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Mary Shelley P r o j e c t

PERIODICO DI CULTURA GOTICA - ANNO I n°2

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RECENSIONE MAXIMA: CARPENTER

FOCUS ON: PAUL DOHERTY E FRANKENSTEIN CINEMA HORROR 6884: NON VIOLENTATE JENNIFER

SCONTRO TRA TITANI: FRANKENSTEIN: WHALE - BRANAGH RECENSIONI: LUCIO FULCI TRILOGIA DELLA MORTE

INTERVISTA DALL’OLTRETOMBA: JANE AUSTEN


Copyright Lucian Olteanu


Mary Shelley P r o j e c t M

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R E P

PERIODICO DI CULTURA GOTICA - ANNO 2 n°2

O C O

R T N

CO

RECENSIONE MAXIMA: CARPENTER

FOCUS ON: PAUL DOHERTY E FRANKENSTEIN CINEMA HORROR 6884: NON VIOLENTATE JENNIFER

SCONTRO TRA TITANI: FRANKENSTEIN: WHALE - BRANAGH RECENSIONI: LUCIO FULCI TRILOGIA DELLA MORTE

INTERVISTA DALL’OLTRETOMBA: JANE AUSTEN


Copyright Lucian Olteanu


Editoriale Cari lettori, scrivere l’editoriale alle due di notte, poche ore prima della messa in stampa della rivista, quando vorrei tanto accarezzare con le parole non un foglio elettronico ma la l’efebica pelle di una vergine, è un atto di rara incosciente dedizione. Mi auguro sarà apprezzato. La controcopertina si deve all’incapacità di scelta della redazione. Avrebbero meritato entrambe il primo posto. Il conte Vlad sarebbe entusiasta di questo numero, anche se non si parla di vampiri ma di mostri, primo fra tutti Frankenstein, la creatura che racchiude in sé l’eterno dilemma sul senso della vita. Troverete anche sangue e pazzi sfrenati che si sentono a proprio agio solo con una lama in mano e una donna possibilmente nuda da tagliare. Dei veri buongustai. Buona lettura

MARY SHELLEY PROJECT MAGAZINE

N° 2 - ANNO 2013 direttore editoriale SAM STONER direttore esecutivo CINZIA GIORGIO responsabile di redazione VIOLET BLUNT

progetto grafico SAM STONER

collaboratori ANTONELLA LEONE ARTHUR LOMBARDOZZI DANIELA CONTINI ELIZABETH SHERRINFORD MARCELLO GAGLIANI CAPUTO MARCO PROIETTI MANCINI PAOLA PEGOLO PIER LUIGI MANIERI ROSANNA MELE SALVO ZAPPULLA

mary shelley project

fotografi LUCIAN OLTEANU ANDREA TALARICO

Progetto editoriale CINZIA GIORGIO SAM STONER

BLOG

www.maryshelleyproject.com EMAIL

maryshelleyproject2011@gmail.com FACEBOOK

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Sommario 6

6

Intervista dall’oltretomba Ann Radcliffe La regina del gotico inglese

3 4 31

Gothic Art

Estetica dell’inquietudine

42

Recensione Maxima

Il cinema di frontiera di John Carpenter

1 3 5 10

Scontro tra Titani

Frankenstein: da Whale a Branagh

35

Il prezioso e il sublime

E tu che mostra sei?

44

Lo specchio magico Lucio Fulci


2

2

3 4

4 5

26

20

Focus on

Focus on Intervista a Paul Doherty

Frankenstein e i suoi fratelli

37

40

6884

Da leggere all’imbrunire

Selezioni dei più inquietanti pellicole horror Non violentate Jennifer

Recensioni del mese

48

50

Gothic paintings

Lo specchio magico

Fernando di Nucci

I migliori fotografi gotici contemporanei: Lucian Olteanu

4

CONTRO COPERTINA

COPERTINA

“David con la testa di Frankenstein”

“La Pythia, oracolo di Delfi” Priestess of Delphi 1891 John Collier

Fernando Di Nucci

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IL LATO OSCURO DI

Jane Austen di Violet Blunt

Copyright Lucian Olteanu


T

utti la conoscono, molti la

venerano, altri la considerano

una scrittrice sublime, mentre

pochi la snobbano etichettandola “autrice per signorine”. La verità è che nessuno sa che Jane Austen, classe 1775, è ben altro. E ora vi spiego perché. Ci incontriamo a Bath, appuntamento al Royal Crescent per poi fare una passeggiata al crepuscolo di una giornata insolitamente gelida per essere ai primi di settembre. La osservo di sottecchi: è una donna minuta e graziosa. Ha occhi grandi, di un colore indefinito tra l'azzurro e il grigio. Porta un

Mi giro a guardarla e scoppio a ridere: “Ma Jane, Da te non mi sarei mai

cappellino sui ricci scuri che le incorniciano

aspettata questo cinismo!” “Sciocchezze, sai bene che ho ragione!”

il viso paffuto. Jane ha una risata

esclama con un'alzata di spalle. Ci

contagiosa, si diverte a schernire gli

sediamo su una panchina e le spiego la

atteggiamenti di alcuni passanti e mi fa notare come da piccoli particolari si possa

ragione della mia visita. “Oh, sei stata dalla Radcliffe?” mi chiede

intuire il carattere di una persona. “Violet,” mi dice sfoderando un sorriso. “La

con gli occhi che le brillano di ammirazione. “Sì,” taglio corto. “E ora voglio proprio

vita non è altro che una veloce successione

sapere della parodia che hai scritto dei

di momenti inutili.”

romanzi gotici.”

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Arrossisce e scuote il capo con un cenno di assenso. Penso alla sua vita e mi stupisco sempre più della straordinaria capacità di cogliere il grottesco del quotidiano. Jane Austen è figlia di un modesto pastore anglicano dello Hampshire. Penetra con discrezione nell'anima della società inglese e ne analizza con acuta ironia le mille sfaccettature. Come in un ricamo elaborato con estrema raffinatezza, coglie il conflitto tra le esigenze morali della comunità e le convenienze sociali ed economiche. Jane

Mi sono sempre chiesta come mai Jane

vive e scrive prima dello sconvolgimento

abbia deciso di confinarsi volutamente

della rivoluzione industriale, che muterà

nella limitata area della sua vita di

profondamente gli equilibri della società

provincia. Probabilmente per descrivere

aumentando il divario tra ricchi e poveri.

con minuzia la commedia umana, senza

“Nella sua commedia d'ambiente borghese

risparmiare alcuna critica.

e aristocratico provinciale, la Austen è

“Northanger Abbey.” Jane interrompe il

grande come il più gran romanziere che

flusso dei miei pensieri. “Vuoi sapere di

abbia mai dato fondo a cielo e terra [...]. I

come la più improbabile delle eroine

suoi individui sono sempre in funzione di

diventi la protagonista di un romanzo

una società” scriveva Mario Praz nella sua

che fa il verso all'imperante moda dei

Storia della Letteratura Inglese del 1960.

romanzi gotici?” mi chiede.

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“Hai colto nel segno,” rispondo. “Non

cui la rinchiudeva in attesa della liberazione

capisco una cosa: perché è stato pubblicato

da parte dell'amato di turno. È la trama della

postumo, nel 1818, assieme a Persuasion?”

Bella Addormentata, se ci pensi.”

Jane sembra pensarci un attimo e poi

“In effetti…”

risponde calma: “Si tratta di due romanzi

“La protagonista di questo mio romanzo è

completamente diversi. Northanger Abbey

vittima due volte. Prima di tutto legge troppi

l'ho scritto intorno al 1797 ed è la storia di

romanzi gotici e ha la testa piena di strane

una ragazza qualunque, semplice e di pochi

idee. Secondo subisce uno sgradevole

mezzi, che viene invitata da una ricca coppia

equivoco: alloggiando infatti nel quartiere

a trascorrere con loro qualche tempo qui a

dei ricchi, assieme ai suoi benefattori, viene

Bath, la stazione termale più alla moda.

scambiata dal padre del giovane innamorato

Bath, come ben sai mia cara Violet, è una

per una ricca ereditiera e invitata nella loro

vetrina notevole per le fanciulle che

proprietà, l'Abbazia di Northanger,

giungono da ogni dove per accasarsi.”

appunto. Lo sprovveduto padre sogna per il

Annuisco e lei va avanti: “Spesso viene

figlio un matrimonio d'interesse e, quando

scelta come meta perché Londra, durante la

viene a scoprire che la ragazza non è che la

Season (la stagione dei balli e dei

povera figlia di un pastore, la congeda

ricevimenti N.d.A.), è proibitiva per via

bruscamente perché la sua sola colpa era di

degli elevati costi degli affitti. Bath invece è

essere meno ricca di quanto lui avesse

più o meno accessibile tutto l'anno e, a

creduto. Come se non bastasse, lei crede a

seconda del quartiere dove la famiglia della

sua volta di vivere in un romanzo gotico: non

ragazza da marito risiede, consente

appena mette piede nella vetusta abbazia,

l'avviarsi di un determinato giro di

immagina che il suocero abbia ucciso la

conoscenze. Vi sono infatti quartieri

moglie.”

destinati all'aristocrazia e ai ricchi, e altri

“Quindi l'immaginazione della tua

più popolari. Ma non credo che ti interessi

protagonista e quella del futuro suocero

questo, vero?”

giocano brutti scherzi a entrambi.”

