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Concept by IED students: B. Feraboli, C. Mascia, F. Negri, A. Panero, L. Rabellino Bethàz, A. Scuto, M. T. Verderami

Via Bufalini, 6/R


SOMMARIO

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Il silenzio non aiuta

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Uno splendido quarantenne

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Editoriale

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Scarpette rosse Il silenzio non aiuta

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Mattoncini per la creatività Brick in Florence Festival

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Luoghi dimenticati

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Uno splendido quarantenne

10 Asmr. Quel rumore mi rilassa 12 Fårö e Gotland 13 Cinema e TV 14 John Murry 16 L'Agenda di novembre

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18 Novembre da non perdere 19 Sul palco

John Murry

22 Il Questionario: Aurelio Picca Letture d'Autore 23 Racconto in tramvia 25 Crossfit addicted 26 I concerti rivoluzionari 27 Frastuoni Casa Jazz 28 Come ti apro un locale. Anzi due

25

Crossfit addicted

29 Palati Fini Gole Profonde 30 Oroscopo


EDITORIALE di GABRIELE AMETRANO

IO NON STO CON LORO

I

o non sto con loro. Loro, quelli che hanno dimenticato l’umanità, quelli che gridano puntando il dito su chi è indifeso, con chi ha dimenticato i valori della nostra cultura e della nostra Costituzione. Sono passati settanta anni da quando un popolo, uscito da un periodo nero, ha deciso di darsi delle regole democratiche, invalicabili e intoccabili. Settanta anni da quando i Padri Costituenti hanno promosso e deciso che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Un articolo che non permette di chiudere i porti, che non esalta l’intolleranza, che non permette a nessuno - soprattutto non permette a chi governa - di perdere i valori umani e civili di questo Stato. Io non sto con loro e non lo sono mai stato. A volte ci si lascia andare alla rabbia, a parole fuori posto, alla stizza quando le rose no, non le vogliamo, e neanche i palloncini con le luci intermittenti. Ma mai e poi mai questo diventa gesto violento, accusa e slogan razzista. È una mancanza di pazienza, la voglia di tranquillità per una serata, non un’idea contro la sopravvivenza. Io non sto con loro e non lo sarò mai. E non perché mio nonno era partigiano o perché i miei genitori erano sessantottini, ma perché la libertà va difesa, soprattutto quella di chi non ha modo di difendersi. Non porto la camicia rossa, non punto il pugno chiuso al cielo e non ho mai detto “compagni”. Io non sto con loro perché i valori di una comunità, di un paese democratico, si basano sulla libertà dell’individuo, del pensiero, della stampa, del produrre cultura, della vita. Una libertà che abbia rispetto dell’altro, del diverso, e che non dimentichi mai la solidarietà. Io non sto con loro perché “la scuola è aperta a tutti”, la cultura è aperta a tutti, l’Italia è aperta a tutti. Io non sto con loro, e so di non essere solo.

In copertina

"L'illusione e la gabbia" di Camilla Zaza "Mi chiamo Camilla Zaza, sono nata a Firenze nel Dicembre del 1993 ma trapiantata, ancora piccolina, a Milano con la famiglia (per questo, mi piace descrivermi come una milanese DOC con il cuore toscano!). Sin da subito mi sono avvicinata al mondo del disegno e della scrittura. Per questo motivo ho studiato al liceo classico, senza perdere nel frattempo la passione per il disegno, tanto da frequentare un corso di fumetto e uno di illustrazione, materia in cui mi sono poi laureata. Da allora? Disegno senza fermarmi mai!"

https://cargocollective.com/camillazaza

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 67 - Anno VII - Novembre 2018 - Rivista Mensile Proprietario: Associazione Culturale Lungarno Editore: Bunker srl • Firenze Iscrizione al Roc 23957 Direttore Responsabile: Gabriele Ametrano Stampa: Tipografia Baroni e Gori srl • Prato Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dell'editore e degli autori. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. PER INFO E PUBBLICITÀ tel. 055 6585939 e-mail: lungarnofirenze@edizionibunker.it

I contenuti di questo numero sono a cura dell'Associazione Culturale Lungarno. Per la loro realizzazione hanno collaborato: Jacopo Aiazzi, Gabriele Ametrano, Michele Baldini, Melania Branca, Tommaso Chimenti, Leonardo Cianfanelli, Tommaso Ciuffoletti, Francesca Corpaci, Giulia Focardi, Raffaella Galamini, Giulio Garosi, Gabriele Giustini, Erika Gherardotti, Rocco Gurrieri, Elena Janniello, Lafabbricadibraccia, Caterina Liverani, Alessandra Marianelli aka Luchadora, Selene Mattei, Riccardo Morandi, Alba Parrini, Alessandra Pistillo, Matilde Sereni, Luca Starita, Marta Staulo, Martina Vincenzoni, Virgino, Camilla Zaza. Coordinamento: Riccardo Morandi Editor: Arianna Giullori L'Associazione Culturale Lungarno ringrazia la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze per il contributo a sostegno delle attività culturali svolte.


Scarpette rosse di MARTA PANCINI

T

ra tutti i colori che ogni anno si riversano sulle passerelle per l’Autunno-Inverno, il rosso non manca mai. È il colore della passione, assertivo, indica decisione, ha carattere. Quest’anno in modo particolare assistiamo ad una tendenza rossa soprattutto per le scarpe. I più gettonati sono gli stivaletti con tacco a stiletto in pelle, ma anche le décolleté dalla punta leggermente arrotondata e dal tacco basso, dal sapore vintage da abbinare a jeans dalla foggia maschile. Per le più audaci non mancheranno gli stivali alti fino al ginocchio, dalla gamba morbida che, indossati con maxi gonne in fantasia scozzese, saranno perfetti. Stop. Rewind. Arrivata alla riunione del giornale ero emozionata: era la prima volta nella redazione, era la prima volta in cui portavo idee che avrei poi messo nero su bianco e sarebbero diventate un articolo “in carta e ossa”. Scrivo di moda, di ultime tendenze, di quale cappotto andrà per la maggiore, di cosa abbinare con cosa, di capi da rottamare, di quali tenere. Argomenti un po’ frivoli e leggeri, ma che mi hanno spinto ad una riflessione. In fondo ogni volta che ci vestiamo in un modo o nell’altro, comunichiamo qualcosa di noi stessi al mondo esterno, ci definiamo, lanciamo un messaggio. Anche i più scettici rientrano in stereotipi e gruppi definiti. Penso al giubbotto in pelle nero, il chiodo,

simbolo di una intera generazione di sedicenti ribelli, come un giovane James Dean negli anni ‘50, per poi essere ripreso negli anni ‘80 dalla generazione di giovani che ascoltava e suonava musica rock, trasgressiva e irriverente. Penso ad un capo del ‘68, l’eskimo, espressione di una precisa idea politica. Penso a Mary Quant che con le sue minigonne provocò l’opinione pubblica urlando a gran voce che le donne dovevano e potevano essere libere di mostrare le gambe. Così riflettendo sulle ultime tendenze ho unito le scarpe rosse e il 25 novembre, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ed ho pensato al movimento delle Scarpe Rosse.

L’artista messicana Elina Chauvet ha “raccontato” per prima, attraverso un’istallazione di calzature rosse, il femminicidio. Il suo progetto “Zapatos Rojos” fu realizzato per la prima volta nel 2009 a Ciudad Juárez, una città di frontiera nel nord del Messico definita la “Città che uccide le donne”, il luogo dove dal 1993, centinaia di ragazze vengono rapite, stuprate e uccise con totale impunità per gli assassini che in alcuni casi ne sotterrano il corpo, in modo che le famiglie non possano neppure avere la possibilità di piangerle. Da quel momento in poi le istallazioni si sono moltiplicate in tutto il mondo, Italia compresa (per fortuna!). Scarpe rosse in cammino contro la violenza. Scarpe rosse come l’amore che si trasforma in male, in prigione e dolore. Scarpe rosse come il sangue versato da migliaia di donne in tutto il globo, donne belle, brutte, ricche, povere, magre, grasse, buone, cattive, sciocche o intelligenti. Scarpe rosse come la passione e la forza di chi chiede giustizia e di chi si batte per porre fine a questa assurda mattanza. Il 25 novembre - ma non solo per favore indossiamo un paio si calzature dal colore rosso, ché il mondo non si cambia con la moda, ma forse con piccoli gesti e con un po’ di sana utopia, sì!

IL SILENZIO NON AIUTA di ERIKA GHERARDOTTI

Ti insulta? Non valorizza quello che fai? Controlla i tuoi spostamenti? Ti accusa continuamente d’infedeltà? Temi una sua reazione violenta, se dici o fai qualcosa che non vuole? Ti costringe a fare sesso? Ti aggredisce? Se le tue risposte sono per lo più affermative, forse è il caso che tu chieda aiuto. Queste sono solo alcune delle domande che invita a porti l’Associazione Artemisia, un centro antiviolenza che ha sede a Firenze. Vi operano psicologhe, psicoterapeute, assistenti sociali, operatrici di accoglienza e avvocate, assistendo gratuitamente donne e minori vittime di varie tipologie di violenza: fisica, sessuale, psicologica, economica e stalking. Due sono le case rifugio che mettono a disposizione per i casi più o meno gravi. Ma non solo, dal 2009 promuovono il progetto CAM: Centro di ascolto uomini maltrattati. Un punto di riferimento per tutti quegli uomini che, consci di adottare e aver adottato dei comportamenti aggressivi, vogliono prendere la strada verso il cambiamento. Inoltre, nonostante si parli spesso di violenza di genere, sono ancora pochi coloro che conoscono il 1522, il telefono rosa. 6

Un numero pubblico che offre ascolto e accoglienza per le vittime di maltrattamenti. È gratuito, multilingue, e attivo tutti i giorni, 24 ore su 24. Dall’altra parte della cornetta c’è l’Ass. Nazionale Volontarie del Telefono Rosa (con sede a Roma) che, oltre a dare una prima assistenza telefonica, offre servizi quali la consulenza legale gratuita e psicologica. Un po' di dati. L'ISTAT ha condotto l’“Indagine sulla sicurezza delle donne” nel 2006 e nel 2014. Da quanto è emerso, i numeri son calati, anche se rimangono allarmanti: le donne prese a campione avevano fra i 16 e i 70 anni; ben il 13.6% di loro ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner. I figli sono stati oggetto di ritorsione per 50 mila donne circa. Riguardo lo stalking, ben il 21,5% delle donne nell'arco della propria vita ha subito comportamenti persecutori da parte di un ex. Le forme più gravi di violenza sono inflitte da parenti, amici e partner.


