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Editoriale

La famiglia salesiana di Sicilia si è ritrovata nella palestra del Gesù Adolescente di Palermo per celebrare il bicentenario della nascita di Don Bosco, il 140° anniversario della fondazione dell’Istituto delle FMA, l’80° della morte di D on Rinaldi e il 130° anno dell’arrivo in Sicilia di Madre Morano. Don Bosco e Madre Mazzarello, hanno a tutt’oggi un carisma non indifferente, sono presenti nella nostra attualità poiché il dispendio di risorse ed energia, regole e percorsi formativi, tracciano ulteriori sbocchi nell’ambito della cultura e della educazione alla comunicazione. Centinaia di persone hanno riempito all’inverosimile uno scenario indimenticabile per ritrovarsi insieme al Sig. Ispettore, Don Gianni Mazzali e alla Sig.ra Ispettrice, Sr. Anna Razionale. I nostri superiori insieme ai quattro relatori (Don Maurizio Verlezza, Sr. Cettina Cacciato, Franco Muceo e Dorienne Portelli), hanno focalizzato la linea guida della vocazione educativa di Don Rinaldi e di Madre Morano. Don Gianni, nella sua omelia ha sottolineato, con le parole “Cuore e Via”, il cuore pulsante della famiglia salesiana nel segno della santità dei due beati, il ricordo dei quali è incitamento a seguire il loro esempio ed il loro cammino. “Il cammino dice futuro e questo futuro e questa famiglia salesiana è all’insegna di una grande realtà, che ciascuno di noi laici, religiosi, sacerdoti, giovani anziani si mantenga sempre su una via di conversione cioè di trasformazione del proprio cuore. In questo cammino della famiglia salesiana in costante conversione di ciascuno dei suoi membri noi incontriamo due grandi urgenze e priorità. La prima è la famiglia. Per cui, come famiglia salesiana in tutti i luoghi da cui veniamo, ci impegniamo per la salvaguardia di questa cellula fondamentale della vita: la famiglia e nella famiglia, la terza realtà è che il nostro cuore pulsa per i bimbi per i ragazzi, per i giovani. Portiamoci a casa questa sera tanta gioia, tanto entusiasmo, la consapevolezza che il nostro cuore pulsa di santità e non di cose banali. Siamo in cammino per essere costantemente pronti a convertirci, a lottare per la dignità della famiglia, e in essa ad educare ed evangelizzare i ragazzi e i giovani”. L’avvento del santo Natale ci ricordi il gesto di amore di Dio totalmente gratuito e assolutamente aperto agli altri e ci sproni a volgere l’attenzione a tutti colo i quali indistintamente si trovano sul nostro cammino. •

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Sommario Messaggio del Rettor Maggiore

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Formazione

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Lettera dell’Ispettore Pastorale Giovanile

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Animazione Missionaria/VIS»

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Associazioni

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Famiglia Salesiana

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Guardando altrove

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Comunicazione Sociale

Dalle case salesiane Da ricordare

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Direttore Responsabile Felice Bongiorno

Registrazione: Tribunale di Catania N. 15 dell’11-04-2008

Redazione

Felice Bongiorno (coordinatore redazionale) Edoardo Cutuli Domenico Luvarà Marcello Mazzeo Antonino Rubino

Collaboratori

Vittorio Castiglione Domenico Paternò Salvatore Spitale Andrea Strano Antonio Villari

Direzione e redazione

Via Del Bosco, 71 - 95125 Catania Tel. 095 336369 Fax 095 339720 E-mail: insieme@sdbsicilia.org Sito web: www.sdbsicilia.org

Stampa digitale

Scuola Grafica Salesiana Catania-Barriera

In copertina Presepe di Caltagirone.

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Messaggio del Rettor Maggiore

Presentazione della Strenna 2012

Conoscendo e imitando Don Bosco, facciamo dei giovani la missione della nostra vita Il primo anno del triennio di preparazione al bicentenario della nascita di Don Bosco è tutto centrato sulla conoscenza della sua storia. Dobbiamo studiarlo e, attraverso le vicende della sua vita, dobbiamo conoscerlo come educatore e pastore, fondatore, guida, come legislatore. Si tratta di una conoscenza che conduce all’amore e all’imitazione. Questo è il tema della Strenna 2012. Per noi membri della Famiglia salesiana, per chi a Don Bosco si rivolge come a punto di riferimento, la sua figura deve essere ciò che San Francesco d’Assisi è stato e continua ad essere per i Francescani o Sant’Ignazio di Loyola per i Gesuiti, vale a dire il fondatore, il maestro di spirito, il modello di educazione e soprattutto l’iniziatore di un movimento di risonanza mondiale, capace di proporre all’attenzione della Chiesa e della società, con una formidabile forza d’urto, i bisogni dei giovani, la loro condizione, il loro futuro. Ma come fare questo senza rivolgerci alla storia, che non è la custode di un passato ormai perduto, bensì di una memoria vive che è dentro di noi e ci interpella in funzione di attualità? L’approccio a Don Bosco, fatto con i metodi propri della ricerca storica, ci ha portati a meglio comprendere e misurare la sua grandezza umana e cristiana, la sua genialità operativa, le sue doti di educatore, la sua spiritualità, la sua opera, pienamente comprensibile solo se profondamente radicata nella storia della società in cui visse. Nello stesso tempo nella conoscenza della sua vicenda storica siamo sempre rimasti consapevoli dell’intervento provvidenziale di Dio nella sua vita. In questo studio storico non c’è nessun rifiuto aprioristico delle validissime e rispettabilissime immagini di Don Bosco che generazioni di SalesiaInsieme

ni, Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiani Cooperatori e membri della Famiglia Salesiana hanno avuto, del Don Bosco che essi conosciuto e amato, ma c’è e ci deve essere la presentazione e la rielaborazione di un’immagine di Don Bosco che sia attuale, parli al mondo di oggi, si avvalga di un linguaggio rinnovato. L’immagine di Don Bosco e della sua azione va ricostruita seriamente, a partire dal nostro orizzonte culturale: dalla complessità della vita di oggi, dalla globalizzazione, dalle difficoltà di apostolato, dalla diminuzione delle vocazioni, dalla “messa in questione” della vita consacrata. I cambiamenti radicali, o epocali come li chiamava il mio predecessore don Egidio Viganò, ci costringono a rivedere tale immagine e a ripensarla sotto altra luce, per una fedeltà che non sia ripetizione di formule e ossequio formale alla tradizione. L’importanza storica di Don Bosco è da rintracciare, oltre che nelle «opere» e in alcuni elementi pedagogici relativamente originali, soprattutto nella sua percezione concreta e affettiva della portata universale, teologica e sociale del problema della gioventù «abbandonata», e nella sua grande capacità di comunicarla a larghe schiere di collaboratori, di benefattori e di ammiratori. Domandiamoci: siamo noi oggi fedeli discepoli di Don Bosco? Viviamo ancora la tensione che egli ha vissuto fra ideale e realizzazione, fra intuizione e sua incarnazione nel tessuto sociale in cui si trovava ad operare? Essere fedeli a Don Bosco significa conoscerlo nella sua storia e nella storia del suo tempo, fare nostre le sue ispirazioni, assumere le sue motivazioni e scelte. Essere fedeli a Don Bosco e alla sua missione significa coltivare in noi un amore costante e forte nei confronti dei giovani, specialmente i più poveri. Tale amore ci porta a rispondere ai loro bisogni più urgenti e profondi. Come Don Bosco ci sentiamo toccati dalle loro situazioni di difficoltà: la povertà, il lavoro minorile, lo sfruttamento sessuale, la mancanza di educa-

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nella società, talvolta senza speranza e prospettive di riuscita. Ci prendiamo cura di loro, quando stanno costruendo il mondo di loro affetti, la loro famiglia, soprattutto accompagnando il loro cammino di fidanzamento e i primi anni del loro matrimonio (cfr. GC26, 98.99.104). Ci sta particolarmente a cuore colmare il vuoto più profondo del loro cuore, aiutandoli nella ricerca di senso della loro vita e soprattutto offrendo un percorso di crescita nella conoscenza e nell’amicizia con il Signore Gesù, nell’esperienza di una Chiesa viva, nell’impegno concreto di vivere la loro vita come una vocazione.

«Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore» (Gv 10,11)

zione e di formazione professionale, l’inserimento nel mondo del lavoro, la poca fiducia in se stessi, la paura davanti al futuro, lo smarrimento del senso della vita. Con affetto profondo e amore disinteressato cerchiamo di essere presenti in mezzo a loro con discrezione e autorevolezza, offrendo proposte valide per il loro cammino, le loro scelte di vita e la loro felicità presente e futura; in tutto ciò ci rendiamo loro compagni di cammino e guide competenti. In particolare, riferendoci ai giovani di oggi, cerchiamo di comprendere il loro nuovo modo di essere. Molti di loro sono dei “digital natives” che attraverso le nuove tecnologie cercano esperienze di mobilitazione sociale, possibilità di sviluppo intellettuale, elementi di progresso economico, forme di comunicazione istantanea, opportunità di protagonismo, … Anche in questo campo vogliamo condividere la loro vita ed i loro interessi. Animati dallo spirito creativo di Don Bosco, noi educatori, ci facciamo vicini come “digital immigrates”, cercando di aiutarli a superare il gap generazionale con i loro genitori o il mondo degli adulti. Ci prendiamo cura di loro durante tutto il loro cammino di crescita e maturazione, dedicando loro il nostro tempo e le nostre energie e stando con loro, nei momenti che vanno dalla fanciullezza alla giovinezza. Ci prendiamo cura di loro, quando difficili situazioni, come la guerra, la fame, la mancanza di prospettive, li portano all’abbandono della propria casa e famiglia e si trovano soli ad affrontare la vita. Ci prendiamo cura di loro, quando sono ansiosamente alla ricerca di una prima occupazione di lavoro e si impegnano a inserirsi

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A partire dalla conoscenza della storia di Don Bosco, i grandi punti di riferimento e gli impegni della Strenna del 2012 sono i seguenti. 1. La carità pastorale caratterizza tutta la storia di Don Bosco ed è l’anima delle sue molteplici opere. Potremmo dire che essa è la prospettiva storica sintetica attraverso la quale leggere tutta la sua esistenza. Il Buon Pastore conosce le sue pecore e le chiama per nome; egli le disseta ad acque cristalline e le pascola in prati verdeggianti; diventa la porta attraverso la quale le pecore entrano nell’ovile; da’ la propria vita affinché le pecore abbiano vita in abbondanza. La forza più grande del carisma di Don Bosco consiste nell’amore che viene attinto direttamente dal Signore Gesù, imitandolo e rimanendo in Lui. Questo amore consiste nel “dare tutto”. Da qui promana il suo voto apostolico: “Ho promesso a Dio che sino all’ultimo respiro della mia vita sarà per i miei giovani poveri”. Questo è il nostro marchio e la nostra credibilità presso i giovani! 2. Nella storia di Don Bosco conosciamo le tante fatiche, rinunce, privazioni, sofferenze, i numerosi sacrifici che egli ha fatto. Il buon pastore dà la vita per sue pecore. Attraverso i bisogni e le richieste dei giovani, Dio sta chiedendo a ogni membro della Famiglia salesiana di sacrificare se stesso per loro. Vivere la missione non è dunque un attivismo vano, ma piuttosto un conformare il nostro cuoInsieme


re al cuore del Buon Pastore, che non vuole che alcuna delle sue pecore vada perduta. E’ una missione profondamente umana e profondamente spirituale. E’ cammino di ascesi; non c’è presenza animatrice tra i giovani senza ascesi e sacrificio. Perdere qualcosa, o meglio, perdere tutto per arricchire la vita dei nostri giovani è il sostegno della nostra dedizione e del nostro impegno. 3. Nel verbale di fondazione della Congregazione salesiana e soprattutto nello sviluppo storico della molteplice opera di Don Bosco, possiamo conoscere le finalità della Famiglia salesiana, che a poco a poco si andavano delineando. Noi siamo chiamati ad essere apostoli dei giovani, degli ambienti popolari, delle zone più povere e missionarie. Oggi più che mai ci impegniamo a comprendere e assumere criticamente la cultura mediatica e ci serviamo dei mezzi di comunicazione sociale, in particolare delle nuove tecnologie, come potenziali moltiplicatori della nostra azione di vicinanza e di accompagnamento dei giovani. Mentre siamo in mezzo a loro come educatori, li coinvolgiamo come nostri primi collaboratori, esattamente come ha fatto il nostro Padre, diamo loro responsabilità, li aiutiamo ad assumere iniziativa, li abilitiamo a essere apostoli dei loro coetanei. In questo modo noi possiamo dilatare sempre di più il grande cuore di Don Bosco, che avrebbe voluto raggiungere e servire i giovani in tutto il mondo. 4. I nostri buoni propositi non possono rimanere vuote dichiarazioni. Come Don Bosco, oggi Dio ci attende nei giovani! Dobbiamo perciò incontrarli e stare con loro nei luoghi, situazioni e frontiere dove essi ci aspettano; per questo occorre andare loro incontro, fare sempre il primo passo, camminare insieme a loro. E’ consolante vedere come in tutto il mondo la Famiglia salesiana si sta prodigando per i giovani più poveri: ragazzi di strada, ragazzi emarginati, ragazzi lavoratori, ragazzi soldato, giovani apprendisti, orfani abbandonati, bambini sfruttati; ma un cuore che ama è sempre un cuore che si interroga. Anche oggi, o forse oggi più che mai, Don Bosco si pone domande. Attraverso la conoscenza della sua storia, dobbiamo ascoltare gli interrogativi di Don Bosco rivolti a noi. Cosa possiamo fare di più per i giovani poveri? Quali sono le nuove frontiere nella regione dove lavoriamo, nel paese in cui viviamo? Abbiamo orecchi per Insieme

ascoltare il grido dei giovani di oggi? Oltre alle già citate povertà, quante altre appesantiscono il cammino dei giovani di oggi? Quali sono le nuove frontiere in cui oggi dobbiamo impegnarci? Pensiamo alla realtà della famiglia, alla emergenza educativa, al disorientamento nell’educazione affettiva e sessuale, alla mancanza d’impegno sociale e politico, al riflusso nel privato della vita personale, alla debolezza spirituale, alla infelicità di tanti giovani. Ascoltiamo il grido dei giovani e offriamo risposte ai bisogni più urgenti e più profondi, ai bisogni più concreti e a quelli spirituali. 5. Dalla sua vicenda personale noi possiamo conoscere le risposte di Don Bosco di fronte ai bisogni dei giovani. In questo modo possiamo meglio considerare le risposte che già abbiamo messo in atto e quali altre risposte da creare. Certo le difficoltà non mancano. Si dovranno pure “affrontare i lupi” che vogliono divorare il gregge: l’indifferentismo, il relativismo etico, il consumismo che distrugge il valore di cose ed esperienze, le false ideologie. Dio ci sta chiamando e Don Bosco ci incoraggia ad essere Buoni Pastori, ad immagine del Buon Pastore, perché i giovani possano ancora trovare Padri, Madri, Amici; possano trovare soprattutto Vita. Di più, la Vera Vita, la vita in abbondanza offerta da Gesù! 6. Le Memorie dell’Oratorio di San Francesco, scritte da Don Bosco per richiesta esplicita del Papa Pio IX, sono un punto di riferimento imprescindibile per conoscere il cammino spirituale e pastorale di Don Bosco. Sono scritte perché noi potessimo conoscere gli inizi prodigiosi della vocazione e dell’opera di Don Bosco, ma soprattutto perché assumendo le motivazioni e le scelte di Don Bosco, ognuno di noi personalmente e ogni gruppo della Famiglia salesiana potessimo fare lo stesso cammino spirituale e apostolico. Esse sono state definite “memorie di futuro”. Perciò durante quest’anno impegniamoci a conoscere questo testo, a comunicarne i contenuti, a diffonderlo, soprattutto a metterlo nelle mani dei giovani: esso diventerà un libro ispiratore anche per le loro scelte vocazionali.

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Lettera dell’Ispettore

Per la gloria di Dio e la salvezza delle anime (I parte)

Cari Confratelli ed Amici, mi auguro che questo nuovo numero di ”Insieme” vi raggiunga prima o durante le festività del Natale del Signore. Vi auguro di vivere appieno la verità del Dio in cui crediamo che si è fatto carne, uno di noi, come noi. Sono espressioni che conosciamo, ma che non vogliamo scadano nei luoghi comuni, nella banalità. Oggi lo dobbiamo testimoniare e dire con forza. Noi crediamo in un Dio che è nato dal grembo di una donna, che è stato bambino fragile, bisognoso di tutto, che è cresciuto in una famiglia come tutte le famiglie “normali”. La nostra fede che indaga per capire la verità del mistero arriva al punto da accettare che questo Dio incarnato sia cresciuto nella stessa consapevolezza della sua divinità, che andava scoprendo nel suo essere e nel suo operare. È il miracolo e il mistero dell’incarnazione che il Natale ci induce a contemplare, della natura di Dio e della natura dell’uomo e della responsabilità che viene dall’alto e di quella che invece appartiene a ciascuno di noi. Il paradigma dell’incarnazione ci convoca all’azione, a collaborare con Dio alla costruzione del Regno, a vivere e sperimentare i benefici della salvezza. Questo vi auguro anche con questo pensiero:

“Oggi è Natale, contemplo un Dio che mi viene accanto. Oggi è Natale, mi sento avvolto dal dono di un Dio che si è fatto piccolo. Oggi è Natale, guardo con occhi nuovi al mondo, alla realtà, agli uomini, alla storia. Oggi è Natale, decido di accogliere la sfida di un Dio Amore che si è fatto Amore. Oggi è Natale, non posso resistere all’Amore e mi faccio dono”.

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In questo numero inizio a proporvi una serie di contenuti che si riferiscono direttamente a Don Bosco, per motivarvi ulteriormente a meglio conoscerlo per imitarne la passione e lo zelo P er l a g lo ria d i D io e la sal ve zza d e lle an im e (Prima parte) “I nostri giovani vengono all’Oratorio: i loro parenti e benefattori ce li affidano con l’intenzione che siano istruiti… ma il Signore ce li manda affinché noi ci interessiamo delle loro anime ed essi qui trovino la via dell’eterna salute. Perciò tutto il resto da noi deve considerarsi mezzo e il nostro fine supremo farli buoni, salvarli eternamente”. “Patire, fare, umiliarsi in tutto e sempre quando si tratta di salvare anime”. “Don Bosco oggi ci dice: «Vivete la vita cristiana così come l’ho praticata ed insegnata a voi». Ma ci pare che Don Bosco a voi, figli suoi, e così particolarmente suoi, aggiunga qualche parole anche più specificamente indicatrice…Vi insegna un primo segreto, che è l’amore a Gesù Cristo, a Gesù Cristo Redentore! Si direbbe persino che questo è stato uno dei pensieri, uno dei sentimenti dominanti di tutta la sua vita. Egli lo ha rivelato con quella parola d’ordine: Da mihi animas. Ecco un amore che è nella meditazione continua, ininterrotta di ciò che sono le anime non considerate in se stesse, ma in quello che sono nel pensiero, nell’opera, nel sangue, nella morte del divino Redentore. Lì Don Bosco ha veduto tutto l’inestimabile, l’irraggiungibile tesoro che sono le anime. Da ciò la sua aspirazione. La sua preghiera. Da mihi animas! Essa è un’espressione dell’amore suo per il Redentore, espressione sulla quale, per felicissima necessità di cose, l’amore del prossimo, diventa amore del divino Redentore, e l’amore del Redentore diventa amore delle anime redente, quelle anime che nel pensiero e nell’estimazione di Lui si rivelano non pagate a troppo alto prezzo, se pagate col suo sangue”. (o.c. Braido, pag. 116).

