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INTRODUZIONE Questo piccolo libretto dedicato alla gravina di Laterza, vuole essere una guida per i visitatori che ogni anno sempre più numerosi si presentano al centro visite della LIPU, qui a Laterza, per effettuare una escursione in gravina. La loro sete di conoscenza, le loro domande, le loro curiosità, le loro richieste, hanno spinto gli autori a progettare e realizzare questo breve opuscolo che vuole essere un “compagno di viaggio” durante questa visita alla gravina di Laterza. Questo opuscolo ha al suo interno una mappa dell’Oasi e dei sentieri che si possono percorrere, e contiene, compatibilmente con le sue piccole dimensioni, le informazioni naturalistiche essenziali per il visitatore medio, che voglia percorrere con attenzione e curiosità questi sentieri. La scelta della doppia lingua con cui è stato realizzato, nasce dall’esigenza di offrire un supporto al turista straniero che sempre in maggior numero, negli ultimi anni, ha incluso nelle sue mete pugliesi anche quella della gravina di Laterza. Gli autori

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Introduction The aim of this booklet on the Gravina di Laterza is to act as a guide for the increasing number of visitors turning up at LIPU’s visitor centre here in Laterza wanting to get to know the gravina itself. Your curiosity, your questions, your fascination and your requests have led the authors to draw up this booklet to accompany you on your explorations around the Gravina di Laterza nature reserve. Inside the booklet, you will find a map of the reserve and its trails, together with as much nature-related information as this little publication can hold, aimed at our typical visitors – those who want to enjoy these trails, while at the same time finding out enough about the habitat to satisfy their curiosity. We chose to create a dual-language version to accommodate the ever-increasing numbers of foreign visitors in Apulia who want to get to know the Gravina di Laterza.

The authors


La Gravina di Laterza

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La Gravina di Laterza, è il solco gravinale più imponente e maestoso dell’Arco ionico delle Gravine, con dimensioni da canyon, in quanto il suo percorso tipicamente meandriforme sviluppa una lunghezza di oltre 12 km, con profondità che sfiorano i 200 metri e una larghezza media di 400. La Gravina di Laterza e le sue “gravine satelliti”, (gravina del Varco, Fosso dell’Alloro, canale San pellegrino) insieme alle limitrofe aree boscate, alle campagne, alle aree di pseudosteppa poco distanti, comprende la quasi totalità degli ambienti e delle presenze botaniche e faunistiche dell’intera Zona a Protezione Speciale e Sito di Importanza Comunitaria denominata “Area delle Gravine”. E’ la

gravina dei meandri, circa una ventina, tutti di spettacolare bellezza; imponenti, si susseguono uno dietro l’altro, ciascuno diverso dal precedente per orientazione nello spazio, per morfologia, per la luce che diversamente li illumina, per i diversi colori che assume la roccia calcarea, per la rigogliosa vegetazione che li ricopre. Questa si arrampica dappertutto sulle pareti, sfruttando come ancoraggio le più piccole fessure poste tra gli strati sovrapposti di calcare, si insinua e penetra in quelle verticali aperte dall’erosione e dal tempo, le allarga, cresce all’interno di esse, anno dopo anno, sino a spaccare la roccia in blocchi che poi, un giorno senza preavviso, precipiteranno sul fondo. Si originano così caratteristici pinnacoli,


The Gravina di Laterza The Gravina di Laterza is the most majestic of the many gravina features running down to the Ionian coast: large enough to be called a canyon, it meanders some 12 km downstream, reaching depths of up to 200 metres, with an average width of some 400 m. The Gravina di Laterza and its “satellite valleys” (Gravina del Varco, Fosso dell’Alloro, Canale San Pellegrino) together with the adjacent woodlands, farmland and pseudo-steppe include nearly all of the habitats, plants and animals found in the Special Protection Area and Site of Community Importance known as “Area delle Gravine”. This is the great meandering gravina: there are about 20 in all, and each successive meander is both imposing and spectacularly beautiful, each one unique in terms of its direction, its shape, the light which penetrates within it, the different colours of its limestone cliffs, and its luxuriant impenetrable vegetation. Indeed, the vegetation climbs up the cliff faces, grasping a foothold in the tiny fissures between the limestone strata, gradually creeping up and then penetrating into the vertical cracks opened up by erosion, widening them, growing deeper inside year after year, until it finally breaks off a whole block of the cliff face, which one day out of the blue simply plunges into the abyss below. That is the origin of the various pinnacles, wondrous rock towers, and weirdly-shaped vertical rock sculptures here. In springtime, the vegetation clings like a glove to the sinuous curves of the gravi-

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na, constituting the dominant colour of the landscape, from the valley floor all the way up to the farmland on the plateau above, in an almost infinite array of shades and hues: from the darker, more compact green of the Holm Oaks (Quercus ilex), which rise up from the valley floor to colonise the scree at the base of the crags, to the brighter hues of the Oriental Hornbeam (Carpinus orientalis) which occupies the moister, less sunny slopes, reaching deep into the narrower stretches of the valley, to the yellowspotted lime-green blooms of the Tree Spurge (Euphorbia arborea), which takes over the sunnier southern slopes of the canyon, to the shiny greens of the spring leaves on the leafy Macedonian Oak


suggestivi torrioni, sculture verticali dai profili e dalle forme allungate. In primavera, il verde ricopre, con l’aderenza di un guanto, le sinuose curve della gravina e domina la cromia del paesaggio, dal fondo, sino al piano di campagna, con una serie quasi infinita di sfumature: da quello più scuro e più compatto dei lecci, che dal fondo si inerpicano ricoprendo i coni detritici alla base delle pareti, a quello più chiaro e brillante del Carpino orientale (Carpinus orientalis) che occupa i versanti meno soleggiati e più umidi e si insinua nelle anse più strette, a quello punteggiato di giallo dell’Euforbia arborea (Euphorbia dendroides) in fiore, che conquista i versanti più assolati e meridionali del canyon, al verde delle lucenti foglie primaverili delle frondose chiome dei fragni che caratterizzano ampi tratti del bordo orientale della gravina. Il colpo d’occhio affacciandosi dal bor-

do della gravina è quindi quello di uno spettacolare manto verde costituito da una lussureggiante vegetazione mediterranea che, partendo dal fondo, alla base delle pareti rocciose, tenacemente e inesorabilmente, sembra aggredire e scavalcare le massicce bancate calcaree.

