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€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri

VIAGGI

> Chawanga River > Steelhead primaverili > Dovremmo ringraziare i Romani! > Islanda > Christmas Island - Fishing Adventures CHAT BOX

> The new age bamboo COL L E CT OR ’S PAGE S

> L’arte nella pesca: Susan Luckey Higdon > Le origini della pesca a mosca in Francia


THE BIG ONES

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502 SuperBox The Superbox 502 is a variation of the popular Superbox 501 and is aimed at anglers that prefer extra storage over a comfortable seat. The Superbox 502 matches the 501’s spacious tackle compartments in the body of the box – there are four tackle boxes (art. 194) and one spinner bait box (art. 190Spin) – but is distinguished by having 3 extra compartments in the lid.

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VIAGGI

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8

Chawanga River

30

Steelhead primaverili

50

We Should Thank The Romans!

70

Islanda

78

Christmas Island

CHATBOX 20

The new age bamboo

SOMMARIO

COLLECTOR’S PAGES

F I S H I N G

T R A V E L L I N G

42

L’arte nella pesca: Susan Luckey Higdon

62

Le origini della pesca a mosca in Francia


Fly Reels Made in Italy

®

Anno VIII - Numero 1 Primavera 2015

S P R I N G

2015

H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri

SOMMARIO

VI AG G I

> Chawanga River > Steelhead primaverili > Dovremmo ringraziare i Romani! > Islanda > Christmas Island - Fishing Adventures C H ATBO X

> The new age bamboo

www.francovivarelli.com

C O L L E C TO R ’ S PAG E S

> L’arte nella pesca: Susan Luckey Higdon’s > Origini della PAM in Francia

In copertina fotografia di Pat Cohen

Giorgio Cavatorti Direttore Editoriale

H2O anno VIII Marzo 2015

Pescare... Viaggiando

Direttore Responsabile Sara Ballotta Direttore Editoriale Giorgio Cavatorti Vice Direttore Dante Iotti Caporedattore Emilio Arbizzi Redazione Giorgio Cavatorti Via Verdi,30 42027 Montecchio Emilia (RE) e-mail: info@cavatortigiorgio.it Hanno collaborato a questo numero: Max Brondolo, Riccardo De Stabile, David Elgas, Francesco Guerrero, Chris Sandford, Aleksandar Vrtaric Art Director Giuditta Soavi giuditta@edigrafica.net Collaborazione Grafica Omar Gade Stampa: “Tipografia Bertani” Cavriago (RE) Responsabile viaggi di pesca Stefano Bellei Fotografi di Redazione: Marco Agoletti, Alessandro Seletti Traduzioni: Rossella Catellani, Elisabetta Longhi Autorizzazione Tribunale di Bologna n°8157 del 01/02/2011 Poste Italiane spa- Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - aut. Roc N°20825 del 10/03/2011 - DCB Bologna Una copia € 7,00 Arretrato € 10,00 Abbonamento annuo € 25,00 Abbonamento estero € 45,00 L’abbonamento si può pagare tramite: Bonifico bancario IBAN IT23Y0760102400000007504417 C/C Postale n° 7504417 Intestato a H2O srl - Via Rodolfo Audinot,4 - 40134 BOLOGNA Gli abbonameni non disdetti un mese prima della loro scadenza,con lettera raccomandata, si intendono automaticamente rinnovati Copyright © 2008 Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione anche parziale senza l’autorizzazione della Redazione. Fotografie e manoscritti non richiesti non vengono restituiti. Per qualsiasi informazione inerente i viaggi trattati nel magazine, vi invitiamo a contattare la Redazione. Per informazioni sugli abbonamenti : +390516641191 - +390510452815

Anno nuovo, vestito nuovo! Come avrete notato, il primo numero del 2015 si presenta con un'immagine nuova, con un look, secondo noi, più moderno e accattivante, più in linea con la nostra politica eco-friendly. Cosa ne pensate? Attendiamo curiosi di sentire la vostra opinione in merito. La stagione di pesca è cominciata molto bene e anche l’afflusso nelle prime fiere specializzate della stagione è stato buono. Siamo di ritorno da Somerset, USA, dove si svolge la fiera più importante della costa est degli Stati Uniti per la pesca a mosca, e dalla fiera di Vicenza in Italia. Occasioni per rivedere qualche amico e progettare qualche nuovo viaggio. Quest’anno il nostro stand ha suscitato molto interesse per il nuovo progetto di pesca a mosca in Italia, progetto finanziato da qualche regione italiana lungimirante e finalmente consapevole del grande patrimonio alieutico del nostro paese. Apriamo questo numero con il report di un viaggio intrapreso lo scorso settembre nella penisola di Kola in Russia sul fiume Cawanga, tanti salmoni catturati in prevalenza a galla in un contesto autunnale coloratissimo; finalmente una destinazione su Kola a prezzi contenuti ma di altissima qualità. In seguito un articolo di Francesco Guerriero sulle steelhead primaverili in British Columbia e arte nella pesca al top con la bravissima Susan Higdon; preziosi collaboratori come Aleksandar Vrtaric, Rasmus Ovensen, Chris Sandford e David Elgas completano il numero primaverile 2015. Giorgio Cavatorti

New year, new look! As you may have noticed, the first issue of 2015 has a new look, more modern and appealing, more in line with our eco-friendly policy. We hope you will like it. Let us know what you think about it. The fishing season has started very well and also the inflow to the first trade fairs of the season was good. We are back from Somerset, USA, where there is the most important fly fishing fair of the east coast of the United States and from the fishing exhibition in Vicenza, Italy. Opportunities to meet friends and plan new trips. This year our new fly fishing project in Italy has generated a lot of interest, a project funded by some farsighted Italian regions that are aware of the great fishing heritage of our country. We open this issue with the report of a trip we took last September in the Kola Peninsula in Russia on the river Cawanga, where we caught loads of salmon mainly afloat in a colourful autumn atmosphere- at last an affordable but high quality destination on Kola. To follow an article by Francesco Guerriero on spring steelhead in British Columbia and art to the top with the talented Susan Higdon; valuable contributors like Aleksandar Vrtaric, Rasmus Ovensen, Chris Sandford and David Elgas complete the 2015 spring issue. Giorgio Cavatorti

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Quartiere Fieristico di Riva del Garda (Tn)

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10 edizione

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Ritagliare e presentare alle Casse compilato e firmato


di Giorgio Cavatorti

River

Chawanga A PESCA DI SALMONI ATLANTICI ALLA FINE DEL MONDO


When you arrive at the village of Chawanga, you really get that impression of being at the end of the world. Indeed, we probably had this feeling already 3-4 hours before reaching this desolate Russian land. However, the journey is worth describing well, as this destination is very interesting and we’ll certainly go back again. The journey Starting from Italy, you must first arrive in Murmansk, on the Kola peninsula, in Russia. We got there via Saint

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Petersburg, as the plane fares are rather cheap if you go through that route. At the airport of Murmansk, Vasil and his son were waiting for us. Vasil is a Byelorussian doctor who chose to follow his great passion for salmon fishing and thus manages the fishing on the Chawanga River from May to October, together with his wife and son. Immediately after we had introduced ourselves, the hardest part of the journey began, as we had to reach the village of Umba and then continue on a four-wheel drive through sandy

terrain as far as the estuary of the Varzuga river. This is where it all ends, or better, the road had already ended some kilometers before... After we had unloaded our luggage, we crossed the river on a boat and, on the other side, a 6 wheel drive military truck with an iron cargo bed and a few chairs welded on the bottom was awaiting us. As a whole, it was pretty comfortable, as the scent of adventure raises the threshold of pain. There is no road: you’re driving on the shoreline when the sea allows it, on lichen and moss carpets in the tundra,


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which is a rather smooth trip, on giant rocks where the vehicle limps along on first gear... but after a few hours you reach the banks of the Chawanga river. You wade across it on your truck (there are no bridges) and on the other side of the river, there is a wooden house that will host us for the week. The fishing The rivers in the Kola peninsula usually have a spring run in June-July and then one in autumn. The Osenka, the biggest fish, run there. Unfortunately, in the last

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years statistics and forecasts have often been proved wrong by more and more unpredictable weather conditions, but broadly speaking that is what it’s like. The Chawanga river is no exception, so we went in autumn. The photos I shot on this river certainly say much more than many descriptions: the shape of this river is perfect for fly fishing, with its very small falls and remarkable flats; there are about 18 kilometers of river available for 4-5 fishermen wishing to explore it with the help of a tracked vehicle, while the autumn colors of birch

trees and the flora on the banks make you feel like being inside a painting. This week I have almost always fished on a one-hand dry fly rod, using big deer bombers or Sunrise shadow flies with riffle hitch on the surface. Seeing a 90 cm salmon rising to bite your floating fly is well worth even a longer journey than the one we had. What struck me were the so-called “resident” fish, that is salmon which have been in the river for a couple of months and taken on a brown and reddish color which make them look like big trout. These fish,


L’impressione che si ha quando si arriva al paese di Chawanga è proprio quella, di essere alla fine del mondo. Anzi probabilmente avevamo questa sensazione già 3 /4 ore prima di arrivare in questa landa desolata russa. Ma occorre descrivere bene il percorso, visto che la meta è molto interessante e sicuramente ci torneremo. Il viaggio Partendo dall’Italia occorre arrivare a Murmansk, sulla penisola di Kola in Russia. Noi lo abbiamo fatto da San

Pietroburgo; percorrendo questa via le tariffe aeree sono abbastanza interessanti. All’aeroporto di Murmansk c’era Vasil a prenderci con il figlio. Vasil è un medico Bielorusso che ha preferito seguire la sua grande passione per la pesca al salmone e, da maggio a ottobre, insieme alla moglie e al figlio gestisce la pesca nel Chawanga River. Subito dopo le presentazioni inizia la parte più dura del viaggio, occorre infatti arrivare al paese di Umba, per poi proseguire con un mezzo a quattro ruote motrici sulla sabbia fino

all’estuario del fiume Varzuga. E qui finisce tutto, anzi, la strada era già finita un po’ di chilometri prima... Scaricati i bagagli si attraversa il fiume con una barca e dall’altra parte ci aspetta un camion militare a 6 ruote motrici con un cassone in ferro e qualche sedia saldata sul fondo. Il tutto abbastanza confortevole, il profumo di avventura alza la soglia della sofferenza. La strada non c’è, si passa dal bagnasciuga, quando il mare lo permette, ai tappeti di muschi e licheni della Tundra, che offrono un passaggio agevole, a massi

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which hardly bite a fly in other countries like Scotland, are very aggressive here and are among the first ones to come to the surface to eat, which is really incredible! The lodge The little house we stayed in is comfortable for 5-6 people, with an equipped kitchen and a place where you can put your mounted rods and waders to dry out. Vasil and his son are excellent guides and good cooks, from breakfast to lunch on the river, as well as to dinner. They are great organizers too.

