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ANNO 10° - NUMERO 147 - LUGLIO 2015

MAGAZINE DI PROMOZIONE CULTURALE

Vicepresidente della Camera dei Deputati

Ph. A. Ocone / Fotogram Pinetamare

LUIGI DI MAIO «Tagli agli sprechi e investimenti giusti: l’Italia deve ripartire dal lavoro»

AMBIENTE

Calvi Risorta, la discarica abusiva più grande d’Europa

CULTURA

La luce vince l’ombra: il grande riscatto di Casal di Principe

SPECIALE

Jovanotti e Sorrentino alla Federico II di Napoli

EVENTI

Minervini: il ricordo di Giorgio Napolitano e Stefano Rodotà


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MAGAZINE DI PROMOZIONE CULTURALE


Periodico fondato nel 2002 Registrato al Tribunale di S. M. Capua Vetere N° 678 MAGAZINE DI PROMOZIONE CULTURALE

edito da:

INTERVISTE

T. MORLANDO

F. CORSARO

F. RUSSO

A. MORLANDO

A. CIAMBRONE

M. PANETTA

V. VITALE

M. PENNINO

E. RUSSO

L. DI DOMENICO

R. BICCO

F. MELE

F. DIANA

L. MASCIA

V. PANETTA

V. LO CASCIO

M. GIUGLIANO

S. DE MARCO

A. PORTARO

B. GIARDIELLO

A. OCONE

S. DEODATO

C. COLURCIO

C. PIANTIERI

LUIGI DI MAIO: L'ITALIA RIPARTA DAL LAVORO 4-5-6 Direttore editoriale J. DELLA RAGIONE: IL NUOVO SINDACO DI BACOLI 15 Tommaso Morlando F. FUCCI: BUONA AMMINISTRAZIONE A POMEZIA 19 INFORMARE G. RUBINACCI: RIAG, IL MADE IN ITALY NEL MONDO 20 L. GARGIULO: L'ARTE TRA MUSICA E PITTURA 22 Direttore responsabile NOGARO: CORAGGIO MORALE E IMPAVIDITÀ 26 Fabio Corsaro B. ZOCCOLA: SOGNO LA NORMALITÀ 28 Vicedirettore responsabile Fabio Russo Pres. Consulta esperti Ambiente SPECIALI Angelo Morlando GLI ULTIMI DATI SULLA BALNEABILITÀ 7 Direzione Artistica PONTE A MARE: ECCELLENZA ITALIANA 8 Alessandro Ciambrone LA DISCARICA ABUSIVA DI CALVI RISORTA 10 Progetto Grafico COME TI ADOTTO UN TESCHIO 18 Antonello Dell'Omo Giancarlo Palmese Vincenzo Capasso EVENTI LA LUCE VINCE L'OMBRA: IL RISCATTO DI CASALE 11 Responsabile Organizzativo TANTI AUGURI FEDERICO II 12 Marco Pennino IN MEMORIA DI GUSTAVO MINERVINI 13 Gestione Web e Comunicazione MOSTRA ROCK AL PAN DI NAPOLI 23 Emanuele Russo ITRI E LA SUA INFIORATA 35 Vincenzo Lo Cascio Fotografia Antonio Ocone (Fotogram) PROMOZIONE DEL TERRITORIO CAPUA E MAC TERRA DI LAVORO 16-17 Carmine Colurcio Valentina Panetta Gabriele Arenare LITORALE DOMITIO & AGRO AVERSANO MONDRAGONE 28 Collaboratori Ada Marcella Panetta CASTEL VOLTURNO 30-31 Barbara Giardiello Bükra Kalayci TURISMO in collaborazione con Concetta Coppola THAILANDIA: TERRA RICCA DI CONTRASTI 32 Filomena Diana Fulvio Mele SPORT Caterina Piantieri L'IDENTIKIT DI MAURIZIO SARRI 33 Giovanni Imperatrice Ludovico Mascia RUBRICHE da 36 a 38 Luigi Di Domenico Martina Giugliano Rossella Bicco Salvatore De Marco Salvatore Deodato Valeria Vitale Vincenzo Barbato R. MAISTO

V. CAPASSO

C. COPPOLA

G. IMPERATRICE

B. KALAYCI

V. BARBATO

REDAZIONE P.zza Delle Feste, 19 - Pinetamare 81030 - Castel Volturno (CE) Tel: 081 335 66 49 Fax: 081 509 70 39 e-mail: redinformare@libero.it Stampa: INKPRINT - Pozzuoli(NA) Chiuso il: 29.06.2015


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Intervista in esclusiva al Vicepresidente della Camera dei Deputati

Luigi di Maio

«L’Italia ha bisogno di normalità. È questa l’idea di Paese che dobbiamo creare: tagli agli sprechi della spesa pubblica e investimenti in settori che portano nuovi posti di lavoro» di Fabio Corsaro - Ph. Antonio Ocone e Gino Spera

S

e una politica è congestionata da scandali e demagogia, se la stessa diventa il feticcio di numerose lobby, se la storia ci racconta che Stato e Mafia si ritrovano in uno stesso processo con sentenza comune in tribunale, la conseguenza sociale non può essere altro che una maturazione di una totale disaffezione dell’attività politica nei cittadini di questo Paese, che pare abbia smarrito il carattere della normalità. Il Movimento 5 Stelle è nato da un’attività propedeutica di Beppe Grillo ed oggi rappresenta la prima forza d’opposizione al Parlamento, vantando un totale di 127 seggi, di cui 91 alla Camera e 36 al Senato. La mancata identificazione in un leader permette ai componenti del Movimento di esserne i protagonisti assoluti. Luigi Di Maio è un volto rappresentativo dei 5 Stelle, capace a 26 anni di diventare Vicepresidente della Camera dei Deputati, cosciente delle proprie potenzialità sviluppate con uno studio approfondito della materia tanto da qualificare la politica come una “cosa semplice”. Da oltre due anni presiede e conduce i lavori della Camera. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio in quel di Palazzo Montecitorio per un’intervista in esclusiva, intensa, durata circa un’ora, durante la quale abbiamo affrontato le tematiche che più scaldano il Paese nell’ultimo periodo: dal galoppare incessante della corruzione all’ipocrisia e all’incapacità dell’Europa di gestire il fenomeno migratorio imponente che l’Italia deve affrontare, dai dati allarmanti dell’astensionismo alla necessità e all’importanza di legiferare il reddito di cittadinanza, dal decreto della buona scuola al futuro della Campania e di quello che una volta chiamavano Bel Paese.

Per il M5S la nuova legge Anticorruzione è incompleta e inadeguata: cosa serve e cosa proponete per fermare il galoppare del fenomeno corruttivo? «Per noi, tutti quelli che sono condannati per corruzione o sono stati coinvolti in inchieste di corruzione non dovrebbero più continuare a fare politica e non potrebbero più prendere appalti dalla pubblica amministrazione. Ma

questo la legge Anticorruzione attuale non lo prevede; come non prevede per il falso in bilancio le intercettazioni telefoniche. In merito, si è espressa la Cassazione che ha qualificato il reinserimento del falso in bilancio come reato troppo tenue. Non abbiamo votato questo disegno di legge perché era evidente che se tu non dai un daspo ai corrotti, evitando che questi possano stare nella pubblica amministrazione, ti ritrovi in situazioni come l’Expo. A Milano sono coinvolti gli stessi personaggi che erano coinvolti nel ‘97 in Tangentopoli. Che cosa proponiamo noi? Permettiamo le intercettazioni telefoniche per il falso in bilancio, che non deve avere attenuanti, e permettiamo alle forze dell’ordine di usufruire del cosiddetto agente provocatore. In sistemi corruttibili è importante che le forze dell’ordine possano provocare sotto copertura pubblici amministratori e verificare se sono tentati dal fenomeno di corruttela oppure no. Altrimenti, possiamo alzare le pene quanto vogliamo, ma non abbiamo gli strumenti per dare le pene ai colpevoli perché non riusciamo ad individuarli.» In termini di immigrazione, l’Europa non adempie ai patti stipulati nelle Convenzioni di Ginevra e Dublino e nel Trattato di Lisbona. Come spieghi questo mancato rispetto di misure etico-politiche prestabilite? Inoltre, l’Europa spesso finanzia la costruzioni di muri fisici che dividono Paesi e addirittura continenti. Siamo di fronte ad un’Europa ipocrita e/o incapace? «Raccontiamoci le cose come stanno. Secondo l’agenzia Frontex, dovrebbero arrivare solo nel 2015 tra i 600.000 e gli 800.000 migranti in Italia, in pratica arriva un nuovo Molise ogni anno. Come ci risponde l’Europa di fronte a questa emergenza? I Paesi europei ci mandano soldi ma il discorso è che a noi l’emergenza immigrazione in Italia è costata 600 milioni di euro l’anno scorso e l’Unione Europea ci manda 180 milioni all’anno. Quindi sono anche pochi. Ma la risposta non sono i soldi. Com’è possibile pensare che un Paese come l’Italia che ha una pubblica amministrazione che fatica a rilasciare un certificato di residenza, possa la stessa sobbarcarsi 800 mila domande d’asilo da evadere, secondo l’UE, in 3 mesi? È logico invece che ci impiega 2-3 anni. Che cosa succede nel frattempo? Che i richiedenti asilo che devono avere ovviamente un soggiorno, in quanto non li possiamo lasciare per strada, cominciano a


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L’editoriale di Fabio Corsaro L’estate ormai ci ha spalancato le sue porte e, come ogni anno in questo periodo, il litorale domitio vive nella consapevolezza delle sue grandi potenzialità e nel disincanto di un mondo illusorio. Il destino di questi territori è senz’altro dipinto di uno sviluppo inevitabile, nonostante le numerose difficoltà e i processi di crescita farraginosi. Abbiamo grandi notizie per quanto riguarda il nostro mare; infatti, secondo l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania, le nostre acque risultano eccellenti in termini di balneazione (la classificazione varia in base alla qualità dell’acqua che può essere “scarsa”, “sufficiente”, “buona”, “eccellente”). Su 42 punti di campionamento, la provincia di Caserta vanta 39 siti balneabili, di cui 28 (71%) in stato eccellente ed 8 (20%) in buone condizioni. Inoltre, la Campania è la quarta regione d’Italia, e la prima del Mezzogiorno, a vantare il maggior numero di zone a bandiera blu (14). Infine, la nostra regione oggi ha 407 km (95%) di costa balneabile, quando nel 2011 questo dato era pari a 309 km (81%). Ma se da un lato possiamo goderci questi risultati soddisfacenti in termini ambientali, nell’entroterra casertano dobbiamo far fronte ad un altro scempio procurato ad una terra ormai stuprata, nuda e stanca d’essere scavata perché madre incolpevole di fusti dal tanfo infernale e liquido percolante. C’era tutto questo nascosto sotto 25 ettari di terreno a Calvi Risorta. Una cittadella a 10 metri di profondità, costruita su strati di cemento, rifiuti industriali e vasche di liquidi tossici. Questo eco-disastro è lo specchio di una politica recentemente passata capace di investire solo 8 milioni a dispetto dei 140 messi

scappare dai centri di accoglienza, dai punti individuati per farli stazionare, iniziano a diventare dei fantasmi sul territorio, molto spesso si macchiano di reati e contribuiscono ad un disordine totale non della società italiana ma del fenomeno migratorio. Non potendolo gestire noi, dovremmo chiedere agli altri Paesi una cosa: arrivano 100 migranti in un mese in Italia? 97 se li dividono loro, 3 se li divide l’Italia, i quali riusciamo ad individuare da dove vengono, se possono restare o se devono essere rimpatriati. Su questo l’Europa è sorda e sono sordi quei Paesi che dicono di aver promosso lo spirito dell’Unione Europea, come la Francia. Questo è assurdo, è inaccettabile e quello di cui io accuso il Presidente del Consiglio è che ancora non è andato a sbattere i pugni sul tavolo, a minacciare l’Europa di non mandargli più i 9 miliardi di euro all’anno che versiamo regolarmente sul loro conto. Allora, tratteniamo 3-4 miliardi e ci gestiamo tutto il fenomeno migratorio, ma noi così non possiamo affrontarla la questione, perché non abbiamo una struttura preparata, non abbiamo neanche gli spazi. È chiaro allora per-

a disposizione dal Fondo Europeo per il ripristino dei siti contaminati della regione. E c’è chi continua ancora a far politica, chi intende “eliminare” il Corpo Forestale dello Stato e chi dirotta i soldi per le bonifiche altrove. Ma queste terre non sono fatte solo di paesi chimici. C’è chi ad un passato “stereotipizzante” risponde con la cultura. È l’esempio di Casal di Principe, dove è iniziata “la luce vince l’ombra”, la mostra per la quale opere degli Uffizi e del Museo di Capodimonte vi saranno esposte fino ad ottobre. La presenza di personalità del calibro di Saviano e Franceschini all’inaugurazione dell’evento sintetizzano l’importanza e il prestigio della mostra. Nel nostro piccolo, invece, venerdì 10 luglio alle ore 18.00 inaugureremo la mostra d’arte permanente presso la nostra sede, orami diventato un vero e proprio centro culturale. Ulteriori informazioni le troverete sul nostro nuovo sito, aggiornato e con un look diverso. Concludo dicendo che la scelta di porre in copertina Luigi Di Maio, Vicepresidente della Camera, esponente del Movimento 5 Stelle, è per la grande disponibilità dimostrata nei nostri confronti, oltre al valore politico e personale che questo giovane campano sta dimostrando a carattere nazionale occupando appena a 28 anni la carica istituzionale di Vice Presidente della Camera. Pertanto per l’ennesima volta, alle sterili strumentalizzazioni di alcuni, rispondiamo con la nostra storia: siamo e restiamo, come periodico Informare, fermamente apartitici, non certo apolitici, e certamente singolarmente abbiamo le nostre opinioni, in pieno rispetto della nostra espressione del concetto di democrazia, come prevede la nostra Costituzione e come da sempre abbiamo dimostrato.

ché il regolamento di Dublino non sia mai stato cambiato: ci mangiavano tutti sull’emergenza immigrazione, anche i governi precedenti. Inoltre, credo sia necessario cambiare la politica estera, troppo aggressiva soprattutto nella vendita delle armi. Noi dobbiamo stabilizzare, non contribuire al disordine, in regioni come la Libia e le altre zone dell’Africa o dell’Asia in guerra. La politica estera cambia se i paesi capiscono i danni che stanno facendo con le loro industrie belliche e con la loro voracità per il petrolio e per le risorse naturali». I dati dell’astensionismo in Italia sono allarmanti: in Campania è andato al voto l’11% in meno di elettori rispetto a 5 anni fa. Credi sia una questione di disaffezione politica? «Oggi l’italiano medio si relaziona con la politica con un tg di cui il 60% degli spazi sono occupati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, con dei talk in cui il 40% degli spazi sono occupati dal partito del premier, quindi ci ritroviamo in una situazione in cui la maggior parte

del tempo il cittadino ha la percezione di quello che sta facendo la politica da Matteo Renzi o dal PD. Ciò che cosa produce? L’effetto che io ho sempre rimproverato a Matteo Renzi: dire che le cose vanno meglio quando le famiglie italiane sanno bene che stanno andando peggio. Questo spread tra le parole della politica e la realtà dei fatti ha creato un allontanamento dalla politica sempre maggiore perché se le più alte cariche istituzionali di questo Paese ti raccontano una realtà che non è vera, tu a un certo punto smetti di ascoltarli perché ci si rifiuta di farsi prendere in giro. Noi abbiamo fatto quello che potevamo, abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile i cittadini ma è dura con un governo che non racconta più la realtà alle persone. Quindi, la causa dell’astensionismo è questa: la politica dimentica i veri problemi del popolo italiano ed è vero perché la maggior parte delle persone che stanno in Parlamento guadagnano 15 mila euro al mese e chi guadagna questi soldi non li ricorda neanche più quali sono i problemi della sua vita precedente, figuriamoci i problemi che attanagliano la realtà di ogni giorno». Quanto manca per vedervi al governo di una città metropolitana, di una regione o del Paese? «Noi abbiamo avuto un grande successo a queste elezioni regionali perché come ben sapete abbiamo una sola lista di 25 candidati e ci scontravamo con liste di 200 candidati, non abbiamo finanziamenti pubblici, non abbiamo alcun tipo di portatori di voti alla De Mita o ad altri e non ci proponiamo con i soliti vecchi schemi. Abbiamo raccolto € 20.000 di finanziamento privato, cioè dei cittadini che hanno dato un contributo, con quelli abbiamo fatto campagna elettorale in Campania, a differenza di Caldoro e De Luca che hanno speso oltre un milione di euro e nonostante ciò li abbiamo quasi presi, essendo lì a pochi punti percentuali. Che cosa manca? Manca sicuramente la consapevolezza nei cittadini che siamo in grado di governare. Le amministrative se prima erano il nostro tallone d’Achille ora abbiamo dimostrato di potercela giocare anche qui, confermandoci intorno al 20% perché le persone hanno cominciato a vedere come governiamo in altri comuni. La vera sfida sicuramente sarà quella per le città metropolitane, il prossimo anno, quando andranno al voto