Mattoncini per la creatività di ELENA JANNIELLO - illustrazione di LUCHADORA

S

e si dice LEGO® si pensa a un giocattolo, qualcosa per bambini: plastica colorata per divertirsi e passare il tempo. In realtà, dalla loro nascita i LEGO® hanno avuto uno sviluppo incredibile e alcuni creativi hanno capito che quei mattoncini avevano un potenziale artistico notevole. Fra i primi, lo street artist Jan Vormann. Nato a Bamberga nel 1983 e formatosi tra Berlino e San Pietroburgo, è l’ideatore di Dispatchwork, il suo grande progetto artistico: girando per il mondo, va alla ricerca di fessure e crepe tra i muri esterni degli edifici e dei monumenti, e cerca di sigillarle e ricostruirle grazie a tanti mattoncini LEGO®. Il nome del progetto deriva dall’unione delle due parole: desperate e patchwork, che sta per “rattoppo disperato”. Impossibile non pensare anche ad Ai Weiwei, il dissidente artista cinese che nel 2014 realizza una maxi installazione con i 1,2 milioni di mattoncini LEGO® ritraendo i ritratti di 176 perseguitati politici (da Mandela a Snowden, da Galileo a Dante). La sua opera fece scalpore tra i vari media perché quando l’artista chiese alla LEGO® altri mattoncini per “aggiornare” l’opera, la compagnia danese vietò la fornitura in quanto contraria all’uso del prodotto per motivi politici. Ai Weiwei allora, citando Duchamp, pubblica su Instagram una foto con i mattoncini LEGO® buttati in un WC. Si alza un polverone tale che la LEGO® deve fare marcia indietro e rinunciare al divieto. Dall’arte ai social. Sergio Lipari, fiorentino classe ‘77, industrial designer di formazione, appassionato di LEGO® dalla nascita, nel 2009 ha creato un progetto intitolato Romance is not a game: fotografa una coppia di minifigure LEGO®, come fossero persone vere che si amano alla follia; Sergio scatta le foto direttamente col suo smartphone e le carica sul suo profilo Instagram. Come lui stesso dice, questo progetto è il suo “modo per ricordare che dentro ogni adulto c’è sempre un bambino ed è da bambini che impariamo ad amare”. Sempre di Firenze è Maria Sole Cecchi e questa volta facciamo una capatina nel mondo della moda: Maria Sole, che ha la sua piccola e graziosa boutique in Via Tornabuoni 6 a Firenze, non sfigura in mezzo alle grandi Firme. Con Les petit joueurs propone borse, clutch, portafogli con applicazioni con i LEGO®: tutto molto chic, per un pubblico femminile giovane ma di gusto. LEGO® Serious Play infine è un metodo utilizzato dalle grandi aziende per facilitare processi di comunicazione e strategia: l'obiettivo è favorire il pensiero creativo attraverso attività di team building basate sull'utilizzo di mattoncini. 7

Brick in Florence Festival di MARTINA VINCENZONI

“Questo non è un giocattolo”: una didascalia di memoria surrealista accompagna l'immagine di un mattoncino LEGO® sul manifesto del Brick in Florence Festival, che torna a Firenze anche quest'anno dopo il successo dell’edizione 2017 (oltre 12.000 visitatori). Il sottotitolo richiama invece “The LEGO Movie” del 2014: “è un sistema altamente sofisticato di mattoncini ad incastro”. Dedicato agli appassionati dei mattoncini LEGO® e organizzato da ToscanaBricks (il LEGO® Users Group locale), l’evento si svolgerà all'Obihall da venerdì 9 a domenica 11 novembre e porterà a Firenze una varietà di opere realizzate dai migliori master builder italiani, oltre a quelle di ospiti stranieri. Decine di AFOL (Adult Fan of LEGO®) metteranno in mostra le loro creazioni personali, molte delle quali inedite, e saranno a disposizione del pubblico per parlare di tecniche costruttive e svelare i segreti delle proprie opere. Inoltre, i visitatori potranno partecipare alla costruzione di un grande mosaico composto da decine di migliaia di mattoncini colorati, approfondire la storia del marchio, conoscere altri appassionati, acquistare set e prodotti fuori catalogo. A dispetto dell'ironico sottotitolo la manifestazione è pensata per grandi e piccini: una grande area di gioco libero, con oltre 150 kg di mattoncini LEGO®, permetterà a chiunque di dar spazio alla fantasia.

www.toscanabricks.it


L U O G H I D I M E N T I C AT I di JACOPO AIAZZI - Foto di GIULIO GAROSI

Lago Belfiore Nell’area di oltre un ettaro e mezzo, che ospitava una fabbrica della Fiat in viale Belfiore, da un cantiere abbandonato dal 2009 dove doveva sorgere un hotel di lusso, c’è un lago contornato da pioppi e salici, candidato dai residenti della zona per I Luoghi Del Cuore del FAI. Da alcuni mesi è iniziata l’operazione di svuotamento del cantiere dall’acqua per riprendere la costruzione, dopo l’acquisizione del colosso alberghiero The Student Hotel, e realizzare entro il 2020 un nuovo studentato, parcheggi e spazi commerciali.

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LA SERENATA di MATILDE SERENI

“Uno splendido quarantenne”

foto di Erika Gherardotti

C'

era in fondo al Parco delle Cascine, dove il Mugnone si immette nell’Arno. Per far sì che tutto si svolgesse nel migliore dei modi, l’allora sindaco di Firenze Ubaldino Peruzzi diede il permesso di erigere la pira sulla punta estrema delle Cascine. Molti fiorentini parteciparono al rito e da allora il luogo venne chiamato "l'Indiano".

era una volta un principe. Si chiamava Rajaram e veniva da una terra molto lontana.

Adorava viaggiare e scoprire nuove realtà tanto quanto fare ritorno in quelle che ormai considerava “casa”. Correva l’anno 1870 e Firenze era all’apice del suo celeberrimo splendore, per l’ultimo anno sarebbe stata ancora capitale del neonato Regno d’Italia.

Quattro anni più tardi nello stesso punto è stato costruito il monumento dedicato al giovane Rajaram, per volere della madre. L’opera è stata eseguita dallo scultore inglese Carlo Francesco Fuller e porta una iscrizione in quattro lingue: italiano, inglese, hindi e punjabi. Tra il 1972 e il 1978 nei pressi del monumento fu costruito il viadotto su progetto degli architetti Adriano Montemagni, Paolo Sica, e dell'ingegner Fabrizio de Miranda, al quale venne dato il nome di Ponte all'Indiano. Per le caratteristiche strutturali dell'opera, Fabrizio de Miranda ha ricevuto ad Helsinki nel 1978 il premio europeo ECCS-CECM (Convenzione europea della costruzione metallica), è infatti il primo ponte strallato di grande luce ancorato a terra realizzato nel mondo ed è uno tra i più grandi ponti strallati in Italia del XX secolo.

Rajaram era un principe indiano e come tale aveva degli impegni da rispettare. Aveva appena trascorso un periodo di permanenza a Londra per migliorare il suo inglese, le sue conoscenze e salutare la Regina che però non era nel Paese per altrettanti impegni; purtroppo ai tempi era molto più difficile sincronizzare le agende di due Reali. Non gli andò comunque male e, ricevuto dall’allora Primo Ministro William Ewart Gladstone, ricevette le nozioni richieste e un consiglio non-richiesto: percorrere il suo viaggio di ritorno verso l'India visitando Parigi, Nizza, Genova ed infine Firenze. Essendo un appassionato di arte e cultura in ogni forma, non poté che innamorarsi della culla del Rinascimento. Ma proprio durante il soggiorno nell’ultima incantevole tappa, fu colpito da un improvviso malore – probabilmente da un attacco derivato da un’infezione polmonare trascurata – che il 30 novembre del 1870 lo uccise all'età di ventuno anni.

Oggi, alla tenera età di 40 anni, il Ponte è un Sorvegliato Speciale: “Rispetto al Ponte Morandi, l’Indiano è tutta un’altra cosa – assicura il Dottor Andrea Vignoli, professore di Scienza delle costruzioni all’Università di Firenze – non è di calcestruzzo precompresso ma di acciaio con stralli costituiti da fili d’acciaio. Di recente è stato sottoposto ad interventi alla soletta, prima in calcestruzzo non adeguatamente armato, che è stato sostituito con un materiale più elastico di peso equivalente”.

Il principe non viaggiava mai da solo e il suo entourage chiese il rispetto del rito braminico per la cerimonia funebre: cospergere le ceneri alla confluenza di due fiumi. L’unico punto possibile 9


A SMR

Quel rum ore che rilas sa

di VALENTINA MESSINA

R

icordo con esattezza quelle domeniche in cui mia madre entrava in camera mia, aprendo le ante degli armadi, bisbigliando parole alla rinfusa. E ricordo anche che avrei preferito che urlasse invece di sussurrare temendo di non svegliarmi. Questa dolce memoria adolescenziale mi collega a un semplice assunto. Ci sono due tipi di persone: quelle che conoscono il significato di Asmr e quelle che non lo conoscono. Io facevo parte di quest’ultima categoria, prima di intraprendere la scrittura di questo pezzo. Asmr è l’acronimo di autonomous sensory meridian response, un neologismo che indica quella piacevole sensazione di formicolio lungo la schiena, le spalle, a volte persino al cuoio capelluto - quel brividino insomma - suscitato da diversi stimoli. Questi stimoli cerebrali possono essere visivi, auditivi e talvolta tattili. Nella pratica, in una cultura totalmente modellata da internet, ciò si traduce in alcuni video (principalmente fruibili su YouTube) di gente che bisbiglia, graffia, picchietta, simulando suoni e sensazioni, che provocano dei veri e propri “orgasmi mentali”. Ed è qui che mi sono incuriosita. Stando a un mini-documentario guardato su Netflix (puntata 1x1 di Follow This) i video Asmr su YouTube sono incrementati da 5 a 11 milioni nell’ultimo anno. Ciò vuol dire che anche il numero di chi li fruisce è aumentato. Obiettivi principali di questi video sembrano essere la riduzione dello stress, l’abbassamento dei livelli di ansia, l’aumento della concentrazione, l’aiuto nei processi del sonno e più in generale il relax. Ne cerco qualcuno. La ricerca si rivela sin da subito bizzarra e affascinante al tempo stesso. Sono infiniti. Si può scegliere tra una moltitudine di lavori di persone che ricreano i suoni più disparati: gente che mangia a bocca aperta nei microfoni (niente mi rilassa di meno, anzi mi innervosisce di più); gente che spennella, bocche che si schiudono mentre si baciano; gente che tamburella su matterelli, che strappa pezzi di carta, che fa ondeggiare boccette piene di liquido, che ingoia mie-

le, che accende fiammiferi, che gratta sui pettini, che accarezza tappeti, che tocca stoffe, che sussurra lentamente. La cosa si fa interessante. Decido quindi di ascoltare un’amica che ne fa uso frequente e le chiedo come lo ha scoperto. “Per puro caso” – mi dice lei - “qualche anno fa cercavo un video sulla meditazione da ufficio, in una giornata stressante e ho trovato dei video strani di gente che faceva rumori con degli oggetti, intorno a un microfono”. La frequenza con cui guarda/ascolta quei video dipende dalle giornate. Di tanto in tanto lo fa al lavoro ma l’aspetto rilassante, per lei, è totalmente uditivo, non pone mai attenzione al video e anzi - “l’aspetto visivo dei video Asmr spesso mi imbarazza o mi stranisce!”. Chiedersi perché lo fa? Risulta banale e scontato se teniamo in considerazione gli aspetti stressanti della quotidianità a cui siamo sottoposti. E ascoltare/ guardare questi video è una scappatoia facile e low cost. Cara amica, pensi quindi che la tua vita sia migliorata dopo l’approccio Asmr? “Certamente migliorata: è come uscire da lavoro e andare un’ora a yoga, la differenza è che l’effetto benefico non è fisico, ma esclusivamente mentale”. È chiaro che l’Asmr non è una scienza ma le spinte verso il fenomeno sono molteplici considerati i benefici sulle persone. Si crea un’intimità senza vulnerabilità, una connessione senza mediazione, una vera e propria apertura mentale. Mi trovo di

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fronte a un bivio. Più mi documento e più scopro la follia/genialità(?) di questo meccanismo e mi riscopro a essere piacevolmente attratta da alcune “situazioni sonore”. Nella mia personale top tre di triggers, (ovvero suoni che aiutano a rilassarsi) ci sono: gli scartatori di buste di patatine, i graffiatori di pettini e il sottofondo di una caffettiera che sbuffa. Strambi, eccentrici, originali? Non ci trovo niente di male a voler imboccare la strada della distensione mentale. Magari ci porta a essere meno aggressivi verso il prossimo e più preparati ad affrontare il nervosismo mattutino. Quelli che leccano i microfoni, ecco, proprio no.

Per chi volesse dei consigli video, eccone tre, suggeriti dall’amica: • Asmr Surge: se ti rilassano i suoni e non ti interessano le immagini video. • Asmr Zeitgeist: che si basa quasi esclusivamente su oggetti e microfono • Gentlewhispering: è una delle più famose in rete, lei fa video di diverse tipologie; molti con aspetti visivi oltre che uditivi, ma sempre molto seri. A differenza di tanti altri che si dirigono verso un aspetto più sessuale/sensuale dell’ASMR. Da non perdere i suoi video sulle ricette in cucina.


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Fårö e Gotland Il Paradiso di Bergman di ALBA PARRINI

“Capitai in questo paesaggio di Fårö, con la sua assenza di colori, la sua durezza e le sue proporzioni straordinariamente ricercate e precise. Come sia accaduto non lo so, ma qui ho messo le radici”.

