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ANNO 9° - NUMERO 140 - DICEMBRE 2014

edito da:

ZIONE U B I R DIST ITA GRATU

www.informareonline.com

La mamma di Ciro Esposito, simbolo della lotta alla violenza

Antonella Leardi Lo sport è aggregazione e divertimento. L'odio non ha giustificazione Intervista ad una delle più "luminose" attrici del teatro napoletano

ISA DANIELI: IL TEATRO DI EDUARDO DE FILIPPO pagine 5 e 10 Continua l'inchiesta giornalistica di Informare

FANCULO LA LEUCEMIA pagina 6 Intervista alla mamma di Veronica Abbate, uccisa dall'ex fidanzato

C. IANNIELLO: "BASTA VIOLENZA SU DONNE" pagina 27

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Interviste al medico sociale e al cuoco della SSC Napoli

DOTT. CANONICO E CHEF SALATIELLO: IL NAPOLI TRA MEDICINA ED ALIMENTAZIONE pagine 36 e 37

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INDICE

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periodico edito da:

INTERVISTE

T. MORLANDO

F. RUSSO

A. MORLANDO

ANTONELLA LEARDI: BASTA VIOLENZA! 4-5 I. DANIELI: IL TEATRO DI EDUARDO 5-10 S. MICILLO: IL BENE DEL POPOLO E DELL'AMBIENTE8 10 L. DE FUSCO: IL TEATRO STABILE DI NAPOLI E. DE FILIPPO: INTERVISTA (IMPOSSIBILE) 11 B. IMPERATORE: INVICTUS NEL NOME DI MANDELA20 EMILIO: TRADIZIONE E INNOVAZIONE 27 D. DI NARDO: #TENIAMOCELISTRETTI 34

SPECIALI G. PALMESE

V. VITALE

F. PARADISONE

A. CIAMBRONE

F. CORSARO

R. BICCO

EVENTI

Responsabile Area Legale: Avv. Fabio Russo

MAI PIU' XENOFOBIA IL VOLTO DIGNITOSO DELL'IMMIGRAZIONE CASTEL VOLTURNO RICORDA MAMA AFRIKA

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CASTEL VOLTURNO MONDRAGONE

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Fotografia: Francesca Pignatelli Valentina Panetta Peppe De Muro Carmine Colurcio

GAL GOLFO DI CASTELLAMMARE

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SSC NAPOLI L. MASCIA

V. PANETTA

R. CANONICO: MEDICINA ED ALIMENTAZIONE C. SALATIELLO: I CAMPIONI A TAVOLA I.T.C.G. “V.PARETO” 38

M. GIUGLIANO

S. DE MARCO

Collaboratori: Alessandro Ciambrone (Direttore Artistico e Responsabile Culturale)

RUBRICHE

V. LO CASCIO

Editorialista: Angelo Morlando Responsabile Organizzativo: Fabio Paradisone

TURISMO

F. DIANA

Vicedirettore responsabile: Fabio Corsaro

16-17-18-19

RIVIERA DOMITIA F. MELE

IBAN PER SOSTEGNO ASSOCIAZIONE: IT14 R010 1074 8701 0000 0001 835 Direttore responsabile Tommaso Morlando

CAPUA E MAC TERRA DI LAVORO

M. PANETTA

Periodico edito dall’Associazione Centro Studi Officina Volturno. Presidente Giancarlo Palmese

FANCULO LA LEUCEMIA 6 O PASTORE SE FA SICC MA NUN MORE 12 FRATTAMINORE, COMUNE PIU' VIRTUOSO D'ITALIA15 NAPOLI RICORDA FRANCESCO II 20 NOGARO: IN RICORDO DI DON PEPPINO DIANA 23 IL MONDO PENITENZIARIO 33

PROMOZIONE DEL TERRITORIO

F. PIGNATELLI

Fondato nel 2002 Registratro al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere N° 678 del 03.04.2007

G. IMPERATRICE

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Filomena Diana Ada Marcella Panetta Valeria Vitale Fulvio Mele Martina Giugliano Salvatore De Marco Rossella Bicco Barbara Giardiello Giovanni Imperatrice Salvatore Deodato Daniele Marasca Nunzia Picone (Grafico)

P. zza Delle Feste, int. 19 - Pinetamare 81030 - Castel Volturno (CE) Tel: 081 335 66 49 Fax: 081 509 70 39 e-mail: redinformare@libero.it D. MARASCA

B. GIARDIELLO

P. DE MURO

S. DEODATO

C. COLURCIO

N. PICONE

Stampa: INKPRINT - Pozzuoli (NA) Chiuso il: 05.12.2014

SOSTIENI LA LIBERA INFORMAZIONE INSERENDO IL TUO LOGO LA LINEA EDITORIALE È APARTITICA E SOSTIENE TUTTI COLORO CHE SONO IMPEGNATI IN DIFESA DELL’AMBIENTE E CONTRO OGNI TIPO DI CRIMINALITÀ!

QUESTA TESTATA NON USUFRUISCE DI NESSUN TIPO DI FINANZIAMENTO


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Antonella Leardi: "La violenza non ha senso. Voglio che il mio messaggio arrivi a tutti" Siamo stati in casa Esposito. La mamma di Ciro: "Hanno cercato di infangare mio figlio. Le mie parole hanno dato fastidio a qualcuno. Ora cerchiamo solo che sia fatta giustizia" Considerate se questo è un gioco. Si muore per seguire e dare adito alla propria passione; si fomentano odio e violenza negli stadi; si inneggiano sventure per l'avversario che appare come il nemico in una guerra di trincea; si usa il "ferro" ed il coltello per fronteggiare un uomo comune perché professa una "fede" calcistica diversa dalla propria. No, questo non è il nostro calcio! Questo è il calcio degli ignobili, dei meschini, degli ignoranti, di chi rappresenta il volto putrefatto della società, la quale però sa dissociarsi con buon senso e aggregazione. E il racconto di Antonella Leardi parte da questi concetti, intrinseci a quelli di divertimento ed intrattenimento, perché lo sport si basa su valori che sono le fondamenta di uno strumento educativo straordinario.

foto di: Carmine Colurcio

Le hanno strappato l'anima e la vita dagli occhi, dalle mani, dal cuore. Le hanno ammazzato il figlio, e tutto questo per una partita di pallone. "Lotto affinché non ci sia un altro Ciro Esposito. Mio figlio è morto per l'odio. Sto mandando messaggi di pace che moltissimi hanno accolto, e questo ad alcuni non fa comodo". La grandezza disarmante di questa donna è frutto di una forza insolita che mai ha accennato al senso di vendetta. Ci racconta le sue emozioni Antonella, dopo averci calorosamente accolti in casa, in quel di Scampia. Ciro, ferito prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina lo scorso 3 maggio dal romanista Daniele De Santis con un colpo di pistola a Tor di Quinto, è morto dopo 50 lunghi giorni di agonia tra sofferenze fisiche e psicologiche. "Hanno cercato di infangare l'immagine di mio figlio - spiega la Leardi - ma io ho sempre creduto nella sua bontà in quanto sapevo che fosse una persona umile, onesta, tranquilla, di cui tutti si innamoravano. La sua gioia - continua - era di seguire il Napoli e divertirsi allo stadio". Quella sera, però, Ciro all'Olimpico non ci è mai salito. "Mio figlio ha avuto 3 arresti cardiaci, era morto ma nessuna forza dell'ordine mi ha avvisato. Mi avevano detto dei ragazzi che erano lì con lui che si era semplicemente fatto male alla mano, ma nulla di così tragico. Dio non ha voluto che morisse in quel momento. Ciro in ospedale mi diceva che lui era un leone, era Ercole ed era perfettamente cosciente, tanto che ci ha raccontato tutto quello che era successo. Purtroppo non l’ho potuto dire prima perché avevo paura che lo interrogassero e lo violentassero psicologicamente”. Le ansie di una mamma si trasformano in urla contro la violenza: “Nessuna dimenticanza nel nome di mio figlio. Chi strumentalizza il nome di Ciro non ha rispetto per lui. Ciro è morto per l’odio. Stop alla violenza!”. Antonella Leardi ha rappresen-

tato, in quel momento, un linea sottile tra la pace e una possibile aspra guerriglia tra napoletani e romani. Bastava una parola, giustificabile, che incitasse alla vendetta per scatenare l’inferno. E invece, con parsimonia e con una lucidità disarmante, Antonella è riuscita a placare gli animi e incitare tutti a pensare il calcio come puro divertimento: “L’odio, il razzismo non hanno giustificazione. Che si vada a vedere una partita di pallone con un sentimento di gioia. La cosa che ha distrubato in molti è stato questo perbenismo che hanno ritrovato in me: questa voglia di non rivendicaizone, di non violenza. Non è piaciuto quello che ho fatto: avrebbe fatto più comodo avere una signora volgare e che cercasse vendetta. Il mio messaggio non si deve fermare solo a Napoli, a Roma, e in Italia. Voglio che le mie parole tocchino le corde del cuore di tantisse altre persone anche stranierie. Non si può dimenticare e rimaneri impassabili. Andrò avanti per la mia strada”. Non è facile ripercorrere quei momenti. Le lacrime di Antonella interrompono i ricordi di un figlio amorevole e passionale: “Il ricordo più bello è tutta una vita. Il ricordo più “brutto” è stato il primo anno di vita. Era irrequieto e non si calmava mai. Da un anno in su io non ho mai avuto ricordi brutti di mio figlio. Anche quando interruppe gli studi non mi ha creato un problema perché la sua intenzione era lavorare e aiutare il papà all’autolavaggio. È stato sempre, anche da ragazzino, una persona matura. Era un ragazzo che se c’era bisogno di combattere per il quartiere non si sottraeva. Mi manca


tutto, da quando è nato fino ad ora”. E che ne sanno i maldicenti delle lacrime di questa madre, della sua disperazione, delle cene in casa senza entusiasmo, di una vita straziata da un dolore che mai andrà via. In occasione di Napoli-Roma dello scorso 1 novembre, i napoletani hanno inneggiato ancora alla violenza contro la compagine romana. La risposta non s’è fatta aspettare. Ma, dopo un lavoro di grande divulgazione alla non violenza, come si sarà sentita Antonella leggendo quello striscione (“Se occasione ci sarà non avremo pietà” ndr)? “Se avessi avuto la podestà di entrare nei cuori di tutti, non sarei una donna ma sarei Dio. Non ci riesce nemmeno Dio, come potrei farcela io? Se avessi saputo fare miracoli io avrei salvato mio figlio e tutto ciò non sarebbe successo. Il mio messaggio è arrivato a moltissimi, altrimenti la partita e il prosieguo della vicenda, avrebbe preso una svolta diversa. Non dimentichiamoci però che sotto quello striscione c’era il nostro, in memoria di Ciro”. E allora anche noi ci uniamo al grido di Antonella:

L’editoriale

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UN RESOCONTO IN SINTESI di Tommaso Morlando Un altro anno sta per finire e se facciamo un resoconto del lavoro fatto, possiamo ritenerci soddisfatti. • Difficile stabilire il numero migliore di quest’anno. Tutti sono stati di grande impegno e hanno dato ottimi risultati; è importante ringraziare ancora una volta: Raffaele Cantone, Toni Servillo, Marek Hamsik, Sergio Costa, Luigi Zicarelli, Luigi De Magistris, Vincenzo De Luca e Renato Natale. • Il numero più bello, comunque, sarà sempre il “prossimo”. Il nostro magazine ha sempre voluto parlare di quelle realtà meno conosciute, di bellezze nascoste, di cultura, di tradizioni, turismo, legalità, imprese, sport e mettendo in primo piano il territorio della nostra Campania. e le sue eccellenze. Non è semplice, ma c’è una redazione che ha la capacità di leggere la realtà che ci circonda, di saper essere “squadra”

dove ognuno ha un ruolo di primo piano, ma, al momento opportuno, c’è chi sa assumersi le responsabilità che il ruolo richiede, decidendo ed esponendosi in prima persona. • Un riconoscimento va a coloro che ci affiancano e sostengono, credendo in questo progetto. • Siamo consapevoli di essere una piccola realtà, ma siamo riusciti a portare all’esterno le positività del territorio. Lo riteniamo fondamentale per combattere la disinformazione e la denigrazione esistente verso i nostri territori. Noi ci crediamo e continueremo ancora più determinati, perché convinti di stare nel giusto. La bellezza vince sempre. • Auguro Buone festività a tutti, con lo sguardo rivolto ai meno fortunati e a chi è senza lavoro … lotteremo con VOI per una società che non lasci “indietro” nessuno.

“Basta con la violenza. Non ha senso. Se lo Stato volesse, potrebbe intervenire in poco tempo. Inoltre, mi aspetto una non così scontata giustizia perché i tribunali, ultimamente, ci hanno riservato brutte sorprese quando nei processi c’era di mezzo lo Stato. E la morte di mio figlio è anche colpa dello Stato perché quella sera a Tor di Quinto non c’erano forze dell’ordine che tutelassero il cammino dei napoletani verso lo stadio. Pretendo sia fatta giustizia”. Considerate se questo è un gioco. Omicidi, tribunali, e ricerca della giustizia. No, il nostro calcio è costellato da grandi emozioni, sane rivalità che alimentano l'agonismo, da stadi pieni di bambini, famiglie e persone co- menticare. scienti che soffrono e gioiscono per la propria Urliamo ancora contro la violenza. squadra, che insieme vivono la passione di un In memoria di Ciro... Mai più. gioco che rappresenta, soprattutto a Napoli, di Fabio Corsaro emancipazione sociale. Ricordiamo per non di-

ISA DANIELI E IL TEATRO DI EDUARDO

Incontro esclusivo con una delle figure più "luminose" del teatro napoletano Sono tante le donne che hanno accompagnato il grande Eduardo sulla scena, da Titina, sua cara sorella, a Dolores Palumbo, da Pupella Maggio a Regina Bianchi. Tutte queste donne hanno portato avanti il nome della drammaturgia di Eduardo riproponendola anche dopo la sua scomparsa. Una di queste “signore del teatro” è Isa Danieli, la quale, ancora oggi, con passione e dedizione, si fa manifesto vivente del teatro italiano e napoletano, ereditando gli insegnamenti che Eduardo in persona le offrì da quand’era appena una ragazza. La signora Danieli ha concesso a noi di INFORMARE un’esclusiva chiacchierata per discutere di Eduardo e della sua eredità. Trent’anni dalla morte di Eduardo. In cosa si sente la sua mancanza e, soprattutto, in cosa si sente la sua presenza? «La sua presenza si sente sempre e così anche la

sua mancanza. Secondo me è comunque un’icona del nostro teatro e del teatro in generale perché Eduardo è arrivato dovunque! E’ chiaro, quindi che è una presenza talmente forte che per forza se ne sente la mancanza». Quando e come ha conosciuto Eduardo? «Sarebbe troppo lungo a spiegare… ero molto piccola, entrai nella compagnia che avevo appena 15 anni. Scrissi una lettera ad Eduardo con la quale gli esprimevo il mio desiderio di conoscerlo e di entrare nella sua compagnia. Capitò proprio in quel periodo che una ragazza della sua compagnia dovette essere ricoverata per un attacco di appendicite, così io ebbi la fortuna di essere chiamata per sostituirla. Andai di corsa. Era una parte di poche battute in “Napoli Milionaria”, ma così ebbi l’onore di conoscere questo mostro della recitazione». CONTINUA A PAGINA 10


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NEWS

FANCULO La Stella! LA LEUCEMIA Cosa regalare a Natale?

Continua l’inchiesta giornalistica di Angelo Morlando

Come già pubblicato integralmente sul sito di Informare, abbiamo ricevuto una dettagliata e precisa risposta dal DIRETTORE GENERALE DEL CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI, dott. Alessandro Nanni Costa, che ha chiarito i motivi dell’impossibilità di donare il midollo osseo in Campania. A seguito di ulteriori approfondimenti e segnalazioni ricevute, abbiamo posto le seguenti ulteriori domande dirette al Centro Nazionale Trapianti, alle quali abbiamo ricevuto altrettanta immediatezza di risposta: DOMANDA: LA RETE PER LA TIPIZZAZIONE E DONAZIONE E’ FUNZIONANTE IN CAMPANIA ? «A oggi, la Rete campana può definirsi NON ATTIVA nella misura in cui è sospeso il reclutamento di nuovi donatori; inoltre, i donatori campani NON SONO “UTILIZZATI” dal Registro IBMDR (Italian Bone MarrowDonorRegistry). Le informazioni (indirizzi, numero di telefono, ecc..) dei centri di trapianto e donazione (ndr. FUORI CAMPANIA) sono consultabili sui siti: www.gitmo.it (cliccando sulla voce “indirizzario infermieristico e medico) e www.ibmdr.it (cliccando sulla voce “organizzazione)». DOMANDA: PERCHE’ IN REGIONE CAMPANIA L’AUDIT LO CONDUCE IL C.N.T. ? C’E’ UN COMMISSARIMENTO E DA QUANTO TEMPO ? IN MATERIA QUALI SONO LE COMPETENZE E LE RESPONSABILITA’ E DI CHI ERANO

ALL’EPOCA DEI DUE CASI DEL 2011 ? «Tra i compiti istituzionali del Centro Nazionale Trapianti c’è anche quello di condurre un’attività di audit nei centri; questa attività non presuppone alcun tipo di commissariamento. Ricordiamo che l’audit è stato condotto anche da un esperto del Centro Nazionale Sangue e da uno dell’Associazione Italiana di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti (AIBT). Le competenze e le responsabilità dei poli funzionali afferenti all’IBMDR (Registro Donatori, Poli di reclutamento, Centri donatori) sono definite dall’Accordo Stato-Regioni del 29 Aprile 2010, nonché dagli standard IBMDR». DOMANDA: DA QUANTO TEMPO NON SI ESEGUE UNA DONAZIONE DI MIDOLLO OSSEO IN CAMPANIA ? «Se intende da non familiare, l’ultima donazione è stata di staminali da sangue periferico nel 2013». DOMANDA: QUALE E’ STATA LA DATA DELL’ULTIMA TIPIZZAZIONE AVVENUTA IN CAMPANIA ? «Dicembre 2013 (Tipizzazione di donatore non familiare per una nuova iscrizione). In sintesi, la situazione in Campania è disastrosa. Al momento, non è possibile donare, tantomeno essere tipizzati e, cosa ancor più grave, tutti i campani che sono già inseriti nel registro donatori mondiale non posso essere “utilizzati”. A breve avremo una nota molto articolata anche dall’ADMO».

