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Maggio 2015

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L’AGENDA DI MAGGIO / FABBRICA EUROPA / GENGLE / MICAH P. HINSON / TWISTED


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gli occhi sorridono!

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SOMMARIO sipario

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MAGGIO A TEATRO di tommaso chimenti arte

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WOODENKAMMER di il tavolo del prosecco pellicole

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CLASSICI E CINEMA ORIENTALE di caterina liverani domande

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TWISTED

di eleonora ceccarelli festival

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GUARDANDO A ORIENTE di maria paternostro perle

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L’UOMO CHE HA GIÀ VISSUTO TROPPE VOLTE di gabriele giustini just kids

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WELCOME TO THE GENGLE di davide morena

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L’AGENDA DI MAGGIO boxini

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MAGGIO DA NON PERDERE i provinciali

fermo immagine

di pratosfera

di mattia marasco

caro cuore non buttarti giù

palestra robur

di carol & giuki

di leandro ferretti

prêt-à-porter

palati fini

di alice cozzi

di miriam lepore e giulia tibaldi

20 MAGGIO A TUTTA BIRRA PIAZZALE MICHELANGELO 21 CORAGGIO E PASSIONE LO STUDIO DUE 22 MODA E TECNOLOGIA

PUOI (ANCHE) NON FARCELA

a quel paese

25 NESSUNO FA UN PROCESSO... di simona santelli niente panico

26 INNAMORATEVI di tommaso ciuffoletti

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la sciabolata

INVECCHIARE PARE BRUTTO

STELLE

EDITORIALE di matilde sereni Lavorare a lungarno è bellissimo. In un paio di anni ho conosciuto miriadi di realtà e altrettanti rispettivi rappresentati; piccoli baluardi locali come imponenti manifestazioni ormai storiche. Fioccano collaborazioni con i festival più importanti e sempre più spesso siamo invitati alla partecipazione collettiva. È gratificante sapere che Lungarno si è finalmente emancipato, è cresciuto, maturato; si siede al tavolo dei grandi. Nonostante questo, devo, devo, spendere due parole su quanto sia ancora difficile trovare aiuto e sostentamento da chi dovrebbe darcene di diritto, da chi ritarda nei pagamenti, da chi è più scaltro, furbo, potente di noi, da chi si approfitta della nostra inesperienza. E i soldi non bastano mai. So che non si dovrebbe parlare di soldi quando si mastica cultura ma neanche prenderli con leggerezza (però prenderli ogni tanto sì, Santa miseria). Perché chissà cosa passa di là dal muro degli addetti ai lavori, che conoscono l’ambiente. Ebbene, dovete sapere che Lungarno funziona anche per la nostra inesperienza. Non abbiamo nemici, ma neanche protettori. Siamo liberi e autonomi nello scegliere e (sicuramente) nello sbagliare. I nostri redattori sono soci, nel vero senso della parola; possiamo fidarci di loro (tranne nel rispettare il numero di battute, testoni) e loro di noi. Sanno di potersi fermare quando hanno altre priorità (sacrosante) e di poter tornare trovando il loro posto che li aspetta; propongono per primi quello su cui andranno a scrivere; c’è chi si spinge a dare una mano in altro, all’occorrenza. Poi si passa a chi sceglie, corregge, cammina, conta, impagina, rilegge, chiede, sollecita, ricorda. Per noi - o almeno per me - è diverso perché Lungarno ingloba molto più di qualche ora al mese. È un continuo stimolo cerebrale nella ricerca di creare qualcosa di sempre più bello, più pulito, più fruibile. Per fare questo, c’è bisogno di aiuto collettivo. È necessario poter lavorare in una sede appropriata, dove concentrarsi e ricevere appuntamenti (stanze libere? nessuno?); di poter osare, avendo una tranquillità economica alle spalle (soldi che avanzano? no eh). Di poter stampare più copie. Di poter rassicurare chi ci ha dato fiducia fin’ora. Sarebbe fico, no? Lungarno è fatto di persone, per natura è destinato ad una metamorfosi continua, non sarà mai uguale a sé stesso e se nascono prodotti simili siamo solo che fieri di esser presi come esempio. Quello che sto cercando goffamente di dire è che dietro ad ogni pagina sfogliata ci sono professione, dedizione e tempo, messi gratuitamente nelle vostre mani. Fatene buon uso. Buona lettura.

di faolo pox matite

28 ROBOT CHE SI TAGLIA CON UNA ROSA di duccio formiconi

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 29 - Anno III - MAGGIO 2015 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore: A  ssociazione Culturale Lungarno Via dell’Orto, 20 - 50124 Firenze - P.I. 06286260481

29 PAROLE

di gabriele ametrano

Direttore Responsabile: Marco Mannucci Direttore Editoriale: Matilde Sereni Responsabile di redazione: Matilde Sereni, Riccardo Morandi

30 SUONI

Editor: Cristina Verrienti

di gianluca danti

Social Media Strategist: Bianca Ingino Stampa: Grafiche Martinelli - Firenze Distribuzione: Ecopony Express - Firenze

in copertina: “WHATI IS CONTEMPORARY ART NOW?” di Nicoletta Baconi

33 anni, fiorentina, visual designer. Si laurea a Bologna al Dams indirizzo cinema/comunicazione visiva. Dalla celluloide alla visual graphic il passo è breve: cura da anni la grafica interna del festival Fabbrica Europa, porta a Firenze il

Hanno collaborato: Tommaso Chimenti, Caterina Liverani, il tavolo del prosecco, Pratosfera, Eleonora Ceccarelli, Mattia Marasco, Leandro Ferretti, Gabriele Giustini, Maria Paternostro, Faolo Pox, Aldo Giannotti, Gianluca Danti, Gabriele Ametrano, Davide Morena, Carol & Giuki, Alice Cozzi, Duccio Formiconi, Tommaso Ciuffoletti, Nicoletta Baconi, Dario “Russel” Bracaloni, Simona Santelli, Miriam Lepore, Giulia Tibaldi. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati.

celebre collettivo ZimmerFrei, ha lavorato tra gli altri per Comune di Firenze,

Scopri dove trovare Lungarno su www.lungarnofirenze.it

Teatro Puccini, Unicoop Firenze, ArchivioB (Barontini) e Marano Vision Art.

Si ringrazia la famiglia Fattori per sostenere e credere in Lungarno.


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SIPARIO

di tommaso chimenti

MAGGIO A TEATRO

L

a mossa è riuscire a sostituire Lavia con Lavia senza che il pubblico se ne accorga. Ti tolgo un Lavia e te ne rimetto un altro. Tipo figurine Panini. Tipo il gioco delle tre carte, con il tavolino in mezzo a una via e quel sentore d’accento partenopeo. Non stiamo parlando della figlia di Gabriele, Lucia Lavia presente nel Sei personaggi in cerca d’autore in apertura dell’attuale stagione del Teatro della Pergola, né del figlio, Lorenzo Lavia regista de Il vero amico di Goldoni, anche questo presente in cartellone. Stiamo parlando proprio di Gabriele, che con le nuove regole dei Teatri Nazionali non poteva più essere definito “direttore artistico” e che, anzi, sul sito del teatro fiorentino massimo alla sezione organigramma non è nemmeno citato o nominato. A Vita di Galileo, che verrà ripreso all’inizio della prossima annata, per la regia di Lavia senior, che doveva andare in scena dal 14 al 20 maggio (ancora presente sul sito), ecco Il sogno di un uomo ridicolo, di Dostoevskij, dal 5 all’8, con Gabriele Lavia, regia di Gabriele Lavia. E siamo a quattro visto che Lavia quest’anno ha diretto alla Pergola i Personaggi pirandelliani, la Sinfonia d’autunno di Bergman, ed è stato protagonista al Bargello delle letture Lavia dice Leopardi. Un bel tour de force. Per lui, ma anche per noi. E che fine ha fatto il progettone con la ventina di compagnie del territorio che dovevano lavorare

insieme e debuttare al Teatro Goldoni a maggio, addirittura con due settimane di repliche a disposizione? Ma tanto la memoria collettiva è corta e nessuno chiede spiegazioni, così come nessuno si sente in dovere di darne. Gli eventi si declamano, le rinunce si tacciono. C’erano i Teatro Sotterraneo, Riccardo Goretti, Teatro Bo, Laura Bandelloni, Codice Ivan, Gli Omini, Murmuris, Simone Faloppa, I Cani, Inquanto Teatro, Fosca, Teatro dell’Elce, Zaches, Lorenzo Berti, Fonderia Cultart, Iacopo Braca, Kanterstrasse. La cosiddetta “meglio gioventù” della scena toscana, selezionata da Riccardo Ventrella, prima annunciata in conferenza stampa come novità e promessa delle generazioni di domani, poi messa da parte, abbandonata sul ciglio dell’autostrada, senza nemmeno farci sapere del suo destino. A noi interessa. I care. Restando in clima Pergola ecco il primo innesto del matrimonio con Pontedera Teatro che ha portato al connubio del Teatro Nazionale. La prossima stagione, nata dalla penna di Michele Santeramo (che è già stato prodotto dal teatro pisano di Luca Dini e Roberto Bacci con i testi Il guaritore e Alla luce) dal 14 al 16, trova lo stesso autore pugliese, vincitore del Premio Riccione, a leggere una sorta di diario, scritto di dieci anni in dieci anni, sul rapporto tra una moglie e un marito dal 2015 al 2065: ottimista. Oltre alle letture scorreranno i disegni, feroci e catastrofici

e animaleschi, di Cristina Gardumi che ha già affrescato le grandi carte del gioco di Alla luce, nonché realizzato la copertina del recente romanzo di Andrea Porcheddu, Infedele alla linea. Non solo Pergola pigliatutto però. A guardare fuori sbocciano i fiori tutt’intorno. Basta avere voglia di non lasciarsi ingozzare dalla solita minestra soltanto perché i cartelloni pubblicitari sono più grandi, i colori più accesi, gli spot più convincenti e martellanti. Al Teatro delle Spiagge torna Anna Meacci con il nuovo Ma il Che non gioca nel Brasile? (8 e 9), dove miscela i sogni di ragazza, la musica, gli ideali comunisti e il Mundial ’82 con la politica che portava avanti Socrates, che non a caso divenne viola. Come dire: puoi tifare anche se non conosci la regola del fuorigioco. Spostandosi nella Piana, al Teatro Manzoni di Calenzano uno degli ultimi testi di Stefano Massini, Shenzen significa inferno, dal 7 al 10 e dal 14 al 17; città cinese di dieci milioni di abitanti, creata dal nulla trenta anni fa vicino a Hong Kong, dove vengono assemblati la maggior parte degli smartphone sul mercato globale. Grandi fabbriche che nascondono immense prigioni, con condizioni di lavoro-schiavitù disumane e un altissimo livello di suicidi. Luisa Cattaneo incarna la questione femminile e quella del lavoro, temi cari da sempre a Massini. Un altro teatro, senza foto di tre quarti lilligruberiane, è possibile.


ARTE

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di il tavolo del prosecco

WOODENKAMMER NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO SI TRASFORMA.

