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Maggio 2014

18

• L’AGENDA DI MAGGIO • WA! • BEN HARPER • FABBRICA EUROPA •


  

La SocietĂ Italiana dei Viaggiatori presenta

     

 IX EDIZIONE • GIUGNO 2014

Il Festival del Viaggio 2014 a Firenze è VISIONI, come la versione integrale del film piĂš affascinante di Wim Wenders, “Fino alla fine del Mondoâ€?, mai vista nelle sale in Italia, o l’anteprima nazionale del documentario su Paolo Fresu, star internazionale del firmamento jazz. E ancora la mostra fotografica “Magic Trip – Quadri fotografici espressionistiâ€?. Il Festival è INCONTRI, con viaggiatori e scrittori come Paolo Brovelli, Simona Baldanzi, Beppe Severgnini, Tiziano Fratus. Il Festival è un CONTEST, con il pitch con editori di viaggio per vincere la pubblicazione gratuita del vostro libro direttamente al Festival del Viaggio.

2/7 GIUGNO2014 petribros.com

FIRENZE

14/20 GIUGNO2014 PALERMO

    

  www.societadeiviaggiatori.org


Sommario 4 5 7 8 10 12 14 16 21 22 23 24 25 26 27 29

N° 18 • MAGGIO 2014

sipario

fabbrica europa

Editoriale

di tommaso chimenti pellicole

wa! japan film festival di caterina liverani arte

le murate / pac di elena magini perle

s.h.a.d.o. records

di giustina ‘heavy fuzz’ terenzi

eventi

ben harper

di emanuele giaconi personaggi

benedetto ferrara di riccardo morandi domande

soccorso clown di eleonora ceccarelli l’agenda di

18

maggio

piccole incursioni nel sottobosco locale

boxini

maggio da non perdere

i provinciali

niente è più come prima

la scena

di pratosfera

un sex symbol al mese

the harsh truth of the camera eye

di il moderatore

di antonio viscido

gianni bugno

postproduzione

a quel paese

dile que sì, dile que no di alba parrini basta stare tranquilli

marisa ti amo

di simona santelli curiosità

river trophy di maira fj take your time

“divergenti vie” di isabella tronconi matite

pop corn - palomitas di lìa ateca

parole

di sara loddo

30

suoni

di lespertone

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 18 - Anno II - MAGGIO 2014 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore Associazione Culturale Lungarno Via dell’Orto, 20 - 50124 Firenze P.I. 06286260481

Stampa Grafiche Martinelli - Firenze

Direttore Responsabile Marco Mannucci

Hanno collaborato: Tommaso Chimenti, Caterina Liverani, il moderatore, Lespertone, Elena Magini, Simona Santelli, Sara Loddo, Antonio Viscido, Alba Parrini, Eleonora Ceccarelli, Giustina Terenzi, Riccardo Morandi, Pratosfera, Lìa Ateca, Maira Fj, Isabella Tronconi, Andrea Ristaino, Emanuele Giaconi, David ‘Dr. Rose’ Pacifici, Valentina Ristori.

Direttore Editoriale Matilde Sereni Responsabile di redazione Leonardo Cianfanelli

Distribuzione Ecopony Express - Firenze

Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Scopri dove trovare Lungarno su www.lungarnofirenze.it Si ringrazia la Lira Srl e la famiglia Fattori per sostenere e credere in Lungarno.

di Matilde Sereni

Aspetto sempre l’ultimo momento disponibile prima di scrivere l’editoriale. A volte esagero, tipo ora che sono le tre del mattino e domani mattina il giornale va in stampa, però giuro che lo faccio solo per darmi la possibilità di vivere qualcosa di sempre più emozionante da raccontare. È un buon esercizio mentale, tutto sommato. Che poi non è che viva questa vita al cardiopalma per cui “chissà cosa mai mi succederà domani”, però è un’ottima scusa per fare ogni mese il punto della situazione e dare alle piccole cose quotidiane lo spazio di memoria che meritano. Potrei scrivere della tre-giorni passata con un’amica venuta a trovarmi da Milano, di quanto ogni volta che devo fare da cicerone per Firenze sbuffo però poi alla fine mi piace far conoscere agli amici i posti che vedo, di cosa mi ha raccontato - la mia amica - davanti a quella che era una fiorentina. Oppure potrei dilungarmi su quando giovedì scorso mi ha chiamata mia mamma per dirmi che era nato un asinello dietro casa; dove per “dietro casa” intendo “dietro casa” nel senso che esci da casa, ti giri, e trovi il cucciolo di asinello che ti osserva con la mamma che un po’ lo protegge e un po’ pensa a quanto dev’essere buona quella fetta di pane che sgranocchi (n.d.r. la cosa si fa interessante nel momento in cui vi svelo che mia mamma non sta in campagna). Altrimenti c’è sempre la volta in cui son rimasta chiusa in un locale 14 ore perché in città c’era una partita di calcio molto importante e giustamente l’area andava sorvegliata per benino. E invece vi racconto di quello che è successo poco meno di tre ore fa. Come dicevo domani Lungarno va in stampa, i giorni son quelli che sono, le feste, i ponti, le scadenze ed eravamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Dal cielo spunta Valentina, che decide di passare la sua domenica inchiodata dalla mattina alla sera davanti ad un mac - manco da sola, ma con me accanto - per darci una mano ad impaginare il giornale. Dodici ore di vita in cambio di mezzo pollo arrosto e una pizza. E quando le ho chiesto perché mai l’avesse fatto, ha risposto candidamente: “Così, perché vi voglio bene”. Cosa diavolo può succedermi di più? Buona lettura.

in copertina: “Alive after all” di Andrea Ristaino. Andrea Ristaino, romano, classe 1990, laureatosi nel Luglio 2013 presso l’Istituto Europeo del Design ricopre attualmente il ruolo di grafico pubblicitario. Influenzato dalla cultura sci-fi, che in maniera piuttosto invasiva accompagna le sue giornate, ha coltivato la sua passione per il disegno a mano libera arrivando poi a definire il suo stile tramite la digital art. www.behance.net/andrearistaino


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sipario di tommaso chimenti

Fabbrica Europa L

argo ai Balcani, all’energia fredda e tagliente che arriva dall’altra parte dell’Adriatico, a quel vento che scompiglia le regole, a quella genialità zigana, anarchica, fuori controllo. In Europa, Firenze è raccontata per Ponte Vecchio, Palazzo della Signoria e per Fabbrica Europa, polmone vitale per l’arte e la visione contemporanea. La definiscono, a ragione, “la Festa del Lavoro sul contemporaneo”, visto che siamo in odore di maggio. Dall’8 maggio al 28 giugno, inaugurazione con l’installazione di Marco Bagnoli ad ingresso gratuito, saranno utilizzati gli spazi fiorentini (con un’ovvia e giusta puntata pontederese) che costituiscono una mappa per danza e teatro, una sorta di viaggio nel viaggio, di città dentro la città, un percorso alla ricerca, artistica e pedonale, interiore e urbanistica, visiva e sonora e architettonica e morfologica cittadina. Sarà, come è accaduto nelle ultime edizioni (siamo alla ventunesima), uno spostarsi, un migrare di luogo in luogo, un muoversi, una felice transumanza, un esodo di ciabatte e scarpe aperte, di bermuda e maglie colorate a toccare la madre di ogni location Stazione Leopolda, di travi d’acciaio e mura sbreccate, di archi e colonne imponenti, fino alla grande pancia della luccicante Opera, passando per i mattoni del Cantiere Florida, l’austera apertu-

ra dell’ex chiesa di San Carlo dei Barnabiti, il minimalista Cango tra cristallo, ferro battuto e affreschi, il Goldoni appena ripartito a nuova vita, l’Istituto Francese affascinante di storia, Le Murate dove crescono il fermento giovanile e le idee di domani, il Teatro Era della città della Piaggio, casa della compagnia che ha ideato, forgiato e formato la Fabbrica nei suoi inizi, cambiamenti, rivoluzioni fino a come si presenta oggi. Anche quest’anno sarà un viaggio allo stesso tempo dentro l’oggi ed aprendo finestre sul domani. Aprirsi al nuovo, a quello che sta accadendo vicino ai confini. E ci sarà teatro e ci sarà danza e ci sarà musica e performance. Il diktat è lasciarsi trasportare, il must non avere preconcetti, seguire il flusso di coscienza, sentire i segnali da cogliere, avere la pelle d’osmosi. Certamente il focus sul teatro slavo sarà da tenere d’occhio con un’attenzione particolare: le sette ore del “Gabbiano” cechoviano realizzato dal Teatro Nazionale Serbo (9, 10 e 11) con il pubblico che non fruirà soltanto dell’opera ma la vivrà e vedrà e agirà dall’interno in un’immersione totale, ed ancora “Maledetto sia il traditore della sua patria” (10, 11 al Florida) aspro e inquietante, né passivo né consolatorio. Sono passati venti anni dall’assedio di Sarajevo, molto è stato detto, non tutto, sarebbe impossibile, tanto è rimasto nell’a-

ria, nella terra, nel cielo, nelle nuvole violente che cavalcano dall’Asia fino al Mediterraneo. Da seguire con curiosità anche il progettone curato da Roberto Bacci con una decina di gruppi importanti ed emergenti della scena nazionale teatrale: dopo lo “Scendere da cavallo”, l’abbandonare il cosiddetto cavallo di battaglia e lanciarsi su nuove idee, dello scorso anno, stavolta si tratta di “Montare a cavallo”; “Era delle cadute” (13, 14 giugno), un’idea collettiva con una decina di minuti per gruppo in uno spazio-arena condiviso. Come non citare il gruppo di Hong Kong che farà entrare dalla porta principale FE dentro il colosso dell’Opera (27, 28 giugno), oppure Balanescu in “Diario di un pazzo” da Gogol (15 e 16 maggio), gli MK con “Robinson” (18 maggio) il cui coreografo Michele Di Stefano ha appena vinto il Leone d’argento alla Biennale di Venezia. Infine i venti luoghi alternativi con il gruppo neonato di “Unusual Florence”, spazi di concezione nordeuropea votati alla contemporaneità, alla musica ed alle mostre come alle mise en espace, senza fronzoli, come succhiare l’essenza da una cannuccia.

in alto: Riccardo Goretti, al MAGMA il 26 aprile. http://fabbricaeuropa.net


pellicole

di caterina liverani

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Wa! Japan Film Festival È “

abitando in Italia che ho imparato tanto sul Giappone. Gli amici italiani mi facevano delle domande alle quali non sapevo rispondere e allora mi sono messo a studiare.” Incontro Takaaki Matsumoto, direttore artistico di WA Japan Film Festival all’Istituto Stensen dove si sta mettendo a punto la nuova edizione che si svolgerà dall’8 all’11 maggio. “Sono arrivato in Italia nel ’99 per perfezionare lo studio della musica e pur facendo spesso avanti e indietro col Giappone ho sviluppato un senso di appartenenza che prima non avevo. Il processo è durato 10 anni e infine insieme ad altri partner ho deciso di organizzare una manifestazione che celebrasse la nostra cultura. Abbiamo fondato l’associazione culturale Tokaghe, che significa lucertola, e nel 2009 abbiamo realizzato la prima edizione della nostra Rassegna. Con la sponsorizzazione del Consiglio Regionale dopo un evento di apertura con bellissime sfilate in kimono abbiamo esordito alla chiesa di Santo Stefano registrando un grande consenso.” Talvolta però la buona volontà e l’entusiasmo non sono sufficienti, e si è costretti a fare i conti con eventi che finiscono col travolgerti. “Anche l’edizione del 2010 è stata un successo, con l’appoggio del Comune di Firenze ed una prestigiosa inaugurazione nel Salone dei Cinquecento. Ma soltanto pochi mesi dopo c’è stato il disastro di Fukushima che è la mia città natale, quindi è qualcosa che mi ha coinvolto personalmente. Per i successivi due anni non ho avuto voglia di dedicarmi alla rassegna, ma finalmente lo scorso anno ho deciso che era ora di ricominciare. L’edizione è stata bellissima e all’Odeon ci è stato possibile organizzare un evento ancora più ricco.” Un festival giapponese anche nell’organizzazione ci spiega Takaaki: “Una parte del nostro staff si trova a Tokio e abbiamo lavorato insieme grazie a Skipe, ma l’aspetto più difficile è la ricerca di finanziamenti. L’anno scorso i fondi pubblici erano inesistenti, ma fortunatamente aziende giapponesi con sede a Milano hanno capito l’importanza della manifestazione diventando nostri sponsor. Ma non si tratta solo di investimenti: il disastro ci ha uniti e ha fatto sì che si riallacciassero rapporti con vecchi amici, anche per questo tanti partner hanno deciso di sostenerci”. Un’edizione totalmente rinnovata, non più solo rassegna ma vero e proprio Festival con ben 15 lungometraggi in programma per l’unico evento in Italia dedicato interamente al cinema e alla cultura giapponese.