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Opposite the little house is a spacious sauna which supplies hot water at any time and is a panacea on rainy days. The village, which has no more than 24 inhabitants, comes to live from May to October. Then, everybody moves to the village of Umba, at about 4-5 hours’ journey. The luck of this location is that there is no regular transfer by helicopter from Murmansk, which makes it less accessible. Thus, there is not as much fishing pressure as in other areas such as the Cola river near Murmansk (where you have the feeling of queuing in the supermarket); as such, even

the fish, which are less disturbed, are more interesting. Moreover, the lack of regular transport lines means that Vasil practically has the exclusivity on this river and prices are very low; in other more famous locations we would have spent more than twice as much for sure ‌and considering the 70 salmon the five of us caught in one week’s fishing, it is really worth it!


giganteschi dove il mezzo arranca in prima ridotta... ma dopo alcune ore si arriva sulle rive del Cawanga. Lo si guada con il camion ( ponti non ce ne sono) e dall’altra parte del fiume ecco la nostra casetta di legno che ci ospiterà per una settimana. La pesca Solitamente i fiumi della penisola di Kola hanno una risalita primaverile, giugno – luglio, e una autunnale. È qui che risalgono gli Osenka, i pesci di maggiore taglia. Purtroppo negli ultimi

anni statistiche e previsioni sono state spesso smentite da una meteorologia che diventa sempre più imprevedibile, ma in linea di massima questa è la regola. Il Cawanga non fa eccezioni, e noi siamo andati in autunno. Le fotografie che ho scattato su questo fiume parlano sicuramente più di tante descrizioni: la conformazione di questo fiume è perfetta per la pesca a mosca, con piccole cascatelle e piane importanti, ci sono circa 18 chilometri di fiume a disposizione di 4/5 pescatori da esplorare con l’aiuto di

un mezzo cingolato e i colori autunnali delle betulle e della flora sulle sponde danno la sensazione di stare dentro un quadro. In questa settimana ho pescato quasi sempre con la canna a una mano a mosca secca, con grossi bomber in cervo o con mosche tipo Sunrise shadow in superficie in rifle hitch. Vedere un salmone di 90 cm venire a prendere una mosca a galla giustifica anche un viaggio molto più lungo di quello che abbiamo fatto. Una cosa che mi ha colpito sono stati i pesci cosiddetti “residenti”, salmoni che

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sono in fiume da un paio di mesi e che hanno assunto una colorazione bruna e rossastra che li fa somigliare a grosse trote. Questi pesci, che in altri paesi come la Scozia non attaccano se non raramente la mosca, qui sono molto aggressivi e sono i primi a mangiare a galla, incredibile! Il lodge La casetta in cui abbiamo alloggiato è confortevole per 5/6 persone, con una cucina fornita e spazio per riporre canne montate e wader ad asciugare. Vasil e figlio sono ottime guide e bravi

cuochi, dalla colazione al pranzo sul fiume, alle cene, e sono anche grandi organizzatori. Di fronte alla casetta c’è una sauna spaziosa che fornisce acqua calda a qualsiasi ora ed è un toccasana in caso di giornate piovose. Il paese, che non ha più di 24 abitanti, è vivo da maggio a ottobre, dopo di che ci si trasferisce tutti al paese di Umba, a circa 4/5 ore di viaggio. La fortuna di questa location sta nel fatto che non esiste un trasferimento consolidato con elicotteri da Murmansk, ciò lo rende meno accessibile, quindi non c’è la pressione di pesca di altre zone come Il fiume Kola

vicino a Murmansk ( dove ormai sembra di essere in fila al supermercato) e anche il pesce, meno disturbato, è più interessante. Inoltre la mancanza di mezzi di spostamento consolidati fa sì che Vasil abbia praticamente l’esclusiva di questo fiume e i prezzi sono molto contenuti, sicuramente in altre location più famose avremmo pagato molto di più del doppio… e considerati i 70 salmoni che abbiamo preso in cinque in una settimana di pesca, ne vale davvero la pena!

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interview

THE NEW AGE BAMBOO di Aleksandar Vrtaric


Whether it is the looks, the feel or the fact that it takes hours and hours for someone to literally put his soul in the rod they decide to build, there is something about bamboo fly rods, a certain magic and allure that makes them desirable and enjoyble more than ever before. Although they are often labeled as slow rods that can only be used to have some fun on a small stream, modern bamboo fly rods are something else, in fact – they can be pretty much anything and all you need to do is to find yourself a good bamboo maker, talk to him about what you would like and it will be done. By using new materials and techniques bamboo rod makers are now able to build the best fly fishing tools you can imagine. Are you dreaming about having a perfect fly rod as you always wanted? Are you thinking about how nice it would be to land a big fish on your favorite water with a lovely bamboo stick? Do you have any questions you would like to ask a bamboo rod maker? Well, Matt Schilske, Chris Carlin and J.M. Reid are some of the finest bamboo fly rod makers and they were glad to answer some questions. Be aware though, because by the time you finish reading this article, you will probably want your new bamboo fly rod more than ever. Don't just want it, get it and do not tell your wife about it! Most anglers will associate bamboo rods with these deep action vintage sticks but things can be done differently today, right? Incorporating different and unusual design elements to create a cutting edge stick is indeed possible? Can you tell more about that? Matt Schliske: The action and way a rod casts is all due to the taper. Many classic rods had a full action because that was the fashion of the day back when bamboo was the most popular rod material. I build most of my rods with a crisp action and some back bone. I design most of my tapers to be this way. I like my

rods to be able to cast a big bushy dry fly or reasonably sized streamer using the same rod. Let's say I'm a customer and I want a bamboo rod. I want a 5 weight, progressive fast action but I'd like it to be modern and sharp looking and I'd like to put a modern reel on it. I'd use it for all kinds of nymphs, small streamers and sometimes dry flies. I want the rod look modern. Any ideas (details you'd use etc.)? Chris Carlin: Really anything that you can do cosmetically to a graphite rod you can do to a bamboo rod. One could add one of the fancier, cutout metal reel seats, use any of the modern single foot snake guides, wrap the rod in non-traditional colors, over wrap the ferrules in a complimentary color, things like that. I have even seen some bamboo rods that were completely painted over, but that covers up what is in my mind, one of the most attractive features of the bamboo rod and that is the grain of the bamboo itself. I've included a photo of a 9' 3 piece surf rod that I made for a friend who lives in New Zealand where I used a split grip setup made with amboyna wood using a more modern reel seat and titanium ferrules and guides. I think it is an interesting homage to both the classic and the modern. A good bamboo is a good bamboo but it's not just the bamboo, is it? Could you describe how glues or varnish affect the rod's action? J.M Reid: You could not be more correct in my view. Everything a maker does, every process will dictate how the finished rod will feel. There are many types of glue that are suitable for bamboo rod making and many more types of finish that are suitable as well. Different glues will set to varying degrees of hardness/ brittleness, glue that sets up and


Che sia l’aspetto, la sensazione al tatto o il fatto che servono ore e ore perché qualcuno metta letteralmente la sua anima nella canna che decide di costruire, le canne da mosca in bambù hanno quel non so che, una certa magia e forza d’attrazione che le rende desiderabili e piacevoli più che mai. Sebbene vengano spesso etichettate come canne lente che possono essere solo utilizzate per divertirsi su un piccolo ruscello, le moderne canne in bambù sono qualcos’altro, in realtà c’è solo bisogno di trovare un buon costruttore, spiegargli quello che si desidera ed è fatta. Usando nuovi materiali e tecniche, i costruttori di canne in bambù sono ora in grado di costruire la migliore attrezzatura per la pesca a mosca che si possa immaginare. Sognate di avere una perfetta canna da mosca come avete sempre desiderato? State pensando a come sarebbe bello trarre a riva un grosso pesce sul vostro fiume preferito

con una graziosa canna in bambù? Avete domande da fare a un costruttore di canne in bambù? Beh, Matt Schilske, Chris Carlin e J.M. Reid sono tra i più bravi costruttori di canne da mosca in bambù e hanno accettato volentieri di rispondere ad alcune domande. Fate però attenzione, perché prima di aver terminato di leggere quest’articolo, probabilmente desidererete più che mai una nuova canna da mosca in bambù. Non desideratela e basta, prendetela e non ditelo a vostra moglie! La maggior parte dei pescatori con la mosca associano le canne in bambù esagonali con le canne costruite con materiali più moderni. É possibile utilizzare materiali antichi dando però un' azione in pesca più moderna? Matt Schliske: L’azione di una canna dipende in tutto e per tutto dal taper

con cui è stata costruita. Molte canne classiche avevano un’azione parabolica perché quella era la moda dell’epoca, quando il bambù era il materiale più popolare per la costruzione di canne. Io costruisco la maggior parte delle mie canne con un’azione rapida. Progetto così la maggioranza dei miei taper. Desidero che le mie canne possano lanciare una grossa mosca secca folta o uno streamer di dimensioni ragionevoli usando la stessa canna. Mettiamo che io sia un cliente e che voglia una canna in bambù. La voglio che lanci una coda del 5, progressiva ad azione rapida, ma desidero che sia moderna e affusolata e vorrei metterci sopra un mulinello moderno. La userei per ogni tipo di ninfe, piccoli streamer e talvolta mosche secche. Voglio che abbia un aspetto moderno. Qualche idea


remains quite flexible will result in a rod that is perceived as slightly fuller flexing and “slower” than one that is glued with a product that sets up less flexible. As far as topical finishes effecting the action of a cane rod there can be a large effect, particularly in the upper section/tip of a rod. The thicker a finish is applied the more effect it will have on a rod’s action… specifically the recovery or the speed of return to straight after bending. This effect can be so dramatic that it can completely change how a rod feels and even alter the optimum line for the rod. Some other considerations include the weight of the guides, as well as the weight of the reelseat, striking a balance between these two can have a dramatically positive effect on the “in hand” feel of a rod. Another popular misconception I have found, especially among those who love bamboo rods and have fished with them for decades is that there is little to no interest in bamboo rods from the younger generations of flyfishers and that the passion will die with them. My experience could not be more contradictory. The majority of anglers that I have been lucky to make rods for have been under 50 and many of the rods I have made for these men and women are their very first cane rod, this is an introduction I am both lucky and proud to make. From my perspective there is a resurgence in anglers of the current generation to fish with modern cane rods. Bamboo rods are often shorter than the ones we like to call standard in graphite world. Why is that? Is it harder to make a crisp 9ft rod, is it the balance or something else? Chris Carlin: Since bamboo is not as inherently stiff as graphite, in order to make a bamboo rod longer and keep it reasonably fast/stiff in action, you have to add material. When you add material, you add weight, which tends to make the rod feel slower since that extra mass needs to be moved (and moves itself) around when you're casting. In the end, you

can certainly make something like a crisp 9' 4 weight bamboo rod, but given the size and mass it won't really seem much like a 4 weight. It'll more likely feel like a more progressive action underlined 5 or even 6 weight. By making the rod shorter, you can keep the rod lighter overall while keeping the action reasonably crisp, which is why you find the 'sweet spot' in bamboo rods is usually shorter than with graphite. There are some techniques that allow you to make longer, faster action bamboo rods without adding as much weight such as making the rod hollow, using alternate geometries such as quadrates, rectangular quadrates, etc., and some other more subtle taper techniques. Imagine a carbon rod angler who doesn't know a lot about bamboo rods. What are these guys missing? How would you describe a modern bamboo fly rod and have a regular carbon guy's attention in bamboo sticks? Matt Schliske: This is not very hard to imagine. I run into it multiple times a day, every day. Not many folks have a lot of knowledge about cane rods. It’s not about action, it’s about feel, soul and aesthetics. Any rod material can make a slow rod or a fast rod. If you devote yourself to a fine bamboo rod, chances are you will never get rid of that rod. It will assist you in your angling adventures for the rest of your days. Then that same rod will be handed to your kid or grandkid for them to cherish and use. Let me ask you this – Would you rather be handed down your grandfathers old Shakespeare wonderrod or Payne 98? Don’t get me wrong, there are good and bad rods made of every type of material. Just because a rod is bamboo doesn’t make it great in my eyes. There are A LOT of bad bamboo rods out there, but if you find that one that speaks to you, you now have a friend to take fishing with you for as long as you can cast a fly. You


