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H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

VIAGGI • Shark on the fly • Dorado obsession • La mia Sarca • Fishing for Sea-run taimen • Alphonse Island

CHATBOX • Edoardo Scapin • My best flies

COLLECTOR’S PAGES • James Pollard • L’Evoluzione del porta mulinello

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri


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SOMMARIO

www.h2omagazine.it

F I S H I N G

T R A V E L L I N G

VIAGGI 6 Shark on the fly 18 Dorado obsession 40 La mia Sarca 54 Fishing for Sea-run taimen 80 Alphonse Island CHATBOX 30 Edoardo Scapin 72 My best flies COLLECTOR’S PAGES 50 Arte nella pesca: James Pollard 66 L’evoluzione del porta mulinello


The Ultralite ASR (Assisted Spool Release) offers the ultimate cassette system reel featuring a fast, easy to use spool release system that actively frees the spool at the flick of a switch and automatically engages the new spool with a simple push fit.

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Anno X - Numero 3 Autunno 2017

FLOATER TO FAST SINKER AT THE FLICK OF A SPRING LOADED SWITCH

H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri

SOMMARIO

VIAGGI • Shark on the fly • Dorado obsession • La mia Sarca • Fishing for Sea-run taimen • Alphonse Island CHATBOX • Edoardo Scapin • My best flies COLLECTOR’S PAGES • James Pollard • L’Evoluzione del porta mulinello

In copertina fotografia ambientata ad Alphonse Island

Giorgio Cavatorti Direttore Editoriale

Pescare... Viaggiando

H2O anno X Settembre 2017 Direttore Responsabile Sara Ballotta Direttore Editoriale Giorgio Cavatorti Vice Direttore Dante Iotti Caporedattore Emilio Arbizzi Redazione Giorgio Cavatorti Via Verdi,30 42027 Montecchio Emilia (RE) e-mail: info@cavatortigiorgio.it Hanno collaborato a questo numero: Luciano Alba, Sergio Berti, Max Brondolo, Riccardo De Stabile, Rasmus Ovesen, James Pollard, Clements Ratschan, Edoardo Scapin Art Director Giuditta Soavi giuditta.soavi@gmail.com Collaborazione Grafica Omar Gade Stampa: “Tipografia Bertani” Cavriago (RE) Responsabile viaggi di pesca Stefano Bellei Fotografi di Redazione: Marco Agoletti, Alessandro Seletti Traduzioni: Rossella Catellani, Elisabetta Longhi Autorizzazione Tribunale di Bologna n°8157 del 01/02/2011 Poste Italiane spa- Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - aut. Roc N°20825 del 10/03/2011 - DCB Bologna Una copia € 7,00 Arretrato € 10,00 Copyright © 2008 Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione anche parziale senza l’autorizzazione della Redazione. Fotografie e manoscritti non richiesti non vengono restituiti. Per qualsiasi informazione inerente i viaggi trattati nel magazine, vi invitiamo a contattare la Redazione.

Autunno, tempo di grandi risalite. Molti amici in questo momento sono a pesca di steelhead o salmoni atlantici, altri stanno già pianificando la primavera. In questo numero parliamo di una destinazione molto interessante e a basso costo, l’Irlanda. Conosciuta per la trota, il luccio e il salmone pochi sanno che a poche ore di volo dalle maggiori capitali europee su quest’isola vi sono luoghi splendidi per pescare squali e tantissime spigole, ovviamente a mosca. Da provare prima che le cose cambino, anche se una buona politica di gestione delle acque ci fa ben sperare per il futuro. Altra pesca molto interessante ( e che andremo a testare personalmente in marzo 2018) sono i dorado nel delta del Paranà, in Argentina. Qui Luciano e Roberto Alba, titolari della Estancia Laguna Verde nel Jurassic Lake, hanno da poco costituito un’ organizzazione per pescare in quest’ oasi naturale, e la loro grande esperienza e profonda conoscenza del mercato hanno fatto sì che sia immediatamente diventata la destinazione del momento. Lasciandovi alla piacevole lettura dei nostri articoli, vi ricordiamo che h2o magazine è distribuita gratuitamente nei migliori lodge di pesca e in tutte le fiere della pesca che contano. Giorgio Cavatorti Autumn, time of migrations. At this time of the year many friends are fishing steelhead or Atlantic salmon, others are already planning their spring trips. In this issue we talk about a very interesting and cheap destination, Ireland. Known for trout, pike and salmon, few know that within a few hours of flying distance from the major European capitals on this Island there are gorgeous places where you can flyfish for sharks and seabass. Try it before things will change, though a good water management policy makes us hope for the future. Another very interesting fishing (and we will be testing it personally in March 2018) is the dorado in the delta of Parana, Argentina. Here Luciano and Roberto Alba, owners of Laguna Verde Estancia in Jurassic Lake, have recently set up an organization to fish this natural oasis, their great experience and profound knowledge of the market have made it immediately become the destination of the moment. While reading the interesting articles of this issue we remind you that h2o magazine is distributed free at the best fishing lodges and at all the most important fishing exhibitions. Giorgio Cavatorti

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k r a Sh ly f e h t on

di Giorgio Cavatorti

L’Irlanda è una splendida isola dove centinaia di pescatori si recano ogni anno a pesca di grandi lucci, salmoni o trote. Suona quindi strano leggere un titolo come questo, ma è vero. Poche settimane fa sono stato a pesca con l’amico Markus della Inland Fisheries Ireland per testare questa nuova possibilità di pesca e il risultato è stato sorprendente…


Tutto è iniziato l’anno scorso quando Markus mi ha parlato dei numerosi squali che frequentano le coste dell’Irlanda del Sud, facilmente insidiabili anche a mosca, perciò appena abbiamo trovato la guida giusta per fare questo test siamo partiti alla volta di Cork.

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I dintorni: La citta di Cork rivendica con orgoglio il titolo di capitale morale d’Irlanda: nonostante sia solo la terza città dell’isola per numero di abitanti (dopo Dublino e Belfast), è una realtà urbana vivace e ricca di sorprese per coloro che avranno

la pazienza di scoprirne i tanti lati nascosti. Infatti soprattutto dopo essere stata Capitale della Cultura nel 2005, Cork si è progressivamente affrancata dalla “cugina” Dublino per assumere statuto di città estremamente viva dal punto di vista lavorativo, universitario


Ireland is a wonderful island where hundreds of anglers go every year to fish for big pike, salmon or trout. It thus sounds strange to read titles like this, but it is true. A few weeks ago, I went fishing with my friend Markus of Inland Fisheries Ireland, to test this new possibility of

fishing and the result was very good…

the right guide..

Everything began last year when Markus told me about the many sharks populating the coasts of South Ireland, that can be easily teased on the fly too. So to confirm this, we left for Cork as soon as we found

The surroundings: The town of Cork takes pride in claiming the title of “moral capital of Ireland”, ranking third in the island as to the number of inhabitants (after Dublin and Belfast), it is lively

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e culturale, anche grazie alla crescente immigrazione di ragazzi giovani da tutta Europa. La comunità italiana è molto nutrita e rappresenta un punto di riferimento all’interno del tessuto urbano.

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La pesca: dal piccolo villaggio di Union Hall, a circa 1 ora da Cork, occorre circa 1 ora di navigazione (18 miglia) per raggiungere la zona giusta dove si aspetta che arrivino squali di varie dimensioni vicino

alla barca. Si pesca sempre a vista in quanto questi pesci vengono incuriositi dal colore delle mosche, anche se spesso non le aggrediscono immediatamente. Occorre la mosca adatta, con le dimensioni perfette, per


and rich in surprises for those who are patient enough to discover its many hidden sides. In fact, especially after being named “the Capital of Culture” in 2005, Cork progressively freed itself from its “cousin” Dublin to become an extremely lively town as regards work,

university education and culture, thanks to the growing immigration of young people from all over Europe. The Italian community is very big and represents a point of reference within the urban pattern.

Fishing: From the small village of Union Hall at about one hour from Cork you need approximately an hour’s navigation (18 miles) to reach the right spot where you expect sharks of various sizes to come near the boat. You always fish at sight, because these fish are attracted to

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scatenare l’attacco. Molto interessante il combattimento di questi ottimi notatori, bisogna però fare attenzione a non lanciare sugli esemplari di maggiori dimensioni: allamarne uno di 2 metri e mezzo vuole dire passare il pomeriggio

a fare il tiro alla fune, quindi penso che la taglia giusta sia sui 120 cm. Attrezzatura: nulla di particolarmente complicato: occorre una canna 9 piedi per coda 12, 14 con code galleggianti

o intermedie, terminale robusto con circa 40 cm di acciaio e mosche rosse e bianche su ami molto robusti. La bellezza di questa pesca sta proprio nel fatto di pescare quasi a galla e comunque a vista quindi non sono


the colors of the flies, even if they do not often attack them immediately. You need the suitable fly with the perfect size to instigate the attack. It is very interesting how much these excellent swimmers fight but be careful and avoid casting on

the bigger specimens; if you hook one which is 2.5 m long, it means that you will spend your afternoon in a tug-of- war. So I think that the right size is more or less 120 cm.

Equipment: Nothing particularly complicated: you just need a 9-ft. rod for 12 or14 tails with floating or intermediate tails, a robust leader with about 40 cm of steel as well as red and white flies on very robust hooks. The beauty of this


necessarie code affondanti. Nel complesso credo che sia una meta molto interessante, specialmente se la paragoniamo ad altre destinazioni molto più costose e con meno possibilità di cattura. Qui infatti in un paio di giorni di pesca abbiamo catturato 2, 4 squali

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a testa in 3 pescatori e gli attacchi e pesci persi sono stati numerosi. Inoltre la guida del posto ( al momento l’unica attrezzata e competente per questo tipo di pesca) ha una barca in cui si pesca comodamente in tre e il prezzo è molto competitivo. La destinazione è una meta

perfetta anche per famiglie, avendo nelle vicinanze tantissime possibilità di turismo. Durante la giornata in barca è quasi garantita la vista di delfini e balene e il paese sembra veramente uscito da un quadro a olio dell’800.


fishing method is that you almost fish on the surface anywhere at sight, so you do not need any sinking tails. As a whole, I think it is a very interesting destination, especially if we compare it to other more expensive ones with less possibilities of catches. Actually, here we

caught two to four sharks each for three fishermen and we had lots of bites and lost fish in addition. Moreover, the local guide (at the moment the only one equipped and qualified for this type of fishing) has a boat where you can comfortably fish in threes at a very competitive price. The

destination is perfect for families too, as there are a lot of tourist attractions nearby and during the day on the boat, the sightseeing of dolphins and whales is almost guaranteed. Moreover the villages look as if they had come out of a 19th-century oil painting.

