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Bar - esperimento inchiesta

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Il babbo più bello d’Italia le foto su milano.repubblica.it

La musica

Quintorigo stregati da quel genio di Charles Mingus

La classica

Janine Jansen il violino sognato da Woody Allen

Un finanziere di 38 anni, Roberto Minella, di Albosaggia (Sondrio), è il “Babbo più bello d’Italia 2009”: le foto del concorso su milano.repubblica.it

LUIGI BOLOGNINI ALLE PAGINE XIV E XV

MARIELLA TANZARELLA A PAGINA XV

MILANO

VENERDÌ 21 AGOSTO 2009

milano.repubblica.it

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Oltre ai tassisti il Comune vuole “vestire” anche impiegati e bidelli. Penati: i problemi sono altri

Maglie con il logo Milano per i dipendenti comunali DIVISE? Non solo per i tassisti. Perché se l’ultima proposta, che piace anche al sindaco, è quella di uniformare l’abbigliamento di chi guida le auto bianche, Palazzo Marino sta studiando anche una linea di polo e t-shirt con il nuovo logo “Città di Milano” da far indossare ai dipendenti comunali che entrano in contatto con il pubblico, nei musei come nelle scuole. Ma sono proprio i tassisti a mettere un freno: «Prima delle divise ci sono altre priorità». ORIANA LISO A PAGINA IV

L’inchiesta

Al bar in centro conto più salato per il turista che viene da lontano SERVIZI ALLE PAGINE II E III

Il racconto

“Prima sistemate le strade” ILARIA CARRA OLTI quelli che la bocciano seccamente definendola una «boutade d’agosto», di sicuro c’è che di pagarsela loro non si sognano nemmeno. Concordi che se il Comune li vuole in divisa allora deve anche farsi carico di sponsorizzarla, i tassisti milanesi sono a dir poco perplessi. SEGUE A PAGINA V

T

I tassisti contestano l’idea della divisa

Formigoni: ho un patto con Berlusconi. Castelli: io sono pronto LA LIVREA DELL’ASSESSORE FABRIZIO RAVELLI ONVOCARE gli stilisti perché disegnino le divise dei tassisti, anzi la loro “nuova immagine”. È certamente figlia del caldo torrido l’idea di Giovanni Terzi, assessore alle Attività produttive della giunta Moratti. Un’idea così insulsa che in un eventuale campionato delle idee insulse arriverebbe seconda. I tassisti, dice il Terzi, «devono rappresentare al meglio l’immagine di Milano». Se quello è lo scopo, forse è meglio rendere obbligatorie le braghe corte, le ciabatte, le magliette malconce. Parecchi tassisti risulterebbero già in regola, e senza spesa per il contribuente. SEGUE A PAGINA IV

C

È lite continua tra Pdl e Lega sul candidato per il Pirellone

LA LEGA insiste: chi sarà il candidato in Lombardia resta da decidere. «Io sono disponibile, farò quello che mi chiederà Bossi», avverte Roberto Castelli. Messaggio che apre una nuova rissa nel centrodestra. Roberto Formigoni ripete che il candidato dovrà essere lui, così diceva la promessa di Berlusconi dopo le Politiche: «Allora trovammo un accordo». Boni (Lega): «La ricandidatura non è sicura». De Corato (Pdl): «Il caldo fa brutti scherzi ai padani». LUCIANA GROSSO A PAGINA IX

50 ANNI FA FILIPPO AZIMONTI «UNA ragazza aggredita nella centralissima via Gesù». Il malvivente le ha strappato la catenella d’oro che portava al collo e poi si è dato alla fuga. (21 agosto 1959, venerdì. Il Corriere della Sera)

Presidio alla mensa dei poveri dopo le proteste dei residenti

De Corato manda i poliziotti in pensione al Gratosoglio LAURA BELLOMI A PAGINA VII

