Guida Turistica del Molise autunno-inverno 2021

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Edizione Autunno Inverno 2021

RICEZIONE TURISTICA RELAX ■ SPORT ECOTURISMO PRODOTTI TIPICI edizione 2021

AUTUNNO INVERNO

Isernia e dintorni

I LUOGHI DA NON PERDERE Gambatesa

IL CASTELLO DI CAPUA Fiumi Sangro e Biferno

€ 4,00 Guida Turistica del Molise Edizione Autunno Inverno 2021 Periodico di Promozione Turistica

www.guideslow.it

GuideSlow.it

GUIDA TURISTICA DEL MOLISE

RAFTING E CANOISMO IN MOLISE



Frosolone (IS), Centro storico - foto di Gino Petrangelo

GuideSlow promuove il Turismo Lento, che avvicina l’ospite a ciò che lo circonda.

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Un modo diverso per scoprire e vivere l’atmosfera di un luogo.

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il Molise

ISERNIA

CAMPOBASSO

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il MOLISE

Una regione da vivere tutto l’anno

Editoriale

Negli ultimi tempi si è sentito parlare spesso di Turismo dei Borghi e Turismo Slow, di quanto sia importante riscoprire la nostra terra e imparare ad apprezzare maggiormente tutte quelle bellezze che abbiamo a pochi passi da casa. Il difficile periodo che sembra ci stiamo lasciando alle spalle ha portato un radicale cambiamento nelle nostre abitudini di vacanzieri, inducendoci a viaggiare meno e a scegliere mete più vicine, sempre all’interno dei confini nazionali se non regionali. Tutto ciò ci ha spinto a guardare con occhi diversi i territori che viviamo quotidianamente e a renderci conto che si tratta di luoghi con potenzialità turistiche che purtroppo, il più delle volte, rimangono “inespresse”. “Molto spesso la bellezza è proprio lì, dietro l’angolo, e noi non ce ne rendiamo nemmeno conto”. La filosofia che accompagna da sempre il nostro impegno editoriale è quella di promuovere i territori vocati a un turismo lento, Slow appunto; è raccontare che ci sono luoghi che permettono di fare molto più di una semplice visita, che regalano il tempo di rilassarsi e godere delle autenticità locali. In Molise questo tipo di vacanza è possibile! Ecco perché abbiamo rivolto la nostra attenzione alla promozione turistica di questa regione, mettendone in risalto i tesori che spesso sfuggono allo sguardo del visitatore. Per questo motivo nel 2021, dopo l’entusiasmante riscontro avuto dai lettori per la pubblicazione 2020, abbiamo pensato di realizzare due edizioni della nostra Guida: la Primavera Estate e l’Autunno Inverno, perché il Molise è una regione che sa

esprimere bene la sua essenza in ogni stagione, offrendo numerose idee e occasioni per rilassarsi, divertirsi e fare esperienze sempre diverse e nuove. Nei mesi più freddi questa regione è meta di vacanze e gite che non sono legate unicamente a un turismo della neve. Qui, infatti, si può vivere ancora l’atmosfera magica degli antichi borghi, gustare piatti della tradizione gastronomica locale, passeggiare lungo i percorsi naturalistici accompagnati dai suoni e dagli incantevoli colori di una natura sopita che non smette di stupire. «Nel 2022 l’Italia tornerà ai livelli pre Covid e come OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) crediamo che si chiuderà, per il turismo, più o meno agli stessi livelli del 2019». Questo è il pronostico piuttosto ottimista di Armando Peres, vice presidente del Comitato Turismo dell’OCSE. Dal canto nostro, siamo certi che il ritorno alla completa normalità ravviverà ancora di più il desiderio di viaggiare per scoprire realtà nuove e autentiche e che questo desiderio troverà in Molise una grande risposta oltre che enorme soddisfazione. Tutto ciò, naturalmente, non potrà accadere in pochi mesi; ci vorrà più tempo e soprattutto un costante impegno da parte delle istituzioni pubbliche e degli operatori impegnati nel settore per garantire un’accoglienza più ampia e di maggiore qualità. Solo così si riuscirà a parlare del Molise come di una destinazione turistica riconoscibile e attrattiva, tale da meritare una posizione di rilievo sul piano dell’offerta turistica nazionale e internazionale. Sisto Bucci

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Monteroduni (IS), Castello Pignatelli - foto di Daniele Barletta


Rivista Specializzata Turismo, Sport, Natura Periodico di informazioni turistiche del Molise

Il

Supplemento della Guida Turistica del Matese

Registrazione Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE) n. 798 del 17/05/2012 Direttore Responsabile Lorenzo Applauso Editore Sisto Bucci Piedimonte Matese (CE) Tel. 335 453487 sisto.bucci@gmail.com Impaginazione e Grafica Peppe Ranucci per BrainsAtWork.it Caserta Stampa Ikone srl Piedimonte Matese (CE) Pubblicità GuideSlow srls Piedimonte Matese (CE) Tel. 0823 787300 Numero Verde 800 998609 www.guideslow.it info@guideslow.it Hanno collaborato Letizia De Crosta Fabiola Santoro Paolo Pasquale Guglielmo Ruggiero Turismo in Molise Federica Di Menna Lucio Fatica Luca D’Alessandro Lorenzo Di Maria Giuseppe Campochiaro Foto Pino Manocchio Nicola Di Stefano Tommaso Labella Paolo Pasquale Francesco Iafelice Gino Petrangelo Guerino Trivisonno Ciro Schiavone Sisto Bucci Giorgio Izzi Luigi Aquino Guglielmo Ruggiero Antonio Meccanici - Molisetrekking Pierluigi Giorgio Guglielmo Messere Gianfranco Vitolo Giuseppe Campochiaro Traduzioni Fabiola Santoro Finito di stampare Ottobre 2021 TUTTE LE COLLABORAZIONI SONO A TITOLO GRATUITO

Molise è… MIRANDA

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In copertina Miranda (IS) foto di Tommaso Labella

VALLE FIORITA

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8 e il pianoro di Prato Gentile CAPRACOTTA

14 La Transiberiana d’Italia

LA FERROVIA DEI PARCHI

30 Costumi, carri e... È CARNEVALE

74 Il Poeta del pastello

LA LUCE DELLE MAINARDE

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CASTEL SAN VINCENZO

Una visita al territorio

42 Una lunga evoluzione di stile e moda ABITI TRADIZIONALI DEL MOLISE

50 Il borgo che sembra un presepe PESCHE

I contenuti sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. Per leggere una copia della licenza visita il sito web http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

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86 La Cipolla bianca ISERNIA

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ISERNIA E DINTORNI

I luoghi da non perdere

92 Un museo a cielo aperto AGNONE

114 Rievocazioni e suggestioni PASQUA

80 Rafting e Canoismo in Molise SANGRO E BIFERNO

108 Tra borgo, tradizioni e natura 104 Un viaggio tra dolci specialità 134 Tra storia e leggende... ROCCAMANDOLFI

DOLCI NATALIZI

128 Tempo di attesa, doni e dolci sorprese 144 Il Castello di Capua È NATALE

GAMBATESA

LARINO

150 Tra Zampogne e Zampognari SCAPOLI

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122 Un viaggio nella storia ALTILIA

Pagine UTILI

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CAPRACOTTA e il pianoro di Prato Gentile Testo a cura di Cimentiamoci.it - Foto di Pino Manocchio e Guglielmo Messere

Immagina una splendida domenica di gennaio. Di buon mattino il sole dipinge di un rosa tenue la coltre nevosa del pianoro di Prato Gentile, e tu a un tratto pensi davvero che quella neve candida, caduta silenziosamente durante la notte, fiocco dopo fiocco, abbia davvero un’anima gentile, pronta e desiderosa di accogliere i tuoi passi per regalarti quell’intimità magica che solo un paesaggio innevato sa offrire. Siamo a Capracotta, piccolo e suggestivo borgo del versante più settentrionale della provincia di Isernia, situato a circa 1.400 metri di quota, caratteristica che rende questo luogo uno dei paesi più alti dell’Appennino. 8 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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L’altimetria, le condizioni orografiche favorevoli e il forte innevamento hanno contribuito in maniera piuttosto significativa affinché l’attività turistica e gli sport invernali in particolare potessero svilupparsi in modo eccellente. Capracotta è senza dubbio una delle più belle e suggestive località dove praticare sport come lo sci di fondo, attività escursionistiche con le cia-

spole e, nella tranquillità dei boschi e dei borghi circostanti, trascorrere piacevoli giornate in totale relax. Il Centro per lo Sci di fondo di Prato Gentile offre tracciati di diversa difficoltà che si estendono per oltre quindici chilometri, formati da due anelli agonistici e uno di tipo turistico. La pista “Mario Di Nucci”, omologata F.I.S.I., ha ospitato il Campionato

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italiano di sci di fondo del 1997. Il suo tracciato attraversa splendide faggete e abetaie che regalano un paesaggio fiabesco. Il comprensorio sciistico di Prato Gentile è poco distante dagli im-

pianti di risalita di Monte Capraro che, insieme a Monte Campo, rappresenta la cima principale del comprensorio e consente di praticare anche lo sci alpino e lo snowboard.