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FISHING ADVENTURES

Dorado obsession di Luciano Alba


Il “golden dorado” è in cima alla lista dei miei pesci preferiti, assieme alla pesca alla trota. Dato che sono nato al centro dell’Argentina ma ho trascorso parecchi mesi all’anno nel nord della Patagonia, mio padre mi ha educato alla pesca alla trota, però anche la pesca al dorado è stata sempre presente nei molti viaggi verso il nord-est dell’Argentina. Fu così che quando la guida di pesca dell’Estancia Laguna Verde, Dario Arrieta, propose di andare a pescare il Golden Dorado, i miei occhi brillarono di eccitazione al solo pensiero di quanto sarebbe stato divertente. Una buona pesca al dorado nei sistemi fluviali del Paraná e dell’Uruguay (di gran lunga i più importanti se si punta a questo straordinario pesce sportivo

dell’Argentina) dipende da molti fattori, tra cui i più importanti sono i livelli dell’acqua, le migrazioni dei pesci esca, le piogge e la pressione di pesca. Così quando io, Dario e mio padre discutemmo sul fatto di pescare il dorado, sapevamo tutti che “partire da un lodge sulla terraferma”avrebbe potuto presentare aspetti che noi reputavamo negativi per un’operazione di pesca. Nacque dunque l’idea del Golden Dorado River Cruiser, una grande barca cabinata per pescare il golden dorado sul fiume. Perché non usare una grande nave che potesse fungere da confortevole “lodge fluttuante”, in grado di fornire ai pescatori alloggio e servizi di prima classe, oltre alla possibilità di spostarsi

lungo i diversi corsi d’acqua in base alle condizioni di pesca, alle migrazioni dei pesci esca, avendo al contempo la possibilità di visitare zone remote, senza pescatori in giro? Golden Dorado River Cruiser La nave La barca è un catamarano assai confortevole lungo 22 metri e largo 8 metri, con 3 ponti/livelli. Sul primo livello, quello inferiore, ci sono 4 stanze doppie molto confortevoli con bagno privato, tutte dotate di aria condizionata e sistema di riscaldamento, corrente disponibile 24 ore su 24, TV e due comodi letti. Il secondo livello ha un bel soggiorno, una sala da pranzo e una


Golden dorado rank very high on my list of favourite fish. They sure are up there along with trout fishing. Growing up in the center of Argentina but spending several months a year in northern Patagonia, I was born and raised a trout fisherman by my father. But also golden dorado fishing was always present in many trips to north east of Argentina. So when Estancia Laguna Verde fishing guide Dario Arrieta suggested we should start a fishing operation for Golden Dorado my eyes shined with excitement just by the thought on how much fun that would be. A good dorado fishing in the Paraná and Uruguay river systems (by far the two most important for targeting this amazing game fish in Argentina) depends on many factors and among

the most important ones are water levels, migrations of bait fish, rains and fishing pressure. So when Dario, my father and I discussed thoroughly the idea of a golden dorado fishing operation, we all knew that “the land based lodge set up” might have different issues that we thought were negative for a fishing operation. And that´s how the idea of the Golden Dorado River Cruiser came to be. Why not having a big boat/mother ship that could be a comfortable “floating lodge”, able to provide anglers with first class lodging and service, while having the chance of moving along the different waters according to fishing conditions, migrations of bait fish, and at the same time having the chance of being in very remote areas with no anglers around?

The Golden Dorado River Cruiser TheMothership The boat is a very comfortable catamaran that is 22 meters long, 8 meters wide, with 3 decks/levels. On the first or lower level there are 4 very comfortable double bedrooms with en suite bathrooms, all provided with air conditioning and heating system, 24 hrs electricity, TV, and comfortable twin beds. The second level has a beautiful living room, a dining room as well as a kitchen, outside there is a deck to relax and enjoy the beautiful view of the river. The upper level has a very nice solarium, and a magnificent 360 degree view provided with comfortable recliners.


How to get there–The program To reach the mothership anglers usually arrive in Buenos Aires where a representative of the Golden Dorado River Cruiser will pick them up either at international or local airport, or at a hotel in Buenos Aires. From there a 2 and half hour drive will bring them to the private Marina where the program starts. Upon arrival guests are welcomed by the staff and shown their rooms, right after that the reception will offer cocktails, drinks and appetizers. The captain gives an introductory talk describing the fishing conditions, the areas that guests are going to fish the next days, as well as checking different details regarding tackle, flies, etc. The mothership has a

very wide supply of tackle to loan, as well as a small fly shop, with the most used things by anglers, plus personally tied dorado flies. On the arrival day it is possible for anglers to take advantage of that first day by getting a good half day fishing, which is a good tune up session after a long trip. The usual schedule has breakfast every day at 8 am, with a good selection of coffee, tea, yoghurt, milk, cereals, toasts, fresh fruit and juice, as well as eggs cooked in whatever way the guest would like. After breakfast guests leave in pairs with their guide for the morning fishing session. The Fishing: Guests of Golden Dorado River Cruiser

Program fish in the huge Paraná river delta, also known as the Upper delta. This enormous area is the second biggest delta in south America after the Amazon, making it also one of the biggest in the world. This unique river system has a very large and complex system of marshlands, lagoons, tributaries, creeks, islands, etc. which acts as a big filter making its waters much clearer than the ones of the main Paraná and Uruguay rivers. This ecosystem enjoys probably the largest migrations of bait fish, tarpon and sardines, which are the main food source of golden dorado, as well as of other predatory fish like the Chafalote (Paraná river Payara fish), Palometa, Surubi (big catfish), Pira Pitá,


cucina, mentre all’esterno c’è un ponte per rilassarsi e godersi la vista del bel fiume. Il livello superiore ha un solarium molto carino e una splendida visuale a 360° con comode poltrone reclinabili. Il programma Per raggiungere la nave i pescatori generalmente arrivano a Buenos Aires, dove un rappresentante del Golden Dorado River Cruiser li va a prendere all’aeroporto internazionale o locale, o in un albergo di Buenos Aires. Da lì sono 2 ore e mezza di strada per giungere alla Marina privata dove comincia il programma. All’arrivo lo staff dà il benvenuto agli ospiti e mostra loro le stanze, dopodiché la reception offre

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cocktail, bevande e antipasti. Il capitano fa un discorso introduttivo descrivendo le condizioni di pesca, le zone dove gli ospiti pescheranno nei giorni seguenti e vari dettagli relativi all’attrezzatura, le mosche, ecc. La nave offre un’ampia gamma di attrezzatura a noleggio, oltre alle mosche giuste. Il giorno dell’arrivo i pescatori possono pescare per mezza giornata, il che equivale a una buona sessione di riscaldamento dopo il lungo viaggio. La giornata tipo comincia con la colazione delle 8, dopodiché gli ospiti partono a coppie con la loro guida per la sessione di pesca del mattino. La pesca: Gli ospiti del programma Golden

Dorado River Cruiser pescano nell’enorme delta del fiume Paraná, noto anche come il delta superiore. Quest’area gigantesca costituisce il secondo delta del Sudamerica in ordine di grandezza dopo l’Amazzonia, dunque è anche uno dei più grandi al mondo. Questo sistema fluviale unico presenta una rete molto ampia e complessa di terreni paludosi, lagune, affluenti, insenature, isole, ecc. che funge da grande filtro, rendendo le sue acque molto più trasparenti di quelle dei fiumi principali Paraná e Uruguay. Qui si trovano tarponi e sardine, che sono la principale fonte di nutrimento dei golden dorado, così come di altri pesci predatori come il Chafalote (payara del


Wulf Fish, PacĂş and other excellent game fish, that make fishing very varied and entertaining. Fishing techniques and tackle The best fishing is usually from September to May, although the Golden Dorado River Cruiser Program runs all the year round and it is common to have a very good fishing even during the winter months. During these months anglers usually fish with floating lines and dry flies, poppers and mouse patterns for very aggressive strikes on the surface. Dorado are extremely aggressive hunters. Chances are very good if you put a good cast close to spots such as runs and riffle waters or at inlet

and outlets of creeks and blowouts of lagoons; they will viciously attack your fly. When looking for big fish, it is common to look for deeper waters, sometimes with sinking tip lines and black streamers, aiming for the biggest of fish. Most common flies are a varied selection of deceivers, with dumbbell eyes of different weights. A dorado classic fly is the “Andino Deceiver�, created by the famous Argentinian fly tyer and designer Carlos Ingrassia, who created this pattern in the 80s and since then it influenced all the dorado fishing in Argentina. Newer synthetic materials, such as Craft Fur, EP fibers and similar allow now to create very good profiles in fly patterns, which cast very well and absorb minimum

water. It is also important to have a good selection of poppers, titanic flies, mouse patterns and pole dancers, if you want to have some of the best freshwater fishing to be found anywhere.Watching a golden dorado come out of the water to eat a fly, would probably rank high on any anglers list. I feel that this program, combining some of the best dorado fishing and other fantastic game fish, while enjoying the unique setting of a mothership lodging surrounded by nature at its best, makes for a very special trip for any kind of guest: both for hardcore experienced anglers and newcomers to the sport, as well as all family members.


fiume Paraná), il Palometa, il Surubi, il Pira Pitá, il Wulf Fish, il Pacúe e altri eccellenti pesci sportivi che rendono la pesca varia e divertente. Tecniche di pesca e attrezzatura: La pesca migliore si ha solitamente da settembre a maggio, anche se il programma Golden Dorado River Cruiser continua tutto l’anno ed è comune avere un’ottima pesca anche durante i mesi invernali. Durante questi mesi di solito si pesca con code galleggianti e mosche secche, popper e modelli di topo in superficie. Quando si cercano pesci di grossa taglia, in genere si perlustrano acque profonde, talvolta con code dotate di punta affondante e streamer neri, a caccia dei pesci più

grossi. Le mosche più comuni sono una selezione assortita di imitazioni con occhi di diverso peso. Una classica mosca da dorado è la “Andino Deceiver”, creata dal famoso designer e costruttore di mosche argentino Carlos Ingrassia, il quale creò questo modello negli anni Ottanta e da allora influenzò tutta la pesca al dorado dell’Argentina. Nuovi materiali sintetici, come il CraftFur, le fibre PE e simili permettono ora di creare degli ottimi profili nei modelli di mosca, che si lanciano molto bene e assorbono pochissima acqua. È importante anche avere una buona selezione di popper, mosche grosse, modelli di topi e pole dancers, se si vuole provare una delle migliori possibilità di pesca in acqua dolce

in assoluto. Vedere uscire dall’acqua un golden dorado che abbocca a una mosca è probabilmente in cima alla lista dei desideri di qualunque pescatore. Questo programma è adatto a qualsiasi tipologia di pescatore a mosca, poichè combina la migliore pesca al dorado con altri fantastici pesci sportivi, in un’ambientazione unica e una sistemazione comoda e affascinante, circondati dalla natura nella sua veste migliore. Un’esperienza adatta tanto agli irriducibili pescatori esperti quanto ai principianti di questo sport. E’ inoltre una fantastica destinazione per tutta la famiglia in quanto il bird watching e l’ottima cucina rendono la crociera sicuramente molto piacevole anche per i non pescatori.


interview

Edoardo Scapin Fotografie di Alberto Galeazzo e Edoardo Scapin www.scapinbamboorods.com


> Sappiamo che probabilmente, nonostante la giovane età, sei tra i più vecchi costruttori di canne in legno italiani, parlaci del tuo inizio. Beh all'inizio è stato un po‘ complicato, ma la passione è stata quella che mi ha spinto passo dopo passo ad affrontare le varie difficoltà e ad arrivare ai risultati odierni. Eravamo in piena era grafite, in quel periodo pescavo parecchio a ninfa e, pur essendo una tecnica molto catturante, per me era diventata monotona e ripetitiva. Così ho fatto un passo indietro per ritrovare quelle sensazioni che mi avevano fatto innamorare della pesca a mosca e ho cominciato ad apprezzare le canne in bamboo che offrivano un approccio alla pesca più sportivo. Ho iniziato quindi a collezionarle dedicandomi anche al loro restauro. Ad un certo punto mi decisi che dovevo provare a costruirle con l'obiettivo di realizzare canne in bamboo di alta qualità. Il mio percorso è stato in solitaria, non ho avuto insegnamenti, internet non esisteva e le maggiori difficoltà erano ovviamente legate al reperimento di notizie, componentistica e attrezzature varie. Erano i primi anni 90 e ricordo bene le prime stanghe spaccate e i primi nodi raddrizzati! Come molti sono partito con l'aiuto del libro di Garrison/Carmichael che mi ha fatto da guida e, con studio e dedizione, nel corso degli anni ho sviluppato un mio stile personale, sia dal punto di vista costruttivo che progettuale. Alla domanda di un famoso collega ed amico rodmaker che una volta mi chiese: "Ti senti più rodmaker o pescatore?"