L

a curiosità dell’uomo sembra sopita, il piacere per un divertimento genuino e istruttivo fagocitato dalla ridondanza di immagini e informazioni dell’era contemporanea. Mordi e fuggi, perdi interesse in centoquaranta caratteri, sfoggia, ignora, vai su Wikipedia, traduci con Google, afferra il senso generale delle cose, ma non la sostanza. Di tempo per riflettere non ce n’è, la contemplazione richiede esercizio, l’indagine sforzo, il mettersi in gioco una discreta dose di umiltà, le emozioni scombussolano, meglio filtrarle attraverso uno screenshot. Eppure il tempo passa e le immagini impresse sullo schermo invecchiano. Niente è più potente del tempo, niente accomuna tutti gli uomini di questa terra come il tempo. Ho sentito parlare di monaci che meditano davanti ai cadaveri per assimilare meglio il concetto di impermanenza. Non arriveremo a tanto, ma se siete allergici alla meraviglia, se siete abituati a opere contemporanee talmente astratte da non comunicarvi nulla, questa mostra non fa per voi. Questa mostra è un viaggio nel tempo e nello spazio dove le opere parlano il linguaggio delle vostre viscere e le vostre viscere, ve lo assicuro, risponderanno. Consigliato spegnere i telefoni, non distrarsi, non fotografare nulla se non con gli occhi e con la mente. Sapete che cos’erano le wunderkammern? Let-

teralmente stanze delle meraviglie, gabinetti delle curiosità, di fatto un lezioso e intrigante abbinamento di opere naturali e artificiali molto in voga tra il XVI e il XVIII secolo, una raccolta certosina di equilibri estetici volti alla creazione sperimentale e didattica di microcosmi: l’uomo si confronta con Dio e fa spalancare gli occhi ai suoi simili. Il Sedicente Moradi crea un mondo ligneo fantastico e porta la sua personale dentro al Museo Bellini, mutuando il concetto delle wunderkammern e trasformandole, con un gioco di parole efficacissimo, in Woodenkammer. L’esplicito richiamo al legno è dovuto alla coerenza stilistica, all’uso esclusivo di questo materiale, recuperato per l’occasione dai magazzini del Museo Bellini: legno secolare, mobili antichi usurati, smontati e imbarcati dal tempo, ormai inutilizzabili e privati del loro valore originario, riprendono vita assemblati nelle creazioni di Moradi. L’allestimento prevede vari capitoli, il percorso si snoda nei numerosi ambienti e il visitatore può apprezzare le diverse declinazioni del linguaggio dell’artista, le sue derive e le sue ispirazioni. Sulla facciata del museo è già comparso un pannello che reca il testo impresso con vernice spray e stencil “Ogni forma è nella natura”, paradigmatico manifesto del processo creativo con cui l’artista vede l’immagine finale della sua opera, già nascosta dietro le forme e le venature del materiale grezzo. Così, osservando, sceglien-

do, giustapponendo e incastrando, libera le sue creature e le sue visioni, dando vita ad animali, studi anatomici e oggetti. Nelle opere di Moradi tutto si mischia: la storia, la natura, l’uomo, il pensiero. Un coccodrillo, gigante e mostruoso, appeso al soffitto, graverà sulle vostre teste come un trofeo riportato dai crociati ed esposto come monito ai fedeli sull’esistenza di Satana. Chi o cosa è Satana per voi? Un atto qualunque che porta alla mistificazione dell’ego, all’esaltazione della forma a discapito del contenuto, alla menzogna e all’incoerenza con se stessi. Così le armi da fuoco hanno la canna piegata e rivolta verso un ipotetico cecchino che si sparerà un selfie suicida. Riproduzioni di cuori e ossa umane simboleggiano l’appartenenza dell’uomo al ceppo da cui provengono tutti gli esseri viventi contestualmente al tentativo di negare o nascondere la propria natura bestiale. Questa serie, dal titolo Parad’ossi, ben dialoga con una tela fiamminga messa a disposizione dalla collezione del Museo Bellini che ritrae un iconico San Girolamo con teschio, così come l’arazzo Feuille de Choux, sempre di provenienza fiamminga, con scene campestri di verdure, boscaglie, figure e animali, ricorda molto Urban Jungle del Sedicente Moradi.


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PELLICOLE

di caterina liverani

CLASSICI, NUOVE USCITE E CINEMA ORIENTALE

L’

inizio di una nuova stagione ha invaso, come ogni volta sorprendendoci, le nostre giornate che avevamo appena finito di aggiustare sulla routine invernale. Tra il cambio degli armadi, una gonfiatina alle ruote della bici, i piani fitness per la prova costume e qualche progetto per le vacanze noi abbiamo da consigliarvi un programma di eventi cinematografici che vi terranno buona compagnia in questo mese di maggio. Dopo la Corea e il Medio Oriente arriva a Firenze il grande cinema cinese del Dragon Film Festival: dal 7 al 10 maggio al Cinema Odeon con il meglio della nuova cinematografia da Cina, Hong Kong e Taiwan, un approfondimento su Feng Xiogang, uno degli autori contemporanei più interessanti del cinema asiatico e l’ultimo film di Zhang Yimou. Ospiti d’onore la regista Aubrey Lam Oi-Wah che presenterà nel corso della serata inaugurale la sua commedia The Truth About Beauty che ironizza sull’imperversare della chirurgia estetica e il modello e attore Sean Li con il suo film Camera diretto da James Leong. La manifestazione si sposterà allo Spazio Alfieri dal 21 al 23 maggio dove saranno proposte sei pellicole da Hong Kong tutte all’insegna dei combattimenti di arti marziali. Martedì 5 maggio, sempre allo Spazio Alfieri, sarà possibile dialogare con il regista Ivano De Matteo (Gli equilibristi) che sarà a Firenze per presentare nell’ultimo appuntamento della rassegna, curata da Gabriele Rizza in collabora-

zione con Anemic la Filcams CGIL, Ciack sul lavoro, il suo film I nostri ragazzi presentato all’ultimo Festival del Cinema di Venezia. Continuano le iniziative speciali organizzate dal ritrovato Cinema Colonna che nel corso del mese proporrà Nero il piacere del crimine la seconda rassegna cinematografica cult curata e introdotta da Riccardo Pangallo con i noir più neri della storia del cinema: Il clan dei Barker di Roger Corman (4/5), Rapina a mano armata di Stanley Kubrick (11/5), Ascensore per il patibolo di Louis Malle (18/5). Con grandissima gioia vi ricordiamo che è in corso al Cinema Odeon una delle iniziative che preferiamo e cioè I martedì al cinema con Palazzo Strozzi grazie alla quale abbiamo l’opportunità di vedere e rivedere film che hanno fatto la storia del cinema e delle nostre vite di spettatori sul grande schermo e, ci preme ricordarlo gratis! Vi consigliamo – per diretta esperienza – considerando che le proiezioni iniziano alle 20.30, di mettervi in coda sul presto con un panino e di non desistere perché il clima che riesce a regalare una sala gremita di ragazzi, ma non solo, che condividono l’emozione del cinema sul grande schermo, fa bene al cuore. Potere, pathos e cinema sono i temi trainanti di questa edizione che a maggio ci porterà in sala Agorà di Alejandro Amenábar martedì 5, Satyricon di Federico Fellini il 12 e Spartacus di Stanley Kubrick il 19. Ancora l’Odeon, dove saranno in programmazione come sempre in original sound il dolcis-

simo The Best Marigold Hotel 2 che arricchisce il suo strepitoso cast (Maggie Smith e Judy Dench) con Richard Gere, The Gunman con Sean Penn e l’atteso Il racconto dei racconti di Matteo Garrone interpretato da Salma Hayek e Vincent Cassel, ospiterà due documentari che sono anche due prestigiosi eventi: Tiziano Terzani. Una vita sopra le righe che mercoledì 6 maggio sarà presentato da Angela Staude Terzani e Alberto Bencistà e Un altro mondo di Thomas Torelli che mercoledì 20 introdurrà il suo film che indaga la relazione fra l’uomo e la natura. Amanti del cinema e amici di Lungarno, noi anche questo mese abbiamo cercato di spianarvi la via a una attenta programmazione dei vostri impegni cinematografici e ogni volta insieme a voi ci sorprendiamo di come la nostra città ci offra opportunità di riflessione e di crescita come spettatori veramente importanti, che cercano di andare incontro a esigenze diverse regalando una reale alternativa da accostare alle regolari uscite nelle sale. Ci vediamo al cinema!


L’ESPERTO CONSIGLIA

DIOR AND I

È

SCHOOL

VESTITO PER UCCIDERE

P

rima di Scarface e Gli intoccabili, ma una manciata di anni dopo Carrie, Lo sguardo di Satana, il grande Brian De Palma realizza Vestito per uccidere, uno dei thriller più superbamente diretti della storia del cinema. Potente erotismo d’annata e una suspense irresistibile sono manipolati con lo stile inconfondibile di De Palma, che dedica la stessa attenzione al dettaglio del suo maestro Hitchcock omaggiato in più riprese. Michael Cane, che rivedremo prestissimo come protagonista dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, in uno dei suoi ruoli più intriganti e tutta la dirompente sensualità di Nancy Allen, che negli anni del suo matrimonio con il regista fu anche interprete di Blow Out al fianco di John Travolta, ci consegnano un film che ha superato i decenni senza perdere il suo smalto e la sua energia, riuscendo ancora a incollare lo spettatore allo schermo col fiato sospeso. Completa la cornice di Vestito per uccidere la splendida colonna sonora composta da Pino Donaggio alla sua prima tappa nel lungo sodalizio con Brian De Palma.

SCH OOL

NO

la primavera del 2012 quando Raf Simon, precedentemente direttore creativo per Jill Sander, subentra al timone della Maison Dior per compiere un’impresa titanica: realizzare una collezione d’alta moda in grado di conciliare le esigenze artistiche a quelle di mercato in sole otto settimane. Sofisticato, commuovente e avvincente Dior and I è un film documentario che, lungi da essere esclusivo campo di interesse per fashion addict incalliti, consigliamo davvero a tutti per la sua capacità di raccontare esaustivamente, attraverso il passato e il presente, l’affascinante vicenda di un brand che ha fatto la storia della moda e dell’arte contemporanea. Il lavoro di squadra, la fatica e l’esasperazione che si celano dietro alla nascita di un’idea brillante e innovativa sono filmati con grazia e attenzione da Frederic Tcheng, già tra i realizzatori di Valentino: The Last Imperor e Diana Vreeland l’imperatrice della moda, al suo debutto dietro la macchina da presa.

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5 / 8 maggio 10 maggio VISITA SPETTACOLO

IN SUA MOVENZA E’ FERMO

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IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO di Fëdor Dostoevskij regia Gabriele Lavia

La Compagnia delle Seggiole regia Giovanni Micoli

14 / 16 maggio A TEATRO PRIMA DI CENA

19 / 22 maggio

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DOMANDE

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di eleonora ceccarelli

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TWISTED

Tutte le volte che passo davanti a questa vetrina, non riesco a non fermarmi, un po’ per sorridere al piccolo Ivan, un delizioso cagnolino che fa parte ormai dello storico negozio, un po’ per staccare il cervello e trascorrere qualche minuto immersa nella musica. Spesso entro anche solo per fare un giro. Un negozio unico nel suo genere nella nostra Firenze. Twisted, stabile in borgo San Frediano dal 2002, offre uno spazio prezioso alla città. Stefano, il proprietario, collezionista e appassionato di musica jazz sin dalla tenera età, non poteva fare altro nella vita che addentrarsi in questa avventura. Tutto è avvenuto in modo molto casuale stando al suo racconto, senza particolari ricerche di mercato o business plan, ma solo grazie a una grande passione e una profonda conoscenza della materia, elementi che contribuiscono a mantenere l’alta qualità dei prodotti. Da buon collezionista jazz, il nome del negozio è tratto da una canzone di Annie Ross che ha sempre amato. Adesso questo genere musicale occupa il 70% dei prodotti, seguito da blues, funk, gospel, folk, rock classico e colonne sonore. Cd e vinili, nuovi e usati, ma anche dvd, sempre scelti con particolare cura e attenzione. Stefano ovviamente è in grado di reperire ogni disco voi stiate cercando e, a detta dei habitué, anche cose introvabili, sebbene all’interno la scelta sia già ampia. Trascorrendo nel negozio un po’ di tempo, ho notato che molti clienti chiedono di aprire e ascoltare i cd prima di comprarli, una richiesta piuttosto insolita nel campo della musica. Come se un disco fosse un vestito, chiedono di provarlo per vedere come sta addosso. Il concetto è quello di una musica scelta ad personam. E se qualcuno, non proprio padronissimo dell’argomento come me, avesse dei dubbi, Stefano è un maestro che sa guidar-

ti nell’ascolto, ti aiuta nella scelta e si dimostra aperto a discussioni. La peculiarità di questo negozio sta anche nel potersi confrontare con i clienti abituali che lo frequentano, tutti esperti collezionisti e feticisti dell’oggetto. Questo non va scordato: scegliere di comprare musica da Twisted implica un’esperienza che va oltre l’acquisto su internet o il download, proprio perché si sceglie di avere un contatto umano e di perdersi tra le migliaia di cd che invadano gli scaffali e, chissà, di darsi anche l’opportunità di fare qualche conoscenza interessante. Da Stefano se non trovate un cd lo ordinate e senza fretta lo attendete fino al suo arrivo perché la ricercatezza richiede stupore e attesa. La passione anche questa volta vince sulle vendite online e sui megastore. La filosofia del proprietario prevede un’unica strategia vincente, se di strategia si può parlare, puntare sulla qualità che alla lunga paga sempre. Invito quindi anche voi ad alimentare un po’ della nostra cultura musicale, a provare ad ascoltare altro oltre il mainstream, a tendere l’orecchio a gruppi o solisti meno conosciuti, scegliendo musica pregevole. L’atmosfera all’interno è affascinante come la musica jazz. Musica fatta di suoni tristi e malinconici a volte arrabbiati, ma anche di ottimisti e speranzosi. Un mix di storie incredibili e di racconti. Quando apro quella porta e mi tuffo nel negozio, il sottofondo mi porta a immaginari nostalgici di epoche che non vivremo più. Anni di musica dal vivo, anni in cui si beveva, si ballava e si suonava fino all’alba. E tutto era dannatamente proibito. In conclusione le ragioni fondamentali per cui dovete passare da questo negozio sono l’unicità del suo genere, la colonna sonora, Ivan e Stefano, e soprattutto il piacere di entrare in un vero negozio di musica. foto: Martino Acciaro


