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HEIMATSCHUTZ PATRIMOINE

Finestra in lingua italiana

L‘Heimatschutz Svizzera e le sue sezioni

EDITORIALE

TEMI D’AT TUALITÀ

Uniti siamo forti

IL COMMENTO

Dopo dodici anni di Presidenza, il prossimo mese di giugno Philippe Biéler dovrà lasciare la carica, poiché ha raggiunto il termine massimo di dodici anni previsto dagli statuti. Nel suo intervento, traccia un bilancio dell’attività svolta e guarda alle sfide che attendono l’Heimatschutz Svizzera. Inoltre, presentiamo otto Presidenti di altrettante sezioni cantonali della Svizzera italiana, tedesca e francese. Le fotografie sono state scattate in luoghi particolari nei pressi della loro abitazione o in relazione al loro campo d’attività. Visti i compiti assai differenziati che l’Heimatschutz Svizzera deve affrontare nelle diverse regioni della Svizzera, emerge chiaramente quanto sia importante la collaborazione tra organizzazione mantello, Segretariato e sezioni cantonali. L’impegno per armonizzare la conservazione di antiche tradizioni e condizioni di vita moderne si manifesta fin nei luoghi più remoti grazie alle molte ore, per lo più di volontariato, che i nostri soci prestano a questa nobile causa. I campi di maggior presenza sono la questione energetica, la densificazione, l’espansione disordinata degli abitati, la tutela dei monumenti e degli insediamenti minacciati. Il Rapporto annuale 2016 inserito in questo numero fornisce una panoramica completa delle attività svolte e dei progetti dell’Heimatschutz Svizzera. Vi ringraziamo con queste righe per l’importante sostegno che ci date come membri, donatori o acquistando le nostre pubblicazioni, che possono sempre essere ordinate dal sito www.heimatschutz.ch/shop. Peter Egli, Redattore

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Per un intenso Anno europeo del patrimonio culturale! L’anno venturo, il nostro patrimonio culturale sarà al centro dell’attenzione come bene d’importanza fondamentale per tutti gli ambiti della società. L’Unione europea ha dichiarato il 2018 Anno europeo del patrimonio culturale e ha lanciato la campagna Sharing Heritage a livello europeo. In Svizzera, l’avvenimento è posto sotto il patronato del Consigliere federale Alain Berset. L’Heimatschutz Svizzera presiede l’ente promotore patrimonio2018 che assicura il coordinamento su scala nazionale. Circa duecento persone interessate si sono riunite a inizio primavera al Museo nazionale svizzero di Zurigo per gettare le basi della campagna. Il nostro patrimonio culturale, che rappresenta una parte importante e insostituibile della nostra identità, è sottoposto a una fortissima pressione. È nostro preciso dovere assumerci la responsabilità che ci incombe oggi e consegnare alle generazioni future le testimonianze intatte della nostra storia. Numerose regioni in crisi sono confrontate con una serie di distruzioni violente e deliberate di beni culturali. La sparizione di questi autentici testimoni è irrimediabile, e la sofferenza delle popolazioni locali immensa. Anche in Svizzera i monumenti storici sono minacciati. Vi sono poteri forti che cercano di togliere qualsiasi efficacia alle leggi e agli strumenti che tutelano il patrimonio e i paesaggi. La Legge sulla protezione della natura e del paesaggio è il bersaglio di critiche continue, e ora anche l’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale è sotto tiro! «Salvaguardia del patrimonio: perché e per chi?» Al di là della distruzione dei monumenti, le perdite che ne risultano per la memoria, la storia culturale, le tradizioni e l’identità della nostra società sono dolorosissime. Valori essenziali per il nostro benessere e la nostra cultura sono in bi-


lico, nonostante la loro importanza in un mondo confrontato con sfide enormi. In tale contesto, l’Anno europeo del patrimonio culturale dà la possibilità di dibattere sull’importanza dei beni culturali nella nostra società e di difenderne il ruolo. Con un centinaio di appuntamenti del programma nazionale e di quello delle nostre sezioni che intitoleremo Salvaguardia del patrimonio: perché e per chi?, mostreremo che modo l’Heimatschutz Svizzera si adopera per affermare obiettivi ampiamente condivisi e per quale ragione il suo operato è indispensabile. Questa campagna potrà contare sul considerevole apporto finanziario del provento della vendita del tallero d’oro. Nell’attesa delle appassionanti proposte che vedranno la luce in questo anno dedicato al patrimonio culturale, vi invito già da adesso a parteciparvi attivamente. Adrian Schmid, Segretario generale dell’Heimatschutz Svizzera

FORUM PHILIPPE BIÉLER, PRESIDENTE USCENTE DELL’HEIMATSCHUTZ SVIZZERA  6

«Dobbiamo contribuire a realizzare il patrimonio costruito di domani» Dopo dodici anni trascorsi alla testa dell’Heimatschutz Svizzera, Philippe Biéler lascerà la Presidenza nel giugno 2017. Giunto al termine del mandato, coglie l’occasione per tracciare un bilancio della sua attività e riflettere sul futuro dell’associazione. Lorette Coen, giornalista, Losanna

La linea seguita da Philippe Biéler nel corso delle varie attività pubbliche è riassumibile in una parola: discrezione. Un profilo paradossale per l’uomo politico che è stato e per la posizione di Presidente di un’organizzazione importante qual è l’Heimatschutz Svizzera. Com’è possibile coniugare discrezione e rappresentanza? Come dirigere e imporsi mantenendo un atteggiamento riservato? Per spiegarlo, occorre prendere in considerazione due suoi altri attributi: abilità e fermezza. Philippe Biéler, a cui non difettano né l’entusiasmo né lo slancio, ha svolto le funzioni affidategli facendo della ponderazione e della moderazione il trampolino delle sue azioni audaci. L’Heimat-

