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[ GC IAU BS ER PAP SE ]


LA SERENATA di Matilde Sereni Sarò onesta, un po’ mi spiace per il gentile lettore che il mese scorso ha richiesto una collaborazione con la rivista “Lungarno 50”, ma purtroppo il tempo è tiranno e la sorte meschina ed è finita che siamo a Lungarno 51 senza aver avuto il tempo neanche per un colloquio conoscitivo. I mensili sono così volubili, peccato.* La verità è che ho poco da fare la simpatica dato che spesso e volentieri sono la prima ad incartarmi con i mesi che passano, i già passati o quelli che devono ancora arrivare. Mentre scrivo queste righe siamo ad aprile, si parla di maggio ed in testa volano le idee per giugno. Ecco, sono cinque anni che vivo in questo calendario nebuloso quindi spero accettiate con serenità le frasi sconnesse che a volte rifilo. Fortunatamente non sono sola e c’è chi è sul pezzo molto più di me, tant’è che anche per questo numero vien da leccarsi le dita a sfogliarlo. Ampio spazio a Fabbrica Europa in Stazione Leopolda con un’edizione utopica e sognatrice, alla Toscana protagonista del Salone del Libro di Torino, ad un fotografo coraggioso che sceglie terre difficile per trovare sorrisi, al ritorno di Twin Peaks perché è arrivato il momento di esorcizzare il terrore che la mia generazione (mi piace pensare di non essere l’unica fifona) provava dalle prima note della sigla original 90’s. Buona lettura *non date ascolto ad una vecchia zia acida e frustrata, sono sempre gradite e lette con attenzione tutte le proposte che avete cura di inviarci. Dateci dentro scrivi@lungarnofirenze.it

IN COPERTINA let’s dance

di Paula Del Mas Ballo, musica, incontri e condivisioni. Una copertina che festeggia e anticipa l’estate con i suoi personaggi dai colori vivaci e dalle texture audaci. Ascoltatela, sentitela, vi possiederà segretamente. Paula Del Mas è una graphic Designer argentina che vive e lavora a Firenze. Inizia la sua carriera come architetto per poi indirizzare la propria sperimentazione verso il mondo del graphic design e la tipografia. Attualmente si occupa di branding, illustrazione e web design, ed è la co-fondatrice del progetto di stampa tipografica Ink different. www.pauladelmas.com

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 51 - Anno V - MAGGIO 2017 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore: A  ssociazione Culturale Lungarno - Via A. Scialoja, 33 - 50136 Firenze - P.I. 06286260481 Direttore Responsabile: Marco Mannucci • Direttore Editoriale: Gabriele Ametrano Responsabile di redazione: Riccardo Morandi Social Media Manager: Bianca Ingino, Valentina Messina Editor: Arianna Giullori Responsabile commerciale: Monica Falco Amministrazione: Arianna Giullori Stampa: Grafiche Martinelli - Firenze • Distribuzione: Ecopony Express - Firenze Hanno collaborato: Silvia Amerighi, Gabriele Ametrano, Tommaso Ciuffoletti, Tommaso Chimenti, Leonardo Cianfanelli, Francesca Corpaci, Gianluca Danti, Paula Del Mas, Leandro Ferretti, Giulia Focardi, Raffaella Galamini, Erika Gherardotti, Simone Innocenti, Caterina Liverani, Mattia Marasco, Valentina Messina, Riccardo Morandi, Alba Parrini, Alessandra Pistillo, Pratosfera, Cristina Romeo, Ester Santacroce, Marina Savarese, Matilde Sereni, Gabriele Sobremesa, Marta Staulo, Virginio. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati.

Con il contributo di

PER INFO E PUBBLICITÀ

MONICA FALCO monica@lungarnofirenze.it - 389 1067456 www.lungarnofirenze.it

SOMMARIO

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Edda: l’imperfetto talentuoso di Riccardo Morandi

Festival d’Europa di Cristina Giachi

Giuseppe Cabras di Raffaella Galamini

La manifattura Ginori si mette in mostra di Erika Gherardotti

Salone del libro di Torino di Sara Vergari Gli scrittori fiorentini di Francesca Corpaci e Marta Staulo

Al di là del muro di Alba Parrini La California in Toscana di Alba Parrini Twin Peaks: it is happening again di Caterina Liverani

Il teatro in Fabbrica di Tommaso Chimenti

L’AGENDA DI MAGGIO 18 MAGGIO DA NON PERDERE

Prato di Pratosfera Empoli e Pisa di Silvia Amerighi Stefania Saccardi di Tommaso Ciuffoletti

Una via elegante di Mattia Marasco Il Surcaiv di Leandro Ferretti Di venerdì c’è pesce di Simone Innocenti A piedi nudi (tatuati) nel parco di Valentina Messina L’era del cinghiale bianco di Ester Santacroce Siamo tutte un po’ Amazone di Alessandra Pistillo Basta barba! di Marina Savarese La bellezza di essere piccoli di Riccardo Morandi

Il Maggio è il suo pubblico di Gabriele Ametrano Il suono di Marc Ribot di Giulia Focardi Suoni di Gianluca Danti e Gabriele Sobremesa

Parole di Gabriele Ametrano

Maggio... un mese tra vino&cocktail di Raffaella Galamini

Victoria sponge cake di Marta Staulo Gole profonde di Tommaso Ciuffoletti Stelle di Virginio


4 fabbrica europa

Edda: l’imperfetto talentuoso di Riccardo Morandi

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tefano Rampoldi, in arte Edda, è un personaggio particolare. Non solo per quello che scrive, ricco di empatia e semplicità come pochi. Non solo perché è stato il cantante di una band di culto come i Ritmo Tribale. Edda è la riprova che se non si può rifuggire il talento, perché altrimenti questo mette la freccia, ti sorpassa e ti taglia la strada. Come è successo a lui, che nel 1996 abbandonò la musica iniziando un percorso interiore duro e reale, come i lavori che ha fatto. La musica ha messo la freccia dopo 20 anni e ce lo ha riconsegnato. A Firenze, l’11 maggio 2017 potremo ascoltarlo: intanto lo incontriamo. Il tuo ultimo lavoro si intitola “Graziosa utopia”. Una produzione curata, specialmente a livello melodico, con un taglio diverso rispetto ai precedenti dischi. Un cambio di direzione programmato o istintivo? “Graziosa utopia” è melodicamente molto più morbido, è vero. Sul cambio di direzione invece non c’è niente di programmato. Del resto per scrivere un pezzo normalmente inizio pensando alla musica e successivamente, in maniera automatica, si apre una “finestra” mentale dove le parole entrano da sole, senza alcun filtro né preconcetto. Niente scrittura a tavolino, mai, solo spontaneità. Ti definisci un cantante di musica leggera. Quali sono i tuoi riferimenti? Si, sono legato alla musica leggera nella misura in cui la mia formazione è stata, dal 1963 al 1977, l’ascolto di canzoni in radio e in tv, con “Hit Parade”, con chiara impronta pop. Non ho un artista di riferimento, bensì un mondo di riferimento, che mi è stato molto utile per giocare bene con la cosiddetta “forma canzone”. Alcuni mesi fa feci una lunga chiacchierata con Bobo Rondelli, che ribadì spesso e con

decisione che l’essere artista, o il creare, deve necessariamente passare dal dolore. Che il cantautore deve in qualche modo essere un po’ “maledetto”. Che ne pensi? Beh, un grande classico. Partiamo dal presupposto che è problematico definirsi artista, figuriamoci definirsi maledetto. Direi che non è corretta questa definizione: ci sono molti modi e forme per esprimere qualcosa e codificare non è esatto. Nella vita ci son poche ricette, figuriamoci quella sul come essere musicisti. Ti associo a personaggi come Lindo Ferretti, Federico Fiumani e Manuel Agnelli (di cui hai anche tantissimo in comune). Sono persone “libere” che hanno fatto delle scelte, spesso molto coraggiose. A chi ti vedi più vicino in una ipotetica compilation? Grazie mille delle associazioni, davvero! Mi troverei istintivamente vicino a Federico Fiumani. Una persona che va per la sua strada, che si sente libero per attitudine. Cosa pensi dell’Italia? Sicuramente è un posto migliore tipo dell’Algeria (ride). Scherzi a parte, se dovessi rinascere vorrei essere italiano ma non in Italia. La situazione nel nostro paese è generalmente deprimente da molti punti di vista, considerando anche le nostre potenzialità. Come è cambiato il pubblico nei concerti degli anni 90 ad oggi? Ma guarda Riccardo, son sincero: io vado sul palco, chiudo gli occhi e canto. Non saprei proprio risponderti, perché non mi rendo conto o forse non voglio rendermi conto di quello che succede. Viaggi. Dove vorresti vivere per un mese? Una volta ti avrei detto Londra: dopo la Brexit ti dico invece Glasgow, in Scozia. Non è Inghilterra. Ti offrissero di scrivere per qualcuno, ma-

gari uscito da un talent, lo faresti? E nel caso con chi vorresti lavorare? Non conosco quel mondo, sarebbe un dramma e lo eviterei volentieri. L’unico con cui vorrei collaborare è il progetto POP X, assolutamente il numero uno in Italia adesso. Geniale.

Fabbrica Europa Dal 4 maggio al 15 giugno Stazione Leopolda (FI) di Riccardo Morandi

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assano le stagioni, finisce il freddo, torna il freddo, torna il caldo, si fa il cambio armadio. E arriva a Firenze “Fabbrica Europa”. Fabbrica di idee, fabbrica di eventi: il luogo dove i fiorentini rimangono nel weekend senza migrare verso i lidi per i primi tuffi al mare. La manifestazione che accontenta, al solito, un nutrito pubblico fra cui osiamo, dopo anni di militanza, classificare diverse tipologie. “I concertari”, ovvero quelli che guardano (pensando magari di essere alla Flog) esibizioni live di artisti più o meno rock e che passano poi il tempo a bere spritz al bar fuori. “I presenzialisti”, che come dice il termine, praticamente piantano la tenda sul cemento antistante la Stazione Leopolda. “Gli artisti” , ovvero coloro che conoscono qualcuno che fa qualcosa in quel contesto, in arti che professano la “performance” come esibizione. Non vi annoiamo con gli appuntamenti, potete controllarli on line. Vi diciamo solo che la presenza non è solo consigliata, è d’obbligo. Evviva Fabbrica Europa, il polmone della Firenze che aspetta l’estate.


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Europa, Firenze, tutti noi di Cristina Giachi, vicesindaco Comune di Firenze

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ra il 9 maggio 1950, quando Robert Schuman, ispirato da Jean Monnet, parlò per la prima volta di una nuova forma di collaborazione fra le nazioni europee necessaria per raggiungere l’obiettivo della pace. Questa data viene ancora oggi ricordata e celebrata come Festa dell’Europa. Il passo successivo per una unificazione più ampia dell’Europa fu la firma dei Trattati di Roma, avvenuta il 25 marzo del 1957: è questo l’atto di nascita dell’Europa, sognata dai suoi fondatori. Oggi, a 60 anni da quei giorni, possiamo dire con certezza che si trattò di un momento fondante della costruzione europea e del processo di integrazione tra i popoli, iniziato dal quel discorso del 1950. “L’Europa non potrà farsi in una sola volta. Essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto” disse Schuman. Siamo oggi a ricordare tutti i passi che l’hanno resa per noi una concreta opportunità di vita e il nostro Festival vorrebbe sintonizzarsi su quello spirito e ribadire i motivi fondanti del nostro voler essere

ma sarà quello desiderabile per noi e i nostri figli solo se sapremo ritrovare il senso dell’umano al cuore del nostro essere cittadini europei prima di tutto, e il valore sacro della nostra armoniosa convivenza.

