POLIPO DICEMBRE 19

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POLI PO N. 2

ANNO XIII

DICEMBRE 2019

TENTACOLI DI GIUDIZIO

WHERE'S THE DIFFERENCE?

PER IL DIRITTO ALLO STUDIO


AUTORI E COLLABORATORI

DIRETTORE Francesco Muneratti CONDIRETTORE Matteo Oggioni CAPOREDATTORI Francesco D'Ambra, Antonino Garofalo, Eugenio Piergallini, Sara Piersigilli, Miriam Valentini ART DIRECTION E PROGETTO GRAFICO Lucia Mazzanti CREATIVE DIRECTION Marco Previdi REDATTORI Giovanni Abbenda, Filippo Betti, Michele Bravi, Elena Buttolo, Luca Desogus, Giacomo Errighi, Marco Guerini, Luca Innocenti, Gloria Lopiano, Giovanni Macchione, Francesco Muneratti, Matteo Oggioni, Letizia Petulicchio, Marco Previdi, Tommaso Ripani, Pietro Rossetti, Lucia Schgรถr, Andrea Seghezzi, Issa Tallawi, Riccardo Terruzzi, Matteo Torti, Miriam Valentini, Isaac Young, il team di Lista Aperta ASSISTENZA GRAFICA Elena Buttolo, Caterina Cedone, Giorgia Marsili ILLUSTRATORI Linda Agosto, Caterina Cedone, Riccardo Cernetti, Bianca Fratin, Giovanni Giunchi, Camilla Tomasetti, Gabriele Tricella

FOTOGRAFI Werner Bischof, Mattia Buffoli, Charlie Cole, Esther Driehaus Per quanto possibile gli autori di questo giornale hanno cercato di risalire al nome dell'autore di tutte le fotografie cosรฌ da darne doverosa menzione, ma le ricerche si sono rivelate talvolta infruttuose. Nel chiedere scusa per qualunque eventuale omissione, si dichiara disposto sin d'ora a revisioni in sede di eventuali ristampe e al riconoscimento dei relativi diritti ai sensi dell'art. 70 della legge n. 633 del 1941 e successive modifiche. RINGRAZIAMENTI Ferruccio Resta, Claudio Signorelli, Carlo Pastore, Andres Kipar, Ferdinando Zanzottera, Anna Maria Teresa Finotto, Francesco Papa, Michele Bellotti, Davide Zini, Letizia Petulicchio, Daniele Fedrizzi, Chiara Pollicini, Alessandro De Melgazzi, Marta Ghidoli, Andrea Taini, il Team di Lista Aperta


Polipo • Dicembre 2019

INDICE

EDITORIALE

P. 2 - 3

DI CHI È IL POTERE Il caso Hong Kong

P. 4

QUALCOSA STA CAMBIANDO Terra, clima e il bivio del mondo tra l’allarme e la coscienza

P. 5

UNA RICCHEZZA COMBATTUTA Un viaggio per l’Amazzonia

P. 6

LA CORSA DELLA VITA Una vita da gregario Quando si vince

P. 7

FARE LA DIFFERENZA… IN UNIVERSITÀ Sei mesi di rappresentanza

P. 8 - 9

IL LAVORO DI LISTA APERTA Work in progress Conquiste Sagra della matricola

P. 10 - 11

LA CITTÀ CHE CAMBIA Dialogo tra architetti

P. 11

L’IRRAZIONALITÀ DELLO SGUARDO Invito alla lettura de “La casa degli sguardi”

P. 12

UNA SCELTA EDITORIALE Intervista a Carlo Pastore

P. 13

IL BISOGNO DI RACCONTARE LA REALTÀ Il lato umano nella fotografia di Werner Bischof

P. 14

JOKER Un uomo solo That's life

Caro lettore, accendendo la TV, facendo caso alla notizie, avrai notato anche tu come il motore degli ultimi eventi, porti alto un cartello di protesta. Assume forme varie e mutevoli, a volte è pacifica, altre educativa, violenta o distruttiva, è un gran movimento, spesso confuso e caotico. Persino al supermercato o nella stessa università che condividiamo, a volte viene immediato fare polemica, ribellarsi a ciò che volenti o nolenti la realtà ci propone. È su queste stesse strade, tra gli edifici del Poli che noi, tanto quanto i protestanti, abbiamo una domanda e un obiettivo: fare qualcosa di bello, qualcosa di grande. Fare la differenza. Nel 1978 Vaclav Havel, parlando dei suoi contemporanei dissidenti del regime comunista, scrive ne Il potere dei senza potere: "Hanno [i dissidenti] le forze e la possibilità di agire in qualche modo sulla società e sul sistema sociale? Possono, in definitiva, cambiare qualcosa?" È questa la domanda con cui abbiamo iniziato a lavorare su questo numero di Polipo. Qual è il senso della protesta? Anche quando l’esito è difficile, a volte insperabile, c’è ancora qualcuno che lotta instancabilmente, in quanto l’ideale per cui vive è ancora più grande del risultato delle sue azioni. Un uomo con in mano un sacchetto della spesa, che ha chiaro che la sua vita può pure essere persa, può contrapporsi all’avanzata di un carro armato verso piazza Tienanmen. Il segno lasciato da quell’uomo al mondo, cioè a tutti noi, è ancora vivo e sta ancora generando azioni, pensieri e idee. Nella speranza che queste pagine possano riflettere l’ideale per cui vale la pena muoversi e spendersi nella vita universitaria di tutti i giorni, ti auguriamo buona lettura!

P.15

SIAMO COSÌ DIVERSI DAI SUPEREROI? Avere i superpoteri nel mondo normale

P. 16

LA ricetta #POLIMEME

P. 17 - 20

ENGLISH VERSION

Il team di Polipo

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Tentacoli di giudizio

Polipo • Dicembre 2019

DI CHI È IL POTERE Il caso Hong Kong di Francesco Muneratti , Matteo Oggioni , Pietro Rossetti, Lucia Schgör, Riccardo Terruzzi

*You can read the english version at page 17

Hong Kong è in subbuglio. Da giugno, ogni fine settimana per le strade dell’ex colonia britannica vanno in scena proteste e manifestazioni. Quella che è iniziata come una critica a una legge controversa si è trasformata in qualcosa di molto più grande. I milioni di cittadini che marciano puntualmente nel “Porto profumato” - questo il significato del nome in cantonese - chiedono fondamentalmente più democrazia. Per meglio comprendere gli attuali avvenimenti si rende necessario guardare alla storia di Hong Kong e della Cina. Agli inizi dell’800, dopo circa 5000 anni di impero cinese, si insedia il dominio britannico. In questo contesto, la città, nata come colonia di pescatori, entra in contatto con la cultura occidentale: cambia perciò ogni aspetto della vita a partire dalla nascita di ospedali, scuole cattoliche e protestanti fino all’ambito

legislativo-giuridico con l’avviamento della Common Law. Si apre inoltre alle nuove tecnologie proprie della rivoluzione industriale. Inizia successivamente un periodo di lotte interne per la Cina che indebolisce in particolare la città di Hong Kong: è il momento in cui altri paesi come il Giappone approfittano per cercare di conquistarla, essendo inoltre un punto strategico per le rotte commerciali. Parallelamente il resto dell'impero cinese, che non sta subendo l'influenza britannica, vive un momento di crisi fino alla sua caduta nel 1912, che vede la nascita della “Repubblica di Cina”. Seguono poi anni in cui il partito nazionalista e quello comunista si contendono il potere fino alla supremazia del secondo, comandato da Mao Zedong che nel 1949 dà il via alla “Repubblica Popolare Cinese”. Alla morte di Mao si afferma come leader de facto Deng Xiaoping, colui che ha disegnato

la Cina moderna. Sotto la sua guida avviene infatti un cambio di paradigma rispetto al precedente governo. Azzarda un modello impossibile: un connubio fra una struttura di potere centralizzata, tipica del comunismo, e i principi economici capitalisti che comportano una serie di concessioni alla popolazione, come la proprietà privata e la libertà d’impresa. Questo processo graduale, infatti inizia solo da alcuni territori strategici, è rappresentato da slogan, come “arricchirsi è bello” che sottendono l’idea che il socialismo e l'economia di mercato non siano incompatibili. La contraddizione di questo modello trova il suo apice nel 1989 a Pechino quando ha luogo la protesta di piazza Tienanmen. In questa occasione milioni di giovani scendono per le strade per chiedere maggior libertà e diritti, ma lo stato risponde con l’uso dei carri armati e l’uccisione di 10000 persone, secondo i dati

più affidabili. Tutt’ora in Cina è proibito parlarne e i social network, controllati dal governo, censurano qualsiasi discussione sull’argomento. Un esempio più recente del modo di agire del modello cinese riguarda un manager di una squadra dell'NBA. Dopo aver scritto sul suo profilo privato di Twitter un commento a favore della causa di Hong Kong, la Cina ha reagito minacciando di cancellare le partite in programma sulla televisione cinese, mettendo fortemente a rischio l’aspetto finanziario e il brand della squadra e costringendo il manager a scusarsi ufficialmente. Si tratta di un vero e proprio ricatto: la Cina è in una posizione per cui può far leva sulla sua potenza economica sottomettendo così chi mette in discussione il suo sistema legislativo o chi prova a sollevare istanze sulla situazione della sua popolazione. In generale la situazione attuale di Hong Kong si rifà al 1997 anno in cui Gran Bretagna e Cina 2

siglano un accordo che prevede un compromesso: un governo, due sistemi. Il governo della città spetta alla Cina ma il sistema di regole è ereditato da quello inglese, con cultura occidentale. Questa differenza è ancora profonda tanto è che a Hong Kong, contrariamente alla Cina, si commemora ogni anno il 4 giugno, data degli eventi di piazza Tienanmen. L’obiettivo tuttavia è che nei prossimi 50 anni, scadenza nel 2047, si arrivi ad avere un sistema nazionale unico: per questa ragione negli anni a venire ci sono state diversi attriti fra le due parti. In particolare da quel momento si ricordano 3 avvenimenti: 2003, 2014, 2019. Il primo passo cinese di allargare i propri confini giuridici è stato nel 2003, quando il governatore Tung ha proposto di applicare la legge anti-sovversione: tentativo di Pechino di omologare tutto il sistema politico, economi-

co e sociale a partire dal limitare la libertà di parola e di manifestazione. Il timore crescente nella popolazione provoca una protesta di massa il 1 luglio a cui partecipano più di 500.000 persone. Il governo di Hong Kong si spacca e non riesce a raggiungere i numeri legali per proporre la legge. Per la prima volta un moto di proteste popolare fa cambiare idea a Pechino. Nel settembre del 2014 un gruppo di attivisti inizia la protesta contro la proposta di legge elettorale del Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. Il movimento, chiamato “Occupy central”, chiede elezioni completamente democratiche mentre la proposta arrivata da Pechino è chiaramente una forma di democrazia controllata e guidata. Questo sistema prevede che dopo le elezioni il vincitore deve essere approvato dal governo centrale di Pechino prima di essere ufficialmen-

quanto questi uomini fossero per lo più letterati, scrittori e attori, le loro azioni erano ritenute pericolosissime: uno di questi era Bukovskij, poeta e scrittore, che afferma: “Non voglio abbattere il sistema, voglio che mi lasciate vivere”. Parliamo quindi di gruppi che si trovavano a leggere delle poesie in piazza, persone laiche e di diverse estrazioni sociali che però non riuscivano a far tacere in loro un grido di libertà. L’opposizione perciò non nasceva dal voler sovvertire il potere ma da un’istanza pacifica di libertà che tuttavia rischia di compromettere il sistema esistente. Sorge spontanea una domanda: cosa volevano quindi questi "dissidenti"? Qual era il loro obiettivo?

te nominato; questo atto finisce per scaturire dei moti di protesta che durano senza pause per 79 giorni. Il 18 giugno del 2015 il parlamento locale di Hong Kong ha respinto il progetto di riforma originario. Nell’aprile 2019 i tre leader di “Occupy central” e altre sei persone sono state condannate per “cospirazione e incitamento a commettere disturbo dell’ordine pubblico”. Il giudice ha deciso che gli imputati non potevano rivendicare le leggi sulla libertà di parola e di manifestare nell’ex colonia britannica e ha applicato il più severo Civil Law. Da qui la proposta di estradare gli imputati e di giustiziarli secondo il sistema cinese. Da tutto ciò che è stato raccontato sopra emerge un aspetto: esiste un popolo che in qualche maniera si oppone al potere coercitivo del governo per poter vivere liberamente. È successo altre volte nell’ultimo secolo della storia, in particolare nei Paesi satelliti dell’Unione sovietica: erano definiti dissidenti uomini e donne che esprimevano il loro dissenso nei confronti del potere comunista. Per