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In merito al decreto della “Buona Scuola”, È finita l’epoca del carbone e del petrolio: la sciquali sono i cavilli che hanno scatenato enza ci dice che nel 2050 tutto il petrolio del pianeta finirà e noi che siamo il Paese ad energia l’insurrezione di molti? «Noi non proponiamo niente di nuovo. Sono 3 i rinnovabile per antonomasia deve ambire a funproblemi principali che attanagliano il mondo zionare quasi tutto con energie rinnovabili. della scuola: l’edilizia scolastica, il cambio degli Se ci diciamo questo noi rilanciamo l’edilizia perché c’è tutto il patrimonio edilizio privato e insegnanti ogni anno e le classi pollaio. Questi 3 problemi si risolvono mettendoci soldi e pubblico da ristrutturare. Significa renderlo più assumendo con un piano quinquennale tutti i pre- efficiente energeticamente, abbassando del 30% cari. Tutto ciò nella riforma della “Buona Scuola” la bolletta energetica degli italiani. C’è bisogno non esiste: prendono i 4 miliardi che vengono da- di un reddito di cittadinanza per poter dare una Il fatto di non avere un leader a livello na- gli ultimi 5 anni di investimenti e li spacciano per speranza a tutti, come succede in Europa. zionale è un aspetto positivo o negativo a nuovi. In sostanza il governo attuale non ci mette Dove li prendiamo i soldi? Noi abbiamo da effinulla. Quindi ci sono meno soldi per l’edilizia sco- cientare un bilancio dello Stato che è pari ad 800 tuo avviso? «Questo ce lo devono dire le persone ma secondo lastica. Inoltre, si assumono solo 48.000 precari miliardi di euro. Per il reddito di cittadinanza me è un valore aggiunto perché il Movimento ha rispetto ai 200.000 presenti. Perché Renzi ha servono 17 miliardi di euro, il 2% di tutto il bicandidato sconosciuti alle regioni e nonostante fatto questo? Perché deve giustificare il fatto che lancio dello Stato. Per mettere a posto le pensioni serve lo 0,5% del bilancio complessivo. Ogni questo siamo la prima forza politica in Liguria, a lui non mette più un euro nella scuola pubblica. Nel documento ufficiale di economia e finanza spesa che fa lo Stato in termini di beni e servizi Napoli, a Bari, a Genova e questi sconosciuti firmato dal governo c’è il -0,3% di investimenti (penne, telefoni, cartelline, ecc) costa 130 mildiventeranno i volti nuovi del Movimento. Quindi io penso al movimento come un’unica for- nella scuola. Quindi c’è un negativo che deve es- iardi di euro all’anno. Se noi centralizziamo le za politica che invece di schierare il leader schi- sere compensato con i soldi privati alla scuola, spese potremmo risparmiare 40 miliardi di euro. era una comunità di persone che la rappresenta perché a Scampia nessuno mai investirà mentre Bisogna ottimizzare la spesa pubblica. Bisogna e secondo me questo darà un valore aggiunto a nelle scuole già belle ci sarà qualcuno che ne ap- limitare le spese militari, le pensioni e gli stipendi profitterà. La cosa peggiore di questa riforma è d’oro; bisogna mettere una tassa sul pedaggio lungo andare perché non crea dipendenza». che garantisce degli sgravi fis- autostradale che in Italia è il più alto d’Europa a Renzi ha definito incos- «€ 780, formazione per cali per le famiglie che iscriver- concessioni autostradali che pagano le tasse più tituzionale e come assisten- uno sbocco occupazion- anno i propri figli in una scuola basse d’Europa, nonché l’1%, mentre a noi ci aumentano il pedaggio ogni anno. zialismo il vostro ambito ale e lavori pubblici gra- privata. È una follia. reddito di cittadinanza, tis: questo è il reddito di È da questo decreto che è inizi- Ci sono da fare inoltre gli investimenti ato il declino di Renzi perché il nell’efficientamento energetico. Ogni miliardo spmisura politico-economica cittadinanza» mondo della scuola è un mondo eso in questo campo 12.000 posti di lavoro, ogni adottata in tutta Europa tranne dall’Italia e dalla Grecia. Cosa senti di cultura: non lo prendi in giro con la lavagna su miliardo invece speso per trivellazioni petrolifcui racconti le balle. Ciò che ha raccontato lui non ere porta 500 posti di lavoro. Se si cominciano a di rispondergli? «In questo Paese è sempre incostituzionale quello c’è scritto nel disegno di legge e questo dirigenti, fare investimenti nel posto giusto si creano posti nuovi di lavoro. che aiuta le persone mentre è costituzionale ciò presidi, professori lo sanno». Tagliandoci gli stipendi abbiamo raccolto un fonche le distrugge come la legge Fornero. Assistenzialismo significa dare soldi senza far fare nulla Che futuro ti aspetti per l’Italia e per la tua do da 10 milioni di euro da cui, entro fine giugno, attingeranno per nascere 8.000 imprese innoad una persona ed esiste già: si chiama cassa in- Campania? tegrazione. Evidentemente Renzi o non si è letto «Noi siamo il Paese in cui bisogna fare quelle vative. Noi in un mese facciamo nascere 16.000 la nostra proposta di legge e non mi stupirebbe, o cose normali che nessuno ha mai fatto. Io sono posti di lavoro in settori biologici, agroalimentaqui con questo Movimento non per portare chissà ri, informatica e per fine anno noi vogliamo preagisce in malafede. Per noi il reddito di cittadinanza significa dare quale stravolgimento per la nazione ma per por- sentare i primi 1000 cittadini italiani che erano ai 9 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà, tare quelle 20 cose che nessuno ha mai fatto e che disoccupati e che oggi hanno un posto di lavoro che secondo l’ISTAT è di € 780 al mese e noi li stiamo iniziando a fare nei comuni dove gover- grazie al taglio degli stipendi dei parlamentari. diamo a chi non li guadagna o chi ne guadagna niamo. In questo Paese la riscossione fiscale non È questa l’idea di Paese che dobbiamo creare: tagli agli sprechi e fare investimenti giusti». di meno, quindi a compensativo. Chi usufruisce deve essere più usuraria ma coscienziosa. del reddito dovrà fare lavori di pubblica utilità 8 ore a settimana e il resto della settimana glielo impegniamo per fare un corso di formazione per i lavori che servono all’Italia, non il lavoro dei tuoi sogni. Oggi all’Italia servono informatici, agricoltori e artigiani. Entro un anno ti propongo 3 lavori e se non li accetti perdi il reddito di cittadinanza. Questo avviene in forme diverse in tutta Europa. Ma in Europa per esempio non c’è il reato di falsa dichiarazione in reddito di cittadinanza. Noi invece si, lo abbiamo istituito tanto che si rischiano 6 anni di galera se non aggiorni il tuo stato patrimoniale e di reddito rispetto alla dichiarazione. Abbiamo insomma istituito una legge perfezionata su quello che avviene in Europa da 20 anni. Questa è una misura di modernità dell’approccio al lavoro. Lo Stato col reddito di cittadinanza ti viene ad aiutare quando perdi il posto di lavoro: ciò vale per un giovane ma anche per un 50enne La redazione di Informare incontra Di Maio alla Camera dei Deputati: che perde il posto di lavoro e ha difficoltà a rimetda sx, Luigi Di Domenico, Gino Spera, Valeria Vitale, Luigi Di Maio, Marcella tersi in gioco per mezzo della sua età». Panetta, Fabio Corsaro e Giancarlo Palmese Milano, Roma, dato che Marino è in procinto di dimettersi, Napoli, Salerno, Bologna, Torino… l’anno prossimo sarà un appuntamento elettorale importante. La cosa sicura è che noi oggi non solo stiamo amministrando bene ma stiamo riparando i guai che hanno fatto quelli di prima, tagliando la spesa pubblica inutile e facendo investimenti e riparando ciò che hanno cambiato quei partiti che dicevano di saper governare».


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GLI ULTIMI DATI

SULLA BALNEABILITÀ Come tutti gli anni, pubblichiamo i dati ufficiali forniti dall’ARPAC. E’ indispensabile affiancare alla lettura dei dati, la consultazione delle mappe interattive, disponibili al sito: http://balneazione.arpacampania.it/ balneazione La pubblicazione dei dati sullo stato delle acque di balneazione risponde all'esigenza di fornire in tempi rapidi alle istituzioni e all'utenza i dati sulla qualità del mare che emergono dall'attività di monitoraggio condotta dall'ARPAC in ogni stagione balneare. A partire dalla stagione balneare 2010 il controllo della qualità delle acque destinate alla balneazione segue i criteri fissati dal decreto ministeriale 30 marzo 2010 che attua i principi e le finalità del d.lgs 116/2008 di recepimento delle norme comunitarie. La balneabilità delle zone costiere per la stagione balneare 2015 è stata definita ai sensi della nuova norma, con la delibera regionale n. 779 del 30.12.2014 (pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 3 del 12/01/2015) sulla base dei controlli eseguiti da ARPAC dal 1° aprile al 30 settembre delle ultime quattro stagioni balneari (2011-2012-2013-2014). Il giudizio di idoneità di inizio stagione balneare, espresso in delibera, deriva dall'analisi statistica degli ultimi quattro anni di monitoraggio in base agli esiti analitici di due parametri batteriologici: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali. Tali parametri sono stati considerati dall'organizzazione Mondiale della Sanità indicatori di contaminazione fecale più specifici rispetto a quelli ricercati con la vecchia normativa. Le acque di balneazione sono state così classificate secondo le classi di qualità previste dalla norma: Scarsa, Sufficiente, Buona, Eccellente e riportate in forma tabellare negli allegati della suddetta delibera regionale. Relativamente alla classe in cui ricade ogni acqua sono previste diverse modalità di gestione e monitoraggio e l'eventuale adozione di misure di risanamento mirate alla tutela della salute dei bagnanti. Le acque "non idonee alla Balneazione", ad inizio stagione balneare 2015, sono quelle che risultano di qualità "scarsa". di Angelo Morlando

ZONA PESCOPAGANO, DESTRA VOLTURNO: ECCELLENTE

ZONA PINETAMARE FINO A LAGO PATRIA: ECCELLENTE

= scarsa = sufficiente = buona = eccellente = scarsa = punti di campionamento balneabile = punti di campionamento non balneabile

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CASEIFICIO "PONTE A MARE" DI CASTEL VOLTURNO:

UNA CONSOLIDATA ECCELLENZA ITALIANA Tra le eccellenze del litorale domitio, non poche e non relegate ad un unico settore, "Informare" questo mese pone l’attenzione sull’ormai rinomato caseificio "Ponte a Mare", situato sulla Via Domitiana, tra Pinetamare e Castel Volturno. Fondato oltre 40 anni fa dal signor Vincenzo Paolo, oggi rappresenta un fiore all’occhiello per le imprese di Castel Volturno, nonché uno dei migliori caseifici in Italia. In occasione di un evento ricreativo-promozionale che ha coinvolto la scolaresca dell’American School di Gricignano, abbiamo incontrato Gianfranco Paolo, figlio del fondatore dell’azienda e suo attuale gestore, in collaborazione con suo fratello. Ci traccia brevemente la storia del suo caseificio? «Mio padre si trasferì qui nel 1972, quindi il caseificio esiste da circa 43 anni. Nel corso del tempo abbiamo avuto degli alti e bassi, periodi d’oro e periodi difficili. Nel ’97 la gestione è passata a me e a mio fratello e negli anni abbiamo apportato modifiche alla vecchia politica aziendale, attraverso innovazioni, nostre intuizioni, diverse strategie di mercato che alla fine ci hanno dato ragione». Quali sono state le linee guida che non avete mai abbandonato riguardo la gestione dell’azienda? Qual è il segreto del vostro successo? «Abbiamo sempre perseguito la linea della qualità: l’attenzione, la cura, la scelta scrupolosa dei prodotti, la selezione delle aziende cui dare fiducia. Tutto questo è alla base: la differenza la fa chi trasforma il prodotto in azienda, il cosiddetto "casaro", che in questo caso sono io. E i riconoscimenti sono arrivati: il primo, ricevuto dalla rivista "Gambero Rosso", che ha definito la nostra mozzarella la migliore d’Italia, è arrivato nel 2008 ma non ce lo siamo goduto appieno… fare imprenditoria sana in questo territorio non è facile». Perché non siete riusciti a godervi questo riconoscimento? Cos’è accaduto in quel periodo? «Proprio nel 2008 abbiamo avuto problemi con la camorra. Mi sequestrarono, mi fecero la richiesta estorsiva. E da quel momento la mia famiglia e l’azienda hanno intrapreso un difficile percorso, un periodo buio non facile a descriversi. Ne ha risentito ogni aspetto delle nostre vite. All’inizio la mentalità di queste zone, purtroppo

‘abituate’ alle logiche camorristiche e omertose, non ci ha affatto aiutato. Sembrava fossimo noi nel torto…ma le forze dell’ordine ci hanno supportato. E pian piano le cose sono cambiate: nel 2011 abbiamo fondato l’associazione antiracket “Nel regno dei casalesi”- Consumo critico antiracket – Pago chi non paga. Successivamente sono nate I Love Pinetamare, l’AssoCommercianti etc… sono stato una sorta di goccia che ha fatto traboccare il vaso, dando il via ad un percorso che è andato avanti bene e che oggi vede Castel Volturno immersa in un’altra "aria": la risposta dello Stato ha fatto sì Fase di lavorazione della mozzarella che la differenza attualmente si senta eccome, e chi sta sul territorio da 40 anni lo sa. In quest’ultimo periodo c’è un nuovo clima. La strada da fare è ancora lunga ma abbiamo almeno cominciato a percorrerla». Riguardo l’evento che ha coinvolto l’American School di Gricignano: è la prima volta che lo organizzate? Avete coinvolto anche scuole italiane? «E’ il terzo anno consecutivo, ma non con la stessa scuola. Abbiamo coinvolto scolaresche italiane ma devo dire che purtroppo gli alunni nostrani sono molto più indisciplinati, quasi ingestibili. Sotto quest’aspetto dovremmo pren- Incontro con i bambini dell'American School di Gricignano dere esempio da altri». Altri eventi in programma? Curate molto l’area comunicazionale – promozionale? «Si, siamo pieni di eventi: dalle visite guidate di turisti giapponesi in azienda, al presenziare con i nostri stand a manifestazioni di ogni tipo a Napoli e non solo. Tanti personaggi dello sport e dello spettacolo vengono a trovarci regolarmente confermando la loro predilezione per i nostri prodotti. Abbiamo varie recensioni su testate come "La Repubblica", e da tutto ciò posso dire che la prima cosa in questo lavoro è investire sul prodotto… il resto viene da sé. Facciamo consegne in tutta Italia: ci contattano attraverso il sito web e in 24/36 ore recapitiamo la mozzarella a destinazione». Ringraziando il signor Paolo, concludiamo osservando che se questa realtà imprenditoriale non è un’autentica eccellenza italiana, sfidiamo chiunque, specie in territori difficili come Castel Volturno, a trovarne altre degne di essere definite tali. di Valeria Vitale

Gianfranco Paolo, gestore dell'azienda Ponte a Mare


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CALVI RISORTA MAGAZINE DI PROMOZIONE CULTURALE

La discarica abusiva più grande d'Europa

Questo è un posto che accoglie teatranti. Personaggi pratici del gioco, della simulazione plateale. Nascondere, per contratto scenico, lo stato reale delle cose. Lo facevano affamati attori delle oscure compagnie teatrali di duemila anni fa, nel teatro della vicina Cales, l’antica e nobile Calvi Risorta degli Ausoni. Hanno continuato a farlo in molti, fino a lunedì 15 giugno di quest’anno. Quella data è il primo vero muro che ha diviso due epoche: quando si faceva teatro per sopravvivere, e la paga era un solo pasto nelle tabernae riservate ai guitti, e oggi, epoca in cui un teatro fatto di interviste pedisseque e superficiali comunicati stampa, serve a distrarre da una città sepolta che di certo non contiene i resti dello charme nobiliare di popoli eleganti e dialetti avvolgenti, ma plastica, fusti che emanano tanfo infernale e rifiuti industriali nascosti sotto 25 ettari di terreno. Un paese chimico, una cittadella a 10 metri di profondità, costruita su strati di cemento e vasche di liquidi tossici. Calvi Risorta, provincia di Caserta, perla di un’archeologia mai rilanciata, ma solo chiacchierata in 40 anni di campagne elettorali. Calvi Risorta che credeva ancora di essere eco di attori passati qui per recitare grasse atellane, si scopre eccellenza tossica, paese di primati chimici e tumorali. «Qui sotto? - affermava col fiato fiaccato dal caldo, il generale Sergio Costa della Forestale nei primi giorni di scavo - forse ci sono due milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi». Poi le ruspe e gli scarponi militari che affondavano nelle collinette di terra schiumosa e puzzolente. Eccola la discarica abusiva di rifiuti industriali più grande d’Europa, un moloch sotterraneo

che si snoda nella vallata al centro di una conurbazione di ventunomila abitanti, tra tre Comuni che poco sembrano fregarsene di questo orrore ambientale. Pignataro Maggiore, Calvi Risorta e Sparanise. Un triangolo che racchiude intere colline di rifiuti probabilmente tossici, ma poi nessuno partecipa alle giornate di lotta e denuncia. Un corto circuito pericolosissimo che accresce la componibilità di un quadro camorristico unico nel suo genere. La discarica rinvenuta a Calvi Risorta non è figlia di uno sversamento casuale e disomogeneo, anzi, si tratta di uno dei luoghi di deposizione abusiva più strategici e meglio strutturati del Mezzogiorno: fosse scavate in maniera sistematica a distanza sempre uguale l’una dall’altra. Quasi tutte con una profondità di 9/10 metri e con la presenza inquietante di strati di concrezione cementizia a distanziare la tipologia di veleni deposti. Veri e propri palazzi di due piani, scavati nel terreno tufaceo di Calvi Risorta e riempiti di ogni scarto della vicina industria Pozzi - Ginori e del colosso Iplave, il più grande sito di produzione di vernici e solventi del Sud, fino alla fine degli anni ’80. Già, quell’enorme parco industriale dismesso, abbandonato gradualmente dai primi anni ’90. Un mastodonte apparso nei primissimi anni ’60, su terreni che fino ad allora non conoscevano altro che frutta piena di zucchero e verdura coltivata ad acqua purissima e sole caldo. Fu la rivoluzione, fu il passaggio dalla pelle scottata per le ore passate nei campi, alla tuta blu e la possibilità di fare mutui e comprare macchine familiari che, da queste parti, non erano proprio di casa prima che arrivassero gli hangar della Pozzi. Ma fu anche il primo caso di polo industriale tra i più grandi d’Italia a non avere un depuratore per le acque della lavorazione. Forse il primo campanello d’allarme che suonava tra i corridoi fittissimi della Pozzi-Iplave. Ma non solo. Quella straordinaria e improvvisa trasformazione dell’economia casertana, nascondeva anche la difficile gestione degli scarti di produzione. Tonnellate di scarti solidi e liquidi da smaltire. Oggi, siamo giunti a una produzione di 140 milioni di tonnellate di rifiuti industriali all’anno e, almeno il 30% dell’attività complessiva degli scarti in circolazione e in fase di trattamento, sarebbe sotto un regime agghiacciante di evasione fiscale. Dalla discarica della ex Pozzi, arriva un dato incontestabile: lo smaltimento ha sempre avuto come caratteristica fondante l’illiceità della gestione, una metodologia di smaltimento che si reggeva su una sistematica violazione delle più elementari norme ambientali e di salvaguardia della tutela pubblica. Dal 1978, anno della prima segnalazione dei ri-

fiuti intombati nella zona Pozzi, fino a sei anni fa, l’area immediatamente a ridosso del parco industriale sembra essere stata sempre un grande invaso per la deposizione degli scarti di produzione. Ma non solo la Pozzi, anche industrie europee e grandi poli produttivi italiani avrebbero sversato rifiuti pericolosi in quell’area. Proprio nel 1978 si registrò un’intossicazione collettiva di agricoltori che stavano raccogliendo delle pesche in quella zona. Il drammatico episodio venne messo al centro di una denuncia del comandate dei Carabinieri di Sparanise, Giuseppe Clemente. Alla Pozzi venne comminata una multa irrisoria di duecentocinquantamila lire per violazione dell’articolo 675 del codice penale. Fu la prima traccia, la prima avvisaglia di un sistema illegale di sversamento. E’ quella la prima segnalazione del disastro Pozzi. Da allora, ma si ritiene che gli sversamenti siano iniziati molto prima del ’78, nessuno ha mai pensato di avviare un controllo sistematico e scientifico di quella zona, nonostante le denunce e le perizie. Una in particolare è datata 1998 e porta la firma dell’ingegnere Pietro Martino, incaricato dall’allora sindaco Antonio Caparco di trovare risposta alla strana conformazione di quel terreno. Martino compilò una relazione precisissima che parlava già di rifiuti pericolosi nei primi strati del terreno. Il documento rimase fermo per anni, decenni, nelle scrivanie istituzionali verso le quali il sindaco Caparco aveva indirizzato la relazione. Oggi Calvi Risorta è finita nell’elenco dei Comuni sotto protocollo “Terra dei Fuochi” per la presenza della discarica abusiva di materiale industriale più grande d’Europa. I giornalisti lo denunciavano da anni, il silenzio degli altri ha lasciato che si sversasse in quella zona per tre decenni. Forse la discarica della ex Pozzi è figlia più dell’omertà di questo popolo che di un delirio sinergico tra imprenditoria deviata e camorra. di Salvatore Minieri


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ATTIVITÀ DI CONTROLLO NEI SISTEMI DI FITODEPURAZIONE di Angelo Morlando Una delle ultime pubblicazione dell'ISPRA è la numero 120 del gennaio 2015. Il documento è stato approvato dal Consiglio Federale delle Agenzie Ambientali e rappresenta il prodotto finale delle attività svolte dal Gruppo di Lavoro interagenziale Fitodepurazione – Area di attività “Monitoraggio e controlli ambientali”. La coordinatrice è la dott.ssa Silvana Salvati dell'ISPRA - Dipartimento Tutela delle Acque Interne e Marine, mentre gli autori appartengono all'ISPRA e alle ARPA Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia. E' una pubblicazione a cui tengo molto personalmente, perchè credo tantissimo nella fitodepurazione e se fosse stata applicata già dagli '70, quando erano già note quasi tutte le caratteristiche del sistema, oggi non dovremmo pagare dazi enormi nel campo ambientale. Questa guida approfondisce la tematica dei controlli nei sistemi di fitodepurazione che trattano reflui urbani e domestici, provenienti da insediamenti inferiori a 2.000 Abitanti Equivalenti (A.E.). Per tali potenzialità, spesso non risulta economicamente conveniente effettuare il collettamento dei reflui ed il loro recapito in depuratori convenzionali di taglia maggiore. In merito, è giusto fare un approfondimento normativo: la legge nazionale (D.Lgs. n. 152/2006) prevede espressamente il rispetto di norme di emissione per insediamenti inferiori a 2.000 A.E. ma demanda alle Regioni il compito di stabilire o meno limiti tabellari allo scarico o di ricorrere alla definizione di soglie di abbattimento per classi di potenzialità. In Campania, non sono stati presi ancora provvedimenti, mentre altre regione come le Marche, la Lombardia e l'Emilia Romagna hanno legiferato in merito e hanno specificato le caratteristiche tecniche degli impianti al di sotto dei 200 A.E. Normare tali potenzialità è fondamentale, perché sarà possibile confrontare realisticamente gli studi di fattibilità con varie opzioni. Non sempre è conveniente fare chilometri di fognatura per servire poche centinai di abitazioni. Se si vuole, si può migliorare. Per saperne di più: - www.isprambiente.gov.it/it

