Società Dopo un anno di reddito è flop lavoro di Tommaso Coluzzi
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PERIODICO NUMERO 11 14/02/2020
Cronaca Emergenza a Fregene, il mare mangia la costa
Innovazione Computer quantistici, rischi e innovazione
di Tommaso Franchi
di Alessandro Rosi
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Rousseau conflitti e interessi
L’intervista ELENA FATTORI
La senatrice dissidente “Vi spiego come funzionano i rimborsi del M5S”
Parla l’ex portavoce del Movimento Cinque Stelle che il 7 novembre del 2019 è passata al Gruppo Misto
“La sovranità non può essere rappresentata per la medesima ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa o è diversa, non c’è una via di mezzo”, scriveva il filosofo JeanJacques Rousseau nel 1762. A lui si ispira l’associazione a cui il MoVimento 5 Stelle si affida per applicare l’idea della democrazia diretta. Il nome non
di MARIACRISTINA PONTI
è scelto a caso. Rousseau appartiene a Davide Federico Dante Casaleggio, figlio del guru Gianroberto. Come sua è anche la Casaleggio Associati srl, la società di comunicazione che gestisce il Blog delle Stelle, la testata ufficiale del partito.Tutti i mesi, i “portavoce” (che altro non sono se non i parlamentari pentastellati) versano nelle casse dell’Associazione Rousseau 300 euro, che vengono utilizzati per mi-
Il ricordo
gliorare la piattaforma. Assieme a questi soldi, ogni eletto - parlamentare italiano, europeo e consigliere regionale - deve rendere almeno 2.000 euro al mese ai cittadini. Ancora una volta, il tutto avviene attraverso il sito creato ad hoc da Davide Casaleggio.
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Bachelet, l’uomo di pace bersaglio della lotta armata Il racconto di Rosy Bindi
di Matteo Petri
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«I 300 euro al mese da destinare all’Associazione Rousseau erano un prerequisito per la candidatura, quindi quello era del tutto legittimo perché ti impegnavi a finanziare la piattaforma Rousseau quando ti candidavi. Io ho sempre pagato. Quello che chiedevo era un rendiconto delle spese effettuate perché è vero che uno finanzia qualcosa, ma l’impegno era per l’implementazione della piattaforma, quindi a me sarebbe piaciuto capire in che modo venivano allocati, ma non ci sono mai riuscita. Sul conto intermedio, secondo il regolamento che si era dato il Comitato restituzioni e che non era stato condiviso con nessuno, il fondo cassa sarebbe andato all’Associazione Rousseau, quindi non solo i 300 euro. In quel conto lì, a fine dicembre, credo che ci fossero circa 5 milioni di euro. Per l’Associazione, secondo quanto previsto dal Codice etico, alla fine della legislatura, se tutto fosse andato in maniera ottimale, avremmo raccolto quasi 6 milioni di euro, è per questo che io avrei voluto capire come venivano utilizzati, perché poi questa piattaforma non è che fosse chissà cosa».
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I SOLDI DEI PARTITI
politica
L’ultima trovata dei membri dell’Associazione per valutare i possibili candidati sono i badge: ogni attivista ottiene punti partecipando a eventi, corsi di formazione e votazioni e proponendo disegni di legge
Rousseau, i rimborsi e il conflitto di interessi tutti gli affari di Casaleggio
Ogni mese i portavoce del Movimento Cinque Stelle devono versare alla piattaforma di democrazia diretta 300 euro
Davide Casaleggio Presidente Associazione Rousseau
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di MARIACRISTINA PONTI
a sovranità non può essere rappresentata per la medesima ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa o è diversa, non c’è una via di mezzo”, scriveva il filosofo Jean-Jacques Rousseau nel 1762. A lui si ispira l’associazione a cui il MoVimento 5 Stelle si affida per applicare l’idea della democrazia diretta. Il nome non è scelto a caso. Rousseau appartiene a Davide Federico Dante Casaleggio, figlio del guru Gianroberto. Come sua è anche la Casaleggio Associati srl, la società di comunicazione che gestisce il Blog delle Stelle, la testata ufficiale del partito. I rimborsi e i soldi per Rousseau Tutti i mesi, i “portavoce” (che altro non sono se non i parlamentari pentastellati) versano nelle casse dell’Associazione Rousseau 300 euro, che vengono utilizzati per migliorare la piattaforma. Assieme a questi soldi, ogni eletto - parlamentare italiano, europeo e consigliere regionale - deve rendere almeno 2.000 euro al mese ai cittadini.
All’inizio della legislatura i parlamentari erano 331 Ora sono scesi a 305: 207 deputati, 98 senatori
Ancora una volta, il tutto avviene attraverso il sito creato ad hoc da Davide Casaleggio. “Nella scorsa legislatura noi davamo la metà dello stipendio al conto statale della Banca d’Italia per il microcredito: un’istituzione diretta. In questa legislatura, dopo qualche mese dal suo insediamento, i vertici hanno deciso di fare un conto intermedio, intestato al Comitato per le restituzioni, i cui membri erano i due capigruppo e il capo politico Luigi Di Maio, quindi un conto dal quale sarebbero stati inviati i soldi ai vari enti, sia pubblici che privati”, racconta a Lumsanews Elena Fattori, senatrice che nel novembre è passata dal MoVimento 5 Stelle al Gruppo Misto. Non c’è stata nessuna consultazione della base, nessuna riunione tra i parlamentari per arrivare a questa decisione: “Accettare queste condizioni era il solo modo per potersi candidare con il MoVimento”, spiega ancora l’ex senatrice pentastellata. E a fine giugno 2018, il Comitato per le rendicontazioni ha messo nero su bianco quanto previsto nel Codice etico. Per tenere Rousseau aggiornato e funzionante, i 331 parlamentari eletti a marzo 2018 avrebbero dovuto versare quasi sei milioni di euro; per i rimborsi si arriva, invece, a circa 40 milioni. La realtà dei fatti, però, è molto diversa: i parlamentari sono scesi a 305, tra fuoriusciti per motivazioni personali e parlamentari che sono stati messi alla porta perché non in regola con i pagamenti. A dicembre 2019, la differenza, in termini
Il grafico che evidenzia la differenza tra i soldi che effettivamente sono stati versati dai portavoce eletti nel corso della XVIII legislatura tra le fila dei 5 Stelli e quelli previsti, da marzo 2018 a dicembre 2019 monetari, tra i soldi effettivamente versati dai portavoce e quelli che ci si sarebbe aspettati è tanta: per Rousseau mancano alla Camera 124.200 euro, al Senato 66.050 e per i fuoriusciti 95.500 euro. Per i rimborsi i numeri sono ancora più importanti: 828.00 euro mancano dai deputati, 402.000 dai senatori e 429.000 da chi non fa più parte del gruppo dei pentastellati, come dimostra il grafico al centro pagina. Ai fondi erogati dai fuoriusciti, si dovrebbero aggiungere i 100mila euro di penale che dovrebbe versare ogni singolo portavoce dopo esser stato espulso, dopo aver abbandonato il gruppo parlamentare o dopo aver deciso di dimettersi dal proprio ruolo. Nonostante l’ultimo comma dell’articolo 5 del Codice etico, però, i soldi non vengono richiesti, anzi: i deputati e i senatori vengono bloccati dal sistema della piattaforma e non possono più versare i loro soldi, né tantomeno votare.
