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ANDREA

inglese

PINKLADY GEORGIA LEE

CINEMA CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO SCRITTURA 03 DIETRO LE QUINTE DI UN ROMANZO QUATTRO PASSI CON L’AUTRICE MARIA TERESA CASELLA

Pink Magazine Italia - Anno 2 - N.1 - Periodico di letteratura - Marzo 2015 - Velut Luna Press


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MAGAZINEITALIA

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Pink

E Editoriale

Salve a tutti voi, affezionati Pink readers! Questo numero vi stupirà con effetti speciali: nuova grafica, nuovi contenuti e un'affascinante Pink Lady, Georgia Lee. Ma non è finita: nuova grafica e più interviste, dicevamo. La scrittrice del mese è Terri Casella Melville, e il bello di Pink, il chitarrista Andrea Inglese. Per non parlare delle recensioni attente e puntuali alle novità presenti sugli scaffali delle migliori librerie e un nostro punto di vista sulla recente uscita del film Cinquanta sfumature di grigio. Insomma, non vi resta che leggere... In attesa del numero speciale di maggio dedicato a una causa importante. Come si dice in gergo radiofonico: Stay Tuned! Cinzia Giorgio


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SOMMARIO Marzo 2015

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PinkLady: Georgia Lee di Cinzia Giorgio

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Dietro le quinte di un romanzo n.3 di Alessandra Penna

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Il bello di Pink: Andrea Inglese di Cinzia Giorgio

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Lo dice Babette : intervista a Cinzia Giorgio di Babette Brown

4 PINKLADY Georgia Lee

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Quattro passi con l’autrice: Maria Teresa Casella di Alessandra Bazardi

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Cinema e letteratura: Cinquanta sfumature di grigio di Corinne Savarese

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Recensioni La casa sfitta, Le streghe dell’East End, Tutti i difetti che amo di te

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La redazione


Pink

8 DIETRO LE QUINTE DI UN ROMANZO di Alessandra Penna

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18 CINEMA Cinquanta sfumature di grigio

IL BELLO DI PINK Andrea Inglese

14 LO DICE BABETTE Intervista a Cinzia Giorgio

21 RECENSIONI

16 QUATTRO PASSI CON L’AUTRICE In questo numero Maria Teresa Casella si racconta.


Pink|PinkLady

GEORGIA

LEE Foto Angelo Cangani

Trasformo il caos

in melodia

Georgia Lee è una musicista a tutto tondo. Voce limpida e carezzevole degli Elettronoir, suona i sintetizzatori ed è una delle primissime dj italiane a essere riuscita a conquistare un vasto pubblico Pink

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di Cinzia Giorgio

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eorgia Lee è una musicista a tutto tondo. Forgiata da anni di duro studio musicale, Georgia è la voce limpida e carezzevole degli Elettronoir (in questa pagina, nella foto in basso), suona i sintetizzatori ed è una dj di successo. È una delle primissime dj italiane a essere riuscita a conquistare un pubblico vastissimo, nonostante l'ambiente maschile e, talvolta, maschilista. Georgia ha tantissimi progetti ai quali si dedica con passione e nel tempo libero ama leggere e scrivere. Ha un entusiasmo che riesce a catturare l'attenzione sia degli uomini che delle donne. Anzi, ci rivela che dopo l'esperienza del talent show di Sky 1 HD, Top Dj, molte ragazze si sono identificate in lei, l'hanno cercata e ora frequentano i suoi corsi per diventare dj. Georgia è anche una splendida ragazza dai grandi occhi scuri e dalla folta chioma che le ricade sulle spalle in vaporose onde castane; ma non ama esibirsi, per lei ciò che conta è la musica. Le abbiamo chiesto come fa a conciliare tutte le sue abilità.

Parlaci del tuo lavoro di dj. Come mai hai deciso di fare questa professione? Ho cominciato circa otto anni fa un po' per curiosità, non pensavo di poter poi svolgere questa attività professionale. Già suonavo con la mia band, gli Elettronoir, e volevo far ascoltare la nostra musica a un pubblico più vasto. Ho cominciato poi a suonare e a fare selezioni in locali piccoli in cui sceglievo brani alternative, indie e new wave. Facevo selezioni di musica particolare, più ricercata, e con il tempo mi sono sempre più appassionata anche perché avevo cominciato a organizzare serate ed eventi collegati alla musica, alla fotografia e ai costumi. E la soddisfazione è stata grande quando ho ottenuto un riscontro positivo sia da parte del pubblico che da parte degli organizzatori. Com'è essere una delle poche dj donne italiane? Di solito si vedono uomini alle console. Non più, in realtà. Voglio dire, otto anni fa era così: non c'erano tante donne a fare questo

Foto Stefano Corso

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Pink|Interviste

lavoro. Adesso si vedono molte più dj nei locali. Devo parò farti una precisazione necessaria. Talvolta si confonde il mestiere della dj con quella che io definisco la “dj d'arredo”. La “dj d'arredo”? Esatto, alcuni organizzatori chiamano belle ragazze, spesso modelle, solo perché hanno un bell'aspetto, si presentano bene, ma arrivano nel locale con musica pre-mixata oppure non sono delle professioniste. Io ho sempre lavorato in ambienti alternativi, ma le cose cambiano molto quando ti sposti in quello che si definisce mainstream (convenzionale, comune e destinato al grande pubblico N.d.r.). Ci sono tre stereotipi di dj donna che purtroppo negli ultimi anni hanno preso piede: la “dj d'arredo”; la “dj bad girl”, casinista, più sciolta e aggressiva; e infine la “topless dj”, che lavora, come dice la definizione stessa, in topless, cioè a seni nudi.

