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Anno 10 - N° 105 Maggio 2016

Concorso miglior Perchè il 4 Regioni? Pro Loco: trionfa "Quel rombo indimenticabile" "A tutta Varzi"

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Pirolisi: "Non è stato fatto assolutamente alcun errore" Inutile negarlo, inutile "girarci intorno" il procrastinarsi della decisione finale sull'impianto pirolisi di Retorbido preoccupa, il temporeggiare sulla decisione finale da parte della Regione Lombardia, non allarma solo la popolazione oltrepadana, ma è fonte di preoccupazione anche dei Sindaci dei comuni coinvolti... Servizio a pag. 42

PAOLO AffRONTI A TUTTO CAMPO Commissariamento, nomine Asm, Fiera e futuro politico della città. Un vulcanico Paolo Affronti, ex sindaco, parlamentare e volto noto della politica oltrepadana analizza a 360 gradi la situazione di Voghera a poco più di due mesi dalla “sospensione” della giunta per sentenza del Tar e non lesina bacchettate. “I vogheresi si accorgeranno presto di cosa significa avere il comune commissariaServizio a pagina 7 to”...

CALLEGARI: " NEL NOSTRO TERRITORIO C'è UNA GRANDE LITIGIOSITà"

Vino, Sanità e comunicazione tra Comuni. Lorenzo Callegari, medico e Sindaco di Casteggio, ha parlato a 360 gradi sui problemi e sulle possibili soluzioni... Servizio a pagina 39

LO VERSO: "DEI PROfUGHI NON IMPORTA NIENTE A NESSUNO"

I primi 6 profughi sono già a Castelletto di Branduzzo ma ne potrebbero arrivare altri 30, o forse 70 se non addirittura 150, mentre cresce l’impressione che dietro la gestione di questo flusso migratorio si nasconda un vero e proprio business. Una nuova società, la Multiethnics Srl... Servizi a pagina 32-33

TURISMO IN OLTREPO... MOLTI POLITICI PARLANO E STRAPARLANO... E INVECE DOVREBBERO TACERE Turismo: una parola a mio giudizio da sempre usata ed abusata per l’Oltrepò Pavese. Sì, una parola, perché al momento non può che essere questo: solo una parola, e i fatti? Quelli purtroppo mancano da sempre... Servizio a pagina 3

Fusione Rivanazzano Salice - Godiasco: Sì... No...Forse...

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Commento di Antonio La Trippa Turismo: una parola a mio giudizio da sempre usata ed abusata per l’Oltrepò Pavese. Sì, una parola, perché al momento non può che essere questo: solo una parola, e i fatti? Quelli purtroppo mancano da sempre. La gente, gli imprenditori, i cittadini sembrano ormai assuefatti ed impotenti rispetto ad una logica di scellerata amministrazione e programmazione politico turistica che, in totale spregio alle potenzialità turistiche della nostra terra, non è stata capace di dotare il territorio dei minimi elementi infrastrutturali necessari a sostenere il tanto auspicato rilancio turistico. Non è mai esistita e a tutt’oggi non esiste una programmazione turistica seria e strutturata. Non c’è mai stata ed a tutt’oggi, a mio parere, manca una classe politica che al di là della semplice propaganda sia capace di riscattare questa terra che oggi, più che in passato, si trova a fare i conti con una situazione di profonda crisi. Eppure di cose da fare ce ne sarebbero tante, i settori turistici sui quali intervenire sono molteplici: la salvaguardia e la valorizzazione dell’ambiente, una corretta promozione dell’agroalimentare, l’arredo urbano, le infrastrutture, ecc. ecc. Tutte note dolenti per il nostro Oltrepò, martoriato da anni di gestione politico-amministrativa che, evidentemente, invece di decidere è stata più attenta a conservare il potere per mantenere stretto il consenso, cercando di non inimicarsi troppo gli elettori e certamente agevolando gli amici e gli amici degli amici. Le conseguenze di questo modo di amministrare sono oggi sotto gli occhi di tutti: ovunque si volga lo sguardo emerge chiaro lo stato di precarietà turistica in cui versa l’Oltepò Pavese. Attività commerciali che chiudono, aziende termali in fallimento e presenze turistiche in calo. Sarebbe ora che tutti ci fermassimo un attimo a ragionare ed a guardare in faccia la realtà. Sarebbe ora che i responsabili di questa situazione facessero un esame di coscienza, ammettendo di aver sbagliato e smettendola di dispensare consigli, pretendendo di dettare le linee di un possibile piano di sviluppo turistico. Una parte di colpa per la situazione attuale, certamente la si deve anche ad alcuni imprenditori ed operatori economici oltrepadani, che chi per convenienza, chi per quieto vivere, chi per paura… di chissà che cosa hanno spesso e volentieri taciuto. Questi sono i risultati, bisogna incominciare a parlare, bisogna discutere, dobbiamo smetterla di avere paura di dire ciò che si pensa. Dobbiamo crescere al punto di avere la capacità di mettere da parte l’interesse strettamente personale a vantaggio di quello collettivo. Solo così potremmo sperare di ridare un futuro all’Oltrepò che tra uno scandalo del vino, partecipazioni inesistenti a fiere, sentieri appenninici disegnati… solo sulla carta ha toccato il fondo e fa fatica a risalire. Questo territorio ha urgente bisogno di decisioni e di scelte professionalmente lungimiranti per sperare di ribaltare una situazione di declino. L’esempio più eclatante dell’incapacità di molti, tanti, troppi nostri politici di parlare con scienza e coscienza e professionalità di turismo è stato l’Expo di Milano. Dal primo momento che è stata ufficializzata l’Expo la stragrande maggioranza dei politici oltrepadani, dai più importanti ai meno importanti, ha decantato l’Expo come la panacea e la soluzione dei problemi turistici oltrepadani. Allora scrissi che chi affermava quelle cose non sapeva cosa diceva. I fatti mi hanno dato ragione, Expo è stata una mezza bufala per Milano ed una bu-

fala intera per l’Oltrepò e non un’occasione mancata. Expo per chiunque avesse visitato altre esposizioni universali negli ultimi anni, sapeva che non poteva essere un’opportunità per l’Oltrepò. Molti nostri politici locali allora decantavano, parlando a vanvera di Expo, oggi alla luce dei fatti sono in un imbarazzato silenzio, però parlano ancora di turismo. Tra come parlavano di turismo per Expo e come parlano di turismo oggi, c’è una costante: le poche ma confuse opinioni, le idee sono un’altra cosa... Tutti ricordiamo che durante le varie campagne elettorali degli ultimi anni ci sono state parole, proclami, promesse fatte dai balconi, costituzione di gruppi di lavoro, ecc. ecc. dov’è tutto questo? Che fine hanno fatto le buone intenzioni pur con scarsità di idee professionali sul turismo, ma almeno buone intenzioni? Che fine hanno fatto? Dei tanto decantati gruppi di lavoro formati da professionisti neanche l’ombra, al contrario abbondano i gruppi di lavoro che parlano di turismo, formati da professionisti della politica. Scusate la presunzione ma siamo completamente fuori strada. Purtroppo la constatazione dei fatti è che tutto sembra essere lasciato all'improvvisazione, a tutt’oggi non vedo da parte della stragrande maggioranza degli amministratori pubblici una pianificazione, una programmazione condivisa e partecipata, un investimento a lungo termine, un progetto serio e concreto di rilancio turistico, un progetto che porti dritto alla meta: collocare l’Oltrepò almeno nella “media classifica” delle località a destinazione turistica, perlomeno

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TURISMO IN OLTREPO… MOLTI POLITICI PARLANO E STRAPARLANO… INVECE DOVREBBERO TACERE

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del nord Italia. La politica è per certi versi un male necessario per il rilancio turistico dell’Oltrepò e i politici sono i batteri che minano la sua salute. La politica è una malattia autoimmune, qualcosa che non si riesce a debellare e con la quale bisogna imparare a convivere. Un bel innesto di anticorpi per i professionisti del settore turistico potrebbe aiutare a vivere meglio. Purtroppo in Oltrepò non ci sono quasi mai stati, quanto meno negli ultimi anni, dei validi ‘conoscitori’ politici del turismo e con questo termine intendo donne e uomini non solo atti a valorizzarlo ma dotati di capacità professionali concrete, mentre ci sono, in genere, dei politici, associazioni turistiche di vario genere e professori che mi appaiono più come dei giullari di corte. Personaggi che amano mostrarsi, esibirsi, magari perché elencati in qualche commissione, oppure perché scrivono qualche testo che nessuno o pochi leggeranno. Francamente quando vedo gente che ha incarichi istituzionali e non, che si esibisce come risolutore del settore turistico oltrepadano, gente che emette proclami, promette pur sapendo che nulla può, come i fatti ampliamente mostrano, ebbene di questi non ho stima. Gran parte della colpa, nel mondo istituzionale e politico del turismo oltrepadano è probabilmente l’adulazione, c’è troppa gente che non perde l’occasione per dire al politico di turno quando parla di turismo che è bravo e che come lui non c’è nessuno, che lo applaudono sempre, persone che forse ricorrono a questi mezzucci per mantenere oppure per evidenziarsi in previsione di future nomine o favori. No signori così non si rilancia l’Oltrepò, non si rilancia facendo finta di cadere dal pero di fronte allo scandalo del vino, non si rilancia l’Oltrepò tracciando sulla carta un numero di sentieri sproporzionato ed abnorme, sentieri poi in fase di realizzazione solo abbozzati, con indicazioni incomplete e che solo dopo che qualcuno se ne accorto stanno per essere ultimati, nell’imbarazzato silenzi di politici ed addetti ai lavori. Non si rilancia l’Oltrepò dando fiato alle stesse bocche che decantavano l’opportunità di Expo, salvo dopo, molto dopo rendersi conto che Expo per l’Oltrepò è valsa un bel “doppio zero”. Se i nostri politici oltrepadani, non tutti certamente, fossero seri, quando gli chiedono di turismo, dovrebbero rispondere per dignità e per manifesta incapacità: “Non posso dire nulla non sono preparato”. Purtroppo no, parlano e straparlano… purtroppo per l’Oltrepò.


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ATTUALITA’

LE CONSEGUENZE DELLA PIROLISI IN UNO STUDIO DEL POLITECNICO

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“Case, terreni e prodotti perderanno il loro valore” di

Christian Draghi

Case e terreni deprezzati, prodotti agricoli non più appetibili (in tutti i sensi, non solo per il mercato) e un serio danno all’intero tessuto economico d’Oltrepò. Lo scenario che si profila qualora l’impianto di pirolisi dovesse essere realizzato a Retorbido è potenzialmente devastante. Ne è convinto Marco Dapiaggi, leader del Comitato per il No, che allo slogan di “valorizziamo il territorio” mette in guardia tutti con in mano uno studio commissionato al professor Chiarucci del Politecnico di Milano. Dapiaggi, che cosa riguarda questo studio e quali sono i risultati? “Si tratta di uno studio sulle conseguenze che porterebbe la realizzazione dell’inceneritore. La posta in gioco è altissima. Ci sarebbe un impatto profondo sulla società, sull’economia agricola e sull’ambiente. Si parla di una riduzione del valore dei fabbricati compresa tra il 10 ed il 25%, mentre per i terreni edificabili si potrebbe arrivare al 40% fino al totale azzeramento della domanda . Per i terreni agricoli (vigneti e non) è stato ipotizzato un deprezzamento del 20-25%. Infine la pressione inquinante conseguente la pirolisi determinerebbe un peggiore posizionamento dei prodotti agricoli sul mercato, a causa del sicuro peggioramento della qualità dell’aria e dell’acqua, dalla seria minaccia alla salute pubblica. Non sono da escludere anche gli effetti devastanti per i programmi di riciclaggio, di prevenzione dell’inquinamento, e per le energie rinnovabili previsti dai nuovi progetti di “LCA -Life Cycle Assessment” ovvero la cosiddetta “Economia Circolare” che rappresenta il nuovo modello di sviluppo voluto dall’Unione Europea connesso al concetto di attenzione alle cose e alle persone”. Ormai è trascorso più di un anno da quando il comitato ha iniziato a battersi contro la realizzazione dell'impianto. Qual è ad oggi la situazione e a che punto è l'iter del processo di autorizzazione? “Dallo scorso 30 dicembre la procedura è stata nuovamente sospesa da Regione Lombardia per consentire alla società proponente di rispondere alle numerose richieste di integrazione. Gli iniziali 45 giorni

Marco Dapiaggi concessi, su richiesta della Italiana Energetica Tire sono stati prorogati a 90 e il tempo è scaduto lo scorso 29 marzo, data in cui, sul filo di lana, sono state inviate le risposte alle 47 domande che constano in effetti in 108 quesiti. Qualche giorno fa, la Direzione Generale Ambiente di Regione Lombardia ha parimenti rilevato la presenza di “modifiche sostanziali e rilevanti” concedendo ulteriori 60 giorni. Nei successivi 90 giorni verrà presa la decisione. Un ennesimo rinvio cui siamo assolutamente contrari”. I sindaci aspettano da gennaio il famoso faccia a faccia con Maroni che ancora però non li ha convocati. Crede che la politica stia facendo abbastanza per impedire che l’impianto sia realizzato? “Non sappiamo se quanto stanno facendo sia abbastanza, ma è certo che questo problema deve stare in cima alle loro preoccupazioni, in quanto sta in cima alle preoccupazioni dei cittadini. La conferma arriva dalle 18mila firme raccolte dal nostro Comitato e dalle continue adesioni e sottoscrizioni al nostro movimento per difendere la salute dei cittadini e l'economia del territorio”.

Progetto Impianto Pirolisi

Qualcuno secondo lei ha fatto il "furbo", nel senso che era favorevole all'impianto inizialmente e si è detto contrario solo dopo la sollevazione popolare? “Lo scorso anno sotto elezioni abbiamo visto gran parte dei politici locali, Provinciali, Regionali ed anche Deputati e Senatori schierarsi univocamente contro questo impianto. Tutto questo dispiegamento aveva lasciato presumere in un rigetto del progetto ma a distanza di mesi dobbiamo mestamente constatare che non è stato così. Preferiamo pensare che l’ignoranza nel senso di “non conoscenza” della pericolosità di quello che a tutti gli effetti è un inceneritore abbia inizialmente portato qualcuno a valutare positivamente la possibilità di avere alcuni posti di lavoro e magari un indotto creato da un impianto che invece non ha nulla a che vedere con la cosiddetta Green Economy. Se poi ci fosse dell'altro, non è compito nostro indagare e trarne le conclusioni; di “voci” se ne sono sentite fin troppe”. In che modo porterete avanti la vostra battaglia? Ci sono nuove manifestazioni in programma? “Per il prossimo 22 maggio è in programma una come quella che lo scorso anno portò 4.500 persone in paese. Poi continua la raccolta firme e ad oggi siamo abbondantemente oltre le 18.000. Volevo aggiungere che a supporto delle attività del comitato dallo scorso autunno anche il Centro Studio Oltreunpò Teatro ci sta supportando con uno spettacolo scritto ad hoc dal titolo “Oltrepossiamo – Tragicomica Oltrepadana” una vera e propria pièce teatrale contro l’inceneritore di pneumatici di Retorbido che dopo essere stata in turnèe a Rivanazzano Terme, Retorbido, Godiasco, Torrazza Coste, Bagnaria, Varzi è finalmente approdato anche a Voghera lo scorso 21 aprile al Teatro Arlecchino”. Parlando francamente, qual è la sua impressione ad oggi? L'impianto si farà o meno? “Partiamo dal presupposto che se i cittadini non si fossero messi di traverso l’inceneritore l’avrebbero già fatto. Non ho la sfera di cristallo, ma non vogliamo pensare che la forza del denaro e del profitto di privati siano considerate prioritarie rispetto alle specificità di un territorio e alle esigenze della collettività di cittadini. Soprattutto considerando il fatto che i pneumatici fuori uso sono riciclabili con altri mezzi e per nulla invasivi. Confidiamo che la Regione Lombardia respinga al mittente la proposta”.


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pirolisi: "non è stato fatto assolutamente alcun errore"

di

Vittoria Pacci

Inutile negarlo, inutile "girarci intorno" il procrastinarsi della decisione finale sull'impianto pirolisi di Retorbido preoccupa, il temporeggiare sulla decisione finale da parte della Regione Lombardia, non allarma solo la popolazione oltrepadana, ma è fonte di preoccupazione anche dei Sindaci dei comuni coinvolti. Senza perdersi d'animo e sempre più determinati, i sindaci di Rivanazzano Terme Romano Ferrari, di Torrazza Coste Ermanno Pruzzi e di Retorbido Isabella Cebrelli, sono andati a Roma, a Palazzo Madama, in Senato, per spiegare alla commissione ambiente il perchè del NO ad un impianto che la stragrande maggioranza dell'Oltrepo NON VUOLE. Con il Sindaco di Retorbido Isabella Cebrelli, abbiamo voluto approfondire il significato del viaggio a Roma. Sindaco siete dovuti andare fino a Roma per portare all’attenzione nazionale il problema pirolisi. Questo perché avete dei dubbi sull’operato della Regione Lombardia? "No, semplicemente perchè il senatore Orellana che ringrazio pubblicamente, ha portato il nostro caso della pirolisi in commissione Ambiente del Senato e pertanto ci hanno voluto ascoltare in audizione. Valuto questo un fatto positivo ed un aiuto per il nostro Comune". In questi ultimi mesi molti cittadini avevano lamentato l’assenza delle forze politiche locali nel ribadire “il no” alla pirolisi. Questo viaggio a Roma di alcuni Sindaci dell’ Oltrepo cosa vuol significare? "Tutte le forze politiche hanno ribadito la loro contrarietà all’impianto, ma evidentemente alle parole non sono seguiti i fatti perchè’ purtroppo stiamo ancora aspettando questo benedetto NO dalla Regione Lombardia". Durante le recenti passate elezioni amministrative c’è stata “la gara” a Retorbido di vari e dei più svariati politici al “no pirolisi”, finite le elezioni, a detta di tanti, molti politici si sono dileguati. Come Sindaco di Retorbido, pensa che questo corrisponda a verità? “Certamente il fatto che ci siano state le elezioni politiche ha mosso i vari candidati a cavalcare il problema, ma io penso e mi auguro che non sia stato un fatto isolato e che ancora siano al nostro fianco a combattere contro la pirolisi. A tale proposito voglio ringraziare i Sindaci di Rivanazzano Terme e Torrazza Coste che sono venuti con noi a Roma per l’audizione". Dopo l’audizione a Palazzo Madama quali effetti positivi si aspetta? "Mi aspetto che i Senatori presenti all’audizione che hanno dimostrato solidarietà e sensibilità al problema si facciano garanti presso i loro colleghi politici in Regione Lombardia e li spronino a mettere la parola fine a questa vicenda perché è vero che l’autorizzazione compete ai tecnici della Regione, ma è anche vero che questo è diventato un problema politico e spetta dunque anche ai politici risolverlo". I Senatori e gli Onorevoli della Provincia di Pavia le sono stati tutti vicino in questa battaglia ”no pirolisi” o c’ è stato qualche distinguo? "A dire il vero non abbiamo avuto molti interlocutori senatori ed onorevoli, solo il senatore Orellana ed il senatore Centinaio ci hanno dimostrato la loro vicinanza seppure in modo diverso ma speriamo altrettanto efficacie, dalla nostra parte e presenti quando sollecitati anche il Presidente della Provincia Bosone ed i consiglieri regionali Ciocca, Nanni e Villani". L’impianto pirolisi al di là di ogni considerazione tecnica è perdente perché non si può pensare di realizzare un impianto di questo tipo in una zona a vo-

ATTUALITA’

"I senatori spronino i politici della Regione"

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cazione agricola-turistica. Ritiene più importante in questa battaglia “no pirolisi” le considerazioni tecniche o le considerazioni agricoleturistiche? "Ritengo che sia dal punto di vista della localizzazione dell’impianto in una zona turistico-agricola sia dal punto di Delegazione oltrepadana a Palazzo Madama vista tecnico, l’impianto presenta talmente tanti aspetti negativi e tante incongruenze per tutti gli aspetti già esposti e sia per la grande moche la Regione Lombardia non potrà non tenerne conto bilitazione dei Sindaci e dei cittadini dell’Oltrepo Paquando andremo in conferenza dei servizi ; a questo ag- vese che ancora continua; a proposito di questo voglio giungo anche l’aspetto della salute con i rischi di malat- invitare tutti alla grande manifestazione organizzata dal tie che questo impianto causerebbe". Comitato del NO per il giorno 22 maggio alle ore 16,30 Se siamo giunti a questo punto, fase in cui c’ è ancora nel comune di Retorbido vicino all’area ex Valdata sulla discussione su qualcosa dove la stragrande maggio- Bressana Salice”. ranza della popolazione ha detto no, qualche errore di Se dovesse rigirare questo film, rifarebbe tutto quello percorso deve essere stato fatto. A suo giudizio quali che ha fatto? sono gli eventuali errori fatti dagli amministratori lo- "Noi da subito abbiamo detto NO all’impianto e con il cali? nostro consulente ing. Bina ed il nostro legale abbiamo "Non è stato fatto assolutamente alcun errore, anzi an- prodotto ed ancora lo stiamo facendo, tutta la documencora una volta voglio precisare che il nostro PGT non tazione che dimostra la nostra contrarietà ed il nostro prevede assolutamente la realizzazione di impianti di in- divieto assoluto alla realizzazione dell’impianto di pirocidenza rilevante com’è appunto questo; purtroppo l’iter lisi nel comune di Retorbido , chi asserisce il contrario procedurale ha i suoi tempi e bisogna rispettarli , ma io e’ in malafede e vuole solo creare destabilizzazione in un confido in un esito positivo al termine di questo percor- momento in cui invece occorre la massima collaborazioso in caso contrario procederemo per via legale fino a ne ed unione fra tutte le forze per raggiungere l’obiettivo raggiungere il nostro obiettivo del NO all’impianto sia comune".

Codice di autoregolamentazione per la pubblicità - Elezioni amministrative comunali del 5 Giugno 2016 CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE PER LA PUBBLICITÁ ELETTORALE IN OCCASIONE DELLE AMMINISTRATIVE COMUNALI 2016 SUL GIORNALE CARTACEO IL PERIODICO NEWS E SUL PORTALE ONLINE www.ilperiodiconews.it Documento redatto ai sensi della legge 22 febbraio 2000 n. 28 e s.m.i. e dell'art. 20 della deliberazione n. 84/06/csp dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, pubblicata sulla gazzetta ufficiale della repubblica italiana n. 87 del 13 aprile 2006. Thor Press S.r.l.s intende pubblicare sulla testata Il Periodico News e sul sito web www.ilperiodiconews.it messaggi elettorali a pagamento in occasione delle elezioni amministrative che si terranno il 5 Giugno 2016. Tali messaggi riporteranno la dicitura "Pubblicità elettorale" e il nome del committente per il candidato. Tutto ciò nell'ambito della legge che regolamenta la vendita degli spazi pubblicitari per propaganda elettorale nel rispetto delle Delibere adottate dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni della Repubblica Italiana. Alla luce di quanto sopra, rende noto quanto segue: 1) gli spazi di propaganda saranno offerti a tutti i partiti, a tutte le liste e a tutti i singoli candidati che ne facciano richiesta; 2) in caso di alleanze, ogni partito sarà considerato in modo autonomo; 3) le prenotazioni e la consegna del materiale sarà possibile in qualunque giorno fino a 3 giorni prima della data ultima utile per la pubblicazione e la diffusione di messaggi elettorali, e gli spazi disponibili saranno assegnati esclusivamente in base alla data ed ora della stipula del contratto; 4) in ottemperanza alle norme di legge che vietano di effettuare pubblicità nel giorno antecedente alle elezioni, la pubblicità di cui sopra verrà rimossa entro le ore 24 del giorno prima delle elezioni; 5) per prendere visione delle tariffe dei banner e per richieste di informazioni e di pubblicazione di messaggi elettorali a pagamento si può scrivere all'indirizzo info@ilperiodiconews.it o telefonare al numero 0383-944916. RESPONSABILITA':Il committente si assume la responsabilità esclusiva (civile e penale) di quanto affermato e dichiarato nello spazio autogestito sollevando l'Editore e il Direttore Responsabile da ogni eventuale responsabilità. Resta comunque la facoltà discrezionale del Direttore Responsabile di non pubblicare un messaggio propagandistico chiaramente e palesemente ritenuto diffamatorio e, quindi, contro legge. TIPOLOGIE DI COMUNICAZIONE: Il Periodico News mette a disposizione delle forze politiche spazi pubblicitari a pagamento sotto forma di Banner e redazionali per il sito www.ilperiodiconews.it e spazi sul mensile Il Periodico News. Tutto il materiale pubblicitario sarà pubblicato fino alle ore 24 del giorno prima delle elezioni. BANNER: Posizionabili sulla home-page e/o sulle pagine provinciali in formato gif o jpg. I Banner sono a "rotazione". Il committente potrà scegliere se legare il banner ad una pagina descrittiva/redazionale, indirizzarlo verso un link e/o portale esterno. Il banner, a rotazione random, è alternato con altri, nella stessa posizione, richiesti da diversi candidati. INFORMAZIONI VARIE: Il Committente che acquista un servizio per oltre 10 g g. può sostituire in qualsiasi momento, senza spese, banner o/e spot. Sarà cura del Committente fornire a Il Periodico News materiale informativo attraverso email o con consegna diretta in tempo utile per la realizzazione e personalizzazione dello spazio acquistato. RICHIESTA DI INSERZIONE: Le prenotazioni andranno effettuate almeno 3 giorni precedenti alla pubblicazione e pervenire all'indirizzo emai: info@ilperiodiconews.it . Il requisito essenziale per la prenotazione degli spazi di propaganda elettorale il pagamento per intero, in un'unica soluzione, contestualmente alla formalizzazione contrattuale degli spazi di cui espressamente specificati nel presente codice di autoregolamentazione. REGOLE COMMERCIALI:Non saranno accettate inserzioni dal contenuto testuale o grafico difformi da quanto stabilito da tutte le norme di Legge e dalle disposizioni dell'Autorità Garante per le Comunicazioni vigenti in materia con riferimento particolare ancorché non esclusivo, alla Legge 10 dicembre 1993, n. 515 e successive norme attuative regolamentari. Il Periodico News si riserva di verificare i contenuti ed i corredi grafici dei messaggi e, ove ritenuti gli stessi difformi dalle previsioni normative dianzi citate, potrà rifiutarne la pubblicazione. In caso di spazio pubblicitario prenotato e pagato e di non approvazione del banner, sarà rimborsata la quota versata. LISTINO E PREZZI: Le tariffe possono essere richieste alla mail info@ilperiodiconews.it Tutti i prezzi si intendono inclusi di IVA con aliquota del 4%, riservata della Legge ai messaggi elettorali.


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PIROLISI: DELUSIONE E RASSEGNAZIONE TRA LA GENTE COMUNE

“Non contiamo niente, alla fine fanno quello che vogliono…” di

Christian Draghi

Delusione, sfiducia e rassegnazione. Sono questi gli stati d’animo prevalenti tra gli abitanti di Retorbido quando si parla di pirolisi. Facce scure e non troppa la voglia di parlare del nuovo impianto per lo smaltimento di pneumatici usati che potrebbe sorgere nonostante la lunga lotta dell’ampissimo fronte del No. La resa è lontana e la voglia di lottare c’è ancora, ma l’ombra del progetto si staglia sempre più minacciosa sul paese. La politica sta facendo abbastanza? Quali sono le sensazioni della popolazione a un anno di distanza dalla prima maxi manifestazione contro quello che i retorbidesi chiamano ormai con macabra famigliarità “l’inceneritore”? Lo abbiamo chiesto ad alcuni di loro. Cittadini comuni, volti incontrati per la strada. Come quello di Claudio Piaggi, ristoratore. “La mia impressione è che ci siano in gioco dei poteri forti che vanno oltre la politica. Quando ci si rende conto di trovarsi in un sistema tecnocratico e non più democratico c’è qualcosa che non va. Non è normale che siano dei tecnici a decidere certe cose. Sono i politici, i parlamentari in particolare, che dovrebbero essere l’espressione della volontà popolare, che qui è chiaramente improntata al no. Invece non stanno facendo il loro dovere e francamente rimango perplesso perché mi sembra che ci sia qualcosa in gioco qui che va oltre alla politica. Perché una ditta intende investire 60 milioni di euro in una tecnologia che in pratica

Claudio Piaggi

Giovanni Fascella

non ha precedenti, di cui non si hanno prove se inquini o meno, e per produrre cosa? Rifiuti, spazzatura. Non comprendo il business e il senso di questo progetto ancora sfugge”. Anche Giovanni Fascella, noto cantante oltrepadano e retorbidese d’adozione è perplesso, ma anche scoraggiato. “Per quello che ne capisco c’è tanto movimento ma pochi fatti. Non mi sento di colpevolizzare nessun politico in particolare, tantomeno quelli locali che credo abbiano nel loro interesse che non si faccia questo inceneritore perché altrimenti se ne andrebbero a casa, ma visto come vanno le cose in Italia credo che se ci sono di mezzo soldi e affari poco conti tutto il resto, salute compresa. Alla gente resta poco da fare. Possiamo protestare finchè vogliamo, tanto poi decidono loro. Certo poi dovranno affrontarne le conseguenze, perché a giochi fatti non è detto che la gente esasperata non faccia altre mosse. Un incene-

ritore a due passi dal paese sarebbe un danno per tutti, penso anche a chi ha appena comprato casa e vedrebbe il suo sudato immobile perdere valore…”. Usa meno parole, ma esprime concetti ugualmente forti il pensionato Roberto De Conti. “Non credo che la politica stia facendo abbastanza per impedire che questo inceneritore sia realizzato. Non conosco i fatti che si decidono nelle stanze segrete, ma se mi chiede se qualcuno fosse già d’accordo in precedenza mi viene il sospetto che sia proprio così”. Laconico anche il titolare di una pizzeria del paese, Giuseppe Granducato. "L’inceneritore? Mah, non lo so cosa faranno, io spero che non sia realizzato, come tutti qui in paese. La politica? Io non credo che non stiano facendo vera opposizione, sa quanti incontri ci sono già stati? Staremo a vedere…”.

Roberto De Conti

Giuseppe Granducato

SEZIONE VOGHERESE DI LEGAMBIENTE

"Ad inquinamento siamo già messi bene così come siamo”

di

Christian Draghi

“Si parla tanto di pirolisi e non ci rendiamo conto che in quanto ad inquinamento siamo già messi bene così come siamo”. Il messaggio, chiaro, arriva dalla sezione vogherese di Legambiente proprio in un momento chiave per la storia industriale d’Oltrepò, che ha a che fare con lo spauracchio dell’inceneritore di Retorbido. La presidente Chiara De Paoli con i membri del direttivo Mariella Moretti e Annamaria Zuffi ha le idee chiare su quale sia la situazione ambientale del territorio e non ha dubbi. “L’ultima cosa che serve è un altro impianto di questo tipo” spiega. “Siamo l’unica provincia con due inceneritori già all’attivo, quello di Corteolona e quello di Parona. A questo si aggiungano la raffineria dell’Eni a Sannazzaro e la centrale elettrica di Torremenapace, proprio a due passi da Voghera. Diciamo pure che il nostro territorio ha già dato a sufficienza”. Com’è la qualità dell’aria che respiriamo? “Non buona. Lo dicono i dati delle centraline di rilevazione e gli studi effettuati, non noi. Ne cito uno, quello del Ministero e Viias sulla relazione inquinamento aria e salute, in cui si evince che la Provincia di Pavia è la seconda a livello nazionale (dopo Milano) per mortalità legata al pm 2.5 (derivante da industria e attività umane). Passando alle centraline dell’Arpa, che per noi sono in numero insufficiente per poter rappresentare un quadro fedele della situazione, anche

quest’inverno si evince che a Voghera si sono superate le soglie di livello di pm 2,5 e pm 10 nell’aria per lunghi periodi, eppure dalle amministrazioni comunali non arrivano provvedimenti concreti se non manifesti indicanti dei consigli su come ridurre i consumi. Il che è insufficiente. Basta verificare i dati della centralina di Corana, che per via della posizione raccoglie grazie ai venti i dati che concernono Parona, per notare come siano elevati, così come quelli di Parona stessa e Sannazzaro”. Come mai secondo voi allora si insiste sull’Oltrepò per portare insediamenti industriali di un certo tipo? “Perché manca una pianificazione per l’accumulo degli inquinanti, sia da parte della Provincia che da parte della Regione Lombardia, altrimenti non si penserebbe a posizionare un nuovo impianto e mi riferisco alla pirolisi, in un territorio che ne ha già altri e importanti”. Quali sarebbero i rischi in caso di incidente? Pensiamo ad esempio alla raffineria di Sannazzaro… “In caso di incidente serio ad un impianto come quello di Sannazzaro il danno sarebbe devastante sotto tutti i profili: salute pubblica, qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo in generale”. Di Torremenapace cosa dite invece? “E’ un impianto che avevamo osteggiato fin dal principio ma ci è stato detto che serviva assolutamente. A livello di inquinamento posso citare uno studio portato

avanti alcuni anni fa da degli studenti del Gallini in cui si evidenziava un innalzamento delle temperature medie di poco meno di un grado in seguito all’entrata in funzione della centrale, nel 2004, che potrebbe essere dovuta al riversamento in atmosfera di ingenti quantità di CO2. Più in generale, è una presenza che impedisce alle colture di poter essere considerate bio”. Qual è la vostra opinione su questi tipi di impianti? Andrebbero chiusi? “Questo sappiamo bene che non è possibile. Quello che vorremmo vedere è una maggiore attenzione alle nuove tecnologie, e che si pensasse a puntare sulle riconversioni di questi grandi impianti per la produzione di energie rinnovabili. Non è solo una nostra richiesta, è quanto è stato sottoscritto dall’Unione Europea negli accordi di Parigi sul clima. Ci si è impegnati per una svolta energetica globale verso le fonti rinnovabili, qui invece si continua ad andare in direzione opposta”.