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I sentieri presenti consentono di raggiungere punti panoramici particolarmente incantevoli che spaziano dai monti della Meta sino alla Majella e al Gran Sasso; percorsi che, con l’ausilio di una Guida Ambientale Escursionistica, rivelano e svelano tutta la loro ricchezza e bellezza. Capracotta è anche una straordinaria destinazione gastronomica, rinomata soprattutto per i prodotti ottenuti dalla trasformazione del latte, dai sapori genuini e autentici che soddisfano i palati più sopraffini. In tutto il territorio sono presenti diversi caseifici specializzati nella produzione artigianale di vere e proprie prelibatezze.

Ne sono un esempio la stracciata, un latticino fresco a pasta filata dalla forma appiattita prodotto con latte vaccino, i gustosi fiordilatte, i caciocavalli e i caratteristici pecorini che arricchiscono l’offerta gastronomica locale. Un’altra squisitezza tutta “capracottese” è senza dubbio la “Pezzata”, un piatto molto gustoso le cui origini rimandano al rito della transumanza, lo spostamento di greggi e pastori dalle montagne verso le valli. Si tratta di carne di pecora che viene sapientemente preparata e cucinata in un “caldare” di rame e gustata in tegami di terracotta che ne esaltano i profumi e i sapori.

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Questi primi suggerimenti permettono già di vivere una bella esperienza di soggiorno tra natura incontaminata, gastronomia di alta qualità e attività sulla neve per tutti i gusti; ma Capracotta ha ancora molto altro da offrire ai

suoi visitatori. Venite a scoprire un luogo capace di sorprendervi in tutto l’arco dell’anno ma che durante il periodo invernale sa esprimere il meglio della sua sincera e originale accoglienza. 13

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Tra l’Abruzzo e il Molise si può partire alla scoperta di Parchi e Riserve facendo una “escursione” su rotaia grazie alla Ferrovia dei Parchi, uno spettacolare tracciato ferroviario, simpaticamente conosciuto anche col nome di Transiberiana d’Italia, che collega montagne, piccoli borghi, valli e strette gole per portarvi alla scoperta delle bellezze storiche e naturalistiche presenti nell’Alto Molise.

Foto di Ciro Schiavone

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LA FERROVIA DEI PARCHI

La Transiberiana d’Italia

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È un caratteristico treno storico che collega le città di Sulmona e Isernia attraversando un territorio in gran parte protetto, cuore verde dell’Appennino, compreso in due Parchi nazionali e una Riserva naturale. Sembra un “museo viaggiante” a bassa velocità che, dai finestrini, lascia ammirare un paesaggio reso ancora più suggestivo dalla neve che, du-

rante l’inverno, ammanta di bianco boschi e pianure. Lungo il tragitto sono previste anche diverse fermate che offrono la possibilità di gustare le straordinarie tipicità locali e, in alcuni casi, partecipare a mostre ed eventi organizzati, come i caratteristici mercatini di Natale. Oggi la Ferrovia è una delle attrazioni protagoniste del turismo molisano.

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Il fischio del treno echeggia ogni settimana tra valli e paesi. Dopo lo stop delle attività dovuto all’emergenza Coronavirus, i tour della Transiberiana italiana sono fortunatamente ripresi per ritornare ad accogliere i sempre più numerosi turisti provenienti da tutta Italia e dall’estero che partecipano curiosi ed entusiasti. Anche questo inverno la Ferrovia dei Parchi è pronta a farvi vivere un’esperienza emozionante. Si ringrazia per la collaborazione l’Associazione leRotaie K www.lerotaie.com E leRotaie

Per informazioni sul calendario delle partenze K www.ferroviadeiparchi.it

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Castel San Vincenzo Il fine settimana si avvicina e siete alla ricerca di una località dove trascorrere una breve vacanza, un luogo che offra le comodità e la tranquillità di un piccolo centro oltre a spazi e occasioni per fare piacevoli passeggiate all’aperto. Testo di Guglielmo Ruggiero

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Una destinazione che sicuramente corrisponde a questa descrizione è Castel San Vincenzo e la circostante Piana del Volturno, una piccola e deliziosa località protesa verso il gruppo montuoso delle Mainarde. Questo centro dell’alta valle del fiume Volturno è uno dei cinque comuni molisani che fanno parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La sua fama è legata alla storia, e alla bellezza, dell’Abbazia benedettina di San Vincenzo al Volturno che, secondo quanto riportato nel Chronicon Vulturnense, nacque nel 703 grazie a tre nobili di Benevento, tali Paldo, Tato e Taso, che vi impiegarono tutto il loro ricco patrimonio. Il sito archeologico ospita anche gli scavi dell’abbazia longobarda del V secolo sulla riva sinistra del fiume Volturno e la nuova abbazia del XII secolo sulla riva destra che, profondamente ricostruita nei secoli, è tutt’oggi visitabile e ospita una comunità benedettina di monache. Al termine della visita al complesso monastico, è possibile raggiungere le cascate che si trovano in località “La Cartiera”.

Un breve sentiero conduce in questo piccolo angolo di paradiso che il fiume Volturno regala, tra rocce, muschi e profumi che offrono una “immersione” fresca e piacevole in un contesto naturale di particolare fascino. Altro luogo imperdibile è l’antico eremo di San Michele a Foce che, come una pietra preziosa, è incastonato al centro di una parete scoscesa, ornando l’ambiente impervio e selvaggio che caratterizza Monte San Michele. Si ritiene che sia stato costruito dai monaci benedettini intorno all’anno Mille. All’interno della cella si trova un altare votivo dedicato al santo Arcangelo Michele. Dalla piccola terrazza antistante si apre il panorama sulla valle, dove si scorge il bacino del lago di San Vincenzo, e le montagne

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circostanti, che sembrano fare da corolla a un paesaggio straordinario. L’eremo, situato a 930 metri, è raggiungibile solo a piedi percorrendo un sentiero che si inerpica sulla parete della montagna. Passeggiando tra i vicoli del borgo si respira l’atmosfera classica dei piccoli centri quando, tra la pace e la tranquillità delle case in pietra, l’odore della legna che arde nei camini evoca profumi e sapori di un inverno ormai alle porte.

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Nel cuore del centro storico vi è un piccolo museo che ospita importanti collezioni ornitologiche ed entomologiche oltre a un’esposizione di mammiferi rappresentativi della fauna delle Mainarde. Il tutto è allestito all’interno di un grazioso palazzotto baronale, efficientemente restaurato dal Parco e dal Comune, per renderlo idoneo ad accogliere il Museo della Fauna Appenninica intitolato a “Oscar Caporaso”.

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La visita al borgo di Castel San Vincenzo è l’occasione per fare una pausa nella piazza principale, da dove è possibile ammirare il bel panorama sul sottostante lago. Quest’ultimo è il protagonista di questi luoghi che, con il suo colore verde smeraldo, rende la visita ricca e particolarmente suggestiva.

Sulle sue acque è possibile cimentarsi in esplorazioni con canoe canadesi, se si desidera scoprire le bellezze di questo bacino un po’ più da vicino, oppure godere della tranquillità che tutta l’area dona lungo i brevi e semplici sentieri che ne seguono il limitare, tra boschetti di roverelle e verdi prati.