Q

ueste sono le parole con cui Ingmar Bergman descrisse la sua patria adottiva, Fårö, sconosciuta ai più nel momento in cui lui la scoprì e ancora oggi una destinazione lontana dalle rotte turistiche di massa. Nessun hotel, nessuna banca, nessun ufficio postale. Solo i magici colori del Baltico e una natura imponente. Fårö è la punta più a nord dell’isola di Gotland, che dista 90 km dalla costa della Svezia. Merita una visita sia per il parco naturale di Gotska Sandon, in cui scoprire i colori quasi tropicali del mare che lo lambisce, sia per i gi-

08/12

ore 16.30

Tutti al Teatro Verdi

ganteschi “Rauk”, le formazioni calcaree naturali che punteggiano le sue coste, oltre che per i tipici paesaggi dei mari del nord: tra casette di legno, dune di sabbia che scendono fino al mare e boschi popolati di alci. L’unico centro abitato è Visby, cittadina medievale con una cinta muraria intatta, soprannominata la Capri del Nord, perché è qui che si concentra l’unico turismo fatto di persone benestanti in cerca di privacy e tranquillità. È un piacere gironzolare senza meta infilandosi nei negozi di design per scoprire che Visby è oggi l’effervescente enclave creativa di giovani artigiani. O sorprendersi per l’alta qualità della cucina e della materia prima: tartufi, asparagi, carne di agnello, formaggi e lana, quella delle celebri pecore autoctone. Le giornate sono scandite da giri in bicicletta, con qualunque temperatura, e pause caffè con la specialità locale: la saffranspannkaka, una crêpe allo zafferano con mirtilli rossi e panna montata. Una curiosità: Pippi Calzelunghe viene proprio da questa località.

13/12

ore 21.00

Come tutto il resto della Svezia, anche a Fårö e Gotland sono profondamente legate alle radici vichinghe. Le isole erano infatti un passaggio obbligato per le navi che commerciavano nel baltico. Gli svedesi non hanno ancora sfruttato l’importanza storica di questo patrimonio, da un punto di vista turistico. Un’attività divertente per un viaggiatore curioso è sicuramente quella di perdersi in autonomia tra i prati e le basse formazioni rocciose alla scoperta dei tesori culturali di quel tempo che fu. Fårö è quindi la destinazione giusta se siete alla ricerca di una vacanza “slow” e alternativa, e non per modo di dire, in cui sicuramente incontrerete cieli di una profondità disarmante e con molta probabilità, da novembre a marzo, delle aurore boreali indimenticabili. Gotland e Fårö sono facilmente raggiungibili via mare con un traghetto dalle principali capitali baltiche, e possono essere considerate anche per uno stop-over durante una vacanza di più giorni alla scoperta del golfo del Baltico.

24/12

ore 17.00

Concerto di Natale

IL PUPAZZO DI NEVE

THOMAS DAUSGAARD

DANIELE RUSTIONI

Gli spettacoli del sabato pomeriggio per bambini e famiglie - da 5,00 euro

direttore

direttore

HENNING KRAGGERUD

BEATRICE RANA

violino

pianoforte

Prevendita: Biglietteria del Teatro Verdi via Ghibellina, 97 - Firenze tel. 055 21.23.20 orario da lunedì a sabato - 10.00/13.00 e 16.00/19.00 | Circuito regionale Box Office | Online www.teatroverdifirenze.it

www.orchestradellatoscana.it


CINEMA E TV di CATERINA LIVERNI

Cento di questi Bergman

C

i sono riti di iniziazione che ogni giovane cinefilo che si rispetta dovrebbe poter raccontare di essere riuscito a superare. Uno di questi è, senza ombra di dubbio, la visione di alcuni dei più grandi capolavori partoriti dalla mente di un genio come Ingmar Bergman, possibilmente in una crepuscolare (e gelida) sala cinematografica adibita a cineforum universitario, dove l’unico conforto sia costituito dalle bevande calde erogate da una macchinetta. Conforto per la persona, ovviamente, poiché l’anima usciva da quelle esperienze completamente appagata e pronta a ricevere ancora di quel nutrimento che erano i sentimenti, le paure ancestrali e le struggenti malinconie

messe in scena dal Maestro, nato a Uppsala nel luglio del 1918. La vita di Ingmar Bergman – l’infanzia nella casa del padre prete protestante, la giovinezza libertina con 5 mogli e 9 figli e la meditativa maturità nel rifugio di Fårö - deve essere conosciuta almeno quanto i suoi film e per questo rimandiamo alla lettura della incomparabilmente affascinate autobiografia Lanterna Magica. Capisaldi per conoscere se stessi attraverso il cinema sono: Scene da un matrimonio, Sussurri e grida, L’immagine allo specchio, Il posto delle fragole e soprattutto Il settimo sigillo l’opera che nel 1957 mise in scena una partita a scacchi tra un cavaliere di ritorno dalle Crociate, interpretato da Max von Sydow, e la Morte. Questa la pellicola che la Cineteca di Bologna

IN SALA

ha scelto di restaurare e che il Cinema Odeon (lunedì 5 novembre) e la Fondazione Stensen (martedì 6 novembre e nei giorni a seguire in replica) ci danno l’opportunità di vedere sul grande schermo in versione originale con sottotitoli in italiano. Concludiamo ricordando ai più giovani tra i nostri lettori che Bergman è da sempre ottimo materiale per un primo appuntamento. Provate a convincere l’oggetto dei vostri desideri ad accompagnarvi al cinema citando il Maestro e affermando solennemente: “nessun’altra arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare della nostra anima”. Fateci un pensiero.

IN TV

Coetanei, toscani doc, affermatisi nella metà degli anni ‘90 e con alle spalle una carriera in cui hanno esplorato, seppur con stile e finalità profondamente diversi, la società e l’evolversi del proprio tempo attraverso la commedia. Paolo Virzì e Leonardo Pieraccioni escono nei cinema quasi in contemporanea con Notti magiche (Virzì) e Se son rose (Pieraccioni). Una curiosità: Claudia Pandolfi, lanciata da Virzì con Ovosodo è protagonista nell’ultimo film di Pieraccioni. Attesissimo il ritorno del due volte premio Oscar Asghar Farhadi con Tutti lo sanno, girato fuori dall’Iran, con protagonisti Penelope Cruz e Javier Bardem. Il cinema racconta il lavoro in Ride, esordio dietro la macchina da presa dell’attore Valerio Mastandrea e con In Guerra nel quale Stéphane Brizé dirige un gruppo di attori non professionisti capeggiati dal veterano Vincent Lindon. Attesissimo il secondo capitolo dello spin-off di Harry Potter Animali fantastici - I crimini di Grindelwald in cui al cast originario si aggiungono Johnny Depp e Jude Law nel ruolo del giovane Albus Silente.

Una giovane donna con tendenze autodistruttive, una magione sinistra dove il tempo sembra essersi fermato, una matriarca algida e nevrotica e una “fanciulla in fiore” allo sbando. Se allo scenario aggiungiamo i brutali omicidi di due ragazzine in una ultraconservatrice cittadina della provincia americana il rischio di un poliziesco intrigante, ma un po’ stantio, è davvero alto. Non è però questo il caso di Sharp Objects, miniserie targata HBO tratta dal romanzo di Gillian Flynn (Gone Girl), diretta da Jean-Marc Vallée (Big Little Lies) e interpretata da Amy Adams (Animali notturni). Visivamente potente, con un ritmo impetuoso dettato dalla maestria nel montaggio di Vallée e con una colonna sonora che va da Ludovico Einaudi ai Led Zeppelin, Sharp Objects è un’opera avvincente che si assume il rischio di sfruttare, con eccezionale abilità, lo strumento narrativo del flashback per creare una sovrapposizione fra passato e presente visivamente perfetta. Un felice incontro tra letteratura e serialità in cui Amy Adams brilla nel ruolo di una vera anti eroina americana contemporanea.

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Intervista a

di GABRIELE GIUSTINI

N

on sarà un concerto come un altro, quello di John Murry, al Circolo il Progresso di Firenze il prossimo 30 novembre. Non lo sarà, semplicemente, perché John Murry non è un cantautore come un altro. Uscito con non poche difficoltà da un periodo che avrebbe steso chiunque (la fine di un importante contratto discografico, un divorzio, un’overdose scampata e la perdita dell’amico e produttore Tim Mooney) Murry ha trovato in Michael Timmins dei Cowboy Junkies una nuova guida spirituale così come era accaduto con Tim Mooney. Un nuovo punto di partenza che lo ha condotto verso il sofferto “A Short History of Decay”, uno dei lavori recentemente più apprezzati in ambito folk-noir e rock. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare alcune cose del disco, cosa sta preparando e come si svolgerà il concerto di Firenze. Prima di tutto, congratulazioni per l'album, è stato uno dei miei dischi preferiti del 2017. Dato che è passato più di un anno dall'uscita di "A Short History of Decay", stai lavorando a qualcosa di nuovo? Puoi anticiparci qualcosa? “Grazie. Sono contento che il disco sia là fuori, fluttuando nell'etere. Sai, ci sono voluti solo 5 anni! Ho lavorato su quel materiale molto prima che “The Graceless Age” venisse registrato. Gran parte di quel materiale, probabilmente, non vedrà mai la luce. Per quanto riguarda un nuovo lavoro, posso dirvi che sto lavorando a due progetti: un disco molto scarno, chitarra e voce, prodotto da Michael Timmins, e uno più muscolare e rock’n’roll. Quest’ultimo si è reso necessario dopo un concerto speciale, lo scorso anno, nella chiesa di St. Mary, a Chester, in Inghilterra, quando, quasi per magia, mi sono reso conto improvvisamente di star suonando

Appuntamento a Firenze il 30 novembre al Circolo Il Progresso la chitarra elettrica e poi, altrettanto velocemente, ho capito che era lei che stava suonando me. Il tempo rallentava, le cose avevano senso. O niente aveva senso, ma sembrava giusto così. È anche in produzione una colonna sonora di un documentario su di me che uscirà insieme al film, probabilmente nel 2020”. Anche questo disco è stato prodotto da Michael Timmins dei Cowboy Junkies, come siete entrati in contatto? “Ci siamo conosciuti al Celtic Connections di Glasgow, in Scozia, nel 2013. Siamo subito diventati amici. Mike ed io abbiamo iniziato a sentirci regolarmente al telefono dopo il mio ritorno negli Stati Uniti ed abbiamo parlato di fare un disco assieme. Dopo un paio d'anni ho però perso i suoi contatti, quando mi sono trasferito a Kilkenny, in Irlanda. Mi ha rintracciato ed abbiamo iniziato di registrare “A Short History of Decay”. Mike è un ragazzo speciale, è un po' più di un produttore. Lui e Tim Mooney hanno saputo prendermi e mi hanno fatto capire quello che non devo mettere in discussione: il mio valore come cantautore e musicista. L'approccio è diverso, ma il ragionamento è lo stesso”. Chi è il 'Wrong Man' del disco? “Io. Sono anche un ottimo tiratore scelto, giuro, sono onesto, non mi sto vantando. Ora che ci penso, ho scoperto che devo ancora ritirare un premio in Mississipi, vinto oltre venti anni fa. Quel punteggio deve essere ancora battuto!”. L'album si conclude con la cover di ‘What Jail is Like’ dei The Afghan Whigs. Perché esattamente questa canzone? “Oggigiorno, spesso, a prescindere da quello che faccio, ho la sensazione di sentirmi in gabbia, confuso e sconcertato. La 14

musica non è più apprezzata nel modo in cui lo era 10 anni fa. Non nella maggior parte dei posti, comunque. Fare quello che faccio per vivere, in questi tempi quasi apocalittici. Questo è il carcere. Non c'è via d'uscita, non c'è un’uscita di sicurezza. Non c'è più droga, non ci sono ponti da bruciare. Solo un sentiero. Questo sentiero, senza bivio o crocevia, nessuna scelta. Inoltre, amo “Gentlemen” dei The Afghan Whigs e volevo omaggiare la canzone di Greg Dulli”. Una delle cose che amo di più dei tuoi dischi è la convivenza dei suoni della parte americana, dove sei nato, e della parte europea, dove hai vissuto. Sei d'accordo o è semplicemente il tuo modo di scrivere musica? “Sono d'accordo. Su entrambi i fronti. È semplicemente il mio modo di scrivere: non cerco attivamente di sposare questi suoni, ma cerco di mettere a fuoco quelli che amo sulle registrazioni. Penso che l'ultimo disco sia stato fortemente influenzato dalla musica tradizionale irlandese, una canzone come ‘Come Five & Twenty’ non esisterebbe senza l'unione della parte più tradizionale della canzone con la campagna del Mississipi descritta dal fingerpicking. I testi però sono un’altra cosa, suppongo”. Sarai qui in duo, come si sviluppa il concerto? “I concerti che faccio sono in continua evoluzione; mai statici, non sono mai felice di suonare come se stessi registrando un disco. Non credo di aver mai suonato la stessa canzone due volte. Mi piacerebbe credere che la gente viene a sentirmi a più spettacoli perché non sente mai la stessa cosa, allo stesso modo, due volte. Per quanto riguarda queste date italiane, scommetto che si svilupperanno molto bene. Sono assolutamente entusiasta di venire!”.