5 Euphorbia dendroides

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(Quercus trojana) canopies which dominate vast tracts of the Gravina’s eastern edge. Look out over the edge of the Gravina to witness a spectacular verdant mantle of luxuriant Mediterranean vegetation which climbs up from the valley bottom at the base of the crags, tenaciously and inexorably gripping onto the rockface, as if it were attacking and overwhelming the massive limestone blocks.

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Un’escursione nel cuore della Terra delle gravine Percorrere in diversi periodi dell’anno, dalla fine dell’inverno all’autunno inoltrato, il sentiero dell’Oasi LIPU, che inizia nei pressi dell’omonimo Centro Visite sito in Contrada Selva San Vito, e prosegue verso sud, lungo il bordo orientale della Gravina, per quasi tutta la sua lunghezza, significa fare un viaggio in uno dei più suggestivi ambiente del Mediterraneo. I tantissimi colori delle fioriture e i profumi intensi delle piante aromatiche che mutano col passare dei mesi, accompagnano il visitatore in ogni periodo dell’anno. Ma ad affascinare è soprattutto lo spettacolare e insolito paesaggio naturale verticale offerto dai profondi meandri e dall’ “aria selvaggia” che qui si respira. In effetti, già dopo aver percorso pochi minuti del sentiero in direzione sud, nessuna costruzione, abitazione, o manufatto umano è presente,e il paesaggio affascina per quel carattere “primordiale e selvaggio”, per la grandiosità, per le forme e per le dimensioni di una “struttura naturale” così insolita.

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An excursion into the heart of the Gravina territory The trail which runs south from the LIPU reserve’s Centro Visite (or visitor centre) in Contrada Selva San Vito takes in nearly all of the eastern edge of the Gravina, and takes you on a journey into one of the most fascinating environments in the Mediterranean, at any time of year, from the end of the winter through to late autumn. The flowering plants with their huge range of colours and the aromatic plants with their heady scents will change from one month to another. But the deepest impression comes from the unique and spectacular natural vertical landscape of the canyon as it meanders downstream, and the air of wilderness about the place. Just a couple of minutes down the trail, all trace of human habitation is lost, and the landscape takes on a wild primordial feel, whose shape and size help to make this an impressively grandiose and extraordinary natural structure.

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I sentieri dell’Oasi: il sentiero n°3 L’inizio del sentiero è segnalato da una bacheca in legno che illustra il percorso e le caratteristiche salienti dell’ambiente naturale sita a pochi metri dal centro visite dell’Oasi LIPU. Dopo aver percorso appena un centinaio di metri, attraverso un percorso recentemente realizzato ed adatto anche ai disabili motori, si arriva al primo belvedere. Di solito è il verso di allarme, squillante e acuto, del piccolo e elusivo Usignolo di fiume (Cettia cetti) a darci il benvenuto, e spesso anche il volo di una coppia di Gheppi che nidifica in questa zona. Da qui in poi il tracciato si biforca nel sentiero n° 2 , che si addentra nella gravina e termina, dopo un breve tratto , nella vicina “Grotta Croce”, e nel sentiero n° 3 che prosegue invece, verso sud, per quasi tutta la lunghezza del solco gravinale. La primavera è appena iniziata, ma già sfiorisce il giallo vellutato dell’Iris pseudopumila. Iris pseudopumila

Sulla terra rossa battuta del sentiero, piccoli fiori viola e bianchi di un’iridacea, la Romulea bulbocodium, sembrano fare da battistrada. I fragni si preparano a germogliare e solo i fiori gialli della Calicotome spinosa e della Coronilla valentina, interrompono il verde perenne dei Lentischi e dei Lecci. Siamo ad aprile, tra pochi giorni altri colori e altri fiori appariranno dappertutto nella macchia. Sono i cespugli fioriti di Cisto rosso (Cistus creticus), i candidi fiori del Cisto di Montpellier (Cistus monspeliensis) o i fiori gialli della Ferula (Ferula communis) ad attirare sopratutto gli appariscenti e comunissimi coleotteri verde metalizzato della specie Cetonia aurata; i fiori bianchi dell’Aglio selvatico (Alium subhirsutum) sono dappertutto; i lentischi sempreverdi si arricchiscono del rosso porpora delle caratteristiche infiorescenze maschili; loro ospite è un grosso coleottero nero punteggiato di bianco, il Capnodis cariosa ;

Cistus monspeliensis

Cistus creticus

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The trails in the reserve: trail no. 3 A wooden notice-board just outside the LIPU visitor centre marks the start of the trail – it has a map of the trail and introduces some of the characteristic features of the habitat. A hundred metres or so down the trail, down a recently-created path designed for wheelchair users, is the first lookout point. Here we will very often be welcomed by the acute strident tones of the elusive Cetti’s Warbler (Cettia cetti), as well as the impressive flights of a pair of Kestrels who have built their nest in the area. From this point, the trail divides into two parts – path no. 2 heads down into the canyon and leads to the nearby Grotta Croce (or Cave of the Cross), while path no. 3 heads southwards along the edge of the gravina, almost to the end. Spring has only just begun, but the velvety yellow flowers of the Dwarf Bearded Iris (Iris pseudopumila) have already begun to fade. On the reddish soil along the trail, small purple and white flowers from another member of the iris family, Romulea bulbocodium, seem to have been deliberately placed here to mark the Helianthemum jonium

trail. The Macedonian Oaks are about to break into bud and only the yellow flowers of the Spiny Broom (Calicotome spinosa) interrupt the perennial greens of the Lentisks (Pistacia lentiscus) and Holm Oaks. We are now in April, and in a few days’ time, new flowers will be filling the maquis vegetation with new colours. The flowering bushes of the Pink Rockrose (Cistus creticus), the candid flowers of the Narrow-leaved Cistus (Cistus monspeliensis) or the yellow flowers of the Giant Fennel (Ferula communis) attracting the very common, metallic-green Rose Chafer beetle (Cetonia aurata); the white flowers of Hairy Garlic (Allium subhirsutum) are everywhere; the evergreen Lentisks take on a purple sheen as their characteristic clusters of male flowers open up; they play host to a large black beetle with white spots, Capnodis cariosa; between the path and the cliff edge grow a myriad of small fragile flowers of the endemic Ionian Rockrose (Helianthemum jonium). Where the dense Mediterranean maquis has given way to pasture, the white candelabra-shaped clusters of the Common Cetonia aurata