Europa: pace, libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, solidarietà. Maggio è il mese dell’Europa e Firenze è lieta di ospitare la quarta edizione del Festival d’Europa, una grande manifestazione biennale che trasformerà la città in un luogo di incontro e di riflessione sull’Europa e sul suo futuro. Perché un futuro ci sarà comunque,

Dal 4 al 9 maggio 2017 Firenze ospita la quarta edizione del Festival d’Europa. Protagonista l’Unione Europea e le sue politiche economiche, legislative, culturali con particolare attenzione a due grandi temi: la cittadinanza europea e i giovani. Sei giorni di incontri, convegni e laboratori, a cui si affiancheranno mostre, spettacoli e concerti per riflettere e delineare l’Europa di domani. La kermesse proseguirà poi anche nelle settimane successive con il Programma Off del Festival. Tutti gli eventi sono consultabili su www.festivaldeuropa.eu


6 fotografia

Giuseppe Cabras di Raffaella Galamini

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a fotografato la vita della gente comune a Gaza, l’attività dei Caschi Blu in Libano. Giuseppe Cabras, fotografo e giornalista fiorentino, è stato tre volte in Medio Oriente dal 2013 al 2015. Sul suo sito (www. giuseppecabras.it) scorrono le immagini scattate tra Libano e Palestina, premiate in concorsi internazionali. Immagini di macerie, di distruzione ma anche di donne e bambini, di sorrisi e voglia di non arrendersi. “Sono sempre stato attratto dalla figura del reporter di guerra, c’è una letteratura molto interessante sull’argomento. Ho trovato dei contatti per Gaza e sono partito per andare giù a fotografare, a raccogliere storie” spiega Cabras. È andato a bussare alla

porta di tante persone a Gaza e tutti hanno aperto “perché vogliono far sapere al mondo cosa è successo e succede ogni giorno”. “Mi sono fatto accreditare da una agenzia internazionale e ho così ottenuto dagli israeliani il GPO, il government press office. Con quello puoi andare al gate a Gaza e, dopo i vari controlli, passi un piccolo cancello girevole e percorri un camminamento di un chilometro e mezzo. Alla fine di quella strada c’è il check point di Hamas e vieni autorizzato ad entrare” – racconta Cabras – “e qui c’è di solito una persona, colei che ha preparato la pratica per il rilascio del permesso, che ti attende. È il fixer e ha il compito di accompagnarti e di proteggerti in caso di conflitto. Io sono andato a

fotografare l’aftermath, i postumi degli attacchi” puntualizza il fotografo. La cosa che più sorprende è la normalità con cui le persone nelle foto si rapportano con un ambiente che parla di morte e distruzione ma che per loro è fondamentale la quotidianità. Non sono mai uscite da lì, non hanno mai visto un treno. “Da questa esperienza ho imparato tanto sia a livello umano che professionale e mi piacerebbe tornare giù per raccontare altre storie” conclude Cabras. Non è un caso che sul suo sito Cabras abbiamo messo questo pensiero di Daniel Pennac: “Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare”.


7 News fondazione CR Firenze

La manifattura Ginori si mette in mostra di Erika Gherardotti

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er secoli la porcellana è stata un’esclusiva cinese. L’Europa, per averne una sua, ha dovuto aspettare fino al 1710, quando l’alchimista tedesco Böttger ne scoprì l’ingrediente chiave. Da allora, la sua fabbricazione divenne indice di prestigio. Il marchese Carlo Ginori credette in questa impresa e nel 1737 fondò una sua manifattura a Doccia, a pochi chilometri da Firenze. Lì si riproducevano grandi sculture, che variavano dallo stile rinascimentale allo stile barocco, in piccola scala. La Ginori fu tramandata per generazioni e nel 1896 diventò la Richard-Ginori. Nel primo dopoguerra era una delle più grandi industrie di ceramica d’Europa, grazie anche all’estro di Giò Ponti. Ottomila opere, incluse le prime sculture, sono custodite nel Museo Richard-Ginori di Sesto Fiorentino. Inaugurato nel 1965, è uno dei musei industriali più antichi al mondo, ma, ad oggi, purtroppo è chiuso, si spera ancora per poco, a causa della crisi dell’azienda di pochi anni fa. Dal 18 maggio al 1 ottobre, presso il Museo Na-

zionale del Bargello, avremo la possibilità di ammirare nuovamente alcune delle opere più famose della collezione Ginori, come la Venere dei Medici e il monumentale Camino. E poi, grazie alla collaborazione dell’Accademia Etrusca di Cortona, il Tempietto della Gloria della Toscana restaurato per l’occasione. E ancora, delle sculture provenienti da privati e istituzioni italiane e straniere. Le opere saranno in stretta connessione con la collezione del museo e messe a confronto con le terrecotte, i bronzi e le cere che servirono come modelli per le porcellane. La mostra sarà divisa in sei nuclei tematici e ci illustrerà come un’invenzione scultorea si possa trasformare in una porcellana. Un’ottima occasione quindi per valorizzare e riscoprire questo importante patrimonio artistico. La mostra è curata da Tomaso Montanari e Dimitri Zikos con la collaborazione di Cristiano Giometti, Marino Marini e l’Associazione Amici di Doccia. Realizzata con il sostegno della Fondazione CR Firenze.

Manifattura di Doccia (Gaspero Bruschi) Venere dei Medici. Porcellana

I’ll see you again in 25 years di Caterina Liverani


IED.it/firenze

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Toscana in trasferta al Salone del libro di Torino di Sara Vergari

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er la XXX edizione del Salone del libro di Torino, dal 18 al 22 maggio, sarà la Toscana la regione ospite. La notizia non sorprende, visti i grandi progressi e le numerose iniziative che la nostra regione ha portato a compimento negli ultimi tempi in ambito culturale. Dopo le vicende dell’ultimo anno e la decisione di non rinunciare al festival torinese nonostante la concorrenza milanese di Tempo di libri, questo nuovo Salone del libro, firmato Nicola Lagioia, sembra proprio voler dimostrare tutto il potere della lettura. La Toscana al Lingotto può sicuramente portare un contributo importante, come esempio concreto di una regione che si muove insieme alla cultura. Uno dei maggiori vanti da portare a Torino è la rete di biblioteche diffusa su tutto il territorio, che permette un continuo scambio e disponibilità di libri. L’impegno a far diventare questi luoghi veri centri propulsori della cultura ha portato i suoi frutti, ora da mettere in mostra sul piano internazionale. La Toscana partecipa inoltre con i suoi editori, le continue iniziative realizzate e i suoi festival, uno trai quali Francigena Arts Festival. Per la nostra regione sarà un’occasione stimolante confrontarsi sul piano nazionale, aprire sempre di più le porte al tema della diversità, prepararsi ai nuovi progetti. Proprio la diversità sarà al centro del festival per promuovere la necessità di un continuo scambio ideologico contro ogni frontiera. “Oltre il confine” è il titolo di questa edizione, reso manifesto da una locandina in cui è disegnata una ragazza in piedi su un libro capovolto e tenuto aperto da un muretto protetto da filo spinato. Attorno a questo grande tema si discuterà di molte questioni legate alla quotidianità ma soprattutto del potere della lettura, che può abbattere ogni muro.

Esseri urbani

Gli scrittori fiorentini di Francesca Corpaci e Marta Staulo

G

li scrittori fiorentini sono correttori di bozze, programmatori, pastori di turisti, dipendenti statali, organizzatori di eventi, postini, farmacisti, social media manager a partita iva, traduttori al nero, lavapiatti, proprietari di gatti, grafici, però sono soprattutto scrittori. Gli scrittori fiorentini frequentano i bar e le librerie caffè. Arrivano nel tardo pomeriggio con il computer nello zaino, ordinano una birra e se gli chiedi cosa hanno fatto prima rispondono: “Mah, nulla”. Gli scrittori fiorentini mangiano in trattoria, declamano a memoria il menù agli amici e i proprietari del locale li riconoscono e li chiamano “Oh grande”. Gli scrittori fiorentini stanno sempre scrivendo qualcosa: un racconto, una recensione, una poesia, un saggio. Però hanno anche in ballo “una cosa lunga”. “E poi sto lavorando a una cosa lunga”, dicono. Se gli chiedi di cosa si tratti, rispondono: “Mah, nulla.” Gli scrittori fiorentini sono di tre tipi: quelli che scrivono romanzi gialli con l’unica attrattiva di essere ambientati a Firenze e quindi non contano, quelli che hanno raggiunto la notorietà con progetti futuribili in cui si utilizzano esclusivamente consonanti palatali, e che, pur occupandosi in primis di realtà aumentata, pornografia e Fiorentina, hanno anche pubblicato per case editrici importanti, e poi gli esordienti, giovani fringuelli sui trentacinque che collaborano con riviste online e guardano a quelli che “ce l’hanno fatta” con il misto di terrore e stima con cui il gerbillo guarda il boa constrictor. Gli scrittori fiorentini leggono Volodine e Cărtărescu, fumano, camminano leggeri e sono belli. Gli scrittori fiorentini, dice il mio amico G, non si capisce mai come stanno. Quando glielo chiedi ti guardano strano, e se domandi “che c’è” glissano: “Mah, nulla”.


10 a quel paese

Al di là del muro di Alba Parrini

Bienvenida a Tijuana Bienvenida mi suerte Bienvenida la muerte Por la Panamericana Welcome to Tijuana Tequila, sexo y marihuana Welcome to Tijuana Con el coyote no hay aduana

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Benvenuta a Tijuana benvenuto mio destino benvenuta la morte sulla panamericana Benvenuto a Tijuana Tequila sesso e marijuana benvenuto a Tijuana Con il coyote non c’è dogana

iciamocelo, siamo tutti un po’ figli di Beverly Hills 90210. Tutti abbiamo sognato di uscire da scuola, sdraiarci sulle bianche spiagge di Malibù ed aspettare con ansia la primavera per scappare in una località esotica con “tequila, sesso e marijuana”, per dirla come Manu Chao. Se non vi siete ma chiesti dove effettivamente andassero per lo spring-break Brandon, Dylan e Kelly, questo è proprio il momento per farsi questa domanda, prima che l’amico biondo-arancione che siede sulla sedia più potente del mondo decida di erigere un bel muro. Partiamo quindi per la Baja California (la bassa California) ovvero lo stato che si estende immediatamente dopo San Diego - parliamo di 20 miglia di distanza - e che inizia appunto proprio a Tijuana (sede del presunto futuro muro messicano-statunitense). La Baja California, suddivisa a sua volta nelle due contee del Nord e del Sud, appartiene politicamente al Messico, anche se geograficamente è un prolungamento dell’alta California, quindi molto più vicina agli Stati Uniti che non a Ciudad de Mexico. Cosa c’è quindi al di là della linea di confine tratteggiata tra i cactus californiani? Iniziamo il nostro viaggio varcando la frontiera e dicendo subito che saremo accompagnati da folle oceaniche di teenager americani che arrivano per bere fino a sfinirsi, pur essendo

minorenni: gli spring-break qui sono una delle maggiori risorse turistiche. Tijuana ha infatti il primato mondiale della città di confine più visitata, proprio per questa ragione. Ma attenzione, basta prendere una macchina e spingersi sulla Gold Coast nella zona della Baja del Nord (la strada costiera affacciata sull’Oceano Pacifico che tocca le località di Rosarito, Ensenada, Bahia de San Quintìn e termina nel deserto di Cataviña) per assistere a uno spettacolo mozzafiato della natura più selvaggia: è qui infatti che cresce spontaneamente l’albero Cirio, uno dei più alti cactus conosciuti; vale inoltre la pena visitare le caverne che nascondono incisioni preistoriche e i numerosi vulcani estinti. Se Tijuana è la destinazione per la Tequila, Rosarito è la capitale mondiale delle aragoste. Sulle sue spiagge inoltre sono stati girati tantissimi colossal hollywoodiani, come Titanic e Pearl Harbour, per citarne solo due. Scendendo ancora più a sud, verso la Baja California del Sud, troviamo la costa che si affaccia sul Mare di Cortez. Le sue acque sono così mozzafiato da meritarsi l’appellativo di “acquario del mondo” da parte di Jacques Cousteau. La città più grande della Baja California è La Paz, una località devota all’ecoturismo, praticamente opposta ai paesaggi che incontriamo scendendo all’estremità meridionale della penisola Californiana, dove si trova Cabo San Lucas (detto anche semplicemente Cabo). Qui il turismo è sicuramente massivo: ci sono le navi da crociera, gli enormi villaggi all-inclusive, i casinò e i club famosi a livello internazionale. È insomma una specie di Las Vegas californiana. Cabo San Lucas è una delle cinque principali città di Los Cabos, località balneare molto apprezzata dai gringos americani, in quanto le calde acque del Golfo di Cortès incontrano quelle fredde

del Pacifico. Di tanto in tanto, all’orizzonte, spunta la coda di una balena ed è allora che la Baja California del Sud rivela la sua vera natura selvaggia, sotto le mentite spoglie di destinazione turistica di massa.

La California in Toscana di Alba Parrini

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a strada statale Via Aurelia è una delle più importanti strade statali italiane e deriva da una antica strada consolare che collega Roma con la Francia, seguendo la costa del Mar Tirreno e del Mar Ligure e che tocca nove capoluoghi di provincia, oltre ad importanti località turistiche. Tra queste Marina di Bibbona, che ospita all’interno del proprio comune la nostrale California, in provincia di Livorno. La nostra California è una piccola frazione di Bibbona, che ironicamente non affaccia nemmeno sul mare, dal quale è separata appunto a causa dell’Aurelia. Ma perché si chiama proprio così? Leggenda narra che il nome derivi da un cittadino livornese, certo Leonetto Cipriani, che, da latifondiario toscano, emigrò nel nuovo mondo a cercare fortuna, diventando inaspettatamente console a San Francisco nel 1849. Nel 1855 il Cipriani rientrò in terra natia e fondò diverse locande lungo il percorso che va tra Cecina e Donoratico, vantandosi ovviamente in lungo e in largo della propria esperienza oltreoceano nello stato della California e contribuendo a diffonderne il mito. Fu probabilmente per questo motivo che il borgo, sorto a metà strada tra le locande del Cipriani, si chiamò proprio California.


