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INSERTO SPECIALE STACCABILE: ORARI E MAPPE

Anno 11 - N° 119 LUGLIO 2017

il Periodico

Servizio da pag. 33 a pag. 48

Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - 70% - LO/PV

Il Re è morto, lunga vita al Re... Marco Poggi

Servizio a pag. 20

CASTEGGIO: "avevo proposto al sindaco l'acquisto di un'area che si trovava all'asta"

Continua a tenere banco a Casteggio il caso relativo al destino dell’area Venco, di cui nei mesi scorsi l’amministrazione... Servizio a pag. 49

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UN RIVANAZZANESE PROPONE A SALICE TERME UNA CORRIDA DI TORI

Il sabato, 24 ore prima dell'inizio delle elezioni ho scritto ad alcuni amici, perché "scripta manent verba volant"... Servizio a pag. 21

Bressana Bottarone: "Numerosi i corsi di apprendimento della lingua italiana dovuti all'aumento dei residenti stranieri"

Servizio a pag. 53

"Non siamo in giunta, quindi tecnicamente non possiamo neanche definirci alleati" Servizio a pag. 6

Valle Staffora: "Io e i miei amici siamo a disposizione a titolo gratuito per organizzare e tracciare sentieri"

"Il pubblico in Oltrepò a livello di fondi erogati ha fatto fin troppo"

Tommaso Gentile vogherese, classe 1973, da sempre nel settore marketing e pubblicità. Ha iniziato con il padre che aveva a Milano un'importante agenzia di comunicazione e strategie di marketing, poi ha continuato il suo per... Servizio a pag. 10e 11

Servizio a pag. 28


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Commento di Antonio La Trippa Da alcuni anni, da quando i cordoni della borsa si sono stretti, da quando di soldi ne arrivano sempre meno, la situazione dello stato delle strade oltrepadane è peggiorata. Effettivamente sono tantissime le strade dell’Oltrepò che spaccano pneumatici, cerchioni e anche autovetture, sono tantissime le strade dell’Oltrepò che causa carreggiate dissestate sono diventate impervie. Per ripararle di soldi ce ne sono sempre meno, per ora, ma in futuro si ha la ragionevole speranza che almeno, a poco a poco, le strade verranno messe a posto. Però sentendo sindaci, amministratori pubblici, presidenti ed assessori di comunità di enti, associazioni e compagnia cantante, sembra che le buche nelle strade siano il principale problema per cui la gente non viene in Oltrepò. Insomma: le buche e le strade dissestate sembrano essere l’alibi designato. Il motivo per cui la gente non esce al casello autostradale di Casei Gerola e prosegue per la riviera ligure o per altre località, sembrano essere solo le buche delle nostre strade, queste persone che tirano diritto andando in altri posti probabilmente li scelgono perché non hanno buche o strade dissestate. La realtà non è così, in tutta Italia, i comuni, le province e le regioni sono vittime e colpevoli di questa situazione nella quale mancano le risorse economiche per riparare le strade. Pertanto sarà pure vero che con strade perfette qualcuno in più in Oltrepò forse potrebbe venire, la realtà dei fatti è che molti non scelgono l’Oltrepò perché preferiscono altre mete. Le strade della Liguria, della Riviera romagnola, della Maremma o della Val d’Aosta hanno gli stessi problemi delle nostre strade, ce ne sono in situazioni decenti e in situazioni indecenti. In altre zone di Italia, molte della Toscana, molte del sud Italia, che accolgono moltissimi turisti, ci sono strade in condizioni peggiori delle nostre, Le buche e le frane non devono essere l’alibi per giustificare una politica turistica oltrepadana fallimentare. L’Oltrepò potrebbe essere servito meglio dalla rete viaria, ma certamente è servito meglio rispetto alla media nazionale, abbiamo due autostrade che si intersecano con quattro caselli: Casei, Voghera, Casteggio e Stradella, e se l’Oltrepo fosse appetibile potrebbero essere porti di sbarco per i turisti. Poi una volta usciti dal casello, questi turisti, potrebbero facendo dai dieci ai trenta km raggiungere tutto l’Oltrepo. La realtà è che la gente non esce a questi caselli oltrepadani, ma ad altri caselli di altre località che hanno saputo a livello turistico promuovere meglio il loro territorio. C’è qualcuno che auspicava l’apertura di una nuova autostrada, la Mortara – Broni, c’è chi si era opposto e chi era a favore, una nuova autostrada potrebbe portare dei benefici ma premesso che per ora è una chimera il vero problema è che anche questa nuova autostrada con nuovi caselli potrebbe far la fine della Milano - Genova o della Torino - Piacenza con ulteriori caselli di passaggio e non di uscita. Ad ogni piè sospinto le amministrazioni pubbliche e parapubbliche dell’Oltrepo indicono tavole rotonde, vogliono fare cabine di regia, chiamano i politici di riferimento del territorio per discutere della rete stradale dell’Oltrepo e alla fine di ognuno, di questi inutili o stucchevoli convegni si trova il colpevole, davanti al plotone

di esecuzione vengono mandate le buche e le frane e le strade dissestate. La realtà è un'altra, la realtà è che le buche, le frane e le strade dissestate non sono certamente un incentivo affinché i turisti vengano in Oltrepo ma non sono le principali ed uniche colpevoli, i colpevoli sono quegli amministratori oltrepadani che per anni hanno ricevuto tanti, ma tanti soldi, dalla regione e dallo stato italiano e li hanno buttati via in mille progetti, scusate in mille sciocchezze turistiche. Progetti senza capo ne coda equamente divisi, più o meno, in base al momento ed al potere ed all’interesse politico di ogni comune. Le spartizioni di queste risorse sono state fatte, in Oltrepò, tra compagni di partito, tra compagni di cordata, tra compagni di merende o tra amici e qualche volta anche famigliari. La realtà dei fatti è che i troppi soldi arrivati in Oltrepo sono stati spartiti non in base alla valenza del progetto, ma in base all’appartenenza politica, imprenditoriale o famigliare. Di soldi ne sono arrivati anche in questi ultimi mesi e ne arriveranno nei prossimi, mi sono documentato su come verranno spesi e su chi li spenderà, bene nella mag-

TERZA PAGINA

LA MADRE DI TUTTI I MALI DELL'OLTREPO… LE BUCHE? NO! L'INCAPACITÀ DI MOLTI POLITICI

gioranza dei casi non c’è da riparare le strade o le buche delle strade, ma ci sarebbe piuttosto da riparare le buche e le frane delle capacità professionali, turisticamente parlando, di chi ha concepito questi progetti. Mi sa proprio e spero di sbagliarmi che tra dieci anni saremo ancora qui a dare le colpe alle buche e alle frane e di turisti non ne vedremo l’ombra, la cosa più patetica sarà che a discutere di questo saranno più o meno gli stessi politici, amministratori pubblici o boiardi parapubblici che stanno facendo tavole rotonde e simposi oggi. Visto che ci sono tante frane in Oltrepo, la speranza è che possa venirne una sotto la tavola di un simposio, di un convegno, di una tavola rotonda o di una cabina di regia fatta da questa gente, in modo che tra dieci anni, sarà anche una magra consolazione, ma avremmo gente diversa che magari discuterà delle stesse cose e che magari non sarà meglio di quelle di oggi ma che almeno avrà una faccia diversa.


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pagamento mensa scolastica: "il credito è di 700 mila euro"

"50.000 euro l'anno per una sorta di porta borse del Sindaco. Una cifra spropositata" Di Giacomo Lorenzo Botteri

Ilaria Balduzzi, 49 anni nata a Voghera ma residente a Retorbido, una manager prestata alla politica, da sempre legata al Pd. Attualmente è dirigente presso il Comune di Stradella e consigliere comunale a Voghera. Con lei, facciamo il punto sulla situazione amministrativa di Voghera ed in particolar modo sulle problematiche delle periferie, spesso ricordate solo in campagna elettorale ed abbandonate a se stesse il giorno dopo. Balduzzi partiamo da un recente episodio che ha spopolato sui social. Alcuni materassi abbandonati vicino a dei cassonetti ed in pieno in centro... "Bastano le fotografie di materassi e ingombranti abbandonati nelle vie del salotto buono della città per scatenare reazioni indignate sui social, alcune anche di dubbia obiettività quando si attribuisce con certezza agli immigrati la responsabilità di tanto scempio (perchè tale è) senza che vi siano sistemi o personale che controlla. In realtà quella dell'educazione civica e del rispetto dell'altro è una abitudine che non ha confini: c'è chi ce l'ha per propria natura ed è anzi una ricchezza a cui mai rinuncerebbe e chi è refrattario a qualsiasi tipo di regola e mal sopporta le imposizioni. In tutti e due i casi, anche come arricchimento, l'educazione e l'informazione nonchè il controllo sanzionatorio sono fondamentali". Il problema rifiuti è particolarmente sentito a Voghera, allora perchè non parte la raccolta differenziata porta a porta, come avviene in gran parte degli altri Comuni? "La materia dei rifiuti e della raccolta sono particolarmente sentiti dalla popolazione sia per una questione di decoro e di igiene sia perchè, dopo l'abolizione dell'Imu, la tassa rifiuti è la tassa locale più pesante per le famiglie e le imprese e quindi ci si aspetta che, a fronte di tanto pagare, il servizio sia svolto nel migliore dei modi, cosa che non è stata nel caso dell'avvio (ma anche del proseguimento) del porta a porta nel centro. Come gruppo PD e lista civica abbiamo proprio presentato un'interpellanza che andrà all'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale in cui chiediamo spiegazioni circa gli ancora irrisolti disservizi sulla raccolta porta a porta con il rischio che ci si cristallizzi su un metodo sbagliato e sugli aumentati costi della tassa rifiuti". Tralasciamo i rifiuti, non pensa che in una realtà come Voghera, ci siano tante problematiche specie nelle periferie spesso trascurate e dimenticate? "Sì è vero se ci si allontana dal centro verso i quartieri periferici che nella realtà vogherese spesso sono dei luoghi a sè... i problemi scompaiono o meglio i problemi del centro ci sono tutti e se ne aggiungono anche altri ma il clamore viene suscitato solo dalle foto del salotto buono. Le periferie vengono ricordate solo nei programmi e nelle campagne elettorali anche perchè nelle periferie spesso si concentra gran parte dell'elettorato e poi vengono dimenticate. Le nostre liste, durante le due campagne elettorali, hanno fatto un grosso lavoro di ascolto nei quartieri con la distribuzione di questionari e ne sono emer-

Ilaria Balduzzi

se esigenze e criticità importanti, a volte piccole e facilmente risolvibili senza dispendio di grosse cifre o grandi investimenti. Parlando con le persone si ravvisa un senso di sfiducia e di sconforto nelle istituzioni perchè quando le richieste sono del tipo di maggiore pulizia e disinfestazione da zanzare dei parchi giochi non arrivando a chiedere nuovi giochi o sistemazioni e comunque anche queste piccole cose non vengono fatte... La competizione elettorale viene percepita come una battaglia fra due opposti schieramenti a chi è più simpatico o offre di più nell'immediato, dando per scontato che tanto nulla cambierà". L'autorizzazione all'apertura di una nuova farmacia, guarda caso ancora in centro, che ne pensa? "Una brutta notizia che denota la mancanza di attenzione verso le periferie. La notizia dell'apertura di una nuova farmacia a Voghera, ancora una nel centro quando è da anni che Pombio, San Vittore, Medassino reclamano a gran voce tale servizio alla collettività, che oltretutto nelle periferie è spesso popolata di anziani che hanno meno opportunità di muoversi". Quindi non si cambia registro? "Nulla cambia se, dovendo rinunciare ad alcuni investimenti per finanziare i lavori del Teatro Sociale e dei nuovi uffici dell'Agenzia delle Entrate presso il Tribunale (sia ben inteso, anche questi servizi fondamentali per la città ma per la città tutta), si decide di sacrificare i lavori di manutenzione antisismica parzialmente alle scuole di San Vittore e di cassare totalmente quelli alla scuola di Oriolo... guarda caso, periferie". Lei è esperta di bilanci. La variazione di bilancio che recentemente l'ha fatta più imbestialire ... "Il bilancio del Comune è una coperta molto corta ma proprio per questo sono importanti le scelte e a Voghera quella che ci va sempre di mezzo è la periferia ... e i servizi sociali, sopratutto in un periodo come questo di forte criticità per la popolazione, forse non era il caso di sacrificare circa 100.000

euro dalle spese sociali per finanziare la kermesse della Sensia". A proposito di Sensia, pare che alla fine i conti non tornino... "Con un ordine del giorno di alcuni membri di maggioranza e minoranza abbiamo discusso delle spese e delle entrate e del rapporto costi/ benefici della kermesse.. Ne abbiamo discusso sia in commissione che in Consiglio comunale. Il bilancio non è ancora chiaro ed attendiamo i dati che non ci hanno fornito per tracciare un bilancio definitivo. Ci chiediamo certamente come mai sia stata data gratuitamente all'ACI di Pavia, l'area di piazzale Fermi. In sostanza si è rinunciato a delle entrate.." Qual è la cosa che più l'ha infastidita in consiglio comunale? "L'arroganza con la quale questa maggioranza sta cercando di governare. Risposte del tipo 'e anche se fosse noi abbiamo la maggioranza e così abbiamo deciso' non dovrebbero far parte della dialettica politica. Sono un sintomo del malessere ed anche dello spessore politico di questa maggioranza. E mi riferisco alle motivazioni date, o meglio non date, per giustificare l'assunzione a 50.000 euro l'anno di una sorta di portavoce, porta borse del Sindaco. Una cifra decisamente spropositata e che sottrae ulteriori risorse dal bilancio comunale. In compenso, alla faccia di tutti i proclami sulla sicurezza, verrà assunto un solo vigile nel 2017" L'ultima bomba scoppiata in città è quella relativa al pagamento del servizio mensa scolastica. Cosa è successo? "E' quello che vorremmo sapere. Per adesso sappiamo che il credito che rischia di creare un forte scompenso di cassa è di 700mila euro, come comunicatoci dall'assessore Azzaretti. Come si sia potuti arrivare ad accumulare una cifra così importante ancora non è chiaro. Vi è un rimpallo di responsabilità tra amministrazione comunale e scuole. è del tutto evidente però che sia a livello dirigenziale che a livello politico vi siano state delle inaccettabili lacune e delle responsabilità che andranno accertate. Oltretutto richiedere i soldi dopo tanto tempo ha portato a conti estremamente impegnativi per le famiglie vogheresi, conti che peraltro sembrano per lo più anche sbagliati. Noi come Pd proponiamo, una volta quantificate esattamente le somme da riscuotere, che le famiglie possano, a richiesta, rateizzare il debito". Ci concediamo dalla battagliera Ilaria Balduzzi chiedendoLe un pronostico. Ma il sindaco Barbieri lascerà per candidarsi alle Regionali? "Chiedetelo a lui. Ho l'impressione di sì. Noi comunque abbiamo ancora i motori caldi dopo le ultime elezioni perse per una manciata di voti e siamo pronti a dare alla città un governo di cambiamento che i vogheresi da troppo tempo aspettano".


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"Noi come amministrazione comunale abbiamo una convenzione con l’Oltrepò Voghera"

Di Silvia Colombini Gianfranco Geremondia dell'Unione di Centro è un amministratore con grande esperienza, anche politica. In consiglio comunale a Voghera da molti anni, a più riprese è stato assessore negli anni novanta con Paolo Affronti Sindaco. È stato capogruppo UDC a palazzo Gunela dal 2010 al 2015 ed è oggi assessore nella giunta presieduta da Carlo Barbieri. Un assessore di rilievo perché a lui sono state assegnate deleghe importanti quali: Bilancio e Programmazione, Economia, Tributi, Economato, Sport e Tempo libero. Risorse Umane, Osservatorio Sanità, Farmacie comunali. "Lavorare per la mia città mi gratifica è una assicurazione che posso dare, e detto da un assicuratore scusate se è poco". Iniziamo parlando di uno degli elementi rappresentativi dello sport cittadino il Palaoltrepò, spesso al centro di polemiche a partire dalla sue edificazione sino ad arrivare alla sua gestione. Quali sono le importanti novità del Palaoltrepò? "Intervento per ampliare la capienza da 800 posti a 1700 posti ed ha permesso alla società Derthona Basket di Tortona di continuare a giocare nella nostra città. L’intervento è costato a conti fatti 105 mila euro, ma era indispensabile per muovere l’indotto". Oltrepò Voghera e Asd Voghera, due squadre di calcio in una un'unica città e animate da una certa "inimicizia". Qual è la posizione del suo assessorato su questo fronte "Noi come amministrazione comunale abbiamo una convenzione con l’Oltrepò Voghera, che milita nel campionato Nazionale di serie D, convenzione che scadrà nel 2020.La convenzione prevede l’erogazione da parte del comune di un contributo di 45 mila euro, questo a fronte di una serie di agevolazioni per i cittadini di Voghera sanciti negli accordi. La Società contribuisce alle spese di acqua, luce e gas e pone in capo al gestore una serie di obblighi quali il mantenimento del manto erboso, la pulizia, la tinteggiatura, lo sgombero della neve e una serie di interventi di manutenzione ordinaria. L’Asd Voghera che milita nel campionato di prima categoria ha fatto una richiesta formale e scritta per poter giocare al Parisi in alternanza all’Oltrepò Voghera. Auspico in un’intesa tra le due società, e come abbiamo risposto all’Asd Voghera, trovare un intesa con l’Oltrepò Voghera che ha stipulato accordi contrattuali. Se questa intesa non verrà raggiunta, vedremo di trovare una soluzione". Sono iniziati i lavori al Campo giovani. Cosa prevede esattamente il progetto, quanto costerà e chi pagherà? "Il campo giovani è stato una mia grande soddisfazione personale, quando presi delega allo sport uno dei primi incontri fu con Somenzini presidente dell’Iriense che mi illustrò la situazione. Quando venni a sapere che la Regione Lombardia aveva istituito un bando per l’adeguamento delle strutture sportive ho subito pensato al nostro Campo Giovani. Il finanziamento dell’importo di 238 mila euro prevedeva però un cofinanziamento del 50 percento. Dovevo trovare quindi 119mila euro. Trovate le risorse posso ora affermare con orgoglio che è stato l’unico progetto in provincia di Pavia ad essere finanziato e tra un paio di mesi vedremo finalmente il restilyng completato". A Voghera ci sono poi altre realtà importanti dal punto di vista sportivo vedi l’Atletica Iriense, la Boxe il comitato Oltrepò Bocce, lo judo club…

come l’amministrazione aiuta ed incentiva queste realtà? "Esiste un bando comunale che eroga fondi alle Società sportive del territorio la componente principale per ricevere i fondi è la partecipazione dei giovani, il contributo oscilla dai 200 ai 1600 euro. Poi valutiamo le singole situazioni e le segnalazioni che ci arrivano dalla gente, ad esempio abbiamo erogato 12 mila euro alla società di judo/karatè di Via Sturla a seguito di segnalazioni di numerose mamme che lamentavano la presenza di materassini rotti e pericolosi. Con quel contributo sono stati acquistati materassini nuovi così almeno l’attività può continuare senza problemi. Un altro esempio che abbiamo preso in considerazione è stata la richiesta attraverso una petizione di 1400 firme di avere un campo da basket all’aperto, abbiamo individuato in Via Bandirola un campo da calcetto e lo stiamo adeguando a campo da basket. Ogni anno L’Oltrepò bocce organizza sui campi vogheresi tornei nazionali ed europei e anche in questo caso anche quest’anno l’amministrazione darà il proprio contributo. Colgo l’occasione per ringraziare Piero Mutti che ogni anno organizzando manifestazioni importanti ricorda il rilievo che ha la nostra città in questo sport". La Sensia quanto è costata? "Come assessore al bilancio nelle pieghe del bilancio ho trovato i soldi per organizzarla. I capitoli individuati sono stati rette di ricovero dei minori, rette di ricovero anziani, abbiamo valutato il fabbisogno degli ultimi due anni e abbiamo visto quanto il commissario aveva messo in questi due capitoli un eccesso rispetto alla media di quegli anni tant’è che a tutt’ oggi non abbiamo criticità su quelle partite. Nulla è stato tolto o toccato nei capitoli: asili nido, assistenza domiciliare, contributi per i morosi. Detto questo qua finisce il mio ruolo, la gestione non è di mia competenza". Risorse umane: ci saranno nuove assunzioni o dovremo prendere atto solo di nuovi pensionamenti? "Ad oggi il Comune ha circa 230 dipendenti e a fronte di pensionamenti non si possono sostituire in toto in base a quello che possiamo fare abbiamo approvato un piano triennale per gli anni 2017, 2018 e 2019. Nel 2017 sono previste: assunzione del dirigente all’urbanistica vacante da quanto è andato in pensione l’Architetto Ravetta, 1 vigile urbano, 1 informatico, 1 addetto al centro stampa del comune, 1 addetto stampa. Nel 2018 1 vigile urbano ed un impiegato di categoria c destinato ai tributi – 2019 assunzione di un altro vigile urbano e due impiegati di categoria c destinati uno ai servizi sociali ed uno ai servizi demografici". Ed è stata subito polemica sull’assunzione di un addetto stampa (portavoce) che costerebbe alle casse comunali 50 mila euro l’anno…. "È un addetto stampa che non è esclusivamente del sindaco ma di tutta l’amministrazione, ed è una figura che hanno anche altri comuni. Figura importante perché la cattiva comunicazione o la non comunicazione possono contribuire alla non trasparenza, qualche perplessità c’è stata a proposito della categoria attribuita a questa figura, va tenuto conto però che si tratta di una figura a tempo determinato. Finita questa legislatura finisce anche il suo incarico.” Premio produttività: pochi centesimi di premio ai dipendenti l’élite invece? “Le disponibilità sui premi di produttività ha una disposizione di legge che è una percentuale in questo caso dell’1,20% del monte salari pagato nel 1997,

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Farmacie: "Circa l'ubicazione c'è poco da dire..."

Gianfranco Geremondia quindi già da qui si capisce che l’importo sarà esiguo i premi ai dirigenti dipende da un altro tipo di contratto e i dirigenti sono valutati da un organismo di valutazione esterno che li valuta e decide". Lei ha la delega alle Farmacie, in citta ci sono 3 farmacie comunali, com’è la situazione? “La situazione delle farmacie è di difficoltà a causa della mancanza di personale, per fronteggiare questa situazione il dirigente della farmacia 3 ha preso in gestione anche la farmacia 1, sulle farmacie sempre per carenza di personale, l’amministrazione sta valutando come gestire la questione cercano delle soluzioni possibili. Un provvedimento per fornire un servizio all’utenza soprattutto per quella che frequenta gli ambulatori dell’ospedale civile, riguarda farmacia comunale n.3, gli utenti erano fortemente in difficoltà per il senso unico. Nella Farmacia di Via Emilia, nelle vicinanze dell’ospedale, è stato ripristinato infatti il doppio senso di circolazione nel tratto tra Via Volturno e Piazzale Quarleri, un parcheggio con breve limite di sosta favorirà l’utenza che molte volte non ha tempo di fare acquisti in città". Osservatorio sanità…. "Con la direzione generale dell’ASST molto disponibile al confronto, con la collaborazione delle organizzazioni sindacali e grazie alla conoscenza del personale ospedaliero, che ci rappresenta spesso varie problematiche siamo in grado di riservare molto attenzioni alle funzionalità del nostro ospedale. La vendita e la conseguente chiusura della clinica S. Maria delle Grazie e il ridimensionamento dell'ospedale di Tortona ha di fatto aumentato la richiesta di ricovero e ambulatoriale specialistica nel nostro ospedale, per cui l'eventuale lista di attesa implica una situazione da tenere sotto controllo. Ospedale che malgrado i tanti problemi (carenza di personale, strutture non tutte all’avanguardia) resta un centro di cura efficiente che eroga prestazioni specialistiche sicuramente di buon livello". Le farmacie private sono invece 8 come funziona l’assegnazione della loro ubicazione soprattutto per rispondere alle recenti polemiche sulla non apertura di una Farmacia in zona San Vittore… "L’iter dell’assegnazione dell’ubicazione è in mano alla Regione che a fronte di una richiesta di un privato chiede all’ufficio competente del comune una mappatura dove potrebbe essere collocata. Nel 2012 la mappatura fornita dal comune evidenziava come zona idonea. La zona sud ovest viale fratelli Rosseli strada valle, via Cignoli, San Vittore. A questo punto la regione emette il bando che nel caso specifico è stato vinto dal Dottor Chlapanidas, titolare della farmacia del Brallo. La regione pubblica il decreto di assegnazione della farmacia e indica le vie individuate. Circa l'ubicazione c'è poco da dire il privato che si è aggiudicato l'assegnazione ha partecipato ad un bando regionale che prevedeva una zona di competenza definita dalla regione e pertanto il privato assegnatario nell'ambito della zona di pertinenza ubica la farmacia ove ritiene più opportuno e conveniente. Questa ubicazione comprende anche la potenziale utenza del rione San Vittore".


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modello voghera: "Chi dice che non è applicabile è male informato"

"Non siamo in giunta, quindi tecnicamente non possiamo neanche definirci alleati" Di Christian Draghi

"Altroché discriminazione verso gli extracomunitari, il Modello Voghera è un modo per evitare che i veri discriminati siano gli italiani". Il capogruppo in consiglio comunale e vicesegretario della Lega vogherese Marco Sartori interviene sulla diatriba che sta agitando nelle ultime settimane le acque in casa del centrodestra locale. Lo fa per fare chiarezza su quello che è diventato ormai una sorta di oggetto misterioso, quel "modello Voghera" per regolamentare gli aiuti agli extracomunitari tanto caro al carroccio iriense che potrebbe causare qualche mal di pancia in seno all'amministrazione. Alle ultime elezioni la Lega ha garantito al candidato Carlo Barbieri un appoggio "esterno" (senza cioè apparentarsi ufficialmente con la coalizione di maggioranza) basato però sull'accordo non scritto che, qualora venisse rieletto, il primo cittadino si sarebbe impegnato a riportare in auge in città la norma che impone paletti più severi per l'assegnazione dei contributi economici agli extracomunitari. Barbieri alla fine le elezioni le ha vinte, con uno scarto talmente esiguo da lasciar pensare che il contributo della Lega possa anche essere stato decisivo. Il "Modello Voghera" però resta ancora sulla carta, o così pare. Sui social la discussione prosegue animata. Il "patto" Lega-Barbieri non sarebbe rispettato. La Lega – per ora – manda giù a denti stretti, ma non ci sta a far la figura di chi resta col cerino in mano. Sartori, sgombriamo il campo dal dubbio una volta per tutte, visto che sui social in cui si discute di politica cittadina se ne sono lette di ogni. Il "modello Voghera" oggi è applicato o no? "No, al momento non viene applicato". Non doveva essere la vostra moneta di scambio per l'appoggio a Barbieri? "Infatti noi non ci arrendiamo e continueremo a spingere per quella che altro non è se non l'applicazione di una legge esistente". Pier Ezio Ghezzi vi ha attaccato sostenendo tra l'altro che il modello Voghera non sarebbe applicabile, proprio per legge. Lei è avvocato, come stanno le cose? "Chi dice che non è applicabile è male informato oppure in malafede. Si tratta di una legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, consultabile, carte alla mano". Facciamo un passo indietro. Può spiegarci chiaramente che cos'è questo "Modello Voghera"? "Il modello Voghera in realtà altro non è che l'applicazione dell'articolo 3 del d.p.r. 445 del 2000 e dell'articolo 2 del d.p.r 394 del 1999 che consente agli enti pubblici di richiedere ai cittadini extracomunitari che intendono accedere all'assistenza economica delle certificazioni o attestazioni ufficiali rilasciati dal paese d'origine e tradotti in italiano con autentica dell'Autorità Consolare in cui siano riportati i possedimenti patrimoniali della persona in questione nel suddetto paese. Non è una legge fatta dalla Lega ed esiste da moltissimi anni". Siete stati voi però i primi a farla applicare dal Comune di Voghera, giusto? "Sì, nel 2012-2013 introducemmo nel regolamen-

Marco Sartori

to comunale la richiesta della patrimonialità per i cittadini extracomunitari che richiedevano aiuti economici come buoni spesa e contributi per pagare canone e utenze. Poi anche Vigevano lo adottò. Si tratta semplicemente di applicare una Legge, non una grande invenzione!". Eppure vi venne contestato da uno studio legale perché ritenuto discriminatorio e smise di essere adottato dopo poco… "Ad essere discriminati, prima della sua applicazione, erano gli italiani! Non lo dico solo io, ma anche la sentenza che nell'agosto del 2014 diede ragione alla Lega. Il regolamento comunale fu impugnato da uno studio legale di Torino che difendeva i diritti degli immigrati, ma alla fine la sentenza recita che ‘la richiesta al paese di origine circa le condizioni reddituali di chi chiede la provvidenza non sia discriminatoria in quanto le autocertificazioni dei cittadini comunitari sono soggette ai controlli della Guardia di Finanza, mentre ciò non avviene per gli stranieri extracomunitari, con la conseguenza che, stante la mancanza di controlli, gli immigrati potrebbero risultare facilitati nell’assegnazione dei benefici con discriminazione per cittadini italiani e comunitari’. Lo dice la sentenza, non un attivista della Lega". Converrà però anche lei che se l’extracomunitario proviene da un paese del terzo mondo potrebbe avere qualche problema a reperire la documenta-

zione necessaria… "Lo capisco, ma questa Legge esiste e quello che credo è che non sarebbe giusto nei confronti degli italiani che sono in difficoltà non applicarla. La patrimonialità per i cittadini comunitari può essere autocertificata, e i controlli sulla veridicità o meno di quanto dichiarato possono partire in qualsiasi momento. Per un extracomunitario non è così". Nel periodo in cui il "Modello Voghera" fu applicato cosa accadde in città? "Le richieste diminuirono drasticamente così come l'erogazione dei contributi, che andavano in grande numero proprio ai cittadini extracomunitari". Quanto avete risparmiato in sostanza? "135mila euro in 18 mesi. Ma non parlerei di risparmio, quanto di razionalizzazione delle risor-

se". Come mai però nonostante la sentenza a voi favorevole il "modello" non tornò ad essere applicato? "Per un insieme di fattori: uno è sicuramente l’introduzione delle dichiarazioni sostitutive uniche con il Decreto di Renzi numero 159 del 2015 che ha creato molta confusione. Si è pensato che autorizzasse tutti ad autocertificare mentre in realtà se si leggono i moduli per queste Dsu è scritto chiaramente che rimandano alle famose leggi del 1999 e del 2000 che per gli extracomunitari significa dover presentare dichiarazioni patrimoniali. Mi rendo conto che possa apparire un po' complesso, ma la Legge è dalla nostra parte, basta applicarla. In secondo luogo va detto che Voghera è stata commissariata ed è solo da pochi mesi che il centrodestra è tornato in sella". Avete parlato con il Sindaco e l'assessore alla partita Simona Virgilio, che tra l'altro è avvocato come lei? "Conoscono la nostra posizione e non ci muoviamo da lì. Tra l'altro anche regione Lombardia ha adottato questo modello. Quello che ci aspettiamo è che sia esteso anche a tutti i benefici erogati dagli enti, non solo per bonus spesa e affitti". Alleanza Lega-Barbieri in bilico? "Non siamo in giunta, quindi tecnicamente non possiamo neanche definirci alleati".


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"La sensazione dei residenti è quella di essere un po' figli di un Dio MINORE"

Di Christian Draghi Via Barbieri, zona Campo Giovani. Una parte della città dimenticata, se non da Dio, sicuramente dall'amministrazione comunale di Voghera. Ne sono convinti gli esponenti del movimento civico l'Italia del Rispetto, che hanno raccolto le istanze dei numerosi cittadini che si sono rivolti a loro per inoltrare lamentele. I problemi sono molteplici e si trascinano da anni: si va dalle auto che scheggiano come fossero in prova speciale lungo la direttrice di via Barbieri alla presenza del famoso "Colosseo" di via Salvo d’Acquisto su cui nessuno sembra poter intervenire, per arrivare a via Verga, dove le abitazioni non sono mai state allacciate alla rete fognaria nonostante le richieste avanzate negli anni. A descrivere la situazione è il portavoce del movimento Michele Grandi. Partiamo dal quadro generale. Siete stati contattati dai residenti, ma di quale area cittadina parliamo esattamente? "La parte della città interessata è quella del quartiere sud, in particolar modo il tratto di abitazioni che si snodano lungo la via Barbieri compresa tra strada Valle e via Benedetto Croce. Nel corso degli anni il movimento ha avuto molti contatti con i residenti, che in più di un'occasione si sono rivolti a noi visto che non riuscivano a trovare un interlocutore nell'amministrazione". Quali sono i problemi principali per cui hanno richiesto il vostro intervento? "Per quanto riguarda la via Barbieri c'è il problema della velocità delle auto in transito. Questa strada collega due direttrici importanti, una che va verso Rivanazzano e l'altra verso Tortona. Parecchi automobilisti la percorrono per evitare di passare per il centro che è più trafficato e tagliare corto, il problema è che in troppi l'hanno scambiata per una sorta di tangenziale improvvisata, visto che la percorrono a velocità sostenuta creando pericoli soprattutto per i veicoli che si immettono dalle piccole vie laterali. La visibilità non è buona e gli incidenti negli anni sono stati numerosi, soprattutto all'intersezione con via Confalonieri che si trova proprio dopo una leggera curva che chiude la visuale impedendo di vedere le auto che arrivano". Che cosa chiedete all'amministrazione? "Servono dei dossi artificiali o dei dissuasori di velocità, come quelli che sono stati posizionati ad esem-

zione, ma quello che diciamo è che a prescindere dall'intervento sulla proprietà che al momento non è possibile, la messa in sicurezza dell'area è comunque di competenza del Comune che deve fare qualcosa". Ci sono poi le lamentele di via Verga, un'altra laterale che si affaccia su via Barbieri. La situazione qui sembrerebbe grottesca, nel senso che i residenti lamentano di non essere neppure allacciati alla fogna-

Michele Grandi pio in strada Valle per proteggere l'uscita dall'asilo. Il fatto è che già un paio di anni fa era stata fatta una raccolta firme, arrivata quasi a quota 200, per ottenere questo servizio, ma dal Comune non arrivò nessuna risposta". Parliamo del cosiddetto "Colosseo"… "è una sorta di ecomostro, che ormai è lasciato all'abbandono da moltissimi anni. Oltre ad essere esteticamente aberrante è anche pericoloso, perché l'accesso non è custodito, i bambini possono andarci scavalcando facilmente rischiando di farsi male. Inoltre si presta, in quanto zona di nessuno, a fare da base per traffici lontani dalla luce del sole o per diventare covo di sbandati. Non dimentichiamo che alcuni anni fa fu persino rivenuto un cadavere al suo interno…Tra l'altro nelle vicinanze dell'area c'è anche un giardinetto abbandonato all'incuria, con una misera giostrina per bambini che però nessuno frequenta perché, così com'è, non ha nessuna attrattiva e non è neppure sicuro. Diciamo che la sensazione dei residenti è quella di essere un po' figli di un Dio minore per questa amministrazione. Serve più attenzione alla periferia". L'amministrazione vi ha dato risposte in merito alla situazione del "Colosseo"? "Il problema è che la ditta che lo costruì, anche solo parzialmente, è fallita, per cui la situazione è nelle mani del tribunale. Il Comune ha detto di aver interpellato degli avvocati per informarsi sulla situa-

Johnny Rosa Le vere gioie della vita... a costo zero Le vere gioie della vita sono a costo zero, giusto per rimanere in tema! Lo spazio di questo mese lo dedico all’amicizia, quella vera, quella che nasce da una telefonata, quella che non ha bisogno di tanti fronzoli per occupare uno spazio speciale nella nostra vita, ma solo di un sorriso. Il mio sorriso lo dedico a Martina. Grazie! "Cara Simo e Caro Lallo, sono passati mesi ormai dall’ultima volta che abbiamo lavorato insieme, dall’ultima volta che abbiamo riso, pranzato insieme. Nonostante il tempo, il sentimento che provo per voi

non cambierà mai. Forse un grazie non basta, ma grazie Lallo di avermi chiamato quel lunedì di dicembre per dirmi che avrei iniziato alla trattoria "Da Lina". Grazie di aver creduto in me, di avermi insegnato come far sentire un cliente a casa, come potevo non impararlo se io stessa mi sentivo a casa. Grazie perché non ti prendevi mai tutti i meriti di una serata ben riuscita, aggiungevi sempre è anche merito dei ragazzi. Simona grazie, non sei stata solo la moglie del capo o la cuoca, sei e sei stata una mamma e un’amica.

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Periferia sud: "In Via Verga manca ancora l'allacciamento alla rete fognaria"

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tura. "Esattamente. In questa via, che un tempo era privata ma che ormai dal 2009 è stata ceduta al Comune, manca ancora l'allacciamento alla rete fognaria e le abitazioni sono ancora dotate di pozzi perdenti, con il risultato che alcune famiglie devono chiamare lo spurghi ormai una volta al mese per svuotarli. Tra l’altro, nonostante si tratti ormai di una strada pubblica, il Comune non ha mai provveduto ad asfaltarla, con il risultato che quando piove si crea una sorta di palude. Inoltre essendo una strada in leggera pendenza, chi abita in fondo alla via si ritrova la cantina puntualmente allagata al primo temporale degno di nota. Una situazione quasi da terzo mondo". In questo caso il Comune non ha dato risposte? "Nessuna, a tal punto che dubitiamo persino che a palazzo Gounela sappiano che questa via esiste. La prima richiesta di allacciamento alla fognatura è del settembre 2009. Una richiesta caduta nel vuoto a cui mai c'è stato un seguito. Ci hanno detto solamente che la responsabilità della rete fognaria è di Pavia Acque, ma non ci pare una giustificazione accettabile". In che senso? "Nel senso che quando il Comune ha acquisito la strada, operazione avvenuta a pagamento da parte dei residenti che si sobbarcarono all’epoca circa 1000 euro di spese tecniche e notarili a famiglia, avrebbe dovuto provvedere a fornire il servizio relativo alle acque bianche e nere. A quanto ci risulta lo prevede la legge: quando la strada diventa pubblica e i cittadini versano gli oneri, il comune è tenuto a fornire loro questo servizio. E se ora la realizzazione della fognatura compete a Pavia Acque, sia l'amministrazione ad interessarsene, perché si tratta di un servizio base per qualsiasi residente".

Grazie per tutti i pranzi cucinati per noi in questi due anni. Siete delle persone stupende, nonostante gli alti e i bassi non vi dimenticherò mai. Trattoria da Lina è famosa per la sua storica proprietaria, per me Trattoria da Lina è solo Lallo e Simona". Grazie di cuore. Martina


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"L’idea di Voghera come città welcome dell’Oltrepò mi piace sempre di più"

Di Alessandra Zonca Gianni Maccagni, 60 anni, una vita in giro per il mondo per lavorare, ma soprattutto per vedere, capire ed imparare, titolare di Promofast - tour operator con sede a Voghera con trent'anni di attività. Nei mesi antecedenti la "Sensia” aveva presentato una sua proposta-idea per una muova Fiera dell'Ascensione scatenando sui media e sui social numerosi commenti che per la stragrande maggioranza risultarono positivi: non erano mancati i distinguo, ma quanto da lui proposto è stato certamente ben accolto. Carlo Barbieri, sindaco di Voghera, ha lanciato recentemente la proposta al "mondo politico-economico" di organizzare una "Fiera Campionaria Oltrepadana", proposta che ha immediatamente suscitato molto reazioni, in linea generale positive. A Gianni Maccagni, abbiamo voluto porre alcune domande su cosa pensa della proposta avanzata dal primo cittadino vogherese. Ultimamente nel nostro territorio non si parla d'altro che di Fiera Campionaria dell'Oltrepò. Come interpreta questa ipotetica Fiera? "Personalmente eviterei di definirla 'campionaria', è una mostra dove l'azienda Oltrepò presenta i suoi prodotti: il turismo, la cultura e l'enogastronomia". Come la strutturerebbe e con quali contenuti? Solo agroalimentare o la estenderebbe anche ad altri settori? "Manterrei pressoché invariato il mio progetto: turismo e promozione del territorio. è la promozione territoriale che deve portare lo sviluppo e la conoscenza dei nostri prodotti enogastronomici, e non viceversa. Lo dico molto convinto, dato che i nostri vini e i nostri salumi sono conosciuti pressoché solo a livello locale. Il Consorzio e la Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese stanno infatti lavorando molto bene ed investendo tempo ed energie per farli conoscere almeno a Milano. Per questa ragione la maggior parte dello spazio dovrà essere destinata alla ricettività: hotel, agriturismi, bed&breakfast, ristoranti, trattorie. Altrettanto rilievo alle Associazioni che rappresentano i castelli ed i borghi, i sentieri ed i musei, i parchi tematici. Idem per i Consorzi, con le loro cantine ed eccellenze, i produttori e le unicità. L'organizzazione inviterà tour operator stranieri (ed i buyer per conto dei Consorzi), ospitandoli per due giorni a condizione che ognuno garantisca un numero minimo di incontri con le strutture presenti. Questo è un modello ben sperimentato da fiere quali IMEX di Francoforte, IBTM Barcellona, BMT Napoli, Full Contact e altre a cui partecipo da diversi anni. Mi arriva il biglietto aereo, il nome dell'hotel dove pernottare e una lista di espositori: devo sceglierne un certo numero (diverso secondo la durata dell’evento) e rispettare l’impegno dell’incontro. In caso contrario tutti i costi mi saranno addebitati. Una volta presi i contatti gli operatori presenti potranno organizzare visite dirette alle proprie attività. Per la ristorazione prevedrei invece l’invito ai presidenti di CRAL, Associazioni e altro di città limitrofe, in modo da agevolare accordi: sono già numerosi i pullman organizzati da Milano per le nostre location più belle, ma occorre mantenere alta l’attenzione per

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Fiera Campionaria dell'Oltrepò: "Eviterei personalmente di definirla campionaria"

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non perdere questo importante settore. I convegni non dovranno mancare e dovranno focalizzarsi quindi su differenti tematiche: ospitalità diffusa, fattorie didattiche, le nuove tecnologie in aiuto al turista, green economy, turismo rurale, turismo accessibile, testimonianze da altri territori". Pensa che il territorio sia pronto a livello di strutture ricettive e relative competenze ad un evento di simile portata? "Sì, sono molto positivo al riguardo. A differenza di location con cui dobbiamo competere (Langhe) abbiamo la migliore condizione di viabilità ed accessi: due importantissime autostrade portano praticamente dentro il territorio interessato; abbiamo anche alcune strutture di alto livello: penso ad esempio al Castello di San Gaudenzio o al Park Olimpia di Pregola, veri 4 stelle molto competitivi a livello di quotazioni; abbiamo validi 3 stelle, tante splendide soluzioni di agriturismo e bed&breakfast. Sono tutti operatori insoddisfatti, ma con grandi capacità imprenditoriali che sanno e vogliono accettare nuove sfide. Quello che manca è un’immagine forte del nostro territorio, un logo, una promozione ad alto livello". Fino ad oggi come è stato frequentato a livello turistico l'Oltrepò e come ne vedrebbe uno sviluppo? "L'Oltrepò ha tantissimo da mostrare al viaggiatore sotto tutti i punti di vista ed i turisti possono davvero trovare soddisfazione per ogni passione: abbiamo castelli e borghi, tra l'altro alcuni inseriti tra i Borghi più belli d’Italia, musei e chiese da visitare, terme e parchi secolari, sentieri, molto ben descritti da Giovanni Portinari nel suo libro 'Oltre i sentieri – Viaggio sui crinali delle Quattro Province'. Tra questi ultimi posso ricordare la Via del Sale, i percorsi di San Colombano, la via degli Abati, stupendo sentiero che tocca l’Oltrepò a Grazzi, frazione di Romagnese. Trailer, trekker e praticanti del nordic walking sono presenti molto più di quanto si pensi in Alto Oltrepò. I motociclisti sono presenti in massa ogni week end da aprile a ottobre e spesso si fermano sul nostro territorio a pranzo o per la notte, per poi proseguire in val Trebbia e Liguria. Abbiamo trail per gli appassionati di mountain bike e, a questo proposito, il grande successo ottenuto dal-

la giornata inaugurale del Romagnese Bike&Walk Trail Park testimonia l’alto interesse per queste discipline, con il Pian del Poggio Bike Park e l'Alto Oltrepò MTB Tour del Park Olimpia di Pregola. La mountain bike riserverà certamente piacevoli sorprese per il comparto turistico in Oltrepò e mi piace pensare a un 'AltoOltrepòMTB' che raccolga le tre esperienze, per far diventare il nostro Alto Oltrepò il più grande parco tematico. Abbiamo tre autodromi, per chi vuole emozioni adrenaliniche. Abbiamo la più bella struttura a tema USA, che porta migliaia di visitatori all’anno in Voghera e che potrebbero essere coinvolti anche in altre attività locali. Abbiamo vini e piatti tipici. Manca, o è presente in minima parte, il turismo congressuale. Questo è uno dei problemi più gravi. Con due località termali non abbiamo un palacongressi e questo ci esclude da forti flussi numerici. è stato fatto un grande errore nel non prevederne la costruzione. Spero che le nuove amministrazioni di Rivanazzano e Godiasco ci pensino da subito". Per la realizzazione di questa Fiera si parla già di Settembre o Ottobre: non le sembra prematuro visto che è ancora allo stato embrionale? "Assolutamente improponibile. Parlando delle fiere europee accennate poco fa, sto ricevendo gli inviti per marzo 2018. La programmazione è alla base di tutto, specialmente per la prima edizione. Inoltre, per il comparto enologico, Settembre ed Ottobre certamente vedrebbero scarsa disponibilità (di tempo) da parte degli imprenditori per ovvi motivi". Fino a che punto la politica deve entrare negli ingranaggi della macchina organizzativa? "La Politica deve essere presente nella parte programmatica e nella ricerca dei fondi necessari all'operazione. è un evento di forte valenza politica ed è corretto che siano i Politici a gestire il territorio che li ha eletti. Per la parte gestionale organizzativa auspico una forte presenza di professionisti del settore". Ed ora la fatidica domanda: dove la farebbe? "L'idea di Voghera come città 'welcome' dell'Oltrepò mi piace sempre di più. Come sede delle prime edizioni vedrei il Castello; le sedi congressuali invece nelle varie location disponibili in città, in attesa della fine lavori al Teatro Sociale".


