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H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

VIAGGI > Gaula: Norwegian Flyfishers Club > The Glacier King > Il lago irlandese di Carrowmore > Fishing Fever in Cayo Cruz

Chatbox > Terrestrial world

STORIA & COLLEZIONISMO > Hardy Bros: un’azienda leggendaria > L’arte nella pesca: Michael Meyer > I mulinelli di Frank Philbrook

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri


Priceless

Priced less

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SOMMARIO

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VIAGGI 8

Gaula: Norwegian Flyfishers Club

20

The Glacier King

50

Il lago irlandese di Carrowmore

70

Fishing Fever in Cayo Cruz

Chatbox 38

Terrestrials World

STORIA & COLLEZIONISMO 30 Hardy Bros: un’azienda leggendaria 46

L’arte nella pesca: Michael Meyer

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I mulinelli di Frank Philbrook


Fly Reels Made in Italy

®

www.francovivarelli.com

Anno VI - Numero 3 Autunno 2013

A U T U M N

2013

H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri

SOMMARIO

VIAGGI > Gaula: Norwegian Flyfishers Club > The Glacier King > Il lago irlandese di Carrowmore > Fishing Fever in Cayo Cruz ChATbox > Terrestrial world SToRIA & CoLLEZIoNISMo > hardy bros: un’azienda leggendaria > L’arte nella pesca: Michael Meyer > I mulinelli di Frank Philbrook

In copertina Stefano Bellei

Giorgio Cavatorti Direttore Editoriale

H2O anno VI Settembre 2013

Pescare... Viaggiando

Direttore Responsabile Sara Ballotta Direttore Editoriale Giorgio Cavatorti Vice Direttore Dante Iotti Caporedattore Emilio Arbizzi Redazione Giorgio Cavatorti Via Verdi,30 42027 Montecchio Emilia (RE) e-mail: info@cavatortigiorgio.it Hanno collaborato a questo numero: Riccardo De Stabile, Aleksandar Vrtaric, Stephan Dombay, Russell Symons Servizi esterni Sandro Mediani Art Director Giuditta Soavi giuditta@edigrafica.net Collaborazione Grafica Omar Gade Stampa: “Tipografia Moderna” Bologna (BO)

E anche questa estate siamo riusciti a trascorrerla sui fiumi…! Apriamo questo numero con un pezzo sul fiume Gaula in Norvegia, fiume storico che l’amico Enrico Cristiani sta gestendo e promuovendo molto professionalmente. Continuiamo con un articolo di Stephan Dombaj, sempre alla ricerca di luoghi interessanti in cui pescare, che ci racconta di un nuova meta in Argentina per la pesca di enormi king salmon. In seguito un pezzo di Aleksandar Vrtaric sui terrestrial estremamente imitativi e continuiamo con un bell’articolo di Russell Symons sulla pesca ai salmoni in Irlanda in lago. Per la sezione dedicata all’arte è la volta di Michael Meyer e a seguire Stefano Bellei ci parlerà di Cuba da esperto del luogo e di permit. Chiudiamo il numero con due articoli su storia e collezionismo: i mulinelli di Frank Philbrook, probabilmente i più quotati nel mondo del collezionismo, e la storia della Hardy, ditta che non ha certo bisogno di presentazioni. Buona Lettura Giorgio Cavatorti

Responsabile viaggi di pesca Stefano Bellei Fotografi di Redazione: Marco Agoletti, Alessandro Seletti Traduzioni: Rossella Catellani, Elisabetta Longhi, Silvia Rioli Autorizzazione Tribunale di Bologna n°8157 del 01/02/2011 Poste Italiane spa- Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - aut. Roc N°20825 del 10/03/2011 - DCB Bologna Una copia € 7,00 Arretrato € 10,00 Abbonamento annuo € 25,00 Abbonamento estero € 45,00 L’abbonamento si può pagare tramite: Bonifico bancario IBAN IT23Y0760102400000007504417 C/C Postale n° 7504417 Intestato a H2O srl - Via Rodolfo Audinot,4 - 40134 BOLOGNA Gli abbonameni non disdetti un mese prima della loro scadenza,con lettera raccomandata, si intendono automaticamente rinnovati Copyright © 2008 Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione anche parziale senza l’autorizzazione della Redazione. Fotografie e manoscritti non richiesti non vengono restituiti. Per qualsiasi informazione inerente i viaggi trattati nel magazine, vi invitiamo a contattare la Redazione. Per informazioni sugli abbonamenti : +390516641191 - +390510452815

Again we managed to spend the summer on the rivers…..! We open this issue with an article on the river Gaula in Norway, a river professionally managed and promoted by our friend Enrico Cristiani. We continue with a piece by Stephan Dombaj, always looking for interesting places to fish, who tells us about a new destination in Argentina for the king salmon fishing. Then Aleksandar Vrtaric writes on extremely imitative terrestrials and we go on with a nice article by Russell Symons on salmon fishing in Ireland in the lake. For the art section is the turn of Michael Meyer and then Stefano Bellei will tell us about fishing permit in Cuba, as an expert of this destination. Finally two articles about history and collecting: Frank Philbrook’s reels, probably the most popular and expensive ones in the world of collectors, and the history of Hardy, a company that needs no introduction. Happy reading Giorgio Cavatorti

Our partners

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Norwegian Flyfishers Club Intervista a Enrico Cristiani di: Giorgio Cavatorti

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...qui ogni sasso ha una storia e ogni albero può raccontare di grandi salmoni atlantici catturati...


I’ve recently fished on a river that reminded me of a fishing book dating back to the beginning of the last century. A river where every stone has a history and every tree can tell about the catch of big Atlantic salmon and fully dressed flies that escaped the mouth of enormous fish; here, at the beginning of each day, you are grateful for having the chance and the honor to fish on this river: the Gaula in Norway. It’s not one where you catch a lot of fish, so if you go on the Gaula, it’s for the once in a lifetime fish. My friend Enrico Cristiani, an Italian whose mother is Scandinavian, is one of the owners of an important stretch of the river, of about 12 km. He has always been attracted by Scandinavian

landscapes and has been a fly-fisherman since he was 13 years old; Enrico lives 4 months a year in Norway and spends the rest of the year in Tuscany. His work consists in managing and arranging the weeks of the NFC, promoting the fishery all around the world and spending the summer days with clients in this corner of paradise. The organization of the Norwegian Flyfishers Club is faultless, the main lodge wonderful and the guides very professional. As soon as you arrive, you are given a GPS with all directions to get to the different pools. The rotation of the fishing areas every 6 hours is arranged in such a way that, in a week’s time, you fish all private waters of the Norwegian Flyfisher Club.

Recentemente ho pescato in un fiume che mi ha catapultato dentro un libro di pesca di inizio secolo, qui ogni sasso ha una storia e ogni albero può raccontare di grandi salmoni atlantici catturati, di mosche fullydressed fuggite dalla bocca di enormi pesci, qui all’inizio di ogni giornata di pesca si ringrazia Dio per avere avuto la possibilità e l’onore di pescare in questo fiume: il Gaula in Norvegia. Questo non è un fiume da grandi numeri, chi pesca nel Gaula ci va per il pesce della vita. L’amico Enrico Cristiani , italiano di madre scandinava è tra i titolari di un tratto importante di questo fiume, circa 12 km. Da sempre attratto dai paesaggi scandinavi e pescatore a mosca dall’età di 13 anni, Enrico

vive 4 mesi all’anno in Norvegia ed il resto dell’anno in Toscana. Il suo lavoro e quello di gestire ed organizzare le settimane della NFC, promuovere la fishery in giro per il mondo e passare le giornate estive con i clienti in questo angolo di paradiso. L’organizzazione del Norwegian Flyfishers Club è impeccabile, il main lodge meraviglioso e le guide molto professionali. Appena arrivati si viene dotati di un GPS con tutte le indicazioni per accedere alle varie pools. La rotazione ogni 6 ore delle zone di pesca è organizzata in modo che nell’arco della settimana si peschi in tutte le acque private del Norwegian Flyfisher Club.

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> Well, Enrico, when did your passion for salmon fishing begin? That’s an easy question. I made my first trip to Sweden when I was 14. I saw some local fishermen catching a wonderful salmon and the view of that gorgeous fish struck me. It was the first time I came across an Atlantic salmon. At the age of 18, one month after I had taken my driving license, I asked my father to lend me his car to go salmon fishing in Scandinavia. > This big passion led you to become one of the owners of the most famous river in Norway. I came fishing here for the first time in 2002 and then I came back several times. I was fascinated by the beauty of the river, especially because it is perfect for fly-fishing. Its

wonderful pools seemed to have been especially created for this technique. After some years of fishing I told the old owner that I liked his job and that, one day, I would do it too. Later on, while fishing on the river, I got to know my future partner in this adventure. > How do you manage the fishing in your fishery? With a classical system based on a rotation every 6 hours in the various pools. Such a system gives a fishing chance to all guests of the reserve. You can also get a guide to accompany you. The average catch was 6 kg last year. > This river has a history, as it was already famous in the mid of the nineteenth century for its big size catches: do you think that you will be able to maintain such a high

Questo non è un fiume da grandi numeri, chi pesca nel Gaula ci va per il pesce della vita...

> Allora Enrico raccontaci quando è nata tua passione per la pesca al Salmone. Domanda facile, il primo viaggio in Svezia a pesca è stato a 14 anni,vidi dei pescatori locali che presero un salmone meraviglioso e la vista di questo pesce splendido mi fulminò. Fu il mio primo incontro con il salmone atlantico. A 18 anni, un mese dopo aver preso la patente, chiesi l’auto a mio padre per andare in Scandinavia a pesca di salmoni.

tecnica. Dopo qualche anno di pesca dissi al vecchio proprietario che mi piaceva il suo lavoro e che un giorno avrei fatto lo stesso mestiere. In seguito, pescando sul fiume conobbi il mio futuro socio in questa avventura. > Come viene gestita la pesca nella vostra fishery?

> Questa grande passione ti ha portato ad essere tra i titolari del fiume più famoso della Norvegia.

Con un sistema classico di rotazione ogni 6 ore nelle varie pools, sistema che dà pari opportunità di pescare a tutti gli ospiti della riserva. C’è anche la possibilità di avere una guida per essere accompagnati. La media delle catture lo scorso anno è stata di 6 kg.

Venni a pesca qui la prima volta nel 2002 e poi ci tornai per vari anni. Rimasi affascinato dalla bellezza del fiume, soprattutto perchè è perfetto per la pesca a mosca. Le sue pool meravigliose sembravano fatte apposta per questa

> Questo fiume ha una storicità importante, era famoso già alla metà dell’800 per le catture di taglia, credi che si riuscirà a mantenere questa qualità in futuro?

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quality level in the future? We are working on different projects for the preservation, the diffusion of the catch and release method as well as the reduction of catches with nets at the mouth of the river. We are also arranging an interesting promotion in cooperation with Patagonia company and we are taking part in an information campaign on the promotion of no-kill fishing. At the end of the year a lottery among our clients will be held in our lodge and they will win Patagonia products. > I’ve seen some gorgeous little houses that you rent to the guests of your Gaula stretch. Yes, we have got a lot of them scattered along the shores of the river, we rent them to the guests of our reserve and they are typically Norwegian.

> I know that some famous people fished on the Gaula and that you organize workshops for two-hand rods. Every year we organize one week courses for two-hand rods with our excellent Canadian guide April Vokey and the last week of August with Michel Frodin. > Have you got any plans to improve the management of the fishery? From this year on we have got a lodge/operating centre with a restaurant, a bar and a well-supplied fly fishing shop. In September we will start building a second lodge with 14 rooms just on the shore of the Gaula river. Bye bye Enrico, hopefully we will meet again soon……..on the Gaula river.

La rotazione ogni 6 ore delle zone di pesca è organizzata in modo che nell’arco della settimana si peschi in tutte le acque private del Norwegian Flyfisher Club.

Stiamo lavorando su diversi progetti per la salvaguardia del salmone, la diffusione del catch and release e la riduzione delle catture con reti alla foce del fiume. Stiamo anche facendo un’interessante promozione in collaborazione con la ditta Patagonia e siamo in co-marketing con una campagna di informazione sulla promozione del no-kill. Alla fine dell’anno nel nostro lodge ci sarà anche un sorteggio tra i nostri clienti che verranno premiati con prodotti Patagonia.

> So che più di qualche personaggio famoso ha pescato nel Gaula e che organizzate degli stage per canne a due mani.

> Ho visto alcune casette splendide che affittate agli ospiti del vostro tratto di Gaula.

Da quest’anno abbiamo un lodge/centro operativo con ristorante, bar e un flyshop ben fornito. A settembre inizieremo la costruzione di un secondo lodge che avrà 14 stanze proprio sulla riva del Gaula.

