della celebrazione, nel ringraziare tutti e in modo particolare la sua comunità del San Tommaso di Messina, Arnaldo ha voluto riportare le parole che, nel Vangelo di Luca, Cristo rivolge al cieco : “Abbi di nuovo la vista. La tua fede ti ha salvato”, ringraziando Gesù per avergli donato degli occhi nuovi, gli occhi di Don Bosco, il quale, nel suo nuovo ministero, gli è guida e maestro per “vedere”, servire e amare i gioInsieme

vani e condurli alla salvezza. Dopo la Celebrazione, i giovani dell’Oratorio parrocchiale hanno voluto offrire a tutti i presenti un momento di agape fraterna e un nutrito buffet, per far festa insieme a don Arnaldo.

Professione religiosa di C r i s t ia n F i li p p o S c u d e r i Si è svolta presso la Cattedrale di Messina in data 15 novembre 2013, dinanzi all’Urna con le Reliquie di Don Bosco, e durante la celebrazione eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo di Messina, Mons. Calogero La Piana, la professione perpetua del giovane confratello salesiano don Cristian Filippo Scuderi, nelle mani del sig. Ispettore don Gianni Mazzali e alla presenza del nuovo Ispettore don Pippo Ruta e di tantissimi giovani e adulti, provenienti da tutta la Città di Messina e provincia. «L’emozione vissuta – scrive don Cristian – è stata accentuata dall’aver ricevuto dal Signore la grazia di poter professare i miei voti perpetui davanti all’Urna contenente la reliquia di Don Bosco».

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FORMAZIONE

Ordinazione Diaconale


FORMAZIONE

Incontro Tirocinanti al “S. Tommaso”

Il coraggio di ascoltarsi, di ascoltare e di essere ascoltati

Il 30 novembre e 1 dicembre si è svolto, presso i locali della comunità salesiana del “S. Tommaso”, il primo incontro di formazione dei confratelli tirocinanti della nostra Ispettoria assieme ai giovani confratelli tirocinanti dell’Ispettoria Meridionale. Incontro voluto fortemente dai due vicari ispettoriali: d. Lillo Montanti (Isi) e d. Angelo Santorsola (Ime). Oltre ai confratelli Tirocinanti e ai vicari, preziosa è stata la presenza di d. Luis Roson, decano della facoltà di Filosofia dell’UPS che dal noviziato segue con cura e con fraterna e paterna amicizia il cammino formativo, personale e spirituale dei confratelli in formazione. Attualmente i tirocinanti della nostra Ispettoria sono 3 di cui uno al secondo anno (Alfredo Michele Calderoni – nella comunità di Messina Giostra) e due al primo anno (Dario Spinella a Palermo S. Chiara e Alberto Anzalone a Palermo Gesù Adolescente); anche l’Ispettoria Meridionale ha 3 confratelli tirocinanti di cui 2 al secondo anno (Giuseppe Russo a Salerno e Alessandro Maria Lemmo a Napoli – Vomero) e uno al primo anno (Antonio Campo a Napoli – don Bosco). Tema centrale dell’incontro è stato “L’Ascolto”. Nel pomeriggio del 30 ci si è soffermati, guidati dalle riflessioni di d. Luis, sull’ascolto di sé e l’importanza della conoscenza di se stessi, dell’autoanalisi e il difficile percorso dell’introspezione. Successivamente si è focalizzata l’attenzione sul “Bisogno di essere ascoltati” e le “Regole del buon ascolto” come modalità per ‘sentirsi più integri, più compiuti, più leggeri’ ma anche per rendere un servizio migliore ai giovani che spesso, nei nostri luoghi di apostolato, ci chiedono ascolto e comprensione che con una parola diciamo ‘Comprensione emotiva’ o meglio ancora Empatia. Il dopo-cena è stato un tempo prezioso per poter ascoltare le testimonianze di ciascun tirocinante, in cui è emersa la preziosità del tempo che si sta vivendo, dovuta anche al tipo di incarico che si svolge, ma

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anche la bella opportunità di sentirsi partecipi e corresponsabili nella comunità in cui ci si trova. Non mancano le difficoltà nelle nostre comunità e nel cammino dei giovani chierici, ma il Signore sa farci vedere con occhi nuovi e con uno sguardo di fede anche le difficoltà. Accorgersi delle cose che non vanno è facile per tutti, ma soffermarsi sul bene che si fa, sui ‘piccoli semi che crescono e apprezzarne la bellezza e il profumo è più difficile ma porta più frutti e soprattutto da vigore e fondamento alla nostra gioia e ottimismo! La mattinata del 1 Dicembre ci si è soffermati su “Gli ostacoli del buon ascolto”, sull’importanza dell’ Ascolto “dialogico” e sul fatto che noi “Siamo colloquio e udiamo l’uno dall’altro” come dice F. Holderlin. Infine l’incontro si è concluso con la Celebrazione Eucaristica nella Comunità dei Salesiani di Messina - Giostra e con il pranzo nella Comunità del S. Tommaso. I confratelli tirocinanti ringraziano di cuore i due Vicari d. Lillo e d. Angelo, quest’ultimo, dopo essere stato maestro di noviziato dei 6 tirocinanti, continua ad essere punto di riferimento per il loro cammino formativo e spirituale con la sua costante e paterna amicizia. Un grazie particolare, oltre alla comunità del S. Tommaso e quindi al direttore d. Franco Di Natale, va a d. Luis Roson che, nonostante i suoi innumerevoli impegni, ha reso denso di contenuti mirati questo incontro di formazione, gradito ancor di più dai giovani chierici soprattutto per il tempo che ha dedicato ai ‘colloqui personali’. Prossimi appuntamenti dei tirocinanti saranno: l’incontro con tutti i tirocinanti d’Italia a S. Tarcisio nel mese di febbraio e l’incontro nel mese di Maggio solo per i tirocinanti Isi e Ime. I ti roc ina nti

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Diario di bordo della PG

L’inizio dell’anno è sempre un periodo molto intenso per le attività di Pastorale Giovanile e del Movimento Giovanile Salesiano. Dopo la programmazione ispettoriale vissuta a fine agosto è stato avviato un grande lavoro di coinvolgimento e di programmazione nei vari organismi e livelli di animazione della nostra ispettoria. Nei primi giorni del mese di settembre nelle varie zone MGS (Catania, Centro Sicilia, Messina e Palermo) sono stati realizzati gli incontri zonali di programmazione circa le attività del nuovo anno a livello ispettoriale e zonale. Sono stati realizzati 3 incontri di consulta regionale del Movimento Giovanile Salesiano realizzati a settembre, a ottobre e a dicembre. Questi incontri realizzano una molteplicità di obiettivi; primeggiano la preparazione e verifica del forum educatori, la festa regionale della Sicilia salesiana tenuta il 3 novembre a Catania e il Meeting Adolescenti che si svolgerà dal 2 al 4 novembre. Una quarantina di giovani animatori provenienti dagli oratori della Sicilia coordinano tutto questo grande movimento ispettoriale maturando nel senso di appartenenza e di corresponsabilità. Sono state realizzate molteplici equipe della Missione Salesiana (chiamata ad animare la vita e la missione dell’ispettoria Sicula) ed equipe di Pastorale Giovanile congiunta con le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tutte le equipe che animano i vari percorsi ispettoriali (GR Leader, GR Ado, GR Discernimento, GR Scelta, Scuola di Mondialità) si sono incontrate per programmare le varie tappe dei percorsi Il 12 e 13 ottobre a Roma si è celebrata la consulta nazionale del MGS Italia con l’obiettivo di verificare la bellissima esperienza del Confronto Nazionale svolto a Torino nella precedente estate e per confrontarsi sui prossimi passi del MGS a livello italiano ed europeo. Il 12 ottobre a Siracusa si è celebrata la Giornata Regionale dei Giovani, un bellissiInsieme

mo evento ecclesiale vissuto insieme a tutti i giovani delle varie diocesi accompagnati dai loro vescovi in occasione del 60° anniversario della lacrimazione della Madonna delle Lacrime di Siracusa. Tra ottobre e dicembre sono partiti i vari percorsi ispettoriali per le varie fasce di età. Dal 19 al 23 ottobre a Torino il delegato mondiale della Pastorale Giovanile ha convocato tutti i delegati ispettoriali di Pastorale Giovanile per una verifica del lavoro svolto nel sessennio e soprattutto per presentare un nuovo testo (che diventerà poi percorso formativo) attorno al nuovo quadro di riferimento per la Pastorale Giovanile della Congregazione. In un articolo successivo ci sarà presentato nel dettaglio questo importantissimo incontro. Un capitolo a parte sarà dedicato alla peregrinazione dell’urna che ha impegnato la nostra Sicilia dal 1 al 20 novembre con momenti di grande partecipazione, intensità spirituale e umana, segno della benedizione da parte di Dio e di don Bosco della nostra terra di Sicilia.

Pro ssimi appunt amen ti – Dal 2 al 4 gennaio 2014 si terrà il tradizionale Meeting Adolescenti per ragazzi dai 14 ai 18 anni, una tre giorni di formazione sul tema della Spiritualità Giovanile Salesiana e del Movimento Giovanile Salesiano che si terrà ad Acitrezza. – Dal 7 al 10 gennaio 2104 a Roma si terrà il convegno nazionale per parroci e incaricati di oratorio sul tema della pastorale familiare come “nuova frontiera” che il CG23 ci ha consegnato. – Dal 18 al 19 gennaio si terrà l’incontro di scuola di Mondialità, animato dal VIS Sicilia. – Dal 25 al 26 gennaio si terrà l’incontro del GR Leader e del GR Discernimento. – Dal 1 al 2 febbraio si terrà l’incontro del GR Ado.

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PASTORALE GIOVANILE

Esperienze Ispettoriali


PASTORALE GIOVANILE

– Dal 15 al 16 gennaio si terrà l’incontro di scuola di Mondialità animato dal VIS Sicilia.

– Dall’8 al 9 marzo si terrà l’incontro del GR Scelta.

– Dal 22 al 23 febbraio si terrà l’incontro del GR Scelta.

– Dal 21 al 23 marzo si terranno gli Esercizi Spirituali Adolescenti.

– Il 22 febbraio inizierà il Capitolo Generale della Congregazione Salesiana.

– Dal 29 al 30 febbraio si terrà l’incontro del GR Leader.

– Dal 1 al 2 marzo si terrà l’incontro del GR Discernimento.

– Dal 4 al 7 aprile si terranno gli Esercizi Spirituali Giovani. Don Ma r c e ll o M a zze o

Forum Educatori - 22 settembre 2013

Nel cuore di Dio... fino all’ultimo mio respiro

Attingiamo all’esperienza spirituale di Don Bosco per camminare nella santità secondo la nostra vocazione. Domenica 22 settembre 2013 presso l’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice sito a Catania in via Caronda si è celebrato il tradizionale appuntamento del Forum Educatori. Evento ispettoriale che all’inizio di ogni anno educativo pastorale vede ritrovarsi insieme tutti coloro che nell’ambiente educativo dell’oratorio, della parrocchia e delle comunità alloggio, svolgono il ruolo di educatore e si impegnano nella missione di educare ed evangelizzare i ragazzi e giovani: animatori di gruppi, allenatori, catechisti, famiglie, dirigenti delle associazioni, educatori delle case famiglia. E anche questo anno 700 educatori provenienti da tutta la Sicilia salesiana hanno accolto l’invito a ritrovarsi insieme per dare l’avvio ufficiale al nuovo anno. Dopo l’accoglienza e l’animazione curata dal gruppo giovanile dell’oratorio san Filippo Neri sito a Catania in via Giuffrida e la preghiera iniziale curata dalle Figlie di Maria Ausiliatrice di via Caronda, è stato dato il benvenuto alle madre visitatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice che in questo anno farà la visita canonica presso l’ispettoria FMA e che ha dato il pensiero di buongiorno ai convenuti.

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Subito dopo don Marcello ha presentato la proposta educativo pastorale per i ragazzi, giovani, educatori e consacrati per il nuovo anno che sottolinea l’importanza di fissare la nostra vita nel cuore di Dio rinnovando la dimensione spirituale del nostro itinerario personale e comunitario e della missione giovanile. Alcune immagini hanno aiutato a cogliere il senso della tematica che ci invita ad approfondire il nucleo del III anno di preparazione al bicentenario della nascita di don Bosco che affronta il tema della sua spiritualità. Concluso questo percorso di approfondimento tematico ci siamo ritrovati in chiesa per la celebrazione eucaristica presieduta dall’ispettore e animata dai ragazzi dell’oratorio FMA di Bronte. Dopo la celebrazione eucaristica i partecipanti si sono suddivisi in alcuni laboratori attraverso i quali approfondire il tema annunziato al mattino. Il laboratorio sulla Spiritualità del Quotidiano guidato da Sr Maria Grazia Tripi, il laboratorio sulla Spiritualità dell’ottimismo e della gioia guidato da Don Domenico Luvarà, il laboratorio sulla Spiritualità dell’incontro con il Signore guidato da Don Pippo Ruta, il laboratorio sulla SpiInsieme


D on M a r c el lo Ma z ze o

Harambée 2013 - Come ti cambia! Il mese di settembre da un po’ di anni è sempre stato il mese dell’Harambée, evento nazionale dell’animazione missionaria salesiana che coinvolge ogni anno circa 400 giovani proveniente dalle varie Ispettorie d’Italia. Quest’anno l’Harambée, per noi della Sicilia, è stato particolare. Un piccolo ma significativo gruppo di giovani siciliani si è stretto attorno a Manuela Prestianni, nata e cresciuta a Bronte (CT), che il 16 dicembre partirà in Madagascar per otto mesi di volontariato internazionale. Lei, come altri giovani volontari partenti, ha ricevuto il crocifisso missionario dal Rettor Maggiore, du-

rante la celebrazione eucaristica nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Manuela da quando era piccola vive all’insegna dello stile salesiano: scuola dell’infanzia, PGS e poi animazione nella casa delle FMA di Bronte. L’impegno salesiano è cresciuto con lei. Ha fatto parte della consulta regionale e nazionale del Movimento Giovanile Salesiano e ha svolto il suo servizio civile presso la nostra sede dell’Ispettoria. Da tre anni ha frequento la nostra Scuola di Mondialità e l’anno scorso ha vissuto la sua prima esperienza missionaria in Albania. Quella esperienza gli ha lasciato un sapore nuovo e la voglia di donarsi di più, fruttando anche le sue competenze professionali di ostetrica. Così è nata la proposta e poi la concreta realizzazione della sua prossima missione in Madagascar. A nome di tutti i giovani del VIS Sicilia e della Scuola di Mondialità gli auguro una ricca esperienza personale, spirituale e professionale. Do n D o m e n i c o L uv a r à

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PASTORALE GIOVANILE

ritualità della comunione ecclesiale guidato da Don Dario Spinella e don Alberto Anzalone, il laboratorio sulla Spiritualità del servizio responsabile guidato da Mimmo Monaco, il laboratorio sulla Carità pastorale guidato da Sr. Gina Sanfilippo, il laboratorio sul Sogno dei 10 diamanti guidato da Don Enzo Sciacchitano, il laboratorio sugli Itinerari di educazione alla fede guidato da Sr. Assunta, il laboratorio sulla Catechesi guidato da Sr Anna Aleo, il laboratorio sulle Famiglie in crisi guidato da Don Angelo Grasso, il laboratorio sulla Comunità alloggio guidato da Sr. Nella. Alla conclusione dei laboratori i partecipanti si sono ritrovati in palestra per vedere il musical sulla proposta formativa elaborato e realizzato dagli adolescenti che in estate hanno partecipato ai campi animatori, un percorso artistico che ha ripreso e approfondito il tema generale del forum. L’esperienza si è conclusa con l’annunzio dei più importanti momenti dell’anno pastorale, con la buona notte dell’ispettrice e con la preghiera finale.


PASTORALE GIOVANILE

Convegno Nazionale a Roma

Famiglia e scuola-cfp: la strada del dialogo

Non c’è Pastorale giovanile senza Pastorale familiare: è la convinzione maturata dai circa 100 coordinatori pastorali della scuola e dei centri di formazione professionale (CFP) salesiani al termine del Convegno nazionale tenutosi presso la Casa Generalizia dei Salesiani nei giorni 8-10 novembre 2013. Nel sessennio 2008-2014 è questo il 3° convegno del settore, dopo “Educare e evangelizzare nei contesti della scuola e della FP salesiana” (2009) e “Necessità di convocare nei contesti della scuola e della FP salesiana” (2011). Il convegno ha preso le mosse da una accurata e variegata indagine sociologica, commissionata dal Centro Nazionale Opere Salesiane – Scuola e Formazione Aggiornamento Professionale (CNOS-FAP) e curata dall’Università Pontificia Salesiana, a livello di tutte le scuole e CFP gestiti dai Salesiani in Italia sul rapporto tra le famiglie e gli istituti educativi salesiani. Ad aprire le attività è stato Don Pier Fausto Frisoli, Consigliere per l’Italia e Medio Oriente, che ha parlato delle molteplici motivazioni per cui le famiglie scelgono le scuole o i CFP salesiani – bisogno di custodia, garanzia di un’istruzione vincente, assenza di fattori ritenuti disturbanti, migliore professionalità in vista di un lavoro, ambien-

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te ordinato e disciplinato, garanzia di uno studio serio, tradizione familiare… – e ha sottolineato l’importanza di valorizzare questi interessi delle famiglie per portarle a conoscere e condividere il Progetto Educativo Salesiano. Largo spazio è stato dedicato all’elaborazione di nuove linee di Pastorale familiare. Il prof. Luigi Pati dell’Università Cattolica di Brescia ha ricordato l’importanza di recuperare nei centri educativi salesiani la “soggettività educativa della famiglia” con la sua competenza educativa, proprio perché la famiglia è luogo primario di educazione e di relazione di ogni persona. Educare i giovani “con la famiglia e alla famiglia” ha riassunto. A conclusione delle 3 giornate il coordinatore del convegno, ha ricordato la nuova prospettiva con la quale si dovrebbe operare all’interno delle comunità educative: considerare la Pastorale Giovanile come un ambito della Pastorale Familiare, non viceversa. È questo un cambio di prospettiva nel lavoro dei coordinatori del settore: si tratta di restituire la responsabilità educativa alla famiglia e accompagnarla in un rapporto di interazione. Da: ANS, Roma 18 novembre 2013.