1 . Uno sguardo alle Costituzion i SDB La carità pastorale viene introdotta in vari articoli delle Costituzioni della Società di San Insieme


Francesco di Sales, in particolare negli articoli 14, 15, 20, 41, 92. Ne specifico gli elementi più ricchi di spunti spirituali. – La carità pastorale del salesiano ha la sua sorgente in Dio che è Amore; – Si radica nella vocazione personale del salesiano inviato ai giovani; – Si esprime nella carità salvifica di Gesù stesso, attraverso l’educazione e l’evangelizzazione; – Assume alcune caratteristiche specifiche: • è amore di predilezione per i giovani, specialmente i giovani più poveri; • è paternità spirituale radicata nel voto di castità; • è amore gratuito, che attinge da Dio che è Amore; • è bontà accogliente, rispettosa e paziente; • è affetto di padre, fratello ed amico, che crea corrispondenza di amicizia.

2 . Una carità pastorale che si rad ica nella vo c azi one, nell a c hiama ta di Dio. Mi sembra uno spunto fondamentale da approfondirsi, perché ci consente di mettere in evidenza le motivazioni profonde dell’azione e della missione salesiana. È determinante che nel mio lavoro, nelle sue forme più diverse, io sia sostenuto dalla convinzione che le circostanze umane che mi hanno portato a trovarmi in quella particolare situazione non sono l’aspetto determinante. Ciò che mi motiva e mi orienta profondamente è la convinzione profonda che è Dio che mi manda e mi vuole in mezzo a questi giovani in questo particolare contesto. Le circostanze umane che mi ci hanno condotto possono essere contorte, complesse o assolutamente semplici ed evidenti. Fermarmi ad esse significa esserne in fondo in balia. Se ciò che motiva il mio apostolato sono in fondo semplicemente motivazioni di inclinazione, di opportunità, di convenienza, magari a lungo pattuite, il loro indebolirsi o il loro venir meno mi pone immediatamente in una situazione di crisi e di confusione.

3. La retta intenzione in un’epoca di confusione Il grande ambito spirituale di una missione che si radica sulla vocazione, sul piano di Dio sulla nostra vita ci porta anche ad un’altra considerazione particolarmente importante oggi. La società in cui viviamo è assai complessa e offre Insieme

stili comportamentali e interpretazioni della vita diversi e contrastanti. Domina una visione della vita e dei comportamenti che si ispira al relativismo e al soggettivismo e come conseguenza alla ricerca della propria soddisfazione, della propria auto-realizzazione. Quando queste vengano a mancare si tende a mettere in discussione non soltanto la condizione attuale, ma anche la scelta fondamentale della propria vita. Non è possibile vivere la carità pastorale senza una retta visione delle motivazioni che sostengono tutta la mia vita. Al centro non ci può essere la mia persona, il mio compiacimento, la mia realizzazione. Si corre un grande rischio: quello di “utilizzare” di “strumentalizzare” le persone, i collaboratori e naturalmente, forse in misura ancora più consistente i ragazzi e i giovani. Considerare che il mio agire si inserisce nell’opera di Dio, che egli è il protagonista e che io ne sono soltanto uno strumento (importante, ma strumento), mi consente di rettificare costantemente le mie intenzioni, cercare il bene dei miei destinatari e reagire con equilibrio nei confronti sia degli insuccessi che del successo. L’espressione felicissima la conoscete. È di Don Egidio Vigano. Una bella sintesi per dire quanto stiamo cercando di dire più diffusamente. Proviamo a spiegarlo con poche parole. Cuore: dice un rapporto umano autentico, non artefatto. Fatto di calore, di corrispondenza, di amicizia e... spesso anche di perdono. Col cuore, essere padre, fratello ed amico. Cuore vuol dire anche preoccupazione, sofferenza, dolore e… magari anche delusione. Cuore indica la complessità di un rapporto che ha i suoi alti e bassi e magari che potrebbe apparire un fallimento. Cuore significa autenticità umana e spirituale. Cuore dice relazione educativa, dice dialogo, rispetto del cammino fatto a da farsi. Cuore dice soprattutto camminare insieme, proprio come Gesù e i discepoli di Emmaus. Oratoriano: un cuore che non si chiude, ma che si apre in un ambiente, in una comunità, in una famiglia in cui si condivide, ci si apre e ci si integra. Il riferimento primo è indubbiamente l’oratorio di Valdocco. Ma si apre a tutti gli ambienti in cui operiamo come salesiani.“Uno solo è il mio desiderio; quello di vedervi felici nel tempo e nell’eternità” (Don Bosco) Rinnovo i più affettuosi auguri di un Natale Santo.

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FORMAZIONE

Formazione

Seminario sul Salesiano Coadiutore

Dal 25 al 27 novembre alla Pisana (Roma) si è tenuto il secondo Seminario sul Salesiano Coadiutore. Dopo il 1° Seminario tenutosi alcuni anni fa, secondo il dettato del Capitolo Generale e la programmazione del Consiglio Generale si è tenuto alla Pisana di Roma il 2° Seminario al quale hanno partecipato 25 Coadiutori e 18 Presbiteri salesiani. Il Seminario ha avuto in programma 3 relazioni e ampi spazi di confronto e di provocazioni positive che hanno spinto i partecipanti a condividere luce ed ombre sulla realtà dei Fratelli Coadiutori. Di grande spessore sono state le relazioni. Quella di Fr. Roberto Colico (del Cottolengo) che ha presentato la sua esperienza di Fratello Consacrato con una rilettura teologica, spirituale ed ecclesiologica molto ricca, che ha messo in evidenza l’importanza della dimensione della consacrazione che sta alla base della vita Religiosa indipendentemente alla specificità di Presbitero o Laico. Il Consacrato Laico ha una sua specificità ed identità nella Chiesa fin dalle origini della Vita Consacrata ed ha un cammino di santità attraverso la qualità della sua professionalità messa al servizio di tutti. In lui la visibilità della consacrazione è più chiara che nei presbiteri apprezzati e riconosciuti normalmente per il loro servizio sacerdotale. Per i Salesiani Coadiutori veniva riconosciuta come professionalità fondamentale, in comune ai Salesiani presbiteri, quella della dimensione educativa, nella quale devono essere specialisti. La relazione di Don Miguel Canino (sdb spagnolo) ha presentato, in un escursus storico, lo sviluppo dell’identità e visione del coadiutore nella mente e nella prassi di Don Bosco e della congregazione nei suoi primi decenni. Questa è stata molto illuminante in quanto, affermato che don Bosco non è stato un teorico ma una persona che ha creato la vita dell’Oratorio e la stessa Congregazione Salesiana in un movimento di pensiero e di prassi legato alla cultura sociale, ecclesiale e spirituale del tempo, si son potuti capire me-

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glio le svariate situazioni storiche in cui i Coadiutori si son venuti a trovare nei vari contesti della Congregazione in questi 150 della sua storia. Comunque si è affermato che una più adeguata distinzione dei ruoli e delle competenze fra salesiani presbiteri e laici darebbe un significatività più chiara dei Coadiutori Salesiani. La necessità quindi di una presentazione esplicita e chiara delle due forme dell’unica consacrazione religiosa salesiana nell’ambito vocazionale e negli anni di formazione di base. La terza relazione, fatta da Don Pierluigi Cameroni, ha presentato la figura di 3 confratelli Coadiutori Beati: Artemide Zatti, Simone Srugi, Stefano Sandor. Questi certamente sono stati Coadiutori che hanno dato una visione eccelsa di vita consacrata del laicato salesiano, e restano nello scenario della Congregazione delle luci senza alcuna confusione, in ordine alla loro identità, al loro servizio nell’ambito educativo e alla loro santità. Le conclusioni raccolte da Don Frisoli hanno portato a riconoscere che la situazione della figura ineliminabile del Salesiano Coadiutore richiama oggi la Congregazione Salesiana a considerare quanto sia vero che in essa vi siano: molti sacerdoti e forse poco sacerdozio, molti preti e pochi consacrati educatori. Oggi più che mai l’impegno educativo richiede ai Salesiani consacrati, presbiteri e laici insieme, una professionalità ed una spiritualità nella loro specifica identità, di alto rilievo. D on An ton in o Ru bi n o Insieme


Ordinazione diaconale

Giorno 22 ottobre a Messina, nell’Archimandritato del SS. Salvatore, si è svolta la solenne celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Mons. Calogero La Piana, dalla cui imposizione delle mani hanno ricevuto la grazia dell’ordine diaconale cinque salesiani di Don Bosco: Gaetano Marino (ISI), Judicaël Rasamoelina, Josè Nicolas Razafinjatovo, Doulchard Auberlin Razafimandimbiarisolo, Hermann Solonomenjanahary (MDG). L’immagine ricordo che hanno scelto per questa ordinazione raffigura la scena evangelica del “buon samaritano”, il quale si fa prossimo nei confronti di quell’uomo percosso a morte dai briganti presso la strada che da Gerusalemme scende a Gerico. La frase a margine in basso di questa scena, “Và e anche tu fa lo stesso” (Lc 10,37), sintetizza il motivo della scelta, e cioè quello di voler rispondere alla chiamata del Signore ad essere quei servitori della carità che si piegano verso i giovani feriti di oggi, per versare nei loro cuori piagati dal male, ad imitazione di Gesù “buon samaritano”, il vino della gioia e l’olio della consolazione. A conclusione della celebrazione i neodiaconi hanno ringraziato innanzitutto il Signore che, mediante questo dono, li ha abilitati a servire il popolo di Dio nel ministero dell’altare, della parola e della carità. Grazie che poi si è esteso a Mons. Calogero La Piana, all’Ispettore Don Gianni Mazzali con tutto il suo consiglio, per la vicinanza paterna; alla corale del Domenico Savio che ha animato l’assemblea per una migliore partecipazione all’azione liturgica. Nel corso degli anni della formazione iniziale dei neodiaconi, diverse comunità Insieme

hanno contribuito alla loro crescita umana, spirituale e intellettuale, e a queste i giovani salesiani, hanno espresso la loro gratitudine, ma la comunità che più di tutte li ha accompagnati nei passi decisivi di questa scelta è stata quella del “S. Tommaso”, che nei suoi due direttori, Don Pippo Ruta prima e ora Don Franco Di Natale, ha avuto guide sapienti che hanno aiutato a rispondere generosamente alla chiamata di Dio. Il grazie si è fatto più sentito quando hanno ricordato l’apporto determinante delle famiglie, in particolare quelle che, per motivi di distanza, non erano presenti fisicamente all’ordinazione dei loro figli, ma che sicuramente, in quel momento ne condividevano la gioia. Gioia che hanno condiviso, mediante un “rinfresco”, al piano superio-

ê Foto di gruppo.

re della chiesa, con tutti i convenuti alla celebrazione Eucaristica. La richiesta che i diaconi si augurano venga accolta benevolmente dai lettori di “Insieme” è quella di sostenerli con la preghiera affinché, secondo le loro peculiari caratteristiche, possano essere il Don Bosco vivo per i giovani del nostro tempo.

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FORMAZIONE

Archimandriato del SS. Salvatore


PASTORALE GIOVANILE

Pastorale Giovanile

Diario di Bordo della PG

Il 18 settembre 2011 si è aperto ufficialmente l’anno pastorale con il Forum Educatori. Più di 650 gli animatori di gruppi, i catechisti, gli allenatori e le famiglie che hanno vissuto questo evento ormai tradizionale attraverso il quale presentare il tema formativo del nuovo anno “Sulle orme di Don Bosco, buon Pastore, ANCHE IO DO LA MIA VITA” e approfondire una specifica competenza educativa tramite alcuni laboratori realizzati nel pomeriggio. Momento centrale è stata la celebrazione eucaristica presieduta da Don Gianni Mazzali, ispettore. Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, sono state realizzate nelle varie zone pastorali (Palermo, Catania, Messina, Ragusa e centro Sicilia) le consulte zonali MGS. Incontro proposto a tutti gli incaricati di oratorio SDB ed FMA e ad alcuni giovani provenienti da ogni casa. Tre sono stati gli obiettivi principali di questi raduni: presentare il tema del nuovo anno e le varie esperienze/itinerari presenti nel calendario ispettoriale, definire gli impegni e le iniziative zonali; individuare i giovani che faranno parte della consulta regionale MGS. L’8 e il 9 ottobre si sono radunate tutte le equipe che porteranno avanti, lungo l’anno, gli itinerari formativi che offriamo ai nostri destinatari: GR Leader (scuola media); GR Ado (14-18 anni); GR Discernimento, GR Scelta, Scuola di Mondialità e Cammino per fidanzati (oltre i 18). Durante l’incontro sono stati ribaditi gli obiettivi dei vari percorsi, alcune modalità utili per la realizzazione delle finalità proposte e l’organizzazione dei vari percorsi. Sono circa 500 i ragazzi e giovani che questo anno parteciperanno ai vari itinerari su indicati. A ottobre è partito il Master di Pastorale Giovanile organizzato dall’istituto teologico San Tommaso. Un corso che, attraverso 1 incontro mensile, propone un’alta proposta formativa per educatori nel settore della PG. Sono 100 i partecipanti a questo corso

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provenienti dalla realtà salesiana e dalle varie diocesi della Sicilia e Calabria; forse dalle nostre opere sarebbe stato opportuno inviare un maggior numero di persone per qualificare sempre più coloro che condividono la missione salesiana. Il 15 e il 16 ottobre, a Barcellona, è stata vissuta la seconda consulta regionale MGS. Tre i temi all’ordine del giorno: il Confronto Giovani (25-27 novembre), il Meeting Adolescenti (3-5 gennaio) e la Festa Giovani con la presenza del Rettor Maggiore (3-4 marzo). Una quarantina i giovani che hanno partecipato e che maturano nella corresponsabilità della missione e nel protagonismo giovanile. Dal 21 al 28 ottobre sono state realizzate le selezioni del Servizio Civile Nazionale. Circa 600 i giovani che hanno fatto domanda presso il nostro ente, per 135 posti a disposizione. Il servizio civile è un’occasione di coinvolgimento di educatori non solo già operanti dentro le nostre opere, ma anche di nuova linfa e di nuove persone che condividono la scelta educativa in stile salesiano. I giovani selezionati faranno 1 anno di servizio civile; inizieranno tra gennaio e marzo 2012. Dal 4 al 6 novembre, presso la casa generalizia alla Pisana, c’è stato il convegno biennale, per i docenti e formatori che all’interno della scuola e della Formazione Profes sionale si occupano dell’educazione alla fede dei nostri alunni. 150 salesiani e laici hanno condiviso questa tre giorni attraverso riflessioni teoriche e condivisioni di buone prassi. Il tema del convegno è stato “Necessità di convocare nei contesti della Scuola e della FP in stile salesiano”. Uno degli obiettivi di questo convegno è quello di lavorare maggiormente sull’accompagnamento vocazionale dei nostri alunni e di rafforzare in ogni scuola e CFP l’equipe pastorale. Il 7 novembre, presso la casa di San Cataldo, si è tenuto l’incontro ispettoriale degli inca Insieme


Il 12 e 13 novembre si è svolto il I° incontro del GR Leader, cammino di spiritualità e di discernimento vocazionale per i ragazzi della scuola media. Visto la numerosa adesione, sono stati realizzati tre diversi incontri in contemporanea a Montagna Gebbia (70 partecipanti), ad Acireale (50 partecipanti) e ad Alcamo (40 partecipanti). L’itinerario prevede 4 week end. I prossimi saranno a gennaio, a marzo e a maggio; per concludere poi con il campo estivo di giugno e settembre. Il 19 e 20 novembre si è svolto il I° incontro del GR Ado, cammino di spiritualità e di discernimento vocazionale per i ragazzi della scuola superiore. Visto la numerosa adesione, sono stati realizzati tre diversi incontri in contemporanea a Montagna Gebbia (70 partecipanti), Casa Tabor (50 partecipanti) e ad Alcamo (80 partecipanti). L’itinerario prevede 4 week end. I prossimi saranno a gennaio, a febbraio e marzo, per concludere poi con i vari campi estivi. Il 16 e 17 novembre c’è stato l’incontro di f o r ma z i o n e c o n cl u si va p er i 1 1 0 g i o v an i de l SCN che hanno vissuto un anno di servizio civile all’interno delle nostre opere. Un in-

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contro che si situa negli ultimi giorni di servizio e permette ai giovani di fare la sintesi dell’anno trascorso, delle esperienze vissute e di progettare il proprio futuro mantenendo, anche se con tempi e modalità diverse, l’impegno educativo verso i minori. Dal 25 al 27 novembre, presso la casa salesiana del Gesù Adolescente, si è svolto il Confronto Giovani MGS, un’esperienza

é Confronto Giovani MGS.

proposta ai giovani dai 18 anni in su che vogliono dedicarsi 3 giorni di formazione, di spiritualità e di fraternità in stile salesiano. Il tema del confronto di questo anno è stato: “Cristiani… ma senza sconti. Dal dubbio alla fede, dalla fede alla vita”. Sono state varie le dinamiche, gli interventi formativi, le testimonianze e le preghiere che hanno permesso ai 100 partecipanti di maturare nella propria fede e di lavorare sulle proprie piccole/grandi incoerenze personali e comunitarie. ê GR Ado.

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PASTORALE GIOVANILE

ricati di Oratorio. I temi all’ordine del giorno sono stati il Progetto Oratorio e il ripensamento della Pastorale Giovanile. Non sono mancati momenti di confronto e di presentazione di iniziative e sollecitazioni varie.


PASTORALE GIOVANILE

Il 28 novembre, presso la casa di san Cataldo, si è tenuto l’inco n tro i sp etto ri al e d ei Pa rro ci . I temi all’ordine del giorno sono stati: il rinnovamento della Catechesi e una riflessione/confronto sul consiglio Pastorale locale. Non sono mancati momenti di confronto e di presentazione di iniziative e sollecitazioni varie. È proseguito con cadenza mensile, il GR Scelta, percorso formativo rivolto a una decina di giovani che si interrogano in modo serio sulla scelta della vita salesiana consacrata. Tra ottobre e dicembre si sono realizzati i primi 2 incontri della Scuola di Mondialità VIS, percorso formativo rivolto a giovani dai 18 anni in su che vogliono confrontarsi sui temi della missionarietà, della mondialità, dello sviluppo equo e solidale. Questo percorso, sempre più intenso e partecipato, vede la presenza costante di un centinaio di giovani che hanno compreso che la missionarietà è parte integrante del proprio percorso di vita. A questi incontri sono molti i giovani che frequentano le nostre opere, ma non mancano anche altri giovani che, pur non venendo dalle nostre comunità locali, condividono la stessa missione e si avvicinano allo stile salesiano. Nelle 5 zone pastorali MGS in questo primo trimestre sono stati realizzati vari incont r i d i s p i r i tu a l i t à , d i f o r m a z i o ne a ni m a t or i ,

di incontro con i preadolescenti. La gestione è affidata alle consulte zonali che si mettono a servizio degli oratori che hanno bisogno di un sostegno nella formazione dei ragazzi e dei giovani e che vogliono far vivere ai propri destinatari esperienze di confronto con altri coetanei.

Pr o ss imi A ppu nt a m en t i Meeting Adolescenti, dal 3 al 5 gennaio 2012 ad Acireale, sul tema “Ti piace vincere facile? Sogna!”. C o n v e g n o n a zi o n a l e p e r p a r r o c i e i n c a r i c a ti di Oratorio che si terrà a Roma-Pisana, dal 9 al 12 gennaio 2012.

