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Aprile 2015

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L’AGENDA DI APRILE / CODY CHESNUTT / ALZAIA / VIOLAPOP! / TWEED RIDE


SOMMARIO sipario

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TEATRI D’APRILE di tommaso chimenti arte

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ROBE DI K

di maria paternostro pellicole

6

MIDDLE EAST NOW di caterina liverani domande

9

ALZAIA

di eleonora ceccarelli fuorigioco

11

VIOLAPOP!

di riccardo morandi perle

12

RESPIRO, DUNQUE SONO di michelle davis cose nuove

14

TWEED RIDE

di dario “russel” bracaloni

16

L’AGENDA DI APRILE boxini

18

APRILE DA NON PERDERE i provinciali

point of view

di pratosfera

di gilberto benni

20 PRIMAVERA DI PRATO

EMIL OTTO HOPPÉ

caro cuore non buttarti giù

palestra robur

di carol & giuki

di leandro ferretti

un sex symbol al mese

prêt-à-porter

di il moderatore

di alice cozzi

21 TU SEI TROPPO PER ME MARINO GROOVY

EDITORIALE di matilde sereni Ho deciso che aprile sarà il mese dei “no”. Magari dei “no, grazie”​. O dei “grazie dell’offerta, ci penso un attimo prima di rispondere, valutando i pro e i contro, come fanno le persone con il sale nella zucca”. L’oroscopo di questo mese dice che le mie scarpe saranno le Clark’s desert boot, perfette per le camminate lunghe ma determinate. Eleganti ma comode; sempre di moda e sempre classiche. E che non devo lamentarmi del sentiero se metto i tacchi per andare in montagna. Pur non conoscendolo/a personalmente -- ah, ne approfitto per aprire una parentesi di cortese richiesta: è inutile che continuate a tartassarmi perché nemmeno io so chi è. Boxini, oroscopo e Lespertone rimarranno le identità segrete di Lungarno, facciamocene una ragione – direi che il nostro astrologo ha colto nel segno. Devo imparare ancora una valanga di cose. Prima di tutto, a tarare bene la bilancia. Poi, ad abbozzarla di parlare di me nell’editoriale magari. Lungarno sta crescendo molto in fretta, e insieme a lui crescono soddisfazioni e complicanze, come nella vita vera. Fortuna che siamo in tanti e come si dice in questi casi “una mano lava l’altra e insieme lavano il viso”. E quello di Lungarno, è un viso estremamente sorridente.

just kids

Dicevamo, Pasqua è alle porte! Quali sorprese vi porterà Lungarno? Scartate l’uovo pagina dopo pagina senza leccarvi troppo le dita e troverete mille concerti, super interviste, nuove collaborazioni, vecchie glorie, alta qualità, massima convenienza, ma poca, pochissima cioccolata.

di davide morena

E buona resistenza a tutti.

22 RAZ DEGAN

SCANDINAVO ITALIANO

23 FESTIVAL DEI BAMBINI a quel paese

25 UN WEEKEND DA VERI LONDINESI di alba parrini opinioni

la sciabolata

di tommaso ciuffoletti

di la sciabolata

26 NIENTE PANICO 27

MAURIZIO SARRI

“Ma io sono pronto, sono quasi pronto. Non sono proprio prontissimo, ma ecco se voi mi date un mese e mezzo, sei-sette settimane, a fine aprile io sono pronto.”

STELLE

di faolo pox matite

28 ROTINA E RABISCO di bruna vettori

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 28 - Anno III - APRILE 2015 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore: A  ssociazione Culturale Lungarno Via dell’Orto, 20 - 50124 Firenze - P.I. 06286260481

29 PAROLE

Direttore Responsabile: Marco Mannucci

di gabriele ametrano

Direttore Editoriale: Matilde Sereni Responsabile di redazione: Matilde Sereni, Riccardo Morandi Editor: Cristina Verrienti

30 SUONI

di gianluca danti

Social Media Strategist: Bianca Ingino Stampa: Grafiche Martinelli - Firenze Distribuzione: Ecopony Express - Firenze

in copertina: “VROOM VROOM!” di Francesco Zorzi

Luerzer’s Archive l’ha inserito nel librone dei 200 Best Illustrators Worldwide 2014/15, Corraini Edizioni nel ricettario grafico Spollo Kitchen, Juniqe.com nel suo shop di stampe e lavora per Alias come creative director. Francesco Zorzi, illustratore e visual designer, questo mese lo prendiamo noi e lo (ri)mettiamo in copertina. www.francescozorzi.it

Hanno collaborato: Tommaso Chimenti, Caterina Liverani, Riccardo Morandi, Pratosfera, Eleonora Ceccarelli, Gilberto Benni, Leandro Ferretti, il moderatore, Maria Paternostro, Faolo Pox, Aldo Giannotti, Michelle Davis, Gianluca Danti, Gabriele Ametrano, Alba Parrini, Davide Morena, Carol & Giuki, Alice Cozzi, Bruna Vettori, Tommaso Ciuffoletti, Dario Russel’ Bracaloni, Francesco Zorzi. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Scopri dove trovare Lungarno su www.lungarnofirenze.it

Si ringrazia la famiglia Fattori per sostenere e credere in Lungarno.


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SIPARIO

di tommaso chimenti

TEATRI D’APRILE

L

asciamo stare il trito aprile dolce dormire. Per favore. Chi dorme non piglia pesci? Ma dai. Aprile più che altro è allergia. Solitamente alle graminacee, per qualcuno al teatro dopo mesi e mesi di tanto, troppo, palcoscenico, di tante, troppe parole, di tanti, troppi artisti. Aprile mese di passaggio prima della fine dell’annata ufficiale e prima dell’apertura dei festival estivi. Uno dei mesi più attivi con più di un botto conclusivo. Già si prevedono folle oceaniche e resse ai botteghini per Filippo Timi, amato in ugual misura da uomini e donne, buono per tutte le stagioni, per qualsiasi gusto, trasversale, universale. Da qualche anno aficionado del Teatro della Pergola, prima con Amleto, poi con il Don Giovanni, adesso con Favola, dal 21 al 30, titolo renatozeresco, pièce del 2011 che adesso arriva nel nuovo Teatro Nazionale fresco di nomina. Dopo tanto gigioneggiare, qui Timi, almeno sulla carta, torna a essere quella grande fucina di traumi autobiografici, quel contenitore di dolore e di tragedia, in un perfetto mix tra veri ricordi d’infanzia e adolescenziali (materia dei suoi libri) e quella finzione scenica melodrammatica che tanto piace e che ha reso l’attore di Vincere il magma di amore-odio che divide visceralmente le platee. Se la Pergola ha soffiato la stabilità al Teatro

Metastasio, divenendo Teatro Nazionale, al teatro pratese (stagione tutt’altro che da buttare, dovrebbe essere l’ultima di Paolo Magelli sul trono) rispondono con King Size, dal 24 al 26 al Fabbricone, che Marthaler, uno dei più grandi registi europei, aveva presentato la scorsa estate al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Un grande letto e i sogni dei due cantanti/attori si scioglieranno da Schumann a Beethoven, da Mahler a Mozart, da Satie a Wagner per sentire i sentimenti, per vedere le note musicali. Altro grande spettacolo pirotecnico è il Cirque Éloize al Teatro Verdi, dal 14 al 19, una sorta di Cirque du Soleil, vicino alla filosofia dei Momix. Quindi grande enfasi ed energia, forza, atletismo e poesia, acrobazie e danza contemporanea ci portano in un universo a cavallo tra fumetto, fantascienza e graffiti; la street art in tutta la sua pienezza e vigore. Bel tris d’autore cala il Teatro di Rifredi che promuove, giustamente, il campione d’incassi degli ultimi dieci anni sul territorio fiorentino, il fenomeno Alessandro Riccio. A lui è dedicata una bella retrospettiva con tre dei suoi ultimi spettacoli più riusciti: La meccanica dell’amore, dall’8 al 12, dove un anziano e un robot (femmina) sono costretti a cooperare per liberare e ripulire l’abitazione del pensionato che ha accumulato oggetti e cianfrusaglie, Le Grand Cabaret

Deluxe, dal 16 al 18, con i tanti personaggi dell’universo musicale di Riccio, spassosi, divertenti e sciantosi, Totentanz, il 22 e 23, la danza macabra, giocata tra cabala e canzoni, tra riti, tradizioni e scaramanzie, stregonerie e scongiuri. Se si cerca l’incrocio tra teatro di qualità e progetti interessanti, la casa ideale è il Cantiere Florida dove prima arriva il Pinocchio dei Babilonia Teatri, 11 e 12, pièce che vede sul palco tre persone che hanno attraversato il coma dopo incidenti stradali e che ancora ne portano addosso, fisicamente e psichicamente, i segni visibili; mentre dal 20 al 24 l’importante seminario per attori Un incontro con Eduardo a cura di Massimiliano Civica, regista romano che, ne siamo certi, il prossimo anno raccoglierà molte soddisfazioni grazie al suo incredibile Alcesti. Doppietta a Scandicci al Teatro Studio con il Cappuccetto Osso dei sempre allettanti Gogmagog, dal 28 al 30, con tanti rimandi alle fiabe cattive così come alla cultura pop degli anni Ottanta, mentre all’Aurora torna Ascanio Celestini, stavolta con Discorsi alla Nazione, l’11, un’omelia da pulpito dittatoriale, un’arringa alle masse-greggi di un’attualità disarmante.

in alto: Filippo Timi in Favola foto: Sebastiano Mauri


ARTE

A

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di maria paternostro

piedi, in macchina, in scooter, in bici, sicuramente vi sarete imbattuti nei disegni onirici e leggeri di omini che mostrano enormi cuori pulsanti o che si lasciano trasportare da palloncini. Nel giro di pochi mesi hanno invaso molte zone della città, destando grande interesse. Ho iniziato a notare questi soggetti stilizzati la scorsa primavera nel tragitto per andare al lavoro. Mi ha colpito il tratto sicuro e fresco da cui nasce un personaggio vivido e pulsante, che s’interroga, ricerca, ama, soffre, sogna. Ecco quindi l’omino che si lascia trasportare da un palloncino. O quello innamorato del proprio cellulare. O quello che si aggrappa a un cuore che vola. A volte compaiono anche alcune scritte: «Vietato pensare», «Street art is not art», «Fly away». Insomma, una vera carrellata di vita e di stati d’animo. Le zone più battute sono quelle intorno a San Marco, Rifredi e San Niccolò. Anche se oramai le opere del famigerato street artist si trovano un po’ ovunque. E spesso le incursioni artistiche non si fermano solo ai muri, ma includono campanelli, porte e numeri civici. Ho quindi iniziato a fotografare i murales e, intenzionata a condividere e far conoscere queste speciali opere d’arte, ho aperto il gruppo “Parla con i muri” su Facebook, con il nome di ScandaloSoBrio. Se inizialmente postavo solo i miei scatti, in breve tempo il progetto è diventato molto più ampio grazie all’intervento di tutti i membri che puntualmente pubblicavano foto e scritte anche di altri autori. Il crescente interesse nei confronti di K (così si firma), mi ha dato la spinta a rintracciarlo sul social network per eccellenza, in cui è presente con il profilo di Exit Enter. Finalmente sono riuscita a contattarlo, conoscerlo e a intervistarlo. È una persona dalla squisita sensibilità che conosce e

ROBE DI K ama moltissimo l’arte e nella street art ha trovato la sua personale forma di espressione, tanto da andare sempre in giro attrezzato di pennarelli, benché prediliga dipingere nella tranquillità della notte, tra vicoli e strade deserte, in luoghi dove il suo intervento risulta integrato con l’ambiente e il meno invasivo possibile. Come mai il tuo progetto si chiama Exit Enter? Nei disegni di questi omini che cercano una be-

nedetta uscita capitava spesso che scrivessi Exit; allora mi sono chiesto: «ma l’uscita può essere anche un’entrata?». In realtà è una parabola stupenda sull’esistenza. Credo che la vita debba essere un mutamento, un susseguirsi di vie d’uscita: da pensieri, situazioni, spazi, e un’entrata in qualcosa di successivo. Ho paura che la nostra società tenda a bloccare questo libero mutamento, stringendoci in una routine sistematica di uscite e di entrate sempre più limitate, standardizzate e programmate. Exit Enter vuole essere un invito alla riflessione, per dare una smossa alla situazione attuale. Da cosa prendi spunto per le tue opere? Per lo più credo che l’ispirazione sia inconscia. Riflettendoci però posso dire di prendere spunto dalla realtà in cui vivo e dal mondo in cui spero di vivere un giorno. Sicuramente sarà riconoscibile a tutti l’influenza di Bansky; pur non citando l’artista inglese, molti dei temi trattati sono simili. Come la rappresentazione della società in cui viviamo, di cui ne critico alcuni valori negativi mettendone in luce i positivi. Perché hai scelto i muri per esprimere la tua arte? Li ho scelti perché l’arte per esistere deve avere un pubblico con cui comunicare. Non avendo spazi istituzionali dove potermi esprimere, e vivendo in un tempo e in una città in cui riuscire a esporre le proprie opere in una galleria è un lusso per pochi, ho deciso di far vivere i miei personaggi in strada. Inoltre l’idea è anche quella di abbellire e arricchire il tessuto urbano. Cosa farà K tra dieci anni? K spera solo di poter dipingere qualche città del mondo.