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Un fine settimana, dunque, all’insegna della tranquillità, lasciandosi cullare dai profumi e dai colori delle Mainarde molisane, montagne che rivelano una storia antica e che custodiscono una natura incontaminata che di certo vi sorprenderà. Si ringraziano per le foto Giorgio Izzi, Pino Manocchio e Paolo Pasquale

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CENTRO TARTUFI MOLISE NELLA PATRIA DEL TARTUFO Terra di storia, arte e cultura, ma anche di natura incontaminata e paesaggi salubri. Il Molise conquista e stupisce per la bellezza di un territorio variegato che vive in simbiosi con chi lo abita, nel rispetto di un legame ancestrale in cui l’uomo si prende cura dell’ambiente, che ricambia donando i suoi preziosi frutti. Riuscire a raggiungere questo equilibrio naturale è possibile e lo ha dimostrato 24

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Angelo Palombo, fondatore dell’azienda Centro Tartufi Molise, una realtà imprenditoriale a carattere familiare dove passione per la genuinità e ricerca della qualità sono alla base della produzione e della trasformazione di un nobile prodotto della terra: il tartufo. Pochi sanno che ben oltre il 40% della produzione nazionale avviene in Molise; una ricchezza legata proprio alle autentiche peculiarità di questo territorio. 25

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LA CULTURA DEL POSTO È LA NOSTRA IDENTITÀ… MA SEMPRE AL PASSO CON I TEMPI Consapevoli delle eccellenze del territorio, Angelo Palombo e i figli Sandra e Vittorio hanno fondato un’azienda volta alla trasformazione e vendita di tartufo bianco e nero che, partendo dal piccolo comune di Castropignano, ha esportato il valore di questa particolare tradizione gastronomica italiana anche all’estero. Il rispetto dei limiti di raccolta giornaliera da parte dei cavatori, l’utilizzo di tecnologie moderne e di energia rinnovabile

insieme al continuo raggiungimento di alti standard qualitativi hanno permesso a Centro Tartufi Molise di ottenere la certificazione etica e ambientale BIO. La realizzazione di moderni laboratori destinati alla selezione e alla trasformazione del tartufo molisano permette di dar vita a un’ampia gamma di prodotti, oltre al tartufo fresco e altre tipicità locali, distribuiti con i brand “Centro Tartufi Molise”, “San Pietro Avellana” e “Tartufo d’Oro”.

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DA CENTRO TARTUFI MOLISE DIRETTAMENTE A CASA TUA Da un’idea della famiglia Palombo è nata anche Casa Molisana, un punto di ristoro nel cuore del Molise che celebra i prodotti del territorio in generale e quelli di Centro Tartufi Molise in particolare. Nell’accogliente ristorante, il menu propone ricchi taglieri di salumi e formaggi; fantasiosi primi e secondi piatti e, per chiudere, gustosi dessert.

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Nel fornito punto vendita è possibile acquistare le straordinarie eccellenze prodotte da Centro Tartufi Molise: salse, creme al tartufo e ai funghi porcini, condimenti, sottoli ma anche formaggi, salumi e pasta artigianale per preparare a casa, in maniera facile e veloce, deliziosi piatti.

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Nel 2014 Vittorio Palombo è entrato in possesso di un tartufo bianco dal peso di 1,5 chilogrammi (rinvenuto nel territorio di Campobasso da un cavatore del luogo), consentendo a Centro Tartufi Molise di aggiudicarsi il Guinness World Record per il tartufo bianco più grande del mondo.

IL BOSS DEI TARTUFI

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Per assaporare al meglio questi prodotti, proponiamo di seguito due semplici ricette che sapranno di certo conquistare anche i palati più sopraffini.

Tagliatelle al Tartufo Nero

Omelette al Tartufo Nero

Ingredienti per 4 persone 400 grammi di tagliatelle 1 tartufo fresco di circa 40 grammi* 80/100 grammi di burro 100 gr di formaggio grana grattugiato, sale

Ingredienti per 5 persone 50 grammi di tartufo 15 uova fresche Burro, sale, pepe q.b.

Preparazione

Mettere il tartufo nero con 15 uova fresche in un contenitore coperto.

In una padella sciogliere il burro a fuoco bassissimo e aggiungere metà tartufo grattugiato e metà del formaggio. Unire un po’ di acqua di cottura e salare. Scolare le tagliatelle e procedere alla mantecatura utilizzando ancora un po’ di formaggio e acqua di cottura. Impiattare aggiungendo l’altra metà di tartufo affettato in sottili lamelle e, se lo si desidera, un po’ di pepe macinato al momento. *se non si dispone del prodotto fresco, va benissimo anche la salsa tartufata in vasetto.

Il giorno prima

Preparazione Rompere le uova in una scodella, grattugiare un terzo del tartufo, aggiungere un po’ di sale e lavorare il composto con una frusta. Lasciare riposare a temperatura ambiente per almeno un’ora. Pochi minuti prima della cottura: dei due terzi di tartufo rimanente, tagliare la metà a dadini e l’altra a lamelle. Far sciogliere una noce di burro in una padella. Versare il composto fino a ottenere una frittata. Aggiungere i dadini su una metà e chiudere con l’altra metà a mo’ di calzone. Impiattare la frittata e lucidare con un po’ di burro fuso; aggiungere le lamelle di tartufo con un po’ di sale e, se si desidera, dell’erba cipollina sminuzzata.

“fare la storia dei tartufi sarebbe intraprendere la storia della civiltà del mondo”

Alexandre Dumas

Centro Tartufi Molise vi porta alla scoperta di questa storia, regalando un vero viaggio tra i profumi e i sapori della patria del tartufo.

Centro Tartufi Molise Srl

Castropignano (CB), contrada Vicenne . Tel. 0874 503688 info@centrotartufimolise.com | www.centrotartufimolise.com E Q Centro Tartufi Molise Srl 29

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Con l’approssimarsi del Carnevale arriva il momento di procurarsi costumi e maschere, allestire carri e preparare succulenti dolci fritti. È l’appuntamento con la spensieratezza e la baldoria e ogni città, grande o piccola che sia, ha le sue usanze e tradizioni per celebrare questa festività. Saltano subito alla mente le sontuose parate di città come Venezia, Viareggio, Cento e Putignano, famose in tutto il mondo per la bellezza e la grandiosità dei costumi e delle sfilate che mettono in scena ogni anno. 30 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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TEMPO DI COSTUMI, CARRI E GOLIARDIA

Foto di Luigi Aquino

Testo di Paolo Pasquale

Accanto a questi grandi eventi, che godono di enorme notorietà, ve ne sono anche altri ugualmente spettacolari e accattivanti, legati a tradizioni e riti tanto antichi quanto affascinanti. Ne sono un esempio quelli dei comuni di Larino, Tufara, Castelnuovo al Volturno e Jelsi, dove si può assistere ad alcuni degli eventi più rappresentativi del Carnevale molisano; celebrazioni che mettono in moto una macchina organizzativa capace di dar vita a spettacoli che trovano pochi confronti anche nel panorama nazionale e che mettono insieme la goliardia tipica del periodo e rituali più antichi, colmi di simbologie e misteri. 31 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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IL DIAVOLO DI TUFARA

È Martedì Grasso nella valle del Fortore e una figura inquietante si aggira per le strade di Tufara; una creatura che ha movenze pazze e scalmanate, mette sottosopra il paese suscitando timore e terrore. Gli abitanti cercano di catturarlo, ma difficilmente riescono in questa ardua impresa. Appare all’improvviso, con un mantello formato da sette pelli di capro cucite insieme, un tridente in una mano e il volto diabolico rosso

come il fuoco e nero come la pece, segnato da occhi sgranati, denti serrati e orribili orecchie a punta. Come può essere frenato il furore del Diavolo di Tufara? Le sue movenze sono quelle di una danza; una danza che rimanda a un rito propiziatorio svolto in un remoto passato, quando i nostri lontanissimi avi sentivano vicina la fine dell’inverno e scorgevano i primi segni del risveglio della natura. Il protagonista del Carnevale di

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Tufara non è solo il Diavolo. Le corse e le sfrenate acrobazie sono accompagnate anche dalla Morte dal volto bianco, che fa volteggiare tra le mani l’emblematica falce evocando il gesto dei contadini che mietono, e dai Folletti vestiti di nero, che tentano di tenerlo a bada con delle catene; e poi, ancora, “U Pisciatur”, che rappresenta il trionfo del caos che morirà insieme a Carnevale, e il Padre e la Madre del povero Carnevale che viene lanciato

dal castello longobardo tra le braccia del Diavolo, che lo infilza col suo tridente. Insomma, un evento a tutto tondo che coinvolge l’intero paese con la popolazione che corre per difendersi da questa “maschera” crudele. E Il Diavolo Di Tufara

Si ringrazia Luigi Aquino per le foto de “Il Diavolo di Tufara”

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IL RITO

DELL’UOMO CERVO A CASTELNUOVO AL VOLTURNO

È la domenica di Carnevale, il sole tramonta dietro le Mainarde e illumina, con i suoi ultimi raggi, la piazzetta di Castelnuovo al Volturno, piccola frazione di Rocchetta a Volturno che si prepara ad accogliere l’evento più misterioso e atteso dell’anno. Già solo dall’aria che si respira si capisce che qualcosa di magico sta per accadere. Un rito ancestrale che si celebra sotto gli occhi delle centinaia di spettatori presenti: la fine del freddo e triste inverno e il risveglio della natura con il ritorno alla vita.