Colpisce come anche un uomo, da solo, quando c’è interamente cioè con tutto il suo desiderio di libertà, ha il coraggio di muoversi secondo quello che veramente sente. Questo produce un cambiamento, produce dei fenomeni quali la speranza, la decisione e l’amicizia. E allora il primo problema non è ribaltare il sistema ma innanzitutto muoversi verso ciò che si sente più vero, giusto, bello e buono e che può essere la lettura pubblica di una poesia fino al mettere a rischio la propria vita di fronte a dei carri armati. Significativa in questo contesto risulta un’affermazione di Don Luigi Giussani: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che muovono il cuore dell’uomo”. Infatti, per assurdo, scuote maggiormente ed è più pericoloso per chi detiene il potere un uomo che ha questa consapevolezza della sua vita piuttosto di un altro che brandisce un fucile. In conclusione non è detto che il fattore di cambiamento sia un esito immediato ma non sarebbe adeguato parlarne come di un evento racchiuso all’interno dei confini geografici della protesta. Tant’è vero che il primo risultato, anche se può sembrare poco, è la nascita in noi di fiducia e speranza in quanto anche altre persone sono vigili rispetto alle forme di potere che continuamente sorgono, e che il loro fuoco accende il nostro desiderio di non stare tranquilli nella “pace” dei nostri giorni. "Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità." 3


Tentacoli di giudizio

Polipo • Dicembre 2019

QUALCOSA STA CAMBIANDO

UNA RICCHEZZA COMBATTUTA

Terra, clima e il bivio del mondo tra l’allarme e la coscienza

Un viaggio per l'Amazzonia di Isaac Young

di Letizia Petulicchio *You can read the english version at page 18

Photo by Esther Driehaus Deserti che avanzano, ghiacciai che si sciolgono, temperature in continuo aumento: sono segnali di un cambiamento drastico e arrivano direttamente dal pianeta Terra. Sembra che qualcosa di grande stia accadendo, ma come andrà a finire? Da miliardi di anni, la Terra vive di equilibri che permettono la vita in modo sorprendente mente preciso. Tutto sembra meticolosamente calcolato, ogni cosa che accade in terra, mare e cielo si muove in una relazione diretta con gli organismi viventi che la abitano. Una forza misteriosa, potente e a volte quasi spaventosa tiene tra le mani questi preziosi equilibri, che talvolta osserviamo esplodere in eventi tanto straordinari quanto catastrofici. Quella stessa terra su cui fondiamo le nostre città è in grado di tremare e distruggere, e quella stessa onda che docile culla il mare, sa alzarsi e con forza travolgere ogni cosa. Questa è la natura, che amiamo come si ama una casa e che temiamo come si teme una padrona, senza saper dire con certezza se sia con noi o contro di noi. Ma cosa cambia quando invece è l’uomo, forte del suo progresso, a decidere se essere con o contro la natura? 4

È questo il conflitto che recentemente si respira nelle grandi piazze del mondo: cartelloni colorati che in nome della Terra chiedono rispetto, e palazzi grigi che intorno a queste piazze chiudono le porte, non avendo una risposta. Cosa sta succedendo? Perché tutto d’un tratto l’umanità si trova stretta e minacciata da se stessa e dalla sua stessa casa? Riscaldamento globale, anidride carbonica, petrolio: sono le parole chiave del disastro, i cattivi di una storia dal finale spaventoso di cui conosciamo solo qualche tratto, ma che nell’incomprensione generale diventano i nemici da temere e combattere. Se da una parte infatti, la politica si mostra sprovvista e inadeguata a fornire soluzioni, dall’altra questa così evidente e diffusa incapacità di comprendere, sfocia in teorie universalmente approvate che sembrano non richiedere ulteriori conferme. Così, mentre gli allarmisti invadono i media invocando al cambiamento drastico, i negazionisti cercano ostinatamente di convincere le folle che l’uomo nulla può del riscaldamento globale. Il dibattito cresce, alimentato da accuse di ogni tipo, dal complotto delle rinnovabili al complotto delle industrie: chiunque si improvvisa scienziato e ognuno ha una propria idea sulla geopolitica del petrolio. Non c’è dubbio che siano in gioco grandi interessi, e proprio per questo, la parola chiave per comprendere ciò che sta accadendo è coscienza. Se del futuro non possiamo dire niente con certezza, è prima di tutto il presente il punto di partenza per un giudizio concreto. Il progresso moderno è imprescindibilmente legato all’energia, che a sua volta, almeno attualmente, è strettamente connessa alla parola emissioni: l’80% dell’energia prodotta in Europa si ottiene sostanzialmente bruciando idrocarburi, e quindi generando emissioni di gas esausti. Insieme all’inquinamento da rifiuti, le emissioni di gas serra sono nel mirino delle proteste, che chiedono ai governi delle azioni concrete contro l’emergenza climatica. Ma quali sono queste azioni concrete? Qual è la soluzione che i governi dovrebbero applicare? Dove troveremo quest’energia, adesso che non vogliamo più quella che abbiamo? Questa domanda non ha una risposta semplice, perché non bastano le rinnovabili, non bastano le macchine elettriche e non basta il riciclo. Si intuisce guardando i numeri, non quelli sull’innalzamento della temperatura che tanto si discutono, ma i numeri che raccontano la nostra vita di tutti i giorni: da dove viene la nostra energia, quanta ne compriamo, quanto costa e come la usiamo. Questi numeri portano alla luce il vero proble-

ma, cioè che le nostre giornate dipendono da un sistema estremamente complesso, di cui non abbiamo la minima consapevolezza. In questo senso, se si può dire che l’utilizzo delle fonti idrocarburiche rappresenti un problema ambientale, prima ancora è necessario riconoscere che il loro mercato stringe il mondo in una rete di scambio tanto delicata quanto pericolosa, che va oltre l’incombenza delle emissioni. Prendere delle misure per limitare la dipendenza dalle fonti fossili è certamente necessario e urgente, ma prima di tutto è indispensabile comprendere la complessità del problema e valutare scrupolosamente ogni proposta di soluzione, con tutte le sue conseguenze. Oggi, nel 2019, viviamo in un mondo che non è sostenibile, proprio nel significato più banale del termine: una situazione non sostenibile, cioè che in questo modo non può andare avanti. Questo andrebbe prima di tutto spiegato alle migliaia di ragazzini che saltano scuola per protestare in nome del pianeta, mentre 60 milioni di altri ragazzini dello stesso pianeta a scuola non ci sono mai andati. Quanto sappiamo davvero di quello che sta accadendo nel mondo? Non tanto di quello che accdrà, ma di quello che oggi accade, quanto ne siamo consapevoli? In un contesto sempre più globalizzato, ancora siamo abituati a pensare al mondo escludendo quei cento milioni di persone che non pensano alle emissioni perché, banalmente, non hanno da mangiare. Come questo aspetto si inserisce nel cambiamento che chiediamo? E che prezzo ha? Se riconoscere la complessità del problema non significa risolverlo, è almeno il primo passo per ottenere uno sguardo concretamente costruttivo. Il ruolo che abbiamo noi, giovani e studenti, e in parte imprenditori del domani, è prima di tutto la responsabilità di una coscienza. Se gli adulti di oggi non sono in grado di dare risposte e anzi, quasi con imbarazzo, riconoscono la loro approvazione alle proteste accusando poteri di forza maggiore, da oggi non basta più accusare, ma è necessario educare. Giustificare un’assenza a scuola a favore del pianeta non ha alcun significato se le stesse scuole non forniscono gli strumenti necessari a costruire una coscienza critica. Così, anche discutere in televisione non ha nessun valore, se la posta in gioco è ancora chi ha torto o chi ha ragione sul riscaldamento globale. Nel frattempo, la Terra continuerà a girare, a cambiare, a evolversi, i suoi equilibri continueranno ad agire misteriosamente, lasciando ai posteri l’ultima parola: come andrà a finire?

Un luogo lontanissimo da noi, eppure ben presente nel nostro immaginario fin da piccoli, costellato di così tante forme di vita da sfidare l’immaginazione nella loro incredibile varietà. L’Amazzonia è dimora di un ricchissimo e fantasioso ecosistema naturale, ma anche di popoli che hanno mantenuto una loro cultura e identità separata dal resto del mondo, rimasta racchiusa nel cuore tropicale del Sudamerica. Questa vastissima regione, con una superficie più grande dell’Unione Europea, abbraccia la parte Nord-Ovest del Brasile, ed altri stati sudamericani tra cui Bolivia, Colombia, Venezuela, Perù. All’interno di questi paesi mantiene però una propria identità inconfondibile, che non si potrebbe descrivere attraverso dei confini politici; anzi, è la stessa foresta che unisce e accomuna tante diverse nazioni. Sono moltissime le questioni e le problematiche che riguardano questa regione, che nascono dal difficile incontro fra la foresta e la modernità. L’Amazzonia è infatti allo stesso tempo casa per alcuni e terreno edificabile per altri, giacimento di risorse minerarie ed ecosistema. Recentemente si è parlato molto ai telegiornali di disboscamento ed incendi, temi ai quali sembra che la politica non riesca a trovare una risposta. Anche a livello sociale il territorio amazzonico si trova ad affrontare delle grandi sfide: come far convivere le necessità e gli inte-

ressi delle grandi e moderne città, con la foresta pluviale? È una domanda alla quale non sembra esistere una risposta unitaria, ma piuttosto tante piccole risposte, che prendono concretezza in modi diversi fra loro. A Manaus, una città di due milioni di persone situata lungo il Rio delle Amazzoni, in Brasile, c’è chi ha raccolto la sfida attraverso l’insegnamento. La Rainha dos Apostolos, una piccola scuola agricola di periferia, insegna ai ragazzi, perlopiù indigeni, a coltivare il terreno con tecniche sostenibili, offrendo un’alternativa concreta al disboscamento. Attraverso l’educazione, si può creare un legame fra la modernità e l’ambiente naturale in cui milioni di persone vivono. Seppur piccolo, questo esempio, come anche altre realtà sparse per il Sudamerica, porta in sé un messaggio grande: è possibile creare un cambiamento mettendosi in gioco. Ma perché per molti vale la pena implicarsi? Da dove nasce la voglia, l’attenzione, la creatività, e insomma, la grinta per mettersi in moto, o semplicemente diventare più curiosi di fronte alle complicate questioni dell’Amazzonia? Forse spinti dalla più grande ricchezza che questo luogo ha da offrirci, una ricchezza che la permea interamente anche nelle sue molte contraddizioni, e che in un certo modo coinvolge anche noi in prima persona: una bellezza capace di affasci-

narci e stupirci. Che cosa è capace di stupirci oggi, adesso? Che sia narrata in un libro, vista in un documentario, o raccontata da un amico, la bellezza di questo luogo non ci lascia indifferenti. Chi di noi da piccolo non è rimasto meravigliato a guardare un semplice cartone animato ambientato nella giungla? Lo sguardo di un bambino, come quello di un adulto, è inevitabilmente catturato dalla misteriosa foresta, nella quale gli sgargianti colori vestono vegetazione, animali ed insetti di fascino e mistero. La nostra fantasia ci trasporta in avventure mirabolanti all’interno di questo posto che, seppur insidioso, siamo spinti ad esplorare e conoscere. Questa capacità di destare in noi uno sguardo di stupore, è un tesoro che l’Amazzonia al contempo custodisce in sé, e dona al mondo. Proprio questa meraviglia spinge chi la sperimenta a trattare diversamente questo luogo, fatto di natura e di persone. È una sincera bellezza che ci invita a conoscerlo meglio, magari viverlo, o semplicemente poterlo guardare dalla nostra tv la domenica pomeriggio. Pur non conoscendo tutte le risposte alle domande dell’Amazzonia, è possibile non restare più indifferenti di fronte ad esse, e a poco a poco, possiamo prendere a cuore anche noi, a qualche miliardo di chilometri di distanza, la situazione amazzonica e chi la abita.

