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H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

VIAGGI > Camp Tjuonajokk, Lapponia > El Dorado – The Gold Rush in the north of Argentina > 10 anni di dedizione al re delle acque dolci > Islanda: trote di mare ed eruzioni > Big Game Natal

Chatbox > Minardi, un mondo di piume

STORIA & COLLEZIONISMO > L’arte nella pesca: Angela Lenz > L’evoluzione della mosca artificiale

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri


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Naturalmente in Paradiso si pesca a mosca. E chi credi abbia prodotto l’attrezzatura?

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Fario is a series of classic looking trout rods with a modern twist. The deep action absorbs the explosive power from fish being hooked up close, making them perfectly suited for short-range fishing with thin leaders. The strong tip ensures long, precise casts with tight loops for those hard to reach fish in the distance. And if you need to spey- or roll cast, the deep load into the butt makes sure you get the fly to where you want. We could go on and on about these rods, but the only way to experience a Fario fully is to try one yourself. Are they the best trout rods in the world? Well, we leave that up to you to decide.

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RISE FLY FISHING FILM FESTIVAL IN ITALIA RISE FLY FISHING FILM FESTIVAL è l’evento che, ad inizio stagione, carica di entusiasmo tutti gli appassionati di natura e di pesca a mosca. Si tratta del più grande festival cinematografico del settore che raccoglie i migliori filmati di pesca del mondo. Dalla Nuova Zelanda, passando per l’America, il festival è arrivato anche in Europa e finalmente dal 2013 anche l’Italia entra in questo grande circuito grazie all’iniziativa di Trentinofishing e di Riva del Garda Fiere e Congressi. Durante la serata un team di esperti proietterà 4 - 5 cortometraggi, per la durata di circa 2 ore, riguardanti esperienze esclusive di pesca provenienti da tutto il mondo. L’iniziativa si svolgerà nella serata di sabato 23 marzo 2013 al Palacongressi di Riva del Garda in concomitanza con i due giorni della Fiera di caccia e pesca. I biglietti saranno acquistabili on line al prezzo di €15 sul sito www.flyfishingfilmfestival.eu oppure al momento dell’evento.

SOMMARIO

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VIAGGI 8

Camp Tjuonajokk, Lapponia

20

El Dorado – The Gold Rush in the north of Argentina

44

10 anni di dedizione al re delle acque dolci

58

Islanda: trote di mare ed eruzioni

74

Big Game Natal

Chatbox 34

Minardi, un mondo di piume

STORIA & COLLEZIONISMO 52

L’arte nella pesca: Angela Lenz

66

L’evoluzione della mosca artificiale

Dove puoi trovare la tua copia:

Where you can find your copy:

ITALIA Arezzo: Podere Violino, loc. Gricignano 99 - San Sepolcro (AR) Bologna: Supermarket della pesca, via Oradour 7 - San Giorgio di Piano Brescia: Il Martin Pescatore, via Calatafimi 6 Darfo - Boario Terme Brescia: Peak and creek, via Valcamonica 29 Ferrara: Molino F.lli Birati, via S.Antonio 10/a - Argenta Forlì: Massi Gabriele Pesca Sport, v.le Appennino 456 S.Martino in Strada Milano: Il Gatto con gli Stivali, via Bergognone 27 Milano: La Vallata, via Molino Nuovo - Castelletto di Cuggiono Padova: Code Amiche, via Firenze 5 - Villafranca Padovana Pavia: Bricchi Pesca, via Cav. Colli 6 - Mortara Reggio Emilia: Like a River, via Guadiana 10 Reggio Emilia: I Giardini dell’Acqua, S.S 63 - Collagna

Treviso: Sport Sile, via Internati 1943/45 - Silea Varese: Clan, via Provinciale - Mornago AUSTRIA Kötschach-Mauthen: Hotel Kürschner, Schlanke Gasse 74 Mittersill: Hotel Braurup, Kirchgasse 9 St.Jakob im Defereggental: Hotel Jesacherhof, Außerrotte 37 Graz: AOS Fly Fishing, Kärntner Strasse 155 DANIMARCA Odense: Go-Fishing, Dalumvej 67 Slovenia Most na Soči: Hotel Zlata Ribica, Idrija pri Bači 86


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Anno VI - Numero 1 Primavera 2013

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2013

H2O Magazine-trimestrale di pesca, turismo e tempo libero. Tariffa R.O.C.: Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n° 46) art.1, comma 1, CN/BO In caso di mancato recapito inviare al CPO di Bologna per la restituzione al mittente previo pagamento resi. Contiene I.P..

€ 7 per chi pratica il ”catch & release” > € 14 per gli altri

SOMMARIO

VIAGGI > Camp Tjuonajokk, Lapponia > El Dorado – The gold rush in the north of Argentina > 10 anni di dedizione al re delle acque dolci > Islanda: trote di mare ed eruzioni > Big game Natal ChATBox > Minardi, un mondo di piume

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SToRIA & CoLLEZIoNISMo > L’arte nella pesca: Angela Lenz > Evoluzione della mosca artificiale

In copertina fotografia di Stephan Dombaj

Giorgio Cavatorti Direttore Editoriale

H2O anno VI Marzo 2013 Direttore Responsabile Sara Ballotta

Pescare... Viaggiando

Direttore Editoriale Giorgio Cavatorti Vice Direttore Dante Iotti Caporedattore Emilio Arbizzi Redazione Giorgio Cavatorti Via Verdi,30 42027 Montecchio Emilia (RE) e-mail: info@cavatortigiorgio.it Hanno collaborato a questo numero: Riccardo De Stabile, Stephan Dombaj, Rasmus Ovensen , Stefano Vallongo Servizi esterni Sandro Mediani Art Director Giuditta Soavi giuditta@edigrafica.net Collaborazione Grafica Omar Gade Stampa: “Tipografia Moderna” Bologna (BO) Fotografi di Redazione: Marco Agoletti, Alessandro Seletti Traduzioni: Rossella Catellani, Elisabetta Longhi, Silvia Rioli Autorizzazione Tribunale di Bologna n°8157 del 01/02/2011 Poste Italiane spa- Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - aut. Roc N°20825 del 10/03/2011 - DCB Bologna Una copia € 7,00 Arretrato € 10,00 Abbonamento annuo € 25,00 Abbonamento estero € 45,00 L’abbonamento si può pagare tramite: Bonifico bancario IBAN IT23Y0760102400000007504417 C/C Postale n° 7504417 Intestato a H2O srl - Via Rodolfo Audinot,4 - 40134 BOLOGNA Gli abbonameni non disdetti un mese prima della loro scadenza,con lettera raccomandata, si intendono automaticamente rinnovati Copyright © 2008 Tutti i diritti sono riservati, è vietata la riproduzione anche parziale senza l’autorizzazione della Redazione. Fotografie e manoscritti non richiesti non vengono restituiti. Per qualsiasi informazione inerente i viaggi trattati nel magazine, vi invitiamo a contattare la Redazione. Per informazioni sugli abbonamenti : +390516641191-+390510452815

Apriamo questo numero con un articolo sulla Lapponia e conosciamo lo splendido lodge Tjuonajokk sul fiume Kaitum, destinazione da sogno per gli amanti della pesca al temolo. Di seguito Rasmus Ovensen ci racconta la pesca in Islanda e l’amico Stephan Dombaj ci intrattiene sulla pesca al Dorado in Argentina. Un’ azienda storica italiana nella lavorazione delle piume, la Minardi piume di Lugo, si affaccia sul mercato del fly tying con una linea di materiali per la costruzione di mosche e, dai prodotti che ho avuto modo di vedere, il suo ingresso in questo settore non passerà certo inosservato. Stefano Vallongo ci parla dei lucci irlandesi e, per la parte storica, il guru Riccardo De Stabile cattura la nostra attenzione sull’evoluzione dei materiali per la costruzione delle mosche. L’arte nella pesca questa volta è ben rappresentata dalla brava Angela Lenz, infine l’ avventura in Brasile degli amici della Big Game Natal chiude il numero. Finalmente arriva in Italia il “Rise flyfishing film festival” alla fiera di Riva del Garda sabato 23 Marzo. Non mancare, è un appuntamento importante e unico in Italia.Trovi tutte le info su www.trentinofishing.it. Buona lettura Giorgio Cavatorti

We open this issue with an article about Lapland, in particular about the beautiful lodge Tjuonajokk on the River Kaitum, a wonderful destination for lovers of grayling fishing. Then Rasmus Ovensen will speak about fishing in Iceland and our friend Stephan Dombaj will tell us about fishing Dorado in Argentina. A historic Italian company in the manufacturing of feathers, the Minardi company in Lugo, is entering the fly tying market with a line of materials for the construction of flies and, after seeing their items, I can say that their products won’t pass unnoticed. Stefano Vallongo will talk about Irish pike and in the section dedicated to the history of fishing our expert Riccardo De Stabile will draw our attention on the development of materials for the construction of flies. Art in fishing is represented in this issue by Angela Lenz, a very fine and inspired artist, finally, the adventure in Brazil by our friends of Big Game Natal closes the number. The "Rise flyfishing film festival" is coming to Italy at the fishing exhibition in Riva del Garda on Saturday, March 23.It is an important and unique event not to be missed. Info at www.trentinofishing.it. Happy reading Giorgio Cavatorti

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Camp Tjuonajokk, Lapponia

testi e fotografie di Giorgio Cavatorti

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Tjuonajokk è probabilmente il lodge di pesca più famoso della Svezia. Si trova sul fiume Kaitum nella Lapponia svedese, tra Kiruna e Gällivare, a circa 120 chilometri a nord del circolo polare. Il mezzo più comodo per raggiungerlo è l’aereo e successivamente l’elicottero. L’aeroporto più vicino è quello di Kiruna, la città più a nord della Svezia. Arrivati in aeroporto un breve tragitto vi porterà alla base di partenza degli elicotteri, da dove in 40 minuti sarete al Tjuonajokk. Il lodge è vicino ad alcuni dei più rinomati luoghi di pesca della Lapponia e il modo più pratico per raggiungerli è noleggiare una barca al lodge o ingaggiare una delle guide professioniste del campo; questi giovani

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ragazzi, spesso studenti di ittiologia che si guadagnano qualche soldo nella stagione estiva, conoscono i posti più belli e, senza perdere tempo, vi porteranno dove ci sono i pesci. Normalmente si pesca da riva – la pesca dalla barca è consentita solo nei laghi. Il camp Tjuonajokk è attrezzato con cabine in legno molto confortevoli per dormire e dove si può anche cucinare. Ovviamente c’è anche un ristorante dove si può gustare il buon cibo nordico: il salmone appena grigliato o il salmerino crudo speziato, la carne di renna arrostita oppure il piatto del giorno, il gallo cedrone. Il tutto accompagnato da birra o vino e da tante chiacchiere fino a notte fonda. Ma qui la notte è molto luminosa, avendo


Un’appuntamento U Un n imperdibile! davvero da

Finalmente anche in Italia, fa tappa a Riva del Garda, Trento, il RISE Fly Fishing Film Festival, uno dei migliori festival mosca cinematografici al mondo di pesca a mosca.

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luce per 24 ore al giorno, quindi spesso si torna a pesca, anche solo per un paio d’ore, giusto il tempo di allamare 2 o 3 bei lucci dal pontile. Andando verso monte, verso la famosa rapida tra i due laghi Kaitum inferiori, vi sono zone incantevoli; le montagne di Kårsatjåkkas e Livamtjåkkas arrivano fino al cielo e sull’altra sponda del fiume svettano le scogliere verticali di Tjuoltapakte,un luogo meraviglioso completamente disabitato. Nel camp naturalmente c’è anche una grande sauna giusto a due passi dal lago, con una vista unica sulle montagne al di là delle grandi finestre panoramiche. Anche l’acqua da bere non manca, essendo potabile tutta quella che c’è intorno, lago compreso. Un po’

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strano per noi, ma perfettamente normale per questi luoghi. La zona si presta anche per fare trekking, specialmente sulla cima del Tjuonatjokkah, dove si attraversano prati di montagna ricoperti di fiori. Nella vallata potete vedere ciò che resta delle abitazioni Sami fatte di blocchi di torba. In alto, sulla nuda montagna, al di sopra del limite della vegetazione arborea, la lieve brezza caccia via le zanzare. Al di sotto di voi le montagne sono dipinte di blu e bianco lungo l’orizzonte. Prendetevi una pausa e lasciate che il rumore di un piccolo ruscello vi canti la ninna nanna mentre una renna cerca di sfuggire alla calura del giorno su una piccola chiazza di neve lì vicino. Per quanto riguarda la


Tjuonajokk is probably the most renowned fishing camp in Sweden. It lies on the Kaitum river in Swedish Lapland, between Kiruna and Gällivare, some 120 kilometers north of the polar circle. The most convenient way to travel there is to fly, first by plane, then by helicopter. The closest airport is Kiruna, the most northern town in Sweden. Once you have arrived at the airport, there is a short transfer to the helicopter base, from where you will reach Tjuonajokk in 40 minutes. The camp is close to some of the most renowned fishing spots of Lapland and the most practical way of reaching them is to hire a boat at the camp or one of the camp professional guides; these young men, who are

often ichthyology students wishing to earn some money during the summer season, know all the finest spots and will quickly guide you to the fish without losing any time. Fishing is usually from the shore – boat fishing is only allowed in the lakes. Tjuonajokk fishing camp is equipped with very comfortable wooden cabins where you sleep and cook as well. There is also, of course, a restaurant where you can enjoy the good Nordic food: fresh-grilled salmon or raw spiced char, roasted reindeer or the dish of the day, the grouse. Add to this good beer or wine and some chats until late at night. The night here is very long, since there is light for 24 hours a day. So people often go back fishing,

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pesca, le tecniche variano, ma la pesca a mosca in questa zona è il top. Il temolo, la specie dominante, di solito viene pescato a secca. I pesci qui hanno una taglia importante, specialmente per gli standard svedesi, pesano in media 800 grammi circa, ma spesso si pescano anche esemplari che pesano il doppio, specialmente di notte. Normalmente in una giornata di pesca si catturano una quarantina di pesci interessanti, anche senza essere dei fenomeni del lancio. Il temolo più grande catturato qui è di 2,7 chili. Ottima è anche la pesca alla trota, che nel Kaitum arrivano non raramente ai cinque chili. Qui le migliori chances sono a spinning, ma anche a mosca ne abbiamo catturate da un paio di kg.