Un’edizione totalmente rinnovata, non più solo rassegna ma vero e proprio Festival con ben 15 lungometraggi in programma per l’unico evento in Italia dedicato interamente al cinema e alla cultura giapponese. “I film che proponiamo raccontano la nostra storia e la società giapponese in tutte le sue sfaccettature.” In apertura Rokugatsudou no sanshimai dramma familiare incentrato sulla separazione ambientato nella prefettura di Kagoshima che sarà accompagnato dall’attore protagonista Nishida Seishiro, e in anteprima mondiale la commedia adolescenziale Sweet Poolside. Da un romanzo di Koko Nakajima, The Little House, che si è aggiudicato l’Orso d’argento per la miglior protagonista femminile, The great passage selezionato come miglior film straniero dall’Academy e le avventure di una ragazza in cerca di se stessa in Tamako in Moratorium firmato Nobuhiro Yamashita, autore giovane e già molto apprezzato. Una delle pellicole più attese l’ultimo lavoro di Sabu, Miss Zombie, horror dai risvolti sociali in cui la morta-vivente Sara è la vessata domestica di una famiglia altolocata. Tanti i titoli tratti da celebri Manga: Lupin the 3rd vs Detective Conan: The Movie con il famoso ladro impegnato a fare i conti con il giovanissimo detective, HK: Forbidden Super Hero avventura comico-demenziale di uno spericolato super eroe che entra in possesso dei suoi poteri indossando delle mutandine sulla testa, il vincitore del premio al merito al Japan Cartoonist Award del 2013 definito dalla stampa giapponese il miglior film dell’anno Pekorosu no haha ni ai ni iku sul tema della senilità e delle generazioni, Soul Flower Train incontro tra un anziano signore e una ragazza anticonformista che sarà presentato dal suo regista Hiroshi Nishio e la commedia caricaturale Musashino-sen no shimai sulla storia di due sorelle. Ancora film, cortometraggi ma anche degustazioni, artigianato e possibilità di incontro con diverse realtà del Giappone grazie al gemellaggio con le città di Takaoka e Kagoshima. WA! Japan Film Festival per la prima volta anche a Milano dal 13-15 maggio, Auditorium San Fedele, Cinema Apollo.

http://www.wajapanfilmfest.it


arte

di elena magini

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Le Murate. Progetti Arte Contemporanea I

Nuclei (Vitali)

di Valeria Muledda per STUDIOVUOTO

In collaborazione con TEMPO REALE Francesco Casciaro col sostegno di: Mus.e, STUDIOVUOTO, RFK Center Europe

l 19 marzo 2014 lo spazio delle Murate precedentemente conosciuto come SUC, ha inaugurato un nuovo progetto per la gestione degli spazi adibiti alla cultura contemporanea all’interno dell’ex complesso carcerario: la Direzione Cultura del Comune di Firenze, con la direzione artistica di Valentina Gensini, ha dato vita a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea (Pac). Come noto il complesso monumentale delle Murate, sede del carcere maschile cittadino sino alla fine del Novecento, è stato oggetto di un ampio intervento di riqualificazione, che ha permesso la costruzione di un centro residenziale e commerciale a cui si affianca il centro culturale Pac. L’obbiettivo è quello di trasformare gli spazi delle Murate in un luogo di produzione contemporanea dove far convergere attività disparate, come incontri, installazioni d’arte, workshop, sale lettura e residenze rivolte ad artisti del territorio. Il proposito è quello di dotare l’ex complesso carcerario di un’identità forte nel segno della progettazione e diffusione dei linguaggi contemporanei. Una sorta di laboratorio permanente quindi, un luogo ibrido che deve ancora determinarsi e strutturarsi all’interno del panorama fiorentino, ma che nella volontà dell’amministrazione si propone come un’“officina” aperta e inclusiva, capace di sviluppare collaborazioni con soggetti attivi

nella città, mediante una programmazione eterogenea e ambiziosa. Ad inaugurare il nuovo corso degli spazi tra le varie iniziative si segnala l’installazione sonora di Valentina Muledda, Nuclei (Vitali), in collaborazione con l’associazione Tempo Reale: un’opera site specific pensata per le stanze del carcere duro delle Murate, la zona di massima sicurezza del complesso, che ancora oggi si configura come spazio di estrema suggestione a causa della sua connotazione storica e architettonica. L’installazione si compone di una partitura sonora che si snoda all’interno delle celle, questa è costituita da un archivio audio di circa venti ore di registrazioni esperibili attraverso telefoni, radio d’epoca e attivati tramite sensori. Parallelamente Muledda ha inserito una serie di “astrazioni” visive, costituite dalla proiezione di una selezione dei 590 disegni ricavati con la tecnica del frottage dalle pietre interne e ed esterne del carcere. Numerose impronte, che oltre a richiamare gli anni trascorsi dalla fondazione dell’istituto di penitenza (databile al 1424), materializzano il rapporto fisico e carnale che l’artista ha istituito con il contenitore materiale. Muledda ha ricavato una “trasmissione” simbolica di memoria dalle stesse pietre del complesso mediante l’atto del disegno, e allo stesso tempo vi ha impresso il proprio corpo,

in una ideale “continuità tra corpo fisico e corpo architettonico”. Alla relazione fisica e visiva l’artista accompagna la serie di trasmissioni audio: qui il sonoro funge da modalità narrativa dello “spazio vitale e architettonico” delle celle, una meditazione sullo spazio carcerario ottenuta sia attraverso racconti in prima persona della detenzione, sia contestualizzando la storia specifica delle Murate e la sua relazione con il territorio circostante, sia riportando le sonorità ambientali derivanti dal tessuto vivo della struttura. Lo spettatore è inserito all’interno di un flusso narrativo multiplo che viene attivato mediante la sua presenza e il suo ascolto, divenendo quindi un soggetto attivo del racconto. La rilettura dello spazio compiuta da Nuclei (Vitali) mira a tradurre la complessità storica, socioculturale e strutturale delle Murate attraverso un lavoro capace di riaffermarne la presenza nel tessuto cittadino e di “considerare questo luogo come elemento da sempre parte della città, della sua storia e del suo presente”.espace, senza fronzoli, come succhiare l’essenza da una cannuccia. a cura di Valentina Gensini photo: www.lemurate.comune.fi.it Piazza delle Murate Aperto al pubblico dal lunedì al sabato 14.30 - 20.00


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perle

di giustina ‘heavy fuzz’ terenzi

S.H.A.D.O.

storia dell’etichetta fiorentina che cambiò la musica indipendente italiana

N

el 1985 l’uscita di Psychocandy di The Jesus & Mary Chain segnò uno spartiacque nella storia della musica contemporanea, la morte della new wave e di tutte le esperienze direttamente derivate dai tardi anni ‘70 e l’inizio di una nuova via al “Do It Yourself”. Nasceva quel suono che oggi, nei suoi epigoni, chiamiamo “indie”, termine che allora non indicava un genere, ma un approccio alla produzione ed alla commercializzazione di una musica che era realmente “alternativa” ai canali di fruizione mainstream. Etichette inglesi o americane come Creation e Sub Pop indicarono una strada poi seguita da molti. In Italia, all’inizio degli anni ‘90, intorno al Bunkerhaus Studio (una cantina a Firenze) muovevano i primi passi i quattro Subterraneans, facendosi notare per eccezionali locandine in bianco e nero e per le enormi quantità di feedback nei live, ispirati dalle intuizioni della nuova psichedelia e del nascente shoegaze (Spacemen 3, Loop, My Bloody Valentine, Dinosaur Jr) ma innestando i suoni decisamente più ‘60s di Electric Prunes, Chocolate Watchband, Byrds o 13th Floor Elevators. Dopo un paio di audiocassette demo, è proprio sul primo 10” dei Subterraneans

(1995) che appare per la prima volta il marchio S.H.A.D.O. ispirato alla serie culto della fantascienza inglese UFO. Il marchio nasconde in realtà un’ autoproduzione, ma l’attenzione e le reazioni della stampa al disco fanno credere a molti che dietro ci sia di più. Giungono così all’attenzione dell’etichetta di Giuseppe Barone, Gianni Antonino e Alessandro Pagani (l’unico davvero fiorentino) i primi demotapes (tra i quali i nastri di Baustelle e Yuppie Flu) quando però l’etichetta non ha ancora la forza di produrre. Saranno marchiati S.H.A.D.O. un 7” di Ray Daytona & Googoobombos e dei fiorentini Interzone (in realtà autoproduzioni mascherate). Nel frattempo i nostri si innamoravano di vecchie tastiere analogiche, sintetizzatori monofonici, primitive batterie elettroniche e, dopo un 7” (“Some Girls”) e la fase di passaggio, rappresentata dal visionario mini album strumentale su 7” a nome Subterraneans Beatnik Club/Valvola (“imperdibile” per Record Collector) il gruppo si trasforma definitivamente in Valvola, dando via ad un caleidoscopico immaginario musicale e visivo che, negli anni a venire, sarebbe stato definito “retrofuturista” (una specie di “futuro visto dal passato”). I nostri si inventano “artigiani della musica”, cercan-

do di ricucire la storia là dove avanguardia e pop si erano divise, guardando a Phil Spector, alle soundtracks italiane dei ‘60, a Brian Wilson, ai Kraftwerk, alle articolate architetture della tecnologia modulare e dinamica elaborate negli anni ‘60 da gruppi come gli Archigram, e ricercando un suono analogico volutamente sporco e caldo, umano e imperfetto, creando così un proprio forte e riconoscibile stile. “Teenagers Film Their Own Life”, il disco di debutto dei Valvola (prodotto nel 1998 in una prima edizione in collaborazione con la On/Off di John Vignola) è una bomba. Un giornale inglese scrive “imagine an Ennio Morricone score to an episode of the original Star Treck as played by a Jesus And Mary Chain/Stereolab/ Os Mutantes supergroup”, NME in un articolo dedicato alla musica europea indica i Valvola, assieme Bluvertigo e 99 Posse come i gruppi più importanti per l’Italia (e ancora pochi anni fa gli AIR citeranno “Teenagers” come uno dei dischi cui sono più legati). La S.H.A.D.O. si struttura come una vera e propria etichetta, con una solida impostazione artistica e mire ben più ampie dei confini nazionali. La sede si sposta nell’Alpha Earthbase (studio “vintage” dove vide la luce anche la Homesleep Re-


one!

cords). Distribuita in Italia da Audioglobe la S.H.A.D.O. trova distribuzioni e licenze in tutto il mondo: Uk, Usa, Giappone, Francia, Germania. La label inglese Pickled Egg ottiene l’esclusiva per un 10â€?. Tra il 2000 ed il 2004 produce dunque (secondo gli obiettivi immaginati) gruppi internazionali, i norvegesi Remington Super 60 e Micromars, le tedesche Die Moulinettes e Orchestra Du Soleil, il francese Monsieur Mo Rio. Intesse una rete di relazioni internazionali con musicisti, dj e remixatori per una serie di dischi “conceptâ€?, “Discover Another Side of Valvolaâ€?, “Stereo Happeningâ€?, “All The Colours From Venus 69â€?, “PlugIn City universeâ€?, ed inizia una serie di compilation tematiche con brani esclusivi che coinvolgono artisti come Moe Tucker (Velvet Underground), Martin Rev, The High Llamas, Stereo Total, Make Up, Momus, Pram, Peaches, LCD Soundsystem, Ladybug Transistor, Krisma, Mark Stewart, !!!, Playgroup, Mirah e tanti altri; i dischi escono quasi tutti anche in vinile, riviste come Mojo o Uncut li recensiscono. Curando maniacalmente in proprio ogni dettaglio, dalla grafica alla promozione, l’etichetta inventa un suo preciso immaginario. Ăˆ il periodo della clamorosa raccolta barocca Harpsichord 2000 (dedicata a clavicembalo ed alle sue varianti sintetiche) di The Men From Organ (entrambe per la serie Prospettiva 21° Secolo) e di Ragazza Pop, raccolta dedicata al pop al femminile; nasce la divisione S.H.A.D.O. Electro, La distribuzione italiana passa alla SONY mentre i legami con il Giappone si fanno piĂš forti: è la volta di The Electronic Tomato, Eletronico, Instan Cafè Record, dei concept sotto il moniker collettivi Dj Spectra o Astro Black Stereo. Ma come per i citati Beach Boys e il loro ‘Smile’, in tutto questo bailamme di produzioni si arena il secondo album dei Valvola “Vernissage Modernoâ€? che resta incompiuto quando l’etichetta, sotto i colpi di un mercato che sta mutando, e forse per paura (è il periodo della prima grande “crisi della discografiaâ€?) decide di fermarsi. Pochi anni per una storia che fu però fulminante ed esemplare. Alla S.H.A.D.O. Records guardarono tutte quelle etichette dell’indie italiano che in quegli anni animarono la scena: Gammapop, Homesleep, Suiteside, Urtovox (oggi la Black Can-

dy) e che provarono a produrre, in Italia, una musica che guardasse ai mercati di oltreconfine in anni in cui tutto sembrava possibile, prima che il riflusso, la crisi e l’inflazione di prodotti musicali convincesse molti a rivolgersi, pacatamente, al mercato interno, riscoprendo con esiti alterni l’uso dell’italiano.