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PELLICOLE

di caterina liverani

MIDDLE EAST NOW

M

ettere insieme un festival come questo è un’impresa perché si tratta di un organismo composito del quale il cinema è il cuore. In questo particolare momento storico sentiamo una responsabilità ancora maggiore: esistono pericoli concreti, ma anche tanti mostri mediatici che talvolta rendono la realtà distorta. Occorre fare informazione diversa rispetto a quella dei mass media anche attraverso il cinema. Così Roberto Ruta, che insieme a Lisa Chiari è direttore artistico del festival, ha introdotto il programma. Cinema, documentari, arte, fotografia e musica ci raccontano il Medio Oriente contemporaneo. Dall’8 al 13 aprile la sesta edizione di Middle East Now si svolgerà tra il Cinema Odeon, il Cinema Stensen e altri spazi della città. Travelling in the Middle East il tema di questa edizione: viaggi nel loro concetto più vasto in spazi e luoghi reali, personali e storici raccontati in particolare da donne. Il festival dedica un omaggio a una delle più celebri attrici iraniane, Fatemeh Motamed-Arya, conosciuta dal pubblico come Simin, che si distingue per il suo forte impegno sociale. Simin è tra gli interpreti di Tales della regista Rakhshan Banietemad, il film di apertura che sarà preceduto dal video The Rise dell’hip hop artist di origini irachene The Narcicyst che si esibirà venerdì 10 aprile all’Auditorium Flog. L’attrice sarà celebrata con la proiezione di famose pellicole come Once Upon a Time, Cinema di Mohsen Makhmalbaf, e The Blue Veiled di Rakhshan Bani Etemad. Per la prima volta in sala il nuovo cinema turco, rappresentato dalla regista Emine Emel Balci

con Until I Lose My Breath il suo primo lungometraggio presentato all’ultima Berlinale, insieme al precedente documentario Ich Liebe Dich, girato nella più povera e remota Turchia dove le donne studiano il tedesco con la speranza di ricongiungersi ai mariti in Germania. Dalla Siria i documentari Our Terrible Country di Mohammad Ali Atassi sul fallimento degli intellettuali siriani alla guida della rivoluzione e From My Syrian Room del regista e illustratore Hazem Alhamwi. Dalla Palestina in anteprima The Wanted 18 di Amer Shomali e Paul Cowan che a metà tra animazione e documentario racconta la storia vera, durante la Prima Intifada, della caccia alle diciotto mucche considerate minaccia nazionale. Presenti anche i giovani registi palestinesi Tarzan e Arab con i loro cortometraggi Apartment 10/14 e Premeditation; registi che saranno inoltre raccontati dal documentario Tarzan e Arab dell’americano Paul Fischer. Dopo il debutto al Sundance e la partecipazione alla Berlinale, da Israele arriva l’anteprima del documentario Censored Voices della regista Mor Loushy che svela le conversazioni tra i soldati appena rientrati dalla Guerra dei sei giorni, registrate in alcuni kibbutz israeliani. Il focus sul Marocco proporrà The Narrow Frame of Midnight della regista Tala Hadid, un lungometraggio on the road attraverso Marocco, Turchia e Kurdistan. Dall’Iraq In the Sands of Babylon di Mohammad Al Daradji, regista iracheno fra i più noti, vincitore del miglior film al festival di Abu Dhabi, racconta il viaggio di ritorno a casa di un soldato iracheno rivisitando i momenti drammatici

della Guerra del Golfo del 1991. Ancora una donna a rappresentare lo Yemen: Sara Ishaq con The Mulberry House offre un rarissimo sguardo dall’interno di una famiglia yemenita dopo la rivoluzione. Dal Kurdistan Memories On Stone di Shawkat Amin Korki e una proiezione speciale di YOL, capolavoro classico di Yilmaz Güney. Cinque cortometraggi racconteranno gli Emirati Arabi insieme al film Hamama di Nujoom Alghanem. In anteprima alcuni episodi di Freej, la serie televisiva comica sulle nonnine degli Emirati alle prese con la contemporaneità. Dall’Algeria 10.949 Women esordio della documentarista Nassima Guessoum sul ruolo delle donne nella rivoluzione algerina. Fa il suo esordio al festival di quest’anno anche la Libia con il corto Tripoli Stories, realizzato da giovanissimi filmmakers. Da non perdere gli approfondimenti che si terranno tutti i giorni al cinema Odeon alle 19.30 sulla situazione mediorientale con l’intervento di saggisti ed esperti, tra cui Patrick Cockburn autore di The Rise of ISIS. Presso ETRA – Galleria studio Tommasi, dall’11 aprile al 10 maggio, Everyday Middle East, un reportage realizzato da un gruppo di fotografi che lavorano in Medio Oriente e in Nord Africa, affiancherà una mostra-installazione di Nasser Al Zayani. Sfizioso il corso di cucina palestinese con la chef Fidaa alla Scuola di Arte Culinaria Cordon Bleu, domenica 12 aprile, come pure i due laboratori offerti dal Middle East for Kids per avvicinare i bambini alla cultura mediorientale. www.middleastnow.it


L’ESPERTO CONSIGLIA

VIZIO DI FORMA

F

SCHOOL

GENTE COMUNE (1981)

I

sentimenti fanno paura e a volte fanno male, e se non riesci a sentire il male non riuscirai a sentire nient’altro.

All’inizio degli anni Ottanta Robert Redford, dopo aver interpretato pellicole come, I tre giorni del condor, Il Grande Gatsby e Tutti gli uomini del presidente decise di dare una svolta alla sua carriera e di rischiare tutto passando dietro la macchina da presa. Gente comune non è solo un dramma borghese dall’elegante ambientazione, bensì l’impeccabile anatomia di una comune famiglia americana che tenta di ricostruire un equilibrio a seguito di un evento luttuoso. Oscar come miglior attore protagonista a un Timothy Hutton, perfetta incarnazione della paura e della disperazione adolescenziali, e Oscar per la miglior regia a Redford al primo esperimento con quella cifra solida e intimista che ha caratterizzato tutta la sua produzione. Strepitoso l’enigmatico Donald Sutherland nelle inedite vesti di uomo semplice diviso tra la devozione a una moglie che tenta di superare il dolore con freddezza e l’amore per un figlio travolto dal senso di colpa. Impeccabile.

SCH OOL

NO

ine anni Sessanta, un’intricatissima vicenda nella quale compaiono tutte le categorie sociali del periodo: nazi-biker, repubblicani nixoniani armati, prostitute orientali, procuratori distrettuali, avvocati, spacciatori, musicisti, hippies, poliziotti di L.A., FBI, pantere nere. In questo circo il fattone investigatore Doc Sportello ( Joaquin Phoenix) mantiene una statura morale superiore e riesce, se non a far finire in galera i veri colpevoli, quantomeno a ricongiungere un musicista, implicato in più situazioni di infiltrazioni spionistiche, con la propria famigliola. Un noir che non fugge un certo romanticismo, Vizio di forma, pellicola con cui Paul Thomas Anderson dimostra come le storie criminali raccontino il paese americano meglio di tanti altri generi. Tratto dal romanzo del 2011 Inherent Vice di Thomas Pynchon, considerato il più grande esponente della letteratura postmoderna e indicato più volte al premio Nobel per la letteratura, il film offre un’esperienza di totale immersione nelle surreali ambientazioni psichedeliche californiane. Musiche di Jonny Greenwood e straordinari pezzi d’epoca come Journey Through the Past di Neil Young.

IL CLASSICONE

LIK

E TH E OLD

via Luigi Gordigiani 36/B 50127 Firenze, tel. 055 933 7616, e-mail: bluesbarbershop@yahoo.it, www.bluesbarbershop.it


7 / 17 aprile

EROS PAGNI TULLIO SOLENGHI 7 / 12 aprile TEATRO GOLDONI

LORENZO LAVIA

IL VERO AMICO

IL TARTUFO di Molière regia Marco Sciaccaluga

di Carlo Goldoni regia Lorenzo Lavia

21 / 30 aprile

10 / 12 aprile

FILIPPO TIMI

IL TEATRO A PUNTATE

LA VITA AGRA di Luciano Bianciardi regia Giacomo Bisordi

FAVOLA Biglietteria Via della Pergola 24 Tel. 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com Lun > sab 9.30 > 18.30, domenica riposo

www.teatrodellapergola.com

di e con Filippo Timi con Lucia Mascino e Luca Pignagnoli


DOMANDE

di eleonora ceccarelli

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ALZAIA

“Q

uella fune che attaccata all’albero dei navicelli serve a condurli per i fiumi contro corrente.” Ecco il significato della parola Alzaia. Un progetto assolutamente nuovo e un po’ fuori dalle righe. Ma andiamo per ordine. A Firenze accanto alla Fondazione Stensen c’era una storica libreria, la libreria Parterre, ormai chiusa da due anni. Finalmente la proposta: trovare qualcuno disposto a prendere lo spazio e unirlo alla Fondazione. Tre ragazzi under trentacinque hanno sognato, rischiato e accettato la sfida. Sfida nata in un momento difficile, in cui le principali librerie del centro stavano chiudendo i battenti.

E da qui la rinascita a partire dall’abbattimento di un muro, quello che divideva i due locali, con tutto quello che significava. Sì perché adesso è stata suggellata una comunione di intenti, una collaborazione nell’ottica di realizzare un nuovo programma culturale: la Fondazione, con il suo cinema e il suo impegno sociale da una parte, e Alzaia, con libreria e caffè, accanto. Come accadeva un tempo, andare da uno spazio all’altro senza dover passare dall’esterno è di nuovo possibile. Aspetto questo molto più importante di quanto si possa pensare, come ci racconta Enrico, perché simboleggia due identità che lavorano per un obiettivo comune, ossia dare alla luce un polo culturale, realizzando

progetti e analizzando tematiche con sguardo puntato nella stessa direzione. Possiamo parlare di convivenza, di necessità e di unione delle forze. Aperta dal martedì alla domenica, con orario 10-22 (la domenica dalle 15.30 alle 22), e in occasione delle proiezioni cinematografiche, Alzaia offre un luogo di incontro piacevole a chiunque voglia avvicinarsi alla lettura, fare una pausa o assistere a una proiezione nella sala Stensen. Data l’ubicazione fuori dal centro, in una zona priva di concorrenza, l’importanza di questo spazio è ancora maggiore. Le persone sono stimolate a entrare per curiosare e rilassarsi lontano dal rumore esterno. La libreria offre non solo un’ampia sezione dedicata ai bambini per i quali sono stati messi dei tavolinetti su cui sfogliare i libri e giocare, ma pure titoli di narrativa e di viaggio. Si ha la possibilità di leggere seduti, assistere alla presentazione di un libro o a un evento di cinema, prendere un tè, fare un aperitivo o un pranzo di lavoro a base di cibo di qualità, prodotti a chilometro zero e biologici. Un’ampia parte del menù è dedicata, invece, alla pasticceria americana: cupcake, muffin, cookies buonissimi… Un’intrigante novità fiorentina, un luogo unico e molteplice dove convivono editoria, cinema, presentazioni e incontri. L’insegna cinema e la luce che dalle vetrine fa intravedere libri e tavolini sono la prima cosa che si nota tra il traffico di viale Don Minzoni. Io vi consiglio di fermarvi un attimo e aiutare questi ragazzi a tirare la fune, anche solo per un piccolo tratto. www.alzaia.org foto: Ilaria Costanzo


A L R E X SI BEV E , S I PA R , SI BA L , C I S I BAC I A E C I SI I NNA MORA* . I L R E X N O N È SO LO U N CO C KTA I L BA R, I L R E X È U N’A LTRA COSA . *QUALCU NO C I FA PU RE L’A M O RE

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FUORIGIOCO

di riccardo morandi

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VIOLAPOP!

M

escolare l’alto e il basso. L’alto del palcoscenico di un teatro importante come il Teatro Puccini con il basso, che poi basso non è, dei ragazzi in curva. Goliardia e birre medie, i sorrisi e le lacrime di Fiorentina-Juventus 4 a 2 e i musi lunghi dei pareggi inutili strappati a squadre di bassa classifica. Il sogno del Terzo Scudetto (con la maiuscola, sia ben chiaro) diventa il momento massimo di speranza nel futuro. Prendersi in giro e prendere in giro chi perde e chi vince, perché tanto “si vince sempre a tifare Fiorentina”. La musica come malattia. Benedetto Ferrara, con cui scambiamo due parole, è tutto questo per Firenze. Il motore scanzonato di chi parla di Fiorentina, non solo della parte tecnico-tattica, per usare una parafrasi sacchiana, ma di quello che significa la Fiorentina per chi vive la Fiorentina. Dopo la radio e il web, Violapop arriva in teatro. Che percorso ha avuto questa tua “creatura”? Violapop è un’idea nata con il blog, con La Repubblica e con Controradio. Questo è il suo percorso iniziale. Il secondo prende forma recentemente, quando insieme ad amici, con i quali condivido questo amore per la Fiorentina e non solo, abbiamo deciso di provare il salto in teatro, grazie anche a Leonardo Venturi, elemento più vicino al mondo del palcoscenico vero e proprio. Che tipo di spettacolo è Violapop? Qualcosa che può ricordare il lavoro di Beppe Viola, dove il calcio era spesso una parafrasi poetica della società? Noo… scomodare addirittura Beppe Viola… (ride). Partiamo dal presupposto che la Fiorentina è solo un elemento dello spettacolo, in quanto figura costante e immutabile nella nostra vita rispetto a tante altre parentesi, più o meno

lunghe, che apriamo e chiudiamo nostro malgrado. C’è quindi un parallelismo fra il percorso personale di ciascuno di noi e quello che rappresenta l’andamento della nostra squadra del cuore: la solidarietà fra tifosi la paragoniamo a quella tra amici. I periodi di crisi individuali trovano il corrispettivo nella Fiorentina in C2, ad esempio. Questo spettacolo non consiste nella storia della Fiorentina, ma in una metafora ironica e sarcastica del rapporto fra la nostra vita e la squadra. Violapop racchiude letture, musica e brani recitati. Anche se, ci tengo a sottolinealo, non ho pretese di fare l’attore: essere attori è una cosa molto più seria. Che tipo di sonorizzazioni saranno presenti in serata? Prettamente rock, conoscendo i tuoi soci Orla e Nuto (Bandabardò, Crazy Mama)… Dal punto di vista della musica direi di sì, ma non solo. Attraversiamo diverse epoche e ci saranno brani riferiti ad ogni singolo periodo, alcuni decisi insieme e altri lasciati all’improvvisazione dei musicisti. Orla e Nuto, comunque, non saranno dei semplici musicisti. Sono carissimi amici con cui condivido la speranza di non diventare mai del tutto adulto: rimaniamo rock, che è la prima espressione del nostro essere. Qual è il calciatore più pop dell’attuale Fiorentina, quello che potrebbe essere sul palco assieme a te il 10 aprile? Senza dubbio Gonzalo Rodríguez per due motivi: il primo è la somiglianza incredibile al grande Andrea Cambi, il secondo è l’amore che nutre per la musica. Peraltro ho invitato anche i ragazzi al mio spettacolo: vediamo se gli impegni di campionato consentiranno a qualcuno di essere presente in sala.