LegambienteDirettivo: Moretti, De Paoli, Zuffi


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PAOLO AFFRONTI A TUTTOCAMPO. CRITICA LA GESTIONE POMPONIO E AVVERTE GLI ALLEATI

di

Christian Draghi

Commissariamento, nomine Asm, Fiera e futuro politico della città. Un vulcanico Paolo Affronti, ex sindaco, parlamentare e volto noto della politica oltrepadana analizza a 360 gradi la situazione di Voghera a poco più di due mesi dalla “sospensione” della giunta per sentenza del Tar e non lesina bacchettate. “I vogheresi si accorgeranno presto di cosa significa avere il comune commissariato”: parte proprio da lì Affronti, dalla presenza a Palazzo Gounela di una gestione commissariale che non porta benefici alla città. “Va comunque considerato – dice – che è un’emergenza non voluta da noi”. Che cosa non le piace della gestione del Commissario prefettizio? “Partiamo dal presupposto che la gestione commissariale di per sé è un fatto negativo, perché vuol dire che chi governa non è più espressione di un voto. Poi va detto che, dopo un inizio in apparenza accettabile, ora la mano di questo commissario sembra più che altro una forbice, visto che la sua impronta si vede soprattutto nei tagli. La Fiera dell’Ascensione, il pre e post scuola, l’ufficio lavoro…Ci auguriamo per il bene della città che il commissario se ne vada al più presto e chi lo ha voluto chiedendolo a gran voce e ricorrendo contro i risultati elettorali (Ghezzi, Torriani, Lega e Fratelli d’Italia) non si lamenti se i servizi in città ora diminuiscono”. Parliamo della Sensia. E’ chiaro che non condivide la scelta sui tagli. “E’ una situazione sintomatica. E’ stato distrutto il significato della manifestazione stessa declassandola a sagra di paese. Si sono vanificati tutti gli sforzi fatti in passato da amministratori e dirigenti e i danni si ripercuoteranno sulle edizioni future. Eliminando l’area espositiva degli stand, gli spettacoli e la proposta sui prodotti tipici si è creato un danno all’immagine della manifestazione e all’indotto che le ruotava attorno. La storica fiera agricola, che andava potenziata e non degradata, si è ridotta ad una esposizione di auto, con un ottovolante, che non si vedeva da quaranta anni. Insomma, è stata una Fiera solo sui manifesti. Oggi possiamo solo ricordare con nostalgia la mostra sull’industrializzazione d’Oltrepo al Castello ed il convegno sull’Expo con relatori qualificati”. Eppure era necessario tagliare le spese per il bene del bilancio. Non è così? “Con tutti i tagli effettuati si è data l’impressione che Voghera fosse un comune sull’orlo del baratro. Ma non è così. I soldi per la Fiera si potevano trovare, così come gli 800mila euro che dovremmo restituire se fosse decretato in tal senso ( per la cronaca anche i portanti comuni dell’alessandrino con giunte di centro sinistra sono nella stessa situazione). Nessun sindaco di qualsiasi colore politico avrebbe mai e poi mai tagliato la Sensia in questo modo. Si è pure detto che il Comune aveva sospeso l’evento ma non è vero, nell’ultima seduta di giunta era stato deciso di soprassedere perché si prevedeva da lì a pochi giorni il commissariamento del Comune”. Anche il pre e post scuola non saranno rifinanziati. Stesso destino per l’ufficio lavoro, che era una creatura dell’Amministrazione Barbieri di cui, si è detto, non producesse grossi risultati. “Il dottor Pomponio ha detto così, se pensa di poter fare meglio lo faccia. Io credo che anche solo poche

VOGHERA

“Il Commissario? C’è chi lo ha voluto ci auguriamo che vada via al più presto”

MAGGIO 2016

Paolo Affronti

persone aiutate siano meglio che nessuna. Lo sportello lavoro andava semmai potenziato, non sacrificato. E’ troppo semplice chiudere senza proposte. Con questo ennesimo taglio il risparmio per il bilancio sarà minimo, in compenso ci saranno ancora meno opportunità per chi cerca lavoro”. Parliamo di Asm. Il Commissario ha eletto un nuovo cda, il cui nome più discusso è quello della presidente Barbara Piermarioli, tra l’altro oggetto di una interpellanza parlamentare presentata dal senatore Michelino Davico. Come ha vissuto, da ex vicepresidente, la sua esclusione? “Sono fiero di poter dire che la gestione del presidente Bariani, mia e dei dipendenti comunali (fino a quando non hanno deciso di dimettersi) e con l’ausilio della direzione generale ha portato ottimi risultati e utili tali da permettere al Comune di abbassare del 5% la tassa sui rifiuti e altri aspetti positivi. Per cui non si può dire che se Bariani ed io siamo stati rimossi è per demeriti professionali, del resto anche il commissario ha pubblicamente dato atto della bontà della gestione. Per il resto vedo cose poco condivisibili: si è scelto di affidare la gestione a tre esterni che non conoscono il territorio (costeranno in spese di trasferta… a proposito di risparmi…) anziché, come la prassi prevedrebbe, a nomi scelti dall’apposito elenco del Comune dove si raccolgono le candidature (non ci sono in quell’elenco solo indicazioni dei consiglieri comunali oggi sospesi, ma anche indicazioni da parte degli ordini professionali della Provincia di Pavia). Il dottor Pomponio, commissario prefettizio, ha detto che è stato per ragioni di ‘opportunità’. Sarà, però poi ha scelto una presidente che, stando all’interpellanza, è già stata indagata a Parma e ha dovuto rinunciare in passato a incarichi importanti a seguito del clamore provocato dall’indagine”. Di positivo cosa ha fatto? “Ci sono la firma dell'accordo con Esselunga per il teatro Sociale, la prosecuzione della pratica campo giovani avviata dall'assessore Geremondia, l'avvio per l'archivio Gallini . Tutte pratiche che però erano

già in fase conclusiva”. Parliamo di politica. Il Tar ha bocciato la parte del ricorso di Aurelio Torriani in cui chiedeva la ripetizione delle elezioni. Che cosa significa per la città? “Significa che comunque vadano le cose, stando ad oggi, non si ripeteranno sicuramente le elezioni generali. Se il Tar darà ragione a Ghezzi si andrà al ballottaggio tra lui e Barbieri, se invece il Tar e il Consiglio di Stato dovessero dare ragione a Barbieri allora a quel punto il Tar prenderà in esame la seconda parte del ricorso Torriani, dove si chiede un nuovo riconteggio delle schede questa volta a lui sfavorevoli”. Un po’ troppo complicato. In sostanza, quando si vota? “60 giorni esatti dopo la sentenza definitiva del Tar e del Consiglio di Stato. Forse in autunno, ma di certo non c’è nulla”. A proposito di nuove elezioni. Il suo sindaco, Carlo Barbieri, ha aperto alla Lega, che alle scorse elezioni lo aveva apertamente osteggiato, anche se allora il direttivo era guidato da Musti. Come vede un asse Lega-Forza Italia a Voghera? “Diciamo che sull’asse provinciale, penso ad esempio a Broni, non ha dato grossi frutti, vista la diaspora di Forza Italia e del centro destra. Ma ci tengo a precisare che noi dell’Udc abbiamo stretto un accordo di programma con Barbieri e gli siamo stati leali, appoggiandolo quando molti (Lega in primis, Fratelli d’Italia, Torriani e Gabba) gli davano contro. Discutiamo di eventuali nuove alleanze non sottacendo le difficoltà politiche che queste comportano anche considerando i ricorsi ancora sul tappeto solo se al tavolo saremo invitati, perché siamo una parte importante della sua maggioranza. La lealtà è stata la nostra prerogativa, ci aspettiamo altrettanto di essere coinvolti a decidere e decidere nelle scelte possibili. Questo anche per rispetto verso le liste civiche che hanno appoggiato Barbieri. Altrimenti si rischia di guadagnare dei pezzi e perderne altri…”.


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VOGHERA

SITUAZIONE CRITICA IN OSPEDALE CON L’ENTRATA IN VIGORE DEI NUOVI TURNI

Gattone: "Senza assunzioni niente ferie per nessuno"

Alessandro Gattone di

ChristiAn drAghi

Carenze di organico e ferie a rischio per tutto il personale sanitario. L’ospedale di Voghera, nonostante l’insediamento della nuova direzione guidata dal milanese (ex Fatebenefratelli) Michele Brait, ha più di una gatta da pelare in vista dei mesi estivi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’entrata in vigore, lo scorso novembre, della legge 161 del 2014 che regola i nuovi turni di lavoro per il personale della pubblica amministrazione. E’ Alessandro Gattone, coordinatore Cisl della Rsu dell’ospedale, a lanciare l’allarme. Gattone, qual è la situazione del nosocomio vogherese ad oggi? “Direi critica se partiamo dal fatto che ad oggi la maggior parte dei reparti dell’azienda lavora con le ferie bloccate, perché altrimenti non ci sono le persone per coprire i turni. Una situazione che denunciamo da tempo, e

con l’entrata in vigore della nuova legge tutti i nodi sono venuti al pettine”. Cosa è cambiato con questa nuova legge? “La legge prevede che tra un turno e l’altro di lavoro ci siano almeno 11 ore di riposo e stabilisce un tetto massimo di 48 ore settimanali straordinari compresi. Questo rende impossibile gestire i turni di lavoro come si faceva prima, poiché chi dispone del riposo non può più essere chiamato in servizio neppure in via straordinaria. Per forza di cose servono quindi nuove assunzioni”. Quanto personale serve esattamente? “I dati ufficiali fornitici dall’Asst dicono che le unità mancanti in tutti e otto gli ospedali dell’Asst (nuovo nome della ex Azienda Ospedaliera ndr) sono 158. Dei quali 99 Oss, 51 infermieri e 11 tecnici sanitari di laboratorio. Questi numeri si riferiscono al solo personale che servirebbe per poter coprire i nuovi turni, quindi per poter garantire almeno il funzionamento della struttura. Va da sé che la carenza strutturale, ovvero il personale che sarebbe necessario per migliorare il servizio, è sicuramente maggiore”. Focalizzandoci su Voghera, quali sono i numeri che riguardano l’ospedale? “Mancano 20 infermieri e due ostetriche, 25 Oss e due tecnici di laboratorio, solo per coprire il nuovo turno e garantire la sopravvivenza del servizio esistente. La carenza strutturale, come detto, è però superiore”. Cosa chiede il sindacato all’Asst? “Quello che abbiamo già chiesto, e si tratta di una sola cosa: le tempistiche di assunzione del nuovo personale, in modo da capire quale sia il piano dell’azienda per

garantire a tutti il diritto alle ferie. I tempi sono "molto stretti, già si lavora a ferie bloccate adesso, se andiamo avanti così con l’arrivo della stagione estiva si rischia il collasso. Si tenga conto che c’è ancora chi deve smaltire le ferie del 2014!”. Per farsi un’idea, quando si dice “ferie da smaltire” di che numeri stiamo parlando? “Se parliamo solo del personale sanitario (quindi sostanzialmente Oss, infermeri e tecnici), al 31 dicembre 2015 solo su Voghera risultano 7.120 giorni di ferie residue, circa 20 anni, da dividere per i circa 470 operatori esistenti. Se invece parliamo di straordinari, il monte ore al 31 dicembre dello scorso anno era di 53mila ore, di cui solo 21 mila sono già state pagate”. Quali sono i comparti in maggiore sofferenza? “Sicuramente Neurologia, Ostetricia Ginecologia e Pronto Soccorso, in cui c’è del personale che ha ancora da smaltire ferie del 2014”. Un’altra situazione critica che è stata evidenziata per l’ospedale di Voghera è la lunghezza biblica dei tempi d’attesa per visite ambulatoriali. Come si spiega? “Anche in questo caso il disagio è legato all’applicazione del nuovo turno. Il medico, dovendo rispettare le 11 ore di riposo, non può più fare turni consecutivi in reparto e ambulatorio, ma deve per forza di cose andare a casa e osservare il riposo prescritto. Siccome i medici sono pochi, non potendo toglierli dal reparto, si è deciso di sacrificare gli ambulatori allungando le liste d’attesa. Bisogna però dire che su questo fronte l’Asst si sta muovendo con l’assunzione di nuovi medici. La sofferenza vera riguarda il comparto”.


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MICHELE GRANDI SPIEGA I RISCHI DIETRO L’ABOLIZIONE DEL SERVIZIO

di

Christian Draghi

Mancanza di assistenza domestica nelle ore notturne e Pronto Soccorso ancora più intasato. E’ questo che ci si deve attendere qualora la proposta di abolizione del servizio di Guardia Medica dovesse trovare attuazione. A esserne convinto è Michele Grandi, medico di base ed egli stesso guardia medica della postazione di Voghera. Signor Grandi, come mai si parla di abolizione di questo servizio? “E' stata sottoscritta un’intesa tra il Ministero della Salute e il principale sindacato dei medici di famiglia che prevede che l’assistenza territoriale venga garantita dalle 8 alle 24 di ogni giorno (festivi e prefestivi compresi) dai medici di base, mentre tra le 24 e le 8 le richieste verranno gestite dal 118 che interverrà solo nei casi d’ emergenza, rinviando l’utente in Pronto Soccorso per tutte quelle situazioni che comunque richiedono un intervento in un arco temporale ristretto”. Quali saranno secondo lei le conseguenze? “Questa riforma, se verrà attuata, oltre a privare i cittadini di un servizio efficiente, rischia di gravare ulteriormente sull’ attività del Pronto Soccorso aumentando il rischio di accessi impropri”. Nel senso che si finirà coll’andare al Pronto Soccorso per malanni che non sono da Pronto Soccorso? “Si verificheranno sicuramente, proprio nella fascia oraria che non sarà più coperta dalla guardia medica, situazioni che il più delle volte si risolverebbero con una semplice valutazione e un intervento terapeutico a casa del paziente: se viene abolita la guardia medica notturna l’utente sarà invece costretto, qualora non possa attendere l’intervento del proprio medico curante il giorno dopo, a rivolgersi al Pronto Soccorso, magari richiedendo l’intervento di un’ ambulanza (spesso si tratta di pazienti anziani che presentano difficoltà a muoversi) che verrebbe quindi distolta da altri servizi potenzialmente più urgenti”. Quante sono le guardie mediche a Voghera e qual

Michele Grandi

è il loro territorio di competenza? “Presso la postazione di Voghera sono operativi circa 10 medici in tutto che, 2 per turno, coprono il servizio durante le ore di attività. I medici della postazione di Voghera intervengono nell' ambito di un territorio che comprende, oltre a Voghera, i seguenti Comuni: Casei Gerola, Cornale e Bastida, Silvano Pietra, Corana, Cervesina, Pancarana, Torrazza Coste, Codevilla, Retorbido, Rivanazzano Terme, Godiasco Salice Terme, Rocca Susella, Montesegale”. Quali sono i principali motivi per cui venite chiamati? “Solitamente l'utente medio è una persona anziana, con problemi di deambulazione e difficoltà a spostarsi per patologie osteoarticolari che richiedono il più delle volte un intervento a domicilio senza la necessità di recarsi in Pronto Soccorso. Altrettanto frequenti sono gli interventi per gastroenteriti o per sindromi influenzali, soprattutto nei bambini, che quasi sempre non necessitano di cure in Pronto Soccorso”. Quante persone telefonano ogni notte? “Diciamo che approssimativamente a Voghera viene effettuata una media di 4-5 uscite a notte, che raddoppiano durante i giorni festivi e prefestivi. Tali uscite rappresentano circa il 50% delle chiamate totali che

VOGHERA

“Senza la Guardia Medica il Pronto Soccorso rischia il collasso”

pervengono alla centrale operativa, in quanto il restante 50% è costituito generalmente da richieste che possono essere evase telefonicamente da chi opera in centrale”. In caso di abolizione del servizio queste 10 ipotetiche chiamate finirebbero per diventare accessi al pronto Soccorso? “Esattamente. Accessi che tra l’altro potrebbero essere evitati, dato che il Pronto Soccorso è già in crisi di suo. Nei mesi invernali si può arrivare anche a 8-10 visite domiciliari per notte a causa dell' epidemia influenzale. Di tutti i pazienti visitati al domicilio, solo una minima parte (circa il 10%) viene inviata in Pronto Soccorso. Quindi in caso di abolizione della guardia medica, verrebbe meno l'azione di filtro da essa esercitata”. Lei è anche membro del movimento civico L’Italia del Rispetto, con il quale avete promosso una raccolta firme a sostegno della Guardia Medica. Cosa può dirci dell’iniziativa? “Quando l’abbiamo ideata si trattava non solo di chiedere che il servizio fosse mantenuto, ma addirittura potenziato con l' apertura di un ambulatorio di guardia medica di cui Voghera è sprovvista, visto che vengono effettuate soltanto visite domiciliari e tutto quello che abbiamo a disposizione ad oggi è una postazione interna all’ospedale. La risposta della gente era stata positiva per cui esprimo una seria preoccupazione qualora la suddetta riforma diventasse operativa. Ora in accordo con il nostro responsabile Fabio Aquilini promuoveremo un volantinaggio porta a porta per sensibilizzare ancora di più le persone”. Teme anche la perdita di posti di lavoro tra i medici guardisti? “Temo di sì. E' vero che il Governo ha detto che i medici guardisti verranno impiegati nei turni diurni a supporto dei medici di base, ma per far questo occorrono risorse aggiuntive che sembrerebbero non facili da reperire”.


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L’ALLARME DA UN GRUPPO DI VOGHERESI. PARLA IL PORTAVOCE ANGELO MACCALUSO

“Ciclisti pirata, i vigili intervengano prima che sia tardi” di

Christian Draghi

Ciclisti “pirati” della strada che non rispettano le regole mettendo a repentaglio la sicurezza dei pedoni sui marciapiedi. L’allarme arriva da Voghera, lanciato da un gruppo di cittadini cui si è fatto portavoce Angelo Maccaluso, residente in via Cignoli. Nel mirino finisce soprattutto corso Rosselli, l’arteria che collega via Tortona al centro, ma quello che sembra essere un malcostume piuttosto diffuso tra i velocipedi riguarderebbe più in generale tutta la città. Tanto che dopo aver trovato manforte nel movimento civico l’Italia del Rispetto, la protesta del gruppo di vogheresi mira diretta al comando dei Vigili urbani, di cui si intende attirare l’attenzione. E che guarda caso, ha sede proprio in corso Rosselli. Signor Maccaluso, quanti siete e come è nata questa vostra protesta? “Siamo circa una trentina di persone, alcune residenti nella zona di Corso Rosselli, altri no. Tutto è iniziato da normali incontri tra persone, parlando e descrivendo determinate situazioni che ci siamo trovati a vivere. Ci siamo accorti che il comportamento di alcuni ciclisti non è assolutamente rispettoso delle norme, né del codice della strada, né del più semplice buon senso o senso civico, che dir si voglia”. Sarebbe a dire? “Un gran numero di ciclisti ignora il fatto che esisto-

no piste ciclabili e utilizza i marciapiedi ad esempio. Questo mette a repentaglio la sicurezza, soprattutto di soggetti più deboli come anziani o madri con i bambini, spesso nella carrozzina. Biciclette che sfrecciano a pochi passi da loro, rischiando di falciarli”. A lei quindi è capitato? “Ben più di una volta”. A qualcuno di voi sono capitati incidenti? “Fino ad ora nulla di serio, ma per pura casualità o fortuna. Come quella volta che viaggiavo in auto sulla statale di Bressana quando un ciclista si è immesso da una strada laterale senza rispettare lo stop. L’ho evitato grazie ai riflessi che ancora ho e a una dose di fortuna. A lasciarmi lì sono però gli atteggiamenti: ci sono ciclisti che si credono davvero padroni della strada, rischiano di venirti addosso e se gli dici qualcosa ti rispondono in malo modo oltretutto. Anche di essere mandato a quel paese mi è capitato”. A chi rivolgete la vostra protesta e cosa chiedete? “Attraverso l’aiuto del movimento civico l’Italia del Rispetto vogliamo portare la nostra istanza ai vigili urbani, in modo che si adoprino per fare rispettare i comportamenti imposti dal codice della strada. A cosa è servito fare piste ciclabili se poi non vengono utilizzate?”. In altre parole, chiederete ai vigili di multare i ciclisti indisciplinati? “Sì, dato che tra l’altro proprio il codice della strada lo prevede. Personalmente non vedo molte altre soluzioni se non la repressione. Sarebbe bello pensare che il senso civico si possa insegnare, ma per molti

Angelo Macaluso

credo sia troppo tardi, certe cose si imparano a scuola o in famiglia da giovani. Quando si tratta di certi argomenti, toccare il portafoglio è l’unico modo per ottenere risultati, purtroppo”. Lei va in bicicletta? “Personalmente preferisco camminare, ma nel gruppo di cittadini che protesta ci sono anche ciclisti, non solo pedoni, anziani e mamme. Il rispetto delle regole beneficia tutti, inutile aspettare che accada qualcosa per poi piangere sul latte versato”.


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"MAI PIU' 2015 IL CENTRODESTRA DEVE ESSERE UNITO"

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di

Lorenzo Cafarchio

Un caffè, una sera di primavera ed un città come sfondo. Abbiamo raggiunto Federico Taverna, vogherese doc, ex consigliere comunale in quota a Forza Italia, per disegnare un quadro sul passato, presente e futuro della città di San Bovo. Il forzista, in attesa delle nuove elezioni, non perde tempo e segue da vicino la vicenda Pirolisi, essendo riuscito a portare le istanze del territorio in Unione Europea tramite l'eurodeputato Alberto Cirio. Con lui abbiamo parlando anche di Ghezzi, PD, Sensia e Voghera Calcio. Taverna, c'è un pericolo terrorismo anche a Voghera? "Il terrorismo non riguarda solo alcune città, ma l'interezza del popolo europeo e cristiano. Gli islamici sono pronti a colpire per la volontà di farlo, non per una reazione ad un pericolo. Ci attaccano in quanto, lo ribadisco, cristiani e liberi. L'Islam fonda le sue radici nell'odio e per questo ho voluto invitare Magdi in città. Conosce perfettamente la materia e non è un intellettuale politicamente corretto. E' già stato a Voghera, ma la situazione non è migliorata, anzi. L'estremismo islamico minaccia la nostra vita di tutti i giorni". Uno dei suoi cavalli di battaglia, la lotta contro la Pirolisi... "Purtroppo la Regione Lombardia sembra aver tirato i remi in barca, lasciando spazio solo alla burocrazia ed ai tecnici non considerando le esigenze del territorio. Ricordo che si sta parlando di un impianto sperimentale. Sono state prese in considerazione le conseguenze sulla salute? A livello economico come reagirà il territorio?". Qualche mese fa ha organizzato una conferenza stampa con Alberto Cirio - componente della Commissione Ambiente e Sanità del Parlamento Europeo - per portare le istanze dell'Oltrepò in Europa... "L'On.Cirio ha presentato a livello UE un interrogazione a fine febbraio, il tutto è stato messo in agenda ed aspettiamo che venga discussa. L'obbiettivo è quello di accedere i riflettori internazionali su questa vicenda. Al momento, a livello nazionale, stiamo solamente subendo i diktat europei, questa potrebbe essere l'occasione per reagire ad essa. Anche perché sarebbe il primo impianto di bruciatura di pneumatici simile al mondo, insediato proprio ad un passo dal futuro dei nostri figli". I danni economici sarebbero ingenti... "A chi verrebbero venduti i prodotti agro-alimentari coltivati nel raggio di 30 chilometri dalla struttura? Il valore immobiliare delle case distribuite vicino all'impianto, di quanto crollerebbe? L'UE non può ignorare le 18mila firme presentate dai cittadini della nostra terra". Lei che ha seduto sui banchi di Palazzo Gounela, come vede il futuro di Voghera? "Il territorio dell'Oltrepò ha grandi potenzialità, ma serve una politica più unitaria. In questi anni di frammentazione, marciando divisi, si è vista solo la perdita di occasioni per migliorare". In quest'ottica una battuta sul Partito dell'Oltrepò? "Mi piacciono le scelte identitarie, ma siamo tutti un partito dell'Oltrepò".

Federico Taverna

Dove ha fallito la politica vogherese? "Ha fallito innanzitutto sul piano delle imprese a livello economico. Non si sono andati a cercare gli investimenti giusti per rilanciare questo luogo, poi dal punto di vista pubblico. Strategicamente Voghera ha sempre avuto un vantaggio a livello logistico, ma si è deciso di disinteressarsi della rete stradale e di comunicazione che ci collega con il resto della Lombardia e del nord Italia". Un città dormitorio... "Il centrodestra si è mosso in più campi. Il recupero del Teatro Sociale, di cui abbiamo messo le basi, darà fermento culturale a livello cittadino. I progetti inerenti al Castello hanno dato riscontro positivo. Detto questo rimarremo sicuramente un centro abitato di pendolari, così bisogna lavorare sui disagi ferroviari e sulla mancanza di servizi". L'argomento caldo di questo periodo è l'azzeramento, sostanziale, della Sensia... "E' impensabile che si voglia tagliare la metà esatta del budget destinato all'Ascensione. L'evento è stato trattato come se si tagliasse sui costi della cancelleria d'ufficio. La Sensia è stata resa una mera sagra di paese, dal punto di vista sociale stiamo parlando di una grave mancanza per Voghera. L'indotto cittadino ne risentirà pesantemente dai bar ai negozi, andando a ledere la più antica fiera della Lombardia". Non si può negare che negli ultimi anni la Fiera era di livello alquanto scadente... "Si deve sempre lavorare per migliorare, coinvolgendo le forti realtà economiche della zona che spesso si sono date per assenti. Ma quello che manca è la novità forte, il colpo a sorpresa che attiri la gente". Il ruolo di Sergio Pompionio - il commissario prefettizio vogherese - in tutto questo, come lo giudica? "Ha avuto un approccio giusto coinvolgendo le associazioni di categoria, risalutando accorto nel risparmiare circa 200mila euro sulle spese totali della Sensia. Cifra che è servita per accantonare 800mila euro, in attesa del giudizio del Tar sull'ultimo bilancio approvato con qualche giorno di ritardo".

VOGHERA

"Pomponio, non ha deciso lui di venire a Voghera"

Da forzista una valutazione sull'operato complessivo di Pomponio? "Fa il suo mestiere, non ha deciso lui di venire a Voghera. In questa situazione ci siamo perché il Partito Democratico non ha voluto ammettere la sconfitta politica. Il ricorso di Pier Ezio Ghezzi è sicuramente legittimo, così come sono legittime le nostre motivazioni per il contro-ricorso". Dunque c'è la mano di Ghezzi dietro il commissariamento della città? "Ripeto legittimo il ricorso, ma dal punto di vista politico è evidente che il PD debba ringraziare la Lega Nord che si è presentata divisa da noi alle scorse elezioni. Altrimenti la sconfitta al primo turno sarebbe stata schiacciante". Dove viaggia il centrodestra vogherese? "C'è stato indubbiamente un errore. Hanno prevalso questioni personali, rispetto a quelle politiche su Voghera, ma è innegabile che la nostra città sia di centrodestra. Lo abbiamo dimostrato governando nel migliore dei modi possibili il territorio. Per il resto il PD è in continua campagna elettorale, cercando di delegittimare gli avversari senza usare contenuti". Ghezzi ha affermato che come impegno morale, una volta sindaco toglierà la targa che commemora sei fascisti fucilati il 13 maggio 1945, a conflitto mondiale concluso, cosa ne pensa? "Togliere la targa vuol dire uccidere per la seconda volta queste persone. Il centrosinistra ha paura della verità storica che non può essere nascosta, tra le file partigiane furono commessi gravi crimini. Come dice lei questi uomini furono uccisi a guerra terminata e senza un regolare processo. Ghezzi dimostra di non avere idee, zero contenuti e per questo è alla ricerca del gesto simbolico". La sensazione è che il candidato sindaco del PD non conosca la realtà cittadina a fondo... "Questo lo dicono gli elettori, il Partito Democratico è passato dal 40%, in città, alle elezioni europee del 2014 al 16% delle comunali nel 2015. Un'autentica debacle". Sul capitolo alleanze? "Puntiamo alla ricomposizione naturale del centrodestra perché, principalmente, lo chiedono gli elettori. Sono senza dubbio più le cose che ci accomunano di quelle che ci dividono. Dobbiamo incarnare il nuovo della politica, per questo dico: mai più 2015". Ha una ricetta in mente? "Per l'elettore è difficile guardare ad alcuni esponenti dei vertici del centrodestra che a livello nazionale collaborano con il governo Renzi, così facendo si perde di credibilità e si induce il nostro bacino di utenza a guardare altrove. Ma a livello locale stiamo lavorando bene e siamo sicuri di recuperare il terreno perso". Lei è uno storico sostenitore del Voghera, come si pone sulla questione Oltrepò Voghera? "L'Oltrepò Voghera, ci tengo a sottolinearlo, è un progetto fallimentare, non ha fatto breccia nella città, nella cultura popolare calcistica vogherese. Il tifoso del Voghera non si riconosce in essa, identificandolo come un corpo estraneo. A livello personale neanche in serie A andrei a vedere l'Oltrepò".


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RIVANAZZANO TERME

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FUSIONE RIVANAZZANO - SALICE - GODIASCO: SI... NO... FORSE...

Romano Ferrari:"La proposta di Bosone non è attuabile in tempi brevi" Di Vittoria Pacci

Come ampiamente prevedibile, l'ipotizzata fusione tra i comuni di Godiasco - Salice Terme e Rivanazzano Terme sta innescando un ampio dibattito sia all’interno delle due o tre comunità, dipende come si guarda la "faccenda", sia tra gli amministratori locali, provinciali e regionali. Come spesso accade in queste situazioni le informazioni che vengono fornite non sempre sono corrette e rispetto al dato oggettivo, tendono a prevalere impressioni personali e giudizi condizionati da interessi particolari. Abbiamo voluto porre alcune domande ad uno dei maggiori "player" in campo, il Sindaco di Rivanazzano Terme, Romano Ferrari. Salice Terme divisa tra due comuni. A suo giudizio questo ha penalizzato e penalizza Salice Terme? " Il danno più grosso l’ha fatto sicuramente il crollo dell'invio di mutuati da parte dell' Inps. Questi riempivano alberghi e locali di tutta la località'. La divisione fra i due comuni poteva comportare già' allora qualche disagio amministrativo ma il "marchio" Salice Terme indipendentemente da questi problemi tirava alla grande". Rivanazzano Terme dovendo gestire una parte del suo territorio in coabitazione con Godiasco Salice Terme, ha incontrato ed incontra delle difficoltà? "Non abbiamo riscontrato grossi problemi nella gestione "in coabitazione". Abbiamo ad esempio concordato le azioni della polizia locale e la gestione della mensa della scuola materna, oltre ad altre cose”. L’Italia è il paese dei “mille campanili”, Rivanazzano Terme e Godiasco Salice Terme non sfuggono storicamente a questa regola italiana. Secondo lei è possibile una fusione tra i due comuni? "Tutto è' possibile. C’è' in ballo anche una riforma normativa che al momento sembra non considerare i comuni sopra I 5000 abitanti come Rivanazzano Terme. Però è un argomento tutto in divenire". Il Presidente della Provincia, Bosone, ha auspicato che Rivanazzano Terme e Godiasco Salice Terme

si fondano per valorizzarsi e per valorizzare Salice Terme. Ritiene la proposta di Bosone percorribile in tempi relativamente brevi? "Sicuramente la proposta di Bosone non è attuabile in tempi brevi. Questo per il percorso burocratico e normativo che bisognerebbe imboccare. La provincia invece a breve dovrà dividere l'Oltrepo in tre aree omogenee che avranno in futuro deleghe importanti dalla provincia stessa. E' opportuno che Godiasco Salice Terme e Rivanazzano Terme siano inseriti insieme nella stessa area. Qualora questo non avvenisse in futuro Salice risentirebbe sicuramente di questa separazione”. E’ indubbio che Salice Terme ed i suoi abitanti, per certi versi si sentano cittadini di serie B, sia quelli che risiedono nella parte di Rivanazzano Terme sia quelli che risiedono nella parte di Godiasco Salice Terme. Questa percezione ha origini antiche. Secondo lei è giustificata? "Abbiamo un ottimo dialogo con i cittadini del nostro comune che abitano a Salice. Abbiamo lavorato per valorizzare la località. La nostra amministrazione non ha mai abbandonato i salicesi. Lo dimostrano le lotte che abbiamo fatto per il ponte, per avere la rotonda all'ingresso del paese e per portare a Salice la green way. Questa pista ciclopedonale che da un progetto esistente non doveva arrivare a Salice l’ abbiamo forte mente voluta noi. E abbiamo avuto ragione, il tratto lungo lo Staffora tra Riva e Salice è veramente bello ed apprezzato da tutti". I rivanazzanesi accetterebbero di buon grado una fusione con il comune di Godiasco Salice Terme? "Non ci sarebbero credo grosse preclusioni. Con Salice Terme in particolare ci uniscono la storia termale e la contiguità territoriale". Pochi anni orsono Salice Terme con un referendum ha associato il proprio nome a Godiasco. Secondo lei questo è un segnale ostativo nei confronti di una possibile fusione con Rivanazzano Terme? "Credo fosse solo la volontà legittima di valorizzare la vocazione termale". Dal punto di vista pratico-logistico-economico, quali potrebbero essere i vantaggi di questa fusione?

Romano Ferrari

"Servizi unificati e visione unica del governo territoriale". Quali sono gli impedimenti legislativi attuali che impediscono questa fusione? "Non ci sono impedimenti, solo un iter lungo e tortuoso". In base alle leggi esistenti è possibile fare questa fusione e se sì in che modo? "Devono votare i due comuni la richiesta. La regione fa i referendum in entrambe le località. Nel caso ci fosse la volontà dei cittadini si commissariano entrambi i comuni per andare a votare un' unica amministrazione". Rivanazzano Terme non ha la necessità, avendo più di 5000 abitanti di dover percorrere la strada della fusione con altri comuni, Godiasco Salice Terme invece sì. Questo mette Rivanazzano Terme in una posizione di forza in un’inevitabile trattativa politica per concordare un’eventuale fusione? "Quando ci sarà la legge nessuno potrà discutere con altri con arroganza. Ci dovrà essere pari dignità tra tutti. Ci metteremo tutti attorno a un tavolo. Dobbiamo considerare anche Retorbido e gli altri comuni vicini. Il problema di Salice però è prioritario". Quale sarebbe il valore aggiunto per Rivanazzano Terme nel fondersi con Godiasco Salice Terme? "L’ unione con Salice Terme sarebbe un importante valore aggiunto". Salice Terme ha una vocazione turistica termale che Godiasco non ha ed è certamente più complementare la vocazione salicese con quella rivanazzanese. Dal punto di vista turistico quali potrebbero essere i vantaggi di Rivanazzano-Salice-Terme? "Rivanazzano e Salice insieme sarebbero una forza. Una grande realtà".

le aziende informano Nel cuore di Rivanazzano Terme, in un antica struttura rimessa a nuova ma con accorgimenti artistici unici nel suo genere, nasce Casa Peg. Un ristornate dove la qualità la fa da padrone, dove accoglienza e buona cucina vengono al primo posto. I titolari del locale spiegano: “Nel nostro ristorante si possono degustare ed assaporare sia piatti della nostra tradizione preparati con prodotti di alta qualità e cucinati con cura sia proposte nuove che valorizzino i prodotti della nostra terra”. “La nostra peculiarità è proprio quella di ricercare materia prime, a seconda anche della stagione, di alta qualità con uno sguardo particolare ai prodotti delle nostre zone. Non può ovviamente mancare il salame di Varzi, preparato ancora artigianalmente, la coppa che arriva dalla Val Versa o dalla Val Nure così come la pancetta che proponiamo con una stagionatura di almeno 24 mesi, dolcissima. Le carni piemontesi, sempre tenere e gustose, provengono da macellerie che allevano direttamente i loro capi macellati o li selezionano con attenzione. E poi puntiamo molto su prodotti tipici della zona. Quindi ecco che sulle nostre tavole compariranno la zucca Berrettina di Lungavilla o la zucca Bertagnina di Dorno, gli asparagi di Cilavegna, il formaggio Montebore e i formaggi di capra e pecora di piccoli produttori locali, le patate di montagna, che acquistiamo da contadini di Cencerate (frazione del Brallo), ideali anche per gli gnocchi . Tra le sfiziosità troviamo, tanto per fare due esempi, il prosciutto PATANEGRA e le acciughe del Cantabrico. Perché un cliente deve venire da noi? Per trovare o ritrovare piatti della nostra tradizione culinaria, per scoprire nuove proposte, per gustare un piatto che a casa non c’è tempo o voglia di prepararlo”. Ma Casa Peg non è solo ristorante ma anche ristorante della pizza. Ed anche in questo caso si punta su di un prodotto di nicchia. “Infatti – come spiegano i titolari – qui siamo in grado di offrire una pizza particolare. A Casa Peg utilizziamo farine che vengono macinate a pietra e quindi molto più nutrienti rispetto alle farine macinate tradizionalmente ed è nostra tradizione affermare con i clienti che qui la ‘pizza ha il profumo ed il sapore del pane’. Non solo farina comunque perché sulle nostre pizze ci vogliono prodotti di qualità come pomodori selezionati da presidi slow food, la burrata di Andria, l’uso del fiordilatte, ecc.”.I titolari di Casa Peg concludono: “Insomma non ci nascondiamo… Come cucina puntiamo su una qualità alta. Ma non solo: ci piace essere accoglienti, trattare bene i nostri clienti e se ce la facciamo coccolarli anche nelle loro richieste.”. Dal 18 marzo al 18 maggio ci sarà una particolare novità. Casa Peg ha infatti aderito all’iniziativa della Camera di Commercio di Pavia denominata GustArti. In sostanza alcune opere artistiche verranno posizionate all’interno del ristorante e potranno essere ammirate dai clienti del locale per due mesi di fila. Casa Peg inoltre nel periodo estivo riaprirà anche il bel cortiletto interno alla struttura. Buona cucina, fresco e tranquillità non mancheranno di regalare quale ora di Le notizie di questa pagina sono fornite direttamente dalle aziende serenità gustando piatti di alta qualità.


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Fusione dei comuni: per ora sembrano tutti d'accordo

Attilio Sartori

Umberto Nativi

Alessandro Zanirato

Giancarlo Guidobono

Andrea Zambelli

Alberto Dieci

Matteo Albasi

Simona Merli

Di Pierfilippo Saviotti Le fusioni di comuni non solo si "possono fare" ma si fanno e sono sempre più numerosi i casi in Italia. Bisogna però anche dire che non tutte le ciambelle vengono col buco. Il Presidente della Provicia di Pavia, Daniele Bosone, ha auspicato che i comuni di Godiasco-Salice Terme e Rivanazzano Terme possano fondersi in un unico comune. Inutile nascondersi, la rivalità tra i due comuni, soprattutto tra Rivanazzano e Godiasco è ultra decennale. L’impresa di fare un unico comune non sarà semplice. Insomma, ci sono tutti i motivi per “avviare la discussione”. Abbiamo voluto fare un "promo giro d’interviste" per sentire "l’aria che tira". RIVANAZZANO TERME Attilio Sartori Titolare di un negozio di articoli per la pesca "Sì, sono favorevole all’unione dei Comuni, specialmente per il fattore economico. Si potrebbero facilmente avere più risorse e una divisione delle spese che potrebbe portare benefici a tutti i Comuni interessati".

muni interessati, ben venga, se invece porta più confusione e più dispersione di risorse, meglio lasciare le cose come stanno". Giancarlo Guidobono titolare di un'edicola "Sono favorevole all’unione dei Comuni perché si andrebbe a creare una realtà più forte, con maggiori risorse. La mia attività è a Rivanazzano, ma credo che di questa operazione possa beneficiare maggiormente Salice, che attualmente è in una complicata situazione di stallo. Da questa unione potrebbe finalmente rilanciarsi come merita". SALICE TERME Andrea Zambelli titolare di una pasticceria - panetteria "Su questa possibile operazione non ho ancora un’idea precisa, credo però che possa essere favorevole e che i Comuni interessati possano beneficiarne grazie alla riduzione delle spese e all’aumento di idee messe in campo per il rilancio del territorio".

Umberto Nativi titolare di un bar gelateria "In realtà non ho ancora preso in considerazione la questione, anche perché mi sembra sia, per ora, soltanto un’idea non ancora matura. Teoricamente potrebbe essere un’idea favorevole, tutti i Comuni interessati potrebbero trarre benefici dalla cosa. In pratica, però, temo sia un’iniziativa molto difficile da realizzare".

Alberto Dieci titolare di uno studio immobiliare "Sono assolutamente favorevole a questa unione. Sicuramente, da un punto di vista economico, ci sarebbero meno spese e si verrebbero a crearsi più risorse. E poi penso possa portare molti benefici l’apporto di Rivanazzano, paese con una politica forte, attiva e concreta che deve essere un esempio. E poi c’è grande coesione tra le associazioni, tutti remano nella stessa direzione per il benessere della cittadinanza".

Alessandro Zanirato calzolaio "Riguardo all’unione dei Comuni non sono ancora riuscito a farmi un’idea precisa sui possibili vantaggi o svantaggi. Penso comunque che dipenda molto dalla serietà e dalla solidarietà del progetto: se fatto con un criterio preciso per migliorare la situazione dei Co-

Matteo Albasi titolare di uno studio di architettura "Da salicese, a mio parere questa è un’operazione che potrebbe portare dei vantaggi. Per quanto riguarda la mia attività, noi spesso ci troviamo in imbarazzo perché dobbiamo lavorare con vie, immobili e proprietà divise tra i Comuni di Godiasco e Rivanazzano.