La candidatura a punti Da quando è arrivata Enrica Sabatini, la cosiddetta Lady Rousseau, la piattaforma ha implementato il suo potere. Ora è possibile per gli utenti, infatti, ottenere dei punti ogni qualvolta si fa qualcosa per l’Associazione ai fini di una candidatura tra le fila del MoVimento 5 Stelle. Vengono assegnati punti per ogni voto espresso, per ogni evento a cui si è partecipato, per ogni corso di formazione seguito, per ogni proposta presentata nel corso della legislatura e inserita sul sito.
I punti sono chiamati badge e servono soprattutto agli utenti della piattaforma per scegliere con coscienza la migliore alternativa possibile tra quelle proposte nelle varie consultazioni. “La questione dei badge non si basa solamente sulla presenza fisica di una persona a un evento o sull’attività che viene portata avanti online, la visibilità che ti viene data attraverso i badge deriva anche dall’intensità dell’attività politica. Tutte le cose che io faccio vengono inserite nella piattaforma: disegni di legge, atti. Tra i vari moduli, poi, ci sono quelli dedicati alla formazione. Questo permette ai cittadini di conoscere meglio chi si andrà a votare”, chiarisce il consigliere regionale pentastellato della Sardegna, Alessandro Solinas. Il metodo, però, non è esente da critiche. Un attivista, infatti, potrebbe non avere tempo per partecipare ed essere attivo sulla piattaforma Rousseau, ma potrebbe comunque essere in grado di fare politica, che non si misura con dei punteggi. Per questo motivo, in un retroscena pubblicato dalla ‘Stampa’ e firmato da Ilario Lombardo, molti dei portavoce stanno pensando di presentare un documento, di cui Solinas non è a conoscenza, agli Stati generali per arginare il potere dell’Associazione per il MoVimento. Il conflitto di interessi di Davide Casaleggio Il figlio del guru è, quindi, il vero dominus di tutto il sistema che ruota intorno al movimento. Lui possiede l’Associazione a cui è demandato il
compito di applicare l’idea della democrazia diretta, lui possiede la società di consulenza che cura la comunicazione, in toto, dei 5 Stelle. Lui, ancora, ha fondato l’Associazione Gianroberto Casaleggio, in memoria del padre defunto, con la quale riesce a organizzare serate benefiche e, quindi, intessere relazioni importanti, forse utili un domani o addirittura oggi. “Il conflitto di interessi non è un reato, prima di tutto – spiega, ancora, l’ex senatrice Fattori -. È ovviamente possibile conflitto di interessi, perché chi ha un’impresa privata e nello stesso tempo gestisce un partito (Casaleggio è uno dei fondatori del partito, ndr), non è opportuno che concili entrambe le cose: nel momento in cui lui lavora sulla blockchain o su questioni informatiche e il suo gruppo parlamentare ha un ministro che si occupa della digitalizzazione è una situazione poco opportuna. Se il conflitto c’è o non c’è, però, ce lo dirà il tempo”. Perché il problema è proprio questo: può un soggetto privato, che di fatto non ha nessun ruolo all’interno del Parlamento o qualsiasi altra istituzione, esercitare un’influenza su di esso tramite i suoi “uomini”? La risposta è nì. Lo può fare perché lo fa, ma ancora nessuno ha indagato sulla questione. E sì, il conflitto di interessi non è reato, ma è una delle tante battaglie che hanno portato alla ribalta il MoVimento 5 Stelle. Sarebbe davvero paraddosale se cadessero proprio per questo.
LA SCHEDA
L
’Associazione Rousseau nasce l’8 aprile del 2016 a Milano. Gianroberto Casaleggio è ricoverato sotto falso nome in una clinica del capoluogo lombardo ed è gravemente malato. Al momento della costituzione dell’ente con lui c’è il figlio Davide. L’Associazione ha il compito, secondo quanto recita lo statuto, di “promuovere lo sviluppo della democrazia digitale nonché di coadiuvare il ‘MoVimento 5 Stelle’ ed i suoi esponenti nell’organizzazione, promozione e coordinamento delle attività e dei servizi necessari ed utili per l’esercizio dell’azione politica e culturale ed il perseguimento dei suoi obiettivi”. Ma per capire meglio la vicenda è necessario fare un passo indietro: l’ingresso in politica di Gianroberto prima e Davide poi è di molto precedente all’atto di costituzione dell’Associazione. Inizia nel 2004 quando il guru fonda la Casaleggio Associati, la società di consulenza per la comunicazione online. Il primo politico a rivolgersi a loro è Antonio Di Pietro, allora leader di Italia dei valori: è il 2005. Gianroberto conta molto sulla figura dell’ex magistrato di Mani pulite. Ma non sarà lui a fare la vera fortuna del guru. Siamo sempre nel 2005 quando Casaleggio incontra Beppe Grillo: nasce il blog del co-
LUMSAnews
La scalata dei Casaleggio in politica dal blog di Grillo alla piattaforma
Il logo dell’Associazione Rousseau
mico genovese, che a fine anno viene premiato dal ‘Sole 24 ore’ come miglior sito web italiano nella categoria news e informazione. È l’inizio dell’ascesa. Passano gli anni, Grillo continua i suoi spettacoli in cui pubblicizza il suo beppegrillo.it, vengono create le prime reti di persone che si incontrano proprio grazie al comico – i Meetup -
L’INTERVISTA/1
Elena Fattori “Non mi hanno chiesto la penale da 100 mila euro”