Nel tempo libero leggo e guardo molti film

Foto Corrado Murlo

una busta in testa, non mi interesserebbe. È la musica la mia priorità. L'aspetto fisico aiuta, non lo nego, ma a volte può penalizzare, perché magari ti chiamano per una serata solo per esibirti. Io per fortuna, nel tempo sono riuscita a costruirmi un'immagine solida e professionale. Quali consigli daresti alle ragazze che vogliono intraprendere la tua stessa carriera di dj? Chiederei loro: perché volete fare questo mestiere? Il dj ha una responsabilità, sulle sue spalle pesa la buona riuscita della serata, perché il dj trasforma il caos in melodia. Quindi, se si vuole intraprendere questo mestiere in modo serio, bisogna innanzitutto

Come ti trovi a lavorare in un ambiente ancora a maggioranza maschile? Be', in un mondo prettamente maschile e maschilista la donna dj, ahimè, viene spesso discriminata. Quando poi intervengono le rappresentanti degli stereotipi di cui ti parlavo prima, è un disastro! Devo dire che questo non accade però nell'ambiente alternative che frequento maggiormente. Io, tra l'altro, non ho deciso di fare la dj per apparire. Mi piace curare il mio look, ma punto soprattutto sulla qualità musicale. Potrei fare la dj anche con

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cercare le vere ragioni che ci spingono a volerlo fare. Poi si passa allo studio e all'apprendimento delle tecniche. Tu insegni, tra l'altro. Sì, tengo dei corsi insieme a Giuseppe Di Nola e sono molto contenta di avere tante ragazze tra i corsisti. Le nostre lezioni partono da zero quindi tutti possono cominciare con noi. Sei stata protagonista del talent Top Dj su Sky 1 HD. Parlaci di quella esperienza. Intanto la prima soddisfazione è stata nella selezione. Eravamo in mille e mi hanno selezionato insieme a un'altra ragazza. Alla fine in trasmissione eravamo due donne e otto uomini. Tra l'altro ammetto di essermi presentata alle selezioni senza alcuna aspettativa e sono arrivata in semifinale. Comunque sia, è stata una bellissima esperienza: ho ricevuto molti feedback positivi, soprattutto dal pubblico femminile. Molte ragazze si sono identificate in me e poi hanno frequentato il mio corso per dj! Spero proprio di poter trasmettere loro il mio amore per questo lavoro e di far passare il messaggio che si tratta di un lavoro importante e serio.

Tutta colpa vostra!, ambientata tra Napoli e Berlino durante gli Anni di Piombo. Un romanzo musicato in cui io interpreto i personaggi femminili: Teresa e Medea. Sto lavorando anche a un altro progetto al femminile, Belisma, con Natasha Giordano (in questa pagina, nella foto in basso), con cui sto ultimando un EP. Come genere siamo su shoegaze e synthpop. Che cosa fai nel tempo libero? Leggo molto e guardo tanti film. Per quanto riguarda i libri, adoro Charles Bukowski, la serie Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams, mi piace ovviamente la trilogia noir di Jean-Claude Izzo e tutti i romanzi di Nick Hornby. Ultimamente ho letto L'amore dura tre anni di Frédéric

Foto Stefano Corso

Per ascoltare il sound di Georgia: https://soundcloud.com/geo rgia-lee-dj Per accedere alla sua pagina facebook: https://www.facebook.com/g eorgialeedj?ref=hl Per seguirla su You Tube: https://www.youtube.com/w atch?v=dAqAPI6fRXQ Elettronoir official website: http://www.elettronoir.net Rivedi le puntate di Top DJ di Sky 1 HD: https://www.youtube.com/w atch?v=aBB0EFhwTZ0. https://www.youtube.com/w atch?v=8jFltq4588o https://www.youtube.com/w atch?v=90C7ojryMK8 Belisma: https://soundcloud.com/beli sma Il corso per dj di Georgia: https://www.facebook.com/r omadjschool?fref=ts

E adesso a cosa stai lavorando? Sono resident dj per il party “Amigdala”, con cui collaboro da molti anni per techno e alternative. Ho suonato con ospiti internazionali, molti dei quali provenienti dal “Berghain” di Berlino. Ho anche suonato all'estero, in particolare a Londra, allo “Ziegfrid” in Hoxton Square. Con la mia band canto e suono i sintetizzatori, ormai da tanti anni. Ora siamo appena usciti con il nuovo concept album E che non se ne parli più, che è il terzo capitolo della trilogia noir

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03 di Alessandra Penna

03: INCIPIT

TI RACCONTO una storia. T

erminavo il secondo appuntamento di questa rubrica dicendo che avremmo dovuto cominciare ad articolare la struttura di cui avevamo parlato. E siccome amo una certa linearità e non nutro una particolare passione per lo sperimentalismo narrativo (che mi sembra spesso nascondere insipienza di contenuti), direi che è bene iniziare con l'incipit. E in questo caso, pur non incline alle citazioni, non posso che partire con queste. Ho scelto libri molto diversi tra loro, non in seguito a chissà quali ricerche, ma perché si trovano nello scaffale più in vista della mia piccola libreria romana. Sono tutti libri che ho amato, ma che entrano in questo elenco per utilità. Potrei trovarne altri e sarebbero allo stesso modo calzanti. Li cito in ordine alfabetico.

Perché un INCIPIT è importante? Perché – che lo si voglia o meno – le righe iniziali sono le prime a trasmettere qualcosa. L’idea del romanzo.

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«Le città di notte contengono uomini che piangono nel sonno, poi dicono Niente. Non è niente. Solo un sogno triste. O qualcosa del genere… Passa rasente sulla nave del pianto, con i radar delle lacrime e le sonde dei singhiozzi, e li scoprirai. Le donne […] si svegliano, si girano verso questi uomini e domandano, con femminile bisogno di sapere: - Che cosa c'è». (Martin Amis, L'informazione, Einaudi) «Il non tempo dell'infanzia, quel momento in cui gli attimi sono eterni come noi, all'improvviso, in un istante, si rompe. La meridiana della mia vita allungava la sua ombra sull'estate del 2012, lì sarebbe finita per sempre la mia infanzia». (Francesca Bertuzzi, La belva, Newton Compton)

Non perdetevi in un'analisi di questi passi, ma usateli come esempi per capire il motivo per cui colpiscono un lettore. O un editor. A prescindere dalle questioni di gusto, utilizzateli come bussola, per orientarvi. Perché un incipit è importante? Perché qualsiasi editor vi dirà di curare l'incipit? Perché – che lo si voglia o meno – le righe iniziali sono le prime a trasmettere qualcosa. Ma cosa? Abbandono qui i panni della lettrice e vesto quelli dell'editor. Metto un po' da parte il mio gusto personale e provo a considerare gli “attacchi” proposti. Cosa vedo nella maggior parte? Vedo in nuce l'idea del romanzo, vedo quella che chiamavo struttura nel nostro precedente incontro. Vedo la limpidezza dell'idea che l'autore riesce a farmi arrivare. Prendiamo Hans Castorp, il protagonista della Montagna incantata. Chi è? un semplice giovanotto. Quando? siamo in estate. Dove? è ad Amburgo e va a Davos. Perché? in visita per tre settimane. Davanti ai miei occhi c'è una scena chiara, defi-

L’incipit colpisce perché scatena nel lettore una riflessione.