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Lì per lì ci pensai un attimo ma poi la risposta fu chiara: „pescatore“. Già perchè a pensarci e stata proprio questa grande passione nata da bambino che mi ha permesso di affrontare questo bellissimo percorso. L'esperienza maturata lungo i fiumi è stata la chiave fondamentale che mi ha aperto la strada del rodmaking. > Solitamente a che costruttori ti ispiri per le tue canne? Ho sempre avuto un debole per lo stile americano. Diciamo che tra tutti la mia attenzione era ed è rivolta ai grandi costruttori della scuola del Catskill, a Leonard in primis e ai grandi nomi usciti da questa importante azienda che ha segnato il corso della storia del rodmaking. Apprezzo i particolari, la cura e l'attenzione nelle fasi di finitura ma anche e soprattutto la sofisticata ricerca nella progettazione. > Sei probabilmente tra i pochissimi costruttori italiani famosi anche fuori Italia,cosa ne pensi degli altri mercati e quali sono i paesi dove c'è più cultura per questi oggetti? Con l'avvento di internet si è sicuramente allargata la platea di appassionati in giro per il mondo. Anni fa la conoscenza e la cultura sull'argomento erano concentrate in aree ben definite, come gli Stati Uniti e il Nord Europa e gli unici mezzi disponibili per informarsi erano i testi in lingua inglese e i vari cataloghi che periodicamente venivano pubblicati da


> We know that in spite of your young age, you are probably among the oldest wooden-rod makers in Italy, please tell us how it all began. Well, at the beginning it was a bit complicated, but it was my passion that pushed me, step by step, to cope with the many problems and get today’s results. That was the height of the graphite era, and at that time I was doing a lot of nymph fishing, and though it was an engrossing technique, it had become repetitive and monotonous for me. I reflected and looked for those sensations that had made me fond of fly fishing, so I began to appreciate bamboo rods, which offered a more sporting approach. I then started to collect them and restored them as well. At a certain point I decided to try and make them, aiming at producing high quality bamboo rods. It was a lonely way since I did not have any teachers, internet did not exist and, of course, the major difficulties were connected with the gathering of news, components and various equipment. It was in the early Nineties and I remember well the first split poles and first straightened knots! Like many others, I began with the help of Garrison/Carmichael’s book as a guide and with study and dedication, through the years I developed my personal style, both for building and design. When a famous colleague and friend of mine, a rod maker too, once asked me: "Do you feel more like a rod maker or a fisherman?" I reflected for a moment and gave him this answer: ”fisherman“. Well it was a great passion I had since I was a child that allowed me to take

this beautiful path. The experiences I had along the rivers were the key factors that directed me towards rod making. > Who inspired you for the making of your rods? I have always had a weakness for the Italian style. Let’s say that among them I have always looked to the big makers of the Catskill school. First and foremost is Leonard and the big names that worked in this important company which marked the course of rod-making history. I appreciate the details, care and attention in the finishing phases but also, and above all, the sophisticated research in the design phase. > You are probably among the very few Italian makers who are famous outside Italy too; what do you think of the other markets and what are the countries where there is more attention to these objects? With the advent of internet, the interest of enthusiasts all around the world has certainly increased. Some years ago, knowledge and culture on this topic were concentrated in well-defined areas, like the United States and Northern Europe, and the only means available to collect information were texts in English and the various catalogues which were periodically published by sellers/collectors, for example Martin Keane, just to mention one, who were considered small encyclopedias. Today there are lovers and collectors all around the world, from Japan to

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venditori/collezionisti, Martin Keane per citarne uno su tutti, che erano considerati piccole enciclopedie. Oggi vi sono appassionati e collezionisti in tutto il mondo, dal Giappone al Sud Africa, dall‘ Australia al Sud America. Anche in Italia negli ultimi decenni si è ampliato il numero di persone che si sono avvicinate sia al rodmaking che al collezionismo, segno evidente che il DNA del bamboo, da me simpaticamente battezzato Dinamic Natural Action, viene apprezzato anche dalle nuove generazioni. > Sappiamo che, oltre ad essere un grande costruttore, sei anche appassionato di antiche attrezzature da pesca;quali sono, secondo la tua opinione, i grandi nomi del passato? Nel panorama internazionale sono molti i nomi che hanno segnato il percorso e la storia del rodmaking e nominarli tutti è un' impresa impossibile. Brevemente posso dire che due erano le realtà negli anni d'oro del bamboo: la scuola Europea e quella Americana. La prima era rappresentata e quasi monopolizzata da due grandi marchi: Hardy e Pezon et Mitchell. Con le loro notevoli produzioni hanno praticamente dettato gli stili costruttivi nel vecchio continente. Restando in Europa vorrei nominare il grande Walter Brunner, un solitario e innovativo rodmaker per l'epoca. Ricordo il giorno in cui lo incontrai per caso a pesca nel fiume Ybbs a Goestling parecchi anni fa; scambiare quattro chiacchere

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con lui fu veramente emozionante per me che ho sempre avuto una grande ammirazione per le sue canne. Oltre oceano la situazione era completamente diversa, il panorama era costituito da un lato da grandi aziende che sfornavano centinaia di canne, dall'altro da singoli rodmakers o piccole aziende artigiane con produzioni più limitate ma di altissima qualità. Ho precedentemente nominato la Leonard Rod Company che ha prodotto alcune canne eccezionali e mi riferisco principalmente a canne destinate alla pesca con code leggere. Da qui grandi nomi divenuti quasi leggenda che, usciti dalla factory, hanno poi intrapreso una carriera indipendente, i vari Payne, Edwards, Thomas, nel passato e i tuttora operativi Walt Carpenter, Bob Taylor, Mark Aaroner, Ron Kusse. Ho sempre avuto un interesse particolare per i taper di Lyle Dickerson, soprattutto nelle misure di 7'6" e 8'0", modelli molto potenti e incisivi, ottime canne da pesca, ideali per fiumi di una certa portata ma altresì equilibrate e piacevoli nel lancio; la mia preferita è il modello 8014. Come non ricordare poi la Winston Rod Company e E.C.Powell, i primi ad avere applicato il sistema hollow alla costruzione delle canne in bamboo che rivoluzionò negli anni a seguire le scelte sia dei rodmakers sia degli appassionati pescatori. Il fascino e la bellezza delle Thomas & Thomas, azienda fondata da Tom Dorsey e Tom Maxwell, poi passato alla Leonard. Ho posseduto diverse delle loro realizzazioni dalla piccola Caenis alla Montana 8'6" coda 6 che tuttora ogni tanto uso con piacere. Ed i vari Paul Young o Pinky Gillun, vere


South Africa, and from Australia to South America. The number of people who are interested in making and collecting rods has increased in the last decades and this is a clear sign that the DNA of bamboo, which I call Dynamic Natural Action in a friendly way, is appreciated by the new generations too. > We know that you are not only a great rod maker but also fond of antique fishing equipment; in your opinion, what are the big names of the past? In the international panorama there are many names which marked the path and history of rod making and it is impossible to mention them all. Briefly, I can say that there were two institutions in the golden age of bamboo: the European and American schools. The first was represented and almost monopolized by two big brands: Hardy, and Pezon et Mitchell. With their considerable productions they dictated the building styles in the old continent. Still in Europe, I would like to mention the great Walter Brunner, a lonely and innovative rod maker considering the times. I remember the day when I met

him by chance while fishing in the river Ybbs in Goestling several years ago; having a chat with him was really exciting for me, since I have always admired his rods. The situation was completely different abroad. There were big companies which made hundreds of rods, but there were also single rod makers or small handicraft companies which were limited, but of very high quality. I previously mentioned the Leonard Rod Company, which made some outstanding rods, and I principally refer to rods intended for fishing with light tails.There were some names which became a legend and, once out of the factory, they started an independent career, among which are Payne, Edwards, Thomas in the past, and Walt Carpenter, Bob Taylor and Mark Aaroner, who are still operating. I have always been particularly interested in Lyle Dickerson’s tapers, above all in the 7'6" and 8'0" sizes. They are very powerful and sharp models, very good fishing rods ideal for rivers of a certain capacity, but also balanced and pleasant to cast; my favorite is model 8014. Then it is impossible not to mention the Winston Rod Company and E.C.Powell, the first to apply the hollow system to the building of bamboo rods, thus revolutionizing the choices of both rod

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leggende del rod making. Tra i vari singoli costruttori vorrei menzionare Gus Nevros per la sua maniacale precisione nei dettagli, probabilmente non molto conosciuto al di fuori degli States, ma molto stimato dai collezionisti e dai colleghi rodmakers. Nomino per ultimo, e non certo per ordine di importanza, Everett Garrison, soprattutto perchè, oltre alle sue stupende realizzazioni, insieme a Hoagy Carmichael ha reso possibile la divulgazione dell'arte del rodmaking, alle nuove generazioni di appassionati: il loro libro resta una vera e propria bibbia sull'argomento, immancabile in ogni libreria che si rispetti. Vorrei inoltre ricordare la figura di uno dei più grandi rodmaker mai esistiti, Tom Morgan scomparso poco tempo fa. Inutile cercare di descrivere a parole cosa Tom ha rappresentato per noi nuove generazioni di rodmakers. Ah sì forse l'appellativo più indicato è ......“leggenda“. > La tua canna e il tuo fiume preferito? E' dura la scelta, sono innamorato di tutte le canne che ho sviluppato nel corso degli anni, i modelli sono circa una ventina ma tutti hanno avuto un loro preciso percorso e ciascuno possiede un carattere ben definito. Sono stati progettati per un uso specifico dettato dal tipo di pesca e dall'ambiente a cui sono destinati. Io pesco indifferentemente con canne corte e con canne lunghe, non ho una particolare predilezione per una misura o una potenza specifica. Ma se proprio devo nominare un modello, allora scelgo la serie

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di 7'0" GKE-M nelle varie potenze. Forse questo taper è quello che più rappresenta il mio ideale di canna in bamboo proiettato in un epoca moderna. Anche al secondo quesito mi risulta difficile rispondere, da pescatore girovago ho avuto la fortuna di visitare e pescare in fiumi bellissimi. Alcuni percorsi di pesca mi hanno lasciato un segno indelebile sia per la pesca sia per il paesaggio, come ad esempio la valle del Salza, in particolare lo Gschoder immerso in un panorama mozzafiato con le sue stupende lame ricche di temoli. Per restare in Austria mi vengono in mente gli anni passati a pescare nella Traun a Gmunden e successivamente le grosse trote di Bad Ischl e i temoli di Bad Goisern. Il fiume Ybbs a Goestling e Stiebergraben, lo Schwarza, il Pielach e altri percorsi stupendi. Sono innamorato del Gacka in Croazia, meta che frequento annualmente fin da ragazzo, con le sue profondità, le grosse e smaliziate trote che richiedono un approccio molto tecnico e difficile. Il fiume Idrjia in Slovenia ricco di marmorate, fario, iridee e temoli,un paradiso per il moschista. Ma anche qui se per forza devo fare una singola scelta nomino come vincitore il fiume Piave in Italia, con oltre cento chilometri pescabili a mosca, dove ancora si hanno ottime possibilità di pescare stupende trote marmorate a secca, anche di notevoli dimensioni. In questi ultimi anni è diventato il posto dove concentro la gran parte delle mie uscite di pesca e mi auguro che negli anni a venire questo fiume possa essere valorizzato come merita.


makers and passionate fishermen in the following years. Let us also mention the charm and beauty of the rods by Thomas & Thomas, a company founded by Tom Dorsey and Tom Maxwell, who then went to Leonard. I have owned many of their creations, from the small Caenis to the Montana 8'6" with tail 6, which I still enjoy using. Moreover, Paul Young and Pinky Gillun are true legends of rod making. Among the single makers I would like to mention Gus Nevros for his obsessive attention to details: he is probably not very well known outside the States but very highly esteemed by collectors and his rodmaker colleagues. Last but not least, I would like to mention Everett Garrison who, together with Hoagy Carmichael, divulged the rod-making art to new generations of lovers, their book is a real bible on the topic and cannot be missing in a library worth the name. I would also like to recall the figure of one of the greatest rodmakers ever existed, Tom Morgan who passed away shortly ago. Needless to say what Tom has represented for the new generations of rodmakers. Well, maybe the most appropriate term is…..”legend”. > What is your favorite rod and river? It is a hard choice because I love all the rods I developed through the years; there are about 20 patterns, but all of them have followed a certain path and each has a well-defined character. They were designed for a specific use based on the type of fishing and environment they are intended for. I fish

equally with short and long rods, and don’t have a favorite size or specific power. However, if I must mention a pattern, I would choose the 7'0" GKE-M series in the various capacities. This taper is perhaps the one which most represents my ideal bamboo rod projected into modern age. It is even hard to answer the second question, because as a globetrotting fisherman I have had the chance to visit and fish in beautiful rivers. Some fishing spots left an unforgettable mark in me both for the fishing and the landscape, like for example the Salzach Valley, in particular the Gschoder, which is immersed in a breathtaking panorama with its wonderful levees rich in graylings. And still in Austria, I remember the years spent fishing in the Traun River in Gmunden and then the big trout in Bad Ischl and graylings in Bad Goisern. The river Ybbs in Goestling and Stiebergraben, the Schwarza, the Pielach and other courses are wonderful. I love the Gacka in Croatia, a place I have gone to every year since I was a boy, as it is deep and its big and cunning trout require a very technical and difficult approach. The Idrjia River in Slovenia is rich in marble, brown, rainbow trout and graylings, and is a true paradise for fly anglers. In this case too, if I must make a choice, my personal winner is the Piave River in Italy, which offers over 100 kilometers to fly fishing and still gives you the chance to catch amazing marble trout of considerable sizes on a dry fly. In these last years it has become the place where I concentrate most of my fishing trips and I hope that in the years to come this river will be appreciated as it deserves.