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Anche i salmerini sono presenti, ma nel periodo estivo in cui noi abbiamo pescato erano probabilmente a profondità maggiori. Per gli amanti del Luccio il Tjiunajokk è una meta splendida. Sia nei laghi formati dal questo grande fiume, sia nelle anse del fiume stesso vi sono centinaia di ottimi spot. L’assenza di una pesca pressante unita alla qualità di queste acque favorisce un accrescimento decisamente veloce e, sia a spinning che a mosca con grossi streamer, il divertimento è assicurato. Lucci over 10 kg. sono all’ordine del giorno, mi sembra di ricordare un record in questa zona di circa 20 kg.


even for only a couple of hours, just the time to catch 2 or 3 nice pike from the wharf. If you go upstream, towards the well-known rapid between the two lower Kaitum lakes, there are wonderful places; the mountains of Kårsatjåkkas and Livamtjåkkas reach the sky and, on the other side of the river, you’ll see the vertical cliffs of Tjuoltapakte, a really wonderful place, completely uninhabited. There is also a big sauna at the camp, just a step from the lake, with a unique view over the mountains beyond the panoramic windows. Everywhere here water is drinkable, including the lake. It sounds a bit strange to us, but it is perfectly normal in these places. You can also trek in this area,

especially on top of Tjuonatjokkah, where you go through mountain meadows decked with flowers. In the valley you can see the remainings of the Saami dwellings made from peat blocks. High on the bare mountain, above the treeline, the light breeze blows away the mosquitoes. The mountains are painted in blue and white along the horizon. Take a rest and let the sound of a small stream sing you a lullaby while a reindeer tries to escape from the heat of the day by standing on a small patch of snow nearby. You can fish here using different techniques but fly-fishing is the most common. The grayling, the dominant species, usually prefers a floating fly. Fish have a considerable size

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here, especially if compared to the Swedish average: the average fish weighs around 800 gr., although fish double that size are often caught, particularly at night. In a day of fishing you usually catch about forty good fish, even if you are not an expert caster. The record grayling caught here is 2,7 kg. Trout fishing is excellent too, Kaitum trout weighing five kilograms are not rare. The best chances are by using the spinning technique but we also caught some trout weighing a couple of kg. There are char too, but in summer time, when we went there, char were probably at lower depths. For those who love pike-fishing, Tjiunajokk is a wonderful destination. There are hundreds of excellent

spots both in the lakes formed by this big river and in the bends of the river itself. The absence of heavy fishing combined with the quality of the water allows a very rapid growth, so that fun is guaranteed both with spinning and with big streamers. Pike over 10 kg. are routine, but I seem to recall a record of about 20 kg in this area.

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El Dorado – The Gold Rush in the north of Argentina by Stephan Gian Dombaj (www.flyfishingnation.de)

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The Jungle Book... Even before the howler monkeys start their daily morning concert in the treetops overlooking the Rio ParanĂ , I am already awake, completely dressed and checking the knots in an obsessive way, ready to search for teeth gnashing redfish with my fly. It is still dark and everybody in the lodge is still asleep, but after spending three

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and a half months in Magellan Patagonia, this adventure in the province of Corrientes, in the North of Argentina, promises refreshing news, and so the joyful excitement deprives me of sleep. In the early sunshine an incredible panorama takes shape right in front of my apartment. The mighty Rio ParanĂ  is immersed in an almost suffocating thicket. What must be the shore emerges like an island in the main

current...The toucans fly up, the howler monkeys climb above my head and one of the fastest freshwater fish that a fisherman can ever imagine is swimming quickly in the meandering river: the golden dorado... The golden dorado These fish of the Characins predators trout family (Salminus


Prima ancora che le scimmie urlatrici comincino il loro abituale concerto mattutino in cima agli alberi che sovrastano il Rio Paranà, io sono già sveglio, vestito di tutto punto e intento a esaminare i nodi in modo maniacale. Fa ancora buio e l’intero lodge dorme ancora, però, dopo tre mesi e mezzo trascorsi nella Patagonia di Magellano, quest’avventura nella provincia nord-argentina di

Corrientes promette incredibili novità e l’eccitazione mi fa perdere il sonno. Ai primi raggi del sole si delinea un panorama incredibile proprio di fronte al mio alloggio. Il possente Rio Paranà è immerso in una boscaglia quasi soffocante. Quella che deve essere la riva emerge come un’isola nella corrente principale...I tucani si alzano in volo, le scimmie urlatrici si arrampicano al di sopra della mia testa e in mezzo ai meandri dei flutti saetta uno dei più veloci pesci

d’acqua dolce che un pescatore a mosca possa immaginare: il golden dorado...

in questo caso è da prendere assolutamente alla lettera, visto che questo pesce alla luce scintilla come oro puro. Anche il nome „Dorado“ deriva dalla parola latina „auratus“ (oro), che col tempo divenne „Dauratus“. A seconda delle dimensioni predano in branchi di diverse dozzine di pesci o vanno a costituire un temibile „branco di lupi“, un gruppo di pochi esemplari di grossa taglia. Un decreto

legislativo ha dichiarato il golden dorado oggetto di interesse nazionale in Argentina. Persino i pescatori locali si attengono ai rigidi regolamenti del catch & release. Sane piramidi di età e stock ittici al di sopra della media sono la naturale conseguenza di queste regole. I dorado sono cacciatori a inseguimento che perlustrano le zone ricche di pesci in cerca di prede da attaccare... e

qui ce ne sono parecchie. Isolotti naturali e rami secondari offrono una linea pressoché interminabile di sponde esposte continuamente all’erosione. Su quasi tutto il tratto fluviale si trovano tratti di sponde ripidi, interrotti dai molti ceppi di legno morto. Un alveo assai incostante che presenta un numero altissimo di secche, oltre a rami secondari che, in base al livello dell’acqua, sono collegati o

Il libro della giungla...

Il golden dorado Questi pesci predatori (Salminus brasiliensis), che possono arrivare a pesare fino a 60 libbre, hanno squame dorate iridescenti, una testa possente, centinaia di denti aguzzi e una soglia di tolleranza estremamente bassa a livello di prede e anche di mosche. „Golden“

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brasiliensis), which can weigh up to 60 pounds, have got iridescent golden scales, a mighty head, hundreds of sharp teeth and an extremely low tolerance level as for preys and also flies. In this case „Golden“ is to be taken absolutely literally, as this fish shines in the light like pure gold. In fact, the name „Dorado“ derives from the Latin word „auratus“ (gold), which became „Dauratus“ with the time passing. Depending on their size, they either hunt for their prey in shoals of many dozens or as a frightening „wolf pack“: a group of a few specimens of large size. A legislative decree declared the golden dorado an object of national interest in Argentina. Even local anglers adhere to those strict catch & release regulations. As a result, there are healthy age pyramids and fish stocks are above the average. Dorados are pursuing hunters who patrol the pools in search of preys... and here there are plenty of them. Natural islands and lateral branches offer an almost never-ending shore line continuously exposed to erosion. Steep shores with much deadwood can be found along almost the entire stretch of the river. The riverbed is highly inconstant with its very high number of shoals and lateral branches, that are sometimes connected with the main stream based on the water level... there are so many opportunities that it is impossible to exploit all of them. It is exactly this variety which makes of the Rio Paranà the home of dorados and a traditional destination related to this species of fish. After a short introduction concerning the features of the water, we go on board. The guides are assigned according to the stretch of the river, they each have got two rods and they work on a half-day shift system. We search all pools and shore spots by the electronic motor, in a delayed drift as wide as a cast. The anglers fore and aft make up a team which is moving the fly upstream and downstream, in the hot spots, and while doing this they are already locating the next pool out from the corners of their eyes. What sounds relatively monotonous in theory, is instead extremely exciting in reality, something which requires temperament. Fast and accurate


no con la corrente principale... le opportunità sono così tante che è impossibile sfruttarle tutte. È proprio questa varietà che rende il Rio Paranà una culla del dorado e un classico delle destinazioni legate a questa specie. Dopo una breve introduzione alle caratteristiche del corso d’acqua, ci imbarchiamo. Le guide sono assegnate per tratto di fiume, hanno a disposizione due canne ciascuna e si danno il cambio

ogni mezza giornata. Col motore elettrico sondiamo tutte le pool e gli angoli della sponda. I pescatori a prua e poppa compongono un team che muove la mosca su e giù per la corrente nei punti chiave e nel far ciò già individua con la coda dell’occhio la prossima area di pesca. Quello che in teoria suona relativamente monotono è invece nella pratica un salto della cavallina, per cui è necessaria una buona

tempra. Lanci rapidi e precisi per tutto il giorno! Solo i contatti coi pesci interrompono i mantra, che tuttavia non rubano concentrazione e tempra ai pescatori. Già dalla preparazione dell’attrezzatura risulta chiaro a quali sforzi essa venga sottoposta da parte degli abitanti della giungla. Persino le mosche secche sono provviste di terminali in acciaio, visto che qualsiasi terminale viene mozzato

senza difficoltà dai pacu, abituati a schiacciare le noci e altri frutti, e dai pira pita, anch’essi estremamente vigorosi. Vale in generale la regola secondo cui più o meno tutti i pesci, nella catena alimentare acquatica, sono dotati di denti, aguzzi o smussati, e dell’adeguata forza mascellare – a tali condizioni dobbiamo accuratamente adattare la nostra attrezzatura. Una canna da 6 con un Bass Bug Taper è

l’ideale per la pesca con mosca secca di pira pita, pacu ecc. Non solo i golden dorado diventano molto più grossi e robusti, anche il tipo di pesca richiede attrezzatura pesante. Non è semplicemente una questione di mosche, che possono essere molto grosse come nella pesca al luccio, ma piuttosto della velocità con cui si deve pescare. Bisogna percorrere dei metri di fiume. Ciò significa,

in pratica, lanciare di continuo. Spesso i dorado reagiscono già allo splash della mosca. Accade non di rado che un intero branco di pesci segua la mosca a una velocità pazzesca. Abboccano in modo tanto rapido quanto brutale e vengono ricambiati con uno strip strike, una sorta di battuta sulla mano che tiene la lenza. Solo così ci sono discrete possibilità che l’amo resti impigliato nella bocca

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casts, all day long! Only the contact with the fish interrupts the mantras, which nevertheless doesn’t deprive the anglers of their concentration and temperament. You can guess from the choice of the equipment what kind of efforts it will have to bear when coming into contact with the jungle’s inhabitants. Even dry flies are provided with steel leaders, as any single leader is easily broken by pacus, which are able to crack nuts and other fruit, and by pira pitas, which are extremely strong as well. Generally, the rule is that, in the aquatic chain, everything has sharp or blunt teeth and the appropriate bite force – under such conditions we must carefully adapt our equipment. A 6 rod with a Bass Bug Taper is ideal for dry fly fishing for pira pitas, pacus etc. Not only do golden dorados grow much bigger, but the type of fishing requires heavy equipment as well. It doesn’t only depend on flies, which can be very big like for pike fishing, but especially on the fishing speed. You’ll have to cover meters and meters of river.This means, in practice, continuously casting without pause. Dorados often react as soon as they hear the fly splash. If often happens that an entire shoal of fish follows the fly at a crazy speed. The bites are just as fast as they are brutal and are treated with a strip strike, a sort of beating on the hand which is holding the line. This is the only way to have some chances that the hook gets stuck in the mouth of the fish, which is as hard as stone, in spite of the fireworks made by the fish. The smaller dorados behave like rainbow trout under the effect of steroids. If one of these unlucky small fish, after the first leaps, remains stuck to the iron without hook, it often stirs up cannibalistic instincts in the bigger fish. While the mighty jaws of the bigger dorados tear their smaller brother to pieces, the angler, who is at the other end of the boat, remains a third party enjoying the show. Inebriated by the idea of food, the fish try to bite almost everything which is in motion. To eat and be eaten. After the battle, if necessary, the fish must be forcefully drawn far from eventual obstacles. If this is not possible, you’d better hope that it won’t drag the line along while it goes through the underwater jungle. The aim is to lure the fish towards free water and start the drill there.


