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SCUOLA INTERNAZIONALE DESIGN | MODA | ARTI VISIVE | COMUNICAZIONE

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Agenda di Marzo

Sipario Lessico femminile L'anno zero Bio o non bio?

Lino Banfi

Accadde a Marzo

Da non perdere Esseri Urbani Undici Proverbi Fiorentini Kyoto Veleno e antidoto Il questionario

Fuori di taste Caffè Lietta

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Maledetta primavera

Reportage: Ciò che non vediamo

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Parla come mangi Gole Profonde

Racconti in Tramvia

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Frastuoni Casa Jazz

Editoriale

Oroscopo

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Una bella storia di GABRIELE AMETRANO

C

hi ama leggere l’oroscopo, anche in maniera disillusa, sa che il giovedì c’è l’appuntamento imperdibile con le previsioni di Rob Brezsny. L’americano dona piccole chicche di saggezza alla popolazione astrale e rende più semplice l’esperienza della settimana: comunque lo si legga, qualunque significato si dia alle sue parole, vi troverete a chiedervi perché racconti sempre cose strampalate. Eppure un motivo io credo di averlo compreso: non è tanto quanto veritiero sia il suo vaticinio, ma quanto in quel preciso momento di lettura voi siete in contatto con le parole scritte. Così in questo editoriale di marzo provo anch’io a raccontarvi qualcosa che potrebbe rimanere su un foglio o forse smuovervi qualcosa. Nel nord del Canada una bambina nacque con una strana capacità: il suo sguardo riusciva a vedere ben oltre la normale ampiezza visiva. Mentre guardava avanti poteva osservare anche il suo dorso, le sue spalle, il proprio gomito. In alcuni momenti veniva presa in giro perché mentre gli altri indicavano un punto davanti il proprio piede lei dissentiva, e diceva che dietro, proprio dietro a loro, c’era un meraviglioso arcobaleno. Gli altri non volevano vederlo quel meraviglioso arcobaleno e la emarginavano. Diventò adulta in mezzo a gente che non riusciva a vedere oltre il proprio naso ma lei continuò sempre a dire che un altro modo di vedere le cose era possibile, e non perché lei fosse un’idealista ma perché la realtà ha molte prospettive e spesso quella che urlano gli altri è la meno umana. Ecco, cari amici, credo che ci sia un senso in questo editoriale e nelle pagine che seguiranno. Certo, io non sono Brezsny, ma questa è sicuramente una bella storia da raccontare.

IN COPERTINA

Tepidarium inclusivo di Giovanni Colaneri

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 71 - Anno VIII - Marzo 2019 - Rivista Mensile ISSN 2612-2294

Giovanni Colaneri nasce in Molise ventisette anni fa per poi andare a Firenze, Urbino, Bologna e adesso Napoli. Si è diplomato in Grafica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Firenze e in Illustrazione al biennio specialistico all’ISIA di Urbino. Ha disegnato per Edizioni Centro Studi Erickson, Monitor edizioni, Pelo Magazine, Art Stop Monti, Custom S.p.a, ISIA Urbino, Nurant. È stato selezionato alla Mostra degli Illustratori della Bologna Children’s Book Fair nel 2016 e ad altre mostre di illustrazione tra cui Sentieri illustrati, Inchiostro festival, That’s a Mole! e Societies on the move. www.giovannicolaneri.com

Proprietario: Associazione Culturale Lungarno Editore: Tabloid Soc. Coop. • Firenze • N. ROC 32478 Direttore Responsabile: Gabriele Ametrano Stampa: Tipografia Baroni e Gori srl • Prato

Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell'editore e degli autori. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. PER INFO E PUBBLICITÀ tel. 055 6587611 e-mail: commerciale@tabloidcoop.it

I contenuti di questo numero sono a cura dell'Associazione Culturale Lungarno. Per la loro realizzazione hanno collaborato: Jacopo Aiazzi, Gabriele Ametrano, Francesca Arfilli, Michele Baldini, Laura Campiglio, Tommaso Chimenti, Tommaso Ciuffoletti, Giovanni Colaneri, Francesca Corpaci, Lavinia Ferrone, Giulia Focardi, Raffaella Galamini, Giulio Garosi, Gabriele Giustini, Rocco Gurrieri, Lafabbridibraccia, Caterina Liverani, Alessandra Marianelli aka Luchadora, Selene Mattei, Valentina Messina, Riccardo Morandi, Marta Pancini, Alba Parrini, Marta Staulo, Jacopo Storni, Giacomo Alberto Vieri, Martina Vincenzoni, Lavinia Zavalloni. Coordinamento: Riccardo Morandi Editor: Arianna Giullori Progetto grafico: Francesca Arfilli L'Associazione Culturale Lungarno ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per il contributo a sostegno delle attività culturali svolte.


di JACOPO STORNI, ALBA PARRINI, MICHELE BALDINI E JACOPO AIAZZI 6

Foto di GIULIO GAROSI


IL LIBRO

o scritto un libro sugli immigrati di successo e un giorno mio babbo ha regalato quel libro a un suo collega di lavoro. Quel collega, guardando la copertina del libro che raffigurava un uomo di colore in giacca e cravatta, ha detto a mio babbo: "Tuo figlio non ha capito niente, scrive di immigrati in positivo quando il loro posto dovrebbe essere in galera". Mio babbo è rimasto perplesso. Sette mesi dopo, mio babbo ha subito un furto in casa. Non era il primo. I ladri sono entrati di notte, mentre lui dormiva, e hanno svaligiato mezza casa: le posate d'argento, i soldi in cassaforte, gli orologi. I ladri erano slavi. Mio padre adesso è incazzato. Ho cercato di consolarlo, di dirgli che forse è andata bene cosi, che avrebbero potuto ammazzarlo durante il sonno. Lui mi ha detto che forse sbaglio a scrivere di immigrati. Che forse aveva ragione quel suo collega di lavoro. Che gli immigrati - tanti di loro, troppi di loro - sono criminali, ladri, delinquenti, terroristi. Se mio padre pensa così, chissà cosa pensa il resto del Paese.  Se mio padre pensa così, forse è perché nessuno gli racconta l'altra faccia dell'immigrazione. Mio babbo non è razzista, è stato lui ad insegnarmi a viaggiare, ad insegnarmi la diversità. Mi ha fatto conoscere l’Estremo Oriente, l’America, l’Europa. Eppure, quel giorno, probabilmente accecato dalla rabbia, mi disse che forse quel suo collega aveva ragione. Che forse gli immigrati, troppi di loro, sono criminali.  Se mio padre pensa così, forse è perché non sente mai parlare di immigrati ingegneri, medici, avvocati, architetti, imprenditori. Immigrati lavoratori. O meglio, ne sente parlare, ma soltanto da suo figlio. Al contrario, sente parlare soltanto dei soliti immigrati: i ladri, i profughi, gli spacciatori, i bivacchi, i terroristi, gli stupratori. I soliti noti.  Forse allora, abbiamo un problema di narrazione. Forse allora, la colpa è della politica, che fomenta odio e diffidenza soltanto per fini elettorali, raccontando soltanto i migranti profughi e delinquenti per creare un problema, quel problema che poi ti promettono di risolvere. Se mio padre è arrivato a pensare in quel modo, forse la colpa è di questa politica, concentrata sulle prossime elezioni anziché sulle prossime generazioni, una politica miope secondo cui gran parte dei mali dell’Italia proviene dagli immigrati. Ma vi pare possibile? La politica criminalizza o strumentalizza l’immigrazione, si appiglia all’immigrato come capro espiatorio dei nostri mali, anziché raccontare, davvero, quelli che sono i nostri mali: la corruzione, l’evasione fiscale, la mafia, temi dove sono gli italiani a delinquere. È la stessa politica che parla di invasione, quando i profughi sono meno dell’1 percento della popolazione. Eppure, la percezione è completamente diversa. È la politica che accusa gli immigrati di rubarci il lavoro, quando in realtà gli immigrati producono l’8 percento del Pil e il sistema di accoglienza profughi crea lavoro per gli italiani. È la politica secondo cui ospitiamo i profughi negli alberghi a 5 stelle, quando in realtà i richiedenti asilo vivono in centri d’accoglienza che niente hanno a che vedere con gli hotel di lusso. Gran parte di quello che sentiamo raccontare sui migranti, spesso è falso, alimentato dalla politica e dalle fake news. 7

Liberamente tratto da “Siamo tutti terroristi” dello stesso Jacopo Storni, pubblicato da Castelvecchi Editore. I dati che sono citati nel testo sono riferiti al momento della pubblicazione ovvero il 2018.

LA VOLONTÀ DI SUPERARE I PREGIUDIZI, INVECE, È SEMPRE ATTUALE.

Tutto questo distorce la realtà, fomentando paura e rabbia, facendo leva sui sentimenti più istintuali e primitivi dell’uomo, anziché contenerli. Ma c’è un altro tema. Se mio padre è arrivato a pensare in quel modo, forse la colpa è anche mia, di noi giornalisti, di questo giornalismo, sempre più portavoce della politica. Il giornalismo - e la comunicazione in genere - racconta gli immigrati sempre nello stesso modo. Immigrati uguale profughi, straccioni, poveracci, rifugiati, spacciatori. Prevale una narrazione pietistica, paternalista, una narrazione standardizzata. Finché continueremo a rappresentare gli immigrati soltanto come profughi, poveracci e delinquenti, gli immigrati resteranno sempre e soltanto - nell’immaginario collettivo - profughi, poveracci e delinquenti. E magari terroristi. È giusto raccontare i profughi, visto che sono 170mila in Italia. È giusto raccontare gli spacciatori e gli stranieri delinquenti, ma se vale il criterio dei numeri, raccontiamo anche gli immigrati imprenditori. Ce ne sono 550mila in Italia. E sono molti di più dei profughi. Cambiamo narrazione, non per il gusto di andare controcorrente, ma perché gli “altri” immigrati sono la stragrande maggioranza. Soltanto così, l’immigrazione, anziché come paura, potrà essere percepita come un’opportunità, se ben governata. (J.S.)


ACCOGLIENZA “Se ti piacciono tanto i migranti, ospitali a casa tua”. Accettare il consiglio e metterlo in pratica, ai giorni nostri, è un atto rivoluzionario. Michela Rossi e la sua famiglia, per questo, sono dei rivoluzionari anche se, per loro, “l’accoglienza è una cosa naturale”. La famiglia, infatti, ha messo a disposizione la propria abitazione in zona Novoli per accogliere Sanna, un ragazzo di 19 anni del Gambia che frequenta un corso da sarto presso il brand WaxMore (di cui abbiamo parlato sul numero di aprile 2018). Come avete conosciuto Sanna e perché avete deciso di ospitare un rifugiato? “Da tempo sentivamo il bisogno di fare qualcosa e l'accoglienza è da sempre stata nelle nostre corde. In particolar modo dopo il Decreto Sicurezza abbiamo sentito ancor più la voglia di rispondere a questa situazione di emergenza creatasi in seguito all'espulsione dai centri di accoglienza di coloro che hanno un permesso umanitario. Abbiamo dato la disponibilità, ci hanno contatto da Refugees Welcome per dirci di Sanna e ... dopo poco è venuto a stare da noi”.  Cosa è cambiato con l’ingresso di Sanna in famiglia?  “È una compagnia in più e per i bimbi è un fratello grande con cui giocare! Non ci ha particolarmente sconvolto, anzi stiamo vivendo la convivenza in modo motivo tranquillo e normale... come se ci fosse sempre stato! Per noi, anzi, è un valore aggiunto: grazie a questa esperienza abbiamo conosciuto meglio le sue origini e i motivi che l’hanno spinto ad abbandonare il suo paese, oltre al loro sistema scolastico”.

L'APPELLO DI ALEX ZANOTELLI E LE INIZIATIVE FIORENTINE

I progetti futuri di Sanna? “Sta facendo un corso per diventare sarto e da poco lo abbiamo iscritto a scuola per prendere la terza media. Poi ovviamente cercherà lavoro, una volta che ha finito questi percorsi di studi. Quando avrà una sua autonomia, cercherà un suo appartamento”. (J.A.)

ompiamo il silenzio... Sono indignato per quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi verso i migranti. […] Per me è in ballo il Vangelo di quel povero Gesù di Nazareth: è quel Gesù crocifisso, torturato e sfigurato che noi cristiani veneriamo in questi giorni nelle nostre chiese, ma che ci rifiutiamo di riconoscere nella carne martoriata dei nostri fratelli e sorelle migranti. È questa la carne viva di Cristo oggi”. Con queste parole termina l’appello Don Alex Zanotelli, missionario Comboniano e ispiratore di movimenti italiani tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale, lanciato a tutta la collettività (cristiana e non) ormai quasi un anno fa. E la comunità fiorentina ha risposto attivamente. Primo fra tutti Don Santoro, da sempre in prima linea nelle attività di impegno concreto, seguito dalla Comunità delle Piagge e da un insieme fluido di movimenti e associazioni cittadine: il Digiuno di Giustizia è un presidio costante che si svolge tutti i giovedì davanti alla Prefettura di Firenze a partire dalle 13.00, volto a manifestare la solidarietà verso quegli esseri umani che si ritrovano con il passaporto sbagliato o, peggio, senza passaporto.Solidarietà che si ritrova anche come valore fondante del coordinamento cittadino “Basta Morti nel Mediterraneo”, tra i sostenitori del Digiuno di Giustizia, che riunisce sotto l’ombrello dell’imperativo “corridoi umanitari subito” moltissime realtà locali che fanno dell’inclusione una realtà quotidiana. Tra tutte, l’iniziativa “rete di solidarietà” attraverso la quale singoli cittadini possono rendersi disponibili per piccole azioni concrete di accoglienza verso i migranti. (A.P.)