La Stella di Natale sta per entrare nelle vostre case; ogni anno, a Natale, è la pianta più regalata e che meglio di tutte riesce a creare la giusta atmosfera! Si possono scegliere con foglie rosse o bianche, ma in entrambi i casi hanno bisogno di piccole attenzioni per poter restare belle a lungo. La stella ha bisogno di essere annaffiata solo quando il terreno è quasi asciutto. Bisogna inoltre fare attenzione a non lasciare dei ristagni d’acqua che sono per la pianta letali. Attenzione a non bagnarne le foglie. Dopo le feste, in base alla stagione cambia anche il luogo in cui deve essere messa. Durante le Feste di Natale potete tenerla in casa, scegliete una stanza ben illuminata. Non mettetela però a diretto contatto con la luce del Sole; durante l’estate mettetela all’aria aperta e in una zona ombreggiata, poi la ritirate con l’arrivo dell’autunno. La stella di Natale che vi hanno appena regalato non ha probabilmente bisogno di essere rinvasata. Preoccupatevi di rinvasarle appena prima dell’arrivo dell’estate, verso maggio, aspettando che le foglie rosse cadano. Si tratta infatti di una pianta che riesce a sopravvivere anche in estate, tuttavia farla rifiorire non è molto semplice. Dopo che sono cadute le foglie, potete tagliare i rami che sono fioriti circa a fine febbraio. Tenetela quindi all’ombra durante l’estate e a settembre concimate il terreno. in questo modo avrete più probabilità di aver fiori bellissimi. La Stella di Natale ha vari significati, era coltivata già da Indios e Aztechi per cui era un fiore simbolo di purezza il cui colore rosso intenso riportava alle gocce di sangue di una dea morta per amore, che in Francia prende il nome di Étoile d’amour (Stella d’Amore) e viene commercializzata per la Festa della Mamma, mentre in Centro-America prende il nome di Hoja encendida (Foglia infuocata) e simboleggia la passione, ma la stella ha avuto diffusione in Italia soltanto due secoli fa, quando venne usata per adornare la Basilica di San Pietro e rappresenta il rinnovamento e la speranza, proprio per questa ragione è tipica delle feste natalizie ed è una perfetta idea regalo! Inoltre, l'AIL permette di acquistare una Stella di Natale al fine di sostenere la ricerca per le cure contro la leucemia e le malattie ematologiche. di Rosario Maisto infovivereverde.ros@libero.it


NEWS

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Donne che corrono coi lupi:

STOP FEMMINICIDIO

NINO DI MATTEO: “Comunque vadano le cose, faremo in modo che queste cose vadano bene” le stragi, basta con gli eroi gli uomini della scorta li difendiamo noi”. Scoppia un forte applauso quando si annuncia dal megafono che il dott. Di Matteo scenderà a salutare i manifestanti. Ed ecco che arriva, circondato da un cordone di protezione degli uomini della scorta, si confonde tra la folla che commossa lo abbraccia. Stringe mani, dice qualcosa che però non riusciamo a sentire bene, anche se quando è tra la gente, circondato dai giornalisti, scende nella piazza un silenzio che allo stesso tempo un grido di allarme per la sicurezza di Nino Di Matteo e dei suoi colleghi. Le poche parole che rius“Siamo tutti Nino di Matteo” e poi “fuori lo ciamo ad ascoltare sono queste: “Comunque Stato dalla mafia” sono gli slogan che, tutti vadano le cose faremo in modo che queste in coro, gridano per le strade del centro del cose vadano bene” capoluogo siciliano. Giovani e meno giovani, rispondendo all’appello del “Comitato Scorta A conclusione della manifestazione non poteva Civica”, si sono dati appuntamento a piazza mancare il forte richiamo di Salvatore BorselCroci ed in un lungo corteo hanno percorso le lino: “Ancora una volta giungono notizie di principali strade del centro di Palermo, espri- morte, ancora una volta come 22 anni fa, gimendo l’indignazione per quelli che starebbero ungono notizie dell’arrivo del tritolo. tentando di fermare il pool di magistrati che Ancora una volta giungono messaggi di solista portando avanti un filone di indagine che darietà da parte dei rappresentanti delle delsarebbe considerato molto pericoloso per certi lo Stato che non attendono altro di piangerli quando saranno morti”. Secondo il fratello poteri. Sono i magistrati Di Matteo, Del Bene, Tartag- di Paolo Borsellino l’eliminazione di Di Matteo lia e Teresi, tutto scandito a gran voce durante non può interessare alla mafia, ma solo a chi in questi anni ha saputo mantenere la congiura il corteo. del silenzio. Giunti davanti al Palazzo di Giustizia hanno gridato “viva gli uomini della scorta. Basta con di Paolo Miggiano “Se gli amici romani della mafia toccano Di Matteo, stavolta non staremo a guardare”, questo è lo striscione che apre il corteo della manifestazione a sostegno dei magistrati che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato mafia. Dietro allo striscione a sorreggerlo, insieme a tanti giovani, un uomo anziano con una lunga barba bianca. È Vincenzo Agostino, diventato simbolo della richiesta di verità e giustizia sulle stragi che negli anni novanta insanguinarono le strade di Palermo e d’Italia e, tra gli altri, uccisero anche suo figlio Antonio e la moglie Ida.

“Donne che corrono coi lupi” è l’associazione che, dal Gennaio 2013, è attiva sul litorale domitio al fine di prevenire, contrastare e reprimere la violenza contro le donne e i minori. Composta da professioniste, l'equipe è presieduta dalla dott.ssa Maria Pia Raimondi, che abbiamo incontrato per capire meglio la realtà di dell'associazione: Il territorio come “risponde” al tema da voi trattato? «Purtroppo no. Ci siamo rese conto sempre più che anche solo parlare di violenza in questo territorio è difficile, e infrangere la ‘barriera’ che esiste è una sfida che si deve vincere. Le donne non devono aver paura di parlare, di denunciare, di esprimersi! Io ho dato vita a quest’associazione partendo da una mia personale storia di violenza subìta, superata da 3 anni ma che ho elaborato e ‘realizzato’ in un anno e mezzo: non è facile affrontare questioni simili con lucidità e rimettere insieme i pezzi. Bisogna superare paura e vergogna e non sottovalutare il problema perché uscire vive da storie del genere è una fortuna! Occorre raccontare, chiedere aiuto: i sostegni e le associazioni ci sono» Secondo Lei come si può infrangere la ‘barriera’ esistente e far sì che le donne denuncino? «Visto che parlare di violenza risulta difficoltoso, stiamo cercando di operare partendo da concetti come rispetto e appartenenza di genere. E le donne devono capire che denunciare è un diritto e che anche uno schiaffo è reato! La cosiddetta ‘spirale della violenza’ è sempre la stessa: violenza psicologica, verbale, fisica. Non è semplice riconoscere questi meccanismi ma non è impossibile e isolarsi è deleterio. Un evento che organizzeremo per Gennaio sarà un convegno nella Sala Consiliare del Comune di Castel Volturno, il cui tema sarà appunto ‘Rispetto e appartenenza di genere’, per portare alla luce i meccanismi culturali secolari e sbagliati che conducono alle situazioni violente. Il Comune sta prestando attenzione al problema e siamo contente delle risposte e dei risultati che stiamo conseguendo. Dopo il Convegno, organizzeremo la quarta edizione del ‘Cineforum in Rosa’». Ringraziamo la dott.ssa Raimondi e ricordiamo che l’Associazione (che cerca sempre nuovi soci) ha sede presso il Parco delle Rose a Pinetamare, è presente su Facebook e che il recapito telefonico di Valeria Vitale è 388-4240889.


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SPECIALE POLITICA

Intervista a Salvatore Micillo Componente Commissione Ambiente della Camera dei deputati M5S

L’intervista volge principalmente sull’impegno di un deputato del M5S del nostro territorio (Giugliano) e del grande impegno finora profuso. Un excursus sul lavoro svolto finora a Roma: «Il mio lavoro consiste principalmente nel mettere al primo posto un solo obiettivo: il bene dei cittadini e dell’ambiente. Un obiettivo ambizioso in un mondo di lobbies ad ogni livello. Ma occorre resistere. Sono firmatario di un testo unificato sull’ambiente per l’introduzione di nuovi termini nel codice penale per individuare e meglio identificare l’inquinamento, il disastro ambientale e così via. Chi inquina, paga, detto brevemente. Approvato alla Camera attendiamo ora il passaggio anche al Senato dove il testo sembra essersi arenato. Vi sono state le audizioni ma occorre sollecitare la sua messa in discussione quanto prima nell’ordine dei lavori di palazzo Madama. L’ambiente non può più attendere i tempi morti della politica. Sono vent’anni che il Paese attende una riforma della legislazione ambientale. Non è un favore al Movimento 5 Stelle ma un dovere verso ciò che ci circonda». E per Terra dei fuochi? «Quanto attiene ai problemi locali legati all’area della “Terra dei Fuochi” non saprei dove iniziare. Ho presentato interrogazioni, fatto interventi, portato proposte alla Camera e non ultima su spinta di Francesco Onorati ho proposto l’ausilio di droni per sorvegliare i territori a prevenzione dei roghi tossici. Come M5S eravamo contrari al decreto legge del Governo ed i fatti, purtroppo, ci hanno dato ragione. Misure spot, insufficienti, carenti. Uno spot appunto. Una volta passato i problemi sono aumentati. A scapito delle popolazioni res-

identi nei comuni interessati dai fuochi». L’impegno sul decreto legge “Sblocca Italia”? «Purtroppo, nonostante la nostra contrarietà oramai notoria alle disposizioni che conteneva, il testo è passato definitivamente, è legge, dando ufficialmente il via alla stagione dei poteri un tempo nascosti. Noi chiedevamo invece che decadesse. Con questo decreto si darà il via alle trivellazioni per la ricerca dell’oro nero. Voglio dare bene l’idea della preoccupazione che sta prendendo i cittadini. Sto ricevendo non meno di tre inviti al giorno dalle più svariate parti d’Italia per prendere parte a manifestazioni di protesta nelle piazze, anche non necessariamente del Movimento 5 Stelle. Un testo che abbiamo cercato di migliorare, ma, sul quale è caduta l’ennesima fiducia che oltre a mortificare la democrazia distrugge l’Italia e le sue bellezze. Non solo, ma togliendo pure tranquillità alla popolazione. Noi lo abbiamo rinominato “Sfascia Italia” perchè consegnerà il futuro del nostro Paese nelle mani di speculatori edilizi, affaristi che si arricchiscono con i rifiuti, petrolieri che bucheranno le coste marine. Ci saranno altre grandi opere di cui l’Italia non ha bisogno, colate di cemento, false bonifiche e si favorirà la cementificazione, si prevede altri incentivi all’energia da fossile, svendita del demanio pubblico, privatizzazione dell’acqua pubblica, centralizzazione dei controlli da parte dei Ministeri e conseguente perdita di poteri delle Sovraintendenze e degli Enti Locali, proroghe ai concessionari autostradali senza alcuna gara, autocertificazione di avvenuta bonifica dei siti contaminati emessa dagli stessi proprietari inquinanti, esautorando di fatto il potere di controllo degli Enti Locali». Cosa ha da dire su argomenti che i grandi media in genere non riportano …e grazie

per la disponibilità a concedersi al nostro periodico riconoscendoci LIBERI… «Mai come oggi la commistione informazione e politica è così forte. Da mattina a sera è un continuo “Renzi, Renzi, Renzi, Berlusconi, Boschi, etc.” si monta qualche frase, un paio di dichiarazioni ed è servito così l’argomento politico, se poi c’è da rappresentare il Movimento 5 Stelle ed allora si parla di “bagarre, proteste, il M5S dice no”, mentre non è questa l’informazione. Informare vuol dire appunto fornire ai lettori o spettatori gli elementi utili perchè riescano da soli a maturare un giudizio sui fatti, fornendo un’ampia panoramica del lavoro e delle proposte portate avanti in Parlamento. Cosa ne sanno esternamente dei nostri ordini del giorno approvati o degli emendamenti passati? Se si sta su Facebook o si guarda il sito beppegrillo.it/movimento/parlamento/, bene… sennò gli elettori sono tagliati fuori dall’informazione e la gente appartenente ad una fascia di età dai 50 in su finisce col chiederci: cosa state facendo? In realtà facciamo e tanto, solo che non arriva fuori». Sulle bonifiche da farsi alla SOGERI di Castel Volturno, sulla nuova gara dell’inceneritore di Giugliano per le ecoballe, sui Regi Lagni che continuano ad inquinare e distruggere l’economia di un intero litorale e nulla viene


NEWS fatto… «Sull’inceneritore di Giugliano sul mio blog (salvatoremicillo.com) ci sono ben due articoli che parlano ampiamente dell’inceneritore finanche le differenze tra i due bandi, il vecchio ed il nuovo. Sono deciso a seguire anche l’iter di questo secondo bando che sono sicuro andrà deserto come il primo ed annullato. Non vi sono i soldi e nessun imprenditore rischierebbe di iniziare un’opera che nessuno vuole coprire. Noi andiamo avanti sostenendo fortemente il Piano Alternativo del “Distretto del Riciclo”. Quanto alle bonifiche, auspicando sia approvata al più presto anche al Senato la mia proposta di legge sui reati ambientali, occorrerà partire poi dalle bonifiche e dalla partecipazione sociale. Io non mi soffermerei sulla singola zona. Cosa fate per questa o per quella. Si rischia di lasciare indietro altre zone altrettanto di interesse. Siamo in Parlamento per tutelare tutti i luoghi sofferenti di emergenze, nel mio caso ambientali, facendo buone leggi e vegliando per la loro applicazione. Ad esempio, quando ho concepito il pacchetto di proposte inserito nella mia proposta di legge poi arrivata nel testo unificato in commissione giustizia ho pensato a tutti i disastri, a tutti gli inquinamenti. Occorre pensare di muoversi facendolo per un larghissimo numero di discariche o siti da recuperare alla natura. I cittadini devono vivere attivamente la politica ma pure entrare nella concezione che ogni luogo gli dev’essere caro. Solo così la Campania e l’intero Paese potranno rinascere davvero. Quanto ai Regi Lagni assicuro che ci sono diversi meetup della provincia sia di Napoli che di Caserta che seguono la questione, a Gricignano di Aversa che è interessata per un tratto da questo passaggio, gli attivisti sono vere “sentinelle” sul territorio sia per quanto riguarda la questione depuratori che quella degli scarichi abusivi e degli sversamenti illeciti di rifiuti. Ricordo infine, che, nel giugno del 2013 c’è stata un’interrogazione parlamentare (la numero 4-01043) a prima firma del Vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, sottoscritta da altri 4 deputati del M5S nella quale si chiedevano chiarimenti a tutto campo sui Regi Lagni. Mi risulta che non c’è stata risposta da parte dei ministri interrogati e che Di Maio ha proceduto nel fare un sollecito per ricevere risposta, il 9 ottobre scorso. La questione resta di grande attualità ed il M5S la segue con interesse».

di Tommaso Morlando

AZIONI EUROPEE PER LA DIFESA DELLE COSTE E DEL MARE

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La prima mappatura dell’uso del mare La nuova strategia europea a sostegno del turismo costiero e marittimo in tutta Europa ha un obiettivo comune: “rilevare le potenzialità di crescita sostenibile del turismo costiero e marittimo e creare posti di lavoro, garantendo contemporaneamente la difesa delle coste e la tutela del mare”. L’Italia ha uno sviluppo costiero di circa 7.500 km, quindi, potrebbe ricavare i maggiori benefici da tale iniziativa e le istituzioni dovrebbero raccogliere la sfida per consolidare la posizione del settore (è giusto ricordare che l’Italia eccelle nel settore portuale e turistico costituendo, di fatto, una delle prime “economie blu” a livello europeo e mondiale). La strategia si svilupperà tramite 14 azioni in cui tutte le istituzioni, nazionali e locali, unitamente agli operatori del settore, avranno un ruolo fondamentale nell’attuazione degli interventi, con

la possibilità di integrarli con ulteriori iniziative pubbliche e private. La nuova strategia va al passo con l’approvazione della Pianificazione dello Spazio Marittimo (PSM) che è un ulteriore tassello per la “economia blu” e per la politica marittima integrata dell’Unione europea. Il Piano consentirà di comprendere pienamente la reale distribuzione delle risorse marine e offrire agli investitori maggiori certezze in merito alle prospettive di sviluppo economico, soprattutto perché è recentissima la buona notizia che le riserve marine di pesce siano circa 10 volte superiori alle stime più ottimistiche fatte negli ultimi anni. Ciò non significa che bisogna abbassare la guardia...

di Angelo Morlando FONTE: ARPACAMPANIA

ORDINE DEGLI INGEGNERI DI NAPOLI Tirocini per giovani professionisti negli enti locali. Protocollo dell’Ordine con i Comuni della Provincia di Napoli Opportunità formative per giovani ingegneri negli enti locali. L’Ordine degli ingegneri di Napoli ha approvato uno schema di protocollo con i Comuni per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei colleghi under 35, mediante tirocini negli uffici tecnici. Il protocollo è stato già siglato con il Comune di Melito e sono in corso contatti con numerose altre amministrazioni locali della provincia di Napoli. Il protocollo è rivolto agli iscritti all’Ordine da meno di cinque anni e che non abbiano superato il 35esimo anno di età. I tirocini dureranno un massimo di sei mesi. Ai tirocinanti sarà pagata, a carico del Comune, una polizza contro gli infortuni ed Rc e verrà corrisposto, se compatibile con le condizioni finanziarie dell’ente, un rimborso spese di 400 euro mensili. La procedura di selezione degli aspiranti verrà organizzata dai comuni aderenti e ne sarà data

pubblicità anche sul sito dell’Ordine degli ingegneri di Napoli (www.ordineingegnerinapoli. com). Sullo stesso sito è anche consultabile la bozza di protocollo. «Per la massima diffusione dell’iniziativa – spiega il segretario dell’Ordine ing. Andrea Prota - sarà utile la promozione che i giovani colleghi ingegneri vorranno fare presso gli enti con cui sono in contatto. Il Consiglio dell’Ordine si sta inoltre attivando con la Regione Campania per verificare la possibilità di specifici fondi da destinare a supporto delle attività previste nel protocollo». La convenzione tipo è scaricabile dal sito dell’Ordine a questo link: - www.ordineingegnerinapoli.it/news/documenti/Protocollo-Tirocinio-Ordine-Comuni. pdf di Angelo Morlando


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SPECIALE TEATRO CONTINUA DA PAGINA 5

Le donne nel teatro di Eduardo, poche ma buone. Lei cosa ne pensa del ruolo della donna nell’opera di Eduardo De Filippo? «Eduardo ha onorato moltissimo la figura femminile. Se volessimo parlare di tutte le donne che ha costruito finiremmo domani. Le più grandi le conosciamo tutti: Filumena, forse, la più famosa, Amalia, che in “Napoli Milionaria” aveva un ruolo straordinario. Ha scritto anche un’altra commedia molto bella in cui io, già cresciuta, ho recitato. Si chiamava “Bene mio e core mio” e c’era il personaggio di Chiarina, una donna dolce e gentile ma, al contempo, comico e drammatico. Un personaggio che, come gli altri, offriva varie facce di interpretazione». Qual è il personaggio che ha interpretato con Eduardo che più le è rimasto a cuore e perché? «Forse, stranamente, il personaggio che più mi è rimasto a cuore è stato proprio quello di poche battute che feci in “Napoli Milionaria”, quando dovetti sostituire la ragazza. E’ stato il mio primo incontro con lui e quindi è rimasto nel cuore. Sai, tutti i personaggi che ho fatto con lui erano soprattutto cameriere. Ero giovane, e tutte le giovani che hanno recitato con Eduardo, anche Dolores Palumbo, hanno iniziato facendo le cameriere. Anche io le ho fatte tutte. Ricordo con piacere anche il personaggio fatto ne “Le bugie con le gambe lunghe”, diciamo che sono legata moltissimo a tutto quello che ho fatto con lui, anche perché è stato tutto un grande insegnamento fondamentale per la mia carriera». Ci sono molti giovani che non conoscono Eduardo De Filippo. Lei quale approccio consiglia per far avvicinare i giovani alla conoscenza di Eduardo? «Innanzitutto si dovrebbe far passare più spesso tutta la sua documentazione in televisione. Inoltre far passare anche di più le sue commedie, anche interpretate da altri, aiuterebbe la questione. Credo che dovrebbe essere creata una scuola, nella quale non si insegnerebbe solo Eduardo ma anche altro, e magari chiamarla proprio “Scuola Eduardo De Filippo”». di Salvatore De Marco

“AVVICINARE LE PERSONE AL TEATRO E’ IL NOSTRO DOVERE” Luca De Fusco, direttore del Teatro Stabile della Città di Napoli: "Vi spiego qual è l'eredità più grande di Eduardo. Napoli è un vero e proprio palcoscenico" Per semplice associazione se si pensa al nome “Eduardo” l’altra parola che subito ci viene in mente è “teatro”. Scopo fondamentale della vita del celebre autore non fu soltanto scrivere e recitare, ma anche restituire dignità ed importanza al teatro come istituzione pubblica, regalando alla sua città un teatro stabile. Oggi, fortunatamente, il suo progetto, dopo molto tempo, è stato portato a termine. Ma cos’è un teatro stabile? Come può valorizzare l’opera di grandi personaggi come Eduardo De Filippo? Ce lo spiega Luca De Fusco, direttore del teatro stabile napoletano. Trent’anni dalla morte di Eduardo De Filippo. Qual è secondo lei l’eredità più grande che ci ha lasciato? «La sua eredità più grande è, senza dubbio, la sua capacità di parlare a tutto il pubblico, dalla parte colta a quella popolare, spaziando da argomenti di grande impegno civile a quelli di grande introspezione, pensiamo alle parentele con Pirandello, rimanendo sempre autenticamente popolare e autenticamente culturale». Eduardo fu uno dei primi a portare avanti la proposta di un teatro stabile, proposta che, oggi, fortunatamente, si è avverata. Cos’è un teatro stabile e da quanto tempo è attivo a Napoli? «Da molto poco tempo. Il Teatro stabile di Napoli è stato l’ultimo ad entrare nell’associazione dei teatri stabili italiani ed è nato 11 anni fa. Un teatro Stabile è un teatro che produce spettacoli per il suo pubblico e cerca di determinare un rapporto di intesa, di sintonia, che generi un’autentica comunicazione. Il teatro Stabile ideale è un teatro che produce soltanto spettacoli e non ne ospita, in modo che ogni spettacolo venga fatto nascere e costruito qui, con le prove aperte del

pubblico che lo vede man mano crescere e che, finalmente, capisce dall’interno cosa vuol dire fare teatro» In che modo un teatro stabile si prefigge lo scopo di avvicinare sempre più persone al teatro? «Lo fa innanzitutto come dovere culturale, perchè è pagato con le tasse dei cittadini e quindi deve farlo. Lo fa con un ufficio promozioni che cerca di rendere più facilmente possibile l’accesso, in termini economici, al proprio teatro e, soprattutto, facendo opere di promozione, nel caso specifico degli studenti, in modo che il teatro diventi un “vizio” da prendere subito». Napoli è sempre stata una fucina di grandi talenti e il teatro stabile ha intenzione di attivare una scuola di teatro. In cosa consisterà? «Consisterà nel cercare di dare disciplina e rigore agli abbondantissimi talenti che ci sono nel nostro territorio. Si suol dire che tutta Napoli è un teatro, forse è un po’ vero ma il teatro non ha un solo talento comunicativo, bensì è un insieme di regole e tecniche che vanno imparate. Altrimenti, come diceva Eduardo, non si diventa attori ma si rimane “facce toste”!». Eduardo decise di instituire a Napoli un suo teatro, il “S. Ferdinando”. Quali sono, oggi, i rapporti tra il teatro stabile e il teatro “S. Ferdinando”? «Rapporti sempre più stretti. Da qui a qualche tempo il “S. Ferdinando” dovrà essere affidato in forma definitiva al teatro stabile, il quale già lo programma da diversi anni. Inoltre sarà una delle sedi della scuola di teatro, la quale, però, avrà bisogno anche di aule fisiche per le quali cercheremo un’alleanza anche con qualche altro organismo napoletano». di Salvatore De Marco