La senatrice ha lasciato il MoVimento a novembre Lei che era calata nel mondo pentastellato, ci può raccontare come avvenivano di fatto le restituzioni? «Nella scorsa legislatura noi 5 Stelle davamo la metà dello stipendio al conto statale della Banca d’Italia per il microcredito: un’istituzione diretta. In questa legislatura, dopo qualche mese da quando era iniziata, hanno deciso di fare un conto intermedio, intestato al Comitato per le restituzioni, i cui membri erano i due capigruppo e il capo politico Luigi Di Maio, quindi un conto dal quale sarebbero partiti i soldi per i vari enti, sia pubblici che privati». A quanto ammontano le restituzioni? C’è una differenza rispetto al passato? «La scorsa legislatura le restituzioni erano molto più importanti, nel senso che era un rendiconto puntuale, quindi quello che non veniva speso veniva restituito, perciò mediamente dai tremila ai quattromila euro; in questa, il meccanismo è diverso e si tratta di circa duemila euro al mese». Al di là dei duemila euro al mese come rimborsi, tutti i parlamentari devono versare 300 euro per l’Associazione Rousseau. Per questa decisione c’è stata effettivamente una consultazione sulla piattaforma e tra voi oppure è una scelta assunta dal Comitato di garanzia senza consultare la base? «No, era un prerequisito per la candidatura, quindi quello era del tutto legittimo perché ti impegnavi a finanziare la piattaforma Rousseau quando ti candidavi. Io ho sempre pagato. Quello che chiedevo era un rendiconto delle spese effettuate perché è vero che uno finanzia qualcosa, ma l’impegno era per l’implementazione della piattaforma, quindi a me sarebbe piaciuto capire in che modo venivano allocati, ma non ci sono mai riuscita. Sul conto intermedio, secondo il regolamento che si era dato il Comitato restituzioni e che non era stato condiviso con nessuno, il fondo cassa sarebbe andato all’Associazione Rousseau, quindi non solo i 300 euro. In quel conto lì, a fine dicembre, credo che ci fossero circa 5 milioni di euro. Per l’Associazione, secondo quanto previsto dal Codice etico, alla fine della legislatura, se tutto fosse andato in maniera ottimale, avremmo raccolto quasi 6 milioni di euro, è per questo che io avrei voluto capire come veni-
, da cui poi nascono i primi Vaffa-day, iniziano a spuntare le prime liste civiche che fanno riferimento nel nome a Beppe. Il 2009 è l’anno del definitivo salto di qualità: il 4 ottobre Gianroberto e Grillo fondano il MoVimento 5 Stelle. Alle politiche del 2013 riescono a eleggere 163 parlamentari. Torniamo all’Associazione Rousseau.
Elena Fattori Senatrice del Gruppo Misto dal novembre 2019
vano utilizzati, perché poi questa piattaforma non è che fosse chissà cosa. Con una cifra del genere, in teoria si sarebbe dovuta costruire una piattaforma almeno come quella bancaria». Poco meno di un mese fa, il Comitato per le rendicontazioni del MoVimento, costituito da Luigi Di Maio, Gianluca Perilli e Davide Crippa, sono corsi ai ripari: i conti residui non verranno più destinati a Rousseau ma al fondo per la microimprenditorialità. Cosa ne pensa di questa scelta? «Questo è un bel risultato, dovuto a quelli come me che hanno protestato per una cosa molto grave, ovvero quella di destinare i soldi residui a un’associazione privata». Dal sito tirendiconto.it si può vedere che lei dal mese di maggio, quindi cinque mesi prima di lasciare il MoVimento, non ha più versato un euro nelle casse di Rousseau. Come mai questa decisione? «No, in realtà io avevo rendicontato tutto ma mi hanno espulso, quindi non ho avuto modo di terminare quello che era mio dovere fare» Ha pagato la penale di 100 mila euro per aver abbandonato il gruppo parlamentare? «No, non mi hanno chiesto la penale». (m.p.)
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Avevo rendicontato tutto prima di lasciare il gruppo ma sono stata espulsa dall’Associazione e non ho potuto fare il mio dovere
Quattro giorni dopo aver dato la luce alla sua ultima creatura, Gianroberto muore. Il presidente diventa il figlio Davide, in quanto unico socio fondatore rimasto in vita, secondo quanto previsto dall’articolo 13 dello statuto. Una società, però, per rimanere in piedi ha bisogno di altre persone oltre al presidente: così entrano in scena Fe-
L’INTERVISTA/2
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derico Maria Squassi e Michelangelo Montefusco, avvocati storici della Casaleggio Associati. Il 25 aprile del 2016, Davide prende la sua prima, vera decisione: estromettere Beppe Grillo dal suo blog, che ora diventa semplicemente il Blog delle Stelle. Un altro passo indietro. Da cosa nasce, per i Casaleggio, l’esigenza di creare un’associazione? C’è un’altra ragione rispetto a quella di promuovere la democrazia digitale? Probabilmente sì, il MoVimento ha bisogno di fondi, come anche la Casaleggio Associati. Il momento è propizio e, infatti, nel 2017 la società di consulenza è in ripresa. I soldi per Rousseau arrivano attraverso campagne pubblicitarie: dal nuovo sito del MoVimento e al blog di Beppe Grillo è un continuo chiedere donazioni per la piattaforma, come dimostrano i vari siti del MoVimento. Dal giugno 2018, poi, tutti i portavoce eletti tra le fila del partito devono devolvere 300 euro al mese per finanziare la democrazia diretta. Democrazia diretta, dicevamo. Attraverso l’inserimento dei dati anagrafici e la fotocopia di un documento d’identità, qualsiasi persona può effettivamente decidere. Decidere chi si deve presentare alle varie tornate elettorali, decidere come sarà un’iniziativa legislativa, decidere se mandare o meno Matteo Salvini a processo. Basta aspettare sei mesi dalla data di iscrizione e tutto è possibile.