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La mia

Sarca

di Sergio Berti


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Quale pescatore non vorrebbe nel proprio territorio un fiume come il Sarca? Dalla gente del posto viene chiamato più comunemente "la Sarca", al femminile, come se parlassimo di una bella donna. La Sarca è un fiume dalle mille sorprese,

nonostante l’uomo faccia di tutto per rendergli dura la vita; situato in uno dei luoghi alpini più belli d’ Italia, il Trentino, la Sarca nasce in val Redena dal gruppo delle Dolomiti di Brenta e dal gruppo dell’ Adamello ed è formato da piccoli affluenti puri di acque montane che

unendosi in un unico corpo costituiscono un fiume dalle caratteristiche uniche. Le sue acque attraversano territori vicini tra loro, ognuno con il proprio clima e biodiversità e con una flora e fauna paragonabili solo ai fiumi americani. Le specie animali presenti sono molteplici:

orsi, cervi, camosci, caprioli… e non è difficile vedere planare la fantastica aquila reale durante i suoi giochi di caccia mentre risale i costoni delle rocce montane. Il fiume fluisce con caratteristiche prettamente alpine per poi ad un tratto incunearsi nelle pareti

rocciose della montagna, dove il lento scorrere delle acque ha creato, in migliaia di anni, le gole del "Limaro" un canyon stupendo, vero paradiso per chi vuole passare una giornata in un contesto primordiale e selvaggio. Poco più a valle la Sarca esce da questo

scenario e stupisce con cambi di velocità, lente lame, raschi, improvvise discese in mezzo alla vegetazione, per poi incontrare in zona Marocche grossi sassi ciclopici scolpiti dall’acqua dove il fiume forma delle grosse buche vorticose. Piano piano il corso rallenta


What fisherman wouldn’t like to have a river like the Sarca in his territory? The locals more commonly name it "la Sarca," that is, feminine, as if it were a beautiful woman. The Sarca River offers you thousands of wonders, even if people do their best to

make its life rather difficult. The Sarca is situated in one of the most beautiful alpine sites in Italy, in Trentino. Its source is in the Rendena Valley, rising from the group of Brenta Dolomites and from that of the Adamello, and is made up of small tributaries of pure mountain water which unite to form a sole river. Its water

crosses territories which differ from each other in spite of their proximity, as each has its own climate and biodiversity as well as flora and fauna which are only comparable to American rivers. There are a lot of animal species: bears, deer, chamois, roe deer‌ and one can also see the fantastic golden eagle gliding

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during its hunting games while soaring along the ridges of mountain rocks. The river flows in a typically alpine manner and then, all of a sudden, it wedges into the rocky walls of the mountain, where the slow-flowing water has created in thousands of years, the clefts of "Limaro," a wonderful canyon, a true paradise

to those who want to spend a day in a primordial and wild environment. A bit more downstream, the Sarca River appears in this scenario and amazes you with its changes in speed, slow swamps, spawning areas, and abrupt slopes in the middle of the vegetation. Then in the Marocche area, it runs into big cyclopean

stones sculpted by water, where the river forms huge whirling holes. Little by little the flow slows down near Dro, the stones get smaller and smaller like pebbles, and splendid spawning areas appear, sometimes very fast ones with sudden stretches of level ground. As soon as the river reaches the town of

Arco, the climate changes from alpine temperatures to typically Mediterranean climatic features. There you can feel the influence of the Garda Lake and begin to see olive plants. The river crosses vineyards and apple fields on its way to Torbole, where it flows into the wonderful Garda Lake.

Generally speaking, I have described the course of Sarca, my Paradise River that I will always defend so it will remain as it is, for the sake of my passion for fly-fishing and the waters that have accompanied me most of my life. This river has helped me with its several features, to refine my fishing technique, both with dry and

sinking fly, like a fully equipped training ground for an exigent fly-fisherman. Sarca is a river to discover, and where it is surely important to catch fish, but it is surpassed by the beauty of the nature accompanying you all day long. There are enough fish there, but the practice of catch and release and the absolute respect for

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nei pressi di Dro, i sassi si fanno sempre più piccoli e ciottolosi e compaiono meravigliosi raschi a volte molto veloci con improvvise piane. Appena il fiume raggiunge l’abitato di Arco, il clima cambia, si passa da temperature alpine a caratteristiche climatiche prettamente

mediterranee. Qui l’influenza del Lago di Garda si fa sentire, si cominciano a vedere piante di ulivo e il fiume si fa strada in mezzo ai vigneti e ai campi di mele fino ad arrivare a Torbole dove sfocia nel fantastico Lago di Garda. Vi ho descritto a grosse linee il pescorso

della Sarca, il mio Fiume Paradiso che difenderò sempre per mantenerlo tale, per la mia passione per la pesca a mosca e per queste acque che mi hanno accompagnato per gran parte della mia vita. Questo fiume, con le sue molteplici caratteristiche, mi ha aiutato

ad affinare la tecnica di pesca, sia a secca che a sommersa, una palestra completa per un moschista esigente. Il Sarca è un fiume tutto da scoprire, dove la cattura è sicuramente importante, ma è superata dalla bellezza della natura che ti accompagna per tutta la

giornata. Qui i pesci non mancano , si consiglia sempre la pratica del catch and release e il rispetto assoluto della natura. Le specie ittiche presenti sono le trote fario, le splendide marmorate e ovviamente le ibridi. Poi con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche

lacustre risalita dal lago. Vi sono anche salmerini, trote iridee, qualche temolo e non può mancare il simpatico e furbo cavedano; il merlo acquaiolo e il martin pescatore invece vi faranno una simpatica ma rara compagnia. Vi auguro un Buon "Fiume" a tutti!


nature are always recommended just the same. The fish species are the brown trout, the wonderful marble trout and of course the hybrid trout. Then, if you are

lucky, you can come across some lake trout rising from the lake. There are also chars, rainbow trout, some graylings and, of course, the nice and cunning chub,

whereas the dipper and kingfisher will keep you in good but rare company. I wish you all a ”Happy River” experience!

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COLLECTOR’S PAGES

James Pollard di Riccardo De Stabile

Robert Pollard e suo figlio James lavorarono insieme per lungo tempo e si guadagnarono una buona reputazione, del tutto meritata, come artisti, incisori ed editori di stampe raffinate. Robert crebbe a Newcastle-upon-Tyne, dove da ragazzo fu grande amico di Thomas Bewick, famoso incisore di legno. Attorno al 1816 James portò la sua attenzione sull’acquaforte e l’acquatinta, il metodo all’ultima moda per la stampa di soggetti esterni, con cui rappresentava scene di pesca. Come suo padre 35 anni prima, James era però sensibile alle richieste del pubblico, così la ditta cominciò ad accettare commissioni esterne. Accadde poi qualcosa che avrebbe cambiato la vita di Pollard in maniera

irreversibile. All’inizio del 1821 Edward Orme, il venditore di stampe del re, avendo visto l’opera di James, gli chiese di dipingere un’insegna in legno per una taverna sulla Norwich Road raffigurante una carrozza postale con i cavalli e i passeggeri. Quando James l’ebbe terminata, Orme la espose nella sua vetrina in Bond Street. I passanti la adoravano. L’ambasciatore austriaco voleva comprarla subito e si dovette persuaderlo ad accettare una seconda versione che James fece velocemente per lui su tela. Presto seguirono altri ordini e una delle sue principali opere di equitazione venne esposta alla Royal Academy. Dopo il 1823 i Pollard non produssero più stampe sulla pesca


Robert Pollard and his son, James, worked together for a long time and earned a good, well-deserved reputation as artists, engravers and editors of refined prints. Robert grew up in Newcastle-upon-Tyne where as a boy he was a good friend to Thomas Bewick, a famous wood engraver. Around 1816 James paid much attention to etching and aquatint, the most fashionable method of printing outdoor subjects, with which he represented fishing scenes. Like his father 35 years before, James

also accepted external commissions. Then something happened that changed Pollard’s life in an irreversible way. At the beginning of 1821, Edward Orme, the king’s print seller, who had seen James’s works, asked him to paint a wooden sign for a tavern on the Norwich Road, depicting a post carriage with horses and passengers. Once James had finished it, Orme displayed it in his shop window in Bond Street. The pedestrians loved it. The Austrian ambassador wanted to buy it immediately and they had to persuade him to accept a second version that James rapidly


fino ai primi anni Trenta dell’Ottocento e a quel punto sono tutte di James. Fu circa nel 1830 che lui, ormai trentanovenne, tornò alla rappresentazione di scene di pesca a mosca. Si dice che Pollard era “probabilmente al colmo della gioia quando pescava”. Le sue immagini di pesca con la mosca hanno un carattere particolarmente intimistico, come se avessero per lui un significato speciale. È un peccato che la maggior parte di esse non siano state riprodotte sotto forma di stampa. Le poche stampe delle scene di pesca di James Pollard non sono state definitivamente catalogate, sebbene molto

possa essere raccolto qua e là. Ci sono parecchie ragioni per cui si rimane disorientati dalla produzione di stampe con scene di pesca da parte di James: l'uso dello stesso titolo per diverse immagini, l'assenza di date di pubblicazione, il nome dell'incisore non indicato, le riedizioni con i dati relativi alla pubblicazione rimossi dal piano di stampa e, infine, riedizioni pirata fatte da altri incisori. Non di rado questi problemi si presentano insieme e la rarità delle stampe di Pollard con scene di pesca non fa certo chiarezza.


made for him on canvas. Soon other orders followed and one of his main horseback riding works was shown at the Royal Academy. After 1823 the Pollards didn’t produce any fishing prints till the early 1800, and they were all James’s work. It was about in 1830 when he was already 39, that he got back to the representation of fly fishing scenes. Pollard is said to have been “probably at the peak of joy when he fished.” His fly fishing images have a very personal and intimate style, as if they had a special meaning to him. It is a pity that most of them were not reproduced as prints. The few prints of fishing scenes made by James

Pollard have not been definitely catalogued, though many of them can be collected here and there. There are many reasons why James’s production of prints with fishing scenes is a bit confusing: the use of the same title for different images, the absence of publication dates, the name of the engraver which is not mentioned, the new editions with all data concerning the publication removed from the printing plan and, lastly, pirated new editions made by other engravers. These problems seldom appear together and the rarity of Pollard’s prints with fishing scenes doesn’t make the matter clearer.