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Gli esercenti intervistati sono favorevoli al SI

Patrizia Cassinelli

Marco De Zanetti

Dialogare non è facile e ci complica il lavoro, quindi l’accorpamento dei Comuni porterebbe sicuramente più immediatezza e semplicità da questo punto di vista". Simona Merli titolare di un negozio di abbigliamento "Io sono favorevole all’accorpamento dei Comuni. A livello nazionale, credo che sia addirittura un’azione da compiere in tutta la Penisola, specialmente per quanto riguarda le piccole realtà e tanto più in questo periodo di difficoltà. Se scendiamo nel particolare e parliamo del nostro Comune, penso che questa iniziativa porterebbe benefici sia economici, in termini di maggiori risorse disponibili e minori spese collettive, sia a livello logistico perché risolverebbe una questione che a Salice c’è dalla notte dei tempi, ovvero la problematica divisione del paese tra i Comuni di Rivanazzano e Godiasco". GODIASCO Marco De Zanetti titolare di un bar tabaccheria "Io sono di Bagnaria, quindi non sto seguendo molto le vicende. Avendo però un’attività a Godiasco, posso dire che, teoricamente, sono favorevole a un’unione di Comuni. Rivanazzano è una realtà solida che spesso mette in campo idee concrete, quindi potrebbero esserci benefici per tutti". Patrizia Cassinelli titolare di un bar "Non posso che essere favorevole a un’operazione di questo tipo. Il Comune di Godiasco Salice Terme non sta vivendo una bella situazione e da solo non ce la può più fare. Sarebbe così fondamentale l’aiuto di Rivanazzano, che negli anni è stato coordinato e amministrato meglio e potrebbe dare una grossa mano. In generale, credo che meno frazionamenti ci sono, specialmente per quanto riguarda i Comuni più piccoli, e meglio è per tutti".


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BILANCIO SI... BILANCIO NO… BILANCIO TRA UN PO'... Di Nilo Combi

Tanto per cambiare a Godiasco Salice Terme, c'è una polemica - diatriba tra sindaco-maggioranza e minoranza. L'ultimo oggetto del contendere è la mancata presentazione-approvazione in Consiglio Comunale del bilancio di previsione 2016, entro il 30 Aprile così come prescrive la legge. Al contrario nella seduta del 28 aprile l’argomento non è stato iscritto all’ordine del giorno e nemmeno esso compariva nella precedente seduta del 23 marzo. Per trasparenza pubblichiamo integralmente l'interpellanza della minoranza e la risposta del Sindaco Barbieri. Riteniamo di non dover, nè voler fare commenti, perché pensiamo che la popolazione di Godiasco Salice Terme possa trarre autonomamente le proprie conclusioni.

Il Comune di Godiasco Salice Terme

INTERPELLANZA DELLA MINORANZA Al Signor Sindaco dott. Gabriele Barbieri Oggetto: Interpellanza in merito alla mancata approvazione, nei termini previsti dalla legge, del bilancio di previsione 2016 Premesso che: Nella Conferenza Stato-città del 18 febbraio 2016 sono stati prorogati al 30 aprile i termini per I'approvazione del bilancio di previsione 2016 e si è ribadito che il Documento Unico di programmazione (DUP), avendo un termine di approvazione non vincolante (29 febbraio 2016), come già espresso dall'ANCI e dal Ministero dell'Interno, poteva confluire, per il percorso di formale approvazione, nel percorso di approvazione del bilancio, evitando di dover affrontare due sessioni di bilancio nel giro di pochissimo tempo; Il 2016 porta a compimento le riforme avviate da due anni, previste dal D. Lgs n.126/2014 correttivo ed integrativo del D. Lgs n.118/2011, allo scopo di garantire agli E.E.L.L. maggiore efficienza e trasparenza attraverso l'armonizzazione del bilancio e lo schema nuovo per missioni e progetti con l'abbandono definitivo del vecchio schema; I Consiglieri di Minoranza sottoscritti rilevato che: a) il bilancio di previsione è lo strumento principe della programmazione e la conseguente gestione del Comune; b) il suo connotato autorizzatorio lo classifica come il deliberato più importante per la Giunta ed il Consiglio, in valori assoluti, tanto che il legislatore ha individuato quale conseguenza della mancata approvazione nei termini, in caso di assenza di gravi e seri motivi che giustifichino l'inadempienza, conseguenze pesanti che vanno dal commissariamento fino allo scioglimento del Consiglio Comunale; Esprimono la loro preoccupazione che: La mancata approvazione del bilancio di previsione 2016 entro il 30 aprile, a quattro mesi dall'inizio dell'anno a cui si riferisce la previsione stessa, 1) paralizzi ulteriormente l'operatività dell'amministrazione, già minimale, con esiti nefasti specie in vista dell'avvicinarsi della stagione turistica e 2) riduca ulteriormente la conoscenza e la discussione sull'azione amministrativa. Chiedono di sapere se l'inadempienza è stata segnalata all'autorità soprastante e di conoscere i motivi addotti per giustificare con Sua Eccellenza, il Prefetto, l'inadempienza normativa e chiedere una

GODIASCO SALICE TERME

NUOVA POLEMICA TRA MINORANZA E MAGGIORANZA A GODIASCO – SALICE TERME

dilazione per presentare e deliberare il bilancio di previsione nella Giunta e nel Consiglio. Chiedono di conoscere se è stato concesso e quale è il nuovo termine. Data la gravita della questione per la cittadinanza, non si aspettano, in burocratese, una risposta al trentesimo giorno dalla protocollazione della presente interpellanza, ma chiedono alla presente interpellanza un riscontro immediato per iscritto e la discussione nel prossimo Consiglio Comunale. Godiasco Salice Terme 2 maggio 2016 Anna Corbi - Matteo Ferrari - Severino Giacobone - Roberto Stafforini RISPOSTA DEL SINDACO Ai Sigg.ri Consiglieri di Minoranza - Dott.ssa Anna Corbi - Matteo Ferrari - Severino Giacobone - Roberto Stafforini e, p.c. a Sua Eccellenza il Prefetto della Provincia di Pavia Oggetto: Interpellanza in merito alla mancata approvazione, nei termini previsti dalla legge, del bilancio di previsione 2016. Rispondo volentieri all’interpellanza pari oggetto (acquisita al protocollo in data 02/04/2016 col n. 2278). Intanto premetto che il Presidente dell’ANCI e quello dell’UPI (componenti della conferenza Stato-Città) hanno chiesto venerdì 29 aprile di posticipare la scadenza dell’approvazione dei bilanci dal 30 aprile al 31 maggio (reiterati rinvii non insoliti da parecchi anni) per motivi legati essenzialmente alla complessità delle nuove procedure introdotte e il conseguente impegno cui sono stati chiamati gli uffici derivante anche dalla coincidenza di dover chiudere, nella stessa data del 30 aprile, sia il rendiconto 2015 sia il bilancio 2016. Nel concreto il nostro ritardo è essenzialmente dovuto al tentativo (non facile, stante l’ulteriore ri-

duzione dei trasferimenti statali) di rimodulare la TARI (rifiuti) in misura più conveniente per i contribuenti; INOLTRE: 1) Non mi sembra il caso di impartire lezioni (non siamo a scuola!) sull’importanza del bilancio di previsione essendo tali concetti pacifici e condivisi universalmente (tanto più dagli addetti ai lavori…!) 2) La cosiddetta “inadempienza” non è stata ancora comunicata all’autorità soprastante (Prefettura) ma lo sarà fatto, tempestivamente, proprio contestualmente alla presente (grazie per avermene fatto memoria) 3) Il tempo permetterà di giudicare se l’operatività di questa amministrazione sarà stata o meno “minimale” o se men che minimale sia stata la precedente amministrazione, che ha causato danni concreti e tangibili (es: i debiti, il fallimento dell’agrinido, il pavè di Salice Terme, la copertura del Diviani e consulenze di molto dubbia legittimità). Proprio questo ultimo punto necessita di approfondimenti e di eventuali conseguenze; per questo mi aspetto, invece di interpellanze inconcludenti, una interpellanza in proposito……! 4) Mi aspetto inoltre che, essendo il potere ispettivo di tutti i consiglieri praticamente illimitato, ci si occupasse anche di: a) evasione fiscale, consultando i tabulati a disposizione, almeno per conoscerne la reale consistenza e distribuzione geografica (prima di parlare a vanvera). b) mancato introito di importanti oneri di urbanizzazione. La presente è trasmessa alla Prefettura di Pavia per conoscenza e per eventuale competenza. Distinti Saluti. IL SINDACO (Dott. Gabriele Barbieri)


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TERMINATO IL PRIMO CONCORSO "MIGLIOR PROLOCO E ASSOCIAZIONE DELL'OLTREPO PAVESE

Trionfa "A Tutta Varzi" con 10.928 voti In Totale 587.168 voti in soli 3 mesi


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MIGLIOR PRO LOCO

66 le pro loco partecipanti, ecco il podio

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A Tutta Varzi, G.A.P. Portalbera, Circolo Amici di Chiusani di

Edoardo Depaoli

Le Prime tre classificate non nascondono il proprio entusiasmo e la propria soddisfazione, non solo una vittoria che ha permesso loro di "portarsi a casa" un consinstente premio, ma il risultato di un lungo lavoro di intense pubbliche relazioni, dal passaparola a facebook, passando per amici, parenti e colleghi. A loro abbiamo rivolto alcune domande. 1)Vi aspettavate questo risultato? 2)In che modo vi siete attivati per ottenere questo alto numero di voti? 3)Quanti sono i vostri tesserati, associati? 4)Qual è la manifestazione "principe" da voi organizzata e per quanto è prevista? 5)Ricevete aiuti dall'amministrazione comunale del vostro paese o da qualche azienda locale? 6)Come valuta questa iniziativa de Il Periodico News? Mariella Ciffaratti, presidente dell'Associazione ATutta Varzi 1)"Ci speravamo, questo sì, ma non ne eravamo certi, nell'ultimo mese siamo un po' scesi nella graduatoria, ma alla fine siamo risaliti ed in modo vincente" 2)"Già di per sè siamo un gruppo molto numeroso, poi abbiamo innescano una specie di catena di Sant'Antonio, coinvolgendo amici, parenti, colleghi di lavoro, tutti sintonizzati per votarci". 3)"In questo momento l'organico ufficiale è composto da circa dieci persone, che variano in base alle annate, operativamente sono circa una trentina le persone che lavorano attivamente nell'associazioni e siamo arrivati ad avere fino a 500 associati". 4)"Certamente la Festa Medievale, due giornate ric-

Roberto Meriggi, del G.A.P. Proloco Portalbera 1)"Da una parte speravamo in una vittoria siamo stati primi per oltre due mesi, poi però Varzi che è un grande paese ha fatto la differenza, Portalbera alla fine è un piccolo centro di 1700 abitanti". 2)"In tutti i modi possibili, amici, colleghi di lavoro, familiari, un passa parola continuo, io che faccio il rappresentante ho coinvolto anche i miei clienti". 3)"Siamo circa 150 tesserati, attivamente che lavorano nella proloco una trentina di persone" 4)"La manifestazione che a noi sta più a cuore è Portalbera in Festa in quanto è in ricordo di un ami-

co della pro loco scomparso quattro anni fa, Sergio Pernice, l'evento invece che ha più successo e dove mettiamo piu risorse è La Portalbera Beer Fest a Luglio". 5)"Con l'amministrazione si è istaurata un'ottima sinergia, ci diamo una mano a vicenda". 6)"Iniziativa molto positiva, come ribadito anche dal Presidente Bosone intervenuto alla serata, è servita a per legare l'Oltrepo, poi parliamo di quasi 600.000 voti arrivati quindi un numero enorme. Da ripete". Riccardo Sturla del Circolo Amici di Chiusani e I ragazzi del Portico 1)"Siamo felicissimi di questo risultato, inaspettato perchè noi siamo un'associazione di una frazione, Chiusani appunto e non di un comune, quindi doppiamente soddisfatti, dopo quarantanni la gente inizia a conoscerci ed ad apprezzarci". 2) "Abbiamo quattro pagine facebook con circa 3000 mi piace, credo che questo abbia fatto la differenza". 3) "Il numero esatto degli associati non lo conosco, noi non siamo la classica pro loco credo circa una ventina e tutti siamo coinvolti nel lavoro". 4)"Le manifestazioni principe sono due: La sagra della Castagna che si svolge a Ottobre e a Luglio Chiusani Birrok". 5) "Più dai privati locali". 6) "Iniziativa ottima".

Premiazione prima e seconda classificata

3° per gli Amici di Chiusani'e I Ragazzi del Portico

chissime di eventi che quest'anno si svolgeranno il 30 ed il 31 Luglio e che sono il nostro cavallo di battaglia". 5)"Negli ultimi anni i rapporti con il Comune si sono rafforzati, ci sono state delle difficoltà iniziali, ma devo dire che ora abbiamo raggiunto un buon compromesso. Capita, a volte di avere degli sponsor che ci sostengono economicamente, tra gli esercenti locali, non sempre, ma a volte capita". 6)"Finalmente un'iniziativa seria che valorizza noi associazioni e pro loco, che facciamo un lavoro prezioso e importante per il territorio, là dove spesso le amministrazioni non arrivano. Sicuramente e me lo auguro, un'iniziativa da ripetere negli anni".


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alla serata intervenuti il presidente bosone e l'assessore marchiafava

di

Vittoria Pacci

Durante la premiazione del concorso " Miglior Pro Loco e Associazione dell'Oltrepo Pavese" presso il Wine Point La Versa di Montescano sono intervenuti il presidente della Provincia Daniele Bosone e l'Asessore al Turismo Provinciale Emanuela Marchiafava, la loro presenza e ancor di più le loro parole testimoniano le grandi potenzialità dell'oltrepo e l'importanz a dell'operato delle Pro Loco.

DANIELE BOSONE Qual è l’importanza delle Pro Loco e delle Associazioni di promozione turistica per il rilancio dell’Oltrepo? "Il lavoro svolto dalle Pro Loco insieme a quello delle istituzioni e dei comuni è fondamentale per far crescere il sistema Oltrepò. L'Oltrepò non è costituita dal singolo, ma dalla collettività e tutti insieme ci dobbiamo muovere verso un obbiettivo comune ed oggi, grazie a questo Concorso, siamo più uniti". L’ente Provincia in che modo aiuta le Pro Loco e le Associazioni presenti in Oltrepò? "Il futuro delle Province è nebuloso, ma noi abbiamo cercato, con le poche risorse che ci sono rimaste, di creare insieme ai comuni un sistema Oltrepò. Abbiamo voluto il Distretto Vitivinicolo e lo abbiamo consegnato agli imprenditori, inoltre abbiamo creato gli itinerari vitivinicoli e penso che la nostra politica abbia fornito i giusti presupposti affinché tutti questi progetti crescano, grazie al supporto di tutti gli enti e associazioni del territorio". Quali sono le manifestazioni più tipiche che potrebbero essere valorizzate e di conseguenza valorizzare l’Oltrepo? "Io vorrei che l’Oltrepò oltre ad esprimersi con le piccole manifestazioni, potesse contare su una grande manifestazione, potrebbe chiamarsi "Oltrepò Wine Festival” e pro loco dovrebbero unirsi per creare una festa ad altissimo livello".

Daniele Bosone

Cosa ne pensa di questa iniziativa ideata, promossa e realizzata dal ‘Periodico News’? "Penso sia un’ iniziativa bellissima. Raramente ho visto cosi tante persone radunate in un unico posto, pur proveniendo da paesi diversi, che siano accumunate dallo stesso amore per la propria terra".

EMANUELA MARCHIAFAVA Secondo lei quanto hanno inciso le varie Pro Loco e le Associazioni nella promozione del turismo in Oltrepò? "Hanno sempre avuto un ruolo rilevante, soprattutto per quanto riguarda la cultura dei luoghi e l’identità territoriale a favore in primo luogo degli abitanti. Inevitabilmente quando si promuove e si racconta il proprio territorio si diventa attrattivi anche per gli altri e questo ai turisti piace". Ritiene che l’abolizione delle Province possa essere d’ostacolo al lavoro delle Pro loco e delle varie Associazioni? "Secondo me si, ad esempio la Regione Lombardia con la nuova legge sul turismo ha riconfermato in

MIGLIOR PRO LOCO

Daniele Bosone:"Oggi, grazie a questo concorso, siamo più uniti"

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Emanuela Marchiafava

capo alle province il ruolo di assistenza alle Pro Loco. In questi anni abbiamo offerto una lunga serie di servizi e abbiamo sempre stimolato le associazioni a mettersi in rete, quindi in un futuro se non ci saranno le province ci vorrà un ente terzo che le possa assistere". La Regione e l’Assessorato al Turismo in che modo potranno in futuro aiutare le Pro loco e le Associazioni oltrepadane? "Con una battuta dico: Finanziandole! Perchè in questi anni non è stato fatto. Secondo me aumentando i contributi, che ad ora sono zero e dedicando una linea di finanziamento specifica per le pro loco, che attraverso il finanziamento dei progetti proposti, possano creare eventi più importanti". Lei, Assessore al turismo, se fosse anche presidente di una Pro loco cosa farebbe per prima cosa? "Rafforzerei il senso di identità territoriale e il senso di appartenenza al territorio. La prima è statica ed è ereditaria, la seconda guarda verso il futuro che ha molto a che fare con il senso dell’ospitalità, cosa c’è di più bello che accogliere persone che vogliono venire a lavorare ed a investire nel nostro territorio?"


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VALLE STAFFORA

il comune rappresenta il primo livello di governo

Elio Berogno: "Forse si stava meglio quando si stava peggio" di

Giacomo Braghieri

Elio Berogno, Cavaliere della Repubblica Italiana, per 45 anni è rimasto sulla scena politica della valle Staffora come Presidente della Comunità Montana dell'Oltrepò Pavese, come consigliere e sindaco di Godiasco. Alpino, classe 1942, Elio Berogno fa parte a pieno diritto di quel cattolicesimo militante che è stato l'ossatura della classe dirigente italiana dal dopoguerra fino agli anni '90. Ancora oggi il primo quotidiano che sfoglia al mattino è L' Osservatore Romano. Ci racconta la storia della CMOP per sommi capi, quali sono le date importanti? "La Comunità Montana dell'Oltrepo Pavese, costituita a sensi della legge 3/12/1971 n.1102 e della l.r.16/4/1973 n.23 nasce come ente locale per lo sviluppo socioeconomico ed urbanistico delle zone montane. Trova le sue origini nei Consigli di Valle, ma mentre quelli erano soggetti con competenza monofunzionale (lavori di bonifica montana e sistemazione idraulico-agrario-forestale), la Comunità Montana presenta competenze plurisettoriali, nel senso che può intervenire in ogni settore a sostegno della popolazione montana e per compensarne le condizioni di disagio strutturale. Nata come ente con prioritarie esigenze programmatorie rispetto alle competenze gestionali, è stata oggetto, anche con il concorso di associazioni corporative avverse, di numerosi interventi legislativi che nel corso degli anni hanno finito per mutarne il dna". Cosa è cambiato negli anni? "Ben presto fu eliminata la competenza programmatoria cogente in materia urbanistica nei confronti del Comuni che la compongono. È rimasta la programmazione socio-economica che consente di attuare gli interventi ampiamente documentati nel libro “Trent'anni di Comunità Montana", cui si rimanda per chi ne fosse interessato. E' ancora la Comunità Montana a presidiare il territorio quando il terribile dissesto idrogeologico a far tempo dal 1975 inizia a devastare il comprensorio oltrepadano, ponendosi come soggetto di riferimento e di raccordo per i successivi interventi di riassetto finanziati dalla Regione e dallo Stato. Con la legge finanziaria 2006 lo Stato ridusse del 60% il Fondo Investimenti per la montagna e nel 2007 stabilì che le Regioni dovevano in sei mesi riordinare le Comunità Montane rimodulandone l'assetto, le dotazioni finanziarie, gli ambiti territoriali e le modalità di rinnovo e rappresentatività istituzionale. Ho personalmente vissuto questa ultima fase, fino ai primi mesi del 2009, dove si è definitivamente conclusa la mutazione genetica verso un ente sempre più gestionale, in assonanza con logiche ed esigenze municipalistiche. Non a caso veniva meno anche un caposaldo della originaria rappresentatività dei comuni in seno all’assemblea della CMOP: non più tre rappresentanti per comune di cui uno obbligatoriamente eletto dalla minoranza consiliare, ma solo i sindaci". Quali sono state le soddisfazioni durante la sua Presidenza? "Quello che è stato realizzato è documentato. Per quanto riguarda il periodo in cui ho svolto le funzioni di Presidente dell'Ente (1975 - Giugno2009) non sta

a me dare valutazioni anche se ho un ricordo bellissimo di tutti quegli anni e in particolare dei rapporti che si erano creati can tutti gli amministratori comunali, con i componenti dell'Assemblea, con gli Assessori del Consiglio Direttivo e con il Personale. Certamente tante difficoltà, ma anche consapevolezza e fierezza di essere in un ente che “combatteva” per la sua montagna. Mi è sempre rimasta impressa a questo proposito, la frase di un dipendente che paragonava la Comunità Montana a un incrociatore che in quanto tale, pur con ogni avversità, non avrebbe mai potuto trasformarsi in una nave-orchestra di lago". Quali sono state invece le delusioni? "Quanto alle delusioni vorrei soffermarmi su una mancata volontà di istituzionalizzare più profondamente le Comunità Montane nel tessuto delle autonomie locali, per sfruttare al meglio la loro specificità a favore delle zone disagiate della montagna (art. 44 Costituzione). C 'è oggi un certo rammarico, a fronte degli sforzi trasversali compiuti dagli schieramenti politici di allora per arrivare alla legge 1102/71 istitutiva delle Comunità Montane, nel vedere prevalere interessi corporativi o informative fuorvianti che hanno portato al travisamento della funzione delle Comunità stesse (da trainanti a trainate). Con tutto quello che ne consegue". Secondo lei la CMOP che destino ha? "Mi auguro che la Regione Lombardia continui a garantire la presenza delle Comunità Montane, come ha fatto finora sia attraverso il finanziamento dei piani annuali d' intervento, sia attraverso altre forme indirette di sostegno anche con il coinvolgimento dei Comuni. Rilevo comunque che il processo di delegittimazione delle Comunità Montane è ulteriormente progredito dopo il 2009: alcune Regioni (Liguria, Toscana, Molise, Puglia, Basilicata, Sardegna) le hanno soppresse, altre (Piemonte, Lazio e Campania) le hanno lasciate in vita imponendone però la definitiva snaturalizzazione con la trasformazione in unioni di comuni. Fa impressione che enti locali come le Comunità Montane, istituite tramite legge dello stato ben supportata dalla Costituzione (art.44), risultino in balia di schieramenti politici regionali in grado di minarne in ogni momento la loro stessa esistenza. Spero comunque che il destino delle Comunità Montane possa trovare la dovuta attenzione in sede di definizione di area vasta come prevista dall'ultima proposta di revisione costituzionale dell'art.117.". Quali sono i rapporti della CMOP con la Provincia e con la Regione? "Con la Provincia di Pavia abbiamo sempre avuto ottimi rapporti: personali, politici e di grande collaborazione. E' però da rilevare che il suo ambito territoriale (come dimostra l'adesione di Vigevano all'area metropolitana milanese) era troppo composito, con inevitabili difficoltà a far dialogare su un'unica base programmatica tre realtà con interessi assai diversi come il Pavese, la Lomellina e l'Oltrepo. C'è inoltre da osservare che pur con tutte le operazioni di maquillage, la provincia non ha mai perso la sua connotazione storica di apparato di decentramento burocratico. Si capisce così il perchè già all’avvento delle Regioni (1970) erano in molti a sostenere la necessità di una contestuale scomparsa delle Province. Non è avvenuto allora, ma il processo di soppressione è già stato avviato dalla legge Del Rio e poi ripreso nella proposta di revisione costituzionale. Con la Regione,

intesa anche come sede territoriale di Pavia, abbiamo sempre avuto il massimo della collaborazione. Parlo ovviamente del tempi di Azzaretti e di Abelli, due esponenti politici locali con i quali si aveva la certezza di vedere rappresentato l'Oltrepo nei programmi della Regione Lombardia. Ma mi ricordo anche dei tempi dei Presidenti Golfari e Guzzetti e in particolare della legge speciale per I'Oltrepo ... Oggi ho l’impressione che la Regione sia un po' più lontana, che ci sia meno condivisione e partecipazione sulle scelte infrastrutturali, che l’Oltrepo non riesca più ad essere presente e che il ruolo strategico che pure dovrebbe avere la Lombardia sia solo riferito a Milano come caput mundi, alla BREBEMI, alla Pedemontana, al tratto ferroviario Arcisate-Stabio e via discorrendo". CMOP e GAL sono sovrapponibili? "Se per sovrapponibili si intende che possano perseguire obiettivi comuni e concertati, ritengo che debba essere proprio così. Ma è del tutto ovvio che una cosa è la Comunità Montana e un'altra il GAL.". Ci spieghi. "La prima è un ente pubblico che ha il compito di programmare a 360° per valorizzare l'ambito territoriale di competenza (19 comuni) e ridurre le condizioni di disagio della popolazione residente. II GAL è un raggruppamento costituito nella forma della fondazione (quindi un soggetto privato non sottoposto ai controlli propri dell’'Ente pubblico locale) composto da soggetti pubblici e privati, allo scopo di favorire lo sviluppo locale di un'area rurale (larga parte dell'Oltrepo, dove convivono interessi diversificati) mediante un piano di azione locale finanziato con i fondi agricoli dell'Unione Europea con il supporto della Regione Lombardia. La programmazione del GAL per quanto ampia e per definizione necessariamente settoriale (sviluppo rurale) è riferita a un contesto che non coincide con quello della Comunità Montana. La presenza di due soggetti su una parte comune degli ambiti di rispettiva competenza è un’opportunità che va senz'altro ricercata e concertata nell' interesse della popolazione interessata. Peraltro è un'operazione di buon senso e del tutto naturale dato che tra i componenti del Consiglio del GAL siedono un buon numero di amministratori locali". Ci racconta per sommi capi la sua vicenda politica? "Sono entrato nel Consiglio Comunale di Godiasco nel 1964 dove sono sempre stato eletto fino al 2009. Ho ricoperto la carica di Assessore Delegato dal '74 all’80. Sono stato Sindaco dal 1980 al 2004. Ho rappresentato il Comune in seno al Consiglio di Valle e poi nella Comunità Montana dell’Oltrepo Pavese, dove sono state eletto Vicepresidente (1974-1975) e poi Presidente per il periodo 15/ 11/1975-30/06/2009. Sono stato consigliere della Croce Rossa Italiana, Sottocomitato di Voghera e Vice Presidente dell’Ente Ospedaliero SS. Annunziata di Varzi, Componente del Comitato di Coordinamento per l 'attuazione della Legge speciale per l'Oltrepo Pavese, Consigliere Nazionale dell'UNCEM (Unione Nazionale Comuni, Comunità Montane ed Enti Montani) dal 1975 al 2004. Dall’8 Novembre 2011 sono componente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia-ONLUS. Ho ricoperto la carica di Consigliere e Consigliere delegato della Terme di Salice S.p.A. nel periodo 1981-1993".


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Elio Berogno

VALLE STAFFORA

Quali sono state le persone determinanti che ha incontrato nella sua carriera politica? "Il dott. Domenico Castellari, Sindaco di Godiasco prima di me, dal quale ho imparato tantissimo. Il Sen. Dr. Giovanni Azzaretti, amico, maestro e fratello per una vita. Il Sen. Avv. Giuseppe Guzzetti, Presidente della Regione Lombardia, Senatore ed attuale Presidente della Fondazione CARIPLO. Il Dr. Ruggero Iannuzzelli, Consulente finanziario, esperto d 'arte, Presidente Museo d'Arte Contemporanea Castello di Montesegale. Il Dr. Carlo Bruggi che nei 35 anni di CMOP e stato il mio braccio destro, oltre che un vero amico nella collaborazione". Lei ha fatto il Sindaco per anni, quali sono le difficoltà per un Sindaco di un piccolo Comune? "Prima di fare il Sindaco sono stato per più anni Consigliere e poi Assessore del Comune di Godiasco. Ho quindi potuto formarmi come amministratore direttamente sui “banchi” del Municipio familiarizzando da vicino con le problematiche e le procedure degli enti locali. I piccoli Comuni a giudizio pressochè univoco necessitano di adeguamenti urgenti sia sotto l’aspetto strutturale (ambiti di gestione dei servizi e della programmazione di area) sia per quanto concerne la disponibilità effettiva dei mezzi finanziari per far fronte alle ordinarie incombenze istituzionali. Non dimentichiamo che il Comune rappresenta il primo livello di governo. Specie nelle piccole comunità è l’unico punto di accesso per le esigenze e le istanze dei cittadini, che sono a diretto contatto con l'Amministrazione e, molto spesso per conoscenza diretta, col Sindaco. Pur con tutto l'impegno e la dedizione personale non sempre è possibile risolvere ogni problema rappresentato, soprattutto perché scarseggiano le risorse finanziarie e perchè bisogna fare i conti con procedure e vincoli le cui logiche non sempre risultano comprensibili e/o condivisibili dal cittadino utente. Non si tratta però di semplificare solo le procedure, bisogna drasticamente risolvere la questione del fabbisogno finanziario che

23 allo stato attuale è incongruo, farraginoso, assolutamente insoddisfacente e spesso anche un po' iniquo per i disagi che arreca ai soggetti non adeguatamente supportati. Volendo fare una provocazione verrebbe da pensare che forse si stava meglio “quando si stava peggio” quando c'erano l’imposta di famiglia ed il valore locativo. Le entrate, cioè i “soldi” arrivavano senza tante complicazioni direttamente ai Comuni senza dover “sperare” nella legge finanziaria di turno". Siamo preparati culturalmente a considerare la Regione come uno stato? "Occorre una premessa. La storia delle regioni in Italia racconta un percorso sofferto dove si sono scontrate diverse visioni politiche. Previste nella Carta Costituente del 1948 hanno dovuto attendere gli anni '70 per vedersi accettare. Inizialmente hanno vissuto di finanza derivata, progressivamente contemperata da entrate tributarie proprie. La riforma in senso federalista del 2001 ha rafforzato l'autonomia dell'istituto regionale anche se i vincoli di appartenenza all'Unione Europea e il patto di stabilità hanno creato interferenze sui bilanci regionali. Proprio di recente il Parlamento ha definitivamente approvato in seconda lettura il testo della riforma costituzionale che sarà oggetto del referendum consultivo del prossimo autunno. Nell'eventualità di esito positivo i poteri delle regioni verranno ridimensionati nel senso che ritornano alla competenza esclusiva dello Stato una ventina di materie, tra queste ambiente, porti e aeroporti, trasporti, produzione e distribuzione di energia. Sono in molti a ritenere che il successivo passaggio sarà la riaggregazione delle regioni. Di fronte a questa connotazione ondivaga e soprattutto in assenza di una vera riforma della fiscalità regionale, attraverso cui misurare l'effettiva capacità di chi amministra, l'istituzione Regione pur gestendo risorse assai considerevoli, non ha ancora un suo profilo stabile tale da poter essere percepita come un’entità assimilabile a uno stato. L'im-

pressione è che il cittadino ed anche la stampa colgano in modo distorto la realtà di un nuovo centralismo burocratico/gestionale e di un grande centro di spesa (si pensi alla sanità) con le stesse caratteristiche e anomalie di uno stato centrale. Bisognerebbe ritornare di più allo spirito regionalista degli anni '70 che faceva della programmazione infrastrutturale il primo reticolo su cui costruire tutte le politiche di competenza regionale. Sarebbe bello per i cittadini e forse un dovere per la stampa conoscere e dibattere, contestualmente al loro evolversi, i grandi temi delle sviluppo regionale. Oggi non è così. Il cittadino si riconosce nella sua istituzione se l'istituzione è strategica per far fronte globalmente e armonicamente alle esigenze sue e del suo ambito territoriale. Esempio: c'è stato un preventivo dibattito giornalistico sul “sovraffollamento” (e relativi problemi) della dotazione infrastrutturale nord-est/nord-ovest di Milano cui la Regione è stata partecipe? E' stato fatto un confronto con la questione trasporti stradali (ponti!) e ferroviari dell'estremo sud ovest della Lombardia (Milano-Genova)?".


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l' obiettivo è di permettere ai profughi di migliorare la loro qualità di vita

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Maurizia Tornabene

Incontriamo Marinella Caputo e Lello Zicari titolari dell’Agriturismo “La Collina degli Aceri” che, dopo una decennale attività ricca di soddisfazioni e di riconoscimenti, decidono di ospitare, per quanto la loro struttura possa offrire, donne migranti provenienti dall’Africa. Tutto questo in collaborazione con la Prefettura di Pavia, nell’ambito del progetto di accoglienza europeo. Da dove arrivano i profughi ospitati dalla Vostra struttura? “Dalla Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Camerun, Mali, arrivati in Italia via mare, con il “gommone” passando dalla Libia”. Interagire ed istaurare un rapporto con queste persone è attuabile? “Dobbiamo dire che sono molto riconoscenti nei nostri confronti, e noi ascoltiamo le loro storie, tragiche e commoventi. Sandra, di soli vent’anni e di Agatha e Michael marito e moglie tutti e tre nigeriani. Ci hanno raccontato di come le donne, una volta arrivate in Libia, vengono sequestrate per strada dai militari libici ma anche dagli africani stessi e fatte prigioniere sia nelle carceri che in edifici abbandonati, in seguito viene chiesto alle famiglie delle prigioniere un riscatto di circa 300 / 600 euro.Le donne fatte prigioniere vengono picchiate, violentate, seviziate e torturate, una di loro porta i segni sul collo di bruciature provocate dall’acqua bollente”. Quale progetto pensate di attuare con questa iniziativa ? “Al di là dell’aspetto umanitario, il nostro obiettivo è di permettere a questi profughi di migliorare la loro qualità di vita, che nei loro paesi di origine era diventata insostenibile e di integrarli possibilmente anche nel mondo del lavoro”. Con quali iniziative pensate di raggiungere questo scopo? “Abbiamo intenzione di farle partecipare a dei corsi

Marinella Caputo

formativi di vario genere, come per esempio i laboratori di cucina, di decorazione e piccolo restauro, di cucito e ricamo, ma anche di creazione di saponi artigianali, di bijoux e molto altro, settori nei quali abbiamo ritenuto più adatte le donne”. Questa nuova attività pregiudicherà il normale svolgimento dell’attività in essere nella vostra location? “Il servizio di ristorazione proseguirà come prima, escludendo semplicemente la possibilità di alloggiare nelle otto camere di cui dispone la nostra struttura”. Come pensate che sarà accolta questa vostra iniziativa dagli abitanti del territorio? “Riteniamo superati certi preconcetti e ci auguriamo che il razzismo sia ormai una piaga del passato. Comunque l’ Europa ci chiede di fare la nostra parte”.

VAL TIDONE

"I profughi sono un modo per smuovere un mercato interno da anni in crisi"

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Lello Zicari

Avete chiesto loro cosa si aspettano dall’Italia? “Sì certo e quasi all’unisono rispondono di desiderare serenità e “protezione” e di pregare Gesù affinchè le persone che li hanno accolti siano sempre benedetti dal Signore”. Cosa rispondete a chi sostiene che una scelta del genere è mirata ad un business facile e remunerativo ? “Quanto l’ Europa riconosce alle strutture di accoglienza spesso non basta nemmeno a coprire le spese che si devono affrontare e comunque non può essere considerata una speculazione. Resta piuttosto un modo per smuovere un mercato interno, da anni in grave crisi”. Cosa intendete dire? Potete fare un esempio? “Intendiamo dire che chi produce e commercia le materie prime e le attrezzature, unitamente all’intero indotto, trae giovamento da questa attività”.