(dettagli che useresti, ecc.)? Chris Carlin: Qualsiasi cosa che potete fare per abbellire una canna in grafite, la potete fare anche su una canna in bambù. Si può aggiungere una delle più bizzarre sedi di mulinello in metallo sagomato, usare qualunque guida in moderna serpentina a un piede, avvolgere la canna in colori non tradizionali, riavvolgere le ghiere in un colore promozionale, cose del genere. Ho visto persino alcune canne in bambù che erano completamente dipinte, ma questo per me nasconde una delle caratteristiche più affascinanti della canna in bambù, che è la venatura stessa del bambù. Un buon bambù è un buon bambù, ma non dipende tutto da quello, non è vero? Potresti descrivere come le colle o le vernici influenzano l'azione della canna? J.M Reid: Quello che dici è giustissimo. Ogni cosa che un costruttore fa, ogni processo, determina come sarà la canna finita. Ci sono molti tipi di colla adatti alla costruzione di canne in bambù e molti più tipi di finiture. Colle diverse produrranno diversi gradi di durezza/ fragilità; una colla che, una volta seccata, rimane piuttosto flessibile risulterà in una canna percepita come leggermente più flettente e “lenta” di una incollata con un prodotto che, una volta asciutto, resta meno flessibile. Per quanto concerne le finiture topiche che influenzano l’azione di una canna in bambù, ci può essere un effetto ampio, particolarmente nel tip di una canna. Più la finitura è spessa, maggiore sarà il suo effetto sull’azione di una canna… nello specifico, sul recupero o sulla velocità di ritorno alla posizione eretta dopo la curvatura. Quest’effetto può essere così rilevante da cambiare completamente la percezione di una canna al tatto e può persino alterare la linea ottimale della canna. Alcune altre considerazioni comprendono il peso delle ghiere, così come il peso del

portamulinello: trovare un equilibrio tra questi due può sortire un effetto estremamente positivo su come si sente la canna quando la si tiene “in mano”. Un’altra convinzione errata che ho trovato, specialmente tra quelli che amano le canne in bambù e le usano da decenni, è che ci sia poco, se non addirittura nessun interesse per le canne in bambù da parte delle generazioni più giovani di pescatori a mosca e che questa passione morirà con loro. La mia esperienza non potrebbe essere più diversa. La maggior parte dei pescatori con la mosca per cui ho avuto l’onore di costruire canne avevano meno di 50 anni e molte delle canne che ho fabbricato per questi uomini e donne erano le loro prime canne in bambù, dunque io ho avuto la fortuna e l’orgoglio di introdurli al bambù. Dal mio punto di vista, si sta assistendo a un revival delle moderne canne in bambù. Le canne in bambù spesso sono più corte di quelle che ci piace chiamare standard, in grafite. Per quale motivo? È più difficile fare una canna precisa da 9 piedi, è per l’equilibrio o per qualcos’altro? Chris Carlin: Siccome il bambù non è di per sé rigido come la grafite, per fare una canna in bambù più lunga e mantenerla ragionevolmente veloce/ rigida in azione, si deve aggiungere del materiale. Aggiungendo materiale si aggiunge peso, il che tende a far percepire la canna come più lenta, poiché c’è da spostare (e si sposta) questa massa extra quando si lancia. Alla fine si può certo fare una canna precisa in bambù di peso 9 # 4, ma per le dimensioni e la massa non sembrerà molto una canna del 4. È più probabile che venga percepita come una 5 o anche 6. Facendo la canna più corta, si può mantenere la canna in generale più leggera pur mantenendo l’azione precisa, ragione per cui noterete che la 'misura giusta' nelle canne di bambù è in genere più corta che con la grafite. Ci sono


may never need another rod again. The hell with the big marketing machine that tells you to buy the latest greatest regurgitated over priced platic tube. Buck the system, buy bamboo. It is much easier to get the materials, tools and the helpful information than it was in the past and the number of bamboo rod makers is growing. In your opinion, what is the future of bamboo rods? J.M. Reid: Yes, it is very easy in this age of information and online vendors to get everything you need to make rods. I see great things in the future of bamboo

rods. First we will continue to see new rodmakers taking up the craft all over the world in growing numbers, some may only make a rod or two for themselves, and others will go on to be the pioneer makers of the cane rods of the future. However all of them will contribute to keeping the tradition alive for future generations. I see, as we are seeing now, that a small portion makers will strive to push the boundaries of bamboo rod design in terms of performance (speed, recovery, weight, etc). These are the makers that will push the envelope of design into the next generation of cane rods, rods that would offer future anglers high performance combined with the feel and power of bamboo. I think we

will see rods becoming lighter in weight, faster in recovery and more balanced that cane rods of the past. At the same time as these few makers push for a more modern rod, there will also be those who embrace tradition and continue to produce rods very similar to those of the golden age of rodmaking. I feel that this is very important not only to keep tradition alive, but also to see that there will be these classic cane tapers available for the anglers of the future as the original rods from that time are becoming fewer and more out of reach financially to many anglers who would like to experience fishing with them.


alcune tecniche che permettono di fare canne in bambù più lunghe per azioni più veloci senza aggiungere così tanto peso, per esempio facendo la canna cava, usando geometrie alternate come rettangoli, quadrati, ecc. e alcune altre tecniche che adottano un taper più sottile. Immagina un pescatore con canna in carbonio che non sappia molto di canne in bambù. Cosa si perdono queste persone? Come descriveresti una moderna canna da mosca in bambù perché possa attirare l’attenzione di chi è abituato al carbonio? Matt Schliske: Non è difficile da immaginare. Mi ci imbatto diverse volte al giorno, ogni giorno. Non molta gente conosce davvero le canne fatte in bambù. Non si tratta di azione, ma di percezione tattile, anima ed estetica. Con qualsiasi materiale si può fare una canna lenta o veloce. Se vi dedicate a una bella canna di bambù, è possibile che poi non ve ne liberiate più. Vi assisterà nelle vostre avventure di pesca per il resto dei vostri giorni.  In seguito quella stessa canna verrà tramandata a vostro figlio o nipote perché la custodisca e la adoperi.  Lasciate che vi faccia una domanda – Preferireste che vi venisse tramandata la straordinaria vecchia Shakespeare del nonno o la Payne del 98?  Non fraintendetemi: ci sono canne buone e cattive fatte con qualsiasi materiale. Giusto il fatto che una canna sia di bambù non la rende eccezionale ai miei occhi.  Ci sono un sacco di pessime canne in bambù, ma se ne trovate una che vi dice qualcosa, allora avete trovato un amico che vi porterete appresso fintantoché sarete in grado di lanciare una mosca. Potreste non aver mai più bisogno di un’altra canna. Al diavolo la grande macchina del marketing che vi suggerisce di acquistare l’ultimo tubo in plastica uscito a un prezzo stratosferico.  Opponetevi al sistema, comprate il bambù.

Oggi è molto più facile che in passato reperire i materiali, gli attrezzi e informazioni utili, poi sta aumentando il numero dei costruttori di canne in bambù. A tuo avviso, qual è il futuro delle canne in bambù? J.M. Reid: In quest’era dell’informazione e dei venditori online è facile procurarsi tutto ciò che occorre per fabbricare le canne. Io prevedo grandi cose nel futuro delle canne in bambù. Anzitutto continueremo a vedere nuovi costruttori di canne intraprendere il mestiere in numero crescente in tutto il mondo, alcuni faranno solo una canna o due per sé, mentre altri proseguiranno e diventeranno i pionieri delle future canne in bambù. Ad ogni modo, tutti contribuiranno a mantenere viva la tradizione per le generazioni future. Prevedo che, come sta succedendo ora, un ristretto numero di costruttori si sforzerà di andare oltre gli attuali confini del design delle canne in bambù in termini di performance (velocità, recupero, peso, ecc.). Questi sono i costruttori che trasmetteranno il design alla generazione successiva di canne in bambù, canne che offriranno ai futuri pescatori alte performance unite alla sensazione tattile e alla forza del bambù. Penso che vedremo le canne diventare più leggere di peso, più veloci nel recupero e più bilanciate rispetto alle canne in bambù del passato. Al tempo stesso, mentre questi costruttori ambiranno a una canna più moderna, ce ne saranno altri che abbracceranno la tradizione e continueranno a produrre canne molto simili a quelle dell’età dell’oro della fabbricazione di canne. Questo è molto importante non solo per mantenere viva la tradizione, ma anche affinché siano disponibili, per i futuri pescatori, questi taper da canna classici, visto che le canne originali di quell’epoca stanno diventando più rare e, finanziariamente parlando, fuori dalla portata di molti pescatori che vorrebbero provarle.


Steelhead primaverili Francesco Guerriero

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Montagne dalle cime innevate, aria cristallina frizzante, acque chiare e fredde scorrono placide prima dell’arrivo del disgelo. Ombre cromate si muovono in fretta alla ricerca dei luoghi di deposizione. E’ primavera, tra fine marzo e metà maggio, le ultime grandi steelhead risalgono i fiumi della regione dello Skeena nel nordovest della British Columbia in Canada. La risalita primaverile è il mio periodo preferito per la pesca alle steelhead. Avendo la fortuna di abitare a 500 metri da due delle migliori pool del basso Kalum, posso insidiare con buoni risultati le steelhead tutto l’anno, ma gli esemplari, in primavera, oltre alla bellezza, sono speciali per la brutale aggressività con cui si scagliano sullo streamer e la forza con cui combattono. Chi ha già provato in canna le incredibili testate dei grossi “buck” (maschi) o i salti argentati delle “doll” (femmine) sa di che cosa si tratta: adrenalina pura al 100% e, quando tutto è finito, le mani tremano, il corpo vibra dalle palpitazioni e la voglia di un'altra “dose” aumenta. Si può parlare sicuramente di dipendenza da steelhead. Non è un caso che questi pesci siano leggenda e che questa stagione stia diventando sempre più famosa tra i pescatori a mosca di tutto il mondo. Chi pesca in primavera ha come unico obiettivo la steelhead, i primi salmoni sono ancora lontani dalle coste. In

media si possono agganciare una o due steelhead al giorno, tra i 5 e i 9kg , i fiumi su cui si pesca sono gli ormai acclamati e famosi Skeena, Kalum, Copper, Kitimat e altri meno noti ma altrettanto pescosi. Per aumentare le possibilità di successo consiglio di utilizzare le guide, anche per chi conosce la zona. Spesso i fiumi cambiano corso da un anno all’altro e bisogna riscoprire quali siano le pool buone. Comunque sia, guidati o turisti fai da te, sui fiumi ci si sposta con barche a idrogetto (Skeena), a “drift” con barche a remi o pontoon boat di otto o nove piedi. La regione è ancora selvaggia e gli hot spot raggiungibili a piedi sono pochi e spesso affollati. Le tecniche di pesca a mosca che si possono utilizzare sono legate ai propri gusti personali come pure l’attrezzatura. A mio parere nella maggior parte dei casi lo spey casting è la soluzione migliore. La portata dei fiumi a inizio primavera è al livello minimo con acque chiare e quindi sono da preferire dei setup ad affondamento lento o medio con canne

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Snow white capped mountains, crispy crystal air, cold ginger clear waters flow placidly before the melting season arrives. Below the surface, in the current, chromed shadows move quickly and silently. In the northwest of British Columbia, Canada, it is springtime and the last big steelhead between late March and mid May run the Skeena region’s rivers in search of their spawning grounds. This is my best period of the year for steelhead fishing. I live only 500m far two of the best low Kalum steelhead pools and I have the possibility to challenge the steelhead in all the seasons of the year, but when it comes for strength and aggressiveness the spring’s beasts are second to no one. The buck hammer headings or the doll’s sky rocketing jumps make your body and soul shivering and trembling, it is a shot of pure adrenaline that catch after catch you can’t stop looking for having more and more. It is called steelhead addiction and this is probably why these fish are legend and every year more and more fishermen increase the number of the addicted to the steelhead. Anglers that come here in spring have only the steelhead in their mind and spirit. Salmon are still off the coasts, their season will start in mid June with the mighty Chinooks first to enter the rivers. With an expected average of one or two steelhead per day of 5 up to 9kg (10 to 20lbs), the fish action will be on the world famous Skeena, Kalum, Copper, Kitimat rivers and on other tributaries less known but equally productive. Hiring a guide will increase the chances of success, rivers could change from one season to another and a professional guide is the key to fish always the hottest pools of the moment. The region is still very wild and the walk through spots are few and often crowded, therefore, guided or not, the best way to reach the fishing spot is by floating the rivers, likely jet boat on the Skeena and Kalum, drifting with a nice drift boat or with a 8 or 9 feet pontoon boat. The best of all is that all fly fishing techniques in all flavors are good to fish, but the spey casting is probably the best option. In springtime the water levels are at the lowest with clear ginger water and light/medium sinking rate lines setup are what you need, but keep a heavy sinking stuff in your bag, just in case the water levels rise. Rods weights range goes from a 7 to 8 for double hand from 8 to 9 weight for single hand. I

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del 7-8 se si pesca a due mani o del 9 per canne a una mano. Personalmente pesco con una canna switch di 11 piedi coda 7 con un sistema composto da shooting leader, header di tipo skagit e tip affondanti tipo 3 o 6 o T8 fino a T14. In aggiunta ho sempre con me una bobina con coda switch floating, non si sa mai. E’ un setup molto flessibile che mi permette di affrontare tutte le condizioni di pesca e mi semplifica molto la vita. Per gli streamer da utilizzare, fate voi, secondo me sono tutti validi, da quelli classici ai più moderni, l’importante è che vadano a sbattere sul muso dell’irascibile steelhead. In primavera uso per la maggior parte pattern di tipo intruder molto minimalisti di colore pink, in assoluto il colore che va sempre e, per completare la collezione primavera, combinazioni di purple e nero, nero e arancio, blu e

nero. Per maggiori informazioni potete contattarmi all’indirizzo email info@deepcreeklodge o visitate il sito web www.deepcreeklodge.com Fatti: Descrizione: La steelhead è una trota iridea (Oncorhynchus mykiss) che vive da uno a cinque anni in acque dolci per poi migrare nel Pacifico nord orientale e nel golfo di Alaska per poi ritornare a deporre le uova in primavera nei fiumi di origine. Alcune steelhead possono ritornare più volte a deporre le uova. Possono vivere in mare fino a nove anni. Dimensioni: Lunghezza 50-85 cm max 120cm Peso 5–9 Kg max 21kg Distribuzione: L’esatta distribuzione è regolata dalle fredde temperature del Pacifico a nord del 15°C isoterma dalla California alla penisola dell’Alaska. Risalite: Ci sono due distinte risalite, quella estiva e quella invernale. La prima va da inizio primavera a tardo autunno dell’anno precedente la deposizione. Gli esemplari di questa risalita maturano sessualmente nei fiumi. La risalita invernale comincia a fine autunno e termina a metà primavera. Queste steelhead invece sono già mature quando arrivano nel fiume.