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Si vede... si sente... DON BOSCO È QUI... presente

Domenica 3 novembre 2013 presso il PalaCatania oltre 4000 giovani e membri della Famiglia Salesiana si sono ritrovati per la grande festa della Sicilia salesiana. Un evento senza precedenti che ha visto insieme i ragazzi, i giovani, gli adulti, le famiglie, i consacrati e tutti i membri della Famiglia Salesiana di Sicilia per dare il benvenuto ufficiale alla reliquia con l’urna di san Giovanni Bosco. La straordinarietà dell’evento è stata rafforzata dalla presenza di don Pasqual Chavez, Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana e segno di unità e di convergenza di tutta la Famiglia Salesiana. Dopo l’accoglienza iniziale, i partecipanti sono stati accolti nel palazzetto dal CGS Miaramandeha che ha animato la giornata attraverso canti e balli, tutti i gruppi che arrivavano presso la struttura agitando lo scalda collo con la scritta “Don Bosco è qui”, gadget della giornata, e con manifesti, cartelloni, magliette e quanto altro i vari gruppi hanno voluto portare con se per dire: noi eravamo presenti. Dopo l’accoglienza iniziale i presentato-

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ri, Manuela Prestianni e Vincenzo Cascino, ci hanno introdotto al tema della giornata attraverso momenti allegri e seri e ..un po’ di magia; è stato infatti grazie ad un gioco di magia che i due presentatori hanno fatto “apparire” il Rettor Maggiore che è comparso da un lenzuolo che poco prima aveva avvolto un giovane e che, poco dopo, aveva

svelato il nostro amato Rettor Maggiore. Tutto il palazzetto lo ha accolto con un grande boato di festa e di accoglienza. Dopo aver ascoltato il pensiero di don Pasqual e il saluto del sindaco della Città di Catania, è stato avviato uno dei momenti più importanti della giornata e cioè la presentazione del tema formativo che è stato realizzato attraverso un momento artistico-simbolicospettacolare realizzato da tantissimi gruppi provenienti da varie parti della Sicilia che ci hanno aiutato a sottolineare la Spiritualità e la Missione di don Bosco, approfondendo alcuni aspetti della sua personalità carismatica e in particolare la dimensione del servizio, la prospettiva pasquale della speranza, la sua capacità di incontrare gli altri e creare relazioni e la sua dimensione interiore di preghiera intensa e relazione profonda con Dio. È stato all’interno di questo momento di spettacolo che è stata portata la reliquia

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PASTORALE GIOVANILE

Festa della Sicilia Salesiana


PASTORALE GIOVANILE

con l’urna di don Bosco; un momento di grande festa e gioia che si è subito trasformato in un momento di forte intensità e preghiera intima con un profondo silenzio orante da parte di tutti i partecipanti. Spettacolo realizzato dai giovani della casa delle FMA di Biancavilla, dell’oratorio di Alcamo, della scuola di Palermo Ranchibile, del CGS di Pedara e dell’oratorio di Trapani. Alla fine dello spettacolo formativo è stata celebrata l’eucarestia presieduta dal Rettor Maggiore e animata dal coro salesiano della città di Messina; celebrazione eucaristica che ha proposto un fortissimo momento di preghiera ed emozione vissuta durante l’omelia del Rettor Maggiore che, avvicinandosi all’urna di don Bosco e toccandola, ha rivolto una preghiera personale e collettiva a nome di tutti, orientando il nostro cammino e chiedendo per tutti lo stesso cuore, la stessa mente, le stesse mani e gli stessi piedi di don Bosco per essere anche noi don Bosco oggi qui. Alla fine della celebrazione eucaristica i partecipanti hanno vissuto un tempo gestito personalmente tra le tante opportunità proposte all’interno della struttura del PalaCatania: laboratori formativi (proposti dalla Famiglia Salesiana), stand ricreativi (animati dai giovani di vari oratori della Sicilia e

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dalla PGS ) e soprattutto la possibilità di avvicinarsi personalmente all’urna di don Bosco attraverso un momento di visita personale della sua reliquia. Al termine dei vari stand e laboratori ci siamo ritrovati tutti insieme per continuare a riflettere sul messaggio che don Bosco continua a donarci attraverso un altro momento artistico e simbolico organizzato dagli animatori at work attraverso il quale ci sono stati consegnati alcuni impegni che ogni partecipante è chiamato a vivere quotidianamente per essere segno e portatore dell’amore di don Bosco: accogliere tutti e sempre, andare incontro ai ragazzi e non restare fermi nelle nostre strutture, vincere la tendenza al pessimismo e allo scoraggiamento aprendosi ad un atteggiamento cristiano di speranza e positività, scoprire e vivere il progetto vocazionale che Dio ha per ognuno di noi. La festa si è conclusa con un intenso momento di preghiera animato dalla Famiglia Salesiana, con alcuni avvisi e i ringraziamenti per tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita della giornata. Con un medley di canti a don Bosco abbiamo salutato la reliquia di don Bosco che ha continuato la sua peregrinazione in giro per la Sicilia raggiungendo la città di Siracusa. Insieme


Linee per un progetto di Animazione Vocazionale Locale Animazione Vocazionale Locale Li nee per u n progetto PARTE I Presentazione generale e dei singoli capitoli

PARTE II Comunità Educativa Pastorale e l’Oratorio di Valdocco

PA RTE III L a C o m p a g n i a d e ll ’ I m m a c o l a t a . . . O g g i

Carissimi confratelli e collaboratori laici, con la presentazione di questa terza ed ultima parte del volumetto “Messis multa…”, portiamo a termine la conoscenza degli ultimi due capitoli (V e VI) che hanno come titoli “La Compagnia dell’Immacolata… oggi” e “Verso il dono di sé: una proposta concreta e graduale”. L’anno pastorale in corso, come già sappiamo, ha come obiettivo programmatico la conoscenza e l’attuazione del progetto di Animazione Vocazionale Locale; è un tema che ci interpella costantemente e diventa impellente la riflessione tra i salesiani e i laici. Potrà certamente ispirare scelte ed orientare decisioni nel progetto di vita della comunità salesiana e nel progetto educativo pastorale dell’opera. Ci addentriamo in punta di piedi nel capitolo più delicato di “Messi multa…”, ossia “La Compagnia dell’Immacolata… oggi”. È un capitolo breve ma intenso di contenuti. In alcune comunità è più facile realizzare la Compagnia dell’Immacolata perché esistono le condizioni per farlo; in altre comunità, invece, risulta essere più difficile. Leggendo le Memorie Biografiche in riferimento al “sistema” di Valdocco, si deduce come le Compagnie erano il nodo centraInsieme

le dell’azione pastorale in chiave vocazionale di Don Bosco; esse facevano perno alla Compagnia dell’Immacolata, luogo di massimo impegno, di vita spirituale e di ardore apostolico. Questo ci pare poter essere il metodo da riattualizzare, per una Animazione Vocazionale Locale efficace, pur non esaurendola, vista le diverse situazioni storiche nelle quali la fantasia di Dio non si lascia certo desiderare. La Compagnia dell’Immacolata diventa, pertanto, un modello da non perdere. Ciò viene messo in evidenza anche da Don Chávez nella lettera indirizzata ai salesiani in occasione del 150° della fondazione della Congregazione e che ha come titolo: “Chiamò a sé quelli che Egli volle ed essi andarono da Lui”. Afferma il Rettor Maggiore: «La Compagnia dell’Immacolata divenne il lievito dell’Oratorio. Essa trasformò ragazzi comuni in piccoli apostoli con una formula semplicissima: una riunione settimanale con una preghiera, l’ascolto di una pagina buona, un’esortazione vicendevole a frequentare i Sacramenti, un programma concreto su come e chi aiutare nell’ambiente dove si viveva, una chiacchierata alla buona per comunicarsi successi e fallimenti dei giorni appena trascorsi. Don Bosco ne fu molto contento. E volle che fosse trapiantata in ogni opera salesiana che nasceva, perché anche lì fosse un centro di ragazzi impegnati e di future vocazioni salesiane e sacerdotali» (Atti Capitolo Generale 404, marzo 2009). Le caratteristiche della Compagnia dell’Immacolata paiono potersi rintracciare in queste espressioni: Con don Bosco”: fu un gruppo fonda“C to dai giovani insieme con don Bosco, per poter partecipare, a loro modo, al dono che don Bosco faceva di sé ai giovani e quindi vivere “Con Lui” nella sua missione. I tre obiettivi principali del regolamento sono il chiaro segno di tensione spirituale, corre-

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PASTORALE GIOVANILE

Animazione Vocazionale


PASTORALE GIOVANILE

sponsabilità nella missione e di comunione con la vita salesiana: 1° Di osservare rigorosamente le regole della casa; 2° Di edificare i compagni ammonendoli caritatevolmente ed eccitandoli al bene colle parole, ma molto più col buon esempio; 3° Di occupare esattamente il tempo. A fine poi di assicurarci della perseveranza nel tenor di vita, cui intendiamo di obbligarci, sottomettiamo il seguente regolamento al nostro Direttore. Come don Bosco”: Domenico Savio “C esprime con pienezza la comprensione del “commercio di anime” in cui si sente coinvolto prima come oggetto (la propria anima va affidata a chi meglio la custodisce e la fa crescere) poi come soggetto (portare i compagni ad una sempre maggior amicizia con Gesù). “Angeli e clienti” è la forma espressiva con cui viene delineata la relazione tra i membri della Compagnia e i giovani a cui si sentivano inviati: paradigma del dono di sé per la salvezza degli altri. Era ciò che faceva Giovannino Bosco a Chieri e che ha fatto a Valdocco con i suoi ragazzi. Imitazione nel dono. Imitazione che apre percorsi vocazionali. A nome di don Bosco”: nella Compa“A gnia si entrava per invito. In tale dinamica vi era conoscenza personale, differenziazione dei cammini, ed elezione per una missione, confronto fra i componenti del gruppo e l’adulto educatore. Erano gli “sceltissimi tra gli scelti”. Tale predilezione non aveva nulla di escludente perché era legata ad una maggiore assunzione di responsabilità nella vita spirituale, nel servizio apostolico e nella condivisione di vita. Ri-servati”: il segno della segretezza è “R importante per don Bosco perché ciò che è realmente in gioco nella compagnia è la salvezza delle anime. I contenuti degli incontri, i giovani da custodire, il senso delle preghiere: il tutto andava custodito come si fa con la perla preziosa. Questa dinamica metodologicamente deve essere applicata anche al cammino vocazionale: si è “ri-servati” per un dono speciale - per una missione, ed è necessario essere ri-servati sino a quando si è maturata una adesione chiara che può essere quindi svelata.

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Con-sacrati”: il legame con Maria è du“C plice nella Compagnia: è affidamento per un cammino da intraprendere e imitazione di uno stile di vita: il dono a Dio ed ai fratelli senza limiti. Appartenere a Dio è fonte di sicurezza e certezza di un fine buono da cui nasce l’adesione vocazionale. Dopo questa presentazione che proviene direttamente da don Bosco ci si chiede: possiamo delineare alcuni tratti con cui dipingere la proposta odierna che potrà assumere le intuizioni di don Bosco e dei suoi primi giovani collaboratori? È possibile l’esistenza di un GR locale nell’opera salesiana? “Con don Bosco”: il GR Locale è una compagnia di ragazzi e giovani che con un desiderio di crescita spirituale condividono con i Salesiani la passione per le anime dei loro compagni e si riuniscono secondo una regola. Insieme inviteranno altri giovani secondo la logica dello “scrutinium vocationis”. La regola può essere ispirata con molta immediatezza a quella della Compagnia dell’Immacolata con gli opportuni aggiornamenti e con le dovute misure. “Come don Bosco”: gli incontri mettono a tema il bene e la salvezza della propria anima e di quella dei coetanei (“Chi più ha bisogno, chi è in difficoltà? Come aiutare chi è particolarmente ripiegato su di sé e triste? Come possiamo aiutarli nell’esatto compimento dei doveri e nel farli sentire a casa? Come possiamo aiutare i nostri compagni a crescere nella frequenza ai sacramenti o nell’amicizia con il Signore? Come è possibile essere significativamente e cristiaInsieme


Insieme

Non esistono neanche modalità di incontro eccessivamente determinate, considerate le differenze oggettive tra gli ambienti (Scuola, CFP, Oratorio, Residenza Universitaria) e tra le Case. Ciò che è determinante è la fedeltà allo spirito che animava in origine la Compagnia. L’ultimo capitolo di “Messis multa…”, come già abbiamo detto, ha come titolo “Verso il dono di sé: una proposta concreta e graduale”. In questo capitolo viene messo in evidenza come il dono di sé è il criterio di testimonianza della vita cristiana: donare la vita perché la vita raggiunga anche altri. Questo ha vissuto Gesù; a questo sono chiamati gli uomini, in questo i salesiani vedono la salvezza dei giovani: “salvando salvati”; donando la vita, vivi e fai vivere. Il capitolo VI mette in evidenza in forma sintetica e prospettica alcuni passaggi da maturare nella dinamica vocazionale dentro la CEP perché questo dono sia fattivo. Il primo passo da compiere è quello dall’Io autoreferenziale a Dio Signore della storia e della nostra vita e questo lo può fare il singolo e la comunità solo nella preghiera, la quale esplicita e rende cosciente ciò che sono i nostri desideri più profondi e autentici; purifica i desideri e apre al fiducioso abbandono nelle mani di Dio ed alla Sua volontà; impegna ad un’offerta generosa di sé, rendendo concreto quanto il desiderio anima; infine, immette in una dinamica di responsabilizzazione, rispondere con tutto se stessi alla medesima richiesta che si implora. La preghiera cambia l’orante e lo rende responsabile della sua conversione, purificazione e trasfigurazione, in una sempre maggiore consegna di sé a Dio, vero atteggiamento vocazionale. Chiedere al Signore la realizzazione dei desideri di bene e offrire a Lui tutti i suoi doni per il bene della sua Chiesa. Pregare allora per le vocazioni è comprendere vitalmente che tutto si gioca nel rapporto con il Signore, con la sua volontà e con la sua chiamata. Un altro passo da compiere è il passaggio dalla corresponsabilità apostolica, al sentirsi inviati. Il partecipare alla missione di

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PASTORALE GIOVANILE

namente d’aiuto? Chi fra noi meglio può intervenire?...”). La preghiera comune, la correzione fraterna, la lettura sapienziale della propria vita e di quella dell’ambiente sono tutti tratti dello stile di don Bosco. Nella cura degli altri si cresce e in questo si matura il proprio ruolo di “angelo custode”. La scansione regolare degli incontri e l’attenzione posta in atto alla differenziazione di genere sono due caratteristiche che renderanno proprio in ciascun ambiente ciò che è stato descritto. “A nome di don Bosco”: la proposta e l’invito a partecipare al GR, solo dopo attento discernimento, verrà fatta a nome di... come a Valdocco era fatto da don Bosco o in suo nome. L’invito è segno di serietà da parte di chi propone e colto come personalizzazione/predilezione da parte di chi lo riceve. I consigli delle CEP aiuteranno nel discernere segnalando chi dei ragazzi può maturare questo passo di coinvolgimento, corresponsabilità e comunione di vita. Il don Bosco oggi che invita ha i tratti della equipe animatrice della CEP. “Ri-servati”: la riservatezza e il segreto implica che fuori dal gruppo non si fa cenno al contenuto degli incontri perché parlando di compagni che possono essere in difficoltà, si rischiano curiosità e pettegolezzo, umiliazione dei destinatari e vanità per i partecipanti. Inoltre siccome è in gioco la propria vita, allora è necessario proteggersi e non sbilanciarsi. La riservatezza sarà indice di maturità e fedeltà. “Con-sacrati”: un tratto peculiare della vita del GR Locale è il dono di sé nella purezza, virtù da comprendere, educare e da vivere come atteggiamento continuo e come imitazione della verginità di Maria. La fedeltà alla celebrazione Eucaristica infrasettimanale è l’altra forma di impegno. Il dono di sé si impara nella purezza e fedeltà eucaristica: è il sogno delle due colonne. In definitiva, il GR Locale non è un gruppo “automaticamente” diviso in fasce d’età come per i GR Ispettoriali. Certamente nel caso in cui i tempi siano differenti a seconda delle età e i numeri siano elevati, possono esserci più GR nella stessa Casa.


PASTORALE GIOVANILE

don Bosco, lavorare con lui, stare con i giovani, combattere le loro povertà, conduce a domandarsi quale sia la dinamica di fondo: “perché vivere così?”. La vita apostolica, quando è vissuta in pienezza, segna il passaggio da un fare PER qualcuno ad un fare IN qualcuno. È percepire che l’operare è in Gesù che sta facendo attraverso di noi e non può condurre a compimento senza la nostra risposta. È il mistero della “dipendenza” di Dio dalla creatura da una parte e dall’altra si apre un’altra domanda: “cosa sta facendo Gesù per i giovani che incontro?” È qui che entra in gioco il discorso vocazionale sulla propria vita: se io agisco per i giovani e Gesù sta già agendo per gli stessi giovani, “che relazione c’è tra me e Gesù, tra la mia azione e l’azione della sua Chiesa di cui faccio parte?”. Gesù in me. Il primato, la forza, la realtà del mio agire è Lui. Lui in me ed io in Lui. Da qui nasce sempre più la domanda: “cosa vuoi che io faccia perché Tu possa agire in pienezza?”. Non solo si partecipa alla missione ma si è chiamati alla missione per conoscere Colui che ci chiama e ci manda. La dinamica vocazionale è più profonda della sua semplice funzionalità: come la vita e l’identità di una CEP sono più profonde della sua semplice utilità per eventuali progetti pastorali. Il servizio ai ragazzi non è per individuale piacere, corrispondenza, sintonia. Ma è invio da parte di colui che ci ha investiti di una fiducia che non ci saremmo dati; investiti di una responsabilità che pone nelle nostre mani un tesoro delicato e grandissimo: i ragazzi; chiamati ed inviati ad essere mediazione di quell’amore che ha bisogno di voce, mani, volto, per manifestarsi. Ancora un altro passaggio: dal servizio alla condivisione della vita nella comunità salesiana. Lavorare per i giovani è esaltante. Lavorare con i giovani lo è di più. Lavorare insieme tra adulti lo sarebbe ancora di più se non comportasse una grande dose di sacrificio. La differenza di sensibilità, modalità, impressioni e idee è una ricchezza difficile da godere se non è accompagnata da una comune vocazione. La condivisione della mis-

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sione è il cambiamento e il passaggio vocazionale più complesso: per il giovane come per la CEP. Dare vita ad uno stile comunitario di lavoro è un obiettivo fondamentale oggi più che mai: è fecondo spendere più tempo a coinvolgere persone che a risolvere problemi urgenti. In un clima di diffusa divisione, la testimonianza dell’unità è ciò che edifica (“da questo sapranno che siete...” Gv 13,35), educa e interpella. Don Bosco è stato fecondo nella sua missione non soltanto perché facesse molte cose o lavorasse tanto, ma perché nelle molteplici e multiformi azioni pastorali a cui ha dato vita ha scelto di coinvolgere, non solo nel lavoro, ma la vita di molti altri, soprattutto dei suoi ragazzi: è qui il segreto della sua capacità di convocare. Quando qualcuno si sente chiamato a donare la vita (la sua vita per la vita di altri) e a farlo con altri, in comunione, non c’è fatica che l’opposizione blocchi. Ai suoi ragazzi don Bosco ha dato se stesso e una famiglia, rendendoli a loro volta dono per gli altri e loro famigliari. Nel capitolo troviamo altri ulteriori approfondimenti: dal cammino progettato e vissuto alla consapevolezza dell’itinerario; dalla continuità del percorso ai passaggi irreversibili: la dinamica sacrificale; dall’ascolto all’accompagnamento sino alla direzione: la paternità; dai legami familiari alla scelta vocazionale. Sono tutti passaggi che riconducono ad una più evidente maturazione vocazionale e, quindi, al dono di sé. Tutto ciò trova il suo preciso obiettivo se è sostenuto da un’intera comunità ecclesiale che vive la fede secondo questo stile: è qui che si gioca l’autentica qualità della Animazione Vocazionale Locale e, quindi, della Pastorale Giovanile. Concludo con l’ultima citazione di don Bosco riportata nel testo: «Messis quidem multa, operarii autem pauci; è bensì molta la messe, ma vedete come sono pochi gli operai. Questo è il grido straziante che in ogni tempo fecero sentire la Chiesa ed il popolo: la messe è molta, ma pochi gli operai». D o n D om e n i c o L u v a r à Insieme


Si riparte con la Scuola di Mondialità Cronaca del primo incontro

Il tanto atteso 1° incontro della Scuola di Mondialità 2013/2014 è arrivato! Si è tenuto il 19 ed il 20 ottobre presso l’Istituto Salesiano “Sacro Cuore” di San Gregorio. Si avvia in coincidenza con la Giornata Missionaria Mondiale, giorno in cui i fedeli cristiani di tutti i continenti sono chiamati ad aprire il loro cuore alle esigenze spirituali della missione e ad impegnarsi con gesti concreti di solidarietà. Lo slogan di questa giornata missionaria mondiale 2013 è “Sulle strade del mondo”. Il tema esprime l’esigenza di coniugare lo spirito missionario con la vita di tutti i giorni. Un “andare”, insieme, comunitariamente, fino agli estremi confini. E “proprio perché i “confini” della fede non attraversano solo luoghi e tradizioni umane, ma il cuore di ciascun uomo e di ciascuna donna, la missionarietà non è solo una questione di territori geografici, ma di popoli, di culture e di singole persone” (Papa Francesco). In tal senso si incastona perfettamente l’avvio della Scuola di Mondialità che si apre con la preghiera (At 10, 34-35) “Dio non fa preferenze”: ci ama così come siamo, nella diversità. E si parte già con l’invito ad assumerci l’impegno di farci “fratello” traendo spunto dal “decalogo della fraternità”. Il tema di quest’anno sarà: la spiritualità salesiana missionaria letta in chiave missionaria. Una spiritualità basata sull’ottimismo, sull’amicizia con Gesù, sulla comunione ecclesiale, sul servizio responsabile, ma soprattutto una spiritualità del quotidiano. Spiritualità che nella vita di ciascuno, si traduce in parole ed opere semplici: compi bene il tuo dovere, prega, stai allegro. Ospite di questo primo incontro è stato un imprenditore antiracket: Rosario Puglia, “Don Saro”. Ex allievo salesiano che nutriva una passione per il vino e le cantine… direi una vocazione, una chiamata che lo ha portato a lasciare la sua iniziale attività lavorativa per quello che era stato già un impegno Insieme

del nonno e che l’ha portato oggi a essere testimone per noi. Una vocazione che si è avvalso di risonanze del passato, di una formazione salesiana che si è concretizzata in “un quotidiano controcorrente”. Forti sono state le sue parole, umane le sue reazioni, coraggiose le sue azioni. Tante volte si trattano questi argomenti, ne parlano al telegiornale, se ne legge nei quotidiani, ma mai come in altre occasioni, mai ti arrivano così forti, come un pugno nello stomaco fino a che non avvengono all’interno di un incontro: le senti con le tue orecchie, dalla voce di persone che sono di fronte a te, che mangiano e bevono il tuo stesso vino! Tra le sue parole: “Libertà, legalità e solidarietà… per avere dignità”; “ho sbagliato, sicuro”; “il cambiamento è dirompente… a 360°!”. Tutto ciò mi porge occasione di riflessione a quella vita cristiana che “Don Saro” vive, tutt’altro che comoda! La Fede non è una camomilla! Don Saro ci invita a cercarlo e sostenerlo, invitandoci a far parte del fan club “Cantine Don Saro” che lo sostiene nella lotta di tutti i giorni, ma anche invitandoci a bere un bicchiere di vino in amicizia. Nella seconda giornata, Don Domenico Luvarà, come sempre con grande entusiasmo che non fa distogliere mai dall’ascolto,

