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Maggio 2016

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FA B B R I C A EUROPA

JAN FABRE L’UNIVERSALE

A RT IGI A NATO

e PALAZZO L’A G E N D A D I

MAGGIO


3 / 8 maggio Teatro della Pergola SEBASTIANO LO MONACO

IL MIO NOME È NESSUNO L’Ulisse di Valerio Massimo Manfredi regia Alessio Pizzech

8 e 15 maggio Teatro della Pergola

IN SUA MOVENZA È FERMO Viaggio teatrale da un’idea di Riccardo Ventrella testi e regia di Giovanni Micoli in collaborazione con La Compagnia delle Seggiole ore 10.00 / 11.00 / 12.00

24 / 25 maggio Teatro della Pergola

BATTLEFIELD basato su Mahābhārata e lo spettacolo scritto da Jean-Claude Carrière adattato e diretto da Peter Brook e Marie-Hélène Estienne

www.teatrodellatoscana.it 6 / 8 maggio Teatro Studio MARCO BALIANI

TRINCEA scritto e interpretato da Marco Baliani regia Maria Maglietta

TEATRO DELLA PERGOLA Via della Pergola, 12/32 - Firenze 055.0763333 pubblico@teatrodellapergola.com www.teatrodellapergola.com TEATRO STUDIO VIa Donizetti, 58 - Scandicci (FI) 055.0763333 pubblico@teatrodellapergola.com www.teatrodellatoscana.it


EDITORIALE di matilde sereni Si dice che maggio sia il mese dell’amore e delle rose e manco a farlo apposta questo che avete tra le mani è un numero particolarmente prezioso per la storia di Lungarno. Si consolidano importanti collaborazioni e se ne stringono di nuove; prendono vita progetti paralleli che se da una parte si fondono in un tutt’uno con la rivista, dall’altra acquisiscono identità proprie sempre più forti. Mi riferisco principalmente alla serie di eventi Itinerarno, agli appuntamenti mensili su NovaRadio e alle videointerviste #NuoviArtigiani che ci fanno brillare gli occhi quasi quanto a guardare la tartaruga gigante di Jan Fabre a mezzogiorno. Fabbrica Europa 2016 è il fiore all’occhiello di questo mese, non di Lungarno ma di Firenze intera e forse anche qualcosa di più. Noi la seguiremo come un girasole segue il sole e il programma da leccarsi baffi, occhi, orecchie e quel che più vi piace rende tutto estremamente più facile e divertente. Vi abbiamo preparato due itinerarni ad hoc per l’occasione, più avanti scoprirete come. L’altro evento degno di nota è sicuramente Artigianato e Palazzo, una quattro giorni sul mondo degli artigiani giunta alla sua XXII edizione durante la quale i nostri #NuoviArtigiani saranno proiettati in loop nell’adrone di Palazzo Corsini, per la gioia dei vostri occhi e del nostro cuore. Non ho più spazio per scrivere qualcosa su Jan Fabre, L’Universale, Share Popup o su tutte le altre pillole di bellezza che troverete girando questa pagina, ma confido nella vostra curiosità. A Firenze non c’è mai niente da fare, ricordatevelo. Buona lettura

IN COPERTINA LEOPOLDA

di Gianluca De Vivo

La stazione Leopolda, uno spazio per l’innovazione.

SOMMARIO

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Gianluca De Vivo è un copywriter con una grande passione per l’advertising e l’ illustrazione, ha studiato comunicazione pubblicitaria allo Ied di Firenze, città dove vive e lavora come freelance. gianlucadevivo89@gmail.com​

Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Firenze n. 5892 del 21/09/2012 N. 40 - Anno IV - MAGGIO 2016 - Rivista Mensile - www.lungarnofirenze.it Editore: A  ssociazione Culturale Lungarno - Via A. Scialoja, 33 - 50136 Firenze - P.I. 06286260481 Direttore Responsabile: Marco Mannucci • Direttore Editoriale: Gabriele Ametrano Responsabile di redazione: Riccardo Morandi Social Media Manager: Bianca Ingino, Valentina Messina Editor: Cristina Verrienti • Amministrazione: Arianna Giullori Stampa: Grafiche Martinelli - Firenze • Distribuzione: Ecopony Express - Firenze Hanno collaborato: Caterina Liverani, Cristina Romeo, Alba Parrini, Marta Staulo, Martina Milani, Alice Cozzi, Michelle Davis, Giulia Focardi, Silvia Amerighi, Maria Carmela Saracino, Mattia Marasco, Davide “Deiv” Agazzi, Raffaella Galamini, Tommaso Rosa, Erika Gherardotti, Leonardo Cianfanelli, Tommaso Chimenti, Riccardo Morandi, The NightFly, Pratosfera, Leandro Ferretti, Nanni, Tommaso Ciuffoletti, Faolo Pox, Gabriele Ametrano, Aldo Giannotti, Gianluca Danti, Gianluca De Vivo. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta senza l’autorizzazione scritta dei proprietari. La direzione non si assume alcuna responsabilità per marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti, né per cambiamenti di date, luoghi e orari degli eventi segnalati. Con il contributo di

Scopri dove trovare Lungarno su www.lungarnofirenze.it

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L’UNIVERSALE di caterina liverani

VIOLAPOP

di tommaso ciuffoletti e tommaso rosa

ARTIGIANATO E PALAZZO di raffaella galamini

FIRENZE CONTEMPORANEA di erika gherardotti

FABBRICA EUROPA di davide “deiv” agazzi

ATTESE DI STAGIONE di tommaso chimenti

THE GRACE OF JOAN AS... di gianluca danti

SHARE POPUP di michelle davis

MAGLIUOMINI di silvia amerighi

RUGBY SUBACQUEO di riccardo morandi

LA PAVLOVA ALLE FRAGOLE di marta staulo

L’AGENDA DI MAGGIO

18 MAGGIO DA NON PERDERE

•P  IAZZA DELLE CARCERI di pratosfera • EMPOLI A MAGGIO di silvia amerighi • LA VESPA di maria carmela saracino • NOI VI CI MANDIAMO a cura di riccardo morandi • NOI CI ANDIAMO news dall’ente CRFi • IL BAR DEANNA di leandro ferretti • LE CASCINE

di mattia marasco

• I MMAGINI DA UN NON-MATRIMONIO di martina milani • MAGGIO BAMBINO di cristina romeo • TANTO DI CAPPELLO di alice cozzi • L’ESTATE... di nanni the pug • I L DEGRADO di tommaso ciuffoletti • BELLA LIVORNO... di riccardo morandi • SOCIAL TRAVELLING • PAGINE

di alba parrini

di gabriele ametrano

• I L CINEMA E... di the nightfly • MUSICUS CONCENTUS • SUONI

di gianluca danti

• STELLE

di faolo pox

di giulia focardi


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pellicole

L’UNIVERSALE di caterina liverani

L

o scorso 13 aprile al Teatro Verdi è andato in scena L’Universale. Non stiamo parlando solo dell’anteprima nazionale del film bello e appassionante diretto da Federico Micali, ma anche dello spirito, del sogno, dell’idea e del meravigliosamente nostalgico ricordo del cinema fiorentino chiuso nel 1989 e dei suoi anni ruggenti. Quelli del motorino che entrava sgommando in sala, del pubblico che per spezzare il turbamento provocato da Ultimo tango a Parigi incitava Marlon Brando dal fondo della sala, dei film di John Wayne, ma anche di quelli di Akira Kurosawa e di una Firenze per la quale il cinema era condivisione, divertimento e riflessione. Davanti a un pubblico giocoso, irriverente ma anche inevitabilmente commosso, il cinema è riuscito a raccontare il cinema e il suo impatto sul fiume di vite e di storie che popolavano la storica sala di San Frediano. Federico Micali, artefice di questa accurata e tanto attesa rievocazione della nostra storia cittadina recente, racconta il suo “Universale”. Il tuo rapporto con il Cinema Universale è cominciato ben prima di questo film, con la realizzazione del documentario Cinema Universale d’Essai. In realtà la mia relazione con quella sala comincia ancora prima del documentario. Quasi contemporaneamente alla sua chiusura, assistetti a una proiezione del film Miranda di Tinto Brass, titolo che rende abbastanza l’idea di quello che

quel cinema era diventato, anche se rimaneva comunque un’esperienza divertente. Tutto quello che riguardava quel cinema mi aveva sempre molto affascinato e la realizzazione del documentario mi ha permesso di continuare a raccogliere degli aneddoti da parte di chi lo ha vissuto direttamente. Da lì la voglia di scrivere una storia utilizzando l’Universale come espediente narrativo, un luogo in grado di cambiare insieme alla città ed esserne lo specchio, è venuta quasi automatica. I protagonisti, i giovani Francesco Turbanti e Robin Mugnaini che vanno a completare un ottimo cast, nel quale figurano anche Claudio Bigagli, Paolo Hendel, Vauro e Anna Meacci, sono davvero eccezionali, come li avete trovati? Merito della lunga gestazione che ha avuto il film, che mi ha permesso di fare molti provini mentre, mano a mano, si faceva sempre più chiara l’idea degli attori che cercavo. Alla fine li ho trovati: Francesco è straordinario, Robin che già conoscevo è davvero tagliato per il ruolo che interpreta, mentre Matilda (Lutz) era proprio quello che desideravo. Avevo fatto un po’ di tentativi per cercare la mia attrice e quando l’ho finalmente trovata è bastato solo lavorare per perfezionare il suo accento toscano. Non avevamo molto tempo per le riprese e quindi abbiamo fatto tante prove in modo da trovare il giusto registro e ottimizzare i tempi. È stata un’occasione per affiatarci e capire cosa io volevo e cosa loro potevano darmi.

Quali sono i tuoi riferimenti nel mondo della regia? Guardo davvero di tutto, ma in particolare sono affascinato dalla commedia all’italiana come quella di Monicelli, che ho avuto il piacere di incontrare per la realizzazione del mio film L’ultima zingarata, e Paolo Virzì. Con entrambi questi autori condivido, oltre alla territorialità, gli intenti. In generale mi piacciono i film che partono da storie potenti con solide sceneggiature. Un cinema come l’Universale potrebbe aprire al giorno d’oggi, con le sale che chiudono e le persone che le battute sagaci se le scambiano su Facebook, magari proprio mentre guardano un film scaricato illegalmente? No, e lo dico senza nostalgia. L’Universale era il frutto di un’epoca che è trascorsa. Quello che però mi piace che passi con il mio film è l’importanza della sala cinematografica e l’amore per quella parte del cinema che non è pellicola, ma è ambiente, dove un film può essere respirato grazie ad esempio alla presenza di un bar, allo spirito di comunità e aggregazione. Mi auguro che delle realtà del genere continuino a esistere, anche per permettere ai film indipendenti di “decantare”. Forse allora davvero L’Universale, il nostro Universale, dobbiamo cercarlo dentro di noi continuando ad alimentare, come hanno fatto i realizzatori di questa impresa, il nostro amore per il cinema, perché come ci ricordano le battute finali del film noi «il cinema lo faremo vivere ovunque».


pop

VIOLAPOP di tommaso ciuffoletti e tommaso rosa

O

rmai è un appuntamento fisso quello di incontrarsi a cena alla trattoria Cent’Ori in San Niccolò. Siamo due Tommasi e un Benedetto. Ferrara, per l’esattezza, e stavolta dobbiamo intervistarlo, perché il 25 maggio va in scena all’Obihall con Violapop. Uno spettacolo su Firenze, i fiorentini, la Fiorentina e altri pretesti. Regia di Massimo Alì e Leonardo Venturi, quest’ultimo attore consumato che divide anche il palco con Ferrara. E con loro ci saranno anche Gaia Nanni, Simone Martini, Giovanni Concutelli, Matteo Dovellini, Emanuele Levantino e le musiche di General Stratocuster and The Marhals e Orla. Potete comprare i biglietti al Box office, all’Obihall, al Puccini, online e al limite anche dal Giani che pare gestisca il bagarinaggio per l’occasione. Ferrara che piace a tutti A noi non ce ne frega nulla perché vogliamo solo mettere in difficoltà Benedetto. Ci sta sul cazzo perché piace a tutti e vogliamo scoprire se anche lui, in realtà, si mette i calzini col buco sull’alluce, le mutande all’incontrario e parcheggia in divieto di sosta. E così noi due Tommasi ci troviamo mezz’ora prima al ristorante. L’idea sarebbe quella di complottare, concertare una strategia, ricordarci come si scrive Benalouane. In realtà beviamo. E molto. Fanculo Ferrara che piace a tutti e noi che apriamo bottiglie. Amor vincit omnia E così quando arriva stiamo già sognando di riesling renani, di contadinotte austriache dai fianchi generosi, di malbec argentini, gauchos, viaggi, droga, miraggi. «Oh, e mi serve un decino per pagare il taxi.» Eccolo. Dannato e dannatissimo! Guadagna il triplo di noi due messi insieme e ci si deve frugare in tasca per pagargli

il taxi. Ma poi lo guardi che gli scappa da ridere anche a lui ed è subito festa. Ma vai va, che poi a mezzanotte è anche il tuo compleanno, Benedetto. Ferrara per l’esattezza. Magari si va a festeggiare al Kama Kama. Io non scrivo di economia aziendale «Io voglio mantenere sempre un’anima pop. Sono contro l’intellettualismo nella narrazione del calcio. È inutile farsi le beghe (non ha detto beghe, no, ha detto altro), per quanto bravo tu possa essere a scrivere, alla fine devi mettere insieme pancia e cuore.» Attacca così che siamo ancora all’antipasto e non sappiamo se si è preparato, non sappiamo se è colpa del Brunello, ma ha ragione. «Io non ho grandi doti, ma ho 55 anni e non mi prendo sul serio. Non dico sia saggezza, ma insomma ragazzi (stavolta sì, ha detto proprio così ragazzi, che se avesse detto milf ci sarebbe andato più vicino) io non scrivo di economia aziendale, io scrivo di Fiorentina e per farlo devo passare attraverso le emozioni. Cerco di arrivarti al cuore, poi magari non ci riesco, ma ci provo. Così come provo a scrivere sempre quello che penso. Cerco di essere onesto, ma devo passare per i sentimenti.» La Fiorentina è un pretesto per parlare di noi «Mantenere una dignità ironica e divertente partendo da un assunto: certe cose Firenze se le tira dietro per una vita. Prendete il 4 a 2 alla Juventus. Se ne parlerà oltre ogni ragionevolezza. E perché secondo voi?» Ci guardiamo perplessi e ci buttiamo: «È qualcosa che ha a che vedere con Ciccio Baiano?» «Ma no cacchio (non ha detto cacchio, no, ha detto altro), è perché la Fiorentina è un pretesto per parlare di noi, delle nostre vite, delle nostre vicende.» Annuiamo. È arrivata la tagliata. Io ho grande simpatia per Giani Sì dice proprio così. «Ho grande simpatia per