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"Il pubblico in Oltrepò a livello di fondi erogati ha fatto fin troppo"

"è mancata un'immagine coordinata dell'Oltrepò" di

Vittoria Pacci

Tommaso Gentile vogherese, classe 1973, da sempre nel settore marketing e pubblicità. Ha iniziato con il padre che aveva a Milano un'importante agenzia di comunicazione e strategie di marketing, poi ha continuato il suo percorso professionale passando nel mondo della tv: lavorando per Stream TV che nel 2003 è diventata Sky TV, è passato quindi a Discovery Channel. Da diversi anni svolge la sua attività professionale nel mondo della carta stampata, prima in PubliKompass, concessionaria pubblicitaria tra gli altri del quotidiano La Stampa e del Secolo XIX, poi in Edizioni Condé Nast Spa, azienda leader nel settore dei prodotti editoriali di alta gamma, quali Vanity Fair, Vogue Italia, L'Uomo Vogue, Glamour, GQ, Wired, AD.Architectural Digest, Condé Nast Traveller. Attualmente è consulente editoriale per lo sviluppo dei progetti di marketing del gruppo Mondadori. Una carriera ad alto livello nel difficile mondo del marketing e della pubblicità. In Oltrepò sono tanti gli eventi che vengono organizzati e sono tanti quelli che non si organizzano più. Il problema per tutti è principalmente uno… i soldi. Come reperire risorse economiche attraverso sponsor ed investitori pubblicitari affinchè la manifestazione che si intende organizzare abbia le dovute risorse per avere visibilità, visitatori e successo. Trovare un'altra persona oltrepadana ed in Oltrepò che conosca le dinamiche del marketing e della pubblicità allo stesso livello di Tommaso Gentile è difficile, e proprio a lui, vogherese ed esperto di marketing, abbiamo posto alcune domande su come è possibile migliorare la situazione affinchè le manifestazioni e gli eventi oltrepadani siano più appetibili per gli sponsor ed per gli investitori pubblicitari. Strategie di marketing e pubblicità una tradizione di famiglia, lei infatti ha iniziato con suo padre negli anni '90. Qual è il più grande insegnamento che suo padre le ha dato? "Certamente quello di affiancare sempre e costantemente il cliente ed avere sempre in mente l'obbiettivo principale che è l'obbiettivo del cliente, mai commettere l'errore di farlo proprio. Non pensare che chi deve comperare un prodotto ragioni con la tua testa". Vogherese e oltrepadano doc, lei ha visto nascere, in molti casi "vivacchiare" e purtroppo in qualche caso anche "morire" tanti eventi e tante manifestazioni in Oltrepò, il problema principale i "soldi". A suo giudizio dagli anni '90 ad oggi cosa è mancato a tanti eventi o manifestazioni affinchè reperissero maggiori risorse economiche necessarie ad una loro miglior realizzazione? "In primis è mancata un'immagine coordinata dell'Oltrepò che si è sempre presentato frammentato e distonico rispetto ad altri territori, istituzioni diverse con persone diverse a rappresentanza del territorio. è mancata una squadra unica che lo rappresentasse con idee chiare ed uniche già a partire dal suo interno, con l’inevitabile difficoltà quindi di riproporle".

Tommaso Gentile

Mi sta dicendo che negli ultimi vent'anni chi proponeva un format di una manifestazione o di un evento non aveva le idee chiare in merito a ciò che proponeva ed alle sue possibili potenzialità. Con questa premessa secondo lei quali eventi o manifestazioni ora "morte" avevano le potenzialità "incomprese" per reperire investitori? "Un esempio che mi viene subito in mente è Oltrevini, perché l'agroalimentare è uno delle eccellenze del nostro territorio ed andrebbe certamente ripresentata e spinta più uniformemente. Intendo dire che mentre all’interno del territorio il singolo fa i propri interessi, al di fuori è necessario presentarsi con una compagine unita, se ciò fosse stato fatto ci sarebbero stati diversi settori e quindi investitori pubblicitari a livello nazionale interessati ad abbinare il loro nome ad Oltrevini. Una banca, un'assicurazione e anche il mondo delle auto che sempre di più si sta avvicinando al settore agroalimentare". L'Oltrepò è anche terra di sport, principalmente calcio, ciclismo e automobilismo. Gli sponsor nazionali che hanno investito in modo consistente nelle manifestazioni sportive oltrepadane si contano sulle dita di una mano, forse l'intervento economico più importante è stato quello della Beta Utensili con il Beta Rally Oltrepò. A suo giudizio c'è la possibilità di creare un grande evento sportivo che possa interessare partners pubblicitari nazionali? "Sì, ma è necessario che l'evento o la manifestazione abbia dei partner media che facciano da volano all'evento e che diano visibilità nazionale pre, durante e post evento". Cosa intende per media che facciano da volano? "Intendo dire che i media dovrebbero dedicare una parte del loro palinsesto editoriale alla promozione della manifestazione. Chiaramente questo ha un co-

sto che l'organizzatore dell'evento deve sostenere … è anche vero che i media stessi oggi, hanno bisogno di visibilità nel territorio per cui l'accessibilità ad investimenti sui media nazionali si è fortemente ridimensionata rispetto al vissuto di 10 anni fa". Lei giustamente parla di media e di investitori pubblicitari a livello nazionale. Ogni evento o manifestazione essendo radicate in un determinato territorio hanno bisogno anche di investitori pubblicitari locali. In Oltrepò a suo giudizio ci sono aziende che hanno la struttura, la capacità economica ed il potenziale interesse ad investire in manifestazioni oltrepadane? "Assolutamente sì. Ci sono diverse aziende che hanno tutte le 'carte in regola' per poter investire, è necessario però cambiare l'approccio di chi propone che deve essere differente rispetto a quello che si è fatto fino ad oggi, non si possono coinvolgere le aziende solo dal punto di vista economico, ma anche nell’organizzazione dell'evento stesso". Tante fiere, tante manifestazioni fieristiche o presunte tali. Il sindaco di Voghera ha lanciato l’idea di una fiera campionaria dell'Oltrepò. Strada percorribile o no? "Non nell'immediato. Solo evitando quella frammentazioni che ora esiste e facendo un'agenzia per lo sviluppo che coordini e stabilisca un iter per strutturarsi, sarà realizzabile". La maggior parte della manifestazioni fieristiche oltrepadane sono ideate, promosse e in parte finanziate da enti pubblici. La strada pubblica è una strada sempre percorribile o è meglio che queste manifestazioni vengano ideate, proposte e realizzate da strutture private? "Il pubblico in Oltrepò a livello di fondi erogati ha fatto fin troppo, evitando dispersioni varie, l'Oltrepo avrebbe già i fondi necessari, per esempio quelli


il Periodico erogati dalla Regione Lombardia. Indispensabile è iniziare a ragionare per la costruzione di un'unica immagine del territorio, strutturando un'agenzia privata per il suo sviluppo". Questa struttura privata pertanto una società di capitali, deve avere al proprio interno anche membri della politica locale oppure no? "No perché i politici hanno già un loro lavoro, non sono tuttologi e per ovvie ragioni non hanno le competenze professionali per organizzare eventi o manifestazioni". Lei ha affermato che comunque di sovvenzioni pubbliche ne sono arrivate e ne arrivano in Oltrepo e storicamente sono sempre state gestite dal pubblico e dal para pubblico. Non è semplice togliere la gestione del "malloppo" a qualcuno… Cosa auspicabile e attuabile a suo giudizio? "Riportando le parole dell’Assessore regionale all'agricoltura Fava, non possiamo dare sempre per scontato che piovano da cielo milioni di euro, ma ci si deve organizzare diversamente, i soldi che sono arrivati sino ad ora saranno ancora una volta gestiti dal pubblico ma ci possono essere moltissime iniziative private che possono godere del finanziamento pubblico". In Oltrepò in questo momento fa molto discutere l'operazione commerciale di Gerry Scotti abbinata ad un vino oltrepadano. C'è chi dice il peggio, c'è chi la vede come un'opportunità per fa conoscere l'Oltrepo. Lei da che parte sta? "Gerry Scotti è un ottimo ambasciatore, ha origini vicine al nostro territorio perché è di Miradolo Terme per cui la vedo come un'ottima opportunità per aumentare la visibilità dell'Oltrepò Pavese". Il vino in Oltrepò è forse la prima industria, molti ritengono che il vino debba essere promosso e spiegato da chi lo produce. La realtà dei fatti è che il marchio omnicomprensivo vino dell'Oltrepo pavese ha molte difficoltà nell'imporsi nel mercato. Cosa si dovrebbe e potrebbe fare per sfondare? "Dovrebbero affidarsi a chi è competente nella promozione dei marchi, quali società specializzate nelle strategie di posizionamento e di promozione e che abbiano esperienza 'vissuta' in materia. Prima però bisogna creare un marchio unico che ad oggi l'Oltrepò non ha".

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Il vino oltrepadano si deve far conoscere al di fuori dei propri confini, ma è innegabile che è debole anche all'interno del proprio territorio di produzione: in molti locali pubblici oltre padani il cliente chiede vino di altre zone e un tamtam dice che i gestori dei locali oltre padani non dovrebbero vendere vini di altre zone, andando contro una legge di mercato… è il cane che si morde la coda. Come si può rendere appetibile il vino oltre padano all'interno dell’Oltrepò? "Anche qui manca un marchio cappello la cui visibilità deve far breccia prima di tutto nei consumatori e nei gestori dell'Oltrepò e una volta fatto, questo marchio andrebbe promosso con logiche di proposizione commerciali diverse rispetto a quelle fatte sino ad ora e che per ora si esauriscono in serate di degustazione a cui solitamente partecipano solo gli addetti ai lavori ed i soliti noti. Pertanto all'interno dell'Oltrepò le varie cantine oltrepadane dovrebbero investire di più in pubblicità ed in azioni di marketing per farsi conoscere. Certamente poi ogni azienda oltre padana nell'ambito del marchio 'cappelo' proporrà i suoi prodotti in concorrenza con le altre, cercando di fare le migliori proposte commerciali possibili e conquistando il maggior numero di clienti, ma un marchio unico è necessario". Salame di Varzi: nei mesi scorsi sulle pagine del nostro giornale un operatore commerciale varzese ha affermato come sia incredibile che a Varzi, patria del salame, non ci sia una fiera o manifestazione che lo rappresenti. Alba ha la sua fiera del tartufo che attira migliaia di visitatori, Varzi potrebbe avere una fiera del salame? Ci potrebbero essere media nazionali interessati a far da volano all'evento? "Assolutamente sì. Le potenzialità ci sono tutte e le riviste del settore food potrebbero essere interessate così come i programmi tv dedicati ai prodotti d.o.p tra cui rientra il salame di Varzi, potrebbero essere interessati, questo solo per fare alcuni esempi… C'è un aspetto però che vorrei sottolineare: nei giorni festivi chi viene da fuori e vorrebbe comperare un salame di Varzi, ha difficoltà nel trovare un esercizio che lo venda. Prima di organizzare una fiera bisogna strutturare diversamente la logica commerciale di chi vende il prodotto, con una maggior disponibi-

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lità verso i potenziali clienti". Lei è vogherese e fin da bambino avrà frequentato la Sensia che è una grande festa local popolare. Ogni anno sulla Sensia ci sono critiche, nuove proposte, nuove idee e nuovi distinguo. è possibile secondo lei per la Sensia creare un "ente" privato che organizzi la fiera dell'Ascensione? "Ha senso dal momento in cui si vuole far conoscere la Sensia a livello extra locale, diversamente resterà sempre, nonostante le varie critiche, un evento locale gestito dal Comune. Certamente anche se gestito a livello locale, la Sensia potrebbe e dovrebbe portare utili alle casse comunali". La pubblicità è l'anima del commercio e lei dice che è necessario pubblicizzare l'Oltrepò al di fuori dei nostri territori. Ammettiamo che la strategia pubblicitaria abbia successo e che arrivino visitatori, a suo giudizio siamo pronti? Abbiamo le strutture ricettive, logistiche e professionali per accogliere questi futuri turisti? "Alcune potenzialità ci sono, bisognerebbe cambiare in alcuni, forse troppi casi l'approccio con il cliente, dove per ragioni storiche e di cultura non è il cliente che fa un favore a chi vende ma chi vende è colui che fa un favore al cliente… Le strade dissestate non devono essere un alibi perché il turista non raggiunga l'Oltrepò, ci sono numerose zone d’Italia mal servite dalla rete stradale che sono importanti mete turistiche, faccio un esempio esauriente ma non esaustivo: Pienza e il territorio senese che ha ancora tante strade bianche ma è affollato 12 mesi l'anno per la capacità di marketing del territorio e per la capacità dei senesi di ricevere i clienti". La promozione ha un costo e necessita di soldi che sono in parte arrivati ed in parte arriveranno con un importo considerevole di svariati milioni di euro. L'Oltrepò ha sempre contato molto sull'aiuto e sul finanziamento pubblico, è diventata quasi un'abitudine. Può esser anche una strategia futura? "Non può essere una strategia per il futuro. Questi fondi devono essere vissuti come un incentivo per creare qualcosa che un domani sappia camminare da solo e possibilmente auto sovvenzionarsi. Questo atteggiamento di rilassatezza e di visioni ed investimenti solo nel breve periodo non porta da nessuna parte".


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vece di nascondersi in sala comandi per tutto il viaggio, come spesso accade e dove si vedono persone di diverse etnie fare i comodi loro mettendo piedi con scarpe o piedi puzzolenti sui sedili o fare le pulizie di primavera al proprio corpo o che salgono senza il titolo di viaggio e dare in escandescenze quando vengono pizzicati senza biglietto. Vorrei tanto che questa lettera venisse pubblicata per far sapere della pessima realtà delle ferrovie in Lombardia e nella nostra provincia e per sapere ai piani alti delle Ferrovie e alle persone delle pessime condizioni di viaggio che subiamo tutti i santi giorni. Poi si parla di alta velocità... che si inizi anche a rimodernare i treni regionali che sono quelli più usati invece di far tanta pubblicità sfarzosa alla Freccia rossa dove il più delle volte i treni sono mezzi vuoti. Massimo Crivelli - Voghera

Campanello muto. Altro che postino che suona sempre due volte... Gentile Direttore, In zona Broni e Stradella sono numerosi gli amici ed i conoscenti che mi parlano di notevoli ritardi nella consegna della posta. Raccomandate, bollette e avvisi bancari giungono ai diretti interessati con notevole ritardo, tanto che in più di qualche caso i destinatari si sono ritrovati a dover pagare more per non avere rispettato scadenze. Ci sono zone in cui il postino non si vede per giorni senza contare che spesso c'è un atteggiamento scortese da parte del personale presente in alcuni uffici. Situazione non nuova per la cittadina della nostra zona. Già tre anni fa, personalmente, dopo aver ricevuto lettere per me importanti, relative al mio lavoro con settimane di ritardo avevo inviato una lettera al direttore di Poste italiane di Pavia. Speravo il direttore si è impegnasse ad intervenire presso gli uffici che si occupano della consegna della posta, dopo tre anni la situazione dei ritardi e disservizi in generale è peggiorata. Che cosa si può fare? Ci sono diverse modi di presentare reclamo: presso gli uffici postali, per lettera, per telefono, attraverso Internet. Mi auguro che anche i sindaci non solo

di Broni e Stradella, ma anche dei paesi circostanti, dove mi dicono che la situazione è addirittura peggiore, possano farsi parte attiva come mi sembra sia già avvenuto in passato.Vorrei fare però una considerazione generale. Mi sembra che la consegna di lettere e pacchi, giornali e riviste, da tempo non sia più una priorità di Poste italiane. Non è conveniente dal punto di vista economico, soprattutto nei piccoli paesi o nelle periferie cittadine. Perciò sono stati ridotti i giorni di consegna, il personale è diminuito, ci sono molti stagionali che non conoscono bene gli indirizzi, ecc. Il punto è che se le Poste devono funzionare come un’azienda qualsiasi e portare utile, i servizi che non vanno in questa direzione vanno tagliati o dismessi. Così però si penalizzano ancora una volta i più deboli, chi abita nei paesi o in periferia, gli anziani o i malati. È un problema che tocca le istituzioni, la politica, le amministrazioni, il governo. Ma, come spesso accade, si preferisce lasciar perdere e lasciare le cose come stanno. Ma così non si può andare avanti Michele Ravetta Broni

Si spaccia nei parchi ma si vogliono multare i padroni dei cani Egregio Direttore, Ho sempre pensato che forse l’ultimo nodo della sicurezza cittadina da risolvere fosse quello di multare i pericolosi criminali che lasciano cani pacifici liberi di correre nell’erba. Non mi tornava, perché girando per Voghera di cose da sistemare mi pare ce ne siano ancora tante. I prati dove i pericolosi cani non possono stare sciolti sono pieni di bottiglie di alcolici vuote e abbandonate, la gente dissemina rifiuti ovunque, le case derubate, la droga gira liberamente... Mi sbaglie-

rò, pensavo. Lo vedo io, lo vedono molti vogheresi, ... Possibile non lo capiscano coloro che chiedono multe esemplari per chi non porta il cane al guinzaglio? Possibile che i giardini di Voghera in primis non vengano liberati da "occupanti" che in ogni ora ed in ogni modo infastidiscono i vogheresi, perchè gli agenti e le autorità non fanno nulla? Qualche risposta semplice mi viene in mente, ma siccome a pensar male si fa peccato... evito e resto con le mie perplessità. Chiara Scupelli Voghera

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Sull’abuso degli smartphone bisogna tacere o no?

DAI LETTORI

Che esasperazione viaggiare in treno da Voghera a Milano su certe linee Gentile Direttore, Scrivo questa lettera per far sapere ai lettori del Periodico della pessima situazione che vivono i pendolari che ogni giorno devono prendere il treno per recarsi al lavoro. Con grande rammarico devo subire ahimè tutti i giorni soppressioni per guasti sulla Voghera - Milano, dove praticamente non esiste l’aria condizionata o le porte sono spesso guaste. Capisco che si debba pagare un servizio ma che il servizio sia così scadente irrita un po'... Pago mensilmente l’abbonamento ma vorrei che questi soldi fossero spesi bene, e non di sperare e pregare che ci sia un treno almeno con questo caldo dotato di aria condizionata o con più vagoni invece di essere ammassati e spiaccicati come sardine perché mettono su rotaie treni con pochissimi vagoni... e di vedere anche che il personale di bordo faccia anche il proprio dovere in-

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Gentile Direttore, Sottopongo all’attenzione sua e dei suoi lettori un caso purtroppo assai usuale tra i giovani di uso improprio, anzi di abuso del mezzo più comune di comunicazione: il telefonino, ora smartphone. Il 22 maggio scorso, mio figlio si è recato in un locale di Salice Terme con alcuni amici. Qui ha incontrato altri ragazzi, la maggior parte di loro amici d’infanzia, che fino ad alcuni giorni prima facevano parte della sua compagnia. Uno di questi ha chiamato in disparte uno dei nuovi amici e, da uno smartphone, gli ha mostrato alcune conversazioni whatsapp private, intercorse fra me e mio figlio e nelle quali esprimevo considerazioni personali su di lui. Il ragazzo ovviamente ha mostrato disappunto, si è arrabbiato con mio figlio ed io mi sono sentita in dovere di scusarmi con lui. Non è chiaro in che modo il primo amico sia venuto in possesso delle chat: probabilmente ha fatto una fotografia mentre il cellulare di mio figlio era incustodito, o mentre lo usava per i giochi contenuti sullo stesso… La cosa certa è che si tratta di una nostra conversazione di febbraio che è stata divulgata a terzi, ivi compreso l’interessato, in aprile... Indignata per la violazione della privacy subita, ho fatto delle indagini e sono venuta a conoscenza che per due di questi «amici» di mio figlio era pratica comune impossessarsi del suo smartphone (solitamente con la scusa di giocarci). Mio figlio ha chiesto spiegazioni a questi personaggi (i sottrattori) che naturalmente hanno negato l’evidenza e gli hanno dato versioni assurde sull’accaduto, peraltro confermato dal personaggio colpito dai miei giudizi poco lusinghieri (assolutamente confidenziali tra me e mio figlio), il quale è stato accolto con piacere nel loro gruppo. Faccio notare che mio figlio era stato rimosso dal gruppo di whatsapp proprio perché aveva invitato questo nuovo amico a vedere una partita. Come mai questa improvvisa simpatia? Che il gruppo avalli ed incentivi queste modalità di grave ingerenza nella privacy altrui, ormai senza più alcun valore? Queste persone, sottraendo conversazioni a loro non dirette, sanno di commettere un reato? Il codice penale italiano infatti punisce questo fatto all’art. 616, equiparando la sottrazione di corrispondenza cartacea a questa via web e lo considera aggravato se viene oltretutto rivelato a terze persone, come nel caso accadutomi. So perfettamente che avrei potuto tutelare i miei diritti presentando apposita denuncia, ma mio figlio è assolutamente contrario, preferisce lasciar perdere e dimenticare… Molto comprensibile, visto il trattamento ricevuto da chi credeva amici. Ma è giusto lasciare che persone così meschine, prepotenti, irrispettose, prive di valori, possano farla franca, pensando che tali comportamenti siano perfettamente leciti? Ormai la superficialità con cui chiunque utilizza il telefono cellulare fa sì che vengano calpestati i fondamentali diritti costituzionalmente garantiti, tra i quali l’art. 15 sulla libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione, considerate come "inviolabili". Lettera Firmata Varzi


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MONTEBELLO DELLA BATTAGLIA

"GENESTRELLO un luogo di grande valore, ora estremamente trascurato"

Fattoria delle Ginestre: "è un progetto che ha circa 20 anni" Di Gabriella Draghi

Nel comune di Montebello della Battaglia in località Genestrello si trova "La Fattoria delle Ginestre" una fattoria didattica e agriturismo culturale dove, dalla seconda metà degli anni '90, la ricerca concreta da sempre dialoga con la riflessione, dove "fare e pensare" sono la stessa cosa, seguendo la lezione di Bruno Munari. Abbiamo incontrato Silvana Sperati, la titolare di questo luogo particolare del territorio dell'Oltrepo pavese. Sperati, lei è nata qui, in quella che era una villa di campagna e allo stesso tempo un'azienda agricola... "Sì, sono nata in questa casa padronale che è stata realizzata da mio nonno negli anni '30 circondata dalle cascine ubicate sui suoi terreni. Sono figlia unica e questo paesino, Genestrello, è sempre stato un paesino da 'albero degli zoccoli', molto semplice ma che a quei tempi aveva la scuola elementare. Non dimentichiamo che era un comune negli anni mille, un luogo di grande valore devo dire, ora estremamente trascurato. Nella mia famiglia c’è sempre stato un grande racconto del come era una volta, un racconto che non era nostalgico ma era il fil rouge della tradizione e dei valori. Ad esempio il non sprecare, tema molto ricorrente ai giorni nostri, il rispetto del cibo, dell’abito, dell'altro, del luogo e della natura erano tutti elementi che conoscevo e che vedevo messi in pratica anche dalle famiglie di contadini che vivevano qui. Genestrello è stato ed è per me che amo muovermi per il mondo un po' casa. Sono legata a questo posto e di conseguenza a questo territorio perché crescendo ho compreso le grandi potenzialità di questo contesto naturale che è rimasto praticamente intonso e ciò ha un valore grandissimo. Quando sono qui, in mezzo alla natura , sono protetta dal punto di vista sonoro, visivo, sento che c'è anche un legame che è diventato ora di tutela". Come ha proseguito i suoi studi? "Ho frequentato l'Istituto Magistrale a Voghera ed ero fin da molto giovane molto curiosa, qualità che considero un motore fantastico per arrivare al sapere. Ricordo che una volta stavo passeggiando in Via Emilia e ho visto un volantino che parlava di un corso di teatro, ho deciso di iscrivermi e devo dire che queste semplici lezioni di carattere teatrale basate sull’animazione, sulla trasformazione di un luogo, mi hanno aperto in una dimensione di ricerca e verso gli altri, perché io caratterialmente sono introversa, amo ascoltare il silenzio. In uno dei corsi ho conosciuto una scenografa che in quel momento stava collaborando con Bruno Munari, sono poi diventata la sua assistente e ho immediatamente capito che il suo tipo di approccio funzionava. Ho quindi cominciato quello che è stato un lavoro personale molto rigoroso, annotando su quaderni tutte le attività alle quali partecipavo, qualche scatto fotografico e frammenti di materiali utilizzati per avere poi un rimando a quei momenti. Diciamo che sono stata una persona che è 'andata a bottega' come succedeva un po' nel Rinascimento, scegliendo dei maestri, frequentandoli e continuando a studiare con grande disciplina una materia che sembra semplice, non lo è e a volte ti rivela nuove strade". Quando è nato il progetto "Fattoria delle Gine-

stre"? "è un progetto che ha circa 20 anni, in un periodo in cui non c'era questa attenzione agli spazi collocati in un contesto agricolo. Il concetto di multifunzionalità agricola è nato dopo. Fattoria delle Ginestre è un punto di incontro tra la mia cultura sicuramente contadina e un elemento che attiene più alla progettazione creativa che mi viene da Munari". Può dirmi qualcosa del metodo Munari? "Il dare a Munari una dimensione educativa è riduttivo perché non possiamo dimenticare che Munari è stato uno dei più grandi artisti del '900, conosciuto in tutto il mondo, un artista che Pablo Picasso definì 'il nuovo Leonardo' proprio per l'ecletticità del suo intervento in vari settori dalla pittura alla scultura alla grafica all'editoria, al design. Ha scritto un libro importante intitolato 'Da cosa nasce cosa', che è un po' la bibbia dei progettisti di tutto il mondo e nel suo approccio aveva chiari alcuni elementi che sono stati una costante da bambino fino ad adulto uniti alla curiosità, una curiosità di capire come funzionavano le cose, quasi ingegneristica che lo portava da sempre ad osservare come cade un seme di acero e a sorprendersi del movimento che fa, ad osservare la trasformazione di una rosa da quando inizia a sbocciare alla sfioritura. Questo elemento della curiosità è stato fondamentale perché si trattava di una curiosità non contemplativa ma attiva. Se vogliamo sintetizzare il suo metodo dobbiamo parlare di 'fare per imparare' , è un’azione di manipolazione di elementi di vario tipo come la terra, la ceramica la creta, strumenti grafici e parole e questa sperimentazione dà delle informazioni che possono essere utilizzate per un progetto". Si comincia quindi con i bambini molto piccoli? "Vede, a un certo punto della sua vita, negli anni '70 Munari è stato chiamato dal Sovrintendente di Brera che gli affidò un progetto per rendere il museo un luogo di produzione di cultura e lui ideò il laboratorio per bambini perché diceva che se si vuole cambiare qualcosa nel mondo bisogna cominciare dai bambini. Quindi questi laboratori stimolano i bambini all'educazione visiva, ad essere più sensibili al fatto artistico. In questo momento sto facendo qui in fattoria dei laboratori con bambini di due anni e mezzo perché purtroppo si osserva un atteggiamento stereotipato. Mi spiego: fin che noi invece di stimolare i bambini a fare diamo loro giocattoli 'pregiocati', sempre un po' a senso unico, materiali fotocopiati già alla scuola dell'infanzia su cui devono solo colorare abbiamo poi questa mancanza di curiosità e manualità. Quindi noi qui in fattoria accogliamo i bambini, le famiglie e gli insegnati e li mettiamo in contatto attivo e generativo con il luogo, con il bosco, la collina, gli animali, creando ad esempio dei piccoli gruppi di generazione di storie en plen air cercando lo stimolo da un elemento della natura circostante. Un dialogo costante con il territorio".

Silvana Sperati Quindi grandi soddisfazioni a lavorare con i bambini? "Fattoria delle Ginestre non è mai stato un luogo che ha badato ai numeri, non abbiamo mai fatto pubblicità, è uno spazio che accoglie persone e sviluppa soprattutto le relazioni. La cosa di cui adesso sono contenta è di aver rappresentato un'esperienza differente nel territorio dell'Oltrepò Pavese. Ad esempio spesso e volentieri l'estate viene considerata un problema per le famiglie e i bambini che non hanno più la scuola. Noi pensiamo che l'estate sia una grande risorsa, non c'è il senso del giudizio che viene dato dalla scuola, i bambini hanno un'apertura sensoriale maggiore, la possibilità di lasciarsi maggiormente andare in una dimensione di gioco. Tutto ciò accentua la possibilità di sviluppare un pensiero creativo che è un processo e come sosteneva Jean Piaget se uno pensa deve essere creativo e quindi in grado di fornire risposte originali. Siamo orgogliosi di aver sempre stimolato questo, in punta di piedi e oserei dire con un lavoro monastico". Cosa consiglia quindi ai genitori? "Mi sembra che il bambino sia un po' diventato il soggetto fragile in un mondo troppo frettoloso. Si comprende perfettamente la fatica di essere genitore oggi. Credo che ci dovrebbe essere una società che aiuti maggiormente i genitori. Dobbiamo ritrovarci, parlare non solo di problemi perché i bambini sono delle risorse, scambiarci punti di vista. I bambini hanno i loro tempi: se noi obblighiamo un bambino a stare tutto il giorno in un luogo affollato, con delle luci molto forti, con tanto rumore come può essere ad esempio un centro commerciale, è evidente che questo bambino diventerà nervoso. Se il bambino a volte ha un accesso troppo precoce alla strumentazione elettronica evidentemente avrà minori possibilità di fare esperienze con il mondo esterno e tutto questo diventa forma di disagio che vediamo nei bambini piccoli, le difficoltà a sviluppare un linguaggio articolato, le problematiche di carattere affettivo relazionale. Insomma i bambini 'non sono un problema', come dice Mariarita Parsi 'sono l’oro e il petrolio del mondo' e allora dobbiamo accettare quando diventiamo genitori di rallentare qualcosa, di farci aiutare, di creare delle relazioni, nel cortile, nel condominio di sostegno a questo ruolo importante che è quello di offrire un figlio al futuro".


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"Penso che questo sia un bell'esempio di sinergia tra privato e pubblico"

Di Pier Luigi Feltri Gabriele Picchi, 38 anni, è direttore e enologo di Torrevilla, realtà di primissimo piano nel panorama vinicolo oltrepadano. Una cantina sociale che, da sempre, fa del rapporto con il proprio territorio uno dei suoi punti di forza. Grazie ad una collaborazione con il Comune di Codevilla, Torrevilla ha partecipato alla realizzazione di un erogatore di acqua depurata e vino sfuso, situato nei pressi della Greenway Voghera – Salice Terme. Un'iniziativa di carattere ecosostenibile, pensata soprattutto come un servizio, più che come opportunità di business. Picchi, che cos'è la casa del vino? "Si tratta di una struttura, tutta di legno, che è stata posizionata in un terreno adiacente alla cantina di Codevilla, nelle adiacenze della Greenway. Un terreno che è stato bonificato insieme al Comune, che ha svolto la maggior parte del lavoro. La casetta ha due impianti, che possono distribuire sia l’acqua che il vino". Che prodotti vengono erogati? "Ci sono due vini frizzanti, un bianco e un rosso, che vengono serviti in quantità limitata. Infatti, per essere serviti occorre la tessera sanitaria, per verificare prima di tutto che l’utente sia maggiorenne. Ma grazie a questo sistema è possibile erogare un quantitativo massimo di vino entro un dato periodo. Il vino non verrà servito fresco, per evitare il consumo immediato. La volontà è proprio quella di evitare il consumo sul posto". Come è nata l’idea di questo progetto che, attualmente, rappresenta un “unicuum” non soltanto in Oltrepò? "Oggi c’è molta attenzione sul tema della sostenibilità, sull’impatto ambientale. Il fatto di poter, con la tua bottiglia di vetro riutilizzabile, andare in un punto del comune, acquistare acqua e vino di ottima qualità ad un prezzo contenuto ed eliminando bottiglie in più, plastica, carta e imballi vari, è un passo in questa direzione. È un'opportunità nuova per chi vuole fare due passi la sera, e con l’occasione riempire la sua cassettina da sei bottiglie (fornita dall’amministrazione comunale, ndr), magari con cinque di acqua e una di vino. Tra l'altro, due ottimi prodotti ad un prezzo contenuto e nel rispetto anche dell’ambiente. A chilometro zero". I tempi di realizzazione sono stati molto rapidi. "Penso che questo sia un bell'esempio di sinergia tra privato e pubblico. Ci ha creduto l’Amministrazione, e abbiamo insistito anche noi, come privato, per realizzarla. Il merito più grande è dell’Amministrazione. Noi, per quello che doveva essere il nostro ruolo, abbiamo cercato di essere il più celeri possibile nell’esecuzione". Nasceranno altre casette del vino? "Questo progetto è stato realizzato per il nostro comune, poi valuteremo se ci sarà un interesse più ampio. Se il gestore lo vorrà, e altre amministrazioni vorranno avvalersi di questa opportunità, lo valuteremo in futuro. Intanto vogliamo verificare che l’erogazione del vino, con queste modalità, non porti nessun tipo di problema". Torrevilla ha dimostrato, anche in questa occasione, una certa vicinanza al territorio e alla sua popolazione.

CODEVILLA

Torrevilla: "Noi oggi vogliamo e dobbiamo essere presenti nel territorio"

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Gabriele Picchi

"Noi oggi vogliamo e dobbiamo essere presenti nel territorio. E questa dove è stata posizionata la casetta, nella nostra volontà, deve essere un’area di aggregazione, al servizio del pubblico. Il singolo bicchiere di acqua verrà erogato gratuitamente: se uno è accaldato, magari dopo una passeggiata sulla pista ciclopedonale, può passare dalla casetta e bere un bicchiere di acqua buona. Durante il prossimo inverno l’area verrà sistemata con qualche pianta, magari anche un paio di panchine, un'altalena". Da qualche giorno è comparso il marchio "Torrevilla" sulle due rotatorie che fanno da ingresso a Torrazza Coste e Codevilla, sulla Bressana-Salice. "Ci tenevamo anche a questo aspetto. Torrevilla si occuperà della manutenzione di queste due rotatorie, e abbiamo posizionato quegli archetti pubblicitari, ma sinceramente lo avremmo fatto anche senza questo dettaglio. Per chi passa di qui tutte le domeniche, per i turisti che fanno il loro giro in collina, è importante trovare dei comuni, dei territori ben tenuti. Con la situazione attuale non è facile mantenere tutto in ordine: l’impegno deve essere un po' di tutti. Quindi se la cantina collabora e mantiene nel decoro un’area pubblica che, fra l’altro, si trova proprio davanti a casa sua, sicuramente porta un valore aggiunto anche alla comunità. Se il territorio è in ordine ci guadagniamo tutti". Queste strategie sono state accompagnate da un cambio di immagine più generale. "Visto che l'azienda ha 110 anni abbiamo cercato di rinnovarci: di cambiar pelle un'altra volta, come è successo in tutta la storia di Torrevilla. Dopo una bella crescita vissuta negli ultimi decenni, che hanno visto il passaggio dal vino sfuso alla bottiglia, con il cambio generazionale sia nell’amministrazione che in cantina, abbiamo deciso di rivedere il packaging e lo stile dei vini. Questo per cercare di seguire, come si è sempre fatto in passato, il mercato. Inoltre, abbiamo realizzato il nuovo sito internet e una nuova cartellonistica stradale". E a livello di prodotti? Il nostro lavoro è e sarà sempre nel segno della qualità. Siamo partiti nel rinnovare la linea Genisia, che è

la nostra selezione di eccellenze, ma ricadrà anche su tutti gli altri vini. Quando si dispone di un alto livello in certe selezioni, il know-how che si acquisisce viene reinvestito anche sulle altre partite. E questo è un progetto in essere. La Genisia è stata rivista anche da un punto di vista grafico: è stata ripresa la primissima immagine che era stata data di Torrevilla, ed è stata un po' rivisitata. Per dare l'idea del cambiamento, ma nella continuità". Il nuovo management di Torrevilla mostra con queste iniziative di portare una ventata di novità nel panorama vitivinicolo dell'Oltrepò. Quali altre idee avete per il prossimo futuro? "L’obiettivo nei prossimi due anni è quello di rendere l’azienda sempre più sostenibile, e insieme all’azienda i suoi soci. Il progetto di sostenibilità che andremo a sviluppare vuole avere attenzione nei confronti dei materiali utilizzati, nei confronti dei lavoratori delle aziende con cui collaboriamo… stiamo muovendo i primi passi in questa direzione". Negli scorsi mesi è stato anche nominato un nuovo direttore commerciale. "A novembre ha lasciato l’azienda il dottor Montesano, che era il nostro direttore commerciale, ed è stato sostituito dal dottor Piva. Con lui siamo in sintonia su tutte queste nuove attività, ha sposato in pieno la causa aziendale". Una previsione per la prossima vendemmia? "C’è stata a inizio stagione quella grande gelata in tutto il Nord Italia e anche a livello europeo; non abbiamo ancora una stima precisa, ma sicuramente ha causato un calo della produzione. Per quanto riguarda il decorso della stagione, è stato sicuramente buono, perché il clima è stato favorevole. Ad oggi, dove non si sono verificate forti gelate, la vigna è bella e la produzione è buona. Rimane l’incognita del periodo siccitoso che si sta protraendo: ha piovuto poco durante tutto l’anno, dall’inverno fino ad oggi. È l’unico punto interrogativo. Stiamo vedendo una bella stagione, e la vendemmia promette un anticipo rispetto all’anno scorso. È probabile che possa anticipare il ferragosto".


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Irene Moroni la donna che da 40 anni "sussurra ai cavalli"

Di Giacomo Lorenzo Botteri

Irene Moroni 45 anni, rivanazzanese da 40 anni monta a cavallo. Al suo fianco a sostenerla ed incitarla c'è sempre stato il papà Giovanni. Nella sua lunga carriera ha visto successi per sé e per i tanti allievi che ha formato, tutti nelle gare di salto ad ostacoli. Il suo motto, è sempre stato poco Decubertiniano, "quando si gareggia, si gareggia per vincere, partecipare lo fanno in tanti". Da anni segue ed allena anche la Nazionale di Santo Domingo e proprio in questi giorni una domenicana è ospite di Irene. Dal suo maneggio sono passati centinaia di ragazzi e ragazze, prima a Salice Terme e da 10 anni circa nella nuova struttura di Retorbido. I cavalli sono la sua vita, il suo mondo, il suo lavoro, che è un lavoro faticoso che non si limita al montare a cavallo, diverse ore al giorno tutti i giorni, ma c'è tutto il resto: dall'effettuare la pulizia dei box, al dar da mangiare ai cavalli, pulire i cavalli, lavori che Irene non ha mai disdegnato di fare in prima persona. Irene guida lei stessa i van quando trasporta i cavalli in concorso. La incontriamo a Retorbido prima che inizi le lezioni ai suoi giovanissimi allievi. Irene qual è stato il risultato che le ha dato la gioia più grande? "Senza dubbio la vittoria al Campionato Italiano Amazzoni di 2° grado nel 1998 anche perchè correvo in casa, a Salice Terme e vincere davanti al proprio pubblico fa sempre un bell'effetto e poi direi essere arrivata 15° ai campionati Europei". L'ultima soddisfazione in ordine di tempo? "Bè la settimana scorsa ho vinto l'Internazionale di Sanremo, mentre la settimana prima una mia giovanissimi allieva, la vogherese Giulia Ferraraccio ha vinto il Campionato Regionale categoria Brevetti". L'allievo che le ha dato le maggiori soddisfazioni? "Sono tanti... direi che il risultato più importante l'ha fatto registrare la vogherese Giulia Vicini che è arri-

ze e ragazze che stanno emergendo. Siamo un bel gruppo". Programmi per la scuola di equitazione? "Sì ad ottobre abbiamo intenzione di partire con nuovo programma di corsi destinati ai principianti ed a chi per la prima volta vuole avvicinarsi a questo fantastico mondo". La struttura di Retorbido è molto bella, rimpianti per Salice Terme?