Rio Paranà The epicentre of dorado fishing can be found in the freshwater habitats of northern Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia and the south of Brazil, all of them bordering with the Rio Paranà, the second most important river system of South America. With its length of almost 4000 km and a drainage area of 2.582.672 km², the Rio Paranà

(All Tackle World Record). The area shown here lies about 70 km south of the Yacireta dam and, unlike many tributaries and stretches of the Paranà river, it is clear and free from sudden water level variations almost all year long. High season is from December to May, in addition to good autumn fishing in October; May and December are the „hottest“ months, when the most big size specimens are caught

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represents the „younger brother“ of the Amazon river. The equivalent of the Amazon Peacock Bass or Cichla ocellaris here is the golden dorado, of which many specimens can be found. The general withdrawal prohibition brings about considerable catches in the middle stretch of the Paranà river. For anglers this means 60-80 contacts a day!!! The average is about 6-8 kg, 10-15 pounds. Many of them

are caught every day. Two digit specimens over 10 kg are rarer, of course, but on the average they are seen 2-3 times a week per fishing rod, even though this doesn’t mean that they are actually caught. A really big dorado is not for nothing a leviathan. The biggest dorado of the Rio Paranà that we have heard of weighed 33 kg and is considered to be the official world record, regardless of the equipment used

towards evening.

water tightness and here you go: the dorado boat is ready. If it’s surface fishing or fishing with streamers, certain colour combinations have turned out to give particularly good performances. Well visible: black/purple, black/yellow and red/white. Natural: green/beige. Cannibalistically effective: gold/ yellow!

Fly patterns The flies for dorado fishing vary a lot in length, from one finger to one arm. Recomended Hooks are Tiemco 600 SP and Gamakatsus SC15 in 2/0 and 3/0. The foamed plastic body is glued to the hook like a hull, some synthetic swingle is sufficient to give the fly the right


del pesce, che è dura come pietra, malgrado il finimondo che si scatena subito dopo. I dorado più piccoli si comportano come trote arcobaleno. Se uno di questi piccoli pesci sventurati, dopo i primi balzi, rimane attaccato al ferro senza ardiglione, spesso ciò scatena istinti cannibalistici nei pesci più grossi. Mentre le possenti mascelle dei grossi dorado fanno a pezzi da vivo il proprio simile, il pescatore, all’altra estremità della barca, fa il terzo che gode. Nell’ebbrezza del nutrimento il pesce cerca di addentare quasi tutto ciò che si muove. Mangiare ed essere mangiato. Dopo la battuta, laddove necessario, occorre tirare il pesce con forza lontano da eventuali ostacoli. Se non ci si riesce, resta da sperare che non si trascini dietro la lenza mentre attraversa la giungla che c’è sott’acqua. Lo scopo è quello di portare i pesci nelle acque libere e di procedere lì al drill. Rio Paranà L’epicentro della pesca ai dorado si estende negli habitat d’acqua dolce dell’Argentina settentrionale, del Paraguay, dell’Uruguay, della Bolivia e del sud del Brasile, tutti confinanti col Rio Paranà, il secondo sistema fluviale del Sudamerica in ordine d’importanza. Con una lunghezza di quasi 4000 km e un bacino idrico di 2.582.672 km², il Rio Paranà rappresenta il „fratello minore“ del Rio delle Amazzoni. L’equivalente dell’amazzonico Peacock Bass è qui il golden dorado, di cui si incontrano parecchi esemplari. Il divieto generale di prelievo si traduce in imponenti catture nel corso mediano del Paranà. Per i pescatori ciò significa 60-80 contatti al giorno!!! La media si aggira sulle 6-8 libbre, 10-15 kg. Quotidianamente ne vengono tratti a riva molti. Gli esemplari a due cifre, dunque oltre i 10 kg, sono naturalmente più rari, ma mediamente si vedono 2-3 volte alla settimana per ogni canna da pesca, il che non significa però che vengano presi. Il più grosso dorado del Rio Paranà di cui si abbia notizia pesava 33 kg e viene considerato il record mondiale ufficioso indipendentemente dall’attrezzatura usata (All Tackle World Record). Questa zona si trova a circa 70 km sotto la diga di Yacireta e, a differenza di molti affluenti e tratti del Paranà, è quasi tutto l’anno limpida ed esente da brusche oscillazioni del livello dell’acqua. L’alta stagione va da dicembre a maggio, oltre a una buona pesca autunnale in ottobre; maggio e dicembre sono i mesi più „caldi“, in cui il maggior numero di esemplari di grosse dimensioni si pesca verso sera. Modelli di mosche Le mosche per la pesca al dorado variano molto in lunghezza, da un dito a un braccio. Gli ami consigliati sono il Tiemco 600 SP e il Gamakatsu SC15 in 2/0 e 3/0. Il Titanic Diver è una mosca d’attacco sovradimensionata che ha già mietuto molte vittime fra i dorado. Corpi in foam in colorazioni ben visibili: nero/lilla,

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Conclusions & Lodge Wild, wilder, Dorado... Dorado fishing is the warm water version of tarpon fishing, if a comparison can be made. The wild gestures, the type of attack, the savage drills are all set in the panorama of the jungle in northern Argentina! It’s the formula 1 of the fly rod. At Solid Adventures’ lodge El Dorado, which is the first fly-only

if you are heading to Bolivia, it is better to land in La Paz or St. Cruz de la Sierra. The type of fishing described here can be practiced in the province of Corrientes, in the north-east of Argentina. The triborder region situated in between Argentina, Brazil and Paraguay has got a well-organised system of airline connections and can be easily reached in one hour and a half from Buenos Aires.

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lodge on the Paranà river, you will find trained guides who know how to meet fly fishermen’s requests. The north of Argentina has a special charm, which is not only due to its outstanding fishing opportunities but also to the perfect steaks, the asado which is known all over the world as well as the fantastic red wines...

How to get there / Licences

The area between Posadas and the homonymous capital of the province Corrientes is renowned for the big dorados and has got three airports served by the airline company Aerolinas Argentina: Posadas (PSS), Corrientes Int. Airport (CNQ) e Resistencia Int. Airport (RES). The lodge Solid Adventures El Dorado is very close to the border with Paraguay and is hardly one hour and a half

away from the major conurbations. According to the agreements made, Solid Adventures picks up the travelers in Buenos Aires or following the internal transfer. At the moment you enter the country you will be given a tourist visa, while the most suitable fishing license will be obtained at the lodge.

From the infrastructural as well as cultural point of view, the capital of Argentina, Buenos Aires (reachable from Frankfurt, Paris, London, Stockholm, Oslo, Amsterdam or Copenhagen), is the ideal departure location for tours in search of dorados in Paraguay, Uruguay, Brazil and of course in the north of Argentina itself. Only


nero/giallo e rosso/bianco. Naturali: verde/beige. Cannibalisticamente efficaci: oro/giallo!

in tutto il mondo e ai fantastici vini rossi...

La pesca al dorado è la versione in acque calde della pesca al tarpon, se è lecito fare un paragone. I gesti selvaggi, il tipo di battuta, i brutali drill, tutto questo inserito nel panorama

della giungla dell’Argentina settentrionale! La formula 1 della canna da mosca. Il lodge El Dorado di Solid Adventures, primo lodge solo a mosca sul Paranà, dispone di guide qualificate che sanno come soddisfare le richieste dei pescatori a mosca. Il nord dell’Argentina ha un fascino speciale anche a prescindere dalle sue straordinarie opportunità di pesca. Oltre alle perfette bistecche, all’asado noto

per tour a caccia di dorado in Paraguay, Uruguay, Brasile e naturalmente nello stesso nord dell’Argentina. Solo se si è diretti in Bolivia è meglio passare per La Paz o St. Cruz de la Sierra. La pesca qui descritta abbraccia la provincia di Corrientes, nel nordest dell’Argentina. Come punto di frontiera di tre Paesi (Argentina, Brasile, Paraguay), dispone di un sistema ben sviluppato di

collegamenti aerei e da Buenos Aires si raggiunge comodamente in un’ora e mezza. L’area tra Posadas e l’omonimo capoluogo di provincia, Corrientes, è rinomata per i grossi dorado e dispone di tre aeroporti serviti dalla compagnia Aerolinas Argentina: quello della stessa Posadas (PSS), Corrientes Int Airport (CNQ) e Resistencia Int Airport (RES). Il lodge Solid Adventures El Dorado è vicinissimo

al confine col Paraguay e dista un’ora e mezza scarsa dai maggiori agglomerati urbani. A seconda degli accordi, Solid Adventures va a prendere i viaggiatori direttamente a Buenos Aires o dopo il trasferimento interno. All’ingresso viene compilato un visto turistico, mentre la licenza di pesca adatta alle proprie esigenze si ottiene al lodge.

Conclusioni & Lodge Selvaggio, più selvaggio, Dorado...

Come arrivare / Licenze Dal punto di vista sia infrastrutturale che culturale la capitale dell’Argentina, Buenos Aires (raggiungibile da Francoforte, Parigi, Londra, Stoccolma, Oslo, Amsterdam o Copenhagen), si presta come punto di partenza

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Minardi, un mondo di piume A cura della redazione Fotografie di Alessandro Seletti


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This historic company in the manufacturing of feathers has recently ventured in the production of feathers for the creation of artificial flies, thus immediately revealing its quality and knowledge of the sector. Its history comes from far away, exactly from Lugo di Ravenna, an agricultural centre and market town where Massimo, Pio and Luigi Minardi were born at the end of the nineteenth century. The three brothers descend from a farmers’ and breeders’ family and they are children of their time: the beginning of the twentieth century which brings about a yearning for redemption and a longing for progress that stimulate young generations throughout the world. Like many other young people of the time the three

brothers start working very early in three different trades: Massimo in the egg production, Pio in the vegetable oilseeds production, Luigi in the feather and down business. Unluckily the twentieth century also brings along huge tragedies. In 1916 the Great War is underway and Maria, Luigi’s young wife, waits for her husband in Lugo, reading the letters he sends from the front. In these letters he describes terrible war sceneries but he also gives voice to his hopes and projects for the future. He gives her instructions to start up a feather and down processing plant, an idea that he ponders in the trench listening to the tales of a fellow soldier. Maria, who is an obedient and industrious wife, carefully follows

Questa storica azienda che si è sempre occupata della lavorazione delle piume si è ultimamente affacciata alla produzione di piumaggi per la costruzione di mosche artificiali, distinguendosi subito per la qualità e la conoscenza della materia. La sua storia ha origini lontane e precisamente a Lugo di Ravenna, centro agricolo e di mercato, alla fine del 1800: è qui che infatti nascono Luigi, Pio e Massimo Minardi. I tre fratelli provengono da una famiglia di agricoltori e allevatori di bestiame e sono figli del loro tempo, quell’inizio ‘900 che porta una voglia di riscatto e desiderio di progresso che muovono le giovani generazioni in tutto il mondo. Come molti loro coetanei, i tre fratelli entrano giovanissimi nel mondo

del lavoro scegliendo ciascuno un settore diverso: per Luigi sarà la lavorazione delle piume, per Pio la produzione di olio vegetale, per Massimo la produzione di uova. Ma attorno a loro il secolo vive anche grandi tragedie. Nel 1916 è in corso la Grande Guerra e a Lugo, nella pianura romagnola, Maria, giovane moglie di Luigi, riceve le sue lettere dal fronte. Insieme alla descrizione di amarissimi scenari e sofferenze di guerra, Luigi esprime speranze e progetti per il futuro e le invia le istruzioni per impiantare una lavorazione di piume e piumino, idea che coglie dai racconti di un compagno di trincea. Moglie operosa e ubbidiente, Maria segue le istruzioni e apre un laboratorio casalingo in cui comincia a selezionare e trattare


her husband’s instructions and sets up a craft workshop at home, where she begins sorting and washing feathers and down. The activity soon expands and many other workshops begin to sprout in different areas of the Romagna plain – which traditionally has a special vocation for fowl farming – all the way up to the Apennines between Faenza and Imola. In 1930 the Great War is over and the world economy is recovering. The Stabilimento Luigi Minardi, which is located inside the outer belt of Lugo, employs 40-50 workers who hand-sort feathers and down according to their dimensions and quality. Then the Second World War breaks out: in 1944 the front halts in Lugo for an endless time and the population suffers the pangs of