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FESTIVAL

di maria paternostro

GUARDANDO A ORIENTE

T

anti di voi erano ancora in fasce quando, nell’ottobre del 1994, nasceva la prima edizione di Fabbrica Europa. Io la ricordo bene perché mia sorella Emilia fu il primo assistente artistico-organizzativo e mi schiavizzava nella realizzazione di cartelle stampa e nel ritagliare i giornali per conservare la rassegna stampa. E ricordo una coraggiosa Maurizia Settembri e un ambizioso Andrés Morte Terés che si affannavano per creare a Firenze un polo culturale a livello europeo che parlasse un linguaggio contemporaneo, fatto di intersezioni e di interdisciplinarità, termini oggi triti e ritriti, quasi vuoti e banali, ma all’epoca così densi, sodi e pieni da diventare un manifesto d’intenti lungimiranti e visionari. Per tre anni (dal 1994 al 1996) il progetto, realizzato con il sostegno della Comunità Europea, aveva come titolo Il disordine delle arti e, trasformando la Stazione Leopolda in una fucina creativa, aveva come obiettivo la sinergia di differenti esperienze artistiche che, intrecciandosi attraverso gruppi di lavoro, confluissero in una produzione unica e originale. Altra finalità era quella di far circuitare tanti artisti italiani affermati ed emergenti, come Raffaello Sanzio, Eugenio Barba, Sosta Palmizi, Micha Van Hoecke, Krypton, Virgilio Sieni, Catalyst, Motus e altrettanti ospiti internazionali, diventati oggi solide realtà. Ricordo nell’edizione dell’ottobre del 1997 il leggendario spettacolo del gruppo catalano di

La Fura dels Baus, che in Manes, sconvolse e meravigliò gli spettatori della Leopolda, aggredendoli con giganteschi carri, secchiate d’acqua e di farina, piume, pane bagnato, segatura, pezzi di carne di pollo, sotto una martellante colonna sonora elettronica. C’era chi si rintanava contro il muro, chi cercava scampo dietro il vicino e chi correva in fretta verso l’uscita. Nel corso delle successive edizioni il festival diede vita alla Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee (2003) composta dall’Associazione Fabbrica Europa, dalla Fondazione Pontedera Teatro e dall’Associazione Music Pool con la finalità di promuovere le relazioni tra creatività e produzione, introducendo processi di ricerca e lavorando affinché i progetti si traducessero in fonte di nuova occupazione. Il che, tradotto in pratica, ha trasformato Fabbrica Europa in una rassegna con tre anime: una dedicata alla danza, che fa capo a Maurizia Settembri, un’altra alla musica, gestita da Maurizio Busia, infine una terza rivolta al teatro, curata da Roberto Bacci di Pontedera Teatro che spesso propone le proprie produzioni. Purtroppo nel corso degli anni, per mancanza di fondi, la vocazione squisitamente formativa del festival è stata ampiamente disattesa. I corsi professionali e i seminari sono spariti, la produzione teatrale si è totalmente concentrata nel polo di Pontedera e le ospitalità spesso non sfociano più in occasioni di scambio creativo, ma in meri momenti performativi, salvo rare eccezioni so-

FABBRICA EUROPA 7 maggio - 3 luglio 2015 Firenze

prattutto nell’ambito della danza. D’altro canto è pur vero che l’obiettivo del festival ha oltrepassato i classici confini europei, focalizzando l’attenzione su altri paesi. Dall’area mediterranea all’Africa, dalle Americhe all’Est europeo fino all’Estremo Oriente. E il palcoscenico della Stazione Leopolda, luogo restituito alla città ventidue anni fa, si è esteso ad altri punti nevralgici fiorentini, come il Cantiere Florida, il Goldoni, il Verdi, le Murate, la Pergola, l’Opera di Firenze, tanto per citarne alcuni, quasi a voler coinvolgere tutto il tessuto urbano e a rendere la kermesse, che stava per diventare quasi una vetrina per gli addetti ai lavori, vicina a tutti per accogliere e confrontare le diverse forme espressive all’insegna di una contemporaneità multimediale non convenzionale. Alla 22esima edizione la missione principale resta comunque la stessa: aggregare le inquietudini artistiche di un mosaico di una cultura senza frontiere, mescolare e contaminare. Protagonista, come al solito, la danza con un focus sull’area asiatica che ci regalerà numerosi esponenti di rilievo. Start up con ZAP in prima europea, della coreana Lee Hee-Moon Company, un’opera ibrida tra musica, canto, danza e tradizione in un percorso che sa dare nuova forma a storie antiche anche grazie alla sapiente messa in scena di An Eun-mi (7 e 8 maggio Stazione Leopolda); segue PaEtho, la nuova produ-


11 zione affidata al coreografo tibetano Sang Jijia che lavora con i danzatori della Paolo Grassi di Milano e con Spellbound Contemporary Ballet di Roma, chiamati a confrontarsi con un artista di fama mondiale (dall’8 al 10 maggio al Teatro Era di Pontedera). E ancora: Mousing, performance creata da Luisa Cortesi per la danzatrice coreana Cha Jin-Yeob prodotta dalla KNCDC di Seoul (25 giugno al Cantiere Florida) e l’acclamata Korea National Contemporary Dance Company di Seoul con Bul-Ssang, per la coreografia della pluripremiata Aesoon Ahn, in coproduzione con il Maggio Musicale Fiorentino (26 e 27 giugno al Goldoni). Ampio spazio anche all’arte coreutica proveniente dall’ambito europeo e nazionale con: Ballet Preljocaj (Francia) che si immerge nei sussulti rivoluzionari del ’77 attraverso l’esplorazione di John Cage; Ima Iduozee (Finlandia) con un assolo che spazia dalla breakdance alla urban dance; Aterballetto, protagonista di una serata composta di tre pièce con coreografie firmate da Michele Di Stefano e Cristina Rizzo. E ancora: Giulio D’Anna, Luca Veggetti, Fabrizio Favale, Daniele Albanese, OpusBallet, CANI/Jacopo Jenna, Gruppo Nanou per indagare i linguaggi del corpo seguendo innovative traiettorie. Per  RIC.CI Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta, progetto pluriennale di cui Fabbrica Europa è partner, e che riprende alcune storiche coreografie di quegli anni, due sono le coproduzioni in programma: E-ink di Michele Di Stefano, con due danzatori di Aterballetto (12 maggio alla Leopoda), e Pupilla di Valeria Magli con Dancehaus Company (12 maggio al Florida). Infine, appositamente riallestita per gli spazi della Leopolda, Trees, l’installazione interattiva della coreografa svedese Cristina Caprioli, una foresta in movimento, una fiaba digitale in cui perdersi, diventandone parte.

Tiene botta anche il teatro, terreno fertile e rigoglioso anche nei paesi dell’est. Ecco allora dalla Polonia il Teatr Zar che, dall’8 al 10 maggio alla Leopolda, presenta Armine, Sister, spettacolo dedicato all’Armenia e al genocidio di cui ricorre il centenario. Nato dall’esperienza di dieci anni di lavoro sul canto polifonico, il gruppo ha ora deciso di lavorare sulla tradizione monodica dell’Anatolia, ampliando il suo organico a un

gruppo internazionale di performer e narratori, tra cui alcuni maestri cantori dell’Iran, Armenia, Anatolia e Istanbul. Al Cantiere Florida, invece, il 15 e 16 maggio, il talentuoso albanese Glen Çaçi propone una riflessione, filtrata da un’ironia cruda e pungente, sulla sua infanzia post-comunista. Infine, dal 12 al 14 giugno al Teatro Goldoni, è di scena The living room, la nuova creazione del Workcenter di Jerzy Grotowski e Thomas Richards che

racconta la vita teatrale e il mestiere dell’attore accogliendo gli spettatori in un piccolo banchetto domestico. Il fronte della musica si adegua alla tendenza all’amarcord di questo periodo. Esaurito il filone degli anni Ottanta, sono tornati di moda gli anni Novanta. Ecco quindi che prende forma Epica, Etica, Etnica, Pathos, ultimo album dei CCCP Fedeli alla linea, pubblicato nel 1990, che viene riproposto da Massimo Zamboni, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Giorgio Canali in una versione che include le due voci femminili di Ginevra Di Marco e Angela Baraldi nonché alcuni tra i più interessanti musicisti e cantanti delle generazioni successive come Lo Stato Sociale, Appino, Brunori Sas, Max Collini (Offlaga Disco Pax), Francesco Di Bella (24 Grana) in coproduzione con Fabbrica Europa e La Scena Muta (16 maggio alla Stazione Leopolda). La performance più originale si preannuncia essere Unità di sonorizzazione, progetto dei geniali Enrico Gabrielli e Sergio Giusti, che simula il lavoro alla catena di montaggio e consiste in una rielaborazione di quanto ideato per la realizzazione del film Unità di produzione musicale. Durante lo spettacolo ventiquattro musicisti/ operai, divisi in squadre, produrranno musica secondo turni prestabiliti: otto saranno seduti a un tavolo e per un tempo di sette minuti scriveranno uno spartito, ispirandosi al video riprodotto su un monitor davanti a loro. Questi spartiti verranno poi interpretati da altri otto esecutori che sonorizzeranno lo stesso video proiettato per il pubblico. Tra i gli artisti coinvolti: Vincenzo Vasi, Marco Parente, Rachele Bastreghi, Rodrigo D’Erasmo, Paolo Romano, Stefano Pilia, Max Sorrentini (17 maggio alla Stazione Leopolda). Contaminazioni elettroniche e ritmi africani per Branko (Buraka Som Sistema), Clap! Clap! (già Digi G’Alessio) e dj Khalab per una serata in cui ridisegnare il future roots (8 maggio alla Leopolda). Chiude il quadro il fantomatico chitarrista e cantante maliano Boubacar Traoré (17 maggio), protagonista dell’anteprima del Festival au Désert.


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PERLE

di gabriele giustini

L’UOMO CHE HA GIÀ VISSUTO TROPPE VOLTE

S

ono passati dieci anni (più uno) dall’uscita di The Gospel of Progress, esordio del cantautore texano Micah P. Hinson. Tempo di festeggiare con lui e con la moglie che lo accompagnerà sul palco il prossimo 23 maggio al Teatro Puccini. Micah risuonerà tutto il disco e altri gioielli della sua discografia. Abilene, profondo Texas. Ti guardi intorno e vedi acconciature unte, la pelle fatica a non mostrare il sudore e le canottiere sono ormai incollate a quella stessa pelle, troppo presto stanca per essere quella di un ventenne. Il tempo non scorre. Non scorre mai. Un padre professore di psicologia e una famiglia cristiana, troppo rigida sembrerebbe. Un ventenne con l’anima già invecchiata e il cuore in difficoltà. Non è la sinossi di un libro, che fra l’altro non crediamo possa incuriosire nessuno. È una semplice introduzione al poco più che trentenne Micah P. Hinson, nato a Memphis e subito dopo trasferitosi e cresciuto ad Abilene, appunto. Hinson lo abbiamo già incontrato dalle nostre parti. Era il 2007 quando si esibì in compagnia di un batterista sul palco del Sintetika di Firenze, quello che oggi conosciamo come Tender. Ricordo un locale imballato, tanto chiacchiericcio, molte distrazioni. Micah presentava And the Opera Circuit, album uscito l’anno precedente per una piccola etichetta che si chiama Sketchbook (la stessa di Daniel Johnston) e che ci pia-

MICAH P. HINSON

ce pensare lo abbia in qualche modo salvato, si fa per dire. Parlavamo di un ventenne già consumato perché Micah ha pagato e sta pagando a caro prezzo le sue debolezze. Oltre a un ambiente familiare complicato sommiamo l’irrequietezza adolescenziale e lo sfondo cittadino. La salvezza, se di salvezza si può parlare, arriva ancora una volta dalla musica. Un po’ perché in casa si è ritrovato dei bei dischi, un po’ per passare il tempo, un po’, immaginiamo, per darsi un tono con le bimbe, il piccolo Micah inizia a suonare all’età di dodici anni. In un intervallo di tempo collocato tra metà anni Novanta – Hinson è nato il 30 marzo del 1981 – e il 2004, anno in cui esce Micah P. Hinson And the Gospel of Progress, comincia il primo viaggio all’inferno. In quegli anni incontra una donna con le sue stesse passioni extra musicali ma, spentasi quella fiamma, rimangono solo le passioni. A droghe e alcol, si aggiunge come conseguenza anche una bella depressione. Che se non altro ha il merito di spingere Micah a scrivere una manciata di bozze di canzoni accompagnate da testi tristissimi. Il materiale finisce quindi nelle mani di tal John-Mark Lapham, anch’egli di Abilene, allora tastierista di un’eccellente band per metà americana e per metà inglese chiamata The Earlies. Più che di un gruppo si tratta di un collettivo aperto. Poco importa, quel che conta è che quel materiale appena abbozzato, rifiutato da Rough Trade, arriva negli uffici della sopra menzionata

