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HEIMATSCHUTZ PATRIMOINE

Finestra in lingua italiana

Sentieri storici

EDITORIALE

TEMI D’AT TUALITÀ

L’Heimatschutz in cammino

IL COMMENTO

Già da tempo l’Heimatschutz Svizzera si preoccupa del tema delle vie di comunicazione storiche e della loro integrazione nel paesaggio. Vie, sentieri e strade collegano natura e cultura architettonica, il paesaggio naturale e quello urbano. Per questo sono da sempre al centro degli interessi della nostra associazione. Ne danno prova iniziative quali l’opuscolo Die schönsten Spaziergänge der Schweiz/Les plus belles promenades de Suisse, la vendita del Tallero del 2004 per un programma specifico di ViaStoria, come anche vari progetti per la conservazione dei sentieri e delle vie di comunicazione storiche. Con la pubblicazione di Heimatschutz unterwegs/Destination patrimoine abbiamo iniziato una serie che intende onorare questo importante tema in una forma nuova. Il presente numero svela inoltre diversi retroscena interessanti e mostra l’importanza storica di strade e sentieri. Un’intervista a Marion Sauter spiega quanto sia complessa e sfaccettata la storia delle vie di comunicazione e mostra ciò che è possibile scoprire e comprendere partendo da questo patrimonio culturale. Presentiamo inoltre il punto di vista dell’Ufficio federale delle strade per quanto riguarda le sfide per la conservazione e il rimodernamento di tratti particolarmente preziosi della rete stradale. Le attività dell’Heimatschutz Svizzera nell’ultimo anno sono state tanto numerose quanto variegate. Per avere un quadro d’insieme sul nostro impegno troverete in allegato al presente numero anche il rapporto annuale 2017. Peter Egli, Redattore

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L’anno del patrimonio culturale unisce le persone L’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 unisce le persone al di là delle frontiere e ci rammenta una storia spesso tanto gloriosa quanto dolorosa. Nel corso dell’anno, l’Heimatschutz Svizzera finanzia con i proventi della vendita del Tallero oltre ottanta iniziative di grande interesse organizzate dalle sezioni cantonali in tutto il paese. Uno dei momenti culminanti dell’Anno del patrimonio culturale sarà l’assegnazione in agosto del Premio Wakker alla Nova Fundaziun Origen di Riom. Nel piccolo villaggio di montagna si respira la storia dell’emigrazione grigionese, di quelle persone che per secoli dovettero lasciare il proprio paese per stabilirsi a San Pietroburgo, Berlino, Odessa o Parigi. Alcuni di loro si rovinarono, altri invece investirono parti considerevoli delle proprie fortune in grandi alberghi e case patrizie. Su iniziativa del suo intraprendente direttore, il programma estivo del Festival Origen sarà dedicato alle relazioni tra i Grigioni e la Russia zarista alla vigilia della rivoluzione. In passato i turisti russi pernottavano al Posthotel Löwen a Mulegns, sulla strada per il passo dello Julier, per poi andare a riprendersi dal faticoso viaggio nei bagni termali dell’Engadina. Giovanni Netzer si è interessato a questi viaggiatori, il cui ricordo quest’anno viene evocato nelle coreografie e negli spettacoli teatrali del Festival. Il patrimonio culturale come dono e responsabilità Questo piccolo villaggio diventa così una nuova patria per artisti e ospiti da tutto il mondo: sono questi immigrati che fanno rivivere edifici storici che altrimenti rimarrebbero vuoti. E così, il passato diventa futuro nella vita culturale di Surses, nelle leggendarie sale del Posthotel Löwen, nella spettacolare torre temporanea sul passo dello Julier e nel maneggio coperto di St. Moritz. È qualcosa che unisce le perso-


ne e, in un mondo che cambia a una velocità vertiginosa, trasmette importanti valori sociali. Il nostro patrimonio culturale è tanto un dono quanto una grande responsabilità. Abbiamo l’obbligo nei confronti delle generazioni future di proteggerlo, di prendercene cura, ma anche di viverlo. Oggi il patrimonio culturale è seriamente a rischio. L’Heimatschutz Svizzera ha deciso di opporsi all’abbattimento di un prezioso monumento nel nucleo di Mulegns, che pregiudicherebbe gravemente questo insediamento storico e che rischia di compromettere al contempo il leggendario Posthotel Löwe. L’Heimatschutz si oppone altresì all’indebolimento della Legge sulla protezione della natura e del paesaggio. I nostri monumenti sono un patrimonio la cui importanza valica i confini nazionali: appartengono all’intera umanità! Con l’auspicio che l’Anno del patrimonio culturale si presti a intensi ed entusiasmanti confronti, vi invito a prendervi parte, per esempio in occasione della cerimonia per l’assegnazione del premio Wakker a Riom il 18 agosto 2018. Adrian Schmid, Segretario generale dell’Heimatschutz Svizzera

FORUM NUOVA PUBBLICAZIONE SUI SENTIERI STORICI  6

Itinerari escursionistici come beni culturali Quale storia si nasconde dietro il tratto di canale abbandonato nello sperduto entroterra vodese? Come mai nel centro di Zurigo si vedono tracce di un vecchio viadotto sopra la Sihl? Come diavolo sono riusciti nel 1736 dei tirolesi a costruire una mulattiera su una parete perpendicolare come quella del Daubenwand a Leukerbad? Françoise Krattinger, Heimatschutz Svizzera

La Svizzera è ricca di affascinanti tracce di infrastrutture di epoche passate. Senza le necessarie conoscenze storiche è spesso difficile capire le ragioni per cui le generazioni passate hanno costruito strutture complesse, e oggi in disuso, in luoghi tanto impervi. Le vie di comunicazione sono le arterie vitali delle so-