INTERVISTA (IMPOSSIBILE) A

EDUARDO DE FILIPPO “Trent’anni fa e più, proprio lui passeggiava per questi corridoi”, questo è stato il mio primo pensiero quando sono entrato nel teatro San Ferdinando, il Suo teatro. Mi giro intorno e vedo locandine, abiti di scena e fotografie, tutte hanno qualcosa in comune, tutte ricordano una battuta o un pensiero che, ormai, viene citato a memoria, quasi come se fosse una frase idiomatica del nostro dialetto. Non c’è nessuno, qualche funzionario sarà impegnato a prendersi un caffè mentre su in direzione saranno affaccendati tra mille carte e fogli. Ne devo approfittare. Mi guardo intorno e, facendo attenzione, mi dirigo verso i camerini, piano piano, accompagnato dal silenzio assordante del teatro vuoto. Girati i palchetti sono prossimo al palcoscenico, se chiudo gli occhi mi sembra di ascoltare le urla della prova generale, le donne che girano i camerini in cerca del trucco, con i costumi messi così, alla rinfusa. “Ragazzo cosa ci fai qui dietro?”, mi gelo, tra le tante voci questa la riconosco. “Sto parlando con te, sei un giornalista?”, mi giro, lo vedo, resto di ghiaccio. “Seguimi nel mio camerino, qui c’è troppa confusione!”. Riesco solo a seguire i suoi passi, mi accompagna davanti ad una porta con su scritto “DIRETTORE”, la apre e mi fa entrare. “Forza, veloce che ho le prove!”, ho sempre immaginato di fargli mille domande, adesso rimango muto. Colgo l’occasione, mi siedo, faccio un respiro profondo e incomincio… Maestro, ricorda ancora il suo debutto? “Avevo quattro anni” mi risponde, “ricordo che indossavo un vestitino da cinese. Ero a Roma, al teatro Valli, e fui lanciato sulla scena all’ultimo momento! La gavetta teatrale è fondamentale e ti forma. Quando diventai più grande iniziai a recitare nel teatro Rossini, pensi che il mio camerino era scavato in una montagna. Le lascio immaginare l’umidità che c’era. I costumi che cambiavo erano perennemente bagnati e così, a causa dei colpi di freddo, la mia voce da squillante divenne afona. Voce che ancora oggi rappresenta la mia caratteristica recitativa.” Più volte lei ha parlato dell’importanza della gestualità napoletana, cosa ne pensa?

Mi guarda, sorride e gentilmente mi dice “Provi ad immaginare di essere seduto ad un tavolo con un turco, uno spagnolo, un francese e un tedesco. Come comunicherebbe con questi personaggi? Ovviamente tramite i gesti. E’ così è successo per Napoli e i Napoletani, i quali avevano la necessità di esprimersi con i popoli conquistatori senza dover usare la parola.” Un odore si sente nell’aria, una fragranza che ricorda i vecchi bassi dei vicoli stretti, è un odore inconfondibile, è il caffè. “Ne vuole un po’?” mi chiede. “Non posso rifiutare” e me ne versa un po’. Ne sorseggia un po’ e mi dice “Ah, che rimane a noialtri napoletani se ci togliamo pure il caffè? Ma che rimane a tutti senza il caffè? Forza, riprendiamo.” Come nasce in lei una storia? “Sono sempre stato un ottimo osservatore. Io scruto, ricerco e mi incuriosisco. A queste si aggiungono l’esperienza e un’idea. Ne basta una sola, poi ci si deve lavorare!” Cos’è il teatro? Si ferma, posa il caffè e mi spiega “Lo sforzo disperato che un uomo fa nel tentativo di dare un senso alla propria vita. Nasce con l’umanità che continuamente ci dà modelli sempre nuovi da cui vengono tratti i personaggi. Il teatro dialettale, nel caso specifico, è un modo per mostrare le manchevolezze e trovare un modo per risolverle al meglio. Richiede molta pratica e tanto sacrificio, la mia è stata una vita di gelo, nel vero senso della parola, ma così si fa il teatro e così ho fatto. Ricorda, soprattutto, che finchè ci sarà un filo d’erba sulla terra ce ne sarà uno finto su di un palcoscenico, questo sta a significare che non finirà mai.” Maestro, in conclusione, quando passerà “a’ nuttata”?... Un battito di palpebre, mi giro, riapro gli occhi e mi ritrovo avvolto dal silenzio, seduto in platea a fissare il palcoscenico. E’ stato un sogno? Mi alzo e cerco l’uscita. Nel corridoio c’è un inserviente, quando passo gli dico “buonasera” e lui educatamente mi risponde. “Salutatemi il senatore!” gli dico scherzando. L’inserviente alza la testa, mostra i suoi baffetti e mi risponde “Non chiamatemi senatore, ho passato tutta la vita a diventare Eduardo!” di Salvatore De Marco

ESCLUSIVA

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MAI PIU’ XENOFOBIA Informare incontra gli studenti dell'Istituto Magistrale P.Villari

Nessuna paura. Nessuno ne abbia al cospetto di uno straniero. I ragazzi di informare hanno affrontato, grazie all’ospitalità della preside Emma Valenza e dei professori Barretta, Costa e Severino , i temi dell’immigrazione e della xenofobia. L’intento è stato quello di sensibilizzare ai temi dell’informazione (appunto il lavoro di informare) e della paura del “diverso”, dello straniero, integrando così l’esperienza vissuta con la mostra Permanenze. Siamo sicuri che dallo sguardo attivo e vispo di questi ragazzi debba nascere la ribalta. Nel dibattito sono emersi grandi spunti di riflessione riguardo la situazione dell’immigrazione in Campania con l’aiuto di immagini e lettura; si è poi arrivati al dettaglio delle diverse etnie presenti sul nostro territorio con alcuni esempi come la strage di Castel Volturno per poi arrivare alle nostre realtà (Scampia ad esempio). Il nostro augurio ai ragazzi è quello di approfondire questi temi e metterli al servizio della propria vita, della propria comunità; diffondere, oltre alla legalità, un messaggio di speranza. La stessa speranza che abbiamo visto nei loro occhi quando da soli sono arrivati alla conclusione che tutto è nelle loro mani, che la scuola è solo un trampolino verso gli uomini e le donne che diventeranno. di Giovanni Imperatrice


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EVENTI

“IL VOLTO DIGNITOSO

DELL’IMMIGRAZIONE;

DIVERSE DIREZIONI” Eduardo Castaldo, vincitore del World Press Photo 2012 , per Yalla presenta la mostra “Permanenze” sull’immigrazione al Castel dell’Ovo. Si chiama Eduardo Castaldo e in ogni foto ho sentito il suono sordo dello scatto di un fotogiornalista napoletano al punto più alto della propria carriera. Se la sua vita fosse una fotografia, probabilmente verrebbe sfocata, senza zoomate, da lontano, senza otturatore. Non si potrebbe nemmeno rischiare di collocarla questa fotografia tanto si sente cittadino del mondo e di diritto lo è. Nel 2006 il suo primo lavoro per “Le monde”, nel 2007 comincia la sua esperienza lavorativa con giornali come Time, ElPais, Der Spiegel, l’Espresso ecc. tramite il suo lavoro sui rifiuti ad Acerra chiamato “La terra dei rifiuti” dal 2008 si divide fra Napoli e Gerusalemme. In Israele e Palestina sta portando avanti diversi progetti. Ha finora completato un reportage su Betlemme nel 2008 e un lavoro sul conflitto di Gaza nel 2009. Ha affrontato anche temi come la rivoluzione egiziana nel 2011. E poi eccoci qua a vederlo prendere un caffè sotto un porticato a kilometri di distanza da questi posti. «Sono state tante le fotografie difficili”mi dice - ma quello che trovo ancora più difficile è l’essere combattuto tra il fotografare e non quelle situazioni che ho affrontato. Stiamo parlando di scene di guerra, crimini come quelli di Gaza nel conflitto israelo-palestinese ad esempio». Ed è sulle rovine di questa fotografia d’assalto che nasce l’esperienza con la mostra Permanenze, a cura di Laura Panella e Sara Cotugno presso il Castel dell’Ovo, realizzata nell’ambito del Servizio Regionale di Mediazione Culturale ‘YALLA’ finanziata dalla regione Campania. Dal nome dell’associazione si capisce la dinamicità del progetto (Yalla in arabo significa: dai, muoviti) e quanto calzi a pennello la figura di Castaldo. Con queste fotografie sono venuti fuori molti aspetti dell’immigrazione che spesso vengono accantonati; esse tendono a mostrarci l’immigrazione in Campania come stato in divenire che nonostante le difficoltà riesce ad andare avanti e a piantare radici. I posti caldi dove sono state scattate queste foto sono il Volturno (è presente una bellissima foto dedicata alla strage camorristica-razzista di Castel Volturno), San Marcellino dove si riuniscono in preghiera molti musulmani, piazza Garibaldi (da sempre crocevia di etnie che si confrontano e vivono a pieno la comunità). Poi ci sono anche molti posti “dove è stato molto complicato arrivare se non con l’aiuto di Yalla e dei suoi contatti” mi dice Eduardo, ne è l’esempio la scuola semiclandestina di cinese dove sono state scattate alcune foto di una bambina intenta ad imparare la propria lingua. Le foto sono state divise in due filoni principali:

il primo cerca di esaltare l’integrazione di questi immigrati con i campani e le loro realtà, il secondo scandaglia i gesti quotidiani dell’immigrazione; il lavoro manuale, la voglia di farcela sempre, la voglia di restare. “DIVERSE DIREZIONI” è la didascalia di una foto chiave della mostra, scattata a San Marcellino dopo un attimo di preghiera. Essa ci rivela come in un atto così univoco come la preghiera (e quindi la vita) tutti prendiamo direzioni diverse, scegliamo una strada, e anche

se quell’orma che ha calcato chi ho di fianco è nera, gialla, di un piede nudo o con un sandalo, sarà la stessa che calcheremo noi e i nostri figli domani.

di Giovanni Imperatrice

O’Pastore se fa sicc ma nun more! Siamo entrati in una delle botteghe più famose di San Gregorio Armeno, la via dei pastori che da anni incanta il mondo Accolti da Gennaro Di Virgilio nella sua famosa bottega, tra l’odore dolce delle castagne e quello acre della frittura, tra l’intenso profumo della terracotta e l’otturatore di una Canon che scatta a ripetizione. In una delle vie più antiche di Napoli. Qui si consuma l’arte presepiale da quattro generazioni. Dal 1830 puoi specchiarti negli occhi di cristallo di Benino, puoi sentir respirare gli animali tra la paglia, ti puoi affacciare nel salotto di una giovane famiglia tenuta a lucido per gli scatti dei turisti che arrivano da tutto il mondo. C’è da capire però, che Benino è cresciuto, è stato affiancato inevitabilmente dal moderno. Questo è il passaggio che Gennaro Di Virgilio ha accolto e plasmato dando unicità alla sua bottega. Fuori dai target presepiali sono nati nuovi personaggi, appartenenti al mondo della politica, della moda, dei media. Sul presepe hanno sfilato i personaggi che appartengono all’attualità: Berlusconi, Papa Francesco, Belen, Lucio Dalla e molti altri. Tutti questi personaggi hanno ritirato la propria statuetta e con grande soddisfazione hanno ringraziato. Perché queste creazioni sono uniche, cosi come quelle classiche: nate dalla minuziosità, nate dall’essere curvi su un tavolo da lavoro a smussare gli arti rigorosamente in legno proseguendo con il corpo composto da fili di ferro e canapa assemblati a dovere da mani ruvide ed esperte, concludendo poi con la vestizione con seta di San Leucio, fiocchi, galloni e cordoncini rigorosamente in oro e argento.

foto di: Carmine Colurcio

Quest’anno ci saranno molte novità che Gennaro ci ha confidato per il periodo più caldo (quello di Natale). Alcune anticipazioni le abbiamo: sarà presente di sicuro Salvini ma anche Renzi, ci sarà una statuetta dedicata all’infortunio di Insigne, non mancherà sicuramente un tributo a Gomorra e ai suoi tormentoni. La chiave ironica con cui spesso vengono forgiate queste statuette è fondamentale. In questa risiede tutto lo spirito napoletano, quell’ironia che ci ha sempre messo il sorriso sulle labbra anche nei momenti drammatici della nostra storia. In un periodo storico non molto felice per la tradizione napoletana nasce la genialità di un artigiano che ha saputo oliare il meccanismo del presepe napoletano. Il messaggio è chiaro (forse anche politico) come per il napoletano così per il pastore: “O’pastore se fa sicc ma nun more”.

di Giovanni Imperatrice


CULTURA

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SPONSOR NATALE ASSOCIAZIONI aaaaaa

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Frattaminore Comune deroghizzato e più virtuoso d’Italia Frattaminore è un Comune di circa 12.000 abitanti situato in piena Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta. Come molte realtà vicine, soffriva il dramma di discariche abusive, di roghi tossici che appestavano l’aria notturna, di assenza di spazi pubblici e servizi sociali, di scuole fatiscenti, con una raccolta differenziata che neppure sfiorava il 4%. Avrebbe potuto continuare a rappresentare inoperosamente tale realtà all’apparenza incontrastabile, radicata nel territorio unitamente agli scarti industriali ed altamente nocivi provenienti dal nord. E invece ha reagito, spezzando i confini del perimetro di terra inquinata e malata e riappropriandosi di salubrità e dignità. In competizione con città indubbiamente avvantaggiate per la loro provenienza, Frattaminore è stata giudicata in finale con 70 città, tra cui Verona, Trento, Milano, da una giuria di esperti, che gli ha assegnato il premio di Comune più virtuoso d’Italia 2014 ‘per le grandi e piccole progettualità messe in campo, per la raccolta differenziata, la cura del territorio, le politiche energetiche. Perché è l’esempio della possibilità di cambiare (in meglio) anche nelle situazioni più compromesse, apparentemente irrecuperabili’. In un’intervista il sindaco, Vincenzo Caso, 38 anni, spiega con enfasi il percorso di questa trasformazione, partita con un premio, un we gratuito per chi avesse consegnato la maggior quantità di carta e cartone. Oggi la raccolta differenziata è al 60%, i bidoni e le campane sono stati aboliti, è stata inserita la ‘porta a porta’ e lì dove c’era una discarica a cielo aperto c’è un’isola ecologica che consente la collezione di ecopunti per lo sconto sulla tassa dei rifiuti. Il sindaco spiega anche che i roghi tossici non hanno alcuna relazione con la differenziata, ad esser bruciati sono gli scarti dello smaltimento industriale illegale, ‘del lavoro a nero’. Da ciò l’attivazione di 30 punti di videosorveglianza ed il monitoraggio di un drone, con controllo serrato di officine, opifici, microaziende. Una scuola abbandonata è stata orgogliosamente trasformata in un polo scolastico all’avanguardia, dotata di cattedra blindata che, grazie ad un sistema che si apre a pistone, alloggia il portatile collegato alla L.I.M., consentendo ai docenti di attivare la procedura prevista per legge del registro elettronico; di laboratorio per insegnare le lingue straniere con metodologia tecnologica; di laboratorio musicale nel corso di due ore aggiuntive

NEWS

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QUANDO L’AMORE GENERA AMORE “È quando anteponi il bene altrui al Tuo, è quando decidi di rimanere quando tutto ti induce a scappare, che scopri quanto sia potente l’amore. Una roccia sulla quale tutto si infrange.... Perché niente più che Amare, in qualsiasi delle sue molteplici forme, ci fa sentire Vivi”.

tarie, l’associazione ha già raggiunto il meritevole obiettivo della costruzione di una scuola in Tanzania, nel villaggio di Nampangwe. Al suo interno il punto di riferimento è padre Salvatore Guerrera, missionario diocesano, che rappresenta anche un saldo conforto per la famiglia. Nello stesso villaggio si programma a breve la costruzione di un pozzo. Il terzo progetto, invece, mira all’allestimento della medicheria Day Hospital dell’oncologia pediatrica della Seconda Università di Napoli. Per tale ambizioso proposito, il prossimo 15 dicembre presso il Circolo Posillipo di Napoli si terrà una cena che vedrà la partecipazione di 4 chef: Peppe Aversa stella Michelin, Lucia Di Meglio, Danilo Di Vuolo stella Michelin, Antonella Rossi. Interverrà il pianista Massimo Spinosa ed il ricavato sarà interamente devoluto al Policlinico SUN.

La vita di Andrea Zanfagna è stata stroncata ad Atene il 26 maggio 2014 a seguito di un incidente stradale. Il papà Claudio, la mamma Giovanna ed il fratello Adriano, al fianco di 15 dei più intimi amici di Andrea, si sono trovati a ripercorre alcune “tracce” della sua vita, uniti come in un “abbraccio”. Hanno creato un’associazione no-profit, Progetto Abbracci, con finalità meramente benefiche, non solo nell’umano tentativo di dare una ragione all’irragionevole fine di una giovane vita, ma anche nel perseguimento dello spirito che animava la La scia di vuoto e sconforto che Andrea ha lasciato stessa. dietro di sé ha generato il diffuso e condiviso senVolta a sostenere e promuovere iniziative umani- timento di parlarne. Innumerevoli sono state le testimonianze che, raccolte, hanno ispirato un libro. Maria Rosaria Selo, autrice del noir ambientato pomeridiane; di laboratorio per esperimenti scien- a Napoli “Iosonodolore”, ha curato la sintesi e tifici. l’editing dei tanti racconti in “Abbracci per Zanf”, Nell’ottica di una legge regionale, i bambini delle che sarà presentato alle ore 18.30 del prossimo 11 scuole elementari piantano un albero per ogni dicembre alla Stazione di Mergellina. Il libro sarà bimbo nato nel Parco delle culture, parco cittadino in vendita nelle migliori librerie e on line sul sito presidio di legalità. dell’associazione ed il suo ricavato sarà versato 13.000 m2 di area degradata sono stati trasformati all’associazione per essere devoluto a favore dei in un’area fieristica che ospita ogni domenica più progetti. di 150 operatori commerciali. In un mondo fondato sull’individualismo, in cui imE’ stato allestito l’Ufficio Europa per intercettare i perano il gelido automatismo di vite sterili, la carenbandi europei. za di trasmissione affettiva, il dominio della logica Esiste persino un fontanello che eroga acqua pub- del denaro e del potere, confesso d’esser stata blica gratuita, liscia o frizzante, a temperatura am- commossa dal contagio di tanto amore. Un “abbiente o refrigerata. braccio”, il più intimo dei contatti umani, infonde La più grande conquista, adesso, sarà impiantare calore, regala serenità, pervade l’animo ed è per definitivamente questa mentalità di prevenzione e questo che vi invito a non limitarvi ad una lettura, tutela come naturale in ogni cittadino, per il bene ma a sfogliare le immagini e a osservarle col cuore, soggettivo e collettivo. Allora si potrà sperare dando il vostro contributo. Perché l’abbraccio non persino in un fausto contagio territoriale. si fermi, ma continui ad espandersi, oltre ogni confine. www.progettoabbracci.org di Barbara Giardiello di Barbara Giardiello


VOLTURNO, STORIA E FUTURO I CONTRATTI DI FIUME CLUB UNESCO CASERTA

Arch. Alessandro Ciambrone (vice Presidente) alessandro.ciambrone@gmail.com Arch. Ludovico Mascia (graphic and communication) ludovicomascia@gmail.com

Il Club Unesco di Caserta e il Cocevest Grazzanise (Comitato per la celebrazione degli Eventi storici) hanno organizzato il 21 novembre 2014 nell’Aula Consiliare del Comune di Grazzanise il Convegno “Volturno, storia e futuro. I Contratti di Fiume” a cui hanno partecipato i cinque Sindaci dei Comuni fra Capua e il mare: Dr. Carmine Antropoli (Capua), Dr. Giovanni Migliorelli (Commissario prefettizio di Grazzanise), Dr. Pasqualino Emerito (Cancello ed Arnone), Dr. Antonio Papa (Santa Maria la Fossa) e Dr. Dimitri Russo (Castel Volturno). Il Prof. Raffaele Raimondo (Cocevest) ha coordinato la fase introduttiva dell’evento con le relazioni dei rappresentanti della Questura di Caserta, Dr. Mario Grassia, e del Comando Provinciale Corpo Forestale dello Stato di Caserta, Ing. Michele Capasso. Gli stessi hanno evidenziato il contributo delle loro Istituzioni per le attività di contrasto alle azioni illegali e criminali lungo il fiume, oltre alle operazioni di prevenzione e valorizzazione dello stesso. Ha relazionato, inoltre, il Dr. Francesco Di Pasquale (Cocevest). La seconda parte dell’evento è stata coordinata dalla Prof. Jolanda Capriglione, docente di Estetica del paesaggio alla SUN, Presidente del Club UNESCO di Caserta e Assessore alla Cultura di Capua.