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schutz Svizzera, della quale aveva accettato la carica di Presidente dopo dieci anni trascorsi in seno al Consiglio di Stato vodese, non è più la stessa di dodici anni or sono. In questi tre mandati, la vecchia Heimatschutz Svizzera, appellativo evocante un certo conservatorismo, è diventata irriconoscibile: dinamica e all’avanguardia in tutte le lotte concernenti il patrimonio costruito, interpretando i suoi compiti e adottando metodi in un contesto interamente ridefinito. Merito suo? «No, è solo un’illusione ottica», afferma. L’arrivo di Philippe Biéler, nel 2005, coincideva con il centenario dell’associazione. Per sottolineare questo importante traguardo, i responsabili allora in carica avevano effettuato un enorme lavoro di aggiornamento, che si era concretizzato nella redazione di una Carta. Questo documento poneva le basi del nuovo orientamento dell’Heimatschutz Svizzera, volto alla realtà contemporanea, attento al patrimonio del futuro, imperniato sugli interventi di sensibilizzazione. Un lavoro di unificazione concluso con l’adozione dello stesso nome per tutte le sezioni cantonali e rinfrescando il logo. «Una quasi rivoluzione», commenta colui che avrebbe preso in mano le redini per pilotare il cambiamento. «Questa Carta mi soddisfa ampiamente», sostiene. Due i grandi progetti ai quali il nuovo Presidente e i suoi collaboratori hanno posto mano: il Centro Heimatschutz – che sarebbe stato inaugurato nel 2013 nella Villa Patumbah a Zurigo – e la Fondazione Vacanze in edifici storici. Quest’ultima, creata in concomitanza con il centenario, si assume la gestione di edifici storici in pericolo, li rinnova e li offre in locazione come residenza di vacanze. Un accorgimento per preservare, valorizzare, dare un senso e ridare vita all’antico che ha riscosso e riscuote un grande successo. Locataria di Villa Patumbah, l’Heimatschutz Svizzera dispone oggi dello spazio necessario per presentare mostre, accogliere scolaresche e contribuire all’educazione nel campo dell’architettura. Il Presidente si augurava che sorgesse un’istituzione come il Centro Heimatschutz in tutte le regioni. In Ticino, l’operazione è stata portata a buon fine con la Fondazione Valle Bavona, che si occupa di far conoscere i paesaggi antropici alpini ed è da poco operativa con il progetto del Laboratorio paesaggio. Per la Svizzera romanda, il progetto è invece ancora in gestazione. Potrebbe essere realizzato con la Fondazione Culture du bâti (CUB) che dovrebbe sorgere nel futuro polo museale losannese, ma al momento è appunto solamente un’ipotesi. «L’idea di fondo che definisce il nostro mandato principale e funge da stella polare si trovava in nuce nella rifondazione dell’Heimatschutz Svizzera: partecipare a realizzare il patrimonio costruito del futuro in modo tale che ne risulti un mondo migliore sia per quanto concerne la bellezza sia per quel che riguarda la gioia di viverci.» «La maggior parte delle costruzioni che troviamo nel nostro paese è sorta dopo la seconda guerra mondiale, e l’attività edilizia continua a spron battuto. Tuttavia, il 95 per cento di questo patrimonio è di qualità mediocre, il che denota una scarsa cultura architettonica e la prevalenza degli interessi economici sulla qualità di vita», deplora Philippe Biéler. Durante gli anni della sua Presidenza, si è verificato un altro fenomeno di grande portata. La percezione di una realtà urbana che va inclusa nella più vasta nozione di sviluppo territoriale. «Bisogna smettere di considerare solo i singoli oggetti e interessarsi invece agli abitati in quanto tali, ai luoghi destinati a diventare problematici. In altri termini, agli spazi urbani e suburbani.»


La storia dei Premi Wakker illustra chiaramente l’evoluzione della prospettiva dell’Heimatschutz Svizzera. Negli anni passati, il Premio è toccato a comuni come Stein am Rhein, Guarda, Avegno, Porrentruy, che avevano saputo preservare i loro centri storici dall’assalto della motorizzazione. Oggi, questo Premio è attribuito soprattutto agli agglomerati attenti al loro sviluppo, che favoriscono la qualità architettonica delle nuove costruzioni, hanno un atteggiamento rispettoso verso i loro edifici storici e si danno un piano regolatore esemplare. Il Premio Schulthess per i giardini, riconoscimento attribuito all’innovazione nel campo dell’architettura paesaggistica, ha un ruolo analogo e complementare. «Ho contribuito a questa apertura», ammette Philippe Biéler, pur ricordando il carattere collettivo delle decisioni e il rapporto di fiducia con i due Segretari generali coi quali ha lavorato. «È però il Presidente che dà il tono e gli impulsi necessari.» A questo proposito, non è secondario che il riorientamento si sia prodotto sotto la ferula di un Romando, per di più uomo politico. In effetti, l’Heimatschutz Svizzera si colloca oggi come gruppo di pressione e interviene attivamente in tutte le questioni che toccano in un modo o nell’altro i beni culturali. Ad esempio, per quanto attiene alla concessione di sovvenzioni federali ai monumenti storici, i suoi sforzi hanno permesso di limitare i tagli di bilancio. Ciò non di meno, Philippe Biéler deplora che i mezzi necessari dovrebbero essere tre volte tanto quelli previsti. Altro fatto nuovo, la partecipazione dell’Heimatschutz Svizzera con altre associazioni alla promozione dell’iniziativa per il paesaggio, seguita poi dalla mobilitazione e dall’alleanza formatasi attorno alla Legge sulla pianificazione del territorio (LPT) sul tema della densificazione urbana. Curiosamente, il ringiovanimento dell’Heimatschutz Svizzera e il suo impegno istituzionale coincidono con un calo preoccupante dei suoi membri, già meno numerosi dei donatori. Philippe Biéler fa rimarcare la differenza fra l’adesione che si verifica caso per caso, documentata dal numero di contatti su internet e l’interesse declinante per la missione generale. Alcuni considerano questa organizzazione privata senza scopi lucrativi come un’istanza ufficiale, altri pensano ancora che i suoi compiti si circoscrivano alla difesa dei monumenti storici. L’associazione, i cui mezzi restano al di sotto delle sue ambizioni, deve meglio far sentire la sua voce, specialmente nella Svizzera romanda, dove rimane flebile. In altri termini, bisogna sviluppare le pubblicazioni, estendere i canali di comunicazione, raddoppiare la presenza e l’energia. Del resto, le battaglie da condurre non mancano. L’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale (ISOS) è sotto tiro! Come applicarlo? Rappresenta un ostacolo per la densificazione e lo sviluppo urbano? L’Heimatschutz Svizzera ha organizzato una giornata di studio a gennaio su questi argomenti con l’Ufficio federale della cultura e l’Associazione svizzera per la pianificazione del territorio (VSLP-ASPAN). Altre tensioni locali possono sorgere con le sezioni cantonali. La linea adottata dall’Heimatschutz Svizzera non è sempre capita. Si sono dovuti convincere i puristi della tutela, superare molti preconcetti, spiegare e rispiegare, per esempio quando il Premio Wakker è stato assegnato ai comuni della cintura losannese per l’azione comune di valorizzazione del loro territorio e di organizzazione dello sviluppo. Rispettare l’autonomia delle sezioni,