23 maggio 2015 Teatro Puccini Piazza Puccini - Firenze

Sketchbook. Sono poi proprio i The Earlies ad aiutare Micah nel plasmare quei brani e a prepararne lo sfondo. The Gospel of Progress esce nel 2004 e l’anno scorso è stato ristampato – per la prima volta anche in vinile – per festeggiare i suoi dieci anni rendendolo nuovamente disponibile dopo essere stato fuori catalogo per molto tempo. Il disco è uno dei più intensi lavori uscito negli anni duemila. Il folk-noir che permea le canzoni dell’album è un incrocio magicamente perfetto, come quando azzecchi il gol della carriera, fra il tono baritonale di un Bill Callahan, quel senso di rivincita presente nella seconda parte (o terza, o quarta?) di carriera di Johnny Cash, le atmosfere cupe dei The Black Heart Procession e un’infinità di altre influenze, più o meno recenti, più o meno centrate all’epoca, in fase di recensioni. Sorprende però il senso della melodia del nostro e un approccio quasi pop che rende il lavoro riconoscibile e accessibile solo dopo pochi ascolti. Meraviglia e delude allo stesso tempo che, da lì a poco, la stella di Micah non abbia cominciato a brillare come è capitato ad alcuni suoi colleghi


13 qualche anno più tardi. Ma l’artista non è mai stato un campione di regolarità ed equilibrio e il suo esordio, seppur seguito da una manciata di dischi che vanno dal buono al molto buono – compreso l’ultimo Micah P. Hinson and the Nothing – non ha visto successori che potessero avvicinarsi a quell’intensità, a quella genuinità, a quel “ehi, questo è il cuore. Ve lo metto lì, fatene ciò che volete.” Se però poi aggiungiamo un bruttissimo incidente in Spagna nel 2011 dove rimase gravemente ferito a braccia e gambe – ne porta ancora i segni – non si può dire che Micah abbia vinto il premio di uomo più fortunato dell’anno. E qui magari abbiamo la risposta alle perplessità di cui sopra. Perché tutto ciò è avvenuto in quella che forse era la sua ennesima rinascita, in un momento in cui forse (forse, forse e ancora forse), un equilibrio era stato trovato. Ma è il momento di tetri palloncini e bicchieri di scotch. Festeggeremo anche noi, insieme a lui, perché l’intero The Gospel of Progress verrà presentato dal vivo il prossimo 23 maggio al Teatro di Puccini di Firenze. Sarà commovente riabbracciarlo, riascoltarne la voce e arrivare col fiato corto e con il groppo in gola a The Day Texas Sank to the Bottom of Sea.

foto: Adrian Knowles, Ashley Bryn Hinson

Micah P. Hinson, discografia consigliata: Micah P. Hinson and the Gospel of Progress (2004, Sketchbook/2014, Talitres)

Uscito originariamente nel 2004 per Sketchbook e ristampato lo scorso anno, sia in cd che per la prima volta in vinile da Talitres, è l’esordio di Micah P. Hinson nonché il suo lavoro più riuscito. Il disco è stato prodotto e realizzato insieme al collettivo anglo-americano The Earlies. Facilità di scrittura, folk noir e una voce da brividi per uno dei debutti migliori degli anni duemila. (9) Micah P. Hinson and the Opera Circuit (2006, Sketchbook)

È il terzo album di Micah P. Hinson qui alle prese con nuove soluzioni a livello compositivo. Il folk cupo degli esordi lascia entrare qualche spiraglio di luce. Ci sono tracce di ottoni, marce, walzer, fiati e in genere degli arrangiamenti più corposi e ingombranti. (7) Micah P. Hinson and the Red Empire Orchestra (2008, Full Time Hobby)

In quello che è il suo quarto album, esclusi un paio di EP nel mezzo, il musicista si riappropria del suo lato più confidenziale. L’approccio si avvicina moltissimo a quello dell’esordio. Voce ultra baritonale, folk rallentato, crepuscolare e cupo. Tanta tristezza, quintali di tristezza. (7,5) Micah P. Hinson and the Nothing (2014, Talitres)

Aiutato da amici e colleghi dopo il bruttissimo incidente in Spagna che per mesi lo ho tenuto bloccato, And the Nothing rappresenta l’ennesima rinascita di un uomo. Al netto delle difficoltà in fase di registrazione, il disco è sorprendentemente a fuoco e si avvicina moltissimo ai suoi migliori momenti. Nelle olimpiadi della discografia di Micah, medaglia di bronzo sicurata. Il resto della discografia:

The Baby and Satellite (2005, Sketchbook) A Dream of Her EP (2007, Houston Party) The Surrendering EP (2008, Houston Party) All Dressed Up and Smelling of Strangers (2009, Full Time Hobby) Micah P. Hinson and the Pioneer Saboteurs (2010, Full Time Hobby) Micah P. Hinson and the Junior Arts Collective (2012, Sindedin) Wishing For a Christmas Miracle With the Micah P. Hinson Family EP (2013, Yellow Bird)


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JUST KIDS

di davide morena

WELCOME TO THE GENGLE

L

e idee migliori vengono quando si è da soli: in bagno, in bici, nel sonno. Ed è un’idea fantastica quella che è venuta a Giuditta Pasotto stando da sola – sebbene con due bambini il concetto di solitudine non esista. «Essere genitori single non vuol dire non uscire con nessuno o non avere una vita sociale» mi garantisce Giuditta «significa vivere nella condizione di gestire i propri figli da solo. E allora capita di essere a corto di idee per il weekend.» Così, forte di una navigata esperienza nel mondo della comunicazione, Giuditta ha dato vita a Gengle.it, un social network per genitori single: ha trasformato un problema in un’opportunità, si è fatta cavia, ha trovato una risposta ai propri bisogni e l’ha messa sul mercato. Un progetto nato con buoni propositi che, visto il numero di iscritti e l’interesse della stampa, è andato aldilà delle più rosee previsioni di Giuditta. Gengle funziona in modo molto semplice, come accade per le cose migliori. Iscrivendoci accediamo a una bacheca piena di proposte per stare insieme ad altre famiglie monogenitoriali, per passare due ore al parco, per andare al Carnevale di Viareggio, per una pizza in compagnia. Le proposte vengono quasi tutte dagli utenti: ognuno è libero di proporre cose da fare alle quali gli altri possono aderire. «Anche Gengle, però pubblica le sue iniziative» spiega Giuditta «programmando viaggi per tutti gli iscritti che vogliono aggregarsi. In

queste occasioni Gengle diventa una specie di tour operator, pianifica le attività, l’alloggio, il vitto. Abbiamo organizzato il primo incontro a Venezia, e per Pasqua abbiamo deciso di giocare in casa e di trovarci qui a Firenze, dove vivo e ha sede Gengle.» Mentre Facebook è sempre più anti-social, mi sembra di capire che, invece, Gengle svolge davvero la funzione di social network. «Non si tratta di un social virtuale. Chi si iscrive lo fa per conoscere gente nuova, magari in una condizione affine alla propria, per incontrarsi di persona e non per chattare. Per uscire, per fare una gita, per passare un weekend in compagnia. Ecco perché abbiamo anche sviluppato una rete di portali dedicati ai bambini – gli omologhi di Firenze Kids sparsi per l’Italia – per offrire ai nostri iscritti dei riferimenti di qualità e aiutarli a organizzare meglio il loro tempo libero.» Ho avuto un incubo: una mamma single e sua figlia entrano in Gengle, fanno amicizie splendide, partecipano a gite memorabili. Poi improvvisamente mamma conosce un uomo, si innamora, comincia una relazione ed è costretta a rompere le amicizie con gli altri gengles. «A dire il vero, alcuni mi scrivono chiedendomi se devono cancellarsi dal network perché la sera prima si sono accoppiati! Ma no! Gengle non è una setta, è una comunità inclusiva. Gli iscritti si conoscono sul portale per poi formare gruppi locali e coltivare le relazioni per via diretta pur

restando legati al sito, dove possono trovare sempre nuove proposte di attività da svolgere con nuovi conoscenti.» In questo senso Gengle è un po’ come Firenze Kids: nascono sempre nuovi bambini, ci sono sempre nuovi divorzi. È un’utenza che si rigenera di continuo. «Quando pochi mesi fa è nato Gengle, pensavo che avrebbe attratto perlopiù divorziati e separati. E invece è emersa un’utenza che non avevo neanche immaginato: nonni rimasti improvvisamente soli, vedovi, ragazze madri e ragazzi padri. Genitori che hanno bisogno di fare rete, di uscire dall’isolamento, ma anche di un aiuto concreto. Per questo motivo, accanto alla bacheca delle proposte e ai forum di discussione, abbiamo dato vita a due sezioni di autoaiuto: un mercatino per scambiare, vendere e regalare vestiti e attrezzature dismessi dai bambini, e una banca del tempo in cui gli iscritti possono aiutarsi a sbrigare faccende e scambiare le proprie competenze professionali.» Che detta così sembra una triste confraternita di self aid: invece a parlare con Giuditta e a sbirciare i progetti sul sito, sembra proprio che la cominutà di Gengle viaggi alta sulle onde del divertimento. Alla faccia della solitudine (con pernacchia!).

www.gengle.it www.firenzekids.it


MAGGIO VENERDÌ 1 F IRENZE TANGO FESTIVAL (1-2/05 ) Obihall (FI)  UEEN NIGHT TRIBUTE Q Exenzia Club (PO) SABATO 2 T HE VICKERS + THE VENKMANS Tender Club (FI)

MERCOLEDÌ 6

SABATO 9

 IAGIO ANTONACCI B Mandela Forum (FI)

I GATTI MEZZI Auditorium Flog (FI)

 ARCO MASINI M Obihall (FI)

SPETTRI Tender Club (FI)

GIUDA Tender Club (FI)

L IVE N SIEVE - THE VENKMANS Piazza Verdi a San Francesco (Pelago)

F ESTIVAL D’EUROPA (6-10/05) Varie Location (FI)

ANNALISA Teatro Puccini (FI)

P UBLIC SERVICE BROADCASTING Spazio Alfieri (FI)

T HE BON JOVI TRIBUTE BAND OutOf Music (FI)

 OCA LOCA V Out Of Music (FI)

L ORD OF THE LOST Exenzia Club (PO)

J OHNNY TOMATO + MARU KAY + CANTE Rex (FI)

GIOVEDÌ 7

T HE DARK SIDE OF GLUE Glue (FI) ing. libero con tessera

 UN INC D Auditorium Flog (FI)

 ILLER QUEEN K Auditorium Flog (FI)

 REEN LIKE JULY G Rex (FI)

L A NUITE DE SADE Exenzia Club (PO)

I RENE GRANDI Obihall (FI)

 ASTRO DON GESUALDO... DON M (2-3, 8-10, 15-17, 22-24/05) Teatro di Cestello (FI)

 IAFRAMMA D Tender Club (FI)

 ACHELE BASTREGHI R Viper Theatre (FI)

C HIARA GALIAZZO Teatro Puccini (FI)

 NDITO DEGLI ANGIOLINI A (10/05 - 7/06) Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti (FI)

DOMENICA 3 BLACK HOLE Libreria Black Spring (FI) LUNEDÌ 4  IANNA NANNINI G Mandela Forum (FI)  UILLAME MARQUET LEGGE PIERRE G CHODERLOS DE LACIOS Istituto Francese (FI) MARTEDÌ 5

S HENZEN SIGNIFICA INFERNO (7-10/14-17/05) Teatro Manzoni (Calenzano)  ANCS PUBLICS (VERSAILLES RIVE B DROITE) Istituto Francese (FI) F ABBRICA EUROPA (7/05 - 3/07) Varie Location (FI) VENERDÌ 8  IMARTINO D Tender Club (FI)

SECONDO APPARTAMENTO Caffé Notte (FI)

 OOGIE WOOGIE...ALL IN! B Glue (FI) ing. libero con tessera

T RIO UGO Teatro Politeama (PO)

CALAFOSCOPA Auditorium Flog (FI)

I L SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO (5-8/05) Teatro della Pergola (FI)

C HRIS HARMS DJSET Exenzia Club (PO)

 NA FESTA PER IL FESTIVAL U LETTERARIO Libreria Todo Modo (FI) S TOLICA (SEDIE) Cinema Stensen (FI)