Hanno partecipato al dibattito i principali esperti in ambito nazionale e regionale dei “Contratti di Fiume” che, come ci ricorda il protocollo giuridico, è un accordo fra gli stakeholders del territorio per la rigenerazione ambientale del bacino idrografico di un corso d’acqua. Secondo la definizione data dal II World Water Forum, il Contratto di Fiume permette “di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la

riqualificazione di un bacino fluviale”. In Italia i Contratti di Fiume si stanno rapidamente diffondendo nella maggior parte delle regioni, in alcuni casi sotto forma di processi di valorizzazione fluviale partecipata, anche per la concreta possibilità di attrarre risorse economiche dalla Comunità Europea. Fra i numerosi relatori presenti si citano il Prof. Maurizio Fraissinet, Presidente ASOIM (Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale) che, fondata nel 1986, riunisce docenti universitari, ricercatori, studenti universitari, appas-

sionati di ornitologia, e il Prof. Rocco Lafratta dell’Università di Napoli, geologo ambientale e riconosciuto esperto del CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale). Hanno relazionato anche i tecnici, delegati ai Contratti di Fiume, dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania. I Sindaci, in conclusione, si sono impegnati a sottoscrivere un progetto operativo e finanziabile, in progress, per la tutela e la valorizzazione del principale e più significativo corso d’acqua del Sud Italia.


SETTIMANA UNESCO PER L’EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE 2014 COMUNE di CAPUA

CLUB UNESCO CASERTA

L’Assessorato alla Cultura di Capua, il Museo di Arte Contemporanea e Cittadella dell’Arte Terra di Lavoro e il Club Unesco di Caserta hanno organizzato, il 29 e il 30 novembre 2014, rispettivamente a Castel Volturno e a Capua, nell’ambito della Settimana Unesco per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile, la VIII summer school “Dialoghi sul paesaggio” dal titolo Per buona Educ-Azione. Hanno partecipato come partners: C.R.E.S.O. Cultura e Civiltà, Informare, il Plana Resort (Ecoparco del Mediterraneo), la Pro Loco Volturnum Castri Maris e Le Sentinelle. In continuità con le sette summer schools, patrocinate da diverse istituzioni nazionali e internazionali (Parlamento Europeo, Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Uniscape, Osservatorio Europeo sul Paesaggio, Camera di Commercio di Caserta, Comune di Castel Volturno), la VIII summer school Per buona EducAzione ha avuto l’obiettivo di diffondere i principi dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile attraverso la presentazione di best practices da parte di docenti universitari e addetti ai lavori in relazione alle discipline dell’Estetica del paesaggio, la gestione e valorizzazione del patrimonio storico-culturale, materiale e immateriale.

29 novembre 2014, Castel Volturno, Ecoparco del Mediterraneo, Plana Resort. È stata presentata la mostra “I paesaggi fluviali da Capua a Castel Volturno” a cura dell’Arch. Alessandro Ciambrone (Club Unesco Caserta). Lo studio è stato elaborato da dieci studenti* della Cattedra di “Estetica del Paesaggio” della SUN di cui è titolare la Prof. Jolanda Capriglione, Assessore alla Cultura della Città di Capua. Gli studenti hanno sviluppato il progetto di tutela e valorizzazione del Volturno non solo attraverso le lezioni e le esercitazioni all’Università, ma anche con sopralluoghi che hanno riguardato le aree di studio, incontri e confronti con gli stakeholders del territorio, interviste ai tecnici e ai principali attori della gestione del territorio. I risultati raggiunti, i complimenti ricevuti da tutti alla mostra, e gli inviti da parte di numerose Amministrazioni per esporre la stessa in altrettanti Comuni, fanno

Arch. Alessandro Ciambrone (direttore artistico) alessandro.ciambrone@gmail.com Arch. Ludovico Mascia (graphic and communication) ludovicomascia@gmail.com

ben sperare sull’effettiva realizzazione del progetto e hanno riempito il cuore degli studenti di soddisfazione e di energia per lo sviluppo futuro dalla proposta. Sono stati infine consegnati dei “Certificati di Amicizia” della Città di Capua, oltre agli studenti, anche ai volontari delle Associazioni che da anni lavorano, in partnership con gli organizzatori dell’evento, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico della provincia di Caserta (Informare, Le Sentinelle, Pro Loco Volturnum Castri Maris). *Gaetano Andreozzi, Chiara Coppola, Maura Coppola, Noemi Giada Coppola, Ferdinando D’Addio, Fabrizio Di Renna, Paolo Moretta, Giovanna Nichilò, Federica Piscopo, Vincenzo Zampella.

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SETTIMANA UNESCO PER L’EDUCAZIONE ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE 2014

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30 novembre 2014, Capua, sopralluogo in Città e al MAC Terra di Lavoro. Gli studenti delle Cattedre di “Storia della Moda” e di “Storia dei linguaggi artistici contemporanei” della SUN, di cui è titolare la Prof. Jolanda Capriglione, hanno partecipato allo shooting fotografico per la realizzazione di un video di promozione internazionale della Città di Capua e del MAC Terra di Lavoro nell’ambito del progetto I Love Capua. Gli studenti di “Storia della Moda” hanno realizzato degli abiti etnici dopo averne studiato materiali, colori, procedimenti di produzione e significati degli stessi nelle diverse culture e nei diversi Paesi d’origine. Gli studenti di “Storia dei linguaggi artistici contemporanei” hanno ideato oggetti d’arte ispirati al patrimonio storico-artistico di Capua attraverso la reinterpretazione delle correnti artistiche del XX e del XXI secolo. Si sono visti sfilare per la Città studenti che indossavano abiti ispirati e provenienti da tutti i continenti, attraverso una visita culturale che ha avuto come ospiti d’eccezione il Dr. Carmine Antropoli, Sindaco di Capua, il Prof. Riccardo Serraglio della SUN, l’Ammiraglio Pio Forlani, responsabile del Dipartimento Innovazione e Sviluppo delle Piccole e Medie Imprese (PMI) della Campania, e molti presidenti delle Associazioni culturali della Città. La giornata di studi si è conclusa con la presentazione dei progetti di design degli studenti, fra gli artisti del Museo, addetti ai lavori, docenti universitari, giornalisti e rappresentanti istituzionali provenienti da tutta la Regione.

Foto di Valentina Maisto

CLUB UNESCO CASERTA

Alessandro Ciambrone (direttore artistico) alessandro.ciambrone@gmail.com Ludovico Mascia (graphic and communication) ludovicomascia@gmail.com


CAPUA, CITTA’ INTERNAZIONALE FRA MUSICA, CULTURA E ARTE COMUNE di CAPUA

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di Alessandro Ciambrone - alessandro.ciambrone@gmail.com Ludovico Mascia (foto e layout) ludovicomascia@gmail.com

L’Amministrazione comunale di Capua, guidata dal Sindaco Dr. Carmine Antropoli, si sta affermando sullo scenario internazionale grazie a un insieme di iniziative che riscoprono in chiave contemporanea la grandezza di Capua nella storia d’Italia, del Mediterraneo e del mondo. In questo scenario si inquadra il conferimento della cittadinanza onoraria della Città al Maestro Riccardo Muti, che si è tenuta il 3 dicembre nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia della SUN, alla presenza dello stesso Sindaco, dell’Assessore alla Cultura Prof. Jolanda Capriglione, del Rettore della SUN Prof. Giuseppe Paolisso, della Direttrice del Dipartimento Prof. Clelia Mazzoni e del Soprintendente della Fondazione San Carlo Dott.ssa Rosanna Purchia. La grandezza del Maestro Muti sullo scenario mondiale non ha bisogno di presentazioni: da Direttore del Teatro alla Scala di Milano (1986 / 2005) a Music Director della Chicago Symphony Orchestra con la quale ha rinnovato il contratto fino al 2020. Al Maestro è stato conferito anche il premio ‘Follaro d’oro’ da parte della Cooperativa Culturale Capuanova. Il premio dal 1986 viene attribuito a personalità del mondo della cultura, dell’economia, dello spettacolo e della politica che si sono distinte per il loro impegno a favore dello sviluppo e della promozione culturale del Sud Italia e di tutti i Sud del mondo. Non è un caso che il Maestro Muti riceva la cittadinanza onoraria nella città natale del grande Giuseppe Martucci (Capua, 1856 – Napoli, 1909), compositore, pianista e direttore d’orchestra italiano, che deve la sua fama, fra l’altro, all’impegno per il rinnovamento della cultura musicale italiana. Egli contribuì notevolmente alla diffusione delle opere di Beethoven, Schumann, Brahms, Liszt e Wagner. Dopo la premiazione, il Quartetto d’Archi del Teatro San Carlo (Cecilia Laca, Luigi Buonomo, Antonio Bossone e Luca Signorini) con al piano Michele Campanella, ha eseguito il Quintetto per pianoforte ed archi in do maggiore op. 45 di Giuseppe Martucci. Il Maestro Muti ha completato la sua visita alla

bellissima Basilica Benedettina di Sant’Angelo in Formis. Le iniziative dell’Amministrazione di Capua si sviluppano in tutti i settori artistici. Un grande impulso è stato dato dalla Prof. Jolanda Capriglione (SUN) che, nominata Assessore alla Cultura e in qualità di Presidente del Club Unesco di Caserta, ha avviato un insieme di iniziative internazionali per ridare proprio alla Cultura un ruolo di primaria importanza. Infatti, come affermano le Nazioni Unite e la Banca Mondiale, la Cultura, se condivisa dalla collettività locale, può divenire un potente strumento di sviluppo economico e sociale contribuendo al miglioramento delle qualità della vita dei cittadini. Al Sindaco Antropoli e all’Assessore Capriglione va il merito di aver rilanciato le attività culturali anche attraverso il Museo di Arte Contemporanea e Cittadella dell’Arte Terra di Lavoro che ha sede proprio a Capua, con un ricco programma di eventi e di accordi con partners nazionali e internazionali.

Sant’Angelo in Formis - Affreschi abside

Tenuta San Domenico - Sant’Angelo in Formis


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CULTURA E SOCIETA’

NAPOLI RICORDA FRANCESCO II

“O’Re” Francesco II di Borbone, “torna” tra i suoi cittadini Altro che funerali quelli che si sono celebrati sabato 22 Novembre a Napoli in ricordo dell’ultimo Re delle Due Sicilie Francesco II. Un vero e proprio tripudio di partecipanti ha colmato la Chiesa di San Ferdinando in piazza Trieste e Trento, celebrazione e devozione che ha visto la presenza di oltre 200 seguaci e simpatizzanti. Hanno preso parte alla suntuosa messa il noto attore partenopeo Patrizio Rispo, che è stato accolto in piazza in maniera caloroso come solo i napoletani sanno fare e ancora più calorosa è stata l’accoglienza fatta al Principe Carlo di Borbone. Sfogliando la biografia dell’ultimo sovrano di Napoli si legge esser stato un uomo bonario e molto timido quindi di che colore diverrebbe il suo volto se vedesse tanta folla in ricordo della persona che è stata per la storia ma soprattutto per i napoletani ? A tal proposito significative sono state le parole del Presidente del movimento Neoborbonico Gennaro De Crescenzo il quale, alla domanda a cosa serve ricordare oggi un pezzo di storia, risponde: “E’importante, perché il Re Francesco II rappresentò per l’ultima volta una Napoli che vince ,un Sud da primati positivi non certo negativi come quelli che conosciamo oggi. E’ un pezzo di memoria e di orgoglio che serve a noi e ai tanti giovani che si sono avvicinati al nostro movimento fondato oltre duecento anni fa”. Infatti interessante è stata la numerosa presenza di giovani, dimostrazione del fatto che la storia e la memoria non sono solo l’appannaggio della nobiltà locale ma che il ricordo di grandi uomini può vivere in tutte le generazioni da quelle passate che la storia l’hanno vissuta davvero a quelle moderne, albergata da giovani ragazzi che la storia non l’hanno respirata come i propri avi ma conosciuta solo tra i banchi di scuola ed è per questo ancor più lodevole sapere che i corsi degli eventi ,diversamente dal passato, possono unire generazioni di uomini . A riguardo lo stesso attore napoletano Patrizio Rispoli dichiara: “Sono vicino a tutta la storia di Napoli, amo la mia terrà provo per lei quasi una venerazione ecco perché oggi mi trovo qui insieme a tanti ragazzi ,per ricordare un pezzo importante della cultura italiana e ancor di più napoletana ” Atto necessario è stato quello di riecheggiare , grazie ad una celebrazione dai contorni “ religiosi”, un uomo che ha combat-

tuto per la propria patria , che ha lottato per i propri abitanti cercando di non tradire mai le aspettative dei proprio sudditi. Allora la domanda sorge spontanea ,ad oggi quanti politici italiani ,garantisti della serenità dei propri cittadini, portatori del bene assoluto si comporterebbero come l’ultimo Re di Napoli ? lo stesso che durante il periodo dell’esilio visse privatamente, senza grandi mezzi economici, perché Garibaldi aveva confiscato tutti i beni dei Borbone, e il Governo italiano ne propose la restituzione allo stesso Re al patto però di rinunciare ad ogni pretesa sul trono del Regno delle Due Si-

cilie. Egli amando realmente il proprio popolo non cedette nè al ricatto né ad subdolo compromesso e dichiarò : “ Io sono Napoletano , non ho respirato altra aria che la loro , i loro costumi sono i miei costumi ,la loro lingua è la mia lingua, le loro abitazioni sono le mie .Amo la mia terra ed è per questo che Il mio ONORE NON E’ IN VENDITA ” . Parole che ad oggi,pensando alla politica nostrana , potrebbero risuonare utopiche o addirittura far sorridere di reticenza se le udissimo davvero perché con molta probabilità non esistono più i reggenti di un tempo. di Martina Giugliano

“INVICTUS” Nelson Mandela continua a vivere nella “voce”di Benedetta Imperatore Si intitola Invictus il primo singolo di Benedetta Imperatore, una giovane artista napoletana che con rispetto ha cercato di riproporre in musica il ricordo di Nelson Mandela, un uomo simbolo di rivalsa, identità sociale e di libertà. Ed è proprio il senso di libertà e di coesione etniche che traspare nel videoclip dell’inedito, che ha avuto come scenario i luoghi paesaggistici di Castel Volturno e la collaborazione anche dei bambini dell’Associazione Laila che ha sede proprio a Castel Volturno, il cui scopo è quello di aiutare bambini italiani e stranieri aventi difficoltà economiche e familiari per offrire loro disponibilità, solidarietà e atti d’amore. A tal proposito, Benedetta Imperatore asserisce: «E’ stata una mia scelta quella di avere un contatto con bambini che necessito di bisogno per poterli aiutarli con gesti concreti e con quello stesso spirito di fratellanza che ha fatto grande un uomo quale è stato e continua ad essere Nelson Mandela. Insieme al regista Mario Crocetta abbiamo voluto riproporre, attraverso spazi aperti, dove la natura impera, il senso di libertà che è intrinseco nelle parole del singolo Invictus. Non a caso il titolo dell’inedito richiama l’omonima poesia di William Ernest Henley dedicata proprio al politico sudafricano nella quale si legge: “Sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima”. Chiedendo all’autrice se nel percorso della sua vita ha avuto mai la sensazione di non essere la padrona del proprio destino lasciandosi involontariamente condizionare dal corso nefasto degli eventi, quest’ultima risponde: «A volte è possibile che l’uomo venga sopraffatto da episodi avversi e di avere dei momenti di profonde crisi esistenziali ma penso anche che essere il capitano della propria anima significhi non perdere mai di vista il proprio obietto come ha sempre fatto Mandela quindi dal momento in cui si ha chiaro in mente qual è il senso delle proprie azioni non ci si

perde mai nonostante i compromessi a cui bisogna scendere». Tornando al singolo, l’intenzione dello stesso è quello che il messaggio espresso al suo interno possa essere conosciuto e condiviso da più persone possibili in quanto lo scopo del brano –sottolinea Imperatore- “è quello di diramare un messaggio di libertà e di rispetto verso ogni forma di differenza perché è vero, siamo tutti diversi: possiamo avere idee diverse, professare religioni diverse parlare lingue differenti ma ciò non toglie che siamo tutti figli e parti di uno stesso universo e quindi è importante rispettare e amare incondizionatamente l’altro che per definizione è dissimile da noi”. Tutto questo denota che la necessità di scrivere un singolo in memoria di Mandela non è stata una scelta commerciale o di impatto mediatico ma una volontà mossa da credenze morali e sociali più profonde. Infatti, la stessa Benedetta conclude l’intervista affermando: “Qualcosa mi ha spinto a scrivere, un out-out interiore, come se l’umanità in questo preciso periodo storico avesse bisogno di testi così impegnati divulgando un messaggio che dovesse toccare l’intera umanità, che dovesse cullare le anime delle singole persone e io utilizzando le mie capacità artistiche, altro non mi sento se non un tramite tra l’insegnamento sociale espresso nel testo e la collettività che ha bisogno di ricordare atti esemplari come quelli posti in essere da Mandela per non perdersi e sentirsi soli nel buio di una società che, spesso e volentieri, si è rivelata amoralistica e insensibile al dolore altrui”. E come documenta l’artista nel singolo Invictus “ESSERE LIBERI NON SIGNIFICA SOLO SBARAZZARSI DELLE PROPRIE CATENE, MA VIVERE IN UN MONDO CHE RISPETTA E VALORIZZA LA LIBERTA’ DEGLI ALTRI”. di Martina Giugliano


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ESCLUSIVA


NEWS

RAFFAELE NOGARO: DON PEPPINO È IL MARTIRE DI TERRA DI LAVORO A vent'anni dalla morte di Don Giuseppe Diana, l'amico e collega Raffaele Nogaro, ex vescovo della diocesi di Caserta, ne ricorda la memoria in un libro dal titolo Peppino Diana, Il martire della Terra di lavoro in cui le dense riflessioni sull'operato evangelico del giovane parroco di Casal di Principe, assassinato dalla camorra, si impongono ancora una volta come solide difese contro tutti quei tentativi di diffamazione associati alla figura di Don Diana. Raffaele Nogaro non è di queste terre, viene dal nord Italia e nel 1982 si stabilisce a Sessa Aurunca dove ha subito modo di entrare in contatto con il clima opprimente delle faide camorristiche. L'impegno nella denuncia è immediato ma già comincia a guadagnarsi i primi nemici: esponenti di istituzioni politiche ed ecclesiastiche offesi e minacciati dal "parlar franco" del nuovo sacerdote. Successivamente è nominato vescovo di Caserta ed è durante il suo episcopato che conosce, grazie a mons. Gazza, il giovane Don Diana, con lo scopo di proteggerlo. Don Peppe comincia a frequentare la scuola del vescovo Nogaro e dall’esempio del suo episcopato deriva il senso della “parresia dei profeti” che naturalmente attua nel suo difficile territorio, esponendosi tanto fino a che quattro proiettili non lo uccidono in quel giorno destinato a restare memorabile: il 19 marzo 1994. Nogaro sostiene che «il suo intero episcopato è stato toccato dal sangue di Don Peppino», non solo per il dolore per la perdita di una cara amicizia, e non solo perché quel tragico evento metteva chiaramente in luce una situazione che avrebbe potuto toccare altri membri della chiesa ugualmente esposti come lui (tutto questo accadeva nell'indifferenza più assoluta della stampa) ma soprattutto sono state le dinamiche processuali seguite l'assassinio di don Peppe ad interessare in prima persona Il vescovo Nogaro. E’ difatti chiamato come testimone in una delle ultime udienze del processo a carico degli assassini accusati: i De Falco. “In quell’occasione”Nogaro ricorda - «venni trattato come un imputato dall’avvocato Pecorella». Intanto il vescovo resta vicino ai parenti di Don Peppe, doppiamente addolorati dal lutto e dalle diffamazioni che tentano di dipingere il parroco come un donnaiolo o addirittura un collaboratore dei criminali. Ancora oggi Raffaele Nogaro subisce l’affronto

di quanti per lungo tempo lo hanno considerato un uomo scomodo, un vescovo che, proclamando una chiesa dei poveri, rinnegava quell’atteggiamento di sorda collusione con la mentalità del male affare. Ancora oggi è considerato scomodo, anche nella sua difesa dell’immagine di Don Peppe, per il quale ritiene giusto una canonizzazione. «Don Peppe», scrive nel suo libro, «E’ stato a tutti gli effetti un martire delle nostre terre e nessuno potrà mai mettere a tacere la sua testimonianza - e poi conclude - La camorra è la negazione dell’incarnazione di Cris-