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PASTORALE GIOVANILE

Animazione Missionaria/VIS


PASTORALE GIOVANILE

ci parla dell’impegno missionario di Don Bosco: la sua visione del quotidiano”. Lo stile missionario dà concretezza e senso profondo al quotidiano: estendendosi negli altri, vicini e lontani, in un unico grande abbraccio. La “missione” va vissuta nelle piccole azioni ordinarie, scoprendo la presenza di Dio in ogni istante della vita ed in ogni avvenimento; nasce constatando le disuguaglianze esistenti nel mondo e scegliendo uno stile di vita sobrio, a servizio degli altri, in particolare di chi ha più bisogno. E perché sempre tutto non resti solo ascolto ma si concretizzi fattivamente, viene posta importanza agli atteggiamenti da coltivare (in particolare l‘ascolto del grido dei popoli) ed alle esperienze da promuovere nell’ambiente di provenienza, nonché ad alcuni contenuti da sottolineare, quali ad esempio: lo studio della biografia di Don Bosco, soffermandosi sul suo primo sogno missionario, sulla sua realizzazione (ancora oggi viva in diverse parti del mondo); che poi è un invito a perseverare nei sogni che portiamo dentro e che, se sono realizzazione di un Progetto, non resteranno chimere; la lettura critica e cristiana. Utili strumenti possono essere: i messag-

gi del Papa e del Rettor Maggiore; il quotidiano “L’Osservatore Romano”, anche on line; il sito della Fondazione Missio: organismo pastorale della CEI che sostiene e promuove la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana (www.missioitalia.it); la rivista “La Civiltà Cattolica”, diretta dal gesuita Padre Spadaro (www.laciviltacattolica.it). Don Domenico chiude la lettera di accompagnamento al questionario di gradimento di questo primo incontro, così: “Mi piace immaginarti come un missionario che ogni giorno, nell’intraprendere il proprio cammino, in qualunque parte del mondo si trovi, tra i grattacieli di una grande città o tra le capanne di un villaggio assolato, qualunque strada o pista si trovi a percorrere, solo o in compagnia di amici, possa tener fissi gli occhi e la mente sulla dignità di ogni uomo che incontra… quale espressione della bellezza di Cristo che lo ha creato, e che per ogni pellegrino è la vera Meta”. Francesca Tornatore

VIS: due siciliani nel nuovo Comitato Esecutivo Sabato 16 e Domenica 17 Novembre si è svolta, presso l’Istituto Salesiano “San Tarcisio” di Roma, la consueta assemblea dei soci del VIS di metà novembre. Quest’anno, però, a differenza di quanto succede di solito, l’assemblea di novembre è stata elettiva. Si è trattato di un momento fondamentale della vita associativa. Dopo aver discusso ed essersi confrontati su importanti questioni interne, i soci sono stati chiamati ad eleggere il nuovo comitato esecutivo. La giornata di sabato si è aperta con un momento di preghiera guidato dal nuovo delegato CNOS, nonché vicepresidente, Don Guido Errico, che i soci hanno avuto

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l’opportunità di incontrare per la prima volta. È seguita una giornata di confronto molto intensa su bilancio, riorganizzazione e coinvolgimento del VIS a EXPO 2015. Il dopocena è stato dedicato alla presentazione ai soci del video istituzionale del VIS e della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per il 2014. Ogni comitato è stato poi chiamato ad esprimere un parere e a proporsi per collaborare nelle attività di raccolta fondi. La domenica, l’assemblea ha ascoltato con attenzione la presentazione dei candidati, tra i quali due siciliani: Nico Lotta, candidato presidente, l’ingegnere messinese, è stato coordinatore regionale del comitato Insieme


PASTORALE GIOVANILE

é Il nuovo comitato esecutivo del VIS.

Sicilia prima di approdare al livello nazionale, dove negli ultimi anni è stato un’importante figura di riferimento ricoprendo i ruoli di vice presidente del VIS e di direttore generale; e Agostino Sella, candidato alla carica di consigliere nazionale; l’architetto piazzese è socio di vecchia data e gestisce insieme alla moglie l’opera salesiana di Piazza Armerina e, da un paio d’anni, un centro di accoglienza per immigrati. Quando i soci sono stati chiamati ad esprimersi e a votare il nuovo comitato esecutivo, entrambi i candidati siculi hanno ricevuto un gran numero di preferenze ed è stato immediatamente chiaro come non fossero espressione solo del Comitato Siciliano, ma di tutta l’assemblea dei soci. Il candidato presidente Nico Lotta è stato eletto con 78 preferenze su 80 votanti; il consigliere esecutivo, Agostino Sella, ha ricevuto 72 voti. Come già accennato, in questa occasione, è stato rinnovato tutto il comitato esecutivo, sono stati dunque votati altri due consiglieri, Gianni Vaggi, grande nome della coopeInsieme

razione italiana ed Emma Colombatti, ex volontaria VIS, la cui carica come consigliera è stata rinnovata. L’Assemblea si è espressa anche sulla carica di vicepresidente; è stata eletta Michela Vallarino, avvocato ligure, già facente parte del precedente consiglio esecutivo nel ruolo di consigliere e su quella di tesoriere; per questa carica è stato votato Alessandro Brescia, socio VIS proveniente dall’ispettoria del Piemonte. Dopo le lunghe operazioni di spoglio, tutti i soci presenti si sono congratulati con la nuova squadra alla guida del nostro organismo, augurando a tutti loro buon lavoro e assicurando a ciascuno il sostegno e la collaborazione dei comitati territoriali. Un augurio particolare è stato rivolto ai due siculi dai propri conterranei presenti a Roma; il comitato VIS Sicilia è infatti orgoglioso di avere due soci, da sempre coinvolti nel territorio, chiamati ad assumersi ruoli di responsabilità e guida dell’organizzazione. D o n y S a pi e n z a

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PASTORALE GIOVANILE

La Chiesa italiana scommette sull’Oratorio

“Il Laboratorio dei talenti”

La Nota Pastorale della CEI “sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo” è il primo documento in assoluto che i Vescovi italiani dedicano interamente agli Oratori e mettono in mano delle Chiese locali per sottolineare il valore educativo dell’oratorio nell’accompagnare la crescita umana e spirituale dei più giovani e rispondere ad una grande sfida. Il documento propone alle comunità ecclesiali alcuni orientamenti pastorali sulla natura, le finalità e lo stile educativo dell’oratorio nell’attuale contesto ecclesiale e socioculturale, con l’intento di favorire un lavoro di verifica e di riqualificazione dello stile dell’oratorio, perché sia sempre più strumento di trasmissione del Vangelo per i ragazzi, gli adolescenti e le loro famiglie e di crescita integrale per le nuove generazioni. La Nota pastorale fornisce un modello di oratorio condivisibile e applicabile, a cui ispirarsi nell’elaborazione di nuovi progetti educativi e nella strutturazione pastorale di ambienti, risorse, persone. È significativo che Il laboratorio dei talenti giunga «nel decennio che la Chiesa italiana ha dedicato all’educazione. Segno che si desidera scommettere su questo strumento educativo così originale». In particolare, il documento evidenzia il profilo identitario della presenza degli oratori sul territorio, il loro legame inscindibile con la missione educativa della Chiesa, la necessità della formazione degli animatori e di una sempre maggior collaborazione con la famiglia. La Nota sull’Oratorio poi è permeata dello spirito di don Bosco, padre e maestro dei giovani, e dell’esperienza dell’Oratorio di Valdocco: citiamo alcuni brani molto significativi: – «Dovremo più propriamente riferirci alle memorie dell’oratorio, cui implicitamente si fa riferimento quando si parla di oratorio»; – «l’incontro di don Bosco con ragazzi “abbandonati e pericolanti”, spesso precocemente incarcerati a causa delle dure condizioni di vita nella Torino industriale di metà Ottocento»;

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– «Ripercorrendo la memoria delle tradizioni dell’oratorio mette in evidenza il valore insuperabile delle figure educative. Centrale è la figura del “padre e della madre secondo lo spirito”: San Filippo era chiamato padre nell’accezione più intensa dai giovani romani che frequentavano l’oratorio per gli eccezionali sentimenti di paternità con lui sperimentati e don Bosco volle ricreare nei suoi oratori un ambiente di famiglia sotto la sua cura di padre, maestro e amico…»; – «Don Bosco, con la sua sensibilità per l’abbandono in cui versavano masse di ragazzi, si fece carico della loro formazione e istruzione, non solo religiosa: la nascita di scuole e collegi manifestò come il Vangelo non potesse limitarsi al catechismo, ma chiedesse, in quel contesto, un’attenzione nuova e diversa. Oggi occorre prendere atto che molti oratori faticano a perseverare in questa medesima apertura, per la complessità delle sfide culturali sociali che li coinvolge. In altri quartieri o paesi, invece, l’oratorio resta l’unico vero punto di riferimento ecclesiale e sociale, non di rado capace di denuncia e di rottura rispetto a ingiustizie e degrado»; – «E ancora don Bosco viene citato come colui che cercava i ragazzi sulle strade della città, come dirà tanti anni dopo Giovanni Paolo II che invitava a rilanciare gli Oratori, ponti tra strada e Chiesa. Gli oratori, se per loro natura non sono presìdi per il contrasto al disagio sociale, possono però fare in termini di prevenzione e di sostegno ai ragazzi e ai giovani in difficoltà. Occorre per questo che, oltre ad offrire luoghi protetti e sicuri, sappiano “stare anche sulla strada” per cercare e per accogliere i soggetti più feriti e bisognosi». Al n. 20 la nota riassume quanto la Chiesa italiana si propone per favorire il «ripensamento e rilancio degli Oratori», considerati dalla Chiesa stessa «una vera forza profetica a beneficio delle nuove generazioni nella Chiesa e nella società». Insieme


La nuova stagione sportiva

Ci lasciamo alle spalle una stagione sportiva che ha coinvolto oltre diecimila tesserati in centocinquanta associazioni locali, protagonisti di molteplici attività strutturate in campionati, feste e tornei ricreativi. Forti di questa partecipazione, che ci conferma in Italia quale terza regione per capacità organizzativa, numero di affiliati e tesserati, il nuovo anno si preannuncia ricco di attività per le PGS siciliane. Sulla linea delle indicazioni dell’assemblea regionale di inizio quadriennio, il consiglio regionale ha predisposto un impegnativo programma di iniziative al servizio delle associazioni e del territorio. Un primo appuntamento è legato all’evento della famiglia salesiana di Sicilia per l’accoglienza dell’urna con le reliquie di Don Bosco che abbiamo voluto fare coincidere con la nostra consueta PGSFest regionale all’inizio della stagione. L’invito, esteso a tutti, è per domenica 3 novembre al Palasport di Catania. L’attività ordinaria sarà scandita dai campionati provinciali, con inizio a novembre e che dovranno concludersi entro aprile, in tempo utile per l’organizzazione delle Pigiessiadi regionali di fine maggio.Vogliamo prepararci come PGS a celebrare il bicentenario della nascita di Don Bosco nel 2015, apportando alcune innovazioni alla nostra principale manifestazione, puntando alla promozione e alla testimonianza del nostro sistema educativo concretamente esercitato nella pratica sportiva.In particolare, quest’anno, vorremmo aprire le Pigiessiadi alla collaborazione con F.I.G.C. e F.I.PAV. nell’attività di base (Mini e Propaganda) prevedendo la partecipazione di alcune squadre provenienti dai loro rispettivi ruoli. Così come abbiamo avanzato la candidatura ad ospitare la manifestazione nazionale della Don Bosco cup di calcio a cinque contestualmente alle nostre finali regionali di settore giovanile, per potere condividere Insieme

l’esperienza della festa con le altre realtà della penisola. L’offerta formativa, che lo scorso anno nei suoi tre moduli ha licenziato sessanta nuovi aiuto-allenatori, sarà rivolta agli aspiranti tecnici con la programmazione di un corso non residenziale di primo livello da tenersi tra gennaio e marzo. È confermato il corso integrativo per gli allenatori federali che vorranno attestarsi anche nei ruoli della PGS e che si terrà tra gennaio e febbraio. Dopo qualche anno, è indetto un nuovo

é M. Siragusa

corso per dirigenti di associazioni sportive che punterà sulla formazione degli operatori nelle tradizionali competenze gestionali e amministrative, ma darà pure l’opportunità di qualificarsi con il rilascio degli attestati in materia di BLSD (uso dei defibrillatori), secondo l’obbligo normativo introdotto dal legislatore recentemente. Molte altre iniziative saranno direttamente indette e gestite dalle strutture periferiche dell’Associazione attraverso i dirigenti provinciali ai quali indirizzo il mio personale ringraziamento per lo sforzo organizzativo e la profusione di un impegno svolto come volontariato ma non privo di passione e competenza. Non mi resta che augurare a tutti un anno pieno di soddisfazioni nello sport ma, soprattutto, un’imprescindibile serenità di vita che consenta a ciascuno di raggiungere obiettivi e realizzare aspirazioni. Ma uri zio Sir ag usa

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PASTORALE GIOVANILE

Associazioni - PGS


PASTORALE GIOVANILE

Associazioni - TGS

Un pellegrinaggio mariano a conclusione dell’Anno della Fede

Il 17 novembre 2013 circa 140 tra adolescenti, giovani, adulti e… anziani, provenienti dall’Oratorio Centro Giovanile di Barriera col T.G.S. Ibiscus Catania (92 tra Soci e simpatizzanti), T.G.S. Don Bosco di Messina (45 soci) e alcuni del TGS Il Gabbiano di Catania, abbiamo partecipato ad un Pellegrinaggio-Gita: la “Visita ai Santuari Mariani di Bronte e Adrano e al Castello Nelson a Maniace”, a chiusura dell’«Anno della fede». Irrisorio il costo della gita per i soci del TGS, partecipanti al progetto nazionale «Giovani e Anziani» del SCS (Servizi Civili e Sociali) e TGS (Turismo Giovanile e Sociale), grazie anche all’utilizzo del 5 x 1000, di cui fruisce il TGS Ibiscus, con la collaborazione attiva di dirigenti, soci e simpatizzanti. Fedeli al detto «T.G.S.» = «T.u G.iri S.empre», abbiamo percorso strade e stradine di questi tre paesi etnei, ricchi di storia e di cultura, visitando con una guida locale la Cappella e le ricche sale del Castello dei Nelson, quindi il Parco legato al Castello, poi il bellissimo Santuario dedicato alla Ma-

é Bronte (CT): Oratorio delle FMA.

donna Annunziata, compatrona di Bronte con il bellissimo gruppo marmoreo dell’Annunziata e dell’Angelo, opera dello scultore Antonino Gagini (1540) di Palermo, sino al Collegio Capizzi, percorrendo stradine e salite, sino al Collegio Maria delle FMA, che ci hanno ospitando per il pranzo a sacco. Nel primo pomeriggio visita della Mostra permanente dei presepi artistici, provenienti da tutto il mondo e quindi in pulmann ad Adrano per celebrare la S. Messa presso il Santuario di Maria Ausiliatrice, l’unico intitolato in Sicilia alla «Madonna di don Bosco», dedicato nel 1905 a Maria Ausiliatrice (il gruppo con don Bosco e Maria Ausiliatrice fu benedetto dal primo successore di don Bosco, don Michele Rua!). Don G ae ta no Ur so Delegato TGS Ibiscus

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Campo Giovani a San Gregorio (CT)

22-25 agosto 2013

È passato un bel po’ di tempo dal campo giovani, ma molte cose sono rimaste e i frutti crescono ancora. Un campo preparato molto bene da Mariangela Inferrera e Angela Contarino entrambi consigliere provinciali per la pastorale giovanile. La struttura del campo ha dato spazio ai giovani simpatizzanti, aspiranti o salesiani cooperatori, di incontrare altri giovani e di incontrarsi con Gesù. Importante è stata la scelta di coinvolgere tutti i vari gruppi per la realizzazione di vari momenti del campo. Vari sono stati i momenti forti di fede e di gioia nella fraternità. Al campo ha partecipato anche il neo coordinatore provinciale dei Sal. Coop. Giuseppe Raitano e la neo consigliera per la pastorale Giovanile Gianna Chessari. Il campo è iniziato con la lectio meravigliosamente fatta da padre Nuccio Puglisi sul Vangelo dell’amore (Gv 15,1-17), In questi pochissimi giorni ci sono state tre testimonianze: quella di Vincenzo Cascino (Salesiano Cooperatore ed ora consigliere provinciale)sulla gioia nel vivere il quotidiano; quella di una giovane coppia Nico e Laura Lotta,salesiani cooperatori con varie esperienze missionarie; quindi l’attenzione ai problemi dei giovani e bambini nel mondo e quella di suor Enza FMA della casa di Librino, l’essere missionari nella propria terra.

Lavorano a stretto contatto con povertà culturale, economica e sociale, con bimbi però che hanno lo stesso diritto di ricevere il massimo in affetto,in campo educativo e scolastico. Bimbi che hanno bisogno di sentire che qualcuno si fidi di loro. Esperienze forti di spiritualità salesiana vissuta nel quotidiano con la carità e la gioia del carisma, con l’attenzione particolare ai disagi di bambini e giovani. Con l’attenzione al Da Mihi Animas argomento del quale ci ha parlato Don Edoardo Cutuli che con la sua paterna bontà ci ha accompagnati anche in questo campo che è stato l’ultimo per lui come delegato dei salesiani cooperatori. L’ultimo giorno del campo abbiamo avuto la gioia di ricevere la visita dell’ispettore Don Gianni Mazzali con il nuovo delegato Don Angelo Grasso. I giovani hanno mostrato la loro gioia e ciò che è nato; le amicizie vere e sincere in Gesù e con San Giovanni Bosco stiamo cercando di coltivarle grazie anche alla tecnologia, ai social network. Infatti dalla fine del campo molti giovani partecipanti sono costantemente in contatto quotidianamente condividendo le loro esperienze di vita e soprattutto cercando di fare la sera alle h 23 la preghiera insieme con la formula delle tre Ave Maria, tanto care a don Bosco, un Padre Nostro, la preghiera a Don Bosco e poi preghiere spontanee. Tutto fatto per la gloria di Dio, la salvezza dell’anima nostra e dei giovani che ci stanno accanto o meglio che andiamo anche a cercare sulle orme del Santo Sognatore con la speranza di un mondo d’amore e una vita vissuta in compagnia del Signore. Vincenzo Cascino Consigliere prov.le ASC

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FAMIGLIA SALESIANA

ASC - Associazione Salesiani Cooperatori


FAMIGLIA SALESIANA

Concorso fotografico

Don Bosco è qui... con me!

Vi proponiamo una nuova iniziativa con lo scopo di coinvolgere sempre più anche i nostri giovani in questo cammino che sta portando Don Bosco nelle nostre case. L’idea è quella di creare un concorso fotografico, aperto a tutti, che abbia come tema proprio l’incontro con don Bosco. Il concorso, con il nome “Don Bosco è qui… Con me!”, prenderà la forma di una gara di istantanee fotografiche che rappresentino persone o gruppi di persone raccontando la presenza di Don Bosco e della salesianità nei propri ambienti quotidiani, attraverso il proprio vissuto e il sentire personale. Gli scatti potranno provenire da un comune cellulare smartphone o una macchina fotografica. Per partecipare sarà sufficiente inviare la propria foto seguendo una tra queste due modalità: – inviare la foto all’indirizzo info@donboscoequi.it scrivendo nel titolo “Don Bosco è qui...con me Nome Cognome - Città” – caricare la foto sulla bacheca della pagina Facebook DonBoscoEQui, commentandola con il titolo “Don Bosco è qui...con me” ( naturalmente è necessario aver scelto “mi piace” sulla pagina per poterlo fare). Il contest sarà suddiviso in due parti: 1° step - si svolgerà dal 19 novembre fino al 6 gennaio, periodo in cui lanciare il concorso e raccogliere tutte le foto partecipanti. Tra queste le prime 10 foto classificate attraverso una votazione di giuria, passeranno alla seconda fase. 2° step - votazione dei finalisti, ripartirà il 10 gennaio e avrà termine il 24, festa di San Francesco di Sales, decidendo la classifica finale attraverso le votazioni di pubblico. I primi tre classificati saranno premiati

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con alcune delle maglie, felpe e gadget a nostra disposizione. Lo scopo vuole essere proprio quello di coinvolgere i giovani attraverso l’uso di strumenti che oramai usano costantemente e portarli a condividere con i propri amici questa nuova gara, così da creare partecipazione e passaparola anche per gli eventi organizzati nei nostri ambienti durante la peregrinazione. Sperando di incontrare il vostro favore, vi porgiamo un caloroso saluto. Link utili: http://www.xn--donboscoqui-59a.it/donbosco-e-qui-con-me Insieme


Famiglie in cammino

Il giorno 13 ottobre 2013 a S. Cataldo c’è stato un incontro dei responsabili dei 34 gruppi-famiglia che operano presso le opere dei vari rami della Famiglia Salesiana di Sicilia. Erano presenti 24 coppie provenienti da Catania, Messina, Palermo, Trapani, Ragusa, Siracusa, Acireale, Palagonia, Piazza Armerina, S. Cataldo… Erano presenti inoltre L’Ispettore don Gianni Mazzali e i delegati della Pastorale familiare Sr. Gina Sanfilippo e don Angelo Grasso. Dopo la preghiera iniziale e la presentazione dei partecipanti è stato presentato il Sussidio, preparato dalle famiglie e approvato dalla Consulta di Famiglia Salesiana, Verso un Movimento salesiano di famiglie – Indicazioni per la formazione dei gruppi-famiglia.. Il Sussidio vene illustrato a più voci da don Gianni Mazzali, Sr. Gina Sanfilippo,

Franco Parrino, Salvatore Parrino, Lina Di Paola e don Angelo Grasso. In sintesi un gruppo-famiglia ispirato dal carisma di don Bosco dovrebbe avere alcune caratteristiche: – Non ci può essere pastorale giovanile senza pastorale familiare (Benedetto XVI, Rettor Maggiore); – I Gruppi sono differenziati e con percorsi formativi graduali e progressivi; – Elementi irrinunciabili sono: La relazione, la formazione e il servizio; – L’identikit della famiglia fa riferimento ad alcune dimensioni importanti: “umana, cristiana, ecclesiale, salesiana e sociale”; – Prevenzione, accoglienza, accompagnamento e cura delle famiglie ferite; – Esperienze, aiuti, strategie e bibliografia. La tematica viene approfondita nel resto della giornata dal dialogo, dal confronto, da esperienze e da laboratori di gruppo. Tutti restano soddisfatti, anche se consapevoli del cammino non facile ma entusiasmante da intraprendere o continuare. La giornata si conclude con la celebrazione Eucaristica presieduta dal Sig. Ispettore, con il “Credo nella Famiglia” e con l’affidamento delle famiglie a Maria. D on An gelo Gra sso

Riesi 26 novembre 2013 – Il rinnovo della promessa dei Salesiani Cooperatori del Centro di Riesi (CL), in occasione della memoria della venerabile Mamma Margherita, con la partecipazione di Don Angelo.

