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LA RICERCA DELLA FELICITÀ

Storie di giovani italiani che hanno fatto i bagagli con la speranza di trovare lavoro e costruirsi un futuro Ma c’è anche chi parte per l’estero a sessant’anni

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l lavoro in Italia non c’è o è mal pagato. Il contratto è un miraggio e anche i giovani più qualificati spesso si ritrovano a servire in bar o ristoranti, a nero. A volte però c’è una via d’uscita. Se il lavoro non è affatto scontato, l’università offre comunque un trampolino verso il resto del mondo: l’Erasmus. Durante gli studi sempre più persone fanno esperienze all’estero e spesso, così, la loro vita cambia. Tanto che ormai è quasi scontato per un giovane sentirsi a casa ovunque in Europa. Da paesi più vicini a noi, come Portogallo e Spagna, fino all’Inghilterra dove il lavoro è totalizzante a discapito della qualità della vita. In mezzo c’è la Germania, dove la professionalità è valorizzata e al tempo stesso è possibile farsi una famiglia. Il nostro viaggio sulla scia dei giovani italiani in cerca di un futuro parte dalla Grecia.

Via da casa Federico, 27 anni, si è laureato in economia a Perugia e ha fatto un master in comunicazione a Bruxelles. Ora vive ad Atene: «Cercavo lavoro, ma in Italia diverse cose non sono andate in porto». Così ha trovato un progetto con il Servizio di volontariato europeo e cura la comunicazione di un’organizzazione internazionale: «Le idee qua sono ben accette, in ufficio sostengono le mie proposte». A spingerlo proprio in Grecia è stato anche un motivo sentimentale: la sua ragazza, Sofia, è di Atene. Federico già conosceva la città e aveva fatto varie amicizie: «Lo stile di vita è rilassato qua, molto simile all’Italia». Dopo il volontariato sarebbe contento di restare in Grecia almeno per un altro anno: «Se hai una professionalità, le possibilità di lavoro ci sono. Il problema è per chi non ha qualifiche». Quattrocolonne

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15 novembre 2017

di

FRANCESCO BONADUCE

@frabonaduce

MICHELE BONUCCI

@M_Bonucci


A sinistra: Federico che si è da poco trasferito in Grecia

A destra: Elisa da tre mesi in Portogallo

Lo conferma anche Andrea, napoletano di 28 anni, una laurea in lingue e la frustrazione di tanti lavori in nero e sottopagati. «In Grecia è andata molto bene – spiega – collaboravo come traduttore in una scuola di lingue». Poi il trasferimento in Portogallo. Lo stimolo è sempre lo stesso: imparare ogni volta una nuova lingua. A Lisbona lavora in un call-center. Elisa, una sua collega, viene da Catania e ha 32 anni: «Volevo andarmene dalla Sicilia, a livello lavorativo è un deserto totale». Il trasferimento per Elisa è stato tutt’altro che traumatico: «A Lisbona c’è un clima mite e le persone sono socievoli: mi sembra di essere a Catania». Ma ora in Portogallo ha un contratto di lavoro valido e spera di poter crescere: «L’azienda offre percorsi per fare carriera, anche per chi come me è senza una laurea». Sia Andrea, sia Elisa con il loro stipendio se la cavano bene a Lisbona. Ma entrambi vivono questa esperienza come una fase di passaggio: Andrea punta alla Francia o a un paese anglofono, mentre Elisa ha come obiettivo la Germania, l’Austria o il Nord Europa. Quattrocolonne

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Verso la stabilità Anche l’orizzonte di Luca, che da qualche anno vive in Spagna, è vasto: «Per me l’Europa è casa. Lo spirito Erasmus abita ancora dentro di me». Dopo i mesi a Saragozza durante l’università, Luca si era ripromesso di tornare a vivere in Spagna. Così ha fatto dopo aver terminato gli studi in Puglia. «Ho fatto un anno di master a Madrid, esperienza molto positiva, poi ho trovato subito lavoro». Luca aveva scelto Madrid anche per motivi sentimentali; una volta finita quella relazione si è comunque integrato alla perfezione: «Ormai ho assimilato la cultura spagnola, ci sono amici che scherzando mi dicono che fingo di essere italiano, perché non notano la differenza». Luca lavora per una multinazionale con un contratto a tempo indeterminato: «Del mio stipendio non mi posso lamentare». Ha studiato diritto ma ora lavora nel campo dell’amministrazione e finanza: «Mi confronto con i miei coetanei rimasti in Italia e che hanno fatto i miei stessi studi… mi sento molto fortunato». La Spagna è la sua prima


