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Marzo 2014

16

• L’AGENDA DI MARZO • TEHO TEARDO • MISSERI STUDIO • FLORENCE KOREA FILM FEST •


4/9 marzo Sandro Lombardi

NON SI SA COME di Luigi Pirandello regia Federico Tiezzi

11/16 marzo Alessandro Haber

UNA NOTTE IN TUNISIA di Vitaliano Trevisan regia AndrĂŠe Ruth Shammah

18/23 marzo Massimo Popolizio

JOHN GABRIEL BORKMAN di Henrik Ibsen regia Piero Maccarinelli

25/30 marzo Eros Pagni, Tullio Solenghi

I RAGAZZI IRRESISTIBILI di Neil Simon regia Marco Sciaccaluga

www.teatrodellapergola.com


Sommario 4 5 7 8 9 10 12 13 16 20 21 22 23 24 26 29

N° 16 • MARZO 2014

sipario

marzo a teatro

Editoriale

di tommaso chimenti pellicole

Marzo 2014 avrà cinque lunedì.

aspettando il “korea”

E potrei chiudere qui.

di caterina liverani arte

Invece no, dato che saremo a sgobbare e la medaglia ha sempre due facce, diciamo che

bianco-valente

marzo 2014 avrà quattro weekend PIENI; che

di elena magini perle

saranno anche ottimi per godersi uno o tutti gli appuntamenti che trovate in agenda, ma pure

chic paguro

buoni per andare al mare.

di riccardo sgamato stop motion

L’ho visto di recente, il mare. Sapete, ci sono nata e si sa, di pari passo arriva la vecchia sol-

tutti insieme si può far

fa degli emigrati marittimi che poi piagnucola-

di eleonora ceccarelli domande

no tutto l’anno la mancanza dell’acqua salata sferzata dai venti invernali.

teho teardo

Be’ non è mica vero.

di lespertone luoghi

Cioè sì, ammetto ci sia una sorta di attrazio-

omaggi

ne magnetica, un “richiamo della foresta”, ma

battisti

eté bistrò

di marco fattori

di eleonora ceccarelli epitaffio

18

l’agenda di

marzo

basta stare tranquilli

boxini

marzo da non perdere

a quel paese

di leandro ferreti un sex symbol al mese

di alba parrini the harsh truth of the camera eye

sting

di il moderatore piccole incursioni nel sottobosco locale

un tè nel deserto laterale

di antonio viscido i provinciali

niente è più come prima

la scena

di pratosfera

istituzioni

di sara loddo

28 30

storie

reykjavik bvd. di leonardo bressan

suoni

di lespertone

N. 16 - Anno II - MARZO 2014 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Stampa Grafiche Martinelli - Firenze

Direttore Responsabile Marco Mannucci

Hanno collaborato: Tommaso Chimenti, Caterina Liverani, il moderatore, Lespertone, Elena Magini, Simona Santelli, Sara Loddo, Marco Fattori, Riccardo Sgamato, Antonio Viscido, Leandro Ferretti, Eleonora Ceccarelli, Giulia Brachi, Giustina Terenzi, Riccardo Morandi, Pratosfera, Luca Maggini, Emanuele Giaconi, Alba Parrini, Leonardo Bressan.

Direttore Editoriale Matilde Sereni Responsabile di redazione Leonardo Cianfanelli

Distribuzione Ecopony Express - Firenze

di abbandono senza contaminazioni.

Mancava solo il contorno di acciaio che l’avrebbe avvitata ad una lampada immaginaria. Embè? Embè per metà è piena (sì sono ottimista) d’acqua. Non perde una goccia nemmeno se la si scuote con tutta la logica del mondo. Perché, come, quando, chi, non lo so e non mi interessa. È questa la magia. Continuerò a fissarla, sprofondata nel divano so, si accenderà la luce.

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012

Editore Associazione Culturale Lungarno Via dell’Orto, 20 - 50124 Firenze P.I. 06286260481

Piccole gemme plasmate dall’acqua, dai mesi

di casa, sognando che un giorno, all’improvvi-

perché sanremo è sanremo

parole

È che il mare, d’inverno, regala tesori.

fettamente integra. Di vetro.

di simona santelli palestra robur

fiumani

centro storico.

Io per esempio ho trovato una lampadina. Per-

unchained melody

di giustina terenzi

sulla sabbia sconfinata che ti entra nelle orecsenza le barricate sicure dei palazzoni di un

di giuliano billi

true detective

non è che si scalpiti dalla voglia di camminare chie con un vento gelido che taglia le guance

ciao freak

di riccardo morandi serie

di Matilde Sereni

Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Scopri dove trovare Lungarno su www.lungarnofirenze.it Si ringrazia la Lira Srl e la famiglia Fattori per sostenere e credere in Lungarno.

in copertina: “edificio180” di Luca Maggini. Sono Luca Maggini, giovane illustratore italiano. Odio i contorni, amo le forme. Non sopporto le cose complicate. Preferisco le rette alle curve. Vado matto per le biciclette, il rock progressivo inglese, i cappelli, il buon cibo, l’arte contemporanea, i viaggi, meglio se lunghi, e lo sci. Prendo ispirazione da tutto ciò che vedo e “sento”. Peso le parole, una ad una. Spesso in compagnia del mio gatto, disegno palazzi che mi danno speranza. Mi piacciono molto gli edifici, ma in realtà mi faccio ispirare da tutto. Adoro i metalli e le leghe. Il cemento, il vetro, l’asfalto e il legno. La velocità e la calma; le gru e le navi; gli aereoplani e le moto. Scelgo la pioggia al sole, la neve alla pioggia.


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sipario di tommaso chimenti

Marzo a teatro D ieci è Maradona, Pelè e Baggio, dieci sono i comandamenti. Dieci è il simbolo binario per eccellenza, uno e zero a fianco uno dell’altro. Dieci erano anche le piaghe d’Egitto, e lì però erano dolori. Anche Facebook ha spento le dieci candeline. Si stava meglio quando si stava peggio. Dieci anni invece sono i numeri, da capogiro, de “L’ultimo harem” (dal 13 al 20 a Rifredi) idea che è diventata esponenziale nel tempo, creata ed architettata dai Pupi e Fresedde che hanno nella lungimiranza una delle loro virtù più illuminate. È molto difficile che una produzione fiorentina raggiunga queste cifre. Forse può competere solo il “Piccolo Principe” di Italo Dall’Orto, ma con un numero minore di repliche all’anno. A Firenze gli spettacoli, al massimo, stanno su dal martedì alla domenica, e non settimane e settimane come l’Harem. È diventato un cult, con le file al botteghino, il passaparola incessante, signore che lo hanno visto, rivisto e mandato a memoria, come una fiction, una soap. Ogni anno doveva essere l’ultimo ma la lista d’attesa per le repliche della stagione successiva era già colma e gonfia. E come dire no a tutti quegli appassionati della storia della casalinga, dell’eunuco e della cortigiana? A quelle storie da Mille e una notte in salsa contemporanea? Tra drappi, marmi e fontane, con il pubblico sul palcoscenico, e l’entrata da dentro la

pancia del teatro, passando per i camerini e sentendosi “risputare” in scena, l’Harem ha un fascino che in questi anni non ha minimamente sentito flessioni. La forza del trio, Serra Yilmaz, Riccardo Naldini e Valentina Chico, ha fatto il resto. Buon compleanno. Dal genio di Tennessee Williams, ultimamente “saccheggiato” anche da Latella, “Improvvisamente, l’estate scorsa” dell’Elfo di Milano, arriva finalmente in zona (6 e 7, Teatro Puccini), una storia torbida, dai risvolti morbosi, tra psicanalisi, omosessualità, temi scabrosi all’epoca. Una vicenda pasoliniana, con ragazzi di strada ma anche, se vogliamo con rimandi allo “Straniero” di Camus. Comunque vada, il duo Elio De Capitani e Ferdinando Bruni non sbagliano un colpo. Attuali come uno tsunami sono le parole di Ibsen che, dopo averci fatto impallidire con “I pilastri della società”, ci schiaffeggia con la freschezza del suo “John Gabriel Borkmann” (dal 18 al 23, Teatro della Pergola, stagione degna questa) con un Popolizio sempre ai vertici, qui impegnato nel ruolo di squalo di banca e finanza, ma come stella cadente che ci ricordano bond argentini, Cirio, Parmalat, Lehman Brothers ed altre mille schifezze. I vincitori del Premio Scenario nell’interessante stagione del Cantiere Florida (il 27) attento come pochi altri a tutto quello che si muove sotto il pelo della drammaturgia contempora-

nea e sopra l’onda schiumosa e viscosa della società che sfugge da ogni classificazione come sabbia dalle mani. I Fratelli Dalla Via con “Mio fratello era come un padre per me” ci portano dentro lo scontro generazionale odierno che non è più fatto di lotta, di antagonismo, di ribellione, ma di rassegnazione, di cose appartenute, di valori ritenuti tali per i genitori e scaduti a distanza di pochi anni. Indifferenza e lassismo in un quadro aberrante senza soluzione, senza salvezza. Una delle ultime grandi signore del teatro (compie settant’anni il 9 marzo, auguri) Paola Quattrini ci consegna questo “Oggi è già domani” (dal 14 al 16 al Teatro Lumiere). Tra ironia e solitudine, incontri sbagliati ed egoismi, ci racconta che la terza, o quarta, età non sono malattie depressive, e che il tempo per essere felici e soddisfatti del proprio percorso, è sempre lì a portata di mano.

in alto: “L’ultimo Harem” al Teatro di Rifredi dal 13 al 20 marzo.


pellicole

di caterina liverani

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Aspettando il “Korea” A

manti del cinema e amici di Lungarno, vi sto scrivendo da un passato non troppo remoto in cui ancora, ahimé, non so come siano andati gli Oscar, se finalmente è stato premiato Leo, l’ha spuntata Matthew Mcconaughey o magari quel vecchio leone di Bruce Dern. Sandra Bullock ha avuto la meglio su Cate Blanchett? Gravity avrà fatto incetta di premi tecnici lasciando i riconoscimenti più ambiti a 12 anni schiavo e The wolf of wall street? Ma soprattutto Paolo Sorrentino avrà avuto l’opportunità di pronunciare un acceptance speech un po’ più disinvolto di quello del Golden Globe? Amici cinefili, voi avete già queste risposte ed io da qua non posso fare altro che invidiarvi affettuosamente, ma anche avvertirvi che, quale che sia il vostro stato d’animo, a Firenze questo mese avremo tantissimo da fare. All’Odeon ci hanno preparato un menù che come di consueto tra anteprime, eventi, incontri, ospiti internazionali, festival e retrospettive accontenterà anche i palati più fini. Si comincia con la programmazione in lingua originale e sottotitoli in italiano di uno dei film più attesi: 12 anni schiavo di Steve McQueen con Michael Fassbender (27 febbraio - 10 marzo) a cui seguirà da martedì 11 a giovedì 13 La grande bellezza di Paolo Sorrentino in esclusiva con sottotitoli in inglese. E davvero imperdibile sarà l’opportunità dal 14 al 20 marzo di ascoltare la voce di Scarlett Johansson “nei panni” del sistema operativo di cui si innamora Joaquin Phoenix in Her di Spike Jones. Della pellicola si è parlato molto ultimamente proprio a causa del doppiaggio italiano che andrà inevitabilmente ad annullare la performance di sola voce della bella attrice nota anche per il suo timbro profondo e sensuale.