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DECINOPOP di violapop Il taxi non prende il bancomat. E così entro da Cent’ori di corsa a mendicare un decino. Titolo possibile: il cielo sopra Braccino. Ci avevo pensato, per Violapop 2016. Poi ho anche pensato che mi avrebbero tolto l’accredito stampa per il Franchi. Anche “Fruga per la vittoria” sarebbe stato ganzo. Stesso problema. Uno dei due Tom mi allunga il decino, pago il tassista e penso che stavolta intervistano me. Ma io non vorrei. Cioè, Violapop è di tutti noi. Di Leonardo, per cominciare. E di Massimo. Poi c’è la band, e Gaia e Simone, due fenomeni. I due Tom sono già alticci e hanno l’aria di chi sogna contadinotte austriache dai fianchi generosi. Loro sono trentenni cool, io un quasi cinquantacinquenne figlio degli ottanta con tre figli e un nipote. I due Tommasi fanno domande e si danno risposte. Ma io gli voglio bene, perché sono veri. Ragazzi, Violapop è un passaggio emozionale sulle nostre vite con una colonna sonora molto rock. Lo spettacolo è nuovo di zecca. Io voglio dire solo questo. Mi capiranno? C’è da fidarsi dei giornalisti? Oddio, forse no, visto che ancora non ho restituito il decino. Giani. Gliel’hanno tirato in tasca. Ok. Ma lui è sempre lì. Anzi, è sempre qui. E qui lui è Giani. Poi io lo piglio in giro e lui non si offende, ma insomma Giani c’è. E la politica è anche questo.» Violapop. Gianipop. All’Obihall come allo stadio «Sono 1.600 persone in una sola serata. Il 25 maggio sarà un po’ come essere allo stadio. E vorrei quel clima. Si tratta di uno spettacolo dannatamente emozionale e molto rock, ma purtroppo non abbiamo tanto tempo per provarlo… come? Uno spettacolo sulla Fiorentina? No, ve l’ho detto, è uno spettacolo su di noi.»

Per i soci di Lungarno riduzione sul prezzo del biglietto


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artigiani

NEL SEGNO DELL’ACQUA di raffaella galamini

A

come Arno, come Alluvione, come acqua ma soprattutto come Artigianato e Palazzo. È nel segno del bene più prezioso la XXII edizione della manifestazione dedicata all’artigianato di qualità. Dal 12 al 15 maggio le botteghe artigiane si trasferiscono negli angoli più suggestivi e nelle limonaie del Giardino Corsini, a Firenze, per mettere in mostra la loro produzione di punta. Nel segno dell’acqua. Un modo, per gli ideatori e i promotori di Artigianato e Palazzo, Giorgiana Corsini e Neri Torrigiani, di ricordare la tragica ricorrenza del 2016: i cinquant’anni dell’Alluvione a Firenze. Un ricordo doloroso che si trasforma in momento di rinascita e creatività grazie all’estro e alla fantasia delle botteghe in mostra. Oltre novanta i maestri artigiani italiani e stranieri pronti a mostrare i segreti delle loro botteghe ai visitatori, creando dal vivo oggetti preziosi e unici dove l’acqua è protagonista nelle varie fasi di lavorazione. Al fianco dei maestri artigiani una pattuglia di LUNGARNO C’È. Per tutta la durata di Artigianato e Palazzo le video-interviste Nuovi Artigiani realizzate dalla redazione di Lungarno, saranno proiettate in loop nell’androne di Palazzo Corsini. Venerdì 13 maggio alle ore 16.00 sotto la Loggia del Buontalenti saremo inoltre presenti all’incontro “La grande occasione? Produzione artigianale e generazione di contenuti nell’era digitale”. Nelle giornate di giovedì 12 e venerdì 13 i soci di Lungarno avranno diritto a una riduzione all’ingresso. Venite a trovarci!

giovani creativi. Per il terzo anno si rinnova la sfida di Blogs&Crafts, il concorso dedicato ad artigiani under 35 e a blogger. La gara, realizzata in collaborazione con Fondazione Ferragamo, vede dieci giovani artigiani, tra cui liutai, remaioli, designer, pellettieri e ceramisti esporre all’interno del Giardino Corsini. I migliori blogger, esperti di artigianato, lifestyle, moda, turismo e cultura, sono chiamati invece a descrivere, filmare e raccontare con un live blogging tutti gli eventi e le novità della mostra. Per i bambini dai sei ai dodici anni, nello spazio H2OmA Education, laboratori artigianali dove seguire corsi di decorazione e lavorazione della carta, doratura del legno, sbalzo, creazione di accessori e profumi. Per queste attività, la mostra si avvale della collaborazione del servizio didattico del Museo Horne, del progetto Let’s Work Artisans! Junior, di Atelier degli Artigianelli e delle aziende artigiane Maselli bottega d’arte, Giusto Manetti Firenze, Mazzanti Piume, Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, Penko Bottega Orafa. Non solo artigianato, ma anche alta cucina. Si rinnova l’appuntamento con Ricette di famiglia, appuntamento dedicato alle presentazioni di libri gastronomici con degustazioni a cura della giornalista Annamaria Tossani. Nel Giardinetto delle Rose, dove Riccardo Barthel ha allestito una cucina da sogno, con tanto di piatti Richard Ginori, sono attesi chef e scrittori. L’appuntamento clou è con il Maestro Gualtiero Marchesi, a Firenze per presentare il suo libro di 133 piatti (non ricette) Opere/works il 12 maggio alle ore 18. È proprio il caso di dire che ad Artigianato e Palazzo non si frigge con l’acqua. http://www.artigianatoepalazzo.it

NUOVI ARTIGIANI

di alice cozzi

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rmai è un dato di fatto. È il momento di (ri)nobilitare i lavori manuali. C’è bisogno di concretezza, di vedere quello che si fa, di produrre con un’attenzione artigianale, siano opere di falegnameria, bijoux, lampade o divani. Ma chi sono davvero i nuovi ambasciatori di questi antichi mestieri? Come lavorano? Cosa hanno cambiato? Nuovi Artigiani è appunto la prima web video serie realizzata da Lungarno, che racconta gli artigiani della nuova generazione. In una città come Firenze, che rappresenta da sempre il meglio dell’eccellenza artigiana italiana nel mondo, questi antichi mestieri sono portati avanti da una nuova generazione con un approccio differente: esperimenti innovativi fatti su un sapere tradizionale. A Firenze gli artigiani under 35 sono tantissimi. C’è chi riprende la bottega di famiglia, chi viene da un lungo percorso di formazione, chi si mette alla prova con tecnologie sperimentali. Eterogenei sono i loro percorsi, così come i quartieri in cui si trovano: San Frediano, San Niccolò, Santa Croce, Santo Spirito. Perché la creatività non conosce limiti e unisce tutta Firenze.


arte

di erika gherardotti

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el calendario fiorentino c’è una ricorrenza annuale attesa da molti appassionati d’arte. Si tratta della personale del Forte Belvedere. Un evento che affonda le sue radici nel lontano ’73, anno in cui espose Henry Moore. Imitato, in seguito, da molti gli artisti che hanno portato le loro opere tra i bastioni della fortezza medicea. Poi un lungo stop. Nel 2013 la ripresa con Zhang Yuan, Giuseppe Penone e Antony Gormley. Il Forte Belvedere costituisce oggi un punto d’incontro tra l’arte rinascimentale e quella contemporanea, come una porta temporale. Un luogo che permette ai visitatori di girare intorno alle opere, e di prenderne parte, offrendo loro al contempo un panorama mozzafiato. Storico e moderno, spazi aperti e spazi chiusi in cui lo spettatore può idealmente toccare con mano la dimensione dello spazio-tempo. Le sculture esposte prendono vita, assoggettate al sole, al passaggio delle nuvole, alla pioggia, in un movimento perpetuo di luci e di ombre, in una Firenze che vuole andare oltre il Rinascimento, guardando al futuro con atteggiamento positivamente sfacciato e provocatorio, ma mai fuori luogo. Le opere fin ora esposte hanno sempre mantenuto uno stretto dialogo con la realtà nella quale sono state inserite: dalla scala gonfiabile di Paola Pivi, alla statua dorata, in un certo senso apotropaica, Pluto and Proserpina di Jeff Koons. Dopo il minimalismo di Gormley s’inserisce

Jan Fabre (in mostra al Forte Belvedere, Palazzo Vecchio e in piazza Signoria fino al 2 ottobre). Un artista non sconosciuto alla città, che ha già esposto in occasione di molte collettive e ha presentato alcune performance. Si tratta di un artista eclettico e poliedrico, di largo respiro: scultore, autore, performer, coreografo, regista… La sua creatività artistica non può essere confinata in un unico appellativo. Creatore di atmosfere magiche, realizza opere senz’altro di forte impatto senza tuttavia dimenticare le sue origini fiamminghe. Fabre porta a Firenze quell’arte che non deve essere protetta tra le quattro mura di un museo privato, ma esposta al pubblico. Pronta a ricevere consensi e dissensi. Pronta a far parlare di sé facendo riflettere. Appassionato di entomologia, applica la sua conoscenza in materia sia all’arte figurativa che alle sue coreografie. Alcune opere sono infatti ricoperte dai gusci di coleotteri. Artista senz’altro provocatorio, ama stravolgere gli schemi portando all’esasperazione le discipline nelle quali si cimenta, camminando tra il sacro e il profano, tra lo spirito e la materia come un minatore. Egli stesso definisce la parola artista in questo modo: «Un artista è come un minatore, scava sempre più a fondo e scopre nuove vene, si va da una vena all’altra. E non c’è nessuna risposta definitiva, unica». Dal suo Diario del 1978. E ancora definisce se stesso come «un cavaliere della bellezza, un cavaliere della disperazione.» In Piazza Signoria possiamo oggi ammirare Searching for Utopià (in parallelismo con il

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monumento equestre di Cosimo I) e The Man Who Measures the Clouds. Due sculture che ritraggono l’artista in veste di cavaliere e di guardiano. Come se fosse il canale di comunicazione tra la Terra e il Cielo, l’artista urla al mondo la forza dell’immaginazione, diventando egli stesso spiritual guard, invitandoci a misurare con lui le nuvole. In Palazzo Vecchio si trovano altre sue sculture tra le quali spicca il mappamondo, in stretto dialogo con quello di Ignazio Danti. Il 15 maggio al Forte si inaugurerà la personale Spiritual Guards a cura di Melania Rossi, Joanna De Vos e Sergio Risaliti. Consisterà in un’esposizione di circa sessanta opere (tra le quali due create appositamente per l’occasione) realizzate in bronzo e cera, più una serie di video su alcune performance. All’esterno si potranno ammirare due schieramenti scultorei composti da sette enormi scarabei. Oltre a una serie di autoritratti dello stesso Fabre a figura intera. Gli scarabei sono per Fabre simbolo di metamorfosi naturale e artificiale, come per Kafka. Guardiani e custodi, vanitas tra il terreno e l’eterno. Narrano la vita umana, esplicano la volontà dell’artista nel creare una fusione tra vita e morte, animale e umano, corpo e mente. Ma gli appuntamenti con l’arte contemporanea non finiscono qui, a Firenze arriveranno anche Bourgeois, Wurm e Ai Weiwei, ma per loro toccherà attendere settembre.


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musica

FABBRICA EUROPA di davide “deiv” agazzi

E

ppur si muove. È l’Estate Fiorentina, che sembra partitire con il piede giusto, dopo anni di oblio. Colpa dei finanziamenti sempre più miseri, si dirà. Vero. Ma anche di alcune scelte da parte dell’amministrazione decisamente miopi quando non proprio scellerate. Come la schizofrenica gestione del parco delle Cascine: da spazio abbandonato a epicentro del divertimento. Nell’orbita dell’estate fiorentina si inserisce da sempre anche Fabbrica Europa, festival multidisciplinare (teatro, danza, musica) in grado, spesso, di camminare in equilibrio su quel sottilissimo filo che unisce qualità e quantità. Sul fronte musicale, i nomi da segnare nel cerchietto sono quelli del nigeriano Bombino (che torna per il Festival au Désert) e dell’inglese Daddy G, padre fondatore dei mai troppo lodati Massive Attack. Certo, l’annuncio di una data live del trio il mese dopo (alla Cascine, per l’appunto) ha in qualche modo depotenziato l’evento, ma si tratta comunque di una serata da non perdere per gli amanti delle linee di basso particolarmente grasse. Restiamo in Inghilterra per salutare con entusiasmo la serata dedicata alla Ninja Tune, storica etichetta che, soprattutto durante gli anni Novanta, ha saputo dare una propria lettura, elegante ma non per questo meno energica, al rap. Nomi come Herbaliser o Roots Manuva hanno

mosso qui i loro primi passi. Ma la torcia del groove è stata tramandata e alla stazione Leopolda troveremo Actress e Seven Davis Jr. Negli anni Novanta debuttarono anche i torinesi Subsonica, a cui la formula di “elettronica per tutta la famiglia” ha donato enorme popolarità. Due costole di quel progetto saranno a loro volta impegnate in altrettante avventure musicali. Il leader Samuel duetterà con il trio jazz Barber Mouse, mentre Max Casacci salirà sulla tramvia per campionarne i suoni e rielaborarli in seguito in una jam collettiva che lo vedrà impegnato con gli eroi locali della scena musicale. Massimo rispetto per gli inglesi, ma vuoi mettere campionare uno di Scandicci?