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personally use an 11 feet 7 weight switch rod with a Skagit header and sinking tips from type 3 to 6 or T8 to T14. For light fishing action I always bring with me a spare reel spool with a 7weight switch floating line. I like it because it is a very flexible system that allows me to face almost any fishing condition. The choice of the flies to use is a very sensitive and personal topic; in my experience I can say that all patterns, from classic to modern, work fine, the most important thing is that your fly bumps directly on the nose of the angry steelhead. Pink is probably the best color for your fly dressing but don’t forget to include other color combinations in black-purple, black-blue and black-orange in your spring collection. Even if they are not always the best choice, I usually swing big skinny intruder like pattern; the way steelhead hit so hard and nastily the big fly is something that I can’t resist. For additional information you can contact me at the following email address info@deepcreeklodge or visit the website www.deepcreeklodge.com Facts (source wikipedia.org) Specie: Oncorhynchus mykiss. The steelhead is a rainbow trout that spends from one to five years in fresh water, and makes long marine migrations into the North Pacific and the Gulf of Alaska then returns to fresh water to spawn. Spawning occurs in the spring, not all steelhead die after they spawn, many return to the sea, some even make it back to spawn again. Size: Length: 50-85 cm max 120cm Weight: 5 – 9 Kg max 21kg Distribution: The exact distribution is controlled by cooler ocean temperatures, north of the 15°C isotherm, from southern California to Alaska Peninsula. Runs: They are broadly referred to as the summer-run and winter-run steelhead. The first enter fresh water from early spring to late fall of the year prior to spawning. Winter-runs enter the river from late fall to early spring. Summer-run fish enter the river while still immature and reach full maturity while holding in fresh water. Later winter-runs are fully mature when they arrive.

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L’ arte nella pesca

Susan Luckey Higdon


Susan Luckey Higdon's paintings of native fish in their environment are just as much about water and reflections; textures and the colors of river rock, as they are about fish. She became entranced with the mystery of trout in their watery world while on a date with her fly fisherman husband. As he fished

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and she painted, she gazed into the crystal clear water and was transfixed by the movements of fish flashing through the water. She considers her paintings to be underwater landscapes. Working with soft pastels and acrylics, Susan works quickly and intuitively translating the colors and shapes in the chaos of nature

into seemingly abstract images. The challenge is finding the small details that cause hidden subjects come into focus. Susan began painting over 20 years ago to do something totally for herself and throw color around for the joy of it. "I approach a new painting by finding the


I dipinti di Susan Luckey Higdon hanno per soggetto, in egual misura, i pesci nel loro habitat e l’acqua coi suoi riflessi, le sue tonalità e i colori dei sassi del fiume. E’ rimasta affascinata dal mistero della trota e del suo mondo durante un incontro galante col marito, un pescatore a mosca. Mentre lui pescava, lei dipingeva,

fissando l’acqua cristallina ipnotizzata dai movimenti dei pesci che guizzavano nell’acqua. I suoi dipinti possono essere definiti paesaggi acquatici. Lavorando con pastelli e acrilici, Susan procede spedita e traduce intuitivamente i colori e le forme presenti nel caos della natura in immagini apparentemente astratte. La

sfida consiste nel trovare piccoli dettagli che mettano a fuoco i soggetti nascosti. Susan ha iniziato a dipingere oltre 20 anni fa per fare qualcosa solo per se stessa, col desiderio di gettare colore attorno a sé unicamente per la gioia di farlo. "Mi accosto a un nuovo dipinto trovando

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hidden colors that weave through what I'm seeing. These unexpected hues give the painting rich depth and draw the viewer in to look for more.” Strong, sometimes surprising, composition is the cornerstone of her work honed by a lifetime as a graphic designer.

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Susan’s soft pastels have been selected for the prestigious Pastel 100 and juried into shows by such iconic artists as Wolf Kahn. Giclée’s from her Underwater World series can be seen throughout the US in McCormick & Schmick Seafood Restaurants, and she works with the Deschutes River Conservancy on a yearly

event. She has the privilege of living in Oregon's high desert surrounded by the majestic Cascade mountains, among some of the most beautiful fly fishing rivers in the world. More of her paintings can be seen at www.susanluckeyhigdon.com


i colori nascosti che s’intrecciano in ciò che sto vedendo. Queste tinte inaspettate danno al dipinto una ricca profondità e permettono all’osservatore di calarsi nella scena, alla ricerca di qualcosa di più.” Alla base del suo lavoro sta una composizione forte, talvolta sorprendente, affinata da un lunga esperienza lavorativa come grafica.

I pastelli di Susan sono stati selezionati per il prestigioso Pastel 100 e scelti per far parte di mostre di artisti di culto come Wolf Kahn. Stampe giclée della sua serie Mondo Subacqueo possono essere ammirate in tutti i ristoranti McCormick & Schmick degli Stati Uniti, inoltre collabora ad un evento annuale con l’ente di

salvaguardia del fiume Deschutes. Ha il privilegio di vivere nell’altopiano dell’Oregon, circondato dagli imponenti monti Cascade dove scorrono alcuni tra i più bei fiumi da pesca a mosca al mondo. Le sue opere possono essere viste su www.susanluckeyhigdon.com.

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La pesca in Alto Sarca? Vera come il Trentino.

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WE SHOULD THANK THE

Romans!

BY CHRIS SANDFORD - WWW.CHRISSANDFORD.COM PHOTOGRAPHY GUY CRAGOE - WWW.GRAGOEANDCAMERA.CO.UK


Ci sono quasi duecento miglia di chalk stream su cui pescare a meno di un’ora di distanza da dove vivo nel West Sussex, nell’Inghilterra meridionale. Se viaggio verso ovest, nella contea dello Hampshire, ho l’imbarazzo della scelta. A volte questi complessi corsi d’acqua sono ampi, tanto che non sarebbe mai possibile definirli seriamente ‘ruscelli’. Altre volte sono appena un metro di larghezza, spesso ignorati da pescatori a mosca che non sapranno mai cosa sia il piacere di prendere una trota fario selvaggia su queste acque piene di sorprese. Esaminando una mappa aerea dei nostri chalk stream, ci si può stupire di come sia sorto questo complesso reticolo di fiumi, rigagnoli e

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canali d’irrigazione. Originariamente ambo i lati dei fiumi principali erano occupati da pianure alluvionali, ma nel primo secolo d.C. i Romani decisero di invaderci e, oltre a portarci il riscaldamento centralizzato e i bagni caldi, bonificarono le pianure paludose e convertirono gli alvei dei fiumi in flussi d’acqua utili per azionare i mulini. Un calcolo molto approssimativo rivela che, se i Romani non ci fossero venuti a trovare, noi avremmo a disposizione solo il 50% circa dei corsi d’acqua che loro hanno gentilmente reso ciò che sono oggi, ovvero i vivai di trote migliori al mondo.


There are nearly two hundred miles of chalk stream fishing within an hour of where I live in West Sussex, in southern England. If I travel west into the county of Hampshire, I am spoilt for choice. Sometimes these complex waterways are wide and could never seriously be described as ‘streams’. Sometimes, they are nothing more than a metre or so wide, and often ignored by those fly fishermen who will never know the pleasure of catching a wild brown from one of these waters that are full of surprises. If you examine an aerial map of our chalk streams, you may well wonder how this complex array of rivers, canals and carriers came into being. Originally, the land either side of the main

rivers were flood plains, but in the first century AD, the Romans decided to invade us and, apart from bringing us central heating and hot baths, they drained the boggy plains and converted the river channels into millstreams. A very rough calculation tells me that if the Romans hadn’t come to visit, we would only enjoy about 50% of the waters that they kindly engineered into what are today, some of the finest trout fisheries in the world. Those of you who have read my articles on fly tying will know that

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I attend many international fly festivals around the world. Talking to fly-fishers on these occasions, I have been surprised to find that there are two misconceptions that prevent anglers from other countries from enjoying our chalk stream fisheries. The first is that the banks are owned by exclusive clubs whose members are crusty old gentlemen who still wear ties and tweed jackets when they fish! The second is that ladies are rarely welcome.

wife Gelly and our good friend Hannah Turner. We were blessed with fine weather, and on arrival, the river keeper greeted us. He gave us all the latest information on how the river had been fishing and suggested the flies that we might try. Between us we had most of the patterns he suggested, but I tied up a little CDC May Fly and a couple of others that served us especially well in the afternoon.

Absolute nonsense! Yes, of course there are a couple of organizations who conduct their affairs as if we are still living in the 1930’s, but there are now a handful of companies that can arrange chalk stream fishing at almost any time during our season. To prove this point, I recently made a reservation to fish a beautiful beat of the River Test below Stockbridge, a town that lies at the heart of the chalk streams. I decided to take two lady guests, my

The morning proved to be quite tricky, but the girls ‘soldiered on’ and around noon, Hannah made a great cast and caught her first River Test brown trout. We then gathered for a lazy lunch before we eventually set off for the afternoon’s fishing. Our photographer Guy Cragoe was busy doing what he does best. I’ve worked with him a few times now and he never seems to miss an opportunity. What more could one ask for? We all managed to catch, including Gelly who, fishing the CDC

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Quelli di voi che hanno letto i miei articoli sulla costruzione delle mosche sapranno che frequento molti festival internazionali di mosche in tutto il mondo. Parlando con pescatori a mosca in tali occasioni, sono rimasto sorpreso nello scoprire che ci sono due convinzioni errate che impediscono ai pescatori con la mosca provenienti da altri Paesi di godersi i chalk stream di casa nostra. La prima è che le sponde siano di proprietà di club esclusivi i cui membri sono vecchi gentlemen scontrosi che tuttora pescano con giacca in tweed e cravatta! La seconda è che raramente le donne siano le benvenute.

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Un nonsense assoluto! Sì, certamente ci sono un paio di organizzazioni che conducono i loro affari come se fossimo ancora negli anni Trenta del Novecento, tuttavia vi è ora un gruppetto di aziende in grado di organizzare delle uscite di pesca sui chalk stream praticamente in ogni momento durante la stagione. A riprova di ciò, io recentemente ho fatto una prenotazione per una bella pescata sul fiume Test vicino a Stockbridge, una città che si trova nel cuore dei chalk stream. Ho deciso di portare con me due donne, mia moglie Gelly e una nostra cara amica,


Mayfly, showed us the way to do it on one of the carriers. The day was truly memorable. Wonderful fish from a superb location so don’t let anyone tell you that you can’t fish our chalk streams. At the end of this article I have compiled a short list of the top companies that have the most of available fishing and can also help you organize local accommodation.

forget that it was the Romans that led the way!

Please come and visit our legendary streams, you will not be disappointed! Beautiful brown trout in crystal clear water is what dry fly fishing is all about. Today’s river keepers do a wonderful job keeping the fisheries in superb condition but we should never

www.orvis.co.uk/intro.aspx?subject=96

Check out the following companies for your fly-fishing holiday on the English Chalk Streams: www.fishingbreaks.co.uk

www.famousfishing.co.uk

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Hannah Turner. Abbiamo avuto la fortuna di trovare bel tempo e, al nostro arrivo, il guardapesca del fiume ci ha salutati, dandoci poi le più recenti notizie di pesca e suggerendoci quali mosche provare. Avevamo con noi la maggior parte dei modelli che ci suggeriva, comunque io ho costruito una piccola CDC May Fly e un paio di altre mosche che ci sono state particolarmente utili nel pomeriggio.