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to. Le sue virtù morali sono l’abuso, l’arroganza, la violenza. Con il suo martirio Don Peppino ha trasformato il conflitto in grazia e la sofferenza in benedizione». di Filomena Diana

CASAL DI PRINCIPE, IN MARCIA CONTRO IL BIOCIDIO

Ancora una volta si scende in piazza per gridare il proprio No al biocidio. E ancora una volta le strade di Casal di Principe si colmano di gente indignata, di mamme che sfilano reggendo verso l’alto le foto dei loro figli uccisi da patologie tumorali in gran parte determinate dall’inquinamento ambientale di queste terre. Foto di volti giovanissimi, stagliate in un cielo grigiastro, come è stato quello di sabato 29 novembre, che non sembra esser disposto a digerire quelle perdite troppo ingiuste, a sopportare quel dolore, a perdonare. Parole pesanti che aleggiano sulla folla in corteo, immagini che squarciano le coscienze, giovani urla che non accettano di restare in silenzio… si cammina tra la gente e si sente il peso di quelle potenti testimonianze della storia che da anni si sta scrivendo in queste terre: anni di ingiustizie e altrettanti di lotte! Ma manifestazioni del genere hanno risonanza ampia e finiscono per appartenere facilmente all’Italia, al mondo intero - «la storia di queste terre è ormai la storia dell’Italia» - afferma don Patriciello dal suo

megafono. Come si può ancora ignorare? Si cammina per il corteo e si percepisce innanzi tutto la rabbia che non accetta di chiudersi in sterili urla ma che, manifestando nelle piazze, vuole arrivare ad urtare gli uditi di quella politica spesso troppo collusa col male affare o vergognosamente distratta, indifferente ad un reale cambiamento e solo capace di passerelle. Ma oggi, affermano dalla folla, «non è più tempo di passerelle, oggi c’è bisogno di ascoltare la gente, di prestare loro armi per difendersi da un sistema che per troppo tempo ha inimicato natura e uomo, facendo delle loro case dei posti malsani in cui far crescere i propri figli». A capeggiare il corteo, la presenza di esponenti dell’amministrazione comunale di Casal di Principe; presente inoltre una massiccia rappresentanza dei territori immediatamente limitrofi e del napoletano, pure fortemente colpiti dal disastro ambientale e determinati nella loro protesta contro il biocidio. E tra le migliaia di cittadini, molti dei quali raggruppati in comitati e associazioni da anni impegnate nella denuncia degli scempi ambientali, spiccano le personalità-pilastri di queste battaglie: il parroco di Caivano Maurizio Patriciello, uno degli esponenti più in vista di questa campagna contro il biocidio, affiancato dall’oncologo Antonio Marfella, componente dell’osservatorio ambientale indipendente di Acerra e noto per la sua battaglia per la formazione di un registro tumori in Campania. di Filomena Diana


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NEWS

IL SEDILE DI SAN LUIGI RESTITUITO AGLI AVERSANI

Politica: intervento

tuale risale al rifacimento del 1692, attestato dall’epigrafe murata nella parete interna orientale, sulla verticale del portale architravato proto seicentesco che introduce allo spazio interno. L’edificio monumentale è articolato in due spazi rettangolari, aperti a sud ed ovest, mediante arcate tonde che scaricano su poderosi pilastri di piperno e coperti con vele ribassate con fasce intradossali di stucco. L’edificio fu lasciato in abbandono dopo l’eversione della feudalità, e fu riparato nel 1850, nel 1910 fu liberato dalle trasformazioni ottocentesche, e successivamente, nel 1913, protetto da una cancellata metallica». Numerose le autorità presenti alla mattinata: Don Clemente Petrillo, vicario del Vescovo della Diocesi, che ha provveduto rigorosamente alla benedizione degli spazi, Don Ernesto Rascato, la dott.ssa Elisabetta Garzo presidente del tribunale Napoli Nord, Gerardo di Lella direttore artistico del Festival Jommelli/Cimarosa. Presente all’inaugurazione il sindaco di Aversa Giuseppe Sagliocco che renderà al Sedile la funzione di sede organizzativa per il Festival Jommelli/Cimarosa su cui dichiara: «Il festival sarà anche un’importante occasione per valorizzare, attraverso visite guidate, il patrimonio artistico cittadino. Aversa, terra di arte e cultura, si candida con questa manifestazione come punto di riferimento della musica classica internazionale del Settecento, avendo dato i natali a due dei più illustri compositori dell’epoca, Niccolò Jommelli e Domenico Cimarosa. Un’occasione per promuovere il nostro territorio, e per creare una idea progetto che possa recuperare una cittadina della contea normanna che ha grandi tradizioni culturali». Tante le opere in cantiere, tante le cose da fare a passo celere per conservare la memoria di una grande città. di Rossella Bicco

di FORZA ITALIA

L’8 novembre Aversa ha restituito alla cittadinanza il Sedile di San Luigi, bene sottoposto a vincolo monumentale, l’unico sopravvissuto dei quattro che si trovavano ad Aversa in età medievale ed il più antico tra i tredici presenti in Italia. L’opera a piazza San Domenico è tornata al suo antico splendore grazie ai lavori portati avanti con minuzia e bravura tecnica dall’architetto Luigi Rondinella, Dottore di Ricerca in Restauro dei Beni Architettonici. I Sedili Nobiliari erano delle istituzioni amministrative i cui rappresentanti, detti Eletti, dal XIII al XIX secolo, si riunivano per le questioni politiche. Dal punto di vista architettonico, i Sedili erano a pianta quadrata, dotati di diverse sale per le riunioni e le deliberazioni, ed erano protetti da cancellate. Dallo scoppio della rivoluzione francese e dall’avvento di Napoleone giunsero dei mutamenti straordinari anche per i sedili, che ne profittarono per prendere il potere e per formare una “Giunta degli Eletti” con il compito, oltre alle tradizionali prerogative in materia civile, di organizzare l’esercito. I sedili si estinsero nel 1800 in seguito all’editto del re Ferdinando IV di Borbone del 25 aprile 1800 che ne aboliva le funzioni. In particolare per quanto riguarda il Sedile Nobiliare di San Luigi della città di Aversa, l’arch. Luigi Rondinella ci sottolinea che «la struttura at-

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di ROCCO

AMBROSONE Abbiamo intervistato Rocco Ambrosone, esponente della minoranza-opposizione al Consiglio Comunale, candidato con Forza Italia alle scorse elezioni: Come vede la situazione attuale a Castel Volturno dopo questi primi mesi di Amministrazione del Sindaco Dimitri Russo? «Amministrare un territorio come Castel Volturno sicuramente non è facile, ma chi ha preso un impegno politico con i cittadini ha il dovere morale di attuare tutte le strategie ordinarie e straordinarie, per migliorare la qualità della vita. Secondo me in questo senso è stato fatto finora poco o niente». Cosa pensa delle strategie messe in atto per quanto riguarda il problema dei rifiuti? «Penso che un paese può definirsi civile quando garantisce i livelli di servizi essenziali, e tra questi occupa una posizione rilevante la raccolta dei rifiuti. Ad oggi io non vedo miglioramenti, basta guardarsi intorno per capire che a Castel Volturno siamo ancora all’anno zero». Sulla questione dell’immigrazione, in questi ultimi tempi, soprattutto dopo i gravi episodi di quest’estate, si è detto molto. Cosa ci può dire dal suo punto di vista su questo problema? «I fatti gravissimi della scorsa estate hanno compromesso la già precaria immagine di cittadina balneare di Castel Volturno e da operatore turistico conosco le ripercussioni di questo gravissimo episodio. Parlando da cittadino non riesco a tollerare che un così grave episodio di violenza non sia stato adeguatamente sanzionato, manca la certezza del diritto che è il cardine del nostro ordinamento giuridico. L’amministrazione comunale aveva il dovere morale di far sentire la sua voce verso il palazzo romano, ma il Sindaco ha usato l’episodio come passerella mediatica e non ha attuato nessuna iniziativa di rilievo nei confronti dei cittadini extracomunitari che vivono irregolarmente sul territorio. In campagna elettorale si è parlato tanto di criminalità, e vivere in un territorio di clandestini che svolgono attività illegali e criminali, in uno stato di diritto non è tollerabile». di Valeria Vitale


RIVIERA DOMITIA (Castel Volturno) Questo mese abbiamo intervistato Rosalba Scafuro, vicesindaco di Castel Volturno, e Assessore alle Politiche Sociali e alla Sanità: - Ci può fare un quadro della situazione attuale a Castel Volturno, anche e soprattutto sulla questione degli extracomunitari? Su cosa state lavorando a medio e lungo termine? “Abbiamo trovato una situazione degradante, un territorio sempre più pervaso da una grande povertà, italiana e straniera. Gli interventi che stiamo cercando di fare con le poche risorse economiche a disposizione non riescono a soddisfare tutte le richieste. Abbiamo fatto una serie di bandi sulla povertà, a Natale ci sarà un pacco a favore delle persone svantaggiate e faremo in modo che ciò avvenga almeno una volta al mese. Siamo riusciti inoltre a far sì che ci sia un nuovo bando per i trasporti: durante l’era dei commissari quella dei pulmini scolastici è stata ritenuta una spesa superflua con il risultato di far aumentare la dispersione scolastica. Questo è un obiettivo a medio termine, che contiamo di raggiungere l’anno prossimo. Per quanto riguarda la questione immigrati, siamo basiti dal comportamento del Ministro Alfano: parla male di Castel Volturno, quando gli possiamo solo dare insegnamenti in merito a inclusione sociale e pacifica convivenza tra bianchi e neri. Pur nell’abbandono totale da parte dello Stato, qui la gente riesce a vivere in modo sereno la difficile situazione e di certo lui non può darci lezioni di democrazia. Lo invitiamo a venire a trovarci, e a comunicarci la sua ricetta per i problemi di Castel Volturno.” Sappiamo che si spendono circa 200.000 euro per il ricovero dei cani in un canile privato. In tal senso come si intende affrontare questa problematica? “Attualmente nel canile S.D., che ha vinto l’appalto con il Comune, ci sono 300 cani raccolti sul territorio, che costano 1,50 euro al giorno. Stiamo lavorando ad una grossa campagna di adozioni: la proposta è quella di far risparmiare una somma sulle tasse comunali per chi adotta un cane, e di farci aiutare dalle associazioni del territorio, come Officina Volturno. Con la dott. ssa Fritz stiamo anche portando avanti una campagna di sterilizzazione dei gatti e sterilizzazione e microccippatura dei cani.” Si parla di un’epidemia di leucemia tra i giovani: come Assessore alla Sanità può informarci sulla situazione? “Non me la sento di fornire dati non certi. Sicuramente non bisogna creare falsi allarmismi. Un impegno ulteriore che acquisirò sarà quello di essere più precisa nel prossimo futuro al riguardo.” Sul territorio in che modo si prevede di monitorare le casistiche patologiche dovute a problematiche ambientali? “E’ una questione prioritaria: la gente ha acquisito consapevolezza del fatto che un ambiente pulito determina una maggiore vivibilità e un benessere generale. Però non ci sono ancora state misure serie, tali da poter favorire il cittadino che ha il diritto di sapere per certo se il territorio è veramente inquinato, se i prodotti della terra sono sani. Tutti si stanno dando da fare, dall’ARPAC alla Forestale, ma bisogna pubblicare i dati…se arriveranno al Comune, li pubblicheremo subito. La Regione Campania, in tutto ciò, latita: c’è stato uno scollamento su tutte le questioni. Nes-

INCONTRO CON IL VICESINDACO

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ROSALBA SCAFURO sun riferimento serio, nessun tavolo politico per affrontare e risolvere le problematiche. Ci hanno lasciati soli a impegnarci in questa lotta, sostenuti dai tanti cittadini e soprattutto da tanti giovani che vogliono cambiare questo territorio.” Come Assessore alla Sanità, che ci dice di un Distretto Sanitario perso nei meandri della burocrazia, con servizi pubblici dell’ASL andati persi? Idee progettuali in merito? “Dal 2009 Castel Volturno è stata abbandonata, con il trasferimento del Distretto Sanitario a Mondragone: una mossa politica, e molto superficiale. Da quando ci siamo insediati abbiamo concordato alcune cose: con una delibera di giunta abbiamo dato per 30 anni all’ASL in comodato d’uso, il palazzo di Via Scatozza, di proprietà del Comune, dove attualmente ci sono i servizi sanitari. Siamo anche riusciti ad accordarci con la Clinica Pineta Grande, per cui una serie di servizi come il 118,

o la Guardia Medica saranno trasferiti in un appartamento messo a disposizione dalla clinica, in modo che siano vicini ad essa, per poter meglio servire la popolazione. In ultimo, abbiamo avuto 2 beni immobili situati nei pressi dell’ex mobilificio Prezioso, che abbiamo dato in gestione all’ASL, sempre in comodato d’uso, perché si decentrino lì altri servizi, che andrebbero fruiti dai cittadini di Pinetamare e Ischitella. Tutto questo ridisegnerà l’ASL lungo il perimetro comunale. Abbiamo chiesto al Direttore del Distretto Sanitario di venire a Castel Volturno almeno 2 volte alla settimana, perché qui le problematiche sono tante e tali da non consentire un ulteriore abbandono del territorio. Finora non abbiamo ricevuto risposta, neanche quella necessaria affinché le 2 strutture menzionate prima siano messe a norma cominciando quest’iter di riformulazione del Servizio Sanitario. Ci auguriamo di poter avere presto una risposta.” di Valeria Vitale

INTERVISTA AL SEGRETARIO DI SINISTRA, ECOLOGIA E LIBERTA’ Questo mese, Informare ha intervistato Maurizio Fabiani, segretario del partito SEL di Castel Volturno: Da quanto tempo è segretario di SEL a Castel Volturno? «Da 2 anni. Ho avuto una formazione di sinistra, e le idee che esprimeva il leader nazionale del partito, Nichi Vendola, mi hanno dato l’input per cominciare». Com’è organizzato il partito nell’ambito comunale? «Abbiamo un gruppo nutrito di iscritti, e sebbene non ci sia ancora una sede ufficiale, ci riuniamo regolarmente ogni 2 settimane per l’assemblea di circolo. E abbiamo la Vicesindaco Scafuro e il Consigliere Buffardi come rappresentanti in Amministrazione Comunale». Spesso si leggono critiche di SEL verso il PD e la politica renziana. Come si concilia a carattere locale quest’alleanza non proprio scontata? «Si concilia nei fatti, e grazie al Sindaco Russo che non ricalca la politica nazionale del PD, non attuando alcuna larga intesa con il centro-destra. A livello nazionale infatti siamo all’opposizione perché il PD di Renzi conduce una politica di compromesso che non potremmo mai condividere. Ci tengo a porre attenzione e a sottolineare con sdegno le parole del Ministro dell’Interno Angelino Alfano sulla nostra città: “non facciamo diventare le periferie italiane tante Castel Voturno”. Penso che denigrare in modo strumentale e bollare negativamente un territorio sia davvero da persona poco intelligente. Il Ministro dell’Interno si permette di marchiare e portare come esempio negativo una città che da rappresentante dello Stato dovrebbe non solo difendere, ma portare all’attenzione dell’opinione pubblica come es-

empio positivo di convivenza pacifica tra etnie diverse! Castel Volturno dovrebbe essere premiata per il suo alto tasso di tolleranza e buona convivenza. Ritengo che questa sia l’ennesima dimostrazione di incapacità e irresponsabilità del ministro Alfano, che a mio parere non è in grado di rivestire un ruolo di tale importanza e questa ennesima dichiarazione fuori luogo dovrebbe portare alle sue immediate dimissioni». Tornando alla politica locale, tenendo presente il dissesto finanziario del Comune, secondo Lei si potrebbe fare di più per le classi disagiate della popolazione? «Noi cerchiamo di essere sempre vicini a quelle che sono le politiche verso i più disagiati, soprattutto attraverso Rosalba Scafuro, Vicesindaco con la delega alle Politiche Sociali. Da poco abbiamo approvato un progetto chiamato “Lotta alla povertà”, e mesi fa si è concluso il “Progetto Benessere”, che si ripeterà l’anno prossimo: un servizio di cure termali per chi ne ha bisogno ma non può permetterselo. Si fa il possibile per trovare i fondi necessari alla realizzazione di questi progetti». Quali sono per Lei le priorità, ad oggi, per l’Amministrazione Comunale? «Indubbiamente è fondamentale gestire nel migliore dei modi la raccolta differenziata, portandola a percentuali dignitose per una città civile, cioè almeno al 50%. Vorrei dare un consiglio al Sindaco: quello di iniziare a fare scelte che siano in primo luogo politiche, affrontando le annose problematiche del territorio partendo appunto da idee politiche forti, con coraggio e determinazione. Dopo il periodo di commissariamento, secondo me c’è bisogno di questo». di Valeria Vitale


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TURISMO


ECCELLENZE CAMPANE

TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Entrare nella pasticceria di Emilio Goglia e di suo figlio Nicola, in via S.Donato a Casal di Principe, è da subito un’esperienza piacevole: il locale, rinnovato da 3 anni, è ampio, moderno, le prelibatezze naturalmente invitanti, i proprietari e autori-inventori di queste ultime sono persone affabili che fanno sentire a casa chi varca quella soglia. Su una parete del locale è posto, tra altri 2, uno schermo che mostra in diretta, in ogni momento, il lavoro in laboratorio. Tutto è alla luce del sole in questa pasticceria che incuriosisce per il nome del dolce più famoso che propone, cioè il “Roccobabà”. Abbiamo intervistato Emilio e suo figlio Nicola per saperne di più: Signor Emilio, da quanto tempo svolge quest’attività? “Ho iniziato nel 1980. Imparai il mestiere a 16 anni, sono sempre stato goloso e mi piaceva l’idea di fare il pasticcere. E ci sono riuscito.” Come nasce il Roccobabà e perché si chiama così? “Tutto cominciò nel 1999, quando ci fu un’esplosione del consumo di nutella. Cercai di abbinare il babà con quest’ultima, ma bisognava trovare il giusto equilibrio tra i sapori. Lo trovai. Poco dopo mio cugino, fotografo di moda, e frequentatore del mondo delle sfilate, si trovò una sera a cena con ospiti importanti tra cui Rocco Barocco. Mi disse che gli serviva un dolce. Gli proposi quello che allora chiamavo “Babà semifreddo al cioccolato” e rimasero entusiasti. Dopo 2 mesi, Rocco Barocco, dovendo ricevere la trasmissione “La Vita in Diretta” a casa sua, chiese a mio cugino se potevo fare quel dolce apposta per lui e se avessi potuto dedicarglielo chiamandolo “Roccobabà”. Accettai, e da lì nacquero altre idee e altri dolci ‘dedicati’ a personaggi: la ‘LemonKatia’, la ‘Maria Carolina’, il ‘Bollerino’…” Quindi, il Roccobabà ha aperto una strada di innovazione che ha avuto successo. Quanto è difficile in questo territorio mantenere l’originalità e imporre un prodotto altamente qualitativo? “Quando c’è un buon prodotto si impone da solo, non c’è neanche bisogno di spingerlo o forzare la pubblicità. Si fa pubblicità solo per difenderlo…la qualità paga! Vogliamo salvaguardare l’unicità e

l’originalità del nostro prodotto, che è molto imitato. Io lo do’ in esclusiva a un punto vendita di uno stesso genere per paese: ad esempio a un ristorante e a una cremeria, tipologie di attività che non vadano in concorrenza. Per averlo, comunque, devono venire qui. Non cerchiamo, siamo cercati, proprio perché la qualità e la bontà dei nostri prodotti è indiscutibile. Esportiamo anche fuori regione, abbiamo clienti nel giro di 100 km, in tutta la Campania e il basso Lazio.” Siamo quasi a Natale. Cosa troveranno i clienti come specialità tradizionali? “Tutti i prodotti della tradizione natalizia campana: mostacciuoli, roccocò, struffoli, pasta reale, pasta di mandorle…Sono un conservatore con quel pizzico di innovazione che mi consente di creare nuovi dolci. Il tutto con l’equilibrio che serve per ottenere un buon risultato. La nostra attenzione va alla qualità in primo luogo, alla tradizione, ma anche all’aggiornarsi e all’elaborare con buon gusto i prodotti. Dalle materie prime ai macchinari (artigianali), qui si mantiene tutta la migliore tradizione artigianale, al 100%, di industrializzato non c’è niente.” Nicola, tu cosa ci dici del ‘passaggio generazionale’ tra te e tuo padre? In che modo siete riusciti a creare questo equilibrio tra tradizione e innovazione? “Ci ha aiutato molto la complicità. E il fatto che per fortuna mio padre mi lascia fare, anche perché sa che sono un tipo che se vuole fare una cosa, è perché ci crede veramente, e l’ha testata. Appro-

