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MUSICA

Y L I A D

•SPECIALE UMBRIA JAZZ•

VENERDÌ

15 LUGLIO

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PRINCE


ECM 2068

Italiani su ECM Gianluigi Trovesi all'Opera

ECM 2120

ECM 2203

Profumo di Violetta Gianluigi Trovesi, clarinetti e sassofono Marco Remondini, violoncello - electronica Stefano Bertoli, batteria - percussioni Filarmonica Mousiké Orchestra Savino Acquaviva, direttore

Paolo Fresu A Filetta Vocal Ensemble Daniele di Bonaventura

Stefano Battaglia Pastorale Stefano Battaglia, pianoforte, pianoforte preparato Michele Rabbia, percussioni, electronics

Mistico Mediterraneo ECM 1907

Paolo Fresu, tromba, flugelhorn Daniele di Bonaventura, bandoneon A Filetta Vocal Ensemble: Jean-Claude Acquaviva Paul Giansily Jean-Luc Geronimi José Filippi Jean Sicurani Maxime Vuillamier Ceccè Acquaviva

Gianluigi Trovesi - Gianni Coscia Round about Weill

ECM 1998-99

Gianluigi Trovesi, clarinetti Gianni Coscia, fisarmonica

Stefano Battaglia

ECM 2085 Ralph Towner - Paolo Fresu Chiaroscuro

ECM 1933-34

Ralph Towner, chitarre Paolo Fresu, tromba, flugelhorn

Stefano Battaglia

Gianluigi Trovesi Ottetto Fugace Gianluigi Trovesi, clarinetti e sax Beppe Caruso, trombone Massimo Greco, tromba Marco Remondini, violoncello Roberto Bonati, contrabbasso Marco Micheli, basso Fulvio Maras, percussioni Vittorio Marinoni, batteria

Ottobre, nuovo disco di Stefano Battaglia Trio ECM 2151

ECM 1703

Stefano Battaglia, pianoforte Cd1: Michael Gassmann, tromba Mirco Mariottini, clarinetti Aya Shimura, violoncello Salvatore Maiore, contrabbasso Roberto Dani, batteria Cd2: Dominique Pifarély, violino Vincent Courtois, violoncello Bruno Chevillon, contrabbasso Michele Rabbia, percussioni

ECM 1827

Re: Pasolini

Ottobre, nuovo disco di Gianluigi Trovesi - Gianni Coscia ECM 2217

Raccolto Stefano Battaglia, pianoforte Giovanni Maier, contrabbasso (CD 1) Michele Rabbia, percussioni Dominique Pifarély, violino (CD 2)

Gianluigi Trovesi Ottetto In cerca di cibo Gianluigi Trovesi, clarinetti Gianni Coscia, accordion

www.ecmrecords.com


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MUSICA

Signori, il principe è arrivato! Musicista, produttore di successi e canzoni, polistrumentista e autore…

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 arena Santa Giuliana 15 luglio ore 21:30 

uando eravamo re è il titolo di un bellissimo film sportivo (forse il più bello) che riprendeva Muhammad Ali e George Foreman prepararsi per la sfida pugilistica del secolo. Se la vita di Prince fosse documentario, varrebbe la variante Quando eravamo quasi re, perché per tutti gli anni Ottanta il Principe è stato a un passo dal diventarlo. Poi qualcosa si ruppe. L’inizio delle controversie con la Warner Bros nel 1991 sembrava determinarne il declino. E invece, con la tenacia di un pugile di estremo talento, ha saputo rialzarsi fondando nello stesso anno quel collettivo di musicisti che lo accompagna tuttora: la New Power Generation. Si sa che Prince non è un soggetto facile. Oggi rifiuta internet un giorno sì e l’altro no (fa cancellare periodicamente i suoi video da youtube!) dopo essere stato uno dei primi musicisti a comprenderne le potenzialità. Nel 2010 ha deciso di vendere «20Ten» allegandolo ad alcuni periodici. Risultato? Le vendite dell’inglese Daily Mirror sono aumentate vertiginosamente (centinaia di migliaia di copie in più, a loro dire). Sul Courier International dichiarava che «internet è superato. Tutte queste cose numeriche non hanno niente di buono». Oltre ogni eccesso conta il Prince musicista, produttore inesauribile di successi e di canzoni (gli archivi di Paisley Park, la casa-reggia fuori Minneapolis, ne sono stracolmi), polistrumentista e autore in bilico tra pop, funk, psichedelia, strofette melense e atmosfere jazzy (che dire degli album dei primi Duemila?). Chi dice che è un chitarrista mediocre non riesce a leggerne le ritmiche da funker indiavolato e le venature hendrixiane. Già, Hendrix, la black music, Duke Ellington (glielo fece scoprire il padre) sono tra i miti del genietto di Minneapolis, catalizzatore come pochi altri delle proprie passioni musicali. E poi Miles Davis, che vedeva in Prince l’Ellington del Ventunesimo secolo, un concentrato di Hendrix, Brown, Marvin Gaye e Charlie Chaplin. Esistono registrazioni di Davis & Prince. Lo ha confermato Vincent Wilburn Junior, nipote di Miles. E c’è perfino un video su Google: ottantacinque minuti di musica in cui Miles compare sul palco per improvvisare qualche nota su Housequake, tratto dal capitale «Sign ‘O’ The Times». Prince lo prende per un braccio; Miles non gradisce e con un’occhiata glielo fa capire. Capricci da star. Gli stessi che accompagnano la vita del divo timido Prince: tra alti e bassi, cari signori, un genio della musica pop. Luca Civelli

da non perdere venerdì 15 luglio 12 oratorio Santa Cecilia DEE ALEXANDER’S EVOLUTION ENSEMBLE 15 teatro Pavone JAZZ ON FILM 16,30 DADO MORONI TRIO special guest ALVIN QUEEN 21,30 arena Santa Giuliana PRINCE Welcome To America Euro Tour 2011