LA LUCE VINCE L'OMBRA:

il grande riscatto di Casal di Principe

Si sono finalmente aperte le porte di Re-start, il sito museale di Casal di Principe, e tanti sono stati gli ospiti di eccezione che tra venerdì 19 e domenica 21 giugno, hanno raggiunto il paese per visitare la mostra La luce vince l'ombra. Alla conferenza stampa, secondo le direttive del Ministero dei Beni Culturali, sono giunti a Casal di Principe giornalisti provenienti da tutta Europa, per raccontare nel mondo la grande storia di rinascita che in questi mesi si sta scrivendo in queste terre da sempre martoriate dall’immagine nefasta della criminalità organizzata. Il primo ospite è stato lo stesso ministro Dario Franceschini che ha descritto l'iniziativa come "un'opera di grande intelligenza, coraggio e orgoglio che non riguarda solo la Campania ma tutta l'Italia. Una storia di riscatto", continua il ministro, "in un luogo così simbolico che ha messo insieme tante forze: dai volontari alle forze dell'ordine, alle imprese che hanno deciso di sostenere questa grandiosa rinascita". Ospiti dell'ex villa sequestrata a un boss dei casalesi, sono stati il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca che ha affermato di essere "felice ed orgoglioso di visitare questa meravigliosa mostra che contribuisce in modo importante ad affermare la legalità, crea una grande attrazione culturale per il territorio, mobilita energie creative. La camorra si sconfigge con la prevenzione e la repressione, con la creazione di posti di lavoro ma anche riscattando l’immagine dei territori e delle comunità con iniziative come La Luce vince l’ombra". A fare eco alle parole del ministro dei beni culturali e del neo presidente della regione è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che pure si ritiene orgoglioso dell'iniziativa e aggiunge: «La vera novità è che qui a Casal di Principe si sta unendo non solo la Campania che dice «no»

Roberto Saviano con gli ambasciatori della mostra alle mafie, ma anche quella che dice «si» ad un futuro fatto di legalità e che lavora ogni giorno per questo». Ma l'ospite che forse ha commosso di più il popolo casalese è stato Roberto Saviano, giunto a Casale in occasione dell'apertura della mostra il 21 giugno. Invitato a riscrivere una nuova storia di Casale che finalmente concerni la luce del risveglio e dell'arte a discapito dell’ombra della violenza camorristica, il giovane scrittore e giornalista esprime il suo ringraziamento al popolo casalese per "avermi accolto come non sono mai stato accolto". Saviano decide di incontrare e parlare con gli ambasciatori di questo progetto (giovani volontari che lavoreranno nel museo per tutta la durata della mostra, comunicando il senso della rinascita testimoniato da un intera comunità): “La bellezza di questa mostra non è solo simbolica, ma ha un suo indiscutibile valore artistico, questa è la vera vittoria, ed è un serbatoio di forza e coraggio a cui attingere nei momenti di sconforto, sia collettivo che personale”. di Filomena Diana


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TANTI AUGURI FEDERICO II Tanti eventi e tanti personaggi per festeggiare i 791 anni della Federico II, l'università più anziana del mondo. Due personaggi su tutti hanno animato questa “festa di compleanno”: Il cantautore Jovanotti e il regista, premio Nobel, Paolo Sorrentino.

“La Parola Creatività è una parola che guardo con un po’ di sospetto” così il cantautore di Cortona dà inizio al dibattito. “Preferisco di gran lunga la parola Invenzione. Mi piace pensare che l’universo sia stato già creato e che noi possiamo semplicemente riassemblare le cose in combinazioni infinite. Il senso è nell’invenzione, in particolare nel mondo dell’arte.” La parola Creatività passa il testimone ad un’altra parola chiave: Contaminazione. “Questa parola mi fa subito pensare ad una malattia. Un’altra parola strana, non sostituibile con nulla, la mia vita è contaminazione. Io non ho imparato a mischiare le cose, sono nato mischiandole, infatti il mio primo lavoro è stato il D.J., una persona che mischia due cose per crearne una terza”. Il seminario va avanti e pian piano prende la forma di una vera e propria lezione, la cui materia principale, ovviamente, è la musica e i suoi linguaggi. L’industria culturale è sviluppo, è economia. L’arte non è solo un momento di divertimento e svago ma è anche un’opportunità di produzione, per questo la riapertura dello stadio S. Paolo ai concerti rappresenta un momento cruciale per la crescita della nostra città. “Quando è arrivata la notizia per me fu una grande emozione, L’ultima volta per me fu proprio al concerto di Pino Daniele, mio carissimo amico, come ospite insieme a Raiz. Quando ho

Voce tremante ed occhi lucidi: questo è Paolo Sorrentino con indosso la toga accademica propria di chi sa di esser una persona riconosciuta ed importante nell'attesa di ricevere la laurea ad honorem in filologia romanza da Gaetano Manfredi, Rettore dell'Università Federico II di Napoli. L'aula Magna appare gremita di persone del mondo universitario e studenti che sorridenti ascoltano con senso di ammirazione e appartenenza il discorso del premio Nobel Paolo Sorrentino: “Tornare alla Federico II così come tornare nella mia amata città -dice Sorrentino - è un emozione fantastica, molto più della notte degli Oscar. Lì c’è una platea piena di cinema e mi trovo più a mio agio, l’Università mi incute un timore reverenziale, infatti a suo tempo non riuscii a lausaputo che la mia data si poteva fare al San Paolo sono stato davvero felice. L’idea che una città come Napoli non avesse un palazzo dello sport da utilizzare anche come tempio della musica e dei concerti mi faceva male, anche perché Napoli non è una provincia ma una delle più grandi capitali d’Europa”. Facendo una riflessione sul compianto Pino Daniele, Jovanotti racconta: “Il primo concerto che ho visto in vita mia da pagante, nel 1981, è sta proprio quello di Pino. Lo andai a vedere perché in quel momento della mia vita ero totalmente esterofilo e Pino mi pose davanti la sua portata internazionale. Io sono stato più che un suo fan, un allievo. Ad un certo punto ci fu la benedizione: Pino accettò di fare il tour in trio con me ed Eros Ramazzotti. Quest’ultimo era già molto amico di Pino e già avevano fatto un tour internazionale insieme, il loro manager cercava un’idea per riutilizzare quel format e riproporlo alla ribalta. Si decise di fare un trio e Ramazzotti propose me. Pino è stato un mio affezionatissimo amico, lui mi ascoltava e mi commentava con intelligenza. Ci scambiavamo insegnamenti, i miei erano istintivi mentre i suoi erano studiati. Lui era pazzo della musica”. L’aula Coviello del palazzo di Giurisprudenza è stata frequentata negli anni da alunni, amici, insegnanti e segretari. Una cosa è certa: un professore così, nell’aula Coviello, non c’è mai stato. di Salvatore De Marco Foto di Renato Esposito Newfotosud

rearmi". Sorrentino sottolinea poi la differenza che intercorre tra il registra e lo spettatore, tra lo scrittore e il lettore: i primi tentano di stupire i secondi si lasciano stupire. A tal proposito dichiara: “La necessità di meravigliare è una necessità infantile e immatura. È quello che fanno i bambini davanti ai genitori, provano a sbalordirli nel salotto di casa per diventare indelebili ai loro occhi ed è esattamente quello che fanno attori e registi. Per me ha senso fare film, ha senso scrivere libri affinché posso coltivare il desiderio e l’illusione di sbalordire il prossimo”. Parole, pause e intercalari tutti volti a descrivere il sottile confine che separa il mondo reale da quello cinematografico, un mondo all'interno del quale Sorrentino ha potuto dare vita alle paure più remote, alle ansie della propria giovinezza, ai ricordi di anni ormai passati, all’incapacità di esprimere ciò che prova personalmente ma che poi rende magico e palpabile rivestendo i personaggi e gli attori in maniera magistrale: “Quando vedo i miei attori muoversi così bene come avrei voluto muovere io a 18 anni , quando li vedo parlare, amare, piangere come avrei voluto fare io a 18 anni sto bene, l'ansia svanisce e mi illudo -il tempo di un ciak -che la loro spensieratezza sia la mia”. Queste parole dimostrano quanto per Sorrentino scrivere un libro o dirigere un film si codifichi non come la necessità di inventare posti, luoghi e persone fine a se stessi, bensì quanto sia importante essere, dire e pensare ciò che per tutta la vita non si è riusciti a fare perché magari troppo impegnati a recitare un parte non propria. di Martina Giugliano


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IN MEMORIA DI

GUSTAVO MINERVINI Stefano Rodotà e Giorgio Napolitano ricordano Gustavo Minervini, avvocato e parlamentare illustre.

4 Aprile 2015, muore Gustavo Minervini. Forse questo nome ai più non dirà niente, a maggior ragione è importante capire chi è e cosa ha fatto. Minervini è stato un avvocato, studioso e parlamentare napoletano, impegnato politicamente negli anni di piombo della finanza italiana, gli anni 80. Anche se si è appassionati di calcio è opportuno conoscerlo, in quanto è stato amministratore giudiziario della procura per il Calcio Napoli durante il periodo del fallimento. In ultimo è stato avvocato e consulente del banco di Napoli durante il periodo della privatizzazione delle banche, voluto dalla Banca d’Italia, per poi diventare presidente della Fondazione Banco di Napoli. Proprio nell’ultima sede che l’ha visto protagonista, la Fondazione, è stato celebrato l’evento commemorativo in sua memoria. Un evento per soli ricercatori in quanto, tralasciando i familiari, sono accorsi professori universitari e ospiti di gran prestigio che, partendo dall’operato di Minervini, hanno avviato grandi riflessioni economiche e giurisprudenziali. “Innanzitutto parliamo di un grande studioso, ma non solo”, così Stefano Rodotà ha iniziato il suo ricordo. “Proprio in questa grandezza vanno ricercati i motivi che hanno fatto di lui un grande parlamentare. Gustavo era consapevole della responsabilità che c’era nel mettere il sapere al servizio dell’istituzione pubblica. Quando creammo la sinistra indipendente abbiamo goduto di una straordinaria libertà e decidemmo di fare intervenire anche Minervini, ogni attività che si svolga in piena libertà gratifica le persone. Lui amava

confrontarsi su tutto con tutti e ricopriva un peso assoluto nella V commissione. Quando prendeva la parola tutti lo ascoltavano con massima attenzione e vi assicuro che aveva un peso non indifferente ciò che diceva. Il grande insegnamento che mi ha lasciato con il suo stile è che non c’è buona politica senza buona cultura. Momento emblematico della sua esperienza fu quando lesse in aula i 1000 nomi degli appartenenti alla lista P2, sapeva che in quel momento era accaduto qualcosa che non poteva essere scritto, come lui soleva fare, ma doveva essere declamato. Se ad oggi io dovessi indicare un parlamentare da prendere come modello indicherei sicuramente lui, per la cultura e per la serietà nell’intraprendere le funzioni pubbliche. Elementi che oggi scarseggiano.” Altro ospite d’onore è stato l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intimo conoscente di Minervini, che ha offerto il suo personale ricordo. “Oggi non potevo non esserci” Ecco le prime parole dell’ex presidente, “Conoscevo Minervini dai tempi del liceo e già all’epoca era un ragazzo brillante. Non è mai stato comunista, bensì un democratico di sinistra. Pur continuando la sua carriera extra universitaria decise di unirsi alla sinistra indipendente, dando alla sua carriera in parlamento un taglio decisamente finanziario, occupandosi delle attività creditizie e bancarie. Importante fu il suo Articolo 8 nella legge dell’86’ riguardo la parità di trattamento creditizio ai clienti delle diverse regioni d’Italia. Parliamo di un grande meridionalista, ma soprattutto di un grande uomo.” Gustavo Minervini è stato l’ultimo grande esempio di professionalità politica proveniente dal mezzogiorno d’Italia, un esempio che ancora oggi dovrebbe essere seguito come emblema di insediamento culturale all’interno di una politica che sembra scarseggiare, non solo culturalmente, sempre di più. “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” (Costituzione Italiana, art. 54) di Salvatore De Marco Foto di NewFotoSud - Alessandro Pone

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BLOCK PARTY A Secondigliano il folk si mescola alla vita del quartiere

Il parco San Gaetano Errico è un’oasi verde di ricreazione di Secondigliano, dove si è svolto il Block Party, festa folkloristica ispirata direttamente dal quartiere Bronx di New York, ma rivisitata in chiave napoletana dal Larsec, laboratorio di riscossa secondiglianese, associazione non profit che ha come mission principale la riqualificazione territoriale attraverso manifestazioni culturali e artistiche a sostegno del senso civico e del rispetto ambientale. Nel parco gremito da gente accorsa da tutto il quartiere era presente anche l'assessore ai giovani Alessandra Clemente che ha sponsorizzato il progetto includendolo nella rassegna “giugno giovani”. Alla manifestazione hanno partecipato gruppi musicali composti da giovani appartenenti a vari generi, jazz, percussioni africane, pop e musica d'autore. «Abbiamo ricreato l'atmosfera che si trova di solito nei grandi parchi d'Europa fondendola con l'idea di Block Party proveniente dal Bronx di New York, quindi unire l'atmosfera del quartiere con quella folk, quindi Europa e America insieme - ha dichiarato uno dei fondatori del Larsec, Vincenzo Strino - l'idea di fondo è quella di sensibilizzare la cittadinanza del quartiere sulla qualità di questo parco che è splendido, quindi perché non valorizzare le eccellenze di Secondigliano visto che già ci sono?». Oltre al Larsec hanno partecipato attraverso autofinanziamento anche associazioni molto note come “Adda Passà a Nuttata”, “L’Agorà Partenopea”, “Cosdam”, “Endless Project” e “Scampia Rugby”, tutte operanti nell’area nord in quartieri a rischio. di Vincenzo Barbato


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JOSI G. DELLA RAGIONE:

il sindaco più giovane della Campania e la rinascita dell'area Flegrea

Il 14 giugno resterà per la città di Bacoli una data memorabile, da annoverare tra gli straordinari avvenimenti che possono cambiare un'intera realtà territoriale. Parallelamente alla vittoria di Giuseppe Pugliese a Monte di Procida e di Rosa Capuozzo a Quarto, Bacoli elegge il ventottenne Josi Gerardo della Ragione, sindaco più giovane della Campania. L'evento è sentito come un vero e proprio punto di svolta per la politica dell'area flegrea. Come comincia il tuo interesse politico? «Ero rappresentante di istituto al mio liceo Seneca di Bacoli e già all'epoca quando facevamo manifestazioni studentesche decisi di non operare solamente nella scuola ma di stare tra i miei concittadini. Poi ho frequentato l'Università e fondai, con alcuni amici che ancora oggi mi affiancano, un blog di denuncia: freebacoli. Segnalavamo le anomalie del territorio per una corretta informazione, cercavamo risposte dai cittadini e via via quello che facevamo cominciava ad avere una grossa eco mediatica. Già all'epoca ricevemmo le prima minacce. Nel 2010 divenni consigliere comunale di opposizione. Cercavamo indipendenza rispetto ai partiti racchiusi nei piatti schemi della vecchia politica». In cosa consiste il tuo distacco dalla vecchia politica? «La novità sta nel fatto che noi ci muoviamo su una triplice attività: istituzionale (in qualità di rappresentate comunale), popolare (attraverso l'associazione) e mediatica (grazie al blog). Abbiamo fatto tante battaglie insistendo sui temi di ambiente e beni archeologici e a poco a poco siamo riusciti ad avere una presa sul popolo. La nostra rivoluzione è cominciata sul web». Come è stato possibile ottenere una vittoria così radicale tanto da riuscire a spazzare via gli ex rappresentati politici? «Abbiamo pensato di andare al vertice della politica per cacciare via le precedenti amministrazioni e interrompere il clima di mortorio che si era creato nella nostra città. Presentammo lo scorso anno la nostra candidatura storica (mai nessuno l'aveva presentata un anno prima) e

abbiamo costituito una strategia di cinque liste civiche il ché ci ha permesso di mettere in campo oltre settanta candidati consiglieri e di sfidare anche le altre coalizioni, senza compromessi con altri partiti. La grande impresa è essere riusciti a portare alle urne oltre il 70% dei cittadini di Bacoli e al ballottaggio il 60, quando, in realtà limitrofe, è andato a votare il 38 per cento dei cittadini». La tua vittoria la definisci per i cittadini? Cosa vuol dire? «La mia proclamazione è per i cittadini, la mia battaglia non è nominale ma di contenuto. Oltre 4.000 abitanti erano presenti alla proclamazione in piazza: un plebiscito di gente, amici e simpatizzanti che entrano nel comune, appropriandosi di un bene che è loro. Il popolo si è auto votato e si è ripresa la fascia tricolore». Quali sono le maggiori criticità che la nuova giunta deve affrontare? «Sono tante, ma siamo consapevoli del fatto che se non ci fossero state la gente non ci avrebbe scelto. Ci sono problemi enormi in termini di disoccupazione giovanile, ancor più gravi in una terra che non riesce a trasformare la bellezza in ricchezza, problemi relativi alla viabilità, all'inquinamento, ma il problema principale era l'apatia, la rassegnazione; e queste le abbiamo sconfitte!». Come dialoga Bacoli con i paesi limitrofi? «Ottimamente, c'è un comune entusiasmo che ci permette di rinascere insieme». Da sindaco più giovane della regione, ai giovani sfiduciati dalla politica cosa senti di dire? «Voglio dire a tutti i giovani impegnati per il cambiamento che bisogna smettere di utilizzare le elezioni soltanto come momento di rappresentanza, bisogna strutturare e fare strategia elettorale, la volontà di cambiare deve essere comunicata. Il territorio lo viviamo noi e noi dobbiamo cambiarlo. Se si capisce questo la città stessa ti da una mano. Le rivoluzioni partono dai comuni, se il miglioramento non proviene dal basso sarà sempre una sconfitta». di Filomena Diana

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NAPOLI CITTA' Ecosostenibile

Energie pulite per una città intelligente è questo lo slogan che ha fatto da sfondo ad un intero evento in nome del rispetto dell'ambiente e dell'uomo, organizzato presso Quartiere Intelligente a Montesanto dall'Associazione Dema e Green Italia al fine di offrire strumenti di riflessione che possano contribuire ad attivare il protagonismo dei cittadini e spingerli fuori da una dimensione di attesa. Quartiere Intelligente è il luogo dove sperimentare le diverse declinazioni della città ecologica, operando tra cittadini e aziende, divulgando una nuova cultura ambientale e tecnologica sensibile alle tematiche del riciclo, del risparmio energentico, sharing economy e della ricerca artistica contemporanea. In merito agli obiettivi esposti in essere nel quartiere intelligente abbiamo intervistato Maria Cristina Di Stasio, presidente Associazione Montesanto. Quali sono le attività promosse dal quartiere intelligente? «Le attività del Quartiere Intelligente comprendono tutte quelle pratiche che mirano ad una scelta ecosostenibile del “pensare”, del “fare” e del “condividere” che possono migliorare la qualità sociale ed ambientale di una città, generando nuove economie della sostenibilità. Far rinascere uno spazio degradato in un'area strategica, recuperare ad usi sociali, economici, ricreativi e culturale un frammento di urbanità significa tanto e attraverso la spinta del Q.I. queste arie desuete possono diventare un avamposto della città intelligente inclusiva e sostenibile del futuro». Perché puntare proprio sul quartiere Montesanto? «Montesanto è un quartiere hub della città di Napoli. È un importante nodo di mobilità urbana: in questo quartiere denso e ricco di varietà umana di ogni estrazione si trova il perché del nostro impegno. Puntare su Montesanto è al centro della strategia del Q.I, porsi al centro di un processo di rigenerazione urbana open source, che estende la sua progettualità oltre i suoi spazi per coinvolgere tutta l’aria significa che il degrado non deve schiacciare la bellezza della città. In particolare, uno dei principali obiettivi consiste nel progetto di rigenerazione della scala e degli spazi urbani circostanti che spesso sono stati scenari di inciviltà e degrado. L’evento in nome dell’ambiente e di una società sostenibile è stata ricca di personalità importanti come Carmine Maturo, Coordinatore Green Italia Campania, Massimo Bruno, capo relazioni esterne ENEL, e Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente, tutti concordi nell’affermare che per vivere bene, in una città che rispetti l’uomo e le proprie esigenze bisogna agire nel bene della collettività pensando sempre al miglioramento di tutte le aree pubbliche. Ecco il motivo per il quale c’è bisogno dell’impegno di tutti per cambiare le cose e costruire assieme un modello di città più vivibile, più sostenibile ed intelligente». di Martina Giugliano