LUNGARNO seguirà​l’edizione 2016 di ​Fabbrica Europa​con racconti, contenuti 2.0 e due nuove edizioni di Itinerarno (#2 e #3), il format di percorsi tra gusto e cultura inaugurato lo scorso 20 marzo. Le giornate saranno il 5 e il 12 maggio in concomitanza di due appuntamenti musicali a noi molto cari. Tutto inizia alle 18.30 del 5 maggio, giorno di inaugurazione di Fabbrica e dei suoni delicati di Lucrecia Dalt. La producer di origini colombiane laureata in ingegneria geotecnica, presenterà OU, ultimo disco dai ritmi sottili e sound elettronici sperimentali. Stessa attenzione per Max Casacci e Daniele Mana che incontreremo nella tappa conclusiva di Itinerarno #2 alle 19.30 alla Stazione di Santa Maria Novella per assistere live alla registrazione dei paesaggi sonori, materiale del dj set conclusivo. Il 12 maggio Itinerarno #3 sarà tutto per Cristina Donà e il suo Sea Song, produzione firmata Fabbrica Europa, per un omaggio ai suoi grandi autori del cuore (Robert Wyatt, Nick Drake, Nick Cave, Radiohead, Paolo Conte, Lucio Dalla). Partecipando ad Itinerarno si ha diritto ad una riduzione sul biglietto dello spettacolo.


sipario

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PAOLO POLI

di tommaso chimenti

P di tommaso chimenti

A

maggio si attende sempre, da una parte gli ultimi colpi di cannone delle stagioni al chiuso, dall’altra l’apertura dei festival, le giornate più lunghe, le magliette corte, come le braghe, birre fresche, pelli abbronzate, un mojito, il fine settimana in Versilia. L’attesa di grandi visioni, di spettacoli internazionali, di miscuglio di lingue e linguaggi e scene, ci porta direttamente alla Stazione Leopolda, luogo magico che già di per sé vale il viaggio, il parcheggio selvaggio, la possibile multa. Nome magico anche quello di Peter Brook che ci fa riassaporare la battaglia e le gesta di corpi e soldati e famiglie e casati lontani nel tempo con Battlefield (24 e 25 Teatro della Pergola), a trent’anni dal Mahabharata per continuare a riflettere su divisioni e conflitti, su spaccature e frontiere. Una grande frontiera può essere rappresentata dal Mediterraneo. Lo sappiamo accendendo ogni giorno il telegiornale, barchette, carcasse, natanti che prendono acqua, che s’imbarcano di salmastro. Lina Prosa (nomen omen mai fu più azzeccato) è divenuta la drammaturga di sbarchi e migranti con i suoi testi lirici, e della situazione femminile. Stavolta (il 21 al Teatro Manzoni di Calenzano) le sue parole si sono concentrate su Esecuzione/Ifigenia, come nel mondo se deve essere compiuto un sacrificio il dito indichi sempre e comunque un capro espiatorio che sia madre, donna, figlia, la giusta vittima per ogni stagione, l’obolo perfetto, il martire prediletto. La poesia di Pasolini si è sempre concentrata sugli ultimi, sugli esuli, sui derelitti, sui ragazzi di

strada, sulle periferie. Stava lì la linfa, il germe del cambiamento, la sofferenza che porta dolore, la contraddizione capace di mutare il vento, con fatica. Luigi Lo Cascio presta la sua voce a PPP per Il sole e gli sguardi (dal 13 al 22 al Teatro Magnolfi di Prato), i suoi versi lucidi, attuali, deflagranti, quotidiani, universali, dove ritrovarcisi, venire inghiottiti e uscirne più consapevoli. Gli intellettuali, quelli veri, vedono oltre il loro tempo. «La bicicletta è libertà» diceva Alfredo Martini, prima gregario di lusso poi ct della nazionale, sestese doc. Con le due ruote si arriva molto più lontano che con i piedi, ci si avvicina agli altri, si va, si conosce, si aprono le vedute, i panorami, i mondi da chiamare ricordi. Il ciclismo, non quello del doping che forse ci sarà sempre visti gli sforzi sovrumani che devono compiere questi uomini dai polpacci possenti, è portatore sano di storie epiche, di leggende di carne e ossa, di canzoni (De Gregori, Paolo Conte, Gino Paoli). Come La leggenda della maglia nera (il 15 al Teatro Carlo Monni di Campi Bisenzio, all’interno della rassegna Campi da gioco) dove, in un mondo popolare e povero, si snodano le vicende di quelli che correvano a perdere, ad arrivare ultimi, ribaltamento degli insegnamenti decoubertiani, il vintage in bianco e nero intriso di fotografie seppiate, maglie spesse di lana, panini con il prosciutto e gotto di vino in salita, altro che integratori e cardiofrequenzimetri. Che con i fazzoletti ci si asciugano le ferite, il sudore e le lacrime. in alto: Luigi Lo Cascio, foto di Emanuela Scarpa

ensavamo che non sarebbe mai successo, davamo per scontato che fosse un highlander di passaggio su questa Terra, un immortale che continuava, da vero signore, a essere adorabile e cinico, amato trasversalmente, sempre irriverente mai volgare fine a se stesso, contro i poteri, le convenzioni, il benpensantismo, il perbenismo, le istituzioni, prime tra tutte la Chiesa, le formalità, le convenzioni. E invece, dopo Eco (bello il duetto con il professore, targato “Babau” 1970), ci ha lasciato Paolo Poli per i quali i social network, evidenziando la sua popolarità tra le generazioni, hanno usato parole come “genio” e “maestro”. Troppo schivo però Poli per attribuirsi in vita appellativi altisonanti, il suo stile di sottrazione non glielo avrebbe permesso. Non si è mai fatto tirare per la giacchetta da istanze e movimenti, non si è mai fatto icona o bandiera, da vero pensatore libero quale è sempre stato, anche nei silenzi, mentre oggi è tutto un fare a gara a chi interviene di più o la spara più grossa per stare sul carro del più forte, in prima linea, in auge perenne, sulla cresta dell’onda. Paolo Poli non ne aveva bisogno, non aveva paura delle proprie idee, ma non scalpitava per diffonderle ai quattro venti né tanto meno le urlava. Termini come arroganza, presunzione, alterigia erano lontani dal suo modo di vivere. Era stato di rottura e provocatorio, nei suoi cavalli di battaglia en travestì, in tempi difficili per chi veniva considerato diverso da una normalità cattocomunista, la sua è sempre stata una battaglia per la libertà e l’indipendenza di essere ciò che si vuole e manifestarlo con intelligenza, brio, allegria mai smodata. Di lui ricordiamo il sorriso mai sornione o ruffiano, il farfallino. Ci piaceva.


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note

di gianluca danti

«B

eauty is The New Punk Rock.» Recitava così uno slogan sul sito ufficiale per promuovere l’uscita di To Survive, il suo secondo album. Sì, perché il successo di Joan as Police Woman, moniker ideato per la sua somiglianza con Angie Dickinson (star della serie TV americana anni Settanta, Police woman) sboccia proprio dietro a questo leitmotiv: con la sua grazia e la sua eleganza Joan non ha mai nascosto l’attitudine da punkrocker, capace di stravolgere i rudimenti della musica classica, trasportando il violino (lo strumento che ha suonato sin da bambina) nelle distorsioni e nella ruvidezza del rock, incrociandolo con il piano e la chitarra. Ma la sagace Joan, durante il suo consolidamen-

to artistico, non ha estromesso gli stilemi classici dal suo background come una punkrocker qualsiasi, ma anzi, ha saputo estrarre le armonie di compositori moderni come Shostakovitch e Bartok convertendole in chiave rock. Ha suonato con i più grandi: Nick Cave, Jeff Buckley (di cui era compagna al momento della scomparsa), Lou Reed, Rufus Wainwright, Black Beetle, Antony & The Johnsons fino a raggiungere il successo internazionale. A Joan non interessa comporre hit dal successo immediato, piuttosto ricercare nuove forme per arrivare al cuore della gente e ridare un’anima alla musica. «Per me la musica è gente che suona insieme, non la manipolazione di suoni su Pro-Tools. È un esibizione, non un processo» disse in un’intervista. Ed è probabilmente questo che la rende un’artista speciale, fuori dai ca-

noni e da ogni tipo di classificazione. Real Life, l’esordio datato 2007, per alcuni peccava di personalità, ma era già un’affascinante commistione di soul, jazz e R&B e anticipava quell’eclettismo presente a dismisura nel suo ultimo lavoro, The Classic, che rappresenta la svolta della cantante americana. Quell’anima tormentata e affranta dal dolore per la morte della madre, trova finalmente nuovi impulsi sonori, godendo di un’accurata produzione capace di far affiorare la moltitudine di stili e di influenze. Torna in Italia, terra a cui ha sempre giurato amore eterno, ed è pronta a stregare nuovamente il pubblico fiorentino: l’occasione giusta è il 23 maggio allo Spazio Alfieri.


start-up

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UNA SCOMMESSA DA VINCERE di michelle davis

E

tsy, Big Cartel, Depop: luoghi online dove artigiani, artisti e comuni mortali si connettono, sondando il mare magnum cangiante dell’e-commerce. Ma cosa succede quando la città ha la possibilità di diventare potenziale piattaforma di scambio e condivisione? Lo scopriremo presto. Nasce infatti a Firenze Share PopUp, iniziativa volta a iniettare nuova linfa nelle stanche vene commerciali del centro storico e creare nuove vetrine sul mondo delle autoproduzioni. «La startup Share PopUp vuole essere un po’ il proseguimento di PopUp, progetto che Sociolab porta avanti da due anni, una possibile risposta alle necessità di alcuni comuni toscani di riappropriarsi della funzione commerciale dei centri storici. Basta guardarsi intorno, anche a colpo d’occhio, oggi nei centri vediamo un preoccupante proliferare di saracinesche abbassate» spiega Lorenza Soldani, Project manager di Share PopUp nonché mediatrice sociale all’interno della cooperativa Sociolab. Il fenomeno del pop-up retail scoppia negli Stati Uniti verso la fine degli anni Novanta. Da un progetto del creativo Patrick Courrielche, a Los Angeles venne lanciato The Ritual Expo che ospitava commercianti, arte e musica per periodi limitatissimi offrendo al pubblico un’occasione unica, tra shopping e happening.

«Con PopUp lanciavamo una call rivolta a maker e artigiani, tra i quali selezionavamo alcuni da ospitare per un breve periodo all’interno di spazi commerciali sfitti, ma il progetto aveva delle falle. Le adesioni erano troppe e gli spazi troppo pochi e riaprire negozi chiusi è difficilissimo dal punto di vista burocratico. Inoltre una delle conseguenze era l’esclusione e la penalizzazione delle attività commerciali circostanti. Con Share PopUp invece lavoriamo su un concetto di condivisione tra esercizi pre-esistenti e creativi, un’occasione unica in cui entrambi possono ottenere risultati.» I benefici infatti sono molteplici e reciproci: il negozio ospitante ha una garanzia economica e attira nuova visibilità, mentre l’ospitato può testare i propri prodotti e godere di un rapporto ravvicinato con il mondo del commercio senza correre grandi rischi. Inoltre, il progetto vuole essere un’incubatrice per collaborazioni, approcci innovativi e nuovi modelli finanziari creativi. «In questo momento siamo in una versione beta e la piattaforma è molto semplice. La stiamo collaudando insieme ai nostri partner, tra cui IED Firenze, OMA (Osservatorio Mestieri d’Arte) e Confesercenti, che ci sta aiutando a trovare la giusta formula normativa. La maggior parte di questo tipo di iniziative vive, legalmente parlando, in una zona “grigia”. Noi vorremmo garantirne invece l’assoluta legittimità. Un altro partner importante è Source, mostra di self-made design che si terrà a

Firenze dal 15 al 25 settembre 2016 a Le Murate. Con loro stiamo cercando di mettere su una sorta di “fuori-source”, una rete di attività sparse per la città volta a promuovere nuovi designer e mappare nuovi circuiti.» Per ora tra gli spazi aderenti a questa neonata iniziativa ci sono Eté bistro, Dischi La Fenice, Libreria Todo Modo e la galleria Cartavetra, ma il network continua a crescere. «Questa vuole essere una vera e propria scommessa di cambio culturale. Il commercio si trova in un momento di stasi e il cambiamento è visto come motivo di paura, non come un’opportunità. Noi lavoreremo con gli spazi per spronarli a organizzare iniziative ed eventi per incoraggiare il coinvolgimento. Inoltre il nostro network è aperto a contaminazioni: vogliamo andare oltre la fiorentinità e accogliere artigiani da tutta Italia e, chissà, dall’Estero. Siamo aperti anche a collaborazioni con grandi marchi, l’importante è mettere in moto il meccanismo e renderlo sostenibile. Può essere addirittura uno strumento per meglio espandersi in città, data la natura mobile del Pop Up retail. Un artigiano di Sant’Ambrogio può trasferirsi per un periodo nell’Oltrarno e saggiarne le possibilità.» Spargete la voce. Vogliamo vedere in vetrina, anche per poco, la Firenze che più amiamo.