’round midnight

hotel Brufani, sala Raffaello jazz club TIA FULLER QUARTET teatro Pavone ROBERTO GATTO NEW OCTET concerti gratuiti scuola elementare A. Fabretti, piazza del Drago 1 15,45 concerto gospel Berklee Summer School at Umbria Jazz Clinics piazza IV Novembre 23 FUNK OFF on stage giardini Carducci NON STOP MUSIC 19,30 BERKLEE/UJ CLINICS AWARD GROUP


Daniela Crevena

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Roberto Gatto New Octet

Una formazione potente ma raffinata che unisce musicisti di tre generazioni I grandi batteristi, quando sono bravi, sono musicisti completi e in più compositori, e il loro cervello è un laboratorio di idee. Tutto ciò sta nel bagaglio artistico di Gatto, celebrato in dischi di colleghi illustri ed eccellente leader egli stesso. Si potrebbero citare, per esempio, il suo progetto dedicato al progressive rock e, ancor più di recente, quello su Shelly Manne o l’Organ Trio, oltre al capolavoro del 2008 «The Music Next Door», in cui faceva meravigliosamente pulsare un quintetto (comprendente Fresu e Bollani) che esponeva tra le sue creazioni come autore anche squisite reinterpretazioni, dai Pagliacci a Morricone. In opere così si poteva notare il suo senso architettonico, sia nelle partiture sia nell’accompagnamento. Tutto questo ci si potrà aspettare stanotte ma con ben diverso organico e tutt’altra sonorità: sarà infatti rinnovato il

New Octet, nato con il formarsi dell’associazione tra i principali festival italiani. Dirigendolo dalla sua virtuosistica batteria e anche componendo, Gatto spingerà musicisti di tre generazioni e delle più varie origini, tutti fortificati da esperienze significative: Giovanni Falzone alla tromba, Roberto Rossi al trombone, Gaetano Partipilo al sax contralto e Max Ionata al tenore, Alessandro Lanzoni (pianista diciannovenne ma già da un lustro sulla scena nazionale), Battista Lena alla chitarra e Dario Deidda alternato tra contrabbasso e basso elettrico. Sarà una voce potente, quella del New Octet, ma senza nulla perdere in quanto a finezze. Gian Mario Maletto

venerdì 15 ’round midnight teatro Pavone

PROGRAMMA venerdì 15 luglio 12 oratorio Santa Cecilia DEE ALEXANDER’S EVOLUTION ENSEMBLE 13 Bottega del vino jazz, wine & gourmet cuisine RENATO SELLANI con MASSIMo MORICONI 15 teatro Pavone JAZZ ON FILM a cura di Marco Molendini in collaborazione con Diego Torroni 16,30 DADO MORONI TRIO special guest ALVIN QUEEN 18,30 hotel Brufani, sala Raffaello jazz aperitif & snacks ANAT COHEN QUARTET 19 Bottega del vino jazz, wine & gourmet cuisine RENATO SELLANI con MASSIMo MORICONI 19 apertura arena Santa Giuliana 19,30 restaurant stage restaurant à la carte, snack bar HENRY BUTLER TRIO 21,30 main stage PRINCE Welcome To America Euro Tour 2011 21 hotel Brufani, sala Raffaello jazz dinner THE THREE LADIES OF BLUES & GUSTAV CSICK TRIO 21 ristorante La Taverna jazz dinner STEFANO MINCONE TRIO

’round midnight

hotel Brufani, sala Raffaello jazz club TIA FULLER QUARTET

Stressati? Funk Off! Le bordate funky di una scatenata marching band

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ono quindici ragazzi che suonano e si muovono a tempo. A guidarli e sincronizzarli come un orologio svizzero pensa un ottimo leader. Gli sbuffi dei loro fiati percorrono i festival e le piazze italiane da diversi anni (sono nati nel 1998) e non è un caso che gli organizzatori, oltre a contenderseli a più riprese, non perdano occasione per invitarli: quest’anno sono per la nona volta a Perugia. La ragione è presto detta: a ogni loro passaggio il successo di pubblico è assicurato. I Funk Off sono una garanzia di qualità ed è un fatto oramai assodato che rappresentino una delle migliori realtà orchestrali italiane. Questa marching band, che sa essere creativamente esplosiva