Quiz zonale sulla vita di Don Bosco che si realizzerà il 3 febbraio 2012 (cfr allegato). La festa giovani con la presenza del Rettor Maggiore in occasione dell’avvio del processo diocesano della causa di beatificazione di Nino Baglieri, che si terrà a Modica il 4 marzo. Gli Esercizi Spirituali zonali che si terranno in quaresima per la scuola media (10-11 marzo), per la scuola superiore (23-25 marzo) e per i giovani (16-18 marzo). Prosecuzione di tutti gli itinerari ispettoria l i: GR Leader, GR Ado, GR Discernimento, GR Scelta, Scuola di Mondialità e Cammino per fidanzati. Per info: www.mgssicilia.it marcellosdb@gmail.com

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Don Ma r c e ll o M a zze o Insieme


Quiz Don Bosco

Pr esentazio ne dell’i niziat iva Il 16 agosto 2011 è iniziato il triennio in preparazione al bicentenario di don Bosco. Il primo anno prevede lo studio e l’approfondimento della conoscenza storica di don Bosco. Per facilitare questo obiettivo sono stati stampati alcuni testi utili per la lettura: una biografia di don Bosco (per i ragazzi della scuola elementare), le memorie dell’oratorio (per i ragazzi della scuola media e della scuola superiore), uno studio di don Giraudo che approfondisce le memorie dell’oratorio (per i giovani dal V anno della scuola superiore in su). Ogni casa localmente si sta organizzando per stimolare i propri destinatari a leggere il testo di don Bosco. Il 3 febbraio 2012, in 4 zone della Sicilia, si svolgerà il quiz di don Bosco diviso in 4 categorie. Per i vincitori di ognuna delle categorie il Movimento Giovanile Salesiano offrirà un pacchetto regalo per continuare il cammino di formazione: per i ragazzi della scuola elementare e media la totale gratuità per i campi che si realizzano nell’estate del 2012 (giugno e settembre), per gli adolescenti e giovani lo sconto del 50% per la partecipazione al pellegrinaggio ai luoghi salesiani che si svolgerà a Torino dal 31 maggio al 3 giugno 2012. Quando: Venerdì 3 febbraio 2012, dalle ore 16.00 alle ore 18.30. Dove: Palermo, Gesù Adolescente (provincia di PA, TP); Gela, sdb (provincia di CL, AG, EN, RG); Catania, via Caronda (provincia di CT-SR); Messina, San Tommaso (provincia di ME). C ateg or i e e s us s idi o di r if er imen t o Elementare (III – V classe della scuola primaria):: Don Bosco – Biografia (Ispettoria Sicula).. Media (I – III classe della scuola secondaria di primo grado): Memorie dell’Oratorio, da pagina 5 a pagina 88 (Ispettoria Sicula).. Insieme

Adolescenti (I-IV classe della scuola secondaria di secondo grado): Memorie dell’Oratorio, tutto il testo (Ispettoria Sicula) Giovani (dalla V classe della scuola secondaria di secondo grado in su):: Memorie dell’Oratorio (Ispettoria Sicula) + Studio introduttivo di Don Aldo Giraudo (da pagina 5 a pagina 49 dell’edizione delle Memorie dell’Oratorio pubblicate dalla LAS nel 2011). M o d a li t à d i ga r a zo n a l e Elementare (max 10 per casa) Prima fase: 30 domande a risposta multipla (4 possibili risposte). Ognuno gioca singolarmente. Tempo per la prova 30 minuti. Alla fine di questa prima fase, la commissione valuterà gli elaborati; passeranno alla seconda fase solo i primi 10 classificati. Seconda fase: i primi 10 classificati rispondono a 21 domande secondo la modalità del “passaparola”, secondo le lettere dell’alfabeto italiano (la risposta alla prima domanda inizia con la lettera A, la seconda con la lettera B, … ) in un tempo massimo di 5 minuti. Chi risponde a più domande, nel minor tempo, vince. Media (max 7 per casa) Prima fase: (a gruppi di provenienza): 30 domande a risposta multipla (4 possibili risposte). Tutti i partecipanti della stessa casa giocano formando un’unica squadra e rispondo insieme alle domande. Tempo per la prova 30 minuti. Alla fine di questa prima fase, la commissione valuterà gli elaborati; passeranno alla seconda fase solo i 2 gruppi che hanno risposto al maggior numero di domande. Seconda fase: (si gioca singolarmente) tutti i partecipanti dei 2 gruppi che hanno superato la prima fase rispondono a 21 domande seconda la modalità del “Passaparola”, secondo le lettere dell’alfabeto italiano

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MGS - Movimento Giovanile Salesiano


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(la risposta alla prima domanda inizia con la lettera A, la seconda con la lettera B, … ) in un tempo massimo di 4 minuti. Chi risponde a più domande, nel minor tempo, vince. Adolescenti (max 7 per casa) Prima fase: 20 domande a risposta multipla (riferite alla prima parte delle memorie dell’Oratorio, da pagina 5 a pagina 39). Ognuno gioca singolarmente. Passano alla seconda fase i primi 8. Tempo per la prova: 30 minuti. Seconda fase: modalità “la scossa – l’eredità”: ad ognuno dei finalisti verranno sottoposte, in serie, un gruppo di 30 domande che si rifanno alla seconda parte delle “Memorie dell’Oratorio” (da pagina 40 alla fine), secondo un tempo stabilito di 4 minuti . Al concorrente verranno proposte due possibili risposte ed egli dovrà rispondere con la risposta sbagliata. Ad ogni errore si blocca il tempo e si riparte da capo con la serie di domande. Vincono i primi 3 concorrenti che rispondono al maggior numero di domande. Terza fase: i tre finalisti rispondono per iscritto a 3 domande a risposte aperte su tutto il testo. Vince colui che risponde in maniera più completa, a giudizio della commis-

sione esaminatrice. Tempo per la prova: 20 minuti max. Giovani (max 5 per casa) Prima fase: 30 domande a risposta multipla sulla prima parte delle “Memorie dell’Oratorio” (da pagina 5 a pagina 88). Ognuno gioca singolarmente. Passano i primi 10 . Tempo per la prova 30 minuti. Seconda fase: modalità “la scossa – l’eredità”: ad ognuno dei dieci finalisti verranno sottoposte, in serie, 30 domande che si rifanno alla seconda parte delle “Memorie dell’Oratorio” (da pagina 89 alla fine), secondo un tempo stabilito di 4 minuti. Al concorrente verranno proposte due possibili risposte ed egli dovrà rispondere con la risposta sbagliata. Ad ogni errore si blocca il tempo e si riparte da capo con la serie di domande. Vincono i primi 3 concorrenti che rispondono al maggior numero di domande Terza fase: Ai 3 finalisti vengono sottoposte 3 domande a risposta aperta sullo studio di Don Aldo Giraudo. Vince colui che risponde, per iscritto, in maniera più completa, a giudizio della commissione esaminatrice. Tempo per la prova: 20 minuti.

Catania, 8 dicembre 2011

1° Master per Formatori in Pastorale Giovanile

Il 14 ottobre, presso l’Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, ha avuto inizio il “1° Master per Formatori in Pastorale Giovanile” con il patrocinio della Conferenza Episcopale Siciliana. Il Corso si rivolge a persone in possesso almeno del diploma di scuola media superiore, che operano nella pastorale oratoriana o parrocchiale della diocesi, degli ordini e delle congregazioni religiose, animatori, catechisti, insegnanti di religione cattolica, che intendano riflettere criticamente sulla Pastorale Giovanile, abilitarsi in vista della formazione degli animatori-operatori di base, qualificarsi in vista dell’attuale decennio pastorale della Chiesa italiana attorno alla sfida educativa. Esso si svolgerà in un anno (dieci incontri per un giorno al mese dalle 09,00 alle 19,00: e uno stage residenziale della durata di una settimana) per un valore totale di 25 crediti (ECTS), corrispondenti a 180 ore di lezioni frontali (teorico-pratiche) per un monte ore complessivo di 700 ore. Si prevede inoltre l’attuazione di un tirocinio realizzato nei luoghi di provenienza dei corsisti. A quanti porteranno a termine il percorso formativo, l’Istituto Teologico di Messina rilascia il «Diploma di Formatore in Pastorale Giovanile» e le diocesi di Sicilia si impegnano per l’accreditamento di 3 punti per gli Insegnanti di Religione Cattolica. La frequenza alle lezioni è obbligatoria e si terranno nel giorno di venerdì. Per altre informazioni si può visitare il sito del “San Tommaso” www.itst.it. M.P.

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Seminario europeo dei delegati ispettoriali di AM

Torino-Valdocco, 28 novembre - 1° dicembre 2011 I Delegati ispettoriali per l’animazione missionaria (DIAM) d’Europa si sono ritrovati a Torino dal 28 novembre al 1° dicembre per confrontarsi sui cammini e sulle esperienze che ogni realtà va realizzando. Le giornate hanno segnato la ripresa, dopo 14 anni, degli incontri dei DIAM d’Europa. Valdocco, la Casa Madre del carisma e della Congregazione salesiana, è stata la sede dell’incontro, “una scelta motivata dal desiderio di ‘ritornare a Don Bosco’, al suo cuore missionario e sentire lo spirito che spinse i primi suoi giovani a partire per nuovi paesi e annunciare il vangelo”, ha precisato don Vaclav Klement, Consigliere per le Missioni e promotore dell’incontro. Tema privilegiato è stato il “Progetto Europa”; ad approfondirlo tre relazioni. Il padre domenicano Ulrich Engel, direttore dell’Istituto “M. Dominique Chenu – Espaces Berlino”, ha presentato alcuni passaggi dell’esortazione post-sinodale “Chiesa in Europa” di Giovanni Paolo II e, utilizzando i dati di una ricerca, la situazione delle fede nel vecchio continente. Don Klement ha illustrato il contesto salesiano degli ultimi 25 anni, alcune conclusioni emerse nei precedenti incontri DIAM d’Europa lungo il decennio 1987-1997, e i modelli di animazione missionaria adottati da alcune ispettorie. Don Stefano Martoglio, Ispettore del Piemonte e Valle d’Aosta e membro della Commissione per il Progetto Europa, ha condiviso alcune riflessioni sull’azione che la Congregazione salesiana sta conducendo nel vecchio continente e che offre ad ogni Ispettoria europea una grande opportunità di recupero della propria identità spirituale e carismatica, un nuovo orizzonte pastorale e culturale e, nel contempo, chiede una capacità di accoglienza sia dei missionari che giungono in Europa e sia delle varie popolaInsieme

zioni immigrate che popolano le città. Gli interventi di due rappresentanti del Dicastero per la Comunicazione Sociale e Pastorale Giovanile hanno confermato il cammino congiunto che i tre dicasteri della missione salesiana stanno compiendo negli ultimi anni. All’incontro sono intervenuti anche il Consigliere per la regione Europa Nord, don Marek Chrzan e l’Economo generale il sig. Jean Paul Muller. Le frequenti sessioni di lavoro di gruppo hanno favorito l’approfondimento dei temi presentati e lo scambio delle esperienze. A dare un ulteriore contributo è la stata la location dell’incontro; la celebrazione dell’Eucarestia e della preghiera quotidiana si è spostata nei vari angoli di Valdocco offrendo spunti per riflessioni e approfondimenti di alcuni aspetti del carisma salesiano nell’ottica della missionarietà. A questo ha contribuito anche una visita al Colle Don Bosco. Al termine dell’incontro Don Klement ha affidato ad ogni DIAM una lettera per gli Ispettori nella quale, oltre ad una breve cronaca dell’incontro e dei suoi contenuti, sono indicati alcuni impegni operativi: – l’elaborazione ed attuazione di un Piano di Animazione Missionaria in continuità con il Progetto Organico Ispettoriale che

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Animazione Missionaria/VIS


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consideri le risorse e le sfide dell’Ispettoria e gli orientamenti offerti dal Dicastero per le Missioni. – L’avvio e il proseguimento del processo di sinergia con gli altri due ambiti della missione salesiana: pastorale giovanile e comunicazione sociale. Incoraggiare la formazione e il sostegno di gruppi missionari locali e interispettoriali. – In collaborazione con il vicario ispettoriale e la Commissione Ispettoriale per la Formazione (CIF) prevedere percorsi di formazione missionaria, iniziale e permanente, ai confratelli. L’incontro di Torino rientra nel piano del Dicastero delle Missioni salesiane per la formazione e animazione dei DIAM. Da: ANS, Torino 2 dicembre 2011.

Pellegrinaggio ai luoghi salesiani

Obiettivo: Approfondire, attraverso la conoscenza dei luoghi “salesiani”, la storia del nostro fondatore e le origini del nostro carisma educativo e della Spiritualità Salesiana. Destinatari: Salesiani, membri della Famiglia Salesiana, giovani (dai 18 anni in su), educatori (insegnanti, formatori, catechisti, animatori di gruppo, allenatori…), famiglie che frequentano le nostre case salesiane. Quando: Dalla sera del 31 maggio alla sera del 3 giugno 2012. Iscrizioni: Prenotazione entro il 3 febbraio 2012 a: marcellosdb@gmail.com Al momento della prenotazione si dovranno mandare via mail le seguenti informazioni (nome, cognome, casa di provenienza, data e luogo di nascita, e-mail, cellulare, scelta della sistemazione per il pernottamento, acconto 100 €). Per il saldo dell’acconto fare un bonifico intestato a Ispettoria Salesiana Sicula presso la Banca Intesa San Paolo, IBAN IT 66 B 03069 16923 100000000132, causale: (acconto Torino, nome e cognome partecipante). Il saldo totale va consegnato via bonifico entro il 15 aprile. Programma

Giovedì 31 maggio: nel tardo pomeriggio partenza in aereo per Torino e trasferimento in pullman al Colle Don Bosco; sistemazione e pernottamento. Venerdì 1 giugno: colazione; momento di preghiera introduttivo del pellegrinaggio; visita guidata al Colle Don Bosco (“L’infanzia di Giovanni Bosco”); pranzo; pellegrinaggio ai luoghi di Domenico Savio; cena; rosario notturno. Sabato 2 giugno: colazione; trasferimento a Chieri e visita della città (“Gli anni della giovinezza e della formazione sacerdotale”); pranzo; trasferimento in pullman a Torino e visita guidata (“L’esodo di Don Bosco e del primo oratorio”); cena a Valdocco, adorazione eucaristica, rientro e pernottamento. Domenica 3 giugno: colazione, trasferimento a Torino Valdocco e visita guidata (“Il consolidamento dell’opera salesiana”); pranzo; celebrazione eucaristica, trasferimento in pullman all’aeroporto e rientro. Quota di partecipazione: 380 € (con pernottamento in camera singola o doppia) 300 € (con pernottamento in camerata) La quota comprende: viaggio in aereo a/r, vari trasferimenti in autobus, alloggio, vitto (escluso cena del 31 maggio e del 3 giugno); guide e relatori; sussidi vari; segreteria e pratiche burocratiche. Don Marcello Mazzeo

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Roma, 12-13 novembre 2011 Se ripenso all’Assemblea dei Soci VIS vissuta a Roma (12-13 novembre scorsi)... volti, immagini, suoni e parole si sovrappongono nella mia mente, riconsegnandomi il ricordo di un momento di grande partecipazione e condivisione. Nei locali accoglienti dell’Istituto salesiano di San Tarcisio, si è svolta la seconda Assemblea annuale dei Soci VIS, alla quale hanno partecipato una sessantina di persone da cui 8 provenienti dalla nostra ispettoria avendo come tema “VIS AL FUTURO significatività e prospettive”. L’assemblea prende avvio con la preghiera, introdotta dal Vice Presidente VIS e Delegato Nazionale di Animazione Missionaria Salesiana Don Franco Fontana, subito dopo si entra nel vivo con la presentazione dei lavori dell’assemblea e condivisione dei messaggi ricevuti dai volontari, salesiani e soci a cura del presidente VIS Carola Carazzone e del vice presidente VIS Nico Lotta. A seguire prende la parola il prof. Gianni Vaggi affrontando il tema “le sfide per le ONG di sviluppo oggi nel nuovo scenario globale”. Nella seconda parte della mattinata si parla di “Trasparenza e controllo nel sistema di gestione per il raggiungimento delle finalità istituzionali” con il dott. Gianni Mario Colombo. Nel pomeriggio, attraverso lavori di gruppo, abbiamo riflettuto sulla significatività del VIS oggi e in particolare: mission, vision, animazione missionaria, sviluppo e emergenza, riabilitazione e ricostruzione advocacy e diritti umani, volontariato internazionale. Sono stati sottolineati diversi punti centrali tra cui: il VIS come Agenzia educativa ed Organismo di cooperazione internazionale allo sviluppo, Insieme

che si ispira ai principi cristiani e al carisma di Don Bosco, affiancando autonomamente, come organismo laico, l’impegno sociale dei Salesiani nel mondo. Si è parlato, poi, dell’animazione missionaria inserita nella pastorale giovanile e in particolare nel Movimento Giovanile Salesiano (MGS) prendendo come esempio l’ispettoria Sicula. La sera un momento di fraternità con un collegamento via webcam con i volontari del VIS sparsi nel mondo (Angola, Bolivia, Pakistan, Perù, Haiti). La domenica mattina, dopo l’Eucaristia presieduta da don Eugenio Riva Ispettore delegato CISI, Michela Vallarono presenta all’assemblea una prima analisi comparata dei modelli esistenti tra le ONG di sviluppo in Italia. Arriva il momento del dibattito aperto, la cui discussione anima l’ultima parte dell’Assemblea. Ne emerge un desiderio di lavoro e impegno da parte dei soci. Dopo aver partecipato, come prima esperienza, ad un’assemblea nazionale VIS, sento di riportare una breve risonanza: mi porto dentro soprattutto la voglia di stare insieme respirando una forte sensazione di famiglia. Le persone con cui sono stato a contatto sono un grande esempio di vita per noi giovani ormai abituati ad avere ambizioni molto di massa. Le parole che mi risuonano in testa sono proprio di Don Bosco “un solo filo messo in trazione si spezza facilmente. Molti fili, ben intrecciati tra loro, fanno una corda che nessuno potrà spezzare.” Ed è questo l’augurio che sento di fare ad ognuno di noi. Carlo Giambra Comitato VIS Sicilia

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PASTORALE GIOVANILE

Cronaca dell’assemblea nazionale VIS


PASTORALE GIOVANILE

Regione Italia-Medio Oriente

II seminario per gli operatori di pastorale della scuola e FP

Nello scorso fine settimana, dal 4 al 6 novembre, si è svolto presso la Casa Generalizia a Roma il II seminario per gli operatori di pastorale della regione Italia-Medio Oriente. Riprendendo il tema dal II nucleo del Capitolo Generale 26, il tema prescelto per l’incontro è stato: “La necessità di convocare nei contesti della scuola e della Formazione Professionale salesiana”. Il seminario fa parte di un ciclo di tre seminari, promosso dal progetto di animazione e di governo del Rettor Maggiore e del suo Consiglio per il sessennio 2008-2014: nel novembre del 2009 l’attenzione fu posta sull’impegno di educare ed evangelizzare nei contesti della scuola e dei Centri di Formazione Professionale (CFP), e nel 2013 avrà luogo il terzo appuntamento, sulle nuove frontiere riguardanti scuola e CFP. Organizzato dal Centro Nazionale Opere Salesiane per la Scuola (CNOS/SCUOLA) e per la Formazione e l’Aggiornamento Professionale (CNOS-FAP), insieme ai Delegati di Pa-

storale giovanile delle Ispettorie, il seminario ha riunito circa 130 persone, tra incaricati ispettoriali per la scuola e formazione professionale, Delegati ispettoriali per la Pastorale giovanile e coordinatori pastorali e catechisti.