“Meglio in teatro che ladri”, felice parafrasi della famosa “meglio secondi che ladri”. Che ne pensi di questa frase? Molti tifosi sono contenti di non essere ladri, ma anche molto molto dispiaciuti di non vincere… Quello slogan è stata una genialata dopo il mancato scudetto di trent’anni fa. Fu un’invenzione giornalistica straordinaria, la reazione immediata a quello che era successo. Era il classico modo per ripartire e trovare il modo per non lasciarsi abbattere. Venendo al mio titolo, è una parafrasi che vuole significare che anche l’ingiustizia fa parte della nostra vita, in cui ci lamentiamo mezza giornata e poi ricominciamo sempre da capo. Noi Viola non siamo destinati a vincere rubando. È evidente che il nostro karma sia una sorta di “pagare doppio”: scegliendo di tifare Fiorentina lo sai prima e lo assumi come una scelta di vita, che non ha a che fare con l’arroganza di qualche vincitore. Se poi capita un rigore dubbio a favore, lo sappiamo tutti che la reazione comune sarà: «e tutti quelli che non ci hanno dato?». La Fiorentina con l’appeal più pop che ti ricordi. Parliamo di Fiorentina rock anziché pop. Quelle che mi porto dentro sono due: quella di Rui Costa e Batistuta e quella di oggi. Sono le Fiorentine con cui sono cresciuti i miei figli e sono quelle che ho più nel cuore. Soprattutto la squadra di adesso, che pur avendo dei momenti di down, riesce ad andare ovunque tentando di vincere. La squadra che, pur falcidiata dagli infortuni, riesce a fare delle gare di una potenza tecnica e di una maturità impressionante. In bocca al lupo Benedetto, ci vediamo il 10 al Puccini.


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PERLE

di michelle davis

RESPIRO, DUNQUE SONO

N

on riesco a controllare l’adrenalinico tremolio delle dita sopra la tastiera mentre parte la chiamata. Ho le domande pronte, la registrazione è cominciata e il segnale lontano della connessione intercontinentale si interrompe dopo pochi squilli. Dall’altra parte della cornetta virtuale c’è Cody Chesnutt, artista sfuggente e criptico della scena neo-soul americana conosciuto per i suoi live d’impatto, il suo distintivo casco militare e il suo poetico attivismo che, dagli anni Novanta, lo guida sia nella musica che nella vita. Nel 2003 ha raggiunto il successo a livello internazionale grazie alla collaborazione con la band The Roots nell’incisione del brano The Seed (2.0) e da allora non ha smesso di cavalcare onde sempre più grandi (anche se molto distanti l’una dall’altra, considerando che tra i suoi due album solisti c’è un gap di circa dieci anni). Il 16 aprile sarà alla Sala Vanni con un live unplugged in cui proporrà una serata di musica e di conversazione con il pubblico. «Dove sei? Con chi sei?» mi coglie alla sprovvista Cody, mentre mi accingo a sciorinare domande stile mitraglietta decerebrata. Gli rispondo che sono a casa, a Firenze (dove non c’è mai niente da fare, aggiungerei) insieme ai miei due gatti. Con voce eccitata Cody dice che sua moglie ama i gatti e che ne ha cresciuti moltissimi, adottando gattini abbandonati e nutrendoli con il biberon. Scambiamo qualche sorridente osservazione su croccantini e miagolii. Nel giro di poche parole si è stabilita una connessione: Cody è riuscito a creare una calma e fertile distesa per il nostro scambio. Ogni nervosismo è svanito. «Sono a Tallahassee, capitale della Florida, nel mio studio. Bene, ora che sappiamo chi siamo e dove siamo possiamo iniziare a parlare. Di cosa vogliamo discutere oggi, Michelle?» Cercando ispirazione per questa intervista mi sono imbattuta in un evento a cui hai partecipato insieme al tuo amico pittore Jose Awo, dove hai unito la tua musica con le sue

opere acriliche. Il titolo della rassegna I Say It’s Art mi ha colpito molto e mi sono chiesta: secondo te l’arte, per essere considerata tale, deve essere affermata dal suo creatore? L’arte può essere quello che vuoi, non c’è bisogno di discuterne ed è proprio questo il bello. La discussione a volte può rappresentare solo una distrazione. Lo stesso titolo dell’evento è un’opera d’arte. Mi sono lasciato ispirare dai lavori di Jose e il nostro connubio proseguirà per altri 4/5 appuntamenti. È una narrazione che si scrive da sola, noi ci limitiamo a divertirci mentre la seguiamo nel suo manifestarsi. Stiamo cercando di semplificare le dinamiche, la complessità del mondo che ci circonda, condividendo uno spazio e ispirandoci a vicenda.

Ecco, tu parli di un mondo complesso, un mondo in cui le sicurezze personali, sociali, politiche vacillano costantemente. In mezzo al caos, quali sono i tuoi punti fermi? Prima di tutto io sono la mia ispirazione, il desiderio di ascoltarmi e guarirmi in modo da poter contribuire con tutto me stesso alla crescita della mia famiglia, della mia vita. Il mio benessere si riflette sulla comunità e su tutto ciò che mi sta introno. Questa è la mia filosofia al momento: sono animato dal desiderio di focalizzarmi su me stesso come essere umano per essere consapevole dell’ambiente in cui mi trovo. Perché essere ambientalisti non significa solo pensare alla Terra e al buco nell’ozono: anche noi siamo parte dell’ambiente, la separazione che facciamo tra le due cose è un’illusione. È adesso che dobbiamo dare il massimo di noi stessi, in tutto e per tutto. È questo pensiero che ti ha spinto a partecipare all’album di Idris Elba Mi Mandela, ispirato all’esperienza vissuta dall’attore du-

rante le riprese del film Mandela: Long Walk to Freedom, un lavoro che combina influenze occidentali con suoni ripresi dalla cultura africana? Esattamente! Idris ha dato veramente tutto se stesso in questo progetto. Molti lo conoscono solo come attore, ma è un musicista incredibilmente dotato. Questo album è davvero strabiliante, uno dei più belli sul pianeta. Il fatto che sia passato per molti versi inosservato sottolinea la distrazione di questo periodo. Però penso che ogni cosa richieda il suo tempo, quindi aspetto il momento in cui avrà l’attenzione che si merita. Comunque sì, è proprio per questo motivo che ho deciso di accettare l’invito. È stato così cortese a coinvolgermi in un progetto tanto speciale per lui! Abbiamo lavorato su un brano intitolato Tree, ispirato sia al suo ruolo come Mandela, il padre di una nazione, che al suo vero genitore. In Sierra Leone, la sua terra natia, il padre aveva un albero preferito che Idris ha visitato poco prima di incidere l’album. È su questo simbolo centrale per la sua infanzia e la sua famiglia che ha deciso di scrivere una canzone. Idris mi ha permesso di cantare sul brano e di contribuire con le mie parole. Suonerai il pezzo anche in tour? Parlaci un po’ del live set che hai in mente… No, in tour porterò solo pezzi miei. Il live consisterà in una miscela di brani inediti scritti per il nuovo album e altri tratti dall’ultimo disco Landing on a Hundred, più alcuni che non suono da un po’. Voglio essere molto spontaneo e flessibile, proporre quello che sento. Desidero creare un’atmosfera intima, di scambio tra me e l’ascoltatore. Sto cercando di arrivare al DNA della performance, infatti sarà ridotta all’essenziale: solo voce e chitarra. Più avanti intendo aggiungere un’orchestra composta da quattro membri, ma per ora sono


13 io, da solo, che come essere umano voglio stringere connessioni umane. Ho visto che di recente hai caricato un brano inedito su Youtube, intitolato Experiment Number One. Il video è un montaggio molto essenziale: la ripetizione di alcune immagini su cui troneggia il testo Starring the Black Community. Questo “esperimento numero uno” ha un preciso significato? La ripetizione delle immagini si riferisce all’andamento ciclico della storia, ma allo stesso tempo intende puntare al futuro e a uno stacco dal passato. Il video ha come protagonista, appunto, la comunità afroamericana. Quello che mi interessa è aprire un dialogo in proposito. L’ho chiamato “experiment” perché la vita stessa è un esperimento, come lo sono i rapporti umani. Non è altro che un mio personalissimo esperimento sociale… secondo te ha senso? Be’, in fondo, come musicista hai per definizione un impatto sociale… È come essere umano che ho un impatto sociale! Il mio approccio si basa sul semplificare. VoCODY CHESNUTT 16 aprile 2015 Sala Vanni Piazza del Carmine, Firenze

glio tornare agli elementi fondamentali, al respiro che riporta alla consapevolezza. Solo quando ci saremo risvegliati in noi stessi potremo veramente renderci conto dell’importanza del respiro vitale, un respiro sacro che non va toccato. Solo una volta che avremo compreso il valore della nostra esistenza potremo dare valore a quella degli altri e iniziare a coesistere senza violenza. È un concetto di una semplicità disarmante. Per questo in Experiment Number One dico «Breathe, don’t choke nobody else» (Respira, non soffocare nessun altro), perché noi tutti desideriamo quel respiro, lo cerchiamo costantemente e non vogliamo che nessuno ce lo porti via. Basterebbe questa consapevolezza per ribaltare la prospettiva in maniera significativa. È stato questo concetto di comunità solidale, che coesiste e che vive grazie a un respiro condiviso, a ispirare la tua campagna crowdfunding del 2012 per la produzione dell’album Landing on a Hundred? Un giorno ho ricevuto una mail da un’amica libanese che vive in North Carolina che stava cercando di raccogliere ottomila dollari. Conoscendola, sapevo della sua devozione e fiducia nella comunità e ho subito apprezzato il progetto. Mesi dopo, la mia manager mi ha comunicato che i nostri fondi erano quasi finiti, pur

avendo io già finanziato quello che potevo per la produzione dell’album. Ma il crowdfunding era un fenomeno in crescita, quindi ho pensato perché no? Diamogli una possibilità! Tra tutti i nuovi modelli di business era quello che mi convinceva di più, quindi abbiamo aperto una pagina Kickstarter richiedendo un finanziamento di ventimila dollari e ne abbiamo ricevuti più di ventiduemila! È stato incredibile perché ha confermato la mia convinzione che alle persone importa ancora della musica e del mondo intorno a loro e che sono disposte ad aiutare i progetti in cui credono. È stata una fonte di grande ispirazione. Stai considerando di ripetere l’esperienza per i tuoi prossimi lavori? Potrebbe essere! Chissà, ho così tanti progetti in mente per il futuro… Al momento mi sto concentrando anche sul product design. Non si sa mai! Effettivamente non si sa cosa ci riservi il futuro… Sappiamo però per certo che sarai a Firenze alla Sala Vanni il 16 aprile! È la tua prima volta a Firenze? Mmm… penso di sì! (Ride, NdR) Sarò lì, con la mia chitarra, per creare un momento speciale con voi.


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COSE NUOVE

di dario “russel” bracaloni

TWEED RIDE

L

e tradizioni, se prese nelle giuste dosi, sono una cosa importante. La nostra beneamata città, un tempo culla del Rinascimento, di tradizioni ne conosce molte: i fuochi di San Giovanni, lo scoppio del carro, la partita della Fiorentina, il lampredotto eccetera eccetera… Con l’arrivo della primavera, da qualche anno a questa parte, giunge però una novità che speriamo proprio diventi presto tradizione: il Florence Bike Festival. La manifestazione giunge alla sua terza edizione, glorificando, esaltando e interamente dedicandosi alla fida compagna del presobenismo primaverile, che è anche uno dei più antichi e celebri mezzi di locomozione della storia dell’umanità: la bicicletta. Non venitemi a dire che esiste modo migliore di spostarsi quando c’è una bella giornata di sole. Molteplici sono le iniziative proposte dal festival, e la più interessante è sicuramente la Tweed Ride, una pedalata dal gusto retrò di circa 10 km che, domenica 19 aprile, partirà e si concluderà nella suggestiva cornice del Parco delle Cascine, passando per i luoghi più caratteristici, e tradizionali, di Firenze. Le condizioni sine qua non per partecipare al contest sono di natura estetica: le biciclette devono essere dotate di chiara e inconfutabile ispirazione vintage. Lo stesso vale per gli outfit dei partecipanti, chiamati a lasciarsi influenzare dall’abbigliamento inglese e italiano dei primi decenni del Novecento. Al termine della passeggiata, e prima del tradizionale picnic all’inglese, saranno inoltre assegnati i seguenti premi: Best Dressed Lady, Best Dressed Gentleman, Best