 piazza IV Novembre 15 luglio, ore 23  in contesti live, ai vuoti intellettualismi preferisce coreografie dirette e un suono d’insieme poderoso che raccoglie in sé le frange più funky e black del sound anni Sessanta e Settanta, dai gruppi di James Brown fino ai Tower Of Power. Stando alle ultime notizie, parrebbe che Dario Cecchini, il leader della formazione, stia già lavorando sul nuovo materiale: «È dal vivo che si esprimono al meglio», ci racconta Patrizio Romano, fondatore della My Favorite e produttore discografico della band: «per questa ragione, non sarebbe male riuscire a filmarli durante un concerto per poi pubblicare un Dvd da abbinare a un Cd. Il problema sono i costi ma non è un’ipotesi che escludo a priori». Incrociamo le dita e, nell’attesa, godiamoceli nel doppio appuntamento quotidiano fino a fine festival! Luca Civelli

teatro Pavone ROBERTO GATTO NEW OCTET concerti gratuiti free outdoor concerts centro storico 11,30 & 18,30 street parades FUNK OFF piazza IV Novembre 21 THE BEALE STREET R&B BAND, MEMPHIS special guest TONI GREEN 23 FUNK OFF on stage giardini Carducci NON STOP MUSIC self service restaurant & snacks 13 EZRA CHARLES & TEXAS BLUES BAND 14,30 HENRY BUTLER TRIO 16 ALLAN HARRIS QUINTET 17,30 EZRA CHARLES & TEXAS BLUES BAND 19,30 BERKLEE/UJ CLINICS AWARD GROUP 21,30 ALLAN HARRIS QUINTET 23 CHICK RODGERS feat. FOUNDACTION 00,30 ROCKIN’ DOPSIE & THE ZYDECO TWISTERS


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MUSICA

dado moroni Trio con alvin queen  teatro Pavone 15 luglio ore 16:30  Antonio Baiano

Moroni è musicista poliedrico, in grado di passare con disinvoltura dal mainstream a situazioni ben più avanzate

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isognerebbe una buona volta avere il coraggio di affermare che Dado Moroni è uno dei migliori pianisti sulla scena internazionale del jazz. Musicista poliedrico, in grado di passare con disinvoltura dal mainstream a situazioni ben più avanzate, Moroni eccelle ormai da decenni come accompagnatore (chiedere, per esempio, a Clark Terry e Jimmy Woode) ma anche in perfetta solitudine, frangente in cui sa resistere al vizio del puro concertismo per rivelarsi artista sensibile e misurato, in possesso di una sonorità ampia e avvolgente, come testimonia il suo recente album per la Abeat, «Solo Dado». In una carriera iniziata a fine anni Settanta – e pensare che Moroni non ha neanche cinquant’anni – non si possono trascurare lunghe e fruttuose collaborazioni con artisti del calibro di Freddie Hubbard, Zoot Sims, Harry Edison, Ray Brown, Ron Carter, Niels-Henning Ørsted Pedersen, più tutti, o quasi tutti, i jazzisti italiani di un certo rilievo. Ed è in trio che l’arte di Moroni sa rifulgere al meglio, come prova (e non da oggi) la sua lunga frequentazione di un batterista di classe straripante quale Alvin Queen (New York, 1950), rivelatosi anch’egli negli anni Settanta con il quartetto di Charles Tolliver e poi, dopo il trasferimento in Europa, dedicatosi ad atmosfere meno avanzate ma altrettanto creative. La lista delle collaborazioni di Queen è semplicemente impressionante: ricordiamo solo, tra le tante, Dexter Gordon, Oscar Peterson, Randy Weston, Pharoah Sanders, Milt Jackson, i fratelli Marsalis, Stanley Turrentine, Johnny Griffin e mille altri. Il trio è completato dall’eccellente contrabbassista Marco Panascia, nato nel 1972 a Venezia e, dal 1999, di base negli Stati Uniti, dove ha suonato e inciso con Roy Hargrove, Gary Burton, Benny Green, Joe Sample, Dave Grusin, Michel Legrand, Makoto Ozone, Bobby McFerrin, Dianne Reeves, Shirley Horn, Peter Erskine, Joe Lovano, Dave Liebman, Wallace Roney, Terence Blanchard, Curtis Fuller e Christian McBride. Luca Conti

in trio l’arte di Moroni rifulge al meglio, come prova la lunga frequentazione di un batterista di altissima classe quale Alvin Queen

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Jazz On Film JARRETT, MINGUS, BLAKEY, VELOSO, Sting & GIL EVANS…

 teatro Pavone 15 luglio ore 15 

Imparare il jazz

L’

appuntamento di oggi è dedicato a Umbria Jazz e ai suoi trentott’anni di storia. Un lungo viaggio tra i suoni e i volti di una galleria di maestri. Dal magico gruppo di Charles Mingus edizione ’74 (con Hamiett Bluiett, George Adams, Don Pullen e Dannie Richmond: erano i tempi di «Changes One» e «Changes Two») al pianoforte solo di Keith Jarrett a Terni. Dal grandissimo Bill Evans nell’anno 1978 con il suo trio (che allora contava sul giovane Marc Johnson al contrabbasso e su un maestro storico come Philly Joe Jones alla batteria) agli intramontabili Jazz Messengers di Art Blakey edizione 1976 (alle prese con un proprio classico come Blues March), a Horace Silver che nel suo quintetto aveva una front line composta dai giovanissimi Bob Berg e Tom Harrell. Inevitabile è il ricordo della grande notte allo stadio con l’incontro tra Sting e l’orchestra diretta dal genio di Gil Evans. E, restando negli anni Ottanta, uno spazio di grande rilievo tocca al formidabile concerto di un Miles Davis particolarmente in forma. Infine una finestra è aperta sui musicisti brasiliani che negli ultimi due decenni sono stati spesso grandi protagonisti a Perugia, come il maestro della bossa nova, il prezioso João Gilberto (che quest’anno ha compiuto ottant’anni), e Caetano Veloso in uno dei suoi magici show al Morlacchi. Marco Molendini