Insieme

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FAMIGLIA SALESIANA

Consulta di FS a San Cataldo


FAMIGLIA SALESIANA

ADMA - Associazione Di Maria Ausiliatrice

Incontro consigli ADMA a San Cataldo

Come fatto in precedenza, anche quest’anno, si è tenuto l’incontro formativo per i consigli locali ADMA di Sicilia e precisamente giorno 10 novembre 2013, presso l’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di San Cataldo che hanno avuto la bontà di ospitarci. I centri locali che hanno aderito all’invito sono stati: Alcamo, Calatabiano, Canicattì, Capaci, Catania San Luigi, Floridia, Gela, Lercara Friddi, Marsala, Messina SS. Pietro e Paolo, Modica, Palagonia, Palermo Arenella, Pozzallo, San Cataldo e Taormina; presenti pure, i delegati regionali suor Carmelina Cappello, don Angelo Grasso, la presidente Luigina Ciaramella. Il tema è stato quello sulla spiritualità di don Bosco resasi concreto nel sogno dei dieci diamanti e trattato da don Angelo Grasso in modo eccezionale. Nella prima mattinata, dopo l’accoglienza dei gruppi e i saluti, don Angelo incomincia dicendo che dobbiamo aver cura delle famiglie per educare i ragazzi, in particolar delle famiglie ferite; tutti noi che, in qualsiasi modo, apparteniamo alla Famiglia Salesiana, ci dobbiamo far carico dell’aiuto alla famiglia, perché è in seno ad essa che si formano i ragazzi. In preparazione al bicentenario della nascita di don Bosco (1815-2015), il Rettor Maggiore, don Pascual Chàvez V., ha indetto tre anni per l’approfondimento della conoscenza della vita del Santo fondatore dei Salesiani, quello che stiamo iniziando è dedicato alla spiritualità; don Bosco diceva dammi le anime ed io le faccio sante per la tua gloria e per il bene delle anime; mentre i primi due, uno per la storia e l’altro per la pedagogia. Alla scuola di Don Bosco c’è qualcosa di forte da sfornare, tanti santi e martiri sparsi per il mondo. I sogni sono l’espressione della spiritualità, ma quelli di don Bosco più che sogni sono delle visioni, quello dei dieci diamanti riguarda la spiritualità del vero salesiano e si svolge in tre scene. Nella prima scena racconta di aver visto un personaggio grandioso, vestito con un manto ricoperto da dieci diamanti: Fede, Speranza, Carità, Lavoro, Temperanza, Obbedienza, Povertà, Premio, Castità e Digiuno.

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Tutte queste sono le virtù che un vero salesiano dovrebbe possedere. La seconda scena mostra il contrario di quello che un buon salesiano dovrebbe essere, al posto dei diamanti ci sono tanti buchi causati da insetti, i tarli rappresentano la superficialità spirituale che potrebbe capitare a ognuno di noi se non confidiamo in Dio e in Maria. La terza scena mostra un giovane di bell’aspetto con vesti bianche lavorate con fili d’oro e d’argento e invita i salesiani a essere testimoni con le parole e con la vita. Sono tutte virtù importanti, ma più di tutte, Fede, Speranza e Carità che sono dentro di noi e dobbiamo, solo, farle crescere. La Fede è lo scudo di ogni cristiano, ci protegge dalle insidie del demonio. La Speranza ci dà la certezza che, nonostante tutto, Dio vincerà e l’Amore che nel sogno sta vicino al cuore è la virtù più importante, amore verso Dio e verso il prossimo rispetto verso i fratelli, questo ci rende testimoni credibili e veri figli della fede. A conclusione della mattinata, ad ognuno è stato dato un diamante con una frase attinente una virtù del sogno, tutto preparato scrupolosamente da suor Carmelina Cappello, alla quale va un grazie particolare per tutto ciò che fa per la nostra Associazione. Alle ore dodici c’è stata la concelebrazione Eucaristica presieduta da don Angelo Grasso, durante la quale, alcune persone di San Cataldo hanno presentato al delegato regionale la domanda di aggregazione all’Associazione di Maria Ausiliatrice. Dopo il pranzo, siamo ritornati nel salone per la riflessione su sei domande che ci sono state consegnate, riguardanti il sogno dei dieci diamanti, così ognuno dei presenti ha potuto esprimere un proprio parere. Durante questa giornata si sono vendute le corone missionarie che il consiglio regionale ADMA aveva acquistato per un progetto missionario e precisamente per la diffusione del catechismo della Chiesa Cattolica in Africa.

Calatabiano, 15 novembre 2013 N e rin a Peti tto Segretaria regionale ADMA Insieme


Giovedì 5 dicembre 2013 nella Parrocchia “S. Domenico Savio” di Gela, si è svolta la festa per i 56 bambini che sono stati affidati amorevolmente dai genitori alla Madonna. È ormai un appuntamento annuale molto atteso a cui ci si prepara parecchi mesi prima. Così alle ore 18 inizia la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Parroco Don Giuseppe Di Leonforte dopo la breve introduzione della presidente Luigina Ciaramella che commenta un brano tratto dalle “Memorie di Don Bosco” e la recita di un’accorata “Ave Maria” come risposta alle invocazioni rivolte all’Ausiliatrice. Numerosissima e sentita la partecipazione accompagnata da momenti di profonda commozione; quel fiorire di tutti i bimbi e i ragazzi presenti fa ben sperare che ci sarà, sicuramente, un futuro che promette buoni frutti.

I protagonisti della serata sono stati i bambini; il Parroco nella sua omelia ha manifestato la gioia di vedere la Chiesa così straordinariamente affollata augurando che questi momenti possano ripetersi più frequentemente. La S. Messa si conclude con l’affidamento a Maria Ausiliatrice, presentato da una mamma (Graziana Di Stefano); consacrazione dei bambini letta da una bimba (Alice Vullo) e l’atto di affidamento dei giovani alla Madonna fatto dalla presidente (Luigina Ciaramella). Segue lettura dell’elenco di tutti i bimbi presenti da parte di Rita Pardo e Concetta Di Dio Cafiso; il Parroco conclude con la Benedizione di Maria Ausiliatrice. Alla fine caramelle per tutti e un arrivederci al prossimo anno. W Maria Ausiliatrice!!! Lu i g i n a Ci a ra me l l a Pres. reg. ADMA Insieme

Fe s t a de l 25 ° a n n i v e r s a r i o d e l l a n as c i ta d e l l ’ ADM A a L e r c a r a F r i d di Il consiglio regionale ADMA di Sicilia è stato invitato a partecipare alla festa del venticinquesimo anniversario della nascita dell’Associazione di Maria Ausiliatrice nel comune di Lercara Friddi che si è svolta il 30 novembre u.s., presenti Luigina Ciaramella, presidente regionale, sr. Carmelina Cappello, delegata regionale, Nerina Petitto, segretaria e Giuseppe Auteri, tesoriere. Gli associati di questo paese hanno una devozione particolare a Don Bosco e Maria Ausiliatrice, che sarebbe veramente da imitare, e operano all’interno di una parrocchia. Nonostante in questi ultimi anni non abbiano avuto sempre una guida spirituale, sono andati avanti con molto entusiasmo, guidati dalla presidente Sara Drago e dal sig. Corrado Pirrello, redattore e responsabile organizzativo di un notiziario di vita e cultura religiosa che ha per titolo: ADMA Famiglia Salesiana – Associazione di Maria Ausiliatrice. Nella prima mattinata c’è stato un breve momento formativo, preparato da suor Carmelina, imperniato sul sogno di Don Bosco dei dieci diamanti e a seguire la Santa Messa. Dopo la celebrazione Eucaristica, presieduta da don Giuseppe Pomi, nuovo vice-parroco, che ha dato la sua disponibilità nel seguire il gruppo ADMA di Lercara Friddi, suor Carmelina Cappello e la sig.ra Luigina Ciaramella, hanno offerto alla presidente, sig.ra Sara Drago una targa ricordo del venticinquesimo anniversario.

Calatabiano, 1 dicembre 2013 Neri na Pet it t o Segretaria regionale ADMA

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FAMIGLIA SALESIANA

A t t o d i a f f i d a m e n to d e i b i m b i a Maria Ausiliatrice


FAMIGLIA SALESIANA

Exallievi di Agrigento

Festa del Tesseramento

Gli Exallievi di Don Bosco si sono riuniti il giorno dell’Immacolata presso la Chiesa Concattedrale S. Croce di Villaseta per celebrare, come vuole la tradizione, la Festa del Tesseramento. Un’occasione per stare insieme, per rafforzare ancor più il senso di appartenenza alla Famiglia Salesiana, ma soprattutto per ripensare con rinnovato vigore ed entusiasmo al ruolo che l’Unione è tenuta ad esercitare all’interno della Chiesa e della società civile. Nel corso della Liturgia Eucaristica presieduta dal nuovo Delegato dell’Unione, Don Angelo Grasso e concelebrata dal Parroco, Don Angelo Gambino, il Presidente Emerito e Distintivo d’oro di Don Bosco, Salvatore Faro, ha guidato la formula solenne della “Promessa dell’Exallievo di Don Bosco”, con la quale i suoi figli rinnovano l’impegno di testimoniare la fedeltà ai principi religiosi e morali appresi negli oratori e nelle scuole dei Salesiani. Il Presidente dell’Unione, Mario Li Causi, in ossequio ad una tradizione che va avanti da alcuni anni, ha fatto dono della tessera di Exallievo e del Distintivo con l’effige di Don Bosco al giovane oratoriano Salvatore Damanti, che è entrato così a far parte, a pieno titolo, della Famiglia Salesiana agrigentina. Nelle precedenti edizioni, la tessera di Exallievo è stata consegnata agli oratoriani Giuseppe Raia, Alain Parisi, Claudia Massimino e Francesco Giglione. Successivamente, si è proceduto alla conse-

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gna della tessera ai nuovi Exallievi Rita Di Nolfo e Vincenzo Vanadia, tra gli applausi dei numerosi Exallievi convenuti. “Partecipando alla Festa del Tesseramento – ha ricordato Li Causi – gli Exallievi non adempiono in modo burocratico alla formalità del rinnovo della tessera, ma testimoniano con orgoglio l’appartenenza alla Famiglia Salesiana e al suo carisma”. Lo ricordava, in ogni occasione, lo stesso Don Bosco, senza mai stancarsi di ripetere: “Cari Exallievi, fate che la gente domandando chi siete possa sentirsi rispondere stupefatta: è un figlio di Don Bosco”. Tra i nuovi tesserati, non presenti alla cerimonia, figura Marco Berti, Funzionario del Monte dei Paschi di Siena, una persona “innamorata di Don Bosco”, che vive a Scandicci dove frequenta assiduamente la Parrocchia S. Maria Madre della Chiesa e l’Oratorio Centro Giovanile Don Bosco Torregalli. Alla cerimonia del tesseramento, oltre al Presidente Li Causi, hanno preso parte il nuovo Delegato dell’Unione, Don Angelo Grasso e la Direttrice dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Suor Fina Scrivano. La Festa del Tesseramento è stata preceduta da una conferenza sul tema: “La Famiglia, oggi”, tenuta il giorno prima da Don Angelo Grasso nel Salone Don Bosco delle Suore Salesiane di Via Belvedere, alla presenza di una folta rappresentanza di Exallievi Don Bosco, Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice e delle Suore Salesiane. Ca l o g e ro P a t t i

Insieme


A Malta l’XI Eurobosco 2013

Identità e missione degli exallievi di Don Bosco in Europa e nel Mediterraneo

ne - Unione locale, Federazione o ConOltre 90 i partecipanti, rappresentanti federazione Ispettoriale; di 11 Federazioni Nazionali, che si sono ri– rafforzare l’animazione e la formaziotrovati a Malta per il Congresso Europeo ne degli exallievi; degli exallievi di Don Bosco. – studiare, amare ed invocare don Bosco Dopo la solenne inaugurazione dell’evento la sera del 21 novembre con la letcome pedagogo, come padre spirituale, tura dei messaggi delle autorità, il gradito come fondatore e come patriarca della saluto di Papa Francesco al Rettor MaggioFamiglia Salesiana; re: “… che l’incontro susciti sempre più viva – creare progetti sociali ed ecclesiali di solidarietà a tutti livelli: locale, ispettoadesione a Cristo e generosa testimonianza riale e mondiale, per andare incontro ai cristiana sull’esempio di San Giovanni Bosco” più disagiati, soprattutto agli immigranti. e il sentito incoraggiamento del Delegato Interessanti le due relaMondiale per gli exallievi, zioni: una, sul tema de don José Pastor Ramírez ad L’Eurobosco nasce nel imitare exallievi e salesiani 1965 e in quasi 50 anni “L’identità e la missione degli exallievi di Don Bosco in per garantire la struttura di storia vede impegnati dell’Associazione nelle va- gli exallievi, assieme alla Europa oggi” (prof. Carlos rie ispettorie d’Europa. Berenguer Sánchez); l’altra Famiglia Salesiana, sul Questo undicesimo Eu- fronte giovanile nei temi su “L’impegno degli exallierobosco rimane ancorato al sociali quali la disoccuvi di Don Bosco nel fenopiano operativo che l’Asso- pazione giovanile, la fameno migratorio in Eurociazione degli Exallievi sta miglia, la migrazione. pa” (dott. Michael Frendo, sviluppando a livello mongià Ministro degli Esteri diale per una intensa ed efmaltese). ficace preparazione al grande evento della Notevole interesse ha suscitato la precelebrazione del Bicentenario della nascita sentazione di tre “buone pratiche”: di Don Bosco. – la Piattaforma di Business, sviluppata Si evidenziano i quattro obiettivi da ragdalla Federazione della Slovacchia; giungere: – il rapporto tra gli exallievi di Don Bo– rafforzare la struttura dell’Associaziosco ed il Movimento giovanile solidale Insieme

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FAMIGLIA SALESIANA

Congresso Europeo Exallievi Don Bosco


FAMIGLIA SALESIANA

é In alto - prima foto: il gruppo dei siciliani a Malta. Seconda foto: il gruppo dei partecipanti all’Eurobosco.

é Sliema (Malta): Celebrazione Eucaristica all’istituto salesiano St. Patrick.

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salesiano nel Progetto con Haiti, presentato dalla Federazione della Francia; – gli incontri Nazionali dei Giovani Exallievi, promossi dalla Confederazione della Spagna. La S. Messa celebrata nella casa salesiana di Malta dall’Em. Card. Versaldi, la sera di sabato 23 e la presentazione, domenica 24, del piano di formazione della Confederazione Mondiale: “Camminando verso il Bicentenario” chiude i lavori dell’XI Eurobosco 2013. Insieme


Pellegrinaggio a Roma delle famiglie

Il 26 e 27 ottobre 2013 si è svolto a Roma il pellegrinaggio delle famiglie per l’anno della fede: un’occasione di crescita irrinunciabile e un appuntamento che la nostra famiglia ha atteso e preparato con sollecitudine già da diversi mesi. Proprio così: tutta la famiglia, perché la prima a sentire il bisogno di esserci è stata nostra figlia. Ci siamo così ritrovati a Roma il venerdì 25 ottobre in un caldo pomeriggio, accolti nell’Istituto del Sacro Cuore, dove si respira la presenza del nostro amato Don Bosco e si percepisce il Suo abbraccio amoroso. Ci è sembrata la giusta anteprima all’incontro delle famiglie, coinvolte a vario titolo nei percorsi di pastorale familiare dell’ASC, svoltosi il sabato mattina nel centro Salesiano Pio XI ed organizzato dal Coordinatore della Regione Italia-Medio Oriente e Malta, Ivo Borri, e dalla Commissione Nazionale dell’ASC per la Pastorale Familiare. L’obiettivo è stato quello di verificare lo stato della Pastorale Familiare all’interno dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori, in vista del Workshop famiglie, e di creare le condizioni affinchè la stessa Pastorale possa essere ulteriormente sviluppata. In questa ottica è stata richiesta anche a noi siciliani una testimonianza sul cammino sessennale che si sta facendo in Sicilia come Famiglia Salesiana. Intorno alle 12,30 tutti insieme ci siamo trasferiti a Piazza S. Pietro per l’incontro con il Papa. Appena giunti, il vedere quella piazza immensa stracolma di gente è stata una grande emozione che ci ha riempito il cuore di entusiasmo: mentre attendevamo l’arrivo del Papa, si sono alternati sul palco, montato davanti la scalinata della Basilica, canti e balli. L’arrivo tanto atteso del Santo Padre è stato accolto da tutti i partecipanti con una esplosione di gioia e da migliaia di palloncini che hanno colorato il cielo di Roma. Si sono susseguiti sul palco personaggi famosi e non, che hanno cantato e testimoniato le proprie esperienze: particolarmente toccanti sono state quelle dei fratelli Taviani, di un Insieme

immigrato naufragato sulle coste dell’Isola di Lampedusa e della famiglia che lo ha salvato ed accolto nella propria casa. Il Papa ci ha dato la traccia per formare delle famiglie umanamente sane e cristiane indicando come parole magiche, contro la cultura del provvisorio, “grazie, permesso, scusa”, che riportano coniugi e figli con i propri bisogni al centro dell’attenzione dell’altro. Inoltre ha sollecitato i coniugi a vivere la “Pazienza come virtù di Dio” che ci insegna in famiglia il vero valore dell’amore. In particolare ha auspicato per tutti noi che possiamo diventare “famiglie missionarie anche nella vita di ogni giorno, facendo le

cose di ogni giorno”, e testimoni della gioia della fede per diventare sale della terra e luce del mondo. Questo messaggio del Papa richiama la Spiritualità del quotidiano tanto cara a Don Bosco e punto cardine di ogni vocazione Salesiana. La domenica ci siamo nuovamente radunati in Piazza San Pietro per la recita del S. Rosario e la celebrazione Eucaristica. All’Angelus il Santo Padre ha poi invocato la protezione di Maria, Madre nostra, sulle famiglie del mondo intero e in particolare su quelle che vivono momenti di difficoltà. Per concludere possiamo testimoniare che come famiglia abbiamo percepito l’esperienza di sentirci chiamati dal Signore a vivere e celebrare questo momento di gioia, dell’essere Chiesa in cammino e Popolo di Dio che si raduna attorno al proprio Pastore, Papa Francesco. Vincenzo e Marisa Lipari

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FAMIGLIA SALESIANA

Giornata Mondiale delle Famiglie Salesiane


DALLE CASE SALESIANE

Barcellona P.G.