Bicycle, Best Moustache e Best Group. Quindi, ancora una volta, parliamo di tradizioni, che però veicolano iniziative nuove e di giudizio per stimolare le buone abitudini di tutti noi in tempi di inquinamento selvaggio. Come presentarsi al meglio per una manifestazione del genere? Arrivando con barba e baffi ben fatti, naturalmente! Di tradizione, di barberia e di rasatura perfetta se ne intende Proraso, marchio storico fiorentino, sul mercato da più di sessant’anni, che oggi sostiene e valorizza i giovani che hanno deciso di intraprendere l’oramai dimenticata professione del barbiere. Lo fa partecipando a iniziative del genere che valgono sia come novità per il palcoscenico di eventi fiorentini, sia come occasione per fare del bene, devolvendo parte del ricavato ottenuto dalla vendita dei biglietti di questa edizione del Tweed Ride all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

foto: Carmelo Daniele

Proraso offrirà ai partecipanti del Florence Bike Festival, e di Tweed Ride, servizi di rasatura e regolazione di barba e baffi presso l’Expo Village, l’area espositiva del festival all’interno del Parco delle Cascine. Una vera e propria barberia a disposizione dei ciclisti! Per di più, partecipando come sponsor del festival, Proraso offrirà anche una parte dei premi assegnati ai vincitori delle varie categorie. Sulla bellezza scenografica del Parco delle Cascine c’è ben poco da dire, sul valore della bicicletta e sulla sua riscoperta il Florence Bike Festival ci sta lavorando, sta a voi mettervi in gioco e visitare da venerdì 17 a domenica 19 aprile gli spazi espositivi del festival. Ovviamente dopo un salto dal barbiere. www.fbf.bike www.tweedride.it www.proraso.com


APRILE MERCOLEDÌ 1 R  OBERTO VECCHIONI - A COLPI DI CANZONI E PAROLE Teatro della Pergola (FI) ing. 20/30 €

SABATO 4 BAD LOVE EXPERIENCE + MANDRAKE Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera

S CUSATE SE ESISTO Spazio Alfieri (FI) ing. 3 €

EASTER HYSTERIA / ASTROPHONIX + CLASSMATES + DRUNKEN NIGHTS Auditorium Flog (FI) ing. 5 €

G  IANNI MORANDE Parco delle Cascine (FI) ing. libero

THE VICKERS Tender Club (FI) ing. NP

I MAGINE | BEATRICE HANNI-JOST (1-30/4) Art Studio 54 (FI) ing. libero

GLI UOMINI DI OKINAWA Plaz (FI) ing. libero

GIOVEDÌ 2 D  EAD MEADOW Tender Club (FI) ing. NP T OMATO + RUSSEL VYNIL DJSET Rex Cafè (FI) ing. libero C ONCERTO DI PASQUA - O.R.T. Teatro Verdi (FI) ing 15/18 € A  DAMO VS EVA Teatro del Cestello (FI) MATCH DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE Auditorium Flog (FI) ing. 12 € R  ADUNO MINI OWNERS CLUB GRANDUCATO Autodromo Internazionale del Mugello (FI) ing. su iscrizione VENERDÌ 3

A SH CODE Exenzia Club (FI) ing. NP ADAM BEYER w/ IDA ENGBERG Teatro Obihall (FI) ing. 25 € GIOCHI DI CARNASCIALE (4-6/4) Parco delle Cascine (FI) ing. libero DOMENICA 5 NORGE Exenzia Club (FI) ing. NP LUNEDÌ 6

MARTEDÌ 7 FEDEZ (7-8/4) Obihall (FI) ing. 26-32 IL TARTUFO (7-17/4) Teatro della Pergola (FI) ing. 11/32 €

T HE CLEOPATRAS / LIVE & VIDEOCLIP Tender Club (FI) ing. NP

TORNERANNO I PRATI Spazio Alfieri (FI) ing. 6 €

R  IO Viper Theatre (FI) ing. 12 €

QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI Spazio Alfieri (FI) ing. 5/4 €

1 +1 TRIO Plaz (FI) ing. libero I SANTI Exenzia Club (FI) ing. NP C ALAFOSCOPA PARTY Auditorium Flog (FI) ing. 5 € M  EDIANERAS - INNAMORARSI A BUENOS AIRES Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera

FIORENTINA-JUVENTUS Stadio Artemio Franchi (FI) ing. 15/80 € MERCOLEDÌ 8 STO RIVERA ORMAI NON MI SEGNA PIÙ Spazio Alfieri (FI) ing. 13 € IL VERO AMICO (8-12/4) Teatro della Pergola (FI) ing. 8/15 € L A MECCANICA DELL’AMORE (8-12/4) Teatro di Rifredi (FI) ing. 16 €

GIOVEDÌ 9 M  AI DA SOLI A FIRENZE Basilica di San Miniato al Monte (FI) ing. ad offerta G  RUPPO BUTTERFLY CORNER (9-12/4) CANGO Cantieri Goldonetta (FI) ing. 8/10 € M  ATCH DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE Auditorium Flog (FI) ing. 12 € L A MERDA Teatro Puccini (FI) ing. 16/20 € VENERDÌ 10 G  O! ZILLA Tender Club (FI) ing. NP N  EGRITA Mandela Forum (FI) ing. 40/50 € G  RAY Plaz (FI) ing. libero N  OISEFUL SILENCE Exenzia Club (FI) ing. NP F RIKKETONIKA MIDDLE EAST FESTIVAL PARTY Auditorium Flog (FI) ing. 12/10 € I L SENTIERO Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera L A VITA AGRA (10-12/4) Teatro della Pergola (FI) ing. 7/10 € V  IOLAPOP! Teatro Puccini (FI) ing. 15 € T RE ATTI UNICI DI ANTON CECHOV Teatro del Cestello (FI)

MATTI DELLE GIUNCAIE Auditorium Flog (FI) ing. 10 € HANG ON NIGHT Tender Club (FI) ing. libero TWIST & SHOUT! Viper Theatre (FI) ing. 8 € RISE’N’SHINE Plaz (FI) ing. libero 80’ SUNSET STRIP Exenzia Club (FI) ing. NP IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE Spazio Alfieri (FI) ing. 5/4 € PINOCCHIO (11-12/4) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 16 € ENRICO BRIGNANO (11-12/4) Teatro Verdi (FI) ing. 26/63 € THE JAIL (11-12/4) Teatro dell’Affratellamento (FI) ing. 12 € LO È O LO FA ovvero LA FINTA TONTA Teatro Manzoni (Calenzano) ing. 13/10 € IL PEGGIO DI PACI E CECCHERINI Teatrodante Carlo Monni (Calenzano) ing. 15/12 € DOMENICA 12 IN SUA MOVENZA È FERMO (12/4-10/5) Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € IL PONTE DI LUCIANO Teatro delle Spiagge (FI) ing. NP LUNEDÌ 13

V  ERMOUTH ON THE ROCKS Teatro Lumiere (FI) ing. 15 € O  RCHESTRA REGIONALE TOSCANA Teatro Verdi (FI) ing. 15/18 € I NDIGNATI (10-11/4) Teatro delle Spiagge (FI) ing. NP S TREEAT FOODTRUCK FESTIVAL (10-12/4) Piazzale delle Cascine (FI) ing. libero SABATO 11 I OSONOUNCANE + FEMINARIDENS Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera

MARTEDÌ 14 CURVED LIGHTS Teatro Politeama (PO) ing. NP PIERINO E IL LUPO (14-15/4) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 €  UALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL Q CUCULO Spazio Alfieri (FI) ing. 5 € I L REGNO D’INVERNO Spazio Alfieri (FI) ing. 6 €  I, NO TAURO? (14/4-16/5) M IED Firenze (FI) ing. libero

Domenica 12 aprile ore 10.00/11.00/12.00

IN SUA MOVENZA È FERMO

Visita spettacolo al Teatro della Pergola

In collaborazione con La Compagnia delle Seggiole

www.teatrodellapergola.com


MUSICA TEATRO ARTE CINEMA EVENTI PERCHÉ A FIRENZE NON C’È MAI NIENTE DA FARE... MERCOLEDÌ 15

SABATO 18

C IRQUE ELOIZE (15-19/4) Teatro Verdi (FI) ing. 25/55 €

A  NDREA CHIMENTI Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera

 UONI A NULLA B Spazio Alfieri (FI) ing. 3 €

P UNKREAS + FRANKIE CHAVEZ Auditorium Flog (FI) ing. 12/10 €

GIOVEDÌ 16 C ODY CHESNUTT Sala Vanni (FI) ing. 23 € T OMATO + RUSSEL VYNIL DJSET Rex Cafè (FI) ing. libero L ’ABBUFFATA (16-17/4) Teatro del Cestello (FI) L E GRAND CABARET DELUXE (1-18/4) Teatro di Rifredi (FI) ing. 16/18 € VENERDÌ 17 J AH 9 Auditorium Flog (FI)

C ARMEN CONSOLI Mandela Forum (FI) ing. 31/46 € T HE KVB Tender Club (FI) ing. NP T HE GREASY BEARDS Plaz (FI) ing. libero

E L NUEVO TANGO Teatro del Cestello (FI)

K  IKI - CONSEGNE A DOMICILIO Spazio Alfieri (FI) ing. 6 € DOMENICA 19 F IORENTINA-VERONA Stadio Artemio Franchi (FI) ing. 15/80 € LUNEDÌ 20

C RONACHE SESSUALI Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 €

L ITFIBA Obihall (FI) ing. 30/34 €

I L SEME DEL PIANGERE | VIRGILIO SIENI (17-18/4) CANGO Cantieri Goldonetta (FI) ing. 8/10 €

G  IOVANNI ALLEVI Teatro Verdi (FI) ing. 23/40 €

L ’AIUTO BECCHINO (17-18/4) Teatro delle Spiagge (FI) ing. NP T UTTO PUÒ CAMBIARE Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera D  EATH CAFÉ Lost & Found (FI) ing. libero F LORENCE BIKE FESTIVAL Parco delle Cascine (FI)

C LAN OF XYMOX SPIRITUAL FRONT Exenzia Club (FI) ing. NP

TOTENTANZ - DANZA MACABRA Teatro di Rifredi (FI) ing. 16 € GIOVEDÌ 23

MATCH DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE Auditorium Flog (FI) ing. 12 €

G  ARY BALDI BROSS Exenzia Club (FI) ing. NP

M  USICA CONSERVATA (17-19/4) Conservatorio Cherubini (FI) ing. libero

SHERLOCK HOLMES E LA VALLE DELLA PAURA Obihall (FI) ing. 16 €

P LACEBO Exenzia Club (FI) ing. NP

P OPS! Plaz (FI) ing. libero

J AH 9 Auditorium Flog (FI) ing. 12/10 €

 LL’OVEST NIENTE DI BUONO A Teatro Verdi (FI) ing. libero fino ad esaurimento posti

JONNY BLITZ (LIVE) + DJSET Rex Cafè (FI) ing. libero

D  ON QUIJOTE Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 16 €

MARTEDÌ 21 J AMES TAYLOR and band Obihall (FI) ing. 52/90 € F AVOLA (21-30/4) Teatro della Pergola (FI) ing. 11/32 € T ORO SCATENATO Spazio Alfieri (FI) ing. 5 € A  DDIO AL LINGUAGGIO Spazio Alfieri (FI) ing. 6 €

 ICE TO BEAT YOU 2.0 N Plaz (FI) ing. libero

ATTILIO FONTANA, MATTEO BECUCCI, MIRIAM MARSALA Spazio Alfieri (FI) ing. 13 €

D  ISCO INFERNO Viper Theatre (FI) ing. 10 €

L A PAROLA PADRE Teatro Manzoni (Calenzano) ing. 13/10 €

K  LUBB LOTTAROX CLOSING PARTY W/ GUESTS Tender Club (FI) ing. NP

MERCOLEDÌ 22

APERITIVI GALEOTTI Casa Circondariale Sollicciano (FI) ingresso su prenotazione VENERDÌ 24 SINFONICO HONOLULU Tender Club (FI) ing. NP GOBLIN Viper Theatre (FI) ing. 25 € WHOOPEE HOOKERS Plaz (FI) ing. libero GIRLSCHOOL Exenzia Club (FI) ing. NP NECESSARIAMENTE Auditorium Flog (FI) ing. 10 € L A PRIMA NEVE Glue Firenze (FI) ing. libero con tessera

P AN DEL DIAVOLO + ETRUSCHI FROM LAKOTA Auditorium Flog (FI) ing. 8/5 € E SPUNTÒ L’ALBA SULLE ROVINE Teatro delle Spiagge (FI) ing. NP DOMENICA 26 S LAM FC 8: MAMBA Obihall (FI) ing. 27/47 € F IORENTINA-CAGLIARI Stadio Artemio Franchi (FI) ing. 15/80 € LUNEDÌ 27 I L VENDITORE DI MEDICINE Spazio Alfieri (FI) ing. 3 € MARTEDÌ 28  AF R Obihall (FI) ing. 23/40 €  ELLA CIAO B Teatro Puccini (FI) ing. 20/14 € Z ONA TORRIDA Teatrodante Carlo Monni (Calenzano) ing. 15/12 € MERCOLEDÌ 29

LIBRI A TEATRO Teatro della Pergola (FI) ing. libero

 RCHESTRA REGIONALE TOSCANA O Teatro Verdi (FI) ing. 15/18 €

È BELLO VIVERE LIBERI! Teatro Puccini (FI) ing. 16-20 €

S DD SHAKESPEARE DEAD DREAMS Teatro Cantiere Florida (FI) ing. NP

TUTTO BUSTRIC! (24-25/4) Spazio Alfieri (FI) ing. 15 €

L A CITTÀ IDEALE Spazio Alfieri (FI) ing. 3 €

SABATO 25

GIOVEDÌ 30

COLAPESCE Viper Theatere (FI) ing. 12 €

P LASTIC MAN Tender Club (FI) ing. NP

SONNY VINCENT Tender Club (FI) ing. NP

 INTAGE 50’-60’ PARTY V Exenzia Club (FI) ing. NP

FABRIZIO MORO Teatro Puccini (FI) ing. 15-20 €


APRILE

da non perdere

SABATO 4 THE VICKERS Tender Club (FI) ing. NP Proseguiamo con la nostra tradizionale e nostalgica buona prassi di esaltare e seguire i gruppi che quasi due anni fa furono protagonisti di Mars Attack alle Cascine, evento organizzato dai prodi moschettieri di Lungarno. Seguiamo le direttive della Matilde Sereni: «Oh, ogni volta che suonano dovete fa un boxino altrimenti vi disperdo nella pineta di Marina di Grosseto». E noi eseguiamo. Meglio, lo facciamo con piacere anche questa volta perché ci auguriamo che i The Vickers continuino per la via segnata dal loro davvero ben fatto rock psichedelico. Io c’ero all’Anfi, ero a Firenze da quattro mesi, non conoscevo nessuno, manco Lungarno e ricordo quel pennellone baffuto che sembrava l’incontro tra Altobelli e Nuciari e, lì per lì, rimasi interdetto. Poi cominciarono a suonare e non posso negare che siano stati il gruppo che quella sera mi piacque di più. E poi pieni di groupies manco fossero in Almost Famous.