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fondisco e ‘testo’ tutto. Il mix vincente si ottiene mantenendo le solide basi della pasticceria classica, arricchendole con i gusti del territorio, i gusti dei nostri clienti, ma senza azzardare. Con competenza, adattiamo tecniche e prodotti nuovi all’antica tradizione dolciaria. Ho viaggiato, mi sono confrontato con altri pasticceri di caratura nazionale e ho imparato molto.” Emerge il tuo coraggio di confrontarti, di verificare, di metterti in discussione con spirito autocritico e di sperimentazione. Altri punti di forza della vostra attività? “Il fatto che io e mio padre seguiamo ogni fase del lavoro, a 360°. Ed è importante il rapporto di fiducia che c’è con le persone che lavorano con noi da anni. La forza più grande è che è tutto fatto in modo artigianale. Tutto è a favore della qualità, non vogliamo entrare in meccanismi che porterebbero magari a un incremento quantitativo di contatti e vendite, a discapito dell’aspetto qualitativo dei prodotti.” Dalle parole di Emilio e di suo figlio Nicola si evince chiaramente grande professionalità, estrema dedizione: è un esempio di imprenditoria sana del territorio, che riesce a varcare i confini ma soprattutto a essere apprezzato e stimato per la qualità dei prodotti e del lavoro che viene fatto. Complimentarci è il minimo. E’ un’eccellenza tutta nostra, di cui andare fieri. di Valeria Vitale


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RIVIERA DOMITIA

(Mondragone)

ATTORI E PARLAMENTARI di Marcella Panetta foto di Valentina Panetta IN CAMPO PER V.E.R.I. 5

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3 Il 15 Novembre, presso lo Stadio Comunale di Mondragone “Salvatore Gregorio Conte”, si è svolta la partita di beneficenza tra la Nazionale Calcio attori e Nazionale Calcio parlamentari. I cittadini mondragonesi, insieme agli attori, ai parlamentari e alle istituzioni locali, si sono riuniti con lo scopo di condividere e combattere contro una comune causa: la violenza sulle donne! Tutti insieme “in campo per V.E.R.I.” , dove V.E.R.I. sta per: “verità, emancipazione, rispetto e impegno” come ha ricordato Clementina Ianniello, madre di Veronica Abbate, uccisa barbaramente dall’ex fidanzato nel 2006. Tra i vari personaggi famosi, noi di informare, ne abbiamo intervistati alcuni, che hanno voluto lasciare un loro pensiero su un tema divenuto ormai una vera e propria piaga sociale, se si pensa che ogni due giorni una donna perde la vita e il più delle volte l’assassino è il proprio compagno. L’attore Giorgio Pasotti ha dichiarato: «L’obiettivo è quello di onorare al meglio questo momento, che oltre ad essere una partita di calcio, è fondamentale per sottolineare l’importanza di questo problema diffuso, purtroppo, in tutta Italia»; il presentatore di “Made in Sud” Ross Morra ha affermato: «C’è bisogno di dare un segnale molto forte per ciò che riguarda la violenza sulle donne! Lo scopo di questa giornata è davvero bellissimo!»; l’attore Emanuele Propizio: «Sono molto orgoglioso di partecipare a questa partita per combattere contro la violenza sulle donne!»; Marcelo Fuentes (Tronista Uomini e Donne): «Le donne vanno rispettate e amate!”; l’attore spagnolo Andrés Gil: «A causa di problemi fisici non ho potuto partecipare alla partita ma sono voluto comunque essere presente a questo evento perché si tratta di una causa davvero importante. E’ bello vedere tanta gente insieme per la stessa causa!»; l’attore Giuseppe Zeno: «La violenza è sempre da debellare!». Tra i parlamentari che hanno partecipato alla partita, abbiamo raccolto le considerazione dell’On. Gioacchino Alfano,

Sottosegretario di Stato del Ministero della Difesa, e l’On. Massimo Cassano, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il primo ha dichiarato: «Sono orgoglioso di essere presente a questa manifestazione perché da una città come Mondragone ha un valore doppio, troppo spesso questi territori vengono denigrati. Lo sport, la solidarietà, sono fondamentali quando si parla di questi problemi! Lo Stato fa tanto per risolvere il problema della violenza sulle donne»; il secondo ha affermato: «E’ un tema, questo, molto delicato sul quale stiamo puntando molto e stiamo cercando di prendere dei provvedimenti più forti. Da parte nostra c’è molta attenzione su questi temi ed è sempre un piacere potervi partecipare». Presenti all’evento anche il Sindaco di Mondragone Giovanni Schiappa che ha asserito: «Siamo consapevoli che si tratta di un evento importante per poter recuperare i valori primi della persona, per far si che anche episodi tragici come la scomparsa di una nostra concittadina possano fornire ai nostri territori una possibilità di riscatto. La collaborazione tra L’associazione V.E.R.I. e l’Amministrazione Comunale dimostra che Mondragone è una realtà che vuole fare!”; e Sua Eccellenza Mons. Orazio Francesco Piazza che ha sostenuto: «Non è possibile lasciare la donna nella solitudine totale e soprattutto non rispettare la sua dignità… la Chiesa è vicina a questi momenti promozionali per far si che le violenze sulle donne non ce ne siano più! Ho guardato negli occhi di Clementina, mamma di Veronica, e le ho detto che in quegli occhi voglio vedere speranza e futuro». Nelle foto per “in campo per V.E.R.I.”: 1 - ANDRES GIL 2 - ROSS MORRA (MADE IN SUD) 3 - GIORGIO PASOTTI 4 - GIUSEPPE ZENO 5 - ON. GIOACCHINO ALFANO 6 - EMANUELE PROPIZIO

QUANDO LA SCUOLA… E’ SEDE DI LEGALITA’ E DI SANA EDUCAZIONE CIVICA Spesso si critica l’istituzione scolastica di non essere l’ambiente garante di sapienza per le nuove generazione, di essere albergata da insegnati non così eccelsi né così tanto preparati come il titolo che posseggono e da allievi interessati a tutto tranne che al conoscere, ma questi spesso non sono altro che luoghi comuni, voci popolari volte in un modo o in altro a minare l’immagine dell’istruzione italiana che già di per se è aggravata da una crisi politica e sociale deleteria. A negare queste false credenze sono diverse iniziative portate avanti da docenti e presidi di numerose scuole italiane che con i loro lodevoli atteggiamenti sensibilizzano i futuri cittadini verso temi che di effimero ed inconcludente non hanno proprio nulla. A tal proposito uno di questi progetti è stato posto in essere da una piattaforma di associazioni dell’agronolano avente lo scopo di supportare gli insegnanti ed analizzare i comportamenti illegali con cui le nuove generazioni possono entrare in contatto partendo proprio dai luoghi a loro più congeniali come la scuola o la famiglia, fino ad arrivare ad analizzare obiettivamente fenomeni di criminalità organizzata. “IO, CITTADINO” è il nome del progetto che ha in se l’essenza dell’obietto proposto,tale iniziativa vede la collaborazione attiva delle associazioni Libera – Presidio area nolana, Ultimi – Ass. per la Legalità, Forum Ambiente area nolana, Fondazione Vassallo, Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità, Coordinamento familiari vittime innocenti di criminalità. Iniziativa che fa riflettere se si pensa alle numerose notizie che riportano fatti di cronaca deplorevoli come gruppi di ragazzi che aggrediscono di proposito e senza nessuna motivazioni soggetti più deboli, operando così atti di bullismo o notizie riguardanti i massacri tra gruppi di clan rivali in zone poco raccomandate dove giovani ragazzi, senza punti di riferimento possono avvicinarsi e sentirsi attratti quasi senza volerlo. Se si pensa a tutto ciò quello proposto è un progetto importante che ha lo scopo non solo di aiutare gli insegnati ad affrontare temi dibattuti come l’illegalità, la mafia, il biocidio e l’ambiente ma anche quello di sensibilizzare in maniera profonda la coscienza dei singoli studenti che sono oggi i ragazzi della nascente generazione ma in futuro saranno uomini maturi e cittadini consapevoli. Gli stessi organizzatori in rapporto al percorso formativo proposto dichiarano: «Il ruolo della scuola è necessario al fine di creare individui che attraverso la conoscenza e il libero arbitrio riescano a compiere atti giusti e a scegliere sempre la strade della legalità e mai quella oscura dell’illecito, la scuola come la famiglia sono luoghi sacrali nei quali il ragazzo deve attingere al fine di creare una società più sana abitata da cittadini socialmente consapevoli e più attivi». «La mafia - diceva Caponnetto - teme più la scuola che la giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa». di Martina Giugliano


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a cura di: Ada Marcella Panetta

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ALLA VIOLENZA SULLE DONNE! AL FEMMINICIDIO!

Veronica Abbate Il 2 settembre del 2006 Veronica Abbate, una bellissima ragazza mondragonese di soli 19 anni, veniva uccisa dall’ex fidanzato. Strappata con violenza alla sua famiglia, ai suoi amici e ai suoi sogni per un capriccio del suo assassino, un allievo maresciallo della Guardia di finanza, davanti gli occhi di un amica di lei. Il rumore dello sportello, un colpo di pistola alla nuca e Veronica chiuderà gli occhi per sempre. Quei meravigliosi occhi continueranno a rivivere con speranza negli occhi della mamma. Da allora Clementina Ianniello non si è più fermata, manifesta la sua determinazione, il suo coraggio e la sua sete di giustizia attraverso l’impegno attivo all’interno del centro accoglienza per le donne vittime di violenza “La casa di V.E.R.I.”, bene confiscato alla camorra, inaugurata a Mondragone un anno fa. L’obiettivo di Clementina è quello di impedire che un’altra Veronica perdi la vita in questo modo. Da anni si batte, in nome di Veronica, per portare all’attenzione delle Istituzioni il problema della violenza sulle donne presentando anche un disegno di legge. Noi di Informare abbiamo intervistato la mamma “guerriera” di Mondragone, Clementina Ianniello. Cosa pensa delle pene che vengono date a coloro che commettono un femminicidio? «Qui con me si tocca una nota dolente. L’assassino di mia figlia ha avuto una pena di ventidue anni, per me una vera e propria condanna irrisoria. Diventa ancora più irrisoria nel momento in cui la nostra legge li trasforma in

7, 8, 9 anni di detenzione con permessi premio e sconti della pena, in questo modo chi commette un omicidio si troverà a scontare solo 1/3 della pena di partenza. In questo senso il nostro sistema è da ritenersi “difettoso”, si parla di “economia processuale”…ma è giusto parlare di economia processuale quando una donna viene uccisa?! Per non parlare dell’ “economia carceraria”… Non abbiamo uno Stato che ci tutela! ­Per coloro che tolgono la vita ad un essere umano dovrebbe essere attuata la maggior pena possibile… ovvero l’ergastolo! I risultati ci dicono che muore una donna ogni due giorni, nonostante la prevenzione, i centri di accoglienza, le denunce e l’informazione nelle scuole, allora dobbiamo chiederci: Cosa non funziona? La risposta è certamente la pena!». Circa un anno fa è stata inaugurata “La casa di V.E.R.I.” centro di accoglienza per le donne vittime di violenza. Avete ricevuto delle richieste d’aiuto? «Purtroppo si! In un anno abbiamo ospitato circa nove donne e più di dieci bambini. Attualmente ospitiamo tre donne con quattro bambini. Non contando le donne che invece hanno trascorso solo una giornata da noi e che poi hanno trovato sistemazione presso familiari o amici». Che tipo di storie ha incontrato? «La storia è sistematicamente la stessa: dell’uomo che sottopone la donna ad una violenza psicologica, seguita poi da violenza fisica, che la priva della dignità, della possibilità economica, che inculca timore. Quando arrivano da noi queste donne sono dei cenci, impaurite e spaesate. Ci troviamo davanti a realtà drammatiche!». Cosa consiglia a quelle donne che sono vittime di violenza e maltrattamenti e che ancora non hanno trovato la forza di denunciare? «Oltre la denuncia, io mi sento di consigliare a queste donne di andare ripetutamente ogni giorno sotto il Palazzo di Grazia e Giustizia perché queste leggi devono cambiare! Se la legge non cambia il numero delle donne vittime di un omicidio finiranno per aumentare sempre di più. In una società come questa dove il più delle volte le famiglie sono poco presenti e il timore di Dio non esiste più, abbiamo bisogno di leggi più forti, di

uno Stato più presente!». Come pensa si possa eliminare questa piaga sociale che è il femminicidio? «Abbiamo presentato un disegno di legge circa cinque anni fa, dove proponevamo una pena certa, una pena severa per un delitto enorme che non avesse sconti di pena e nessuna misura alternativa di pena. Si parla di 180 vittime in un anno: uno Stato che non interviene è da considerarsi vergognoso! Abbiamo dovuto aspettare anni perché si parlasse del fenomeno “femminicidio”, ora che gli abbiamo dato un nome vogliamo anche una pena certa: l’ergastolo! Anche se il vero ergastolo lo fanno vivere a noi, alle famiglie che hanno subito una perdita di questo tipo. Una volta che ti viene strappato un figlio in questo modo non si vive più, ti trascini, cerchi di fare qualcosa per gli altri, come è capitato a me! Il vuoto di mia figlia nessuno più può riempirlo! Nessuno ha il diritto di togliere la vita ad un’altra persona!». Il 15 dicembre sarebbe stato il compleanno di Veronica. Come la ricorderete? Ogni anno, in qualche modo, la ricordiamo con l’Associazione V.E.R.I., diciamo che è diventato un po’ il giorno dell’Associazione. Abbiamo, quindi, istituito un premio letterario nelle scuole, ogni anno bandiamo questo concorso che prevede cinque borse di studio che vengono assegnate ai ragazzi che meglio si esprimono sulla tematica, ovvero la violenza di genere. E’ un modo per sensibilizzare i ragazzi sul tema femminicidio. Speriamo che con il nostro lavoro qualcosa di buono abbiamo fatto!


foto di: Valentina Panetta

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I PROFESSORI PIPERNO E COLLINA : “NUOVE SCOPERTE A ROCCA SAN SEBASTIANO” Nel 2009 le ricerche, concentratesi nel riparo roccioso di Rocca San Sebastiano, nel Comune di Mondragone, hanno evidenziato tracce di frequentazione umana, importanti non solo dal punto di vista scientifico ma anche e soprattutto per la comprensione dell’evoluzione globale del territorio. Abbiamo avuto la fortuna di ricevere un’intervista congiunta di coloro che hanno condotto queste sorprendenti ricerche, ovvero il Dott. Marcello Piperno e il Dott. Carmine Collina della “Sapienza” Università di Roma. Nel 2009, grazie ai finanziamenti stanziati dal Comune di Mondragone, durante la campagna di scavo archeologica in località Roccia San Sebastiano da voi condotta, oltre al rinvenimento di numerosi reperti litici, fu ritrovato, con grande sorpresa un molare appartenente all’Uomo di Neanderthal. Perché questa scoperta fu di fondamentale importanza?

«I resti neandertaliani in Italia non sono molto numerosi e il molare deciduo del bambino neandertaliano di Roccia San Sebastiano è inoltre ben datato a circa 40.000 anni fa. Il molare era inoltre associato non solo a numerosi manufatti litici ma anche ai resti degli animali che i suoi genitori, o gli altri membri del gruppo cui apparteneva, cacciavano nella pianura antistante la grotta e nei vicini rilievi montuosi». Secondo la Paleoantropologia, un dente può fornire preziose informazioni sull’individuo a cui apparteneva. Questo nostro antenato quale stile di vita conduceva? «Il bambino aveva circa dieci anni e forse già seguiva il suo gruppo nelle partite di caccia ai cavalli, ai buoi selvatici e ai cervi che popolavano la pianura che si estendeva, allora molto più ampiamente di oggi, di fronte al Monte Petrino. Lo studio del dente, ancora oggi in corso, fornisce naturalmente indicazioni sull’età, ma anche sul tipo di alimentazione e addirittura su alcuni patologie di cui eventualmente poteva soffrire il bambino». Questo significa che la Grotta di San Sebastiano fu abitata non 20000 anni fa ma ben 40000 anni fa? «Diverse datazioni effettuate qualche anno fa col metodo del Carbonio 14 ci hanno indicato un preciso inquadramento cronologico delle diverse fasi di occupazione della cavità. La grotta fu abitata per la prima volta proprio dal gruppo di neandertaliani di cui il bambino faceva parte. Circa 30.000 anni fa, e fino a 20.000 anni fa,

Roccia San Sebastiano fu intensamente abitata da gruppi di uomini anatomicamente moderni, come siamo oggi tutti noi». Questa scoperta è importante solo dal punto di vista della ricerca scientifica o può fornirci anche informazioni sull’evoluzione del territorio? «Come abbiamo visto, già la determinazione degli animali cacciati fornisce precise indicazioni sull’ambiente che circondava la grotta di Roccia San Sebastiano: ampie praterie, boschi e monti erano l’habitat ideale per questi animali, mentre Il mare era molto più distante di oggi: solo una piccola conchiglia marina forata, usata come ornamento, è stata finora rinvenuta nel deposito preistorico». Come è stato condurre i lavori di ricerca alla Roccia San Sebastiano? «Oltre dieci anni di ricerche e scavi hanno permesso di riunire un gruppo di ricercatori di alto livello, provenienti da diverse Università (La Sapienza, la Federico II di Napoli, le Università di Firenze e Ferrara) e Soprintendenze italiane, che si occupano dei diversi aspetti di una ricerca preistorica moderna: dalle determinazioni delle faune e delle microfaune all’archeozoologia, dallo studio delle industrie litiche alla ricostruzione del paesaggio, dalla ricerca geologica alla paleoantropologia e alla genetica». In un periodo di crisi economica come quello che viviamo oggi i reperti ritrovati e studiati vengono salvaguardati? Ricevano la giusta valorizzazione? In generale, cosa pensate del ruolo della ricerca scientifica nella società odierna? I reperti di Roccia San Sebastiano vengono studiati dai diversi specialisti che abbiamo ricordato. Una loro scelta è esposta nella sala del Museo “Biagio Greco” dedicata alla preistoria di Mondragone. Il resto viene restituito alla Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, il cui sostegno alla nostra ricerca è sempre stato ben più che efficace. Da ultimo non possiamo non sottolineare l’aiuto economico del Comune di Mondragone, che ha permesso la continuità dei nostri interventi a Roccia San Sebastiano. La ricerca scientifica consente di promuovere e valorizzare il territorio e oggi più che mai è fondamentale per il benessere della società. di Ada Marcella Panetta

PREMIO SCIACCA... DIPLOMA DI MERITO A DON CASSANDRA! Lo scorso 8 Novembre 2014, presso l’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana di Città del Vaticano, si è svolta la solenne cerimonia di premiazione del XIII Premio Internazionale “Giuseppe Sciacca”, in occasione della quale è stato assegnato anche un prestigioso premio, il Diploma di Merito con medaglia, al Reverendo Don Marcellino Cassandra, parroco di San Sossio, località del comune di Villa Literno. Un premio molto importante che ripaga il parroco per l’impegno profuso in favore della piccola comunità del “Pantano”. Giuseppe Sciacca era un giovane architetto, che durante la sua breve esistenza ha dato prova di grande generosità verso il prossimo. È deceduto prematuramente a causa di un incidente durante i festeggiamenti in onore della Beata Vergine del Divino Amore, nel cielo sovrastante il venerato Santuario romano. Il Premio ha come scopo principale quello di individuare una personalità che abbia rappresentato negli anni un valido riferimento morale e dottrinale nell’evolversi della società, capace di porsi come esempio per gli altri. Tale persona viene insignita del premio principale. Nell’occasione sono stati conferiti particolari riconoscimenti a persone che si sono segnalate nei vari campi del sapere o dell’arte. Don Cassandra è stato accompagnato a Roma da una folta delegazione di fedeli che frequentano la piccola Parrocchia di San Sossio, e tra essi i membri dell’Associazione Cristiana Il Risorto di Castel Volturno, che proprio lo scorso 25/06/2014 erano stati ricevuti in udienza generale da Papa Francesco. Grande è stata la soddisfazione per l’intera comunità di San Sossio per l’accoglienza ricevuta nella capitale. L’importante evento è stato patrocinato tra gli altri dal Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, prevede la presenza dei Signori Cardinali Raymond L. Burke e Dario Castrillòn Hoyos, oltre ad eminenti autorità ecclesiastiche, civili e militari, nonchè l’intervento di stampa e reti televisive italiane ed europee. di Fabio Russo