Thriller Live allo Smeraldo La Bella e la bestia al Nazionale

Una scena di Thriller Live

Michael Jackson contro Disney la guerra d’autunno dei musical SARA CHIAPPORI A PAGINA XIII

I cronisti di Repubblica ai tavolini di uno dei dieci bar visitati

TERESA MONESTIROLI FRANCO VANNI A FREGATURA arriva sempre accompagnata da un sorriso. In alcuni casi (rari) anche da un paio di parole in inglese, stiracchiate. Sempre senza imbarazzo. Anche a Milano i bar si prendono gioco del turista. A dimostrarlo sono gli scontrini – quando vengono battuti – che in quattro casi su dieci sono decisamente più alti quando a ordinare è chi viene da fuori città. SEGUE A PAGINA II E III

L

ESTATEin città Che ci faccio qui

Settimana d’autore

Il virtuoso della chiave inglese per i centauri

Il successo del famoso scrittore di gialli

SIMONE MOSCA

GIAMPAOLO SPINATO

Juke box

Tavola fresca

Prototipi

GIANNI MESSA

MARIELLA TANZARELLA

FRANCO BOLELLI

Pagine scelte

Per gioco

Invito a palazzo

GABRIELE CEREDA

LUIGI BOLOGNINI

CHIARA GATTI

RUBRICHE E SERVIZI ALLE PAGINE X E XI

Repubblica Milano


LA CITTÀ E IL TURISMO CRONACA

VENERDÌ 21 AGOSTO 2009

MILANO

■ II

Al bar in centro conto più salato se il cliente è un turista straniero Quattro su dieci alzano i prezzi, in tre niente scontrino (segue dalla prima di Milano)

TERESA MONESTIROLI FRANCO VANNI ABBIAMO sperimentato ieri, tra mezzogiorno e le cinque, andando a passeggio per le strade commerciali del centro, le uniche un po’ animate in una città ancora chiusa per ferie e scegliendo i locali frequentati soprattutto dai turisti stranieri (i soli aperti). In due, ci siamo seduti in tavolini diversi del medesimo bar consumando le stesse, identiche cose: una con la piantina di Milano alla mano, una rivista francese e un inglese sicuro; l’altro con un quotidiano italiano, il casco e l’aria da milanese rimasto in città a lavorare. Il risultato? Tra spremute d’arancia, caffè, acqua minerale, toast e gelati in quattro locali su dieci la

L’

IL FORUM

Al caffè Mercanti 10,50 euro per un toast e un’acqua minerale. L’italiano per la stessa ordinazione spende la metà

La “sovrattassa per gli stranieri” varia dal 30 al 100% E dove il barista non lucra sui prezzi spesso “dimentica” la ricevuta fiscale

“turista” ha pagato molto di più, in un paio di casi addirittura il doppio. In altri tre casi, il conto era lo stesso, ma alla “straniera” non è stato consegnato lo scontrino fiscale. Ecco, nel dettaglio, com’è andata. Mezzogiorno, galleria Vittorio Emanuele. Il nostro giro inizia dal Bar Sì, uno dei più affollati. Ci sediamo a pochi tavoli di distanza l’uno dall’altra e ordiniamo una spremuta d’arancia a testa. La cameriera parla male la lingua ma dopo qualche scambio di frasi in inglese maccheronico capisce. Pochi minuti dopo arriva un bicchiere d’acqua sporcato con dell’arancia spremuta e accompagnato da un foglietto verde che indica la comanda. La bibita è decisamente di qualità scadente, ma non ci lamentiamo. D’altronde neanche la coppia di tedeschi che si riposa dopo uno shopping sfrenato testimoniato dai sac-

E voi cosa pensate di questa vicenda? Dite la vostra nel forum dedicato ai lettori sul sito Internet milano. repubblica.it