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gran bel lancio e preso la sua prima trota fario del fiume Test. Ci siamo poi riuniti per un pranzo tranquillo prima di ripartire per la battuta di pesca del pomeriggio. Il nostro fotografo Guy Cragoe era occupato a fare ciò che sa far meglio. È già qualche volta che lavoro con lui e ho l’impressione che non si lasci mai scappare un’opportunità. Cosa si potrebbe chiedere di più?

La mattinata è stata abbastanza difficoltosa, però le ragazze hanno ‘tenuto duro’ e verso mezzogiorno Hannah ha fatto un

Tutti siamo riusciti a portare a riva qualcosa, compresa Gelly, che con una CDC Mayfly ci ha mostrato come si fa a pescare in un

canale d’irrigazione. La giornata è stata davvero memorabile. Pesci stupendi in un posto meraviglioso, dunque che nessuno dica che sui nostri chalk stream non si può pescare. Al termine di quest’articolo troverete una breve lista delle principali aziende di pesca che vi aiuteranno anche a organizzare il vostro soggiorno in loco. Venite a visitare i nostri leggendari fiumi, non ve ne pentirete! La pesca a mosca secca vi sorprenderà con bellissime trote in acque cristalline. Oggi i custodi dei fiumi fanno un ottimo lavoro per mantenere i vivai in condizioni superbe, ma non

dimentichiamo che a cominciare sono stati i Romani! Date un’occhiata alle seguenti ditte per organizzare la vostra vacanza di pesca a mosca sui chalk stream inglesi: www.fishingbreaks.co.uk www.orvis.co.uk/intro.aspx?subject=96 www.famousfishing.co.uk


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le origini della pesca a mosca in Francia di Riccardo De Stabile

La pesca a mosca artificiale in Francia ha origini assai remote. Il Prof. Raymond Rocher, la cui notevole cultura anche in tema di pesca a mosca è fuori discussione, ha eseguito in La pêche à la mouche moderne en France (1987) un’accurata ricerca storica nel periodo compreso tra la firma della Magna Charta Libertatum (sottoscritta nel 1215 tra Giovanni Senza Terra, re d’Inghilterra, ed i maggiorenti della nazione), e la battaglia d’Azincourt del 1415, nella quale Enrico V d’Inghilterra sconfisse i Francesi durante la guerra dei Cent’anni. Egli sostiene che in questo lasso di tempo venne elaborata la vera letteratura di caccia e pesca in Europa, la quale ebbe origini esclusivamente francesi, come peraltro sostenuto da John Waller Hills in History of Fly-fishing for Trout (1921). In quest’ultimo saggio l’autore sottintese chiaramente che un testo così completo come l’opera attibuita alla badessa del monastero di Sopwell, Dama Juliana Berners, che ha per titolo The Treathyse of Fysshynge With an Angle (1496), non poteva costituire un’opera originale, ma s’ispirava incontestabilmente ai manoscritti o scritti anteriori redatti sia in francese antico, sia in inglese ma d’ispirazione francese. Rocher cita infine Richard de Furnival, cancelliere della cattedrale di Amiens, il quale aveva redatto un poema in latino sulla pesca a mosca già un secolo prima della pubblicazione del Trattato. Il primo riferimento alla pesca a mosca in Francia sembra sia da attribuire ad un manoscritto risalente all’anno 1000. Questo documento è stato a lungo conservato all’interno dell’Abbazia di St. Bertin, nei pressi di Omer, fino alla seconda guerra mondiale, dopo di che se ne sono perse le tracce. Sembra sia stato scritto da alcuni monaci di un monastero lì vicino, i quali descrivevano con dovizia di particolari metodi di costruzione delle mosche e tecniche di pesca. A questo punto la storia francese


Artificial fly fishing has got very remote origins in France. Professor Raymond Rocher, whose remarkable knowledge on fly fishing is out of the question, performed an accurate historical research in La pêche à la Mouche Moderne en France (1987) on the period between the signing of the Magna Charta Libertatum (undersigned in 1215 by John Lackland, King of England, and the leading men of the nation) and the battle of Agincourt in 1415, when Henry V of England defeated the French during the Hundred Years’ war. He states that the true hunting and fishing literature in Europe began in that period and had exclusively French origins. The same is asserted by John Waller Hills in his History of Fly-fishing for Trout (1921). In this essay the author openly suggests that such a complete text as the work that is attributed to Lady Juliana Berners, abbess of the Sopwell monastery, entitled The Treathyse of Fysshynge With an Angle (1496), couldn’t be an original work, but unquestionably drew inspiration from previous manuscripts or writings compiled both in old French and in English, but of French inspiration. Finally, Rocher quotes Richard de Furnival, chancellor of the Amiens cathedral,

who had drawn up an epic poem on fly fishing in Latin as early as a century before the Treatise’s publication. The first reference to fly fishing in France seems to date back to a manuscript of the year 1000. This document was kept for a long time inside the Abbey of St. Bertin, near Omer, till the Second World War, after which they lost track of it. It is supposed to have been written by some monks from a nearby monastery, describing in detail fly building methods and fishing techniques. At that point the French history made a big leap, at least as far as we know, till mid 1660 where, in a text entitled Les Ruses Innocentes, we find some hints on how a fly fishing rod was presumably built and what artificial flies they used on French rivers. Another old text with a chapter on The Different Ways to Fish for Trout was written by Louis Liger with the title Amusements de la Campagne ou Nouvelles Ruses Innocentes… (1753). After accurately explaining the most appropriate method for obtaining a good amount of flesh fly larvae, he described a kind of artificial fly used in April, with a body made up of red silk and a green head, combined with red cock’s feathers. In the first volume of the Traité Général des Peehes

(1769), Duhamel du Monceau dealt at length, instead, with artificial baits for salmon and trout fishing, but his work was actually a summary of what the English had already said about this topic before him. In the middle of the Revolution, and subsequently even during the Napoleonic wars, a young man, about twenty years old, managed to bypass recruitment and fish quietly almost every day. He even had the time to write a text on his favorite sport, Le Pêcheur Français (1818). Kresz Aîné (old Kresz) was a versatile fisherman and one of the first Frenchmen who systematically fly-fished. As a consequence, he became a merchant and expert builder of everything which could be useful to this sport. Indeed, in his Vade-mecum du Pêcheur à la ligne (1849) he pointed out in a chapter devoted to “artificial fly fishing for trout and whitefish on the water surface”, that “amateurs will always find 5 or 600 dozens of flies in the shop that are based on more than 100 natural models, all labeled with their names and the time of the month when they are on the water”. Besides being an excellent fisherman and a likewise excellent merchant however, he was also sharp-witted, kindly mocking the

entire fishing world. As a matter of fact, as another great French fisherman, Charles de Massas, described him, old Kresz was “a merchant, but an unusual one, a good builder, an expert fisherman, a jovial classmate, an unlimited story-teller whose tales contained in some way truth, falsehood, nonsense, incredible things, at last everything except boredom. The miracles which he said had been created with the tools he had built were always believed by someone, however numerous he said them to be; and this shouldn’t amaze us, as he was very good at telling stories where truth was mixed up with perfect logic”. Charles de Massas has been rightly considered as the French Izaac Walton. Born in 1798 to a petty bourgeoisie family, he was not just a fisherman. Indeed, Léonce de Boisset defined him “a lover of fishing, sensitive to the beauties of nature, a free spirit who liked everything, a poet”. He wrote a very popular text which had as many as five editions, the Manuel du pêcheur à la mouche artificielle et du pêcheur à toutes les lignes (1857). His main goal was to spread fly fishing, arising in his opinion directly from the observation of nature. Although he recognized that this technique came straight


fa un grande salto, almeno per quanto riguarda le nostre conoscenze, fino alla metà del 1660, dove in un testo intitolato Les Ruses Innocentes, troviamo indicazioni di come doveva essere costruita una canna da mosca e di quali mosche artificiali ci si doveva premunire per affrontare i fiumi francesi. Un altro testo antico nel quale venne dedicato un capitolo “alle differenti maniere di pescare la trota” venne redatto da Louis Liger con il titolo Amusements de la Campagne ou Nouvelles Ruses Innocentes… (1753). Questi, dopo aver spiegato accuratamente il procedimento più opportuno per ottenere un adeguato quantitativo di larve di mosca carnaria, si riabilitò descrivendo una specie di mosca artificiale usata nel mese di aprile, con corpo costituito da seta rossa e testa verde, cui erano abbinate piume di gallina rossa. Nel primo volume del Traité Général des Peehes (1769) Duhamel du Monceau parlò, invece, ampiamente delle esche artificiali e delle mosche con le quali pescare il salmone e la trota, ma questo suo lavoro consisteva, in realtà, in una sintesi di quanto in materia gli Inglesi avevano già trattato prima di lui. In piena epoca rivoluzionaria, e successivamente persino durante le guerre napoleoniche, un giovanotto sui vent’anni riuscì a sfuggire alla coscrizione e a pescare tranquillamente quasi tutti i giorni. Ebbe anche il tempo di scrivere un testo sul suo sport preferito, Le Pêcheur Français (1818). Kresz Aîné era un pescatore polivalente, e fu anche uno dei primi francesi a praticare sistematicamente la pesca a mosca. Divenne, di conseguenza, commerciante ed abile costruttore di tutto quanto potesse essere di aiuto nella pratica di questo sport. Nel Vade-mecum du Pêcheur à la ligne (1849) precisò, infatti, nel capitolo dedicato alla “pesca alla mosca artificiale per le trote ed il pesce bianco alla superficie dell’acqua” che gli “amatori troveranno sempre in negozio 5 o 600 dozzine di mosche fatte in base a più di 100 modelli naturali tutte etichettate con i loro nomi e il periodo del mese in cui si trovano sull’acqua”. Ma, oltre ad essere un ottimo pescatore ed un altrettanto abile commerciante, era anche dotato di uno spirito arguto e bizzarro, cui faceva ricorso per prendere bonariamente in giro l’intero mondo della pesca. Infatti, come di lui ebbe modo di raccontare un altro grande pescatore francese, Charles de Massas, il vecchio Kresz era “un commerciante, ma un commerciante fuori dell’usuale, buon costruttore, abile pescatore, gioviale compagno, narratore inesauribile, e nelle cui storie, confusamente, si riscontrava il vero, il falso, l’assurdo, l’incredibile, tutto infine eccetto la noia. I prodigi che avevano, tra le sue mani, realizzato gli strumenti di sua fabbricazione, per quanto strani, per quanto numerosi che fossero, trovavano sempre dei credenti; e così doveva essere, tanto la sapeva raccontare bene, tanto mentiva con logica mischiata a verità”. Charles de Massas è stato a giusto titolo considerato l’Izaac Walton francese. Nato nel 1798 da una famiglia della piccola borghesia, non fu solamente un pescatore. Léonce de Boisset lo definisce, infatti, “un innamorato della pesca, un uomo sensibile alle bellezze della natura, uno spirito a cui tutto piaceva, un poeta”. Scrisse un testo molto apprezzato che ebbe ben cinque edizioni, il Manuel du pêcheur à la mouche artificielle et du pêcheur à toutes les lignes (1857). Il suo obiettivo principale consisteva nella diffusione della pesca a mosca che scaturiva, a suo dire, direttamente dall’osservazione della natura. Benché riconoscesse che tale tecnica proveniva direttamente dall’Inghilterra, e che le mosche di qualità e le canne migliori erano anch’esse inglesi, rammentava tuttavia come gli accessori più belli e più cari non fossero necessariamente i migliori. I precursori della pesca a mosca “moderna” francese furono Amèdèè Gros, di Roussiller, suo padre Baud (nato nel 1875 sulle sponde della Loira) e padre Jean-Marie Jourget. Quest’ ultimo si dice che andasse alla mattina presto sul fiume l'ANCE del Nord, per osservare le esuvie delle ninfe ed il loro volo, e al suo ritorno a casa riproduceva


from England and that high quality flies and the best rods were English too, he added that the most beautiful and expensive accessories were not necessarily the best ones. The French pioneers of “modern” fly fishing were Amédée Gros from Roussiller, his father Baud (born in 1875 on the banks of the Loire river) and father Jean-Marie Jourget. The latter is said to have been to the ANCE river in the North on early mornings, to observe the exuviae of the nymphs and their flight. Then, on the way back home he would create new artificials imitating the insects he had just observed. He thus created several collections of artificials, which were exhibited in 1905 in Lyon. Another great personality in the French history of fly fishing is Albert Petit. Born in 1842, he completed his classical studies and then obtained a doctorate at the Faculty of Law in Paris. He had a long and bright career, first as a chief clerk of the commercial court, to then reach the highest levels, and retired at the end of the First World War. He only enjoyed freshwater fishing and

took up fly fishing not before 1886, after his wife’s death. He devoted himself to this technique, which had much helped him overcome the deep crisis he had fallen into after the above-mentioned tragic event. “For many years, I have been walking along minor rivers as well, following the easy indications given by geographical maps, trusting my instinct and coping with hindrances. I felt very welcome everywhere in our beautiful France”. He became a good or even excellent fisherman and in 1897 “father otter”, as he had been affectionately nicknamed by those whom he had got to know on the river, wrote a masterpiece: La Truite deRivière. With its wonderful illustrations by the best artists of the time, it was a great typographical success, also because it was the first time in France that such a clearly and elegantly written book taught the art of fly fishing without the least dogmatism. In short, it was a work which was easy to read, like a novel. As it has been rightly stated, Albert Petit wrote La Truite with love.