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tra il sentiero e il bordo della gravina non è difficile notare dei piccoli ed esili fiori gialli dell’endemico Helianthemum jonium. Lì dove la fitta macchia mediterranea è stata sfrattata dal pascolo, le fioriture bianche a forma di candelabro dell’Asfodelo mediterraneo (Asphodelus aestivus) dominano il paesaggio; più raro è invece l’Asfodelo giallo (Asphodeline lutea). Sorprendono sempre le ferule, che crescono in maniera straordinaria e in poche settimane superano i due-tre metri in altezza e fioriscono tinteggiando di verde e giallo i campi. Le talpe sono in piena attività e, approfittando del terreno reso morbido dalle piogge primaverili, scavano le loro gallerie e creano in superficie le caratteristiche collinette di terra fertile. Il Pellegrino (Falco peregrinus) e il Lanario (Falco biarmicus feldeggii) dopo un inverno di corteggiamenti e di lotte per il controllo del territorio, hanno già messo su casa, e covano le loro uova in cavità poste su pareti imprendibili. Da pochi anni sembrano poter coabitare in questo canyon, così ricco delle loro prede. Volano invece sempre in coppia i Corvi imperiali (Corvus corax), e il loro rauco e possente

Falco biarmicus feldeggii

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Corvus corax

gracchiare riecheggia nella gravina precedendo sempre il loro apparire. Conoscono ogni cavità, ogni fessura della gravina, e sempre pronti ad approfittare di qualunque situazione porti loro vantaggio, possono essere ritenuti i “furbi signori” delle gravine. L’Alaterno (Rhamnus alaternus) già porta sui rami le piccole bacche rosse che alla fine della primavera diventeranno scure. E’ ormai il momento degli arrivi, dei ritorni dall’Africa; dopo quasi sei mesi di forzato esilio, il Grillaio (Falco naumannii) attraversa nuovamente la gravina da sud verso nord, sino alle prime case del centro storico, nidificando tra le tegole di vecchi tetti o in piccole cavità su vecchi muri; nelle anse riecheggia nuovamente il verso del Cuculo (Cuculus canorus) e nelle zone più boscate ed ombrose si fa sentire l’Usignolo (Luscinia megarhyncos) appena arrivato; il Passero solitario (Monticola solitarius), stanziale in gravina, dopo un inverno trascorso in sordina, ha nuovamente il piumaggio blu intenso tipico del maschio, e il suo verso riecheggia dappertutto. Arrivano i primi gruppetti di rondini, di balestrucci e di rondoni che volano


Asphodel (Asphodelus aestivus) dominate the landscape; its yellow cousin, the King’s Spear (Asphodeline lutea) is altogether rarer. The Giant Fennel never ceases to surprise, growing to a height of two-three metres in a matter of weeks, its flowers covering the farmland with splashes of green and yellow. Moles are at the height of their activity, and making the most of the soil now moistened by the spring showers, dig their tunnels, leaving behind their typical molehills of fertile soil on the surface. Two falcons, the Peregrine (Falco peregrinus) and the Lanner (Falco biarmicus feldeggii), after a winter of courtship and disputes over territory, have already set up home, and are incubating their eggs in cavities on inaccessible crags. In the last few years, they seem to have learnt to tolerate each other in this canyon which offers so much great prey. Ravens (Corvus corax), on the other hand, tend to fly in pairs, and their raucous powerful cronks echo through the Gravina just before they come into view. These “sly masters” of the Gravina territories know every cavity, every crack in the Gravina, and are always ready to pounce on any situation that could bring them some advantage. The Mediterranean Buckthorn (Rhamnus alaternus) is already carrying the little red berries which darken by the end of the spring. Now is the time for summer visitors to come back from Africa; after nearly six months of forced exile, the Lesser Kestrel (Falco naumannii) once again glides across the Gravina from south to north, reaching the old town

of Laterza, where it builds its nest on old buildings, either tucked in between the roof tiles or in small cavities in the walls; the valley resounds once again to the well-known call of the Cuckoo (Cuculus canorus) while the more denselywooded and shadier areas echo to the mellifluous song of the Nightingale (Luscinia megarhynchos) which has also just arrived; the male Blue Rock Thrush (Monticola solitarius), which inhabits the Gravina all year round, after a long silence which lasted all winter, now sports his new bright blue plumage, and his song can be heard the whole of the length of the trail. The first groups of Swallows (Hirundo rustica), House Martins (Delichon urbica) and Swifts (Apus apus) have also turned up, flying low inside the Gravina, almost seeming to crash into the rocks below, chasing each other and calling out as if to express their joy at getting home again. There is also a small colony of Pallid Swifts (Apus pallidus), which may well have bred here since time immemorial, and which every year return to the same cave. The Four-lined Snake (Elaphe quatuorlineata), Falco peregrinus