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VALLE STAFFORA

liberalizzare la vendita dei prodotti agricoli nelle piazze e nei mercati

"Fare l'agricoltore è sempre stato il mio sogno" di Alessandro

Marchesi

Da anni in Oltrepò Pavese, sopratutto quello montano, è una costante il fenomeno dello spopolamento nelle aree rurali, caratterizzato prevalentemente da tassi elevati di emigrazione delle popolazioni giovanili. Una tendenza che genera forti impatti negativi sul settore agricolo, sempre più rappresentato da un lato dalla crescita di conduttori agricoli con un' età superiore ai 60 anni e dall'altro lato dalla riduzione del tasso di insediamento di giovani agricoltori. Il ricambio generazionale nel mondo dell'agricoltura rappresenta una delle sfide più importanti che le politiche di sviluppo rurale dovrebbero sostenere per rilanciare e migliorare la competitività dell'agricoltura italiana e migliorare la qualità della vita nelle aree rurali. La vera sfida è quella di riuscire ad attrarre giovani in agricoltura, prescindendo dal fatto che siano figli di conduttori agricoli, attraverso la promozione stessa del settore. Si fa fatica a considerare svantaggiato un territorio in cui la qualità dell’aria, del cibo e delle risorse naturali garantisce un benessere potenzialmente più elevato che altrove. Gli svantaggi ci sono, ma sono infrastrutturali e non naturali, dovuti essenzialmente a mancati investimenti. Perché evidentemente, al di là dei proclami, l’atteggiamento delle istituzioni finisce quasi sempre per concentrare le attenzioni e gli interventi di cura del territorio prevalentemente nelle aree urbane, dove, non a caso, si

concentra anche il maggior numero di persone. In Oltrepò Pavese sembra esserci un'inversione di tendenza, qualche giovane, anzi sempre più giovani, ritornano a fare gli agricoltori. Li abbiamo incontrati. ELENA PERELLI - ZAVATTARELLO

Elena, lei è una delle poche imprenditrici donne della zona. Da cosa nasce questa passione? "Essenzialmente la mia passione deriva dal fatto che la mia famiglia pratica questo lavoro da parecchie generazioni che, con il sudore della fronte, hanno costruito passo dopo passo l’azienda. Non credo sia stato facile e di sacrifici ne sono stati fatti tanti però l’amore per la nostra terra ha prevalso e mi sento di poter continuare a fare quanto è stato fatto da chi mi ha preceduto. Negli ultimi anni, insieme ai miei fratelli e ai miei genitori, abbiamo cercato di stare al passo con i tempi facendo sforzi economici notevoli che fortunatamente ci stanno anche rendendo qualcosa. Di solito chi lavora e fa sacrifici viene ripagato". Quali sono le differenze sostanziali fra le aziende della “bassa” e quelle dell’Oltrepo Montano? "Premetto che le differenze fra noi agricoltori di alta collina e quelli di pianura siano enormi. Principalmente credo che la grossa diversità stia nella distribuzione imparziale delle risorse economiche visto che la pianura è storicamente avvantaggiata da questo punto di vista. Unitamente a questo, noi siamo più svantaggiati a causa della distanza che abbiamo per arrivare sui mercati

della grande distribuzione. Con questo intendo dire che un’azienda di pianura può contare su una clientela più vasta mentre quassù il bacino di utenza è più ristretto per ovvie ragioni. Per ovviare a questo tipo di problema si potrebbe Elena Perelli tornare a liberalizzare la vendita dei prodotti agricoli nelle piazze e nei mercati come avveniva un tempo quando la burocrazia non impediva alla povera gente di lavorare". Quindi crede che per essere maggiormente competitivi bisognerebbe che le piccole-medie aziende agricole si uniscano e approdino sul mercato sottoforma di cooperative o consorzi? "Il formato cooperativo o consorziale potrebbe essere la giusta soluzione alle difficoltà che attraversa il mondo agrario. Va detto però che le regole devono essere uguali per tutti altrimenti si rischierebbe di avvantaggiare qualcuno a discapito di altri. Tutte le aziende concorrenti devono avere le stesse opportunità in modo che sia il prodotto a prevalere. In ogni caso ribadisco che ritengo fondamentale che venga liberalizzato il commercio dei nostri prodotti".


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MATTEO ROSSI - MENCONICO

BODRATTI DANIELE - CECIMA

ATTILIO CROTTA-RUINO Un investimento molto oneroso in un ramo dell’agricoltura abbastanza innovativo per la zona visto che hai appena dato vita ad un allevamento di pollame. Ha avuto coraggio in effetti... "E’ sempre stato il mio sogno nel cassetto. Da giovane ho avuto modo di lavorare in città in settori diversi da quello agrario però sentivo che non era il mio posto. Finalmente, dopo qualche anno di attesa, mi è capitata l’occasione per realizzare il mio desiderio siccome ho stretto un contratto con gente competente che mi ha garantito una certa solidità. In questo modo sono riuscito ad aprire l’allevamento di pollame da uova che non è di

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certo usuale trovare da queste parti". I suoi prodotti sono venduti sul mercato locale o arrivano nella grossa distribuzione? "Grazie all’accordo che ho stipulato prima di iniziare l’attività, posso contare su un’azienda che ritira i miei prodotti e li mette sul mercato della grossa distribuzione, anzi il 90% viene esportato nei paesi esteri e solo una piccola parte rimane in Italia. In questo modo riesco ad aumentare la produzione e ad avere maggiori introiti. Mi sono dovuto inventare qualcosa di innovativo per poter guadagnare visto che di agricoltura tradizionale qui in collina non si riesce a vivere". Ci sono grosse differenze fra gli imprenditori di collina e quelli di pianura quindi? "Sì direi che ci sono differenze sostanziali che risiedono per lo più nel modo di lavorare. Noi possiamo beneficiare dei prodotti dei nostri campi solamente una volta per stagione mentre in pianura la fienagione, ad esempio, porta quattro o cinque raccolti nel Daniele Bodratti giro di tre mesi. Per quanto riguarda le agevolazioni che erogano le istituzioni competenti posso dire che ce n’è tante in collina quanto in pianura. Qui siamo trattati come zona svantaggiata e quindi ci hanno garantito l’esenzione dell’IMU mentre in pianura hanno qualche altro vantaggio. Per queAttilio Crotta ste ragioni non ho elementi per dire se qualcuno è più avvantaggiato di altri e poi sono sicuro che le associazioni di categoria, in modo particolare la Coldiretti a cui appartengo, ci tuteleranno e riusciranno a garantire risorse paritarie per tutti gli associati".

VALLE STAFFORA

All’età di 20 anni lei è uno degli imprenditori agricoli più giovani della Valle Staffora. Non è da tutti farsi carico di un’azienda, per pur piccola che sia, a quest’età. Non è così? "Mi rendo conto che può sembrare strano vedere che un ragazzo di 20 anni abbia scelto di rimanere nel piccolo paesino in cui è nato per fare l’agricoltore. D’altronde questo è sempre stato il mio sogno fin da quando ero bambino e finalmente si sta avverando. Adesso con la mia famiglia voglio portare avanti questo progetto per la passione e l’entusiasmo che ho sono davvero tanti". Le vostre coltivazioni sono destinate solamente ai seminativi di cereali e foraggi come è tipico di questa zona? "Prevalentemente direi di sì. Da quest’anno però abbiamo deciso di iniziare a coltivare le patate in quantità tali da poterci presentare sul mercato locale. Questo richiede un ulteriore impegno in termini di manodopera però sono sicuro che il raccolto andrà bene e che riusciremo ad averle pronte per l’estate. A mio avviso, al giorno d’oggi bisogna trovare coltivazioni alternative a quelle dell’agricoltura tradizionale come viene concepita qui da noi perché altrimenti si fa davvero fatica a guadagnare qualcosa". Anche l’allevamento di animali da carne o da latte può essere una fonte di sostentamento per le aziende di alta collina? "Personalmente allevo 7 vacche da carne che cerco di sfamare unicamente con Matteo Rossi il prodotto della stagione foraggera dei miei campi. In questo modo riesco a garantire una qualità maggiore delle carni siccome so cosa mangiano e con quali concimi è stato trattato il fieno. Inoltre, ma solamente per fabbisogno famigliare, ho anche qualche gallina che mi garantisce le uova ogni giorno. Credo che l’allevamento, anche solo per uso personale, di animali che diano carne, uova o latte sia di fondamentale importanza per noi agricoltori di alta collina in quanto la qualità dei nostri prodotti è difficilmente riscontrabile sul mercato".

27 Da un anno a questa parte lei e sua moglie avete abbandonato il vostro precedente lavoro per dedicarvi interamente all’agricoltura. Cosa vi ha spinto a farlo? "I miei genitori avevano da vent’anni quest’azienda qui a Cecima e con tanti sacrifici avevano costruito qualcosa di davvero importante. Di conseguenza ci siamo sentiti in dovere di raccogliere il loro testimone e portare avanti questa tradizione. Ad oggi ci dedichiamo interamente alla cura dei nostri campi e alla conduzione del nostro agriturismo. Oltre a questo, ci stiamo impegnando anche in campo vitivinicolo che rappresenta un’assoluta novità per la Valle Staffora visto che il vino non è un prodotto tipico della zona. Vogliamo che la nostra vita vada di pari passo con quella della nostra amata terra". Cosa si sentirebbe di dire a tutti quei giovani lasciano i paesini per andare in città a lavorare? "Mi sentirei di dire loro di stare qui in Oltrepo perché la natura offre tutte le cose di cui l’uomo necessita. Forse non ce ne rendiamo conto ma il nostro territorio è un autentico patrimonio di bellezza naturale. E’ quindi nostro compito amarlo e rispettarlo in modo da farne una fonte di reddito come stiamo facendo noi nel nostro piccolo. Quello che manca è probabilmente un vero progetto di promozione turistica che possa garantire dei benefici anche all’agricoltura. Spero che qualcuno trove le risorse giuste da impegnare in questo ambito altrimenti si rischia che tutto questo splendore venga sciupato". Avete progetti per il futuro? "Le idee e l’entusiasmo sono davvero tanti però vogliamo essere prudenti. Siamo appena partiti con questo progetto e non vogliamo correre troppo, anzi preferiamo fare un passo alla volta. Certamente quando avremo tutte le risorse e ci sentiremo sicuri, abbiamo in programma di fare qualcosa che ci tenga al passo con i tempi perché è sotto gli occhi di tutti che lo sviluppo sta andando di corsa anche nel nostro campo".


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la Sanità è la più grande fonte di guadagno per il territorio pavese

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Pierfilippo Saviotti

Vino, Sanità e comunicazione tra Comuni. Lorenzo Callegari, medico e Sindaco di Casteggio, ha parlato a 360 gradi sui problemi e sulle possibili soluzioni da attuare per un rilancio collettivo dell’Oltrepò, in tutte le sue eccellenze. La parola d’ordine è “coesione”, per non perdere di vista gli obiettivi comuni di tutto il territorio pavese. Sindaco Callegari, parliamo di vino, in particolare dell’inchiesta della Procura di Pavia nei confronti della Cantina Sociale Broni-Casteggio. Qual è il suo pensiero riguardo a questo scandalo? "In realtà, per quando riguarda i fatti interni alla Cantina, non sono molto erudito, per cui non mi posso permettere di esprimere un giudizio in merito all’indagine che è in corso. L’indagine sta andando avanti, la magistratura sta facendo luce, aspettiamo quindi i risultati. Se qualcuno ha sbagliato in maniera pesante, risponderà delle proprie azioni". Quali sono quindi, secondi lei, le possibili soluzioni per risollevarsi, sotto questo punto di vista? "Io credo che, in ogni caso, l’Oltrepò si dovrebbe stringere attorno alla Cantina di Broni-Casteggio, la quale dovrebbe essere come un’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri. Fatta pulizia e messe le cose in ordine, io penso che bisognerebbe favorire l’ingresso di altre realtà, con la creazione di un’unica Cantina del territorio. Non dimentichiamoci che, in questi anni, la Cantina ha permesso a tanti piccoli agricoltori di andare avanti. Purtroppo nel nostro territorio c’è una grande litigiosità, non c’è un comune senso di appartenenza. Sono tanti anni che il nostro territorio non riesce a esprimere le proprie potenzialità. Il problema è probabilmente la scarsa professionalità, ciascuno guarda solamente al proprio piccolo orticello, ma adesso che i tempi sono un po’ più difficili, far quadrare il bilancio è più complicato. Credo però che da questo fatto si debba ripartire per cercare di qualificare un territorio che, sia da un punto di vista produttivo e di qualità, ma anche da un punto di vista turistico, non è secondo a nessuno. Penso quindi che il problema principale sia la mancanza di comunicazione e, soprattutto, credo ci sia il tentativo da parte di altre regioni di colonizzare ed egemonizzare, specialmente per quanto riguarda il vino, una volta per tutte l’Oltrepò, ovviamente a loro vantaggio. Noi dobbiamo quindi fare sistema e apprezzare il territorio secondo i nostri prodotti attraverso una corretta comunicazione". Capitolo Sanità. Lei, che oltre ad essere medico, in passato è stato anche nel consiglio d’amministrazione del policlinico, che cosa pensa a riguardo? "Io credo che, anche per quanto riguarda la Sanità, ci sia il tentativo di minimizzare le nostre potenzialità. Non dimentichiamoci che la Sanità è la più grande fonte di guadagno per il territorio pavese. A sostegno di quanto ho detto in precedenza c’è il fatto che il policlinico verrà ridimensionato. In più ho l’impressione che, in questo momento, la Regione non ci sia molto amica, a cominciare dalle promesse mai mantenute per quanto riguarda l’investimento di notevoli somme di denaro, in realtà mai arrivate. Di fatto, la Regione ha preferito aiutare altre entità, piuttosto che il policlinico. Anche in

CASTEGGIO

Callegari: "Nel nostro territorio c’è una grande litigiosità"

Lorenzo Callegari

questo caso mi sembra ci sia la volontà di relegare la provincia di Pavia, e in particolare l’Oltrepò, a vassallo di Milano". Ha qualche idea concreta da mettere in atto per riqualificare il sistema sanitario oltrepadano? "Bisogna ricordare che noi abbiamo delle strutture di assoluta eccellenza. Anche in questo caso bisognerebbe rivedere un attimo le realtà che possediamo. Ci sono molti ospedali, alcuni probabilmente anche troppo decentrati per avere una funzione primaria. Un buon metodo di riqualificazione, secondo me, potrebbe essere quello che vede il policlinico con una funzione di eccellenza, gli ospedali mediani con una ruolo di pronto intervento e gli altri ospedali più piccoli e periferici organizzati secondo la legge che standardizza i posti letto, per poterne ricavare dei centri per la cura dei malati cronici. Anche in questo caso non possiamo continuare a sottostare senza dire la nostra. Se dovesse venir meno il sistema sanitario pavese, io credo, con grande rammarico, che la Provincia rimanga veramente in ginocchio. Vorrei che il territorio, di fronte a questo tentativo di ridimensionamento, dicesse la sua e rivendicasse ciò che gli compete". Per quanto riguarda il rilancio dell’Oltrepò che lei auspica, innanzitutto le chiedo se ci sono le strutture adeguate per poterlo fare, e se lei ha qualche soluzione concreta da cui partire. "Per quanto riguarda le strutture, io penso ci siano e, ripeto, alcune anche di eccellenza. Il problema riguarda sicuramente la carenza di infrastrutture, a cominciare dalle strade. Si sa, le strade rappresen-

tano il primo modo per raggiungere un territorio e le nostre, a causa dell’insipienza di alcuni, fanno veramente pena, e creano così ostacoli alla recettività dei nostri Comuni. Per quanto riguarda le possibili soluzioni, l’unico modo ritengo sia quello di fare sistema, standardizzando e seguendo le vicende più nel particolare per evitare situazioni spiacevoli. In ogni caso fare delle scelte, ciascuno deve fare la propria parte cercando di essere il meno conflittuali possibile tra di noi. E poi bisogna creare realtà forti. Piuttosto che dieci realtà deboli, è preferibile creare una realtà più compatta che difenda, ciascuno secondo i propri compiti, i prodotti e i produttori". Entrando più nel particolare del Comune che lei amministra, crede che Casteggio, approfittando anche della momentanea perdita di centralità di Voghera causa commissariamento e problemi interni, possa ricoprire il ruolo di Comune capofila di un’unione di comuni? "Casteggio non ha nessun interesse a diventare egemone. L’interesse è che il territorio diventi egemone. Auspico che ciascun Comune, ognuno secondo i propri compiti e le proprie potenzialità, possa esprimere un comune sentire e un comune impegno rispetto ai problemi. A me non interessa comandare, ma rilanciare. Il cittadino comune chiede leggi chiare, tasse ragionevoli e lavoro. La cosa più importante è fare fronte comune con tutti i principali attori in scena e rilanciare un territorio non attraverso l’egemonia, ma attraverso un progetto che sia davvero comune e condiviso, e che tenda a produrre benefici".


VALLE SCUROPASSO

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IL SINDACO DI ROCCA DE GIORGI CONTRARIO ALLA FUSIONE DEI PICCOLI COMUNI

"Non è tagliando queste realtà che si risparmia. Ci opporremo a questa scelta" di

Oliviero Maggi

“E' bello fare il sindaco, anche di un paese di soli 80 abitanti”. Paolo Fiocchi riveste la carica di primo cittadino dal 2014 ed è orgoglioso di essere alla guida del suo piccolo Comune e dei suoi concittadini. Rocca è anche il Comune della Provincia con il più alto numero di stranieri, ma al sindaco non interessano i numeri, quanto l'integrazione che in questi anni è riuscito a creare anche grazie alla collaborazione degli abitanti “doc” del paese. É anche per questo che il sindaco vede con il fumo negli occhi il progetto di fusione delle piccole realtà, in nome di risparmi che poi alla fine non ci sono. E promette di dare battaglia per non chiudere per sempre la porta del municipio. Sindaco Fiocchi, com'è fare il sindaco di un Comune di poco meno di 80 abitanti? “Fare il sindaco in generale è un compito molto importante perché ti occupi della gestione di un intero territorio. Anche se il Comune è piccolo, come il nostro, le grane comunque non mancano. Bisogna sempre impegnarsi e lavorare, anche perché non si è sindaci a tempo pieno e così bisogna dedicare i ritagli di tempo, la pausa pranzo, il sabato mattina, a volte la domenica e la sera per pensare al Comune e ai cittadini. Purtroppo sembra sempre di dedicare troppo poco tempo a questo, però fare il sindaco è certamente un'esperienza molto positiva”.

A Rocca c'è una forte presenza di cittadini stranieri. Si sono integrati con il resto della popolazione? “E' ovvio che, con un numero così ridotto di abitanti, la percentuale di stranieri sembra molto alta. È anche vero, però, che fino a qualche anno fa la manodopera in campagna era praticamente sparita e sta tornando solo ora, forse anche a causa della crisi. Per questo, è da riconoscere, se non ci fossero state queste persone le colline dell'Oltrepò Pavese ora sarebbero tutte a bosco. Gli stranieri, sia comunitari che extracomunitari, si sono integrati perfettamente, si trovano bene da noi, anche se gli inizi non sono stati semplici soprattutto per la difficoltà della lingua. Io ho la fortuna di avere una dipendente comunale che li conosce uno per uno, conosce i loro problemi ed esigenze e me li riferisce, consentendomi di dedicare a loro la giusta attenzione. Anche se potrebbe non sembrare così, anche un piccolo Comune può dare molto nell'ambito del welfare”. A fine maggio la Provincia sarà smantellata e per i Comuni piccoli si parla sempre più di una fusione che diventerà obbligatoria. Qual è la sua posizione a riguardo? “La voce che sta girando è questa, ma noi faremo tutto per opporci a questa scelta che riteniamo fortemente sbagliata. A breve convocheremo un consiglio comunale per far notare la nostra posizione e, se necessario, scriveremo lettere a destra e a sinistra per far capire che non vogliamo chiudere. Dietro a questa idea, tra l'altro, si fa riferimento a dei risparmi che non si capisce dove saranno e per chi ci saranno. A Rocca, ad esempio, già

Paolo Fiocchi non abbiamo l'abbiamo l'addizionale comunale, che quindi non grava sul bilancio delle famiglie, già manteniamo le aliquote base per le altre imposte, abbiamo un bilancio buono e dove non ci sono margini per sprecare risorse. Non si capisce dove ci sarà questo risparmio”. Quindi la soluzione non è quella di eliminare i piccoli Comuni? “Non è sicuramente tagliando i piccoli Comuni che si risparmia. Anzi, le realtà più piccole sono quelle più attente alle spese, mentre più si sale più si creano delle diseconomie. Il risparmio ci sarebbe, invece, implementando le Unioni, modellandole su quelle che funzionano meglio. Di certo non obbligando ad avere un segretario comunale, figura comunque molto importante, o un revisore dei conti anche quando non servono. Bisogna creare risparmi in altro modo, cercando ad esempio di migliorare i servizi. I ragazzi di Rocca vanno a scuola un po' a Lirio, un po' a Montalto, mentre servirebbe una soluzione che consenta di ottimizzare sforzi e risorse”.


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indubbiamente la spaccatura non favorisce il centro destra

di

Oliviero Maggi

Il centrodestra bronese in fibrillazione in vista delle elezioni comunali di giugno. Come previsto da molti pronostici, infatti, la coalizione si è spaccata in due e alle consultazioni si presenteranno Cesare Ercole, appoggiato da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia, ed Ezio Maggi, appoggiato dall'avvocato Domenico Novarini e dal consigliere comunale uscente Carlo Faravelli. Una spaccatura dovuta ufficialmente a motivazioni politiche, ma che rischia di favorire apertamente il candidato del centrosinistra, l'attuale vicesindaco Antonio Riviezzi. Nei giorni scorsi hanno destato polemiche le dichiarazioni dell'ex assessore provinciale Romano Gandini, bronese, che ha difeso Maggi e Novarini dagli attacchi di Lega Nord e Fratelli d'Italia. In questa intervista Gandini ribadisce le sue ragioni e dice la sua sulla competizione elettorale e sulle priorità che dovrà seguire il futuro sindaco della città. Le sue dichiarazioni hanno suscitato numerose reazioni nel centrodestra bronese. Qual è la sua posizione? “Io non ho partecipato direttamente alla formazione delle liste perché sono fuori dai partiti, ma faccio parte, comunque dell'area del centrodestra. Per questo ho ritenuto opportuno difendere l'amico avvocato Novarini, da sempre il leader storico della destra bronese, dalle accuse del giovane esponente di “Fratelli d'Italia” Mangiarotti. Le mie parole hanno suscitato molte polemiche e reazioni, ma la situazione è proprio come l'ho spiegata io: il centrodestra di Novarini ed Ezio Maggi non è stato trattato adeguatamente dalla Lega Nord, durante le trattative per la formazione della lista. Così il gruppo ha deciso di uscire e di formare una lista autonoma”. Questa divisione in due liste non rischia, però, di favorire il centrosinistra? “Indubbiamente la spaccatura non favorisce il centrodestra. Però non bisogna dimenticare che per fare un accordo bisogna essere in due, mentre per rompere ne basta una solo. Le persone che si sono riconosciute nella terza lista e nel candidato sindaco Ezio Maggi non sono stati trattati con pari dignità rispetto agli altri e così, per ragioni puramente politiche e non personali, hanno deciso di creare una lista autonoma, che io ho deciso di appoggiare, pur non essendo candidato”. Cosa ne pensa degli altri candidati in corsa, Antonio Riviezzi e Cesare Ercole? “Riviezzi è sicuramente un bravo ragazzo, lo conosco da molto tempo e non posso certo parlarne male. La sua è la prima esperienza come candidato sindaco e quindi non possiamo giudicarlo sul suo lavoro passato. Di certo è una persona corretta a cui non posso muovere critiche. Certamente in campagna elettorale ognuno fa la sua parte e cerca di far votare la sua lista, ma bisogna agire senza diffamazione e senza parlare male degli avversari. Per quanto riguarda Ercole, l'ho sempre considerato un bravo politico: in questa occasione, però, la Lega Nord non si è dimostrata collaborativa, rispecchiando più o meno la posizione che sta tenendo a livello nazio-

BRONI

"La Lega Nord ha deciso di imporsi come a Roma e si è arrivati alla rottura"

Romano Gandini

nale. Come è successo a Roma, così sta accadendo anche a Broni: se vuoi a tutti i costi imporre le tue idee, alla fine si arriva alla rottura”. Come giudica invece i due mandati del sindaco uscente Luigi Paroni? “Di opere sicuramente ne sono state fatte in questi dieci anni, però non si possono non rilevare molte critiche all'operato del sindaco Paroni. A mio parere ha sbagliato a non puntare di più sul potenziamento della raccolta differenziata, visto che in provincia Broni è uno dei Comuni al palo sotto questo aspetto. Inoltre io gli rimprovero alcuni comportamenti e atteggiamenti sbagliati, che abbiamo letto anche sulle pagine dei giornali, oltre a certi affidamenti diretti dei servizi che si potevano evitare e che lasciano sempre qualche dubbio sul corretto operato della giunta. Sulle opere pubbliche, invece, credo che ognuno la veda a suo modo, ma di certo non si può dire che non siano state realizzate”. Su cosa dovrà puntare, invece, il nuovo sindaco di Broni, qualunque esso sia? “Io credo che chiedere al nuovo sindaco di Broni di creare sviluppo, lavoro e sicurezza non sia possibile, in quanto sono aspetti che vanno al di là delle reali possibilità di un Comune. Di certo questi sono temi importanti che però un sindaco non può affrontare da solo. Invece bisogna aiutare la città a non spegnersi definitivamente, in-

vertendo la tendenza, ad esempio, in un settore fondamentale come quello del commercio. Basta passare in via Emilia per vedere la grande quantità di negozi sfitti e quanti siano gli esercizi in difficoltà: per questo, a mio parere, il Comune dovrebbe diminuire la pressione fiscale su questi esercenti, per cercare di avviare quelle ripresa tanto attesa”. Lei è stato per anni assessore provinciale con deleghe importanti. Come giudica la riforma sulle province che sta portando avanti il governo Renzi? “Io credo che Renzi abbia portato avanti le riforme costituzionali indipendentemente dalla loro qualità, solo per cercare il consenso dei cittadini. Per questo ritengo l'abolizione delle province profondamente sbagliata: negli anni '90 la legge Bassanini aveva trasferito alle province molte competenze e mi sembra che le cose funzionassero bene, le pratiche erano più veloci e l'ente riusciva ad essere vicino ai cittadini e ai Comuni. Ora, invece, chi si prenderà le competenze che erano della Provincia? Ben poche andranno alla Regione, la Caccia, la Pesca e l'Agricoltura, ma le altre? Io credo che i risultati non saranno positivi, visto che la trasformazione in area vasta porterà il nuovo ente, che sarà formato dai sindaci, a fare gli interessi dei singoli Comuni e non più del territorio in generale come avveniva in passato”.


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lo stato "di salute" dei negozi bronesi

BRONI

"La crisi? Non credo sia passata" di

Edoardo Depaoli

Broni "il Re di Pais". La crisi ha colpito tutta l'italia e non solo, anche "la corona commerciale" del re oggi è un po' ammaccata. Abbiamo voluto chiedere ad alcuni commercianti di Broni qual è la situazione e quali sono le prospettive. 1) Da quanti anni fa questo lavoro? 2) Crisi, il peggio é passato? 3) Cosa si aspetta dalla futura amministrazione? Luca Simeone titolare di un ristorante pizzeria 1)“Io personalmente sono 3 anni che lavoro nell'attività di famiglia. Mio padre aprì la pizzeria "Centro" a Broni la vigilia di Natale del 1979, facendo due conti entriamo nel 37^ anno. Precedentemente dal 75 al 79 aveva una trattoria pizzeria a Rovescala ". 2)”La crisi negli ultimi anni si è fatta sentire. Ma grazie all'esperienza di oltre 40 anni nel settore della ristorazione siamo riusciti a contrastarla. Non so se il peggio è passato ma sicuramente noi continueremo ad offrire ai nostri clienti la qualità e il servizio che ci ha permesso di arrivare fino a qui”. 3)”Mi piacerebbe che incentivassero il commercio per ridare a Broni la sua giusta importanza. Proporrei la sosta gratuita per i primi 30 minuti nelle zone del centro per favorire i piccoli negozi. Incentivare l'apertura di nuove attività commerciali con agevo-

Luca Simeone

Gregory Marakis

lazioni nei primi anni, magari in zone centrali come negli spazzi sotto i portici ora utilizzati da uffici comunali. Valorizzare al meglio i parchi pubblici e allestire un area verde dedicata ai cani. In ultimo ma non meno importante aumentare la vigilanza notturna con l'installazione di telecamere e pattuglie, dato che ora sembra essere in vigore il coprifuoco". Gregory Marakis, titolare di un negozio di carta da parati 1) “Quasi 13, dall'ottobre 2013”. 2) “Si, per alcuni motivi, no, per altri; mi spiego meglio. Si, la crisi è alle spalle vi è una ripresa

Adele Chilelli

forzosa legata agli incentivi della BCE e pertanto il commercio sta iniziando a godere di questa linfa nuova, bisogna dire che esiste un ordine gerarchico abbastanza consolidato in economia, che porta ad avere una ripresa a gradini e su due scale differenti, la prima quella della differenza di Business, a partire dagli istituti finanziari fino ad arrivare all'edilizia ed al commercio (ordine che può variare ma non troppo) , la seconda quella territoriale, in un paese come l'Italia la ripartenza si nota prima tra i grossi centri, dove si concentrano realtà industriali e commerciali più importanti, fino ad arrivare a zone rurali come l'oltrepò. No, la crisi non è alle spalle perché vi sono


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BRONI

Gabriele Mantoan

Egidio Maggi

dei problemi sistemici in Italia che portano, in questo caso il commercio (ma anche altri settori), ad essere strutturanti con mentalità manageriale "d'antan", si collabora difficilmente, non si riesce a creare, quello che chiamano dall'altro lato dell'oceano, delle partnership, ci si fossilizza sul mero fatturato e non sugli investimenti per garantire una longevità alla propria attività, si vive nella nostalgia dei bei tempi andati. tutte queste sono le motivazioni per le quali penso che la crisi non esaurirà i suoi effetti nel breve periodo. 3)”Una maggior attenzione ai bisogni ed alle necessità specifiche delle attività, confrontarsi continuamente cercando di eliminare la barriera "tipica", che si è venuta a creare, tra Politica e Imprenditori. Far rispettare le regole in modo ferreo senza sconti, educando sia i cittadini che le attività. Un approccio più pragmatico ai problemi da risolvere, un'analisi approfondita delle varie realtà (sia commerciali che non) fondata su dei DATI, non su interpretazioni personali o di sensazione. In sostanza, chiedo che venga svolto il proprio lavoro con professionalità”. Adele Chilelli titolare di una panetteria 1) “Diciotto anni”. 2) “Non credo sia passata, la situazione è ancora difficile”. 3) “Bonificare le zone con ancora presenza di amianto, più sicurezza e controlli contro la criminalità. Agevolazioni per far ripartire il commercio e soprattutto una città più pulita”. Gabriele Mantoan titolare di una pescheria 1) “Sono circa quarant'anni”. 2) “Sicuramente non è passata. Il centro di Broni ora è sfavorito dal nascere di grosse attività commerciali verso l'esterno del paese che hanno spostato il fulcro del commercio all'esterno. Bisognerebbe far rinascere il centro della città”. 3) "Come ho detto prima, mi piacerebbe vedere il centro del paese risorgere. Sarebbe bello vedere la creazione di nuovi centri di aggregazione sociale, dove le persone, grandi o piccoli che siano, possano scambiarsi idee e consigli”. Egidio Maggi titolare di un negozio di acconciature per capelli 1) “Svolgo il lavoro da parrucchiere ormai da trent'anni nello stesso negozio”. 2) “Penso che il peggio sia passato, anche se credo che ci voglia un po' di tempo prima di considerare il paese in netta ripresa, risultati non se ne vedono ancora ed i mercati hanno grossi problemi a ripartire”. 3) “Mi aspetto la demolizione in primis dell'ex area Fibronit con relativa bonifica, perché i cittadini se lo meritano. Inoltre mi aspetto maggiori attenzioni ed agevolazioni per commercianti e gli artigiani così da riprendere una fiorente economia del nostro paese.

Manuela Marchetti

Mi piacerebbe vedere rinascere le tante vetrine vuote ed una maggiore attenzione alla pulizia del verde pubblico, anche l'occhio vuole la sua parte”. Manuela Marchetti titolare di uno studio di fotagrafia 1) “Svolgo questo lavoro da 26 anni”. 2) “Secondo noi la crisi non è ancora passata perché la gente rimanda spese che non sono strettamente necessarie, in quanto tutti non hanno una sicurezza sul lavoro ed il futuro è incerto”. 3) “Mi aspetto un miglioramento della città a partire dalla sicurezza per i cittadini ed il rispetto delle regole, per un vivere in modo più sereno”. Filippo Savini titolare di un bar in centro 1) "Faccio questo lavoro ormai da 14 anni e sono imprenditore nel settore da 4". 2) La crisi c'è e non possiamo negarlo, però da questa situazione si possono trarre nuove opportunità ed una selezione per chi è un vero professionista e chi no. Con la crisi non ci si può improvvisare. Il peggio non credo sia passato, ci vorranno ancora 5 o 6 anni e devono cambiare le cose a livello burocratico, come in alcuni paesi esteri". 3) "Il problema di Broni è uno: l'inaccessibilità per le persone di vivere la città. Esistono 4 realtà simili sulla via Emilia. Castel San Giovanni, Stradella, Broni e Casteggio. Broni è la commercialmente debole. Perché? Cosa cambia nelle altre realtà? I posteggi. Un doppio senso di marcia, senza la possibilità di posteggiare è stato l'errore principale di un piano urbanistico sciagurato, insieme alla chiusura del parcheggio di Piazza Garibaldi. I vasi di cemento, come un recinto vuoto, circondano la piazza rendendola inaccessibile. La gente posteggia in mezzo alla strada (come accade regolarmente) o tira dritto senza fermarsi a Broni ( cosa che succede ancor più regolarmente). La strada andrebbe resa a senso unico verso il centro. La corsia di chiusura va trasformata in 50 posteggi e la piazza Garibaldi riaperta. Lo stesso Bartolini che consegna al comune, posteggia in mezzo la strada. Molte attività hanno chiuso e quelle ancora aperte rimangono a guardare con rammarico

Filippo Savini

le macchina sfrecciare nel centro senza mai fermarsi. Conviene andare tutti all'Iper dove il parcheggio è comodo. La nuova amministrazione deve rendersi conto di questo e come primo passo dovrebbe ascoltare i comemricanti".

Domenico Pintus

Domenico Pintus titolare di un ristorante 1) "Svolgo questo lavoro da quasi 30 anni". 2) "Il lavoro va bene anche sono elevati i costi di utenze e tasse". 3) "Mi aspetto che rinnovi Broni e che riesca a farla tornare una città ricca".


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STRADELLA

LA PROTEZIONE CIVILE ARRIVA A SCUOLA

I volontari del gruppo incontreranno le

scuole elementari, medie e superiori

Di Oliviero Maggi

La Protezione civile arriva a scuola. I volontari del gruppo, guidati dal coordinatore Giampaolo Opizzi, saranno presenti per tutto il mese di maggio nelle scuole cittadine per spiegare l'attività che viene svolta durante l'anno e sensibilizzare gli studenti sull'importanza della cura del territorio e del volontariato. Di tutto questo ci parla l'assessore Franco Provini, che, oltre alla delega al Lavoro ha assunto anche quella per la Protezione Civile. Assessore Provini, quali sono i compiti del gruppo di Protezione civile di Stradella? "Il gruppo comunale di Protezione civile pone al centro della propria attività tutte quelle azioni dirette a garantire l'incolumità delle persone, delle cose e della vita in generale rispetto all'insorgere di quelle situazioni che possono portare danno o pericolo e che quindi devono essere fronteggiate per garantire il tempestivo soccorso. In questi anni abbiamo spesso assistito a situazioni di emergenza, dovuti a fenomeni meteorologici e idrogeologici, anche di forte intensità. Proprio in queste situazioni e circostanze, la presenza della Protezione civile è stata di vitale importanza". Come si è mosso il gruppo di volontari in occasione di queste emergenze? "Il nostro gruppo è stato in grado di gestire i rischi

connessi a tali eventi disastrosi e garantire una risposta immediata. Buona parte dell'attività del gruppo, inoltre, è rivolta alla previsione e alla prevenzione. Previsione nel senso di studiare le cause degli eventi e le probabilità del loro verificarsi; prevenzione, cioè tutte quelle azioni finalizzate ad evitare o ridurre il prodursi di danni a seguito di eventi calamitosi. Una volta capita l'importanza della prevenzione e della previsione si può parlare di soccorso, nel senso di prima assistenza, e quindi del superamento di emergenza, cioè tutte quelle azioni volte al ripristino delle situazioni di normalità. Naturalmente, per garantire adeguati livelli di sicurezza e tutela è necessaria un'azione coordinata di tutti i componenti del sistema". Quali sono le prossime iniziative che i volontari hanno in programma per far conoscere la loro attività? "Per tutto il mese di maggio i volontari del gruppo incontreranno gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori della città per spiegare loro che cos'è la Protezione civile e cosa si intende per sicurezza del territorio. Gli incontri saranno strutturati diversamente a seconda delle fasce di età: con i bambini delle elementari saranno utilizzati i cartoni animati per spiegare i comportamenti in caso di incendio, terremoto, alluvione; con gli studenti delle medie ci saranno invece incontri più completi, mentre per i ragazzi delle superiori i volontari hanno deciso di organizzare veri e propri percorsi di orientamento e ricerca persone. Durante questi momenti, il gruppo illustrerà anche i

compiti principali della Protezione civile comunale, provinciale, regionale e nazionale e tra i ragazzi più grandi partirà una campagna di sensibilizzazione per la ricerca di nuovi volontari". Assessore Provini, nelle prossime settimane è previsto anche un incontro con la cittadinanza. Di cosa si parlerà? "Prossimamente, i volontari realizzeranno un incontro pubblico con la cittadinanza per spiegare il nuovo Piano di emergenza comunale, ovvero lo strumento che analizza le varie situazioni di rischio sul territorio e pianifica la rete di soccorso. Per il mese di giugno, infine, è in programma un'importante esercitazione, che coinvolgerà anche i gruppi di Protezione civile dei Comuni vicini. Il gruppo, nei mesi scorsi, ha partecipato anche a delle esercitazioni fuori provincia sul rischio idrogeologico e di incendio boschivo. Fondamentale per i volontari è il continuo aggiornamento e il confronto sulle procedute con i volontari sparsi nel resto del territorio".


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commercianti: "non è più un'isola felice"

di

Edoardo Depaoli

La "rampante" Stradella regina della movida oltrepadana, per anni la sua torre ha osservato un'inarrestabile crescita che l'ha portata ad essere la città più vivace dell'Oltrepo orientale. Poi è arrivata la crisi che purtroppo l'ha colpita. Abbiamo intervistato alcuni commercianti per sapere se si vede "la luce in fondo al tunnel". 1) Da quanti anni fa questo lavoro? 2) Crisi, il peggio è passato? 3) Cosa vorrebbe che venisse fatto a Stradella per migliorare la città?