L’Oratorio programma il suo futuro

L’oratorio salesiano “San Michele Arcangelo”, che il prossimo 27 gennaio celebrerà il novantesimo anniversario della sua fondazione, sta per definire il nuovo progetto educativo pastorale, che indicherà le linee guida da seguire per i prossimi anni nell’educazione umana e cristiana della gioventù. Intanto l’oratorio si prepara ad accogliere il prossimo 16 novembre l’urna con le reliquie di don Bosco, della cui nascita si festeggerà il bicentenario il 16 agosto 2015. Per rielaborare questo progetto, i rappresentanti delle realtà giovanili, delle associazioni e della famiglia salesiana si sono riuniti a Montagna Gebbia, in provincia di Enna, per tre giornate di studio davvero intense, durante le quali i presenti hanno discusso una bozza modificandola profondamente. L’elaborato finito sarà presentato alla città del Longano nel corso delle celebrazioni in onore di San Giovanni Bosco, che si terranno a fine gennaio. Il nuovo progetto nasce dall’esigenza di rinnovare la vita e l’attività dell’oratorio che vuole essere una “casa” che accoglie pienamente i giovani e un ambiente di evangelizzazione rispondente ai loro bisogni di crescita; un puzzle, insomma, in cui ogni tassello di colore diverso rappresenta i vari settori di attività: gioco, sport, cultura, musica, teatro, catechesi, liturgia, servizio, ruoli, gruppi e vocazioni. Dall’insieme emerge il ritratto del cristiano. Togliere anche un solo tassello dal puzzle significa alterare l’ambiente educativo e non far apparire il volto cristiano. Sono quattro i princi-

pali obiettivi a cui si ispira il progetto: la profonda condivisione delle responsabilità operative tra salesiani e laici, adulti e giovani; il coordinamento di tutte le realtà, affinché non funzionino in modo autonomo e settoriale, ma operino in sinergia; l’assunzione piena del cammino della Chiesa sull’iniziazione cristiana, con un itinerario che unisce catechesi, liturgia e testimonianza di vita cristiana, al fine di inserire gradualmente i ragazzi e le famiglie nella vita della comunità locale; l’apertura alla realtà sociale ed ecclesiale, con particolare attenzione ai fenomeni dell’emarginazione e dell’immigrazione. L’anno che è appena iniziato riserva, inoltre, all’oratorio barcellonese tanti altri appuntamenti importanti. Oltre ai festeggiamenti per ricordare l’avvio dell’opera salesiana nella città del Longano, la comunità ecclesiale di Barcellona ospiterà, insieme a quelle di poche altre città siciliane, l’urna di don Bosco, il cui arrivo è previsto per il prossimo 16 novembre. Tra gli obiettivi futuri dell’oratorio c’è sempre quello della realizzazione di una nuova chiesa con sottostante spazio multifunzionale, il cui progetto è stato definito da tempo con l’individuazione dell’area su cui costruire la struttura, che dovrebbe sorgere a fianco dell’attuale oratorio, dove in questo momento si trova un campo in terra battuta di calcetto. Fla via na Gu llì Da: www.24live.it, 19 settembre 2013.

F es ta d e ll ’ I m m ac o la t a 2 0 1 3 Lo scorso 8 Dicembre anche a Barcellona si è festeggiata l’Immacolata Concezione come da tradizione. Il giorno prima in Oratorio è stato allestito un piccolo spettacolo, l’Accademia dell’immacolata, dove tutti i gruppi appartenenti all’Oratorio hanno rinnovato le loro promesse per l’anno a venire. A seguire vi sono stati dei momenti di spettacolo, tra video, canti e danze ad animare l’Oratorio. La mattina dell’8 Dicembre, dopo la messa, c’è stato il tradizionale rito del cerchio mariano ed i panini con la mortadella, per ricordare le gesta di Don Bosco e la nascita dell’Oratorio. Ro bert a An dalo ro

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Il “sabato in festa” per l’Immacolata

Il “Sacro Cuore” ricorda l’80° del primo Oratorio a Barriera Dopo la tradizionale Castagnata, l’Oratorio in… festa ritrova la «massa» dei ragazzini della Catechesi e degli altri gruppi oratoriani (preadolescenti, scout, sportivi…) nella festa solenne dell’Immacolata: già un mese prima l’oratorio è in fermento, un vero cantiere che vede gruppi e singoli preparare scenette, canzoni, striscioni, palco, bandierine, promesse… per ricordare con semplicità la nascita dell’Oratorio di don Bosco l’8 dicembre 1841, e di quello di Barriera, l’8 dicembre 1933, fortemente voluto per richiesta di mons. Carmelo Patanè. La veglia mariana del 6 dicembre, presieduta dal Parroco, d. Nello Ausini, ha visto presenti circa 100 tra giovani e adulti della Parrocchia e dell’Oratorio. Lo spettacolo del sabato in festa del 7 dicembre ha avuto un ottimo successo di «numeri», portati avanti dal laboratorio teatrale del CGS Giuseppe Macrì, dal gruppo danza della PGS Nuova don Bosco Barriera, e dai vari gruppi oratoriani, specie dai gruppi della catechesi e, dal punto di vista tecnico, in opera gli animatori, e una «massa» considerevole di fanciulli e genitori presenti allo spettacolo, semplice, ma entusiasmante, che si è concluso con la drammatizzazione dell’Annunciazione a Maria, con spazio di preghiera e saluto del responsabile dell’Ora-

torio don Gaetano Urso; pizza e bevande per tutti alla fine della festa. L’8 dicembre, solennità di Maria Immacolata, la chiesa stracolma, vede centinaia di fanciulli, ragazzini, giovani e familiari presenti all’inverosimile alle celebrazione eucaristica delle 09.30, presieduta dal direttore don Aldo Ballistreri, animata dai Ministranti, dal Coro e dal Gruppo musicale dell’Oratorio; al momento della preghiera dei fedeli i rappresentanti di tutti i gruppi hanno offerto all’Immacolata la promessa di fedeltà agli impegni di vita cristiana; all’uscita della Messa, dono degli Ex Allievi e della Parrocchia, panino con la mortadella, in ricordo del primo oratorio di don Bosco. Alle 10.45 durante la Messa, presieduta dal Parroco, promessa dei gruppi della Azione Cattolica; anche dopo questa celebrazione il tradizionale «panino di don Bosco». Alle 12.00 un immenso Cerchio mariano con l’Ave Maria, intonata da don Aldo Ballistreri, direttore dell’Opera Salesiana del Sacro Cuore, che alla presenza di numerosi ex allievi e animatori dell’opera salesiana, conclude la festa con la benedizione di un busto dedicato a don Bosco, opera del salesiano coadiutore signor Lo Nigro. g.u.

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DALLE CASE SALESIANE

Catania-Barriera


DALLE CASE SALESIANE

Messina-San Tommaso

XVI corso nazionale di aggiornamento per insegnanti di religione cattolica

Messina, 28-30 novembre 2013 Il Corso Nazionale di aggiornamento per Insegnanti di Religione Cattolica di ogni ordine e grado sul tema “Ricchezza della diversità nella cultura della massificazione, dell’intolleranza, del conflitto. Emergenze educative/3” si è tenuto a Messina, presso l’Istituto “S. Tommaso” (via del Pozzo, 43), dal 28 al 30 novembre 2013. Il Corso è stato organizzato per Convenzione tra l’Ispettoria Salesiana Sicula “S. Paolo” con sede a Catania, l’Istituto Teologico “S. Tommaso d’Aquino” di Messina (parte integrante dell’Ispettoria Salesiana Sicula), aggregato alla Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Direzione Generale per la formazione e l’aggiornamento della Scuola (MIUR, Roma), con convenzione stipulata in data 4 ottobre 2011. Il corso, della durata di 21 ore, ha avuto la previa autorizzazione da parte della Conferenza Episcopale Italiana, Settore Scuola, in data 30 novembre 2010. Direttore del Corso è stato il prof. don Salvatore Barbetta, Docente di Catechetica e Pastorale Giovanile presso l’Istituto Teologico “S. Tommaso” di Messina aggregato all’Università Pontificia Salesiana di Roma. I

é Messina-S. Tommaso: Don S. Barbetta e Don P. Fichera.

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docenti in servizio iscritti sono stati 85, appartenenti ai diversi ordini di scuola: scuola dell’infanzia ed elementare, secondaria inferiore, secondaria superiore, provenienti da varie province d’Italia: Agrigento, Brindisi, Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Enna, Lecce, Messina, Ragusa, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Taranto, Trapani, Vibo Valenzia. Di questi n. 23 hanno partecipato in qualità di uditori. La cartella del Convegnista conteneva gli schemi delle singole relazioni e documenti didattici utili per il lavoro nei laboratori e più in generale per l’insegnante di religione cattolica, una penna, vari depliants informativi, un bloc-notes grande formato di 50 fogli e una pubblicazione dell’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina”. Il Corso, specificatamente rivolto agli Insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado, ha affrontato il tema della necessaria educazione al riconoscimento delle diversità culturali e religiose non come problema ma come una risorsa per la crescita culturale e l’integrazione sociale e civile di tutta la società italiana; se ciò non avvenisse la società diventerebbe incapace di gestire le tensioni e si porrebbe a rischio di conflitti dannosi per tutti. Con questo il Convegno ha voluto dare un ulteriore contributo per rispondere alla sfida delle emergenze educative. Il Corso si è sviluppato attraverso lezioni frontali, per l’aspetto teoretico inerente i processi atti a stabilire reti di collaborazione in vista dell’educazione dei giovani, attraverso il confronto assembleare per l’approfondimento delle relazioni dei docenti, e attraverso la dinamica di quattro laboratori tematici che hanno guardato in maniera specifica alle competenze ed agli interessi dei partecipanti al Corso. Insieme


a) L’educazione al pluralismo La prima giornata di lavoro (28 novembre 2013, ore 9.00) ha avuto inizio con il saluto del reverendissimo Preside dell’Istituto Teologico San Tommaso, D. Franco Di Natale, che ha rivolto il proprio saluto ai corsisti specificando il senso del Corso di formazione per Insegnanti di Religione Cattolica e le finalità che l’Istituto si propone nell’attuare attività orientate alla formazione. Parole di grande apprezzamento e di condivisione delle finalità tipiche del Corso e delle relative metodologie ha espresso nel suo saluto l’Ispettore ministeriale la Dott.ssa Tania Zappulla. Il direttore del Corso, Prof. Sac. Salvatore Barbetta e il Preside, introducono i lavori, presentando, attraverso delle slides gli obiettivi, il contenuto e il metodo del Corso. Quindi il Prof. don Paolo Caltabiano tiene la prima conferenza sul tema: “Omologazione o diversità: una scelta non solo educativa ma culturale”, mettendo in evidenza come l’omologazione culturale sia frutto della globalizzazione attraverso il predominio dell’economico sul politico, della omologazione del mercato e dei prodotti, del livellamento delle specificità culturali, della internazionalizzazione dei processi produttivi e della liberalizzazione dei mercati finanziari. Dopo aver esaminato le conseguenze del monoculturalismo (violenza, espulsione, ghettizzazione e assimilazione), ha presentato la diversità come risorsa e ricchezza della società, indicando i presupposti culturali che permettono il superamento della omologazione: riconoscimento e valorizzazione del pluralismo culturale, attraverso la tolleranza; promuovere la prospettiva multiculturale, non solo ma anche interculturale. Ha concluso affermando che la relazione interculturale è costitutiva di tutte le culture e richiede il dialogo permanente. Il relatore, inoltre, risponde puntualmente alle domande dell’assemblea e invita tutti ad ulteriori riflessioni utili all’approfondimento del tema trattato. Insieme

Si passa quindi alla seconda relazione tenuta dal Prof. Paolo Fichera (Università Salesiana “San Tommaso” Messina) sul tema: “Rapporti fra le culture: necessità di un conflitto?”. Dopo una carrellata di definizioni del termine ‘cultura’, il relatore ne offre una propria: “insieme di valori, convinzioni, linguaggio che un gruppo condivide”. Quindi, dopo aver sottolineato la dimensione relazionale in ogni cultura, contesta il relativismo culturale. Soffermandosi poi sulla normalità dello scontro, arriva a indicare la differenziazione, e non l’omologazione, come strumento necessario per la difesa dell’identità culturale. Gli scontri non sono necessariamente negativi, anzi possono portare all’arricchimento dei diversi, a patto che ci sia in tutti onestà intellettuale e sincerità nel dialogo. Il dibattito successivo permette al docente di rispondere alle domande, di valorizzare alcuni interventi, approfondendo qualche punto della relazione.

b) Diversità culturale e religiosa – Area 2 Nella mattinata di venerdì 29 novembre il Convegno si apre all’Area 2 della riflessione: Diversità culturale e religiosa. Don Gianni D’Andrea, tiene la prima relazione sul tema: La diversità di religione: terreno di scontro o di incontro? Parte dalle proprie esperienze sul campo nell’opera salesiana Santa Chiara di Palermo, istituzione educativa in cui si incontrano ragazzi e giovani di diverse culture e religioni (maggioranza di cristiani, islamici e induisti); sottolinea le difficoltà enormi incontrate a causa, non tanto delle differenze culturali e religiose, quanto per il degrado culturale del quartiere a forte infiltrazione di organizzazioni malavitose; evidenzia tuttavia la grande disponibilità e apertura, sia dei giovani come pure delle famiglie immigrate a un dialogo aperto e sincero sui valori umani e sul rispetto delle differenze culturali e religiose; elabora quindi, anche sulla scorta della recentissima Esortazione Apostolica di Papa Francesco, Evangelii Gaudium, un percorso di speranza incentrato sulla disponibilità delle istituzioni e degli educatori a ogni livello per interventi mirati e per un

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DALLE CASE SALESIANE

I nuclei tematici del Corso sono stati organizzati attorno a tre moduli:


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dialogo onesto e permanente con tutti e tra tutti. Il dibattito successivo è molto animato da numerosi interventi dei corsisti, con domande, riflessioni e racconto di esperienze positive. Dopo un breve intervallo, interviene il Prof. Don Franco Di Natale, Docente di Teologia Pastorale presso l’Istituto Teologico “S. Tommaso”, con la seconda relazione della mattinata sul tema: La diversità nella Bibbia. Dopo una introduzione, intesa a puntualizzare che in Italia non siamo più in una società e una cultura cristiane, come nel passato, ma viviamo in un’epoca sostanzialmente post-cristiana, il relatore, attraverso l’esperienza di San Paolo, dimostra come il cristianesimo, fin dalle origini, si è trovato a confrontarsi con culture e religioni diverse ed è stato in grado di incarnarsi nella cultura del tempo e dei popoli che incontrava. Questa caratteristica, messa in ombra in luoghi di antica tradizione cristiana, oggi deve essere riscoperta e rivalorizzata, per realizzare da una parte una evangelizzazione libera da preoccupazioni proselitistiche e dall’altra un dialogo che porti alla convivenza pacifica e alla collaborazione di religioni diverse per la promozione dei valori autenticamente umani, che attraversano tutti i credi religiosi. Il dibattito e le domande dimostrano il grande interesse suscitato nei docenti di religione cattolica dalla relazione e consentono al relatore di approfondire e puntualizzare il contributo che la Bibbia offre al dialogo tra le diverse religioni. In conclusione sono offerti ai docenti diversi spunti pratici, utili per il lavoro da svolgere con gli studenti.

c) Orientamenti Infine, il Prof. Sac. Salvatore Barbetta traccia una panoramica dell’intera problematica trattata durante il corso di aggiornamento, rilevando alcuni punti cardine trattati durante il Convegno. Dopo una veloce carrellata sui contenuti emersi nel Convegno si sofferma a riflettere sul rapporto tra cultura e religione, notando che la religione

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è al centro di ogni cultura e la sua eventuale assenza, rende la cultura prigioniera di terrenismo, di materialismo e schiava del primato dell’economico. Quindi passa a evidenziare come il rapporto con l’Islam richieda una particolare attenzione e preparazione, come sottolinea anche Papa Francesco nella Evangelii Gaudium. Quindi conclude, sulla scorta della parabola evangelica del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), sottolineando che i cristiani farebbero bene a smettere di considerarsi superiori, per cercare tutte le strade possibili per un dialogo che arricchisca tutti e apra le strade della collaborazione con le altre culture e religioni per affrontare insieme i problemi comuni, per lottare contro la povertà e l’emarginazione, per promuovere i valori umani che già di per sé sono parte dei valori cristiani. A conclusione, il direttore propone di effettuare la revisione-valutazione del Corso attraverso la compilazione di un apposito questionario. Al termine del Corso viene consegnato a ciascun partecipante un attestato in cui figura il numero di ore effettivamente frequentate. Presso la Segreteria dell’Istituto “S. Tommaso” si conserva il registro con le firme di presenza. A quanti ne fanno esplicita richiesta viene consegnato, su supporto magnetico, il materiale multimediale usato e prodotto durante il Corso stesso. Si concludono i lavori alle ore 12.30. d on E m il i o Ar m a n do Lo P a r o Amministratore

p ro f . D o n S al va t o r e B ar be t t a Direttore del corso Insieme


Casa di Alcesti: esempi di donne che si sacrificano per amore

Versi di greco antico al teatro Vida Un colpo di scena approda al teatro Vida ed in questo caso non è la compagnia “Colpi di scena” a sferrarne uno dei suoi impliciti che porta nel nome ma la compagnia “Volti dal caos” costituita dai ragazzi del laboratorio teatrale dell’Istituto salesiano “Don Bosco” di Palermo. Con la rielaborazione letteraria e drammaturgica di Myriam Leone, e la regia di Gianpaolo Bellanca, i ragazzi hanno messo in scena, al teatro Vida, dal 19 al 21 ottobre, “Casa di Alcesti”, una tragedia che nasce dall’incontro e dal confronto di due magnifici capolavori della letteratura teatrale internazionale, “Casa di Bambola” di Ibsen e “Alcesti” di Euripide, e dalla contaminazione con Misses Dalloway di Virginia Woolf. Gli studenti sono stati molto bravi nel riportare in vita, come dall’Ade, la storia di Nora e Alcesti, due donne accomunate dall’aver compiuto un grande sacrificio per il proprio marito, sebbene con esiti differenti. La prima storia è ambientata nell’Ottocento Nord-Europeo, la seconda nella Grecia antica. Nora incarna la donna moderna capace di ribellarsi alle convenzioni e alla sottomissione sociale cui è costretta, la donna che aspira ad essere considerata “individuo” al pari di chiunque altro; mentre Alcesti rappresenta la sposa fedele, disposta per amore a rinunciare alla sua stessa vita. A caratterizzare la parte greca soprattutto atmosfere tristi e funeree ma molto commoventi, all’insegna del lutto. La parte moderna è, invece, caratterizzata da toni più freddi e anonimi dove il salotto ibseniano si trasforma in una vera camera di tortura, in cui i personaggi, confessando le proprie colpe, rivelano tutta la loro meschinità. Il letto è simbolo di un’unione coniugale integra agli occhi esterni ma lacerata al suo interno da contraddizioni profonde ed estremamente dolorose. A rendere davvero originale la rappresentazione, la scena d’addio tra Alcesti ed Admeto, recitata tutta in greco antico e in trimetri giambici. I numerosi spettatori sono stati, inoltre, letInsieme

teralmente rapiti dalle coreografie delle danze in cui i corifei attraverso semplici escamotage come il cambio di mantello, cambio sedie, giochi di luci (dal bianco freddo al giallo ed infine al rosso caldo) ed il ritornello “Primo: gli alberi sono vivi. Secondo: il crimine non esiste. Terzo: l’amore è universale” si trasformano in bambole, simbolo della società moderna perbenista. Il pubblico ha, anche, apprezzato la figura di Septimus, personaggio pirandelliano e woolfiano del “poeta pazzo”, schizofrenico perseguitato dalle Voci che ha in testa, sinistre figure che prendono corpo e lo tormentano con la loro presenza. Figura che rappresenta la voce della coscienza ed il filo di Nora. “Nulla è più complicato della sincerità” oppure “Le donne come i sogni non sono mai come un marito le vuole” o ancora “Sorte miserabile quella dell’eroe che non muore” sono solo alcuni degli esempi delle sue perle di saggezza. A completare questa straordinaria produzione sono stati i musicisti, Alessio Arena, Andrea Emanuele, Francesco Moscato, Andrea Barone e Giuseppe Lamia, che, così come gli antichi Greci, hanno portato i loro strumenti ai piedi della scena, per offrire al loro pubblico e agli attori le splendide musiche di due talentuosi compositori, Alberto Maniàci e Daniele Mosca. L’apprezzamento da parte degli organizzatori della rassegna è stato espresso da una promessa rubata, a fine spettacolo, al primo cittadino della città, Alesio Valente, ovvero la promessa di far esibire la compagnia, il prossimo anno, presso il castello svevo, una location fiabesca in cui far vivere tanto antichi personaggi greci quanto personaggi dell’epoca moderna. Prossimo appuntamento della rassegna è fissato al 9 e 10 novembre, con “È tutta colpa di zia Amelia” messa in sena dalla compagnia “Teatro mio” di Vico Equense. D ot t. ssa Em a n u el a G ra ssi Ufficio stampa teatro Vida Da: Gravinalife, 29 ottobre 2013.

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Palermo-Ranchibile


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«Lo sguardo di Dante Cappellani» al Don Bosco di Palermo I corridoi della Presidenza illuminati con faretti da sala espositiva, decine di ragazzi e ragazze in tailleur o camicia bianca e cravatta, per condurre i visitatori tra le riproduzioni in bianco e nero della Palermo di Dante Cappellani. Questo è lo spettacolo che attende i fruitori della mostra “Metamorfosi di Palermo. Lo sguardo di Dante Cappellani”, allestita presso la scuola Don Bosco Ranchibile (Via della Libertà n. 199) a Palermo. Le quasi cento stampe sono divise in “sentieri”, ognuno dei quali ci porta all’interno di uno scorcio o uno squarcio della Palermo anni ’30. Offrendo allo sguardo dello spettatore monumenti non più presenti nel panorama cittadino, come la chiesa che sorgeva nello spazio oggi occupato dal mercato ittico; oppure documentando i grandi lavori pubblici di quegli anni, come nel caso dell’edificazione del Palazzo di Giustizia (costato un massiccio sventramento del quartiere della Conceria, che insisteva in quel territorio); o ancora restituendo delle situazioni di vita quotidiana dell’epoca, come uno spicchio di giornata dei lavoratori della “manna”. Ma è il caso di ricordare anche le splendide panoramiche di Palermo e dei luoghi intorno alla Conca d’Oro, contenute all’interno dell’esposizione.

