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art|photography|theater|culture|people

issue# 2 | 2012/2013


CONTENTS

COVER/ "PER ESSERE A MIO AGIO HO BISOGNO DI UNA PARTE" - Venezia © ANNA BERTOZZI

ADVERTISING/ "GRAVITà" © GIANLUCA NAPHTALINA CAMPORESI

Editorial/Editoriale issue# 2 | 2012/2013

Reality 02/03 CARMELO BONGIORNO 08/21 STEFANO BENNI 22/27 curiosity/ FABIAN ASS. HARAMBÈ 28/33 REAL EVENTS/ CONTESTS 34/35 HUDA TAKRITI 36/39 GIANLUCA NAPHTALINA CAMPORESI 40/45 ELISA BACCHI 46/55 curiosity/ ELISA BACCHI 56/57 MASAKAZU YAMASHIRO 58/61 FRANCESCO SAMBO 62/63 KEN PONZIO 64/71 OREA MALIà 76/85 curiosity/ OREA MALIà 86/87 150 ANNI DI GENIO ITALIANO 88/93 REAL EVENTS/ CONTESTS [ITALY] 94/95 TEATRO VALLE OCCUPATO 96/103 GIUSEPPINA ARANGINO 104/109 FAUSTO MESOLELLA 110/115 MASBEDO 116/127 curiosity/ MASBEDO 128/129 ANDREA FILIPPI 130/137 curiosity/ ANDREA FILIPPI 138/139 curiosity/ MUSIC DESCRIBES REALITY 140/141


LAZAGNEGROUP/

ANNA BERTOZZI/ SABRINA RAVAGLIA/ ROBERTA BOCCHINI/ LARA VITALI/

COLLABORATORS/

MICHELE PASCARELLA/ ELISA CANGINI/ SERENA BELLADELLI/ DEBORAH ANNE NICHOLAS/

CREDITS/

ELISA MONTALETTI/ VALENTINA BRAVETTI/ ALESSSANDRO PEDORI/ ALTRETRACCE TORINO [ MASSIMO ARBARELLO, SEBASTIANO DI BELLA, FABIO BELLITTI ]/ SILVIA CAMPORESI/ PREMIO CELESTE [ STEVEN MUSIC ]/ PAOLO GIOVANNUCCI/ GIOVANNA ARESU/ ALFREDO BUONANNO/ LUCA BRADAMANTE/ LECCIUS

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ALL ARTWORK SHOWN ON LAZAGNE MAGAZINE IS PROTECTED BY COPYRIGHT AND MAY NOT BE REPRODUCED, ADAPTED OR ALTERED W/O THE CONSENT OF THE ORIGINAL ARTISTS.


Editorial/ Editoriale

ty!

Reali

Disse Schopenhauer: “La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro”. Ma la realtà si trova nel sogno o nella vita? Stai leggendo questo Magazine o stai sognando di leggerlo? I sette nani sono esistiti realmente? o sono stati inventati dall’associazione “Fronte di Liberazione Nani da Giardino”? Per questo secondo numero... Lazagne, vuole affrontare confusamente... la Realtà. Fateci un “in bocca a lupo” e buon appetito. Schopenhauer said: “Life and dreams are leaves of the same book”. But is reality in dream or life? Are you reading this magazine or are you dreaming of reading it? Did the seven dwarfs really exist? Or were they created by the association “Front for the Liberation of Garden Gnomes? In this second issue … Lazagne would like to confusedly deal with … Reality. So tell us “break a leg” and enjoy it.

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LAZMAG

“UN RAGAZZETTO IMITAVA UN CELEBRE CANTANTE DI CAFE’CONCERT. NON AVEVO MAI ASCOLTATO IL CANTANTE, MA TROVAI LO STESSO L’IMITAZIONE PERFETTA, DIVERTENDOMI COME SE CONOSCESSI L’ORIGINALE. LA POESIA IMITA UNA REALTA’ DI CUI IL NOSTRO MONDO POSSIEDE SOLTANTO L’INTUIZIONE.”

“IN MANCANZA DI UN POSTO LIBERO DAVANTI AI CAPOLAVORI DEL LOUVRE, UNA SIGNORA PIAZZA IL CAVALLETTO DAVANTI AL CUSTODE CHE DORME SULLO SGABELLO. DOPO DUE ORE DI ATTENTO LAVORO, LA SIGNORA TERMINA UNA ECCELLENTE COPIA DELLA GIOCONDA.”

“BEING NO PLACE AVAILABE IN FRONT OF THE LOUVRE MASTERPIECES, A LADY PUTS HER EASEL IN FRONT OF THE SLEEPING ATTENDANT. AFTER TWO HOURS OF CAREFUL WORK, THE LADY COMPLETES AN EXCELLENT COPY OF THE MONA LISA.”

“A YOUNG MAN WAS IMITATING A POPULAR SINGER OF CAFÉ CONCERT. I HAD NEVER LISTENED TO THE SINGER BEFORE, NONETHELESS I FOUND IT WAS A PERFECT IMITATION AND I ENJOYED IT AS IF I KNEW THE ORIGINAL POETRY IMITATES A REALITY OF WHICH OUR WORLD HAS ONLY INTUITION.

jean cocteau il mistero laico the laic mistery 3


Carmelo Bongiorno / Stefano Benni / Fabian Ass. Harambè / Huda Takriti/ Gianluca Naphtalina Camporesi / Elisa Bacchi / Masakazu Yamashiro / Francesco Sambo / Ken Ponzio


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Orea MaliĂ  / Chimera Pioppi - 150 anni di Genio italiano / Teatro Valle Occupato / Giuseppina Arangino / Fausto Mesolella / Masbedo / Andrea Filippi - Wunderkammer


Find the Reality in the mirror

SOUNDTRACK: Leccius_New era return video star

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Photo Anna Bertozzi/ Performance AlTreTracce -Torino


Fissare ad occhi aperti una situazione, un soggetto, un’immagine. La secchezza oculare pervade lo sguardo, la definizione si riduce man a mano. , Non stai perdendo la stai solo accentuando i contorni, destrutturandoli... e il tutto si trasforma in una "REALTÀ EMOTIVA”. Guardare per la prima volta le opere di Carmelo Bongiorno, ci catapulta in un profondo percorso di bianchi e neri, ma la sua arte non "tutto” o "nulla”, potremmo definirla una deviazione morbida della Realtà. Un linguaggio contemporaneo che affonda le sue radici nella percezione sensitiva. Incontriamo Carmelo Bongiorno, fotografo

VISIONE

è

DATE: October 15, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: Rain Tree Crow_ Pocket Full of Change

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 PLAY


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carmelo bongiorno

photo courtesy Š Carmelo Bongiorno

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Ammirando le sue opere, si ha la sensazione di “entrare” nella sua quotidianità... quasi chiedendo “Permesso posso entrare?”, ma contemporaneamente si ha la certezza di essere accolti in maniera “amorevole”. Fotografare per esprimere la propria INTIMITÀ? Direi proprio di sì. Ho sempre considerato la fotografia un meraviglioso strumento d’introspezione, un mezzo per cercare di conoscersi e per raccontare fondamentalmente se stessi al di là della scena ripresa. E questo raccontarsi per me è assoluto, forse coraggioso o forse incosciente, ma in ogni caso senza reticenze di alcun genere, totale, autentico e sempre rivolto alla vita. Nei miei lavori in bianco e nero, anche quando le masse scure prevalgono c’è sempre un bagliore che emerge dal nero, una luce che vince sul buio: le tenebre e le inquietudini non vinceranno. E poi, fotografare è un atto d’amore. Si fotografa sempre un luogo, un oggetto o una persona che si ama, qualcuno o qualcosa a cui si è legati, che ci è caro, che ci rimanda indietro nel tempo o ci restituisce delle emozioni. A diciott’anni, nell’assoluta incertezza del futuro e con l’incontenibile desiderio di raccontarmi, per me la scoperta della fotografia fu una vera folgorazione... cercavo, scattavo, sviluppavo e stampavo: riempii la mia vita di fotografie, non potevo fare altro. E non ho mai smesso, pur nella naturale evoluzione dei linguaggi contemporanei e con la voglia di sperimentare e di mettermi in discussione: bianco e nero, colore (vedi la mia recente ricerca “Forbidden Colors”), il video, la scrittura...

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L’equilibrio visivo nella sua arte. Gli elementi naturali si fondono, si contrastano, ma non si annientano anzi si esaltano. La terra e il cielo, la terra e il mare, il cielo e il mare, nella sua arte tutto trova una armonia. Qual è il segreto dell’ARMONIA? Sono molto legato al termine “armonia”, mi appartiene, lo utilizzo spesso anche in qualità di grande consumatore di musica che da sempre mi nutre, mi stimola e mi sostiene. A proposito di musica, quasi vent’anni fa il mio amico Franco Battiato – con il quale da sempre ho il piacere di confrontarmi e scambiare esperienze e percorsi – nella prefazione della mia “Isola intima” scriveva: “... Attraverso la fotografia Carmelo Bongiorno continua la sua ricerca esistenziale, coglie l’essenza misteriosa delle cose: ambienti e persone appaiono in stato onirico, dentro un naturalismo metafisico, come traslitterazione di sogni in luoghi, come combinazioni arcane. La fotografia si trasforma in pensiero”. Quello di cui parla Battiato è probabilmente uno dei segreti dell’armonia (o quanto meno della mia armonia), ma io ne ho anche un altro. “Armonia” fa rima con “poesia”, vocabolo che sembra essere ormai bandito dall’arte contemporanea... Credo fermamente in una visione poetica contemporanea, armonia e poesia non possono scioccamente essere considerate come qualcosa che è legata solamente al passato: la poesia esiste ancora per fortuna, si tratta di una poesia che dialoga con la contemporaneità e non certo una poesia dove “cuore fa rima con amore”... ma esiste, e quando c’è (cosa assai rara) dietro c’è sempre un vero artista. Per continuare col parallelo con la musica, l’amico Battiato, o i Radiohead, o David Sylvian, o mille altri “veri”, hanno e continuano ad avere il dono dell’armonia esprimendosi attraverso linguaggi contemporanei! Dove sta scritto che per “essere contemporanei” oggi nell’arte si debba negare il bello, la poesia, l’armonia? Dove sta scritto che per fare arte contemporanea oggi si debba necessariamente saccheggiare una discarica e mettere tutto al centro di una stanza? Dove sta scritto che l’arte per essere contemporanea debba scimmiottare di tutto (il circo, la pubblicità, i giochi di prestigio, le trovate d’effetto, ecc. ecc.) tranne che essere se stessa? Il segreto dell’armonia, per chi riesce ad averla e non è capace solo di furbizie o scorciatoie, è lavorare in profondità, “andare oltre” attraverso l’approfondimento di un linguaggio, non attraverso la sua negazione.

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Esistono delle “Geometrie” nelle sue visioni? Mi riesce difficile rispondere a questa domanda, è un argomento sul quale non ho mai riflettuto... pr assolutamente inconscio e istintivo, forse un innato senso estetico che mi induce a creare una sort visionarietà delle mie immagini... Parallelamente all’attività artistica da oltre 10 anni insegno fotografia in Accademia di Belle Arti, ho e corsi... eppure, confesso, non accenno mai ad argomenti tipo “sezione aurea”, “regola dei terzi” o rob semplicemente perché non credo in questo genere di regole (né alle regole in generale se applicate al Anche il caos ritengo possa avere le sue geometrie.

Ci può spiegare la differenza fra Messa a Fuoco e Messa a Fuoco Mentale? Credo che la risposta stia per buona parte già dentro la domanda. Più che di un fatto tecnico parlerei proprio di differente atteggiamento mentale: alla “corretta” messa a fuoco si sostituisce una messa a fuoco che supera la superficie delle cose e cerca una profondità, una verità. E’ mettere a fuoco, più che sulla scena ripresa, sul ricordo o sulla traccia che essa ha lasciato dentro di noi. A questo proposito Giovanni Chiaramonte in un suo saggio ha scritto: “Nella cultura della fotografia contemporanea la fisicità del mondo viene ancora salvaguardata in alcuni autori dalla camera chiara della memoria attraverso il riflesso immoto e cristallino dell’obbiettivo sempre a fuoco. Carmelo Bongiorno riflette invece il proprio itinerario artistico ed esistenziale dentro la camera oscura della rimembranza e, nella consapevolezza del trapassare di tutte le cose, sfuma ogni nitida concretezza delle forme per mettere a fuoco l’esperienza interiore e altrettanto obiettiva dei propri sentimenti”. 12


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robabilmente sì, ma è qualcosa di ta di “ordine” compositivo nella

tenuto (e tengo) vari workshop ba simile ll’arte).

Esiste una poesia o una storia che esprime il suo rapporto con la fotografia? Meglio di ogni altra cosa direi che il mio testo “Bagliori” (che precede le immagini dell’omonimo volume) esprime il legame e il mio modo di intendere una fotografia... eccone un estratto: da “Bagliori”, ©Carmelo Bongiorno 2001 A otto anni ero già un vero nuotatore. Allontanandomi dalla riva e da chiassosi coetanei con i quali non avevo alcuna voglia di fare amicizia, ripetevo ogni giorno uno strano rito. Trattenendo il fiato mi immergevo lentamente sotto la superficie dell’acqua nuotando piano fino a restare quasi immobile: quindi aprivo gli occhi e, superato il bruciore iniziale, cominciavo a guardare le mie braccia, il mio costume, i miei piedi, le bolle d’aria che salivano, la superficie del mare sopra la mia testa. Vivevo l’emozione di penetrare un universo parallelo, un nuovo mondo di strane luci e suoni ovattati a pochi metri dalla riva e a pochi centimetri di profondità. Attraverso il filtro dell’acqua lievemente increspata, velocissimi bagliori di luce bianca attraversavano il mio corpo rendendo tutto insolito, più misterioso, forse più vero. Osservavo da vicino le mani, le mie dita sembrare bianchissime, e sotto quei bagliori l’orologio subacqueo (regalo della prima comunione) diventava enorme e bellissimo. Tutto durava una ventina di secondi ma lo ripetevo più volte, quindi tornavo a riva e mi sdraiavo sulla sabbia. E come ogni anno, poco prima che l’estate finisse, mi aspettava un lungo viaggio in treno per raggiungere i parenti al nord: dopo il caldo e la noia di mille fermate, all’imbrunire mi sporgevo dai finestrini per stordirmi di vento e di immagini veloci fatte di luoghi senza nome vissuti solo per un attimo e distanti figure in controluce affacciate a balconi illuminati al neon. E quando, esausto, tornavo a sedermi, riprendevo la mia mania – forse mai persa – di osservare il mondo e la vita attraverso l’incarto delle caramelle... Oggi, dopo tanti anni, sento ancora il bisogno attraverso la fotografia e il video di rivivere quelle esperienze, e quei bagliori e quegli istanti li ho trovati (o almeno credo) nei luoghi più vicini o in altri lontanissimi, tra le persone e sulle cose di ogni giorno attraverso un riflesso, un movimento, una luce improvvisa, una presenza inattesa, tentando sempre di comprenderne il mistero. Forse sto ancora cercando un’emozione smarrita. 13


Ci può raccontare il “giorno” di una sua foto? una a sua scelta. È un giorno particolare che ho dedicato a una persona cara nel mio volume “Voci” (di seguito un estratto), la foto è pubblicata a pagina 20. È un ricordo privato, triste e dolce allo stesso tempo, un po’ come tutto ciò che mi lega alla fotografia: da “Voci”, ©Carmelo Bongiorno 2010 Gli altri erano dalla parte opposta della casa: tra i silenzi solo poche voci dell’aria arrivavano inattese portando suoni opachi, parole lontane e indefinite in un tempo che sembrava dilatarsi a dismisura. “Dammi una sigaretta, dai…” “Io te la do, ma forse non dovresti…” Fumammo quasi in silenzio, poche parole mentre le ombre delle piante si allungavano, le nostre piccole solitudini, beate e compiacenti, erano rotte qua e là solo da brevi suoni, frammenti di vite sconosciute e altre a noi care che in quel momento lasciavamo ci accarezzassero a distanza incuranti del resto, bastando a noi stessi. La luce si abbassò ulteriormente e ai margini del giardino un cumulo di rami e foglie secche che aveva raccolto durante la settimana aspettava di essere bruciato. Nonostante tutto non riusciva a stare fermo a lungo, prima che fosse sera doveva tornare ad almeno una delle sue mille cose da fare, usare il suo ingegno o le sue mani instancabili. Con attenzione accese il fuoco, due colonne di fumo acre e denso si alzarono, e lui in mezzo quasi immobile a governare tutto: non volli perdermi quell’attimo, presi la macchina e cercai un punto dal basso, il controluce era forte, la sua figura e quel fumo avevano qualcosa di mistico, di indescrivibile, una vertigine sospesa. Attraverso quella luce mi sembrò poter vedere oltre l’apparenza delle cose: le voci, ora più evanescenti tra il crepitio del fuoco, avevano un sapore di vento e di speranza. Fece finta di niente, continuò il suo lavoro con indifferenza seppur velata da un impercettibile sorriso, conosceva quei miei “momenti” e mai si sarebbe sognato di interrompermi. Scambiammo poche altre parole, poi pian piano il fuoco si spense, del cumulo di rami e foglie rimase solo un mucchietto di cenere grigiastra, dalla cucina arrivò l’eco un po’ invadente del televisore che qualcuno aveva acceso. “Non mi avevi detto che dovevi completare un lavoro allo studio?” “Sì, è vero, adesso vado sennò faccio troppo tardi. Ci vediamo sabato, papà”.

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Staring at a situation, a subject, an image. The look is filled with dry eyes, vividness keeps decreasing. You’re not losing VISION, you’re just accentuating the silhouettes, while deconstructing them... and the whole thing turns into an “EMOTIONAL REALITY”. Watching Carmelo Bongiorno’s works for the first time throws into a deep path of blacks and whites, but his art is not a matter of “all” or “nothing”, it could rather be called “a soft deviation from reality”. A contemporary language that has its roots into sensory perception. Let’s meet Carmelo Bongiorno, photographer.

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Admiring his works, one has the feeling of “entering” into his everyday life... almost asking “Excuse me, can i come in?”, but, at the same time, one can be sure to be welcomed in a “loving” way. Do you take pictures to express your FEELINGS? I would say so. I’ve always considered photography a wonderful tool for introspection, a way to know yourself more and to tell things about yourself, beyond what is on stage to be photographed. Telling me is the point: something that might be considered courageous or perhaps unconscious, but in any case without reluctance of any kind: complete, authentic and always aimed towards life. In my black and white works, even when dark masses predominate, there is always a glow emerging from the black, a light overcoming darkness: gloom and worries won’t win. Besides, taking pictures is an act of love. You always shoot a place, an object or a person you love, someone or something you are

connected with, that is dear to you, that takes you back in time and gives you emotions. When i was eighteen, in the absolute uncertainty of the future and with the overwhelming desire to express myself, the discovery of photography was a real shock... I was looking, shooting, developing and printing the whole time: i filled my life with photographs, i couldn’t do anything else. And i never stopped, even in the natural evolution of contemporary languages and with the desire of experimenting and putting myself in unsafe places: black and white, color (see my latest research, forbidden colors), video, writing...