Eleonora Lombardi

Mara Brega

Vincenzo Nese

Caterina D'Urso

Antonio Nese

Matteo Magrassi

STRADELLA

"Dobbiamo tornare a farci il mazzo"

Eleonora Lombardi titolare di un negozio di costumi 1) "Pratico questa attività da un paio di anni". 2) "È un periodo difficile , non si può propriamente dire che il peggio sia passato ma ci sono buone probabilità di miglioramento, rimango molto positiva". 3) "Vorrei più collaborazione tra cittadini e commercianti per realizzare insieme un maggior numero di iniziative di vario tipo, in particolare per giovani come me". Mara Brega titolare di un negozio di acconciature per capelli 1) "Svolgo questo lavoro da 30 anni". 2) "No, la crisi ad oggi non è ancora passata". 3) "Il centro di Stradella è praticamente pieno di parcheggi a pagamento, bisognerebbe limitare questi parcheggi a favore di posti gratis". Vincenzo Nese titolare di una pizzeria 1) "In realtà ci sono nato ,la mia famiglia mi ha fatto conoscere questo mondo . Giorno dopo giorno mi sono appassionato a questo lavoro tanto da farlo mio". 2) "Io la paragonerei ad una lunga e faticosa maratona dove la cosa l'importante è restare in marcia e non raggiungere il traguardo . Sta cambiando lo stile di vita e con esso nascono nuove aspettative ,cambiano i consumi e le attività commerciali si devono trasformare Per mantenere il passo bisogna inventare inventarsi e trasformarsi . gli ostacoli sono molti i costi di gestione, la burocrazia e molti altri". 3) "Vorrei un cambianmento, innovarsi convertendo idee in realtà fresche e originali. Ampio spazio a giovani e ai loro progetti. Io personalmente ho unito tradizione e originalità creando un apecar con forno a legna (O scugnizzo ). Un'idea risultata vincente . A breve un' altra novità, mai smettere di sognare perché se puoi immaginarlo puoi farlo". Caterina D'urso titolare di un bar 1) "Dal 10 dicembre 2010, quindi sono ormai cinque anni". 2) "Ci sono alcuni segnali positivi, ma non è soltanto una questione di "crisi economica". Sono proprio cambiati le abitudini di consumo: la gente è molto più attenta a come spende e quindi si permette di scegliere. Non è più come vent'anni fa, quando era sufficiente girare la chiave nella porta della propria attività perchè la gente entrasse. 3) "Sicuramente dovrebbero essere per primi i commercianti a capire il cambiamento in atto e a metter-

si in gioco, fare gruppo e portare avanti iniziative comuni. Sono convinta che l'unione sia forza e pensare ad eventi concertati insieme con lo scopo di portare tante persone a Stradella sia positivo ed utile per tutti, invece di pensare, come spesso accade, solo al proprio "orticello". Proprio nell'ottica del cambiamento e del rinnovamento, il 22 Ottobre 2015 abbiamo inaugurato un vero e proprio Ristorante Giapponese all' interno del locale, con Chef Giapponese. Antonio Nese titolare di una pizzeria

1) "25 anni". 2) "Secondo me no, perchè attraverso le testimonianze non solo di conoscenti ma anche di clienti, noto che si devono fare dei sacrifici per spese extra. Ci si trova in una situazione di stallo, senza miglioramenti. Inoltre la crisi è accentuata dalla crescente e spietata concorrenza nel settore. L'alta imposizione fiscale e gli elevati costi (affitto, elettricità, rifiuti) poi non migliora la situazione dei commercianti. Per quanto riguarda la mia attività, non ci possiamo lamentare in quanto siamo ormai qui a stradella da 20 anni e abbiamo la nostra clientela, ma il lavoro nel tempo è cambiato: la clientela è più esigente, impaziente, e incapace di immedesimarsi nel nostro lavoro". 3) "Per migliorare la situazione si potrebbe diminuire il parcheggio a pagamento in modo da incentivare le persone a girare per il centro e dare un occhiata ai negozi. Inoltre si potrebbe dare la possibilità di "entrata libera" tipica dei grandi magazzini in modo da poter guardare senza sentirsi obbligati nell'acquisto". Matteo Magrassi titolare di un bar 1) "La mia famiglia gestisce il bar da 23 anni". 2) "Siamo qua da un bel po' quindi ne abbiamo visite

di cotte e di crude. Abbiamo attraversato sia il periodo dove la parola crisi la leggevi sul dizionario e questo periodo che per qualsiasi attività è molto difficile. Non so dirti se la crisi è passata o sta passando, posso dirti che dobbiamo met-

Erald Danaj

terci tutti dal primo e all ultimo a tornare a farci il mazzo come facevano i nostri nonni( per quelli della mia generazione)dato che secondo me non c è solo al crisi finanziari ma c è anche una crisi di uomini". 3) "A Stradella devo dire siamo fortunati tutto sommato, attività come la nostra riescono a sopravvivere; diciamo che c è sempre un po di movimento. L'unica cosa che possiamo fare è tentare di distinguerci e darci da fare senza farci la guerra a vicenda dato che in questi anni è sempre successo". Erald Danaj titolare di un bar 1) "Faccio questo lavoro e sono nel settore da 15 anni". 2) "La crisi purtroppo non ancora del tutto alle spalle ma i primi segnali di ripresa sembrano arrivare, sfortunatamente procedono molto lentamente". 3) "Stradella è una realtà molto viva. Vorrei che si potesse organizzare qualcosa con tutti i commercianti per dare un contributo ulteriore a questa città e far arrivare molte più persone da fuori. Valorizzare la città con iniziative che attirano l'attenzione sicuramente migliora non solo il nome di Stradella ma anche le attività che ne fanno parte".


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STRADELLA

stradella: 300 FIRME CONTRO LA CHIUSURA DELL'ASILO NIDO COMUNALE

"Non tutti possono permettersi un asilo nido privato"

Luca Truddaiu

di

Edoardo Depaoli

Una breve intervista al responsabile della delegazione Stradella-Broni di Azione Democratica Luca Truddaiu che si occupata della questione riguardante la chiusura dell'asilo nido a Stradella. Di cosa si occupa la vostra associazione e come mai avete deciso di crearla? “La nostra è una associazione politica giovane in tutti i sensi, siamo nati un anno e mezzo fa a Pavia e siamo presenti da qualche mese a Stradella e a Broni.

La nostra intenzione è quella di portare le persone a ragionare con obiettività superando le barriere ideologiche attuali, quindi portiamo avanti iniziative che secondo noi sono appunto di buon senso, nostre o di altri, non ci importa da chi provengano, siano essi di destra o di sinistra. Gli estremisti non li consideriamo proprio. Inoltre ci definiamo di estrazione civica perché è stato fondato ed è per la maggior parte composto da cittadini”. La vostra iniziativa principale riguarda la raccolta firme contro la chiusura dell'asilo nido comunale a Stradella. Quante firme avete raccolto? “Con la nostra petizione abbiamo raccolto più di 300 firme tra banchetti, genitori e volontari che credevano nella nostra iniziativa. Per quanto concerne l'asilo con la nostra petizione abbiamo raccolto più di 300 firme tra banchetti, genitori e volontari che credevano nella nostra iniziativa”. Cosa chiedete all’amministrazione comunale? “Chiarezza. La chiusura dell'asilo nido comunale di Viale F.lli Cervi è ormai certa per motivi burocratici e amministrativi, di ciò ne prendiamo atto. Sta di fatto che non ci sono state novità dall' ultimo consiglio comunale di febbraio se non erro. La posizione dell'amministrazione comunale non è chiara perché contraddittoria in vari pezzi sulla stampa e non”. Che impatto avrebbe sulle famiglie la chiusura dell'asilo nido di Viale F.lli Cervi? “Prendiamo atto anche che ad oggi c'è solo un asilo convenzionato con il comune e nessun altro asilo

nido del piano di zona. Le famiglie di questo possono risentirne in termini logistici e pecuniari. Logistica e pecuniaria sono collegati in questo caso perché alcune famiglie, in base alle proprie disponibilità economiche sceglierà l'asilo più conveniente, ma non è detto che la domanda sia soddisfatta dagli asili nido privati esistenti a Stradella proprio perché hanno tariffe superiori. È chiaro che una famiglia che sceglie un servizio erogato dal pubblico il quale prevede una tariffa relazionata ai parametri ISEE è perché ha instabilità o difficoltà economiche tali da non potersi permettere di pagare cifre superiore a quanto possono permettersi. Quindi problema uno: disagio economico e rischio di non trovare una sistemazione per il bimbo. Problema logistico: è strettamente legato alla questione economica. L'asilo nido privato che potrebbe permettersi una famiglia in difficoltà potrebbe essere troppo distante da casa e per motivi lavorativi o di trasporto (non tutti hanno due auto ed i mezzi pubblici solitamente non coprono a pieno le tratte per paesini) non possono raggiungerlo. Infine, ripeto che non si sa ancora nulla. Aspettiamo così come i genitori e le persone che ci hanno supportato degli aggiornamenti sulla situazione”. Come si sta evolvendo la situazione? “Nell'ultimo consiglio comunale si è discusso il nuovo regolamento per i benefici alle famiglie in difficoltà, potrebbe subire modifiche e non c'è ancora nulla di ufficiale per quanto riguarda eventuali convenzioni con asili privati di Stradella”.


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Maggi non ha portato modifiche sostanziali alla struttura della città

di

Oliviero Maggi

Nessuna modifica rilevante alla struttura della città. E’ netto il giudizio del consigliere comunale di Prima Stradella, Dino Di Michele, sui primi due anni della giunta guidata da Piergiorgio Maggi. Di Michele lamenta una scarsa attenzione in tanti ambiti della vita della città, in particolare quello della sicurezza e delle frazioni. Inoltre sottolinea una scarsa valorizzazione di figure nuove e giovani all’interno della maggioranza. Di Michele è impegnato anche con le elezioni e le trattative interrne al centrodestra. Un bilancio di questi primi due anni di giunta Maggi. "Due anni di amministrazione Maggi non hanno portato modifiche sostanziali alla struttura della città, non hanno dato spinte propulsive migliorative nei diversi ambiti di interesse al cittadino, il lavoro, il commercio, la viabilità, le opere. Praticamente si è svolto solo l'ordinario pur con ritardi e fatica, molto spesso su sollecitazione delle opposizioni e dei cittadini, si deve dare atto al sindaco di una presenza continuativa e costante ma data la pluridecennale esperienza nei diversi ambiti del 90% degli assessori è inspiegabile come non vogliano stimolare la città. Questa maggioranza ha al suo interno alcune nuove figure che a mio avviso non vengono assolutamente valorizzate come dovrebbero, mentre il potere è concentrato nelle mani dei soliti noti che dà 30/40 anni governano Stradella e gli risultava facile quando l'economia generale dava ampia disponibilità di risorse, mentre oggi che le risorse sono scarse e praticamente non si vede nessuna incidenza reale sulla vivibilità stradellina”. Quali sono, a suo parere, le mancanze più gravi dell’amministrazione comunale?

“Per la mia esperienza amministrativa posso dire che non si può prescindere dalla riorganizzazione della macchina comunale, che ha al suo interno alcune professionalità di valore che devono essere considerate maggiormente, dando la giusta valorizzazione a coloro i quali sono capaci professionale e disponibili con l'utenza. Serve poi una spinta alla creazione o agevolazione di nuovi posti di lavoro ma non in numeri di massa, da annuncio giornalistico, ma piccoli numeri che diano reale lavoro ai giovani e meno giovani stradellini che hanno perso o mai trovato un lavoro, garantendo le tutele giuste e necessarie oltre che uno stipendio congruo e stabilità Che può dare le basi per la creazione di un futuro e conseguentemente un progetto di vita il quale porta poi ad investimenti nell'edilizia, nei servizi, nel commercio in tutto ciò che porta nel circuito virtuoso lo sviluppo dell'economia del benessere comune”. Problema della sicurezza, soprattutto nelle frazioni. Quali interventi bisognerebbe avviare? “La sicurezza a Stradella come in ambito provinciale regionale è una questione da tenere in grande considerazione. E’ fondamentale un maggior presidio del territorio anche a piedi; ringrazio il forte impegno delle forze dell'ordine che pur con scarse risorse di personale si presta in ogni modo, ma non basta. Serve una prossimità differente, il pattugliamento a piedi delle vie centrali e di tanto in tanto anche nelle frazioni al fine che i cittadini possono interloquire e comunicare informazioni e avere nella divisa un riferimento sicuro. Fondamentale è la manutenzione stradale e l'illuminazione, annoso problema che dalla periferia al centro vede innumerevoli punti bui e pericolosi perché sappiamo bene che dove c'è oscurità

Dino Di Michele

STRADELLA

La sicurezza è da tenere in grande considerazione

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c'è timore. Il piano illuminazione doveva partire già tempo fa, ma ad oggi non si è ancora visto l'inizio del nuovo cambiamento. Pensiamo anche al numeroso gruppo di richiedenti asilo che uniti a colori quali giungono ogni mattina con il treno per questuare danno nella popolazione un senso di insicurezza e dubbio su ciò che potrà avvenire in futuro”. A giugno alcuni Comuni dell’Oltrepò orientale andranno al voto. Forza Italia, di cui lei è referente locale, come ha affrontato questa importante scadenza? “I Comuni che andranno al voto hanno, quasi nella totalità, trovato la sintesi migliore che i cittadini potessero auspicare in ambito civico di centro destra, con la ricandidatura di sindaci uscenti che nel tempo hanno lavorato bene ed in altri casi nuove forme di coalizione con figure di spicco e di capacità come a Broni. In ogni Comune al voto si è sempre cercata la sintesi migliore tra le diverse forze politiche di centro destra, in alcuni casi è stato possibile e in altri no, quasi sempre le divisioni sono frutto di personalismi, che nulla hanno a che vedere con la politica ed i partiti, facendo non il bene il male della buona politica. Non voglio pensare ad altre motivazioni che queste. Devo però dare atto a tutte le diverse componenti zonali e provinciali di Fratelli D'Italia, Lega Nord di una positiva e fattiva collaborazione volta al bene comune, all'interesse delle diverse realtà particolari sulla scia del bisogno dei singoli cittadini per differenze di bisogno”.


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GOLFERENZO: dalla regione STANZIATI 100.000 EURO

di Alessandro

Marchese

Nella parte orientale dell’Oltrepo e circondato dai vigneti e dalla natura sorge il Comune di Golferenzo guidato dal giovane Sindaco Claudio Scabini. Lo abbiamo incontrato per fare un bilancio di metà mandato e per parlare della situazione in cui giace l’intero territorio. Le problematiche che sono emerse sono quelle di tutti i comuni di piccole dimensioni che devono far fronte ai tagli del Governo e allo spopolamento. Un grosso problema che affigge il suo, come altri comuni di collina, è sicuramente il dissesto idrogeologico. Regione Lombardia ha destinato 100 mila euro al suo Comune per porre rimedio ai versanti franosi. Come vi state muovendo per la messa in sicurezza del vostro territorio? "Da anni si verificano movimenti della sede stradale in frazione Casa Pegorini, principale via di collegamento al centro del paese. Dopo molte segnalazioni da part6e dei cittadini, abbiamo deciso di sollecitare Regione Lombardia ad aiutarci economicamente. Dopo poco tempo, su proposta dell'assessore regionale Viviana Beccalossi, sono stati stanziati finalmente fondi per L'Oltrepò, fra cui 100.000 euro al nostro comune. In questo modo abbiamo potuto risanare l’intero versante interessato dalla frana". Per monitorare le frane avete messo in campo i volontari del gruppo di Protezione Civile e questa è sicuramente un’iniziativa positiva. Cosa ne pensa? "Prima di iniziare il mio mandato da sindaco ero volontario attivo del gruppo intercomunale Alta Valle Versa e quindi ho particolarmente a cuore questo tipo di iniziative. Oggi in veste di primo cittadino e presidente dell'Unione dei Comuni credo fortemente in questo gruppo e sono entusiasta del loro lavoro. Va dato loro merito che nel momento del bisogno sono sempre in prima fila e quando uno dei comuni ha una necessità non si tirano indietro. Il lato positivo è che a farne parte siano per lo più giovani che hanno molta voglia di darsi da fare per il nostro territorio. La speranza è che si possa continuare a percorrere questa strada per ppoter crescere ulteriormente". Nonostante Golferenzo sia un piccolo comune, state comunque compiendo opere onerose per quanto riguarda i lavori pubblici. Di cosa si tratta? "In questi giorni abbiamo iniziato un lavoro molto importante su una strada comunale che, non solo è l'unica via di accesso ad alcune frazioni, ma è anche un importante via di comunicazione con la confinante Regione Emilia Romagna. L'intervento consiste nella costruzione di un muro di sostegno e nel ripristino della carreggiata danneggiata anch’essa da una frana. Un altro intervento importante che stiamo portando avanti insieme alla Provincia è il rifacimento dell'asfalto su un tratto di strada di loro competenza notevolmente dissestato dalle ultime piogge". E invece in ambito turistico quali sono i programmi per l’estate? "Come tutti gli anni Golferenzo presenta il suo calendario ricco di eventi promossi dall'associazione SaXbere.. Mi sento di poter dire che, anche al di fuori dei giorni di festa, Golferenzo propone il suo suggestivo centro storico e una ricca rete di ristoranti, agriturismi, bed&breakfast e aziende vitivinicole di alto livello dove poter degustare i nostri prodotti". Da diversi anni fate parte dell’Unione dei Comuni

l'anello di congiunzione fra piccoli comuni come il nostro e la Regione. A questo va aggiunto che a livello regionale l'Oltrepò non ha grande rappresentanza politica e quindi saremo indeboliti ulteriormente. Speriamo che si possano trovare le misure adeguate per gestire un territorio afflitto da diversi problemi". In un’ottica di incertezza e instabilità non è neanche facile per un’Amministrazione fare progetti a

Claudio Scabini

dell’Alta Valle Versa. Come procedono le cose? E’ ancora forte la collaborazione con gli altri comuni? "È ormai da 16 anni che facciamo parte dell'Unione tant’è che fummo una delle prime costituite in Regione Lombardia. Ad oggi purtroppo i contributi erogati a favore dell'Unione si sono dimezzati rispetto ai primi anni perché la crisi si fa sentire anche in questo campo, in ogni caso riusciamo a fornire alcuni importanti servizi alla cittadinanza che pochi comuni hanno la forza economica per poterli erogare. Per quanto riguarda la collaborazione con Volpara e Montecalvo Versiggia, si cerca sempre di aiutarsi l'uno con l'altro per garantire il meglio ai cittadini visto che tutti i servizi li gestiamo in forma associata". Cosa ne pensa dello “smembramento” delle provincie? Può essere dannoso per quei piccoli paesini come Golferenzo e per l’Oltrepo in generale visto la debolezza politica di questo territorio? "Siamo come all'8 Settembre del 1943 quando, dopo la firma dell’Armistizio non si sapeva quale sarebbe stato il destino della nazione. Ci troviamo oggi in una situazione analoga siccome è una fase transitoria fitta di dubbi e incertezze. Quello che è certo è che verrà sicuramente a mancare

VAL VERSA

Claudio Scabini: " Ci risulta quasi impossibile fare progetti a lungo termine"

medio-lungo termine, è d’accordo? "In effetti la situazione economica e politica non aiuta di certo noi amministratori locali visto che i primi ad essere penalizzati sono i comuni di periferia. Ci risulta quasi impossibile fare progetti a lungo termine perché i contributi che di volta in volta riusciamo ad ottenere vengono diminuiti anno dopo anno. Potrei dire che in queste condizioni non è neanche tanto facile riuscire a mantenere ciò che è già stato fatto in anni passati duranti quali i trasferimenti che si percepivano dallo Stato sembrano una favola confronto a quelli attuali. Vogliamo comunque cercare di fare qualcosa di positivo per onorare i nostri elettori e per questo stiamo valutando vari progetti. In primis ci sarebbero il recupero di una parte del centro storico e la riqualificazione dell'impianto di illuminazione pubblica a led. Ci tengo a sottolineare che tutto questo lo porteremo a compimento compatibilmente con le risorse a nostra disposizione". E’ ancora presto per dirlo ma sta già pensando ad una sua ricandidatura? "È ancora troppo presto per fare progetti e non ci ho ancora pensato sinceramente. È una bella esperienza, ma che richiede tempo e sforzi. Al momento mi ritengo soddisfatto di ciò che ho fatto insieme alla mia amministrazione e sono sicuro che ci sono margini di crescita".


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LA MULTIETHNICS SRL HA RILEVATO L’HOTEL CASTELLETTO E OSPITA I PROFUGHI

Lo Verso:"Dei profughi non importa niente a nessuno" di

Christian Draghi

I primi 6 profughi sono già a Castelletto di Branduzzo ma ne potrebbero arrivare altri 30, o forse 70 se non addirittura 150, mentre cresce l’impressione che dietro la gestione di questo flusso migratorio si nasconda un vero e proprio business. Una nuova società, la Multiethnics Srl, costituita lo scorso febbraio con sede a San Giuliano Milanese, ha rilevato a marzo l’Hotel Motel Castelletto, proprio sul confine con il territorio comunale di Bressana Bottarone. Con un capitale sociale di 10mila euro, ha come amministratore unico Luca Rovati, classe ’76 e consigliere comunale di Zenevredo, che condivide la proprietà con la 19enne di origine danese Yana Agalja Borsotti. La Multiethnics si è offerta di ospitare gli immigrati aderendo al bando della Prefettura dichiarando 320 posti disponibili. Un’operazione che non è piaciuta al sindaco di Castelletto di Branduzzo Antonino Lo Verso. Sindaco, come ha saputo che nel suo Comune sarebbero arrivati dei profughi? “Mi ha fatto notare che qualcosa stava succedendo all’Hotel Motel un mio concittadino, che vive proprio accanto alla struttura. Ha notato poche settimane fa un andirivieni strano, persone che spostavano letti e introducevano letti a castello. Si è rivolto a me per sapere qualcosa, io sono caduto dal proverbiale pero e mi sono rivolto al Prefetto”. Che cosa le ha detto? “Ha confermato che sarebbero arrivati dei profughi, inizialmente si parlava di 150 possibili arrivi, in seguito mi è stato comunicato che almeno nella fase iniziale saranno una trentina”. Nessuna comunicazione ufficiale era stata data al Comune? “Macchè. Ci è stato fatto capire che non siamo tenuti a sapere nulla, che in pratica non sarebbe affar nostro, ma noi siamo amministratori pubblici, siamo stati eletti dai cittadini che a noi chiedono conto di ciò che accade e per questo dobbiamo dare loro risposte. Cosa che al momento è difficile dato che ci tengono all’oscuro di tutto. Questo è assurdo e ho già dato mandato ai miei legali per capire in che modo si possa agire, anche presso il Ministero stesso, per far valere quello che è un nostro diritto”. Cosa sa dirmi della nuova società che ha rilevato l’Hotel Motel? “Che è una società neonata, creata credo ad hoc per gestire strutture di accoglienza. La mia impressione è che si tratti di un business, tra l’altro su cui si è scelto di investire a botta sicura: chi avrebbe fatto un investimento del genere senza sapere con certezza prima di poter poi ospitare degli immigrati?”. Ha parlato con un responsabile? “Sì, mi è stato detto che hanno ordine dalla Prefettura di non fornire informazioni a nessuno!” Quante persone può ospitare l’Hotel Motel? “68, ma solo per dormire. Era una struttura utilizzata più che altro dalle coppie per appartarsi, non è fornita dei servizi che servono per poter prendere parte al bando di concorso della Prefettura”. Quali sarebbero questi servizi?

Antonino Lo Verso

“Per poter ospitare profughi le strutture devono mettere a disposizione un’area ricreativa, palestre e attrezzature sportive e per il tempo libero, un certo numero di metri quadrati destinata alla mensa a seconda del numero degli ospiti, una lavanderia… tutti requisiti che la struttura non possedeva”. Hanno fatto richiesta al Comune per opere di adeguamento? “Non ne è pervenuta alcuna, e non intendo concederne. Quell’Hotel per quanto mi riguarda può ospitare 68 persone e solo per dormire. Qualsiasi altro utilizzo è improprio”. Qual è il suo timore? “Che si tratti di una speculazione sulla pelle dei profughi. Un po’ tutto questo flusso migratorio è gestito come un business. Le società o gli alberghi che li ospitano guadagnano dai 30 ai 35 euro al giorno per ogni persona ospitata, cui devono una diaria che va dai 2,5 ai 7,5 euro. Devono offrirgli pasti caldi, vestiti e una scheda telefonica al loro ingresso. Però poi non c’è prospettiva se non quella di farli giocare un po’ a calcetto o sfruttarli per lavori utili in paese. Vengono abbandonati a loro stessi e per forza di cose il rischio che creino disordine esiste”. Dal punto di vista della sicurezza avete chiesto qualcosa al Prefetto?

“Sì, abbiamo chiesto se ci fosse l’intenzione di potenziare la caserma dei carabinieri di Bressana cui noi facciamo riferimento, ma la risposta è stato un sorriso amaro. Nulla cambierà”. Quando si parla di immigrazione si scade spesso nei luoghi comuni. Crede che ci sia, se non razzismo, almeno una forma di preconcetto nei confronti di questo fenomeno che ormai è diffuso ovunque a larghissima scala? “Nella mia vita ho portato aiuti umanitari nel mondo. Il razzismo è assolutamente lontano da me. Il problema è che di queste persone fondamentalmente non importa niente a nessuno, sono una speculazione per pochi. Quello che fa rabbia è che come sindaco non posso aiutare i miei concittadini bisognosi che sono in numero sempre crescente. Siamo un paese di 1.038 abitanti e in molti hanno bisogno di una mano. C’è chi non riesce a pagare l’affitto e chi dormiva in macchina. Il patto di stabilità ci impedisce di spendere, non possiamo investire nulla di quello che abbiamo poi però si versano 35 euro al giorno a chi gestisce questi profughi. Mi piacerebbe mi offrissero la stessa cifra da impiegare per aiutare i miei concittadini, quello sarebbe equo. Non è questione di razzismo, bisogna smettere di esasperare la gente se non si vogliono creare scontri”.


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IL SINDACO DI BRESSANA CRITICA LA GESTIONE DELL’IMMIGRAZIONE

di

Christian Draghi

Da Castelletto di Branduzzo a Bressana Bottarone la distanza è breve, meno di un tiro di schioppo. Per forza di cose un evento importante come l’arrivo dei profughi all’Hotel Motel Castelletto non può non interessare il comune attiguo. Ancor più se la struttura in questione è talmente sul confine da poter essere considerata una sorta di “enclave”. Il sindaco Maria Teresa Torretta non fa drammi, mira a contenere l’allarmismo e a tenere calmi gli animi, ma invita ad alcune riflessioni: siamo in grado di integrare i nuovi arrivati? E soprattutto: esiste davvero questa volontà da parte delle persone che gestiscono le strutture di accoglienza, oppure si mira solo al denaro con cui viene finanziato il loro soggiorno? Sindaco come vive l’arrivo di questi profughi di cui poco o nulla si sa? “Lo accetto, avere paura e creare dei muri non serve e non aiuta. Il punto è che non mi piace la metodologia che sta dietro la gestione di questo fenomeno”. Cosa non la convince? “Il fatto che non si pensi a come gestire queste persone una volta arrivate. E’ stata costituita una società appositamente per usufruire dell’Hotel Motel Castelletto, ma non mi risulta che si sia pensato di rivolgersi a del personale specializzato che si occupi poi effettivamente di creare per queste persone un vero percorso che porti all’integrazione”.

Si riferisce a figure come educatori professionali, o assistenti sociali? “Parlo di qualcuno che sappia come operare in quel settore. Arrivano persone che non parlano la lingua, hanno religioni e usanze diverse, non basta farle dormire e dar loro da mangiare, o farli giocare a pallone per integrarli. In realtà però qui si pensa solo a quella parte, perché è quella che fa guadagnare 30-35 euro al giorno. Con il rischio che queste persone poi vengano abbandonate a loro stesse”. Il Comune potrebbe assegnare loro dei lavori utili? “Magari piccole cose come la pulizia delle strade, ma non basta. Non è questa l’integrazione. E noi come Comune non possiamo certo sostituirci in questo a chi invece prende soldi, e tanti, per ospitare queste persone”. Lei come ha saputo dell’arrivo dei profughi? “Un mio cittadino, un dipendente della società che prima gestiva il Motel Hotel, mi ha detto che era stato licenziato perché subentrava una nuova società e l’utilizzo del Motel cambiava”. Ha timori per la sicurezza? “Le paure a volte sono inconsce, se non esagerate e ingiustificate. Si creano fantasmi dove non ci sono, come quando poco tempo fa qualcuno mi ha telefonato allarmato per aver visto quattro pullman arrivare e poi si trattava dei tifosi dell’Alessandria che andavano in trasferta a Pavia! Se c’è il rispetto delle regole

LUNGO IL PO

“Vogliamo sapere quali sono i diritti e i doveri di queste persone”

non ci sono problemi”. Prenderete qualche contromisura sempre in materia di sicurezza? “Faremo una convenzione con il comune di Castelletto per permettere alla nostra polizia locale di poter operare anche in quel Comune, che altrimenti ne sarebbe sfornito. Si tratta però di una piccola cosa, perché abbiamo solo quattro vigili che già devono operare su quattro comuni. Quello che faccio è rivolgere un appello ai miei cittadini affinché si instauri una collaborazione positiva, una sorta di ‘controllo sociale’ su queste persone, per garantire che ci sia un rispetto di comportamenti e regole basilari per la convivenza, pur senza l’intenzione di creare alcun muro”. Crede che ci siano preconcetti nei confronti dei profughi? “Personalmente posso dire che comprendo le ragioni di queste persone, che arrivano da situazioni davvero difficili. Si parla sempre di fuga dalla guerra ma non è solo quello, ci sono altri pericoli da cui si fugge come regimi, discriminazioni, traffico d’organi o estrema povertà. Chi arriva qui sono per lo più giovani, su cui le famiglie hanno magari investito tutto quello che avevano per provare a garantir loro un futuro. Il nostro compito è quello di garantire il rispetto reciproco”.

IL COMITATO SPONTANEO DI BOTTARONE CHIEDE CHIAREZZA: "non siamo razzisti"

“Vogliamo informazioni sicure e regole da rispettare” di

Christian Draghi

Appresa la notizia che un gruppo di profughi avrebbe alloggiato all’Hotel Motel di Castelletto di Branduzzo, un gruppo di residenti della frazione Bottarone del comune di Bressana si è riunito in un comitato spontaneo. Ad animarlo è il portavoce Stefano Bottazzi. “Non si sapeva quando sarebbero arrivati, quanti saranno, siamo all’oscuro di tutto” spiega, “e la preoccupazione maggiore riguarda l’impatto sociale che l’arrivo di queste persone potrà avere su una piccola frazione come Bottarone, che conta solo 400 abitanti”. Qual è lo scopo del comitato e che cosa chiedete? “Siamo un gruppo di semplici cittadini riunitisi spontaneamente, quello che vogliamo è sapere, perché quando le cose non si conoscono allora nascono i problemi e le paure. La prima cosa che chiediamo è sapere il numero degli immigrati che arriveranno. Sembra un terno al lotto, c’è chi dice 30, chi 60, chi 150. In secondo luogo ci interessa il discorso relativo alla sicurezza in paese”. Quali sono i vostri timori? “Vogliamo sapere quali sono i diritti e i doveri di queste persone, in modo che, una volta appurato cosa possono fare e cosa devono fare noi possiamo controllare ma anche aiutare, perché no. Quello che non vogliamo è trovare persone che vagano per il paese senza meta, magari di notte, che fanno accattonaggio

o che creano qualsiasi sorta di problema o disagio. Chiediamo anche di essere informati sulla situazione sanitaria di quelli che arriveranno: sono controllati dal punto di vista medico? C’è la garanzia che non abbiano malattie? Vorremmo poi sapere anche a quale religione appartengono, abbiamo una chiesa qui in paese e siamo aperti al dialogo”. Crede ci siano dei preconcetti intorno a questo fenomeno migratorio? Qual è la sua impressione? “Ci tengo a sottolineare che non siamo assolutamente razzisti come qualcuno ha detto, a noi sta a cuore soltanto salvaguardare la serenità della vita in paese. Chiediamo di essere informati in modo preciso, una volta che sia garantito il rispetto reciproco noi siamo più che disposti a collaborare in svariati modi. Riguardo al fenomeno in sé mi sembra che sia diventato un modo per speculare. C’è chi si arricchisce e non poco accogliendo questi immigrati”. Il sindaco ha rivolto un appello a non lasciarsi prende dalla paura e alla collaborazione attiva per una sorta di “sorveglianza sociale”. Siete quindi disponibili? “Come detto siamo più che disposti a collaborare con i sindaci. Il Prefetto deve però sapere che siamo tranquilli e disponibili fino a che saremo trattati in modo rispettoso da tutte le parti. Se ci vengono dette le cose in modo chiaro e vengono definite delle regole bene, altrimenti non staremo a guardare”. Si parla di affidare lavori socialmente utili ai pro-

Stefano Bottazzi

fughi. E’ d’accordo? “Se lo fanno a gratis ci può stare, altrimenti credo che ci sono tantissimi cittadini italiani che hanno bisogno di lavorare. Io sono uno di loro. Ho quasi 50anni e da due sono disoccupato. Ho pagato le tasse per 30 anni e tra pochi mesi mi scade la mobilità. Capisco che i profughi provengono da realtà critiche, e quando arrivano qui vengono giustamente accolti. Però mi piacerebbe ci fosse un trattamento simile anche nei confronti degli italiani in difficoltà”.


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IL SINDACO USCENTE DI PORTALBERA TENTA IL “BIS” CON L'INCOGNITA QUORUM

Bruni: "Spero che i portalberesi vengano a votare" di

Oliviero Maggi

Pierluigi Bruni tenta il bis come sindaco di Portalbera. Nei giorni scorsi il primo cittadino ha presentato la lista “Una Nuova Portalbera” che lo sosterrà alle elezioni del prossimo 5 giugno. Questi i 10 candidati: Mariangela Rovati, Maurizio Gramegna, Andrea Brigada, Roberto Bonacina, Mauro Pernice, Piero Magnani, Guido Contini, Lorella Brigada, Simona Bozzarelli, Cristina Covini. La lista di Bruni è l'unica in competizione ed è per questo che sulla consultazione pesa l'incognita del quorum: se la lista non otterrà il 50% + 1 delle preferenze, il sindaco sarà dichiarato decaduto e arriverà un commissario. È per questo che il sindaco lancia un appello ai suoi concittadini perché partecipino alle votazioni. Intanto Bruni presenta il suo programma elettorale, con al centro la sicurezza stradale, il sostegno alle scuole e alle associazioni che operano in paese. Sindaco Bruni, come sono stati questi cinque anni alla guida di Portalbera? "Sono stati anni difficili, durante i quali non è stato complicato solo amministrare con pochi soldi, ma anche districarsi tra i mutevoli indirizzi del governo centrale che si aggrappa ai tagli alle amministrazioni locali nel tentativo di recuperare sprechi strutturali che hanno poco a che vedere con i piccoli Comuni. Patto di stabilità, trasferimenti statali, Imu, Ici, Irpef ed altri balzelli e vincoli sono stati più volte oggetto di modifiche e ritardi applicativi, complicando in maniera quasi insostenibile la vita degli amministratori e degli impiegati comunali. Tale situazione ha avuto come conseguenza una notevole incertezza nelle possibilità economiche e di bilancio disponibili, limitando di fatto lo spazio di azione dell'amministrazione e costringendo i responsabili dei servizi comunali a lavorare con scarsa serenità e inutili extra carichi di lavoro". Nonostante questa situazione, quali interventi siete riusciti a portare a termine?

"È evidente che i lamenti non servono a nulla. Per questo in questi cinque anni l'amministrazione uscente, con un'azione sinergica di maggioranza e minoranza, è riuscita a realizzare azione e opere importanti. Tra queste, sicuramente, la manutenzione e il miglioramento degli impianti fognari, l'installazione di nuove telecamere di videosorveglianza e il rifacimento dell'asfalto e dei marciapiedi in diversi punti del paese. Abbiamo poi realizzato il reticolo idrico minore, grazie ad un finanziamento di Aipo, e rimosso tutto l'amianto presente sulla copertura del cimitero. Inoltre è stata migliorata l'illuminazione pubblica, utilizzando la nuova tecnologia a led, che consuma un terzo rispetto alla tecnologia tradizionale. Questo risparmio ha consentito di portare a termine l'operazione di ammodernamento dell'intero sistema". Di quali altri progetti conclusi si sente particolarmente orgoglioso? "Abbiamo ampliato la sezione nido e la sezione infanzia della scuola materna, oltre ad avere acquistato nuovi arredi per l'asilo. Inoltre abbiamo garantito per tutti e cinque gli anni il doposcuola gratuito per le scuole elementari. Sul fronte del sociale, poi, siamo sempre stati un punto di riferimento e ci siamo prodigati, nei limiti delle possibilità e delle regole, ad offrire sostegno ai cittadini che si sono trovati in situazioni di disagio economico. Abbiano inoltre garantito l'erogazione di contributi alle associazioni che operano in paese. Sul fronte culturale, infine, abbiamo ristampato il volume “La parlata di Portalbera” del glottologo Luigi Heilmann, che ha un valore inestimabile per Portalbera e i portalberesi per il mantenimento delle nostre tradizioni linguistiche”. Veniamo ora al programma elettorale che sottoporrete ai cittadini in vista delle elezioni di giugno. Quali sono le priorità? "Il nostro programma sarà incentrato in particolare sulla sicurezza stradale. Vogliamo cercare di rallentare la velocità delle automobili sia in entrata da Stradella che in centro al paese. Stiamo pensando ad installazione di dossi sulle strade comunali e cercheremo di parlare con la Provincia per le strade di sua competenza.