Prosegue i corsi Berklee Summer School at Umbria Jazz. E oggi alle 15:45 nelle elementari Fabretti (piazza del Drago) concerto di gospel della scuola. Vinta lo scorso anno la tappa del venticinquennale dei corsi estivi che il Berklee College of Music di Boston organizza assieme a Umbria Jazz, le due istituzioni musicali proseguono fianco a fianco il loro tour. Fu il mai dimenticato Sauro Peducci a volere e sostenere l’importante rapporto con una delle più importanti scuole di musica del mondo e in tutti questi anni la collaborazione con Umbria jazz si è delineata come un elemento fondamentale per avvicinare i giovani musicisti al jazz e consentire loro di ampliare e approfondire le conoscenze in materia. In un quarto di secolo molti si sono giovati di quei corsi, tenuti da maestri di indiscutibile valore, e tanti allievi sono poi diventati jazzisti professionisti. Il festival ha in programma anche quest’anno (oggi, domani e dopodomani) il Berklee/Uj Clinics Award Group, formato dai migliori allievi dei seminari tenutisi a Perugia a partire dal 5 luglio. Oggi per suonare seriamente jazz bisogna studiarlo: non basta imparare qualche progressione di accordi o qualche standard per diventare musicista di riguardo. In più di un secolo di vita, il jazz ha raggiunto un livello di raffinatezza e di complessità tali da richiedere studi completi. Il Berklee College eccelle da sempre per la qualità dei corsi e chiunque abbia seguito i seminari estivi a Umbria jazz se n’è avvantaggiato enormemente. Enzo Capua


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MUSICA

E ora la parola al direttore del festival: Carlo Pagnotta «Prince a Umbria Jazz? Io sono sempre per il bebop, però di fronte a un’opportunità del genere…» Quest’edizione di Umbria Jazz sarà ricordata per essere cominciata col botto, sia a livello di pubblico, sia di vendite. Se l’aspettava? In generale sì. Se, come dicono, non ci sono i soldi, mi sembra logico che la gente non si perda i concerti gratuiti. Musicalmente parlando, il tormentone dell’estate è stato Dee Alexander con l’omaggio a Jimi Hendrix: un’autentica sorpresa. Tant’è che all’indomani non abbiamo potuto accogliere tutti i presenti fuori dall’oratorio Santa Cecilia. Preferisco sempre mandar via la gente piuttosto che vedere posti vuoti o riempiti con ingressi omaggio. L’anno scorso ci disse che il problema di Umbria Jazz sono gli spazi: lo conferma? Lo confermo e lo confermerò fino alla pensione: tanto qui, purtroppo, non si muove niente, vista anche la situazione finanziaria. Quest’anno abbiamo abbandonato il teatro Morlacchi per recuperare il Pavone, ottimale per accogliere la lunga lista di musicisti italiani presenti per celebrare i Centocinquant’anni d’unità nazionale; oltretutto è uno spazio adatto per la proiezione dei filmati. È

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chiaro che mi è dispiaciuto mollare il Morlacchi, come a sua volta mi era dispiaciuto mollare il Pavone. L’ho vista seguire con attenzione il quartetto di Tia Fuller e quello di Anat Cohen… Mi piace l’idea di un filone dedicato alle donne, tant’è che all’hotel Brufani si esibiscono anche le Three Ladies Of Blues: così si possono seguire concerti dal pomeriggio a mezzanotte. La Cohen dirige un gruppo di uomini mentre accanto alla Fuller ci sono quattro donne, una migliore dell’altra: pianista e contrabbassista

«DOPO

L’OMAGGIO DI Dee Alexander a Hendrix non abbiamo potuto accogliere tutti QUELLI CHE VOLEVANO RISENTIRLA»

sono bravissime. Insomma, ce n’è per tutti o no? Prince, che suonerà stasera, è tra i pezzi da novanta di quest’edizione. Aveva già pensato a scritturarlo? Guarda, una sera, mi sembra che fosse il 1989, dopo un concerto di Miles Davis andai a mangiare con Alberto Alberti e spuntò fuori il discorso. In realtà era già da un paio d’anni che mi parlava di Prince. C’era quest’idea di associarlo a Miles, visto che venivamo dall’esperienza di Sting con Gil Evans. Poi Miles ci lasciò e Prince scomparve per un po’. Quando me l’hanno offerto quest’anno, ho dovuto rifiutarlo perché ero completo. Io dico sempre che nella vita è meglio essere fortunati che ricchi e così, al momento della cancellazione delle date di Natalie Cole, decisi di bloccarlo: era libero proprio il 15 luglio. Sono sempre per il bebop, però di fronte a un’opportunità del genere… Domanda secca per risposta secca: il concerto che l’ha più sorpresa? Il quartetto di Branford Marsalis all’arena Santa Giuliana. Luca Civelli

"La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio."