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The visual balance in his art. Natural elements blend, contrast but do not destroy each other - in fact they are enhanced. Earth and sky, earth and sea, sky and sea, in his art everything is in harmony. What is the secret of HARMONY? I am very fond of the word “harmony”, it belongs to me, i often use it, also as a major consumer of music, which is something that has always fed, inspired and supported me. Speaking about music, almost twenty years ago my friend Franco Battiato - with whom I have always had the pleasure of confronting and exchanging experiences and paths in the preface of my Intimate island wrote: «Using photography, Carmelo Bongiorno continues his existential search, capturing the mysterious essence of things. Places and people appear in their dream state, in a metaphysical naturalism, as transliterating dreams into places, like mysterious combinations. Photograph turns into Thought». The one mentioned by Battiato is probably one of the secrets of harmony (or at least of my personal harmony), but i also have another secret. “Harmony” rhymes with “poetry”, a term which seems to have been banished from contemporary art... I strongly believe in a contemporary poetic vision, harmony and poetry shouldn’t be considered something related only to the past. Luckily, poetry still exists, it dialogues with contemporary times, of course we are not talking about a poetry where “heart rhymes with love”… but it still exists, and when it does (which is something very rare, of course), behind it there is always a real artist. In order to continue with the parallel with music… my friend Battiato, Radiohead, David Sylvian or many other “real” ones do have the gift of harmony, of expressing themselves through contemporary languages​​! Where does it say that, in order to be “contemporary” in art today, you should deny beauty, poetry and harmony? Where does it say that in order to be a contemporary artist you have to loot a dump and put the plunder in the middle of a room? Where does it say that art, in order to be considered “contemporary” should be copying everything (circus, advertising, tricks, special effects, etc), instead of just being itself? The secret of harmony, for those who can find it and are not just capable of cunning and shortcuts, is working in depth, “going beyond”, studying a language, and not just denying it.

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Is there “geometry” in your visions? I find it difficult to answer this question, i have never thought about it... probably there is, but it is something totally unconscious and instinctive, perhaps there is an innate aesthetic sense that makes me create a sort of “order” in the visionary composition of my pictures... In parallel with the art work, for more than 10 years I have been teaching photography at the Academy of Fine Arts, i have held several workshops and classes... but, let me tell you, i never mention topics such as “golden section”, “rule of thirds” or something like that, simply because i do not believe in this kind of rules (or rules in general, if applied to art). I think that chaos can have its geometry as well. Could you explain the difference between Focusing and Mental Focusing? I think the answer is for the most part already inside your question. More than just a technical fact, i would speak of a different mindset: the “correct” focus is replaced by a focus that goes beyond the surface of things, looking for a deep truth. It is about focusing, rather than on the shooting scene itself, on the memory and the feelings that it left us. In this respect, Giovanni Chiaramonte in an essay wrote: «In the culture of contemporary photography, the physicality of the world is still preserved, in some authors, by the motionless reflex of the lens always in focus. Carmelo Bongiorno, instead, reflects his artistic and existential journey into the dark room of the remembrance, and, knowing that everything just passes away, he blurs any clear concrete shape to focus on inner experience, on his feelings». Is there a poem or a story that expresses your relationship with photography? I think that my text Bagliori (which introduces the images in the homonymous book) expresses this bond and my way of interpreting Photograph more than anything else... here’s an excerpt for you: From “Bagliori”, ©Carmelo Bongiorno 2001 When i was eight, i was already a real 19


swimmer. Moving away from the shore and from noisy peers with whom i had no desire to become friends, i repeated every day a strange ritual. Holding my breath, i immersed myself under water swimming slowly until i was almost immobile, then i opened my eyes and, after the initial burning, i began to look at my arms, my swimsuit, my feet, the air bubbles rising, the sea surface above my head. I was living the thrill of entering into a parallel universe, a new world of strange lights and softened sounds a few meters from the shore and a few inches deep. Through the filter of the slightly choppy water, fast flashes of white light went across my body making everything unusual, more mysterious, perhaps even more real. I watched closely my hands, my whitewashed-looking fingers, and under those flashes my diver-watch (a gift for my First Communion) became huge and beautiful. The whole thing lasted about twenty seconds, but i repeated it several times, then i went back to the shore and lied on the sand. Like every year, just before the summer ended, a long journey by train was waiting for me, in order to get to some relatives up in the north: after the heat and boredom of a thousand stops, at dusk i used to lean out of the windows to stun with wind and fast images, made ​​of unnamed places lived only for a moment and of distant backlit figures, overlooking neon-lit balconies. When, exhausted, i went back to my seat, i resumed my mania - perhaps never lost - to observe world and life through candies wrapping... Today, after many years, i still feel the need of re-living those experiences through photography and video, i found those flashes and moments (or at least i think so) in very close or in extremely far places, among people and everyday things, through a reflection, a movement, a sudden light, an unexpected presence, always trying to understand their mystery. Maybe i’m still looking for a lost emotion.

Could you tell us a “day” connected to one of your pictures? You can choose which one. It is a special day, which I dedicated to a loved one in my book Voices (you can see an extract below). 20


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It’s a private memory, sad and sweet at the same time, a bit like all that binds me to photography: From “Voci”, ©Carmelo Bongiorno 2010 Everybody else was on the other side of the house, and few, unexpected voices were overheard in the air between the silences, bringing opaque sounds, faraway, undefined words, suspended in what seemed to be an excessive dilatation of time. “Give me a sigarette, come on …” “I’ll give you one, but maybe you shouldn’t …” We smoked almost in silence. Exchanged just a few words whilst the shadows of the plants grew longer. Our small solitudes, blissful and obliging, were only interrupted here and there by quick sounds, fragments of unknown lives and others dearly loved by us, that we let in that moment caress usa t a distance, careless of the rest, the two of us doing just fine on our own. The light dimmed out even more, and at the boarders of the garden a heap of dried branches and leaves that i had gathered over the week awaiting to be burnt. He couldn’t stay still for too long. Before the night was to fall he had to go back to at least one of the thousands thing he had to do, use his genius and his tireless hands. He lit the fire carefully, two columns of dense and pungent smoke rose in the air, and he stood almost motionless there in the middle to govern everything: i didn’t want to miss that for anything in the world. I took the camera and looked for a point from the bottom, the back light was strong, his figure and that smoke had something mystical about it, indescribable, a suspended giddiness. Through that light i believe i was able to see things beyond their appearance: the voices, now more evanescent than ever in the crackling of the fire, had a taste of wind and hope. He made as if nothing and continued working with indifference although veiled with an imperceptible smile. He knew those “moments” of mine and would have never dreamt of disrupting me. We exchanged a few words, and than little by little the fire died. Of that pile of branches and leaves only a heap of grey ashes were left, and a somewhat intrusive noise of a television someone had turned on came from the kitchen. “ Didn’t you tell me that you had to finish some work at the studio?” “Yes, it’s thue, I’m off now otherwise I’ll be late. See you on Saturday, dad”.

www.carmelobongiorno.com 21


Stefano Benni/Interview

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Bisogna assomigliare

alle parole che si dicono. Forse non parola per parola, ma insomma, ci siamo capiti." Stefano Benni

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Con la tua ironia apri gli occhi sul mondo di oggi. Leggendo tra le righe dei tuoi romanzi, si scovano gli spunti e le connessioni con la società moderna e le nostre debolezze, sbagli, paure e meraviglie. Qual’è il male peggiore della nostra realtà? > Nel nostro paese, la mancanza di senso di responsabilità da parte di ognuno. La colpa è sempre degli altri. Realista e visionario, è questa la parte più intrigante di te? > Sono tutte e due le cose. Non so se è intrigante, ma per me è importante. Per chi scrivi? > Per me e per tutti e per il fantasma di Edgar Allan Poe.

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Dov’è la tana del Lupo? > Ahimè, adesso non ce l’ho, sono un vecchio lupo nomade. La solidarietà passa attraverso l’arte? > C’è un momento abbastanza solitario che è quello creativo e poi c’è un momento di condivisione... si arriva agli altri. Alcuni artisti sperano di aiutare gli altri con la propria arte. Io ho sempre lavorato con gruppi che facevano attività sociali ma penso che a volte l’arte non basta. Tu da anni collabori con l’associazione Harambè* (pag 28) cosa fanno? > Harambè è tante cose ma soprattutto è un’associazione dove gli immigrati aiutano i nuovi immigrati. In prima persona cercano di risolvere i loro problemi. È una cosa nuova per l’Italia. Quale bisogno spinge uno scrittore a salire sul palco? > Un po’ di vanità e il desiderio di stare con la gente perché la scrittura è un atto solitario. È un modo di comunicare la mia passione per i libri. Se devo spiegare perché mi piace Gadda o Nobokov, lo leggo in teatro e se poi la gente va a comprare il libro, io sono felice! È un bel modo di raccontare la propria passione per i libri. Quanto è importante la musica nella creazione? > La scrittura è anche suono. Quando leggiamo sentiamo la musica di un autore. Quando leggo ad alta voce faccio ascoltare la musica di quell’autore. Anche il fatto che molti musicisti abbiano chiesto di lavorare con me vuol dire che c’è qualcosa di musicale nella mia scrittura. Io quando scrivo ho bisogno di silenzio ma ascoltando musica mi vengono un sacco di idee. L’ironia nelle tue opere è predominante ma ci si innamora delle tue profondità. Come possono coesistere? > L’ironia è profonda. Non è certezza ma è dubbio e il dubbio è una delle forme più profonde di pensiero perché va a cercare in quella zona della nostra anima che è più oscura in cui non abbiamo soltanto verità, in cui ci interroghiamo. Perché al centro di tanti tuoi libri c’è la solitudine? > Perché mi da tanto fastidio una bugia che sento ripetere di questi tempi e cioè che la tecnologia, i telefonini, internet, la televisione... hanno vinto la solitudine. E invece non ho mai visto tanta solitudine intorno a me e credo che la tecnologia abbia smontato tante cose contro l’isolamento ma non contro la solitudine. Come artista è quasi necessaria, come persona ho un immenso bisogno degli altri. Io sono un misantropo con moltissimi amici!

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With your irony you open your readers' eyes on today's world. Reading between the lines of your novels one can find cues and connections with modern society and our weaknesses, mistakes, fears and wonders. What is the worst evil of our reality? > In our country, the lack of a sense of responsibility on the part of everyone. It is always someone else’s fault. Realistic and visionary, is this the most intriguing part of you? > I am both. I do not know if this is intriguing, but it is important to me. Who do you write for? > For me and for everybody, and for the ghost of Edgar Allan Poe. Where is the Wolf's hole? > Alas, I do not have one at the moment, I am an old, nomadic wolf. Does solidarity goes through art? > There is a moment that is rather lonely and it’s the creative one and then there is a time for sharing ... one reaches the others. Some artists hope to help others with their art. I have always worked with groups doing social activities but I think that sometimes art is not enough. You have been working with the Harambè association* (page 28) for years...  What do they do? > Harambè is a lot of things, but above all it is an association where immigrants help new immigrants. They try to solve their problems in first person. It is something new for Italy. Which kind of need drives a writer to go on stage? > A little vanity and the desire to be with people because writing is a solitary act. It is a way to communicate my passion for books. If I have to explain why I like Gadda or Nobokov, I read it in a theatre and then if people buy the book, I'm happy! It is a great way to tell MY own passion for books. 26


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How important is music in creation? > Writing is also sound. When we read we hear the music of an author. When I read aloud, I let the audience listen to the music of that author. The fact that a lot of musicians have asked to work with me means that there is something musical in my writing. When I am writing I need silence, but while I’m listening to music I have a lot of ideas. Irony is predominant in your work but the reader falls in love WITH your depth. How can they coexist? > Irony is deep. It is not a certainty, it is a doubt and doubt is one of the deepest forms of thought because it searches into the darkest part of our soul, where there is not only truth, where we question ourselves. Why is loneliness the core of so many of your books? > Because I’m really annoyed by a lie I have been hearing all the time, that technology, mobile phones, internet, television... have OVERCOME loneliness. But I've never seen so much loneliness around me and I think that technology has removed many things against isolation but not against loneliness.  As an artist it’s almost necessary, as a human being I have a great need FOR the others. I am a misanthrope with a lot of friends!

Stefano Benni Di tutte le ricchezze Feltrinelli, 2012 € 16,00, pp. 205

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Incontriamo Fabian presidente dell'Associazione Harambe'è alla Sala Borsa di Bologna... ha scolpito negli occhi una grande umanità e ha un sorriso che scalda l'anima. È un gran chiacchierone e inizia a raccontarci:

SONO QUI, NEL TUO PAESE, CHE E' ANCHE IL MIO. QUESTA STORIA NON E' LA MIA, E' LA NOSTRA.

Fabian njiuniverso@yahoo.com 28


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Arrivai all'Aeroporto di Bologna alle 9 di sera. Avevo in tasca l'iscrizione all'Università di Scienze Politiche e pensavo che in Occidente facesse sempre freddo e che ci dovesse essere sempre la neve. Quindi avevo due maglioni e una giacca invernale… era il 4 agosto! Pensavo che ci fossero i Campus universitari, che ti venissero a prendere con l'auto universitaria, che ti facessero vedere la tua stanza universitaria e che ti dessero la tessera per la mensa universitaria! Fabian fece una grossa risata… Fin dal primo momento, alle 10 di sera tutte le mie idee risultarono illusorie. Pensai: sono un gran lavoratore, mi farò dare una scopa e spazzerò tutto l'aeroporto...capiranno subito di che pasta sono fatto.. Ogni immigrato ha il suo modo di reagire davanti alla disillusione. Pensai: torno a casa.. ma sai perfettamente che tutta la tua famiglia ha investito su di te. Poi: rimango, metto da parte un po' di soldi, guardo la televisione del mio paese col satellitare tutti i giorni, me ne sto ai margini e appena posso ritorno a casa. Ma scelsi la terza via: integrarmi! E così dal primo momento cominciai a capire che i problemi si possono risolvere attraverso piccole azioni quotidiane. Tutti gli immigrati che vengono nei paesi occidentali fanno una Scelta. Alla base sei spinto dalla guerra o dalla povertà ma è sempre una Scelta. Scegli quel paese e quando scegli...è una storia d'Amore. Pensi che la parte più difficile sia arrivare, poi ti rendi conto che è solo l'inizio. Il problema è che se torni sei un fallito. > Ma… come fate a trattenere la rabbia? L'altro giorno ero in una sanitaria e un ragazzo di colore ha chiesto se vendevano una sola stampella, la signora l'ha prima ignorato e poi trattato male. Questo ragazzo ha trattenuto la rabbia. Io non ci sarei riuscita. Probabilmente è mancanza di cultura, ma alla fine le ingiustizie e l'ignoranza li vivi quotidianamente!? È una cosa su cui ho lavorato. I primi anni molto spesso mi arrabbiavo poi ho fatto una riflessione e ho capito. Certe persone non si rendono conto che la società si sta trasformando e sta evolvendo verso la multietnia. Poi ho fatto un altro passaggio mentale, Ho pensato: la prossima volta che qualcuno non mi fa parlare e mi dice "non compro nulla, solo perché ho una borsa rossa a tracolla, dove a dir la verità... porto il mio computer ", io lo guardo con calma, e gli parlo articolando una frase al condizionale, complessissima e lunghissima. Non ci crederete…ma avviene subito la trasformazione sui loro visi. Il condizionale apre tutte le porte. Ora, ogni volta che una persona è prevenuta, la vedo come un'opportunità. Combattere un pensiero superficiale. 29


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> Leonardo Boff durante "Rio+20" vertice sul pianeta Terra convocato dall'ONU iniziò il suo discorso citando Einstein: "Non si può pensare che chi ha creato la crisi, trovi anche la soluzione." Crisi economica, crisi culturale, crisi etica... Harambè ha deciso di trovare una soluzione, qui a Bologna, in Emilia, in Italia, in Occidente solo l'impegno e la lungimiranza di uomini che hanno vissuto, conosciuto, può aiutare chi sta subendo tutt'ora? Solo con la conoscenza personale, vissuta sulla propria pelle, si può aiutare un'altra persona? È vero che se hai subito sulla tua pelle, hai una maggiore consapevolezza e una maggiore sensibilità. Molti problemi persistono perché le persone non ne conoscono l'esistenza e non sanno come dare il proprio contributo. Io in modo particolare sono partito da quello che ho subito sulla la mia pelle, però ho anche capito che la grandezza del problema richiede il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone, se non di tutte le persone… per questo motivo mi ero iscritto a Scienze Politiche. Chi è nella società e vive quotidianamente le frustrazioni può a sua volta agire attraverso la sensibilizzazione. Qualcuno diceva una volta: non puoi cambiare il mondo se non muovi il culo! Il fallimento delle grandi Organizzazioni è dovuto al fatto che non sono collegate alla Realtà. È inutile pensare di voler andare a lavorare in un' ONG internazionale quando tutti i giorni, passi per strada e vedi della gente che ha sete e non gli dai un bicchiere d'acqua. Bisogna cominciare a dare un bicchiere d'acqua. Cominciare ad affrontare i problemi degli immigrati che incontri quotidianamente nella tua città. Non vedo nessun essere umano che vuole vivere in brutte condizioni. Ognuno spera di poter vivere un giorno in una casa normale e avere una vita normale. Cominciamo da quello

che abbiamo intorno e così potremo capire quali politiche mettere in atto. In questo senso è nata Harambè che significa “noi insieme”. È nata dalla considerazione che per risolvere i problemi bisogna essere vicino a tutti. Interventi sociali e cooperazione internazionale. Abbiamo attivato uno sportello informativo per stranieri, attivato il progetto scuola nei campi nomadi. Star vicino a chi ha bisogno. Aiutarli nelle pratiche burocratiche più complesse o imparare la lingua italiana, fondamentale per riscattarsi e integrarsi nella società e sentirsi parte di essa. Quando abbiamo fondato l'associazione ci siamo trovati in 70, tutti ragazzi entusiasti che credevano in me al massimo. Ho pensato che saremmo potuti partire dal campo nomadi senza sapere cosa avremmo potuto fare. Prima giocando, poi i primi compiti, poi abbiamo allacciato i contatti con le scuole. Poi da cosa nasce cosa. Abbiamo ritenuto che se aiuti i bambini crei una nuova generazione che non accetterà più di vivere in quelle condizioni. Abbiamo dato importanza al valore umano. Nel mio paese, il Camerun, abbiamo iniziato ad aiutare le scuole, raccogliendo materiale didattico e quest'anno stiamo anche realizzando un Centro Medico. Il lavoro è in fase iniziale. Abbiamo iniziato da due settimane la costruzione. Molti dei nostri progetti si scrivono realizzandoli. Abbiamo concepito l'idea, io e Stefano Benni, abbiamo raccolto un po' di soldi e abbiamo cominciato la costruzione. Poi piano piano si va avanti. Anche per Il progetto Borse Lavoro Stefano ha dato un notevole contributo. Questo è un progetto sul territorio. Si sa che il problema principale degli immigrati è il lavoro. Se hai il lavoro hai una casa, il permesso di soggiorno, l'integrazione. Quindi proponiamo un inserimento lavorativo attraverso borse lavoro di circa 6 mesi. L'anno scorso abbiamo attivato 30 borse lavoro e 20 sono diventati contratti di apprendistato. Quest'anno sono 48. È il lavoro la chiave di svolta. 31