Sì, ne abbiamo moltissime sparse lungo le rive del fiume; vengono affittate dai nostri ospiti della riserva e sono tipicamente norvegesi.

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Organizziamo ogni anno una settimana di corsi per canna a due mani con la brava guida canadese April Vokey e l’ultima settimana di agosto con Michel Frodin. > Progetti e miglioramenti nella gestione della fishery?

Ciao Enrico, e speriamo di rivederci presto……..sul Gaula


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Stiamo lavorando su diversi progetti per la salvaguardia del salmone, la diffusione del catch and release e la riduzione delle catture con reti alla foce del fiume.


Magic Swimmer Snagless

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Pacific Invasion on the Atlantic Coast

The Glacier King Stephan Gian Dombaj

Year after year catalogues and brochures take us round the globe and show us the remotest destinations and the most impossible fish species, that will set the trend in the following years. Our passion definitely seems animated by an indomitable spirit, which has been driving us for a long time patrolling every single corner of the earth in search of a water course to cast a fly. The fascination for the unknown, together with a heavy journey, mainly belonged to the pioneers of some time ago – today we are just one click away from satellite maps, weather forecasts, tide calendars or even the 7 days’ all inclusive offer somewhere around the globe. In this ephemeral world, where sport fishing has become an important industrial sector, the profile of the professionals involved in this scenario has changed as well: guides, instructors, equipment designers and shop owners are all terms we are quite familiar with. Nevertheless people often forget that they necessarily work with the main component of our hobby, that is fishing (or personally fishing), even if, after all, there is much more than that. Guides live on the passive anticipation, on the almost voyeuristic joy of watching the client catching the fish of his life. Instructors can even stay far away from the water together with the course participants, as they must teach them the practice of casting – and the practice of fishing just in very few cases, as it can be hardly dealt with theoretically. Equipment designers have usually already undergone the two previous stages and transpose their sectorial knowledge into the parameters of a bending radius or maybe into the handiness of a fly reel etc. The circle of the product range is closed by the shop owner, whose profile is nowadays as varied as fly lines. From the small retailer with the charming wooden entrance to the stylish megastore with integrated casting system – whether it’s just for small talk on fish and flies or for the feeling of being well advised, or perhaps for the temptation offered by the

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Anno dopo anno cataloghi e dépliant ci fanno fare il giro del globo, mostrandoci le destinazioni più lontane e le specie ittiche più impossibili, destinate a essere di moda negli anni seguenti. La nostra passione appare davvero animata da uno spirito indomito che, già da parecchio tempo, perlustra ogni remoto angolo della terra in cerca di un corso d’acqua, solo per poterci immergere una mosca. Il fascino dell’ignoto, unito ad un viaggio faticoso era perlopiù riservato ai pionieri di altri tempi – oggi distiamo solo un click da mappe satellitari, aggiornamenti meteo, calendari delle maree o persino dall’offerta all inclusive di 7 giorni in un qualche punto sperduto del pianeta. In questo mondo effimero, in cui la pesca sportiva è assurta al rango di un settore industriale di tutto rispetto, cambia anche il profilo dei professionisti di questo scenario: guide, istruttori, progettisti di attrezzature e titolari di negozi sono figure ormai ben presenti nel nostro vocabolario, che spesso ci fanno distrarre da quella che è la componente essenziale del nostro hobby: pescare. Le guide vivono dell’anticipazione passiva, dunque della gioia quasi voyeuristica di vedere il cliente prendere il pesce della propria vita. Gli istruttori si possono tenere addirittura completamente lontani dall’acqua assieme ai partecipanti al corso, poiché devono trasmettere loro la pratica del lancio – in pochissimi casi quella della pesca, che è difficilmente trattabile in sede teorica. I progettisti di attrezzatura spesso hanno già superato i due stadi precedenti e traspongono il loro sapere settoriale nei parametri di un raggio di curvatura o magari nella maneggevolezza di un mulinello da mosca ecc. Il cerchio della gamma dei prodotti si chiude col titolare di negozio, la cui figura varia tanto quanto è oggi vasta la scelta di lenze da mosca; dal piccolo negozio col grazioso ingresso in legno fino al megastore arredato di tutto punto. Che sia solo per scambiare due chiacchiere su pesci e mosche o per la sicurezza di sentirsi consigliati bene, oppure per le ultime tentazioni offerte dalla nuova generazione di attrezzi – semplicemente non possiamo esimerci dal dare quantomeno un’occhiata. Per contrastare l’idea pessimistica che di sola pesca non si possa vivere, sopraggiunge ora la parola „Scout“. Le sue mansioni consistono grosso modo nella scoperta, dalla prospettiva della pesca turistica, di luoghi sconosciuti e potenzialmente adatti alla pesca, che sono o non ancora noti o non sfruttati. Questo lavoro implica necessariamente un’assidua attività di pesca, in particolar modo in quei luoghi e contesti in cui le classiche domande non hanno ancora trovato risposta: quale mosca, a che profondità, quando, dove, come, ecc.? Con questa breve introduzione vi do il benvenuto nel mio mondo. Lungo sentieri sconosciuti con un piano in testa Come in ogni viaggio, il lavoro preparatorio non esaurisce gli innumerevoli imprevisti

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newest gear generation – we simply can’t but at least have a look. To counterbalance the pessimistic thoughts that you cannot earn your living just by fishing, the word „Scout“ comes up. Its duties consist basically in the discovery, from the tourist fishing perspective, of unknown places which could be potentially suitable for fishing, which are still unknown or not exploited. This work necessarily implies a lot of fishing, particularly in those places and contexts where the classical W questions have not yet been answered: which fly, which pool, how deep, when, where, how, etc.? With this short introduction I’d like to welcome you into my world. With a project on unknown paths As for every trip, preparatory work is not enough. Considering the number of uncertain factors which can influence a scouting mission, you must be prepared for everything and anything. The quite endless list of the things which could be necessary must be reduced to minimum luggage. Any idea is only good as long as it is proportional to its logistics, and this is not just referred to fishing trips. Tying flies, bending and cutting any imaginable kind of tapers, prepare fly equipment of 4 – 10 class (i.e. reserve rods), get tents, wading trousers, supplies, weather reports, compare satellite and geographical maps (glaciers are moving) – the list could continue endlessly. The more accurate the work is in this phase, the easier the true mission will be. Due to the weather conditions our period of observation is limited to the time from late January to mid-March, when in groups of two the chosen area is patrolled every two weeks by fishing in it for one week. From the infrastructural point of view the constantly strong ecotourism of the Argentinian Andes supports our plans well, as we can always count on boats, offroad vehicles and motorcycles as well as on other vehicles for uneven terrain, although most of the region must be patrolled on foot according to our plans. In spite of all the mentioned circumstances, the indomitable explorer has got the chance to fish in quite untouched waters... and leave his footsteps, in the true meaning of the word (which is actually the only thing that you should leave behind). The king salmon in South America As it is widely known from other examples, fish rarely keep to anthropological structures or qualifications such as Pacific or Atlantic salmon. The area of diffusion of the Pacific salmon is indeed mainly limited to the Northern Pacific Ocean, even if sporadic attempts of settling in the Kara Sea or in the Arctic Ocean witness its adaptability to other ecosystems. The diffusion in South America can be explained almost with no gaps, and after all this also answers the question regarding the migration to the Argentinean i.e. Atlantic side of the Andes. The protected and clean bays and faults of the southern

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coast of Chile offer a rich expansion basin to the ever-growing aquaculture industry. The high density of forage fish, which are industrially caught and transformed into forage for fish, is another agglomeration factor in addition to the constantly favorable water temperatures. Since the introduction of the first Atlantic salmon cultures in floating cages (on the Pacific side!) in the late Seventies, Chile has reached, with its 31% of market share in the year 2009, the position of biggest exporter of salmon products after Norway, which has got 33% of market share. Initially it was mostly specialized in Atlantic salmon, but these were soon followed by cohos (silver salmon), which grow rapidly, and by king salmon, which are rich in Omega 3 fatty acids. The high demand, which was already growing in an almost exponential way, soon obliged the operators to penetrate further and further into the Southern-Patagonian fiords of Chile, where they can be found, at present, well beyond the Strait of Magellan. Simultaneously with the first appearance of fishing farms, the fish which had escaped from the cultures settled down in the coastal region of Chile and today they sometimes make up considerable autonomous populations of specimens, which are becoming more and more interesting for sporting anglers. Although, until the discovery of that salmon rise, this phenomenon was limited almost exclusively to the coastal region of Chile, today the excessive exploitation of forage fish has imposed the expansion of the usual forage grounds of resident salmon. The more the fishing industry went south, the more the fish were obliged to swim towards the Land of Fire, where they reached at last the Strait of Magellan – the connection between the Pacific and the Atlantic Ocean. Due to a geographic fortuity, the fish cannot distinguish between the two oceans any more. Migration through peculiarity

a

geographic

Our knowledge on the migration of salmon is not yet without any gaps, however two factors are nowadays considered to be proven. Anadromous fish orientate themselves by the earth’s magnetic field. Furthermore, they are endowed with a sort of olfaction enabling them to precisely localize spawning grounds as far as 100 meters – a synergy of geo-navigation and olfaction. Then why do some thousands of fish leave their place of birth for such far waters? And why can king salmon on the Argentinean side be found in just one water system? It is due to the geographical proximity of the source region. Satellite shots of the source region show a branched system of glaciers and continuously iced water masses stretching beyond the barrier of the Andes, to the same extent on the Argentinian and Chilean coasts. On both sides it’s that system of glaciers that constitutes a series of source rivers, which means that the waters of the same source flow sometimes into the Pacific,

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che si possono presentare. Alla luce del gran numero di fattori incerti che possono influenzare una missione scouting, bisogna essere preparati a tutto e a niente. La lista pressoché interminabile di cose che potrebbero essere necessarie deve essere ridotta a quel minimo di bagaglio che è concesso. Un’idea è sempre buona solo in misura proporzionata alla sua logistica, e non solo quando si tratta di spedizioni di pesca. Costruire mosche, piegare e tagliare secondo le proprie esigenze ogni tipo immaginabile di coda, procurarsi tende, pantaloni da guado, provviste, bollettini meteorologici, confrontare le mappe satellitari e le carte geografiche (i ghiacciai si muovono) – questa lista potrebbe continuare all’infinito. Più il lavoro è accurato in questa fase, più semplice sarà la missione vera e propria. Per le condizioni meteo noi limitiamo il nostro periodo d’osservazione da fine gennaio a metà marzo, quando, in gruppi da due, ogni due settimane l’area prescelta viene sondata pescandoci per una settimana. Dal punto di vista delle infrastrutture, nella regione argentina delle Ande il settore dell’ecoturismo, sempre così forte, non fa che favorire enormemente i nostri propositi, infatti possiamo sempre contare su barche, auto e moto fuoristrada, nonché altri veicoli per fondo sconnesso, benché i piani prevedano di perlustrare la zona per buona parte a piedi. Malgrado tutte le circostanze citate, all’indomito esploratore si presenta la possibilità di pescare in acque pressoché incontaminate... di lasciare, nel vero senso della parola, un’impronta del proprio passaggio (che è poi l’unica cosa che si dovrebbe lasciare).

– THE GAME CHANGER.

We could write an entire book on the adventure that has led to the development and introduction of the Cross S1 series of flyrods, but we won’t. Instead, we would rather ask you to try one because the only way to truly understand what we mean is to test one for yourself.

Il salmone reale in Sudamerica Come è ampiamente noto da altri esempi, i pesci si attengono raramente a strutture o qualifiche antropologiche quali salmone pacifico o atlantico. In effetti, l’area di diffusione dei salmoni pacifici si limita principalmente al Pacifico del Nord, anche se sporadici tentativi di insediamento nel mare di Kara e nell’oceano Artico testimoniano l’adattabilità ad altri ecosistemi. La questione della diffusione nell’area sudamericana si può spiegare quasi senza lacune, e ciò dà in fondo anche una risposta alla domanda relativa alla migrazione sulla sponda argentina, ovvero atlantica delle Ande. Le baie e faglie protette e pulite della costa meridionale del Cile offrono all’industria dell’acquacoltura, che è in costante crescita, un ricco bacino di espansione. L’alta densità di pesci mangime, che vengono pescati in maniera industriale e trasformati in pastura per pesci, costituisce un ulteriore fattore di agglomerazione oltre alle temperature costantemente favorevoli dell’acqua. Dall’introduzione dei primi allevamenti di salmoni atlantici in gabbie galleggianti (sulla sponda del Pacifico!) alla fine degli anni ’70, il Cile avanzò di posizione fino a diventare, col 31% di quota di mercato nell’anno 2009, il maggiore esportatore di prodotti del salmone dopo la Norvegia, col suo 33% di quota di mercato. Inizialmente era specializzato prevalentemente in salmoni atlantici, ma a questi seguirono presto i coho (salmoni argentati), che crescono rapidamente, e il salmone reale, ricco di acidi grassi Omega 3. La domanda, che aumentava in maniera già quasi esponenziale, indusse ben presto i gestori a penetrare sempre di più nei fiordi cileni della Patagonia del Sud, dove attualmente sono andati già ben oltre lo Stretto di Magellano. Contemporaneamente all’insediamento delle aziende piscicole, pesci fuggiti dagli allevamenti si stanziarono nella regione costiera cilena, dove costituiscono oggi popolazioni talora cospicue di esemplari che si autoconservano e finiscono sempre più nel mirino dei pescatori sportivi. Più dunque l’industria ittica si è spinta verso sud, più la fauna autoctona è stata costretta a procedere verso la Terra del Fuoco, giungendo infine nello Stretto di Magellano – il collegamento tra l’oceano Pacifico e l’Atlantico. A una mera casualità geografica si deve il fatto che i pesci non distinguano più tra i due oceani.