       Facebook: Shado Records

Il festival piÚ fresco dell’universo ione!

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10 eventi

di emanuele giaconi

Ben Harper N

asce in California nel ’69. Il padre è un afroamericano-cherokee, la madre ebrea con origini russe. Cresce con la parte materna della famiglia perché i genitori si separano quando è piccolo e lui comincia a suonare una lap steel guitar - imitando Robert Johnson - nel negozio di strumenti musicali dei nonni (materni, appunto). E dopo? Dopo diventa Ben Harper, pubblica sedici album (dodici in studio più quattro live), tre dvd, una raccolta, suona in tutto il mondo e diventa uno dei simboli del perfetto mix tra Black Music, Blues, Folk e cantautorato moderno. Probabilmente, vista la famiglia in cui cresce (anche i genitori, in verità, hanno sempre suonato), Ben Harper è un predestinato: a soli dodici anni la prima esibizione in pubblico, con tutti che si meravigliano di quanto quel ragazzino abbia già, a scorrergli nelle vene, quel talento clamoroso che fu dei primi grandi specialisti della sei corde. Influenzato tanto da Bob Dylan quanto da Sam Cook e Jimmie Rodgers, il nostro Ben diventa ragazzo continuando ad affinare la propria capacità e sentendo forte il bisogno di usare la musica per unire le persone e per superare razzismo e separatismi. Non suona la politica ma allo stesso tempo veicola da sempre un messaggio politico: fratellanza, cambiamento, ottimismo (e in questo è stato visto da alcuni come uno dei possibili figliocci contemporanei del mito Bob Marley). Se si osserva la parabola discografica di Harper, non si può non ammettere che il ragazzone di Claremont (80 chilometri da Los Angeles, vicino a dove il deserto comincia a riempirti di polvere davvero) non è uno di quelli che si ac-

contentano o scelgono di cullarsi sugli allori. Ben Harper ha sempre continuato a fare ciò che quella testa geniale che si ritrova gli ha suggerito di tentare, anche una volta ottenuta una fama planetaria che, sia a livello di conto in banca che di popolarità e comfort vari, gli avrebbe consentito di fare anche solamente un paio di dischi bruttocci - magari con qualche featuring pallosetto - e poi ritirarsi a fare dj set a duemila dollari a serata in mezzo a Cuba Libre e ragazze ammiccanti (belloccio il Ben, no?). Il fatto è che il suo amore per la chitarra gli impedisce di staccarsene, gli impedisce di non continuare a spaziare nei campi della Soul music che si condisce di Folk e R’n’B, poi di Blues, poi di colpi Rock. Il disco-colosso è quel “Diamonds On The Inside” del 2003 il cui singolo omonimo sarà per sempre piacevole da ascoltare, così semplice e allo stesso tempo ricco da meritarsi il bollino di tormentone (buono) estemporaneo. Per il pubblico più generalista, quello è stato il disco della consacrazione, però Harper di cose buone ne aveva già fatte. L’esordio (1992) fu “Pleasure And Pain”, con tiratura bassissima e zero distribuzione, che lo fece comunque conoscere subito a chi conta: la Virgin gli propose di lavorare ad un disco marchiato con il suo bollino e Ben Harper creò allora quel “Welcome To The Cruel World” che nel 1994 lo lanciò nel mercato discografico. Volontà, passione, forza: queste le armi del californiano, da subito. “Fight For Your Mind”, del ’95, è per certa critica il suo lavoro più riuscito. Interessante notare che, quasi vent’anni dopo, BH abbia colpito ancora una volta il centro con un disco non banale, elaborato con un

Ben Harper Teatro Verdi 10 maggio 2014

compagno di viaggio particolare e, again and again, senza apparire autoreferenziale, statico, superfluo. È infatti nel 2013 che esce “Get Up!”, suonato assieme a Charles Musselwhite, armonicista di grossa fama, all’occorrenza anche chitarrista. La formula harperiana per non cadere nel baratro dei musicisti che, dopo tanti dischi, mandano fuori qualcosa che sa di obbrobrio? È semplice: unire le forze, collaborare con chi ha l’attitudine giusta, con chi pulsa ancora di vita vera, per prendere quelle roots di una volta e fargli fare da supporto ai suoni di oggi. Che forte sei, Ben. Credo che i grandi bluesman del passato ti stringerebbero la mano, complimentandosi per il tuo modo suadente di fare musica e, magari, anche per aver sposato Laura Dern (anche se poi vi siete lasciati). La bella notizia per i fiorentini è che Ben Harper suonerà a Firenze, al Teatro Verdi, il 10 maggio (ore 20.45). Sarà un’occasione ghiotta per ascoltarlo in acustico, dato che sta facendo un tour mondiale con la chitarra meno rumorosa. Scaldate le orecchie, la Black Music è (ancora) qui.


12 personaggi di riccardo morandi

I

ntervistare un giornalista è una cosa molto interessante e stimolante, specie se quel giornalista rappresenta per te un modo di scrivere e di essere che ti è sempre stato vicino. Un modello, in sostanza. Il rock, la Fiorentina, Firenze. È una formula strana, quella di Benedetto Ferrara: mescolare musica e pallone e condire tutto con l’ironia prettamente fiorentina, a tratti cinica, asciutta. Quella ironia che fa ridere un fiorentino e fa rimanere interdetto un non fiorentino. Che ovviamente non capisce quella stesso sarcasmo che ci contraddistigue, come non capisce tutto il bene che i fiorentini che amano il calcio vogliono alla compagine viola.

Benedetto Ferrara

Ti occupi di calcio, musica e radio oramai da tanti anni. Hai iniziato con Radio Centofiori, una radio che ha dato tanto a Firenze in termini di cultura e organizzazione eventi. Come è cambiata la radio a Firenze e come sono cambiate Firenze e la Fiorentina? La fortuna di fondare una radio a diciott’anni è stata immensa, specialmente in quegli anni. Si veniva dagli anni ‘70, e c’era voglia di cultura, c’era voglia di concerti. Firenze stava tornando a vivere, scopriva il rock, il teatro, i locali. Partecipare attivamente mi ha dato tantissimo, mi ha insegnato in parte anche a fare questo mestiere. Adesso chiaramente è tutto cambiato: sono arrivati i network radiofonici e la radio non ha più quella dimensione: questo non ha comunque frenato l’entusiasmo nel farla. Anche il calcio è cambiato, non so se in bene o in male. Abbiamo perso sicuramente il coinvolgimento umano degli anni 80, lo dimostrano gli stadi che non fanno più il tutto esaurito. Contano gli sponsor, conta la TV, lo spettatore pagante è una parte piccola dei profitti. Que-

sto nonostante sia personalmente e piacevolmente impressionato dai social network, che riescono a stimolare discussioni, sul calcio o no, dando anche possibilità a tanti ragazzi di iniziare a fare giornalismo. La prima partita che hai visto, ed il primo concerto. Che ricordi hai? La prima volta che fui portato allo stadio avevo 6 anni ma ho un ricordo vago. Ricordo bene invece che nel 1970, quando avevo circa 9 anni, ero seduto con mio padre (allora consigliere

comunale) fra un esponente di destra ed un comunista entrambi anche essi consiglieri. Al gol della Fiorentina ci fu un lungo abbraccio fra i due: rimasi stupito di come il calcio potesse unire ciò che la politica dividesse in maniera così netta (era anche il 1970, il clima era molto acceso). Invece il primo concerto lo vidi a Siena, credo nel 1971. Erano i Genesis, suonarono davanti ad un migliaio di persone.. ricordo,nonostante fossi stato piccolo, Peter Gabriel vestito da fiore.

Chi ama il calcio spesso si vede guadare in maniera un po’ storta, con una vena di snobbismo, anche male celato, da chi frequenta gli ambienti musicali e culturali. Che ne pensi? Non credo proprio sia così: lo dimostra il fatto che il mio blog si chiami “Rock & Gol” o il programma radio che curo si chiami “Violapop”, (in onda il mercoledì sera alle 21 su Controradio). Il calcio a Firenze è un teatro di tormentoni, di parole e di risate: io mi approccio in questi due contenitori non solo in chiave prettamente sportiva, visto che il calcio in radio è fatto ottimamente da altri network, ma dando un taglio ironico e umano. Peraltro sto lavorando per portare in teatro il materiale raccolto. Comunque sia non penso che ci sia snobbismo, specie fra i più giovani: questi ragazzi sono rock nella testa e nelle passioni. Mario Gomez, un grande campione tanto atteso ma che putroppo, per sfortuna, non è esploso. Paragonalo ad un disco, al volo. Sicuramente “Chinese democracy” dei Guns N’ Roses. Atteso oltre quindici anni e rivelatosi poi un disco non eccelso. Che speriamo venga rivalutato, come Gomez il prossimo anno.


La Fiorentina affronterà il Napoli il 3 Maggio, in finale di Coppa Italia. A quale finale sei rimasto legato tu? Anche se non era una finale, sono rimasto legato ad Arsenal-Fiorentina del 2000. Eravamo non favoriti e un po’ sfigatelli: andammo in campo nel vecchio Wembley vincendo con grazie ad un gol di Batistuta ed alle parate di Toldo. Lungarno è un luogo di Firenze. Quale è la parte di questa città a cui sei più affezionato? Dove porteresti un turista? Sicuramente San Frediano. Avendo avuto la redazione di Repubblica in Oltrarno ho visto questa parte di città cambiare, prima in bene, poi in male, ed infine adesso nuovamente rinascere. Trovo che la parte fra Piazza Santo Spirito, Piazza del Carmine e la splendida Piazza Tasso sia la Firenze rimasta vera, integrata, vitale e fuori dalle rotte turistiche di massa: solo qualche turista più “evoluto” visita l’Oltrarno. Il fatto che io ci viva è superfluo, visto che ho vissuto in tante parti di firenze, da Sant’ Ambrogio e San Lorenzo. Si parla a Firenze di stadio nuovo. Personalmente ho un’affezione per l’impianto dell’ Artemio Franchi e sono un po’ dubbioso nel vedere un impianto nuovo in una parte piu’ periferica. Che ne pensi? Beh se parliamo a livello personale, io la partita la vedo in tribuna stampa. Ma le condizioni degli stadi italiani sono problematiche: non puoi più pretendere, alla luce della condizione degli impianti europei, che un ragazzo paghi e si guardi la partita in curve troppo distanti senza copertura. Il calcio richiede stadi all’altezza, gia’ pieni ad inizio stagione. Chi investe chiede che venga fata questa cosa. Poi ti capisco quando si parla di affezione… il panino dello Scheggi, il bar Marisa: ma per il bene della Fiorentina è importante il cambio. Politicamente poi andrà visto come utilizzare lo spazio di Campo di Marte, tenendo sicuramente vivo l’impianto con soluzioni che potrebbero essere la conversione a zona sportiva per tutti, o la pedonalizzazione. Un parallelismo fra un giocatore della Fiorentina di ora ed una rockstar. Senza dubbio Borja Valero e Bruce Springsteen, per l’umanità e la passione che entrambi hanno. Sono riuscito a conoscere il Boss lo scorso anno a margine del concerto di Firenze e mi sono trovato davanti un mito che è un uomo vero. Stessa cosa per il calciatore spagnolo. Entrambi mettono la passione in quello che fanno, risultando a mio avviso degli ottimi esempi per i giovani.