I arrived at Bologna airport at 9 o'clock at night. I had the admission for Political Sciences University We meet Fabian, president in my pocket and I thought that in the West it was of the association Harambè at always cold and there was always snow. So I had Salaborsa, the great city library taken two jumpers and a winter jacket … it was August 4! I thought of finding university campuses, of Bologna… he shows a great an university car picking me up, someone who would humanity in his eyes and his show me my university room and give me the card smile is heart-warming. He for the cafeteria! loves chattering and starts to Fabian laughs… Since the first moment, at ten o'clock at night all tell his story: my ideas became an illusion. I thought: I am a hard worker, I will ask for a broom and sweep the whole airport… they will see what I am made of… Each immigrant reacts in his/her own way to disenchantment. I thought: I go back home… but you are perfectly aware that your family invested on you. Then: I will stay, I will spare some money, I will watch my country television with a satellite receiver every day, I will stay on the fringes and I’ll go back home as soon as I can. But I chose the third way: to integrate myself! And so I realized from the word go that problems can be solved through normal daily activities. All the immigrants who come to Western countries make a Choice. At first one is driven by war or poverty, but it is always a Choice. One chooses a country and when one chooses… it’s a love story. You think that the most difficult part is to arrive, then you realize it’s only the beginning. The problem is that if you go back you are a loser. > But how can you contain your anger? A few days ago I was in a sanitary ware shop and a dark-skinned guy asked if they could sell a single crutch: firstly the lady ignored him and then ill-treated him. The guy contained his anger. I wouldn’t have been able to do that. Probably there is a lack of culture, but at the end you experience ignorance and injustice every day, don’t you? It’s something I worked on. During the first years I used to get angry very often, then I thought over it and I saw that some people do not realize that society is undergoing a transformation and is becoming multiethnic. Then I made another mental passage thinking: “next time that someone won’t let me speak and tell me I don’t buy anything only because I’m carrying a big red bag - where I actually carry my laptop I look at him/her calmly and I tell him/her a very long and very complex conditional clause.” You can’t believe… but their faces immediately change. Conditional opens every door! Now, every time one person is biased, I see it as an opportunity. To fight against a superficial thought. 32


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> Leonardo Boff, during the summit about the planet Earth "Rio+20" summoned by UN in June this year, started his speech quoting Einstein: “We can’t think that the ones who caused the crisis will also find a solution for it”. Economical crisis, cultural crisis, ethical crisis… Harambè decided to find a solution in Bologna, in Emilia, in Italy, in the West. Only the commitment and the far-sightedness of men who have been living, experiencing injustices can help who is still suffering? Is it only through personal experience that one can help another person? It’s true that if you experienced something, you become more aware and more sensitive. Several problems are still there because people do not know about them and do not know how to contribute to solve them. Speaking for myself, I started from what I experienced personally, but I also understood that the bigger is the problem the most number of people are needed to solve it, maybe all people… for this reason I had applied for Political Sciences. Who lives in the society and experiences daily frustrations can act in his turn for creating awareness. Someone said: you can’t change the world if you don’t move your ass! The failure of big organisations is due to the fact that they are not linked to Reality. There’s no point in thinking of going to work for an international NGO if every day you see people who are thirsty and you don’t give them a glass of water. We must start to give a glass of water. We must start to deal with the problems of the immigrants we meet every day in our towns. I don’t see any human being who wants to live in bad conditions. Everyone is hoping to have a normal house one day and to lead a normal life. Let’s start from what is around us so we could understand which policies to activate. Harambè was founded for this reason and it means “all of us together”. It was born from the idea that in order to solve problems we must be close to everybody. Social interventions and international cooperation. We have opened an information desk for foreign people, we have started a school project in the gypsy camps. To be close to people in need, to help them with the more complex bureaucratic files or with the Italian language, that is essential in order to redeem oneself, to integrate oneself in society and become a part of it. When we founded the association, there were 70 of us, enthusiast young people who believed in me above all. I thought that we could start from the gypsy camp without knowing exactly what we could do. At first just playing, then helping with homework, then we established contacts with schools. One thing leads to another. We have thought that if you help children you create a new generation who won’t accept to live in such conditions anymore. We have given importance to human value. We started to help schools in my country, Cameroon, collecting teaching materials and this year we are also setting up a medical centre. The work is at the beginning. We have been starting the building for two weeks. We write many of our projects while we are making them. Stefano Benni and I had the idea, collected some money and started to build. Then we go on little by little. Stefano gave a big contribution also to the project of traineeships. This is a local project. Everybody knows that the main problem for immigrants is to find a job. If they have a job they have a house, a permit to stay, the integration. We propose a job placement through 6-month traineeships. Last year we activated 30 traineeships and 20 became apprentice contracts. This year they are 48. Work is the keystone. 33


[real events/ contests ] GALERIE ART : CONCEPT

PREMIO CELESTE

[ LES FILTRES HARMONIQUES ] andrew lewis

[ THE END ]

1 december-5 january 2013 Paris

www.premioceleste.it/ theend2012

5-8 december 2012 Miami

HELENE G

[ JAPON BELGIAN

Barcelon

www.hele

www.galerieartconcept.com

LUBOMIROV-EASTON

ROSENFELD PORCINI

perienne christian

[ The Continuation of Romance: Painting - an Interrupted Discourse ]

SAATCHI

> to 22 december 2012 London

> 8 january 2013 London

> to 5 ma London

www.rosenfeldporcini.com

www.saat

[ RUNNING WITH WOLVES ]

www.lubomirov-easton.com

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[ Gaiety Outstan the Sovi


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December / January/ February

GENVRIN

FRED [LONDON] LIMITED

ITALIAN CULTURAL INSTITUTE [ BARBADIRAME ]

na

> to 12 january 2013 London

> to 19 january 2013 London www.icilondon.esteri.it

NESE AND N BINDING]

enegenvrin.com

GALLERY

Is the Most nding Feature of iet Union ]

ay 2013

tchi-gallery.co.uk

[ ORTHODOX EROS ] lea golda holterman

www.fred-london.com

ALISN

[ SUBLET LONDON ART FAIR ]

16-20 january 2013 London www.londonartfair.co.uk

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HUDA TAKRITI/

DATE: November 07, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare guardando le tue opere? What would you suggest to listen to to enjoy your work? SOUNDTRACK: Ben Woods_A Crowded Corridor 36

 PLAY


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Born and lives in Damascus, Syria

Untitled Š courtesy Huda Takriti Oil, Canvas, 150x200cm, 2012 37


What is Reality for

Crazy Š courtesy Huda Takriti Ink, Paper, 21x34cm, 2011

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Huda Takriti?

"It is like taking the wrong bus home, and all of a sudden you find yourself in a totally strange, discomforting place, then you try to find a way out. Reality for me is a pure coincidence, just like that bus, and art is one of my ways out." Huda

Cosa è la Realtà per Huda Takriti? È come prendere l’autobus sbagliato per tornare a casa e ritrovarsi improvvisamente in un luogo totalmente estraneo e disagevole e poi cercare una via di fuga. La Realtà per me è una pura coincidenza, proprio come quell’autobus, e l’arte è una delle mie vie di fuga.

hudatakriti@yahoo.com

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GIANLUCA CAMPORESI NAPHTALINA NY

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DATE: November 25, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: Kim Kashkashian Hayren_Havik  PLAY

L

a capacità di cogliere il reale, con un risultato che non ha nulla di razionale, diventa una sorta... di istantanea/sensibile. La sensibilità nelle tue immagini è strettamente legata alla geometria. La geometria per cogliere il Reale?

N

on è facile spiegare che cosa decido di far passare sotto la mia lente, o come. La scelta del soggetto è spesso istintiva, inconscia: osservo qualcosa e mi trovo già la macchina fotografica in mano. L’inquadratura, invece, è “mediata”, filtrata dal desiderio di dare un senso, un “potenziale” al fotogramma: è questo in fondo quello che mi preoccupa di più al di là della immediatezza dello scatto, dell'impulso. Il rettangolo incorniciato dall’obiettivo descrive i confini del mondo che vorrei catturare in quell’istante, in cui vorrei includere il maggior numero di informazioni, dettagli, emozioni, particolari, espressioni, siano essi forme geometriche, volti, oggetti, luci o altro ancora. Tutti questi elementi che cerco di convogliare in un unico scatto spero servano all’immagine per evocare una storia più che raccontarla, per consentire tante letture diverse, la sovrapposizione di più livelli emozionali e per interagire con lo sguardo di chi la osserva. Mi piacerebbe che ogni foto rimanesse “aperta” e non definita, come la prima pagina di un libro che non sai ancora dove ti porta. 42


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T

he ability to grasp reality - with a result that isn’t rational - becomes a sort... of sensitive snapshot. The sensitivity in your images strictly linked to geometry. Geometry aimed to grasp reality?

I

t is not easy to explain what I decide to pass trough my lens, or how I do it. The choice of the subject is often instinctive, unconscious, it happens that I look something and I find the camera already in my hand. The shot, on the contrary, is "mediated", filtered by the desire to confer a sense, a "potential" meaning to that frame: this is basically what concerns me most of all the rest, beyond the immediacy of the shot and the pulse. The rectangle framed in my lens describes the boundaries of the world I ‘d like to capture in that moment, and I try to include in it information, details, emotions, details, expressions the more I can, whether geometrical shapes, faces, objects, lights or more . All the elements I convey in a single shot hopefully serve to evoke the image rather than tell a story, allowing many different readings, the overlapping of several emotional levels and the interaction with the eye of the beholder. I would like each of my photo to remain "open" and not defined, as the first page of a book that you do not know where is going to take you.

www.naphtalina.com 43


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photo courtesy Š Gianluca Naphtalina Camporesi

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ELISABACCHI

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DATE: October 11, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: Shigeru Umebayashi_Polonaise

 PLAY

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Q

ualche anno fa in un Unire l'arte Occidentale al programma televisivo, un Giappone in un abito. Due noto scrittore italiano visioni si fondono, in che

Alessandro Baricco raccontò un suo casuale incontro con un libro. Il testo era "La via del tiro con l'arco" I testi segreti della scuola di kyudo Heki in Giappone."

"Parlava di regole, posizioni precise e di momenti, come un'improvvisa tempesta…." raccontava Baricco. … Il trattato descriveva minuziosamente la precisione del gesto, la cura del dettaglio, che secondo l'autore conduceva all'armonia quindi alla bellezza. … La bellezza per gli occidentali è diversa. Noi occidentali quando guardiamo un'opera ci aspettano sempre di entrare in contatto con l'assoluto o semplicemente cerchiamo qualche verità. Ecco i giapponesi... No! I giapponesi quando si trovano di fronte ad opera d'arte, ammirano quanto nell'universo è di più raro, l'arte come testimonianza del genio umano." Alessandro Baricco tratto da "Monologo a Che tempo che fa" del 29 ottobre 2011

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modo? E: Vado ad agire su cose che già esistono. La cosa bella è che non posso decidere cosa farò di questi kimono. L'origine della creazione è l'imperfezione. Parto da un piccolo buco, una piccola macchia, per trasformare il difetto, in un punto di forza. Ed è il kimono stesso che mi indica il percorso. Poi metto qualcosa in più, secondo me ogni abito, ha ed è una storia, magari trovi un kimono a righe, che ti ricorda un marinaio, una storia di mare, di addii, allora io lì, metto accessori che evochino questo racconto... non ho la coscienza di sapere perché inserisco quel bottone invece che un'altro, ma ho raccolto tanti accessori nella mia vita e quella particolare stoffa, quella fantasia, quei colori, fanno sì che... mi facciano diventare come "uno scrittore", però al posto della carta ho il tessuto. Quindi parti dall'elogio alla imperfezione per arrivare... E: ...a qualcosa di unico. Ogni kimono è unico.


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...per raccontare una storia che è tua. E: Sì, io sono una amante del vintage, spesso mi vengono regalate cose e mi viene data la possibilità di selezionare abiti, oggetti, mi piace soprattutto provare la sensazione di avere ciò che ha già avuto un passato, per dargli una nuova vita, per dargli un'altra possibilità. Quindi a quello che crei, che è una cosa materiale, gli inserisci il racconto, la storia, la poesia... E: ...e inoltre ha una caratteristica in più. Il kimono non ha una taglia fissa, quindi ti può accompagnare dalla giovinezza alla vecchiaia, lo puoi tramandare. Per me la pecca della moda di oggi è quella di avere questa estrema voracità, tutto passa ed è molto veloce, senza dare importanza soprattutto alla qualità, e senza dare la possibilità di affezionarsi al capo. "Il fashion" ci da troppi input tutti insieme e impone la trasformazione di stile, genere, proporzioni della donna in funzione delle stagioni e della collezione, invece per me ci deve essere una sorta di continuità... costruttiva. photo by © Silvia Camporesi photo courtesy Elisa Bacchi 49


E la chiave? chiudi gli abiti con una cintura dove troviamo in cima una chiave, cosa significa? E: è per liberarti, per ibernare i sogni che hai nel cassetto, non devi pensare che resteranno per sempre chiusi, tra l'altro ti volevo raccontare che ogni tanto vado dal mio "spacciatore" di chiavi che è un ragazzo della ferramenta vicino a casa e una volta gli chiesi se non gli capitava mai di sbagliare delle chiavi, lui mi rispose che ne aveva un barattolo pieno, quindi quelle che vedi nei kimono sono "sbagliate", quindi sono anch'esse scarti e quindi do ad anch'esse una vita che non avrebbero avuto. Quanti kimono ad oggi hai fatto? E: Ma circa una cinquantina. Tra l'altro sono andata a comprarli e selezionarli nei mercatini giapponesi, tutt'ora è un indumento estremamente usato, mi piace partire dalla tradizione ancora oggi così viva. ...e da qui arriviamo al viaggio. ogni creazione parte da un viaggio? E: Ogni creazione è un viaggio. Mentre stai percorrendo la strada per arrivare in un posto, e quindi quello è il Viaggio, ti si aprono tante altre possibilità, di metterti 50

in comunicazione con il mondo sapendo già di voler ripartire immediatamente, non c'è mai una conclusione. Aprirsi al dialogo, questo è il viaggio che porta alle mie creazioni. andare in oriente o in ferramenta è sempre un viaggio per esprimersi. Cerco di sviluppare questo mio sentire in ogni progetto che affronto, dalla moda all'arte, alla solidarietà. Apriamo un altro tuo cassetto. Qualche anno fa ho visitato una tua mostra "..." dove avevi costruito questo abito fatto di carte da gioco alto quasi tre metri, la tua predisposizione alla sartorialità sfocia in tante altre arti!? E: Sì erano abiti appartenenti al mondo delle fiabe, Alice nel Paese delle Meraviglie, c'era appunto l'abito grandissimo e quello piccolissimo, avevo costruito il vestito di Cappuccetto Rosso fatto con la Settimana Enigmistica , e comunque il filo conduttore della mia arte è sempre l'abito perché è un linguaggio nascosto, tutti noi abbiamo tantissimi abiti, non ci servirebbero ma è un linguaggio inconscio per raccontare di noi. Come nasce "l'idea" nell'arte? E: Sono visioni che ho, cose che vedo. L'ultima opera che


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ho realizzato e alla quale sono molto affezionata è "14 maggio". *(Curiosity pag.56) Io ho avuto questa idea in un momento assurdo, stavo guidando in mezzo al temporale e ho immaginato quest'opera, pensando al desiderio che avevo di farmi innaffiare e farmi crescere delle piante addosso, perché in quel attimo... avevo bisogno di vita. Ci sono momenti di lucidità che riesco a raccontarli a me stessa. e così riesco a trasformarli in opera. La realtà per Elisa Bacchi? Essendo tu una persona che ha molte sfaccettature, qual'è l'arte che più esprime la tua realtà. E: La mia realtà è non avere una sola realtà. L'unica realtà che mi descrive è quella di sovvertire le regole. Per me la Realtà è Curiosità. Facendo riferimento al libro del tiro con l'arco, in Giappone andai in un Tempio a Sanjusangendo... e lì insegnano che la regola fondamentale per il tiro con l'arco è che tu devi sentirti la freccia. Questa è la Forza. La mia realtà è cercare... e tentare di sentirmi la freccia.