4 CITTÀ METROPOLITANA DI FIRENZE


12 cinema

It is happening again di Caterina Liverani

“T

win Peaks” per i nati tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80 è stato un rito di passaggio. Lo sconcerto, la sorpresa ed il terrore provati al tempo della sua prima messa in onda italiana, nel gennaio del 1991, difficilmente si cancellano dalla memoria. I lettori più giovani provino ad immaginare quel passato, in fondo non così remoto, nel quale senza pc, tablet o smartphone era la tv il reale e unico catalizzatore di quello svago passivo che si consuma nelle ore serali. Certo non era facile appropriarsi del telecomando e scegliere qualcosa da vedere che andasse bene anche per gli altri componenti della famiglia ed in questo, è inutile negare, ci venivano incontro i palinsesti della tv generalista, che contava solo tre canali, conosciuta allora come Fininvest. Tutti lo sapevamo: con i programmi Fininvest ci si divertiva, col resto no. Immaginate quindi la sorpresa e la curiosità quando Canale 5, la rete ammiraglia di quella televisione nazional popolare che tutti sotto sotto adoravamo, decise di trasmettere in prima serata una serie tv americana nuova di zecca che prometteva di farci assaporare forti emozioni. Lo spot pubblicitario era davvero allettante: subito ci veniva svelato il volto di Laura Palmer, la ragazza trovata morta avvolta dentro un sacco di plastica che era il motore della vicenda e la familiare voce di un annunciatore snocciolava in pochi secondi la carriera di David Lynch fino a quel momento. Quasi tutti ignoravamo chi fosse, i più coraggiosi di noi potevano aver sbirciato “The Elephant Man” credendolo un film dell’orrore o magari “Velluto Blu” o “Cuore Selvaggio” pensando di trovarvi qualcosa di potenzialmente pruriginoso, ma quella voce familiare (che rispondeva al nome di Mario Silvestri)

che avevamo sentito spesso annunciare le innocue gesta dei protagonisti di Dallas o Dinasty, ci aveva fatto capire, complice la maestosa colonna sonora composta da Angelo Badalamenti, che eravamo di fronte a qualcosa di grosso e mai visto prima. Così dopo settimane di costante bombardamento di spot, articoli su riviste “specializzate” (come CIAK e Tv Sorrisi e Canzoni) passaparola tra compagni di scuola, non stavamo più nella pelle al pensiero di conoscere finalmente la storia di quel piccolo paesino, teatro di efferati omicidi e torbide passioni e ci ritrovammo davanti alla tv con le nostre famiglie. Allora realizzammo che c’era qualcosa di molto più intrigante dei film di avventura, che era inevitabile affezionarsi ad una storia e ad un personaggio che non si esaurivano con la durata di un film, ma che si svelavano puntata dopo puntata e soprattutto sperimentammo quanto quel regista a noi semisconosciuto potesse essere abile, se riusciva a terrorizzarci tutti solo attraverso alcune brevi inquadrature di un uomo dai lunghi capelli grigi (vi ricordate la prima volta che avete conosciuto Bob?) che si aggirava sogghignante per le stanze di una casa della middle class americana. E poi i nani, i giganti, gli incubi, la musica, il sesso, la violenza, l’orrore… Tutto questo per noi non era più appannaggio esclusivo del cinema, ma era fruibile attraverso lo stesso schermo sul quale pochi anni prima guardavamo solo i cartoni animati. Si erano accorciate delle distanze ed eravamo entrati in una nuova era.

I’ll see you again in 25 years di Caterina Liverani

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ifficile fare speculazioni su cosa ci aspetta in questa nuova stagione revival di “Twin Peaks”, le cui prime 2 puntate verranno trasmesse in Italia nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 maggio su Sky Atlantic. Dopo contrattazioni e false partenze, dall’inizio delle riprese la rete è stata ben parca di informazioni, come era giusto che fosse, data la portata dell’evento e l’esplicito desiderio di David Lynch. Intrattenimento per gli appassionati è senza dubbio stato però constatare come nel cast, vicino ai nomi degli storici e ormai un po’ stagionati protagonisti, siano comparse special guest di altissimo profilo. Che ruolo avranno nella torbida storia le star Naomi Watts, Tim Roth, Jennifer Jason Leigh, Amanda Seyfried, Michael Cera, Ashley Judd insieme alla nostra Monica Bellucci? E vi sono nomi ancor più stravaganti come quello di Eddie Vedder, autore tra l’altro del brano originale “Out of sand” parte della colonna sonora, insieme ad altri musicisti come Trent Reznor e Sharon Van Etten. L’attesa ormai è quasi conclusa e ogni ipotesi perde consistenza di fronte al fatto che tra pochissimo ci troveremo, dopo tutti questi anni, di fronte a quel cartello con su scritto Welcome to Twin Peaks.


14 sipario

Il teatro in Fabbrica di Tommaso Chimenti

S

e il tuo è un andar per teatri alla ricerca di spazi culturali e parole che colano da un palco, sempre affamato di nuove storie per rifocillarsi dall’aridità del presente, allora maggio, se sei fiorentino, se qui vivi da qualche anno, se sei autoctono, universitario o adottato, fa rima inevitabilmente con Fabbrica Europa. Sarebbe bello se la Stazione Leopolda fosse un luogo aperto, una fucina con molte sale fruibili tutto l’anno e non uno spazio affittabile per grandi eventi. La Leopolda è uno di quei luoghi dove appena entrati non ti senti più a Firenze, ma neanche in Italia. Ricorda una certa architettura post industriale milanese, dall’Hangar Bicocca alla Fabbrica del Vapore, dal Carroponte alla Fondazione Prada, il gasometro che protegge il Teatro India a Roma, ma rimanda certamente a certe periferie dove le cose emergono e hanno la possibilità per crescere ed affermarsi, Parigi, Londra o Berlino su tutte, perché le idee hanno bisogno di un luogo dove poter correre e formarsi, cadere e rialzarsi. Anfratti di mattoni e grandi finestre, soffitti alti dove far respirare e decantare le proposte. Tanti i posti simili in Italia che, da un passato operaio, adesso sono porti artistici; pensiamo alle turbine dell’ex centrale idroelettrica dove si svolge da trent’anni il Festival di Dro in provincia di Trento, al Museo del Tessuto, il Teatro Fabbricone e Gli ex Macelli – Officina Giovani tutti e tre nella vicina Prato, le ex ciminiere a Catania, l’ex Lingotto a Torino, le Fonderie Limone a Moncalieri, l’ex cotonificio Muggiari a Rho, l’ex deposito delle arance a Catania, l’ex fabbrica di caramelle a Monteleone Sabino in provincia di Rieti, Le Fornaci a Terranuova Bracciolini, il Caos, Centro per le Arti Opificio Siri a Terni. E come questi altre migliaia di luoghi abbandonati che potrebbero produrre arte. Alla Leopolda tutto questo è possibile e Fabbrica

Europa (l’intuizione fu dei tipi di Pontedera Teatro) è un segno importante, e imponente, che Firenze, al di là delle tante e solite chiacchiere sul presunto diverbio e non convivenza tra la sua rinascimentalità e il contemporaneo, ha anche angoli dove il futuro e la sperimentazione, i nuovi sguardi e orizzonti del domani possono connettersi e dare vita a quello che attualmente non c’è. Fabbrica Europa (dal 4 maggio al 15 giugno) da ventiquattro anni è lì a documentare i passaggi, a sottolineare le tendenze, a farci vedere che c’è altro (tanto altro) appena fuori dalle nostre finestre. E proprio all’interno di FE debutta il nuovo lavoro de Leviedelfool (alias Simone Perinelli e Isabella Rotolo) tra i gruppi che negli ultimi anni hanno saputo coniugare l’arcaicità della parola con un’idea di scena che tende al superamento e all’abbattimento di una vecchia concezione del palco. Il 13 maggio arriva “Heretico” (è stato proposto, e rifiutato, al festival “Teatri del Sacro ‘17” per la scomodità del tema e della forma proposta, molto cruda e diretta) nuova tappa della scrittura di Perinelli che è passato e cresciuto, dentro e attraverso il suo personalissimo Ulisse di “Macaron”, il suo profondo Pinocchio nel “Requiem”, il suo intimo Don Chisciotte di “Luna Park - Do you want a cracker”, il suo privato Van Gogh di “Made in China”. Per Perinelli, che si è recentemente sbattezzato, il tema è particolarmente sentito: “Ho cercato di indagare – spiega l’attore e drammaturgo residente a Calcata - su quel confine che ancora oggi stride tra Scienza e Religione e sulle contraddizioni che dialetticamente emergono. Io mi sento, come uomo, in quel tracciato, compresso tra messaggi contraddittori. Il testo è volutamente urticante e scomodo, certamente schierato, non politicamente corretto. La mia figura di riferimento non

poteva che essere Giordano Bruno. Mi interessa confrontarmi con certa banalità e leggerezza di alcuni messaggi dell’attuale Papa. “Heretico” è contrario a qualsiasi religione. Non ci accorgiamo di quanto la scienza possa fare molto di più per l’umanità rispetto alla preghiera. Sarà un testo ostico: perché abbiamo perdonato le Crociate e i roghi della Chiesa e, ad esempio, non il Nazismo? Come mi posso porre tra darwinismo e creazionismo: di fronte alla meraviglia di un cielo stellato mi devo sentire abbandonato oppure è necessario, per avere un conforto, riempirlo di santi e beati? Possiamo ancora tollerare una Chiesa che entra spesso e volentieri nel discorso politico, dal crocifisso a scuola alle unioni civili fino all’eutanasia? Il fool è per sua stessa natura fastidioso e feroce”. Ci saranno le barricate e i picchettaggi che ci furono in occasione di Jan Fabre (lì erano gli animalisti proprio a Fabbrica Europa) o i blocchi degli ultracattolici per impedire la messa in scena del “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio” di Romeo Castellucci? Cosa dirà l’arcivescovo Betori, che in ambito “teatrale” già si è espresso contro “Fa’afafine”, andato comunque in scena al Teatro di Rifredi pochi mesi fa? Poi, se volete, se cercate ancora il tepore del teatro all’italiana di velluti e palchetti, potete andare al Teatro della Pergola del direttore Gabriele Lavia (è stato appena presentato il suo volume “Lavia il terribile”) che propone un poker di avvenimenti: “La morte di Danton” di Mario Martone (dal 9 al 14), “Aspettando Godot” da Beckett (dal 2 al 7) per la rivisitazione di Scaparro, il “Teatro del porto” con Massimo Ranieri (dal 23 al 28) e “Dieci storie proprio così” (il 27) contro ogni tipo di mafia.


2 / 7 maggio ANTONIO SALINES LUCIANO VIRGILIO EDOARDO SIRAVO FABRIZIO BORDIGNON

9 / 14 maggio GIUSEPPE BATTISTON PAOLO PIEROBON

regia Maurizio Scaparro

regia Mario Martone

MORTE DI DANTON

ASPETTANDO GODOT

14 maggio

IN SUA MOVENZA È FERMO

23 / 28 maggio MASSIMO RANIERI

TEATRO DEL PORTO

regia Giovanni Micoli

regia Maurizio Scaparro

25 / 26 maggio Teatri salmastri. Rassegna di compagnie livornesi ALESSIA CESPUGLIO, ELISA RANUCCI FRANCESCO CORTONI, MARCO FIORENTINI

TEATRO DELLA PERGOLA Via della Pergola, 12/32 - Firenze 055.0763333 - pubblico@teatrodellapergola.com www.teatrodellapergola.com

HO UN VIZIO AL CUORE regia Francesco Cortoni

27 maggio Teatri salmastri. Rassegna di compagnie livornesi FEDERICO DIMITRI FRANCESCO MANENTI

25 maggio Teatri salmastri. Rassegna di compagnie livornesi MICHELE CRESTACCI

SULL’OCEANO

HALLO! I’M JACKET!

regia Alessandro Brucioni

regia Elisa Canessa 27 / 28 maggio Teatri salmastri. Rassegna di compagnie livornesi FABRIZIO BRANDI

BLOCCO 3

regia Fabrizio Brandi, Francesco Niccolini, Roberto Aldorasi

26 maggio Teatri salmastri. Rassegna di compagnie livornesi IRENE TIMPANARO, LYDIA GIORDANO CLAUDIA CALDARANO, MICHELE CRESTACCI LEONARDO FIASCHI, ANDREA PANIGATTI

TEATRO STUDIO MILA PIERALLI Via Donizetti, 58 - Scandicci (FI) 055.0763333 - pubblico@teatrodellapergola.com www.teatrostudioscandicci.it

5 / 10 maggio

SOGNARE A TEATRO

da una ricerca per lo spettatore di Roberto Bacci 15 / 23 maggio

IL SOGNO DI ALICE

regia Sara Morena Zanella

www.teatrodellatoscana.it

88

regia Alessandro Brucioni 28 maggio Teatri salmastri. Rassegna di compagnie livornesi SILVIA GARBUGGINO GAETANO VENTRIGLIA

