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Indice Introduzione: Sola fede e la battaglia per la gioia La gioia resta fuori portata? Un aiuto Le fondamenta: un coraggioso senso di colpa La grande opera di Cristo al di fuori di noi Confondere giustificazione e santificazione distrugge la gioia John Bunyan vede la giustizia in cielo Comincia dalla disperazione che è in te 1. Il buio dalla malinconia Il buio spirituale: la componente fisica Il ruolo dei farmaci nella lotta per la gioia 2. Aspettando nel buio, non siamo né smarriti né soli Fino a quando, o Signore, fino a quando! Le basi della nostra sicurezza quando non riusciamo a vedere la nostra fede Quando un figlio di Dio è persuaso di non esserlo 3. Non lasciarti andare – continua ad agire Ciò che importa è il tuo dovere e non la tua gioia? Il dovere include la gioia Se obbedisci senza gioia sei un ipocrita? Il ringraziamento delle labbra suscita la gratitudine del cuore

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4. C’è del peccato inconfessato che rovina la nostra gioia? Confessare a Dio e al prossimo dà liberazione Da’ al diavolo quel che è del diavolo, ma niente di più Il diavolo non può resistere accanto alla luce preziosa della verità 5. Il buio si nutre dell’egocentrismo Bill Leslie: come divenne un giardino rigoglioso ed una sorgente Che cosa manca? Ciò che sosteneva mio padre ottantacinquenne Che le nostre parole scaturiscano da una gioia traboccante in Cristo Stai vivendo per uno scopo sufficientemente grande per un cuore che esalta Cristo? 6. Come amare chi non riesce a vedere la luce La stupenda grazia nelle cure di John Newton per Cowper Amare coloro che sono senza luce non è mai inutile

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1. Il buio della malinconia Che cosa possiamo fare per aiutare quei credenti che non riescono a uscire dal buio e trovare la luce della gioia? Sì, li chiamo “credenti”, e dicendo questo parto dal presupposto che dei veri credenti si possano trovare in tale condizione. Ciò può avvenire per via del peccato, o per gli attacchi di Satana, o a causa di qualche circostanza dolorosa, per ereditarietà o qualche altra causa fisica. Ciò che rende così straordinari i vecchi libri che ho menzionato nell’introduzione, è che affrontano una per una tutte queste cause, e le loro innumerevoli combinazioni, trattandone in modo appropriato. I vecchi pastori puritani, per quanto riguarda questa scoraggiante condizione di ottenebramento, sembra non si arrendessero mai e con nessuno. Molto prima dell’avvento della psichiatria e della moderna elettrofisiologia del cervello, i pastori puritani, radicati com’erano nella Bibbia, riconobbero la complessità delle cause della malinconia. Infatti, alla domanda, ‘Quali sono le sue cause e la sua cura?’, Baxter dà una prima risposta: “Per tanti è imputabile in gran parte ad un turbamento fisico o una generale condizione fisica di debolezza o malattia; per questi motivi l’anima è grandemente indebolita. Ma più la malinconia è dovuta a queste cause naturali, meno è peccaminosa e pericolosa per l’anima. Non per questo, però, è meno problematica”1. Nel suo sermone sulle cause e le cure della malinconia, è inclusa una sezione intera su “medicina e dieta”. Col suo linguaggio pittoresco, ma straordinariamente accurato, Baxter scrive: “La malattia chiamata malinconia è localizzata nello spirito, il cui ma15

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lore lo rende incapace di adempiere ai propri compiti rispetto alla riflessione, l’immaginazione, la memoria e i sentimenti. Viene così debilitata anche la facoltà della ragione, che diventa incapace di svolgere la propria funzione, proprio come un occhio infiammato o un piede slogato”2. Il buio spirituale: la componente fisica