Irene Moroni vata seconda ad un Campionato italiano categoria Young Riders, mentre l'allieva che ha vinto di più ed è stata l'unica ad ottenere la patente di 2° grado è stata Alice Botteri. Vi sono stati all'incirca 5 anni nei quali avevo Alice Botteri, Giulia Vicini ed Andrea Cafarchia che spadroneggiavano in gara perchè correvano per vincere, a volte a loro capitava di fare un errore e quindi di non vincere ma con un tempo che era di gran lunga il migliore, e questo capita ancora anche a me e rispecchia la mia mentalità di gara. Ricordo un anno ai campionati regionali abbiamo fatto l'intero podio Botteri, Vicini, Cafarchia". Di questo trio "delle meraviglie" cosa è rimasto? "Purtroppo l'unico che monta ancora con una certa assiduità è Andrea Cafarchia, Alice e Giulia si sono un po' perse con gli impegni lavorativi". Tra gli attuali allievi vede qualche giovane promessa? "Senza dubbio Giulia Ferraraccio, non ha vinto per caso il campionato regionale... poi vi sono altri ragaz-

RETORBIDO

"Il cuore è certamente rimasto a Salice nel vecchio maneggio dal quale siamo di fatto stati cacciati"

"Il cuore è certamente rimasto a Salice nel vecchio maneggio dal quale siamo di fatto stati cacciati, qui abbiamo a disposizione una struttura completa con diversi box ed un campo coperto che ci consente di lavorare anche in inverno". A proposito di Salice Terme, quando tornerà il concorso ippico secondo lei? "Spero presto. Il parco di Salice era una cornice unica per poter ospitare il concorso ippico. Eravamo costretti a rifiutare le iscrizioni dei cavalli perchè se no avremmo dovuto gareggiare anche di notte per accontentare tutti. Ricordo che chi effettuava le riprese video ed i servizi fotografici, diceva che a Salice Terme vendeva il doppio che negli altri campi gara, proprio per la bellezza del parco a cornice". Nuova proprietà delle Terme e nuova Giunta, forse è il caso di riparlarne? "Sì credo proprio di sì e lo farò quanto prima. Chissà che non si riesca ad infilare un concorso già da quest'anno...". Le allieve hanno terminato di sellare i loro cavalli, Irene deve correre a tenere la lezione, lasciamo il maneggio di Retorbido, ma da lontano già la sentiamo urlare per correggere un'allieva. Irene, concedetemi una riflessione del tutto personale, è una che ha sempre preteso molto dai suoi allievi ma ha anche sempre dato tanto e lo sport inteso anche come scuola di vita, ha bisogno di gente come lei.


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"Nei fine settimana abbiamo anche l'assalto di pavesi e milanesi"

"I prodotti della nostra azienda vengono venduti all'80% direttamente ai consumatori"

Francesca Sacchetti

Di Giacomo Lorenzo Botteri

Passando a Rivanazzano Terme nella via che porta alle scuole, capita spesso di vedere la fila di persone fuori da un portone che espone la scritta frutta e verdura. Entri e trovi un paradiso di frutta e verdura appena raccolta. Francesca, la titolare, ti accoglie con un sorriso contorniata da decine di cassette di frutta e di verdura dell'azienda agricola familiare. Il papà e lo zio pensano alla sistemazione dei terreni ed alla raccolta, lei Francesca Sacchetti 28 anni, gestisce gelosamente la vendita, "direttamente dal produttore al consumatore" ci tiene a sottolineare con orgoglio. Nell'azienda agricola di Francesca puoi trovare albicocche, pesche, prugne, meloni ed angurie per quanto concerne la frutta mentre per la verdura le coltivazioni sono di zucchine, fave, melanzane, fagioli, taccole e

fagiolini. Partiamo dalla cronaca di questa annata poco felice per l'agricoltura. Le gelate di aprile che hanno decimato la produzione delle zone collinari, hanno causato problemi anche a lei? "Sì ma non in maniera devastante. Abbiamo avuto danneggiato in parte solo il raccolto di due qualità di albicocche". E la siccità di questi mesi? "è un grosso problema, soprattutto per le pesche che rimangono più piccole del solito per carenza di acqua alle piante". I prodotti della vostra azienda a chi vengono venduti? "Ma all'80% direttamente ai consumatori, la restante parte ad alcuni negozianti, anche di Milano". I terreni della vostra azienda dove sono? "Tutti sul territorio comunale di Rivanazzano Terme". Il segreto di tanto successo dove sta, nella qualità, nel prezzo? "In entrambi. La qualità è ottima e poi chi compra da noi compra frutta e verdura appena raccolta, quanto al prezzo, rispetto ad un qualsiasi negozio di frutta e verdura vendiamo, a seconda del prodotto ad un 30/40 % in meno". I clienti, quelli che vengono a far la coda per intenderci, da dove arrivano? "Da un po' tutta la zona, rivanazzanesi e vogheresi innanzitutto ma nei fine settimana abbiamo anche l'assal-

to di pavesi e milanesi che vengono in Oltrepo dove magari hanno una seconda casa". L'ultimo complimento ricevuto? "Ieri una signora, mia cliente abituale mi ha detto che le zucchine quest'anno sono fantastiche e devo dire che anche per le albicocche ho avuto tanti complimenti". Lamentele? "Sì c'è una signora che si è lamentata perchè i pomodori erano un po' sporchi di terra. Ho dovuto spiegarle che li avevamo appena raccolti e che certamente non possiamo metterci a lavarli uno per uno. E' chiaro che i prodotti appena raccolti nei nostri campi, possono anche non essere perfetti esteticamente, ma certamente sono genuini". Vedo sempre le code, deve essere dura arrivare a sera... "Sì, è molto faticoso, noi vendiamo da metà maggio fino a settembre e siamo aperti tutti i giorni compresa la domenica mattina". Durante l'autunno e l'inverno quindi un po' di meritato riposo... "Non più di tanto, bisogna preparare i terreni per i raccolti dell'anno successivo, ci sono da fare le potature delle piante, c'è tanto lavoro anche quando la produzione sembra ferma ed il portone è chiuso". Ci concediamo da Francesca, la mitica zucchina non possiamo assaggiarla ma l'albicocca sì... comprendiamo il perchè delle code.


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"Non mi sarei mai aspettata di ottenere così tanti voti anche se avevo il sostegno di molti agricoltori" Di Gabriella Draghi

Alice Zelaschi, 19 anni, perito agrario e iscritta al primo anno della Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università di Piacenza, è il nuovo Assessore all'Agricoltura con delega ai rapporti con le associazioni di categoria del comune di Rivanazzano Terme. Eletta nella Lista civica "Patto per Riva" ha ottenuto 514 preferenze, risultando la persona più votata dopo l'ex Sindaco Romano Ferrari. Zelaschi, lei è giovanissima. Da quanto tempo è impegnata in politica? "Sono iscritta da due anni al Partito della Lega Nord e già da quando frequentavo la scuola superiore seguivo questo partito che rispecchiava le mie idee anche se non partecipavo attivamente". Come mai ha deciso di candidarsi nella Lista Civica "Patto per Riva" e quindi di scendere in campo attivamente? "Innanzitutto è stato il mio partito a farmi questa proposta e io ho deciso di mettermi in gioco perché, essendo figlia di un agricoltore ed essendo impegnata oltre che nello studio, anche attivamente in azienda, volevo fare qualche cosa per questo settore. Era da più di 15 anni che non esisteva l’assessorato all'Agricoltura al Comune di Rivanazzano Terme e io mi sentivo molto coinvolta nelle problematiche in campo agricolo". Ha ottenuto 514 preferenze, seconda solo all'ex Sindaco Ferrari, un risultato importante per una ragazza così giovane. Se lo aspettava? "Sono molto contenta. Essendo per me la prima esperienza in politica, non mi sarei mai aspettata di ottenere così tanti voti anche se avevo il sostegno di molti agricoltori e mi sono impegnata a fondo durante la campagna elettorale". Secondo lei l'agricoltura è abbastanza sostenuta nel nostro territorio? "Secondo me l'agricoltura dovrebbe essere valorizzata maggiormente. Ho sempre sostenuto la mia volontà di introdurre dei mercatini agricoli a chilometro zero che non sono presenti nel nostro comune e alcune valorizzazioni di prodotti De.Co. Bisognerebbe poi favorire l'avvicinamento dei giovani a questo settore e la creazione di nuove imprese recependo dei

Al centro Alice Zelaschi contributi dalla Regione e favorendo l'insediamento di nuove leve in campo agricolo". Il primo impegno da Assessore quale è stato? "Abbiamo ricostituito la Commissione Agricoltura e ho nominato Presidente un giovane agricoltore di Rivanazzano Terme, Cristiano Salvadeo. Siamo impegnati sul fronte dell'emergenza idrica e a tal proposito mi sono messa in contatto con Coldiretti e Confagricoltura per iniziare a mandare delle segnalazioni alla regione Lombardia. Non potendo utilizzare l'acqua del torrente Staffora completamente a secco, per le irrigazioni si ricorreva all'acqua dell'acquedotto ma ora abbiamo dovuto razionarla. Inoltre abbiamo avuto dei danni al raccolto del grano, con metà della produzione rispetto allo scorso anno, al foraggio e alla produzione di frutta, a cau-

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VOGHERALAND? "spererei che questo progetto non venisse realizzato"

sa di questo cambiamento climatico. Inoltre c'è stato un problema di proliferazione di insetti sulla strada verso Salice. Si tratta di un insetto del loietto lo Zabro Gobbo che sono riuscita ad identificare prelevando dei campioni e portandoli in Università a Piacenza ad un entomologo. Questo insetto veniva attirato dalle luci delle case durante la notte e c’è stata una vera e propria invasione. Abbiamo concordato dei trattamenti biologici a base di carbonio, idrogeno e ossigeno, a zero impatto ambientale e innocuo per le persone e abbiamo così risolto il problema". Quindi grande impegno in questo periodo, dal lavoro in azienda agli esami all’università all’impegno dell’assessorato, una ragazza giovane come lei rinuncerà alle vacanze? "Penso proprio di sì. Sono molto impegnata con gli esami all’università e tengo molto a questo percorso di studi perché mi darà delle competenze che potrò mettere in pratica sia nel lavoro in azienda che nell'impegno con l'assessorato. Sono però molto contenta di essere attiva su molti fronti perché fa parte un po' del mio carattere, mi piace essere informata sui vari problemi e confrontarmi con le persone per progettare delle soluzioni adeguate". Si parla tanto in questo periodo di un mega parco dei divertimenti, Vogheraland appunto che dovrebbe insediarsi nella zona tra Rivanazzano, Voghera e Casalnoceto, lei cosa ne pensa? "Sinceramente io spererei che questo progetto non venisse realizzato. Innanzitutto l'area individuata è un'area molto fertile per l'agricoltura e quindi ci sarebbe uno spreco di suolo. Per quanto riguarda i posti di lavoro che il Parco offrirebbe, penso che si tratterebbe di lavoro stagionale, di pochi mesi all'anno e quindi non risolverebbe i problemi della disoccupazione locale".


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Chi sarà il prossimo Varenne e il prossimo Rocco Siffredi politico di Rivanazzano?

Il Re è morto, lunga vita al Re... Marco Poggi Di Nilo Combi

"Il Re è morto, lunga vita al Re". Questa frase è tradizionalmente utilizzata per annunciare la morte del sovrano e contemporaneamente assicurare le migliori fortune al suo successore al trono. La frase è poi stata interpreta anche nell’uso popolare per designare scherzosamente un concetto che poi è diventato un proverbio: "morto un Papa se ne fa un altro". È quello che è successo a Rivanazzano Terme. Per dieci anni Ferrari ha governato da sindaco incontrastato, per dieci anni molti della sua "corte", ops… "squadra" hanno studiato per diventare il principe ereditario, uno ce l’ha fatta: Marco Poggi. Poggi ce l’ha fatta perché è stato sempre presente, ce l'ha fatta perché è sempre stato un passo indietro a Ferrari, ce l’ha fatta perché era sempre pronto ad ascoltare tutti e ce l’ha fatta perché non ha mai fatto il passo più lungo della gamba. Poggi c’è sempre stato, c’era, c’è e ci sarà per cinque anni a Rivanazzano Terme. Lunga vita al nuovo re. Il nuovo Re è Marco Poggi. Molti faciloni diranno che Marco Poggi ha vinto perché non aveva concorrenza, ma non è stato facile. Nel mondo dello sport si calcola che tra una partita di campionato e un'amichevole l’interesse si dimezza di oltre il 70% e gli spettatori dell’oltre 50%. Poggi a Rivanazzano non ha neanche fatto una amichevole perché giocava da solo e nonostante questo è riuscito a raggiungere e a superare il quorum necessario per essere eletto, impresa non facile! Impresa non facile perché è certo che molte anime della politica rivanazzanese non hanno remato a favore, al di là delle dichiarazioni di facciata e pseudo ufficiali a favore di Poggi, ma come si sa il marito cornuto è l’ultimo a conoscere l’amante della moglie. Marco Poggi scoprirà se ne avrà voglia nei mesi prossimi, chi pur camminando al suo fianco in realtà, nelle segrete

Marco Poggi

stanze, poi mica tanto segrete, sperava che il quorum non fosse raggiunto. Marco Poggi sa anche che una parte dell’elettorato di sinistra rivanazzanese non ha gradito l’accorpamento tra destra, centro e sinistra; perché sarà pur vero che i partiti in un paese contano poco, ma è altrettanto vero che un leghista difficilmente voterà uno di sinistra e uno di sinistra difficilmente voterà un berlusconiano forzista. Nei paesi la maggior parte dei votanti queste divisioni della politica nazionale le supera, ma non tutti. Marco Poggi è riuscito, piaccia o non piaccia, a superare queste divisioni politiche raggiungendo il quorum: il risultato che si era prefissato.

Ora cosa succederà? Niente che non sia già successo in tutto il resto del mondo in situazioni analoghe: il sindaco è Poggi e gli altri obbediranno… pardon… collaboreranno. Ferrari, il suo predecessore, si avvaleva di una squadra, ma il sindaco era lui e allo stesso modo Marco Poggi si appoggerà ad una squadra, ma siamo seri, il sindaco è lui! Il suo compito è indubbiamente facilitato perché ricordando una frase di mussoliniana memoria l’ex sindaco e attuale vicesindaco ha tracciato il solco e Marco Poggi non avrà bisogno della spada per difenderlo, basterà proseguire lungo il solco tracciato ovviamente con le sue idee e le sue decisioni perché la firma ce la mette lui. Lo hanno deciso i rivanazzanesi. Ho la ragionevole certezza che Poggi farà un buon lavoro, ascolterà i consigli di tutti e farà tesoro delle esperienze degli ultimi dieci anni come assessore, ma poi deciderà lui. Ed è giusto così! Le malelingue dicono che Poggi, ubbidirà… opps …ascolterà i consigli di Ferrari, le malelingue dicono che Marco Poggi non potrà, neanche se lo volesse, uscire di un millimetro dal solco tracciato dal suo predecessore. Tutto questo Marco Poggi lo sa e di quello che dicono le malelingue, penso non gli importi nulla, se è arrivato ad essere il sindaco di un paese con più di 5.000 abitanti, Poggi sa cosa fare, chi ascoltare, ma alla fine deciderà lui. Il nuovo sindaco, siamo certi userà la mano d’acciaio in guanto di velluto. Abbiamo soprannominato Marco Poggi, Varenne, perché era il cavallo di razza dell’ex sindaco, poi l’abbiamo soprannominato Rocco Siffredi perché, risultati alla mano, politicamente parlando e ribadiamo politicamente parlando, onde evitare strumentalizzazioni, di qualche "pistola", magari anche a lui vicino, se li è fatti tutti! Vedremo in questi anni chi tra i membri della sua squadra sarà il nuovo Varenne e magari il nuovo Rocco Siffredi. Essere candidato sindaco non è stato facile, raggiungere il quorum non è stato facile, essere eletto non è stato facile, Poggi ci è riuscito, pertanto… "lunga vita al Re". Adesso devono... correre... gli altri... della squadra.


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A Godiasco ha vinto Berogno, a Salice ha perso la Corbi, a Godiasco-Salice Terme vince Riva Di Nilo Combi

Il sabato, 24 ore prima dell'inizio delle elezioni ho scritto ad alcuni amici, perché "scripta manent verba volant": vince Fabio Riva con una percentuale del 15%. Il geometra salicese ha raccolto e vinto con il 57,08% , la Corbi ha perso con il 42,91%. La differenza decimale più decimale meno è sta quella da me prevista. Sfera di cristallo? No! Semplicemente è stato applicato un algoritmo usato anche durante le ultime elezioni presidenziali in Francia, algoritmo che in base alle visualizzazioni degli articoli apparsi sui siti internet, visualizzazioni sulle pagine facebook, tenendo conto di età, sesso, etc. etc. ha indicato in Francia vincitore Macron con un errore dello 0,5%. A Godiasco Salice Terme l’errore è stato ancora inferiore. Al di là degli algoritmi ho avuto la percezione che Riva potesse vincere, quando Berogno ha fatto la santa o scellerata, dipende da che punto vista la si vede, alleanza con la Corbi. Sia l’algoritmo sia le sensazioni mi hanno dato ragione. I risultati delle urne hanno decretato che Berogno ha vinto a Godiasco, dove la lista Corbi ha ottenuto più voti rispetto a quella di Riva, il feudo berognano non ha tradito. A Salice una vera e propria debacle per la professoressa ex sindaco e Riva ha stravinto. La matematica: meno voti a Godiasco e più voti a Salice ha premiato l’ex compagno di avventure politiche della Corbi, Fabio Riva. Quando Giulio Cesare fu assassinato da Bruto pronunciò la frase "tu quoque, Brute, fili mi!" (anche tu Bruto figlio mio) questo potrebbe essere la sintesi del rapporto Corbi – Riva, dove il valvassore Riva è diventato vassallo e la Corbi valvassore. Le motivazioni e le ipotesi perché Riva abbia vinto e la Corbi abbia perso sono le più disparate, probabilmente la verità è una sola: gli elettori di Godiasco Salice Terme si sono trovati di fronte a una scelta "o supa o pan bagnà!" (o zuppa o pan bagnato), la differenza è minima, però questa differenza pur minima ha significato la vittoria per il geometra e la sconfitta per la professoressa. Ora si è passato alla fase della normalizzazione cercando di darsi un tono di signorilità, di british style, non facciamo polemiche, collaboriamo con tutti, ascolteremo tutti, tutto molto british, beh dai… siamo gente della nostra terra, il british style a Salice Terme-Godiasco oltre che ad essere fuori luogo è anche difficilmente applicabile. Ora per cinque anni Fabio Riva, ex consigliere della giunta Deantoni – Berogno, ex vicesindaco della giunta Corbi, guiderà Godiasco - Salice Terme. Molti suoi compagni di avventura, perché parlare di "squadra" è solo aria fritta, hanno già avuto esperienze politiche comunali, altri no, alcuni sono persone certamente valide che sperano di avere voce in capitolo, speranze vane o effettivamente avranno spazio? A sentire le enunciazioni populiste, ripetute all’ennesima potenza e questo crea sospetto... forse potrebbero averlo. Alcuni componenti della lista Riva potrebbero essere un utile stampella per il nuovo sindaco, stampella di cui ha certamente bisogno. L’asse Rivanazzano – Salice Terme Godiasco se non altro per rapporti interpersonali tra Marco Poggi e Fabio Riva si è rafforzato, le due località si dovrebbero un futuro guardare meno in cagnesco di quanto il campanilismo Godiasco - Rivanazzano ha sempre storicamente affermato. Per ora al buon geometra salicese basterebbe mantenere più dignitosamente il comune, rattoppare qualche buca,

Roberto Bruno tenerlo maggiormente pulito e altre cose così…. di piccolo cabotaggio quotidiano. La collaborazione tra i due comuni al di là di questo, se Salice vuole ritornare ad essere Salice e Godiasco vuole rimanere Godiasco non è possibile, perché Salice ha aspettative completamente diverse rispetto a quelle di Rivanazzano e Godiasco ha storia completamente diversa rispetto a Rivanazzano. Giusto o sbagliato questo sia, è cosi. Ci auguriamo che il geometra Riva, nella sua carriera con la fascia tricolore, inizi dalle aste per poi passare all’a, b, c del sillabario di amministratore comunale, sarebbe già un passo avanti per Godiasco - Salice Terme e per chi lo ha votato, ma anche un po' per tutti i cittadini: partiamo dalle buche e svuotiamo i cestini, lasciamo stare i voli pindarici e le annunciazioni trionfalistiche. In campagna elettorale si è definito Rambo, a quanto risulta non ha mai fatto film

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UN RIVANAZZANESE PROPONE A SALICE TERME UNA CORRIDA DI TORI

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e Rambo aveva ben altra stazza fisica. Salice, non potendosi permettere altro, ha bisogno di un onesto geometra di paese che faccia le cose semplici e con buon senso, è poco? No, è realistico, ma soprattutto necessario. In campagna elettorale ha enunciato che gli piacerebbe rifare il concorso ippico, vecchio cavallo di battaglia di quasi tutti i candidati sindaci, e proprio in questi giorni, Roberto Bruno, di Rivanazzano Terme, ci ha confermato che invece del concorso ippico a Salice Terme si potrebbe organizzare una corrida con tori veri. Non è una boutade, non è una bufala, il rivanazzanese Roberto Bruno è uno dei massimi esperti italiani di tauromachia spettacolo diffuso, specie in Spagna e Francia del sud, dove i tori combattano contro gli uomini, in buona sostanza la corrida. Secondo le parole dell’esperto rivanazzanese, la corrida in Italia non è vietata e Roberto Bruno ha conoscenze al massimo livello mondiale nel settore tanto che potrebbe portare a combattere a Salice i tori di Don Alvaro Domecq Romero, un’istituzione per gli amanti del settore. Le strutture per creare l’arena non sarebbero un problema, ci sono infatti società che affittano un'arena completa montandola in loco.. Rimaniamo in attesa di vedere se l’idea del rivanazzanese Roberto Bruno, è fattibile e verrà accettata dal neosindaco di Godiasco-Salice Terme, per Riva potrebbe essere un buon inizio a livello di manifestazioni, una corrida di tori. Qualcosa di nuovo per Salice e per l’Italia. Potrebbe essere divertente, e comunque in questi 5 anni ci sarà da divertirsi.

"rivivere le emozioni di quando ero ragazzino"

Il "Tigo" all'assalto del Rally 4 Regioni Storico Di Nicolò Tucci 1977/2017: quarant’anni! Quelli che sono trascorsi dal debutto del Campionato Autobianchi A112 avvenuto appunto nel marzo del 1977 al Rally "Il Ciocco" e Andrea Tigo Saviotti correrà il Rally 4 Regioni Storico 2017, nella versione internazionale, la più lunga, quella che dura 4 giorni, al volante di una mitica 112 Abarth del Team Madama Autostoriche di Casteggio. "Ho deciso di fare il Rally 4 Regioni Internazionale - dichiara il Tigo - per rivivere le emozioni di quando ero ragazzino ed anche allora il rally durava 4 giorni. Sarà una gara dura, non sono abituato, e pochi lo sono, a guidare per 4 giorni, ma la voglia di rivivere quelle emozioni che ho provato da ragazzino era tanta. Così ho deciso ….mi tolgo questa soddisfazione". Andrea Tigo Saviotti sarà navigato da Invernizzi Giorgio di Retorbido con il quale ha disputato alcune gare, gareggeranno con i colori della Scuderia Efferre Motorsport. "Il percorso si adegua alla mia guida - conclude il Tigo- perché ci sono tagli, dossi ed il vero rally è questo, proprio come una volta, non sarà semplice arriva-

re a Salice il sabato sera, ma sono molto fiducioso". Le bellissime strade del 4 Regioni Storico 2017 sono state teatro delle sfide più entusiasmanti negli Andrea "Tigo" Salviotti anni Settanta e Ottanta. Quale miglior occasione, per il Tigo per gareggiare quest’anno con un’auto che di chilometri nei rally di quegli anni ne ha macinati a migliaia. Per l’Autobianchi A112 Abarth Il "4 Regioni" è sempre stato uno dei rally più gettonati da parte dei "trofeisti" della piccola e scatenata Autobianchi A112 Abarth. Andrea Tigo Saviotti è pronto a dare battaglia … come al solito!


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"un locale a Salice ha aspetti positivi maggiori rispetto a qualsiasi altra località oltrepadana"

"Lo Spritz fatto con extra dry oltrepadano al posto del Prosecco, è migliore" di

Silvia Colombini

Luca Mantoan, classe 1987, di Cervesina, vive a Salice Terme con la compagna e la figlia e per motivi professionali ha frequentato e lavorato in diversi locali di tutto l'Oltrepo. Nella prima metà degli anni 2000 inizia con l'organizzazione delle Veglie Studentesche al Club House per poi proseguire la sua attività in vari

locali della zona rivestendo diversi ruoli: da cameriere di sala a organizzazione e gestione del personale e degli ordini e dopo sei anni della famosa gavetta, è diventato bartender ed insegnante al "9 Bar Academy & Design", scuola di formazione per baristi e bartender a Rivanazzano Terme dove da cinque anni è trainer della parte dedicata alla preparazione dei coktail. "La prima cosa che ho insegnato a mia figlia è shekerare…". Dice Luca Mantoan e con questa premessa… con lui, che nella stagione estiva gestisce il Boccio Fruit Bar, noto locale all'interno del parco di Salice Terme, parliamo di cosa vuol dire essere un bartender e di come questa professione possa avere notevoli influenze sulla "buona riuscita" di un locale. La sua vita professionale si è svolta sempre in Oltrepo, da Rivanazzano Terme a Salice Terme, passando per Stradella. Dieci anni di frequentazione dei locali oltrepadani… Cosa è cambiato in questo decennio a livello di clientela? "Penso che in questi 10 anni si sia alzata l'asticella della qualità, da una parte la crisi economica ha fatto una sorta di selezione eliminando la maggior parte di coloro che non erano dei professionisti ed ha incentivato chi era già un professionista a migliorarsi, questo per rispondere ad una clientela sempre più preparata e attenta al rapporto qualità/prezzo". Rimanendo sempre in ambito clientela… si beveva meglio allora o si beve meglio oggi e chi vuole bere bene? "Sicuramento i giovani oggi hanno perso la voglia di bere bene, non ricercano la qualità che invece viene apprezzata e richiesta dal cliente che si trova nella fascia d'età medio-alta. C'è stata una sorta di inversione di tendenza: 10 anni fa erano i giovani che volevano bere bene, oggi no". Lei è dall'altra parte della "barricata", o meglio del banco. è cambiato il modo di comportarsi a livello di educazione della sua clientela da dieci anni fa ad oggi? "Posso dire che cercare di fare alta qualità nel servizio che propongo è anche un modo voluto e pensato per avere una bella clientela anche dal punto di vista umano. La maleducazione è aumentata ed è oggettivamente un problema. Un esempio banale ma concreto? Clienti che bevono nel locale ma poi per qualche strano motivo si sentono autorizzati a portare quel bicchiere in qualunque altro posto… tant’è che ogni settimana devo andare in giro per il parco a recuperare bicchieri". Lei parla di bicchieri che sono la punta dell'iceberg di molti comportamenti incivili. Sui social in Oltrepo ed in Italia questo comportamento è stimmatizzato e causa innumerevoli discussioni dove spesso i ben pesanti sparano a zero sui locali e sui giovani… Da imprenditore oltre che da bartender, quale può

essere una soluzione reale e concreta per risolvere questo annoso problema? "Parlo spesso dell'argomento sia con i miei colleghi e collaboratori sia durante i corsi in cui insegno, e in realtà posso affermare che abbiamo poche armi per attuare una reale svolta, limitati da leggi e norme, noi cerchiamo di metterci qualità, professionalità e cortesia sperando che la nostra clientela rispecchi il nostro modo di essere e di lavorare. Dare bicchieri di plastica non è una soluzione, ma un palliativo, in primis la qualità del drink la si ottiene nei bicchieri di vetro, e comunque vetro o plastica se uno vuole si sente comunque libero di lasciarli ovunque, l’unico vantaggio della plastica è che si evita che la gente si possa tagliare". Lei è un fautore dell'uso dei prodotti dell'Oltrepo nei suoi coktail? "Assolutamente sì. Il mio modo di lavorare si basa essenzialmente su tre principi: utilizzo di prodotti italiani anche a livello di spiriti alcolici, utilizzo esclusivo di vini oltrepadani fermamente convinto che la qualità di un vino è data non dal nome del prodotto ma dagli uvaggi e dal metodo di produzione che in Oltrepo hanno caratteristiche di eccellenza e in ultimo l'utilizzo di prodotti Bio per esempio nella frutta e nei succhi di frutti". Quindi nel suo locale serve solo vino dell'Oltrepo? "Al Boccio Fruit Bar che è il locale all’interno del Parco di Salice Terme che gestisco nel periodo estivo, utilizzo solo vini dell'Oltrepo Pavese, molti ci chiedono il Prosecco senza sapere cosa sia… noi proponiamo un vino frizzante fatto con uvaggi dell’Oltrepo, dove siamo spesso a livelli qualitativi superiori, ad esempio nella cocktaileria, nel famoso aperitivo Spritz che da regole internazionali vuole il Prosecco, io utilizzo un extra dry oltrepadano e con un risultato migliore". In Oltrepo si critica spesso il cliente che chiede il Prosecco, ma è colpa dei clienti "non preparati" o dei produttori che non sono riusciti ad affermare il marchio Oltrepo? "Sicuramente la prima colpa è dei nostri produttori che non sono riusciti attraverso un marketing efficacie a promuovere i loro prodotti, la seconda colpa va attribuita a noi baristi che spesso non conosciamo la differenza tra un Prosecco ed un vino bianco frizzante". Quali sono i tre vini dell'Oltrepo più richiesti dalla sua clientela? "Certamente il Pinot nero vinificato in bianco, nella categoria rossi la bonarda. Un altro prodotto a mio giudizio valido ma poco richiesto è lo spumante rosè dell'Oltrepo, denominato cruasè che forse potrebbe inserirsi tra i top dei vini venduti ma che al momento non è sufficientemente conosciuto". Nel suo locale pur non essendo un ristorante offre anche stuzzichini che accompagnano i cocktail pro-

Luca Mantoan

posti. La stuzzicheria è oltrepadana? "Cerchiamo di dare forza e valorizzare i nostri prodotti, ad esempio abbiamo appena inserito nella nuova lista taglieri a base di salame di Varzi e caciotte del Brallo di Pregola". Lei è nativo di Cervesina, zona non particolarmente votata al salame. Si dice, in alto Oltrepo, che chi è della pianura "capisce poco" di salame. Non sempre è vero… ma certamente tutti dicono che trovare un salame buono è sempre più difficile e se si trova non ha prezzo… Lei come si comporta: privilegia la qualità e il rapporto qualità prezzo oppure la parte drink è così importante e dominante che copre la parte della stuzzicheria? "Diciamo che qualità e professionalità è a 360 gradi, non si può dare un ottimo drink e accompagnarlo con un salame di bassa qualità. Per la ricerca della qualità l'unica soluzione è provare per credere… assaggiarli, andare dal produttore direttamente ed assaggiare. Trovare un buon salame è difficile… I produttori migliori sono i più piccoli ed i più difficili da scovare". Lei gestisce un locale all'interno del parco di Salice Terme. è un valore aggiunto rispetto alla gestione di un locale nelle vie principali del paese? "Per me è un valore aggiunto perché il locale che gestisco vive in un ambiente magico dove si punta alla qualità e la coreografia del parco aiuta… Abbiamo cercato di sfruttare i vantaggi di essere all’interno del parco per offrire ai nostri clienti un prodotto diverso. Lo svantaggio è la visibilità che si avrebbe ad essere in centro, dove c'è molto più passaggio". Parco di Salice: molti salicesi il lunedì si lamentano dello stato in cui a loro dire, è lasciato il parco dagli avventori del week end. Queste lamentele sono tutte vere e corrette e quale può essere l'aiuto di un gestore di un locale nel parco per limitare questo disagio?


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alle tecniche di freestyle, che è quell'aspetto scenico del nostro lavoro dove si effettuano versate particolari e si fanno movimenti acrobatici con bottiglie e shaker". In Oltrepo pavese ci sono tantissimi locali pubblici, a suo giudizio quanti hanno uno staff preparato e diplomato? "Oggi possiamo vantarci come scuola di aver formato molti bartender, quindi siamo riusciti ad elevare il livello qualitativo anche se nella grande maggioranza troviamo ancora ragazzi senza una preparazione adeguata". Qual è dal punto di vista economico il vantaggio di un gestore di locale avere come collaboratore un bartender professionista o un barista dilettante? "Nei nostri corsi insegniamo qualità ciò vuol dire che il cocktail in proporzioni corrette avrà sicuramente un costo minore e velocità nel senso che un bartender professionista riesce ad eseguire almeno 5 cocktail simultaneamente e pertanto riesce a servire un maggior numero di persone e questo è certamente un vantaggio economico per un gestore". Molti bartender e baristi sono ingaggiati e pagati a serata, in Oltrepo qual è a livello generale la differenza di costo tra un barista ed un bartender diplomato? "Troppo poca, normalmente la differenza si aggira intorno ai 20 euro a serata, anche se al di là dei costi, quando un gestore trova un bartender professionista non se lo lascia scappare perché grazie alle caratteristiche prima dette riesce ad avere un’interazione con il cliente sicuramente migliore e riesce a portare a casa risultati certamente più soddisfacenti". In Oltrepo ci sono gruppi musicali e cantanti che fanno serate dal vivo e spesso sono seguiti da un gruppo di loro "aficionados" che di locale in locale assistono alle loro serate. Anche i bartender hanno i loro aficionados che li seguono nei vari locali dove lavorano? "Sì la figura del bartender è sicuramente una figura trainante, ovviamente qualità segue qualità, quindi il seguito di un bartender è proporzionale alla qualità

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dei suoi drinks, ingaggiare un bartender vuol dire portarsi nel proprio locale una clientela abituata a bere bene". Tutti cercano di promuovere i prodotti dell'Oltrepo, ritornando al Prosecco, ha avuto un boom incredibile grazie anche allo Sprizt. Lei ha spesso ripetuto di avere la ferma volontà di promuovere prodotti oltrepadani, ha mai creato un cocktail con prodotti esclusivamente dell’Oltrepo? "Sì ho tutt’oggi in lista un drink creato con: frullato di pesche dell'Oltrepo, un vino extra dry frizzante dell'Oltrepo, amaro di Salice Terme e miele delle nostre colline". Ricetta? "Le quantità da utilizzare sono: una pesca frullata, 200 ml di extra dry, 30 ml di amaro di Salice e un cucchiaino di miele. Il tutto servito con ghiaccio, il drink viene mescolato direttamente dal cliente con il cucchiaino con il miele per lasciare al cliente una scelta sulla dolcezza del proprio drink. Questo drink essendo preparato con soli prodotti dell'Oltrepo, l' ho voluto chiamare Oltrepadano". Lei ha lavorato in tutto l'Oltrepo ma da un anno e mezzo con la sua famiglia vive a Salice Terme. Qual è il valore aggiunto se c'è per un imprenditore nell'aprire un locale pubblico a Salice rispetto ad altre località dell’Oltrepo? "Sicuramente bisogna distinguere stagione estiva dalla stagione invernale: nella stagione estiva abbiamo tutti un socio che si chiama il tempo inteso come meteo, il fascino di Salice Terme con un clima caldo è sicuramente impareggiabile rispetto ad altre località, in compenso e purtroppo nella stagione invernale la vita mondana a Salice Terme diminuisce notevolmente. Detto questo se il clima è favorevole, gli aspetti positivi nell'aprire un locale a Salice sono maggiori rispetto a qualsiasi altra località oltrepadana".

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"Il parco sicuramente avrebbe bisogno di un po' più di pulizia, spesso si dà la colpa ai locali, ma le posso assicurare che spesso in giro per il parco si vedono bottiglie o altre tipologie di prodotti che i locali all'interno del parco non vendono. Detto questo noi cerchiamo di tenere pulito, di non far uscire i clienti dal locale con in mano bicchieri o altro e a fine serata sia io che i miei collaboratori cerchiamo di pulire e raccogliere bottiglie e bicchieri e svuotare cestini posti nelle vicinanze del mio locale. Probabilmente un sistema di vigilanza e di controllo sarebbe un buon deterrente per gli atti vandalici". Lei insiste molto sul fatto della qualità dei drinks che serve ai suoi clienti. Oggi molto spesso ci sono episodi di vandalismo ed incidenti per il tasso alcolico di molti clienti… la qualità dei prodotti offerti può essere educativa ed un deterrente per arginare il fenomeno? "Certo che sì, la qualità del prodotto di base e le quantità versate sono sicuramente fondamentali per evitare eccessi o situazioni al limite. Le faccio un esempio: un Gin Tonic che dovrebbe essere servito a 45 ml di prodotto alcolico viene servito da un non professionista al doppio in quantità. Questo comporta sprechi e il dover utilizzare un prodotto di basso livello per contenere i costi. Con un prodotto di qualità si offre un prodotto finale migliore e si evita il mal di testa del giorno dopo… Questo è un messaggio che cerco di far passare anche quando insegno". Lei insegna in una scuola di bartender. I suoi alunni sono in maggioranza uomini o donne? "La maggioranza sono uomini anche se bisogna ammettere che le bar lady sono sicuramente quelle più ricercate nei locali perchè i gestori oltre che curare l’aspetto qualitativo, curano l’immagine, ma nei locali abbiamo altre figure femminili dalla cassiera alla ragazza di sala, pertanto spesso all’interno dello staff il numero tra donne e uomini si equivale". Più diligenti come studenti gli uomini o le donne? "Le donne sono più precise e con una maggiore voglia di fare le cose bene, gli uomini sono forse più portati

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"creare occupazione è indispensabile per poter trattenere le persone"

di

Christian Draghi

Una gelata inaspettata a fine aprile ha bruciato frutta e verdura. Per il comune di Bagnaria, così come un po' per tutto il territorio dell'Oltrepò montano, questa annata si sta rivelando difficile. Il sindaco Mattia Franza ne è cosciente. La prima "vittima" illustre di questo 2017 nefasto per le colture della Valle Staffora è stata la Sagra della ciliegia, l'evento che ogni anno dona lustro al piccolo paese, che proprio su questo frutto basa buona parte della sua economia. Con Franza abbiamo parlato di questo ma anche delle opportunità di rilancio, turistico ed economico, per un territorio che continua a dover fare i conti con un nemico spietato: lo spopolamento. Sindaco, partiamo dalla situazione legata all'agricoltura. Quanto è grave? "Il danno è stato totale, praticamente del 100%. La gelata improvvisa di fine aprile ha bruciato i germogli, che tra l’altro erano sbocciati anticipatamente per via del clima precocemente caldo che si era avuto a fine marzo. Non solo le ciliegie, ma anche le albicocche, le susine, le pesche sono state colpite in modo pesantissimo. La Sagra della ciliegia, che si sarebbe dovuta tenere a metà giugno, è stata cancellata in accordo con i produttori perché materialmente non c’era quasi nulla da mettere in esposizione". Il Comune cosa ha fatto per dare loro una mano? "Abbiamo chiesto lo stato di calamità a Stato e Regione, insieme a tutti gli altri comuni della comunità montana perché per il nostro piccolo paese si tratta di un danno enorme. La cerasicoltura è quello che ci ha reso conosciuti e che sostiene il tessuto agricolo locale. Speriamo in un intervento dall’alto in modo che gli agricoltori possano avere almeno un rimborso parziale. Siamo ancora in attesa di risposta". è possibile calcolare l'entità del danno? "Non è stata calcolata una cifra totale, ogni produttore ha fatto i suoi conti e le schede sono state inviate agli uffici regionali. Si va dai più piccoli che hanno subito danni per poche migliaia di euro all'azienda più grossa che ne ha subiti per 100mila".

Parliamo del paese. I piccoli comuni, si sa, fanno i conti con sempre meno risorse economiche, tanto che ritagliare margine per investimenti appare sempre più un’impresa. A Bagnaria avete in programma qualche tipo di intervento? "Si può fare molto poco, ma noi ci proviamo, siamo attivi per attrarre sempre più finanziamenti. Abbiamo sistemato parte della rete dei sentieri che, nonostante siano stati molto criticati, per Bagnaria funzionano. Poi la maggior parte degli interventi è mirata alla lotta e prevenzione del dissesto idrogeologico: abbiamo effettuato interventi di pulizia e regimazione del rio Massone finanziati dalla comunità montana, poi siamo intervenuti sul Rio Crenna, rifacendo un muro di contenimento ammalorato. Lungo la strada per la frazione Livelli saranno poi realizzate tre serie di gabbionate di difesa per consolidare quel versante che da anni è soggetto a smottamenti. Poi nei prossimi mesi andranno in porto altre opere importanti che ho personalmente sollecitato: la posa di una parabola Tim in località Coriola per portare il 4g in paese, il potenziamento dell’acquedotto per migliorare l’efficienza idrica in periodi di siccità e la realizzazione di due vasche di depurazione in frazione Mutti che i residenti ci chiedevano da tempo". Dal punto di vista turistico invece in che modo si può rilanciare il paese? "Le nostre associazioni si danno da fare calendarizzando una serie di eventi, concerti e serate estive per mantenere vivo il paese, chiaramente qui si tratta di combattere un fenomeno importante come lo spopolamento. Prima di tutto servono le infrastrutture. Perché si possa lavorare bene sul turismo servono prima le strade, il problema è noto, e non è giusto gettare la croce sulla Provincia perché se lo Stato toglie continuamente risorse economiche non è possibile pensare di realizzare gli interventi che servono. Un paio di anni fa è stata portato a compimento il raddrizzamento e ampliamento della tratta di strada che da fuori Bagnaria porta verso Varzi. Un'opera del genere sarebbe da fare su tutta la ex statale del Penice, purtroppo difficilmente ne vedremo un pro-

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"Aspettiamo con ansia che sia portata a termine la parte mancante della Greenway"

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Mattia Franza seguo". E il progetto Aree Interne? Si è parlato di una pioggia di milioni che dovrebbe ricoprire l’Oltrepò… "Quel progetto riguarda finanziamenti su istruzione, sanità e turismo, purtroppo le infrastrutture non sono contemplate, mentre per me sarebbero la priorità. In ogni modo su quello si sta ancora lavorando in sinergia con gli altri comuni, le idee devono essere presentate in maniera congiunta e siamo ancora in fase preliminare". La gente però intanto se ne va, perché di lavoro non ce n’è…si può invertire questa rotta? "Creare occupazione è indispensabile per poter trattenere le persone. è logico che se per lavorare bisogna andare a Milano o Pavia ci si trasferisce per forza di cosa. Noi qui a Bagnaria aspettiamo con ansia che sia portata a termine la parte mancante della Greenway, il percorso ciclopedonale che collegherà Salice a Varzi, da cui ci attendiamo un ritorno turistico notevole. Poi spezzo una lancia in favore del progetto ‘Vogheraland’ di cui si è sentito parlare parecchio. Un parco divertimenti di quelle dimensioni alle porte di Voghera e quindi della Valle Staffora sarebbe di sicuro una grossa opportunità per tutti: porterebbe lavoro in un raggio di chilometri ragionevole e le persone potrebbero a quel punto restare sulle nostre colline”.