Alessandro Solinas “Su Rousseau la raccolta dei dati rispetta la legge”
Parla il consigliere regionale della Sardegna dei M5S Qualche giorno fa La Stampa ha svelato un retroscena sul MoVimento 5 Stelle. Secondo il giornalista, che ha sentito un parlamentare pentastellato, si starebbe lavorando a un documento, da presentare agli Stati generali di aprile, secondo cui si vorrebbe inglobare l’Associazione Rousseau all’interno del MoVimento, per sottrarla di fatto al controllo di Casaleggio. «Non ne ho idea, non ho mai sentito dell’esistenza di questo documento. Il malcontento c’è ed è stato manifestato, ma non certamente da me». Come si pone nei confronti della piattaforma di democrazia diretta del figlio del guru? «Io, il modello Rousseau, il modello della democrazia partecipata che Rousseau consente di attuare e che si può, di fatto, attuare solo attraverso una piattaforma informatica, lo condivido. La democrazia è partecipazione, non è più solo delegare le decisioni a un politico ciclicamente, ma partecipare al processo decisionale. La democrazia partecipata è un valore ed è un’evoluzione del metodo democratico, in cui io e altri milioni di persone credono». Ci sono dei problemi legati alla piattaforma Rousseau, per esempio la profilazione degli utenti. «Qualsiasi dato venga o si possa raccogliere su Rousseau è un’informazione che la persona accetta di fornire, quindi non c’è nessun tipo di raccolta di dati fraudolenta. Il motivo per cui è stata creata la piattaforma non è quello di conoscere la preferenza di una determinata persona, ma solo il modo in cui può esprimerla. I dati comunque sono raccolti in tutti i modi che la legge prescrive e in maniera sicura». Sempre nel pezzo della Stampa, si legge che chi più partecipa a eventi, voti sulla piattaforma Rousseau, più possibilità ha di essere eletto tra le fila dei Cinque Stelle. Secondo lei è corretto? Non sarebbe meglio basarsi su requisiti di merito e non su partecipazioni a eventi? «La questione dei badge non si basa solamente sulla presenza fisica di una persona a un evento o sull’attività che viene portata avanti online, la visibilità che ti viene data attraverso i badge deriva anche dall’intensità dell’attività politica. Tutte le cose che io faccio vengono inserite nella
Alessandro Solinas Consigliere M5S Regione Sardegna
piattaforma: disegni di legge, atti. Tra i vari moduli, poi, ci sono quelli dedicati alla formazione. Questo permette ai cittadini di conoscere meglio chi si andrà a votare». Come avvengono, per voi consiglieri regionali, le restituzioni? «Lo stipendio di un consigliere regionale sardo si aggira intorno agli 8mila euro. Di questi, teniamo per noi 3250 euro, come i parlamentari. Per la parte restante: 300 euro li diamo alla piattaforma Rousseau, mentre ciò che rimane dalle varie spese, che vengono puntualmente rendicontate sulla piattaforma, li dobbiamo restituire. Tutti questi rimborsi serviranno per finanziare dei progetti, nel nostro caso nella regione Sardegna». E i 300 euro per l’Associazione Rousseau a cosa servono? «Servono finanziare il funzionamento della piattaforma e dello ‘Scudo della rete’». Sono donazioni? Vi viene rilasciata una ricevuta? «Sì, si tratta di donazioni volontarie, effettuate tramite bonifico bancario: non c’è niente di segreto. È una cosa che io ho accettato per la candidatura».
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La visibilità che ti viene data tramite i badge deriva dall’intensità dell’attività politica. Tutto quello che faccio è sulla piattaforma
(m.p.)
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società
Dopo un anno di Reddito è flop lavoro Solo il 3,6% è stato occupato, nodi su senza fissa dimora e famiglie numerose
È
di TOMMASO COLUZZI
passato quasi un anno dall’entrata in vigore del Reddito di cittadinanza. Si discute da tempo sull’efficacia di una misura che, al momento, garantisce a 1 milione e 41mila nuclei familiari (più di 2 milioni e mezzo di persone) un assegno medio di 493 euro e 42 centesimi. Pochi giorni fa il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha sottolineato come la misura sia “uno strumento di riduzione della povertà” e non possa risolvere tutti i problemi dell’Italia. “Se il Paese non cresce bisogna attivare politiche industriali e investimenti, anche pubblici. Non puoi chiedere al telefonino di fare il caffè, il telefonino telefona” ha continuato Tridico. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha recentemente difeso il provvedimento bandiera del Movimento 5 Stelle durante un intervento al question time al Senato: “La valutazione di una misura complessa come il Reddito di cittadinanza non può essere effettuata a meno di un anno dalla sua entrata in vigore, in quanto richiede un tempo congruo per poterne valutare con completezza l'efficacia, la riforma è in linea con le migliori pratiche di welfare già sperimentate nell’Unione europea”. Il premier ha poi assicurato che il governo è fermo nell’impegno ad “attuare nella sua massima potenzialità la misura, al fine di migliorarne la capacità di contrasto alla povertà e di incentivare il reinserimento socio-economico, nell'ambito della definizione dell'Agenda 2020-2023”. I punti critici Quando il presidente Conte parla di migliorare l’efficacia del Reddito di cittadinanza si riferisce alla risoluzione di una serie di punti critici individuati da tempo dagli analisti. Nello specifico sono cinque i passaggi più importanti su cui il governo sa di dover intervenire il prima possibile. Solo un disabile su cinque percepisce il Reddito di cittadinanza perché molto spesso quelli che vivono con i familiari vengono esclusi a causa dell’Isee troppo alto, dato che nel calcolo per l’assegnazione del Reddito di cittadinanza si sommano anche le pensioni di invalidità. Nonostante circa un terzo degli extracomunitari sia in stato di povertà assoluta solo il 6% ha diritto al reddito perché per ottenerlo è necessaria la residenza in Italia per 10 anni, di cui gli ultimi 2 consecutivi. Poi ci sono le situazioni più difficili, quelle con diversi problemi che si presentano contemporaneamente, come disabilità e disoccupazione ad esempio, che non vengono curate con un’analisi preliminare (prevista dal vecchio Rei). I senza fissa dimora vivono il paradosso di non avere una casa e di non ricevere, per questo motivo, il contributo per l’affitto di 280 euro al mese, che percepisce solo chi ha un contratto di locazione. Infine la penalizzazione delle famiglie numerose e con figli minori, che ricevono un assegno medio più basso di quelle con soli adulti.
Pasquale Tridico (Presidente Inps) “È uno strumento di riduzione della povertà”
Quattro disabili su cinque non percepiscono l’assegno perchè hanno l’Isee troppo alto
I senzatetto non hanno diritto al contributo per la casa perché non hanno un contratto d’affitto
I dati del primo anno Un anno dopo l’iconica scena in cui Luigi Di Maio svelava all’Italia la card gialla del Reddito di cittadinanza, custodita sotto una campana di vetro come si fa con gli oggetti più preziosi, si possono tirare le somme in base ai dati pubblicati dall’Inps. Dei 2,5 milioni di beneficiari del reddito 180mila sono extracomunitari che, però, percepiscono un assegno medio mensile di 454 euro contro i 494 degli italiani. I nuclei familiari con presenza di disabili ricevono mediamente 487 euro, mentre i nuclei che non hanno questa caratteristica arrivano a 495. Le regioni in cui ci sono più nuclei che ricevono il reddito sono Campania e Sicilia, rispettivamente 201mila e 181mila famiglie, mentre terza è la Puglia che ne ha praticamente la metà della seconda, 95mila. Le due regioni primeggiano anche nell’importo medio erogato: 566 euro in Campania e 545 in Sicilia, la media nazionale è 493.