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CAPUA E GLI ARTISTI DEL MAC CITTADELLA DELL’ARTE ALL’EXPO Arch. Alessandro Ciambrone, MAC, direttore artistico alessandro.ciambrone@gmail.com Arch. Ludovico Mascia, MAC, design and communication ludovicomascia@gmail.com

L’Assessorato alla Cultura di Capua, il Museo di Arte Contemporanea e Cittadella dell’Arte ‘Terra di Lavoro’ (MAC) e il Centro Unesco di Caserta hanno organizzato un programma molto intenso di attività per il mese di giugno e per il 4 luglio, quando la Città e i suoi Artisti* sono stati ospitati e promossi all’Expo in virtù di un accordo culturale e commerciale siglato con il gruppo bancario Intesa Sanpaolo Banco di Napoli. Il 7 giugno, alla XXVI edizione della mostra internazionale di pittura che si è tenuta a Forchia, in provincia di Benevento, gli Artisti del MAC Enrico Servadei e Nicola Badia si sono aggiudicati rispettivamente il II e il III posto nelle sezioni ‘opere da studio’ ed ‘estemporanea’. Il 15 giugno, nello splendido cortile di Palazzo Lanza, nell’ambito dell’evento ‘Capua, il luogo della lingua’ è stato presentato il libro ‘Petra narrat’ a cura della Prof. Jolanda Capriglione, Assessore alla Cultura di Capua e Presidente del Centro Unesco di Caserta, e dell’On. Antimo Cesaro, Deputato della Repubblica. Alla manifestazione hanno partecipato il Dr. Carmine Antropoli, Sindaco di Capua e l’Ambasciatore Lucio Alberto Savoia, Segretario Generale della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. Il 27 giugno si è tenuto l’evento ‘Notte bianca a Capua’. Sono state presentate: la mostra ‘Last finds…’ a cura degli Artisti Marco Abbamondi e Stefano Ciannella; la mostra di design ‘Occhio e malocchio’ a cura delle Prof. della SUN Jolanda Capriglione e Danila Jacazzi; la mostra d’arte ‘Capua abbraccia i suoi Artisti’ a cura degli Architetti Alessandro Ciambrone e Angelo di Rienzo, e la mostra ‘Capua fra identità storica e visioni contemporanee’ con le foto dell’Arch. Ludovico Mascia. La manifestazione è stata organizzata


Inaugurazione della mostra degli Artisti del MAC Cittadella dell’Arte Venerdì 10 luglio 2015 ore 18-20 Sede di Informare, Pinetamare in partnership con ‘Nessundorma’ (gruppo Scout di Capua), il magazine di promozione culturale Informare e l’associazione Officina Volturno. Le mostre sono state presentate anche il 4 luglio all’Expo, con alcune novità: il video ‘I Love Capua’ elaborato gratuitamente per la città dalla società Alphalab Creative Media Studio (CMS) e la mostra fotografica ‘Capua la Splendida’ del Maestro Franco Cucciardi. È stato inoltre organizzato un evento per il 10 luglio nella sede di Informare – Officina Volturno a Pinetamare, per inaugurare la mostra d’Arte degli Artisti del MAC ‘Terra di Lavoro’ alla presenza dei rappresentanti istituzionali delle città di Capua e di Castel Volturno, dei presidenti delle associazioni del territorio, degli allievi delle scuole e dei cittadini. *Livio Marino Atellano, Angelo Baccanico, Nicola Badia, Renato Botte, Sara Carusone, Alfredo Cordova, Francesco Costanzo, Evan De Vilde, Mario Giacobone, Tina Lattarulo, Pina Magro, Gabriele Marino, Leonardo Martellucci, Rosanna Montanaro, Germaine Muller, Ivan Pili, Anna Pozzuoli, Livia Raucci, Enrico Servadei.

Foto di Ludovico Mascia: pag. 16 Capua - pag. 17 Presentazione del libro 'Petra Narrat', Capua, Palazzo Lanza 14 giugno 2015


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ASSALTO AL PM: UN LIBRO DI

LUIGI DE MAGISTRIS Marzo 2007 il mio procuratore della Repubblica che stavo per mandare un’informazione di garanzia al coordinatore regionale di Forza Italia, senatore, avvocato, indagato in un’inchiesta molto delicata. Non lo avviso perché in alcune intercettazioni era uscito il suo nome ed era, tra l’altro, amico del senatore. Dovevo difendere l’indagine, per questo non lo avvisai. Questa è stata la mia grande colpa».Sono vari gli insegnamenti che possiamo trarre dalle parole di Luigi De Magistris. Innanzitutto che la mafia (o lo Stato) non uccide solo col tritolo. L’importante è non perdere mai la linea del proprio pensiero, anche di fronte ai vari scossoni. Per citare le paAll’interno del circolo di eventi “Caffè on the siglio superiore della magistratura, leggendo la role del sindaco: “Ho perso, ma non mi sono road” viene (ri)presentato un libro uscito nel sentenza non aveva il coraggio di guardarmi. perso”. Maggio 2010. “Assalto al PM”, è questo il ti- Tutto questo perché? Non avevo avvisato a fine di Salvatore De Marco tolo del libro scritto da Luigi De Magistris in cui egli stesso, in prima persona, narra le vicende che lo hanno visto da protagonista, da magistrato e da imputato. L’intero scritto gira intorno alla vicenda personale di un magistrato, ma innanzitutto di un uomo, che viene espropriato della propria carriera, interrompendo, tra le altre cose, una dinastia di magistrati. «Mio padre era contrario al trasferimento siccome era venuto a sapere del mio operato in Calabria e gli venne Scampia è una zona di Napoli conosciuta in tutdetto: tuo figlio lo uccidono, o fisicamente o proto il mondo per essere una delle aree più degrafessionalmente. Sono stato fortunato perché nel date e a rischio per ogni giovane in cui cresce, mio periodo la mafia non ammazzava fisicasembra quasi un destino certo quello di essere mente, non perché fosse più debole, al contrario. adescati dalla camorra o finire in brutti giri. In Il mio è stato un omicidio professionale». realtà non è così. Scampia è composta da gente Ricordando la sua esperienza da magistrato, professionale ed onesta, che è sempre pronta a l’odierno Sindaco di Napoli, racconta: «Il probrimboccarsi le maniche e tirare fuori il meglio lema reale è che nello Stato vive L’Anti-Stato, il dai bambini e dai ragazzi che vi abitano, anche Da sx, Margherita Dini Ciacci, quale si riversa su tutti gli organi che formano senza l’aiuto sia morale e sia economico dello Paolo Vattimiello, il primo, tra questi la magistratura. Io sono Stato. Oggi parliamo di una storia di riscossa, Lucia Precchia e Lucia Valenzi stato il magistrato più verbalizzato della storia dove i bambini ridono e attraverso forme artisd’Italia, sono stato ascoltato ben cento volte. tiche imparano non solo cos’è la legalità, anche sso dalla fondazione Valenzi e sovvenzionato dal Ci sono verbali che riguardano anche Giorgio come approcciarsi al prossimo. dipartimento della gioventù; il coordinamento Napolitano, ministri, senatori. Tante perLe famiglie infatti sono state ben liete di parte- del laboratorio è stato affidato a Lucia Precchia, sone che hanno lavorato con me hanno pagato cipare al laboratorio Bell’ e Buono. Il progetto, psicomotricista, ai suoi 12 collaboratori che graun prezzo altissimo perché avevano scelto di iniziato venerdì 12 giugno, consiste in una serie tuitamente si formano e operano per assicurare schierarsi! In Calabria io lavoravo dalla matdi laboratori di espressività e didattico-educa- una corretta integrazione dei bambini immersi tina alla sera. Seppi tramite mezzo stampa tivi che coinvolgono i giovani dai 14 a 16 anni in un ambiente sociale apparentemente ostile e che l’allora ministro della giustizia, Clemente con problemi di integrazione, disadattamento degradato. Mastella, richiese il mio trasferimento. Iniziò, scolastico e situazioni di svantaggio familiare La dottoressa Precchia ha inoltre affermato così, un associazionismo spontaneo della gente e sociale, alle quali, da sola, la scuola non può a proposito della partnership del comune di mosso a tutela del mantenimento del mio infar fronte. “Uno di questi ragazzi, figlio di Napoli: “Il comune di Napoli è miope e non ha carico in Calabria. Raccolsero centomila firme carcerati, durante una scenetta ha esclamato sponsorizzato l’iniziativa e per ora i soldi dal per dire –No- al trasferimento di un magistra- ti sei preso, i miei soldi ora chiamo la poli- ministero ancora devono arrivare, ci siamo auto! La questione è nella scelta. Le persone della zia - ti sembra normale? Qui siamo a Scampia tofinanziati su tutto. Stiamo colmando nel nosCalabria, come scrissi in una lettera a Giorgio e a quel ragazzo la polizia gli ha arrestato il tro piccolo un vuoto istituzionale”. Napolitano, avevano deciso di schierarsi, lo padre, lui però aveva capito. Se ne salviamo Vuoto colmato anche dal preside dell'istituto Stato no». Infine, De Magistris ricorda la causa anche solo uno di questi bambini, abbiamo Paolo Vattimiello che ha messo a disposizione del suo omicidio professionale, ampliamente fatto tanto”. Ce l’ha dichiarato Lucia Precchia, dell’associazione la scuola come sede operativa, spiegata nel libro: «Il processo durò tre mesi. Io priscomotricista e coordinatrice del laboratorio la vice preside Paola Cortellessa, la presidentessa venni condannato e trasferito con censura per Bell’ e Buono. della fondazione Valenzi, Lucia Valenzi e Marghincompatibilità funzionale. Attraverso la Musica, pittura, teatro e insieme erita Dini Ciacci, presidentessa di Unicef CampaDovevo partire dalla Calabria, dove avevo ad altre arti, si rappresenta un'occasione di nia, che ha sponsorizzato moralmente e culturalsvolto un ottimo lavoro, e mi veniva strappata riscatto che coinvolge i bambini e le famiglie mente l'iniziativa. la toga. Nicola Mancino, vicepresidente del condel quartiere di Napoli. Il tutto è stato promodi Vincenzo Barbato

SCAMPIA - Nasce il progetto BELL’ E BUONO per insegnare LEGALITÀ ai bambini


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La buona amministrazione del Sindaco di Pomezia:

«Da 200 mln di debiti a 4 mln d'attivo» Fino al 2012 Pomezia era una cittadina con circa 200 milioni di debiti, quasi al tracollo finanziario. Adesso può vantare 4 milioni in attivo nei bilanci comunali. Un cambiamento sostanziale nell’amministrazione ha reso questo possibile, e indubbiamente l’onestà del primo cittadino e della sua squadra ha fatto la differenza. Ma non solo, perché per raggiungere tali sorprendenti e tangibili risultati l’onestà non basta: occorre anche la concreta capacità di governare. Abbiamo quindi intervistato il Sindaco del Movimento 5 Stelle Fabio Fucci, che è riuscito a coniugare questi due aspetti fondamentali e a raggiungere per la sua città i suddetti, importanti traguardi. Da quanto tempo è Sindaco di Pomezia? Come ha iniziato il suo percorso politico? «Sono Sindaco da 2 anni. Prima sono stato Consigliere Comunale a Pomezia dal 2011 al 2013. La mia esperienza politica nasce invece nel 2007, quando presi parte al primo V-Day di Beppe Grillo. Mi sono ‘formato sul campo’, lavorando sempre sulle tematiche di maggior interesse per la cittadinanza». Quali sono state le sue prime azioni amministrative da Sindaco? Su cosa ha prioritariamente lavorato? «In primis sulla riduzione degli stipendi ai dirigenti: abbiamo risparmiato 600 mila euro in questo modo ed è stato il primo segnale forte per la cittadinanza. Un altro atto importante è stato mandare a gara pubblica tutti i servizi per i cittadini: abbiamo recuperato 2 milioni di euro all’anno. Il denaro è stato così investito in opere pubbliche, ad esempio sulla manutenzione delle strade, un problema sentito dalla gente, altri 5 milioni in servizi sociali. Il primo anno è stato di preparazione, durante il secondo anno sono arrivati tanti successi».

Come si è arrivati a tale risultato? «Semplicemente mettendo in ordine i conti, chiudendo per esempio una municipalizzata che costava tantissimo, tagliando le spese inutili e di affitto. Dal 2012 al 2014 siamo riusciti a invertire la rotta. Ora lavoriamo al potenziamento delle entrate: stiamo cercando di arginare il problema dell’evasione fiscale, che si combatte anche creando più servizi di orientamento al cittadino, spesso disorientato in merito ai pagamenti e senza un punto di riferimento informativo affidabile».

Come vede il futuro di Pomezia e il suo come Sindaco? Cosa può dire a chi crede che sia impossibile cambiare in meglio le cose? «Ad oggi penso solo ai prossimi 3 anni in cui governeremo. Sarà un lavoro duro, ma in futuro certamente più semplice e gratificante per noi e per i cittadini. A chi non crede sia possibile migliorare le cose dico di non scoraggiarsi, di guardare agli esempi positivi e di uscire dalla mentalità che acSappiamo che il successo più grande è sta- costa la politica alla corruzione: il politico incorto trasformare Pomezia da cittadina quasi ruttibile dovrebbe essere la normalità e come tale al tracollo finanziario in cittadina con 4 va considerato». di Valeria Vitale milioni di euro all’attivo.

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LE DONNE DEL VINO DELLA CAMPANIA Lunedì 22 giugno nella suggestiva atmosfera del Circolo Canottieri di Napoli si è svolto il grande evento delle Donne del Vino della Campania, Sorsi di Lune ovvero il vino come occasione di incontro, confronto e convivialità: un grande appuntamento dedicato alla cultura del bere e al sodalizio rosa che vede insieme più di 50 donne tra vignaiole, ristoratrici, enotecarie, chef e sommelier, alla sua quinta edizione. La serata a scopo benefico a favore della ONLUS “Un dono per Valentino”, associazione che sostiene e promuove le cure integrate per i bambini nefropatici, è stata aperta dalla moderatrice Santa di Salvo con un confronto ed approfondimento “Cibo e Vino, energie del futuro” in linea con i temi rilanciati da Expo Milano 2015. Il convegno ha goduto della partecipazione di straordinarie donne del mondo della cultura come la presenza della scrittrice di fama internazionale Sveva Casati Modigliani, nel cui ultimo libro “La vigna di Angelica” si rivivono storie di produttrici di vino del nostro Paese, intraprendenti e coraggiose, e Anna Maria Colao, professoressa di endocrinologia e oncologia molecolare, premiata dall’Associazione Donne del Vino come “Donna del Fare nel 2013” ed è inserita nella lista dei 100 migliori scienziati al mondo. Prezioso il contributo della giornalista di enogastronomia e scrittrice Licia Granello, la cui ultima fatica è stato un vademecum studiato e ricercato dei migliori artigiani del gusto e del vero cibo di qualità “I sapori d’Italia dalla A alla Z” edito da Feltrinelli, Bianca D’Angelo, Assessore uscente delle politiche sociali della Regione Campania, Sabina Martusciello, professore Associato di Design, direttrice del Master Diaeta Mediterranea: LANDesign ali-ment-azione, Giuseppe Orefice presidente Slow Food Campania e Marco Rossi esperto di Brand Marketing. Alle 20:30 invece si è aperta la Grande Degustazione con un percorso eno gastronomico a più voci che lascia parlare territori, sapori ed esperienze diverse. Il tema comune è “La cucina di tradizione, garanzia del futuro”. di Rossella Bicco


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RIAG La famiglia Rubinacci si ritaglia uno spazio tra le eccellenze aziendali che fanno imprenditoria sul territorio campano, più precisamente nella zona ASI di Giugliano - Qualiano. La passione e la dedizione al lavoro permettono alla Riag, che produce profili in legno per serramenti misti alluminio/legno, di essere tra i leader del mercato di riferimento regionale, nonostante sia l’azienda più giovane subentrata in questo tipo di commercio. L’esperienza lavorativa e le capacità artigiane di Giovanni si sono incastrare in qualche gene che ha trasmesso ai suoi figli, oggi titolari di un’impresa che vanta una storia evolutiva da sempre destinata allo sviluppo, al cambiamento e all’innovazione. Fautori di questa crescita reputazionale sono, appunto, i fratelli Rubinacci: Angela, Iolanda e soprattutto Giuseppe, che ci racconta la vita di un’azienda di famiglia con 15 dipendenti, occupante un terreno di 7.500 mq, che fa della flessibilità il proprio "Credo", capace di sopravvivere ed adeguarsi ai cambiamenti del mercato globale, agli imprevisti comportati dall’euro e ad un territorio che non riesce nemmeno a garantire il servizio di illuminazione e gli impianti adeguati per fruire del gas, a causa del totale disinteresse delle istituzioni. In merito, però, Giuseppe si sente fiducioso con l’ascesa in regione di Vincenzo De Luca in quanto, a suo parere, gli è parso intenzionato alla risoluzione delle problematiche intrise in quella zona industriale a cavallo tra due città.