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o deviato percorso e mi trovo a Cavane, amena località nella pianura conciaria di San Miniato (non quello a Monte, che il fiorentino medio confonde). Qui lavoro con i colleghi nel centro di accoglienza più attivo che la cooperativa La Pietra d'Angolo gestisce: Officine Cavane appunto. Tant'è che, pur non sapendo che fine farà un settore che dal 2014 ha prodotto più polemica di dieci edizioni del Festival di Sanremo messe insieme, ma anche tante belle cose (forse più di Sanremo), qui ci sono: un teatro sociale (gestito dall'associazione Tra i Binari), un bel murales, un progetto di volontariato internazionale ErasmusPlus, una rete di attività allargata a una decina di associazioni, un ufficio, l'aula per il corso di italiano, una ciclofficina e una falegnameria in fase di costruzione e trentacinque richiedenti asilo provenienti da sei nazionalità. Molti lavorano, fanno volontariato, fanno sport (abbiamo un bel cavallino che corre il mezzo fondo), partecipano alla vita di comunità e non è una marchetta per difendere l'azienda. È la verità.

“Quanto tempo hai passato a Castelnuovo?” “Solo quattro mesi, prima sono stato quasi un anno e mezzo a Fondi”. “E come hai vissuto laggiù?” “Abbastanza bene, anche se in camera eravamo sei, non andavo d'accordo con tutti e il cibo non era un granché”. Beh, penso, un altro dei soliti, si lamenterà della mensa e dei nigeriani. A Cavane ci sono gli appartamenti con camere doppie e triple e la cucina è autogestista quindi ha poco da rompere. “Mamadou, dimmi una cosa: nella tua esperienza hai vissuto fenomeni di razzismo?” “A essere sincero no (mi solleva), anche se per noi è difficile”. “In che senso?” (Domanda retorica che ci sta) “Quando tu vai a cercare lavoro e non conosci nessuno, tutti dicono crisi, c'è crisi e non se ne fa niente. Ma io non lo so se c'è crisi”. “Beh, trovare lavoro non è facile per nessuno. Che lavoro cerchi?” “Io sono meccanico”. “Magari in una comunità più piccola come questa forse sarà un po' più facile, basta coltivare le amicizie giuste (sorrido), spingersi oltre, darsi da fare” (Consueta risposta “Prêt-à-porter”). “Sì, lo so, anche se sono un po' stanco”. “Capisco, poi non hai i documenti”. “Infatti, sai ho fatto volontariato, associazioni, manifestazioni, ma senza lavoro è un problema”. “Mai perdersi d'animo, no?” “No, mai”. “Credi ancora di aver fatto la scelta giusta?” “Non avevo molte alternative”. “Torneresti in Africa?” “Solo se faccio tanti soldi” (sorride) “Almeno non sei sposato né hai figli giusto?” “Prima devo fare un po' di soldi”. “In questo sei già un po' italiano allora”. Sorride, lo ringrazio.

“Ciao sei nuovo?” chiedo ad un tipo sulle sue che non avevo mai visto prima. Sul capo ha un berretto con la bandiera della Norvegia. “Sì, sono arrivato da una settimana”. È Mamadou e viene dal CARA di Castelnuovo di Porto chiuso in tanti, sappiamo come. “Da dove vieni? Quanto tempo in Italia?” Faccio. “Vengo dal Gambia ma sono da due anni e mezzo in Italia”. “Situazione legale?” (domanda brutale, ma vincolante per cui è sempre la terza domanda che si fa a un nuovo arrivo) “Ho fatto la Commissione, ma è andata male, sto aspettando il ricorso”(E buona fortuna, penso). “E giù a Castelnuovo? Che è successo? Qui se n'è fatto un gran parlare, sgomberi dalla sera alla mattina, operatori a casa”. “La sera prima mi hanno fatto firmare il trasferimento (con l'italiano non se la cava male, tralasciando qualche francesismo coloniale) e la mattina sono salito sul bus accompagnato dalla polizia”. “Alé. Sapevi di venire qui?” “Mi hanno detto che sarei andato in Toscana, di preciso non sapevo”. “Ti è dispiaciuto? Ti ha fatto arrabbiare?” “Così così, quando ho visto la faccia dell'operatore mi dispiaceva un po' per lui” (Toh! L'umanità).

Mamadou sembra prenderla con filosofia, purgatorio o limbo che sia. Francesco, l'operatore e Federica la psicologa, mi dicono che è un tipo in gamb(i)a. E in fondo molte storie sono finite bene per tutti. Monto in macchina, metto gli Scisma, accendo una sigaretta e mi passa un vecchio pensiero in testa: sarà che in questo mondo siamo troppi e basta o forse siamo solo troppo stronzi? (M.B.) 9


STUDIOTEATRO E LE RESIDENZE ARTISTICHE 2019

© Filippo Manzini

PROGRAMMA “Che cosa fa l’Arte per noi?”si chiede la portinaia de “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery “Dà forma e rende visibili le nostre emozioni e, così facendo, conferisce loro quell’impronta di eternità che recano tutte le opere le quali, attraverso una forma particolare, sanno incarnare l’universalità degli affetti umani”. L’arte è quindi lo strumento, la capacità, il dispositivo – molto altro che dovrebbe continuare con una lista infinita di virgole – che ci permette di specchiarci davanti a riflessi prima invisibili. Grazie al cielo, ad evitare il genocidio artistico che avanza a sostegno dalle logiche dell’andamento dei mercati, a Firenze si è inaugurato a gennaio 2019 “StudioTeatro”, un programma di residenze artistiche pensato dalla Fondazione Teatro della Toscana che quest’anno, tra 133 candidati da tutta Italia, ha selezionato quattro giovani compagnie (Stivalaccio Teatro, ErosAntEros, Collettivo L’Amalgama, Malmadur) che realizzeranno la messa in scena di spettacoli. A essi sono stati aggiunti quattro laboratori: con Teatro dell’Elce, Domesticalchimia, Batignani & Faloppa, e Pilar Ternera, Gogmagog, Meridiano Zero. I temi dei progetti selezionati spaziano dall’ambiente ai confini, dal rapporto con gli altri alle migrazioni, dalle stagioni della vita alla manualità e ai sogni. Tutti affrontati con sensibilità e modalità sceniche diverse, come il teatro d’attore, la perfor-

mance, la creazione collettiva oppure il teatro digitale. La sala di Via Donizetti rafforza così la sua identità, qualificandosi quale “Casa degli artisti”, luogo di sperimentazione nel senso più alto del termine, e “Teatro per la città”, terreno d’incontro e confronto tra cittadini e artisti. I primi a prendere “Residenza”: la compagnia StivalaccioTeatro, in scena con Sêmi, senza infamia né lode. Sêmi è un thriller teatrale vestito da farsa grottesca. Un giallo surreale sulla necessità dell’individuazione del male, del nemico, sul germe della follia, sull’atto dimostrativo, sulla giustificazione della violenza, sul valore dei valori. Sono previste delle tappe di confronto con il pubblico e dei momenti di incontro e condivisione (scuole, artisti, operatori) nel corso di tutto il progetto. Stivalaccio Teatro decide con Sêmi di raccontare un futuro prossimo, estremo e tragicomico. Il lavoro è il delirante tentativo di capire l’incapibile necessità della furia perpetrata in nome di qualcosa che sembra sempre valere più della vita dell’altro. Sêmi, però, è anche un gioco di parole. Siamo in grado di essere sementi di un’umanità che potrebbe ancora fiorire e dare nuovo frutto? O siamo soltanto bestie dimenticate nel cortile dell’orrore, pronte a sbranare il prossimo per l’osso di pollo? In una parola (badate bene, non Veneti, che cambia l’accento): siamo sèmi?

5 / 7 aprile 2019 Domesticalchimia (LABORATORIO) LA BANCA DEI SOGNI 10 / 12 maggio 2019 Batignani&Faloppa (LABORATORIO) COSTRUIRE È FACILE? 17 / 19 maggio 2019 StivalaccioTeatro (RESIDENZA) SÊMI. Senza infamia né lode 18 / 20 ottobre 2019 ErosAntEros (RESIDENZA) CONFINI #AMF 15 / 17 novembre 2019 Pilar Ternera, Gogmagog e Meridiano Zero (LABORATORIO) MERDRExDUE 29 novembre / 1 dicembre 2019 Collettivo L’Amalgama (RESIDENZA) QUI E ORA 13 / 15 dicembre 2019 Malmadur (RESIDENZA) 50 MINUTI DI RITARDO

Teatro Studio “Mila Pieralli” con il suo programma di Residenze artistiche rientra nell’ambito delle attività della Fondazione Teatro della Toscana

www.cittametropolitana.fi.it/category/cultura/

A cura della Città Metropolitana di Firenze


gli ideali e la rivoluzione

U

n pomeriggio rovesciato di pioggia del mese scorso, io e il Direttore di questa rivista a un certo punto stavamo in un locale con tante luci tiepide: erano le quattro, uno dei due beveva un caffè, l'altro un Negroni, non è importante specificare di chi era l'uno e di chi l'altro, nutriamo una certa riservatezza per le abitudini noialtri e poi il punto non è questo. Io, caricaturale, un po' Woody Allen un po' Dawson Leery, chiedevo a lui come si fa a scegliere, come si fa a crescere, ma davvero Joey Potter non mi ama più?, e altre inezie simili. Lui, che poi io e lui siamo davvero diversi eh, mi parlava di ideali e di rivoluzione, diceva che la Qualità delle azioni ha un suo peso specifico, un orgoglio intimo. Mi trattava come un fratello maggiore, un po' selvatico ma affatto giudicante, e alla fine mi ha spedito a fare un viaggio sulla linea T2 della tramvia.

Così in un pomeriggio arrapato di luce di febbraio, uno di quelli proprio tanto eccitati dalla primavera in arrivo, stavo seduto accanto a due cameriere peruviane che avevano appena smontato da un doppio turno nell'albergo di lusso in cui lavorano. La linea T2 Vespucci adesso le porta dritte a casa, in zona Novoli, e loro sono felici perché dicono che es mejor, mucho mejor que el autobús e ridono, ridono e tossiscono e hanno mani gonfie, callose e molto stan-

di GIACOMO ALBERTO VIERI Illustrazione di LAVINIA ZAVALLONI

che. Parlano di crocchette di pollo e cose da comprare al supermercato e allora io penso che va bene così, chi se ne importa se per un anno e passa sono arrivato tardi agli appuntamenti, o rimasto fermo ai semafori per ore, perso coincidenze. Non credo di poter più far prevalere i miei bisogni a quelli di chi può tornare prima a casa a ripararsi dallo schifo che c'è qui fuori, oggi giorno. Come quella coppia di giovani ragazzi che stanno seduti, tenendosi per mano, mentre parlano la loro lingua, forse danese, non saprei: lei ha i capelli raccolti in una treccia scomposta, sono un po' sporchi credo, lui porta gli occhiali da vista e ha un piccolo tatuaggio dietro l'orecchio. Viaggiano con uno zaino quechua a testa, quello di lui ha delle bandierine di tessuto ricamate sopra, lei tiene dei biglietti stropicciati in mano, mi chiedono se è la direzione giusta for the airport e c'è una luce molto tenera a strapiombo sui loro occhi, siamo dalle parti della fermata Ponte all'Asse e un po' inebetito rispondo che sì, è proprio quella giusta e poi mi viene anche da raccontargli che questa linea è proprio nuova di zecca, l'hanno inaugurata adesso, ed è una cosa di cui la città può andare fiera e può darsi che stia dando anche un'intonazione leggermente commossa alle mie parole ma loro non ci fanno caso, si stringono le mani rispondendo solo oh yes, mmm, ok, giacché non credo gli impor11

ti nulla di quanti cavi e leve e fili e binari sono serviti per arrivare fino a qui. Loro sono un intreccio di mani sudate, di progetti da fare insieme e di quel momento fico di un legame a cui basta uno zaino da trentanove euro per sentirsi capiente e io penso che davvero, va benissimo portarli all'aeroporto nel minor tempo possibile, tutti gli innamorati che partono per il mondo. E poi, rannicchiata in silenzio, a mani giunte, dietro di me c'è una signora sui 70 anni con un piumino marrone e lo smalto sbeccato alle unghie delle mani: penso che stia tornando da un gruppo di preghiera, o da quelle riunioni dell'aspirapolvere, insomma da una cosa con le sedute a cerchio. Qualsiasi cosa fosse, non l'hanno convinta. Guarda raramente fuori, sospira e scende dopo il centro commerciale San Donato: ho cercato di capire che direzione prendesse, intorno alla collinetta dei giardini, davanti al tribunale che mi ricorda l'Universo Marvel, ma l'ho persa di vista e forse va bene così. Se dobbiamo restare soli, smettere di truccarci e guardare fuori, va bene farlo nel minor tempo possibile. Poi, il Direttore di questa rivista e io, quel giorno, continuammo a parlare di ideali e rivoluzione, bevendo caffè e Negroni. Il chi bevve cosa non è importante: gli ideali e la rivoluzione forse. Alla vostra.