«Il cortile del Pep è incolto. Oppresso da tre palazzi che lo serrano ai lati. Spalancato sull'ultima strada di cemento che conduce al centro storico. L'erba cresce pallida. Cresce floscia. C'è un unico albero ibrido, piccolo. Quasi non getta ombra. Accumula foglie morte alle vive. Nessuno le stacca. Arruffati, truci nei volti, tre ragazzini: Francesco, Luca. E Filippo». (Lorenza Ghinelli, Il Divoratore, Newton Compton) «Il racconto ci aveva tenuto attorno al focolare col fiato sospeso, ma a parte l'ovvia osservazione ch'esso era raccapricciante, come doveva essere una strana storia narrata alla vigilia di Natale in una vecchia casa, non ricordo che suscitasse alcun commento, finché qualcuno disse ch'era quello il primo caso in cui si imbatteva in una simile esperienza toccata a un fanciullo». (Henry James, Giro di vite, Einaudi) «Un semplice giovanotto era partito nel colmo dell'estate da Amburgo, sua città Natale, per Davos-Platz nel Canton Grigioni. Andava in visita per tre settimane». (Thomas Mann, La montagna incantata, Corbaccio – si tratta del primo capitolo, che segue alla premessa) «Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo». (Lev Tolstoj, Anna Karenina, Einaudi)

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Un artista, nel suo intimo, è sempre un avventuriero. Thomas Mann


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03 ria: un uomo/uomini che piangono e rinnegano il dolore, relegandolo al rango di sogno. E infine, nel Divoratore, siamo nel cortile del Pep (cosa sarà?). La natura circostante è quasi matrigna. E in quel contesto così tetro, spoglio, si stagliano tre figure. Che non promettono nulla di buono. E una, distanziata con un punto dalle altre, forse sarà più importante. In questi casi non so certo cosa accadrà, ma sono già entrata nel mood del romanzo. So con quali occhi dovrò leggerlo, so come predispormi. E posso quindi lasciarmi trasportare dalla lettura… Potrei scrivere pagine su cosa mi racconta un incipit e sul perché sia importante. Spero di averlo chiarito con esempi, più che con la teoria – che è quello che credo di saper fare meglio. E se ne avete voglia, andate al box, e provate!

nita e, per quanto iniziale, dettagliata. Non solo. C'è qualcosa che mi spinge a proseguire, perché mi pongo subito la domanda: chi riceve la sua visita e perché? Lo scoprirete, Hans va a trovare il cugino ed entra nel microcosmo del sanatorio… Prendiamo l'esempio della Belva: la vicenda è ambientata in estate. La protagonista è senz'altro una ragazzina e quella sua splendida infanzia si spezza. Bene: questo è quanto accadrà nel libro. Ma condensato in qualche riga. E in Giro di vite? Siamo di fronte a una storia raccapricciante (inquietante, direi io, come pochi altri romanzi hanno saputo essere) accaduta a un fanciullo. È questo che leggerò (e molto altro, ma ridotto all'essenziale, questo). Questi incipit mi rassicurano, e non certo perché sono rasserenanti, tutt'altro. Ma mi avvolgono, mi fanno sentire nelle mani dell'autore, e quelle mani sono mani di cui mi fido, che sanno dove portarmi. Sono mani consapevoli, non inesperte. Poi ci sono gli incipit che colpiscono, perché creano atmosfere, perché sono lapidari, perché scatenano subito nel lettore una riflessione. È famoso e ultrarcitato quello di Anna Karenina, ma se così è, ci sarà un motivo. Non solo mi spinge a pensare, come la narrativa di qualità dovrebbe ogni tanto fare (bene l'intrattenimento, ma anche qualche riflessione, nelle nostre vite dove tutto è mordi e fuggi, non fa mica male?), ma mi dà anche una chiave per interpretare quello che accadrà nel romanzo, che potrò guardare sub specie infelicità. Lapidario l'incipit di Amis, uno di quelli che si imprimono nella memo-

AL PROSSIMO NUMERO! ​

Call for incipit! Provate a scrivere o riscrivere l'inizio del romanzo a cui state lavorando. In un massimo di 400 battute (spazi inclusi). E mandatecelo!

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Pink|Interviste

ANDREA INGLESE La chitarra, la vita e l’emozione della folla di Cinzia Giorgio

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La musica non ti tradisce mai se tu non la tradisci Pink

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e luci in sala si spengono e il chiacchiericcio degli spettatori si affievolisce in un fioco brusio. Si apre il sipario; le luci soffuse si soffermano sulla band che occupa una parte del palcoscenico. Tutti i componenti sono seduti. Si alza il chitarrista e parte il solo di chitarra dell'intro di Jesus Christ Superstar. Le note incalzano e il pubblico, rapito, fissa lo sguardo sulle dita del chitarrista, che scivolano veloci sulle corde della chitarra elettrica. Ăˆ cosĂŹ che abbiamo visto e apprezzato per la prima volta Andrea Inglese, primo chitarrista del fortunato musical di Andrew Lloyd


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Webber e Tim Rice, nella produzione italiana firmata da Massimo Romeo Piparo per la “Peep Arrow Entertainment”; una produzione d'eccellenza che ha visto la straordinaria reunion, a distanza di quarant'anni dal film di Norman Jewison, di Ted Neeley, nei panni di Gesù, Yvonne Elliman, in quelli della Maddalena e Berry Dennen in quelli di Pilato. Andrea, figlio d'arte – suo padre è un chitarrista – è arrivato sul palco del “Sistina” (e poi in tournée lungo tutta la Penisola) grazie al suo modo di interpretare la musica, di farla sua e di viverla. Si è fatto le ossa collaborando con artisti di fama internazionale, pur conservando l'umiltà e l'assoluta devozione per la chitarra, che continua a studiare ogni giorno. Perché, come ci svela, non bisogna mai tradire la musica, se non vuoi che ti tradisca. Partiamo con una domanda che in genere si fa alla fine. Quali sono i tuoi prossimi impegni lavorativi? Da tre-quattro anni collaboro con l'etichetta romana “Leave” e con i loro artisti. A breve, ho in programma due live con Artù. Il 28 febbraio scorso al “Rising Love” di Roma ho suonato il basso, in occasione della presentazione del nuovo disco degli Elettronoir. Gli Elettronoir sono un gruppo molto interessante nel panorama musicale italiano, e non lo penso solo io: per il loro video Lettere dal Margine il regista Roberto Catani ha concesso l'utilizzo di alcune immagini tratte dal suo film La Funambola.