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"ho un orecchio evoluto, più sviluppato rispetto a quello degli altri"

Di Serena Simula Romeo Carbone ha dieci anni, un grande talento e le idee molto chiare. Quando aveva quattro anni e mezzo, infatti, ha preso per la prima volta in mano un violino, e da allora non lo ha più lasciato. Grazie non solo alle sue straordinarie capacità ma anche a una famiglia che lo segue e lo incoraggia da sempre e a una dedizione esemplare verso la musica, Romeo è arrivato a suonare nell'orchestra giovanile del Teatro Regio di Torino, dove è tra i membri più giovani e promettenti. Lo abbiamo intervistato insieme alla mamma Marina, ed entrambi ci hanno raccontato quali sono le rinunce e i sacrifici che hanno dovuto affrontare in questi anni, ma anche le soddisfazioni che hanno avuto in questi ultimi intensi anni. Romeo, a quanto pare tu hai una dote unica, una cosa chiamata "orecchio assoluto". Che cos'è? "In pratica ho un orecchio 'evoluto', più sviluppato rispetto a quello degli altri, che mi consente di percepire distintamente le note. Quando qualcuno suona io riesco a capire esattamente cosa sta suonando e quindi, in teoria, dovrei essere in grado di riprodurle immediatamente. Dico in teoria perché io sto ancora imparando, non è detto che sia già così bravo da riuscire ad eseguire qualunque cosa io senta. Per questo sto studiando". Quando hai scoperto di avere questa capacità? "Dopo un anno di violino. Il mio maestro Giorgio Pertusi aveva il sospetto che ne fossi capace, così mi ha fatto fare un piccolo test e l'ho superato. Tutto qui". Chiediamo alla mamma in che modo ha avvicinato Romeo alla musica "Intorno ai tre anni, attraverso l'asilo, ho provato a mandarlo alla Civica Scuola di Musica di Voghera per fargli frequentare dei laboratori propedeutici, di avviamento allo studio della musica. Hanno un metodo molto divertente, i bimbi si divertono tanto e sviluppano il proprio talento musicale. L'insegnante si è accorta subito che Romeo aveva una predisposizione molto forte, così mi ha consigliato di aspettare un annetto e di fargli scegliere uno strumento. Mi aspettavo che dicesse di voler suonare la batteria, e invece è stato lui a dirmi che voleva provare con il violino. Non me lo

Romeo Carbone

sarei mai aspettato". Ti richiede molto tempo? "Sì, abbastanza. Faccio due lezioni a settimana di violino e due di solfeggio, poi una volta ogni due settimane le prove con l'orchestra del teatro Regio ad Asti. E in più, ovviamente, mi devo esercitare a casa. In realtà facevo anche calcio ma a un certo punto ho dovuto rinunciare". Ti è spiaciuto? "Non troppo. Mi piaceva, certo, ma il violino è un'altra cosa. E poi come sport faccio anche scherma altre due volte a settimana, e fa molto più per me. Mi piacciono gli sport dove si usa la testa, che richiedono un po' di strategia. E così ho scelto queste due attività, e sono contento così". Marina, Immaginiamo fossero anche un po' stanchi mamma e papà di fare su e giù da Montesegale… "In realtà, prima che per noi, abbiamo ridotto gli impegni per lui. è un bambino di dieci anni, e per quanto sia dotato ha bisogno di rilassarsi un po' la domenica, di giocare, di non fare niente. Già ha impegnate le mattine a scuola e quasi tutti i pomeriggi della settimana nelle varie attività, aggiungendo le trasferte la

MONTESEGALE

"Mi aspettavo che dicesse di voler suonare la batteria, e invece è stato lui a dirmi che voleva provare con il violino"

LUGLIO 2017

domenica era decisamente troppo, non poteva mai rilassarsi. Per noi fare su e giù da Montesegale una volta in più a settimana non cambiava poi molto, lo facciamo già tutti i giorni". Quindi nella vita Romeo vuoi fare il musicista? "Sì, una delle idee sarebbe questa. Però non è l’unica: mio nonno ha i campi, e mi piacerebbe anche fare l'agricoltore come lui". Nel futuro di suo figlio quindi c'è il conservatorio? "Vediamo. In realtà il conservatorio si può cominciare dai 16 anni, prima puoi solo fare dei corsi preparatori. La strada quindi è ancora lunga, per il momento continuerà a suonare con il suo maestro che ormai è diventato anche un amico. Giorgio lo ha preso molto a cuore, e tutta la civica scuola di musica lo incoraggia e lo sostiene. è un ambiente molto familiare, lo frequentiamo volentieri e continueremo a farlo finchè potremo". Torniamo alla musica Romeo quali compositori ti piacciono? "La musica mi piace più suonarla che ascoltarla, quindi non sono ferratissimo sui compositori. Però mi piace suonare cose allegre, energiche, divertenti. E poi mi piace più suonare nell'orchestra che da solo". Come ti trovi con gli altri ragazzi dell'orchestra? "Al momento li conosco poco. Sono entrato nell'orchestra questa primavera, e sono uno dei più piccoli. A parte me e altri due bambini, gli altri hanno quattrodici, quindici e sedici anni, quindi non parliamo molto. Però mi piace suonare tutti insieme, mi piace che ci siano l'arpa, il piano e tutto il resto. Chissà, magari dall'orchestra giovanile passerò a quella degli adulti. Sarebbe molto bello... ma si vedrà. L’importante è fare un passo alla volta, per il momento c'è ancora tantissimo da imparare". Romeo, mamma e papà si sono trasferiti in Oltrepo per farvi crescere te e tua sorella lontano da Milano. Se diventassi un musicista come ti sentiresti al pensiero di tornare a vivere in una grande città? "Mi piace l'idea di fare un lavoro che mi porti a viaggiare ma in tutta sincerità preferirei spostarmi avanti e indietro piuttosto che lasciare il mio paese. Qui è dove sono nato e dove sto crescendo, preferirei non dovermene andare, mi piace tanto qui".


VALLE STAFFORA

28 LUGLIO 2017 il Periodico “le gare di enduro sono una fonte di entrate per gli operatori turistici rimasti"

"Io e i miei amici siamo a disposizione a titolo gratuito per organizzare e tracciare sentieri"

di

Nicolò Tucci

Carlo Tagliani da tutti conosciuto a Colleri suo paese natale come "catanai" è un endurista e corre a livello agonistico dal 2005. 37 anni di professione assicuratore è salito sulla sua prima moto da cross all'età di 13 anni e da allora non è più sceso. Le scorse settimane dopo una gara al Brallo, ci sono state, come spesso

accade, alcune polemiche legate al mondo dell’enduro e al fatto che lasciate le strade ed i sentieri sporchi. Lei cosa risponde a queste polemiche? "È abbastanza normale che ci siano delle polemiche, ci siamo abituati, è anche vero che queste polemiche sono arrivate da persone che le polemiche le fanno comunque e per partito preso, sia che si faccia sia che non si faccia un evento". L'ultima gara disputata al Brallo faceva parte del Campionato regionale. Quanti addetti ai lavori seguono questa tipologia di gara? "Ci sono stati 290 iscritti, se calcoliamo che ci vogliono una o due persone per pilota il conto è presto fatto, si arriva a circa 700 persone". A livello di pubblico invece ha avuto un forte richiamo? "Come pubblico almeno un migliaio di persone sono gravitate intorno alla manifestazione". Il Brallo era una perla turistica dell'Oltrepò. Le gare di enduro possono essere manifestazioni stabili da ripetersi più volte l’anno e far in modo che il Brallo abbia proprio attraverso l’enduro un rilancio turistico? "Secondo me per come si sono messe le cose al Brallo a livello turistico, credo che le gare di enduro siano una fonte fortissima di entrate per gli operatori turistici rimasti. Se ne facessero più di una all’anno sarebbe una cosa positiva". Il Brallo è rimasto un posto incontaminato dal punto di vista paesaggistico. La solita diatriba: naturalisti contro i gas di scarico. Possono convivere al Brallo queste due "fazioni"? "Ma è una diatriba che non dovrebbe esistere, chi pratica l’enduro è molto rispettoso dell’ambiente, puliamo i sentieri e apriamo quelli ormai chiusi, facciamo del bene all’ambiente e non il contrario". Corre a livello agonistico dal 2005 in tutta Italia. Vista la sua lunga esperienza sul territorio nazionale ha potuto fare un paragone tra l’accoglienza della popolazione e delle strutture ricettive in Oltrepò rispetto al resto d’Italia? "La trovo né migliore né peggiore, a parte le solite lamentele, l’accoglienza in Oltrepò è sempre stata perfetta come nel resto d’Italia, anche se in alcune zone della Lombardia, nel bergamasco ad esempio, zone dove si disputano moltissime gare si hanno più problemi per contrasti con forestale e ambientalisti. Io definisco l’Oltrepò un’oasi felice per l'enduro. Ha iniziato da bambino a correre, Ci sono più ragazzini ora o ai tuoi tempi a praticare l’enduro in Oltrepò? "Ora ci sono più possibilità economiche rispetto allora, oggi vedo tanti ragazzini che al posto dello scooter hanno i cinquantini da enduro". Tante gare tanti anni di corse. La gara che l’ha più gratificato e quella a cui invece è più affezionato? "La gara a cui sono più affezionato è la vittoria nel

Carlo Tagliani 2013 al Brallo dove vinsi la classe a1 senior, vincere in casa è sempre una bella emozione. Poi anche la prima gara di italiano che ho fatto sempre al Brallo nel 2009 due giorni di gare, ed è stata una delle mie prime esperienze diciamo serie". Se lei dovesse indicare in Oltrepò un territorio con le piste migliori per effettuare enduro, quale citerebbe? "Il Brallo perché ha numerosi percorsi che permettono gare molto selettive e poi tutta la zona da Varzi a salire". Il Brallo si può definire dunque la capitale dell’enduro oltrepadano, potrebbe favorire dal punto di vista sportivo ed anche turistico la creazione di un motoclub , di un team con il nome “Brallo di Pregola” affinchè questo possa diventare un marchio o un brand? "Sarebbe molto interessante, ci vorrebbe però un grande appassionato e con grandi disponibilità economiche". Vero che per correre ci vogliono gli sponsor ma è anche vero, ad esempio, che la municipalità di Le Mans ha investito soldi pubblici per trasformarla nella capitale francese dell’automobilismo. L’amministrazione comunale del Brallo potrebbe investire al fine di diventare la capitale oltrepadana dell’enduro? "Non so se il Brallo ha le disponibilità economiche per farlo, se lo facessero sarebbe una cosa positiva e che avrebbe un gran ritorno economico e poi poco o tanto che sia se fossi io cercherei di investire in questo settore". Tralasciando ogni aspetto turistico rimane per lei l’aspetto sportivo. Campionato italiano, campionato regionale e campionato Ktm quante gare disputa in un anno? "Sono 6 prove del trofeo, 6 del regionale e 6 dell’italiano, per un totale di una trentina di gare". 30 gare sono 30 week end, quindi la maggior parte del suo tempo è per l’enduro… A livello economico di quali cifre parliamo per un anno di gare come quelle da lei corse? "La cifra si aggira intorno ai 15/20 mila euro moto compresa". Che consiglio darebbe ad un ragazzino che vuole correre? "Fare un corso di guida per capire le tecniche e poi provare a fare le gare, imparare a soffrire perché l’enduro è uno sport dove si soffre parecchio, infine tenersi sempre in buon allenamento". Ci sono in Oltrepò scuole di enduro? "No purtroppo no". In Italia ci sono invece parecchie scuole di enduro. Secondo lei una scuola con una sede fissa al Brallo

dove esistono anche le strutture ricettive oltre che i percorsi, potrebbe avere successo? "Potrebbe avere grande successo se gestita da una persona di successo, meglio se da ex piloti che hanno vinto, il nome o il personaggio legato ad un’eventuale scuola aiuta a farla diventare di successo, ovviamente devono anche essere persone serie". La scuola enduro più famosa in Italia? "La Fasola school". Fasola è di Voghera. Ha portato e sta portando diversi piloti da tutta Europa e anche dal mondo a seguire i suoi corsi in Oltrepò. Abbiamo intervistato in questi mesi diversi enduristi e tutti svolgono attività agonistica. Non può essere per voi amici enduristi un’idea vincente organizzare una scuola di enduro tutti insieme al Brallo? "Sarebbe una cosa bellissima, ma per fare una scuola e farla in modo serio ci vogliono persone che non corrono a livello agonistico o fai le gare o fai l’istruttore entrambe le cose non è possibile. Anni fa proposi al Sindaco del Brallo di allora, di poter accompagnare chi non era del luogo a visionare i percorsi, spesso infatti i ‘forestieri’ non conoscono le strade e si avventurano in percorsi in realtà vietati". Cosa le fu risposto? "Dopo l’entusiasmo iniziale, addirittura fu identificata la persona che voleva affittare un campo e fare un percorso permanente facendo pagare 5/10 euro giusto per il ripristino del campo, poi tutto è finito in una bolla di sapone ed il perché non lo so". È un investimento importante organizzare una scuola di enduro? "Non so rispondere in modo preciso ma credo che una volta che si è individuato il luogo con un campo di allenamento e dei percorsi programmati non deve essere un grosso investimento". Sentieri della Comunità Montana gioie e dolori come si suole dire, forse più dolori… Esiste in Oltrepò una guida dei sentieri percorribile per gli enduristi? "Purtroppo no". I suoi amici che fanno enduro potrebbero mettersi a disposizione della Comunità Montana per identificare e tracciare dei percorsi e creare una sorta di cartina dei sentieri per enduristi? "Certamente e con piacere, siamo molto disponibili. Ci sono km di sentieri in Oltrepò, un lavoro impegnativo ma che faremmo a titolo gratuito". Lei è uno dei senatori del mondo dell’enduro oltrepadano. Qual è il messaggio che lancia agli amministratori pubblici per "convincerli" ad organizzare una cartina, uno sito web e tutto quanto serve per far si che l’Oltrepò possa essere sempre più appetibile per gli appassionati di enduro ? "Io e i miei amici siamo a disposizione a titolo gratuito per organizzare e tracciare sentieri percorribili, senza dar fastidio a nessuno e chiedo di valorizzare le varie richieste che vengono fatte dai vari motoclub oltrepadani, di crederci di più e di incentivarli". Sfruttereste i sentieri esistenti o sarebbe necessario utilizzarne di nuovi? "Quelli esistenti vanno benissimo così come riaprirne qualcuno di quelli che sono chiusi, così facendo, questi sentieri, non solo potranno essere utilizzati da noi enduristi, ma anche da chi li vuole percorrere a piedi. A scanso d’equivoci anche la riapertura dei sentieri, cosa che tra l’altro già facciamo, verrebbe fatta a titolo gratuito".


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la vera star è nonno Bertu 103 anni e non sentirli

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"La campagna è la mia passione insieme ai miei salami" Di Agata Alba

Lucido come un 50enne ed energico come un 30enne anche se il prossimo 9 luglio compirà la bellezza di 103 anni. Si chiama Alberto Chiesa e vive a Costa Cavalieri, una graziosa frazione del comune di Fortunago. Nonno Alberto o "Bertu ad cicheta" come lo chiamano gli amici e le persone del paese, è un simpatico e gagliardo centenario che ha sempre una buona parola per tutti ed anche se adesso non ci sente più bene come una volta, la sua voglia di raccontarsi e stare in compagnia non è diminuita col passare degli anni. Il suo più grande cruccio è rappresentato dal fatto che non gli permettono più di curare il suo orto e condurre il trattore. Dal canto suo ha deciso di non guidare più la sua auto da quando aveva 95 anni perché "la testa lo seguiva ma le gambe non lo facevano più come prima". Per il suo 100esimo compleanno aveva festeggiato alla grande presso la Locanda del Passeggero a Costa Cavalieri insieme ad oltre 200 persone: amici, parenti e concittadini che lo hanno raggiunto da tutta la provincia e oltre. Festeggerà anche i suoi 103 anni ma questa volta solo con la sua famiglia riunita per l’occasione. Conosciamolo meglio Lei è nato e vissuto qui a Costa Cavalieri? "Sì, sono nato proprio in questa casa dove ci troviamo adesso". Che lavoro faceva? "Nella mia vita ho fatto tanti lavori: il calzolaio, il muratore, l’asfaltino e soprattutto mi sono sempre occupato della campagna, la mia passione insieme al buon cibo: i miei salami, le torte e il vino. Passioni che ho trasmesso pure ai miei figli e nipoti, infatti un mio nipote è stato premiato in una competizione a Bologna dove ha vinto per l'alta qualità di un salame da lui prodotto". A proposito di nipoti, sono tanti? "Ho avuto la fortuna di vedere crescere ben quattro generazioni". Ha degli hobbies? "Ho sempre adorato viaggiare e divertirmi. Con mia moglie abbiamo fatto tanti sacrifici ma non ci siamo fatti mancare nulla. Lavoravamo tanto in campagna ma eravamo sempre pronti a festeggiare in compagnia e ci piaceva ballare, tanto che da fidanzati abbiamo vinto anche dei premi". Lo incontro nella sua casa ed insieme a lui ci sono due nipoti e la figlia Graziella, proprio una delle nipoti, Morgana, conferma: "Era sempre l’anima della festa il nonno!". Che nonno è stato? "Ci ha sempre tenuto, insieme a mia nonna Elvira, a presentarsi al meglio in ogni occasione, non ricordo una sola volta in cui lui o la nonna fossero stati in disordine, neanche dopo una giornata di lavoro nei campi. Ci tenevano scrupolosamente all’ordine ed alla pulizia. Il nonno poi si è sempre preso cura di tutti. Per un anno di fila, in seguito ad un incidente, mi ha accompagnato giornalmente a fare fisioterapia per evitarmi un'operazione chirurgica al ginocchio che non intendevo affrontare". La figlia Graziella, sottolinea anche che: "Se qualcuno gli chiedeva un aiuto, una parola di conforto o anche un passaggio in auto per svolgere delle commissioni a valle, non si è mai tirato indietro".

Alberto Chiesa

Alberto come è cambiato il suo paese negli anni? "Molto. Ho visto nascere l'acquedotto e strade asfaltate dove prima c'erano solo terra e sassi; ho inoltre personalmente contribuito alla costruzione della Chiesa dove in seguito si sono poi sposate le mie figlie: Germana, che ci ha già lasciati e Graziella". E della guerra cosa ricorda? "Sono stato lontano dalla mia casa e dai miei affetti per 11 lunghi anni: prigioniero in Germania, ho combattuto in Libia ed in Albania. Ricordo ancora il nome della nave che ci condusse a Tobruk, era la nave Roma. Ero soldato scelto, pensavo avrei continuato a fare il calzolaio anche sotto le armi ma mi volevano mettere ai cannoni e mi sono rifiutato facendo altresì in modo di non risultare idoneo a quell’incarico. Sono stato prigioniero e per due anni dal 1943 al 1945 ho vissuto recluso in Germania nel campo di prigionia di Luckenwalde, dal quale sono scappato, dopo essere stati liberati dagli americani, alcuni miei compagni però non ce l’hanno fatta e sono stati uccisi dai tedeschi". Come si è svolta la fuga? "Gli americani ci avevano condotto in un luogo isolato vicino ad un lago asciutto, che solo l’indomani alle prime luci dell’alba avremmo scoperto pieno di cadaveri, li ci hanno consegnati ai russi che a loro volta ci hanno portato in una casa di campagna isolata, credo in Polonia. Lì una sera per festeggiare la libertà ho improvvisato, con quello che avevamo raccattato, la preparazione di gnocchi per tutti ed abbiamo ammazzato dei maiali. Io mi sarei occupato da li in avanti di

procurare il cibo. Non sapevamo che nel frattempo la guerra era finita, nessuno ci aveva avvertito. Uno alla volta abbiamo poi abbandonato pian piano quel rifugio di campagna alla volta dell’Italia per timore di essere scambiati per disertori e rimandati indietro al fronte. Io sono stato fra gli ultimi e mai dimenticherò quel viaggio in treno per l’Italia". Com’è andata? "Arrivai a Pescantina in provincia di Verona, la guerra era finita ma io lo scoprii solo al mio ritorno in Italia. Con me c'era un ragazzino di 14 anni, partigiano, che era stato prigioniero nel mio stesso campo per due anni ed avevo tenuto con me. I tedeschi gli avevano stranamente risparmiato la vita anche se era stato colto sul fatto durante il tentativo di far saltare la ferrovia. Il rientro a casa è stato molto toccante, mia figlia Graziella che non avevo avuto la possibilità di vedere nascere, non mi aveva giustamente riconosciuto e scambiandomi per un malintenzionato aveva chiamato la mamma che era accorsa col fucile". In seguito ha più rivisto il suo giovane compagno di viaggio e prigionia? "Sì abbiamo avuto modo di rincontrarci, lui era di Re di Puglia in provincia di Gorizia". Che ricordo ha del periodo trascorso come prigioniero? "Ho provato più volte a scappare ma invano e per fortuna non mi hanno scoperto! Prima di partire facevo il calzolaio ed il mio mestiere mi è tornato utile anche per salvarmi la vita. Aggiustavo spesso le scarpe agli ufficiali del campo di prigionia. Li pativamo la fame più nera, tanto che le bucce di patate per noi erano il cibo più squisito. Ricordo di un campo di verze proprio all’interno del campo tedesco e del mio tentativo fallito di impadronirmene quando da lì a poco lo stesso campo fu bombardato e fummo poi liberati. Un'altra volta invece alcuni soldati uccisero il gatto del comandante del campo e se lo mangiarono. La punizione se mai li avessero scoperti sarebbe stata la morte. I tedeschi ci portavano lungo le ferrovie ai lavori forzati e gli abitanti del luogo, più le donne ad essere sinceri, forse mossi da pena nei nostri confronti, ci facevano trovare nascosti fra i binari pane ed altro cibo". È stato molto duro riprendere in mano la sua vita dopo la guerra? "Prima di partire per il servizio militare e poi andare in guerra, ho lasciato ventimila lire a mia moglie Elvira, soldi che ha poi utilizzato per vivere dignitosamente in mia assenza e dei quali ha risparmiato ancora 1000 lire. Pensi quanta terra avrei potuto acquistare con quella cifra se non ci fosse stata la guerra!".


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Il Consorzio Tutela Vini e Vitis Vinifera reduci da una trasferta importante

"Laghidivini" a Bracciano, Oltrepò protagonista

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e Vitis Vinifera Project sono stati protagonisti alla 10^ edizione di Laghidivini a Bracciano, in provincia di Roma, nel Chiostro degli Agostiniani, sabato 17 giugno. L’inaugurazione e il brindisi di apertura della manifestazione nazionale si sono celebrati con il sabrage del “Cruasé”, Oltrepò Pavese DOCG, Metodo Classico pura espressione rosa del Pinot nero. Nel corso della manifestazione c’è stato spazio anche per un focus dedicato alla tradizione vitivinicola dell’Oltrepò Pavese. In degustazione alla manifestazione i vini di una rappresentativa importante di aziende dell’Oltrepò Pavese: Alessio Brandolini (San Damiano al Colle), Ca’ di Frara (Mornico Losana), Cantina Scuropasso (Pietra De Giorgi), Castello di Stefanago (Stefanago), Colle del Bricco (Broni), Ferrari (Pietra De Giorgi), Frecciarossa (Casteggio), Guerci (Casteggio), La Costaiola (Montebello della Battaglia), Paravella (Stradella), Rebollini (Borgo Priolo), Tenuta Borgolano (Montescano) e Tenuta Elisabet (Borgo Priolo). Laghidivini, festival dei vini prodotti sulle sponde dei

laghi italiani, costituisce un evento originale ed unico nel panorama italiano. Centinaia di etichette di oltre 80 aziende vitivinicole, numerosi produttori ed un pubblico selezionato ed attento. La manifestazione, come testimoniano le rassegne stampa nonché i numerosi inviti ricevuti per promuoverla sulle sponde di altri laghi italiani, ha ormai tutte le potenzialità per diventare un festival di qualità e di riferimento. Giunto alla decima edizione il festival è stato creato nel 2008 da Sandra Ianni, sommelier ed esperta in cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche, e da Claudio Marani, artista e designer, ed è realizzato ed organizzato grazie all’impegno profuso dall’associazione culturale, senza finalità di lucro, Epulae Bracciano che mette a disposizione i propri sommelier per servire e raccontare i vini in degustazione. La manifestazione è patrocinata dal Comune di Bracciano ed ospitata all’interno del Complesso conventuale di Santa Maria Novella nel centro storico, a pochi passi dal Castello Odescalchi. Lo scopo della kermesse è stato, come ogni anno, quello di approfondire e legare insieme tutti gli aspetti relativi all’ambiente lacustre, ai percorsi turistici ed alla

cultura enogastronomica per farne uno strumento di promozione culturale e di crescita del territorio. Stante la vicinanza da Roma (meno di 30 km) ed essendo ormai un appuntamento ricorrente ed atteso da un selezionato pubblico di enoappassionati è oggetto di grande attesa e segna ogni anno, come accaduto nel corso dell’edizione 2017, migliaia di presenze. Il festival si fonda sulla degustazione di vini organizzata nel cinquecentesco Chiostro degli Agostiniani in banchi di assaggio distinti per lago di provenienza, ovvero circa trenta laghi, dall’Alto Adige alla Sicilia ed oltre un centinaio di differenti etichette di numerosissime aziende vitivinicole dalle più blasonate a quelle di nicchia. Ma Laghidivini è anche un modo diverso di fruire la cultura, di incentivare il turismo e la cultura gastronomica. L’edizione 2017 è stata arricchita da numerosi micro laboratori volti ad approfondire l’abbinamento cibo-vino a cura dell’istituto alberghiero più grande ed importante di Roma: il Domizia Lucilla. Il festival ha posto anche una particolare attenzione alla sostenibilità minimizzando i rifiuti e la loro produzione, utilizzando solo acqua pubblica, nonché incentivando la fruizione della manifestazione attraverso i mezzi pubblici.

A Cassino Po di Broni si articola l’attività di una struttura unica nel suo genere

Enoteca Regionale della Lombardia, vetrina di eccellenze

L’Enoteca Regionale della Lombardia in Oltrepò Pavese è la prima e ad oggi l’unica nel suo genere riconosciuta con decreto della Regione Lombardia n° 12370 del 18.12.2014, con sede nella suggestiva cascina di Cassino Po a Broni. L’Enoteca regionale raccoglie le eccellenze della produzione vitivinicola lombarda e anche le eccellenze agroalimentari regionali, ha come obiettivo la promozione e la valorizzazione delle produzioni enologiche e agroalimentari di qualità, con particolare riguardo ai prodotti a marchio DOC, DOCG, IGT, DOP, IGP, SGT e di qualità biologica. L’Enoteca ospita e ospiterà l’esposizione di tutti i prodotti sopra citati; poiché l’Enoteca nasce per diffondere la cultura del vino ad un pubblico ampio e rappresenta tutte le cantine delle etichette esposte sui propri scaffali la vendita dei vini viene effettuata agli stessi prezzi presenti nei singoli punti vendita delle cantine stesse. Completano l’Enoteca una grande sala conferenze attrezzata per meeting, congressi e presentazioni, il caveau, un’ampia sala degustazioni e il Bistrot dell’Enoteca, con piatti unici e particolari realizzati con le eccellenze agroalimentari lombarde. L’Enoteca valorizza e promuove vini di qualità prodotti nel territorio della Regione Lombardia classificati a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), a denominazione di origine controllata (DOC) e indicazione geografica tipica (IGT), nonché a denominazione di origine protetta (DOP) ed a indicazione geografica protetta (IGP); prodotti agroalimentari di qualità prodotti nel territorio della Regione Lombardia classificati a denominazione di origine protetta (DOP) ed a indicazione geografi-

ca protetta (IGP), nonché i prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Lombardia da ultimo aggiornati con d.d.u.o. 13/4/2015 n. 2837 e i prodotti di montagna della Regione Lombardia da ultimo disciplinati dal REGOLAMENTO (UE) n. 1151/2012 e dal REGOLAMENTO DELEGATO (UE) n. 665/2014. Nell’Enoteca, accompagnati da uno staff preparato e qualificato, è data la possibilità di acquistare un’importante scelta di etichette lombarde di alta qualità e un’accurata selezione di prodotti tipici regionali. L'inaugurazione dell'Enoteca è avvenuta il 10 ottobre 2015. La struttura, gestita dalla Re.Li. Srl di Filippo Arsi è governata da Comune di Broni, Con-

sorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese e dall'Associazione Strada del Vino e dei Sapori dell'Oltrepò Pavese. I progetti per il futuro prevedono, in particolare, un nuovo ciclo di “Incontri di Stile”, cene-racconto al ristorante dell’Enoteca, l’implementazione delle referenze a scaffale, un piano di promozione e comunicazione, eventi in sinergia con AIS Lombardia, manifestazioni di approfondimento, l’attivazione del museo multimediale del vino, un nuovo marketing web e social. In arrivo anche una scuola di cucina pensata per l’alta formazione e nuovi servizi a misura di enoturisti e gastronauti.


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Uno studio idimostra gli effetti benefici di un bere consapevole

Bonarda, quando il buon vino è salute Sorriso perfetto? Bevi Bonarda! I Doria di Montalto in campo per la ricerca nutraceutica. Uno studio internazionale coordinato dall’Università di Pavia (Dipartimento di Scienze del Farmaco) dimostra come il Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC, che nasce dall’uva Croatina dell’azienda vitivinicola di Montalto Pavese fondata nel 1800, abbia un effetto antibatterico utile, tra l’altro, alla prevenzione della carie. E’ la nuova frontiera del bere responsabilmente: meno, di qualità, che faccia bene alla salute. La scienza che indaga questa nuova frontiera si chiama Nutraceutica, di cui l’Università di Pavia è leader nazionale e non solo. La nutraceutica (neologismo coniato dal dottor Stephen De Felice nel 1989 unendo i termini nutrizione e farmaceutica) è la disciplina che studia gli alimenti che hanno un benefico effetto sulla salute umana, come il vino di qualità dell’Oltrepò Pavese bevuto senza eccedere. Il resveratrolo è un fenolo presente nella buccia dell'acino d'uva, in difesa da agenti patogeni quali

batteri o funghi. Ad esso è già attribuita una possibile azione antitumorale, antinfiammatoria e di fluidificazione del sangue, che può limitare l'insorgenza di placche trombotiche. Questa sostanza sarebbe dunque già anti invecchiamento, capace di favorire una maggior vita sana e di dare all’organismo apporti positivi. La nuova frontiera degli effetti benefici del resveratrolo della Croatina, vitigno autoctono dell’Oltrepò, si deve oggi allo studio che ha visto insieme l’azienda Doria e i ricercatori dell’Università degli Studi di Pavia. Quella della famiglia Doria è una delle aziende vitivinicole più antiche d’Italia, sin da quando l’Oltrepò era parte integrante del Regno di Piemonte. E’ nel 1800 che venne acquistato il primo podere ed ebbe inizio la storia vitivinicola della dinastia dei Doria. In azienda viene conservato gelosamente il certificato della Camera di Commercio di Pavia che attribuisce, nel 1975, la Medaglia d’Oro per i 175 anni di attività continuativa nel settore vitivinicolo a Pietro Doria.

La proprietà si sviluppa per circa 48 ettari in un corpo unico, dei quali 30 vitati, da Casa Cuneo sino al Bosco Grande e alla Cascina Colombina, entrati a far parte dell’azienda. La conduzione è oggi affidata ai due fratelli Doria, coadiuvati dall’agronomo, Daniele Manini. L’Università di Milano, dal 1975 al 2004, ha collaborato con l’azienda per sperimentare tecniche agricole il più possibile rispettose del territorio. Tale tecniche si sono rivelate utili per la qualità del terreno e della vite. Sono state quindi adottate per il Pinot nero e per tutti i vitigni autoctoni dell’azienda. I Doria seguono una politica di estrema attenzione al fattore ambiente e non hanno mai smesso d’investire nella sperimentazione, per essere sempre un passo avanti. Una lunga tradizione produttiva, con lo sguardo rivolto al futuro e alla salute.

L’Oltrepò Pavese punta sul turismo del vino con la Strada del Vino e dei Sapori

Enoturismo in crescita, il dossier di Città del Vino Il tredicesimo Rapporto sul Turismo del Vino in Italia a cura dell’associazione Città del Vino fotografa una realtà in crescita, da indagare e potenziare. I problemi maggiori sono i medesimi, a macchia di leopardo, su tutto il territorio nazionale. Una case history di rilancio interessante è la Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, ripartita 2 anni fa ad opera del Cda di Roberto Lechiancole, che oggi risulta in pole position rispetto ad analoghe realtà di altre zone. Manca ancora un’APP ma l’associazione ci sta lavorando, avendo già consolidato una presenza web e social fortissime. Per l’80% dei Comuni e delle Strade del Vino previsioni positive sul 2016: erano 14 milioni gli arrivi di enoturisti alle strutture e alle cantine dei territori per un valore di 2,5 miliardi di euro. Previsto un aumento di arrivi e volume d’affari per oltre il 40% dei Comuni e il 60% delle Strade del Vino. L’enoturismo si conferma per l’Italia come una risorsa economica e culturale con ampi margini di crescita. Nonostante la qualità delle infrastrutture sia giudicata insufficiente da Comuni e Strade del Vino, nonostante il basso utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione (il 76% delle Strade non ha una App per smartphone e il 4% neanche un sito internet), e l’assenza in quasi la metà dei Comuni di un ufficio dedicato, nel 2017 operatori e amministratori locali prevedono il sorpasso sul 2016. Per oltre l’80% del campione del XIII rapporto nazionale su Turismo del Vino – curato per conto di Città del Vino dall’Università di Salerno con il coordinamento scientifico del professor Giuseppe Festa, direttore del corso in Wine Business – il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto all’anno precedente. Gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e il 60,87% delle Strade Vino. Nel 2016 il XII Rapporto stimava in 14 milioni gli arrivi enoturistici alle strutture dei terri-

tori e un valore di 2,5 miliardi di €. Luci e ombre sull’enoturismo? Sicuramente si, ma i segnali che arrivano dal basso sono anche positivi. Tre Comuni su 4 non prevedono la tassa di soggiorno, ma chi lo fa la utilizza come una possibilità in più per la politica turistica dell’amministrazione: come l’ecomaratona del Chianti a Castelnuovo Berardenga (Si), le feste dell’uva e del vino a Bardolino (Vr), l’apertura di un ufficio dedicato a Suvereto (Li) e a Conegliano (Tv) o la manutenzione dei sentieri escursionistici ad Aymavilles (Ao). La formazione del personale di accoglienza e la conoscenza della lingua Inglese sono ancora un punto debole, come in tanti casi infrastrutture, trasporti e collegamenti. Anche i rapporti tra istituzioni e operatori devono migliorare, poiché una Strada del Vino su tre giudica ancora non propositivi e collaborativi i Comuni di riferimento, mentre gli stessi Comuni non hanno sotto controllo il numero di visite alla filiera enoturistica dei propri territori: solo il 4,17% fa la raccolta dati. Di contro il livello medio dei servizi offerti dagli operatori del settore enoturistico (cantine, ristoratori, albergatori, etc.) agli enoturisti è giudicato dai Comuni sufficiente/discreto (6,76 in media), con più del 30% che si spinge a riconoscere un voto pari a 8; il 44% delle Strade ha direttamente organizzato nel 2016 più di 3 eventi e le stesse Strade del Vino sono percepite dagli operatori enoturistici come un organismo importante sul territorio nell’84% dei casi. Rimane da migliorare però l’interazione tra gli operatori del settore, i Comuni e altri soggetti pubblici, giudicata insufficiente (5,48 nella media delle risposte delle Strade del Vino). Questi in sintesi i risultati emersi dal XIII Osservatorio, ricerca condotta attraverso due distinti questionari online coinvolgendo un campione di 25 Strade del Vino italiane e 116 Città del Vino su un totale di 420 (27,62%) e presentata durante la Convention di Città

del Vino, in Umbria, al Simposio Europeo sull’Enoturismo, venerdì 23 giugno. "Alla luce di questi risultati appare sempre più indispensabile istituire una cabina di regia a livello nazionale e almeno regionale per monitorare costantemente il fenomeno e stimolarne la crescita con adeguate politiche enoturistiche – commenta il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon - C’è bisogno di norme che favoriscano lo sviluppo dei territori, il finanziamento di progetti enoturistici, nuove opportunità aperte dai PSR. Insomma, oggi più che mai il settore ha bisogno d’investimenti perché può creare tanta occupazione, come dimostrano anche i dati del libro bianco delle Città del Vino presentato durante il Trentennale dalla fondazione dell’Associazione, celebrato a Roma il 21 marzo". "Anche la formazione del personale, dell’operatore privato e dell’operatore pubblico coinvolto nella governance del territorio a fini enoturistici, è un passaggio fondamentale per il miglioramento della progettazione, dell’organizzazione e della conduzione dei sistemi di servizio a vantaggio dei turisti del vino - aggiunge il professor Giuseppe Festa dell’Università di Salerno - Marketing territoriale, gestione dell’accoglienza e padronanza delle lingue straniere, in particolare l’inglese, sono le competenze più necessarie e opportune".


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181.341 euro il passivo del bilancio comunale, la minoranza attacca

"Scelte politiche prive di lungimiranza ci hanno portato fin qui facendoci fare anche figure barbine" Di Christian Draghi Il comune di Corvino San Quirico ha chiuso il rendiconto di bilancio del 2016 con un pesantissimo passivo: 181.341 euro. Doccia gelata o tegola sulla testa che dir si voglia, sta di fatto che per il piccolo centro oltrepadano che conta circa 1.050 abitanti, la situazione è piut-

tosto pesante. Ad essere preoccupato e a intervenire è il capogruppo di minoranza in consiglio comunale, Michele Lanati, 35enne che nel 2014, con la sua lista di giovani, aveva perso le elezioni contro il sindaco Giancarlo Gorrini. Per Lanati il forte passivo di bilancio va imputato all'incapacità gestionale dell'amministrazione, che ha consentito con una serie di scelte cieche e superficialità l'accumulo di un "rosso" che, in Oltrepò, dovrebbe stare in tavola e non nei conti pubblici. Lanati cos'è successo a Corvino secondo voi? Come è stato possibile accumulare un simile debito? "Va premesso che abbiamo appreso che la cifra era così alta l'aprile scorso, quando la giunta ha presentato il rendiconto 2016, mentre negli anni precedenti i conti sembravano tutto sommato in ordine nonostante a nostro dire si reggessero su previsioni di entrate quantomeno discutibili. Quello che è cambiato è stato l'affidamento, a partire dal primo gennaio di quest'anno, del servizio finanziario all'Unione dei Comuni, in cui Corvino si trova insieme a Oliva Gessi e Mornico Losana. In pratica la contabilità, che prima era gestita solo da Corvino, è oggi di pertinenza dell'unione, che ha esaminato le carte anche alla luce di nuove normative. è stata fatta una attenta verifica dei residui attivi e passivi, ovvero dei crediti che sono stati messi a bilancio che però non sono ancora stati intascati, e degli impegni di spesa che però devono ancora essere pagati. Sono voci che si trascinano, di anno in anno, di bilancio in bilancio, finchè non arriva un momento in cui bisogna fare chiarezza". In che modo è stata fatta questa chiarezza? "Siccome dopo anni alcuni crediti non possono più essere riscossi così come altri debiti pagati, si è deciso di tirare una riga e chiarire la situazione reale del presente. è emerso che una grande parte dei soldi che il comune pensava di poter introitare non possono più essere esigibili, e alla fine del conteggio è risultato a carico del comune un bilancio con un passivo di oltre 180mila euro". L'amministrazione come ha spiegato questa situazione? "Si è giustificata appellandosi alla crisi economica, ai tempi difficili, dimostrando ancora una volta la propria inadeguatezza. Si tratta di scusanti per mascherare il fatto che non sono stati in grado di amministrare il paese in questi 8 anni. La crisi esiste per tutti i comuni. Basta, senza andar lontano, guardare ai nostri vicini di Oliva Gessi e Mornico

Michele Lanati Losana: crisi o meno non hanno i conti disastrati come noi". Lei che idea si è fatto del come si è arrivati a questo punto? "Questa amministrazione ha dimostrato noncuranza e incapacità sotto tutti gli aspetti. Non lo dico solo io ma traspare anche dalla graduatoria Anci sull'indice di virtuosità dei paesi, in cui Corvino figura tra gli ultimi posti. Scelte politiche prive di lungimiranza e trascuratezza nella cura del paese ci hanno portato fin qui facendoci fare anche figure barbine come la sospensione della fornitura del gas in comune nel mese di maggio". Può farci qualche esempio di questa cattiva gestione? "Quando parliamo di scelte politiche sbagliate, sicuramente l'esempio lampante è la raccolta differenziata, introdotta ma non applicata su tutto il paese bensì solo in una parte, quella pianeggiante. La zona collinare è stata esclusa perché secondo il comune sarebbe costata troppo. Già di per sé che si faccia la differenziata in una parte del paese e nell’altra no è piuttosto singolare. Il vero problema però è un altro. Il fatto è che fin dalla sua in-

troduzione, avvenuta tra l'altro con opuscoli che la spiegavano in modo sbagliato, questa raccolta è stata fatta senza criterio. Si sono eliminati i bidoni per l'indifferenziato sostituendoli con quello marroni per l'umido e stop. Tutti gli altri rifiuti, carta, plastica, ecc, vengono semplicemente accatastati intorno ai bidoni per l'umido nei giorni di raccolta, il che di certo è poco funzionale, poco decoroso e poco igienico soprattutto d’estate. Ma il nocciolo della questione è che questa raccolta ha dei costi e non sta portando a nessun tipo di beneficio per i cittadini, né in termini economici né di servizio. Lo dimostra il fatto che il costo del RSU, cioè del rifiuto indifferenziato, sta aumentando. Quindi, fatta in questo modo, la raccolta differenziata qui è inutile". Le tasse a Corvino come sono? "Alte. Più che altrove. La Tari, tanto per restare in tema, non è stata abbassata a ragion del fatto che la differenziata non sta dando benefici. I servizi offerti in cambio però sono scadenti, come lamentano numerosi cittadini che si sono rivolti a noi per lamentarsi". Di cosa? "Varie situazioni: il cimitero è in condizioni disastrose, la manutenzione alla videosorveglianza non viene effettuata, l’ambulatorio medico, che è di proprietà comunale, non è curato come dovrebbe, la gestione della piazzola ecologica è insufficiente, viene aperta il sabato mattina ed è mal presidiata". Il Comune come farà a rientrare di questo pesante passivo? "è stato fatto un piano di rientro dilazionato in tre anni che però ci lascia perplessi e sul quale abbiamo chiesto delucidazioni". A proposito di...? "La voce principale delle entrate previste riguarda circa 90mila euro che dovrebbero essere incassati dalle sanzioni fatte dal semaforo della Broni-Casteggio, che faceva multe in entrambe le direzioni di marcia anche a chi semplicemente si fermava oltre la linea di stop. Ora, siccome quel semaforo non è più attivo, significa che il comune intende recuperare quei soldi da multe già fatte e non pagate. Abbiamo richiesto di conoscere l'esatto ammontare di tali multe, visto che 90mila euro è una cifra piuttosto alta. E meno male, comunque, che ai tempi l'amministrazione aveva detto che quel semaforo non era stato installato per fare cassa!".