In anteprima il 10 marzo alla presenza del regista Louis Nero e di parte del cast, Il mistero di Dante che indaga la storia e i retroscena dell’opera del sommo poeta fiorentino, mentre lunedì 17 sarà la volta di Tir vincitore della scorsa edizione del Festival del Cinema di Roma; diretto da Alberto Fasulo, che presenzierà alla proiezione, il film racconta la vicenda di Branco un camionista sempre in viaggio come un nuovo nomade in lotta con una realtà difficile. Con la primavera arriva a Firenze il Florence Korea Film Fest (21-30 marzo) che festeggia la sua dodicesima edizione con un ospite d’eccezione: l’attore Choi Min-sik, protagonista oltre che del cult di Park Chan-wook Old Boy, di Shiri, Ebbro di Donne e di Pittura e Lady Vendetta, cui verrà dedicata una retrospettiva insieme alla consegna del Florence Korea Film Fest Award. Abbiamo ripercorso assieme al critico Marco Luceri le tappe di questo prestigioso evento diretto, ideato e fondato da Riccardo Gelli e che da più di un decennio anima la scena fiorentina: Le prime edizioni del Korea furono presentate alle Arene estive di Campo di Marte, per poi passare all’Istituto Stensen e infine all’Odeon. L’anno di svolta è stato sicuramente

il 2005 quando fu organizzata la prima retrospettiva su Kim Ki-duk. Il cinema coreano è prima di tutto una grande industria in grado di produrre film di pregevole fattura artigianale in cui il cinema d’autore si contamina con i generi in modo sempre interessante. A proposito degli ospiti delle passate edizioni ricordo senza dubbio la simpatia di Kang-ho Song protagonista di The Host, vero e proprio antidivo, e l’amicizia dimostrata da Sang-soo Im, regista del premiato The housemaid, che è diventato uno degli spettatori più affezionati. L’edizione del Korea Film Fest 2014 con la sezione K-Fantastic proporrà un viaggio all’interno uno dei generi più affermati in Corea del Sud con pellicole che declineranno tutte le sfumature dalla fantascienza all’horror e non mancheranno le consuete sezioni Orizzonti Coreani e Indipendent Korea che presentano rispettivamente cinematografia di largo consumo e pellicole di nicchia, entrambe in competizione per i premi conferiti da critica e pubblico. Attesa anche per le anteprime della Notte Horror e i cortometraggi della sezione Corto, Corti che apriranno ciascuna proiezione. Sulla nostra pagina facebook vi terremo costantemente aggiornati su orari e proiezioni, per tutto il resto ci vediamo in sala!


arte

di elena magini

P

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Bianco-Valente

er l’installazione alla Srisa BiancoValente (Giovanna Bianco, Latronico, 1962, e Pino Valente, Napoli, 1967) danno vita ad un piccolo percorso di condivisione e irradiamento delle informazioni che coniuga immagini e parole, un piano iconico a uno visivo. I due artisti ripropongono per questo lavoro elementi ricorrenti nella loro pratica creativa: l’aspetto relazionale e in divenire dell’opera, un’attenzione pervicace alla possibile stratificazione del reale, l’interesse per la fluidità della percezione e dell’immaginazione. Il campo visivo titolo dell’installazione, è di fatto un’area che rappresenta la parte del mondo esterno visibile quando si fissa un punto. Nel lavoro presentato nella piccola sala espositiva di Srisa il campo visivo viene continuamente ritrattato e modificato attraverso il cambiamento di prospettiva generato dal coinvolgimento delle persone che hanno partecipato al progetto. Prima agli studenti e collaboratori della scuola, e poi ad artisti, curatori e studiosi, amici e sodali, è stato richiesto di riprodurre un’immagine con un acquarello prendendo le mosse da un testo scritto, o di scrivere un breve racconto su un’immagine proposta, ignorando la matrice di partenza e i vari passaggi precedenti. Il risultato complessivo è difficilmente circoscrivibile, un’unione delle parti che ha dato origine ad una sorta di ambiente mentale, dove immagini e testi saturano lo spazio espositivo: un percorso che non si piega ad un’interpretazione oggettiva, ma che trova significazione nello stesso procedimento generativo dell’opera, nell’accumularsi di suggestioni e punti

SRISA Gallery of Contemporary Art Bianco-Valente / Campo visivo

a cura di Pietro Gaglianò - coordinamento Francesca Biagini

30 gennaio - 10 marzo 2014

di vista, che amplificano e dilatano il senso dell’operazione compiuta. I lavori di Bianco-Valente si situano spesso sul crinale tra realtà, percezione e immaginazione, i due artisti sono interessati al gioco di riflessi e distorsioni che vengono ottenuti dal congiungimento di un piano di realtà con uno totalmente immaginifico. In Campo Visivo la riproduzione collettiva ottenuta dalla moltiplicazione delle “visioni” da luogo ad una costellazione di racconti che avvolge e ingloba lo spettatore, a cui spetta la possibilità di immettere il proprio singolare sguardo e la propria soggettività, a completare e implementare un percorso in fieri. con i testi di Lorenzo Acciai, Alessia Alessandri, Pamela Barberi, Laelle Busch, Francesco Campidori, Primavera Contu, Daria Filardo, Anna Gioia Gaglianò, Pietro Gaglianò, Lucia Giardino, Martina Grifoni, Matteo Innocenti, Zeuler Lima, Marta Pierazzuoli, Gino Pisapia, Guia Pozzi, Lorenzo Pubblici, Maria Ramirez, Alexandra Rojas, Vittorio Santoianni, Barbara Selvi, Lindsey Stouffer, Abigail Upperman, Pino Valente.

con gli acquerelli di Fabrizio Ajello, Albien Alushaj, Ida Barbati, Marco Biagini, Francesco Carone, Ennio Celli, Carlo Colli, Matteo Coluccia, Sascha Connelly, Gaetano Cunsolo, Francesco De Tommaso, Elena El Asmar, Arber Elëzi, Serena Fineschi, Maria Gärtner, Stefano Giuri, Kaelyn Haggerty, Lilit Hayrapetyan, Meri Iacchi, Dhimitraq Kote, Lori Lako, Francesco Lauretta, Qiyuan Liu, Irene Lupi, Arian Ozmaei, Marika Marchese, Anna Mavkevich, Manuela Mancioppi, Mona Mohagheghi, Nadia Neri, Angela Nocentini, Massimo Orsini, Luca Pancrazzi, Pantani Surace, Paolo Parisi, Olga Pavlenko, Daniela Pitrè, Marco Raffaele, Ludovico Riviera, Manuela Ruga, Patricia Silva, Andrew Smaldone, Loredana Valoroso, Eugenia Vanni, Regan Wheat, Jonida Xherri, Virginia Zanetti.

http://www.bianco-valente.com


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perle

di riccardo sgamato

Chic Paguro L

etteralmente, il termine brainstorming può essere tradotto come “tempesta del cervello” e corrisponde a una tecnica creativa che permette di esaminare una vasta gamma di soluzioni prima di prendere una decisione importante. È proprio da un brainstorming informale, stimolato da vari bicchieri di vino, che lo scorso gennaio nasce l’idea del consorzio Chic Paguro, una piccola creatura dinamica e flessibile che raccoglie sotto la sua conchiglia cinque nomi operativi nell’area compresa tra Firenze e Pistoia. Bad Apple Sons, Kill The Nice Guy, King Of The Opera, Tribuna Ludu e unePassante hanno così scelto di unire le forze basandosi su un rapporto di amicizia e fiducia consolidatosi in anni e anni di interazione. Le competenze specifiche e le esperienze personali di ciascuno dei musicisti, impegnati anche in altri campi artistici e non, sono dunque messe al servizio del collettivo, nonché ovviamente delle attività che ciascuna delle singole entità proporrà prossimamente. In un periodo storico di grandi cambiamenti e difficoltà relativi alla veicolazione/fruizione della musica, l’unica soluzione è rimboccarsi le maniche e fare fronte comune nel rispetto delle varie individualità. Chic Paguro partirà dalla promozione delle cinque band coinvolte per adesso in prima fila, rimanendo comunque aperta a ulteriori collaborazioni e impegnandosi nell’organizzazione di eventi che coniughino cultura e divertimento, laddove “quality control” e attitudine ludica dovrebbero andare a braccetto. A conferma, tra l’altro, dello stato di salute di una scena locale supportata da varie realtà propositive: etichette come fromSCRATCH, White Birch o Fresh!Yo, il format Kimono My House e tantissimi altri che sarebbe impossibile nominare in questa sede. Si dice che chi va piano, prestando grande attenzione ai suoi passi, vada lontano. Appuntamenti: • La Notte del Paguro (01/03 al Glue) • Bad Apple Sons “My Dear No Fear” (14/03 live al Tender) • King of the Opera “Driftwood” (15/03 live al Glue) http://www.chicpaguro.net

L’intervista doppia [King of the Opera ai Bad Apple Sons]

[Bad Apple Sons ai King of the Opera]

My Dear, No Fear è il vostro nuovo album in uscita il prossimo 7 Marzo. A cosa si riferisce il titolo? È un po’ come dire: “Non aver paura della guerra!” Una sorta di slogan per sperare di sopravvivere anche al peggiore dei conflitti.

Driftwood è una suite di quasi venti minuti. Cosa vi ha spinto verso questo formato? Abbiamo deciso di immortalare tre pezzi nuovi in un monolite di diciannove minuti per dare coerenza a delle suggestioni molto distanti tra di loro.

C’è un concept dietro a MDNF? Direi di no, ogni canzone ha come referente un personaggio diverso, che per un motivo o per l’altro ci intriga.

Pubblicare un lavoro del genere rappresenta per voi una sfida alle attuali logiche di fruizione musicale? Mai preoccupati di questi ragionamenti. Volevamo solo esasperare delle caratteristiche che erano rimaste celate nei lavori precedenti. Rischiando, abbiamo valorizzato il nostro progetto.

Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi live? MDNF verrà suonato per intero o quasi, insieme ad un paio di canzoni del primo album e alcuni unreleased risalenti al nostro primissimo periodo. Qual è la capitale della Groenlandia? Arkmar....Travesnn....eh? Una domanda che non vi ho fatto a cui vorreste rispondere. Ci teniamo a dire che l’esperienza con un produttore come Paolo Mauri ha prodotto arrangiamenti più efficaci e coerenti ma al tempo stesso più eterogenei rispetto al disco precedente. Questo lavoro ci soddisfa completamente perché rappresenta l’essenza del progetto BAS.

In Driftwood non c’è niente che esplode, tutto ondeggia, diluito. Come mai? La dinamica “a onde” risponde all’atmosfera della suite: una deriva, un viaggio in mare. Tutto è funzionale a ricreare dei suoni che potresti trovare in mare aperto. Non è uno sfogo, ma un quadro ordinato. Quattro lavori molto differenti tra di loro. Ispirazioni del momento? È un discorso di autenticità artistica che segue le nostre singole personalità. Driftwood è appunto un concept sullo smarrimento, sull’incapacità di ritrovare la propria rotta. https://www.facebook.com/chicpaguro


stop motion di eleonora ceccarelli

Tutti insieme si può far H

o conosciuto “Mofy”. Sono andata nella sua casa di produzione. Avete presente? Avete figli, figli di amici, nipoti o piccoli cuginetti? Allora lo conoscerete sicuramente e capirete di cosa sto parlando. Altrimenti per tutti gli altri “neofiti” del genere ci pensiamo noi a spiegarvi il tutto. È una serie di animazione amatissima dai piccoli di oggi e forse anche da qualcuno più grandicello, nata grazie a una co-produzione tra Sony Creative Products (che detiene i diritti sui personaggi originali), Rai Fiction, ZDF Enterprises e lo Studio Misseri. “Mofy” prende spunto dalla collana di libri dell’illustratrice giapponese Aki Kondo ed è realizzata interamente a Firenze attraverso l’animazione di batuffoli di cotone. La tecnica è stata ideata dallo Studio Misseri che realizza animazioni in stop-motion innovative usando materiali insoliti. Merito di questo studio è anche “Mio Mao”, due gattini di pongo, il bianco Mao ed il rosso Mio che vanno alla scoperta del mondo conoscendo sempre nuovi amici... Mofy invece è una tenera coniglietta che insieme ad altri compagni di avventura impara a vivere nel mondo di oggi e a relazionarsi. È un viaggio fra i sentimenti in compagnia di una soffice coniglietta ed il risultato è molto morbido. Mofy ed il suo migliore amico, la rana Kerry, si muovono in un mondo soffice e colorato di toni pa-

stello incontrando nuovi animaletti e facendo nuove esperienze. Ogni giorno in ogni episodio scoprono tesori e imparano ad acquisire fiducia in se stessi. Ho avuto l’onore di incontrare Francesco Misseri in persona, una di quelle persone che quando cominciano a raccontarti le loro esperienze e la loro vita ti affascinano e non ti stancheresti mai di ascoltarle. Perché lui cose da raccontare ne ha veramente tante. Giusto un piccolo esempio per farvi capire chi è davvero lo studio Misseri che nel ‘66 si chiamava Studio k, aveva sede in Santo Spirito, nella nostra città, e aveva dato vita ad una bimba grassottella che finiva sempre le sue frasi con l’esclamazione “pitu pitum ...paaa!’ La dolce e cara “Susanna tutta panna”! Comunque torniamo all’argomento principale, a Firenze, vicino a via Aretina si sta creando la nuova serie di questo cartone-evento che appassiona milioni di bambini in Europa, ma anche in Giappone, Australia e Russia. Lo story-board nasce intorno ad un tavolo ed il fattore educativo è alla base di ognuno di questi episodi, con molta attenzione al messaggio e molti filtri che nella fase finale fanno nascere un prodotto sensibile ed idoneo a canoni e leggi internazionali sull’infanzia. Queste sceneggiature viaggiano verso l’America e vengono tradotte in inglese, finché non tornano alla base, a Firenze, dove era nato il tutto, come

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colonna sonora su cui costruire l’animazione. E adesso arriva il bello. Le ragazze che ho visto al lavoro sono fenomenali, curano questi personaggi di cotone con amore e dolcezza. Tutto si basa sul creare fotogrammi delle scene e dei personaggi in azione, tutto “frame by frame” e da qui si può facilmente comprendere quanto sia lungo il processo di lavorazione del filmato.
Nell’arco di ogni secondo, il personaggio viene mosso leggermente per ben venticinque volte, a volte un po’ meno in base alla scena, e poi viene montato sulla base della colonna sonora. Sicuramente la tecnologia ha agevolato molto il processo, ma questo rimane un lavoro artigianale in tutto e per tutto. Non sembra possibile assistere alla creazione di una scena e vederla montata, come non è possibile definire la sede dello studio Misseri. Un posto in città ma fuori dal mondo reale e dal tempo. È un mondo meraviglioso che crea meraviglie e magie con l’utilizzo esclusivo del cotone colorato e modellato. La mia piccola A. rimane incantata ogni volta, dai suoni, dalle voci, dalle storie e dalla gioia che trasmettono. Lo ammetto, rimango incantata anche io.