MAGI

di Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia

TEATRO ERA Parco Jerzy Grotowski - Via Indipendenza - Pontedera (PI) 0587.55720 / 57034 - teatroera@teatrodellatoscana.it www.centroperlaricercateatrale.it


l’agenda di

MAGGIO

lunedì 1 Jérôme Bel - 76’38’’ + ∞ (29/04-25/06) Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci (Prato) ing. NP FLORENCE COCKTAIL WEEK (1-7/05) Varie Location (FI) ing. libero APOCALYPSE NOW CPA FI Sud (FI) ing. libero INTERNATIONAL STREET FOOD PARADE Parco delle Cascine (FI) ing. liberoo

martedì 2 VITTORIO SGARBI - CARAVAGGIO Obihall (FI) ing. 22 €

PAOLO BENVEGNU’ Tender Club (FI) ing. 12 €

SPEAKEASY MULTILINGUAL Circolo Aurora (FI) ing. Libero

CONDOMINIO A LUCI ROSSE Obihall (FI) ing. 15/23 €

ZUBIN MEHTA (10+13/05) Opera di Firenze (FI) ing. NP

SAM KIDEL + ADAM ASNAN Sala Vanni (FI) ing. 15/10 €

DANIELE RUSTIONI E MAURIZIO BAGLINI Teatro Verdi (FI) ing. NP

EFFENBERG Tasso Hostel (FI) ing.libero

SALMO Obihall (FI) ing. NP

SOGNARE A TEATRO (5-10/05) Teatro Era (Pontedera) ing. 28/24 €

FLORENCE CREATIVITY PRIMAVERA (11-13/05) Fortezza da Basso (FI) ing. NP

DREAM THEATRE Teatro Verdi (FI) ing. NP

A SPETTANDO GODOT (2-7/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 18/34 €

ROMA-NAPOLI, UN’ORA DI TRENO PER MILLE RACCONTI (5-7/05) Teatro di Cestello (FI) ing. NP

BOLSHOI BABYLON (2-3/05) Cinema Odeon (FI) ing. NP

AMBER ARCADES + SOLKI GLUE (FI) ing. libero con tessera

mercoledì 3

giovedì 11

GRINGO TRAILS + UN MONTE D’ACQUA Cinema Odeon (FI) ing. NP MON AME PAR TOI GUERIE Institut Français (FI) ing. libero MOJO BLUES BAND Combo Social Club (FI) ing. libero

SUGISBALL/AUTUMN BALL Museo del 900 (FI) ing.libero

ADAMENNON+PETROLIO Chiesa di San Michele in Cioncio (PT) ing. 7 €

P REMIATA FORNERIA MARCONI Obihall (FI) ing. 25/40 €

BRASILEIRINHO DO FORRO’ Combo Social Club (FI) ing. libero

 EL VERO SENSO DELLA VITA (3-4/05) N Teatro di Cestello (FI) ing. NP

 ARIAZIONI DI GIN TONIC E CLUB SANDWICH V Circolo Aurora (FI) ing. libero​

IN ASSENZA. APPUNTI SULL’AUTORITRATTO CONTEMPORANEO Museo del 900 (FI) ing. libero LE CORBUSIER Institut Français (FI) ing. libero S PEAKEASY MULTILINGUAL Circolo Aurora (FI) ing. libero

giovedì 4 F ABBRICA EUROPA (4/05-15/06) Stazione Leopolda (FI) ing. da 5 € a 25 € GARRY WALKER Teatro Verdi (FI) ing. NP FESTIVAL D’EUROPA (4-31/05) Varie location (FI) ing. NP  ANIEL ROCHE, LE AMAZZONI D Institut Français (FI) ing. libero FAMILY BU$IN€€$$ Combo Social Club (FI) ing. libero LA CITTA’ DEI LETTORI (4/05-27/09) Varie Location (FI) ing. libero

venerdì 5 LA CANZONE FIORENTINA, TRA ROMANZA E LIED Chiesa dei Fratelli (FI) ing. NP OMAGGIO A MICHAEL GALASSO Atelier Marco Bagnoli (Montelupo F.no) ing. libero CIAK SUL LAVORO (5-24/05) Spazio Alfieri (FI) ing. NP ELISA MINI La Sala del Rosso (FI) ing.NP DON CARLO (5-14/05) Opera di Firenze (FI) ing. NP MEDITERRANEO DOWNTOWN Varie Location (Prato) ing. NP

venerdì 12

NOTRE DAME DE PARIS (12-14/05) Mandela Forum (FI) ing. 33/100 €

sabato 6 PANARIELLO-CONTI-PIERACCIONI Mandela Forum (FI) ing. 36/60 €

NEK Teatro Verdi (FI) ing. 35/62 €

MUDIMBI Capanno Blackout (Prato) ing. NP

LE SORELLE MATERASSI (12-28/05) Teatro di Cestello (FI) ing. NP

NOTTI MAGICHE Combo Social Club (FI) ing. 7/5 € FIERUCOLA DELLE ARTI E DEI MESTIERI (6-7/05) Piazza della Santissima Annunziata (FI) ing. libero

domenica 7

YOUNG AUDIENCE AWARD 2017 Fondazione culturale Niels Stensen (FI) ing. NP NUOVI TALENTI Ospedale di Careggi AULA MAGNA NIC (FI) ing. libero

lunedì 8

VAN HOUTENS Combo Social Club (FI) ing. libero

sabato 13 IL SUONO GIOVANE (13-27/05) Museo di Casa Martelli (FI) ing. libero EUROVISION SONG CONTEST - FINAL PARTY GLUE (FI) ing. libero con tessera del locale BENJI E FEDE (13-14/05) Obihall (FI) ing. NP

VELLUTO BLU CPA FI Sud (FI) ing. libero S ABINE DU CREST, L’ART DE VIVRE ENSEMBLE Institut Français (FI) ing. libero

martedì 9 MORTE DI DANTON (9-14/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 18/34 € IL GIARDINO DEGLI ARTISTI: L’IMPRESSIONISMO AMERICANO (9-10/05) Cinema Odeon (FI) ing. NP  IRONE JAZZ (9/05-06/06) G Circolo Arci Il Girone (FI) ing. 12/10 €P MARCO MASINI Obihall (FI) ing. 23/40 €

MANHATTAN (12-17/05) Cinema Odeon (FI) ing. Np

FINISISSAGE “YOUNHEE PARK” Circolo Aurora (FI) ing. libero

ERASMUS+ 30 ANNI (7-9/05) Piazza SS. Annunziata (FI) ing. libero

mercoledì 10

BACH, LE TRE SONATE PER VIOLA DA GAMBA Chiesa dei Fratelli (FI) ing. NP

GAZEBO PENGUINS Capanno Blackout (Prato) ing. 7 € + tessera FIORELLA MANNOIA (13-14/05) Teatro Verdi (FI) ing. 30/69 € SOONJA HAN - IL DESTINO INCANTATO (13/05-28/07) Galleria Il Ponte (FI) ing. libero COMBO CLOSING PARTY Combo Social Club (FI) ing. libero

domenica 14 GENDER SHOW (14-18/05) Teatro delle Spiagge (FI) ing. NP WAO! Lightlite (FI) ing. libero

Domenica 14 maggio ore 10.00 / 11.00 / 12.00

IN SUA MOVENZA È FERMO

Visita spettacolo al Teatro della Pergola In collaborazione con La Compagnia delle Seggiole

www.teatrodellapergola.com


MUSICA • TEATRO • ARTE • CINEMA • EVENTI IN SUA MOVENZA E’ FERMO Teatro della Pergola (FI) ing. 15/12 € MARIO MAFAI E ANTONIETTA RAPHAEL Museo del 900 (FI) ing.libero ORCHESTRA DEL CENTRO MUSICALE SUZUKI Ospedale di Careggi AULA MAGNA NIC (FI) ing. libero DEEJAY TEN Varie Location (FI) ing. libero FIERA DI OLTRARNO Piazza Santo Spirito (FI) ing. libero

lunedì 15 RUSTY IL SELVAGGIO CPA FI Sud (FI) ing. libero I L SOGNO DI ALICE (15-23/05) Teatro Era (Pontedera) ing. 20 € L’IDENTITA’ CREATIVA Museo del 900 (FI) ing. libero LETTERATURA DI VIAGGIO E LESSICO DEI BENI CULTURALI Institut Français (FI) ing. libero LOLA E ARTURO. UNA STORIA FIGLINESE COOP Ponte a Greve (FI) ing. Libero SANDRO LOMBARDI+I CAMERISTI DEL MAGGIO Opera di Firenze (FI) ing. NP

martedì 16

venerdì 19

giovedì 25

F LAUTO E CLARINETTO DIALOGANO NEI SALOTTI EUROPEI Chiesa dei Fratelli (FI) ing. NP

CHICCHIGNOLA...UN AMORE QUASI PERFETTO! Obihall (FI) ing. 18/23 €

UN ISPETTORE IN CASA BIRLING (19-20/05) Teatro Lumiere (FI) ing. 15/13 €

SGRANA & TRABALLA 2017 (25-27/05) CPA FI Sud (FI) ing. NP

A VEGLIA IN TOSCANA Museo del 900 (FI) ing. biglietto museo

FOOD RELOVUTION – At the presence of the director Cinema Odeon (FI) ing. NP

FIRENZE DEI BAMBINI (19-21/05) Varie Location (FI) ing. NP

JULIA KENT Chiesa di San Michele in Cioncio (PT) ing. 7 €

SPRIZZERIA Circolo Aurora (FI) ing. liber

KRISTJAN JARVI+STEFANO BOLLANI Opera di Firenze (FI) ing. NP

sabato 20 OREN AMBARCHI Villa Strozzi (FI) ing. 10 € NEXTECH SPECIAL Fortezza da Basso (FI) ing. 27/45 € F ORTEZZA ANTIQUARIA (20-21/05) Fortezza da Basso (FI) ing. libero T empo Reale Trenta Limonaia di Villa Strozzi - ing. NP

domenica 21 MICHELE BRAVI Viper Theatre (FI) ing. NP

venerdì 26 ALLA SCOPERTA DEI VIOLONCELLISTI COMPOSITORI DELL’OTTOCENTO Chiesa dei Fratelli (FI) ing. NP ANDREA FORNACIARI Villa Medicea (Cerreto Guidi) ing. 10 € ENSEMBLE INTERCONTEMPORAIN Opera di Firenze (FI) ing. NP BERLINER PHILHARMONIKER/GUSTAVO DUDAMEL Opera di Firenze (FI) ing. NP

sabato 27 MAGGIO ELETTRICO/MADE IN USA Villa Strozzi (FI) ing. 5 €

LETTERATURA DI VIAGGIO E LESSICO DEI BENI CULTURALI Accademia delle Arti del Disegno (FI) ing. libero

RECITAL PIANISTICO DI MATTIA AMATO E ANDRE REDIGONDA Ospedale di Careggi AULA MAGNA NIC (FI) ing. libero

LE VIE DI LEONARDO DA VINCI Institut Français (FI) ing. libero

FIERUCOLA DI MAGGIO Piazza Santo Spirito (FI) ing. libero

MUSIC FOR LOVE Teatro Politeama (Prato) ing. libero con donazione

THIERRY FISCHER Opera di Firenze (FI) ing. NP

ANDREA FORNACIARI Villa Medicea della Petraia (FI) ing. 10 €

mercoledì 17 SENDELICA Casa del Popolo di Settignano (FI) ing. NP

lunedì 22

DISABILI ABILI FEST Unione Sportiva Affrico (FI) ing. libero

domenica 28

 EOAVANGUARDIE E CONTROCULTURA A FIRENZE N Museo del 900 (FI) ing. libero

 ASQUIAT B CPA FI Sud (FI) ing.libero

MAGGIO ELETTRICO/NOT ONLY MADE IN USA Villa Strozzi (FI) ing. 5 €

LETTERATURA DI VIAGGIO E LESSICO DEI BENI CULTURALI Accademia delle Arti del Disegno (FI) ing. libero

IL TERZO UOMO Cinema Odeon (FI) ing. NP

CONSERVATORIO “L.CHERUBINI” IN SCENA Ospedale di Careggi AULA MAGNA NIC (FI) ing. libero

SPEAKEASY MULTILINGUAL Circolo Aurora (FI) ing. libero

giovedì 18

martedì 23 TEATRO DEL PORTO (23-28/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 18/34 €