4 CITTÀ METROPOLITANA DI FIRENZE


Novembre giovedì 1 ROCK CONTEST CONTRORADIO Combo Social Club (FI) ing. libero MEMORIE DEL REPARTO N°6 Le Murate (FI) ing. NP NON MI HAI PIÙ DETTO TI AMO (1-4/11) Teatro Verdi (FI) ing. 19-31€ “RICCARDO MARASCO” NOI TI SI RICORDA COSÌ (1-4/11) Teatro Le Laudi (FI) ing. NP BRUNA È LA NOTTE (1-11/11) Teatro di Rifredi (FI) ing. 17.50€ ARTOUR IL BELLO IN PIAZZA (1-4/11) Piazza dei Ciompi (FI) ing. libero FRANCE ODEON (31/10-04/11) Cinema La Compagnia (FI) ing. 8/5€

venerdì 2 LILLO & GREG (2-3/11) Teatro Puccini (FI) ing. 25/30€ NARCISI Le Murate (FI) ing. NP ZION TRAIN FEAT. RAIZ+ PAOLO BALDINI Flog (FI) ing. 13€ PIPE DREAM Sala Vanni (FI) ing. 15€ ANDY V + MC BERISE & FRIENDS Combo Social Club (FI) ing. NP DANIIL TRIFONOV Teatro del Maggio Musicale F.no (FI) ing. 10-50€ BLONDIE BROWNIE Circolo Il Progresso (FI) ing. NP

sabato 3 CON IL NOME DEL DELIRIO Le Murate (FI) ing. NP TONINO CAROTONE Flog (FI) ing. 13€ NOYZ NARCOS Viper Theatre (FI) ing. 19,55€ BRUTALIZED CHAPELS FEST III Cycle (Calenzano) ing. 10€ BANPAY CREW 16TH ANNIVERSARY W/ HEAVY HAMMER CPA Firenze Sud (FI) ing. 3€ KRYSTOF BARATI – ENRICO PACE Teatro della Pergola (FI) ing. NP GIOVANNA D’ARCO Teatrodante Carlo Monni (Campi Bisenzio) ing. NP CLAUDIA CATARZI Cango (FI) ing. NP IN SUA MOVENZA È FERMO Teatro della Pergola (FI) ing. 15€

4 domenica QUATUOR EBÈNE – ALEXANDER LONQUICH Teatro della Pergola - Saloncino (FI) ing. NP MASSIMO QUARTA Sala Vanni (FI) ing. NP NUOVI TALENTI Aula Magna di Careggi (FI) ing. libero

5 lunedì TOMMY EMMANUEL Obihall (FI) ing. 26,45/42.55€

SOL GABETTA – BERTRAND CHAMAYOU Teatro della Pergola - Saloncino (FI) ing. NP CHARLEY THOMPSON (LEAN ON PETE) Cinema Cabiria (Scandicci) ing. 3€ con tessera IL SETTIMO SIGILLO Cinema Odeon (FI) ing. NP

P AUL LEWIS (10-11/11) Teatro della Pergola (FI) ing. 34/18€ HEY MEN! Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 9/12/15€ ANGELO BRANDUARDI Teatro Verdi (FI) ing. 23-46€ TI PARLERÒ D’AMOR (10-11/11) Teatro Le Laudi (FI) ing. NP GALLERIA ISOLOTTO Cantieri Culturali Isolotto (FI) ing. NP S VANITE - LA FOLLIA DELLE DONNE TRA IERI E OGGI(10-11/11) Toscanalab (FI) ing. libero GIANNI SCHICCHI (9/11-2/12) Teatro Reims (FI) ing. NP YORICK (10-11/11) Teatro Studio (Scandicci) ing. NP ATTRAZIONI COSMICHE (10-11/11) Teatro del Cestello (FI) ing. NP

martedì 6  ARINA ROSENFELD+DANIELE CARCASSI M + GIOVANNI ONORATO Galleria Frittelli Arte Contemporanea (FI) ing. 5€ BRIT FLOYD Obihall (FI) ing. 29,90/46€ MAO JIANHUA (6-30/11) Fondazione Zeffirelli, Sala della Musica (FI) ing. NP ROCK CONTEST CONTRORADIO Glue (FI) ing. libero VIRGILIO SIENI / ANDREA REBAUDENGO Teatro della Pergola (FI) ing. NP

domenica 11 C ENTRO NAZIONALE DI PRODUZIONE | VIRGILIO SIENI Cantieri Culturali Isolotto (FI) ing. NP VIRGILIO SIENI Cango (FI) ing. NP IL GATTO CON GLI STIVALI E ALTRE STORIE Teatro di Antella (FI) ing 7 € OVUNQUE, FUORI DAL MONDO Sala Vanni (FI) ing. NP DUO TADDEI - NICOLARDI Aula Magna di Careggi (FI) ing. libero

mercoledì 7 39TH OPEN MIC EDITION Tasso Hostel Florence (FI) ing. NP L A CENERENTOLA (7-14/11) Teatro del Maggio Musicale F.no (FI) 5€

giovedì 8 HUUN.HUUR-TU Flog (FI) ing. 15€ ROCK CONTEST CONTRORADIO Glue (FI) ing. NP MANIFESTO Teatro di Antella (FI) ing 10 € MUSICHE DAI MONDI Sala Vanni (FI) ing. NP

lunedì 12 E UROPA GALANTE – FABIO BIONDI Teatro della Pergola (FI) ing. NP THE MAKING OF THE MAHATMA Cinema Odeon (FI) ing. NP

martedì 13

venerdì 9

L O SCHERMO DELL’ARTE FESTIVAL XI EDIZIONE (13-18/11) Varie Location (FI) ing. NP IL GIARDINO DEI CILIEGI (13-14/11) Teatro Niccolini (FI) ing. NP

 RCHESTRA HAYDN DI TRENTO E BOLZANO O Teatro Verdi (FI) ing. 13-18€  B Teatro di Cestello (FI) ing. NP VIRGILIO SIENI / ANDREA REBAUDENGO Cango (FI) ing. NP SEI BRILLANTI: QUANDO IL TEATRO FA FURORE Teatro di Antella (FI) ing 3 € BRICKS IN FLORENCE FESTIVAL 2018 (9-10-11/11) Obihall (FI) ing. 5-7€ S TEVE WYNN & CHRIS CACAVAS Circolo Il Progresso (FI) ing. NP C ALIFORNIA SUITE (9-10-11/11) Teatro Lumiere (FI) ing. NP THE DEEP BLUE SEA (9-18/11) Teatro della Pergola (FI) ing. 34/18€

mercoledì 14 S HAME - DANZE CONTRO LA VIOLENZA Teatro Puccini (FI) ing. 15€ MANESKIN Obihall (FI) ing. NP

giovedì 15

sabato 10 P ETER KERNEL Glue (FI) ing. NP WHY - GENERATION Y GRAPHIC DESIGN FESTIVAL (10-11/11) The Student Hotel (FI) ing. libero FEDERICO BUFFA Teatro Puccini (FI) ing. 20/25€ JAKOB BRO TRIO + EVITA POLIDORO “MIRROR” Sala Vanni (FI) ing. 15€

L A BASTARDA DI ISTANBUL (15-25/11) Teatro di Rifredi (FI) ing. 17.50€ GEMITAIZ Obihall (FI) ing. 26€ MISS MARPLE Teatrodante Carlo Monni (Campi Bisenzio) ing. NP R Ä DI MARTINO Cango (FI) ing. NP IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI Sala Vanni (FI) ing. NP ETES-VOUS PRÊT(E) À CHANGER DE VIE? Teatro del Cestello (FI) ing. NP

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Musica • Teatro • Arte • Cinema • Eventi

venerdì 16

lunedì 19

ALESSANDRO BERGONZONI (16-17/11) Teatro Puccini (FI) ing. 22/27€ TRIBUTE NIGHT 7° EDIZIONE Obihall (FI) ing. 17€ CESARE CREMONINI (16-17/11) Mandela Forum (FI) ing. 43,92/63,44€ VIITO Viper Theatre (FI) ing. 13€ S TEFANO TAMBORRINO SEACUP Sala Vanni (FI) ing. 15€ BIENNALE ENOGASTRONOMICA (16-19/11) Fortezza da Basso (FI) ing. NP UNA BESTIA SULLA LUNA (16-17/11) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 9/12/15€ FLASHDANCE (16-18/11) Teatro Verdi (FI) ing. 18-50€ ROCK CONTEST CONTRORADIO Glue (FI) ing. NP C ARLA BOZULICH Circolo Il Progresso (FI) ing. NP BUENOS AIRES…PARIGI…NEW YORK Teatro del Cestello (FI) ing. NP BEYOND - TIAC Master Workshop Exhibition TIAC Association (FI) ing. libero

sabato 17 S TEFANO CORSI (WHISKY TRAIL) & GIAMPIERO BIGAZZI Teatro del Borgo (FI) ing. NP GIORGIO CANALI Glue (FI) ing. NP ALESSANDRO BERGONZONI (16-17/11) Teatro Puccini (FI) ing. 22/27€ IMMANUEL CASTO Viper Theatre (FI) ing. NP R AMIN BAHRAMI Teatro della Pergola (FI) ing. NP NICOLA PIOVANI Teatro del Maggio Musicale F.no (FI) ing. 5-50€ L A PALESTRA (17-25/11) Teatro Le Laudi (FI) ing. NP GIULIA MUREDDU Cango (FI) ing. NP FLORENCE BIENNALE 2019 Galleria delle Carrozze (FI) ing. NP SCANDALOSOBRIO Circolo Il Progresso (FI) ing. NP FIERA PROMOZIONALE DELLE LIBRERIE INDIPENDENTI Piazza dei Ciompi (FI) ing. NP FORTEZZA ANTIQUARIA (17-18/11) Piazza dell’Indipendenza (FI) ing. libero IL DUBBIO (17-18/11) Teatro di Cestello (FI) ing.NP

domenica 25

 ASCO BRONDI - LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA V Obihall (FI) ing. 20,70/27,60/34,50€ TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI Spazio Alfieri (FI) ing. 5-7€ IO STO CON LA SPOSA Spazio Alfieri (FI) ing. 5-7€

C ARMEN (25/11-6/12) Teatro del Maggio Musicale F.no (FI) 5€ SOS VIOLENZA SULLE DONNE CON GLI OCCHI DELLA LEGGE Teatro di Antella (FI) ing. libero CREATIVE FACTORY (25/11-16/12) Piazza Ciompi (FI) ing. NP UN MAGNIFICO DUO Aula Magna di Careggi (FI) ing. libero

martedì 20

lunedì 26

P AOLO RUFFINI Teatro Verdi (FI) ing. 17-34€ JOHN GABRIEL BORKMAN (20-25/11) Teatro della Pergola (FI) ing. 34/18€