Grazie a Ele Pac che ha reso possibile questa bellissima esperienza. http://www.misseristudio.com/


10 domande di lespertone

Teho Teardo R ealizzato insieme a Blixa Bargeld, “Still Smiling” di Teho Teardo è stato il disco italiano che ci ha colpito di più. Dopo alcune date in Toscana con cui ha presentato Music for Wilder Mann insieme alla violoncellista Martina Bertoni, Teho sarà finalmente in città con Blixa proprio per presentare le canzoni di “Still Smiling”. Sarà l’occasione ideale per testare i brani del disco dal vivo e per rendere omaggio ad uno degli autori e compositori italiani più coraggiosi. Da fine anni ’90 ha incontrato il mondo delle colonne sonore ed ha composto alcune delle più belle musiche del nostro cinema. Lo abbiamo incontrato per parlare di questo e del concerto che sarà. Facciamo un passo indietro se possibile. Il tuo percorso è uno dei più interessanti del panorama italiano ed internazionale. Come si passa da quel che era l’Industrial alla firma di alcune delle più belle colonne sonore degli ultimi anni? Si tratta sempre di musica e dell’evoluzione che accompagna i nostri anni, quindi del passaggio da un tempo ad un altro con il conseguente cambiamento come persone. Che vita sarebbe se rimanessimo sempre uguali? Mi piace pensare al futuro e guardare altrove rispetto a dove son già stato. Mi annoio facilmente e quindi ho bisogno di spostarmi. Hai collaborato con Sorrentino (L’amico di Famiglia, Il Divo…), cosa pensi delle polemiche relative a La Grande Bellezza sia in occasione della sua uscita sia subito dopo la vittoria del Golden Globe? Non amo le polemiche, sono noiose e non producono mai niente di interessante. Mi interessa la bellezza nella musica e in quella polemica non ve ne è traccia. Perché preoccuparsi delle polemiche? Perché parlare degli

aspetti inutili? Preferirei impiegare il mio tempo parlando di cose belle. Ad esempio l’hai ascoltato il nuovo album di Linda Perhacs? (si riferisce “The Soul Of All Natural Things”, in uscita il prossimo 17 marzo) Ecco, lì c’è della bellezza, quando circa quarant’anni di silenzio dopo il primo album qualcuno riesce a rispuntare di nuovo dal nulla e donare un disco così al mondo. A me interessa questo, il resto no. La mia collaborazione con Paolo è stata molto piacevole, costruttiva, le musiche per quei film hanno avuto riconoscimenti ovunque e quindi sono estremamente soddisfatto di quanto realizzato. Parliamo un po’ di “Still Smiling”. Quando nasce questa tua amicizia con Blixa? E quale è stato il momento in cui ad un certo punto avete deciso che era arrivato il momento di fare un disco insieme? Dopo l’esperienza a teatro con Ingiuria abbiamo scritto assieme una canzone per un film, “A Quiet Life”. Dopo averla mixata abbiamo avuto entrambi una gran voglia di approfondire quell’esperienza e così abbiamo cominciato a scrivere altro materiale e non ci siamo più fermati. Una delle cose che più mi piace di “Still Smiling” è l’equilibrio. È come se fosse la conclusione di un percorso. C’è un po’ di tutto nel disco, dai cenni dei tuoi esordi, alla parte cinematica fino alle sperimentazioni di Bargeld. Ma niente è mai ‘troppo’ e realmente si respira un’aria di perfezione dove tutti i generi si incastrano con cura. È un processo in qualche modo voluto o è venuto tutto così naturale? Non ci sono generi, non penso alla musica per generi. Mi piace aprire delle porte tra un contesto e l’altro. Cerco piani di comunicazione. “Still Smiling” è stato molto apprezzato sia in

Teho Teardo & Blixa Bargeld Auditorium FLOG 21 marzo 2014 Italia che all’estero. Il disco è stato citato in molte classifiche di fine anno di riviste e siti. Ti aspettavi tutto questo, considerando anche che il disco richiede un ascolto più che approfondito in un periodo in cui si tende sempre meno ad approfondire? Ho imparato a non aspettarmi mai niente da nessuno, ma non posso che essere felice per questa accoglienza in tutta Europa. Cosa ci dobbiamo aspettare durante il concerto di Firenze? Riproporrete più o meno tutto il disco? Suoneremo tutto l’album e anche i brani dell’ep “Spring” oltre a brani inediti e momenti di pura improvvisazione. Ci piace sorprenderci. Per il Record Store Day uscirà un vostro EP con un paio di brani originali e due cover (Caetano Veloso e Tommy James & The Shondells). State poi lavorando a qualcos’altro di nuovo? Stiamo scrivendo nuovi brani per un prossimo album, appena rientriamo dal tour che ci porterà in giro per tutta Europa ricominceremo a registrare. Tornando alla parte cinematografica, hai una colonna sonora da te scritta alla quale sei particolarmente affezionato? Diaz, è un film a cui sono molto legato. Cosa stai ascoltando ultimamente? C’è qualche uscita italiana che ti ha recentemente impressionato? Ascolto molta musica di ogni parte del mondo, indistintamente. Ovunque dove vado a suonare c’è sempre qualcuno che mi porta il suo disco, spesso ci sono lavori notevoli di cui purtroppo non si parla.

in alto: Blixa Bargeld e Teho Teardo


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luoghi di eleonora ceccarelli

Été bistrò

A

more, amore, amore. Andare da Été Bistrò è come volersi bene e farsi coccolare da queste ragazze appassionate. Michela e Sara si amano e si vede. Amano il loro lavoro, e anche questo si vede. Amano parlare con i loro clienti e curarli attentamente ed amano essere presenti nel quartiere di San Lorenzo. Basta pensare che praticamente vivono li dentro, le trovate sempre dalle 11 alle 23 sei giorni su sette. Però una pausa se la prendono... mentre noi parliamo e leggiamo di loro, stanno tornando dalla Thailandia dove erano a svernare le care ragazze... e noi le vogliamo pensare qui pronte e cariche per tornare a Firenze e portare ancora nuovi stimoli. Prodotti di qualità con un atten-

ta ricerca fatta in prima persona sul territorio. Materie prime selezionate con particolare attenzione e cura al “Km 0”, al bio, all’artigianale e ad ogni tipo di intolleranza alimentare. Orario consigliato per una visita è sicuramente l’aperitivo dove si può assistere alla “sfilata dei barrocciai” che hanno il deposito proprio lì davanti al bistrò. Michela si emoziona a parlare di questa tradizione e fiera mostra le foto, simbolo di una quotidianità lavorativa che viene tramandata anche grazie a lei. Un’ultima chicca che non posso assolutamente scordare sono le ALTALENE! Direttamente da uno dei loro viaggi questa bellissima idea per respirare aria nuova ed ispirarsi. Veramente difficile raccontare cosa si può fare in questo locale, è un po’ come stare a casa, parlare, leggere, sorseggiare qualcosa, cenare, o anche un solo biscotto. ÉTÉ, è estate in via Faenza. Futuro? Far rivivere questa strada e superare la vecchia mentalità che ipotizza sola competizione tra locali attigui e omogenei, sperando invece di creare distretti del gusto e del buon vivere. Una strada colma di attrattive, è una strada colma di persone e diventa un luogo d’incontro. Chissà, con il loro ritorno forse ci hanno portato un po’ di “khao san road” direttamente da Bangkok. Scommetto di si.

omaggi di marco fattori

Battisti “Ogni notte ritornar, per cercarla in qualche bar, domandare ciao che fai, e poi uscire insieme a lei. Ma da quando ci sei tu, tutto questo non c’è più. Acqua azzurra, acqua chiara...”, testo da antologia, come tanti altri. Le canzoni di Mogol e Battisti hanno avuto larghissima influenza sulla storia della canzone. E questo con una voce che nulla aveva a vedere con quel che si era sentito prima. Una voce speciale che aveva bisogno di musiche, repertorio e strumentazione su misura. Perché aveva una voce incompleta che sembrava incapace

di accennare in modo preciso il motivo, e quindi fornire una base interpretativa ai cantanti veri. Ma di provino in provino si accorse che questa “non voce” poteva fare miracoli. Battisti proponeva la musica e Mogol creava il testo: “Perché una musica giusta ha già in sé grandi parole. Si tratta solo di farle venire fuori”. I due lavorano insieme, diventano amici. Costruiscono in Brianza residenze confinanti, al centro di un bel bosco di faggi, dove nascono i capolavori. Ma nel fondo il ragazzo che trionfa in tv, che incassa miliardi, che è in testa alle classifiche e che è arrivato al cuore degli italiani, resta timido come un istrice, diffidente. Non tollera la folla, l’assedio dei fan, le richieste di autografi, l’invadenza di giornalisti e fotografi. Sul finire degli anni ’70 vuol cambiare, battere nuove strade. Comincia a nascondere le parole di Mogol affogandole nella musica. Il tarlo dell’incomprensione alimentato dalla moglie si insinua e avanza. Così nel 1979 Mogol e Battisti scrivono l’ultima canzone insieme, Una giornata uggiosa. La mania di riservatezza viene condivisa dalla moglie e diventa maniacale. Ma la rottura con Mogol è qualcosa di più profondo, rinnegare uno stile, rifiutare qualcosa che tutti amavano. La nuova era inizia nel 1982 con E già con testi firmati dalla moglie. Dopo questa fase di assoluto smarrimento, Battisti approda a una negazione to-

tale della parola, in favore di qualcosa che è un impasto di voce e musica. Complice dell’operazione, all’insegna del nonsense verbale, un autore romano da lui scoperto: Pasquale Panella. Nonostante guadagni molto conduce vita spartana, ritirata. Una velenosa disputa su un pezzo di terreno e un tombino di scarico pluviale cancella definitivamente i rapporti con Mogol. La morte di Battisti ci consegna, come nella miglior tradizione del rock, una vedova che diviene il capro espiatorio di comportamenti dell’artista che il grande pubblico e i media non capiscono e non condividono: è successo con Yoko Ono e adesso è il turno di Grazia Letizia Veronese. La fuga dal mondo era stata teorizzata da Battisti stesso: “È necessario non confondere l’uomo, pieno di debolezze, con l’artista che deve essere perfetto, infallibile”. Occorre quindi separare il Battisti uomo, orso indecifrabile, dal Battisti leggenda, capace di dispensare emozioni ineguagliabili, di dar le ali alla poesia di Mogol, di colorare il nostro grigio quotidiano di fantastiche melodie, di rinnovare la canzone italiana come nessuno seppe fare prima e dopo. Con Battisti non se ne va solo una caposcuola e un grande artista ma un pezzo della storia del costume del nostro Paese, nonché l’artefice di una colonna sonora immortale che ha unito almeno tre generazioni.


di giuliano billi

Caro Freak

C

aro Freak, come si sta lassù? Hai ragione, la gente muore, non è affatto una novità. I modi per tirare le cuoia sono diversi e, a parte l’orgasmo seguito da infarto o addormentarsi a novant’anni con trentasei nipoti, quindici concubine attorno e non svegliarsi più, tutto il resto fa abbastanza schifo. Fa abbastanza schifo anche scriverti un discorso funebre perchè ogni parola mi sembra inappropriata e vuota. Eppure parlarti tramite questa lettera mi offre l’opportunità di ricordare il tuo passaggio tra noi. Freak, non so se lo sai, sei stato importante per la musica italiana, quando il punk in Italia a stento si sapeva cosa volesse dire, ma soprattutto sei stato importante per me. Un giorno, in mezzo alle tante cose di cui parlavamo, mi dicesti che eri stanco, che non ne potevi più di girovagare tra dottori, ospedali e medicine. Ma eri eccezionale, come sempre, anche quando la malattia ti limitava molto. Ricordo le risate nel furgone, la nottata a scaldare le patatine avanzate dal Mc Donald sulla stufa a legna di una sconosciuta signora vicentina dopo un concerto, l’onore di essere citato da te sul palco dopo che io ti ho citato per anni, da-

vanti ad un “pubblico di merda” per il mio misero contributo alla tua poesia di Natale, lo scaccolarmi mentre accordavo la chitarra per suonare il pezzo dopo, ma soprattutto sentirti dire che eri felice di avermi conosciuto perché c’erano delle forti affinità tra noi. Ecco, tutte queste cose, saranno per sempre indelebili nella mia memoria. Ok la smetto. Non voglio scriverti robe tristi o melense, forse preferiresti un bel “vaffanculo” oppure “Freak sei un uomo di merda ancora a ragionare delle tue sbarbine del cazzo” o meglio ancora, parafrasando un amico, “questa è l’ultima provocazione che tiri fuori, vecchio animale: MORIRE per il tuo pubblico di merda!” Non so quale tu preferisca, probabilmente il “vaffanculo”, ma prima di salutarti lasciami dire ancora una cosa. “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti” lo sappiamo. Ma più di tutto direi che è inutile esserlo, anche perché, come ben sai, è l’essere mediocri la carta vincente. Essere mediocri è una grande fortuna, oltre che un grande dono, perché ti mette al pari della gente che ti ascolta, e tu mediocre non lo sei mai stato. Chissà, forse è proprio questa mancanza di mediocrità l’alchimia magica che ti ha regalato i tuoi “35 anni

di continui insuccessi”. Trentacinque anni come quelli che ho io stanotte che ti sto scrivendo. C’è una tua frase che mi ha sempre fatto impallidire per la sua genialità: “nevrotico è chi costruisce castelli in aria, pazzo è chi quei castelli abita, psichiatra è colui che riscuote l’affitto”. Ciao poeta, esserti stato accanto negli ultimi tempi è il più grande onore che poteva capitarmi nei miei “35 anni di continui casini”, ti porto con me da sempre e sempre con me resterai. Un abbraccio, Giuliano.