Figure misteriose e spettrali si muovono con movenze tipiche dei rituali tribali; l’atmosfera si scalda sempre più e l’apprensione aumenta. Un gran trambusto, grida di terrore e bramiti annunciano l’avvicinarsi impetuoso dell’Uomo Cervo che, con la sua compagna, crea scompiglio tra i presenti. Questa furia, tuttavia, viene domata e incatenata da una figura prodigiosa: il Martino, una sorta di mago del paese. Derisi e sbeffeggiati dalla popolazione, i cervi riescono a divincolarsi, creando panico tra i presenti,

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e vengono colpiti dal cacciatore. Ma non tutto è compiuto; il cacciatore gli offre l’opportunità della redenzione. Soffia un “alito di vita” nelle orecchie dei due animali ed essi si rianimano, senza le inquietudini che li avevano fin lì dominati. Ora corrono liberi verso quelle montagne così vicine e maestose, dove la realtà di una natura incontaminata vince le asprezze dell’umanità. Con la loro rinascita, l’inverno è finito e può cominciare la primavera e, con essa, la vita. E Il Rito dell’Uomo Cervo Si ringrazia Paolo Pasquale per le foto de “Il Rito dell’Uomo Cervo”

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IL CARNEVALE DI LARINO

La sfilata dei carri allegorici di Larino è stata inserita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali tra i 27 Carnevali Storici d’Italia. Dal 1955, anno del primo Carnevale larinese, la manifestazione è stata un crescendo di idee e di novità. Nel tempo è

divenuta una sfarzosa parata di “giganti di cartapesta” alti decine di metri, realizzati da abili mastri carrai, che rappresentano personaggi noti del panorama artistico, politico e sociale. Effetti speciali, gruppi di maschere, giocolieri e ballerini che

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accompagnano i carri rendono i festeggia- opere e i loro significati, che i ragazzi di menti molto scenografici e coinvolgenti. Larino riescono a regalare. Una manifestazione ricca di allegria, coE Carnevale di Larino lori e con tanti eventi collaterali che attira Si ringraziano per le foto del Carnevale di Larino ogni anno migliaia di turisti e curiosi. Guerino Trivisonno e Paolo Pasquale Non resta che lasciarsi incantare dalle 37 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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LA BALLATA DELL’UOMO ORSO A JELSI Un orso spunta improvvisamente dal bosco con fare minaccioso e aggressivo. Ruglia, digrigna i denti e urla spaventando tutti gli abitanti del paese. L’animale inferocito viene catturato da un coraggioso “domatore” che lo trattiene con robuste catene e lo trascina per le strade del paese, costringendolo a danzare sotto la minaccia di percosse con un bastone al grido di “Orso a posto! Orso olè! Balla orso!”. In cambio gli vengono offerti del cibo e qualcosa da bere. Dei musicisti improvvisati accompagnano i passi di danza del povero orso. La pantomima tradizionale della Ballata dell’Uomo Orso viene riproposta, a Jelsi, in

una versione più teatrale, con la presenza di attori, un coro, un tenore e un testo in rima che narra le vicende della cattura del misero animale. “U ball dell’Urz” si colloca tra i riti propiziatori tipici dei comuni molisani. Le origini della danza rimandano a primordiali cerimonie invernali legate alla fertilità, dove la morte della natura non viene vissuta come un processo irreversibile ma come una condizione necessaria perché possa rinascere la vita, con la promessa di abbondanti raccolti. E L’orso Di Jelsi

Si ringraziano Paolo Pasquale e Gianfranco Vitolo per le foto de “L’Uomo Orso”

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Ciascuno degli eventi descritti in queste pagine, insieme a tanti altri che vengono organizzati nella regione, attirano ogni anno un pubblico sempre più numeroso. Purtroppo a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo subendo ormai da 2 anni, molti di questi non si sono svolti e, purtroppo, non siamo sicuri che saranno riproposti nel prossimo anno. Per questo motivo vi consigliamo di seguire le rispettive pagine social per rimanere aggiornati. Le attuali notizie sull’andamento della pandemia ci permettono di essere ottimisti e sperare nella possibilità di rivedere, finalmente, le piazze piene e vissute con lo stesso entusiasmo manifestato in passato. 39 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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IT'S CARNIVAL

IT'S TIME FOR COSTUMES, FLOATS AND JOKES With Carnival comes the time to pull out masks, costumes, floats and prepare many tasty fried desserts. It's time for fun and every city prepares to celebrate it in a sumptuous way. Alongside the famous parades of Venice, Viareggio, Cento and Putignano there are also others equally spectacular and captivating events, linked to ancient and fascinating traditions and rites. An example of these are the municipalities of Larino, Tufara, Castelnuovo a Volturno and Jelsi, where the organizational machine gives life to shows that combine jokes and rituals full of symbols and mysteries. The Devil of Tufara It is Shrove Tuesday in the municipality of Tufara and a disturbing creature wanders through the streets that turns the town upside down and arouses terror. The inhabitants try to capture it but it is a difficult undertaking. He is covered in goatskin, with a trident in his hand and a

devilish face. Who can stop his fury? His crazy movements recall an ancient dance, reminiscent of the rites that took place at the end of winter and the awakening of nature. Next to the Devil there are also other characters: Death with a white face, the Goblins dressed in black, “U Pisciatur” representing Chaos, the Carnival Father and Mother, who dies impaled by the Devil. An event that involves all those present, who run to defend themselves from this cruel "mask". The rite of the Deer Man in Castelnuovo al Volturno On Carnival Sunday in the town of Castel al Volturno, something magical happens. With the end of the winter cold and the return to life, bustle, screams and cravings spread in the air. A couple of deer appear which create havoc in the town square. Their fury is appeased by the village magician, Martino, who captures them. Mocked by the

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population, the deer manage to wriggle, creating panic among those present, and are hit by the hunter; but not everything is finished. The hunter blows a breath of life into the ears of the two animals, who revive peacefully, without the worries of before. They run free away from the square towards the surrounding mountains, in the unspoilt nature. With their rebirth, winter is over and spring can begin and, with it, life.

The Ballad of the Bear Man in Jelsi A bear suddenly emerges from the woods in a threatening and aggressive manner. The animal is captured by a tamer who chains it and drags it around the town, forcing it to dance in exchange for food and something to drink. Improvised musicians accompany the dancing steps of the poor bear, together with some actors and a tenor who recites a text dedicated to the story of the poor animal. The bear dance has distant origins and reminds us The Carnival of Larino that death is a necessary event for the reThe Carnival of Larino is one of the oldest birth of life. in Italy. Since it was born in 1955 it has been a crescendo of novelty. Over time These are events that attract it has become a parade of gigantic papian increasing number of er-mâché floats tens of meters high, reprepeople every year. senting famous personalities from enterCurrent news on the progress of the tainment, politics and society. The parade pandemic leads us to be optimistic is accompanied by dance groups, masks about the future. and special effects that create an atmosWe hope, therefore, to see the phere full of joy and colors, involving all squares full and lived with carefree those present also in numerous other side and joy of the past. events.

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Ogni epoca ha le sue tendenze e gusti in fatto di moda; gli stili cambiano ogni anno e sono sempre in continua evoluzione. Senza dubbio, anche la moda contribuisce ad arricchire e a far conoscere la cultura e la storia di un popolo e del suo territorio. Se è vero che oggi “l’abito non fa il monaco”, in passato l’attenta scelta 42 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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L’affascinante storia degli abiti tradizionali del Molise Testo di Letizia De Crosta Foto di Nicola Di Stefano

Una lunga evoluzione di stile e moda -

di tessuti e colori, la selezione di particolari accessori e rifiniture rivelavano molto sulle condizioni economiche e sociali della singola persona e sulle usanze della comunità a cui apparteneva. È sufficiente fare un salto indietro nel tempo soltanto di alcuni decenni per accorgerci di come la forma dell’abito non fosse solo una questione di gusto.

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Come in tante regioni italiane, anche in Molise si può scoprire una lunga storia di stile e moda; è un territorio i cui abitanti tramandano da generazioni una bellissima serie di abiti storici. Ne sono un esempio i comuni di Baranello, Longano, Sant’Elena Sannita e altri centri del Massiccio del Matese, solo per menzionarne alcuni. Da quelli più semplici ai più elaborati, i numerosi dettagli di ciascun abito suscitano tanta curiosità e stupore per la loro ricercatezza e unicità, rivelando molto sul suo “indossatore”. Un attento e lungo lavoro di studio e di ricerca ha svelato i segreti dei colori e delle fogge che hanno dato vita a questi modelli, raccolti nella bellissima collezione privata dello studioso Antonio Scasserra: 36 costumi molisani completi di tutti gli ornamenti.