GIOVEDÌ 14

 OTE NOIRE N Spazio Alfieri (FI)  LI ORTOLANI G Plaz (FI) C ENA CON DELITTO Antico Spedale del Bigallo (FI)

T EMPO REALE (9/05-13/06) Varie Location (FI) DOMENICA 10

LUNEDÌ 11

 UANDO VIOLA E MASSIMO SI Q CONOBBERO (14-16/05) Teatro della Pergola (FI)  RAND CENTRAL G Istituto Francese (FI) P ARTY INAUGURAZIONE FLÒ Viale Michelangelo (FI) VENERDÌ 15 S ERGIO CAPUTO Obihall (FI)  IANT SAND G Viper Theatre (FI) ALIA Caffé Notte (FI)

MARTEDÌ 12

 ODERN ENGLISH M Exenzia Club (PO)

 NDREA PUCCI A Obihall (FI)

 RAB THE HIP G OutOf Music (FI)

 ARCO MENGONI M Mandela Forum (FI)

T HE DEATH CAFE Lost & Found (FI)

MERCOLEDÌ 13

C ILE SHOW Spazio Alfieri (FI)

L A STORIA SIAMO NOI Nuova Biblioteca Comunale (Calenzano)

S TANZE SEGRETE: CRISTINA RIZZO (15-17/05) Cango (FI) C OMPAGNIA VIRGILIO SIENI (15-29/05) Cango (FI) F ESTIVAL DELLE RELIGIONI Varie Location (FI) ing. libero MAIORANO (15/05-15/07) Tornabuoni Arte Contemporary Art (FI)

Domenica 10 maggio ore 10.00/11.00/12.00

IN SUA MOVENZA È FERMO

Visita spettacolo al Teatro della Pergola

In collaborazione con La Compagnia delle Seggiole

www.teatrodellapergola.com


MUSICA TEATRO ARTE CINEMA EVENTI PERCHÉ A FIRENZE NON C’È MAI NIENTE DA FARE... SABATO 16

GIOVEDÌ 21

DOMENICA 24

SABATO 30

E NNIO MORRICONE Mandela Forum (FI)

T HE GREAT JAZZ OutOf Music (FI)

P AOLO VALLESI & FRIENDS OutOf Music (FI)

BEYOND THE GARDEN OutOf Music (FI)

L IVE IN SIEVE - DISCO PARTY ANNI ‘70 Piazza Verdi a San Francesco (Pelago)

S ELENE RIOT Exenzia Club (PO)

 NGEL WITCH A Exenzia Club (PO)  PERE DI LUCE, THE WORKS OF O LIGHTS Liceo Artistico di Porta Romana (FI)  EADING MUSICALE DI CONTRO R Libreria Black Spring (FI) WOODENKAMMER SEDICENTE MORADI (16/05 - 4/06) Museo Bellini (FI) DOMENICA 17 F RANCESCO NUTI: ANDATA, CADUTA E RITORNO Teatro Puccini (FI) LUNEDÌ 18

MARTEDÌ 19  RKESTRA RISTRETTA DI O SOLLICCIANO & PASTIS GALÀGALERA Carcere di Sollicciano (FI) L A FAMIGLIA CAMPIONE (19-22/05) Teatro della Pergola (FI) S TANZE SEGRETE: MARINA GIOVANNINI (19-21/05) Cango (FI) PER CHI SUONA CAMPANA Spazio Alfieri (FI) MERCOLEDÌ 20 NESLI Obihall (FI) PAUSA CAFFÈ (20-22/05) Varie Location (FI)

LUNEDÌ 25

 IRKO CASALINI + RUSSEL M Rex (FI) I L VIAGGIO DI NOZZE Obihall (FI) L A FILLE DU 14 JUILLET Istituto Francese (FI) VENERDÌ 22 S TREET CLERKS Obihall (FI)

DOMENICA 31

MARTEDÌ 26 S TANZE SEGRETE: GIULIA MUREDDU (26-27/05) Cango (FI) MERCOLEDÌ 27

 RAB THE HIP G OutOf Music (FI)  IPPY PARTY - JANIS JOPLIN H TRIBUTE Exenzia Club (PO)

GIOVEDÌ 28

S TANZE SEGRETE: ELENA GIANNOTTI (22-24/05) Cango (FI)

L IVE IN SIEVE - NEVER A JOY+DIAFRAMMA Piazza Verdi a San Francesco (Pelago)

 RAGON FILM FESTIVAL D Spazio Alfieri (FI)

 TTO & JOHN HOLYS O + JHONNY TOMATO Rex (FI)

 BRACADABRA ZINE A + TAB_ULARASA Libreria Black Spring (FI) SABATO 23  ICAH P. HINSON M Teatro Puccini (FI) S IXTO RODRIGUEZ Teatro Verdi (FI) S PIRITUAL BAT Exenzia Club (PO)  EXTECH PLUS - RICARDO N VILLALOBOS+SONJA MOONEAR Fortezza da Basso (FI)

S TANZE SEGRETE: JARI BOLDRINI (28-29/05) Cango (FI) J ’ENRAGE DE TON ABSENCE Istituto Francese (FI) S GRANA E (TRA)BALLA (28-30/05) CPA Firenze Sud (FI) VENERDÌ 29  RAB THE HIP G OutOf Music (FI) I LUOGHI DEL TEMPO (29/05 - 02/06) Varie Location (GR) ing. libero F EUDALESIMO E LIBERTÀ Exenzia Club (PO)


MAGGIO da non perdere LUNEDÌ 4 GIANNA NANNINI Mandela Forum (FI)

Suona giusto il 4, come i milioni di euri che pare che la Giannona Nazionale debba rendere al fisco quindi tipo dare a noi se la vogliamo mettere semplice. Insomma, la Gianna c’ha quel ghigno furbesco e un po’ merda che a me m’ha sempre buttato di fuori, mi fa sempre venire voglia di passarla a prende col Buste (leggi “booster”) e urlagli “o Giannaaaa, scendi vai che si va a giocare a biliardino a Grassina!” E lei scende con gli stivali, i jeans, la maglietta di Bon Jovi e il chiodo, mi da una tegola nel coppino e mi dice “Eunt’avevo detto maremma lupa mannara di non urlà sotto casa dei miei. Deficente.” e poi sale senza casco e mi dice “Vai” e fuma una Marlboro rossa morbida. da GIOVEDÌ 7 FABBRICA EUROPA Varie Location (FI)

Bene, è toccato a me il boxino su Fabbrica Europa e c’è da fare i seri perché hanno anche preso la pubblicità e dice la Matilde Sereni che questo mese ci s’ha una copertina che lèvati. Comunque mi appello alla mia libertà e dico una cosa vera. Che Fabbrica Europa è per intenditori e chi la critica o è uno sempre contro ed è meglio che vada a vivere su facebook, o non ci arriva e cazzi sua o non ci vuole arrivare e, di fronte alla pigrizia mentale, si sa, non ho mai pena. Spero che quest’anno ci venga la gente curiosa. Perché se non sei curioso e vai vedere quello già sai che ti aspetti piano piano ti aspetterai sempre meno e mancherai di sorpresa. E senza sorpresa sei fregato ciccio. GIOVEDÌ 14

MARCO MASINI Obihall (FI) PUBLIC SERVICE BROADCASTING Spazio Alfieri (FI)

Per calcolare la distanza artistica tra Marco Masini e i Public Service Broadcasting bisogna fare a piedi la distanza tra lo Spazio Alfieri e l’Obihal la domenica all’ora di pranzo quando nel pomeriggio c’è Fiorentina - Juve con addosso la maglia dei gobbi di Roberto Baggio e un cartello in mano “Batigol ciuccia la banana”. Però io sono convinto che il concerto di Marco Masini sia sempre un passo oltre. Intanto non viene mai ricordato come colui che sdoganò definitivamente le bandane ai concerti. Ricordo la bandana “Vaffanculo”, intramontabile. Poi io mi sento sempre di più di dargli fiducia perché con quest’aspetto hipster from Peretola sono sicuro sta per tirare fuori il vero meglio di se. DOMENICA 17 FRANCESCO NUTI: ANDATA, CADUTA E RITORNO Teatro della Pergola (FI)

Esiste un legame tra me e Francesco Nuti che si comprime e dilata come un ciuffo ciccione di riccioli che ti rimbalza in fronte quando corri. Resta uno dei personaggi al quale mi sono ispirato, al quale ho chiesto consiglio, al quale ho chiesto “che farebbe lui, ora, qui”, senza mai averci scambiato mezza parola. È la nostalgia, l’aria da furbetto che già sa che l’astuzia lo porterà al danno e anche alla beffa, lo sguardo che sa dove andare a colpire e la lingua che sa perfettamente cosa farà rompere. E per me è sempre in Stregati, la scena al porto con Ornella Muti. E me lo tengo stretto così.

da MARTEDÌ 19 a VENERDÌ 22 LA FAMIGLIA CAMPIONE Teatro della Pergola (FI)

Bene, giusto soffermarsi su Gli Omini senza voler togliere il lavoro al barbuto Tommaso Chimenti, vero faro illuminante e guida della critica teatrale. Gli Omini è gente in gamba. Poi per carità, c’è pieno a Firenze di gente in gamba a teatro. Ma a me che non ci vado volentieri sembra sempre di essere circondato da persone che si sentono molto animali da palco e trattatori (si dice? Quelli che trattano. Si dice no? Se non si dice lo invento io) del teatro ma che alla fine pare recitino per loro e non per gli altri, gente che vive in un selfie-animato. Invece Gli Omini “arrivano” a tutti, per dirla alla The Voice. E arrivano bene, arrivano eccome, arrivano che alla fine é come se tu fossi sul palco con loro con una storia che parla di te e della tu zia. E non è banale, anzi. Si meritano un boxino e io mi meriterei una pomiciata con Francesca Sarteanesi che mi garba un monte. SABATO 23

MICAH P. HINSON Teatro Puccini (FI) SIXTO RODRIGUEZ Teatro Verdi (FI)

Grande musica in città. Il primo lo consiglio a i forti, a quelli che sanno ascoltare musica senza ingrigirsi, senza pensare sempre a immedesimarsi, senza pensare “ora pubblico questa su Facebook così vediamo cose si capisce a chi voglio dire e che cosa”, a quelli che apprezzano i toni pacati, introversi, che accarezzano. Il secondo spero si tolga di dosso l’aria di flop che i suoi live in Italia del 2014 hanno alzato come un polverone dopo la storia straordinaria del documentario “Sugar Man” e mi sa che forse un boxino gli si era anche dedicato. Anche qui, basta essere più realistici e meno sentimentali, le storie sono anche il modo in cui vengono raccontate, e la musica è soprattutto il modo in cui viene interpretata. Senti là, manco Luzzatto Fegiz. SABATO 30 PAOLO VALLESI & FRIENDS OutOf Music (FI)

In un mese sia Marco Masini che Paolo Vallessi, ma stiamo scherzando? Ma stiamo tornando ai ruggenti anni ‘90 post-Zarrillo quando l’aria di speranza craxiana veniva spazzata via dai testi finto-ottimisti di una generazione di autori e cantanti che andavano a manetta nei juke-box delle sale giochi? Mi ricordo la grande hit “La forza della vita” che in provincia veniva subitaneamente sostituita con “fica” e venivano fuori dei capolavori popolari eccezionali. Secondo me tra l’altro Massimo Di Cataldo aveva il poster di Paolo Vallesi in camera.