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A few years ago, in a TV programme, the popular Italian writer Alessandro Baricco told about his accidental meeting with a book titled “The way of the bow. The secret texts of the Heki school of Kyudo” in Japan. "…It was about rules, precise positions and moments, such as a sudden storm …Baricco told. …The treatise described minutely the thoroughness of gesture, the attention to detail that according to the author led to harmony and therefore to beauty. 52


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…For Westerner beauty is different. When Westerner like me look at a work of art they always expect to come into contact with the absolute or simply they look for something true. Well, it isn’t like that for Japanese! When they are in front of a work of art Japanese admire what is rarest in the universe, the art as an evidence of the human genius.” Alessandro Baricco, extracted from "Monologue” at the TV programme “Che tempo che fa” (What’s the weather like) of 29 October 2011. 53


To match western art with Japan in a piece of clothing. Two visions are merging, how? E: I’m going to work on existing things. The good thing is that I can’t decide what I will make with kimonos. The origin of creation is imperfection. I start from a small hole, a small spot, in order to transform a flaw into a strength. The kimono itself shows me the way. Then I add something, I think that every piece of clothing has and is a story, maybe you can find a striped kimono that reminds you of a mariner, a story of sea, of good bye, so in that case I match accessories evoking this story... I am not aware why I put a button instead of another one, but I have been collecting so many accessories in my life and a particular cloth, a design, the colours make it possible that... make me become a “writer”, but I use cloth in place of paper. So you start from the praise of imperfection to arrive... E: ...At something unique, every kimono is unique. ...To tell a story that is yours. E: Yes, I am a vintage lover, I am often given things and I am given the chance to select clothes and objects. In particular I like the feeling to have something that has already had a past in order to give it a new life, to give it a new possibility. 54

So you add a tale, a story, a poetry to what you are creating, that is something material... E: ...actually it has also another feature. The kimono doesn’t have a fixed size, so it can be with you from youth to old age, you can handed it down. In my opinion the problem with modern fashion is that it has an extreme voracity, everything goes away and is very quick, without giving any importance especially to quality and without leaving the chance to people to become fond of their garment. Fashion gives us too many inputs all together and impose the transformation of style, kind, proportions of woman according to seasons and collections. In my opinion, there must be a sort of constructive... continuity instead. And what about the key? You “lock” the clothes with a belt with a key on the top, what does it mean? E: It means to become free, to hibernate your secret wishes, you don’t have to think that they would never come true. By the way, I wanted to tell you that I often go to my key pusher who is a guy who works in an ironmonger shop near my house and once I asked him if it ever happened he made wrong keys, he answered he had a full jar of them, so the ones you see on the kimonos are the wrong ones, so they also are leftovers and I give them a life they wouldn’t have had.


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How many kimonos have you been making until now? E: Well, about fifty. I went to select and buy them in Japanese markets, it is still a very used garment, I like starting from a tradition that is still so lively. ...And so we are getting to journey. Does every creation start from a journey? E: Each creation is a journey. While your are covering the distance to get somewhere, and that is the journey, you are presented many other possibilities to get in touch with the world, even if you know you want to start up again at once, there’s no conclusion. Be open to dialogue, this is the journey that leads to my creations, to go East or to the ironmonger shop is always a journey to express oneself. I’m trying to develop my feeling in every project I’m dealing with, from fashion to art, to solidarity. Let’s see another secret wish of yours. A few years ago I visited your exhibition... where you had created a 3-meters high dress made of cards, your talent for tailoring flows into many other arts!? E: Yes, they were pieces of clothing belonging to the world of fairy tales. For Alice in Wonderland there were a very big and a very small dress, I had created Little Red Riding Hood’s dress using a crossword magazine, anyway my art’s

leading thread is always a piece of clothing because it is a hidden language, everybody has many many clothes, we don’t need them but it is an unconscious language to talk about ourselves. How does the "idea" spring up in art? E: I have visions, I see things. The last work I realised, and I am very fond of it, is called “14 May”. *(Curiosity page 56) I had the idea in an absurd moment, I was driving into a storm and I imagined this work of art thinking about the desire I had to be watered and to have plants growing up on me, because in that moment … I needed life. There are moments of lucidity that I am able to tell to myself and so I can transform them in a work of art. What is As you facets, reality

reality for Elisa Bacchi? are a person with many which art expresses your at most?

E: My reality is not having a single reality. The only reality that can describe me is to break the rules. Reality is Curiosity for me. Going back to the book about the bow, in Japan I went to a temple in Sanjosangen-do and there you are taught that the essential rule for archery is that you have to feel the arrow. This is the Strength. My reality means to look for and to try to feel the arrow. 55


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14 Maggio


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Curiosity/ Elisa Bacchi "14 Maggio" Installazione Cassa di legno, terra, pizzo, semi / 2012

Un viaggio introspettivo che riporta all'infanzia, ai sogni per il futuro. Dov'è finito tutto quel mondo sognato e desiderato? Scava a mani nude nella terra della tua esistenza, cerca le tue radici per dare loro acqua luce e vita. Ogni giorno prenditene cura e cerca di far fiorire quella vita che celi... dai espressione a quel bimbo che ancora grida dentro te.

Installation Wooden box, dirt, lace, seeds / 2012

An introspective journey leading back to childhood, to the dreams for your future. Where did such a dreamed, desired world go? Dig with bare hands in the dirt of your existence, find your roots, in order to give them water, electricity and life. Take care of it every single day, try to make your hidden life bloom... Give space to the child who is still crying inside yourself.

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Masakazu Born on 18 of September 1980 in Kyoto/Japan

Hallucino Š courtesy Masakazu Yamashiro Computer graphics, 59 x 84 cm, 2011

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www.antialias.jp

Yamashiro

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DATE: November 04, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare guardando le tue opere? What would you suggest to listen to enjoy your work? SOUNDTRACK: Elfen Lied_Lilium Full

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The reality for Masakazu Yamashiro "Reality" for my expressive activity is almost the same as "presence." What has been drawn insists on its presence, and the existence has a genuine feeling, it is also a target for gravity, light, nature, science, and worship, and also a target for betrayal. That's how I regard "reality" at this moment. Perhaps the day will come when this way of thinking will be a target of betrayal. I look forward to seeing changes in me. Fixed-Point Observation Š courtesy Masakazu Yamashiro Computer graphics, 59 x 84 cm, 2010 61


FRANCESCO SAMBO www.behance.net/skarabokki

"Elephant/ Bestiario 01”, photo courtesy © Francesco Sambo

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DATE: October 25, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare guardando le tue opere? What would you suggest to listen to enjoy your work? SOUNDTRACK: Francesco Sambo_Juta

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"Pap Papier 10”, photo courtesy © Francesco Sambo

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DATE: October 30, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: いのちの名前 平原綾香 久石譲 in武道館  PLAY Radiohead_Creep  PLAY

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1967, luglio // Sono nato in Giappone, a Yokohama, sotto il segno della pecora da mia madre Tomoko Tsuboi (una giovane che sognava di diventare una designer internazionale e fuggire le convenzioni giapponesi e probabilmente un matrimonio combinato) e da mio padre Carlo Emanuele Giulio Alessandro Ponzio (un designer di mezza età torinese che si godeva la Dolce Vita nella Milano degli anni sessanta). Mia madre volle farmi nascere a Tokyo, la sua città, vicino alla propria famiglia da cui era fuggita, e nonostante fosse tornata in patria in tempo per il parto, pare che, in quell’anno in quel periodo in quel mese, la combinazione astrale nipponica secondo l’oroscopo cinese congiuntamente a quella dei cinque elementi – pensavate fossero quattro? Sbagliato, per i giapponesi sono legno, fuoco, terra, metallo (denaro), acqua – e all’arte divinatoria dell’IChing, favorisse ai nascituri grande fortuna e prosperità, sicché tutti i letti di ospedale della capitale furono prenotati in anticipo da tutte le donne gravide e superstiziose della capitale non importa se al terzo mese o al nono, costringendo mia madre a farmi nascere nella vicina Yokohama, appunto. La fortuna…

Incontriamo Ken Ponzio. Scrittore. In breve vi raccontiamo come si è... raccontato // Let’s meet Ken Ponzio, writer. Let’s also tell a brief story about how he... tells his own story //


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Tra vari andi/ri/vieni tra Italia - Giappone, Giappone - Italia Ken nel 1986 si ferma e inizia… Studia// Dal 1996 attore// Nel 2002 nasce sua figlia// Dal 2002 al 2004 crea un magazine assolutamente all’avanguardia “Cul de Sac 24x30”// Dal 2004 al 2009 fotografo// ma intanto scrive, scrive, scrive Dal 2010 ad oggi scrittore/drammaturgo//

Amidst many travels between Italy and Japan, then Japan and Italy, Ken stops in 1986 and starts… Studies// 1996, becomes an actor// 2002, his daughter is born// Between 2002 and 2004, creates a cutting-edge magazine, “Cul de Sac 24x30”// Between 2004 and 2009, photographer// meanwhile he writes, writes again and writes some more From 2010 to today, writer and dramaturgist//

w h o a m I ? July, 1967 // I was born in Japan, in Yokohama, under the sign of the sheep. My mother’s name was Tomoko Tsuboi, a young woman who dreamed of becoming an international designer and escaping conventional Japanese traditions, and perhaps also an arranged marriage. My father’s name was Carlo Emanuele Giulio Alessandro Ponzio, a middle aged designer from Turin who was enjoying La Dolce Vita in the Milan of the Sixties. My mother wanted me to be born in her city of Tokyo, right next to the very family that she escaped from. Even though she managed to get back home in time for my birth, apparently in that specific year, season, month, the Japanese astral configuration according to the Chinese calender, in addition to the state of the five elements (You thought there were four? According to the Japanese they’re wood, fire, earth, metal or money, and water) and the divinatory art of I-Ching would give newborns great fortune and prosperity. Because of this every hospital bed in the capital was booked in advance by every pregnant and superstitious woman, ranging all the way from the third to the ninth month. My mom was then forced to have me in the nearby Yokohama. Some people have all the luck…

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Voi che state leggendo... Avete visto la messa in scena teatrale del monologo “Altare per voce sola: Maria”, regia di Antonio Latella a Napoli? Spero di sì. Ne valeva la pena. In quel monologo Ken Ponzio tratta molti argomenti. Noi sintetizzandoli in maniera raccapricciante ve li elenchiamo: Lo spazio// La distanza// La confessione// La rabbia// I ricordi // La televisione e i Reality// L’oppressione// Il femminile// Il maschile// l’immigrazione// Il fondamentalismo e quindi...

// IL RUOLO DELLA PAROLA. LA LEGITTIMAZIONE PUÒ NASCERE ATTRAVERSO UN GESTO/TESTO TEATRALE? › Sì certo, la legittimazione della parola può nascere attraverso un testo teatrale, ma non ha bisogno del testo teatrale per avere una sua legittimazione, lo è già di per sé. Mentre se ha bisogno di un gesto per essere legittima o perché abbia legittimazione, vuol dire che la parola (o quella parola) è debole. Quindi non va bene. Sta a noi scrittori saper dare un senso al pensiero che si vuole esprimere mettendo le parole una dopo l’altra. Per chiarire: se dico/scrivo “Dio” sì, mi dice qualcosa o più cose o lascia delle sensazioni, ma se dico/scrivo “non credo in Dio”, ecco, il concetto è più chiaro. Ritengo che nel teatro “la parola” sia un termine sopravvalutato. “La parola” è un mezzo (così come il gesto, la musica o lo spazio, ma la parola è di gran lunga più precisa). // L’EPOCA MODERNA SI PONE COME CULLA DELLA TRASPARENZA, COME PORRE RIMEDIO A QUESTA SCIOCCHEZZA? › Mah, la trasparenza nei vestiti può essere molto sexy. Per rispondere seriamente… Non lo so. Dipende da cosa ne facciamo della trasparenza. La sciocchezza o meglio la stupidità appartiene al genere umano, quindi non possiamo farne a meno. Possiamo forse limitarla, contenerla. Confido poi che negli anni ci sarà una riscoperta della segretezza, ma anche lì ci saranno gli stupidi a farne un cattivo uso. //IL DIRITTO AD AVERE DIRITTI? › Se ti riferisci alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, sì. // “LA RAGIONE NON È FATTA PER ISOLARSI MA PER ENTRARE IN COMUNITÀ” IMMANUEL KANT. È PER QUESTO CHE SCRIVI PER IL TEATRO? › No. A me piace essere isolato, riesco ad osservare meglio. Oltretutto, con tutto il rispetto per il signor Kant, la ragione (intesa come ratio) è fatta per riflettere sulle cose non per entrare in una comunità. Scrivere per il teatro, per me, è un ottimo modo per criticare una comunità. E il teatro ha una immediatezza nell'esplicare la sua funzione di medium che non ha pari. Sempre che a teatro qualcuno ci vada.

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For the readers at home... Did you see the theatre production of the monologue “Altare per voce sola: Maria”, directed by Antonio Latella of Naples? I sure hope you did, it was worth it! In that monologue Ken Ponzio speaks of many things. Making a painfully short summary, here’s what he spoke about: Space// Distance// Confessions// Rage// Memories// Television and Reality// Oppression// Feminine// Masculine// Immigration// Fundamentalism, and so forth... // THE ROLE OF WORDS. CAN LEGITIMACY COME FROM A THEATRICAL TEXT? › Of course words can become legitimate through theatrical texts, but they don’t need theatre to become so, they already are this way. If you need actions to ensure its legitimacy, then those words are weak; this isn’t any good. It’s up to us writers to give sense to the thoughts that we want to express by putting one word after the other. To clarify; if I say/write “God” then yes, it tells me many things and gives me a certatin feeling, but if I were to say/write “I don’t believe in God” then the concept becomes more clear. I feel that theatrical “words” are trite. “Words” are a medium, just like actions, music and the space around us, except that words are much more precise. // THE MODERN ERA PRESENTS ITSELF AS THE CRADLE OF TRANSPARENCY. HOW CAN WE FIX THIS SILLYNESS? › Well, when talking about clothes transparency can be very sexy. Seriously, though... I don’t know. It depends on what you make of transparency. Sillyness, or better yet stupidity, belongs to the human race and we can’t live without it. Maybe we can limit it, contain it. I’ll tell you though that in the years to come there will be a rediscovery of the art of being secret, but even there we’ll have stupid people who abuse the system. // THE RIGHT TO HAVE RIGHTS? › › If you’re referring to the Universal Decleration of Human Rights, then yes. // “REASON WAS NOT MADE TO ISOLATE ONESELF, BUT TO ENTER INTO A COMMUNITY” IMMANUEL KANT. IS THIS WHY YOU WRITE FOR THEATRE? No. I like being isolated, it lets me observe things better. Furthermore, with all due respect for Mr. Kant, reason (understood as ratio) is made to reflect upon things, not to enter into community. When I write for theatre it’s an excellent way for me to criticize communities. Theatre also has an incomparable immediacy in explicating its role as a medium. Granted that people still go to the theatre, of course.

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Marinella Paderni, cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo a Lapsus? Marinella Paderni, what would you suggest listening to in order to enjoy to Lapsus? SOUNDTRACK: Ryuichi Sakamoto_Amore 72

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Il progetto Lapsus vuole riflettere sul divenire dell’opera d’arte in rapporto ai new media che, nella fotografia e nel video, consentono di realizzare opere sempre più perfette dal punto di vista tecnico e virtuale, rischiando però di perdere in autenticità e in unicità. La storia dell’arte insegna che molte opere nascono da “errori” accidentali verificatisi durante la realizzazione di un progetto, lo scatto di una fotografia o la ripresa di un video; lapsus che accadono spesso all’insaputa dello stesso autore, che però li sa trasformare nel punto di forza del lavoro. Questo progetto approfondisce l’idea di destino dell’artista e dell’opera d’arte sfatando il mito tecnologico che il lapsus, l’errore, il fallimento possano essere decisi e progettati a tavolino elevandoli ad un’estetica dell’immagine. Il progetto, a cura di Marinella Paderni, è una collaborazione tra Celeste Network e Fondazione Studio Marangoni. TEMA | Che ruolo ha l’incidente casuale, l’errore fortuito, la bizzarria involontaria o il fallimento di un’idea nella riuscita di un’opera d’arte? Nell’epoca di Photoshop e delle tecnologie digitali, che valore assume “l’errore”, quello sbaglio non voluto che sfugge alla consapevolezza dell’artista mentre realizza la sua opera,

ma che è proprio ciò che l’arricchisce e ne decreta il successo? Lapsus indaga i valori positivi e costruttivi dell’errore fotografico incidentale, non ricercato, che nel momento del suo verificarsi decide le sorti di un’opera o di un progetto. La pratica degli “errata” nella fotografia e nel cinema è antica quanto la loro stessa invenzione: Man Ray aveva soprannominato l’errore fotografico con il neologismo Fautographie, mentre Diane Arbus asseriva che “... è importante fare brutte fotografie”. Zoe Leonard, invece, ha dedicato a questo concetto una serie recente di fotografie (Sun photographs) fatte guardando direttamente al sole; “errore” in cui neanche i neofiti della fotografia sarebbero incappati, ma che l’artista americana motiva spiegando che desiderava fotografare un soggetto impossibile da ritrarre. Lo storico della fotografia Clément Chéroux ci ha scritto sopra un libro che analizza la storia dell’errore fotografico nello sviluppo della fotografia. Il progetto Lapsus prende in considerazione tutte quelle opere fotografiche e video in cui un incidente in corso d’opera, una cancellatura improvvisa e non voluta, un dètournement imprevisto nello sviluppo del lavoro o, al contrario, la ricerca di un’impossibilità (come nel caso di Zoe Leonard) portano alla riuscita di un’opera d’arte.