nuovi artificiali che imitavano gli insetti appena osservati. Creò, così, parecchie collezioni di artificiali, che furono oggetto di un'esposizione nel 1905 a Lione. Un’altra grande personalità nella storia della pesca a mosca in Francia è rappresentata da Albert Petit. Nato nel 1842, conseguì la maturità classica ed in seguito ottenne il dottorato alla Facoltà di Diritto di Parigi. Fece una lunga e luminosa carriera all’inizio come consigliere referendario alla Corte dei Conti, per poi assurgere ai più alti livelli, e si ritirò in pensione alla fine della prima guerra mondiale. Era appassionato solo della pesca in acqua dolce, e passò alla pesca a mosca solo nel 1886, dopo la morte della moglie. Si dedicò con impegno a questa tecnica, che l’aveva aiutato molto nel superare la profonda crisi nella quale era caduto dopo il suddetto tragico evento. “Per lunghi anni mi sono trovato a percorrere anche i fiumi di

minore importanza, in base alle semplici indicazioni delle carte geografiche, confidando nel mio istinto e seguendo l’imprevisto. Dappertutto, nel nostro bel paese di Francia, ho trovato una buona accoglienza”. Divenne bravo, veramente un ottimo pescatore, e nel 1897 “papà la lontra”, come era stato affettuosamente soprannominato da coloro che l’avevano conosciuto sul fiume, scrisse un capolavoro: La Truite de Rivière. Splendidamente illustrato dai migliori artisti del tempo, ebbe un grande successo tipografico, anche perché per la prima volta apparve in Francia un libro scritto con chiarezza ed eleganza, e che insegnava l’arte della pesca a mosca senza il minimo dogmatismo. Un’opera, in definitiva, che risultava scorrevole come la lettura di un romanzo. Come è stato giustamente affermato, Albert Petit scrisse La Truite con amore.


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Camminiamo da due ore. Il cielo è plumbeo. Io e Thorgils procediamo a mezza costa, tra cespugli ed erba che arriva al ginocchio. Da quando siamo partiti dal lodge i moscerini non ci hanno mai abbandonati. Sudo nei wader. Mi fermo a prendere fiato. Sulla mia destra, 100 metri più basso, in fondo al canyon, scorre la Thvera. E’ il 10 luglio. Sarò il secondo pescatore a pescarla dall’inizio della stagione. Improvvisamente le pareti del canyon si abbassano. La guida mi dice: scendiamo. Guardo il fiume: un torrentone incastrato tra pareti di roccia. Correntine e qualche lama. Ne ho pescati di torrenti così. Ma qui la storia è diversa: siamo in Islanda, queste sono acque in cui risale il Salmone Atlantico. Ci fermiamo. Sono fradicio. Mi cambio e monto una Hardy proaxis 9’6” per la 6 con una coda Guideline bullet galleggiante. Finale da 9” con tip da 12 libbre. Il Vanquish mi infonde fiducia. Guardo la lama: sarà lunga 20 metri e larga 8. Fosse per me la affronterei pescando sotto. Thorgils non mi guarda nemmeno. Guarda l’acqua che corre e mi dice “Hitch. Small”. Dalla scatola pesco una tube fly minuscola, scarna, con una piccola piuma blu. Passo il filo nel buco laterale e lego l’amo doppio del 16. Sto basso, lancio a 45 gradi, alzo la canna e faccio pattinare la moschina. E ogni lancio scendo di un metro. L’acqua corre. Non vedo sempre la mosca pattinare. Ma Thorgils sì. “It rose !” mi sussurra. E’ salito! Riprovo nello stesso punto. Lancio, alzo la canna piano, la mosca inizia a pattinare allontanandosi dalla riva. Un piccolo movimento sulla superficie, aspetto un secondo poi alzo la canna. C’è! La canna si piega, il cuore batte, i moscerini infieriscono. La lotta è breve: il pesce è forte ma non ha molto spazio per scappare. E’ un bellissimo maschio di 82 cm. I 15 km di camminata mi sembrano adesso un prezzo giusto da pagare. E gli altri 6 salmoni che aggancerò in piccole lame e buche faranno di questa giornata Islandese una delle più belle della mia vita di pescatore a mosca. 2. Ci sono luoghi, acque e pesci che – per qualche motivo – ci si piantano in testa e diventano un’ ossessione. Il Salmone Atlantico e il suo mito si erano creati da qualche tempo uno spazio sempre più ingombrante nei miei pensieri. Le immagini dei Salmoni pescati a galla in panorami lunari e fiumi dall’acqua limpida avevano trasformato il pensiero in ossessione: dovevo andare in Islanda. Per passare al progetto sono bastati due amici fidati ed un instancabile Islandese di nome Ingo, del nuovissimo operatore di pesca icelandiflyfishermen.com. L’obiettivo era di farsi un’idea abbastanza precisa di cosa volesse dire

pescare il salmone in Islanda. Per questo abbiamo chiesto ad Ingo un programma in cui avremmo dovuto pescare ogni singolo giorno, ma nel contempo visitare il maggior numero di fiumi possibile. Abbiamo quindi pescato in 5 fiumi, tutti nella parte Ovest dell’Islanda: Litla Thvera, Haukadalsa (con l’affluente Thvera), Nordura, Laxa in Leirarsveit e Flekkudalsa. Tutti fiumi in cui pescare con canne a una mano da 9’6” e coda floating del 6 e del 7. 3. Ognuno di noi ha i suoi personali ricordi: una pool pescata all'infinito, un salmone agganciato con un lancio perfetto e poi perso, la mosca preferita. Ma c'è un fiume che ci accomuna nel ricordo. Pescare il Flekkudalsa ci ha fatto sentire parte di una natura immobile e persa nel tempo. Un fiume magico, che offre decine di situazioni diverse di pesca, correndo ora lento tra colline nude e prati verdi per poi accelerare in canyon rocciosi, formando lame, briglie e buche per buttarsi poi in un mare freddo e grigio costellato da centinaia di isole ed isolotti. E i salmoni meravigliosi che lo risalgono. 4. Il 2014 per la pesca del Salmone in Islanda è stato un “annus horribilis”. Secondo il sito www.angling.is sono stati catturati 27.403 salmoni, circa la metà di quelli catturati nel 2013 (55.868). Nel Nordura – che abbiamo pescato con difficoltà a causa dei livelli alti ma di cui abbiamo apprezzato le potenzialità e la bellezza delle pool – nel 2014 sono stati catturati 924 salmoni. Nel 2013, 3.351. Come sempre non esiste una spiegazione univoca. I biologi ipotizzano che le condizioni dell’oceano non fossero ideali quando i salmoni discesero i fiumi uno o due anni fa. Altri danno la colpa al meteo (l’estate più fredda da 15 anni a questa parte) e alcuni accusano la competizione alimentare di merluzzi e foche. La verità è che la risalita del salmone è un evento naturale soggetto a leggi e fattori che non possono essere spiegati in modo convincente e razionale. Succedono e basta. 5. Abbiamo quasi sempre pescato in riffling hitch, una tecnica di pesca che ha l’obiettivo di stimolare l’attenzione del salmone attraverso il movimento della mosca sulla superficie. Il movimento è una piccola onda che la mosca crea sulla superfice grazie al fatto che è legata al


We have been walking for two hours. The sky is dull grey. Thorgils and I are halfway up the hill, among bushes and grass reaching up to our knees. Gnats have been around ever since we left the lodge. I’m sweating in my waders. I have to stop to get some air. On my right, the Thvera river flows 100 meters below, on the bottom of the canyon. It is the 10th of July. I’ll be the second fisherman to fish it from the start of the season. All of a sudden, the canyon walls lower. My guide tells me it’s time to get out. I look at the river: nothing else than a big stream embedded in rock walls. Small currents and some pools. I’ve fished a lot of streams like this. However, this is a different story: we are in Iceland, these are the waters of the Atlantic salmon. We stop. I am soaked to the skin. I get changed and mount a Hardy proaxis 9’6” for 6 with a floating Guideline bullet tail. 9” leader with 12 pound tipped. The Vanquish reassures me. I look at the pool: it must be 20 meters long and 8 wide. If it were up to me, I‘d go fishing below. Thorgils isn’t even looking at me. He’s looking at the water flowing by and says “Hitch. Small”. I take a tiny slim tube fly with a little blue feather from the box. I make the line go through the side hole and tie the 16 double hook. I bend, cast at 45°, lift the rod and let the small fly glide on the water surface. And I go down about one meter at every cast. The water is flowing. I don’t always see the fly gliding. Thorgils does, instead. “It rose!”he whispers. It did! I try again in the same place. I cast, lift the rod slowly, the fly begins to glide while it’s moving away from the bank. I see a small movement on the surface, wait a second and then lift the rod. There it is! The rod bends, my heart beats, the small gnats strike. The fight is short: the fish is strong but it hasn’t got much space to swim away. It is a beautiful 82 cm long male. Now I think that this was well worth my 15 km walk to get here. And the other 6 salmon that I’ll hook in small pools and holes will make this Icelandic day one of the best of my life as a fly fisherman. 2. There are places, waters and fish that – for some reason – are stuck in our mind and become an obsession. The Atlantic salmon and its myth had been increasingly running through my head lately. The images of the salmon caught in crystal clear rivers in moonlight landscapes had transformed the simple thought into an obsession: I had to go to Iceland. To transform it into a project I just needed two trusty friends and

a tireless Icelander called Ingo, of the newly-born fly-fishing operator icelandicflyfishermen.com. Our goal was to get a rather precise idea of what salmon fishing in Iceland means. Therefore, we asked Ingo for a program which foresaw not only fishing on every single day, but also fishing as many rivers as possible. Therefore, we fished 5 rivers, all of them in the western part of Iceland: LitlaThvera, Haukadalsa (with its tributary Thvera), Nordura, Laxa in Leirarsveit and Flekkudalsa. All rivers are to be fished with 9’6”one-hand rods and a 6 and 7 floating tail. 3. Each of us has his personal memories: a pool fished a thousand times, a salmon hooked after a perfect cast and then lost, his favorite fly. Anyway, there is a river we all share in our recollections. Fishing the Flekkudalsa river made us feel a part of that immaculate nature lost in time. It is a magical river which offers tens of different fishing situations, sometimes running slowly among hills and green meadows and then flowing faster in rocky canyons, creating water curtains, weirs and holes, to blend at last with a cold grey sea sprinkled by hundreds of islands and islets. With wonderful salmon running. 4. 2014 was an “annus horribilis” for salmon fishing in Iceland. According to the website www.angling.is 27,403 salmon were caught, about half of those caught in 2013 (55,868). In the Nordura river– that was difficult to fish due to the high levels, though we appreciated the potentialities and beauty of the pools – 924 salmon were caught in 2014. In 2013, the number was 3,351. As usual, there isn’t just one reason. Biologists suppose that the conditions of the ocean were not ideal when salmon swam down the rivers one or two years ago. Others say it’s due to the weather (it had been the coldest summer in the last 15 years) and some blame the food competition of codfish and seals. The truth is that the salmon run is a natural event subject to laws and factors which cannot be explained in a convincing, rational way. It just happens and that’s it. 5. We have almost always fished with riffling hitch, a fishing technique which aims at drawing the salmon’s attention through the fly’s movement on


the surface. The movement is a small wave that the fly creates on the surface due to the fact that it is tied to the leader in a nonlinear position by means of a knot (called hitch) or a side hole in the tube. A salmon longer than 80 cm rising towards a 16 fly may be explained as follows: the salmon is considered to be the salmonid with the strongest tendency to feed on the surface in its initial life phase spent in the river. And the same genetic memory that pushes it to undertake the run towards the place where it was born, pushes this extraordinary fish to violently attack a small fly you let glide on the water’s surface. Not all flies are suitable for riffling hitch. The general rule is that the slower the water, the smaller the fly must be. However, the best surprises may arise from situations in which the fast or rough water hardly allows you to perceive the fly: then, a small wave or an almost imperceptible movement on the surface causes you to lift the rod. At that point a fierce power pulls it towards the bottom, plunges into the current and jumps with a silver leap. And then you’ll be just like Stefano on the Flekkudalsa river, fighting against