Neophron percnopterus

19 Pistacia terebinthus

20 Circaetus gallicus

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bassi, quasi a sfiorare le rocce della gravina, si inseguono e il loro canto sembra mostrare tutta l’eccitazione e la contentezza del riuscito ritorno. Anche una piccola colonia di Rondoni pallidi, forse da sempre, ritrova la stessa caverna in gravina dove nidificare. Il Cervone (Elaphe quatuorlineata), il Colubro leopardino (Elaphe situla) e la Vipera (Vipera aspis) sono ancora pigri e si muovono lentamente, quasi a fatica, tra la macchia; è il momento più favorevole per incontrarli lungo il sentiero per ammirarne la loro eleganza. Più difficile è invece sorprendere il Biacco (Coluber viridiflavus) sempre all’erta e pronto a scomparire nella macchia o tra i sassi. Sul fondo della gravina, pozze d’acqua temporanee contenute in vasche naturali di calcaree, ospitano una miriade di forme di vita. Larve di numerose specie di insetti sono il cibo fondamentale per le comunissime rane verdi, per gli Ululoni e i Tritoni, che concentrano in poche settimane le fasi fondamentali del loro ciclo vitale. La Biscia dal collare (Natrix natrix helvetica) e la Natrice tassellata (Natrix tessellata) sono freneticamente a caccia di anfibi tanto da non curasi della nostra presenza. Il Terebinto (Pistacia terebinthus), spoglio durante l’inverno, si riveste di foglie rosse, che spiccano nel verde primaverile e, solo più tardi vireranno in verde, uniformandosi alla cromia del paesaggio. E’ in transito l’ Albanella reale (Circus cyaneus) e il Falco di palude (Circus aeruginosus), che dopo i primi falchi grillai sono sempre quelli più precoci nell’arrivare. All’improvviso, ricompare l’ avvoltoio Capovaccaio (Neophron percnopterus), dopo un inverno trascorso nelle savane africane tra il Mali e il Niger. Legato al territorio delle gravine, ogni anno ritorna tra Matera e Laterza con un paio di coppie, rappresentando ormai, oltre il 20% della popolazione nidificante in Italia. Sono ritornati anche i Nibbi bruni, mentre i Nibbi reali da alcuni anni hanno ricolonizzato stabilmente, con qualche coppia, alcune gravine, abbandonate del tutto una ventina di anni fa. Anche il Biancone (Circaetus gallicus), l’Aquila dei serpenti, sempre più raro nelle gravine, si fa notare per le sue grandi dimensioni e per i suoi ampi volteggi, fondamentali per individuare le prede. Ancora non si vedono i ramarri, con il loro smagliante verde smeraldo: aspettano le temperature più calde di maggio inoltrato. Le lucertole invece spuntano già da ogni buco della roccia al nostro passaggio.


the Leopard Snake (Zamenis situla) and the Viper (Vipera aspis) still move lazily, as if it is all too much effort, deep in the maquis; this is the best time of year to catch a glimpse of their elegance along one of the trails. It is altogether more difficult to surprise the dark green European Whip Snake (Hierophis viridiflavus) always on the alert and ready to disappear into the scrub or the rocks at the first sign of danger. At the bottom of the gravina, temporary pools form in natural limestone recesses, providing a home for myriad forms of life. The larvae of many insect species are the staple diet for the widespread Edible Frog (Rana esculenta), for Salamanders and for Newts, which manage to fit the key moments of their life cycle into just a few short weeks. The European Grass Snake (Natrix natrix helvetica) and the Dice Snake (Natrix tessellata) are so focused on their desire to catch their amphibian prey, that they are blissfully unaware of our presence. The Terebinth (Pistacia terebinthus) loses its leaves in winter, and now sports bright-red leaves, which stand out in the green of spring – later, these too will turn green and blend in once again with the surroundings. Just passing through are the Hen Harrier (Circus cyaneus) and the Marsh Harrier (Circus aeruginosus) – apart from the first Lesser Kestrels, these are the earliest raptors to arrive. All of a sudden, it is time to welcome back the Egyptian Vulture (Neophron percnopterus), after spending the winter in the Africa savannahs of Mali and Niger. This magnificent bird clearly feels a close affinity to the gravina habitat, returning each year to breed both here in Laterza and close to Matera, these two pairs now constituting no less than 20% of the Italian breeding population. The Black Kite (Milvus migrans), too, is back from Africa, while its sedentary cousin, the Red Kite (Milvus milvus) has recently colonised a few nearby gravinas, for the first time in some twenty years. The snake-eating Short-toed Eagle, (Circaetus gallicus) is increasingly rare in the gravinas; you may be lucky enough to witness its huge size and soaring flight, vital for helping it to identify its prey. There will be no sign yet of the Western Green Lizard (Lacerta bilineata) with its smart emerald-green livery: he will be waiting for the warmer days of late May before emerging. Almost every step you take, though, will seem to attract the Italian Wall Lizard (Podarcis sicula) out of its hiding places. Elaphe quatuorlineata

Milvus milvus

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Il sentiero n° 2 per Grotta croce

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Barn Owl

Seguendo le indicazioni per il sentiero n° 2, che partono nei pressi del I° belvedere, dopo appena un centinaio di metri arriviamo in una grande caverna, con volta alta 9 metri circa, è la suggestiva Grotta Croce; guardandola infatti da una certa distanza e secondo un certo angolo, il suo ingresso appare a forma di croce greca. Originatasi per crolli della roccia, a seguito dell’infiltrazione delle acque meteoriche, ha su una parete segni evidenti della stratificazione del calcare e della torsione subita a causa delle spinte tettoniche, uno splendido esempio di piega geologica. É la casa di gheppi, di civette, di barbagianni, di rondoni pallidi che qui, come in tante altre cavernette poste sulle pareti della gravina, nidificano. La parete posta prima dell’ingresso della caverna sembra sia stata colorata di rosso, tanto è avanzato il processo di dissoluzione del calcare che porterà al suo prodotto finale: le terre rosse. Qui, e solo su queste pareti, è consentita da settembre a dicembre l’attività di arrampicata sportiva, con quasi venti vie di risalita.


Trail no. 2 to Grotta Croce (Cave of the Cross) Follow the signs to trail no. 2 (“Sentiero n° 2” in Italian) from the first lookout point. No more than a hundred metres further on is a large cave with a ceiling about 9 metres high – this is the fascinating Grotta Croce (Cave of the Cross), so called because from a certain distance and at a certain angle, the entrance to the cave looks like a Greek cross. The cave was formed by collapsing rock, following rainwater infiltration. One wall shows clear signs of limestone layers and the torsion caused by tectonic movements, an excellent example of geological folding. This is a nesting place for Kestrels, Little Owls and Barn Owls, and for Pallid Swifts, which breed here and in many other smaller cavities on crags throughout the gravina. As you walk into the cavern, the wall at the entrance is a bright red colour, due to the advanced process of dissolving limestone, which leads to the end product – red soils. Here, and only on these particular crags, is rock-climbing allowed, from September through to December, with almost twenty different routes to the top. Geco di Kotschy