“In effetti vorrei sapere di più su ciò che ti ha

“Esatto. Talvolta leggere troppo e senza

spinto a scrivere una parodia così sottile dei

coscienza critica porta a delle conseguenze,

romanzi gotici.” Ammetto senza vergogna.

come dire, per lo meno bizzarre.”

Con Jane si può parlare in maniera schietta,

“Ma tu cosa pensi del romanzo gotico?”

non è permalosa e ha una capacità di

“Io?” mi guarda stupita come se le avessi

prestare attenzione a tutto. Una perla rara.

chiesto la luna. “Che domanda sciocca,

Ride e poi mi si sistema la gonna. “Amavo i

Violet… io adoro i romanzi gotici. Sono un

romanzi della Radcliffe anche io, sai? Li

intrattenimento piacevole che svela molto

trovavo vertiginosi, avvincenti e sempre

più di tanti romanzi considerati alti.”

pieni di colpi di scena mozzafiato.

“Sbaglio o c'è una nota ironica nella tua

Finché non mi sono resa conto che la trama

voce?”

era sempre la stessa: la fanciulla in

Jane si alza e mi sorride: “Andiamo o vuoi che

ambasce, il cattivo e un oscuro maniero in

ci sorprendano le tenebre? Sai bene di cosa

cui la rinchiudeva in attesa della liberazione

sono capaci sulla nostra immaginazione.”

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Frankenstein MOSTRO O EMARGINATO SOCIALE?

di Marcello Gagliani Caputo


N

onostante la prima rappresen-

tazione cinematografica

risalga al 1910, la scelta di

considerare il Frankenstein del 1931 l'originale, o meglio il prototipo, nasce dalla rappresentatività che nella storia del cinema ricopre il film di James Whale, uno dei primi horror ancora oggi scolpiti nella memoria di appassionati o semplici amanti del cinema.

Un mostro senz’anima e senza parola oppure un uomo alla ricerca della propria identità?


Calato in un'atmosfera cupa e angosciante

Dal paesino spettrale e buio immerso in un

fin dalle prime battute, il film comincia con

luogo sconosciuto e neppure individuabile,

un funerale che si svolge in un paese

si passa così ai ghiacciai perenni del polo

immerso nel buio e battuto dalla pioggia

nord, a una ben più colorata e allegra

dove, dietro le sbarre del cimitero, fanno

provincia tedesca della fine del '700 fatta di

capolino i volti del dottor Henry

cime imbiancate di neve, balli, danze,

Frankenstein e del suo assistente Fritz, un

rumorosi mercati e favolose dimore di

gobbo dall'aspetto malaticcio e folle. Il viso

campagna molto più inserite nella realtà

del dottore è quello di un uomo corroso,

umana rispetto al film di Whale (ma sarà poi

ormai sull'orlo della pazzia, con profonde

un pregio?). Quell'atmosfera cupa e

occhiaie e rivoli di sudore che continuano a

opprimente che ancora oggi rappresenta

scivolargli dalla fronte nonostante il clima

uno dei maggiori punti di forza del

freddo. Tutto, lì attorno, sembra spettrale,

Frankenstein dell'Universal (insieme allo

grazie a uno stile spoglio e fluido che lascia

strepitoso trucco di Jack Pierce), viene a

molto spazio alla scenografia opprimente,

perdersi per lasciare spazio a un mondo

dalle case buie al cielo sempre nuvoloso e

totalmente nuovo e diverso in cui l'ansia e il

piovoso, fino al vecchio mulino

batticuore vengono sostituiti dall'orrore

abbandonato dove Frankenstein eeffettua f ettua i

della vista, dal quasi contatto fisico con le

suoi terribili esperimenti. Una scelta

malattie, dal marciume e da quanto di più

precisa che Whale ha più volte giustificato

brutto ci si poteva trovare davanti a quel

con la volontà di confezionare un vero film

tempo (epidemie di colera, impiccagioni

horror, fatto di tombe, mostri e personaggi

ecc.).

inquietanti per accontentare un pubblico, quello degli anni '30, che dal nuovo genere si aspettava innovazione. A sessant'anni di distanza tutto sembra invece cambiare: siamo nel 1994 e il registaattore Kenneth Branagh, probabilmente sulla scia del successo del Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola, decide di riportare sullo schermo un'ennesima trasposizione del romanzo di Mary Shelley, questa volta, però, mantenendo una maggiore fedeltà al romanzo (che manca nel prototipo di Whale) e quindi stravolgendo quasi totalmente l'immagine che ognuno di noi aveva della Creatura e del mondo in cui questa viene “abbandonata”.

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Le scene non si svolgono più di notte e sotto il diluvio, ma alla luce del giorno, all'interno di illuminate ed eleganti aule universitarie, c o s ì c o me g l i e s p e ri me n t i d i H e n ry Frankenstein non avvengono più in un vecchio e diroccato mulino ma in una casa al centro del paese, in un spettacolare laboratorio degno più di uno scienziato di fama mondiale che di un folle cercatore dell'immortalità. Ciò che colpisce maggiormente nei due film è l'approccio diverso che i due registi mostrano nel descrivere i personaggi principali delle loro storie e vale a dire il dottor Frankenstein e la sua Creatura. Nella pellicola di Whale, abbiamo di fronte un uomo ormai sull'orlo della follia: il suo sguardo da dietro le sbarre del cimitero è quanto di più inquietante si possa vedere, come anche la sua “leggerezza” nel disseppellire i cadaveri. Siamo di fronte a uno squallido profanatore di tombe o a uno scienziato ossessionato dalla “folle ambizione di creare la vita”? È questo l'interrogativo che il pubblico probabilmente si pone vedendo il Frankenstein del 1931 ed è questa risposta che nel 1994 Branagh cerca di dare nel suo remake (anche se con molte sbavature).

Qui sopra, Colin Clive nel laboratorio (Frankenstein, 1931); nella pagina accanto, Boris Karloff con il trucco di Frankenstein durante una pausa sul set di Frankenstein del 1931.

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Qui, infatti, il dottor Frankenstein è

Diversamente dal Frankenstein di

decisamente diverso: figlio di un conosciuto

Branagh, in cui il dottore cerca di

e stimato medico, anche lui vuole seguire la

combattere il mostro fino all'ultimo, in una

strada del padre; è un giovane entusiasta

sorta di caccia all'uomo dove le parti spesso

della vita, la sua sembra una famiglia felice,

si rovesciano e che lo porterà prima alla

spensierata… fino a quando, in una notte

pazzia e quindi alla morte, lasciando così

buia e tempestosa, sua madre non muore di

sola la sua Creatura che in un estremo atto

parto. Per Henry Frankenstein è un dolore

di amore (alla domanda “Perché piangete?”

immenso e insopportabile, che distrugge la

risponde “Era mio padre”) decide di morire

serenità della sua vita e che lo spinge oltre

con lui.

ogni limite. Il suo principale scopo diventa

Un personaggio, quello interpretato da

quindi quello di combattere la morte, di

Branagh che, se da una parte è a tratti

cercare di annullarla e di non permettere

irritante (per la maggior parte del film gira a

più che simili tragedie possano distruggere

petto nudo mostrando fiero il suo fisico

altre famiglie. Il percorso dello scienziato è

muscoloso, stile supereroe), dall'altra è più

qui molto più sviluppato e approfondito

apprezzabile del suo predecessore perché

rispetto al film di Whale, dove Frankenstein

maggiormente sviluppato. In lui, molto più

è presentato solo come un folle dall'ego

che nell'interpretazione di Colin Clive, si

smisurato che una volta creato il Mostro ne

nota il percorso verso la morte generato dal

perde il controllo causando disgrazie di

dolore, un dolore onnipresente durante

ogni genere e arrivando a sacrificarsi in

tutto il film e vero filo conduttore delle

prima persona

“gesta” dello scienziato folle, del mad

pur

di

mettere fine,

seppure tardivamente, al suo errore.

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doctor.


Ancora maggiore è il divario che separa le

mani e contro cui solo il potere purificatore

due Creature interpretate da Boris Karloff Karlo e

del fuoco può qualcosa.

da Robert De Niro.

Molto diversa è invece la Creatura

Nella pellicola del 1931, la maschera di

interpretata nel 1994 da Robert De Niro,

Karloff Karlo f è passata alla storia per la sua

disegnata in maniera più umana, a partire

mostruosità, per quegli occhi scavati nelle

dal viso che non sarà più abominevole, ma

orbite, il viso pallido e inespressivo, gli

più simile a quello di un sopravvissuto a un

elettrodi che gli escono dal collo in un

terribile incidente: un uomo sfigurato che

personaggio che della sua rigidità fa il

cerca di capire chi sia e dove sia, che si

proprio punto di forza.

aggira alla ricerca della sua identità

La C r e a t u r a d i K a r l o f f è u n m o s t r o

sbattendo contro la cattiveria umana e della

senz'anima e senza parola, spaventoso in

società stessa che lo ha generato.

tutto, dalla sua andatura barcollante, fino

La Creatura di Branagh è un bambino che

agli urli terrificanti. Con quei vestiti troppo

nasce da un abominevole parto, che esce

stretti e le cicatrici che gli solcano il viso,

fuori da una macchina a metà tra una bara e

ancora oggi rappresenta il prototipo del

un acquario di liquido amniotico, sopra il

mostro, dell'orco cattivo capace di uccidere

quale il suo creatore galoppa e si dimena

una bambina con la sola forza delle

follemente urlando “Vivi, vivi!”.