Teatro della Pergola - dal 4 al 9 marzo Compagnia Lombardi - Tiezzi

NON SI SA COME di Luigi Pirandello con Marco Brinzi, Francesco Colella, Elena Ghiaurov, Pia Lanciotti, Sandro Lombardi - regia di Federico Tiezzi

Presentando alla cassa del teatro questa copia di Lungarno si avrà diritto a due biglietti ridotti Under26 (platea 19 euro, posto palco 15 euro, galleria 11 euro). La promozione non è valida per lo spettacolo della domenica.

13


PER INFO & PRENOTAZIONI

Via Pisana 111 r - Firenze 055 7135357 / 7130664 — prenotazioni@teatroflorida.it www.teatroflorida.it — www.murmuris.it Autobus 6-26-27 / Tram Linea T1 - Fermata Sansovino / Parcheggio a pagamento a 30 m superato il teatro sulla destra


PER INFO & PRENOTAZIONI

Teatro Cantiere Florida

Via Pisana 111 r - Firenze 055 7135357 / 7130664 — prenotazioni@teatroflorida.it www.teatroflorida.it — www.murmuris.it Autobus 6-26-27 / Tram Linea T1 - Fermata Sansovino Parcheggio a pagamento a 30 m superato il teatro sulla destra


Marzo sabato 1

mercoledì 5

• DUB FX & CADE Viper Theatre (FI) ing. 15 euro • ESERCIZI DI PRIMAVERA (01-09/03) CANGO (FI) ing. 12/10 euro • WEEK END MUSICA DA CAMERA (01-02/03) Villa La Torraccia (FI) ing. libero • AMALIA E BASTA Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • CARNIVAL PARTY Controsenso (PO) ing. libero con tessera • LA NOTTE DEL PAGURO Glue (FI) ing. libero con tessera • SWEET LIFE SOCIETY/ORCHESTRINA MACCARONI SWING Auditorium Flog (FI) ing. 8/6 euro • ALESSANDRO LANZONI Pinocchio Jazz (FI) ing. 10/7 euro • 70 DISCO MUSIC SHOW Obihall (FI) ing. 31 euro • LES TIGRES DU FUTUR Tender Club (FI) ing. NP • L’UOMO LA BESTIA E LA VIRTÙ (01-02/03) Teatro di Cestello (FI) ing. 17 euro • SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA Teatro Lumière (FI) ing. 13/15 euro • 12 ANNI SCHIAVO (01-10/03) Cinema Odeon (FI) ing. 6/8 euro • MUSIC UNDERGROUND DEPARTMENT Tabasco Club (FI) ing. NP • DRABA ORKESTAR Backstage (FI) ing. libero • BELGRAVE & LES FLEURES NOF Club (FI) ing. libero domenica 2 • VECCHIA SARAI TU Teatro di Rifredi (FI) ing. 14/12 euro • LA PAZZA GIOIA Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • JESUS FREAKS Backstage (FI) ing. libero • POLO NOF Club (FI) ing. libero lunedì 3 • CONTRATTO PER UCCIDIRE Spazio Alfieri (FI) ing 8 euro • L’INTERVALLO Spazio Alfieri (FI) ing 5 libero • FESTA DI CARNEVALE | POPULARIA Backstage (FI) ing. libero • JAM SESSION NOF Club (FI) ing. libero martedì 4 • MARIA CASSI Teatro Verdi (FI) ing. 13/16 euro • È ARRIVATO UN GOMMONE CARICO DI EUROPEI Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 7 euro • CARNIVAL PARTY Tabasco Club (FI) ing. NP

• LA BOULE DE NEIGE Teatro di Rifredi (FI) ing. 14/12 euro • TAPPA/FIRENZE Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • UNA LEZIONE TUTTA AL FEMMINILE Glue (FI) ing. libero con tessera • MY GENERATION Spazio Alfieri (FI) ing 5 euro • L’ALTRA TURCHIA (05/03-02/04) Circolo Vie Nuove (FI) ing. NP • LABELLA PARTY SHOWCASE Tabasco Club (FI) ing. NP • HORNY MONKEYS Backstage (FI) ing. libero giovedì 6 • DUEL OPUS 2 (06-09/03) Teatro di Rifredi (FI) ing. 14/12 euro • CHE TANGO Backstage (FI) ing. libero • IMPROVVISAMENTE, L’ESTATE SCORSA (06-07/03) Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro • MEDEA/MAYDAY (06-07/03) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • FUORI DAL POZZO Spazio Alfieri (FI) ing 12 euro • UN BALCON SUR LA MER Istitut Français (FI) ing. libero • MATCH DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE Auditorium Flog (FI) ing. 10 euro • STREET CLERKS Obihall (FI) ing. 10 euro • FABRIZIO MORO Viper Theatre (FI) ing. 15 euro • FUORI DI TASTE (06-11/03) Varie location (FI) ing. libero • ALESSANDRO FIORI Tender Club (FI) ing. NP • MACHETE NIGHT Tabasco Club (FI) ing. NP • LATTEX PLUS PRES. VAKULA Tabasco Club (FI) ing. NP • PETRALANA NOF Club (FI) ing. libero venerdì 7 • ABOVE THE TREE/ASINO Controsenso (PO) ing. libero con tessera • MICHEAL CLAYTON Glue (FI) ing. libero con tessera • ABITI VINTAGE DI GIANNI VERSACE Lungarno Bistrot (FI) ing. libero • CONTEMPORARY VISIONS Multiverso (FI) ing. libero • NECESSARIAMENTE Auditorium Flog (FI) ing. 10/8 euro • SIGNORI... LE PATÈ DE LA MAISON! (07-09/03) Teatro Verdi (FI) ing. 25/37 euro • NEFFA Obihall (FI) ing. 17 euro

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• GIUDA Tender Club (FI) ing. NP • BUONANOTTE MAMMA (07-08/03) Teatro di Cestello (FI) ing. 17 euro • COLPO BASSO (07-08/03) Teatro Lumière (FI) ing. 13/15 euro • GHIACCIOLI&BRANZINI + ALBERTO BECUCCI Backstage (FI) ing. libero • LE MON NOF Club (FI) ing. libero sabato 8 • ANNA CAPPELLI Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • SWING PULSE CARNIVAL Controsenso (PO) ing. libero con tessera • AMERICAN HUSTLE Glue (FI) ing. libero con tessera • BRUNORI SAS Auditorium Flog (FI) ing. 12/10 euro • CRISTINA ZAVALLONI Pinocchio Jazz (FI) ing. 13/10 euro • PONTORMO E ROSSO FIORENTINO (08/03-20/07) Palazzo Strozzi (FI) ing 11 euro • SINGLE NIGHT Tender Club (FI) ing. NP • PATCHWORK PARTY Tabasco Club (FI) ing. NP • D.I.V.A. Backstage (FI) ing. libero • DISTURBI SESSUALI NOF Club (FI) ing. libero domenica 9 • CONCERTIAMO BEETHOVEN Auditorium Sinopoli (FI) ing. 5/2 euro • L’ORCO CON LE PENNE Teatro Puccini (FI) ing. 7 euro • ROBIN HOOD Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 7 euro • UOMODIVINO Brown Sugar (FI) ing. libero • DEREK JAMES AND FRIENDS Backstage (FI) ing. libero lunedì10 • IL MISTERO DI DANTE Cinema Odeon (FI) ing. 6/8 euro • UNA FAMIGLIA PERFETTA Spazio Alfieri (FI) ing libero • MIRKO RUBEGNI TRIO NOF Club (FI) ing. libero martedì 11 • MARCELLO E IL MIO AMICO TOMMASO Volume (FI) ing. libero • IL GRANDE UNO ROSSO Spazio Alfieri (FI) ing 8 euro • LA GRANDE BELLEZZA (11-13/03) Cinema Odeon (FI) ing. 6/8 euro

• MONDOVISIONI | I DOCUMENTARI DI INTERNAZIONALE (11-13/03) Cinema Stensen (FI) ing. 4/18 euro mercoledì 12 • SEARCHING FOR SUGAR MAN Spazio Alfieri (FI) ing 5 euro • RICCARDO MORI Backstage (FI) ing. libero • A WORLD OF SILENCE NOF Club (FI) ing. liber giovedì 13 • L’ULTIMO HAREM (13-30/03) Teatro di Rifredi (FI) ing. 14/12 euro • NOW YOU SEE ME Glue (FI) ing. libero con tessera • SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA SBORINA (13-16/03) Teatro Verdi (FI) ing. 19/31 euro • IRLANDA IN FESTA (13-15/03) Obihall (FI) ing. 12 euro • ELISA Mandela Forum (FI) ing. NP • TENFOLD RABBIT Tender Club (FI) ing. NP • CONFIDENTIAL PARTY VOL. 5 Tabasco Club (FI) ing. NP • CONTESSA & THE SQUIRES Backstage (FI) ing. libero • DA X FACTOR FABIO E ROBERTA NOF Club (FI) ing. libero venerdì 14 • SELEZIONE PREMIO VERETTI Auditorium Sinopoli (FI) ing. libero • CAVEMAN Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro • GIOVANNA D’ARCO (14-15/03) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • MOMBU/TANZ Controsenso (PO) ing. libero con tessera • MANAGEMENT DEL DOLORE POST OPERATORIO Glue (FI) ing. libero con tessera • PRIMA VISIONE FESTIVAL (14/03-27/04) Auditorium al Duomo (FI) ing. NP • NON È QUEL CHE SEMBRA (14-15/03) Spazio Alfieri (FI) ing 15/10 euro • LA PEGATINA Auditorium Flog (FI) ing. 10/8 euro • QUESTIONI DI FAMIGLIA (14/03-20/07) Strozzina (FI) ing. 5 euro • BAD APPLE SONS Tender Club (FI) ing. libero • LA GRAMMATICA DELLA FANTASIA (14-16/03) Teatro di Cestello (FI) ing. 17 euro • OGGI È GIÀ DOMANI (14-16/03) Teatro Lumière (FI) ing. 13/15 euro • HER - LEI (14-20/03) Cinema Odeon (FI) ing. 6/8 euro


A A I SIC EATRO RTE INEM VENT U •M •T •A •C •E • BRING THE NOISE PRES. OBJECT Tabasco Club (FI) ing. NP • FREDDIE MAGUIRE BAND Backstage (FI) ing. libero • TONY ROMANO NOF Club (FI) ing. libero sabato 15 • MIND JUGGLER Teatro Puccini (FI) ing. 18/22 euro • KING OF THE OPERA Glue (FI) ing. libero con tessera • HAPPY FEET SWING Villa Viviani (FI) ing. 30 euro • NOBRAINO Auditorium Flog (FI) ing. 10/8 euro • ENZO PIETROPAOLI Pinocchio Jazz (FI) ing. 10/7 euro • LILI REFRAIN Rullante Club (FI) ing. libero con tessera • THE LONESOME DRIFTERS Tender Club (FI) ing. NP • FELINE FUNK Tabasco Club (FI) ing. NP • CARAVAN ACOUSTIC TRIO Backstage (FI) ing. libero • THE TWISTED NOF Club (FI) ing. libero domenica 16 • STORIA DI UNA SIRENA Teatro Puccini (FI) ing. 7 euro • CONCERTIAMO BEETHOVEN Auditorium Sinopoli (FI) ing. 5/2 euro • BORDERLINE DUO Backstage (FI) ing. libero lunedì 17 • CORSO BASE PER DEGUSTATORE BIRRA (17-31/03) Birreria Braumeister (FI) ing.65 euro • EL PORTAT 5TET NOF Club (FI) ing. libero martedì 18 • L’ODIO ESPLODE A DALLAS Spazio Alfieri (FI) ing 8 euro • LA TOSSE GRASSA Volume (FI) ing. libero • CINEMA DEL QUEBEC Istitut Français (FI) ing. libero mercoledì 19 • CONFUSIONI Glue (FI) ing. libero con tessera • LOU REED’S BERLIN Spazio Alfieri (FI) ing 5 euro • MAMADOU N’DONGO Istitut Français (FI) ing. NP • MATCH DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE Auditorium Flog (FI) ing. 10 euro • LE INVASIONI BARBARICHE (19-22/03) Teatro Lumière (FI) ing. 13/15 euro