piume. I laboratori si estendono presto in varie zone della pianura romagnola- tradizionalmente vocate all’allevamento di animali da cortile- fin sull’Appennino faentino-imolese. Nel 1930 la Grande Guerra è finita e l’economia è finalmente in ripresa. Nello Stabilimento Luigi Minardi, nella cintura allora immediatamente periferica di Lugo, lavorano 40-50 dipendenti che selezionano le piume prevalentemente a mano, in base alla loro qualità e grandezza, ma una nuova guerra è alle porte. Nel ‘44 il fronte si ferma a Lugo per un tempo interminabile, facendo sentire alla popolazione i morsi della fame e del freddo. Molti conoscenti della famiglia Minardi trovano conforto, più che altro psicologico, nei rifugi scavati proprio sotto le balle di


cold and hunger. Many friends and acquaintances of the Minardi family find a solace to their fear of death digging shelters right under the feather and down bales piled up in the factory’s warehouse, thus believing that they could protect themselves from air-raids and bombing. Only after 1946 will the machines start buzzing again with the industrial activity being resumed and re-launched both at a National and International level. As a matter of fact, Luigi Minardi – a shrewd businessman and a Commendatore of the Italian Republic – is also a passionate and enthusiastic traveller. So, almost challenging the oceanic distance, he goes all the way to the Americas and Bombay and when he comes

back he decides to collect and process fancy feathers, that is exotic and ornamental feathers for fashion houses and haute couture, used to embellish hats, hand-bags, belts and other fashion accessories. Using different feather varieties and engineering the necessary equipments and machineries with the help of local craftsmen, he also starts producing toothpicks, mouthpieces for smokers and brushes. A technological step forward is taken with the first washing machines and tumble driers directly imported from Western Germany: the factory enters a new and more industrial age, which in 1950 will bring to the production of the first machinesewn down quilt. In 1954 the Italian Karakorum expedition

piume dello stabilimento, nell’illusione di proteggersi in modo rudimentale dai bombardamenti. Dopo il 1946 si riprende il lavoro e l’azienda riparte a livello nazionale ed internazionale. Luigi Minardi, oltre ad essere uomo d’affari e commendatore, è anche un appassionato viaggiatore; di ritorno da Bombay e da un viaggio nelle Americhe, decide di raccogliere e lavorare le fancy feathers, ovvero le piume esotiche destinate all’industria della moda elegante, applicate a cappelli, cinture, borse ed altri accessori moda. Con piume diverse, e costruendo con artigiani locali le attrezzature e i macchinari necessari, produce anche stuzzicadenti, bocchini per fumatori e spazzole.

Il passo tecnologico successivo è rappresentato dalle prime macchine lavatrici ed asciugatrici acquistate in Germania, inizia un’era più caratterizzata in senso industriale, che nel 1950 porta alla realizzazione della prima trapunta cucita a macchina. Nel 1954 la spedizione italiana condotta da Lacedelli e Compagnoni, che pianta il tricolore sulla vetta del Karakorum, ufficializza la piuma come elemento di abbigliamento dalle caratteristiche eccezionalmente moderne di leggerezza, versatilità e comfort. E’ la nascita del piumino da abbigliamento, che in pochi anni conosce un’evoluzione esponenziale, una vera e propria rivoluzione culturale nel costume, prima utilizzata quasi


conquers the summit of K2 and plants the Tricolore flag on its peak: Lacedelli and Compagnoni, the climbers who reach the top, are wearing down-filled jackets, thus making people aware of their exceptional qualities of lightness, versatility and comfort . Since then, down-quilted jackets speed up the pace and meet an incredible surge in popularity, a real “cultural revolution” in fashion- down and feathers, which until then were only used in bedding, are now promoted to the rank of filling material for clothing. Successively, the Grenoble Olympics in 1968 represent the official spring board for down-quilted jackets which from France hit the fashion world and catwalks all over

Europe. Together with its production Minardi Piume grows and moves to more adequate business premises near the new outer belt of Lugo, where production technologies and logistics can be constantly improved. Thanks to their comfort, lightness and top performances, down-quilted jackets soon become a fully-fledged phenomenon: no-one can no longer do without them until in the Eighties this leads to the city wear jacket. The trade of padded furniture also discovers the unequalled softness and lightness of feathers and down and it turns from a traditional production on a small scale to a modern industrial production on a bigger scale. This Italian company

esclusivamente come imbottitura nelle trapunte da letto per riscaldare il sonno, ora passa al ruolo di imbottitura per capi di abbigliamento. In seguito le Olimpiadi invernali di Grenoble del 1968 costituiscono il trampolino di lancio dei piumini d’abbigliamento, che dalla Francia dilagano come capi di moda in tutta Europa. La Minardi Piume cresce assieme al suo prodotto e si trasferisce in una sede più adeguata, dove perfeziona costantemente le tecnologie produttive e logistiche. Una volta entrato nell’abbigliamento e nel costume, non si può più rinunciare alla comodità, alla leggerezza e al comfort

avvolgente del piumino che negli anni ‘80 prende la forma del giubbotto city wear. Anche l’arredamento e il mobile imbottito scoprono la soffice leggerezza della piuma che accompagna l’evoluzione del settore da un tipo di attività artigianale di tappezzeria alla produzione industriale vera e propria. Questa azienda italiana è diventata leader anche nel settore delle piume colorate, l’aristocrazia della piuma. Queste piume vengono raggruppate sotto la definizione di piume fantasia e il loro utilizzo è prevalentemente ornamentale ed estetico. L’arte di lavorare le piume fantasia trova origine nelle raffinatezze del gusto d’Oriente. Successivamente, quest’arte approda in Italia per poi trovare piena espressione

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has also become a leader in the trade of coloured feathers, which are the feathers’ aristocracy. These feathers are grouped under the definition of fancy feathers and their use is mostly ornamental and aesthetic. The art of manufacturing fancy feathers draws its origin from the sophistication of the oriental taste. Later on this art came to Italy and eventually found its full expression in the sixteenth century in France. In the following two centuries fancy feathers were considered as precious as jewels by their specialized craftsmen, the socalled panacheurs. As a matter of fact, in 1776 the panacheurs joined the craft of flower makers and were ever since considered as real fashion creators. Thanks to its experience

of almost one century in the valorisation of feathers and down, Minardi Piume has developed a specific department to suit the needs of modern panacheurs and any other special client for whom creativity is a must. The department Minardi Piume e Fantasia can supply more than 300 different feather articles (among which wonderful ostrich boas and turkey marabou) and satisfy all your fancy feather needs in an original and customized way. The choice of creating a line of feathers for the tying of artificial flies is therefore in no way an improvisation, but rather the completion of a high quality product range and masterly handicraft workings as a result of decades spent working these materials.

nella Francia del 1500. Nei due secoli seguenti i panacheurs, ovvero gli artigiani delle piume fantasia, trattavano le piume come fossero gioielli. Il 1776 fu l’anno in cui la categoria si associò a quella dei fiorai, assunse una connotazione artistica e impose ai suoi esponenti la definizione lusinghiera di creatori di moda. Per tutti i moderni panacheurs e per gli altri clienti un po’ speciali che fanno della creatività la loro prerogativa, la Minardi Piume – forte di quasi un secolo di esperienza e di valorizzazione della piuma in tutte le sue forme – ha sviluppato al suo interno una struttura specifica, la Minardi Piume e Fantasia, che con i suoi oltre trecento articoli di piume (tra questi, i fascinosi boa di struzzo e marabou

di tacchino) è in grado di rispondere creativamente a ogni esigenza specifica in modo originale e personalizzato. Non è quindi un’ improvvisazione la scelta di creare una linea di piume per la costruzione di mosche artificiali ma piuttosto il completamento di una gamma di prodotti di alta qualità e di sapienti lavorazioni artigiane maturate in decine di anni di lavorazione di questi materiali. Special thanks per le mosche costruite dall’amico Fabrizio Gajardoni


by Stefano Vallongo photos by Stefano vallongo ed ente del turismo irlandese

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10 anni di dedizione al re delle acque dolci

Just when the year two thousand and two was about to finish I began to look for information on northern pike in the UK and a little later I would leave for the North of England with fishing rods and a few pounds. At that time I had plenty of free time and instinct, a degree in Physical Education and I had no ideas about what I wanted to do in the future, but I knew what I didn’t want to do: shutting myself up within four walls. A caged animal lives a short time and badly. Since I was a child I had been travelling around Europe and I had challenged lakes and seas with my windsurf, so a swimming pool or a gym were too claustrophobic for me. All that I knew was that I wanted space, oxygen, nature and its elements, especially wind and water. Despite this, no one, including myself, would have imagined that just a few years later I would leave everything to move to Ireland to work as a fishing guide. The fascinating stories I had heard in pubs and fishing shops induced me, after two intense months spent between York, Leeds and Hull, to leave England and fly to Dublin. I left for a twenty days trek with my rucksack, fishing rods and a tent, searching for my lost pike - this experience changed my life and I found a job.  As a child fishing for me has always been a serious matter and still now the goals are the same: to understand, to make progress, to learn, to be never satisfied with the results, but at the same time to enjoy every catch and every release. Ireland and its fish have a magic and a very special atmosphere. In recent years I have had the good fortune to fish in different waters outside Italy and Europe, beautiful places populated with fish, but they seduced me less than the Emerald Isle. In Ireland the environment, genetics of fish and water policy have all contributed to the selection of vigorous fish with incredible charm and sporty behaviours. The pike, as well as brown trout, salmon and perch, are fickle and elusive, but with commitment and dedication they can give you immense satisfactionit is a fact that flyfishing and spinning lovers are more and more numerous every year. In large environments pike migrate and move in packs with daily and seasonal movements. During the first years I found the approach to these waters very mysterious and

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Proprio mentre stava per finire l’anno duemiladue cominciai a cercare informazioni sui northern pike del Regno Unito e di lì a poco sarei partito per il nord dell’ Inghilterra armato di canne da pesca e poche sterline. Il tempo e l’ istinto non mi mancavano, fresco di laurea in scienze motorie, avevo le idee ben poco chiare su cosa avrei fatto in futuro, ma ero ben sicuro di cosa non avrei mai fatto: rinchiudermi tra quattro mura. Un animale in gabbia vive poco e male. Sono stato abituato fin da bambino a girovagare per l’ Europa sfidando laghi e mari con il windsurf e sia una piscina che una palestra mi stavano troppo strette. Quello che sapevo era che desideravo spazio, ossigeno, la natura e i suoi elementi, soprattutto vento e acqua. Nonostante ciò nessuno, me compreso, avrebbe immaginato che solo pochi anni dopo avrei lasciato il tutto- niente che avevo per trasferirmi a far la guida di pesca in Irlanda. Gli affascinanti racconti da pub e le gesta avventurose narratemi nei negozi di pesca fecero sì che, dopo due intensi mesi passati tra York, Leeds ed Hull, lasciai l’ Inghilterra volando a Dublino. Partii per un trekking di venti giorni in solitario con zaino in spalla, canne da pesca e tenda alla ricerca del mio luccio perduto: questa esperienza mi cambiò la vita e dato un lavoro. Fin da bambino la pesca per me è sempre stata una cosa seria e allora come oggi gli obiettivi sono sempre gli stessi: capire, progredire, mettersi in discussione, non accontentarsi dei risultati ma allo stesso tempo saper gioire ad ogni cattura e per ogni rilascio. L’Irlanda ed i suoi pesci hanno una magia ed un atmosfera molto speciale. In questi anni ho avuto la fortuna di pescare anche in diverse acque al di fuori dell’ Italia e dell’Europa, posti stupendi e popolati di pesci, che però mi hanno sedotto e rapito meno dell’ isola di smeraldo. In Irlanda gli ambienti, la genetica dei pesci e la politica delle acque hanno fatto sì che si selezionassero pesci vigorosi, con comportamenti di incredibile fascino ed indubbia sportività. I lucci, così come brown trout, salmoni e persici, sono capricciosi e sfuggenti, ma con impegno e dedizione regalano immense soddisfazioni ed ogni anno fanno ammalare sempre più appassionati di mosca e spinning. Nei grandi ambienti i lucci migrano e si muovono in branco con spostamenti stagionali e giornalieri. Durante i primi anni l’approccio a queste acque mi sembrò molto misterioso e spesso casuale, invece con i lucci di taglia nulla


often accidental, on the contrary with big pike nothing happens by chance, their behaviors, even if you do not understand them, have a precise logic. I have been fishing every day six months a year for ten years, I have understood a lot, but I still have so much to understand. The joys that every year these fish give to me and my guests are immense, they are fish able to surprise you every single day. From late spring to early autumn many pike around the meter aggregate in shallow water, they concentrate in small areas and have short but intense

feeding times, this provides unique fishing conditions: they love biting flies stripped at a good speed just below the surface, they are incredibly strong fish which fight with breathtaking jumps and escapes. Ireland offers fabulous and untouched Celtic environments for both tourists and fishermen: bogs, wild mountains, forests, springs, small and large lakes and rivers that flow into inland seas. The colours of the water are extremely varied: in the same day you can see rocky bottoms and transparent waters, bays with green grass meadows and water lilies, peaty waters and stunning

bays of yellow sand that remind you of tropical destinations.