Non intendo addentrarmi nei dettagli delle cure mediche per la malinconia e la sua forma più grave, la depressione. Questo è compito del medico, ed io non lo sono. Dovrebbe essere chiaro, però, che la capacità della nostra mente di ragionare con lucidità, e della nostra anima di vedere la bellezza della verità che ravviva l’anima, dipende anche dalla nostra condizione fisica. Martyn Lloyd-Jones (1998-1981), il grande predicatore di Westminster Chapel a Londra, aprì il suo utile libro La depressione spirituale con l’avvertimento a non ignorare la componente fisica. Non a caso, prima di essere chiamato al ministero della predicazione, Lloyd Jones era un medico: Siete forse dell’opinione che per un credente non sia importante la condizione fisica? Beh, presto dovrete ricredervi, perché la salute fisica ha il suo peso... Ci sono alcune malattie che tendono a favorire la depressione... Prendete per esempio uno dei più grandi predicatori di tutti i tempi, ­Charles Haddon Spurgeon che nello scorso secolo predicò a Londra per quasi quarant’anni­. Quest’uomo eccezionale era soggetto a depressione spirituale e nel suo caso la causa principale è da attribuire alla gotta, malattia che poi lo portò alla morte. Spurgeon soffriva spesso di depressione spirituale, spesso in forma acuta. La gotta, nel suo caso ereditaria, è quasi sempre accompagnata da una forte tendenza alla depressione. Sono in molti a rivolgersi a me per parlare di queste problematiche e in tanti casi mi pare evidente che alla radice del problema ci sia principalmente una componente fisica. A 16

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1. Il buio della malinconia

questo proposito, in linea generale, si può parlare di stanchezza, stress, malattia, qualsiasi tipo di malattia. Non si può assolutamente isolare lo spirito dal corpo, perché noi siamo composti da corpo, mente e spirito. Anche i migliori credenti, quando sono fisicamente deboli, sono più esposti a episodi di depressione spirituale, e nella Bibbia stessa troviamo esempi illustri3. Gaius Davies, uno psichiatra inglese che conosceva bene Lloyd-Jones, osservò: Prima del 1954, data in cui la serie di sermoni sulla depressione fu completata, non c’era sul mercato nessun antidepressivo efficace, anche se proprio in quell’anno ci furono dei progressi. Più tardi, nel 1955-56, quando furono finalmente disponibili i nuovi farmaci, so bene quanto il Dr. Lloyd-Jones si preoccupasse di informarsi su quali fossero gli antidepressivi più efficaci. Ricordo, infatti, all’inizio della mia carriera medica, che egli mi interrogava spesso a riguardo e parlava con altri medici dello stesso argomento. Voleva essere abbastanza informato per poter dare dei buoni consigli a chi gliene avesse chiesto4. Il ruolo dei farmaci nella battaglia per la gioia

Non voglio dare l’impressione che il farmaco debba essere la prima o la più importante soluzione al buio spirituale. Certamente da solo non è mai una soluzione per un disagio di natura spirituale. Una volta che il farmaco ha fatto il suo effetto, ogni questione fondamentale della nostra vita deve essere comunque messa nella sua giusta relazione con Cristo. La salvezza non sta negli antidepressivi, ma in Cristo! In realtà, l’abitudine a ricorrere quasi automaticamente alle pillole per ogni tipo di problema, da quello comportamentale del bambino a quello emotivo dell’adulto, probabilmente non farà altro che danneggiarci come società. David 17