SCAMBIO35 - GRAND OPENING Cortedizap (FI) ing. libero

BILL VIOLA A PALAZZO STROZZI Cinema Odeon (FI) ing. NP

 RTIGIANATO E PALAZZO (18-21/05) A Giardino Corsini (FI) ing. NP

MATHIAS ENARD Institut Français (FI) ing. libero

FRANCESCO RENGA Mandela Forum (FI) ing. 32/65 €

mercoledì 24

CARMINE IN FIERA Piazza del Carmine (FI) ing. libero DAVID ROBERTSON Opera di Firenze (FI) ing. NP

lunedì 29 LA FIRENZE DI VIOLET TREFUSIS Institut Français (FI) ing. libero

martedì 30

PLAY! IL PIACERE DI GIOCARE Fondazione culturale Niels Stensen (FI) ing. 15 €

 LANG/MUSICA SPERIMENTALE #7 K Villa Strozzi (FI) ing. 5 €

NUOVAMENTE BERIO Villa Strozzi (FI) ing. 5 €

PIERRE SENGES Università degli Studi di Firenze (FI) ing.libero

PREZIOSA 2017 (24-28/05) Oltrarno-Varrie location (FI) ing. NP

MAURIZIO CATTELAN: BE RIGHT BACK (30-31/05) Cinema Odeon (FI) ing. NP

L’ENLEVEMENT DE MICHEL HOULLEBECQ Institut Français (FI) ing. Libero

LIBRI A TEATRO Teatro della Pergola (FI) ing. libero

KARL HEINZ STEFFENS Opera di Firenze (FI) ing. NP

I L PAESAGGIO TOTEMICO TRA REALE E IMMAGINARIO Museo del 900 (FI) ing. libero SPEAKEASY MULTILINGUAL Circolo Aurora (FI) ing. libero L’HISTOIRE DU SOLDAT (24-29/05) Teatro Goldoni (FI) ing. NP

Don Carlo GIUSEPPE VERDI

CALIFONE Sala Vanni (FI) ing. 20/15 € LIBRI A TEATRO Teatro della Pergola (FI) ing. Libero MARCO ANGIUS Opera di Firenze (FI) ing. NP

80° Maggio Musicale Fiorentino

Opera in quattro atti

Direttore: Zubin Mehta OPERA DI FIRENZE Dal 5 al 14 maggio

mercoledì 31

OPERADIFIRENZE.IT


MAGGIO

da non perdere

giovedì 18

sabato 20 + sabato 10 giugno

mercoledì 31

SCAMBIO35 – GRAND OPENING Lacortedizap

TEMPO REALE TRENTA Limonaia di Villa Strozzi (FI)

CALIFONE Sala Vanni (FI)

Ci sono svariate ragioni che ci legano in modo particolare a questo evento. La prima, sicuramente, è la nascita di una nuova realtà fiorentina, che ci vede protagonisti insieme a menti illuminate dal mondo delle performing arts del giro di Fabbrica Europa (Toscana Factory Musica e NID Platform), all’interno delle attività di quel delizioso spazio che è ZAP- Zona Aromatica Protetta. E poi, diciamo la verità, a noi di Lungarno fare baldoria e sbevacchiare insieme ai nostri lettori, ci piace parecchio! Il piatto è ricchissimo: nel pomeriggio la presentazione del nuovo libro di e con Enrico Gabrielli (PJ Harvey, Calibro 35 e molto-molto altro) “Le Piscine Terminali”, seguono i vinili Rock and roll/Rockabilly/ Blues di DJ Aladino e le proiezioni giganti del local hero David Hartono. Il tutto, ovviamente, aggratiss! What else???

Trenta anni e non sentirli per Tempo Reale, il centro di ricerca, produzione e didattica musicale voluto e fondato nel 1987 da Luciano Berio, caparbiamente capitanato da Francesco Giomi. Quale migliore occasione per sfruttare il fantastico spazio della sede fiorentina nella Limonia di Villa Strozzi per un bel festivalino?! Detto Fatto il 20 maggio spetterà all’australiano Oren Ambarchi l’onore di aprire l’intensa serie di concerti e incontri, che culminerà nel gran finale con il doveroso omaggio a Berio e la performance per macchine, dispositivi e apparecchi “Symphony Device”, all’’interno della Ex-Manifattura Tabacchi, celebrata con toni entusiastici in occasione del suo debutto nel programma della Biennale di Venezia lo scorso ottobre. La costolina TRK è in pausa fino a giugno, approfittatene per salire in collina a curiosare.

Forse ai molti il nome Califone non dice niente, ma nontuttisannoche senza la loro musica, band come Wilco, Iron & Wine e Modest Mouse probabilmente non sarebbero mai esistite. Si, perché Tim Rutili, talentuoso frontman della band, è un outsider per antonomasia, nonostante le sue canzoni abbiano segnato in modo importante il panorama musicale alternative contemporaneo. Nella musica dei Califone c’è tanta ricerca e sperimentazione, quanta melodia, in modo che ogni traccia sia facilmente assimilabile, ma mai scontata. In occasione delle 15 candeline del primo album “Roomsound”, Rutili torna a Firenze in compagnia dei rodatissimi Ben Massarella, Brian Deck e Michael Krassne, insieme ai più giovani Wally Boudway e Ross Andrews, tutti musicisti incredibili con alle spalle progetti fighissimi.

venerdì 12 maggio NEK Teatro Verdi (FI)

“Laura non c’è, è andata via”. Tutti la conosciamo, tutti conoscono NEK, al secolo Filippo Neviani: sicuramente 10 milioni di persone, se contiamo i suoi dischi venduti in carriera, cifre incredibili per il signore che ha fatto risorgere l’anima di Sting, adesso impegnata a pestare i grappoli d’uva in Toscana. Perché se Ligabue è il nostro Boss, Nek è il nostro Sting. Per primo si distinse a metà anni novanta, quando il capello lungo e zazzeroso era al top, con il suo look “capello a spazzola spettinato” nel famoso Sanremo ‘97 durante il quale un assolo di chitarra sbagliato distrusse la sua esibizione facendolo piazzare settimo. Per primo parlò peraltro di aborto anni prima, sempre al festival. Sempre fra le righe, senza nessun tipo di esternazione ambigua. Un autentico bravo ragazzo e bravo musicista. Ci piace la musica italiana, ci piace Nek. Ci andremo.

APRILE BAMBINO di Cristina Romeo

A maggio a Firenze si svolgeranno due grandi eventi per le famiglie con bambini. Il 13 e 14 si terrà l’iniziativa Kid Pass Days, una maratona di proposte family friendly in centinaia di musei e luoghi della cultura in tutta Italia. A Firenze aderiranno anche il Museo di Palazzo Vecchio, il Museo Galileo e lo Spazio Co-STANZA, che organizzerà una caccia al tesoro culturale. Il programma completo è consultabile sul sito www.kidpass.it. Il 19, 20

e 21 maggio sarà la volta dell’atteso Festival dei Bambini. Per il terzo anno consecutivo Firenze si trasformerà in una città “a misura di bambino”, proponendo tante iniziative speciali, che troverete sul sito ufficiale www.firenzebambini.it. Tra gli spazi coinvolti ci saranno anche l’Opera di Firenze, il Parco delle Cascine e l’Istituto degli Innocenti.


19 PRATO

empoli

pisa

Mediterraneo pratese

Noa e Gil Dor a Empoli: ed è subito Jazz

Be Quiet, BeeRiver

di Pratosfera

A

maggio facciamo i seri con “Mediterraneo Downtown”, un festival dedicato al dialogo tra le culture del Mediterraneo e ai diritti civili. Non è un caso venga fatto proprio a Prato, città dalle cento e rotte nazionalità diverse, ma con ogni probabilità la maggior parte dei pratesi lo ignorerà. Sicché, o fiorentini acculturati, interessati al mondo che cambia e a come cambia, dal 5 maggio presentatevi a Prato. Al Centro Pecci, al Museo del Tessuto e alla Biblioteca Lazzerini si alterneranno per tre giorni decine di scrittori, musicisti, giornalisti e attivisti provenienti da mezzo mondo. Partecipando c’è pure il rischio che il grande tema delle migrazioni vi diventi un po’ più chiaro, in tutta la sua complessità.

di Silvia Amerighi

L’

Empoli Jazz Winter & Spring 2017 chiude in bellezza la sua rassegna con il concerto di Noa e Gil Dor. L’evento è per mercoledì 24 maggio, alle 21.15, al Teatro Excelsior di Empoli. Noa, una delle voci più raffinate della scena musicale mondiale, sarà accompagnata da Gil Dor, da sempre suo chitarrista e direttore musicale. L’evento è organizzato da Empoli Jazz e coprodotto da Music Pool, Network Sonoro, Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni con il patrocinio di Comune di Empoli, Città Metropolitana, Regione Toscana, MIBACT.

L’agenda di Empoli

L’agenda di Prato Giovedì 4 - Venerdì 5 maggio “Chi ha paura di Virginia Woolf?” Teatro Metastasio Giovedì 18 maggio “Fine della modernità? Ideologia politica e storia in Gramsci, Bauman e Augè”. Giovedì 18 maggio Bobo Rondelli in concerto piazza del Mercato Nuovo - Ingresso gratuito Sabato 20 maggio Lo Stato Sociale in concerto piazza del Mercato Nuovo - Ingresso gratuito

Mercoledì 3 maggio Bill Viola: dialogo tra rinascimento e modernità Cenacolo di Santo Stefano degli Agostiniani, Empoli - Ingresso gratuito Sabato 6 maggio 6° sagra del Carciofo Empolese Palazzo delle Esposizioni, Piazza Guido Guerra, Empoli Mercoledì 24 maggio Noa e Gil Dor in concerto Cineteatro Excelsior, Via Cosimo Ridolfi 75, Empoli Ing. intero € 18; ridotto € 16 Sabato 27 maggio Festival musicale “Terremerse fest vol.1” Circolo Arci Brusciana, Via Senese Romana 132, Empoli Ingresso riservato ai soci Arci

di Silvia Amerighi

D

al 12 al 14 maggio, Pisa si anima con BeeRiver, seconda edizione della manifestazione che vede protagonista la birra artigianale. A pochi passi dalle sponde dell’Arno, la Stazione Leopolda accoglie questa manifestazione che mette al centro i mille volti della birra artigianale e le molteplici espressioni di un settore in effervescente espansione, tra pura e semplice gratificazione del palato, festosa socializzazione e approfondimento culturale. Le degustazioni avverranno nei calici personalizzati BeeRiver. Maggiori informazioni su: www.beeriver.it

L’agenda di Pisa Venerdì 5 maggio Corso di autoproduzione della birra Circolo Agorà Pisa, Via Giovanni Bovio 48, Pisa Venerdì 5 maggio Bengala live al Leningrad Café! Leningrad Café, Via Silvestri 5, Pisa Domenica 7 maggio Reckless Love live Borderline Pisa, Via Giuseppe Vernaccini 7, Pisa - Ing. € 22 Giovedì 11 maggio Guido Catalano Teatro Lux, Piazza Santa Caterina 6, Pisa - Ing. € 13,80 Domenica 14 maggio Bimbimbici Piazza del Carmine, Pisa


20 personaggi

Stefania Saccardi di Tommaso Ciuffoletti

N

on è quella brava perché secchiona. Non è quella brava perché fedele alla linea. Non è quella brava perché quando dici che è brava vuoi dire che in realtà è tanto cara, ma non è buona a nulla. Non è quella brava perché non sai che altro dire di lei. No. Stefania Saccardi è brava perché è brava. Punto. Ex assessore con Renzi, prima in Provincia e poi in Comune, non lo ha seguito a Roma (“ma per scelta mia, eh!”) ed è oggi assessore alla Sanità in Regione. Lavora, si sbatte, fa l’amministratrice, ma conosce la politica. Sa fare squadra, ma rivendica e pratica la propria indipendenza. Sa essere dura, ma ha l’aria simpatica. È la zia che chiunque vorrebbe. Di quelle che quando sei piccino non vedi l’ora che ti portino con sé in vacanza, perché sai già che ti lascerà libero di fare tardi la sera. Però se fai qualche bischerata un nocchino te lo dà senza tanti complimenti. È per questo che anche i tuoi avversari parlano bene di te? Ma no! Secondo me è solo perché sono educata. E in un mondo di maleducazione sdoganata quotidianamente, l’educazione è un bene che scarseggia e per questo diventa prezioso. Però si dice che Renzi, che a volte trattava male i propri assessori, con te non si azzardasse ad alzare la voce. Perché? Con me e Massimo Mattei (vedi Lungarno n. 48) aveva un rapporto alla pari. Amichevole, perché sapeva che gli volevamo bene