What is Powerlux™ Composites? 3M™ Powerlux™ Composites feature a revolutionary technology that contains nano-sized spheres of silica so small, they are able to flow between individual filaments of carbon fiber, creating a matrix of strength throughout the entire composite. The resulting material enables designers to develop rods that are not only incredibly strong and durable, but also lighter in weight and more sensitive. FIG. 1: Getting more nanoparticles between each carbon fiber is the key to the performance enhancements of 3M™ Powerlux™ Composites.

Fig 1.

FIG. 2: This SEM image shows the Fig 2. rough, three-dimensional surface area that occurs when a 3MTM PowerluxTM Composite is stressed. The exceptional bond between the particle and the resin significantly hinders cracks from spreading. The result: tougher, stronger rods.

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sometimes into the Atlantic Ocean. Basically, the two source regions, which are spawning grounds as well, „smell“ in the same way and therefore cannot be distinguished by the fish which are in the Strait of Magellan, where the two oceans flow into one another. If you further observe the source region, you understand the geographic equality too. Between the two source rivers there is a system of glaciers and the barrier of the Andes, which can even make up a huge land extension. However, seen from above, it is just 15-20 km in a bee-line. Only the different length of both systems is amazing; whereas on the Chilean side the source is a bare 15 km away from the mouth going into the fiord, on the Argentinean side the king salmon (glacier king) must swim for almost 500 km from the source to the mouth till just that 8 km long river to recognize its 20 km mistake. The king salmon belongs to those salmonids that get their characteristic spawning color soon after they spend a very short time in freshwater. When the fish recognizes its mistake, it has already swum for a too-long stretch to prevent such a process. Thomas P. Quinn’s extensive reference work „The Behavior and Ecology of Pacific Salmon and Trout“ provides information on the behaviour of fish during the spawning rising. To sum up, the reproductive instinct prevails as long as the habitat has got adequate spawning grounds. Lapidarily speaking, for the fish it is not worth swimming back for another 500 km, to go upstream again through the Strait of Magellan and the Chilean coast, only because the watercourse, which has got the same smell, is over 20 km away from the original spawning ground. If we take a parabola as metaphorical basis, the salmon in the Strait of Magellan are on the peak, being all the same whether they go left (Chile) or right (Argentina), as they will find more or less identical destinations at both ends.


Migrazione indotta da una peculiarità geografica Le nostre conoscenze sulla migrazione dei salmoni non sono ancora prive di lacune, tuttavia oggi due fattori si considerano provati. I pesci anadromi si orientano col campo magnetico della terra. Dispongono inoltre di una sorta di olfatto che consente loro di localizzare con precisione i terreni di fregola fino a 100 metri di distanza – una sinergia di geo-navigazione e olfatto che funziona assai bene. Perché dunque alcune migliaia di pesci lasciano il loro luogo d’origine per acque tanto lontane? E perché i salmoni reali sulla sponda argentina si trovano in un’unica rete idrografica? La risposta sta nella vicinanza geografica della sorgente. Riprese satellitari dell’area sorgiva mostrano un sistema ramificato di ghiacciai e masse d’acqua sempre ghiacciate che si estende oltre il confine delle Ande, in ugual misura in territorio argentino e cileno. Su ambo i lati proprio quel sistema di ghiacciai va a costituire una serie di fiumi sorgivi, il che significa che l’acqua della medesima fonte sfocia ora nel Pacifico, ora nell’oceano Atlantico. In linea di principio le due regioni sorgive, che fungono anche da terreno di fregola, „odorano“ allo stesso modo e non possono dunque essere distinte dai pesci che si trovano nello Stretto di Magellano, dove i due oceani confluiscono l’uno nell’altro. Osservando meglio la regione sorgiva si spiega anche l’uguaglianza geografica. Tra i due fiumi sorgivi si trovano un sistema di ghiacciai e la barriera delle Ande, il che può anche significare una grande quantità di terra, tuttavia, vista dall’alto, questa consta di appena 15-20 km in linea d’aria. È eclatante solo la differenza di lunghezza dei due sistemi; mentre sulla sponda cilena bastano 15 km scarsi dalla fonte alla foce per immettersi nel fiordo, sulla sponda argentina il salmone reale (re dei ghiacciai) deve percorrere quasi 500 km dalla foce fino a quel fiume lungo 8 km, per capire che si è sbagliato di 20 km. Il salmone reale fa parte di quei salmonidi che già dopo pochissimo tempo trascorso in acqua dolce assumono la loro tipica tonalità di fregola. Quando il pesce nota il proprio errore, ha già percorso un tratto troppo lungo per impedire questo processo. La vasta opera di consultazione di Thomas P. Quinn, „The Behavior and Ecology of Pacific Salmon and Trout“, fornisce delucidazioni sul comportamento dei pesci durante la risalita di fregola. Riassumendo, l’istinto riproduttivo prevale fintantoché l’habitat dispone di terreni di fregola adeguati. Per essere lapidari, al pesce non conviene ripercorrere i 500 km in senso contrario, per poi risalire ancora per lo Stretto di Magellano e la costa cilena, solo perché il corso d’acqua, a parità di odore, dista 20 km buoni dal luogo di fregola originario. Se prendiamo una parabola come base della metafora, i salmoni nello Stretto di Magellano sono sul punto culminante, dove in fondo è indifferente la scelta di andare a sinistra (Cile) o a destra (Argentina), visto che a entrambe le estremità si trova più o meno lo stesso traguardo.

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Hardy Bros:

un’azienda leggendaria di Giorgio Cavatorti

Il nome Hardy Bros è sempre stato sinonimo di qualità, innovazione e sperimentazione. Fu fondata nel 1872 da William Hardy, figlio di J.J.Hardy, in Paikes Street, Alnwick, England, dove oggi sorge un supermercato, e l’anno dopo si affiancò a lui il fratello John James. Entrambi ingegneri, iniziarono la loro attività producendo armi da fuoco e in seguito passarono alla costruzione di attrezzature da pesca. All’inizio si concentrarono soprattutto sulle canne da pesca, le quali si rivelarono ben presto il loro più grande profitto. Fu questo il periodo in cui iniziarono lo studio e la produzione delle canne che resero la Hardy famosa in tutto il mondo e che in molti considerano ancora oggi le migliori di tutti i tempi: le Hardy in bambù refendù. Il catalogo di Hardy del 1885 includeva

già vari modelli come la Gold Medal, la Gem, la Ladies Rod per signore e la splendida canna da salmoni modello Cholmondeley Pennel. Per quanto riguarda i mulinelli, all’inizio venivano proposti il modello “Birmingham” in ebonite e una variazione in argento tedesco e ottone. Ben presto la sede della società in Paikes Street fu abbandonata per uno spazio più ampio in Fenkle Street, ma poco dopo anch’esso si rivelò inadeguato. Nel 1890 i fratelli Hardy producevano in uno stabilimento a Bondgate ed esportavano i loro prodotti in tutta Europa e America. Fino al 1890 sembrava non ci fosse interesse per la produzione di mulinelli; ciò è dovuto al fatto che spesso i cataloghi, e in questo Hardy non fa eccezione, non avevano descrizioni e fotografie di


“Perfect”. Il successo della Hardy Bros fu dovuto anche al fatto che la qualità dei loro prodotti affascinò le persone più in vista della società inglese; ciò contribuì ad aumentare notevolmente le vendite. I clienti di casa Hardy erano il principe Albert Victor, G.Pennell, Selvin Marriatt, H.S. Hall, R.D.Marston del Fishing Gazette, G. Kelson, autore del noto libro “Salmon Fly”, ma soprattutto il famosissimo F.M. Halford, che in quegli anni godeva di grande popolarità in quanto autore di pietre miliari della pesca a mosca e grande costruttore di mosche artificiali. La ditta Hardy cercò sempre di coinvolgere personaggi influenti nella progettazione di canne e mulinelli, dando i loro nomi a molti modelli per renderli alla moda. Nel 1891 il catalogo includeva già 38 modelli di canne. Hardy Bros ebbe una rapida crescita ed acquistò la sua fama grazie alla qualità e originalità dei suoi prodotti e alla notevole influenza politico-sociale che l’Inghilterra, centro dell’Impero Britannico, esercitava allora in tutto il mondo. Esportò infatti moltissimo materiale anche all’estero ed ebbe

molti articoli, che invece venivano già prodotti e venduti. Capita infatti spesso di avere tra le mani antichi cataloghi Hardy con fotografie di prototipi e non di oggetti prodotti in serie in quel determinato periodo. E’ il caso del mulinello più famoso della Hardy, il Perfect, da molti considerato un oggetto di culto, che cominciò ad essere costruito e venduto nel 1890, ma che fece la sua apparizione nei cataloghi solo un anno dopo. In quel periodo vennero depositati molti brevetti: dai meccanismi interni di vari recuperi al famoso sistema “lockfast” per le ghiere delle canne, ovverosia un sistema a baionetta per la tenuta perfetta del montaggio delle canne, adottato specialmente per quelle da salmone, sia da spinning che da mosca, che permetteva di avere sempre tutti i passanti in linea (sistema adottato fino al 1955/60 circa). Due brevetti importanti su meccanismi interni di mulinelli furono introdotti dal terzo fratello che entrò nell’azienda, Forster Hardy. Egli fu l’inventore di un nuovo sistema a cuscinetto per lo scorrimento della bobina, che costituì la base per la creazione del modello da mosca

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modo di produrre una grande varietà di attrezzature. Forster Hardy incrementò la gamma dei mulinelli: il modello “Perfect” in ottone venne prima affiancato poi sostituito nel 1897 dal modello in lega a bobina stretta, sui mulinelli furono inseriti inoltre numeri di serie e le iniziali del costruttore. Dal materiale, dalla misura, dal meccanismo interno e dagli accessori si può risalire in modo abbastanza preciso all’anno di fabbricazione dei mulinelli. Il pomello in avorio montato su vari modelli, per esempio, fu usato fino al 1893, dopodiché fu sostituito da un materiale quasi identico, riconoscibile perché più freddo al tatto. La stessa modifica toccò al corno naturale, usato su modelli come il “Birmingham” fino al 1900

circa. La Hardy Bros fu una delle poche ditte in cui i prodotti divennero simbolo di grande qualità e fu per questo che la Rolls Royce utilizzò il negozio della Hardy come sfondo per le fotografie dei suoi cataloghi. Dal 1940 al 1948 la Hardy non pubblicò nessun catalogo e, a causa della guerra, anche la produzione venne notevolmente rallentata per riprendere a pieno ritmo alla fine del conflitto. Da allora la Hardy ha continuato a fabbricare una grande varietà di attrezzature da pesca e ancora oggi rimane una delle ditte leader del mercato mondiale. Come diceva un famoso gillie scozzese: “Hardy, il solo nome che un gentleman vuole vedere scritto sulla sua canna “.


Most fly fishermen would agree that basic fly tying methods have not changed much through the history, but tying vivid and faithful imitations by using imagination and skilful hands is art. The world of realistic flies is a small world and there are not many tiers that are creative, skilful and patient enough to spend even hundreds of hours to come up with a single,

impressive and breathtaking imitation. Well, here we have three well known realistic fly tiers among the best in the world who have been so kind to answer some questions and share their knowledge . They are the three maestros: Andrés Touceda, Claes Johansson and Johan Put.