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cietà e contribuiscono in maniera decisiva a modellare il paesaggio antropico. La costante necessità di adeguare queste infrastrutture determina infatti gran parte della nostra attività edilizia. Nei modi in cui si gestiscono le esigenze di mobilità si rispecchiano lo sviluppo politico, economico, sociale e tecnologico. La variegata topografia svizzera ha fatto sì che per rispondere al bisogno umano della mobilità si realizzassero infrastrutture spesso impressionanti. Queste non solo attirano visitatori da tutto il mondo, ma sono anche testimonianze della nostra storia culturale. Gli sforzi per creare vie di trasporto e comunicazione sono spesso motivati da scopi commerciali e militari, ma anche da altre ragioni: sotto l’influsso del romanticismo si è per esempio diffusa la moda di passeggiare contemplando la natura e si sono costruiti punti panoramici per i turisti, mentre motivi di ordine religioso sono all’origine delle vie dei pellegrini e di paesaggi culturali costellati di edifici sacri. L’importanza delle vie di comunicazione Sebbene in un paese come il nostro, dove l’escursionismo è tanto apprezzato, la letteratura dedicata all’argomento non manchi, l’Heimatschutz è lieta di richiamare l’attenzione su questo ambito del patrimonio culturale svizzero attraverso una nuova iniziativa editoriale. La pubblicazione Heimatschutz unterwegs – Historische Pfade/Destination patrimoine – Sentiers historiques presenta trentacinque interessanti itinerari storici affiancandoli a vari temi di attualità. La scelta si è basata essenzialmente sull’Inventario federale delle vie di comunicazione storiche della Svizzera (IVS) e include un grande numero di regioni. Come si faceva notare già nel 1984 nella rivista «Heimatschutz/Patrimoine», l’inventario delle vie storiche contribuisce alla comprensione della storia, del significato e delle relazioni funzionali che legano i singoli oggetti degni di protezione, siano essi tratti di paesaggio, monumenti o insediamenti. Concepito come strumento utile alla presa di decisioni nell’ambito della pianificazione del territorio, l’inventario include anche proposte che andrebbero integrate nei piani direttori e d’utilizzazione. In questo senso, la nuova pubblicazione intende dare maggiore risalto alle strutture e alle relazioni che le legano le une alle altre. Anziché dilungarsi in verbose descrizioni degli itinerari, i contenuti si concentrano sulla storia delle vie di comunicazione. Immagini di alta qualità e testi brevi mettono in evidenza le caratteristiche dei percorsi e i dettagli di maggiore interesse. Lo scopo è quello di affinare lo sguardo per i tratti tipici e per le soluzioni specifiche, e mostrare allo stesso tempo i retroscena storici. Gli itinerari consigliati invitano a percorrere sentieri, strade e persino ferrovie in disuso. Molte delle strade e dei tracciati ferroviari sono stati in origine concepiti per rendere il trasporto di merci e persone più veloce ed efficiente, ma oggi non sono più in grado soddisfare quelle necessità e sono quindi stati riqualificati perché ne possano usufruire pedoni e ciclisti. Alla scoperta delle vie storiche L’escursionismo è molto popolare in Svizzera e la nostra rete di sentieri potrebbe quasi essere considerata un bene culturale, tanto è alta la qualità che la caratterizza, anche in un confronto internazionale. Oltre 50 000 cartelli gialli dell’associazione Sentieri Svizzeri indicano ogni anno la strada a 1,3 milioni di escursionisti. Dal 1979, la Svizzera ha persino un articolo costi-


tuzionale che promuove i sentieri e i percorsi pedonali e ne impedisce la soppressione o la cementificazione indiscriminate. Questo è fondamentale per garantire la conservazione delle vie di comunicazione storiche in quanto patrimonio culturale. Molti tratti impressionanti di queste vie sono stati ripristinati a regola d’arte ricorrendo anche a risorse ingenti, rendendo le escursioni sulle vie storiche ancora più interessanti. La diversità dei percorsi Alcune proposte di itinerari conducono attraverso paesaggi antropici preindustriali con sistemi di vie particolari, altri mostrano chiese e monasteri, mentre altri ancora si concentrano sulle tradizioni viventi o sulle forme di sussistenza di un tempo. Il piacere nella contemplazione della natura è invece al centro della passeggiata romantica tra le gole dell’Areuse, inaugurata nel 1875. La Belchensüdstrasse nella Svizzera nord-occidentale e il Canal d’Entreroches nel Canton Vaud sono invece testimonianze di tensioni politiche internazionali storiche e della difficoltà di prevedere le esigenze del futuro. La strada dell’esercito sulla montagna del Belchen fu costruita a caro prezzo durante la prima guerra mondiale al fine di difendere lo snodo dei trasporti di Olten. Per fortuna, la temuta invasione da Nord non arrivò mai. Il Canal d’Entreroches è testimonianza di quanto rimane di un colossale progetto del XVII secolo: una via navigabile per collegare il Reno e il lago di Ginevra in modo da permettere agli olandesi, che trasportavano merci tra l’Atlantico e il Mediterraneo, di evitare il passaggio attraverso le acque territoriali degli spagnoli, loro acerrimi nemici. Per motivi finanziari il progetto non fu mai completato. Di entrambi i progetti sono rimaste diverse strutture impressionanti che rammentano le speranze e gli errori di valutazione di quegli sforzi che si rivelarono inutili. Due passeggiate cittadine mostrano come viene scoperto il potenziale per il riutilizzo di infrastrutture che hanno formato l’identità di un determinato luogo. Sulle rive del Reno e nel centro di Zurigo, la vecchia area portuale e quella ferroviaria, un tempo inaccessibili, diventano oggi centri nevralgici dello sviluppo delle aree ricreative urbane. Altre proposte di percorsi conducono su un tratto in disuso della ferrovia del Rigi e sulla linea di servizio che servì alla costruzione della ferrovia del Lötschberg. Negli anni Sessanta, questa fu la prima linea ferroviaria in Europa a essere riconvertita in itinerario escursionistico. Le vecchie Axenstrasse, Averserstrasse, Twingistrasse o il passaggio tra le gole di Zügenschlucht non regalano solo vedute mozzafiato, ma conservano anche il ricordo degli autopostali che un tempo si incrociavano su queste strettissime strade. È affascinante osservare tutti questi esempi di come infrastrutture nate per rispondere a esigenze di tipo economico diventano patrimonio culturale. Pianificazione preventiva, intelligenti concezioni d’insieme, linee delicate e soluzioni puntuali attente alla qualità contribuiscono a integrazioni nel paesaggio assai riuscite. Un uso accorto di questa preziosa risorsa può essere inteso come un atto culturale e contribuisce alla qualità della vita di tutti. Il modo in cui le persone si muovono determina infatti anche il modo in cui vivono. → La pubblicazione Heimatschutz unterwegs – Historische Pfade/Destination patrimoine – Sentiers historiques (in tedesco e francese) può essere ordinata compilando la cartolina che trovate in fondo alla rivista oppure su www.heimatschutz.ch/shop. Prezzo: CHF 28.– (membri Heimatschutz: CHF 18.–).