L’inaugurazione, che si è tenuta la mattina del 9 novembre nel teatro del “Don Bosco”, ha visto la partecipazione del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando che. ha voluto ricordare l’importanza dei Salesiani nel contesto cittadino e di una formazione capace di offrire “radici e ali”. Al tavolo dei relatori anche il Direttore dell’Istituto “Don Bosco”, Don Carmelo Umana, il Responsabile dell’Oratorio Centro Giovanile “Don Bosco”, Don Domenico Saraniti e la curatrice della mostra, prof.ssa A. Bertolino. Le riproduzioni fotografiche, regalo che gli “ex allievi” donarono ai Salesiani nel 1988 (in occasione del centenario dalla morte di Don Bosco e del cinquantenario dalla fondazione della scuola “Don Bosco - Villa Ranchibile”), assumono una notevole rilevanza culturale non solo per la comprovata abilità artistica di Dante Cappellani o per il loro ineludibile status di testimonianze, ma anche per la perizia con cui Giuseppe Cappellani operò lo sviluppo e il viraggio degli scatti del padre. Nel sottotitolo della mostra si legge infatti “Restituzione della Mostra Fotografica”, proprio in ragione della scelta di un restauro conservativo, che mira a restituire sia la bellezza degli scatti che la perizia di chi ne ha curato lo sviluppo. La mostra si colloca, insieme alla personale di Antonello Blandi “Contrasti di colore” (anch’essa accolta dall’Istituto “Don Bosco - Villa Ranchibile” in questi giorni), tra gli eventi realizzati in vista e in occasione dell’arrivo, i prossimi 17 e 18 Novembre, dell’urna che contiene il braccio e la mano destra di Don Bosco.

é Palermo-Ranchibile: Una studentessa illustra un pannello della mostra. (ph. gl)

Giuseppe Lupo

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Da: www.sicilypresent.it, 9 novembre 2013. Insieme


Per il preside dell’istituto “Don Bosco”, professor Nicola Filippone, l'ultimo anno scolastico è stato foriero di tanti successi. Sono stati, infatti, ben 10 i 100 in totale, riportati fra i vari indirizzi, dai candidati dell'Istituto agli esami di maturità. C'è stata anche una lode, che equivale al massimo punteggio raggiunto in ogni prova d'esame. È stata appannaggio di Giulia Lo Scrudato, una ragazza dalle doti certamente eccezionali. Adesso si stanno programmando le attività per il 2013/2014. È già in dirittura d’arrivo la Mostra fotografica dell'Archivio di Dante Cappellani, curata dalla professoressa Alba Bertolino. Venti foto che erano state esposte alla Settimana della Cultura di recente conclusasi fanno parte della raccolta. Si lavora, poi, per organizzare il Festival della Legalità, che sarà anche un grande momento di incontro per operatori culturali, uomini di legge e tutori dell'ordine. La data è ancora da stabilire. A breve – ci dice il direttore del Ranchibile Don Carmelo Umana – sarà in scena, presso il teatro dell'istituto, "Casa di Alcesti" da Euripide a Ibsen, una produzione artistica frutto del lavoro di insegnanti ed esperti che collaborano ogni anno alla realizzazione e alla messa in scena di rappresentazioni sceniche di grande livello e spessore. È noto come abbiano già ottenuto notevoli riconoscimenti anche a livello nazionale. Un'altra annata coi fiocchi, dunque, per un istituto di fama che attualmente ha il piacere e l'onore di veder sedere un proprio ex alunno, il magistrato Piero Grasso nel più alto scranno del Senato della Repubblica. Si tratta, per chi non lo ricordasse, della seconda carica dello Stato che definisce anche chi la occupa come Vicepresidente della Repubblica. Lydia Gaziano

Una longeva testimonianza Cento anni di una suora di straordinaria vitalità

Nella cappella della Casa salesiana S. Giovanni Bosco di Leucatia-Barriera, l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la concelebrazione eucaristica di ringraziamento per i 100 anni di suor Concettina Giurdanella, figlia di Maria Ausiliatrice, con la partecipazione dell’ispettrice suor Anna Razionale, dell’ispettore eletto dei salesiani don Giuseppe Ruta, del cappellano don Paolo Longo, del parroco del santuario S. Cuore don Nello Ausini, del preside della Scuola Media Don Bosco don Salvatore Muratore, del segretario arcivescovile don Massimiliano Parisi, del vicesindaco avv. Marco Consoli, dell’assessore comunale avv. Angela Mazzaglia, delle consorelle e dei familiari che ogni mattina suor Concettina presenta sull’altare e dai quali è seguita con tanto affetto. La centenaria è una religiosa veramente straordinaria non solo per le ottime condizioni di salute ma anche per il gioioso carattere nonché per l’instancabile attività che svolge ancora in comunità partecipando con la direttrice suor Concettina Adorno e le suore, che la circondano di tante attenzioni, alle celebrazioni quotidiane e aiutando in giardino, in cappella, in refettorio. Totalmente autosufficiente, si alza alle 5 del mattino, ascolta Radio Maria, legge libri e giornali e bada da sola alla pulizia personale. La dinamica consacrata è nata a Modica da una famiglia patriarcale molto religiosa, quinta di 2 fratelli e sei sorelle. Ha avuto la vocazione a 18 anni e ha emesso la professione nella congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nel 1935. Nella sua operosa vita è stata a Cesarò, S. Cataldo, Caltagirone, S. Gregorio, sagrestana, refettoriera, dispensiera, guardarobiera, ecc.. Da 15 anni si trova a Catania, benvoluta da tutti, ed è rimasta legatissima alle due sorelle ancora viventi e ai numerosi nipoti e pronipoti. Da: Prospettive, Catania 8 dicembre 2013.

Insieme

Blanc

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DALLE CASE SALESIANE

I successi cominciano dagli esami di maturità


DALLE CASE SALESIANE

Tunisi-Manouba

Tunisie - La Manouba je t’aime...

Dal 10 settembre è iniziata l’esperienza di direzione “sicula” della casa salesiana di La Manouba situata nell’area metropolitana di Tunis (la chiamano “banlieu”). Dallo scorso 1 marzo questa casa è stata assegnata alla nostra Ispettoria salesiana sicula la quale ha quindi inviato il direttore per il nuovo anno 2013-2014. La comunità è al momento composta da don Domenico Paternò direttore e da Roberto Lionelli economo e animatore, coadiutore originario di Genova, ed anima una scuola primaria impostata sul sistema scolastico tunisino che prevede sei anni di scuola primaria e un anno di preparazione per coloro che hanno 5 anni. In atto abbiamo 27 classi dalla 1 alla 6 e cinque classi preparatorie per un totale di 771 allievi bambine e bambini. La scuola, affidata da quasi 25 anni ai confratelli maltesi, in origine è stata gestita dalle suore di Nevers, una congregazione francese, e poi passata ai salesiani nell’ambito del progetto Africa lanciato a suo tempo da don Viganò. Fu don Van Loy oggi arcivescovo in Belgio, a curare le trattative per inviare i salesiani e uno dei primi tre confratelli è stato don Fabio Attard ; così nel 1989 i salesiani tornarono in Tunisia 25 anni dopo la partenza dell’ultimo salesiano siculo, don Vincenzo Calì che lasciò Tunisi nel 1964. La scuola gode di grande prestigio presso le fa-

é Il gruppo dei nuovi religiosi arrivati in Tunisia.

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miglie della zona, in quanto essa è pienamente inserita nel territorio, è islamica ed è condotta da personale tunisino. La presenza dei salesiani, chiamati familiarmente “père” e “frère”, è stimata perché assicura la conduzione educativa, la centralità dell’allievo, la qualità dell’assistenza e della disciplina, e la regolarità della frequenza quotidiana. La scuola è a tempo pieno dalle 8 alle 17 di ogni giorno comprese anche le attività extrascolastiche e i corsi di rinforzo e di recupero pertanto la refezione è fatta a scuola in vari turni. Questa realtà complessa e ampia è condotta dai confratelli insieme ad una equipe educativa tunisina ( svolge la funzione di una CEP) che assicura il monitoraggio completo della attività, i rapporti con il numeroso personale e soprattutto la comunicazione in lingua araba; l’arabo infatti è la lingua ufficiale della Tunisia e in arabo sono tutti i documenti ufficiali. Questo dà una idea della difficoltà che si incontra a livello linguistico, ma finora il clima di collaborazione consente di superare la barriera linguistica; inoltre la nostra scuola è stimata perché si studia il francese fin dalle classi iniziali e le famiglie ci tengono molto a questo insegnamento cosa che permette di comunicare anche con i ragazzi man mano che imparano. La casa ha attivato, con una solenne inaugurazione il 6 ottobre, l’attività ricreativa settimanale che si svolge il sabato e la domenica a favore dei ragazzi dei quartieri vicini che prima giocavano per la strada mentre ora sabato pomeriggio e domenica pomeriggio, liberi dalla scuola, possono venire a giocare ordinatamente a pallone o nella sala giochi dedicata al salesiano polacco Marek morto qui a Manouba. Non si chiede nulla se non il rispetto delle regole. La frequenza è di circa 60 ragazzi tra gli 11 e i 15 anni diversi dei quali exallievi della scuola. Oltre ai salesiani collaborano alcuni giovani assistenti per la conduzione delle partite. Attiva e frequente la fraternità con le due piccole comunità FMA presenti a Tunis Insieme


DALLE CASE SALESIANE

é Raduno di tutti i religiosi di Tunisi avvenuto il 6 ottobre presso la casa salesiana.

é Manouba: La Famiglia Salesiana di Tunisia.

e Menzel Bourghiba; sono in tutto 5 suore di varia nazionalità (a quando una siciliana!?). Intensi anche i rapporti con la Chiesa locale, unica diocesi in tutto il Paese, presieduta dal nuovo Arvivescovo Ilario Antoniazzi, e con le altre comunità religiose coordinate dal “bureau de la Vie Consacrè” di cui fa parte il nostro Roberto; la scuola fa parte del sistema delle scuole private facenInsieme

ti capo alla Prelatura di Tunis che ha la rappresentanza giuridica dinanzi al governo tunisino. Ottimi i rapporti con la popolazione della zona, cordiale e accogliente e con le autorità tunisine di vario livello. Cordiali anche i rapporti con la comunità degli italiani in Tunisia cominciando dalla Ambasciata e con la comunità polacca rapporti iniziati con la presenza di alcuni confratelli polacchi negli anni scorsi. La comunità si affida alla preghiera e alla solidarietà di tutta la famiglia salesiana di Sicilia che è invitata a intensificare i rapporti con una terra che è davvero vicina alla Sicilia non solo geograficamente ma anche culturalmente e umanamente, il sistema educativo di Don Bosco ci unisce ancora di più. L a c o m un it à d i M a n o ub a

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GUARDANDO ALTROVE

Guardando Altrove R o m a- U P S , 15 o t t o b re 20 1 3 I n a u gu ra z i o n e A n n o A c c ad em ic o Momenti celebrativi: – Celebrazione eucaristica presieduta da Don Pascual Chávez, Rettor Maggiore e Gran Cancelliere dell’UPS. – Atto Accademico officiato dal Rettor Magnifico, prof. Carlo Nanni, che ha presentato la situazione dell’UPS, esaminando l’anno accademico scorso e tracciando linee prospettive per il futuro.

– Intervento di don Marko Rupnik, sj, che ha proposto una sua riflessione su “Arte, simbolo, spiritualità”. – Consegna dei diplomi a cinque professori che hanno raggiunto il grado di docente emerito – prof. Remo Bracchi, prof. Mario Comoglio, prof. Franco Lever, prof. Mario Maritano e prof. Natale Zanni – e le medaglie agli studenti più meritevoli. Quindi, è stato proclamato aperto l’anno accademico 2013-2014. – Concerto, ad opera del Coro della Pontificia Cappella Sistina diretto da mons. Massimo Palombella.

U n l ai c a t o f o r te d e l l a s p i r i t ua l i t à di Don Bosco Saluto agli Exallievi ed Exallieve dal Delegato Nazionale Roma, 9 ottobre 2013 Carissimi Exallievi ed Exallieve, Vi saluto tutti con l’entusiasmo di Don Bosco! È una grande gioia per me essere “con” Voi e

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“per” Voi. Ho ricevuto questa responsabilità non come un carico, ma come un luogo di fede e di incontro con Dio. Sì, perché gli Exallievi sono il campo di Dio, ben coltivato da Don Bosco, che ha prodotto – sotto la guida di Maria Ausiliatrice – un grande giardino ricco di alberi gloriosi, dei cui frutti la Chiesa e il mondo hanno un profondo bisogno. Gli Exallievi riflettono una luce particolare di Don Bosco e possono essere la luce di Cristo nella vita pubblica, nell’impegno professionale e nella vita familiare. Cari Exallievi ed Exallieve, siete la grande moltitudine del laicato salesiano, capace di trasformare la società, offrendo un contributo prezioso secondo i valori ricevuti, con lo sguardo positivo tipico della salesianità, dialogando – come ci ha insegnato Don Bosco – con quanti vivono laicisticamente, consapevoli che in tutti ci sono germi di bene. Sulle orme di Papa Francesco vogliamo aprire relazioni cordiali, perché si superi un antico paradosso: «la fede cristiana, la cui novità e incidenza sulla vita dell’uomo sin dall’inizio sono state espresse proprio attraverso il simbolo della luce, è stata spesso bollata come il buio della superstizione che si oppone alla luce della ragione. Così tra la Chiesa e la cultura d’ispirazione cristiana, da una parte, e la cultura moderna d’impronta illuminista, dall’altra, si è giunti all’incomunicabilità. È venuto ormai il tempo, e il Vaticano II ne ha inaugurato appunto la stagione, di un dialogo aperto e senza preconcetti che riapra le porte per un serio e fecondo incontro» (Lettera a chi non crede. Al giornalista Eugenio Scalfari, 4.9.2013). Vogliamo programmare un itinerario in questo III anno del Bicentenario, concentrandoci sulla “spiritualità” di Don Bosco, che, mentre faccia crescere nella spiritualità tutti i membri delle Unioni locali, li renda anche segni profetici nella Chiesa e nella società di quei valori che il laicato salesiano deve trasmettere. Docili al magistero del Rettor Maggiore, vogliamo accogliere l’invito a tutti i membri della Famiglia Salesiana, «ad attingere alle sorgenti della spiritualità di Don Bosco, ossia alla sua carità educativa Insieme


D o n Gi u s e p p e Bu c c e l l a t o n u ovo D e le g at o n a z io na le d e i Sa le s ia ni Coop e ra t or i In seguito ad un approfondito discernimento nella Presidenza CISI, don Giuseppe Buccellato è stato nominato Delegato nazionale dei Salesiani Cooperatori e don Gianni Russo (Patrì) Delegato nazionale degli exallievi. Oltre ad esprimere i nostri complimenti a don Giuseppe e a don Gianni, ci sentiamo onorati che la nostra ispettoria possa collaborare in modo qualifié Don G. Buccellato. cato all’animazione di questi due importanti rami della Famiglia Salesiana e siamo certi che ne avrà anche una ricaduta per il rafforzamento della Famiglia Salesiana in Sicilia.

Pietro Ma ria Frag nelli nuovo vescovo di Trapani

é Don G. Russo.

Carissimi Exallievi ed Exallieve, sono pronto ad offrirvi tutto il mio impegno salesiano e professionale nel campo dell’etica e della bioetica. Sono consapevole della mia povertà, ma ho tanta fiducia nel Signore e nell’aiuto di tutti Voi, soprattutto con la preghiera. Sono veramente contento di essere con voi! Præit ac tuetur. Don Bosco ci precede e ci protegge. L’Ausiliatrice ci accompagni. Un caro saluto per ciascuno di Voi e per le Vostre famiglie. Don Gi ova nni Rus so Insieme

Papa Francesco ha nominato monsignor Pietro Maria Fragnelli, 61 anni, vescovo di Trapani. Lo ha comunicato l'amministratore apostolico Alessandro Plotti al clero, riunito in assemblea presso il Seminario Vescovile. Fragnelli, nato a Crispiano nella diocesi di Taranto, è stato ordinato vescovo il 29 marzo del 2003 e fino ad oggi ha prestato il suo servizio episcopale nella diocesi di Castellaneta. Prende il posto del vescovo emerito Francesco Miccichè, sollevato dall'incarico il 19 maggio 2012.

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GUARDANDO ALTROVE

pastorale; essa ha il suo modello in Cristo Buon Pastore e trova la sua preghiera e il suo programma di vita nel motto di Don Bosco “Da mihi animas, cetera tolle”. Potremo così scoprire un “Don Bosco mistico”, la cui esperienza spirituale sta a fondamento del nostro modo di vivere oggi la spiritualità salesiana, nella diversità delle vocazioni che a lui si ispirano» (Strenna 2014. Presentazione). Gli Exallievi e le Exallieve, ricchi della formazione ricevuta, stimano in sé e negli altri, l’opera di Dio, che ci ha formato personalità solide e ricche di umanità. Per questo, mi pare opportuno che in tutte le Unioni si pensi a una programmazione solida, che ci faccia crescere personalmente, ma nello stesso tempo renda “visibile” l’impegno degli Exallievi nelle città, nelle diocesi, nell’impegno professionale. Occorre superare la condizione di “afonia” e “debolezza di rilevanza” in questo ambito. Prossimamente (a metà novembre) vi segnalerò alcune aree che potrebbero meritare la nostra attenzione.


GUARDANDO ALTROVE

L a C o rsa d e i S an t i 20 13 Si è svolta il primo novembre scorso a Roma, con crescente successo, la sesta edizione della “Corsa dei Santi”, la manifestazione promossa dalla Fondazione Don Bo-

sco nel Mondo. Canale 5 ha ripreso la corsa e ha mandato in onda in diretta uno Speciale TG 5 finalizzato alla raccolta di fondi per sostenere l’opera dei missionari salesiani della Fondazione Don Bosco onlus.

I cri sti ani e l a ci ttà Il 5 dicembre D. Biagio Amata ha presieduto, nell’aula magna dell’Arcivescovado di Palermo, una sessione della giornata di studio su “I cristiani e la città” organizzata dalla Facoltà teologica di Sicilia e l’Istituto di studi patristici dell’Università di Palermo, e ha tenuto un’applauditissima relazione finale dal titolo: Inter urbem et civitatem: la politica agostiniana della grazia. Nella distinzione ciceroniana inter urbem et civitatem, ampliata da Isidoro di Siviglia (diff. I 587) nella formula: Porro oppidum ad habitantes pertinet, civitas ad leges, urbs ad utrumque, si può forse evidenziare il cammino spirituale di Agostino nel tessuto urbano d’Africa, d’Italia, dell’istituzione ecclesiastica, che permisero al suo pensiero di riflettere sulla politeia pagana, la oikonomia cristiana e l’approdo misterico alla gloriosissimam civitatem Dei, trionfo ideale della philanthropia divina della gratia. ç Foto di repertorio.

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Mons. Michele Pennis i ve sc ovo di Monr e ale L’8 febbraio scorso, il Papa emerito Benedetto XVI ha scelto come nuovo vescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Piazza Armerina. Il 26 aprile Mons. Pennisi ha preso possesso della diocesi di Monreale succedendo a Salvatore Di Cristina in carica dal dicembre 2006.