e se non eravamo d’accordo con lui non era mai per secondi fini. Eravamo, insomma, due personalità più indipendenti rispetto ad altre. Leali, ma in modo dritto. Perché sia io che Massimo avevamo ed abbiamo la nostra storia politica, la nostra identità, la nostra professionalità. Del resto, per dirtela in breve, anche i non renziani votano per me. E perché secondo te? Perché lavoro sodo. Perché mi sono sempre occupata poco di lustrini e tanto di lavoro. Le persone devi ascoltarle nelle difficoltà, quando è più difficile, quando ti becchi anche qualche accidente. Ma è lì che si misurano le tue capacità, non quando sei sul palcoscenico. Però la Regione è un’entità così distante dai cittadini, non trovi? È verissimo, ma io mi occupo di sanità, che è la principale delle competenze della Regione. Ed è una competenza che ti mette a contatto con le persone e spesso in situazioni non facili. Ora, io di politici che diventano fan della Fiorentina per ragioni elettorali ne ho visti a bizzeffe, te invece sei un caspita di tifosa vera, ma come mai? Perché andavo allo stadio con mio nonno. Era lui che mi ci portava quando ero piccola. Era amico di Ugolino Ugolini (Presidente della Fiorentina dal 1971 al 1977 ndr) e così avevamo sempre dei buoni posti per vedere la partita insieme. È una passione vera, profonda. E la politica? Anche quella è una passione vera, iniziata quando ero giovane. Ma ho avuto la fortuna

di smettere di farla per una decina d’anni, quando mi sono costruita un’identità professionale. Proprio quando mi chiamarono a Roma la prima volta, preferii dire di no. Dovevo fare l’esame d’avvocato e non volevo rinunciare. A distanza di anni credo di aver fatto la scelta giusta. Perché poi ho ricominciato a fare politica con una consapevolezza maggiore. E se oggi sono qui è anche grazie alla bontà della scelta che feci allora. Meglio vincere un’elezione o vedere la Fiorentina in finale di Champions League? Le elezioni si vincono e si perdono. La Fiorentina in finale di Champions League è una cosa tanto pazzesca che mi pare non ci sia discussione. In effetti ho fatto una domanda del cavolo. Peggior difetto dei fiorentini? Se si deve essere sinceri è il provincialismo. Il sentirsi l’ombelico del mondo per diritto divino. Un atteggiamento che spesso diventa una scusa anche per un certo conservatorismo che invece penso faccia un gran male a Firenze. E il loro miglior pregio? Sanno tirar fuori un gran cuore. Perché sì, sono diffidenti all’inizio e spesso amano criticare in modo pungente, anche se di solito non cattivo. Ma se sai superare la diffidenza e rispondi alle critiche senza essere permalosa e soprattutto rispondi con il lavoro, beh ... a quel punto puoi scoprire che i fiorentini sanno a loro volta rispondere con generosità alla generosità.


21 fermoimmagine

Una via elegante di Mattia Marasco

“V

ia dei Belli Sporti”, è stato questo per qualche tempo il nome di una via che ancora oggi è tra le più eleganti della città e che raccoglie la raffinatezza e il gusto ospitando molte tra le più famose griffe internazionali, simbolo di stile e ricercatezza: Ferragamo, Coveri, Bulgari, Gucci, Cavalli, Pucci e Damiani. Via de’ Tornabuoni ha sempre avuto un carattere scenografico, ancora prima del Rinascimento, e da sempre racconta il lusso e la ricchezza di Firenze con i suoi palazzi sovradimensionati rispetto al resto della città. Nei secoli questo ruolo si è consolidato sempre di più, fino ai giorni nostri quando il mondo del fashion ha divorato gli esercizi storici, il Caffè Giacosa o la Libreria Seeber solo per dirne alcuni, attività che facevano della via sì un “luogo vetrina”, ma anche di relazioni sociali e cultura. PALESTRA ROBUR

Il Sicurcaiv di Leandro Ferretti

C’

era una volta, e c’è stato poi ancora, ma non come una volta. Il rock pulsava appena fuori da Firenze, sulle prime curve che menano al Chianti. A Grassina c’è una bancone fight club

Di venerdì c’è pesce di Simone Innocenti

S

i dà il caso che oggi qua si parli di vacanza. E se parli da un bel po’, cioè da mezz’ora perché poi Elena, che è una mia amica e fa la parrucchiera, deve rientrare al lavoro e non è che può stare a perdere troppo tempo. Al bancone del bar si vagheggia di spiagge incontaminate, si torna a parlare di Grecia, si vira su certe calette che ci sono in Sardegna, si decide che il mare della Tos-

http://www.lamiafirenze.mattiamarasco.it - mattia.marasco@gmail.com

casa del popolo grande, ma grande grande. Entrando sulla destra c’è la sala dove si sono fatte varie cose, anche il cinema. Alla fine degli anni Ottanta qualcuno decise che doveva diventare un “tempio oscuro della musica rumorosa”, e invertì il senso di lettura della parola Via Crucis. Il marchio Sicurcaiv era garanzia di note sudatissime e appassionate, che cominciavano già dalla ricerca di un parcheggio nel piazzale antistante, fino ad entrare in cana è perfetto. Attorno c’è il solito brusio del pranzo, alla fine dei giochi qua ci conosciamo tutti: a me è andata a finire che i piatti da mangiare me li impone direttamente il cuoco Andrea e siccome è venerdì e c’è pesce io mi mangio un’insalata di mare. “A me piace Rosignano Solvay”, dice Lollo, che è uno dei camerieri. “Allora puoi venire da me. Ti riempio la vasca di acqua ragia, ti ci tuffi e sei a posto: si chiama ‘spiaggia bianca’ perché da lì ci torni bianco, come ‘l’omino bianco’, capito?”, gli dice di rimando Massimo. “Ah, casa mia costa 10 euro a nuotata”, fa Massimo e ride. “Sei proprio una minestrina, Lollo”, dico io.

quello che, da pacioso circolo, si trasformava in pochi metri in un antro miracoloso. Mi ricordi i Pankow, non gli Sugarcubes che pure pare ci siano stati. Mi ricordo di averci fatto due mitici concerti, in uno dei quali la gente non smetteva più di urlare e di farci suonare: non male, visto che avevamo fatto le prove solo per telefono. Oggi ci sono poco più che belle memorie, ma belle e mai tristi.


22 sullapelle

soul makeup

A piedi nudi (tatuati) nel parco L’era del cinghiale bianco di Valentina Messina

di Ester Santacroce

“F

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orza e coraggio che dopo aprile viene maggio” diceva sempre mio nonno. E lo dice ancora. Dopo le tormentate giornate di incertezza climatica del sole che #vorreimanonposso siamo finalmente giunti nel mese in cui possiamo andare liberi e spensierati a leggere nei parchi. E cosa spunta nei parchi, sui prati, quasi più dei funghi dopo abbondanti piogge? Dai profili egizi, greci e romani, dalle fisionomie più svariate, dalle forme cicciotte oppure ossute: ecco a voi i piedi signori e signore. In molti dicono che tatuarsi i piedi sia un’esperienza alquanto dolorosa, ad altri invece capita l’opposto. Tra i tanti esempi di tatuaggi visti sulle parti più bistrattate del corpo, i più belli visti per me sinora rimangono i mandala. Questa parola, che si origina dal sanscrito e letteralmente indica “possedere l’essenza” è molto usata nella cultura buddista per descrivere come il cosmo si sia originato dal suo centro. Forme geometriche come punti, triangoli, cerchi e quadrati si uniscono per dare vita a diagrammi circolari, non solo esteticamente belli ma pieni di significato. Un richiamo al benessere, all’accettazione dei cambiamenti. Poco importerà se al nostro fianco non ci sarà un giovane e biondo Robert Redford (A piedi nudi nel parco, 1967) se possiamo finalmente mostrare la caviglia, facendo dorare i nostri arti inferiori al tiepido sole di maggio, sostenendo il peso del mondo a partire dai nostri piedini.

aggio è qui e sappiate che ci vuole con i piedi scoperti, mascara e rossetto rosso. Rosso come le rose che si schiudono adesso al Giardino Bardini. Si comincia a dondolare, a darsi appuntamento quando la luce è ancora vera e si vedrà tutto di noi e della nostra pelle. E se la pelle incaponita dal sole era un must negli anni ’90, possiamo affermare che, almeno in questo, l’umanità un passo avanti lo ha compiuto. Si diffondono i clericali del “No Tan”, poi ci sono le praticanti del tantouring (effetto abbronzante con terre e fluidi), e sembrano meno quelli che nei weekend di questo mese tornano dal mare con il viso segnato da abbronzature ringhianti. La pelle, organo meraviglioso, va preparato e protetto prima di sottoporsi ai primi bagni di sole, senza rinunciare ad un colore sensuale. Circa una settimana prima dell’esposizione, è necessario eliminare tutte le cellule morte e lo strato che ne impedisce l’idratazione. L’abbronzatura durerà più a lungo, favoriremo il rinnovo cellulare, assorbiremo meglio i principi attivi delle creme, che applicheremo dopo il trattamento. Ecco una ricetta artigianale a base di zucchero grezzo e olio d’oliva: prendete alcuni cucchiai di zucchero, aggiungete alcuni cucchiai di olio. Amalgamate, stendete ovunque (insistete sui talloni per renderli morbidi), sciacquate. Potete ripetere l’operazione anche dopo l’esposizione al sole, per esaltare ancora di più il dorato acquisito. Il futuro comunque è il carbone: il più antico dei purificanti naturali è ora in testa al consumo mondiale di prodotti per la cura della pelle. Ciuf Ciuf!!

profumi

Siamo tutte un po’ Amazone di Alessandra Pistillo

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n tempo esistevano donne che non la mandavano a dire. Le amazzoni cavalcavano stalloni, facevano stragi in battaglia e per tendere meglio l’arco addirittura si mutilavano un seno. Detestate dai Greci (forse perché loro cavalcavano pony?), prima di ogni scontro suonavano il sistro; il suono limpido e cristallino magari non intimoriva il nemico, ma di sicuro s’ingraziava gli dei. Le sagge combattenti si affidavano a due regine, una che pensava alla pace interna e l’altra che pensava a farsi intendere ai confini. È così che la spuntavano, tutta questione di equilibrio. A noi donne di oggi, sempre in bilico tra mille cose, a cavallo delle nostre bici, affannate, ansimanti e con i seni al vento, Hermes regala Amazone, ispirato alle cavallerizze del Mar Nero e creato da Maurice Marin: un profumo per governare la quotidianità. Ché alla fine non siamo nemiche di nessuno, o forse sì e non ce ne siamo accorte, e rincorriamo la pace interiore meditando al mattino. Simbolo della donna libera e moderna, Amazone dona invece quella femminilità astuta e sbarazzina, arma potente con cui si arriva lontano. È una fragranza floreale verde, lanciata da poco e orchestrata intorno alla gemma di Ribes Nero. Le note di testa, Fiore di Ribes Nero e Ribes Nero, rispondono a tono alle note di cuore Narciso, Galbano e Bacche Rosse, e alla nota di base Vetiver. Come insegnano le amazzoni, l’equilibrio è la chiave di tutto, e se testa e cuore vanno d’accordo non servono tanti stratagemmi per vincere il mondo.

s[moda]ti

Basta barba! di Marina Savarese

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omo barbuto sempre piaciuto! E ci credo, negli ultimi tre anni era quasi impossibile scovare un essere maschile senza peli in faccia, per cui o ti piaceva o ti arrangiavi; vichingo, tritone o Mangiafuoco, stile variabile secondo il colore dei capelli, ma tutti sempre opportunamente muniti di barba. Da questa stagione basta, i guru dello stile hanno decretato che si può procedere con una rasatura estrema, liberare i connotati facciali optando per il classico look da bravo ragazzo, quello con il volto pulito, i capelli corti, la riga da una parte con o senza gel. Noiso? Sembrerebbe, ma le varianti con il ciuffo sconvolto o effetto bagnato mettono d’accordo anche i ragazzi con l’animo un po’ più ribelle. Per i selvaggi veri, invece, quelli con le folte chiome ricciolute, arriva finalmente una buona notizia: non dovranno più fare la guerra con la loro testa nel vano tentativo di domarla; potranno andare in giro con i ricci liberi e sconvolti. Forse qualche hipster starà rabbrividendo solo all’idea di queste nuove tendenze, ma c’è spazio anche per loro, che possono iniziare a coltivare i baffi: a manubrio, a ferro di cavallo, dritti, fini o folti come un vero hombre messicano, saranno i degni sostituiti delle barbe, meno pirati e più intellettuali, alternativi in voga. L’importante è dare libero sfogo alla propria creatività…o almeno fingere, semplicemente seguendo i suggerimenti imposti da Mamma Moda.


23 La sciabolata

La bellezza di essere piccoli di Riccardo Morandi

“Stavo pensando una cosa molto triste, mi troverò sempre con una minoranza di persone” (Nanni Moretti, Aprile, 1998).