Banfi

C

il nostro presente distopico

hi è Lino Banfi? Molti se lo sono chiesti in questi drammatici periodi di stasi battagliera sociale. Lino Banfi rappresenta, per percorso artistico e di vita, quello che ogni italiano è stato, seppur per piccoli momenti, nella propria vita. Un coraggioso ed un avanguardista, senza dubbio. Famiglia povera (che dona al nostro Lino l’accezione pasoliniana), il giovane Pasquale Zagaria viene imposto al seminario dove, con sprezzo del pericolo, rifugge i voti per una carriera libertina nell’avanspettacolo. Ai tempi Pasquale era dotato di capigliatura quasi folta, cosa che il tempo inesorabilmente ha tolto al nostro eroe: il trauma è stato negli anni forte, e lo si può riscontrare sia nelle sue prime apparizioni cinematografiche e televisive quando il riporto spavaldo lo contraddistingueva, sia nel film “I Pompieri” dove si presentava con uno splendido parrucchino, quasi a fare outing del trauma tricologico. Lino Banfi, questo il suo nome d’arte, riesce in un volo pindarico che nessuno ha mai saputo fare, ovvero di dare ai suoi personaggi ad inizio carriera il suo vero nome (“Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia”). Riesce a dare connotati neologistici al suo accento, inizialmente allungando i termini con un curioso “lo” finale oppure invertendo in un gioco pitagorico le “A” e le “E”. Lino Banfi ha interpretato omossessuali macchiettistici per poi passare ad

04/04

ore 21.00

di RICCARDO MORANDI

essere nel film “Il padre delle spose” un aperto genitore di una donna lesbica (la figlia Rosanna Banfi). Lino Banfi è stato vigile urbano (“Il vigile”), allenatore di calcio (“L’allenatore nel pallone”), commissario (“Il commissario Lo Gatto” di Dino Risi), poveraccio (“Vieni avanti cretino”), vincitore del Totocalcio (“Al bar dello sport”), cornuto e cornificatore (“Cornetti alla crema”), sindaco (“L’esorciccio”), senzatetto (“Grandi Magazzini”), operaio emigrante (“Pappa e ciccia”) con una dignità comica e con una presenza forse senza precedenti. Mai si è prestato ad una riabilitazione d’autore, nemmeno quando Pupi Avati lo chiamò per “Regalo di Natale”: che bisogno c’era? Lino ha scelto di essere un comico, come Volontè scelse di essere impegnato. Certo, c’erano i culi. Ma chi non li ha fatti i film con le docce senza veli, le starlette o le barzellette, negli anni di piombo? Nemmeno i Mastroianni, i Manfredi, i Sordi possono dirsi puri, suvvia. Era un’Italia ferita quella, la stessa da cui viene Pasquale, del primo dopoguerra, dove gli artisti campavano a colpi di teatrini per sciacquarsi la bocca dalla polvere da sparo passata. Il futuro distopico di Blade Runner, quello che potrebbe ma non pensiamo che sia, dovrebbe essere rivisto cambiando il tempo di coniugazione del verbo. Il presente distopico, quello del ridere con Lino Banfi, è quello del presente comico fatto di un signore che faceva comicità (tanto che i suoi film sono usati come terapia dell’umore in alcuni case di cura). Il presente distopico è quello che non vogliamo accettare, che ci sembra lontano, che frena a qualcuno la risata davanti a questo signore pugliese. Non possiamo per fortuna essere Woody Allen 24 ore al giorno, che siamo stati tutti, almeno per un quarto d’ora, Pasquale Zagaria.

17/04

ore 21.00

08/05

ore 21.00

MAXIME PASCAL direttore

MARKUS STENZ direttore

PEPPE SERVILLO

MICHELE MARELLI

direttore e violoncello

musiche di R.Strauss, Bartók

musiche di Wagner, Fedele, Schumann

musiche di Arenskij, Rubinstein, Čajkovskij

voce recitante

corno di bassetto

MARIO BRUNELLO

Prevendita: Biglietteria del Teatro Verdi via Ghibellina, 97 - Firenze tel. 055 21.23.20 orario da lunedì a sabato - 10.00/13.00 e 16.00/19.00 | Circuito regionale Box Office | Online www.teatroverdifirenze.it

www.orchestradellatoscana.it


Maledetta

PRIMAVERA Resistere alla stagione degli amori LAURA CAMPIGLIO

M

improvvisamente sembrarvi gradevole, simpatico e attraente solo perché i suoi ferormoni piacciono ai vostri recettori: con guanti, sciarpa e cappello non sarebbe successo. Quanto agli ormoni legati alla riproduzione (FSH, LH, estradiolo, progesterone, prolattina, testosterone etc.) è presto detto: ne produrrete una valanga, perché la natura vuole che adesso, qui e ora, vi mettiate d’impegno per far registrare alla curva della natalità una poderosa erezione. Il che, detto in soldoni, significa che potreste avrete voglia di fare sesso più o meno con tutto quello che si muove. La ragione di tutto questo è abbastanza intuitiva: immaginatevi di far parte della sciagurata stirpe dei Neanderthal e di vivere in una selva ostile, completamente in balia di una natura matrigna e feroce. I vostri figli avrebbero avuto più chance di sopravvivere e conservare la specie se fossero nati nella stagione fredda (diciamo dicembre, cioè nove mesi dopo marzo) e, dopo un certo periodo nella tana attaccati al seno materno, avessero fatto il loro ingresso nel mondo in primavera o in estate, con un clima mite e una maggior disponibilità di cibo. Queste sono le ragioni per cui nell’anno domini 2019, in un’epoca che dovrebbe essere civilizzata, se vogliamo ignorare certe sparate del governo, l’uomo preistorico che è in voi scalpita perché vi adeguiate al clima di impollinazione generale. Anche gli spiriti più elevati hanno barbaramente ceduto ai bassi istinti che marzo ispira, se è vero com’è vero che Pablo Neruda - autore abusatissimo quando si tratta di amore e amorazzi - informava la destinataria dei suoi versi di voler fare con lei “ciò che la primavera fa con i ciliegi”. Ma voi lasciate perdere Neruda e date retta al migliore di tutti, quello che canta che “d’inverno è meglio/ la donna è tutta più segreta e sola/ tutta più morbida e pelosa/ e bianca, afgana, algebrica e pensosa/ dolce e squisita, è tutta un’altra cosa”. Paolo Conte docet: godetevi la primavera, per l’amore se ne riparla tra sei mesi.

ettetevi in salvo, chiudetevi in casa, sbarrate porte e finestre: l’inverno è finito e l’equinozio è vicino, ma soprattutto l’amore è in agguato. Sono le stagioni, bellezza: tocca dire addio all’eleganza maestosa dell’inverno, alla morbida corazza del cappotto, al fascino crepuscolare di certi aperitivi sotto il cielo pazzamente stellato delle sette di sera. Ma questa è una questione marginale. Quella centrale, di questione, è che tocca prepararsi all’attacco che ogni anno la primavera sferra al genere umano: sta per aprirsi la stagione degli amori, il che - se fossimo creature dotate di buon senso - dovrebbe farci tremare come pernici all’apertura della stagione venatoria. Accantoniamo per un attimo l’allegoria botticelliana della fanciulla biondocrinita che graziosamente sparge intorno a sé infiorescenze aulentissime e iniziamo a guardare la primavera per quello che realmente è: un pericoloso cecchino che spara all’impazzata scariche di ormoni micidiali. Sì, perché la storia della stagione degli amori, purtroppo, è vera: ce la dicevano le nostre nonne, ce la conferma l’endocrinologia. A causa dell’aumento delle ore di sole, il corpo secerne una serie di ormoni che ci rendono più esposti a quel pernicioso morbo (non lo dice la sottoscritta ma Platone, vedi un po’ l’auctoritas) che è l’amore. A cominciare dalla dopamina (pensateci: quando nella vostra vita sta per iniziare un solenne casino, il solenne casino quasi sempre inizia con sonore scariche di dopamina). La dopamina, maledetta, inizierà a mettervi in circolo un inopinato buon umore, una certa effervescenza, un indefinibile languore di vita, e se non la tenete a bada in breve vi sentirete euforici come una casalinga americana strafatta di Prozac e Manhattan che balla in salotto alle quattro del pomeriggio. Ma non basta: il caldo aumenta, la pelle si scopre e i ferormoni, maledetti anche loro, sono liberi di far danni. Un tizio che in condizioni normali non avreste degnato di uno sguardo potrebbe

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M A R Z O A T E AT R O TEATRO DELLA PERGOLA FIRENZE

TEATRO STUDIO SCANDICCI

Via della Pergola 12/32 - Firenze

5 / 10 marzo PRIMA NAZIONALE Luigi Lo Cascio Sergio Rubini DRACULA di Bram Stoker regia Sergio Rubini 12 / 17 marzo Luca Lazzareschi Laura Marinoni I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA di Giovanni Testori regia Andrée Ruth Shammah 19 / 24 marzo Alessio Boni Serra Yilmaz DON CHISCIOTTE adattamento Francesco Niccolini regia Alessio Boni, Roberto Aldorasi e Marcello Prayer

26 / 28 marzo ore 20.45 Antonio Salines Luciano Virgilio Edoardo Siravo Fabrizio Bordignon Gabriele Cicirello ASPETTANDO GODOT di Samuel Beckett regia Maurizio Scaparro Fino al 14 aprile MOSTRA ANDREA RAUCH Ai margini del Teatro Manifesti 1980–2018

Via Donizetti 58 - Scandicci

Museo e attività per famiglie mercoledì, giovedì e venerdì ore 10 / 12 PERGOLA GRAND TOUR Italiano / inglese 31 marzo ore 10 e 12 ATTIVITÀ BAMBINI

5 / 7 marzo ore 21 Mum&Gipsy IL MIO TEMPO performer Aya Ogiwara, Ayumi Narita, Satoshi Hasatani, Yuriko Kawasaki, Andrea Falcone, Giacomo Bogani, Sara Fallani, Camilla Bonacchi testo e regia Takahiro Fujita

TEATRO NICCOLINI FIRENZE Via Ricasoli 3 - Firenze

Nella rete delle parole 7 marzo ore 19 iNuovi I PROMESSI SPOSI Episodio finale La storia, la peste, il Lazzaretto e la Provvidenza di Alessandro Manzoni riduzione teatrale e conduzione a cura di Simone Faloppa 15 marzo ore 19 iNuovi IO NEL PENSIER MI FINGO Ed io non voglio più essere io – Kammermusikgozzano progetto a cura di Sauro Albisani lettura di poesie scelte di Guido Gozzano

Eventi speciali 7 / 9 – 21 / 23 marzo ore 23.15 La Compagnia delle Seggiole I GIALLI DI POE a cura di Sabrina Tinalli

Eventi speciali 19 marzo, ore 21; 20 marzo, ore 10 DIECI STORIE PROPRIO COSÌ da un’idea di Giulia Minoli regia Emanuela Giordano

10 marzo ore 10 / 11 / 12 La Compagnia delle Seggiole IN SUA MOVENZA È FERMO testi e regia Giovanni Micoli

30 marzo ore 17 e 18.15 iNuovi VIAGGIO NEL COCOMERO www.teatrodellatoscana.it


ESILIO DI DANTE DA FIRENZE

10 marzo 1302

A

“O Fiorentini mi avete esiliato, prendete la merda che Dio v’ha mandato”. Senza grosse parafrasi ma con una discreta sintesi, il giorno di cui parliamo è stato descritto qualche secolo dopo dal buon Riccardo Marasco, cantore non solo della Firenze alluvionata. La questione è abbastanza semplice: mentre il Sommo Poeta, esponente di spicco dei Guelfi Bianchi (che oggi sarebbero ribattezzati ovviamente i NO-PAPA), se ne stava a Roma in veste di ambasciatore a respirare er ponentino, i Guelfi Neri (i PAPA BOYS) al potere inviarono una missiva senza ricevuta di ritorno che lo avvisava di essere stato accusato e condannato per “baratteria”. Poco male, si direbbe: vabbè che all’epoca gli esili erano diffusi quanto gli avvisi di garanzia durante Tangentopoli, vabbè che lui era sempre un fuoriclasse della politica e non solo, ma stavolta si rischiava una roba tipo il rogo. Insomma, forse era bene farsi un bel tour italiano anziché tentare di rientrare a casa. Il Sommo se ne andò a Ravenna e si vendicò a suo modo, scrivendo la Commedia e mettendoci dentro, come fosse Novella 2000, molti dei personaggi che lo vollero lontano Fiorenza. Evviva Dante, alé.

10 marzo 1961

Pensavate di essere i primi eh? NO TAP, NO TAV, NO TRAMVIA, NO TTIP, NO AEREOPORTO. Anziani! Il 10 marzo 1961 i commercianti fiorentini per manifestare contro le licenze date all’apertura di diversi supermercati tennero per tre giorni spente le luci, le vetrine e le luminose pubblicitarie esterne. L’Italia era un’altra Italia, va detto: la Democrazia Cristiana di Fanfani era al governo, e si stavano facendo le prime prove tecniche di pseudo alleanza con i Socialisti, mentre a Firenze c’era ancora il sindaco La Pira, oramai un po’ anziano. La contestazione era lontana, c’erano poche tv e un tale con la voce nasale che risponde ancora al nome di Bob Dylan doveva debuttare il mese dopo a New York. Detto questo, il motore del NO era splendido e guardingo su Firenze. Sorridiamo adesso sulla questione aperture e chiusure dei supermercati, su qual è la grande distribuzione che ti incarna (“sei tu!”), e dall’altro del nostro Salvatempo e dei pagamenti con carta contactless ripensiamo alla protesta dei pizzicagnoli fiorentini. “Baby è un mondo super” by Ligabue.

USCITA DI “DESAPARECIDO” DEI LITFIBA

31 marzo 1985

12 marzo 1986

Non fu una semplice visita di un premier inglese a Firenze. Innanzitutto, perché la Thatcher non era solo un premier, non era un semplice politico, ma era The Iron Lady. Capace da sola di cambiare totalmente la politica di un’intera potenza come la Gran Bretagna: spesso contestata, sovente apprezzata, era impossibile per chiunque soprassedere la presenza di questa signora. A Firenze nel 1986 incontrava un altro gigante della nostra storia, Bettino Craxi. Dovevano firmare un accordo per un tema ancora attualissimo: l’estradizione di terroristi verso l’Italia, e scelsero Firenze. O meglio, lei scelse Firenze. Visitò gli Uffizi, salutò il grande sindaco Massimo Bogianckino chiedendogli come potesse concentrarsi con tutte quelle immagini di battaglie a Palazzo Vecchio, pranzò con fettunta, salame e stracotto toscano. “Firenze non è mai stata modesta e mai ha avuto bisogno di esserlo”, disse durante il suo discorso di chiusura. Che dire, le è bastato un giorno a capire. The Iron Lady.