RUSSIAN FAR EAST

r o f g n i Fish n e m i a t n u r a e S tschan

by Clemens Ra


Imagine the silver beauty and the fighting spirit of Atlantic salmon. The complex, unpredictable life-history of sea trout. Combined with the ferocious take and the sheer body mass of a predatory taimen. Then you get an idea what fishing for Sakhalin taimen, the silver of the Russian Far East, is about. I am pleased to introduce this fish to the readers of this magazine because in many respects it forms a missing link between the fishery for Atlantic salmon and for huchen, a big predatory non-anadromous salmonid in my home country of Austria that is also called Danube salmon. Sakhalin taimen, also called Japanese huchen or sea-run taimen, is one of the least-known salmonid species. This fish shares many characters with huchen and taimen: the body has a slender shape and is decorated exclusively with black dots on the body. It features a huge adipose fin, larger than in char, trout and salmon. A big mouth has developed in response to the predatory feeding habits. But an ecological feature is unique –

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all members of the true huchen live exclusively in fresh water, whereas Sakhalin taimen (Parahucho perryi) is anadromous. But the similar look is misleading – genetics has shown that this species is in fact more closely related to trout and salmon than to huchen and Siberian taimen. How to distinguish a sea-run taimen from huchen or Siberian taimen? First, the mouth of Parahucho is big, but by far not as huge as the Siberian taimen’s. The jaws reach just behind the back of the eye, but they are broader and give the fish an even stronger bite. Second, the dense pigmentation of Parahucho is strongly concentrated on the front third of the body, particularly the head. Third, the scales of Parahucho are bigger, which causes a coarser look compared to the finer-scaled true Hucho species. Last but not least, a characteristic that we fishermen appreciate, unlike Siberian taimen that tend to get more slender at advanced age, big Sakhalin taimen usually grow increasingly


Immaginate la bellezza argentea e lo spirito combattivo del salmone atlantico, la complessa e imprevedibile storia delle trote di mare, unite alla presa feroce e alla grande massa corporea di un taimen predatore. Ecco, potete farvi un’idea di cosa voglia dire pescare il taimen Sakhalin, l’argento dell’Estremo Oriente russo. In effetti, sotto molti punti di vista esso costituisce l’anello mancante tra la pesca al salmone atlantico e allo hucho, un grande salmonide predatore non anadromo nella mia patria, l’Austria, chiamato anche salmone del Danubio. Il taimen Sakhalin, conosciuto anche come hucho giapponese o taimen in risalita dal mare, è una delle specie meno note di salmonidi. Questo pesce condivide molte caratteristiche con lo hucho e il taimen: il corpo ha una forma snella ed è ornato esclusivamente di puntini neri. Presenta un’ampia pinna adiposa, più larga che nei salmerini, nelle trote e nei salmoni. La grande bocca si è sviluppata come conseguenza delle abitudini alimentari predatorie. Una caratteristica ecologica è però unica – tutti i membri dei veri hucho vivono esclusivamente nell’acqua fresca, mentre il taimen Sakhalin (Parahucho perryi) è anadromo, ma l’aspetto simile è fuorviante – la genetica ha dimostrato che questa specie è di fatto più imparentata con la trota e il salmone rispetto allo hucho e al taimen siberiano. Come si distingue il taimen in risalita dal mare dallo hucho o taimen siberiano? In primo luogo, la bocca del Parahucho è grossa, ma molto meno di quella del taimen siberiano. Le mandibole arrivano appena dietro gli occhi, ma sono più ampie e danno al pesce un morso persino più forte. In secondo luogo, la densa pigmentazione del Parahucho è fortemente concentrata su una terza parte del corpo, quella anteriore, in particolare la testa. Terzo, le squame del Parahucho sono più grosse, il che determina un aspetto più rude rispetto alle vere specie di Hucho, che hanno squame più fini. E per finire, una caratteristica che noi pescatori apprezziamo, a differenza del taimen siberiano, che tende ad assottigliarsi con l’avanzare dell’età, i grossi taimen Sakhalin in genere diventano sempre più robusti. Storicamente se ne sono presi anche di 50 kg, ma oggigiorno un pesce da 10 kg è un trofeo e un pesce da 20 kg è un leviatano.


robust. Historically they were caught up to 50 kg, but nowadays a 10 kg fish is a trophy and a 20 kg fish a leviathan. Searun taimen occurs not only on Sakhalin, an almost 1000 km long Island that today is most renowned for enormous supplies of oil and gas, but also on the Russian mainland along the Sea of Japan and even the northern part of Japan. Nowadays, most of the original area is lost for the species. While in Japan forest clearance and intensified land use are the main reasons for a drastic drop, in the Russian Far East it is simply overfishing. Sakhalin taimen can choose between spawning, rearing and overwintering habitats in the rivers and the feeding and summer habitats in the lower parts of rivers, bays and the open sea several times a year and many times in their lives, which gives their two-legged enemies too many chances to capture them. The current status of sea-run taimen leads to the question of whether fishing for such an endangered species is ethically sound. If you are interested in a rendezvous with this wonderful fish, visit the Koppi River Lodge on the Russian mainland, where still a good Sakhalin taimen fishery still exists – as well as for several other beautiful species such as white-spotted char and big cherry salmon – in a most fascinating setting. Steve and I have been floating a river in northern Sakhalin for several days, stopping to sample with our fly-rods every suspicious pool on the way. Our trip in October was a wet, cold and stormy experience, and only the hope for fresh, silver Sakhalin taimen ascending to their winter lies in the river allowed us to withstand the adverse conditions. In spite of Grizzly bear tracks and dead pink salmon with bear bites all along the shore, camping in the Taiga was free of nightmares. Unlike their American counterparts, Russian bears (except in some protected areas like parts of Kamchatka) are intensively hunted and live in constant fear of man. Usually, they


I taimen in risalita dal mare ci sono non solo a Sakhalin, un’isola lunga quasi 1000 km che oggi è rinomata soprattutto per le enormi forniture di petrolio e gas, ma anche nel continente russo, lungo le coste del mare del Giappone, e anche nella parte settentrionale del Giappone. Oggi la maggior parte dell’area originaria non è più abitata da questa specie. Mentre in Giappone la deforestazione e lo sfruttamento intensivo della terra sono le principali ragioni del drastico calo, nell’Estremo Oriente russo la causa è semplicemente l’eccessivo sfruttamento della pesca. I taimen Sakhalin possono scegliere tra gli habitat per la deposizione delle uova, la riproduzione e lo svernamento e gli habitat estivi e di alimentazione nei tratti inferiori dei fiumi, nelle baie e nel mare aperto diverse volte l’anno e molte volte durante la loro vita, il che significa troppe possibilità di catturarli per i loro nemici a due gambe. L’attuale status del taimen in risalita dal mare pone la questione se sia eticamente giusto pescare una specie così

in pericolo. Se siete interessati a un appuntamento con questo pesce meraviglioso, visitate il Koppi River Lodge sul continente russo, dove esiste ancora un buon vivaio di taimen Sakhalin – oltre a parecchie altre belle specie come il salmerino a chiazze bianche e il grosso salmone del Pacifico – in un’ambiente affascinante. Steve ed io ci siamo lasciati trascinare dalla corrente su un fiume del Sakhalin settentrionale per parecchi giorni, fermandoci strada facendo per testare con le nostre canne da mosca ogni pool sospetta. Il nostro viaggio in ottobre è stato un’esperienza umida, fredda e burrascosa, e solo la speranza di freschi taimen Sakhalin argentei in ascesa verso i loro giacigli invernali ci ha permesso di resistere alle condizioni avverse. Malgrado le impronte degli orsi bruni e i salmoni rosa morti pieni di morsi che si trovano lungo tutta la riva, il campeggio nella Taiga è stato privo di incubi. A differenza delle loro controparti americane, gli orsi russi (a eccezione di


avoid encounters. On this trip, we heard several fleeing bears, breaking sticks in their panic retreat to the underbrush. Only two or three days from our end-point, the place where the river crosses the road along the coast of Sakhalin, we set up our camp on a big gravel bar. I casually cast my streamer to the opposite side, a long and deep undercut bank. I plan to make only a few swings, since the pool downstream looks more attractive and easy to read. But on the third cast, the line tightens quickly just after the fly touches the water, not more than one foot from the opposite bank. I feel a tug that is stronger than any I have felt before on this trip, and the shaking of the whatever on the other end of the line dispels my doubts: Big fishon! Sea-run taimen – like many other migratory fish – are very strong fighters, but in this case I don’t want to risk a long battle – a lot of wood in the river carries a too-big a risk to loose this long-awaited prey. Happily, I can pull the fish to the gravel bar

at my feet in just a few minutes. Here it lies – a bright, meterlong, silver Parahucho with dense, black dots on the head. A feast for our eyes and a more than adequate reward for the long and burdensome journey! In preparation of the trip, I had figured that any catch of a big Sakhalin taimen would be a surprise, since the species is nowadays rare and the remaining stocks are in decline. Like any fishing trip for migratory salmonids, being at the right place at the right time and confident fishing are the key to success – even more so for such a rare species. Fly-fishing for sea-run taimen is still a rather new and uncommon sport, so few experiences about successful patterns have been gained. Unlike salmon, Sakhalin taimen don’t stop feeding during their fresh water life. In fact, some adult individuals even remain in the rivers year-round. Thus – any imitations


alcune aree protette della Kamchatka) vengono cacciati in maniera intensiva e vivono temendo costantemente l’uomo. In genere evitano gli incontri. Nel corso del viaggio abbiamo sentito parecchi orsi fuggire, rompendo ramoscelli mentre si ritiravano in panico nel sottobosco. Appena due o tre giorni dal termine del nostro viaggio, là dove il fiume attraversa la strada lungo la costa del Sakhalin, ci siamo accampati su una grossa striscia di ghiaia. Ho lanciato casualmente il mio streamer sul lato opposto, una lunga e profonda sponda esterna. Avevo in programma di fare solo alcuni ondeggiamenti, visto che la pool più a valle appariva più attraente e facile da scrutare. Al terzo lancio, però, la coda si è tesa velocemente non appena la mosca ha toccato l’acqua, ho sentito tirare fortissimo e lo scuotimento provocato da quello che c’era dall’altra parte della lenza ha sciolto ogni mio dubbio: c’era un grosso pesce! I taimen in risalita dal mare – come molti altri pesci migratori – sono lottatori, ma in questo caso non volevo rischiare una lunga battaglia – tanto legname nel fiume comporta un rischio troppo grosso di perdere questa preda attesa da tempo. Fortunatamente riesco in pochi minuti ad attirare il pesce verso la striscia di ghiaia che è ai miei piedi. Eccolo qui – un lucente Parahucho lungo un metro, color argento con fitti puntini neri sulla testa. Una festa per i nostri occhi e una ricompensa più che adeguata per il lungo e faticoso viaggio! Durante i preparativi per il viaggio mi ero immaginato che ogni cattura di un grosso taimen Sakhalin sarebbe stata una sorpresa, visto che oggi la specie è rara e i restanti stock sono in declino. Come ogni viaggio di pesca ai salmonidi migratori, le chiavi del successo sono essere al posto giusto al momento giusto e una pesca sicura – a maggior ragione se si va a caccia di una specie così rara. Pescare a mosca i taimen in risalita dal mare è ancora uno sport nuovo e poco comune, perciò non ci sono molte esperienze sull’efficacia dei vari modelli. A differenza del salmone, il taimen Sakhalin non smette di alimentarsi durante la propria vita in acqua dolce. In effetti, alcuni adulti restano nei fiumi anche tutto l’anno. Ne consegue che qualunque imitazione di cibo d’acqua dolce - come ciprinidi, parr del salmone, o in alcuni casi anche topi - può costituire un modello


of freshwater food items, like minnows, salmon parr, or in some cases even mice, can be successful patterns. A different strategy is to imitate marine food items, hoping that this triggers predatory instincts recall their feeding experience in the sea. I like to use bucktail streamers, because this material gets soft in the water and gives a moving fly with a very “fishy” look, while being easy to cast even in large sizes. Long but slender, articulated marabou streamers resembling a swimming lamprey also worked well. A Bavarian pattern, the so-called “Huchenwaschl”, a big cone head tubefly that could be mistaken for a squid, also brought success. Sinking speed, snagging, ease of casting, size and lightness in relation to the turbidity of the water are probably more important than the exact pattern. In some places, e. g. river estuaries, flyfishing in brackish or even salt water can be successful. But usually you will be fishing in the lower course of a river. Search for Sakhalin taimen in running water the way you would fish for big brown trout. Usually they hold in places with less current than classic Atlantic salmon lies. Deep pools and places with good cover by overhanging or sunken wood are hot spots. Present your fly in a way that suits your pattern and let it sink into the required depth. Pull a fleeing fish or lamprey imitation in short strips, but vary it with slow wet fly swings. I don’t know for sure which method is best, but you will see - some will convince this extraordinary salmonid to strike. I hope you enjoyed the beauty of this interesting fish. A species that will disappear from the planet within the next decades if no adequate management and protection is not implemented soon. The silver of the Far East definitely deserves a brighter future from a conservationist’s as well as from a fisherman’s point of view.