vera esperienza all’estero e il bilancio è più che positivo: «Oramai sono troppo abituato a questo stile di vita, mi sento così comodo adesso che non riesco a immaginarmi di tornare in Italia». A sentirsi a casa è anche Gian Luca che ha messo su famiglia in Germania. Sua moglie Maike è tedesca e insieme hanno due bambini, Leonardo di tre anni e Matteo di sei mesi. Si sono conosciuti in Italia, ma Maike aveva già un lavoro nel suo Paese: «Così abbiamo deciso di cominciare la nostra vita insieme qua in Germania. Siamo partiti quasi per gioco, poi ho trovato lavoro anche io e ora sono passati sette anni». Gian Luca insegna italiano in una scuola a Colonia: «Al lavoro faccio parte di un contesto che funziona, dove si cerca di valorizzare tutti». Sono tanti i giovani: «Una collega ha solo venticinque anni, ma ha responsabilità anche più alte delle mie». Fa il paragone con sua madre, professoressa di inglese a Perugia: «Paradossalmente sono entrato di ruolo molto prima di lei che insegna a scuola da trent’anni». Per una famiglia giovane, la

Germania offre sicurezze difficili da trovare altrove: «Tornare in Italia, soprattutto per il nostrolavoro di insegnanti non ci converrebbe proprio». Marco, di Perugia, si è laureato a Milano in ingegneria aerospaziale. Aveva sempre avuto voglia di fare esperienza all’estero, poi ha conosciuto Marie, tedesca: «Oltre alla motivazione professionale, ne avevo una molto più importante, che è quella sentimentale». Ora i due sono sposati e hanno un bambino, Paolo, di un anno e mezzo. Vivono a Gottinga, una piccola città universitaria nel centro della Germania, una sorta di Perugia, però in pianura: «Per una famiglia giovane è perfetta, ci spostiamo solo a piedi, in bici o con i mezzi pubblici». Marco lavora al Dlr, l’Istituto aerospaziale tedesco, corrispettivo della Nasa americana: «Nonostante la crisi economica la Germania ha aumentato i finanziamenti alla ricerca. Ora le sedi del Dlr nel Paese sono una ventina». Per un dottorando non c’è paragone tra Italia e Germania: «Soprattutto nell’ambito della ricerca, a inizio carriera la differenza è grande: in Germania si prende molto di più». Ma una giovane famiglia della generazione Erasmus, oramai, non fa progetti a lungo termine: «In Germania cercano sempre ingegneri, ma siamo aperti a molti posti in Europa».

oramai non riesco a immaginarmi di nuovo in italia

Il lavoro non basta Chi sceglie l’estero per amore, chi invece fa di necessità virtù. «Ho provato a fare un concorso e mi sono subito resa conto di quanto lunga Quattrocolonne

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Luca da qualche anno vive a Madrid


Marco, a Gottinga in Germania durante i festeggiamenti per il conseguimento del dottorato. La tradizione vuole che oltre al tocco (il cappello da festa) gli altri dottorandi addobbino anche un carro, con temi tratti dalla tesi di dottorato, ma anche dettati dalle caratteristiche del festeggiato. Quest’ultimo ha l’onore di sedersi e di venir trainato fino alla statua raffigurante la Lisetta delle Oche, alla quale dovrá consegnare un mazzo di fiori prima di poterla baciare. Il tutto senza mai far cadere il tocco e cercando di evitare di cadere in acqua. La statua della Lisetta infatti é al centro di una fontana. Lo stato giá alticcio dei festeggiati rende la prova più complicata. Una volta risceso dalla fontana, il festeggiato continuerá a bere e verrá trainato fino al luogo della festa vera e propria

e deprimente poteva essere questa strada in Italia». Valentina, ostetrica di Perugia, dopo un’esperienza in Africa ha preso la via dell’Inghilterra: «Il mio lavoro qui è molto valorizzato, faccio cose che in Italia non avrei mai fatto». Londra è il luogo ideale per cercare la realizzazione professionale, ma secondo Valentina la qualità della vita ne risente: «A volte ho l’impressione di vivere in mezzo a tanti automi che si sentono soli tutti quanti». Il mercato del lavoro è estremamente dinamico, molte possibilità di carriera e un continuo ricambio tra colleghi: «Non si rieQuattrocolonne