Il paradosso del lavoro L’aspetto più controverso del Reddito è il percorso di reintroduzione sul mercato del lavoro, che dovrebbe essere una parte fondamentale del provvedimento ma dà i risultati peggiori. Il lavoro dei navigator è iniziato in ritardo (a ottobre), ma dai dati Anpal di dicembre emerge un quadro preoccupante: dei 2,3 milioni di beneficiari 791mila sono occupabili, di questi solo 28mila hanno trovato un lavoro, il 3,6%. Pesa la mancata definizione dei criteri di smistamento dei beneficiari tra Centri per l’impiego e Servizi sociali comunali, con i Progetti di pubblica utilità, previsti dal decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta il 14 gennaio, ancora fermi. I Puc obbligano i beneficiari del Reddito a partecipare a progetti comunali per almeno 8 ore settimanali, diversi enti locali negli ultimi giorni hanno dichiarato di essere pronti a partire con piani di pulizia del verde, lavoro d’archivio, sociale e di supporto alla Protezione civile.
In foto Luigi Di Maio svela la card gialla del Reddito di cittadinanza
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L’intervista ROSY BINDI
“Aveva nella testa il metodo giuridico e nel cuore il nostro Paese” Le parole dell’ex deputata: “All’Italia di oggi manca quel suo modo di riuscire a coniugare perfettamente vita civile e vita spirituale”
Bachelet, l’uomo di pace bersaglio della lotta armata Quaranta anni fa l’uccisione dell’ex presidente della Azione Cattolica
S
di MATTEO PETRI
ette colpi di pistola in un'aula universitaria, dopo aver concluso la sua lezione. È stato ucciso così il giurista e accademico Vittorio Bachelet. Era il 12 febbraio 1980 e a premere il grilletto è stato un commando delle Brigate Rosse composto da Bruno Seghetti e Anna Laura Braghetti. Docente di diritto, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, dirigente dell'Azione Cattolica ed esponente democristiano. Bachelet è stato una figura di riferimento del mondo cattolico impegnato nel rinnovamento democratico del Paese e a rendere lo Stato più vicino ai cittadini. Fu presidente dell’Azione Cattolica dal 1964 al 1973. Papa Paolo VI gli diede il compito di rinnovare l'Azione Cattolica per attuare il Concilio Vaticano II. Contestualmente alla presenza in AC, durante gli anni universitari, Bachelet prese parte alla militanza nella Fuci. La sua fu anche una brillante carriera accademica: prima all'Università di Pavia, poi presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Trieste e, dal 1974 torno alla Sapienza come professore ordinario di diritto pubblico dell'economia alla Facoltà di Scienze politiche. Politicamente fu sempre molto vicino alla Democrazia Cristiana. Amico e ammiratore di Aldo Moro, dopo le elezioni amministrative del giugno 1976 viene eletto Consigliere comunale a Roma. Il 21 dicembre dello stesso anno però, lasciò questa carica perché fu eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, come “membro laico” grazie a un’ampia convergenza parlamentare.Con una calibro 32 Winchester Anna Laura Braghetti nella tarda mattinata del 12 febbraio 1980 stroncò la vita del professore, del giurista, considerato un vero maestro dai suoi allievi, la più famosa fu Rosy Bindi.Sandro Pertini, capo dello Stato e come tale presidente del Csm, commemorando Bachelet disse: “Questo di oggi è il più grave delitto che sia stato consumato in Italia - disse aprendo la riunione straordinaria tenuta il pomeriggio del 12 febbraio 1980 -, perché il delitto Moro aveva un carattere politico, mentre quello di oggi è diretto contro le istituzioni; perché si è voluto colpire il vertice della magistratura, il vertice del pilastro fondamentale della democrazia”. A quarant’anni di distanza sembrano fare eco a queste parole quelle pronunciate da Sergio Mattarella, intervenuto al plenum di commemorazione del Csm di mercoledì 12 febbraio 2020: "Bachelet dimostrava con la sua azione che è possibile realizzare una
società più giusta senza una contrapposizione aspra”. “Occorre avere maggior coraggio - ha continuato Mattarella - attraverso il dialogo paziente e tenace occorre ricercare con disponibilità sincera al confronto la soluzione migliore manifestando con evidenza la possibilità di risolvere i problemi utilizzando gli strumenti dello Stato di diritto. Questo suo profondo senso della comunità e dello Stato - ha concluso il Capo dello Stato - è stato il motivo del suo assassinio"."Basterebbe leggere il discorso di insediamento, dopo il voto sofferto che lo aveva contrapposto a Giovanni Conso dividendo il plenum, per capire quanto fosse invece uomo di unità - ha continuato David Ermini -. Contribuì infatti a garantire l'unità del Consiglio e a tenere compatta l'intera magistratura”. Al plenum straordinario di commemorazione è intervenuto anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ricordando il giurista “nella sua difesa delle garanzie costituzionale e della tutela dello Stato di diritto”. “Un obiettivo ha spiegato il Guardasigilli - che anche noi dobbiamo perseguire con il dialogo e il confronto istituzionale”. Sono state parole importantissime anche quelle pronunciate dal figlio di Bachelet, Giovanni, anche lui intervenuto durante il Plenum del Csm dello scorso 12 febbraio. “Nel bene e nel male l'Italia, l'Europa e il mondo sono cambiati al punto da risultare quasi irriconoscibili a chi avesse chiuso gli occhi nel 1980, come mio padre e molti altri magistrati”, ha spiegato Giovanni Bachelet. “A fronte di tanti cambiamenti, Costituzione e magistratura hanno continuato a rappresentare un punto di riferimento e una garanzia per tutti gli italiani", ha concluso.Rimangono memorabili le sue parole nel giorno del funerale di suo padre. “Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà, perché ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri». La folla quel giorno rispose con un applauso fragorosissimo, colto forse più da stupore che da convinta adesione. Una nuova concreta, reale ed esemplare forma di resistenza al terrorismo sanguinario di quegli anni. Con l’omicidio di Vittorio Bachelet non fu colpito solo un bersaglio simbolico, ma pure un convinto sostenitore del dialogo tra tutte le componenti della politica e della società, nonché delle riforme utili a migliorare le condizioni della democrazia italiana. Considerato anche per questo, al pari di altre vittime, un ostacolo alle ragioni della violenza, quindi un nemico della lotta armata.
“Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito mio padre”
ROSY BINDI Deputata alla Camera dal 1994 al 2018. Dopo l’esperienza nella Democrazia Cristiana ha partecipato alla fondazione del Partito Democratico. Ministra della Sanità nel primo governo Prodi e dal 2006 al 2008 della Famiglia Dal 1974 Vittorio Bachelet è stato professore associato di diritto pubblico all’Università di Roma La Sapienza. Per coadiuvarlo scelse Rosy Bindi. Il loro non è stato un semplice legame professionale come ricorda l’ex deputata. Chi è stato per lei Vittorio Bachelet? “Innanzitutto è stato un dirigente dell'Azione Cattolica, incaricato anche del grande compito di rinnovare l'associazione per attuare il Concilio Vaticano II. È stato il professore con il quale mi sono laureata, ma soprattutto è stato un grande maestro di vita. È stato un grande uomo delle istituzioni che ha saputo guardare il mondo con gli occhi di vero credente”. Oggi manca una figura come quella di Bachelet? “All'Italia di oggi manca quel suo modo di riuscire a coniugare perfettamente vita civile e vita spirituale Manca quella pragmaticità con cui era in grado di applicare i principi alla realtà concreta. Aveva nella testa il metodo giuridico e nel cuore il nostro Paese”. Nel 1980 le Brigate Rosse assassinarono molte persone. Pochi mesi dopo la morte di Bachelet,ì fu assassinato anche Walter Tobagi. Cosa rimane di quel periodo? Cosa hanno insegnato all'Italia quegli anni? “Sono stati anni molto difficili per il nostro Paese. Le Brigate Rosse eliminarono gli uomini migliori d'Italia. Quel periodo ci ha insegnato che lo Stato, se vuole, può sconfiggere chi lo minaccia. In Italia non sono state fatte leggi speciali per affrontare il terrorismo, ma nonostante ciò il nostro Paese è riuscito a sconfiggerlo. Quegli anni ci hanno fatto anche capire che è sempre necessario vigilare sulla democrazia”. Per cosa lo ricorda con più affetto? “Senza dubbio per la consapevolezza con la quale andò incontro alla morte. Io non ho mai conosciuto in via mia una persona di pace come lui, un uomo rispettoso nei confronti di tutti”.
“Non ho mai conosciuto in vita mia una persona come lui”
(m.p.)
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EMERGENZA AMBIENTE
cronaca
I lavori al porto di Fiumicino avrebbero deviato le correnti Sotto accusa anche il geotubo oltre alle scogliere di Focene
Il che mare mangia la costa Anni di abbandono
per il litorale laziale Stabilimenti e cittadini in continua battaglia con il fronte erosione L
di TOMMASO FRANCHI
’erosione avanza e sembra non conoscere sosta, a tal punto da guadagnarsi la fama dell’assassino silenzioso della costa laziale. Da dieci anni la spiaggia non è più la stessa a causa di questo fenomeno, ma dietro l’avanzare della natura si nasconde la noncuranza dell’essere umano. Tutto risale al 1996, anno dei primi lavori al porto di Fiumicino e alla riva destra della foce del fiume Tevere, per consentire l’ampliamento del porto della Concordia. Pannelli e scogliere frangiflutti, capaci di limitare i fenomeni erosivi a Fiumicino ma di innescarli da altre parti, come a Fregene Dal 2010 al 2019 la linea di costa di Fregene Sud è
arretrata di 80 metri, portando il mare a sfiorare molte strutture fino a distruggerle quasi del tutto. Alcuni di questi stabilimenti non crollano solo grazie alla forza dei titolari. Lo stabilimento Point Break di Luca Pacitto ne è un esempio. “Siamo praticamente sul lastrico. Siamo stati costretti a rivolgerci ai nostri amici chiedendogli di aiutarci con delle donazioni perché cercare di risolvere questi problemi è molto oneroso. La Regione ci ha autorizzato a difendere la struttura con degli scogli di basalto. Serve un’azione urgente perché se non intervengono le istituzioni non solo non ce la facciamo noi, non ce la fa questo tratto di costa”. Luca è uno dei titolari degli stabilimenti che nel 2010 aveva presentato diverse istanze al Comune di Fiumicino per la risoluzione dei canoni demaniali e del
problema erosione. Si tratta di una serie di protocolli presentati dall’aprile del 2010 fino al luglio del 2013, ma a queste richieste di aiuto il Comune non ha mai dato risposta. Una sensazione di abbandono da parte delle istituzioni è percepita anche da Marco Sequi, uno dei titolari dello stabilimento La Nave. “Tutta la categoria dei balneari a Fregene, Focene e Fiumicino si sente abbandonata. Non è stato realizzato nessun intervento strutturale. Le uniche risposte sono state le nostre: quelle che ci siamo dati da soli”.La famiglia Sequi, così come quella dei Pacitto, è attiva da anni per la riqualificazione della costa e per la salvaguardia delle proprie imprese commerciali, ma nel corso degli anni il contributo è stato quasi del tutto unilaterale. Pannelli, muri, soffolte e altri tentativi strutturali realizzati per proteggere le proprie strutture. A “La Nave” c’era la culla del regista Federico Fellini, che era solito trascorrere la propria estate proprio in questo stabilimento. Al Point Break il cantante Lorenzo Jovanotti ha girato la clip del video “L’estate addosso”, qualche anno prima che l’erosione andasse a deturpare la casetta celebre in tutta Fregene. In tutto questo si rischia anche di perdere un patrimonio artistico e culturale di spessore. Nel 2013 la Regione Lazio aveva provato ad intervenire attraverso l’Agenzia regionale per la difesa del suolo, commissionando alla ditta Modimar srl uno studio sulla situazione morfologica del litorale di Fiumicino e Ostia. Tra gli esiti dell’analisi, conclusa nel 2014, Modimar aveva indicato i principali interventi di ricostruzione da effettuare in poco tempo, come un ripascimento straordinario del litorale. La società aveva anche delineato lo scenario che si sarebbe configurato se non fosse stato realizzato alcun intervento. Dopo questo appello la Regione ha