IN CENTRO Turisti in piazza Duomo. Sopra, i nostri cronisti

chetti appoggiati a terra lo fa. Chiediamo il conto: sono 10 euro a testa. Soldi, che nel caso della turista, vengono intascati in nero, visto che lo scontrino non arriva. Seconda tappa: corso Vittorio Emanuele. Al Bar Ba del Corso arriva la prima vera stangata. L’ordinazione per entrambi è un decaffeinato e un bicchiere d’acqua. L’espresso arriva accompagnato da una bottiglietta di mezzo litro non richiesta, ma non importa. Fa talmente caldo che la beviamo volentieri mentre ci rinfreschiamo sotto una deliziosa nuvola di vapore freddo. Al bar

sono tutti stranieri, tranne il cronista di Repubblica, e mangiano quasi tutti una pizza dall’aria scongelata. Quando arriva il conto scopriamo che se sei un turista paghi il sovrapprezzo: 6,50 euro contro 4, oltre il 50 per cento in più. Proseguiamo sul Corso e ci fermiamo al caffè di piazza San Carlo per un succo di frutta al tavolo. Arriva insieme a patatine e olive. Anche qui non ci sono milanesi. Il menu — l’unico bar dove ci viene consegnato automaticamente — è in due lingue ma la cameriera non conosce l’inglese. La comprensione avviene a gesti e il con-

to è corretto: paghiamo entrambi 6 euro. Da qui arriviamo fino in piazza e ci sediamo al San Babila Cafè, sotto i portici che portano in via Montenapoleone. È l’unico aperto nell’arco di decine metri. Infatti è pieno zeppo. Troviamo posto a sedere, sempre distanti l’uno dall’altra, e prendiamo un espresso. Di nuovo arriva la truffa, camuffata dietro la cortesia di un barista che fa di tutto per essere gentile. La straniera paga 4 euro, l’italiano 3. La tassa-straniero è del 30 per cento; chissà quanto costa il cappuccino ai due giapponesi del tavolo a fianco. Sono arrivate le due e decidia-

mo di mangiare qualcosa. La tappa successiva è in via Mercanti, al caffè Mercanti. Una ventina di tavolini all’aperto che guardano le guglie del Duomo. Il giovane cameriere è il solo che conosce l’inglese e lo sfoggia con una battuta: «Signorina preferisce la vista mare o montagne?». Ci sediamo e ordiniamo un toast e una bottiglietta d’acqua minerale che consumiamo in fretta. Il conto si salda direttamente in cassa, portando la ricevuta della comanda. Lì una signorina sorridente batte lo scontrino fiscale: la straniera spende il doppio, 10,50 euro contro 5,30. Tutte le voci sono gon-

fiate, ma con il sorriso sulle labbra. Arrancando nella canicola delle 14.30 proviamo il gelataio La voglia di via Dante. Onestissimo. Tutti e due spendiamo 5 euro per una coppa alla crema. Ci alziamo speranzosi, pensando che in fin dei conti c’è ancora qualcuno che non raggira l’ignaro turista, ma la piacevole sensazione svanisce in fretta perché al bar successivo, il Cafè de Ville, quasi in piazza Cairoli, il conto per lo straniero è di nuovo salato: un caffè al tavolo 3 euro, mentre il milanese ne paga solo 1,50. Torniamo in Galleria e questa volta proviamo il Savini, uno dei ristoranti segnalati su tutte le guide di Milano. I camerieri, rigorosamente in divisa nera, sono molto solerti. La spremuta questa volta è ottima — quantomeno le arance sono state spremute al momento — e il conto identico: 10 euro. Il giro si conclude con una tappa veloce ai tavoli del Bar Duomo, vista cattedrale con un’acqua minerale da 3 euro per entrambi — anche se alla straniera non viene fatto lo scontrino — e con un ultimo caffè al Bar Brera, proprio di fronte alla Pinacoteca. Anche qui niente ricevuta per chi viene da lontano, ma almeno il prezzo è lo stesso: 1,60 euro.

da settembre Leonardo torna a Vigevano con due grandi mostre 12 settembre 2009 - 5 aprile 2010