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Tentacoli di giudizio

Polipo • Dicembre 2019

LA CORSA DELLA VITA

FARE LA DIFFERENZA... IN UNIVERSITÀ

Una vita da gregario | Oltre la vittoria

Sei mesi di rappresentanza di Marco Guerini

di Michele Bravi, Giacomo Errighi

Siamo due studenti di ingegneria meccanica con la passione per le corse. Nella vita di tutti i giorni capita che di fronte alle nostre ordinarie fatiche non riusciamo a capire fino in fondo quale sia il valore di ciò che viviamo. Nel parallelismo tra la corsa della vita e le gare ciclistiche o automobilistiche (nel nostro caso), abbiamo deciso di prendere da esempio due importanti episodi, che ci sembrano emblematici e significativi nel prendere con un po’ più di avvincente e sano spirito sportivo le sfide che quotidianamente ci vengono messe davanti. Una vita da gregario Chi è il gregario? Il gregario è la figura che accompagna e si mette a disposizione del capitano, in gergo tecnico “lo tira, gli taglia l’aria davanti”1 facendogli fare meno sforzi, gli dà persino la propria ruota in caso di foratura in maniera tale da mantenerlo sempre in gioco. 27 maggio 2016: siamo alla terzultima tappa del Giro d’Italia, Pinerolo-Risoul, Michele Scarponi è in fuga2 lasciando il gruppo dei favoriti, composto da Nibali, capitano della sua squadra (team Astana), Chaves e Kruijswijk (maglia rosa)3, a 5 minuti di distanza. A 50 km dall’arrivo l’ammiraglia4 dell’Astana si avvicina a Scarponi chiedendogli di rinunciare alla propria fuga rallentando il passo per far recuperare secondi al suo capitano. Nel fitto della nebbia, la maglia rosa (Kruijswijk) era finita fuori pista perdendo terreno e vedendo sfumare fisicamente la possibilità di trionfare. Scarponi rallenta, arriva a fermarsi, mette giù i piedi e fa passare il tempo necessario, un’eternità; vede finalmente in lontananza il suo capitano con gli altri corridori, e inizia a impostare un ritmo di pedalata favorevole a Nibali, “tirandolo” fino agli ultimi 10 km dove poi, stremato, si staccherà. Questo ha permesso a Nibali di recuperare addirittura minuti dalla maglia rosa tagliando il traguardo con le lacrime agli occhi. Aggiudicarsi questa tappa è stato per lui decisivo nella conquista del Giro. Questa è la massima espressione del gregario: Scarponi rinuncia alla vittoria ormai in pugno per mettersi a completa disposizione del suo compagno di squadra e amico. C’è infatti bisogno di un amico, che sia in una gara di corsa o durante 1 pedalare davanti al gruppo per tagliare l'aria a chi è dietro di lui 2 essere in vantaggio rispetto al gruppo 3 maglia che viene indossata dal leader della classifica generale del Giro d'Italia 4 macchina a disposizione per tutti i corridori per rifornirsi di acqua, barrette energetiche e bici sostitutiva 6

la preparazione di un esame, in famiglia o nel guardare il proprio futuro, di qualcuno che si metta vicino a te per non farti perdere di vista l'obiettivo da raggiungere. Colpito dalla sua figura mi è sorto spontaneo chiedermi cosa spinge una persona a rinunciare al proprio interesse personale a vantaggio di qualcun altro. A che pro una mossa simile, nella vita di tutti i giorni? Evidentemente deve esserci una convenienza altrimenti nessuno sarebbe disposto ad agire in questo modo. Oltre la vittoria Malesia 2016, Nico Rosberg sta lottando per il mondiale e ha 7 punti di vantaggio su Hamilton, il suo rivale, che nelle ultime due stagioni si è imposto su tutta la griglia arrivando a conquistare il suo terzo mondiale. Lewis infatti si è dimostrato nettamente superiore a Nico, non tanto sul piano della velocità quanto per la resa in gara, per il suo modo di combattere e per il fatto che nel corpo a corpo ha quella cattiveria che al pilota tedesco è sempre mancata. In questa stagione Rosberg è partito fin da subito con un altro spirito, tirando fuori quella

cattiveria agonistica che non sembrava avere, si è ormai stancato di essere etichettato come il numero 2, l’eterno secondo. Per queste vicissitudini la gara della Malesia acquisisce ancor più importanza. Nico parte dalla seconda casella e alla prima curva viene speronato da Vettel. Rosberg si ritrova ultimo alla prima curva del primo giro, è chiamato ad una insperata rimonta per inseguire il proprio sogno. Quando tutto sembra essere perduto, con Hamilton che avrebbe ripreso la leadership nel mondiale a 5 giri dalla fine, accade qualcosa che ha dello straordinario: Lewis rompe il motore ed è costretto a ritirarsi dalla corsa. La gara che doveva sancire la disfatta di Nico, lo vede invece aumentare il suo vantaggio in campionato per poi permettergli di conquistare il titolo piloti del 2016. Ciò che mi colpisce di questi piloti è che indipendentemente dall’esito della corsa, lottano sempre, perché loro non si basano solo sulla speranza di vincere la gara. Quel che rimane è la passione per ciò che fanno e le emozioni che vivono, è questo che può giustificare la fatica, il pericolo e la sconfitta anche per noi, nella vita di tutti i giorni.

In questo periodo ricco di moti, di rivoluzioni, di tentativi volti a "fare la differenza", ovunque nel mondo, noi studenti ci interroghiamo su cosa significhi prendersi cura del posto in cui ci troviamo cioè l’università: il Politecnico. Come è possibile e cosa significa veramente “fare la differenza”? Per me è significato non rimanere inerme davanti alle provocazioni che mi sono arrivate durante i primi anni di università e muovermi, decidere di interessarmi e di candidarmi al Consiglio di Amministrazione del Poli. Sono stato provocato dalle cose belle come da quelle che vedevo non andar bene ed anche dall'osservare come i miei amici rappresentanti stavano crescendo mettendosi in gioco apportando le loro idee. Da quando sono in CdA ho scoperto che la possibilità di incidere non è data dal ruolo in sé, dalla posizione che uno occupa, ma che grazie a quella posizione si può incidere veramente solo se ci si gioca nel rapporto con gli altri, andando a fondo dei legami che si creano. Il “potere” non come una coercizione, ma come opportunità di confrontarsi e di poter allargare la propria visione delle cose per poi comprendere anche meglio la propria posizione, in modo tale da essere poi più incisivi nei rapporti quotidiani. Molto semplicemente, oggi mi sento libero di giudicare positivamente o negativamente una proposta del Rettore, di un docente, delle altre liste o di un dirigente, grazie alla stima reciproca e al rapporto che si è creato con molti di loro. Questa ricchezza di rapporto è importante perché è una possibilità di crescita, con l’obiettivo sempre di superarsi, di “superare i confini” come ha detto l’astronauta Luca Parmitano a noi studenti durante l’inaugurazione di questo anno accademico. Allora ecco che vale la pena discutere due o tre ore intere su come avere più spazi studio in università, sul come destinare fondi agli studenti più meritevoli e cosa significhi “studente meritevole” o su quando debbano essere fissati gli esami durante le sessioni. Da questi rapporti costruttivi possono nascere idee coraggiose e soprattutto “l’ottimismo per progettare il futuro”, di cui parlava il Magnifico Rettore Ferruccio Resta durante l’inaugurazione dello scorso 5 novembre. La differenza che ne consegue è sentirmi a casa anche quando sono in università dove, spianando la strada ad ogni occasione di rapporto, si tende al bene comune, a nuovi percorsi possibili di crescita individuale, culturale e sociale, valorizzando noi stessi e l'università. É con questa coscienza che mi trovo oggi

a lavorare negli organi del Politecnico insieme a tanti amici di Lista Aperta e delle altre liste, collaborando con molte associazioni e realtà di studenti che vivono intensamente il loro stare in università. É questa la coscienza che mi fa intervenire in Consiglio di Amministrazione dopo aver preparato quella seduta insieme a professori, studenti e personale amministrativo. É questa la ragione per cui ogni anno invitiamo il Rettore del Politecnico alla Sagra della Matricola - una serata in università per accogliere i nuovi arrivati - che quest’anno ha deciso

di fermarsi a cena a mangiare polenta e spezzatino al tavolo con gli studenti del primo anno. Ecco dunque cosa significa per me “fare la differenza” nel luogo in cui sono: stare seriamente davanti a ciò che ho di fronte, cominciando dallo studio e dal mio compagno di banco a lezione. Nelle pagine seguenti raccontiamo di alcuni dei temi su cui stiamo lavorando in questo periodo e alcune delle conquiste ottenute con Lista Aperta, ma anche dell’“accoglienza matricole” che anche quest’anno abbiamo organizzato con degli amici. 7


Tentacoli di giudizio

Polipo • Dicembre 2019

IL LAVORO DI LISTA APERTA Work in progress di Il Team di Lista Aperta *You can read the english version at page 19

SPAZI & UTILITIES LEONARDO Aggiornamento lavori campus Bonardi Entro settembre 2020 sarà inaugurato il nuovo campus Bonardi che darà finalmente ampio respiro alla vivibilità del nostro Ateneo. In questi mesi stiamo lavorando affinchè siano garantiti i giusti spazi per noi studenti, con priorità a spazi studio cablati e posti in cui mangiare al chiuso. Spazi studio Siamo in continuo contatto con il Rettore e gli uffici per rispondere, anche con piccoli interventi, all’esigenza di spazi studio nel Campus Leonardo. Inoltre, crediamo sia fondamentale mettere a pieno regime gli spazi studio attuali tramite una migliore gestione degli spazi, il cablaggio completo e il condizionamento delle aule. Lavori in nave I lavori di ammodernamento di questo edificio sono in atto tramite la sostituzione dei serramenti e il restauro della facciata. Oltre a questi lavori in una fase successiva saranno ristrutturate tutte le aule con nuovi impianti elettrici e nuovi arredamenti. Questi interventi, in particolare i nuovi serramenti, aiuteranno a ridurre le emissioni di CO2 dell’edificio. Utilities e piccoli interventi Nelle scorse settimane sono stati disposti dei contenitori per il riciclo dei materiali dei modellini e insieme, è stato creato un nuovo regolamento per l’utilizzo degli spazi dove posizionare i modelli: si può fare richiesta compilando un modulo in portineria. Inoltre, sarà realizzato un nuovo spazio dedicato alla verniciatura vicino al patio di architettura. SPAZI BOVISA Ci stiamo impegnando in un lavoro attivo di proposte per risolvere i problemi emersi soprattutto nell’ultimo periodo, legati alle criticità degli spazi studio e di posti dove consumare il proprio pasto. Siamo soddisfatti di come l’Ateneo abbia preso in seria considerazione le nostre proposte per spazi come BL27, BL28, B2. Prossimamente verranno attuate alcune di queste nostre proposte, con l’intento di garantire e, anzi, implementare, gli spazi studio e non solo, per migliorare la vivibilità del Campus! 8

BANDO DSU Abbiamo aggiunto posti convenzionati dove poter usare il buono pasto a Piacenza e a Milano, vogliamo aggiungere la possibilità di usare il buono anche nel fine settimana per studenti in sede e pendolari, con la possibilità di accumulare il buono se non utilizzato. BANDO ERASMUS Stiamo lavorando per migliorare il bando, affinché sia più chiaro e comprensibile da tutti. Sia in equità sia in processi da seguire. Inoltre, vorremmo pubblicare i learning agreement degli studenti Erasmus degli anni precedenti e rendere più veloce e pratico il processo burocratico al rientro per convalidare i voti. CONVENZIONI Abbiamo proposto nuove convenzioni in ambito di trasporti, assistenza medica, software, computer, telefonia con l’obiettivo di rendere più accessibili servizi che riteniamo utili per noi studenti. SECONDA RATA SI FA IN DUE Stiamo lavorando per introdurre la possibilità di suddividere la seconda rata in due quote perché, per chi risulta in una fascia di reddito medio-alta o per chi ha fratelli in università, pagare una rata molto onerosa in una sola tranche risulta spesso difficile. FONDO MERITO All’interno delle modifiche al “Fondo Merito”, i rappresentanti degli studenti di tutte le liste, hanno deciso di: - raddoppiare i contributi per gli studenti che partecipano a competizioni internazionali portando il contributo singolo da € 250 a € 500; - aumentare la platea di studenti al primo anno che ricevono il premio erogato sulla base del merito passando da 135 a 202 premiati; - contemporaneamente si è deciso di diminuire l’importo da € 1500 lordi a € 1000 lordi. MENSE SERIST La società Serist lascerà il Politecnico a causa di forti perdite. Per ottenere una continuità del servizio avvieremo un nuovo bando mense nei prossimi mesi, che abbia sì a cuore i prezzi bassi, ma che contemporaneamente non faccia vincere la gara ad una società appaltatrice con poche garanzie di durare a lungo a causa dei prezzi troppo bassi. DIDATTICA INNOVATIVA Ormai da 2 anni alcuni insegnamenti hanno introdotto la didattica innovativa. Il nostro lavo-

ro è stato quello di capire, attraverso un questionario, se gli studenti avevano recepito questa nuova modalità di didattica e se ne riconoscono un valore aggiunto. Nei prossimi mesi bisognerà capire quali forme di didattica innovativa sono le più efficaci per poterle attuare in tutti i corsi di studio. SOVRAPPOSIZIONI ESAMI - scuola 3I In questi anni, nonostante un calendario accademico con sessioni allargate, a causa della mancanza di aule è molto difficile per le segreterie stendere un calendario degli appelli. A lungo termine sarà implementato un sistema informatico per la gestione di questa tematica. Per la prossima sessione di gennaio-febbraio abbiamo segnalato alle segreterie didattiche tutte le criticità presentate nella prima bozza. CIVILE IN INGLESE Verrà introdotta la possibilità di iscriversi a un corso di laurea triennale di ingegneria civile erogato integralmente in inglese. Ci impegniamo per assicurarci che venga garantita la giusta efficacia e qualità in questo nuovo percorso di studi, andando a valutare pro e contro nell’ottica di capire se questa novità possa essere eventualmente estesa anche ad altre facoltà.