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Un povero bimbo che impara a parlare e a scrivere, a suonare il flauto, ma che nel momento in cui vorrebbe integrarsi tra la gente che lo circonda, viene cacciato e tacciato solo perché “diverso”. È un moderno emarginato sociale che vorrebbe soltanto una vita “normale”, nella speranza che un giorno la gente non abbia più paura di lui, ma che proprio quando ciò sembra avverarsi, va incontro a una ferale delusione, proprio come accaduto anni prima al suo creatore. Dal dolore, ecco, quindi, scaturire la violenza e la vendetta, a quel punto uniche risposte contro l'ostracismo di una società

James Whale

miope in cui, per uno come lui, ogni contatto umano diventa impossibile.

Kenneth Branagh 18


L’enigma Botticelli di Cinzia Giorgio Arte, delitti e mistero gli ingredienti del thriller ďŹ nalista al premio Tedeschi-Mondadori.


Focus on

18


Paul

Doherty L’oscura e sinistra foresta della storia

di Cinzia Giorgio

21


Focus on

Credo che ogni narratore, prima o poi, venga attratto dal desiderio di confrontarsi con un mito, grande o piccolo che sia. È una specie di rito di Oltre 100 passaggio: sul sentiero di ogni forma creativa, tradotti anche la più sperimentale romanzi e d'avanguardia, in 20 paesi esistono dei passaggi obbligati, delle prove, che non si possono evitare. Come un compositore fanno di non può eludere di affrontareDoherty la sinfonia, o ildei più uno informale degli scultori il corpo umano, così più influenti nella narrativa esistono delle strutture scrittori di archetipiche che “bisogna” in qualche modo tornare ancora una volta a raccontare.thriller E poco mediavale. Vede importa che ci siano alle nostre spalle dei giganti che lo abbiano già fatto: anchelalastoria sinfonia ha come avuto i suoi Beethoven e i suoi Mahler, ma non un’oscura per questo anche il più ardito e dissonante dei foresta nelle cui musicisti contemporanei può esimersi dal tenebre antiche tentare una sua via. si ilincontrano Nel mio caso, lo confesso subito, mito che mi personaggi aspettava all'angolo è quello forse più classico, il mito di Atlantide. Soprattutto per una sua unici. singolarità, che non mi sembra sia stata rilevata 22

P

aul Doherty è uno degli autori

inglesi più noti nel panorama del

giallo storico. Nato a Middlesbrough, nel Nord-East

dell'Inghilterra, classe 1946, Doherty ha

frequentato per tre anni l'Ushaw College a

Durham per diventare sacerdote, ma poi si è

laureato in storia alla Liverpool University e

ha insegnato all'Exeter College di Oxford,

dove ha conosciuto sua moglie Carla Lynn

Corbitt. Ha poi deciso di lasciare il mondo

accademico per dedicarsi all'insegnamento

nelle scuole superiori, diventando nel

settembre del 1981, preside della Trinity

Catholic School, di Woodford Green,

nell'Essex, dove hanno studiato anche i suoi


sette figli! La sua tesi di dottorato, che riguardava il

P

er una casa editrice, grande o piccola che sia, trovare nuovi talenti letterari su cui scommettere è un'ardua impresa. A facilitare il compito di scegliere tra le migliaia di manoscritti che arrivano sulle scrivanie degli editori vi è una figura, finora poco conosciuta ai più: l'agente letterario. Loredana Rotundo, titolare di una delle agenzie letterarie più quotate del nostro Paese, nella vita si dedica alla ricerca di talenti e all'intermediazione tra gli autori e le case editrici. Loredana ama i libri da sempre e questo ha segnato inevitabilmente il suo percorso personale e professionale, così come il cammino degli autori che si imbattono in lei e decidono di affidarle le proprie opere. Loredana Rotundo è diventata agente letterario dopo molti anni dedicati alle traduzioni letterarie e dopo aver frequentato il corso di scrittura creativa con Raul Montanari e i corsi di traduzione del romanzo giallo e rosa con i traduttori Tullio Dobner e Olivia Crosio. Nel 2004 ha deciso di fondare un'agenzia letteraria con due colleghe, per poi proseguire il suo cammino da sola. Fin da subito si è occupata della ricerca di autori italiani. Numerosi gli regno di Edoardo II d'Inghilterra, gli ha

W

fornito l'ispirazione necessaria per

cominciare a scrivere il suo primo romanzo.

L'idea di poter narrare, ciò che lui chiama:

“undergrowth of history”, ovvero il

sottobosco, ciò che non si racconta nei libri

di storia, gli ha dato la spinta giusta per

scrivere nel 1985 The Death of a King. Da

allora, Paul Doherty ha scritto oltre 100

libri, tra cui notevoli gialli storici

ambientati nel Medioevo inglese, nella

Grecia di Pericle, nell'antico Egitto e nella

Roma Imperiale di Costantino. I suoi

romanzi sono stati tradotti in più di venti

lingue e sono sempre ai vertici delle

classifiche di vendita internazionali. Doherty è spesso ricorso a pseudonimi per

firmare i suoi gialli. Tra i vari ricordiamo: C.

L. Grace, Paul Harding, Michael Clynes,

Il mio periodo storico prediletto è

Ann Dukthas e Anna Apostolou benché ora

sicuramente l'Inghilterra medievale,

usi solo ed esclusivamente il suo vero nome.

un'epoca davvero interessante. Ha tutto il

Il 31 dicembre 2011 ha ricevuto l'Order of

colore e la giusta consistenza che serve agli

the British Empire da Sua Maestà la regina

autori di gialli storici. Prima di tutto,

Elisabetta II. In Italia i romanzi di Paul Doherty sono stati

l'elemento gotico: tenebrosi castelli con i

loro sotterranei, le grandiose cattedrali

in parte tradotti e pubblicati da Piemme e

piene di luce; lusso e opulenza che

hanno ottenuto un ottimo successo di

stridevano con la più terribile povertà. Un

critica e pubblico. Gli abbiamo chiesto di

periodo pieno di contrasti; un periodo in cui

parlarci del suo ultimo romanzo e di dare ai

i cavalieri, nelle loro splendenti armature,

nostri lettori qualche consiglio per scrivere

si sfidavano nei tornei mentre nasceva la

– e leggere – i gialli storici. Professor Doherty, lei ha pubblicato

Brotherhood of the knife (la confraternita

diverse serie di gialli storici

ambientati nel Medioevo, nella

Grecia Classica, nell'Antico Egitto,

nella Roma Imperiale e così via. Qual

è il periodo storico che

maggiormente ha stimolato la sua

fantasia di autore di gialli?

dei coltelli), la garrotta e proliferavano i

veleni. Un'era in cui ai più atroci delitti si

contrapponevano momenti di gioia pura: si

potevano visitare magnifiche cattedrali,

come quella di Canterbury, per poi uscire da

quei luoghi sacri ed essere derubati, se non

uccisi, o incappare in qualche cadavere

riverso per strada.

25


P

er una casa editrice, grande o piccola che sia, trovare nuovi talenti letterari su cui scommettere è un'ardua impresa. A facilitare il compito di scegliere tra le migliaia di manoscritti che arrivano sulle scrivanie degli editori vi è una figura, finora poco conosciuta ai più: l'agente letterario. Loredana Rotundo, titolare di una delle agenzie letterarie più quotate del nostro Paese, nella vita si dedica alla ricerca di talenti e all'intermediazione tra gli autori e le case editrici. Loredana ama i libri da sempre e questo ha segnato inevitabilmente il suo percorso personale e professionale, così come il cammino degli autori che si imbattono in lei e decidono di affidarle le proprie opere. Loredana Rotundo è diventata agente letterario dopo molti anni dedicati alle traduzioni letterarie e dopo aver frequentato il corso di scrittura creativa con Raul Montanari e i corsi di traduzione del romanzo giallo e rosa con i traduttori Tullio Dobner e Olivia Crosio. Nel 2004 ha deciso di fondare un'agenzia letteraria con due colleghe, per poi proseguire il suo cammino da sola. Fin da subito si è occupata della ricerca di autori italiani. Numerosi gli Un periodo di grandissimo fermento

Non vorrei rivelare troppo, ma è pur vero

culturale: dispute tra filosofi, che si

che il romanzo riflette le fascinazioni che

confrontavano nelle Università di Oxford e

esercita su di me il Medioevo. E i miei

Cambridge, mentre gli stregoni praticavano

protagonisti sentono lo stridere della

la magia nera. Per non parlare degli orrori

contraddizione: se siamo tutti uguali

della Great Plague, la Peste Nera.

davanti a Dio, perché c'è tanta ingiustizia? I

L'universo medievale fornisce un

ribelli del 1381 cantano: “When Adam

panorama favoloso e ricco di vita.

delved (dug) and Eve span (spun) who was

La sua ultima fatica "The Straw Man"

then the gentleman?” Sapevano bene che vi

s e m br a e s s e r e u n a in te r e s s a n te

era qualcosa di profondamente ingiusto

reinter-pretazione delle Sacre

nella loro società. Tutti temi cari a

Rappresentazioni medievali e ha

Shakespeare.

un'eco Shakespeariana. Una grande

Lei ha scritto: "La Storia è una oscura

comédie humaine. Può dirci com'è

e talvolta sinistra foresta". È questo

nata l'idea per il suo romanzo?

l'aspetto che più la intriga e la induce

The Straw Men è il nome di una compagnia

a scrivere gialli storici?