http://www.sharepopup.it


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domande

MAGLIUOMINI di silvia amerighi

E

ttore, uomo straordinariamente forte, lavora nel circo Extraordinaire, e ha un segreto… nel buio del suo nascondiglio l’uomo straordinariamente forte segue la sua vera passione: l’uncinetto! Questa è la storia dell’albo illustrato francese Ettore. L’uomo straordinariamente forte di Magali Le Huche. Anche in Italia ci sono uomini, straordinariamente forti e caparbi, che della loro passione hanno fatto un gruppo, poi un’associazione e che portano alta la bandiera di tutti gli uomini che fanno maglia: sono i Magliuomini. E non è una fiaba. «Il gruppo dei Magliuomini su Facebook è nato nel giugno 2012» spiega Paolo Dalle Piane, presidente dell’associazione e ideatore del gruppo. «È nato da una semplice domanda che facevo mentre sferruzzavo allo Knit Point di Prato. Ci

siamo chiesti “Ma gli uomini fanno maglia?” Da lì a Magliuomini il passo è stato breve.» Il gruppo Knit di Prato ha tenuto a battesimo quel gruppo che adesso su Facebook conta più di 4500 iscritti, che aumentano di giorno in giorno. Sono tutti appassionati di maglia, uncinetto, cucito e creatività: nel gruppo, formato da donne e uomini di qualsiasi età, si chiede aiuto per fare un determinato modello, o su una tecnica, ma anche consigli su come tingere la lana o come filare. Insomma il gruppo è un vero e proprio scambio di saperi e una condivisione aperta tra principianti e persone che lavorano a maglia da tanto tempo. «Organizziamo eventi in tutta Italia e partecipiamo a conferenze nazionali» prosegue Paolo. «Come quella organizzata dal Gomitolo Rosa a Milano, associazione che promuove il lavoro a maglia nei reparti oncologici, come sostegno

psicologico alla malattia.» Perché si sa che fare la maglia fa bene: è una panacea per la psiche e un hobby che migliora la concentrazione, scarica lo stress e regala il piacere di indossare qualcosa che si è creato con le proprie mani. «Vi aspettiamo al nostro Magliuomoraduno, il prossimo 14 e il 15 maggio a Firenze, nella sede della Corrado Tedeschi Editore, casa editrice che si occupa di libri inerenti la creatività tessile» conclude Paolo. «Abbiamo anche uno sponsor, la Filati Rowan, e tutti gli interessati potranno iscriversi per fare corsi di maglia, uncinetto, tintura e tanto altro. Sarà un bel fine settimana dedicato a chi ha voglia di fare!» in alto: alcuni dei Magliuomini nella Stanza di Van Gogh realizzata da Sul Filo dell’Arte. Da sinistra a destra: Alessandro Estrella, Fabio Quarantotto, Elbert Espeleta, Paolo Dalle Piane (con la mascotte #TipoStrano) e la Madrina Kate Alinari.  Foto di Claudio Furin


game

di riccardo morandi

N

on abbiate paura, non siamo davanti a qualcosa di geneticamente mutato. Non è “sci desertico”, non è “basket alpino” o meglio ancora Giochi senza frontiere. È strano pensare che esista il rugby subacqueo, ma esiste ed è sport praticato in tutti i continenti. Uno sport che vedrà dal 27 al 29 maggio la nostra città capitale, grazie alla Firenze Cup, una competizione open che si tiene da sedici anni e che vede partecipare circa 250 atleti da tutto il mondo. Andate a curiosare in rete e vedrete che questa disciplina nasce da menti tedesche quasi cinquant’anni fa. Non è uno sport complesso nelle regole, ma nella pratica, visto che si tratta essen-

zialmente di unire l’apnea con la forza fisica. I sub rugbysti, la cui capacità toracica se la gioca con il vostro scaldabagno, se le danno di santa ragione, ma con agonismo e sportività ­– proprio come nel rugby terreno, quello che conosciamo. E come nel gioco della palla ovale, tutti possono avere un ruolo e tutti sono coinvolti in uno spirito che i giocatori stessi definiscono unico. Ma come funziona questo sport? Facile a dirsi, un po’ meno a praticarsi. Armate di boccaglio e bronchi, le due squadre composte da sei giocatori (con un cambio pronto di altri sei) devono riuscire a mettere un pallone, non galleggiante, in una specie canestro. Il contatto fisico, come nel rugby è ammesso, seppur regolamentato. Tutto questo avviene in tre dimensioni, ed è in pratica l’unico sport a permetterlo, perché, a meno che

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non giochiate a calcetto su una stazione spaziale o abbiate i poteri di Ralph Supermaxieroe, è molto raro stare in un campo che risenta di una così assuefatta forza di gravità. E questa non è l’unica esclusiva peculiarità di questa disciplina: provate a trovare uno sport di squadra che si giochi nel silenzio ovattato dell’acqua dove gli spettatori debbano mettersi il boccaglio per tifare la squadra del cuore. Se volete viaggiare e fare rete, se amate l’acqua e magari avete uno spiccato spirito di squadra e competizione, è il vostro momento. Passate alla piscina Costoli per la Firenze Cup, o scrivete a info@firs.it per una prova!

foto di Binniam Eskender


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palati fini

LA PAVLOVA ALLE FRAGOLE E ti leccherà le labbra sporche di fragola e di panna ma, soprattutto, sporche di te.  Charlotte - L’officina della camomilla di marta staulo

C

’era una volta… «Una trentenne sfigata!» diranno subito le mie lettrici millennial. «No, ragazze, avete sbagliato. C’era una volta una ballerina di danza classica, tale Anna Pavlova, che ad inizio del secolo scorso, saltellando di palco in palco dall’Australia alla Nuova Zelanda, di Morte in Morte di Cigno (costume nel quale davvero morì), conquistò il cuore di uno chef che nell’atto di brinare il suo amore per lei, le dedicò una creazione più vicina a una nuvola di tulle che a una torta. Ma se il voler conquistare una ballerina di danza classica con una torta si rivelò forse un’idea bislacca, mai lo è il trasporre in opera d’arte il proprio amore. La Pavlova altro non è che un disco di meringa ricoperto di panna montata e frutta fresca: decadenza vibrante di lussuria e i nuovi amori, si spera ricambiati, sanno sempre di panna montata, per pratiche che già so e che non voglio certo sapere da voi, ma soprattutto per pura similitudine estetica. Leggerezza, evanescenza e a volte inconsistenza e pallore, «tre secondi in bocca, tre anni sul culo» dicunt. Come vi avrà detto la nonna, chi si somiglia si piglia, motivo di questo amplesso di panna e meringa che si uniscono solo per facies, entrambi così eleganti, volubili e sfuggenti al palato. A dare un tocco cromatico cruento che macchi le loro consistenze eteree e le caratterizzi con lo struggimento, che spero ispirò questo dolce, qui la versione alle fragole, frutto che si narra sia nato dalle lacrime di sangue di Venere che piangeva la morte di Adone per mano di Marte. Ah, L’amour et la violence, Sébastien Tellier direbbe. La meringa, che detta i tempi del rapporto, è una preparazione di pasticceria di quelle che al solo nominarla provoca sfavillante sgranamento di pupille. E ti sale il nervoso quando scopri che

la prima meringa è ovviamente nata per errore, per mano ancor più ovvia di un italiano in Svizzera, la terra che in cinquecento anni di pace e democrazia ha prodotto (solo?) gli orologi a cucù, come ci ricorda Orson Wells in Il Terzo Uomo (1949). Una preparazione che richiede forni e sospiri dischiusi in notturna, temperature basse e tempi lunghi, un pizzico di acidità, testardaggine e Great Expectations (e non posso non pensare al film omonimo del 1998 di Alfonso Cuarón, ispirato al romanzo di Charles Dickens, altro scenario di uomini che raggiungono la fama in virtù di donne che non glie la danno), dove il vostro mantra sarà “lotterò e lo otterrò”, sempre con fruste alla mano. La meringa, fateci caso, se la prende solo la panna, così docile ed eclettica: uno dei matrimoni più riusciti e duraturi della pasticceria europea, di cui mi piace ricordare l’abbinamento noto nella forma più estemporanea con il nome di “eton mess”, storpiamento di eat-on-mess, che tradotto ci dà la vera immagine di una passione strabordante: un divorarsi caotico. La base necessaria per la preparazione della Pavlova è quella che in gergo tecnico è definita meringa francese (non chiedetemi perché, se è nata in Svizzera) ed è la variante che non prevede cotture preliminari degli ingredienti: agli albumi montati a neve va aggiunto lo zucchero continuando a sbattere e la stabilità è garantita da un tocco di acidità dato da poche gocce di aceto, di limone o da un pizzico di cremor tartaro. La cottura, o forse più l’asciugatura, prevede temperature di 100°C per circa due ore a cui è consigliato far seguire un riposo a forno spento. Quindi Anna, così come valse per Beatrice con Dante, pensa che se mai ti fosse balenato per la testa di dargliela, noi non saremmo state qui a decantare questa candida poesia di zucchero perché mai ti avrebbe dedicato questo dolce. Meditate girls.

INGREDIENTI Per la meringa: albumi 180 g (6 uova medie), zucchero extrafine 250 g, maizena 15 g, 1 cuc.no di succo di limone/aceto di mele/ o ½ cuc.no di cremor tartaro 100°C per 2 ore + riposo in forno spento Per la copertura: panna montata 500 ml, fragole fresche 500 g, zucchero q.b.


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l’agenda di

MAGGIO DOMENICA 1 1 ° MAGGIO AL PARCO FLUVIALE Parco Fluviale di là d’Arno (Lastra a Signa) ing. libero ORCHESTRA DELLE PIAGGE Aula Magna Careggi (FI) ing. Libero 1°MAGGIO AL CPA CPA (FI) ing. libero CASCINE IN FIERA Parco della Cascine (FI) ing. libero

LUNEDÌ 2 SIMONE CRISTICCHI Teatro Puccini (FI) ing. 25/20 € ERASERHEAD CPA (FI) ing. Libero LEONARDO DA VINCI IL GENIO A MILANO (2-4/05) Cinema Odeon (FI) ing. 10/8 € INTERCITY CONNECTIONS (2-8/05) Teatro della Limonaia (Sesto F.no) ing. 10 € MARTEDÌ 3  ARCO MENGONI M Mandela Forum (FI) ing. 32/40 € IL MIO NOME È NESSUNO L’ULISSE (3-8/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 16/32 € L A RIVOLUZIONE È FACILE SE SAI COME FARLA Spazio Alfieri (FI) ing. 15 € MERCOLEDÌ 4  LBERTO FORTIS A Teatro Puccini (FI) ing. 21/28 € ANTHONY ROMANIUK Teatro Niccolini (FI) ing. 15 € GIOVEDÌ 5 F ABBRICA EUROPA (5/05 - 18/06) Stazione Leopolda + Varie Location (FI) ing. 20/5 € LUCRECIA DALT Stazione Leopolda (FI) ing. 8 € MAX CASACCI + VAGHE STELLE Stazione Leopolda (FI) ing. 8 € SEC_ Galleria Poggiali e Forconi (FI) ing. libero LESSJAZZ QUARTET Café 19.26 (FI) ing. Libero ...E IL SOGNO REALTÀ DIVERRA Obihall (FI) ing. NP FLORENCE CREATIVITY PRIMAVERA (5-7/05) Fortezza da Basso (FI) ing. 10/5 €

VENERDÌ 6 WITXES Materia (PO) ing. 5 € DADDY G Stazione Leopolda (FI) ing. 15 € THOMAS DAUSGAARD Teatro Verdi (FI) ing. 16/14 € ALFREDO VESTRINI Circolo Il Progresso (FI) ing. libero LORENZO HUGOLINI DJ Café 19.26 (FI) ing. libero WILLIE PEYOTE Combo Social Club (FI) ing. 5 € VOLEVO ESSERE WALT DISNEY (6-7/5) Teatro Cestello (FI) ing. 15/13 € TRINCEA (6-8/05) Teatro Studio (Scandicci) ing. NP LUDOVICA VINCENTI Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € DARWISH ANOUR Antico Spedale del Bigallo (FI) ing. libero REBELLIOUS FLOWER Cinema Odeon (FI) ing. 8/6 € SABATO 7  IAGARA + CLOSING PARTY N Glue Firenze (FI) ing. gratuito con tessera LE PAZZE SUL FIUME Circolo Il Progresso (FI) ing. libero BARBER MOUSE feat SAMUEL (SUBSONICA) Stazione Leopolda (FI) ing. 15 € CHE TANGO PROJECT 4ET Café 19.26 (FI) ing. Libero ROBERTO CACCIAPAGLIA Teatro Niccolini (FI) ing. 17/28 € TWIST AND SHOUT Viper Theatre (FI) ing. 8 € FEDERICO LANDINI (7-20/05) 79ROSSO (FI) ing. Libero LO SPECCHIO MAGICO Opera di Firenze (FI) ing. 10/100 € DOMENICA 8  UOVI TALENTI N Aula Magna Careggi (FI) ing. libero MOTUS - MDLSX Stazione Leopolda (FI) ing. 15/12 € IN SUA MOVENZA È FERMO (8-15/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € IL RE VELATO Teatro di Rifredi (FI) ing. 16/14 € FIERA DI OLTRARNO Piazza Santo Spirito (FI) ing. Libero