Conquiste IDONEI = ASSEGNATARI ANCHE QUEST’ANNO! - DSU È stato approvato dal Consiglio di Amministrazione che anche per l’a.a. 2019/2020 le borse DSU verranno effettivamente concesse a TUTTI gli studenti idonei. Quest’anno il Politecnico è riuscito a stanziare direttamente oltre 7 milioni di euro per coprire gli studenti idonei alla borsa DSU che non erano risultati assegnatari a causa dei fondi statali non sufficienti. PRESTITO D’ONORE Dopo alcuni mesi di lavoro, è stata approvata la Convenzione tra Politecnico di Milano ed Intesa San Paolo che regolerà il funzionamento del prestito “Per Merito” per gli studenti del Poli. Gli studenti potranno fare domanda per un prestito ad interesse molto agevolato, ricevendo 1500€ a semestre per gli studenti in sede e 2500€ per i fuori sede.

DISTRIBUTORI AUTOMATICI E DI ACQUA Negli ultimi anni abbiamo posto attenzione alla stesura del nuovo bando per i distributori automatici. Le principali novità sono: nuovi distributori d’acqua, riduzione dell’impatto ambientale e prezzi più bassi con nuove modalità di pagamento (policard e carta di credito). NUOVO BISTROT CAMPUS DURANDO Il bar “La Rossa” ha lasciato la gestione del locale. Per evitare di restare senza servizio bar per quasi tutto l’anno accademico è stato indetto un nuovo bando ed è subentrata un’altra società. Su proposta di Lista Aperta non sono stati applicati gli orari di apertura consueti delle mense ma la fascia oraria dalle 7:30 alle 19:30. Oggi il locale è completamente rinnovato e, anche sotto nostra richiesta, i prezzi sono più bassi del gestore precedente su quasi tutti i prodotti. +20% POSTI PER MOBILITÀ INTERNAZIONALE Le stime dell’Ateneo indicano che gli attuali 1500 studenti che hanno partecipato ad una mobilità internazionale nel a.a. 2018/2019, diventeranno 1800 nel a.a. 2019/2020 e 2100 nel 2020/2021. Dunque un incremento del 20% quest’anno e del 40% in due anni. Questo incremento è dovuto in gran parte allo stanziamento lo scorso giugno di una quota significativa del Fondo Merito per finanziare nuovi borse di studio per la mobilità extra europea. PIÙ POSTI IN RESIDENZA E NUOVO REGOLAMENTO Sono in costruzione due nuove residenze: una in Bovisa, via Baldinucci, ed una in zona Corvetto, piazza Ferrara. Attualmente sono disponibili quasi 2000 posti che corrispondono al 25% delle richieste. Un dato nettamente migliore rispetto alla media delle altre università dell’8%. Contemporaneamente abbiamo lavorato sul nuovo Regolamento delle Residenze, per far sì innanzitutto che gli studenti-ospiti siano a conoscenza del regolamento, ma soprattutto per salvaguardare il più possibile i diritti e le opportunità dello studente. Ad esempio: d’ora in poi ogni studente in residenza potrà invitare non più un massimo di 2 amici a studiare ma 3.

Photo by Marco Previdi

Sagra della matricola Anche quest’anno sono arrivate al Poli tante nuove matricole! Eppure non ci si abitua mai, ogni volta con il team di Lista Aperta ci lasciamo provocare dall’arrivo di nuovi compagni e nasce forte il desiderio di conoscerli e di accoglierli in quello che per loro è un nuovo mondo. È così che nascono eventi come i banchetti di accoglienza, i gruppi studio e la sagra della matricola. Non abbiamo modo migliore di raccontarli che con le parole loro e di alcuni amici che si sono coinvolti. Nicola Vanni - 2 anno: Durante la serata l'ottimo cibo e la buona birra hanno creato un mix per cui ci siamo trovati in una tavolata tra ragazzi e ragazze, sconosciuti fino a quel momento, a parlare e scherzare come se ci conoscessimo da mesi. La ciliegina sulla torta, però, sono stati indubbiamente i giochi finali. Ancora una volta, infatti, sono rimasto colpito dalla semplicità con cui tutti ci siamo fatti travolgere dalla competizione e abbiamo formato squadre compatte per raggiungere la vittoria. In fondo penso sia proprio questo lo scopo di questa sagra: ossia quello di dimostrare che in qualsiasi momento ci sono persone disposte a fare squadra, a dimostrarsi unite, nell’affrontare tutti gli ostacoli che inevitabilmente il percorso universitario ci pone davanti.

Vittorio D’Ettorre - 1 anno: La sagra della matricola è stata un’occasione molto limpida per noi matricole di scoprirci messi al centro in maniera semplice e spontanea. Infatti, vedere persone che conosciamo appena, preparare per giorni l’evento, o passare un’intera sera a cucinare, mi incuriosisce e mi fa sorgere una domanda: “Cosa spinge queste persone a dedicarsi così tanto a tutto ciò?” Lorenzo Veronese - 1 anno: Alla sagra della matricola ho capito che il Politecnico non è solo un luogo di studio, ma prima di tutto una comunità. I ragazzi di Lista Aperta sono stati disponibilissimi e hanno aiutato ogni partecipante ad inserirsi in questa comunità, facendoci passare una bellissima serata e permettendoci di fare nuove amicizie. Letizia Perri - 2 anno: Quest’anno ho vissuto la mia prima sagra da non matricola e ho deciso fin da subito di buttarmi nell’organizzazione perchè l’anno scorso ero rimasta molto colpita dall’attenzione gratuita che i ragazzi più grandi ci avevano messo. É stata proprio una bella serata! Non solo per le matricole, ma anche soprattutto per me: saper di poter vivere l’università non solo sui libri, ma con una compagnia di amici è stata la mia salvezza l’anno scorso e continua a esserlo tutt’ora! 9


Tentacoli di giudizio

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LA CITTÀ CHE CAMBIA

L'IRRAZIONALITÀ DELLO SGUARDO

Dialogo tra architetti

Invito alla lettura de "La casa degli sguardi"

di Issa Tallawi e Miriam Valentini

di Giovanni Abbenda

“Tutto è architettura. Tutti viviamo a contatto con l’architettura, motivo per cui questa fa la differenza nella vita di ogni persona.” Questa provocazione, ricevuta a lezione, non poteva lasciarci indifferenti. Ha aperto in noi, progettisti del futuro, moltissime questioni: stiamo assistendo a grandi interventi nella città di Milano, vissuti più o meno direttamente, ci chiediamo quali siano le dinamiche alla base di questa progettazione e perché, parallelamente, ci si sta concentrando sulla riqualificazione urbana delle periferie. Abbiamo deciso di porre le nostre domande a due architetti che svolgono attività molto diverse tra loro dentro la città di Milano. Andreas Kipar, noto architetto paesaggista. Di origini tedesche, insegna al Politecnico di Milano e dirige lo studio LAND, specializzato in opere paesaggistiche. Ferdinando Zanzottera, docente e ricercatore presso il Politecnico di Milano, si occupa prevalentemente di storia dell’arte, dell’architettura e di restauro; lavora nell’ambito della conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Quali sono le nuove considerazioni che un architetto deve avere in mente quando progetta? A.K.: Siamo in un periodo storico in cui le narrazioni che hanno tenuto finora sembrano aver perduto la loro valenza, per cui le considerazioni che un architetto deve avere in mente sono fondamentalmente lo spazio che sta per creare e per chi lo sta creando, sempre relazionandosi con ciò che esiste. La modernità, con la pretesa della tabula rasa, ormai è finita, oggi quando interveniamo siamo quasi archeologi interpreti della preesistenza

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e ogni pezzo di nuova architettura dovrebbe almeno rigenerare il tessuto che lo circonda. Così l’architettura può assumere il ruolo di “catalizzatrice” e intervenire nei punti più nevralgici affinché il nuovo possa valorizzare il vecchio e insieme possano scrivere un nuovo paesaggio urbano che sia anche umano. F.Z.: Noi siamo immersi nell’architettura e l'architettura fa la differenza, sia quando essa è isolata, sia quando è inserita all’interno dell’ambiente urbano. È ovvio che chi progetta deve sempre avere in mente che sta operando per la felicità degli uomini e deve rammentare le ragioni per le quali lavora: l’architettura non è solo una questione tecnica, ma soprattutto una questione morale. Oggi siamo tentati dal pensare che la tecnologia basti a risolvere i problemi, ma in questo modo di pensare presenta due grandi rischi: quello di applicare la tecnologia in maniera automatica come panacea di tutti i problemi rischiando, talvolta, di distruggere l’identità di un luogo per un idealismo tecnocratico. L’architettura non è la risultanza di una genialità isolata, ma il frutto di un processo culturale, profondamente legata al tessuto sociale nel quale è inserita. È sempre una coralità e questa coralità ha un valore. Noi siamo abituati a guardare il paesaggio, sia urbano che tradizionale, considerandolo da un punto di vista unicamente estetico. Il paesaggio, però, non è solo un godimento estetico, ma, prima di tutto, è cultura e noi siamo chiamati a recuperare questa identità, e difenderla perché appartenente al vissuto umano. Se saltiamo questo processo e lo riduciamo solo a tecnica ed estetica, mi viene da dire, che sarebbe meglio che cambiassimo lavoro.

Ha senso continuare a progettare nuove architetture o è meglio rinnovare le pre-esitenti? A.K.: Ogni società e ogni generazione ha il diritto e anche il dovere di esprimersi attraverso la propria creatività, le proprie esigenze e le proprie dimensioni di vita che richiedono forme abitative e forme architettoniche su misura. Questo è il punto di partenza, i nuovi interventi possono e devono inserirsi nei tessuti vecchi anche per valorizzare le architetture esistenti, per stimolare una nuova identità che vive tra il passato ed il futuro, formando questa contemporaneità che fa la differenza. F.Z.: In questo momento il tema del recupero ci deve interrogare sicuramente, ma l’elemento sul quale dobbiamo lavorare, come professionisti e come università, è quello di dare un giudizio di valore sull’esistente. Ci sono delle pessime architetture che dovremmo lottare per distruggere e ci sono delle piccole architetture a cui dovremmo legarci per conservarle. Il giudizio di valore non può essere automatico, ma è prodotto dallo studio e dalla conoscenza approfondita del contesto e della sua storia. Perchè si sta dando importanza alla periferia? A.K.: Personalmente continuo a pensare che le periferie nascono più nella nostra testa e nelle nostre considerazioni che nella realtà. E’ difficile immaginare di vivere in periferia, ognuno vive al centro del proprio tessuto sociale, la periferia è sempre un concetto che esprime potere, potere da un punto di vista centrale, che mi sembra ormai un concetto del tutto superato.Proprio al di là dei centri consolidati invece le sperimentazioni, le nuove forme abitative, l’insieme tra la natura

e la cultura possono dare spazio a qualcosa di completamente nuovo. È da lì che parte la rigenerazione: quando c’è spazio e quando c’è la consapevolezza di non stare in periferia, ma di diventare centro di se stesso, della propria vita di riferimento. Aggiungo una considerazione non conclusiva, ma aggiuntiva: la differenza di oggi sta nella autenticità nel nostro vivere la città e i dintorni, autenticità nel misurarsi con il quotidiano, prendersi cura del nostro habitat. Noi stessi siamo componenti dell’ambiente, questa consapevolezza comincia a fare la differenza, sapere che le nostre azioni di oggi possono determinare i risultati del futuro, e quindi assumersi la responsabilità non solo per se stessi, ma per ogni futura generazione. F.Z.: Penso che giustamente si stia lavorando molto sull'architettura, ma parallelamente occorre creare una cultura forte legata a questi temi. Pensate ai grandi centri all’interno delle città che si stanno costruendo adesso: l'aggregazione va benissimo ma non è ancora identità. Bisogna aspirare affinché questi luoghi diventino effettivamente spazi di identità sociale e culturale. Indipendentemente dalla propria posizione politica, bisogna essere coscienti del fatto che siamo parte della storia, e che persino negarlo significa prendere una posizione per il futuro sviluppo della città. È vero che quando si progetta ci si porta dietro un bagaglio di conoscenze, esperienze e relazioni che non si possono dimenticare, ma il problema è che a volte questo vissuto diventa il marchio che si vuole mantenere a tutti i costi. L’affermazione della propria personalità attraverso l'architettura, che è legittimo, talvolta rischia di andare a discapito dell’architettura stessa all’interno del suo contesto. Quello che voglio dire è che abbiamo una responsabilità come uomini e come professionisti, di cui dobbiamo essere coscienti. La nostra unica preoccupazione dovrebbe essere quella di imparare, di fare sul serio quello che stiamo facendo, sia quando siamo chiamati a ristrutturare Notre Dame, sia quando entriamo in classe per fare lezione. Pensate quando si opera in un quartiere e si progetta una piazza: ci confrontiamo con la storia e la vita di centinaia di persone. Ognuno in quello che fa sta costruendo la storia, dentro la contingenza che vive: l’unico modo vero per operare è di essere esigenti con se stessi e con gli altri.