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STUDENTI E ISTITUZIONI DISCUTONO DI LEGALITÀ E INTEGRAZIONE INTERVISTA A

foto di: Valentina Panetta L’8 novembre presso l’ I.S.I.S. “Nicola Stefanelli” di Mondragone, gli studenti hanno avuto modo di affrontare i temi della legalità e dell’integrazione insieme a importanti figure istituzionali tra cui Il Presidente della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro. La Dott.ssa Giuseppina Casapulla, dirigente scolastico dell’istituto che ha ospitato l’evento, ha introdotto i lavori con l’aiuto del moderatore Prof. Pietro Ciriello. Ad aprire il convegno, dal titolo “Integrazione e legalità”, sono stati i saluti del Sindaco di Mondragone Giovanni Schiappa, il quale ha dichiarato: «Ringrazio la padrona di casa il dirigente scolastico Giuseppina Casapulla per questo bellissimo momento di confronto tra istituzioni e studenti al cospetto di una figura importante come quella del Presidente Tesauro, che oltre ad essere un illustre giurista, molto spesso si cala nei panni di un uomo che riesce a percepire i limiti di quella politica che io oggi sono chiamato a rappresentare. In un territorio come il nostro si può parlare di legalità laddove c’è l’integrazione tra le diverse etnie che convivono su uno stesso territorio. Importante punto di riferimento restano le forze dell’ordine». Subito dopo i saluti del Sindaco Schiappa, la Dott. Giuseppina Casapulla ha passato la parola al Presidente Giuseppe Tesauro, che con le sue attente riflessioni sui temi proposti, ha catturato l’attenzione degli studenti che hanno partecipato attivamente alla discussione, ponendo loro stessi domande al Presidente. Giuseppe Tesauro ha esordito: «Sono felice di essere qui oggi, in una terra così bella, così fertile, ma non sempre fortunatissima”, e ha continuato: «Integrazione e legalità…il rischio di chi si mette a riflettere su queste due parole è

la demagogia, la retorica…sembrano due parole naturalmente collegate perchè senza dubbio l’integrazione comporta delle difficoltà che però possono essere smussate da un contesto di legalità, avvertito da tutti come una necessità e come una ricchezza. Spesso parlare di legalità nel meridione fa quasi sorridere, in quanto si pensa alla legalità come un concetto flessibile, io penso sia solo un luogo comune e che molto dipenda dal contesto culturale ma soprattutto abituale. Integrazione è soprattutto spostarsi in un’altra nazione per necessità e avere gli stessi diritti e regole che permettono la convivenza tra persone diverse. Fondamentale è la tutela dei diritti, tutto questo ci porta all’Europa dove l’integrazione è il pane quotidiano. L’integrazione ha prodotto la legalità, perché ha portato non solo alla circolazione delle persone ma soprattutto alla circolazione dei valori». Ha poi concluso: «La legalità non conosce differenze, il segreto di un Paese civile è quello che garantisce la legalità alle persone indipendentemente dalla loro nazionalità. Questo è scritto anche nella nostra Costituzione. Sono sicuro che la scuola assieme alle famiglie, che rappresentano una sinergia necessaria, in questo mondo pieno di storture, possano far crescere voi giovani che siete il futuro con un forte sentimento di legalità. La legalità è un valore fondamentale, un valore che una persona della mia età può trasmettere senza esitazione a ragazzi della vostra età». All’evento sono intervenuti anche il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri Giancarlo Scafuri, il Presidente della fondazione M.I.C. Dott. Guglielmo Chinese, il Dott. Lorenzo Chiaretti Capitano del Comando dei Carabinieri Stazione di Mondragone, il Dott. Andrea Giuseppe Famulari Capitano Guardia di Finanza della Compagnia di Mondragone, la Dott.ssa Camela D’amore Vice Questore del Commissariato di Polizia di Castel Volturno. La grande partecipazione da parte degli studenti a questo convegno rappresenta un vero e proprio momento di integrazione e lascia sperare che in un territorio come il nostro la legalità non sia solo una lontana utopia. di Ada Marcella Panetta

GIUSEPPE TESAURO

Giuseppe Tesauro è il presidente della Corte Costituzionale e lo abbiamo intervistato in occasione dell’evento “Legalità e integrazione” tenutosi presso l’ I.S.I.S. “Nicola Stefanelli” di Mondragone. Queste sono state le sue dichiarazioni rilasciateci in esclusiva. Eccellenza, per quanto riguarda la questione De Magistris, della quale se ne sta occupando la Corte Costituzionale, cosa prevede la procedura? Non è arrivata ancora alla corte costituzionale ma penso che per parlare di diritto e per dire di conoscerlo bisogna aprire il fascicolo e fin quando non si aprirà non saremo in grado di rispondere a questa domanda e però si sta parlando molto di modificare la legge e se c’è qualcosa da modificare e bene che lo faccia il parlamento perché il giudice non è là per modificare la legge ma è li per constatare se è costituzionale. Come potrà cambiare questa negatività dei cittadini verso i politici e la politica …? I politici dovrebbero semplicemente comportarsi meglio. Che consigli si sente di dare a noi giovani per il futuro? Cercate dentro voi stessi la soluzione del problema e non aspettatevi niente dall’esterno. Fate voi uno sforzo con tutte le vostre forza, altrimenti aspetterete ancora a lungo. Quale è la sua opinione sui magistrati che svolgono anche vita politica? Secondo me non è una cosa molto sana però se non ritornano in magistratura forse è anche un modo come un altro per garantire loro la libertà di esercitare un diritto politico fondamentale. di Daniele Marasca


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RIVIERADOMITIA DOMITIA RIVIERA (Castel (Castel Volturno, Volturno, Mondragone, Mondragone, Lago Lago Patria, Patria, Licola, Licola, Varcaturo) Varcaturo)

a cura di: Ada Marcella Panetta


SPECIALI CASTEL VOLTURNO RICORDA

(Castel Volturno, Mondragone, Lago Patria, Licola, Varcaturo)

MAMA AFRIKA

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Concerto per il 6° anniversario della morte di Miriam Makeba «Giusto così, giusto che gli ultimi momenti di vita di Miriam siano passati sul palcoscenico. Le sue melodie hanno dato voce al dolore dell’esilio che provò per 31 lunghi anni, e allo stesso tempo, la sua musica effondeva un profondo senso di speranza». (Nelson Mandela). A distanza di 6 anni sono ancora queste le emozioni che la comunità africana ha provato nel riascoltare le melodie e i brani che numerosi artisti e dj hanno dedicato alla grande cantante sudafricana Miriam Makeba, morta a Castel Volturno nel 2008 in un concerto anticamorra con ospite d’onore Roberto Saviano). Un senso di speranza che ha riacceso le anime di tutti i partecipati all’evento tenutosi lo scorso mese presso il “Centro Miriam Makeba” a Castel Volturno. La ricorrenza è stata organizzata dall’ass. Mondo senza confini per il sesto anniversario della sua morte. Miriam non era solo una cantante, bensì una coraggiosa attivista politica che per anni ha combattuto contro il regime dell’aparthaid sostenendo personaggi di spicco come Mandela e il presidente Ahmed Sekou Tourè . Miriam diventò un punto di riferimento per la comunità africana e un simbolo di pace, ed è per questo che il centro a lei dedicato è diventato un vero e proprio viaggio nella cultura e nelle tradizioni africane, un punto di riferimento per gli extra-comunitari che vivono numerosissimi nella zona formando un vero e proprio mondo parallelo tra il comune litoraneo e l’Africa. La giornata in suo onore è cominciata con una visita al monumento a lei dedicato sito in Baia Verde, a pochi passi dal luogo della sua morte per poi proseguire in serata ,con una cena multietnica e con un concerto Reggae a cui hanno preso parte i massimi esponenti della musica reggae e hip-hop campana. Al tributo erano presenti numerosi artisti e dj come Coleman, Joyeux e Lucariello, ed è importante ricordare che proprio quest’ultimo ha esordito cantando un brano in onore di Mama Afrika intitolato “Miriam”. Inoltre, è molto importante ricordare che per diffondere e dare la possibilità veramente a tutti di essere presenti al tributo musicale, l'ingresso è stato totalmente libero. di Vincenzo Lo Cascio

"GIUSTIZIA E CARCERE", IL MONDO PENITENZIARIO Il 25 novembre con la mia scuola, il Liceo scientifico R. Caccioppoli, ho partecipato al convegno “Giustizia e carcere”, presso il centro diocesano di pastorale carceraria di Napoli, nel quale si è approfondito il tema del mondo penitenziario. In questo edificio l’associazione “Liberi di Volare” si impegna nel realizzare misure alternative alla detenzione e a incentivare attività a favore del pieno rinserimento del carcerato nella società; così è stato aperto il primo centro di accoglienza (per ora solo per detenuti agli arresti domiciliari) al Sud. Gli alunni si sono confrontati su vari aspetti del tema con don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale e responsabile del centro che ci ha ospitato, e con Claudio Esposito, ex detenuto e ora volontario in questa casa di accoglienza. Dagli interventi è emerso che l’immaginario collettivo è attanagliato da alcuni gravi pregiudizi legati al mondo del carcere, spesso a causa di una politica becera che per accumulare consenso alimenta tali luoghi Ad esempio molte volte capita di sentir dire che la delinquenza dilaga poichè in carcere ci si sta meglio che fuori. Ma nelle celle, anguste e dalle dimensioni minuscole, si sta chiusi per 22 ore, spesso in condizioni igieniche difficili, magari con persone violente, e soprattutto senza poter vedere i propri familiari se non per sei ore al mese, quelle ore che Claudio definiva “ricariche d’amore”. Del resto la pesantezza psicologica del carcere è confermata dal fatto che ogni anno all’incirca un detenuto su mille si suicida, uno su cento tenta il suicidio e quasi uno su dieci compie gesti di autolesionismo. Dati terribili. Un altro luogo comune è dato dall’ idea per la quale la pena, facendo paura alle persone, svolge un ruolo di deterrenza, cioè frena la gente al violare la legge. Tuttavia quest’intimidazione insegna solo ad obbedire, e l’obbedienza obbliga ma non convince. Per cui se una regola non è osservata per convinzione ma per obbligo, nel momento in cui il controllo risulta insufficiente,

è inevitabile che si trasgredisca la legge. Ciò è dimostrato dal fatto che due persone su tre di quelle che tornano in libertà commettono nuovi reati, per una recidiva di oltre il 60%. Dunque a quanto pare la pena, con la sua funzione di deterrenza, risulta inadeguata a stimolare il rispetto della dignità propria e altrui. Non bisogna dimenticare che l’articolo 27 della nostra costituzione stabilisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”; ma se dunque il carcere stesso è male, come può rappresentare la soluzione al male? Ecco allora l’esigenza di trovare misure alternative alla detenzione, sistemi “che rappresentino la vera risposta alla sicurezza, e rispondano realmente ai principi etici e costituzionali”, come afferma lo stesso Don Franco. Il fatto che per i detenuti, che vengono rieducati con sistemi diversi dalla pena classica, la recidiva scende fino all’ 8% conferma la funzionalità e l’efficacia di tali sistemi. Infatti ciascuno di noi, quando commette un errore, vorrebbe dagli altri accoglienza e non esclusione, vorrebbe che le relazioni che lui stesso ha interrotto venissero reintegrate invece che ulteriormente troncate. Per questo motivo fondamentale è il ruolo del volontariato in carcere, che porta conforto a tanti detenuti che si sentono soli e affranti. Ne è uno esempio la storia di Claudio, un ragazzo che grazie ai volontari ha avuto la forza di diventare una persona nuova e di non perdere la fiducia in se stesso, sentendo la necessità di seguire tale esempio d’amore e solidarietà una volta uscito dalla prigione, proprio prestando a sua volta servizio come volontario. In conclusione, l’uomo non è ciò che ha commesso, ma ciò che spera, e noi tutti abbiamo l’ obbligo morale di investire e credere in queste speranze, accogliendo chi ha sbagliato, senza condannarlo ancora e ancora con il nostro giudizio.. o meglio con il nostro pregiudizio! di Fulvio Mele


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MEDICINA

TUMORE AL TESTICOLO:

TOCCHIAMOCI!

La storia di Domenico Di Nardo, affetto da una neoplasia ai “gioielli di famiglia”: “L’autopalpazione può salvarti la vita”

Basta un attimo alla vita per cambiare e rendere l’uomo un essere schiavo del proprio corpo. A volte, però, basta poco affinché ciò non accada ed è qui che subentra l’importanza di un lavoro d’informazione e sensibilizzazione circa le malattie rare. È ciò che ha fatto Domenico Di Nardo, ingegnere 34enne di Villaricca, affetto tempo fa da un tumore al testicolo, attraverso la creazione di un portale informativo online (www.ktesticolo.it) e un hashtag geniale da far girare sui social: #TeniamoceliStretti. Maggiore informazione circa questo tipo di neoplasia gli avrebbe permesso di evitare una serie di procedure curative particolarmente stressanti, momenti di ansie e grandi timori anche perché “la parola tumore è associata a quella di morte”. Eppure non è così poichè il tumore al testicolo è curabile se ci si accorge in tempo di qualche anomalia ai propri “gioielli di famiglia”. E allora cosa fare per prevenire ciò? Tocchiamoci! “L’autopalpazione è fondamentale per capire se qualcosa non va nei nostri testicoli”. Ce lo dice Domenico in un’intervista rilasciataci in esclusiva, durante la quale ha affrontato diversi temi come la l’ignoranza e la presunzione di molti oncologi, il momento della brutta notizia, la malasanità e la mancanza di strutture che permettessero la crioconservazione (conservazione dello sperma ndr) in Campania, l’iter curativo, la battaglia vinta e le ansie da sconfiggere per il resto della vita . Qual è stato il momento più difficile da affrontare nel periodo della malattia? Già conoscere la malattia è stato difficile perché io non ne sapevo nulla. Nessuno mi aveva mai detto di toccarmi i testicoli per notare la presenza di un’eventuale anomalia. Dai primi dolori che accusavo sono subito andato dal medico e nel giro di una settimana mi è stato tolto il tumore dal testicolo. Però ho aspettato un mese. Se ci fosse stata informazione e sensibilizzazione come per tante

altre malattie, non avrei dovuto fare la chemio e tante cose venute dopo. Dal momento in cui non ho trovato nulla in internet riguardante il tumore al testicolo, ho deciso di creare un sito web a scopo prettamente informativo e divulgativo. Di tumore al testicolo generalmente non si muore a meno che si trascuri la malattia o si è sfortunati a beccare una neoplasia particolarmente aggressiva. La medicina è riuscita ad arrivare ad un punto tale che riesce a guarire questo tipo di tumore. E fu grazie a Lance Armstrong e il suo medico curante che è stata sviluppata la terapia curativa che oggi tutto il mondo adotta perché proprio il ciclista ne era affetto. In tal senso, è opportuno conoscere questa malattia ed è stato importante per me lanciare questo portale d’informazione L’iter di guarigione da questo tumore è lo stesso che conosciamo per gli altri? Questo tipo di tumore viene aggredito in maniera principalmente chirurgica, togliendoti il testicolo; se necessario fanno anche la radioterapia e la chemioterapia, anche se ce ne sono alcune meno invasive. In linea di massima, se ci si accorge subito del tumore, basta l’intervento chirurgico per farlo fuori del tutto. Quanto tempo hai trascorso nel vivere quest’esperienza? Dal momento che me ne sono accorto alla chemio passa almeno un mese. Ed è proprio la chemioterapia che è il passaggio più fastidioso perché ti destabilizza fisicamente e psicologicamente in quanto si tratta di farmaci che danno problemi allo stomaco, ti gonfiano, ti fanno perdere ogni pelo del tuo corpo e ti stancano. Dura circa 70 giorni, poi nell’arco di un paio di mese si riesce a recuperare le forze e le vecchie abitudini.

Come hai vissuto il momento della notizia? Per me tumore significava morte. Alcuni medici mi hanno sconfortato, altri invece mi hanno rassicurato, come il medico di Qualiano che mi ha operato e soprattutto come la Dott. ssa Giovannella Palmieri, l’oncologo che mi ha salvato la vita, una delle più esperte in Italia sul tumore al testicolo, che lavora al Policlinico di Napoli. Mi ritengo molto fortunato. Oggi stai bene, sei tranquillo? Bene si, tranquillo no perché la massa tumorale era molto grande e, nonostante i 4 cicli di chemioterapia è rimasto un residuo di circa 2 cm che va monitorato ogni 3 mesi tra TAC ed ecografie. I referti sono sempre portatrici di ansia e terrore perché hai sempre timore che qualche valore sia sballato. In certi casi, a Napoli vai incontro anche a una malasanità imbarazzante che, come accaduto a me, perde le immagini della Tac e sei costretto a rifarla. Un’altra disfunzione strutturale, è quella di non poter fare la crioconservazione (conservazione dello sperma ndr), dato che la chemioterapia ti rende sterile quasi sicuramente o perlomeno per un periodo. Sono passati due anni e purtroppo io sono ancora sterile. In tal senso, ogni 6 mesi vado al Policlinico di Roma a controllare se sono diventato fertile perché ho dovuto fare lì il deposito dello sperma. Non bisogna sottovalutare nulla. Bisogna fiondarsi subito dal medico se si avvertono delle anomalie ai propri testicoli. di Fabio Corsaro


TURISMO

Ad incrementare le aree rurali ci pensa il Gal Golfo di Castellammare Sulla scia dell’Ordine dei Gesuiti, che a Napoli fondò la Chiesa del Gesù Vecchio nel 1554, poi trasformata nei secoli successivi, allorquando i Gesuiti furono espulsi dal Regno di Napoli a metà de Settecento, ritornati poi a inizio dell’Ottocento, anche ad Alcamo nella Sicilia nord-occidentale troviamo opere monumentali dei Gesuiti. Sulla piazza “Ciullo” si affaccia il vasto complesso architettonico del Collegio dei PP. Gesuiti, il cui restauro di oggi lo ha riportato a svolgere il suo importante ruolo al centro della città. Annessa alla Chiesa di San Francesco di Paola (Badia Nuova) c’è il monastero di clausura dove la Madre Superiora, Suor Gabriella e le sei suore rimaste sono dedite, come nella tradizione siciliana, a preparare i famosi dolcetti canditi con la zuccata e piccole ghirlande con petali in amido smaltati. Questi monumenti sono solo un esempio del lavoro fatto dal GAL Golfo di Castellammare (www.galgolfodicastellammare.it) «che - come ci ha confermato Luigi Amato funzionario dell’ente - è arrivato alla conclusione di dare una identità culturale al territorio anche alla luce dell’aspetto religioso». Il Gruppo di Azione Locale Golfo di Castellammare, il più giovane tra quelli siciliani, che ha la sua sede operativa ad Alcamo, intende incrementare il turismo, intervenire per le emergenze naturalistiche, storicoculturali e architettoniche, per la crescita di adeguati canali di commercializzazione dei prodotti locali in una logica di gestione integrata del territorio tesa a far crescere le zone interne. Per una corretta chiave di lettura della zona l’Associazione culturale “Wine farm and Tourist”, grazie ad un progetto finanziato dal GAL, ha realizzato la recente pubblicazione proprio per scoprire, attraverso itinerari tematici, i bagli, le cantine, i musei e i vigneti. Tra i percorsi quello che combina natura, agricoltura e religione (da non dimenticare che si è nel territorio dell’Alcamo DOC) e quello che coniuga “Vino e architettura rurale”, che partendo dalle Dune di Calatubo permette di vedere il castello omonimo, oggi diroccato, e la vicina fontana araba “Cuba delle Rose”, recentemente restaurata dal GAL, quello alla scoperta delle Acque Termali che sgorgano dalla sorgente Gorga, che conduce ad uno stabilimento ter-

male sistemato in un antico mulino ristrutturato, situato a pochi chilometri dal Teatro e dal Tempio dorico di Segesta nel Comune di Calatafimi. Voluti dall’Unione Europea questi enti hanno il compito di coinvolgere nello sviluppo del territorio tutti gli attori. In quello del Golfo di Castellammare non manca niente… tradizioni produttive di qualità, il vicino aeroporto internazionale di Palermo, ferrovia e autostrade. Del GAL Golfo di Castellammare fanno parte enti privati e pubblici e tra questi i comuni di: Terrasini, Cinisi, Partinico, Balestrate, Trappeto e Scopello in provincia di Palermo e solo Alcamo in provincia di Trapani. «Puntiamo a far conoscere il volto migliore dell’Europa, un’Europa che investe. La nostra mission è puntare su tre aspetti: enogastronomia, turismo rurale e conservazione del paesaggio, migliorando la qualità della vita in queste aree dove abbiamo avviato una fase di ascolto che coinvolge in primis le scuole al fine di creare una nuova classe dirigente», sono queste parole del Presidente Pietro Puccio.