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sce mai a instaurare un rapporto continuativo». Dopo quasi due anni in Gran Bretagna, Valentina sente di aver con sé un grande bagaglio di esperienza: «Sono contenta di quello che ho fatto, ma da qui a dire che ci vivrò tutta la vita è un salto grande». Anche Livia sembra aver trovato la realizzazione lavorativa in Inghilterra: «Qua il veterinario è visto con grande rispetto e gli stipendi sono molto alti». Dopo anni in cui ha condiviso casa con altre cinque persone, ora vive in un appartamento col suo ragazzo: «L’affitto è alto, ma


in due ce lo possiamo permettere». Andata via dall’Italia subito dopo la laurea, Livia ha già varie esperienze di lavoro in Gran Bretagna: «L’unico ostacolo è trovare il primo impiego, una volta che trovi quello è facile anche cambiare». Le cliniche veterinarie in Inghilterra sono molto ricche e interessate all’aggiornamento dei dipendenti: «Ti pagano molti corsi e danno giorni liberi per seguirli».

La sua speranza però è quella di tornare presto in Italia: «Avrei voluto farlo già da un anno, ma sono ancora qua. Ti offrono più soldi, più corsi, più benefit e quindi si fa difficile lasciare veramente». Sono anche i suoi amici e colleghi rimasti in Italia che le sconsigliano di rientrare: «Loro hanno trovato solo frustrazione, zero soldi e orari assurdi. Mi dicono che in Italia resisto al massimo due o tre anni e poi torno su. Non so, vediamo…». Q

Valentina (sinistra) è ostetrica Livia (destra) è veterinaria Entrambe vivono nei dintorni di Londra

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Quando in Erasmus ci si va in pensione

abriella aveva cominciato aiutando sua madre con le pratiche burocratiche. Poi tutti gli altri italiani che erano ad Olhao, vicino Faro in Portogallo, si sono messi a chiederle aiuto: «Dopo tante volte che ho fatto questo lavoro gratis, mi sono detta: va bene, apriamo un’agenzia!». Ora a lavorare sono in tre: hanno una sede in provincia di Latina e una in Portogallo e stanno per aprire delle filiali in Bulgaria e Tunisia. Il servizio che offrono è un’assistenza a 360 gradi nelle pratiche per il trasferimento della residenza all’estero. Perché il fenomeno degli anziani che vanno a godersi la pensione fuori dall’Italia è enorme e riguarda più Paesi. Sono più di seimila i pensionati che hanno trasferito la pensione e ora risiedono in Portogallo, dove hanno il vantaggio di non pagare l’Irpef. «Chi in Italia ha una pensione netta di duemila euro, ad esempio, qua ne prenderebbe quasi tremila», spiega Gabriella. A rivolgersi a lei sono stati anche Nino e Anna, della provincia ternana, che stanno preparando i bagagli. Lui ex operaio, lei insegnante molto vicina alla pensione: «Quello che ci ha

colpito del Portogallo, oltre al clima, è naturalmente la questione economica». La prospettiva del cambio di vita li attira: «Con qualche soldino in più ci potremo permettere di nuovo quei pochi sfizi, a volte tanti, che ci siamo levati fino a dieci, dodici anni fa». Nino e Anna qua in Italia ormai si sentono “dei bancomat dello Stato”: «Io le tasse le ho pagate, tutto quello che mi sono guadagnata – dice Anna – l’ho fatto col sacrificio. A me lo Stato non ha mai regalato niente. Siamo stanchi». Loro, come molti altri, fanno questa scelta anche per aiutare la famiglia: «Andiamo via pure per avere un po’ di margine in più per aiutare nostro figlio». Ciò che li rassicura è che ad aspettarli c’è un Paese vicino e accogliente: «Non è che ci andiamo a sacrificare, là faremo sicuramente una vita migliore: pace, clima, pesce ottimo a quattro soldi». Un ostacolo potrebbe essere quello della lingua, ma il comune di Olhao, visto l’esodo di massa, offre corsi serali gratuiti. La prof Anna sorride: «Ma io non penso li farò, mi sono stufata di andare a scuola».

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il focus

Secondo una convenzione stipulata tra Portogallo e Italia, chi soggiorna almeno sei mesi e un giorno in Portogallo non ha ritenute fiscali per i primi dieci anni. Passato il decimo anno, le ritenute che si applicano sono quelle portoghesi, con un’aliquota del sette percento.

La ricerca della felicità  

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