3 ottobre 2009 - 31 gennaio 2010

Il Laboratorio di Leonardo

Splendori di corte

Castello di Vigevano - Seconda Scuderia

Castello di Vigevano - Scuderie Ducali

Orari di visita: da martedì a domenica, dalle 9.30 alle 18.30; lunedì non festivi chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima. Biglietti: Intero euro 7,00 - Ridotto euro 6,00. Ridotto speciale scuole euro 3,00. Il biglietto dà diritto all’ingresso a entrambe le mostre. Info e prenotazioni: tel. 02.4335.3522 - servizi@civita.it - Sito Internet: www.leonardoevigevano.it sotto l’Alto Patronato del

SOGGETTI PROMOTORI

Repubblica Milano


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VENERDÌ 21 AGOSTO 2009

MILANO

PER SAPERNE DI PIÙ www.unionemilano.it www.altroconsumo.it

Scontrini a confronto

■ III

ITALIANI

STRANIERI

Cafè de Ville VIA DANTE, ORE 15 Un caffè decaffeinato

San Babila Cafè PIAZZA SAN BABILA, ORE 14 Un caffè

Caffè Mercanti VIA DEI MERCANTI, ORE 14.20 Un toast liscio e una bottiglietta d'acqua

Bar Ba del Corso CORSO VITTORIO EMANUELE, ORE 13

Le interviste

Faccia a faccia tra Stoppani, presidente dell’Associazione pubblici esercizi, e Martinello, al vertice di Altroconsumo

Un caffè decaffeinato e una bottiglietta d'acqua

“Così fanno danni a tutta la categoria”

“Se ve ne accorgete chiamate il 113”

ANNA CIRILLO

LUCA DE VITO

INO Stoppani, presidente dell’Associazione pubblici esercizi, nei bar di Milano si fa pagare un prezzo più alto al turista straniero? «No, che io sappia. È inaccettabile e vergognoso pensare a tariffe in funzione della provenienza del cliente. E comunque i prezzi dei pubblici esercizi devono essere pubblicizzati, lo dispone la legge regionale 30». Pubblicizzati come? «Il cliente deve essere messo nelle condizioni di sapere che cosa spenderà, con una lista esposta al pubblico, ben visibile. Possono esserci due tipi di prezzo per la stessa consumazione, uno al banco e uno al tavolo, e deve essere specificato». Ci sono sanzioni?

AOLO Martinello, presidente di Altroconsumo, lei sa che a Milano ci sono baristi e ristoratori con il vizietto della truffa al turista straniero? «Purtroppo sì. Quest’estate abbiamo ricevuto segnalazioni di questo tipo in tutta Italia e circa una decina su Milano. Il problema esiste e si ripresenta con regolarità ogni estate». Quanto è diffuso questo malcostume? «È un fenomeno estremo, che però avviene con continuità. C’è una minoranza di gestori che cade spesso nella tentazione del piccolo inganno». In che zone avvengono principalmente? «Generalmente sono i locali del centro: il presup-

P

L

La delusione

Sono mortificato e avvilito. Bisogna essere corretti per sperare che venga gente da fuori Non c’è nessuna giustificazione per i furbi «Sanzione amministrativa, 308 euro». Lo sa che nella nostra indagine quattro bar su dieci hanno maggiorato la consumazione allo straniero? «Sono mortificato, avvilito e deluso per una categoria che io rappresento e che non fa passi avanti. Oltre a tutto si tratta di bar in posizioni eccellenti, che non hanno certo problemi di fatturato. Noi condanniamo questi comportamenti, l’accoglienza degli ospiti viene fatta anche con la correttezza commerciale. Questi signori fanno male a se stessi, alla città e alla categoria». Ci sono sanzioni per casi come questi? «No, a meno che il cliente straniero non denunci il bar per truffa, dimostrando che gli ha fatto pagare un prezzo più alto rispetto ad un italiano, senza dirlo prima. Il problema resta la pubblicità dei prezzi. In un locale si possono avere anche più listini, oltre al banco e al tavolo. In teoria potrei anche pensare ad un listino prezzi per la clientela straniera, anche se è assurdo, perché mi serve un dipendente che parli inglese». Suggerirebbe questo tipo di listino? «Assolutamente no, è una follia. Queste furbate indeboliscono anche chi, come me, rappresenta la categoria, togliendomi autorevolezza e credibilità».