REALISTIC FLIES: THE THREE MAESTROS di Aleksandar Vrtaric

Andrés Touceda

La maggior parte dei pescatori a mosca concorderebbe nel ritenere che i metodi di base per costruire mosche artificiali non sono mutati nel corso della storia, ciò è in parte vero, ma costruire imitazioni vivaci e fedeli con immaginazione e abilità è arte. Il mondo delle mosche realistiche è piccolo e non ci sono molti costruttori abbastanza creativi, abili e pazienti da

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sacrificare ore per dar vita ad una sola perfetta imitazione. Ecco tre famosi costruttori di mosche realistiche: sono tra i migliori e si sono resi disponibili a rispondere alle nostre domande e a condividere con noi le loro conoscenze. Questi sono i loro nomi: Andrés Touceda, Claes Johansson e Johan Put.


ANDRÉS TOUCEDA - Everything should be tied with thread! If someone wants to take a step forward and move away from regular patterns, what would be the easiest realistic imitations to begin with and what are a few guidelines that may help and the mistakes that should be avoided?

insect is essential. Studying the anatomy of the insect and its behaviour will help to keep proportions when tying and in many occasions can resolve many tying problems. As a fly tier, is there a rule you set for yourself? A rule you will never break? Everything should be tied with thread.

I would say a simple insect; something like a spider, an ant or a beetle which have clear and simple body parts. On the other hand, one should take into account that to step from traditional fly tying into realistic fly tying is not easy at the beginning.The reason for this difficulty is that first you need some study, then you have to find new materials to tie realistic flies. When I started thinking about the possibility of tying realistic flies, the first thing I did was to study realistic fly tiers' job and try to imagine how they tied their patterns, as well as what materials they were using. When I thought I had understood what they did, I tried to forget their tying techniques and materials used. My purpose was to find my own way into realistic fly tying. I would suggest to a new realistic fly tier to do the same as I still believe this is the most satisfactory way to achieve your objective. As a main guideline I think that the study of the

What is the best and the most useful advice another tier shared with you?

materials and tools you use? and would you be able to sit at my or anyone else's tying desk, grab some stuff and tie a realistic fly?

(octopus), Alex (Idolomantis diabólica) and Maria (Empusa pennata). Have they changed? Is there a newer masterpiece you are especially proud of (if so, please include a high resolution photo)?

Apart from the neutral PH materials, which can be found in a shop specialized in restoration and museums, there are some commercial materials specially designed to tie realistic flies, I myself design my own materials and sell them. But I have to confess that to try and find new materials is very inspiring as well as a great challenge. So I recommend this habit to everybody. A few years ago I remember asking you about the creations you are most proud of – and I hope I remember them correctly – they were: Sofia

When I first met Bill Logan we spent a whole afternoon speaking about realistic fly tying and commenting on our own flies. Bill showed me a pair of note books full of drawings and notes made by him. Looking at those note books I thought I was looking at a kind of Michelangelo´s notebook. One the most invaluable moments was when Bill pointed out the importance of using materials with a neutral PH. Can you imagine a realistic pattern, which took you over 300 hundred hours of work, deteriorating after some time just because the materials you used had not a neutral PH? Talking about materials, are there some special

And you remember well Alexandar: the octopus, the Idolomantis and the Empusa were presents for my three daughters. They were my first fly tying serious attempts and I did them with love. After the two mantis, I tied a third one which I am very proud of: Deroplatis Lobata. Lately I also tied two prehistoric dragonflies for a museum in England which were very interesting to tie and of course I am very proud of having them in a museum.

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Andrés Touceda ANDRÉS TOUCEDA – tutto deve essere legato con il filo di montaggio Se qualcuno volesse provare ad uscire dai soliti schemi, quali sarebbero le imitazioni realistiche più semplici per cominciare e quali sono le linee guida che possono essere d’aiuto, o magari i possibili errori da evitare? Direi un insetto semplice, qualcosa come un ragno, una formica o un coleottero, che hanno parti del corpo semplici e ben definite. D’altro canto, va tenuto presente che passare dalla costruzione di mosche tradizionali a quella di mosche realistiche all’inizio non è facile. La ragione di questa difficoltà consiste proprio nel valutare e trovare i materiali. Quando cominciai a pensare alla possibilità di costruire mosche realistiche, la prima cosa che feci fu quella di studiare il lavoro di altri costruttori e cercare di immaginare come producevano i loro modelli e quali materiali usavano. Quando ritenni di aver capito cosa facevano, cercai di dimenticare le loro tecniche di montaggio e i materiali usati. Il mio scopo era trovare la mia strada nel mondo della costruzione di mosche realistiche. A un novizio suggerirei di fare lo stesso, visto che tuttora credo sia il modo più soddisfacente per raggiungere il proprio obiettivo. La cosa più importante è a mio parere lo studio dell’insetto da imitare. Studiare l’anatomia dell’insetto e il suo comportamento aiuteranno a mantenere le proporzioni in fase di montaggio e in molte occasioni possono risolvere diversi problemi di costruzione. Come costruttore di mosche, c’è una regola che ti imponi? Una regola che non infrangi mai? Bisogna legare tutto col filo di montaggio. Qual è il consiglio migliore e più utile che un altro costruttore ha condiviso con te? Quando incontrai Bill Logan per la prima volta, trascorremmo

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un intero pomeriggio a parlare di montaggio di mosche realistiche e a commentare le nostre mosche. Bill mi mostrò un paio di taccuini pieni di disegni e annotazioni. Guardando quei taccuini pensai che stavo ammirando gli appunti di Michelangelo. Uno dei momenti più preziosi fu quello in cui Bill sottolineò l’importanza di usare materiali con PH neutro. Prova a pensare un modello realistico, che ti è costato più di 300 ore di lavoro, deteriorarsi dopo un po’ solo perché i materiali che hai usato non avevano un PH neutro! Parlando di materiali, ci sono alcuni materiali e attrezzi speciali che usi? Saresti capace di sederti al tavolo da costruzione mio o di chiunque altro, prendere qualcosa e costruire una mosca realistica? A parte i materiali a PH neutro, che si possono trovare nei negozi specializzati in restauro e nei musei, ci sono alcuni materiali commerciali pensati apposta per la costruzione di mosche realistiche, e io stesso progetto i miei materiali e li vendo. Devo però confessare che cercare e trovare nuovi materiali è per me fonte di ispirazione, oltre che una grande sfida. Consiglio dunque a chiunque quest’abitudine. Ricordo che alcuni anni fa ti chiesi di quali creazioni vai più orgoglioso e, se non erro, tu mi rispondesti: Sofia (octopus), Alex (Idolomantis diabólica) and Maria (Empusa pennata). È cambiato qualcosa? C’è un capolavoro più recente di cui vai particolarmente orgoglioso ? Ricordi bene, Alexandar: l’octopus, la Idolomantis e l’Empusa erano regali per le mie tre figlie. Furono i miei primi seri tentativi di montaggio mosche e le feci con amore. Dopo le due mantidi ne legai una terza di cui vado molto orgoglioso: la Deroplatis Lobata. Recentemente ho costruito anche due libellule preistoriche per un museo in Inghilterra: è stato interessante costruirle e naturalmente sono orgoglioso del fatto che stiano in un museo.


CLAES JOHANSSON – It's not that complicated…

flies?

Is there some kind of a plan when you decide to tie a certain pattern? A tying scheme? Or you just let your creativity out and start tying the parts?

It depends really, I have no problem with glue or bug bond and such, as long as you still assemble your fly by actually tying it. I use super glue to fixate head capsules and wing cases down to the thorax when I tie my nymphs but I always tie in the material first.

To me it's all about proportions, so the first thing is to decide what stage I want to imitate and to figure out what materials and techniques I need to create the different parts of the fly, head capsules, wing cases, thorax, abdomen, etc. The next step is to decide which hook to use for that certain stage and pattern and find the best and easiest way to fix all parts. The final step is to work on the finish, what colors to use , and if you need any varnish or Bugbond etc on certain parts to finalize your pattern. Then if I want to use the pattern as a fishing fly I start all over again trying to simplify the whole process as much as possible by turning it into a commercial, durable and functional pattern without compromising the proportions. To me it's the profile, the silhouette and the impression on the surface that make the difference so again it's all about proportions. When it comes to those „golden rules“ of realistic tying, what is your opinion on using glue on realistic

tying it's actually not that complicated, in many cases it's less time consuming that tying traditional patterns. I would say that it depends on how experienced you are, what pattern and how realistic you want that fishing fly to be. Some of my patterns are very easy and fast to tie, you can tie a realistic fishing fly in less than five minutes while other more complicated patterns need more preparation and take longer time to tie. So I would say from approximately 5 minutes to about 25 minutes maybe, if you are properly prepared.

What does your fishing fly box look like? Again it depends, I have fishing fly boxes for demos and reportage, and I have certain boxes to match the hatch at my local river, and I have some try out boxes to test new patterns, and finally I have some generic boxes when I fish in places I've never been before. But in all cases (except for the test box which is a mess) I like to keep certain patterns and stages to themselves so I rather have several small boxes than a big mixed one, and I never have less than 6 of any pattern or stage when I go fishing. Approximately how much time does it take to tie a fishable and durable realistic fly? Tricky question, once you developed a pattern for commercial

And talking about durability, there are things that can always be improved. What are your own methods and techniques when it comes to increase durability? I would say that it's more like having an open mind to new ideas, and try to "think outside the fly box" when you are looking for new techniques and materials. I'll try anything to get the result I'm looking for, the perfect combination of realism, durability and functionality.

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CLAES JOHANSSON – non è poi così complicato… Hai già un progetto quando decidi di costruire un certo modello, uno schema di montaggio? O semplicemente lasci che sia la tua creatività ad emergere e cominci a legare le parti? Per me è tutta una questione di proporzioni, dunque la prima cosa è decidere quale stadio voglio imitare e farmi un’idea di quali materiali e tecniche ho bisogno per creare le diverse parti della mosca, la testa, le ali, il torace, l’addome, ecc. Il passo seguente è decidere quale amo usare per quel particolare stadio e modello e trovare il modo migliore e più facile per unire tutte le parti. Il passo finale è lavorare sulla finitura, sui colori da usare e, laddove necessario, decidere che vernici usare. Dopodiché, se voglio usare il modello come mosca da pesca, ricomincio daccapo cercando di semplificare il più possibile l’intero processo, trasformandolo in un modello commerciale, resistente e funzionale pur senza comprometterne le proporzioni. Per me sono il profilo, la silhouette e l’impressione in superficie che fanno la differenza, dunque è di nuovo una questione di proporzioni. A proposito di „regole d’oro“, cosa ne pensi dell’uso della colla sulle mosche realistiche? Dipende. Io non ho nulla contro la colla o il legante di cimice e simili, purché la mosca venga di fatto messa insieme legandola. Io uso un super-collante per fissare le capsule delle teste e le casse delle ali giù fino al torace quando lego le mie ninfe, però lego sempre prima il materiale. Com’è la tua scatola di mosche? Anche qui dipende. Ho scatole di mosche da pesca che uso

Johan Put

per dimostrazioni e reportage, e ho certe scatole che vanno bene per i pesci nel fiume vicino a casa mia, poi ho alcune scatole di prova per testare nuovi modelli, e infine ho alcune scatole generiche per quando pesco in posti dove non sono mai stato prima. In ogni caso però (ad eccezione della scatola di prova, dove regna il caos), mi piace tenere separati certi modelli e stadi, così preferisco avere parecchie scatole piccole piuttosto di una grossa mista e non ho mai meno di 6 esemplari di ciascun modello o stadio quando vado a pesca. Quanto tempo ci vuole, all’incirca, per costruire una mosca realistica con cui poter pescare? È una domanda trabocchetto! Una volta sviluppato un modello per la costruzione commerciale, in realtà non è poi tanto complicato, in molti casi ci vuole meno tempo che per legare i modelli tradizionali. Direi che dipende da quanta esperienza si ha, quale modello si sceglie e quanto deve essere realistica la mosca da pesca. Qualcuno dei miei modelli è molto semplice e veloce da montare, si può costruire una mosca da pesca realistica in meno di cinque minuti, mentre altri modelli più complicati necessitano di una maggiore preparazione e di più tempo per essere legati. Direi dunque da pressappoco 5 minuti a circa 25 minuti forse, se si è preparati adeguatamente. A proposito di durabilità, ci sono cose che possono sempre essere migliorate. Che metodi e tecniche adotti per migliorare la durabilità? Direi che si tratta più che altro di avere la mente aperta a nuove idee e cercare di "andare oltre la scatola di mosche" quando si è in cerca di nuove tecniche e materiali. Io desidero provare qualsiasi cosa per ottenere il risultato sperato, la perfetta combinazione di realismo, durabilità e funzionalità.