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Marino Scabini e Yves Loubet uno splendido connubio Di Piero Ventura

C’era un tempo un altro modo di affrontare i rally, proprio quando il percorso di gara era l’avversario più ostile e la passione fortissima. Non si correva solo per vincere, erano i tempi in cui, specialmente per i piloti gentleman, il portare a termine quella corsa permetteva loro di sentirsi appagati per tutto il resto della stagione. Erano i tempi del Rally 4 Regioni, voluto fermamente dall’Automobile Club di Pavia. Una gara veloce, massacrante che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo rallystico degli anni Settanta fino a metà de-

gli anni Ottanta. Erano gli anni dei grandi campioni, da Munari a Lampinen, da Ballestrieri a Paganelli, da Carello a Darniche, da Cambiaghi a Verini, da Tony e Luky a Ormezzano, da Bettega a Beguen, da Biasion, Pregliasco e Vudafieri ad Andruet ecc e i loro altrettanto grandi grandi navigatori dai nomi eclatanti quali: Mannucci, Scabini, Bernacchini, Sanfront, Rudy ecc. Anni delle mai dome amazzoni del controsterzo come Donatella Tominz, Enrica Vistarini, Serena Pittoni, Luisa Zumelli, Isabella Bignardi, Antonella Mandelli ecc. Ebbene, quei tempi sono tornati e il Rally 4 Regioni Historic Classic li ripropone per soddisfare quella vena di romanticismo per il tempo che fu, riassaporante i profumi, riviverne i suoni, ripercorrerne le strade e in parte, le distanze. Tutto questo grazie allo splendido connubio tra l’Aci Pavia con il presidente Marino Scabini e l’YL Historic Rally Event con a capo l’ex campione continentale

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rally Yves Loubet. Quattro giorni di spettacolo, 907 chilometri di gara, 21 Prove Speciali per 254 chilometri, molti stranieri e bravissimi piloti nazionali al via al volante di una vasta e variegata tipologia di vetture che vanno dalla vasta gamma Lancia formata da: Stratos, 037, Beta e Fulvia, alle innumerevoli Porsche 911 e ancora, Mazda, Ford, Talbot, Fiat, Alfa Romeo Renault ecc, sono il menù di questo Rally 4 Regioni tutto da vivere, studiato per dare modo a chi lo disputerà, di trovare il giusto appagamento alla tecnica di guida su strade impegnative calcate dai più grandi campioni. Largo quindi a chi ama veramente il 4 Regioni, a chi sarà presente per onorarne il ricordo anche senza sfarzose passerelle, ma soprattutto a chi darà spettacolo sulle sue strade. Quest’anno infatti saranno proprio i partecipanti con le loro vetture i veri e unici protagonisti di un appuntamento che punta tutti i propri sforzi sul suo definitivo rilancio.

Due Rally storici in uno Di Piero Ventura La novità di quest’anno proposta da Aci Pavia in collaborazione con la YL di Yves Loubet consiste in “Due rally storici in uno”. Infatti, per la prima volta assisteremo ad un rally storico al cui interno vivrà un secondo rally storico. Entrambe le manifestazioni, sia quella a carattere internazionale denominata “Rally 4 Regioni Historic Classic”, della durata di 4 giorni, che quella nazionale, definita “Rally 4 Regioni Storico”, valido per il Trofeo Rally di Zona, della durata di due giorni, saranno aperte alla Categoria Regolarità Sport. Il programma prevede, le verifiche tecnico-sportive a Salice Terme nella giornata di Mercoledì 5 luglio dalle ore 11, 00 sino alle 15,30, dopo di che i concorrenti raggiungeranno Pavia, da dove, alle 19,30, prenderanno ufficialmente in via dal palco partenza posto all’intersezione tra i centralissimi Corso Vittorio Emanuele (meglio conosciuto come

“Strada Nuova”) e Corso Cavour, per concludersi a Salce Terme alle ore 21,00, dopo aver disputato la prova “spettacolo” di 11 chilometri sul circuito di Castelletto di Branduzzo. La gara riprenderà giovedì mattina alle 9,30 da Salice, per affrontare le 4 prove in programma su tratti storici quali: GolferenzoPometo e Pecorara entrambe da ripetere due volte ciascuna, intervallate da un riordino di 20 minuti a Pometo. L’arrivo della prima vettura a Salice Terme è previsto per le ore 16,02. Venerdì 7 luglio, alle ore 08,30, mentre a Salice Terme si darà inizio alle verifiche tecnico-sportive degli equipaggi iscritti al Rally 4 Regioni Storico Nazionale, sempre dal centro termale prenderà il via la terza tappa del Rally Internazionale i cui concorrenti affronteranno 9 prove speciali che interesseranno le località di Cecima, la quale riproporrà parte del Circuito (da ripetere 3 volte) passato agli annali della storia del rallysmo, quindi Castellaro (3 volte), Passo del Penice (2 volte), e Pozzolgroppo. Tre i riordini previsti; due a Zavattarello e uno a

Salice Terme alle 18,30 prima della prova di Pozzolgroppo. Qui il Rally entrerà nella sua massima spettacolarità. Alle 18,50, da Salice, infatti, scatterà nel contempo anche il Rally 4 Regioni Storico che alle ore 19,06, si presenterà allo start della P.S. di Pozzolgroppo unitamente al rally internazionale pronto ad offrire uno spettacolo unico, dopo di che, la prima vettura raggiungerà il traguardo di tappa a Salice Terme alle 19,30. Tutti assieme invece per il gran finale sabato 8 luglio con partenza da Salice Terme alle ore 09,30 per affrontare le ultime 7 prove speciali, tra cui la spettacolare Rocca Susella con i suoi 22 chilometri di tecnica pura, da ripetere due volte, la classica Oramala da percorrere tre volte e i 7 chilometri della “Pozzolgroppo” da ripetere due volte. Due saranno i riordini previsti, entrambi a Montebello della Battaglia, vero fulcro vitale di tutta la manifestazione; il primo alle ore 12,10 ed il secondo alle 16,10. Tutto questo fino all’emozione finale dell’arrivo A Salice sul viale delle Terme con la festa dello spumante.


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Tappa 1 - Giovedi 6 Luglio

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Tappa 2 - Venerdì 7 Luglio

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Tappa 3 - Sabato 8 Luglio

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PS1 – CASTELLETTO DI BRANDUZZO – MEMORY CINO BERNINI: La Prova d’apertura del Rally 4 Regioni Historic Classic la si disputa sull’asfalto del motodromo di Castelletto di Branduzzo. La caratteristica di questa prova è basata fondamentalmente sullo spettacolo che, per la sua conformazione, richiede comunque attenzione in quanto comporta una guida ben diversa da quella usata nella P.S. classiche del Rally. Il percorso alterna tratti medio lenti a tratti medio veloci in cui si devono anche “tirare” buone staccate.

PS 2-4 GOLFERENZO-POMETO – MEMORY BRUNO SCABINI. Sono 15 chilometri tortuosissimi, con partenza nei pressi del torrente Versa in località Chiappetto, il nastro d’asfalto si snoda attraverso Gerbidi sino a percorrere l’abitato di Golferenzo per proseguire verso Cà Nova e Monsacco fino allo storico Bivio Pometo prima di sconfinare in Emilia per raggiungere Cà Vannone da cui inizia un impressionante toboga di curve e controcurve che porta al fine prova posto nei pressi dell’imbocca della SP 49 per Caminata.

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PS 3-5 PECORARA – Tutta emiliana questa prova di 14 Chilometri e 200 metri. Con partenza nei pressi di Pecorara, la “speciale” interessa la Strada Provinciale 34 lambendo l’abitato di Caprile, transitando sul Passo Crocetta, proseguendo poi per Cà Malosso sino al fine prova posto nei pressi di Cadelmonte. E’ uno “stage” molto spettacolare che richiamerà sul percorso moltissimi appassionati dal piacentino.

P.S. 6-9-12 CIRCUITO DI CECIMA – MEMORY SIROPIETRO QUARONI - Prova di 7 chilometri e 770 metri, impegnativa, con fondo interamente su asfalto e molti tratti sconnessi che rendono abbastanza difficoltosa la guida, partenza in salita fino al km 5,00 dove per il fondo sconnesso medio stretto darà poca tregua a piloti e navigatori, il tratto fino alla fine della prova, al km 7,40, è in leggera discesa con carreggiata medio stretta ed asfalto buono, darà un poco di respiro all’equipaggio senza però abbassare la concentrazione.


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P.S. 7-10-13 CASTELLARO – 11 chilometri e mezzo di asfalto con buona aderenza. Si parte da fuori l’abitato di Varzi oltre il ponte sul torrente Staffora. Lo start è in salita che prosegue fino al km 5,00 con guida abbastanza impegnativa su un fondo medio stretto molto “guidato”. Segue un tratto il leggera discesa fino all’abitato di Castellaro, poi, sterzata a sinistra per un tratto veloce fino a Cignolo che diventa tortuoso sino a fine prova posto nei pressi di Casanova. Questa prova, richiede una guida impegnativa, molta precisa, accorta e senza errori.

P.S. 8-11 PASSO PENICE – E’ una delle prove calcata dalle più importanti manifestazioni automobilistiche, dal Giro d’Italia, al Rally di Sanremo, dal 4 Regioni fino allo slalom del Penice, è lunga poco meno di 18 chilometri. Dallo start, posto nelle vicinanze di Gerbidi, i concorrenti attraverso San Pietro Carasco, Giarola, Ca del Bosco, Collegio, lasceranno poi la Strada Statale del Penice per lanciarsi su Casa Matti e Canedo costeggiando il Tidone sino al fine prova posto nei pressi di Canevizza.

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P.S. 14 POWER STAGE POZZOLGROPPO – MEMORY MASSIMO SALA - Prova di soli 4 km e 300 metri, che dopo un primo breve tratto che alterna falsi piani e salite ridotte, fino al km 1,60, procede completamente in salita e con alcune curve particolarmente tortuose. Il fondo è asfaltato e alterna punti con una buona aderenza a tratti più sconnessi. La carreggiata è medio-stretta e non permette sempre di tagliare. È una prova che richiede una guida precisa, ma che permette anche di mettere in luce doti velocistiche.

P.S. 15-18 ROCCA SUSELLA – MEMORY BOBO CAMBIAGHI e MARIO MANNUCCI - Molti la chiamano l’Università del rallysmo, altri la Scala dei Rally. Ciò che è vero, è che la “Rocca”, in qualsiasi senso di marcia, in qualsiasi dei suoi plurimi tracciati la si affronti, è da sempre la prova che più di ogni altra fa la differenza. Questa prova, di 21 chilometri e 200 metri, con le sue asperità, contropendenze, tratti veloci e stretti tornati, bivi e dossi, aprirà le danze nell’ultimo giorno di gara.


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P.S. 16-19-21 ORAMALA - Prova Speciale classica del Rally 4 Regioni, lunga 10 chilometri, con fondo è interamente su asfalto con buona aderenza tutto in salita fino al km 4,00 con guida tipicamente “rallistica” e passaggi mozzafiato su un fondo medio stretto. Segue poi un tratto quasi piano fino al km 5,00, sempre con carreggiata medio stretto ed asfalto buono dove bisogna, come si dice in gergo, “pennellare” con qualche “staccata” secca per produrre una guida redditizia ai fini dei tempi.

P.S. 17-20 POZZOLGROPPO – Lunga 6 chilometri e 600 metri, utilizza buona parte del tracciato del “power stage” di venerdì sera. Lo start, anziche a Montalfeo è posticipato al bivio per Alta Collina, luogo in cui ci sarà la storica inversione. I concorrenti proseguiranno poi in direzione per Casa d’Andrino fino a San Lorenzo, dove imboccheranno, in discesa, la Strada Provinciale 105 fino al fine prova posto nei pressi del bivio per Casa Lucchi.

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"Il 4 Regioni dell'anno prossimo non sarà uguale a quello di quest'anno"

Di Gianluca Nataloni

Yves Loubet è stato pilota ufficiale per diverse case automobilistiche, tra le quali l’Alfa Romeo e la Lancia, per la quale ha vinto il Campionato Europeo Rally nel 1989. Vanta 30 partecipazioni a gare valide per il Campionato Mondiale Rally tra il 1977 ed il 1999, tra i quali due secondi posti al Tour de Corse, oltre alla vittoria al Rally dei Faraoni (rally-raid) nel 2003. Oggi è organizzatore di Rally Storici tra i quali il Rally du Maroc, il Sardaigne Historic Rally e da quest’anno il 4 Regioni, oltre a seguire il figlio Pierre-Louis, pilota nel Campionato Mondiale Rally WRC2. Come è nata questa tua collaborazione con il Rally 4 Regioni? "Sono arrivato in Oltrepò grazie a Michele Bernini, è stato lui a dirmi “Yves, devi venire in queste zone” ed ho parlato con Marino Scabini per la prima volta qualche mese addietro. Pensavo che ci sarebbe voluto più tempo per mettere insieme la gara, e ritenevo di potere partire solo nel 2018, ma Marino ha insistito tanto per partire già quest’anno. Purtroppo ci siamo scontrati con alcuni problemi, ad esempio la data causa le concomitanze con le altre manifestazioni. Purtroppo questo penalizza alcuni tra i miei clienti perché in Francia ad esempio le scuole sono già in vacanza. Inoltre alcuni piloti non possono partecipare perché hanno già programmato le ferie con la famiglia. Purtroppo per questi motivi abbiamo perso alcuni piloti che avrei voluto avere, quali Alain Oreille e Jeff Berenguer (che in gioventù era uno dei rivali di Loeb). Per un Rally la data è importantissima. Il successo della Dakar è stata la partenza da Parigi il 1 Gennaio: si lascia il grigio europea per viaggiare verso i colori e la luce dell’Africa. La storia dei Rally è sempre quella di un viaggio. Diciamo che questa sarà una edizione prototipo, che servirà per preparare il 2018 dove spero ci saranno molti più concorrenti". Conoscevi già la gara e le sue strade? "Pur non essendo italiano, la mia carriera è iniziata in Italia, con l’Alfa Romeo. Ho sempre sentito parlare del 4 regioni. Cerrato e Biasion mi hanno sempre parlato di questo rally, Cerrato in particolare pur avendo vinto tantissimo in Italia ed Europa ha il ram-

Yves Loubet marico di non essere mai arrivato primo qui. Un grande legato a questo rally, che prima o dopo porterò a correre, è Jean-Claude Andruet: Lui qui, tanti anni fa, fece una cosa spettacolare sulla prova di Cecima, riuscendo a sopravanzare Pregliasco nell’ultima prova recuperando 52” di ritardo e vincendo il Rally con la Ferrari 308. Andruet riesce a trascendersi quando guida, come quando a Montecarlo fece il miglior tempo sulla prova del Turini pur avendo una ruota forata. Andruet è stato figlio di una ragazza madre, il che a quei tempi era impensabile. Quando ebbe 21 anni, apprese di avere un padre, che era originario di queste zone, e riuscì a conoscerlo. La prima volta che venne a correre il 4 Regioni, disse che sentiva che le sue radici erano qui, e fece di tuoo per riuscire a vincere la gara, riuscendo a battere a parità di macchina Mauro Pregliasco per 7". Come sarà il 4 Regioni 2017? "Abbiamo perduto un po’ di prove speciali, siamo stati costretti a fare modifiche alla gara. Oggi le gare hanno molti riordini, la mia filosofia è più romantica e nostalgica. Siamo più vicini alle persone nei paesi, nei campi. Questa è la storia dei Rally, o storie che vengono dai Rally. Questa è la differenza, questo profumo di libertà. Condividere una passione comune che permette questa condivisione, e proprio questo consente la comunione con il mondo rurale. Oggi i Rally storici assomigliano ad una gara moderna, ma con auto vecchie. Io voglio fare una gara più adatta ai piloti di queste auto".

Cosa vorresti cambiare? "Il 4 regioni dell’anno prossimo non sarà uguale a quello di quest’anno. Posso anticipare che la prova di apertura sarà, come nella tradizione, Rocca Susella, e che l’ultima prova sarà la Ronde di Cecima, quella che storicamente era la prova conclusiva. Qui il tempo si è fermato, si vive ancora nella storia. Quando ho visto queste strade ho sentito subito il profumo dei rally di una volta. Sono strade che ricordano quelle della Corsica, un altro posto dove non si può fermarsi in un paese senza trovare qualcuno che abbia qualche aneddoto legato al Tour de Corse". Quale è per te la differenza tra rally storici e moderni? "Io cerco di fare delle gare che assomiglino ai rally come si facevano una volta. Un solo riordino al giorno, momenti di convivialità. I piloti sono gentlemen ed appassionati. Voglio fare venire questi piloti insieme a noi in questo viaggio in quelli che erano i rally di una volta. Non capisco tante delle regole che ci sono oggi, vedo i rally storici come un campo dove potere correre liberi". A tuo avviso, qual’è la differenza tra le auto storiche ed una vettura WRC o R5 di oggi? "E’ semplice, si tratta solo di una differenza generazionale. Le auto di oggi sono figlie dei regolamenti e di una società che è cambiata. Una volta era tutto più romantico, e più semplice, si poteva correre con una qualsiasi auto. Poi è passato il tempo, sosno rrivate altre auto. L’arrivo dell’Alpine 110 fu già qualcosa di forte. Poi arrivò quella che a mi parere rimane l’auto più bella di sempre. Poi l’evoluzione e le generazioni nuove hanno fatto sì che si arrivasse a quello che si vede oggi". Parliamo di sicurezza: le auto che corrono nei rally storici, con le prestazioni attuali, sono sicure? "Sono certamente più sicure di una volta. Una cosa che devono capire anche i legislatori è che una vettura a due ruote motrici è più lenta rispetto ad una quattro ruote motrici di oggi. Le World Rally Car hanno prestazioni da Formula Uno. Le auto storiche hanno adottato alcuni accorgimenti aggiornati. Ad esempio il roll-bar della 037 era in alluminio, ora è più robusto. Le auto ora hanno dei sedili moderni e più sicuri. La sicurezza è data anche dalle velocità inferiori, il che spiega in parte perché una volta ci fossero meno incidenti. Ripeto, è sempre una questione di generazioni: i giovani di oggi sono “on/off”, ai tempi di Andruet si guidava in modo diverso, occorreva sempre gestire qualcosa. E si ritorna sempre al fatto che rea tutto più romantico una volta".

Ciao Bazz Di Piero Ventura

“Ci sono persone che entrano nella tua vita e nemmeno te ne accorgi. Sono le stesse che quando escono lasciano un vuoto incolmabile”. Siamo convinti che questa frase esprima al meglio il vuoto che la figura di Bruno Bazzini “il Bazz”, ha lasciato nel mondo dei rally. Nato nei rally, vissuto nei rally ricoprendo cariche Federali, innamorato più di ogni altra cosa del rallysmo della sua terra, ha pensato di andarsene proprio alla vigilia del suo amatissimo rally 4 Regioni, portando con se la sua smisurata passione, il suo sorriso, le sue battute e la sua bonarietà. Da oggi, nel mondo dei rally c’è una poesia intitolata “la mancanza”, incisa nella pietra. Ci sono tre parole, ma il poeta le ha cancellate. Non si può leggere la mancanza, solo avvertirla. Ciao Bruno. Bazzini non lo si dimentica, il 4 Regioni non lo dimentica, infatti, gli organizzatori hanno dedicato un “Memory” a suo nome da assegnare al primo classificato dei piloti pavesi.


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I piloti oltrepadani partono per ben figurare e perchè no... vincere

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LUGLIO 2017

Piloti e personaggi stranieri ed italiani che si daranno battaglia in Oltrepò


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4 Giorni - 4 gare: programmi ed orari

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"avevo proposto al sindaco l'acquisto di un'area che si trovava all'asta"

Di Christian Draghi Continua a tenere banco a Casteggio il caso relativo al destino dell’area Venco, di cui nei mesi scorsi l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Lorenzo Callegari aveva ventilato la trasformazione da area verde in area commerciale per poterne fare una sorta di merce di scambio da barattare con la società immobiliare che reclama quasi 3 milioni di euro di affitti non pagati. L’ipotesi però ha suscitato molte polemiche e proteste in città, dato che il campetto da calcio che sorge in quell’area è stato teatro di memorabili partite di molte generazioni di Casteggiani. Oltre al valore affettivo c’è anche la necessità di salvaguardare una zona verde che, una volta perduta, cederebbe il passo all’avanzata del cemento. A prendere posizione è Giuliana La Cognata, esponente del Pd casteggiano che siede tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale. "Il Venco non va sacrificato per nessuna ragione, punto. Il sindaco non può ignorare la volontà di moltissimi suoi concittadini". La Cognata, c'è stata una raccolta firme per testimoniare la volontà di salvare il Venco. A che quota è arrivata? "Al momento le firme complessive sono circa 1.200, delle quali 500 sono state raccolte da me personalmente, le altre 700 da altre persone che condividono la stessa battaglia". Il Sindaco Callegari ha detto che sono firme prive di valore giuridico visto che non riportano la carta d'identità… "Il fatto che alcune non siano corredate dalla carta di identità non significa che non rappresentino comunque la volontà di chi ha firmato. In quanto primo cittadino, non dovrebbe mancare di rispetto in questo modo a un grosso numero di casteggiani che esprimono chiaramente la loro volontà". Beh, anche sul numero Callegari ha avuto da ridire. Ha dichiarato che in ogni modo ci sono altri 5000 cittadini con lui… "Innanzitutto, sminuire il valore di 1200 firme è irresponsabile. Rappresentano a prescindere una percentuale importante della popolazione, nonché più

della metà dei voti con cui lo stesso Callegari è stato eletto. Poi il sindaco dovrebbe fare un sondaggio tra i suoi stessi elettori per verificare se va bene anche a loro la cementificazione del Venco, visto che non rappresenta una parte del programma elettorale che hanno votato". D'accordo, però resta il fatto che esiste comunque l'obbligo per il comune di pagare i canoni arretrati. 3 milioni di euro possono mettere in ginocchio le casse casteggiane e portare ad un aumento spropositato delle tasse. Per salvare il Venco serve un'alternativa. Voi avete proposte? "Io personalmente avevo proposto al sindaco l'acquisto di un'area che si trovava all'asta, nei dintorni di Casteggio, molto più ampia di quella del Venco, e che era acquistabile a una cifra quasi irrisoria". Di quanto parliamo? "Di 150mila euro per un'area complessiva di 150mila metri quadrati, contro i 75mila del Venco. Sarebbe costato molto meno che non costruire un altro campo da calcio come l’amministrazione aveva detto di voler fare". Come mai non è stata accolta la proposta? "Mi è stato detto che non è fattibile, probabilmente al costruttore non stava bene". Un'alternativa ventilata dal sindaco più recentemente è stata quella di procedere da parte del Comune all'acquisto del complesso di viale Montebello, in modo da salvare il Venco e allo stesso tempo saldare il debito con il costruttore. Si tratterebbe però di un sacrificio economico non indifferente, che ne pensa? "Credo che la priorità sia salvare un'area verde dalla cementificazione e credo che se fosse l'unica alternativa rimasta possa essere accettata da tutti nonostante si tratti di un sacrificio. Bisogna capire se al costruttore questa soluzione andrà bene. Tutta questa vicenda è stata mal gestita. L'amministrazione Manfra ha portato avanti un'operazione poco chiara stringendo accordi senza avere in mano firme o garanzie. Per lo meno, alla luce del sole non se ne sono viste. L'amministrazione Callegari ha temporeggiato troppo, quando occorreva intervenire immediatamente dopo l’insediamento".

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"Sminuire il valore di 1200 firme è irresponsabile, sono più della metà dei voti con cui Callegari è stato eletto"

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Giuliana La Cognata

IL CASO VENCO

Era il 2009, da allora solo grane per il Comune La cessione del campetto da calcio intitolato al professor Venco sembrerebbe il "piano A" dell’amministrazione Callegari per evitare un esborso di quasi 3 milioni di euro di affitti mai pagati per la struttura di viale Montebello. Una struttura fatta costruire in seguito ad un accordo-convenzione siglato tra l'amministrazione Manfra e una società immobiliare, che la realizzò creando una palazzina in più dove il comune avrebbe insediato delle nuove scuole professionali, il tutto in cambio di una rinuncia agli oneri di urbanizzazione. Un progetto che l'amministrazione Callegari, susseguita a quella Manfra, una volta insediatasi lasciò cadere. Era il 2009 e da allora ad oggi quella convenzione ha portato grane in seno al Comune. L’immobiliarista chiede i canoni mai pagati, l'amministrazione sta perdendo i ricorsi al Tar e rischia seriamente di dover sborsare. Per l'ex squadra Manfra la colpa sarebbe di un capriccio di Callegari, per l'attuale sindaco si trattava di un progetto "poco trasparente", al punto che anche un esposto alla Procura venne presentato alcuni anni fa. Ad oggi quell’edificio, in cui si sarebbe dovuto realizzare un polo scolastico, risulta inutilizzato. Il comune starebbe pensando di acquistarlo per trasferirvi in questo modo le scuole medie, al posto delle quali si insedierebbero le elementari, attualmente ospitate in un edificio piuttosto fatiscente per il quale procedere alla ristrutturazione rappresenterebbe un ulteriore esborso.


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l'unitre di casteggio festeggia vent'anni di intensa attività

"è un posto di ritrovo e di aggregazione, di solidarietà e di attività che gratificano" Di Elisa Ajelli

Caterina Canepa fa parte del consiglio direttivo dell'Unitre di Casteggio, rivestendo il ruolo di Direttore dei corsi, mansione che svolge da oltre vent'anni dal dicembre del 1997, anno di apertura della sede casteggiana dell'Unitre, di cui fu uno dei soci fondatori condividendo il sogno di Giuseppina Cai. Canepa ci introduca l'avventura dell'Unitre "Fa parte delle università nazionale delle tre età, che hanno la casa madre a Torino. È un’associazione che si basa sul volontariato sia per quanto riguarda l’organizzazione che per i docenti. La quota associativa di cinquanta euro all’anno degli allievi ci permette di pagare le spese, gli affitti, le quote di socializzazione per eventuali incontri. Ma tutto il resto viene fatto come volontariato" Dove si trova la vostra sede? "Siamo nel municipio, in via Castello 24. I rapporti con il comune sono sempre stati buoni e adesso abbiamo anche una gran bella sede, con aule e segreteria molto graziose". Ci sono molti iscritti? "Ce ne sono circa 150 attualmente. Sono stati anche molti di più negli anni scorsi, prima che aprissero le Unitre di Broni e di Voghera, perché avevamo molti iscritti che arrivavano anche da quelle zone". I corsi come sono articolati? "Abbiamo una cinquantina di corsi e laboratori, con quindi circa lo stesso numero di insegnanti che collaborano con noi. Alcuni corsi sono gli stessi da vent’anni, cambiando logicamente i vari argomenti. Si va dalla letteratura alla matematica, dalla religione alla filosofia, passando per la storia dell’arte, la musica, la storia dei gioielli, la botanica e le lingue". C'è un corso che piace più di altri? "Sicuramente quelli dell’area umanistica e artistica e poi le lezioni tematiche su argomenti di attualità: quest’anno per esempio abbiamo fatto lezioni sulla crisi finanziaria e sulla successione ereditaria. Sono argomenti che si esauriscono in una o due lezioni e che hanno molto seguito. Poi c'è il progetto salute, ovvero lezioni tenute da medici. Sono argomenti interessanti e diversi ogni anno che possono interessare anche persone non più giovanissime" L'età media degli iscritti? "Si va dalla maggiore età fino a quando si vuole. è logico che frequentano di più le persone che hanno più tempo libero e che magari sono in pensione. Però c'è anche un gruppo di ragazzi giovani… negli anni scorsi ce n’erano di più perché facevamo le lezioni in orario serale. Adesso invece alla sera sono previsti solo il corso di enogastronomia e il coro e quindi tutte le altre lezioni sono concentrate tra mattina e pomeriggio. I corsi della mattina, per esempio, sono seguiti soprattutto da donne e anche da qualche giovane, perché propongono tecniche di lavorazioni antiche come il pizzo macramè e la bigiotteria". Come siete attivi sul territorio? "Abbiamo un bel gruppo di teatro: una decina di persone impegnate in spettacoli che, ci tengo a sottolineare, vengono portati in scena in dialetto. è sempre un

Il gruppo Unitre di Casteggio concetto che abbiamo cercato di valorizzare quindi le facciamo soprattutto in quella lingua perchè abbiamo capito che la recitazione in questo caso è anche più spontanea e spiritosa. Con questo gruppo abbiamo fatto anche spettacoli per beneficenza, per esempio per la Croce Rossa. Ci rendiamo sempre disponibili per buone cause. Oltre che con la Croce Rossa abbiamo fatto tante altre collaborazioni con l'Auser Voghera e con il comune di Casteggio". Quest’anno avete festeggiato il ventennale, un bel traguardo... "Sì, c’è stata una bella e grande festa. Il coro in questi casi ha sempre un ruolo molto importante, come anche durante l’apertura e la chiusura dell’anno accademico". Lei è presente fin dal primo giorno: come reputa questa sua esperienza? "è molto bello veder crescere un'associazione e rinsaldarsi di anno in anno, creare tanti motivi di incontro e di socializzazione. Oltre alle lezioni, il solo fatto di incontrarci fa in modo di riallacciare e rinsaldare vecchie amicizie e di farne di nuove. Mi piace tanto il legame che si è creato con tante persone che hanno gli stessi gusti, la stessa educazione permanente, la stessa voglia di socializzare e fare cose insieme. Siamo in tanti che fanno parte di questo gruppo fin dal primo anno, a partire dal Presidente Giorgetto Giorgi. Unitre è stata ed è per tanti una scelta importan-

te e ha lasciato qualcosa a tutti quelli che vi hanno partecipato. è davvero gratificante vedere un gruppo dove si respira una simpatia e una stima reciproca". Marina Trazi, docente di Unitre, è sulla stessa lunghezza d’onda... "è un posto di ritrovo e di aggregazione, di solidarietà e di attività che gratificano. Durante le giornate buie invernali non riesco a pensarci senza Unitre!" Da quanto tempo collabora con Unitre Casteggio? "Sono arrivata qualche anno dopo l’apertura, perché prima lavoravo. L’idea dei corsi di cucina e di camminare insieme, però, è stata mia. Inizialmente quello di cucina era un corso autogestito dove le più generose davano le loro ricette che venivano poi realizzate insieme. Negli ultimi anni abbiamo tenute attive solo le lezioni teoriche perché siamo rimaste senza location fruibile. Per compensare andiamo una volta al mese a fare apericena nei locali che si sono resi disponibili e devo dire che l’idea ha avuto molto successo. Altro percorso importante è stato quello di letteratura russa con il Professor Fausto Malcovati, presidente dell’istituto italo russo e insegnante presso l’università".


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un negozio - laboratorio: l'arte del recupero

Di Alessandra Zonca Fuoriserie è un negozio a Casteggio. Si trova in via Torino lungo la strada principale che da Montebello entra nella cittadina. Ho sempre notato la vetrina con pezzi e complementi d’arredo di modernariato ed oggetti particolari. Sono entrata spesso a curiosare e devo dire che oltre al modernariato ho trovato anche antiquariato di epoche più lontane. Essendo un negozio presente ormai da anni nel nostro territorio ed avendo un’unicità rispetto ad altri, ho trovato interessante contattare il proprietario. Si chiama Marco Pennati e si dimostra disponibile a raccontarmi il suo mestiere. Come è nato Fuoriserie? "Fuoriserie è nato per caso, con un mio amico di infanzia. Lavoravamo insieme a Milano. Avevamo un laboratorio di falegnameria e restauro in zona Navigli e fornivamo aziende di spicco della moda, negozi importanti, privati e locali della 'Milano da bere'. Un giorno il mio amico fece una gita fuoriporta in queste colline e si innamorò del luogo e in particolare di una cascina. Decise di evadere da Milano e di venire ad abitare qui, proponendomi di spostare anche l’attività. Milano stava cambiando: gli artigiani in quella zona stavano scomparendo e decisi di seguirlo. Fu così che circa vent’anni fa aprimmo questo negozio. L’esposizione è piccola, ma il laboratorio al piano di sopra per il nostro lavoro è perfetto". Cosa vendete e cosa fate con precisione? Chi è del settore capisce a prima vista, ma molti magari non sanno. "Il negozio è nato con l'intento di recuperare mobili vecchi di origine povera o contadina e fare piccola falegnameria. E’ stato pensato principalmente per coloro che, abitando in zona collinare, volessero dare un tocco di storia alla propria casa, senza andare a finire in costi e mobili impegnativi. Vi erano già negozi di antiquariato lussuoso o esposizioni di vendita di arredamento ex novo. Perché non portare

qui l'arte del recupero che tanto prendeva piede a Milano?". Che riscontro avete avuto in zona? "Purtroppo la maggior parte della clientela del negozio è rimasta milanese. Molti acquistano da noi perchè hanno in Oltrepò la seconda casa. Credo che gli abitanti di queste zone non abbiano capito molto il genere di ciò che proponiamo". Strano visto che oggi stanno spopolando il modernariato e il vintage. Sfrutta social e piattaforme tipo eBay per farsi conoscere? "Ecco in questo devo ammettere che ho una mancanza. Sono artigiano più che commerciante. Purtroppo fare entrambe le cose diventa difficile se si è soli. So che con certi mezzi si vende di più e spero di mettermi in moto quanto prima. Questa credenza anni Cinquanta se fosse su Ebay probabilmente sarebbe già stata venduta". Osservo la credenza. Perfetta. In ottimo stato. Penso a che prezzi folli la avrebbero venduta espositori di fiere di modernariato. Penso a come starebbe bene in una sala da pranzo. Poi mi sorge spontanea una domanda. Dove trova la merce da restaurare o pezzi simili? "La maggior parte vengono da case di privati che vogliono sgomberare casa dopo una vendita o per un rifacimento. Mi chiamano, faccio un sopralluogo e poi decido cosa tenere. Se sono distanti mi faccio mandare delle foto via mail. Spesso ci chiamano anche negozi, locali e fabbriche. I pezzi più interessanti o che hanno più mercato vengono restaurati e messi in vendita. Altri li lasciamo così e andiamo a commessa". Quale è la cosa più strana o particolare che le è capitato di ritirare? "Una volta mi capitò di ritirare una decina di lampadari da discoteca. Li vendetti tutti. Un'altra volta ritirai in una vecchia fabbrica vogherese dei meravigliosi mobili da ufficio di inizio Novecento. Quello che lei vede alla sua sinistra ad esempio, è un bancone di un ottico.

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"Purtroppo la maggior parte della clientela del negozio è rimasta milanese"

Credo risalga agli anni Settanta. Ripulito e con un piano in vetro potrebbe diventare un mobile freestanding da ufficio, da salotto o da camera. Abbiamo anche un tavolo di un orafo con lo zoccolo estraibile e il cassetto per la colatura, lampade anni Cinquanta che oggi riproducono aziende a prezzi elevati, stampe e pannelli decorativi vintage, salotti che rivestiti con tessuti vivaci riprenderebbero un fascino unico. Come può vedere c'è di tutto". Basterebbe saper sceglier quindi; non solo. Forse anche capire che un mobile recuperato con cura non potrà mai avere il prezzo e la bellezza di imitazioni a basso costo. "Certo. Molti privati sanno questa cosa. Magari arredano la propria casa in catene di negozi low cost, ma mettono alcuni pezzi come questi che risaltano e danno personalità alla casa. Coloro che capiscono ciò sono quelli che danno più soddisfazione a me e al mio lavoro. Si opera lontano dalle cose fatte in serie. Fuoriserie appunto…".


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Numerosi i corsi di apprendimento della lingua italiana dovuti all'aumento dei residenti stranieri" Di Federica Croce Enzo Magrotti non è solo il Presidente dell'Associazione Auser Volontariato Bressana Onlus, ma anche uno di quei cittadini che meglio hanno compreso il valore dell'esperienza e della saggezza che da essa ne deriva. L’Associazione da anni si prende cura degli anziani aiutandoli a rimanere membri attivi della società, attraverso l’opera di volontariato si fanno garanti del mantenimento del patrimonio inestimabile di cui i nostri anziani sono i custodi. Associazione dinamica e attenta a tutte le fasce di età, propositiva e impegnata ad offrire un servizio sempre migliore attraverso iniziative, ad esempio il corso di cucito che avrà inizio a partire da quest’anno. Quando nasce l’Associazione Auser di Bressana? "L'associazione Auser di Bressana, è stata fondata nel 1997, ha come finalità quella di far rimanere gli anziani protagonisti della vita sociale, economica e culturale valorizzandone l'esperienza di vita, le capacità e le conoscenze attraverso esperienze di volontariato e di solidarietà". Entrando meglio nel merito, di che cosa si occupa? "La Onlus si occupa di fornire supporto ad anziani, bambini, minori, portatori di handicap e individui affetti da problemi di salute rilevanti. Nata in origine a Casteggio tramite i piani di zona con la collaborazione della Dottoressa Saccà, si è poi estesa al Comune di Bressana. Dal 2000, sono state istituite prenotazioni in via telematica in collaborazione con ASL e medici di base. Servizi alle persone, come corsi di apprendimento della lingua italiana dovuti all'aumento dei residenti stranieri a Bressana. Assistenza minori in accordo con i centri psicosociali ASL di Voghera e Stradella, vaccinazioni antinfluenzali a partire dal 2004, ritiro e consegna esami del sangue erogati nell'ambulatorio di Bressana. Molti altri servizi sono stati svolti in convenzione con il Comune, a partire dal '98 ad oggi, che vede la presenza dell'associazione, nel tavolo tecnico, del

Enzo Magrotti distretto di Casteggio nei piani di zona. Attualmente, il Comune ha stipulato una convenzione per acquisire fondi destinati ai servizi sociali". Quali sono le iniziative che vengono portate avanti e qual è l'apporto economico che viene destinato all'organizzazione degli eventi? "Per quanto riguarda gli eventi, vengono finanziate le gite ed è stata avanzata, già dalla nascita della Onlus, una richiesta per il centro delegazione anziani, che purtroppo non è ancora stato realizzato. Annualmente, vengono realizzati vari appuntamenti: nel mese di Maggio, la raccolta fondi Filo D'argento, presso la sede Auser; nel mese di Giugno, l'iniziativa promossa dal Comitato Pavia per Chernobyl; l'8 Dicembre, il pranzo sociale aperto a tutti i soci e simpatizzanti". Come sono i rapporti con l'amministrazione con

BRESSANA BOTTARONE

"nata in origine a casteggio, si è poi estesa a Bressana nel 1997"

l’amministrazione comunale? "A partire dalla fondazione della Onlus, nel 1997, è stata firmata una convenzione dalla Giunta Comunale Fasani poichè l'associazione non era ancora stata riconosciuta come Onlus Comunale. Dopo due anni, la convenzione è stata stipulata e sono stati forniti i servizi". Parlando di amministrazione interna alla Onlus? "Alle attività dell'Auser Bressana Onlus si devono aggiungere l'attività organizzativa delle risorse umane ed economico-finanziarie, svolta prevalentemente dal Comitato Direttivo, e le attività amministrative svolte dall'ufficio sede dell'Associazione (quali la registrazione e l'ordinamento della documentazione relativa agli interventi fatti; la ricezione delle chiamate telefoniche; Filo D'Argento, etc.etc). In particolare, le attività amministrative ed alcune operative, come la socializzazione domiciliare, vengono svolte da volontari temporanei (generalmente studenti curiosi di conoscere più da vicino la realtà del volontariato) che aiutano così l'associazione a raggiungere i propri obiettivi". Quante persone usufruiscono dei servizi dell'Auser? "Le persone che usufruiscono dei servizi dell'Auser sono in maggioranza anziani, bambini, minori, portatori di handicap. In particolar modo, usufruiscono delle iniziative relative alla Onlus, i servizi sociali e le cooperative". Esiste a Bressana un'associazione che, come la vostra Onlus, si occupa dei bambini? "No, a Bressana esiste solo un asilo nido e una scuola materna".