MARTEDÌ 7 FIORENTINA-JUVENTUS Stadio Artemio Franchi (FI) ing. 15-80 € Si respira una nuova primavera dalle parti del Franchi, ma anche in Oltrarno e soprattutto alla Stazione di Campo di Marte, dopo il bentornato dal ritorno di Europa League. Ed è bello perché non si respira un antagonismo negativo e nervoso, ma quello sfottò pulito e rivale che si coltiva da queste parti, di noi abituati a rincorrere, di noi che viviamo il godimento puro delle vittorie fatte bene, degli stadi espugnati in trasferta, della passione e della tensione, della partita al barrino anche se è su Canale5 o sulla gobba Rai. Ci sono entusiasmi che creano miti assoluti in un paio di giornate; penso a Facundo Roncaglia e a quando due, forse tre anni fa, qualunque cosa accadesse, c’era la minaccia di Facundo stile Chuck Norris. Poi fu la volta del Borja che pareva il supereroe dei bambini, delle nonne, delle mamme, delle persone in fila alla ASL, del traffico, il samaritano, il Toki di Ken Shiro, saggio e metronomo. Poi un po’ Cuadrado, ma si capiva che aveva le chiappe che fumavano e qui non ci sarebbe stato. Ieri, al Palagio di Parte Guelfa è passato un cane di corsa e la proprietaria che fischiava rincorrendolo chiamava: «Dexter! Fermati Dexter!». E un tipo che passava di lì: «Sieee, Dexte e Dexte... quello lo devi chiama’ Salah!».

MERCOLEDÌ 8 STO RIVERA ORMAI NON MI SEGNA PIÙ Spazio Alfieri (FI) ing. 13 € Tommaso di Lungarno sostiene che, da quando Riccardo Morandi lavora sempre di più con loro, nel giornale è arrivato il calcio. E forse è vero, visto che in agenda ci sono anche le partite della Viola e questo mese abbiamo due boxini e uno o più articoli che ruotano intorno al pallone. Ma non fatevi tradire dal titolo. Qui si parla di Jannacci e Beppe Viola, due milanesi che la città di Firenze omaggia grazie allo spirito arguto di Riccardo Ventrella, fresco di presentazione dell’interessante Black Night. Le storie dei due – collaboratori, ma molto amici – si intrecciano tra le vicende degli anni passati. Si rischia di ridere, di piangere, di sentirsi nostalgici, di farsi cogliere dalla solita sensazione “quegli anni non sono come questi”, che ci rende tutti un po’ più sconfitti, ma soprattutto più pigri. Non si può dire pigro al Ventrella che, senza dubbio, è uno che fa e facendo si espone anche alle critiche, ma nonostante tutto fa e non parla e basta, non partecipa e basta e non presenta e basta. Fa e spesso pure bene. Figurati che la mi mamma lo vorrebbe assessore, ma poi dovrebbe andare a fare la giuria ai premi impomatato e posato e non potrebbe calcare palchi e impugnare microfoni. D’altronde non è cosa da tutti: «Ci vuole orecchio».

GIOVEDÌ 9 LA MERDA Teatro Puccini (FI) ing. 16/20 € A me vengono assegnati sempre i boxini sul teatro e adesso mi appellerò al “giobsat” o a qualche altro termine renziano perché a me non mi va. Comunque, conosco lo spettacolo perché lo vidi al Valle qualche anno fa, in quei posti che la gente critica, ma poi quando ci va vede che sono dedicati alla produzione artistica dal basso e pure dall’alto di chi le cose le vuole e le sa fare a modino. Poi sì, fanno i visi, son tutti impegnati e accidenti a te se non c’hai le Clark. Ma dicevamo, recentemente ne ho letto un bel po’. Si tratta di una produzione nostrana che ha fatto sfaceli in tutta Europa e oltre, sbaragliato Edimburgo qualche anno fa. Tragedia che fa ridere, fa anche ridere, fa pure pensare e non vorrei dirvi altro perché credo valga la pena andare al Puccini e vederla. Io lo farò, ma come sempre lo devo vincolare al motivo più reale. Sono pazzo di Silvia Gallerano, ancora di più da quando l’ho vista vestita.

SABATO 11 IL PEGGIO DI PACI E CECCHERINI Teatro Carlo Monni (Calenzano) ing. 15/12 € 2009, abitavo a Firenze da due mesi, mi ero trasferito insieme a Pia, la mia ragazza di allora, accidenti a lei quando l’ho conosciuta. Abitavamo a San Jacopino, di fronte a quel palazzo orrendo. Pia era di Porto Empedocle, Sicilia, terza di cinque fratelli. A fine luglio i suoi genitori decidono di venire a Firenze come tappa di un tour dei figli tra Milano, Bologna e Roma, dato che non si sarebbero ritrovati in Sicilia quell’estate per motivi di lavoro precario. La mamma di Pia era una signora di età avanzata, di poche parole, un’acconciatura corvina venata di grigio raccolta in una sorta di arancino, occhiali squadrati, donna delle Poste Italiane quando ancora erano statali, granitica e con me poco accogliente. Il padre era diffidente, ma cortese, sempre accanto alla moglie, galante e presente. Mi si gelò il sangue quando decisero di andare a vedere Pinocchio alla Fortezza da Basso con Ceccherini Monni e Paci. Mi si gelò il sangue quando si misero in posti anonimi convinti che fosse una cosa dissacratoria, ma comunque “toscana”. Mi si gelò il sangue e iniziai a sudare freddo quando uno dei tre scese dal palco e iniziò a girare tra il pubblico, tremai quando si avvicinò ai nostri posti. Prendi me, prendi me, prendi me, iniziai a sperare come un ostaggio in una banca. E invece no, puntò la testa della Cettina, si avvicinò e: «Bada vesta che cofana... comunque una botta gliela darei». Pubblico in visibilio, marito sorriso da ortopanoramica, Cettina stringeva la borsa sapendo che non era il caso di ribattere. Al termine, andando verso casa, sentenziò: «Non mi piacciono i toscani». Non l’ho più vista.

MARTEDÌ 14 e MERCOLEDÌ 15 PIERINO E IL LUPO Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 € Andiamo nel tenero, perché Pierino e il Lupo è la cosa che adoravo di più quando ero piccolo. Mia mamma sfoderava il 33 giri che, uscendo, sibilava contro la velina della custodia. C’era scritto Selezione del Readers Digest che sono le prime parole che ho imparato a leggere dopo “5 domenica di quaresima”, “Nordmende” e “Merdoso infame pagherai t’aspetto” scritto nel muro vicino casa. Comunque, ci metteva a sedere sul tappeto, i più ordinati sul divano, e in piedi in uno dei suoi vestiti di lana o in jeans a vita estrema, si metteva accanto alla credenza recitandoci Pierino e il Lupo. Mi ricordo ancora il flauto del pezzo che mi piaceva da morire e mia mamma che saltellava tra di noi e pensavo a tutti gli sfigati che conoscevano solo il lupo di Cappuccetto Rosso mentre io ne conoscevo già almeno sei e non mi facevano affatto paura.

LUNEDÌ 20

LITFIBA Obihall (FI) ing. 30-34 € GIOVANNI ALLEVI Teatro Verdi (FI) ing. 23-40 € Propostona: facciamo iniziare i due concerti venti minuti prima e scambiamo i protagonisti. Vestiamo Piero come uno store manager della Apple, lo cotoniamo, gli mettiamo gli occhiali da programmatore Windows96 che faceva i record a campo minato, lo facciamo entrare al Verdi e accomodare al pianoforte e lo facciamo esordire suonando la barilla “Do, Re, Mi… Fa, Sol, La, Sol” e vediamo che succede. Dall’altra parte prendiamo Allevi, gli sciogliamo qualcosa nella tisana depurativa, gli piastriamo i capelli e gli disegniamo basette a punta e pizzo sparviero, poi gli togliamo gli occhiali senza dargli le lenti a contatto, gli stringiamo le palle nei pantaloni di pelle, che siamo andati a rubare all’Hard Rock Cafè di Piazza della Repubblica, prendiamo un gilet di pelle già sudato, attacchiamo del petto villoso con la Pritt e lo sbattiamo sul palco, mentre Ghigo inizia Proibito e vediamo come Allevi fa il famoso “Pro pro, è proibbittooo”.

SABATO 25 Lo avrai camerata Kesselring il monumento che pretendi da noi [italiani ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi. Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo [sterminio non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti riposano in serenità non colla neve inviolata delle [montagne che per due inverni ti sfidarono non colla primavera di queste valli che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati più duro d’ogni macigno soltanto con la roccia di questo patto giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono per dignità e non per odio decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo. Su queste strade se vorrai tornare ai nostri posti ci ritroverai morti e vivi collo stesso impegno popolo serrato intorno al monumento che si chiama ora e sempre RESISTENZA Piero Calamandrei


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I PROVINCIALI

di pratosfera

PRIMAVERA DI PRATO

È

primavera anche a Prato, semmai ve lo chiedeste. E tutto il centro storico comincia ad affollarsi di pratesi in cerca di svago, musica e cose da bere. Tra di loro si aggirano anche quelli che attendono l’evento clou del mese e non riescono a stare fermi. Sono migliaia, uomini e donne di tutte le età. Ogni giorno li vedi sorseggiare una birra e passare in piazza Mercatale per una pizza in un ciclo continuo di mondanità. Oppure li incontri mentre fanno le vasche per le vie del centro, e li riconosci perché non parlano tra di loro, ma si fermano per ore di fronte alla stessa vetrina come se aspettassero il saluto di un manichino. Li becchi lì, uno accanto all’altro, che ostentano una disinvoltura che ha smesso da un pezzo di essere disinvolta e si è trasformata in catatonia.

Questo è lo scenario che vi ritroverete davanti venendo a Prato fino al 25 aprile, quando calerà in città Nino D’Angelo (Politeama Pratese) per uno di quei concerti che rimarrà nella storia della programmazione cittadina. E nei cuori dei tanti fan che hanno intasato il centralino del teatro. Attenzione però! Mentre una buona metà dei cittadini si prepara al concertone anni Ottanta, l’altra sta programmando di visitare una mostra finita su tutti i maggiori quotidiani nazionali. Si tratta di Facewall, un progetto molto bello di cui vi avevamo già parlato tempo fa. All’epoca cento fotografie erano state stampate su diecimila bandiere per raccontare la convivenza tra diverse etnie pratesi. Adesso, cinquanta di quegli scatti e di quelle storie sono diventati

POINT OF VIEW

altrettanti cortometraggi interattivi in mostra al Museo del Tessuto. Un’esperienza che vi consigliamo per capire come funzionano certe realtà a Prato, dove sì c’è una gran concentrazione di cinesi, ma dove vivono pure uomini e donne di altre centodiciotto etnie. E questo è

un dato che dovrebbe spingere a riflettere e in qualche modo far comprendere perché questa sia una città che va vissuta adesso, dalla mattina alla sera, nel 2015. Come una metropoli dalle fattezze di una città di provincia.

di gilberto benni

EMIL OTTO HOPPÉ

P

er Graham Howe, curatore della E.O. Hoppé Estate Collection, mettere le mani all’interno dell’archivio della Mansell Collection è stato come entrare per la prima volta nella tomba di Tutankhamen. «Avevo trovato un tesoro

Skeleton of Graf Zeppelin Friedrichshafen, 1928 © E.O. Hoppé Estate Collection / Curatorial Assistance

perduto» dichiara orgoglioso. Il tesoro sono le migliaia di stampe di Emil Otto Hoppé (Monaco di Baviera, 1878 – Londra, 1972), uno dei fotografi più famosi a livello mondiale degli anni Venti del secolo scorso; al pari dei celebri Steichen, Stieglitz e Strand, e poi caduto nell’oblio, fino a oggi. La vicenda di Hoppé è affascinante e degna di essere ripercorsa: figlio di banchieri, intraprese la carriera familiare, ma la sua passione per la fotografia lo spinse ad abbandonare l’ambiente della finanza per dedicarsi a tempo pieno alla professione artistica. Trasferitosi a Londra, divenne uno dei ritrattisti di maggior successo ed ebbe tra i suoi clienti personaggi di spicco del mondo della politica, dello spettacolo e dell’alta nobiltà inglese, tra i quali anche la regina Mary e il re Giorgio V. Lavorò a lungo come fotografo di viaggio, pubblicando almeno venti volumi illustrati con suoi scatti, per poi vendere nel 1954 l’intero corpus delle sue opere all’archivio fotografico londinese esplorato di recente da Graham Howe. Qui le immagini, com’era uso all’epoca, vennero catalogate non in base all’autore ma all’argomento, fatto che fu la causa principale della dispersione del ricordo di Hoppé. Il lavoro certosino sulla riscoperta del suo percorso fotografico ha portato a risultati straordi-

nari e all’identificazione di quell’anello mancante tra le correnti moderniste e quelle innovatrici dei fotografi americani ed europei della prima metà del Novecento. Nella mostra di Bologna sono esposte 190 stampe, molte delle quali vintage, relative alle indagini condotte tra Europa, America e India sulle fabbriche e sul mondo dell’industria. «Può esserci bellezza e fascino persino in una fabbrica» scrisse Hoppé con spirito all’avanguardia. Gli scatti realizzati tra 1912 e 1937 testimoniano perfettamente il suo sguardo incantato di fronte alle ciminiere, alle centrali elettriche, alle macchine smisurate, agli operai intenti al montaggio di componenti complesse e pesanti, all’impresa epica di costruzione del Sydney Harbour Bridge nonché a quel paesaggio industriale che sfiora il futurismo, ma si arricchisce di una prospettiva reale e avveniristica. Il fotografo entrò negli stabilimenti della Zeppelin, della Vickers-Armstrong, della Junkers, dell’indiana Tata Iron&Steel, girovagò per i docks londinesi e sulle chiatte di Detroit, immortalò i manovali al lavoro e volti di disoccupati, le geometrie delle gru e la pelle segnata degli uomini, nella profonda e personale consapevolezza di come la tecnologia industriale stesse in quegli anni segnando l’avvento di una nuova frenetica epoca.