OMICIDIO CUCCUINI

25 marzo 1995

Per molti, quello che è successo il 25 marzo del 1995 in Via del Proconsolo, è classificabile come “omicidio perfetto”, o meglio, come spesso puntualizzato, “omicidio impossibile”. Non staremo comunque a descrivere i fatti ricostruiti nella mattina primaverile che ha visto morire sotto 27 coltellate Gianfranco Cuccuini, normalissimo pensionato che aiutava la famiglia Lorenzini presso la loro attività di vendita di oggetti sacri: per quello ci sono pagine e pagine. Ciò che è successo è molto complesso da ricostruire, il giallo è fitto, talmente fitto che anche l’Elvis Presley dei misteri italiani, Carlo Lucarelli, ha visto bene di approfondire questa torbida storia. “Accoltellato fra le ostie”, titolavano i giornali dell’epoca, come se Firenze fosse diventata il set di un b-movie del 1975: movente, arma del delitto, assassino sono misteri complicanti, talmente complicati che farebbero appassionare chiunque, anche coloro che non hanno, come noi, la pila di Gialli Mondadori in bellavista. Paura, eh? 15

Marzo

L’ITalia, FIrenze, Via dei BArdi. Oppure, qualcuno (qualche bischero, lasciatecelo dire) in vena di bislacco proto-leghismo diceva L’ITalia FInisce a BAri, con sommo sdegno dei salentini. Il 31 marzo erano proprio loro, i LITFIBA, band capitanata dall’unica rockstar rimasta tale nel 2019, Piero Pelù, a fare uscire un autentico capolavoro della musica rock wave italiana: Desaparecido. Il disco era corto per qualcuno, abituato a pappardelle ben più articolate, ma per la stragrande maggioranza è stato un esordio al pari di grandi primi lavori della storia della musica gggiovane. Vien da sé che chiunque abbia pesticciato una “rockoteca” (forse il più brutto neologismo della storia assieme a “ciaone”) conosca il giro iniziale dell’attualissima “Tziganata” o la più cupa e brutale “Guerra”. Buon compleanno Desaparecido, un disco che è stato un classico regalo da recupero (“Noo, il primo loro, non ce l’ho!”) fino a pochi anni fa, ovvero quando si regalavano gli oggetti che contenevano musica

MARGARET THATCHER A FIRENZE

di RICCARDO MORANDI

BOTTEGHE CONTRO SUPERMARKET


Teatro

Arte

Cinema

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F  AZIL SAY, PIANOFORTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  ARTHRU ANTUNES COIMBRA & UWE PLIZ Hangar (FI) ing. da € 3  MAGICO TEATRO (3-7/03) Spazio Alfieri (FI) ing. Da € 10

L  ORENZO VIOTTI Maggio Musicale Fiorentino (FI) ing. da € 10  IL PAESE SENZA PAROLE (4-5/03) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. € 5

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A  LEXANDRE THARAUD, PIANOFORTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  FIERA DI OLTRARNO Piazza Santo Spirito (FI) ing. libero  FIORENTINA-INTER Stadio A. Franchi (FI) ing. NP  LUCA BUONAGUIDI Cantiere Futurarte (FI) ing. Libero

M  I SA CHE FUORI È PRIMAVERA Teatro Cantiere Florida (FI) ing. da € 8  GAZZELLE (6-7/03) Tuscany Hall (FI) ing. NP

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A  RTEMIS QUARTETT Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  ODE ALLA VITA (11/03-12/03) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. € 5

 I MMACOLATA CONCEZIONE Teatro di Rifredi (FI) ing. da € 17,50  GE’ SCARPATO REGGAE TIME Hangar (FI) ing. da € 3  LESSICO FEMMINILE (7/03-26/05) Palazzo Pitti (FI) ing. 16/8€

 ALBOROSIE Auditorium Flog (FI) ing. da € 21,50

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A  NNA RAKITINA Maggio Musicale Fiorentino (FI) ing. da € 10  FAMILIE FLÖZ – DR NEST Teatro Puccini (FI) ing. da € 22  THE ALLOPHONES Hangar (FI) ing. da € 3  MATER...PRIMA LE BAMBINE! Museo degli Innocenti (FI) ing. € NP  CORO FEMINA DI LISA KANT Circolo Il Progresso (FI) ing. NP

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 PINOCCHIO (12-15/03) Teatro Goldoni (FI) ing. € 5  SULLA MIA PELLE Spazio Alfieri (FI) ing. € 6  I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA (12-13/03) Teatro della Pergola (FI) ing. da € 13  CARL BRAVE Teatro Verdi (FI) ing. NP

V  ITTORIO SGARBI Tuscany Hall (FI) ing. da € 27  COUS COUS KLAN Teatro di Rifredi (FI) ing. da € 15  SEI. E dunque perché si fa meraviglia di noi? Teatro Cantiere Florida (FI) ing.€ 8  IL CONTE TACCHIA (14-17/03) Teatro Verdi (FI) ing. da € 20  EMANUELE BITOSSI DJS Hangar (FI) ing. da € 3  C.LEVI. CRISTO SI È FERMATO AD EBOLI Teatro Puccini (FI) ing. € 12

A  . LUCCHESINI, PIANOFORTE – S. CAPPELLETTO, VOCE RECITANTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  LEO PARI Capanno Black Out (PO) ing. con tessera  AWA FALL+BONNOT// AFTERSHOWD'N'BASS Combo (FI) ing. € NP  DINO FUMARETTO Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera  ZAVALLONI/ PUGLISI/ BANG Sala Vanni (FI) ing. da € 13  MODENA CITY RAMBLES Auditorium Flog (FI) ing. da € 13  MAMMAMIA IN FLORENCE SARÀ WOW! Viperclub (FI) ing. NP  ORT - LA REGINA DELLE NEVI Teatro Verdi (FI) ing. da € 5

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03

 JOSEPHINE FOSTER Circolo Il Progresso (FI) ing. 10/8€  LA PORTI UN BACIONE (2-3/03) Teatro di Cestello (FI) ing. NP  TRIO DI PARMA – S.BRACONI, VIOLA Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  MR EVERETT - LIVE CYBORG Capanno Black Out (PO) ing. con tessera  TEO MAMMUCARI Tuscany Hall (FI) ing. da € 22  NEGRAMARO (2-3/03) Mandela Forum (FI) ing. da € 36,80  SUN ARAW Sala Vanni (FI) ing. da € 13  NOUVELLE VAGUE Auditorium Flog (FI) ing. da € 11  TWIST AND SHOUT! CARNEVALE Viperclub (FI) ing. € 10  JAM PARTY! Pinocchio Jazz (FI) ing. NP  BONGO WESTERN DJ Hangar (FI) ing. da € 3  MANITOBA + IMURI Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera  INVESTIGATORI AL MUSEO Museo degli Innocenti (FI) ing. € 5  ARTEFACENDO Piazza dei Ciompi (FI) ing. libero

U  N AFFARE DI FAMIGLIA Spazio Alfieri (FI) ing. € 6  DRACULA Teatro della Pergola (FI) ing. da € 17  ORT - CONCERTO DI CARNEVALE Teatro Verdi (FI) ing. da € 1  MUSICA E SPIRITUALITÀ Teatro Verdi (FI) ing. libero  MI AMAVI ANCORA TeatroDante Carlo Monni (FI) ing. € 13,50  HANGAR GRASSO GE’ SCARPATO NEL BEATO ‘50/’60 Hangar (FI) ing. da € 3  POLITEAMA IN PRIMO PIANO (5-26/03) Ridotto del Teatro Politeama (PO) ing. NP

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01 02

M  ILARIA GRAZIANO & FRANCESCO FORNI Circolo Il Progresso (FI) ing. NP  I LOVE ROCK AND ROLL PARTY Combo (FI) ing. € 8  FABIO LUISI Maggio Musicale Fiorentino, ing. da €5  HARLEM GLOBETROTTERS Mandela Forum (FI) ing. da € 22  NERIUM PARK Teatro di Rifredi (FI) ing. da € 17,50  ALDA MERINI - DIO ARRIVERÀ ALL’ALBA Teatro Lumière (FI) ing. NP  LINK, UN VIAGGIO INTERIORE GÉ SCARPATO Hangar (FI) ing. da € 3  GOODIES AT CAPANNO17 Capanno Black Out (PO) ing. con tessera

Eventi L  A FAMIGLIA ADDAMS Teatro Politema Pratese (PO) ing. da € 16  CLAUDIO MORGANTI Il Lavoratorio (FI) ing. NP  KEY.NA. DJS Hangar (FI) ing. da € 3  LABORATORIO BAMBINI-FAMIGLIE Biblioteca Bandini (FI) ing. libero

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Musica

M  ASSIMO ZAMBONI (CCCP CSI) Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera  FEDEZ Mandela Forum (FI) ing. da € 51,75  LANZONI – MORGAN – MCPHERSON Sala Vanni (FI) ing. da € 13

VIAGGIO NEL COCOMERO* 30 marzo, ore 17 e 18.15

www.teatrodellatoscana.it

* Teatro Niccolini - Firenze


28 P  FM CANTA DE ANDRÈ Tuscany Hall (FI) ing. € 25  BLUE MAN GROUP (28-31/03) Mandela Forum (FI) ing. da € 29,50  NESLI Auditorium Flog (FI) ing. € 23  IL CANTO DELLA CADUTA Teatro Cantiere Florida (FI) ing. da € 8  ORT | N. B.HOFFMANN DIRETTORE Teatro Verdi (FI) ing. da € 18/15€  ANIMALESSE Teatro di Rifredi (FI) ing. da € 17,50

29 L  OREDANA BERTÈ Tuscany Hall (FI) ing. da € 31,05  EUGENIO IN VIA DI GIOIA Auditorium Flog (FI) ing. € 14,50  EMERGENZA MUSIC CONTEST FIRENZE Viperclub (FI) ing. NP  MOX Combo (FI) ing. € 8  PERCUSSION EXPERIENCE Hangar (FI) ing. da € 3  CARMINE TORCHIA Circolo Il Progresso (FI) ing. NP

C  UARTETO QUIROGA Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  SHAUN MARTIN Sala Vanni (FI) ing. da € 13  DONNA INNOCENTE Museo degli Innocenti (FI) ing. da € 15  FIERA DEI RIFINITI Piazza del Carmine (FI) ing. libero  FIERA QUARESIMALE E DEL GRILLO Piazzale J.F.Kennedy (FI) ing. Libero  ART ET JEUNESSE Aula Magna del NIC - ing. libero

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C  ALIDORE STRING QUARTET Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  JOHN MAYALL Tuscany Hall (FI) ing. da € 34,50  FIERA DELLA SS ANNUNZIATA Piazza della SS Annunziata (FI) ing. libero

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G  EORGE LI, PIANOFORTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  PACIFICO Sala Vanni (FI) ing. da € 13  BOWLAND Auditorium Flog (FI) ing. € 23  LA DIVINA COMMEDIA Teatro Verdi (FI) ing. € 25  TEMPI NUOVI Teatro Politema Pratese (PO) ing. da € 16  WLODEK GOLDKORN Spazio Alfieri (FI) ing. NP

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19 20

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21 23 P  AUL LEWIS, PIANOFORTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  UMBERTO MARIA GIARDINI Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera  C’MON TIGRE Auditorium Flog (FI) ing. da € 17,50  MURUBUTU E CLAVER GOLD Viperclub (FI) ing. € 15  C.PELLEGRINO - V.PRATOLINI Palazzo Strozzi (FI) ing. NP

 ELISA (18-19/03) Teatro Verdi (FI) ing. da € 39  MECCORE STRING QUARTET Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22

 I L BARBIERE DI SIVIGLIA (19-28/03) Maggio Musicale Fiorentino (FI) ing. da € 30  ROMA Spazio Alfieri (FI) ing. € 6  DON CHISCIOTTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 14  LE OPERE DI SHAKESPEARE (19-21/03) Teatro di Rifredi (FI) ing. da € 17,50  ROMEO AND JULIET Teatro del Cestello (FI) ing. € 10

 IFFRAZIONI FESTIVAL (27-31/03) D Le Murate (FI) ing. libero

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M  ARC-ANDRÉ HAMELIN, PIANOFORTE Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  BISONTE VOLLEY Mandela Forum (FI) ing. da € 13  IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO (17-18/03) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. € 7  CLARINETWORK Aula Magna del NIC - ing. libero

F  LORENCE KOREA FILM FEST (21-29/03) Varie location (FI) ing. NP  LO SOFFIA IL CIELO Teatro Cantiere Florida (FI) ing. da € 8  ELIO GERMANO – LA MIA BATTAGLIA Teatro Puccini (FI) ing. da € 2  TAKE A WAKE Hangar (FI) ing. da € 3  JONATHAN WEBB Teatro Politema Pratese (PO) ing. NP

C  OLD WAR Spazio Alfieri (FI) ing. € 6  MARCO POLO (26/03-31/03) Teatro della Pergola (FI) ing. da € 13

 FRANCO126 Auditorium Flog (FI) ing. da € 16,50  WE WILL ROCK YOU Teatro Verdi (FI) ing. da € 34,50  A.FABER + F.SIRIANNI + C.VALENTE Circolo Il Progresso (FI) ing. NP

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A  LEXANDER LONQUICH Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  LOREN Capanno Black Out (PO), ing. con tessera  THE DI MAGGIO CONNECION Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera  SHAKESPEARE IN FACEBOOK TeatroDante Carlo Monni (FI) ing. € 13,50  BONGO WESTERN Hangar (FI) ing. da € 3  FIERA DELLE LIBRERIE INDIPENDENTI Piazza dei Ciompi (FI) ing. libero  LABORATORIO BAMBINI-FAMIGLIE Biblioteca M. Luzzi (FI) ing. libero

W  ILLIAM BASINSKI + LAWRENCE ENGLISH Sala Vanni (FI) ing. da € 13  GLENN MILLER ORCHESTRA Teatro Verdi (FI) ing. da € 20