Pierluigi Bruni

Inoltre sarà realizzata nuova segnaletica orizzontale e termineremo le asfaltature previste nel programma. Tra i punti più importanti, inoltre, la sistemazione del centro sportivo e nel campo giochi e l'impegno continuo nel monitoraggio dell'amianto e nelle campagne di sensibilizzazione per la bonifica e lo smaltimento". Quali altri progetti avete in cantiere? "Vogliamo ampliare la scuola primaria, ricavando nuovi spazi nel cortile e su una balconata; inoltre vogliamo mantenere il servizio gratuito del doposcuola. Con le scuole, inoltre, vogliamo organizzare seminari sulla fauna e flora delle nostre zone, per far conoscere ai ragazzi il mondo che li circonda. Nel programma non manca, poi, il sostegno e soccorso in ambito di assistenza sociale, il sostegno alle associazioni del nostro territorio, la Pro loco e la Portalberese, e una maggiore attenzione verso il gruppo di Protezione civile. Da non dimenticare anche l'aspetto turistico, con la collaborazione con la motonave “Beatrice” per escursioni sul Po". Sindaco Bruni, a meno di sorprese dell'ultima ora, la sua sarà l'unica lista in campo. E se non raggiungerà il 50% scatterà il commissariamento. È preoccupato per questa eventualità? "I cittadini si disinteressano della politica e ormai non c'è più nessuno che vuole fare il sindaco, perché è diventato un compito impossibile. I portalberesi sono molto attenti alle scadenze elettorali e quindi spero non ci siano problemi. Mi auguro che sia così anche per i nuovi arrivati. Di certo il ponte e il voto in un'unica giornata non aiutano".


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OLTREPO PAVESE: 77 COMUNI, 10 AMMINISTRATI DA SINDACI DONNA

di Alessandro

Marchesi

e Vittoria

Pacci

Cresce la presenza delle donne in politica, ma ancora lunga è la strada per arrivare a un’effettiva parità. Scorrendo i numeri in Oltrepò Pavese sono appena dieci i sindaci donna alla guida di uno dei 77 Comuni del nostro territorio, circa il 13%. Al di là di ogni considerazione sulle quote rosa, non ci piace fare una distinzione di sesso, o che la partecipazione sia imposta per forza. Bisogna considerare se una persona è valida o meno, ognuno deve dimostrare quello che vale a prescindere che sia uomo o donna. Alle dieci donne sindaco dell'Oltrepò pavese abbiamo voluto porre alcune domande sul loro ruolo di donna e di sindaco, otto di loro ci hanno risposto con franchezza. 1) Nel suo ruolo istituzionale ha incontrato difficoltà per il fatto di essere donna? 2) In Oltrepo Pavese ci sono 78 Comuni solamente 10, il 13%, hanno un Sindaco donna, una percentuale bassa, secondo Lei come mai? 3) Il suo essere donna ha influenzato le sue scelte in qualità di primo cittadino? 4)Con le sue “colleghe” dell'Oltrepò ha un rapporto di collaborazione? 5) Quali sono le iniziative e/o le proposte attuate nel suo comune che più’ sono “attente” alle donne? Maria Teresa Torretta Sindaco di Bressana Bottarone 1)“No, al limite qualche sorriso e cortesia in più. Capita, talvolta, di trovarmi di fronte interlocutori che, abituati a donne con assessorati tradizionalmente “femminili” quali i servizi sociali o l’istruzione, fanno inizialmente un po’ fatica a discutere su temi quali l’urbanistica e i lavori pubblici, fognature, strade e opere da realizzare tipici delle deleghe da me tenute. In ogni caso ho ritenuto che, sin dall’inizio, l’appartenenza di genere dovesse essere evidenziata anche nella firma: i documenti da me firmati escono con la dicitura La Sindaca”. 2)“Non credo che sia sfiducia nell’operatività e nella capacità delle donne. Vi è, da una parte, una tradizione certamente ancora collegata alla figura maschile, dall’altra la tendenza al passaggio a nuove figure, nello specifico anche femminili, rimangono ancora collegate alle radici familiari delle piccole comunità che insistono nel territorio oltrepadano. Le dimensioni di queste comunità possono essere ostacolo a un rinnovamento non solo generazionale ma, in qualche misura, anche appunto di genere. Nel nostro comune siamo un po’ controtendenza, una sindaca donna, due assessore e ben il 50% di consigliere della maggioranza, compresa una signora somala”. 3)”Più che le scelte di mandato il fatto di essere donna può aver influenzato le modalità di comportamento dell’essere prima cittadina: più disponibilità all’ascolto, la facilità di capire le difficoltà che ciascuno incontra nella sua vita, poi, il fatto di essere figlia, moglie, mamma e nonna riesce a farmi intuire quei piccoli atti che facilitano la vita di tutti i giorni. Si riescono a cogliere, così, quelle sfumature della vita che sono però importanti: gli spazi per socializzare, l’attenzione all’ambiente, dal parco giochi alla salute, l’aiuto alle fragilità con un

Maria Teresa Torretta

Francesca Panizzari

rapporto di parità senza carità spiccia”. 4) "Non capita spesso di incontrarci se non in veste ufficiale in qualche ricorrenza e durante iniziative quali convegni. In quelle occasioni siamo più concentrate a risolvere i nostri problemi amministrativi, esattamente come per i sindaci maschi: forse può esserci una piccola differenza, cioè, un pragmatismo più pungente”. 5)“Non esiste una programmazione più attenta alle donne, in questo momento. Tutti gli interventi e le iniziative che facciamo cercano di rendere agevolati i percorsi di “pari opportunità” senza una esclusiva femminile. Agevolare gli orari dei servizi, aprire uno sportello migranti, attivare un cineforum, uno spazio teatro e una ludoteca per grandi e piccini, dare spazio alla creatività femminile, offrire opportunità di socializzazione nelle feste locali e a capodanno anche alle persone sole, ecco, credo che queste siano alcune delle risposte che come amministrazione possiamo dare che far si che chiunque, e ancora di più le donne che poco hanno avuto finora, abbia la possibilità di una migliore qualità di vita”. Francesca Panizzari Sindaco di Canneto Pavese 1)”Fortunatamente non mi è mai capitato di inciampare in qualche difficoltà di questo genere. Sono contenta per come stiano andando le cose e spero che possano continuare così”. 2)”Probabilmente c’è qualche problema di mentalità siccome non è una zona in cui poche donne sono riuscite ad amministrare. Dal 2009 qualcosa sta cambiando e noto con piacere che la gente, anche qui in Oltrepo, stia aprendo i propri orizzonti e abbattendo qualche pregiudizio. Ora, come dice lei, siamo una decina e questo dato fa molto piacere e auspico una crescita costante”. 3)“No, in nessun caso sono stata influenzata nel prendere una scelta. Ritengo che “l’essere donna” non debba interferire con il ruolo che ricopro”. 4)“Certo che sì. Mi riferisco in modo particolare alla Sindaco di Castana e a quella di Montescano che sono i due Comuni con cui abbiamo formato l’Unione. Fino a qualche anno fa i nostri tre comuni erano amministrati da uomini mentre ora ci sono tre donne alla loro guida e lo ritengo un bel messaggio. Stiamo lavorando bene insieme perché c’è un’ottima intesa. Anche Santa Giuletta e Redavalle hanno sindaci donne che conosco bene e stimo altrettanto”. 5)"L’iniziativa che come Unione dei Comuni stia-

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Otto di loro spiegano il loro essere donna in politica

Maria Pia Bardoneschi

mo portando avanti in favore delle giovani mamme è la “Conciliazione dei tempi e orari”. Si tratta di un progetto inserito nel Piano di Zona di Broni che prevede alcune agevolazioni per le mamme che lavorano. Inoltre, anche se solamente per un anno, abbiamo collaborato con la società che gestisce la mensa scolastica per garantire un doposcuola a tutte quelle mamme che, per motivi di lavoro, non potevano accudire i propri figli. Questa è la dimostrazione che stiamo lavorando e ci stiamo impegnando seriamente per la tutela della mamma e della famiglia”. Maria Pia Bardoneschi Sindaco di Castana 1)“Per la verità non sono mai stata coinvolta in spiacevoli avvenimenti di questo genere. E’ la seconda volta che vinco le elezioni qui a Castana e quindi vuol dire che i miei cittadini hanno fiducia in me e non vedono un problema aver un sindaco donna. Anche con i miei colleghi e con le persone con cui ho avuto il piacere di collaborare non ho mai avuto nessun problema se non qualche opinione diversa come sia normale. Sono contenta che questa esperienza mi abbia fortificato caratterialmente e abbia fatto emergere la mia determinazione”. 2)”Non credo ci siano motivi di mentalità o qualcosa del genere. Credo sia un fatto più dovuto al disinteresse magari o ad un settore che comunque non riesce ancora ad attirare l’attenzione del mondo femminile”. 3)"Senz’altro intercorre una leggera differenza fra il modo di pensare femminile da quello maschile. Ciononostante non credo che questo possa influenzare le mie scelte perché con me in giunta ho due uomini con cui vado molto d’accordo come con il resto della maggioranza e quindi le decisioni le prendiamo di comune accordo". 4)“Ho un ottimo rapporto con le mie colleghe dell’Unione con cui mi sento e lavoro spesso. Con le altre non ho un grandissimo rapporto ma comunque il mio carattere estroverso mi ha permesso di conoscerle”. 5)“La filosofia del mio gruppo è quella di essere completamente imparziali e di non favorire qualcuno a discapito di altri. Abbiamo sempre messo tutti i cittadini sullo stesso piano proprio per non fare discriminazioni. E’ nostra intenzione trattare tutti nel migliore dei modi e quindi, qualora ci siano problemi legati alle donne, interverremo come abbiamo sempre fatto”.


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Da RETORBIDO A MONTESCANO ECCO LE DONNE sINDACO

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Essere donna:"Non ha mai condizionato nessuna mia scelta"

Enrica Brega

Cinzia Carmen Gazzaniga

Enrica Brega Sindaco di Montescano 1)"No, posso dire di non aver mai incontrato nessuna difficoltà da quando sono Sindaco. Quello che mi rincuora è il fatto che lavoro spesso con altri sindaci donna come me. Ammetto che le donne sono un po’ più puntigliose, mentre gli uomini cercano sempre di trovare una mediazione essendo accondiscendenti”. 2)“Sì effettivamente la percentuale è ancora bassa ma credo ci siano motivazioni serie alle spalle di questo dato. Noi donne abbiamo giornate di lavoro intenso: nel mio caso ad esempio, sono impegnata con la mia professione quotidianamente ma riesco a trovare un paio d’ore da dedicare agli affari del

Pierangela Compagnoni

municipio. Finiti tutti questi impegni, alla sera inizio a fare la mamma e la casalinga. Lo faccio molto volentieri sia chiaro, tant’è che sono alla mia quarta legislatura mettendo insieme quelle da consigliere e da vicesindaco, però i sacrifici che faccio rimangono tanti. Credo siano queste le ragioni per un dato così basso”. 3)“No, non ha mai condizionato nessuna mia scelta. Devo dire però che mi è stato fatto notare di essere particolarmente sensibile quando si tratta di risolvere problemi legati alla sfera sociale. Con questo non voglio dire di aver qualcosa in più delle mie colleghe, anzi credo sia una dote di tutte le donne essere sensibili alle problematiche legate ai figli, alla fami-

glia e alla società in generale”. 4)“Come dicevo prima, sono molto contenta che ultimamente si stia cambiando un po’ rotta e anche le donne possano prendere parte all’attività politica. Per quando riguarda i rapporti, posso dire che con le mie due colleghe dell’Unione siano ottimi e di grande stima reciproca. Con gli altri sindaci donna dell’Oltrepo devo dire che ho avuto meno a che fare ma, per quanto le conosca, sono persone in gamba”. 5)“Collaboriamo con il Punto Rosa di Stradella, ovvero uno sportello di consulenza utile ad aiutare tutte quelle donne e quelle famiglie in difficoltà. Per il resto, seguiamo le iniziative del Piano di Zona ma non ho mai voluto far mancare il mio appoggio a tutte quelle donne che si sono rivolte al mio ufficio in cerca di aiuto. Ho sempre cercato di indirizzarle nel posto migliore per trovare una soluzione”.

Cinzia Carmen Gazzaniga Sindaco di Pinarolo Po 1)"Assolutamente no e sono molto contenta di questo". 2)"Difficile trovare una motivazione valida. Probabilmente è colpa di una cultura un po’ arretrata che fa fatica a concepire che una donna possa fare il sindaco. O forse perché le donne hanno più impegni da portare a termine visto che oltre al proprio lavoro e alla famiglia si andrebbe ad aggiungere un ulteriore impegno costante. Le mie sono solo supposizioni ripeto".


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Pierangela Compagnoni Sindaco di Redavalle 1)“Francamente devo dire di non essere mai stata vittima di alcun problema di questo tipo, anzi durante questi anni sono riuscita a relazionarmi in modo perfetto con tutte le persone con cui ho avuto a che fare. Un bel segnale dire”. 2)“Difficile trovare una motivazione perché il filo è sottile e si rischia di esasperare le polemiche. Va detto che storicamente nella zona ci sono sempre stati sindaci di sesso maschile per lo più e quindi noi siamo leggermente messe in secondo piano. Ribadisco che le mie sono solamente supposizioni perché ritengo sia difficile trovare una motivazione sensata a questo fatto”. 3)“Direi di no nel modo più assoluto. In qualità di Sindaco di Redavalle mi sento di dover rappresentare ogni mio singolo concittadino senza fare discriminazioni di sesso. Non voglio essere additata come la femminista di turno”. 4)“Conosco la maggior parte di loro in prima persona perché capita spesso di trovarci ad eventi istituzionali ai quali siamo tute invitate, mentre una piccola parte le conosco meno. Devo ammettere che ho stima e piena fiducia di tutte quante perché i rapporti sono davvero buoni. Di certo con Simona Dacarro ho un rapporto di amicizia più forte siccome i nostri comuni sono confinanti e quindi capita più spesso di lavorare insieme. Credo che la collaborazione sia fondamentale per portare avanti questo lavoro nel migliore dei modi”. 5)“Per quanto riguarda le iniziative a favore delle donne non facciamo niente di particolare siccome le risorse sono poche e non ce la sentiamo di sbilanciarci troppo. Questo mi spiace affermarlo perché nel mio gruppo ci sono ragazzi giovani e che hanno molta voglia di fare anche in questo ambito e quindi è un peccato non fare nulla, però finché non avremo la certezza economica per riuscire a coprire alcuni progetti non ce la sentiamo di rischiare”. Isabella Cebrelli Sindaco di Retorbido 1)“Assolutamente no, anzi i miei colleghi uomini sono molto disponibili e gentili”. 2)“Forse perchè prima c’era più discriminazione, nel senso che c’era pregiudizio verso le donne che volevano intraprendere la strada della politica e le donne stesse non avevano l’intraprendenza per abbattere questo tabù visto che si dedicavano più ai lavori domestici e alla famiglia”. 3)“Assolutamente no, mi sono organizzata ed anche l’aiuto e l’appoggio della mia famiglia mi ha permesso di svolgere al meglio il mio delicato ruolo di Sindaco”.

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4)“Quando ci ritroviamo in riunioni cerchiamo di fare gruppo e sicuramente instauriamo una buona collaborazione per risolvere i vari problemi a cui veniamo sottoposte”. 5)“Nel mio Comune le varie Associazioni sono composte per lo più da ragazze e donne per cui tra le varie iniziative intraprese c’è stata l’organizzazione della festa della Isabella Cebrelli Simona Dacarro donna ed una rappresentazione sulle violenze subite dalle donne stesse”. dialogo, meno litigiosa e accusatoria. A tutti i giovani dico: "Fate Politica, Simona Dacarro coltivate la Democrazia, la Libertà, Sindaco di Santa Giuletta applicate quanto scritto nelle moder1)"Il mio approccio alla vita è volto al valore asso- ne Costituzioni, portate avanti l’idea luto dell’essere umano; poco importa la distinzione che un mondo corretto e non corrotto sia non solo di genere. Quindi anche in questo mio nuovo ruolo possibile ma indispensabile. E, senza discutere del istituzionale non mi sono mai posta la questione… di sesso degli angeli…donne fatte la vostra parte". essere donna. Ancor prima di essere eletta ho cerca- 3) "Non credo. Si ragione e agisce con testa e cuore, to di studiare e capire lo stato di fatto in cui si trova- supportati dal bagaglio culturale e di esperienze, in va il Comune, affrontando i problemi concretamente. un contesto di spazio e di tempo, cercando di otteLa particolare situazione economico-finanziaria, le nere il massimo risultato con le risorse disponibili... cause in corso, il grave problema idrico, il fallimento Se fossi uomo agirei diversamente? Bella domanda! ex-Vinal, i problemi sociali e l’affido di minori mi Non so se riuscirò mai a dare una risposta. Le scelte hanno portato a dover incontrare e conoscere in bre- amministrative sono avvenute affrontando le varie ve tempo molte persone, autorità e dirigenti. Nella realtà, seguendo vincoli di bilancio, cercando di pormaggior parte dei casi ho trovato controparti attente, re grande attenzione ai problemi, alle priorità, alle competenti, disponibili all’ascolto ed anche all’aiu- necessità, ai soggetti in difficoltà ". to. Alcuni frangenti e/o situazioni mi sono apparse, 4)"Lei prima mi diceva che 10 sindaci in Oltrepò invece, poco comprensibili. Non so dirle se ciò possa sono donna. Non lo sapevo, non le conosco tutte peressere dipeso dal fatto di esser donna o piuttosto dal sonalmente. Le Sindache che ho conosciuto mi semfatto che la nostra era un’amministrazione totalmen- brano serie, competenti, preparate, spesso con espete nuova formata da persone mai state nella pubblica rienze consolidate, presenti ma non appariscenti, amministrazione e quindi non conosciute, “giudica- concrete, consapevoli di un lavoro impegnativo ma te” immature, non esperte, da studiare e valutare. serene e capaci di mantenere la calma. Inoltre ho coCredo che nel nostro caso, e quindi nel mio parti- nosciuto donne collaborative, disponibili al dialogo, colare come Sindaco donna, il tempo porti consiglio all’ascolto, a dare anche suggerimenti/spiegazioni. e la conoscenza sia fondamentale. Penso comunque Questo è un aspetto importante perché credo che che ci siano persone, sia uomini che donne, che per nello scenario politico attuale perché ci sia un ritorarrivare a scopi personali poco trasparenti utilizzi- no importante alla politica attiva…che permetta ai no ogni “mezzo”, fattore sesso compreso. Altre volte giovani /alle giovani di crescere nel tempo, occorre invece ho la sensazione che, vivendo un po’oggi nel- che i politici “maturi” trasmettano loro storia, inla “cultura del sospetto”, giustificata da un passato segnamenti, consigli ma anche che stiano vicino ai non sempre morigerato, come San Tommaso, abbia- giovani sostenendoli, anche confortandoli, essendo mo la necessità di “metter mano”e di verificare, ma disposti anche a innovarsi e tornare un po’ sui propri che poi in realtà le presunte difficoltà di rapporto fra passi, a mediare, a collaborare con loro e non solo tirarli verso una corrente…o sottocorrente. Questo uomo e donna siano solo leggende metropolitane". 2)"Beh! Questa è la realtà; non si discute, si può appare oggi in Oltrepò una particolare esigenza. solo analizzare. Questo ci riporta un po’ alla prima Collaborazione c’è con Pierangela Compagnoni di domanda: vi è la percezione che sia ancor oggi più Redavalle anche perchè i due paesi sono contigui. difficile emergere per una donna. È dovuto a motivi Anzi lancio un messaggio, ma la sindaca è al correnstorico, culturali soprattutto alla tradizione, è sem- te: ritengo che le due comunità di Santa Giuletta e pre stato così. I cambiamenti avvengono lentamente Redavalle siamo mature per maggiori sinergie che, quando condizioni e motivazioni lo permettono; non in linea con leggi di gestioni associate, consentano bastano imposizioni di legge o quote rosa. Credo di razionalizzare, economizzare in alcuni settori per che l’interesse della donna nel proporsi in percorsi liberare risorse a favore dei cittadini e della cura del politici, di governo del bene pubblico, sia crescen- territorio. Un plauso in quanto a collaborazione va te. Penso che la società si stia attrezzando in merito alle tre sindache dell’Unione di Comuni Lombarda alle necessità, esigenze derivanti dalla condizione Prima Collina". di essere donna e madre. Credo soprattutto che la 5)"Seguiamo attentamente le iniziative che riguarpercezione degli uomini e della società in generale dano la violenza sulle donne. Occorre un delicato in merito al ruolo della donna impegnata in politica supporto. Bisogna denunciare ma si pensa che dopo sia oggi di maggior interesse/rispetto. Il consenso sarà peggio e spesso purtroppo è ancora così. La diè fondamentale poiché si tratta comunque di cari- sponibilità all’ascolto è rivolta a tutti. Fra le varie ca elettiva. Anche studi e statistiche dimostrano che Associazioni di Santa Giuletta, vero cuore pulsante nei paesi occidentali, in Europa (ci sono studi fatti della comunità organizzatrici di eventi belli, intein Lombardia) contino oggi competenze e serietà e ressanti e socialmente utili, abbiamo la Biblioteca non caratteristiche di genere. Manca ancora per la Stellio Lozza oggi tutta in rosa: "Forza ragazze". donna una tradizione consolidata nel ricoprire certe Colgo l’occasione per ringraziare le molte Donne cariche, un’abitudine e questo avviene appunto col che, senza paura, nel nostro Comune, svolgono quotempo. Secondo me occorre stimolare un ritorno di tidianamente un lavoro infaticabile al servizio della interesse per la politica attiva fatta di confronto, di collettività".

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3)"Questo lo chiederei ai miei concittadini. Alcuni dicono che le donne abbiano più sensibilità e su questo potrei anche essere d’accordo però non riuscirei a giudicare se il mio “essere donna” abbia influito sul mio operato". 4)"Assolutamente sì. Con quasi tutte ho un gran rapporto di collaborazione e sono contenta di questo perché le ritengo persone competenti e che sanno fare il proprio lavoro. Tra l’altro con qualcuna ho anche un rapporto di amicizia che va al di fuori delle sale istituzionali". 5)"Il nostro obiettivo è quello di lavorare per la persona in generale al di là che sia uomo o donna. Anche per i bambini e gli anziani stiamo facendo molto e tanto continueremo a fare finché avremo le risorse. Voglio sottolineare il fatto che ci sia una piacevole predisposizione nel mio comune ad avere donne nei ruoli di guida siccome anche l’Auser e l’Anpi hanno presidenti di sesso femminile. Un buon segnale su cui lavorare".

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IL SINDACO USCENTE SI RICANDIDA ALLA GUIDA DI ZENEVREDO

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“No ad opere faraoniche, ma puntiamo sulla manutenzione dell'esistente” di

Oliviero Maggi

Pietro Gramegna tenta un nuovo mandato come sindaco di Zenevredo. Il primo cittadino uscente, raccogliendo le sollecitazioni del gruppo di maggioranza e di tanti cittadini, ha deciso di ricandidarsi alla guida del paese collinare. Le priorità del programma elettorale sono le opere pubbliche e le manutenzioni del patrimonio esistente, ma è anche fortemente improntato al sociale e al sostegno delle famiglie in difficoltà. In campagna elettorale Gramegna punterà molto sul rafforzamento della raccolta differenziata, anche alla luce dell'importante risultato ottenuto da Zenevredo: Legambiente Lombardia, infatti, ha inserito il paese nell'elenco dei “Comuni Ricicloni” del 2015, avendo raggiunto una percentuale di raccolta differenziata dell'84%, tra le più alte anche in Regione. Sindaco Gramegna, ha deciso se sarà della partita il prossimo 5 giugno? “Alla fine, dopo qualche ripensamento iniziale, ho deciso di ricandidarmi a sindaco di Zenevredo. Nelle ultime settimane ci sono stati diversi incontri e alla fine siamo riusciti a ricomporre il gruppo consiliare uscente, che mi ha chiesto di impegnarmi ancora per cinque anni. Oltre a questo ho ricevuto molte sollecitazioni di cittadini che mi hanno esortato a ricandidarmi e così, alla fine, mi sono lasciato convincere. Sono molto orgoglioso e mi impegnerò al massimo per tornare ad essere il primo cittadino di questo meraviglioso Comune”. Quali saranno le priorità del vostro programma elettorale? “Il programma elettorale che presenteremo ai cittadini è molto variegato e tocca molti aspetti della vita del paese. Di certo una grande importanza è rivestita dalle opere pubbliche: tra le priorità c'è sicuramente la sistemazione delle strade, dalla manutenzione di quelle messe meglio all'asfaltatura di quelle in stato

Pietro Gramegna di degrado, e l'ampliamento del cimitero, visto che si sta esaurendo la disponibilità di loculi. Il nostro è un programma inoltre fortemente imperniato sul sociale e sulla sicurezza, che sono dei punti molto sentiti dai nostri concittadini e sui quali cercheremo di dare delle risposte, nel limite delle nostre possibilità. Di certo nel programma non ci sarà nulla di trascendentale, visto che ormai è passato il tempo delle opere faraoniche. Ci sarà l'essenziale, quello sì, e punteremo molto sulla manutenzione e la preservazione dell'esistente”. Questi ultimi cinque anni di mandato sono stati molto difficili per il suo Comune? “Non parlerei di anni difficili, anche perché il nostro è un Comune molto tranquillo. Certamente ci sono

stati pesanti restrizioni sui trasferimenti da parte dello Stato e, contemporaneamente, sono andate aumentando le situazioni di disagio per le persone e, di conseguenza, il nostro impegno per il loro sostegno. Purtroppo la crisi che è esplosa a livello mondiale ha determinato situazioni del genere anche nelle piccole realtà come la nostra, con un forte deterioramento del tessuto sociale. Purtroppo c'è sempre più gente che ha bisogno di sostegno, anche solo per un pacco alimentare: da chi ha perso il lavoro a chi necessita di un aiuto per il pagamento delle utenze. Dieci anni fa nel nostro territorio non c'era nemmeno un caso del genere”. Cosa può fare un'amministrazione comunale per aiutare queste situazioni di disagio? “Cerchiamo semplicemente di dare delle risposte, nei limiti delle nostre possibilità. E' difficile incidere soprattutto per quanto riguarda il lavoro: in questo settore di risposte non ce ne sono e come amministrazione comunale non possiamo fare altro che ricevere i curricula e girarli alle logistiche e basta. però ogni azienda ha le sue procedure e su questo noi non possiamo decidere nulla. Certamente dispiace vedere tutta questa situazione: dovrebbero esserci solo persone che stanno bene”. Sindaco Gramegna, ultimamente Zenevredo è entrato nell'elenco dei Comuni “ricicloni” stilato da Legambiente Lombardia. Soddisfatto di questo risultato? "E' stato un risultato davvero straordinario per un piccolo Comune come il nostro. I miei concittadini hanno risposto molto bene alle nostre sollecitazioni e hanno capito l'importanza di fare la raccolta differenziata dei rifiuti, anche se non abbiamo adottato il sistema “porta a porta”. Un sistema di cui bisogna valutare anche i costi che, nel caso di una realtà così piccola, non corrisponderebbero di certo ai benefici. Negli ultimi cinque anni abbiamo fatto diversi incontri periodici, che evidentemente hanno dato buoni frutti, visto che la gente ha capito come separare e ha permesso di raggiungere un gran risultato finale".


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Renzo deglialberti: "in queste condizioni il selvatico non ha scampo"

di

Giacomo Braghieri

Renzo Deglialberti è rappresentante dell'associazione ambientalista Ekoclub Onlus in seno all'Ambito Territoriale di Caccia 5 Appennino. Deglialberti da quest'anno ha deciso di smettere di andare a caccia. Siamo a chiedergli il perchè. Dopo quanti anni di attività venatoria smette? “Dopo 43 anni ho deciso di smettere, mi ritengo ancora un cacciatore ma come appassionato di natura ritengo non sia più possibile praticare la caccia tradizionale senza fare grossi danni all'ecosistema”. Ci sono motivi particolari che l'hanno spinta a questo passo? “Fra i motivi principali ci sono l'aumento della pressione venatoria, ormai dalle nostre parti si caccia praticamente tutto l'anno: in braccata al cinghiale, con la selezione ai daini e ai caprioli, oppure ai volatili dal capanno; e poi c'è la stagione classica della caccia in forma vagante. Un numero così alto e costante di cacciatori sui nostri monti non si era mai visto. La stessa caccia alla lepre, che si praticava solitamente con l'ausilio di un solo cane e al massimo due cacciatori, ora viene svolta con mute di segugi e tre o quattro cacciatori: in queste condizioni il selvatico non ha scampo”. Lei è il rappresentante dell'associazione ambientalista Ekoclub nel consiglio di gestione dell'ATC5, come si conciliano la difesa dell'ambiente e la caccia? “Si possono conciliare solamente se si mettono regole all'attività venatoria che in questo momento è in maggiore sofferenza e al tempo stesso è quella che è più legata alla tradizione del territorio”.

Ci fa un esempio? “Per la caccia tradizionale il rapporto di un cacciatore ogni 19ha in montagna andrebbe ampliato ad almeno uno ogni 50ha. Poi andrebbe introdotta la caccia per specie”. Che significa? “Significa che all'atto dell'iscrizione annuale all'ATC il cacciatore sceglie che tipo di caccia praticare durante la stagione venatoria. Ora in pratica qualsiasi iscritto può praticare tutti i tipi di caccia”. Trovano riscontro queste idee fa gli appassionati? “Sono anni che se ne parla, addirittura circolano bozze da tempo su progetti del genere, avevamo speranza che venissero recepite con la trasformazione dell'ATC5 in zona di caccia Appenninica, ma non si è fatto nulla”. Per caccia tradizionale cosa intende? “Io ho praticato la caccia alla lepre in forma vagante con i segugi, in passato cacciavo anche pernici e fagiani”. Ha avuto dei maestri? “Ne ho avuti due importanti, Vittorio Marenzi, grande conoscitore di lepri e segugista, Pietro Rebolini, per tutti “Pierinen”, che mi ha insegnato il rispetto verso il selvatico: a risparmiare le femmine verso la fine della stagione e a diradare le uscite quando necessario. Cacciava con un fucile monocolpo a canna liscia”. Lei è l'ultimo di una lunga lista di cacciatori dell’Oltrepò che hanno appeso la doppietta al chiodo, è una questione di età? “Sì anche, ma le generazioni prima della mia hanno praticato la caccia in un ambiente praticamente integro, si sono accorte prima dell'impoverimento della

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"Mi ritengo ancora un cacciatore ma dopo 43 anni ho deciso di smettere"

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Renzo Deglialberti fauna autoctona. La mia scelta è invece dettata dal fatto che la caccia tradizionale ha ormai un peso irrilevante rispetto a quella degli ungulati. É avvenuto un qualcosa di simile anche nell’ambito della pesca. In Po e in Ticino sono scomparse le specie ittiche autoctone a favore di quelle d'importazione. Ora si pescano i siluri in Ticino dove una volta si pescavano le trote marmorate ed i temoli. Qui da noi sono stati lanciati a suo tempo i cinghiali i caprioli e i daini e probabilmente anche il lupo ma le starne le pernici e le lepri stanno sparendo per sempre”. Non le mancheranno le mattinate di caccia? “Certo, ho passato momenti bellissimi sui nostri monti. Mia moglie, che ama i cani più di me, mi ripete spesso di aver trascorso parte del mio tempo libero a inseguirli per boschi e vallate. Ecco più che abbattere il selvatico mi mancherà il vedere lavorare i cani in piena libertà quando seguono l'usta lasciata dal passaggio della lepre. Mi mancherà quella simbiosi che si crea fra cacciatore e cane durante l'attività venatoria”.


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IL 24ENNE JACOPO LIVIERO RACCONTA LA SUA STORIA

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Un’odissea tra gli uffici Inps per recuperare il Tfr del padre scomparso di

Christian Draghi

Tre anni e quattro uffici Inps “visitati”, da Pinerolo a Pavia passando per Stradella e Voghera, nel tentativo di recuperare il Tfr del padre scomparso. Se è vero che la burocrazia italiana ha i suoi tempi è altrettanto vero che alcune vicende assumono connotati grotteschi tanto da sembrare avventure, o meglio disavventure, se ci mette nei panni di chi le vive. E’ quanto sta capitando al giovane Jacopo Liviero, 24enne residente a Montebello della Battaglia. Jacopo, ci racconta la sua storia, o la sua piccola odissea se preferisce… “Mio padre è scomparso nel luglio del 2013. Lavorava come autotrasportatore per una ditta di Torino, una cooperativa che nel giugno del 2014 è fallita. Aveva lavorato per loro per circa tre anni e in quanto erede mi spettava la liquidazione del suo Tfr, una cifra intorno ai 3.300 euro. In seguito al fallimento della società mi è stato comunicato direttamente dal tribunale di Torino che nel gennaio del 2015 ci sarebbe stata un’udienza in cui si accoglievano le domande di chi era creditore nei confronti della medesima”. Fino a qui, a parte la sfortuna per il fallimento della ditta, sembra tutto nella norma… “Infatti lo era a quel tempo. Mi sono rivolto a un avvocato per gestire la pratica, che una volta sentenziato il fallimento è passata nelle mani di un curatore fallimentare, cui il mio avvocato aveva presentato tutte le carte. A quel punto il tutto sarebbe finito nelle mani dell’Inps, cui spetta procedere alla liquidazione prendendo il denaro dal Fondo di Tesoreria, creato apposta per questi tipi di casi. Ovviamente tutte queste cose non le sapevo a suo tempo, le ho imparate con l’esperienza”. A questo punto cosa succede? “Succede che per quasi un anno resto in attesa, senza però ricevere più alcuna notizia, né dal curatore fallimentare, né dall’Inps. So che la burocrazia ha i suoi tempi, quindi ho atteso. Fino a che, nel novembre 2015, mi sono messo in contatto con il curatore fallimentare, il quale mi dice di avere inviato, in data 8 novembre, tutta la mia documentazione all’Inps di Pinerolo, provincia di Torino, dove la ditta aveva la ragione sociale”. Un anno solo per inviare delle carte… “Mi è stato detto che è una tempistica normale in Italia, anche a me sembra un tempo lungo, ma tant’è, ho accettato la spiegazione”. Quindi come si è mosso? “Ho provato a telefonare al centralino dell’Inps per avere informazioni e mi è stato detto che della mia pratica nei loro archivi non c’era traccia. Al che mi sono recato di persona negli uffici Inps di Voghera. Anche qui mi è stato detto che della mia pratica non c’era segno e mi hanno invitato a contattare gli uffici di Pinerolo, dove dovrebbe essere stata presentata”. Ha cercato di contattarli? “Ho chiesto un numero di telefono, dato che Pinerolo non è proprio dietro l’angolo ma sono 160 km, e per una settimana ho provato a chiamare senza che nessuno rispondesse. Al che mi sono armato di pazienza e, perdendo un’altra mattinata di lavoro, ho preso l’auto e sono andato là”. Che le hanno detto?

Jacopo Liviero

“Mi hanno detto che non dovevo rivolgermi a loro, ma all’Inps di Voghera, che essendo residente a Montebello è la mia sede di riferimento. Siamo al gennaio di quest’anno e a quel punto non sapevo più che pesci pigliare, dato che proprio da Voghera mi avevano mandato a Pinerolo. Sono tornato a Voghera a chiedere spiegazioni, non poco preoccupato. Qui, dopo una situazione di impasse iniziale, l’impiegato con cui avevo parlato si “accorge” che la mia pratica era per il Fondo di Tesoreria e mi dice scusandosi di non averlo notato prima e di avermi mandato a Pinerolo per niente!”. Ha fatto una gita fuori porta… a quel punto però problema risolto? “No, perché la mia domanda viene sì trovata, ma mi viene detto che è incompleta in quanto priva di tutti i documenti da allegare. Documenti che, specifico, avevo già inviato in precedenza attraverso il mio avvocato e non so quindi che fine avessero fatto. In ogni modo perdo un’altra settimana per procurare nuovamente la documentazione e mi presento di nuovo all’Inps di Voghera dove consegno il tutto brevi manu”. Storia conclusa? “Macchè. Mi viene detto che la sede che lavora le domande per il Fondo di Tesoreria è quella di Pavia, e che talvolta alcune domande vengono smistate anche a Stradella. La responsabile dell’inps di Voghera per venirmi in contro date le vicissitudini che avevo passato mi dice che smisterà la mia pratica proprio a Stradella, che essendo una sede più piccola dovrebbe elaborarla più velocemente. Siamo al 14 febbraio 2016. Per un altro mese non ricevo alcuna notizia e quindi mi reco a Stradella, visitando la terza sede Inps e perdendo l’ennesima mattinata di lavoro. Il primo colpo però va a vuoto, nel senso

che non trovo nessun responsabile a cui rivolgermi e l’impiegata non riesce a darmi informazioni”. Nessuno sapeva della tua pratica neppure a Stradella? “In realtà non si sa, perché mi hanno detto che il terminale era fuori uso e non potevano controllare in quel momento. Però mi hanno dato un indirizzo email a cui scrivere, dicendomi che era quello del loro responsabile e che avrei ricevuto risposta celere”. Ed è accaduto? “No. Sono passati altri 15 giorni senza notizie o mail e quindi ho deciso, ormai stremato, di tornare a Stradella… dove mi è stato detto da una responsabile piuttosto sgarbata che le pratiche del Fondo di tesoreria vengono gestite da Pavia e che è lì che dovevo recarmi, nonostante a Voghera mi fosse stato detto diversamente. Mi hanno dato un numero di telefono di Pavia da chiamare, avvertendomi che sarebbe molto probabilmente stato inutile perché è ‘normale’ – così mi hanno detto – che al telefono non si risponda e, in sostanza, di arrangiarmi per l’ennesima volta”. Siamo al presente. Com’è oggi la situazione? “Per una settimana ho provato invano a telefonare a Pavia, nessuno risponde. Sono andato una prima volta nel tentativo di parlare con il mio referente che dovrebbe essere il dottor Corsello. Non sono riuscito ad avere un appuntamento perché mi è stato detto che è necessario chiamare un numero verde. Spero che qualcuno si metta una mano sulla coscienza e mi aiuti a venire fuori da questa storia assurda”.