Foto di Francesco Speranza

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l'eccellenza del made in italy nel mondo Giuseppe, raccontaci della Riag e della sua storia… Il fondatore dell’azienda è mio padre che dà vita a questa realtà nel 1970. Lui faceva cornici per semilavorati per quadri e falegnameria. Nel ‘74 già fa un passo in avanti passando dallo stabile di Secondigliano a quello di Casalnuovo, per poi investire in macchinari che lo aiutassero per fare più produzione e avere un prodotto più performante, permettendogli di aumentare il numero dei dipendenti. Nel 1980 arriva ad acquistare un terreno nella zona industriale di Qualiano per esigenze di logistica, di produzione e anche perché c’era molta richiesta. Ciò che produceva era di altissima qualità quindi c’era molta domanda dovuta anche al boom dei mercati americani e dei mercati esteri in generale. Oggi io e le mie sorelle rappresentiamo la seconda generazione, che iniziò con me nel 1997 quado allora mi occupavo esclusivamente di produzione

per preservare questa cornice in legno viene messo un cartierino di alluminio che poi rappresenta la struttura portante. Questo rendeva l’infisso di una gamma molto alta e poi per il legno erano tutte essenze pregiate: frassino, rovere, ciliegio, il top delle essenze per la qualità del legno. Avevo una difficoltà iniziale che era la verniciatura, in quanto avevo dei potenziali clienti che mi richiedevano la barra in legno tinta. In quel caso, graQuindi, dalla globalizzazione avete riscon- zie ad una collaborazione che decisi di stringere con un cliente, riuscì a fare un accordo che mi trato risultati favorevoli? Sì, perché con la lira c’era molta convenienza ad consentiva di affrontare il mercato. acquistare in Italia e inoltre, la patria della cornice a livello artigianale, quello della foglia oro, Come riuscite a coinvolgere i giovani arera Napoli. Era qui l’arte di questo tipo artigiana- chitetti e quali progetti e mostre ci sono in to. Questo periodo positivo è durato fino al 2002, futuro? Abbiamo fatto una convenzione con la Facoltà di quando poi con l’Euro tutto è cambiato. Architettura di Aversa: infatti, con noi abbiamo Ciò vi ha spinti ad evolvervi ed aprirvi ad una tirocinante che sta preparando la tesi, ma questo è solo l’inizio perché a breve stipuleremo altri mercati? Sì. A cavallo degli anni 2000, inizia il rallenta- convenzioni più estese per coinvolgere sempre mento forte della cornice dovuto a più fattori più ragazzi. Abbiamo anche ricevuto ragazzi in come quello della moneta unica, per la quale il visita guidata, laureandi della Federico II. mercato americano, che era il mercato trainante, Per quanto riguarda le esposizioni, Arkeda è non trova più convenienza ad acquistare qui per- una mostra - convengo del settore per profesché l’euro era molto più forte rispetto al dollaro sionisti, ingegneri, architetti che si terrà il prose poi molte aziende italiane ed europee trasloca- simo novembre alla Mostra d’Oltremare. Ho già opzionato uno spazio tutto mio da 16 mq dove vano dove la manodopera costava di meno. Da lì, abbiamo avvertito la necessità di evolverci. sarò presente con dei pezzi particolari, nuovi in Facendo diverse indagini, ho capito che c’era un termini di design. Avremo una nuova collezione mercato molto fiorente che era quello del mondo composta da una quindicina di pezzi: l’obiettivo dei serramenti, dove era in forte crescita una è di esaltare il made in Italy, creando qualcosa di gamma di prodotti che era il serramento allu- nuovo ed immettendosi in nuovi mercati. di Fabio Corsaro minio-legno, un serramento misto dove viene Foto di Carmine Colurcio messa una cornice di legno nell’appartamento e


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L' ARTE TRA MUSICA E PITTURA

Che Napoli sia stata ed è tutt’oggi la culla di culture, artisti e tradizioni è un fatto assai noto; essa è una città d’arte, in ogni suo angolo, in ogni sua piccola parte. Ma non sempre tutta la sua bellezza artistica è conosciuta, così come non sempre tutti gli artisti di cui è madre ci sono noti. Dalla letteratura alla musica, passando per la pittura, molte sono le presenze che hanno imparato tanto da questa città, ed hanno dato altrettanto sullo scenario nazionale ed internazionale. E’ proprio del binomio musica – pittura di cui vogliamo parlavi, ed in particolare di Luciano Gargiulo, un “concentrato d’arte” ricco di riconoscimenti, pittore e musicista napoletano del’900. Tante le sue iniziative, i suoi impegni nell’arte e nella musica che risulta senz’altro riduttivo chiamarlo così. Artista poliedrico, Luciano Gargiulo ci racconta di lui in un’intervista esclusiva e di come la prima e la quinta arte riescono legarsi nel suo modus operandi. Maestro, mentre ci racconta qualcosa della sua vita, possiamo ripercorrere insieme i vari momenti che l’hanno scandita, legandolo alla musica per tutti questi anni? «Beh, se dovessi definire la mia vita in una frase, direi senz’altro che essa è un insieme di coincidenze. Insieme a mio fratello Renato, trovai questa passione per la musica, inizialmente usando degli strumenti musicali giocattolo da cui eravamo molto affascinati; poi mio padre regalò a me una batteria e a mio fratello una fisarmonica. Ricordo che ero curiosissimo di sentire le note delle canzoni che conoscevo, e passavo moltissimo tempo a cercare di decifrare come potessi riprodurre tali suoni sullo strumento. Tutto questo fino a quando

non iniziai a prendere lezioni da un maestro, che all’età di 8 anni mi portava con sé a matrimoni, come mascotte. Così fino a quando mio padre mi regalò una batteria usata, iniziai a lavorare come batterista, e contemporaneamente alla musica iniziavo ad avvicinarmi al disegno. Insomma la mia vita si è interamente sviluppata, fino ad arrivare ad oggi all’età di 64 anni, coltivando queste due passioni: la musica e la pittura». A quale delle due è più legato, o sente più vicina in qualche modo? «Quale delle due mettere l’una davanti l’altra non saprei, entrambe completano me stesso, ed entrambe mi comunicano infinite sensazioni. A questo punto ci sarebbe molto da raccontare. Mi ritrovo all’età di quattordici anni con Mario Musella, il cantante degli Showmen, che frequentava casa mia, insieme a James Senese ed Enzo Avitabile; casa mia era conosciuta come “la casa dei maestri”. Intanto ho frequentato il liceo artistico, la facoltà di architettura, ed ho sempre continuato a suonare, trovandomi poi nel circuito dei grandi musicisti, nel mondo dello spettacolo, con personaggi importanti». Per quanto riguarda la sua carriera di pittore, invece cosa ci racconta? «Mi sono ritrovato accanto a grandi maestri, ho fatto una mostra al Vittoriano nel 2000. In seguito sono stato invitato da Vittorio Sgarbi alla Biennale di Venezia, e quest’anno prenderò parte a “Spoleto Arte”, un festival organizzato sempre da Vittorio Sgarbi». Quali posizioni attribuisce alla pittura ed alla musica all’interno della sua vita? «Esse sono senz’altro delle cose vitali. Potrei quasi definirle come degli alimenti naturali che caratterizzano la mia vita. Non un lavoro, o un mestiere che porta ad essere assatanato ed a non cogliere l’essenza e la spiritualità di noi come essere viventi». A quale quadro risulta essere più legato? «Io amo i miei quadri così come amo i miei figli. Nessuno di essi mi è più caro, e viceversa. Questo perché ho sempre fatto della pittura una passione e non un lavoro. Probabilmente il quadro che presenterò a Spoleto Arte è un lavoro a cui tengo molto, forse perché mostra il mio essere napoletano, e in quanto tale sono legato alla cultura napoletana ed i suoi eterni personaggi, quali Eduardo De Filippo». Per concludere, un consiglio per i ragazzi che si avvicinano all’arte, alla pittura ed alla musica. «Premettendo che io apprendo molto di più dai giovani che dai miei coetanei, dico ai miei alunni, ai ragazzi che si avvicinano al mondo dell’arte, ma in generale al mondo adulto, di non perdere mai il sorriso, dovranno essere sempre sorridenti verso la vita, e nelle avversità. Bisogna sempre cercare di esaltare il lato migliore delle cose». di Concetta Coppola, Vincenzo Capasso


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MOSTRA ROCK FRANZESE

IL VIAGGIO

Un evento imperdibile tra musica ed emozioni. Pino Daniele e i Pink Floyd protagonisti delle esposizioni nelle sale del PAN La quinta edizione di Rock!, Mostra Internazionale sulla Musica e i suoi linguaggi, ha aperto i battenti al Palazzo delle Arti di Napoli lo scorso 6 Giugno e proseguirà fino al 19 Luglio. Gadget, fotografie rare, vinili e non solo in oltre 2.000 metri quadrati distribuiti tra atrio, secondo piano e area loft. Si può ammirare la sezione dedicata ai Pink Floyd, con le immagini inedite di Jacques Boumendil, direttore della fotografia dell’evento dell’Ottobre ‘71 “Pink Floyd Live At Pompeii”. Al secondo piano invece, tutto ciò che riguarda Pino Daniele con la sezione ‘Pino! I mille colori del Lazzaro Felice’. Inoltre la kermesse propone in anteprima “Animated Album Covers – Copertine Animate” di Juan Betancourt, e la sezione “The Sound of Music – Storia delle Macchine Parlanti e delle Radio”. I live e gli incontri che rendono ancor più interessante questa mostra che ormai si è conquistata un posto importante tra gli eventi cittadini, si svolgono in un’apposita area al secondo piano. Per saperne di più abbiamo intervistato il giornalista Michelangelo Iossa, uno dei due fondatori e curatori della Mostra insieme a Carmine Aymone. Michelangelo, complimenti per aver dato vita a tutto questo per il quinto anno consecutivo. Ci traccia un bilancio di queste prime settimane? «Quest’anno la mostra è l’evento centrale di questo periodo in città, posta tra il Maggio dei Monumenti e “L’Estate a Napoli”. Nonostante il caldo abbiamo già superato le 4.000 presenze tra pubblico cittadino, visitatori che arrivano da fuori città, e turisti. Il picco delle visite si concentra tra il mercoledì e il sabato, quando ci sono gli appuntamenti tematici e gli eventi live». Quali sono stati finora gli eventi più significativi? E quali le differenze con le precedenti edizioni? «Sicuramente il concerto di Phil Palmer e della moglie Numa, e il loro toccante omaggio a Pino Daniele il 6/6, la consegna del Premio ‘Rock! Legend’ al regista Adrian Maben il 10/6, e la presentazione del disco ‘Palepolitana’ degli Osanna

il 20/6. Quest’anno rispetto alle scorse edizioni si può parlare di un ‘bilancio di commozione’ maggiore, scaturita perlopiù dagli scatti inediti di Boumendil in anteprima mondiale, e dalla visione delle chitarre originali di Pino Daniele e dei cartelloni dei suoi tour, che hanno ipnotizzato tanti visitatori tra cui il Sindaco De Magistris. Gli oggetti dell’artista sono stati presi in prestito dagli assortimenti privati di Vincenzo Calenda e Francesco De Martino, i maggiori collezionisti al mondo di Pino Daniele». Quali saranno invece gli eventi più importanti del mese di Luglio? «Segnalo l’evento ‘Rock and Food’ del 2 Luglio, in collaborazione con il Consolato Generale U.S.A. per l’italia Meridionale, con le performance live a tema di Martina Striano & Soul Town. Il 3 Luglio avrà luogo il workshop “Gente Distratta”, dedicato alla concezione delle donne nelle canzoni di Pino Daniele: ci sarà Maria Grazia Liccardo in collaborazione con ‘Le Kassandre’ e ‘Librincircolo’. E il 10 Luglio avremo il live di Ernesto Vitolo, storico tastierista di Pino, con i Demonilla». Grazie a Carmine Aymone e a Michelangelo Iossa il rock a Napoli è più vivo che mai. Auguriamo a tutti una buona Mostra Rock!5. Stay tuned, stay Rock. di Valeria Vitale Foto di Gabriele Arenare

Nola. Il viaggio di Aniello e Antonio Franzese parte dal famoso scambio di bandiere di una festa fatta di competizione e sano agonismo: la festa dei gigli. Lo scambio di bandiere è il momento in cui un Giglio, in questo caso il giglio PANETTIERE sito in Piazza Principe Umberto, è ancora un embrione da plasmare nelle mani dei “Maestri di festa” che come presidenti di una squadra di calcio si iscrivono al campionato dell’anno successivo ricevendo il testimone dalla paranza dell’anno precedente. Partita un anno fa, la “paranza” Franzese, da embrione è stata quest’anno una crisalide della festa di Nola e dei nolani. I caporali, il braccio destro dei Franzese, sono Costantino Di Lorenzo (detto “O’Ritratto”) e Ciro Di Lorenzo (detto “La Roccia”). Mentre i “cullatori collano” per le strade di Nola l’obelisco di speranze e tradizioni nolane i movimenti sinuosi vengono accompagnati dalla Cappelluccio’s Band composta da: il capitano sassofonista Francesco Cappelluccio, alla tastiera Daniele Esposito, al rullante Francesco Ruggiero e ai piatti Salvatore Di Maio. Alla voce Alberto di Maiolo e Enzo Marseglia. Un team tra passato presente e futuro di questa terra. Negli anni la festa si è candidata a sfogo agonistico, un sano manifestarsi della forza nolana e dei nolani. Spogliato o vestito (nella foto di Rosaria Parisi) il giglio Franzese è maestoso, ricco. Cammina quatto per la città e volteggia, volteggia sempre. “Nella fede e nella speranza così iniziò la festa” questo è il motto che va di pari passo con le iniziative del Giglio PANETTIERE che quest’anno ha dato spazio ai malati e le varie associazioni mettendoli al centro della festa. La festa dei gigli porta oggi un ondata di tradizione senza intralciare l’entusiasmo dei giovani, senza sfiorire l’altruismo napoletano, senza perdere il gusto per le cose equilibrate. Lo stesso equilibrio che i “cullatori” cercano nel guidare il giglio. di Giovanni Imperatrice


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ESSERE IMPRENDITORE… Essere imprenditore richiede un gran coraggio e soprattutto richiede una qualità non comune: essere un sognatore. Nel caso di Gino Pellegrino ci troviamo di fronte a un sognatore di lusso, più o meno un utopista, ma con i piedi ben piantati nella concretezza delle esigenze del quotidiano e soprattutto un utopista che si misura ogni giorno con il ‘sarcasmo’ incredulo del mondo che lo circonda e che ora, invece, comincia a capire la straordinarietà delle sue idee, delle sue iniziative. Ha cominciato laureandosi in Architettura: bel mestiere quello dell’architetto che, se ben fatto, trasforma spazi vuoti in dimensioni del buon vivere, ma a lui non bastava. Ecco allora che inventa (letteralmente) una ‘cosa’ che non c’è, un’impresa senza precedenti con cui confrontarsi o scontrarsi: il Museo del cane. E dove va a farlo? In una landa bellissima, ma solitaria ai piedi del Monte Massico, la campagna luminosa e fertile che circonda Mondragone. Diventa un must per le domeniche di famiglie e bambini, per alunni in gita, per gli amanti dei cani o anche solo (si fa per dire …) per quanti amano conoscere un bell’esempio di bioarchitettura che accoglie cani felici. Vengono da tutta Europa per il suo Foof, ma non gli basta. Un giorno gli parlo degli splendidi spazi dello Hyppokampos a CasteVolturno, un luogo straordinario curato con amore e dedizione da Sergio Pagnozzi, ma ormai vittima, insieme a Sergio, della malastella (esiste!). Il luogo t’incanta: laghetti circondati da profumati eucalipti, bungalows in legno che si specchiano nell’acqua, un albergo, strutture per feste, convegni. Gino s’innamora, studia le ‘carte’ con i suoi tecnici, le potenzialità enormi le intuisce da solo e si lancia nella nuova avventura dell’Ecoparco del Mediterraneo. Nome nuovo, vita nuova, ma ben dentro la storia ormai più che decennale dello Hyppokampos. L’albergo prende il nome di un’altra sua ‘creatura’ caser-

tana (che Trip Advisor loda a piene mani), il Plana Hotel, e diventa ‘Plana Resort’ con piccole modifiche, ma soprattutto con un’ottima cucina e spazio wellness fra la grande piscina e il laghetto delle papere. E noi abituati ai profumi degli eucalipti e degli oleandri? Tutto ok: le macchine continuano a restare fuori da questo luogo incantato, le passeggiate si possono alternare a un po’ di sci nautico o a una bella cavalcata nei prati retrostanti, il riposo da weekend è assicurato anche da qualche canoa o da una delle tante sdraio a portata di un fresco cocktail. Non era facile soprattutto se si pensa che tutto questo accade a CastelVolturno, bella e dannata da una cattiva quanto immeritata fama della quale finalmente si sta liberando. Ma sì, è stato ancora una volta lungimirante Gino che si è fatto incantare da questa cittadina alla foce del Volturno, a 20 minuti da Napoli, pronta per il nuovo porto turistico e per il rilancio dei cantieri navali fino a non molto tempo fa vanto della costa campana. Gino ha una marcia in più anche perché ha una moglie ‘più’ (dietro il successo di un uomo c’è sempre …): ha cultura, sa cogliere le occasioni con ponderata prudenza pari al coraggio e all’entusiasmo. di Jolanda Capriglione

Il Foof di Mondragone a Milano...

Dopo cinque giorni di gare è "Ops I did it again del cuore impavido", noto come Ronny, il cane più bello del mondo. E' un bearded collie di Olga Klimova (Russia) di tre anni. Si tratta di una razza inglese dal mantello fluente dal colore grigio-ardesia e fulvo-rossiccio, nero. E' socievole, intelligente e facilmente addestrabile. A decretarlo i giudici del World Dog Show 2015, la più prestigiosa e attesa esposizione canina a livello mondiale, organizzata dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) e sponsorizzata da Royal Canin Italia. La manifestazione, tornata a Milano dopo 15 anni, ha visto la partecipazione di oltre 30.000 cani iscritti, di cui oltre 8.000 provenienti dall’Italia, seguita, per numero di partecipanti, dalla Francia con circa 1.700 e dalla Russia con quasi 1.500 cani. “Abbiamo ricevuto apprezzamenti da espositori e visitatori per l’elevato livello tecnico e per l’organizzazione che ha permesso di offrire un ambiente accogliente”, ha riferito Dino Muto, Presidente di ENCI. “Ci tengo a ringraziare la Fédération Cynologique Internationale – ha proseguito - e in particolare Rafael de Santiago per aver creduto in noi e per averci accompagnato in questo cammino. Gli anni di impegno sono stati pienamente ripagati e per questo desidero ringraziare tutto il Consiglio di Amministrazione di ENCI per la fiducia accordatami e tutto lo staff, con il quale ho condiviso ogni passo di questa mondiale memorabile, che spero possa ripetersi a Milano prima dei prossimi quindici anni.” Durante questa settimana Milanese, Foof, il primo museo del cane in Italia e in Europa, è


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...per il World

DOG SHOW

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PICTURE OF LIFE: LA FOTOGRAFIA COME STRADA VERSO IL CAMBIAMENTO DI VITA

stato protagonista della cultura canina con un Il Palazzo delle Arti di Napoli ha ospitato, fino alla proprio stand all’avanguardia ed un’esposizione data del 22 giugno, la mostra conclusiva del prodi collari d’epoca ospitati nello stand dell’ENCI. getto Picture of Life, promosso dall'azienda Monfrotto e nato con l'Associazione Jonathan Onlus e “Siamo molto orgogliosi di essere stati invitati la collaborazione del Centro Giustizia Minorile di direttamente dall’ENCI a partecipare con la Napoli, che è consistito in due mesi di preparazinostra collezione al WDS 2015” ha commentato one teorica e pratica all'uso di macchine fotogral’Architetto Vito Luigi Pellegrino, Direttore del fiche professionali e alla capacità di fare della Foof. “La possibilità di incontrare e far con- fotografia mezzo di comunicazione e rivendicazioscere la nostra struttura a migliaia di appas- one di identità sociale da parte dei partecipanti, sionati e proprietari di cani provenienti da tut- venti ragazzi provenienti da zone altamente degto il mondo, è stato uno dei principali motivi di radate socialmente e colpevoli di reati penali. Le soddisfazione. Molto apprezzata dai visitatori pareti bianche del grande spazio dedicato a tale è stata la nostra collezione di collari d’epoca mostra, presso il PAN, sono state partecipi silenper il loro valore storico e culturale, che fanno ziose ma suggerenti dell'importanza dei quadretparte della nostra esposizione permanente. ti in bianco e nero a loro affissi, grazie alle storie Grande interesse –continua - ha suscitato di redenzione desiderata e coraggio di rimettersi l’innovazione della nostra struttura, unica nel in gioco con tutti se stessi, di impegno nel sociale suo genere, totalmente incentrata sul rapporto e di voglia di riscatto che solo la fotografia è riustra cane e uomo. La manifestazione ci ha for- cita a catturare nelle sfumature giuste e perfette, nito la possibilità di farci conoscere nel mondo, regalando chiaramente anche gli stati d'animo di diffondere l'importanza del rispetto del cane dei fotografanti. attraverso la nostra Carta dei Diritti del Cane.” I soggetti scelti sono stati, principalmente: ville e terreni confiscati ai boss di Casal di Anche al World Dog Show, il parco-museo del Principe, ora divenuti centri d'assistenza; l'ex cane Foof, si conferma un’eccellenza italiana, Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, che nasce dal genio dei suoi fondatori e cresce odierno Polo Archivistico Sanitario A.S.L. Napoli grazie al lavoro costante dei suoi collabora- 1 Centro; l'Ospedale Psichiatrico Giudizitori, in un territorio difficile ma ricchissimo di ario Sant'Eframo, occupato dal collettivo Cau "Je so pazz". Le fotografie, inoltre, sono state risorse quale la provincia di Caserta. Il testimone passa ora alla Russia che nel 2016 presentazioni di scene di sincero e puro lavoro d'assistenza, in particolare al mondo degli auospiterà il World Dog Show a Mosca. di Maria Rosaria Race tistici, e consequenziali sono le immagini che ritraggono la lotta all'isolamento sociale di tali ragazzi, condotta dall'associazione "La Forza Del

San Cipriano d'Aversa villa del fratello del boss Bardellino sequestrata alla camorra.