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kotchy’s Gecko


continuando ancora lungo il sentiero n° 3 Ritornando sui nostri passi, abbandonando il sentiero n°2, riprendiamo il sentiero n°3 che ci condurrà alla scoperta di tanti meandri. Attraversiamo presto un boschetto di Fragno (Quercus trojana); qui nelle poche radure, non invase dal Lentisco, dall’Alaterno, dal Carpino orientale , scorgiamo a metà aprile, bellissime orchidee, del genere Ophrys, del genere Orchis e le Serapidi. Sono ora le Ophrys bertolonii, ora le Anacamptis pyramidalis, le Serapias lingua, le Ophrys lutea, O. parvimaculata etc. che spuntano nell’erba ancora bassa ma non per molto. Il Carpino orientale cresce qui basso sotto i fragni ed ha già tutte le foglie sui rami di colore verde intenso e brillante. E’ in fiore anche il Biancospino (Crataegus monogyna). Il vento, quasi sempre presente sul bordo della gravina, agita le delicate infiorescenze del Lino delle Fate (Stipa austroitalica), conferendo a questi preziosi transetti di pseudosteppa un fascino tutto particolare soprattutto con la luce radente dell’alba e del tramonto. Fiorisce ora anche il Giaggiolo meridioOphrys parvimaculata

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nale (Iris collina) nel fitto della macchia e il Lino di Tommasini (Linum tommasinii) nei versanti più soleggiati e aperti donando pennellate azzurre alla lussureggiante vegetazione. Sulle rocce ricoperte dai licheni crostosi di colore giallo, bianco, nero e rosa, fioriscono minuscole e frugali piantine, appartenenti alla famiglia delle crassulaceae, sono i minuscoli fiori gialli del Sedum spp che, solo a maggio,e per pochi giorni, trasformano i nudi e lisci tavolati calcarei, in aiuole fiorite. Il sentiero, in corrispondenza dei primi belvedere, è un giacimento fossilifero di età pleistocenica, e fossili di molluschi bivalvi del genere Ostrea e Pecten spuntano dal terreno. Qui nel belvedere protetto da una staccionata alla fine di maggio inebria l’aroma intenso del Timo (Thymus capitatus) in fiore; splendide farfalle macaoni e podaliri, relitti di una fauna tropicale, insieme a vespe e coleotteri prendono d’assalto i suoi fiori viola. Le fioriture della Campanula pugliese (Campanula versicolor), sfidando la forza di gravità, da giugno e sino all’autunno inoltrato, decorano di viola le bianche

Anacamptis pyramidalis

Ophrys bertolonii

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Further along trail no. 3 At this point, walk back along trail no. 2 and rejoin trail no. 3, to discover several different meanders. You soon reach an oakwood of Macedonian Oak; here in spring, the few clearings that have not been overrun by Lentisk, Mediterranean Buckthorn, and Oriental Hornbeam are alive with splendid orchids from the Ophrys, Orchis, and Serapias genera. They include Bertoloni’s Bee Orchid (Ophrys bertolonii), the Pyramidal Orchid (Anacamptis pyramidalis), the Tongue Orchid (Serapias lingua), the Yellow Bee Orchid (Ophrys lutea), and the Small-patterned Orchid (Ophrys parvimaculata) etc. which will soon be engulfed by the grasses. Here beneath the Macedonian Oaks, the Oriental Hornbeam grows as a low shrub, its leaves already an intense shade of bright green. The Hawthorn (Crataegus monogyna) is also in full bloom. On the edge of the gravina, the breeze hardly ever stops, and the delicate spikelets of a southern Italian flax, Stipa austroitalica, dance in the wind, giving these precious remnants of pseudo-steppe a unique charm, especially in the flat light Orchis tridentata

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around dawn and dusk. This is also flowering time for the rare Iris collina, in the thick maquis vegetation and for another flax, Linum tommasinii, on the sunnier more open areas, applying bright blue brushstrokes to the lush vegetation. Yellow, white, black and pink lichens encrust the rocks, providing the perfect habitat for some tiny frugal members of the Crassulacaeae family – for a few brief days in May, the minuscule flowers of stonecrops (Sedum spp.) transform smooth bare limestone slabs into ornamental raised flower beds. At the first lookout point, the trail crosses a fossil bed from the Pleistocene Era, with fossils of bivalve molluscs from the Ostrea and Pecten genera (oysters and scallops) sticking out of the ground. Here at the lookout point, at the end of May, protected by a fence, you will come across the intense bouquet of flowering Thyme (Thymus capitatus); splendid swallowtail butterflies (Papilio machaon and Iphiclides podalirius), survivors from a more tropical epoch, join wasps and beetles in an assault on its purple flowers. The blooms of Serapias lingua

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Capparis spinosa

32 Campanula Versicolor 33

Asyneuma limonifolium 34

pareti rocciose. Fiorisce un pò dappertutto il Raponzolo meridionale (Asyneuma limonifolium). Contrasta con il colore della terra rossa il fiore blu intenso di un cardo a distribuzione orientale, è il Cardopatum corimbosum. Più difficile incontrare, perchè rara e localizzata in pochi siti, è la bella pianta del Dittamo (Dictamnus albus) dalle sgargianti fioriture e dall’intenso e caratteristico aroma. Riprendendo il sentiero n. 3 in direzione sud, ben presto arriviamo sul punto più alto del nostro itinerario; da qui è facile scorgere verso sud-ovest, se l’aria è tersa, il massiccio del Pollino e il mar Ionio verso sud. La gravina qui appare in tutto il suo splendore e in tutta la sua grandiosità. Nessuna abitazione a vista, nessuna strada, nessun rumore, nessuna traccia di intervento umano. Un ambiente selvaggio e praticamente intatto. Questa è la zona delle caverne e della “grotta del pastore”; qui le volte dei ripari sottoroccia e delle cavernette sono ricche di fossili, prevalentemente Pecten jacobeus, e altri molluschi del genere Ostrea. Continuando sul sentiero n° 3 ben presto si arriva a ridosso delle pareti rocciose più profonde. Qui prevale su tutto, il colore rosso sulle pareti esposte ad ovest dovuto a fenomeni erosivi ancora in atto, e il silenzio. La profondità delle pareti raggiunge i duecento metri ed il silenzio è interrotto talvolta dal verso rauco e potente del Corvo imperiale o dal fischio acuto e lamentoso della Poiana (Buteo buteo) e del Nibbio bruno (Milvus migrans) che qui, facilmente, trovano le correnti ascensionali di aria calda su cui volteggiano senza fatica. Se si è molto fortunati, dopo il tramonto o poco prima dell’alba è possibile ascoltare l’impressionante verso del “signore della notte” , il Gufo reale (Bubo bubo) che riecheggia di parete in parete. Il sentiero continua seguendo il ciglio della gravina, superando numerose caverne e piccole cavità, siti di nidificazione di rapaci, monachelle, passeri solitari, civette, gufi, barbagianni e corvi imperiali. Sulle pareti si arrampicano e vivono in equilibrio, lecci, terebinti e ginepri; la Monachella (Oenanthe hispanica), è allarmata dalla nostra presenza e, volando radente alle