di attori girovaghi. Il tema prende spunto

La Storia è una oscura e talvolta sinistra

dai grandi testi teatrali del XIV secolo. I

foresta. Cammini nelle sue tenebre antiche

paradossi sono evidenti: alta politica e

e incontri personaggi che non potevi

oscuri intrighi; il ruolo della legge e la più

nemmeno immaginare di creare. Donne

spietata vendetta.

come Olympia, madre di Alessandro

24


Magno, una donna formidabile

P

Quale consigli darebbe a chi vuol

er una casa editrice, grande o piccola che sia, trovare nuovi talenti letterari su cui scommettere è un'ardua impresa. A facilitare il compito di scegliere tra le migliaia di manoscritti che arrivano sulle scrivanie degli editori vi è una figura, finora poco conosciuta ai più: l'agente letterario. Loredana Rotundo, titolare di una delle agenzie letterarie più quotate del nostro Paese, nella vita si dedica alla ricerca di talenti e all'intermediazione tra gli autori e le case editrici. Loredana ama i libri da sempre e questo ha segnato inevitabilmente il suo percorso personale e professionale, così come il cammino degli autori che si imbattono in lei e decidono di affidarle le proprie opere. Loredana Rotundo è diventata agente letterario dopo molti anni dedicati alle traduzioni letterarie e dopo aver frequentato il corso di scrittura creativa con Raul Montanari e i corsi di traduzione del romanzo giallo e rosa con i traduttori Tullio Dobner e Olivia Crosio. Nel 2004 ha deciso di fondare un'agenzia letteraria con due colleghe, per poi proseguire il suo cammino da sola. Fin da subito si è occupata della ricerca di autori italiani. Numerosi gli ossessionata dal figlio. Aveva passato gli

scrivere un giallo storico?

ottanta anni quando fu uccisa durante una

Gli raccomanderei di pianificare con cura

rissa per strada! Alessandro una volta disse:

ogni dettaglio, facendo attenzione alle fonti

“Mia madre mi ha fatto pagare un affitto

riguardanti il periodo storico in cui si decide

carissimo per avermi ospitato nove mesi nel

di ambientare il giallo. Ma soprattutto gli

suo ventre!” O ancora si possono incontrare

direi di scrivere con passione.

personaggi come Peter Gaveston,

Gli direi di non scrivere seguendo i dettami

l'intelligente e bel favorito di re Edoardo II

del mercato, ma solo ciò che realmente lo

d'Inghilterra (1307 – 1327). Condannato a

interessa, perché non serve a nulla cercare

morte per aver attentato alla corona, ma

di imitare il successo di altri autori. Le

coraggioso fino alla fine: disse al suo boia di

parole sono come musica e coloro che le

essere troppo bello per essere decapitato.

sanno usare vanno dritti al cuore del lettore.

Gli diedero ragione e lo pugnalarono.

Tutto il resto non conta. Non si deve aver

O ancora uomini come Clarembald, Priore

paura di sbagliare: quando create, fatelo

del St Augustine's, a Canterbury quando

solo per passione. Si può sempre correggere

Thomas Becket fu ucciso. Clarembald aveva

un errore, e alla fine la passione copre molti

un debole verso le donne, tant'è che fu

peccati!

W

soprannominato “il padre di tutti i suoi

parrocchiani!”.

Lei è un autore molto amato in Italia.

Soprattutto le serie medievali, sono

Qui sotto, Paul Doherty

molto apprezzate qui da noi. Per non

parlare della serie di Claudia,

l'investigatrice dell'antica Roma.

Perché l'Italia?

Mi fa molto piacere avere dei lettori in

Italia. Ho io stesso un po' di sangue italiano

nelle vene! Mi hanno sempre affascinato

grandissimi italiani come San Francesco

d'Assisi, e la splendida campagna umbra

dove lui ha vissuto.

Per quanto riguarda la storia italiana:

l'antica Roma, i Borgia. È tutto così

affascinante! Tuttavia, confesso di avere un

debole per Roma. Semplicemente amo la

vostra capitale.

Potrei visitarla all'infinito! Talvolta penso

che in una vita precedente devo aver vissuto

lì. E ogni volta che ci penso, mi vien voglia di

ritornare a Roma.

25


26


Focus on

Frankie e i suoi fratelli

di Pier Luigi Manieri

n quella memorabile notte buia e

Modello che la modernità moltiplica e

tempestosa in cui la fertile mente di

amplifica attraverso libri, film, fumetti,

Mary Shelley generava

cartoni animati. L'idea che sopravvive alla

Frankenstein o il moderno Prometeo e nel

prova del tempo risiede soprattutto

medesimo tempo vedeva la luce, se di luce si

nell'anelare un'umanità che gli è preclusa e

può parlare riferendosi ad un vampiro, Il

che pertanto diviene struggimento,

Vampiro di Polidori, nessuno avrebbe

ossessione e dolore insanabile, fino a

potuto immaginare quale impatto e quali

sconfinare in odio e desiderio di

conseguenze avrebbe avuto la creatura

sopraffazione verso l'uomo che è padre e

ideata dalla scrittrice romantica sull'im-

fratello a un tempo, tanto prossimo eppure

maginario fantastico-fantascientifico

irraggiungibile. Il contrasto con se stessi per ciò che si è e ciò

I

contemporaneo. L'invenzione letteraria dell'uomo,

che si desidera divenire e insieme il

artificiale nei meccanismi che ne

conflitto con un mondo che rifiuta e

consentono l'azione, ma umano nei

osteggia ciò che non può comprendere, si

sentimenti, diviene in uno spazio temporale

afferma come grande tema universale

relativamente breve, archetipo.

generando una messe pressoché infinita

27


di variazioni sul tema laddove l'uomo da

del cinema. Va comunque detto che il Batty

entità guida diviene uno scomodo inquilino

di Scott è molto diverso da quello

da sottomettere o estinguere, come accadrà

immaginato da Dick. Guadagnandoci in

spesso nelle declinazioni narrative più

complessità e affermandosi come uno degli

recenti. Sia che la Creatura di Mary Shelley

antagonisti più affascinanti di ogni tempo,

abbia consapevolmente o meno influenzato

fino a rubare la scena al protagonista.

o ispirato i replicanti di Philip K Dick, è

Blade Runner, del 1982 è anticipato al

palese come tra Roy Batty e Frankenstein vi

cinema da 2001:Odissea nello spazio che è

sia una linea di continuazione ideale. Batty

del 1968, anno in cui Dick stendeva il suo Do

può esser visto come l'evoluzione naturale-

Androids Dream of Electric Sheep. Il

artificiale del Prometeo. Superiore sul

protagonista del capolavoro di Stanley

piano estetico, fisicamente più agile e

Kubrick è HAL 9000. Un computer. Di più,

maggiormente dotato intellettualmente.

un computer senziente. Che quando

Identico però nel tormento che ne devasta

percepisce di esser in pericolo, diviene una

l'anima, se un'anima può possedere un

minaccia mortale. Il cineasta inglese, più

"lavoro in pelle". Un tormento che lo

tardi ritornerà ad esplorare la suggestione

porterà ad uccidere il suo stesso creatore. E

del biomeccanico, coadiuvato da Steven

tuttavia Batty si dimostra "più umano

Spielberg realizzando A.I. . Poetica e

dell'umano", quando salva Deckard da

delicata, sia pure non pienamente

morte certa e successivamente

convincente rielaborazione in chiave

nell'accettare solennemente di spegnersi

elettronica di Pinocchio, in cui si

come un comune macchinario cui si

materializzano tutti gli interrogativi che da

consumi la batteria, congedandosi però con

sempre definiscono l'essere umano:”Chi

un monologo entrato di diritto nella storia

sono, da dove vengo, dove vado”.

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Quasi combinando insieme le due storie, in

devastante messa in atto da un esercito

Giappone e in America hanno vita Kyashan

implacabile di robot e androidi.

(1973) e Terminator (1984), il primo ad

L'atmosfera rarefatta e l'ambientazione

opera di Tatsuo Yoshida, il secondo, di

mitteleuropea non solo amplificano

James Cameron. Fondatore della

l'effetto disturbante ma in qualche modo

Tatsunoko Productions, il fumettista

sembrano rimandare proprio alla creatura

nipponico indagherà ossessivamente la

Shelleyriana. Rimando ancor più esplicito,

relazione uomo-macchina, come

laddove Kyashan, viene scacciato e

dimostrano oltre a Kyashan, gli anime

bersagliato dagli stessi esseri umani che lo

H u r r i c a n e P o l y m a r e i l

assimilano ai robot invasori. E se la

successivoTekkaman. Indagine che si

gerarchia e le truppe d'occupazione

estenderà anche nella variante che ribalta il

ricordano il 3o Reich, il finale con Bryking

punto d'osservazione, vale a dire, l'uomo

riconvertito e impiegato a regolare il

che diviene automa. Kyashan è un'opera

traffico, ricorda l'Alex di Arancia

fredda, dolente, in cui lo spettatore vive

meccanica.