Silenzio", a cui collaborano più di cento famiglie e operatori qualificati e che ha come sede il bene confiscato alla famiglia Schiavone, edificio che è stato poi ribattezzato come "Centro sociale per ragazzi autistici"; Infine, ma non per minore importanza, ci sono da ricordare gli scatti riguardanti "L'ETIKET - agenzia di comunicazione sociale" e l'attività imprenditoriale NCO "Nuova cucina organizzata", che si occupa della trasformazione e conseguente e possibile vendita di prodotti di terreni confiscati alla camorra, ma che è anche organizzata in pizzeria, catering e ristorante, ed è garante di possibilità lavorativa per persone svantaggiate. Ciò che viene racchiuso con semplici 'click', presenta in realtà una contrapposizione piena di significato allegorico fra il passato e il presente: da un lato, abbiamo il passato del tempo, il passato dei luoghi immortalati e intristiti dalle loro utilità, il passato della vita di ragazzi che l'hanno macchiata di crimini e sbagli; dall'altro, c'è invece il presente, la trasformazione di quei luoghi in qualcosa di colorato, importante e attivo, e il presente dei cuori dei fotografi presi in considerazione, rullino pulsante di questo bellissimo progetto. Il presente di questi ragazzi che si sono sentiti soli, magari incompresi, che hanno preso coscienza del loro passato e che sono riusciti a trasformarlo in un qualcosa che resterà così, che continuerà a migliorarsi nel futuro. Questi ragazzi, che hanno scelto di cambiare. di Caterina Piantieri


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S.E. NOGARO PREDICA CORAGGIO MORALE E IMPAVIDITÀ Come due volti della stessa medaglia, come il nero viscoso e il bianco puro, da sempre la criminalità organizzata e la Chiesa sono intricate in una contrapposizione netta, giustificata dalla promulgazione degli ideali stessi di una e dell'altra: violenza per la prima, con tutto ciò ad esso legato; solidarietà, perdono, perseguimento del gaudio e tanti altri insegnamenti improntati alla placidità d'animo e la purezza di cuore. Al giorno d'oggi, sono tante le testimonianze attive di opposizione e resistenza ai tentacoli moventi della malavita nella nostra società, ma anche tante le parole vuote e stanche che le persone continuano a sentirsi dire in rassicurazione alla realtà malsana in cui viviamo. Parole lasciate a fluttuare in modo silenzioso, che non cadono in azioni, e parole che servono a riempire la paura delle persone e il disagio. Queste parole di sicuro non sono quelle che Sua Eccellenza Monsignor Nogaro, Vescovo Emerito di Caserta, ha utilizzato per rispondere alle domande che costituiscono l'intervista che segue, tenutasi in occasione della presentazione del libro "Ali spezzate" di Paolo Miggiano. Le sue dichiarazioni sono complementari al modo convinto in cui si è eretto, fin dal primo momento, in difesa dei più deboli e al suo non essere capace di impegnarsi in una retorica scialba, per quanto riguarda la lotta alla malavita e l'indirizzare le persone verso il giusto. Le sue parole, vere ma anche speranzose, hanno la voce saggia e forte di un animo pulito e così sincero da rendere chiara la strada giusta da seguire, ora che c'è sempre di più una perdizione generalizzata.

Dopo periodi in cui alcuni prelati hanno evitato di affrontare il tema della camorra, la morte di Don Peppino Diana ha fatto sì che l'atteggiamento della Chiesa cambiasse in modo importante. Qual è l'odierno? «Ho pubblicato un libretto su don Peppino Diana che considero il mio testamento spirituale, in cui sostengo la tesi della necessità di riconoscimento di Diana, da parte della Chiesa, come vero martire della vita, la vita data per gli altri. Essendo stato l'ultimo teste al processo di Don Peppino Diana, sono più che convinto che la camorra abbia scelto di colpire lui perché è sempre stato il simbolo della legalità, e affermo che è oggi il vessillo di gloria della Chiesa e della società». Con gli insegnamenti di Falcone, Borsellino, Diana, Patriciello, i giovani hanno avuto motivo di rigetto della criminalità organizzata. Qual è l'aspettativa che ripone in loro? «Oggi che c'è un riscatto nei giovani, una legalità diffusa e la volontà di lotta e impegno morale per dare un nuovo volto di giustizia alla nostra società. Il sistema in cui ci troviamo è corrotto e i giovani devono sapere di avere un compito, una missione, che consiste nella salvezza per sé stessi e per gli altri. Gridare contro la realtà è uno sfogo lecito, ma inevitabile è andare contro corrente ed esaltare i valori autentici della vita e non riempire ancora il silenzio di parole vuote e stanche». di Caterina Piantieri

“ASPETTANDO L’ESTATE”

L’Associazione Volontari di Castel Volturno organizza giochi e Musica a servizio dei cittadini.

L’estate è ormai arrivata e il quartiere Scatozza del comune di Castel Volturno è stato ben pronto ad accoglierla con l’evento “Aspettando l’Estate”, organizzato dall’Associazione Volontari di Castel Volturno. Sono passati solo pochi mesi dall’inaugurazione della nuova villetta in località Scatozza completamente ripristinata e messa a nuovo e, nonostante il poco tempo a disposizione, sono stati numerosi gli eventi organizzati e le giornate di ritrovo per bambini che hanno coinvolto gran parte della cittadinanza residente nel quartiere. Un classico esempio di come un gruppo di cittadini, uniti per la realizzazione di un fine comune, riescano a fare qualcosa di utile per il territorio trasformando un parco abbandonato in un centro di aggregazione per famiglie e ragazzini. Due sono gli eventi che hanno permesso e permetteranno ai cittadini di passare qualche ora in armonia e poter usufruire liberamente del bene comune. Il primo è organizzato “Aspettando L’estate” , una giornata dove l’associazione a messo a disposizione giochi gonfiabili per bambini , musica live e animazione. Il secondo evento è in programma il 31 Agosto presso il centro storico del paese e sarà denominato “Arrivederci Estate”, ove avrà luogo l’estrazione di una lotteria a premi a cui potrà prendere parte l’intera cittadinanza e il ricavato sarà destinato alla realizzazione un “Campo di Bocce “ pubblico. Inoltre è importante ricordare che l 'Associazione Volontari di Castel Volturno, avvalendosi della disponibilità e la preparazione di un volontario, mette a disposizione la propria sede per impartire lezioni d'inglese. Tutte le persone possono recarsi tranquillamente alla nuova sede o chiedere informazioni contattando la pagina Facebook dell’associazione, la quale è nata con il solo scopo di rendere il proprio territorio migliore grazie al contributo di tutta la cittadinanza e presta la propria opera completamente in forma gratuita, volta alla realizzazione e al ripristino di zone abbandonate per donarle alla comunità. di Vincenzo Lo Cascio


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MALATI DI SLOT MAGAZINE DI PROMOZIONE CULTURALE

“Un’insidia subdola, inquietante, che provoca situazioni sociali e familiari laceranti, patologie, infiltrazioni criminali. Un’insidia che non nasce da sola, ma è provocata dai modelli negativi dell’arricchimento rapido e per sorte, veicolati con grandissima forza dalla pubblicità e dai media”: (Marco Filippeschi, Lega delle Autonomie). Il gioco d’azzardo è una attività ludica e, così definita, sembra cosa innocua. Chi lo pratica punta all’ottenimento di un premio, pur consapevole che parteciparvi significa rischiare una somma di danaro, che la perizia del giocatore non è richiesta e la vincita, eventuale, è dovuta esclusivamente al caso. Già nel quarto millennio a. C. gli egiziani, coi loro dadi, in arabo “az-hard”, lo praticavano, seguiti da Cinesi, Indiani, Giapponesi. Nella Roma imperiale furono certamente giocatori patologici Nerone e Caligola. Il ritrovamento di dadi truccati evidenzia anche la propensione dei giocatori a barare. Le scommesse sui cavalli, definite lo sport dei re, e le lotterie si incontrano nel XVI secolo, mentre la roulette la si deve nientemeno che al filosofo Blaise Pascal; su quella, forse, faceva girare i suoi pensieri. Oggi, e da oltre un secolo, imperversano le slotmachine, nate nel 1895 in America. In tempi di crisi, che è anche crisi di valori, in una società in debito di speranza, cresce la voglia di semplificazioni miracolistiche. La consapevolezza del problema non è generale e il ruolo perverso dello Stato, che lucra in entrate fiscali, ma si prepara a spendere molto di più per fronteggiare le patologie che ne derivano e i danni sociali e umani complementari, contribuiscono alla crescita esponenziale delle occasioni di incontro col gioco anche per le giovani generazioni. Statisticamente il giocatore patologico tipico è maschio, coniugato, ha la licenza media, lavoratore dipendente e gioca sulle slot-machine. Non presenta, normalmente, caratteristiche somatiche di età, di sesso o di classe sociale che lo rendano riconoscibile. Dal punto di vista psicologico è, tuttavia, individuabile dalla struttura narcisistica della sua personalità, che sotto una scorza di boria nasconde una bassissima autostima. Una pratica così diffusa del gioco d’azzardo, così evidentemente patogenetica, segnala lo

scadimento di modelli culturali e tende ancor più a scardinare, in un Paese che proprio non ne avrebbe bisogno, la difesa della legalità. Nel mondo dell’azzardo c’è un’infiltrazione malavitosa di eccezionali dimensioni. In provincia di Caserta le risorse destinate al gioco d’azzardo superano un miliardo e cento milioni di €. Una somma che sfiora il 9% del PIL prodotto nell’area. La spesa pro-capite destinata al gioco d’azzardo, tra le più alte d’Italia, è di circa 1300 € l’anno. Ovviamente le medie dicono poco sull’entità delle risorse che i giocatori abituali e patologici destinano al loro vizio, visto che essi, per fortuna, non sono la totalità della popolazione. L’ approccio al problema è inadeguato e frutto di sottovalutazione. Sento spesso dire «ho il vizio del gioco»; ma se di vizio si trattasse, essendo esso un comportamento deliberatamente messo in atto, dunque, volontario, anche se criticato in riferimento a connotati moralistici negativi, potrebbe essere interrotto in qualsiasi momento. Pochi si rendono conto che il passaggio dal vizio alla malattia è facile e, spesso, ineluttabile. Basta verificare anche pochi sintomi per scoprire la malattia.

Se giorno dopo giorno cresce il bisogno di giocare per mantenere lo stesso livello di eccitamento; se non giocare procura nervosismo, ansia e persino tremori, come nelle astinenze da droghe; se la presunzione di potere smettere quando si vuole diventa evidentemente una chimera, allora non ci son più dubbi: siamo alla malattia. Negli ambienti scientifici si tende a ritenere che ci siano fattori predisponenti che andrebbero individuati e disinnescati sui banchi delle elementari. Si tratta di fattori biologici, anche ereditari; ambientali, quali valori familiari, ambiente, esempi e fattori psicologici, ricercabili nell’autopunizione e nel bisogno di fuga ed eccitazione. Ormai, c’è una letteratura tanto vasta quanto ignorata sul tema, i malati da gioco crescono, i danni sociali sono immensi; spero, ma non ci credo, che si cominci tutti a rendersi conto della portata e della gravità del problema e prima fra tutti lo Stato biscazziere e stupido che per prendere qualche miliardo, si destina a spenderne molti di più e a perdere altra parte di una già residuale credibilità. di Carlo Comes


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BENEDETTO ZOCCOLA SOGNA LA NORMALITÀ

Un incontro toccante quello con il vicesindaco di Mondragone, Benedetto Zoccola, assessore alle politiche ambientali in un territorio dove non è sempre facile esercitare questo ruolo. Ma Benedetto non è solo un assessore “coraggioso” di un paese in cui vi è ancora una vasta concentrazione di criminalità organizzata, soprattutto se si pensa alla sua vita privata. Dal 10 settembre 2013 è vittima di minacce e intimidazioni da parte della camorra locale. “Colpevole” solo di voler dare avvio ad una considerevole lottizzazione di un terreno ereditato dal nonno; Benedetto viene fermato quella sera di settembre da un suo presunto estorsore che gli chiede l’esorbitante cifra di 50 mila euro. Nonostante diverse percosse e avvertimenti, senza nemmeno esitare un istante l’assessore decide di denunciare tutto ai carabinieri e con l’aiuto delle intercettazioni ambientali riesce a far arrestare uno dei suoi strozzini per il reato di estorsione. Questa potrebbe sembrare la conclusione di una vicenda spiacevole, e invece no, nel raccontarsi lo conferma anche Benedetto: “Pensavo di vivere una favola, invece era realtà!”, sono circa due anni che la sua vita non è più la stessa. Vive sotto scorta, in questi due lunghi anni ha ricevuto diversi avvertimenti, l’ultimo dei quali è avvenuto con l'esplosione di una bomba davanti alla sua abitazione. In seguito alle diverse minacce e intimidazioni di cui sei stato vittima hai ricevuto solidarietà da parte dei cittadini? C’è una coscienza civica di denuncia tra le persone o Mondragone vive ancora in un clima di omertà? «Una buona parte dei cittadini mi ha mostrato solidarietà, anche se molte persone rimangono ancora alla finestra a guardare, non capendo che questi non sono problemi che riguardano il singolo ma appartengono alla collettività. La libera iniziativa economica rientra a pieno titolo nella nostra Costituzione, e non deve svolgersi in contrasto con la libertà e sicurezza umana». Le istituzioni ti sono vicine o ti senti solo? «Il sistema in cui mi sono immesso è un sistema

abbastanza delicato, ma le istituzioni sono comunque presenti. Certo, si tratta di un sistema farraginoso, la legge sui testimoni di giustizia è una legge che è datata di venti anni, poi la stessa legge dei testimoni è usata anche per i collaboratori di giustizia, e a mio parere i testimoni di giustizia sono un qualcosa di diverso rispetto ai collaboratori di giustizia. I nostri politici dovrebbero un po’ rivedere alcune cose.» Se potessi tornare indietro? «Probabilmente, oggi ti dico che chiederei ai carabinieri di pagare il “pizzo” che il mio estorsore mi aveva chiesto, in modo da non farlo più condannare per tentata estorsione ma per estorsione.» Da assessore alle politiche ambientali, se dovessi fare una storia amministrativa sulla gestione dei rifiuti, quali sono le differenze tra ieri ed oggi? «Una differenza fondamentale è che in passato lavoravano 80 netturbini nella città di Mondragone, 80 per così dire perché 20 lavoravano e 60 rimanevano a casa, oggi, invece, su 43 netturbini, 43 dipendenti vanno a lavorare. Precedentemente durante il periodo dell’Eco 4 c’era un numero di operatori ecologici che era sovradimensionato perché la politica insieme alla camorra avevano effettuato delle scelte alquanto infelici e avevano reso la nostra città invivibile. Oggi non possiamo parlare di una città pulitissima ma siamo sulla buona strada». I cittadini mondragonesi fanno la differenziata? «Ci sono alcune zone della città che per cultura non ancora fanno la differenziata. Proprio in questi giorni ai Palazzi Cirio, una delle zone critiche della città, abbiamo istituito il servizio di sorveglianza ambientale per incentivare i cittadini extracomunitari e non. Abbiamo effettuato anche una traduzione del calendario dei rifiuti in lingua rumena, bulgara ed ucraina per cercare di dare anche a loro la possibilità di rispettare le regole». Con l’avvento dell’estate quali sono le difficoltà per la raccolta differenziata? «È sintomatico che ogni estate ci sia un calo della raccolta differenziata, perché spesso il villeggiante che viene in vacanza per un periodo breve non è sempre predisposto a seguire le regole. Su base annuale, però, nel 2014 ci siamo difesi abbastanza bene». Quali sono i costi del servizio e quali i costi di smaltimento? «Per quanto riguarda il costo del servizio noi attualmente paghiamo circa 3 milioni di euro per la raccolta. In primis dobbiamo parlare di produzione di secco, partiamo dalle 13 mila tonnellate nel 2008, fino ad arrivare alle 9 mila tonnellate nel 2013, oggi siamo a 7 mila tonnellate. Quindi, in un anno e mezzo abbiamo ridotto 2 mila tonnellate, che in sostanza sono 400 mila euro di smaltimento in meno come secco.

Quest’anno risparmiamo circa 800 mila euro rispetto all’anno scorso, verrà ribaltato sui cittadini un risparmio di circa il 20%. Il capitolo rifiuti l’anno scorso era di circa 5.800.000 oggi è di circa 4.900.000». Come tutelare l’ambiente e come sensibilizzare i cittadini? «L’ambiente va tutelato con delle politiche ambientali serie. È fondamentale una stretta collaborazione tra istituzioni e cittadini per migliorare le cose». Cosa sogni per Mondragone e cosa ti aspetti per il tuo futuro? «Sogno una normalità per la mia città e per la mia persona. Vorrei che la mia città potesse offrirmi questa normalità che desidero». di Marcella Panetta Foto di Valentina Panetta

Debutto vincente per

LA DIVA DANCE

ACADEMY Grande successo di pubblico per lo spettacolo di fine anno de La Diva Dance Academy diretta da Marcella e Valentina Panetta, tenutosi il 2 giugno presso il Cine-teatro Ariston di Mondragone. Una splendida realtà tra le più complete sulla scena coreutica del proprio territorio. Il primo atto, dedicato all’intramontabile e colorato Musical “Grease”, narra la storia d’amore tra Danny Zuko, e Sandy Olsson. Il secondo atto ha visto come protagonista la diplomanda Ilenia Romano accompagnata dal ballerino ospite Paolo Aprile nel suo passo d’addio “L’altra metà del cielo”, nato da un’idea delle due maestre con le musiche di Vasco Rossi. Lo spettacolo si è concluso con un terzo atto coinvolgente ed entusiasmante, grazie alle coreografie di hip hop, latino americano e tango, dal titolo “Fusion”. La serata è stata presentata da Rosario Spina e allietata dalle due cantanti Alessandra Bene e Susy Federico. Ad appassionare il pubblico oltre alle coreografie spettacolari sono state anche le scenografie e i costumi accuratamente scelti dalle due maestre Marcella e Valentina Panetta, nonché l’interpretazione e l’impegno di tutti gli allievi. Le due maestre ringraziano tutti coloro che sono intervenuti allo spettacolo e ricordano che durante l’estate La Diva Dance Academy sarà protagonista in diversi eventi che si terranno nella città di Mondragone, pertanto per rimanere informati basta seguire la pagina Facebook: LaDiva DanceAcademy. di Fulvio Mele


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CASTEL VOLTURNO,

LA FARMACIA COMUNALE NON PAGA UN EURO AL COMUNE... Ho chiesto in forma ufficiale all’assessore al Bilancio del Comune di Castel Volturno, Giuseppe Scialla, la situazione economica inerente la farmacia comunale. La stessa farmacia, da contratto dovrebbe versare una percentuale abbastanza consistente sugli utili annuali (15% - 20% non ricordo con precisione… ho cercato inutilmente sul sito la convenzione, visto che è una partecipata comunale, ma sembra che non ci sia ciò che cercavo), oltre a fare azioni di promozione sociale e non certo prevalentemente commerciale come avviene. Inoltre, la società Incofarma (gestisce le forniture alle farmacie) ha in essere svariate azioni legali promosse contro di loro dall’ordine dei farmacisti. Ma leggendo con attenzione ciò che risponde il gentile assessore, e dai grafici che mi invia in allegato, i cittadini è giusto che sappiano che la farmacia comunale NON PAGA UN EURO AL COMUNE, e non sappiamo nemmeno se il personale all’interno sia stato scelto tra i cittadini e professionisti castellani. Questa è la risposta ricevuta adesso dall'assessore Scialla:

“Caro Tommaso, in allegato ti inoltro il tabulato che mi sono fatto produrre dalla Ragioneria inerente i rapporti con la Incofarma. Come potrai evincere, il saldo tra ciò che ci hanno retrocesso (+€8.000) e ciò che siamo stati obbligati a versare (-€8.000) è pari a € 0,00!!! Pertanto, dal punto di vista puramente finanziario e patrimoniale, la farmacia comunale non produce alcun vantaggio. (So, però, che l'assessore ai servizi sociali Rosalba Scafuro - in relazione alla nostra partecipazione intende farsi retrocedere servizi e prodotti da distribuire gratuitamente a soggetti svantaggiati o in situazione di bisogno. Per quanto attiene, invece, al tema generale della partecipazione ad Inco.Farma SpA, l'assessore Paola Coen Salmon ha la delega specifica e può darti esaurienti ragguagli.) Un abbraccio. Peppe Scialla Ho preferito non chiedere nulla sia all’assessore Scafuro sia all’assessore Coen, perché sono eventuali azioni da mettere in essere in futuro… quello che interessava era sapere che il saldo con la Farmacia Comunale è uguale a € 0,00. di Tommaso Morlando

RANDAGISMO

a C. Volturno interviene il CRIUV Il Comune di Castel Volturno con l’assessore e vice sindaco Rosalba Scafuro ha deciso di intraprendere una forte collaborazione con il C.R.I.U.V. (Centro di Riferimento Regionale di Igiene Urbana Veterinaria), con l’intento di diminuire il numero dei cani randagi presenti sul territorio. Si tratta di una vera e propria emergenza perché i cani vaganti sul territorio possono rappresentare un potenziale rischio di aggressione per le persone, essere causa di incidenti stradali, infatti, secondo il Ministero della Salute, ogni anno si registrano centinaia di incidenti stradali, anche mortali, causati da animali randagi, possono alimentare il fenomeno del randagismo, in quanto non sterilizzati e spesso notevolmente prolifici ed infine possono essere causa di degrado ed inquinamento ambientale. Sul territorio di Castel Volturno già la dott.ssa Dorothea Friz ha proposto metodi e soluzioni per combattere il fenomeno del randagismo. La veterinaria tedesca della LEGA PRO ANIMALE ha mostrato come la sterilizzazione e l’identificazione/registrazione dei cani e dei gatti possano ridurre in modo permanente il numero degli animali e tutelare la loro sicurezza e quella pubblica. Ha, infatti, dichiarato: “Ci vuole più collaborazione da parte delle Istituzioni. I Comuni devono capire che i fondi stanziati per i canili possono, invece, essere sfruttati per la sterilizzazione dei cani patronali. Solo in questo modo possiamo avere una diminuzione del randagismo e un più attento controllo sulle nascite”. Un punto sul quale è sicuramente d’accordo anche il vice sindaco Scafuro, che ci ha informati sulla situazione attuale in cui verte il territorio e sulla nuova collaborazione con il C.R.I.U.V. Che cos’è il C.R.I.U.V. e come nasce questa collaborazione con il comune di Castel Volturno? La collaborazione con il C.R.I.U.V. nasce dall’esigenza di intervenire su un problema, quello dei cani randagi, che riguarda il nostro


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Attività e progetti dell’Ass. Questo mese Informare ha incontrato Giuseppe Ammaliato e Francesco Pezone, rispettivamente presidente e vicepresidente di I Love Pinetamare, associazione sempre attiva sul territorio in termini di recupero e decoro urbano.

territorio. La C.R.I.U.V. ha già operato sul territorio di Napoli dove si è abbassato notevolmente il numero dei cani per strada, grazie ad un progetto durato qualche anno. Il randagismo a Castel Volturno. Qual è la situazione attuale? Si tratta di una situazione che stiamo affrontando, nel senso che il responsabile del C.R.I.U.V. il dott. Caputo è venuto a Castel Volturno, prima ci ha informati sulle modalità con le quali andava approcciato il problema, poi con i veterinari dell’A.S.L. ha avuto inizio una presa in carico dei cani presenti sul territorio. Inoltre, ci sono stati segnalati anche veri e propri branchi, già alcuni di loro sono stati sottoposti alla sterilizzazione. Quindi già sono attivi sul territorio? Si, già sono attivi sul territorio, la situazione sarà sicuramente incrementata dopo il periodo estivo. Deve essere ripresa e continuata durante tutto l’anno. È necessaria una campagna di sensibilizzazione per i cittadini? Una campagna di non abbandono è sicuramente necessaria. Una delle nostre intenzioni è quello di iniziare un lavoro proficuo e continuativo per quanto riguarda l’adozione dei cani, e quindi un’informazione che sia rivolta ai cittadini, ma anche di rapporti con associazioni che sono attive sul territorio. Il nostro intento è quello di abbassare il numero dei cani randagi con la sterilizzazione e con l’adozione, ci impegniamo anche a diminuire il numero dei cani nei canili, se riusciamo in questo sicuramente si abbasserà anche la quota che noi, come Comune, versiamo ai canili. di Marcella Panetta Foto di Valentina Panetta

Ormai localmente siete una realtà affermata e conosciuta: riscontrate nelle vostre attività la partecipazione dei cittadini che desiderate? «Mio malgrado no. L’associazione ormai da 2 anni sta cercando di far nascere in ogni cittadino il senso di appartenenza al territorio. Ci rendiamo conto però che è una strada lunga e che molte persone sono stanche dei problemi legati a Pinetamare. Può sembrare un paradosso, ma l’obbiettivo della associazione è chiuderla perché l’associazione è presente laddove manca lo Stato e il giorno che il territorio non avrà più bisogno di noi a livello urbanistico ci concentreremo su altro». Quali sono i progetti che avete a breve e a lungo termine? «Come progetti a breve abbiamo l’insegna che identifichi dalla domitiana l’entrata a Pinetamare e tutto ciò comprenderà anche la bonifica dell’area in cui verrà posta. Poi dobbiamo ultimare i lavori del campo di calcetto (zona ex ippocampo), un progetto che terminerà a fine luglio in modo tale da fare anche l’inaugurazione all’inizio di agosto. Il campetto sarà destinato ai ragazzi che intendono usufruirne gratuitamente. Anche se a lui non piace apparire, ci piace sottolineare che questo progetto è stato finanziato completamente da Marek Hamsik, ma è doveroso inserirlo e renderlo partecipe. Stiamo valutando altri progetti e quando verificheremo la fattibilità di questi li renderemo noti». Come mai quest’anno per l’organizzazione dell’August Fest non siete riusciti ad accordarvi con l’Ass Commercianti? Quali problemi sono sorti? «Avendo l’Associazione Commercianti ritrovato stabilità da quando ha alla presidenza Agostino

Marchesano, che ha fatto l’August Fest per 3 edizioni in maniera egregia, non vediamo la necessità di spendere le nostre forze laddove non ce n’è bisogno». Qual’è stata la cosa più significativa che secondo te ha fatto l’associazione in tutto il suo periodo di attività? «Abbiamo risvegliato nelle persone il senso di appartenenza al territorio che si era completamente assopito e siamo riusciti ad andare avanti anche grazie alla forza di partecipazione delle persone presenti nella nostra associazione. Mi faceva piacere inoltre aggiungere che l’associazione è riuscita ad entrare nel registro regionale delle associazioni di promozione sociale del territorio e grazie a questo abbiamo accesso al 5x1000 quindi chiunque volesse donare il proprio 5x1000 all’associazione lo può fare e per ulteriori dettagli ci si può collegare sulla pagina Facebook I Love Pinetamare». di Antonio Portaro


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THAILANDIA , IL FASCINO DI UNA TERRA MAGAZINE DI PROMOZIONE CULTURALE

RICCA DI CONTRASTI in collaborazione con

AGENZIE DI VIAGGI E TURISMO VIA A. MANZONI, 177-179 SAN GIORGIO A CREMANO (NA) TEL. 081 574 6244 FAX. 081 771 5425 WWW.FREEDAYSVIAGGI.IT metropoli europea? «Potrebbe assomigliare ad Istanbul come presenza di contrasti per la mentalità aperta alle altre culture e pronta all’ospitalità». Questo mese abbiamo discusso con Cristina della Freedays Viaggi della sua esperienza «indimenticabile» in Thailandia, vissuta tra le strade della caotica Bangkok ed un massaggio rilassante sull'isola di Ko Samet, passando per i mercati tipici della zona e le lunghe contrattazioni con i commercianti del posto... Cristina, raccontami la tua esperienza in Thailandia... «Desideravo molto conoscere la località, in quanto mi allettava ed affascinava, soprattutto per essere un Paese ricco di contrasti. Ad esempio, una città nuova come Bangkok ha tantissime sfaccettature, dalla presenza veramente forte della religione allo sfarzo incredibile; mentre poi ci sono scorci della città dove prevale la povertà e anche un po’ di sporcizia. Questo contrasto fortissimo presente me lo aspettavo ma viverlo in prima persona è stato ancora più forte ed inaspettato».

masto veramente impresso. Poi come ti dicevo prima ho notato tantissimo questo contrasto tra il lusso sfrenato degli hotel, la forte presenza di oro e di smeraldi nei vari templi che davano imponenza e ciò che poi c’è al di fuori di questo, nonché anche tanta povertà». Che differenze hai riscontrato tra il nostro mondo occidentale e la loro realtà? «In realtà, a differenza di come me l’aspettavo, l’ho trovata una realtà abbastanza occidentale. Una differenza sostanziale che ci tengo a sottolineare è che seguono molto la loro religione però non ho notato questo attaccamento così esagerato, soprattutto nelle località di mare. Nel centro città invece è presentissimo Buddha sotto qualsiasi aspetto ma non è una presenza invadente. Questo attaccamento alla religione e la sua presenza in tutte le cose però avviene in maniera molto discreta ed anche simpatica senza finire nell’esagerazione».

Potresti paragonare Bangkok, la più Cosa ti ha colpito di più? «In particolare mi ha colpito il popolo perché grande città della Thailandia, a qualche sono persone di una solarità e un’accoglienza incredibili ,sono veramente molto disponibili. Allo stesso tempo mi ha colpito un po’ l’economicità della vita per la qualità che ti dà, ad esempio una cena particolare a base di pesce come aragoste ti costa pochissimo. E’ una vacanza particolare che vivi spendendo poco e questo è fondamentale quando fai un viaggio del genere». E la cosa che invece ti ha emozionato di più che ti conserverai per sempre dentro? «Quello che mi è piaciuto di più è stata Bangkok come città, l’escursione ai templi ed il Buddha sdraiato; quell’ enorme ammasso d’oro mi è ri-

Alessandro, Freedays Viaggi

Mi dai tre validi motivi per i quali i nostri lettori devono visitare la Thailandia? «Il primo è perché si scopre un luogo affascinante, particolare in ogni sfaccettatura e, appunto, ricco di contrasti. Secondo, perché è una meta da scegliere se si vuole fare una vacanza di mare stupenda dato che ha della mete balneari spettacolari; io sono stata sull’isola di Ko Samet opposta a Bangkok: un luogo incontaminato e selvaggio allo stato puro, è stato un momento di relax assoluto accompagnato da un massaggio tipico thailandese, che fa parte proprio della loro cultura. Terzo, perché sono molto belli i mercati tipici che vendono prodotti locali. Io ne ho visitato uno molto caratteristico chiamato Chatuchak, diviso in 15mila bancarelle. Lì la cosa più bella è stata la contrattazione: loro contrattano finchè non vendono ed hanno proprio la voglia di parlare ed interagire chiedendoti da dove vieni e cosa fai. Sono presenti poi quei grandissimi centri commerciali che vendono il lusso tra smeraldi e diamanti particolari. Un’esperienza, insomma, indimenticabile». di Fabio Corsaro


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MAURIZIO SARRI Il riflesso del provincialismo italiano ambito da De Laurentiis Il management di una società si sottopone ad una cosmesi identitaria ogni qualvolta cambiano i tempi, i progetti e le conseguenti ambizioni. Lo sa bene De Laurentiis, da impavido imprenditore qual è. È passato da un concetto di internazionalizzazione della società a ripudiare l'idea di esterofilia. È vero però che solo gli stupidi non cambiano idea ma ammettere di trasformare mentalità dopo aver ricevuto tanti no da allenatori stranieri potrebbe apparire un po’ come la storia della volpe che non arriva all'uva perché acerba. L'Europa League non farà gola a molti ma arrivati fino in fondo tutti vogliono vincerla. L'eliminazione col Dnipro è una ferita ancora aperta che stenta a cicatrizzarsi. Neppure un uomo di coppe come Benitez è riuscito a portare il Napoli sul tetto d'Europa. Ed allora ci si affida ad un commissario, oltre che tecnico può sembrare straordinario, proprio per la sua diversità da chi lo ha preceduto in panca. La banca, invece, era il posto di lavoro di Maurizio Sarri che si occupava precisamente di finanza interbancaria. Posto sicuro, inglese discreto e in giro per l'Europa, ma il richiamo della passione del pallone era troppo forte. 25 anni di allenatore e 15 da calciatore fanno 40 di calcio e di consapevolezza di un mondo che non dovrebbe avere più troppi segreti. Il sano provincialismo

italiano di cui parla De Laurentiis rispecchia le stime di Mister Sarri, capace di apprezzare non solo il gioco di Sacchi ma pure quello del Foggia di Zeman e del Chievo di Delneri. A lui non importa se ti chiami Higuain o Zapata, se non dai il massimo sei fuori dai giochi. La difesa a 4 è la base da cui partire e far ripartire il Napoli, reduce da una stagione disastrosa in termini di reti subiti: 54 in 38 sfide, con una media di un gol e mezzo a partita. La mentalità deve essere quella giusta. Anche la faccia tosta non deve mancare. Quelle di cui fa ben volentieri a meno Sarri sono le maschere; ai padroni della sincerità servono a poco. La semplicità è inoltre un'altra sua caratteristica: la tuta che indossa durante le partite ne è l'emblema. È un tipo di vecchio stampo, diverso dai suoi colleghi ma più affidabile di molti altri. È pure l'uomo degli schemi su calci da fermo, tallone d'Achille degli Azzurri. Napoli potrebbe essere la sua più grande occasione e per Napoli lui potrebbe essere la sorpresa in grado magari di lasciare un segno indelebile nella storia della società. È lecito però pensare che possa anche rappresentare un traghettatore dato il contratto annuale stipulato col Presidente. Magari l'intenzione potrebbe essere quella di affidarsi poi ad un uomo che abbia esperienza in palcoscenici europei. O forse il progetto del Napoli acquisisce questo ridimensionamento che però può dare i suoi frutti attraverso il lavoro con i giovani e soprattutto con gli italiani. Il mercato è volto ad accontentare le esigenze di Sarri per permettergli di disporre in campo un'impeccabile 4-3-1-2. Intanto Reina è già tornato. Quando i grandi amori fanno giri immensi e poi ritornano... Valdifiori pure, emerso agli occhi di tutti a 29 anni. Ma meglio tardi che mai prendersi le chiavi del centrocampo di una grande squadra come il Napoli. La spesa ad Empoli pare non sia ancora finita: nel mirino del nuovo ds Giuntoli ci sono Hysaj e soprattutto Saponara. Le voci di corridoio si amplificano sempre quando siamo in periodo di calciomercato, rischiando a volte di illudere i tifosi e disincantarli. Il Napoli ha bisogno di ripartire dalle sue certezze da integrare con grandi promesse. Siamo in una piazza pretenziosa e impaziente. C'è chi li chiama difetti e chi invece non aspetta altro che vincere. di Fabio Corsaro


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LA POLONIA E L’AMBIENTE IN MOSTRA ALL’ 2015 La Polonia è presente all’Expo di Milano con un padiglione, che la contraddistingue. Motivo conduttore è la natura ed il riciclo e sono state riutilizzate nell’occasione delle cassette di legno già usate per la frutta e la verdura. A Varsavia il Parco Lazienki, vero polmone di verde per la città, è una delle mete preferite dai cittadini e dai turisti che scelgono di visitare la capitale. Il verde è stato fondamentale per ricostruire la città distrutta nell’ultimo evento bellico. Spettacolari i giardini pensili su alcuni luoghi pubblici, come quelli della Biblioteca dell’Università con i suoi originali 2000 metri quadrati di verde attrezzato sul tetto con passerelle, ponti e pergolati. Proprio per questo amore per il verde, il padiglione della Polonia è stato previsto come un frutteto con filari di alberi di mele, di cui il Paese è leader. I visitatori possono così raccogliere personalmente sul tetto i frutti dagli alberi. Il tema dell'Expo ha affascinato la Nazione e lo slogan che è stato scelto per i visitatori non a caso è: “Abbiate ogni

speranza o voi che entrate". La direttrice dell'Ente del Turismo della Polonia a Roma, Malgorzata Furdal, ricorda che quest'anno Varsavia, città in continua evoluzione, e Cracovia, che rimane la città storica per eccellenza, saranno protagoniste. La Polonia, nell’ambito dell’Expo ha dedicato una settimana al turismo per ritrovare quel gusto che il comunismo aveva cancellato. E’ stato un approccio moderno e interattivo a caratterizzare la presentazione di città e regioni, intervenute con prodotti di interesse turistico, adatti ad ogni tipo di viaggiatore: tavoli multimediali, installazioni per visite virtuali e vedute tridimensionali hanno affascinato i visitatori. L’atmosfera è risultata viva e interessante grazie anche alla partecipazione di diversi gruppi musicali e artistici, provenienti da diverse regioni della Polonia, che hanno coinvolto il pubblico presente, movimentando lo spazio antistante al Padiglione e Piazza Gramsci di Milano. Alcune immagini della nazione rimarranno sui tram decorati di Milano fino al 30 settembre, così da offrire dei validi elementi per progettare una bella vacanza polacca. Gli aspetti culturali, emersi durante queste particolari giornate, sono facilmente inseribili in un contesto più ampio, non solo limitato agli spazi

Alla Fonte Del Pesce

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cittadini di Varsavia, Cracovia, Wroclaw, Danzica o Lublino, ma nel verde infinito della natura, tra parchi nazionali e paesaggistici che offrono numerose possibilità agli amanti del riposo e del turismo attivo. La nuova pista ciclabile Greenvelo, che offre l’opportunità di esplorare in maniera attenta e nello stesso tempo rilassante diverse regioni della parte orientale del Paese, è un’alternativa valida alle belle e fugaci vacanze weekend, così da poter vivere le città in maniera diversa e silenziosa, lentamente, seguendo i propri ritmi. Sono state numerose le persone che hanno iniziato una visita virtuale di queste zone della Polonia in sella ad una delle biciclette, installate appositamente per poter iniziare a sognare luoghi sempre nuovi e interessanti. La Polonia e l'Italia sono unite da antichi legami. Il 72% dei turisti viaggia nel paese in maniera autonoma, mentre tutti gli altri giungono tramite tour operator. Custode della tradizione e guardiana del passato, ma con uno sguardo vivace sul contemporaneo, Cracovia, città a misura d’uomo con le sue atmosfere mitteleuropee, regala l’esperienza più sincera della Polonia a chi vi si avvicina per la prima volta. Sulla collina del Wawel sorge il castello, antica residenza dei re polacchi, oggi meta obbligata di chiunque visiti Cracovia. Nel raggio di poco più di un chilometro sorge la Piazza del Mercato vero e proprio centro storico, meta di passeggiate e del turismo più tradizionale con i suoi monumenti come la cattedrale gotica di Santa Maria e il Fondaco dei Tessuti. Nei momenti di relax ci si può sedere a bere un caffè o un bicchiere di vino magari ascoltando musica dal vivo. Nel quartiere ebraico di Kazimierz vi sono innumerevoli piccoli locali, alcuni dei quali organizzano spesso serate a tema, altri sono luoghi di ritrovo e fanno del quartiere la meta più classica della vita notturna in città. A Kazimierz si tiene come ogni anno in giugno il Festival della cultura ebraica più noto d’ Europa, giunto alla sua venticinquesima edizione. A pochi passi dalla Piazza del Mercato si snoda il “quartiere universitario” di Cracovia la cui sede, fondata nel 1364, è ospitata nel maestoso palazzo neo-gotico del Collegium Novum. di Harry Di Prisco