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BRONI

"Non sono presenti molte attrattive per la mia età"

"Rispetto al periodo invernale, la situazione cambia notevolmente in estate"

Di Elisabetta Gallarati

Broni nella stagione estiva sembra voler uscire da un silenzio durato ormai troppo anni: con le sagre e le sue attività serali sta tentando di far smuovere qualcosa nei giovani e abbiamo quindi pensato di dare la parola a loro, che siano abitanti o assidui frequentatori del suo centro. Vogliamo sapere che cosa pensano di questo paese e abbiamo posto loro delle domande alle quali, ognuno a suo modo e a propria esperienza personale, ha risposto in maniera sincera e disinteressata, per renderci partecipi di quella che è, oggi, l’immagine di Broni agli occhi di un ragazzo. Cosa pensi della movida e delle serate estive che si svolgono a Broni? L’estate è appena iniziata, come vedi la presenza dei giovani nel centro di Broni, rispetto al periodo invernale? E rispetto agli anni passati? Martina Rossini: "Essendo appena iniziata l’estate, non si è ancora visto un boom di giovani, anche perché si deve considerare che è in corso ancora la maturità. Quello che posso dire è che rispetto al periodo invernale, la situazione cambia notevolmente in primavera/estate, ma perché è tutto il contesto a migliorare. Broni, negli anni passati, ha avuto un buon afflusso di persone giovani, il quale però si è perso un po’. Ora si nota una bella ripresa a livello generale". Mario Santaniello: "La movida bronese è sicuramente aumentata, negli ultimi due anni, grazie, a mio avviso, alle nuove gestioni giovani dei locali più rappresentativi, e forse anche grazie alla nuova giovane giunta comunale (anche se si notano sempre alcune lacune, che spero col tempo, vengano appiattite). In estate, come è ovvio che sia, la presenza di giovani e meno giovani nelle zone centrali, aumenta, ma credo ovunque. A Broni, dove esistono ancora realtà di ragazzi che si approcciano ancora in piccole compagnie, questa cosa si nota molto: in passato quando la vita dei ragazzi era meno vincolata dalla rete e dalla tecnologia, questo fenomeno era meno evidente". Mattia Fellegara: "A mio avviso, a Broni non c’è una grande movida, ad eccezione di Broni by Night, che sembra richiamare gente di tutte le età, forse più per abitudine, che per un reale interesse. Nel periodo invernale poco e unico luogo di ritrovo è il bar Commercio". Silvia Vercesi: La movida bronese, rispetto agli anni passati, è sicuramente aumentata e questo ha portato ad un maggior afflusso di giovani frequentatori del centro. Credo sia una grande opportunità per la cittadina che sta guadagnando terreno rispetto ad altre città vicine come ad esempio Stradella, che da anni si è affermata come meta prediletta nel weekend, per tutti i giovani della zona". Samuele Colombi: "Nonostante Broni abbia una certa difficoltà, rispetto a Stradella, ad attirare i giovani nei locali, negli orari serali, ho notato che quando vengono organizzate manifestazioni come il Broni by night, o altre simili feste serali, il paese si anima di ragazzi e anche di famiglie. Sicuramente, come tutti i posti, il periodo estivo è più vivo e movimentato di quello invernale, proprio per l’organizzazione di eventi concentrati quasi tutti in primavera/estate e quasi nulli invece in inverno. Rispetto agli anni passati, ho notato che la nuova amministrazione comu-

nale è sempre più sensibile nel rilanciare il paese, proponendo sempre più occasioni mondane". Che locali frequenti solitamente in settimana? Broni blue night, la sera, è frequentato da ragazzi della tua età? Martina Rossini: "Personalmente in settimana, quando non lavoro, tendo a non passare le sere a Broni, ma nel paese in cui vivo (a pochi km da Broni), o a Samuele Colombi casa di amici. Nel fine settimana, sempre tenendo conto degli impegni lavorativi, solitamente mi piace andare alle Fonti di Recoaro, una discoteca, appunto, di Broni. Al Broni by night devo dire che mi sembrano presenti tutte le fasce di età, anche perché ci sono attrazioni per tutti…ma i giovani sono sicuramente in gran numero superiori al resto dei presenti". Mario Santaniello: "Personalmente, amo cambiare sempre fra vari locali e ristoranti; mi piace passare da quelli più giovanili nelle zone del centro, a quelli più periferici frequentati da persone anche più mature. Se dovessi stilare una lista personale, direi che: nel week end il posto ideale per fare un buon aperitivo è Il Gallo ribelle, ottima enoteca; come pizzeria, sicuramente la Pizzeria Centro, un’istituzione del paese; per un drink post-dinner sicuramente il bar Commercio o il bar Indipendenza; in settimana un ottimo bar per delle colazioni è il Bar Grande. Non vorrei escludere nessuno in realtà, però una menzione la merita ancora il ristorante Risto-Peng di Piazza Italia, con la sua cucina asiatica. In Estate, con l’evento Broni by Night, il Paese si anima e devo dire coinvolge davvero un’alta percentuale di giovanile fra i 12 e i 30 anni, e la cosa è altamente positiva. È sempre bello vedere locali pieni e il centro popolato. Mattia Fellegara: "Il bar Commercio direi, anche se raramente. Il Blue Night è frequentato da ragazzi di ogni età, anche se prevalentemente adolescenti". Silvia Vercesi: "Personalmente mi piace frequentare il bar Commercio, dove trovo molti amici sia come frequentatori che come lavoratori all’interno, ma adoro anche scegliere realtà un po’ più intime come il Gallo Ribelle o il bar Richard". Samuele Colombi: "Il pubblico del Broni by night è vasto e raggruppa giovani di tutte le età e anche famiglie. Quando mi è possibile durante la settimana aiuto mia zia al Bar Grande, che in occasione del mercoledì sera è attrezzato con tavoli fuori e animazione serale come ad esempio gruppi e cantanti conosciuti in zona; per quanto riguarda il week end ci ritrova al bar Commercio, dove il target di età è sicuramente più vicino alla mia". Sono presenti attività attrattive e feste che corrispondono alla tua fascia d’età? Se ti venisse chiesto, cosa consiglieresti di organizzare a Broni, che manca ancora? Mario Santaniello: "Con la nuova giunta comunale c’è stato un incremento delle attività ricreative nel paese, alcune molto interessanti, come la Padella di Camogli, lo street food, il Mercatino di Forte dei Marmi, attività che si sono sommate alle feste già presenti nel territorio bronese, come la Festa dell’Uva, lo stesso Broni by Night e la Festa di San Contardo. La mia opinione, è che la strada sia quella corretta, inserire attività che coinvolgano prodotti enogastronomici è senza dubbio la cosa miglior, ben

Silvia Vercesi

Mattia Fellegara

Mario Santaniello

Martina Rossini

venga quelle che arrivano da fuori, ma io valorizzerei di più quelle che coinvolgono il nostro territorio, in questo caso specifico aumenterei la visibilità della festa del Vino e sicuramente un’altra cosa che immetterei, che si sta forse perdendo in Oltrepò, perché no, un bel carnevale bronese!". Mattia Fellegara: "Non sono presenti molte attrattive per la mia età, né per gli adolescenti in generale. Da un punto di vista gastronomico, mi viene in mente la Festa dell’Uva…ma forse si potrebbe fare di più per promuovere i vini e le specialità della zona di cui Broni è così orgogliosa. In altri paesi, so che d’estate ci sono numerosi eventi, ben pubblicizzati, che attirano moltissime persone e che sono un punto di riferimento, durante l’estate, anche per i ragazzi della mia età. Da un punto di vista più musicale, ad eccezione delle serate organizzate presso le Fonti di Recoaro, non c’è molto: sarebbe carino vedere organizzare delle feste musicali un po’ più giovanili, magari in collaborazione con bar e locali della zona, come un contest fra dj dell’Oltrepò; posso assicurare che sono in tanti i giovani che percorrono questa passione, ormai. A questo proposito, un’attività che è sempre più in voga in questi ultimi anni è la maratona: ne esistono di tantissimi generi e in molti paesi ormai è un evento fisso la “color run” dove si può correre, spesso a scopo benefico, fra le mura della città, accompagnati dalla musica di qualche dj. Sarebbe bello avere la possibilità di fare queste attività a Broni!". Silvia Vercesi: "Le idee di attività, negli ultimi anni, sono aumentate. Personalmente quella dello street food l’ho apprezzata molto, ma non bisogna fermarsi qui. Io consiglierei di organizzare più eventi sportivi, una maratona per esempio. Oppure più eventi ricreativi come una bella serata di cinema all’aperto approfittando della bella stagione". Samuele Colombi: "Sarebbe bello organizzare manifestazioni di stampo artistico/culturale per le strade di Broni, in cui potrebbero essere coinvolti giovani artisti bronesi, ma anche di zone limitrofe, in modo che possano mettersi in mostra cimentandosi nelle più svariate discipline artistiche".


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"non ce l’avremmo fatta senza il supporto dei nostri sponsor"

Di Elisabetta Gallarati Il teatro Carbonetti, in Via Leonardo da Vinci a Broni, ha riaperto al pubblico nel 2013, con una profonda ristrutturazione, che ha interessato non solo la facciata esterna, ma anche l'interno della struttura. Il teatro già negli anni '50 era stato trasformato dal teatro all’italiana tanto amato che era un tempo, a un'infelice sala cinematografica che rispecchiasse, tuttavia, le diverse esigenze del tempo: da qui, è stato realizzato il moderno edificio polifunzionale che vediamo ora. La stagione teatrale 2016/2017 si è appena conclusa e vogliamo ora interrogare il sindaco, Antonio Riviezzi e il responsabile del settore cultura e tempo libero, Ajardi Filippo, su ciò che è stato fatto e su quello che invece sarà attuato nel futuro. Sindaco Riviezzi, parliamo del Carbonetti; sappiamo che il teatro ha ormai aperto da qualche anno e che è stato oggetto, a seconda degli argomenti, sia di critiche, che di elogi: come è stata pensata, funzionalmente parlando, la sua struttura, riguardo al restauro? Su quanti posti a sedere può contare? "Dopo quasi 30 anni in cui la città è rimasta orfana del 'Carbonetti', storico teatro all’italiana che ha costituito, per tutto il territorio circostante, il punto di riferimento dell'attività sociale e culturale fin dalla sua nascita alla fine del XIX secolo, il 7 settembre 2013 il teatro è tornato a nuova vita con una cerimonia inaugurale che ha visto esibirsi il Maestro Giuseppe Mariotti, cittadino benemerito di Broni. La sua ristrutturazione, frutto di una lungimirante interazione fra il pubblico ed un privato illuminato in una logica di un equilibrato reciproco interesse, ha finalmente permesso alla nostra comunità di realizzare il sogno, cullato per anni, di far rivivere il Teatro Carbonetti che da quasi quattro anni non ha smesso di regalarci suoni, colori ed emozioni irripetibili. Durante la stagione appena conclusa abbiamo avuto diversi sold out e per accontentare le richieste abbiamo fatto anche delle repliche; i 368 posti distribuiti tra platea e galleria, frutto dell’opera di restauro, soprattutto in quest'ultima stagione sono quasi sempre risultati occupati da un pubblico appassionato e competente; tant’è che in questa stagione abbiamo superato le 5000 presenze, con un incremento di oltre il 30 per cento rispetto alla stagione precedente". Chi si è occupato della scelta del programma teatrale e dell’organizzazione degli eventi che si sono svolti al Carbonetti? "La stagione teatrale è a cura dall'Amministrazione Comunale, ideata partendo dai desideri e dalle richieste del pubblico e progettata in una logica di confronto e dialogo costruttivo con le realtà culturali della Città e del territorio circostante. Non solo, visto che il Teatro Carbonetti nasce e si propone come spazio polifunzionale, nell’ultima stagione si è lavorato molto nel ridotto con eventi collaterali organizzati dall'Associazione Amici del Teatro Carbonetti, che si è occupata, oltre che della promozione della stagione, anche nel far ‘vivere’ il teatro prima e dopo gli spettacoli, con ottimi risultati. Credo che anche per la prossima stagione ci attenderanno, anche in questo senso, grandi sorprese". A Stradella, il sindaco Maggi, ha affermato che il Teatro Sociale resta in piedi grazie alla part-

Antonio Riviezzi

nership con la Fondazione Fraschini di Pavia. A Broni, la gestione del Teatro è in capo al comune; Quali altre fondazioni e/o associazioni finanziano i suoi progetti? "A Stradella si è fatta la scelta di affidare la gestione teatrale all’esterno, mentre a Broni, dopo un anno di gestione esterna conclusa con la rinuncia da parte del gestore, si è deciso di optare per una gestione comunale. Naturalmente gestire un teatro non è facile, sia dal punto di vista logistico – amministrativo che da quello economico; non ce l’avremmo fatta senza il supporto dei nostri sponsor, sia quelli più strutturati che quelli locali, che io preferisco definire dei veri e propri ‘partner’, con cui lavoriamo fianco a fianco con reciproco entusiasmo e partecipazione e a cui va il sentito ringraziamento dell’Amministrazione. L’auspicio è che il Carbonetti diventi sempre più una vera e propria vetrina a disposizione delle eccellenze del territorio, un luogo alternativo dove proporre prodotti, progetti e collaborazioni agli spettatori del luogo ma anche a quelli, sempre più numerosi, che ci raggiungono, oltre che da Milano e dintorni, dal Varesotto, dal Piacentino, dal Cremonese, dal Piemonte e perfino dalla Liguria". Parlando del Carbonetti non possiamo non accennare alla critica che è stata mossa dalla minoranza comunale, sul finire del 2016, riguardo agli investimenti, per loro eccessivi, da parte del Comune nella gestione del Teatro. Ora, a conti fatti, che cosa si vuole rispondere a questa accusa? "In quell’occasione era stata fatta un po' di confusione, perché, un punto di vista contabile, occorrerebbe sempre distinguere i costi fissi dell’immobile, che in gran parte si avrebbero anche se il teatro fosse chiuso o affidato ad un gestore esterno, dai costi di gestione riguardanti la stagione. Senza entrare di nuovo nel merito della questione, quello che mi preme sottolineare è la diversa visione dell’Amministrazione Comunale e del Gruppo Unione Civica nei confronti della cultura: per noi è e sarà sempre un investimento, non un costo. Investire in cultura ha tanti significati: significa investire sui nostri giovani e nel sistema scolastico locale, sostenere le associazioni culturali e sportive della città, creare occasioni di sviluppo, fare promozione alle unicità e bellezze del nostro territorio, sostenere il commercio locale e le attività di Broni.

BRONI

Teatro Carbonetti: "Per noi è e sarà sempre un investimento, non un costo"

E tutti questi investimenti, lo scorso anno hanno inciso solo per l’1,8 per cento delle spese correnti del bilancio comunale, percentuale fin troppo bassa se paragonata a quella di altre realtà simili alla nostra". Parlando invece della programmazione 2016/17: come e per quale fascia di spettatori è stato pensato il palinsesto della passata stagione? Come sarà, invece, quello della prossima, si ha già qualche idea? Sarà più ricco di grandi classici (solitamente quelli che tirano il pubblico per la maggiore) o punterà, piuttosto, su autori più contemporanei e su un intrattenimento diverso? "La passata stagione è stata strutturata sulla base delle aspettative del nostro pubblico composto prevalentemente da adulti; l'intento di quest’anno è coinvolgere maggiormente i giovani; nella prima parte del 2017 abbiamo già avuto una buona risposta in questo senso dalle scuole che hanno utilizzato il teatro per i saggi e le recite di fine anno. La grossa novità della prossima stagione sarà proprio la realizzazione di una vero e proprio 'cartellone' di spettacoli per i ragazzi, con compagnie leader nel settore, nell’ottica di avvicinare anche le nuove generazioni al teatro abbassando l'età dei fruitori ma mantenendo una qualità altissima sul palcoscenico, caratteristica che ci contraddistingue. I grandi classici? Li si può vedere, con spettacoli di qualità, anche negli altri teatri della zona; non cerchiamo la competizione con i Teatri vicini, anzi: cerchiamo di differenziare l’offerta in una logica di completezza e sinergia con le altre realtà del territorio, inserendo nel palinsesto curiosità, novità, entusiasmo, perchè il messaggio e l'invito alla riflessione che il palcoscenico da sempre invia, non sia ostico ma graduale e piacevole e soprattutto non dimentichi la tradizione. Sono convinto che una comunità migliori la qualità della propria vita quando ha l’occasione di riconoscersi come tale, e un teatro serve esattamente a questo: autoriconoscersi; interrogandosi, ora con leggerezza, ora con profondità, sulla propria identità e sul proprio futuro, ed è proprio quello che cerchiamo di fare qui a Broni". Come è stato sfruttato il teatro dialettale nella stagione 16/17? Sarà uno dei punti di forza dell’anno prossimo? "Crediamo che il dialetto e il recupero delle tradizioni locali sia una realtà da preservare e valorizzare, perciò contiamo molto sulla collaborazione degli appassionati e sulla loro capacità di rinnovare e rivisitare la lingua locale. A tal proposito, ricordo che la nostra Compagnia dialettale dell'Oratorio di Broni è l’anima spirituale del Carbonetti; è solo grazie al loro impegno e alla genialità del loro maestro e fondatore, il compianto Mario Salvaneschi, in arte Lasarat, che Broni ha potuto, nei trent'anni di chiusura ed oblio del Carbonetti, ricordarsi di avere un teatro e una tradizione di rappresentazione dialettale di tutto rispetto. Per questo motivo, la compagnia dialettale dell’oratorio, fin dall’anno della riapertura del Teatro, ha l’onore di chiudere la stagione teatrale, e così sarà anche quest’anno".


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ii EDIZIONE MIGLIOR PRO LOCO O ASSIOCIAZIONE DELL'OLTREPO PAVESE

La Proloco di Rovescala è la migliore 2° Pietragavina, 3° Santa Maria della Versa Di Paola Dentice

Le prime tre classificate non nascondono il proprio entusiasmo e la propria soddisfazione, non solo una vittoria che ha permesso loro di "portarsi a casa" un consistente premio (oltre cinquemila euro in prodotti offerti da Consorzio Tutela dei Vini, Birrificio Oltrepò, Az. Agricola La coccinella e Belgioioso service), a il risultato di un lungo lavoro di intense pubbliche relazioni, dal passaparola a facebook, passando per amici, parenti e colleghi. A loro abbiamo rivolto alcune domande. 1)Vi aspettavate questo risultato? 2)In che modo vi siete attivati per ottenere questo alto numero di voti? 3)Quanti sono i vostri tesserati, associati? 4)Qual è la manifestazione "principe" da voi organizzata e per quando è prevista? 5)Ricevete aiuto dall'amministrazione comunale del vostro paese o da qualche azienda locale? 6)Come valutate questa iniziativa de "Il Periodico News"? 7) Per le vostre manifestazioni utilizzate prodotti dell’Oltrepò? Se si, quali? Se no, perché? 8) La popolazione risponde bene alle vostre proposte? 9) Cosa manca all’Oltrepò per diventare terra tu-

ristica d’eccellenza? 10) Secondo voi qual è l’evento meglio riuscito dell’Oltrepò? Alessandro Dellafiore Presidente Pro Loco Rovescala primo classificato: 1)"A parte il primo turno di votazioni dove eravamo secondi, negli altri tre siamo stati sempre primi. Quindi lo desideravamo fortemente, non tanto per la vittoria in sé, ma come riconoscimento per tutti gli sforzi che negli ultimi anni abbiamo fatto per poter fare il salto di qualità. Siamo orgogliosi di essere stati ripagati con la fiducia, da chi le nostre feste le vive sulla propria pelle". 2)"Newsletter e social l’han fatta da padroni. Abbiamo stressato tutti i nostri contatti e quest’ultimi han fatto lo stesso a loro volta. Colgo l’occasione per ringraziare ancora tutti quanti". 3)"I nostri soci tesserati sono circa ottanta". 4)"La Pro Loco organizza dalle dieci alle dodici giornate di festa durante l’anno. La manifestazione che porta la maggior affluenza è la Primavera dei Vini, ribattezzata Festa del Bonarda per dare lustro al prodotto principe di Rovescala. Nasce trentaquattro anni fa per regalare una giornata di festa a tutti coloro che, all’epoca, venivano ad acquistare il vino dell’ultima vendemmia. Si svolge, come in passato, tutte le domeniche di Marzo, il prossimo sarà il 35° anno. Attualmente abbiamo oltre 120 etichette in degustazione solo di aziende di Rovescala. Ogni domenica oltre alla degustazione – e qui devo ringraziare il no-

stro storico sommelier Luigi Pirotta, al nostro servizio dalla prima edizione! – la Pro Loco organizza lo stand gastronomico con prelibatezze locali, passeggiate guidate ed eventi in piazza per grandi e piccoli. 5)"Con le amministrazioni comunali passate e quella attuale c’è sempre stata sintonia con l’ unico obbiettivo di valorizzare a pieno il territorio di Rovescala e tutti i suoi prodotti. Per quanto riguarda i contributi il Comune ha sempre sostenuto la Pro Loco con un contributo annuale, altri contributi oltre al tesseramento, vengono dati dagli esercenti di Rovescala e dalle aziende agricole, che ringraziamo". 6)"Iniziativa valida e intelligente che permette alle varie associazioni di mettersi in discussione affidando il risultato al proprio bacino d’utenza. Questo concorso ci ha permesso di ampliare e fidelizzare la nostra lista contatti rendendoli parte attiva e decisiva del concorso. Con l’occasione saluto gli amici della Pro Loco di Pietragavina e i nostri vicini di Santa Maria della Versa, rispettivamente secondi e terzi". 7)"Il vino è solo ed esclusivamente di Rovescala per quanto riguarda il resto, tutti i prodotti sono tipici della zona.La cosa che vorrei far risaltare è che negli ultimi 6/7 anni abbiamo preso una decisione difficile ma giusta che ci rende enormemente orgogliosi e questa domanda mi da la possibilità informare tutti che circa l'80% dei prodotti enogastronomici consumati durante le feste, viene da aziende agricole e negozi non dell’ Oltrepo, ma di Rovescala, in questo modo proviamo a dare noi un contributo a tutti i


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Massimo Guidi, Donatella Lucente, Alessandro Dellafiore nostri commercianti. Probabilmente siamo una delle 7)"S' nelle nostre feste utilizziamo solo prodotti pochissime realtà che opera in questo modo. Per il dell'Oltrepo: vini, salumi, formaggi, e all'occorrenza restante 20% non essendoci produzione locale dob- patate esclusivamente di Pietragavina". biamo appoggiarsi altrove". 8)"Si , in modo particolare i villeggianti che durante 8)"Diciamo che la maggior parte degli abitanti par- l'estate trascorrono a Pietra le loro vacanze. Vorrei tecipa anche attivamente alle feste". non rispondere a questa domanda risponderò magari 9)" ’Oltrepo è una terra incredibilmente bella e con un'altra volta prodotti tipici che non hanno nulla da invidiare ad 10)"Domanda quasi inutile, perchè si sa: la Sagra altre parti d’Italia (e quindi del mondo) probabilmen- della Castagna!". te manca un po’ di coesione tra le parti. La materia Daniele Scarabelli Presidente Pro Loco Santa Maia prima c’è, eccome". della Versa 10)"è sempre la prossima che ci sarà a Rovescala. 1)"E' stata una sorpresa "auspicata". Quando si parcome Presidente, con queste due righe finali, vor- tecipa ad un concorso non si conosce l'esito fino alla rei davvero ringraziare il consiglio della Pro Loco: fine, ma si partecipa con la voglia di arrivare al poDelfo, Gustavson, Terry, Majo, Popina, Pamma, Ra- dio. Bellissima sorpresa!". mosh, Mila, Ale, Michi, Lilly e Micol, perché senza di 2)"Abbiamo utilizzato tutti i nostri canali di comuloro non si potrebbe organizzare alcuna festa.Vanno nicazione, via web principalmente, via telefono, poi ringraziati tutti coloro che danno una mano pri- whatsapp ecc... Abbiamo chiesto un aiuto a tutti i noma, durante e dopo le feste. Sono tutte persone spe- stri contatti, amici, cittadini e ai nostri sostenitori". ciali perché volontariamente mettono a disposizione 3)"I tesserati al momento sono poco più di una il loro tempo togliendolo ai loro vizi, ozi e alle loro cinquantina, ma con il nuovo direttivo costituito famiglie, giusto appunto vorrei ringraziare ancora quest'anno a gennaio, puntiamo ad aumentare il nuMicol e la nostra piccola Zelda, nata proprio in pros- mero degli associati". simità della vittoria a questo concorso". 4)"Difficile rispondere a questa domanda, è come Massimo Guidi Presidente Proloco Pietragavina dire qual è il figlio preferito. Abbiamo un calendario seconda classificata: di bellissime manifestazioni collaudate negli anni. 1)"No, perchè tra le pro loco e associazioni parteci- Abbiamo appena concluso tre giorni di festival con panti alla gara ve ne erano più grandi e consideran- Miss Maglietta Bagnata, serata dedicata al liscio con do che Pietragavina è una piccola frazione (conta l'orchestra Galassi e la serata disco con la Silent una circa 150 abitanti) del comune di Varzi dove operano manifestazione che ha divertito. In partenza abbiaalmeno cinque associazioni, era pressoché impossi- mo i serali di Tutti in Centro, una manifestazione a bile arrivare, non dico nei primi tre, davanti a queste cadenza settimanale che vede in programma spettaassociazioni". coli musicali, Street food e la presenza di bancarelle 2)"Contattando amici e conoscenti e invitandoli a vodi artigianato. Il Rock Valley Festival in tare per la nostra pro loco e grazie al passa parola programma a fine luglio che raccoglie die ai mezzi di comunicazione attuali siamo arrivati in verse band musicali da tutto il mondo e alto, del resto Pietragavina è già di per se in alto siache si danno appuntamento ogni anno qui mo a 800mt s.l.m",. a Santa Maria della Versa. I nostri eventi 3)"L'anno scorso i nostri tesserati sono stati circa vengo sempre pubblicati con largo anti200, ma la cifra varia di anno in anno e questo dicipo sulla nostra pagina Facebook: Pro pende molto dal gruppo e dalla loro voglia di impeLoco Santa Maria della Versa. Per finire gnarsi nel tesseramento. Quest'anno contiamo più di il Vinoffroad, ma ci torniamo dopo". 150 tesserati e questo è di buon auspicio in quanto la 5)"Sì, abbiamo ricevuto un contributo stagione estiva è appena iniziata". dall'Amministrazione comunale a soste4)"La manifestazione principe che la pro loco di gno delle attività. Molto importanti sono Pietragavina organizza è sicuramente la “Sagra deli contributi ricevuti dalle imprese locali la castagna”, manifestazione nata nel 1960 e come e da sponsor privati, che ringraziamo, e ogni anno si terrà la seconda domenica di ottobre, che contribuiscono con delle donazioni quest'anno domenica 8 ottobre. Senza ombra di dubper noi importantissime". bio è le prima “sagra” nata nella provincia di Pavia 6)"Riteniamo questa iniziativa molto impoi ne sono arrivate molte altre scopiazzando ovviaportante per far conoscere la nostra remente dalla nostra, ma la prima è sempre la prima... altà e i nostri programmi. Abbiamo cree si sa la prima non si scorda mai". duto da subito al concorso, ringraziamo 5)"Sì, la Proloco di Petragavina riceve un contributo anche gli sponsor che hanno consentito dal Comune di Varzi". la realizzazione di questa bella iniziativa. 6)"Buona perchè coinvolge molte persone". Abbiamo partecipato con grande entusia-

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smo e sana competizione ed è stato stimolante seguire e vedere l'evoluzione del nostro posizionamento". 7)"In tutte le nostre manifestazioni utilizziamo i prodotti della nostra terra e della nostra tradizione enograstronomica. I vini delle nostre cantine, le specialità culinarie e cerchiamo di riproporre piatti tipici e ricette che spesso non si cucinano più in ambito famigliare oggi, ma che appartengono alla nostra tradizione e abbiamo il piacere di riproporle". 8)"Qui tocchiamo un tasto dolente... Le nostre manifestazioni sono particolarmente apprezzate dai paesi vicini, da coloro che vengono in Oltrepò per una gita fuoriporta o coloro che hanno in questa zona le case

del week end. I nostri cittadini non rispondono, ad oggi, in termini di presenze, come vorremmo. Questo è e sarà un punto molto importante del nostro programma per gli anni futuri affinché il nostro lavoro e i nostri sforzi siano orientati a riportare la gente di Santa Maria della Versa a gremire le vie del centro e la piazza". 9)"Questo territorio soffre da tempo le vicende legate alla nostra Cantina sociale che per anni è stata il fiore all'occhiello di tutto l'Oltrepò pavese e importante elemento trainante per l'economia del territorio. Oggi serve fare rete: tra le imprese, tra imprese e istituzioni e realizzare progetti di sviluppo economico. Serve un approccio moderno e innovativo per offrire ai turisti anche più esigenti alternative di qualità alle consuete mete turistiche del vino di altre zone sul territorio nazionale. La presenza di turismo dall'estero ci fa capire che la nostra terrà è apprezzata, anche se ancora poco conosciuta". 10)"L'avevo lasciata per ultima ma possiamo sicuramente dare questo titolo al Vinoffroad, una manifestazione ormai consolidata che si posiziona per importanza tra i primi tre raduni a livello nazionali nel proprio genere. E' una manifestazione che abbiamo terminato due settimane fa, viene svolta a maggio. E'un bellissimo raduno nazionale di fuoristrada realizzata a tappe, con percorsi che attraversano le nostre colline fino alla Valle Staffora. Due percorsi studiati per esigenze diverse, una Adventure e una Family. Ad arricchire questa esperienza le soste presso le nostre cantine e aziende agricole che offrono le eccellenze eno-grastronomiche del nostro territorio e che rendono questo percorso particolarmente gradito".


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"in città ci sono 800 appartamenti sfitti"

Di Elisa Ajelli

Ettore Brandolini, capogruppo di Prima Stradella, ha iniziato la carriera politica nel 2014, quando ha compiuto il tentativo di dare vita a una lista civica. Com'è andata nel 2014? E come mai la scelta di una lista civica? "Penso che in un comune relativamente piccolo come Stradella non abbia senso parlare di destra, sinistra o centro. Noi abbiamo fatto questo tentativo, alla fine non ci siamo riusciti ma ho ritenuto opportuno dare seguito all’impegno che mi ero preso che va, ho sempre detto, dal 2014 al 2019. Poi mi ritirerò e mi auguro che ci sarà un altro progetto di lista civica, magari anche più di uno, che si possa confrontare su programmi e su idee per il bene della città". Cosa ne pensa di Stradella attualmente? "Io non sono e non voglio essere critico a priori. Non bisogna per forza criticare sempre. Detto questo devo però sottolineare che su alcune cose noto che c'è una certa lentezza nel decidere e nell’intervenire. La questione dell'amianto è quanto mai emblematica". L'amianto è sempre un tema scottante: cosa ne pensa a riguardo? "A Stradella la situazione non è così allarmistica come invece è in altri posti, ma l’allarmismo può subentrare facilmente quando si parla di questo argomento. Broni ha una situazione sicuramente più critica rispetto a noi ma è anche vero che a Broni è da tempo stanno intervenendo. Qui si cercano soluzioni che poi non vanno in porto, si attende sempre la prossima possibile opzione per avere i soldi da investire nel progetto, magari abbassando il prezzo dell'asta del bar dei giardini. Che sappia io, però, è dal 2014 che è in vendita, colpa magari del fatto che non c'è più quel mercato di una volta. Basti pensare che in città ci sono 800 appartamenti sfitti". Tornando al discorso prettamente tecnico, nel 2013 il comune è stato obbligato a fare una valutazione ed è emerso, per quanto riguarda il palazzetto dello sport che è stato costruito nel 1981, un punteggio e sono stati dati tre anni di tempo per intervenire. Ma in questo lasso di tempo sono state fatte altre cose, le poche risorse disponibili sono state destinate ad altro e non si aveva la piena consapevolezza che si doveva intervenire prima per rimuovere l'amianto. Non è successo nulla finchè non ho fatto una mozione in consiglio comunale, che tutti hanno votato: in tempi ragionevoli interverremo con la rimozione definitiva". Ci sono altre problematiche forti secondo lei? "Sì, per esempio sul 'piano urbano e traffico'. Ottimo documento, ma solo sulla carta. Mi chiedo quando si interverrà davvero per sistemare alcuni dei punti più critici della città ovvero davanti alla stazione, nell’incrocio con via Po dove c’è il passaggio a livello e via Mazzini. È un progetto che ha un suo costo e per adesso risorse non ce ne sono. In alcuni punti della città, anche vicino a casa mia si sono guastati dei lampioni. Può succedere, è vero. Ma nel frattempo è cambiata la ditta che ha in gestione la manutenzione. La nuova azienda A2A è subito intervenuta per cercare di risolvere la situazione ma non aveva i pezzi di ricambio in quanto non li avevano in dotazione. Quindi ci sarà un nuovo piano, che nel giro di due/tre anni dovrebbe cambiare gran parte dell’illuminazione pubblica di Stradella e perciò fino a che non sarà fatto, i lampioni andranno a intermittenza.

Bisogna dire che la situazione degli enti pubblici è sempre difficile, ma qui è anche complicata. Si fa una fatica tremenda a vedere realizzata una cosa. Ripeto che non ho un giudizio negativo al 100% su Stradella come città ma certe cose potrebbero essere fatte meglio. Vedo che si interviene solo dove proprio non se ne può fare a meno" Ritornando all'argomento amianto, negli ultimi tempi è emersa la questione "incapsulamento" per il palazzetto... "Se ne era parlato ma non si fa più, perché è l’incapsulamento è una pratica che se fatta a norma di legge costa più della rimozione. Si farà, dunque, la rimozione e l’obiettivo del comune è farla nell’ambito del deficitamento energetico. Questo significa che si toglie l’amianto e invece di fare un tetto normale si metterebbe il fotovoltaico. Sarebbe davvero una soluzione ottimale, legata all’esito di un project financing: quindi bisogna trovare un privato disposto a investire in questo progetto e poi avere i vantaggi da questa produzione di energia elettrica con il fotovoltaico. è una cosa possibile ma non certa e per questo l’amianto andrebbe comunque tolto in fretta". Nella migliore delle ipotesi in quanto potrebbe verificarsi un progetto così? "Sicuramente a detta del sindaco ci vogliono dai 10 ai 12 mesi. Capisco che può sembrare strano ma i tempi della burocrazia italiana sono lunghi". Lei aveva parlato di utilizzare i soldi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui per procedere alla rimozione dell’amianto. "Non solo quello. Dunque, secondo il comune servono circa 130 mila euro per togliere l’amianto e rifare il tetto; secondo altri imprenditori privati forse un po' meno, ma non di tanto. Sono arrivati 66.500 euro nella casse del comune dal discorso migranti. Sono 500 euro per ogni persona ospitata a Stradella: il 10% viene destinato per incentivi a favore dei migranti. Il resto viene diviso in tante altre voci, la più importante per integrare le rette di chi non può pagare i costi degli ospiti della casa di riposo. Poi sono arrivati altri 66.000 euro dalla rinegoziazione dei mutui. Quindi già da qui sommando le due voci potevamo arrivare alla cifra che serviva per la rimozione. Ma non si può. Ci sarebbe un'altra opzione, proposta da me che non abbiamo fatto in tempo a discutere nell’ultimo consiglio comunale e che è stata quindi rinviata: siccome nel 2012 il governo Monti ha operato un taglio sul bilancio che non andava fatto si può tentare di chiedere, dopo una sentenza della corte costituzionale, il rimborso di 390 mila euro. Poco probabile che lo Stato dica di sì ma si può tentare. Dirò di più: la somma delle indennità di sindaco, assessori e consiglieri fanno circa 130 mila euro. Si rinuncia per un anno e si toglie l'amianto. A meno che qualcuno non ne abbia un comprovato bisogno, ma a quanto mi risulta direi di no. Basterebbe un anno. Certo è che se si riuscisse a vendere il bar dei giardini problemi non ce ne sarebbero più. Ma se alla ripresa dei consigli comunali a settembre il bar dovesse essere ancora invenduto, proporrò la rinuncia dello stipendio di tutti noi per un anno". Una notizia curiosa gira per la città in questo periodo: è vero che non si trova un custode per il palazzo del municipio? "è vero ed è il terzo caso. C’era un appartamento con

Ettore Brandolini

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"è giunto il momento di ragionare su una fusione di comuni, Broni e Stradella"

il custode alle scuole medie e non c'è più e ogni tanto vanno dei vandali a devastare il posto, c'era un appartamento delle scuole elementari e non c'è più (lì fortunatamente è in centro e grossi disastri non ce ne sono stati). Adesso c'è l’appartamento in comune: è sempre stato riservato ad un dipendente comunale che accettava di andare ad abitare gratis in cambio di impegno a aprire e chiudere il municipio in determinati momenti, ad esempio durante il consiglio comunale, durante mostre nella sala Magnani o durante riti di matrimonio. Nessuno dei dipendenti comunali ha però partecipato al bando. Se si dà l'appartamento a una persona che si impegna a fare queste attività e non è un delinquente si risolve magari il problema di qualcuno che non riesce a arrivare a fine mese. Mi risulta che in tanti abbiano chiesto ma il bando è riservato solo a persone del comune: nel prossimo consiglio discuteremo anche di questo". La questione migranti tiene sempre banco in città: "I migranti sono dentro ad un capannone, in tende e ci sono quindi problemi logici sia in estate che in inverno. Non è sicuramente la sistemazione ideale e poi bisogna dire che sono tanti. Ho sempre citato l'esempio di Bastida Pancarana: lì c'è un parroco africano e da lui vanno sistematicamente una ventina di migranti nigeriani che sono ospitati in un alberghetto di Castelletto di Branduzzo. Sono cattolici, fanno parte del coro e si sono integrati, addirittura uno fa il parrucchiere, perché era una figura che in paese non esisteva più. Ma centoventi persone in una comunità come Stradella, dove tanta gente già deve spostarsi a Milano o Pavia per lavoro, sono troppi e la vedo dura che possano integrarsi. Adesso pare che ci sia una sorta di rotazione e che i ragazzi rimangano qui solo poco tempo in attesa di una sistemazione migliore, anche se alcuni di quelli che hanno protestato sono qui da dieci mesi. Così tanto tempo in una tenda, con servizi igienici precari fa si che siano un po’ abbandonati a se stessi". Qual è la sua idea di futuro per la città? "Ho già manifestato questo mio pensiero tempo fa: secondo me è giunto il momento di pensare e di ragionare su una fusione di comuni. Se Broni e Stradella si mettessero insieme ci sarebbe tanta di quell’economia di scala! Si avrebbero maggiori risorse e migliori servizi. A cominciare dalla polizia municipale perchè diventerebbero 16 vigili distribuiti sui due comuni e sarebbe una bella cosa. E poi tante situazioni viabilistiche sono ferme perché sono a cavallo tra i due comuni: anche in questo caso le situazioni si risolverebbero più agevolmente.” Ritiene positivo il suo percorso politico fino ad ora? "Direi di sì. La soddisfazione maggiore che ho avuto in questi anni è quella di aver visto intitolare, dopo una mia mozione accettata in consiglio, il palazzetto a Don Ermanno, figura stradellina molto importante e che ha fatto parte della mia vita per lunghissimi anni. Al di la di un po' di polemiche ci possono stare, i rapporti con sindaco, giunta e altri consiglieri sono buoni. Con il sindaco mi conosco da quando eravamo ragazzini. Non è il caso di litigare per questioni politiche".


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"non è più una città, sembra un ghetto"

"Più che essere cambiata Stradella mi sembrano cambiate le persone" Di Elisa Ajelli

Stradella è veramente una città in degrado? Cosa ha portato la gente a poter affermare il declino o meno della città? Cosa si può realmente fare per migliorare la situazione? Sentiamo i punti di vista di qualche stradellino doc Roberta Carini, medico: "Io amo Stradella e per la mia famiglia è sempre stata come una piccola Parigi, non potrei mai vivere in un altro posto. Sinceramente non la trovo una città in degrado, o almeno non ancora, possono essere di sicuro fatte delle migliorie, come per esempio l'illuminazione delle strade: piazza Vittorio Veneto, per citarne una, non è valorizzata e alla sera è estremamente buia creando difficoltà al passeggio. Ho indelebili ricordi di quando ero bambina e posso affermare che più che essere cambiata Stradella mi sembrano cambiate le persone. In generale la gente mi sembra meno interessata alla città in cui vive... cosa che accade ormai ovunque. Se l’interesse non parte in primis da ogni singolo cittadino, enti e comune cosa possono fare? Ben vengano pareri, lamentele, critiche e soprattutto segnalazioni...Ecco le segnalazioni! Non dobbiamo aver paura di parlare e soprattutto non dobbiamo cedere all'indifferenza che ci porta a dire ‘tanto se non lo faccio io lo farà sicuramente qualcun'altro’. Riappropriamoci del nostro senso civico, insegnatoci a scuola, e non dimentichiamo mai le regole della buona educazione e del vivere in comunità. è troppo scontato dire che gli enti preposti fanno poco o niente, facciamo in modo che lo stimolo parta prima di tutto da noi, magari troveremo porte chiuse, magari dovremo farlo e rifarlo più volte ma alla fine la determinazione paga. Solo così facendo potremo avere il diritto di accusare chi non svolge il compito cui è stato preposto". Andrea Frustagli, imprenditore: "Il degrado a Stradella? Se si fa un giro a piedi, in bici o in moto per le vie della città non può non essere al centro dell'attenzione l'attuale degrado che si manifesta ogni giorno. Dai rifiuti abbandonati, senza colpa verso chi amministra ma semplicemente dovuto alla cultura del cittadino, alla mancanza di supporti per veder meno questo declino. C'è mancanza di attrezzature per aiutare a non sporcare e manca sempre la presenza costante di un operatore ecologico, che fino a qualche anno fa c'era. Poi il degrado c'è anche nella cartellonistica, sia segnaletica che pubblicitaria: a volte è inesistente e a volte troppo invasiva, basti pensare che ancora oggi, dopo le ennesime promesse di smantellamento dopo le elezioni, ci sono ancora cartelli pubblicitari e striscioni fatiscenti. Per non parlare dei cartelli temporanei che vengono spostati, rimossi, lasciati, trascurati e poi rimossi in tutta la città, un’immagine sporca e brutta devo dire. Infine, a mio parere, c'è anche un altro tipo di degrado ed è quello murale: ci sono troppi edifici che sono in cattivo stato di manutenzione… non viene applicata nessuna norma di obbligo di mettere in sicurezza lo stabile, nessun avviso… tutto tace".