I tuoi progetti personali? Be', per quanto riguarda i miei progetti personali, ho appena pubblicato il mio EP [vedi Box]. Continua poi la mia collaborazione con Tony Canto. Intanto da marzo a maggio insegnerò chitarra al circolo “Klamm” di Roma. Quanto è importante per te l'amore? Hai mai fatto follie per amore? Essere innamorato è come rinnovarsi. È riduttivo parlare di follie e fare un esempio, perché a volte basta anche suonare una canzone sotto la finestra ad assumere un significato importante. La follia è la costante rinuncia a tempo, sonno ed energie… è mettersi in ridicolo anche solo per un gesto carino e tante altre cose. Ci sono delle collaborazioni che hanno avuto un particolare significato nel tuo percorso di musicista? Sì, tante, ma quella che ricordo con più emozione è la collaborazione con Andy Timmons. Ho avuto la fortuna di lavorare con un musicista come lui ed è stato grazie a lui che ho capito che più questi artisti sono grandi e più sono umili. Andy è di un'umiltà straordinaria. Avevo partecipato a un suo seminario a Palermo, e lui aveva mostrato grande entusiasmo per il mio modo di suonare la chitarra. Eravamo in venti partecipanti, ma lui scelse me per creare un brano che poi suonò alla serata finale dello stage. Quando Andy tornò negli Stati Uniti, io gli inviai il brano che avevamo composto insieme e lui poi mi invitò

Se volete ascoltare la musica di Andrea cliccate sul link all'EP: https://soundcloud.com/a ndrea-inglese-1 oppure seguirlo sulla sua pagina Facebook: https://www.facebook.co m/pages/AndreaInglese/115200968632136 ?fref=ts

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Pink|Interviste

a suonarlo insieme dal vivo qui in Italia. Il brano che abbiamo scritto insieme si intitola My brother e si trova nell'EP HANDRA acquistabile su i-tunes. Una soddisfazione immensa. Questi grandi artisti ti mettono al loro stesso livello, non ti guardano mai dall'alto verso il basso. Trovo tutto questo bellissimo. Parlaci della tua esperienza in Jesus Christ Superstar. L'esperienza di Jesus Christ Superstar per me ha significato molto da tutti i punti di vista. Primo fra tutti per un motivo personale: sono figlio d'arte, mio padre è un chitarrista. Papà è stato per me il mio primo maestro e il mio mentore. Quando sono stato preso per Superstar, lui si è emozionato tantissimo perché mai nella sua vita avrebbe immaginato che un giorno suo figlio potesse lavorare con Ted Neeley. Mio padre aveva visto più e più volte il film quando era uscito e ne è ancora oggi un appassionato; ha visto in me la continuazione della sua carriera musicale. Poi mi piace ricordare il mio provino: quando sono stato preso mi hanno letteralmente catapultato sul

palcoscenico del musical dopo tre prove e una settimana di ascolto a casa! Com'è stato lavorare con Ted Neeley? Ecco, per Ted Neeley vale lo stesso discorso di Andy: più sono grandi e più sono umili, precisi. Ted ci ha fatto abituare alla sua presenza come a una presenza familiare. Quando guardo il film ora e penso di aver lavorato con un mito vivente, be', come posso non emozionarmi? Ted ha un atteggiamento molto professionale, arriva puntualissimo alle prove, dà sempre il massimo con tutti, fan compresi. Ci diceva sempre “less make up, more guitar” per farci capire che in Superstar la band è fondamentale, deve creare sinergia con gli interpreti e con i ballerini. È un musical molto complesso e Ted ci ha sempre spronati e incoraggiati a fare di più, perché lui per primo si metteva in gioco in ogni replica. Devo dire con rammarico che ho apprezzato la professionalità soprattutto in artisti stranieri e in pochi artisti italiani. E mi dispiace. Qual è stato il momento più emozionante della tua esperienza in Superstar? Sicuramente suonare davanti a quindicimila spettatori all'arena di Verona. Forse è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita. In particolare un momento ben preciso: devi sapere che io sono un tipo metodico e molto puntuale sul lavoro, per cui avevo chiesto di salire io per primo sul palco per attaccare il jack e accordare la chitarra. Bene, all'arena è tutto aperto, non ci sono sipari, quando sono entrato ed è scattato l'applauso di quindicimila persone, come un boato… ho provato un'emozione grandissima. La ricorderò per sempre. Qual è la cosa che ami di più della tua vita? Mah, come ti dicevo, sono un tipo metodico, pignolo nel lavoro. Per me suonare la chitarra è tutto: mi piace interpretare lo spartito, farlo mio. La chitarra è uno strumento che ti permette di vivere la musica, perché tocchi direttamente le corde, hai un rapporto fisico, viscerale con le note. Non cambierei mai mestiere. Questo pezzo di legno con sei corde mi ha permesso di girare in tutta Europa. La chitarra in particolare, e la musica in generale, non ti tradiscono mai… a meno che tu non tradisca loro, adagiandoti sugli allori e non studiando più.

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Pink|Babette

Lo dice Babette Intervista a Cinzia Giorgio

di Babette Brown Benvenuta. Raccontaci di te. Che tipo di scrittrice sei e qual è il genere che più ti rappresenta? Bentrovata, Babette! Prima di essere una scrittrice sono un'accanita lettrice. Divoro di tutto. Leggo saggi di ogni tipo, soprattutto storici. Per la narrativa adoro i romanzi storici, i vecchi gialli alla Conan Doyle e alla Agatha Christie e poi ho una passione insana per la letteratura inglese dell'Ottocento, in primis per Jane Austen. Hai un autore (o un'autrice) al quale (alla quale) ti ispiri? A parte la cara zia Jane, le sorelle Brontë, Victor Hugo, Alexandre Dumas e gran parte dei classici, mi ispirano tanto i lavori di Muriel Spark, Julia Navarro, Matilde Asensi, Kate Mosse, Margaret George e Laura Mancinelli. Adoro poi Umberto Eco e Franco Cardini.