Premetto che il mio interesse verso i libri si è lentamente spento con l’inizio del liceo, nonostante prima fossi abbastanza appassionato e abbia deciso di fare il classico. Mai letto un libro dopo aver iniziato ingegneria, sia per mancanza di tempo sia per scarso interesse fino a quando un amico mi ha raccontato di essere rimasto affascinato dalla lettura de “La casa degli sguardi”. Mi ha subito colpito come lui mi raccontasse del libro e questo fattore è stato ciò che mi ha spinto a portarlo con me e leggerlo quando, per circostanze non piacevoli, mi sono trovato nella sala d’aspetto di un pronto soccorso. L’ho divorato pagina per pagina in poco meno di un pomeriggio. “La casa degli sguardi” è un romanzo di Daniele Mencarelli, scrittore e poeta di Ariccia, paese poco lontano da Roma. Il libro racconta di un periodo della vita dello stesso autore, poco più di un anno, riportando episodi e riflessioni avvenute durante il suo impiego lavorativo al Bambin Gesù. Daniele al tempo della narrazione ha poco più di 20 anni e vive con i suoi genitori vicino alla Capitale, nella zona dei Castelli. Il protagonista, in prima persona, ci mostra in maniera cruda la vita di un ragazzo umanamente distrutto da due grandi mali: la droga prima e l’alcool dopo. Nei primi capitoli, molto brevi, di una manciata di pagine, Mencarelli si presenta senza nascondere nulla del buio che, per lui e per chi gli è attorno, è stato quel periodo: incidenti, depressione, ricoveri e soprattutto, l’ostinazione a non farsi aiutare e a rifiutare qualsiasi forma di affetto. Decide di ripartire, su consiglio di un amico, da una proposta di lavoro come bidello in una cooperativa legata al Bambin Gesù, ospedale pediatrico di Roma. Prendere sul serio la proposta del lavoro aiuterà Daniele a non chiudere gli occhi, da ormai quattro lunghi anni annebbiati dal suo “male”, e a dare spazio a quello che vedrà in un ambiente che, per la sua drammaticità sconfinata come la malattia infantile, sarà capace di risvegliare il suo Io. Il suo cambiamento non sarà immediato e limpido ma anzi, cadendo e ricominciando, stando soprattutto davanti agli incontri inaspettati che ci saranno nel corso del libro, Mencarelli arriverà ad una rinascita su ogni fronte, tornerà infatti anche alla poesia, prima dimenticata in un angolo remoto di sé. Il fattore che secondo me è decisivo per il suo cambiamento, la cosa che ha fatto la differenza, non sono stati tanto i tentativi disperati dei genitori né tutti i suoi buoni e giusti propositi, ma è stato inevitabilmente vedere una diversità, strana, eccezionale che introduce una possibilità insperata sulla propria vita, che parla

al cuore. Un fatto che si impone per la sua irrazionalità [ci terrei a riportare tutto nei dettagli ma è molto più bello raccontato da Mencarelli] che spinge l’autore a dare credito a questo sguardo diverso. Mi spiazzava questa dinamica perché è stata la stessa identica che ha spinto me a dare fiducia a “La casa degli sguardi”, vedere un amico entusiasta per aver letto un libro, cosa che a me sembrava impossibile, una possibilità nuova nata dall’incontro con una diversità densa di proposta. Infatti, l’origine del mio cambiamento di sguardo, verso la lettura, è stato innanzitutto stupirsi di un amico che gioisce per un qualcosa di bello che ha incontrato, talmente corrispondente e coinvolgente che te lo racconta e propone.

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UNA SCELTA EDITORIALE

IL BISOGNO DI RACCONTARE LA REALTÀ

Intervista a Carlo Pastore

La ricerca del lato umano nella fotografia di Werner Bischof

di Marco Previdi

di Matteo Torti

Carlo Pastore dal 2005 è direttore artistico del MI AMI Festival: uno dei più importanti festival di musica italiana, che si tiene ogni anno nel mese di giugno a Milano. Ha curato e condotto per nove stagioni il programma Babylon su Rai Radio 2. In merito alla chiusura del tuo programma radiofonico hai detto: "Babylon non è mai stata una questione di genere, piuttosto di talento e possibilità, di visione e prospettiva, locale e globale." Partendo da questo, cosa vuol dire secondo te fare la differenza? Mi è stata data una possibilità, che era uno spazio nel palinsesto, e in quel caso il mio fare la differenza era fare qualcosa che servisse non solo a me come professionista, cosa che spesso accade nel mercato dell’intrattenimento. Fare qualcosa che servisse non soltanto all’azienda e al mercato (fare audience, fare numeri, fare profitto) ma fare queste due cose e anche una terza, quello che una volta si sarebbe definito servizio pubblico: semplicemente è stato fare una scelta editoriale netta, precisa e diversa da tutto il resto. Decidere di raccontare quella che è la musica contemporanea, con una maniera diversa dal panorama radiofonico attuale. Questo era il senso del discorso che facevo: mettere sullo stesso piano, nella stessa playlist, un artista italiano con la stessa dignità di Tyler The Creator o di Kanye West. Per definizione Babylon si occupava di musica perlopiù nuova, e quindi lontana dall’AirPlay, anche se poi era destinata ad arrivarci. Questo era il nostro spirito, quello di scandagliare, raccontare le nuove forme del pop, capire le dinamiche che poi avrebbero portato ai nuovi meccanismi di larga diffusione, era questo il nostro gioco di laboratorio.

come quelli che inventano i puzzle. Andando al MI AMI, vedi delle tessere e le devi ricomporre, però uno non pensa mai alla malattia mentale di quello che si è messo a tagliare le tessere in quella maniera per fartele ricomporre, quindi io sto più dalla parte di quella malattia mentale, quando lo faccio, ho la sicurezza che ognuno se la vive come vuole là dentro. Quello che noi creiamo è una raccolta di spunti, una canalizzazione dell’energia, un’attitudine, un approccio, un momentum al cui interno poi ognuno può farsi le proprie strade. Ci sono quattro palchi e in ognuno di questi c’è qualcosa di decisivo, di importante. Ogni palco e ogni momento potrebbe essere una rivelazione per qualcuno. Dipende però da che sensibilità hai, che cosa stai cercando in quel momento, che cosa vuoi. C’è una cornice attorno alla quale noi ci divertiamo a costruire delle cose, sempre e comunque cercando di raccontare la qualità della musica, ma anche i valori. Il MI AMI dev’essere un posto in cui stai bene, in cui tornato indietro ti viene voglia di fare un festival, iniziare una band, leggere un libro, ascoltare ottanta dischi e sposarti, una cosa da cui torni in maniera propulsiva. Questo dev’essere l’obiettivo: far partire i dischi, i tour, le carriere, l’ascolto di un artista, l’estate. Un momento in cui si accende il fuoco. Questo è il nostro disegno. All’interno di questo Photo by Mattia Buffoli

ci sono dei percorsi musicali che non sono casuali perché sono frutto di uno studio e di lavoro. Quei percorsi musicali possono portare a delle rivelazioni com’è successo nel tuo caso, e chissà per quanti altri. Alla fine è la storia della musica italiana. Pensi che il MI AMI abbia un valore educativo? Non abbiamo un ruolo educativo in senso stretto, perché non penso che il festival sia il contesto per fare istruzione. Abbiamo un ruolo anche culturale, questo si. Nella misura in cui la cultura non è la quantità di informazioni che accumuli, ma è la visione del mondo che hai, complessiva, legata sia a quello che hai letto, quello che hai visto, a come lo approcci, a come lo interpreti, quindi agli strumenti che hai per approcciare, interpretare le cose. Però al contempo dobbiamo essere sereni nell’accettare che facciamo intrattenimento. Perché comunque la gente viene per divertirsi al festival. È un po’ questo strano equilibrio tra cultura e intrattenimento, non c’è un ruolo puramente culturale, perché? Perché noi cerchiamo un’occasione di vita, non un’occasione di studio. Questa è una differenza sostanziale. Questo non vuol dire che divertendosi non si possa imparare qualcosa.

Immaginate di vivere nella perfetta Svizzera negli anni della guerra, di avere la fortuna di essere esonerati dalla chiamata militare, di passare la vostra giovinezza a imparare a fotografare oggetti belli in uno sfondo altrettanto bello, pulito, bianco e improvvisamente guardare fuori dalla finestra. Che cosa c’è fuori? La guerra, la fame, la disperazione. Cosa fate? Nato il 26 aprile 1916 a Zurigo, Werner Bischof sperimenta la fotografia sin da piccolo grazie alla professione del padre. Gli anni della sua formazione lo vedono impegnato dal 1932 al 1936 nel corso di Fotografia alla Scuola di Arti Applicate di Zurigo dove entra in contatto con il fotografo Hans Finsler, esponente della corrente della Nuova Oggettività, movimento nato alla fine della Prima guerra mondiale che alle illusioni sentimentali - tipiche dell’espressionismo preferiva la freddezza e la lucidità descrittiva. Seguono anni di libera professione, di carriera nel mondo della fotografia still life e della moda. Un giorno però decide di abbandonare tutto, il suo lavoro, gli off camera da piccolo Man Ray e parte per il primo dei suoi lunghi viaggi saltando in sella ad una bicicletta: è il 5 settembre 1945. Confiderà alla famiglia la sua insaziabile necessità della documentazione, della volontà irrequieta di inabissarsi nel mare aperto della storia lasciando la sua città, la terraferma. A loro scrive: “Perdonatemi, non potrò più fotografare belle scarpe e tessuti preziosi. Sono un essere umano.” Così iniziano i tanti viaggi di Werner Bischof in giro per il mondo, alla ricerca del contatto diretto con un mondo ormai distrutto ma con l’uguale forza di risollevarsi e iniziare a costruire qualcosa di nuovo.

Sente la necessità di immergersi tra le persone, non può certo rimanere nella sua perfetta Svizzera. Il suo bisogno è quella di documentare la realtà cruda del suo tempo scendendo dalla torre d’avorio di fotografie patinate e oggetti ben inquadrati. È il volto dell’uomo sofferente che diventa il nucleo centrale della sua fotografia. Ed è quello che decide di perseguire fino alla morte avvenuta prematuPhoto by Werner Bischof

Qual è stata l’esigenza che ha portato alla creazione di un festival come il MI AMI? Il MI AMI è un racconto dell’energia che c’è nella musica in Italia oggi. È un racconto che viene scritto giorno dopo giorno. Io ogni cazzo di minuto penso a questo festival, nella ricerca che viene fatta. Tutta questa grande mole di informazione che ascolto precede un momento, che ti assicuro essere estremamente paranoico, di sintesi. Questa poi la sintetizzo in una scaletta delle scalette. È un festival in cui io ragiono mutuando un immagine letta in un libro di Perec. Ragiono un po’ 12

ramente precipitando con una Jeep in un burrone dalle parti di Cuzco. Entra nella società Magnum nel 1949, dopo solo due anni dalla sua nascita ma è come se fosse tra i fondatori. La fotografia è per lui un incontrollabile desiderio di raccontare il mondo e buttarsi nella mischia, nel mare aperto. Il totale disinteresse nel cercare lo scoop

o la foto di copertina, il desiderio di raccontare storie è ciò che condivide con il resto della società Magnum, con scatti apparentemente meno importanti rispetto ad altri fotografi ma che non appena venivano messi in sequenza e diventavano storia, mostravano la loro potenza narrativa. Comincia i suoi viaggi dai Paesi sconfitti, Germania, Ungheria e giunge anche in Italia dove conosce quella che sarebbe poi diventata sua moglie, Rosellina. Documenta il Bihar indiano schiacciato dalla carestia, il Giappone fermo in una stampa xilografica, l’America vincitrice che definisce “brutale ed egoista” e l’Italia. È proprio qui che lo sguardo di Werner Bischof si piega a un ritratto quasi ironico rendendosi conto invece - a differenza di altre città - che tra le strade di Milano o di Napoli è viva la resistenza umana di persone che passano oltre la storia e che hanno voglia di ricominciare a vivere. Fino all’ultimo fece resistenza al ruolo che la storia gli aveva assegnato, essere un grande fotoreporter. Volle sempre restare in disparte, a distanza dal mondo della comunicazione selvaggia e della corsa allo scoop, dalle iene sul campo di battaglia, come le definiva lui. La fotografia di Werner Bischof ha una cura particolare verso tutti i soggetti dei suoi ritratti. Le sue fotografie raccontano di volti, soprattuto di bambini. Sono il soggetto privilegiato per il fotografo svizzero, li racconta non attraverso una visione banale, alla ricerca di un sentimentalismo neorealista ma regalando a ognuno dignità, tutti sono portatori di una storia importante. E’ riuscito a raccontare il mondo intero con uno sguardo unico, lasciando a tutti (e non solo ai fotografi di oggi) una grande eredità morale. 13


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JOKER

SIAMO COSÌ DIVERSI DAI SUPEREROI?