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I PROVINCIALI

di pratosfera

MAGGIO A TUTTA BIRRA

M

aggio è il mese più bello, almeno a Prato. Dopo i tentennamenti di aprile, la città comincia a risvegliarsi davvero e a passare le sue serate in strada. È per questo che maggio, da qualche anno a questa parte, ha un carnet di eventi niente male. Musica soprattutto, ma non solo, tra festival e appuntamenti culinari. Si comincia il 6 maggio con Prato a tutta birra, una manifestazione che ha finito per diventare un vero e proprio festival. Lungo undici giorni e spostatosi nella zona della fiera settembrina propone un programma per tutti i gusti e per tutte le orecchie: dal folk della Bandabardò (16 maggio), ai Bluebeaters (8 maggio) fino ai Bud Tribe (10 maggio); dalla zona adibita a campeggio per i soggiorni lunghi ai Monaci del surf e Nikki di Radio

Deejay (9 maggio) fino ad arrivare ai Sud Sound System (15 maggio). Nel mezzo una frotta di artisti pratesi come Francesco Guasti (11 maggio), i Fantasia Pura Italiana (12 maggio) e Porto Flamingo (6 maggio), cui si deve aggiungere il ritorno sui palchi pratesi del figliol prodigo Marco Cocci (7 maggio). La stessa sera della Bandabardò, i riottosi alle resse, ma non per questo meno sensibili alla musica di qualità, potranno recarsi a Officina Giovani per il Prato Folk Fest. Un appuntamento mutuato dal capostipite romano che, dopo aver toccato altre città italiane, nell’appuntamento pratese avrà come ospiti d’onore Paolo Benvegnù e Marco Parente. Oltre agli artisti della propria scuderia: Leo Pari, Vincent Butter e Nemo. Gran finale, e saremo quasi a giu-

FERMO IMMAGINE PIAZZALE MICHELANGELO

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mattina presto, il sole è già molto caldo, tre pullman hanno appena accostato per scaricare decine di piedi con indosso scarpe comode e mani forestiere che brandiscono bastoni per selfie. Le scolaresche non hanno idea di dove sono, si muovono ignare e armoniche come stormi pensando all’interrogazione a tappeto del giorno dopo, ma non dimenticano di lasciare frettolosamente un segno del loro passaggio sulle panchine, i lampioni o la balconata da cui si ammira il cuore della città: «Mirko 6 il mio cucciolo. TV1Kdibene.» Il Piazzale Michelangelo è uno dei luoghi identificativi di Firenze e della fiorentinità, è la metà dei turisti, ma anche delle coppie romantiche, dei neo sposi e dei pittori alle prime armi, rappresenta il momento storico di affermazione della città, fa parte di quel risanamento (urbano) che doveva renderci degni di vivere nella capitale d’Italia: era la rinascita borghese avviata nel 1869. Lo si raggiunge dopo 8 km di curve panoramiche lungo le quali nove coppie di buoi condussero la riproduzione in bronzo del David di Michelangelo, genio fiorentino a cui l’archi-

gno, con il ritorno in via Santa Trinita dello Street Food Village. Chi ha ancora in mente la calca delle Cascine del mese scorso non abbia paura. La troverà anche qui, ma diluita in tre diversi giorni (dal 22 al 24 maggio), e spalmata lungo una delle arterie principali del centro

storico. Insomma, c’è parecchio più gusto, dicono gli esperti, a mangiare le coratelle o la trippa da pietre del Duecento piuttosto che in un prato qualsiasi. foto: Riccardo Gentile

di mattia marasco

tetto Poggi, incaricato della progettazione, volle dedicare il suo operato e che da allora domina il piazzale. Nel tempo non è cambiato poi molto, sono spariti i binari della tramvia del Chianti, ma oggi

come allora, parte dello spazio è occupato dalle automobili, oggi come allora si passeggia a braccetto – be’ questo oggi forse un po’ meno –, oggi come allora si prende respiro sulle panchine collocate lungo tutto il belvedere.

www.lamiafirenze.mattiamarasco.it / mattia.marasco@gmail.com


CARO CUORE NON BUTTARTI GIÙ

di carol & giuki

scrivi a carocuorenonbuttartigiu@gmail.com

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CORAGGIO E PASSIONE

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aggio, via i maglioni che ci facevano sembrare le mogli dell’omino Michelin e lasciamo che il vento ci accarezzi la pelle – giusto il vento, eh… Maggio, non più primavera, non ancora estate. Maggio, mese del presagio di disastri amorosi in vista dei weekend al mare con gli amici e delle vacanze, magari per quegli amori freschi che non riescono ancora a reggersi sulle proprie gambe. Maggio mese della paranoia: «ora ci vediamo, poi quest’estate vorrai farti gli affari tuoi e tutto finirà». Sorridete, c’è chi sta peggio. Pronti? pronti!

farvi capire quanto vi amiate, vi abbia fatto capire quanto poco coraggiosi siete diventati. E quell’altra? Di Belloni considerato l’eterno secondo di Girardengo ce n’è uno. Forse lei preferisce pedalare più forte di tua moglie o appendere direttamente la bicicletta al chiodo. Un consiglio per te: passa in gioielleria. Non per comprare un anello a tua moglie o un bracciale all’altra, comprati dei nuovi gioielli di famiglia.

Mia moglie, dalla quale ho avuto una figlia, da anni non è più la persona che conoscevo. Questo mi allontana da lei anche se, nonostante una pausa di riflessione, nessuno ha avuto il coraggio di intraprendere una separazione. Io provo un sentimento per un’altra donna ma lei, vista anche la mia condizione, non si sente di darmi niente più che un’amicizia. Caro XXX, vuoi rimanere anonimo e ci credo. Senza gioielli di famiglia per affrontare la situazione in casa e a quanto pare anche fuori. Sembra che la vostra pausa di riflessione più che

Ho trentasette anni e un desiderio sessuale molto acceso, che talvolta mette a disagio la mia compagna, non sempre pronta ad assecondarmi. La mia passione per lei rischia di diventare un problema per la coppia? Claudio. Aspetta, non ho capito: la passione per la tua amata diventa un problema? Caro Claudio, il sesso non è tutto tra due persone che hanno una relazione, ce lo ripetono fin da adolescenti. Crescendo poi impariamo che se in una coppia le due parti non hanno lo stesso desiderio recipro-

co, iniziano i problemi. Quindi va a costituire un buon 50% del rapporto, perché è lì che ti metti a nudo, fuori e nell’anima. Solitamente sono le donne a lamentarsi che dopo un po’ i loro uomini non le desiderano più come all’inizio, questo ribaltamento dei ruoli mi sorprende. Non è che lei ha un altro? Conta quanti mal di testa ha a settimana, inizia a segnarti sul calendario arrivi e partenze della piaga mensile femminile, prendi nota di quanti no ricevi. Una volta che hai tutto ciò, mollala. Senza darle spiegazioni. Non esiste al mondo che la passione sia un problema in amore.

PALESTRA ROBUR

foto: Adriana Desiderio

di leandro ferretti

lezioni di ginnastica culturale per fiorentini

LO STUDIO DUE

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er i cuori solitari un tempo erano più difficili le operazioni di accoppiamento. Se in campagna ancora ci potevano pensare sensali e parroci a creare le condizioni necessarie a un bel matrimonio, in città ci si doveva affidare al buon vecchio “scrivimi fermo posta”. Poi arrivarono le agenzie matrimoniali. E poi giunsero le televisioni private a renderle immortali. A Firenze i cuori solitari avevano un punto di riferimento principale, poco distante da Piazza Santa Maria Novella, in una strada dal nome quantomeno promettente soprattutto per gli esponenti della fazione maschile: via delle Belle Donne. Lì ebbe sede lo Studio Due, aperto intorno al 1977 da Anita Kaufmann. Gli aspiranti a un felice incontro telefonavano o si recavano personalmente a registrare un messaggio, e poi potevano consultare telefonicamente, settimana dopo settimana, l’agenzia che forniva un riepilogo degli eventi sociali e permetteva di ascoltare tutti gli annunci. A eternare lo Studio Due fu però l’incessante pubblicità sulle emittenti locali, con una serie di spot nei quali la titolare magnificava le possibilità dell’agenzia con l’imperdibile slogan L’amore è il sole, non rinunciate al suo calore, che faceva parecchio Collezione Harmony. Ancora

fiorente a metà dei Novanta, l’agenzia (che non ci risulta esista più) fu messa in una certa difficoltà dall’incedere della rete che, ad oggi, è il principale agente matrimoniale sulla piazza, con buona pace del sole e del suo calore.


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PRÊT-À-PORTER

di alice cozzi

QUANDO MODA FA RIMA CON TECNOLOGIA

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o shopping virtuale ci ha conquistati perché comodo, veloce e immediato. Ma in un mondo frettoloso come quello di oggi, i requisiti di praticità garantiti dal nuovo modo di fare compere non sembrano essere sufficienti. La riconquista di una dimensione più umana, fatta di persone e luoghi reali, infatti, sta tornando a essere cruciale. Lo shopping online è stato al centro del dibattito durante l’ultima Conde Nast International Luxury Conference organizzata dal colosso Conde Nast in Palazzo Vecchio, lo scorso 22 aprile. In occasione della maggiore conferenza mondiale dell’industria del lusso, la editor di Vogue Suzy Menkes ha ribadito la necessità di sviluppare nuove sinergie tra il mondo della moda e quello della tecnologia. «Parliamo del futuro» ha detto la Menkes, «un nuovo mondo dove la tecnologia interagisce e si amalgama con il lusso e la moda, senza che questi ultimi ne rimangano scottati o penalizzati.» Un appello, quello della editor di Vogue, che è stato anticipato di recente da Youmody.com, una piattaforma di shopping online nata a Firenze per dare visibilità alle produzioni di eccellenza di artigiani e bottegai fiorentini. La fruizione del servizio è semplice ed economica, senza essere impersonale o anonima: ci colleghiamo al sito, scegliamo la strada

PALATI FINI

del centro città in cui intendiamo fare acquisti, camminiamo, adocchiamo le vetrine più accattivanti, entriamo nel negozio e infine compriamo. Tutto virtualmente. Un’altra esperienza di shopping online innovativo e 100% fiorentino è quella proposta da Listupp.it, una piattaforma che riunisce al suo interno più di 24.000 marchi diversi. Il giovane fondatore Lorenzo ha ben presenti le problematiche relative agli acquisti virtuali e non ha paura

di affrontarle. «A volte risulta difficile navigare e orientarsi tra migliaia di prodotti e offerte differenti, così come si rivela problematico per chi intraprende la strada del business online riuscire a ottenere la giusta visibilità» testimonia Lorenzo. Ancora non conosciamo i successi che moda e tecnologia riusciranno a ottenere, ma quel che è certo, è che Firenze sembra decisamente voler stare al passo con i tempi e diventare protagonista del connubio lusso e innovazione.

di miriam lepore e giulia tibaldi

PUOI (ANCHE) NON FARCELA

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i dice che quando una donna ha un figlio cambia completamente la percezione che ha di se stessa e delle proprie capacità. «Sono un cazzo di supereroe» mi disse una ragazza con un figlio di sei mesi. Non solo l’aveva partorito, ma ora riusciva a dividersi fra lavoro e famiglia, faceva le torte con lo zucchero a velo e si ritagliava anche un po’ di tempo per gli amici.

Qualcosa che solo un anno prima vedeva come impossibile. Se ne stava ore sul divano a fare maratone di serie tv. Lei era quella che aveva procrastinato l’iscrizione in palestra, la dieta, l’università, la scrittura di quella raccolta di racconti che aveva iniziato otto anni prima e che non era mai diventato niente di più di un file trascinato nel tempo sul desktop di tre nuovi computer.

Sempre lì: in altro a destra. Il riuscirci a tutti i costi, il doverlo fare, lo sforzarsi al massimo. Per lei era un vanto, per me una preoccupazione. «Puoi anche non farcela, amica» le dissi, «resti una donna, una mamma, una persona speciale. Pure se per un giorno intero decidi di metterti su popcorn time. Anzi, fallo. Pure i supereroi guardano le serie tv.»

TORTA DI LIMONE, RICOTTA E MANDORLE Ingredienti: 240 gr di farina di mandorle 120 gr di burro a temperatura ambiente 250 gr di zucchero 4 uova 300 gr di ricotta succo e scorza di 1 limone non trattato 1 limone non trattato zucchero a velo

Uniamo il burro con lo zucchero, le scorze e il succo di limone e sbattiamo fino ad avere una crema. Incorporiamo i tuorli uno alla volta continuando a mescolare, poi uniamo la farina e la ricotta. Montiamo a neve gli albumi e molto dolcemente aggiungiamoli a tutto il resto muovendo il composto dal basso verso l’alto. Versiamo in una teglia con carta da forno. In una padella caramelliamo le fette di limone con un pochino di zucchero e acqua e mettiamole sopra il composto nella teglia. Inforniamo per 45/50 minuti in forno caldo a 180° controllando di tanto in tanto la cottura. Aspettiamo che si raffreddi e decoriamo con zucchero a velo.