Qual è il primo romanzo che hai pubblicato? Un giallo a sfondo artistico: “L'Enigma Botticelli”, arrivato finalista al premio Tedeschi. Quale sarà il prossimo? In questo periodo mi sto dedicando alla saggistica, ma uscirà a breve un quarto ebook della serie “Le ragazze di Jane Austen” per Rizzoli Youfeel. Da dove arriva l'ispirazione? Da tutto ciò che mi circonda. Anche una conversazione “captata” per caso in un bar o in libreria. Tutto è per me fonte di ispirazione. Cinzia, cosa/chi ti ha ispirato nella stesura di “Il bello della diretta”? La mia costante fonte di ispirazione è sempre lei: Jane Austen. Le sue storie sono così moderne, reali, che per me è un attimo pensare a un loro sviluppo contemporaneo. Per “Il bello della diretta”, terza uscita della serie “Le ragazze di Jane Austen”, mi sono ispirata al

Leggo saggi di ogni tipo, soprattutto storici. Per la narrativa adoro i romanzi storici e i vecchi gialli

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Pink| mio amato “Persuasione”, che si contende il titolo di libro preferito con “Orgoglio e pregiudizio”. La storia di Anne Elliot e Frederick Wentworth è così irrimediabilmente romantica, anche perché contiene quella che io giudico la “più perfetta” lettera d'amore mai scritta. Quando mi sono avvicinata al testo per la trasposizione moderna ho subito pensato a quella lettera e da lì è nata la storia di Valentina e Fulvio. Dove scrivi? In camera da letto, in bagno, sulla schiena di un fustaccio...? Lo ammetto, come intervistatrice sono poco seria. Lo sanno tutti, adesso lo sai anche tu. Di solito scrivo nel mio studio, circondata dai miei libri e con lo stereo a palla (si può dire, o faccio la figura dell'adolescente?) Niente schiene, quindi. Oh, bene. I familiari ti sono d'aiuto, d'impaccio? Ti chiudi a chiave? Più che i familiari, devo tenere a bada il telefono (sono una chiacchierona compulsiva) e la voglia di leggere la pila di libri che acquisto alla libreria sotto casa, con grande soddisfazione del mio libraio di fiducia! Quando poi ho bisogno di isolarmi, mi chiudo a chiave, ma solo dopo aver preso una scatola di cioccolatini e averla nascosta tra gli scaffali della mia libreria. Vediamo se riesco a sentire qualcosa di nuovo sugli strumenti di scrittura. Sai, alcuni usano solo il pc, altri il sacrosanto quaderno a righe/quadretti. Chi DEVE usare una certa penna… un guazzabuglio! Scrivo tutto direttamente sul pc. In genere arrivo al computer quando la storia è già tutta nella mia testa, quando, cioè, ne sono satura e devo solo digitarla... anche se questo processo non sempre è così lineare. Alcune volte mi fermo per qualche giorno e rifletto su possibili variazioni sul tema. Ne vengo a capo solo con l'aiuto della musica. Nessun appunto? Niente post it? Tovagliolini di carta? A parte qualche post it serale, no. Mi spiego. A volte la soluzione a una impasse mi viene per caso, così scarabocchio poche frasi su un post it per tenere a mente cosa devo scrivere. Di solito però non prendo appunti, in compenso faccio un breve casting per i protagonisti. Il casting è fondamentale, quello sì. Come lo fai? Non ridere… Quasi tutti i protagonisti maschili li rubo dalle pubblicità. Quelli femminili, invece, sono attrici meno note o mie amiche. Solo per l'ispirazione. Le storie non le riguardano, altrimenti mi mangerebbero. Ci credo...

Da quanto tempo scrivi? Cosa ti ha spinto a scrivere? O chi? Io scrivo da sempre, Babette! Mio nonno era il proprietario della libreria della mia città d'origine (Venosa, tra la Basilicata e la Puglia). Essendo quindi nata tra i libri, il passo è stato breve. I miei studi accademici, inoltre, mi hanno “costretta” a scrivere saggi, articoli, e così via. Ai romanzi sono arrivata dopo lunghi ripensamenti. Scrivevo racconti, sceneggiature, romanzi brevi per ragazzi, ma mi sono buttata nella prosa più intensa da qualche anno. Per scrivere un romanzo, mi dicevo, devi essere più matura. Una frase per chiudere l'intervista? “I am half agony, half hope…” non si scrivono più le lettere romantiche di una volta? Temo di no. C'è chi si fidanza/sfidanza con un SMS…!

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Pink L’autrice Pink|

di Alessandra Bazardi

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x giornalista, romana, dopo aver sperimentato diversi generi narrativi si è dedicata al romance storico e al noir. Ha pubblicato con le più importanti case editrici. Che cosa rappresenta per te la scrittura? La scrittura rappresenta un'interfaccia con la quale costantemente mi confronto. La immagino come un'entità astratta che vive dentro di me, che mi provoca, mi tiranneggia, che pure mi consola e mi fortifica, ma non mi dà tregua e spesso mi avvilisce, perché mi sbatte in faccia i miei limiti senza pietà. La scrittura è un aspetto della mia individualità, qualcosa di cui non potrei fare a meno. Rappresenta uno strumento per la conoscenza a doppio binario: dal mio mondo verso l'esterno e viceversa, genera un flusso ininterrotto di informazioni e stimoli. In questa corrente, stabilisco il contatto con il pubblico. Convincere il lettore è il mio obiettivo, e mi propongo di farlo tramite messaggi nei quali credo fermamente. Ritengo che rispettare il pubblico significhi raccontare con sincerità, non per compiacere, ma per condividere. Ovvio, spero nel consenso, ma mi sta bene anche suscitare in chi legge una riflessione, un dubbio. Quali sono i romanzi che hanno segnato la tua carriera? Scegli tre dei tuoi titoli e tre di altri autori. Dei miei romanzi, tre titoli corrispondono a tre fondamentali traguardi: Anima p r i g i o n i e r a , L ' A m o re o b l i q u o e L'Abbraccio della notte. Anima prigioniera, il mio primo romance storico Mondadori, mi ha dato un'emozione impareggiabile, mi ha reso consapevole del mio stato di scrittrice convincendomi che potevo fare della narrativa la mia professione. L'Amore obliquo è il primo noir, il romanzo

Quattro passi con l’autrice MARIA TERESA CASELLA

con il quale, per la prima volta, ho superato i limiti del romance. Scrivere L'Amore obliquo è stata una prova difficilissima, il cui superamento mi ha mostrato nuove frontiere dello scrivere. L'abbraccio della notte, il primo libro della trilogia dei Tourangeau, è stato l'inizio di un'avventura straordinaria. Coltivavo da tempo il sogno di scrivere una trilogia. Quando Marzio Biancolino approvò il progetto, e ancora lo ringrazio, non mi parve vero mettermi all'opera su una saga. Per circa tre anni ho lavorato alle vicende della famiglia Tourangeau, ambientate tra Francia e Italia in un arco di tempo che va dalla Rivoluzione Francese al tramonto