Un uomo solo | That's life

Avere i superpoteri nel mondo normale

*You can read the english version at page 19

di Gloria Lopiano e Giovanni Macchione Un uomo solo Non è una fotografia perfetta, un’interpretazione da oscar o una colonna sonora cucita su misura, ciò che rende un film indimenticabile. Tutto ciò aiuta a veicolare il contenuto, a renderlo universalmente comprensibile, ma il valore di un film, non si svolge durante la proiezione della pellicola. È all’uscita dalla sala cinematografica che si ha la prova di aver visto un’opera d’arte, o un filmetto. Perché la nostra persona si trasforma in un punto interrogativo; accade guardando il Joker di Todd Phillips. Appena scorrono i titoli di coda, la domanda salta inevitabile: ciò che ho visto può accadere solo in un luogo immaginario o anche fuori dallo schermo si può arrivare a vivere questo dramma? Il Joker che ci viene proposto non ha il fascino dello Scarface, il male non ha la sua solita perversa seduzione, è un pugno dritto in faccia, perché viene visto nascere e svilupparsi sin dalle viscere. Nelle due ore del film si vede sempre di più l’eclissi di Fleck, che lentamente si abbandona al neonato Joker, figlio della rabbia e della tristezza di una vita non vissuta. Fleck è uno qualunque, una vita da mediano, un lavoratore sottopagato, oppresso, sfruttato, un uomo dei nostri tempi, finito a fare il clown di strada, sognando di diventare un comico televisivo, con la battuta sempre pronta. E invece la realtà non gli ha dato questo dono,

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di Luca Innocenti lui non fa ridere, anzi è penoso, ma continua ad inseguire questa utopia, non accettando lo stato delle cose. Il Joker è un uomo trasformato in un simbolo, privato della sua verità e guidato dall’istinto, scaturito direttamente dalla tristezza di Arthur, che si è evoluta in una rabbia dirompente, poiché non ha trovato nessuno che potesse guardarla, abbracciarla e accoglierla. L’emblema di questo è la psicologa da cui Arthur va a raccontare la sua vita: “lei non mi ascolta”1, le dice, evidenziando che ciò che gli serve non è una terapia, ma uno sguardo, un’amicizia; come viene fuori durante il film, quello nella sua testa, nel rapporto con la vicina di casa. Questa mancanza è ciò da cui il Joker prende forza e si nutre, è ciò che alimenta la violenza distruttiva nata e allattata da una Gotham, teatro dell’homo homini lupus. Tutto questo è perfettamente interpretato da un Joaquin Phoenix smunto, vestito di lividi, ma agile e armonioso nei movimenti quando balla estraniandosi da tutto, a sottolineare il fatto che oramai, il danno è compiuto: ciò che lo rende vivo è nella sua testa e la realtà diventa solo uno spazio dove proiettare la propria idea del mondo. “That’s life”, canta Sinatra di sottofondo, “ogni volta che mi ritrovo schiacciato sulla mia faccia, mi riprendo e torno nella corsa”2. Ed è quello che prova a fare Arthur Fleck per tutto il film, ma i suoi sforzi non impediscono l’accadere del Joker. È proprio vero allora che la vita si riduce a questo? Il nostro tentativo è sufficiente, per riemergere dagli abissi della disperazione?

That's life Arthur Fleck è un uomo mentalmente instabile che vive per la madre malata. Ha una vita difficile, è un clown sottopagato che sogna di diventare un grande comico che fa ridere tutti. “Mia madre mi diceva sempre di sorridere e di mettere una faccia felice, mi diceva che ho uno scopo, portare risate e gioia nel mondo”. Sua madre gli ha insegnato ad essere sempre felice e che è bene rendere felice anche gli altri, “Happy” lo chiamava, ma non si è mai preoccupata di accertarsi che lui lo fosse effettivamente. Al contrario, si vede fin dall’inizio del film che il doverismo che si sente addosso gli impedisce di essere se stesso a tal punto da renderlo incapace di piangere e di esprimere la sua tristezza. Al ramo della trama che riguarda le cause della particolare comicità di Arthur si accosta quello della ricerca di una figura a cui appartenere, come quella del “padre”, personaggio sempre stato assente nella storia del protagonista. Questo aspetto è decisivo nella narrazione perché il film prende una svolta proprio nel momento in cui questi due temi si intersecano, ossia quando tutto il dolore che Arthur non riesce a esternare con la sua comicità, e che tenta di coprire con la maschera da clown, incontra il vuoto di senso provocato sia dal presunto tradimento della madre che dalla rinuncia alla ricerca del padre. In questo punto della storia nasce la rassegnazione, nasce Joker. Questo personaggio è totalmente mosso dall’assenza di senso della sua vita e dall’impossibilità di lasciarsi afferrare da qualcuno. “Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente” dice alla psicologa nell’ultima seduta e ancora “Spero che la mia morte abbia più senso della mia vita” scrive nel diario. Joker non viene presentato come un antagonista, è un pazzo, è l'interiorità di Arthur finalmente liberata. La tragicità del film sta nella giustificazione di questa follia. Come poteva non impazzire? “Molte volte ho pensato di farla finita, ma il mio cuore non ci stava ma se non c’è niente che verrà a scuotere questo luglio avvolgerò me stesso in una grande palla e morirò” canta Sinatra nell’ultima scena. Nessuno si salva da solo, c’è bisogno di qualcosa che ci stupisca e ci permetta di vedere oltre il nostro dolore. Da dove si riparte? Dalla domanda, perché chi domanda ha ancora speranza che esista una risposta e finchè si spera non si può impazzire. Quel che è mancato ad Arthur è stato qualcuno a cui chiedere, gli è mancata la “figura del padre”, una autorità a cui abbandonarsi e a cui affidare le sue pene e la sua intera vita. 1 Film Joker (2019) 2 That's life - Frank Sinatra

Chi sono questi supereroi? Hanno poteri fantastici, sconfiggono i nemici, si sacrificano per dei valori, difendono il bene sulla Terra, ma perché dedicare loro tutti questi film? C’è chi si è appassionato di più e chi meno, ma per certi versi nessuno in questi anni è rimasto indifferente: quante volte abbiamo immaginato di avere i superpoteri giocando da piccoli a scuola, o di poter volare sulla città? L’entusiasmo verso queste figure è perché realizzano quei sogni che abbiamo tutti, quel desiderio che ci sia un bene a vincere nei problemi di tutti i giorni, che ci sia una speranza anche nelle situazioni più drammatiche. Tutti facciamo l’esperienza del bene e anche del male, di un male purtroppo così terribile a volte, così potente e diffuso, che l’unica soluzione per vincerlo sembrerebbe quella di avere i super poteri. Gli eroi danno proprio questa illusione di superare l’umanità, perché all’inizio sono tutti uomini normali che, per un caso o per una volontà, si elevano un gradino più in alto di noi. Eppure, nella serie marveliana lunga dieci anni, mi sono accorto di una cosa che mi ha fatto riflettere: per molti versi sembra che i Supereroi siano così perfetti, bestiali, impeccabili, ma anche loro sono stati umani. Sono umani e si trovano a fare i conti con dei limiti, con quei drammi e quei problemi che abbiamo noi. Essere super significa andare oltre questo limite, ma non con il potere di distruggere tutto, o di volare o di essere invisibile. In questi film, infatti, due personaggi mi hanno sorpreso in particolare per il loro essere diversi dai soliti super. Dopo un imprevisto durante alcuni esperimenti, un brillante scienziato si trasforma in un mostro verde, Hulk, che sprigiona una rabbia indomabile, con cui distrugge ogni cosa; ma non riesce ad accettare che questo es-

sere viva dentro di lui, come fosse una malattia. L’unico modo che ha per calmarsi è la presenza della ragazza a cui è affezionato: lei è l’unica che sa chi c’è dietro quel mostro sempre arrabbiato e il suo sguardo fa tornare Hulk alle sue sembianze umane. Chiaramente non è facile trattenere i propri istinti, che spesso si sfogano in rabbia contro gli altri, specialmente in situazioni che percepiamo ingiuste. Se ci pensiamo, però, anche noi abbiamo quella persona a cui siamo più affezionati, che cattura il nostro sguardo, che riesce a farci riflettere quando esageriamo e ci aiuta a guardare diversamente quei momenti di rabbia. Il secondo è sicuramente il più affascinante, Iron Man, l’uomo d’acciaio. Ciò che mi ha colpito è il suo cambiamento in questi film: dall’ego insaziabile e il vanto per la sua bravura, col tempo capisce che da solo non può vincere il male. Molte volte, però, ricade nella sua testardaggine, che lo porta anche a combattere contro gli altri Avengers, ma quando quegli amici

gli chiedono una mano, il suo egoismo non riesce a fermarlo. Anche noi desideriamo degli amici che, quando pensiamo di aver ragione e ci intestardiamo, rimangono lì per il nostro bene, non se ne vanno quando la vita ci sof- foca. Il Supereroe, dunque, non è un’idea, non è un passatempo per ragazzi, che non hanno niente da fare, ma è proprio l’immagine di quel che desideriamo di più: che il bene vinca. Noi, però, crediamo di essere bloccati dalle circostanze della vita, facciamo fatica perché la vita quotidiana, quella che taglia le gambe, ci pare mediocre, è troppo poca per vivere, bisognerebbe cambiare le circostanze, andare oltre la realtà ed essere infiniti, eterni, super per godersela. Questi Supereroi, invece, ci dimostrano che non basta neanche avere certi superpoteri, ma hanno bisogno di un’amicizia, perché solo stando con qualcuno capiscono di più se stessi, per cosa lottano e scoprono quanto sia importante essere in compagnia di una squadra.

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Tentacoli di giudizio

LA ricetta

Polipo • Dicembre 2019

#POLIMEME @e.butt.l, @luca.desogus, @ripus_

di Filippo Betti e Andrea Seghezzi

Cucini così male che dopo mangiato non ti lavi i denti ma li conti? L’unica ricetta che conosci è il dolce far niente? Stanco di usare le zucchine solo in camera da letto? Per tua fortuna la grande cucina non è fatta solo da Foie Gras, Boeuf Bourguignon e Vichyssoise e se hai letto questi nomi a caso come noi, allora abbiamo ciò che fa per te! Questa ricetta veloce e economica ti permetterà di cucinare come Carlo Cracco a Masterchef, ma tirandotela di meno. Un grande piatto con pochi, semplici ingredienti per conquistare tutti i tuoi ospiti e fare colpo su quella ragazza con cui ci stai provando da mesi. Finalmente i tuoi invitati smetteranno di pregare prima di mangiare ogni tuo piatto. Provate questa ricetta e fateci sapere come viene condividendo le foto con l’hastag #LAricetta. Buon appetito! (note: per ottenere un grande piatto usare un piatto grande. L’efficacia con le ragazze non è garantita... parlo per esperienza personale) Risi e bisi Ingredienti per 2 persone • • • • • • •

140 g di riso Carnaroli 30 g di burro 25 g di formaggio tipo Grana vino bianco qb sale fino qb 50 g di piselli (vanno bene sia freschi che surgelati o in barattolo) 2 fette di prosciutto cotto

Procedimento Per il riso: In una casseruola far tostare il riso con un filo d’olio finché non sarà così caldo da non riuscire a toccarlo, salare il riso e sfumare con del vino bianco. Portare a cottura bagnando di tanto in tanto con acqua bollente mantenendo il riso sempre sotto il livello dell’acqua. Togliere dal fuoco e mantecare con il burro freddo da freezer, il Grana e i piselli ridotti in purea. Regolare di sale. Per la polvere di prosciutto: Disporre le fette di prosciutto tra due fogli di carta assorbente, cuocere per 1 minuti in forno a microonde a 750W. Togliere dal forno, asciugare su carta e frullare. Composizione del piatto: Disporre il riso al centro dei piatti, la polvere di prosciutto e se volete potete aggiungere due piselli freschi sgranati e qualche pisello congelato.