temporeggiato, mentre il Comune di Fiumicino ha adottato un geotubo, uno strumento tecnico che doveva essere installato a 200 metri dalla spiaggia ma che è rimasto incompleto a pochi metri dalla riva, incrementando il fenomeno erosivo. A distanza di qualche anno non c’è stata la possibilità di rimediare all’avanzata del mare, dato che molti degli interventi messi in cantiere non hanno neanche visto la fase iniziale. In base a una deliberazione della giunta regionale del 2016 erano necessari due milioni di euro per fare i lavori, ma ne sono stati stanziati appena 400mila. È la denuncia di Ezio Pietrosanti, consigliere comunale del Movimento 5 stelle, attivo da anni nella tutela del patrimonio ambientale e nella salvaguardia della costa laziale. “Parlo citando le parole del sindaco di Fiumicino. Sul Dup si dice che il geotubo era un’opera provvisionale e si parla di futura progettazione e soluzioni: c’è scritto ‘Da iniziare’. Ad oggi sul tavolo non c’è nulla, non ci sono neanche i fondi. La Regione ha finanziato Ladispoli e Ostia per un ripascimento straordinario, ma a noi no perché il Comune di Fiumicino ha dimenticato per due volte di chiedere i soldi”. Immediata la replica del sindaco di Fiumicino Esterino Montino. Il primo cittadino ha risposto a Ezio Pietrosanti, annunciando un complesso piano di ricostruzione e ristrutturazione. “Stanzieremo tre milioni di euro per un chilometro e mezzo di soffolta, una sorta di scogliera artificiale da collocare a duecento metri dalla riva per fronteggiare l’avanzata del mare. Abbiamo fatto un progetto preliminare, lo stanno vagliando sia l’assessore Mauro Alessandri che la commissione ambiente qui a Fiumicino”. Il problema non è circoscritto alla sola costa di Fregene, ma coinvolge anche altre piccole realtà del
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Ci proteggono gli scogli ma il mare avanza Se non si interviene non ce la faremo Luca Pacitto Titolare PointBreak
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Ora tre milioni di euro per salvare la spiaggia Proteggeremo il litorale con una scogliera Esterino Montino Sindaco di Fiumicino
In alto a sinistra: scogli davanti allo stabilimento “Tirreno”. Le onde avanzano senza alcun freno In alto: i complessi balneari“La Perla” e il “PointBreak” in balia delle onde
A sinistra: gli scogli e i rinforzi davanti allo stabilimento “La Perla” In basso a sinistra: la casetta del “PointBreak” rischia di crollare. Il mare scava sotto la struttura
Lazio che da tempo sono sotto scacco a causa del fenomeno erosivo. D’estate l’avanzare del mare si attenua, ma è d’inverno che si registra la situazione peggiore a causa di piogge, vento e mareggiate. Da Focene a Ostia il quadro non cambia, con l’erosione che non risparmia i piccoli centri. Una situazione critica che potrebbe aggravarsi a seguito dell’ulteriore ampliamento del porto commerciale di Fiumicino. Un rischio già evidenziato nel 2017 dall’Osservatorio nazionale antierosione che comunica di un mancato apporto di 110.000 sedimenti provenienti dal canale di Fiumicino e l’arretramento di altri 20 metri della riva di Fregene, Ostia e Focene. Paola Meloni, consigliere comunale del Partito Democratico, sulla questione del porto è molto chiara: “Qualsiasi intervento deve essere supportato da garanzie. Qualunque progetto venga fatto sulla costa deve prevedere come prima voce di spesa la tutela della costa e il contro bilanciamento del rischio”. Secondo l’Osservatorio nazionale antierosione l’origine dei problemi è legata a tre interventi realizzati dal Comune di Fiumicino: l’ampliamento del porto commerciale nel 1996, la realizzazione delle scogliere di Focene e il rinforzo della foce del canale di Fiumicino. Su tutti il primo sembra essere il più
grave. L’intento originario dell’intervento era quello di offrire ai pescherecci maggiore spazio per l’attracco e aumentare i ricavi via terra, ma al tempo stesso l’aggiunta di marmo a Fiumicino non ha fatto altro che deviare le correnti verso Focene e Fregene. Nel primo di questi due Comuni sono presenti anche delle scogliere artificiali, che hanno ulteriormente contribuito a deviare le correnti del mare. In questo stato d’emergenza sono stati compiuti alcuni piccoli passi da parte delle istituzioni. Il 15 aprile del 2017 la Regione Lazio ha stanziato appena 400mila euro per contrastare l’erosione in un programma a tre fasi: ripascimento della linea di costa, rifacimento della foce armata e installazione del geotubo. Denaro considerato insufficiente. Una decisione affrettata secondo il tecnico ambientale Ilaria Falconi. “È molto probabile, anzi, altamente possibile, che l’ampliamento del porto determinerebbe un impatto sull’erosione costiera intensificando il processo. La sabbia a questo punto viene trasportata, si ferma e non viene depositata nelle zone limitrofe, incrementando in maniera quasi del tutto irreversibile il fenomeno erosivo”. La spiegazione di Ilaria Falconi non riguarda solo i problemi legati a Fiumicino, ma anche i possibili effetti derivanti da Roma. I lavori alla riva destra della foce del fiume Tevere sono finiti nell’occhio del ciclone, in particolare per il mancato apporto dei sedimenti di terra e sabbia nella costa laziale. Non solo, ci sono rischi che coinvolgono anche il sistema idrico e il condotto fognario di Fiumicino. Il rischio è che l’acqua del mare possa andare a toccare il sistema di smistamento dell’acqua potabile del Comune del sindaco Esterino Montino. L’acqua potrebbe arrivare a lambire alcuni centri commerciali a ridosso della spiaggia, così come le onde potrebbero arrivare sulle strade e entrare nelle case dei residenti. Probabilmente solo allora ci si renderà conto di quanto la Regione e il Comune di Fiumicino abbiano lasciato “correre” il mare, senza tentare di fermarlo.
“Il Comune di Fiumicino
ha dimenticato due volte di chiedere i soldi alla Regione Lazio Ezio Pietrosanti Consigliere M5S di Fiumicino
Quindicinale del Master in giornalismo della LUMSA Direttore responsabile Carlo Chianura Direttore scientifico Fabio Zavattaro
Redazione Tommaso Coluzzi, Tommaso Franchi, Matteo Petri, Mariacristina Ponti, Federica Pozzi, Alessandro Rosi Testata registrata al Tribunale di Roma n. 468 dell’11 novembre 2003
Supremazia quantistica
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di ALESSANDRO ROSI
rovate a individuare quali numeri moltiplicati tra loro danno 851. Non riuscireste a trovare il risultato entro la fine di questo articolo. Ma neanche il computer più potente al mondo sarebbe in grado se il numero fosse composto da migliaia di cifre. Almeno fino a questo momento. Perché il 23 ottobre 2019 Google ha annunciato di aver raggiunto la supremazia quantistica, la possibilità di risolvere calcoli estremamente complicati in poco tempo. Si chiama Sycamore il computer quantistico assemblato dagli ingegneri di Mountain View e ca-
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tra rischi e innovazione
Ma i computer quantistici possono essere utilizzati anche in altri ambiti.