quasi in prima persona il travaglio interiore

Kyashan, s'impone dunque come opera di

dell'eroe non più umano e l' azione

assoluto spessore, in cui il topos del

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principio "Cogito ergo sum". Data, nell'utopia di Gene Rodenberry è metaforicamente un messaggio d'integrazione ed insieme di evoluzione positiva. Tornando al cyborg Terminator, - ma in realtà, più che un cyborg si tratta di un androide, avendo organi arificiali e l' Endoskeleton, uno châssis d'acciaio indistruttibile - ed estendendo la finzione ad un altro topos letterario come il viaggio nel tempo, assistiamo a ritroso, alla genesi dell'essere artificiale. E allo sterminio della razza umana. Le distopie di Kyashan e Terminator, divengono elemento attualizzato al tempo «diverso», trova raro concepimento,

della realtà virtuale con Matrix. Anche qui le macchine dominano sul

soprattutto se si considera il fatto che si

mondo e piccole schiere di umani ribelli

tratta pur sempre di un prodotto

tentano di opporsi “risvegliandosi” da un

d'intrattenimento. Il diverso e il conflitto

sonno indotto. Nel collage citazionistico

d'identità, anima anche un altro androide

messo in scena dai fratelli Wachowski,

ugualmente celebre, il Data di Star Trek-

merita una menzione a parte l'agente

Next Generation. Elemento che conferisce

Smith, il programma senziente che dà la

valore alla serie tanto sul piano

caccia a Neo e Morpheus. Uno dei più bei

dell'umorismo quanto su quello riflessivo.

cattivi del grande schermo cui presta il volto

Data infatti, ha il gravoso ruolo di sostituire

Hugo Weaving che poi sarà anche il re elfo

Spock per dar corpo alla figura dell'estraneo

Elrond ne Il Signore degli Anelli e il

che pur complementare all'uomo rimane

giustiziere mascherato di V-per vendetta.

comunque un elemento alieno. Data fa di

L'agente Smith è per molti versi umano.

tutto pur di sottrarsi alla sua natura

Prova pulsioni, reazioni emotive,

artificiale, appellandosi, esattamente come

sentimenti. Di odio, soprattutto.

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Gothic Art

Estetica dell’inquietudine di Rosanna Mele

Il

Ordine

e l’


Saturno che divora i suoi figli, olio su muro

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Goya

Blake Bosch Durer Bruegel

Il viaggio

L

'uomo, prima ancora che parlare, ha

imparato a comunicare attraverso

nell'Estetica

simboli e immagini che gli hanno

permesso di abbandonarsi ad audaci slanci

dell'inquietudine, spazia nel tempo, tra sonno e morte, sacro e profano, alla ricerca di “artisti maledetti”,

dell'anima tra bene e male e indagini sul mondo, sull' essere umano. Così l'artista, intento a rappresentare l'esistenza, esplora il proprio inconscio e nuovi linguaggi; sperimenta conoscenze e possibilità, creando, quasi come un "nuovo Dio", altri mondi paralleli e ideali da perpetrare attraverso la propria arte. Questo invasamento, ha un profondo significato perché indica la continua oscillazione dell'artista tra tormento ed entusiasmo, la sua fatica a essere appagato dalla propria opera che deve riprodurre un messaggio

che hanno fatto

universale. Sa che i suoi dipinti, le sue figure poetiche, le sue sculture non sono voci

dell'inquietudine dell’anima un principio di bellezza e visione.

particolari di un momento, ma sono espressioni eterne. Da qui l'ansia, la tensione alla perfezione Compiuta la propria opera, l'artista sovrabbonda di entusiasmo, vive il proprio senso di onnipotenza, il desiderio di eternità, la dicotomia tra bello e brutto, bene e male, luce e ombra. In quest'ottica, l'estetica dell'inquietudine è una sorta di vertiginoso strapiombo che apre


possibilità illimitate di lettura semiologica,

Rimbaud che scrisse “Il poeta deve farsi

iconografica, simbolica, addentrarsi nelle quali

veggente, esplorare l'ignoto” o ancora,

significa tentare di indagare l'ignoto, di

illustrazioni di A.L.I. Kubin e leincisioni di M.

risolvere i grandi enigmi della geniale e oscura

Klinger, le deformazioni pittoriche di F. Bacon.

creatività.

L'indagine vuole essere un contributo di studio,

Due figure mitologiche Hypnos e Thanatos

un tributo di riconoscenza verso alcuni

leitmotiv dell'intera trattazione, delimitano lo

indiscussi prodigi pittorici del passato. Una

spazio di questo viaggio tematico tra pittura e

rilettura iconologica sulla notte, i suoi sogni, la

incisione,

la cui navigazione si sviluppa

caducità della vita le sue paure. Il tentativo di

cercando di evitare di tracciare sia una sorta di

individuare, anche nell'arte contemporanea,

storia del visionario e dell'ignoto dal XV al XXI

inedite e talvolta inquietanti identità creative,

secolo, sia di definire i contorni teorici del

indagare sull'inconscio e i suoi linguaggi, sulla

genere nelle arti figurative.

sperimentazione artistica intesa come libera e

Uno studio, questo, che tende a delineare nuove

ritrovata espressione emozionale.

chiavi di lettura iconografica comparando

L' esplorazione spazia nel tempo, tra sonno e

artisti spesso assai diversi tra loro per cultura e

morte, sacro e profano, alla ricerca di “artisti

formazione. Autori e opere che tra passato e

maledetti”, che hanno fatto dell'inquietudine

presente hanno subito e subiscono il fascino di

dell'anima un principio di bellezza e visione.

ciò che è insolito, bizzarro, immaginativo, a

alternando al reale, l'onirico, al meraviglioso il

tratti onirico, mostruoso, orrido.

diabolico. Dal buio, così come emerge il senso di

Nell'imagerie dell'oscuro e del visionario,

angosciosa inquietudine legato alla paura

possiamo delineare due diverse configurazioni,

dell'ignoto lato oscuro presente in ognuno di

legate alla teoria estetica dell'inquietudine. Da

noi, emerge anche l'armonia e l'amore per il

una parte ci vengono incontro la Dròilerie (il

Simbolismo e le forme d'espressione

mostro medioevale, essere fiabesco e

primordiali, gli archetipi come mostri, demoni

meraviglioso per eccellenza che prende vita dal

di origine popolare.

gusto esuberante per l'ibrido), i Gargoyles di

Riaffiora, il Sublime anche al negativo, che è

Nôtre Dame di Parigi e di Chartres, i Misch-

immenso e lascia l'uomo senza fiato, la bellezza

Wesen (esseri metà uomo metà animali) che

trascendente e l'Oltre; la sublimazione dell'

hanno come punto terminale della loro

inconscio, l'attenzione alla notte

evoluzione gli esseri metà viventi e metà cose di

l'immaginario che genera. La notte, come

H. Bosch nel cui solco si pongono le xilografie di

topos, rappresenta non solo il prevalere delle

P. Bruegel il Vecchio, dedicate ai vizi,virtù e

tenebre sulla luce, ma anche l'oscurità più

follie o le opere visionarie di A.Durer

antica e pura, il buio profondo che cela in sé,

sull'Apocalisse di S. Giovanni.

l'origine caotica delle forze vitali.

Dall'altra abbiamo invece, i mostri notturni di F. Goya, di W. Blake, J. H. Fussli, nei quali Baudelaire individuò due elementi nuovi e caratteristici, la verosimiglianza e l'umanità; ancora il linguaggio simbolista di O. Redon, G. Moreau i cui principi furono teorizzati da

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le

e


e tu che

Mostra Sei? di Paola Pegolo

LA “GOTHIC LOLITA”. L'eroina gotica vittoriana è una donna piena di virtù: buona, sensibile, con un animo puro e nobile. Spesso nei romanzi è la vittima predestinata dal malvagio, generalmente un uomo, che lei con spirito da crocerossina spera di redimere. Non fatevi però ingannare dalla sua eccessiva innocenza: spesso la dolce fanciulla è anche una gran ficcanaso: va a curiosare nelle soffitte, legge la corrispondenza che non è indirizzata a lei, apre vecchi bauli e

e scardina le serrature di porte proibite. E visto che se la va proprio a cercare, alla fine si ritrova a tirare su in fretta la sua ingombrante gonna e sottogonna di pizzi e crinoline e a scappare di corsa da castelli infestati isolati nel nulla, correndo in mezzo a brughiere tempestose nella foschia di notti invernali, lugubri e tenebrose. Oggi il suo outfit avrebbe le vesti di gothic lolita: uno stile nato in Giappone e poi diffuso tra le giovani di tutto il mondo, passando dal quartiere alternativo londinese di Camden Town, dove spesso le tendenze urbane diventano un cult. Reminescenze leziose tipiche vittoriane dal gusto romantico (pizzi, bustini, nastri, fiocchi e fiori, cappellini e stivaletti) si mescolano a teschi e croci e ad altri elementi orrorifici e steam punk. Il nero ed il rosso (anche nella variante della stampa tartan, squisitamente british) si sposano con i colori pastello, in particolare il bianco, il blu o il rosa, per dare la sensazione di purezza e vulnerabilità e allo stesso tempo di inquietudine e mistero. Gli abiti da gothic lolita sono tra lo stile da governante, come Jayne Eire, e quello da bambina innocente, come Alice di Alice in the Wonderland. Ammiccante e femminile, con le sue forme strizzate ed infiocchettate e le sue gonnelline svolazzanti, la gothic lolita è senza dubbio la classica gatta morta.