F IERA QUARESIMALE E DEL GRILLO Parco delle Cascine (FI) ing. libero LUNEDÌ 9  EPPE GRILLO B Obihall (FI) ing. NP EXPERIMENTAL FILM (MAYA DEREN) CPA (FI) ing. libero WHERE TO INVADE NEXT (9-13/05) Cinema Odeon (FI) ing. 8/6 € MARTEDÌ 10 MASSIMO RANIERI Teatro Verdi (FI) ing. 28/60 € NARUHIKO KAWAGUCHI Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € MERCOLEDÌ 11  IRONE JAZZ (11/05 - 7/06) G Circolo Arci Il Girone (Fiesole) ing. 10 € MARCO CANTINI Circolo Il Progresso (FI) ing. Libero NOTRE DAME DE PARIS (11-16/05) Mandela Forum (FI) ing. 23/70 € PETER RUNDEL Opera di Firenze (FI) ing. 10/50 € GIOVEDÌ 12  RTIGIANATO E PALAZZO (12-15/05) A Giardino Corsini (FI) ing. 8/6 € CRISTINA DONÀ Stazione Leopolda (FI) ing. 15/12 € MAELA CHIAPPINI (20-27/05) Café 19.26 (FI) ing. Libero IL MALATO IMMAGINARIO Obihall (FI) ing. 18/23 € ALEXANDRA NEPOMNJASKJA Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € IL TRENO VA A MOSCA + TREES OF MINT Antico Spedale del Bigallo (FI) ing. libero VENERDÌ 13 C ESAR MARTIGNON MAMBOKIDS LITE 4ET Café 19.26 (FI) ing. libero SARA RADOS Circolo Il Progresso (FI) ing. Libero MARIANNE MIRAGE Spazio Alfieri (FI) ing. 10 € SABATO 14 NEXTECH SPECIAL Fortezza da Basso (FI) ing. 32/50 € BOMBINO Stazione Leopolda (FI) ing. 15 € DANIELE RUSTIONI Opera di Firenze (FI) ing. 10/50 €

Domenica 8 e 15 maggio ore 10.00 / 11.00 / 12.00

IN SUA MOVENZA È FERMO

Visita spettacolo al Teatro della Pergola In collaborazione con La Compagnia delle Seggiole

www.teatrodellapergola.com


MUSICA/TEATRO/ARTE/CINEMA/EVENTI S ONGS FOR ULAN Circolo Il Progresso (FI) ing. libero PATISSERIE DE LA MUSIQUE (28/05) Café 19.26 (FI) ing. Libero BRIGA Viper Theatre (FI) ing. 17 € FORTEZZA ANTIQUARIA Piazza Vittorio Veneto (FI) ing. libero DOMENICA 15  LBERTO MAGNELLI A Museo Novecento (FI) ing. gratuito con prenotazione DANIELE RUSTIONI Aula Magna Careggi (FI) ing. Libero DEEJAY TEN Piazza della Signoria (FI) ing. NP FIERUCOLINA DI MAGGIO Piazza Santo Spirito (FI) ing. Libero CONTEMPO ARTENSEMBLE Opera di Firenze (FI) ing. 10/30 € LUNEDÌ 16 PAUL YOUNG Obihall (FI) ing. 32/42 € APOCALYPSE NOW CPA (FI) ing. Libero VLADIMIR JUROWSKI Opera di Firenze (FI) ing. 10/100 € MARTEDÌ 17 ����������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������� �����������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������������

MERCOLEDÌ 18 I L PICCOLO PRINCIPE Obihall (FI) ing. NP BITCH BOXER (18-22/05) Mandela Forum (FI) ing. 10 € CAMERISTI DEL MAGGIO Opera di Firenze (FI) ing. 10/30 € GIOVEDÌ 19 DANIELE RUSTIONI Teatro Verdi (FI) ing. 16/14 € PATTI DE ROSA Café 19.26 (FI) ing. Libero JOSE RAMON ENCINAR Opera di Firenze (FI) ing. 10/50 € VENERDÌ 20 PHILIP JACK Sala Vanni (FI) ing. NP L A VAGUE Circolo Il Progresso (FI) ing. Libero

E LIO E LE STORIE TESE Mandela Forum (FI) ing. 25/45 € JIN JU Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € MUSICA POPOLARE DEL SUD ITALIA Antico Spedale del Bigallo (FI) ing. Libero SABATO 21 I L SINCOPATO Sala Vanni (FI) ing. 15 € EVAN PARKER & WALTER PRATI Limonaia Villa Strozzi (FI) ing. 10 € JAM SESSION Circolo Il Progresso (FI) ing. libero BARO DROM ORKESTAR Café 19.26 (FI) ing. Libero EBI - JANE JAVANI Obihall (FI) ing. 32/42 € L’ORA DEL ROSARIO (21-22/05) Teatro Verdi (FI) ing. 21/58 € STASERA VI PARLO COSÌ (21-22/05) Teatro Cestello (FI) ing. 15/13 € ALBERT HERRING (21-31/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 15/100 € DOMENICA 22 TRIO VOX Aula Magna Careggi (FI) ing. Libero MARCO ANGIUS Opera di Firenze (FI) ing. 10/50 € LUNEDÌ 23 S OGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE Obihall (FI) ing. NP 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO CPA (FI) ing. Libero JOAN AS POLICE WOMAN SOLO Spazio Alfieri (FI) ing. 25 € MARK LANEGAN Teatro Metastasio (Prato) ing. 15/30 € STEFANIA NEONATO Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € MARTEDÌ 24 BATTLEFIELD (24-25/05) Teatro della Pergola (FI) ing. 32/12 € UTO UGHI E BRUNO CANINO Teatro Verdi (FI) ing. 16/56 € MERCOLEDÌ 25 VIOLAPOP Obihall (FI) ing. 20 € ALEXANDER MAYER Opera di Firenze (FI) ing. 10/50 €

GIOVEDÌ 26 L INGUAGGI DELL’ARTE (26/05 - 20/06) Galleria 360 (FI) ing. libero TEA FOR THREE TRIO Café 19.26 (FI) ing. Libero SGRANA E (TRA)BALLA (26-28/05) CPA (FI) ing. Libero OLGA PASCENKO Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € ANGELO SICURELLA Antico Spedale del Bigallo (FI) ing. Libero IO NON SO MAI CHI SONO Spazio Alfieri (FI) ing. NP VENERDÌ 27  ARINA GIACCIO M Circolo Il Progresso (FI) ing. Libero ELVIS COSTELLO Teatro Verdi (FI) ing. 27/50 € UFOMAMMUT Cycle (Calenzano) ing. NP MAGGIO ELETTRICO Limonaia di Villa Strozzi (FI) ing. 10 € SABATO 28  AGGIO ELETTRICO M Limonaia di Villa Strozzi (FI) ing. 10 € DOMENICA 29 C ONCERTO JUNIOR Aula Magna Careggi (FI) ing. libero IL CAVALIERE DI FRESCOBELLO SULLA LUNA Ludoteca Ospedale Pediatrico Meyer (FI) ing. gratuito con prenotazione 100 KM DEL PASSATORE Via dei Calzaioli (FI) ing. NP CIOMPI MENSILE ANTIQUARIATO Piazza Ghiberti (FI) ing. Libero ANDRIS POGA Opera di Firenze (FI) ing. 10/30 € LUNEDÌ 30 I L CORAGGIOSO CPA (FI) ing. Libero KRISJAN JARVI (30-31/05) Opera di Firenze (FI) ing. 10/100 € JIN JU Teatro della Pergola (FI) ing. 15 € MARTEDÌ 31 YES Obihall (FI) ing. 40/69 €


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MAGGIO da non perdere LUNEDÌ 2

LUNEDÌ 9

VENERDÌ 27

SIMONE CRISTICCHI Teatro Puccini (FI) ing. 25/20 €

BEPPE GRILLO Obihall (FI) ing. NP

ELVIS COSTELLO Teatro Verdi (FI) ing. da 31€

Il buon Cristicchi continua a stupirmi. Ben lontano dalla genialità musicale del pezzo su Biagio Antonacci come anche dalla nostalgia post-masiniana della hit “studentessa universitaria” dove si vocifera che l’IKEA avesse offerto un’attività di product placement nel testo che doveva essere tipo “e la sera ti trovi a montare il tuo Expedit” come pure “china sulla tua scrivania Arkelstorp”. Comunque ho sentito parlare benissimo di questo spettacolo che racconta una pagina poco letta della storia italiana. Una vicenda di esuli costretti a spostarsi da un paese a un altro per via di decisioni politiche, una storia di povertà, insicurezza, viaggi e campi profughi. Una storia che, a pensarci bene, è successa in Italia sessant’anni fa (non 600), ma che anche adesso sta accadendo appena fuori dal portone di casa nostra.

Se ne scrivo sono grillino, se non ne scrivo sono piddino, se ne parlo male sono renziano, se ne parlo bene sono antipolitico. Che palle tutte ‘ste etichette, come quelli che non potevano essere milanisti e antiberlusconiani contemporaneamente. Apprezzo comunque la sua chiarezza e il fatto di non essere paraculo per fini commerciali, come fanno tanti altri artisti che dicono di essere super connessi a una causa, poi li chiami per fare uno spettacolo gratis e non ti rispondono o ti chiedono 30.000€ per venire a dire “ciao”. Come ‘sta cosa che gira su internet ogni volta che c’è un suo nuovo spettacolo: “è un assassino!”, “è un pregiudicato!”, per una vicenda di un incidente automobilistico di anni fa… Assurdo e meschino. L’ho difeso troppo? Sarò mica diventato grillino?

A volte rifletto se l’ingresso di “She” nella colonna sonora di Notting Hill sia stato un bene perché l’ha fatto conoscere anche a mia sorella, oppure un male perché l’ha fatto conoscere a tanti solo per quella canzone e non per tutto il resto che ha fatto. Comunque è un pezzo da limone duro, uno di quei pezzi che si mandano la sera via Facebook, che si mettono la mattina di domenica quando ci si sveglia romantici e ancora accartocciati nelle lenzuola. È anche il pezzo che Lorenzo mandò alla mia ex-fidanzata, Silvia, a chiudere una mail dove raccontava della loro prima volta. Molto romantico, al mare, costiera marchigiana (che non è ‘sto granché), fine maggio, tramonti e gabbiani. E io che quel weekend la immaginavo al ritiro yoga.

GIOVEDÌ 5 e 12

ITINERARNO Varie location

SABATO 14

BOMBINO Stazione Leopolda (FI) ing. 15€

MARTEDÌ 31

YES Obihall (FI) ing. 40/69 €

DOMENICA 15

DEEJAY TEN Piazza della Signoria (FI) ing. NP

Come il fiume si insinua in città e porta con la piena un po’ di tutto, così l’ottima iniziativa del giornale che mi ospita si insinua tra le strade e le piazze cittadine e porta, come la piena, un bel po’ di partecipanti. Niente male questo ITINERARNO che, per Fabbrica Europa, si fa in due. Il primo il 5 maggio, data resa celebre dal pianto di Ronaldo e dalle magie di Gresko. Si parte da Industria, si fa tappa all’Istituto Francese, si va alla tramvia per un performance di Max Casacci sulla consegna dei lavori della nuova linea e si finisce al Soul Kitchen all’ingresso della Stazione Leopolda. Il 12 invece aperitivo al 74rosso, reading alla Galleria d’Arte 360, poi si torna – come dei bravi renziani – alla Leopolda. Si beve, si fa moto, si conosce qualcosa in più: direi che la formula è perfetta.

Ecco una bell’accoppiata per fare un weekend cittadino senza farsi mancare niente. Il sabato sera si va a Fabbrica Europa, si sta un po’ fuori a fumacchiare, si salutano gli amici, si entra per cercare di decifrare qualche istallazione e poi si va dritti dritti a sentire Bombino, il desert bluesman più coinvolgente di tutto il Sahara, oasi comprese. Davvero una grande carica e suoni eccitanti. Ma non dovete fare troppo tardi perché la domenica mattina dovete essere belli arzilli e scattanti alla Deejay Ten, una delle 200 maratone che si svolgono a Firenze, senza dubbio la più cool e trendy dove anche il Sindaco in shorts ricorda Cova e Damilano. Due sgambettate, qualche selfie, un po’ di musica e poi a casa. Se sarete fiacchi, sarà colpa del super Bombino della sera prima della corsa.

Questo è un concerto. Non l’ho mai visto ma mi voglio – e mi posso – sbilanciare. Chi ama il progressive fatto in un certo modo ne sa molto più di me che in realtà mi sfracello i cabbasisi ad ascoltare King Crimson e pure i Genesis (odiatemi oppure iniziate a snocciolare titoli di album che manco Spotify o l’Uomo Gatto di Sarabanda). Però io li amo per Owner of a Lonely Heart, un pezzo splendido, mainstream con gusto e fascino, da Radio Capital durante le ferie a Follonica d’agosto con il puzzo del wc chimico della roulotte. E poi questa frase “Don’t deceive your free will at all. Just receive it” che quelli che si fanno i tatuaggi con le frasi di Eros Ramazzotti o di Ligabue dovrebbero scrivercela sopra. Romantici gli Yes, come il nonno silenzioso che ama il ciclismo, ma che poi regala le rose alla nonna per il compleanno.