Selezioni & Premi Adesioni entro il 28 febbraio 2013. 15 progetti saranno scelti dal comitato di selezione composto da Martin Breindl, Elena Ceratti e Silvio Wolf. All'opening della mostra il 17 maggio 2013 la curatrice di Lapsus, Marinella Paderni, sceglierà i tre progetti che riceveranno i premi in palio. 73


Lapsus reflects on the ways in which works of art are created, especially in relation to new media, photography and video, which allow artists ever more technical and virtual perfection, at the risk of losing authenticity and uniqueness. History of art shows us that many works were born of accidental 'mistakes' which occurred during the execution of a project, the taking of a picture or the recording of a video; such slips or lapsus' often occur without the knowledge of the author, who can use them as a point of strength in the final work. This project also explores the idea of fate and destiny in relation to an artist and his or her artwork, dispelling the myth that a technological slip, error or failure can be determined or planned, instead elevating them to an aesthetic image that is a work of art. The project Lapsus was born from an idea by the critic Marinella Paderni, and is a collaboration between Celeste Network and Fondazione Studio Marangoni. Theme | What role does a random accident, a 'fortunate' error, a bizarre involuntariness or the failure of an idea, have in the success of a work of art? In the

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age of Photoshop and digital technology, what value does an 'error' have, that unplanned mistake that escapes the consciousness of the artist as he creates his work, but enriches and decrees its success? Lapsus investigates the positive and constructive values of an accidental photographic error, an un-sought-for error, that at the time of its occurrence decides the fate of a work or a project. The practice of 'errata' in photography and cinema is as old as their own invention: Man Ray used the neologism Fautographie to nickname the photographic error, while Diane Arbus stated that "... is important to make bad photographs." Zoe Leonard has dedicated to this concept a recent series of photographs (Sun photographs) which look directly at the sun, an 'error' that even newcomers to photography would not have stumbled on, but explained by the American artist as an attempt to photograph a subject impossible to portray. The historian of photography ClĂŠment ChĂŠroux has written a book that examines the history of the photographic error in the development of photography. The project Lapsus takes into consideration all those photographic and video works in


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which an accident during their execution, a sudden and unintended erasure, an unexpected dĂŠtournement during development of a work, or conversely, the research of an impossibility (as in the case of Zoe Leonard) lead to the success of a work of art. Selections & Prizes Deadline for submissions is 28 February 2013. 15 projects will be chosen by the selection panel which includes Martin Breindl, Elena Ceratti and Silvio Wolf. At the exhibition opening on 17 May 2013 the curator of Lapsus, Marinella Paderni, will choose the three winning projects and award â‚Ź 2,000 prizes.

www.premioceleste.it/lapsus 75


don’t cut the art

OREA Mali à

marco zanardi

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HAIR

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DMORE

Nu-Moods_Muciacio (radio edit)

TA N

DATE: November 05, 2012 MAK GN E R S E U PARTI S ESI Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK (per leggere l'intervista | to read the interview): Gregorio Allegri_Miserere mei, Deus (The Choir of New Collage, Oxford) SOUNDTRACK (per finire | to end up):

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Incontriamo Marco Zanardi alias Marcorea alias Orea Malià. La prima cosa che noti entrando da Orea malià è che non sei da un parrucchiere, sei in un loft/mostra/libreria dove ragazzi con capelli variopinti si muovono velocemente da un posto all’altro, accompagnano persone, chiaccherano e ti offrono un caffè. Sei a casa. “Che taglio mi faccio?“ diventa l’ultimo dei tuoi pensieri... guardi le opere che trovi sui muri, leggi i pannelli aerei dove trovi frasi come: “Ti stupisco appunto perché non cerco affatto di stupirti con Volgarità." Ti siedi in comodissime poltrone in un salottino e dopo, solo allora, ti ricordi che hai una chioma da leone, che da mesi… non riesci a domare. Chi ha creato tutto questo , questo spazio off, questo spazio fuori dagli schemi con tanta tranquillità, passione e coerenza è Marco Zanardi. Let’s meet Marco Zanardi aka Marcorea aka Orea Malià. The first thing you notice when you enter Orea Malià is that you're not in a traditional hairdresser, but in a loft / art gallery / bookstore, where colorfulhaired guys move quickly from place to place, accompanying people, chatting and offering you a cup of coffee. It feels like home. "What hairstyle shall I have?" becomes the least of your worries... You take a look at the works on the walls, you read the panels where you can find things like: "I am surprising you because I am not trying to amaze you with vulgarity, not at all". You sit in very comfortable armchairs in a living room, and only later you remember that you have impossible hair to deal with. The person who created this unconventional space, with much tranquility, passion and consistency is Marco Zanardi.

NON TAGLIAMO L’ARTE. 77


questo è un suo discorso fatto in occasione di un

Hair Fashion Event a Roma:

...Esibirsi davanti a tanti e bravi colleghi é sempre piuttosto emozionante e nonostante siano ormai 37 anni che lo facciamo, e dopo tante infinite proposte provocatorie, proporre uno spettacolo dove il nostro filo conduttore e la nostra regola è seguire l’istinto... la spontaneità pura della creatività, mettere a disposizione cuore e mente regalando (speriamo) sensazioni uniche, dove ogni essere umano può interpretare e sognare quello che vuole e se gli và! il nostro modo di interpretare il fashion system, è rubato dalle mode di strada di ogni periferia nel mondo (la moda nasce in provincia e muore in città), uno stile che poi viene insospettabilmente copiato dai grandi della moda facendole diventare mode di massa (a parte pochissime menti geniali).

La razionalità è molto più lenta dell’istinto e noi di OREA MALIà non vogliamo essere schiacciati dal sistema razionale, dal metodo e da troppe spiegazioni, la nostra ispirazione è assolutamente spontanea ed istintiva. This is a speech he made ​​at a Hair Fashion Event in Rome: ...Performing in front of so many excellent colleagues is always pretty exciting, even if we have done it for the past 37 years. After so many creative provocations, we want to propose a show where our leitmotif, our "rule" is following an intuition coming from the pure spontaneous creativity, providing heart and mind and (hopefully) giving unique sensations, where every single human being can interpret and dream about what he wants, and if he wants to! The way we interpret the world of fashion takes inspiration from the streets of every suburb in the world (the fashion was born in the provinces and died in the cities), a style copied by very important designers, who turn it into something fashionable (there are very few ingenious minds around…). Rationality is much slower than intuition and we, at Orea Malià, do not want to be crushed by the rational system, by a "method" and because of too many explanations. Our inspiration is absolutely spontaneous and instinctive”. 78


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PAROLE/ “proposte provocatorie” Scandalizzare per la propria modernità. Hai mai avuto la sensazione che la tua ricerca fosse in grado di esercitare un preciso richiamo: dare un effettivo contributo all’espressione altrui? Per noi creare, ideare, inventare è linfa vitale anche se è un po' come combattere in trincea perché ogni volta sappiamo che riceveremo critiche e giudizi, ma per Orea Malia' lo scopo primario è rendere felice la persona alla quale stiamo consigliando “il nuovo” e se centriamo l’obiettivo raggiungendo la sua felicità, nessuna critica può scalfire il nostro Ego. La cosa incredibile è che molto spesso le critiche arrivano proprio dai colleghi, gli stessi che poi in massa aspettano di vedere sui giornali di moda i tagli da noi proposti anticipatamente e spesso portati da personaggi noti, come cantanti o attori, da proporre poi alle loro clienti. A questo ci abbiamo fatto il callo. Così è stato fin dall'inizio del nostro percorso, quando nel 1978 abbiamo deciso di tagliare i capelli agli uomini insieme alle donne, negli stessi spazi. All'epoca siamo stati molto criticati e tanti colleghi hanno dichiarato che avremmo chiuso presto. Purtroppo hanno chiuso molti altri, compreso i barbieri, perché sia gli uomini che le donne adoravano potersi incontrare e confrontarsi in uno spazio a quel tempo unico in Italia. E da quel momento tutto si è ribaltato e rivoluzionato ed è nata una nuova epoca “cultural-estetica”. Un tempo erano i genitori che portavano i figli a tagliare i capelli, ora sono i mariti che ci portano le mogli, le ragazze che portano le loro madri e i figli che portano i padri. Ogni nostro atteggiamento, anche se con il sacrificio, nel tempo ci ha dato ragione perché noi in realtà NON abbiamo mai voluto ESSERE di MODA. Noi abbiamo la presunzione di occuparci di quello che sta sotto i capelli, cioè delle idee che si trovano nelle teste di chi tagliamo, connessioni energetiche che uniscono l'apparire all'essere. PAROLE/ “filo conduttore... l’istinto, la creatività, la spontaneità... cuore e mente” Sei riuscito a realizzare il tuo sogno, hai creato un Atelier, o meglio... un contenitore dove “fare cose”, dalla musica alla fotografia, dall’arte alla moda. Dove l’intuizione e la spontaneità, ma soprattutto il cuore e la mente coinvolgono un ulteriore ideale “L’Esplorazione”. Dove cominciano e dove finiscono i confini di un uomo? All'inizio dalla nascita di Orea Malia' l'attenzione del pubblico e dei media, viene dirottata sulla cultura ed i comportamenti giovanili e noi diventiamo presto punto ineludibile di riferimento, si rompe la logica da sempre radicata nel mercato secondo la quale il mondo e' organizzato secondo le diversità dei sessi, delle età, dei gusti. La cultura dei capelli mette d'accordo tutti e da Orea Malià è da sempre attivo l'interscambio tra Arte e Vita, con una costante passione per l'azzardo. Noi siamo fra quelli che NON stanno alla finestra a guardare e tutte le nostre idee partono in modo naturale seguendo la via dell'intuizione, il modo più veloce per creare, giocare, amare. 81


L’intuizione è quel lampo che ti muove verso la creazione pura di qualcosa di bello e armonioso dove i capelli possono diventare verde acido, maculati, striati, asimmetrici, insomma vere e proprie avventure e tutta la gioia di questo viaggio creativo finisce proprio quando subentra la razionalità' dove si deve consolidare e organizzare l'idea. Da quel momento l'idea ha finito il suo corso, in quel punto di confine si spegne la pura creatività di ogni uomo. PAROLE/ “se gli và” 
 Il “libero arbitrio” per Marcorea Essere libero per me significa poter fare tutto quanto possa rendermi sereno e possa rendere felice chi mi è vicino, come i miei figli, la mia compagna, i miei amici, i miei collaboratori fino a miei clienti che sono diventati grandi insieme a noi. Essere libero vuol dire avere la possibilità di conoscere, di viaggiare, di amare. Essere libero vuol dire vedere i miei spazi come fossero “aeroporti della comunicazione” dove viaggiatori provenienti da tutto il mondo si scambiano informazioni, assorbono sensazioni, regalano stimoli diventando testimoni vitali di questo ventunesimo secolo.

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PAROLE/
“strada” "I sogni son desideri…" Esci dal tuo Atelier. Chiudi il portone dietro di te e alzi gli occhi e come in un film di Michel Gondry tutto è stravolto, cambiato. Ci inventi un tuo sogno/non realtà ambientato nella tua strada? Provengo da una famiglia molto povera. Ricordo come fosse oggi, quando ero piccolo e vivevo a Milano, che tornato da scuola mia madre usciva per lavorare e mi chiudeva in casa perché non c’erano soldi per un altro mazzo di chiavi, così, per non sentirmi solo e rinchiuso, mi sedevo sul davanzale della finestra e cantavo a squarciagola i testi delle canzoni che trovavo su Tv Sorrisi e Canzoni… E tra “Eternità” dei Camaleonti e “l'Immensità” di Johnny Dorelli osservavo i passanti, le auto, gli animali e mi facevo dei viaggi mentali, costruendo attorno ai loro gesti storie fantastiche. Ricordo che a volte, mentre mia madre stirava, per avere compagnia mi chiedeva di descrivergli chi passava e di raccontare cosa succedeva per strada. Così, quando non passava nessuno, mi inventavo persone, animali e storie. Questo modo di essere mi accompagna ancora oggi infatti sogno spesso ad occhi aperti e trovo che contribuisca a realizzare davvero ciò che desidero. Uno dei miei sogni, arrivato a Bologna, era di riuscire a portare un po' del modo di essere milanese nel mio spazio bolognese e per questo ho da sempre una visione dinamica e cosmopolita, senza farmi sfiorare dalle stagioni o dalle tendenze più provinciali. Posso confermare con certezza che ogni mio sogno o desiderio si siano sempre realizzati.
 PAROLE/
“noi” Quanto è importante il “noi” per Marcorea? NOI per me significa attingere per crescere: l’ultimo arrivato è sempre il più importante, è nuova linfa. NOI è unione: di cuori, di menti e di culture. Senza NOI, io non sarei nulla.

www.oreamalia.it 83


WORDS/ "provocative proposals" You are considered shocking because of your modernity. Have you ever had the feeling that your search was able to give a real contribution to the expression of others? Creating, designing and inventing is what keeps us alive, although it is a little like fighting in a trench… we already know that we will be criticized and judged, but for Orea Malià the primary goal is to make the person to whom we are recommending the "new” happy, if we reach this objective no criticism can scratch our Ego. The amazing thing is that, very often, critics come from our own colleagues, the same ones that later on will expect to see on fashion magazines the cuts we proposed, often worn by celebrities such as singers or actors, in order to copy those same cuts and propose them to their customers. We got used to it. That’s what happened since the beginning of our journey, in 1978, when we decided to cut men’s and women’s hair together, in the same places. At the time we were very criticized for that, and many colleagues declared that we were going to fail very soon. Unfortunately many others did fail, including barbers, because both men and women loved being able to meet and discuss in a place at that time unique in the whole country. From that moment, everything drastically changed, leading to a new "cultural-aesthetic" era. Once it was the parents who took their children to cut their hair, now there are husbands taking their wives, girls taking their mothers and boys taking their fathers. Each one of our choices, even when risky, proved that we were right, because we actually NEVER wanted to BE FASHIONABLE. We have the presumption to take care of what's under your hair. That is, the ideas that are in the minds of those who we cut, energetic connections linking appearance and being. WORDS/ "Thread... instinct, creativity, spontaneity... heart and mind" You were able to make your dream come true, you created a Studio, or better... a container where "do things", from music to photography, from art to fashion. A place where intuition and spontaneity, but especially heart and mind, involve an additional ideal: "The Exploration". Where do people’s boundaries begin and where do they end When Orea Malià was born, audience and media’s attention was drawn by youth behavior and culture. In such a scenario, we soon became an unavoidable reference-point. The logic of a world arranged separating sexes, ages and tastes finally destroyed itself. Hair-culture makes everyone agree. The interchange between art and life has always been active at Orea Malià, with a constant passion for gambling. We are among those who do NOT like to stay at the window, just watching. All our ideas start in a natural way, following the path of our intuition, the fastest way in order to create, play and love. Intuition is that flash that moves you towards the pure creation of something beautiful and harmonious, where hair can become acid green, spotted, striped or asymmetrical. They are real adventures, the whole joy of this creative journey ends when rationality takes over, when you have to consolidate and organize an idea. From that very moment onward, the idea starts dying, every man’s pure creativity goes out. 84


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WORDS/ "If he feels like it" 
 The "free will" according to Marcorea Being free, to me, means being able to do everything to make myself calm, and to make those around me happy: my kids, my partner, my friends, my co-workers and my clients, all those who grew up with us. Being free means having the opportunity to learn, travel and love. Being free means seeing my spaces as if they were " communication airports", where travelers from all over the world exchange information, absorb sensations and offer stimulations, becoming vital witnesses of the 21st century. WORDS/ "road" "Dreams are wishes..." You come out of your Atelier, you close the door behind you, you look up and, like in a film by Michel Gondry, everything is distorted, changed. Could you tell us an unreal dream set in the road where you used to live? I come from a very poor family. I clearly remember that when I was little I used to live in Milan. After I got back home from school, my mother used to go out to go to work. There was no money for an extra set of keys, so she used to lock me in. In order not to feel alone and locked up, I used to sit on the windowsill and loudly sing the lyrics of the songs that I used to read on the magazine Tv Sorrisi e Canzoni... while singing Camaleonti’s Eternity and Johnny Dorelli’s Immensity, I used to watch the passersby, the cars, the animals, with my mind wandering around… I remember that sometimes, while my mother was ironing, in order to have company she asked me to describe to her those who were passing by, and to tell her what was happening on the street. When there was no one around, I made up people, animals and stories. This is still what I am today, a day-dreamer, and I actually think that really contributed to achieve my goals. One of my dreams, once arrived in Bologna, was to be able to bring a little bit of the Milan style into my space in Bologna. I have always been dynamic and cosmopolitan, without bothering with seasonal, provincial trends. I can say for sure that all my dreams and desires came true​​.
 WORDS/ "we" How important is the "we", for Marcorea? WE, to me, means growth: the newest person has always been the most valuable one, because he brings new life in. WE means merging hearts, minds and cultures. Without WE, I would be nothing.

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Curiosity/ Orea MaliĂ 

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Marcatore d 'identitĂ 

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Chimera Poppi racconta TELLS ABOUT

n, el desig n i, n r io libero tutti i g a vita di l cibo, nel tempo alla ll e d io e e di Gen moda, n ellenza a c i c ll n e 'e n n ll a a re, il ssociato è far riconosce ra "150 che cambiano t a s e o n m ie v ni La i, della fida Innovazio zione di oggett tà, la s o, la qualità li a u q e Italiano. ll ica una co cere ed all’ester ecnolog s t è o , n e " e o h o c ic d r n a n mo iato ntific o per tra a e e vide ità scie uni casi ha camb i la nos c fi u a a c r p g a in o c t o o f d a . alc re il mo rno dall a, che in a società evidenzia enzata ogni gio enzioni italian i vita della nostr a serve a flu inv tile d rienz vita è in alle scoperte, le espe ca lo s r a t e ic ella sua e r r d d a a t e ll e n t a r o a d c o z f c n e Ra scie odott tiva, Paese zioni pr are un à innova di a r t v t li s o a o n t n m in e e ca na m si è italiana ia, con u o il futuro e ric ora r a o t c s ifi t italiana. n , a ers anc ione scie à creativ iettata v che che stanno o r p La tradiz r la sua capacit , e t re al ifi scoper pe ro sape à scient e lo v lt a o il e u r n n distinta ta. endo co el piane ermesso o anche u s d p s ib e e r a e t p r h n s a o che tte le getti, di c sso di tu ni e pro se e strutture e r io g z o n r e p v r in o za di ris in assen guate. i li oggett e g d e a n a , c r o e n ric lia che è ita Tutto ciò

www.150-genio.it

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La Fondazione Rosselli è un istituto di ricerca indipendente no-profit che opera nell'ambito delle scienze sociali. Finalità della Fondazione Rosselli è promuovere lo studio delle politiche pubbliche con il contributo di tutti quegli studiosi di scienze sociali ed economiche che credono nelle potenzialità di un approccio cognitivo interdisciplinare indipendentemente da appartenenze ideologiche, politiche o finanziarie.

Primo desktop computer al mondo | The world's first desktop computer P101 Pier Giorgio Perotto, 1962-1964

Orgogliosamente, possiamo riconoscere che dentro gli oggetti che rendono migliore la vita vi è la capacità creativa ed innovativa di molti italiani. Ma la nostra curiosità è questa: “Sul campo, accompagnando la mostra in giro per il mondo, cosa hai percepito dalla gente, dai visitatori? Qual è la realtà dell'impatto? Questa Italia che ci portiamo dentro, quali tracce lascia o ha lasciato?” > Inizierei col dire che la prima a essere sorpresa sono stata io; io che prima di cominciare a realizzare questo progetto avevo storto un po’ il naso di fronte a quello che mi sembrava un titolo altisonante e un po’ presuntuoso… Poi ho cominciato a studiare, e a parlare a lungo con un comitato scientifico di eccellenza (Vittorio Marchis, Gilberto Corbellini e Stefano Gattei), attento a raccontare le cose per il loro reale valore, senza cadere nelle trappole dei “miti-solo-nostrani”, o di “eccellenze” discutibili. Mi sono quindi resa conto che in questi ultimi 150 anni, lasciando dunque finalmente da parte geni indiscussi ma appartenenti a un passato così diverso dal nostro, come gli onnipresenti Leonardo o Galileo, in una maniera molto “italiana”, facendo spesso leva su prodezze autodidatte, applicazioni creative nel campo delle scienze dure, sperimentazioni al filo della spericolatezza o al contrario del “fatto in casa”, si sono inventate, ricercate, create, cose belle, utili, innovative. E questo in ogni campo, dalla medicina, all’ingegneria, alla fisica e alla chimica. 89


Come me, la prima sorpresa, l’hanno provata gli italiani durante l’inaugurazione del percorso della mostra a Genova, durante il Festival della Scienza dello scorso anno. Perché se è vero che di alcuni degli oggetti esposti – spesso ancora usati – la storia è nota e ancora capace di commuovere, come il cruscotto rosso fiammante della 500, che progettata dall’ing. Giacosa cambiò la concezione dell’utilitaria in Italia, è vero che per altri oggetti di uso assolutamente comune, la paternità è ignota, o peggio automaticamente affidata agli americani, per esempio… è il caso dello standard di conversione dell’MP3, ciò che ha letteralmente rivoluzionato il consumo, ma anche la produzione e la distribuzione della musica, prodotto della ricerca di un gruppo di lavoro di Torino guidato da Leonardo Chiariglione. In questo senso sarebbe una mostra adatta prima di tutto a circolare in Italia... Andare in giro a montare la mostra in diversi paesi è un’esperienza incredibile, soprattutto per il tipo di rapporto che si crea con le persone che a vario titolo vi collaborano. Negli Istituti italiani di Cultura si trovano spesso persone davvero dedicate alla promozione delle “cose buone” dell'Italia, appunto anche di quelle che non si mangiano o bevono... Questo sembra un po' lo stupore più grande da parte degli stranieri, vedere e leggere di cose così apparentemente diverse da vestiti d'alta moda o da maestose mozzarelle di bufala, ma che in realtà possono contenere la stessa ironia, che sono ugualmente espressione di grande creatività, ma anche di spiccato senso estetico. Riconoscono insomma l'Italia, in un telefono degli anni '10, nella famosa Valentina Olivetti portabile con valigetta rossa degli anni '60, o negli utensili da cucina in Moplen, una plastica molto resistente, leggera, economica e colorata, pubblicizzata dal comico – molto italiano! – Gino Bramieri vestito da casalinga...