Pa pa F ran cesco “Pe r son a dell’a nno ” Il prestigioso riconoscimento mediatico attribuito al Santo Padre: è lui ad aver dominato i giornali nel 2013 Papa Francesco è la Persona dell’Anno di Time. Lo ha annunciato la rivista che dal 1927 attribuisce questo riconoscimento all’individuo o l’entità che, nel bene o nel male, ha dominato le notizie nell’anno che sta per concludersi. Bergoglio è stata scelto perché “in meno di un anno ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica”, ha detto il direttore del settimanale, Nancy Gibbs. Le motivazioni - Time ha deciso di premiare Papa Francesco per essere riuscito “a catturare l’attenzione di milioni di persone disilluse nei confronti del Vaticano. Ha preso il nome di un umile santo, poi ha lanciato un’appello per una chiesa di riconciliazione. Il primo Papa non europeo da 1.200 anni si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli”, ha scritto la redazione di Time sul sito web della rivista. Insieme


Signor Francesco Gippetto Salesiano Coadiutore

* Ficarazzi (PA), 11/10/1940 + Palermo, 21 ottobre 2013

Carissimi confratelli, lo scorso 21 ottobre, ha concluso il suo itinerario terreno il nostro confratello Coadiutore Francesco Gippetto, nel giorno della memoria liturgica del santo martire coreano san Pietro Yu Tae-ch’ol che, a tredici anni, dopo aver esortato nel carcere i compagni di prigionia a sopportare i supplizi ed essere stato crudelmente fustigato, portò a termine il suo martirio. In quella lontana terra coreana il Sig. Francesco aveva trascorso come missionario alcuni anni della sua vita e aveva offerto la sua gioiosa testimonianza di fede affinché altri ragazzi e giovani, come il santo Pietro, potessero con coraggio e fedeltà vivere la fede in Cristo. Ci sembra questa una carezza di Dio al caro Sig. Francesco. Negli ultimi momenti della sua vita è stato amorevolmente assistito dai confratelli del Gesù Adolescente di Palermo, dal fratello e dai nipoti, che lo hanno accompagnato con affetto filiale verso il definitivo incontro con il Signore. La notizia della morte del confratello rende tristi i nostri cuori, ma la fede illumina anche l’evento più misterioso del nostro percorso terreno. La parola del

Vangelo ci offre il vero sentire del nostro cuore perché chi muore nel Signore, con il Signore è destinato a risorgere: «Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me» (Lc 22,28-29). La comunità ispettoriale di Sicilia vive il luttuoso evento con la certezza di coloro che credono: “Io sono la Resurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà, chiunque vive e crede in me non morirà in eterno” (Gv 11,25-26). Nel libro della liturgia delle ore del Sig. Francesco ho potuto reperire numerose immaginette, contenenti piccole frasi scritte di suo pugno, piccoli pensieri che, credo, significativi per la sua vita interiore e indicatori della sensibilità spirituale del nostro confratello. Si tratta di frasi tratte dalla Sacra Scrittura o dalla spiritualità a noi più familiare: “Credo; aiuta la mia incredulità” (Mc 9, 24). “Che io non perda nulla di quanto mi hai dato” (Gv 6,39). “Grazie per tutto e per sempre”. “Per la maggior gloria di Dio e per la salvezza dei giovani…” Non è difficile intravvedere già in queste semplici frasi, il percorso umano e spirituale di Francesco: la coscienza di possedere un tesoro in vasi di creta, il desiderio di compiere la volontà di Dio sempre, l’impegno a realizzare con fedeltà gli impegni assunti, la consapevolezza che tutto è dono, e la passione per la salvezza integrale dei giovani. «Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo» (Mc 16,15) La vocazione missionaria

È il primo tratto caratteristico del Signor Francesco Gippetto. Il desiderio di annunciare Cristo in paesi lontani è presente fin dalla sua giovinezza. A 22 anni presenta la domanda per essere missionario, senza riceverne risposta. L’anno successivo scrive al suo Direttore: “È passato circa un anno da quando ho fatto la domanda per le missioni, ed ora il giorno di Pentecoste mi accingo a rinnovarla. Fin dal noviziato ho desiderato di poter andare in missione, in questi quattro anni passati qui, questo desiderio si è accresciuto sempre più, credo che questa sia la mia vocazione: diventare missionario”. Il Si-

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gnor Francesco realizzò questo suo sogno in luoghi diversi: La Corea, l’Albania, il Kosovo, ma sempre con lo stesso entusiasmo e la stessa passione per l’educazione e l’evangelizzazione. La Corea sarà considerata da Francesco il luogo del sogno: “Sono pronto ad andare dove i Superiori credono meglio per il bene della Congregazione. Ho sentito parlare molto della Corea, dello sviluppo e della povertà di quella terra, del bene che vi fanno i salesiani. Sarebbe perciò mio desiderio aiutare i missionari della Corea, un sogno che ho coltivato sempre fin dalla mia prima giovinezza”. Il suo desiderio è esaudito: trascorrerà in quella terra sei anni assumendo in prima persona la grande sfida dell’educazione e dell’evangelizzazione dei giovani, avviandoli nel mondo del lavoro e offrendo la sua gioiosa testimonianza di Cristo nell’Oratorio. Anni difficili, segnati anche da comprensibili scoraggiamenti di fronte alla inaccessibilità della cultura locale, anni di sofferenze e di tribolazioni: la parola evangelica si compiva in lui: “se il chicco di grano caduto in terra non muore non porta frutto” (Gv 12,24-25). Nel desiderio di comprendere a fondo il mondo dei suoi giovani non disdegnò di imparare le arti marziali caratteristiche di quella terra. Nel taekwondo trovò alcuni dei valori a cui era stato educato dalla sua famiglia (la lealtà verso la patria, il rispetto per i genitori e i maestri, la fratellanza verso le persone, il coraggio, la giustizia e la verità). Quest’arte marziale divenne lo strumento per educare ed evangelizzare i giovani coreani. Di quest’arte se ne servì anche in Italia (è il Sig. Gippetto che agli inizi degli anni settanta aprì la prima scuola a Palermo), diventando maestro di vita per numerosi giovani della nostra terra. Egli, dalla Corea, tornerà in Italia cosciente di aver vissuto, così scrive, “un’opportunità per rinvigorire la mia fede e impegnarmi totalmente nell’apostolato a favore dei giovani” e con una mai colmata nostalgia del clima spirituale lì respirato: “comprendo ogni giorno cosa significhi fame di Dio e capisco sempre più la necessità di vivere continuamente unito a Dio”. L’Albania e il Kosovo saranno invece considerate la patria di adozione. Due paesi che ha amato con tutto se stesso e per cui ha donato il meglio di se stesso. Quando Don Egidio Viganò nel 1991, in-

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dica ai salesiani i nuovi orizzonti dell’est europeo, il Sig. Francesco non ha esitazione: chiede all’Ispettore D. Vittorio Costanzo di partire per quelle terre, dimostrando ancora una volta quel cuore grande che lo ha distinto in tutta la sua vita. Francesco parte per venire incontro alle necessità dei poveri, per sostenere il nuovo ardore di libertà e di sviluppo dei giovani di quella terra, per portare a tutti la gioia di appartenere a Cristo. Commoventi le lettere inviate dal paese delle Aquile, in cui si racconta l’inizio di un’epopea felice che oggi vede quattro case salesiane con numerose attività, un grande sviluppo vocazionale, schiere innumerevoli di giovani e adulti che accolgono e vivono il vangelo della gioia. […] Tante cose fatte con povertà di strumenti, ma soprattutto con grande cuore. La pedagogia salesiana risulterà ancora vincente nel rapporto con i ragazzi e con i loro familiari. Il Sig. Francesco, dopo numerosi anni, rientrerà in Italia, segnato dalla nostalgia di lasciare persone care e nella certezza di essere maturato nella fede. «Voi fratelli non stancatevi di fare il bene» (2Tim 3,13) Coadiutore salesiano instancabile lavoratore

Chi è stato accanto al Sig. Francesco, ne ha riconosciuto la tempra dell’uomo infaticabile e sempre pronto al servizio. La sua vita è stata vissuta come progressiva conformazione al Signore Gesù, ascoltato nella Parola e celebrato nei Sacramenti. Santificarsi nel lavoro portato avanti con dedizione, competenza e professionalità è la via che Francesco ha percorso con piena responsabilità, con il sorriso sulle labbra e l’attenzione concreta verso chi incontrava sul suo cammino. Ciò che insegnava ai suoi ragazzi: la necessità della fatica, il senso della responsabilità personale, l’importanza di porsi al servizio degli altri, il dimenticare se stessi pur di fare il bene, costituivano il suo progetto personale di vita. […] Il ritorno alla patria celeste del Sig. Francesco ci dà, perciò, la possibilità di guardare con ammirazione questo confratello salesiano e la sua vocazione di coadiutore. Don Bosco ha proposto questa vocazione come possibilità concreta per camminare nella santità e per evangelizzare i giovani, attraverso l’educazione del lavoro e di tutti i valori tipici della Insieme


«La tua bontà è davanti ai miei occhi e nella tua verità dirigo i miei passi» (Sal 25,3) Una vita donata con amore

Il nostro caro Francesco, salesiano coadiutore, ha terminato la sua esistenza a 73 anni di età e 54 di professione religiosa. Era nato a Ficarazzi (PA) da papà Pietro e mamma Giuseppa Licciardi. L’ambiente della sua famiglia e del suo paese, ricco di sapienza, di fede vissuta e di lavoro sacrificato, ha modellato il carattere del piccolo Francesco. Il propositivo ambiente del “Santa Chiara” di Palermo e la straripante simpatia dei salesiani, lo convincono a chiedere di diventare salesiano. Il Direttore del tempo lo presenta in questo modo al maestro dei novizi: “Le presento il giovane Gippetto Francesco che viene per il Noviziato. E’ un buon figliolo, docile, e assennato. Con i ragazzi ha fatto bene”. Ammesso al noviziato nel 1958, diventa salesiano a san Gregorio di Catania il 16 agosto 1959. Così scrive il giovane Francesco: “Dopo aver molto riflettuto e pregato Gesù per la mia vocazione sono venuto alla conclusione di ascoltare la voce divina onde poter fare maggior bene al prossimo e salvare l’anima mia”. Dal 1959 al 1962 lo troviamo a Torino – Rebaudengo per completare la formazione salesiana e frequentare i corsi di specializzazione. Si consacrò definitivamente a Dio e a Don Bosco, con la Professione perpetua nel 1965. Dal 1962 al 1967 è a Catania Barriera come insegnante nei corsi professionali e aiuto all’oratorio. Nel 1967 viene trasferito a Palermo Gesù Adolescente: vi rimarrà, in tre periodi diversi, per 27 anni. E’ significativo che il grazie e il saluto al nostro caro Francesco avvenga in questa casa a lui familiare dove con passione educativa ha evangelizzato i giovani. In quest’ambiente si sentiva a casa sua. Molti di voi qui lo hanno conosciuto e custodiscono nel cuore frammenti di vita quotidiana, ricordi del suo servizio qualificato e generoso. In questa casa dove ha vissuto la maggior Insieme

parte della sua esperienza pastorale, la sua vita è stata colmata dalla grazia di Dio ed è diventata benedizione per numerose persone. In questa chiesa che lo visto in preghiera, abbandonato a Dio e felice della sua presenza, dove ha pregato insieme ai giovani e ai confratelli, compie ora il definitivo incontro con il Signore Risorto, con il Signore della Vita, con il Vincitore della morte e della sofferenza. L’esperienza missionaria, infine, si compie a Seoul in Corea dal 1969 al 1974, a Tirana in Albania dal 1992 al 2000, a Pristina in Kosovo dal 2003 al 2007. L’ultimo anno della sua vita l’ha trascorso, circondato dall’affetto dei confratelli, presso la comunità salesiana di Messina “San Tommaso”. «Il tuo volto Signore io cerco» (Sal 27,8) Verso il Paradiso

I testi della Liturgia ci fanno dire “oggi, Signore, hai chiamato a te da questa vita questo nostro fratello; e come per il battesimo l’hai unito a Cristo, tuo Figlio, così rendilo partecipe della sua risurrezione”. Durante l’ultimo mese di vita, la forte fibra del Sig. Gippetto andava sempre più indebolendosi. Io stesso avevo celebrato il Sacramento dell’Unzione degli infermi in un intenso clima spirituale e di forte fede. Pur tra le difficoltà, il Sig. Francesco ha partecipato intensamente aggrappandosi alla mano del Direttore, in un ideale ultimo gesto di abbandono e di comunione. In quello stringere della mia mano ho colto tutto l’abbondono in Dio, tutto l’affetto per la Congregazione e il desiderio di compiere con gioia la volontà di Dio sino all’ultimo respiro. Era il commiato dell’uomo di fede che si era consumato per amore della Chiesa, della Famiglia salesiana e dei giovani. Si conserva negli archivi ispettoriali un biglietto scritto A D. Patti, segretario ispettoriale del tempo, che gli chiedeva se, stando a Torino, si era dimenticato della sua ispettoria e della sua Sicilia. Gippetto scriveva: “Questo non è mai successo e non succederà mai. Anche se sono lontano dalla Sicilia sempre ho pregato per la mia Ispettoria e per tutti i Confratelli”. Continua ancora dal Paradiso a pregare per la nostra Ispettoria e per i tuoi confratelli, caro Francesco, perché possano rimanere sempre fedeli a Dio e ai giovani.

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realtà umana e sociale. Pochi giorni fa a Budapest veniva beatificato il salesiano coadiutore ungherese Stefano Sandor. Ecco un’altra carezza di Dio per il nostro Francesco: ci piace inserirlo in questa cornice di santità che arricchisce il giardino salesiano, oggetto dei desideri di ciascuno dei figli e delle figlie di D. Bosco.


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Omelia per il funerale di Don Alfredo Alessi

Messina, 29 ottobre 2013

Celebriamo oggi, care sorelle e cari fratelli, il natale al cielo di un salesiano autentico, luminoso, sereno e rasserenante, un figlio di questa terra di Sicilia e di questa ispettoria salesiana di cui siano fieri e che ci sorride oggi, come sempre ha fatto qui sulla terra, dal cielo accanto a don Bosco, di cui è stato degno figlio ed immagine viva e credibile. “Alfredo Alessi è stato e sarà sempre nella mente e nel cuore un ritratto, riferisce don Perrelli, direi iconico di quello che è un grande e santo sacerdote e religioso, una ripresentazione “umile ed alta” della santità salesiana secondo il cuore di Dio e di Don Bosco. Non saprei come poter descrivere adeguatamente la sua povertà, obbedienza totale e serena, la capacità di sacrificio mai ostentato, la dolcezza e signorilità di tratto, la libertà interiore di un vero uomo di Dio” È vero, siamo nella tristezza per la sua perdita, ma il nostro cuore trabocca di gratitudine al Signore per avercelo donato come fratello, come amico, come compagno di viaggio. Don Alfredo lasciava trasparire costantemente la mite forza di un vero cuore sacerdotale e salesiano, la freschezza di una mente vivace e in ricerca, la ricchezza di una esperienza ric-

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ca di snodi, di fronti impegnativi, di prove vissute con fede, con passione, con la gioia diffusiva di un cuore libero. Il suo sorriso, la sua passione comunicativa non l’hanno mai abbandonato anche se negli ultimi mesi era visibile che stava declinando. “La notizia della morte di d. Alfredo Alessi, così si esprime don Montanti, non mi ha colto di sorpresa: di volta in volta che lo visitavo a Casa Mamma Margherita lo vedevo come una candela che gradualmente si andava spegnendo senza però nulla perdere della sua luminosità. Anzi, il fisico che si assottigliava quasi a diventare trasparente, rendeva più visibile la presenza in lui di quel Dio a cui si era consegnato con una totalità assoluta e gioiosa. Gioia che esprimeva nell’accoglienza sorridente, fraterna e incoraggiante. Nella sua conversazione mai appariva qualche cenno di gratificazione autoreferenziale. Era semplice, umile, autentico”. “Figlio, sin dalla giovinezza medita la disciplina, consegui la sapienza fino alla canizie. Accostati ad essa come chi ara e chi semina e attendi i suoi ottimi frutti”. Questo versetto dal Libro del Siracide e proclamato nel brano della prima lettura esprime in modo essenziale, ma veritiero il lungo percorso di vita di don Alfredo: la sua coinvolgente e profonda sapienza, incorniciata da un atteggiamento perennemente accogliente ed ottimista, è stato il frutto di una consegna senza riserve al Dio della sua vita, di cui è stato servo e sacerdote. Nella sua autobiografia si descrive come un “pellegrino” fin da sei mesi di età e le tante e differenti tappe della sua vita ne sono state un’esplicitazione, hanno concretizzato il suo pellegrinaggio verso la vera sapienza con i suoi ricchi frutti, primo fra tutti la trasparenza e la lucidità dell’animo. “Il compagno di cammino”, così lo ricorda tra l’altro don Angelo Grasso, “quando nel 1988, in occasione del Centenario della morte di don Bosco, con animo “giovanile” pieno di coraggio ed entusiasmo, intraprendemmo insieme a don Ninì Scucces la fondazione e poi i primi passi di CASA NAZARETH al servizio dei primi 20 giovani tossicodipendenti. Come non ricordare la sua gioia contagiosa, quando ci diceva: “ A 67 anni ho realizzato finalmente il sogno dei miei anni giovanili!”… E poi la prima esperienza di ESTATE GIOVANI” nel quartiere al serviInsieme


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per gli studi di teologia. A Roma, Sacro Cuore fu ordinato sacerdote nel 1947. “1945 fine della seconda guerra mondiale, sconfitta del Giappone e del “divino” imperaratore Hiro-Hito. Occasione buona pensavo” scrive don Alfredo” per evangelizzare il Giappone. Mia idea espressa solo oralmente e da qualcuno forse riferita ai Superiori di Torino. Don Berruti mi propose l’insegnamento della filosofia nello studentato in Cile…Altri richiami dalla Cina, dall’Egitto dove l’ispettore don Garelli ottenne che fossi destinato come insegnante nel Liceo scientifico Italiano-Salesiano di Alessandria. Agli inizi del 1948 mi imbarco per l’Egitto. Arrivato ad Alessandria d’Egitto imparo la prima parola in arabo : Katerkerat (Grazie)” Nel 1953 viene destinato al Liceo Scientifico Italiano di Beyrut dove a lui pare di percepire l’anticipazione dell’esperienza dei rapporti pacifici tra cristiani e musulmani. Nel 1957 è insegnante al Cairo fino al 1961, per un anno (1961-1962) nuovamente alla scuola di Alessandria d’Egitto e lo stesso anno 1962 viene trasferito in Terra Santa come insegnante allo Studentato di Cremisan, di teologia dogmatica per cinque anni (“fui forse l’ultimo o fra gli ultimi a usare la lingua “morta”(…) nel 1967 fui coinvolto nella guerra arabo-israeliana dei “7 giorni”(per una momentanea assenza del direttore Don Cautero, accolsi i militari israeliani venuti in perlustrazione nella nostra casa”)”. Forse motivi familiari, così accenna nel suo scritto don Alfredo, indussero don Ricceri a richiamarlo in Sicilia a San Gregorio dove fu per un ventennio (19671987) “insegnante di filosofia, dove ho svolto” così scrive” anche per molti anni il ruolo di Commissario interno agli esami dei nostri giovani salesiani…e furono miei illustri allievi bravi, bravissimi Don Ruta, don Conte, don Meli, don Di Natale e tanti altri; possiamo dire un’intera generazione di confratelli, corona e gloria dell’antico insegnante di filosofia”. Già abbiamo accennato del popolare insegnante che “ci ha insegnato la ricerca appassionata della verità con spirito critico e libertà interiore, sapendo cogliere i germi di verità dovunque si trovassero senza riserve di pensiero e pregiudizi”, testimonia don Angelo Grasso. Uno snodo che rivelò la sua totale di-

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zio dei ragazzi di Fossacreta, S. Giorgio, Villaggio S. Agata e Librino… Stava in mezzo ai ragazzi a giocare con loro come un giovane chierico!”. “Padre, come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano consacrati anch’essi nella verità”. Queste parole di Gesù nelle sue parole di commiato ai dodici prima della sua morte, al capitolo 17 di Giovanni, esprimono il significato più profondo dell’esperienza umana e spirituale di don Alfredo: un inviato, un messo di Dio, autentico, segnato dalla passione della verità per se stesso e per gli altri, con una totale disponibilità al progetto di Dio, contraddistinta da una accattivante e simpatica originalità. “Punta elevata di tali interessi era la raccolta di articoli di giornali e di una documentazione impressionante sull’ufologia(…). E poi la passione per la musica, per la composizione di canti (come quello alla Madonna degli Ammalati, titolare della Chiesa Madre di San Gregorio). Nella nostra mente Don Alessi appariva così, originale, un misto di cultura orientale (era stato missionario in Terra Santa e in Egitto) e di visione occidentale, definitivamente cristallizzato e istantaneo. Non avremmo mai immaginato la sua capacità di adattamento e di obbedienza”. Così si esprime don Giuseppe Ruta in una significativa testimonianza che rievoca, tra l’altro il suo impareggiabile metodo didattico, come insegnante di filosofia a San Gregorio e la sua capacità di coinvolgere e interessare gli allievi “Non si limitava, infatti, alla storia della filosofia, ma aveva l’ardire di farci ragionare e filosofare, lottando tenacemente con noi allievi adolescenti spesso irrequieti e poco concentrati”, ribadisce ancora don Ruta. Spigolando dal breve profilo biografico scritto da lui stesso nel 2008, dove, come abbiamo già detto, si autodescrive pellegrino fin dall’anno della sua nascita a Caltanissetta l’8 luglio del 1920, viene evidenziata fin dall’infanzia la vocazione missionaria. Riferisce del suo primo “sbarco” a Napoli accolto dallo zio salesiano don Piacente per l’anno di noviziato a Portici. Seguono poi tre anni di filosofia all’Università Gregoriana di Roma, il tirocinio a San Severo e a Brindisi, gli studi teologici a Posillipo per trasferirsi poi nuovamente a Roma, sempre alla Gregoriana