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Obiettivi primari del seminario sono stati quelli di permettere lo scambio delle esperienze, consolidare gli itinerari di educazione alla fede e assicurare e rafforzare la formazione degli incaricati per i compiti affidati. Le attività hanno avuto inizio nella mattinata di venerdì 4 novembre, con il saluto del Consigliere regionale per l’Italia-Medio Oriente, don Pier Fausto Frisoli. Successivamente, il tema della è stato approfondito con l’intervento di don Miguel Cano Zanoletty che ha parlato della cultura vocazionale nella prassi di Don Bosco. La giornata di sabato 5 si è aperta con la relazione del prof. Giuseppe Savagnone, che ha riguardato la promozione della cultura vocazionale nelle scuole e nei centri di formazione professionale oggi, mentre don Francesco Marcoccio ha presentato alcuni aspetti particolari capaci di promuovere quella cultura: dalla presenza di una Comunità Educativo Pastorale accogliente alla crescita nel Movimento Giovanile Salesiano; dall’educazione affettiva all’educazione alla preghiera, fino alla necessità di evitare censure al tema della “buona morte”. Nella mattinata di domenica 6 hanno avuto luogo dei lavori di gruppo per Ispettorie, seguiti dal saluto conclusivo di don Frisoli. Sul sito della Congregazione, sdb.org, è presente una pagina dalla quale si può accedere ai materiali del Seminario. Da: ANS, Roma 8 novembre 2011. Insieme


Associazioni - PGS Sicilia

PASTORALE GIOVANILE

PGSFest 2011 a Marsala

Una giornata di sport all’insegna del divertimento, dell’incontro, della festa. Questa la migliore sintesi di PgsFest 2011, la manifestazione voluta dalle Polisportive Giovanili Salesiane di Sicilia a Marsala, nel ricordo del 150° dell’Unità d’Italia. Prima la sfilata dei gruppi per le strade che furono attraversate nel 1861 dai Mille di Garibaldi, poi la parte protocollare e celebrativa in Piazza della Repubblica con gli interventi delle autorità presenti. Nei diversi indirizzi di saluto sono stati ricordati i valori unificanti dello sport, l’importanza dello sport come strumento di educazione e il ruolo di Don Bosco, “patriota” contemporaneo dell’unificazione d’Italia, che fece del motto “buoni cristiani e onesti cittadini” il suo manifesto educativo. L’inno di Mameli ha, quindi, consacrato l’apertura dell’anno sportivo delle associa-

çé Marsala: Alcuni momenti del PGSFest 2011.

zioni PGS siciliane. Gli animatori del centro giovanile di Marsala e di Trapani hanno curato l’animazione dei giochi a confronto in piazza. L’eucarestia nel Duomo dedicato a S. Tommaso di Canterbury è stata presieduta dall’Ispettore Don Gianni Mazzali. Insieme

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PASTORALE GIOVANILE

Comunicazione Sociale

Incontro con Don Filiberto Gonzalez

L’evangelizzazione salesiana al passo coi «media» L’auditorium dell’Ispettoria Salesiana Sicula di Cibali ha ospitato un folto numero di operatori della comunicazione sociale nella Famiglia salesiana per un incontro regionale con il messicano Don Filiberto Gonzalez Plasencia, consigliere mondiale per la CS in visita per la prima volta in Sicilia. È stato un confronto su alcuni temi emergenti nel particolare Don G. Mazzali e Don F. Gonzalez Plasencia. campo di azione della missione salesiana per riprendere e to al pensiero di Benedetto XVI a proposito valorizzare, sull’esempio di Don Bosco, codel “cortile dei Gentili”, ha presentato i parme “dono di Dio le grandi possibilità che la tecipanti provenienti da tutta l’Isola e i camComunicazione Sociale offre per l’educaziopi d’intervento delle opere salesiane nei setne e l’evangelizzazione”. Nell’introduzione tori dell’editoria, della stampa, del giornalil’ispettore don Gianni Mazzali ha evidenziasmo, del teatro, del cinema. Don Gonzalez to le sfide che i salesiani devono affrontare ha offerto un’articolata riflessione sul sistenel campo della CS tra i giovani in un monma salesiano di CS sul solco delle linee do in rapido cambiamento, ma consapevoli orientative per la Congregazione salesiana, che “solo Dio rimane sempre”. Don Felice sottolineando come la formazione alla CoBongiorno, docente negli Studi teologici di municazione sia prioritaria dal momento Catania e Messina, delegato ispettoriale delche le nuove generazioni di consacrati e di la CS in Sicilia e direttore responsabile del adolescenti appartengono a una nuova era e notiziario dell’ispettoria, dopo un riferimena un nuovo continente digitale. Le nuove tecnologie impongono nuove metodologie. C’è bisogno di evangelizzatori ed educatori, sacerdoti e laici in sinergia che, con criteri etici e professionali e ardore apostolico, siano bravi comunicatori, testimoni della Parola di Dio tra i giovani. L’incontro è stato concluso da uno spettacolo commemorativo per il decennale di fondazione del Cinecircolo giovanile “Miaramandeha” di Pedara. A n t o ni n o Bl a n d in i Da: La Sicilia, Catania 16 novembre 2011.

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PASTORALE GIOVANILE

«Ciò che non cambia, muore!» Riflessioni dopo la visita del superiore mondiale per la CS Don Gonzalez Si è conclusa da pochi giorni a Catania e Messina, la visita di animazione e conoscenza di don Filiberto Gonzalez, superiore mondiale per la Comunicazione Sociale dei Salesiani. Ha incontrato l’ispettore della Sicilia don Gianni Mazzali e il suo Consiglio, il Responsabile regionale don Felice Bongiorno, gli operatori laici e consacrati del settore provenienti da tutta l’isola, gli studenti di teologia e anche i salesiani anziani e malati. È stata un’occasione per creare sinergia fra le varie persone, gruppi, attività, al fine di progettare insieme una pastorale effticace in risposta alle sfide del nostro tempo. Teatro, musica, canto, radio, giornali, siti internet, pubblicazioni, libri, produzioni filmiche e tutto ciò che si realizza nelle realtà della Sicilia salesiana «devono rispondere – ha detto don Gonzalez – al criterio oratoriano e alla mentalità con cui si porta avanti la missione». Dinanzi al mondo che cambia velocemente e alla tecnologia in trasformazione continua, non si può restare fermi e guardare al passato: «Non si può dire che sono i giovani a sbagliare – ha continuato – ma devono essere gli educatori ad amare ciò che i giovani amano e, se necessario, imparare da loro e con loro. Ciò che non cambia,

muore!». Nello stile salesiano la comunicazione sgorga dalla missione stessa per la salvezza dei giovani e la gloria di Dio, vuol dire amorevolezza, apertura alle novità, cambiamento di mentalità come ha affermato don Filiberto: «Ognuno comunica ciò che è ancor prima delle parole che escono dalla nostra bocca. Il primo strumento è la nostra persona, la nostra vita e la testimonianza credibile che si dà. Chi non sa comunicare così, non saprà farlo neanche con la tecnologia più avanzata». Spesso si corre dietro a questa o l’altra attività, si fanno riunioni su riunioni, si investono soldi ed energie, significativi per la comunicazione, ma «la priorità non sono gli strumenti, bensì teste e cuori capaci di creare un’iniziativa e che abbiano voglia di comunicare. Ci vogliono dei comunicatori e non degli specialisti in comunicazione». Gli incontri si sono conclusi con l’invito a creare un sistema integrato che metta insieme tutte le forze già attive che già operano nel settore con passione e volontà. M arco P ap pal ard o

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FAMIGLIA SALESIANA

Festa della FS di Sicilia - 4 dicembre 2011

“Stelle nella notte... vite che parlano”

Una grande festa, con oltre 1200 partecipanti, per riaffermare la presenza della Famiglia Salesiana di Sicilia, attenta all’emergenza educativa e in ascolto degli Orientamenti della Chiesa italiana, riscoprendo il fascino e la bellezza dell’educazione. Il “Pala Don Bosco” di Palermo è stato invaso sin dalle prime ore della mattinata del 4 dicembre con l’arrivo dei pullman provenienti dalle 69 case salesiane sparse nelle nove province siciliane. L’occasione è stata voluta per ricordare il Bicentenario della nascita di Don Bosco, il 140° anniversario della nascita dell’Istituto delle FMA - Figlie di Maria Ausiliatrice, l’80° dalla morte di Don Rinaldi ed il 130° dall’arrivo di Madre Morano in Sicilia. Una giornata all’insegna dell’allegria, del divertimento e delle riflessioni, con il contributo del talk show in cui Sr Cettina Cacciato, dell’Università “Auxilium” di Roma, Don Maurizio Verlezza, direttore del post Noviziato del “S. Tarcisio” di Roma, Francesco Muceo, presidente mondiale degli exallievi e Dorienne Portelli, volontaria di Don Bosco, hanno posto ai presenti dei suggerimenti su come continuare ad essere testimoni attendibili e credibili. “È una tradizione di famiglia che quest’anno abbiamo voluto riprendere con forza, chiamando tutti i rami della Famiglia Salesiana, più di venti. In Sicilia la Famiglia Salesiana – ha affermato don Gianni Mazzali, Ispettore dei Salesiani di Sicilia – registra la presenza di una dozzina di componenti, qui presenti per dare un impulso a questo territorio siciliano, per rinnovare la nostra partecipazione alla vita della Chiesa e della Società nella prospettiva della missione giovanile”. “Vogliamo continuare a sognare, a sognare in grande ma come volevano i nostri beati, sognare ma anche realizzare – ha ribadito

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suor Anna Razionale, ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice – quindi impegnarsi quotidianamente per il bene dei giovani, per la loro salvezza, guardando a Don Bosco, a Madre Mazzarello, a Don Rinaldi, a Madre Morano, che oggi abbiamo celebrato solennemente”. La festa si è conclusa con il musical dei giovani del “Cgs Life” di Biancavilla, coordinati da Armando Bellocchi e la celebrazione eucaristica presso la chiesa Parrocchiale di “San Tommaso”. I prossimi rilevanti appuntamenti per la famiglia salesiana di Sicilia sono: – il 3 marzo 2012 presso la cattedrale di Noto, alla presenza del Rettor Maggiore dei salesiani, Don Pascual Chàvez Villanueva e del vescovo Antonio Staglianò. In questa circostanza avverrà l’ avvio del processo diocesano per la causa di beatificazione riguardante Nino Baglieri, volontario con Don Bosco. – Il 4 marzo, presso il “Palarizza” di Modica, la festa dei giovani del Movimento Giovanile Salesiano di Sicilia. – Ad Agrigento, infine, il 22 aprile, presso il Palacongressi, si terrà la prima convention delle famiglie del Movimento Salesiano. La manifestazione è stata presentata da Valerio Martorana. Insieme


Exallievi ed Exallieve Don Bosco, Figlie di Maria Ausiliatrice ed Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori e cooperatrici, CDB e Salesiani a Palermo nella palestra del “Gesù Adolescente” per la Festa della Famiglia Salesiana di Sicilia. Motivo della Festa: fare memoria dell’80° anniversario della morte del Beato Filippo Rinaldi, 2° successore di Don Bosco e Fondatore dei Volontari di Don Bosco, definito l’immagine vivente di Don Bosco e del 130° anniversario della venuta in Sicilia di Madre Maddalena Morano, Fondatrice di numerose case salesiane nell’isola, le cui spoglie riposano ad Alì Terme. Per animare la Festa si sono dati appuntamento nel capoluogo siciliano in oltre 1.500 provenienti da ogni parte della Sicilia, in rappresentanza di tutte le sigle salesiane: Exallievi ed Exallieve di Don Bosco, Amici e Volontari di Don Bosco, Cooperatori Salesiani, Exallieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Associazione Devoti di Maria Ausiliatrice, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice. Il ritrovarsi insieme così numerosi è stata un occasione in più per alimentare lo spirito di unità tra tutti i figli di Don Bosco e per non perdere lo spirito salesiano trasmesso dai fondatori dell’opera salesiana. È stata una “Giornata di Festa, di gioia

e di salesianità”, come l’ha definita l’Ispettore dei Salesiani di Sicilia, Don Gianni Mazzali, a cui hanno partecipato tanti giovani e meno giovani ostentando sul petto con fierezza tipicamente salesiana il distintivo delle diverse associazioni salesiane, come per sottolineare il senso di appartenenza alla Famiglia Salesiana. Al “Gesù Adolescente”, nel corso della manifestazione si sono registrati gli interventi , oltre di Don Gianni Mazzali, del Presidente della Confederazione Mondiale Exallievi di Don Bosco, Francesco Muceo, dell’Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Suor Anna Razionale, del Direttore del Noviziato Salesiano “San Tarcisio” di Genzano di Roma, della Rappresentante dei Volontari Don Bosco di Malta, Dorienne Portelli e di Suor Cettina Cacciato, Docente presso l’Ateneo “Auxilium” di Roma. Presenti, altresì, all’incontro i Componenti del Consiglio Ispettoriale della Federazione Sicula Exallievi di Don Bosco, tra cui Francesco Lucido, Antonino Bruno, Antonino Cubeta, Mario Li Causi, Giovanni Platania, Giovanni Costanza e Valerio Martorana. La Festa è stata impreziosita dal Recital della CGS Life – Corale Giovani Salesiani di Biancavilla (CT) condotto da Valerio Martorana, Addetto Stampa della Federazione Ispettoriale Sicula ExAllievi Don Bosco. La Liturgia Eucaristica, presieduta da Don Gianni Mazzali ed animata dal Gruppo Corale dei ragazzi dell’Oratorio Salesiano di Pietraperzia presso la Parrocchia di “San Tommaso d’Aquino” ha concluso l’entusiasmante ed indimenticabile giornata palermitana dei Figli di Don Bosco della Sicilia.

Palermo, 4 dicembre 2011 Insieme

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FAMIGLIA SALESIANA

Palermo celebra la Festa della FS


FAMIGLIA SALESIANA

FMA - Figlie di Maria Ausiliatrice

Una secolare attività educativa

Due importanti anniversari movimenteranno l’Arcipretura di Trecastagni con iniziative religiose e culturali proposte in occasione delle celebrazioni commemorative del 300° Anniversario della costituzione dell’IPAB “Conservatorio delle Vergini” (1711 - 18 dicembre - 2011) e del 130° Anniversario dall’arrivo della Beata Maddalena Morano e delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Trecastagni (1881 - 14 settembre 2011). “Ricorrendo il terzo centenario della fondazione dell’Opera Pia “Conservatorio delle Vergini”, oggi IPAB, non possiamo fare a meno di ringraziare il Signore per il bene che tale istituzione ha profuso nella nostra Cittadina e per il ruolo educativo e pedagogico che ha svolto nei confronti della gioventù trecastagnese lungo i secoli. In modo particolare tale ruolo si è sviluppato e consolidato negli ultimi 130 anni attraverso la presenza e l’opera innovativa delle Figlie di Maria Ausiliatrice”. Mentre la direttrice del Collegio Immacolata Sr. Giuseppina Castelli ha espresso l’auspicio che “Le Celebrazioni Commemorative che ci apprestiamo a vivere siano per tutti noi una ripresa genuina dei grandi valori, incarnati in modo eccellente dalla nostra Beata Madre Maddalena Morano, che con tanto amore, dedizione ed entusiasmo, ha percorso le “nostre strade” secondo le direttive ricevute da Don Bosco e da Madre Mazzarello”.

La relazione con l’altro nella gratuità Trecastagni-Collegio Immacolata: Incontro annuale dell’Arcivescovo con l’XI vicariato Quest’anno, l’incontro dell’Arcivescovo con il clero dell’XI Vicariato, si è svolto presso il “Collegio Immacolata” delle suore salesiane di Trecastagni, in occasione di una doppia ricorrenza: il 130° anniversario dall’arrivo della Beata Maddalena Morano e delle FMA (Figlie di Maria Ausiliatrice) a Trecastagni, e il 300° della costituzione dell’IPAB “Conservatorio delle Vergini”. Alla luce del progetto CET “Educare alla vita buona del Vangelo”, l’Ispettrice

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FMA, Suor Anna Razionale, ha condotto una riflessione sulle problematiche dell’educazione giovanile oggi. La conversazione si è svolta alla presenza del rappresentante dell’XI vicariato, p. Gigi Licciardello, del presidente dell’IPAB, p. Antonello Russo, della Direttrice suor Giuseppina Castelli, della vicaria ispettoriale suor Gina Sanfilippo, e del clero locale. Chi sono i giovani? Sono i cattolici di Madrid, gli indignati, i no global, quelli che vivono la vita come se fosse uno Insieme


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smi e i precettismi se sostituiscono l’impegno sociale. Noi sacerdoti qualche volta, abbiamo anche bisogno di tacere, di metterci alla scuola dei laici”. L’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha ricordato la figura di Giovanni Paolo Il il

quale è un esempio efficace di come evangelizzare i giovani sia essenzialmente “cercarli”: “è la metodologia della Giornata Mondiale della Gioventù. Tutti i metodi di evangelizzazione devono avere come centro l’incontro con il Signore: Madre Morano era sempre in ascolto del Signore e questo riuscì a fare innamorare di Gesù coloro che le stavano intorno”. L.N. Da: Prospettive, Trecastagni 20 novembre 2011.

Trecastagni “Collegio Immacolata”: Mostra fotografica

I corridoi e le stanze della casa raccontanola vita straordinaria della Beata: l’istituto ne custodisce la camera da letto, suggestivo luogo di preghiera, di raccoglimento e alcuni suoi effetti personali. Il piccolo museo raccoglie diversi documenti originali relativi alla storia della congregazione trecastagnese, ma anche a quella che precede l’arrivo delle FMA. Carteggi, cronache, quaderni, registri, testimonianze, oggetti e fotografie ricostruiscono i tratti dell’esistenza di Maddalena Morano.