• TBC Tabasco Club (FI) ing. NP • LEO BONI DUO Backstage (FI) ing. libero • JAM SESSION NOF Club (FI) ing. libero giovedì 20 • CONCERTIAMO BEETHOVEN Auditorium Sinopoli (FI) ing. 5/2 euro • ALFIERI STORYTELLERS Spazio Alfieri (FI) ing 12 euro • CAMPIONATI ITALIANI PATTINAGGIO ARTISTICO (20-23/03) Mandela Forum (FI) ing. 13 euro • THE NIRO Tender Club (FI) ing. NP • MACHETE NIGHT Tabasco Club (FI) ing. NP • 60’S ART FEST | ROBERTO DELLERA Backstage (FI) ing. libero • RAGAZZI SCIMMIA NOF Club (FI) ing. libero venerdì 21 • LA SEMPLICITA’ INGANNATA Teatro Puccini (FI) ing. 10 euro • ELETTROCARDIOGRAMMA (21-22/03) Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • NUMERO 6/SIR RICK BOWMAN Controsenso (PO) ing. libero con tessera • FOXFIRE Glue (FI) ing. libero con tessera • ILLUSIONISMI Spazio Alfieri (FI) ing 15/10 euro • IL DETTATO Istitut Français (FI) ing. NP • TEHO TEARDO+BLIXA BARGELD Auditorium Flog (FI) ing. 15/12 euro • STOMP (21-23/03) Teatro Verdi (FI) ing. 25/37 euro • EASY CURE Tender Club (FI) ing. NP • PARENTI SERPENTI (21/03 -13/04) Teatro di Cestello (FI) ing. 17 euro • LATTEX PLUS PRES. PROSUMER Tabasco Club (FI) ing. NP • 60’S ART FEST | GABRIELE MORI Backstage (FI) ing. libero • VOX POTENZA NOF Club (FI) ing. libero sabato 22 • CRIME STORIES Teatro Puccini (FI) ing. 20/16 euro • KA MATE KA ORA/WERNER Controsenso (PO) ing. libero con tessera • PARTY Glue (FI) ing. libero con tessera • MARTHA HIGH & TC GANG Auditorium Flog (FI) ing. 10/8 euro • COBRA LIBRE Pinocchio Jazz (FI) ing. 7 euro

PERCHÉ A FIRENZE NON C’È MAI NIENTE DA FARE... • BROKENDOLLS & KILLER PENIS Tender Club (FI) ing. NP • CATCH WAY! Tabasco Club (FI) ing. NP • FLAMINGOS Backstage (FI) ing. libero • REALE FUNKERS MADRE NOF Club (FI) ing. libero

• A MAMA GRATUITA NOF Club (FI) ing. libero venerdì 28

domenica 23 • CONCERTIAMO BEETHOVEN Auditorium Sinopoli (FI) ing. 5/2 euro • K COME KOSIMO Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 7 euro • DEREK JAMES & FRIENDS Backstage (FI) ing. libero lunedì 24 • GLAUCOCAMALEO/DRUMS (24/03-10/05) Museo Marino Marini (FI) ing. NP • DENTE Teatro Puccini (FI) ing. 20/25 euro martedì 25 • I CAMILLAS Volume (FI) ing. libero • L’OCCHIO CHE UCCIDE Spazio Alfieri (FI) ing 8 euro • JACOPO MARTINI & FRIENDS NOF Club (FI) ing. libero

• OPEN DAY (28-29/03) Teatro Puccini (FI) ing. 20/25 euro • LE MAN AVEC LES LUNETTES/VERBAL Controsenso (PO) ing. libero con tessera • LA BANDA DEL PORNO Glue (FI) ing. libero con tessera • MICROBAND (28-30/03) Spazio Alfieri (FI) ing 15/10 euro • CALAFOSCOPA Auditorium Flog (FI) ing. 5 euro • THE SEVENTEENTH CENTURY Tender Club (FI) ing. NP • BICIFI (28-30/03) Parco delle Cascine (FI) ing. NP • LA STRANISSIMA COPPIA (28-30/03) Teatro Lumière (FI) ing. 13/15 euro • BRING THE NOISE Tabasco Club (FI) ing. NP • WINSI MANFIELD Backstage (FI) ing. libero • RICCARDO MORI TRIO NOF Club (FI) ing. libero sabato 29

mercoledì 26 • PLAY IT! (26-29/03) Teatro Verdi (FI) ing. 5 euro • I MERCOLEDÌ DEL GIOIELLO NELL’ARTE (26/03-21/05) Museo Marino Marini (FI) ing. libero • AFTERHOURS Obihall (FI) ing. NP • METAMORFOSY EVENTI Tabasco Club (FI) ing. NP • UK 2 USA | MATTO URRO + MIKI VITULLI Backstage (FI) ing. libero • LIVE NOF Club (FI) ing. liber giovedì 27 • THE PERFECT ITALIAN. L’AVVOCATO Teatro Puccini (FI) ing. 15 euro • MIO FIGLIO ERA COME UN PADRE PER ME Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • BODY & SOUL Spazio Alfieri (FI) ing 5 euro • FEMMES DU CAIRE Istitut Français (FI) ing. libero • VIOLA ACIDA Tender Club (FI) ing. NP • CAPOLINO Cinema Aurora (Scandicci) ing. 16/13 euro • TBC Tabasco Club (FI) ing. NP • MILLELEMMI & CO Backstage (FI) ing. libero

• HOSPICE Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • PUNK ROCK FESTIVAL Controsenso (PO) ing. libero con tessera • PARTY Glue (FI) ing. libero con tessera • L’IMMAGINE OLTRE IL QUADRO Istitut Français (FI) ing. NP • LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA Auditorium Flog (FI) ing. 13/11 euro • AGROMISTICO QUARTET Pinocchio Jazz (FI) ing. 10/7 euro • WHITE OVERPROOF Tender Club (FI) ing. NP • MUTE Tabasco Club (FI) ing. NP • TWO PISCES IN ALTO MARE Backstage (FI) ing. libero • PORTO FLAMINGO NOF Club (FI) ing. libero domenica 30 • ELSA Teatro Cantiere Florida (FI) ing. 15/12 euro • SPEAKEASY Backstage (FI) ing. libero lunedì 31 • CLAUDIO BAGLIONI (31/03-01/04) Mandela Forum (FI) ing. 40/80 euro • NON HA SENSO W LANZONI | DI BIASE | SALGARELLO NOF Club (FI) ing. libero

ww w.teatrodellapergola.com

Domenica 2 marzo ore 10.00/11.00/12.00 VISITA GUIDATA AL TEATRO DELLA PERGOLA Domenica 16 marzo ore 10.00/11.00/12.00 IN SUA MOVENZA È FERMO _ Visita spettacolo al Teatro della Pergola Domenica 30 marzo ore 10.30 DEDICATO A PRATOLINI: UNA STORIA FIORENTINA


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basta stare tranquilli di simona santelli

Unchained Melody

L

ilia si trovava come tutte le mattine sulla tazza del water in uno stato di semi incoscienza a scrollare notizie improbabili sul suo fido guinzaglio Itech. “Confermata la crisi matrimoniale tra Alena Seredova e Gigi Buffon”. “Troppo vento e la papalina di Papa Francesco vola via”. “Arrivano le ricariche alla marijuana per le sigarette elettroniche. Ed è subito boom di vendite”. Si alza con fare scocciato. “Lourdes Maria Ciccone finalmente libera da sopracciglia e baffi”. Sciacquone. Mascara, via. Cambio scena, ufficio, interno giorno. Lilia accende il pc. Alert dal forum di PaceVerde Vale senti un po’ qui! Maglioni in cachemire realizzati con peli di topo! - Dio, che schifo. Li vendevano come capi di maglieria pregiata, alcuni con l’etichetta “puro cachemire”, “lana merinos”, “pashmina” e “seta”. In realtà golf, sciarpe e altri accessori erano realizzati con peli di topo e altri animali. Lo hanno scoperto gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Livorno che hanno sequestrato oltre un milione di prodotti di varie tipologie (esattamente 1.141.343 pezzi). Azz. - Vale! Vale vedi che schifo che ti vesti sempre dai cinesi, ma poi fosse il male del sintetico e dei colori tossici, peggio! Conigli scuoiati vivi, cani e gatti nei sacchetti già a forma di cordon bleu, ORA TOPI! Vale basta comprarsi le schifezze, basta, mi fanno schifo, secondo me il pellicciotto dentro i tuoi scarponcelli è fatto con una bella nutria dell’Arno, che ci scommetti, èh, èh? Valentina guarda Lilia, apre la bocca per parlare ma il tentativo fallisce miseramente. - Un bel circolo del riuso dovrebbero aprire quelli, altro che wonton flitti. Loro sì che non sprecano nulla, dal ragù di pantegana alle estension per i capelli con i baffi, del topo non si butta via nulla, diceva Chun Li. Oh che poi, comunque, dì che ti pare, ma tanto ce lo siamo mangiato, in qualche posto che neanche ti aspetteresti, il carpaccio di sorcio, io questo film me lo sono sempre un po’ fatto. Cioè se ci pensi, quante cose brutte che vendono i vuccumpra nei meandri della metro, gli indianini nei loro cubi di curry, i disperati italiani che importano tutto da Chun Li potrebbero NON essere prodotte? Tipo, quelle agghiaccianti

riproduzioni di cani e gatti che simulano il respiro, vendute anche negli Autogrill. Si gira verso lo schermo e digita nervosamente qualcosa sulla tastiera. - Cerco su Google “cani e gatti che respirano”, e qual é uno dei primi risultati? Alibabà.com. Sai cos’è Alìbabà? Trattasi di un sito cinese che ti permette di comprare grossi quantitativi di MERDA a prezzi imbattibili. L’obiettivo? Inondare il pianeta Terra di MERDA, avendo però prima fatto un pacco di soldi. Ti elenco gli articoli che escono fuori dalla ricerca e che puoi tranquillamente acquistare su questo Alìbabà, chiaramente nessuno controlla le correzioni, sennò non avremmo “Cane russante della peluche” (ordine minimo 1000 pezzi), “cane di sonno di modo con l’ammortizzatore” (ordine minimo 1000 pezzi) “il cane del gatto del giocattolo respira il gatto di sonno della peluche in coperta” “gattino falso del gatto della pelliccia/gatto bello”. No, non ti pare? Oppure quelle bamboline da povere che vanno in bicicletta seguendo un perpetuo movimento circolare, ti sei mai chiesta quante pile consumano, tante, tante pile, mi ricordo di quella volta che ne trovai un paio dimenticate su una mensola di camera mia, avevano perso liquido, ho avuto la nausea per tre giorni, mi viene sempre in mente Anna Frank, che è morta di tisi e l’avevano messa a smontare le pile e respirarsi la MERDA a Bergen Belsen. Barbie Paraplegica. È proprio necessaria? Non sarebbe meglio inquinare meno? Gli unici gadget inutili che varrebbe ancora la pena di produrre sono le ma-

nine appiccicose delle patatine. Ora, anche se le fanno, non attaccano più come un tempo. Forse per un progetto del genere dovremmo scomodare i cinesi, che s’impiantassero una coltivazione di Slimer nella provincia di Heilongjiang, làddove non arrivano gli ambientalisti e gli animalisti e i crudisti, NO! Noi le patatine non le friggiamo, le mangiamo direttamente a morsi, tutte terrose! A Heilongjiang, diobono. E quindi bambole autistiche e giubbotti di copertone-fuori pelo-di-topo-dentro a vagonate, manina appiccicosa zerone, non c’é verso di averle. Poi, e qui chiudo, anche i prodotti etnici che sembrano provenire da tutt’altra parte del mondo li produce sempre Chun Li, chetticredi. Il cd dello zufolo peruviano che suona Laura non c’è, il bonghetto di Youssou N’dour, cioè stiamo parlando del fatto che effettivamente esiste qualcuno più sfigato di Max Pezzali in Weekend che ha il coraggio di comprare e successivamente ascoltarsi Unchained Melody suonata col piffero mentre ritorna a casa la domenica sera dopo una pizza e quattro rutti con con gli amici di sempre? La mia risposta è SPERO DI NO. Ma non possiamo saperlo. Vale fammi il piacere, togliti quegli scarponcelli, mi fanno ribrezzo, per favore. - Lilia, me li hai regalati tu, l’anno scorso, ma come non ti ricordi? Ti stavano piccoli! ... - … sì èh?- Sì -. http://parolesantels.blogspot.it/


palestra robur di leandro ferretti

lezioni di ginnastica culturale per fiorentini

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Fiumani

F

iumani è. Punto. Non esiste nei paraggi un altro simulacro di tal fatta per spiegare a tutti cosa sia il rock’n’roll. Fiumani è sempre stato Fiumani, nel bene e nel male. Massima coerenza estetica e poetica, granitiche scelte di vita. Altri lo chiamerebbero un loser, noi lo definiremo qualcuno che sta al di fuori dell’abusata dialettica tra vincere e perdere. Fiumani è l’unico vero poeta indie, il Marino Moretti del rock alternativo: le domeniche da solo/in piazza Dalmazia. Ha scritto alcune tra le più belle canzoni italiane in assoluto, strazianti per quotidiana descrizione della vita e dell’amore. Ha fatto di un suono di chitarra un autentico marchio di fabbrica, ha insegnato a un paio di generazioni (anche subliminalmente) cosa significa il sudore del palco e la scrittura di un bel pezzo. Se ad altri che un giorno fecero furore serve abbigliassi come pagliacci

per tentare di mantenere viva su di loro l’attenzione, a Fiumani basta una camicia a fiori per confermarsi divo rimatore. Fiumani non ha volume, è il volume. Dovrebbe essere indicato tra i libri di testo dei licei. Fiumani ci sarà sempre, con il suo apparente disinteresse, il suo aplomb agitato, l’ossidrica sostanza del suo periodare convergente. Sapremo sempre che è lui anche senza bisogno di vederlo. Perché Fiumani è. Punto.