Il Vespa Club Firenze ORGANIZZA

CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI PISA

Potendo scegliere un altro lavoro, in una ipotetica macchina del tempo, cosa vorresti fare? Quello che già in parte faccio, scrivere per il teatro, lavorare per il teatro. Ho studiato cinema e mi piacerebbe non tanto fare l’attore ma l’autore ed il regista. Consigliaci tre dischi, non necessariamente nuovi, e poi ti lasciamo ringraziandoti. Sicuramente il nuovo degli Afghan Whigs “Do To The Beast”. Un disco che testimonia che il rock esiste senza scopiazzare. Bello e drammatico, originale e forte… per me un ottimo lavoro. Come secondo consiglio direi un bel un disco acustico, “Hendra” di Ben Watt. Il bravissimo ex componente degli Everything But The Girl con trascorsi anche nel mondo delle sonorità elettroniche come la deep house, stavolta si supera, pescando anche la collaborazione di David Gilmour alla chitarra. Suggerisco infine l’ultimo disco di David Crosby, “Croz”. Un disco che non è un omaggio alla sua carriera, come spesso accade per gli artisti non più giovani, bensì un prodotto vivo e sporcato positivamente da una vita sicuramente complicata.

foto © Filippo Milani

DOMENICA 22 GIUGNO

FIRENZE to MARINA DI PISA from

SCAMPAGNATA NON COMPETITIVA!!! Aperta a tutti i possessori di ciclomotori 50 cc monomarcia (Ciao, Boxer, Bravo, Califfone, Betini, Gabbiani... etc.) conformi alle normative vigenti del codice della strada. NO PLASTIC SCOOTER!!!!!

SI PARTE DA FIRENZE E SI ARRIVA (??) A MARINA DI PISA... È gradito abbigliamento marino e accessori mare! Ritrovo presso il VESPA CLUB FIRENZE - Viale Malta, 4 Firenze Apertura iscrizioni ore 7.00 - Chiusura iscrizioni ore 8.15 Costo dell’iscrizione € 10 (gadget garantiti ai primi 100 iscritti) PER MAGGIORI INFORMAZIONI SULL’EVENTO: PAOLO 339.1570558 - ciaomare2014@gmail.com


14 domande di eleonora ceccarelli

Soccorso Clown C ambiare la quotidianità ospedaliera dei bambini. Una frase che da i brividi solo a pensarla. O forse sperarla. “Soccorso clown onlus” è una realtà orgogliosamente fiorentina che riesce ad esaudire questa frase e a renderla reale. Fondata nel 1995 da Vladimir Olshansky, suo fratello Jury e Caterina Turi Bicocchi, opera in diverse strutture ospedaliere in Toscana ed anche nel Lazio, con una madrina d’eccezione come Giusi Merli. Persone preparate che oltre ad essere operatori di circo e di teatro hanno partecipato ad un corso di formazione completo per riuscire a diventare “clown ospedalieri professionisti”. Insomma una vera e propria professione, che come mi ricorda Dott. Solletico, Massimiliano Paggetti, è il lavoro più bello del mondo. Sicuramente. Ma un lavoro per pochi. La volontà, la passione, la sensibilità e delicatezza che sta dietro ad ogni intervento ospedaliero è un mix unico realizzabile solo da uno staff preparato e pronto. Vi racconto una storia meravigliosa. Sapete che sempre più oltre agli interventi ordinari, di relazione con il bambino e la sua famiglia nei reparti, è richiesto l’intervento straordinario? Ovvero, tecniche mirate e studiate per affiancare lo staff ospedaliero durante procedure mediche dolorose e complicate. Ricerche ufficiali pubblicate hanno dimostrato come, per esempio, grazie all’accompagnamento in sala operatoria da parte di un clown ospedaliero, il bambino abbia una riduzione dello stress del 50%. E non sono solo questi i benefici. Massimiliano suggerisce di pensare a questi interventi come ad improvvisazioni jazz, infatti questi clown lavorano sempre in coppia e a seconda della situazione eseguono il loro repertorio, che sembra casuale, ma casuale non è. È un fare musica in divenire per riuscire a creare una “sospensione” dal luogo e dal tempo. Come avviene questo? Prima di tutto la relazione avviene solo con la parte sana del bambino, il clown diventa l’unica figura ospedaliera a cui il bambino può dire no, quindi una figura unica con cui il piccolo paziente può prendersi tutte le libertà. Massima attenzione anche alla durata dell’intervento, l’obiettivo è di alzare il grado energetico, ma non andare sull’euforia. Lasciare un momento di magia, un po’ di ossigeno ed andarsene al momento giusto. È una linea sottile, un confine labile che non deve essere mai superato, ogni intervento calibrato in modo delicato e poco invasivo. Questa attività deriva dai modelli operativi della Clown Care Unit del “Big Apple Circus di New York”, la guida in tutto il mondo per chi opera nel settore. Il progetto futuro è arrivare anche nei reparti di geriatria a riportare un po’ di vita laddove la vita svanisce. Io credo molto nell’unione tra mente e corpo, nell’effetto positivo di una risata, e quando tutto questo ha un riscontro in un sorriso di un bambino...non dobbiamo aggiungere altro. Scontatezze? Forse si. Ma tutti noi amiamo queste scontatezze. Dobbiamo solo ringraziare queste fantastiche persone che si meritereb-

bero di essere menzionate una per una. Grazie a tutti loro che credono nella magia di una “sospensione” che credono nella magia della vita. Grazie di avermi emozionato. Grazie a Dott. Solletico, Caterina Turi Bicocchi e Ruben Cataldo (marketing e fundraiser) che ho avuto la fortuna di conoscere. Dimenticavo! Grazie anche del mio bellissimo naso di spugna rosso. www.soccorsoclown.it


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Maggio giovedì 1 •  F ESTIVAL del Gelato (1-4/05) Giardini del Palazzo dei Congressi (FI) ing. 12/10 euro •  Factory’s Beat Djset Auditorium Flog (FI) ing. 15/5 euro •  Gatti MÉzzi Tender Club (FI) ing. 12 euro •  L a Psiche di EliA NOF Club (FI) ing. libero •  Bacci del Buono & Marco Ferretti Guitar Duo Teatro Verdi (FI) ing. NP •  RUGANTINO (1-4/05) Teatro Verdi (FI) ing. 31/75 euro •  Akronos (1-15/05) Immaginaria Arti Visive Gallery (FI) ing. libero venerdì 2 •  DID Tender Club (FI) ing. libero •  HOOKERS WOOPEE NOF Club (FI) ing. libero •  Anthony B. & House of Riddim Band Auditorium Flog (FI) ing. 15/13 euro •  Giocondo Zappaterra (2-18/05) Teatro di Cestello (FI) ing. 17 euro •  Bob Dylan’s Dream Spazio Alfieri (FI) ing. 8/12 euro •  Elektro Live Max Pub (FI) ing. libero •  D’amore e di altre cose irreversibili Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Art is Now (2-27/05) Galleria 360 (FI) ing. libero •  Giusto la fine del Mondo (2-3/05) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. NP

•  L ’Ospite IllustrE (3/4/17/18-05) Teatro della Pergola (FI) ing. 15/12 euro •  In Transitions (03-10/05) Ottovolarte (FI) ing. libero •  Zarlingo Backstage (FI) ing. libero domenica 4 •  G iulio Tonini (04-06/04) NOF Club (FI) ing. libero •  Quartetto Klimt Auditorium Sinopoli (FI) ing. 10/7 euro lunedì 5 •  W  es We Can / Wes Montgomery omaggio NOF Club (FI) ing. libero •  L a Deutsche Vita Spazio Alfieri (FI) ing. 7.50 euro •  Oblate Suite Biblioteca delle Oblate (FI) ing. libero •  Il Mago di Oz Teatro Obihall (FI) ing. 18/15 euro •  Intercity Connections (5-11/05) Teatro Verdi (FI) ing. NP •  Madonna che silenzio c’è stasera Cinema Odeon (FI) ing. NP martedì 6 •  L uca Carboni Teatro Obihall (FI) 35/25 euro •  Le parole della musica (6-7/05) Auditorium Sinopoli (FI) ing. 15/12 euro •  L a corda al fosforo Spazio Alfieri (FI) ing. 8/12 euro •  L a Grande Canzone Partenopea Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Crystal Dream (06/05-18/07) Patrizia Pepe (Campi Bisenzio) ing. libero mercoledì 7

sabato 3 •  M  aria Antonietta Glue (FI) ing. libero con tessera •  Ba Banda NOF Club (FI) ing. libero •  E x OtagO Auditorium Flog (FI) ing. 5 euro •  Small Jackets Tender Club (FI) ing. NP •  Bottega Glitzer Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP

•  P ausa Caffè Festival (7-9/05) Piazza della Repubblica (FI) ing. libero •  + Corto Finale - Glue (FI) ing. libero con tessera •  Diaframma Tender Club (FI) ing. 10 euro •  Jam Session NOF Club (FI) ing. libero •  Il giro del MOndo in 80 canzoni Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP

•  M  ahala Banda Backstage (FI) ing. libero •  Incontro con Gianrico e Francesco Carofiglio Feltrinelli RED (FI) ing. libero •  Crash Troades (7-9/05) Teatro Studio (Scandicci) ing. 14/12 euro giovedì 8 •  W  A! Japan Film Festival (8-11/05) Cinema Odeon (FI) ing. 3 euro •  FABBRICA EUROPA XXI (8/5-28/06) Varie Location (FI) ing. NP •  Filippo Graziani Tender Club (FI) ing. 10 euro •  Party Lista Tsipra Auditorium Flog (FI) ing. 8 euro •  Popularia NOF Club (FI) ing. libero •  Lovelace Spazio Alfieri (FI) ing. 7.50 euro •  Tito Ceccherini Teatro Verdi (FI) ing. 13/16 euro •  Tina Allori, la bella voce della radiO Spazio Alfieri (FI) ing. 8/12 euro •  Gnamo! Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Soul d’Out Backstage (FI) ing. libero venerdì 9 •  Ni  colò Carnesi  Tender Club (FI) ing. 7 euro •  99 Posse Auditorium Flog (FI) ing. 13/11 euro •  Now You See Me  Glue (FI) ing. libero con tessera •  30 Tracks  NOF Club (FI) ing. libero •  Gaspari Fiaschi Max Pub (FI) ing. libero •  Arnold! (9-11/05)  Circolo Aurora (FI) ing. NP •  Tango... nel fango di Rabelais Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Oggetti 1965-1970 (9/05-25/07) Galleria Il Ponte (FI) ing. libero •  Duo Etrusco Orkestra Backstage (FI) ing. libero

sabato 10 •  Om  osumo Glue (FI) ing. libero con tessera •  Ben HarpeR  Teatro Verdi (FI) ing. NP •  Nedo & The Bellos  NOF Club (FI) ing. libero •  Closing Party Rullante Club (FI) ing. libero con tessera ACSI •  Frikkettonica Party Auditorium Flog (FI) ing. 7/5 euro •  Ebi Teatro Obihall (FI) ing. 42/72 euro •  D.I.V.A. Backstage (FI) ing. libero •  The Ghost Notes Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Ogni Casa è un grande libro (10/11/24/25-05) Teatro della Pergola (FI) ing. 15/12 euro •  Della natura delle cose Palazzo Borghese (FI) ing. libero domenica 11 •  B uon Compleanno Francesco Nuti  Nelson Mandela Forum (FI) ing. 30/20 euro •  Enrico Stellini  Auditorium Sinopoli (FI) ing. 10/7 euro lunedì 12 •  A pri Baaj / Jazz indiano NOF Club (FI) ing. libero •  Bathrooms Spazio Alfieri (FI) ing. 7.50 euro martedì 13 •  L amentarsi come ipotesi Spazio Alfieri (FI) ing. 8/12 euro •  Sorelle Novecento Biblioteca delle Oblate (FI) ing. libero •  Pintus Teatro Obihall (FI) ing. 23/34 euro •  Premiata Filatura FP Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP

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•  P ins Combo Social Club (FI) ing. libero •  Il pranzo di natale Spazio Alfieri (FI) ing. 7 euro •  Artigianato e Palazzo (15-18/05) Giardino Corsini (FI) ing. 8/6 euro •  Max Collini + Jukka Reverberi  Max Pub (FI) ing. libero •  Guitar Encuentro  Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Sogni di Gloria Cinema Odeon (FI) ing. NP •  L a Cattiva Strada (Riccardo Mori & friends) Backstage (FI) ing. libero venerdì 16 •  J uno Glue (FI) ing. libero con tessera •  Passogigante NOF Club (FI) ing. libero •  Draba Orkestar Backstage (FI) ing. libero •  Daniel Kawka Teatro Verdi (FI) ing. 13/16 euro •  Arpissima (16-17/5) Auditorium Sinopoli (FI) ing. libero sabato 17

venerdì 23

lunedì 19

giovedì 29 •  G ezz Zero Psychounderground NOF Club (FI) ing. libero •  Field Recording (29/05-01/06) Varie Location (FI) ing. NP •  Adriano Modica Backstage (FI) ing. libero •  Chef Spazio Alfieri (FI) ing. 7 euro •  Benvenuti in Casa Gori Teatro Verdi (FI) ing. 22/52 euro venerdì 30 •  E uro Tunz NOF Club (FI) ing. libero •  Piano+ Limonaia di Villa Strozzi (FI) ing. NP •  Bitter Cocks Max Pub (FI) ing. libero sabato 31 •  P aletti Glue (FI) ing. libero con tessera •  Simone Di Maggio Old Time Screamer  NOF Club (FI) ing. libero •  Sixties Limonaia di Villa Strozzi (FI) ing. NP

FIRENZE OGGI • CO A SA C’È

FIRENZE OGGI • CO SA

•  F enicotteri NOF Club (FI) ing. libero •  Fazzini doppia trio •  Questione di Tempo  NOF Club (FI) ing. libero Glue (FI) ing. libero con tessera •  Carlo Monni •  Faresoldi  Teatro di Rifredi (FI) ing. libero Babylon Club (FI) ing. NP •  Orkestra Ristretta / Leitmotiv •  Forchettina Giramondo  Sollicciano  Biblioteca delle Oblate (FI) ing. libero Casa Circondariale di Sollicciano (FI) ing. libero •  Riccardo Mori  •  L a regina vergine Max Pub (FI) ing. libero Spazio Alfieri (FI) ing. libero •  Morgan •  Inaugurazione Teatro Dante  Teatro Obihall (FI) ing. 20/36 euro Teatro Dante (Campi Bisenzio) ing. libero •  Dire Straits Legends sabato 24 Teatro Obihall (FI) ing. 37/64 euro •  Djset Selection  martedì 20 Glue (FI) ing. libero con tessera •  Blue Popsicle  •  Les Nuit du Manouche  NOF Club (FI) ing. libero NOF Club (FI) ing. libero •  Il Gatto con gli Stivali (24-25/05) •  Masaaki Miyasako  Teatro di Cestello (FI) ing. 11 euro Andito degli Angiolini Palazzo Pitti (FI) ing. libero domenica 25 •  Crepapelle (20-31/05) Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP •  Maratona gruppi da camera Villa la Torraccia (FI) ing. libero mercoledì 21 •  Sogno di una notte di mezza sbornia (25-26/05) •  Jam Session Teatro Verdi (FI) ing. NP NOF Club (FI) ing. libero •  Elogio del dettaglio lunedì 26 Museo Marino Marini (FI) ing. libero •  Mirco Rubegni Trio giovedì 22 NOF Club (FI) ing. libero •  Maria di Scozia •  Una tranquilla cena tra amici Spazio Alfieri (FI) ing. libero (22-31/05) •  Dragon Film Festival Ex-Chiesa di San Carlo (FI) ing. 10 euro Cinema Odeon (FI) ing. NP •  Dre Love & The Band NOF Club (FI) ing. libero martedì 27 •  Giorgia Nelson Mandela Forum (FI) ing. 36/57 euro •  Miles Cooper Seaton •  Toast Biblioteca delle Oblate (FI) ing. libero Spazio Alfieri (FI) ing. 7 euro

•  T homas Dausgaard Teatro Verdi (FI) ing. 13/16 euro •  Uri Kaine Teatro Goldoni (FI) ing. 20/15 euro

A C’È

•  D j set Selection Glue (FI) ing. libero con tessera •  Draba NOF Club (FI) ing. libero •  Ne xtech Special Fortezza da Basso (FI) ing. 32 euro •  Bob Dylan’s Week Varie Location (FI) ing. libero •  Foneno Country Blues Max Pub (FI) ing. libero •  Velvetsoul Backstage (FI) ing. libero

•  C oncerti di primavera Sala Pegaso P.zza Duomo (FI) ing. libero •  Deejay Ten P.zza della Signoria (FI) ing. NP

mercoledì 28

FIRENZE OGGI • CO SA

giovedì 15

domenica 18

•  T rucupas Acoustic Rock Max Pub (FI) ing. libero •  L a Pentola d’Oro  Teatro Obihall (FI) ing. 16/22 euro •  Sgrana & Traballa CPA (FI) ing. NP •  Incontro con Margaret Mazzantini  Feltrinelli RED (FI) ing. libero

A C’È

•  Kaiser Soze è quello zoppo Glue (FI) ing. libero con tessera •  Romeo e Giulietta (14-18/05) Nelson Mandela Forum (FI) ing. 23/55 euro •  Vertigine & Paolino Backstage (FI) ing. libero

•  V oci della Terra Fabbrica dei Saperi (Scandicci) ing. libero •  Allison Crowe Circo-lo Teatro del Sale (FI) ing. NP

FIRENZE OGGI • CO SA

mercoledì 14

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Maggio da non perdere Luca Carboni

Ex sex simbol degli anni 90, da alcuni considerato un ottimo cantautore, da altri un pessimo interprete, Luca Carboni furoreggia/fluttua come un coccodrillo assonnato e bolso tra palchi di varie dimensioni da ormai 30 anni. Un gran momento il “Fisico bestiale” in canotta e anfibi e capelli unti come un panino alla mortadella. Ancora mi prudono le mani quando sento in radio “ho bisogno d’affetto” oppure quando trentenni suonate ancora si chiedono se era lui quel Luca che si bucava ancora mentre Silvia non lo sapeva. E sticazzi? 6 maggio - Teatro Obihall (Fi) ing. 35/25 euro Niccolò Carnesi @ Tender Club 99 Posse @ Auditorium Flog

Buon compleanno Francesco Nuti

È delicato parlare di Francesco Nuti, in troppi lo fanno e l’hanno fatto recentemente spettacolarizzando una situazione tragica e difficile. Colgo l’occasione di questa lodevole iniziativa (La PRG mette a disposizione gratuita tutta l’organizzazione, Conti, Panariello, Pieraccioni e Masini non prendono un euro, tutto l’incasso andrà a sostegno di Nuti) per fare un omaggio e un augurio a Nuti, che possa tornare anche solo nello spirito in quella meravigliosa rovesciata di “Tutta colpa del paradiso”, o intorno al biliardo con la De Sio, o nei panni di Willy Signori sul tetto a salvare Isabella Ferrari. 11 maggio - Mandela Forum (Fi) ing. 20/30 euro Chris Liebing

Carlo Monni

Lungarno a volte ospita dei “ricordi dei defunti” un po’ brutti, non se la prendano i volenterosi di questo giornale. Adesso sarà un anno che è morto Carlo Monni e prima di scrivere quello che sto scrivendo ho temuto di fare una cosa simile a quelle che disprezzo. O ancora peggio scrivere un boxino raccontando delle 3 o 4 volte che l’ho incrociato descrivendole come momenti epici o che hanno rivoluzionato la mia vita. Bene, io mi limiterò di invitarvi ad andare al Teatro di Rifredi il 19 maggio. Dalle 18 alle 22 ci sarà la proiezione del video realizzato da Angelo Savelli ma soprattutto da Tobia Pescia, prodotto che racconta Monni attraverso filmati sul palco e testimonianze di chi quel palco l’ha calcato con lui. 19 maggio - Teatro di Rifredi (FI) ing. libero Giorgia

Il 9 maggio è uno di quei giorni chiave, scorrendo wikipedia ci se ne rende conto facilmente. Impeachement di Nixon, fine della seconda guerra mondiale, Mussolini e Hitler a Firenze (per quell’occasione venne fatto costruire il balconcino di Palazzo Vecchio su Piazza della Signoria), ritrovamento del cadavere di Aldo Moro a Roma e quel che rimaneva di Peppino Impastato a Cinisi. Per celebrare il 9 maggio potete andare al Tender a sentire Niccolò Carnesi autore di un disco strepitoso oppure andare a cantare curre curre uaiò alla FLOG con l’illusione di avere ancora di fronte quei 99 posse. 9 maggio Niccolò Carnesi - Tender Club (Fi) ing. 7 euro 99 Posse - Autitorium FLOG (Fi) ing. 13/11 euro Ben Harper

L’uomo più Figo della terra. Bravo, bello, ganzo, sensibile, altruista, padre modello, marito presente, figlio esemplare, nipote da libro. Non ne sentì parlare male mai di Ben Harper e non ti aspetti mai un gossip a svelare retroscena di questa magnifica facciata. Sono stato nel suo negozio a Claremont, 80 km fuori da Los Angeles, era di suo nonno e Ben da piccolo stava nel retro di questa specie di bazar della musica, con strumenti di ogni tipo, dalle chitarre classiche ad aggeggi strani della tradizione indiana, tutti rigorosamente acustici. Questo è un concerto assolutamente da consigliare a tutti anche a chi di solito, come me, è allergico al troppo miele. 10 maggio - Teatro Verdi (FI) ing. NP

Mia nonna - quella di Massimo Ranieri nel numero di aprile - ha sempre pensato che tutti quelli che andavano in discoteca fossero drogati ma i più drogati satanici e pessimi dovessero essere “quelli lassù con le cuffie”. Una volta vedemmo un pezzo di “Lucignolo” che non fece altro che confermare le sue credenze. Allora ho deciso che il 17 maggio chiederò all’organizzazione del Nextech di far passare a Chris Liebing una giornata con mia nonna. Perché Liebing, uno dei massimi esponenti di musica elettronica, techno contemporanea con influenze industrial anni ‘80, pare essere un super amante dello sport e anche vegano e sono convinto che potrebbe fare un così grande effetto su mia nonna che la notte del 17 la potrei trovare in leggins e canottiera a scatenarsi in Fortezza.

Vorrei confessarvi con grande sincerità che Giorgia resta uno dei miei migliori sogni erotici di sempre. Forse l’aria da brava ragazza con la camicia sempre un po’ sbottonata, forse l’acqua e sapone di certe sue interpretazioni, forse la versione aggressiva di inizio 2000, forse anche un po’ l’aria da secchioncella perfettina che non sbaglia una nota. Boh. Fatto sta che mi garba parecchio QUINDI a volte canticchio anche le sue canzoni e se la becco in radio la lascio. QUINDI andrò anche al suo concerto. L’ho detto

17 maggio - Fortezza da Basso (Fi) ing. 30/20 euro

22 maggio - Mandela Forum (Fi) ing. 36/57 euro

Deejay Ten

Bitter Cocks

Da quando frequento tutte le mattina le Cascine per allenarmi ogni giorno conto almeno 6/7 t-shirt “Run like a deejay”. Un po’ rosico che io non ce l’ho. Per cui tra poco andrò sul sito, pagherò 18 (o 15,€ non ho ben capito) euro, e poi mi prenderò non solo la t-shirt ma anche la sacca originale, poi correrò forse, più probabile che farò una passeggiata svelta sempre che la sera prima non mi sia dato ad altri generi di competizioni, ma una cosa la so di certo. Che dal 20 maggio la mattina anche io avrò una t-shirt Run like a deejay e non rosicherò più ma soprattutto potrò avvicinarmi alle runner mattutine che non mi guarderanno più male perché ho la maglietta dei Ramones o di un vecchio Pisa Folk Festival, ma avrò la maglietta della Deejay Ten, sarò uno di loro, e non scapperanno più via correndo al di sopra della loro media di Runtastic. Essere in forma non è figo quanto condividere sul social network le statistiche di Runtastic

Io non avevo idea di chi fossero i Bitter Cocks ma quando ho letto sull’agenda di Lungarno che avrebbero suonato al Max Pub mi si è aperto un file che pensavo di aver messo nel cestino diverso tempo fa. Un mio amico che studiava a Pisa mi disse di essere stato a un loro concerto e si era divertito un monte. Non solo, da lì iniziò a dire con una certa frequenza “sono bitter cocks” ogni qual volta si presentasse una situazione di difficoltà o di difficile soluzione. Per un’intera stagione l’espressione troneggiò nei nostri dialoghi e negli sms (era pre-socialnetwork), mi ricordo che qualcuno pensò anche di fare un adesivo e qualche altro creativo improvvisato voleva fare un prodotto antagonista del celebre Sanbittèr chiamato proprio “Bitter Cock”. Per fortuna non se ne fece nulla.