ANTICHE VIE DI COMUNICAZIONE SULLE ALPI  12

«Le vie di comunicazione ci raccontano come si viveva e come si lavorava un tempo»

Dal 2008 al 2017 Marion Sauter ha inventariato i monumenti del Canton Uri. A tale scopo si è avventurata anche in montagna, dove ha avuto modo di conoscere l’economia alpina e le vie di comunicazione storiche. Ciò che per caso le è capitato sotto i piedi è diventato un importante campo di ricerca: le vie di comunicazione delle Alpi. Marco Guetg, giornalista, Zurigo

Signora Sauter, che cosa l’ha portata da Biberach, una cittadina della Svevia, alle montagne urane? È per merito di Expo.02. Il mio ex compagno ha collaborato al progetto di un padiglione a Bienne. Ci siamo trasferiti in Svizzera e abbiamo deciso di restare. Poi, quando il Canton Uri stava cercando qualcuno per fare l’inventario dei monumenti, mi sono candidata e ho ottenuto il lavoro. Quindi non è stato per un’illuminazione, una scintilla improvvisa? No, per nulla. È stato un caso e anche un colpo di fortuna. Ho imparato subito che per capire la cultura architettonica della Svizzera primitiva occorreva prima di tutto comprendere l’economia alpina. Una spinta importante è arrivata dallo speleologo del Muotathal Walter Imhof, che mi ha introdotto all’archeologia e allo studio dei ruderi. In seguito abbiamo iniziato la catalogazione dei ruderi e dei resti delle cascine. Così facendo abbiamo spesso percorso le vie storiche, a volte visibili altre volte nascoste. La storia delle vie di comunicazione è sempre anche storia culturale. Che cosa vede una storica quando guarda una strada? Il sistema economico di una regione. Sentieri, vie e strade rivelano in che modo gli abitanti di una determinata regione trasportavano i loro beni. Si può quindi vedere come le persone vivevano e lavoravano, cosa coltivavano e in che cosa commerciavano. Può farci qualche esempio concreto? Prendiamo le strade incavate, ossia le vie infossate nei prati alpini. In questo modo i contadini proteggevano i prati dal passaggio delle mandrie. Si trattava di una necessità poiché il fieno serviva come foraggio per l’inverno. Strade di questo tipo sono una testimonianza del passaggio del bestiame e se erano ben

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costruite diventavano strade principali. Ci sono poi le strade per il trasporto del legname. Siccome era impossibile trasportare tronchi di grandi dimensioni lungo le strette strade incavate si elaborò un sistema parallelo per trasportare la legna a valle durante l’inverno. Le strade incavate e quelle per il trasporto dei tronchi hanno così formato un interessantissimo intreccio che ci permette oggi di capire molto dell’economia e del modo di vivere di una determinata regione, lasciando anche tracce sul piano giuridico.

Gottardo aperta nel 1830. Quando però nel 1890 il progetto della strada del Klausen fu finalmente pronto, era ormai stata aperta la ferrovia del Gottardo. I glaronesi avrebbero quindi potuto trasportare i loro prodotti tessili anche con il treno passando per lo Ziegelbrücke. Guardando retrospettivamente, ci si chiede come mai all’epoca si decise di procedere con un progetto tanto oneroso a fronte di un così insignificante beneficio. Le considerazioni di ordine strategico-militare che resero infine possibile il finanziamento risultano oggi poco comprensibili.

Che cosa ci dicono le vie di comunicazione a proposito dello sviluppo degli insediamenti? Le prime case erano collegate da semplici sentieri spontanei. Le abitazioni si concentravano agli svincoli e nei punti di minore pendenza. Prendiamo il seguente esempio. La prima attestazione della parrocchia di Bürglen risale all’857 e la sua chiesa si trovava sull’antica via del Klausen. Probabilmente questi furono gli inizi. La chiesa di Spiringer fu costruita nel 1290. Il motivo per cui oggi l’antica via del Klausen passa molto al di sotto della chiesa è che essa fu tracciata molto prima. Se si pensa in termini di accessibilità lo sviluppo degli insediamenti diventa molto più comprensibile.

Nel corso del XIX secolo viaggiare divenne una moda. I passi alpini diventarono improvvisamente mete turistiche. Gli effetti sono ancora visibili oggi sul passo del Klausen, che si presta bene per i giri turistici. Chi viaggiava se la prendeva con comodo o comunque doveva fermarsi ogni tanto a causa dei veicoli dell’epoca. Ben presto i casolari dei contadini non poterono più soddisfare le esigenze di questi viaggiatori. Così, lungo la strada nacquero nuovi alberghi di montagna, come il Posthaus Urigen e il Klausenpass sul versante urano o il Wilhelm Tell sull’Urner Boden. Si tratta di costruzioni molto rappresentative, simili a quelle che si possono trovare su altri passi alpini.