a quel paese di alba parrini

A

Un tè nel deserto

l primo impatto con Marrackech, il cervello reagisce con una specie di overbooking di stimoli sensoriali: scimmie che saltano addosso a spilungoni biondi in shorts e sandali con i calzini al ginocchio, donne velate che propongono tatuaggi all’henné, il richiamo alla preghiera dalla Moschea Kotoubia, il traffico insensato di motorini, asini, carretti a mano… e poi l’odore pungente dei datteri essiccati e delle spezie che colorano i tanti banchi dei souk. Al tramonto la piazza principale Djemaa’ El Fna si trasforma in quella che si potrebbe definire una affascinante e coinvolgente “rappresentazione del Marocco” ad uso e consumo dei tanti turisti: l’illuminazione irregolare delle lanterne in metallo battute a mano dai venditori di strada, incantatori di serpenti che si muovono al ritmo di mille percussioni, uomini che scommettono qualche Dirham, e ristoranti improvvisati (ma allo stesso tempo quotati su tripadvisor!) che propongono tajine e couscous, couscous e tajine… giorno, dopo giorno, dopo giorno… Pensare che il Marocco sia solo Djemaa’ El Fna è un po’ come dire che l’Italia è soltanto Piazza della Signoria: semplicemente riduttivo.

Basta dirigersi verso il deserto, sulla Strada delle cento Kasbah e delle cooperative femminili di lavorazione dell’Argan, per rendersi conto che i marocchini sono capaci di un’ospitalità disarmante e inaspettata che si riflette anche nel cibo. Nella casa marocchina, l’ospite (a piedi nudi) viene ricevuto con l’immancabile caraffa di tè alla menta, simbolo di comunione e disponibilità. Oltre al couscous, piatto tradizionale per eccellenza, il simbolo dell’ospitalità è la pizza berbera, servita su un piatto unico al centro del tavolo dal quale i commensali si servono con le mani. Il migliore couscous, quello che porterò sempre nel cuore, è quello cucinato da un cammelliere in una tenda, nel deserto al confine con l’Algeria; ma sicuramente le dune illuminate dalle stelle e i racconti delle tradizioni berbere hanno giocato un ruolo centrale! Chi volesse assaggiare un po’ dell’atmosfera berbero-marocchina, può provare da Derb, in zona San Lorenzo, dove il blu e bianco la fanno da padrone e la fontanella in mosaico richiama i freschi cortili dei Riad: case tradizionali a più piani in cui l’uomo poteva far convivere (più o meno pacificamente) le varie mogli e i bambini.

COUSCOUS “Che va di fretta” Per quattro persone: 300 gr di couscous precotto 300 ml di acqua per il couscous 300 ml di acqua per le verdure 450 gr di preparato per minestrone 1 cipolla - 2 carote 250 gr di petto di pollo 2 cucchiai di cumino 2 cucchiai di curcuma per le verdure 1 cucchiaio di curcuma per il couscous 2 cucchiai di coriandolo 2 cucchiai di passata di pomodoro olio EVO, sale In una casseruola con olio caldo fate imbiondire la cipolla (tagliata a rondelle) con le spezie. Successivamente aggiungete il pollo e fate saltare per 5 minuti. Aggiungete le verdure e fate stufare per 15 minuti. Successivamente coprite con 300 ml di acqua e fate cuocere per altri 30 minuti coprendo il tutto. A cottura quasi ultimata aggiungete il passato di pomodoro e sale q.b. A parte, sgranate il couscous in una casseruola con olio, acqua e un cucchiaio di curcuma, per il tempo indicato sulla confezione. Lessate le due carote a parte e tagliatele in quarti. Sistemate in un piatto da portata il couscous adagiandovi sopra le verdure e le carote a guarnizione. Condite con un filo d’olio.


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un sex symbol al mese di il moderatore

una non precisata (ma di certo illuminata) mente alle prese con la vera essenza della bellezza

Sting

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iondo musicista noto all’ufficio anagrafe di Newcastle come Gordon Matthew Sumner, gode da tempo della invidiabile fama di sensazionale “macchina del sesso”, epitome guadagnata grazie a rivelazioni da lui più volte ribadite riguardo a sue presunte nonché esclusive conoscenze di tecniche tantriche estreme, imparate nel corso di anni e anni di tour, prevalentemente grazie al testing forsennato su groupies di ogni tipo, turnisti compresi. Sicuramente ha influito su questo suo inesauribile appetito l’irrefrenabile curiosità che da sempre connota le sue peripezie artistiche e non, e che lo ha portato ad una particolarissima Weltanschauung che gli consente di guardare il mondo dall’alto verso il basso (oltre che da un oblò). Consideriamo soltanto una breve lista di ciò che costui ha fatto nei suoi primi sessant’anni, ponendo l’attenzione sulla intelligente capacità di bilanciare lo stress del successo con manovre abilmente puntate al relax; 1. Ha fondato una band che miscelava frizzantemente rock e reggae in un impasto che già tendeva verso l’alto tasso erotico (basti considerare un pezzo come “Roxanne”), dopodiché ha pensato bene di iniziare una carriera solista da “cantante di gomma”, proponendoci, ad intervalli più o meno regolari, un pop rileccato e ben suonato ma destinato prevalentemente alla terza età. 2. Ha recitato in un cult movie come “Quadrophenia”, rendendoci tutti gelosi della sua vespa e della sua capigliatura ossigenata, per poi riciclare l’acconciatura punk nell’unico film brutto che ha fatto David Lynch (Dune). 3. Ha comprato una casa in Chianti, dove si dedica a sedute interminabili di sesso tantrico, coinvolgendo in primis la moglie, ma anche giardinieri e cinghiali, e si è impegnato per varie cause umanitarie (le tribù indigene dell’Amazzonia si ricordano ancora di lui, soprattutto la loro componente femminile). 4. È andato all “American Show” di Signa, dopo aver suonato un concerto di musica settecentesca al Teatro Verdi. Questo, signore e signori, è quello che si dice “Un uomo da bosco e da riviera”. http://unsexsymbolallasettimana.blogspot.it/

the harsh truth of the camera eye di antonio viscido

“Per fotografare, ogni tanto, bisogna usare il pensiero laterale, per vedere ciò che non c’è.” http://facebook.com/antonio.viscido


piccole incursioni nel sottobosco locale

La Scena

tecipazione di un pubblico che, se raggiunto da stimoli e informazioni, li raccolga. E per interesse più che per presenzialismo. Le scene, musicali e non, sopravvivono grazie a chi non si stanca di crederci (e si lascia incuriosire a sua volta dai progetti altrui), ma anche grazie a chi su di esse si affaccia per la prima volta.

Identificati, in qualche modo. Paolo Morelli, 35 primavere in riva all’Arno o suoi affluenti, studi e lavori qui poco rilevanti, una forte passione per la musica che mi accompagna ormai da parecchio e che ha trovato sfogo in vari modi: dopo anni di semplice ascolto di dischi e concerti, ho iniziato prima a scribacchiare online di dischi e concerti (in forma più amatoriale e poi sull’oggi defunto Vitaminic.it), in seguito sono passato al... metter dischi dopo i concerti (in ambito rock indipendente o giù di lì). A dispetto del nome di battaglia Dis0rder che mi porto dietro da tempo, oltre al postpunk ascolto e propongo varie declinazioni di indierock e synthpop. Cos’è per te LA SCENA? Scena è un insieme di persone che dedicano tempo ed energie, in cambio se va bene di soddisfazioni comunque precarie, per esprimere la propria creatività e/o per supportare quella di altre persone in cui credono. Supportarla nel senso di alimentare eventi e situazioni che risultino appetibili per un pubblico esterno

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(crescente, magari) E che mantengano una loro autenticità e vitalità: fondamentali in questo l’interscambio tra le varie micro-scene composte di elementi affini tra loro, l’accortezza dei gestori di locali nel trovare ognuno il proprio stile senza fossilizzarsi, ma soprattutto la par-

Perché credere ne LA SCENA? Parto da un esempio personale: come dj, un mio obiettivo è offrire anche a Firenze (più) serate danzanti che sfuggano sia al revival fine a se stesso che a certe nuove tendenze per me meno interessanti. Abbattere insomma certi compartimenti stagni presenti in città tra il pubblico dei live e quello dei djset e tra i relativi generi di musica. Ecco, ognuno, da operatore o da semplice spettatore in cerca di novità, può trovare nella scena (quella esistente o una ancora da creare) la sua piccola barriera da abbattere (“Abbatti il futuro se non ti appartiene”, no?) e qualcosa di nuovo da costruire. Se non è una buona motivazione questa...

i provinciali di Pratosfera

Niente è più come prima

P

rato (aspettando la primavera) suona jazz. Concluso il Metastasio Jazz con il concerto di Brad Mehldau, c’è un’altra rassegna che vi vogliamo segnalare. Questa volta all’interno del ridotto del Teatro Politeama che, grazie alla maestria del sassofonista Mirko Guerrini, direttore artistico di “Politeama in primo piano” che è iniziata a febbraio e si concluderà ad aprile. Il ridotto del Politeama è stato ristrutturato tre anni fa e, in questa occasione viene allestito a Jazz Club, con tavolini, bar e band in sottofondo, con la

possibilità di cenare dalle 20 su prenotazione. I concerti di questo mese sono l’11 marzo col Maurizio Geri Swinget, concerto manouche “moderno”. Il 18 invece sarà la volta del polistrumentista Mauro Palmas e il quartetto d’archi Archea Strings. Il 25 marzo un concerto dedicato alla musica di Astor Piazzolla, con le sue grandi composizioni riarrangiate per sassofono da un quintetto capitanato da Alda Dalle Lucche. La rassegna si conclude l’8 aprile con un omaggio a Stevie Wonder con il progetto “Stevland” che vede tra gli altri Claudia Tellini alla voce, Riccardo Galardini alla chitarra e Walter Paoli alla batteria. I concerti, come avete potuto notare, si svolgono tutti di martedì sera e l’ingresso a concerto costa 5 euro. Messo da parte il Politeama, c’è un concerto di un chitarrista pistoiese che volevamo segnalarvi (e capirete che per noi pratesi non è una cosa facile, quindi se ve lo suggeriamo, un motivo vero ci sarà): è Francesco Biadene (ex Bingo Bongo Trio, per chi segue il Rock Contest) che il 6 marzo suonerà ad Officina Giovani. Per gli amanti di Ben Harper, Xavier Rudd, John Butler e del fingerpicking. Se state leggendo questo articolo dopo il 6 marzo, almeno andatevelo a cercare su internet, troverete tutto il suo “Seven Lights”, primo album solista in streaming. photo: Tatiana Boretti www.pratosfera.com


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istituzioni di riccardo morandi