(Franz Kafka)

SIMONA SEVERINI LA BELLE VIE UNA VOCE SENSAZIONALE. Con Antonio Zambrini, Alex Orciari, Antonio Fusco. Ospite: Gabriele Mirabassi.

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Il genio è quello che più somiglia a se stesso. _Thelonious Monk

Non suonare quel che c'è già, suona quel che non c'è. _Miles Davis

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101 aforismi, citazioni e pillole di saggezza dei grandi del jazz, corredati da altrettante illustrazioni, immagini e tavole artistiche 14

Questo è così buono che dev'essere illegale. _Fats Waller

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Lo studio rende perfetti. L'imperfezione è meglio. _Paul Bley

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In quindici secondi, la differenza fra composizione e improvvisazione è che nella composizione hai tutto il tempo che vuoi per decidere cosa dire in quindici secondi, mentre nell'improvvisazione hai quindici secondi. _Steve Lacy

La boxe è come il jazz: meglio è, e meno la gente la apprezza. _George Foreman 22/06/11 16:07

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Un libro di poesia. Se è vero che la capacità evocativa è la qualità fondamentale della poesia, 101 Micro lezioni di jazz potrebbe essere tranquillamente considerato un libro di poesia. A proposito della fotografia jazz qualcuno ha parlato di «volti come paesaggi». Per questa raccolta di frasi sparse di grandi jazzisti potremmo dire «citazioni come romanzi»: in poche parole ognuno di questi aforismi rimanda a un mondo, a una storia, a una filosofia o a uno stile di vita, dipingendo una galleria di appassionanti autoritratti. La somma che ne risulta è un grande affresco collettivo di questa corrente di pensiero, che sarà anche «laterale» o «marginale», ma ha informato di sé l’intero XX secolo, e sopravvive ben dentro il XXI. Vero che, come ammonisce una delle nostre «lezioncine», il jazz è come la scrittura: «si può imparare, ma non si può insegnare». Ma è certo che, dopo aver scorso queste pagine, il lettore ne saprà assai di più su quel formidabile concentrato di intelligenza e di emozioni che per comodità chiamiamo jazz…

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MUSICA

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Marco Tamburini Le nebbie di Three Lower Colours & Vertere String Quartet: non grevi e minacciose ma avvolgenti, elettroniche, protettive, guaritrici

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l concerto poeridiano di Three Lower Colours & Vertere String Quartet ha avuto un caloroso successo mercoledì al teatro Pavone. Da una parte il trio di Marco Tamburini (lui alla tromba, Stefano Onorati alle tastiere, Stefano Paolini alla batteria e tutti e tre all’elettronica) e dall’altra un quartetto d’archi (Giuseppe Amatulli e Rita Paglionico ai violini, Domenico Mastro alla viola e Giovani Buccarello al violoncello) per composizioni e improvvisazioni dalle opposte dinamiche – che vanno dai piano ai forte – e dai diversi andamenti, che possono essere veloci, agitati e vigorosi oppure lenti, placidi ed estatici, e tutte le varie gradazioni intermedie. L’elettronica (compresi campionamenti e drum’n’bass) è sempre presente ma non la fa da padrona, essendo al servizio della musica e interloquendo democrati-

la tromba di Tamburini, dalla sonorità tonda e iridescente, si è mossa con disinvoltura dialogando, puntellando, commentando, sollecitando e anche ascoltandO camente e continuamente con gli altri strumenti. La sonorità può ricordare a tratti le prove con l’elettronica di trombettisti come Molvær, Hassell e Henriksen ma solo a tratti e alla lontana, perché diversi sono la filosofia contaminante, l’approccio e la commistione dei suoni: Tamburini e compagni sono meno psichedelici e più densi, più umbratili e corposi, e le parti

degli archi, magistralmente arrangiate, sono blocchi addensati alla Copland e alla Ives, che non esistono nelle musiche di quei colleghi. Del resto non si possono confrontare le distese di neve della Scandinavia, dove c’è una luce tersa per poche ore al giorno, con la verde campagna emiliana di Tamburini, spesso immersa nella nebbia (ispirazione del brano Nebbie): non quella greve e minacciosa che impauriva il nonno in Amarcord di Fellini ma la nebbia amica, che avvolge quasi a protezione, addirittura guaritrice. Nel coinvolgente concerto sono state presentate diverse altre composizioni originali, tra cui Arabesque, Contemporaneo immaginario, Blu elettrico e Albe, sulle quali la tromba di Tamburini, dalla sonorità tonda e iridescente, si è mossa con disinvoltura dialogando, puntellando, commentando, sollecitando e, anche, ascoltando. Aldo Gianolio


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MUSICA

strade di Perugia / 3

strade di Perugia / 4

Vito Pollio, pittore jazz di strada e blogger (vitopollio.blogspot.com)