trovare i compromessi e le soluzioni: questo cantiere permanente ha tenuto molto occupato il Presidente. Ma l’incomprensione è una minaccia persistente. «Attraversiamo un periodo in cui il patrimonio e la natura sono oggetto di attacchi provenienti da tutti gli orizzonti politici. A Berna, vi è chi sostiene che il risanamento energetico debba avere la priorità sulla tutela del patrimonio. Altri tramano per restringere il diritto di ricorso, peraltro confermato in votazione popolare soltanto sei anni or sono. È solo grazie a questo diritto che possiamo agire come avvocati del patrimonio e della natura», osserva ancora Philippe Biéler. Il già Consigliere di Stato vodese eletto per i Verdi non ha dunque abbandonato la scena politica, l’ha calcata su altri palcoscenici e con altri mezzi. Giunti a questo punto, dobbiamo trovare un quarto termine per caratterizzare Philippe Biéler: la perseveranza. Lasciata la Presidenza dell’Heimatschutz Svizzera, intende dedicarsi ai lavori pratici. Vice-presidente della cooperativa Mobility, affronta le stesse preoccupazioni su un altro versante, quello di un’impresa privata. Un’altra causa che gli sta a cuore è la salvaguardia del Grand Hôtel du Cervin, a St-Luc, in Vallese, riscattato collettivamente da privati desiderosi di ridargli il lustro perduto e di farlo classificare come monumento storico. Riportato a nuova vita e trasformato in hôtel de charme, questo albergo costruito alla fine del XIX secolo dovrebbe, come la Fondazione Vacanze in edifici storici, fungere d’esempio. → Philippe Biéler, nato nel 1954, ha compiuto gli studi a Ginevra, Nyon e Losanna.

Nel 1981, si impegna nell’Associazione Svizzera Inquilini (ASI), di cui diventa prima Segretario vodese, poi romando. Nel 1994, è eletto nel Consiglio di Stato del Canton Vaud per i Verdi, primo ecologista a occupare la carica di Consigliere di Stato. Dal 1998 al 2003, è alla testa del Dipartimento delle infrastrutture. Due anni dopo, nel 2005, assume la Presidenza dell’Heimatschutz Svizzera. È dal 2010 Vice-presidente della società cooperativa Mobility CarSharing (condivisione dell’auto) e dal 2015 è attivamente coinvolto nel restauro del Grand Hôtel du Cervin a St-Luc (VS).

→ Il successore di Philippe Biéler sarà eletto dall’Assemblea dei delegati che si

terrà il 24 giugno 2017 a Sempach. A fine aprile, il Comitato centrale dell’Heimatschutz Svizzera ha designato Martin Killias, professore di diritto penale e pubblicista, membro della nostra associazione sin dal 1965 e attualmente Presidente dell’Heimatschutz Zurigo.

KATHRIN HILBER, SAN GALLO/APPENZELLO INTERNO  10 Kathrin Hilber ha assunto la carica di Presidente della sezione dell’Heimatschutz SG/AI nel 2013, dopo essere stata a capo del Dipartimento degli Interni e responsabile della cultura del Canton San Gallo dal 1996 al 2012. Per quanto attiene alla protezione dei beni culturali e del paesaggio, considera ormai «l’altra faccia della medaglia». In precedenza, era stata anche Consigliere nazionale per il Partito socialista. Terminato dopo sedici anni l’ultimo mandato nel 2012, Kathrin Huber ha potuto realizzare un vecchio sogno e ha creato una propria azienda, la Konsens46, con sede nel centro storico di San Gallo. In collaborazione con altri specialisti del ramo, la nostra interlocutrice si occupa con grande impegno di mediazione. Guardando al suo rapporto con la protezione del patrimonio quand’era Consigliere di Stato, Kathrin Hilber ammette che «mi ero spesso irritata, perché trovavo che le questioni giuridiche prendevano troppa importanza. E le conseguenze son lì da ve-

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dere: il Cantone ha abolito il diritto di ricorso cantonale». Kathrin Hilber ha accettato l’incarico di Presidente dell’Heimatschutz SG/AI con molto entusiasmo, però ha chiesto di poter cambiare strategia, ossia di privilegiare il dialogo rispetto al confronto. Ciò non significa che la Hilber sia contraria alle opposizioni, le quali, a suo parere, restano un ottimo mezzo per entrare in contatto con le autorità e per creare una base di negoziazione, com’è attualmente il caso per combattere contro la sparizione delle fattorie nel Togghenburgo. Nella fattispecie, le conoscenze e i contatti stabiliti quand’era attiva nel mondo della politica le tornano utilissimi, e Kathrin Hilber li mette al servizio della collettività e della vita associativa. La consulenza tecnica è fondamentalmente un compito comunale, ma è sempre possibile fornire un sostegno competente in materia. La sezione è in procinto di allestire per conto del Canton San Gallo una lista di architetti qualificati in grado di fornire pareri e raccomandazioni. Kathrin Hilber fa notare che la creazione della distinzione Goldener Schemel ha consentito di attirare l’attenzione della popolazione sull’architettura di qualità. Le autorità comunali, constata, sono invece troppo poco attive, in quanto dispongono di un numero insufficiente di specialisti. Manca, a suo avviso, una formazione. Il Cantone aveva previsto di ovviare a questa lacuna creando uno strumento pedagogico sulla cultura architettonica, ma le ristrettezze finanziarie avevano mandato a monte il progetto.