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LA “VAMP”. Spettro, spettro delle mie trame, chi è la più stronza del reame? Naturalmente è lei. Misteriosa e sensuale come una dark lady, ma molto più cattiva. Non necessariamente bella, la vamp però sa bene quello che vuole e come ottenerlo e, per farlo, ricorrerà ad ogni mezzo. Sceglie l'uomo che sarà la sua vittima, se già impegnato e ricco meglio ancora, poi con lucida perfidia sfodererà tutte le sue armi di seduzione per irretirlo e manipolarlo, salvo poi portarlo all'estrema perdizione e alla rovina. Dopo aver letteralmente succhiato tutte le risorse sessuali ed economiche del malcapitato, lo butterà via come uno straccio per passare a vampirizzare il successivo. Non di rado la vamp è divorziata o vedova (ovviamente nera e allegra!). Non è casuale che il termine “vamp” sia l'abbreviazione di “vampiro”. La femme fatale diabolica è senza pietà: la riconosci già dal modo in cui cammina, parla e si veste. Il suo stile è gotico classico, la megera ama l'eleganza, gli abiti fascianti e la lingerie burlesque, i tacchi altissimi e le borsette dove portare sempre con sé rossetto rosso sangue, veleni e piccole armi. Chi la incontra, è dannatamente fottuto.

LA “WEREWOLF GIRL”. La lupa mannara è una dark lady molto sexy e ribelle. Anche lei è una mangiatrice di uomini, ma per pura feroce istintualità, non è calcolatrice come la vamp. Single ed indipendente, ha un rapporto conflittuale con la depilazione, per questo agli abiti, preferisce skinny pants in pelle, naturalmente umana. Ama i cimiteri dove va spesso con aria soddisfatta a far visita agli uomini che l'hanno fatta soffrire: nessuno di loro è sopravvissuto alla sua furia. Il suo libro preferito è “Donne che corrono con i lupi”. Il suo tipo di uomo ideale è dominante, un capo branco, ma per lui la werewolf girl non si prostrerà mai a quattro zampe, se non in particolari momenti. Le piacciono i maschi con una bella barba e non sopporta l'uomo zerbino, una preda facile che dopo un po' fa troppa polvere. E' una donna con una doppia personalità, il suo temperamento è piuttosto irascibile, specialmente durante le notti di luna piena. Attenzione a non farla arrabbiare: potrebbe trasformarsi in una belva satanica e dilaniarvi con graffi e morsi. Il suo look è tra il gothic casual-chic ed il punkish, molto grintoso. Adora le borchie, i tacchi a stiletto, gli accessori fetish, i dettagli in ecopelliccia e la manicure con unghie affilatissime.

Vamp, Werewolf o Gothic?

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6884

di Arthur Lombardozzi

Il più ripugnante film della storia del cinema!

Q

uando uscì al cinema, alla fine degli anni Settanta, Non violentate Jennifer! (I Spit on Your Grave, 1978) fu considerato da molti critici e spettatori come uno dei film più ripugnanti della storia del cinema. Più che nel genere horror, questo lungometraggio a basso costo diretto dal regista Meir Zarchi può essere inserito nel filone dei rape and revenge movies (film di stupro e vendetta), un sottogenere cinematografico coltivato soprattutto nelle produzioni underground statunitensi e di cui Non violentate Jennifer! rappresenta per molti aspetti l'esempio paradigmatico. La storia ha inizio con la giovane scrittrice Jennifer (interpretata da Camille Keaton) che si reca in una casa di villeggiatura con l'intenzione di dattiloscrivere un romanzo nella quiete della campagna americana. Ben presto il suo lavoro viene però disturbato dall'irrompere sulla scena di quattro giovinastri sfaccendati, uno dei quali con un lieve ritardo mentale, chiaramente attratti dall'avvenente forestiera. Jennifer finisce così con il subire da loro ogni forma di violenza, nel corso di una lunga e quasi insopportabile catena di soprusi.

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Credendola morta, i quattro abbandonano infine la malcapitata, che riesce invece a riprendersi e a organizzare una feroce vendetta, avvalendosi peraltro di tecniche stravaganti: si segnalano, nell'ordine, un'impiccagione, un'evirazione, un ben assestato colpo d'accetta e, per chiudere in bellezza, l'uso improprio di un'elica a motore. Il film si distingue per l'essenzialità dei mezzi utilizzati, la lentezza delle scene, la voluta assenza di una colonna sonora, una certa ironia nell'esasperazione della

Ulteriori difficoltà il film ha dovuto

violenza e la grottesca inverosimiglianza di

affrontare con la censura: in alcune nazioni

alcuni aspetti della vicenda. Inizialmente fu

(Irlanda, Norvegia, Germania) ne è stata

accolto dalla critica come un filmaccio di

addirittura proibita la diffusione, per la

serie B: nel Chicago Sun-Times fu bollato

presenza di scene di sadismo nei confronti

come “spazzatura senza alcun pregio

di una donna. In Italia è uscito nel 1983, con

artistico” dal critico cinematografico

il titolo Non violentate Jennifer!, in una

Robert Ebert. Non pochi problemi il film

versione ampiamente tagliata e con il

incontrò nel trovare una vera distribuzione:

divieto ai minori di 18 anni.

solo nel 1980 la Jerry Gros Org. ne garantì la

Solo a partire dagli anni Novanta il film è

proiezione in varie sale, imponendo

stato oggetto di una rivalutazione critica:

peraltro di cambiare il titolo dall'originario

accusato inizialmente di misoginia, è stato

Day of the Woman (“Il giorno della donna”)

infatti più correttamente reinterpretato

al definitivo I Spit on Your Grave

come favorevole al punto di vista

(letteralmente: “Sputo sulla vostra

femminile.

tomba”).

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In effetti la protagonista, avvenente e dai

Col tempo e con le varie riedizioni in

modi gentili, è l'unica figura con cui lo

versione VHS e poi DVD per il mercato

spettatore può ragionevolmente

domestico, Non violentate Jennifer! è

identificarsi, mentre i quattro uomini sono

diventato fra gli appassionati di horror un

così ripugnanti da apparire poco più che

piccolo cult movie, di non elevato livello

animali. Se un rimprovero può essere

artistico, ma dotato di alcune

mosso al film, è casomai quello di incitare a

caratteristiche interessanti. Nel 1993 è

farsi giustizia da sé, inserendosi comunque

stato girato un seguito, dal titolo Savage

in un ricco filone cinematografico che

Vengeance, in cui l'attrice Camille Keaton

comprende, fra gli altri, Straw Dogs (Cane

interpreta nuovamente il ruolo di Jennifer;

di paglia, 1971), Deliverance (Un tranquillo

nel 2010, infine, Meir Zarchi ne ha prodotto

week-end di paura, ‘72) e la serie iniziata

un remake, intitolato ancora I Spit on Your

con Death Wish (Il giustiziere della notte).

Grave, per la regia di Steven R. Monroe.

La protagonista, Camille Keaton, è nientemeno che la pronipote del grande Buster Keaton, genio della comicità ai tempi del muto. Pur avendo vinto un premio come migliore attrice nel festival internazionale del cinema in Catalogna, proprio per la sua interpretazione in Non violentate Jennifer!, Camille Keaton non ha avuto in seguito una carriera cinematografica di rilievo. Il film, girato in Connecticut, è in parte ispirato a un fatto di cronaca: il regista Meir Zarchi ha sostenuto infatti di aver tratto spunto dalla vicenda di una ragazza che, dopo aver subito violenza da due uomini, non era stata adeguatamente soccorsa e ascoltata dalla polizia. Da

à t i s rio

qui l'idea di un film in cui la vittima si facesse giustizia da sola.

Cu

Non violentate Jennifer (I split on your grave) USA 1974 105 min. di Brian De Palma con Michael Caine Angie Dickinson Nancy Allen Keith Gordon


Da leggersi

Da leggersi all’imbrunire

Il vecchio nell’angolo di Emmuska Orczy Sellerio Pag 139 € 14,00 Recensione di Cinzia Giorgio

pparsi tra il 1901 e il 1909, i dodici racconti della raccolta Il Vecchio nell'Angolo avevano suscitato interesse più per la loro autrice che per il reale valore delle narrazioni. Si trattava della celebre Baronessa Emmuska Orczy (1865 – 1947), ungherese di nascita e inglese di adozione, nonché autrice dell'avvincente serie di romanzi sulle avventure della famigerata Primula Rossa. La Baronessa di Orczy era stata coinvolta dall'ondata di furore popolare per il genere poliziesco che allora andava per la maggiore in Inghilterra, grazie a Conan Doyle. Il giallo l'aveva entusiasmata tanto da scrivere una serie di novelle con la prima investigatrice della storia: Lady Molly di Scotland Yard. Una vera è propria pioniera del genere se si pensa che fu ancora lei ad inventare anche un nuovo tipo di detective, uomo stavolta, che poi verrà definito come Armchair Detective, ovvero il detective sedentario, che risolve i crimini più complessi ed efferati utilizzando solo la logica. La Orczy inventa un personaggio strano: un vecchio che non ha un nome, è antipatico, a tratti viscido, e siede in un angolo di un bar sorbendo il suo latte e divertendosi a fare nodi a una fune e a risolvere misteri. Sua interlocutrice è la giornalista Polly Burton, che lo interroga sui crimini più disparati, senza a volte nascondere un po' di disgusto verso il suo interlocutore. I racconti vanno dai delitti, ai furti passando attraverso misteriose sparizioni, tutto ambientato attorno all'angolo del bar londinese dove il vecchio siede.

