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Piero Fogliati

cittĂ  fantastiche


Piero Fogliati

cittĂ  fantastiche


AUTOPRESENTAZIONE Ho ideato il progetto per suonare la terra e udire la sua voce, il dispositivo per ottenere sculture di vento, il produttore di suoni armonici, la proposta di vasca poetica a turbolenza modulata per ottenere la scultura di acqua nell’acqua, il dispositivo per la decorazione dei cieli, che animano la città fantastica, dove la luce arriva senza ripiegamenti, passa attraverso un’apertura sulla sommità e raggiunge invisibile il luogo di definizione, dove spirali palpitanti volteggiano e l’unico valore, l’unica realtà degna di attenzione, o dotata di vita autentica appare l’infinito. Il pubblico ascolta e tirando le corde appese nei tappi otturatori dei filtri a suo piacimento si creano sorprese, interrompendo il gioco, il soffitto modulatore continua a trasformare il rumore della città. L’ambiente funziona da strumento, il rumore può solo passare attraverso una parete di risuonatori e viene percepito all’interno, modificato, perché un suono non ha gambe su cui reggersi, il mondo brulica: qualsiasi cosa può accadere. Il fascino raccolto nell’os- servare e ascoltare gli insetti dei campi, il loro dialogare, i loro movimenti nell’imitazione appassionata di macchine organiche, ciò che il nostro occhio può percepire per un attimo, attraverso i suoi movimenti, sono i segni fioriti di una visione intensa. Il disegno ha una funzione rafforzatrice del mio pensiero, è come conservare le idee, come un diario di bordo. Io col disegno fisso quello che poi voglio fare. Io sono lo scienziato che tradisce la scienza... vale a dire, prima m’impossesso di tutti quei mezzi che oggi fortunatamente ho a disposizione, oggi siamo nel secolo della tecnologia, e poi la tradisco perché invece di utilizzarla per fare oggetti di consumo, oggetti pratici, io utilizzo tutte le mie conoscenze per indirizzare questi risultati, queste invenzioni, chiamiamole come vogliamo, per ottenere un fatto estetico. Se io sapessi che cos’è la luce, sarebbe una cosa troppo grande... purtroppo utilizzo la luce per i suoi effetti, per l’esperienza che ho fatto con la luce... ma non vado oltre a quanto si dice sulla luce che a mio avviso non è determinante... non è ancora nato il genio che ha scoperto che cosa è la luce.

AUTOBIOGRAFIA Sono nato a Canelli nel 1930, ho vissuto e lavorato prevalentemente a Torino, dove risiedo tuttora. Mi dedico all’arte a partire dagli anni ’50 e sperimento come autodidatta l’espressione pittorica sia figurativa sia astratta- informale. La ricerca di una cifra personale e la fiducia nei confronti dell’autonomia del linguaggio artistico si fondono con la mia forte passione per la scienza e la tecnologia, amo esplorare la percezione sensoriale ed i fenomeni naturali (in particolare luce, suono e colore), amo riprodurli attraverso la costruzione di macchine prodigiose dove dirigo l’estetica delle immagini visive e sonore. Con le mie opere cerco di suscitare la meraviglia di un’apparizione, intendo unire bellezza e percezione all’immaginazione. Con il progetto della Città Fantastica i suoni, le luci e i corsi d’acqua della città si trasformano per l’abitante in esperienze estetiche e sensoriali una sorta di “sogno globale” che parte dai primi anni ’60. A questo periodo si legano le mie prime personali a Firenze, Roma e Torino. Nel 1978 e nel 1986 partecipo alla Biennale di Venezia, nel 1992 la Cité des Sciences et de l’Industrie di Parigi presenta una mia personale intitolata “Sculpter l’invisible”,

mi selezionano per la Biennale giapponese ARTEC di Nagoya nel 1997, nel 2006 sono a Karlsruhe e partecipo presso lo ZKM alla mostra FASTER! BIGGER! BETTER! sull’arte contemporanea degli ultimi cinquant’anni. A Torino, nel 2003, mi dedicano una grande antologica intitolata “Piero Fogliati il poeta della luce”. Opere di Piero Fogliati sono presenti in importanti musei pubblici nazionali come La Galleria d’Arte Moderna di Torino (GAM) e di Bolzano, la galleria Comunale di Cagliari, ed internazionali come lo ZKM di Karlsruhe, l’AT&T Foundation, la Cité des Sciences et de l’Industrie di Parigi, il Museo Technorama der Schweiz di Winterthur in Svizzera, il Musée de l’énérgie électrique di Mulhouse, la V A F Stiftung di Francoforte sul Meno, nonché in numerose collezioni private tra cui la Fondazione Giuliano Gori a Santomato e la Collezione Panza di Biumo a Lugano.

TESTO CRITICO DI MARISA VESCOVO L’opera grafica di Fogliati è smisurata e si intreccia integralmente alla sua ricerca formale e poetica in gran parte anticipata su fogli poi confluiti in quella che l’autore ha battezzato “Città Fantastica”, riferita all’idea di città impossibile e magica. Il disegno per Fogliati è un mezzo vitale per “fissare” il primo lampo di immagine figurativa, rielaborandolo a più riprese fino a quando da una sintesi nascerà l’opera. Il metodo che guida l’artista è quello di indagare l’infinita varietà degli aspetti e della vita del mondo fisico e naturale per riscoprirne le leggi e ricondurle ad una ragione cosmica , profondamente lirica. Fogliati usa propriamente il termine “utopia” come “non – luogo”, luogo che non esiste, ma che viene tuttavia descritto in ogni suo dettaglio come se esistesse. Nel disagio di un mondo postmoderno, Fogliati si è affezionato alla possibilità, cha aveva saputo conquistarsi, e costruirsi, lungo le mille avventure intellettuali che hanno avvalorato la sua vita, di coltivare quietamente e assiduamente la “gratuità” di un proprio terreno di suggestioni culturali. Quando osserviamo i disegni a matita,nera, rossa o verde, legati alla descrizione della “sua” città, ci pare di muoverci su arabeschi in cui la ricorrente linea curva può essere assunta a simbolo del Barocco, dell’affermazione del movimento, del rifiuto della fissità e della rigidità, quindi scelta di mutamento e di invenzione, di flessibilità che diventa forma prediletta. Fantastiche sono le grandi vesciche, aperte verso il basso, che assorbono il rumore del traffico urbano per ritrasmetterlo in sonorità armoniche. Altrettanto straordinari sono gli strumenti a forma di tubi o ampolle, che assorbono dalla terra i suoi suoni intimi, segreti, che tornano in superficie da tempi immemorabili. Con il suo segno lieve e pregnante, l’artista va verso il linguaggio del mito, della meraviglia, della possibilità assoluta, e se sappiamo coglierla, la sua voce ci dice che c’è un futuro, non si sa quando e dove, ma ci sta aspettando.


CittĂ  fantastica 2002


CittĂ  fantastica 2004 cm29x34


CittĂ  fantastica 2002 cm46x64


Piero Fogliati

cittĂ  fantastiche


piero fogliati