Sono molte queste tracce del passato ancora oggi visibili sul territorio? Niente affatto! La mobilità ha preteso il suo tributo. I sentieri sono diventati vie e le vie si sono trasformate in strade. A seguito del sempre maggiore utilizzo le strade sono state allargate e successivamente asfaltate. In questo processo la sostanza storica spesso si perde. Luoghi come Bürglen-Brügg o Schöllenen, dove ponti appartenenti a epoche diverse stanno uno a fianco all’altro, sono rarissime eccezioni nella storia delle vie di comunicazione.

In alcuni casi le funivie hanno sostituito le salite più impervie. Non dappertutto, ma dove questo è successo le conseguenze sulla struttura delle vie di comunicazione storiche sono state enormi! I primi impianti a fune risalgono agli inizi del XX secolo. Le funivie hanno capovolto l’ordine delle cose! Fino ad allora si percorrevano le valli a piedi fino in fondo, per poi salire all’alpe. Le funivie invece iniziano perlopiù all’imbocco della valle, oltrepassano il punto più ripido e giungono in posti che prima non erano nemmeno abitati. Solitamente, le strade nei pressi delle funivie sono quindi recenti e non vie storiche. Quest’ultime si trovano soltanto dove un alpe era presente prima della costruzione della funivia.

È la mobilità ad aver colpito maggiormente le vie di comunicazione storiche? Sì, in particolare il traffico motorizzato. Prendiamo ancora una volta l’esempio del Klausen. La «Schächentalstrasse» fino a Unterschächen, progettata per il transito di carri e carrozze, fu completata nel 1880. Con l’ampliamento del valico moderno tra il 1890 e il 1900, fu necessario distruggere buona parte di quel tratto da poco ultimato. Il tracciato dei tornanti di Spiringer, costruiti nel 1877 lontano dal centro del villaggio, è già stato modificato due volte. Con l’aumento del traffico di veicoli a motore furono eliminate le maggiori pendenze, le curve furono allargate, il pietrisco fu trattato al fine di renderlo meno polveroso e infine, a metà del XX secolo la strada fu asfaltata. Ciò avviene spesso in parallelo con l’ampliamento della carreggiata. Tutte queste trasformazioni hanno coperto o distrutto gli strati storici. Oggi, nemmeno un singolo metro della via del Klausen è più com’era nel 1900.

Lei insegna storia dell’architettura all’Istituto di architettura della Scuola universitaria di Lucerna. Si tratta di corsi sul romanico, il rinascimentale, il barocco e tutto il canone classico? Anche, ma non solo. Cerchiamo di includere nell’insegnamento le specificità locali, come la storia delle vie di comunicazione. Quando si parla dei sistemi utilizzati nel medioevo per il trasporto dei materiali da costruzione è facile suscitare meraviglia e incredulità in classe. Abbiamo anche coinvolto gli studenti nello studio dei ruderi nel Canton Uri. Siamo andati insieme alla ricerca delle tracce degli insediamenti nel paesaggio antropico alpino. Durante queste esplorazioni gli studenti hanno imparato a sviluppare il senso per i luoghi e per il territorio. Quando chiedevamo ai futuri architetti quali luoghi avrebbero scelto per costruire, nei punti che indicavano erano quasi sempre già presenti i resti di una cascina.

Per quale ragione si è tanto discusso dell’ampliamento della strada del Klausen? Si tratta di un pezzo di storia economica della regione. L’ampliamento della strada fu un affare a senso unico. Gli urani non lo volevano. Per i loro bisogni era sufficiente la strada così com’era. Ma nel XIX secolo nel Canton Glarona fiorì l’industria tessile. I glaronesi avevano quindi bisogno di un accesso alla strada del

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Durante un’escursione nei pressi del passo della Surenen si è anche imbattuta in un sito di grande interesse: i resti di un edificio risalente addirittura al periodo della cultura di Hallstatt. Sì, i resti di un edificio di 7 x 11 metri di cui non conosciamo ancora con certezza la funzione, ma è troppo grande per essere una sorta di capanna alpina. Ciò che sappiamo è che si tratta dell’unica casa del periodo di Hallstatt nella Svizzera primitiva


