giovedì 6 settembre 2007 Tesina del giornalista Michele Compagnoli
VOTO DI CASTITA'
PER GLI ALL BLACKS
Niente sesso per gli All Blacks. Durante il Mondiale francese di rugby, in programma dal 7 settembre al 20 ottobre, i neozelandesi, prossimi avversari dell’Italia di Berbizier, esprimeranno la propria “virilità” solo tramite l’Haka, suggestiva danza maori effettuata prima di ogni incontro per intimorire gli avversari. Infatti, il commissario tecnico Graham Henry chiederà ai suoi giocatori di astenersi dai rapporti sessuali per tutta la durata della competizione. Le compagne potranno alloggiare nello stesso albergo, ma in stanze diverse. Da 20 anni a questa parte i mostri sacri della palla ovale non riescono più a riportare in patria la Webb Ellis Cup. I “guerrieri” maori partono sempre come favoriti, il loro gioco viene osannato da stampa e tifosi, ma strada facendo il meccanismo si inceppa. Non capita di rado che vengano beffati proprio in dirittura d’arrivo. Per questo motivo Henry limiterà al minimo le distrazioni. L’allenatore dei neozelandesi non è un sergente di ferro e non
verranno programmate ronde notturne o ispezioni nelle stanze. Saranno la professionalità dei giocatori, il loro autocontrollo e la voglia di riconquistare il trofeo a sconfiggere la tentazione di trasgredire. I diretti interessati, per ora, si sono limitati a prendere atto delle richieste del tecnico, con la speranza che in caso di buoni risultati ci sia qualche deroga. I media britannici, memori dell’ultimo Mondiale tedesco di calcio, dove mogli e fidanzate dei nazionali inglesi hanno rubato la scena ai mariti con look eccentrici e litigi furibondi, interpretano la scelta di Henry anche come un freno alla voglia d’apparire del gentil sesso. La selezione inglese di rugby, campione in carica, se la ride e non ha la minima intenzione di adottare provvedimenti del genere, mentre gli scozzesi faranno un fioretto a metà : i giocatori incontreranno le proprie donne solo al termine delle partite.
La formazione della Nuova Zelanda impegnata a eseguire la danza maori in stile Ka mate
DUE MODI DI PENSARE UN UNICO OBIETTIVO: VINCERE Il rapporto tra sesso e attività sportiva professionistica è al centro di un dibattito che dura ormai da anni. Si sono formati col tempo due opposti schieramenti. Da una parte la vecchia scuola che predica castità, vede le donne come una distrazione per la mente e l’alcova come un pericolo per la tenuta atletica. Dall’altra, sono emersi i fautori del sesso come salvezza dallo stress e rimedio per affrontare sereni le prestazioni sportive. La polemica affonda le sue radici nel mondo del pallone a metà degli anni ’70. A scatenarla fu il comportamento permissivo del commissario tecnico olandese Rinus Michels durante i Mondiali ’74 e ‘78. L’allenatore aprì il ritiro alle mogli dei giocatori e chiuse gli occhi sulle gite notturne nei quartieri a luci rosse di Johan Cruyff e compagni. Nonostante la mancata conquista della Coppa Rimet, gli orange offrirono un gioco spumeggiante e raccolsero il consenso del pubblico Prima del ’74 l’unica strada corretta era quella della castità. Helenio Herrera, tecnico dell’Inter negli anni ‘60, in otto stagioni condusse i nerazzurri sul tetto del mondo: due coppe campioni, due coppe intercontinentali e tre scudetti in bacheca. L’arma segreta del “mago”? Nemmeno a dirlo. Giocatori sottoposti a ritiri ferrei e vita sessuale morigerata. Idee condivise dal collega Nils Liedholm, famoso per le lunghe astinenze anche da giocatore. Sembra che, nelle vesti di mister, il “barone” programmasse la vita sessuale dei giocatori a seconda dei