efficace. Una diversa strategia è imitare il cibo di mare, sperando che questo scateni gli istinti predatori in ricordo dell’alimentazione sperimentata in mare. Mi piace usare bucktail streamer, perché questo materiale si ammorbidisce nell’acqua e produce una mosca che si muove con un aspetto molto “da pesce”, oltre ad essere facile da lanciare anche in grandi dimensioni. Hanno funzionato bene anche gli streamer articolati di marabù, lunghi ma snelli, che assomigliano a lamprede che nuotano. Ha avuto successo anche un modello bavarese, il cosiddetto “Huchenwaschl”, una grossa mosca tubolare a testa di cono che potrebbe essere scambiata per un calamaro. La velocità in diminuzione, l’impigliarsi, l’agio del lancio, le dimensioni e la leggerezza in relazione alla torbidezza dell’acqua sono probabilmente più importanti del modello esatto. In alcuni luoghi, per esempio gli estuari dei fiumi, la pesca a mosca in acqua salmastra o anche in mare può funzionare,

ma normalmente si pesca nel corso inferiore di un fiume. Andate a caccia del taimen Sakhalin nell’acqua corrente nel modo in cui peschereste grosse trote fario. Di solito stanno in luoghi con meno corrente del classico salmone atlantico. Pool profonde e luoghi con una buona copertura data da piante sovrastanti o sommerse sono hot spot. Presentate la vostra mosca in un modo consono al vostro modello e calatela fino alla profondità necessaria. Tirate un’imitazione di pesce in fuga o lampreda con brevi strattoni, ma variate facendo ondeggiare lentamente una mosca bagnata. Io non so per certo quale metodo sia il migliore, ma vedrete uno o l’altro convincerà questo straordinario salmonide ad attaccare. Spero che vi abbia colpito la bellezza di questo interessante pesce. È una specie che scomparirà dal pianeta nei prossimi decenni se non verrà messa in pratica presto una gestione adeguata per la sua conservazione. L’argento dell’Estremo Oriente merita un futuro più luminoso sia per gli ambientalisti, sia per i pescatori.


SUPER NATURAL ADVENTURES Il Deep Creek Lodge ĂŠ situato a Terrace in British Columbia nel cuore della regione dello Skeena, vicino ai migliori fiumi per la pesca alla Steelhead e ai cinque salmoni del Pacifico. Nel lodge a conduzione famigliare, troverete un ambiente confortevole e accogliente in cui potrete gustare la nostra famosa autentica cucina Italiana. Un posto perfetto per le vostra vacanza di pesca in famiglia, con amici oppure da soli. The Deep Creek lodge is located in Terrace British Columbia in the heart of the Skeena region, close to the best rivers for Steelhead and Pacific Salmon fishing. At the Lodge in a family atmosphere you will find a clean and comfortable accommodation and taste our famous home made Italian and International cuisine. The perfect place for your fishing holiday with family or friends.

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COLLECTOR’S PAGES

L’evoluzione del porta mulinello di: Riccardo De Stabile

Quando l’uomo inventò il mulinello risolse uno dei principali problemi del pescatore: un metodo semplice per tenere e/o custodire la coda quando non era in uso. Il primo riferimento al mulinello nella letteratura inglese risale alla metà del Seicento; era uno strumento utilizzato quasi esclusivamente per la pesca al salmone e al luccio, laddove vi era necessità di abbondante lenza per tenere testa a questi possenti pesci. Fin dall’inizio il mulinello presentava un problema: come fissarlo alla canna pur potendolo rimuovere velocemente e facilmente per pulirlo, lubrificarlo e custodirlo. È per questo problema che i pescatori di trote e persici o di altri pesci meno combattivi decisero di ignorare il mulinello. Alla maniera di Isaac Walton, continuarono a legare la coda a un cappio, generalmente un crine di cavallo, alla sommità della canna, facendo girare la coda in eccesso attorno alla giuntura della sommità o portandola in una mano. Quei pescatori d’avanguardia che usavano il mulinello avevano tre modi di attaccarlo alla canna, ma tutti e tre lo fissavano direttamente alla giuntura dell’estremità: assicurandolo con una cinghia di pelle, usando un mulinello con una base stretta attorno alla canna come la fascetta di serraggio dei moderni idraulici, o fissando il mulinello facendo scorrere una lamina di metallo su ogni estremità della base. Talvolta, nel terzo caso, veniva praticata una fenditura rettangolare nella giuntura della sommità. Quest’ultimo metodo è simile alla moderna sede cosiddetta “Sketeton”. Una differenza di base è che le vecchie finiture usate per rivestire le canne di legno massello non erano idrorepellenti. Quando il legno assorbiva l’umidità si gonfiava, stringendo le strisce di metallo e tenendole al loro posto ma al contempo mettendo il pescatore in condizione di non poter rimuovere il mulinello. Il primo significativo miglioramento fatto per tenere il mulinello attaccato alla canna fu l’idea di un corto

manicotto in metallo che incassava la giuntura alla sommità nel punto in cui era attaccato il mulinello. Questo eliminò il problema del rigonfiamento del legno bagnato. Noi non sappiamo che origine avessero queste maniche o chi le ideò. Può darsi che fosse un’idea di vecchia data. Il primo riferimento che è stato trovato è nel libro di Genio C. Scott La pesca nei corsi d’acqua americani (New York 1869). Scott, che era allora in America l’autorità assoluta nel campo della pesca, e che viaggiò in tutto il mondo per pescare, non amava il manicotto e sosteneva che non era “artistico” e che faceva apparire la canna “volgare”. Malgrado le obiezioni di Scott, il manicotto in metallo si diffuse progressivamente assieme ad altri materiali usati anch’essi per l’intelaiatura: gomma dura, celluloide (il materiale del 19° secolo simile alla plastica, chiamato anche Zylonite) ed infine il sughero. Purtroppo per i pescatori dell’epoca, il manicotto, benché correggesse un problema, non migliorava gli altri due. Uno riguardava il modo in cui il mulinello veniva trattenuto da una cinghia


When man invented the reel he solved one of the angler’s major problem: an easy method to hold and/or store the line when it was not in use. First referred to in English literature in the mid 1600s the reel was a tool almost exclusively used by salmon and pike anglers, fishers who needed abundant line to battle the mighty runs of the bigger game fish. From the start the reel presented a problem: how to secure it to the rod yet have it quickly and easily removable for clearing, oiling and storage. Because of this problem anglers after trout and perch or other less combative game fish chose to ignore the reel. In the fashion of Isaac Walton they continued to tie the line to a loop, generally horse hair at the top of the rod, either winding the surplus line around the top joint or carrying it in one hand. Those early anglers who used the reel had three ways of attaching it to the rod, all of which were to the butt joint directly, lashed on with a leather thong, using a reel with a base plate that clamped around the rod like modern plumber’s hose clamp, or securing the reel by sliding a metal band over each end of the base plate. Sometimes in this third instance, a rectangular slot was cut into the butt joint. This latter method is similar to the modern so called “Sketeton” seat. One basic difference is that the old finishes used to coat the solid wood rods where not water repellent. When the wood absorbed the moisture it swelled, tightening the metal bands and sticking then in place, leaving the angler unable to remove the reel. The first meaningful improvement for holding reel to rod was the idea of a short metal sleeve, encasing the butt joint at the point where the reel was attached. This eliminated the swelling-when-wet problem. We do not know when sleeving originated or with whom or where. It may be that it was an idea a long time coming. The first reference I have found to a rod so equipped is in Genio C. Scott’s book Fishing in American Waters (New York 1869) . Scott, who was then America’s foremost angling authority and who also traveled all around the world to fish, did not like the sleeve, commenting only that it was not

“Artistic” and made a rod look “gaudy”. In spite of Scott’s objections, the metal sleeve was here to say with other material also used for casing: hard rubber, celluloid ( the 19th Century plastic –like material also called Zylonite) and eventually cork. Unfortunately for the angler of the period, the sleeve although correcting one problem, failed to improve two others. One concerned the way in which the reel was held by a band at either end of the reel base plate, sometimes one band permanently fixed in place. Regardless of how well fitted the bands were, the moveable band(s) being a friction fit did not stay put. In the worst of cases the reel suddenly repositioned the band(s). How severe a problem this was is best illustrated by the fact that over the next 60 years until the solution arrived, almost all the U.S. patents for reel seats pertained to looking the band(s) in place. A few of the most famous tackle makers who received these were: the first patent to deal with reel seats, Henry Pritchard of Pritchard Brothers, New York, NY 235,017 dated Nov. 30, 1880 and also 376,260, Jan 10, 1888 which was assigned to Abbey & Imbrie also of New York; Thomas Chubb , Post Mills, VT, in 1880, received three interrelated patents; Hiram Eggleston. Assignor to Charles F. Orvis, Manchester, VT in 1882; Fred Divine Utica NY in Dec. 1885 and others like William Shakespeare, Kalamazoo Company, James Heddon, Dowagiac company etc. The final solution came in 1927 when the talent of Jack T. Welch and Charles Heddon combined and invented what we know todaythe screwdown (or up) seat. This patent 1,624,052 April 12, 1927, was assigned to James Heddon’s son, Dowagiac, MI. (ironically the famous bamboo rod maker Wes Jordan, then in charge of rod manufacturing for South Bend, independent of Heddon was simultaneously working on a screw-down seat of his own, for which he too received a patent 1,617,951, feb 15, 1927, which he assigned to South Bend. The Heddon/Welch patent dated eight weeks later is considered the father of the modern seat and in this regard Wes Jordan is not given the


a entrambe le estremità della base del mulinello; talvolta si trattava di una cinghia fissata in maniera permanente. Indipendentemente da quanto fossero ben fissate le cinghie, queste, essendo rimovibili e costituendo una frizione, non restavano in sede. Quanto il problema fosse serio viene dimostrato dal fatto che nei 60 anni successivi arrivò la soluzione, con quasi tutti i brevetti americani che ponevano attenzione sul mantenimento in sede delle cinghie. Alcuni dei più famosi produttori di attrezzatura che li ricevettero furono: il primo brevetto che riguardava un portamulinello fu dato a Henry Pritchard dei Pritchard Brothers, New York, NY 235.017, in data 30 novembre 1880, e il numero 376.260 del 10 gennaio 1888 fu assegnato ad Abbey & Imbrie, sempre di New York; Thomas Chubb , Post Mills, VT, nel 1880 ricevette tre brevetti correlati; Hiram Eggleston lo cedette a Charles F. Orvis, Manchester, VT nel 1882; Fred Divine Utica NY nel dicembre 1885 e altri come William Shakespeare, Kalamazoo Company, James Heddon, Dowagiac company ecc. La soluzione finale venne nel 1927, quando il talento di Jack T. Welch e Charles Heddon combinò e inventò ciò che noi conosciamo oggi – un porta mulinello da svitare verso il basso (o verso l’alto). Questo brevetto n° 1.624.052 del 12 aprile 1927 venne assegnato al figlio di James Heddon,Dowagiac, MI. Ironia della sorte, il famoso produttore di canne in bambù Wes Jordan, all’epoca incaricato della produzione di canne per South Bend, stava lavorando per conto suo, indipendentemente da Heddon, a una sede da svitare verso il basso, per la quale ricevette anch’esso un brevetto, il n° 1.617.951 del 15 febbraio 1927, che lui assegnò a South Bend. Il brevetto Heddon/Welch datato otto settimane dopo è considerato il padre della sede moderna e a questo riguardo a Wes Jordan non viene riconosciuto il merito che gli spetterebbe. Un altro importante aspetto riguardante il pescatore del passato era la difficoltà di fissare il mulinello