 UARTETTO DI CREMONA – ANNA GENIUSHENE Q Teatro della Pergola - Saloncino (FI) ing. NP L’ORDINE DELLE COSE+INSYRIATED Spazio Alfieri (FI) ing. 5-7€ MARIANGELA GUALTIERI / TEATRO VALDOCA Cango (FI) ing. NP CIOMPI MENSILE ANTIQUARIATO Piazza Ghiberti (FI) ing. libero

mercoledì 21 C IBIAMOCI DIGITAL E MARKETING FOOD FESTIVAL Fortezza da Basso (FI) ing. NP FESTIVAL INTERNAZIONALE DI CINEMA & DONNE (21-25/11) Cinema La Compagnia (FI) ing. 7/5€

martedì 27

giovedì 22

 FTER MISS JULIE (27/11-02/12) A Teatro della Pergola (FI) ing. 34/18€

 N TRANQUILLO WEEK-END DI FOLLIA (22-25/11) U Teatro di Cestello (FI) ing. NP

mercoledì 28

venerdì 23

 ERCATO DI NATALE TEDESCO (28/11-20/12) M Piazza di Santa Croce (FI) ing. libero

 LESSANDRO BENVENUTI E STEFANO FRESI A Teatro Puccini (FI) ing. 22/27 € CRAIG TABORN + SAMUELE STRUFALDI & TOMMASO ROSATI Sala Vanni (FI) ing. 15 € MIRRORS FOR PSYCHIC WARFARE | SANFORD PARKER Cycle (CalenzanoI) ing. 13 € NARCISO_IO (23-24/11) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 9/12/15 € ROCK CONTEST CONTRORADIO Glue (FI) ing. NP DANIELE NINARELLO Cango (FI) ing. NP I CAPOLAVORI (23-24/11) Teatro di Antella (FI) ing. 13 € SIMONA NORATO Circolo Il Progresso (FI) ing. NP CHIAVE PER DUE (23-24/11) Teatro Lumiere (FI) ing. NP

giovedì 29  LANG MUSICA SPERIMENTALE #13 K Teatro Cantiere Florida (FI) ing. NP FRAH QUINTALE Flog (FI) ing. 19.50€ L A TRAVIATA (29/11-9/12) Teatro del Maggio Musicale F.no (FI) 5€ MALIKA AYANE Teatro Verdi (FI) ing. 28-46€ IL MALATO IMMAGINARIO Teatro di Cestello (FI) ing. NP CONTAMI IN AZIONI Teatro di Antella (FI) ing. NP

venerdì 30

sabato 24

domenica 18 SHINING Cycle (Calenzano) ing. 20€ PAVEL HAAS QUARTET (18-19/11) Teatro della Pergola - Saloncino (FI) ing. NP SARA SGUOTTI Cango (FI) ing. NP CONCORSO DI INTERPRETAZIONE MUSICALE M. PONTILLO Sala Vanni (FI) ing. NP L A PIANISTA DELLE FIABE Aula Magna di Careggi (FI) ing. libero

NORGE Glue (FI) ing. NP RUGGERO DE I TIMIDI Flog (FI) ing. 11,50€ DIRE STRAITS LEGACY Obihall (FI) ing. 32-67€ S TEVEN ISSERLIS – ROBERT LEVIN (24-25/11) Teatro della Pergola (FI) ing. NP S TOMP (24-25/11) Teatro Verdi (FI) ing. 25-37€ DANIELE NINARELLO / DAN KINZELMAN Cango (FI) ing. NP VIAGGIO NEL COCOMERO (24/11-29/12) Teatro Niccolini (FI) ing. NP GIOVANNI PER CAMPARE DIGIUNAVA (24-28/11) Teatro Studio (Scandicci) ing. NP

E DISON STUDIO La corazzata Potëmkin Teatro Cantiere Florida (FI) ing. NP JOHN MURRY Circolo Il Progresso (FI) ing. NP NADA Teatro della Casa del Popolo (FI) ing. NP IL LAGO DEI CIGNI (30/11-1/12) Teatro di Rifredi (FI) ing. 17.50€ TOMASO MONTANARI Teatro Puccini (FI) ing. 18/22€ GABRIELE MITELLI ONG “CRASH” Sala Vanni (FI) ing. 15€ ORT | FESTA DELLA TOSCANA Teatro Verdi (FI) ing. 13-18€ SALVATORE ACCARDO Teatro Verdi (FI) ing. NP SEI BRILLANTI: QUANDO IL TEATRO FA FURORE Teatro di Antella (FI) ing 3 €

Federico BUFFA A NIGHT IN KINSHASA 10 novembre

SHAME

danze contro la violenza

LyricDanceCompany 14 novembre

LILLO & GREG GAGMEN

2 e 3 novembre inizio spettacoli ore 21.00

Alessandro BERGONZONI

Alessandro BENVENUTI Stefano FRESI

16 e 17 novembre

23 e 24 novembre

TRASCENDI E SALI

donchisci@tte

Teatro Puccini via delle Cascine 41 50144 Firenze 055/362067 www.teatropuccini.it

Tomaso MONTANARI L’ARIA DELLA LIBERTÀ

30 novembre


Novembre da non perdere TEATRO DI RIFREDI Novembre Coraggiosa istituzione fiorentina, il Teatro di Rifredi inaugura la sua stagione con “Bruna è la notte” (30/10-11/11), ennesima e riuscita trasformazione camaleontica di Alessandro Riccio, che in questo spettacolo raggiunge un livello così alto di metamorfosi da renderlo irriconoscibile in quel corpo grasso e sfatto di Bruna, un'eccentrica e burbera cantante di locali di serie B. Si prosegue con l'ormai classico “La bastarda di Istanbul” (15/11-25/11), spettacolo tratto dal best seller mondiale sull'eccidio degli armeni a opera dei turchi nel 1915 con la magistrale interpretazione dell'amatissima Serra Yilmaz. Chiude il mese il “Lago dei Cigni” (30/11-01/12), uno dei più famosi e acclamati balletti del XIX secolo, indagato attraverso la danza contemporanea: un modo di leggere il Classico attraverso il Contemporaneo, partendo dal mito sotteso all’Opera stessa per ritrovarne le radici e i legami con l’uomo di oggi.

SCANDALOSOBRIO

ORT – Orchestra regionale toscana

17 novembre 2018 - Circolo Il Progresso

Location varie Il mese di novembre vede le attività della ORT aumentare nettamente oltre al normale svolgimento del Cartellone Concertistico. Si inizia venerdì 9 novembre con l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, presso il Teatro Verdi, per poi passare a Salvatore Accardo, importantissimo violinista che si esibirà in varie location, da Castelfiorentino a Firenze, dal 29 novembre al 3 dicembre. E non solo, ovviamente: la stagione lirica andrà avanti con il “Mosè in Egitto” di Rossini nel nuovo allestimento del Teatro

Verdi di Pisa, in occasione del Cento-cinquantenario rossiniano (11 novembre) e con SI di Pietro Mascagni, una produzione della Fondazione Goldoni di Livorno portata in scena proprio nella città labronica. Ultima menzione, non per importanza, va a l'Ensemble d'archi dell'ORT guidato da Chiara Morandi che presenterà il 10 novembre un lavoro dal titolo “A tutta danza” presso il Teatro del Popolo di Rapolano Terme.

La prezzemolina Maria Paternostro e i suoi ScandaloSoBrio (pronunciatelo come volete) arrivano al Circolo Il Progresso di via Vittorio Emanuele proprio nel giorno dell'uscita del loro nuovo album “C'è del disagio", preceduto dal singolo "Più Porno", un divertissement scritto e cantato insieme al local hero Max Larocca. Il disagio dei nostri tempi è declinato in 9 tracce sfacciatamente pop che traducono in musica le più irriverenti frasi scritte sui muri delle nostre città, grazie alle foto postate sul seguitissimo e vivace gruppo social Parla con i Muri, creato dalla stessa band. Questa al Progresso è la prima data del nuovo tour, un'ottima occasione per scatenarsi con una delle band più trascinanti e carismatiche in circolazione che gioca con il pubblico tra il burlesque, cliché del pop e le immancabili citazioni di Parla con i Muri.

CESARE CREMONINI in concerto

TRK. SOUND CLUB: APPUNTAMENTI CON LA MUSICA SPERIMENTALE

16 novembre - Mandela Forum

di musicaelettronica.it Martedì 6 novembre 2018 MARINA ROSENFELD (USA) DANIELE CARCASSI + GIOVANNI ONORATO TRKitalia Galleria Frittelli Arte Contemporanea L’ultimo appuntamento dell’anno di TRK. SOUND CLUB, serie di concerti di musica sperimentale organizzata da Tempo Reale, ospita un doppio set elettroacustico: il duo di Daniele Carcassi e Giovanni Onorato, giovani musicisti elettronici formatisi al Conservatorio di Bologna, che presenteranno un lavoro di improvvisazione radicale dal titolo “L’Insieme dei Tessuti che ci Mantiene in Piedi”. A seguire, una delle voci più interessanti del panorama sperimentale internazionale: la compositrice e turntablist americana

Marina Rosenfeld, che porta avanti una ricerca artistica interdisciplinare, basata sulla creazione di interventi sonori in spazi risonanti e sulla performance e composizione su giradischi. Per TRK., Rosenfeld presenterà un set elaborato a partire dal progetto “Deathstar” (2017-2018). Galleria Frittelli via Val di Marina 15, Firenze (www.frittelliarte.it ), h. 21:00. Ingresso € 5,00. 18

Sono passati i tempi degli anni zero, sono passate le Special 50, i capelli colorati di rosso e le accuse (tremende) di essere un “ragazzino costruito per riempire i diari delle pischellette alle medie”. Sono passati ed ora, nel 2018, possiamo affermare che Cesare Cremonini, con la sua andatura un po’ debosciata, il suo scimmiottare Chris Martin dei Coldplay, il suo essere quasi sempre alla moda, è uno dei cantautori di riferimento del nostro Paese. Potremmo chiederci - se vogliamo - quale sia lo stato del nostro Paese, ma ci risponderemo che sicuramente la colpa non è di questo brindellone. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, diamogli qualche decina di euro che sicuramente una serata in buona compagnia musicale ce la farà passare. Forse un po’ confusionaria, che non si è mai capito dove vada a parare, ma sicuramente piacevole.


S I PA R I O di TOMMASO CHIMENTI

U

SULPAL PALCO CO SUL

n mese all'insegna del bello e della bellezza. Ma anche della profondità dell'animo umano. Un mese corposo, ricco con spettacoli di qualità che cadono come foglie secche, che ci piovono addosso come gocce dalle nuvole. Sempre sul filo dell'impegno e dell'ironia sta il cartellone del Teatro Puccini del nuovo direttore Federico Babini. Prima Alessandro Bergonzoni, il 16, con il nuovo “Trascendi e sali”, affresco e mosaico di battute velocissime che lasciano la scia di un sorriso mortifero come di quell'amaro impotente che tramortisce, da una parte liscia dall'altra schiaffeggia, sempre con estrema intelligenza, ti lascia naufrago e orfano, come una bottiglia in mezzo al mare senza nessun messaggio al suo interno. Poi l'eterna storia dell'uomo contro i suoi personali mulini a vento, del misero uomo contro i mostri, le insicurezze, le codardie ma anche il grande insegnamento che si può cadere, basta solamente rialzarsi. “Don Chisciotte”, il 23 e 24, sarà riesumato e riadattato a due figure attoriali, Stefano Fresi e Alessandro Benve-

nuti, iconicamente perfette nelle loro fattezze fisiche, campioni di comicità pungente e piena. Parlavamo di bellezza: direttamente dagli anni '80 ecco “Flashdance”, al Teatro Verdi, dal 16 al 18; chi non ha sognato di ballare e ribellarsi, così con furore, con ardore, con sudore: un mito erotico, una vera eroina del girl power. Infinita è la bellezza di Luisa Ranieri che al Teatro della Pergola, diretta dal marito Luca Zingaretti, ci porta dentro l'abisso sconfinato di “The deep blue sea”, fin nell'intima scelta di una donna divisa tra il marito facoltoso e il giovane squattrinato: la soluzione non sarà così semplicistica. La bellezza si declina anche in tanti modi, anche nella profonda coerenza e rispetto di se stessi e dei propri valori, nel lottare per vederli trionfare, con immensa fatica e sforzo ma anche con grande soddisfazione. E il teatro può servire a far emergere una realtà sotterranea, una verità che rischiava di soccombere. Il teatro serve eccome. È la storia che va in scena al Teatro Nic-

colini “Il giardino dei ciliegi”, 13 e 14, del collettivo Kepler452 che prende spunto da Cechov per poi virare, con un parallelismo a prima vista estremo, all'oggi, alla Bologna delle periferie ed a questa coppia adesso anziana che dopo trent'anni viene sfrattata dal casolare affidatogli dal comune all'epoca e allontanati per far posto a FICO di Farinetti: l'orto reale cancellato dagli orti urbani. La fantasia virtuale che supera la realtà. Ma quando la realtà si allea con il teatro non ce n'è più per nessuno.