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a 20 pound Atlantic salmon in a stream, among small currents, falls and pools. Then you understand the real meaning of fishing the Atlantic salmon in Iceland, in all its magic beauty. And in that same moment you get to know that you are caught, conquered by a place you will always want to go back to. And you also realize that this obsession will be with you forever. maxbrondolo@gmail.com Sources www.angling.is www.icelandicflyfishermen.com For fishing (and for Flekkudalsa!) info@icelandicflyfishermen.com Flights from Italy www.icelandair.it


terminale in posizione non lineare attraverso un nodo (hitch appunto) o un foro laterale nel tube. Un salmone di oltre 80 cm che sale su una mosca del 16 ha una spiegazione: nella sua fase iniziale di vita nel fiume il salmone è ritenuto essere il salmonide con la più spiccata attitudine a cibarsi in superficie. E la stessa memoria genetica che lo spinge al suo viaggio di risalita verso l’esatto punto in cui era nato porta questo incredibile pesce ad attaccare con violenza una piccola mosca fatta pattinare sul pelo dell’acqua. Non tutte le mosche sono adatte al riffling hitch. In generale vale la regola che più le acque sono lente, più la mosca deve essere piccola. Ma le sorprese più belle possono venire da situazioni in cui l’acqua veloce o mossa non consente quasi di percepire la mosca e una piccola onda o un movimento quasi impercettibile della

superficie ti fanno alzare la canna, una forza viva punta verso il fondo, si mette nella corrente, salta con un guizzo argenteo. E ti trovi come Stefano nel Flekkudalsa a combattere un Salmone Atlantico di 20 libbre in un torrente, tra correntine, balzi e pozze. E’ allora che il vero senso del pescare il Salmone Atlantico in Islanda appare in tutta la sua magica bellezza. Ed è in quell’esatto momento che sai che sei preso, catturato da un luogo in cui vorrai sempre tornare. E che l’ossessione ti farà compagnia per sempre. maxbrondolo@gmail.com Fonti www.angling.is - www.icelandicflyfishermen.com Per la pesca (e per il Flekkudalsa!) info@icelandicflyfishermen.com Voli dall’Italia www.icelandair.it.


Christmas Island FISHING ADVENTURES

by David Elgas

Aloha!! It was just over 3 years ago that Allen Sansano and myself participated on the first exploratory trip to kayak fishing Christmas Island. For many years I had heard rumors in Hawaii about the fishing on Christmas Island. The idea of kayak fishing this remote atoll began about 3 years prior while Allen and I were on a mother ship trip fishing the fabled Isla Espirutu chain in the Sea of Cortez. We were enjoying cold beers and tequila on the mother ship one night after a really fun few days of kayak fishing when Allen popped the question on me, Allen asked, “if you could go anywhere in the world to go kayak fishing next where would it be?”. I quickly answered, “Christmas Island”. I had just came off the water from an epic run top water popping for Cabrillo, so the thought of doing that for large Giant Trevally on Christmas Island seamed awesome. And so it began: our quest to get kayaks to Christmas Island and to be the first in the world to kayak fish this coral atoll. Christmas Island lies 1,337 miles south of Hawaii and is the world’s largest coral atoll. The atoll is situated just 144 miles north of the equator. Atolls are flat islands and Christmas Island is no different with the highest point being no more than 43 feet high. For certain the biggest fear local people have is the threat of a tsunami. This massive

atoll has one large opening that feeds into the sea to the northwest. Across this opening there are 2 small islands that form 3 channels into the lagoon. The enormous inner lagoon is 62 miles of water that shrinks into another 60 miles of smaller subsidiary lagoons and ponds. There are 48 miles of shoreline inside the main lagoon. The perimeter of the atoll is 93 miles of shoreline. The inner lagoon and the atoll itself are much bigger than I anticipated. Even the aerial photos from Google Earth don’t give a comparison of actually how big the atoll is. The atoll is so large that you cannot see the back of it from London point. The atoll also rises sharply up from the Pacific Ocean floor so the water offshore and surrounding the atoll gets very deep very quickly. The slowest decent from the atoll to the ocean floor is actually found in front of the entrance to the lagoon where years of sand have slipped through the channels into the sea. Christmas Island’s inner lagoon offers an incredible network of ponds and flats I have never seen. This beautiful maze is a protected Marine Wildlife Sanctuary and a breeding ground for many fish species. Inside the flats there are large schools of Bonefish, Trevally, Milkfish, Mullet, Threadfin, Snappers, Ladyfish, Barracuda, and Goatfish. Many of the areas in the lagoon are protected from local fishing allowing


Aloha!! Più di 3 anni fa io e Allen Sansano partecipammo al primo viaggio esplorativo di pesca in kayak sull’isola di Natale. Da molti anni alle Hawaii avevo sentito parlare della pesca sull’isola di Natale. L’idea di pescare in kayak su quest’atollo remoto ci era venuta circa 3 anni prima, quando io e Allen ci trovavamo su una nave ammiraglia durante un viaggio di pesca sulla leggendaria Isla Espirutu nel mare di Cortez. Una sera, dopo alcuni giorni di puro divertimento trascorsi a pescare in kayak, ci stavamo gustando birre fredde e tequila sulla nave, quando lui mi fece la seguente domanda: “Se potessi andare in qualunque posto al mondo per la tua prossima pesca in kayak, cosa sceglieresti?”. Io risposi velocemente: “Christmas Island”. Ero appena uscito da una epica battuta di pesca a popping a Cabrillo, dunque il pensiero di fare lo stesso per qualche Giant Trevally sull’isola di Natale mi pareva grandioso. E fu così che tutto ebbe inizio: la nostra brama di portare i kayak sull’isola di Natale e di essere i primi al mondo a pescare in kayak su quest’atollo di corallo. L’isola di Natale si trova 1.337 miglia a sud delle Hawaii ed è l’atollo di corallo più vasto al mondo. L’atollo si trova ad appena 144 miglia a nord dell’equatore. Gli atolli sono isole piatte e l’isola di Natale non è diversa, col suo punto più alto di appena 43 piedi. Di certo la paura maggiore degli abitanti del luogo è la minaccia di uno tsunami. Quest’imponente atollo ha un’ampia apertura che sfocia in mare a nord-ovest. Attraversano quest’apertura 2 isolotti che formano 3 canali in laguna. L’enorme laguna interna è costituita da 62 miglia d’acqua che si ritira in altre 60 miglia di piccole lagune e bacini secondari. Ci sono 48 miglia di costa all’interno della laguna principale. Il perimetro dell’atollo è di 93 miglia costiere. La laguna interna e l’atollo stesso sono molto più grandi di quanto io pensassi. Persino le foto aeree di Google Earth non danno un’idea di quanto l’atollo sia effettivamente grande. L’atollo è così vasto che non si riesce a vederne la parte retrostante dal punto cardinale di Londra. L’atollo si erge ripido dal fondale dell’oceano Pacifico, dunque l’acqua attorno all’atollo e al largo diventa profonda molto velocemente. La discesa meno ripida dall’atollo al fondale dell’oceano si trova di fatto davanti all’ingresso in laguna, dove la sabbia è per anni scivolata nei canali verso il mare. La laguna interna dell’isola di Natale offre un’incredibile rete di stagni e flat che non ho mai visto. Questo bellissimo dedalo è un’oasi faunistica protetta e un luogo d’incubazione per molte specie ittiche. All’interno delle flat ci sono ampi banchi di bonefish, carangidi, milkfish, barracuda, snappers. Molte delle aree della laguna sono protette dalla pesca locale, permettendo così a queste specie di prosperare in quest’oasi faunistica. Per anni i pescatori sono venuti su quest’atollo per pescare a mosca i bonefish nella laguna interna. Se la pesca a mosca del bonefish è ciò che state cercando, questo luogo soddisferà I vostri desideri. Le flat qui offrono infinite opportunità di catturare bonefish a mosca e strada facendo incontrerete anche molte altre specie e, occasionalmente, grossi Giant Trevally. Si può passare una vita cercando di esplorare la laguna interna e i pescatori amano tantissimo la pesca a mosca sull’isola di Natale. Diablo Paddlesports ci ha fornito due kayak da pesca Adios per questo viaggio esplorativo. Abbiamo constatato che Adios è un kayak assolutamente stabile che consente di pescare a mosca dal suo spazioso ponte. Anche se Allen ed io sapevamo che questa era una grande destinazione per


la pesca a mosca al bonefish, i nostri pensieri erano più occupati dall’arduo combattimento contro i Giant Trevally che risiedono qui, dal peso che oscilla tra le 25 e 100 libbre e oltre. Ho passato 3 settimane a pescare sull’isola di Natale, conoscendo sempre meglio il luogo e i suoi posti migliori da pesca. È stato davvero incredibile e ho avuto anche la possibilità di entrare in contatto con la sua fantastica popolazione. Mi ritrovo regolarmente a sognare ad occhi aperti la pesca e la gente di là. Giusto per darvi un’idea di com’è la pesca sull’isola di Natale, è accaduto molte volte che la prima cosa che vedevamo al mattino mentre raggiungevamo a piedi la nostra barca a bilanciere in porto, fosse il tuffo di un uccello fregata che si lanciava contro enormi palle di giovani triglie rosse spinte in superficie dai Trevally che le attaccavano. Un’esperienza di pesca produttiva che io e Allen abbiamo presto fatto è una tecnica che le guide locali usano per attirare i Giant Trevally nella laguna. Alle guide locali è consentito portare i clienti a pescare all’interno dell’oasi faunistica protetta e possono pescare con le reti per catturare delle esche. Le guide vanno in ricognizione sulle flat e, quando trovano le esche, usano una rete per catturarne alcune. L’esca più comune e preferita sull’isola di Natale è il cefalone. Una volta che le guide locali si sono assicurate le esche, è garantita una buona giornata di pesca. Le guide ci hanno mostrato un punto nel mezzo della laguna che era una piccola pancake flat. È qui che ancoravano la piccola barca in legno . Mentre preparavamo i kayak, le guide facevano a pezzetti le esche. Quando le guide cominciavano a mettere le esche, i Giant Trevally arrivavano come branchi di cani affamati. Vedevamo addirittura grossi Giant Trevally che si precipitavano sulle flat per afferrare pezzi di esche giusto ai nostri piedi. Durante questa frenetica abbuffata, i Trevally si avventavano su qualsiasi cosa fosse loro presentata, compresi popper, cucchiai e mosche. Alcuni grossi Giant Trevally sono stati catturati con la mosca, ma i più grossi, del peso di 100 libbre, a spinning. Era quasi troppo semplice catturare Giant Trevally in questo modo. Dopo aver preso rapidamente e facilmente dozzine di grossi Giant Trevally in questa piccola pancake flat, ci siamo annoiati. Io ed Allen abbiamo tentato dunque la fortuna pescando al largo in kayak : abbiamo preso dei Giant Trevally e svariati altri tipi di pesci. Io e Allen in questa settimana abbiamo noleggiato anche un autocarro per raggiungere la zona retrostante della laguna e abbiamo pescato a mosca i bonefish. La seconda settimana ho imparato molte cose sullai pesca dell’isola di Natale. Non solo la pesca ai bonefish e ai Giant Trevally è incredibile, ma la pesca a bolentino al largo è di buona qualità, pressappoco come in qualsiasi altro luogo del mondo. La prima volta che ho provato la mia attrezzatura artigianale damashi, i pesci hanno abboccato immediatamente appena ha toccato l’acqua e io ho catturato 3 pesci niente male. Nei giorni seguenti è stato uno spasso pescare a damashi appena fuori costa, con 30-60 piedi d’acqua. Sono riuscito a prendere facilmente un’ampia varietà di specie commestibili di pregio come red snapper, GT, corall trout ecc. Pescando a damashi da un kayak sull’isola di Natale siete sicuri di divertirvi un sacco e di catturare gustosi pesci da mangiare. Durante la terza settimana di pesca esplorativa sull’isola di Natale, ho incontrato Danny Viscardo e Joey Cambria, pescatori in kayak del New Jersey. Sono due pescatori