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montebello della battaglia si discute di imu, tasi e sicurezza

di

Pierfilippo Saviotti

A Montebello della Battaglia sono due i temi che nell’ultimo mese hanno tenuto banco in Consiglio Comunale. Da una parte la presenza e l’aumento delle imposte della TASI e dell’IMU, dall’altra l’urgenza di prendere provvedimenti sul piano della sicurezza, dopo l’intensificarsi di episodi di criminalità nel Comune oltrepadano. A parlarci di ciò di cui si è discusso è Guglielmo Bruni, membro della Lista Civica “Montebello più Nuovo e Sicuro” e capolista del Gruppo Consigliare d' opposizione. Bruni ha così espresso tutte le sue perplessità rispetto ai provvedimenti messi in atto dalla Giunta Comunale. Bruni, durante il Consiglio Comunale del 28 Aprile, si è discusso molto riguardo alle modifiche dell’Imposta Comunale Unica. Quali sono le sue perplessità? “Sì, uno degli argomenti del giorno è stato la modifica del regolamento dell’Imposta per le componenti IMU e TASI. Le mie perplessità derivano dal fatto che è stata attuata l’applicazione della tassa IMU, seppur ridotta, anche per le abitazioni date ai figli in Comodato d’Uso. Nonostante lo scorso anno, in questi casi, si era esentati dal pagamento dell’imposta e, soprattutto, nonostante quanto affermato dal nostro Presidente del Consiglio Renzi, anche per mezzo stampa, ovvero l’abolizione delle imposte della TASI e dell’IMU”. Per questo ha voluto pubblicare la sua Dichiarazione di Voto? “Certo, perché ritengo che la norma di applicazione risulti abbastanza confusa e farraginosa. L’articolo 16, per esempio, prevede che il comodante debba possedere un solo immobile in Italia, ma trovo sia difficile trovarsi nella situazione di possedere un solo immobile nel quale vivere e allo stesso tempo da affittare. Al termine del dibattito è stato affermato che la tassa IMU verrà ridotta del 50%, dopo aver registrato il Contratto di Comodato, entro il 20 Gennaio. Per questo ho voluto esprimere il mio voto contrario, a nome di tutto il mio Gruppo Consigliare”.

Guglielmo Bruni

Lei ha espresso qualche dubbio anche per quanto riguarda i conteggi espressi per giustificare l’approvazione della TARI. “Anche in questo caso, ho voluto esprimere la mia contrarietà. Il Sindaco ha illustrato le tariffe che saranno applicate, aumentate rispetto al 2015, affermando che sono i risultati dei costi presentati da ASM Voghera, maggiorati di costi comunali. Ho così chiesto se questi costi siano stati verificati e se sia stata accertata la loro provenienza. Di questo non ho ricevuto risposta. Io ritengo che, in questo momento di stagnazione economica, e nonostante tutti i proclami, non sia corretto che i cittadini di Montebello debbano subire tariffe in aumento”. Anche l’importanza della Sicurezza è un argomento di cui si è molto dibattuto durante il Con-siglio. Qual è la situazione di Montebello della Battaglia rispetto a questo tema? “A Montebello, negli ultimi mesi, si sono verificati diversi episodi di criminalità, in aumento rispetto ai mesi precedenti. Tutto ciò ha ovviamente fatto crescere il clima di preoccupazione di una cittadinanza che percepisce notevolmente un sentimento di grande insicurezza”. Ritiene che si debba agire in fretta, prendendo

OLTREPO

Bruni: "Sicurezza risposte evasive dal comune"

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provvedimenti concreti e mirati? “Assolutamente sì, non dimentichiamoci che la sicurezza è un bene pubblico da tutelare perché costituisce per i cittadini un diritto primario e una componente indispensabile per il miglioramento della qualità della vita. Numerose volte sono state presentate interpellanze in Consiglio Comunale, ma le risposte sono sempre state evasive, si è sempre preferito procrastinare la soluzione del problema. Bisogna ricordare che la condizione di sicurezza e la sua percezione è direttamente collegata alle modalità con le quali le Istituzioni riescono a garantire la rassicurazione della cittadinanza. Se è vero che il contrasto alla criminalità è di competenza statale, è anche vero che deve essere centrale il lavoro svolto dagli Enti Locali, in particolare dal Comune, per la realizzazione di misure volte a garantire sicurezza”. Quali sono, secondo lei, le soluzioni più urgenti da mettere in atto? “L’obiettivo primario deve essere l’istituzione di un “Sistema Integrato di Sicurezza Urbana”, ovvero un insieme di iniziative di prevenzione sociale che concorrano a rimuovere i fattori di insicurezza, disagio sociale e degrado urbano. Un primo provvedimento potrebbe essere l’attuazione di un servizio di videosorveglianza. I costi non sono esorbitanti, abbiamo constatato che con un costo di 10/15.000 euro si avrebbe una buona copertura del territorio. I fondi sono facilmente reperibili con piccoli risparmi e tagli ai finanziamenti ai privati. E poi c’è un altro aspetto, che riguarda l’assoluto bisogno di rimuovere i fenomeni di disagio e marginalità, che spesso concorrono alla diffusione di manifestazioni criminose. La sicurezza, infatti, non è solo questione di ordine pubblico e di tutela fisica dei cittadini, ma anche di equilibrio delle parti sociali e integrazione tra i suoi abitanti, italiani e stranieri. Per tutto questo credo sia necessario un miglioramento delle infrastrutture legate alla sicurezza e un rafforzamento della collaborazione tra Comune e Autorità Pubbliche e Statali”.


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Colleri "u Canta": NATO IN MODO SPONTANEO 42 ANNI ORSONO

di

Giacomo Braghieri

Virginio Terulla è il direttore dello storico coro dell'Appennino Pavese Colleri 'u Canta' ed è stato un professionista di rilievo nella sanità pavese ed ancora oggi, in pensione da responsabile di struttura semplice del Policlinico IRCCS S. Matteo, non ha smesso di esercitare la professione di medico specialista in analisi cliniche. È presidente dell'Auser di Varzi e da più di quarant'anni fa parte del coro. Da quando suona? "Ho iniziato a strimpellare la chitarra a 12 anni perché un ragazzo di Genova, in villeggiatura a Colleri, la suonava e mi ha insegnato i primi accordi. Poi ho continuato da solo ed ho incominciato a suonare le canzoni del periodo, eravamo nel 1962. Dopo dal vecchio coro ho imparato le canzoni popolari ed ho iniziato ad accompagnare i canti della tradizione con la chitarra". Che musica preferisce? "In generale amo tutta la musica ma quella degli anni sessanta, forse per l’età, mi è rimasta nel cuore. Sono molto legato alla musica popolare del nostro territorio, sia il canto che la musica strumentale". Parliamo del coro in cui è prima voce e chitarra, Colleri U Canta è un coro ormai storico, ci racconta com'è nato? "È nato in modo spontaneo nel lontano 1974 raccogliendo l’eredità di un vecchio coro; è stato l'espressione di una cultura popolare e di un territorio che amava e penso ami ancora il bel canto. Un tempo si cantava alle feste comandate, ai matrimoni, alle sagre e all'osteria. Il primo repertorio era caratterizzato dal canto a cappella e dai trallalero oggi il coro armonizza quasi tutte le canzoni con la chitarra". Avete cambiato repertorio? "Non in modo significativo, Colleri u Canta che ci sono state tramandate per tradizione orale da due colleresi, Eva Tagliani, contadina, e da suo marito Angelo detto “Giolitti”, pifferaio. Queste due figure sono degne di essere accostate a ciò che furono per la tradizione emiliana Giovanna Daffini e il suonatore di violino Vittorio Carpi. Senza la loro opera di diffusione e memoria orale gran parte delle canzoni del nostro appennino sarebbero andate perse. Oggi un loro figlio canta con noi e prosegue nell'opera di tramandare ai posteri il patrimonio musicale dei nostri luoghi". Di cosa parlano le canzoni del vostro repertorio? "Le canzoni tradizionali della montagna pavese, Colleri è 900 metri di altitudine, a differenza delle canzoni tradizionali della pianura che parlano di lotta, cantano di amore, di partenze, della lontananza e del ritorno. Poi ci sono le canzoni a tema religioso e “militare”". Cosa sono i trallalero? "Sono i canti tradizionali della Liguria. Il coro trallalero è ben definito, necessita di una voce tenore, di un vice tenore che canta in farsetto, di una voce che tenga l'armonia chiamata chitarra, dei bassi. Il nostro coro li aveva in repertorio perchè i confini amministrativi da queste parti non coincidono con quelli culturali e la cultura ligure è parte importante della nostra tradizione. Il problema che abbiamo ora è il reperire voci, appassionati del bel canto, tra le nuove generazioni". Ci da una definizione della musica delle 4 provincie? "I crinali dei nostri monti sono confini amministrativi

di regioni e provincie differenti ma la cultura popolare di chi vive in queste valli è la stessa. La musica come espressione culturale ne è un esempio: pifferai, fisarmonicisti, suonatori di strumenti a corde, cantori, di queste terre si cimentano e propongono repertori simili; canzoni di un appennino che è ligure, emiliano, piemontese e lombardo. Le radici di questa tradizione affondano nel passato, quando giravano per i nostri borghi i mulita, i caretè, i muratè e ogni sorta di artigiano che avesse un mercato in queste terre. Erano uomini e donne che arrivavano dalla pianura e stavano per lungo tempo da queste parti prima di tornare a casa. Portavano una cultura diversa e si arricchivano con la nostra cultura. Viceversa accadeva la stessa cosa quando dai nostri borghi si scendeva in pianura per lavorare ad esempio nelle risaie. Da sempre le nostre genti esprimono un forte senso di comunità, di laboriosità, di tradizioni religiose e civili e il canto e la musica sono sempre state presenti in ogni manifestazione". Qual è il vostro repertorio? "Abbiamo più di quaranta canzoni, molte raccontano le fasi della vita contadina con i suoi ritmi che seguono i ritmi della natura: ad esempio nel “Carlin di maggio” , un canto rituale di questua si parla dell’inverno, del buio e della morte contrapposto alla primavera con la luce e la rinascita. Veniva cantato la notte tra il 30 di aprile ed il 1° di maggio e serviva a propiziare il raccolto. I cantori giravano nei paesi e la gente offriva loro uova, vino, salumi, formaggi e si finiva solitamente con una grande abbuffata. Poi proponiamo i canti narrativi che sostituivano i media odierni raccontando i fatti di cronaca rosa o nera come la “Maiulin bella Maiulin” dove si racconta di un infanticidio. Fra i canti d’amore “Carmelina alla finestra” o “Lei la va’ nel bosc”. Poi i canti di lavoro delle mondine o dei cacciatori di talpe dei nostri monti che andavano nelle ville dei signori della Svizzera a lavorare. Molte canzoni hanno dei testi che lasciano negli ascoltatori la percezione di doppi sensi senza mai cadere nel volgare. Proponiamo poi magnifiche serenate dedicate alla bella innamorata come “oh Lina mia”, “E tu sei bella” o come “Montanina” dove le grazie della ragazza vengono paragonate alle bellezze della luna e del sole". Avete pochi anni meno dei Rolling Stones, quali sono stati i momenti di maggior soddisfazione? "A distanza di oltre 40 anni possiamo dire che il nostro coro può vantare occasioni importanti come l’aver partecipato a diverse trasmissioni televisive locali, siamo stati in programmi della TV Svizzera italiana. Ricordo la partecipazione ad una rassegna di canto popolare al Piccolo Teatro di Milano, la serata conclusiva della campagna elettorale di “Forza

EVENTI

Virginio Terulla: "Le nostre canzoni tramandate per tradizione orale"

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Virginio Terulla Italia” in piazza del duomo a Milano alla presenza di Silvio Berlusconi e tanti altri leader politici. Abbiamo cantato per Giulio Andreotti quando fu oapite del Senatore Lavezzari, per Giulio Tremonti e Umberto Bossi ospiti al castello di Oramala. La soddisfazione più grande rimane però l’aver raccolto le nostre canzoni più belle in due cassette stereofoniche ed un cd che vogliono essere un testamento per le generazioni future". Perchè la musica tradizionale del nostro appennino non ha una continuità generazionale di cantanti e musicisti dopo gli esempi di “creuza de ma” di De Andrè e Pagani, l'opera di Enzo Jannacci e di Pino Daniele, o per restare all'oggi di Davide Van de Sfross? "Purtroppo, i giovani, tranne rare eccezioni, sembrano non amare il canto popolare e per un coro come il nostro diventa difficile il ricambio generazionale e cosi rischiamo l’estinzione. La cosa mi rattrista molto ma devo prendere atto della difficoltà a rimpiazzare i cantori, speriamo in un ritorno dei giovani alla musica popolare che è poi l’espressione della cultura dei nostri avi, delle nostre radici". Avete un supporto istituzionale vista l'opera culturale che svolgete? "Con amarezza devo rispondere di no, abbiamo avuto saltuariamente dalla Comunità Montana e dalla Provincia di Pavia esigui contributi. Solo in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia abbiamo ricevuto dal Ministero dell’Istruzione, il riconoscimento quale gruppo di musica popolare e amatoriale di interesse nazionale". Ci sono date eventi o appuntamenti consolidati durante l'anno? "Per l’anno in corso non abbiamo ancora accetato inviti in quanto siamo alla ricerca di cantori per integrare i bassi che sono mancati. Mi auguro che questa intervista possa servire come appello per coloro che amano la musica, se sono interessati a cimentarsi nel canto popolare, siamo lieti di accoglierli".

Il coro di Colleri 'u Canta'


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EVENTI

GRANDE SUCCESSO PER GLI "AMICI DI TALIA" AL TEATRO NUOVO DI MILANO

Qualcuno tra il pubblico incomincia a dubitare: "Attori amatoriali oppure no?

Amici di Talia al Teatro Nuovo di Milano di

Nicolò Tucci

Forse va un po' stretto quell'aggettivo "amatoriale" che rende malamente la passione e l'impegno della compagnia teatrale gli "Amici di Talia" dell' Unitre Salice Terme - Godiasco, Rivanazzano Terme e Varzi che costituisce una realtà indiscutibilmente viva e dinamica. Gli "Amici di Talia" è una compagnia fatta da persone che paese per paese, sera dopo sera, oltre il lavoro e gli impegni familiari, portano avanti, in maniera assolutamente gratuita e volontaristica, il proprio amore per il Teatro, contribuendo alla crescita culturale e sociale della nostra comunità e diffondono l'amore e la conoscenza delle arti sceniche. Con il loro radicamento sul territorio gli "Amici di Talia" favoriscono il rinsaldarsi delle comunità e per molti 'approccio alle scene rappresenta una vera e propria palestra artistica capace di offrire un'insostituibile opportunità formativa, culturale e aggregativa. Un teatro che spesso non fa notizia o che fa sorridere coloro che sono abituati a professionalità interpretative più alte, ma che costituisce spesso l'humus sul quale si sono innestate vere e proprie storie di successo, e per la compagnia teatrale dell'Unitre oltrepadana l'ennesimo successo è arrivato in uno dei teatri più importanti della Lombardia e d'Italia, il Teatro Nuovo di Milano, un nome di un certo impegno per un teatro nato nel 1938, ma senz'altro aderente alla realtà di

un teatro che, nella sua storia, ha sempre cercato di cogliere la novità di maggior rilievo nel panorama degli spettacoli nazionali ed internazionali. In questo famoso teatro milanese si sono esibiti Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, De Sica, Gilberto Govi, Totò, Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Ernesto Calindri, Anna Magnani, Paola Borboni, Tognazzi,Rascel, Sordi, Walter Chiari, Gassman, Louis Amstrong, Maurice Chevalier, Josephine Baker, Harry Belafonte, Yves Montand e tantissimi altri. Giovedì 10 Marzo, alle ore 15, davanti ad oltre 500 persone che hanno pagato 20 euro cadauna, ecco che gli "Amici di Talia" dell'Unitre Salice Terme - Godiasco, Rivanazzano Terme e Varzi salgono sul palco per recitare "La Fortuna con la effe maiuscola", una commedia in tre atti scritta nel 1942 dal grande Eduardo De Filippo. Gli attori oltrepadani che sul palco, lo stesso palco che ha visto mostri sacri ad esibirsi sono: Vittorino Crepaldi, Giovanna Murgia, Peppo Bielli, Loredana D' Errico, Flavio Gandini, Giuliana Ghisilieri, Gian Luigi Orezzi, Luigi Longhi, Pietro Martinotti, Angela Ulivieri, Teresa Guarnier, Antonietta Stefanelli, Silvana Marchetti, Anna Roger, Carla Marcomini e Pietro Bisio, che guidati dalla regista Anna Corbi, con un filo d'emozione ma determinati a dare il meglio, iniziano la loro interpretazione. Il Teatro Nuovo incute un certo timore, la platea sembra immensa agli occhi dei "nostri" attori, ma alla prima battuta, tutto svanisce, d' altro canto gli "Amici di Talia" sanno di essersi preparati bene ed infatti è....un successo. Gli applausi arrivano puntuali e fragorosi, qualcuno tra il pubblico incomincia a dubitare siano attori amatoriali. Gli oltrepadani seduti fra il pubblico garantiscono che non sono degli attori professionisti, gli applausi sono

sempre più fragorosi. Quando cala il sipario, alla ripresentazione dei vari personaggi il pubblico applaude per diverso tempo. L'emozione che era sparita durante la rappresentazione teatrale ricompare nei volti di Vittorino, Giovanna, Peppo, Loredana, Flavio, Giuliana, Gian Luigi, Luigi, Pietro, Angela, Teresa, Antonietta, Silvana, Anna, Carla, Pietro e della regista Anna, ma gli applausi portano anche nell' animo dei componenti la convinzione di avercela fatta, di essere stati bravi ed apprezzati e dietro le quinte tutti si lasciano andare in un abbraccio liberatorio. Una bella giornata, una bella storia da raccontare ad amici e nipoti, una storia che però non si interrompe, la commedia verrà ripresentata in Liguria a Borgioverezzi, al Teatro Gasmann, dove gli "Amici di Talia" tutti gli anni sono invitati al festival teatrale dell'Unitre nazionale, importante manifestazione che dura un mese. Un' altra "fatica teatrale" è già in cantiere, "Non ti pago" una commedia in tre atti scritta da Eduardo De Filippo nel 1940 che verrà presentata l'11 Luglio a Salice Terme. Gli sforzi messi in campo in questi anni dagli "Amici di Talia" sono stati notevoli, si sono esibiti in spettacoli che hanno presentano difficoltà sceniche, tra le quali la presenza di numerosi personaggi sul palco, il tutto con grande impegno, il tutto coronato da successo. Rimane una domanda...per gli "Amici di Talia"... ma chi è Talia? Talia è una figura della mitologia greca. È una delle Muse, colei che presiede alla commedia ed alla poesia bucolica. Comunemente raffigurata come una ragazza dall' aria allegra, che porta una corona di alloro sul capo e tiene una maschera in mano e calza degli stivaletti. È ritenuta la madre con Apollo dei Coribanti che, nella mitologia greca, sono sacerdoti della dea Cibele, che inventarono il tamburo a cornice e con esso crearono una musica basata sul ritmo ossessivo che doveva servire per curare l’epilessia e per sconfiggere la malinconia di Giove. "In bocca al lupo" agli Amici di Talia per i prossimi impegni che saranno certamente un successo per scrivere altre belle storie di questo nostro Oltrepo, terra di salame, formaggi, vino e acque termali, ma anche di bravissimi attori... gli amici di..... Talia.


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GIANLUCA GIAGNORIO CANTANTE VOGHERESE

di

Serena Simula

Gianluca Giagnorio ha trent'anni, è vogherese e ha una vocazione, quella del cantautore. Nella vita, per inseguire il suo sogno, le ha tentate tutte, dai talent ai concorsi, dalla gavetta nei locali alle aperture dei grandi concerti. Quando è stato chiamato per partecipare ad Amici di Maria De Filippi nel 2011, credeva che il suo momento fosse finalmente arrivato: la buona sorte, però, l'ha soltanto sfiorato, e la sua avventura su canale 5 è finita presto. Da allora, non ha mai smesso di credere in sé stesso e nella sua musica, rimboccandosi le maniche e provando a farcela da solo. Per raccontare la sua storia ha scritto un libro, ha pubblicato un album di inediti ed ora si prepara a debuttare il 27 maggio al teatro di Rivanazzano Terme con uno spettacolo intitolato "Strade", in cui racconta insieme alla sua band i sacrifici, le speranze, le delusioni di chi combatte tutti i giorni per realizzare i propri obiettivi. Partiamo dal 2011, l'anno di Amici. Per te è stato un momento importante. "Un momento molto importante, certo. Quella di Amici è stata un'esperienza incredibile, che mi ha dato tantissimo e mi ha permesso di confrontarmi innanzitutto con tanti altri ragazzi come me, e in secondo luogo con un mondo televisivo a me del tutto sconosciuto. Nonostante la delusione di non essere entrato a far parte della classe, i mille provini devastanti, il successo sfumato, è stato comunque un momento formativo. Mi ha aperto gli occhi e sono uscito da Amici più determinato di prima". E poi cos'è successo? "Poi mi sono reso conto di avere davanti a me moltepli-

ci strade (da qui il titolo del libro) e ho scelto quella che in quel momento sentivo più congeniale. Ho scritto mille canzoni nuove, ho cercato dei musicisti con cui mettere insieme una band e ho deciso che avrei fatto le cose alla vecchia maniera, portando io stesso la mia musica davanti al pubblico. Con i ragazzi del gruppo ho portato avanti un percorso splendido e mi sono tolto moltissime soddisfazioni: ho aperto i live di Umberto Tozzi, Raf e dei Nomadi a Zavattarello, per esempio, e nel frattempo ho partecipato come solista a tanti altri concorsi, arrivando in semifinale a Castrocaro e ad Area Sanremo. Da poco ho deciso di tornare a scrivere musica solo per chitarra e voce, ritrovando la mia dimensione, quella prettamente cantautorale". Di cosa parlano le tue canzoni? "Per lo più sono storie. Storie di esperienze mie personali o di racconti che ho sentito, storie che mi hanno colpito e a cui ho sentito il bisogno di trovare una melodia. "Camoscio", il brano che ho portato ad Area Sanremo nel 2014 parla di una persona che ho conosciuto e che è stata in carcere, "Abracadabra" l'ho scritta tornando a casa da lavoro, guardando la grigia Milano e pensando che in realtà non è poi così male come sembra, e anzi sarebbe molto peggio se non ci fosse. Insomma, più che del cantautore forse ho la vocazione del cantastorie". Ci sono artisti ai quali ti ispiri? "Ci sono certamente tanti artisti che mi piacciono e le cui influenze si sentono inevitabilmente nelle mie canzoni. Graziani, Bennato, Battisti, De Andrè: cerco di mischiare la grande tradizione cantautorale italiana con sonorità più moderne, quelle di Cremonini, qualcosa di Ligabue. Il tutto aggiungendo ovviamente sempre qualcosa di mio, quella

EVENTI

"Quella di Amici è stata un'esperienza incredibile"

Gianluca Giagnorio

che è in effetti la mia identità". Perchè adesso hai deciso di scrivere un libro e portare la tua musica nei teatri? "Per vari motivi. Io ho sempre avuto, in tutte le fasi della mia vita, l'abitudine di scrivere tutto ciò che mi succedeva, sia in forma di canzone che in forma di diario. A un certo punto quindi mi sono ritrovato con un sacco di materiale e ho sentito il bisogno di condividerlo con gli altri. Il teatro, quindi, sembrava la cornice perfetta in cui farlo: oltre ad avermi sempre affascinato, la dimensione teatrale si avvicina molto al mio modo di comporre, pensato innanzitutto per emozionare e per raccontare delle storie. Dal palco cercherò con molta umiltà di raccontare la mia, sperando che al pubblico possa piacere".


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AUTOMOBILE CLUB PAVIA

SALICE TERME

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10 - 11 GIUGNO


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INTERVISTA AI PILOTI PROTAGONISTI DEL MITICO 4 REGIONI 2016

Perchè il 4 regioni? "Quel rombo indimenticabile" di

Piero Ventura

Perchè il 4 Regioni? Con questo servizio, cerchiamo di capire perché pioti giovani e meno giovani sono attratti da questa manifestazione che Aci Pavia ripropone in memoria di anni gloriosi dell’automobilismo pavese. Quando il pubblico di allora sentiva nelle valli i rumori, amplificati dall’eco, sempre più vicini e forti, seguiti dai fari che accendevano la notte, i brividi correvano lungo il corpo. Lo spettacolo notturno erano la staccata, la derapata, l’accelerata… All’interno degli abitacoli, Illuminati dalla luce fioca della lampadina del navigatore, due figure che sembravano folletti. Il pilota con le mani sul volante in un movimento veloce, il navigatore a fianco con lo sguardo fisso verso il basso sul quaderno delle note ad indicare curve e rettilinei; era il 4 Regioni. Allora l’atmosfera diventava magica. Erano gli anni ’70 e la fantasia diventava realtà. A distanza di tanti anni, l’Aci Pavia ha deciso di riproporre quella manifestazione che molti gli hanno invidiato. Un evento che già dall’edizione dello scorso anno ha riacceso l’entusiasmo dei piloti di allora, che non hanno perso tempo, rimettendosi in gioco per una sfida d’antan con giovani talenti. Nel 2015 il rally si apriva con la prova spettacolo di Castelletto, quest’anno invece, nella prima serata di gara, vi saranno gli spettacolari passaggi sulla Montalfeo-Pozzol Groppo in notturna, mentre le rimanenti 9 prove diurne della seconda giornata di gara rimarranno invariate: Oramala, Cecima e Castellaro da ripetere 3 volte. Perché è importante essere presenti al 4 Regioni? La prova spettacolo è meglio in pista o su strada? Lo abbiamo chiesto ad alcuni tra i più noti piloti dell’Oltrepo. Ecco i loro commenti. GIORGIO BUSCONE Vogherese, vulcanico, generoso, a volte critico, perché vorrebbe sempre il meglio, a volte euforico, ma anche estremamente meticoloso. Si avvicina ai rally nel 1980 facendo da navigatore su di una Fiat 500 alla

Coppa Colline Oltrepo. Passa al volante e si dedica a Slalom, Gimkane e autocross. Insomma corre in ogni luogo in cui si faccia uso di volante e motore. Lega il suo nome al 4 Regioni nel 1983, quando a bordo di una Fiat 127 lo disputa per la prima volta. E’ un’esperienza che rinnova l’anno successivo con la Porsche e nel 1986 con la Lancia 037. Ne rimane affascinato seppure tutte e 3 le partecipazioni si sono concluse con il ritiro. E’ veloce, coriaceo e dotato di una spiccata sensibilità di guida che gli permette di diventare Tricolore su Terra nel 1991 con la Lancia Delta. Dopo anni di assenza dai rally, ha deciso quest’anno di togliere il casco dal chiodo e essere al via della gara di casa. Perchè il 4 Regioni? “In tutto l’Oltrepo si sta respirando aria nuova, c’è un’atmosfera che mancava da anni. Il Rally 4 Regioni Storico sta ridando nuova linfa alla passione. Tutti coloro che amano i rally e questa terra, non ne rimangono immuni. Sembra di essere tornati indietro nel tempo a rinverdirne i fasti. Chi come me ha vissuto la storia del 4 Regioni, sa cosa può portare questa gara, sia a livello agonistico che sotto l’aspetto dell’indotto. L’Aci sta facendo bene, è un ritorno al

passato e il passato è stato glorioso. E’ una gara che ha riacceso gli entusiasmi, anche il mio, pertanto ho deciso di parteciparvi con mio figlio Riccardo. Seppure, per regolamenti criticabili, il percorso del rally non potrà più essere come un tempo, sono sicuro che saprà comunque trasmettere nuovamente a me e far provare a mio figlio emozioni uniche”. Nell'edizione di quest'anno la prova notturna di Castelletto è stata sostituita dal doppio passaggio a Pozzol Groppo. Cosa ne pensa? “Sarà una grande overture dove il pubblico potrà godere di un bellissimo spettacolo, proprio come accadeva negli “anni ruggenti”. Come ho detto, è un vero peccato che le regole e i costi di gestione non consentano di avere contemporaneamente tutte le prove di un tempo. Si può comunque tenere sempre acceso l’interesse cambiando una prova ogni anno, rispolverando di volta in volta “prove speciali” memorabili”.

Giorgio Buscone


il Periodico RICCARDO CANZIAN Chi invece il Rally 4 Regioni (quello originale degli anni 70/80) non lo ha mai visto è Riccardo Canzian, 21enne di Broni. Un talento naturale emerso già dal debutto avvenuto nel 2013 al Rally Day di Castelletto dove, con una Peugeot 106 N, ha vinto Gruppo e Classe. Giunge ai rally storici, “impossessandosi” dell’Opel Kadett GT/e di papà Alberto, nel 2015. Compie un volo meraviglioso al rally 4 Regioni, sta planando verso una meritata vittoria quando una foratura lo fa finire in terza posizione. Un risultato che comunque non oscura la sua grande prestazione. Sale ancora agli onori della cronaca al Rally Legend, dove, in mezzo ai mostri sacri si vede “stranamente” privato di un più che meritato gradino del podio, finisce al 4° posto. In questa stagione, affrontando uno sforzo economico non indifferente, è tra i protagonisti del Campionato Italiano Rally Auto Storiche; è 9° assoluto e 2° di classe sia ad Arezzo che a Sanremo. Il 4 Regioni non è titolato ma lui ci sarà. Perchè il 4 Regioni? “Ne ho sempre sentito parlare, ho visto filmati che mi hanno affascinato, ho imparato i nomi dei campioni di allora: Munari, Ballestrieri, Trombotto, Carello, Paganelli, Ormezzano, Rudy, Sanfront, Verini, Cambiaghi ecc. su auto straordinarie: Fiat 124 e 131 Abarth, Lancia Fulvia, Beta e Stratos, Opel Ascona, Manta e Gt/e, Porsche, Alpine Renault e via dicendo. Poi nel 2011 mio padre prese parte al primo 4 Regioni Amarcord, e tutti questi personaggi li ho conosciuti. Gente eccezionale. Lì, ho capito perché il 4 Regioni possiede un potere seduttivo unico. Quando è stato riproposto da Aci Pavia lo scorso anno non ho voluto mancare”. Nell'edizione di quest'anno la prova notturna di Castelletto è stata sostituita dal doppio passaggio a Pozzol Groppo. Cosa ne pensa? “Sono legato affettivamente a Castelletto perché è stato sede del mio debutto, ma i rally vanno corsi su strada. Pozzol Groppo, come la vogliono fare, cioè come prova spettacolo addirittura illuminata (così si dice) sarà un’attrattiva unica”.

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Riccardo Canzian

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Francesco Fiori

Francesco Fiori “Il Baffo volante” festeggia quest'anno il suo quarantesimo anno di attività, un traguardo che lo rende orgoglioso. Nativo di una frazione nel comune di Varzi che porta il suo nome (Casa Fiori), distinguibile per la sua perenne abbronzatura, l'immancabile foulard al collo sotto la tuta e i modi pacati, Francesco Fiori, quando impugna il volante si trasforma da “Dandy”, in cavagliere del rischio, riuscendo a riversare sul mezzo meccanico tutta la sua carica agonistica che lo ha portato a togliersi parecchie soddisfazioni nel corso della sua lunga carriera. Corre il suo primo Rally 4 Regioni nel 1976 al volante di una Fiat 124 Sport. Da lì é amore puro con la mitica gara pavese. Correrà tutte le edizioni (due con Fiat 124 Abarth e tutte le altre con Opel) fino all'ultima disputata nel 1986 e poi quelle in veste storiche del 2011/12 e 2015. Quest'anno sarà al via nuovamente con una Opel Kadett GTE, vettura che lo ha accompagnato in moltissime gare della sua vita sportiva. Perchè il 4 Regioni? “Anzitutto, per noi dell'Oltrepo Pavese, e credo non solo per noi, é stata la gara per la quale si viveva tutto l'anno, l'attesa era meravigliosa, indescrivibile. Si respirava un'aria dal profumo particolare, un aria intensa, che fortunatamente si inizia a respirare ancora oggi e questo é un buon segno, Poi, il 4 Regioni é stata la gara a cui ho legato i più bei ricordi della mia attività agonistica". Pescando tra i tanti ricordi, quale ci proporrebbe? "Sono appunto tantissimi. Ho disputato ottime gare, ma sembrerà strano, il ricordo che porto con me risale al 1986, il famoso Circuito di Cecima era l'ultima

Alessandro Ghezzi

PS della gara. Mi si ruppe la marmitta all’altezza del collettore. Dopo due giorni e una notte di gara il mio 4 Regioni finiva lì. Fortunatamente, con una molla dal valore di 10 lire e un po' di inventiva, si risolse il problema e giunsi al traguardo soddisfatto come se avessi vinto". Nell'edizione di quest'anno la prova notturna di Castelletto è stata sostituita dal doppio passaggio a Pozzol Groppo. Cosa ne pensa? "Condivido pienamente la scelta degli organizzatori. Castelletto ha il suo fascino, ma noi rallysti amiamo la strada piuttosto che la pista". ALESSANDRO GHEZZI Proprio come Francesco Fiori, Alessandro festeggia quest’anno i 40 anni di attività. Il suo debutto è avvenuto al volante di una Fiat 124 Abarth al 4 Regioni del 1976, una delle edizioni più tremende, in cui Siropietro Quaroni, patron del rally, inserì le “famigerate” ronde. Prove di 50 Km. Cad, da ripetere tre volte. Ghezzi dimostra ottime doti velocistiche; nel ’77 vince la Coppa Colline Oltrepo con l’Opel Kadett Gt/e, la stessa vettura con la quale prende parte al 4 Regioni, mentre nel 78 lo disputa con la Porsche 911 e nel 1979 con la Fiat 131 Racing. Dal 1989 al 1991 fa suo per tre anni di seguito il Rally Città di Stradella con la Delta. Nel ’93 vince il Rally delle Palme. Corre dappertutto dalla Targa Florio, al Salento, dal Messina al Montecarlo, dal Lana al Piancavallo ecc, guidando Toyota Celica e Corolla, Ford Escort Cosworth, Peugeot 306 Maxi, Peugeot 206 Wrc, Fiat Grande Punto Abarth, Mitsubishi Lancer, Ford Fiesta R5, con la quale ha ottenuto un buon quinto assoluto


il Periodico e 2° di classe alla recente Ronde delle Miniere, mentre tornato al volante di una Porsche 911, nel 2012 è giunto 7° al 4 Regioni storico. Perchè il 4 Regioni? “Non posso mancare al 4 Regioni, devo festeggiare il 40° d’attività agonistica. Correrò con un 911. Non ne ho disputati tanti, solamente tre e due storici, ma ritrovare auto e gente di un tempo che fu, inseguirsi lungo le piesse, per poi stare insieme attorno ad un tavolo, in cui ci si guarda, si parla, quasi sempre di auto e tutto quello che ci gira attorno, una comunione di pensieri, sempre con il sorriso nei volti, è impagabile. Per me il 4 Regioni è anche questo. Sono passati decenni ma il nome 4 Regioni, è qualcosa che viene tramandato attraverso le generazioni come un vero tesoro culturale”. Nell'edizione di quest'anno la prova notturna di Castelletto è stata sostituita dal doppio passaggio a Pozzol Groppo. Cosa ne pensa? “Ovviamente la strada, ovvero Pozzol Groppo. Ha i suoi lati positivi anche la pista, specialmente per comodità degli spettatori, ma sono convinto che anche il pubblico preferisca raggiungere le prove speciali per vedere qualche “numero” quando i concorrenti affrontano i tornanti, i dossi o le inversioni”. FILIPPO MUSTI C’era un’officina a Santa Maria, che presto diventò il ritrovo di tanti appassionati di corse che lì si incontravano la sera per seguire la preparazione delle auto da gara che Giovanni Musti, preparava per il figlio Filippo. La carriera di Filippo inizia correndo le gimkane. Arriva poi ai rally nel 1972 quando, al 4 Regioni, su di una Fiat 127, fa da navigatore al compianto Luciano Botto. Dal 1973, Filippo si schiera al via del 4 Regioni come pilota al volante della NSU Prinz TTS, poi passa sulla Fiat 124 Abarth e sul 131 Abarth, partecipando a tutte le edizioni del 4 Regioni. Nel 1982 e nel 1983, edizioni vinte dispettivamente da “Lucky” e da Biasion, entra nella top ten assoluta. In quella del 1986, con la vittoria in pugno, esce di strada per una distrazione quando era ormai in vista del traguardo. Con l’avvento dei gruppi B, Filippo corre sulla 037 e sulla Porsche turbo; poi, quando i gruppi B vengono aboliti, Musti passa a correre sulla gloriosa Lancia Delta evoluzione gruppo A, sulla BMW M3 e sulla Ford Cosworth. Vince alcuni rally e sfiora due volte il titolo italiano Slalom (entrambe le volte sfuggitogli per non aver affrontato la trasferta decisiva in meridione). Memorabili i suoi confronti con Codognelli

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e già all’età di otto anni, segue le orme del padre iniziando a gareggiare in Go kart, mettendo in luce le sue qualità di futuro pilota. Debutta nei rally nel 1994. Nel 1997 ottiene la sua prima vittoria assoluta. A tutt’oggi ne ha messe assieme 21, ottenute correndo in varie tipologie di gare sia moderne che storiche. A queste vittorie affianca 12 secondi poFilippo Musti Matteo Musti sti assoluti, 10 terzi e 26 prima e Ghezzi e Buscone poi. Dopo oltre 20 anni vittorie di classe. Nel 2013 è camd’assenza, Filippo è tornato al volante, lo ha fatto nel pione Italiano Rally Auto storiche. 2014 e nel 2015 al Monza rally Show ed ora è pronto Anche per lui, la domanda di rito: a scendere dalla pedana di Salice per l’edizione 2016 Perchè il 4 Regioni? “E’ difficile trovare un solo perché. Le motivazioni del 4 Regioni. sono molte. Ci sono anzitutto i ricordi che battono Perchè il 4 Regioni? “Giorgio Faletti, indimenticato attore, scrittore non- dentro di me come un secondo cuore. Ricordi di un ché rallysta, disse: “I ricordi hanno bisogno di molto bambino, che tenuto per mano dalla mamma, dal tempo per sparire. Ma gli basta un nulla per riaffio- nonno o dalla zia, si arrampicava sui tornanti del rare. Una voce, un suono, un’immagine, un profumo, nostro Oltrepo per vedere sfrecciare papà tra l’inciun odore”. Anche a me sono bastati: un’immagine (il tamento della gente. Poi quelle vetture potenti, quel logo del 4 Regioni), il suono (del 6 cilindri di Stoc- rombo indimenticabile. Ho sempre sognato poterle carda), il profumo (di benzina), l’odore (dell’olio guidare un giorno al 4 Regioni. Si sa: I sogni non svacombusto) e la voce (quella del navigatore che scan- niscono finché le persone non li abbandonano. E nel disce le note) ed eccomi qua, pronto a rinverdire anni 2012 è venuto per me il momento per realizzarli. Ho irripetibili e goliardici in cui tutti eravamo avversari corso e vinto il 4 Regioni storico e l’anno dopo anin macchina e amici a tavola. Voglio esserci anch’io. che il titolo tricolore. Lo scorso anno ho volutamente Per noi il 4 Regioni era la gara della vita alla quale rinunciato a partecipare per dare una grossa mano all’organizzazione. Quest’anno invece ci voglio riabbiamo legato la nostra gioventù”. Nell'edizione di quest'anno la prova notturna di provare. Avrò al mio fianco sulla Porsche 911 RS-R Castelletto è stata sostituita dal doppio passaggio mia sorella Claudia e tra gli avversari da battere ci sarà anche mio padre”. a Pozzol Groppo. Cosa ne pensa? “Purtroppo il futuro dei rally sarà in pista, ma fin che Nell'edizione di quest'anno la prova notturna di Castelletto è stata sostituita dal doppio passaggio si può, continuiamo a farli su strada” a Pozzol Groppo. Cosa ne pensa? “Avendo corso fin da bambino e per parecchi anni MATTEO MUSTI Quando nasce a Voghera nel 1975, papà Filippo corre in Go Kart, posso dire di essere praticamente nato in già da tre anni, anche la mamma Mirella, partecipa pista. La prova di Castelletto è bella, ha il suo lato ad alcune gare con la Mini De Tomaso, concluden- spettacolare, comoda anche per il pubblico, ma il fado sempre ai vertici della classifica femminile. Per scino del rally, sia per chi corre che per il pubblico Matteo, come accaduto a papà Filippo, tutto inizia a di veri appassionati, è e rimane la strada. Ben venSanta Maria della Versa nell’officina di nonno Gio- ga quindi l’apertura a Pozzol Groppo, che a quanto vanni dove inizia a girare il volante per le prime volte pare, sarà più spettacolare del solito. Ritengo giusto seduto sulle ginocchia della funambolica zia “Tota”, quindi provare a cambiare”.