Roberta Carini

Caterina D'Urso, imprenditrice e titolare di un bar: "Parlare di degrado a Stradella mi sembra un po' eccessivo. Forse è più simile a quegli studenti di cui si dice ‘ha del potenziale ma non si applica’. Sicuramente ci sono cose che non vanno bene, come l’illuminazione e l’arredo urbano, anche se l’attuale amministrazione ha annunciato interventi imminenti, quindi aspettiamo… Quello che manca, secondo me, è una visione, un progetto sul medio termine per far sì che Stradella possa diventare davvero la porta dell’Oltrepò. Abbiamo l’uscita dell’autostrada, le colline e le cantine a un passo e non si riesce a fare in modo che diventi un polo di attrazione turistica e il punto di partenza per escursioni enogastronomiche o itinerari naturalistici. Se nell’hinterland sono sorti così tanti agglomerati commerciali è perché siamo in una posizione strategica e gli unici a non accorgersene siamo proprio noi! Stradella ha il fiato corto, si è ripiegata su se stessa cullandosi su un passato che ormai non esiste più. Bisogna rimboccarsi le maniche, unirsi e rinnovarsi soprattutto. Puntare sulla cultura, sulla bellezza e sull’attrattiva, perché il degrado della città consegue sempre un degrado sociale, che sicuramente non porta beneficio né ai cittadini né alle attività commerciali, che risentono dell’appeal che Stradella non ha più come un tempo". Leda Mori, responsabile ufficio del personale: "Le cose da fare in città sono sempre tante e si da magari la preferenza alle priorità che a volte non sono visibili. Tutto è naturalmente perfettibile ma mi permetto di dire che Stradella è sicuramente all’avanguardia nei servizi sociali, nell’assistenza ai minori e anziani in difficoltà e ai diversamente abili. Onestamente l’amministrazione della ‘res publica’ come dicevano i latini è veramente complessa, molto più di quello che ai non addetti possa sembrare". Ilaria Ercole, maestra elementare: "Penso che Stradella sia sulla via del degrado. A livello paesaggistico e urbano la cosa che mi colpisce sempre di più è la brutta sensazione delle nostre strade piene di buche e di asfalto mal messo. Abitando in una frazione la situazione è ancora

Andrea Frustaglia

più evidente. Non si pretende molto ma un po' più di manutenzione sì e magari più spesso nel tempo. A livello di popolazione, quello che non mi piace vedere è questo viavai di ragazzi di colore che transitano a qualsiasi ora del giorno e della notte sulla via Emilia, senza giubbottini catarifrangenti, per essere visti meglio e in tempo. La nostra città, come le altre, ha fatto il suo dovere per accogliere queste persone, ma dovrebbero esserci regole più rigide per i loro comportamenti. Anche le persone che girano liberamente per le vie del centro o situate alle porte dei supermercati che chiedono elemosina o vogliono vendere qualcosa, a volte risultano un po' fastidiose e fuori luogo". Christian Orsi e Debora Basci, cassieri: "Cose da fare per migliorare la città ce ne sarebbero troppe e la parola degrado è assolutamente giusta, si può vedere in ogni angolo. Per non parlare poi del centro di accoglienza: è troppo pesante questa situazione, ovunque vai c’è qualcuno che bivacca. Non è possibile, non è più una città, sembra un ghetto. Dovrebbe essere una cittadina ridente… lo era anni fa, era tutto diverso, molto più pulito e curato. Adesso continuiamo a pagare tasse e basta. Non ci sono posti dove portare i cani ed è un’altra cosa che andrebbe risolta: capiamo che ci siano cose più importanti, ma tutto fa brodo e anche questo è un aspetto che andrebbe migliorato".

Caterina D'Urso


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"parlare di degrado a stradella mi sembra un po' eccessivo"

Francesca Zerbin, receptionist: "Parlare addirittura di degrado mi sembra esagerato. Stradella è una città che negli ultimi anni ha perso la brillantezza che la contraddistingueva da sempre come fiore all’occhiello dell’Oltrepò. Non so bene a cosa sia dovuto, forse chi dovrebbe occuparsene non ha la grinta e la voglia di chi c'era prima… certo è che è un vero peccato. Servirebbe credo maggiore attenzione alle richieste dei cittadini e maggiore disponibilità nell’aggiustare ciò che viene segnalato ripetutamente. Parlo di strade, zone, edifici… Stradella deve tornare quella di sempre". Gianni Baldini, impiegato direttivo: "Mi viene subito in mente la via in cui abito, che è vicino alle scuole elementari, e in cui non ci sono né marciapiedi né dossi artificiali, quindi ci sono auto che sfrecciano molto veloci. Questo dovrebbe andare di pari passo con il senso civico della gente, ma è anche vero che non ci sono persone preposte al controllo che vigilano sulle cose. Altra questione trascrivibile all’educazione dei cittadini è quella di chi porta i cani in giro e non raccoglie poi i bisogni. Certo è che se la città mettesse a disposizione dei sacchettini, come succede in altri posti, sarebbe una cosa molto positiva. Poi i giardini pubblici potrebbero essere migliorati, perché mi sembrano un po' abbandonati a se stessi, così come il verde di San Zeno che potrebbe essere messo più in risalto. Mi piacerebbe inoltre vedere aree dove si possa andare a camminare, a correre o in bici…Vedo che ultimamente stanno facendo lavori di ristrutturazione, ma ci sono ancora case ridotte male, e noto con dispiacere la situazione cassonetti, visto che tanti sono senza coperchio o rotti. Mi spiace perché Stradella è una bella città e dovrebbe essere valorizzata molto di più". Romina Vavassori, musicista: "No, per me non è in degrado. Io non giro molto per Stradella, ma in compenso sono molto in giro per lavoro e di cose ne vedo parecchie. Per esempio… io non faccio caso se ho vicino una persona di colore, perché andando nelle grandi città come Milano, una situazione così mi succede spessissimo. A me non interessa il colore delle pelle! Per me il degrado se c’è è delle menti, nell’atteggiamento delle persone. Abbiamo tante belle cose qui: il caffè concerto, il teatro che funziona bene, così come le scuole di musica e danza, l’Auser, l’università della terza età, i centri creativi…".

Deborah Leonello Deborah Leonello, titolare di un ristorante in città: "Penso che ci siano alcune cose che andrebbero sistemate e che la città andrebbe valorizzata molto di più. Prima Stradella era tenuta molto meglio. Certo è che, se paragonata ad altre zone in Italia, forse parlare di degrado è fin troppo… C’è un po' meno ordine rispetto a prima, ma niente di così troppo grave o allarmante. Certi post che leggo su Facebook mi sembrano un po' eccessivi". Martina Nese, studentessa universitaria: "Stradella è una città che ha molto potenziale ma che non è gestita al meglio, nel senso che magari ci sono zone molto curate e altre lasciate a se stesse. Non c'è omogeneità nella gestione. Inoltre, a parte dal punto di vista logistico-stradale, con molte buche, secondo me la città dovrebbe valorizzarsi anche dal punto di vista di chi ci abita: noi che ci viviamo non diamo una mano per il decoro sociale. Non c’è una convivenza pacifica tra le persone, l'ho notato anche in un gruppo apparso sui social network in cui c'erano molti insulti tra le persone, mentre dovrebbe esserci più unione e più senso di appartenenza a questa città che comunque è bellissima. Gli interventi che si possono fare sono a mio parere il migliorare le strade e i marciapiedi, che a volte non ci sono nemmeno, e aumentare iniziative a scopo sociale che rendano la città più viva e vivibile, anche se su quest'ultimo punto si sta molto migliorando". Diego Veronese, muratore: "Stradella è assolutamente in degrado: l'amministrazione non fa mai niente per noi cittadini e per le

strade comunali. Ci sono tante cose che non funzionano, come per esempio le tasse che fanno pagare sui rifiuti o il fatto di far fare la raccolta differenziata: ho visto con i miei occhi che poi tutti i rifiuti sono scaricati insieme… allora a cosa serve farla? Penso poi al centro dei migranti, sono troppi e così non si può andare avanti. La gente inizia ad avere paura e bisogna fare qualcosa. In primis secondo me, si dovrebbe cambiare chi governa la città e mettere regole. Loro fanno quello che vogliono e a rimetterci siamo noi che ci abitiamo". Simone Veronese, muratore: "Prima di tutto penso alle buche sulle strade: è diventato impossibile guidare e a volte per evitarle si rischia di andare nella carreggiata opposta. Poi i marciapiedi che sono diventati impraticabili e pericolosi e in particolare mi riferisco a quello che dal rione Badia porta all'ospedale. Vogliamo poi parlare dei lampioni in alcune zone della città che sono coperti dalle piante? Se si passa di lì alla sera sembrano vie dimenticate, la luce c’è ma è completamente sotterrata da alberi… Si sta parlando di vie comunali, non provinciali, quindi si potrebbero potare le piante e sistemare la questione. I giardini poi sono indescrivibili, ci sono lattine per terra, bottiglie rotte, sporcizia ovunque, monumenti tenuti malissimo e pieni di scritte e erbacce. è pericoloso per i bambini e per tutti. Il viale e i giardini dovrebbero essere una cartolina per chi arriva in città e invece sono tenuti molto male".

Martina Nese Martina Nese

Francesca Zerbin

Cristian Orsi

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"Abbiamo tante belle cose qui: il caffè concerto, il teatro che funziona bene..."

Diego Veronese


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"ci passò davanti il 'bomber' del paese... da qui il nome".

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"Chiamarsi Bomber nasce durante una serata fredda e nebbiosa fuori da un bar di Stradella" Di Elisabetta gallarati

"Chiamarsi Bomber": questo nome non vi sarà nuovo, è conosciuta al pubblico come una pagina facebook inerente al calcio e al mondo dello sport in generale. Si tratta di un gruppo di ragazzi dell'Oltrepò, che hanno sfondato nel mondo dei social (e non solo), creando questa attività, inizialmente anche solo come un passatempo fra amici, battezzando la loro fama, anche a livello nazionale, grazie esclusivamente alle loro forze e alle loro idee innovative e divertenti, rendendosi propriamente uno dei punti di riferimento dell'informazione sportiva nella loro zona. L'Intervista è rivolta a Riccardo Russo e Giammarco Brega, i fondatori e attuali proprietari della pagina, pronti a spiegarci la loro esperienza e il loro coinvolgimento in questa vivace vicenda. "Chiamarsi bomber", o meglio, "Chiamarsi bomber tra amici senza apparenti meriti sportivi" che cos'è? Noi conosciamo la pagina facebook, inerente al calcio, che è apparsa a tutti noi, qualche anno fa. Insomma, siete sulla bocca di tutti da qualche anno ormai, ma: chi siete? Quali sono le vostre storie? "Chiamarsi Bomber nasce durante una serata fredda e nebbiosa fuori da un bar di Stradella. Sì, proprio così, all’inizio era solamente un gioco. In quel perio-

Riccardo Russo e Giammarco Brega do, fine 2010, Facebook era completamente diverso. Le fanpage, come quelle famose che tutti conosciamo oggi, non esistevano… si creavano pagine dal nome lungo e possibilmente ironico. In quella serata fredda di dicembre, ci passò davanti il 'bomber' del paese. Un tipo un po' scontroso, che saluta a fatica e che gioca come attaccante nella squadra locale. Davanti ad una birra ci siamo chiesti: ma perché lo chiamano bomber che non segna mai? Ecco, da qui nasce il nome per intero della nostra pagina. Credevamo fosse un fenomeno locale ed invece evidentemente l'Italia è piena di bomber senza apparenti meriti sportivi…

Siete sempre stati voi i componenti del gruppo o c'erano altri ragazzi prima? "Ad oggi quelli che si occupano a 360 gradi della pagina siamo noi due: Riccardo e Giammarco. In realtà il gruppo è ben più folto ed inizialmente contava molto sugli aggiornamenti e la creatività di: Alessandro fondatore con Riccardo ed in seguito di Alberto e Filippo. No per tutti, però, è diventato un impegno a tempo pieno. Abbiamo in seguito aperto una Srl e almeno per Riccardo questo è oggi il primo lavoro. Oggi abbiamo inoltre tre ragazzi che si occupano di aggiornare il sito www.chiamarsibomber.com quotidianamente, un grafico, un'agenzia che ci cura la parte commerciale e la fanbase che è la nostra vera redazione con segnalazioni e suggerimenti live". Oltre alla vostra campagna sui social, avete mai partecipato a programmi televisivi o radiofonici fino ad ora? Rimarrà nei vostri progetti futuri? "Sì, la cosa ci è scoppiata in mano. Siamo stati contattati da diverse web radio inizialmente, fino ad arrivare ad ospitate su Radio 105, RTL, M2O. Abbiamo fatto qualche capatina nel mondo Sky e per quasi un anno abbiamo tenuto una rubrica 'Tiki Bomber' nel programma Tiki Taka, condotto da Pierluigi Pardo. Non saremmo sinceri, se dicessimo che il mondo della TV non ci attiri. Ma non lo viviamo come un obiettivo


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proprio quella mia vostra attività: inizialmente, avete (Riccardo) e del mio guadagnato denaro dalla vostra pasocio, Giammarco, gina facebook? Ovviamente, dopo che non apparte- un primo periodo, sono subentrate niamo direttamente altre attività ad essa, forse più real mondo della mu- munerative. Inizialmente, invece, sica, ma per noi è quando la pagina fb era la vostra stata la prima espe- occupazione primaria, come ha rienza. Nel pezzo, funzionato il meccanismo di introiche si chiama ap- to di facebook? E Invece, ora, quapunto 'Come Bobo', li sono le occupazioni principali di prendiamo in giro "chiamarsi bomber"? bonariamente tutti "Essendo partito come un gioco/ quei personaggi che passatempo all'inizio non pensavasi sentono bomber mo certo di guadagnare. Tra l'altro ma che di Bobo (e da Facebook non si guadagna niente parliamo ovvia- direttamente. Anzi, la maggior parte mente di Christian della gente non sa che Facebook si fa Vieri), hanno ben pagare per comparire su più bachepoco. Organizzare il che possibili. video è stato ancora Ovviamente è cambiato col tempo, prima era più facile più complesso del- arrivare a tutti, oggi si investe quando possibile. Però "Chiamarsi Bomber" con Fedez la canzone stessa. Facebook è una grande vetrina. Ti permette di farti primario. Se arriverà la possibilità, di certo non ci ti- Dopo mesi di trattative siamo orgogliosi che sia uscito conoscere, ammirare da eventuali aziende, brand che reremo indietro". un prodotto di così alto livello con all’interno perso- vogliono investire su di te. E quindi nel settore calcio, Non si può negare il grande successo che state ri- naggi del mondo dello sport (Vieri stesso, Quagliarel- sport. Non è utopia pensare che tra qualche anno il scuotendo, sia a livello locale, che nazionale, tramite la, Viviano ma anche Militello) e dello spettacolo web web sostituisca anche a livello pubblicitario in tutto e i vari social, ai quali siete costantemente collegati: (Gli Autogol, nostri amici di Pavia, poi Elena Morali, per tutto quello che è la TV oggi. Anzi è molto probabiquali sono le vostre strategie per ottenerlo? Con Laura Cremaschi, Er Faina, Giammarco Valenza e le e attuale il fatto che molte aziende stiano investendo quali social lavorate? Non è difficile essere i primi tanti altri…). significativamente sul web". a rimanere aggiornati sui vari eventi sportivi di cui Girare un video è per certi versi stancante ma mol- Infine, se doveste parlare ai "giovani del giorno vi occupate? to divertente: all’inizio non è facile organizzare, devi d'oggi", che faticano non solo a formarsi in una so"Inizialmente non c'era alcuna strategia… Se non ar- adattarti agli orari di tutti, luoghi etc etc. Però in loco cietà come la nostra, ma che devono continuamente rivare il più possibile alla pancia dell'utenza. Condivi- è molto divertente ed il nostro video ha proprio l’obiet- reinventarsi per poter competere in un momento dere post divertenti, irriverenti, con un taglio genuino, tivo di far divertire". piuttosto difficile per l’economia italiana, cosa gli da bar. Prima di tutti gli altri. Ai tempi cominciammo Con quali altri personaggi del mondo dello sport o consigliereste? Non siete un po' la prova che, forse, col creare album di meteore della Serie A degli anni dello spettacolo avete collaborato? Avete riscontra- tutto è possibile se ci si crede davvero? '90, giocatori indubbiamente sopravvalutati. Poi la- to un ambiente positivo, in cui confrontarvi, fino ad "La nostra storia nasce effettivamente come una bella sciammo spazi ai bomber di provincia, i fan ci man- ora? 'favola'. Ai tempi eravamo tutti studenti universitari, davano selfie di loro in ascensore e le loro mirabolanti "Come detto prima, abbiamo avuto la possibilità di magari anche un po' 'fancazzisti', però, col tempo, ci (!) imprese a calcio/calcetto. Qualcosa che, in assenza collaborare con personaggi tanto lontani dal mondo siamo resi conto di aver creato qualcosa di molto vidi internet, nel passato non era stato sperimentato da del calcio del calibro come Fedez e J Ax. La loro New- rale e concreto. Ovviamente oggi, anzi da almeno un nessuno. Con orgoglio possiamo dire di essere stati i topia è molto attenta alle realtà che escono dal web paio di anni, c’è vero lavoro dietro al marchio Chiaprimi, o comunque tra i primissimi, in Italia nel mondo come dimostrano anche gli esempi di Rovazzi e Greta marsi Bomber. web-calcio. Menchi. Come sono loro? Il segreto non esiste, ci vuole certamente un pizzico di In seguito molti hanno percorso la nostra via, alcuni Fedez è tutto il contrario di quello che sembra, umile, fortuna ma è fondamentale credere sempre in ciò che sono stati anche più bravi e più creativi di noi, certo. disponibile e come si poteva intuire, di idee giovani. si fa. E soprattutto se la cosa che fai ti piace, ci metti Oggi, però, tra sito e vari progetti, abbiamo un piano Con J Ax abbiamo avuto meno rapporti, è comunque passione e creatività e la cosa può solo funzionare. Ineditoriale più dettagliato. Esiste un ordine di pubblica- un Personaggio. In TV abbiamo conosciuto Pardo, somma, in bocca al lupo a tutti i bomber!". zione, una vera programmazione. Però siamo rimasti un vero bomber; lui è genuini. Mai perdere le qualità che ti hanno contrad- così come lo vedi: con la distinto!", battuta sempre pronta, un Parliamo invece del vostro video musicale che è ap- vero intrattenitore. Anpena uscito su youtube. Avete inciso una canzone che Pio e Amedeo sono… che si chiama 'Come Bobo' e avete girato un video così. Inarrestabili, non musicale che, vantando già numerosissime visualiz- recitano. A Sky ci hanno zazioni, conta della partecipazione di alcuni perso- trattato sempre benissinaggi decisamente influenti, sia dello spettacolo, che mo, sentire dire da certi dello sport: come è stato incidere una canzone? E giornalisti e addetti al setcome è stato invece girare un video musicale? tore 'vi seguiamo sempre' "è una stagione particolare, interpretiamo già il senti- è un piacere immenso per mento di chi sta leggendo 'ormai tutti fanno le canzo- noi. La cosa invece più ni!', ed è vero. Però, questo nostro progetto parte da divertente e assolutamenmolto lontano… Quasi un anno fa contattammo i Two te senza senso è stata la Fingerz (Danti e Roofio, due famosi dj conosciuti nel conoscenza di Gianluca mondo della musica giovanile) per realizzare una can- Vacchi: lo scorso agosto zone nella quale spieghiamo cosa appunto intendiamo ci invitò al suo complenoi per bomber. Ai tempi era appena esplosa la Rovaz- anno, nella villa in Costa zi mania (dal cantante Fabio Rovazzi), ma noi proprio Smeralda e ancora oggi... come Rovazzi avevamo come agenzia l'etichetta disco- ci chiediamo il perché! grafica di Fedez e J Ax, la Newtopia. Proprio noi!". Proprio Fedez si è reso molto disponibile per metter- Credo che sia parecchia ci in contatto con le persone giuste, per realizzare un la curiosità dei lettori su prodotto di qualità. un aspetto un po' più Possiamo dire che sia venuto fuori proprio un bel tecnico, che riguarda la pezzo, orecchiabile, nonostante le voci cantanti siano "Chiamarsi Bomber" con Bobo Vieri


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"Non siamo la costola di nessun partito"

"Non è giusto che un parco bello come quello di Stradella sia in questo stato"

Luca Truddaiu

Di Elisa Ajelli Luca Truddaiu, giovane responsabile locale di Azione Democratica, associazione politico-culturale nata per promuovere iniziative per il bene del territorio e operosa su vari paesi, tra cui Stradella, Broni e Pavia, si sta battendo da tempo per portare all’attenzione dell’opinione pubblica un argomento che riguarda proprio la sua città natale. "Sono di Stradella e sono attivo sulla città con l’associazione che rappresento e vorrei denunciare, come avevo già fatto l’anno scorso, lo stato di incuria dei giardini pubblici. Mi riferisco soprattutto alla situazione del verde, che è decisamente fuori controllo, e dei monumenti dei caduti di guerra o di personaggi della storia italiana. Alcuni monumenti hanno parecchie scritte e graffiti, altri sono rovinati in altro modo. Alcune piante sono esageratamente espanse nella loro grandezza e coprono i monumenti. Penso inoltre alle piastrelle delle aiuole che sono di-

velte e rotte. È tutto mal curato a livello generale. Non è giusto che un parco bello come quello di Stradella sia in questo stato. Ci vanno talmente tante persone, talmente tanti bambini che è una vergogna avere un posto in questo stato. Il verde si sa necessita di molta manutenzione, sia per la potatura delle piante che per la buona tenuta delle aiuole. Adesso c’è molto caldo è vero, ma è una questione generale di tutto l’anno: tutto il verde va idratato nel modo corretto se no si rovina". Azione democratica ha portato in comune questa rimostranza? "La nostra associazione è esterna al comune, non siamo in consiglio comunale. Non ho avuto modo di parlare con il sindaco, ma la faccenda era già venuta alla luce su alcuni blog e social network… sono riuscito a parlare solo con qualcuno della minoranza…". Come avete quindi agito? "La nostra associazione nasce proprio per portare avanti iniziative di buon senso per il bene della città e mi auguro che venga preso sempre più in considerazione questo nostro pensiero sull’incuria. Non siamo la costola di nessun partito. Oltre a questo argomento dei giardini, abbiamo fatto vari dibattiti pubblici con vari temi, come per esempio sull’immigrazione e sul referendum costituzionale, avevamo portato avanti iniziative importanti anche in merito alla chiusura dell’asilo nido comunale a febbraio dell’anno scorso, dato che non ritenevamo corretta la cosa, vista la situazione economica delle famiglie utenti… e avevamo proposto di dare un contributo comunale (tenendo sempre presenti dei parametri Isee) alle famiglie più bisognose, in modo tale da eliminare

il gap tra la tariffa dell’asilo nido privato e quello comunale". Dopo questa denuncia per lo stato dei giardini, avete in mente di fare qualcosa di concreto come associazione? "L’idea è quella di riuscire a portare il più possibile all’opinione pubblica questo problema, perché a Stradella c’è una situazione di malcontento un po' generale, che non deriva solo dalle recenti situazioni microcriminali che hanno portato scompiglio e non necessariamente per la presenza del centro di accoglienza, ma anche per le aree verdi della città che non sono tenute come si dovrebbe. Già l’anno scorso, ad agosto, era stato trattato questo argomento, ma non è stato fatto nessun intervento e nessuna pulizia dei monumenti, né tantomeno una potatura delle piante e la sistemazione dei cespugli". C'è anche qualcos'altro che vorrebbe portare all’attenzione? "Sì, verso febbraio avevo inviato via pec al comune, ed era stata poi anche discussa in consiglio comunale, la proposta di realizzare un'area in città dedicata ai cani. Mi riferisco più precisamente ad una zona limitrofa alla poste: mi sono informato in maniera molto precisa e dettagliata, ho chiesto una visura catastale e ho trovato in questa zona la più adatta. Peccato che da quel momento non se ne è più parlato. Io avevo addirittura suggerito un regolamento con le normative nazionali e Asl. Era stato anche discusso in consiglio ma poi basta. So che potrebbe essere una cosa di molto interesse per molti abitanti della nostra città e, visto tutte le aree verdi che abbiamo, non capisco perché non possa essere realizzato".


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"Ora è diventato il vino che sta facendo morire tutti" Di Silvia Cipriano

Quando si parla di bonarda, solitamente si pensa alla Bonarda Piemontese; in realtà questo vitigno – nel nostro territorio composto tradizionalmente da croatina – nel 2010 ha ottenuto la qualifica DOC con la denominazione ufficiale Bonarda dell'Oltrepò Pavese. Secondo alcuni, il termine bonarda deriverebbe dall'aggettivo "buono" e si tratta di un vino legato alla quotidianità, da tavola ma con un "qualcosa in più"; è un vino sano, legato alla tradizione di queste terre, perchè i nostri nonni lo producevano con passione. I Produttori dell'Oltrepò Pavese hanno sentito l'esigenza di valorizzare questo prodotto e stanno compiendo notevoli sforzi – non solo economici – per elevare l'immagine di questo. Il loro obiettivo è far si che, quando si parla di bonarda, non si pensi più solo al Piemonte, ma anche all'Oltrepò Pavese. Abbiamo parlato con il coordinatore del progetto Cristian Calatroni e con altri due dei Produttori, Alberto Fiori e Claudio Bisi, rispettivamente di Santa Maria della Versa e di San Damiano al Colle. Calatroni come nasce questo progetto? "Questo progetto nasce circa un paio di anni fa, in concomitanza con la nascita del Distretto del Vino di Qualità. L'obiettivo era quello di proporre un vino territoriale; inizialmente si pensava di fare un vino di altissima gamma, però in quel momento era difficile, perchè tra aziende ci si conosceva poco e non c'era ancora feeling, per questo motivo ci è venuto in mente di fare un vino che parlasse del nostro territorio, ovvero la Bonarda. La bonarda è il vitigno più coltivato in Oltrepò Pavese con 3250 ettari, partendo dal confine rovescalese fino alla Valle Staffora. Il problema è che, per anni la bonarda ha dato da mangiare a tutti e negli ultimi dieci anni è diventato il vino che sta facendo morire tutti, perchè si è trasformato in un prodotto low-cost, soprattutto da GDO (basso scaffale). La maggior parte delle aziende in Oltrepò Pavese producevano e vivevano di bonarda, ma ora è diventato difficile". Fiori dice: "Il progetto parte dalla volontà di riqualificare questo vino. Vogliamo ridare la dignità che ha perso e trasmettere il valore aggiunto della nostra bonarda". Attualmente quante sono le aziende associate? "Il Distretto conta settanta e passa aziende, di bonarda in commercio ce ne sono quattordici". Cosa prevede il vostro regolamento? "Abbiamo voluto creare un disciplinare interno che parlasse di qualità e che si concretizzano nella filiera chiusa: grappolo d'uva in proprietà e bottiglia con proprio marchio. Nello specifico, devono essere rispettati alcuni parametri: una resa più bassa, un grado alcolico minimo di 12 gradi, un determinato grado zuccherino, una certa bollicina ecc... Questo disciplinare è stato creato più che altro per eliminare la confusione che negli ultimi anni si è creata nel consumatore, perchè quando questo compra una bottiglia di bonarda è difficile che sappia cosa sta comprando... tante volte la sua scelta si basa sul prezzo! A tale proposito, l'altro punto fondamentale del regolamento è il prezzo: la nostra bonarda non può essere venduta al di sotto dei 4 euro a bottiglia". "La bonarda che si trova a scaffale a un prezzo basso - continua Fiori - tendenzialmente è associata ad un prodotto di bassa qualità, ma probabilmente questa ha passato gli stessi controlli che ha passato quella ad un prezzo superiore...quindi non sempre il prezzo basso è

da associare alla scarsa qualità. Qui nasce la volontà di creare un prodotto unico, perchè se la bonarda viene venduta a prezzi diversi, non è detto che non abbia le stesse proprietà di quella di un altro produttore, e rischia solo di creare confusione nel consumatore. Quello che vogliamo è che il consumatore abbia un vino identificativo... non devono essere il prezzo o il produttore a creare l'identità della bonarda. Inoltre, ci affidiamo ad uno studio di consulenza esterno al nostro territorio che ci fa analisi e degustazioni". Bisi dice: "Il disciplinare è più restrittivo, quindi la qualità della bonarda sarà migliore". Qual è la caratteristica di questo vino? In cosa si differenzia? "Questo è il vino che hanno sempre fatto i nostri nonni e che ormai si fa fatica a produrre. È un vino che vuole riprendere la vera qualità della bonarda. Un vino che segue la filiera corta, tramite un'azienda agricola, vuole riprendere tutte le peculiarità per farne un prodotto di qualità: un vino piacevole, con la sua struttura e la sua anima e che possa stare sulla tavola di tutti i giorni. Deve essere inoltre un prodotto sano. A tale proposito abbiamo fissato il limite di anidride solforosa del bio. Non tutti i nostri associati sono bio (alcuni sono in fase di conversione), ciò non toglie che venga rispettato questo parametro (max 120 di solforosa totale); quindi anche se non sono bio, devono essere molto attenti a rispettare questa soglia". "La nostra bonarda dovrebbe rappresentare un prodotto di qualità, il top dell'azienda produttrice". Conclude Fiori. "Fare cose buone oggi è semplicissimo, ci sono tanti elementi in commercio che aiutano a taroccare il gusto rendendolo buono, ma ciò che per noi è importante è realizzare un vino sano - magari meno buono, ma fatto con elementi genuini". Sottolinea Bisi Come fate a far percepire al consumatore questa differenza, questa qualità? "Prima di tutto abbiamo voluto puntare sull'immagine della bottiglia (la Marasca), uguale per tutti i produttori; questo è il primo elemento di distinzione. Sarebbe bello se un giorno il consumatore davanti allo scaffale riconoscesse autonomamente la bonarda, semplicemente vedendo la bottiglia. Non è importante chi l'ha prodotta, la cosa fondamentale per noi è che il consumatore associ la bonarda (con la sua immagine) al nostro territorio". Fiori dice: "Se spieghi e racconti al consumatore di questo prodotto di qualità, lui percepisce il reale valore, quindi la sua scelta non sarà più basata sul prezzo, ma sull'esperienza che ha vissuto". Chi finanzia questo progetto? "Ci autofinanziamo. Ogni produttore mette un fisso, un tot per bottiglia. Abbiamo avuto qualche aiuto negli anni scorsi, però principalmente facciamo tutto noi.Il Distretto e i Produttori del Bonarda fanno un'opera di comunicazione e incentivazione di questa denominazione principalmente con le proprie risorse". Fiori come promuovete il vostro prodotto?

SANTA MARIA DELLA VERSA

"per anni la bonarda ha dato da mangiare a tutti"

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"La promozione la facciamo insieme al Distretto ed è affidata ad un'agenzia di comunicazione esterna; le risorse sono poche, perciò abbiamo dovuto fare delle scelte: principalmente viene fatta al di fuori del territorio; si tratta di cene in ristoranti stellati, degustazioni con esperti di settore e giornalisti, blogger ecc..". "Aabbiamo iniziato a posare i primi mattoni - prosegue Bisi, ogni singolo evento, ogni manifestazione, incontro ecc... servirà a costruire e far crescere il progetto. Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti fin'ora, ma c'è ancora tanto da fare". Calatroni pensate ad esportare il vostro prodotto all'estero? "L'esportazione all'estero esiste già in minima parte, ma è un discorso più complesso, perchè chi compra il vino solitamente è un importatore. L'importatore se compra una denominazione già forte (barolo, brunello, amarone ecc...) non avrà problemi a rivenderli, perchè il consumatore conosce la storicità; al contrario, se dovrà vendere la bonarda farà più fatica, perchè è meno conosciuta. Attualmente i vini dell'Oltrepò Pavese più venduti all'estero sono due: Pinot nero e grigio". Fiori se un produttore volesse entrare a far parte del vostro progetto, cosa deve fare? "Innanzitutto deve essere iscritto al Distretto del Vino di Qualità, dopodiché potrà far domanda al Presidente Fabiano Giorgi o al referente del progetto Cristian Calatroni". In generale, voi produttori dell'Oltrepò Pavese come fate a differenziarvi in questo mercato saturo? "Prima di tutto facendo qualità, che purtroppo non tutti fanno. Seconda cosa, voglia di muoversi. Siamo persone estremamente legate al territorio... nel senso che facciamo fatica a spostarci. Bisogna girare e vedere cosa c'è al di fuori, proprio per vedere come si muovono gli altri e magari, apprendere da loro, soprattutto dai loro insuccessi – per evitare di ripeterli. Bisognerebbe anche internazionalizzarsi, perchè l'Oltrepò ha un potenziale immenso, non solo legato al vino! Inoltre, sarebbe bello se le attività commerciali sostenessero noi produttori... l'Oltrepò Pavese parla di vino, salumi e riso, questo dobbiamo promuovere. Nei locali è più facile che vengano proposti prodotti di altri territori, piuttosto che i nostri... è una cosa sbagliata. La promozione è un lavoro che deve essere fatto da tutti... dovrebbe esserci più collaborazione e purtroppo c'è ancora troppo individualismo". Fiori dice: "Bisogna puntare sulla qualità e cercare di fare le cose in modo più preciso. Qui tanti fanno il vino, ma non guardano ai dettagli. Ci vuole passione sicuramente e un po' di scientificità". "Dobbiamo puntare sulla territorialità - fa eco Bisi - e dovrebbe emergere la differenza tra produttori e imbottigliatori; non è detto che entrambi abbiano come obiettivo la voglia di fare qualità". Calatroni quali sono i vostri progetti futuri? "Noi vorremmo che il nostro consumatore riconosca automaticamente la nostra bottiglia come una Bonarda dell'Oltrepò Pavese. Per questo stiamo investendo e continueremo ad investire risorse ed energia in questo progetto. Ci crediamo molto! Inoltre, ci piacerebbe anche allargare il numero degli associati".


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"Bisognerebbe puntare non su un ponte futuristico, ma su una struttura funzionale" Di Silvia Cipriano San Cipriano è un comune con meno di 500 anime. Storicamente conteso, durante il feudalesimo, tra Broni e Stradella, attualmente manifesta la sua voglia di "rinascere". L'impegno e gli sforzi che l'Amministrazione comunale, unitamente alla Pro Loco e alle poche attività commerciali, non è da poco. Certo è vero che, come per tutti gli altri comuni localizzati sulla riva destra del fiume Po, la situazione scomoda del Ponte della Becca, non gioca sicuramente a favore. Abbiamo voluto intervistare il Sindaco Marco Paravella. Paravella a San Cipriano esiste una nuova generazione che abbia voglia di far "rinascere" questo piccolo paese? "Sì, abbiamo molte persone che nella nuova amministrazione si stanno dando da fare per organizzare eventi e attività finalizzate a coinvolgere i nostri cittadini di tutte le età. L'amministrazione è composta da persone giovani (il più anziano ha poco più di cinquant'anni) e tutti si danno un grande da fare per far rivivere questo paese; anche la Pro Loco ci aiuta in tutto questo. Le persone e l'organizzazione ci sono, quindi da Sindaco sono più che soddisfatto". In questo contesto di crisi e di tagli ai comuni, San Cipriano riesce a fare investimenti? "Il comune di San Cipriano vanta 218 mila euro di avanzo di bilancio, ho fatto tre richieste al Ministero per poterle utilizzare, ma sono state rifiutate. Mi è stato autorizzato per fortuna uno spazio finanziario da Regione Lombardia, non è molto, sono 40mila euro; quindi, al di là del riscaldamento che faremo alla struttura polivalente (campo sportivo), abbiamo fatto un comunicato chiedendo a tutti i cittadini di darci una loro idea dei lavori che vorrebbero venis-

sero realizzati. Valuteremo le richieste più concrete dei nostri cittadini. Negli ultimi anni la popolazione locale tende ad abbandonare il piccolo paese per andare in città confermando un po' il trend del resto dell’Oltrepò sullo spopolamento delle valli? "Rispetto a qualche anno fa, qualcuno sicuramente ha preferito andare in città, tendenzialmente preferiscono rimanere e continuare la loro vita in paese. San Cipriano è un punto abbastanza comodo, ad un passo dalla città!". L'indotto principale di questo comune da cosa è rappresentato? "L'indotto principale è rappresentato dalle 4/5 aziende presenti sul territorio e da un paio di aziende agricole". La viabilità sta diventando una grande problema per l'Oltrepò Pavese; Paravella cosa ne pensa della situazione del Ponte della Becca? "Io sono stato uno di quei Sindaci che ha partecipato attivamente a tutte le manifestazioni relative al discorso Ponte della Becca; questo ponte va sicuramente sostituito. L'unica cosa che mi lascia perplesso è un po' la questione dei costi; vista la situazione in cui si vive oggi, viste le ristrettezze finanziarie, a mio parere bisognerebbe puntare non tanto su un ponte 'futuristico', ma su una struttura funzionale, che abbia costi più sostenibili. Pensare di andare a costruire un ponte nuovo e spendere un sacco di risorse finanziarie, non lo trovo molto sensato. Bisogna considerare la soluzione più pratica e meno dispendiosa e soprattutto la più tempestiva". Attualmente le persone che lavorano alle dipendenze del comune quante sono?

SAN CIPRIANO PO

"il comune vanta 218 mila euro di avanzo di bilancio"

Marco Paravella

"I dipendenti comunali sono quattro. Il comune di San Cipriano è uno dei fortunati, perchè ha tutti i servizi coperti. Poi ci sono una decina di persone che fanno volontariato, con la Pro Loco e altre iniziative sociali". Al di là dei progetti strutturali, avete progetti per far "rinascere" San Cipriano? "Ci sono alcune idee che stiamo valutando per cercare di dare più vita al nostro paese, ma non è facile. Purtroppo San Cipriano non ha vocazione storica, quindi diventa difficile attirare gente. Si cerca di coinvolgere l'Amministrazione, la Pro Loco e le attività commerciali, organizzando più eventi possibili, soprattutto durante l'estate. Chiaramente tutto dipende dalle disponibilità economiche e dagli sponsor che riusciamo a recuperare. La corsa cicloturistica organizzata della Azienda Sapici, che facciamo ormai da una decina d'anni, attira un gran numero di amatori; è una di quelle manifestazioni che cerchiamo di mantenere viva".


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"a voghera Una nota dolente è la biglietteria"

Di Agata Alba In migliaia giornalmente si spostano dall'Oltrepò per raggiungere il proprio luogo di lavoro o di studio percorrendo in treno le tratte che passando da Pavia arrivano a Milano e oltre, ed i disagi sono direttamente proporzionali all’ampio bacino di utenza "servito". Non ultimi i disagi causati periodicamente dai vari sciperi nazionali del personale del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, per non parlare poi dei frequenti furti di rame e dei guasti alle solite stazioni. A maggio l'ultimo di tanti "intoppi": il cortocircuito alla cabina elettrica che ha mandato in tilt tutto l’impianto, con blackout e sbarre rimaste abbassate a lungo nella stazione di Pizzale-Lungavilla, si parla di ritardi anche di 300 minuti. Abbiamo incontrato alcuni fedeli viaggiatori ai quali abbiamo chiesto di raccontarci un po’ della loro esperienza da pendolari. Antonio Debiase, impiegato, da quanto tempo viaggia e quale linea percorre? "Viaggio circa dal 2009/2010, non ricordo con esattezza, e come la maggior parte delle persone che incontro tutti i giorni, lo faccio per lavoro; la linea che utilizzo è quella che da Voghera va verso Milano e viceversa, di solito usufruisco del treno 2180 che da Sestri levante transita da Voghera e 'muore' a Milano centrale e al pomeriggio prendo il treno 2165 che da Milano centrale transita da Rogoredo e 'muore' ad Arquata Scrivia". Quali sono i maggiori disagi da lei subiti? "Faccio prima a dirle le note positive che quelle negative... di positivo c’è che arrivo a destinazione sia al mattino che alla sera! A parte le battute, i disagi sono quelli comuni a tutti i pendolari: treni ormai obsoleti ed inadeguati. alcune carrozze non hanno l'aria condizionata che funziona e ti assicuro che di questi periodi è estremamente necessaria, con il risultato che la maggior parte dei pendolari si rifugiano, accontentandosi anche di viaggiare in piedi, in questo miraggio fresco, altre volte mi è capitato di viaggiare su treni dove i finestrini sono bloccati con delle viti e l'impianto dell'aria completamente spento o rotto (e la sicurezza? ma è omologata sta roba? e se una persona si dovesse sentire male?) e le porte di uscita sono rotte, quindi bloccate (però la voce registrata avvisa di questa cosa e si scusa a nome di tutti per il disagio) a volte i sedili sono rotti, sbullonati, inadeguati ai reali spazi che ci sono a disposizione, due pendolari non possono stare uno di fronte all'altro senza 'incastrarsi'. Quando piove in alcune carrozze entra acqua dai finestrini, senza parlare dell'odore di muffa". Dello stesso avviso è anche S.F., impiegata, che viaggia da circa 10 anni, per la quale "ormai i 5/10 minuti di ritardo sono diventati la regola" e lamenta a fronte di una evidente diminuzione della qualità del servizio fornito l’aumento ingiusto del costo dell'abbonamento. Elisa Sgorbini è una studentessa del corso di veterinaria a Milano, che spesso si reca però a Lodi, presso l’ospedale veterinario, per seguire molte delle lezioni che li si tengono. Lamenta i frequenti ritardi che sovente rendono difficile riuscire a prendere le coincidenze con le navette che collegano la stazione di Lodi con l’ospedale Veterinario e la necessità spesse volte di raggiungere Lodi parecchio tempo prima per evitare imbarazzanti ritardi alle lezioni: "Viaggio ormai

da circa cinque anni e nel tempo i problemi sono solo peggiorati. Oltre ai frequenti ritardi anche la pulizia è insufficiente, si viaggia con affollamento da scatola di sardine e la Polfer non fa controlli se non sugli intercity". Laura Sisti, impiegata: "Viaggio da dicembre 2001 su Milano dalla stazione di Bressana Bottarone, sulla tratta che da Piacenza, muove verso Milano, prendo di solito il 10576 all’andata ed il 10587 da Milano Rogoredo al rientro. Da marzo, però per mia comodità e per evitare le temperature da forno crematorio tipiche del regionale, causate dall’assenza dell’aria condizionata, mi reco a Pavia dove prendo il passante S13 che arriva a Milano Bovisa". Ed in caso di sciopero? "Preferisco prendere la macchina in modo da non avere problemi". Fa parte del Coordinamento Provinciale Pendolari e siete attivi anche attraverso un gruppo pubblico su Facebook, da dove nasce questa esigenza social? "Credo che il gruppo sia stato utile per esprimerci fra pendolari la nostra reciproca solidarietà e ad oggi è un valido ausilio per tenerci aggiornati in tempo reale sui ritardi e le soppressioni in atto sulla linea in tempo reale, visto che spesso ci si trova in stazione e non vengono dati gli annunci in tempi umani ed in media si accumulano 15 minuti di ritardi al giorno tra andata e ritorno". A proposito di ritardi, pare che Trenord riconosca una forma di rimborso agli abbonati al Servizio Ferroviario Regionale nel caso in cui non rispetti lo standard minimo di affidabilità previsto dal Contratto di Servizio, cose ne pensa? "Lo considero un contentino. I pagamenti del bonus, se riconosciuto in base ad una serie di calcoli rapportati al superamento del lo standard minimo di affidabilità, avviene a 60 o 90 ed in alcuni casi come quello dei ritardi dello scorso maggio che verranno conteggiati sul bonus di agosto in pochi avranno la possibilità di usufruirne perché magari, viste le ferie, non faranno l’abbonamento mensile in quel periodo". Sarebbe auspicabile l'introduzione di passanti anche sulle tratte oltre padane? Laura Sisti: "Diciamo che per noi pendolari che viaggiamo dall'Oltrepò l’introduzione del S13 è sta-

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Pendolari: "Di positivo c’è che arrivo a destinazione sia al mattino che alla sera"

to una fregatura, soprattutto per il ritorno, perché prima della sua introduzione su Bressana Bottarone fermavano sia le linee per Piacenza che quelle per Genova ed Alessandria che passano poi per Voghera ed invece adesso a Bressana Bottarone fermano solo le linee che vanno a Piacenza ed al rientro abbiamo solo un treno ogni ora e se perdi quello o se malauguratamente viene soppresso è un problema. Diverso sarebbe se la tratta del passante fosse ampliata fino a raggiungere l'Oltrepò". Antonio Dibiase: "Assolutamente sì, io invidio tantissimo i pendolari che da Rogoredo arrivano a Pavia grazie al passante S13. Treno nuovo, comodo, silenzioso ma sopratutto funzionante. L'ho usato un po' di volte per raggiungere Pavia e mi sono trovato benissimo. C'è da dire che molti Pavesi non lo usano e si riversano sui treni che vanno verso il Piemonte o la Liguria, magari sedendosi a scapito di altri che devono affrontare un viaggio ben più lungo. Avete l' S13, usatelo! Se arrivasse fino a Voghera io lo prenderei volentieri". Voghera risulta essere una stazione un po' vecchiotta ed alcuni hanno anche postato foto di cedimenti all'intonaco nel sottopassaggio che conduce ai treni... c'è anche dell'altro? "Ho visto anche io quei cedimenti, - dice Antonio Debiase - ma ho anche visto che stanno cercando di aggiornare la stazione sostituendo, per esempio, le vecchie panchine in marmo presenti sui binari, a mio parere più belle, con delle panche in metallo ed hanno messo dei cestini per i rifiuti sui binari. Una nota dolente è la biglietteria! Personale un po' lento e demotivato, orari non da pendolari e code chilometriche soprattutto a fine mese quando c'è il rinnovo degli abbonamenti cartacei... sì perché per chi ha il magnetico la coda si sposta al bar di fronte la stazione in quanto l'unico, insieme ad altri forse due bar, a poter ricaricare tale tipo di abbonamento". Sull'argomento biglietteria gli fa eco Elisa Sgorbini: "è un solo sportello aperto unicamente dalle 9 alle 12 e che certamente non va incontro alle esigenze dei lavoratori tantomeno degli studenti; 2 o 3 macchinette automatiche spesso guaste ed assolutamente insufficienti a smaltire in tempo utile la massa di gente in fila e le obliteratrici quasi tutte inutilizzabili".