the Autumn Bellflower (Campanula versicolor) defy gravity, from June through to late autumn, to decorate the pale crags with their shades of violet. The Statice-Leaf Harebell (Asyneuma limonifolium) can bloom almost anywhere. The intense blue flowers of the rare Cardopatum corymbosum, a thistle with an eastern distribution, stand out against the red soil. Even more difficult to find, being located at just a few sites, is the pretty Dittany or Burning Bush (Dictamnus albus) with its bright flowers and intense unique bouquet. Start walking south down trail no. 3, and you will soon get to the highest point on the walk; on a clear day, look to the south-west and you should easily be able to see the Pollino massif and the Ionian Sea to the south. Here the gravina appears in all its splendour and all its grandeur. No buildings in sight, no roads, no sounds, no sign of human intervention. A wild and practically untouched landscape. This is the area of the caverns and the “shepherd’s cave”; the ceilings of the recesses in the rock and the caverns are covered in fossils, mainly the scallop, Pecten jacobaeus, as well as other molluscs from the Ostrea genus. Continuing down trail no. 3, you soon reach the deepest rock faces. The strongest sensations here come from the silence and from the view of the crags exposed to the west, their reddish colour arising from an ongoing erosion process. The cliff face here reaches a height of two hundred metres, and the silence is broken only occasionally, by the powerful raucous cronk of the Raven and the shrill mournful whistles of the Buzzard (Buteo buteo) or of the Black Kite who seek out this area for the updraughts on which they so effortlessly soar. If you are very lucky indeed, after dusk or just before dawn, you may just hear the astonishing call of the “lord of the night”, the Eagle Owl (Bubo bubo) echoing between the cliffs. The trail continues along the edge of the gravina, passing numbers of caverns and small cavities, nesting sites for raptors, for Black-eared Wheatears (Oenanthe hispanica), for Blue Rock Thrushes and Ravens, as well as for Little, Long-eared and Barn Owls.

Iris collina 35

Dictamnus albus 36

Cardopatum corimbosum 37


38 Lama della Gravina di Laterza

pareti rocciose, emette il suo inconfondibile verso, un chich ripetuto. Siamo in località “Lamia Scaravace”, qui sul bordo orientale della gravina domina un esteso rimboschimento a Pino d’Aleppo con un fitto sottobosco di macchia mediterranea che lentamente sta riconquistando il territorio. I Colombacci (Columba palumbus) hanno recentemente ricolonizzato la pineta e questo tratto più meridionale di gravina. Volpi, Istrici, Faine e Cinghiali, approfittando del fitto sottobosco si spostano anche di giorno e attraverso questo corridoio naturale raggiungono le limitrofe gravine poste ad oriente: la gravina del Varco, e poi la gravina di Cocuglia, la gravina di Giacoia, la gravina della Vernata e la gravina di Montecamplo. Dopo le piogge di fine agosto fiorisce dappertutto lo Zafferano giallo (Stembergia lutea) che dipinge con pennellate di giallo oro l’orlo della gravina, la profuma-

ta Santoreggia (Satureja montana) spicca con i suoi fiori bianchi tra le rocce, la Spiranthes spiralis; nel sottobosco spicca il viola dei ciclamini (Cyclamen hederifolium) e le bacche del pungitopo (Ruscus aculeatus). I meandri più stretti e spettacolari caratterizzano il tratto meridionale del canyon e offrono paesaggi rupicoli di particolare fascino; la profondità della gravina inizia a diminuire, anche la sua larghezza si riduce. Il sentiero non più ricoperto dalla terra rossa, è ormai solo roccia calcarea affiorante e numerose micro forme di erosione carsica superficiale caratterizzano questo tratto di sentiero. Qui l’erosione fluviale ha lasciato tracce evidenti. Siamo in località Lamia Forniello, un casolare del ’700, sito praticamente sul ciglio orientale di questo tratto di gravina, utilizzato soprattutto come strategico rifugio da pastori, è stato recentemente ristrutturato e costituisce il punto d’arrivo del sentiero n° 3. La gravina continua a degradare verso la piana ionica, proseguendo ancora per un paio di chilometri . Dove terminano le pareti rocciose ad argine del torrente e vengono sostituite da terrapieni argillosi, appare netta la transizione da Gravina in Lama. E qui che la falda superficiale diviene quasi affiorante dando origine a piccole sorgenti di acqua dolce che creano microhabitat umidi di particolare interesse naturalistico. La Lama della Gravina di Laterza si unirà poco dopo con quella della Gravina di Castellaneta, dando origine al fiume Lato, che sfocerà dopo una decina di chilometri nel mar Ionio.