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E  MERGENZA MUSIC CONTEST FIRENZE Viperclub (FI) ing. NP  POPS! LIVE Hangar (FI) ing. da € 3  EXIT MORANDI (15/03-6/06) Museo Novecento (FI) ing. NP  FIRENZE BIO (15-17/03) Fortezza da Basso (FI) ing. NP  TERJE NORDGARDEN Circolo Il Progresso (FI) ing. NP  LABORATORIO BAMBINI-FAMIGLIE Biblioteca Thouar (FI) ing. libero

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MARZO

B  . BEGELMAN DIRETTORE E VIOLINO Teatro della Pergola (FI) ing. da € 22  EX-OTAGO Tuscany Hall (FI), ing. € 23  FIORENTINA-TORINO Stadio A. Franchi (FI) ing. NP

L  A CLEMENZA DI TITO (20-24/03) Maggio Musicale Fiorentino (FI) ing. da € 15

FAMILIE FLÖZ / DR NEST “Familie Flöz incanta con Dr Nest: MAGICO” Berliner Zeitung

8-9-10 Teatro Puccini via delle Cascine 41 Firenze 055/362067 www.teatropuccini.it inizio spettacoli ore 21.00 (10/3 ore 16.45)

marzo

21 e 22 marzo


MARZO

da non perdere Carl Brave

11 marzo - Teatro Verdi Arriva sul palco del Teatro Verdi il romanissimo Carl Brave (al secolo Carlo Coraggio). Arriva esattamente l’ 11 marzo 2019 con il suo “Notte brave a Teatro Tour” durante il quale porterà live i brani estratti dal suo ultimo album. Mister Coraggio, molto molto amato anche fuori dalla Capitale, ha all’attivo diversi singoli ed un disco, appunto “Notti brave”, datato 2018. Numerose sono poi le collaborazioni, da Fabri Fibra, Francesca Michelin ed infine Max Gazzè, con il quale ha partorito il nuovo singolo “Posso”, pubblicato il 16 novembre 2018. La dimensione teatro sarà sicuramente uno stimolo per questo rapper/ cantautore, visto che è abbastanza raro vedere calcare questi palchi ad artisti di questo tipo, anche se Carl Brave è il prototipo di atipico: dal rap alla trap per poi approdare alle produzioni indie. Insomma, sicuramente una serata interessante in un teatro stupendo.

John Mayall

25 marzo - Tuscany Hall Ritorna a ruggire con una serie di concerti che lo vedranno protagonista in numerose città italiane: parliamo di John Mayall, una vera e propria leggenda della musica blues rock e non solo. Il tour in cui festeggia assieme ai fan i suoi 85 anni si fermerà il 25 marzo presso il Tuscany Hall: si annuncia una data memorabile visto che lo accompagneranno alla chitarra Carolyn Wonderland e Greg Rzab, Jay Davenport alle sessioni ritmiche. “Il blues è più forte che mai” annuncia il leone di Manchester, e lo conferma anche parlando del suo nuovo lavoro in uscita, che vanta numerose collaborazioni come quella del mitico Stevie Van Zandt, pezzo importantissimo conosciuto come Little Steven e legatissimo a Bruce Springsteen. Vi consigliamo pertanto di mettervi in moto per i biglietti, se volete vedere questo signore che col suo complesso, i Bluesbreakers, ha rappresentato la formazione di transizione e di connessione tra il blues revival degli anni Cinquanta e il blues rock degli anni Sessanta. Buona notte blues!cper i biglietti, che il 30 marzo sarà una notte speciale!

Blue Man Group 28-29-30-31 marzo Mandela Forum

Intendiamoci, questi spettacoli sono sempre andati alla grande. Musica, colori, strumenti, stramberie varie: ce li ricordiamo con gli Stomp, o ancora prima con il tentativo bizzarro di portare la fantascienza nel pop rock dei Rockets. Ecco signori, tutto questo nel 2019 è targato Blue Man Group. Un collettivo a stelle e strisce con un bel po’ di anni di attività alle spalle, le cui caratteristiche principali sono appunto i volti colorati con lattice blu elettrico (e ci spieghiamo il nome del progetto) e le performance, a metà fra mimica e percussioni con i più disparati oggetti. Lo show approda al Mandela Forum in quattro giorni (28-29-30-31 marzo) ed in altrettante sessioni, fra cui quella pomeridiana, di sicuro successo: il pubblico dei piccoli ma non solo, anche di coloro che vogliono godersi colori e musica e stupirsi con la dinamicità di questo evento sarà sicuramente accontentato. Appuntamento al Forum.

Bowland

30 marzo - Auditorium Flog W Live Marzo sta terminando e l’Auditorium Flog regala un evento che molti aspettano da mesi, ovvero il concerto dei Bowland. Sicuramente sarà un successo, visto e considerato che sono stati il fenomeno fiorentino di questo inverno grazie alla loro partecipazione a X Factor. Singolare connubio, quello di Saeed, Leila e Pejman, tre ragazzi iraniani trovatosi a Firenze per studiare e suonare. Singolare ed estremamente interessante anche la loro formula artistica, super contaminata e variopinta, apprezzabile anche nel loro precedente lavoro del 2017, Floating Trip. Un lavoro che rappresenta una somma delle influenze artistiche del loro percorso maturato negli anni - dai Gorillaz ai Portishead, passando anche per le Cocorosie. Vi consigliamo, qualora questi tre ragazzi siano per voi degli osservati speciali, di muovervi per i biglietti, che il 30 marzo sarà una notte speciale!

Ex Otago 31 marzo -Mandela Forum Eccoli qua, di nuovo. Dopo quasi dieci anni da quando li avevamo dentro le playlist in mp3, nei cd masterizzati, nelle prime pennette. Sono loro, gli Ex Otago, assoluti baluardi della musica indipendente degli anni d’oro italiani di primo millennio, che tornano a calcare le scene della nostra città. Freschi dell’esperienza più che positiva al Festival di Sanremo del mese scorso, il loro nome è tornato con piacere a circolare di nuovo quando si parla di live. Il Tuscany Hall sarà il loro palcoscenico, nell’ultimo giorno del mese proporranno il loro ultimo lavoro “Cosa fai in questa notte”, in un tour che vede oltre Firenze numerose altre date fra le quali segnaliamo Bologna (Estragon), Milano (Fabrique) e Roma (Atlantico). Se non riuscite a passare quindi il 31, potrete rifarvi senza dubbio. Enjoy! 18


Dino Fumaretto

9 marzo -GLUE Alternative Concept Space

Elio Germano La mia battaglia

21 e 22 marzo -Teatro Puccini “Che il nostro appello si diffonda ad ogni individuo che vogliamo avvicinare a noi: il passato è stato illuminato da una nuova e millenaria generazione di Italiani!”. Un attore, o forse un comico, ipnotizzatore non dichiarato, durante uno spettacolo di intrattenimento, manipola gli spettatori in un crescendo di autocompiacimento, anche verbale, fino a giungere, al termine del suo show, a una drammatica ed imprevedibile svolta. Appellandosi alla necessità di resuscitare una società agonizzante, tra istanze ecologiste, nazionaliste, socialiste, planetarie e solitarie, mutuali e solidali, tra aneddoti e proclami, tra appelli appassionanti e affondi lirici deliranti, Elio Germano trascinerà il pubblico, in un crescendo pirotecnico, da una straniata sospensione tragica fino a condurlo a una terribile conseguenza finale.

C'mon Tigre

23 marzo - Auditorium Flog È uscito il 15 febbraio in tutti i negozi, digital store e su tutte le piattaforme streaming RACINES, il nuovo album dei C'mon Tigre. Il titolo è una parola francese che significa radici, laddove le radici sono quelle musicali in cui piedi, testa e cuore dei C’mon Tigre sono immersi, e da cui, con i loro brani contaminati, spiccano il volo per creare ambientazioni sonore inedite. Nel loro nuovo disco i suoni del Mediterraneo - il mare della loro terra - si intersecano, intrecciano e sovrappongono con un caleidoscopio di altre sonorità e un approccio nuovo, basato - spiegano - “sul tipo di lavoro che avevamo fatto riarrangiando il primo album per i live, quindi enfatizzando la parte sintetica dei pezzi”. I C'mon Tigre presenteranno dal vivo le nuove canzoni, oltre a quelle presenti nel loro debutto discografico del 2014.

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TRK. SOUND CLUB: APPUNTAMENTI CON LA MUSICA SPERIMENTALE

The Factory, Giovanni Magaglio Log Out (opera audiovisiva) Mario Gabola (IT)

Torna a Firenze quel genietto strampalato di Elia Billoni, in arte Dino Fumaretto, per presentare il nuovo album “Coma”, uscito il 1° marzo e anticipato dal singolo “Nel Sonno Profondo”. Questo album è frutto di una lunga gestazione, alla quale Fumaretto ha lavorato assieme a IOSONOUNCANE, Rocco Marchi e Francesca Baccolini, produttori e arrangiatori del disco. “Fumaretto è in coma. E nel coma ha distorsioni e visioni”, dice l’autore del disco stesso. Non a caso “Nel Sonno Profondo” apre la scaletta. Le visioni, i sogni e gli incubi di Dino Fumaretto verranno, questa volta, da questa totale perdita di coscienza. Elia Billoni è l’interprete dei sogni che condensa, sposta, simbolizza gli strati più reconditi della coscienza di Dino. E in questo lavoro onirico siamo noi ascoltatori ad essere coinvolti e ci troviamo impreparati di fronte a questa speciale fase REM.

Florence Korea Film Fest Dal 21 al 29 marzo Cinema La Compagnia e Teatro Cantiere Florida Sarà l’attore Jung Woo-sung l’ospite speciale della 17° edizione del Florence Korea Film Fest, il festival dedicato al meglio della cinematografia sud-coreana contemporanea, in programma dal 21 al 29 marzo al cinema La Compagnia di Firenze (via Cavour, 50/r) e al Teatro Cantiere Florida. L’attore, star coreana e interprete tra i più amati in patria (e anche in Giappone) sarà omaggiato da una selezione di 5 titoli dedicata al suo percorso artistico. Inoltre, questa nuova edizione presenterà 45 titoli tra corti e lungometraggi, la maggior parte in prima italiana ed europea. L’inaugurazione del festival sarà affidata alla prima europea di “Swing Kids” del regista Kang Hyung-Chul, anch’egli presente in sala. La serata di chiusura sarà invece dedicata alla prima europea di “Beautiful days”, esordio al genere fiction del documentarista Jero Yun.

L’appuntamento di marzo di TRK. SOUND CLUB, rassegna di musica sperimentale a cura di Tempo Reale, ha in programma due set all’insegna della contaminazione fra video, musica elettronica e inedite sorgenti sonore. Un set è dedicato a Log Out, opera audiovisiva nata dalla collaborazione tra il compositore Giovanni Magaglio e il collettivo The Factory, che mescola stili e tecnologie innovative che spaziano dalla videoarte all’arte plastica, dall’elaborazione del suono alla tecnologia industriale. L’altro set ospita Mario Gabola, musicista seminale della scena sperimentale napoletana: dopo un esordio nel mondo del rock e post-punk, Gabola si è dedicato all’improvvisazione libera, sviluppando raffinate tecniche estese con il sassofono; la sua ricerca verso nuovi suoni l’ha portato a dedicarsi anche alla costruzione di sorgenti sonore elettroniche lo-fi. Primo ingresso: ore 21.00 - Log Out (I replica) + Mario Gabola Secondo ingresso: ore 21.30 - Mario Gabola + Log Out (II replica) Galleria Frittelli, via Val di Marina 15, Firenze (www.frittelliarte.it ) Biglietto € 5,00


SUL PALCO di TOMMASO CHIMENTI

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arzo contiene in sé la Giornata mondiale della Poesia (il 21), quella del Teatro (il 27) e l'inizio della Primavera. Un mese intenso anche sotto il profilo teatrale fiorentino, un mese ricco in equilibrio tra lo stare seduti sulle poltroncine rosse e fuori all'aperto. Iniziano anche le allergie ma l'unica allergia che va combattuta strenuamente è quella al teatro. Partiamo dall'hinterland con le interessanti proposte del Teatro Manzoni di Calenzano che, come sempre, mette le mani in pasta nell'oggi, nel contemporaneo, cercando di dare, anche alla cronaca, una nuova veste riflessiva, un'analisi differente per arrivare a capire il fenomeno, le radici, gli albori dei drammi attuali. In quest'ottica due sono gli spettacoli da seguire al Teatro delle Donne, “Circeo, il massacro” (9-10) e “Nessuno il Mostro di Firenze” (dal 28 al 31), delitti che hanno squarciato la società italiana, che l'hanno divisa e squassata e dopo i quali siamo diventati tutti più duri, più cinici, meno spontanei: per capire chi siamo e chi siamo diventati, ovviamente per non dimenticare.

Al Teatro Puccini invece la bandiera è sempre quella di una comicità leggera e soffusa, di grandi interpreti portatori sani del virus dell'intrattenimento alto brillante mai banale, scanzonato sì ma con brio. Ecco due protagonisti del piccolo e grande schermo di questi ultimi decenni, amati trasversalmente dalle generazioni e facenti parte del nostro immaginario collettivo tra citazioni e tormentoni milanesi: arriva prima Giacomo Poretti (del trio con Aldo e Giovanni) il 2 con sue divagazioni sull'Anima e Enzo Iacchetti, il 27, tra le canzoni di Gaber, Guccini, Iannacci, Faletti: ci sarà da cantare con le lacrime agli occhi. Arriva a Firenze anche uno degli spettacoli cult della stagione, “La mia battaglia” con Elio Germano (21-22), un uomo solo al comando, un comizio per riaccendere spiriti autoritari che pungola la fiammella dell'uomo forte che dorme silenziosa dentro ognuno di noi: un indizio, qual è la traduzione di “Mein Kampf”? Un bel trittico anche per il Teatro di Rifredi che cala la sua terna: prima l'inquietante “Nerium Park” (1-2) per la regia di Mario Gelardi a seguire “Immacolata Concezione” (7-9) dei Vucciria Teatro tra tabù e religione, sessualità e vergogna, e a chiudere col botto l'esplosività dei Carrozzeria Orfeo con il distopico “Cous Cous Klan” (14-16): un tris da non perdere.