18 maggio - Piazza della Signoria (FI) ing. NP

30 maggio - Max Pub (Fi) ing. libero


giovedì 8 maggio dalle 19.30 / Palazzo Strozzi

WORKSHOP DI SCRITTURA CREATIVA Il workshop CARATTERI AL QUADRATO lancia una sfida. Un’attività di scrittura creativa che invita a raccontare la propria vita condensata in poche parole, quasi un haiku per un’autobiografia in miniatura.


piccole incursioni nel sottobosco locale

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La Scena sic con distribuzione Audioglobe: dodici artisti come i toscani Bad Apple Sons e The Half Of Mary, anteprime di nuovi progetti come Eldorado, esordi doc come Rescue e The Talking Bugs. Bella storia la compilation su cd, un fiore all’occhiello, ma credo tornerò al free download. Se ci soffermiamo sulla scena fiorentina e toscana, ci si accorge che è molto vivace: sarebbe lungo fare un elenco di nomi, ma inviterei chi ama la musica a seguire la mia trasmissione e la programmazione dei molti club che fanno musica live.

Identificati, in qualche modo. David Drago, speaker a Novaradio Città Futura, dove conduco “L’Ora del Dragone”, programma dedicato alla musica indipendente italiana con novità, anteprime, interviste e live-set. In un’altra vita facevo il giornalista per un quotidiano, poi ho scoperto il mondo della radio. E mi sono accorto che la musica che passano nei grandi network e in tv non è la vera musica italiana, ma un insieme di cloni da talent e vecchie cariatidi. Così, diffondere la musica indipendente italiana è diventata una passione, che a volte somiglia a una missione. Dopo alcune esperienze su altre emittenti, sono approdato a Novaradio e mi sento davvero a casa. E’ una radio comunitaria, a forte vocazione sociale, che dà molto spazio anche in selezione alla musica indipendente. Cos’è per te LA SCENA? Di Scene ce ne sono tante, alcune pure pietose. La scena indipendente, per quanto vasta e a volte confusa, è ricca di proposte che sanno rielaborare le tradizioni in maniera originale.

Oltre che in radio cerco di diffonderla con le mie compilation, una a ogni inizio stagione: finora erano sulla rete in free download, ma l’ultima, la Dragonspring 2014, è uscita il 21 marzo per la prima volta su cd, per Pippola Mu-

Perché credere ne LA SCENA? Perché se si perde la curiosità nei confronti di ciò che non si conosce ancora, ci si riduce ad essere solo marionette pilotate e influenzabili. Se la musica mondiale è in mano a quattro major, i gusti musicali sono più scelti o più indotti? Sta anche al pubblico premiare e ampliare la scena: ci sono emittenti, webzine, riviste, concerti. Sintonizzatevi, leggete, ascoltate: aprirsi a una scena nuova è guadagnare in bellezza, e libertà di scelta.

i provinciali di Pratosfera

Niente è più come prima

C

oncerti per tutti i gusti a Prato a Maggio: accontentiamo sia il fricchettone con la boccia di vino di plastica che il radical chic con la barba pettinata. Per prima cosa vi ricordiamo quello che secondo noi è l’appuntamento del mese: l’uscita del nuovo film di John Snellinberg “Sogni di Gloria”, dal 19 maggio al cinema (abbiamo già speso tante parole nel numero dello scorso mese). Iniziamo coi concerti da non perdere: Il primo è sicuramente Cristina Donà in concerto in Piazza del Comune il 10 maggio, ad ingresso gratuito. La cantautrice (che si potrebbe anche dare una mossa a fare uscire un disco nuovo) torna a Prato dopo il suo straordinario concerto alla Rocca di Carmignano per il Festival delle Colline nel 2010. Ecco, questo concerto non va perso. Per gli hipster che conoscono tutti i film di Wes Anderson a memoria (e magari tutte le battu-

te del cantante de Lo Stato Sociale su Facebook, di solito son della solita specie, le due categorie) proponiamo un esperimento da non perdere: la Camerata Strumentale metterà in musica la “Guida del giovane all’orchestra” di Benjamin Britten, che altro non è che la colonna sonora di “Moonrise Kingdom” di Anderson, appunto. L’appuntamento è l’8 maggio al Teatro Politeama (per gli under 30 il biglietto costa solo 10 euro). Poi arriva la festa della birra in piazza del mercato nuovo: ed è subito un salto nei primi anni 2000: tra i gruppi protagonisti dal 14 al 18 maggio ci sono i Modena City Ramblers (che

incredibilmente ancora gira l’Italia in tour) e Giuliano Palma (che manco i Bluebeaters si cacano più). Comunque una programmazione musicale che invoglia a bere birra, almeno per dimenticarsi della serata. Per gli amanti della musica anni 70 suonata bene, consigliamo la Band del Brasiliano al Capanno Blackout il 10 maggio. Ma soprattutto non dimenticate che “Se maggio va fresco va ben la fava e anco il formento” e che il 19 esce “Sogni di Gloria” (se non si fosse capito). 

www.pratosfera.com


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un sex symbol al mese di il moderatore

una non precisata (ma di certo illuminata) mente alle prese con la vera essenza della bellezza

Gianni Bugno

I

l fascino rude del ciclismo ha da sempre sedotto l’homus italicus, che dai tempi dell’epico dualismo Coppi-Bartali aspettava con trepidazione quella breve stagione estiva dove la doppietta Giro-Tour riusciva a coprire la voragine aperta dal termine del campionato di Serie A. Poco prima dell’attuale dissesto del professionismo su due ruote ci fu un periodo di particolare popolarità, dalla quale i miei adolescenziali ricordi non fanno fatica a recuperare la regale figura di Gianni Bugno. Splendido esemplare di antieroe sportivo, schivo e defilato, fece suo il giro d’italia del 1990 dominandolo dalla prima all’ultima tappa, come prima di lui era riuscito soltanto ad una manciata di campionissimi, imponendo la sua chioma impomatata nel firmamento dello sport nazionale, poco prima che le notti magiche sostituissero la sua popolarità con quella di Totò Schillaci. Ma Gianni Bugno, ciuffo-ritrosa perennemente in bilico su quegli occhi infossati alla Morten Harket, sapeva che non era ancora giunto il momento dell’oblio, e nei successivi anni ’91-’92 diventò campione del mondo, per il puro e semplice vezzo di accostare la maglia iridata alle lenti polarizzate che ammantavano di mistero quello sguardo da latin lover made in Brianza. Come tutti i grandi campioni, ha conosciuto anche momenti di debolezza, subendo una squalifica per positività alla caffeina, che, agli sguardi meno perbenisti, apparve immediatamente come la definitiva consacrazione del suo maledettismo gentile, fatto di ingenua trasgressione alimentare e non spinto da maniacale agonismo competitivo. Al termine della sua carriera professionistica, Bugno non si accontenta dei soliti ripieghi da ex atleta, ed è lui, impavido cuor di leone fresco di brevetto, che guida l’elicottero che segue il giro d’italia per le riprese aeree delle più recenti edizioni della corsa. Infine, forse poco memore dei suoi trascorsi comunisti - “chiamavo compagni quelli della mia squadra”, ebbe a dichiarare in una non precisata occasione - lo troviamo nella lista del candidato PD alla presidenza della regione Lombardia, e qui i suoi successi si trasformano in sconfitta, in un vortice di disaffezione che accomuna ciclismo e politica, con l’unica differenza che l’antidoping che ha falciato i miserabili delle due ruote, non è stato ancora introdotto all’uscita dei seggi elettorali. http://unsexsymbolallasettimana.blogspot.it/

the harsh truth of the camera eye di antonio viscido

“Alle volte la postproduzione fotografica viene utilizzata per togliere invece che per mettere.” http://facebook.com/antonio.viscido


a quel paese di alba parrini

MOROS Y CRISTIANOS Ingredienti per ¾ persone 250 gr. di fagioli neri già bolliti 300 gr di riso bianco bollito (basmati o thai) 1 cipolla 1 peperone 3 spicchi d’aglio origano cumino sale In una padella far soffriggere l’aglio, aggiungere la cipolla tagliata sottile e fare imbiondire. Successivamente aggiungere il peperone a pezzi piccoli, aggiungere 2 cucchiai di cumino e uno di origano e saltare per 5 minuti. Aggiungere i fagioli, saltare due minuti, aggiungere un altro cucchiaio di cumino. Coprire con acqua e far andare a fuoco medio per almeno 40 minuti, avendo cura di aggiungere acqua via via che evapora. Alla fine dovrà risultare della consistenza di una zuppa piuttosto asciutta. Preparare il piatto ponendo sul fondo una base di riso bollito e disponendo sopra la zuppa di fagioli.

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Dile que sì, dile que no

L

o scorso 11 dicembre Barack Obama e Raoul Castro si sono scambiati una storica stretta di mano. Questo significa che Cuba sta cambiando e che dobbiamo sbrigarci a cogliere gli ultimi bagliori del suo splendore. C’è, in un’isola lontana,una favola cubana che vorrei tu conoscessi almeno un po’… Per chi come me è cresciuto da genitori sessantottini, Cuba rappresenta il faro del comunismo più limpido. Arrivare all’Avana con questa convinzione, e perderla, è un tutt’uno. Gli effetti del Castrismo sono ovunque: nella decadenza delle case ridotte a ruderi che si stagliano contro la fastosità del Campidoglio, copia di quello di Washington, nelle vie dove di notte manca l’illuminazione, nell’unica autostrada che taglia Cuba e finisce improvvisamente in un campo. C’è un profumo inebriante che dall’Africa alle Ande ti racconta di tabacco e caffè. Me ne parla un contadino di Pinar Del Rio che ha passato la vita tra le piantagioni di caffè, un uomo col cappello di panno blu e la pelle segnata dal sole e dal troppo tabacco masticato. Qui non c’è elettricità nè

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acqua corrente; siamo lontani dai resort di Varadero o Cayo Largo, dove i cubani non sono ammessi (all’entrata dei cayos la polizia fa entrare solo i turisti). Ma le persone non hanno perso la gioia di ballare e fare festa bevendo “Ron”. La musica è ovunque: a Trinidad, dove le bande di strada spuntano improvvise dalle case azzurre, gialle, fuxia. A Viñales dove la sera vorticano le ruedas de casino nelle case della musica. Lo sapete anche Firenze è una città di salseri? Vedere per credere: questo weekend fate un salto all’Antella o al Glass Globe. C’è una voce chiara ed argentina, che fu fuoco e medicina... Cuba è un contrasto continuo. La censura è la norma, ma negli Atenei crescono luminari internazionali; Gli ospedali hanno competenze avanzatissime, e le persone mi chiedono se ho una saponetta o un’aspirina. È un contrasto nella gente, che nonostante l’embargo continua a venerare il Che. Il piatto nazionale è una summa di questi ossimori. Moros y Cristianos: riso bianco e fagioli neri. Povertà e ritmo caraibico. Embargo e gioia di vivere. Capitalismo e Comunismo. Era tutto lì, in quella stretta di mano. Le citazioni sono tratte da “Cohiba” di Daniele Silvestri.