ROBERT CRAMER, GINEVRA  12 I numerosiRobert Cramer, Consigliere agli Stati per i Verdi e già Capo del Dipartimento dell’ambiente del suo Cantone, presiede dal 2011 la sezione ginevrina dell’Heimatschutz. Con la revisione della Legge sulla pianificazione del territorio (LPT) e la possibilità di procedere a una maggiore densificazione dei centri abitati, il paesaggio è diventato un argomento di primaria importanza. Con paesaggio, Robert Cramer non intende unicamente le bellezze della natura di cui il nostro paese non è certo avaro, ma anzitutto l’interazione tra gli spazi naturali e culturali modellati dall’Uomo. Al pari della cultura architettonica, anche il paesaggio è in continua evoluzione, e la sua valenza dev’essere resa chiara a tutti. Densificare ragionevolmente è possibile soltanto se anche gli spazi liberi vengono progettati con cura. Nessuno contesta questa realtà, il fatto è che sono sovente i mezzi a scarseggiare. Bisogna integrare il paesaggio nella pianificazione e garantire i finanziamenti necessari già sin dalle prime battute. Cramer dubita però che in Svizzera esista una vera cultura degli spazi pubblici. Mancano le conoscenze per la creazione di nuovi paesaggi, ragione per cui il ventaglio di competenze andrebbe allargato. Come riesce a far coesistere una visione politica progressista con le rivendicazioni, a priori conservatrici, della tutela del patrimonio? Il nostro interlocutore si considera molto indipendente nell’esprimere un giudizio e, in questo senso, piuttosto liberale. È convinto che l’impegno dei cittadini sia utile al pari di quello delle associazioni in grado di proporre progetti importanti nei campi della natura, dell’architettura o dei beni culturali. Cramer non considera il suo operato in seno all’Heimatschutz soltanto nell’ottica di una conservazione classica o di un

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ritorno all’originale, bensì come la possibilità di seguire e accompagnare l’evoluzione di un oggetto o di un paesaggio. Dopo la vittoria conseguita l’anno scorso contro il progetto per il Museo d’arte e di storia del notissimo architetto Jean Nouvel, altre prove attendono l’Heimatschutz ginevrina. Tra queste, spicca il progetto per l’area industriale dismessa di Berges de Vessy, appoggiato anche dalla Fondazione Braillard, da Pro Natura e dall’associazione H2O-Energies. È pure in programma la riedizione del libro Le Grand siècle de l’architecture genevoise (1985), uno studio scientifico completo per il quale occorre per cominciare trovare i fondi. Tra gli altri desideri del Presidente, vi sono il reclutamento di nuovi membri e l’istituzione di un Premio per il restauro di un bene esistente o un nuovo progetto lodevole. Robert Cramer apprezza la collaborazione con altre associazioni, ma non reputa sensata una fusione in un’unica organizzazione. La gente si batte per rivendicazioni e temi locali. Non è dunque detto che un raggruppamento delle organizzazioni attive su temi locali sia necessariamente più efficiente.

CONRAD WAGNER, SVIZZERA CENTRALE  14 Il comprensorio dell’Heimatschutz Svizzera centrale si estende sui Cantoni di Lucerna, Uri, Nidvaldo e Obvaldo. Si tratta di regioni rurali, caratterizzate da tre luoghi emblematici: il complesso turistico ad Andermatt, il Bürgenstock e la Lucerna turistica. Le redini di questa sezione, alle prese con situazioni diversissime le une dalle altre, sono tenute da Conrad Wagner. Conrad Wagner, che incontriamo su una terrazza della piazza di Stans, non ci mette molto a ricordare la storia del suo luogo natale: gli edifici classici ora occupati dall’amministrazione centrale, l’incendio del 1713 e la ricostruzione della grande piazza circondata da belle costruzioni barocche. Chi passa lo saluta. Conrad Wagner indossa parecchie casacche: è deputato verde al legislativo cantonale, dirige la ditta di consulenza Mobility Systems, insegna in due SUP e dal 2013 è Presidente dell’Heimatschutz Svizzera centrale. Per quale motivo questo specialista dei trasporti si interessa di patrimonio architettonico? «La storia della Svizzera è legata allo sviluppo della mobilità», risponde Conrad Wagner mentre un aereo Pilatus sorvola la piazza. Nel passato, la Svizzera centrale è stata una fucina di mercenari che, tornati in patria, hanno costruito belle dimore in pietra al posto di quelle in legno. In seguito, numerose vie di comunicazione, i trafori del San Gottardo e del Lopper, la NFTA, per esempio, hanno contribuito allo sviluppo di questa regione. La mobilità ha portato ricchezza, e la prosperità un’architettura di qualità, segnatamente a Lucerna e nei capoluoghi di Stans, Sarnen e Altdorf. L’edilizia rurale è rimasta dominante nelle campagne. I conventi sono il solo denominatore comune di tutte le attività culturali, tanto nel contesto urbano quanto in quello rurale. Tracciando un rapido inventario delle questioni sul tappeto della sua sezione, il nostro interlocutore menziona il Ponte della Cappella e il KKL di Lucerna, la rivitalizzazione dei nuclei degli abitati e delle vecchie fattorie in zona agricola che rischiano di essere abbandonate, il complesso turistico The Chedi dell’uomo d’affari egiziano Sawiris ad Andermatt, il Bürgenstock. Una tale eterogeneità di situazioni esige una buona dose di prammatismo, spiega Wagner. «Un’antica dimora non è necessariamente


degna di protezione.» Questa frase, che d’acchito sembra provocatoria, merita una riflessione. La sezione non mira a «salvaguardare tutto ciò che è antico e ben conservato in un bel paesaggio. Abbiamo anche la tradizione di rinnovatori, d’innovatori. È importante mantenere un’ottica d’insieme del nostro patrimonio costruito e di impegnarci a fondo su aspetti precisi». Sono tre i comuni della Svizzera centrale che hanno finora ricevuto il Premio Wakker: Sursee (nel 2003), Altdorf (nel 2007) e Sempach quest’anno. Queste distinzioni stimolano l’operato della sezione che auspica di agire in modo proattivo, non esita a inoltrare ricorso e a «salire sulle barricate» per salvare un edificio storico di valore che la speculazione vorrebbe sacrificare a vantaggio di un immobile qualunque.