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La mostra racconta in generale delle storie affascinanti, che in un'accezione finalmente più ampia di cultura non parla solo di discipline umanistiche ma anche della scienza, della ricerca, dell'innovazione, restituendo un quadro generale di un'Italia in cui ci si può riconoscere, di cui si può parlare a testa alta. Sono storie di una ricerca spesso portata avanti, a dispetto della politica e dei vari “poteri” e nonostante l'assenza di infrastrutture serie e moderne, con grande passione, magari nel giardino di casa propria, come il Marconi ventenne dei primi esperimenti; in famiglia, con la moglie, come il grande genetista Nazareno Strampelli, che con le sue migliaia di varietà di grano anticipa negli anni '30 quella che verrà chiamata trent'anni dopo “la rivoluzione verde”; in maniera indipendente e sincera, come il grande matematico Vito Volterra, che fu tra i dodici professori che non vollero firmare il giuramento di fedeltà al fascismo nel 1931. La formula “mostra” richiede poi una miscela di elementi – estetica, divertimento, apprendimento, narrazione – che oltre ad essere molto stimolante per chi ci lavora, lascia in chi l'ha vissuta, una memoria un po' meno volatile rispetto a un testo o a un convegno... Credo che per un pubblico anche molto diverso, sia una formula di divulgazione e di diffusione dei contenuti vincente. Abbiamo ora in programma altre due mostre, sempre itineranti in Italia e all'estero. La prima, che inaugura all'Aquila il 14 dicembre, racconta le nuove tecnologie al servizio del patrimonio culturale, la seconda, prevista per la seconda metà del 2013, sarà dedicata alla cultura italiana dell'imprenditoria.

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After the big success at the Science Festival in Genoa, the set-ups at the Italian-culture Institutes in New York and Los Angeles, just back from Rio de Janeiro, let’s meet our dear friend Chimera Poppi, project coordinator of the exhibition 150 years of Italian Genius, promoted by the Rosselli Foundation. The exhibition 150 Years of Italian Genius. Innovations changing the world is a collection of objects, photographs and videos to acknowledge and highlight how our lives are daily affected by science, discoveries, inventions and innovations produced by the Italian research. The Italian scientific tradition has been standing out for its creative capacity, which enabled new discoveries and projects, often without proper resources or facilities. Italian everyday-life objects, design, fashion, food and leisure are associated with excellence and quality; the challenge is making everybody, even abroad, acknowledge the quality of the Italian scientific and technological capability, which in some cases changed the way of life of our societies. Telling such an experience is necessary, in order to show a powerful country, proud of its history, with an innovative mindset, future-oriented and full of scientific institutions that are still contributing, with their knowledge, to the advancement of our world. Proudly, we recognize that in various objects that improve the quality of life, there is many Italians’ creative and innovative ability. We would like to know something specific: on the field, when accompanying the exhibition around the world, which feed-backs do you get from the visitors? How does it work? What kind of traces our country is leaving, or already left, abroad? > Let me say that I have been very surprised by the whole experience. Before starting I didn’t really like such a pretentious, presumptuous title, then I started studying and discussing with an excellent scientific committee (composed by Vittorio Marchis, Gilberto Corbellini and Stefano Gattei), that has been very careful in communicating the real value of things, without falling into the traps of "local-myths", or questionable "excellences". I realized that over the past 150 years, finally leaving aside undisputable but very far from us geniuses like the evergreen Leonardo and Galileo, in a very "Italian" way we invented, researched and created beautiful, useful and innovative things. I realized that over the past 150 years, finally leaving aside undisputable but very far from us geniuses like the evergreen Leonardo and Galileo, in a very "Italian" way we invented, researched and created beautiful, useful and innovative things. 92


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That often happened in a “self-taught way”, working in the field of hard sciences and attempting risky, homemade experiments. It’s been a process involving different fields: medicine, engineering, physics and chemistry. Italians were as surprised as I was, at the inauguration of the exhibition in Genoa, last year, during the Science Festival. Although it is true that the history of some of the objects shown -often still used- is well known and capable of evoking emotions (like the 500’s flaming red dashboard, designed by Ing. Giacosa, that changed the concept of cheap cars in Italy), the authorship of others is unknown, or, even worse, automatically given to Americans. For instance, that’s what happened with the MP3 standard conversion, which completely changed the consumption, the production and the distribution of music, which is the result of the research of a working group led by Leonardo Chiariglione, in Turin. In this respect, it would make sense to have this exhibition traveling around Italy... Being abroad to set up the exhibition in different countries is an amazing experience, especially for the relationships you create with people who, for various reasons, collaborate with the project. In the Italian-culture Institutes around the world, you can often find very dedicated people, working hard to promote the Italian "good things", even those you do not eat or drink... which seems to be what surprises foreigners the most: seeing and reading about things that are not just high fashion clothing or majestic buffalo mozzarellas. Things that, in reality, contain the same irony, creativity and aesthetic sense. They get to know Italy in a telephone from the '10s, in the famous portable Valentina

Olivetti, in its red case, from the '60s, or in the kitchen utensils made out of Moplen, a highly resistant and very light, cheap and colorful plastic, promoted by the -very Italian!- comedian Gino Bramieri, dressed like a housewife... The exhibition tells fascinating stories, with an idea of culture that does not include only the humanities, but also science, research and innovation, giving an overview on a country that we can finally be proud of. These are stories of a research often carried out in spite of politics and various "powers", despite the lack of modern, serious facilities, with great passion… like Marconi in his twenties, in his own back yard; like the great geneticist Nazareno Strampelli with the first experiments attempted with his wife: thousands of varieties of wheat, in the '30s, anticipating what was going to be called, thirty years later, the "green revolution"; like the mathematician Vito Volterra, who was among the professors who refused to sign the pledge of allegiance to fascism in 1931. This formula, the exhibition, requires a mix of elements -aesthetic, fun, learning, narration. Besides being a very exciting place to work in, it also leaves, in those who experience it, a memory that is a bit less volatile than just a text or a conference... I believe that for a very sundry audience, it is a successful way of spreading contents. At the moment, we have scheduled two other exhibitions, which also will be traveling Italy and abroad. The first one, opening on December 14 in L'Aquila, shows the new technologies serving the cultural heritage, whereas the second one, scheduled for the second half of 2013, will be dedicated to the Italian culture of entrepreneurship. 93


[real events/ contests ] PREMIO CELSTE PREMIO ARTE LAGUNA

[ Call for artist ] open registration > to 5 december 2012 www.premioartelaguna.it 6째 SESTO SENSO GALLERY

[ Figures and Landscapes ] mario sughi > to 6 december 2012 Roma www.sestosensoartgallery.com GALLERIA STUDIO G7

[ Albedo ] thomas deyle > to 7 january 2013 Bologna www.galleriastudiog7.it GALLERIA MELESI

[ In galleria ] > to 19 january 2013 Lecco www.galleriamelesi.com

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[

December/ January / February ITALY] PEEP-HOLE

[ Helke Bayrle Portikus Under Construction ] > to 20 december 2012 Milano www.peep-hole.org THE GALLERY APART

[ Uppercrust ] alessandro scarabello 6 december - 9 february 2013 Roma www.thegalleryapart.it FIERA INTERNAZIONALE D'ARTE CONTEMPORANEA

[ Artefiera ] 25 - 28 january 2013 Bologna www.artefiera.bolognafiere.it ARCHIVIO BONOTTO

[ Women in fluxus & other experimental tales] > to 10 february 2013 Reggio Emilia www.archiviobonotto.org

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TEATRO VALLE OCCUPATO

Reality = Occupancy Apriamo la porta del Teatro Valle Occupato di Roma Let’s open Valle Occupato Theater’s door

Durante la Biennale di Architettura di Venezia del 2006, il Padiglione Francese fece

“...una cosa strana”. Patrick Bouchain, architetto e scenografo parigino, curatore, decise di chiamare architetti, artisti, scienziati, muratori, dj e di occupare lo spazio, abitando tutti insieme e per tutta la durata della Biennale. Allestirono il Padiglione creando mostre, feste, dibattiti, proiezioni di film in tempo reale, reality-TV e... una sauna sul tetto. La spiegazione di tutto questo viene dalle sue parole: “Dimostrare nuove forme praticabili della coesistenza e della governance di territori al limite, trasformando un padiglione espositivo in un piccolo micro. cosmo produttivo autonomo e generante nuove connessioni.” Crediamo che Il Teatro Valle Occupato abbia fatto tutto questo. Abbia creato un micro-cosmo, una Realtà attraverso l'occupazione di un Teatro e abbia dimostrato un percorso produttivo autonomo generante nuove connessioni umane... a tutta Italia. Scoprire che il Diritto alla Cultura, presupposto scontato in una qualsiasi Civiltà, è tutt’altro che ovvio. Affrontare la Realtà, vedendo come unica possibilità, un Atto di Forza per ri-considerare il valore delle cose e urlare: “Lasciate crescere questo Paese!” Vorremmo che ci aiutaste a comprendere quali sensazioni o emozioni creano la FORZA di... AGIRE!

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VALLTEO

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Quello che é cominciato esattamente il 14 giugno dell’anno scorso al Teatro Valle é un fenomeno sociale difficilmente definibile con una sola espressione o con un solo punto di vista. Certo, occupazione verrebbe da dire. Ma in che senso? Riappropriazione, restituzione, laboratorio aperto, atto di cittadinanza, ecc... Ognuna di queste definizioni valida di per sé non esaurisce la complessità del processo innescato. Processo che da una parte coinvolge la sfera politica e sociale di alcune categorie di lavoratori esclusi dal proprio ruolo, dall’altra incide profondamente nella sfera intima e relazionale

- ovvero ‘umana’ - di tutti coloro che ne stanno prendendo parte, fino a modificare radicalmente le ragioni e i modi

dello

stare

Entra in profonda discussione il patto sociale, il senso di comunità, proprio in relazione ai valori che essa esprime e persegue. Se le carte costituzionali indicano non solo diritti e doveri, ma i principi ispiratori che regolano la vita e le scelte di ciascun individuo rispetto agli altri, ecco che esperienze come quelle del Teatro Valle Occupato con tutto il contagio innescato nel Paese, mettono a nudo le pratiche politiche di questi anni come un progressivo allontanamento - per non dire tradimento di quei principi; e nella ricerca e scoperta dei nuovi, ritrovano categorie sottese alla nascita della nostra Costituzione come quella dei Beni Comuni. L’identificazione e la pratica di questi ‘nuovi’ principi che legittimano il nostro ordinamento coincide con una nuova lotta democratica che passa in un confronto frontale e aperto con le attuali istituzioni del nostro Paese. L’indifferenza, il fastidio e l’incapacità accumulata a mettersi in ascolto da parte di una classe politica di governo a ogni livello 98

insieme

ereditato.

ha creato una distanza ormai difficilmente colmabile. Da qui la necessità di resistere, di perdurare in quelle situazioni di lotta ormai diffuse su tutto il territorio. Nascono luoghi che si riempiono di cittadinanza, di desideri collettivi, di pratiche partecipate, di gestioni sostenibili, di decisioni orizzontali che spesso trovano nella cultura il terreno fertile d’incontro. La dismissione della conoscenza e dei saperi messa in atto dai governi di questi anni ha prodotto una vera e propria fame di esperienze culturali in grado di far ritrovare le ragioni di una appartenenza collettiva. Quindi non quella cultura dei grandi eventi foraggiata istituzionalmente o della spettacolarizzazione mediatica idiota, o nei rari casi di eccellenza dall’accesso economico impossibile, bensí una pratica aperta, fatta di contenuti necessari, in un confronto stimolante con il proprio pubblico, nella condivisione continua dei suoi temi e dei suoi processi e sostenibile per chiunque.


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Far tornare progressivamente l’arte, e tutti i lavoratori che operano in essa, una spinta vitale ed essenziale per il futuro della nostra società. Restituire alla città luoghi altrimenti dismessi o affidati al profitto privato come a Roma, Napoli, Palermo; immaginare prospettive nuove nel degrado urbano come nel caso di Venezia e Milano; recuperare storia e tradizioni e declinarle in modo nuovo come a Catania; innescare speranze nelle nuove generazioni tagliate fuori dal proprio futuro sviluppando trasmissioni di saperi pratici, offrendo laboratori, percorsi formativi con riscontri qualificati; condividere tutte le decisioni e le responsabilità con pratiche aperte di democrazia dal basso; curare nel rispetto e nell'impegno i luoghi strappati all'incuria istituzionale, migliorarli, renderli accessibili sempre, riempirli di servizi al cittadino; mettere a valore dentro una rete sempre più larga le idee che nascono dal confronto su questioni rilevanti come il reddito, la salute, l'ambiente, lo studio, il lavoro. Questo 'sforzo' collettivo ridisegna anche la mappa dei desideri, delle aspettative, dei bisogni di una società da decenni abituata solo a consumare. La vita dei migliaia di singoli coinvolti in questa costruzione si é radicalmente modificata. Si é finalmente connessa ad una agorá dove trovare risposte non piú solo individuali. Si é arricchita di una potenza ideale che scavalca la crisi economica in atto, con maggiore consapevolezza sulle autentiche responsabilità. Si é fatta corpo che agisce, si muove, s'infervora, si entusiasma, si incontra dopo tanto tempo speso nel silenzio e nell'immobilitá. Si é modificato perfino il linguaggio, spurgato dal lessico mediatico, e riempito di parole nuove significanti questioni, problemi, bisogni reali. È come un fiume in piena che non si arresta, che rende fertili le terre che lambisce e che corre inarrestabile verso il suo naturale sbocco.

www.teatrovalleoccupato.it 99


OUR SOCIETIES

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During the Architecture Biennale in Venice in 2006, the French pavilion did "something strange." The curator, Parisian architect and stage designer Patrick Bouchain, decided to call architects, artists, scientists, builders, and DJs to occupy the space, living all together for the entire duration of the Biennale. They set up the Pavilion, creating exhibits, parties, debates, film screenings in real time, reality TV... and a sauna on the roof. The explanation for all this is his words: "We wanted to experience feasible new forms of coexistence and governance of territories at the edge, turning an exhibition hall into a small independent productive microcosm, generating new connections."


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We believe that Teatro Valle Occupato has done all this, creating a microcosm, a Reality, through the occupation of a theater. It showed the whole country a different self-producing route, generating new human connections. Discovering that the Right to Culture, assumption taken for granted in any Civilization, is anything but obvious. Facing Reality, considering an Act of Force the only way to re-consider the real value of things, and yell to the dull ones: "Let this country grow!". We would like you to help us understand which feelings or emotions give the STRENGTH to... TAKE ACTION! 101


What started on June 14 2011 at Teatro Valle is a social phenomenon hard to define with just one expression or point of view. Of course, we could call it squatting. In what sense? Re-appropriation, restitution, open laboratory, act of citizenship, etc.. Each one of these definitions, good in itself, is not exhaustive for the complexity of the process set off. A process that on one hand involves the political and social spheres of certain categories of workers excluded from their role, whereas on the other hand has a strong effect on the private and relational - namely 'human' - sphere of all those who are taking part in this action, to the point of radically changing the reasons and ways of the inherited being together. The social compact and the sense of community, precisely because of the values​​ it expresses and pursues, need to be rediscussed. Considering that constitutional principles do not just refer to rights and obligations, but also to the inspiring ideas that regulate life and choices of each individual in the relationship with others, experiments like the Teatro Valle Occupato, with all the effects it set off in the whole country, highlights the political practices of the past years as a progressive withdrawal - if not betrayal - of those principles. Looking for new ones, they are finding different categories, underlying the birth of our Constitution, such as the Common Goods one. The definition and the practice of these 'new' principles, entitling our legal system,

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coincides with a new democratic struggle which consists in a frontal and opened confrontation with the existing institutions in our country. Indifference, annoyance and the inability to listen shown by the political class created a distance now hard to fill. That’s where it comes from the need to resist and to persist in the situations of struggle now widespread throughout the country. New places are arising filled entirely by citizenship, collective desires, sustainable actions, shared decisions, which often find a common ground in Culture. The crisis of understanding and knowledge caused by the governments in recent years turned into a concrete need of cultural experiences, capable to re-gain the sense of a collective belonging. So it's not about promoting institutionally paid great events or stupid media shows, nor is it about rare cases of excellence, impossibly expensive. It’s rather an open practice made of necessary contents, in a stimulating confrontation with the audience, continually sharing themes and actions; a practice sustainable for anyone. It’s to gradually make the arts, and all those who work in it, be again a vital and necessary stimulus for the future of our society. Giving back to the city its own sites otherwise disposed or entrusted to private profit, as in Rome, Naples, Palermo; imagining new perspectives in urban deprivation, such as in Venice and Milan;


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recover history and traditions in a new way as in Catania; ignite hopes in new generations excluded from their own future by transmitting practical knowledge, providing workshops, training courses with qualified feedback; sharing all decisions and responsibilities with open practice of democracy; treating with respect and commitment places otherwise abandoned from the Institutions, improving them, making them always available, filling them with various services for the citizens; putting energy into a growing network of ideas arising from discussing important issues such as income, health, environment, study, work. This shared 'effort' re-draws the map of desires, expectations, needs of a society that decades ago became used to only consuming. The life of thousands of individuals involved in this project have radically changed. It finally linked to an “agora” where one could find answers which are not only personal. It enriched people’s lives by introducing an ideal power which overrides the current economic crisis, with greater awareness of real responsibilities. It turned into a ​​body that acts, moves, gets mad, gets excited, meets others after a long time spent in silence and stillness. The language even changed, cleaned out of the media-lexicon, and filled with new words signifying issues, problems and real needs. It's like an unstoppable river that makes fertile all that it touches, running inexorably towards its natural destination.