these species to thrive within this marine wildlife sanctuary. For years anglers have been coming to this atoll to fly fish the inner lagoon for Bonefish and Trevally. If fly fishing for Bonefish is what you’re into, this place will satisfy your desires. The flats here offer endless opportunities at bones on the fly and along the way you will encounter many other species and occasional large GT. You can spend a lifetime trying to explore the inner lagoon and anglers absolutely love the fly fishing on Christmas Island. Diablo Paddlesports supplied us with two Adios fishing kayaks for this exploratory trip. We found that the Adios is a fully stable kayak capable of fly fishing from its roomy deck. Though Allen and I knew this was a great fly fishing destination for Bonefish our thoughts were more on the strong fighting Giant Trevally that reside here ranging from 25 pounds to over 100 pounds. I spent 3 weeks kayak fishing on Christmas Island, learning about the place and the fishery. I had the most incredible time and met some fabulous local people. I constantly find myself day dreaming about the fishing there and the people. Just to give you a bit of an idea of the fishery at Christmas, there were many times that first thing in the morning while walking to our outrigger boat in the harbor, we would see frigate bird’s dive bombing into huge balls of juvenile Goatfish that were being pushed to the surface by attacking Trevally. One productive fishing experience that Allen and I had early on is a technique the local guides use to attract the Giant Trevally in the lagoon. Local guides are permitted to take clients fishing within the protected wild life sanctuary and are allowed to net fish for bait. Guides will scout for the bait on the flats and when they find it they will use a surround net to capture some. The most common and preferred bait fish in Christmas Island is the milkfish. Once the local guides secure bait a good day of fishing is sure to follow. The guides showed us a spot in the middle of the lagoon that was a small pancake flat. Here they would anchor the small wooden outrigger boat. While we got the kayaks ready, the guides would cut up the milkfish into bait pieces. When the guides started chumming the bait, GT’s and blues would come in like packs of hungry dogs. We would actually see large GT dashing onto the flats to grab pieces of chum right at our feet. During this feeding frenzy the Trevally would hit just about anything presented to them including poppers, spoons, lead head jigs, and even flies. Some big GT’s were caught on the fly however the biggest GT’s weighing 100 pounds were caught with bait. It was almost too easy to catch GT like this. We became bored after quickly and easily catching dozens of big GT’s on this small pancake flat. Allen and I also tried our luck kayak fishing offshore a few times while on the atoll. We caught GT’s, Sweat lips, and Snappers while trolling and popping around the inner reefs in the coastal waters. Allen and I also took the truck to the back of the lagoon this week and fly fished for bones. We easily spotted lots of Bonefish and even a few Trevallies in just a short time. It became apparent right away that this place had it all including top notch bone fishing. In the second week I learned more about the fishery on Christmas Island. Not only is the bone fishing and Giant Trevally


fishing incredible, but the bottom fishing offshore here is just about as good as it gets anywhere in the world. Armed with custom homemade heavy duty damashi rigs baited with curly tail grubs, one could have a smorgasbord of offshore fishing action. The first time I tried my homemade damashi rigs they were taken immediately on the first drop and I pulled up 3 job fish. Over the next several days I had a blast damashi fishing just offshore in 30-60 feet deep water. I was able to easily catch a wide variety of good eating species including Red Snapper, Yellow Spot Trevally, Coral Trout, Job fish, large Goatfish, and Luna Tail Snapper. In the end all of my damashi rigs got tore up and broken off. One of the highlights while damashi fishing was catching 2 very large Goatfish on one hook. In their desperation to eat the grubs one Goatfish bit down over the other Goatfish’s whisker pinning them both to one hook. Damashi fishing from a kayak on Christmas Island is sure to provide a lot of fun and tasty eating fish. During the third week of exploring fishing on Christmas Island, I met New Jersey kayak angler’s Danny Viscardo and Joey Cambria. These guys are dedicated and passionate kayak anglers. Joey is also a fly fishing fanatic. The anglers experienced the whole realm of what the island has to offer by fly fishing the lagoon flats, fishing the pancake flat for Trevally, and taking on the offshore waters. We also spent a lot of time fishing offshore the atoll on this trip and found a bounty of action jigging with butterfly jigs. The jigging down here is really fun. We caught a lot of nice size fish including GT, Red Snapper, Luna Tail Grouper, Coral Trout, and Job fish. Jigging is one of the most productive methods for fishing the offshore water around the atoll. We wouldn’t go more than 3 drops before picking up something. Danny even got lucky and after drifting over the ledge while jigging, briefly hooked into a Sail Fish before it broke off, but not before seeing the Sail go airborne with Danny’s jig in its mouth. Another fun experience I had in the 3rd week was kayak fishing next to a tuna processing ship. The local guys all told me that there would be big fish out there so I wanted to give it a shot. I set up in the lee of the large ship and started free lining chunks of bait down into the ships discharge valve chum line. I had so much action on every single bait drop catching Rainbow Runners, Blue Fin Trevally, and Mackerel Tuna. There was bigger Yellow Fin Tuna underneath the ship but it was hard to get the bait past all the other hungry fish. That very same day, just up the coast, Danny and Joey got into a boiling ball of 100 pound tuna exploding on the surface, however they only had jugs and neither of them had poppers to throw at them. There is a lot of big Yellow Fin Tuna, Wahoo, and Sail fish at Christmas Island and they are waiting for anglers wishing to pursue them. If you ever had the desire to go fly fishing, kayak fishing or offshore fishing at Christmas Island I would say go for it. You will find a wonderful place lost in time with an incredible fishery. There is still much to explore here fishing. We only touched the surface of the possibilities and I was there 3 weeks. On Christmas Island you will fish your brains out until you drop and catch a lot of fish. There are so many types of fishing practices


in kayak zelanti e appassionati. Joey è anche un fanatico della pesca a mosca. Hanno sperimentato tutta la vasta gamma di ciò che l’isola ha da offrire pescando a mosca nelle flat della laguna, pescando i Trevally nella pancake flat e affrontando le acque al largo. In questo viaggio abbiamo trascorso anche molto tempo a pescare al largo dell’atollo. Il jigging quaggiù è un vero divertimento. Un’altra esperienza divertente che ho fatto nella terza settimana è stata quella di pescare in kayak accanto a una nave per la lavorazione del tonno. La gente del luogo mi diceva che lì avrei trovato grossi pesci, così ho voluto fare un tentativo. C’erano tonni a pinne gialle di maggiori dimensioni al di sotto della nave, ma era difficile far passare l’esca oltre tutti gli altri pesci affamati. Quello stesso giorno, risalendo la costa, c’erano Danny e Joey che avevano trovato una mangianza di tonni da 100 libbre che ribolliva sulla superficie, però loro avevano solo esche affondati. Ci sono un sacco di grossi tonni a pinne gialle, wahoo e pesci vela sull’isola di Natale che attendono solo dei pescatori desiderosi di adescarli. Se avete mai desiderato pescare a mosca, in kayak o al largo sull’isola di Natale, io vi dico: “Provateci!”. Troverete un luogo meraviglioso fuori dal tempo. C’è ancora molto da esplorare pescando qui. Noi abbiamo assaporato alcune delle possibilità che offre questo posto e io ci sono rimasto 3 settimane. Ci sono così tanti tipi di pratiche di pesca sull’atollo che questo viaggio dovete davvero pianificarlo bene. La laguna interna è veramente qualcosa di grandioso ed è piena di vita, compreso il delizioso gambero mantide. La pesca al bonefish, ai GT, la pesca a bolentino sono tutte di ottima qualità. La gente del luogo che vive sull’atollo è molto gentile, generosa e simpatica. Io e Allen siamo riusciti a organizzare il pacchetto di pesca al prezzo più basso dell’isola, a partire da $1,575 a settimana per pescatore. Cerchiamo di soddisfare le esigenze di tutti i pescatori, compresi di pescatori a mosca, e i nostri pacchetti sono completamente personalizzabili in base a ciò che desiderate fare. Il nostro lodge, l’Adventure Dive and Fishing lodge, si trova vicino al porto delle barche e alla locale ghiacciaia. Il nostro pacchetto di pesca completo comprende i trasferimenti da e per l’aeroporto, 7 notti di sistemazione AC con bagno privato, 6 giorni di pesca, 3 giorni di pesca dalla barca, tutti i pasti e una guida del luogo. Su richiesta si possono aggiungere ulteriori giorni in barca, a un prezzo di $150 al giorno. Il lodge è confortevole, il cibo è buono e la pesca qui è tra le migliori al mondo. Possiamo prenotare per un solo pescatore o anche collettivamente per gruppi fino a 24 pescatori. Visitate il nostro sito web e troverete tutte le informazioni relative alla pesca a mosca e in kayak sull’isola di Natale, all’indirizzo www.christmasislandfishingadventure.com Aloha, David Elgas. Aka: Boogie-D Web: www.christmasislandfishingadventures.com Email: david@chistmasislandfishingadventures.com

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at the atoll, you really need to plan well for this trip because this place has got it all. The inner lagoon is really something and full of life including the delicious manta shrimp. The Bone fishing, Trevally fishing, bottom fishing, and offshore fishing are all really good. The local people living on the atoll are very kind hearted nice. Allen and I were able to set up the lowest priced fishing package offered on the Island starting as low as $1,575 per angler per week. We cater to all anglers including fly fisherman and our packages are fully customizable based on what you want to do. Our lodge, the Adventure Dive and Fishing lodge, is located close to the boat harbor and the local ice house. Our complete fishing package includes airport shuttles, 7 nights of AC lodging with private bathroom, 6 day of fishing, 3 days of boat fishing, 3 days of truck fishing, all meals, and a local guide. More boat days can be added upon request at a rate of $150 per day. The lodge is comfortable, the food is good, and the fishing here is some of the best in the world. We can book one solo angler and book all the way up to groups of 24 anglers. Go check out our website for all the information pertaining to fly fishing and kayak fishing on Christmas Island at www.christmasislandfishingadventure.com Aloha, David Elgas. Aka: Boogie-D Web: www.christmasislandfishingadventures.com Email: david@chistmasislandfishingadventures.com Snail: 59-444 Makana rd. Haleiwa, HI 96712 Phone: (808) 234-4047 and (808) 638-9100


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MESSICO 2015: SETTIMANA DI PASQUA Roosterfish in Messico. 6 giorni pieni di pesca alla caccia di questi splendidi pesci sia dalla spiaggia che dalla barca. Hotel di ottima categoria tutto compreso con guide a disposizione. Viaggio Indicato anche per famiglia al seguito. Easter week 2015 Roosterfish in Mexico. 6 full fishing days hunting these beautiful fish both from the beach and from a boat. Excellent hotel all inclusive accommodation with guides available. A holiday you can also enjoy with the whole family.

POLONIA 2015: GIUGNO

Fiume San, Polonia. La prima settimana di Giugno partiremo alla volta di questo splendido fiume, popolato da grosse trote e temoli. Prezzo euro 1000 incluso permessi di pesca e hotel a pensione completa, escluso trasferimenti.

ISLANDA 2015: PRIMA SETTIMANA DI LUGLIO Islanda, fiumi LAXARDALUR e MYVATNSSVEIT. Lodge a pensione completa e guide a disposizione. Questo è uno dei fiumi più famosi dell’Islanda per la pesca di grosse brown. Iceland, LAXARDALUR and MYVATNSSVEIT rivers, first week of July 2015. Lodge with full board and guides available. This is one of the most famous rivers in Iceland for fishing big brown.

KAMCHATKA 2015: DAL 24/08 AL 02/09 Partiremo alla volta di questa meravigliosa destinazione. Trote iridee splendide e grossi salmerini Kundka. Lodge a pensione completa e guide a disposizione. Prezzo 3200 escluso i voli.


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