EVA LOUIS, APPENZELLO ESTERNO  16 Secondo Eva Louis «è l’architettura di qualità del nostro passato ad avere oggi un valore storico», una constatazione e un giudizio che riassume il senso del suo operato. Presidente della sezione di Appenzello esterno dell’Heimatschutz dal 2015, Eva Louis ha subito dovuto affrontare un avversario considerevole, la Migros, intenzionata a costruire un nuovo centro commerciale a Herisau. Il progetto non teneva conto del contesto e prevedeva la demolizione di un oggetto protetto. La nuova Presidente ha difeso invano la posizione della sua sezione: un referendum ha reso possibile il declassamento del sito di Brühlhof. Eva Louis, che è originaria di Cracovia, ha aperto uno studio di architettura e progettazione illuminotecnica a casa sua a Stein. Architetto e Consigliera comunale, conosce bene sia l’architettura sia l’ambito della pianificazione. Dal 2000 al 2007, ha infatti contribuito allo sviluppo di Stein in qualità di Presidente della Commissione dell’edilizia e delle strade, impegnandosi a prendere in considerazione sia la struttura del paese sia il suo patrimonio costruito. Nel suo ruolo attuale in seno all’Heimatschutz, è rimasta fedele a tale principio e sostiene che è necessario «proteggere il patrimonio esistente e dargli un nuovo avvenire», uno sforzo che vale la pena di intraprendere tanto per ragioni estetiche quanto in una prospettiva di sviluppo sostenibile. La densificazione sconsiderata non ha risparmiato questo paesaggio collinare. Molte fattorie secolari sono a rischio di demolizione. «Se questi edifici spariscono, perdiamo preziose testimonianze architettoniche dell’inizio del XX secolo. Anche le ripercussioni sociali ed economiche saranno importanti.» La sezione locale dell’Heimatschutz riceve ogni anno 30 000 franchi dal Cantone. Questa somma viene messa a disposizione dei privati che ripristinano le facciate in scandole delle proprie case. Informazione, sensibilizzazione, consulenza: si può riassumere così il credo della sezione. «Da noi, i ricorsi sono piuttosto rari, ma forniamo sovente spunti e consigli», afferma Eva Louis. Un approccio che funziona bene nel 90 per cento dei casi. Oggi, numerose case per anziani costruite fuori dal centro si stanno trasferendo nel nucleo, per cui la sezione dovrà riflettere a un cambiamento di destinazione intelligente per gli stabili che rimarranno vuoti. A questioni pratiche di questo genere, si aggiungono i lavori per la revisione della legge edilizia. Il primo disegno presentato nel 2015 costituiva una minaccia per il pa-

trimonio protetto. Veementi critiche hanno portato al ritiro del progetto. La nuova versione, in consultazione dall’autunno 2016, prevede che ci si occupi innanzitutto del prelievo sul maggior valore e della densificazione, e soltanto in seconda battuta della qualità dei lavori di costruzione. Eva Louis aggrotta la fronte: «Perché separare quello che va insieme? Aspettiamo la fine della consultazione, poi prenderemo una decisione».

CHRISTOF DIETLER, GRIGIONI  18 La cultura architettonica è il motore della rivitalizzazione delle piccole località, un principio che sta particolarmente a cuore alla sezione grigionese dell’Heimatschutz. Si tratta di prendersi cura di quanto esiste, mostrando al contempo quello che si potrebbe fare. Ce ne parla il Presidente di sezione Christof Dietler. Di formazione agronomo, Christof Dietler dirige l’agenzia di comunicazione pluswert di Coira, specializzata negli ambiti dello sviluppo sostenibile, della politica, del turismo, dell’alimentazione e dell’agricoltura. Anche la campagna di promozione della Strategia energetica 2050 è opera dell’agenzia pluswert. Dietler ha assunto la Presidenza dell’Heimatschutz Grigioni nell’ottobre 2016, prefissandosi di mantenere la credibilità e le competenze della sezione, e di sensibilizzare sul valore del patrimonio costruito, affinché i professionisti e gli enti pubblici possano agire in maniera più decisa in tale ambito. Secondo Christof Dietler, la sezione grigionese dell’Heimatschutz ha il ruolo di proporre, spronare e sostenere le persone in loco con la prospettiva di «rafforzare ciò che fa la differenza», come dice Gion A. Caminada. Si tratta di riflettere su ciò che definisce l’identità culturale di un abitato e prenderne coscienza. Certo, la sezione dispone di mezzi esigui, ma possiamo almeno individuare queste specificità e poi affidare un mandato a un bravo architetto che sia sensibile alla questione e che possa elaborare un progetto valido. Riprendendo l’esempio di Valendas, in realtà le ricadute economiche sono trascurabili, ma la valorizzazione ha una grande rilevanza per tutta la regione da un punto di vista culturale e turistico. Allo stesso modo, la tenzone giuridica vinta dalla sezione per salvare la casa Haus zur Kante a Coira è da considerare un bel successo, perché fa capire alle autorità che è importante prendersi cura del patrimonio architettonico. Eletto da poco alla carica di Presidente, Christof Dietler si è reso conto che, fintantoché non sono sventolate con arroganza, le competenze tecniche e giuridiche sono utilissime. Va inoltre osservato che, nonostante le limitate risorse finanziarie, la sezione beneficia di scambi alquanto produttivi tra i membri del comitato, il che va mantenuto. Tutto sommato, il neo Presidente è quindi molto soddisfatto.