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basta stare tranquilli di simona santelli

Marisa Ti Amo

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ogliosetti si dimena nel locale. Prende lo spazio di 3 persone, pratica una danza sessuale su se stessa. Ballare è una manifestazione verticale di un desiderio orizzontale, disse il caro Woody, non ce lo vedo Woody che balla. In ogni caso Vogliosetti la sto odiando, non sono particolarmente in forma né tantomeno ho mire espansionistiche per il mio ego, solo la osservo e mi dà sui nervi, i lunghi capelli scuri, la canottierina rossa aderente che evidenzia generose tette pronte a inglobare il fortunato estratto di turno. La gonna blu a pois bianchi. Le calze coprenti - ci son 22 gradi, togliti ‘ste 100 denari di Tezenis - la scarpa almeno un numero più grande, tra calcagno ed ecopelle 2 centimetri. - Mi sono fissata col flamenco, ultimamente - la sento dire al minchione di turno, che la abbranchia e aderisce alle sue forme per qualche frazione di secondo, prima che lei si scosti sapientemente eseguendo giravolte frivole, piegando il collo di lato, inarcando la schiena. Vogliosetti non è una figa ma sa come far ingrifare un uomo. Si gira e balla con un altro, ancora più Banda Bassotti del precedente, t-shirt aderente e pacco gonfio. La musica, non ancora menzionata, è la Playlist del Sudore, da La Bamba alla colonna sonora di Pulp Fiction, passando per Grease, YMCA più altre fregnacce rockabilly che dopo due minuti e mezzo a ballare come se si trattasse sempre di un twist pensi voglio andare a casa. Vogliosetti è un incrocio fra una lolita super porca e una spagnola fricchettona super porca. Due categorie (lolita e fricchettona spagnola) che già di per sé urtano il sistema nervoso. In addendum il sopracitato aggettivo “superporca”. Sopra ogni altra porca.

Io mi spazientisco facilmente, ma questa sta esagerando, la Banda Bassotti l’ha circondata, sta finendo nel più classico dei cliché festaioli: il panino. Eppure siamo in una bettola di un certo livello, non capisco come mai certe scene. C’era del buon folk jazz prima, dove per “buon folk jazz” intendo… non lo so. Comunque, kitsch, a qualcuno è partita l’ascella. Puzza di cipolla. Forse dovrei bere: non importa bere forte, forse una birra migliorerebbe la situazione. Mi avvio al bar, Chinasky e Lebowsky illuminatevi la via. Chiedo una birra, pago la birra, prendo la birra. Ah, La Prima sorsata di birra. La Prima Sorsata di Birra è un libro scritto da Philippe Delerm ante Amelie Poulain, dove si racconta quanto è bella Parigi, come si slinguazza bene a Parigi, come sia bello camminare in un viale alberato la domenica mattina e altre diabetiche eventualità. La Prima Sorsata di Birra, a parte avermi rovinato per sempre il momento in cui effettivamente mi porto alle labbra la biondona, fa parte di quell’elenco di libri che mi fanno diffidare assolutamente di una persona se presenti nella sua libreria. Ho detto no a Cohelo, no a Nicholas Sparks, no a Sophie Kinsella. NO. Secondo me Vogliosetti ce l’ha una bella copia dell’Alchimista sul comodino, finisco appena di pensarlo e me la ritrovo nuovamente accanto, mi inonda con un’aura di Fructis e Dove go fresh, il che mi rincuora e mi fa sentire quasi coccolata, come quando alla tv passava la pubblicità del Lasonil, il tir che viaggia senza sosta per portare sollievo a chi si fa male. È nuovamente alle prese con un Margarita e uno della Banda Bassotti, che la sta tassellando pesantemente, com’è giusto che sia. Non puoi giocare a strusciacapezzolo finché

c’è livin la vida loca e poi ti infrigidisci come fossi la figa di legno del varesotto con le Hogan coi brillantini ai piedi. Lo sta respingendo. - Ebbasta, tengo o’ fidanzato!- Lui la guarda con espressione intelligentissima, ci pensa due secondi e dice la scontatezza since 1970 - guarda che un son mica geloso èh! -. Vogliosetti adesso ha una bella gatta da pelare. Questo non se lo leva più di torno. Lui intanto snocciola tutte le altre possibili variazioni sul tema, son simpatico, sono interessante, sei di Napoli? Beeella verace la sai fare la pizza? Napoli è meravigliosa, le ragazze di giù son le più belle, son calienti, mi garban di più di quelle del nord. Poi c’è sempre il sole, però anche Firenze è bella no? Vogly sospira. Tenta l’ultima carta. Estrae il cellulare dalla borsetta, digita qualcosa. Gira il telefono verso Banda Bassotti - Lo vedi questo? Questo me l’ha scritto il mio fidanzato, qui ci sono le sue iniziali, A.F., Antonio Fonsechiello, il cchiù bello di tutto il quartiere, nonché capo organizzativo del Centro Sociale Banchi Nuòvi. La vedi quella scritta, MARISA TI AMO? Marisa sono io. Va bene così? Allungo il collo sgrufando lo schermo e faccio in tempo a vedere un muro scrostato e delle scritte su un muro scrostato. MARISA TI AMO c’è. Ma sarà vero? La schermata su Google Maps mi ha destabilizzato, io e Banda Bassotti le crediamo. Basta, vado a casa a leggermi il Delfino di Bambarén.

http://parolesantels.blogspot.it/


curiosità di maira fj

River Trophy I

l 22 giugno, torna il River Trophy, la traversata del fiume Elsa, da Certaldo a Castelfiorentino con barche autoprodotte. La manifestazione, organizzata dalla polisportiva I’ Giglio di Castelfiorentino è arrivata alla sua tredicesima edizione e vanta una vasta galleria di imbarcazioni singolari, carnevalesche che con le loro costruzioni su un sostegno di bidoni, botti o legno, spiritosamente raccontano il nostro tempo: ci sono quelle che si ispirano a favole e cartoni animati, quelle satiriche di politica e attualità e quelle che giocano con i modi di dire e le pubblicità più famose. “È un’avventura ecologica e solidale” ci racconta Claudio Agostini, responsabile del settore River Trophy dell’Associazione sportiva “ed è un grande carnevale in cui i partecipanti si travestono per diventare parte delle loro barche. È solidale perché il ricavato viene devoluto a progetti sociali”. Altro cardine della manifestazione è l’essere ad impatto zero, “Organizziamo questa manifestazione con la supervisione del Circondario Empolese Valdelsa che ci impone di avere imbarcazioni mosse solo da forza umana o da energie ecosostenibili. Noi siamo ben felici di questa scelta perché rientra nel quadro del rispetto dell’ambiente, altro valore che questa iniziativa promuove e incoraggia insieme alla riscoperta di luoghi naturali come il nostro fiume e le sue sponde”. Claudio ci racconta di come la manifestazione si stia evolvendo e cerchi di guardare al di là dei confini della Valdelsa “Il River Trophy è un’iniziativa di grande successo nella nostra zona, in alcune edizioni hanno partecipato fino a 150 imbarcazioni e con migliaia di persone che si affollavano lungo le rive per vedere le barche che solcavano l’Elsa. Adesso ci piacerebbe che l’eco del River Trophy arrivasse anche a Firenze. Il nostro obiettivo è far capire la risorsa che questa manifestazione può essere per tutta la nostra regione e magari trovare qualcuno che voglia investire nel River Trophy per sfruttare al meglio tutta la sua potenzialità”. Quindi, prodi barcaioli con tanta fantasia, che aspettate? Le iscrizioni per partecipare con la vostra barca al River Trophy sono aperte fino al 6 giugno: tutte le info per iscriversi, consigli sulla costruzione della barche - non abbiate paura, chiunque può realizzarla! - e foto degli anni passati sono sul sito www.rivertrophy.it. E per tutti gli spettatori, le imbarcazioni partiranno alle 9.30 da Certaldo per arrivare a Castelfiorentino, percorrendo 15 km di fiume. Trovatevi un comodo posto sulle sponde del fiume e aspettate la magia delle barche del River Trophy. www.rivertrophy.it

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take your time di isabella tronconi

“Divergenti vie”

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uesta è una ‘divagazione’ sul tema dell’imperdibile mostra Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della ‘maniera’, a Palazzo Strozzi fino al 20 di Luglio. Scopriremo affascinanti luoghi fiorentini da cui alcune delle opere esposte, prima del passaggio nei vari musei, provenivano. L’Annunciazione di Andrea del Sarto (1512), nella seconda sala, si trovava nel convento di San Gallo, nei pressi dell’odierno Parterre in Piazza della Libertà (fuori dalla Porta San Gallo). Il convento, medievale, era stato ristrutturato nel 1488 circa da Giuliano Giamberti detto “da Sangallo”, per volere di Lorenzo il Magnifico. Fu demolito dalla Repubblica Fiorentina nel 1529 in previsione del terribile attacco alla città da parte delle truppe di Carlo V, che non avrebbero così trovato riparo né vettovaglie. La tavola fu ricoverata nella chiesa romanica di San Jacopo tra i Fossi (oggi Chiesa Evangelica Metodista, in Via de’ Benci). La stessa sorte di San Gallo toccò a tutti i conventi e monasteri sorti al di fuori della cinta muraria cittadina, tra cui l’abbazia romanica di San Donato a Scopeto fra l’odierna Via Ugo Foscolo e la collina di Bellosguardo fuori Porta Romana. Di quest’ultima ci restano i ruderi perimetrali, appena percepibili, e lo splendido portico, rimontato sulla facciata di Sant’Jacopo Soprarno. Nella sala successiva troneggia la “Madonna delle Arpie” di Andrea del Sarto, una Madon-

na col Bambino con San Francesco e San Giovanni Evangelista, un tempo nel trecentesco convento di San Francesco de’ Macci (nell’omonima via). Il Gran Principe Ferdinando de’Medici, nel 1704, l’aveva requisita per le sue collezioni, ricompensando le suore con una ristrutturazione radicale delll’edificio ad opera di Giovan Battista Foggini. Oggi i locali sconsacrati di San Francesco de’Macci ospitano un laboratorio artigianale di mosaico e commesso di pietre dure. Alla sinistra della Madonna delle Arpie troviamo invece la bizzarra “Pala dello Spedalingo”, del Rosso Fiorentino (1517), una Madonna col Bambino e Santi. Doveva essere collocata a Ognissanti, nella cappella alla sinistra dell’altar maggiore. Per onorare le volontà di Francesca de’ Ripoi, vedova catalana sepolta in quella cappella, lo spedalingo dell’Ospedale di Santa Maria Nuova (che della cappella aveva il patronato), Leonardo Buonafé, aveva commissionato l’opera al Rosso, rimanendo poi contrariato dalle fisionomie grottesche e caricaturali, e dalla stesura pittorica ‘scheggiata’ e compendiaria, quasi ‘tirata via’. La pala, che lo Spedalingo giudicò impossibile far installare a Ognissanti, fu inviata in Santo Stefano a Grezzano, in Mugello. Il San Leonardo della pala, nel frattempo, era stato fatto diventare un Santo Stefano (grazie a una pietra dipinta sulla sua testa). Nella terzultima sala, infine, si trovano una Madonna col Bambino del Pontormo (1527-

1528) di fianco a una vetrata istoriata con il Trasporto al sepolcro di Guillaume de Marcillat (1526), entrambe dalla cappella privata di Palazzo Da Uzzano Capponi alle Rovinate (così definito dal retrostante poggio dei Magnoli, soggetto a frane), tra Via de’ Bardi e Lungarno Torrigiani. Entrambe le opere, originariamente, si trovavano nella cappella Barbadori Capponi in Santa Felicita, di cui con la sublime “Offerta di Cristo Pane del Cielo” (conosciuta come Deposizione) sull’altare, sempre del Pontormo, costituivano l’apparato iconografico. La vetrata oggi in Santa Felicita è una copia: la Madonna era la parte centrale del paliotto, smembrato, un tempo collocato al di sotto dell’Offerta a coprire l’altare. La cappella Barbadori Capponi, disegnata da Filippo Brunelleschi che ne aveva edificata la cupoletta con la stessa tecnica costruttiva del Cupolone (“senza armadura”), fu pesantemente rimaneggiata da Giuseppe Ruggeri per conto di Pietro Leopoldo nel 1767, quando la preziosa cupolina venne scapitozzata per rendere più spazioso il palco che dà sull’interno della chiesa dal Corridoio Vasariano.