a questa altitudine. Si tratta, insieme alle monete romane ritrovate nell’oratorio alpino, di una delle rarissime tracce che consentono di ricostruire la storia dei primi movimenti sul passo della Surenen. In un saggio ha lamentato la scarsità di studi dedicati alla cultura architettonica del periodo protostorico nelle zone di montagna. Il territorio è molto vasto, il lavoro da fare tanto e chi fa ricerca in questi luoghi trova nella maggior parte dei casi solo pezzi di carbone, ossa bovine e nessun vero tesoro. Negli ultimi anni tuttavia qualcosa ha iniziato a muoversi e non solo nel Canton Uri. Mentre di solito l’archeologia si concentra sui siti immediatamente minacciati dai lavori edili, la ricerca sui ruderi si rivolge al territorio nella sua interezza. Così, unendo le varie tessere del puzzle si forma un quadro d’insieme e improvvisamente anche le questioni relative all’accessibilità assumono importanza. Lei ha condotto varie ricerche sui passi del Klausen e della Surenen. Ha anche pubblicato due libri sull’argomento. Su quale passo si avventurerà prossimamente? Sul passo della Rengg, un sentiero spontaneo tra Hergiswil e Alpnach che arriva a Brünig, ma che una volta conduceva anche in direzione del Gottardo. Che cosa le interessa di questo preludio al Gottardo? La sua importanza per gli abitanti! Non tutti coloro che si muovono da Nord verso Sud vogliono attraversare il Gottardo. È un mito molto diffuso a livello storico, ma che a mio parere andrebbe ridimensionato. Chi voleva raggiungere il Gottardo comunque doveva prima di tutto superare alcuni ostacoli. La Axenstrasse fu aperta solo nel 1865 e la A2 nel 1980. Solo pochi abitanti potevano permettersi i costi del viaggio e i cavalli più recalcitranti sopportavano a fatica il viaggio sulle barche a vela o a remi. Per questo mi interessano molto di più i tratti che precedono il Gottardo e la Schöllenen. I contadini delle montagne che dovevano portare le mucche al mercato avevano bisogni assai diversi di quelli dei mercanti internazionali che volevano portare le proprie merci da Basilea a Milano. Mi concentro su queste piccole strutture nella speranza che progressivamente si possa intravvedere una rete complessiva delle vie di comunicazione. Marion Sauter è cresciuta in Germania, nella cittadina di Biberach. Si è laureata in architettura nel 1994, ha ottenuto un master in sociologia e storia dell’arte e dell’architettura, ha conseguito il dottorato presso l’Istituto di storia dell’architettura dell’Università di Stoccarda nel 2003 e dal 2006 insegna storia dell’architettura alla Scuola universitaria di Lucerna. Dal 2008 al 2017 ha realizzato l’inventario dei monumenti del Canton Uri per la serie I Monumenti d’arte e di storia della Svizzera. A giugno assumerà la direzione della sezione dedicata all’edilizia e all’architettura del Museo all’aperto del Ballenberg. In seguito alle sue ricerche sul Canton Uri Marion Sauter ha pubblicato diversi studi sulla cultura e sulla storia delle vie di comunicazione della Svizzera primitiva.

VALICHI IN CAMBIAMENTO  16

Il romanticismo delle carrozze incontra la società mobile La conservazione delle strade storiche è oggi spesso in conflitto con la necessità di utilizzo moderno e di sicurezza stradale. Le Alpi svizzere ci offrono due esempi attuali che mostrano come si possono considerare interessi diversi e allo stesso tempo sviluppare soluzioni soddisfacenti. Hans-Peter Kistler, responsabile per le Vie di comunicazione storiche, Ufficio federale delle strade USTRA

Le strade attraverso le Alpi svizzere sono state progettate in modo straordinario dal punto di vista ingegneristico: fin dall’inizio del XIX secolo, esse venivano magistralmente costruite su terreni difficili, formano una pendenza regolare e le loro numerose opere d’ingegneria presentano spesso un linguaggio architettonico uniforme. I valichi seguono ancora oggi i tracciati originari. La sostanza storica è stata spesso così ben costruita da essere ancora presente su lunghi tratti di queste vie. Componenti stradali quali muri di sostegno, ponti, portali o gallerie rappresentano preziose testimonianze che, nonostante l’intenso utilizzo e gli effetti delle forze della natura, appaiono ancora oggi ben conservate. Ma l’utilizzo sempre più intensivo significa anche che se le strade di un tempo erano progettate per veicoli semplici, ora devono resistere a ben più alte velocità e a carichi ben più pesanti. Un aspetto particolarmente importante oggi è senza dubbio la sicurezza del traffico. Le strade devono quindi garantire la massima visibilità possibile, gli ostacoli vanno rimossi, le opere d’ingegneria rinforzate e rese statiche. Gli elementi storici presenti sui valichi sono anch’essi in pericolo e spesso scompaiono gradualmente, in modo quasi impercettibile. L’esigenza della sicurezza è particolarmente elevata laddove sono presenti pendenze ripide e curve strette. D’altra parte, è proprio in questi casi che gli elementi storici hanno più importanza e presentano qualità particolari. Conservarli pur rispettando le odierne esigenze di sicurezza del traffico è un problema complesso. La necessità della massima sicurezza stradale e di una maggiore facilità di manutenzione deve essere quindi bilanciata con la salvaguardia della sostanza storica. L’Ufficio federale delle strade USTRA e le autorità cantonali badano alla cura delle vie di comunicazione storiche e forniscono supporto tecnico e finanziario con l’obiettivo di proteggerle.

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Passo del Susten: un piano direttore per proteggere una vera e propria opera d’arte Due esempi di valichi famosi mostrano come la conservazione degli elementi storici sia del tutto compatibile con le esigenze del traffico odierno. A questo scopo, tuttavia, sono necessari una pianificazione complessiva e il coinvolgimento di tutte le parti in causa. In genere, agire puntualmente in caso di urgenza quando lo impone la sicurezza porta a risultati insoddisfacenti e inconsistenti dal punto di vista della conservazione storica. Esemplare è in questo senso il piano direttore per il Passo del Susten nel Canton Berna. Il passo presenta tre generazioni di vie di comunicazione: la mulattiera che conduceva al Susten prima del 1811, la via di comunicazione, la cui costruzione è iniziata nel 1811 ma che non fu mai portata a termine, e la strada del 1946. La strada più recente è una vera e propria opera d’arte: i portali dei tunnel scavati in parte direttamente nella roccia, i muri di cemento rivestiti con pietra di cava locale, i cippi, i tombini e gli altri piccoli elementi mostrano uniformità di materiali e di linguaggio. Affinché il valico non perda questi elementi caratteristici durante i lavori di manutenzione, su iniziativa del Canton Berna è stato messo a punto per la prima volta un piano direttore per una strada che fissa principi strutturali, edilizi e di utilizzo. Riconoscendo al valico il suo valore da tutti i punti di vista, si può garantire che i lavori siano eseguiti in ciascuna tappa con un occhio di riguardo per la qualità estetica. Il piano direttore è particolarmente utile come base per interventi di manutenzione e di incremento della sicurezza a lungo termine e non ancora definiti. Passo dello Spluga: lo studio delle varianti garantisce soluzioni ottimali Il passo dello Spluga con i suoi numerosi tornanti venne costruito per ordine del Regno Lombardo-Veneto e fu aperto nel 1826. Ha avuto una grande importanza per il transito attraverso le Alpi, soprattutto prima della costruzione delle ferrovie alpine. Nel corso dei prossimi dieci o quindici anni la strada dovrà essere adattata alle odierne esigenze di sicurezza e utilizzo. La Divisione delle costruzioni del Canton Grigioni sin dall’inizio della progettazione dei lavori ha consultato l’USTRA (Servizio IVS della Confederazione) e l’ufficio cantonale dei beni culturali per l’assistenza specialistica necessaria. Circa due anni fa si è dato inizio al progetto con lo studio delle varianti per una manutenzione equilibrata che tenga conto delle varie esigenze: sono state discusse le varie possibilità di realizzazione dei muri e degli elementi a protezione dalle cadute ed è stato creato un prototipo. Per ciascun elemento stradale si può quindi trovare una soluzione che soddisfi al contempo le odierne esigenze di sicurezza del traffico e di manutenzione stradale e le aspirazioni a una equilibrata relazione tra l’intervento, la conservazione della sostanza storica e gli aspetti paesaggistici. La collaborazione fra tutti gli enti coinvolti e la considerazione delle più diverse esigenze possono apparire a prima vista molto costose. Tuttavia, esse garantiscono un’accurata ricostruzione e conservazione a lungo termine delle peculiarità dell’oggetto in questione. In questo modo il valico potrà essere attraversato in sicurezza, pur continuando a meravigliare grazie al suo prezioso patrimonio culturale. → www.ivs.admin.ch