DENIS CLERC, NEUCHÂTEL  20 Per Denis Clerc, Presidente della sezione neocastellana dell’Heimatschutz Svizzera, le sfide che si prospettano alla tutela dei beni culturali del suo Cantone, che si estende dal lago alle montagne, riguardano sia gli insediamenti sia il paesaggio. Un tema scottante è quello del golf di Voëns, nel Comune di Saint-Blaise. La sezione si era opposta ancor prima della pubbli-

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cazione all’albo al progetto di un posteggio in superficie su un magnifico terreno a ridosso di un’area protetta. Un altro esempio è quello del cortile della collegiata, che la Città di Neuchâtel vuole trasformare in un luogo per ricevimenti, aperitivi e altri eventi. Il progetto è inadeguato per più ragioni, non da ultimo perché pavimentare l’antico giardino rovinerebbe l’essenza architettonica del luogo. C’è poi la lussuosa ristrutturazione di una fattoria presso La Chaux-de-Fonds, che un magnate dell’orologeria ha fatto eseguire senza rispettare il permesso di costruzione. Alla fine, la sezione è riuscita a ottenere un compromesso: alcuni elementi architettonici di valore sono stati preservati e restaurati, anche se il carattere contadino del manufatto si è perso. Per quanto riguarda la politica energetica e le sue conseguenze sul patrimonio edilizio e rurale – si pensi ai nuovi infissi realizzati per meglio isolare gli edifici del centro storico, alle centrali eoliche o agli impianti fotovoltaici sui tetti delle cittadine patrimonio mondiale dell’Unesco di Le Locle e La Chaux-de-Fonds – l’opinione di Denis Clerc è che l’energia eolica vada combattuta. La costruzione e l’esercizio delle turbine ha un impatto fortissimo sul paesaggio e la loro efficienza non è provata. L’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dei siti Unesco e nei loro dintorni è soggetta alla richiesta di un permesso di costruzione obbligatorio. Per i tetti delle fattorie del Giura, che offrono un’eccellente esposizione, non vige invece alcuna protezione, per cui i paesaggi, per esempio la valle della Sagne, sono a rischio. È quindi importante sensibilizzare la popolazione sul valore paesaggistico di questi luoghi. In generale, Denis Clerc, che in passato ha ricoperto la carica di architetto comunale alla Chaux-de-Fonds, crede più nell’informazione che nei divieti. Per quel che riguarda le finestre, non esistono disposizioni. Evidentemente, sarebbe inimmaginabile dotare oggetti come la collegiata di Neuchâtel o la Villa Turque di Le Corbusier di infissi ad alta efficienza energetica, ma per molti altri stabili sarebbe senz’altro possibile. Denis Clerc è ottimista sul futuro. È convinto che oggi esista una maggiore unità dell’identità neocastellana, che comprende lago e montagne, monumenti sontuosi e città operaie. Tutti questi elementi costituiscono il patrimonio architettonico e paesaggistico a cui la popolazione del Cantone nel suo insieme si sente attaccata.

CHRISTOF WAMISTER, BASILEA CITTÀ  22 Lo sviluppo urbano di Basilea segue nuovi orientamenti nelle zone periferiche e industriali in cui il settore farmaceutico è molto attivo. Qual è, in tale contesto, il ruolo della sezione basilese dell’Heimatschutz? Il suo Presidente Christopf Wamister evoca le possibilità e i limiti con cui la sezione è confrontata. Per presentare una panoramica delle attività dell’Heimatschutz basilese, Christof Wamister ci dà appuntamento sulla Münsterplatz, nella parte alta del centro storico. È un quartiere che va sempre sorvegliato, «ma i suoi problemi sono in gran parte stati risolti», afferma il Presidente. Lo preoccupano di più le vistose torri che s’innalzano all’orizzonte. Quella della Roche è l’edificio più alto della città, un emblema dell’influenza che l’industria farmaceutica esercita sulla politica e sull’edilizia di Basilea. Si è passati dalle fabbriche chimiche ai laboratori e ora bisogna trovare una nuova destinazione alle zone industriali dismesse. La

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Novartis amplia il suo campus, i progetti di riconversione di quello che fu il sito della Ciba sono numerosi, e la Roche vuole costruire un’altra torre. E l’Heimatschutz? «Manteniamo un occhio vigile, anche se non abbiamo un’influenza diretta», spiega Christof Wamister. Il Comitato di sezione è contento di poter incontrare i rappresentanti della Roche, perché è importante seguire i progetti di densificazione a ridosso del Reno, un’area che sta fuori dal perimetro protetto del centro storico. Fra le battaglie condotte di recente, va menzionata la negoziazione per evitare la demolizione dell’ospedale Felix Platter, un edificio degli anni Sessanta. L’intervento della sezione ha condotto a una soluzione soddisfacente che prevede di trasformare il manufatto storico in una cooperativa abitativa e di edificare un nuovo stabile per la geriatria. L’Heimatschutz basilese non è invece riuscita a salvare l’Istituto di chimica organica. Dopo ventitré anni di Presidenza della sezione di Basilea Città, nel 2014 Robert Schiess ha passato il testimone a Christof Wamister, che ha uno stile più pacato e un approccio più intellettuale e filosofico, pur rimanendo nel segno della continuità: «Talvolta, la cultura architettonica è un ostacolo, ma non possiamo farne a meno». La sezione lavora in modo molto concreto. In questo Cantone-città, si può seguire ogni singolo progetto. Ogni settimana, ciascun membro del Comitato esamina insieme a uno specialista le domande di costruzione e verifica che siano compatibili con la tutela dei beni culturali. Per i grandi progetti, diventa un po’ più difficile. «Quando siamo fortunati, ci invitano intorno al tavolo di discussione.» Alcuni esempi recenti che potrebbero far scuola sono il processo partecipativo lanciato dal Cantone e dai nuovi proprietari del vecchio sedime della Ciba a Klybeck (Novartis e BASF) per pianificare il futuro del sito, come pure la procedura partecipativa iniziata dalle FFS per un mandato di studio sulla stazione merci di Wolf.

ANTONIO PISONI, TICINO  24 La STAN (Società ticinese per l’Arte e la Natura) è sovente costretta a intervenire ricorrendo all’opposizione. Antonio Pisoni, Presidente della STAN, sezione ticinese dell’Heimatschutz Svizzera, ne spiega la ragione: «Nel nostro Cantone, è l’unico mezzo per far conoscere le rivendicazioni e le posizioni della protezione della natura e del paesaggio». La STAN ha una solida reputazione di tenacità. Antonio Pisoni, che ne è Presidente da oltre vent’anni, è titolare di uno studio d’architettura ad Ascona. L’abbiamo incontrato a Locarno, nella sede dell’associazione al piano terra di un bell’edificio della città vecchia acquisito nel 2008, accanto al negozio di un barbiere. Gli appartamenti dei piani superiori sono dati in affitto. «Abbiamo voluto mostrare che è possibile rinnovare un vecchio edificio e renderlo abitabile in forma permanente», spiega Antonio Pisoni. Così dicendo, Pisoni ha messo il dito sulla piaga. La STAN è confrontata alla fortissima pressione esercitata dal settore turistico nelle località più ambite a questo scopo, sugli antichi edifici dei centri storici e sulle ville dei secoli XIX e XX. La demolizione della villa Branca a Melide, magnifica residenza signorile edificata nel 1912, è un triste esempio al riguardo: abbattuta per far posto a un edificio moderno di una banalità sconfortante. «Ci