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Osservando la serie di abiti maschili, non si notano grandi differenze legate al ceto sociale o all’età. A eccezione di pochi particolari che li distinguevano da quelli dei comuni vicini, erano molto semplici e composti essenzialmente da giacche, calzoni e panciotti. L’abito femminile, al contrario, era ricco di accessori e stupiva per i modelli e colori; ogni dettaglio era ben curato e ciascun elemento veniva opportunamente selezionato in base alla condizione sociale e civile di appartenenza. Una giovane donna indossava una leggera veste che nascondeva gelosamente le sue morbide forme. Una volta fidanzata, vestiva abiti più elaborati tra le cui pieghe nascondeva due doni del promesso sposo: un paio di forbici simbolo delle abilità casalinghe e un coltello che poteva essere utilizzato per difendere la propria purezza.

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Le donne sposate, invece, si arricchivano ulteriormente con preziosi gioielli che sistemavano sul petto e sui copricapo. Le vedove, infine, indossavano modelli molto sobri, dai toni tendenzialmente scuri, senza eccedere negli accessori. Per coprire le elaborate acconciature venivano utilizzati degli eleganti copricapo o mappe. Queste ultime erano fissate con degli spilloni (uno per ogni anno di matrimonio) o raffinati nastrini e, partendo dalla fronte, coprivano il capo per scendere lungo le spalle. A Bojano, San Polo Matese e San Massimo, la mappa utilizzata nei giorni di festa era bianca e veniva inamidata per modellarla in maniera particolare; quella adoperata nei restanti giorni della settimana, invece, veniva coperta con un panno nero che lasciava intravedere il bordo rifinito con finissime merletta-

ture in tombolo detti "pizzilli". È facile immaginare come lo stile di ciascuno di questi abiti fosse l’espressione dei valori e delle tradizioni locali, tanto da rappresentare l’identità delle piccole comunità locali. Osservandoli, si scorgono quei particolari e quelle differenze che permettono di riconoscere subito il comune di origine. Per questo motivo sono simbolo del patrimonio locale, da custodire con cura in memoria degli usi e dei costumi di un passato neanche troppo lontano. L’affascinante storia degli abiti tradizionali del Molise svela le usanze, le straordinarie abilità sartoriali, i gusti e le vanità delle donne che hanno abitato questo meraviglioso territorio, lasciando alle future generazioni una preziosa eredità.

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Parlando di questi “costumi”, ricordiamo anche l’abito tipico del borgo di Letino, oggi comune della provincia di Caserta che dal 1927 al 1945 ha fatto parte della provincia di Campobasso. Particolarmente variopinto, ricco di accessori e molto elaborato, è stato definito dagli esperti, in più di un’occasione, l’abito più bello d’Italia.

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The historical clothes of

Molise

By Letizia De Crosta Ph. Nicola Di Stefano

Several Molise villages still preserve important testimonies of their past that allow us to know a fascinating history; a story made up of styles and fashions. These are some wonderful traditional dresses which, fortunately, can still be admired today and which are especially characteristic of the more mountainous villages, in some of which it was usual to wear them until a few decades ago on the occasion of special anniversaries. Looking at the wonderful dresses, it is easy to see how times have changed in terms of clothing and how the choice of dress, in the past, was not just a matter of style but much more. Jackets, trousers, waistcoats and hats, for example, made up the male dress that did not present great differences between men of different ages and classes.

The women’s dress, on the contrary, amazes for its models animated by bright colors and numerous accessories, selected especially according to age and social condition. A young woman, for example, wore light robes that jealously concealed the feminine forms. Once engaged, her clothes were enriched with accessories such as scissors and a knife, donated by the betrothed, a symbol of home skills and purity. The most elaborate dresses were intended for married women. These used to be adorned with precious jewels that were placed on the chest or on the colorful headdresses. Finally, widows wore very simple clothes, in dark or otherwise sober colors, without exceeding with accessories.

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Pesche è uno di quei borghi che conquistano il visitatore col loro fascino, già solo guardandoli da lontano. L’intero paese sembra nascere dalla roccia, con le case l’una accanto all’altra, che si arrampicano a mezza costa su uno dei versanti di Monte San Marco, tra le quali, di tanto in tanto, si aprono piccoli affacci e piazzette 50 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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PESCHE

Il borgo che sembra un presepe

di Giuseppe Campochiaro

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che permettono di ammirare il vasto paesaggio circostante. Per la disposizione delle sue case, Pesche è stato definito anche come la “Libreria d’Italia”; ma è dopo il tramonto che si compie la magia: quando si accendono le prime luci della notte, prende vita un vero e proprio presepe. 51 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Un reticolo di scale, vicoli e stradine collegano la parte moderna del paese (a valle) a quella più antica (a mezza costa) e ai resti del nucleo originario, situato nella parte più alta e disabitato ormai da tantissimi anni; un abbandono che ha annoverato Pesche tra i “borghi Fantasma” d’Italia. Oggi si possono osservare frammenti e rovine di una storia sospesa dal lontano ’400, quando un terremoto distrusse

il castello longobardo, le torri e le case, insieme alle due porte d’ingresso della cinta muraria. Quest’ultima abbraccia, da un lato, il centro abitato e, dall’altro, sale verso la montagna. L’occhio cade subito sull’alto campanile della chiesa cinquecentesca dedicata a san Michele Arcangelo, patrono di Pesche, che conserva al suo interno ben 5 altari oltre a un’incantevole tela che raffigura la Madonna delle Grazie.

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Il territorio circostante è dominato soprattutto dalla natura. Ciò fa di Pesche un'attraente destinazione per gli arrampicatori sportivi grazie alla presenza di falesie facilmente accessibili e un contesto paesaggistico di pregio tutelato con la Riserva Naturale Orientata, un’area

protetta ricca di biodiversità e attraversata da numerosi sentieri naturalistici. Qui a Pesche si ha l’impressione che il tempo si sia fermato. Passeggiare tra le stradine, con i gatti che ti fanno compagnia, è come tornare a vivere il passato e diventare parte di esso.

Foto 1, 4 , 5 Giuseppe Campochiaro Foto 2, 3 Oscar Vignone

M SEGUI IL CANALE 5

EQ VIAGGIA CON WALLACE Giuseppe Campochiaro TRAVEL BLOGGER E VIDEOMAKER 53 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Quella della famiglia Papa è una storia dal sapore dolce, che comincia cinquant’anni fa, quando Pietro e Rosa, genitori di Paolo, Silvano e Claudio, acquistarono un bar, gelateria e pasticceria nel comune di Cassino (FR). Qualche anno dopo Paolo inaugura a Isernia un negozio di bomboniere, dando inizio alla più grande passione della famiglia. Nel 1987, infatti, Silvano e Claudio sviluppano il brand “Papa Confetti e Cioccolato”, celebre per la produzione e la vendita di confetti.

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Un prodotto di eccellenza, molto ricercato, che porta l’attività di famiglia a crescere fino al punto di acquistare, nel 2011, il brand “Cuorenero” del Gruppo Eridania Zuccheri. Alla base del successo dei fratelli Papa ci sono due punti cardini: la volontà di rinnovarsi per rispondere meglio alle esigenze delle nuove generazioni e un profondo rispetto per la tradizione, a partire dalla selezione della materia prima. La mandorla è la vera protagonista della dolce produzione Papa. Per questo motivo decidono di varare un progetto di filiera basato sull’impiego e trasformazione di mandorle coltivate esclusivamente in Italia, una scelta che rappresenta una presa di coscienza delle tradizioni e del valore che il Centro-Sud Italia esprime nel settore dell’agroalimentare.

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Tra idee innovative, una forte passione e un’attenta ricerca, la famiglia Papa ha portato l’azienda a raggiungere importanti traguardi nel settore delle vendite garantendo qualità, elevati standard di sicurezza alimentare e competitività, nonostante il comparto dolciario sia stato messo in crisi, in quest’ultimo periodo, dall’emergenza sanitaria. Dolceamaro oggi esporta in oltre 25 Paesi nel mondo la sua dolce collezione, sempre più ricca nella varietà e ricercata nelle forme. Accanto ai classici confetti alle mandorle, al gusto dessert, esotici, al cioccolato e ai liquorini, si trovano gli squisiti Dragée al latte, al pistacchio e a nocciola, da gustare in ogni occasione. La gamma Coffee Time, ideale quando si è alla ricerca di un po’ di energia, rivela un’anima di caffè, cappuccino e latte macchiato.