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Esseri Urbani

Undici Proverbi Fiorentini

Le coppie

I’ cinci

“Si fa come quello che si tagliò i’ cinci pe’ fa’ dispetto alla moglie”

di FRANCESCA CORPACI illustrazione di LAFABBRICADIBRACCIA

di SELENE MATTEI

Riguardo le coppie c’è la canzone dei Cani. I Cani, ce li ricordiamo? Quel gruppo romano coi sacchetti in testa, per implicare una riflessione sul concetto di identità. Poi sono arrivati i soldi e i sacchetti via nella differenziata, ma non è così che accade? Comunque. Nel 2014, credo, al Viper c’è stato il concerto dei Cani. Siamo andati col car sharing, perché con la nostra in quella zona temevamo furti e finestrini sfondati. Naturalmente poi non è successo niente, salvo che una settimana dopo, in pieno giorno tra l’altro, ci avrebbero fatto l’autoradio e gli spiccioli per la benzina dalle parti del centro. Al concerto dei Cani c’erano le coppie che, forse di proposito, facevano le cose di cui tratta la canzone dei Cani. Limonavano fortissimo precludendo agli altri la visuale, registravano video ma soprattutto litigavano. Siamo rientrati a casa leggermente delusi.Ora che siamo in marzo le coppie prenotano le vacanze. Prenderanno ferie in luglio, perché agosto è bello in città, e sceglieranno remote isole greche e agriturismi con piscina. Si congratuleranno l’un l’altro per le ottime offerte trovate su Skyscanner, e per il comune sdegno per il turismo di massa. Poi senza guardarsi la butteranno lì: “ma secondo te in estate staremo ancora insieme?”. Le coppie organizzano cene a cui invitano coppie, e durante il pasto si parlerà di coppie non presenti a tavola. Si discorrerà di prole dai nomi inaccettabili, di improvvise e inattese virate al centrodestra, di padri di famiglia sgamati su Tinder sorvolando tuttavia sulla modalità della scoperta. Le coppie si dedicano alla vita di coppia, pianificano attività al fine di connotarsi, inequivocabilmente, come coppia. Si iscrivono a corsi di danza sirtaki, consumano cibi etnici il fine settimana, assistono a proiezioni di pellicole restaurate per poi confrontare le impressioni all’uscita. “Anna Karina o Anna Magnani, ma la Sophiona era poi stà gran cosa?”. In caso di disaccordo calerà il silenzio, come in spiaggia a Patmos fuori stagione.

Mettete subito da parte l’idea che “la vendetta è un piatto che va servito freddo” perché il toscano è un essere sincero, che non ha certo voglia di limitare i propri sentimenti a direttive di dubbia utilità.Al toscano non piace aspettare, perché l’attesa non corrisponde affatto alla saggezza, anzi, è spesso una perdita di tempo, una sosta inutile che invecchia, marcisce, o come direbbe Battisti: “È solamente la prudenza più stagnante”. Ecco, il toscano nello stagno non ci vuole stare, ci stiano i rospi, piuttosto. Egli sa che la vita va vissuta con sentimento, magari con esasperazione, ma mai nella ciurmeria, nell’imbroglio verso gli altri e ancor peggio verso se stessi, perché la fiducia, se vincolata all’educazione, è estremamente ridicola e per giunta pericolosa: mai bisognerebbe sottovalutare la purezza di un gesto proibito. Mettiamo quindi caso che due uomini, uno toscano e uno italiano, siano seduti allo stesso bar, con lo stesso giornale, presi a leggere la stessa notizia che dice: “La moglie non lo amava più: uomo si vendica tagliandosi il pene”. Portando avanti questa scenetta, potremmo immaginarci chiaramente le espressioni dei due a confronto: la prima, quella dell’italiano, svilita, disgustata, impietosita; e la seconda, quella del toscano, sconcertata, certo incredula, ma anche piuttosto divertita, come un pazzo che si riconosce nella follia di un gesto inumano.Il toscano ride davanti a quel titolo perché sa che tolto ogni scrupolo, l’incontentabilità della vendetta non può essere soddisfatta. Se non si vieta alla punizione di abbandonarsi, allora questa ci convince che è giusto ferire a nostra volta l’altro, oltre che noi stessi, per esibire il nostro avvilimento e, sopratutto, per far sentire in colpa ancor di più il traditore di aver ferito e di averci fatto ferire, come un gesto estremo, uno sciocchezza che avremmo potuto evitare, come quello che si tagliò i cinci. 21


Lessico LE DONNE TRA IMPEGNO E TALENTO (1861-1926) di MARTINA VINCENZONI

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l 7 marzo apre a Palazzo Pitti, nella Sala del Fiorino della Galleria d'arte Moderna, la mostra Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento (1861-1926). Organizzata dalle Gallerie degli Uffizi, l'esposizione raccoglie opere d'arte, fotografie ed oggetti che documentano i successi professionali e artistici delle donne nel periodo post-unitario, ovvero nell'arco di tempo che va dall'iscrizione alla Fratellanza Artigiana nel 1861 fino al 1926, anno in cui Grazia Deledda, prima donna a riuscire nell'impresa, vinse il premio Nobel per la letteratura con Canne al Vento. La mostra, curata da Simonella Condemi, copre dunque il cinquantennio che rappresenta “uno snodo necessario, un passaggio storico in cui la questione femminile ha giocato un ruolo fondamentale”, ovvero il momento in cui “per farsi soggetto la donna ha dovuto costruirsi una propria identità sociale”. Le opere esposte documentano la varietà dei talenti che hanno reso le donne interpreti della storia e del sapere, in settori diversi che vanno da quello più umile del lavoro dei campi fino a quello artigianale, artistico, letterario oppure scientifico, passando per la pedagogia e la politica. Ne emerge un caleidoscopio interessante e suggestivo che fa luce su aspetti ancora poco conosciuti e sull’impegno di donne che, senza necessariamente rinunciare al ruolo

familiare, hanno trovato uno spazio personale per realizzarsi. Oltre ai numerosi prestiti esterni, la mostra mantiene un imprescindibile legame con le collezioni della Galleria d’Arte Moderna che possiede una delle più significative raccolte di opere sulla presenza femminile nel lavoro dei campi fra Ottocento e Novecento. Un discorso artistico, dunque, ma anche di riflessione storica, integrato da un itinerario di approfondimento realizzato mediante proiezioni multimediali dedicate alle donne nei loro ambienti di lavoro. La mostra è visitabile fino al 26 maggio; segue l'orario di apertura del museo ed è inclusa nel biglietto dei musei di Palazzo Pitti.

“L'anno zero” DI MARIA LAI AL MUSEO NOVECENTO di MARTINA VINCENZONI Fino al 28 marzo sarà possibile visitare la mostra L'anno zero di Maria Lai, curata da Sergio Risaliti e allestita nella nuova room per mostre temporanee adiacente al cortile del Museo del Novecento. Il titolo suggerisce insieme il tema prevalente e le ambizioni della riflessione dell'artista: il presepe come inizio della storia e come tensione verso l'infinito; un dialogo tra favola e storia, fatto di forme semplici quanto di potenti archetipi. Ceramica, legno, stoffa, sabbia e sassi: i materiali dell'artista sono poveri e richiamano origini pastorali. Allo stesso modo, gli scenari sono suggeriti con la sintetica potenza, la magia del linguaggio infantile. Nello spazio di un tabernacolo, i fondi scuri punteggiati dal pulviscolo dorato delle stelle fissano nel cosmo il naturale interlocutore del tema della nascita. “Amo il presepe per l’attualità delle sue migrazioni verso mete improbabili”: Lai vi associa una funzione politica che non si esprime in toni retorici ma con il lessico semplice, e perciò originario e universale, della cultura arcaica.


foto di Alba Parrini

VELENO E ANTIDOTO di CATERINA LIVERANI

Kyoto PERDERSI NEI TEMPLI TRA PREGHIERE E NATURA

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di ALBA PARRINI

essun viaggio in Giappone può dirsi tale senza una tappa tra i templi di Kyoto, la capitale religiosa del Sol Levante. La preghiera giapponese consiste in un rituale ben preciso, finalizzato non alla penitenza ma ad una richiesta specifica relativa ad un desiderio, che sia per se stessi o per un familiare. Niente nella preghiera shintoista è negativo ma è tutto volto alla positività della vita terrena. Si può chiedere che un esame universitario vada bene o che l’autostrada non sia particolarmente trafficata. Ci si avvicina all’altare, si battono due volte le mani per richiamare l’attenzione del Dio, poi si prega silenziosamente per il nostro accadimento, si tira una moneta e si fa un inchino. I templi imperdibili a Kyoto sono almeno tre. Partiamo dal Tempio Kyomizu-dera: il padiglione principale (Hondo) è stato costruito su una piattaforma in legno installata su dei piloni di dodici metri di altezza, al di sopra di un dirupo. Il panorama abbraccia tutta la città di Kyoto e la rigogliosa vegetazione che si estende intorno ad essa, di una bellezza che aumenta ulteriormente in pri-

mavera, durante la fioritura dei ciliegi. Il secondo tempio che vi vogliamo consigliare è inerpicato su una collina: si tratta del Fushimi Inari Taisha. Più che un tempio, è un vero e proprio agglomerato di santuari, ciascuno dedicato a un aspetto della vita, Inari viene infatti considerato oggi anche come il dio protettore dei commerci: c’è il tempio dedicato al commercio, quello dedicato all’agricoltura, quello dedicato agli amici e così via. A decretare il successo del santuario non è solo la bellezza degli edifici e il suo addentrarsi nella montagna, ma anche, e forse soprattutto, i sentieri che scorrono sotto a centinaia di portali sacri, meglio conosciuti con il nome di torii, centinaia di portali rossi donati dai fedeli in segno di voto propiziatorio. L’ultimo santuario imperdibile è sicuramente il Padiglione d’Oro, o Kinkaku-ji: forse il simbolo più emblematico del Giappone, questa pagoda fu costruita dallo shogun Ashikaga Yoshimitsu nel 1397 per ritirarsi dalla vita pubblica e governare silenziosamente il paese nella tranquillità e magnificenza dei giardini in stile Momoyama. Anche qui vi aspetta un’esperienza mistica e sicuramente molto zen. 23

C’è qualcosa di rassicurante nella dolce dipendenza creata dalle serie tv. Lente, veloci, lunghe, appassionanti o deludenti fanno ormai parte del nostro quotidiano. Un episodio, un altro, un terzo, “Netflix and Chill” per sfuggire dalla propria realtà in segmenti di massimo 45 minuti. Ma cosa succede quando quelle responsabilità e doveri che siamo riusciti a schivare come proiettili ci si ripresentano sotto forma di un lavandino pieno di stoviglie, un cesto di panni da piegare o cassetti che implorano di essere svuotati? Può sembrare paradossale ma è proprio Netflix, l’inquilino silenzioso ma non troppo, che da ormai quasi 4 anni alberga nelle nostre case, a suggerirci una via d’uscita. Nel catalogo del colosso dell’intrattenimento domestico qualche mese fa ha fatto la sua comparsa “Facciamo ordine con Marie”, un docu-reality in 10 puntate in cui è possibile osservare il metodo di riordino KonMari messo in pratica da colei che l’ha inventato, ovvero la guru giapponese dell’economia domestica Marie Kondō. La deliziosa e minuta giovane donna, di appena 35 anni e pubblicata in oltre 30 nazioni, sbarca in USA per dare agli accumulatori a stelle e strisce lezioni di riordino e gestione dello spazio casalingo. Coppie in evidente crisi, genitori in attesa, neosposi, famiglie allo sbando o alle prese con una tragica perdita: ognuno di loro sembra rinascere miracolosamente dopo essere stato dolcemente strapazzato da Marie per il disagio in cui versavano le loro stanze. I cassetti vengono ordinati, gli oggetti dismessi ringraziati, i garage svuotati e le case salutate. Uno degli spettacoli più catartici che vi capiterà mai di vedere, prodotto e realizzato dallo stesso sistema che vi invita a oziare e a rimandare. Un colpo di gran classe da parte di Netflix. Non si tratta però di semplice mettere in ordine ma, secondo Marie, di dare un giro di volta alle nostre vite capendo quali degli oggetti stipati in casa siano realmente portatori di gioia e degni di essere conservati. La sorpresa è che si rivelano veramente poche le cose degne di accompagnarci nella transizione verso il nuovo corso nella nostra vita. Sbattendo le ciglia e sorridendo amabilmente lei porta tutti sulla strada della rettitudine, piegando volontà decisamente coriacee. Le case si svuotano così di libri dell’infanzia, indumenti regalati da congiunti passati a miglior vita e vecchi orpelli, mentre le persone si dicono, credendoci fermamente, felici e rinate. Ma fu vera gioia? A una seconda stagione l’ardua sentenza.