alla canna. Non esisteva una misura standard o uniforme per i piedi dei mulinelli - come testimoniano oggi i tanti vecchi mulinelli ritrovati con i piedi limati, così come le vecchie canne solide col legno scanalato, la fenditura resa più profonda, ampia o lunga. I produttori di attrezzatura erano ben consapevoli del problema e nell’autunno/inverno del 1882 un gruppo di produttori e pescatori interessati formarono un gruppo chiamato the National Rod and Reel Association. Come affermavano, “L’obiettivo dell’associazione è quello di assicurare uniformità nella produzione delle basi per mulinelli ed evitare al pescatore l’incomodo di dover usare una lima per adattare un mulinello alla canna”. Nel dicembre 1882 l’associazione postò una lettera che chiedeva opinioni in merito alla misura da adottare come standard per le basi e le sedi dei mulinelli. La lettera venne spedita a 22 produttori di canne e mulinelli, sette dei quali risposero, cinque esprimendo dei suggerimenti e il desiderio di conformarsi a una dimensione uniforme. Nel dicembre 1883 l’associazione usava la medesima dimensione. Poco tempo dopo l’associazione nazionale dei produttori di canne e mulinelli cessò di esistere. Non capitò più, o quantomeno non fu più riportato sulla stampa sportiva, che un gruppo cercasse di fissare delle dimensioni. Alla fine, però, nel primo quarto del 20° secolo, si sviluppò una dimensione più o meno uniforme. Alcuni teorizzano che accadde come conseguenza del fatto che i vecchi artigiani stavano scomparendo o venivano rimpiazzati da macchine. Altri ritengono che fosse a causa del mercato e della concorrenza, e altri ancora credono che fosse il risultato della costante ricerca della leggerezza da parte degli Americani, che riducevano tutto alle minori dimensioni praticabili. Qualunque sia la causa, i pescatori d’oggi sono molto fortunati. Riuscite a immaginarvi di dover prendere una lima per sistemare un mulinello nuovo prima di andare a pescare?


credit he deserves). Another important point concerning the by-gone angler was fitting reel to rod. A standard or uniform size for reel bases and reel seats did not exist-which today is evidenced by the large number of old reels that are found with bases filed thin or otherwise mutilated, as well as the old solid rods with the wood gouged, the slot crudely deepened or widened or lengthened. The tackle industry was very much aware of this problem, and in the fall/winter 1882 a group of makers and interested anglers formed a group called the National Rod and Reel Association. As they stated, “ The object of the Association is to secure a uniformity in the manufacture of reel plates, and avoid the unpleasantness to the angler of having to use a file in order to fit a strange reel to the rod”. In December 1882 the association mailed a letter requesting opinions as to what measurement should be adopted as standard for both reel bases and reel seats. The letter was sent to a total of 22 rod and reel makers, seven of whom replied, five with suggestions and a willingness to conform to a uniform size. The association, in December 1883, used the same size. Shortly the National Association of rod and reel Makers ceased. Never again, or at least not as reported in the sporting press, would a group try to set sizes. Eventually, however, in the early quarter of the 20th century a more or less uniform size did evolve. Some theorize it happened as a result of the old hand craftsmen dying off or otherwise being replaced with machines. Others think it occurred because of the market place and competition, and still others believe it was the result of the American angler’s perpetual striving for lightness that reduced everything to the smallest pratical size.Whatever the cause, today’s fishers are very lucky. Can you imagine taking a file to a new reel to get it to fit?


Fly fishing tackles Www.flyfishingpalu.com

f Fly Fishing PalĂš

info@flyfishingpalu.com


My best flies by RAsmus Ovesen

This Article originAtes from A specific And very strAightforwArd request. "DeAr RAsmus, you hAve fished where big fish Are, whAt Are your fAvorite flies?" Here's the Answer.


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FRY AND BAITFISH IMITATIONS have saved my day on numerous occasions. They seem to have an almost irresistible allure on big predatory fish no matter how finicky or lethargic they might seem. Oftentimes, the combination of size and a fast retrieve is what makes a predatory fish lose its temper. Sometimes, however, they spend some time investigating the prey before the pivotal strike. Whenever this is the case, it’s good to have a streamer that looks the

part – one that can tolerate some inspection without being dismissed. There might be other streamers out there that look more convincing than the RPO Main Streamer, but very few of them are easier to tie. The RPO Main Streamer takes less than five minutes to tie and it looks quite edible despite the minimal tying efforts: it has a great profile in the water, a nice flashing belly, and a pulsating movement pattern. It is one of those patterns that will pick up fish under

most circumstances – as long as there’s hungry predatory fish around.

say that sometimes I’m baffled by what pike choose to sink their teeth into. They don’t always prefer the flies that I initially would like them to prefer, but this only serves to add a bit of mystery and unpredictability to this magnificent fish. The only real way of knowing whether or not a new pike fly will produce the amount of reckless strikes you envisioned while tying it, is to toss it into some pike-infested water and strip it back. I did that recently with a new pike fly

that came fresh from the jaws of my Renzetti vise – a fly that I deemed RPO Pike Lollipop because of its resemblance to one of those colourful sucrose candies on a stick that you get in theme parks, tivolis, and fairs. Being a bulky concoction of red, white and silver, I knew the fly had potential. Furthermore, since it was made primarily from temple dog, it had a lot of volume and a good profile along with excellent pulsation and hovering abilities. It looked the part, but in

the end, I let the pike be the judges – and the judges completely lost their senses! That day, I had a whole series of spectacular strikes, and I ended up landing some chunky fish that had completely inhaled the fly. By the end of the day, after having retrieved the fly from the death traps of at least a dozen pike jaws, the Lollipop looked more like a savaged and half-eaten fluff of candyfloss. Anyway, since pike flies are so fun to experiment with, I rarely tie the same

TYING PIKE FLIES is one of my favourite pastimes, and I always enjoy tying a new prototype pike fly onto my shock tippet and testing the reactions. Over the years, I have achieved a better understanding of the key elements that attract a pike to a fly and help induce the take. I am also happy to


Questo articolo nasce da una specifica richiesta, molto semplice e diretta. Caro Rasmus, hai pescato ovunque ci siano grossi pesci, quali sono le tue mosche preferite?Ecco la risposta LE MIE IMITAZIONI DI AVANNOTTI E PESCI FORAGGIO mi hanno salvato la giornata in numerose occasioni. Sembrano esercitare una forza d’attrazione pressoché irresistibile nei confronti dei grossi pesci predatori, indipendentemente da quanto schizzinosi o apatici questi possano sembrare. Spesso la combinazione di dimensioni e rapido recupero è ciò che fa perdere le staffe a un pesce predatore. Talvolta, però, si attardano un po’ a studiare

mosca da luccio produrrà la quantità di spericolati strike che voi vi prefiggevate mentre la costruivate è gettarla in acque piene di lucci e tirarla verso di sé con uno strattone. Io l’ho fatto recentemente con una nuova mosca da luccio appena uscita dalle ganasce della mia morsa Renzetti – una mosca che io ho chiamato RPO Pike Lollipop per la sua somiglianza con una di quelle caramelle colorate zuccherose su bastoncino che si prendono nei parchi a tema, nei giardini e nelle fiere. Essendo una voluminosa mescolanza di rosso, bianco e argento, sapevo che la mosca aveva delle potenzialità. Inoltre, essendo fatta principalmente di temple dog, ha un sacco di volume e un buon profilo

la preda prima del colpo decisivo. In ogni caso, è buona cosa possedere uno streamer che faccia la sua parte – uno streamer che possa tollerare d’essere messo alla prova senza poi dover essere scartato. Ci possono anche essere altri streamer che appaiono più convincenti dello RPO Main Streamer, ma pochissimi sono più facili da costruire. Il RPO Main Streamer si monta in meno di cinque minuti e ha un aspetto alquanto commestibile malgrado i minimi sforzi di legatura: ha un bel profilo nell’acqua, una pancia scintillante e movimenti pulsanti.È uno di quei modelli che prendono pesci in qualsiasi circostanza – finché in giro ci sono pesci predatori affamati.

LEGARE MOSCHE DA LUCCIO è uno dei miei passatempi preferiti e io mi diverto sempre a costruire un nuovo prototipo di mosca da luccio sul mio shock tippet a testare le reazioni. Nel corso degli anni ho acquisito una migliore comprensione degli elementi chiave che attraggono un luccio verso una mosca e che contribuiscono a indurlo ad abboccare. Talvolta sono stupefatto nel vedere in cosa i lucci decidono di affondare i loro denti. Non sempre preferiscono le mosche che io inizialmente avrei desiderato che preferissero, ma questo non fa che aggiungere un po’ di mistero e di imprevedibilità a questo magnifico pesce. L’unico vero modo per sapere se una nuova

oltre a eccellenti capacità di vibrazione e volteggio. Ho lasciato che fossero i lucci a giudicare – e loro…hanno perso completamente la testa! Quel giorno ebbi un’intera serie di strike spettacolari e finii per trarre a riva qualche grosso pesce che aveva completamente ingoiato la mosca. Alla fine della giornata, dopo aver recuperato la mosca dalle trappole di morte di almeno una dozzina di fauci di altrettanti lucci, il Lollipop assomigliava di più a un batuffolo di zucchero filato morso e mezzo mangiato. Comunque, visto che è assai divertente sperimentare con le mosche da luccio, io raramente lego due volte la stessa mosca. In questi giorni, però, ho sempre una fornitura di RPO Pike Lollipop appena

legate nella mia scatola di mosche. Per i lucci sono irresistibili, come una caramella per un bambino! Le mosche da tarpone. In un recente viaggio nel Belize, ho avuto molto successo con lo SS Streamer, che alla fine mi ha aiutato a realizzare un doppio grande slam consistente in un tarpone da 70 libbre,un permit da 25 libbre e un bonefish da 3 libbre – in meno di cinque ore. Ora, probabilmente i miei giorni di sperimentazione sono finiti! È difficile dire cosa del SS Streamer e di altre simili mosche da tarpone le rende così efficaci. Ci sono però un paio di possibili spiegazioni che mi vengono in mente. Innanzitutto le mosche prevalentemente

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fly twice. These days, however, I always have a supply of freshly tied RPO Pike Lollipops in my fly box. They are as irresistible to pike as candy is to a child!

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across when hunting, but that seems beside the point. These flies are effective, and that’s what counts when you get that pivotal shot at catching the silver king!

Tarpon flies On a recent trip to Belize, I had great success with the SS Streamer. And in the end, it helped me land a double grand slam consisting of a 70lb tarpon, a 25lb permit and a 3lb bonefish– in less than five hours. Now, my days of experimentation are probably over! It is difficult to say what it is about the SS Streamer and other similar

tarpon flies that make them so effective. There are a couple of possible explanations that spring to my mind, however. First of all, predominantly black flies create clear contours and contrasts against the bright tropical sky. Furthermore some red, purple and/or chartreuse will enhance the flies’ visual signature and act as strike points. Lastly, the classic tarpon streamer designs consisting of a relatively short but stout hook, a long tail and a pulsating hackle allows for a very lively and pulsating fly that simply looks edible. They might not look like anything the tarpon usually comes

through the water for every retrieve, I started realizing that it wasn’t the sheer looks of the fly that had the fish reacting so strongly – it was the erratic movement patterns caused by the big triangular shaped epoxy body and all the water resistance it created. The fly, which was conceived by one of the guides at Turneffe Island Resort, was humorously named The Pizza Fly because of its pizza slice-like shape, and in a single day, my travel companion and I had six massive 20lb+ permit inhale the fly! It was madness!!! Due to bad weather and gale winds, we only had one full day of fishing

on the Elbow that year, but when I returned one year later, I had a full selection of pimped Pizza Flies in my fly box: RPO Pizza Flies – fully upgraded with eyes on sticks, rubber legs, hackles, and new translucent body colours. Within one hour of fishing, two 20lb+ permit had been hooked, landed, and released - and the fun didn’t stop there. Lots of other hard-fighting blue water fish such as horse-eye jacks, rainbow runners, garfish, and crevalle also joined in the fun, and it was clear that the fly had a special attraction – especially with the new and more life-like appearance. The Pizza

Fly is supposed to imitate a fleeing shrimp, and that was what inspired me to further develop it into a more shrimp-like pattern with colours more closely resembling a shrimp, and details such as antennae, legs, and eyes. It requires a bit of skill and patience to tie it, but the result is well worth the effort. It is best fished with sudden and abrupt pulls at a very high speed with some interposed stops. Quite often the fish will take the fly on the drop, when it is whirling chaotically downwards in the water column, so always be prepared to strike hard.