Gli usi: dall’intelligenza artificiale alla gestione del traffico stradale I calcoli quantistici sono ideali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che apprende dall’esperienza attraverso il calcolo delle probabilità tra le numerose scelte possibili. E visto che i computer quantistici possono effettuarli più velocemente, anche la ricerca procederà più spedita. Un altro esempio di applicazione è la gestione del
Il computer costruito da Google è in grado di risolvere in pochi secondi un calcolo che richiederebbe 10.000 anni
La Volkswagen ha sviluppato un programma che prevede con precisione il traffico futuro, così da evitare ingorghi
pace di risolvere in pochi secondi un problema matematico che ai processori tradizionali richiederebbe 10.000 anni di lavoro. La rivale IBM, però, non è d’accordo. “È un calcolo che si fa in poco più due giorni”, ha dichiarato l’azienda statunitense dopo la scoperta di Google. Ma in questo caso i processori dovrebbero utilizzare uno spazio di archiviazione secondaria e i risultati non sarebbero gli stessi.
traffico stradale. Un team di esperti della Volkswagen ha sviluppato un programma su un computer quantistico che prevede con precisione il traffico futuro, la domanda di trasporti e la durata di ogni viaggio. Questo aiuterà a evitare ingorghi stradali e ridurre i tempi di attesa. Sviluppi decisamente interessanti per il calcolo quantico sono previsti poi nella meteorologia. Grazie ai nuovi processori si avrà la capacità di prevedere il tempo con più precisione. Un aspetto che potrebbe portare enormi vantaggi economici, informazioni essenziali su come gli esseri umani influenzino l’ambiente, oltre ad evitare disastri e perdite di vite umane.
La velocità dei computer quantistici A differenza dei computer che usiamo tutti i giorni, quelli quantistici funzionano attraverso i qbit, l’unità fondamentale dell’informazione quantistica che può esplorare molteplici soluzioni in contemporanea. “Un bit si può pensare come una moneta: ha due facce, può essere 0 oppure 1. L’uno o l’altro”, spiega a Lumsanews Taira Giordani, assegnista presso il gruppo Quantum Lab del Dipartimento di Fisica de La Sapienza. “Il qbit ha invece uno stato quantistico. È come se una moneta fosse stata lanciata in aria e non sappiamo ancora lo stato. È qualcosa che non è né bianco né nero, ma può essere tutte e due”. Di qbits il computer quantistico di Google ne ha 53. Ma questo tipo di processori sono pochi, grandi e possono essere usati solo a determinate condizioni. “I qbit operano a temperature molto basse, vicine allo zero assoluto”, prosegue la ricercatrice, “perché altrimenti l’energia termica che viene fornita al sistema sarebbe in grado di alterare lo stato quantistico instaurato”. Per questo motivo, anche se il chip in cui viene svolta l’operazione è microscopico, hanno bisogno di essere inseriti nei criostati, strumenti molto grandi capaci di portare l’ambiente in cui opera fino a -270 gradi.
Crescita dei finanziamenti Sono 52 le start-up per la ricerca quantistica fondate nel mondo durante il 2018. L’ultima analisi della rivista Nature indica che gli investimenti nel settore sono arrivati a 450 milioni tra il 2017 e il 2018, più di quattro volte rispetto ai 104 milioni dei due anni precedenti. Anche le istituzioni europee hanno mostrato interesse in questo campo. Nel 2018 la Commissione Ue ha stanziato 1 miliardo di euro per la ricerca quantistica e nel giugno del 2019 diversi paesi hanno firmato un accordo per sviluppare un’infrastruttura di comunicazione quantistica nei prossimi anni. “Questo progetto ha la possibilità di trasformare il modo in cui comunichiamo e di renderlo più sicuro”, ha dichiarato dopo l’annuncio Roberto Viola, responsabile della Direzione Generale europea Communications Networks, Content and Technology. Le particelle quantistiche non possono infatti essere intercettate senza distruggere le informazioni che contengono. E ciò le rende più sicure da possibili attacchi.
I rischi per la sicurezza Se è vero che la comunicazione quantistica è più sicura, non è ancora ad uso e consumo di tutti. Gli attuali sistemi di crittografia diventeranno presto obsoleti ed è necessario intervenire. “I computer quantistici possono essere usati per sovvertire alcune tecniche crittografiche che usiamo tutti i giorni”, spiega a Lumsanews Marco Baldi, coordinatore del nodo dell’Università Politecnica delle Marche del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity del CINI. “Pochi ‘attaccanti’ ben finanziati, ad esempio con fondi governativi, possono portare alla paralisi delle istituzioni”. L’Italia è già corsa ai ripari. E lo scorso 6 dicembre i ricercatori del Cnr, Inrim e dell’Università Tecnica danese hanno testato una rete in fibra ottica lunga oltre 1.800 chilometri, da Torino a Matera, per la comunicazione al sicuro dai cyberattacchi. “Ma questa nella pratica sarà usata solo dalle banche, dai ministeri e dalla pubblica amministrazione centrale - prosegue Baldi -. Non è invece una soluzione per l’utente di tutti i giorni”. Operazioni come il banking online e il controllo della posta elettronica potrebbero finire sotto attacco. “Bisogna progettare sistemi che vengono usati nei computer normali”, prosegue Baldi, “questo comporta che dovremo sostituire alcuni sistemi crittografici con altri che continueranno a funzionare sui nostri computer”.
Un computer quantistico contenuto dentro a un criostato, uno strumento che mantiene bassa la temperatura
L’aumento del cyber-attacchi Esigenza che si fa più pressante alla luce degli ultimi dati diffusi dal colosso dell’aerospazio Leonardo sugli attacchi informatici. In soli due anni sono aumentati di 10 volte, un incremento di intrusioni pari al 1.000%. La risposta italiana ai cyber-attacchi è stata immediata. Nel 2019 sono state avviate 155 inchieste e indagate 117 persone su 1181 attacchi gestiti dal CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine per la Protezione delle Infrastrutture Critich), ma con il continuo aggiornarsi dei software sui nostri dispositivi non tutti potrebbero essere al sicuro.