21-24

marzo 2019

FESTIVAL DELL’ECONOMIA CIRCOLARE PRATO

TURISMO | MODA | FOOD | ARCHITETTURA | MOBILITÀ | ENERGIA | INNOVAZIONE

conferenze & talk | performance | concerti | visite guidate | cinema | mostre con il contributo di

recofestival.it @recofestival


BIO o NON BIO? di MARTA PANCINI

illustrazione di ALESSANDRA MARIANELLI

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iciamocelo, o almeno devo dirlo a me stessa: non sono u n a persona a km zero, non mangio bio, ogni tanto dico parolacce e ho passato una vita senza fare la raccolta differenziata. Ho spesso guardato con circospezione tutto il mondo “sano”. Lo so, sono una brutta persona, o almeno lo sono stata per gran parte della mia esistenza. Le etichette dei prodotti per me sono sempre stati dei geroglifici incomprensibili, la mia attenzione era rivolta esclusivamente alla data di scadenza, punto. Così anche quelle degli abiti: il focus, sbagliando, si era sempre concentrato sui gradi del lavaggio e mai su altri dettagli. Qualcosa poi è cambiato, forse dopo i quaranta avviene una trasformazione e cose che prima non ti interessavano improvvisamente diventano importanti. Spinta anche dalle campagne aggressive a smantellare i colossi della moda low cost che utilizzavano manodopera ancora in fasce e materie prime scadenti, ho iniziato a documentarmi sulla provenienza dei capi e sui materiali usati.Ho scoperto l’esistenza di materie prime come il cotone biologico anallergico e naturale, prodotto senza fertilizzanti o pesticidi tossici. La lana riciclata è un altro pilastro del vestire green, una vera materia rigenerata ottenuta dal completo riciclaggio degli indumenti e scarti di varie lavorazioni. Il Lyocell, un altro tessuto ecosostenibile ottenuto invece dalla fibra di eucalipto, totalmente ecologico. Solo per citare quelli più usati. Non posso che sostenere questa causa. Tra questi il colosso svedese H&M che da qualche anno ormai con la sua linea Conscius mette d’accordo eticità e prezzi. Altro brand da tenere d’occhio è quello di Patagonia che si è sempre distinto per usare cotone organico per ogni capo. Fjallraven altro brand svedese (che si sa, sono avanti a noi anni luce da secoli

ormai!), famoso negli ultimi tempi per gli zaini amati dagli hipster di tutto il globo: la sua linea di accessori e abbigliamento outdoor è interamente realizzata con Bergshell, materiale idrorepellente e resistente creato con nylon riciclato. Certo essere completamente in linea e coerenti con l’universo ecologico non è semplice, soprattutto per il prezzo dei prodotti eticamente sostenibili, il più delle volte molto alto, frutto del processo di creazione di tali fibre. Questo si scontra con l’impossibilità della maggior parte delle persone di poter comprare capi di abbigliamento e sentirsi a posto con la propria coscienza di essere umano che vive nella realtà. Il discorso è da estendere anche all’universo alimentare, basta entrare nei supermercati bio per uscirne con due zucchine ed il portafoglio svuotato. Forse si potrebbe arrivare ad un giusto mezzo per far sì che si possa vestirsi in cotone bio e mangiare alimenti sani al 100%. Se volete approfondire nella nostra città si svolgerà Firenze Bio, alla Fortezza d’abbasso, dal 15 al 17 marzo, mostra mercato dei prodotti biologici ad ingresso gratuito. Forse al di là di ogni discorso su moda e cibo eticamente corretti, dovremmo tener presente che siamo su questo pianeta rotondo (alla faccia dei terrapiattisti!), che è la nostra unica casa e che sta andando in pezzi… in tutti sensi.

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ederico Fiumani bene o male lo conoscono tutti. Dagli esordi è paroliere, musicista e dal 1989 cantante dei Diaframma. È ammirato dall’indie italiano per la musica, il carattere, la vena underground che (caso isolato) non si è infiacchita negli anni, anzi. Ha più voglia di lavorare lui di molti ragazzetti. È “famoso” perché è bravo, perché bello e piace alle donne, per lo sguardo torvo, per la recente presa di posizione p ro - fe m m i n i s t a nei confronti di un organizzatore di eventi il quale pare si dilettasse nel pestaggio di giovani femmine e infine per non essere, un po’ come i miti della musica, mai cambiato. Nome. Federico.

di ROCCO GURRIERI

Pronome. Fiumani.

Il momento migliore della giornata, quando viene. Dopo pranzo, fra le due e le tre del pomeriggio. Sei credente, credi nel paranormale o hai mai avuto interessi mistici? Sono credente, credo nel paranormale e proprio per questo lo lascio stare. Fai ricerca di nuova musica? In realtà no, mi emoziona la vecchia. Nel 1986 in “un week end post-moderno” Pier Vittorio Tondelli descrisse i Diaframma come una band storica per Firenze. Lo conoscesti? Ti rivedi in quella descrizione vitale, esplosiva della tua città raccontata dal grande scrittore? Mai conosciuto personalmente ma sì, scrisse belle parole, Firenze era straordinariamente viva. Ho letto tutti i suoi libri. A suonare te la godi di più adesso? Crescendo immagino che la pressione abbia lasciato posto alla leggerezza. Da ragazzo suonavo e basta, adesso canto e suono. Forse suonare e basta era anche più divertente, comunque sì, c’è senz’altro più leggerezza.

A cosa stai lavorando. Sto organizzando il nuovo tour dei Diaframma, per ora una ventina di date. Cosa fai quando nessuno ti guarda. Parlo da solo. È appena uscito “L’abisso”. Sei felice del disco? Molto felice. Che genere di ospite sei alle feste. Spero abbastanza brillante, o almeno credo. Un libro, un film e una canzone del cuore. I racconti di Alberto Moravia, 8 e mezzo di Fellini, Venus dei Television. Il tuo rapporto con la scuola da ragazzo. Abbastanza orribile? Terribile.

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Mai fatto a botte? Per strada?! Per ora no. Da ragazzo ho fatto tre anni di Boxe. Quanto conta fare l’amore e quanto amare per Federico Fiumani. Amare è l’unica cosa che conta veramente. Fare l’amore non è poi più così importante. La prossima volta che ti sentiremo suonare. Il 16 marzo ad Asti al Diavolo Rosso e il 22 marzo a Pisa al Border Line.


di GABRIELE GIUSTINI

I WAS A KING

BOB MOULD

SHARON VAN ETTEN

Merge

Coastal Town Records

Slow Century

Remind Me Tomorrow

Se esistesse il fantacalcio applicato ai musicisti, spenderei tutto per avere Bob Mould in squadra. In qualsiasi formazione - Hüsker Dü, Sugar, in solo – gioca bene. Non prende mai meno di 6.5. E spesso ti gioca partite clamorose con goal, assist e 8 in pagella. Una pacchia. E infatti zio Bob non sbaglia neanche questa volta e, con il nuovo “Sunshine Rock”, raggiunge i migliori momenti della sua carriera in solo. Per intenderci, dal punto di vista musicale, siamo sui livelli di “Silver Age”, prima uscita in power trio su Merge. Era il 2012. Son già passati tanti anni, nel mezzo è accaduto un po’ di tutto e Bob ha dovuto fare i conti anche con perdite pesanti, la scomparsa del padre e dell’ex compagno di band negli Hüsker Dü, Grant Hart. Fu bellissima la lettera d’addio scritta da Bob attraverso il suo profilo Facebook. Nonostante tutto, “Sunshine Rock”, è un disco, come appunto se ne evince dal titolo, solare e pieno di speranza. Il tiro, indovinate, non manca. Canzoni rock, punk rock, indie-rock con gli archi, che viaggiano ad una velocità stellare, accompagnate da melodie che, se fossero disegnate su traiettorie più scarne, non temerebbero confronti con i migliori cantautori. E poi, il solito valore aggiunto di quel che Bob racconta e come si racconta, dall’affermazione della propria omosessualità alla depressione, le paure, il confronto e il relazionarsi con gli altri. Senza mai piangersi addosso, ma con una sincerità disarmante. Ti aspettavamo Bob.

Fu un duro colpo, per noi vecchi fan dei Teenage Fanclub, l’annuncio della separazione di Gerard Love dalla band qualche mese fa. Non è il semplice cambio di una line-up, qui si parla di una formazione che ha sempre equamente diviso la scrittura dei propri brani. Come si dice, chi vivrà, vedrà. Nel frattempo, Norman Blake, altro Teenage Fanclub che, per fortuna, è rimasto al suo posto, ha trovato pure il tempo di produrre il sesto album degli I Was a King, gioiellino sin troppo ben custodito della scena norvegese. Gente nata tra i fiordi, in costante lotta con un vento tagliente e incessante, ma in grado di produrre un tale calore con la propria musica da attirare l’attenzione di Robyn Hitchcock e di Sufjan Stevens. Gente che sa scrivere canzoni, belle. Il nuovo album “Slow Century” è una raccolta di brani power pop westcoastiani – sì dell’altra parte del mondo - in cui il quartetto descrive la vita quotidiana nei piccoli centri abitati – in particolare quello di Egersund, nella contea di Rogaland, dove è stato registrato l’album – tra richiami a mostri sacri tipo The Byrds, Big Star o The Beatles e, ovviamente, Teenage Fanclub. Tipo che brani come ‘Shake’ e ‘Egersound’ – gioco tra Egersund, la cittadina di cui sopra, con sound sembrano proprio brani dei Teenage, però qui cantati dalle doppie voci Anne Lise Frøkedal e Frode Strømstad. Da leccarsi i baffi.

Nel bel mezzo di qualche anno sabbatico, della ripresa degli studi, di un lavoro come attrice – è la Rachel di The OA di Brit Marling, la serie prodotta da Netflix – e di una maternità, Sharon Van Etten se ne esce con quello che è forse il suo miglior lavoro. Classe infinita, ha sinora peccato solo di un po’ di costanza. La classica potrebbe far meglio ma non si applica. Peggior sentenza dell’universo che poi ti porti dietro per tutta la carriera scolastica. E per questo le vogliamo ancora più bene. “Remind Me Tomorrow”, il nuovo album della cantante e (quindi anche) attrice del New Jersey, spariglia le carte come speravamo. Sin dall’introduttiva ‘I Told You Everything’ – come se Sharon fosse ospite alla voce in un brano dei Low – si capisce che qualcosa è cambiato. Non sta cambiando, vediamo come va. È cambiato, e tutto funziona. Gli arrangiamenti sono più corposi e stratificati, ma sempre equilibrati. È stata aggiunta dell’elettronica, con richiami agli anni ’80, senza eccedere nel nostalgico. E poi ci sono due brani che in poche saranno mai capaci di scrivere: ‘Comeback Kid’ e la deliziosa ‘Seventeen’ - I used to be free, I used to be seventeen – con cui la Van Etten si ricorda diciassettenne a New York su un ritornello irresistibile. Nei loro picchi, le persone incostanti, sono irraggiungibili.

Sunshine Rock

DIECI ANNI DI EMPOLI JAZZ:

JAGJAGUWAR

di GIULIA FOCARDI

Il network sonoro fiorentino si allarga. Empoli Jazz, rassegna dell’associazione Music Pool e dal 2018 festival membro di I-Jazz, compie dieci anni e già con il cartellone invernale propone una stagione di qualità. L’organizzazione di Filippo D’Urzo, direttore artistico di Empoli Jazz, insieme a Aniello Caruso e Giovanni Oreno, ha inaugurato il cartellone con progetti italiani e internazionali di grande prestigio come il piano solo di Livio Minafra, il nuovo Snailspace del pianista fiorentino Simone Graziano, e Marc Ribot con il suo Ceramic Dog. A marzo il programma prosegue a ritmo intenso con Gegè Telesforo Soundz for Children (1 marzo), con Paul Wertico Trio con Daniele Malvisi - Free the Opera part. 2 (9 marzo), serata fra suggestioni contemporanee e sonorità moderne che spazia da composizioni originali all’improvvisazione, per poi continuare con Giancarlo Giannini & Marco Zurzolo 4tet - Le parole note (19 marzo) in cui s’incontreranno il mondo musicale del sassofonista napoletano e quello delle parole recitate dal Giannini. Sarà questo un recital dedicato ai temi della vita - l’amore, il tradimento, la morte, l’esistenza stessa – in cui il caleidoscopio dei sentimenti diventa il filo conduttore. 27


FUORI DI TASTE DI RAFFAELLA GALAMINI

Rotta sul “Pianeta Pane” per Taste, il salone del gusto dal 9 all’11 marzo alla Stazione Leopolda di Firenze. Per la XIV edizione la manifestazione di Pitti Immagine ospita circa 400 aziende da tutta Italia. Il focus sarà dedicato al pane. Ricco di appuntamenti il FuoriDiTaste con tanti aperitivi low cost.

VENERDÌ 8 Dall’aperitivo a base di prodotti Agnoni da Foo in viale Lavagnini (dalle 18, 6-13 euro) alle tapas a base di chiocciole Arcenni di Italia Tapas in via Sant’Agostino (dal 4 all’11, 10-20 euro).