Perché Sanremo è Sanremo

S

enza bisogno di preamboli da “DopoFestival”, senza parafrasi e buonismi alla Vincenzo Mollica, senza accuse saccenti e retoriche alla Carlo Freccero. Le pagelle di Lungarno sulla più importante manifestazione musicale italiana: il Festival di Sanremo. Il Festival per antonomasia, quello che fino a dieci anni fa era deriso in quanto solamente “televisivo” e che adesso trova schiere di estimatori anche nei meandri dei cervelli più importanti, pronti ovviamente a muovere critiche spicciole, decontestualizzate e povere di contenuti. VOTO 0 la conduzione. Leggesi alla voce “condurre una manifestazione televisiva” la definizione secondo la quale il conduttore, bello (forse) ma sicuramente preparato, sia affiancato da una o più “vallette” o “conduttrici” belle anch’esse, spiritose ed intelligenti. Niente si è verificato in questo Festival. Le uniche belle ragazze viste sono state le ballerine e una pallavolista improvvisata premiatrice di un artista. Insomma, mancava Belen. E riferendoci a lei, parafrasiamo un concetto di mancanza fondamentale, lo stesso concetto che ha mandato avanti per così tanti anni trasmissioni come “Striscia la Notizia”. Mancava, insomma. VOTO 1 i fiori. Un cesto di mimosa alla vincitrice legato come un mazzo di asparagi. Ma non era il “Festival dei fiori”? VOTO 2 l’anzianità degli ospiti. Pareva un reparto di geriatria: Gino Paoli, le gemelle Kessler, Tito Stagno e la sempre immensa Franca Valeri. Si vocifera di un licenziamento lampo di un dirigente RAI che aveva proposto per il dopo festival Sandro Ciotti, postumo. VOTO 3 la giuria di qualità. “Stretti a coorte” le più grandi menti del panorama artistico italiano appaiono annoiate, salutano appena e sorridono alle fantastiche battute dei conduttori. In effetti, un frullato con Aldo Nove, Silvio Orlando, Sergio Conforti, Paolo Virzì e compa-

gnia varia più che fare la giuria di qualità a Sanremo poteva presiedere la commissione cultura nel comune di Reggio Emilia del 1996. Sarebbe stato più opportuno quantomeno Red Ronnie, Maurizio Seymandi e l’immenso Paolo Limiti. VOTO 4 gli autori indipendenti. Parliamoci chiaro e tondo: andiamo a vedere i concerti di Cristina Donà e di Simone Lenzi: grandi valutazioni, critiche favolose, bellissime serate. Poi arriva Sanremo e tu, estimatore primo di coloro che non sono mai arrivati a quel livello, dici: “Perfetto, ottimo, vedrete”. Ascolti, e nonostante il brano in questione sia stato dato ad Antonella Ruggiero o chi per lei, e rimani interdetto. La spiegazione è dura, ed è roba da psicoterapeuta: questi sono indipendenti perché non hanno i “pezzi”. O ne hanno talmente pochi che li tengono per loro stessi. La canzone italiana vuole i Mogol e vuole i Roberto Casalino, autore di “Novembre”. Così è, anche se non vi piace. VOTO 5 i bei nomi della musica italiana che sfigurano. Antonella Ruggero, Giuliano Palma, Ron, Frankie HI-NRG (che poi come si fa a 50 anni a chiamarsi così). Grandi artisti, davvero: grandi aspettative sulla carta finite in un gesto, il classico gesto delle aspettative sbagliate. Il gesto in questione, e chiudiamo la spiegazione, è quello delle “spallucce”: come vedere rientrare in campo un calciatore tipo Mario Gomez. Dici “Beh, è bravo,lo amo, ma dai…” VOTO 6 il vincitore del Festival. Arisa, ottima voce, personaggio controverso: non puoi parlarne male, ma sai sicuramente che canterai per sempre solo “Sincerità”. Come i rigori non dati che poi vengono restituiti, la vincitrice nel 2014 vince perché può andare bene ma soprattutto perché doveva vincere prima con lo stupendo brano “La notte”. Una vittoria zoppa, di un’interprete della canzone italiana che sappiamo tutti non diventerà mai una Mina,

ma nemmeno una Mannoia. Rimarrà la “paperella” Arisa. Perché è lei che vuole fare la “paperella”, nonostante canti veramente bene. VOTO 7 Ligabue, Baglioni, Cat Stevens. I grandi della canzone italiana ed internazionale hanno una marcia in più e l’Italia sanremese apprezza. In particolar modo Cat Stevens ci ricorda cosa significa essere un cantautore nei minuti probabilmente più intensi del Festival, quelli in cui ci ha regalato “Father and Son”. VOTO 8 Pif. Giovane, veloce ed efficace. Se c’era un personaggio che riusciva a dare una marcia a tutto il carrozzone del Festival è stato proprio lui, il ragazzo palermitano che, anche se in maniera a tratti spicciola ma mai offensiva, eredita tutto il meglio de “Le Iene” mescolandolo con quello che a Firenze chiamiamo un “simpatico bischero”. Se vuoi sorridere, Pif funziona. VOTO 9 Perturbazione. La rivincita degli outsiders della musica indipendente italiana. Arrivano al Festival in sordina, senza nessun vincolo di prestazione e tirano fuori un brano perfetto. Sanremese-pop, intelligente, testo ottimo. Ci auguriamo tutti che sia una vera rinascita per una band che troppo poco ha avuto ma che con serena continuità ha proseguito a lavorare sempre con un’umiltà che a troppi manca in una scena, quella indipendente italiana, che respira troppo smog internazionale e poca aria sincera della nostra canzone. I nostri vincitori. VOTO 10 a tutti noi, che nonostante tutto, siamo ancora davanti alla TV a guardare questa manifestazione. Perché l’essere nazionalpopolare non è solo una moda, ma uno status che ci appartiene. Noi non fuggiamo, mai.

http://www.sanremo.rai.it


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serie di giustina terenzi

True Detective

MARZO Concorso nazionale di monologhi

con Andrea Mitri, Gila Manetti, Alfredo Cavazzoni

di e con Mauro Monni

APRILE con Con.Tea.

Kultroses 659

I

l cinema ha definitivamente sconfinato nella TV. È arrivato True Detective, la nuova serie targata HBO con i noti attori hollywoodiani Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Siamo in Lousiana, tra campagne assolate e umide nel nulla profondo degli Stati Uniti d’America, in una atmosfera greve e sospesa in cui si intrecciano le indagini e le vicende umane dei due detective Rust Cohle, silenzioso, enigmatico, asociale al limite dell’autismo (soprannominato ‘l’esattore’), e Martin Hart, ruvido e pragmatico poliziotto del sud dall’accento nasale al comando dell’operazione, apparentemente buon padre di famiglia. In quella che viene definita ‘uno sbiadito ricordo della città’ un efferato omicidio rituale, “la cosa più malata che abbia mai visto”. Da qui il via alla narrazione, alternata in diversi spazi temporali, dal 1995 sino al 2012, quando il caso verrà riaperto. Che sia cinema o tv di altissima qualità è difficile da dirsi, e forse è ormai inutile la distinzione. True Detective offre una grandissima prova attoriale. McConaughey e Harrelson attraverso una recitazione al limite della perfezione riescono a restituirci una accurata osmosi con la natura inquieta, desolata e apparentemente immobile del paesaggio che fa da cornice muta alla vicenda. Le loro debolezze, il loro passato doloroso, si sovrappongono allo svolgimento della storia, che, nel suo incedere lento e dolente, cattura lo spettatore scaraventandolo in un mondo distante, minaccioso, febbrile, fatto della povertà e del degrado ai margini del “sogno americano”, di bikers, di città di roulotte, della ‘white trash’ americana, in poche parole la cosiddetta “Bible Belt”. Non manca la fase onirica, “alla Twin Peaks”, legata alle allucinazioni del detective Cohle chiave al disvelamento delle verità nascoste di questo universo, un universo in cui nulla è veramente come appare. Tra predicatori con basettoni alla Elvis, stazioni radio evangeliche gracchianti, interminabili spianate paludose e localacci in stile western, già al terzo episodio sarete costretti a rivedere opinioni e convinzioni sui due personaggi principali, loro il vero fulcro della storia. La narrazione infatti tralascia l’aspetto delittuoso, ponendolo in un secondo piano, per concentrarsi sui due caratteri. I loro dialoghi, i monologhi al limite dell’apocalittico del nichilista Rust, in un continuo, serrato, botta e risposta con il piu’ pragmatico e tradizionalista Hart, in bilico tra “senso” e “non senso” della vita, tra “etica laica” e ragioni trascendenti. Una storia di detective si, ma ancora prima una storia di umanità. Infine due annotazioni: alla scrittura c’è Nick Pizzolatto (già alle prese con lo splendido The Killing) che cura tutti gli otto episodi, conferendo così quella omogeneità tutta cinematografica alla serie e, come al solito, una superba colonna sonora, a cominciare dalla sigla di apertura affidata alla Handsome Family e alla bellisima canzone country rock “Far From Any Road”. Solo quattro episodi al momento. Ma sento di potermi sbilanciare. La serie dell’anno. www.hbo.com/true-detective


where is my banana? - giulia brachi


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storie di leonardo bressan

Reykjavik Boulevard Due chiacchiere con Niccolò Scelfo, art director di Reyjkavik Boulevard, piccola giovane realtà artistico/editoriale che ha appena pubblicato “Creative guide for curious people”, un libro pieno di cose belle. Rigorosamente made in Florence. Raccontaci la genesi di “Creative Guide for Curious People”; da dove è partita l’idea di un art book? L’idea è nata nel 2012, quando l’azienda per cui lavoravo ha chiuso la sede di Firenze. Ho deciso di dedicarmi completamente alla fotografia e ho investito tutto quello che mi rimaneva per intraprendere un viaggio di alcuni mesi in Islanda, esperienza che si è poi sviluppata attraverso altri 12 paesi: dopo aver incontrato numerosi artisti ed essermi entusiasmato con le loro storie, ho creato il sito ReykjavikBoulevard.com per metterne in luce il talento e scoprire qualcosa di più profondo. Serviva però un obiettivo più definito e ho voluto puntare su qualcosa di “romantico»: far emergere senza filtri, censure o limiti questi artisti inserendoli in un vero e proprio art book in edizione limitata, collaborando con giovani appassionati di arte, musica, moda, design sparsi per il mondo e racchiudendo tutto il lavoro in un formato tascabile inedito per sorprendere chiunque si trovi a sfogliarlo. Provare per credere! Chi sono gli artisti che hanno collaborato alla guida e come li avete coinvolti nel progetto? Sono per la quasi totalità artisti emergenti: alcuni del tutto sconosciuti, altri già affermati, altri ancora protagonisti di un’entusiasmante rinascita artistica. Il percorso che ci ha portato a sceglierli è stata la vera forza del progetto: ci siamo infatti basati per molti di loro sul consiglio di altri artisti conosciuti durante la nostra avventura in giro per il mondo. Abbiamo seguito le loro “affinità elettive” per arrivare alla scelta finale, piuttosto che affidarci a ricerche standard che avrebbero probabilmente portato a personaggi sovraesposti. La loro risposta alla nostra richiesta è andata spesso al di là delle aspettative: ci siamo incontrati, sentiti, scritti e con alcuni di loro abbiamo anche instaurato un rapporto che speriamo di mantenere nel tempo. Alcuni hanno lavorato con artisti internazionali (Sigur Rós, Björk), altri sono stati poi scelti da grandi aziende per realizzare campagne pubblicitarie o hanno

vinto premi importanti proprio mentre mandavamo in stampa la guida. Ogni storia ha il suo fascino e leggerla può essere di ispirazione per tutti. Progetti, passioni, sogni, viaggi e creatività. Sono queste le cinque domande alle quali gli artisti della guida hanno risposto. In che modo questi 5 elementi interagiscono tra di loro? Sono le porte che ogni artista si trova davanti per creare il proprio modo di comunicare, e la curiosità è la chiave per aprirle tutte. Mi piace pensare che ogni progetto artistico nasca da una grande passione. A questo ci si avvicina attraverso un percorso creativo che parte dall’interno e trova ispirazione in quello che ci circonda. Porre a tutti le medesime domande è stato un esperimento interessante: volevo assolutamente creare un confronto su un terreno comune, indipendentemente dalla provenienza, dal tipo di arte o dal livello di notorietà a cui sono arrivati. È emozionante scoprire come il sogno di un ragazzo thailandese possa essere simile a quello di un lituano, o leggere dell’amore per Firenze condiviso da una ragazza russa e un’americana e così via tutto d’un fiato fino alla fine del libro. Un progetto decisamente cosmopolita il vostro. Ma nato e concepito a Firenze. Quale fil rouge lega la nostra città alle vostre proposte editoriali? La realizzazione della guida è stata curata nei minimi dettagli a Firenze: dalla progettazione grafica ideata da me e dalla designer Valentina Saltarelli, al supporto dello staff composto da Teresa Vitartali, Carolina Gestri e Nina Sever aiutati da colleghi di altre realtà come Raffaele Piano e Trinity Mitchell, alla produzione affidata a tipografie e legatorie che hanno

confezionato a mano ogni singolo volume, fino alla distribuzione in pochi selezionati concept store e realtà dinamiche. Firenze è la città da cui sono partito e dove sempre torno, un luogo che amo ma che deve anche imparare a guardare con occhi meno miopi al futuro, anche in ambito editoriale, dando più rilievo e sostegno ai giovani artisti. Quali sono i sogni nel cassetto di Reykjavik Boulevard per i prossimi mesi? Stiamo ricevendo proposte soprattutto dall’estero per la realizzazione di App e per la digitalizzazione della guida, e puntiamo alla sua diffusione in altre città del mondo. La libreria di viaggio “Orsa Minore libri e mappe” di Pisa ha deciso di puntare su di noi, ospitando un evento di presentazione e stiamo prendendo accordi con concept store di Roma, Milano, Berlino, Londra Tokyo e New York, senza ovviamente tralasciare Reykjavik e tutte le altre realtà emergenti ma non meno importanti nella nostra ottica. Puntiamo a rendere Reykjavik Boulevard un piccolo brand, aumentando l’offerta ed allargandola ad altri prodotti nati dai nostri progetti artistici individuali, senza smettere di dare spazio ai talenti con cui entreremo in contatto. Vogliamo arricchire il sito documentando la nostra esperienza diretta con reportage e mini documentari di viaggio, cercando di evitare le banalità e dando grande attenzione ai piccoli dettagli che spesso, in piena rivoluzione digitale, passano del tutto inosservati. Prossime mete? Tibet, Bhutan, Nepal, India e Cina. Chissà che qualche sponsor non si svegli e decida di sognare ad occhi aperti con noi!

http://www.reykjavickboulevard.com


parole 29 di sara loddo

GIPI Unastoria

JOYCE CAROL OATES Ragazza nera ragazza bianca

Un fumetto candidato al Premio Strega. Per molti il fumetto dell‘anno. “Unastoria” di Gipi è senza dubbio un‘opera intensa e delicata, che mescola colori, immagini in bianco e nero, parole - dette o soltanto pensate - e storie. Non unastoria dunque, ma due storie parallele e altrettanto lontane nel tempo: quella di Silvano Landi, scrittore cinquantenne, colto nel mezzo di una crisi esistenziale che lo porta lontano dalla famiglia e dalla realtà e quella del suo antenato Mauro, un soldato della Prima Guerra Mondiale, immerso nell‘oscurità di un destino incerto, nella paura e nella nostalgia di casa, continuamente ricordata mediante lettere dell‘ultima ora.