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scherzo, quelli che hanno la vita facile, quelli che riescono a dare un senso alla realtà e quelli per cui vivere è banale, e così via con una casistica variegata. Ma Tutti i giovani, a prescindere da come li si voglia etichettare, cercano qualcosa e “hanno dentro un punto accessibile al bene”. Chi sono gli educatori? Sono coloro che, individuato questo “punto”, entrano in relazione con l’altro animati dalla gratuità. La gratuità è quella condizione in cui si va incontro al bisogno dell’altro con questa ispirazione: “non voglio da te nulla in cambio, sono solo contento che tu sia qui”: questa è la frase che Don Lorenzo Milani rivolge a un bambino ribelle e scontroso, nel film di Frazzi “Don Milani - il priore di Barbiana”, di cui la relatrice ha proiettato uno spezzone durante la sua conversazione. Suor Anna ha poi commentato: “Recuperare la nostra antropologia cristiana” che pone al centro la cura della persona, significa “indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che forse vedranno domani, aver a cuore la loro intelligenza, la loro volontà e capacità di amare”. Educare i giovani a Cristo significa: “dedicarci a loro senza badare alle fatiche, ma nello stesso tempo non farli dipendere da noi, non evangelizzarli dalle cattedre”. L’educatore cristiano è naturalmente portato ad una creatività che gli fa inventare, se è necessario, anche “rotte ignote” perché è “pescatore di uomini”; e mentre in questa “società liquida” e frammentata “i pesci” prendono tutte le direzioni possibili, la Chiesa, e nello specifico il clero, non può rischiare di perderli di vista indugiando troppo su ciò che è più o meno opportuno compiere. La beata Maddalena Morano fu una educatrice d’eccezione per il suo intuito, la sua intraprendenza e la sua capacità didattica. La sua forza fu anche nel concertare insieme al clero locale, le strade migliori per evangelizzare; non fu mai sola. Ha preso poi la parola p. Licciardello il quale ha sottolineato che i sacerdoti “non sono professionisti del sacro”. Ha aggiuntò: “Cristo ha squarciato il velo che separava il sacro dal profano e il profano è divenuto sacro. Superiamo i rituali-


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ADMA - Catania

Visita di Don Pier Luigi Cameroni

Il 4 novembre u. s. l’ADMA della Chiesa “S. Giovanni Bosco” di Catania ha goduto della visita di Don Pier Luigi Cameroni, animatore spirituale della Primaria e Delegato mondiale della nostra Associazione. Ha preso parte anche l’ADMA della zona etnea. Dopo la recita del Santo Rosario Don Pier Luigi ha celebrato la Santa Messa e nell’omelia ha ricordato che appartenere all’ADMA è un grande dono della Madonna ma, da parte nostra un dovere di vivere con gioia gli impegni assunti entrando a far parte della Famiglia Salesiana. Ha rievocato il sogno delle “due colonne” fatto da Don Bosco 150 anni fa in cui chiaramente gli fu manifestato che la Chiesa, guidata dal Papa, si salverà mediante la devozione a Gesù Sacramentato e alla Madonna. ê Catania-Cibali: Il gruppo ADMA della Chiesa “S. G. Bosco”.

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é Catania-Cibali: Da sin.: Don P. L. Cameroni, Don G. Ruta (direttore dell’istituto) e Don C. Pennisi (animatore spirituale ADMA).

Dopo la Santa Messa, Don Cameroni, attraverso un DVD, ci ha fatto rivivere il 6° Congresso mondiale dell’ADMA, svoltosi in agosto presso il santuario della Madonna di Czestochowa a Cracovia. Ci ha indicato in particolare gli impegni dopo il 6° congresso: 1° - Pastorale giovanile e familiare; 2° - La preparazione del bicentenario della nascita di Don Bosco; 3° - Guida e animazione dei Gruppi locali; 4° - Accoglienza della “Carta d’identità” della Famiglia salesiana. La visita si è conclusa con un momento di fraternità. Grazie, Don Pier Luigi! Insieme


Incontro di Formazione Permanente

Il 6 novembre 2011 l’Associazione Cooperatori di Sicilia si è ritrovata a Catania presso l’Oratorio S.Filippo Neri per l’incontro annuale di Formazione Permanente. La giornata è stata un momento d’incontro fraterno di tutti i Salesiani Cooperatori di Sicilia che si sono riuniti per un giorno intero di approfondimento, di preghiera, di ascolto di verifica e di rilancio in vista del convegno dell’Asc, previsto per marzo 2012. Il tema scelto per l’approfondimento formativo è stato il documento della CEI “Educare alla vita buona del Vangelo”, che ”pone a criterio ultimo della vita morale non ciò che si fa, ma ciò che si è. Non si tratta di rinunziare ai propri desideri … facendo qualcosa di diverso da ciò a cui essi tendono, ma di plasmarli gradualmente in modo che tendano al bene”. In questa visione la vita, prende un’aspetto diverso specialmente alla luce del carisma che D. Bosco ci ha donato. Una vita vissuta per gli altri, in cui si innestano gli obiettivi che già nel 2006 il Rettor Maggior al congresso mondiale ci chiedeva di guardare: la vita, l’educazione (vista come un’emergenza), la famiglia e la politica. Questi aspetti, di cui i primi tre sono stati ribaditi nell’incontro dalla stesso Relatore, sono obiettivi che meritano una attenta riflessione e che ben si sposano con il percorso che l’ASC si è data in vista del convegno del 24/25 marzo 2012, attraverso il quale, da una riflessione personale, si vuole arrivare alla riscoperta del nostro carisma e della dimensione del servizio e della missione educativa di Don Bosco a favore dei giovani, proiettando la stessa ASC per i prossimi anni su questo percorso (vedi il documento del 05/09/2011 “Percorso formativo e attività provinciali dell’Asc Sicilia nel 2012”). Alla relazione, tenuta dal Vescovo di Piazza Armerina Mons. Michele Pennisi, è seguito un vivace dibattito dal quale sono emerse le emergenze e le difficoltà incontrate giornalmente nelle nostre Opere e che pongono riflessioni e analisi anche nei CenInsieme

tri Locali dei salesiani Cooperatori. In ultimo voglio riproporre, le domande con cui Mons. Pennisi ha concluso la sua relazione, in quanto credo che tutti dovremmo su questo interrogarci: 1. Quali sono le domande più profonde che emergono nei giovani di oggi nel nostro ambiente? 2. Come conciliare l’educazione umana con l’evangelizzazione, la formazione degli onesti cittadini con quella dei buoni cristiani? 3. I nostri giovani sentono e potranno ancora dirsi cristiani? 4. Quale è la concezione della libertà nei giovani di oggi? Come educarli ad una libertà responsabile ? 5. Quali sono le responsabilità degli adulti nella crisi dei giovani?

6. Come si può diventare persone autorevoli e non autoritarie? Testimoni e non solo maestri? 7. Come coinvolgere le famiglie, le parrocchie e le scuole nell’esperienza educativa dell’oratorio? Come i laici possono essere protagonisti? 8. Quale la missione dei laici e delle aggregazioni laicali nel compito educativo? Come formarsi? 9. A partire dal carisma di don Bosco cosa suggerite per aiutare i giovani a superare l’emergenza educativa? Vincenzo Lipari Coordinatore provinciale Asc

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FAMIGLIA SALESIANA

Associazione Cooperatori di Sicilia


DALLE CASE SALESIANE

Catania-Barriera

Festa dell’Immacolata 2011

La Festa dell’Immacolata riveste per il nostro ambiente un carattere di grandissimo interesse per tutti, piccoli e grandi, in particolare per i gruppi e associazioni, che già da metà novembre si mettono in movimento per preparare questo momento solenne di festa e di memoria della storia della salvezza e della nascita della realtà salesiana nel mondo. Già la Scuola di preghiera del primo venerdì del mese, il 2 dicembre, pone al centro della meditazione il “Sì di Maria”. Nei gruppi e associazioni si preparano cartelloni, la preghiera-promessa dell’8 dicembre, le scenette, i balletti, le coreografie della tradizionale Accademia in onore della Vergine Immacolata, che si è realizzata, con grande presenza di ragazzi e genitori, il sabato precedente la festa, il 3 dicembre e curata soprattutto dal Laboratorio teatrale, in collaborazione con i vari gruppi oratoriani. Il 7 dicembre una veglia mariana vede riuniti Oratorio e Parrocchia in uno spazio di meditazione sul “Sì di Maria”! Così pure un segno di comunione e condivisione vede insieme l’Oratorio-Centro Giovanile, dai piccoli del catechismo e degli scout agli adolescenti e giovani, dai genitori alle Associazioni del tempo libero (CGS, PGS, TGS), dai gruppi di volontariato (Centro di accoglienza per la vita e la famiglia) ai gruppi di adulti della Comunità parrocchiale (Azione cattolica, Fede e vita, Ri-unione, Caritas…), dalle realtà di Famiglia Salesiana (Cooperatori, Ex-Allievi…) a tutti i fedeli, che partecipano alle SS. Messe delle 9.30 e delle 10.45 … uniti insieme nell’unica celebrazio-

ne eucaristica, in un grande salone dell’Opera Salesiana, appositamente preparato dal parroco e da alcuni operatori parrocchiali. La Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal Direttore, don Domenico Paternò, animata dai Ministranti e dal Gruppo Musicale del locale Centro Giovanile, vede la partecipazione corale del popolo di Dio, che affolla il salone (circa 500 persone presenti alla Messa delle 10.30). Al termine della celebrazione panino con la mortadella per tutti, piccoli e grandi, offerto dalla locale Unione Ex-Allievi e dalla Parrocchia stessa, e alle 12.00, il Cerchio mariano, con la tradizionale Ave Maria, in ricordo dell’incontro di Bosco con Bartolomeo Garelli. La fiera del dolce vede l’assalto da parte di tutti dei gustosissimi dolci, preparati da mamme e giovani, e acquistati a fini di beneficenza (adozione a distanza!). G.U.

ê Catania-Barriera: Festa dell’Immacolata.

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Un incontro tra vecchi amici è sempre gradevole. Quello di domenica, tuttavia, l’undici dicembre scorso, lo è stato ancora di più, proponendo come tema di interesse tante immagini e tanti ricordi legati all’attività sportiva che nell’arco di più di trent’anni ha avuto come protagonisti i salesiani di Barriera e i loro allievi. Invecchiati, curvi, ingrassati, inevitabilmente segnati dal passare del tempo, quanti hanno frequentato quelle sale, quei cortili, quei teatri di mille sfide epiche, si sono ritrovati in quegli stessi luoghi pronti a serrare di nuovo le fila per confrontarsi di nuovo. D’altra parte, occorreva farlo; occorreva rendere omaggio a quei valori di impegno e di lealtà – che da sempre sono stati celebrati nella comunità salesiana – attraverso una rassegna di testimonianze riferite ad un passato più o meno prossimo. E soprattutto, occorreva ricordare con adeguata riconoscenza l’impegno di chi tutto ciò aveva reso possibile. Così, sono stati rievocati eventi e protagonisti che a partire dagli anni ’50 hanno animato attività agonistiche e imprese sportive più o meno celebri. Sono ritornati alla ribalta le gesta di piccoli e grandi eroi

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DALLE CASE SALESIANE

Salesiani, sport e tanti ricordi

é Catania-Barriera: da sin. S. Buttà, G. Fiorito e M. Petrina.

dello sport di Barriera: quelle di Salvatore Buttà, di Giulio Fiorito e di Mario Petrina, in primo luogo, che di uno storico incontro con la Juventus di Boniperti, Charles e di Sivori, il 2 giugno del 1960, furono artefici con la maglia del Catania. Sono state ricordate, su un piano diverso, i tornei che all’interno dell’istituzione salesiana videro questi stessi e altri protagonisti vestire i colori di squadre dai nomi più o meno improbabili: il River Plate, la Baldissera, la Hurricane, la Libertas Barriera. Sono stati posti i dovuti accenti sul percorso che ha fatto approdare Nino Leonardi, anche lui ex allievo, a notevoli traguardi sportivi sempre con la maglia del Catania Calcio. E naturalmente, un adeguato rilievo è stato poi assegnato all’opera di chi, come già evidenziato, ha reso concretamente possibile tutto ciò all’interno dell’istituzione religiosa: Calogero Cirino, promotore dell’organizzazione delle attività sportive a Barriera, e in particolare della costituzione della Don Bosco Calcio, che dei tornei di prima categoria fu protagonista soprattutto negli anni ’70. Bei ricordi. Molti amici non erano presenti; eppure avrebbero dovuto esserlo. Avremmo dovuto rivedere Turi Ragusa, Carlo Bosco e Saro Buscemi; Gianni Pulvirenti e Saro Messina; Enzo Puglisi, Saro Novello e Gianni Crisa-

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DALLE CASE SALESIANE

La realizzazione dell’avvenimento, occorre precisarlo, è stata possibile grazie alla cortese disponibilità del direttore dell’Istituto Salesiano, Don Domenico Paternò che ha offerto accoglienza e collaborazione a tutti noi. Mentre i compiti di ordine tecnico sono stati assolti con grande competenza da Don Felice Bongiorno, entusiasta sostenitore dell’impresa, e da Antonio Villari, autore quest’ultimo di un prezioso lavoro di coordinamento tra le fonti documentali, nonché di una paziente conversione in formato digitale di numerose testimonianze fotografiche. A loro va il mio più sentito ringraziamento. fulli. Ma purtroppo, non sono più tra noi. Non possiamo, quindi, che ricordarli con grande affetto. Mentre, tra le presenze più gradite, vi sono state certamente quelle di Maddalena Musumeci, medaglia d’oro olimpica nella pallanuoto ad Atene nel 2004, e di Salvo Bianchetti, anch’egli particolarmente legato all’istituzione salesiana. Un breve saluto, infine, è giunto agli amici di Catania e di Barriera da parte di Bruno Pizzul, che all’incontro del Cibali con la Juve prese parte in quel lontano pomeriggio del 1960.

Infine, certo, la precisazione in fondo più importante. Nulla di tutto ciò avrebbe avuto senso se fosse stato concepito con uno spirito esclusivamente commemorativo. Ma non si è trattato di questo. La retorica e la nostalgia venata di sentimentalismo, piuttosto, sono state messe al bando già nelle prime note di ingresso poste a corredo sonoro della presentazione. Non abbiamo ascoltato, infatti, le cadenze di una nenia composta in tonalità minore; ma quelle di un vivace motivo swing, molto più adeguate a sostenere chi è decisamente proiettato verso il futuro. Roberto Vignera

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“Catania, quale futuro?”

I giovani e le idee. I sogni e i progetti. Se l’interrogativo è: “Catania, quale futuro?” – domanda posta dall’Unione Exallievi Don Bosco per il dibattito svoltosi nel teatro dell’Istituto salesiano della Salette – se l’interrogativo è questo, la risposta non può che essere: ripartire dai giovani, magari non soltanto anagraficamente, per costruirci attorno un progetto di città finalmente diversa, non più immobile, ingessata, uguale a se stessa nei suoi aspetti peggiori e ingrigita in quelli migliori. Temi attorno ai quali s’è sviluppato il confronto, aperto dai saluti dei “padroni di casa”, don Antonio Rubino e don Rodolfo Di Mauro, e del presidente Unione Exallievi, Salvatore Caliò. Stimolati dalle domande di Antonello Piraneo, caposervizio de “La Sicilia”, Pietro Barcellona, filosofo del diritto e apprezzato commentatore del quotidiano “La Sicilia”, Rosario Faraci, ordinario di Economia e gestione delle imprese, Giacomo Pignataro, ordinario di Scienze delle Finanze, Pino Orlando, presidente ispettoriale Exallievi Don Bosco. Un puzzle di analisi e di idee, legate da una sottolineatura e da un comune denominatore: Catania vive una fase di declino – non soltanto economica, magari aggravata dalla crisi – che parte da lontano, da un pericoloso individualismo e da fattori disedu-

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cativi come l’irrisolto problema del traffico o della raccolta rifiuti specie nell’hinterland (Barcellona). E se Faraci, avvertendo che bisogna pensare già oggi in chiave ventiventi (nel senso di 2020) dice che «anche avere un sogno è un progetto», Pignataro sollecita la vera e più urgente riforma: «rigore nei comportamenti, nelle scelte, nelle professioni». Caliò sottolinea alcuni problemi irrisolti di Catania come lo sventramento, rimasto tale da più di mezzo secolo, dell’area attorno a viale Martiri della Libertà; la realizzazione di strade periferiche guardando l’interesse privato e non quello collettivo; l’abbandono alla fatiscenza di quartieri periferici. Catania ha forte potenzialità, anche su questi tutti d’accordo, ma sconta un deficit di coesione sociale, non ha saputo cogliere – per colpe non soltanto proprie – tutte le opportunità della presenza di un’industria àncora come la St (ancora Faraci), deve puntare su una formazione accademica non autoreferenziale (Pignataro) e neanche nepotista (Barcellona). Le strade per voltare pagina portano intanto alla concertazione, al dialogo costruttivo, concetti ai quali s’è richiamato il segretario della Cgil Angelo Villari, nel suo appassionato intervento in cui ha evidenziato il blocco della mobilità sociale e il rischio che accanto agli indignati cresca un’altra categoria, quella degli scoraggiati. Soggetti ai quali prova a dare risposte il terzo settore, come sottolineato da Viviana Cugurullo, assistente sociale e presidente dell’associazione Spes, che opera proprio a San Cristoforo, garantendo un’opera di supplenza, tagli permettendo. Supplenza è anche quella svolta dai club service, qui rappresentati da Giuseppe Failla, past presidente Rotary Club Catania, e da Roberto Suma, lgt governatore divisione Sicilia 2 del Kiwanis.

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Catania-Salette


DALLE CASE SALESIANE

Genitori oggi Condivisione di esperienze La famiglia tradizionale, fondamento anche giuridico della società, oggi più che in passato rischia di essere messa in serie difficoltà a causa di una doppia aggressione: da un lato l’attacco esterno di crisi economica, sfiducia nel futuro e carenza di aiuti pubblici, e dall’altro le fragilità interne alla coppia e tra genitori e figli, spesso nascoste e striscianti. La preoccupazione non è soltanto della Chiesa, che da sempre sostiene e difende il bene delle famiglie, ma anche della società civile che non vuole arrendersi di fronte ai pericoli che insidiano la società attraverso gli attacchi ai suoi protagonisti più importanti:

genitori e figli. E così laici cattolici, salesiani ed exallievi dell’Istituto “San Giovanni Bosco” della Salette hanno affidato l’avvio di un percorso di consapevolezza e di crescita a un incontro-dibattito che ha visto la partecipazione di sociologhe, psicologhe, assistenti sociali, medici e soprattutto famiglie del territorio di San Cristoforo. «In Italia si assiste alla riduzione delle nascite e all’aumento di famiglie con figli unici, ma i dati Istat evidenziano che le madri più soddisfatte della dimensione della propria famiglia sono quelle che figli ne hanno due, quindi è evidente che i motivi per i quali non hanno il secondo figlio sono economici e lavorativi» ha notato Taisia Aurora Messina, vicepresidente Gex dell’Unione exallievi. La psicologa Chiara Sanfilippo ha evidenziato invece i fattori di rischio interni alla famiglia, a partire dalla difficile comprensione dei bi-

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sogni dei figli, che «non possono essere ignorati, ma al contrario devono essere soddisfatti con cura: dalla protezione alla corretta alimentazione, dalla giusta correzione alla necessaria stima». L’assistente sociale Rosa Alba Vitali si è soffermata sui diffusi problemi relazionali e comunicazionali tra generazioni, perché «l’allattamento, l’ascolto, l’attenzione per i figli serve a costruire un rapporto basato sul dialogo». Nell’incontro – moderato dalla giornalista di Antenna Sicilia Maria Torrisi – non sono mancati i contributi dei volontari che operano nel territorio di San Cristoforo, come l’associazione “Punto donna” - presieduta da Adelaide Curcio - che offre assistenza alle giovani in difficoltà, o i medici in prima linea nell’affrontare e cercare di risolvere i problemi più scottanti, non solo di salute, di tanti giovani e adulti del quartiere. «Le famiglie di un tempo – ha detto il medico e volontario a San Cristoforo Orazio D’Antoni – erano di tipo matriarcale, numerose, con tanti figli, nella quale la donna si occupava dell’organizzazione economica e del mantenimento dei rapporti con la parentela. Oggi, a causa della crisi, le famiglie sono più ristrette, con uno o massimo due figli e le giovani coppie sono costrette a vivere di stenti e ad appoggiarsi spesso alla figura preziosa dei nonni». Per don Antonino Rubino – introdotto dal presidente degli exallievi Salvatore Caliò – il processo di crescita dei giovani passa attraverso l’esempio dei genitori, ma anche delle scuole che hanno il compito non solo di istruire ma anche di formare, e «l’oratorio dei salesiani è da generazioni punto di riferimento per famiglie che desiderano veder crescere i figli in maniera corretta». All’incontro hanno preso parte anche il sindaco Stancanelli (foto in alto), ex allievo dei salesiani, il delegato dell’Unione ex allievi don Rodolfo Di Mauro, l’ex direttore dell’Istituto di Medicina legale Biagio Guardabasso e tanti genitori. Insieme


Messina-San Tommaso

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Innaugurazione Anno Accademico

L’evangelica valenza educativa della teologia È il Signore che tocca i cuori con la sua Parola e il suo Spirito, chiamando gli uomini alla fede e alla comunione nella Chiesa e l’evangelizzazione, per essere efficace, ha bisogno della forza dello Spirito Santo, che animi l’annuncio e infonda in chi lo porta quella “piena certezza” di cui parla San Paolo nella prima lettera ai Tessalonicesi. In questa frase pronunciata da Papa Benedetto XVI è racchiuso il senso profondo della solenne prolusione dal titolo “La valenza educativa della teologia per la nuova evangeliz-

é Mons. A. Staglianò.

zazione” affidata a Mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, intervenuto all’Istituto Teologico “S. Tommaso”, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 20112012. Nella gremita aula magna “Don Calogero Conti”, subito dopo la preghiera avviata dall’arcivescovo, Mons. Calogero La Piana sono intervenuti il presidente del consiglio di direzione e ispettore dei Salesiani di Sicilia, Don Gianni Mazzali e il direttore Da sin.: Don F. Di Natale, Mons. A. Staglianò, Mons. C. La Piana, Don G. Mazzali e Don G. Russo.