SABATO 9

Appuntamento da

S

DI VALENTINA MESSINA

arebbe bello entrarci con il naso all’insù da Caffè Lietta, la caffetteria aperta poco più di un mese fa al numero 6 di Piazza della Liberta, sotto gli iconici portici, all’angolo con via San Gallo. Così si potrebbero ammirare i lampadari a forma di tortiere e stampini per madeleine. Respirando un’atmosfera che ricorda un bistrot francese anni ‘50, in un brillante mix tra tavoli in legno, un bancone di marmo e parquet con stencil floreali, si potrebbe gustare una colazione, trattenersi per un pranzo espresso, fare una merenda veloce o darsi appuntamento per l’ora dell’aperitivo. Si potrebbero anche comprare dei fiori, volendo: piccoli bouquet sempre freschi e volutamente accessibili per accompagnare dolci e cofanetti da asporto alla riscoperta del dono floreale. Attenzioni tutte particolari e una cura dei dettagli che rispecchiano il carattere femminile del nuovo locale. Ma come nasce Caffè Lietta? Dall’unione di Francesca e Lucilla Tacconi, le due sorelle

alla guida della pasticceria, che omaggiando la loro mamma, Lietta Cavalli - artista, visionaria, sperimentatrice negli anni ‘70 e ‘80 e ancora oggi celebrata nei musei del costume nel mondo, da cui la caffetteria trae nome e ispirazione - volevano ri-portare a Firenze un po’ della loro storia. «Ci sembrava di avere una preziosa eredità alle spalle: i pasticceri, i cuochi, i barman e tutte le persone più importanti del caffè Giacosa e ci sarebbe dispiaciuto che finisse tutto lì, così abbiamo unito le forze e ci siamo buttate in questa sorprendente avventura». Francesca, con un passato nella moda, per anni al fianco dello zio stilista Roberto Cavalli e Lucilla, da sempre nel mondo della caffetteria, si sono ritrovate insieme per un nuovo, elettrizzante progetto. Viene da pensare che non esiste la formula magica per il successo, ma con una sapiente combinazione di ingredienti, tra cui una buona dose di coraggio, un personale già rodato, un tocco di eleganza e un pizzico di follia, si possa trovare la giusta ricetta per scommettere su se stessi, provare a reinventarsi e alla fine riuscire. 28

Il cinema La Compagnia ed Eataly Firenze propongono film e laboratorio sensoriale sul cioccolato (dalle 15.45, 4-7 euro). In via Panicale emporio conviviale con De Plek e PanicAle: birre La Petrognola e abbinamenti street food (dalle 18, 5-25 euro) mentre all’ultimo piano di Rinascente da Toscanino il Boccondivino è a base di finocchiona Falorni e sbirulino con olio Pruneti (dalle 18, 12-15 euro). Ditta Artigianale punta su Gin&Cheese con i formaggi de Il Palagiaccio (dalle 18.30, da 10 euro). Bolle di caviale Calvius da Golden View (dalle 19, da 10 euro), degustazione di olive taggiasche del Frantoio di Sant'Agata d'Oneglia dall’Enoteca Alessi in via delle Oche (dalle 19, da 5 euro). Tuscan Spirits da Fabbricato Viaggiatori alla stazione (dalle 19, 8 euro), domenica si replica da Foo. Coppie improbabili come gin tonic e porchetta da S. Forno in via Santa Monaca (dalle 19.30, 5 euro) con Peter in Florence e salumi del Mannori. Al Joshua Tree di via della Scala le spine del Birrificio del Forte (dalle 20, menu alla carta).

DOMENICA 10 Essenze di montagna dalla Ménagère in via dei Ginori con Saint Marcel per l'aperitivo e distilleria La Valdotaine (dalle 17, da 12 euro). WineMix con le mozzarelle e i vini Mazzei da Obicà Mozzarella Bar in via de' Tornabuoni (dalle 18, da 8 euro). La giornata si chiude con la sfida degli eroi da Golden View con Birrificio di San Gimignano, salumi di Casa Ceccatelli, formaggi de Il Palagiaccio, sott'oli di Agnoni e Pastificio Mancini (dalle 19, da 10 euro) e con Aperi Flea crudo e puro da Moyo, in via de' Benci con aperitivo a buffet e selezione di birre (dalle 20, da 8 euro).


DI MARTA STAULO

CROSTONE MOZZARELLA E ACCIUGHE

IL SANTINO via di Santo Spirito 60r illustrazione di MARTA STAULO

Lontano lontanissimo dagli aperitivi all you can eat, Marco Baldesi, sua sorella Martina e l’amico Stefano Sebastiani decidono nel 2008 di dar vita ad un tapas bar-gastronomia, un luogo che mancava in città. In quella che era una cantina di mattoncini rossi nel cuore di Santo Spirito, progettano di creare una versione mignon del loro già acclamato ristorante Il Santo Bevitore. A Il Santino le filiere ed i prodotti restano quelli ricercatissimi, i piatti si concentrano in piccoli tesori fatti di crostoni e assaggi, le persone diventano più fluide e, con i ritmi più disinvolti di quelli di un ristorante, si alternano dentro e fuori al locale, quasi ad amplificare la bellezza del quartiere. Incontriamo i tre fondatori / compagni di merende a cui abbiamo chiesto di convincerci a mangiare pane toscano e di insegnarci a bestemmiare con eleganza. Pane toscano, croce di tutti i non-toscani: declama qui la tua difesa. “Il pane senza sale è un pane moderno, nonostante ne parli anche Dante nella Divina Commedia: sta bene con tutto. E lo puoi riciclare in mille occasioni”.

Il Santino è fratello maggiore di S. Forno ma sono entrambi i bimbi bellissimi di Il Santo Bevitore. Qual è il Santo a cui ti rivolgi più spesso e perché? “Invochiamo ogni giorno Santa Pazienza, ma probabilmente non siamo i soli”. Santo spirito è il quartiere più sensuale della città. Quanta “abburracciugagnene” (ndr espressione coniata all’ ex cinema Universale durante la proiezione di Ultimo Tango a Parigi...) c’è in questo piatto? “La bontà delle acciughe con il pane è “Universale”. Probabilmente anche Marlon Brando avrebbe apprezzato”. Siete soci ma soprattutto compagni di merende. Quale ingrediente aggiungeresti a questo crostone per non farlo mangiare agli altri due? “Di crostoni con le acciughe ci sono tante varianti quanti sono gli esseri umani. E anche di compagni di merende. Forse è fortuna, ma ci pare di aver trovato la nostra ricetta perfetta”.

DI TOMMASO CIUFFOLETTI

GREGORIO E IL TREBBIANO DI EMIDIO PEPE

sommo grado anche l’antica arte del mangiare e del goder mangiando. Ed iniziò a bere vini. Rari, costosi ed eccitanti. A cui s’avvicinava quatto quatto, come un gatto che s’avvicina all’uccellino, poi inarcava la schiena e attraversava il bicchiere con lo sguardo distante di un derviscio. E infine beveva. Beveva con l’entusiasmo di Bacco. Poi un giorno sparì. Non seppi più nulla di lui finché non capitò di fare un viaggio in Abruzzo. Non so nemmeno perché la mia ragazza volle andare in Abruzzo, ma mentre ci trovavamo sperduti nei pressi di un paese chiamato Torano Nuovo pensai che Gregorio era esattamente abruzzese. E giuro che lo pensai mentre ci sedevamo ai tavolini all’aperto del bar-ristorante del paese. Rideva. Mi girai che rideva, con quelle labbra che gli solleticavano i lobi delle orecchie. “Vaffanculo” mi disse. “Ma che fine avevi fatto?!”. Lo guardo girare la bottiglia che aveva sul tavolo. Trebbiano di Emidio Pepe. “Ero qui. Sono sempre stato qui”

La prima volta che l’ho visto in vita mia, l’ho salutato e lui mi ci ha mandato. Era il suo primo giorno di lavoro ed era appena arrivato. Imparai subito ad apprezzarne la prontezza di spirito.E così quando lo rividi, lo risalutai. E lui mi rimandò affanculo. Così scoprii che era anche uno coerente.E questi erano i suoi pregi migliori. Ma sapeva anche disegnare, fumare, giocare a ping pong e toccarsi i lobi delle orecchie con i bordi delle labbra quando rideva. Cosa che capitava spesso. Finché non l’ho conosciuto ho sempre pensato di essere nato con la camicia. E continuo a pensarlo tutt’ora, ma Gregorio è nato con la camicia hawaiana. Lui. Perché gli piace la vita in modo quasi morboso e la vita, compiaciuta d’essere l’oggetto di tanta brama, lo ricambia e gli sorride. Così iniziammo ad andare in giro per ristoranti ed enoteche e Gregorio sembrava nato stare seduto al tavolo di un’osteria, dove oltre alla prontezza di spirito - esercitata spesso mandando affanculo me, altri commensali ed anche i vicini di tavolo – poteva esercitare in

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La condanna di questo Marzo sarà che guarderete il telefono per vedere l’ora invece controllerete se ci sono notifiche da Whapp quindi poi rimetterete in tasca il telefono per poi ritirarlo fuori sbuffando per vedere l’ora ma controllerete di nuovo le notifiche. Questa cosa in loop fino ad aprile.

D ecidere per chi votare, svoltare a destra o a sinistra, e poi, l’uso della freccia: avanguardia o nostalgia? Quanti quesiti a cui rispondere questo mese. Tanto voi Bilance avete insito questo fatto di trovare la via di mezzo, nel senso che andrà bene a mezzo, vorrà dire che si accontenteranno.

Con questo fatto che volete sparare le ultime cartucce prima del vostro compleanno, a marzo, sarete sbronzi fissi. Vi si riconoscerà perché, tenendo tra indice e medio una sigaretta, andrete in giro chiedendo alle persone “ce l’hai un cicchino?”. Ma un Pesci giungerà in vostro soccorso.

Scorpii frequentatori di librerie, basta autori sud americani letti sorseggiando lambrusco discutendone sbofonchiando con gli amici durante le vostre cene a base di Caprì, a marzo solo tv a tutto volume, fatevi rieducare dai tutorial della Balivo su Rai2. Non se ne può più di quella retorica lì.

Gemelle zona Campo di Marte vi consiglio di aspettare i prossimi saldi per fare acquisti. Dice quest’anno flanella anche a primavera, alla faccia del surriscaldamento globale. Gemelli sensazionalisti il cambio di stagione potrebbe affaticarvi, preparatevi dormendo, abbandonate il lavoro e dormite.

Sagitte vi ricordo che il test di gravidanza vi dice solo se siete incinte non di chi sarà il bambino. Sagitti neutri dopo un inverno wild state chiedendo in giro chi si ricorda cosa avete fatto quella sera in quel posto? Tranquilli, niente di irreparabile, ma in attesa della primavera tisanina e a letto presto.

Tutto questo Saturno contro non sembra mettervi così a dura prova visto che comunque continuate a fare stories su Instagram che ci dicono che l’avete presa bene questa cosa, di Saturno dico. Cancro di Giurisprudenza ricomincia a seguire le lezioni. Cancra col piercing, un altro tatuaggio questo mese no.

Capricorni dall’Oltrarno anche meno, grazie. Troppa concentrazione fa sentire gli altri inadatti anche solo a salutarvi. Capricorna di Medicina in biomedica a fare pausa per incrociare lo sguardo dell’Ariete misterioso che prepara Anatomia2, mettetevi a preparare sta benedetta Farmacologia I che è meglio.

Attraversando Ponte alla Carraia vi fermerete a guardare il tramonto, vi passerà davanti una Sagittaria bionda, voi non saprete di che segno è ma ve lo sto dicendo io, Sagipter. Farete un passo verso di lei per fermarla ma niente. Finché non la rincontrerete per caso poche ore dopo in Borgo S. Frediano.

Acquari dell’Isolotto la situazione per questo mese è stabile, pe ‘na volta che non avete problemi fisici (reflusso, emicrania, indolenzimento degli arti) godetevela, poi ad aprile checkup zodiacale, don’t worry. Acquari dell’age of Aquarius non dimenticatevi del si bemolle, a buon intenditor poche parole.

La vostra mania di programmare le cose vi ha già fatto scaricare almeno 4 ricette diverse per la Torta Pasqualina. Benissimo così. Per gli Arieti che stanno con le vergini, non temete, verso marzo generalmente iniziano a cambiare idea. Vergini celiache, su giallozafferano c’è la ricetta gluten free.

Pesci del mar Tirreno non scordatevi del vostro flusso migratorio. Marzo sarà preparatorio al raggiungimento di nuovi lidi lontani, non dico migliori, dico lontani. Pesci di zona piazza Piervettori, la vostra unica fatica sarà il cambio dell’armadio, tirate fuori i sacchetti per il sottovuoto.

OROSCOPO

di LAVINIA FERRONE - www.lallucevago.com illustrazioni di FRANCESCA ARFILLI

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LUNEDÌ 18 MARZO ore 21

Saloncino della Pergola

SABATO 2 MARZO ore 16

Teatro della Pergola

TRIO DI PARMA SIMONIDE BRACONI viola

Brahms: Quartetti con pianoforte nn. 1 e 2

DOMENICA 3 MARZO ore 21

Teatro Niccolini

FAZIL SAY pianoforte Solopiano – Beethoven, Debussy, Say SABATO 9 MARZO ore 16

Teatro della Pergola

ANDREA LUCCHESINI pianoforte SANDRO CAPPELLETTO voce recitante

Schubert: le ultime due Sonate

DOMENICA 10 MARZO ore 21

Saloncino della Pergola

ALEXANDRE THARAUD pianoforte

Solopiano – Scarlatti, Beethoven, Rameau

LUNEDÌ 11 MARZO ore 21

Saloncino della Pergola

ARTEMIS QUARTETT

Il mondo del Quartetto – Barber, Britten, Schubert

SABATO 16 MARZO ore 16

Teatro della Pergola

ALEXANDER LONQUICH pianoforte

Solopiano – Affinità elettive. Da C.P.E. Bach a Janáček

MECCORE STRING QUARTET ISABEL CHARISIUS viola VALENTIN ERBEN violoncello

Il mondo del Quartetto – Čajkovskij

SABATO 23 MARZO ore 16

Teatro della Pergola

PAUL LEWIS pianoforte Solopiano – Haydn, Beethoven, Brahms IV DOMENICA 24 MARZO ore 21

Saloncino della Pergola

CUARTETO QUIROGA

Il mondo del Quartetto – Beethoven, Bartók, Ginastera

LUNEDÌ 25 MARZO ore 21

Saloncino della Pergola

CALIDORE STRING QUARTET

Il mondo del Quartetto Mendelssohn, Janáček, Webern, Beethoven

SABATO 30 MARZO ore 16

Teatro della Pergola

GEORGE LI pianoforte Solopiano – Beethoven, Schumann DOMENICA 31 MARZO ore 21

Saloncino della Pergola

ARSENALE SONORO BORIS BEGELMAN direzione e violino LUDOVICO TAKESHI MINASI violoncello ALEXANDRA KORENEVA clavicembalo

DOMENICA 17 MARZO ore 21

Telemann, Bach, C.P.E. Bach

MARC-ANDRÉ HAMELIN pianoforte Solopiano – Castelnuovo-Tedesco, Schumann, Weissenberg, Fauré, Chopin

prevendite: BIGLIETTERIA TEATRO DELLA PERGOLA CIRCUITO BOX OFFICE TOSCANA WWW.TICKETONE.IT

Saloncino della Pergola

WWW.AMICIMUSICAFIRENZE.IT


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Lungarno n. 71  

mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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