A

Zofloya di Charlotte Dacre

Recensione di Cinzia Giorgio periamo in una traduzione italiana di uno dei pilastri del romanzo gotico inglese: Zofloya. L'autrice è Charlotte King (1782-1841), figlia di John King, uno scrittore radicale molto conosciuto a Londra. Charlotte, nota ai più come Charlotte Dacre, si firmò inizialmente come Rosa Matilda, e più tardi adottò un secondo pseudonimo per confondere i suoi critici. Figlia di due divorziati (il padre sposò in seconde nozze la contessa di Lanesborough) Charlotte nel 1806, alla morte della moglie del padre, sposò con Nicholas Byrne - da cui aveva già avuto tre figli - un editore che sarebbe poi diventato un socio fondatore del quotidiano londinese The Morning Post. Charlotte Dacre è diversa dalle altre autrici di romanzi gotici: crea eroine aggressive, piene di passione, mosse da forti desideri sessuali e grandi ambizioni. Il suo romanzo il più conosciuto è Zofloya, che apparve nel 1806 e venne tradotto in tedesco e in francese. Zofloya narra le vicende di una donna che segue, attacca brutalmente e infine uccide una ragazza che considera sua rivale in amore. Nonostante la pressante brutalità, la storia presenta una morale: le giovani donne devono essere consapevoli dei pericoli ai quali può indurre la lussuria. Nel mondo letterario, il nome di Charlotte Dacre è rimasto nell'oscurità per quasi due secoli. Le sue opere erano state ammirate da molti dei grandi nomi della letteratura del tempo, e i suoi romanzi influenzarono persino Percy Bysshe Shelley, che ne stimava lo stile e le capacità creative.

S

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all’imbrunire La camera d’ambra Matilde Assensi Bur Recensione di Cinzia Giorgio

a protagonista del romanzo di Matilde Asensi, La Camera d'Ambra è Ana Galdeano, di giorno antiquaria e di notte ladra e falsaria di opere d'arte insieme al “gruppo degli scacchi”. La storia affonda le sue radici nel lontano 1941, durante la seconda guerra mondiale, quando l'esercito tedesco saccheggiò gli antichi palazzi degli zar di San Pietroburgo e trafugò molte opere d'arte di inestimabile valore, che scomparvero misteriosamente. Tra queste opere fu anche smontata e asportata la famosissima Camera d'Ambra: cinquanta metri quadri di preziose lastre di ambra del Baltico. Dopo aver messo a segno un colpo in un castello sul lago di Costanza, il gruppo degli scacchi si rende conto di trovarsi sulle tracce della scomparsa Camera, da molti definita una delle otto meraviglie del mondo. Capiscono però presto di non essere i soli a cercarla e da qui si sviluppa un'avventura ricca di colpi di scena, enigmi da risolvere, inganni e false rivelazioni.

L

Frankenstein di Mary Shelley Audiobook Mp3 Voce narrante: Fabio Bezzi Alfaudiobook (www.alfaudiobook.com) Recensione di Cinzia Giorgio

rankenstein' di Mary Shelley fu pubblicato la prima volta nel 1818, e modificato dall'autrice per una seconda edizione nel 1831. L'idea del romanzo risale al 1816 quando, durante una vacanza nei pressi di Ginevra, Mary Shelley e il suo gruppo di amici letterati, tra cui Byron, decidono di sfidarsi a scrivere una storia sul soprannaturale: da questa gara nacque 'Frankenstein o il Prometeo moderno'. La storia dello scienziato portato dall'ambizione a sfidare le leggi dell'etica e della natura, e della creatura da lui creata, divenne da subito un best seller, il cui fascino è giunto invariato fino ai nostri tempi. La lettura è affidata da Alfaudiobook a Fabio Bezzi (la voce di Mary Shelley è di Debora Zuin). Fondata nel Novembre 2008 da Fabio Bezzi e Luca Vittori, ALFAUDIOOK AUDIOLIBRI ha riunito intorno a sé un gruppo di lavoro di scrittori, grafici, disegnatori, musicisti, traduttori ed attori che, ognuno con le proprie competenze, dà vita alle creazioni della casa editrice.

F

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Recensione Maxima

Autore: Pier Luigi Manieri Titolo: La regia di frontiera di John Carpenter Editore: Elara (collana Fantascienza saggi)

42


G

ià dal titolo la monografia ci pone di

fronte ad una suggestione: quel “regia

di frontiera” è un luogo geografico

quanto concettuale. Una meta fisica ed insieme allegorica di molti film del regista statunitense (1997: fuga da New York, La cosa, Halloween) ma anche un'immaginaria linea che divide. Il testo si offre pertanto al lettore come analisi “alternativa” volta a esplorare gli stilemi che hanno codificato il cinema di John Carpenter, grande cineasta erroneamente imprigionato nelle etichette dei generi cinematografici. L'autore ripercorre, in ordine filologico, la

ripercorre la carriera proponendo una chiave di

filmografia del regista americano

lettura tanto inedita quanto affascinante e

analizzandone i vari aspetti e le ripercussioni

convincente. La regia di frontiera di John

positive che la sua opera ha generato nei

Carpenter, quasi attraverso una scomposizione

confronti di tutte le espressioni creative, dal

delle pellicole carpenteriane, le esamina da

fumetto al cartone animato fino al videogioco e

molteplici angolazioni, nel tentativo di

lo fa con l'arguzia e la partecipazione del fan e

restituirci il punto di vista del regista sul cinema

con la perizia del biografo. La “Frontiera”, come

e sul suo cinema. Genio poliedrico, Carpenter -

sottolineato più volte nel libro, è un luogo

che è anche sceneggiatore, compositore, attore,

mentale prima ancora che fisico o geografico.

produttore e montatore - è un autore “di

Nel saggio di Manieri si sviscera come il cinema

confine”, un fenomeno forse unico nel

di Carpenter sia un grande metalinguaggio in

panorama cinematografico internazionale.

cui far confluire in modo armonico le

Un cineasta apparentemente sospeso tra

suggestioni che ne hanno definito lo stile, dal

mestiere e autorialità, legato indissolubilmente

cinema alla letteratura e alla musica che diviene

al fantastico e all'horror, che gioca da sempre

un vero e proprio personaggio. L'autore analizza gli effetti che le sue opere

con i generi fino a nascondere, tra le "pieghe" del

hanno avuto sul cinema contemporaneo, e spiega come a lui e ai suoi topos e stilemi abbiano guardato più o meno esplicitamente tutti i creativi più rappresentativi del nostro tempo, da Sclavi a Tarantino, a Besson. “La regia di frontiera di John Carpenter” è dunque un'interessante monografia finalizzata ad esplorarne la dimensione di cineasta per

suo cinema, la sua vera essenza, che molto ha a che fare con la frontiera:” Carpenter ha scelto da subito di guardare all'interno del suo mondo, alla ricerca della sua essenza, e l'essenza americana è nel western” dice Manieri. L'essenza di un cinema che ha esaltato le generazioni di spettatori degli ultimi 40 anni e che Pier Luigi Manieri, nelle sue circa 200

comprendere se e in quale misura trovi

pagine, consegna alla storia.

collocazione definitiva tra quelle firme che per

Il volume, con prefazione di Ugo Malaguti, è

stile, ampiezza di respiro e influenza sul cinema

completato da schede biografiche riguardanti

successivo, hanno fatto la storia del cinema

gli interpreti più significativi del suo cinema, e

americano.

Nel volume Pier Luigi Manieri

da interviste a Sergio Alan Altieri, Marco

mette in discussione alcune "certezze" ormai

Manetti, Marco Spagnoli, Michelangelo La Neve

acquisite circa l'autore, ed allo stesso tempo ne

e Roberto Genovesi.

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di Elizabeth Sherrinford utti gli appassionati lo ricordano, soprattutto, per i suoi film horror splatter, il genere che lo consacrò tra i registi italiani più amati dell'ultimo secolo da parte dei cultori del macabro, ma Lucio Fulci, nato a Roma, classe 1927, ha dedicato la sua vita al cinema, come un vero artigiano, e alle arti a tutto tondo, senza mai risparmiarsi, nonostante le critiche. Cresciuto senza il padre, dopo essersi diplomato in uno dei Licei Classici ancor oggi più noti della Capitale, mostrò subito la sua attitudine per l'arte, frequentando pittori e artisti e iniziando a collaborare con alcuni quotidiani. L'ingresso nel mondo del cinema avvenne in seguito a una delusione d'amore, o almeno così si racconta, dopo la quale Fulci decise di iscriversi al Centro Sperimentale di Cinematografia. Una volta ottenuto il diploma, iniziò coi documentari e, dopo essere stato presentato a Stefano Vanzina, in arte Steno, divenne suo il suo miglior allievo e aiuto regista in alcune commedie con Totò protagonista. L'esordio alla regia avvenne nel 1959 con “I Ladri”, per volere di Totò stesso. Poco tempo dopo, però, i rapporti tra i due si incrinarono, tanto che Fulci dichiarò, in seguito, di essere stato “un errore di Totò”, e di aver debuttato

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Lucio Fulci il terrorista dei generi come regista solo per suo volere e per gravi difficoltà economiche, perché, in realtà, avrebbe preferito continuare a essere un semplice sceneggiatore per il resto della sua carriera. Da quel momento, però, Lucio non smise mai di dirigere, dedicandosi, dopo le commedie, ai cosiddetti musicarelli, poi agli spaghetti western e infine ai gialli, in tutte le loro possibili sfumature. La vera svolta avvenne all'inizio degli Anni Settanta con “Beatrice Cenci”, film ispirato al personaggio storico realmente esistito. Estremamente violenta, erotica e onirica, questa pellicola è ancor oggi ammantata da uno strano alone di mistero, visto che, nello stesso anno in cui fu girata, Fulci perse la moglie, suicida a causa di un'errata diagnosi medica, e la madre.