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ENGLISH VERSION REPORT

WHO OWNS THE POWER?

Dear reader, you may have noticed, turning on the TV, looking at the news, how the latest events have shown to carry up a protest sign. It takes on various and changing forms, sometimes it is peaceful, others educational, violent or destructive, it is a great movement, often confused and chaotic. Even at the supermarket or in the same university that we share, sometimes it appears immediate to react controversially, to rebel against what reality shows us, whether it is our will or not. It is on these streets, along the buildings of our university, just like the protesters, that we have a question and a goal: make something beautiful, something big. Make a difference. In 1978 Vaclav Havel, speaking of his contemporary dissidents of the communist regime, wrote in “The power of the powerless”: Do [the dissidents] have any influence at all on society and the social system? Can they actually change anything? That’s the question we started dealing with, working on this issue of Polipo. What’s the point of protesting? Even when the outcome is difficult, sometimes without hope, there’s still someone who fights tirelessly, because the ideal for which he lives is more important than the result of his actions. A man holding a shopping bag, who clearly knows that he could lose his life can counteract a tank advancing towards Tiananmen Square. The mark left by that man to the world, to all of us, is still alive, and it is still generating actions, thoughts and ideas. In the hope that these pages may reflect the ideal for which it is worth taking action and giving oneself in everyday university life, we wish you a good read!

Hong Kong is in an uproar. Since June, every weekend around the streets of the former British colony huge protests take place. What started as a critic towards a debatable law has now become something much greater. The millions of citizens marching in the ‘Perfumed Harbour’, this is the meaning of the name in Cantonese, are basically asking for more democracy. To better understand these circumstances it’s right and proper to examine in depth China and Hong Kong’s histories. At the beginning of 1800, after about 5000 years of Chinese Empire, Britain starts its supremacy. In this context, the city, which was born as a fisherman’s colony, comes in contact with Occidental culture: this brings a change to every life aspect starting with the building of new hospitals and schools both catholic and protestant ending in the juridical environment with the introduction of the ‘common law’. The nation also opens towards new technologies brought by the Industrial Revolution. A period of internal fights begins for China and this causes a gradual weakening for the nation and for Hong Kong in particular. This is the moment in which nations like Japan start an attempt to conquer China, being a strategic point for commercial routes. Simultaneously, the other part of the Chinese dominion, which is not coping with British influence, undergoes a time of crisis until its collapse in 1912, which leads to the creation of the ‘Chinese Republic’. Many years of contention will follow till the Communist Party obtains the supremacy over the Nationalist party. The communist party is led by Mao Zedong that will found the ‘Chinese Popular Republic’ in 1949. After Mao’s death Deng Xiaoping takes its place as leader and he will be remembered as the one who has drawn modern China. Under his guide what is observable is a change of archetype compared to the previous government. He suggests an impossible model, taking all risks: a bond between a centralized power structure, typical of communism, and the capitalistic economic principles which include a number of concessions for the population like private property and freedom of enterprise. This gradual process, which only starts in a few strategic territories, is represented by slogans like ‘getting rich is wonderful’ which subtend the idea that communism and capitalism are not that incompatible after all. The contradiction of this model finds its peak in 1989 in Beijing where the protest of Tiananmen square takes place. For this occasion, millions of youngsters march on the streets asking for more freedom and rights but the state answers heavily by using tanks and by killing around ten thousand people,

Polipo’s team

according to the most reliable data. Today in China it’s still forbidden to talk about it and social networks which are controlled by the state, censor any discussion regarding this tragic event. A more recent example of the acting mode of the Chinese model is that of an NBA manager. After publishing on his private twitter profile a comment supporting Hong Kong’s cause , China reacts threatening the showing of the team’s basketball matches in the whole nation forcing the manager to apologize. Considering the economic loss that the team would have faced this is considerable as a proper extortion: China thanks to its position can exert leverage on its economical power chastening whoever opposes its legislative system or tries to upraise complaints about the internal situation. In general, the current situation in Hong Kong refers back to 1997, the year in which Britain and China have signed an agreement foreseeing a compromise: a government, two systems. The city’s government is up to China but the rules system is inherited from the English one, with Western culture, this difference is still so deep that in Hong Kong, contrary to China, every year on June 4th, the Tiananmen’s square events are commemorated. The objective, however, is that in the next 50 years, with a deadline in 2047, there will be a single national system: for this reason in the following years there have been several frictions between the two parties. In particular, from that moment on, three events are recalled: 2003, 2014, 2019. The first Chinese step to expand its legal boundaries is in 2003, when Governor Tung proposes to apply the anti-subversion law: Beijing attempts to homologate the entire political, economic and social system starting from limiting freedom of speech and of manifestation. The growing fear in the population leads to a mass protest on July 1st, in which more than 500,000 people take part. The Hong Kong government splits and fails to reach legal numbers to propose the law. For the first time a movement of popular protests makes Beijing change its mind. In September 2014, a group of activists begin a protest against the proposed electoral law of the Standing Committee of the National People's Assembly. The movement, called "Occupy Central", calls for completely democratic elections while the proposal from Beijing is clearly a form of controlled and guided democracy. This system provides that after the elections the winner must be approved by the central government of Beijing before being officially appointed; the government ends up giving rise to protests that last without breaks for 79 days. On the 18th of June , 2015,Hong Kong local par17


Tentacoli di giudizio

Polipo • Dicembre 2019

SOMETHING IS CHANGING liament rejected the original reform plan. In April 2019 the three leaders of "Occupy Central" and six other people are sentenced for "conspiracy and incitement to commit disturbance to public order". The judge decides that the defendants can’t claim the laws on freedom of speech and neither demonstrate in the former British colony and applies the most severe Civil Law. Hence he proposes to extradite the defendants and execute them according to the Chinese system. There is a main aspect emerging form what is described above : the population tries to oppose the coercive power of the government fighting for freedom. It has happened other times in the last century of history, particularly in the satellite countries of the Soviet Union: men and women expressing their dissent against communist power have been defined as dissidents. Although these men were mostly writers, intellectuals and actors, their actions have been considered very dangerous: one of them was Bukovskij, a poet and writer, who said: "I don't want to break down the system, I want you to let me live”. We are talking about groups of people reading poems in squares, lay people and people from different social backgrounds who could not silence a cry of freedom in them. Opposition was therefore not born from wanting to subvert power but it came from a peaceful instance of freedom which is on the verge of compromising the existing system anyway. A question arises spontaneously: so what did these "dissidents" want? What was their goal? It is striking how even a single man, alone, when longing for freedom has the courage to move according to what he really feels. This drives to a change and arises strong feelings such as hope, decision and friendship. The first problem becomes then not to overturn the system but first of all to move towards what feels more real, right, beautiful and good and which can start with the public reading of a poem arriving to the point of putting one's life at risk in front of tanks. Significant in this context is a statement by Don Luigi Giussani: "the forces that move history are the same as those that move the heart of man". In fact, paradoxically, a man who has this awareness of his life is more shaking and dangerous for those in power rather than another wielding a gun. In conclusion, it is not granted that what will cause a change is an immediate outcome but it would not be adequate to speak of it as an event enclosed within the geographical boundaries of the protest. As a matter of fact, the first result, even if it may seem small, is the birth of trust and hope in us as other people are also vigilant towards forms of power that continually arise, and that their fire ignites our desire not to be quiet in the "peace" of our days. What we do in life echoes in eternity. 18

Advancing deserts, melting glaciers, temperatures continuously increasing : these are signals of a drastic change and they come straight from planet Earth. It seems something big is happening, but how will it end? For billions of years Earth has lived on balances, which guarantee life in a surprising way. All appears to be meticulously calculated, everything that happens on the ground, sea and sky, moves in straight relation with living organisms that inhabit it. A mysterious, powerful and odd frightful force keeps in its hands these precious balances, which sometimes we see blowing up in both extraordinary and catastrophic events. That same ground on which we build our cities is able to shake and destroy, and the same mild wave, which cradle the sea, can wake up and strongly crush everything. This is nature, which we love like home and fear like a mistress, without knowing for sure if it’s with or against us. However, what is the difference when it’s man, strengthened by his progress, who decides whether to be for or against nature? This is the conflict that has recently been felt in the great squares of the world: colourful signs that ask for respect in the name of the Earth, and grey buildings that enclose these squares without an answer. What’s happening? Why is humanity suddenly finding itself trapped and threatened by itself and by its own home? Global warming, carbon dioxide, petrol: these are the keywords of disaster, these are the villains of a frightening ending story, of which we only know a few bits, they however become the enemies to fear and to fight in this general confusion. If on one hand politics shows itself to be unprepared and inadequate to provide solutions, on the other this so evident and widespread inability to understand what is happening is resulting in universally approved theories that don’t seem to require further confirmation. So, while scaremongers invade media invoking a drastic change, deniers stubbornly try to convince crowds that man can’t do anything about global warming. The debate grows, fed by accusations of all kinds, starting with the conspiracy of renewables ending with the conspiracy of industries: everyone likes to call themselves scientists and everyone has their own idea about petrol geopolitics. There’s no doubt there are great interests at stake and for this reason the keyword to understand what’s happening is conscience. Since we can’t say anything about the future with certainty, the present is the first starting point for a concrete judgment. Modern progress is essentially connected to energy, which is itself currently linked to the word emission: 80% of the energy produced in Europe is essentially obtained by burning hydrocarbons, and therefore generating exhaust gas emissions. Together with waste pollution, greenhouse gas emissions are the focus of protests which are asking governments for concrete actions against climate emergency. But what are these concrete actions? What solutions should governments

JOKER

adopt? Where will we find this energy, now that we no longer want what we have? This question does not have a simple answer, because renewable energies are not enough, electric machines are not enough, and recycling is not enough. This can be seen by looking at the numbers, not the very discussed ones about temperature’s rising, but the numbers that tell our everyday life: where does our energy come from, how much of it do we buy, how much does it cost and how do we use it. These numbers show the real problem: our days depend on an extremely complex system, of which we have not the slightest awareness. If it can be said that the use of hydrocarbon sources represents an environmental problem, it is first of all necessary to recognize that their market tightens the world in a network of exchange as delicate as it is dangerous, which goes beyond the issue of emissions. Taking measures to limit the dependence on fossil fuels is certainly necessary and urgent, but first, it is essential to understand the complexity of the problem and scrupulously evaluate every solution proposal, with all its consequences. Today, in 2019, we live in a world that is not sustainable, precisely in the most common meaning of the term: it’s an unbearable situation, we cannot go on in this way. This should be first of all explained to thousands of kids who skip school to protest in the name of the planet, while another 60 million kids of the same planet have never had the chance to attend it. How much do we really know about what is happening in the world? How much are we aware of what is happening today, instead of what will occur in the future? In an increasingly globalized context, we are still used to thinking about the world excluding those hundred million people who don’t think about emissions because they simply do not have food. How does this perspective fit into the change we are asking for? And what price does it have? Even if recognizing the complexity of the problem does not mean solving it, it is at least the first step to get a concretely constructive gaze. Our role, the role of young people, of students and of tomorrow's entrepreneurs, is above all to have the responsibility of a conscience. Even if nowadays adults are not able to give answers and they actually recognise with embarrassment their acceptance of protests, by accusing “powers of force majeure”, from today on it is not enough to accuse, but it is necessary to educate. Justifying a school absence in favor of the planet has no meaning if schools themselves do not provide the necessary tools to build a critical conscience. In the same way, if the issue is still who is right or wrong about global warming then debates on TV have no value. Meanwhile, the Earth will continue to spin, to change, to evolve, its balances will continue to act mysteriously, leaving the last word to posterity: how will it end?