NOVEMBRE AL

CINEMA STENSEN

7

dal

7

dal

"Il fIlm pIU' scatenato dell'UltImo festIval dI cannes" the Wrap

"meravIglIoso" tIme

"Un vIaggIo rock selvaggIo ed entUsIasmante" varIety

CERN: LA SCOPERTA DEL FUTURO UN FILM DI

ANNA DE MANINCOR | ZIMMERFREI

15

dal

17

dal

STENSEN 17 - 21 NOVEMBRE | EVENTO I WONDER STORIES


ESSERI URBANI di FRANCESCA CORPACI

Il faraone

L'

iniziazione - 1 gennaio 2014 ore 17.30: varcavo le soglie della Piramide Originaria decisa a consumarvi la madre di tutte le prime colazioni. All’epoca il culto si praticava in zona San Jacopino, e una composizione fotografica rappresentante l’allora primo cittadino intento ad acquistare il miglior kebab delle terre emerse, proiettava l’esercizio verso selvaggi orizzonti di successo. L’alba del giorno più breve si liquefaceva sulla vetrina, un lezioso strato di ghiaccio glassava gli anziani ed io, degustando un cremoso garantito da competizione, mi affacciavo con la fiducia di un gattino cieco su un trail olimpionico di fallimenti, fatalità e cataclismi che si sarebbe esaurito solo vari mesi più tardi. La chiamata - Salto a febbraio 2016: il tempio è stato rilocato nel centro città senza tuttavia grosse concessioni al mainstream. Un ex pugile di nome Rocky, chiaramente eroinomane e con pantagruelici edemi agli arti inferiori, sta utilizzando su di me il suo soffice maltese bianco alla maniera in cui il melanoceto utilizza il lampione che gli cresce in fronte. C’è chi si appresta a spaccare colli di bottiglia, chi si spara il terzo giro di cipolle caramellate e chi, mentre una mano di circa venti chili le cala sulle spalle, giura che in caso di sopravvivenza consacrerà ogni attimo strappato a una dipartita ingloriosa alla ricerca della combinazione salse/condimenti definitiva. La via - Primavera 2018: è davvero stupefacente constatare come sgobbare per un’azienda leader nel settore della moda possa contribuire a ungere gli ingranaggi dell’illuminazione. In altre parole: Dio benedica i buoni pasto. La rivelazione - Poi è successo. Sarebbe forse empio approfondire i dettagli, ma credo ci sia del vero in certe dichiarazioni su supposti chiarori poco prima dell’alba. Per chi si incammina sulla via della conoscenza ho due suggerimenti: no verdure fresche e sì contante pronto, che il cammino è lastricato in oro a botte di cinque euri. Per ulteriori lumi, invitatemi a cena.

Illustrazione di Lafabbricadibraccia

UNDICI PROVERBI FIORENTINI di SELENE MATTEI

“A mangiare e bestemmiare tutto sta nel cominciare”

P

arliamo di felicità. Ci sono diverse teorie che cercano di tirare le somme su cosa sia veramente la compiuta esperienza di ogni appagamento. Certi credono che la felicità sia legata principalmente ai soldi e alla notorietà; alcuni alla valorizzazione delle piccole cose; e altri ancora, quelli che hanno la presunzione di definirsi realistici, credono semplicemente che la felicità sia qualcosa che non può essere generalizzata. In mezzo a questo via vai il fiorentino - un essere che, ricordiamo, non cede facilmente alle infide vie dell’ignoranza - è convinto di quello che sa poiché confutabile: un buon boccone e una bella bestemmia non potranno mai sottrarti alla contentezza pura dell’animo. No, non cadiamo nelle logiche della morale o dei tabù, rimaniamo ad un livello istintivo, giusto o sbagliato che sia. Iniziamo così: è una giornata meravigliosa ma ad un tratto succede qualcosa. In un attimo il tuo umore si rigira su se stesso e l’unica cosa che riesci a sentire è un prurito che non riesci ad alleviare. Il fastidio continua a crescere insistentemente e più provi a raggiungerlo più il tuo braccio sembra rimpicciolirsi. Poi, finalmente, esplodi.

La dici, e tutto torna stabilizzarsi di nuovo: non hai grattato da nessuna parte ma prude di meno. La bestemmia è il bastone della nostra collera, un pacemaker naturale, il filo di Arianna che ci tiene perpetuamente ancorati alla possibilità di poter tornare alla situazione di contentezza precedente. Anche il cibo è un catalizzatore naturale di felicità. Sei felice? Mangia e lo sarai di più. Sei giù di morale? Mangia. Hai fame? Meglio mangiare subito. Non hai fame? Forse è meglio che mangi qualcosa. Il fiorentino conosce le leggi della natura e si eleva al di sopra ogni stigmatizzazione. Egli sa che mangiare e bestemmiare ci permettono di vivere una vita che possa dirsi umana. Il fiorentino supera la superficialità delle credenze, del pensiero indotto e dei luoghi comuni. 21


il

uestionario di ROCCO GURRIERI

Aurelio Picca L E T T U R A D ’A U T O R E di LUCA STARITA

Cosa leggono gli scrittori? Questa è la domanda protagonista di una serie di appuntamenti con i libri. Vogliamo provare a mappare i "titoli importanti" per quegli autori che sono, oggi, i punti di riferimento attivi della cultura fiorentina. Loro ci consigliano un libro, noi lo leggiamo e lo recensiamo.

La lettura di Corrado Fortuna “LA RAGAZZA DI BUBE” di CARLO CASSOLA

“La ragazza di Bube” è un romanzo del 1958-1959 di Carlo Cassola. Con un linguaggio semplice e immediato viene raccontata la storia di Mara, una giovane ragazza toscana che si ritrova promessa fidanzata del partigiano Arturo Cappellini, detto Bube, compagno nella Resistenza del fratello di lei Sante, ucciso in guerra. Nella storia di Mara e Bube si può avvertire un velo di delusione, quella delusione per un movimento che prometteva liberazione e che infine poco ha fatto, svelando le contraddizioni che qualsiasi potere, presto o tardi, si trova a fronteggiare. Mai più attuale, direi. Il romanzo si sviluppa con il punto di vista soggettivo e sentimentale di Mara, si articola nelle preoccupazioni universali dell’adolescenza, come trovare l’amore vero, possedere dei beni come scarpe e borse, parlare di quel sesso così vergognoso con una confidente incapace di comprendere fino in fondo, e della maturità, come mantenere fede ad una promessa, fare propri i valori familiari e coltivare un futuro. Bube, dal canto suo, deve fare i conti con ruolo che una società oppressa e improvvisamente liberata e in cerca di vendetta gli impone, lui, giovanissimo, alle prese con una condanna che sconterà con l’impossibilità di vivere la sua giovinezza. Una storia, questa, che si legge tutta d’un fiato, da rileggere più e più volte, incredibile per la sua contemporaneità. Corrado Fortuna, classe '78, conosciuto soprattutto per la sua carriera televisiva, è in libreria con il suo “L’amore capovolto”.

Aurelio Picca è un poeta. Uno spietato scrittore dell’epica della notte, delle persone, della malavita, degli artisti feroci, delle piazze e dei palazzi di un’Italia antica e straordinariamente vicina. Dallo stile preciso e affilato fluisce denso un italiano raramente utilizzato con simile padroneggiamento ed eleganza. Nel 2018 Aurelio Picca dei colli Albani pubblica per Einaudi “Arsenale di Roma di-strutta” gettando un vero e proprio ordigno a tempo nella letteratura italiana contemporanea

Nome. Aurelio Pronome. Picca Il progetto al quale stai lavorando? Sto scrivendo un romanzo su un uomo che deve risolvere il “caso” della sua vita e che è pronto sia a uccidere che a morire per arrivare in fondo. Che cos’è il tuo arsenale? Il mio arsenale parte da quello di Venezia che da bambino mi stupì all’inverosimile. Per quanto riguarda Roma la vedo come un gigante-sco deposito, un antro bestiale dove c’è tutto, dalle rovine alle cose preziose, una cava della meraviglia e della disperazione. L’arsenale con-ta anche i sentimenti umani, quindi l’estasi, la ferocia, la disperazione. Mi spieghi il tuo concetto di artisti criminali? Per paradosso una volta i criminali non avevano potere, erano ribelli, fuori dalle regole. Ecco che in qualche modo puntavano all’assoluto. Nel Caravaggio albergavano un artista e un criminale, giusto? Criminale oggi è l’affarista, il politico. L’artista invece non esiste più poiché il suo fine è la carriera. Si è spinto sulla comunicazione e non più sull’espressione, questo ha determinato un disfacimento. E a quando risale questo fenomeno? Agli anni ’70. Sono saltate le amicizie fra artisti e i criminali sono divenuti uomini d’affari. Quelli della rapina a mano armata, del tutto o niente che un giorno avevano un miliardo e il giorno dopo non lo avevano più sono svaniti per far posto a farabutti che rubano per mezzo della politica e dell’economia.

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Roma potrebbe mai tornare all’assoluto al quale ti riferisci? Non me ne frega niente. Sono affari suoi, Roma non c’è più, è una città invisibile. Non so se riapparirà, non mi riguarda. La Roma che racconto io è una parte del mio corpo che ho messo su carta. Ho voluto raccontarla in un’autobiografia devastata, che è la sua e la mia. Ho circa seicento pagine di scritti sulla Roma contemporanea che ho fatto per Repubblica, ma non ho interesse a pubblicarle. Io scrivo della battaglia, la Roma di oggi è stata decorata e mandata a casa. Qual è stato il tuo rapporto con la scuola. Contraddittorio. Dapprima catastrofico, nel senso che la scuola proprio la detestavo e studiavo solo quello che mi andava. Però poi, in un periodo dove mi ero stancato di vivere di notte e dormire di giorno -considera che ho cominciato a lavorare a nove anni nei bar e nei caffè- ho fatto un concorso, l’ho vinto e sono stato insegnante per molti anni, dei quali i primi dieci li ho passati divertendomi come un matto. C’è un fatto di cronaca italiana attuale che in un prossimo futuro fornirà una chiave di lettura per l’interpretazione di questo tempo? Ce ne sono una miriade, dal ponte di Genova che crolla, l’odio diffuso. Il fatto è che viviamo un'irrealtà che ormai abbiamo preso per buona. Sono i tanti casi quotidiani a costituire questo non reale, solo che oramai passa completamente inosservato. Una cosa che ti piace del presente? L’oro. E i dipinti. E un palazzo antico, enorme, abbandonato che quando troverò i soldi se non ne avrò già spesi troppi prenderò per me per viverci. E lì sarà la mia realtà.


RACCONTO IN TRAMVIA di MICHELE BALDINI

Villa Costanza HC Venerdi - Ore 19:40, Via Don Lorenzo Perosi Gucci e la possibilità di parcheggiare gratuitamente dopo le 19, quando i duemila dipendenti escono da lavoro e intasano la FIPILI ci dicono di più sul nome di questa isolata strada di Scandicci. Villa Costanza, il capolinea del tram ne decreta il termine. I minuti per arrivare in centro con il mezzo pubblico sono circa 23 salvo imprevisti. Lasciare qui la macchina evita sia una ricerca sistematica tra i posti gratuiti in prossimità del capolinea sia una probabile contravvenzione infilata nel tergicristallo: per disporsi a un weekend senza pensieri.

Ore 19:52 Villa Costanza è la più completa tra tutte le fermate e ha creato un indotto che prima non c'era, cioè credo che prima non ci fosse stato proprio un cazzo. C'è persino un bar. Si chiama Underground e sta facendo l'aperitivo. L'aria è tiepida pur essendo ottobre, sembra più settembre. In attesa alla pensilina un paio di turisti giapponesi, un manipolo di locals, un signore con un cane, tre pakistani scesi da un Flixbus (si capisce dal coupon attaccato ai trolley).

Ore 19:54 Da dove viene il tram? È forse lo strumento con cui l'attesa dallo stato astratto diventa concreta nello spazio e nel tempo, come il congelatore trasforma l'acqua in ghiaccio? Se è il capolinea, dovrebbe aspettare fermo lì. Invece, lingua che esce dalla bocca di un gigante, appare da dietro un cavalcavia, curve, altra roba indecifrabile a causa del buio (perché il clima è quello di settembre ma la luce no, è quel-

la autunnale). Insomma arriva, si ferma, comincia il carico, finisce il carico, via.