The Pizza fly While fishing the by now infamous Elbow Reef at Turneffe Island, the fly had the permit going nuts – casting off all their subtleness, refinement, and caution in favour of some fiery-tempered and headlong takes. Needless to say, I was amazed. But after having watched how the fly zig-zagged and jigged unpredictably


nere hanno contorni e contrasti ben definiti quando si stagliano contro il brillante cielo dei Tropici, inoltre, un po’ di rosso, porpora e/o color verde pallido aumenta il marchio visivo delle mosche e funziona da punto di strike. Per finire, il classico streamer da tarpone consistente in un amo relativamente corto ma robusto, una lunga coda e una mosca munita di penne vibranti fa sì che la mosca, vivace e vibrante, appaia assolutamente commestibile. Possono anche non assomigliare a nulla di ciò in cui

spiritosamente, mosca pizza perché la sua forma è simile a un trancio di pizza; in un solo giorno, io e il mio compagno di viaggio abbiamo visto sei massicci permit da 20 libbre ingoiare la mosca! Pazzesco!!! Per il cattivo tempo e i forti venti di burrasca abbiamo potuto pescare solo per una giornata intera sull’Elbow quell’anno, ma quando sono tornato, un anno dopo, avevo un’intera selezione di pimpanti mosche pizza nella mia scatola: mosche pizza RPO–munita totalmente di occhi su bastoncini, gambe in

si imbatte normalmente il tarpone quando va a caccia, ma non è questo il punto. Queste mosche sono efficaci ed è quel che conta quando si dà quel colpo cruciale nel prendere la regina argentata! La mosca pizza. Mentre pescavamo nell’ormai famigerato Elbow Reef sull’isola di Turneffe, la mosca fece andare fuori di testa i permit, spazzando via tutta la loro discrezione, raffinatezza e prudenza a favore di alcune abboccate impetuose e

gomma, piume e nuovi colori traslucidi per il corpo. In un’ora di pesca abbiamo allamato, tratto a riva e rilasciato due permit da 20 libbre e il divertimento non era finito. Molti altri pesci combattivi d’alto mare,come l’horseeyejack (Caranxlatus), comete, aguglie e carangidi si sono uniti al divertimento, era chiaro che la mosca esercitava un’attrazione speciale – soprattutto con quel nuovo aspetto più realistico. Si suppone che la mosca pizza imiti un gambero in fuga ed è questo che mi ha indotto a farla assomigliare di più a un

avventate. Manco a dirlo, io ero stupefatto. Ma dopo aver visto come la mosca zigzagava e saltellava imprevedibilmente attraverso l’acqua ad ogni recupero, cominciai a rendermi conto che non era il solo aspetto della mosca che induceva una reazione così forte da parte dei pesci – erano i movimenti erratici causati dal grosso corpo epossidico triangolare e da tutta la resistenza dell’acqua a cui davano adito. La mosca, ideata da una delle guide del Turneffe Island Resort, fu chiamata,

gambero con colori più simili e particolari come le antenne, le gambe e gli occhi. Ci vogliono un po’ di abilità e pazienza per legarla, ma il risultato vale lo sforzo. Il miglior modo di pescarla è con strappi repentini e improvvisi a una velocità molto elevata, con alcuni arresti intermedi. Abbastanza spesso capiterà che il pesce prenda la mosca in caduta, quando volteggia caoticamente verso il basso nella colonna d’acqua, dunque siate sempre preparati a strike impegnativi.

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Alphonse

di Max Brondolo


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Il piccolo aereo vira basso sulle acque turchesi e, in mezzo al verde delle palme da cocco, si apre una pista d'asfalto: dopo un’ora di volo dalla capitale Mahè atterriamo ad Alphonse Island. Posizionata 90 chilometri a sud delle isole Amirante – scoperte da Vasco de Gama nel 1502 - e 400 km a sud della capitale delle Seychelles, Alphonse costituisce insieme a St François e Bijoutier una destinazione unica per la pesca a mosca nel cuore dell’Oceano Indiano.

Le flat intorno alle tre isole ospitano quasi tutte le prede più ambite dal pescatore a mosca d’acqua salata: bonefish, permit, milkfish, GT, tre specie diverse di balestra, barracuda, cernie e, all’esterno dagli atolli, tonni, wahoo e tutte le specie da pesca d’altura.

di pesca unitamente alla sensibilità della proprietà per la conservazione dell’ambiente garantiscono la possibilità rara di pescare in un ambiente pressoché incontaminato decidendo di volta in volta quale tipo di pesca praticare.

dalla colonia di gatti selvatici alle centenarie tartarughe, dagli imponenti ragni della noce di cocco alla moltitudine di uccelli marini.

Il primo giorno si fa conoscenza con l’isola, girandola agilmente in bicicletta, a scoprire la sua incredibile foresta di palme, le spiaggette, i resti dei tempi coloniali e la sua fauna:

La quantità di pesci è impressionante: il resort è stato riaperto nel 2000 e l’ attentissima gestione della pressione

L’organizzazione della vita sull’isola è eccellente, anche per compagni di viaggio non pescatori le attività per riempire la giornata non mancano mai. Solo gli amanti della spiaggia potrebbero rimanere delusi: le maree possono


The small plane turns low above the turquoise water and an asphalt strip appears amidst the green coconut palms: after an hour’s flight from the capital, Mahè, we land on Alphonse Island. It is situated 90 km south of Amirante islands – discovered by Vasco de Gama in 1502 – and 400 km south of Seychelles’ capital; together with St François and Bijoutier, Alphonse is a unique destination for fly fishing in the heart of the Indian Ocean.

The tidal flats around the three islands host almost all the most sought-after preys of saltwater fly anglers: bonefish, permit, milkfish, GT, three different species of triggerfish, barracuda, groupers, and outside the atolls, tuna, wahoo and all species for open sea fishing.

together with the owner’s attention to the preservation of the environment, guarantee the rare chance of fishing in an almost uncontaminated environment deciding every time which type of fishing to practice.

from the colony of wild cats to the centenarian turtles, from the imposing coconut spiders to the multitude of sea birds.

On your first day you get acquainted with the island by exploring it by bike, to discover its incredible palm forest, small beaches, the remains of the colonial era and its fauna,

The quantity of fish is impressive, the resort was reopened in 2000 and the very careful management of intensive fishing,

Life is well organized on the island; there are many wholeday activities also for travel mates who don’t fish. Only the beach lovers can be disappointed: tidal range can vary a lot and results in a decrease of available beaches. Bungalows and suites are furnished with good taste and they are perfectly

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avere escursioni molto ampie e la disponibilità di spiaggia ovviamente ne risente. I bungalow e le suite sono arredati con gusto, la pulizia perfetta, la cucina internazionale.

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L’attrezzatura consigliata è quella classica da mare: canne di 9 piedi con code floating dalla 8 alla 12, mulinelli large arbour molto robusti se intendete andare a caccia di GT, finali dalle 12 alle 100 libbre. Nel pomeriggio dopo il briefing le

guide vi aiutano nel montaggio dell’attrezzatura: controllano maniacalmente ogni parte del sistema mulinello-coda-finale e rifanno tutti i nodi. Se la procedura può sembrare eccessiva, cambierete idea e li ringrazierete quando avrete in canna un GT che dovete forzare per evitare che si infili nei coralli. La maggior parte della pesca si svolge nelle flat di St. Francois, un’isola disabitata con una laguna di circa 40km quadrati fatta di fondi sabbiosi collegati da canali e percorsi da lunghe


clean, and the cuisine is international. Classic sea equipment is recommended: 9-ft. rods with floating tails from 8 to 12, very robust, large arbour reels if you intend to hunt for GT, and leaders from 12 to 100 pounds. In the afternoon, after the briefing, the guides help you mount the equipment: they check every part of the reel-tail-leader system very carefully and tie all knots again. If this procedure

may seem excessive, you will change your mind and thank them when you catch a GT and try to prevent it from slipping into the reefs. Most of the fishing is in the flats of St. Francois, an uninhabited island with a lagoon of about 40 sq. km made up of sand bottoms connected though channels and crossed by long reefs. In the morning, you board the catamaran which will host

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formazioni coralline. Al mattino ci si imbarca sul catamarano, che ospiterà la nostra attrezzatura per tutti i giorni di pesca, e dopo 40 minuti di traversata si arriva nella laguna tra Bijoutier e St Francois. Qui le guide – non viene assegnata una guida fissa ma queste ruotano ogni giorno tra i vari pescatori - recuperano gli skiff che vi porteranno nelle zone di pesca. Gli skiff ospitano 2 pescatori, anche se è possibile avere uno skiff singolo pagando un abbondante, ma secondo

me giustificato, sovrapprezzo ed il numero di pescatori è limitato ad un massimo di 12. Una volta sullo skiff la vostra guida vi chiederà cosa volete pescare consigliandovi in base alle maree, vero elemento dominante della pesca in questi atolli. I pesci si muovono entrando negli atolli con la marea ed uscendo quando l’acqua cala.

bonefish in wading, io cominciavo quasi sempre con un tentativo ai numerosissimi milkfish che solcano le acque esterne dell’atollo in branchi numerosi e in continuo movimento. Le guide di Alphonse sembrano avere trovato la ricetta magica per catturare questo pesce con discreta regolarità; se lo avete nella lista dei pesci da prendere, Alphonse è sicuramente la destinazione che fa per voi. La pesca si svolge in wading sulle flat per bonefish e permit,

sullo skiff in drift per trigger e GT, a piedi lungo il bordo esterno dell’atollo con la bassa marea per GT e dalla barca con popper sia all’esterno che all’interno dell’atollo per le prede più grosse.

Dopo una mezza giornata di ambientamento dedicata ai

E’ un posto da emozioni intense, con un livello di servizio difficilmente riscontrabile in resort di lusso e in un ambiente conservato in modo ammirevole.


our equipment for all the fishing days, and after 40 minutes’ crossing, you get to the lagoon between Bijoutier and St Francois. Here the guides – you have no fixed guide assigned, but they rotate every day among the anglers - will refloat the skiffs that bring you to the fishing zones. Skiffs host two fishermen, but you can get a single skiff if you pay a high, in my opinion, justified overprice and the number

of fishermen is limited to a maximum of 12. Once onboard the skiff, your guide will ask you what you would like to fish and give you his advice based on the tides which are the real crucial element for fishing in these atolls. Fish move by entering into the atolls with the tide and come out when the water gets lower.

After half a day’s acclimatization to wade fishing for bonefish, I used to begin with an attempt for the several milkfish swimming in the water outside the atoll, in copious shoals in continuous motion.

You can wade-fish on the flats for bonefish and permit, drift on the skiff for trigger and GT, go on foot along the external edge of the atoll with low tide for GT, and fish from the boat with a popper inside and outside the atoll for bigger preys.

Alphonse’s guides seem to have found the magic formula to catch this fish on a fairly regular basis; if it is on your fish wish list, Alphonse is certainly the ideal destination for you.

It is a place for strong emotions, with a service level hardly found in luxury resorts and in a well-preserved environment.

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H2o summer 2017  

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