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on è compito facile essere grandi, essere maggioranza, essere qualcosa che rappresenta. Bisogna fare delle cose, lottare, come la Juventus che vuoi che non vuoi è sempre lì, fra i primi. Si prende gli sputi, si prende i sorrisi ironici, ma c’è sempre: e lo dico da tifoso viola, provando fatica pari a quella che forse ha provato Pete Best nel parlare dei Beatles. L’essere piccoli funziona sempre, perché ci condiziona. Ma non è un fenomeno dei nostri giorni, e ce lo dice la geografia. Basta vedere lo strano fenomeno che incontra a febbraio il nostro televisore su RaiUno, quando il Festival dei Fiori ci spara in pompa magna la Liguria come “terra da scoprire”. La Liguria, una striscia piccola piccola di Piemonte che come capoluogo ha un porto sul mare che tutto il mondo vede come un passaggio storto verso altre terre, vedi la Francia. La stessa carta geografica ci pone davanti il Cile, una lingua di terra fra un oceano e le Ande: la stessa bandiera che sventola al Polo Sud sventola a 4300 chilometri. Sfiga. Non parliamo poi del Portogallo, una regione della penisola iberica con una lingua totalmente diversa, la cui potenza è stata talmente travolgente da imporre ad una terra favolosa come il Brasile questo strano idioma fatto di suoni nasali. La mitizzazione dei piccoli è nata con l’uomo. Perché è facile sentirsi bravo quando sei piccolo.

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24 maggio musicale

Il Maggio è il suo pubblico di Gabriele Ametrano

M

usica, storia, armonia. Il Maggio Musicale Fiorentino è un pezzo di cuore della città. Quest’anno accende la sua 80esima candelina, e questo lo rende più luminoso che mai. L’inaugurazione dello scorso 24 aprile ha visto la bacchetta del Maestro Zubin Metha dirigere un grande concerto sinfonico in compagnia dell’eccezionale violino di Micheal Barenboin. È quindi cominciato così il programma, con grandezza e fedeli presenze. Segue un mese di appuntamenti che vogliono dare al pubblico solo grandi emozioni. Dal 5 al 14 maggio quattro recite del Don Carlo, opera in quattro atti di Giuseppe Verdi. Fu rappresentata per la prima volta a Parigi, al Théâtre de l’Académie Impériale de Musique: era l’11 marzo 1867. Da quella prima volta è stata poi realizzata centinaia di volte in tutto il mondo, con allestimenti e interpreti sempre diversi. Questa volta sarà il regista Giancarlo del Monaco ad immaginare la scena, i movimenti, le atmosfere mentre sul podio di direzione verrà illuminato nuovamente il Maestro Zubin Metha. Sarà un allestimento storico, con costumi d’epoca e giganteschi crocefissi. La tra-

gedia di Schiller da cui prende spunto l’opera di Verdi, meraviglierà ancora, stupirà, renderà ancora una volta magica e potente la scena del Maggio Musicale. Le giornate di recita prevedono anche una guida all’ascolto: quarantacinque minuti prima delle luci d’inizio vi sarà possibile approfondire la storia, conoscere le sfumature e godere di illuminanti elementi che vi porteranno alla comprensione di ciò che vedrete. Insomma, dire che l’opera lirica

è incomprensibile sarà una bugia: il Maggio Musicale Fiorentino offre l’opportunità di immergersi oltre il sipario, nella magia della musica. Per tutti gli altri appuntamenti del mese potete visitare il sito www.operafirenze.it.

casa jazz

Il suono intimo e indimenticabile di Marc Ribot a Fabbrica Europa di Giulia Focardi

M

aggio è un mese importante nel panorama dello spettacolo dal vivo, un ponte tra ciò che è stato costruito durante la stagione quasi passata e il brioso richiamo estivo, la voglia di piazze, di condivisione accaldata. È un mese che promette qualità, che chiude rassegne virtuose (Noa e Gil Dor all’Excelsior di Empoli il 24) e ne apre altre improntate sull’originalità delle proposte (Girone Jazz a Fiesole) e sull’assoluta contaminazione artistica: maggio, a Firenze, è infatti anche e soprattutto Fabbrica Europa, locus di reale creazione, di accrescimento necessario, dove sfamare la nostra fame di bellezza. Un’edizione, questa 24esima, che profuma di jazz e improvvisazione dall’inizio con il capolavoro di Coltrane, “A Love Supreme”, visto e interpretato (4 maggio) da due dei maggiori coreografi contemporanei - Anne Teresa De Keersmaeker e  Salva Sanchis. Un “tributo” al compositore afroamericano, a cinquant’anni dalla scomparsa, e al suo inno spirituale a cui De Keersmaeker e Sanchis daranno corpo e

materialità. Ma uno degli appuntamenti più attesi di Fabbrica, per Casa Jazz, è sicuramente il solo di Marc Ribot, in programma il 10 alla Stazione Leopolda. La carriera del chitarrista americano attraversa tutti i generi e molti l’hanno ascoltato, senza rendersene conto, nei dischi di Tom Waits ed Elvis Costello o nella colonna sonora di “The Departed” di Scorsese. Ricercato solista, ha suonato e partecipato alla registrazione dei dischi di importantissime star della musica mondiale, come Robert Plant, Diana Krall, Caetano Veloso, McCoy Tyner per citarne solo alcuni. Dalle sue collaborazioni con orchestre sinfoniche fino a quelle con luminari del soul e del jazz ( John Zorn in primis) la carriera di Ribot è un inno alla complessità e alla ricchezza della musica popolare delle Americhe. Allo stesso tempo il lavoro in solo è una delle costanti della sua ricerca, dall’interpretazione delle opere del suo mentore, l’haitiano Frantz Casseus, e di quelle Zorn fino al suo più recente capolavoro

“Silent Movies”. Dall’acustica all’elettronica, un concerto che distilla le esperienze di oltre 35 anni di carriera in un’intima e sorprendente conversazione con l’ascoltatore: un evento indimenticabile.

foto@barbara rigon


25

SUONI

di Gianluca Danti e Gabriele Sobremesa

Goldfrapp

Future Island

Silver Eye

The Far fields

Mute Records

4AD

Quattro anni dopo “Tales of Us” tornano a farsi vivi i londinesi Goldfrapp con il nuovo lavoro “Silver Eye”, un disco che si introduce perfettamente nell’attuale scenario musicale, dove la riscoperta dell’electro pop sta gradualmente conquistando il mercato discografico. Tanti sono i nuovi artisti che stanno rinvigorendo quelle sonorità che andavano per la maggiore a cavallo tra gli ’80 e i ’90; pensiamo ad esempio alle recenti pubblicazioni di Kelly Lee Owens e Austra, due progetti di qualità e che propongono un pop pieno di idee vive e abbaglianti. E’ questo il contesto in cui prende vita “Silver Eye” che vede la collaborazione di The Haxan Cloak (già a lavoro a fianco di Arca nell’ultimo album di Bjork), John Congleton (produttore di St.Vincent) e David Wrench (The XX, Fka Twigs, Caribou). Un disco che inevitabilmente risente di alcuni cambiamenti stilistici, con una tendenza sonora del duo britannico più connessa ai lavori del passato rispetto a quelli recenti. Se infatti in Tales of Us c’era un ricco utilizzo di archi e chitarre acustiche adesso i Goldfrapp si sono rimpossessati dei synth e delle melodie sensuali e minimal che hanno rappresentato il grande successo degli esordi, vedi i brani che aprono il disco “Anymore”, “Systmagic”. Il concetto alla base è quello della trasformazione: ci sono svolte inaspettate verso suoni ed atmosfere oscure (“Become The One”) assopite (“Fuax Suede Drifter”) inquietanti ed oniriche (“Zodiaco Black”) dove è facilmente distinguibile la mano del produttore Haxan Cloak che ha saputo fondere le due polarità del suono della band londinese. I dieci brani sono infatti una sintesi tra l’elettronica pura di Black Cherry con una dimensione più introspettiva e surreale tra improvvisi cambi di atmosfera, picchi di romanticismo (“Moon In Your Mouth”) e episodi di puro dancefloor (“Everything is Never Enough”). Un disco completo. (G.D.)

Era prevedibile, ma allo stesso tempo inspiegabile, che dopo l’uscita del bellissimo “Singles” (2014, 4AD) i fan si attendessero un salto di qualità o, peggio ancora, una rivoluzione nel suono dei Future Islands, con una carriera decennale alle spalle ma con una consacrazione tutto sommato fresca. Appare lampante che la formula della band statunitense non sia perfettibile in quanto già perfetta di per sé, e il nuovo arrivato “The Far Field” ne è la conferma: l’alchimia tra l’istrionismo vocale di Herring, la combinazione di basso e batteria e le tastiere new wave si consolida di nuovo in 12 pezzi che non avrebbero sfigurato nemmeno nella tracklist del celebratissimo album precedente. (G.S.) Saltland

A Common Truth Julia Holter

Constellation

In The Same Room Domino

Domino presenta “Documents”, una serie di registrazioni dal vivo in studio progettata per catturare in alta fedeltà gli arrangiamenti in continua evoluzione delle loro band. La prima uscita del lotto è “In The Same Room” di Julia Holter, session registrata in un paio di giorni agli studi RAK di Londra, dove la cantautrice losangelina presenta una tracklist di undici tracce che attinge principalmente dall’ultimo album “Have You In My Wilderness” ma ripesca anche dai lavori precedenti, ridando nuova luce a piccole perle come “Horns Surrounding Me”, “In The Green Wild” e “Betsy On The Roof ”. “In The Same Room” è un classico live della Holter, dove riecheggiano lontani gli esordi sperimentali e la semplicità nel rielaborare le composizioni è la vera protagonista insieme alle doti interpretative della musicista che dietro al microfono e alle tastiere viene accompagnata dalla particolare line-up degli ultimi cinque anni (viola, contrabbasso e batteria). Altamente consigliato sia come “documento” per i fan di vecchia data che una sorta di best of per chi ancora non si è approcciato al talento della cantautrice americana. E’ più che probabile che la Domino si sia già giocata la carta del “ti piace vincere facile” avendo a disposizione uno delle interpreti più innovative del panorama pop contemporaneo, ma vista l’imponenza del roster dell’etichetta inglese non ci resta che attendere trepidanti l’annuncio di nuovi “Documents”. (G.S.)

MADE IN ITALY

L’annosa e importante questione dei cambiamenti climatici è l’argomento principale di “A Common Truth”, secondo album di Rebecca Foon a nome Saltland. La talentuosa violoncellista ed esponente di spicco della scena post rock canadese (Esmerine, Thee Silver Mt. Zion, Set Fire To Flames), con il prezioso supporto di Warren Ellis (Dirty Three, Nick Cave and the Bad Seeds) al violino e all’armonium, realizza trame drammatiche, tese e sospese, ponendo domande dirette, formulando riflessioni e ipotizzando soluzioni per affrontare il problema climatico. In “A Common Truth”, nonostante l’intensa carica espressiva lasci quasi senza fiato, alla fine dell’ascolto persiste ancora un barlume di speranza.

(G.S.)

Out Of Place Artifacts

O.O.P.Art

Attivi dal 2005, i romani Out of Place Artifacts sono una band nata e cresciuta nella periferia di Roma Ovest. Dopo un EP di moderna new ma che strizzava l’occhio al post rock, sono usciti pochi mesi fa con il loro album di debutto “O.O.P.Art”. Un lavoro maturo, dove la base wave si espande verso molteplici direzioni sonore: c’è il folk americano (“Fully Obsessed With Coffee”), le melodie profonde combinate con cavalcate tipicamente post rock (“Little Boy”) ed interessanti accostamenti tra piano ballad e momenti di affascinante folkpop moderno (“Vetiver”). Vi stupirà per armonia e pienezza nei suoni e nelle liriche. (G.D.) suoni@lungarnofirenze.it


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PAROLE

di Gabriele Ametrano

Ogni spazio felice

La stanza profonda

di Alberto Schiavone Guanda - pag. 240 - euro 16

di Vanni Santoni Laterza - pag. 160 - euro 14

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siste uno spazio felice. Esiste se vogliamo vederlo, se vogliamo ricordarlo. Esiste se vogliamo e non ci rifugiamo unicamente nel dolore. Ada e Amedeo si sono amati e quello che è stato della loro vita insieme oggi è solo un piccolo bagliore negli occhi, prima che diventino vacui dopo troppi bicchieri di vino. Ma anche quella piccola luce potrebbe salvare dal passato, se solo si volesse vedere. Lei beve, oramai non esce quasi più. Lui cerca di credere ancora, di sognare, dietro la rassegnazione e il tempo passato. “Ogni spazio felice” di Alberto Schiavone è un romanzo sul devastante momento in cui la normalità precipita, e in quella caduta tutto sembra inarrestabile. Sicuramente esiste il modo di assorbire gli urti durante la discesa, ma dobbiamo essere capaci di superare il dolore e riattaccare i cocci se qualcosa va ulteriormente storto. La solitudine, la resilienza, l’amore: tra queste righe esiste lo spazio che forse assomiglia ad una felicità.