CARO CUORE NON BUTTARTI GIÙ

di carol & giuki

scrivi a carocuorenonbuttartigiu@gmail.com

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TU SEI TROPPO PER ME

S

pecchio specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? Non tu, né tu, né tu, care le mie principesse. Basta con la storia che i principi azzurri, viola, nerazzurro, multicolor – bianconeri no eh! – debbano arrivare e salvare per forza le principesse. Avete mai pensato se nelle fiabe fosse accaduto il contrario? La bella principessa temeraria e coraggiosa salva il paranoico, indeciso, tentennante latin lover principe azzurro, che a lungo andare rischia oltretutto di colorarsi di ridicolo. Se ci pensate bene è un po’ quello che accade oggi: donne decise e indipendenti incontrano sempre di più omuncoli che per liquidarle usano un banale, inflazionato e usurato “tu sei troppo per me, non merito tanto, addio”. Chi sei tu per decidere quanto di me debba donarti? Ma anche ai maschietti non va così bene. Perché? Ora lo scopriamo. I fortunati di aprile sono Valentina e Samuele. Carissime, da che parte cominciare? Ho la primavera negli occhi e il mio sorriso migliore sulle labbra: forse ci siamo, forse è amore – almeno da parte mia. C’è solo un problema: tra tutto quello che il ragazzo che frequento da qualche mese potrebbe dirmi, le frasi più ricorrenti sono: «quando e se staremo insieme…» e «no forse è meglio lasciar perdere, tu sei troppo per

me, non so se funzionerà». So di essere più intelligente di lui, so che non legge tutti i libri che leggo io, ma so anche che ha un cuore enorme e una dolcezza rara che va solo liberata con tempo e pazienza. Vorrei sentirmi Xena la principessa guerriera, ma sempre di più vedo Bridget Jones riflessa nello specchio: come comportarmi di fronte queste esternazioni? Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose, ti dice niente? Non si è mai troppo per qualcuno che ci ama, anzi, in teoria non si è mai abbastanza. Una domanda: se ami leggere, cosa te ne fai di un uomo a cui non puoi regalare un libro, magari un libro che senti far parte di te? Il consiglio: lotta solo se il campo di battaglia è a te favorevole. Conosci Force of Nature dei Pearl Jam? A un certo punto Eddie canta no way to save someone who won’t take the rope, il cui senso è non puoi salvare chi non vuole essere salvato. Scappa, adesso. La farò breve: lei mi è piaciuta da subito, forse da sempre, almeno da quando la conosco; fin dall’inizio ho provato per lei un’attrazione incredibile, e lei niente, è sempre stata persa dietro ad altri uomini, tra cui anche un amico. Poi

arriva il mio turno: abbiamo scoperto la passione, e ora che lei è coinvolta come speravo mesi fa, io… io temo di non sentire più niente. Volevo lei, volevo salvarla da quel turbinio di uomini che la facevano soffrire. Ora invece che è qui, desidererei solo che non si fosse mai innamorata. Lascio o aspetto? Caro Samuele, sei sicuro che in tutto questo tempo il tuo spirito battagliero per conquistare la tua amata sia stato alimentato dal cuore e non da qualche altra parte del tuo corpo? O per una volta ti sei immedesimato nel ruolo – solitamente prediletto dalla parte femminile – del crocerossino? Da quello che scrivi sembra più: lascio o raddoppio nel prenderla in giro? Ma non c’è Mike Buongiorno a condurre la vostra storia e nessun premio in palio. Come cantavano i Negrita ci sembrate Destinati a perdersi. foto: Adriana Desiderio

PALESTRA ROBUR

di leandro ferretti

lezioni di ginnastica culturale per fiorentini

MARINO GROOVY

L

e televisioni private del primo periodo, diciamo fino all’affermarsi del pieno monopolio berlusconiano, erano terreno di caccia per veri creativi, per personaggi da battaglia che sapevano comprendere le grandi potenzialità del mezzo, seppure nella limitata scala della diffusione locale. Uno dei più mitici risvolti di quest’era pionieristica delle trasmissioni fu senza ombra di dubbio quello degli spot pubblicitari, trasformati in reali tormentoni: chi può scordare Carnicelli, lo Studio Due, Radio Poggiali, il

Lenzi di Quarrata, Giuffreda con i suoi arredamenti? Ma soprattutto chi può scordare Marino Groovy? Marino Orlandi, in arte Groovy, aveva un grande negozio in un angolo del Mercato di San Lorenzo e aveva pure capito diverse cose: in primis, la presa sui giovani di alcuni capi d’abbigliamento, dai jeans ai bomber, che solitamente si trovavano al mercatino americano di Livorno, ma che avevano poca circolazione fuori da quella sede. E poi le grandi potenzialità della televisione. In poco tempo divenne una leggenda, schizzando fuori dalle pozze di una carrareccia della campagna fiorentina con una jeep militare e l’elmetto, al grido di che guerra ragazzi, la guerra della moda. Voce rauca, accento smaccatamente gigliato, Marino imboniva il suo pubblico con il refrain “Ho spogliato l’America per voi”. Un pellegrinaggio da Marino era obbligatorio ogni tanto, perché laggiù chiunque riusciva a trovare

qualcosa di interessante. Poi i tempi sono cambiati e così anche le televisioni e il modo di vendere. Per Marino iniziò una fase difficile che lo costrinse a chiudere l’attività. Un infarto se lo portò in via poco dopo il cambio di millennio. La leggenda vuole che Marino sia entrato in ospedale con il suo montone americano. Originale.


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UN SEX SYMBOL AL MESE

di il moderatore

una non precisata (ma di certo illuminata) mente alle prese con la vera essenza della bellezza.

RAZ DEGAN

N

ato quarant’anni fa in un kibbutz, apparve sui nostri schermi non ancora al plasma, fulmine a ciel sereno, come ambasciatore dello Jägermeister nel classico ruolo del bello sfavato che non beveva l’amaro perché erano cazzi sua e, anche se si stenta a crederlo, questa magistrale interpretazione lo rese un sex symbol esotico e originale quanto basta per far aumentare vertiginosamente il tasso di cirrosi epatica delle teledipendenti italiane. Poi scomparve. Riapparve improvvisamente come cane da passeggio di Paola Barale, la quale non perdeva occasione di ostentarlo, arrivando addirittura a infilare nei palinsesti Mediaset una sorta di road trip/reality show, durante il quale i due andavano in cerca di se stessi per lande esotiche, per poi regolarmente finire in un motel a ore che avrebbero potuto tranquillamente trovare anche nei dintorni di Empoli. Ma il nostro bel Raz, mentre abilmente cercava di non farsi impagliare dalla Barale, studiava da attore e piano piano, umilmente disposto ad accettare una necessaria gavetta, viene scelto un giorno da Ermanno Olmi per l’interpretazione di una sorta di Messia-wannabe. E qui sorprende. Via il completo gessato dello spot dell’amaro, via le ospitate da buffone al Maurizio Costanzo Show, via la Barale: si ritaglia una nuova identità basata sull’understatement per poi scomparire di nuovo. Amen.

PRÊT-À-PORTER

di alice cozzi

SCANDINAVO ITALIANO

S

e non avete mai messo piede in Scandinavia, vi basterà fare un giro in centro per coglierne il mood sofisticato, pratico, minimal e, molto spesso, monocromatico. Lo stile nordico, in effetti, è da tempo entrato nelle grazie dell’Olimpo della moda, adorato ed emulato non solo in Europa, ma anche nel resto del globo. Non sembra più necessario essere scandinavi di sangue per essere scandinavi d’armadio. Negli Stati Uniti, lo stile Scandinavian sta ufficialmente surclassando quello francese, amatissimo perché femminile e romantico. In Italia, invece, la moda ispirata al nord è diventata sinonimo di sartorialità e di attenzione minuziosa ai dettagli. Che questo stile stia conquistando il pianeta, lo dicono anche i numeri: da qualche anno, la Svezia – un paese con poco più di nove milioni di abitanti – può vantare una vera e propria fashion week ricca di oltre trenta sfilate. Un vero traguardo, soprattutto quando le passerelle in calendario presentano proposte portabili, piene di stile e di buongusto.

Se anche voi volete provare a fare le nordiche per un giorno, ma non avete il tempo di prendere l’aereo, fate un salto da Il Cortile, in via dei Serragli 12/r. Tra San Frediano e Santo Spirito, nel cuore dell’Oltrarno, nasce questo concept store dal sapore nordeuropeo, un delizioso scrigno di raffinatezze essenziali: abiti, costumi da bagno, intimo, scarpe e accessori dal taglio scandinavo, frutto di un’accurata e continua ricerca di stilisti emergenti. Non perdetevi la vera chicca: gli zoccoli e gli stivali di Swedish Hasbeens, il marchio che utilizza pelle ecologica e processi di lavorazione equosolidali che non nuocciono all’ambiente, tanto amati dalle star di Hollywood come Sarah Jessica Parker e Sienna Miller. Avete un amico a quattro zampe? Lucia, la titolare, offrirà a voi e al vostro cucciolo anche una bella tazza di tè con biscottini biologici all’interno del delizioso cortile, dal quale il negozio prende appunto il nome. foto: houseofdagmar.se


JUST KIDS

di davide morena

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FESTIVAL DEI BAMBINI

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al 17 al 19 aprile torna a Firenze il Festival dei Bambini. Un evento monumentale che l’anno scorso segnò una partecipazione impressionante, una vera e propria invasione di imberbi alle prese con laboratori e visite guidate di ogni genere e specie. Duecentocinquanta piccoli grandi eventi raccolti sotto il tema dei “Nuovi Mondi”, realizzati dalle tantissime associazioni e realtà che quotidianamente lavorano a Firenze per offrire ai più piccoli una proposta culturale fresca, dinamica, reale. A coordinare il tutto Codice, azienda torinese che progetta e produce grandi eventi tematici, con il supporto di un Assessorato all’educazione che si trovò catapultato in un evento di cui non poteva immaginare le dimensioni. Ci furono ritardi, errori, problemi di comunicazione, ma alla fine furono tre giorni memorabili in cui i bambini sprigionarono sulla città un’energia di vitalità senza pari. La seconda edizione del Festival dei Bambini prenderà spunto dai temi dell’Anno Internazionale della Luce decretato dalle Nazioni Unite, per accendere – è il caso di dirlo! – la fantasia, la curiosità, il divertimento, il gioco, la voglia di

imparare e di stare insieme… Attraverso laboratori, spettacoli, letture animate e giochi, il tema della luce sarà interpretato secondo le più diverse angolazioni: tecnica, scientifica, artistica, psicologica, ambientale, poetica. Torneranno le attività di maggior successo dello scorso anno come i laboratori di televisione e di cinematografia, il polo scientifico alla Specola, la robotica, le stampanti 3D, a fianco di nuove proposte come lo spettacolo di Giovanni Micoli M’illumino di poesia, le attività di orticoltura, un poetico laboratorio di costruzioni e tanti altri tutti da

scoprire. Firenze Kids avrà anche durante questa edizione un ruolo importante nel Festival con FiKidsimo! La TV dei bambini, workshop in cui sono i piccoli a ideare e creare il palinsesto di una vera webTV. Un appuntamento imperdibile, dunque, anche perché per mancarlo avrete solo due possibilità: chiudervi in casa o trasferirvi! Dal 17 al 19 aprile, la città è dei bambini! www.firenzekids.it


A QUEL PAESE

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di alba parrini

BROWNIES VEGANI

In una bancarella del Borough Market ho assaggiato i brownies, tipici dolcetti burrosi al cioccolato. Né io né la mia amica food blogger e chef, Cecilia, ci siamo accorte che fossero stati preparati nella versione vegana, per cui alla fine abbiamo chiesto la ricetta alla cuoca. Ingredienti: 400g di tofu 4 tazzine da caffè di latte di soia 2 tavolette di cioccolato fondente 5 cucchiai di zucchero di canna 4 cucchiai di farina di riso (oppure 3+1 di maizena) 2 cucchiai di cacao amaro 1 pizzico di sale scorza grattugiata di mezzo limone cannella e altri ingredienti (uvetta, frutta secca, zenzero, arancia candita, ecc.) a piacere

Frullare il tofu con il latte fino a ottenere una specie di crema. A parte tritare finemente il cioccolato con il robot da cucina, oppure far sciogliere completamente a bagnomaria. Unire tutti gli ingredienti e infornare in una tortiera coperta di carta forno. Cuocere a 180° per circa 40 minuti facendo in modo che la torta resti umida. Durante la cottura bucherellare più volte. Far raffreddare la torta e consumare a temperatura ambiente, eventualmente con un po’ di panna fresca montata (opzione non vegana).