20 I PROVINCIALI

PIAZZA DELLE prato CARCERI

LA VESPA pisa

di pratosfera

N

el centro storico di Prato esiste da qualche anno una piazza completamente pedonabile, l’unica all’interno delle mura: piazza delle Carceri (per i forestieri, è quella con il castello, uno dei simboli della città). Con la bella stagione, il pomeriggio è popolata da bambini che scorrazzano e giocano liberi senza nessuna preoccupazione da parte dei loro genitori. La sera si spoglia e restano ad accudirla soltanto un paio di locali, la Basilica di Santa Maria delle Carceri e la costruzione dell’imperatore Federico II. Un vero spreco, se si pensa a che bella opportunità sarebbe montare un palco ai piedi delle scalinate che portano al Castello (come è già stato in passato, tra l’altro). Da qualche mese ha aperto ad angolo della piazza il Caffè Bacchino, un ritrovo a vocazione culturale che durante l’inverno ha presentato una programmazione di mostre, incontri e presentazioni di libri. Per il mese di maggio il Caffè Bacchino ha organizzato un nuovo festival musicale in Piazza delle Carceri: il  B Side music Festival. L’idea è quella di riportare la musica dal vivo nella piazza e proporre un cartellone di “lati B” della musica, che molto spesso nascondono delle vere e proprie chicche, se si è un minimo esperti dei vinili 45 giri. Progetti musicali, più o meno noti di livello locale, nazionale e internazionale a ingresso gratuito. Un appunta-

mento a settimana per tutto il mese di maggio. Il festival musicale di piazza delle Carceri aprirà il 6 maggio con il fiorentino Giacomo Toni e i Sir Rick Bowman. Proseguirà il 13 maggio con una serata al femminile che vedrà protagoniste la folk-singer inglese Heidi Browne e la cantautrice pratese Vilrouge. Il 20 maggio sarà il turno di Danny Bronzini, giovanissimo chitarrista che ha accompagnato Jovanotti nel suo ultimo tour, e i Piqued Jacks. Per concludere poi il 26 con il cantautore di Latina che ha spopolato nei club italiani questo inverno, Calcutta e i Fantasia Pura Italiana. Insomma, un ottimo aperitivo in attesa dell’estate pratese.

di maria carmela saracino

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EMPOLI A empoli MAGGIO di silvia amerighi

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eatro, musica e festival. A Empoli un maggio pieno di eventi da segnare in agenda. Al Palazzo delle Esposizioni, nell’ambito del Festival Io R*esisto, il concerto di Il Pan del diavolo sabato 7 maggio. Un duo folk e rock’n’roll, formato da Pietro Alessandro Alosi (chitarra, grancassa e voce) e Gianluca Bartolo (chitarra e voce). Ingresso gratuito. Al Giallo Mare Minimal Teatro, martedì 10 maggio, alle 21.00, l’attore Ippolito Chiarello

porta in scena Fanculopensiero - stanza 510. La pièce racconta le fatidiche scelte che si fanno quando invece di andare avanti, a denti stretti, si prova a dire il fatidico «fanculo» e a provare un’altra vita possibile? Per informazioni: 057181629. Nell’ambito della stagione concertistica 2015/2016 dedicata al 150° anniversario della nascita di Ferruccio Busoni, mercoledì 11 maggio, alle 21.00, c’è Stefano Bollani al Teatro La Perla per uno straordinario concerto piano solo. Il 14 maggio al Centro*Empoli va in scena il Talent Move 2016 in Tour, un contest musicale, riservato a gruppi e cantanti solisti (interpreti e/o cantautori) emergenti della Regione Toscana, nel quale gli stessi potranno esibirsi dal vivo, durante un’intera giornata dedicata alla musica. Per informazioni: talentmove16@gmail.com

e gite fuoriporta, i viaggi in Europa, le Vacanze Romane di Audrey Hepburn e i pomeriggi in solitaria di Nanni Moretti per le strade della Garbatella in Caro Diario hanno in comune un’intrepida e storica protagonista, tutta italiana: la Vespa. In occasione dei settanta anni dello scooter più venduto al mondo, la Fondazione Piaggio a Pontedera (PI), dedica una mostra al mezzo di trasporto che ci ha resi famosi nel mondo, raccontando le avventure su due ruote e le imprese delle comunità globetrotter che dal dopoguerra a oggi hanno influenzato l’immaginario popolare (www.museopiaggio.it). E se durante il vostro viaggio in Vespa, attraversando la provincia pisana, doveste arrivare a San Miniato, ad attendervi ci sarà l’imponente, pensosa ed enigmatica Grande Aurora, scultura in vetroresina dell’artista livornese Franco Mauro Franchi, ospite del salotto a cielo aperto che è Piazza del Bastione. Una Venere fuori dai canoni, donna maestosa e opulenta, ma elegante e di una bellezza disarmante.


21 SGUARDI

NOI VI CI MANDIAMO a cura di riccardo morandi

C

aldo, caldissimo maggio. Un mese bollente, sia per le temperature che presumiamo siano ampiamente sopra le medie (del resto eravamo in mezze maniche a Pasqua), sia per gli eventi sparsi nella nostra regione, che vi consigliamo appunto caldamente. Le gite fuori porta sono partite già da un po’, ed è possibile iniziare a viaggiare a finestrini abbassati sulla A11 per andare al concerto del giovanissimo cantautore Lucio Corsi (Prato, mercoledì 4) o di Marco Parente (sempre Prato, venerdì 6), che proprio giovanissimo non è, ma che per alcuni qualcosa da dire per ce l’ha. Usando la mitica Fi-Pi-Li potrete invece giungere nel primo weekend di maggio in zona Pisa, dove rispetti-

vamente si esibiranno il neo chitarrista di Jovanotti, Danny Bronzini (Volterra, venerdì 6) e i Betta Blues Society (Pisa, sabato7), ovvero un pezzo di folk USA trasposto ottimamente dalle nostre parti. Se questo fine settimana lo reputate troppo monotono, potrete rifarvi in un’insolita trasferta labronica per un concerto-incubo con un autentico folle della chitarra, ovvero BOB LOG III (Livorno, lunedì 9). Troppo forte questo signore con lo scafandro? Lasciate perdere, che arriva una bella signorina che risponde al nome di Orelle (Livorno, mercoledì 11): bravissima, nonostante il nome sia più consono per uno scooter 125 di marca francese. In tutto questo non poteva mancare la benedizione del grande vecchio Giorgio Canali, le cui note freschissime saranno a nostra disposizione in una

giornata che scaramanticamente si commenta da sola (Pistoia, venerdì 13). Un bagno al mare per i più giovani è possibile e ventilabile il giorno dopo, magari prima di assistere a un live di una band che ha fatto molto parlare di sé e che ci piace molto, ovvero i Soviet Soviet (sabato 14, Massa), mentre i più adulti, siamo sicuri, che aspettino la voce ispida e profonda del grande Mark Lanegan (lunedì 23, Prato), che ci onorerà della sua presenza presso il Teatro Metastasio. E parlando di belle voci non possiamo non ricordare l’appuntamento nazional popolare del mese, che vedrà Marco Mengoni (giovedì 19, Livorno) chiudere questo maggio e lasciare finalmente la volta all’estate 2016.

NOI CI ANDIAMO news dall’ente cassa di risparmio di firenze

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ovrebbe essere citato tra le meraviglie della città. Il Museo Stibbert (“lo Stibbert” per gli amici) è il luogo della passione e dell’amore per l’arte di un fiorentino che, visto il nome, con difficoltà assoceremmo al giglio: Frederick Stibbert. In quelle stanze, che alla sua morte vennero donate alla città ed oggi sono gestite da una fondazione, si può viaggiare nei quattro angoli del pianeta muovendo solo pochi passi. Oltre 50 mila oggetti vennero collezionati dal suo

proprietario: quadri, costumi, porcellane che testimoniano la curiosità di un uomo che amava portare con sé un po’ di mondo e ammirarlo sotto il tetto di casa propria. Il 6 maggio inaugura la mostra Una Wunderkammer ottocentesca, a cura di Enrico Colle e Martina Becattini, con il sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. L’itinerario presenterà al pubblico gli oggetti più rari e inconsueti raccolti da Stibbert nella seconda metà dell’Ottocento, insieme ad armi e armature, opere d’arte e prodotti di artigianato. Potremo così essere viaggiatori senza meta,

spostarci e immaginare luoghi e popolazioni, solamente andando in via Stibbert 26. I Museo, inoltre, riapre per l’occasione due sale esemplari della passione collezionista di Stibbert: la Sala Moresca e la Sala del Condottiero. Gli spazi sono stati nuovamente allestiti come il loro proprietario aveva progettato, tornando così alla originale disposizione della wunderkammer e, scusate il gioco di parole, sarà sicuramente una meraviglia. Per informazioni e prenotazioni potete contattare il numero 055 486049.

PALESTRA ROBUR - lezioni di ginnastica culturale per fiorentini

IL BAR DEANNA di leandro ferretti

«C

i si vede al Deanna» era la litania di molti appuntamenti in centro e del pre partenza ferroviario. Ci si vede al Deanna, con quella scritta un po’ in curva che scorreva quando ci passavi con l’autobus. Deanna, con questa variante inglese di nome femminile che faceva leggermente esotico, e portava la testa chissà dove. Deanna, luogo di convegni amorosi, di frettolose telefonate a gettone, di caffè d’occasione. Deanna, altro polo della stazione, giù dalle scalette in un’era non ancora solcata dalla tramvia. Deanna luogo che c’è sempre sta-

to, presenza fissa, monumento non codificato al consumismo da bancone. Deanna, rifugio nelle giornate di pioggia, ultima sosta prima di un addio, bar da canzone di Baglioni o dei Pooh. A un certo punto divenne flagship cafè di una compa-

gnia di servizi di trasporto aeroportuali e ospitò persone in attesa di andare altrove. Deanna, che sei ritornato e, anche se non più come prima, sempre Deanna sei.


CORSO DI PHOTOSHOP

Giuseppe Dell’Olio

www.giuseppe-dellolio.tumblr.com

Enpower your tools


23 FERMO IMMAGINE

LE CASCINE

http://www.lamiafirenze.mattiamarasco.it • mattia.marasco@gmail.com

di mattia marasco

P

upazzi appesi nelle giostre, dolciumi in bella mostra, due ragazze fanno jogging e parlano di quanto le loro relazioni siano diverse dalle aspettative. Sono i primi fine settimana in cui Firenze si riappropria con prepotenza del sole nel Parco delle Cascine. C’è chi passeggia, chi si prepara alla prova costume, chi è in compagnia del suo quattro zampe e chi attenta alla propria vita sui rollerblade. Sono cambiati gli abiti, gli strumenti per ricercare lo svago e, senza dubbio, i modi di relazionarsi, ma in fin dei conti lo spirito di questa zona della città non è cambiato: qui ognuno può trovare il suo posto al sole. Il parco è uno dei tanti lasciti dell’intraprendenza – e della ricchezza – della famiglie de’ Medici; con i Lorena cominciò a essere aperto al pubblico saltuariamente e solo nell’Ottocento divenne a tutti gli effetti un luogo dell’intera cittadinanza. Qui, dove oggi si fanno picnic, si mangia zucchero filato e si onora la tradizionale Festa del Grillo, il poeta Shelley trovò il suo selvaggio e profetico “vento dell’ovest”.


24 NODI DA SCIOGLIERE

MAMME A FIRENZE

IMMAGINI DA UN NON-MATRIMONIO di martina milani

«S

pezzare la continuità.» Servono a questo i riti di passaggio e non lo dico io, lo dice Marco Aime, antropologo dell’Università di Genova. Gli stessi riti sono infatti come un grande orologio collettivo che scandisce l’età sociale di ciascuno di noi: bambino, adolescente, giovane, adulto, anziano, anche oggi che in Italia si è considerati giovani almeno fino ai quarant’anni. Mio papà frequenta un gruppo di ciclisti amatoriali, tutti pensionati come lui, che nomina spesso come «quei ragazzi». In una società che chiamiamo liquida quanto contano i riti? Contano. Credo che ancora contino visto che ogni anno mi tocca almeno un matrimonio. Quelli più belli però li ho visti nuovamente a distanza negli scatti di Giuseppe Marano. Le sue foto raccontano i gesti segreti dei preparativi, l’ansia di chi aspetta gli sposi, la

noia dei bambini in giacca e cravatta, i volti finalmente distesi con l’arrivo del brindisi, la brezza che entra sotto i vestiti quando fa sera. Giuseppe non documenta un rito, ma quello che rappresenta per le persone, e l’umanità che c’è dentro. Ad Impact Hub Firenze, dove ha l’ufficio, penso che il suo lavoro abbia avuto un’influenza occulta: quest’estate, tra i membri della community, saranno in tre a sposarsi! Tranquilli ragazzi, è solo (si fa per dire) un rito. foto: www.maranovisionart.com

PRÊT-À-PORTER

MAGGIO BAMBINO

di cristina romeo

A

ll’Accademia Cinofila Fiorentina (via dell’Argingrosso, 169) sabato 7 e domenica 8 maggio partiranno due nuovi corsi per Baby Conduttore Cinofilo, in cui i bambini impareranno il linguaggio del cane e faranno esercizi pratici con i cani dell’Accademia. Due i livelli in partenza: Puppy, per bambini dai 3 ai 6 anni e Junior, per bambini dagli 11 anni. Per informazioni e iscrizioni potete chiamare il 3381241514. Sabato 14 maggio bambini e famiglie potranno scoprire l’area archeologica di Fiesole in compagnia delle guide di Mamma Cult, che condurranno un coinvolgente tour sulle tracce degli etruschi e dei romani. La prenotazione è obbligatoria e può essere effettuata scrivendo a didatticafirenze@mammacult.com. Infine, al Museo Primo Conti a Fiesole sabato 21 maggio si svolgerà il primo di tre appuntamenti di Crea il tuo Minion, un laboratorio artistico in cui i bambini (8 -13 anni) apprenderanno le tecniche di lavorazione dell’argilla e realizzeranno un Minion in terracotta. Per iscrizioni: 055 597095. http://www.mammeafirenze.it

IN CITTÀ TUTTO TRANQUILLO

L’ESTATE...

di nanni the pug

TANTO DI CAPPELLO di alice cozzi

I

l cappello non è più un semplice accessorio per coprire il capo dalle intemperie metereologiche, sia calde che fredde, ma si posiziona tra gli accessori fashion più ricercati della primavera estate. Con la visiera, di paglia, all’inglese, le collezioni moda primavera estate 2016 ne propongono tantissimi. A Firenze i cappelli più cool sono quelli di New Kid, brand nato nel 2009 e stabilitosi nel cuore dell’Oltrarno. Tradizione artigianale, mood neo-vintage e attenzione per il particolare. Sono questi i tratti caratteristici che danno vita a New Kid. La nuova collezione di cappelli, tutti fatti da piccole aziende toscane e rifiniti a mano, sono ispirata alla pop culture. Perfetti per essere naïve. Dal cappello con la visiera da portare davanti-di-dietro alla paglietta molto bon ton, da indossare con maxi occhiali neri, dal plateale cappello a tesa larga di rafia a quello da barca reversibile. Scegliete il vostro preferito e indossatelo!