ruoli. I più fortunati erano i portieri, privi di alcuna limitazione, mentre, nei due giorni che precedevano l’impegno, il divieto era totale per i centrocampisti. Non è sempre facile riuscire a domare i propri campioni. Paolo Pulici, goleador del Toro campione d’Italia ’76, sosteneva di fare l’amore anche poche ore prima di scendere in campo. Famose, nella seconda metà degli anni ottanta, anche le fughe notturne di Diego Armando Maradona, genio e sregolatezza del Napoli pluriscudettato. In epoca recente è stato il bomber Bobo Vieri, ora redento e in forza alla Fiorentina, a richiamare l’attenzione per la fama da playboy, le evasioni dai ritiri e le innumerevoli risse coi paparazzi. Nessuna disciplina sportiva è rimasta totalmente estranea alla questione. Diverso l’approccio dei ciclisti Alfredo Binda e Fausto Coppi, vincitori di cinque Giri d’Italia ciascuno. Il primo si concedeva un solo rapporto all’anno, mentre l’astinenza di Coppi si limitava al giorno prima della gara. Nell’atletica leggera ci sono esempi opposti. Pietro Mennea, primatista olimpico nei 200 metri (Mosca ’80) conduceva una vita morigerata, mentre il maratoneta Daniele Baldini, oro olimpico ad Atene 2004, ha confessato ai media d’aver vinto una gara 12 ore dopo i piaceri del letto. Secondo due campioni come l’ex sciatore Alberto Tomba e l’ex pugile Patrizio Oliva, il sesso serve a scaricare la tensione, mentre sono imposizioni e divieti a rendere più vulnerabili gli atleti.
IL MONDO DEL PALLONE COMMENTA L’INIZIATIVA DI HENRY Mazzone: «Un po’ di disciplina ci vuole» Camolese: «E’ assurdo vietare il sesso»
Il romano più amato dai romanisti, Carlo Mazzone, tecnico detentore del record di presenze in serie A, sorride per la vicenda degli All Blacks: «Questo Henry esagera perché il sesso, nel lungo periodo, è un bisogno fisiologico», spiega “Sor Carletto”, «ma per gli sportivi professionisti ci sono dei tempi da rispettare e la disciplina non
guasta». L’allenatore diplomato Isef Giancarlo Camolese, artefice della promozione in serie A del Torino nel 2001, non condivide affatto la scelta del c.t. neozelandese: «Il riposo conta molto, ma un sacrificio del genere mi sembra proprio fuori luogo». Mazzone, invece, si considera un allenatore vecchio stampo e non condivide esempi opposti, come l’abolizione dei ritiri prepartita. «Non è facile per un atleta concentrarsi dentro le mura domestiche», precisa Carletto, «i pericoli maggiori derivano dai pianti notturni dei figli e da un’alimentazione scorretta, mica dal sesso. Ben vengano i ritiri nel breve periodo». Possibilista Camolese: «Non so nel rugby, ma nel calcio alcune squadre, come la Roma, a volte non vanno in ritiro prima delle partite. Che c’è di male? A questi livelli bisogna sapersi gestire anche da soli». Dal ritiro della Nazionale italiana di calcio interviene sull’argomento anche il campione del mondo Massimo Oddo: «Fermarsi il giorno prima della partita ci può stare, più di un mese senza sesso no, è una violenza psicologica», esclama l’esterno del Milan, «se vado in ritiro mi concentro meglio, ma ognuno ha le sue abitudini e non è positivo che un allenatore forzi troppo la mano». Nessun cenno apparente di ribellione da parte degli All Blacks. I neozelandesi si troveranno di fronte a un bivio: accettare le pretese di Henry o emulare le celebri fughe notturne di molti campioni del calcio. «Con me nessuno ha mai sgarrato», ci tiene a precisare Mazzone, «io dettavo le regole e i giocatori le accettavano con serenità». Camolese si schernisce: «Non ho mai avuto a che fare con fuggitivi…o sono stati talmente bravi da non farsi scoprire».
Verdetto unanime: il sesso senza strafare va bene. «E’ normale che giocatori con la fama da playboy abbiano alti e bassi», assicura Camolese, «ma le donne non sono il vero problema, semmai la carenza di sonno e qualche bicchiere di troppo nei locali».
Fonti: Ansa,
Corriere della sera, Repubblica online. Alcuni siti esteri. Interviste telefoniche: Carlo Mazzone, Giancarlo Camolese e Massimo Oddo.