Johan Put JOHAN PUT – In the beginning, i got many flies wrong To tie a perfect fly, a true copy of a living insect or another creature requires a lot of patience and skill and no doubt it takes a lot of time to tie a stunning realistic fly. What about the time spent away from the vise? Is it a constant study and research, hunger for more information that can be used on the next project? In the beginning, i got many flies wrong. But the fun was the new challenge, even if I could not get it right. Practice, practice and do it over again, throw the fly away and start over again, until the first stonefly came out of the vise. If I look at this fly now I only see ‘’crap’’ but at that time I was very proud, so I made pictures of it and put them on the web, I got some positive feedback and that inspired me to continue. Probably the most important thing I learned was that everything can be fly tying material, you can use anything for your flies: broom bristles are perfect for legs for all kind of flies, fake finger nails are nice shellbacks for beetles and with skeleton leaves you can make very realistic wings. The progress went slowly but I had the feeling I was improving with every fly I was tying. As simple as it can be – why tying a realistic pattern instead of a traditional one? There are times I enjoy the tying more than the fishing, probably because I have better results with tying than fishing. But spending many hours on a single fly is fantastic- first looking for the pictures and studying the entomology of the insect, then making a plan of how to tie it and what materials to use, running into problems and solve them along the way during the tying process. In some cases the solution is right there and in other cases the fly is set aside for a while to think it over. Some flies need more than fifty hours of tying. But the satisfaction is great when a fly is ready and it looks like the real insect, from each fly you learn something you will do better in the next one. I tie my flies following the three rules Paul

Willock describes in his book, everything has to be tied with no glue or melting, don’t use prepared wood or plastic shapes and finally all the materials have to be available for everybody. These rules work for me and everything is tied in its fly tying and not model making. I still tie fishing flies when the need is there and keep up an average of twenty hours a week, I don’t tie twenty flies per hour but one fly in twenty hours. I truly believe that tying classic or realistic flies makes you a better fly tier and passing on the techniques to your fishing flies and having the right proportions make them look better, and give you more confidence in fishing them. For me it’s just the fun of tying, sitting behind the vise and trying new things, improve your skills and get your mind clear, and then the satisfaction of the result- putting it in a frame and enjoy your piece of art. That’s for me the reason of tying realistic flies. Each flier has his own style, approach, a certain signature that is visible on his creations. What is it that makes your work unique? I don’t know if my work is unique, but in my flies you always can see the hook point and the hook eye, for me this is very important and I will always keep it this way. I also think that the next fly has to be better than the previous one, in each fly there is the improvement of the next one, never be satisfied is my drive. Is there a tie you are most proud of? One day I was pleasantly surprised when I posted some pictures of my flying beetle on a forum and all the ‘’big’’ guys gave me a positive feedback and asked me how I did that fly, this sounded very strange because they were those who taught me almost everything and now they were asking me advice! But the positive feedback was a confirmation that the flies were starting to be good enough. A few years later the Scottish artist Sarah Briston used the beetle for one of her paintings.

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JOHAN PUT – all’inizio molte mosche furono un disastro Costruire una mosca perfetta, una copia fedele di un insetto vivente richiede un sacco di pazienza e abilità e indubbiamente ci vuole moltissimo tempo per montare una mosca incredibilmente realistica. Che dire del tempo speso lontano dai morsetti? È fatto di studio e ricerca costanti e di ardente desiderio di nuove informazioni che possano essere utilizzate per il progetto successivo? All’inizio è stata dura. Molte mosche furono un disastro. Tuttavia non capivo perché, e questa sfida mi divertiva. Lavoro e di nuovo lavoro, provare e riprovare gettando via la mosca e ricominciando di nuovo, finché dai morsetti uscì la prima ninfa di plecottero (stonefly): se ora riguardo quella mosca, vedo solo una “schifezza’’, ma a quel tempo ne ero molto orgoglioso, dunque la fotografai e misi le foto sul web, ottenni dei feedback positivi e questi mi indussero a continuare. Probabilmente la cosa più importante che imparai è che tutto può diventare materiale per costruire mosche artificiali. Guardate al di là della scatola e vedrete che per le mosche si può usare qualsiasi cosa. Per esempio, le setole delle scope

niente colla o fusione, non usare forme già pronte di legno o plastica e infine tutti i materiali devono essere disponibili per tutti. Io tuttora costruisco mosche da pesca quando ce n’è bisogno e mantengo una media di venti ore di costruzione a settimana, cioè non costruisco venti mosche all’ora, bensì una mosca in venti ore. Credo davvero che costruire i classici o mosche realistiche ci renda costruttori migliori, visto che le tecniche passano poi alle mosche da pesca; avere la necessità di mantenere proporzioni corrette conferisce loro un’apparenza migliore e dà a voi maggiore sicurezza quando le utilizzate per la pesca. Per me si tratta semplicemente della gioia di costruirle, seduto dietro ai morsetti in cerca di novità, migliorando le proprie abilità e schiarendosi le idee, per poi avere la soddisfazione del risultato finale. Metterlo in quadro e godersi il proprio capolavoro: è questa la ragione per cui faccio mosche realistiche. Ogni costruttore ha il proprio stile, approccio, una certa firma che è visibile sulle sue creazioni. Cos’è che rende unica la tua opera?

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sono perfette per le gambe di tutti i tipi di mosche, le unghie finte si trasformano nel dorso corazzato dei coleotteri e con le venature delle foglie si possono fare ali molto realistiche. Progredii lentamente, ma avevo la sensazione di migliorare con ogni mosca che costruivo. Per quanto possa suonare banale – perché costruire un modello realistico invece di uno tradizionale? Ci sono volte in cui mi diverte di più costruire una mosca della pesca, probabilmente perché ottengo risultati migliori a costruire mosche che a pescare. Però trascorrere diverse ore su una sola mosca è fantastico. Innanzitutto la ricerca delle immagini e l’entomologia di quel particolare insetto, poi programmare come costruirlo e quali materiali usare, affrontare i problemi e risolverli strada facendo durante il procedimento di montaggio. In alcuni casi la soluzione è già lì davanti ai tuoi occhi, in altri casi la mosca va messa da parte per un po’ e bisogna pensarci su. Alcune mosche richiedono più di cinquanta ore di montaggio. Ma la soddisfazione è tanta quando la mosca è pronta e sembra l’insetto reale; da ogni mosca si impara come si può far meglio un particolare la volta dopo. Io costruisco le mie mosche seguendo le tre regole che Paul Willock descrive nel suo libro: tutto va legato, dunque

Non so se la mia opera sia unica, ma nelle mie mosche si vedono sempre la punta dell’amo e l’occhiello dell’amo: per me questo è molto importante e io mi ci atterrò sempre. Penso anche che ogni mosca debba essere migliore della precedente, ovvero in ogni mosca c’è un miglioramento da fare per quella successiva: il mio motto è non essere mai soddisfatto. C’è una mosca orgoglioso?

di

cui

vai

particolarmente

Un giorno fui piacevolmente sorpreso quando, dopo aver postato immagini di un mio coleottero volante su un forum, vidi che tutti i “pezzi grossi’’ mi diedero un feedback positivo e mi chiesero come avevo fatto quella mosca; fu una sensazione strana, perché erano loro che mi avevano insegnato quasi tutto e ora chiedevano a me. Ad ogni modo, il feedback positivo fu una conferma che le mosche stavano cominciando ad essere abbastanza belle. Alcuni anni dopo l’artista scozzese Sarah Briston usò il coleottero per uno dei suoi dipinti.


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L’ arte nella pesca

Michael Meyer di Aleksandar Vrtaric

Un artista cresciuto tra pesci e natura Sebbene non abbia seguito un regolare corso di studi o un apprendistato nel campo della pittura, Michael Meyer rimane un artista appassionato e molto talentuoso. Questo acquarellista ha dedicato tutta la sua vita ad osservare l’ambiente marino e la fauna selvatica e tutto ciò che ha imparato lo ha imparato dalla bellezza della natura e dal magico mondo della pesca a mosca. Molte delle sue opere possono essere ammirate sul suo sito all’indirizzo www. flyfishart.net. Ecco quello che dice Michael della sua arte e del suo amore per la pesca a mosca: „Essendo un artista primitivo senza un’educazione formale nella pittura, le mie tecniche si sono sviluppate nel corso del tempo, nel bene o nel male. Il pezzo di cui vado più fiero è un acquerello intitolato “Lupo grigio”. Come tutti, sogno l’"opera della vita", a 101 anni spero….La mia specie preferita nella pesca a mosca è sicuramente lo snook, che guarda caso è anche quella più impegnativa e difficile da dipingere, visto che è assai difficile capire il suo comportamento.“ Leggendo di altri pittori, scopriamo che l’amore per l’arte si può sviluppare in qualsiasi momento della vita. Si può ammirare estasiati la bellezza trasmessa da altri artisti attraverso le loro opere, oppure si può scoprire l’artista che è in noi, come è successo a molti. In ogni modo, una cosa è certa e vera – la pesca a mosca e l’arte sono profondamente legate l’una all’altra!

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An artist nature

taught

by

fish

and

With no formal education or training on painting, Michael Meyer is still a passionate and very talented artist. This lifelong wildlife and marine artist whose art is in watercolors was taught by the beauty of nature and the magical world of fly fishing. You can see lots of his artwork on his website on www.flyfishart.net. Here is what Michael says about his art and his love for fly fishing: „Being a primitive artist with no formal training, my techniques have developed over time, for better or worse. The piece I am most proud of is in watercolor and it is called Grey Wolf. I guess I dream of doing a "work of a lifetime", hopefully at 101 years. My favorite species of fish is definitely the snook and it also happens to be the most challenging and the hardest species to paint, since it is very hard to understand its behaviour.“ When reading about other painters' lives, you can easily discover that love for art can develop anytime in your life. You may enjoy the beauty that other artists show through their pieces or you can discover that there is an artist inside yourself. Either way it's a matter of fact that fly fishing and art belong together!


CHARTER DI PESCA

IN BARCA A TONNI PESCANDO A MOSCA ON BOAT TO TUNA FLY FISHING

Dati Barca/Data Boat:

Tipologie di pesca/Types of Fishing:

- Rampage 30 - Elettronica Raymariner - 2 Yanmar 315 cv x2

Mosca - Drifting - Traina - Vertical Jigging - Bolentino - Bolentino di ProfonditĂ - Filaccioni - Palamito - Spinning Fly - Drifting - Trolling - Vertical Jigging - Bottom Fishing - Bottom Fishing Deep - Filaccioni - Long Line - Spinning

Imbarco/Boarding: Club Nautico Marina di Carrara - Massa - ITALIA

Zone di pesca/Fishing Zone: Viareggio - Cinque Terre - Banco di S.Lucia - Corsica

Info: www.bernablu.com

Contact: info@bernablu.com Nicola cell. 348 03 07 406 Riccardo cell. 348 26 92 427