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dell'impero napoleonico. È stato esaltante, profondamente coinvolgente. Quando uscì Mai notte più dolce, il libro conclusivo della trilogia, mi trovai a soffrire il distacco dai protagonisti come fossero vecchi amici. La trilogia dei Tourangeau è ai miei occhi l'opera più impegnativa e importante tra quelle firmate come Theresa Melville. I romanzi che considero pietre miliari nella mia formazione di autrice sono ben più di tre. Fare una scelta ponderata mi è impossibile, quindi rispondo di getto: Cime tempestose, Moby Dick e La valle dell'Eden. Questi tre capolavori, ciascuno per motivi diversi, hanno stravolto alcuni miei convincimenti circa la struttura e il linguaggio narrativi. Mi hanno fatto capire che esistono infiniti modi di raccontare la verosimiglianza, e che ogni scrittore ha il diritto e il dovere di esplorarli il più possibile; a prescindere dal risultato finale, il tentativo risulta costruttivo di per sé, e l'esperienza è illuminante.

si nelle sfide impossibili: non esiste fatto che non possa essere raccontato, con l'adeguato linguaggio narrativo. Concludo con un virtuale abbraccio alle lettrici e allo staff di Pink Magazine, con Alessandra e Cinzia in testa che ringrazio di cuore per l'ospitalità. A presto!

A cosa stai lavorando ora? Sto scrivendo un romanzo contemporaneo, la storia di una donna alle prese con delle scelte difficili sia sentimentali che professionali. Amore e lavoro sono strettamente legate nella vita della protagonista, che subisce pressioni da più fronti. La sua sfida sarà quella di mettere in atto un cambiamento che modificherà la sua esistenza al di là di ogni aspettativa. Cosa consigli a una giovane scrittrice che vorrebbe seguire le tue orme? Le consiglio di leggere moltissimo, di usare la lettura per scoprire e studiare l'arte del racconto. Soprattutto le consiglio di prendere la scrittura seriamente. Le direi di sottoporre i suoi testi a persone competenti, come scrittori esperti o un agente letterario. Suggerisco poi di non fossilizzarsi su un genere letterario, ma di mettersi alla prova sulla diversificazione; servirà per affinare la tecnica, che è importante a mio avviso tanto quanto il talento naturale. In ultimo le raccomanderei di non temere gli azzardi e di cimentar-

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Pink|Cinema

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

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Pink

di Corinne Savarese

ok di ogni sorta, dai supporters agli haters. Insomma, basta digitare su un motore di ricerca “50 sfumature di grigio” che si viene sommersi. Nel blog The Sexplorer scopriamo anche che a Roma, quasi in contemporanea si è tenuta la BDSM Conference (Bondage, Dominazione, Sadismo, Masochismo) per avvicinare a questa pratica le persone curiose o appassionate del genere. La blogger (http://thesexplorerblogspot.it) parla dell'evento come una rivisitazione del film: Ricrea il make up di Anastasia Steel. Indossa la medesima lingerie. Guida una macchina come la sua. Gioca in camera da letto con gli stessi accessori erotici. Ma, soprattutto: sogna insieme a milioni di altre donne di poter vivere una storia identica alla sua. Dopo tutto questo, non potevamo lasciarci scappare l'uscita del grande evento al cinema. E anche qui i commenti sono scorsi a fiumi, dalla natura delle spettatrici alla qualità dell'adattamento cinematografico. Per fare un esempio, Luciana Littizzetto ha detto: “Alle donne è piaciuto tantissimo. Perché le donne, cari miei, soprattutto quelle regular, le madamine perbenino, sotto sotto sognano un marito che le ribalti. Che le faccia vedere il sole di mezzanotte e lo stoccafisso di mezzo-

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2 Febbraio 2015, una data che molti avevano segnato sul calendario e aspettavano da lungo tempo. Dopo essere stati bombardati da un fenomeno editoriale come la trilogia di E.L. James, la moltitudine di commenti contrastanti, l'annuncio dell'arrivo del film nelle sale cinematografiche, le polemiche sulla scelta degli attori - “Lui non è proprio come me l'aspettavo, era meglio Matt Bomer. Lei non c'entra niente con Anastasia. Voglio vedere come gireranno tutte quelle scene esplicite ad alto contenuto erotico. Verrà fuori un porno, oppure una schifezza…” - insomma, chi più ne ha più ne metta, ha sbancato i botteghini stabilendo in America il record dei film vietati ai minori e incassando in Italia 8,5 milioni di euro, con più di un milione di spettatori, in soli quattro giorni. L'arrivo del film sul grande schermo, evento attesissimo, ha scatenato la fantasia di molti: oltre a innumerevoli romanzi/parodie usciti in contemporanea, si sono create pagine Facebo

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Pink|

quelle cravatte che gridano “legami stretta e fa' di me ciò che vuoi”, ma rimane un uomo incapace di amare, cosa che viene sottolineata più volte, anche dalla famosa frase, anche questa al centro delle polemiche per la traduzione poco fedele al testo e, per molti, fuori luogo, “Io non faccio l'amore, io scopo forte”. Tutto è come nel primo libro della trilogia, fedelmente riportato, tanto che sembra di esservi dentro, ma la storia non è ben sviluppata, purtroppo. Altra nota dolente, a mio avviso: il doppiaggio. Davvero pessimo, soprattutto nei personaggi secondari c'era una totale mancanza di pathos. La colonna sonora invece è assolutamente perfetta, strepitosa e contribuisce a far passare le forti emozioni legate alle immagini. D'altronde vi sono elementi di tutto rispetto come Beyoncé, Ellie Goulding, Annie Lennox, The Rolling Stones, Frank Sinatra, Awolnation, Sia e altri. I pareri sono, come sempre, discordanti. Film buono o meno, tutti sono d'accordo su una cosa: gli spettatori hanno lasciato la sala cinematografica ammutoliti e scossi dalle ultime scene. Infatti il climax sale in una tensione tale che al momento in cui Christian frusta Anastasia, obbligandola a contare una per una le sei frustate, traendone piacere, si ha il respiro bloccato in gola. Il volto di lei sfigurato dal pianto trattenuto, la voce flebile, ma ferma e ostinata ad arrivare fino in fondo, per poi vederla alzarsi, guardare con disprezzo il dominatore e ribellarsi. Fino a qui sembrava accettabile, quasi. Qualche sculacciata, un contratto assurdo, un uomo prepotente e maniaco del controllo… ma a questo punto si va ben oltre. La scena è molto forte e l'unica domanda che viene da porsi è “Perché?” Qui si vede la versa essenza delle 50 sfumature che Christian Grey porta dentro di sé. In questa scena così intensa si riassume la sua intera, complessa personalità che, per chi ha letto il libro è chiara, per chi non lo ha letto sarà sembrata l'ennesima scena di un dominatore che punisce la sua sottomessa, e quindi un film stupido e banale. In verità è molto più di questo, ma solo nei libri.