siamo opposti, ma non ce l’abbiamo fatta», si rammarica Antonio Pisoni. «Molti Ticinesi hanno perso la cognizione della cultura regionale.» Negli anni Settanta del secolo scorso, l’architettura ticinese aveva conosciuto il suo momento di gloria con il movimento Tendenza e gli architetti Botta, Snozzi, Galfetti, Carloni… che cercavano un nuovo linguaggio architettonico nel rispetto del patrimonio esistente. «Abbiamo in Ticino ottimi architetti, ma scarsi pianificatori.» Le liste di beni iscritti all’ISOS o in altri inventari esistono, ma questi strumenti di pianificazione sono ignorati, cosicché la STAN si vede costretta a fare opposizione per difendere gli interessi del patrimonio e obbligare le autorità a meglio studiare i progetti. Di recente, è intervenuta a Locarno per salvare il Parco Balli, ultimo spazio verde della città vecchia sul quale era prevista la costruzione di un immobile di quaranta appartamenti. Operazione riuscita, in quanto la Città ha acquistato il Parco per 6,5 milioni di franchi e realizzerà un posteggio sotterraneo. La STAN è pure preoccupata per il progetto di parco eolico sul San Gottardo, contro la cui esecuzione si batte da cinque anni e il cui destino si conoscerà forse con la Strategia energetica 2050. Il fiore all’occhiello della Presidenza Pisoni è l’iniziativa Un futuro per il nostro passato, il cui contenuto è stato più o meno ripreso da un progetto di legge sul quale il popolo sarà chiamato a votare in autunno. Se sarà accettato, il Cantone dovrà prestare maggior attenzione agli edifici storici. Un architetto che chiede più rigore nell’esame delle domande di costruzione non taglia il ramo su cui è seduto? «La mia attività in seno alla STAN è una passione e la mia priorità è la tutela del patrimonio architettonico», risponde Antonio Pisoni.

svago pubblica non è scontato. Sono stati necessari dapprima, negli anni Novanta, l’opposizione a un progetto stradale, poi, nei decenni seguenti, una buona dose di energia, perseveranza e creatività. Con il Premio Schulthess per i giardini 2017, l’Heimatschutz Svizzera riconosce l’impegno pluriennale profuso in loco per ottenere un innovativo spazio verde nel bel mezzo del capoluogo turgoviese. Gli ingredienti di questa ricetta di successo sono molti: le persone che a Frauenfeld si sono impegnate con determinazione, i votanti che hanno approvato l’acquisto del sedime, un gruppo di lavoro che ha elaborato un ottimo piano, i contributi sostanziali della Confederazione e del Cantone per la rivitalizzazione del paesaggio fluviale. In rappresentanza dei numerosi partecipanti al progetto, il Premio Schulthess per i giardini 2017 va alla Città di Frauenfeld, proprietaria del parco. Con un piano direttore lungimirante che potrà far scuola anche al di fuori della regione, si è trovato un compromesso equilibrato tra protezione dalle piene, tutela della natura, esigenze urbanistiche e volontà di creare un’area di svago. La rinaturazione degli argini ha permesso di creare una spiaggia e di attirare la fauna ittica. Dove scorrevano anticamente le acque, c’è ora un campo libero in cui i bambini possono giocare, mentre un nuovo ponte dà accesso al boschetto. Non sorprende quindi che la trasformazione dell’ex area militare in un prezioso angolo di natura e di svago sia stata accolta con tale entusiasmo dalla popolazione. → Pubblicazione consacrata al Premio Schulthess per i giardini 2017: l’opuscolo riccamente illustrato sul Premio Schulthess di quest’anno può essere ordinato al sito www.heimatschutz.ch/shop (CHF 10.-, per i membri dell’Heimatschutz CHF 5.-).

HEIMATSCHUTZ SVIZZERA IL PREMIO SCHULTHESS PER I GIARDINI 2017 VA AL MURG-AUEN-PARK DI FRAUENFELD TG  30

UOMINI E CASE MAURO GRAF E LA SUA CASA DI VEZIA  44

Da area militare a spazio riUno stretto rapporto tra un creativo urbano architetto e i suoi clienti Con il Murg-Auen-Park, un tratto di paesaggio fluviale è stato trasformato da area militare a spazio verde urbano che accoglie al contempo l’uomo e la natura. L’Heimatschutz Svizzera assegna il Premio Schulthess per i giardini 2017 a questo progetto perspicace e al pluriennale impegno che ha condotto alla sua realizzazione.

Mauro Graf aveva diciannove anni quando con i suoi genitori conobbe Franco Ponti, l’architetto che progettò la casa per la sua famiglia in cui ancora vive. Il contesto è mutato, ma il manufatto rimane un testimone dell’opera di un architetto dalla personalità originale, fortemente legato ai suoi amici committenti.

Patrick Schoeck, Heimatschutz Svizzera

Christian Bischoff, Ginevra

Dopo la disastrosa esondazione del 1876, a Frauenfeld il torrente Murg è stato costretto in un alveo artificiale, lasciando libera dalle acque una superficie equivalente a circa sette campi da calcio. L’area è poi stata destinata a zona di esercitazione militare. Dall’estate 2015, vi si trova invece il Murg-Auen-Park. Che questa superficie del centro cittadino sia diventata un’area di

La mostra Tendenzen e il catalogo che l’accompagnava fecero scoprire a un vasto pubblico della fine del 1975 i grandi nomi dell’architettura ticinese, Botta, Campi, Durisch, Galfetti e Ruchat, Reichlin e Reinhart, Snozzi o ancora Vacchini. I nomi dei protagonisti della «lunga estate» dell’architettura ticinese hanno lasciato in ombra quelli di chi li aveva preceduti, ossia i pio-