& Bs, boats and guides in all regions where we fish. We are specialized in pike fishing, especially big size fish, but we also fish brown trout, ferox trout and Atlantic salmon with the help of Irish expert guides. During the days of fishing we use 420560 cm. aluminum boats that we have modified to be suitable for all waters and fishing techniques. The project was born from my passion for pike, nature and fishing, and every year I am pleased that this passion is contagious and more and more friends come to visit and share it with us.

Since my first trekking with a tent on the banks of the river I have travelled a lot. Today I manage a team of Italian guides who work with fishermen every day from April to October. Together we dedicate a lot of time to explore new waters, this allows us to guide our guests in 3 different regions of Ireland so that we can offer different fishing experiences in very different environments. Our lodge is in the centre of Ireland on the banks of the river and we also provide hotels, B


www.pikepride.com - info@pikepride.com - tel 0039.3403328376

avviene per caso, i comportamenti, anche se di difficile comprensione, hanno sempre una logica ben precisa. Dopo dieci anni passati a pescare tutti i giorni almeno 6 mesi all’anno, tanto ho capito, ma tanto ancora devo comprendere. Le gioie che ogni anno questi pesci regalano a me ed ai miei ospiti sono immense, pesci che ogni giorno sono in grado di sorprenderti. Da fine primavera ad inizio autunno tanti lucci intorno al metro si aggregano in acque basse, concentrati in piccole aree, hanno “feeding time” brevi ma di grande intensità, garantendo condizioni di pesca uniche: adorano attaccare le esche recuperate a discreta velocità ad un palmo sotto la superficie, sono pesci dotati di una forza incredibile che si difendono con salti e fughe mozzafiato. L’Irlanda offre sia ai turisti che ai pescatori favolose ambientazioni celtiche, molte delle quali poco o per nulla intaccate dall’uomo: torbiere, montagne selvagge, foreste, risorgive, piccoli e grandi laghi e fiumi che sfociano in veri e propri mari interni. I colori delle acque sono i più vari: durante la stessa giornata si alternano fondali di roccia con acque trasparenti, baie con verdi erbai e ninfee, fondali torbosi e favolose baie di sabbia gialla, che trasportano la mente a luoghi tropicali. Dal primo trekking in tenda sulle rive del fiume di acque ne ho navigate tante. Oggi dirigo un team di guide italiane che fa attività con pescatori tutti i giorni da aprile ad ottobre. Insieme dedichiamo molto tempo all’ esplorazione di nuove acque, ciò ci permette di guidare i nostri ospiti in 3 regioni diverse dell’ Irlanda potendo così offrire diverse esperienze di pesca nei più variegati ambienti. Il nostro lodge è nel centro dell’ Irlanda situato sulle rive del fiume, inoltre abbiamo a disposizione Hotel, B&B, barche e guide in tutte le regioni in cui peschiamo. La nostra specialità sono i lucci, soprattutto quelli di grossa taglia, pescati sia a spinning che a mosca, ma peschiamo anche brown trout, ferox trout e salmoni atlantici avvalendoci anche della collaborazione di esperte guide irlandesi. Durante le giornate di pesca utilizziamo barche in alluminio da 420 a 560 cm. da noi stessi modificate per adattarsi al meglio a tutte le acque e le tecniche di pesca. Il progetto è nato dalla mia grande passione per i lucci, la natura e la pesca ed ogni anno constato con piacere che questa passione è contagiosa e sempre più amici vengono a trovarci per condividerla con noi.


L’ arte nella pesca

Angela Lenz A cura della redazione

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From her earliest childhood no pencil or similar instrument used for visualizing impressions was safe from the hands of Angela Lenz. The need to reproduce what was seen, experienced, dreamed, or phantasized was strong and important. She recorded her impressions on paper and canvas meticulously. Animals and plants are her favorite subjects. She particularly favors animals. The love for drawing and painting did not influence the choice of profession her parents expected, so she began training in hotel services. Even an ordinary life offers many possibilities to achieve a goal and her inner goal remained painting. As a result, she purposely pursued the life of an artist. Since 2004 Angela has earned her living with art. She originally painted mostly landscapes in a classical style as well as animal portraits. Accidentally, if such are “accidents,�

Angela became acquainted with people in the fly-fishing world. Certainly fish are animals and, therefore, they are a natural subject for Angela. Since she had long painted wooden boxes, it was a natural consequence to paint bamboo boxes made to hold flies. It was not quite as simple as it all sounds. As the artificial flies reproduced on the boxes should correspond to the real fly perfectly, the sizes of the living insects makes them almost impossible to use as models for painting. In addition, she had no knowledge of flies and nymphs, what insect is active when and what fly should be used and where- they are all important factors if you want your painting to be faithful and beautiful. So Angela started to study all the available literature about this subject and now we can appreciate the excellent results.

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Fin dalla sua prima infanzia nessuna matita o strumento simile usato per visualizzare impressioni era al sicuro dalle mani di Angela Lenz. Il bisogno di riprodurre ciò che vedeva, sperimentava, sognava o fantasticava era in lei forte e pressante. Registrava meticolosamente le sue impressioni su carta e tela. Gli animali e le piante sono i suoi soggetti preferiti, in particolare gli animali. L’amore per il disegno e la pittura non influenzò la scelta della professione che i suoi genitori si aspettavano da lei, così cominciò la sua formazione nei servizi alberghieri. Persino una vita ordinaria offre molteplici possibilità di raggiungere un obiettivo e il suo era la pittura. E così decise di vivere la sua vita da artista. Dal 2004 Angela si guadagna da vivere con l’arte. Originariamente dipingeva soprattutto paesaggi in stile classico, oltre che ritratti di animali. Casualmente, se si può parlare di “casualità,” Angela fece la conoscenza di persone inserite nel mondo della pesca a mosca. Di certo i pesci sono animali e dunque soggetti naturali per Angela. Angela aveva a lungo dipinto cassette in legno, così fu un’evoluzione naturale dipingere scatole in bambù


per contenere mosche da pesca e quadri in tema. Non fu proprio così semplice come può apparire. Siccome le immagini delle mosche artificiali da riprodurre sulle scatole che le devono contenere spesso devono corrispondere perfettamente alla realtà, le dimensioni degli insetti viventi li rendono pressoché impossibili da utilizzare come modelli per la pittura. Inoltre lei non aveva idea di che mosche e ninfe fossero quelle giuste, quale insetto è attivo quando, che mosca va usata e dove:tutti fattori importanti per realizzare immagini fedeli ed esteticamente piacevoli. Ciò ha significato per Angela studiare approfonditamente tutta la letteratura disponibile sull’argomento e i risultati ottenuti sono sotto gli occhi di tutti.

Fiera della pesca di Vicenza Anche Like a River ha partecipato dal 23 al 25 febbraio alla manifestazione Fishing Show di Vicenza, riconosciuta come la più autorevole fiera della pesca Italiana nel settore della pesca con esche artificiali. La straordinaria affluenza di pubblico e di appassionati ha premiato l'impegno profuso per la preparazione e lo svolgimento della Fiera nella quale Like a River occupava uno stand fra i più grandi di questa manifestazione, reso particolarmente attraente per la presenza della prestigiosa Air Stream. L'ampia esposizione di tutte le referenze delle Aziende distribuite quali, Hardy, Guideline, Tiemco, Sealevel, Frog, Columbia, Caribee ha suscitato l'interesse di appassionati e clienti che in questa circostanza hanno potuto "toccare con mano" e provare le attrezzature nella casting pool adiacente. L'occasione ha consentito altresì di presentare l'ormai prossima manifestazione del terzo corso di pesca a mosca per "Signore", divulgare l'apprezzato Magazine H2O e, ovviamente, proporre imperdibili viaggi di pesca organizzati dalla Victravel, il tour operator del gruppo.


collezioni 2013


ISLANDA:

TROTE DI MARE ED ERUZIONI Testo e Fotografie di Rasmus Ovesen

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Il cristallino lago islandese Heidarvatn è diventato famoso in tutto il mondo per la sua magica pesca alla trota. Il lago ospita un gran numero di trote di diverse dimensioni che vengono pescate solitamente con code affondanti e grossi streamer. Il suo affluente meno noto offre anch’esso un’ottima pesca:vi si celano grosse trote che possono essere attirate in superficie con piccole mosche secche. QUANDO PARTII PER IL LAGO HEIDARVATN nel giugno 2010, una sorpresa era in serbo per me e i miei compagni pescatori. Ci eravamo portati dietro delle tubeflies galleggianti e intendevamo pescare sul lago le grosse trote fario in migrazione usando attrezzatura pesante, grossi streamer e code affondanti.

L’obiettivo ambizioso ma semplice era quello di prendere alcune trote veramente grosse e, eccitati dalle informazioni su pesci argentei di 15-20 libbre, eravamo ansiosi di partire. Avevamo solo tre giornate intere di pesca per realizzare l’obiettivo di catturare un’enorme trota di lago, però, siccome in estate non scende mai la notte a queste latitudini, avevamo la possibilità di pescare per 72 ore di fila (come ho già osservato, molti progetti di pesca si rivelano assai ingenui e irrealistici). ARRIVAMMO al lago nel tardo pomeriggio e trovammo il cottage dove avremmo soggiornato. Era a nord, vicino al Vatnsa, il fiume in cui si riversa l’Heidarvatn, e in men che non si dica eravamo pronti per andare a pescare. Per raggiungere il lago bisognava

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Iceland's crystal clear Lake Heidarvatn has quickly become worldrenowned for its magical trout fishing. The lake harbours trout in great numbers and sizes, which are most successively fished with sinking lines and big streamers. Its lesser known tributary offers great fishing too, however. Big trout lurk here, and they can be lured to the surface with small surface flies. WHEN I VISITED LAKE HEIDARVATN in July 2010, a surprise was in store for me and my two fellow fishermen. We had brought along float tubes and intended to fish the lake for big migratory brown trout using heavy gear, big streamers and fast sinking lines. The ambitious but simple goal was to catch a few really big

required a half kilometer long walk upstream through bright green marshes, and although we were eager to get to the lake which lay ahead, we had a hard time taking our eyes off this beautifully meandering river, which poured past us down stream. It stole our eager gazes with its promising pools, backwaters and eddies, and even though we just hurried past - overwhelmingly fueled by our dreams of catching the lake monster as we were, we certainly weren't immune to the charms of this little river gem. LAKE HEIDARVATN was everything that we had ever dreamed of. Partially surrounded by harsh mountain crags that rose up dramatically close to the shore and cut carelessly into the sky, the

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trout, and kindled by rumors of silvery fish in the 15-20lb range, we were eager to get started. We only had three full days of fishing to accomplish our goal of catching a monster lake trout, but since darkness never descends during the summer on these degrees of longitude, we could fish for 72 hours straight. (As I have already pointed out, many fishing plans turn out to be very naive and unrealistic). WE ARRIVED at the lake late in the afternoon, and found the cottage where we would be staying. It was situated just north of the lake close to the Heidarvatn drainage river Vatnsa, and it didn't take us long to suit up and get ready for fishing. Getting to the lake

crystal clear lake was majestically mirroring the volcanic black and lush green grandeur of the Icelandic landscape. To say the least, the scenery was breathtaking, but simply letting our eyes feast on the view wasn't our intention. We had some serious fly fishing to do. DURING THAT FIRST DAY on Lake Heidarvatn, we experienced a trout fishery which was nothing short of sublime. The fish were feeding aggressively along the gravely shores, but they weren’t downright incautious – something that inadvertently sharpened our senses and made for some interesting fishing. In a matter of a few hours, we had all caught several hard-fighting