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RIQUALIFICAZIONE DI TRACCIATI FERROVIARI  20

I treni vanno, la memoria rimane Una volta la Zentralbahn attraversava la città di Lucerna. Oggi quella linea è percorsa da pedoni e ciclisti. I vecchi tralicci, le scarpate e le linee elettriche ricordano la vecchia ferrovia. Lukas Kistler, giornalista, Zurigo

È una fredda mattina di metà marzo, sulla nuova passeggiata e pista ciclabile che collega Lucerna a Kriens e Horw non c’è molto traffico: un cane a spasso con la padrona, una mamma con il bambino e alcuni ciclisti. Il percorso, inaugurato a dicembre del 2016, segue la vecchia linea del treno. Il tragitto inizia a sud-ovest, dagli scambi ferroviari della stazione centrale di Lucerna nei pressi dell’ex piscina di Biregg, oggi destinata a nuovo utilizzo. Il capoprogetto del dicastero delle costruzioni della città di Lucerna che ha diretto la riconversione della linea ferroviaria, Daniel Nussbaumer, ci accompagna lungo la passeggiata, che inizia formando una larga curva in direzione sud. Passiamo davanti allo stabile dei pompieri, attraversiamo Eichwald, poi Allmend con i palazzoni dell’esercito da una parte e dall’altra il centro culturale Südpol. Poco oltre arriviamo al cantiere dei nuovi edifici del dipartimento di musica della SUP di Lucerna. Caseggiati, abitazioni unifamiliari ed edifici commerciali segnano il percorso, qui Lucerna mostra il suo volto ordinario, più modesto rispetto al signorile quartiere di Neustadt a ovest della stazione. Cosa rimane della ferrovia di 120 anni fa Alcuni elementi del vecchio tratto ferroviario non sono più visibili: traversine, binari e barriere sono stati rimossi, il pietrisco è stato usato come base per la pavimentazione di asfalto. I tralicci, la linea elettrica e il tracciato su cui passavano i binari sono invece ancora presenti. La Zentralbahn e le compagnie che l’hanno preceduta hanno percorso questa linea a scartamento metrico per circa 120 anni collegando la stazione di Lucerna a Kriens e Horw. Nel giugno 1888, la compagnia ferroviaria Jura–Bern–Luzern Bahn inaugurò la linea da Brienz ad Alpnachstad lungo il passo del Brünig, mentre l’anno seguente prese in gestione il tratto Lucerna-Alpnachstad. Fu anche grazie al nuovo collegamento ferroviario che nel secolo scorso la zona di Lucerna, Kriens e Horw poté espandersi formando nuovi insediamenti e creando nuove industrie. Gradualmente, la ferrovia che un tempo attraversava solo campi e prati, si ritrovò a percorrere quelli che oggi