Il quartetto B-Ear in trasferta

strade di Perugia / 5 Diffusione militante di Musica Jazz Daily

Portfolio strade di Perugia / 6 Suonatore di cimbalom, tipico strumento ungherese

Addette ai lavori Staff ufficio festival

Shirazette Lezitta-Amara Tinnin, la batterista

strade di Perugia / 7

Tia Fuller Quartet

Serena Ferrara, cantante

sousaphone di Perugia Campanile e campana

strade di Perugia / 8 Simona Severini, in partenza


cd

e dvd

FRANCO CERRI

GIOVANNI GUIDI

FRED HERSCH

BRIAN LYNCH

Samba de uma nota so / Estate / As Long As There’s Music / Corcovado / Isinesi / Chega de saudade / Bluesette / Desafinado / Voce e eu / Garota de Ipanema / Lipae. Franco Cerri (chit.), Alberto Gurrisi (org.), Eugjen Gargjola, Maria Piacentini (viol.), Marco Perin (viola), Aya Shimura (cello), Salvatore Maiore (cb.), Enzo Carpentieri (batt.). Preganziol, 20 e 21-1-10.

Dess / Furious Season / We Don’t Live Here Anymore / She Could Tell They Were Friends / Disturbing The Peace / The Dreamers / Begatto Kitchen / Overnight Revolution / What Remains / In Pursuit Of Silence. Gianluca Petrella (trne), Michael Blake (ten.), Giovanni Guidi (p.), Thomas Morgan (cb.), Gerald Cleaver (batt.). New York, 17 e 18-5-10.

In The Wee Small Hours Of The Morning / Down Home / Echoes / Lee’s Dream / Pastorale / Doce de coco / Memories Of You / Work / Encore: Doxy. Fred Hersch (p.). New York, dal 30-11 al 5-12-10.

The Downside Of Upspeak / Truth / With A Single Step / Magenta’s Return / Solar / Dance The Way U Want To / One For Armida / Blue Friday. Brian Lynch (tr.), Yosvany Terry (alto), Manuel Valera (p.), Luques Curtis (cb.), Justin Brown (batt.), Pedro Martinez (perc.). New York, 4-6-10.

«Bossa With Strings» Blue Serge BLS-032, distr. Egea

La statura, la piacevolezza, l’umanità della persona di Cerri sono note quanto la sua ironia e autoironia. Qui affronta uno dei repertori a lui più cari – quello brasiliano – con un organico per nulla scontato a partire dall’Hammond di Gurrisi, ormai fidato partner, e dagli archi del Time Piece Quartet. Chi conosce bene Cerri sa inoltre della profonda ricerca legata alla riarmonizzazione e rilettura in ogni piccola sfaccettatura dei grandi standard, attraverso un uso mai banale dell’armonia e dell’arrangiamento. Così si ascoltano ancora una volta grandi classici al di sotto delle cui famose melodie si dipana un universo armonico profondo che mostra un maestro del jazz capace, dall’alto dei suoi ottantaquattro anni, di stupire se stesso e l’ascoltatore. Alberga

«We Don’t Live Here Anymore» Cam Jazz CAMJ7836, distr. Ird

«We Don’t Live Here Anymore» alterna brani melodicamente e ritmicamente forti (Furious Season, Disturbing The Peace, Begatto Kitchen e la seconda parte di Overnight Revolution), in cui sax e trombone s’intrecciano in saporosi scambi di battute, e altri che, pur ben caratterizzati nell’idea melodica, costituiscono momenti di riflessione o di preparazione agli spunti più tonici. Prevalgono le aree meditabonde (per esempio, significativamente, in apertura e chiusura del Cd), in cui ogni strumentista espone un fraseggio opportunamente decantato in toni sospesi e intimistici. Con questo nuovo gruppo ben assortito, Guidi firma un’ulteriore, importante tappa della sua carriera, un’opera notevole nella sua dimensione progettuale, che si differenzia dalle precedenti per l’approccio pensoso, per il problematico e colloquiale incedere narrativo. Si ha tuttavia l’impressione che al momento dell’incisione non tutto il potenziale espressivo di una simile formazione possa essersi dispiegato appieno. Farnè

«Alone At The Vanguard» Palmetto PM 2147, distr. Ird

Restituito a nuova vita dopo il coma del 2008, Hersch riassume in questo toccante documento i tratti principali della propria sfaccettata poetica. Si avverte una matrice evansiana negli arpeggi impressionistici che tessono la trama tematica di In The Wee Small Hours Of The Morning. Per contro, Down Home – dedica a Bill Frisell – si fonda su linee ritmiche avvolgenti, con uso dello stride e riferimenti a Fats Waller in un retroterra folk blues. L’impronta walleriana è ancor più marcata nelle frasi centellinate di Memories Of You. L’omaggio a Konitz di Lee’s Dream è permeato invece da linee spezzate ma ricche di swing, modellate sullo stile del destinatario. L’abilità di Hersch nel costruire agili tracce ritmiche e intrecciarle con quelle melodiche emerge prepotente in Echoes; l’efficace dialettica tra le mani è poi trasportata su un territorio post romantico nella Pastorale dedicata a Schumann. Doce de coco, choro composto da Bandolim, è un terreno fertile per variazioni swinganti, accelerazioni e decelerazioni, gustose invenzioni ritmiche. E il recupero delle asimmetrie monkiane di Work procede per frammentazione, fino a snaturare la pagina. Boddi