LISTA APERTA

A lonely man

That's life

What makes a movie unforgettable is not a perfect photography, an Oscar-like performance or a majestically fitting soundtrack. All this helps to convey the content, to make it universally understandable, but the real value of a movie doesn’t take place during the film screening. It’s when you leave the movie theater that you have proof if you have seen a work of art, or a b-movie, this is because we turn into a question mark. This happens watching Todd Phillips’ Joker. As soon as the film credits are on screen, a question comes out immediately: what ‘ve just seen, could it happen only in an imaginary place or is it possible to live this drama even off screen? The movie Joker shown to us does not have Scarface’s charm, evil does not have its usual perverse seduction, it is a straight punch in the face, because we see how it is born and how it develops from the guts. During the movie’s two hours, Fleck’s eclipse is increasingly seen, slowly abandoning himself to the newborn Joker, son of the anger and sadness of an unlived life. Fleck is an ordinary guy, an underpaid, oppressed, exploited worker, a man of our times, he ended up being a street clown, dreaming of becoming a TV comedian, always ready with a joke. But reality did not give him this gift, he does not make people laugh, indeed he is pitiful, but he keeps pursuing this utopia, without accepting the state of things. Joker is a man turned into a symbol, deprived of his truth and guided by instinct, he is born straight from Arthur's sadness, which evolved into a disruptive rage, since he did not find anyone who could look at it, embrace it and welcome it. The emblem of this is the psychologist to whom Arthur turns to speak about his life: “you are not listening to me,'' he says to her, highlighting that what he needs is not a therapy, but a gaze, a friendship; as it comes out during the movie, what happens in his head, in the relationship with his neighbor. This lack is what Joker takes strength from and feeds, it is what fuels the destructive violence born and fed by Gotham, a city which can be described as a stage of homo homini lupus. All this is perfectly interpreted by a gaunt Joaquin Phoenix, dressed up in bruises, yet slick and harmonious in movements when he dances estranged from everything, emphasizing the fact that the damage is done: what makes him alive is in his head and reality just becomes a space to project his own idea of the world. “That’s life”, Sinatra sings in the background, “Each time I find myself flat on my face I pick myself up and get back in the race”. And that is what Arthur Fleck tries to do throughout the movie, but his efforts don't stop Joker from happening. Is it true then that life boils down to this? Is our attempt enough to emerge from the depths of despair?

Arthur Fleck is a mentally unstable man who lives for his sick mother. He has a tough life, he is an underpaid clown who dreams of becoming a famous comedian, that can make everybody laugh. “My mother always told me to smile and to put on a happy face, she told me I had a purpose to bring laughter and joy to the world”. His mother taught him to always be happy, she taught him that making others happy is a good deed. She called him ‘Happy, yet she never worried to make sure he actually was. Al contrario, it can be seen from the beginning of the movie that a sense of duty blocks him from being himself to the point of making him unable to cry and to express his sadness. Beside the story’s branch which looks at the causes of Arthur’s particular comedy there is a whole aspect about researching a figure to follow, like the father’s figure, who is absent throughout the whole protagonist’s story. This is is a critical aspect of the narration because the movie takes a turn when these themes come together, as in when all of Arthur’s pain which he is unable to express with comedy, and which he attempts to cover with his mask, encounters the emptiness caused by both the so-presumed betrayal of his mother and by the abandoned research of his own father. It’s at this point of the story that resignation comes out, it’s the birth of Joker. This character is totally carrie by the absence of a purpose in his life and by the impossibility of letting himself being grabbed by somebody else. "During my entire life I've never known if I truly existed,'' he tells the psychologist during his last session, he then writes in his diary "I hope my death will have more purpose than my life". Joker isn't presented as an antagonist, but as a mad man, it's the liberation of what Arthur keeps inside. What makes this movie tragic is how his folly is justified. How could he not go crazy?" Many times I thought of cuttin' out but my heart won't buy it but if there's nothing shakin' come here this July I'm gonna roll myself up in a big ball and die", these are Sinatra's words from the last scene. Nobody can save himself or herself, there must be something that can surprise us, something that can allow us to look over our pain. Where do we start over? We start over from our question, people who keep on questioning are still hoping for an answer, and as long as we hope we can't go crazy. Arthur was missing somebody to question, he didn't have a father-like figure, he did not have an authority to whom he could abandon himself to and to whom he could offer his suffering and his entire life.

Conquests ELIGIBLES = BENEFICIARIES THIS YEAR AGAIN! - DSU It has in fact been approved by the Board of Directors that, even for the academic year 2019/2020, DSU grants will actually be granted to ALL eligible students. In the meantime, Politecnico has managed to directly allocate over 7 million euros to cover the students eligible for the DSU scholarship that had not been awarded due to insufficient state funds. LOAN FOR MERIT After a few months of work, the Convention between ‘Politecncio di Milano and Intesa San Paolo was approved, which will regulate the functioning of the “Per Merito” loan for Poli students. Students who obtain all the required requisites (payment of fees in good standing and 20 credits exceeded each semester) will be able to apply for a loan with very favorable interest, receiving € 1,500 per semester for students on site and € 2,500 for off-site students. WATER DISTRIBUTORS AND VENDING MACHINES In the past years we have put care regarding vending machines, here are the latest news: • new water distributors in public spaces (15 in Leonardo, 14 in Bovisa and 2 in each territorial pole) • reduction of environmental impact through class A, A ++ distributors and biodegradable cups • lower prices and payment with cash and credit cards in addition to cash,. Furthermore, the old keys are replaced by the Poli card, which will work as a deposit in all respects. NEW BISTROT DURANDO CAMPUS On Design Campus, the "La Rossa" bar left the management of the restaurant on July 25th. To avoid being without a bar service for almost the entire academic year we proceeded with a new call for bid and a new company is now in charge. On the proposal of the Lista Aperta the time slot of the new Bistrot was extended to 7: 30-19: 30. Today the premises are completely renovated internally, the first floor of the structure has also been opened and, even on our recommendation, prices have been lowered. MORE RESIDENCE SPOTS AND NEW RULES Two new residences are under construction: one in Bovisa, via Baldinucci, and one in the Corvetto area, piazza Ferrara. Politecnico has almost 2000 seats in students residence! As it corresponds to 25% of the requests, a percentage which is clearly higher than the average of the Milanese and Italian universities by 8%. At the same time we worked a lot on the new Residence Regulations, to ensure that first 19


Tentacoli di giudizio

and foremost the guest-students are aware of the regulations to which they are subjected (this was not the case today), but above all to ensure that it was a regulation to safeguard student rights and opportunities as much as possible . For example: from now on, every student in residence can invite 3 friends over to study instead of two.

Work in progress AREAS & UTILITIES LEO Update on campus Bonardi work The new campus Bonardi, which will finally give wide-ranging to the visibility of our Athenaeum, is going to be inaugurated within September 2020. During these months we are working in order to make sure a fair number of areas are ensured for us, students, giving priority to wired studying areas and indoor places to eat. Study areas We are keeping in contact with the Dean and the offices, to remind them to consider the demand for study areas on Campus Leonardo even with small interventions. Moreover, we believe that it’s fundamental to turn study areas which already exist into full service ones thanks to improved space management, to the completing of the wiring and the installation of air conditioning in every classroom. Works in the building “Nave” In this building there are ongoing modernisation works which include the substitution of joinery and the facade restoration. Beyond that in a later stage all the classrooms are going to be renovated with a new electrical system and new furniture. These interventions, particularly the new joints, will help to reduce the building’s CO2 emissions. Utilities and small interventions In the last weeks containers for the recycling of models’ material have been placed around and a new regulation on the use of spaces where to collocate models was created as well: it is possible to apply filling in a form at reception. Moreover, a new area dedicated to coating will be realized near the “architettura’s patio”. BOVISA AREAS We are making efforts in an active work to solve problems, which lately have occurred, which deal with the poor number of study areas and indoor places to eat. We are satisfied with the fact that the Athenaeum has seriously evaluated our suggestions for areas like BL27, BL28, B2. Some of our ideas will soon be realized, the goal is to guarantee and improve study areas and to additionally raise the visibility of the Campus!

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AGREEMENTS We have suggested new mobility, medical insurance, software, computer and telephone agreements with the intent to make services more accessible, which we believe are worthwhile, for us students. Politecnico is developing the agreements and we will benefit from these soon hopefully! DSU CALL FOR DIBS We’ve added places in which it is possible to use eating vouchers by convention in Piacenza and Milano and we also aim to give the possibility to all students to use those vouchers during the weekend, the possibility of accumulating the unused vouchers daily is also available. SPLITTING THE SECOND FEE We are working to introduce the possibility of splitting the second fee in two minor fees as it becomes demanding for people in a medium-high income bracket or with siblings at university to pay a large amount of money at once. Hence collaborating with the offices we’re searching for a solution in order to give families the possibility to split the second fee. MERIT PROJECT During “Merit Project’s” modifications, student representatives from all lists have decided to: • double contributions for students who participate in international competitions which take place in foreign countries and which are reported or sponsored by the Athenaeum. In this way contributions raise from 250€ to 500€. • Increase the number of first year students who get the merit award which is assigned considering the amount of CFU achieved and the average mark between the marks of all exams passed after the end of September exam session enhancing the number of students awarded from 135 to 202. We are working to expand the merit fund by 15%, allocating an additional € 300,000 to increase scholarships for thesis abroad. SERIST CANTEENS The Serist company, which manages the food outlets on all Milan campuses, except the Bistrot of Durando and the bar of BL27 in Bovisa, will rescind its contract with Politecnico due to heavy economic losses. To achieve service continuity, we will launch a new tender for canteens in the coming months, which, most importantly, will have low prices, but at the same time won’t let a contractor win the tender with few guarantees to last a long time. Therefore quality must also be safeguarded.

Wip 3I EXAM OVERLAPPING In recent years, despite an academic calendar with extended sessions, due to the lack of classrooms it is very difficult for secretariats to draw up a calendar for the exam dates. In the long term, an IT system will be implemented to manage this issue. For the next session in January February we have reported to educational offices all critical issues presented in the first draft.

Wip AUIC INNOVATIVE DIDACTICS We aim to understand whether the innovative didactics works in our school and how to implement it, the different software’s teachings could be integrated and submitted as new courses to our school. Currently some teachers of ‘Building Science’ are developing a mooc.


SIAMO SEMPRE QUA!

TEAM DI LISTA APERTA

AULETTE APERTE

Matteo Oggioni Senato Accademico, Vicepresidente Consiglio degli Studenti matteo.oggioni98@gmail.com

Da quest’anno in tutti i campus del Poli potrai incontrare tutte le settimane qualcuno di noi, per conoscerci oppure per farci qualche domanda che può aiutarti nella vita universitaria di tutti i giorni. Ci puoi trovare nelle aulette di Lista Aperta nei seguenti luoghi e orari:

Marco Guerini Consiglio di Amministrazione marco.guerini2@gmail.com Pietro Rossetti Giunta di Scuola 3I e Commissione Paritetica roxpietro@gmail.com Giacomo Buratti Giunta di Scuola 3I e Commissione Paritetica giacomoburatti5@gmail.com Issa Tallawi Giunta AUIC e Commissione Paritetica tallawi.issa@libero.it Pietro Rabaioli Giunt AUIC e Commissione Paritetica rabaiolip@gmail.com Lorenzo Bressan Giunta di Design e Commissione Paritetica lorenzo.bressan5@gmail.com Gabriele Tricella Giunta di Design e Commissione Paritetica gabriele.tricella@gmail.com Matteo Fumagalli Commissione Paritetica Ingegneria Civile, Ambiente e Territorio fumagalli.matteo97@gmail.com Lucia Schgör Segretaria Leonardo luci.schgor@gmail.com Anna Bisogni Segretaria Bovisa annabisogni99@gmail.com Davide Zini Presidente davide.zini1999@gmail.com Alessandro De Melgazzi Vicepresidente alessandro.demel@gmail.com

IN COPERTINA foto di Charlie Cole

Campus Leonardo (ed. 4 con accesso dal prato centrale): martedì e giovedì dalle 12 alle 14. Campus La Masa (ed. B24): venerdì dalle 12 alle 14. Campus Durando (ed. B4): giovedì dalle 13 alle 14. From this year on all the Poli campuses you can meet us every week, to know us or to ask us some questions that can help you in everyday university life. You can find us in the Lista Aperta at the following places and times: Leonardo Campus (ed. 4 with access from the central lawn): Tuesday and Thursday from 12 to 14. La Masa Campus (ed. B24): Friday from 12 to 14. Campus Durando (ed. B4): Thursday from 13 to 14.


APERITIVO CON L'AUTORE

Vieni a conoscere chi ha scritto e collaborato alla realizzazione di Polipo!

Luned ĂŹ 9/12

Ore 18

Piazza Leonardo

Aula 3.0.2, edificio 3

@poli_listaperta

@ListAperta

/poli.listaperta

Iniziativa realizzata con il contributo del Politecnico di Milano

info@poli-listaperta.it