fanno l'amore una volta ad equinozio.” Ma se ci soffermiamo ad analizzare il personaggio di Christian Grey, le cose sono un po' più profonde di quello che sembrano. Lui è un personaggio malato, con complesse ferite psicologiche, non esattamente il principe azzurro che ogni donna vorrebbe avere al proprio fianco: una madre tossica, prostituta e un pappone che sfogava su di lui le proprie frustrazioni. Alla morte della madre è stato per giorni, patendo la fame, accanto a quel corpo ormai freddo. Ora Mr. Grey è un uomo di successo, ma dentro di sé è ancora quel bambino che vorrebbe reagire di fronte agli abusi e alla vita di stenti a cui la madre l'ha incatenato. Il suo voler dominare le donne, e in particolare quelle che somigliano a sua madre, è un modo per punirla, per sentirsi forte, non più vittima. Ma tutto ciò nel film non si vede, non si capisce ancora e questo è un grande punto a sfavore. È vero, i libri sono sempre più introspettivi delle trasposizioni cinematografiche, ma qui chi non ha letto la trilogia non può aver capito nulla, se non un insieme di scene di una storiella banale. In realtà c'è molto più di questo. C'è una storia d'amore malato, che va oltre ogni limite consentito dalla mente umana, una storia di crescita, di compromessi, di piccoli passi, di accettazione dell'altro per migliorarlo, per salvarlo per amore. Anastasia, ancora un brutto anatroccolo vergine, incontra Mr. Grey. Così potente, anche solo a guardarlo. La scintilla scoppia subito, immediata. Quello in cui si ritrova è molto più grande di lei, ma lui è così affascinante, così ricco, così aitante, con il suo attico con vista mozzafiato, il suo elicottero Charlie Tango, i suoi completi e

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Pink|Narrativa

Le streghe dell’East End Melissa de la Cruz Leggereditore Recensione a cura di Cinzia Giorgio

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a saga Witches of East End (Le streghe dell'East End, 2011) segue le vicende di tre donne: Joanna Beauchamp e le sue figlie Ingrid e Freya. Joanna si occupa di giardinaggio e ama ridipingere la vecchia casa in cui abitano a Long Island; Ingrid lavora in biblioteca mentre Freya fa la barista. I loro amici e gli abitanti del paese in cui vivono ignorano del tutto che le tre donne sono in realtà delle potenti streghe. Joanna è capace di riportare in vita i morti, Ingrid è una guaritrice mentre Freya aiuta a risolvere problemi d'amore. Le streghe dell'East End è il primo romanzo della serie ed è anche la prima prova di scrittura “per adulti” di Melissa de la Cruz, che si era cimentata finora nei romanzi Young Adult della serie Blue Blood. La Cruz ha una scrittura elegante, molto sensuale e sensoriale. Le sue streghe si muovono con naturalezza nel mondo umano, senza che il lettore abbia la percezione di un elemento paranormale stonato, messo a casaccio, come spesso succede nelle saghe di questo tipo. Devo ammettere di aver cominciato a leggere il libro senza grandi aspettative, anzi anche un po' prevenuta. Eppure la Cruz è riuscita a farmi cambiare idea fin dalle prime battute. La descrizione delle scene di magia o delle scene di sesso è affidata alla dimensione sensoriale e percettiva, e non vi è nulla di assurdo (anche se si sta compiendo un incantesimo) o di volgare (negli amplessi della sensuale Freya). Maledizione, doveva proprio essere così bello? Si riteneva immune a quel genere di cose: il cliché dell'uomo alto, moro e di bell'aspetto. Ma c'era qualcos'altro. Sembrava che, quando la guardava, sapesse esattamente chi era e com'era fatta. Una strega. Una dea. Non di questa terra, ma neppure estranea a essa. Una donna da amare, temere e adorare. Alzò lo sguardo da dietro il vaso e lo trovò ancora che la fissava. Era come se Killian avesse aspettato tutto quel tempo soltanto per quell'istante. Fece un cenno col capo, muovendosi verso una porta lì vicino. Davvero? Qui? Adesso? Stava davvero entrando in bagno con un altro uomo, il fratello del suo fidanzato, alla sua festa di fidanzamento? Sì. Freya avanzò, come stordita, verso quell'appuntamento. Chiuse la porta dietro di sé e rimase in attesa. Il pomello girò, e lui entrò, chiudendo a chiave la porta. Le labbra gli si incurvarono in un sorriso, una pantera con la sua preda. Fuori, nel bel mezzo del ricevimento, le rose centifolie presero fuoco. Nel 2012 la casa di produzione americana Lifetime aveva annunciato l'intenzione di girare una serie televisiva tratta dai libri della Cruz. L'episodio pilota di Witches of East End era stato filmato a Macon, in Georgia e a Wilmington in North Carolina. Il cast stellare: Julia Ormond vestiva i panni di Joanna Beauchamp. Rachel Boston e Jenna Dewan-Tatum erano rispettivamente Ingrid e Freya. Dopo due stagioni, però, nonostante il successo di critica e i numerosi blog sulle Beauchamp, la Lifetime ha cancellato Witches of East End per via degli scarsi ascolti della seconda stagione, a mio avviso migliore della prima. Peccato.