Il lago irlandese di Carrowmore di Russell Symons


“La pesca non consiste solo nel prendere pesci”: questo adagio nasconde più di una verità se applicato alla pesca ai salmoni...specialmente agli imprevedibili e terribilmente selvaggi salmoni dei laghi e dei fiumi dell’Irlanda nord-occidentale. Carrowmore è un lago che viene quasi sussurrato da quelli che conoscono i salmoni irlandesi, poichè la pesca praticata col vecchio “Loch style” produce un “pesce” o due, o anche tre per barca, nei giorni fortunati.... ma non tutti i giorni, appunto.. a volte non è facile reggere la frustrazione dei brevi strappi, dei colpetti leggeri e, diciamolo, degli inevitabili pesci miseramente perduti! Capita che sul Carrowmore i giorni di “festa o carestia” provochino un eccesso di quell’irragionevole testardaggine che i non pescatori trovano così difficile da comprendere.... quando, il giorno dopo, giriamo la barca verso il vento col sorriso in faccia, con una nuova mosca da provare, sorge la domanda se sia cocciutaggine o un irragionevole ottimismo... ma in fondo che importa?... “carpe diem!” Per i canoni irlandesi, Carrowmore non è un lago di grandi dimensioni; con le sue 4 miglia abbondanti di lunghezza e le sue 3 miglia scarse nel punto più ampio, una volta che si è a bordo e si accende il motore non sembra così grande. Nel suo punto più stretto misura mezzo miglio, è quindi un lago con due metà ben distinte. Il giorno di apertura è il primo gennaio, quando comincia la pesca per la risalita primaverile dei pesci, che sono in genere i pesci più grossi della stagione. Per la fine di maggio/giugno, si pescano prevalentemente i salmoni giovani, benché non manchi molto alla risalita delle trote di mare e i “giovani esploratori” siano già nel lago. I giovani salmoni che abbiamo preso andavano da tre e mezzo a sette libbre. Ciò ha significato, su una canna da #7, avere un bel da fare, mettere alla prova fino in fondo l’abilità di pesca e di legatura del finale di lenza, forse per la maggior parte di noi.... un livello “A” nella pesca in stile loch? Certo è che chiunque peschi nel Chew, Blagdon o in qualsiasi grande riserva dell’Inghilterra centrale su di una barca con una serie di mosche per trote iridee, può facilmente adattare la sua esperienza alla pesca al salmone sul Carrowmore. Le uniche varianti sono rappresentate dagli spettacolari schiocchi, schizzi e spruzzi della preda, o dalla lunga attesa tra i pesci... perché si tratta di folli pesci selvaggi il cui comportamento non è prevedibile, ma la cattura di uno di essi è un vero e proprio premio, qualcosa di molto, molto distante da qualsiasi trota iridea d’allevamento!! Ho pescato sul Carrowmore col mio amico David Malpas, che da anni insisteva perché lo seguissi in uno dei suoi numerosi viaggi sul Carrowmore. Il problema è che, nella seconda metà di maggio e all’inizio di giugno, io mi trovo più spesso a percorrere le flat e le spiagge di Cape Cod, lanciando piccoli granchi e altre diavolerie per prendere qualche bass striato. Da Malvern, dove vive Dave, ci aspettavano parecchie ore di guida per recarci a Holyhead, con un paio di ore sul traghetto Stena Explorer a spezzare il viaggio, prima di altre 5 ore di viaggio per Bangor Erris. E’ stato un viaggio epico, ma tutto ciò di cui potevamo avere bisogno era nel retro della Vauxhall di Dave. L’aereo sarebbe stato più veloce e molto più semplice, ma volare fino a Knock, che non dista molto, avrebbe significato noleggiare un aereo, cosa che detesto con tutto il cuore... così abbiamo optato per l’auto. Inoltre ci siamo anche potuti procurare una bottiglia o due di Powers sul traghetto Stena. Siamo arrrivati in tempo per andare al West End Bar, dove Seamus Henry ci ha rifornito di licenza, etichette e barca motorizzata per il mattino seguente. La colazione di primo mattino è stata qualcosa di surreale, il cibo era fantastico, ma dell’ululare del vento e della pioggia battente avremmo fatto volentieri a meno. Pensavo che Dave fosse un po’ troppo allegro, considerato il grigiore della giornata, con nubi scure promettenti forti piogge al largo! Fu una bella cosa che avessimo con noi impermeabili, waders e stivali di gomma nel baule. Ricordo di aver pensato che il solo modo per bagnarsi di più era cadere dall’imbarcazione. Mamma mia! Ricordo bene i miei primi viaggi in Irlanda, qualche decennio


“There is more to fishing than the catching of fish”, an adage which has more than a ring of truth to it when applied to the catching of Salmon...especially, the unpredictable and ferociously wild Salmon of Irelands North West Loughs and Rivers. Carrowmore is a lough whispered quietly amongst those who know their Irish Salmon, for it is a lough where old fashioned “Loch style” fishing will, on its day, produce a “fish” or two or three to a boat.... but then, not every day.. some days it’s not easy enduring the frustration of short plucks, subtle knocks and let’s face it, the inevitable, lamentable, missed fish! Somehow on Carrowmore the “feast or famine” days provoke an excess of that unreasonable stubbornness which non anglers find so difficult to understand.... as we turn the boat into the wind on the next day with a smile on our face, a new drift or fly to try...... the question arises, is it stubbornness or an unreasoning optimism... do we care... “carpe diem!” By Irish standards Carrowmore is not a large lough, at a little over 4 miles long and a little short of 3 miles at its widest point, once you are afloat and motoring it doesn’t seem that big, in fact with its


narrowest point at about half a mile, it is a lake of two distinct halves. Opening day is January 1st when fishing commences for the Spring run of fish which are usually the larger fish of the season. By the end of May/June, the fishing is mainly for the Grilse, although the run of Sea Trout is not far away and the “scouts” will already be in the lake. The grilse we caught varied between three and a half to seven pounds. Which on a seven weight rod was stunning sport, putting every bit of fishing and leader tying skill to the test, perhaps for most of us.... an “A” level in loch style fishing? Truly, if there is a moral to this story, it is that anyone who fishes Chew, Blagdon or any of the great Midland fisheries, who drifts a boat with a team of flies for Rainbows, would find themselves easily adapting the experience they already have, to fishing for Salmon on Carrowmore. Except maybe, for the spectacular smack, smash and splash of the take, or the long wait between fish... for these are crazy wild fish with little or no rhyme, reason or logical predictability... each one a true bonus, a solid silver prize, a long, long way from any stocked Rainbow!! I fished Carrowmore with my pal David Malpas who has been badgering me for years to go with him on one of his many trips to Carrowmore. Trouble is that last couple of weeks in May and early June, I am more often to be found wandering the flats and strands of Cape Cod, throwing sandeel patterns at Striped Bass. From Malvern where Dave lives it was a long drive to Holyhead with a desperately short couple of hours on the Stena Explorer ferry to break the journey, before another 5 hour drive to Bangor Erris. It was an epic days driving, but everything we might need was in the back of Dave’s Vauxhall people carrier. Flying would have been quicker and a lot easier, but flying into Knock which is not far away, would have meant patronising an airline which I detest with a vengeance... so we drove. Besides we could get a bottle or two of Powers on the Stena Ferry. We arrived in time to get to the West End Bar where Seamus Henry sorted us out with licence, tag’s, boat and engine ready for the next morning. Breakfast the first morning was a contemplative affair, the food was fantastic, but the howling wind and driven rain was something we could have done without. Strangely I thought that Dave was more than a bit chipper, considering the greyness of the day with even more darkened clouds pregnant with the promise of heavy rain in the offing! Good job we had several sets of modern waterproofs, waders and wellies in the back of the car. I remember thinking, the only way I am going to get wet through is if I fall overboard. Jeez! I well remember my first trips to Ireland more than a few decades ago, when we would take two Barbour’s and wear them both... to the point where casting was the old fashioned book under the elbow job, because that was the limit of your arms articulation.. thank you Mr Gore Tex ! When we got to the second cup of tea and the toast was well marmalised, I couldn’t wait any longer. Dave’s smug sense of self satisfaction was getting to me.. “what are you grinning at?” I asked. His answer was that in the pub the last evening Eamon Giblin had whispered in his ear that a number of fish had been taken off Glencullin, that this wind would give us a good drift, almost point to point, across Glencullin Bay. “It will be a fast drift and we will have to cast short and work hard, but that is what you will have to do if you want a fish!!” Fifteen minutes later we were on the boat dock feverishly climbing into waterproof suits before we got soaked through... we must be bloody mad!! After a struggle with a damp and recalcitrant outboard we were off, bumping our way through a short steep chop. Dave had prewarned me that Carrowmore is a very shallow lake and that if conditions got much worse we would have had to run back to the dock. Fortunately the wind was showing signs of abating, not that much, but enough to keep us out and fishing. Dave had decided to go with his eight weight outfit, because when he was over in April he took a 13 lb fish and struggled with his seven weight. I had already made


up my seven outfit and decided to stick with it. I thought if I find the casting awkward I will swap to my eight at lunchtime... On the first drift the boat in front of us pricked a fish and lost it after a few seconds. I am certain that wasn’t Gaelic I heard drifting back on the wind to us! As we turned into the wind to go back up... Dave said he was going a little further off to the slightly deeper water. “I think there have been four or five boats following that drift, we need to find some water that is quieter” Seventy/eighty yards off there seemed to be a slower lift to the boat, I think the shallows were kicking the water up more and there was almost a “tideline” over what could well have been a drop off. The wind was easier by then, so I changed my flies to a Red head Octopus on the point, a small size ten red muddler in the middle and a bushy size 8 red head Kate on the top dropper. I too had been listening in the pub the night before as well, witnessed the almost clandestine packets of muddlers being handed over. The colour and noise of a muddler head in the water is what had been pulling the fish.. Second or third cast all hell broke loose. I swear if I could slow motion the action... that I saw the fish take the redhead Octopus. I could see the fish in a hollow in the water, the redhead just inside the top jaw. Then away it went, the water could not have been more than six feet deep, the fish couldn’t sound, it had to run. I knew there were several coils of line around my feet, so it was feet off the floor, batting the reel like a whirling dervish to pick up the slack line, I had to get the fish on the reel. Bright yellow backing zipped through the rings before the fish came around in a bow and started to run toward the boat. I thought, just like a Bass, he is going to try and run under the boat. As he went under the boat I dunked my rod over the bow of the boat and brought the line clear on the other side.. what a fish...what a fight, sensational! Dave wetted the net and there was a seven pound bar of silver in the boat... what can you say, that is what we bought the Powers whisky for. Next drift it was Dave’s turn. The two fish were like two peas in a pod. But some sharp eyes had spotted the action, it was all over when another three boats joined the drift. I think there were several more fish in that drift and had we been left alone its possible we could have taken a couple more.. but hey ho. Dave and I took another three fish for the week, but we had to work for them. A week later, after we got home, we heard that a lot of fish came into the lough and that anglers were taking their limit of two a day each... but then that’s fishing... Irish style.. Will I go back.. you bet I will. There was a warm welcome, some hot action and some life long memories there, despite the weather! Informations: Boats and Fishing The fishing on Carrowmore is administered by Seamus Henry. Landlord of the West End Bar, Bangor. Where licences can be obtained and boats booked. Flies can also be purchased at the West End Bar costing 3 to 4 euro’s each. Phone: international call 00353 97 83487 Boat – no engine 30 euro Boat with engine – 60 euro Boat with engine and ghillie – 120 euro Licence – 40 euro. All Salmon brought ashore must be tagged. There are 3 blue tags with the licence. If you are lucky enough to use all 3 tags, another 3 tags are available from where you obtained your licence. With a maximum of ten tags for the season. Sea Trout over 40 cm to be tagged. 1 fish per day can be taken up till the 12th May. Then from Carrowmore, 2 fish per day. Accommodation: We stayed at Hillcrest House in Bangor Erris and were made very welcome and were well looked after by Evelyn Cosgrove. Hillcrest House - Bed & Breakfast Main Street, Bangor Erris, Ballina, Co. Mayo. Tel: +353 (0)97 83494. email: hillcresthouse@eircom.net


fa, quando ci mettevamo due Barbour uno sopra l’altro...fino a sotto il gomito, non oltre, per poter lanciare, perché quello era il limite dell’articolazione del braccio.. grazie, signor Gore Tex! Alla seconda tazza di tè e col toast cosparso di marmellata, non resistevo più. Il buon umore di Dave mi stava contagiando, “perché stai sogghignando?” gli chiesi. Lui rispose che la sera precedente, al pub, Eamon Giblin gli aveva sussurrato nell’orecchio che al largo di Glencullin erano stati presi molti pesci, che questo vento ci avrebbe dato una buona spinta, quasi da punto a punto, attraverso la baia di Glencullin. “Sarà una spinta veloce e noi dovremo fare in fretta a lanciare e faticare molto, ma è questo che si deve fare se si vuole pescare!!” Quindici minuti dopo ci stavamo per imbarcare, dopo esserci infilati febbrilmente nelle tute impermeabili prima di inzupparci...solo dei matti..!!! Dopo aver lottato con un fuoribordo umido e ricalcitrante eravamo al largo a farci strada attraverso una breve maretta ripida. Dave mi aveva avvertito che il Carrowmore è un lago davvero poco profondo e che, se le condizioni fossero peggiorate molto, saremmo dovuti tornare precipitosamente al molo. Fortunatamente il vento dava segni di voler calare, non molto, ma abbastanza perché restassimo fuori a pescare. Dave aveva deciso di andare con la sua attrezzatura da #8, perché in aprile, durante il suo ultimo viaggio, aveva preso un pesce da 13 libbre e lottato col suo #7. Io avevo già preparato la mia attrezzatura da #7 e deciso di tenere quella. Pensavo che, se avessi fatto fatica a contrastare il vento, sarei passato alla canna coda 8 all’ora di pranzo... Subito la barca di fronte a noi punzecchiò un pesce e lo perse alcuni secondi dopo. Sono certo che non fosse gaelico quello che ho sentito! Quando andammo controvento per tornare a risalire, Dave disse che sarebbe andato un po’ più al largo, dove l’acqua era più profonda. “Penso che quattro o cinque barche abbiano seguito quello spostamento, abbiamo bisogno di acque più calme”. Settanta/ottanta iarde al largo sembrava che la barca si alzasse più lentamente, penso che il fondale basso stesse spingendo l’acqua più su e c’era quasi una “corrente di marea” su quello che avrebbe potuto benissimo essere un drop-off. Siccome c’era meno vento, sostituii le mie mosche con un Red head Octopus in punta, un piccolo muddler rosso su amo del 10 al centro e un folto Kate a testa rossa in cima. Anch’io avevo sentito quello che dicevano al pub la sera prima e avevo visto che si passavano quasi clandestinamente i pacchetti di muddler. Il colore e il rumore di una testa di muddler nell’acqua è ciò che aveva attirato il pesce.. Al secondo o terzo lancio si scatenò l’inferno. Giuro che se potessi rivedere l’azione al rallentatore, vidi il pesce prendere l’Octopus dalla testa rossa. Potevo vedere il pesce in una conca d’acqua, con la testa rossa giusto dentro le fauci. Poi se ne andò, l’acqua non poteva essere più di sei piedi di profondità, il pesce non poteva tastare il terreno, doveva schizzare via. Sapevo che c’erano parecchie spire di lenza attorno ai miei piedi, dunque era a una certa distanza, e io dovevo riavvolgere il mulinello per raccogliere la lenza allentata e avere il pesce sul mulinello. Il backing giallo brillante sibilò attraverso gli anelli prima che il pesce cedesse inarcandosi e cominciasse a dirigersi verso la barca. “Come un pesce persico”, pensai, “sta cercando di infilarsi sotto la barca”. Quando fu sotto, io portai la canna al di sopra della sponda della barca e la lenza tutta dall’altra parte ... che pesce...che lotta sensazionale! Dave bagnò la rete ed ecco che sulla barca avevamo una barra d’argento da sette libbre... cos’altro dire, è per questo che ci portammo dietro il Powers whisky. Il drift seguente toccava a Dave. I due pesci erano come due gocce d’acqua. Ma qualche occhio attento aveva notato l’azione, e subito dopo ecco arrivare tre barche. Penso che ci fossero parecchi altri pesci in quel drift e, se fossimo stati soli, forse ne avremmo preso qualcuno in più… Dave e io abbiamo preso altri tre pesci nel corso della settimana, ma non è stato semplice. Una settimana dopo aver fatto rientro a casa, abbiamo sentito dire che molti pesci