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della scuola superiore in Bioetica e sessuologia, Don Giovanni Russo. «Il tema di questa prolusione di ambito educativo che continua la sintonia del nostro centro accademico con il magistero dei vescovi italiani

Don F. Aronica riceve la targa per i 60 anni di docenza.

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– ha sottolineato Don Russo – ci toccava particolarmente come Scuola di Bioetica, sia per la presenza consistente di insegnanti sia per quel taglio peda-bioetico voluto come paradigma della nostra impostazione». Ad aprire ufficialmente l’anno accademico il neo preside Don Franco Di Natale, succeduto a Don Russo che ha guidato l’Istituto Teologico “S. Tommaso” negli ultimi sei anni. «Verrà il tempo – ha detto Di Natale rivolgendosi ai presenti – in cui ricorderete questo istituto come “alma mater” che ha come finalità quella di vivere di Gesù Cristo. Un percorso che intendo portare avanti con l’ascolto, il dialogo, l’incontro fraterno, perché la chiesa che voglio seguire prende il volto di voi docenti e alunni». A conclusione Don Di Natale ha consegnato una targa a Don Ferdinando Aronica per i suoi 60 anni di docenza vissuti con appassionato impegno. “Riportare Dio nell’espressione della vita dell’uomo diventa necessario – ha spiegato il vescovo di Noto, Mons. Staglianò – . Una nuova Santa Alleanza per impegnarsi affinché l’umanità risplenda in tutta la sua bellezza». L a u r a Si m on c in i Da: La Gazzetta del Sud, Messina 13 novembre 2011. Insieme


Il Corso Nazionale di aggiornamento per Insegnanti di Religione Cattolica di ogni ordine e grado sul tema «Gratuità dell’educazione nella cultura dell’individualismo competitivo e della mercificazione dei valori» si è tenuto a Messina, presso l’Istituto “S. Tommaso”, dal 1° al 3 dicembre 2011. Il Corso è stato organizzato per Convenzione tra l’Ispettoria Salesiana Sicula “S. Paolo” con sede a Catania, l’Istituto Teologico “S. Tommaso d’Aquino” di Messina, aggregato alla Facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Direzione Generale per la formazione e l’aggiornamento della Scuola (MIUR, Roma), con convenzione stipulata in data 4 ottobre 2011. Il Corso ha avuto la previa autorizzazione da parte della Conferenza Episcopale Italiana, Settore Scuola, in data 30 novembre 2010. Ha avuto la durata di 21 ore. Direttore del Corso è stato il prof. Don Franco Di Natale, Docente di Teologia Pastorale presso l’Istituto Teologico “S. Tommaso” di Messina. Don Salvatore Barbetta, da poco nominato Direttore del Centro di Pedagogia Religiosa “D. Giovanni Cravotta” di Messina, ha svolto il ruolo di Condirettore del Corso. I docenti in servizio iscrit-

ti sono stati 85, appartenenti ai diversi ordini di scuola: scuola dell’infanzia ed elementare, secondaria inferiore, secondaria superiore, provenienti da varie province d’Italia: Agrigento, Brindisi,Caltanissetta, Catania, Catanzaro, Enna, Lecce, Messina, Ragusa, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Taranto, Trapani, Vibo Valenzia. Il Corso, specificatamente rivolto agli Insegnanti di religione cattolica di ogni ordine e grado, ha affrontato, nell’ambito della

riforma della scuola, il tema della necessaria educazione al pluralismo inteso come educazione alla relazione, comprendendo che il confronto non significa conformazione dell’altro a sé, pena l’annullamento o l’esclusione; e il tema della fondamentale educazione dei valori come radicale risposta alla sfida delle emergenze educative. I nuclei tematici del Corso sono stati organizzati attorno a tre moduli: a) L’educazione al pluralismo; b) L’educazione ai valori; c) Orientamenti. D o n F r a n c o Di N a t a l e Insieme

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XV Corso nazionale di aggiornamento degli IRC


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Palermo-Gesù Adolescente

Open Day 2011 “La formazione incontra le aziende”

In occasione dell’Open Day 2011 “La formazione incontra le aziende” dell’Associazione Salesiani CNOS-FAP Sicilia di Palermo, le aziende partner Delcam, DMG, ENI, Sandvik Coromant e Siemens hanno tenuto seminari e dimostrazioni sull’asportazione truciolo, ai quali hanno partecipato circa quaranta aziende del territorio e duecento allievi. I seminari sono stati incentrati sulle nuove tecnologie con l’obiettivo di concretizzare il dialogo tra il mondo della scuola e quello del lavoro. L’evento si è articolato in quattro giornate, dal 27 al 30 giugno, dedicate rispettivamente alla tornitura, alla fresatura, al CAM ed ai lubrorefrigeranti. Ogni giornata si è conclusa con momenti di incontro e approfondimento in laboratorio, tenuti dalle aziende partner, che hanno creato sinergie e suscitato grande partecipazione ed entusiasmo. Durante questi incontri sono stati realizzati, sotto la guida di DMG, alcuni pezzi meccanici sul tornio CTX 510 ECO e sul centro di lavoro a cinque assi DMU 50 ECO. Gli allievi hanno così avuto l’opportunità di incontrare le aziende ai vertici nel settore e quelle dove svolgeranno i loro sta-

ge. Aziende in cerca di figure professionali qualificate che offrono una concreta possibilità di lavoro a questi ragazzi adolescenti che, dopo tre anni di frequenza, conseguono una specializzazione. La compresenza di aziende, specialisti, formatori e studenti ha caratterizzato l’intera iniziativa, dimostrando che la condivisione di esperienze professionali e formative oltre a fornire occasione di crescita professionale, costituisce un mezzo per consolidare quel legame imprescindibile tra il mondo della scuola e la realtà produttiva locale, nazionale e internazionale. All’evento ha fatto seguito un percorso di formazione e aggiornamento presso il Centro Eventi e Produttività Sandvik Coromant di Milano, riservato ai formatori CNOSFAP a livello nazionale. Da: Costruire Stampi, ottobre 2011.

Gruppo scultoreo restaurato

Dopo un anno di lavori, angeli e cherubini tornano a splendere Da sin.: R. Argento, L. Bellanca, S. Butera, Don A. Giarratana, G. Gullo, A. Teresi e S. Lo Giudice.

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Sono tornati al loro candido splendore. Sono gli angeli e i cherubini, dolcemente adagiati su nuvole di stucco bianco e circondati da raggi dorati, che compongono l’abside della chiesa di San Nicolò di Bari all’Alberghiera. Un apparato scultreo, realizzato per glorificare il nome di Javhé e tornato a risplendere dopo un intervento di restauro durato circa un anno e finanziato interamente da privati. In campo la fondazione onlus “Salvare Palermo”, il Circolo Unione, l’Ina Assitalia e undici giovani stagisti del corso di restauro dell’Anfe, tutti coordinati dalla supervisione della sovrintendenza ai Beni culturali. Insieme


Immacolata e Cerchio Mariano

Giovedì 8 dicembre tutta la comunità del centro salesiano si è ritrovato nella chiesa della rettoria alle 11 per celebrare l'Immacolata: è stato bello condividere oratoriani, parrocchiani, comunità tamil e ghanese questa importante festività. Alle 12 ci si è ritrovati in cortile per il cerchio mariano. Il Cerchio Mariano è un “incontro” organizzato dalla Famiglia Salesiana di tutti gli Oratori sparsi per il mondo, per ricordare quell’8 dicembre del 1841 quando Don Bosco, nella sacrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi, incontrò Bartolomeo Garelli, uno dei tanti ragazzi sbandati nella Torino di allora. Il sacrestano stava cacciando Bartolomeo, quando Don Bosco intervenne difendendo il ragazzo e dicendo che era un suo amico. A fine messa, Don Bosco, dopo

un’amichevole conversazione, gli fece un po’ di catechismo. Dicono le Memorie Biografiche: “Prima di incominciare Don Bosco recitò un’Ave Maria perché la Madonna gli facesse la grazia di poter salvare quell’anima. Quell’Ave fervorosa fu feconda di grandi cose”. Tutti gli anni a mezzogiorno dell’8 dicembre negli Oratori Salesiani ci si raduna in “cerchio” e si ricorda quel lontano giorno “seme” fecondo dell’Opera di Don Bosco, così come abbiamo fatto noi anche quest'anno.

"La falegnameria del Santa Chiara" Sabato 17 dicembre si inaugura la mostra collettiva “IO SIAMO/santachiara”, a cura di Giusi Diana, concepita per gli spazi del Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo, punto di riferimento regionale per i servizi di accoglienza ai migranti, che da anni opera in una realtà multietnica come quella del quartiere Albergheria. Sette sono gli artisti (di cui ben quattro i collettivi): /barbaragurrieri/group, Fare Ala, Luca Lo Coco, Nostra Signora, Linda Randazzo, Stefania Romano e Ugo in the Kitchen, chiamati a relazionarsi con la realtà del Centro e con gli ampi spazi del cortile interno e della ex falegnameria, che nel secondo dopoguerra ha visto il Centro Salesiano Santa Chiara diventare un importante laboratorio per la formazione professionale di un’intera generazione di artigiani palermitani. In mostra venti opere, tra cui alcune installazioni di grandi dimensioni, che attraversano una molteplicità di linguaggi artistici, pittura, fotografia, disegno, installazioni oggettuali, progetti di Public Art e di arte relazionale. “IO SIAMO/santachiara”, aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2012, è il primo evento di un più ampio progetto artistico e di partecipazione sociale denominato “la Falegnameria”, ideato da Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia e realizzato con il Centro Salesiano Santa Chiara di Palermo in collaborazione con l’associazione culturale CLAC - Centro Laboratorio Arti Contemporanee. Insieme

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Palermo-Santa Chiara


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Pedara

Cambio di guardia...

Nel nostro Istituto e nella Parrocchia è avvenuto il cambio del direttore-parroco don Giuseppe Di Leonforte, con il nuovo direttore-parroco don Calogero Augusta. Il 31 agosto è venuto il Sig. Ispettore che con una funzione religiosa, a cui hanno partecipato un folto gruppo di amici e collaboratori dell’opera salesiana e della parrocchia “S. Antonio Abate”, ha insediato come nuovo direttore don Lillo; il tutto si è concluso con una cenetta all’aperto e con tanti auguri al nuovo direttore. Sabato 3 settembre è venuto il Vescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, che ha fatto prendere possesso della Parrocchia “S. Antonio” a don Lillo Augusta, durante la S. Messa, concelebrata da tutti i Salesiani della Casa di Pedara e di San Gregorio assieme a parecchi altri sacerdoti salesiani e diocesani del luogo. Sono stati presenti il sindaco di Pedara e altre autorità del paese, la Confraternita S. Antonio con gli abiti di parata e molti parrocchiani, tanto che alcuni sono rimasti fuori della Chiesa. Nell’occasione si è dato anche il saluto all’ex parroco don Pippo Di Leo. Per l’occasione all’inizio della celebrazione è stata aperta solennemente la nicchia del Patrono, Sant’Antonio Abate.

Ragusa

Sweet Paradise: una festa che ci ha messo le ali

Serata alternativa ad Halloween Giorno 31 Ottobre, presso l’Oratorio Salesiano di Ragusa si è tenuta la festa in “controtendenza” ad Halloween. Lo scopo di questa festa è stata di dar un forte impulso ai ragazzi e i giovani verso la fede, dato che, pare, che in questi ultimi anni si sta perdendo il vero significato della festa di tutti i Santi e della Commemorazione dei defunti a causa dei preparativi per la notte del 31, “americanata” usata dagli italiani solo per aver un maggior flusso economico, diventando occasione di sballo con utilizzo di alcool e sostanze stupefacenti e provocando

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anche morti e incidenti stradali. Smossi in coscienza, per il futuro dei giovani, abbiamo organizzato la festa chiamata “Sweet Paradise”, un dolce paradiso di musica, giochi e pizza per tutti e semplici bevande che hanno permesso la grande riuscita della serata dove il protagonista è stato il divertimento sotto l’impronta cristiana. All’accoglienza vi erano molti animatori travestiti da angeli, pronti ad accogliere i giovani festosamente con lo stile di Don Bosco, che hanno accompagnato come custodi i ragazzi. Insieme


An d re a Pa l ma

Pensieri positivi e zucche vuote A colloquio col direttore dell’oratorio salesiano Don Gianni Lo Grande, che in coincidenza con Halloween ha organizzato la festa dal titolo “Sweet Paradise” Può una zucca svuotata riempire un vuoto di valori? Forse sì. Ma non è detta l’ultima parola. Perché se è senza altro vero che la festa di Halloween sia ormai entrata di prepotenza negli usi degli adulti e dei bambini, è anche vero che a Ragusa c’è chi ancora prova ad arginare questa speciale forma di colonialismo culturale di marca americana. Ne parliamo con don Gianni Lo Grande, direttore dell’Oratorio dei Salesiani di Ragusa. Sono loro, infatti, ad avere organizzato ieri sera, in coincidenza con Halloween, una festa dal titolo piuttosto esplicativo: “Sweet paradise”. «Non è – spiega – una provocazione, né, tanto meno una festa contro Halloween. La nostra idea era di creare un momento di gioia alternativo qui in oratorio per tutti i nostri ragazzi». Al fondo dell’iniziativa si trova una consapevolezza piuttosto radicata. «In fondo – prosegue il direttore – tutti i ragazzi cercano un momento di aggregazione, un modo per fare amicizia e per stare insieInsieme

me. Sono d’accordo con Don Bosco che ricordava che i ragazzi sono come delle macine. Se metti a loro disposizione del materiale buono, allora produrranno delle cose positive. Purtroppo, però, se si danno loro degli input negativi non ne potrà scaturire che male». Dunque non una condanna ad una festa pagana che sta cercando di soppiantare un rito cristiano, ma la proposta di qualcosa di bello e sano che possa piacere ai giovani. «Questa – conferma il salesiano – viene definita la generazione del vuoto e del nulla. Ed è vero che i nostri ragazzi hanno ricevuto molto in termini di cose materiali e ben poco in termini di valori. È mancata la trasmissione tra generazioni e così cercano qualsiasi cosa possa dare loro emozione e sensazione». Forze superficiali ma che possono avere aspetti dirompenti. «Spesso – spiega don Gianni – mancano di sentimento e di ragione. Per questo è semplice che si possano assoggettare con poco spirito critico a ciò che gli permette

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La serata, iniziata verso le ore 20.00, è stata anche un’occasione di crescita formativa grazie all’intervento di don Franco e di don Gianni che, con un video, hanno attirato l’attenzione dei ragazzi. Anche i dolci hanno dato il loro contributo stupefacente, un pane lungo m. 3,20 con la nutella ha lasciato a bocca aperta i partecipanti alla festa facendo aumentare l’acquolina. La festa, conclusasi intorno a mezzanotte, ha lasciato un segno positivo e determinante e, sperando veramente di riuscire a mettere le ali ai giovani che frequentano il nostro oratorio. Il nostro impegno è lavorare sempre per cercare di renderli felici nel tempo e nell’eternità.


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una omologazione col contesto». Un fascino per il buio e per il mistero che dovrebbe esorcizzare le paure, ma che, secondo alcuni educatori, potrebbe portare a derive pericolose. «La festa di Halloween – risponde il sacerdote – esalta il gusto del macabro e porta agli estremi le paure che sono proprie dei bimbi senza però riuscire a trasformarle in qualcosa di positivo. Non mi pare che ci siano in essa elementi che diano speranza. Dunque una netta distinzione rispetto alla commemorazione dei defunti di matrice cristiana. “Non è un caso – prosegue il nostro interlocutore – che la commemorazione dei defunti giunga dopo la festa di Ognissanti. In fondo ciò che si intende celebrare è la festa del Paradiso, del trovarsi prima o poi insieme a godere della visione di Dio. La visita ai cari defunti, per

quanto dolorosa, porta in sé anche un momento di nostalgia e di dolcezza. Il credente sa che è possibile proiettarsi verso l’Assoluto e verso la luce del Paradiso. Credo che questi elementi siano del tutto assenti nei festeggiamenti di Halloween». Resta da capire se la chiesa avrà la forza di competere con una vera macchina da guerra come il consumismo che sembra avere già fagocitato il Natale e la Pasqua. «L’oratorio – spiega don Gianni – ha fatto dell’educazione il proprio baluardo. I salesiani sono tra i più presenti sulla rete Internet, abbiamo una nostra radio. Ma siamo consapevoli che la forza pervasiva dei mass media è molto più influente di noi. Ma è nostro dovere essere dalla parte della foresta che cresce, magari senza fare troppo rumore, piuttosto che dalla parte dell’albero che cade producendo un gran frastuono». Ma cosa si sente di suggerire un salesiano ai tantissimi ragazzi che in chiesa non vanno più nemmeno per le feste comandate? «Bianco o nero che sia – conclude don Gianni – mi auguro che qualunque divertimento, rappresenti per i nostri giovani un momento di incontro e di amicizia. E che nessuno metta mai a repentaglio la propria vita e la propria salute facendo uso di sostanze stupefacenti. La vita è bella». A .L .M . Da: La Sicilia, Ragusa 31 ottobre 2011.

San Gregorio

Nuovo direttore della casa salesiana

La comunità salesiana di San Gregorio ha dato il benvenuto al nuovo direttore Don Benedetto Sapienza che succede a Don Lillo Augusta. Domenica 30 ottobre 2011, l’ispettore dei Salesiani di Sicilia Don Gianni Mazzali ha insediato ufficialmente il nuovo direttore. Hanno partecipato un folto gruppo di amici e collaboratori dell’opera salesiana e della parrocchia.