The crags provide a perfect habitat for a balanced community of Holm Oaks, Terebinth and Juniper; you may well hear a repeated “kick” alarm call from the Black-eared Wheatear as it flies away from you along the cliff-face. You have now reached the area known as “Lamia Scaravace”; here, on the eastern edge of the gravina, is a large plantation of Aleppo Pine with a thick undergrowth of Mediterranean scrub which is slowly taking over the wood. The Wood Pigeon (Columba palumbus) has recently re-colonised the pinewood and the southernmost end of the gravina. The Fox, the Porcupine, the Beech Marten and the Wild Boar enjoy the cover provided by the wood, and even during the day use this natural corridor to get to other gravinas further to the east: Gravina del Varco, Gravina di Cocuglia, Gravina di Giacoia, Gravina della Vernata and Gravina di Montecamplo. The rains of late August soon bring out the ubiquitous Autumn Daffodil (Sternbergia lutea) daubing the edge of the gravina with spots of golden yellow, the white flowers of the sweet-smelling Winter Savory (Satureja montana) stand out against the rock, and you may notice the tiny late orchid Autumn Lady’s Tresses (Spiranthes spiralis); the undergrowth is dotted with the pinky-purple Ivy-leaved Cyclamen (Cyclamen hederifolium) and the berries of the Butcher’s Broom (Ruscus aculeatus). The southern end of the canyon features narrower spectacular stretches, a rocky landscape of special charm; the gravina starts to become shallower and less wide. The trail is no longer covered in red soil, having reached the rock, which shows numerous signs of the ongoing

karstic micro-erosion. Here there are also clear traces of river erosion. This area is known as Lamia Forniello, with an eighteenth century building, which seems to almost teeter on the eastern edge of the gravina. Historically, it was mainly used as a strategic refuge by shepherds, and was recently refurbished to mark the end of trail no. 3. The gravina continues to slope down another couple of kilometres until it reaches the Ionian plain. Where the rockfaces on the sides of the valley come to an end and are replaced by clay embankments, the transition from gravina to the lama formation is clear. Here the underground aquifer almost reaches the surface, giving rise to small freshwater springs which create wetland micro-habitats of huge interest for the naturalist. The Lama della Gravina di Laterza then joins up with the similar stream from the Gravina di Castellaneta, giving rise to the Lato river, which then flows a dozen kilometres or so into the Ionian Sea.

39 Bubo bubo


La città di Laterza L’abitato della cittadina sorge sul ciglio della gravina e si trova ad una quota di 340mt s.l.m. Il nucleo urbano originario si è formato, probabilmente, su preesistenti resti di civiltà rupestri come testimoniano i santuari, le numerose abitazioni e le grotte esistenti nel centro storico e nelle sue vicinanze.

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Il territorio era già abitato nell’età eneolitica; numerosi scavi condotti in zona hanno portato alla luce quella che è stata definita “la civiltà eneolitica di Laterza” per la quale si può ipotizzare una derivazione da varie regioni dell’Egeo. I primi segni di cultura sono attribuiti ai Peuceti, popolo dedito alla produzione di ceramica a decorazione geometrica, che continuò fino al periodo Apulo. Molti, inoltre, i reperti della Magna Grecia e dell’età Romana oggi custoditi nei Musei Archeologici di Taranto e Matera. IL PALAZZO MARCHESALE E’ da far risalire probabilmente al 1393 la costruzione del Palazzo Marchesale, data leggibile su una iscrizione dei capitelli del portale di ingresso. Del vecchio castello tarantino è ancora visibile un tratto dell’antico fossato e delle mura merlate, unico e raro esempio superstite nella zona, a testimonianza della cinta muraria e del ponte levatoio che proteggevano a nord l’antico “Castrum de Tertia” e i suoi abitanti. LA FONTANA MEDIOEVALE Fu il Marchese d’Azzia, che nel 1544 ebbe cura di sistemare la conduttura dell’acqua e costruì il tuttora esistente fabbricato della Fontana Medievale. Undici fori di emissione, coperti da mascheroni in bronzo, perennemente forniscono acqua, che si versa nell’abbeveratoio per gli animali, passa poi in un piccolo bacino, detto lavatoio, e di lì si scarica nel fondo della gravina attraverso un lungo canale chiamato “Il Corrente”.


The city of Laterza The settlement was founded right on the edge of the canyon at an altitude of 340 metres above sea level. The original buildings were probably constructed above remains of cave-dwelling civilisations, as witnessed by sanctuaries, the numerous dwellings and caves in the old town centre and the surroundings. The territory was inhabited even as far back as the Eneolithic Age; a number of excavations have brought to light what has been called “Laterza’s Eneolithic civilisation” which is thought to have derived from various parts of the Aegean. The first signs of culture are attributed to the Peucetians, a tribe with a penchant for making ceramics with geometric designs, which went on until the later Apulian period. There are also several relics from Magna Graecia and Roman times, now found in the Archaeological Museums in Matera and Taranto.

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PALAZZO MARCHESALE The construction of Palazzo Marchesale probably dates back to 1393, the date on an inscription on a capital at the main gate. A stretch of the ancient moat and crenellated walls surrounding the old

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43 La cantina spagnola

The spanish cellar

LA CANTINA SPAGNOLA Una grotta completamente decorata, singolare per la presenza di affreschi sacri e profani, ricchi di particolari dei vestiti e delle acconciature che donne, gentiluomini, sacerdoti e soldati usavano nel 600. Luogo di incontro per gli abitanti maschi di Laterza, forse per arruolarsi, per poter così cambiare vita e passare da una grama esistenza ad un’altra con soldi, compagnie gaie e spensierate. LA MAIOLICA LAERTINA Fin dalle epoche più remote Laterza è stata un originale centro di attività ceramica come è testimoniato dai numerosi reperti rinvenuti appartenenenti all’età della Magna Grecia, a quella Romana e a quella del Medio Evo. E’ proprio dall’età del Medio Evo in poi che si sviluppa l’attività figulina con la produzione della ceramica invetriata e della ormai famosa maiolica, che si differenzia dalle produzioni ceramiche più antiche per il bianco rivestimento stannifero ricoperto da una vernice lucida. Il pieno sviluppo dell’arte ceramica locale si verifica intorno al 1600-1700. Nel centro storico è possibile visitare i laboratori dei ceramisti locali, dove è possibile acquistare souvenir in maiolica di pregevole fattura.