Ore 19:57 La luce nel tram è bianca, la prima fermata è Resistenza, un bambino comincia a piangere. Ma quando è montato? Piange urlando maaaammaaaaa, maaammmaaaa!. Ci sono due tipi di passeggero: chi non sopporta i bambini che piangono e chi cerca di consolare i bambini che piangono. In questo caso convivono entrambe le categorie. Un signore facente parte sia del gruppo dei locals che della categoria chi cerca di consolare i bambini che piangono chiede al bambino se è solo. Avrà 5-6 anni e risponde mentre le lacrime gli inzuppano le guance la mia mamma è rimasta giù, mentre salivo la porta si è chiusa. Brusii. Servirebbe il conforto della statistica per verificare la probabilità di certi avvenimenti. Il signore ondeggia risalendo la carrozza bambino alla mano, bussa al vetro dell’autista, lo mette al corrente. Questi annuisce, parla dall'interfono dice lo so, mi hanno già avvertito. Ma chi? Resistenza. Tre scendono (i pakistani), ne salgono una decina perché c'è la fiera a Scandicci. Il bambino ha la gola spezzata, il signore lo abbraccia fa come ti chiami?. Si chiama Vittorio.

Ore 20:00 Il tram è quasi a De André. Il conducente dall'interfono chiede il bambino dov'è?. Quelli saliti a Scandicci sono sorpresi: di rado hanno sentito il conducente parlare ai passeggeri, c'è chi non ne sospettava neanche l’esistenza, credevano che il tram fosse pilotato da un robot mezzobusto tipo il taxista di "Atto di Forza" (quello originale con Schwarzy, non la merda remake). Il tutore temporaneo si avvicina 23

con Vittorio, dice eccolo. Basta lacrime. Si sentono le botte sul vetro del tram con un bastone, un’asta, qualcosa di lungo stretto e duro perché fa tac tac tac. Paura nei volti. Sembra il padre, urla ridatemi il mi' figliolo merde. Era una stampella, infatti corre zoppicando.

Ore 20:01 De André. Il padre è sui 35. Da come è vestito può fare un mestiere normale, da giovane si è sballato un po' e ancora si leva qualche vizio, tipo va ai concerti di Vasco Rossi e non di De André: è incazzato. C'è anche la madre: quando si aprono le porte scorrevoli slitta dentro come un pinguino prima di tuffarsi nel Mare Antartico, agguanta il bambino che piange again. La donna (età e settaggio del marito) si rivolge al tutore, dice tu sei uno stronzo, e ce lo fa restare di stucco nemmeno le cornici barocche. Il compagno tratta di ogni specie l'autista apostrofandolo tu sei un imbecille, ti dovevi fermare subito. Gli risponde il mio lavoro è mandare il tram non il baby sitter, pensa ci stessero attenti loro al figliolo se l'hanno voluto. Allora il fan di Vasco alza la stampella, minaccia ora te la spacco nel capo ma la compagna fa ora basta, andiamo via tirando per il braccio anche Vittorio. I giapponesi scendono per fare shopping alla fiera di Scandicci. A bordo un folto gruppo di seconde generazioni parlano una lingua incomprensibile. I maschi si toccano le palle tra loro fischiando contemporaneamente al palpaggio e ridono. Le femmine si fanno i selfie con i coetanei scalmanati sullo sfondo. Il tram riparte, brusii. Tutti hanno detto e sentito che gente. Dall'interfono: questo è il nostro lavoro, capite?.


11-12-13 NOVEMBRE 2018

QUELLI DELLA

Iniziativa realizzata con il contributo e il patrocinio della Direzione Generale Cinema - Ministero dei Beni e delle AttivitĂ Culturali e del Turismo.


CROSSFIT ADDICTED di ALESSANDRA PISTILLO

È

un boom. Il CrossFit, sistema di fitness californiano brevettato da Greg Glassman, spopola tra le star di Holliwood e non solo. Esiste un mega evento che raduna appassionati da tutto il mondo: i CrossFit Games. Una grande competizione atletica che premia i più determinati in un allenamento quasi totalizzante, e che col meno realistico “Hunger Games” condivide un’atmosfera adrenalinica più o meno apocalittica. Eppure, dietro alle luci della ribalta c’è di più. Il CrossFit non è competizione fine a se stessa: “Il livello di queste gare internazionali è sempre più alto e andarci è motivo d’orgoglio, vero, ma se si esagera si perde la vera soddisfazione di questa disciplina: divertirsi, stare insieme e migliorare il proprio benessere”, dicono Giuseppe Marzano e Andrea Benoni Degl’Innocenti, istruttori della palestra CrossFit Firenze dell’Isolotto. “Fare CrossFit non significa stressarsi per puntare alla visibilità sui social, ma allenarsi in gruppo in modo semi-personalizzato”. Partiamo dalle basi: tecnicamente, il CrossFit è “un allenamento funzionale che forgia il fisico e stimola il movimento, con esercizi di sollevamento olimpico, ginnastica e condizionamento metabolico (come ad esempio corsa, vogatore, bici o salti di corda). Mixiamo questi elementi per creare un allenamento diverso ogni giorno, quindi zero routine.”

Il suo successo è legato alla scalabilità: “anche se c’è una tabella generale che descrive l’allenamento giornaliero e funge da base per tutti, ogni persona può regolare l’intensità dei vari esercizi su misura delle proprie necessità fisiche e motorie”. In pratica, facciamo CrossFit non solo perché vogliamo essere stimolati a fare sempre più e sempre meglio, ma anche e soprattutto perché vogliamo stare bene con noi stessi, col nostro corpo ma anche con la nostra mente. Così, “il vero coach è colui che, davanti a una persona che si approccia per la prima volta con una nuova disciplina, la ascolta, la segue e le insegna a comprendere i movimenti, spingendola a superare i propri limiti”, continua Giuseppe. Il coach che segue una classe (nb: non un semplice corso) imposta il percorso dando obiettivi alle persone singole e, via via, aggiusta il tiro motivandole a fare qualcosa in più. “La soddisfazione più grande la hai quando ti accorgi che aiuti le persone a crescere, sia a livello fisico che emotivo, ad acquisire sicurezza e ad avere consapevolezza del proprio corpo”. Quindi il CrossFit è per tutti? Certo, ma a un patto: che siamo disposti a prendere un impegno; prima di tutto con noi stessi.

AL VIA LA FIRENZE MARATHON 2018

di ALESSANDRA PISTILLO

Torna la Asics Firenze Marathon, 35esima edizione della gara podistica in programma il 25 novembre 2018. Un evento sportivo che vede 10.000 maratoneti partire da piazza San Giovanni e attraversare i punti più belli della città. Firenze si prepara ad accoglierli trasformandosi in una grande fiera diffusa del fitness e del benessere, con una serie di eventi collaterali curati da Firenze Marathon. Abbiamo la Staffetta 3x7 km e la Ginky Family Run alle Cascine, corse dedicate a famiglie e ragazzi; la “MarathonAbile” per lo sport senza barriere, organizzata da Firenze Marathon, dal Gruppo Sportivo Unità spinale Onlus di Firenze e dal Comune di Firenze. Per dare la carica al passaggio degli atleti c’è anche il Huawei Firenze Marathon CLAP CONTEST, aperto ad associazioni musicali, teatrali, artisti di strada e figuranti in maschera. Infine, l’“Expo|erience”, nuovo polo espositivo della ASICS Firenze Marathon 2018 alla Leopolda, e il “Marathon Party” la festa della maratona aperta a tutti gli atleti e ai loro accompagnatori per condividere la propria passione fra musica e buon cibo toscano. Tutte le info su: www.firenzemarathon.it

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I CONCERTI RIVOLUZIONARI di RICCARDO MORANDI

N

on sempre di eventi mainstream possiamo vivere. Noi, generazione abituata all’idea del concertino come rivoluzione, come opposizione alle decine di migliaia di lire che un tempo dovevamo spendere per una serata magari al Teatro Tenda, viviamo il mese di novembre come un autentico toccasana. Perché un altro modo di ascoltare è possibile, soprattutto dopo le invasioni estive a base di polvere e rock ed i live di mezza stagione dove, stipati in contenitori di cemento, abbiamo sperato che non si accendessero mai le luci (e si accendevano, eccome, e ti trovavi davanti un uomo nero che ti invitava a prendere l’uscita), possiamo urlarlo che finalmente i club sono riaperti. E di club stavolta parliamo: il Glue, in primis, che torna a macinare alla grande dopo i mesi di preparazione estiva che nemmeno ci fosse Zeman a farla, ci delizierà con il live dei (e non di) Peter Kernel il 10 novembre, ovviamente sabato, perfetto per inserirsi appieno nel mood invernale fatto di cappotti e sigarette fuori dal locale, di chiacchiere e umidità che tanto piacciono

ai cultori come noi della notte. Ma non solo. Sempre presso il Glue andrà di scena, il 17 novembre, la serata reunion dei nati dal 1976 al 1987, ovvero il concerto di Giorgio Canali & Rossofuoco: autentica situazione generazionale per un nome scolpito a lettere cubitali nei frequentatori dei club di lunga data. Ma se Cristo si è fermato ad Eboli, Firenze non si ferma all’Affrico, anzi, rilancia e sconfina al Poggetto, in Via Mercati, esattamente presso l’Auditorium Flog. Riapertura novembrina di stile, quella per gli amanti della notte: il 3 novembre sarà di scena Tonino Carotone, il 29 dello stesso mese il fenomeno Frah Quintale e non per ultima l’eroina della scena indie-rosa, ovvero Maria Antonietta, al secolo Letizia Cesarini. Ottima catalizzatrice di emozioni femminili e non solo, il suo ruolo di traghettatrice della musica intimista sensibile oramai non consente di evitare l’assistere al suo live, il 17 novembre, weekend in cui, a scanso di equivoci, c’è pure la sosta del campionato. E quindi, nessuna scusa.


FRASTUONI•DISCHI PIÙ O MENO PROBABILI di GABRIELE GIUSTINI

J MASCIS

MARISSA NADLER

TOMAT PETRELLA

Bella Union

!K7

“ELASTIC DAYS”

“FOR MY CRIMES”

Se non conoscete J Mascis – potreste beccarvi una bella ramanzina per questo, ma voglio essere buono – e cercate una sua immagine su Google, troverete un uomo dal capello lungo argentato e dagli occhialoni da nerd. E se alcuni tratti somatici possono influenzare il nostro approccio verso il prossimo, quelli di J ce lo rendono simpatico all’istante. Ma non è per la simpatia che ne scriviamo. Lo facciamo perché c’è un suo nuovo album, intitolato “Elastic Days” e perché, prendendo spunto dal commento di uno stimato contatto e serio giornalista apparsomi in time line, J ha quella particolare grazia di fare più o meno le stesse cose, di farlo sempre con quella voce scazzata e indolente ma, oh, non ce n’è per nessuno. Mai. E se possibile “Elastic Days” è la sua prova migliore in solo. Da solo, perché lo sapete vero che J Mascis è quello di una delle miglior band del pianeta di tutti i tempi da qui all’eternità, ovvero i Dinosaur Jr.? lo sapete sì? (Questa che è la sua prova migliore, chiaramente lo scriverò anche del prossimo disco). Tornando ai Dinosaur Jr., avete presente ‘Get Me’ in “Where You Been”? Ecco, “Elastic Days” è pieno zeppo di ‘Get Me’. Folk bucolico, pop, psychedelia westcoastiana, echi di Neil Young senza Crazy Horse in compagnia di una manciata di ospiti e vecchi amici. Dinosaur-Folk.