percorrere mezzo chilometro in salita attraversando paludi di un verde brillante e, sebbene fossimo ansiosi di raggiungere il lago di fronte a noi, ci risultava difficile distogliere lo sguardo da quel fiume che serpeggiava così magnificamente nel suo tragitto verso valle. Carpivano la nostra attenzione le sue promettenti pool e i gorghi e, sebbene fossimo di fretta sopraffatti dal nostro sogno di catturare il “mostro” del lago, certamente non eravamo immuni dal fascino di questo piccolo gioiello di fiume. IL LAGO HEIDARVATN era tutto ciò che avevamo mai sognato. In parte circondato da aspre rupi montagnose che si innalzavano vertiginosamente vicino alla sua sponda e fendevano incuranti il cielo, il lago cristallino rispecchiava maestosamente quella splendida combinazione di verde lussureggiante e nero vulcanico del paesaggio islandese. Lo scenario era a dir poco da togliere il fiato, ma noi non avevamo l’intenzione di lasciare che i nostri occhi si beassero di tanta bellezza. Avevamo ben altro da fare, la pesca a mosca ci chiamava. IN QUEL PRIMO GIORNO sul lago Heidarvatn abbiamo incontrato molte trote. I pesci mangiavano voracemente lungo le sponde ghiaiose, ma non erano assolutamente incauti – cosa che inavvertitamente acuì i nostri sensi e creò le premesse per una pesca interessante. Nel giro di poche ore avevamo tutti preso parecchie trote fario e di lago combattive e magnificamente pezzate, oltre ad alcuni salmerini alpini dai colori vivaci – pesci rispettabili dai 35 ai 50cm. Eravamo nel paradiso dei pescatori di trote e nessun pensiero “malsano” si insinuò nelle nostre menti esaltate ed inebriate. Tuttavia, col passare del tempo, visto che le grosse trote argentee del lago continuavano a evitarci, un discreto sibilo cominciò a echeggiare dentro di noi. Aumentava man mano che noi bruciavamo un’occasione dietro l’altra e diventavamo consapevoli dell’inutilità dei nostri sforzi per localizzare i pesci nelle acque aperte del lago dai nostri tubi galleggianti – soprattutto per le condizioni atmosferiche che si rivelarono piuttosto imprevedibili e finimmo per essere inghiottiti da fortissime folate di vento e onde spumeggianti. Avevamo scelto il momento sbagliato? O per i pesci grossi bisognava lavorare ancora di più? I pesci erano a una profondità eccessiva perché noi li raggiungessimo? Tutte queste domande occupavano le nostre menti e dovemmo rassegnarci all’idea che il primo giorno di pesca non ci avrebbe portato nessuno di quei mostri cromati che noi avevamo sperato. QUANDO TORNAMMO DAL LAGO, completamente esausti e pieni di dubbi, ce ne andammo a valle seguendo il corso del fiume verso la nostra cabina. L’acqua scorreva lenta e placida e, mentre noi ci perdevamo nel suo flusso ipnotico, qualcosa attirò il nostro sguardo. Un paio di grosse code fluttuavano e dietro di loro un altro pesce risaliva lentamente la corrente. Erano pesci di grandi dimensioni e noi, colti di sorpresa, ci fermammo a contemplarli in adorazione. Dopo esserci ripresi e messi di nuovo in cammino alla volta delle nostre cabine, rimpiangevamo tutti di non aver acquistato le licenze per questo fiume. IL GIORNO SEGUENTE le trote del lago ci evitarono di nuovo. E ancora una volta scorgemmo grossi pesci in pool poco profonde nel fiume, nel tragitto da e per il lago. A mezzogiorno ne avevamo abbastanza e decidemmo di fare una rapidissima gita alla città più vicina per vedere se potevamo ottenere delle licenze per il fiume. Era distante, ma la semplice rinuncia non era per noi un’alternativa degna di essere presa in considerazione. Alla fine – con l’aiuto prezioso di alcune persone del luogo – entrammo in contatto col possessore dei diritti di pesca sul fiume. E con nostra grande sorpresa, lui ci permise di pescare – gratuitamente! - sul tratto di fiume compreso tra la nostra cabina e il lago. Fu musica per le nostre orecchie, e con nuovo slancio e urgenza, ci precipitammo giù per le anse polverose del viottolo ghiaioso che portava alla cabina – e al nostro nuovo luogo di pesca: il fiume Vatnsa. È inutile dire che nell’ultimo giorno e mezzo il lago non godette molto della nostra attenzione. PER QUALCHE STRANA RAGIONE, IL FIUME appariva diverso quando ci tornammo. Era sempre lo stesso fiume, ma, ora che era pescabile, aveva assunto una dimensione ancora

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and beautifully spotted lake and brown trout as well as a handful of brightly-coloured arctic char – honourable fish ranging from 3550cm. We were in a trout fisherman’s heaven, and for the longest time, no evil-mouthed snakes were hissing in the back of our eager and elated minds. However, as time passed and the big, silvery lake trout persistently kept evading us, a discrete hissing started echoing. It gained in strength as we fished one promising drop off after the other without results, and it became impossible to ignore when our tiresome attempts at locating fish in the open waters of the lake from our floating tubes proved fruitless – especially since the weather proved rather unpredictable, and we ended up being beaten severely by gale winds and foaming waves. Was the timing

wrong? Or did the big fish require even harder work? Were the fish too deep for us to reach them? All these questions gnawed at our minds, as we quietly accepted that this first day of fishing wouldn’t yield any of the true chrome monsters, we had hoped for.

surprise as we were, we stopped for a while and watched in awe. There was lots of activity, and when we finally pulled ourselves together and left for the shelter of our cabin, we all regretted that we hadn't bought licenses for this particular river.

guy who owned the fishing rights on the river. And to our great surprise, he allowed us to fish the length of river from our cabin to the lake – free of charge. This was music to our ears, and with new found momentum and urgency, we quickly descended the dusty, winding gravel road back to the cabin – and our new fishing spot: the Vatnsa river. Needless to say, for the last one and a half days, the lake received little attention.

THE NEXT DAY, the lake trout eluded us once again. And once again, we spotted big fish in shallow pools in the river while journeying to and from the lake. By midday we had had enough and we decided to do a lightning fast trip to the nearest town to see if there were any licenses for the river. It was a long shot, but simply resigning was not an option. In the end – and with the assistance of some very helpful locals - we got in contact with the

WHEN WE RETURNED FROM THE LAKE, completely exhausted and filled with intense doubts, we nestled along the river downstream towards our cabin. The river water was freshpaced and riveting, and as we leisurely gazed at its hypnotizing flow, something suddenly caught our eyes. A couple of large tails were waving in the swift current, and behind them another fish was moving leisurely upstream. They were big fish, and taken by

SOMEHOW, THE RIVER looked different, when we got back. By all means, it was the same river, but now that it was fishable, it had taken on a whole new suggestive dimension. It was pouring down stream with a riveting sense of new-found allure and

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più suggestiva. Le sue acque offrivano nuove avventure e non ci volle molto perché noi ci attrezzassimo e scendessimo in una piccola pool dall’aspetto più che promettente. Quello che era in serbo per noi si rivelò assolutamente strabiliante. Dato che l’acqua era estremamente trasparente e relativamente bassa e il terreno offriva pochissimo riparo, pescare non era semplice – tutt’altro. Tuttavia, visto che c’erano una gran quantità di trote fario, salmerini alpini e trote di mare, riuscimmo subito a trarre a riva alcune bellissime trote fario. Eh sì, eccome se erano belle – trote dalle forme perfette, magnificamente pezzate, a chiazze multiple ed estremamente robuste dalle dimensioni considerevoli. NON C’ERANO SCHIUSE sul fiume, così la prima cosa che ci venne in mente fu quella di pescare con gli streamer. Non ci eravamo portati dietro molte altre mosche, perché intendevamo pescare in profondità, per cui la scelta apparve ovvia. A turno pescavamo con gli streamer controcorrente, ma presto ci rendemmo conto che questo metodo non era molto efficace, vista la grande quantità di trote presenti nel fiume. Comunque, dopo aver visto un pesce o due inarcarsi come per sollevarsi verso le mosche da schiusa appena sotto la superficie, ben presto cambiammo tattica. Tra la scelta relativamente limitata di mosche che avevamo, trovai una ninfa suspender-ball, cambiai finale e ci legai sopra la mosca. Dopodiché si scatenò l’inferno e durante il resto della giornata portammo a riva una miriade di pesci che salivano ingenuamente in superficie, la fendevano delicatamente e inghiottivano la ninfa emergente con grande eleganza. Solo in una pool catturammo più pesci di quanti ciascuno di noi potesse contare – era come se il vivaio contenesse un numero di pesci del tutto sproporzionato rispetto alle sue dimensioni. TRA LE TROTE FARIO, così belle da togliere il respiro, vi erano alcuni salmerini alpini dai colori spettacolari, ma ciò che davvero ci stupì fu il fatto che il fiume contenesse anche molte trote di mare argentee, che erano molto interessate alle minuscole mosche che noi servivamo loro sull’increspata superficie dell’acqua. Le trote fario erano generalmente in ottime condizioni e di buone dimensioni, alcune di loro superavano i 60 cm., tuttavia presto scoprimmo che nei vivai c’erano persino pesci più grossi. La prima trota di mare che catturammo era notevolmente più grossa delle altre trote e Sune faticò a tenere testa ai suoi frenetici tentativi di fuggire in preda al panico. Per quanto il pesce fosse stato astuto nella sua risalita in superficie, ora mostrava un lato più sinistro e tumultuoso del suo carattere. Il tippet da 0.14 mm ne uscì illeso e noi, con un po’ di fortuna, prendemmo il pesce con la rete – era una trota muscolosa color argento e cromo. Il pesce, di una bellezza stupefacente, pesava attorno alle 7 libbre e per noi era solo l’inizio, anche se ormai ci restava poco tempo. Nel resto della giornata e il mattino seguente, fino a quando dovemmo partire per l’aeroporto, catturammo ciascuno un paio di bellissime trote di mare sulle 5-7 libbre. Erano tutte grandi lottatrici che misero a dura prova i nostri fragili finali, le nostre capacità e la nostra pazienza. Fu a dir poco straziante lasciarsi il fiume alle spalle e il viaggio di ritorno verso l’aeroporto di Reykjavik fu un triste ritorno alla realtà. Una parte di noi era rimasta là, in quella regione selvaggia dell’Islanda, e io sentivo che non sarei tornato davvero in me fino al mio ritorno. Durante il viaggio eravamo seri e silenziosi, ma nessuno di noi dubitava veramente del fatto che, prima o poi, saremmo tornati sul lago Heidarvatn per continuare la nostra ricerca della sfuggente e gigantesca trota di lago. E quando tornavamo col pensiero al cristallino lago vulcanico, ci confortava l’idea che, se i nostri tentativi di pescare la trota di lago si fossero rivelati di nuovo vani, avremmo sempre avuto il meraviglioso fiume Vatnsa sul quale ripiegare. INFO: Il fiume Vatnsa e il lago Heidarvatn si trovano nella parte meridionale dell’Islanda, giusto a nord della città costiera di Vik, nella contea di Myrdal. L’area dista circa 200 km dalla capitale Reykjavik e si raggiunge percorrendo la superstrada 1 verso est. Sul lago Heidarvatn si possono trovare informazioni all’indirizzo: http:// www.fishpal.com


adventure, and it didn't take us long before we had geared up and descended upon a small pool which looked more than promising. What was in store for us, turned out to be absolutely breathtaking. Given that the water was extremely clear and relatively shallow and that the terrain offered very little cover, the fishing wasn't easy - far from it. But since the pools harbored such amounts of brown trout, arctic char, and migratory sea run browns, we managed to land a few beautiful brown trout right away. And boy, were they nice fish - perfectly shaped, immensely colorful, multi-spotted and extremely strong fish in good sizes. THERE WERE NO HATCHES on the river, and so the first thing that came to our minds was to fish with streamers. We hadn't brought along a lot of other flies since we had intended to fish the depths of the lake, so the choice seemed obvious. We would take turns and fish the streamers cross-current but we quickly found out that this wasn't a very effective method - at least not when taking the absurd amounts of trout in the river into consideration. However, after seeing a fish or two bulging as if rising to hatching flies just below the surface film, we quickly shifted focus. Out of a relatively limited selection of dry- and subsurface flies, I found a suspender-ball nymph, changed leader and tied the fly on. After that all hell broke loose, and the rest of the day we landed a myriad of fish, which would rise ever so gullibly towards the surface, gently break the surface film, and inhale the emerger nymph with great elegance. In one pool alone, we caught more fish than either of us could count – it was as if the pool held a number of fish utterly disproportionate to its size. AMONG HEART-BREAKINGLY beautiful brown trout were mixed in a few superbly coloured arctic char, but what really took us by surprise was the fact that the river contained a healthy number of silvery sea trout, which wasn't at all uninterested in the minute flies that we would serve in the crisp surface film. The browns were generally in great condition and in good sizes – some of them measuring up to 60+ cm. But as we would soon find out, even bigger fish were in the pools. The first sea trout we caught sipped down Sune's emerger nymph without making anymore fuzz or disturbance than any of the numerous browns before it. This fish however, was considerably bigger, and Sune was hard put to keep up with the its hectic and panicky escape attempts. For the all the subtlety this fish had, when it went to the surface for some nutrition, it now displayed a more sinister and tumultuous side of its character. The 0.14mm tippet survived, and with a bit of luck, we netted the fish – a muscular trout of the purest chrome and silver. The stunningly beautiful fish was in the 7lb range, and even though we only had limited time left, it was just the beginning. The rest of the day and the following morning until we had to leave for the airport, we each caught a couple of extremely beautiful seatrout in the 5-7lb range. They were all hard fighters and they tested our brittle leaders, our skills, and patience to the maximum. To say the least, it was heart-achingly difficult to leave the river behind - and the trip back to Reykjavik Airport was an extremely sobering journey. A part of us had been left behind out there in the Icelandic wilderness, and I for one felt that I would never be quite whole again, until I returned. We were very solemn and quiet during our ride back, but none of us really had any doubts that sooner or later, we would return to Lake Heidarvatn to continue our search for the elusive monster lake trout. And as our thoughts drifted back to the crystal clear volcanic lake, we were comforted by the thought that should our lake trout fishing efforts prove fruitless once again, we would always have the wonderful Vatnsa River to fall back on. INFO: Vatnsa River and Lake Heidarvatn are situated on the Sorthern part of Iceland just to the North of the coastal city Vik in the county Myrdal. The distance to the area from the capital of Reykjavik is approximately 200km, and it can be found by following highway 1 heading east. Info about lake Heidarvatn can be found via this link: http://www.fishpal.com