sono entrati nel lago e i pescatori raggiungevano il limite massimo di due al giorno... ma la pesca è così... stile irlandese... ma se torno indietro.. e potete scommetterci che ci torno! Siamo stati accolti calorosamente, abbiamo vissuto momenti emozionanti e azioni memorabili, a dispetto delle condizioni atmosferiche! Informazioni: Barche e pesca La pesca sul Carrowmore è gestita da Seamus Henry, proprietario del West End Bar, Bangor. Qui ci si possono procurare le licenze di pesca e prenotare le barche. Le mosche possono essere acquistate anche al West End Bar, al costo di 3-4 euro l’una. Telefono: chiamate internazionali 00353 97 83487 Barca – non motorizzata 30 euro Barca motorizzata – 60 euro Barca motorizzata con guida – 120 euro Licenza – 40 euro. Tutti i salmoni portati a riva devono essere etichettati. Vi daranno 3 etichette blu con la licenza. Se siete abbastanza fortunati da usare tutte e 3 le etichette, avete a disposizione altre 3 etichette che vi verranno date dove vi siete procurati la licenza. Il massimo sono dieci etichette a stagione. Le trote di mare che superano i 40 cm devono essere etichettate. Si può portare via 1 pesce al giorno fino al 12 maggio. Dal Carrowmore, 2 pesci al giorno. Sistemazione: Abbiamo alloggiato alla Hillcrest House a Bangor Erris e siamo stati ben accolti e accuditi da Evelyn Cosgrove. Hillcrest House - Bed & Breakfast Main Street, Bangor Erris, Ballina, Co. Mayo. Tel: +353 (0)97 83494 e-mail: hillcresthouse@eircom.net


I mulinelli di Frank Philbrook di Riccardo de Stabile

All’epoca di Leonard i meccanici armaioli di Bangor nel Maine,USA, ebbero un ruolo importante nel settore dell’attrezzatura da pesca, zona già famosa soprattutto per la costruzione di canne in bambù. Fu infatti probabilmente uno dei fratelli Ramsdell che fece la famosa matrice per lo stampaggio sui portamulinelli delle canne e sui mulinelli del marchio “H.L. Leonard, Maker”. Un personaggio importante dell’epoca a cui dedichiamo quest’articolo è Francis J. Philbrook, ingegnere e meccanico di enorme talento. Philbrook cominciò l’attività nel 1868-69 lavorando per C.V. e J.W. Ramsdell come operaio specializzato e, dopo che la società si sciolse nel 1870, Philbrook rimase a lavorare come meccanico per John Ramsdell nel negozio di articoli da pesca. L’anno seguente Philbrook era ufficialmente

presente nell’elenco di Bangor dei dipendenti di J.W. Ramsdell. A quel tempo la pubblicità di Ramsdell sulle riviste locali diceva: “Sempre a vostra disposizione il più vasto assortimento di posate da tavola, tascabili e attrezzatura da pesca di tutto il Maine”. Nel 1873-74 Philbrook interruppe i suoi rapporti con Ramsdell e seguì la sua vocazione di tecnico di alta precisione lavorando per Tucker & White. Dopo alcuni anni da operaio specializzato, Philbrook si associò con C.G. Staples ed aprì un negozio in Exchange Street. L’Annuario Commerciale del Maine del 1874 e del 1875 descriveva la ditta “Staples & Philbrook” come azienda specializzata nella costruzione di armi, parti meccaniche e stampi. Questa società ebbe vita breve, poiché si sciolse con la scomparsa di Staples.


Nel 1875-76 Frank Philbrook aveva già riorganizzato l’azienda e lavorava per proprio conto allo stesso indirizzo del negozio come “meccanico armaiolo e produttore di stampi”. Probabilmente, queste piccole aziende di macchinari furono tra le maggiori fornitrici di semilavorati per le canne del grande Leonard. Circa un anno dopo la fine della sua società con Staples, Philbrook progettò un nuovo stile di mulinello da mosca, un’invenzione che divenne il primo recupero a ponti esterni d’America. Philbrook passò un prototipo a Leonard, gli offrì di vendergli i diritti e fu affare fatto. Philbrook si impegnò a produrre tutti i futuri mulinelli per conto di Leonard. In questo periodo, tre dei maggiori armaioli del Maine erano passati dalla manifattura a mano di carabine e fucili da caccia alla produzione

di attrezzatura da pesca, usando le prime due macchine semiautomatiche del paese, tenute celate dagli sguardi indiscreti dei concorrenti. Questa rivoluzione industriale nella produzione di semilavorati per la costruzione di canne e mulinelli comprendeva set di magli a caduta libera da stampaggio, torni specializzati, utensili per zigrinare le ghiere, portamulinelli ed altri arnesi di finitura. Insieme al Capitano Chubb nel Vermont, Wheeler, Leonard e Philbrook diedero vita all’industria americana dell’attrezzatura da pesca, rendendo disponibili, per le classi meno abbienti, prodotti di qualità e con un buon gusto estetico; il tutto ad un costo accessibile. Il mulinello di Philbrook si sarebbe evoluto fino a diventare un classico americano, in seguito copiato da molti altri produttori anche

europei. Philbrook prese Edward F. Payne come giovane socio nei primi mesi del 1877 e nel 1879-80 Frank trasferì il suo negozio e i macchinari al primo piano di uno stabile al n°18 di Broad Street. L’annuario indicava la nuova società come “Philbrook & Payne, mulinelli da pesca” e “Philbrook & Payne, rifiniture ed accessori per canne da pesca”. L’attività si trasferì di nuovo, nel 1881, al n°53 di Exchange Road, e la società durò fino al 1885. Il primo mulinello conosciuto, un modello in German Silver e gomma marmorizzata, era marcato “Philbrook & Payne, Makers Pat. Apld For . Questo mulinello del diametro di 2 3/8 pollici aveva una manovella in gomma arancione e nero e dischi metallici laterali colore alluminio. Un mulinello in gomma marmorizzata ed argento tedesco, identico

in ogni dettaglio a questo, è stato venduto recentemente ad un’asta americana al prezzo di circa 35.000 dollari; può darsi che esistano altri modelli Philbrook del primo periodo, ma per adesso non se ne conoscono. Un altro modello Philbrook & Payne, prodotto dopo l’aprile del 1877, ma prima dell’assegnazione ufficiale del brevetto, uscì probabilmente in due dimensioni: da 2 3/8 pollici e una versione più piccola da 2 pollici. Questo secondo modello aveva i dischi laterali marmorizzati arancioni e neri, ma il pomello della manopola era di solida gomma nera e dura. Marcato “H.L. Leonard, Maker”, era un mulinello prodotto in base alle esigenze del mercato, che richiedeva piccoli recuperi per la pesca a mosca secca con canne corte. Verso la fine dell’Ottocento, infatti, sia negli


Stati Uniti che in Inghilterra questa nuova tecnica di pesca più moderna si stava facendo strada. Tutti i mulinelli marmorizzati Philbrook & Payne sono oggi rari e costosi ed alcuni superano spesso il prezzo di 10.000 dollari, probabilmente perchè sono forse i più esotici e storici di tutti i mulinelli americani. La forma della vite usata nella loro costruzione era a “testa cilindrica” da armaiolo, usata solo da un esiguo numero di produttori di mulinelli. Questa caratteristica, da sola, distingue i mulinelli Philbrook & Payne da tutti gli altri che sono apparentemente simili. I modelli Philbrook & Payne seguenti, versione in gomma nera e German Silver ed il famoso mulinello Leonard “bi-metallo” a ponte esterno, sono anch’essi rari. Entrambi vennero costruiti con manovella singola o doppia, come gli originali

marmorizzati. Il mulinello bi-metallico, costituito da una piastra centrale in German Silver bordata in bronzo con ponte esterno, è un pezzo che ha una quotazione media di 1.500 $. I mulinelli bi-metallici “primo modello” avevano stampato “H.L. Leonard, Pat. June 12, 1877” (H.L. Leonard, brevetto del 12 giugno 1877). I modelli successivi possono presentare alcune variazioni metalliche, ma le teste delle viti sono sempre un buon mezzo per identificare questi prodotti di Bangor. I bi-metallici “secondo modello”, costruiti a Brooklyn a partire dalla fine del 1880 fino al 1894 o più tardi, hanno una vite del manico a testa ovale e un robusto manico della manovella unico stampato con maglio a caduta libera da una nuova matrice. Benché fossero costruiti su brevetto di Philbrook e marcati così,


venivano prodotti a Brooklyn da Julius vom Hofe. Il vero segno distintivo è il “piccolo foro rotondo”, marchio di produzione di Julius vom Hofe. Questi modelli più recenti erano solitamente marcati “H. L. Leonard, Pat. No. 191813”(n° brevetto). Gli ultimi Leonard con brevetto Philbrook solitamente sfoggiavano il manico opzionale equilibratore; questo stile sarebbe diventato standard sui mulinelli Leonard-Mill, ad eccezione dei piccoli modelli Fairy. Si possono trovare molte delle varianti bi-metalliche dell’era di vom Hofe, compreso un modello più leggero con un bordo in bronzo e dischi laterali in alluminio. E’ stato scoperto almeno un mulinello, che appare molto simile a quelli di Frank Philbrook, marcato “Appleton & Litchfield, Boston, Mass.” La società tra George Appleton e Henry Litchfield fu un

affare di Washington Street a breve termine, poiché durò dal 1885 al 1888. Si presuppone comunque che i primi mulinelli “Appleton & Litchfield”, quelli costruiti prima del 1886, probabilmente sono stati prodotti da Philbrook, specialmente se presentano le viti da armaiolo. I successivi modelli A&L vennero invece prodotti da Julius vom Hofe. Certo alla fine Philbrook cambiò inclinazioni. L’annuario di Bangor del 1887-88 lo menzionava come “ingegnere”, ed alcuni anni dopo lavorava per George W. Parker e Henry Peakes, “produttori di stivali e scarpe”. Le varie storie romanzate dei collezionisti – che la società Philbrook & Payne si dissolse perché Frank morì o, ancor peggio, si sparò – sono del tutto infondate. Philbrook divenne uno stimato ingegnere meccanico ed infine si stabilì a Brewer. Nel 1901 si


trasferì in Ecuador come progettista e tornò a Brewer otto anni più tardi. A quell’epoca riprese a lavorare come “meccanico” e nel 1923 Francis J. Philbrook e sua moglie si trasferirono di nuovo a Rockland, nel Massachussetts. Quando lavorava nella zona di Bangor, Edward Payne viveva a Brewer con suo padre Henry, un carpentiere. Nel 1885 Payne, che era il più giovane, lasciò la società Philbrook e si stabilì a Central Valley, New York, dove sarebbe stato impiegato presso il nuovo stabilimento Leonard fino al 1890. Forse Philbrook continuò a produrre i mulinelli Leonard da solo per un altro anno, fino al 1886. Il 22 luglio 1890 Ed Payne brevettò la sua versione “migliorata” dell’originale di Frank Philbrook e in seguito cedette il brevetto a Thomas Bate Mills, così nacque il famoso mulinello “Leonard-Mills”, che venne prodotto in varie forme

fino al 1960, dapprima da Julius vom Hofe, poi assegnato per contratto a vari produttori per mezzo secolo. Francis Philbrook, comunque, rimane sicuramente l’inventore di un sistema nuovo nella costruzione di mulinelli da mosca. I ponti esterni sono stati prodotti da molte altre ditte americane come la Pfluegher nel famoso modello “Progress” e la ditta Featherweight. Sicuramente il modello che ha seguito questa linea e che ha meglio interpretato lo spirito del prototipo di Philbrook e senz’altro il modello “Bougle” dei fratelli Hardy all’inizio del Novecento, anche se la raffinatezza e la cura per il particolare mettono Francis Philbrook in una categoria a parte. Ringraziamo la casa d’aste americana Langs (www.langsauctions.com) per il materiale fornito alla redazione


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COMUNE DI MASSA

Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.