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ITRI E LASUA

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INFIORATA

Come consuetudine parteciperanno gli alunni delle scuole elementari e medie, i bambini della scuola dell’ infanzia “Maria Regina Immacolata” e gli studenti dell’istituto agrario San Benedetto di Itri. La manifestazione vede partecipi anche le numerose associazioni presenti sul territorio, come La Milizia dei Folli, Archimente, l’Azione Cattolica della parrocchia di S. Michele Arcangelo, il Comitato Sant’Angelo e La Croce Rossa Italiana comitato locale di Itri. Abbiamo voluto dare voce al giovanissimo Presidente della Pro Loco, Mattia Punzo che in continuità con il passato, così ci racconta questa manifestazione: “Silenzi, fiori, colori, profumi, sorrisi...queste le cose che mi balzano alla mente pensando all'Infiorata Itrana. Il Silenzio nella sera del sabato, quando i maestri infioratori si mettono all'opera e con passione restituiscono sull'asfalto i loro bozzetti, che verranno "colorati" la mattina seguente. L'edizione moderna dell'Infiorata Itrana nasce I Fiori che vengono selezionati, tagliati e suddall'antichissima tradizione di addobbare tratti di strada dei vari quartieri con fiori, la maggior parte ginestre, nella giornata del Corpus Domini. L’evento, organizzato dalla Pro Loco di Itri, in collaborazione col Comune di Itri, la Provincia di Latina, la Regione Lazio, La Comunità Montana dei Monti Aurunci, il Parco Regionale dei Monti Aurunci e il portale turistico informativo ItriEventi, richiama ogni anno nel pittoresco centro aurunco numerosi visitatori e turisti dall’intera Regione Lazio e dal nord della Campania, con l’intento di assistere alla composizione dei meravigliosi e profumati tappeti floreali en plein air. Molti gli artisti, italiani e internazionali, e i giovani esordienti che anche quest’anno si cimenteranno con l’inconsueta “tavolozza” composta di petali di fiori. Ben 22 saranno i tappeti, della dimensione 4 x 7 metri, realizzati in via della Repubblica, mentre altri “quadri” sono previsti nei quartieri storici de I Visinali (lungo Corso Appio Claudio lato Roma), Piazza San Angelo, Largo Staurenghi e Largo Luigina Sinapi.

divisi per colore nelle giornate di preparazione all'evento, occasioni di incontro in cui bambini, giovani e adulti contribuiscono alla realizzazione della manifestazione. I Colori e I Profumi dei fiori che invadono l'intero paese nella giornata di domenica quando i quartieri, abbelliti con i quadri dell'infiorata, si preparano ad accogliere il Corpus Domini che in processione percorre le vie di Itri. I Sorrisi degli artisti che a fine giornata ammirano soddisfatti il loro lavoro, dei passanti e dei turisti che con stupore si soffermano ad osservare queste insolite opere d'arte. Siamo giunti alla 29esima Edizione dell'Infiorata Itrana, un evento che nel corso degli anni è magicamente riuscito a coinvolgere sempre più persone ed associazioni operanti sul territorio.” di Tommaso Morlando, Salvatore Deodato e Barbara Giardiello


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OLIO DI PALMA

Approfondimento su un ingrediente discusso

É l’ingrediente più discusso del momento. É stato oggetto di una puntata di Report e di proposte di boicottaggio. Ma perché quest’ingrediente molto usato nelle preparazioni dolciarie, ma anche nei saponi, è cosi discusso? Innanzitutto, il suo impiego è di largo uso nei prodotti da forno e nelle creme perché fornisce una certa quantità di sostanze grasse ed ha tra gli oli vegetali la composizione più simile al burro; cioè è ricco di acidi grassi saturi che sono semisolidi e danno consistenza ai vari prodotti. Da non trascurare la ragione principale, nonché il costo basso rispetto al burro e la resistenza all’irrancidimento e alle alte temperature. Come si ottiene questo costo basso? Principalmente, tramite lo sfruttamento delle piantagioni nel Sud-Est asiatico, in primis la Malesia e l’Indonesia, sottopagando i lavoratori delle piantagioni e deforestando le foreste pluviali, causando anche un danno ambientale con aumento dei gas serra. Quindi il problema è di tipo etico, nutrizionale e ambientale. L’olio di palma non è né cancerogeno né tossico: il suo problema è legato alle quantità che se ne ingeriscono anche inconsapevolmente o perché le aziende in etichetta ne dichiarano genericamente “Oli Vegetali” (ma sono state obbligate di recente a dichiararlo specificamente) o perché non si leggono attentamente le stesse etichette. Gli acidi grassi saturi che contiente sono ritenuti le causa dell’innalzamento nel sangue dei trigliceridi e del cosiddetto colesterolo cattivo, responsabile dell’insorgenza dell’aterosclerosi coronarica e quindi dell’ischemia miocardica. C’è da dire anche che non esiste un alternativa sostenibile all’olio di palma. Basti pensare che da un ettaro di palme da olio si ottengono quasi cinque volte l’olio che produce un ettaro coltivato a piante di arachidi, e ben sette volte quello di un ettaro di girasoli. Senza contare tutte le conseguenze che l’estensione delle colture comporterebbe sui consumi d’acqua, di fertilizzanti, di pesticidi. O se volessimo, come chiedono alcuni, sostituirlo col burro: siamo consapevoli che l’impatto ambientale sarebbe ancora più drastico? Il mio consiglio è di leggere le etichette e di farne un uso consapevole e razionale, soprattutto per quanto riguarda i bambini. di Luigi Di Domenico

I DANNI DEL FUMO ALLA NOSTRA BOCCA

Salve amici lettori, questa volta affronteremo un problema che coinvolge tutte le fasce di età e tutti gli stati sociali ed i generi. Parleremo del fumo e dei danni correlati all’interno della nostra bocca, e non solo. L’abitudine di fumare sigarette è un grave danno che ogni soggetto produce a carico di diversi distretti dell’organismo. Spesso si ritiene che il danno maggiore sia un danno respiratorio per cui se al mattino non abbiamo la classica tosse riteniamo che il danno perpetrato al nostro organismo sia insignificante. Mai valutazione è stata più errata: primo perché l’esame diagnostico corretto per valutare la capacità respiratoria è la spirometria, ma solo con l’aiuto di una radiografia del torace e di una visita da uno specialista si può valutare il proprio stato di salute respiratoria reale. Naturalmente, come in tutte le malattie che ci affliggono, ci sono elementi che possono fare la differenza rispetto ad una patologia e cioè: la predisposizione genetica per presenza all’interno della famiglia di problematiche d’organo, l’ambiente di lavoro, l’area, le abitudini di vita oltre alla struttura fisica personale. Tornando agli effetti del fumo all’interno della nostra bocca , sono pubblicati studi che hanno rilevato che chi fuma quotidianamente dalle 7 alle 10 sigarette sostiene uno stato di infiammazione cronico dei tessuti gengivali che si riflette sull’osso, elemento di sostegno dei denti, e su tutti i tessuti presenti, mucosa delle guance, lingua e gengive. Su questi tessuti naturalmente uno stato di infiammazione cronico può determinare un terreno favorevole allo sviluppo di patologie acute o croniche. Per intenderci, dalla semplice gengivite al cancro della bocca. A questo proposito volevo ricordare che il tumore dei tessuti orali è l’ottava causa di morte nel mondo, per cui non è una patologia rara e le terapie, prevalentemente chirurgiche, sono sufficientemente devastanti da un punto di vista estetico, incidendo sulla qualità

di vita. Nella bocca di un fumatore medio troviamo sempre uno stato di infiammazione gengivale cronico che si riconosce con un microsanguinamento , con una secchezza delle mucose e della lingua, con fenomeni di alitosi saltuari. Il primo passo per migliorare il proprio stato di salute generale e odontoiatrico, passa dalla presa di coscienza che questa abitudine del fumo 8 volte su dieci viene interrotta bruscamente su indicazione di un medico per una grave patologia sopraggiunta. Pertanto basterebbe già riflettere su questo per sapere che, indipendentemente dalla nostra volontà, saremo costretti a smettere di fumare, per cui è semplice l’osservazione che il nostro destino è nelle nostre mani e solo noi possiamo essere artefici del nostro benessere. I danni che il fumo produce sono subdoli e poco evidenti, e mi riferisco prevalentemente ai danni sul distretto vascolare, per cui con il passare dell’età e associata ad una patologia della nostra epoca, l’ipertensione arteriosa, il rischio di accidenti vascolari diventa sempre più probabile. Inoltre. nelle donne vi sono diversi organi bersaglio che le espongono maggiormente a rischio di patologie di una certa gravità. Pertanto, una volta compreso quanti danni possiamo subire e che ognuno di noi rischia molto ogni volta che accende una sigaretta, l’invito è quello di rivolgersi a quelle strutture che possono aiutarci a mettere in atto il proposito di smettere di fumare. Da un punto di vista odontoiatrico il fumo incide negativamente oltre che sui tessuti di supporto e sulle mucose, anche sulle possibilità di sostituzione di elementi dentari persi con gli impianti. Infatti uno dei fattori che maggiormente possono condizionare la prognosi di un impianto è l’abitudine del fumo, determinando il fallimento nel 30% dei casi nei primi due anni e sino al 40% nei primi cinque anni. In conclusione, oltre al danno economico legato al costo delle sigarette, quando fumiamo, ci rendiamo disponibili a contrarre più facilmente altre malattie, riduciamo considerevolmente le possibilità di successo degli impianti, facilitiamo l’insorgere e /o il peggioramento della malattia parodontale aprendo la porta alla possibilità del cancro orale. Meditate fumatori , meditate! Per ulteriori informazioni: carmelopulella@gmail.com di Dott. Carmelo Pulella


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il DIRITTO

CONTRATTI A DISTANZA E REGISTRAZIONI TELEFONICHE di Fabio Russo

Quotidianamente siamo bombardati da telefonate, alcune molto fastidiose, da parte di operatori che ci propongono offerte e promozioni di ogni sorta. Capita pertanto sempre più frequentemente di accettare telefonicamente l'erogazione di un servizio, come la somministrazione di energia elettrica o la linea telefonica. Solitamente quando ciò avviene l'operatore vi informa che la telefonata verrà registrata, spiegandovi che il vostro consenso avrà valore vincolate. Si parla in questi casi di contratti a distanza, ovvero stipulati fuori dalla sede della società che offre il servizio acquistato. La pratica è prevista dalla legge, tuttavia deve avvenire mediante il rispetto di una serie di presupposti che sono analiticamente esposti nel Codice del Consumo.

Tra le varie disposizioni che dobbiamo tener presente quando abbiamo concluso un contratto tramite registrazione telefonica ricordiamo: L'art. 49 comma 1° del Codice del Consumo il quale stabilisce che : "Prima che il consumatore sia vincolato da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali o da una corrispondente offerta, il professionista fornisce al consumatore le informazioni seguenti, in maniera chiara e comprensibile: (...) In particolare la lettera h) prevede che : "in caso di sussistenza di un diritto di recesso, le condizioni, i termini e le procedure per esercitare tale diritto conformemente all'articolo 54, comma 1, nonché il modulo tipo di recesso di cui all'allegato I, parte B" ; Dunque occorre innanzi tutto che il professionista informi in maniera molto chiara il consumatore in ordine a tutte le condizioni del contratto, soprattutto per quanto attinene al diritto di recesso e alle modalità per esercitarlo. Il successivo Art. 50. stabilisce che " Per quanto riguarda i contratti negoziati fuori di locali commerciali il professionista fornisce al consumatore le informazioni di cui all'articolo 49, comma 1, su supporto cartaceo" Questo significa che la registrazione telefonica deve necessariamente essere seguita da un contratto cartaceo affinchè il consumatore sia messo in condizione di prendere visione di tutti i termini del servizio acquistato anticipati a telefono. Laddove non fossero rispettati questi precetti il codice del Consumo contempa una serie di conseguenze:

L'art. 53 stabilisce che: " Se in violazione dell'articolo 49, comma 1, lettera h), il professionista non fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso, il periodo di recesso termina dodici mesi dopo la fine del periodo di recesso iniziale, come determinato a norma dell'articolo 52, comma 2." L'art. 57 , invece, al comma 4 stabilisce che: Il consumatore non sostiene alcun costo per: a) la prestazione di servizi (...) quando: 1) il professionista ha omesso di fornire informazioni in conformità all'articolo 49, comma 1, lettere h) ed l); Concludo ricordando che quando viene suggellato un accordo mediante registrazione telefonica è diritto del consumatore riceverne una copia in modo da poter conoscere effettivamente quale fu l'oggetto della telefonata e quali furono le informazioni fornite dall'operatore. Sovente infatti gli operatori parlano in maniera molto rapida e non si preoccupano di soffermarsi sugli aspetti più importanti, anzi è pratica diffusa sottacere molte informazioni proprio per indurre lo sprovveduto utente a prestare il consenso.

RUBRICA CURATA DALL’AVVOCATO PENALISTA FABIO RUSSO INFO: 347 6595190 EMAIL: avv.fabiorusso1975@libero.it

FISCO NEWS

dall'età, si estenderà all'intero territorio nazionale e non prevedrà più l'erogazione di contributi a fondo perduto, ma solo la concessione di mutui agevolati a tasso zero, per investimenti fino di Antonella Morlando a 1,5 milioni di euro. Il finanziamento dovrà essere restituito in otto anni e dovrà essere assisInternet: cookie con scroll Il garante della privacy, illustrando la normativa tito dalle garanzie previste dal codice civile e da sulle tutele per chi naviga in rete diventata op- privilegio speciale. erativa il 4 giugno 2015, ha chiarito che basta lo scroll della pagina a consentire all'uso dei cookie. Lotta all'evasione: si alza la soglia del contante Imprese a tasso zero: la nuova forma di Montecitorio dice si all'innalzamento della soglia dei pagamenti in contante. Non si sa ancora di autoimprenditorialità Esce di scena l'autoimprenditorialità e fa posto quanto aumenterà il limite, oggi fissato a 1.000 euro, il via libera è stato dato. Un via libera coalle "Nuove imprese a tasso zero". La misura si rivolgerà non solo ai giovani fino a munque subordinato a un maggiore ricorso ai 35 anni, ma anche alle donne indipendentemente pagamenti elettronici.

NOTIZIE FISCALI FLASH

Misure di sostegno al reddito: l'assegno di ricollocabilità Arriva l'assegno di ricollocazione per i disoccupati, sarà graduato in funzione del profilo personale di occupabilità, potrà essere utilizzato per ottenere un servizio di assistenza intensivo nella ricerca di un posto di lavoro presso i centri per l'impiego o in un'agenzia privata accreditata. Il "pacchetto" comprenderà l'affiancamento di un tutor all'eventuale riqualificazione in funzione degli sbocchi professionali offerti dal mercato. È un anticipazione di quanto prevede lo schema di decreto legislativo, approvato dal consiglio dei ministri, che, in attuazione del Jobs Act, riordina la normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive.

RUBRICA CURATA DALLO STUDIO DI COMMERCIALISTI DI ANTONIETTA MORLANDO PIAZZA VITTORIA, 6 80121 NAPOLI TEL: 081 032 44 00 / 081 032 44 82


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F COME FOTOGRAFIA anco sia su “auto”. E’ anche opportuno dare di Antonio Ocone, un'occhiata al menù della fotocamera per veFotogram Pinetamare dere le caratteristiche particolari del proprio apparecchio, e nel caso ci siano dei dubbi dare Finalmente è estate, la stagione più bel- un’occhiata al manuale di istruzioni. la dell’anno, nella quale in ogni uscita Anche in tempo di digitali alcune precauzil’apparecchio fotografico ci tiene sempre com- oni, quali una buona luce e la mano ben ferma sono condizioni irrinunciabili per realizzare pagnia. Dopo che nei mesi scorsi abbiamo parlato delle una bella immagine. Prima di scattare è buoemozioni che ci danno le nostre fotografie e na regola osservare bene la scena e comporre degli strumenti con i quali possiamo realiz- l’inquadratura giusta, utilizzando lo zoom zare una buona immagine, riordiniamo un po’ dell’apparecchio. le idee su come organizzarci per portare a casa La luce, tranne che nelle foto d’effetto, è bene bei ricordi. Preparare l’apparecchio fotografico: che sia alle spalle di chi fotografa in modo da caricare le batterie della fotocamera, salvare le illuminare bene la scena da riprendere. immagini contenute nella scheda di memoria Per evitare il mosso, cosa che osservando la sul pc nonché su DVD o Hard Disk esterno e foto sul display si vede difficilmente, è sempre bene tenere l’apparecchio ben fermo con le due svuotarla per poter scattare nuove foto. Se la fotocamera non viene utilizzata da molto mani, questa precauzione è valida soprattutto tempo è bene effettuare una serie di scatti di quando si scattano foto con il telefonino. prova per assicurarsi che tutto funzioni bene. In caso di luce scarsa, nell’impossibilità di utiControllate che la risoluzione sia impostata al lizzare un cavalletto è bene trovare un punto valore massimo e che il bilanciamento del bi- d’appoggio per stabilizzare la ripresa.

Ricordiamoci che quando il soggetto lo richiede, la fotocamera può e deve essere utilizzata in verticale. Quando si scattano foto ai bimbi, ci vuole pazienza e bisogna aspettare il momento giusto per lo scatto. Per avere una resa più naturale è bene posizionarsi alla loro altezza, così si evitano quelle brutte foto fatte dall’alto nelle quali i piccoli appaiono “schiacciati”. Dopo lo scatto, le foto vanno archiviate in maniera sicura su supporti di qualità, ma il metodo più sicuro per garantire la durata nel tempo dei nostri ricordi rimane sempre quello di selezionare e stampare le foto più belle. Solo così le potremo materialmente condividere con gli altri e di certo le ritroveremo sempre negli album dei nostri ricordi.

VIVERE IL VERDE LA CAMELIA

di Rosario Maisto

di Rosario Maisto Bellissime, generose, seducenti, ma anche un pochino esigenti e capricciose, questa bellissima pianta trova le sue zone tipiche in Italia ed in particolare sono: le zone dei laghi del Nord, la Lucchesia, i Castelli Romani, l'area di Napoli e della Penisola Sorrentina. Partendo da piante in vaso, l'impianto può essere fatto in qualsiasi periodo dell'anno, infatti lo spostamento dal vaso al terreno, senza danneggiare la zolla, non costituisce un'azione

traumatica. Potendo scegliere, conviene però evitare il periodo più caldo dell'anno (giugnosettembre), durante il quale le camelie, che amano climi più freschi, potrebbero avere qualche sofferenza, l'esposizione ideale è la mezz'ombra, ma in zone collinari dove la temperatura estiva non è eccessiva, la camelia può essere posizionata anche in pieno sole, in aree molto ventilate conviene scegliere una posizione riparata. Se la si può mettere in giardino, in piena terra, è sufficiente scavare una buca non troppo grande e metterla a dimora, se il terreno è argilloso, dunque compatto e poco drenante, si dovrà creare una buca decisamente più grande e migliorare la struttura del terreno miscelando la terra con torba e terriccio aggiungendo eventualmente materiale drenante. Ricordiamoci che bisogna bagnare molto bene la pianta, per permettere alla terra di compattarsi, per essere sicuri di aver innaffiato bene,

conviene lasciare intorno alla buca un bordo di terra, per i primi tempi, e riempire d'acqua due o tre volte fino all'altezza del bordo. Le camelie si devono potare al termine della fioritura, conviene infatti privarsi degli ultimi fiori e potare, questo permetterà di svilupparsi maggiormente e donare alla pianta uno sviluppo più accestito e armonioso, questa potatura non sarà ne eccessiva ne drastica e andrà valutata in funzione dello sviluppo attuale della pianta. Nella cultura orientale la camelia è il simbolo della devozione eterna tra gli innamorati. La sublime danza del petalo e del calice che percorrono il ciclo vitale congiuntamente rappresentano alla perfezione la persistenza dell’amore e la devozione reciproca. Per ulteriori chiarimenti o semplici curiosità non esitate a contattarmi: infovivereverde.ros@libero.it


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Informare Luglio 2015 | Luigi Di Maio: «L'Italia deve ripartire dal lavoro»  

Un numero intenso, ricco di esclusive, speciali, interviste ed eventi. La copertina di questo mese appartiene a Luigi Di Maio, Vicepresident...

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