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nieri degli anni Trenta e Quaranta, quali Rino Tami, Augusto Jäggli e Alberto Camenzind, ma anche la generazione di mezzo, quella degli anni Cinquanta, caratterizzata da Peppo Brivio, Tita Carloni e Franco Ponti. Se in particolare Franco Ponti (1921–1984) è noto solo agli iniziati, è perché, contrariamente a Carloni e Brivio, non ha mai insegnato né progettato alcun edificio di più di due o tre piani. Si è dedicato tutta la vita a costruire case monofamiliari, perlopiù su bei terreni che dovevano evocare una campagna rimasta autentica. Il ritmo era di una, talvolta due case l’anno, che progettava per conto suo o con vari associati – segnatamente Peppo Brivio e Milo Navone – e alla fine aveva costruito una trentina abbondante di ville, tutte influenzate dal linguaggio architettonico del maestro statunitense Frank Lloyd Wright (1867– 1959). La maggior parte di esse si trova nella periferia di Lugano, qualcuna nel Bellinzonese o anche in altre parti del Cantone, per esempio a Biasca. A Caslano, intorno a un bacino artificiale collegato al Ceresio mediante un canale, ha edificato nel corso di un decennio (dal 1961 al 1972) le otto case del quartiere di San Michele. Noto anche come Villaggio Ponti, è stato un vero laboratorio di architettura, esempio unico di coerenza formale e di cooperazione tra il costruito e il paesaggio. Un architetto epicureo Numerosi sono gli aneddoti su Franco Ponti e sui suoi clienti. Per lui, un progetto di architettura era l’occasione di stringere una relazione quasi intima con i committenti. Mauro Graf ricorda il giorno in cui, con i suoi genitori, incontrò Franco Ponti nell’allora rinomato e frequentatissimo locale notturno La Piccionaia di Lugano, proprietà di Peppo Vanini (1945– 2012), personalità dell’alta società di allora che in seguito aprì anche il King’s Club di San Moritz, il Regine’s e il famoso Xenon di Nuova York (1978). Da quell’incontro notturno e alcolico, nacque tra Ponti e i coniugi Elisa ed Enrico Graf un’amicizia di cui il figlio Mauro fu testimone. Franco Ponti prese a frequentare regolarmente l’appartamento dei Graf, autoinvitandosi per cucinare. Nonostante non nuotassero nell’oro, i Graf cominciarono a pensare all’idea di affidargli la realizzazione di una casa monofamiliare. Il progetto fu avviato nel 1963, ma avanzò a rilento. Ponti era un epicureo e lavorava soltanto quando gli venivano a mancare i soldi. Dopo vari abbozzi di progetto, i Graf misero un ultimatum: o subito o mai. Finalmente, nel 1966, il progetto è realtà. Mauro Graf, che allora studiava a Chicago, seguì il cantiere grazie alle foto che i genitori scattavano ogni giorno. Enrico non vide mai la casa ultimata, poiché morì prima della fine

IMPRESSUM I testi in italiano sono curati, adattati e a volte ridotti da Fabio Chierichetti 2/2017: 112mo anno Editore: Heimatschutz Svizzera (redazione: Peter Egli) Stampa: Stämpfli AG, 3001 Berna Grafica: Stillhart Konzept und Gestaltung, 8003 Zurigo Appare: a scadenza trimestrale Indirizzo: Redazione «Heimatschutz/Patrimoine» Villa Patumbah, Zollikerstrasse 128, 8008 Zurigo T. 044 254 57 00, redaktion@heimatschutz.ch ISSN 0017-9817

dei lavori, i quali si protrassero ben oltre i termini previsti. Mauro prese un trimestre di pausa dagli studi per aiutare la madre con il trasloco, ma i due dovettero passare un mese da amici in Tunisia a causa del ritardo nella consegna. Le case di Franco Ponti non venivano d’altronde mai inaugurate ufficialmente, poiché lui – come l’eccentrica decoratrice francese Madeleine Castaing (1894–1992) – non considerava mai le sue opere finite e non riusciva mai a staccarsi né dai suoi progetti né dai suoi committenti. Continuò quindi a invitare sé stesso e i suoi amici nella nuova casa di Elisa Graf, che vi si era stabilita con la madre Zaira. Tornato da Chicago nel 1970, Mauro Graf prese parte a quelle feste che si tennero ancora per una decina d’anni e che gli diedero l’opportunità di conoscere parecchie personalità della scena culturale locale. Come ha evidenziato Paolo Fumagalli, casa Graf a Vezia occupa un posto chiave nell’opera di Franco Ponti. Le intuizioni che hanno caratterizzato di volta in volta i vari progetti precedenti sono qui accolti in sintesi: ricerche sugli elementi costruttivi e la loro espressione nel confronto spaziale, l’importanza dei tetti, l’approfondimento delle gerarchie interne e della loro espressione formale. Si tratta allo stesso tempo della conclusione di un processo d’approfondimento di un piano centrale ben preciso e del prototipo per i progetti successivi. Una struttura in legno, un parallelepipedo sormontato da un tetto a doppio spiovente, occupa la parte centrale della composizione. Il perimetro di questo spazio principale, in cui si trovano il soggiorno al pianterreno e le camere al primo piano, si apre su spazi adiacenti oppure, grazie alle pareti vetrate con infissi in legno, sul paesaggio circostante. Le funzioni secondarie – scale, cucina, spazi intimi, studio, biblioteca – circondano l’area centrale e sono contenute in blocchi compatti in muratura di pietra. Come nelle case di Wright, nel cuore dell’edificio c’è il camino, focolare reale e simbolico della composizione e della vita domestica. Un contesto urbanizzato Quando fu costruita, la casa era accessibile percorrendo un vialetto in terra battuta. Nel corso del tempo, l’area si è fortemente urbanizzata, ma la casa conserva un bel giardino in cui Mauro Graf ogni tanto sorprende ancora una volpe o uno scoiattolo, ultime tracce di vita selvatica. Franco Ponti è deceduto nel 1984 senza lasciare eredi. I piani delle sue opere sono conservati presso la Fondazione Archivi Architetti Ticinesi (www.fondazioneaat.ch), istituita nel 1995. Questi magnifici disegni sono stati presentati al pubblico nel 1998 nell’ambito di una mostra al convento di Monte Carasso e in un quaderno monografico.

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