SEDICENTE MORADI

a cura di Yan Blusseau

dal 16 Maggio al 4 Giugno 2015 Museo Bellini - Magazzino n째 5 Lungarno Soderini, 5 - Firenze

Vernissage ore 19.00 - 16 Maggio 2015


BASTA STARE TRANQUILLI

di simona santelli

NESSUNO FA UN PROCESSO PER DIRETTISSIMA A UNA DONNA CHE INDOSSA CALZE COLOR CARNE ALL’IKEA

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aggiunse la macchina, si catapultò dentro l’abitacolo e tirò un sospiro di sollievo. Si toccò le ascelle leggermente umidicce odiando quella mezza stagione che un po’ è freddo un po’ è caldo e da cui nessuno, meno che mai un’ascella, sa cosa aspettarsi. Stappò la birra calda appena comprata e ne bevve avidamente una bella sorsata. Il parcheggio era quello dell’Ikea, la birra in questione la Öl Ljus Lager 4,7%, a completare il quadro mancavano le aringhe con cipolle e mercurio, ma comunque andava ampiamente bene così, con il birrone caldo in gola a placare il senso di angoscia contemporanea con il quale le piaceva avvilupparsi senza arrivare mai a una conclusione. Il punto di quella giornata era stato spararsi all’Ikea di mercoledì pomeriggio, lontana dalla calca dei giorni festivi. In quella calma da panta rei aveva notato tutta l’assoluta triste anonimità della condizione umana ai tempi della grande distribuzione. È che quando c’è un gran casino ci si pensa meno. Ci si limita a un generico che bordello, ma guarda questo tamarro, legate i vostri figli al guinzaglio. Poi ti imbatti in un flusso di persone a ritmo continuo, con il contagocce, come un rubinetto che perde, ma senza bolgia. E hai il tempo di osservare la volontà e la speranza che la vita vada come sul catalogo, con i bambini in autonomia sul tappeto anti acaro, mentre il mondo intorno al tappeto anti acaro si muove su pattine a 1,99€ con Carta Family. Nella vita reale invece la libreria Billy occuperà una piccola parte della sala – divano e televisore 87 pollici centrali – e sarà mezza vuota eccetto due bomboniere da spolverare e pochi libri trovati in allegato a qualche rivista, resi inutili dalla mancanza di stimoli nell’aprirli. Da quanto sono vuote si vedono anche le viti e i pezzi di truciolato intorno, perché la laccatura tre volte su quattro non resiste, lo sappiamo tutti, se te lo monti da solo, che ci vuoi fare. È che la normalità è così maledettamente rassicurante. Cercare bicchieri normali. Piatti norma-

li. Tovagliolini dalle fantasie più disparate che non ci azzeccano un tubo con i piatti normali presi la volta prima, tovaglioli a scacchi gialli e arancioni e piatti grigio azzurrino o avana, di quel materiale satinato, ma leggermente poroso da brivido appena la forchetta ci passa sopra. La normalità è un piumino da mezza stagione, quale sia il grado di calore da scegliere è un dubbio amletico che va risolto il prima possibile. Lo sanno bene i due coniugi male assortiti davanti alla trapunta fresca Rödtoppa, con le mani in tasca, il giubbotto un po’ puzzolente, la forfora che resiste sul cuoio capelluto che si intravede lucido fra capelli radi, la forfora che cade e si posa sul maglione. Per finire nella parte finale del percorso aveva avuto la possibilità di scoprire erbe aromatiche finte dentro la serra shabby chic bianca decapata ed era corsa via. Nessuno fa un processo per direttissima a una donna che indossa calze color carne all’Ikea. Però. Cristo. fabenito.wordpress.com

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NIENTE PANICO

di tommaso ciuffoletti

INNAMORATEVI

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on sono giorni facili per chi soffre d’amore. Maggio, gli uccellini, gli alberi in fiore, la droga, i gatti in calore, i matrimoni degli amici, gli addii al celibato degli amici, andiamo tutti a vedere uno spogliarello, che tristezza. Le gonnelline, le braghette di tela, gli occhiali da sole, le americane in ciantelle come a dicembre, la droga, i pomeriggi nei giardini pubblici, gli aperitivi, i giri in bicicletta, la bicicletta rubata, le maledizioni a questi ladri maledetti, la bicicletta ricomprata dove rivendono biciclette rubate. Il primo maggio, la festa dei lavoratori, un giorno all’anno, gli altri 364 bona merde, la droga, le gite fuoriporta, le sagre, le elezioni, la Fiorentina che vince, la Fiorentina che perde, «quello lo segnavo anch’io» disse il tizio sbrodolandosi la birra sulla panza. In fondo una speranza: amor vincit omnia. In certi casi va bene anche un pareggio, perché l’amore è un gioco strano. Brutto, sporco e cattivo. La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi. L’amore è la continuazione della

guerra con altri mezzi ancora. Armatevi e spartite. E che nessuno rimanga scontento. Se poi si lagna troppo, allora che sia rott-amato. Mi manca Matteo Renzi. Vorrei poter invecchiare come lui. Arrivare a ottantacinque anni con quindici pensioni da riscuotere in nome del ricambio generazionale. Un po’ ingobbito, con gli occhiali, il sereno distacco di chi accetta questo paese per quello che è. Finalmente adulto, ma in fondo sempre birichino. Un divo. E una pacca sulle spalle a tutti quelli morti con l’ansia di non morire democristiani. «Fonderò il partito dell’amore» mi ha detto l’altra sera Lapo, mio marito, indossando mutande rosse di capodanno. Gli ho fatto notare che dopo Moana e Berlusconi, non vedo futuro per un simile progetto. Lui non si è scoraggiato e ieri è tornato da San Lorenzo indossando una maglietta con sopra il faccione di Maria Elena Boschi e dietro quello di Francesco Bonifazi. «Sono per la parità di genere» mi ha spiegato serio. Quel ragazzo inizia a preoccuparmi.

LA SCIABOLATA INVECCHIARE PARE BRUTTO Making love with his ego Ziggy sucked up into his mind, like a leper Messiah. D. Bowie

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trani giorni. Bruno Vespa produce vini, come Al Bano e D’Alema. Madonna inciampa nei live e poi bacia chiunque abbia venticinque anni meno di lei (potrebbe essere Jerry Scotti il malcapitato) e pretende scuse per il mancato ricambio. Parlando di anziani e di musica, vi consigliamo la mostra David Bowie Is, ovvero il funerale itinerante del musicista. Cosa vuoi dire a David Bowie? Nulla. Se ascolti Starman o The Man Who Sold The World in cuffia provi emozioni, non facciamo i duri e puri, che tanto anche Joe Strummer dei Clash o Tony Iommi dei Black Sabbath avrebbero dato una falange del proprio dito per scrivere quella roba. Iommi la falange l’ha lasciata lavorando davvero, ma questa, come direbbe il fagotto di Lucarelli, è un’altra storia (facile segare i discorsi con ’sta frase che fa figo, vero?). Il dramma si pone all’incontro del superuomo con i fan. Quando contempli gli abiti del Duca e ti fanno paura da quanto sono vuoti. La mostra David Bowie Is non è un tributo, è una cappella mortuaria senza il morto, dove il morto esiste in

quanto l’essere umano non è mai stato vivente, quindi può morire senza essere. All’esposizione strisciano, immobili ed estasiati come Chiara Geloni davanti a Bersani, gli ammiratori che saltano da un disco all’altro, da un costume puzzolente e talvolta brutto a un plettro ingiallito, cercando i segni di questo profeta di un altro pianeta, segni che spieghino loro cosa significa essere vivi. I fan, tutti cinquantenni. Che poi a cinquant’anni non si può vedere una mamma

che ascolta Bowie: hanno inventato Gianni Morandi e Claudio Baglioni. Il signore in questione nel frattempo riposa a casa e non ha il coraggio di uscire: non è un Battiato che si rompe una gamba, non è un De Gregori o un Leonard Cohen. Questi sono esseri umani, lui no. Anche Lou Reed era umano e come umano aveva avuto la botta di culo di essere preso in simpatia, a caso, da uno con i capelli a bischero che ce lo ha rifilato per un genio. Questo vecchio glitterato invece spaventa i non fan e fa vedere il Paradiso a quelli che pensano si possa essere eterni dimenticando il fatto di avere un corpo di carne, dimenticando la provenienza, il genere sessuale, i ricordi reali. Una sorta di santo laico della musica e badate che all’espressione Santo usiamo la minuscola. Invecchiare pare brutto, questo è il lascito del Bowie. L’estro geniale cede il passo sempre al personaggio, lo stesso personaggio che lui volle uccidere una volta, ma di cui è vittima adesso. Ma quando la musica è finita, ricordate: gli amici se ne vanno, come dicevano Califano e Bindi. La musica per il Duca è terminata trent’anni fa, l’amico Lou Reed se n’è andato, adesso aspettiamo solo che sbaracchino questo funerale ambulante di plastica.


STELLE

di faolo pox - disegni di aldo giannotti

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Forza e coraggio che dopo aprile viene maggio e adesso puoi anche buttare il giornale nell’indifferenziata. Scherzo. Allora ariete, a maggio dovrai sgobbare a manetta e dovrai faticare a casa, al lavoro, in amore e pure per la burocrazia. Ma non voglio sentire che ti faccia neanche un finesettimana a casa. Gite, mare, o robe culturali che finiscono sempre davanti a un tagliere di salumi e formaggi. Auto del mese: FIAT CAMPAGNOLA

Ti avevo detto di non fermarti alla prima difficoltà, torello. Se molli adesso vedrai che la sorte se lo ricorderà e ti giocherà i soliti scherzi. Non te la gufo, ti sprono. Non poltrire sul divano, non rimandare. Accetta la sfida, sempre, mettiti in ballo, e vedrai che sarà molto meglio di quello che pensi e la fortuna sarà dietro l’angolo. E in salita metti le ridotte, si sale lenti ma si sale. E dalla cima vedrai poi un panorama... Auto del mese: LADA NIVA

Ganzo gemelli il tuo maggio, tutto ganzo. Grigliate, vino, pecorino e baccelli, il primo mare, le prime canotte, le gonne corte, e chi se ne frega di un po’ di pancetta e poi il vino bianco fresco, le colline della toscana. Ganzo no? Sì, però insomma non è che si può sempre fuggire da tutti i dubbi; a volte le domande vanno ascoltate. E magari, nel tuo piccolo, abbozzare anche delle risposte (sensate). Auto del mese: SUZUKI MARUTI

A maggio ti riposerai. Uno si riposa e riflette, si rilassa. Non è che devi cominciare a farti domande come Leopardi o i Pixies, però questo rallentare ti aiuterà a metterti un po’ in ordine. Agli altri apparirai svogliato o un po’ grigio, ma tu non preoccuparti di quello che mostri e revisiona il motore sotto il cofano. Un cambio dell’olio e via, serve sempre una controllatina prima delle vacanze. Auto del mese: AUTOBIANCHI Y10

Devi capire se la tua furbizia tende più all’arguzia o alla truffa. Questo significa valutare bene quanta verità mettere o non mettere, a seconda dei casi. Certo, pensare che tu dica tutta la verità lo escludo. Stai attento perché da questo deriveranno le sorti del tuo mese. Se sarai credibile esulterai, se non lo sarai verrai smascherato. Logico che poi un paio di graffiate come sai dare tu metteranno tutti in fuga. Auto del mese: WOLKSWAGEN CORRADO

Le fortune non finiscono qui caro mio. Infatti l’esercizio di aprile, a suon di di passeggiate e frizzantini, ti avranno messo dell’umore adatto per affrontare il tuo maggio che non si può definire piatto come una tavola, ma direi un po’ impervio come passeggiare in via dei Cerretani a Pasquetta. La tecnica è seguire una linea, gli altri si sposteranno. Qualche spallata qua e la, a tu tira dritto che arriva giugno in un baleno. Auto del mese: LANCIA PRISMA

Bello un aprile all’acido come solo tu sai spruzzare, no? Ma è finito e puoi tornare a goderti la positività che, mi dispiace per te, non riuscirai a combattere. Ti immagino con la gonna a fiori in bici in giro sul lungarno, che sali sui pedali a Ponte Santa Trinita e sorridi come un ebete. Anche un po’ monella alla Tinto Brass, così faccio felice anche i bilancia maschi, che sennò non si riuscirebbero a immedesimarsi. Bilancia sei ganza quando ti sbilanci. Auto del mese: CITROEN MEHARI

Calci e pugni a tutti, sputi e tirate di orecchie. Sembri nel bel mezzo del calcio storico e il tuo pungiglione rotea sopra tutti e chi sa chi andrai a colpire! Però il tuo andare a schiacciasassi sta portando anche i suoi frutti, qualcuno ti teme, altri ti rispettano, passi sopra a tutti solido come un mattone e per il momento va bene così. Tanto a metà mese ti stancherai e piano piano diventerai più comodo dentro. Spero. Auto del mese: VOLVO 740

Godo. Perché mi ero sbagliato. Maggio non sarà così bello come credevo. Colpa mia forse che ero stato ottimista o forse gli astri come al solito presentano insidie anche dietro ai quadri migliori. A maggio non potrai sederti comodo, ma avrai qualche bega sul lavoro, una spesa che sembrava evitabile arriverà tra capo e collo come una multa dopo un concerto. Le peggiori. Tieniti pronto. Auto del mese: TALBOT HORIZON 1500

Dovresti considerare il tuo mese come una prova di decathlon. Come una sorta di iron man, dovrai nuotare in acque gelide, correre su terreni sconnessi, buttarti giù per le rupi con la mountain bike, dormire all’addiaccio, affrontare intemperie e poi riposarti al caldo di una sauna, chiuderti in casa a guardare film o passeggiare con un filo d’erba in bocca. Un bel casino ‘sto maggio, capricorno. Stai pronto. Auto del mese: SUBARU IMPREZA