“L’estate sta arrivando e il fresco se ne va”, cantavano i Rottweilera. E con il caldo è meglio prepararsi ad andare al mare e io ho già cominciato già da qualche mese a preoccuparmi della prova collare. Voi bipedi però, quando si tratta di spiaggia, non ci volete ovunque. Alcuni urlano appena mettiamo zampa in acqua e altri invece non vogliono neanche che si perlustri la zona, e guai a segnare il territorio! Esistono, però, bipedi meno noiosi e talmente illuminati che ci hanno perfino dedicato delle spiagge. Sono le spiagge dog-friendly che già da questo mese cominciano ad aprire i cancelli. Ciotole d’acqua sempre disponibili, veterinari presenti, possibilità di tuffi e carezze. La più famosa è la DogBeach di San Vincenzo, che ha trovato uno spazio anche a Porto Azzurro sull’Isola d’Elba. Poi c’è la BauBeach di Cecina dove però c’è obbligo di guinzaglio, mentre il Fuorirotta di Castiglione della Pescaia di Grosseto offre docce solo per noi. C’è il Bagno Eugenia a Camaiore, il Bagno Flavio a Forte dei Marmi e la spiaggia libera di Viale Europa a Viareggio. In tutte non dimenticate di portare paletta e sacchetti per raccogliere le nostre bellissime cacche e il nostro libretto sanitario con le giuste vaccinazioni: siamo graditi ospiti, ma anche l’ospite ha le sue regole!


25 NIENTE PANICO

IL DEGRADO di tommaso ciuffoletti

C

he bello è tornata la primavera e con lei il degrado, cazzo, il degrado sui quotidiani fiorentini. Cronache avvincenti. Ragazzi degrado pisciano nel portone con la droga che poi fanno lo schiamazzi nella movida con l’alcoltùr che i residenti non dormono e poi scopano per strada drogati è uno schifo che non si può andare avanti così ci vuole il Comune intervenire ora basta. Parole sante. Questa è Firenze. Sempre e solita. E i turisti e l’afa, e la Fiorentina e l’abbrutimento di 25mila sedicenti ultras che in realtà sono solo delle mestruate paranoiche, che a novembre osannavano Paulo Sousa come fosse loro padre e oggi sono a chiederne la testa perché è un infame traditore. Urgono tampax cerebrali. E le buche nelle strade e l’Ataf che non controlla i biglietti, e fare forca a Boboli e ancora la menata di quello che entrò con la Vespa all’Universale; che è un episodio bello. Bello, bello, bello. Per carità, bello. Perché Firenze vero, l’essere fiorentini certo. Bello eh, bello. Le goliardate, l’abburracciugagneneblablabla. Bello. Una sega. M’ha fatto due palle più grosse della Vespa. Amo questa rivista, Lungarno, perché è veramente una rivista da fighi. Che ieri ero in piazza S. Spirito, la piazza dove la sera i fiorentini, quelli più giusti, vanno a bere birra e ad annusarsi le scoregge.

Ciascuno le proprie, perché ciascuno ritiene le proprie migliori di quelle degli altri. E la mattina tutti sbirciano Lungarno. Siamo una rivista da fighi. Da domani ci s’annusa anche noi.

LA SCIABOLATA

BELLA LIVORNO, IO RESTO QUI. (A FIRENZE) di riccardo morandi

S

e parlo con mio padre di Livorno, riesce a ricordare solo Armando Picchi, calciatore il cui merito è di aver fatto della città amaranto un feudo di tifosi interisti. Conosce un porto, non brutto, ma un porto: come Ancona, come Civitavecchia. Lo stesso porto di mare in cui si imbarcò una volta verso l’Elba, terra divenuta adesso feudo lombardo dalle strade budelle senza parcheggio. Ci voleva un genio, Paolo Virzì, per trasformare Livorno in una città stupenda. Applicando perfettamente la sindrome da Paperoga, già esposta mesi fa, il geniale pelatone del cinema ha reso bello quello che era quasi

anonimo. Ha trasformato, grazie a Ovosodo, la Roma toscana in una perla del Tirreno. Livorno è divenuta, attraverso Paolo e attraverso il genio che fu del Vernacoliere, da luogo in cui si mangia una zuppa (buona, eh) e si fanno due passi su una spianata di quadri bianchi a neri, a posto dell’anima. Terra eletta per i livornesi, in tasca a noi fiorentini: che già i vari Jonathan, Thomas e Southampton, ci prendevano in giro da piccoli perché non sapevamo fare i tuffi a bomba dagli scogli: con le infradito di moda, ora, ci fanno diventare piccoli come Ciwati dopo le primarie. Livorno è uno stato mentale, non è un luogo. È la condizione per cui se alzi la voce e fai la battuta forte sei simpatico. È la situazione nella quale

anche Margherita Buy riuscirebbe a stare a suo agio, perché considera Livorno una gabbia di strani personaggi che urlano in maniera caratteristica e in definitiva sono i duri e puri “de sinistra”. Talmente “de sinistra” che si sono votati un sindaco con il cognome veneto a cui rigano la macchina a giorni alterni. Boia de’.


26 A QUEL PAESE

SOCIAL TRAVELLING: UN NUOVO VECCHIO MODO DI VIAGGIARE LOW COST di alba parrini

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rimavera, tempo di mini fughe e di weekend fuori porta, magari non troppo lontani, per staccare dalle fatiche invernali in attesa che arrivino le vacanze estive. E allora che fare se il nostro problema è conciliare la voglia di viaggiare con la spendig review dei nostri budget di turisti zaino in spalla? Il nuovo trend degli ultimi mesi a Firenze, in Italia e in Europa è il social travelling. Se vi state chiedendo di cosa si tratta, dovete innanzi tutto munirvi di qualche app: Flixbus, Megabus, Blablacar e Uber. Eh sì, perché nel momento in cui tutto va più veloce, in cui forse si è perso il contatto fisico con la realtà, ecco che approdano nella nostra città questi nuovi/vecchi modi di spostarsi. L’arrivo delle più grandi compagnie di bus turistici d’Europa è una vera e propria rivoluzione per i viaggi on the road. Questi enormi autobus di lusso a due piani collegano, infatti, Firenze con le più importanti città del nord Europa a prezzi bassissimi. È possibile viaggiare fino a Monaco, a Friburgo, a Marsiglia (solo per citare alcune destinazioni) con prezzi che vanno da 9 a 35 €. Sì

ma come si viaggia? Il plus di questi nuovi mezzi di trasporto è la comodità: wifi a bordo con portale che propone un’enorme programma di intrattenimento (film, serie tv, riviste) tutto gratuito, bagni così tecnologici che sembrano quelli di una navicella spaziale, molto spazio per le gambe e, soprattutto, un servizio impeccabile di attenzione al cliente che ti avvisa per tempo, via sms, di eventuali ritardi o deviazioni. Ma social travelling è anche chiedere e dare passaggi a perfetti sconosciuti: così infatti funzionano Bla bla car e Uber. Si tratta di veri e propri social network in cui i passeggeri e i guidatori condividono informazioni relative alla guida (Che macchina hai? Sei un guidatore esperto? Quanto parli? Fumi?) per offrire e ottenere pas-

saggi in giro per l’Italia. Basta cercare il percorso che ci interessa e la app ci connette in automatico con le persone che potrebbero interessarci. A quel punto si può mandare una richiesta diretta o parlarsi al telefono per concordare orario di partenza e prezzo. Noi di Lungarno abbiamo provato per voi queste nuove frontiere del viaggio e possiamo dirvi che social travelling non è soltanto un modo di dire: il viaggiatore che si affida a queste app ha voglia di condividere, di conoscere, insomma di riscoprire anche l’aspetto divertente di fare quattro chiacchere con la persona che il destino ti mette di fronte. E se siete single, chi lo sa? Magari troverete anche l’amore. Galeotto fu il social travelling.


27 di gabriele ametrano STORIE CINICHE di William Somerset Maugham edito da Adelphi - pp. 224 - euro 12

«Disprezzo verso le convivenze e le leggi morali e verso tutto ciò che è nobile e ideale.» Il vocabolario Treccani lo definisce così il cinismo, e quindi anche colui che lo incarna. Una connotazione negativa che nel nostro contemporaneo molte volte viene scambiata anche per intelligenza e autonomia, soprattutto sui social network. Di certo il cinico risulta fuori dal coro, con la sua visione diretta e poco accomodante, molte volte scomoda. C’è chi vorrebbe esserlo, ma riesce solo a essere fuori luogo e chi invece lo è e non ammette repliche. Fatto sta che in troppi, nei nostri tempi da status a centosessanta caratteri, vorrebbero essere tacciati di cinismo senza però sapere a cosa vanno incontro. Già, perché il cinico lo è fino alla morte, promotore delle sue idee di parte e convinto di una vita totalmente centrata sulle proprie volontà così come lo fu il primo cinico della storia, Diogene di Sinope, che per esser stato sfrontato con Alessandro Magno ne ebbe in regalo un vassoio di ossi (cinico in greco deriva da cane, come il cane). Ma se nella nostra società di “leoni da tastiera” qualcuno cambierebbe d’avviso, se capisse il vero ideale cinico, non è così per i personaggi degli undici racconti di William Somerset Maugham in Storie ciniche (Adelphi). Con quella sua lingua composta ed elegante da Novecento ben curato, l’autore ci mostra le fattezze del cinismo. Egoisti, millantatori e donnette diaboliche capaci di morire pur di andare incontro ai propri voleri e portare a termine la propria volontà. Ridiamo davanti alla donna fintamente malata di cuore che non ha nessuno scrupolo a far impietosire gli altri per avere il proprio benessere, o all’uomo impostore che pur di godere della proprio stato di gentiluomo muore nelle fiamme di un incendio. Leggiamo e ridiamo di queste povere anime chiuse nel loro convincimento, nella loro cieca volontà egoistica, e ne commentiamo in maniera spietata i comportamenti. Ma chissà se, in fondo in fondo, quelle risate non servano solo a esorcizzare il mostro che è in noi.

IDENTITÀ LETTERARIE

Nome: Elena

Cognome: Stancanelli

Anni: 51

Altezza: 172 cm

Peso (lordo, con i vestiti): non ne ho idea, ma indosso la taglia 42 Città in cui risiedi: Roma Città in cui vorresti vivere: Londra Segno zodiacale: Ariete Tatuaggi: nessuno Orecchini e/o piercing: cinque orecchini, ma nessun piercing 

foto: Chiara Pasqualini

Ultimo libro pubblicato: La femmina nuda (La nave di Teseo)

KOBANE CALLING di Zerocalcare edito da Baopublishing - pp. 272 - euro 20

Da quando ho letto L’elenco telefonico degli accolli non riesco più ad allontanarmi dai suoi fumetti. Zerocalcare è un mito, diciamolo. Lo scorso 12 aprile è uscito il suo nuovo lavoro, Kobane Calling, un reportage di viaggio tra Turchia, Siria, Iraq e Kurdistan che in parte è stato già pubblicato da Internazionale. Si racconta che alla prima presentazione di Milano il firma copie sia durato cinque ore. Questo libro è qualcosa di diverso rispetto alle sue passate pubblicazioni: lo sguardo lucido di Zerocalcare si è fermato a guardare zone di guerra, popoli che stanno combattendo per la propria libertà, esistenze dimenticate dai giornali e dalle televisioni. Siamo al confine del silenzio e le macerie di Kobane sono ancora immobili. Non avvicinatevi a questo fumetto pensando di farvi ricche risate. Troverete sprazzi di ironia, ma molti pensieri che vanno dritti dal senso civile e umano che ognuno di noi non dovrebbe mai dimenticare.

Prima lettura nella vita: le poesie di Toti Scaloja in Amato topino caro Un libro che hai cominciato ma non hai mai finito di leggere: un autore che proprio non riesco a leggere nonostante la sua grandezza è Roberto Bolaño. Ha una scrittura che non riesco proprio a decifrare. Un film che non ti stancheresti mai di rivedere: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti Il luogo della vacanza più bella finora fatta: amo e ho amato le isole greche, per il fascino unico che sprigionano La citazione che più ami: «L’unica cosa che conta è offrirsi umilmente come campo di battaglia» (Etty Hillesum) ESERCIZI DI STILE / gabrieleametrano.com


28 FARFALLE

IL CINEMA E QUELLA CHITARRA di the nightfly

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gni lunedì sera passo in bici da via Pisana. Mi devo fermare alla pizzeria Risorgimento a comprare una bottiglietta d’acqua da portare in radio. Saluto Osama il pizzaiolo, esco e butto l’occhio sul vecchio Universale, ripenso alle mie serate dei Settanta passate lì dentro e a tutte quelle storie che ormai conoscete a memoria. Io non ho visto il film di Federico Micali, ma lo vedrò. Bella l’idea, comunque. Però io di questo cinema della mia vita ricordo più i film di tutto il resto. Le canne, sì,

certo. Quello entrato in vespa, ma, può darsi. Burracciugagnene. E va be’. Ma nel mio cuore c’è Woodstock. O gli Zep live. O mille altre pellicole. E se allora avessi dovuto immaginare che quel presente sarebbe diventato un docu e poi un film, ci avrei riso su. Figuriamoci se mi avessero detto che quarant’anni dopo Santana avrebbe rimesso insieme la band di Woodstock per tirare fuori un disco acido che racconta la storia meglio di qualsiasi aneddoto. Bentornato Carlos. Evviva l’hammond, le percussioni e la tua magnifica chitarra.