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sponibilità alla volontà di Dio e forte sensibilità per i più bisognosi fu la proposta fattagli da don Montanti nel 1987 di far parte di un gruppo di pionieri con don Ninì Scucces e don Angelo Grasso per la cura dei tossicodipendenti prima a S. Giorgio e poi a Viagrande. “Si trattava di chiedere al confratello, scrive don Montanti, di rimettere in gioco la sua vita in un contesto totalmente nuovo rispetto alla sua esperienza e alle sue competenze. Tuttavia, quando gli venne fatta la proposta, non ebbe alcuna esitazione, non avanzò domande, non pose condizioni; anzi accolse la proposta con tale entusiasmo e con tanta gioia quasi che fosse quello il desiderio della sua vita.(…) Negli anni successivi ho saputo di situazioni difficili e rischiose in cui si era trovato anche da solo, senza mai lamentarsi o avanzare richieste di fronte a sacrifici considerevoli”. ”Come non ricordare, ribadisce don Angelo Grasso, che con la sua pensione di 600 mila lire ogni due mesi messi a disposizione, mantenevamo la comunità che ci costava circa 200 mila lire al giorno!... Miracoli della Divina Provvidenza, che contemplavamo sorpresi e stupiti!...”. In seguito al trasferimento di don Barresi da Nesima, si pensò a lui come viceparroco di una parrocchia di frontiera, dove lavorò con serenità infaticabile dal 1991 al 1995. E si pensò nuovamente a lui per l’apertura di una nuova opera nel settore dell’emarginazione, a Camporeale per iniziativa e sotto l‘impulso della signorina Saladino. Don Alessi si occupò dei ragazzi ospitati, dell’oratorio e del ministero pastorale della parrocchia dal 1999 al 2004. E poi l’ultima tappa al San Tommaso. Si trattò certamente, come riferisce don Montanti, di una prova che per qualche tempo lo vide “smarrito e demoralizzato” quasi si sentisse in esilio, lontano dalla vita e dalle comunicazioni intense di tanti anni. Si adoperò tuttavia ad inserirsi, senza alcuna critica o lamento, nella vita dello studentato come confessore “facendosi stimare, accenna don Ruta, per l’essenzialità degli interventi, per la scrupolosità nel discernimento vocazionale e ministeriale dei giovani confratelli: apprezzato per la sua discrezione e il suo entusiasmo salesiano”. Ci ha lasciati spegnendosi lentamente e lasciando scolpiti in tutti noi, la gioia di vivere, l’affabilità, il sorriso. E’ morto a 93

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anni, ma la nostra impressione è che sia sempre stato sulla breccia, cuore autentico e vibrante di missionario di Cristo. Mentre rivolgo le condoglianze ai familiari e ai confratelli tutti, ringrazio in modo particolare don Franco di Natale, don Pasquale Pirrone, le suore SMA, i confratelli del San Tommaso, il personale e i sanitari per la vicinanza, la cura e l’affetto con cui lo hanno seguito ed accompagnato in questi anni. Grazie, caro don Alfredo, perché sei stato un uomo vero, un prete di Dio per tutti, un salesiano pronto a lavorare su ogni fronte. La Società, la Chiesa e la nostra Congregazione oggi hanno bisogno di uomini come te, positivi, disponibili, impegnati in ogni periferia umana. Uomini che credono veramente in Dio e suscitano la fede. Prega dal cielo per noi che fatichiamo in questi tempi complicati e continua a sorridere per tutti, ad incoraggiare, ad infondere quel conforto che ci sostiene nel cammino verso la meta che tu hai raggiunto nel Signore Risorto. Don Gianni Mazzali

Omelia per il funerale di Don Michele De Pasquale

Riesi, 22 novembre 2013 Festa di S. Cecilia

Carissimi, giorno 20 novembre, quasi al termine di quest’anno di grazia, “anno della fede”, che Papa Benedetto XVI ha indetto e iniziato e che Papa Francesco ha continuato e concluderà domenica 25 p.v., il Signore ha chiamato a sé il carissimo confratello Sacerdote Don Michele De Pasquale di anni 91, ne avrebbe compiuto 92, il 30 di questo mese, di cui 74 di vita salesiana e 64 di ministero presbiterale. Don De Pasquale fa parte di quello stuolo di salesiani esemplari, fedeli e gioiosi testimoni del carisma di Don Bosco, appartenenti alla nostra Ispettoria e alla nostra terra di Sicilia, il cui appellativo “santo” non indica soltanto il carattere Insieme


Una santità “quotidiana” che conquista

Don Gianni Russo, che lo ha avuto per tanti anni Guida spirituale e che nutre per il nostro Don Michele un’imperitura gratitudine, si fa interprete del pensiero di molti e della cittadinanza riesina: «Da Don Michele traspariva una santità che conquistava. Quando il Signore chiamò a Sé la splendida figura sacerdotale di Don Paolo Giacomuzzi, profondamente amato dai riesini, tutti ci chiedavamo chi avrebbe potuto sostituirlo. La Provvidenza inviò a Riesi Don Michele. Da subito i riesini – me ne sono testimoni ad oggi – l’accolsero come il novello Don Paolo. Dicevano: questo è un altro santo! Il tempo e l’affetto della gente ha confermato la verità di quelle prime affermazioni: Don Michele era un santo sacerdote, innamorato della Madonna, che ricercava unicamente la santità del popolo. Nella celebrazione della S. Messa, si immedesimava con il sacrificio del Signore, al punto che lo si vedeva come se fosse tra il Cielo e la terra. Il Paradiso era sempre sulle sue labbra, sia nelle Omelie che nelle Confessioni. Conosceva cosa c’era nel cuore di molti riesini, perché era il confessore più amato e desiderato dai penitenti». In questo eletto figlio di Don Bosco si avvertiva da parte di tutti che Dio aveva formato secondo il suo disegno questa creatura e che aveva impresso in essa la Sua immagine e il Suo sigillo, riempiendogli il cuore di grazia. Bastava la presenza, il semplice contatto per avvertire il Dio vicino, il Dio affidabile ed affabile, il Dio della vita e della gioia. Il volto, gli occhi e il sorriso, la sua calda e appassionata parola, la sua intelligenza lineare, scevra di artifizi logici, e il suo cuore appassionato, svelavano una personalità semplice e bella, trasparenza del Dio che si intrattiene tra gli uomini, trattandoli non da «servi» ma «da amici» (Gv 15,15; DV 2). Don De Pasquale è stato per tutti noi una grazia, riflesso del Dio con noi, senza superbia e in tutta umiltà, svelandoci il grande segreto della storia della salvezza espresso in modo Insieme

ineguagliabile da sant’Agostino: «Grande disgrazia è un uomo superbo, ma più grande misericordia è un Dio umile» (De cat. rudibus, 4.8). Non bisognava sforzarsi per riconoscere in lui i lineamenti del Cristo «la gratitudine al Padre per il dono della vocazione divina a tutti gli uomini; la predilezione per i piccoli e i poveri; la sollecitudine nel predicare, guarire, salvare sotto l’urgenza del Regno che viene; l’atteggiamento del Buon Pastore che conquista con la mitezza e il dono di sé; il desiderio di radunare i discepoli nell’unità della comunione fraterna» (Cost. SDB, n.11). Del Signore Gesù avvertiva di essere «segno e portatore» (Cost. SDB, n. 2) del Suo amore, della sua tenerezza e misericordia, sulle orme di Don Bosco, di cui volle essere sempre figlio e continuatore della sua missione tra i giovani e tra la gente. In questo terzo anno di preparazione al Bicentenario della Nascita di Don Bosco (2015) dedicato alla spiritualità del nostro Santo Fondatore, dopo aver sperimentato il passaggio della Sua reliquia insigne nelle nostre città e paesi di Sicilia, questo confratello umile e semplice è un rinnovato appello ad essere autentici nella fedeltà al carisma di Don Bosco e un invito a vivere la spiritualità salesiana, senza sconti e mezze misure, amando Gesù Eucaristia, Maria SS. Ausiliatrice e il Papa, affidandoci al ministero della riconciliazione e del perdono di Dio, non stancandoci di pregare incessantemente, innalzando a Dio «inni e cantici spirituali» (Col 3,16), donando tutte le forze ai giovani a cui Dio ci manda. Quanti hanno conosciuto Don De Pasquale, testimoniano la sua santità di vita, non come un risultato immediato e scontato, bensì come il traguardo raggiunto al termine di un lungo percorso di crescita spirituale e di una lunga e faticosa ascesi di vita. Così Don Calogero Montanti traccia i tratti più salienti della personalità salesiana di questo caro confratello: «L’identificazione più immediata che mi viene di Don De Pasquale è: “un uomo di Dio”, un salesiano sacerdote tanto pienamente abitato da Dio da rendere visibile nella sua persona il Dio invisibile, mostrandone soprattutto la paternità con quel suo sorriso di fanciullo. E quanto maggiormente, in modo particolare negli ul-

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della dignità battesimale, né tanto meno è un pro forma o un modo di dire, ma il frutto singolare e irripetibile dello Spirito Santo che plasma e modella gli animi facendone «amici di Dio» (Sap 7,27).


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timi anni, è avanzata la sua debolezza fisica tanto più nella sua umanità e nel suo ministero sacerdotale ha rivelato e comunicato il Dio “onnipotente nella misericordia e nel perdono”. Il suo stile di accoglienza, di speranza, di ottimismo alimentava fiducia e serenità in chi lo avvicinava, anche solo occasionalmente». La sua vita è testimonianza di questo processo fiducioso e docile al lavorio dello Spirito Santo, quasi una eloquente visualizzazione di quanto San Paolo, al termine della sua esistenza e della sua missione apostolica, affermava: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (2Tm 4,7). Con il sogno di Don Bosco nel cuore

Nel tracciare un breve profilo biografico, mettiamo a confronto quanto Don Michele ha lasciato scritto «in terza persona» («In aiuto a chi avrà l’onere di stendere la mia lettera necrologica») e quanto affiora dai documenti d’archivio e dalle testimonianze pervenute in questi giorni dopo la notizia della sua dipartita da questo mondo. «Messina fu il suo paese natale, il 30.11.1922, anni di dopoguerra e di assestamento politico e sociale. Alla sua nascita trovò un fratello e una sorella e ne seguirono altri cinque. Famiglia di ceto impiegatizio, il cui provento era il lavoro del padre. La laboriosa intraprendenza di papà Benedetto, la saggia amministrazione di mamma Gemma [Pinto], assieme alla bontà luminosa di nonna Filomena resero la famiglia centro di attrazione per quanti le vivevano attorno». Era consapevole delle sue qualità e dei limiti, evidenziati anche nei documenti d’archivio: una certa «flemmaticità» anche se si aggiunge «ha cercato in tutti i modi di sveltirsi» - così il suo maestro di noviziato, Don Giardina, capacità modeste, intelligenza sufficiente, anche se si annota dopo alcuni anni: «studia con diligenza e riesce». In compenso, però, coloro che si son presi cura della sua formazione, sottolineano costantemente l’«ottimo spirito», la «molta pietà» e lo «zelo nel lavoro». Egli, con equilibrio e sano realismo, così si esprime in merito alle sue doti: «Portato ad una vita di semplicità non eccelse mai né nello studio né nelle altre manifestazioni proprie dei ragazzi di quella età, ebbe però

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sempre gran buona volontà nel non restare indietro. Da piccolo ancora, sognò il sacerdozio - ma i sogni … sono sogni! – ed egli lo pensava una meta troppo alta per sé. Tentò tra i Francescani; allora giravano ancora i fraticelli per la questua; tra i Camilliani, che dopo il terremoto erano accampati in una baracca e che lui, bambino, frequentava; tentò anche il Seminario vescovile, finché non lo acciuffò Don Bosco nel cortile dell’Oratorio “Domenico Savio”: e finalmente trovò la sua strada. È dal ’34 che è vissuto con il sogno di Don Bosco nel cuore. […] La sua vita fu semplice come un fusto di olmo […]». Accompagnato vocazionalmente da Don Fausto Curto e superando le difficoltà iniziali, il piccolo Michele si decise ad entrare tra i Salesiani di Don Bosco e a donare la vita a Dio e ai giovani. Nella domanda per entrare in noviziato, così esprime la sua intenzione e il suo sogno: «Reverendissimo Sig. Direttore, Io, novizio Michele De Pasquale, benché indegno di appartenere alla eletta schiera dei figli di Don Bosco, Vi faccio umile domanda, dopo avere in qualche modo provata la vita salesiana, col consenso del confessore, di essere ammesso ai voti triennali di Povertà - Castità - Obbedienza, colla speranza di potermi un giorno, coll’aiuto di Dio, che spero mi farà condurre a termine l’opera incominciata, di potermi legare per sempre alla cara Congregazione Salesiana, per poi arrivare alla dignità del santo Sacerdozio. Nella speranza di essere esaudito, baciandole la mano e chiedendole la benedizione mi professo in Corde Iesu novizio Michele De Pasquale, S. Gregorio 16-6-39, Festa del Sacro Cuore di Gesù». Il periodo di formazione non fu lineare e senza difficoltà e traversie, segnato dagli eventi bellici, come egli afferma telegraficamente nei suoi appunti: «Aspirantato a Pedara [1936-38], Noviziato e filosofia a S. Gregorio [1938-1942], Tirocinio a Catania (San Filippo Neri, Via Teatro Greco) con i bombardamenti e morti in casa [1942-43], Mogliano Veneto durante la guerra [1943-45], teologia a Catania, ai tempi della SPIGA [1945-1948], culminati a San Gregorio [1948-49] con l’ordinazione sacerdotale l’11 giugno1949». In ogni circostanza, Don De Pasquale manteneva sempre la sua calma e il suo Insieme


Insieme

da una parrocchia all’altra, fino alla Casa di Riposo. Se gli dicevo che non era più un ragazzo mi rispondeva: “Le anime hanno bisogno, aspettano il sacerdote, il Signore vuole portare la Sua grazia a quelle anime e io sono Suo strumento”. Ordinato sacerdote mi fece promettere di mai dire “no” per impegni legati al nostro ministero sacerdotale. Diceva: “Il sacerdozio non è nostro. Siamo portatori di Cristo. Possiamo non prestarci per una conferenza, mai però negare il nostro sacerdozio, che appartiene alle anime”». Dopo l’ordinazione, visse il suo ministero educativo e pastorale in vari luoghi e opere della Sicilia, come egli scrive stringatamente: «Da sacerdote, semplice il suo curriculum: 4 anni con gli orfanelli a Caltagirone [1949-53], 10 anni con gli aspiranti a Modica Alta [1953-1963], 17 a San Cataldo [1963-1971; 1972-80], con la interruzione di un anno a Caltanissetta [1971-72], 23 anni a Riesi [19802013]. Semplici le sue mansioni: catechista, consigliere. Provò il direttorato [1965-1966] ma la sua salute lo costrinse ad una vita di minore responsabilità. Durante l’unico anno di direzione affidata a Don Michele nella comunità di San Cataldo (1965-66), la scheda personale conservata presso l’Archivio Ispettoriale di Catania, riporta la notizia che si ammalò gravemente e dovette subire un delicato intervento chirurgico. Da quel momento mostrò ai Superiori la difficoltà ad assumere incarichi di responsabilità. Anche quando svolse la mansione di Vicario della Comunità di Riesi dal 1983 al 2001, di tanto in tanto chiedeva all’Ispettore di essere sollevato anche da questo ruolo, facendo notare che altri avrebbero svolto meglio e più egregiamente quel servizio. Don Michele conclude le sue poche e scarne note autobiografiche, in modo lapidario: «Le sue occupazioni, quelle di ogni salesiano: ragazzi, oratorio, confessioni». Ragazzi e Oratorio innnanzitutto. «Don Michele – testimonia don Gianni Russo - era poi coraggioso nella capacità di sacrificio, anche quando si sentiva come inchiodato sulla croce. Alcuni anni fa, ormai anziano, l’obbedienza gli chiese – in una situazione in quel momento molto problematica, che si trascinava a Riesi da anni – di assumere la responsabilità dell’Oratorio. Non dimenticherò mai una sera – mi trovavo a Riesi per qualche gior-

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sorriso come riporta in uno dei suoi ricordi giovanili Don Raimondo Frattallone: «Era il 18 ottobre 1948, quando, accompagnato da mio padre, giunsi a San Gregorio di Catania per iniziare il mio noviziato salesiano. Quel giorno la comunità degli studenti di teologia era fuori casa per una gita sull’Etna. Don Michele De Pasquale, insieme ad altri due studenti di teologia, era rimasto a San Gregorio. Fu lui, quindi, ad accogliere mio padre Giuseppe e me, e a servirci a tavola durante il pranzo. La sua gentilezza, semplice e cordiale, servì ad asciugare le lacrime che sgorgavano spontanee dal mio cuore (pensando a mamma, fratelli e sorelle che avevo lasciato lontano), e a creare attorno a me un’atmosfera di accoglienza e di fraternità, preludio di quello che, lungo tutta la mia esistenza, avrei sperimentato nella casa di Don Bosco in mezzo a tanti confratelli». Durante il periodo della prima formazione, ottenne l’attestato di infermiere del Regio Esercito (29 maggio 1940) e il Diploma magistrale presso il “Turrisi Colonna” di Catania nel 1942 che metterà a frutto negli anni di insegnamento nella scuola elementare a Caltagirone e nella scuola media presso gli Istituti di Modica e San Cataldo. Nonostante le difficoltà e i suoi riconosciuti limiti, egli ammette con senso di gratitudine che la bontà di Dio gli aveva posto accanto delle buone guide e dei valenti maestri di spirito che, con la sapienza e la testimonianza di vita, costituirono per lui un punto di sicuro riferimento: «Ebbe la fortuna di essere sostenuto da santi e valenti figli di Don Bosco, quali Don Massimino Morganti e Don Ercolini, discepoli diretti di Don Bosco, Don Luchino, Don Scelsi, Don Giardina, Don Gerbi, Don Conti Calogero, Don Aidala…». Il suo spirito sacerdotale, maturato a contatto con questi testimoni della fede e della salesianità, affiora da quanto afferma Don Gianni Russo, a testimonianza che quanto Don De Pasquale aveva a sua volta ricevuto, fedelmente trasmetteva agli altri: «Risplendeva in Don Michele la disponibilità e la capacità di sacrificio. Era sempre disponibile per i bisogni della gente, anche da anziano. Quando rientravo in paese bisognava organizzarsi per incontrarlo, perché aveva sempre qualche malato o qualche famiglia da visitare. Correva per il ministero sacerdotale


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no di riposo – l’ho visto amareggiato, distrutto dalla stanchezza, mi ha abbracciato ed è scoppiato a piangere. Gli ho detto che avrei parlato con l’Ispettore, perché non poteva mantenere a quell’età e in quella situazione l’impegno, ma risoluto mi fece promettere di non toccare per nessuna ragione l’argomento con i Superiori, perché, disse, “Questa è l’ora dell’oblazione”». Oltre ai ragazzi e all’oratorio, il ministero delle confessioni fu la sua principale missione apprezzata da giovani e adulti, da confratelli e membri della Famiglia Salesiana. In particolare ebbe a cuore il suo servizio a favore delle VDB ritenendola una vera fortuna, scrive: «Per 38 anni Don Rinaldi lo ha voluto assistente delle Volontarie di Don Bosco di San Cataldo». Fin qui gli appunti personali del nostro Don Michele. Gli ultimi anni, in particolare, gli ultimi mesi e giorni, sono segnati dal sacrificio e dalla sofferenza. Don Angelo Falzone, che lo ha assistito in questi ultimi anni di prova e di malattia, così presenta sinteticamente il suo rapporto con il caro confratello: «In don Michele De Pasquale, nel breve arco di tempo in cui ho avuto la grazia di stargli vicino, ho avuto modo di ammirare la sua testimonianza di sacerdote dedito allo studio e alla continua preghiera, di sapiente confessore e guida spirituale “mite, benevolo e misericordioso”, come ha esortato Papa Francesco proprio il 20 novembre, giorno della sua morte. Salesiano attento ai bisogni e alla serenità dei confratelli e fedeli laici, paziente e misericordioso con tutti. Temeva di essere di peso agli altri con le sue sofferenze derivanti dalle malattie e dall’anzianità. Sempre grato e riconoscente per ogni minimo servizio che riceveva (e anche per qualche osservazione o correzione che gli veniva fatta). Io ringrazio il Signore per questi quattro anni nei quali ho avuto la grazia di stargli vicino e avere beneficiato della sua testimonianza salesiana e del suo ministero sacerdotale, come confessore e guida spirituale». Una felice conclusione per Don De Pasquale e un nuovo inizio per noi

Nell’ultima edizione del suo testamento, datata il 17 febbraio 1997, così scrive come una consegna spirituale a

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quanti l’hanno conosciuto: «Anzitutto ancora adesso voglio ringraziare Dio del dono della vita, dei miei genitori, dei miei fratelli e sorelle, della vocazione religiosa nella famiglia di Don Bosco e sacerdotale. A tutti mi sento debitore, tutti ringrazio e atutti chiedo perdono di ciò in cui ho recato loro qualche dispiacere». Alla delicatezza di tratto e di cuore di Don De Pasquale, vogliamo rispondere con quanto Don Vittorio Costanzo esprime nel suo messaggio di cordoglio, riassumendo il sentimento di tanti: «Lodiamo il Signore di avercelo dato, ad ognuno di noi e a tutta l’Ispettoria. Mentre preghiamo per il riposo eterno, chiediamo al Signore di poterlo imitare nelle sue virtù umane, spirituali e salesiane. […] Assicuro la mia preghiera, perché il Signore doni sante vocazioni alla cara Ispettoria». Se l’Anno della fede si conclude, non finisce il cammino faticoso e affascinante del credere, come ci invita l’autore della Lettera agli ebrei: «Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo» (Eb 12,1-3). Don Giuseppe Ruta

Ricordiamo i familiari defunti di confratelli: la mamma di don Edoardo Cutuli, il papà e la mamma del sig. Roberto Lionelli, il fratello di don Angelo Calabrò, la sorella di don Giovanni Russo (Rizzuto), il fratello di don Cataldo Tirrito, il fratello del sig. Sebastiano Tinè e il sig. Ernesto fratello di don Raimondo Frattallone. Insieme


Notiziario Dicembre 2013  

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