sono il quartiere di Steghof a Lucerna e il sobborgo di Mattenhof a Kriens. Tutto questo è ormai storia: dal novembre del 2012 la Zentralbahn raggiunge attraverso un tunnel la fermata della S-Bahn di Kriens Mattenhof, dove oggi si incontrano la vecchia e la nuova linea. Così, quasi due chilometri della vecchia linea si sono potuti riconvertire in pista ciclabile e pedonale. I vantaggi della riqualificazione Il nuovo percorso si è rivelato di grande beneficio per i residenti, i pendolari e per chiunque ami le passeggiate. Benché intersecato da diverse strade, si tratta infatti di un passaggio molto gradevole. Karin Meissle, partner associata allo studio di architettura paesaggistica Appert Zwahlen, pone l’accento soprattutto sui vantaggi per i ciclisti. Secondo l’associazione di quartiere mancavano però luoghi di sosta e incontro per i residenti. Pertanto, lungo Eschenstrasse e nei pressi della piscina coperta di Biregg sono stati piantati alberi, disposti vasi per le piante e si è provveduto all’arredo urbano. Tuttavia, si tratta di una soluzione temporanea, che durerà finché non apriranno i cantieri sui terreni della piscina e dello stabile dei pompieri. Daniel Nussbaumer spiega che ci sono però anche proprietari di case che vorrebbero collegare il loro terreno al nuovo percorso e rileva che «un’importante società immobiliare richiama l’attenzione sul collegamento con la nuova pista ciclabile per pubblicizzare alcune sue palazzine». La conservazione dei tralicci, delle linee elettriche e del tracciato è stata una proposta di Appert Zwahlen. I binari e le traversine sono già stati rimossi dal Canton Lucerna dopo che la linea ferroviaria è stata dismessa. Nel loro progetto, gli architetti paesaggisti hanno invece voluto far rivivere i 120 anni di storia di questa ferrovia. Così, i tralicci, le linee elettriche e le scarpate conferiscono alla nuova passeggiata il suo particolare carattere. La conservazione della struttura ha inoltre portato diversi benefici sia economici sia ambientali. I progettisti hanno scelto di non modificare le scarpate, sulle quali prospera ancora la tipica vegetazione spontanea, fatta di fiori di linaiola, erba viperina e papaveri, tutte piante che resistono al gran caldo e che amano i terreni poveri e pietrosi, tipici dei bordi delle ferrovie. Una ferrovia ancora non catalogata Affinché l’ufficio dei beni culturali potesse essere attivamente coinvolto nella riqualificazione, mancava qualcosa: il percorso non era incluso nell’inventario cantonale degli edifici da tutelare. Pertanto, spiega l’architetto a capo del dipartimento urbanistico di Lucerna Jürg Rehsteiner, l’ufficio cittadino dei beni culturali non si è occupato del progetto. Tuttavia, Rehsteiner e il suo team, inclusa la direttrice dell’ufficio dei beni culturali, hanno esaminato le proposte degli architetti paesaggisti, le quali sono state apprezzate anche perché progetti più onerosi non sarebbero stati possibili per mancanza di fondi. Di regola, nemmeno la Confederazione inserisce le linee ferroviarie nell’inventario dei beni da proteggere. Le disposizioni contenute nel decreto del 2010 per l’Inventario federale delle vie di comunicazione storiche della Svizzera (IVS) limitano la tutela ai sentieri storici, alle strade e alle idrovie. L’IVS cataloga anche alcune linee ferroviarie, come la linea dismessa Rigi Kaltbad – Rigi Scheidegg (vedi riquadro). Tuttavia, sono incluse solo le linee ferroviarie destinate a un nuovo utilizzo. Hans Peter Kistler, responsabile delle vie di comuni-

cazione storiche presso l’Ufficio federale delle strade, ricorda che «i criteri dell’IVS non indicano come agire per inventariare le linee ferroviarie». Le FFS creano il loro inventario Le FFS intendono realizzare un inventario delle linee ferroviarie. Come spiega il responsabile dell’ufficio delle FFS per la conservazione dei monumenti storici, Giovanni Menghini, le ferrovie federali dispongono già di un inventario di tutte le superfici in gestione: «Questo inventario contiene, ad esempio, i ponti e le gallerie, ma anche i caselli ferroviari, le cabine di manovra e le rimesse inserite nei vari contesti paesaggistici». Tuttavia, i tracciati, con le traversine, i binari e il pietrisco, nonché i tralicci e la segnaletica, non sono catalogati. «Uno dei criteri per includere una tratta ferroviaria nell’inventario è il percorso scelto per far fronte alle particolarità topografiche.» Allo stesso modo si analizza in che modo una determinata linea ha svolto un ruolo significativo rispetto allo sviluppo dell’intera rete ferroviaria. Ora, solo le tratte di proprietà delle FFS sono catalogate e la Zentralbahn, benché sia una società controllata dalle FFS, non rientra nell’inventario. Sui tralicci lungo la linea dismessa della Zentralbahn tra Lucerna, Kriens e Horw, oggi saltano all’occhio i cartelli con i fulmini, che segnalavano il pericolo rappresentato dal passaggio dell’alta tensione. Ci sono però anche i cartelli più piccoli e i pesi che servono a mantenere tesi i cavi. «Inizialmente pensavamo di rimuovere quei cartelli ma poi, a seguito di considerazioni di ordine storico, abbiamo deciso di mantenerli» dice Daniel Nussbaumer, direttore del progetto, e i progettisti hanno riconosciuto il valore storico di questi dettagli. Non si può che sperare che anche altre società ferroviarie seguiranno l’esempio. → UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA DELLA FERROVIA: sono molte le linee fer-

roviarie abbandonate e i motivi sono molteplici. Come nel caso della linea lucernese, anche ai tratti ferroviari di Naters e di Zurigo sono state apportate diverse migliorie. La ferrovia del Rigi e la linea Bellinzona-Mesocco mancavano invece di un numero sufficiente di passeggeri. • Il tratto dismesso di 2,5 Km della vecchia Brig–Furka–Disentis-Bahn (oggi parte della Matterhorn-Gotthard-Bahn) che dal 1915 passava all’interno del borgo di Naters è stato riconvertito in passeggiata e pista ciclabile nel 2009. Il pietrisco, i tralicci, due ponti e una galleria sono tutti stati integrati nel progetto. Nella stazione è oggi presente una caffetteria. La riqualificazione ha ricevuto nel 2011 il premio Flâneur d’Or. • Il viadotto di Letten a Zurigo, dismesso nel 1989, collega oggi con una pista ciclabile lo stabilimento balneare Oberer Letten con lo Josefwiese. Il viadotto ad archi, risalente al 1894, era parte della Schweizerische Nordostbahn e collegava la stazione centrale con le stazioni di Letten e Stadelhofen. La stazione di Letten, il ponte sulla Limmat come anche parte del pietrisco sono stati conservati. • La linea Rigi Kaltbad - Rigi Scheidegg fu costruita tra il 1874 e il 1875 a scopi turistici e fu abbandonata nel 1942. Oggi, durante l’estate, il terrapieno della ferrovia diventa una passeggiata, mentre d’inverno, una pista per lo sci di fondo. Gallerie, ponti e muri di rinforzo sono stati tutti conservati. Nell’IVS, il percorso è catalogato come oggetto di importanza nazionale, ma si tratta di un’eccezione. • Il primo treno della Mesolcina collegava nel 1907 Bellinzona a Mesocco. Gli ultimi treni passeggeri percorsero questa linea nel 1972, mentre i treni merci hanno continuato il servizio tra Castione-Arbedo e Cama fino al 2003. Oggi una parte del tracciato è diventata una passeggiata che a Soazza conduce sopra un ponte e dentro una galleria.