How sad it is prudence/ Com’è triste la prudenza! 103


SORRES

› una cruda realtà DATE: September 20, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: Pj Harvey_To bring you my love  PLAY

Giovanna Aresu fotografa, autrice della foto di copertina di “Sorres” intervista Giuseppina Arangino scrittrice, autrice di “Sorres”. Giovanna Aresu, photographer, autor of “Sorres” cover photo, interviews Giuseppina Arangino

Incontro con Giuseppina Arangino, autrice di “Sorres” edito da “La Riflessione”. Il tuo libro racconta della vendetta in stile barbaricino attuata da una ragazza che ha subito una violenza di gruppo durante una festa di paese nel centro della Sardegna dei nostri giorni. La protagonista mette in atto il piano omicida in solitudine finché altre due donne si uniranno a lei, in un patto di vendetta femminile che si oppone a un’ignobile violenza maschile che le donne subiscono da sempre.

writer, author of “Sorres”.

Interview with Giuseppina Arangino, author of Sorres, published by La Riflessione. Your book tells the story of a Barbagian-style revenge carried out by a girl who suffered a gang rape during a village festival in the middle of contemporary Sardinia. The main character enacts the murderous plan on her own, until two other women join her, in a pact of female revenge, opposed to the despicable male violence that women have always experienced.

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a harsh reality S

orres è un romanzo noir ma il suo inizio potrebbe essere un terribile fatto di cronaca come quelli che leggiamo ogni giorno sui giornali. La differenza è che mentre in Sorres la protagonista opta per la vendetta, nella realtà le vittime non si vendicano mai e spesso non denunciano neanche il fatto. Secondo te perché? › Difficile generalizzare e gli aspetti sono molteplici pero’ potrei tentare di sintetizzare tutto in due punti principali. Da una parte le donne hanno introiettato una colpevolizzazione costante per cui qualsiasi cosa loro accada se ne sentono responsabili e cercano di risolverla nel loro intimo senza creare problemi agli altri. Dall’altra, in Italia riguardo a stupro e femminicidi esiste una grossa carenza legislativa, per cui la vittima non è tutelata e la pena, quando c’è, è completamente inadeguata al danno. Tanto è vero che Rashida Manjoo, Special Rapporteur dell’ONU, nella relazione stilata nel giugno di quest’anno sulla condizione della donna in Italia, dice che i crimini di genere sono: “...crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita.”

Liminale / Photo courtesy © Giovanna Aresu 105


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Leggendo Sorres sembra che tu conosca bene i codici della vendetta barbaricina. È qualcosa che fa parte del tuo passato o hai approfondito l’argomento per scrivere i libro? › In un certo qual modo fa parte del mio passato. Durante la crescita mi è capitato diverse volte di trovarmi di fronte a fatti regolati dalla vendetta rispetto ai quali, da una parte, vivevo l’assoluta condanna in famiglia, dall’altra, percepivo una comprensione e approvazione sociale. Quando poi ho iniziato a scrivere il romanzo ho cercato un avvallamento storico, il che mi ha confermato quello che dal “paese” avevo già intuito e cioè, che la vendetta è stata per molto tempo in Sardegna un vero e proprio ordinamento giuridico regolato da un codice ben preciso e molto meno sanguinario di quanto all’esterno si potesse pensare. Sorres è il tua prima opera e sebbene siano 400 pagine non si riesce a lasciarlo neanche per dormire! Penso sia raro per uno scrittore entrare così in sintonia col lettore al primo libro. Cosa ne pensi? › Prima di tutto ti ringrazio e mi fa immenso piacere, perché, come ben sai, gli argomenti trattati in Sorres sono molto viscerali e difficili da affrontare e c’era sempre il pericolo di cadere in eccessi che lo avrebbero ridicolizzato. Scriverlo poi é stato per me molto coinvolgente, molto più di quanto mi aspettassi e credo che il coinvolgimento dell’autore si trasmetta al lettore.

Sorres è coraggioso. Di questi tempi non sono molti quelli che osano. Come ha reagito il tuo editore appena l’ha letto? › Direi benissimo! È l’unico a cui ho fatto a tempo a mandarlo e dopo meno di un mese mi ha risposto che me l’avrebbero pubblicato. Oltre ai forti sentimenti negativi e alle armi, nel tuo libro ci sono amore, amicizia, natura, bei ricordi d’infanzia e una Sardegna piena di profumi e bellissimi paesaggi. › Credo che la Sardegna sia l’ideale contenitore di una miriade di storie e dia con la sua essenza, la sua cultura, le sue figure umane, oniriche o dimenticate, la possibilità di esprimere degli originali e rinnovati punti di vista che ben si attagliano ai suoi paesaggi, essenziali ed estremi, come un ginepro che cresce orizzontalmente nella spaccatura del granito. Maya Matteucci ti ha paragonato a Josephine Hart nel suo capolavoro “Il danno”. Questo paragone ti pesa nella stesura del tuo nuovo libro? › Certi paragoni fanno tremare i polsi ma quando scrivo penso solo alla storia che sto affrontando e cerco di rendere onore ai personaggi che scelgo, o che mi scelgono...

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orres is a noir novel, but its start could look like terrible news, like those we read every day in the newspapers. The main difference is that while in Sorres the protagonist chooses the revenge, in real life victims almost never take theirs, often not even reporting the fact. In your opinion, why does it happen? › It is difficult to generalize, because there and many different issues involved, but I could try to synthesize the whole thing into two main points. On one hand, women have internalized a constant guilt about everything, feeling responsible for what happens to them. So, they try to solve their issues alone, without causing problems to others. On the other hand, in Italy there is a great legislative lack about rape and female-murders, so that victims are not protected. Besides, the punishment, when there is one, is completely unfair, compared to the injury. So much so that Rashida Manjoo, UN Special Rapporteur, in the report drawn up last June on women situation in Italy, said that gender-based crimes are "State crimes, tolerated by public institutions because of their inability in preventing them and in protecting women’s life, those who experience various forms of discrimination and violence in their life-time".

Immagini di traverso / Photo courtesy Š Giovanna Aresu

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When reading Sorres, it looks like you are familiar with the codes of the Barbagian revenge. Is it something that is part of your past, or have you studied this topic in order to write your book? › In a way, that is part of my past. While growing up, it happened several times to see facts regulated by revenge, in respect of which on one hand there was the absolute condemnation, in my family, while on the other hand I felt some kind of understanding and social acceptance. When I started writing this novel, I had the historical confirmation of what I had already guessed: for a long time, in Sardinia, revenge was a sort of legal system, regulated by precise rules and much less violent than what you might think from the outside.

Sorres is your first work, and although it is 400 pages long, you cannot leave it even to go to sleep! I think it's rare for writers to get so “in tune” with readers at their first book. What you think about it? › First of all, thank you for what you are saying, it is a great pleasure to me to hear that because, as you know, the topics covered in Sorres are very visceral and difficult to deal with, and there was always the danger of falling into excesses that would have made it ridiculous or heavy. Writing it was very exciting to me, much more than I expected, and I think that the involvement of the author arrived to the readers. Sorres is a brave book. In these days, there are not many brave publishers. How did yours react, when he read your story? › I would say… greatly! He’s the only one I had time to send my story to: after less than a month, he replied, saying that he was going to publish it. Apart from the strong negative feelings and weapons, in your book there are also love, friendship, nature, beautiful childhood memories and the Sardinian region, full of scents and wonderful landscapes. › I think that Sardinia is the ideal container for a multitude of different stories. It gives, through its essence, culture and dreamlike or forgotten human figures, the chance of expressing original or renewed points of view. They match its essential and extreme landscapes, like a juniper tree growing horizontally in the split of a granite rock. Maya Matteucci compared you to Josephine Hart in her masterpiece, Damage. Is this comparison being heavy on you, while you are in the middle of writing your new book? › Those kind of comparisons make my knees go weak, but when I’m writing I concentrate on the story I'm dealing with, trying to honour the characters that I chose, or that chose me...

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FAUSTO MESOLELLA

Suonerò fino a farti fiorire/ gonna play until you flourish

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photo by Š Alfredo Buonanno photo courtesy Fausto Mesolella

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DATE: November 15, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: Fausto Mesolella Ai giochi addio  PLAY

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photo by Š Alfredo Buonanno photo courtesy Fausto Mesolella


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La tua forza ispiratrice è il Jazz che mescoli con altri generi che hanno l’abilità di andar a toccare corde profonde in ognuno di noi. Hai coniato un tuo genere musicale. Quando suoni diventi un tutt’uno con le corde vibranti della tua chitarra, riesci a trasmettere le emozioni che in quel momento stai vivendo, cos’è per te il tuo strumento? > Il mio strumento è il ponte senza il quale non riuscirei a passare dall’altra parte del fiume… rimarrei immobile solo ad osservare ma per carattere e per natura sono curioso tanto del mio animo come dell’animo altrui e so che più entro nell’anima degli altri più conosco la mia… per questo non ho una tecnica studiata e imposta da regole… sarebbe come voler dimostrare la bravura e non il pensiero... io voglio che il mio pensiero della musica passi quel ponte in modo leggero… I miei concerti di solito partono al di la del ponte e poi sono io ad andare verso gli altri che mi aspettano… Dopo aver composto pezzi per colonne sonore, dopo aver prestato la tua chitarra al servizio di mezzo mondo, dopo aver curato produzioni, arrangiamenti e testi per tantissimi artisti, ti sei voluto fare un regalo, un album di sola chitarra:  “suonerò fino a farti fiorire”. A chi sono dedicate le tue note? > Le mie note sono dedicate a tutti quelli che riescono ancora ad ascoltare un solo strumento senza farsi condizionare da niente… sono dedicate all’amore che ognuno di noi dovrebbe mettere nel suo lavoro e sono dedicate a tutti quelli che sanno ancora sognare…. Ci sveli, solo a noi, una curiosità sul tuo percorso artistico? > Non posso svelare ciò che mi sorprenderà domani…

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Imagine a midsummer night. Imagine the blooming Umbrian countryside. Imagine a dark night, and a single blue spotlight illuminating a musician and then moving away, disclosing some parts of an ancient tower. Everything around is silent. In such a situation, we listened to Fausto Mesolella’s music for the first time ever. We are not poets, nor writers, and you did not see what we saw… there is a problem here... how to describe such a magic atmosphere to you? When Mesolella plucks the strings of his guitar, there is something not quite right. Let me explain… a note performed by Mesolella turns into a harmonious, exciting orchestra, taking away various parts of your body: your mind, your heart, your stomach and even your neck, because it makes you shiver through the whole cervical! Here’s what is not quite right, here is the anomaly… a wonderful anomaly. Sabrina is right: "Musicians like Fausto Mesolella are nothing but poets playing melodies coming from their hearts…

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You are inspired by jazz music, that you usually merge with other genres – the result touches deep chords into each of us. You created your own style. When you play, you become one with the vibrating strings of your guitar, you communicate the emotions that you are experiencing in that exact moment. What does your instrument mean to you? > My instrument is the bridge without whom I could not get to the other side of the river... I would like to stay still, just looking around, but I'm naturally curious... I know that the more I learn about other people’s soul, the more I get to know mine... that’s why I don’t have an unnatural technique, limited by rules... it would be like wanting to demonstrate abilities instead of thoughts... I want my musical thoughts to walk on that bridge in a light way... my concerts usually start beyond that bridge, and then I am the one going towards the other people, who are there, waiting for me...

dedic ated who can

to all those still dream...

After having composed music for soundtracks, after having put your guitar to the service of half the world, after having worked on productions, arrangements and lyrics for many artists, you wanted to give yourself a gift, a solo guitar album, I will play until you bloom. Who did you write it for? > My notes are dedicated to all those who are still able to listen to a single instrument without being conditioned by anything... They are dedicated to the love that each of us should put into his work, and they are dedicated to all those who can still dream... Could you reveal (only to us) a curiosity about your artistic path? > I can not reveal what will surprise me tomorrow...

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MASBEDO SIXTH SENSE -

Namely SHOWING – WHAT WE DO NOT WANT TO SEE

DATE: November 12, 2012 Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo all’intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: ARCHIVE_BULLETS  PLAY 117


MASBEDO Sono nati come un appunto. MASBEDO, sul retro di un biglietto della linea traghetti di Venezia. Nell’orgia di immagini e istallazioni, peregrinando in cerca di ispirazione mi colpisce una videoistallazione. L’atmosfera della Biennale distrae e confonde, troppi segni, ma questo video mi cattura. Pulizia formale, contrasto pittorico, suono costruito e aderente. Poi una sorta di disagio latente che cerca di tirarti dentro, non sono nella predisposizione d’animo per affrontarlo e un po' me ne discosto. Mi appunto il nome, MASBEDO potrei ricontrarli. E li ho rincontrati, nelle pieghe del web, nelle esposizioni e fiere d’arte, e a raccontare il loro lavoro in un confronto con il pubblico al Festival della Mente di Sarzana. Approfondisco, voglio capire se l’effetto di quell’incontro, un flusso di immagini che mi paiono complesse come in forma di essere vivente, continuano a raccontare un disagio e una bellezza oscura che cattura anche chi non vive d’Arte. 118


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They were born like a note, MASBEDO, on the back of a ferry ticket in Venice. Among thousands of images, wandering in search of inspiration, a video installation strikes me. Even if the Biennale’s atmosphere is distracting and confusing, because of too many signs, a video grabs me. Clean lines, pictorial contrast, constructed and adherent sound. Then, discomfort arises, trying I’m not in the state of

a sort of underlying to pull me in. mind to deal with

it, so I move away a little. I take note of their

name,

MASBEDO. I may meet them again. I do: online, in exhibitions and art fairs, and discussing their work in a public talk at the Sarzana Mind Festival. I want to understand better the effect of that meeting, the stream of images, complex as a living being, that continues to tell me about a discomfort and a dark beauty, able to captures even those living outside the Art-system. 119


Vista - una madeleine Visiva; volti e corpi

pesanti, fieri e plastici, bellezza “virile”, nei vostri lavori la fisicità sfida il mezzo, un riappropiarsi della pesantezza del corpo dopo anni di identità liquide? > NICOLÒ/MASBEDO: Virilità. In verità ce lo dicono tutti e io mi sorprendo perché vedo nel nostro lavoro una grande sensibilità femminile per quanto riguarda la ricerca dei contenuti e soprattutto per l’importanza che diamo al ruolo della donna all’interno dei nostri video. Le donne hanno un po’ questo ruolo, di essere la parte centrale dell’umanità, quelle che sanno lottare, che hanno ancora la dimensione della lotta mentre gli uomini sono persi un po’ nei riccioli folli che aveva Sisifo nel senso di fare cose che sono sempre legate alla vanità. L’esempio del video “Schegge d’incanto in fondo al dubbio”, è esattamente questo, c’è una donna che riesce a stare sulla superficie di una profondità, trascina con sè questa grande pesantezza di cose che le vengono imposte, l’interno di una casa, i mobili, oggetti, filamenti pesanti su cui lei deve provare a ruotare ed è l’unica capace di avere quel ruolo poetico; si mette poi in piedi e accende un fumogeno e grida questa sorta di allarme per l’umanità, mentre l’uomo è perso nella sua forza, nella sua lotta, con questi grandi fiori neri rappresentati da 120

paracaduti che danno una dimensione della loro vanità. Come se il rapporto fosse da una parte quello femminile, perciò una fisicità che si lega al contenuto, dall’altra parte invece quello maschile che si lega alla forza e al rapporto con la vanità. Ecco, perciò è interessante quello che dici perché sono due tipi di fisicità diversa.

Il vostro punto di vista è molto virile, poco rappresentato nel mondo dell’Arte:

Ma anche la nostra immagine credo che sia molto “virile”; mentre il mondo dell’arte tendenzialmente subisce delle fascinazioni perchè esistono dei ruoli prestabiliti, cioè l’artista deve avere un suo cliché, il curatore, il collezionista, presentarsi con un atteggiamento “maschio” e magari anche determinato e compiacente può dare fastidio. Donne forti e virili come Erna Ómarsdóttir ballerina di danza islandese in “Glima”- lui ha dei filamenti che gli partono dalla testa, collegati alle mani di lei e tutto il gioco di seduzione di lotta, di odio, di amore, di tenerezza viene comandato da lei, per assurdo è lei che domina il gioco e anche quella è una bellezza forte, cariata, bella ma problematica.


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Odore - un respiro profondo, forse l’odore

della paura o di freddo... i flussi delle immagini della vostra video-art mi ricordano le ombre Fritz Lang o l’espressionismo di Jeanne d’Arc di Carl Dreyer - non contemporanei ma dall’approccio sorprendente con le potenzialità dell’espressione “cinematografica”. Una forza deriva da un ritorno alle “origini” o da altre pro-pulsioni?

Girare per noi è fondamentale, siamo Protagonisti della nostra immagine perciò girare è provare, sperimentare, portare all’estremo, far fare delle cose agli attori che, anche loro, non sanno come verranno. Un esempio è quello che successe quando abbiamo girato la scena del paracadute; sul Monte Bianco a febbraio pensavamo ci fosse sufficiente vento... In realtà nulla e nessuno sapeva come poteva essere la reazione

> NICOLÒ/MASBEDO:

di un poveretto che cerca di trattenere un paracadute

Tutto quello che noi produciamo, lo giriamo come se

gonfiato dal vento. Presi dalla disperazione abbiamo

fossimo degli artigiani. La scena di “Schegge d’incanto”

cercato il modo di ricreare del vento artificiale chiamando

è girata utilizzando un tubo delle fognature che abbiamo

un elicottero della Protezione Civile e, quel momento lì,

tagliato, chiuso con un vetro davanti e all’interno inserito

è stato magnifico perchè nessuno sapeva cosa sarebbe

una camera. La scena è girata con noi sopra il corpo

successo. Inventarci nella tensione e nella catastrofe

del tubo in mezzo al mare, con una mezza tempesta

con quello che veniva fuori. È un atteggiamento che ci

in corso e con la protagonista che nuotava... non c’è

piace molto, che in filosofia ha il “sublime” ed è sempre

post produzione e niente di quel mondo lì, ed è un

estremo; o è una figata pazzesca e porta a far sì che le

po’ ritornare con coraggio al lavoro di bottega come

cose diventino meravigliosamente belle e entusiasmanti

un’artigiano, ma dell’immagine.

o è una tragedia, non c’è la via di mezzo... E lì ci siamo

Noi utilizziamo solo una color correction perchè in certi

trovati così... Ed è andata bene.

casi siamo molto legati al’idea di immagine che esista,

Ritorno al discorso sulla paura. Noi abbiamo sempre

nella maniera più vicina, alla nostra costruzione mentale.

detto che più della paura cerchiamo di raccontare, in

Il fatto che tu scrivi un’immagine, il film o il video, è come

quello che facciamo, la paura di aver paura, che è più

la vedi.

tipica di questa società, come sono gli attacchi di panico, 121


che creano quel meccanismo, quasi un’ansia anticipatoria. I nostri attori che interpretano questo meccanismo con la paura di essere deboli, fragili, perchè sono costretti a compiere azioni assurde, quello che noi scriviamo sono azioni anche difficili da girare, complicate. Dunque la paura c’è e ha un odore molto particolare all’interno dei nostri video.