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I profumati Mediterranei, invece, regalano un viaggio tra i bouquet di agrumi del mare nostrum, ricoperti di cioccolato. Squisito, infine, il sapore vivace degli Speziati al gusto di zenzero, peperoncino e zafferano. Negli ultimi anni Dolceamaro ha realizzato nuovi prodotti come i colorati Macarons, delicate meringhe con farina di mandorla che racchiudono un cuore di prelibata crema aromatizzata naturalmente, e più di recente i Donuts, le famose ciambelle americane, in una versione non fritta, senza glutine e a lunga conservazione.

Dolceamaro sa come dare gusto e colore a ogni momento della giornata e alle occasioni più importanti. “Ci piacerebbe dirti chi siamo raccontandoti come lavoriamo, come produciamo confetti e cioccolato, ma soprattutto vorremmo conoscerti. I nostri clienti sono i nostri migliori amici, quelli più esigenti, quelli che ti spronano a dare il meglio ogni giorno accogliendo le sfide del nuovo senza perdere mai di vista chi sei”. Claudio e Silvano Papa

Dolceamaro s.r.l. Via S.S. 85 km 32,896 Monteroduni (IS) Tel. +39 0865 493005 Fax +39 0865 493004 clienti@dolceamaro.com E Papa Cioccolato e Confetti Cuorenero Q @papaconfetticioccolato @cuorenerofficial 57

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ISERNIA e dintorni I luoghi da non perdere Testo di Letizia De Crosta

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Si avvicina il fine settimana o una breve vacanza e avete voglia di fare una gita fuori porta, vedere qualcosa di nuovo, luoghi genuini e accoglienti, lontani dal frastuono e dal traffico delle grandi città. Se volete vivere davvero un’esperienza diversa, provate a uscire dai grandi percorsi turistici e dal circuito delle mete più note e venite a scoprire la provincia di Isernia, un territorio che abbraccia luoghi così ricchi di storia, natura e tradizioni che, dietro ogni angolo, riserva fantastiche sorprese. Ne fanno parte 52 comuni, ben 6 aree protette tra parchi e riserve naturali e un gran numero di sorgenti, torrenti, cascate e fiumi, primo su tutti il Volturno per la sua grande portata d’acqua.

I borghi sembrano tanti scrigni abbarbicati, con i loro castelli, tra colline e montagne; piccoli centri dove si respira ancora l’atmosfera autentica di un lontano passato, fatta di ospitalità, costumi e riti secolari.

È con questa premessa che vi invitiamo a visitare questo lembo di Molise, cominciando proprio dal suo capoluogo di provincia, Isernia. Una volta completata la passeggiata in città, sappiate che ci sono numerosi altri siti veramente da non perdere nel raggio di pochi chilometri. 59

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Una passeggiata in città Foto di Pino Manocchio

Isernia è una gran bella cittadina ricca di tante comodità e punti di interesse grazie alla presenza di un centro più moderno, che si sviluppa tutt’intorno a Corso Risorgimento e Corso Garibaldi, e quello più antico attraversato da Corso Marcelli. Lasciatevi coinvolgere dalla bellezza del centro storico con le sue vivaci piazze, caffetterie e ristoranti dove intrattenersi per gustare anche le prelibatezze locali; scoprirete un’atmosfera tranquilla e rilassata, animata dai commercianti e dal via vai di persone e visitatori. Tra queste strade si incrociano interessanti monumenti ed edifici storici.

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In piazza Celestino V vi accoglie subito uno dei monumenti più caratteristici: la scenografica Fontana Fraterna, eletta tra le più belle d’Italia. È facilmente riconoscibile per l’aspetto che richiama quello di una loggetta del Rinascimento, con archi ed elementi tipici dell’architettura del Quattrocento che proteggono sei cannelle da cui sgorga acqua limpida e fresca. Proseguendo lungo il corso si raggiunge la Cattedrale di San Pietro Apostolo con la sua torre campanara, l’Arco di San Pietro. Nei dintorni potreste sentir parlare dei “mamozi”; sappiate che gli abitanti usano questo termine per indicare le quattro statue che “sorvegliano” il campanile. Si tratta di sculture, risalenti al periodo in cui la città di Isernia era dominata dai Romani, che raffigurano degli uomini vestiti con gli abiti tipici del politico dell’epoca. Questo lato della città è un grande affaccio naturale sul paesaggio circostante, spingendosi verso Ovest come la prua di una nave. È facile, quindi, ritrovarsi inaspettatamente su una terrazza o belvedere, come piazza Purgatorio (nei pressi del Comune), che guarda verso i monti del Matese, e piazza Andrea D’Isernia, che regala un bel panorama sulle Mainarde. 61 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Desiderate concedervi una coccola di bellezza, gustare qualche specialità in un ristorante caratteristico e fare shopping? Le numerose attività commerciali presenti nella parte più moderna della città accontentano ogni esigenza e gusto. Non manca, inoltre, la possibilità e il piacere di visitare musei molto caratteristici. Tra questi troviamo il Museo “leRotaie” e il Museo nazionale del Paleolitico. Il primo è allestito nell’Officina del Tempo libero, un edificio annesso alla stazione ferroviaria. Qui si può ammirare una bella esposizione di cimeli, immagini storiche dal 1880 che raccontano la nascita e lo sviluppo della rete ferrata

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in Molise e numerosi modellini, oltre a una riproduzione fedele della stazione di Isernia ambientata negli anni ’80 del secolo scorso. Il secondo si trova in località La Pineta. Il suo allestimento all’avanguardia utilizza la tecnologia più avanzata, tra ricostruzioni video, gigantografie e modelli a grandezza naturale, per “ridare vita” alle creature e agli ominidi che abitavano questo territorio tra i 700mila e i 600mila anni fa. La passeggiata turistica non finisce qui. Ci sono ancora tante altre cose da vedere a pochi chilometri dal centro cittadino.

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“Infelice quell’uomo che non ha mai visto tramontare il sole a Fornelli”

Carlo Dentice, 1667

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Foto di Gino Petrangelo

Dalla sommità della collina sulla quale sorge il comune, si può godere il bellissimo paesaggio che si apre verso la catena delle Mainarde. Il borgo conserva il suo aspetto di origine medievale con la cinta muraria (rafforzata da ben sette torri), le quattro porte d’accesso e il palazzo baronale. Fornelli è anche Città dell’Olio, essendo tra i principali comuni della valle del Volturno vocati alla produzione di olio extravergine di oliva. 65 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Nel vicino comune di Carpinone si può godere della bellezza di famose cascate raggiungibili percorrendo facili sentieri ben segnalati. Le cascate di Carpinone e de Lo Schioppo sono uno spettacolo 66 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Foto di Francesco Iafelice

della natura che è possibile ammirare soprattutto con l’avvicinarsi della primavera, quando la portata d’acqua è maggiore e rende i salti ancora più imponenti. 67 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Il borgo di Monteroduni e il Castello Pignatelli sono di una bellezza rara. Un labirinto di stradine e case dominate dal castello e dal campanile della chiesa principale. Un borgo di quelli che si raccontano nelle fiabe, arroccato su una collina e circondato da boschi e verdi pianure, con lo straordinario sfondo del massiccio del Matese e delle Mainarde.

Per tutti i visitatori questa è solo una parte del vastissimo patrimonio storico e naturale da scoprire a Isernia e nei suoi dintorni. Una ricchezza che comprende anche la Cattedrale dell’Addolorata di Castelpetroso, il borgo di Macchia d’Isernia, la cittadina e le specialità gastronomiche di Venafro e tanto altro ancora.

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ISERNIA and surroundings

Places not to be missed

The province of Isernia is one of the most beautiful tourist destinations to discover, consisting of parks, protected areas rich in springs, streams, waterfalls and villages that seem so many treasures, with their castles, between hills and mountains; small towns where you can still breathe the authentic atmosphere of a distant past, made of hospitality, customs and secular rites. With this premise we invite you to discover this territory starting from the capital city: Isernia. The city develops around an ancient center and a more modern area. The old town, crossed by Corso Marcelli, is animated by squares, cafeterias and restaurants where you can enjoy also the local delicacies. Among its streets there are very interesting monuments, starting from the Fontana Fraterna, one of the characteristic monuments of the city, located in Piazza Celestino V.