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Evoluzione della mosca artificiale di Riccardo De Stabile


Chi è stato il primo pescatore a mosca? Chi fu il primo a costruire una mosca artificiale? Come costruivano le mosche e con che criterio le adoperavano i pescatori 500 anni fa? Che materiali impiegavano? Non tutte queste domande trovano una risposta immediata, ma ad alcune si riesce ad arrivare attraverso ragionamenti logici o informazioni contenute in libri antichi. Prendiamo per esempio la seta, materiale così importante per la costruzione delle mosche. I Romani furono i primi a portare la seta in Italia, ma potevano averla solo commerciando con l’Oriente, un percorso difficile e pericoloso. La seta era sì un grande affare, ma il suo maggiore svantaggio fu proprio che per secoli dovette essere importata per molte migliaia di miglia attraverso la Via della Seta. I cinesi infatti conservarono il segreto della sua produzione fino al 5° secolo D.C., quando le popolazioni dell’impero romano d’Oriente scoprirono come ottenerla. La diffusione dell’influenza islamica nei secoli seguenti permise alle tecniche della sericoltura di diffondersi rapidamente in Occidente, raggiungendo la Spagna nel 9° secolo, la Sicilia entro il 12° secolo e l’Italia entro la metà del 13° secolo. L’Italia non tardò a volgere a proprio profitto il vantaggio commerciale acquisito e rimase leader nel commercio della seta per oltre 100 anni, adottando il telaio persiano ed apportandovi anche dei miglioramenti. I primi costruttori di mosche inglesi tendevano a limitare l’uso della seta al filo, ma non era dappertutto così in Europa. Ai suoi inizi la pesca a mosca in Spagna era almeno tanto evoluta come in Gran Bretagna ed era certamente abbastanza praticata da aver sviluppato le sue varianti regionali nella costruzione di mosche. L’opera spagnola classica di questo periodo, nota come il manoscritto di Astorga, è convenzionalmente attribuita a Juan de Bergara nel 1624, benché sia evidente la mano di almeno due autori e sebbene possa rappresentare l’amalgama di parecchi manoscritti precedenti, come molte opere di questo periodo. Qui, Juan de Bergara, accenna che il suo manoscritto “… è un adattamento di libri scritti da pescatori di vasta esperienza”, un commento che è tipico dei primi libri sulla pesca. A parte questo testo sulla costruzione di mosche, non si è mai trovata una sola opera spagnola antecedente, anche se, considerato che il manoscritto di Astorga non venne alla luce fino al 1935, sussiste una debole speranza che altri originali possano celarsi in biblioteche private spagnole. Purtroppo manca l’originale dell’opera di Bergara e si presume andò perduta insieme alla maggior parte della biblioteca di Franco quando venne bruciata la sua villa alla Meiras, in Galizia. I modelli di mosche di Bergara erano intricati fino all’estremo ed in molti casi sono più complessi di quelli britannici del tardo 19° secolo e dell’inizio del 20°. Ma forse la cosa più interessante da dire delle mosche Astorga è che non hanno niente in comune con le altre di quel periodo. La patria di Bergara era il Leon ed alcuni metodi costruttivi sul montaggio delle ali in penna hanno delle similitudini con un metodo che si trova nell’opera di Robert Venables menzionate in Il pescatore esperto. La prima buona descrizione “moderna”, dopo The Boke of St .Albans di Juliana Berners di come si debba costruire una mosca, fu scritta da Thomas Barker, autore del Diletto di Barker ovvero l’arte del pescare con la

mosca. Sappiamo veramente poco di Barker, a parte che era di Shrewsbury, conosceva Walton ed era un esperto costruttore di artificiali. Tutti i materiali di Barker potevano essere reperiti con facilità da un contadino: seta, cera, filo di lana, filo d’oro e d’argento, piume di anatra selvatica, gallo o cappone, pavone e pavoncella, e peli di maiali, orsi, mucche e manzi. Con l’uso dei peli per preparare i corpi delle mosche artificiali, Barker segna un’altra pietra miliare nella divergenza britannica dalla tradizione di altre nazioni europee. Per i due secoli seguenti, i corpi di pelo sarebbero stati una caratteristica distintiva dei modelli inglesi. Questo ci avvicina ad un’altra questione interessante: quando si modernizzarono le tecniche di costruzione delle mosche, parallelamente cambiarono anche i termini usati per descriverne i metodi. Nel 15° secolo, l’espressione “dubbing” si riferiva all’atto di montare i materiali su di un amo, nel 17° secolo “dubbing” significava più spesso il procedimento con cui si attorcigliava un materiale attorno ad un filo di seta, una tecnica di base che usiamo tuttora. Questo metodo, che quasi sicuramente fu inventato in Gran Bretagna, poiché i costruttori di mosche degli altri paesi europei lo usarono solo molto più tardi, non sappiamo però quando fu scoperto. Certo non si fa menzione dell’uso di questa tecnica prima del 17° secolo. Detto per inciso, gli autori precedenti al 20° secolo usavano immancabilmente cera per calzolai per preparare le loro mosche, che si scurivano a tal punto che tutte le sete così trattate diventavano di una tonalità scura di marrone, indipendentemente dal loro colore di partenza. Questo costituiva un problema, al punto che c’erano innumerevoli ricette per preparare cera “morbida” che avesse il vantaggio di non scolorire così tanto il filo, ma doveva essere comunque usata della cera. I motivi erano due: in primo luogo, la cera migliorava la presa dei fili piuttosto grezzi allora in uso; in secondo luogo, una preparazione compatta, come quella in peli di maiale che era di uso comune, aderiva meglio al filo cerato. Il sistema costruttivo adottato da Barker era alquanto semplice. Innanzitutto il filo veniva legato all’amo, dopodichè si formava l’addome con le ali legate in prossimità della testa con le punte in avanti, seguite poi dai materiali per il corpo. Il nodo finale era solitamente dietro alle ali. Questo sistema costruttivo è stato poi adottato in seguito all’inizio del Novecento dal grande F.M.Halford nella sua famosa serie di mosche secche e prodotte dalla Hardy per svariati anni. Questa collezione di mosche , descritta all’interno dei libri di Halford, imitava maschi e femmine di molte effimere ed era costruita usando crine di cavallo tinto in molte colorazioni rigorosamente su ami upeyed. Ovviamente un modo per scoprire cosa mangiavano i pesci era prenderne uno ed aprirlo, ed il modo classico per catturarlo era attaccare un palmer ed esplorare l’acqua con questo. Al di là del fatto che autori moderni diffondano tuttora questo procedimento, quella di fare l’autopsia alle trote è un’abitudine molto antica; nel lontano 1304, in un libro sull’amministrazione delle proprietà scritte per Carlo II di Napoli, un proprietario terriero bolognese consigliava di aprire i pesci per scoprire cosa avevano mangiato. Il famoso Autore inglese Eric Taverner scrisse un’accurata descrizione delle ninfe nel lontano 1600, nella sua opera che portava l’affascinante


Who was the first fly fisherman? Who was the first person to tie an artificial fly? How did fishermen tie their flies 500 years ago and under which criteria did they use them? What materials were used? Not all of these questions can be answered immediately, but you might have an idea with respect to some of them, by means of logical reasoning and information contained in old books. Let’s take for example silk, a very important material for the construction of flies. The Romans were the first ones who brought silk to Italy, but the only way to obtain it was by trading with the East, which was a difficult and dangerous route. Silk was a great business of course, but its main hurdle was exactly the fact that, for centuries, it had to be imported for thousands of miles over the Silk Road. In fact, the Chinese kept its production a secret till the 5th century AC, when the population of the Roman Eastern Empire found out how to manufacture it. In the following centuries, the expansion of the Islamic influence enabled a rapid diffusion of sericultural techniques in the West, thus reaching Spain in the 9th century, Sicily in the 12th century and Italy within the first half of the 13th century. Italy immediately turned the gained commercial advantage into profit and remained the leader in the silk trade for over 100 years, using the Persian loom and even improving it. The first English tyers of flies tended to limit the use of silk thread, but not everywhere in Europe it was like that. At the beginning, fly-fishing in Spain was at least as highly developed as in Great Britain, and it was certainly practiced frequently enough in order to create its own regional variations of fly tying. The classic Spanish work of this period, known as “El Manuscrito de Astorga” (the manuscript from Astorga), is conventionally attributed to Juan de Bergara in 1624, though it is obvious that it was written by at least two authors, although it may represent an amalgam of several previous manuscripts, like many works written in this period. Juan de Bergara mentions in this text that his manuscript “… is an arrangement of books written by anglers with wide

experience”, a remark which typically belongs to the first books on fishing. Apart from this text on fly tying, no other previous Spanish work has been found, even though, considering that the manuscript from Astorga didn’t come to light until 1935, there is a slight glimmer of hope that other originals might be lurking in Spanish private libraries. Unfortunately, the original of Bergara’s work is missing; it presumably burned together with a large part of General Franco’s library during the fire in his villa at Meiras, in Galicia. Bergara’s fly patterns were extremely sophisticated and they are, in many cases, more complex than late nineteenth and early twentieth century British patterns. But, what is probably most interesting, is the fact that the flies from Astorga seem to have little or nothing in common with other flies of that time. Bergara’s hometown was Leon, and some of the tying methods of feather wings have similarities with a method mentioned in Robert Venables’ work The Experienced Angler. After the Boke of St .Albans by Juliana Berners, the first good “modern” description on how to build a fly has been given by Thomas Barker, author of Barker’s Delight, or the Art of Angling. We know very little about Barker, apart from the fact that he came from Shrewsbury, that he knew Walton and that he was an accomplished tyer of artificials. All the materials used by Barker could be easily found at a farmer’s: silk, wax, wool thread, gold thread and silver thread, feathers of wild ducks, cock or capon, peacock and lapwing, as well as hair of pigs, bears, cows and beef cattle. By using hair to build the bodies of artificial flies, Barker sets another milestone in the British divergence from the other European countries’ traditions. For the following two centuries, bodies made up of hair would be a distinctive feature of English patterns. This brings us to another interesting point: while the fly tying techniques became more modern, the terms used to describe such methods changed as well. In the fifteenth century, the expression “dubbing” referred to the act of mounting the materials on a hook, whereas in the


titolo Alcuni esperimenti riguardanti il pesce e la frutta. Fino ad allora l’ignoranza sulle ninfe era abissale e ciò indusse i costruttori di mosche ad uno dei vicoli ciechi più lunghi della storia. L’assenza di una nomenclatura precisa costituì una sfida costante per i primi pescatori a mosca, e il dilemma non fu risolto completamente fino al 19° secolo. I sistemi di denominazione esistenti erano così circoscritti che spesso erano del tutto privi di utilità oltre i confini di un particolare spartiacque, semplicemente perché spesso lo stesso insetto era conosciuto con nomi diversi. Questa mancanza di un sistema di classificazione universale fu un handicap enorme e perseguitò i pescatori per altri 150 anni, come Venables dichiara nel seguente passo:

“Ma a questo punto devo premettere che è molto meglio imparare come si fa una mosca a vista piuttosto che seguendo le istruzioni scritte su un qualsivoglia foglio di carta, in quanto i termini differiscono quasi ovunque in Inghilterra, e parecchi tipi di mosche vi sono chiamate con nomi diversi; alcuni chiamano la mosca generata dal grillo o verme d’acqua effimera, alcuni mosca della pietra; e alcuni chiamano una mosca corta di un triste colore verde spento, con brevi ali marroni, una mosca di maggio: e io non ne vedo il motivo, ma tutte le mosche che nascono in maggio sono chiamate, a buon diritto, mosche di maggio. Perciò, a meno che qualcuno (che sia abile) non le dipinga, non posso dire i loro nomi né descriverle senza troppo incomodo e prolissità; né, come affermai, vista la varietà di suoli e corsi d’acqua, descrivere le mosche che nascono e soffermarmi su ognuna: ma il pescatore (come ho già anticipato), avendo scoperto che tipo di mosca prediligono i pesci al momento, ne faccia una il più possibile simile, in colore, forma e proporzioni; e, per una migliore imitazione, prenda ad esempio la mosca naturale che gli sta davanti”

Va ricordato che questa lacuna dovuta alla mancanza di confronto tra gli insetti naturali e le mosche artificiali fu ben sopperita da Alfred Ronald nel 1836, con la sua splendida opera intitolata “Entomologia del pescatore a mosca”. E’ nel 17° secolo che cominciamo a vedere l’uso di antenne e code sulle mosche.Ci aspettano una sorpresa o due: Il pescatore esperto di Venables ha un frontespizio che include un’illustrazione delle prime mosche “reverse” mai descritte. Non è un errore del tipografo, perché il testo lo conferma:

“…se giro le piume attorno all’amo, poi taglio via quelle che sono sul retro dell’amo, così che (se possibile) la punta dell’amo sia forzata dalle piume (lasciate all’interno dell’amo) a muoversi verso l’alto; e in tal modo immagino che la corrente trasporterà le ali delle mosche nella posizione di una che vola…” Se non bastasse una mosca capovolta, Venables ha da riservarci una sorpresa ancora maggiore nel suo libro sulle mosche. Non vi è alcun riferimento a quest’arma segreta nella prima edizione del suo libro, ma nella terza scrisse quanto segue:

“Se volete, potete porre un piccolo e sottile piombino sul fusto del vostro amo, lanciate l’esca dove il fiume scorre precipitosamente e fatela lavorare nei luoghi in cui credete vi siano trote, potete fare una testa di seta nera e il corpo di cera gialla”. Non c’è dubbio che questo sia il primo riferimento preciso ad una ninfa, una larva di friganea appesantita con un piombino. Non ci fu altra menzione di qualcosa vagamente simile per quasi 300 anni. Era un modello destinato a superare le limitazioni imposte dai crini di cavallo e a portare la mosca dritto fino in fondo, molti piedi più in profondità delle mosche contemporanee, dove si trovavano i pesci, e pose Venables in una categoria a parte...


seventeenth century “dubbing” referred more and more often to the procedure by which a material was twisted around a silk thread, i.e. a basic technique which is still used nowadays. This method was almost certainly invented in Great Britain, as the fly tyers in the other European countries started using it later on, nevertheless we don’t know exactly when it was discovered. For sure, this technique isn’t mentioned anywhere prior to the seventeenth century. Incidentally, authors prior to the twentieth century invariably used shoemaker’s wax to build their flies, which became so dark that all silk treated in this way was covered with a dark brown shade, regardless of its original colour. Since this was a problem, numerous recipes were created in order to prepare a “soft” wax which wouldn’t darken the thread to such an extent. Still, it was wax that had to be used. This was because of two reasons: firstly, wax improved the hold of the rather row threads which were used at the time; secondly, a compact preparation, like the common one made up of pig hair, adhered better to the waxed thread. The tying method used by Barker was rather easy. First of all, the thread was tied to the hook, then the body was built with the wings near the head, points put forwards, and finally the body materials were added. The final knot was usually behind the wings. This building method was then used at the beginning of the twentieth century by the great F.M.Halford in his famous series of dry flies, which were produced by Hardy for several years. This collection of flies, described in Halford’s books, imitated males and females of many ephemera and was created using horse hair painted in various colours and rigorously mounted on up-eyed hooks.One way to discover what the fish ate, was, of course, simply taking one of them and opening it, and the classic way to catch the first fish was to tie an indefinite palmer and explore the water with it. Apart from the fact that modern authors still recommend this procedure today, the autopsy of trout is a very old habit; as far back as in 1304, in a book on the administration of properties written for Charles II of Naples, a land owner from Bologna suggested to open the fish in order to discover what they had eaten. The famous English author Eric Taverner gave an accurate description of nymphs back in 1600, in his work fascinatingly called Some Experiments concerning Fish and Fruit. Until then, the ignorance about nymphs had been almost universal, a mistake which, as will be explained further on, led the fly tyers to one of the longest dead end roads of history. The absence of a precise nomenclature represented a constant challenge for the early fly fishermen, and the dilemma hadn’t been completely solved until the nineteenth century. The existing denomination systems were so restricted that they were often useless beyond the borders of a given watershed, simply because the same insect was frequently known under different names. This lack of a universal classification system was a tremendous handicap which haunted anglers for another 150 years, as is described by Venables in the following passage:

“But here I must premise, that it is much better to learn how to make a fly by sight, than by any written direction that can possibly be expressed, in regard the terms of art do in most parts of England differ, and also several sorts of flies are called by different names; some call the fly bred of the water cricket or creeper a May-fly, and some a stone-fly; some call the cad-bait fly a May, and some call a short fly, of a sad golden green colour, with short brown wings, a May-fly: and I see no reason but all flies bred in May, are properly enough called May-flies. Therefore, except some one that hath skill, would paint them, I can neither well give their names nor describe them, without too much trouble and prolixity; nor, as I alledged, in regard of the variety of soils and rivers, describe the flies that are bred and frequent each: but the angler, as before directed, having found the fly which the fish at present affect, let him make one as like it as possibly he can, in colour, shape, proportion; and for his better imitation let him lay the natural fly before him”. It should be noted that the gap caused by this lack of a comparison between natural insects and artificial flies, was well made up for by Alfred Ronald in 1836, with his excellent work called “Fly-fishing entomology”. It is not until the seventeenth century that we will start seeing antennas and tails being used on the flies. One or two surprises await us: Venables’ The Experienced Angler has a title-page including a picture of the first “reverse” flies ever described. It is not a mistake made by the printer, as it is confirmed in the text: “…if I turn the feathers round the hook; then I clip away those that are upon the back of the hook, that so, if it be possible, the point of the hook may be forced by the feathers left on the inside of the hook, to swim upwards; and by this means I conceive the stream will carry your flies’ wings in the posture of one flying…” If a reverse fly is not enough, Venables has another, even bigger surprise for us in his book on flies. There is no mention of this secret weapon in the first edition of his book, but in the third one he wrote as follows: “If you wish, you can put a small and thin plumb of lead on the body of your hook, then cast the bait where the river is swift and let it work in the places where you believe that there are trout, you can make the head out of dark silk and the body out of yellow wax”. There is no doubt that this is the first precise reference to a nymph, caddis fly larva made heavier by means of a plummet. Nothing vaguely similar had ever been mentioned for almost 300 years. It was a pattern designed to overcome the limitations deriving from horse hair and to bring the fly as far as to the bottom, several feet deeper than contemporary flies, as deep as the fish are; this made of Venables a man apart.


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big game natal

di Giorgio Cavatorti 73


Natal is the capital of Rio Grande do Norte, one of the States located in the north-eastern region of Brazil. According to the national census of 2000, it had a population of 712.317 residents, which grew up to 750.685 in 2006. The most eastern point of South America, Cape Sao Roque, about 30 km north of Natal, was discovered in 1501 during the 1501-1502 Portuguese expedition led by the Florentine explorer Amerigo Vespucci. For decades thereafter, no permanent European settlement was established in the area, which was inhabited only by the Potiguar (prawn eaters) tribe. In 1597, after some years during which French pirates led by Jacques Riffault established regular trade with the natives, the ninth Portuguese General Governor of Brazil, Francisco de Sousa, ordered the expulsion of the privateers. On 25th December 1599 a village was officially founded outside the fortress, hence the name of the city. Don’t miss a funny day on a buggy, going on a beautiful safari in the small desert of Genipabu. The tour consists of a couple of hours on buggies going over the beach and one hour in the dune park of Genipabu: lots of adrenaline guaranteed! Lunch is not included, but you will find a lot of kiosks along the way. For the organization of our fishing trip we relied on our friends Maurizio and Riccardo, the owners of BigGameNatal. This agency offers the opportunity


Natal è la capitale del Rio Grande do Norte, uno degli stati della regione a nord-est del Brasile. Nel censimento del 2000 risultava avere una popolazione di 712.317 abitanti che nel 2006 è aumentata a 750.685. Il punto più orientale del Sud America, capo Sao Roque, a circa 30 km a nord di Natal, fu scoperto nel 1501 durante la spedizione portoghese del 1501-1502 capitanata dall'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci. Successivamente per decenni non ci furono stabili insediamenti europei nell'area, abitata soltanto dalla tribù indigena dei Potiguar (mangiatori di gamberi). Nel 1597, dopo alcuni anni durante i quali i pirati francesi guidati da Jacques Riffault

stabilirono regolari attività commerciali con le popolazioni indigene, il nono Governatore Generale Portoghese del Brasile, Francisco de Sousa, ordinò l'espulsione dei bucanieri. Il 25 dicembre 1599 fu fondato ufficialmente un villaggio al di fuori della fortezza, da qui il nome della città. Da non perdere una giornata divertente con i buggy, bellissimo safari nel piccolo deserto di Genipabu. Il giro comprende un paio d’ore con i buggy passando per la spiaggia e un’ora all'interno del parco di dune di Genipabu: adrenalina a 1000! il pranzo non è compreso ma ci sono vari chioschi lungo il percorso. Per l’organizzazione del nostro viaggio di pesca ci siamo affidati agli amici Maurizio

e Riccardo, titolari della BigGameNatal. Questa organizzazione offre un'opportunità di pesca emozionante in una delle più belle coste del Brasile, con 300 giorni di sole all'anno e una delle aree più pulite al mondo. Una ricerca condotta dalla NASA dimostra che  il nord-est del Brasile è la zona più pura di tutto il mondo sviluppato. Città di modeste dimensioni, Natal è conosciuta come uno dei luoghi più tranquilli e caldi del  Brasile, con una temperatura minima che non scende al di sotto dei 22°. Le sue coste sono ricchissime di pesce, sia per le condizioni naturali, sia per il modesto sfruttamento della pesca industriale. Famoso tra i pescatori locali, e non solo,

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of an exciting fishing trip on one of the most beautiful coasts of Brazil, with 300 days of sunshine a year and one of the cleanest areas in the world. A research carried out by NASA proves that the northeast of Brazil is the purest area in the entire civilized world. Natal is a town of modest size, known as one of the quietest and hottest places in Brazil, with a minimum temperature which is

never below 22°. Its coasts are very rich in fish, due to the natural conditions as well as to the poor exploitation of industrial fishing. The "Canto fundo", a real abyss, 30 km from the coastline of Natal, is very popular. In just a few metres you go from a 50-70 mt to a 1000 mt bottom, and then you go up again just as rapidly. Thanks to the whirling crossing of warm and cold

currents, you can find a unique variety of fish;  it is worth mentioning the presence of several wracks, which offer the ideal conditions for vertical jigging. The administrative offices and tourist facilities are located in Ponta Negra, a beach which is famous for the "Morro do Careca" and its intense tourist activity. The operational part is at the mouth of the Potengi River,


il "Canto fundo", vera e propria voragine a 30 Km dalla costa di Natal. Si passa in pochi metri da un  fondale di 50-70 mt ad uno di oltre 1000 mt per poi tornare a risalire con altrettanta rapidità. Grazie all'incrociarsi vorticoso di correnti calde e fredde si trova una varietà di pesce unica,    vale la pena ricordare la presenza di diversi relitti che forniscono condizioni ideali per il vertical jigging. La sede amministrativa e ricettiva  è sita  a Ponta Negra, spiaggia famosa per il "Morro do careca" e l'intensa attività turistica. La parte operativa è sulla foce del fiume Potengi che attraversa la città. La principale tecnica di pesca proposta è quella alla traina, sicuramente una delle tecniche più belle ed affascinanti

da praticare. Cercare le prede dove il mare è blu cobalto e la terraferma non si vede è una cosa veramente emozionante. L'hot spot è a circa 15 miglia dalla costa. Altra tecnica di pesca praticabile è il Vertical Jigging, una tecnica di pesca che si sta diffondendo molto in questi ultimi anni, e viene praticata esclusivamente dalla barca in scarroccio. Con questa tecnica qui si possono catturare ricciole, cernie, carangidi in genere e  altro ancora. È una pesca che deve essere ancora in parte scoperta in Brasile  e offre sicure potenzialità di fantastiche catture; è una  tecnica divertente anche se abbastanza faticosa, solitamente si alternano le 2 tipologie di pesca nella

stessa giornata. L’organizzazione possiede una barca che può ospitare fino a  8 persone più 2 di equipaggio ed è fornita anche di un bagno e di comodi lettini per chi volesse riposare. Durante la giornata viene fornito un servizio ristoro con succhi di frutta, acqua e bibite, accompagnate da frutta locale e sandwich. A parte il mare un po’ mosso che ho trovato durante la mia permanenza, abbiamo pescato quasi sempre a Big game e le catture di grossi pesci vela e wahoo non sono mancate. L’organizzazione è stata impeccabile. Sicuramente una meta da consigliare.

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which crosses the city. The main fishing technique is trolling, which is certainly one of the most beautiful and fascinating techniques. Looking for preys in a place where the sea is cobalt blue and you cannot see the shore is really amazing. The hot spot is about 15 miles from the coastline. Another technique you can use is the Vertical Jigging, a fishing technique which has become increasingly popular in recent years and is exclusively performed from the drift boat. With this technique, here you can catch amberjacks, groupers, jacks in general and more. It is a type of fishing which is partly still to be discovered in Brazil and offers real chances of fantastic catches; it is a funny technique, even though it is pretty tiring. You usually alternate both types of fishing on the same day. The agency has got a boat which can host up to 8 people plus 2 members of the crew and is equipped with a bathroom too, as well as comfortable beds for those who want to have a rest. During the day a refreshing service is offered with fruit juice, water and drinks, together with local fruit and sandwiches. Apart from the somewhat “heavy” sea during our stay, we almost always fished at Big Game and caught some big sailfish and wahoo fish. The organization was perfect. It is definitely a destination I’d recommend.


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