UN WEEKEND DA VERI LONDINESI A LONDRA

C

hi di noi non si è innamorato almeno una volta della più vasta e cosmopolita metropoli europea? Se c’è un posto dove da sempre abita un pezzo del mio cuore quello è Londra. Uno dei più grandi pregi della capitale britannica è la capacità di trasformarsi a seconda di chi la guarda: trasgressiva, grunge, decadente, avanguardista e mille altre cose. In una delle mie ultime visite ho capito che può essere anche incredibilmente provinciale. Siete mai stati a Highgate? Sobborgo di Londra nord-est, fondato in epoca vittoriana, quartiere della Londra bene, situato sulla collina di Highgate, vi trovano dimora sia VIP che celebri personaggi ormai passati a miglior vita. Gli amanti delle atmosfere dark non possono saltare una visita all’Highgate Cemetery, aperto nel 1839 e iscritto oggi nel National Register of Historic Parks and Gardens, dove riposano illustri filosofi e personaggi che hanno fatto la storia del mondo, uno fra tutti Karl Marx. Highate nei secoli passati era un punto di riferimento per i ricchi signorotti locali – avete presente il protagonista del Pigmalione? Possedere casa qui era uno status symbol, tanto da diventare luogo di costruzione della prima tramvia in Europa, in funzione dal 1884 al 1909. Oggi Highgate è un quartiere all’interno della zona 3, con una High Street che ricorda la sua natura di villaggio vittoriano di campagna, con la cartoleria, la pasticceria che vende scones, e il bus a due piani che lo collega a Piccadilly Circus. Confina con la molto più famosa Camden Town e con il popolarissimo Hampstead Heath, altra tappa immancabile per sentirsi londinesi per un giorno. Lo Heath, così chiamato confidenzialmente dai londoners, è un ampissimo parco che rievoca gli spazi infiniti della brughiera, così cari all’immaginario tradizionale del Regno Unito. Se andate a fare una passeggiata la domenica, incontrerete solo inglesi a piedi nudi e pantaloni di velluto a coste, oppure pescatori del fine settimana che si riuniscono intorno agli stagni e ai laghetti dove placide sguazzano le oche. Vale la pena arrampicarsi in cima alla Parliament Hill per godere di una delle più incredibili vedute della City, tutelata come patrimonio nazionale. Un altro momento imperdibile di un weekend londinese è il pranzo a base di street food. La destinazione culto per il miglior cibo da strada degli ultimi anni è il Borough Market, sulla sponda sud del Tamigi, anch’esso di eredità vittoriana. Costruito sotto la ferrovia del London Bridge, si tratta del mercato gastronomico più importante e fornito di Londra, popolato da personaggi da fumetto che sembrano provenire da un’altra epoca. Molti dei venditori producono loro stessi le materie prime, si capisce quindi come questo posto sia l’apoteosi del chilometro zero. Produttori di formaggi e di carne della campagna circostante la città si danno appuntamento ogni fine settimana per preparare le specialità locali. Eh sì, perché qui c’è anche (e finalmente) la cucina inglese: shepherd’s pie, fish and chips, golosissimi biscotti al burro. Ma Londra da sempre è anche sapori del mondo e il piatto tradizionale domenicale è il sunday curry. Sui banchi del mercato se ne possono assaggiare una decina di varietà diverse a seconda della provenienza del cuoco. Spostandosi, invece, nella zona della Southwark Cathedral, non mancano la cucina francese con la raclette, la paella spagnola e moltissimi tipi di salumi e latticini italiani. Insomma, andateci con la fame! Londra è diventata negli ultimi anni un punto di riferimento anche per l’alimentazione vegana e bio. È proprio qui che la domenica si possono assaggiare piatti vegani elaboratissimi che stupiscono per la loro bontà. Provare per credere.


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OPINIONI

di tommaso ciuffoletti

NIENTE PANICO. È TEMPO D’ALLERGIA.

N

on sono giorni facili per chi soffre di allergia. I cipressi, le betulle, le graminacee, la droga, l’erba muraiola, gli starnuti, le macchine sui viali, i motorini che sciamano, un avvincente mix di polveri sottili, pollini, polluzioni nasali. E in inglese pollution vuol dire inquinamento (popolo di puritani). La Pasqua, le uova, la cioccolata, la droga, le colombe, gli agnellini, la droga, le polemiche sui vegetariani che non mangiano la carne, ma tanto dopo tutto sono pezzi di merda come tutti gli altri ed è inutile girarci intorno. Il 25 aprile, la Liberazione, chi la festeggia, chi no, la droga, chissà, chi va in piazza, chi va al mare e io intanto continuo a starnutire. In fondo una speranza: starnutire libera, purga il corpo per via nasale. Tira fuori il peggio che abbiamo dentro. Come quando ce la prendiamo con i politici che girano con l’elicottero invece di fare come la gente comune che prende la macchina, i controsensi, i semafori rossi e parcheggia in doppia fila. Io penso che invece di fare an-

LA SCIABOLATA

dare i politici in auto come la gente comune, la gente comune dovrebbe spostarsi con l’elicottero come fanno i politici o i grandi imprenditori. Come Silvio Berlusconi. Vorrei poter invecchiare come lui. Solo che al suo posto col cavolo che starei ancora dietro a Brunetta, Verdini, Veronica Lario, Duddù e la Pascale. Un bel giorno, senza dire niente a nessuno (al limite ne parlerei a Gianni Letta, che queste cose sa tenerle per sé), me ne andrei a Genova e mi imbarcherei su un cargo battente bandiera liberiana. Farei due volte il giro del mondo senza mai riuscire a capire che cazzo trasporti quella nave, ma forse un giorno lo scoprirei: droga. Pare che il borotalco provochi allergie. Così come la cocaina. Per fortuna ora il Parlamento è in procinto di regalarci una nuova legge elettorale. A quanto ho capito ci saranno il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, la coalizione, le candidature multiple, le liste bloccate,

di la sciabolata

IL FENOMENO MAURIZIO SARRI Sono figlio di operai, quello che guadagno basta e avanza. Se avessi saputo come poter fermare la Roma, forse allenerei il Real Madrid o il Barcellona, non l’Empoli.

È

iniziata una primavera dura. Ci lasciamo alle spalle la polemica D&G vs. Elton John, Madonna che zittisce Fabio Fazio e si affida palesemente alla stessa agenzia di comunicazione di Vittorio Sgarbi, Maurizio Landini che va in tv a giorni alterni alternando anche le uniche due camicie che possiede, la Grecia che si ritrova come ministro il buttafuori di un locale di provincia con la maglia di fuori tipo “sono uscito ora dal bagno”. Poi c’è Maurizio Sarri. Molti non sanno chi sia questo personaggio, eppure chi lo conosce lo ama. Sarri è l’allenatore dell’Empoli calcio, un mister che esordisce quest’anno in serie A con una piccola squadra di provincia. E già per questa ragione è simpatico: come sono simpatici tutti i piccoli, non si sa bene perché. Con lo stesso paradosso secondo cui l’acqua è un bene prezioso, nonostante sia l’elemento più diffuso sul nostro pianeta, coloro che sono inferio-

le preferenze, lo scorporo, il recupero dei resti, mi dà un etto di prosciutto grazie? Guardi ho fatto un etto e due, cosa faccio, lascio? Lasci pure, tanto di questi tempi. Mio marito Lapo ha detto che la primavera segna un nuovo inizio. Mi ha così annunciato, una mattina in accappatoio, di volersi iscrivere al Movimento 5 Stelle. Poi ci ha ripensato e ha acquisito delle quote della Casaleggio e Associati. Adesso tutte le volte che viene pubblicato un post sulle scie kimike lui guadagna un euro. Si è comprato una Ferrari. Sopra ci ha fatto areografare Adam Kadmon mentre limona con Roberto Giacobbo. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi. Distrarsi è imperativo. E così mi sono comprato un biglietto per l’Expo di Milano. Con Carlin Petrini che sfama il mondo a chilometro zero, ma che organizza master nella sua università con quota di iscrizione a parecchi zeri. Sfamare il mondo avrà pure dei costi. Non sono giorni facili per chi soffre d’allergia.

ri, e apparentemente deboli, risultano essere sempre quelli che possono permettersi di argomentare mitragliando a caso su qualunque tema. Ma veniamo al personaggio in questione. Nasce a Napoli, si trasferisce in Toscana e comincia a giocare e ad allenare piccole squadre, fino ad approdare a Empoli dove vince un campionato di B e arriva in serie A. E a questo punto inizia la cosiddetta sindrome del fenomeno. La stessa sindrome per cui Civati evoca una scissione a giorni alterni dal PD, la stessa sindrome per cui Cristina Donà, a Linea Notte, incolpò le multinazionali dei dischi e la radio delle sue basse vendite. Il caro Maurizio Sarri, dopo tre o quattro vittorie è salito in cattedra e ha subito capito qual era la chiave di volta per la sua carriera: la banalità. «Sono figlio di operai, ciò che percepisco basta e avanza. Mi pagano per fare una cosa che avrei fatto la sera, dopo il lavoro e gratis.» Una frase a effetto che coinvolge subito il lettore medio al bar con il cappuccino, ma che nasconde una fantastica ovvietà. Perché il signor Sarri non si priva dello stipendio? E perché mai, visto che è figlio di operai, dovrebbe essere migliore e più onesto di un figlio di professori universitari? Il pauperismo del mister Maurizio è incredibile, alla luce anche del fatto che questo pover’uomo, che tutti immaginano a lavorare come

metalmeccanico, era in realtà un dirigente bancario. La sua simpatia da dove viene fuori? Dalla retorica della affermazioni senza senso, ma incontrovertibili. Dal suo elogio inutile alla modestia che diventa un’arma per riscoprirsi arrogante. Come lo erano coloro che nel 2006 sostenevano davanti a te, che avevi un telefonino che scattava foto, che il cellulare doveva servire solo per telefonare. E che ora hanno l’iPhone. La Sciabolata consiglia comunque di appuntarvi le dichiarazioni di M.S., che sono ideali per le vostre uscite serali durante le quali potrete sfoggiare questo mentore, insieme all’altro fenomeno Zdenek Zeman che citiamo al volo: «Purtroppo, nel calcio di oggi, conta solo il risultato e nessuno pensa più a far divertire la gente». E ancora la mitica: «Il calcio deve uscire dalle farmacie». Avrete anche voi qualcosa da dire. Certo, Sarri non è importante nelle conversazioni come la questione “guadagna più un poliziotto che un calciatore” oppure “paghiamo ancora le tasse sulla benzina della guerra di Etiopia” quando si parla di risanamento dei pubblici bilanci, ma insomma, questo piccolo allenatore di provincia strapperà alla tavolata una sorta di approvazione, più o meno composta, che permetterà l’operazione moralizzatrice dei commensali. A meno che non vi troviate davanti uno juventino, che vi darà ragione proponendovi però la solita celebre riflessione “io sono per il bel calcio”; come se al resto del mondo piacesse il calcio brutto.


STELLE

di faolo pox - disegni di aldo giannotti

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Ti ricordi cosa ti ho detto a gennaio? Sempre in crescita, lieve ma in crescita, diciamo che hai gli astri barzotti in questo stravagante aprile. Fossi in te proverei a cambiare rotta al lavoro provando a sondare nuovi ambiti. In amore inizierei a ventilare ipotesi di impegni al partner o guarderei vacanze in posti divertenti se sei single. Insomma, inizia a sondare. Scarpa del mese: Onitsuka Tiger

Dopo che a marzo hai risolto con gli amici, ad aprile è la volta delle relazioni tentennanti e anche di certe routine a cui, diciamocelo, sei affezionato, ma non ti bastano più. Grandi passi negli investimenti che potrebbe significare che investrai la tua/il tuo ex con la macchina o che metterai dei soldi da qualche parte. Non ti fermare alla prima difficoltà. Stringi i lacci e arrampicati. Scarpa del mese: Timberland

Eccoci in un normalissimo aprile scombinato ed elastico: ti sbatacchia e ti scuote per bene, ma ti vedrà felice e ottimista tranne per i soliti momenti in cui penserai “tutti sono contro di me” o “nessuno mi capisce” ma saranno brevi e sporadici. Tu resta easy, che mi vergogno a usare questo termine, però cerca di essere un elemento che si adatta a tutto. Scarpa del mese: Adidas Stan Smith

Marzo non finisce qui nel senso che una buona parte di aprile sarà come il mese appena passato, ma dopo Pasquetta inizieranno le sfumature (che vanno tanto di moda). Diciamo che il paracolpi non lo toglierei e anzi aspetterei il gong, incassando e cercando di non andare K.O. Resta, saltella, esci dalla traiettoria e muoviti di bacino. Il primo maggio ti riposerai. Scarpa del mese: Dr. Martens

Pensavo a te leone quando riflettevo sulle scarpe perché il tuo aprile ti vedrà chino a fare i nodi più belli, equilibrati e saldi che la storia delle calzature abbia mai visto. Bestemmierai perché a volte si romperà un laccio, maledirai il negozio, ma sarai anche felice di come alcune ti calzeranno, o contento di aver scelto la scarpa giusta per una determinata occasione. E se ti metti i tacchi per andare in montagna poi non dare la colpa al sentiero. Scarpa del mese: Clark’s Desert Boot

Mi accorgo di averti spesso consigliato di riflettere, pensare, fare percorsi introspettivi. Ora forse è meglio passare all’azione e viversi il risveglio primaverile non come una totale rinascita, ma come un soffio di vento fresco sotto le lenzuola. Fatti stuzzicare, giracchia, passeggia, incuriosisciti, sonda, spizza, butta l’occhio, cammina, corri alle Cascine e se ti va fai anche due calci al pallone con i peruviani. Insomma, rimettiti in moto. Scarpa del mese: Nike Air Max

Oh, finalmente! Iniziavo a non sopportarti più bilancia con tutti questi quadri positivi e questa voglia e questa luce e questa brillantezza. Aprile ti rivedrà come i vecchi tempi, un po’ spallata, un po’ snob, un po’ polemica, un po’ “che rottura sempre le stesse cose a Pasquetta” e anche “che due coglioni le notti bianche”. E sane polemiche e sempre un po’ contro. Ma non potrai scampare dalla tua nuova prospettava: l’ottimismo e la positività che arriveranno da maggio. Scarpa del mese: Air Jordan IV