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Foto di Francesco Iafelice

It is easily recognizable for the aspect that recalls that of a Renaissance loggia, with arches and elements typical of 15th century architecture. Continuing along the course you reach the Cathedral of San Pietro Apostolo with its bell tower and the Arch of San Pietro "guarded" by four statues dating back to the period of Roman domination, known as "mamozi". This side of the city also has several panoramic views, such as Piazza Purgatorio (near the town hall), which looks towards the mountains of Matese, and Piazza Andrea D'Isernia, which offers a beautiful view of the Mainarde. To indulge in some pampering or shopping there are numerous businesses, present in

the most modern part of the city, that satisfy every need and taste. There is also the possibility and pleasure of visiting very characteristic museums. Between these we find the Museum "leRotaie" and the National Museum of the Paleolithic. The first is housed in the Officina del Tempo libero, a building attached to the city station and lets admire a beautiful exhibition of railway relics, models and historical images; the second is in La Pineta and, thanks to the most advanced technology, "gives life" to the creatures and hominids who inhabited this territory between 700,000 and 600,000 years ago. A short distance away there is the opportunity to discover the beauty of the village of Monteroduni with the castle Pignatelli, Carpinone with its beautiful waterfalls, the village of Fornelli, one of the most beautiful in Italy, and Castelpetroso with its enchanting and fairy-tale Neo-gothic Cathedral. In the next editions of the Tourist Guide of Molise we will share new points of interest and curiosity able to give truly unforgettable visiting experiences.

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Un’oasi di benessere dedicata alla cura del tuo corpo

ISERNIA

Corso Giuseppe Garibaldi, 27 | Tel. 0865 253769 E Q La maison concept

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Il Molise è…

lamagiadelPaesaggio

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Comune di Miranda (IS) - foto di Tommaso Labella

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La luce delle Mainarde Testo di Guglielmo Ruggiero | Foto di Pierluigi Giorgio

Il 21 marzo 1960, mentre entrava la primavera nell’emisfero boreale, il “poeta del pastello” salutava questo mondo con la certezza di aver “vissuto l’arte ogni giorno”. Risuonano insistenti dentro la mia testa, come la vibrazione pura di un diapason, le sue parole: “Io penso a fare quello che sento, quello che sogno…” Sono queste parole che mi spingono e mi accompagnano oggi, 22 settembre 2021, lungo il sentiero che ho scelto di percorrere e di assaporare. 74 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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frequentare l’Accademia delle belle arti, dove divenne amico di Henri Matisse e Georges Henri Rouault. Dopo aver ottenuto il premio “Prix de Rome”, nel 1896, giunse in Italia. Forse a Roma conobbe Vincenzo Tommasone, uno zampognaro molisano che gli fece da modello. Fu proprio questi a fargli conoscere la bellissima valle del Volturno.

Castelnuovo al Volturno, piccolo borgo in provincia di Isernia, arroccato sulle pendici delle Mainarde, mi accoglie con tutta la sua antica e semplice bellezza. La luce che pervade l’aria ha un che di magico e mi sembra di essere dentro una favola. I raggi del sole attraversano, timidi, le chiome dei faggi che, lentamente, si preparano al lungo riposo invernale donando alla foresta quelle tinte color pastello che sanno d’autunno. Lungo il mio cammino incontrerò i faggi, le rocce, i colori caldi e avvolgenti di questa stagione che tanti artisti ha ispirato nella ricerca del bello. E soprattutto “incontrerò” lui, Charles. Charles Lucien Moulin. Egli, con la sua scelta forte e consapevole, volle esprimere un ideale. E per farlo decise di “essere lontano”. Lontano dalla mondanità della sua Parigi che pure lo vide 75 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Era il 1911 quando scelse le Mainarde molisane per quello che doveva essere un breve soggiorno che poi prolungò per circa un anno. Soltanto nel 1919 fece delle Mainarde la sua casa e vi rimase per tutta la vita, sino al giorno in cui si spense all’età di 91 anni, in quel di Isernia, il 21 marzo del 1960. Come sua dimora costruì una capanna situata nei pressi della vetta del Monte Marrone, ultimo lembo meridionale dei Monti della Meta, gruppo montuoso dell’Appennino centrale posto al confine tra Abruzzo, Lazio e Molise, di cui fa parte la Catena delle Mainarde. Perché Charles Moulin preferì questi territori? Cosa trovò di così attraente nell’alta valle del fiume Volturno e nelle sue genti autenticamente accoglienti? Cosa intravide nelle vette selvagge, nei boschi intatti e nei panorami sconfinati che questi monti ancora oggi regalano? I motivi che spinsero “Mussiè Mulà” ad abbandonare ogni cosa e a scegliere di vivere i suoi ultimi quarant’anni di vita da eremita, sono certamente da ricercare nella 76 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Pierluigi Giorgio impersona Charles Moulin

bellezza e nella naturalezza di questi luoghi e forse anche nella fine di un grande amore o nell’esperienza della guerra, che lo spinse a una forma di ribellione che si tradusse in solitudine e silenzio? La ricerca dell’essenziale e il desiderio di dare “forma materiale all’immateriale” trovò concretezza nella luce che questi monti e questi paesaggi sono in grado di generare? Sì! Deve essere proprio questa luce che deve aver affascinato Charles Moulin.

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La stessa luce di cui godo quando, in una giornata di inizio autunno, decido di indossare gli scarponi, prendere lo zaino, riempirlo di poche ed essenziali cose e incominciare a percorrere il sentiero che, nei pressi di Colle Rotondo, a 1.050 metri di quota, mi condurrà sulla vetta del Monte Marrone a 1.805 metri. Passo dopo passo assaggio questa montagna che ancora una volta mi concederà di scoprirne le bellezze naturalistiche e ambientali così come la sua storia, i suoi miti e le sue leggende. Percorrere i sentieri delle Mainarde è un’esperienza davvero straordinaria. La natura ti avvolge come in un abbraccio e i profumi e i colori suggellano questo

abbraccio quasi materno, che senti tutto attorno a te. Camminare su questi sentieri significa ritrovarsi meravigliosamente connessi a sorprendenti creature, come cervi, orsi, camosci e lupi, che li hanno solcati prima di te. Significa lasciarsi trasportare verso il senso del bello che queste montagne offrono. Significa riconoscere di essere parte di un ciclo perfetto che solo la natura può e sa preordinare. Di colpo ti accorgi che sei tutt’uno con essa. E solo allora potrai dire di aver “incontrato” davvero Charles Moulin. Egli seppe divenire parte di quel paesaggio, parte di quella natura da lui tanto amata quanto trasferita con maestria sulle sue tele.

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E una volta giunto in vetta, se chiudi gli occhi e presti attenzione, potrai percepire ancora il suo sguardo silenzioso e saggio rivolto verso la luce splendente delle Mainarde. “Io non vivo d’arte, vivo per l’arte e per giungere a ciò, c’è bisogno di un distacco dal mondo e dalla mondanità per recuperare, nella Natura, una intesa come maestra di vita […]”

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Oltre che per la sua affascinante ricchezza di borghi, tradizioni e ottima gastronomia, il Molise è diventato da diverso tempo una destinazione ricercata anche da chi ama praticare attività sportive ricche di emozioni e brividi. I fiumi Sangro e Biferno sono mete ideali per scoprire il volto più dinamico e adrenalinico della regione, frequentate sia dagli esperti 80 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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RAFTING e CANOISMO in MOLISE Solcando i fiumi Sangro e Biferno

sia da chi si avvicina per la prima volta a questi sport, grazie soprattutto alla presenza e all’aiuto di associazioni e guide qualificate. La discesa dei fiumi in canoa e in gommone da rafting è un’esperienza da non perdere perché, oltre a poterla vivere in compagnia di altri “avventurieri”, regala anche intensi momenti a contatto diretto con la natura. 81 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Lungo il fiume

Sangro

Le acque cristalline del fiume Sangro si snodano in un paesaggio suggestivo, tra monti e fitte zone boschive, e invitano a solcare le acque sia in raft che in canoa. Il percorso praticabile in raft è lungo circa 5 chilometri e regala una splendida “passeggiata sull’acqua” tra alberi secolari e una rigogliosa vegetazione ricca di biodiversità. Per la maggior parte dell’anno, il Sangro consente di vivere sen-

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sazioni ed esperienze diverse, grazie al livello dell’acqua che varia col succedersi delle stagioni e alla presenza di tratti con caratteri torrentizi che si alternano a passaggi più calmi o mossi da leggere pendenze. La grande portata d’acqua del periodo primaverile permette di fare escursioni molto avvincenti ed eccitanti. In estate e autunno, invece, si possono praticare discese più tranquille, ricercate in particolare dai neofiti e dalle famiglie.