«Conclave Vol. 2» Criss Cross Jazz 1331, distr. Ird

Un disco di latin bop assolutamente onesto nonché abilmente confezionato e condotto: in questo secondo volume (il primo risale all’ottobre 2004) confluiscono cinque pagine di Lynch e tre temi di trombettisti quali Tolliver, Davis (Truth e Solar, gli episodi migliori del Cd) e Dorham (Blue Friday). Colpisce l’ottimo amalgama degli Spheres Of Influence, le cui strutture (più oliate e puntuali di quanto non accada spesso e volentieri in contesti analoghi) ovviamente non fondano i loro atout sull’originalità o il senso della ricerca, preferendo concatenare temi piuttosto lineari con generose improvvisazioni. Qui tutto segue una linea ben precisa, fondata su un vitalismo palpabile ma mai sovrabbondante o sbracato, e alternata secondo copione a momenti di ripiegamento, in cui peraltro non si scade mai nel mieloso o nel salottiero. Apprezzabili sul piano solistico le prove di tutti, con un’ovvia menzione per il trombettista dell’Illinois, la cui emissione sempre nitida e il fraseggio fluido e rotondo possiedono un invidiabile senso della forma. Bazzurro


MUSICA

MR RENCORE - TIM BERNE «Intollerant» Auand AU9024, distr. Egea

Ort milos / Kepas J / Hurricane / Intollercaos / Book B / Mr Rencore / Bren Corner. Tim Berne (alto), Beppe Scardino (bar., cl. b.), Gabrio Baldacci (chit., chit. bar., b. el., effetti), Daniele Paoletti (batt.). Bari, 25 e 26-7-10. Mr Rencore è nato attorno al duetto Baldacci-Paoletti, caratterizzato da comunanza d’intenti e passione per i suoni più sporchi. Neanche l’ingresso dei due sassofoni nella band ha smorzato le velleità e i propositi iniziali e, come preannuncia bene l’animale squartato in copertina, in «Intollerant» (sic) si ascolta una musica che si muove tra momenti al vetriolo, ballad allucinate e frange di suono solitarie che, specialmente nelle improvvisazioni collettive, si trasformano in macchie dai confini indefiniti su vecchie pareti di magazzini post-industriali. Quindi ci sono i colori scuri della rabbia, ma non solo quelli: ci sono anche momenti di dialogo serrato, dirompente, e altri che, pur nell’oscurità dominante, assumono toni più o meno intensi e più o meno riflessivi, fino a mostrare anche nitide linee di luce. Tutto il quartetto s’innesca sulla fiamma di un’apprezzabile intesa, sorretta dall’ottimo Paoletti che in una ritmica spigolosa combina rumori, pelli e metalli. Destinatario della maggior visibilità è però evidentemente Berne, con un sax allusivo, dinoccolato e inquieto. Sabelli

PAOLI-BOLTRO-REA-BONACCORSOGATTO «Un incontro in jazz - Auditorium» Parco della Musica MPR 028 CD, distr. Egea

Smile / Canzone di Laigueglia / Eu sei que vou te amar / Canzone di istruzioni / E m’innamorerai / Canzone piccola / Canzone di una mano / Contigo en la distancia / Canzone interrogativa / Que reste-t-il de nos amours? / Ti lascio una canzone. Gino Paoli (voc.), Flavio Boltro (tr.), Danilo Rea (p.), Rosario Bonaccorso (cb.), Roberto Gatto (batt.). Roma, 26, 27 e 28-12-10. Questo nuovo capitolo del Paoli in jazz affianca a due sue canzoni già note quattro evergreen e cinque brani nuovi di zecca, le cui musiche si devono a ciascun membro del gruppo: i più significativi sembrano i brani di Rea (Canzone di istruzioni) e dello stesso Paoli (Canzone di una mano), autore anche di tutti i testi. Il resto evidenzia un approccio molto omogeneo e senz’altro compiuto, con menzioni particolari per Eu sei que vou te amar di Jobim-de Moraes, molto anche grazie alla sua forza intrinseca, e per Contigo en la distancia del cubano Portillo de la Luz, mentre il capolavoro di Trenet, in una rilettura forse fin troppo disinvolta, sembra smarrire parte della sua tranquilla seduttività. Bene, infine, E m’innamorerai (da «Amori dispari», 1995) e Ti lascio una canzone (da «Cosa farò da grande», 1986), con il Paoli interprete ai suoi vertici. Un disco ben costruito e senza fronzoli. Bazzurro