antoni è in corsa nella dozzina del Premio Strega: prima notizia. “La stanza profonda” è alla sua terza ristampa: seconda notizia. La terza notizia è che, per la prima volta nella sua storia, la casa editrice Laterza affronta questo percorso. I tre elementi, se mescolati con cura, rappresentano un cocktail di meraviglia e stupore, quasi un’incredula realtà. Soprattutto se si pensa al soggetto di questo romanzo, il mondo dei giochi di ruolo, la fantasia, il contrasto della vita inventata con quella reale. Un fenomeno sociale, raccontato da dentro, in profondità, ma con la necessità di sublimarsi fuori la stanza e diventare realtà. Come finirà l’avventura dello Strega lo decideranno i giurati. Al momento Santoni lo sta portando in giro per l’Italia cercando di battere il record personale delle presentazioni per singola pubblicazione, ad ora fissato a 106 per “Muro di Casse”. In bocca al lupo.

parole d’autore

Il cammino è una Chimera. Anzi, una Chipera. di Diego Fontana

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ltro che dimostrare la sfericità della terra. Se c’è qualcuno che con la sua impresa ha ridotto il globo ad una distesa piatta, ad una mappa scarnificata su cui misurare distanze e calcolare mete, quello - ci ammonisce Farinelli nel suo “L’invenzione della Terra” - è proprio Cristoforo Colombo. Con lui l’intero globo perde la dimensione dell’esperienza e viene inghiottito dal modello. Dal dopo Cristoforo a noi, che attraversiamo lande di spazio inerte, che scorre oltre i finestrini ed esiste solo in termini di chilometri da colmare, con lo sguardo incollato a un navigatore che ci nega la possibilità di sbagliare e ci redarguisce spazientito se la nostra abilità alla guida non si dimostra all’altezza dell’esattissima mappa-modello, il passo è breve. Oggi è l’intera realtà a doversi adattare alle mappe, non il contrario. WhatsApp è una mappa: se la doppia spunta è blu, la nostra vita reale è chiamata, in base alle regole del modello, ad aderire alle aspettative dell’interlocutore. Stiamo facendo altro? Non importa. Sono mappe i correttori automatici che instradano le nostre parole e sono certamente mappe i registri scolastici digitali, che comunicano implacabili la presenza del figlio a scuola, tranciando alla radice la possibilità di confrontarsi con la disobbedienza, di scoprirla, di prenderne le misure e di gestirne le conseguenze. Nessuno sembra volersi ricordare che Pinocchio, senza disobbedire, non sarebbe diventato un uomo. Ecco perché mettersi in cammino. Camminare oggi, che lo si faccia sui Passi di Francesco o su altre vie, è prima di tutto disobbedire. È un errare, un tuffarsi nel territo-

rio vivo, pulsante, sguazzando nella rinnovata possibilità di perdersi, di sbagliare strada, di sperimentare, di incontrare il non previsto, lo sconosciuto, l’altro. Perché è lì, dietro l’angolo dell’imprevedibile, che possiamo avvistare i nostri demoni e i nostri dei, e riconoscerli come porzioni di noi. Hanno nomi buffi e un poco stranianti, nel libro che ho tratto dall’esperienza del cammino francescano. Si chiamano Chipera e Cervero e Griphone e in molti altri modi. Chi si avventurerà tra le pagine potrà ritrovarli, debitamente organizzati in un Bestiario Immaginario. Ma l’invito, naturalmente, è di mettersi in cammino sui passi di Francesco, per avvistare i propri.

“Sui passi di Francesco” di Diego Fontana Ediciclo Edizioni - pag. 196 - euro 16 esercizi di stile / gabrieleametrano.com


28 Puntarella Rossa

Per Bacco... che Maggio Un mese tra vino&cocktail di Raffaella Galamini

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arà un maggio ad alto tasso alcolico a Firenze: gli appuntamenti del mese, in collaborazione con Puntarella Rossa Firenze, sono all’insegna di vino&distillati. Si parte con la seconda edizione della Florence Cocktail Week. Dal 1 al 7 maggio un calendario di eventi dove i bar storici e dei grandi alberghi sono incalzati da una nuova schiera di locali. Ci sarà un itinerario con 16 cocktail bar per altrettanti bartender, che si sfideranno sabato 6 maggio al Mercato Centrale. Per informazioni: www.florencecocktailweek.it Maggio è per eccellenza il mese delle scampagnate, delle gite fuori porta. Perché non andare a Certaldo? L’appuntamento è domenica 28 maggio con la Magnalonga del Boccaccio, passeggiata enogastronomica per le vie del borgo medioevale e il meraviglioso parco di Canonica. Informazioni su: www.lamagnalongadelboccaccio.it A tenere banco a maggio c’è anche la Mostra del Chianti di Montespertoli, giunta alla sua 59° edizione. Dal 28 maggio al 4 giugno una

fiera dedicata al Made in Tuscany ed alla tradizione locale, con degustazione di prodotti tipici. Sempre nel segno di Bacco. Per informazioni: www.mostradelchianti.it Sabato 27 e domenica 28 maggio torna anche l’appuntamento con Cantine Aperte con degustazioni ed assaggi. Quest’anno, si potrà fare un giro per le cantine della Toscana a bordo della Vespa. Un omaggio a uno dei simboli del Made in Italy. Per informazioni: www.movimentoturismovino.it Maggio si chiude con il ritorno di Run&Wine: il 31 scatta la corsa podistica non-competitiva di 7,5 km e la camminata di 3 km che nell’edizione zero ha avuto 400 partecipanti. La partecipazione è aperta a tutti i runners, walkers, wine lovers. Degustazione finale di vini. Informazioni su www.runandwine.it Informazioni su questo e altri eventi su: www.puntarellarossa.it o sulla pagina Facebook Puntarella Rossa Firenze. 


29 palati fini

Victoria sponge cake di Marta Staulo

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e molti per le festività religiose si ricongiungono con lo spirito (o forse più con l’alcol), io mi ricongiungo decisamente con il glutine. Nel mio paese maggio odora dei petali dei fiori e delle foglie di piante aromatiche sparse per strada, a segnare il percorso delle processioni, che il calpestare della gente esaspera e diffonde nell’aria per ore, dove le rose si mischiano al gelsomino, alle zagare e alle foglie di limone. Ed il dolce della festa è sempre una torta profumata e grondante come la Victoria Sponge Cake, dedicata alla Regina Vittoria, che non ne voleva sapere di mangiare solo salato a merenda. Ma maggio resta forevah il mese in cui torniamo liceali. E le rose e le Big Bubble panna e fragola sono gli aromi che meglio si sposano con i tramonti frizzanti di arancione e turchese di metà primavera e con i lucidalabbra con cui ci imbrattavamo la bocca a profumare le ultime interrogazioni. Penso siano questi i sapori appiccicosi dei vostri primi baci, che chissà ora con chi saranno a cambiare pannolini in chissà quale parte del mondo. Ma noi invece no, a progettare tea party e a rincorrere ancora qualche Coniglio Bianco. Adesso faccio come Brezsny ma spengo la mia passione per gli astri e vi do un compito: cercate su Facebook il vostro primo bacio e nel momento che vi renderete conto di sembrare sua figlia, per riprendervi, vi autorizzo a scofanarvi l’intera torta. gole profonde di Tommaso Ciuffoletti

Mamma com’è il tempo là fuori? Piove come al solito, tesoro mio. E cosa c’è per cena stasera? Pudding come al solito, tesoro mio.

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i dice che gli inglesi abbiano creato il più grande impero marittimo della storia per sfuggire al clima e alla cucina della loro terra natia. Come non capirli. L’epoca d’oro delle grandi navigazioni e dei capitani più coraggiosi che la storia ricordi. Da James Cook a Francis Drake, un po’ ufficiali di sua maestà la Regina, un po’ pirati. Gente che s’imbarcava per viaggi di settimane e mesi in terre che erano come pianeti lontani, sconosciuti e misteriosi. Partivano caricando a bordo tutto quel che doveva servire a mantenere l’equipaggio per l’intera durata del viaggio. Su tutto, era necessario caricare bevande che si mantenessero senza andare a male, sballottate da tempeste e arroventate dal caldo dei tropici. L’acqua non andava bene, perché s’imputridiva nel giro di poco tempo. Simile era la sorte della birra. Nemmeno i normali vini reggevano. Fu così che gli inglesi inventarono quelli che oggi chiamiamo “vini fortificati”. Vini la cui fermentazione veniva bloccata con l’aggiunta di liquore, che ne faceva salire la gradazione alcolica e manteneva il dolce degli zuccheri. Tra i grandi vini fortificati che gli inglesi inventarono in giro per il mondo, dal Marsala al Madeira, un posto d’onore se lo merita il Porto. Prendetevi qualche giorno di vacanza, andate a visitare le valli del Douro e risalite il fiume fino a Vila Nova de Gaia. Nell’attesa provate il 10 years old Tawny Port di Churchill’s. Eccezionale ed in vendita a soli 10 euro su http://www.churchills-port.com.


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STELLE

di Virginio

È finalmente primavera e tu, che cerchi l’anima gemella da tutte le parti, sembri proprio un’ape impazzita in un campo fiorito. Fai bene, potrebbe essere il momento perfetto per trovare la persona giusta per te. Occhio a non distrarti troppo, fra i tuoi amici c’è chi si prende gioco di te, e forse dovresti affrontarlo da solo e chiarire il vostro rapporto.

Il sole, i primi tepori, i prati verdi, i fiori che rinascono ogni giorno. Questo è senz’altro il periodo giusto per ripartire e per ricostruire, soprattutto per crescere. Accetta i tuoi fallimenti e traine un insegnamento, potrebbe essere illuminante, e vedrai che sarà già facile ritrovare la pace e la serenità con gli altri, soprattutto con chi ti ama davvero.

Un accordo nel linguaggio comune sarebbe un metodo civile e condiviso di trovare la soluzione ad un problema, magari attraverso una conversazione matura tra le parti e cercando di ascoltare e comprendere l’altra parte. Ecco, se vuoi ritaglia pure questo pezzo di giornale e leggilo ogni tanto, e magari cerca di applicarlo o impararlo a memoria, ne hai bisogno.

Maggio sarà per te un momento quasi magico. Vivrai esperienze che ti porteranno fuori dalla tua realtà, avrai voglia di spassartela continuamente e passare più tempo possibile con gli amici. Occhio perché potrebbe essere anche controproducente e portarti lontano dai tuoi obiettivi: tornare alla vita reale potrebbe essere difficile.

Dovrai impegnarti molto nel tuo lavoro questo mese, e questa non è una novità. Abituati, perché non sarà che l’inizio di un periodo molto intenso. Ti troverai a dover risolvere molti problemi, ma non farti travolgere dagli eventi, dopotutto non sei tu la causa di questa situazione. Evita comunque attriti e cerca la collaborazione dei tuoi colleghi.

Tutti ti vogliono e tutti ti cercano, questo mese sarai come una bomba energetica per chi ti starà accanto. La tua positività sarà contagiosa e riuscirai a sfruttare al meglio ogni occasione per stabilire nuove entusiasmanti connessioni che potrebbero rivelarsi molto utili anche in futuro. Insomma, un mese da ricordare. Bello, no?

Un po’ di accortezza e di premura ti aiuteranno ad affrontare sia le piccole difficoltà di ogni giorno, che i problemi più annosi che ti trascini da ormai troppo tempo. Riuscirai anche a passare un periodo stabile e positivo finalmente, per questo ti consiglio di provare qualcosa di nuovo, qualsiasi essa sia, tanto per cambiare. Basta stereotipi.

Finalmente un po’ di stabilità. Se ultimamente hai avuto qualche problema, magicamente ora sparirà. Sarai sulla stessa lunghezza d’onda di chi ti ama tanto da riuscire a comunicare empaticamente. Questo potrebbe portarti a dare ancora più solidità al tuo rapporto, e non dovresti aver paura di fare il passo successivo. Buttati.

Più che il risveglio della primavera, per te sarebbe meglio andare in letargo. Non sarà un bel mese, ma dopotutto sei stato un po’ troppo freddo e distaccato con chi ti vuole bene, quindi non lamentarti e cerca di recuperare. Qualche gesto romantico aiuterebbe. Sul lavoro non fare troppo il leccapiedi, qualcuno potrebbe non apprezzare.

Questa volta non aspettarti l’aiuto di nessuno, pensa a salvarti da solo, dopotutto anche gli altri attorno a te faranno lo stesso. Sfoga la tua rabbia e insoddisfazione con un amico vero, saprà certamente come starti vicino e tirarti su il morale. E ricorda che il modo migliore per non farsi sopraffare dalla noia è cercare di esprimere sempre la propria creatività.

Questo mese non fare l’orso, come al solito tuo. Segui il tuo istinto e vai a caccia dell’anima gemella piuttosto, vedrai che sarà più bello e facile di quanto immagini. Certo, questo tipo di ricerca porta anche a dover superare esperienze dolorose, ma ti scoprirai più forte di quanto immagini e ricominciare non sarà così difficile.

Parla, perché parlando tutto diventa più chiaro: si evitano incomprensioni, ma soprattutto si evita che gli altri si preoccupino per te quando non ce n’è motivo. Quindi parla, e tutto si rimetterà a posto. Non esagerare troppo con le pause-caffè, anche se la monotonia del lavoro ti porta quasi ad addormentarti.


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