Ambientato in un campus americano degli anni Settanta, l’ultimo romanzo della Oates narra le vicende di due ragazze. Quasi diciottenni, Genna e Minette sono diametralmente opposte. Diverse nell’approcciarsi alla vita e agli altri, lontane nell’educazione familiare, nello status e nel colore della pelle. Genna è una benestante ragazza bianca, discendente del fondatore del College, sempre aperta e disponibile verso il prossimo. Minette, invece, è una fiera ragazza di colore cattolica, figlia di un Pastore, schiva e scontrosa. Nel ripercorrere gli eventi che hanno portato ad un epilogo tragico, che ha segnato la sua esistenza, la protagonista ricostruisce il rapporto controverso con la compagna di stanza e con la propria famiglia.

126 pp. – Coconino Press – 2013

315 pp. – Mondadori – 2014

FRANCO E ANDREA ANTONELLO Sono graditi visi sorridenti 234 pp. – Feltrinelli – 2013

Dopo il successo di “Se ti abbraccio non aver paura”, in cui Franco e Andrea, padre e figlio, raccontavano la loro avventura in cui l’autismo di Andrea si incrociava con la meraviglia di un viaggio “on the road”, arriva la storia vera dei due autori. L’infanzia e l’adolescenza di Franco, un ragazzo curioso e assetato di nuove esperienze, che dall’albergo di famiglia passa ad esperienze lavorative sempre diverse e di successo, conosce l’amore ed, infine, diventa padre. Per poi scontrarsi con il mistero dell’autismo, dapprima vissuto con confusione, poi pian piano più vicino.

Can’t explain MORDECAI RICHLER La versione di Barney 484 pp. – Adelphi - 2000

Un romanzo che prende la forma della biografia, con cui il protagonista Barney, ormai anziano e affetto dal morbo di Alzheimer, racconta la propria versione dei fatti, smentendo le accuse di omicidio, mosse da uno scrittore suo conoscente. Nel raccontare le vicende che hanno portato alla morte di cui è considerato responsabile, Barney ripercorre la propria esistenza, le esperienze giovanili in Europa, gli amori, i suoi tre matrimoni, i successi e i fallimenti. Un romanzo divertente e appassionante, che coinvolge e si fa amare per lo stile, la trama e i colpi di scena.


30 suoni di Lespertone

NOTWIST Close to the Glass

BAND OF HORSES Acoustic at the Ryman Brown

City Slang Erano anni che non avevamo notizie dei Notwist. Sei per la precisione. Tanti ne sono trascorsi fra l’uscita dell’ultimo disco “The Devil, You + Me” e questo nuovo album “Close to the Glass”. Un’enormità se pensiamo ai ritmi discografici odierni scanditi da disco, tour, registrazioni nuovo disco, nuovo disco finito e ancora tour, nell’arco di due, tre anni. Ma ovviamente abbiamo un debole per quei gruppi o artisti che non stanno troppo attenti a queste cose e che fanno un disco quando se lo sentono, ma soprattutto quando hanno qualcosa da dire. E poi i Notwist hanno una storia tutta particolare che vale la pena raccontare. In breve. I Notwist sono una band tedesca formatasi a fine anni ’80. Ora, più o meno lo sapete, fanno un qualcosa che sta nel mezzo fra il rock, il pop e l’elettronica, con chiari riferimenti ovviamente al krautrock tedesco. Quel che forse non sapete – forse, perché voi lettori di Lungarno siete preparatissimi – è che quando iniziarono erano un po’ meno loffi. I primi due dischi infatti – rispettivamente “Notwist” e “Nook” – sono più punk-hardcore californiano che glitch e melodie. Cosa sia successo poi, non si sa. Ma già con “12”, prima, e con “Shrink” poi, vengono intraprese altre strade. I ritmi rallentano, il cantato si ammorbidisce e vengono esplorati lidi post-rock e jazz. Un gruppo sì europeo, ma se non lo avessimo saputo, forse non ce ne saremmo mai accorti. Fino a “Neon Golden”, disco della svolta definitiva e soprattutto un capolavoro da avere in ogni discoteca, intesa come collezione di dischi casalinga. Uno di quei lavori che, in tutta onestà, è molto difficile ripetere e che possono anche mettere una band in crisi. Perché, e ora che si fa? In “Neon Golden” venne fuori il lato europeo ed inevitabilmente il dna teutonico della band. Ma sarebbe senz’altro riduttivo liquidare quel disco così. C’erano delle canzoni, bellissime canzoni, quelle classiche da quattro minuti tipo, con le quali venne ridefinito il termine Pop. Si respirava una certa ampiezza ed era pieno di ritornelli indimenticabili. Non ricordiamo un brano meno bello, in quel disco. A dimostrazione che forse, “Neon Golden”, qualche ansia da prestazione successiva l’abbia portata, trascorrono ben 7 anni prima che i Notwist ci riprovino con il sopra citato “The Devil, You + Me”, che è molto buono non fraintendeteci, però non è completo come “Neon Golden”. Nel frattempo abbiamo avuto la fortuna di vederli un paio di volte dal vivo, entrambi concerti eccellenti e divertenti. Band bravissima soprattutto ad amalgamare il proprio repertorio. Il nuovo “Close to the Glass” si pone, a livello qualitativo, fra “Neon Golden” e “The Devil, You + Me”. A livello qualitativo appunto, perché la band si è data da fare, e non poco, nel cercare nuove strade per rinfrescare un genere - quello in equilibrio tra pop-rock ed elettronica - che oggi, nel 2014, rischia di essere demodé. E se i primi secondi di ‘Signals’ rimandano ai suoni di un qualsiasi gioco Arcadia per un’elettronica più sostenuta ed acida che in passato, è con il terzo brano ‘Kong’ che già ci avviciniamo alla perfezione di “Neon Golden”. Inserzioni elettroniche, la voce sussurrata di Mark Archer che all’inizio pare J Mascis, la ricerca del pop altro. E si continua, con pochissimi bassi e molti alti. Tra alcune cose dei The Postal Service, altre del kraut moderno di Fujiya e Miyagi ed altre ancora dove ci si confronta con il cantautorato. Come in ‘Casino’, con i fantasmi di Elliott Smith. Giuro. Non siamo all’altezza di “Neon Golden”, qui. Se Lungarno desse i voti forse sarebbe un 7 meno, ecco. Perché allora? Perché dopo aver scritto della rivincita di senza tetto, di donne che lottano col cancro e di eroi che forse saranno perdenti per tutta la vita, avevamo bisogno di un po’ di leggerezza. E di uno di quei dischi che ti accompagnano in macchina, che puoi mettere su mentre lavori senza dover affrontare strani magoni e che ti rende in pace con te stesso per all’incirca quarantasette minuti e trenta secondi.

Brani tagliati male, scaletta discutibile e, cosa ancora più grave, live totalmente privo di anima e pathos. L’unica cosa positiva è che si è talmente disgustati da volere riascoltarseli in forma come a bei tempi di “Everything all the time” e “Cease to Begin”. Da anni, involutissimi.

BARZIN To live alone in that long summer Ghost

Dopo l’eccellente “Notes to an absent lover” – sì, titolo allegrone – arriva il quarto album per il cantautore canadese di origini iraniane Barzin. Folk malinconico e crepuscolare, questa volta accompagnato da arrangiamenti più ricchi e corposi del solito. Sempre bravissimo.

SUN KIL MOON Benji Caldoverde

Sesto lavoro per i Sun Kil Moon di Mark Kozelek (ex-Red House Painters). Folk claustrofobico ad alto tasso di emotività e tensione. Fra Will Oldham (ospite nel disco insieme a Steve Shelley), Bill Callahan e gli stessi Red House Painters. Struggente dall’inizio alla fine. Capolavoro ed uno dei dischi dell’anno.

Made in Italy ALTRO Sparso (La Tempesta - 2013) Un fitto lancio di oggetti, di concetti, di progetti. Da (quasi) vent’anni, gli Altro ci corrono di fianco, sapientemente vicini ma non troppo, sempre attenti a colpire al momento opportuno ma comunque partendo da dove c’è più ombra, un po’ schivi . Più veloci o più calmi, più Alternative o più Punk, più semplici o più catartici ma, comunque, sempre corti, tirati, essenziali e taglienti. “Sparso” è come le cene in cui gli amici si ritrovano dopo tempo: i quattro EP fatti uscire negli ultimi quattro anni - EP che hanno preso i nomi delle quattro stagioni - si siedono ora accanto, si avvicinano per abbracciarsi nella modernità Post-Punk cui gli Altro, in Italia, hanno dato ben più che un senso. Due inediti, 18 brani totali, tra cui le bellissime “Chiaramente”, “Precisamente”, “Nome”, “Melograno”, che tagliano malcontento e delusioni in tanti pezzettini con cui cospargere suoni e canti intelligenti. Baronciani (anche illustratore molto conosciuto), Pagnini e Caldari sono partiti da Pesaro e sono venuti ad abitare in affitto nel cuore e nella testa di molti di noi già da tempo. Questa convivenza, invero solo immaginaria, ci dà però almeno una garanzia, in questi tempi di incertezze: gli Altro ci sono sempre. Magari le mezze stagioni no, ma gli Altro sì. Emanuele Giaconi - http://www.benoise.com


MALI, TEXAS

SPAZIO

Ass. Culturale Blimp presentano Un progetto di Massimiliano Larocca in collaborazione con Edoardo Semmola e Riccardo Ventrella

L’esperienza Dirtmusic e altre contaminazioni tra Africa e Occidente

ALFIERI STORY TELLERS

-Words & Music-

in concerto

HUGO RACE

(Melbourne, Australia)

Giovedì 20 MARZO ore 21.30 Euro 12, ridotto 10

CHRIS ECKMAN (Seattle, USA)

con Žiga Golob - basso, Diego Sapignoli (Sacri Cuori) - percussioni ne parla MARCO DENTI giornalista, critico musicale, scrittore (Mucchio Selvaggio, Buscadero) conduce MAURIZIO BUSIA (Festival au Desert Florence)

Hugo Race e Chris Eckman sono due esploratori sonori. Il primo ha fondato i Bad Seeds assieme a Nick Cave per spostarsi poi sul terreno del blues e della contaminazione tra rock e altri linguaggi musicali e visivi. Il secondo ha guidato uno dei gruppi mitici della Seattle anni ‘90, i Walkabouts, prima di trovare in Croazia una nuova carriera e una nuova linfa artistica. Insieme hanno creato il progetto musicale “Dirtmusic”, giunto con il recente “Trouble” al terzo album prodotto: un disco registrato in Mali con una guerra civile in corso che rinnova l’incontro tra il blues postmoderno occidentale e la spiritualità della terra che fu di Alì Farka Tourè. Assieme ai giornalisti/promotori culturali Maurizio Busia e Marco Denti incontriamo Race e Eckman per farci raccontare da loro le storie e le testimonianze di questo incredibile viaggio e per ascoltare la musica che è scaturita dall’incontro tra i due artisti occidentali con la generazione post-Tourè dei musicisti malinesi

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Lungarno n. 16  

mensile gratuito di arte e cultura a Firenze

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