In linea con le sue parole è il Responsabile di Piano, Andrea Ferrarella. «Abbiamo raggiunto gli obiettivi - egli ha precisato - spendendo tutte le risorse disponibili e ciò è stato possibile grazie al supporto della Regione Sicilia, facendo conoscere che cosa è l’Europa. Sempre più spesso siamo ricercati dai cittadini portando nuove idee per lo sviluppo locale». Le opere finanziate dall’ente sono state molteplici in tutti e sette i comuni, dai mercati del contadino, alla riqualificazione dei Bevai di monte e di valle con il rifacimento dei muretti a secco dell’area esterna del Santuario della Madonna del Furi di Cinisi, per arrivare alla ricostruzione della chiesa di San Cataldo a cavallo tra i territori di Trappeto e Terrasini ed ai restauri dei ponti della Madonna del Ponte di Partinico. Per Santi D’Alessandro, responsabile per la Regione Sicilia della gestione dei 17 GAL isolani e dell’animazione sul territorio è importante che questi enti inseriscano strategie ritenute prioritarie per il territorio. Si parla di sviluppo rurale che spesso viene abbinato all’agricoltura. In questo caso il territorio va inteso nella sua globalità, privilegiando le piccole attività artigianali. Nelle aree rurali si assiste ad uno spopolamento e questo vuol dire che c’è alla base un problema di redditività. «Ecco che l’area in questione deve essere rivisitata - continua D’Alessandro - dando la possibilità alle aziende, che operano in loco, di completare il ciclo produttivo, mentre ai GAL abbiamo imposto di mettere almeno l’80% dei finanziamenti europei a bando». di Harry Di Prisco


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CALCIO NAPOLI

Medicina e alimentazione: ecco i segreti della SSC Napoli

Il Dott.Raffaele Canonico, uno dei tre medici del Napoli, ci ha rilasciato un’intervista in esclusiva: “Ottimizziamo le risorse umane e il nostro lavoro. Abbiamo importato tecniche innovative nel mondo dello sport e badiamo ad ogni minimo dettaglio nella cura e nell’alimentazione dei nostri ragazzi. Ricordo un calciatore con doti fisiche straordinarie...” Operare dietro le quinte significa far parte di un squadra a cui tocca il lavoro “sporco”, per il quale le responsabilità sono tante e il mestiere è pure delicato. Il dott. Raffaele Canonico, con Alfonso De Nicola ed Enrico D’Andrea, fa parte dell’equipe medica che il Napoli può vantare e, in un’intervista rilasciataci in esclusiva, ci spiega i segreti di uno staff meticoloso capace di valorizzare i giovani “talenti” della medicina, ossia specialisti e specializzandi che si occupano del settore giovanile della squadra, di ottimizzare il proprio lavoro, di far uso di tecniche preventive e innovative importate dalla Francia negli anni 90’, di essere in sinergia con i fisioterapisti, di curari i minimi dettagli dell’alimentazione dei calciatori e di formare uno dei più invidiati staff medici d’Europa. Lo scorso anno, di questi tempi, era in corso uno studio effettuato dalla UEFA che ha decretato il Napoli come la prima squadra europea ad avere meno infortuni da luglio a dicembre 2013. Questo risultato, all’ora come oggi, è frutto di un grande lavoro del vostro staff medico. Quali sono i segreti, i metodi di lavoro e organizzativi del suo team d’esperti? Innanzitutto, l’organizzazione delle risorse umane e delle figure professionali. Il nostro staff è costituito da 3 medici: il responsabile sanitario Alfonso De Nicola, fisiatra e medico dello sport, io, medico dello sport, e Enrico D’Andrea, fisiatra ed esperto in tutte le tecniche di medicina manuale e di valutazione posturali. Mi occupo di tutte le cose inerenti alla valutazione funzionale dell’atleta: l’alimentazione e l’allenamento, oltre a quello che avviene nella quotidianità. Uno dei trucchi è che siamo sempre tutti e tre presenti sui campi e ciò ci permette di valutare gli atleti anche durante l’allenamento e soprattutto vivere la sala medica con i fisioterapisti. L’altro segreto è proprio la gestione dei fisioterapisti. Considerate che quando un giocatore accusa anche un minimo fastidio si reca dal fisioterapista, il quale, evitando così confusioni, fa subito riferimento a noi. A parte l’ottimizzazione delle risorse umane,

c’è tutta l’ottimizzazione del lavoro: arriviamo in largo anticipo all’allenamento e siamo gli ultimi a lasciare il campo, siamo a disposizione H24 dei giocatori, poi mettiamo in atto tutta una serie di tecniche preventive sia da un punto di vista biomeccanico, sia da un punto di vista metabolico perché, giocando quasi sempre ogni 3 giorni, l’obiettivo principale è il recupero alla fatica, quindi evitare quelli che sono i problemi di sovraccarico. Alfonso De Nicola è stato uno dei primi ad aver portato nel mondo dello sport negli anni ’90 l’utilizzo delle tecniche posturali che nascono in Francia e applicarle agli atleti professionisti. L’inizio della stagione del Napoli ha registrato una serie di prestazioni e risultati negativi, spesso attribuiti al faticoso ritorno dal Mondiale. Della rosa attuale, 9 azzurri sono andati in Brasile. Ha davvero influenzato il Mondiale sulla condizione e sui risultati iniziali della squadra? Se sì, in che modo? Il problema è che non riesci mai a fare una preparazione con tutto il gruppo insieme e la fase preparatoria del campionato rappresenta il momento in cui tu vai a mettere benzina per tutta la stagione. Il discorso su quanto il Mondiale possa aver influito è di tipo aleatorio, perché non parti tutti insieme però in realtà quando i giocatori arrivano non cominciano completamente da zero, in quanto fanno un riposo attivo in vacanza.I fattori poi sono tanti e quello fisico non so quanto possa aver inciso, in quanto problematiche di natura fisica, soprattutto quelli sui tessuti molli e da sovraccarico o per carico accelerato di una preparazione, non ne abbiamo avute nonostante abbiamo dovuto fare la preparazione in momenti diversi a vari calciatori.

a valutare ogni tipo d’aspetto come quello biomeccanico-posturale, quello metabolico, ematochimico, quello relativo alla parte antropometrica e tutto quello che è inerente all’anamnesi sportiva e clinica. Quando arriva un giocatore ci andiamo a studiare quante gare ha giocato in un anno, che tipo di infortuni ha avuto, perché li ha avuti e per quanto tempo è stato fermo. Abbiamo un nostro database dove sono registrati i nostri giocatori e attraverso questo possiamo risalire anche a quello che ha fatto durante l’anno: prestazioni fisioterapiche, integrazione, farmaci che ha assunto. Il connubio medicina-alimentazione è fondamentale per un atleta. Che dieta di base seguono gli azzurri? Questo tipo di connubio per un atleta entra a far parte del suo allenamento, soprattutto per noi che giochiamo sul recupero della fatica, dobbiamo andare a reintegrare quelle che sono le scorte della benzina che consumiamo di volta in volta tra allenamenti e trasferte. L’alimentazione ci aiuta in questo. Essa diventa parte dell’allenamento dell’atleta e questo è un buon gruppo che ci aiuta con la sua professionalità. I principi sono quelli della dieta mediterranea, modulati sulle caratteristiche fisiche di ogni soggetto. Abbiamo inoltre due atleti musulmani che determinati tipi di alimenti non possono mangiare per abitudini religiose loro. È importante che ogni particolare

Le prestazioni di un atleta sono conseguenza della sua condizione psico-fisica. Ma quali sono i criteri per valutare la forma fisica di un calciatore? Quando viene acquistato un calciatore, noi facfoto di Peppe De Muro ciamo una fotografia a 360° dell’atleta andando


CALCIO NAPOLI

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Chef Salatiello: “Marek, il risotto e le pagelle...

Questi ragazzi sono campioni anche a tavola”

Siamo stati dietro ai fornelli con il cuoco della squadra, Ciro Salatiello: “Ho imparato tanto dallo staff medico. Oggi c’è tra noi grande fiducia e sinergia”

foto di Peppe De Muro sia curato nei minimi dettagli. Come ci si prepara a tavola il giorno della partita e quando la squadra deve giocare alle 12:30 o in notturna? Con la partita a mezzogiorno facciamo una sorta di brunch che prevede anche un po’ di pasta in aggiunta a quelle che sono i cibi di una tradizionale colazione: fette biscottate, prosciutto, grana, miele e cereali. Per la partita in notturna, facciamo un classico pranzo e poi è prevista una merenda pre-gara arricchita con un po’ di pasta o riso oltre i classici cibi della merenda. Quello che è importante, gli atleti, subito dopo che si giochi la partita a qualunque orario, consumano nello spogliatoio, entro la mezz’ora successiva la fine della gara, una porzione di pasta corta con pomodoro ed un poco di parmigiano, perché è dimostrato scientificamente che entro quella finestra temporale si vanno a reintegrare le scorte degli zuccheri nel sangue. Nella vostra esperienza sanitaria avete incontrato un giocatore che fisicamente possa esser considerato “unico”? Sì, ci sono calciatori come Cavani che geneticamente hanno delle doti fisiche al di sopra della media, comunque curate nell’allenamento e nell’alimentazione. Lo stesso Edi, ogni anno che tornava e dovevamo fare i test di inizio stagione, voleva battere il record dell’anno precedente anche se era di ritorno da 22 ore di volo. di Fabio Corsaro corsarofabio@gmail.com

Il Dott. Canonico ci ha parlato dello stile alimentare che gli azzurri adottano ma con te possiamo entrare più nel particolare circa la loro dieta poiché tu sei lo chef della squadra. Cosa gli cucini solitamente? Lo staff medico detta delle regole alle quali dobbiamo attenerci. Ciò che per noi può sembrare una cosa semplice da fare in cucina, per un atleta può portare dei disagi fisici, soprattutto durante la gara. Tante cose non le conoscevo ma ho avuto modo di imparare certe accortezze grazie ad uno staff medico che cura tutto nei minimi dettagli. E ciò ha cambiato anche il mio modo di cucinare. La mia fortuna è proprio questa: di frequentare da 12 anni i medici del Napoli, imparando tante cose. In ogni cosa che loro dicono c’è un perché, quindi mi attengo agli esperti. C’è un grande studio che loro fanno e danno certi consigli utili poi per chiunque.

C’è qualcosa che piace particolarmente a Marek, capitano e fiero abitante di Pinetamare? A Marek piace molto il risotto al parmigiano che facciamo. Infatti, Marek ogni tanto mi fa una pagella come voi giornalisti la fate a loro dopo la partita. Ci divertiamo anche un po’ così in ogni ritiro.

C’è quindi una forte sinergia tra staff medico, squadra e voi che siete in cucina. Certamente. Ci conosciamo da sempre e tra noi c’è un rapporto di estrema fiducia e professionalità. Questo gruppo dimostra di essere composto da grandi professionisti oltre che grandi calciatori. Siamo prossimi al Natale e il peccato di gola è dietro l’angolo. Tu che hai vissuto 12 Natali, come si comportano i calciatori in questo periodo? A certi livelli bisogna seguire una linea professionale che ormai è propria di questi ragazzi. Quando tornano, per quanto ne sappia, non mettono chili. Inoltre, secondo me, c’è anche la famiglia alle spalle che non li fa eccedere a tavola anche in occasioni simili perché sono sempre calciatori importanti. di Fabio Corsaro

LA DIETA DEI CAMPIONI COLAZIONE (buffet)

- latte, caffè, thè, orzo, spremuta di agrumi , yogurt magro bianchi (o a frutta), frutta a fette; - fette biscottate integrali + miele e marmellata cerelai integrali, biscotti secchi e di farro, crostata di marmellata, altro dolce secco, gallette di riso.

MERENDA (buffet)

- latte, thè, yogurt magro, crostata, cereali, frutta; - Pane tostato, prosciutto crudo sgrassato, bresaola; - Riso in bianco, pance integrale tostato;

PRANZO (vasta scelta)

- Verdure cotte e crude (insalata verde, pomodori, spinaci, carote, finocchi, zucchine e melenzane alla griglia, rucola, fagiolini); - Risotto al parmiggiano (o agli asparagi), riso in bianco, penne integrali (o normali) con pomodoro a parte; - Petto di pollo ai ferri, pesce fresco, bresaolo, prosciutto crudo; - crostata di marmellata, tagliata di frutta di stagione.

CENA (vasta scelta)

- Carne rossa (filetto), cosciotto di pollo al forno, merluzzo in umido, zuppe (farro, piselli), vasta scelta di verdure.


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PAGINA A CURA DELL’ISTITUTO “V. PARETO” DI POZZUOLI

UN APPROFONDIMENTO SULL’ARTICOLAZIONE “GEOTECNICO” DEL C.A.T.

L’articolazione “Geotecnico” studia la meccanica delle terre e la sua applicazione nelle opere di ingegneria. La disciplina, quindi, permette di studiare i differenti tipi di terreni. Quali sono i saperi e le competenze del diplomato in C.A.T con articolazione Geotecnico? Il diplomato ha competenze nella ricerca e sfruttamento degli idrocarburi e dei minerali nelle risorse idriche. Ha competenza nella valutazione e mitigazione del rischio ambientale, in particolare quello idrogeologico. Concluso il percorso quinquennale, si aprono vari percorsi scolastici per chi ha intenzione di proseguire gli studi. Quali percorsi scolastici sono consigliati per un possibile inserimento nel mondo del lavoro ? I percorsi privilegiati per il diplomato Geotecnico sono sia in campo tecnologico, tecnico, scientifico e sopratutto nelle facoltà universitarie di geologia, ingegneria, scienze della terra e scienze naturali. Scegliere oggi un indirizzo che ti apra sicuri sbocchi professionali è difficile. Dopo aver concluso gli studi, il geotecnico potrà cercare sbocchi occupazionali in: imprese di costruzione, enti pubblici e privati, uffici pubblici di progettazione, società di ingegneria e di servizi, agenzie di gestione e controllo di sistemi di opere civili. L’istituto I.T.C.G. Pareto di Arco Felice è uno dei pochi a offrire questo indirizzo scolastico e a puntare su di esso con massima fiducia. Nonostante ci siano molte probabilità di inserimento nel mondo del lavoro, si parla di un indirizzo che negli ultimi anni ha registrato un calo negli iscritti. Aprendo una piccola parentesi, per incentivare gli iscritti la fondazione “Geometri Italiani” ha indetto un concorso “Io Geometra 2.0” per gli studenti che si iscrivono al C.A.T. L’iniziativa ha interessato oltre 4.400 classi in tutta Italia, il cui obiettivo è spiegare come è cambiata la professione del geometra. In che consiste questo concorso? I ragazzi che parteciperanno dovranno raccontare una storia che descriva la scelta del percorso di studi offerto dal C.A.T esprimendo le proprie aspirazioni e aspettative professionali e formative. In premio, ci sono 110 borse di studio. Abbiamo intervistato l’allieva Carmen Averto dell’I.T.C.G. PARETO per spiegarci la sua esperienza di stage nel settore del monitoraggio ambientale. D: Ciao Carmen, partirei precisando che sei una studentessa dell’ultimo anno dell’indirizzo C.A.T. - Geotecnico. Dopo 5 anni qual’è la tua opinione riguardo quest’indirizzo? R: «Gli ultimi tre anni di scuola sono stati essenziali, poiché mi hanno formata in ambito scolastico e negli ultimi anche in quello “pre-lavorativo”. Quando parlo dell’indirizzo che frequento molti mi domandano in che consiste».

D: Sapresti parlarci dell’esperienza di stage nell’oasi dell’Alento ? Cosa hai imparato e in che modo ti ha aiutato? R: «Quest’esperienza mi è servita per imparare la materia in maniera più approfondita in teoria e soprattutto in pratica; oltre alle lezioni teoriche sulle dighe, abbiamo monitorato la diga in terra usando strumenti topografici come la stazione totale, il piezometro, ecc. Poi abbiamo moni-

torato le frane per conoscere il loro eventuale spostamento e abbiamo scoperto che si sono sposate di ben 4 metri utilizzando strumenti come l’inclinometro. Mi ha aiutato nell’uso più approfondito degli strumenti, poiché ci trovavamo in una situazione reale. Mi ha fatto avvicinare a un mondo al quale noi studenti abbiamo una prospettiva astratta: quello del lavoro». D: Quali sono le tue aspettative future, sei fiduciosa ? R: «Intendo proseguire gli studi, iscrivendomi alla facoltà di geologia. Mi piace occuparmi del territorio e delle sue problematiche. Sì, sono fiduciosa! L’ottimismo è alla base di tutto ed è essenziale nel proseguimento del percorso che ho scelto». di Salvatore Deodato

LA MUSICOTERAPIA: LA MUSICA COME CURA Intervista a Cristina Piras, educatrice, musicoterapista, musicista e compositrice D: Cos’è la Musicoterapia e a chi è rivolta? R: «E’ l’uso organizzato dei suoni e della musica, al fine di sostenere ed incoraggiare un benessere fisico, mentale, sociale ed emotivo. È dimostrato che l’ascolto di musica durante il periodo di gestazione ha effetti positivi sia sulla futura mamma che sul bambino. Studi dimostrano che è una tecnica per migliorare le attività funzionali e ridurre i disturbi del comportamento nel malato di Alzheimer, ciò indica che la musica trova applicazione a tutte le età e non c’è alcun limite per approcciare ed usufruire dei benefici di essa». D: Come si svolge una seduta e quali strumenti si usano? R: «Qualunque strumento musicale, preferibilmente acustico (ovverosia che non necessita di cavo elettrico per funzionare). Il lavoro viene impostato in base al soggetto da trattare. Esistono varie tecniche che vanno dal dialogo al massaggio sonoro. Esiste una terapia passiva, in cui al paziente è richiesto solo di ascoltare musica, scelta sulla base di parametri legati allo stato psicofisico del paziente». D: Quali patologie sono trattate principalmente? R: «Le patologie dove in genere si applica riguardano i DSA (disturbi specifici di apprendimento) come ad esempio la dislessia, disgrafia ecc». D: Quali sono i benefici che si traggono da una persona affetta una grave patologia? R: «I benefici sono numerosi: influisce positivamente sulla memoria e l’apprendimento, agisce sul livello di alcuni ormoni (ad esempio quello

dello stress) e sulle endorfine. Favorisce le attività cerebrali complesse come lo studio ed infine è in grado di infondere un senso di calma. Glenn Schnellenberg (psicologo dell’università di Toronto), ha dimostrato che i bambini e gli adulti che studiano musica e/o suonano uno strumento musicale presentano una crescita superiore del proprio Q.I.». D: Viene fatta conoscere nelle scuole? R: «Nelle scuole siamo ancora all’era paleolitica, molto arretrati. Si usa il flauto, al massimo la tastiera formato piccolo (trasportabile nello zaino). Basterebbe un incontro/seminario per illuminare le menti (e non solo quelle dei ragazzi!)». D: Da quanti anni pratica? E qual è stato il momento più bello che ha vissuto in questi anni di lavoro? R: «Ho iniziato a suonare all’età di 5 anni (mia madre mi raccontava che prima di allora per tenermi buona o farmi smettere di piangere, doveva accendere la radio). Dopo il Diploma in Pianoforte ho studiato composizione e filosofia ad indirizzo pedagogico, infine sono approdata al triennale di Musicoterapia. Essa è l’ultima delle mie attività che abbino al mio ruolo di educatrice e coordinatrice di gruppi e corsi di animazione. Il momento più bello è stato sentire i propri brani musicali trasmessi in radio, sono un soggetto molto curioso e quindi proteso alla sperimentazione. In questi mesi sto formando un gruppo di 24 animatori, Attraverso le tecniche di bodypercussion e ritmiche fatte con oggetti di plastica». di Salvatore Deodato


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Informare Dicembre 2014 | Antonella Leardi: «Lo sport è aggregazione e divertimento... »  

Un numero davvero speciale, con interventi di grande valore sociale politico e culturale. Una redazione che ancora una volta ha dimostrato...

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