CASA JAZZ

LA TRADIZIONE E IL MOVIMENTO DI MUSICUS CONCENTUS plicato così come le proposte musicali che spaziano dal jazz al rock internazionale, dall’elettronica alla contemporanea, dalla dancefloor al nuovo cantautorato italiano: «Negli anni Tradizione in Movimento è diventato un insieme di progetti, in cui attualmente trovano posto SuperJazz, Glorytellers, Fosfeni, Piano Hour, Giovani Live, Nextech e il nuovo Hand Signed». E saranno proprio il Nextech Special di primavera e l’ultimo appuntamento di Hand Signed a caratterizzare il mese di maggio: il primo alla Fortezza da Basso, con la presenza di due big della dancefloor come Dub Fire e Rodhad; mentre HS in Sala Vanni con Philip Jeck «artigiano sperimentatore del suono analogico, violentatore di vinile armato dei giradischi Lesa che qualcuno avrà scovato

di giulia focardi

P

icomincia il nostro viaggio tra i luoghi, i locali, i teatri, gli spazi nei quali la musica jazz è padrona e linfa vitale, tradizione e, al tempo stesso, continuo movimento. Elementi che, se mescolati, amalgamati, formano l’anima di un simbolo musicale fiorentino, e non solo: il Musicus Concentus. Nato nel 1972, rinnovato dopo vent’anni con una svolta che il direttore artistico e presidente, Fernando Fanutti, ci ricorda: «con il concerto di Lester Bowie & The Brass Fantasy, nel 1992, abbiamo realizzato il primo concerto della serie Tradizione in Movimento. La scelta di confrontarsi e aggiornare la cultura e il patrimonio musicale dei nostri tempi allora fu condivisa da Luca Conti, Giuseppe Vigna e me: una scelta avventurosa che ancora oggi ci riserva soddisfazioni e patemi, perché ci costringe continuamente a rimettere in discussione i nostri punti di riferimento e i traguardi raggiunti, Tradizione in Movimento appunto». Da allora, il pubblico, sempre diverso, è quadru-

a) st ( e b e h t in town music

!

nella soffitta del babbo o del nonno.» Preparatevi, quindi, a un mese di passione e a farvi incendiare i pensieri e la pelle da un programma che promette una viscerale forza espressiva e che, alla fine, ci aspettiamo sempre quando c’è l’impronta incisiva e duratura del Musicus.

città futura novaradio.info

ENZE 101.5 FIR UGELLO 87.8 M


29 di gianluca danti THE LAST SHADOW PUPPETS EVERYTHING YOU’VE COME TO EXPECT Domino

Di progetti paralleli eccellenti nel mondo della musica ne esistono a centinaia, basta pensare agli A Perfect Circle con Maynard dei Tool o agli Atoms for Peace di Thom Yorke. Esistono però anche esempi di sideproject indecorosi come gli Zwan di Billy Corgan, talmente scarsi di originalità da risultare fastidiosi, e che per un breve periodo hanno quasi rischiato di offuscare la maestosità di una band come gli Smashing Pumpkins. Così, quando Alex Turner (Arctic Monkeys) e Miles Kane (The Rascals, Little Flames) uscirono allo scoperto con i The Last Shadow Puppets una domanda nacque spontanea: era proprio necessario? The Age of the Understatement fu il loro primo capitolo: Turner ebbe il coraggio di mettere da parte quel macchinario sfornapound chiamato Arctic Monkeys e confrontarsi con nuove strade sia per quanto riguarda la scrittura, più matura e consolidata, sia per le sonorità, meno abbordabili per i fedelissimi teenage fan assetati di ritmi in levare. La missione dei TLSP è quella di mettere alla prova nuovi approcci stilistici, più naturali e, almeno in parte, tenendosi distanti dalle noiose logiche del mercato discografico. Abbiamo dovuto attendere otto anni per ascoltare Everything You’ve Come to Expect, il loro secondo capitolo. L’apertura è Aviation, dal testo vintage e con una trama sonora limpida e immediata; la tracklist è molto eterogenea, passando per la sensualità pop di Miracle Aligner e Dracula Teeth, dove in quest’ultima tornano a spiccare gli archi arrangiati da Owen Pallett (già a lavoro con Arcade Fire e Beirut). La titletrack, anch’essa ricca di archi orchestrali, potrebbe essere una perfetta colonna sonora cinematografica. Bad Habits, il singolo che ha ricevuto più successo, fonde blues e psichedelia delirante, ma non mancano anche raffinatezze anni Sessanta (Sweet Dreams, TN, The Dream Synopsis). Un album che rappresenta una maturità artistica importante e il rafforzamento del sodalizio Turner-Kane che, sì, era proprio necessario.

M83 JUNK Mute

Archiviato il successo di Hurry Hup, We’re Dreaming, album che conteneva Midnight City (nel 2013 nominata per i Grammy Awawds), i francesi M83 tornano con un nuovo lavoro, Junk. Convinto di dover cimentarsi con un nuovo approccio, Anthony Gonzalez, la mente dietro alla band, ha sempre rispecchiato una certa versatilità combinando infiniti stili musicali, dallo shoegaze al synth pop; con questo album, il settimo della sua carriera, tenta un passo ancora più grande coinvolgendo alcuni guest d’eccezione tra i quali Beck e Susanne Sundfør (ex vocalist di Björk). Più libertà creativa quindi ma che in questo caso rischia di trasformarsi in eccesso. Perché è eccesso se chiedi Steve Vai di usare la sua chitarra bucata e colorata per confezionare uno dei suoi assoli tamarri (Go!); e lo è anche se trasformi un featuring vocale di Beck (Time Wind) in un soffocato revival di una qualche colonna sonora da serie tv statunitense. Non mancano alcune buone prove come Laser Gun e Road Blaster, due potenziali hit che spiccano per una brillantezza melodica tipicamente dream-pop. Ascolto dopo ascolto si ha la convinzione che quello di Gonzalez è un esercizio ardito di allontanamento dall’electro-pop di Midnight City, stravolgendo in toto l’ascoltatore, passando per la ballata di For The Kids con la voce della Sundfør fino al pop spettrale di Ludivine. Junk è un disco gradevole solo se si ha la capacità di scomporlo, isolando gli episodi più riusciti e prediligendo i suoi (pochi) momenti intensi. Magari un giorno la NBC lo sceglierà come colonna sonora per un remake di Miami Vice e allora sì, in quel caso sarebbe il disco perfetto.

BEATI NOI

JAPANESE BREAKFAST PSYCHOPOMP Yellow K Records

Psychopomp è il disco della giovane Michelle Zauner che, dopo l’esperienza con i Little Big League, affina il suo songwriting in questo suo esordio solista che abbraccia un lofi-pop cupo a tratti riconducibile a Courtney Barnett e alla Sharon Van Etten degli esordi. Di stanza in Pennsylvania, la Zauner dimostra una certa abilità nel plasmare melodie calorose e dal forte impatto emotivo con una struttura indie-pop, ma aperta anche a divagazioni folk e alt-rock. La tracklist spicca già dall’apertura di In Heaven per la sua facile presa, la successiva The Woman That Loves You imbocca le sensazioni dreamy delle Warpaint e passa per l’alt-rock che accennavamo prima di Rugged Country. Nel complesso un album variopinto che si fa apprezzare nella sua semplicità e immediatezza e, il fatto che ogni brano sembra essere un possibile singolo, fa intuire la scelta della Zauner di non voler optare per la pratica del puro riempimento. E questo è un altro punto a suo favore. HAMMOCK EVERYTHING AND NOTHING Hammock Music

Sempre più ipnotici e affascinanti gli Hammock sono un duo a cui è sempre piaciuto sperimentare forme compositive complesse, giocando tra texture dissonanti, reverberi e atmosfere sonore evanescenti. Vengono da Nashville e non sono molto amanti dei concerti, vederli in tour in Europa è quasi impossibile. Everything and Nothing, il loro ultimo lavoro, non delude chi si aspettava qualcosa di diverso dai precedenti dischi; l’inclinazione è meno ambient del solito, assegnando molto più spazio alla batteria e alle voci con lampi dream pop (Clarity, Glassy Blue), shoegaze (Dissonance) rispolverando anche le trame dal sapore etereo e sognante di Oblivion Hymns (Marathon Boy). Come da tradizione, la tracklist è molto ricca (16 brani) ma il tutto sembra scorrere con un passo più snello e con meno staticità rispetto agli albori; la loro musica è un viaggio paradisiaco e trascinante seppur sia comunque un ascolto da assimilare con una certa disciplina.

LUNGARNO GOES TO PRIMAVERA SOUND 2016 Chi ogni anno si prepara per il Primavera Sound di Barcellona conosce bene la tensione del giorno dell’annuncio della line-up definitiva. Il 2016 è stato l’anno dello shuttle, quasi diciotto ore d’attesa davanti a un video streaming in loop con un countdown che sembrava non finire mai. Ma nella tarda mattinata di giovedì 21 gennaio lo shuttle prese il volo sulle note di Vortex di John Carpenter e dopo pochi secondi: Radiohead, PJ Harvey, Tame Impala, Sigur Rós, Brian Wilson, Beach House, Air, Savages e decine di altri nomi da brividi. Questa incredibile edizione, rinominata a ragione #PrimaveraAllStars, sarà vissuta e raccontata da noi di Lungarno, quindi se sfortunatamente non siete riusciti ad accaparrarvi gli ultimi biglietti disponibili, non perdetevi i nostri report, foto e news direttamente El Parc del Fòrum di Barcellona. suoni@lungarnofirenze.it


30 di faolo pox - illustrazioni di aldo giannotti

Maggio porta energia. Già le belle giornate di fine aprile ti hanno fatto vergognare dei tuoi aperitivi a patatine fritte e maionese. Ma in questo mese la tua frenesia si incanalerà nell’esercizio sfrenato, sia esso di dialogo, di lavoro o soprattutto fisico. Sarai così stanco che non avrai le forze neanche per incazzarti. SPORT DEL MESE: Jogging

Toro il tuo momento sta arrivando. Leggo negli astri un incrocio planetario per fine mese che potrebbe farti realizzare un sogno che ancora non hai messo a fuoco. Novità in vista, affermazioni, meriti riconosciuti. Porta pazienza, hai sempre degli inizi tiepidi e, a tratti, nervosi. Passa il 10 maggio e naviga a vele spiegate. SPORT DEL MESE: Snorkeling

Ti sei affaticato il mese passato e le batterie hanno bisogno di una ricarica. Prendi maggio come un cuscinetto tra gli impegni dell’inverno e lo svago dell’estate. Ma soprattutto cerca di ridurre le occasioni in cui impegni fisico e mente. Rilassati e focalizza il terreno dove vuoi costruire il tuo progetto per l’estate. SPORT DEL MESE: Yoga

È tutto un movimento, una centrifuga, una bicicletta, un moto rotatorio che avanza e mescola. Questo il tuo mese di maggio, un “andare avanti” a uragano che ti sarà d’aiuto perché ti porterà a farti meno seghe mentali sulle cose statiche. È il momento per cambiare qualcosa: look? Occhiali? Taglio di capelli? Partner? SPORT DEL MESE: Downhill

Dai Leone che l’inverno è passato… Ti sprono perché hai bisogno di un sostegno e sento che le tue energie sono agli sgoccioli e rischi di diventare un dispenser di offese delle quali poi, come al solito, ti pentirai. Prova a capire bene quando importi e quando chiedere scusa perché certi cortocircuiti possono derivare proprio dalla tua scarsa lucidità. SPORT DEL MESE: Tennis

Dalla tua parte hai un Mercurio infallibile che ti stimola alle gite, all’amore, alla spensieratezza. Dall’altra hai qualche nemico che ti riporta alla realtà. Ti consiglierei il movimento fisico come antistress, ma anche come aiuto all’aspetto fisico che negli ultimi anni alcuni Vergine hanno decisamente trascurato. SPORT DEL MESE: Pilates

Non giudicarti per la voglia di calma piatta e poco casino che hai ultimamente. Soprattutto non confonderla con la pigrizia che poi finisci sempre a montarci sopra chissà quale teoria sulla tua infelicità. È bello rallentare, bello cazzeggiare, bello produrre meno. Soprattutto meno pensieri contorti. SPORT DEL MESE: Pesca Sportiva

Ti vedo già davanti allo specchio la mattina, che indossi il tuo Kimono, stringi la cintura nera ed esci per mettere KO qualsiasi malcapitato che si voglia mettere tra te e il tuo obiettivo. Ma non ti voglio dare del combattivo, anzi. Sei proprio incazzato e rischi di essere poco lucido. Sappi solo che chi semina vento raccoglie tempesta. SPORT DEL MESE: Karate

Mese scoppiettante, pieno di iniziative, schizzerai da una parte all’altra del cosmo facendo un sacco di cose, dalla cucina al fai-da-te, dall’aperitivo all’after, dalla musica classica alla commerciale anni Novanta. Bene. Unico consiglio è sull’amore: non ti lamentare se poi, chi ti sta intorno, non riesce a essere dolce con te, forse non riesce ad acchiapparti per bene. SPORT DEL MESE: Triathlon

Mi assumo ogni responsabilità di averti spinto così tanto e, soprattutto, di continuare a farlo. Sfrontato e sprezzante devi andare avanti. Ti consiglio di chiedere (o pretendere) una promozione, un avanzamento di carriera, un prezzo più alto per un tuo progetto. Te lo meriti, lo sai. Devi chiederlo con forza e fermezza. Poi si va a brindare. SPORT DEL MESE: Salto con l’asta

La tua grande fortuna potrebbe essere anche la tua più grande nemica. Parlo della tua lingua, forse l’organo che sai usare meglio (senza fare battute). Occhio perché non tutti sanno capire le sfumature, ma soprattutto non sempre sai dare quelle giuste ai tuoi discorsi. Potrebbe essere un mese pessimo e solo per colpa tua. SPORT DEL MESE: Scherma

Leggo nelle tue carte che maggio sarà un mese dove, alla base di tutto, ci sarà la corretta alimentazione. Cibi sani per darti la carica, poco alcool per essere più lucido, pesce (magari in riva al mare) per la memoria e i grassi sani, verdura di stagione per l’umore e qualche fragola nello champagne per… mmm… ci siamo capiti. SPORT DEL MESE: Nuoto


Firenze Stazione Leopolda e altri spazi

5 maggio > 18 giugno 2016 info: 055 2638480 www.fabbricaeuropa.net

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Lungarno n. 40  

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