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FULVIO SIGURTÀ

«House Of Cards» CamJazz CAMJ 3309, distr. Ird Cookie’s Cream / Bepi / Dream Of Mine / Aurora / Where Are You? / Political Puppets / Sirmione / House Of Cards / Woland And The Cat / Tin Woodman / Amarillo Rose. Fulvio Sigurtà (tr., elettr.), James Allsopp (ten., cl. b.), Federico Casagrande (chit.), Riaan Vosloo (cb.), Timothy Giles (batt.). Londra, 8, 9, 10-9-10. Membro della Unknown Rebel Band e dei Sousaphonix, Sigurtà vive a Londra, il che spiega la presenza di musicisti inglesi oltre a quella dell’altro espatriato Casagrande, seguace di Mick Goodrick. Il trombettista evidenzia valide intuizioni compositive (suoi sono nove brani) e si segnala per una nitida pronuncia, un limpido periodare e ampie frasi melodiche che ricordano a tratti Kenny Wheeler. Lo testimoniano appieno Aurora, dove l’enunciato della tromba viene scandito su una base volutamente statica, e Sirmione, dove il discorso si articola su uno slow arioso. Interessanti sono anche gli impasti con il clarinetto basso che spesso hanno la funzione di disegnare i temi. In Political Puppets, inizialmente su tempo libero, la tromba attinge alla purezza di Don Cherry, mentre il tenore scurisce la pronuncia con tratti sheppiani. In House Of Cards è contrastata dal timbro tagliente della chitarra e dalle convulsioni à la David Murray di Allsopp. Un solista maturo, che rifugge da sterili virtuosismi. Boddi

JULIE TIPPETTS

«Live At The Purcell Room» Ogun OGCD 034, distr. Ird Mirror Image. Julie Tippetts (voc., perc., mbira, ciotole di canto ecc.), Keith Tippett (p., ecc.). Londra, 14-11-08. «Tales Of Finin» Discus 39CD (due Cd), distr. discus-music.co.uk In Memoriam / The Battle Of Finindene / At The Ready / Fininbrook Bridge / The View From Finintor / Fininsgate / The Other Side / Fininscreek Castle / Fininsridge / On The Wind / Below The Moat / Crossing The Line / Away Too Far / Pulling Back / Straight Talking / Should I Go Home? / Atonement / The Way Back. Formaz. complessiva: Julie Tippetts (voc.), Martin Archer (ance, elettr.), Chris Sharkey (chit.), Paul Schatzberger, Beatrix Ward-Fernandez (viol.), Angela Rosenfeld (cello), Charlie Collins, Steve Dinsdale (batt.), Utt (dj), James Archer (progr.). Sheffield, 2009-2010. Il live coglie la Couple In Spirit in una delle perfette improvvisazioni in cui tutto respira come un unico organismo: dal pianoforte «naturale» a quello preparato (del quale Tippett ha un controllo ormai assoluto), dai tanti strumentini agli accenni di canzone, dalle atmosfere più raccolte alla ripetizione sincopata. Con Archer, la voce indaga poi l’interazione tra elettronica, ritmi programmati, strumenti acustici, campionamenti (Giuffre-Hall-Brookmeyer, Junior Walker, Art Blakey, Herbie Mann, Messiaen) e recitativi. Achilli


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Il quartetto di Zeppetella con Ciammarughi, Sferra e Tavolazzi Il concerto di mercoledì, superbo esempio di conversazione in musica Nella torrida fossa del teatro Pavone sono sempre molti gli appassionati che continuano a darsi appuntamento intorno alla mezzanotte, l’ora magica del jazz, per applaudire alcuni dei migliori jazzisti italiani, giunti in maniera assolutamente meritevole sulla ribalta di Umbria Jazz. L’emozione deve essere stata doppia per Ramberto Ciammarughi, pianista di cuore e sostanza, che giocava in casa essendo originario di Assisi; con lui, nella reunion band del chitarrista Fabio Zeppetella c’erano Ares Tavolazzi e Fabrizio Sferra, ritmica coesa da amicizia e interplay solido. Ne è scaturita una musica fresca e spontanea, poggiata su chiaroscuri e frasi dalla narrazione obliqua sull’asse chitarra-pianoforte, un dialogo molto più complesso di quello che poteva sembrare in prima battuta, perché entrambi sono strumenti armonici il cui tuning risulta assai differente. La sobrietà d’accenti evidenziata da Zeppetella, da sempre coerente nello sviluppare una carriera che nulla ha concesso al facile ascolto, ha invece costituito il terreno ideale per le sortite di Ciammarughi, lasciando a Sferra e Tavolazzi il compito di quadrare l’equilibrio dei volumi e la precisione dell’intreccio sonoro. In altre parole, il concerto ha offerto un esempio superbo di quello che s’intende come conversazione musicale, germinata fra artisti che hanno dimostrato una reale capacità di sapersi ascoltare. Dopo essersi ritrovati ancora insieme, parrebbe anche necessario fissare queste energie in un disco che ne sottolinei i progressi oggettivi. Vittorio Pio

Supplemento al n. 7 (728), anno 67°, luglio 2011 direttore responsabile FILIPPO BIANCHI

Luisella Paparoni lpaparoni@22publishing.it assistente di redazione Alessandra Andretta aandretta@22publishing.it

caposervizio Alessandro Achilli aachilli@22publishing.it

progetto grafico Pier Paolo Pitacco per Cento per Cento, Milano

grafica

Musica Jazz Daily - Speciale Umbria Jazz editor Alessandro Achilli aachilli@22publishing.it in redazione Luca Civelli grafica Barbara Nigro

jazz menu

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