Verso la fine degli Anni Settanta, dopo “Non si sevizia un Paperino” e “Sette note in nero”, passando per il thriller e il giallo italiano, da lui rivisto in chiave decisamente più cupa e all'insegna dei colpi di scena, Fulci approdò definitivamente all'horror e iniziò a mettersi alla prova come re del brivido. Con “Zombie 2”, inizialmente pensato come una copia faidate dell'originale romeriano, Fulci sconvolse critica e pubblico, personalizzando un genere che sembrava appannaggio del Maestro d'oltreoceano. La scena nella quale all'attrice Olga Karlatos viene trapassato un occhio con una scheggia di legno è diventata un vero e proprio topos della cinematografia horror, ancor oggi orgogliosamente citato dai più grandi registi del momento nei loro film. Lucio Fulci amava definirsi un terrorista dei generi, perché, vista la sua poliedricità, pur stando dentro i vari generi cinematografici, ogni tanto “metteva la bomba” che tentava di far deflagrare il genere stesso, ottenendo risultati tanto destabilizzanti, quanto geniali. Il suo esperimento più interessante in merito è stato, senza dubbio, quello che ha accostato l'horror splatter al gotico, nella cosiddetta Trilogia della Morte, composta dai film “Paura nella città dei morti viventi”, “…e tu vivrai nel terrore! L'aldilà” e “Quella villa accanto al cimitero”, girati nei primissimi Anni Ottanta e

che riscossero un grande successo di pubblico, ponendo Fulci come il principale rivale di Dario Argento, col quale, comunque, collaborò successivamente. “…e tu vivrai nel terrore! L'aldilà”, in particolare, è considerato il suo principale capolavoro, tale da fargli ottenere il titolo di poeta del macabro, grazie alle sequenze oniriche e scioccanti, sempre oscillanti tra la violenza e il paranormale, che dipingono un mondo demoniaco, pronto a impossessarsi dell'umanità e a inghiottirla, senza risparmiare nessuno. La vicenda inizia in Louisiana nel 1927, dove un gruppo di cittadini inferociti uccide Zweick, un pittore ritenuto alleato del Demonio, crocifiggendolo e coprendolo di calce viva. Zweick viveva nella stanza 36 dell'Hotel Sette Porte, che, cinquant'anni dopo, viene ereditato da Liza, l'attrice britannica Katherine MacColl, presente in tutti i film della Trilogia Gotica. Liza tenta di ristrutturare l'Hotel, che versa in pessime condizioni, ma i lavori sono contrassegnati da una serie di sanguinosi omicidi che, inizialmente sembrano incidenti, ma ben presto assumeranno i contorni di qualcosa di molto più inquietante. Con l'aiuto del medico della cittadina, John McCabe, Liza tenta di comprendere cosa stia accadendo e il ruolo dei misteriosi personaggi che la circondano, tra cui una strana ragazza cieca che


solo lei sembra poter vedere, e scopre, infine, che l'Hotel è stato costruito su una delle Sette Porte dell'Inferno, pronta a spalancarsi per inghiottire i vivi. Persino le pagine del misterioso libro nero di Eibon sembrano non riuscire a fermare la marea di orrore che sta per sommergere Liza, John e l'umanità stessa. Si tratta di sicuro dell'opera più sovversiva, estrema e radicale di Fulci. Impregnata di un surrealismo visionario, che sconvolge la linearità della trama, dominata dal senso di precarietà, che fa tremare le vite degli esseri umani, trasfigurandoli mostruosamente, e colma della violenza e del pessimismo più sfrenati, questa pellicola vanta i geniali effetti speciali di Giannetto De Rossi, le musiche di Fabio Frizzi, la fotografia di Sergio Salvati e la sceneggiatura di Dardano Sacchetti, da sempre fedeli collaboratori di Fulci, capaci di creare un perfetto mosaico del macabro, che probabilmente non ha più avuto pari nella storia del genere. I riferimenti alla letteratura di Lovecraft e Poe, che Fulci svilupperà ulteriormente con il successivo “Black cat”, ancora più cupo e lugubre, sono presenti in molte scene, come, del resto, in tutti e tre i film della Trilogia Gotica. Tra gli attori de “L'aldilà” ricordiamo curiosamente un giovanissimo Michele Mirabella, protagonista di una delle scene più riuscite, nella quale viene barbaramente devastato e divorato da orribili tarantole carnivore. La seconda metà degli Anni Ottanta è caratterizzata da alti e bassi e dai continui attacchi della critica, che non ha mai considerato Fulci un regista di Serie A, se non, forse, dopo la morte. A questi, però, si contrapponevano il crescente affetto, spesso vera e propria venerazione, nei confronti di Lucio, da parte dei suoi sempre più numerosi ammiratori. La sua capacità di commistione di generi, di esaltazione delle atmosfere gotiche e provinciali, la sfiducia e il pessimismo verso l'umanità, destinata alla corruzione da parte di forze ancestrali, la sottile ironia e il sangue, cosparso a profusione, pellicola dopo pellicola, restano tutt'oggi caratteristiche fondamentali della sua poetica cinematografica, continuamente imitate anche dai registi di un genere come l'horror, ancora oggi in continua evoluzione.

Lucio Fulci morì per un attacco diabetico durante la preparazione per le riprese del film “M. D. C. Maschera di cera”, che avrebbe dovuto segnare il ritorno del regista sul grande schermo, grazie anche alla produzione di Dario Argento. Il film fu poi diretto da Sergio Stivaletti, che utilizzò la stessa sceneggiatura ideata da Fulci e dedicò la pellicola proprio al regista appena scomparso. Fulci amava sfidare il suo pubblico, analizzando spesso temi provocatori, legati all'occulto, alla religiosità e al sesso, come dimostra la conflittualità con la critica e la spietata censura alla quale fu sottoposto. I suoi finali sono pessimisti e cinici, spesso aperti o circolari. Contenuti ricorrenti sono la crudeltà fine a sé stessa, il fascino della morte, il tarlo del dubbio, lo scorrere del tempo e la condanna al peccato. La già ricordata e frequente scena dell'occhio perforato è quella che, secondo lo stesso Fulci, raffigurava al meglio la sua poetica, rappresentando metaforicamente la perdita della ragione dei suoi personaggi e la spettacolarizzazione della morte il più realisticamente possibile, grazie anche al montaggio senza stacchi, che doveva mostrare tutto fino in fondo. Ricordato come burbero, scontroso e estremamente ironico, sia sul set, sia nella vita, oltre a essere regista e sceneggiatore di successo, Fulci fu anche uno scrittore interessante e un paroliere di talento. Suoi sono i testi di alcune tra le canzoni più romantiche che hanno imperversato nelle nostre radio per decenni, come “Il tuo bacio è come un rock”, interpretata da Adriano Celentano. Amore e tenebra si mescolano ancora, in perfetto stile gotico.


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Gothic painting

Fernando Di Nucci a cura di Sam Stoner

FERNANDO DI NUCCI nasce a Roma l'1

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Maggio 1966. Frequenta l’Accademia delle

Frankenstein e in basso la serie Spycam:

Arti Ornamentali del Comune di Roma,

opere che raffigurano immagini catturate

sezione disegno e pittura; dapprima allievo

dalle telecamere di webcam cittadine;

del maestro Giovanni Arcangeli e

metafora orwelliana del cammino

successivamente del maestro Luigi Bruno.

dell'individuo verso un luogo artificiale,

Nella stessa scuola frequenta un corso

dove la percezione dell'ordine si

biennale di nudo. Continua la sua attività

contrappone alla perdita di identità dovuta

pittorica alla ricerca di un suo linguaggio

ai sistemi di controllo sociale quali

partecipando a diverse mostre.

dispositivi di videosorveglianza. L’uomo

Successivamente entra in contatto con

“captivus”, psicologicamente subordinato

l’associazione Utopia e il maestro Francisco

dall’occhio elettronico è pervaso

Cordoba con il quale collabora per diversi

dall’ombra della degenerazione totalitaria.

anni. Si interessa ai cromatismi, alla luce che cade sull'immagine e si trasforma in

Oggi Fernando porta avanti un progetto dal

tensione. Le sue stesure velate di luci,

nome Gruppo

diffusioni e cambiamenti cromatici in zone

Bellucci, Daniele Carnovale, Daniele

nevralgiche della composizione creano

Contavalli e Mauro Molle.

TNT insieme a Mauro

punti di drammaturgia mescolati a quotidiane divagazioni.

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Lo specchio magico

Lucian Olteanu

Copyright Lucian Olteanu

a cura di Daniela Contini

I

l Mary Shelley Project è lieto di presentare Lucian Olteanu, selezionato da Daniela Contini per la rubrica Lo specchio Magico dedicata ai fotografi gotici

contemporanei. Lucian Olteanu, è presente con i suoi scatti anche all’interno di questo numero, in particolare nella seconda di copertina, poi accanto alla controcopertina e nell’intervista dall’intervista dall’oltretomba dedicata a Jane Austen . Grazie a Daniela ho potuto conoscere un fotografo in grado di regalare forti suggestioni, i suoi sono scatti che raccontano storie al limite, storie che si ha paura anche di raccontare. Timore che l’obiettivo di Lucian non conosce, un obiettivo capace di permeare la realtà leggendone i sussurri più

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terrificanti. Sam Stoner


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