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Powlison, editore del The Journal of Biblical Counseling, impegnato come consulente alla Christian Counseling and Educational Foundation (Fondazione Cristiana per la Consulenza e l’Istruzione) e docente presso il Westminster Theological Seminary, scrisse di una profonda trasformazione, a metà degli anni ‘90, nella scienza della mente: Non c’è dubbio che a metà degli anni ‘90 il mondo cambiò. Quello che ora predomina è la dimensione fisica, conta cioè quello che i tuoi genitori ti hanno passato geneticamente, non ciò che hai subito o hai imparato da loro. Ciò che veramente appassiona oggi sono le funzioni cerebrali, non le disfunzioni familiari; la punta di diamante è la ricerca scientifica e la psichiatria, non le psicologie delicate e indulgenti del ‘conosci te stesso’. Improvvisamente la biologia è di moda e la psichiatria ha sfondato, come un blitzkrieg che spazza via l’opposizione... La medicina è pronta ad impossessarsi della personalità dell’uomo... Questa tendenza a ridurre la vita umana alla dimensione biologica e psicologica sta avendo un forte impatto sulla nostra cultura e sulla chiesa5. Conclude che questa ossessione con la biopsichiatria passerà, ma mentre è in voga, curerà alcune cose, per le quali dovremmo ringraziare il Dio della misericordia. Alla lunga, però, un’enorme delusione si combinerà con effetti collaterali indesiderati ed imprevisti. I vantaggi non saranno mai all’altezza delle promesse e le vite di migliaia di persone, che oggi sono in cura con farmaci per i normali problemi della vita, non saranno né qualitativamente migliorate né giustamente riorientate. Le uniche cose che rivoluzionano il mondo sono un pentimento avveduto, una fede vivente e un’obbedienza tangibile6. 18

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1. Il buio della malinconia

Powlison cita favorevolmente il libro di Ed Welch, Blame it on the brain? (Diamo la colpa al cervello?), dove l’autore dichiara di approvare l’uso di farmaci nel caso di una depressione cronica e debilitante. Welch scrive: Se la persona non prende farmaci, ma ne sta considerando l’uso, in genere suggerisco di rimandare per un tempo questa decisione. Durante questo periodo prendo in considerazione tutte le possibili cause, mentre insieme chiediamo a Dio di insegnarci cose fondamentali su di noi e su di Lui, perché in mezzo alle difficoltà possiamo crescere nella fede. Se la depressione continua, a volte dico alla persona che per risolvere alcuni dei suoi sintomi fisici il farmaco è un’opzione7. Per molti questo potrebbe sembrare eccessivamente cauto, ma prove scientifiche stanno già portando a rivalutare l’iniziale entusiasmo sulla singolare efficacia degli antidepressivi. Un articolo del Washington Post del maggio 2002, si è espresso così, senza mezzi termini: Dopo migliaia di studi, centinaia di milioni di ricette e decine di miliardi di dollari di vendite, riguardo ai farmaci usati per trattare la depressione, siamo sicuri di due fatti: gli antidepressivi, come il Prozac, il Paxil e lo Zoloft, funzionano. Ma l’effetto placebo prova che funzionano anche le zollette di zucchero! Le ricerche degli ultimi decenni hanno evidenziato che nella maggior parte degli esperimenti condotti dalle case farmaceutiche, il placebo ha avuto gli stessi risultati, se non migliori, degli antidepressivi8. Il punto che sta dietro la cautela di Welch e lo scetticismo del Washington Post, è che la depressione, o il buio spirituale, non sono condizioni a se stanti, ma al contrario sono profondamente 19

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legate alla condizione fisica. Il rapporto tra spirito e cervello va oltre la comprensione umana e andrebbe considerato con estrema delicatezza, facendo molta attenzione alle realtà morali e spirituali della persona, le quali possono influire sul cervello tanto quanto il cervello su di loro. In altre parole, se state leggendo questo libro e state prendendo qualche farmaco o ci state pensando, io non vi condanno, e nemmeno la Bibbia vi condanna. Potrebbe essere la migliore soluzione o potrebbe non esserlo. Vi incoraggio, però, ad affidarvi alla sagge cure di un medico che si basa sul Dio delle Scritture. E se per caso la scelta dell’uso dei farmaci fosse sbagliata, la giustizia di Cristo, a noi gratuitamente imputata, coprirebbe qualsiasi errore, mentre voi riposate in Lui.

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Quando il buio non passa cap 1  

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