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PREMIAZIONI DEL CAMPIONATO ACI PAVIA

Un tris di vogheresi campioni dell'anno per l'Aci Pavia di

Piero Ventura

Salice Terme - Con l'avvento alla presidenza di Marino Scabini, l'Automobile Club di Pavia, ha ripreso la consegna annuale dei riconoscimenti a piloti e personaggi del motorsport messisi in particolare evidenza nel corso della stagione agonistica, riprendendo così una antica tradizione risalente al lontano 1938, quando ad essere incoronato campione Sociale Aci Pavia fu Ezio Berné da Broni, vincitore tra l'altro del circuito di Stradella dello stesso anno con l'Alfa 1750 ex Nuvolari e la Bobbio-Penice. Ma questa é un'altra storia. Venendo ai tempi attuali, l'ultima premiazione del campionato sociale Aci

Pavia fu effettuata a Salice Terme nel 2012, anno in cui si premiarono i protagonisti della stagione precedente. Ora il tutto si presenta con un nuovo format, non c'é più il campione Sociale assoluto, perché derivante da una macchinosa conta dei punteggi, a volte poco coerente con la realtà dei fatti, bensì: lo “Sportivo dell'anno”, nominato da una commissione di esperti, mentre rimane invariato il metro di giudizio per premiare i campioni sociali delle singole specialità. Il nuovo direttivo Aci ha voluto andare indietro nel tempo cercando di sopperire alle mancanze di altre gestioni e al commissariamento di questi ultimi anni. Non potendo risalire allo sportivo dell'anno 2012 e ai campioni di specialità dello stesso periodo, in quanto non furono raccolti i risultati agonistici, ha deciso di ripartire dal 2013. Ed é così che lo scorso 22 aprile presso la Sala Narciso delle

CLASSIFICHE DEFINITIVE CAMPIONATO SOCIALE AUTOMOBILE CLUB PAVIA 2015

Classifica femminile navigatori RALLY moderni 2015

Classifica piloti RALLY moderni 2015 1° 2° 3° 4° 5° 6° 7° 8° 9° 10° 11° 12° 13° 14° 15°

Giacomo Scattolon Punti 578 Pierluigi Sangermani Punti 240 Paolo Rocchi Punti 230 Luigi Barbieri punti 229 Fabio Azzaretti Punti 200 Giovanni Castelli Punti 196 Stefano Sangermani Punti 190 Massimo Brega Punti 184 Andrea “Tigo” Salviotti Punti 175 Ronny Di Stefano Punti 96 Paolo Scialino Punti 79 Riccardo Chiapparoli Punti 75 Fabiano Avogadri Punti 69 Lorenzo Martinotti Punti 62 Danny Crevani Punti 42 Classifica navigatori RALLY moderni 2015

1° 2° 3° 4° 5° 6° 7° 8° 9° 10° 11°

Paolo Zanini Punti 656 Daniele Mangiarotti Punti 529 Sergio Rossi Punti 428 Claudio Biglieri Punti 360 Davide Pisati Punti 323 Claudia Spagnolo Punti 240 Alessandro Zerbini Punti 179 Roberto Campedelli Punti 167 Maddalena Ricotti Punti 158 Silvia Gallotti Punti 121 Gloria Santini Punti 96

1° 2° 3° 4°

Claudia Spagnolo Punti 240 Maddalena Ricotti Punti 158 Silvia Gallotti Punti 121 Gloria Santini Punti 96 Classifica VELOCITA' in SALITA vetture moderne 2015

1° Alessandro Tinaburri

Punti 356

Classifica SLALOM 2015 1° Alessandro Tinaburri Punti 610 2° Angelo Bonini Punti 195 3° ex aequo: Andrea Salviotti e Riccardo Chiapparoli Punti 75 5° Massimo Brega Punti 45 6° Castelli Giovanni Punti 35 Classifica FORMULA CHALLENGE 2015 1° Alessandro Tinaburri Punti 134 2° Claudio Biglieri Punti 97 3° Andrea "Tigo" Salviotti Punti 95 Classifica Piloti REGOLARITA' 2015 1° Ugo Rancati Punti 846

Diessephoto

Terme di Salice, si é svolta la consegna dei riconoscimenti ridando vita ad una felice e ritrovata tradizione. In una sala gremita, alla presenza di autorità locali, tantissimi appassionati e il presidente Scabini a fare gli onori di casa (il quale ha ricevuto un riconoscimento da parte di un gruppo di piloti in segno di stima e apprezzamento del lavoro fin qui profuso) sono stati assegnati i titoli di "Sportivo dell'anno" a Matteo Musti, vincitore del Campionato Italiano Rally Storici 2013, Giacomo Scattolon, vincitore Campionato Italiano Rally Junior 2014 e Silvia Gallotti, vincitrice del Trofeo A112 Abarth annesso al Campionato Italiano Rally Storici 2015. Tre vogheresi che unitamente a tanti altri bravi piloti locali rappresentano la forte realtà che l'Oltrepo pavese sta dando al mondo dell'automobilismo sportivo. Classifica Navigatori REGOLARITA' 2015 1° Gianfranco Ercolani Punti 846 Classifica Piloti RALLY STORICI 2015 1° Daniele Ruggeri Punti 351 2° Giorgio Verri Punti 207 3° Fabiano Avogadri Punti 57 Classifica Navigatori RALLY STORICI 2015 1° 2° 3° 4°

Silvia Gallotti Punti 431 Martina Marzi Punti 351 Marco Verri Punti 207 Paolo Zanini Punti 92 Classifica Femminile Navigatori RALLY STIORICI 2015

1° Silvia Gallotti Punti 431 2° Martina Marzi Punti 351 Classifica Navigatori REGOLARITA' SPORT auto storiche 2015 1° Luigi Barbieri Punti 79 Classifia VELOCITA' in SALITA Autostoriche 1° Fernando Grossi Punti 70

Diessephoto

La consegna del riconoscimento a Marino Scabini

Da sx Musti, Gallotti e Scattolon


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Slalom Collegio-Penice

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di

Piero Ventura

Settantaquattro vetture, suddivise tra Slalom agonistico, Regolarità e Parata, hanno dato spettacolo sui tornanti che da Collegio portano al Passo del Penice. Questo appuntamento, ripreso lo scorso anno da Aci Pavia in stretta collaborazione con la Scuderia Piloti Oltrepo, ha riportato il rombo dei motori da corsa su quella lingua d’asfalto che ha scritto pagine di storia automobilistica, sia attraverso i rally che tramite combattutissime cronoscalate. Il dominio, com’era facile prevedere, è stato firmato dal team piacentino LTS e dal suo “capitano” Alex Tinaburri, che hanno piazzato ai primi quattro posti della classifica assoluta ben 4 monoposto di Formula Gloria, vetture mosse da propulsori di derivazione motociclistica, particolarmente adatte a questa tipologia di manifestazioni. Chi invece al volante di una vettura berlina di derivazione rallystica ha particolarmente brillato (e anche qui non vi erano dubbi), è stato il vogherese Matteo Musti, tornato dopo più di 15 anni al volante della Clio Williams Gruppo A, vettura con la quale ha firmato i suoi primi successi in carriera, iniziati con la vittoria al Rally dei Vigneti nel 1997. Musti, portacolori della Scuderia Piloti Oltrepo, è stato bravo a collocare al quinto posto assoluto nonché al primo posto di Gruppo A e al primo della Classe 2 litri, la berlinetta francese, lasciandosi alle spalle numerosi prototipi realizzate in conformazione Slalom. Sempre nella classe 2 litri di Gruppo A, va segnalato anche il terzo posto (ottavo assoluto) per Roberto Tedeschi (Clio Williams) in gara con i colori della Efferre Motorsport di Zavattarello. Con il nono posto assoluto e primo di Classe A-A1600, si colloca il portacolori della Scuderia Piloti Oltrepo Andrea “Tigo” Salviotti con la Fiat Punto S1.6. Molti altri sono stati i piloti oltrepadani messisi in evidenza in questo appuntamento agonistico della alta Valle Staffora, a iniziare dalla “Lady di ferro” Ester Pericotti, vincitrice con la Clio Gruppo N nella classe 2000 delle derivate di serie; poi, c’é un altro bel risultato per la Efferre di Zavattarello

che mette sul gradino più alto del Gruppo N e della classe 1600 cc, il buon Franco Alberti con la Peugeot 106. La giovane Arianna Corallo ha invece brillato nella E1IT-E1>2C vincendo Gruppo e Classe con la Bmw 320M E36. Al driver di Mezzanino, Massimiliano Frau, al volante della Peugeot 106, va invece il successo nella classe 1400 di Gruppo A. Tra le “Storiche”, Antonio Madama, si è rifatto dal secondo posto della passata edizione, andando a vincere con la sua Opel Kadett Gt/e con i colori Road Runner Team di Casteggio, Gruppo e Classe. La classifica femminile ha premiato Ester Pericotti e Arianna Corallo. C’era molta attesa per vedere all’opera il vogherese Angelo Bonini con il suo prototipo X1/9 Honda, ma un pro-

MOTORI

Poker LTS sul Penice: Matteo Musti primo tra i piloti locali

blema ad un “uniball” sulla vettura lo ha messo fuori dai giochi già dalla prima delle tre salite previste. In coda alla prova velocistica, si sono esibiti i regolaristi, in cui, “Parco Chiuso Rally Club”, il team nato a Zavattarello nel 2008, ha centrato il successo grazie a Domenico Gregorelli e Francesco Carcano (A112) davanti a Politi-Scabini (Mini Cooper), Carcano-Ruggeri (Mini Cooper), Ercolani-Scabini (A112 Abarth) e

Verri-Negrini (Fiat 124 Sport Spider) a completare la top five.

Da sx: Scabini, Tedeschi, Musti e Balbis

Matteo Musti (Clio Williams)

Antonio Madama in azione con l’Opel Kadett


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zavattarello calcio: "i profughi sono nostri tifosi"

di Alessandro

Marchesi

1966-2016 sono passati 50 lunghi anni da quando un gruppo di ragazzi decise che anche Zavattarello avrebbe dovuto avere la propria realtà calcistica. Durante tutto questo tempo lo "Zava" ha conosciuto momenti difficili alternati a momenti gloriosi che hanno permesso di portare in giro per la regione il nome del borgo della Val Tidone. Per ripercorrere tutte le tappe della sua storia abbiamo incontrato l’attuale presidente Carlo Brichetti. Mezzo secolo di storia vissuto tra alti e bassi. Cosa non ha funzionato in questi anni e cosa invece ricorda con piacere? "Il ricordo più bello che un tifoso dello Zava può avere è senza dubbio il campionato di Promozione a cui eravamo iscritti agli inizi del 2000. Quelli erano anni gloriosi, durante i quali le risorse erano molto più abbondanti di adesso e, di conseguenza, era più facile convincere i giocatori a giocare per noi. Per quanto riguarda i lati negativi di questi 50 anni di storia, non mi viene in mente niente di particolare perché devo dire che le cose sono sempre andate abbastanza bene" Per una squadra di calcio di “montagna” come la vostra, quali sono le difficoltà maggiori? "Sicuramente siamo più svantaggiati delle realtà sportive di città per motivi evidenti. Come prima cosa abbiamo grosse difficoltà a invogliare i ragazzi a salire a Zavattarello per giocare, i soldi sono pochissimi e non riusciamo a garantire rimborsi onerosi e adeguati alla distanza che si percorre per raggiungere gli impianti. In secondo luogo, difficile trovare sponsor perché noi siamo distanti dalle grosse aziende con maggior disponibilità economica. E'chiaro che l'unico modo per ovviare a queste problematiche sarebbe avere una grossa disponibilità economica" . Una cosa in comune con le squadre della vostra categoria l'avete, la quota che ogni anno dovete versare alla FIGC per poter disputare il campionato (circa 4000 euro), non le sembra troppo? "Effettivamente devo ammettere che la tassa d'iscrizione alla nostra categoria mi pare un po' troppo eccessiva. Capisco benissimo che gli organi federali abbiano le loro

spese e che la crisi abbia colpito anche le loro tasche, ma possibile che alle società che all'inizio dell'anno devono sborsare questa cifra non ci pensi nessuno? Va detto che noi paghiamo, unitamente all'iscrizione, una sorta di sanzione poiché non abbiamo la squadra Juniores ma ugualmente non mi sembra una cifra alla portata". Una sanzione per non avere un settore giovanile, ci spieghi meglio. "Esatto e mi permetto di fare una riflessione: vorrei che la Federazione mi spiegasse come possiamo trovare 20/22 ragazzi della stessa età in un paese di mille abitanti per poter allestire la squadra degli Under. È evidente che non ci siano i presupposti per farlo. Qui in Val Tidone siamo gli unici a praticare questo sport a livello agonistico e quindi non possiamo nemmeno sfruttare l'opportunità della fusione". Ritiene che la sua squadra possa svolgere anche un ruolo sociale oltre a quello sportivo? "Sicuramente sì. Ogni volta che giochiamo in casa, noto con piacere che una ventina di profughi del centro di accoglienza adiacente al campo sportivo viene a sostenere la nostra squadra. Nel giro di un paio di partite hanno imparato i nomi dei nostri giocatori e quindi è curioso vedere come li incitano uno ad uno. Questo dimostra che lo sport è sinonimo di amicizia e aggregazione poiché il pallone parla la stessa lingua in tutto il mondo". Qual è il segreto per invogliare la gente a seguire la squadra di paese al posto di stare sul divano a vedere la Serie A? "Sembra banale dirlo ma il primo passo da fare è limitare i prezzi del biglietto di ingresso perché se un tifoso paga troppo preferisce starsene a casa davanti alla TV. Secondariamente il paese deve sentirsi in contatto con la squadra e per fare che questo avvenga è utile organizzare qualche evento durante l'anno in modo tale che i giocatori stiano in mezzo alla gente. Inoltre, credo che se la squadra sia formata per lo più da gente del posto, anche la tifoseria si riconosca maggiormente in essa". L'ideale sarebbe quindi avere tanti giocatori del posto. "Esattamente. Questo rimane un sogno ma ovviamente

SPORT

"Dare spazio a tutti i nostri ragazzi di praticare lo sport nel paese in cui vivono"

Carlo Brichetti

non tutti gli anni è realizzabile. Fino a qualche stagione fa potevamo contare su una quindicina di giocatori del paese che appunto avevano più seguito siccome invogliavano gli amici a venirli a vedere. Ad oggi i ragazzi del posto sono 7-8 e quindi magari la tifoseria si aspetta qualcosa in più. Il desiderio è quello di dare spazio a tutti i nostri ragazzi di praticare lo sport nel paese in cui vivono, però è ovvio che bisogna rispettare certe regole per stare in Seconda Categoria". Sulla base di questo, quali sono i suoi obiettivi per il futuro? "Il primissimo obiettivo è quello di concludere al meglio la stagione sia con la prima squadra sia con le giovanili e poi inizieremo a pensare al futuro. La priorità è quella di costruire una prospettiva facendo una programmazione lungimirante che non si fermi alla stagione successiva ma che sia una solida base per diversi anni. Chi vive alla giornata nello sport è destinato a fallire poiché è fondamentale coinvolgere sempre nuove forze e idee innovative per dare continuità ai vari progetti. Nel frattempo stiamo organizzando la festa per il Cinquantesimo Anniversario che si svolgerà nel mese di giugno". E con il Comune che rapporto avete? "Con l'Amministrazione devo dire che i rapporti sono buoni perché ogni anno ci garantiscono un contributo economico senza il quale saremmo in seria difficoltà. A questo si aggiunge il fatto che alcuni amministratori fanno parte della società e quindi riusciamo a tenere rapporti diretti".


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l'asd Salice Terme debutta al prossimo campionato di terza categoria

De Maron:"Obbiettivo Seconda o Prima categoria nei prossimi cinque anni" DI Nicolò Tucci

Nasce la nuova formazione del Salice Valle Staffora che disputerà il Campionato di terza Categoria. Evento calcistico memorabile in quel di Salice che non ha mai avuto una proprià identità calcistica. Incontriamo il Presidente Rinaldo De Maron. Come è nata l’ASD Salice Valle Staffora? “L’ASD Salice Valle Staffora nasce nel 2013 da un gruppo di amici appassionati di calcio, che mettendo insieme risorse e buona volontà hanno creato una società sana con degli ideali forti, che ha l’intento primario di far crescere il bambino sia dal punto di vista calcistico sia dal punto di vista educativo. In tre anni il nostro settore giovanile è cresciuto esponenzialmente, siamo partiti con trenta bambini nel 2013 fino ad arrivare a superare quota cento nel 2016”. Le vostre giovanili hanno un ottimo rendimento, qual è il vostro segreto? “Abbiamo deciso fin dall’inizio di organizzare il lavoro con i bambini in modo serio e mettendo come coordinatore degli allenatori una persona esperta come Adriano Milan, il suo lavoro è fondamentale: divide in fasce d’età tutti i metodi di allenamento in modo da formare il “calciatore” in modo completo sia dal punto di vista educativo sia da quello calcistico. Oltre a ciò tutti in nostri allenatori sono preparati e certificati". Spesso capita che nei settori giovanili i genitori si intromettano creando scompiglio tra i bambini, la società e gli allenatori, è capitato? “Fortunatamente, ad oggi, nessun episodio spiacevole, anche perchè tendiamo a spiegare ai genitori che gli “affari dei bambini" sono e rimangono cosa loro e che risolveranno tranquillamente da soli. Inoltre cerchiamo di mantenere la distanza giusta tra il genitore e il campo da calcio". Purtroppo negli ultimi tempi si sono verificati

Da Sx: Antonio Scaramozza, Rinaldo De Maron, Adriano Milan spiacevoli episodi di violenza contro gli arbitri lei cosa ne pensa? “La prima cosa che insegniamo ai nostri bambini è il rispetto, verso tutto e tutti. Noi siamo educatori e la nostra responsabilità è importante. Nella nostra società il bambino, l’adulto, il genitore o qualsiasi altra figura deve imparare ad avere rispetto per tutti gli addetti ai lavori in modo da poter raggiungere il nostro obbiettivo primario: il divertimento del bambino”. Passiamo alla domanda che riguarda la novità del momento, L’ASD Salice Valle Staffora non sarà solo settore giovanile ma bensì si iscriverà al prossimo campionato di Terza Categoria, come è nata questa idea? “La nostra è una scelta necessaria per dare continuità al lavoro svolto nelle giovanili, il nostro principale obbiettivo è quello di far crescere ragazzi pronti per esordire in prima squadra, in modo da completare il percorso calcistico educativo nella stessa società”. Avete già scelto il futuro mister? “Si, il nuovo mister sarà Marco Cremonese, ex allenatore del Tromello. Il suo ruolo sarà un ruolo

innovativo per il calcio dell’Oltrepò, infatti avrà un ruolo manageriale, come si usa in Inghilterra, avrà la responsabilità di costruire la squadra e successivamente allenarla, speriamo che prendendo spunto dai campionati inglesi, il nostro mister raggiunga gli stessi risultati del nostro connazionale Ranieri che ha appena vinto il Campionato di Premier League con una squadra “piccola” come il Leicester”. Quali sono gli obbiettivi dei prossimi cinque anni? “L’obbiettivo è quello di giocare in una Seconda o una Prima Categoria nei prossimi cinque anni, facendo giocare quasi tutti i nostri giovani. All’inizio ci sarà bisogno di qualche innesto, ma il nostro obbiettivo primario è quello di far crescere giovani che siano pronti per una prima squadra in modo da creare un ciclo continuo di giocatori che arrivino in prima squadra dal settore giovanile”. Salice Terme non ha mai avuto a livello di prima squadra, una propria identità calcistica, pensa che sia la volta buona? “Le premesse ci sono tutte, speriamo con il lavoro, la buona volontà e l’aiuto degli sponsor di creare qualcosa di stabile e duraturo.” 


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SPORT

Stefano Repetto presidente ASD VOGHERESE NUOTO

"Questo è uno sport che richiede una grandissima forza mentale"

La squadra dell'ASD Vogherese Nuoto

di

Pierfilippo Saviotti

Spirito di sacrificio, passione per lo sport e voglia di mettersi in gioco. Sono queste le ricette che Stefano Repetto, Presidente dell’ASD Vogherese Nuoto, realtà sportiva molto interessante a livello locale, cerca di mettere in atto per la sua società, per crescere sportivamente e per formare al meglio i propri ragazzi, sia atleticamente che caratterialmente. Repetto, quando nasce l’ASD Vogherese Nuoto? E quando ha preso in mano lei le redini della società? "L’ASD Vogherese Nuoto è stata fondata nel 1985, quindi ha compiuto trent’anni l’anno scorso. Io sono Presidente da 4 anni, prima sono stato nel direttivo societario, come consigliere e come medico sociale. Noi rinnoviamo le cariche societarie ogni anno olimpico, quindi ogni 4 anni. Molte volte vengono riproposti gli stessi nomi, perché è un impegno che richiede tempo ed energie". Attualmente quante squadre avete? Dal vostro sito internet si può notare una vasta presenza di atleti molto giovani. "Noi complessivamente abbiamo circa 40 atleti tesserati. Si parte dalla categoria più piccola, la cosiddetta “Propaganda” o pre-agonisti, che è formata dai bambini di sei anni, fino ad arrivare agli Assoluti, intesi come “Cadetti” e “Juniores”, quindi i ragazzi di diciotto, diciannove anni. Nel mezzo, due squadre di “Esordienti”, A e B, e una categoria “Ragazzi”. Il numero varia ogni anno, a volte capita di avere più ‘grandi’ e meno bambini, altre volte il contrario, spesso per impegni scolastici e universitari che, più si va avanti, più aumentano. In generale, puntiamo a tesserare bambini molto giovani per sperare di avere un futuro più solido". Con le vostre squadre, a quali gare o tornei partecipate attualmente? "Noi siamo una società affiliata alla Federazione Italiana Nuoto, quindi facciamo tutte le gare con il patrocinio della FIN. Possono essere sia manifestazioni federali, intese come campionati provinciali, regionali o italiani, sia manifestazioni extra federali, quindi organizzate da società sportive. Noi stessi organizziamo due trofei all’anno che si tengono nella piscina Dagradi di Voghera. Generalmente partecipiamo a gare nel nord-centro Italia, quindi Lombardia, Vene-

to, Liguria, Piemonte ed Emilia. Qualche volta capita di oltrepassare i confini nazionali e svolgere tornei, per esempio, in Svizzera". Quali sono i valori fondanti della società che volete insegnare ai vostri atleti, tenendo anche conto della giovane età della maggior parte di essi? "Fin dalla sua fondazione, l’ASD Vogherese Nuoto è una società che guarda sì al valore del risultato agonistico, com’è naturale che sia per qualsiasi realtà sportiva, però, più che altro, noi ci impegniamo per formare i ragazzi da un punto di vista educativo, fin dalla primissima infanzia. Cerchiamo quindi di far capire il valore dello sport, specialmente di uno sport come il nuoto che ha caratteristiche completamente diverse rispetto a tutte le altre discipline, anche quelle che, apparentemente, sembrano affini". Qui allora la domanda nasce spontanea: in uno sport così particolare, con una competizione sicuramente più marcata rispetto ad altri, quali sono i metodi che utilizzate per insegnare questi valori ai bambini? "Questo è uno sport che, come ho accennato, ha una peculiarità rispetto a tutti gli altri: richiede una grandissima forza mentale. Anche in allenamento, gli atleti sono in un ambiente non convenzionale dove non si può parlare o scambiarsi opinioni con i compagni, tranne che nelle pause. L’insegnamento di certi valori dipende quindi molto dal modus operandi degli allenatori. Specialmente quelli che si occupano dei più piccoli devono avere un ruolo anche di educatori senza, ovviamente, andare a sostituirsi ai genitori e mantenendo comunque una certa distanza. Quindi ai più piccoli cerchiamo di insegnare innanzitutto il divertimento e la gioia di nuotare, e vincere le proprie timidezze e le proprie paure; ai più grandi cerchiamo anche di insegnare ad avere a che fare con il cronometro, unico giudice insindacabile che non permette, come magari avviene in altri sport di squadra, di fare i furbi o di mollare un attimo la presa. L’insegnamento principale è quindi avere grande forza mentale per non mollare mai, neanche davanti alle difficoltà che sembrano insuperabili". L’ASD Vogherese Nuoto è ormai una realtà importante nel panorama sportivo cittadino e ol-trepadano. In questi anni il Comune e le istituzioni del territorio come si sono comportati nei vostri confronti?

"Qui, è doveroso dirlo, negli ultimi anni, specialmente nell’ultimo, il Comune ha dimostrato un grande interesse per lo sport giovanile, in particolare per il nuoto. Purtroppo adesso, con la vicenda del commissariamento, è stato bloccato tutto, e questo ha penalizzato non solo lo sport, ma tutte le attività vogheresi. Sicuramente ci sono delle priorità che vengono prima dello sport, anche se noi, ovviamente, cerchiamo di tirare acqua al nostro mulino". Se da un punto di vista umano e personale, i vostri obiettivi li ha spiegati chiaramente, dal punto di vista sportivo e societario, quali sono i risultati, presenti e futuri, a cui ambite? "Innanzitutto, l’obiettivo che ci poniamo di anno in anno, è crescere come società e come squadre, soprattutto numericamente per garantire un futuro a questa realtà. Essendo poi una società agonistica, abbiamo anche, com’è naturale che sia, degli obiettivi puramente sportivi. Partendo dal basso, l’obiettivo principale è far migliorare i tempi dei nostri atleti durante le loro gare. Poi, alzando un attimo l’asticella, puntiamo a riuscire ad ottenere delle qualificazioni a campionati regionali, che qui in Lombardia sono qualificazioni di prestigio, per l’alto livello tecnico degli atleti; e poi, perché no, cercare anche di portare qualche nostro ragazzo ai campionati italiani. Bisogna essere bravi ad arrivare al salto più in alto possibile".

Stefano Repetto


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Gentilissimo Direttore, vorrei intervenire con un contributo personale segnalando la regolare presenza nel parco di Rivanazzano Terme di numerosi cani senza guinzaglio che scorrazzano liberamente rendendone sgradevole e pericolosa la frequentazione alle persone. I padroni degli animali intervengono in modo blando quando i loro cani si avvicinano abbaiando o ringhiando alle persone. Capisco che anche gli animali abbiano il diritto di correre ma non nei parchi pubblici dove possono essere pericolosi per le persone che devono destreggiarsi fra i loro escrementi e dove danneggiano il tappeto erboso che presumo, la ditta pagata dal Comune, cerca di far crescere. A questo punto, sorgono spontanee alcune domande: è corretto permettere a dei cittadini

Si fa troppo poco per la difesa dei pedoni

di trasgredire alle regole stabilite dal Comune di Rivanazzano e nell’ordinanza del Ministero della salute che ne disciplina le responsabilità sia civili che penali (Ordinanza contingibile e urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani pubblicata in G.U. n° 209 6 settembre 2013)? È corretto da parte della Polizia urbana non intervenire pur essendo consapevole della situazione? Perché non si multano i numerosi trasgressori ? Io frequento il parco per portare i miei nipotini a svagarsi ma non posso essere in continuo allarme per i cani lasciati liberi che potrebbero mordere i bambini, ma anche aimè noi anziani

Egregio direttore, Le scrivo per sottoporre a Lei e a chi legge un malcostume solo di stampo italiano parrebbe, cioè la consuetudine di chi guida a non rispettare i pedoni e le strisce di attraversamento loro dedicate. So che questa sia una questione già parecchio dibattuta ma stavolta veramente non se ne può più: stavo attraversando sulle strisce di Corse XXVI Aprile quando un autista impazzito, anziché fermarsi, ha accelerato volutamente, suonando pure il clacson a me basito oltre che salvo per un soffio… Ora, tralasciando il caso singolo di questo incivile e incosciente guidatore, mi domando dove siano in certi casi i vigili o chi per essi… no perché quando bisogna fare multe a raffica li trovi molto solleciti e puntuali e allora cosa costerebbe essere tanto scrupolosi nel fare rispettare le regole stradali? Lo stesso zelo che viene usato per addebitare una multa, sia usato anche per difendere pedoni sempre più inermi e soggetti a pericoli se non a volte a gravi incidenti e in alcuni, troppi casi mortali. Io se posso nel mio piccolo suggerisco alla cittadinanza di fare una cosa, che magari sortirà poco ma che potrebbe aiutare a segnalare certi soggetti a chi di dovere: se vediamo che una macchina non cede la precedenza a pedoni sulle strisce, ebbene annotiamo la targa e comunichiamola comunque ai Vigili. Ripeto, sarà poco utile ma almeno potremo fare qualcosa in più che restare a guardare impassibili questa strage di pedoni quotidiana in tutta Italia (eccetto il Trentino a dire il vero). Serve prudenza, dico a chi guida e per primo a me stesso di essere sempre attenti e concentrati alla guida. In gioco ci sono la vita e le persone, la cui storia non può venire stroncata da automobilisti fuori controllo e per giunta folli. Che cosa fa il Governo o che cosa ha fatto per arginare questo massacro silente o gioco al massacro? Anche da noi in Oltrepò ci sono stati dei casi di pedoni falciati, è ora di dire basta! Non solo punire i colpevoli, ma anche una cultura fin dalle scuole, senso di civiltà, educazione verso il prossimo, insegnamento di valori basilari per una giusta e buona convivenza sociale. Il nostro è un problema culturale dato che all'estero i pedoni sono quasi sacri. Non basta questa umile lettera, lo so, ad arginare certi episodi incresciosi, per questo faccio appello alle Istituzioni affinché diano severe bastonate ai colpevoli di tali crimini, ad esempio carcere e ritiro della patente per sempre. Alessandro Piacentini Stradella

DAI LETTORI

I cani liberi nel parco di Rivanazzano Perchè la polizia locale non fa le multe?

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Maria Rosa Ricotti - Voghera

Pagherò un servizio per dei cassonetti che traboccano Caro direttore, Nella zona di Voghera in cui abito viene sistematicamente trascurato lo svuotamento dei cassonetti contenenti la carta e la plastica. Questi cassonetti traboccano e chiaramente, attirano animali di vario genere e creano cattivi odori. Io mi chiedo: il Comune non può evitare questi malfunzionamenti? Amaramente pagherò la tassa rifiuti, osservando questo sudiciume nelle strade della mia città, mentre vago alla ricerca di un cassonetto libero e mi chiederò del perché la

tariffa non terrà conto dei miei conferimenti, ma continuerà ad essere una tassa fissa, senza essere adeguata a quello che conferirò nell’indifferenziato. Senza un incentivo a differenziare, costituito anche dal minor costo, mi chiedo chi lo farà, tolto il solito misero gruppo di bravi cittadini. Domande retoriche, lo so, ma spiace vedere persa una occasione così importante per migliorare la nostra città. Barbara Scovenna Voghera

Chiasso, rumore e caos a tutti i costi che imperversano ai giorni nostri Caro direttore,

Con la primavera ed ancor di più durante l'estate il problema del rumore e del chiasso diventa motivo di proteste, di lamentele e di discussione. Io sposterei la discussione su di un piano più generale, ossia quello del chiasso, del rumore, del caos a tutti i costi che imperversano ai giorni nostri. Siamo in una epoca parrebbe abbastanza affezionata alla musica sparata forte nei locali, al vociare grosso e grasso che si ode nelle pizzerie o anche per strada e nei bar. Nelle chiese spesso partono le suonerie dei cellulari, la gente sembra essersi abituata a questa «stagione del decibel». Orbene, sarebbe così auspicabile invece riscoprire il silenzio che ci hanno tramandato i nostri nonni, che in epoche lontane non erano tanto sollecitati come le generazioni moderne da luci, suoni, urla o eventi. Sono così poche le occasioni in cui riusciamo a rifugiarci un po’ dentro di noi, nelle nostre emozioni, per conoscerci di più e, me lo lasci dire, rispettarci di più. Che senso può avere il disturbo della pace e della quiete? Che cosa è tutta questa frenesia che accompagna i nostri giorni e scandisce le nostre ore a colpi di chitarre, voci impazzite e voci da stadio? Pure al mare capita di sentire bambini inferociti che urlano in modo assurdo e genitori sghignazzanti che non se ne curano. Ergo massima solidarietà alla cittadinanza che abita nei di quei locali pubblici che fanno della musica ad alto volume il loro business, ma non credo che il caos possa essere un buon alleato nel nostro agire quotidiano, c’è gente che si stordisce nelle di-

scoteche o persino perde l'udito e si sprecano i malori, in alcuni posti dediti al noto boom boom delle casse, per non dire degli urli del vocalist di turno. Per carità, nessuna lezione, siamo stati tutti a ballare e fare nottata, ma un conto è il saper condividere momenti di compagnia con calma, un altro è scatenare un putiferio, al solo scopo di disturbare molti per il profitto di pochi. Siamo alle solite? Speriamo dunque in un rinnovato amore per la pace, intesa come quiete e buona compagna dei nostri giorni, già di per se trafelati. Già alla scuola elementare si dovrebbe insegnare quanto è bello il silenzio e la meditazione, l'ascolto della musica a volume normale e le discussioni fatte con toni bassi. Elena Madama Voghera

LETTERE AL DIRETTORE Questa pagina è a disposizione dei lettori per lettere, suggerimenti o per intervenire sulle questioni dibattute dal nostro giornale. Scrivete una email a: direttore@ilperiodiconews.it. Le lettere non devono superare le 2500 battute! Mi raccomando le 2500 battute e non 5 mila come spesso vengono recapitate in redazione. E devono contenere nome, cognome, indirizzo e numero di telefono che non saranno pubblicati sul giornale ma che ci permetteranno di riconoscere la veridicità del mittente.


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Il Periodico News - MAGGIO 2016 N°105  

Il Periodico News - MAGGIO 2016 N°105 DIRETTORE RESPONSABILE Alessandro Disperati direttore@ilperiodiconews.it Per la Vostra pubblicità ven...

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