SORPRESO

CONSAPEVOLE

«Pensavo che queste cose non succedessero più» dice Lino Stoppani «Noi non possiamo punire chi si comporta così»

«Abbiamo ricevuto una decina di segnalazioni su Milano, il problema si ripresenta ogni estate» dice Paolo Martinello

Il consiglio

Diciamo sempre di rivolgersi alle autorità e di non pagare. Quelli che barano in città sono la minoranza ma operano con costanza posto per queste truffe è che ci sia una clientela più debole, ovvero persone che non abbiano voglia e tempo di far valere i propri diritti. E il turista straniero rappresenta la vittima ideale, perché nel novantanove per cento dei casi lascia correre, anche quando si rende conto di essere stato imbrogliato». Ma come si riconosce il locale disonesto? «Dietro alle truffe c’è sempre un modo di predisporre le cose affinché il cliente abbocchi, come ad esempio mettere la lavagna dei prezzi in luoghi nascosti. E poi ci sono i consigli in malafede, un atteggiamento tipicamente italiano: si tratta di un rapporto con i clienti arretrato, da furbetti». E quale sarebbe un rapporto più evoluto? «Negli altri paesi europei, ad esempio, non esiste che il ristoratore dia un consiglio senza che il cliente abbia in mano la lista dei prezzi. È un rapporto più distaccato forse, ma sicuramente più professionale». Che cosa deve fare chi viene imbrogliato? «Noi consigliamo sempre di rivolgersi alle autorità. La cosa più semplice da fare, di fronte a un conto esorbitante che non corrisponde ai prezzi indicati, è quella di non pagare e chiamare il 113».

Repubblica Milano


SABATO 22 AGOSTO 2009

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LA CITTÀ E IL TURISMO CRONACA

MILANO

PER SAPERNE DI PIÙ www.unionemilano.it www.milano.repubblica.it

■V

Prezzi beffa ai turisti, altolà del Comune Lettera a bar e ristoranti: “Rispettate le regole, puniremo i furbi” TERESA MONESTIROLI NA lettera a tutti i bar e i ristoranti per richiamarli a prestare più attenzione, e l’impegno a valutare possibili provvedimenti nei confronti di chi ha “fregato” il turista straniero. La reazione all’inchiesta di Repubblica sui prezzi maggiorati per i visitatori arriva attraverso le parole di Giovanni Terzi, assessore alle Attività produttive del Comune: «Questa vicenda non fa bene alla città — spiega — gli stranieri sono una risorsa per tutti e bisogna rispettarli. Ricorderò agli esercenti di esporre in maniera visibile il

U

Le reazioni

listino in doppia lingua e discuterò con l’Associazione pubblici esercizi sui provvedimenti da prendere». Il cliente straniero va tutelato anche per l’assessore al Turismo Massimiliano Orsatti: «Bisogna cambiare la mentalità — commenta — perché il turista non è un pollo da spennare ma una ricchezza. Detto questo non penso che tutta la categoria sia disonesta, ma di certo questo è un episodio molto sgradevole e a risentirne non saranno i singoli bar ma l’immagine della città». E promette scherzosamente: «Mi candido ad accompagnare gli stranieri a bere un caffè per controllare che

non succeda più». Dalla parte del turista anche Lino Stoppani, presidente dell’Associazione pubblici esercenti, che girerà ai suoi associati la lettera di Terzi. «Se i turisti si sentono rispettati — dice — Milano può diventare un polo di attrazione, altrimenti non verrà più nessuno». Perché lo straniero non denuncia: semplicemente evita di tornare. La stessa Annonaria dei vigili conferma che «denunce per conti gonfiati da parte di turisti non ne sono mai arrivate». In sei mesi, spiega il commissario che coordina il servizio, «abbiamo fatto 3mila controlli e dato 250 multe, ma sempre per irregolarità nei cartelloni dei prezzi».