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Pink|Classici

La casa sfitta Autori vari Editore Jo March Recensione a cura di Linda Bertasi

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a terza uscita della Collana Atlantide è "La casa sfitta" di Charles Dickens, Elizabeth Gaskell, Wilkie Collins e Adelaide Anne Procter. Si tratta di una produzione letteraria a otto mani, partorita dalla mente di Dickens. Una collaborazione con grandi autori, vere e proprie icone del Romanzo Classico, che ripropongono il loro stile immutabile su queste pagine. Quattro autori di indiscusso talento che intrecciano le penne e, curiosamente, anche le loro vite dentro e fuori dal testo. Protagonista del progetto letterario è una casa sfitta che, con le sue finestre dissestate e la struttura pericolante, si rende inospitale anche all'acquirente meno critico. Un'abitazione che cela segreti ed esistenze ancora impregnate tra le sue pareti, una dimora che diviene teatro di tragedie, amori non corrisposti ed eventi drammatici. Il romanzo è composto da cinque racconti. Si apre con l'introduzione di Dickens e Collins che ci presenta la signora Sarah, curiosa dirimpettaia trasferitasi da poco. La donna, osservando la casa sfitta, noterà qualcosa di strano oltre il battente, la curiosità la farà da padrone al punto da spingerla a impiegare il servitore Trottle e l'amico Jarber in alcune indagini. Da qui, il secondo racconto ad opera della Gaskell, già apprezzata nell'opera di indiscusso valore "Nord e Sud". L'autrice narra le vicende di una coppia di coniugi che abitarono la casa sfitta, il cui passato torna a bussare alla porta conducendoli inevitabilmente a risvolti drammatici. Segue poi il racconto di Dickens su un altro inquilino della casa, un servo itinerante e, successivamente, il componimento poetico della Procter che, con fluidità e padronanza di linguaggio, narra il tormento di una donna a causa delle rinunce amorose, rinunce che, sembrano, non avere mai fine. E raggiungiamo il culmine della storia con il racconto di Collins che svelerà ciò o chi si nasconde nella casa sfitta. La conclusione della vicenda avviene con un racconto curato ancora da Dickens e Collins, i due autori accompagnano il lettore introducendolo nella storia e, allo stesso modo, lo salutano sempre tenendolo per mano. "La casa sfitta" è un lodevole esempio di come coniugare abilmente mani, menti e penne differenti senza sfociare nel flop o in un componimento disgiunto ed eterogeneo. Un 'idea geniale, a mio avviso, tinteggiato da toni cupi e misteriosi. Non nascondo di aver provato un brivido in più di un'occasione con la penna di Collins, pur apprezzando tutti e quattro gli stili; una menzione va alla Gaskell e alla sua scrittura indimenticabile. Descrizioni accurate, personaggi realistici e un'ambientazione che sfuma nel gotico. Il profumo del classico d'autore che è gioia per occhi, cuore e mente. ‘‘Ho sentito parlare, come tutti del resto, di case infestate dagli spiriti: ma ho avuto la mia personale esperienza di uno spirito infestato da una casa, perché davvero quella casa infestava il mio.’’

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Pink|Classici

Tutti i difetti che amo di te Anna Premoli Editore NewtonCompton Recensione di Corinne Savarese

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ettere i bastoni tra le ruote alla propria famiglia è una vera arte per Ethan Phelps, perfezionata con cura nel corso degli anni. Quando suo padre muore, senza lasciare alcun testamento, il ragazzo eredita le quote della sua multinazionale. Ma è evidente a tutti che Ethan non ha il pallino per gli affari. Passa le serate tra bar e locali offrendo da bere a chiunque e pagando conti salatissimi, riarreda il suo lussuoso loft senza badare a spese e spreca il tempo in compagnia di individui inutili. Quando però, un bel giorno, fa irruzione completamente ubriaco in una riunione di azionisti, i familiari si convincono che è il momento di prendere drastici provvedimenti, primo fra tutti, nominare un amministratore che tuteli il suo patrimonio. Dopo diversi tentativi falliti viene nominata un'affascinante avvocato specializzato in brevetti aziendali, Sara Di Giovanni. Sara ha il grande vantaggio di essere determinata e di non lasciarsi imbambolare dai modi di Ethan. Tra loro è da subito scontro aperto: lui non vuole ridimensionare il suo stile di vita e lei non ha nessuna intenzione di farsi mettere i piedi in testa da un presuntuoso rampollo. E così, poco alla volta, la tensione arriva alle stelle. Anche se il loro rapporto, a suon di dispetti, è destinato a evolversi in qualcosa di ben più complicato ed eccitante… Questo romanzo di Anna Premoli mi ha letteralmente conquistata. Iniziato e finito in una nottata, mi ha tenuta incollata alle pagine incuriosita dai risvolti che i protagonisti avrebbero dato alle loro vicende. Ethan e Sara emergono dalla storia e ti accompagnano per mano, spettatore silenzioso nei loro battibecchi esilaranti e nei loro tranelli provocatori. Ogni giorno Ethan studia un modo per liberarsi di Sara e, per quanto lei cerchi di dimostrarsi all'altezza e incurante dei suoi continui sgambetti, il suo self control inizia a vacillare. L'ultimo mattone cade quando Ethan si installa a casa sua con la scusa di necessitare di rimodernare la propria e, dovendo risparmiare, non può permettersi di pagare un affitto. Certo! Nonostante uno stipendio di 30mila euro al mese, poverino! Quella che tra i due sembrerà guerra dichiarata, piano piano diverrà complicità, dedizione, attenzione e affetto. Con il suo inconfondibile stile ironico Anna Premoli ci regala una storia incredibilmente romantica, dove il primo bacio, che aspetti come acqua nel deserto, credo rimarrà nella mia top ten per lungo tempo. I dialoghi sono frizzanti, veloci. I personaggi, reali e vivi. Sara, assolutamente adorabile, così integerrima, devota al suo lavoro che segue con estrema perseveranza, tanto da arrivare al limite della crisi di nervi. Ethan, di una simpatia disarmante, non si può non amarlo nella sua irriverenza dalla prima marachella che combina. Lui è l'antieroe per eccellenza, eppure lo si ama proprio così, perché in fondo si capisce che sotto quella dura scorza batte un cuore tenero e ferito. Un messaggio che grida di accettarsi e amarsi per come si è, nei propri difetti, paure e debolezze. Così Sara cresce grazie a Ethan ed Ethan grazie a Sara. Ci si affeziona a loro, si gioisce, si sospira e quando tutto finisce si rimane con il dispiacere di doverli lasciare andare anche se, ve lo prometto, non abbandoneranno il vostro cuore facilmente.

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Pink|Redazione Pink Magazine Italia Anno 2 - n. 1 - MARZO 2015

Alessandra Bazardi @ABazardi

Direttore Responsabile ALESSANDRA BAZARDI Vicedirettore CINZIA GIORGIO

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Responsabile Editoriale SAM STONER

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Redattori ALESSANDRA PENNA PAOLA PICASSO CORINNE SAVARESE

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Collaboratori LINDA BERTASI BABETTE BROWN Segretaria di Redazione DILETTA PARISELLA

Alessandra Penna @AlessandraPen

Fotografie MONICA FERZI ANGELO CANGANI STEFANO CORSO PAOLO MANNARINO CORRADO MURLO DANIELA CONTINI

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Fotografia di copertina foto: Angelo Cangani make up: Enrico Palazzo hairstylist: Danilo Spacca stylist: Vanessa Pesolilla

Corinne Savarese @corinnesavarese

Progetto grafico e impaginazione SIMONE STIRATI (Idee Creative)

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