Rosso Fiorentino, Deposizione (part.) Sansepolcro, chiesa di San Lorenzo


pop corn - palomitas - lĂŹa ateca


parole 29 di sara loddo

STEFANO SGAMBATI Gli eroi imperfetti

279 pp. – Minimum fax – 2014

TUONO PETTINATO Nevermind

MATTEO CACCIA Vita vendesi

Sono passati vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, leader di una delle band più influenti per la musica e per gli adolescenti degli anni Novanta. Figura cui molti trentenni – fra cui la sottoscritta – sono legati da un affetto che si riserva soltanto alle cose che hanno segnato la propria crescita. Fra questi sembra esserci anche Tuono Pettinato, che ci regala una graphic novel bella e delicata, capace di ripercorrere la biografia del leader dei Nirvana con grazia e di riportarci indietro nel tempo.

Mediante l’elenco di 16 oggetti messi all’asta, il conduttore radiofonico e attore teatrale Matteo Caccia racconta il gesto del voltare pagina, dell’abbandono di un’esistenza che precede un nuovo inizio. Così passa in rassegna 16 pezzi di vita che scorrono attraverso il distacco da oggetti di poco valore, come una bottiglia di vetro o una scatola di liquirizie, fino ad arrivare a ciò che più di tutto rappresenta il radicamento: la casa, che sintetizza alla perfezione “il modo in cui abbiamo pensato sarebbe andata la nostra vita e quello che poi ci siamo trovati tra le mani”.

96 pp. – Rizzoli Lizard – 2014

“Ecco cosa fanno tutte le persone del mondo quando si relazionano tra di loro. Fingono. La responsabilità e l‘aspettativa generano attori consumati”: è su questa finzione estrema che si basa il comportamento di Gaspare, anziano signore dai modi garbati, ricco di carisma e di mistero, attorno a cui si sviluppano le azioni dei personaggi che popolano la storia. Irene, Matteo, il vinaio e sua moglie, eroi che coincidono con persone comuni, le cui vite vengono trascinate dalla corrente di segreti troppo pesanti per poter restare a galla.

60 pp. – Corriere della Sera – 2014

Can’t explain JONATHAN SAFRAN FOER Ogni cosa è illuminata 336 pp. - Guanda - 2004

Con una prospettiva narrativa geniale, in cui Alex, il protagonista del romanzo, dialoga con l’autore Jonathan S. Foer, da lui stesso definito “l’eroe”, “Ogni cosa è illuminata” racconta il viaggio attraverso le terre dell’Ucraina alla ricerca delle origini del nonno di Foer, emigrato in Nord America per sfuggire ai tedeschi. Mediante l’alternarsi della narrazione epistolare fra Alex e l’eroe, delle vicende storiche e leggendarie del villaggio Trachimbrod e del viaggio vero e proprio, il romanzo porta alla luce un passato scomodo, per tanto tempo oscurato dalla rimozione.


30 suoni di Lespertone

EELS The Cautionary Tales of Mark Everett E Works Si può vivere al limite della iperproduttività senza per questo non lasciare da parte la qualità? Evidentemente la risposta è sì, soprattutto se ascoltate “The Cautionary Tales of Mark Everett”, il nuovo album degli Eels. È altresì evidente che Mark Everett, il tipo attorno al quale ruota il tutto, non sia in grado di fare dischi brutti. Per fortuna. Si parlava di iperproduttività. Il nuovo album è l’undicesimo di una carriera iniziata a metà degli anni ’90. Più di un disco ogni due anni, senza considerare progetti antecedenti e collaterali. Se ci mettiamo i tour che di solito seguono l’uscita di un disco, ecco, Everett non riesce a stare fermo. E se poi consideriamo che l’ultimo disco “Wonderful, Glorious” è uscito solo lo scorso anno, i timori che “The Cautionary Tales of Mark Everett” potesse essere una sorta di the worst of potevano essere piuttosto fondati. Come spesso mi accade, sbagliavo. Non solo è completamente diverso – talmente antitetico che sembra quasi una cosa studiata, ma non lo è e poche righe dopo vi spieghiamo perché – ma forse è anche più bello. Tanto era elettrico e frutto di un lavoro collettivo il precedente, tanto è intimista, inquieto e personale il nuovo. “The Cautionary Tales of Mark Everett” nasce addirittura prima di “Wonderful, Glorious”. Ma, a giudizio di E – che già aveva chiamato il resto della band presso il suo studio in California per cominciare a registrare il disco – quelle canzoni avevano qualcosa che non andava. Le ha messe quindi da una parte, ha registrato con gli altri “Wonderful, Glorious”, si è sparato un tour, si è riposato tipo un paio di giorni ed ha rimesso mano a quei pezzi. Volete sapere cosa non andava? Quelle canzoni lo mettevano a disagio. Ma non abbastanza a disagio. Quindi ne ha scartate una buona metà, ne ha scritte di altre e, raggiunto un livello adeguato di disagio che potesse rendere ciò che suonava e raccontava il più reale possibile, ha iniziato a registrare. Il risultato è, per gran parte dell’album, eccellente, oltre ad essere diverso da molte delle produzioni targate Eels. Sia per quel che riguarda la musica, sia per la scrittura. Si tratta della trasposizione in musica di un allontanamento voluto dallo stesso Everett e dei rimorsi successivi. Degli sbagli, che tutti noi facciamo. Ma non tutti riusciamo a riportare così le nostre esperienze e soprattutto, quasi nessuno, arriva ad ammettere i proprio sbagli. Mark E ci riesce. Basterebbe l’apertura orchestrale di ‘Where I’m At’ – con la quale viene messo in chiaro che, sì, è un lavoro autobiografico ma realizzato con la piena partecipazione in fase di arrangiamento di tutto la band – per metterci con le spalle al muro. O l’incipit à la Tim Rutili periodo Califone della successiva ‘Parallels’ che in pratica incolla l’ascoltatore davanti allo stereo. Ok ok, Mark, ti ascolto. Dimmi. Perché se non sono recriminazioni queste If I could do just one thing / Set the clock back many years ago / I’d teach that motherfucker that raised you / How to treat you right (Series of Misunderstandings), oppure Everyday I live in regret and pain / You just don’t let that get away (Kindred Spirit), non so cosa debba fare un individuo per dimostrare di esser capace di fare un passo indietro. Ci pensa poi un’orchestra composta da viola, violoncello, violino, fagotto, corno, sassofono, tromba e tanti altri graziosi ninnoli ad addolcire l’atmosfera, come dire, un po’ greve del lavoro. Ne sono esempio le due conclusive, entrambe bellissime, ‘Mistakes of My Youth’ e ‘Where I’m Going’, quest’ultima assai vicina al miglior Tom Waits. Non è un disco senza difetti, “The Cautionary Tales of Mark Everett, ma è un album sincero e onesto di uno dei musicisti più bravi a raccontare e a raccontarsi. Fra l’altro a noi la perfezione non piace. Quindi viva E!

PIXIES Indie Cindy Pixies Music

Non basta il produttore di “Doolittle”, Gil Norton, a rendere dignitoso il nuovo album dei Pixies dopo tipo quei 23 anni. “Indie Cindy” raccoglie gli otto brani di EP1 e EP2, che già avrete sentito, 3 canzoni da EP3 e la nuova ‘Bagboy’. Onestamente non se ne capisce il senso. Anche perché, di questi tempi, si può tranquillamente andare in tour senza dischi in uscita. Qualcuno ha detto Kim Deal? FUJIYA & MIYAGI Artificial Sweeteners Yep Roc

La band che pare un duo, che invece è un trio e che non ha niente a che fare col Miyagi di Karate Kid, quello del dailaceratoglilacera, arriva al suo quinto lavoro con “Artificial Sweeteners”. I Fujiya & Miyagi, qui più dance che in altri episodi, sono ancora una volta perfetti nel legare pop ed elettronica, arrivando sempre ad un niente dall’accelerata che, elegantemente, lasciano lì, sospesa. Se capita, non perdeteli live.a DAMON ALBARN Everyday Robots Parlophone

Quando la copertina di un disco, molto bella in questo caso, racconta alla perfezione quel che c’è dentro. Ormai Damon Albarn è lontano anni luce dai Blur ed “Everyday Robots”, alla fine dei conti, può esser considerato il suo primo album solista. Ed è triste e malinconico, come Albarn fotografato in copertina. Bellissimo, come lo scatto della copertina. Soul a suo modo, orchestrale ma mai, e ripeto mai, prolisso.

Drop Out JACKSON C. FRANK Ben pochi all’epoca si accorsero di lui: maledetto, misterioso, un poeta inquieto. Jackson C. Frank è sicuramente uno dei folk singer più talentuosi e meno conosciuti della storia. Nato a Buffalo nel 1943, all’età di 11 anni fu irrimediabilmente segnato fisicamente e psicologicamente dalle ustioni riportate durante un incendio a scuola. Lasciati gli Stati Uniti per Londra a metà degli anni ‘60 entrerà come uno dei protagonisti nella nascente e vitale scena dei folk singer londinesi: Bert Janchs, Al Stewart, Sandy Denny e il giovane americano Paul Simon. Fu proprio Paul Simon che produsse negli studi della CBS in solo 3 ore il primo album di Jackson. Il disco rimane un capolavoro che ispirerà negli anni decine di artisti tra i quali Nick Drake. Milk and Honey, Just everything, e l’inno generazionale Blues run the game sono vere perle da riscoprire. La storia di Jackson dopo anni di travagli, terminerà in un ospedale psichiatrico nel 1999. Consigliata la ristampa dell’omonimo album inciso nel 1965. David ‘Dr.Rose’ Pacifici


parole 31 di sara loddo

STEFANO SGAMBATI Gli eroi imperfetti

279 pp. – Minimum fax – 2014

TUONO PETTINATO Nevermind

MATTEO CACCIA Vita vendesi

Sono passati vent’anni dalla morte di Kurt Cobain, leader di una delle band più influenti per la musica e per gli adolescenti degli anni Novanta. Figura cui molti trentenni – fra cui la sottoscritta – sono legati da un affetto che si riserva soltanto alle cose che hanno segnato la propria crescita. Fra questi sembra esserci anche Tuono Pettinato, che ci regala una graphic novel bella e delicata, capace di ripercorrere la biografia del leader dei Nirvana con grazia e di riportarci indietro nel tempo.

Mediante l’elenco di 16 oggetti messi all’asta, il conduttore radiofonico e attore teatrale Matteo Caccia racconta il gesto del voltare pagina, dell’abbandono di un’esistenza che precede un nuovo inizio. Così passa in rassegna 16 pezzi di vita che scorrono attraverso il distacco da oggetti di poco valore, come una bottiglia di vetro o una scatola di liquirizie, fino ad arrivare a ciò che più di tutto rappresenta il radicamento: la casa, che sintetizza alla perfezione “il modo in cui abbiamo pensato sarebbe andata la nostra vita e quello che poi ci siamo trovati tra le mani”.

96 pp. – Rizzoli Lizard – 2014

“Ecco cosa fanno tutte le persone del mondo quando si relazionano tra di loro. Fingono. La responsabilità e l‘aspettativa generano attori consumati”: è su questa finzione estrema che si basa il comportamento di Gaspare, anziano signore dai modi garbati, ricco di carisma e di mistero, attorno a cui si sviluppano le azioni dei personaggi che popolano la storia. Irene, Matteo, il vinaio e sua moglie, eroi che coincidono con persone comuni, le cui vite vengono trascinate dalla corrente di segreti troppo pesanti per poter restare a galla.

60 pp. – Corriere della Sera – 2014

Can’t explain JONATHAN SAFRAN FOER Ogni cosa è illuminata 336 pp. - Guanda - 2004

Con una prospettiva narrativa geniale, in cui Alex, il protagonista del romanzo, dialoga con l’autore Jonathan S. Foer, da lui stesso definito “l’eroe”, “Ogni cosa è illuminata” racconta il viaggio attraverso le terre dell’Ucraina alla ricerca delle origini del nonno di Foer, emigrato in Nord America per sfuggire ai tedeschi. Mediante l’alternarsi della narrazione epistolare fra Alex e l’eroe, delle vicende storiche e leggendarie del villaggio Trachimbrod e del viaggio vero e proprio, il romanzo porta alla luce un passato scomodo, per tanto tempo Via Alaman n i 7r,oscurato 50123 Firimozione. re nze (SM N) T. 055 2382749 pesc he riasan pietro. it dalla


2014 Sushi. Emozioni.

Godzilli.

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