LA DIFFERENZA I cronisti al bar: conti diversi per l’italiano e la “turista”

In quattro locali la cronista “straniera” ha pagato più del collega italiano

Gli esercenti si giustificano “Solo errori, niente malafede” FRANCO VANNI

Gli habitué

Le ricevute

RRORI, sviste, sconti fatti a chi si trova in città per lavorare, «ma nessuna malafede». Il giorno dopo, i quattro baristi del centro che hanno fatto pagare di più la presunta turista rispetto al cliente milanese spiegano le loro ragioni. E cercano di giustificare quella differenza di prezzo — che arrivava anche al 100 per cento in più — per identiche ordinazioni applicata ai due cronisti: uno palesemente italiano, l’altra che si fingeva straniera ordinando in inglese e con una mappa della città in mano. «In agosto abbiamo ragazze nuove ai tavoli, forse una di loro non sapeva che all’ora di pranzo si paga meno e per errore ha chiesto il prezzo

Con molti uffici in zona abbiamo convenzioni e sconti, è anche giusto un occhio di riguardo per chi vive la città

Scontrini non emessi in tre locali? Sicuramente sono stati fatti ma la cameriera si è scordata di portarli al tavolo

E

Le spiegazioni pieno alla giornalista», spiega Giovanni Sillaro del Bar Ba del Corso, a pochi passi dal Duomo, che però garantisce: «Nessuna differenza di trattamento per i nostri clienti». Eppure giovedì scorso, per caffè decaffeinato e acqua, l’italiano ha pagato 4 euro, la “straniera” invece 6.50. Al Caffè Mercanti, dove toast

e acqua minerale sono stati pagati dal milanese e dalla turista rispettivamente 5,30 e 10,50 euro, il titolare Sebastian Gatto spiega: «Alla straniera abbiamo fatto pagare il prezzo di listino, quindi non c’è nulla di irregolare. Al ragazzo, che a vederlo poteva essere uno dei molti lavoratori degli uffici della zona, ab-

biamo preferito fare il prezzo che garantiamo ai clienti abituali. È giusto venire incontro alle esigenze di chi vive la città». E una giustificazione simile la trova anche Mario al Café de Ville, in fondo a via Dante: «Da noi chi si siede e ordina solo un caffè dovrebbe pagare sempre 3 euro, il prezzo fatto alla turista. Se

l’italiano ha pagato la metà, forse è perché la cameriera pensava fosse un cliente abituale, uno che lavora qui vicino. Con molti uffici abbiamo convenzioni: spendono un po’ meno perché vengono tutti i giorni». Chi non ci sta, invece, è Carlo Casati del San Babila Café. «Siamo scrupolosi e in tanti anni non è mai

successo nulla del genere. Vorrei che l’episodio venisse chiarito. La differenza di prezzo può spiegarsi solo con un’incomprensione tra il cameriere e la cliente al momento dell’ordinazione, perché mi risulta che le sia stato servito un caffè americano che costa di più» taglia corto. La “straniera” ha pagato così 4 euro, cioè uno in più rispetto al cliente milanese. Quanto al fatto che in altri tre bar non siano stati battuti gli scontrini alla turista, la spiegazione è sempre la stessa: «Lo scontrino è stato fatto, ma nella fretta la cameriera forse non si è ricordata di consegnarlo al tavolo — dice Tony, al bancone del bar Brera — non credo che a Milano ci sia malafede da parte dei baristi. Io non ho mai fatto il furbo».

Repubblica Milano


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Bar - esperimento inchiesta by Damiano Crognali - Issuu