Ecco la tranquillità delle scelte. Bisogna essere originali senza sforzarsi di esserlo contro natura. È il guizzo quello che ti tornerà a maggio caro acquario, la voce fuori dal coro, la cosa che non piace a tutti, ma che per fortuna scontentando qualcuno affascina qualcun altro, tu per primo. Significa anche capire più o meno la tua direzione senza farsi troppe domande. Poniti dei quesiti a tiratura limitata, rendi la produzione più esclusiva. E ingrana la quarta. Auto del mese: BMW Z1

Vediamo come farti innervosire questa volta. Intanto potrei palesarmi nella seconda metà del mese quando maggio mostrerà gli aculei e tu sarai facile al lamento. Le prime due settimane invece respirerai la primavera piena e ti sentirai come Licia e Mirko dei Beehive. Sempre 50 e 50, è uno scenario ricorrente nel tuo anno ed è già una conquista perché rappresenta un equilibrio e si sa, in questo, non sei un campione. Auto del mese: MATRA RANCHO


robot che si taglia con una rosa di duccio formiconi


PAROLE

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di gabriele ametrano

DER ZOO, O LETTERE NON D’AMORE, OPPURE LA TERZA ELOISA di Viktor Šklovskij Meridiano Zero - pp. 160

Questo libro mi è arrivato per posta un giorno non troppo lontano. In un anonimo pacchetto Amazon un’ultima eredità di qualcosa che è bruciato troppo velocemente. C’era anche un biglietto, forse scritto da un computer che ha solo messo insieme le stringhe di un ordine. Erano frasi di quelle pagine che avrei letto dopo: solo un piccolo cambiamento di testo, un pronome personale messo in posizione strategica tanto da far cambiare il senso alla volontà di Viktor Šklovskij. Nonostante le sue intenzioni il mio mittente mi ha regalato un’esperienza di lettura unica. Der Zoo è un esperimento letterario incredibile, assolutamente lontano dagli schemi del romanzo e avvinghiato al gioco della corrispondenza, delle lettere, della finzione della stessa finzione (che poi altro non è che parlare di realtà). Nel 1923 dal giovane Šklovskij, critico e scrittore della scuola formalista russa, indirizza delle lettere al personaggio Alja Kagan, destinataria del suo amore. Questa, nella vita dello scrittore, è Elsa Triolet, una donna affascinate e intrigante come la Storia ci tramanda. «Se vuoi che ti risponda, scrivimi tutto, fuorché d’amore.» Prende spunto da questa terza lettera che la donna gli scrive, mentre all’orizzonte scorre la vita di una Berlino luogo di esiliati russi dove lo stesso Viktor si trova emarginato e immerso. Un gioco perfido a cui Viktor sottostà pur di corrispondere con lei. L’imposizione si converte in una meravigliosa prova letteraria in cui anni di fervore culturale diventano protagonisti di racconti ricchi di ricordi, analisi letterarie, digressioni critiche e di Russia. Scomporre il mondo e ricomporlo in espressione d’arte: era questo l’intento della ricerca creativa, dello scrivere. E noi lettori ci perdiamo tra realtà e metafora, in una straordinaria lingua che (anche in traduzione) è viva e rimanda al “vivo pensiero”, alla ricerca di significati e significanti, curiosi come quando si cammina nei viali di uno zoo. Al mio mittente dico grazie. Purtroppo l’intento che aveva non ha avuto gli effetti sperati, ma un giorno, forse, capirà che fare troppo affidamento sul pronome personale fa perdere di vista la scorrevolezza dell’intera frase.

FINAL CUT di Vins Gallico Fandango Libri - pp. 216

Se c’è un rito che rende ogni amore fallito uguale agli altri è la restituzione. Con il cuore infranto e le ossa a pezzi, il pensiero di disfarsi degli oggetti diventa necessario per ristabilire un equilibrio. Ma serve un coraggio che in troppi non abbiamo. Vin Gallico s’inventa nel suo romanzo la società Final cut, soluzione ai nostri problemi di cuore. Il protagonista di questo romanzo è il genio che ha trovato il modo di facilitare i compiti: sarà qualcun altro a presentarsi a casa dell’ex per ritirare o consegnare le cose, alleviando così le fatiche amorose della fine. Fotografie, vestiti, regali: l’importante è fare tutto con enorme distacco, senza incappare nella commiserazione o la partecipazione al dolore. Il fattorino deve essere impassibile e attenersi alle richieste che vengono pagate secondo un tariffario ben definito. Un romanzo brillante, divertente e acuto. Forse esaspera la confusione sentimentale della nostra contemporaneità, ma non è poi così distante da ciò che viviamo. Dimenticavo, esiste anche un altro metodo per liberarsi delle cose dell’ex: il fuoco. Riscalda in inverno, diverte in estate ed è gratuito, ma l’autore non ne parla

LETTURE DIGITALI LO STRANIERO

MALEFICA LUNA D’AGOSTO

di Albert Camus

di Cristina Guarducci

Bompiani - ebook

Fazi - ebook

Un classico della letteratura contemporanea che va assolutamente letto e, per chi lo avesse già fatto, riletto. Meursault, il protagonista, è un impiegato della città di Algeri che vive come uno straniero a se stesso e al mondo. Ucciderà un arabo e per questo verrà condannato. Ne seguono le sue riflessioni lucide ed eroiche, fino alla più stringente comprensione della condizione umana. L’introduzione al libro in edizione Bompiani è affidata a Roberto Saviano, unico neo di questa eccellente lettura.

Siamo in Maremma e una famiglia di nobili in decadenza si trova alle prese con storiche rivalità dovute a una eredità. Destabilizza la presenza di uno strano personaggio alato, Gaddo, terribile quanto affascinante, che cambierà in maniera essenziale il destino dei suoi parenti. Richiamando alla memoria la tradizione narrativa del realismo fantastico, Cristina Guarducci racconta una saga familiare piena di passione e strazianti contraddizioni. Leggerlo è come vivere un sogno di cui però sentiamo tutto il peso della realtà.

ESERCIZI DI STILE / gabrieleametrano.com


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SUONI

di gianluca danti

SUFJAN STEVENS CARRIE & LOWELL Asthmatic Kitty

Sufjan Stevens torna con un nuovo album folk, intimista ed esistenziale dedicato alle figure di Carrie, sua madre e Lowell, il patrigno. La madre, scomparsa per un male incurabile, abbandonò la famiglia quando lui aveva soltanto un anno. Ed è con lei che Stevens cerca una riconciliazione irrealizzabile, ma necessaria per colmare il dolore di un atto d’amore mai realizzato. Lowell rappresenta, invece, la figura dai tratti paterni che lo ha incoraggiato a scrivere le prime canzoni, fondando successivamente l’etichetta Asthmatic Kitty che cura ancora oggi le produzioni di Sufjan Stevens. «Questo disco era qualcosa di necessario dopo la morte di mia madre per ritrovare un senso di pace e di serenità, nonostante la sofferenza. Non è il tentativo di dire qualcosa di nuovo; si sente molta ingenuità, del resto questo è il mio progetto artistico, questa è la mia vita.» Così il cantautore americano spiega l’essenza del suo nuovo lavoro in una recente intervista. Il musicista di Detroit affronta temi complessi e oscuri servendosi di arrangiamenti ridotti all’osso e con il solo utilizzo di chitarra, banjo e piano segna un forte distacco dall’elettronica del precedente album The Age of Adz e un ritorno al folk-pop degli esordi. Tra realtà e finzione, Stevens concede il perdono alla madre assente (Death with Dignity), ripercorre la memoria dei ricordi d’infanzia (All of Me Wants All of You), le vacanze estive nell’Oregon (Eugene), gli strazianti dialoghi immaginari con Carrie sul letto di morte (Fourth of July) e l’ineluttabilità di un presente difficile da accettare (Carrie & Lowell). Complesso e doloroso Carrie & Lowell è senza dubbio il capolavoro di questo 2015.

EAST INDIA YOUTH CULTURE OF VOLUME XL Recordings

Di stanza a Bornemouth, città costiera a sud dell’Inghilterra, William Doyle è un’artista ambizioso e per nulla timoroso di far coesistere vari elementi sonori che esplorano la dance, il synth-pop e l’art-soul di James Blake. Culture of Volume, il suo nuovo album, nasce sull’onda del successo di Total Strife Forever, debutto discografico di East India Youth, nominato nel 2014 al Mercury Prize e in vetta alle classifiche di vendite in UK. Prodotto da XL Recordings e mixato da Graham Sutton (già al lavoro con These New Puritans e British Sea Power), Culture of Volume è figlio di un’urgenza espressiva affatto acerba, ma limpida ed efficace, frutto di ore e ore di sperimentazione. Così tra lampi di easy listening (End Result, Beaming White), infiniti tappeti di synth (Hearts That Never), l’intermezzo underworldiano in Entirety, le affascinanti Carousel e Don’t Look Backwards (a proposito di James Blake), vere perle di un album incredibilmente attuale nella scena electro d’oltremanica, Doyle si riconferma sempre più abile a stupire e mantenere un livello altissimo nella qualità delle proposte.

MARRIAGES SALOME Sargent House A distanza di tre anni dall’esordio e dopo l’ottimo album solista della frontwoman Emma Ruth Rundle, sempre sotto l’egida della Sargent House (Chelsea Wolfe, Deafheaven, Russian Circles), arriva Salome primo full-length dei californiani Marriages. Nove brani dai sentori post-rock (Skin) e dalle venature wave (Santa Sagre), nei quali eccelle, senza dubbio, Southern Eye che colpisce per la sua compiutezza, oltre alla visionaria traccia finale Contender, segno di un notevole progresso del trio verso un sound maturo e personale. Venerati da King Buzzo dei Melvins, nei prossimi mesi saranno impegnati in un lungo tour europeo con i compagni di etichetta Wovenhand. WAXAHATCHEE IVY TRIPP Don Giovanni Records Waxahatchee è il progetto della cantautrice e chitarrista Katie Crutchfield di base a Philadephia. Ivy Tripp è un disco lo-fi nel verso senso della parola: registrato in casa, senza gli ausili dello studio di registrazione: «Mi piace fare i dischi in casa» ha detto Katie in un’intervista «si possono provare un sacco di cose diverse e non serve un’eccessiva preparazione.» Se precedentemente la critica l’aveva un po’ punzecchiata per la poca cura del sound, dando prevalenza ai testi, questo terzo lavoro introduce un chiaro perfezionamento negli arrangiamenti con utilizzo di tastiere e molta elettronica. Se avete apprezzato Angel Olsen e Courtney Barnett, Ivy Tripp è il disco per voi. FÖLLAKZOID FÖLLAKZOID III Sacred Bones Records Con i connazionali The Holydrug Couple, i Föllakzoid sono i principali protagonisti della neo-psichedelia cilena. Il terzo capitolo è pubblicato ancora per la scuderia Sacred Bones e, pur non trattandosi di un album facilmente assimilabile, specie se non avete familiarità con band di questo tipo, manifesta una certa organicità e una notevole accuratezza nella sezione ritmica. Quattro lunghe trame psichedeliche tra kraut e cosmic rock (Can e Neu! i principali riferimenti) con ampio uso di synth e reverberi. Davvero notevole.

MADE IN ITALY Piaceri Proletari “S/T” Piaceri proletari: è questo il nome e manifesto programmatico che Matteo Torretti e Giulio Bracaloni hanno scelto per il loro progetto musicale nato tra i vicoli della Firenze popolare, quella lontana dai selfie e dalle gite organizzate. Il suo swing raccattato trova casa nei non luoghi, quei posti che tutti frequentiamo, ma che evitiamo di guardare realmente. Lavanderie a gettoni, tramvie, piazze e periferie sono i posti in cui regalano i loro brani al passante e al cittadino distratto. Grazie a questo sguardo sul presente incidono nei solchi amori, delusioni e storie di ogni giorno con il linguaggio dello swing, del folk e della canzone d’autore italiana. Il 7 maggio esce il loro album d’esordio intitolato Piaceri proletari e vuole far rivivere le atmosfere di un’Italia che ha lasciato musicalmente un segno in tutto il mondo, quella di Natalino Otto e di Fred Buscaglione, di Nicola Arigliano e di Paolo Conte, senza tralasciare il cantautorato di Piero Ciampi. In quella stessa data il disco verrà presentato in un non luogo dal fascino raro, il vecchio gasometro di via dell’Anconella 13, a un passo da San Frediano. Piaceri proletari, godetene ignari.


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Lungarno n. 29  

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