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La Versa: "non si sono seguite logiche manageriali in favore di altre logiche"

"I produttori oltrepadani non esportano perché non hanno nulla che interessa i mercati esteri” Di Nilo Combi

Luca Buratti ex direttore commerciale della Cantina La Versa, ai tempi della Presidenza di Giancarlo Vitali e del direttore, Francesco Cervetti, ha intrapreso dal 2006, ultimo anno in Oltrepò professionalmente parlando, altre strade pur rimanendo sempre in ambito vino: Fratelli Martini, Togni ed ora è il Direttore vendite GDO San Marzano Vini spa. Non è oltrepadano, è "forestiero", nasce a Roma 55 anni fa ma da 53 anni vive in Lombardia e dal 1994 risiede a Mornico Losana. Segue con occhio professionale le vicende del mondo vitivinicolo e sull’operazione Gerry Scotti che tanto accende gli animi vitivinicoli oltrepadani dice: "è un’operazione che punta tutto su di lui ma non sul territorio. Si compera perchè c'è scritto Gerry Scotti anzi c’è la sua faccia e non perché è un vino dell’Oltrepò, la parola Oltrepò è scritta sul retro bottiglia". Lei è stato direttore commerciale di La Versa per quasi 5 anni, dal 2001 al 2006, gli anni che possiamo definire del trapasso… "Diciamo che sono stati gli anni in cui si è cercato di portare i conti della cantina in una situazione meno drammatica di come erano stati ereditati. Quando il direttore Cervetti mi contattò e mi assunse fu chiaro: ‘Si ricordi Buratti questa è una sfida, abbiamo due scelte o portiamo i libri in Tribunale o proviamo’. Io allora lavoravo per un’azienda marchigiana e vivevo in Oltrepò e mi piacque subito l’idea di fare qualcosa per l’Oltrepò. Siamo partiti ed è stato il periodo in cui i conti di La Versa hanno cominciato a migliorare, questo per merito non mio ma per i lavoro di tutti, Cervetti in primis, che io considero il miglior enologo esistente in Oltrepò perché sa interpretare perfettamente i vini oltrepadani". Lei conosce la realtà di La Versa e tutte le sue problematiche… Secondo Lei perché la Cantina La Versa ha fatto la fine che noi tutti conosciamo? "è andata a finire così perchè c’è stato mio giudizio un intervento molto pesante a livello politico o quantomeno non di tipo manageriale ad un certo punto della storia dell’azienda, non si sono seguite logiche manageriali in favore di altre logiche". Quali sono queste altre logiche di cui parla? "Probabilmente sono le logiche della visibilità personale, le logiche del creare consenso su una base sociale molto ampia a favore sempre di una propria visibilità oppure della necessità di portarsi a casa i voti dell’Oltrepo, brutto dirlo, ma quando si parla di politica ognuno fa il suo mestiere ed il mestiere del politico è portare casa i voti". La Versa è stata acquistata da Terre d’Oltrepò e da Cavit. In competizione per l’acquisizione c’era anche la Cantina Soave. Secondo Lei, da osservatore esterno, la soluzione del caso è stata positiva o sarebbe stata più utile e più redditizia la soluzione Soave? "Secondo me è stata una soluzione molto positiva, forse la migliore perché c’è una grande cooperativa trentina che è Cavit che sarà una valvola di sfogo per tutto il vino sfuso della ex La Versa e della Can-

tina di Broni che ne ha tanto da vendere e sarà una grande opportunità per l’unica cantina che ormai rappresenta il territorio, a parte Torrevilla che però ha un’altra territorialità, per avere un marchio che rappresenta l’Oltrepò e poi, guarda caso hanno preso un grande direttore commerciale che arriva proprio dalla Cantina di Soave". La Versa possiede ancora la tecnologia, il prodotto e la capacità manageriale per far rivivere gli antichi fasti del duca Denari? "No, La Versa non esiste più, dimentichiamoci le tecnologie e dimentichiamoci il know-how , oggi esiste un marchio che è stato molto forte e lo è tutt’ora con l’esigenza di essere rinverdito attraverso una buona politica di marketing. I fasti del duca Denari non sono assolutamente ripetibili perché il periodo storico non è più quello ed il mercato rispetto ai tempi del duca Denari è cambiato 10 volte". Il prodotto La Versa in quale fascia mercato si posizionerà? "Nel mio immaginario quando parlo di un prodotto La Versa parlo di spumanti e non di vini. La Versa in un’ottica teorica potrebbe fare un grande metodo classico perchè ne ha la possibilità ed il territorio ne ha la capacità e quindi potrebbe andare a fare concorrenza al Franciacorta piuttosto che al Trento doc, ed andarsi a posizionare su quella fascia di fascia di prezzo medio alta. è chiaro che per arrivare lì non basta fare un gran prodotto, è finito il tempo in cui ho un buon vino allora lo vendo, non funziona più cosi, ma è necessario un grande lavoro a livello commerciale e di marketing". In Oltrepò c'è una corrazzata rappresentata dalla Cantina di Broni e Casteggio, esiste poi una grande cantina come Torrevilla e poi ci sono tanti i piccoli produttori. Secondo lei questi piccoli produttori sono un limite o una risorsa per l’Oltrepò? "Sono certamente una risorsa se questi piccoli e tanti produttori capiscono che è finito il tempo in cui lo sfuso veniva ben pagato perchè c'era qualcuno all’interno della Cantina di Broni che sapeva dove andarlo a mettere, ora bisogna vendere la bottiglia e per poter vendere la bottiglia bisogna saper lavorare molto bene ed io personalmente di piccoli produttori che in Oltrepo sanno lavorare molto bene non ne vedo molti. Inoltre è necessario avere la capacità di produrre vini che richiede il mercato". Il mercato comanda… Quali sono i vini prodotti in Oltrepo che chiede oggi il mercato? "Sicuramente gli spumanti, non dobbiamo farci impaurire dal fatto che oggi il Prosecco vale il 70% di tutti gli spumanti italiani, è sicuramente fortissimo, ma c’è spazio anche per gli altri, bisogna solo saperselo conquistare. Le bollicine stanno incrementando dall' 8% al 10% in volumi ogni anno e finalmente oggi che la bollicina si beve a tutto pasto è un’opportunità da sfruttare. Invece per quanto riguarda i vini il discorso è molto complesso". Quale vino bianco ha l’Oltrepo pronto ad aggredire il mercato e conquistare quote importanti? "Il Resling perché è un vitigno con caratteristiche gradite oggi dal consumatore, se lavorato bene esprime profumi, bouquet, esprime corposità e una bella forza ed è questo che oggi richiede il mercato. Sicuramente non il pinot nero vinificato in bianco,

perché è già difficile spiegare perché vinifichiamo in bianco il re dei vitigni che tutto il mondo vinifica in rosso, figuriamoci a venderlo". Perché in Oltrepò vinifichiamo un pinot nero in bianco? "Noi non lo vinifichiamo in rosso perchè l’Oltrepò ha da sempre puntato sugli spumanti e quindi ha incrementato e piantato cloni per la spumantizzazione dove le bucce sono più resistenti e quindi tendono a non rilasciare il colore e si possono facilmente vinificare in bianco, perché lo abbiamo sempre venduto sfuso alla Franciacorta e non avevamo alcun interesse economico a cambiare la situazione che però non si è rilevata una scelta molto lungimirante". Abbiamo la capacità, la possibilità e lo spazio in Oltrepo di vinificare il pinot nero in rosso con i vitigni esistenti? "La capacità dipende solamente dagli enologi che si vanno a identificare e a scegliere come consulenti per le cantine. Tenga conto di una cosa: l’Oltrepò è un territorio, forse l’unico in Italia che non esporta, le 600 bottiglie di cui parlano molti piccoli produttori mandate in Giappone o In Cina o in Albania non è esportare, 2000 euro di roba non è esportare, non lascia alcun segno. Nel mondo il pinot nero è considerato il re dei vini e quindi noi abbiamo la possibilità di andare all’estero con un grande un prodotto, bisogna però capirlo, saperlo fare e intercettare le esigenze dell’estero perché è all’estero che va quel prodotto". Di enologi bravi in Oltrepò ce ne sono molti, quindi la scelta di continuare a vinificare in bianco è anche una scelta degli imprenditori oltrepadani. Perché a suo giudizio? "Provi a chiedere ad un produttore di salame di Varzi che fa salame di Varzi da cent’anni, di smetterla di produrre il suo salame per fare un salame ferrarese, non lo saprà fare. Non c’è la tecnologia, la capacità, il know-how e soprattutto non ci sono i cloni, vale a dire le caratteristiche di quella pianta di pinot nero, per la vinificazione in rosso. Oggi non verrebbero fuori risultati importanti, bisognerebbe iniziare a fare degli investimenti per ripiantare i vitigni, piano piano, in modo graduale, non è impossibile". Qual è il rosso su cui dovrebbe puntare l’Oltrepò? "Sicuramente il pinot nero vinificato in rosso con tutti i canoni del pinot nero basta andare in California, in Francia o in Australia e vedere come lo fanno, come lo vendono e che caratteristiche ha quel vino che esportano in tutto il mondo, quello ha le caratteristiche giuste che il consumatore mondiale gradisce . L'Oltrepo ha un altro problema: ha tanto vino, è quindi impensabile produrre solo pinot nero, ma bisogna cavalcare le mode ed i volumi, fatti dalla bonarda e dalla barbera e continuare a cavalcarli perché le aziende si devono sostenere". Dei vini attualmente in produzione in Oltrepò quale rosso ha più chances ? "Con una grande operazione di marketing, molto costosa, potrebbe avere molte chances il Buttafuoco, prodotto molto molto territoriale che se fatto bene ha caratteristiche interessanti, territorio molto piccolo e pochi produttori, pertanto ci vogliono tanti soldi per spingere un prodotto con caratteristiche come


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quelle del Buttafuoco, prodotto di nicchia poco conosciuto dal consumatore. Rimane la Bonarda che, anche se calante, è al quinto posto nella classifica di vendita per quanto riguarda i vini rossi in Italia, quinto posto vuol milioni di bottiglie, è anche vero però che la bonarda non la vende il produttore ma l’imbottigliatore, e la vendono sotto i 2 euro”. Perchè i produttori oltrepadani non esportano secondo lei? “Perché non hanno nulla che possa interessare in maniera importante ai mercati esteri. Se si parla con i produttori dell’Otrepò tutti esportano, ma se parliamo di numeri ed analizziamo quanto esportano, stiamo parlano del nulla. Personalmente quando ero direttore commerciale a La Versa, ho provato ad esportare ma ho riscontrato diverse problematiche: bonarda, il vino rosso frizzante all’estero non è capito, non c’è, esiste solo un vino rosso frizzante che è il Lambrusco che però è un’altra cosa, è Lambrusco. Poi è difficile far capire ad un distributore europeo, o peggio ancora extra europeo perché noi andiamo a proporre un vino rosso che nel mondo è fermo e noi lo andiamo a vendere frizzante. Vino bianco: noi proponiamo un pinot nero vinificato in bianco frizzante e lì ti guardano male, in primis perché vinifichiamo in bianco un pinot nero ed in più frizzante, all’estero i vini frizzanti non funzionano, se ne vendono poco, quindi l’Oltrepò che ha da sempre due cavalli di battaglia su cui ha puntato oggi si ritrova a proporli ad un mercato che non li accetta. Infine c’è lo spumante, neanche Berlucchi che è Berlucchi riesce ad esportare in maniera seria e questo perché all’estero lo spumante è Prosecco per l’Italia, una volta c’era l’Asti ora non più, Cava Spagnolo nei prezzi bassi e il resto è Champagne. Il metodo classico italiano oggi non trova mercato all’estero, o ci si abbassa al cava spagnolo, quindi 2/3 euro alla bottiglia al distributore oppure niente". Rosè: in Oltrepò il rosè con le bollicine è il Cruasè, ha possibilità nel mercato italiano e estero di sfondare? "Il rosè vale il 2 % del mercato del vino, parliamo di numeri molto piccoli. Il rosato oscilla tra il 2,5% e l’1%, perché le vendite di rosato hanno una ciclicità, in questo momento sta crescendo come era successo circa 10 anni fa, poi tornerà a calare inevitabilmente, perché il consumatore italiano non lo considera un vino importante ed interessante. Per quanto riguarda il mercato estero si vendono solo rosati fermi francesi". In Oltrepò pane e salame ha nutrito ed è stato occasione di festa e convivialità per intere generazioni. Il salame di Varzi non riesce a varcare i confini della Provincia di Pavia, è pur vero che lei si occupa di vino, ma avrà un’opinione sul perchè il Salame di Varzi non riesce a "sfondare" al di là dei 50 km di produzione? "Perchè il salame, i salumi in genere, i formaggi ed il vino hanno una linea comune che li unisce che è la territorialità, sono figli del territorio, appena si varca la provincia si trovano salumi, formaggi e vini diversi. Questo vuol dire che o si fa sistema attraverso la camera di commercio e le istituzioni preposte a creare delle attività di comunicazioni e di marketing sulle eccellenze agroalimentari del territorio, oppure risulta difficile andare a spiegare al consumatore romano che deve spendere 25 euro al kg per poter acquistare un salame di Varzi, è difficile se non si fa comunicazione. Sono necessarie attività che puntino sul prodotto e non sul produttore, vedi il prosciutto di Parma, il San Daniele, il Consorzio del gorgonzola, il parmigiano Reggiano, il Grana Padano, hanno investito soldi e tempo ed sono riusciti a crearsi degli spazi più o meno grandi".

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Luca Buratti “Piove governo ladro”… Anche in Oltrepò quando si parla di promozione del territorio molto spesso si dà la colpa alla politica. Ma gli imprenditori locali di colpe non ne hanno? "Ne hanno tantissime a mio giudizio. Molti imprenditori oltrepadani sono degli ayatollah, ognuno pensa di essere più bravo dell’altro, quindi ognuno rifiuta la possibilità di fare qualcosa insieme agli altri perchè lui lo farebbe diversamente e probabilmente meglio e ragionano in base al concetto: ‘ figuriamoci se io vado a spendere dei soldi per favorire un mio concorrente’. Non hanno ancora capito che la Franciacorta è forte perché esiste la Franciacorta e non perché c’è Bellavista o Cà del Bosco. C’è stata prima la Franciacorta poi all’interno della stessa ognuno ha fatto la propria strada ma prima hanno investito per creare il concetto unico di Franciacorta, in Oltrepò esiste il concetto del singolo produttore, il ‘me so pusè brav che ti’ e questo è un problema enorme". La politica oltrepadana oltre alle tavole rotonde e quadrate cosa può fare di concreto per promuovere o per tentare di promuovere l’Oltrepò? "Parlare di cose concrete legate alla politica è già un controsenso, però sicuramente la politica dovrebbe cercare di pensare meno al proprio tornaconto in termini di voti e già è difficile perché il lavoro del politico è proprio questo, e vedere più nel lungo termine. Imporre alla Regione di investire in infrastrutture viarie che sono la prima cosa, perché arrivare in Oltrepò è difficile. L’esempio della Broni Mortara rappresenta il terrore dei politici di inimicarsi i sindaci, la popolazione e gli ambientalisti… Oggi la popolazione risponde con la pancia alle cose, basta che qualcuno dica che cementifichiamo il territorio e tutti pensano ai poveri uccelli e ai poveri campi…. Il risultato finale è che l’Oltrepo è sempre più isolato, da tutti e da tutto". Siamo un territorio isolato e siamo stati considerati per tanto tempo dallo stato italiano e legiferati in tal proposito come zona depressa pur essendo al centro del triangolo industriale. L'Oltrepò nel turismo agroalimentare come può, stante la situazione stradale e viaria attuale, progredire? "Nel senese molte strade sono ancora strade bianche eppure il turista ci va e non solo perché c’è il Chianti o i salumi di Cinta ma anche perché ci sono borghi medievali bellissimi, castelli e luoghi da vedere. Oggi se si pensa di portare il turista in Oltrepò per fargli bere della bonarda o del pinot nero vinificato in bianco, si commette un errore. L'Oltrepò ha eccellenze da sfruttare e che potrebbero senza dubbio fungere da richiamo per i turisti: dal castello di Zavattarello a quello di Oramala, i borghi, l’eremo di Sant’Alberto, esistono posti di pace e tranquillità che la gente ama visitare. Il concetto è porta-

re qui il turista perché qui può avere qualcosa che in città non ha: la natura, il verde, la possibilità di piste ciclabili, di fare camminate e di percorsi attrezzati, una volta che il turista arriva allora successivamente gli faremo assaggiare i nostri vini, i nostri salumi ed i nostri formaggi”. Il livello di preparazione all’accoglienza delle strutture ricettive oltrepadane è pronto ed adeguato secondo lei? "Difficile rispondere perché non conosco bene il livello dell’accoglienza oltrepadana, posso intuirlo, posso intuire che probabilmente ci sono pochi alberghi o bed & breakfast in Oltrepò che possono offrire ben poco più di una camera quando invece un turista richiede anche altro. Però non si può neanche pensare di prepararsi al 100% a ricevere in modo adeguato il turista, iniziamo prima a portare la gente e poi sarà lo spirito imprenditoriale di chi vive in Oltrepò che sarà stimolato a crescere e far crescere. Per fare strutture di accoglienza ci vogliono soldi, la politica dovrebbe incentivare l’arrivo delle persone, perché la politica è la sola che può spendere del denaro senza avere un ritorno economico immediato”. In Oltrepò ci sono ristoranti e tantissimi agriturismi che negli ultimi 15 anni come funghi si sono proliferati. Lo standard degli agriturismi dell’Oltrepo a livello di offerta gastronomica è adeguato? “Intanto la formula dell’agriturismo secondo me è una formula calante e la formula che sta crescendo di più è il brad & brekfast ed è una differenza di sostanza: la gente non vuole venire a vedere una casa di campagna dove allevano le mucche e coltivano il grano, non gli interessa, vuole venire a stare bene, luoghi dove rilassarsi ed essere coccolata compatibilmente con la capacità di spesa e questo in parte manca in Oltrepò. Per quanto concerne la ristorazione le faccio un esempio molto semplice: alcune sere orsono sono andato a cena in un agriturismo oltrepadano, ho speso poco, 25 euro, ma purtroppo ho mangiato quello che avrei mangiato a casa mia e come vino mi hanno portato un gutturnio fermo della cantina val Tidone. Io non mi faccio due ore di macchina per mangiare quello che mangerei a casa mia, mi aspetto che un agriturismo all’interno delle colline oltrepadane abbia un buon salame, un buona coppa, dei tagliolini con dei funghi locali, un buon vino locale, cose buone, anche semplici, ma che a casa non mangio”. Lei tornerebbe a occuparsi per la parte commerciale di cui lei è professionista per una cantina oltrepadana? "Probabilmente sì, tornerei ma non saprei dove. Non c’è oggi in Oltrepo una cantina fatto salvo la Cantina di Broni in grado di offrire una prospettiva per chi fa il mio lavoro".


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piccoli mostri crescono

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I capannoni nei territori collinari in Oltrepò Di Rachele Sogno Fonti dicono che l'Italia ha un livello di consumo di suolo tra i più alti in Europa. Questo nonostante le caratteristiche ambientali e il valore paesaggistico del territorio italiano, che dovrebbero (o avrebbero dovuto) evitare l’espansione urbana in zone ad elevata fragilità ambientale e territoriale. La limitazione del consumo del suolo è, quindi, unitamente alla messa in sicurezza del territorio, una direzione strategica per l'Italia. Tutti lo dicono, ma ciò nonostante si continua a consumare suolo. La nostra zona non è da meno. In particolare la costruzione di nuovi capannoni sembra esserne un esempio. A parte la zona pianeggiante che ormai è impestata, basta percorrere la provinciale che da Rivanazzano va a Torrazza Coste, quella che da Voghera va a Varzi, le strade interne, i percorsi collinari che delimitano vigneti e campi coltivati. Si apre un fronte di espansione edilizia con nuovi capannoni mentre ce ne sono altri che giacciono vuoti e semiabbandonati nella stessa zona: dove non ci sono, si costruiscono parallelepipedi bianchi, molti col tetto tappezzato di impianti fotovoltaici. In Italia non c'è nessuna prescrizione per le nuove realizzazioni e viene da dubitare che ci sia altresì una qualche forma di programmazione urbanistica nei comuni, visto quanti capannoni recano la malinconica scritta affittasi o vendesi. Uno scempio inutile e vano, campi fertili che se ne vanno e il paesaggio deturpato: la pianura e le colline sono ferite da un'economia di tipo speculativo che danneggia l'agricoltura e il turismo che invece dovrebbero rappresentare le attività del futuro in una crisi industriale così elevata. I piccoli ecomostri nascono come funghi, ad una velocità inaudita: arrivano i pannelli prefabbricati e in breve tempo si costruiscono. Forme squadrate, brutte, senza architettura, caldi d’estate e freddi d’inverno, i capannoni industriali/ agricoli sono tra i principali artefici di quel consumo di suolo agricolo che costituisce una delle piaghe del nostro amato (forse) paese. A cosa servono ormai i vecchi porticati annessi alle case rurali? A nulla. Sono piccoli. Non è conveniente ristrutturarli. I piani regolatori permettono di costruire i mostriciattoli. Non importa se deturpano il paesaggio. Intanto chi se ne accorge in Oltrepò? Chi vuoi che veda orrori simili percorrendo tutta la Valle Staffora? Nessuno per chi li costruisce e per chi fa i piani regolatori perché in Oltrepò, così come in tutta Italia, la prima cosa è costruire, non amare la propria terra. Dove non arriva il gusto o il criterio o la possibilità economica di un agricoltore, dovrebbe arrivare buon senso dall’alto con professionisti con criterio. Fabio Balocco scriveva su "il Fatto quotidiano": "Quando il comprensorio di Langhe, Roero e Monferrato chiese il riconoscimento Unesco come patrimonio dell’umanità, si ebbe il buongusto di chiedere che il riconoscimento fosse limitato alle colline che rappresentano il paesaggio vitivinicolo (anche quelle zone pullulano i mostri). Nel 2015 sempre in Monferrato un capannone industriale fu abbattuto dagli stessi proprietari, che lo ritenevano brutto ed invasivo: una bella notizia, si dirà. Il sogno di molti, un esempio, degli italiani illuminati! In realtà, i proprietari erano svedesi". Ecco. Questo per far capire cosa stiamo diventando. Ci siamo sempre distinti per la bellezza del nostro paese, naturale e non solo. Un carattere importante del paesaggio è la sua identità: parlare di paesaggio agrario, urbano o industriale, così come di Oltrepò o Maremma, richiama alla mente una serie di immagini precise, connotate

-AR-CHI-NON- PIACE

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Prefabbricato Agricolo da elementi distintivi comuni. Un paesaggio è ritenuto bello ed armonico quando è riconoscibile come forma attesa di un determinato luogo, mentre è considerato brutto e sgradevole alla vista, quando contiene elementi estranei, non identificabili con il luogo. Tra il '700 e l' '800, generazioni di viaggiatori, intellettuali e poeti, venivano in Italia perchè affascinati dal "Giardino d'Europa". Era il Gran Tour, il viaggio culturale per eccellenza con il patrimonio artistico e letterario cui era legato. Era il luogo dove arte, natura e vita apparivano armoniosamente coniugati. Negli ultimi cinquant'anni il paesaggio italiano è stato in parte devastato ed offuscato. Nelle città contemporanee si è assistito alla perdita della distinzione tra città e campagna. Attualmente l'imposizione di un modello di sviluppo, sempre più ingombrante e privo di qualsiasi sensibilità estetica, ha causato una vera e propria devastazione ambientale, perpetrata a carico di grandi aree territoriali a forte valenza paesaggistica. Ha inoltre definitivamente svuotato di significato qualsiasi categoria riferita al senso del bello. L'inquinamento visivo esiste: offende la vista e il co-

mune senso dell'estetica, incide perfino negativamente sul benessere delle persone. L'alterazione di qualsiasi ambiente con l'inserimento di elementi che per la loro estraneità risultino sgradevoli alla vista, genera malessere. Il nostro Oltrepò cosi come qualsiasi territorio, non ha bisogno di essere percepito come uno spazio vuoto da riempire dai "grandi" pianificatori. Non ha bisogno di essere violentato. Come bisognerebbe costruire? Beh, senza andare all’estero dove gli esempi sono tanti e di alto valore architettonico, bisognerebbe seguire i nostri grandi maestri e imparare da loro: Renzo Piano, Tobia Scarpa, Mario Botta, già alla metà degli anni Novanta intervenivano per trasformare il volto di cantine toscane, adottando tecnologie costruttive all’avanguardia e strumenti architettonici in sintonia con il paesaggio rurale circostante. Bioarchitettura, riduzione dei consumi energetici, uso dei materiali locali, centrali informatizzate sono le voci da ascrivere al nuovo corso costruttivo. Basterebbe solo studiare, capendo. Basterebbe, forse, solo avere Amore per la propria Terra, rispettandola.

Tomasi e Associati, Cantina Colli Mori Zugna, Mori (Trento)


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LA RUBRICA PER GLI APPASSIONATI DELLA BUONA TAVOLA

Di Gabriella Draghi Luglio: estate caldissima e voglia di cose fresche leggere e appetitose in cucina. Nel nostro territorio abbiamo a disposizione tantissime verdure fresche a chilometro 0 o coltivate in modo naturale nell'orto casalingo. Zucchine, peperoni, cipolle e pomodori sono senza dubbio i protagonisti della stagione estiva. Con il loro elevato contenuto di acqua sono indicati per fare un pieno di minerali e vitamine, che normalmente tendiamo a disperdere con il caldo e la sudorazione. In particolare, poi, le zucchine e le cipolle hanno ottime proprietà diuretiche e sono quindi perfette anche per chi vuole fare attenzione e non vuole appesantirsi a tavola. Le varianti gialle e rosse dei peperoni, invece, sono particolarmente ricche di betacarotene, una sostanza che nel nostro corpo si trasforma in vitamina A, essenziale per proteggere la pelle e la vista e fondamentale durante il periodo estivo. Tutte le qualità invece contengono vitamina C, in quantità superiore addirittura agli agrumi, la quale interviene nell'assorbimento del ferro e nel ridurre la formazione della cellulite. Ho utilizzato le verdure crude nella ricetta di questo mese per trarre vantaggio da tutte le loro preziose caratteristiche. RUOTE DI PASTA AI PROFUMI DELL’ORTO Ingredienti per 4 persone: 200 g di pasta corta nel formato ruote 1 zucchina piccola 1 peperone giallo piccolo 1 peperone rosso piccolo 1 cipollotto 1 pomodoro San Marzano non troppo maturo alcune foglie di basilico 12 olive taggiasche olio extravergine d’oliva sale

Come si prepara: Lessiamo la pasta in acqua bollente salata , la scoliamo e la raffreddiamo nello scolapasta sotto un getto di acqua fredda. Dopo averla versata in una insalatiera, aggiungiamo qualche cucchiaio d'olio, un po' di sale e mescoliamo. Puliamo la zucchina e la tagliamo a julienne con l’apposita grattugia. Puliamo il pomodoro togliendo i semi e lo tagliamo a piccoli cubetti. Togliamo i semi ai peperoni e li tagliamo anche loro a piccoli tocchetti. Infine tritiamo il cipollotto molto finemente. Aggiungiamo tutte le nostre verdure alla pasta, irroriamo con un po' d'olio extravergine d'oliva, aggiungiamo le olive taggiasche e alcune foglioline di basilico spezzettate con le mani. Mescoliamo bene. Prendiamo quattro bicchieri di media grandezza e li riempiamo con la nostra

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Gabriella Draghi

pasta guarnendo con foglioline di basilico. Un'idea fresca per un buffet in giardino molto chic but cheap.


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il ginecologo risponde

Di Giacomo Braghieri Intervistiamo il Dottor Giorgio Marchese, ginecologo in Voghera. Il medico specializzato in questa disciplina oltre che svolgere la professione di diagnosi e cura è la persona che con criteri oggettivi della scienza può completare il percorso di consapevolezza della sessualità femminile, implementando l'educazione che le giovani donne ricevono dalla famiglia e dalla scuola. La sessualità non consapevole può essere fonte di dilemmi e gravi malattie e questo è un dato oggettivo che esula dall'educazione e dall'ambiente in cui si cresce. Quali sono i momenti della vita della donna in cui è più necessaria, anche senza problemi evidenti, una visita ginecologica di controllo? "Ci sono 3 momenti in cui penso sia indispensabile una visita ginecologica: all’inizio dell’attività sessuale, per poter affrontare il tema della contraccezione ed anche delle malattie a trasmissione sessuale, nel momento in cui si programma una gravidanza, per verificare che non vi siano patologie che potrebbero interferire con la fertilità o comportare problemi in gravidanza; infine quando si giunge alla menopausa, per informare la donna sui problemi che possono subentrare e sui possibili modi per affrontarli". Quindi la prima visita ginecologica, se non ci sono già stati altri problemi, dovrebbe coincidere con il primo rapporto sessuale? "Sì, idealmente ancora prima dell’inizio dell’attività sessuale, magari solo per raccogliere informazioni, oppure poco dopo, se la scuola o i vari mezzi di informazione hanno già fornito un buon livello di conoscenza dei problemi, per poter personalizzare la scelta di un metodo contraccettivo" Da un punto di vista statistico quali sono i disturbi ginecologici più frequenti? "Secondo la mia esperienza al primo posto vi sono le patologie infiammatorie del basso tratto genitale, come vaginiti, vulviti, leucorrea eccetera, al secondo i disturbi del ciclo mestruale come irregolarità, flusso abbondante o doloroso; frequenti sono anche le algie pelviche, che non sempre però sono di origine gineco-

logica, meno frequenti ma abbastanza diffuse in certe fasce di età sono le perdite ematiche post-menopausali ed il prolasso genitale che spesso comporta incontinenza urinaria da sforzo, disturbo quest’ultimo che può presentarsi anche da solo". Come si affronta la dismenorrea (mestruazione dolorosa)? "Si possono utilizzare, al momento del bisogno, antinfiammatori non steroidei (FANS) o ricorrere agli estroprogestinici, che solitamente risolvono il problema". Quali sono i disturbi dell’apparato genitale femminile che non andrebbero mai sottovalutati? "Tra i disturbi che potrebbero essere spia di patologie gravi citerei le metrorragie (perdite ematiche) della post-menopausa, possibile sintomo del tumore dell’endometrio uterino, le algie pelviche che possono associarsi ad infezioni pelviche ed endometriosi, l’aumento di volume dell’addome, possibile manifestazione del tumore ovarico". Una delle infezioni più diffuse è la candidosi. Come la si riconosce? "I sintomi più comuni sono il prurito e le perdite bianche o gialle, che a volte ricordano la ricotta. Spesso le donne la sanno riconoscere perché l’hanno già avuta e possono rivolgersi al farmacista che saprà consigliare un farmaco da banco; nelle forme recidivanti è meglio rivolgersi al ginecologo". Quali sono le altre infezioni frequenti? "Abbastanza frequente è la vaginosi batterica, caratterizzata da perdite vaginali maleodoranti che ricordano l’odore del pesce, di solito senza altri sintomi; inoltre vi sono le infezioni batteriche, l’herpes genitale e quella da HPV, solitamente asintomatica". La cura delle cistiti è di sua competenza? "Molte pazienti si rivolgono al ginecologo per questi problemi che però sono di competenza dell’urologo o del medico di base se non complicate". La cefalea legata al ciclo mestruale è curata dal neurologo o dal ginecologo o da entrambi? "Direi da entrambi: se si tratta ad esempio di una cefalea da sospensione mensile della pillola estroprogestinica sarà di competenza del ginecologo, se si tratta

SALUTE

"L'aumento di volume dell’addome, è una possibile manifestazione del tumore ovarico"

Giorgio Marchese di un'emicrania sarà di competenza del neurologo". Lei cosa pensa del vaccino contro il papilloma virus(HPV)? "è sicuramente molto utile. Purtroppo non tutte le ragazze che vengono convocate per il vaccino gratuito all’età di 11 anni sono sensibili al problema e spesso anche i genitori sono poco informati per cui a volte si perde una importante occasione di prevenzione". Ora che gli anticoncezionali d’emergenza sono diventati, per le maggiorenni, senza obbligo di ricetta, non c’è il rischio che possano aumentare i casi di effetti collaterali e quali sono fra questi i più pericolosi? "Certamente non bisogna abusare di questa possibilità, che deve essere riservata agli incidenti e non deve diventare un metodo contraccettivo pianificato, anche perché l’efficacia non è elevata e quindi rimane il rischio di una gravidanza indesiderata". Portare i pantaloni stretti in modo costante è una buona abitudine? "è meglio evitare di indossare per molto tempo indumenti che non permettono la traspirazione della zona genitale, quindi anche biancheria intima in microfibra o comunque in materiale sintetico ed anche i salvaslip". La depilazione totale, e in molti casi definitiva, delle zone pelvica ed inguinale può portare nel tempo a dei problemi? " La depilazione comporta sempre un traumatismo per la cute, quindi un maggior rischio di infezioni o irritazioni".


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BRESSANA CALCIO: "Per come interpreto io il calcio è il posto giusto"

Di Elisa Ajelli L'AC Bressana si prepara già da ora a vivere un anno da ricordare: nel 2018, infatti, verrà festeggiato il centenario dalla nascità della società e tutta la squadra si impegnerà per onorare questa ricorrenza speciale. Il Presidente onorario Umberto Montagna traccia un bilancio dei suoi tanti anni trascorsi al fianco della squadra: "è un bilancio senz’altro buono se no non sarei Carlo Truffi Gianluca Palladini stato qui così tanti anni. Ho cominciato nel lontano 1993, ci sono stati alti e bassi come Il momento per lei più bello? credo dappertutto. Quando sono entrato nella socie- "Nella stagione 2009/10 quando c'è stata la splendità, prima in consiglio e poi come presidente, erano da cavalcata che ha portato alla vittoria del campioanni diversi dove anche il mondo del calcio, anche nato e al passaggio in promozione". dilettantistico, era differente e c’erano altri tipi di Lei ha lasciato la società e poi è ritornato. risorse. Il Bressana in quel momento era in eccel- "Sì, mi sono allontanato ma solo per problemi di lenza, è stata per qualche campionato in posizioni lavoro e poi sono rientrato quattro anni fa. Ho ridi vertice, ci sono stati giocatori di grande spessore, trovato il mio amico allenatore Carlo Truffi, con cui uno su tutti Marco Nicoletti che aveva giocato anche avevo condiviso l’esperienza della vittoria qualche in serie A e che al primo anno con noi è stato capo- anno prima. Abbiamo fatto due anni di promozione cannoniere con 27 gol. Sono stati anni importanti, molto bene, poi un anno male in cui siamo retrocessi poi siamo anche finiti purtroppo in seconda cate- dalla promozione alla prima categoria, l’anno scorgoria, ma nel giro di due stagioni siamo tornati in so abbiamo fatto un campionato di media classifica e promozione". per il prossimo ci prepariamo per arrivare nelle poL’anno prossimo si festeggeranno i 100 anni di sizioni di alta classifica che competono a una squastoria. dra come la nostra. Vogliamo arrivare a giocarci il "Sì, ci sarà una bella festa. L’avevamo fatta anche campionato fino alla fine". in occasione del novantesimo anniversario e l’anno Qual è la vostra rivale storica? prossimo replicheremo. Ci concentreremo alla fine di "Avevamo fatto un motto tra gruppo tecnico e gioquesto anno solare per preparare i festeggiamenti. catori qualche anno fa e cioè ‘amici di nessuno’. è Qualcosa ci sarà già nella prossima primavera, an- questa la frase che ci contraddistingue: noi diamo il che se il clou lo faremo verso settembre 2018. La pri- cuore, diamo l’anima, dove non arriviamo magari ma settimana di settembre è anche la festa patronale dal punto di vista tecnico ci arriviamo con la voglia, del paese e quindi uniremo le cose e faremo qualche con il senso di appartenenza, con l’essere gruppo, iniziativa importante. con il voler andare oltre l’ostacolo. Per fare questo La storia di questa società è importante e vale la abbiamo bisogno che tutte le componenti che girapena ricordare e celebrare il fatto di essere arrivati no intorno alla squadra, dai calciatori in primis fino a 100 anni". allo staff tecnico, mirino tutti nella stessa direzione. Michele Montagna è invece il presidente in carica Il ritorno di Carlo Truffi è in funzione di questo: lo dal febbraio 2016. spirito battagliero deve tornare!". "è poco che sono qui, ho trovato una società negli Il settore giovanile come è messo? ultimi anni messa maluccio, ci è voluta un po' di cal- "Bressana è sempre stata una squadra che ha cercama e di pazienza per ripartire per cercare di far tor- to di fare del settore giovanile il suo fiore all’occhielnare il Bressana quello di qualche anno fa. La strada lo. Ci possono essere stati alti e bassi ma continuerà è ancora un pochino lunga ma ci stiamo impegnan- a farlo, tanto più che il 70% della prima squadra do. L’anno prossimo poi sarà un anno particolare: arriva dal settore giovanile, a partire dal capitano, 100 anni sono una cifra molto importante e vogliamo al centrale di difesa, dai due terzini, ai due centroessere ricordati". campisti fino ad arrivare ai due centravanti. Questo Mantenere una squadra di questo livello costa la dice lunga sul modo di fare calcio qui. molto? La nostra volontà per far si che continui ad essere un "Dipende cosa si prefigge una società, dagli acqui- settore molto forte e per potenziarlo ulteriormente sti, dal settore giovanile… ma non mi sembra giusto sta anche nel fatto che abbiamo dato le chiavi del parlare di cifre sinceramente". settore giovanile sempre a Truffi. I fondi dove si trovano? In più, già da quest’anno c’è una gestione economi"Un po' dal comune, un po' dal settore giovanile, ca dedicata a questo settore, proprio per farlo crenaturalmente più ragazzi ci sono e meglio è per la scere nel migliore dei modi". società, e un po' dagli sponsor". Ilario Zannino, è colui che amministra il settore Gianluca Palladini è il direttore sportivo per il giovanile e ha la carica di vicepresidente. quinto anno. Anche lui fa una riflessione sulla sua "Stiamo cercando di fare tutte le squadre: una caesperienza a Bressana. tegoria di allievi, una di giovanissimi, esordienti, "Il mio bilancio è veramente positivo. Ho conosciuto pulcini, primi calci e piccoli amici. Per quest’ultiquesta realtà perché mi sono trasferito in Oltrepò nel ma dovremo vedere quante iscrizioni avremo, perché 2008, prima mi occupavo di calcio in altre zone. Ho fino all’ultimo non si sa mai quanti ne arriveranno". girato varie squadre e poi ho portato mio figlio a Le gestione del settore giovanile è divisa da quella giocare qui, poi si sa, da cosa nasce cosa…". della prima squadra?

SPORT

"La storia di questa società è importante e vale la pena ricordare e celebrare il fatto di essere arrivati a 100 anni"

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Ilario Zannino "Il presidente ha voluto così e quindi io mi occupo dei giovani… ma la società rimane sempre una sola". Carlo Truffi è tornato, dopo due anni trascorsi in altre società, alla guida della squadra con cui ha condiviso tante vittorie e momenti di soddisfazione. "Io ho iniziato la trafila nelle giovanile del Voghera, poi ho allenato a Bressana per sette anni e poi sono andato all’Apos a Stradella che era stata promossa in prima categoria, poi ho fatto un’altra esperienza a Siziano e adesso sono tornato a ‘casa’. C’è stata l’occasione di riprendere questo cammino e sono ben contento di essere di nuovo a Bressana". Come ha trovato l’ambiente? "Per quanto mi riguarda è l’ambiente ideale! Per come interpreto io il calcio è il posto giusto, il più bello che ci sia". Ha già ripreso gli allenamenti? "Sì, siamo già operativi perché mi è stato chiesto di dare una mano anche sulla riorganizzazione del settore giovanile". L’anno più bello e quello più brutto che ha vissuto a Bressana? "Ho solo ricordi positivi sinceramente. Il primo anno che allenavo abbiamo centrato subito la vittoria del campionato di prima categoria…poi abbiamo fatto una serie di stagioni importanti, dove abbiamo fatto esordire tanti giovani. Bressana è sempre stata all’avanguardia nella politica di valorizzazione dei giocatori del settore giovanile. Anche quando sono andato via qualche anno fa era perché avevo avuto la possibilità di avvicinarmi di più a casa, non c’erano stati problemi. Anzi, negli anni ho fatto tante amicizie importanti. Michele Montagna Quella che mi appresto a fare sarà l’ottava stagione qui e per di più ci sarà il centenario: sono in una società storica che ha sempre il suo appeal e per me è motivo di orgoglio personale. Non tutti possono vantare una storia simile". Umberto Montagna


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Il Periodico News - LUGLIO 2017 N°119  

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