Ieri una mia collega scorpione mi ha travolto di offese perché avevo lasciato la tazzina del caffè sporca in ufficio. Gesto sbagliato. Ma se dovessi dirti cosa non mi ha detto, dal rispetto di genere al clima generale dell’ufficio. Per una tazzina. Ora, ci riprovo. Mantieni la calma, lo dico per te. Perché poi ci rimani male e ti tocca chiedere uno sfracello di scusa e tu non sei famoso per essere un mago nel farlo. Esercitati allo specchio: «Scu... Mmm... Scuus... Mmmmmm... Scuso... Scusi... ScusA». Difficile no? Scarpa del mese: stivale CULT

Evita di leggermi almeno fino a settembre perché non so cosa scrivere. Il tuo quadro è così banalmente felice che da un lato mi stai sulle balle che ti vada così bene, dall’altro mi dispiace per te perché vorrei esserti più utile. Non ho neanche un consiglio, forse un sì: quello di buttarti sempre, di togliere qualche elemento di valutazione superfluo. Come un oroscopo. Boh. Ciao. Scarpa del mese: Havaianas

Voglio buttare un raudo in una scatola di magnum. Il consiglio è questo: se – e solo se – il tuo partner non ha ascoltato le tue rimostranze, ad aprile puoi fargli la guerra come solo tu sai fare. Minacce, sbrocchi, ritorsioni, dormite sul divano, sparizioni per giorni. Anzi, per sparire dovresti farlo a fine mese. Ci sono ponti? Feste? 25 aprile alle feste partigiane? Primo maggio al mare? Insomma, approfitta e verrai ricompensato. Scarpa del mese: Adidas Gazelle

Mmm... Ti aspettavi di risolvere tutto invece hai solo raccolto gli elementi. Ti sembra poco? Sì, ti sembra poco come al solito, perché sei un esigente scassacazzo il più rompipalle dello zodiaco. Non è poco. Adesso puoi ritirarti per deliberare, come Santi Licheri a Forum. Trovati uno spazio, non farti disturbare, metti i fogli sul tavolo, vai al mare, leggi gli atti. E prepara la tua sentenza. (Senza pensare già all’appello, furbone). Scarpa del mese: Espadrillas

Bel mese, qualche attrito in amore, ma bel mese in generale. Bel mese rispetto al tuo pessimismo che piano piano scema fino agli albori estivi dove la prova costume ti metterà in crisi, ma ne parleremo a maggio (forse). Però ti consiglio un tour in Val d’Orcia, una gita in Chianti, un aperitivo con mangiata di pesce a Livorno. Mojito e goditela, fidati di Faolo Pox. Sorprese nell’uovo di Pasqua. Scarpa del mese: Converse All Star


rotina E rabisco

rotina e rabisco di bruna vettori


PAROLE

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di gabriele ametrano

PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLE OSSESSIONI di Francesco Recami Sellerio - pp. 286

Dipende sempre da dove si osserva. Quello che per uno rappresenta una passione per l’altro potrebbe essere un’ossessione. Prendete ad esempio i figli, le piccole creature che sono gioia e dolore per un genitore. Le giovani coppie, quelle appena diventate portatrici sane di bambini, hanno un solo argomento all’orizzonte: la vita del pargolo, le pappe del pargolo, gli strilli del pargolo. E scattano foto, parlano del primo passo, della prima parola, delle difficoltà di crescerlo, di organizzarsi. Quelli che ascoltano hanno due ipotetiche caratteristiche: se sono genitori si uniranno con passione alle chiacchiere, se sono single vorranno solo scappare. Si chiama prospettiva, che cambia in maniera soggettiva e a volte secondo gli umori. Nella raccolta di racconti di Francesco Recami ne troviamo alcune che sfiorano il patologico, altre che sono solo frutto di fissazione. Piccola enciclopedia delle ossessioni, edito da Sellerio, è secondo me il miglior libro di questo scrittore fiorentino, oggi alla soglia dei sessanta (lo dico non perché consideri “anziano” il buon Recami, ma per evidenziare come alla sua età e dopo il noto successo ancora non sia stanco di mettersi alla prova). Dal romanzo alla raccolta di racconti c’è sempre un bella differenza e qualche grossa difficoltà, eppure lo stile di Recami in questa pubblicazione ha trovato una dimensione adatta alle sue storie. Pungente, intelligente, con una scrittura elegante e coraggiosa – in uno dei nove racconti il solo dialogo sorregge la struttura narrativa. Chapeau! – con rimandi autorevoli e filosofici: Piccola enciclopedia delle ossessioni è una pubblicazione i cui pezzi sono stati raccolti negli anni passati e che rappresenta l’autore più della sua fiction romanzesca. Leggerlo è una continua risata a denti stretti e un piccolo pianto in cucina, quando la casa è vuota. Perché come sempre ridiamo degli altri, ma quelli, gli altri, siamo anche noi con tutte le nostre passioni o ossessioni che siano. Se poi c’è una normalità in questi nostri comportamenti non lo scopriremo mai. E forse non è necessario scoprirlo: l’importante è continuare a sorridere delle fissazioni che ci rendono felici.

L’ARTE DELLE LETTERE a cura di Shaun Usher Feltrinelli - pp. 384

«Caro Dott. Fields, la mia risposta alla sua lettera del 19 febbraio 1976 è: baciami il culo. Cordialmente, Bill Baxley.» E Baxley non è altro che il Procuratore Generale dell’Alabama che negli anni Settanta riaprì il caso dell’attentato di matrice razziale in cui rimasero uccise quattro bambine afroamericane. Una lettera concisa e chiara, in risposta al “Gran Dragone” del Ku Klux Klan che ne criticava l’operato. In questa pubblicazione troviamo più di cento corrispondenze che mettono in luce le parole memorabili di donne e uomini altrettanto memorabili. Charles Dickens, Emily Dickinson, Mark Twain, Virginia Woolf, Ernest Hemingway, Oscar Wilde. Nomi e penne, scrittori, politici, intellettuali: tutti usavano rispondere, struggersi e accendersi su fogli che poi restarono ai destinatari come pietre o come carezze. Questo libro racchiude l’antica emozione di aprire una busta e scoprire che, aldilà del tempo e dello spazio, qualcuno ha messo una penna sul foglio per dirci qualcosa di importante.

LETTURE DIGITALI LA PAROLA CONTRARIA di Erri De Luca

SETTE BREVI LEZIONI DI FISICA

Feltrinelli - ebook

di Carlo Rovelli

Tutto ha inizio con una parola: sabotare. Uno scrittore, un movimento, la TAV, i giudici, la libertà di pensare e dire. In questo piccolo pamphlet, De Luca ci spiega come sia assurdo il suo caso e come parlare, anche in tempi così “democratici”, provochi atteggiamenti intimidatori in chi è contrario all’idea di espressione libera. Pagine lucide e intellettualmente ineccepibili. Il processo è in atto, rinviato da gennaio a marzo (al momento in cui scrivo ancora non si è svolto). Voi non lo so, ma io sto con Erri, con o senza hashtag.

Adelphi - ebook

Cosa ne sappiamo noi del mondo? Cosa ne sappiamo veramente dell’infinità di particelle di cui siamo composti e che ci circondano? La risposta è niente, o almeno, non ne sappiamo che una millesima parte. In sette lezioni (brevi e leggibili anche dai meno esperti) Rovelli ci dona una visione un poco più trasparente di quello che nel ventesimo secolo ha rivoluzionato la scienza e le sue teorie. E se pensate che tutto ciò non vi riguardi, be’, potete stare certi che sbagliatate.

ESERCIZI DI STILE / gabrieleametrano.com


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SUONI

di gianluca danti

SOKO MY DREAMS DICTATE MY REALITY Babycat Records

Tra gli artisti scoperti dal grande pubblico grazie al buon vecchio MySpace – vedi Arctic Monkeys o Calvin Harris, anche se di quest’ultimo ne facevamo volentieri a meno – c’è anche Stéphanie Sokolinski, alias Soko. I’ll Kill Her fu infatti registrata con un cellulare in una camera da letto e in poco tempo ebbe più di tre milioni di visualizzazioni, diventando una hit dal successo internazionale. Cantante e artista multiforme, francese ma di origine polacca, ha esordito nel 2012 con I Thought I Was an Alien, facendo da opening ai live di Babyshambles, Kate Nash e M.I.A. Il suo nuovo lavoro My Dreams Dictate My Reality riflette un’evoluzione per quanto riguarda lo stile: svestendo i panni della cantautrice puramente folk, Soko si direziona verso scenari new wave sia per la produzione (affidata a Ross Robinson, già al lavoro con i The Cure), sia per un certo black mood ricorrente in quasi tutti i tredici brani. Emblematica in questo senso la title track (Do you really think this is just a dream? / For I don’t see no elephants flying / No I don’t hear no dolphins singing / I just hear people dying). Eppure vi sono anche spunti più luminosi, dal punto di vista sonoro, nel dream pop di Bad Poetry, in Lovetrap che vede la partecipazione di Ariel Pink e nel brano di apertura I Come in Peace (che non sfigurerebbe in un disco dei Beach House). Keaton Song è l’unico pezzo che, in quanto ad arrangiamenti, si pone in continuità con il lavoro precedente. Così Soko, che nel frattempo si è cimentata anche nei panni di attrice, si mostra in una nuova dimensione meno incline al songwriting e più propensa al rinnovamento.

PURITY RING ANOTHER ETERNITY 4AD

Non era facile confermarsi dopo il bellissimo Shrines, debutto del duo synthpop canadese Purity Ring. Il loro nuovo album infatti, pubblicato per la label londinese 4AD, sembra soffrire di quella “crisi da secondo disco” che spesso va a colpire molte band che, pur ben intenzionate, risultano poco efficaci nel dimostrarsi all’altezza delle aspettative. Concepito inizialmente tra il Texas ed Edmonton, città nel sud-ovest del Canada, e finito di registrare a Los Angeles, Another Eternity, nonostante goda di una produzione moderna ed elegante, è un album troppo confezionato che fa trasparire una certa monotonia dal sapore mainstream. Scorrendo i brani si individuano dei cenni hip-hop (Repetition), frammenti di witch house (Dust Hymn) e intermezzi inclini all’EDM, (Flood On the Floor). Rimangono intatte le calde melodie pop nell’opening track Heartsigh e nella successiva Bodyache. Troppo poco per confermare la solidità del precedente disco, che fu accolto dalla critica come manifesto della nuova scena electropop internazionale, spiegando così la loro rapida e sbrigativa ascesa, riconosciuta addirittura da Lady Gaga che li coinvolse nel remix di Applause. Non ce ne vogliano i nostri amici Megan James e Corin Roddick, ma Another Eternity non svela niente di straordinario a quanto già tracciato da altri nomi acclamati quali Chvrches, Sky Ferreira e Grimes.

MOON DUO SHADOW OF THE SUN Sacred Bones Records Il terzo album dei californiani Moon Duo, uscito per Sacred Bones Records, si mantiene in linea con lo space-rock dei precedenti Mazes e Circles. L’aggiunta alla batteria di John Jeffrey ha sicuramente generato dei cambiamenti nella fase di registrazione. Per il resto Shadow of The Sun non è niente di inatteso rispetto all’intera discografia dei Moon Duo: permangono gli influssi psych (Ice, In a Cloud), le tastiere ariose di Sanae Yamada (Night Beat, Zero) e le chitarre di Erik “Ripley” Johnson che predominano ogni singolo pezzo. Seppur privo dell’elemento sorpresa, Shadow of The Sun scorre fluido e senza intoppi e nella dimensione live darà sicuramente il meglio di sé. ANAMAI SALLOWS Buzz Records Artista dai mille volti, Anna Mayberry aka Anamai fa il suo esordio con un full-length di dieci brani, in cui riaffiorano le atmosfere minimal folk di Grouper e i loop eterei di Julianna Barwick. Nonostante i facili accostamenti, la ragazza di Toronto dimostra una certa personalità nel muoversi verso territori inesplorati: brani ridotti all’osso, ma efficaci soprattutto per la bellissima voce. Lucia introduce lo scenario con i suoi reverb, per proseguire con i sospiri celestiali di Mute Flames e Black Crow. Dirt si dirige verso una pacata forma cantautorale, Otolith è un trip visionario tra ambient e spaziosi delay. Anamai è davvero una bella novità della scena canadese sempre più sontuosa e ispirata. FELPA PAURA Sussidiaria Felpa è il progetto solista di Daniele Carretti (Offlaga Disco Pax, Magpie) frutto di un’urgenza espressiva tenuta nascosta per un po’ di tempo ed esalata durante notti insonni. Paura è il suo introspettivo e nebbioso secondo album che si orienta verso riferimenti post-rock dei primi Giardini di Mirò (Buio) e lampi di indie-pop nostrano (Sempre dopo, Estate). Un concept in cui i temi ricorrenti sono la paura e l’abbandono e in cui i testi rimangono sospesi nell’incertezza e nella malinconia (resteremo soli fin quando troveremo un fine). Nel complesso Paura è una bellissima opera autobiografica in grado di scuotere l’animo dell’ascoltatore.

BE FREE David Drago “DragonSpring 2015” (www.novaradio.info) È primavera. Le rondini, omaggio al brano di Dalla del 1990, presentano la nuova compilation stagionale firmata David Drago, conduttore su Novaradio Città Futura del programma “L’Ora del Dragone” dedicato esclusivamente alla musica italiana, soprattutto indipendente. Fresca fresca di uscita, all’interno trovate ben quattro brani registrati dal vivo negli studi dell’emittente fiorentina: Yuri di Andrea Chimenti, Rivendica l’erogeno di Femina Ridens, più una versione inedita ed esclusiva di Juliet the disco dei The Venkmans e il brano Sharks degli Hilo a chiudere la compilation. Lasciandosi cullare dalla sicurezza delle voci amiche, è un vero piacere scoprire le chicche nascoste del miglior cantautorato italiano emergente, la vera vocazione del nostro caro Dragone. La compilation è in free download sul sito www.novaradio.info.


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