Rumore - il background perfetto. Musica

come quarta dimensione, parole originarie e testi poetici. Landscape sonori originari e irriproducibili sono idee e partecipazioni che vanno oltre il progetto. La collaborazione intellettuale è un esercizio di stile o un punto di riferimento per il risultato finale? > NICOLÒ/MASBEDO: In Italia non si riesce a essere capiti. Recentemente al Festival di Torino abbiamo presentato quattro videoclip con i Marlene Kuntz, con cui abbiamo un amicizia

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e collaboriamo da tempo, abbiamo avuto grande riscontro di critica ma il pubblico è stato piuttosto tiepido. Peccato perchè è stato un lavoro di ricerca molto interessante. A noi però interessa e continuamo a fare arte perchè c’è un’esigenza esistenziale. Il mondo delle emozioni per noi è fondamentale, quando le opere d'arte contemporanea diventano troppo cerebrali o troppo di nicchia a noi non interessano, non è nel nostro DNA. L’arte come urgenza non la vuole più nessuno, ma neanche solo stupire o divertire. Continuiamo a seguire la nostra idea anche nelle cose che ci piacciono, i libri, il teatro, il cinema; un’artista che ha una buona idea è già un traguardo. Anche se l'idea ci ossessiona.


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Tatto - la luce pesante. Quasi sempre un buio innaturale, un contrasto elementare dove il grigio serve a equilibrare la tensione con la luce. Questa continua tensione al limite della sopportabilità, è l’unica sensazione che vale la pena sondare? > NICOLÒ/MASBEDO: La luce pesante, molto bella come immagine... Pensa che tutto ciò che noi utilizziamo sono luci naturali: noi usiamo solo luce naturale sempre che, per assurdo andiamo a cercare nei luoghi iper-scomodi come l’Islanda, i ghiacciai, i vulcani, i dirupi inglesi dai quali la gente si suicida. Andiamo a cercare quelle luci che hanno una componente molto sacrale, molto alte, e poi gli scuri, assolutamente scuri, in una visione manichea ed estrema dell’immagine. A volte utilizziamo un’immagine desaturata perchè ci piace l’idea di avere una società esangue di passioni ed “desaturato” è di moda, ma noi vorremmo proporre qualcosa di poetico che abbia anche questo linguaggio. Non so come spiegarti... è la possibilità di esaltare il contenuto ed è un concetto su cui lavoriamo molto. Molti vedono quest’atteggiamento come troppo patinato per l’arte però mi stupisco che al cinema sia considerato fondamentale. Prendi “Shame”. è un film che ha un’estetica assolutamente modaiola ma che ti arriva "dentro", rispetto al contenuto della società contemporanea. Nel cinema è giustificato, nell’arte c’è sempre un ritorno al nostalgico, al mito del Super8, che non rientra nella nostra visione. ...La luce pesante mi piace, è così perchè va a illuminare delle zone di oscurità, come un processo di osmosi.

www.masbedo.org

è bello poterla rappresentare attraverso l’immagine del suo stesso sterco; oggi fotografare

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Sapore - dell’acqua. Spesso è nel

paesaggio, che avvolge il protagonista o lo ostacola. Oppure ghiaccio, neve o vapori: non è rassicurante ma addensa tutto, corpi oggetti, idee... Come una specie di amuleto che troverà sempre un posto nei futuri progetti? > NICOLÒ/MASBEDO: Non ce ne rendiamo conto. Effettivamente Il 90% dei video hanno sempre la componente dell’acqua, in qualche modo c’è e allora mi viene da dire che forse per noi diventa un po’ consolante; nel dramma, sai che puoi, con lo sguardo, aggrapparti a quell’elemento e quell’elemento ti darà un senso di pulizia, che andrà a lavare, che porterà via con sè. Nel video di “Teorema dell’incompletezza” dove c’è un tavolo con oggetti di uso quotidiano su cui noi spariamo e dove in mezzo c’è un dialogo in islandese, completamente vuoto, tra un uomo e

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una donna che non si dicono nulla, l’aggressività diventa fondamentale perchè a quel punto lì sparare, distruggere, fa sì che si riconsegni tutto alla natura, quella natura che poi è primitiva, fatta di lava, acqua e ghiaccio. Si dà la possibilità a tutto questo rifiuto, scarto di relazione, di essere portato via, ripulito dall’acqua. Eliminare quei vetri rotti, una volta decorativi e che poi, una volta aggrediti, diventano taglienti. Ci piaceva l’immagine del cristallo che ha quest’elemento, di essere da un lato decorativo e innocuo, ma poi prova a portarne venti in mano e diventi un possibile suicida... Penso che la forza di un videoartista sia quella di poter avere una narrativa visiva, perciò si deve raccontare per immagini.


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126 Two screens rear projection, format 16:9 and 4:3 length 8’ 50’’ edition 5 + 2 AP © courtesy Masbedo

Ash, 2010


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WUNDERKAMMER WUNDERKAMMER: dal tedesco “Camera delle meraviglie” destinato ad indicare particolari ambienti in cui dal XVI secolo in poi, i collezionisti erano soliti raccogliere oggetti rari, insoliti e straordinari. As of the 16th century, the German word WUNDERKAMMER, Chamber of Miracles, was used to denote the special environments in which collectors usually gathered rare, unusual and extraordinary objects.

“L’illuminista moderno nell’era dell’ iPad”

Modern enlightenment in the age of the iPad Andrea Filippi nasce a Forlì quarantasette anni fa. Appassionato d’arte orientale, islamica e indiana, approfondisce i suoi studi presso la Royal Holloway University a Londra e fonda Ethnologica, galleria antiquaria con sede in Forlì. Nel corso degli anni contribuisce in qualità di prestatore d’opere alla realizzazione di diverse mostre culturali collaborando con enti pubblici e privati tra cui la Fondazione Cini e l’Associazione Italia-Tibet; vende rari oggetti a collezionisti e istituti pubblici tra cui il Museo di Arte Orientale di Torino, il Museo Interreligioso di Bertinoro (FC), il Rubin Museum di New York e il Gulf Museum di Kuwait. Andrea Filippi was born in Forlì forty-seven years ago. Passionate about eastern, Islamic and Indian art, he studied in great depth at the Royal Holloway University in London and founded Ethnologica, an antiques gallery based in Forlì. Over the years, he has contributed to the production of several cultural exhibitions by lending out his works of art, liaising with both public and private organisations, amongst which the Fondazione Giorgio Cini and the Associazione Italia-Tibet. He sells rare objects to both collectors and public institutions, including the Museo di Arte Orientale di Torino, the Museo Interreligioso di Bertinoro, the Rubin Museum in New York and the Gulf Museum in Kuwait. 130


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Cosa consiglieresti di ascoltare come sottofondo alla tua intervista? What would you suggest listening to in order to enjoy your interview? SOUNDTRACK: Fragile State_The Facts And The Dreams  PLAY 131


poetric

vibra tion 132


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Come nasce questa passione particolare? › Dall’illusione di trovare negli oggetti antichi il passepartout capace di svelarmi la verità che unisce l’arte, la scienza e la natura alla conoscenza universale; dall’amore per la ricerca di oggetti eterogenei che hanno il potere di abbattere confini geografici, barriere culturali e temporali. Non ultimo, dal mio carattere introverso che predilige le cose più che le persone. How did this very special passion develop? › From an illusion of being able to find the passe-partout which would reveal the truth that joins art, science and nature to universal knowledge in antique objects; from a love of researching miscellaneous objects with the power to break down geographical boundaries, and cultural and temporal barriers; last but not least, from my introvert character that prefers objects to people. Quale aspetto prediligi nel ricercare questi oggetti così insoliti? L’arte, la materia, la scienza, la natura, la poesia? › Come il collezionista ricerca i suoi monili nel vasto spettro degli oggetti presenti sul mercato antiquario, io seleziono pezzi che rivestono un particolare significato e che mi trasmettono un’intensa vibrazione poetica, quell’aura - ma la si potrebbe anche chiamare ‘meraviglia’ capace di suscitare nell’animo la sensazione mistica che solo un’opera d’arte può trasmettere. La scelta è dettata dal privilegio che mi riserva il destino più che da un fatto casuale e comunque, rarità selezionate ma non arcane, colte ma non erudite, personali ma non perverse, bizzarre ma non chiassose. What do you prefer when researching unusual objects like these? Art, matter, science, nature, poetry? › As collectors research their jewels in the vast range of items currently available on the antiques market, I select pieces which have a particular meaning, and convey an intense poetric vibration, an aura one could also call marvel, able to arouse those mystical feelings in one’s soul that only a work of art can convey. My choices are dictated by the priviledge, rather than casual events, fate has reserved for me. The pieces I choose are selected not arcane rarities, cultured but not scholarly, personal rather than perverse, bizzarre not gaudy.

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Cosa stimola la tua ricerca? › Il gusto della vecchia nobiltà e nuova aristocrazia che questi insoliti oggetti sprigionano, l’intimo legame a coloro che crearono o che li possederono, il rimando temporale ad un passato glorioso, la meravigliosa testimonianza dell’abilità che hanno gli oggetti di oltrepassare differenze culturali pur passando di mano in mano a consumatori d’élite. What stimulates your research? › The flavour of the old nobilty and new aristocracy these unusual items emanate, the intimate bond with those who created or owned them, the temporal return to a glorious past, the extraordinary testimony of the ability objects have of going beyond cultural differences whilst passing through the hands of the élite. Quale è l’oggetto che ti rispecchia maggiormente? › Purtroppo non riesco a identificare in un pezzo o in una categoria l’oggetto che più mi rappresenta. D’altra parte, l’apparente confusione della mia ‘camera delle meraviglie’ e il disorientamento che ne consegue non fa altro che amplificare la mia curiosità per questi straordinari oggetti. Posso aggiungere con certezza che ciò che mi rappresenta è in funzione della bellezza e non della ricchezza. What piece best reflects you? › Unfortunately, I’m unable to identify the item that best represents me in a single piece or a catalogue. On the other hand, the apparent clutter of my chamber of miracles and the resulting confusion simply increases my curiosity for these extraordinary items. I can add, with certainty, that what represents me has everything to do with beauty rather than wealth. 134


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Identikit del collezionista.... › Difficile riassumerne la tipologia, comunque sensibile al gusto ed incline all’ammirazione, custode geloso del suo gazophilacium (‘stanza del tesoro’), talvolta ermetico, ma portato alla discussione e al confronto. Perchè si colleziona? Tanto vale chiedersi perchè ci si innamora. Le ragioni sono irrazionali, almeno apparentemente. Credo che sia il bisogno di circondarsi di un palcoscenico di proprie illusioni; la necessità, o il desiderio, di cogliere negli oggetti un ‘ideale’ passaggio segreto capace di condurci nel mondo fantastico dei nostri sogni.

The identikit of a collector... › It’s hard to talk about one specific type of collector, although they are all sensitive to taste and prone to admiration, jealous keepers of their gazophylacium or ‘room of treasures’, at times hermetic, but like a good discussion and making comparisons. Why do people collect? You might as well ask why people fall in love. The reasons are, or at least seem, to be irrational. I believe there is the need to surround onself with a setting of one’s own illusions; the need, or perhaps the wish, to have the ‘ideal’ secret passage through these objects, one which can lead us into the fantastical world of our dreams.

Il tuo cliente tipo è influenzato dal continuo e repentino evolvere delle mode? › Alcuni parlano di corruzione... Il venditore incoraggia la vendita, i media influenzano il gusto dei consumatori, i diktat di arredatori e architetti incoraggiano le scelte dei loro committenti... e così via. Da parte mia credo che il rapporto col collezionista sia ‘medianico’ e al di fuori delle mode. L’interazione tra noi è spesso facile per la stessa cosa che ci accomuna. In latino esiste una parola che sintetizza questa sensazione condivisa: studium e non ‘studio’, ovvero una sorta di curiosità intellettuale votata all’estetica - e non solo - che è parte del nostro patrimonio genetico.

Is your typical client influenced by the continuous, sudden developments in fashion? › Some speak of corruption... Sellers encourage the sale, the media influences consumers’ tastes, the diktat of interior decorators and architects encourages the choices of their purchasers... and so on. For my part, I believe that my relationship with collectors is mediumistic and goes beyond fashion. The interaction between us is often easy due to what we have in common. There’s a word in Latin that summarises this shared feeling: studium and not ‘study’, rather a kind of intellectual curiosity, which focusses on aesthetics, but not only, which is part of our genetic heritage.

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Quale è l’oggetto che rincorri/desideri che ancora non hai acquistato? › Le rarità che ricerco sono eccezioni tra tante, piccole meraviglie in perfetto accordo tra le qualità fisiche della materia e le tecniche di produzione o eccezioni della natura che corrono lungo i confini del naturale-innaturale, del noto e l’ignoto. Se a questo ci aggiungo il sapore travolgente dell’esotico, il mito dell’Oriente fertile e ricco di contaminazioni allora l’alchimia si concretizza nell’oggetto che rincorro per amore, ma non per smania. What is the object you really want but have yet to purchase? › The rare pieces I seek are exceptions amongst the many, many small wonders which are a perfect balance between the physical qualities of matter and the production techniques of exceptions of nature, and run along the boundaries of natural-unnatural, of the known and unknown. If you add the overwhelming taste of the exotic, the legend of the fertile east, rich with contamination from other cultures, then the alchemy materialises in the object that I hasten after for love, rather than restlessness.

NATURALIA/ARTIF www.ethnologica.com 136


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mira bilia

FICIALIA

Che rapporto hai con l’arte moderna? › Sono attratto, spesso tentato, ma preferisco dedicarmi a ciò che conosco e riconosco. What kind of a relationship do you have with modern art? › I’m attracted, often tempted, by it, but prefer to devote myself to what I know and recognise. Naturalia o Artificialia ? › Le discipline figlie della wunderkammer sono catalogate in scientifica, naturalia, artificialia e mirabilia. Qualcuno considera anche le medicinae. Non ho alcun pregiudizio per nessuno di questi segmenti. Naturalia or Artificialia? › The daughter disciplines of the wunderkammer are catalogued in scientific, naturalia, artificialia and mirabilia. Some people consider medicinae, too. I have no prejudice against any of them. ‘Militante dell’arte’ o ‘collezionista bulimico d’arte’? › Assolutamente militante! Art militant or bulimic art collector? › Militant! Absolutely! Damien Hirst* (CURIOSITY pag 138): ‘paladino dell’arte’ o ‘genio e sregolatezza’? › Genio dell’arte, senza alcun dubbio! Damien Hirst (CURIOSITY page 138): art paladin or a reckless genius? › An absolute genius of art, without a shadow of a doubt!

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curiosity/ANDREA

FILIPPI

T S R I H N DAMIE OBVIOUSLY...

THIS IS NOT

A DAMIEN HIRST'S WORK,

BUT

A LAZAGNE MAGAZINE'S

VISIONARY VISION. OVVIAMENTE... QUESTA NON È L’OPERA DI DAMIEN HIRST MA UNA VISIONE VISIONARIA DI LAZAGNE MAGAZINE.

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La

morte

è

il

tema

predominante

delle

sue

opere.

Noto per il teschio tempestato di diamanti “For the love of God”

e per una serie di opere in cui corpi di animali sono imbalsamati e immersi in formaldeide

Damien Hirst (1965) è l’artista contemporaneo più controverso, amato e al contempo odiato.

Il

manifesto

Of

Death

The

Physical

della

In

the

sua

arte

Impossibility Mind

Of

S o m e o n e L i v i n g —

L’impossibilità

fisica

della

morte

nella

mente

di

un

vivo

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W la pappa col pomodor  PLAY

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Viva la pa-pa-pap-pa col po-po-po-po-po-po- pomodoro Viva la pa-ppa-pa-ppa che è un ca-po-po-po-po-lavoro Viva la pa pa-pa-pa-pa col po-po-po-modor

Viva la pa-pa-pa-ppa col po-po-po-po-po-po-pomodoro Viva la pa-pa-pa-ppa che è un ca-po-po-po-po-lavoro Viva la pa-pa-pa-ppa col po-po-po-modor

La storia del passato ormai ce l'ha insegnato che un popolo affamato fa la rivoluzion. ragion per cui affamati abbiamo combattuto perciò buon appetito facciamo colazion.

La pancia che borbotta è causa del complotto è causa della lotta abbasso il direttor. La zuppa ormai l'è cotta e noi cantiamo tutti vogliamo detto fatto la pappa al pomodor col po-po-po-modooooor


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Hooray for the tomato soup  PLAY

Hooray for the sou-sou-sou-sou-soup with to-to-to-to-to-to-tomato hooray for the sou-sou-sou-sou-soup that is a ma-ma-ma-ma-masterpiece hooray for the sou-sou-sou-sou-soup with to-to-to-to-to-to-tomato.

Hooray for the sou-sou-sou-sou-soup with to-to-to-to-to-to-tomato hooray for the sou-sou-sou-sou-soup that is a ma-ma-ma-ma-masterpiece hooray for the sou-sou-sou-sou-soup with to-to-to-to-to-to-tomato.

The history of the past already taught us that a starving nation does the revolution. That’s why, starving, we fought therefore enjoy your meal let’s have breakfast.

The grumbling stomach causes the conspiracy causes the fight down with the director! The soup is almost ready and we are all singing we immediately want the tomato soup with to-to-to-to-to-to-tomatooooo.

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WOULD Y O U l i k e SOME MORE


LAZAGNE?



Lazagne Magazine #2