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HEIMATSCHUTZ SVIZZERA PIEGHEVOLE E PUBBLICAZIONE DEL PREMIO WAKKER  30

Nova Fundaziun Origen I villaggi periferici dello spazio alpino sono vieppiù confrontati con un lento spopolamento e un crescente numero di edifici abbandonati. Un pieghevole e una pubblicazione mostrano come la Nova Fundaziun Origen, vincitrice del Premio Wakker 2018, stia facendo rivivere la comunità di Riom e i suoi edifici storici. Sabrina Németh, Heimatschutz Svizzera

Origen vede negli edifici abbandonati di Riom GR un’opportunità per il futuro e reagisce in modo efficace ai cambiamenti strutturali. La fiducia che la fondazione ripone nel potenziale del patrimonio esistente apre nuove prospettive per tutto il villaggio e per i suoi abitanti. Origen ha a cuore il patrimonio culturale in tutti i suoi aspetti e contribuisce alla conservazione delle infrastrutture e dell’insediamento nel suo insieme. Un pieghevole dedicato al Premio Wakker invita a percorrere il villaggio, svela tracce del passato di Riom e presenta lo spirito di Origen. In un libretto tascabile riccamente illustrato di 56 pagine sono inoltre pubblicati quattro testi di specialisti che conoscono bene Riom e che espongono vari aspetti della storia del villaggio, come pure il loro punto di vista su quanto è stato fatto e quanto rimane da fare. Il Consigliere federale Alain Berset nella sua prefazione alla pubblicazione rileva come la Nova Fundaziun Origen merita il Premio Wakker non solo per il rispetto con cui tratta i beni architettonici di questo villaggio contadino delle montagne grigionesi, ma anche perché con il suo lavoro evidenzia l’importanza che gli spazi culturali hanno per la coesione sociale. «Origen riunisce gli spettatori all’interno dei monumenti architettonici, ci rende consapevoli del nostro passato e rafforza la coesione sociale.» → Il pieghevole e la pubblicazione del Premio Wakker possono essere ordinati

sul sito www.heimatschutz.ch/shop (CHF 10.–/ 5.– per i membri dell’Heimatschutz). → La consegna del Premio Wakker si terrà il 18 agosto 2018 nell’ambito di una cerimonia accompagnata da un ricco programma. Informazioni dettagliate sono disponibili su www.origen.ch e www.heimatschutz.ch/wakkerpreis.

IMPRESSUM I testi in italiano sono curati, adattati e a volte ridotti da Sándor Marazza 2/2018: 113mo anno Editore: Heimatschutz Svizzera (redazione: Peter Egli) Stampa: Stämpfli AG, 3001 Berna Grafica: Stillhart Konzept und Gestaltung, 8003 Zurigo Appare: a scadenza trimestrale Indirizzo: Redazione «Heimatschutz/Patrimoine» Villa Patumbah, Zollikerstrasse 128, 8008 Zurigo T. 044 254 57 00, redaktion@heimatschutz.ch ISSN 0017-9817

REVISIONE DELLA LEGGE FEDERALE SULLA PROTEZIONE DELLA NATURA E DEL PAESAGGIO  32

Un altro colpo basso La Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio degli Stati ha avviato la procedura di consultazione relativa a una modifica della Legge sulla protezione della natura e del paesaggio (LPN). L’Heimatschutz Svizzera reputa la revisione prevista un altro inaccettabile colpo basso nella serie di piani per lo smantellamento di una legge che tutela la natura, il paesaggio e i beni culturali. Adrian Schmid, Segretario generale, Heimatschutz Svizzera

Con la revisione della LPN, si vuole consentire la ponderazione degli interessi fra protezione e utilità non solo quando alla tutela si opponga un interesse nazionale, ma anche quando si tratti di un interesse cantonale. Si desidera inoltre diminuire notevolmente il valore delle perizie delle due Commissioni federali (CFNP e CFMS) da prendere in conto per la presa di decisione da parte delle autorità. Invece di rafforzare la tutela dei beni culturali e dei preziosi paesaggi che sono alla base della nostra identità, il progetto di revisione la indebolisce. Non c’è bisogno di una revisione per portare avanti questa politica di smantellamento, perché l’attuale revisione della legge ha già preso in conto il fondo dell’iniziativa parlamentare del Consigliere agli Stati Joachim Eder (PLR, Zugo): nel frattempo, la Legge sull’energia è infatti stata modificata per facilitare la realizzazione di progetti sulle energie rinnovabili. L’Heimatschutz Svizzera studierà in dettaglio il progetto di revisione della Legge sulla protezione della natura e del paesaggio. Per questo, con un’ampia coalizione insieme ad Alliance Patrimoine, al WWF e a Pro Natura, ha organizzato un evento informativo molto ben frequentato a Berna e tre relazioni specialistiche per spiegare le conseguenze della revisione. Una prima perizia e un breve elenco di argomenti per reagire nel quadro della consultazione sono già pronti. È chiaro che proseguire con lo smantellamento della già oggi indebolita tutela dei più importanti beni culturali e dei paesaggi e beni naturali più preziosi in Svizzera non è accettabile.

Heimatschutz/Patrimoine 2-2018: Finestra  

L'edizione di «Heimatschutz/Patrimoine» contiene una finestra che propone in italiano gli articoli più importanti. Così facendo, riusciamo a...

Heimatschutz/Patrimoine 2-2018: Finestra  

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