Orario: 10:00 - 19:00

Organizzata da:

CarraraFiere Srl - Viale G. Galilei, 133 - 54033 Marina di Carrara (MS) Italy Tel. +39 0585 787963 Fax +39 0585 787602 e-mail: info@mondopescaexpo.it

GRUPPO BANCA CARIGE

GUARDIA COSTIERA MASSA CARRARA

Ingresso: n° 5 Via Maestri Del Marmo

Business on the Move


Fishing Fever in Cayo Cruz di Stefano Bellei fotografie di Max Brondolo e Paolo Fornasari


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Ten years have already elapsed since my first fishing trip to my beloved pearl of the Caribbean and I must thank two of my best friends, Luca and Marco, who took me to Cuba for the first time. They told me wonderful stories of amazing days spent on the flats struggling with fish of such beauty and devastating strength. I remember that a cable TV network (by the name of Telepiù, if I remember correctly), used to transmit exciting films about a young Flip Pallot

who fought on the flats against bonefish, tarpons and the mysterious Mr. Permit. Especially the latter fascinated me so much. I probably fell in love with it for its big dorsal fin or for its majestic tail, or again for the color and the size of its eyes or its mouth, with lips that remind me of Valeria Marini. All these years I have fished in several spots in Cuba and caught every kind of fish: barracuda, bonefish, snooks, tarpons and some permits, but never enough. Then, during a dinner in Vicenza,

I was told about a place called Cayo Cruz, managed by some Spanish in the north area, situated at King’s Gardens, where there was a great colony of permits. When I found out that Avalon had acquired the fishing rights of Cayo and was offering people the chance of a trial trip, I contacted my two friends Paolo and Max and, twenty days later, (just the time to prepare some crabs and Avalon Flies) we showed up in Cuba in a small village called Brasil, unknown even to most of

the Cubans. When asking for information on our destination during the trip to Havana, we were told more than once that “Brazil is not here, you must be mistaken, this is Cuba! ”. Once we got to our destination, we finally arrived at the Casona, the reception house of Avalon fishermen. A very comfortable place, Casona is a renovated colonial villa with about ten bedrooms equipped with fridge and air conditioning. The staff is very discreet, the director Boris is


Sono ormai passati più di dieci anni dal mio primo viaggio di pesca nella mia amata perla dei Carabi ed è merito dei miei due grandi amici Luca e Marco, che mi hanno accompagnato a Cuba per la prima volta, se mi sono avvicinato alla pesca a mosca in mare. Mi narravano storie meravigliose, di fantastiche giornate trascorse sulle flats a combattere contro bellissimi pesci dalla forza devastante. Mi ricordo che in televisione, su una primitiva rete via cavo (se

non ricordo male si chiamava Telepiu) trasmettevano filmati emozionanti di un giovane Flip Pallot che nelle flats della Florida combatteva contro bonefish, tarpon e il misterioso Mr Permit. E' proprio quest'ultimo che ha sempre suscitato in me un enorme fascino, sarà per quella grande pinna dorsale, sarà per quella coda maestosa che ci aiuta ad individuarlo, sarà anche per il colore e la grandezza dei suoi occhi o per la bocca con le labbra che mi ricordano quelle di Valeria Marini,

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very kind and professional and speaks English and Spanish fluently. He is the link between the guests and the guides, he also chooses the fishing areas on rotation, with as good as 6 areas that one can see in 6 days’ time. Avalon provides 10 really very functional fishing launches; the Marina is about 40 minutes from the residence, the alarm clock is set for 5.30 and you have the time to enjoy a tasty breakfast and the chance to choose your lunch menu at

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a nice buffet. Once you get to the Marina, the guides help you mount the rods and show you their favorite flies, they ask you what your preferences are and make everything easier for you. Just a small piece of advice: establishing a good relationship with your guide is of great importance, don’t forget that for 8 hours a day 6 days in a row, he will often be your eyes in some way, and the results of a good fishing day will also depend on this. The fishing areas are


che me ne sono innamorato. In questi anni ho pescato in vari spot di Cuba, ho catturato di tutto: barracuda, bonefish, Snook, tarpon e qualche permit, ma mai abbastanza. Poi durante una cena a Vicenza mi parlano di un posto gestito da spagnoli nella zona a nord collocata ai Giardini del Re di nome Cayo Cruz, dove c 'era una vasta densità di permit. Quando ho saputo che Avalon aveva acquistato i diritti di pesca del Cayo e che c'era la possibilità di fare un viaggio

test, ho contattato due amici, Paolo e Max, e dopo circa venti giorni, giusto il tempo di preparare alcuni granchi e qualche Avalon Flies, eravamo a Cuba, per la precisione in un piccolo paesino chiamato Brasil, per lo più sconosciuto anche ai cubani, tanto che durante il viaggio dall'Havana quando chiedevamo informazioni sulla nostra meta, più di una volta ci siamo sentiti rispondere “il Brasile non è qui, avete le idee confuse, qui siamo a Cuba”. Raggiunta la nostra

destinazione siamo finalmente arrivati alla Casona che è la casa di ricevimento dei pescatori di Avalon. La Casona è un posto molto accogliente, è una villa coloniale ristrutturata che dispone di una decina di camere da letto con frigorifero ed aria condizionata. Il personale è molto discreto e il direttore Boris è una persona molto gentile e competente che parla correntemente italiano inglese e spagnolo. E' lui il contatto tra voi e le guide ed è lui che a rotazione sceglie l'area della

pesca, ci sono infatti 6 zone che nell'arco dei 6 giorni avrete la possibilità di vedere. Avalon mette a disposizione 10 lance da pesca veramente molto funzionali, la Marina dista circa 40minuti di viaggio dalla residenza, la sveglia è programmata per le 5.30, avete il tempo per una abbondante e gustosa colazione e la possibilità di scegliere il cibo per il pranzo con un buffet di tutto rispetto. Arrivati alla marina le guide vi aiutano a montare le canne e vi indicano le loro mosche preferite,

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marvellous; on my first day, despite a sleepless night because of a sudden bout of fever, after about 20 minutes on board the boat my guide Eddy pointed out to a fin at about 150 meters behind a big ray, we got nearer and calmly reached the right distance…. Cast….strike…… oh yes!... I attacked a permit at the first cast! Incredible! That was so incredible that even Eddy looked at me as if I were a Martian , “That’s it, Eddy, I got it! I’ll catch it”. Then he turned the engine on and

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"Valeria” had already pulled as many as 100 meters’ backing when the tail bent so much I couldn’t rewind the line quickly enough and it inevitably happened… I lost it! I confess that I was extremely disappointed: as it always happens when fishing on the flats, you shift from moments of glory to total discouragement, anyway never lose heart! So I began to fish again without hesitation. I cast on another 4 permit during the day, but I couldn’t hook up any of them. Paolo instead was


vi chiederanno le vostre preferenze e vi agevoleranno in tutto. Un consiglio che vi do è quello di parlare con loro, cercare di instaurare un bel rapporto con la vostra guida è fondamentale, ricordatevi che dovrete trascorrerci 8 ore al giorno per 6 giorni, loro il più delle volte saranno i vostri occhi ed i risultati di una buona giornata di pesca passano anche attraverso il rapporto che sarete riusciti a creare. Le aree di pesca sono meravigliose, il primo giorno, pur non dormendo la notte precedente per un’ improvvisa febbre acuta, dopo circa 20 minuti di barca Eddy, la mia guida, mi indica una pinna a circa 150 metri dietro ad una grossa razza, ci avviciniamo e con calma arrivo alla distanza giusta…. Lancio….strike…… sì!... ho attaccato un Permit al primo lancio! Incredibile! Tanto incredibile che anche Eddy mi guarda come se fossi un marziano, “ Sì, Eddy l'ho beccato! dai che lo prendo”, accende il motore e la "Valeria” mi aveva già sbobinato 100 metri di backing quando la coda mi fa una pancia esagerata, tanto che non riuscendo a recuperare velocemente accade l'inevitabile…… lo perdo! Confesso che la mia delusione era ai massimi livelli, come sempre accade nella pesca sulle flats, da momenti di gloria si passa allo sconforto totale, ma mai perdersi d'animo! quindi senza esitazioni ho ripreso a pescare. Ho lanciato su altri 4 Permit durante il giorno, ma non sono riuscito ad agganciarne altri . Paolo invece ha attaccato e portato in barca un permit di 18 lb ed è stato veramente emozionante quando ha agganciato un Tarpon sotto i miei occhi che gli è passato ben nove volte sotto la barca. Paolo sembrava uno stambecco, saltellava di qua e di là sulla barca per

cercare di avere la meglio. Solo dopo un’ ora e quaranta minuti il Tarpon si è arreso e si fatto fotografare; preso anche il Bonefish, non senza sudare per via delle sfavorevoli condizioni atmosferiche, e Paolo il primo giorno ha fatto Grand Slam, Max ha catturato diversi bonefish ed io un Permit. Rientrati dalla pesca ci hanno accolto con un gradito aperitivo ed un vassoio stracolmo di pizzette e noi ci siamo scambiati opinioni e impressioni sui vari tipi di coda di topo o di mosca da usare nel Cayo. Al mio rientro in camera ho meditato ed ho costruito alcune mosche da provare nelle giornate successive. Nei giorni seguenti con le nuove mosche siamo riusciti ad attaccare diversi Permit, sia con un granchietto, sia con un’ imitazione di calamaro; le sei aree di pesca sono ben popolate di Bonefish e di Permit, mentre i Tarpon ci sono solo in determinati periodi dell'anno e solo in alcune zone. L'area è veramente molto vasta ed è mia opinione che esistano zone da Tarpon ancora inesplorate, bisogna solo dare tempo alle guide di trovarle, dobbiamo tenere anche presente che Avalon Cayo Cruz ha aperto all’inizio del 2013. Conclusione Numeri alla mano, in 6 giorni di pesca con tre pescatori sono stati catturati 8 Permit con 2 Grand Slam, 5 Permit sono stati attaccati e, grazie a Max che si è dedicato anche alla pesca di Bonefish, si sono superati i 50 esemplari. Consiglierei Cayo Cruz a chi è appassionato della pesca del Permit perchè avrete realmente la possibilità di lanciare su più pesci durante la giornata e con un po’ di fortuna forse riuscirete a realizzare quello che avete sempre sognato.


able to attack and land a 18 lb permit and it was really exciting when I saw him hook a tarpon which passed nine times under the boat. Paolo looked like a steinbock, capering here and there to try and get the better one. Only after an hour and forty minutes did the tarpon surrender and we finally took a photograph of him; the bonefish was caught too, not without sweat due to the unfavorable weather conditions, and Paolo made a Grand Slam on the first day, Max caught various

bonefish and I caught a permit. On the way back from our fishing venture, we were welcomed with a pleasant aperitif and a trayful of pizza strips and we exchanged our opinions and impressions on the various types of mouse tails and tails to be used in Cayo. Back in my room I meditated and built some flies to try out the following days. In the following days we managed to attack various permits with the new flies, both with a small crab and with an imitation of a squid. The six

fishing areas are well populated with bonefish and permits, whereas the tarpons abound in certain periods of the year and only in some spots. The area is really very extensive and I think there are still unexplored spots where one can fish tarpons, just wait till the guides have found them: consider that Avalon Cayo Cruz opened at the start of 2013.

three fishermen caught 8 permits with 2 Grand Slams, whereas 5 permits were just attacked and, thanks to Max who also tried with bonefish fishing, over 50 specimens were caught. I would really recommend Cayo Cruz to those who are fond of fishing for permits, as they will get the chance to cast on several fish in a day and, with a piece of luck, maybe succeed in making their dreams come true.

Conclusion Just a rough calculation: out of 6 fishing days

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A U T U M N

2013

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H2oMagazine  

Autunno Fall 2013

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