Una decina di anni fa, insieme ad altri scappati di casa, adesso diventati (loro) ricchissimi e potentissimi organizzatori di concerti, portavamo in città, ovviamente sempre a rimessa e con il bancomat a portata di mano, una serie di artisti che amavamo particolarmente. Era proprio il 2008 ed organizzammo il concerto dell’americana Marissa Nadler al Pinocchio Jazz, all’interno del Circolo delle Vie Nuove. Lei fu bravissima, presentava il suo terzo album “Songs III: Bird on the Water”. Anche noi fummo bravissimi, pochi, ma bravissimi. Pagammo subito. È passato un decennio da quell’attimo, la Nadler ha proseguito con coerenza il suo percorso portando avanti un personalissimo folk dalle tinte noir – seppur eccessivamente barocche in alcuni lavori recenti - per arrivare, oggi, al nuovo album “Four My Crimes”, ottavo in carriera e terzo realizzato attraverso due etichette di prestigio, Sacred Bones e, per l’Europa, Bella Union. Aiutata da una serie di colleghe di lusso – su tutte Angel Olsen, Sharon Van Etten e Kristin Kontrol ex-Dee Dee delle Dum Dum Girls – Marissa torna al suono cupo ma al tempo stesso angelico degli esordi. Dream Pop con richiami alla migliore Hope Sandoval, atmosfere gotiche e folk autunnale. D’altronde, è novembre e Marissa c’ha regalato un disco perfetto per i suoi colori. Autumn-Dream-Pop

Sub Pop

“KEPLER”

Potrebbe tranquillamente essere il nome di un produttore ungherese con avi italiani. Invece Tomat Petrella è un duo composto dallo spippolatore elettronico d’avanguardia torinese Davide Tomat (Niagara, BMAN e co-fondatore del collettivo Superbudda) e dal trombonista di estrazione jazz, pugliese ma trapiantato a Torino, Gianluca Petrella. Il nostro vanto patriottico non si ferma qua, perché “Kepler”, frutto della loro collaborazione, esce per !K7, etichetta berlinese che ha iniziato, in primis con la sua costola neo-classica 7K!, a buttare un occhio anche da queste parti. Ed è giusto che un lavoro dal respiro internazionale come “Kepler”, trovi uno sbocco importante anche fuori dai confini nazionali. Abbandonate entrambi le proprie zone di comfort – elettronica, synth, rock sperimentale per Tomat e jazz per Petrella – “Kepler” è composto da otto episodi che mettono in gioco la voglia di sperimentare del neonato duo. Allora si bazzicano territori IDM, robotici dal sapore jazzato o techno, con riferimenti a quella di Detroit. Per cercare di render meglio l’idea e per fare un paragone, ci viene in mente il mondo di Autechre. Più in generale si tratta di avanguardia contemporanea estremamente accessibile, con momenti altissimi nei brani ‘Trappist 1’ e ‘Kepler 186 F’. Pop-Avantgarde.

CASA JAZZ di GIULIA FOCARDI

“EMIT: RotatoR TeneT!”

di CAMILLA BATTAGLIA Dodicilune Camilla Battaglia si conferma una delle voci più interessanti del panorama jazzistico italiano, grazie anche al suo nuovissimo “EMIT: RotatoR TeneT” (Dodicilune, 8 ottobre), secondo album come solista e leader, qui alla guida di una band equilibrata e energica: Michele Tino al sax alto, Andrea Lombardini al basso elettrico, Bernando Guerra alla batteria e un ospite d’eccezione come il trombettista Ambrose Akinmusire. Un progetto sul tempo e su tutte le sue declinazioni, in cui Camilla costruisce la propria indagine musicale tra riferimenti letterari e filosofici precisi (Heidegger e Nietzsche tra gli altri). È un lavoro profondamente ispirato, in cui oscuri passaggi di jazz rock si aprono in momenti di respiro illuminato e melodie rarefatte in cui l’artista dà prova di una maturità vocale e compositiva importante, nonché di un’intensa e incisiva capacità creativa. 27


Come ti apro un locale. Anzi due. Mattia Gabbiani porta a Firenze il primo avocado bar Un avocado bar e una schiacciateria. Il diavolo e l’acquasanta per chiunque ami mangiare. Una strana coppia del gusto destinata a brillare per originalità nel panorama delle aperture di locali a Firenze. A pensare questa singolare accoppiata e alla realizzazione dei rispettivi progetti, un giovane di 28 anni, Mattia. Un ragazzo di campagna cresciuto a finocchiona e pappa al pomodoro, che qualche anno fa decide di volgere lo sguardo oltreoceano per trarne spunti e nuove idee, abbandonando la "vecchia vita"per seguire la passione per la cucina e il buon cibo che ha fin da bambino. Il risultato? L’apertura di The AVV bar, il primo avocado bar di Firenze a pochi passi da piazza della Repubblica. Tra banani e piante tropicali, una grande scritta rosa a illuminare la sala e un menu dove l’oro verde dell’America Latina nobilita ogni piatto e si presenta come “your avocado place in Florence”. “L’avocado è un frutto che sta bene su tutto, dagli smoothies ai cocktail come il Mojito o il Bellini, sui toast e nelle insalate, con i bagel e perfino sulla carne alla griglia” assicura Gabbiani. Un vero jolly in cucina destinato a far felice chi è stato conquistato dalla nuova moda che impazza da Oltreoceano. Per chi invece ama la tradizione e i prodotti del territorio senza rinunciare alla curiosità dei sapori diversi, Mattia ha pensato a Jumangi-Cibi di campagna in Borgo San Frediano. Il nome del locale è un gioco di parole con il titolo del film ambientato nella giungla a metà tra fantastico e thriller. Qui però niente paura, si va sul sicuro: “Da Jumangi proponiamo le nostre schiacciate realizzate con una lunghissima lievitazione che ne assicura la digeribilità; all'interno un sapore fusion nato dal mix di tradizione e innovazione. Assolutamente da provare la nostra schiacciata al gelato o il mix di schiaccini, credetemi, vi soprenderanno!”. Quando si dice che meglio di una buona idea, ci sono solo due buone idee. Informazione pubblicitaria


PA L AT I F I N I di MARTA STAULO

Zuppa di funghi e castagne Imparare a cucinare è un’arte che si apprende da piccoli, che parte dalle polpette di fango per arrivare alla pasta al burro o poco più in là. In questo tragitto tortuoso di scottature e tagli, sono varie le esperienze gastronomiche che formano il gusto (il primo gorgonzola annusato in frigo) e l’immaginario culinario (la prima gallina sgozzata, anyone?). Tra queste immagini che generano l’humus gastrofigo su cui si innesteranno corsi di rotazione polsi per bicchieri ballon e degustazioni verticali, potresti esserti imbattuto nella minestrina al Formaggino MIO servita in un asilo di suore di provincia, dove vigeva il divieto di immergere il cucchiaio nel piatto prima di aver declamato una sfilza di preghiere ripetute per suoni e non per significati. La fame, sommata ai quattro anni di età o meno, ti avrà fatto volare altissimo con visioni come quella del “pane nostro che sei nei cieli” (con le alucce) o quella della “frutta del ventre/seno tuo” e via discorrendo. Alle preghiere che generavano queste scene innocenti e blasfeme, si aggiungeva sempre la raccomandazione di dire alla mamma, una volta tornati a casa dall’asilo, di “mettere un pezzetto di Gesù nella minestra”. E giù pensieri di pezzi di dita in brodo. Questa dimensione cannibale, invece di indurti al digiuno, ti avrebbe insegnato che la vita non sarebbe stata nient’altro che una zuppa di pezzi di persone, che si sarebbero inserite in tempi diversi, che avresti fagocitato e metabolizzato. E dove spesso sarebbero finiti, senza che nemmeno te ne accorgessi, ingredienti stonati, che avresti dosato per dare loro il giusto equilibrio e che in un brodo di lacrime, sudore e saliva avrebbero generato la meravigliosa zuppa che servi ogni mattina al mondo quando ti svegli.

GOLE PROFONDE di TOMMASO CIUFFOLETTI

Radicalismo Un pensiero radicale potrà non piacerti sempre ed è giusto, perché non è fatto per piacerti. Un pensiero radicale deve sorprenderti, porti una sfida, cambiare anche solo per un attimo il tuo punto di vista. Così facendo ridefinisce ciò che consideri ovvio. Un pensiero radicale deve spingere anche l’agire ad esserlo. In modo rigoroso. Perché per essere radicale, un pensiero, deve trasferirsi nell’agire. Il pensatore radicale deve essere necessariamente attore, interprete, medium. Ci sono persone che hanno percorso questa via. Marco Pannella lo ha fatto nella politica, Zeman nel calcio e nel tabagismo, Tex nel Far West. C’è anche chi lo ha fatto nel vino. Ed è il caso di Josko Gravner. Con la sua Ribolla non riuscirà a piacere a tutti, ma nessuno può rimanere indifferente la prima volta che assaggia quel vino. Ricordo la prima volta che lo bevvi e non ci capivo niente. Mi sembrava così antico e così moderno. Ed era un po’ lo stesso di quando ascoltavo Pannella su Radio Radicale mentre evocava il Dalai Lama, Don Sturzo, gli uiguri, i montagnard e non ci capivo niente. O come quando le difese avversarie incontravano il Foggia di Rambaudi, Baiano, Signori. E non ci capivano niente. Il vino di Gravner è la necessaria conseguenza di un pensiero radicale. Ne è la forma. E andrebbe bevuto almeno una volta, anche solo per potercisi confrontare.Oggi viviamo la tragedia di un radicalismo senza pensiero. L’agire che ne segue è mero opportunismo. Un bieco lisciar di pelo con parole cattive e gesti peggiori. La forza del radicalismo senza pensiero è che non richiede sforzi per aderirvi. Si spande come una macchia d’olio, spontaneamente. Credo che, per non arrendermi, farò serata con una bottiglia di Ribolla di Gravner, mentre guardo una partita del Foggia di Zeman e invece della telecronaca tengo Pannella alla radio in sottofondo. Ma questa, come diceva la voce narrante di Conan il Barbaro, è un’altra storia. 29


OROSCOPO di VIRGINIO illustrazioni di MELANIA BRANCA

Attento! Non tutto quel che è oro luccica. Evita di farti fregare dalle approssimazioni che tendi a fare ogni volta che vedi qualcosa che ti piace. Rallenta un attimo e cerca di non innamorarti soltanto delle cose belle.

“Fernweh” è una parola tedesca che significa “avere nostalgia dei posti in cui non si è mai stati”. Qualcosa bolle in pentola, un'aria fresca soffia all’orizzonte e senti il bisogno di girarti per ricordarti qualcosa che non hai mai visto. Ok, segui l’istinto.

È il momento di trovarsi un anti stress. Tutto è permesso: mordersi le unghie, tirarsi i capelli, insultare persone a caso, mangiare fino a sentirsi male, urlare fuori dalla finestra ad orari improbabili, scegli tu. Sfogati.

Poco tempo fa, qualcosa ti ha fatto credere per un attimo di poter realizzare quello per cui avevi aspettato tanto. Poi, non è successo niente. Un’altra volta in cui le illusioni superano la tua fantasia. Tieni gli zoccoli a terra.

Continui a far finta che la vita dura ti aspetta, ma in realtà l’unica tua missione è stare bene. Perché continui ad opprimerti? Smettila di concentrarti su quello che vorresti e fai quello che stai pensando: stappati un’altra birra, siediti, guarda il tramonto all’orizzonte, respira.

Hai una scala reale di cuori in mano. Continui a valutare tutte le probabilità, osservi scrupolosamente il comportamento degli altri giocatori per capire le loro combinazioni…Tentenni anche se hai in pugno la vittoria. Convinciti che quello che sta per succedere è vero.

Cammini su una lunga strada in mezzo al deserto. Il sole caldo si abbatte su di te, ma continui ad andare avanti: non senti niente. Sei abituato a sfangartela da solo perché sai che, anche se ancora non la vedi, la meta prima o poi comparirà all’orizzonte. Continua così.

Alzi il cuscino del divano e sotto trovi le chiavi che avevi perso un anno fa. Nel frattempo hai cambiato serratura altre due volte ma spesso, anche dopo tempo, è un bene trovare qualcosa che si è perso. Sfrutta le chiavi vecchie per qualcos’altro, tutte le porte sono state già aperte.

La malinconia è un sentimento che ti ha sempre accompagnato. Ti piace strusciarti sopra i vecchi ricordi appassiti e stare steso a pensare a tutto quello che se ne è andato. Non vuoi niente, ti basta lasciarti cullare…Attento a non perderti troppo.

Grazie al cielo, non sempre le cose vanno come vorremo. Preparati a cambiare i tuoi piani e a preparare la tua migliore versione d’asporto: ti aspetta un periodo di via vai incontrollabili, viaggi interminabili e radici spezzate.

Hai appena ritirato il tuo vassoio con doppio cheeseburger, patatine medie, coca da un litro e otto pacchetti di diverse salse malsane. Cammini per il fast food ma non ti rendi conto di un cartello che ti avvisa del pavimento bagnato. Riuscirai a mantenere l’equilibrio?.

Finalmente ti sei liberato di quello che ti opprimeva. È passato il tempo che ci voleva e una luce si apre all’orizzonte. Tu sei sempre lo stesso, saldo, fermo sui tuoi punti. Continua a mantenere questa attitudine perché sta per arrivare qualcosa che potrà farti sganciare da terra.

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Lungarno n. 67  

Mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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