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Dare l’esempio diventa testimonianza

Dalla 7a Giornata sociale diocesana appelli per non sentirsi abbandonati “La comunità ecclesiale di fronte alla crisi socio-politica ed economica” è stata la tematica affrontata nella 7^ Giornata sociale diocesana e illustrata ai circa 250 partecipanti, convenuti presso il Seminario Arcivescovile di Catania, con relazioni di forte spessore dal prof. Don Franco Appi (docente di dottrina sociale della Chiesa presso la facoltà teologica di Bologna) e dal dr. Maurizio Bernava (segretario generale della CISL della Sicilia). I partecipanti, suddivisi in cinque gruppi di studio, che hanno ripreso i famosi “ambiti” del Convegno ecclesiale di Verona, hanno elaborato delle proposte, che saranno pubblicate su “Prospettive” nelle prossime settimane. Intanto, la Commissione diocesana per i problemi sociali e il lavoro, promotrice della “Giornata “, ha lanciato la proposta, accolta dall’Assemblea, di inviare la seguente “lettera aperta” a tutte le persone impegnate in politica, invitandole a dare un segnale di solidarietà verso i ceti più deboli, autoriducendosi gli emolumenti mensili.

stimonianza ed un esempio in quanto rappresentante di tutta la comunità. Nel presente momento, a ciascuno di noi, anche a te, viene richiesto un segnale finalizzato alla solidarietà verso i ceti più deboli del Paese. Per questo crediamo che tu possa prendere in considerazione la proposta emersa dai lavori della VII GIORNATA SOCIALE DELL’ARCIDIOCESI DI CATANIA:

L e t t e ra a p e rt a a l le d on n e e a gl i u om i n i c he s v o l go n o u n m a n d a t o p ol i t ic o. Una provocazione per chi è sensibile alla trasparenza, disponibile alla testimonianza e alla solidarietà

– impegnati a presentare e fare approvare una proposta di legge per una consistente riduzione degli emolumenti corrisposti mensilmente, a norma dei regolamenti vigenti, in ragione dell’incarico; – decidi, nelle more, di destinare mensilmente, fino alla fine del tuo mandato, una percentuale della tua indennità a fini di solidarietà ad uno dei seguenti Enti: CEI “Prestito della speranza” o altri Enti di solidarietà di rilevanza nazionale. Gli Enti, che riceveranno le somme, si dovranno impegnare a rendere noti, nei loro siti, la decorrenza dei versamenti e la durata dell’impegno. Non importa se la carica che ricopri è elettiva a livello nazionale, re-

Carissima/o, siamo convinti che tu sia tra quelli che gradirebbero prendere in considerazione la possibilità di incoraggiare coloro che ritengono di poter dare un contributo personale al rinnovamento della società, soprattutto nell’attuale contingenza di crisi. Capiamo anche che la tua disponibilità ti spinge a considerare necessaria la riduzione dei “costi della politica” per dare una teInsieme

é Da destra: Don P. Sapienza, Don F. Appi, S. Ecc. Mons. S. Gristina, Dr. M. Bernava.

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Guardando altrove


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gionale o locale (provincia, comune, circoscrizione), né ha rilevanza il valore assoluto del tuo versamento, quanto piuttosto la scelta di uno stile di vita più sobrio. Ciò che conta è la tua personale sensibilità e la sicurezza che offri ai cittadini elettori che non occupi una poltrona per curare interessi personali o di parte. Questo comportamento dimostrerà alla gente di essere guidata da donne e uomini degni e capaci di scelte coerenti con il bene comune. Otterrai stima per aver reso un ulteriore servizio alla comunità. Da parte nostra ci impegniamo a pubblicizzare l’iniziativa presso tutte le categorie

di cittadini, a presentare questa nostra proposta, e le risposte ricevute, nelle sedi associative da noi frequentate nei comuni dell’Arcidiocesi di Catania, rendendole note anche attraverso i siti intenet più diffusi. Siamo certi che apprezzerai la proposta e che vorrai farti parte attiva per migliorarla e/o allargare lo specchio delle possibilità di intervento. In attesa di un tuo cortese riscontro.

Cordialmente L’Assemblea della VI I G i or n at a so ci a le d i oc esa n a Catania, 19 novembre 2011

“ G io r na t a n a zio n a le de l l’a l be r o ” I volo nt a r i s on o un a g r a nd e r is or sa pe r l’ It a lia Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha consegnato alla sig.ra Elena Garani, moglie di Sandro Usai, il giovane volontario della Protezione civile che perse la vita a Monterosso lo scorso 25 ottobre, la Medaglia d’oro alla memoria, in occasione della cerimonia per la “Giornata nazionale dell’albero” quest’anno dedicata alle vittime del tragico alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana. Il Presidente Napolitano ha voluto rendere omaggio a tutti i volontari: “Sono una grande risorsa dell’Italia, una nostra tradizione”. Ricordando il loro impegno per l’alluvione di Firenze del 1966 e, anche la più recente esperienza di Vicenza, ha richiamato commosé G. Napolitano ed E. Garani. so l’impegno di Sandro Usai: “Dobbiamo prevenire i disastri guardando lontano, e poi contare sui giovani, sulle loro energie, sul loro slancio, sulla loro capacità di essere solidali e anche di correre rischi e sacrificarsi”.

La co nseg na d el le “Mem o ri e d el l’ Or ato ri o ”, i n p rep ar azi o ne al Bi cent enari o In preparazione al Bicentenario della nascita di Don Bosco, nel 2015, i salesiani dell’Università Pontificia Salesiana (UPS) si sono ritrovati lunedì 14 novembre per la presentazione e la consegna delle “Memorie dell’Oratorio” nella nuova veste editoriale. All’evento erano presenti tutti i salesiani della Visitatoria UPS, docenti e studenti, e rappresentanti di vari gruppi della FS. L’incontro, voluto dal superiore della Visitatoria, don Joaquim D’Souza, e dal Rettore prof. Carlo Nanni, è stato organizzato dall’Istituto di Teologia Pastorale della Facoltà di Teologia, e coordinato dal direttore dell’Istituto, prof. Jesús Manuel García. Presente anche don Cereda, Consigliere generale per la Formazione, in visita straordinaria all’UPS. L’incontro si è concluso con la consegna solenne del volume, che i presenti hanno ricevuto dalle mani di don Cereda, don D’Souza e don Nanni.

é Don F. Cereda consegna le “Memorie dell’Oratorio”.

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Da: ANS, Roma 16 novembre 2011. Insieme


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P re sent az i on e d e l l i b ro d i P ap a Bened e tt o XVI “ Ges ù d i N az a ret h a l l’ Uni v er si tà ” Messina, 28 novembre 2011

“Gesù di Nazareth all’Università” è un’iniziativa voluta dalla Libreria Editrice Vaticana e coordinata da Pierluca Azzaro dell’Università Cattolica di Milano, per presentare e discutere il libro di Benedetto XVI “Gesù di Nazareth”. Quattro le Università selezionate per partecipare al progetto: Urbino, Parma, Messina e Sassari. A Messina, il libro di Papa Benedetto XVI, “Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione” è stato presentato nell’Aula Magna dell’Università, alle ore 10,30. Dopo il saluto di introduzione dei lavori del Prof. Francesco Tomasello, Magnifico Rettore dell’Università di Messina e di S. E. Mons. Calogero La Piana, Arcivescovo Metropolita di Messina, S. E. Mons. Enrico Dal Covolo, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense. “Il libro – ha sottolineato il rettore della lateranense – è l’opera di una vita intera, dove il metodo impiegato come pure i contenuti esposti, vivono di un radicato e maturo innamoramento per Cristo. In definitiva, ‘l’intima amicizia’ con Gesù va considerata come il vero tema conduttore dell’opera, un tema che il Papa illustra da testimone, non meno che da teologo: di fatto la vera conoscenza di Gesù – per Papa Benedetto, come per il discepolo amato – proviene dal ‘riposare’ sopra il suo cuore”. Hanno concluso l’evento Don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, ed il Prof. Angelo Sindoni, Prorettore dell’Università di Messina, con delega al Paé Da sin.: Don G. Costa, S. E. Mons. C. La Piana, Prof. F. trimonio storico, letterario e artistico. Tomasello, S. E. Mons. E. Dal Covolo, Prof. A. Sindoni.

P rem i o p er l ’ ed i to ri a a D o n G i u sep p e Co st a È un giornalista, di quelli appartenenti ad una razza in via d’estinzione, ma pure esperto di editoria e di comunicazione. Stiamo parlando del salesiano Don Giuseppe Costa, siciliano doc. Come è noto dopo aver diretto a lungo la SEI, Giuseppe Costa è approdato ai vertici della Libreria Editrice Vaticana, organo ufficiale della Santa Sede fondato nel lontano 1500. “Sensibilissimo interprete delle sfide della società attuale”, così recita la motivazione del Premio Internazionale “Nino Martoglio” giunto alla sua XXV edizione. Don Giuseppe Costa è figura poliedrica, i cui interessi spaziano dal campo umanistico a quello musicale, all’arte tout court. Un variegato sostrato culturale che fa delle pubblicazioni della LEV prodotti di altissima qualità. Insieme

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Chi a ma to a pi ù a l to s er v i z i o Ord inaz io ne ep isco pa le d i M ons. A nto nino Ra spant i Sabato 1 ottobre 2011, alle ore 16:00, in Piazza Duomo, la Diocesi di Acireale ha accolto il suo nuovo Vescovo, Sua Eccellenza Mons. Antonino Raspanti. Dopo il saluto, che il Sindaco di Acireale, Avv. Antonino Garozzo, in Cattedrale, alle ore 16,30, ha avuto inizio la solenne Concelebrazione Eucaristica durante la quale Mons. Antonino Raspanti è stato ordinato Vescovo per l’imposizione delle mani di Sua Eminenza il Signor Cardinale Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo. Insieme al cardinale, i vescovi coordinanti saranno Sua Eccellenza Mons. Pio Vittorio Vigo, Amministratore Apostolico della diocesi di Acireale e Sua Eccellenza Mons. Francesco Miccichè, vescovo di Trapani, diocesi da cui proviene il nuovo vescovo. Mons. Antonino Raspanti è nato ad Alcamo il 20 giugno 1959 ed è stato ordinato presbitero il 7 settembre del 1982. Nel corso dei suoi 29 anni di ministero sacerdotale ha svolto diverse mansioni pastorali, ricoprendo ruoli di particolare responsabilità: docente stabile di storia della spiritualità, già preside della Facoltà teologica di Sicilia `”San Giovanni Evangelista” di Palermo, direttore spirituale del Seminario di Trapani. Inoltre è membro del comitato nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose della Conferenza Episcopale Italiana. Con la Sacra Ordinazione avverrà anche la presa di possesso della Diocesi di Acireale, a cui Mons. Raspanti è stato inviato dal Santo Padre Benedetto XVI, con nomina del 26 luglio 2011. Il nuovo vescovo succede a S.E. Mons. Pio Vittorio Vigo che, dopo aver retto la Diocesi di Acireale per nove anni, ha rimesso il mandato nelle mani del Papa. per raggiunti limiti di età, così come imposto dal codice di diritto canonico, can. 401 §1. Da: Prospettive, Acireale 9 ottobre 2011.

4 ^ ed i z i o ne de l l a “ C o r s a de i S a nt i ” Roma-Piazza S. Pietro, 1 novembre 2011 Si è svolta martedì 1 novembre, a Roma, la 4^ edizione della “Corsa dei Santi”, appuntamento tradizionale per i runners che vogliono godersi il cuore di Roma su un percorso che parte e arriva a Piazza San Pietro dopo aver toccato i più celebri monumenti della città. La manifestazione, promossa dalla Fondazione Don Bosco nel Mondo e realizzata dall’ASD Corsa dei Santi con la collaborazione della Prime Time Promotions e di Romaratona, ha visto ai nastri di partenza quasi 5000 podisti. Anche quest’anno la corsa si è proposta di portare all’attenzione del grande pubblico un tema di solidarietà verso le vittime di una grave emergenza umanitaria in qualche parte sperduta del mondo. Questa volta nel mirino c’era il dramma del Corno d’Africa, flagellato dalle carestie e dalla siccità, e i campi profughi della Somalia dove operano i missionari salesiani con un progetto di scavi di nuovi pozzi e di distribuzione di kit alimentari di sopravvivenza.

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Omelia per il funerale di Don Alfio Caruso

Catania, 17 novembre 2011

“Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno, perché egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede in egual modo”. Questo brano del capitolo 5 del libro della Sapienza, proclamato nella prima lettura, bene ci introduce nel mistero che oggi insieme contempliamo nella fede: la morte del nostro fratello don Alfio Caruso. Ci conforma la certezza, che è radicata nella nostra fede, che il Signore provvede a tutti in egual mondo con il suo amore e con la sua misteriosa provvidenza. In effetti per molti versi questa provvidenza di Dio appare a noi un mistero. Sono stato, martedì scorso, per qualche momento accanto a don Alfio mentre ormai il soffio vitale si stava allontanando da lui e forte è stata in me una percezione di impotenza, quasi di inutilità. Il dialogo, il contatto con l’ambiente e le persone che lo attorniavano erano interrotti e l’evidente sofferenza e lotta lo legavano ormai ad un altro interlocutore, invisibile, ma presente che lo stava accompagnando all’ultimo incontro. La salute di don Alfio, dotato indubbiamente di una forte fibra, si era negli ultimi due anni man mano indebolita e progressivamente si erano ridotti gli spazi nella sua autonomia. La comunità della Salette lo ha seguito con amore e

Don A. Caruso.

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con preoccupazione in questo declino graduale che negli ultimi pochi giorni ha richiesto il suo trasferimento alla comunità del San Tommaso, presso la casa “Mamma Margherita”. Si è trattato di un soggiorno breve ed anche sofferto per le condizioni generali sempre più precarie. I confratelli di colà e le suore lo hanno assistito in preghiera nella sua ultima consegna a Dio. “Ho amato (la sapienza) più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile”. Ci illuminano queste sublimi parole dell’autore ispirato nel contemplare il mistero della morte vissuto da un religioso, da un consacrato a Dio per tutta la sua vita. Sfumano i dettagli della personalità del nostro fratello e si radica la certezza di una accoglienza festosa in Paradiso di chi, con generosità, con dispendio delle proprie energie e con perdurante fedeltà, ha speso la sua vita al servizio di Dio. E nonostante ciò la morte pareggia tutte le erbe del campo. Ci sentiamo fiduciosi, ma piccoli, sicuri di una patria che ci attende, ma incerti per i nostri limiti, le nostre debolezze, il nostro peccato. E siamo qui, nella chiesa di Dio, oranti, a pregare per il nostro fratello don Alfio e per noi, per tutti, chinando il capo umilmente di fronte al mistero. Don Alfio ha ricevuto il dono della longevità con i suoi 88 anni compiuti il 31 luglio, ed anche il dono di una vita varia e ricca di esperienze. Era nato a Randazzo il 31 luglio del 1922 e nella cittadina etnea, sede della primizia dell’opera salesiana in Sicilia, conobbe don Bosco e i Salesiani e frequentò come esterno il Collegio fino al conseguimento dell’ammissione legale al liceo. La sua domanda scarna, come tutte le sue domande successive, di accedere al noviziato fu accolta e si trasferì a San Gregorio, accolto dall’allora maestro don Giardina ed emise i primi voti il 24 agosto 1939. Soffiavano venti di guerra, ma tali da non impedire a don Caruso di completare il successivo corso di

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DA RICORDARE

Da ricordare


DA RICORDARE

studio a San Gregorio dal 1939 al 1942, coronato dal conseguimento del Diploma Magistrale presso l’Istituto Turrisi Colonna di Catania. In piena guerra trascorse un primo anno di tirocinio a Palermo, Sampolo fino al maggio del 1943. Poi fu necessario un trasferimento in Piemonte, al Colle don Bosco, per un ulteriore anno di tirocinio. Nella terra di don Bosco intraprese, per un anno fino al 1945, lo studio della teologia nell’Istituto di Bagnolo Piemonte dove erano sfollati i chierici teologi. La fine della guerra gli consentì di fare rientro in Sicilia pere completare la formazione teologica con due anni (2° e 3° anno) a Catania, Cibali e l’ultimo anno, dal 1947 al 1948 a San Gregorio. L’ordinazione sacerdotale il 13 giugno 1948 coronò il travagliato periodo di formazione teologica. La sua prima destinazione è Marsala (1948-50) come consigliere scolastico e successivamente con lo stesso incarico a Caltagirone (1950-1956). Seguono soggiorni relativamente brevi in varie comunità della Sicilia: nuovamente a Marsala per due anni, a Mazzarino per un anno, a Palermo Sampolo dal 1959 al 1963 e poi a Ranchibile dal 1963 al 1968 e a Palermo Gesù Adolescente per un altro anno. Consegue, proprio nel 1969 la Laurea in lingue e letterature straniere all’Istituto di Magistero dell’Università di Palermo. Don Alfio riprende il suo peregrinare nelle comunità dell’ispettoria con tre anni a Messina San Luigi (1969-1972) e in questo periodo consegue a Roma l’abilitazione all’insegnamento delle lingue (1970), tre anni a Messina, San Domenico Savio con il ruolo di economo e di preside e a Catania San Filippo Neri per 5 anni fino al 1980. Poi viene trasferito definitivamente qui a Salette dove resterà per 31 anni, svolgendo vari incarichi compreso quello di preside dal 1993 al 1995. Poi l’ultimo brevissimo soggiorno a casa Mamma Margherita dove ha concluso la sua esperienza terrena. “Felicità e grazia mi saranno compagne, tutti i giorni della mia vita”, è stato annunciato col salmo 22. Possiamo dire che la vita e l’esperienza umana di

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don Alfio siano state caratterizzate dalla gioia e dalla grazia del Signore. Un uomo gioviale, di compagnia, arguto, con quei suoi intercalari in spagnolo che lo rendevano simpatico e accattivante. Un uomo a cui piaceva viaggiare (tra le sue poche cose figurano tante cartoline) e che era intraprendente nell’organizzare una forma molto personale e caratteristica di ministero. Non ho avuto la fortuna di conoscerlo nel fiore dei suoi anni e della sua attività, ma riesco ad immaginarlo come un uomo sereno, di compagnia e desideroso di far del bene. L’insegnamento è stato il banco di prova della sua missione salesiana, dove ha potuto esprimere la sua dedizione ai giovani e la sua preparazione tecnica nel campo delle lingue straniere. Don Alfio è stato un prete dotato di una zelo personale e molto caratteristico e un salesiano che per i ragazzi e i giovani, specie per quelli più svantaggiati, ha dedicato tutta la sua vita. E’ stato, ne siamo certi e nonostante i suoi limiti e le sue debolezze umane, sale e luce. Ha saputo dare sapore alla vita e a quanti ha incontrato, nell’insegnamento e del ministero, ed è stato luce con la sua testimonianza e la sua consacrazione al Signore, nel nome di don Bosco. Lo affidiamo ora alla luce di Dio e all’accompagnamento materno della Vergine Ausiliatrice. Mentre esprimo le condoglianze ai familiari, desidero ringraziare i confratelli, i collaboratori e i giovani della comunità e dell’opera della Salette per la loro vicinanza e la cura con cui hanno seguito per lunghi anni don Caruso, specie in questo ultimo tratto di vita. Un grazie sentito anche ai confratelli, alle suore e al personale della struttura Mamma Margherita per l’amore e l’assistenza con cui l’hanno accompagnato all’incontro con il Signore. “Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo” è l’incoraggiamento del libro della Sapienza. Che il Signore ti accolga nella sua santità, caro don Alfio, e sostenga tutti noi nel cammino di santità che a Lui conduce. Don Gianni Mazzali Insieme