Tarantine castle is still visible, a reminder of the city walls and drawbridge that used to protect the northern side of the ancient “Castrum de Tertia” (as Laterza was once known) and its inhabitants. THE MEDIEVAL FOUNTAIN It was the Marquis of Azzia who in 1544 improved the aqueduct and built the Medieval Fountain, which survives to this day. Eleven spouts, each decorated with a bronze mask, provide water on a permanent basis – it pours into the animals’ troughs, then flows into a small basin known as a lavatoio, and then runs away to the bottom of the Gravina down a channel known as “Il Corrente” (The Current). THE SPANISH CELLAR A lavishly decorated cave, outstanding in that it has both sacred and profane frescoes, depicting in great detail the clothing and hairstyles of 17th century ladies, gentlemen, priests and soldiers. This was a meeting place for the male inhabitants of Laterza, perhaps to enrol in the armed forces, which provided an opportunity to swap a humdrum local existence for one of great riches and the finest company. LATERZA’S MAIOLICA LAERTINA CERAMICS Ever since its earliest history, Laterza has been a centre of ceramic production, as shown by the numerous relics found from the Magna Graecia, Roman and medieval periods. And it was Medieval times that saw the development of figuline art, with the production of glazed pottery and the now famous maiolica, a novel form of pottery featuring shiny tinglazed earthenware. The golden age of local ceramic art came in the 17th and 18th centuries. In the old town, visit the ateliers of local ceramicists, where you can purchase beautifully-crafted maiolica souvenirs.


L’Oasi LIPU Gravina di Laterza Dalla comune volontà di un gruppo di ambientalisti della LIPU, di alcuni amministratori del Comune di Laterza e della Provincia di Taranto, nel giugno del 1999 nasce l’Oasi LIPU Gravina di Laterza. Per la prima volta nel territorio delle gravine, è siglato un accordo tra Enti locali ed un associazione ambientalista impegnata nel settore delle conservazione della natura per meglio preservare e tutelare lo straordinario patrimonio di biodiversità presente nell’Oasi di protezione Gravina di Laterza e Gravina del Varco estesa per circa 800 ettari. L’intento è quello di gestire questo peculiare ambiente, con un’ottica moderna, coniugando protezione, conservazione e salvaguardia del bene naturale con le attività di educazione ambientale, di valorizzazione e promozione del territorio. . A quasi dieci anni dalla sigla di quell’accordo, l’Oasi LIPU Gravina di Laterza ha raggiunto diversi obbiettivi e ha visto realizzare importanti progetti che pongono l’Oasi in una situazione di estremo interesse nell’ambito del neo Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine”. L’Oasi LIPU Gravina di Laterza è dotata di un Centro Visite, dispone di una sala didattica e multimediale, di una mostra fotografica permanente sulla flora e la fauna della gravina, di un diorama e di un annessa ecoludoteca, struttura in legno, dotata di pannelli fotovoltaici e di giochi ecologici per i più piccoli, un orto botanico con circa 70 specie vegetali tipiche dell’area delle gravine. Il primo tratto del sentiero che dal Centro Visite accompagna i turisti al primo

belvedere dell’Oasi, opportunamente realizzato,consente a tutti, anche ai disabili motori, di ammirare uno dei più suggestivi canyon che caratterizzano l’Arco jonico delle gravine. Negli ultimi anni numerosi studi, ricerche botaniche e faunistiche, condotte sia dallo staff dell’Oasi che da zoologi, ornitologi, ricercatori e studenti di alcune Università italiane, hanno permesso di approfondire le conoscenze relative al patrimonio naturalistico presente. Inoltre, l’attuazione di progetti di conservazione, quali quelli dedicati al Capovaccaio e al Grillaio hanno permesso di ottenere importanti risultati di interesse scientifico e conservazionistico.


LIPU’s Gravina di Laterza nature reserve A joint effort on the part of a group of LIPU environmentalists, and administrators from the Laterza Municipal and Taranto Provincial Administrations led to the creation in June 1999 of LIPU’s Gravina di Laterza reserve. This was the first agreement signed between local institutions and a nature conservation organisation to preserve and manage a site of such outstanding biodiversity as the Gravina di Laterza and Gravina del Varco nature reserve, covering an area of around 800 hectares. The aim is to manage this unique environment in a modern way, combining protection and conservation of this natural treasure with environmental education, 47

promotion and development of the territory. Nearly ten years have passed since that agreement was signed. LIPU’s Gravina di Laterza nature reserve has achieved several objectives and has carried out several projects, which make the reserve one of the leading lights in the recentlyinstituted “Terra delle Gravine” Regional Nature Park. LIPU’s Gravina di Laterza nature reserve has a Visitor Centre, a multimedia classroom, a permanent photographic exhibition on the fauna and flora of the gravina, a diorama and a wooden annex which serves as an eco-playhouse, complete with photovoltaic panels and ecological games for the younger visitor, and finally a botanic garden holding around 70 typical plants from the gravina area. The first stretch of the trail leading visitors down to the first lookout point in the reserve was created to enable anyone, even those confined to a wheelchair, to admire and enjoy one of the most outstanding of the Ionian canyons. In recent years, numerous studies, botanical and animal research projects, carried out both by the reserve staff and by zoologists, ornithologists, researchers and students from several Italian universities, have enabled us to gain a deeper understanding of the natural heritage here. Also, conservation projects such as those for the Egyptian Vulture and the Lesser Kestrel have achieved important results from a scientific and conservation perspective.


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a cura di Vittorio Giacoia e Filippo Bellini testo di Vittorio Giacoia traduzione italiano-inglese Anthony Green progetto grafico, cartina e illustrazioni di Nicola Cillo

Copyright © 2009 OASI LIPU GRAVINA di LATERZA. Tutti i diritti sono riservati. Il contenuto di questa pubblicazione, immagini e testi, è di proprietà degli autori. Nessuna parte può essere utilizzata, in alcun modo e su qualsiasi mezzo, senza l’autorizzazione scritta degli autori.

foto V. Giacoia : foto di copertina, 4, 5, 7, 8, 11, 14, 15, 25, 33, 34, 35, 36, 37, 42, 43, 54. F. Bellini: 3, 10, 13, 22, 24, 26, 30, 38, 47, 49, 52. N.Cillo: 1, 6, 9, 12, 16, 17 (ill.), 18 (ill.), 20, 27, 28, 29, 30, 32, 50. M. Mendi: 19, 21, 23, 39, 48, 53. D. Catucci: 40, 41, 44, 45, 46. M. Marra: 51.



Oasi di Laterza paradiso ritrovato