San Gregorio, 19 novembre 2011

Come sempre in modo discreto e pacato a Don Giovannino brillavano gli occhi quando si accennava alla ormai imminente pubblicazione del frutto delle sue antiche ricerche e della sua passione: “Don Bosco e la Sicilia”. È stato l’oggetto della nostra ultima conversazione lo scorso ottobre, in occasione della visita ispettoriale, in cui indagava appunto sui tempi della pubblicazione e su alcune sue preoccupazioni sulle bozze che aveva avuto la possibilità di scorrere. Non ce l’ha fatta. Il libro è uscito quando ancora don Giovannino era vivo, ma ormai impossibilitato a godere del suo ultimo dono. Resta un retaggio per tutti noi, per i Salesiani, per i collaboratori laici e per i giovani ad amare la Sicilia e a viverne con passione lo sviluppo della presenza salesiana nelle chiese particolari. Non a caso ho accennato al suo ultimo dono. Don Giovannino, e credo siamo qui tutti a testimoniarlo, è stato un grande dono del Signore a questa ispettoria salesiana sicula e alla Chiesa. Un autentico figlio di don Bosco, un sacerdote secondo il cuore di Gesù, un uomo saggiamente intelligente, una grande anima. Ne sono evidenza le testimonianze che spontanee e numerose sono giunte. “Permettimi di esprimere un debito di riconoscenza personale che ho nei riguardi di D. Giovannino. Mi è stato segretario e guida nel mio ufficio di Ispettore. Era per me l’uomo saggio a cui poter confidare i problemi più delicati; ero sicuro di trovare in lui il consiglio opportuno ed equilibrato che occorreva. Era l’uomo al di sopra delle parti. Era retto ed esemplare nella sua vita religiosa. Uomo di preghiera; disponibile all’apostolato soprattutto verso la Famiglia salesiana. Innamorato di Don Bosco e di tutto cio’ che poteva farlo conoscere attraverso la parola e lo scritto“, così si esprime don Vittorio Costanzo in un suo messaggio dal Madagascar. “Uomo buono, generoso, accoglienInsieme

te, attento agli altri, missionario nell’animo. Dal Paradiso continuerà intercedere per noi e a voler bene alla sua Sicilia salesiana. Pregherà anche perché il Signore ci dia vocazioni sante e perseveranti” fa voti don Carmelo Buccieri. “Conservo un ricordo bellissimo di Don Giovannino: la sua accoglienza, il suo sorriso, l’entusiasmo salesiano e la sua riservatezza e prudenza mi saranno di sostegno”, accenna don Enzo Volpe. “Lo ricordo con grande stima e riconoscenza, per la sua disponibilità e bontà, per tutto il bene che ha fatto all’Ispettoria e alla nostra missione del Madagascar”, ancora il Sig. Paolo Sapienza. Espressioni semplici e brevi che interpretano i sentimenti di molti tra noi che gli sono stati accanto, lo hanno conosciuto, apprezzato ed amato. Mi ha personalmente colpito, fin dal primo colloquio con lui, nella sua cameretta di Pedara, la sua signorilità semplice e nobile, il suo sensibile ed intelligente attaccamento all’ispettoria, soprattutto la composta coné Don G. Iacono. sapevolezza della precarietà della sue condizioni fisiche minate da una forma di Parkinson che non gli ha impedito di raggiungere la longevità. Appariva sorprendente che la stessa persona che a volte con fatica raggiungeva la cappella appoggiandosi al girello, volesse quasi in modo furtivo, senza ostentazione, rendersi utile nel servizio dei confratelli a mensa. Ho sentito la prossimità di un’anima grande, di un uomo immerso in Dio in modo intenso e non appariscente, di una mente sottile umile ed arguta, di un cuore salesiano vicino ai giovani e ai confratelli fino alla fine.

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Omelia per il funerale di Don Giovannino Iacono


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“Io so che il mio Redentore è vivo. Io lo vedrò io stesso; i miei occhi lo contempleranno e non un altro”, sono le parole di Giobbe proclamate nella prima lettura. Ho scelto per il funerale di don Giovannino le stesse espressioni che anni fa sono state proclamate per il suo fratello salesiano il Sig. Antonino Iacono. Uniti nella consacrazione a Dio e all’amore a don Bosco, ci suggeriscono, con la loro luminosa testimonianza, la certezza della fede. Noi vedremo Dio faccia a faccia e siamo certi che don Giovannino ha già raggiunto il fratello e vive della gioia trasparente della contemplazione di Dio. Don Iacono ha ricoperto il ruolo di segretario ispettoriale ininterrottamente dal 1977 al 1992 e poi dal 1992 al 1998 è stato incaricato dell’archivio ispettoriale e quindi esperto delle esigenze e degli adempimenti in occasione della morte di un confratello. Ha lasciato nella sua cartella alcuni fogli che recano il titolo di autobiografia. Sono scritti a mano e recano questa motivazione: “So quanto sia diventato difficile e complicato scrivere – nonché leggere – le lettere necrologiche dei confratelli che passano all’aldilà. Per facilitare il compito al Direttore o chi per lui metto in carta alcuni appunti che potranno giovare”. Seguirò questi appunti per tracciare con fedeltà il suo breve profilo biografico. Modica è la sua terra natale il 26 ottobre 1920 e il contesto una famiglia di contadini dignitosamente povera e ricca di valori cristiani e di sei figli, di cui quattro seguiranno la vita religiosa, due salesiani, una FMA e una Carmelitana Missionaria. “Frequentando l’Oratorio salesiano di Modica Bassa, circa 8 chilometri nei giorni festivi e a piedi, scrive testualmente, ho sentito la chiamata di Dio e di don Bosco. Intraprende il cammino di preparazione a di formazione con le tappe caratteristiche: l’aspirantato a Modica e a Pedara, il Noviziato e i corsi di scuola superiore e di filosofia a San Gregorio, coronati con il diploma magistrale nel 1940. Il tirocinio a Messina S. Luigi nel periodo bellico e sotto i bombardamenti (1941-1943), la teologia a Pedara

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con l’ordinazione sacerdotale a Catania il 7 aprile 1946. Commentando il suo cammino di formazione don Giovannino scrive: “Ho avuto la fortuna di avere come insegnante e come guida spirituale l’anima santa di don Domenico Ercolini che aveva conosciuto da giovane chierico Don Bosco, tuttora ricordato con tanto amore e… nostalgia da noi vecchi e ormai pochi superstiti”. Iniziò il suo apostolato salesiano a sacerdotale con tre anni a Caltagirone, poi a Palermo Ranchibile, a Marsala, a Sant’Agata Militello, a Catania Salette, a Caltagirone nuovamente, a Gela, come direttore, che lasciò dopo 8 anni con queste struggenti espressioni: “Parto con la convinzione di aver lavorato, di aver sofferto e di aver speso le mie povere energie per il bene di tanti ragazzi e giovani gelesi. Pur essendo consapevole delle mie limitate e insufficienti capacità in ogni campo, mi accorgo che avrei potuto a dovuto sacrificarmi e dedicarmi con più impegno, lavorando di più e meglio: poco è stato fatto da me e il più resta da fare”. Espressioni scarne da cui traspare un amore umile, quella carità sublime che non si gonfia e quindi lascia un segno indelebile. Poi per l’ultima volta a Caltagirone come direttore dal 1968 al 1962. Scrive: “Quest’ultimo servizio ha avuto un intoppo – nel ’72 – la chiusura della casa di Caltagirone: è stata un’esperienza dolorosa e sofferta l’aver lasciato non tanto le mura, ma tutta una tradizione, una storia durata oltre 60 anni…” Dopo un periodo di tre anni a San Gregorio e un nuovo incarico come direttore a San Cataldo per due anni, lo attendono 15 anni di lavoro come segretario ispettoriale di cui, con vera e commovente umiltà scrive: “Non esprimo giudizi, anche perché non ne sarei capace, su questo ultimo, ora penultimo lavoro, (scrive questa autobiografia nel 1995 a Cibali, San Francesco di Sales), affidatomi dall’ubbidienza. I miei limiti e i miei difetti non pochi e non leggeri hanno guastato quel poco di bene che avrei dovuto fare al servizio dell’Ispettoria e dei confratelli”. Don Giovannino era un uomo dalla Insieme


Insieme

Don Gianni Mazzali

Grave lutto dei salesiani di Sicilia. È morto all’età di 91 anni il sacerdote Don Giovanni Iacono per tanti anni segretario dell’ispettoria salesiana sicula avente sede a Catania in via Cifali, presso l’istituto S. Francesco di Sales. Nativo di Modica, dopo il noviziato di formazione alla vita sacerdotale nella Congregazione di Don Bosco fu ordinato presbitero a Catania nel 1946, rico-

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fine percezione, che sapeva ritrarsi, per mettere gli altri, i confratelli, le persone a loro agio, per sentirsi accolti, accuditi, considerati. Come spicca il contrasto della sua impietosa lettura di sé e la percezione della sua bontà, del suo stile, della sua arguzia e simpatia! Prima del suo ritiro a Pedara nel 2003, trascorre ancora alcuni anni a Cibali, come archivista e poi nella comunità ispettoriale dal 1998 al 2003, con l’incarico di fare “un po’ di niente”, che appunta egli stesso sulla sua scheda. La sua figura esile e discreta in qualche modo vive ancora nei corridoi dell’ispettorato, si avverte quasi un dolce incalzare ad accogliere con dolcezza, a preoccuparsi degli ospiti a far sentire a tutti di trovarsi a casa: “Ma io nella mia integrità cammino. Sta saldo il mio piede sulla terra piana”. Il salmo 22, con questa espressione, ritrae l’immagine dell’uomo fedele, integro, che con sguardo dolce ed intenso si avvia a contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Ho intrapreso questa omelia esprimendo il rammarico che don Giovannino non abbia potuto vedere il frutto completo del suo impegno di scrittore. Non manca di sorprenderci e di farci sorridere la sua arguta autoironia: “Dovrei accennare al mio pallino di scrivere o tentare di scrivere di storia salesiana, ma alla fine mi sono arenato: è un compito superiore alle mie forze e capacità. Sono grato a chi mi ha incoraggiato, ma soprattutto a chi non lo ha fatto”. “Io in loro e tu in me, perché sian

perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai amato e li hai amati come ami me”. La bella vita e la bella storia di don Giovannino sono state una vita e una storia di amore. Un amore che vuole contagiare tutti, un amore che grida, anche se silenzioso, un amore che al contempo ci scuote e ci conforta. Esprimo ai familiari e parenti le più sentite condoglianze per questa scomparsa che, se anche annunciata, lascerà certamente un vuoto nel loro cuore. Un grazie grande ai confratelli e al personale della comunità di Pedara che per quasi dieci anni lo hanno accudito e soprattutto gli hanno voluto bene e sono stati edificati dalla sua testimonianza. Esprimo anche sincera riconoscenza ai confratelli, alle suore e al personale della Casa Mamma Margherita di Messina per averlo accolto, curato ed accompagnato all’incontro con il Signore. Grazie, don Giovannino, della tua testimonianza, grazie della tua reticenza, del tuo basso sentire di te, della tua interpretazione impeccabile dell’amore del Cristo e della passione giovanile del cuore di don Bosco. Attendici e prega per noi in quel “posticino di Paradiso” a cui fai cenno nelle ultime parole del tuo profilo, in cui chiedi ai confratelli, alle FMA, ai parenti, agli amici, ai conoscenti, agli exallievi, ai cooperatori a cui perverrà la notizia della tua morte il dono di una santa messa “affinché il Signore e la Madonna abbiano misericordia di me e don Bosco mi ottenga un posticino in Paradiso”. “Beati coloro che muoiono nel Signore; riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”.


DA RICORDARE

prendo successivamente incarichi di consigliere, economo e direttore in diverse case catanesi, tra cui Salette e Cibali. Maestro elementare e instancabile studioso, è autore del volume “Don Bosco e la Sicilia” sull’operosa presenza dei Salesiani nell’Isola, dai primordi di Randazzo e Catania, vivente il santo fondatore, ad oggi. Le esequie sono state celebrate nella matrice “S. Maria degli Ammalati” in S. Gregorio di Catania, annessa all’Opera Salesiana “S. Cuore” e già sede della storica casa dove si è formato il compianto religioso salesiano e tanti altri sacerdoti consacrati nella Società Salesiana di S. Giovanni Bosco. Antonino Blandini

Comunicato Stampa.

Un doveroso grazie all’ing. Eugenio Frattallone

Eugenio Frattallone (fratello di Don Raimondo), ingegnere e padre di famiglia, è stato chiamato da Dio al premio eterno dopo una vita spesa con intelligenza e capacità a servizio del prossimo e del bene comune. Papà e marito dedito alla famiglia, credente sincero e aperto mai bigotto, capace professionista e uomo politico impegnato ma capace di prendere le distanze allorquando ha capito la degenerazione del sistema politico in sistema affaristico. Ma vorrei qui ricordarlo per aver vissuto insieme fianco a fianco un periodo straordinario per intensità e per i risultati raggiunti: mi riferisco agli anni dal 1999 al 2004 quando si trattò di rivedere la presenza salesiana a San Cataldo. Don Bosco Eugenio lo ha sempre avuto nel cuore non solo per motivi di famiglia ma proprio per passione e convinzione personale e ha fatto di tutto perchè i salesiani non lasciassero San Cataldo come si paventava all’inizio del 1999. La struttura salesiana era fatiscente, ormai pericolante. Ero direttore delle allora unite opere di Caltanissetta Don Bosco e Oratorio “S. Luigi” di San Cataldo. Ricordo una sera di gennaio 1999 quando dopo uno smottamento

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dell’antica sede dell’Oratorio mi disse, in seguito a un attento sopralluogo, pallido, “dobbiamo chiudere è troppo pericoloso!”. Gli chiesi: “Quando? Ora, subito!” mi rispose e insieme passammo tristi quella sera e i giorni successivi. Sembrava tutto finito. Di lì a poco anche la chiesa divenne inagibile, sgombrammo anche il teatro, trasferimmo le attività ove possibile presso le FMA del paese. La sua tenacia, la sua professionalità di ingegnere le sue capacità tecniche consentirono di superare tutti gli ostacoli e di avviare la ricostruzione completata nel 2004. Grazie anche al suo impegno diretto ottenemmo il passaggio di proprietà dell’area DOVE INSISTEVA L’ORATORIO dalla originaria proprietaria, la Banca Popolare “S. Angelo” ai salesiani tramite donazione. Fu spesso presente in prima persona alle trattative. Senza quella donazione oggi Don Bosco non sarebbe a San Cataldo. Sarebbe lungo dire tutto quello che ha fatto in quegli anni, collaborando strettamente con Don Nino Giordano, allora economo ispettoriale, e con il sottoscritto, e come lo ha fatto! Sempre in silenzio, con discrezione, lontano dai riflettori, non solo come professionista fece dono del suo lavoro senza nulla pretendere, ma quando ci fu l’inaugurazione del nuovo Oratorio che rilanciava la presenza di Don Bosco a San Cataldo per il terzo millennio, non ci tenne nemmeno ad essere ringraziato convinto che il buon Dio lo avrebbe compensato. E in quel periodo iniziò la lotta col male che lo avrebbe tolto ai suoi cari: lotta sempre serena e piena di fede, anche se già diversi anni fa mi confidava i suoi timori. Grazie a Eugenio Frattallone: oggi sentiamo la sua perdita, oggi siamo un po’ più poveri come uomini e come salesiani. Dio lo abbia nella Sua Gloria.

Don Domenico Paternò

Condoglianze a Don G. Guddemi per la morte del fratello. Insieme


DON BOSCO E LA SICILIA Quasi una cronistoria... PREFAZIONE

Don Bosco e la Sicilia ha lo scopo di presentare le richieste che provenivano a Don Bosco dalle varie parti dell’Isola per ottenere i Salesiani. Abbiamo preferito disporre tali richieste secondo le Diocesi e incontrare così i rispettivi Vescovi che personalmente o tramite ecclesiastici o laici si rivolgevano al Santo. Daremo qualche notizia storica sull’origine di ogni diocesi e alcuni cenni biografici sui Vescovi del periodo considerato, cioè della seconda metà dell’800. L’argomento centrale di ogni capitolo sarà più o meno esteso secondo le fonti storiche a nostra disposizione. Concluderemo, elencando le presenze dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nei diversi centri della diocesi. A questa prima parte segue un breve profilo storico delle origini dell’Ispettoria Salesiana Sicula (dal 1900 al 1908), incrociando i viaggi che Don Michele Rua, primo successore di Don Bosco, fece in Sicilia e le richieste a lui pervenute per nuove presenze salesiane nell’Isola. Due appendici concludono il volume, la prima sul terremoto di Messina e Calabria (1908) e la seconda su alcuni fioretti salesiani. Alcuni diranno che si sarebbe potuto scrivere di più. Altri invece, di meno. E i molti si convinceranno che si sarebbe potuto far meglio. Chi scrive, si schiera senz’altro con questi ultimi. Ed ora una digressione. Ci si lamenta che non sia stata scritta la storia delle nostre Case. La lamentela si può giustificare, ma in parte. Se si leggessero le fonti classiche salesiane, si troverebbero sufficienti notizie delle nostre opere. Ma siccome – dice l’inglese Chesterton – i grandi classici sono gli scrittori che si possono lodare senza averli letti, così molti della Famiglia salesiana si limitano a lodare senza... Ed ecco allora almeno i nomi dei nostri classici e i loro scritti. - D. Giovanni Battista Lemoyne (1839-1916). Genovese, già sacerdote diventò salesiano. Ancor vivo Don Bosco si diede a raccogliere un’immensa documentazione sul Santo che utilizzata servì a formare i 19 volumi delle Memorie Biografiche. Egli riuscì a comporre i primi nove cominciando la pubblicazione dal 1898, a dieci anni dalla morte del Santo. - D. Eugenio Ceria (1870-1957). È il secondo storico della Congregazione: nato a Biella (TO), incontrò Don Bosco e ancor giovane chierico fu inviato a Randazzo, ove rimase per nove anni. Si diede in un primo tempo agli studi classici, poi s’immerse nella storia salesiana e continuò l’opera di D. Lemoyne pubblicando altri nove volumi delle Memorie Biografiche. Dal 1941 al ‘51 attese agli Annali della Società Salesiana, in quattro volumi che abbracciano un periodo di 80 anni (1841-1921). Da ricordare inoltre la Vita di Don Michele Rua e di Don Filippo Rinaldi, i Profili dei Capitolari salesiani e di 33 Coadiutori salesiani. Ultima sua fatica fu l’Epistolario di San Giovanni Bosco, anche questo distribuito in quattro volumi, di cui gli ultimi due uscirono postumi. - D. Angelo Amadei (1868-1945). Marchigiano, conobbe Don Bosco e dal 1908 fu Direttore del “Bollettino Salesiano”. Scrisse il X volume delle Memorie Biografiche in cui sono trattati alcuni periodi delicati della vita del Santo. Opera sua è una Vita di San Giovanni Bosco in due volumi ed anche una biografia di Don Michele Rua in tre volumi. Quest’ultima di complessive 2590 pagine contiene una miniera di notizie sulla vita del primo successore di Don Bosco. Alcune di queste pagine non contengono nulla di “glorioso”. Non tutti gli avvenimenti che narreremo formano un perpetuo ricamo di Azioni gloriose, ma incontreremo anche quelli che capitorno a gente meccaniche e di piccol affare, come direbbe il Manzoni nella Introduzione alla sua immortale Storia milanese del secolo XVII. Senza per altro voler cadere nella presunzione di catalogare personaggi e avvenimenti in prima o in seconda categoria, abbiamo cercato soltanto di tener presente il consiglio di Leone XIII dato agli storici nell’agosto del 1883: La Storia non deve dir nulla di falso; non deve tacere nulla di vero. Don Giovanni Iacono


Notiziario Dicembre 2011  

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