In piena estate, mentre si solca la superficie del fiume, si può ammirare la natura circostante nella sua massima esplosione di colori e forme e si può cogliere l’occasione per fare anche divertenti tuffi e nuotare nelle fresche acque. Per le sue caratteristiche, il Sangro è sicuramente uno dei fiumi italiani più stimolanti da scoprire per avvicinarsi e conoscere meglio questo mondo, sia dal punto vista sportivo che naturalistico. sangroexperience.com

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Lungo il fiume

Biferno Questo corso d’acqua trae origine da alcune sorgenti presenti nei dintorni del comune di Bojano e viene rinvigorito dai numerosi torrenti e affluenti che incrocia lungo il suo cammino di circa 84 chilometri, prima di raggiungere la foce nel mar Adriatico. Da qualche anno, un numero sempre maggiore di appassionati ha cominciato a navigare il fiume soprattutto a bordo di canoe. La tipologia più utilizzata è quella canadese (con due postazioni), in cui ciascuno dei canoisti utilizza una pagaia a pala singola. 84 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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I percorsi privilegiati per passeggiare sul Biferno sono due e prevedono la partenza dall’affluente Calderari e dalla Sorgente Pietre Cadute. Chi desidera, invece, sperimentare un’attività che assicura emozioni ancora più intense, ha la possibilità di sostituire le canoe canadesi con

il gommone da rafting e percorrere il tratto di fiume che va da Colle D’Anchise a Busso. Nel pieno periodo primaverile, questo percorso regala “passeggiate” avventurose e assicura una divertente esperienza che il più delle volte non ci si aspetta di poter vivere in questo territorio. moliseavventura.it

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Foto di Pino Manocchio Guida Molise 2021 - AI 10.indd 86

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LA

CIPOLLA BIANCA

DI ISERNIA

UNA VERA ECCELLENZA LOCALE di Andrea Petraroia

Ogni regione custodisce ricette così particolari da stimolare il gusto e la curiosità di molti visitatori che spesso organizzano le proprie uscite anche per scoprire tradizioni culinarie e sapori sempre nuovi. Probabilmente anche voi fate parte di coloro che sono attratti dalle produzioni tipiche o da piatti capaci di raccontare ciò che di meglio può offrire un territorio. Per questo motivo vi invito a raggiungere la città di Isernia per fare una passeggiata nel centro storico, conoscere le sue numerose tradizioni artigianali, visitare il “modernissimo” Museo nazionale del Paleolitico e, soprattutto, per assaporare l’incredibile bontà di uno dei suoi simboli gastronomici più rappresentativi: la pregiata “Cipolla bianca di Isernia”, un’eccellenza molisana riscoperta negli ultimi anni. Questa particolare bontà ha una storia molto antica, indissolubilmente legata alla Fiera delle Cipolle che si tiene ogni anno in occasione della festa in onore dei Santi Pietro e Paolo, il 28 e 29 giugno; per tale motivo viene anche chiamata “Cipolla di San Pietro”. La Fiera di Isernia è tra le più antiche d’Italia, attestata per la prima volta in un documento del 1254. È molto probabile che già all’epoca le cipolle fossero presenti tra i banchi, anche se il primo documento che lo afferma risale al 1858. 87

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Oggi vengono coltivate diverse varietà di cipolle sull’intero territorio isernino, tutte di ottima qualità, ma la vera Cipolla bianca di Isernia, quella autentica e tradizionale, è solo una e si riconosce facilmente dalla sua caratteristica forma schiacciata e una pezzatura media compresa tra i 100 e i 300 grammi (anche se facilmente si raggiungono pesi più elevati, quasi fino a 1 chilo). Come dimostrato da uno studio condotto dall’Università del Molise, il bulbo isernino è un vicino parente della cipolla di Tropea; rispetto a quest’ultima, tuttavia, quella di Isernia è molto ricca di glucosio, saccarosio e aminoacidi, ossia zuccheri che sono molto importanti dal punto di vista nutrizionale e contribuiscono a rendere il suo sapore particolarmente dolce e poco pungente, ciò rende gradevole anche il consumo del prodotto crudo. Inoltre, la presenza di vitamine, ferro, potassio, magnesio, calcio e molti altri oligominerali la trasforma in un potente antinfiammatorio, alleato dei sistemi cardiocircolatorio e digerente, e anche un vero toccasana per la bellezza e la salute della pelle. Per valorizzare e tutelare questo concentrato di gusto e di benefiche proprietà, l’amministrazione comunale di Isernia ha disposto il rilascio dell’attestazione De.Co. (Denominazione Comunale) a tutti i coltivatori che rispettano quanto previsto dal disciplinare di produzione. Inoltre, la città ha visto anche la nascita dell’Associazione “Cipolla bianca d’Isernia”, che ha lo scopo di mettere in rete i coltivatori di questo particolare “frutto” (affinché non si disperdano ma si uniscano tutte le piccole produzioni locali), i ristoratori che vogliono valorizzarlo e tutti coloro che hanno a cuore l’emblema della loro città. Il periodo migliore per acquistare e gustare questa prelibatezza è verso la metà di giugno, quando il prodotto fresco è nel momento della sua migliore espressione. La creatività di diversi produttori li ha spinti a realizzare, inoltre, una linea di trasformati per rendere disponibile in ogni momento dell’anno la Cipolla bianca di Isernia e utilizzarla in fantasiosi piatti preparati a casa.

E Cipolla bianca di Isernia K www.cipollabiancadisernia.wordpress.com 88 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Foto di Pino Manocchio

ISERNIA’S WHITE ONION

A TRUE LOCAL EXCELLENCE by Andrea Petraroia

The territory of Isernia can boast many culinary traditions and typical products that drives many visitors to reach the city to discover and taste them. Among the many we can mention the famous Isernia’s white onion, an excellence with an ancient history, also known as the Onion of San Pietro. The real white onion of Isernia is recognized by its characteristic flattened shape and an average size between 100 and 300 grams (even if higher weights are easily reached, almost up to 1 kilogram). It has many properties: it is rich in vitamins, minerals and, above all, in sugars; a real natural cure-all for the beauty and health of the skin as well as an anti-inflammatory. Thanks to all of these, it has been recognized as a product with a Municipal Designation of Origin while the “ Isernia’s White Onion” Association unites restaurateurs, growers and all enthusiasts who want to protect this product. Mid-June is the best time to enjoy this delicacy as it is presented in its best expression.

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Il Molise è…

unviaggio nellanatura

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Località Valle Fiorita, comune di Pizzone (IS) - foto di Giorgio Izzi

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agnone

“Senza orari né prenotazioni! Per fare il carico di bellezza non c’è bisogno di pagare il biglietto”

Testo di Federica Di Menna

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Foto di Gino Petrangelo

un museo a cielo aperto

La cittadina affonda fieramente le proprie origini in epoca sannita, innalzandosi su un crinale roccioso a circa 850 metri di altitudine in posizione strategica a dominare la valle del fiume Verrino. Circondata da monti e boschi, offre alla vista interessanti spunti naturalistici e paesaggistici. Il centro storico, vero scrigno di arte e storia, invita il visitatore a un passo lento, attento ai particolari che si possono scorgere semplicemente sollevando lo sguardo e soffermandosi ad ammirare.

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Procedendo lungo i vicoli che da piazza Plebiscito si diramano nei diversi rioni del borgo antico, si prova un misto di emozioni che si traducono in un’unica e semplice parola: “scoperta”. Lasciatevi guidare dai profumi delle pietanze preparate nelle case che si affacciano sulle strette stradine e dal vocio degli anziani che, intenti a conversare dinanzi l’uscio di casa, vi accoglieranno con curiosità, un bel sorriso e qualche aneddoto. La piazza, un tempo detta “del Tomolo”, era

luogo del mercato, del potere e della giustizia, fulcro della vita economica, politica e sociale della cittadina. Nel 1882 viene corredata dalla fontana marmorea a pianta ottagonale le cui bocchette recano impresso in bassorilievo lo stemma di Agnone: il grifone alato, simbolo di custodia e vigilanza a protezione della cittadina. Sulla piazza si affacciano importanti edifici come il palazzo del Governatore (edificio del pubblico potere e sede della giustizia) e la Chiesa della Trinità (piccola cappella

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patronale) con la statua della Madonna dell’Incoronata, protettrice delle greggi e dei pastori che in queste terre praticavano la transumanza. Fanno capolino i campanili delle chiese presenti nel centro cittadino; davanti agli occhi si svelano portali in pietra impreziositi da chiavi di volta e stemmi delle famiglie gentilizie che vi dimoravano, frutto dell’opera attenta di abili scalpellini locali, poi graziosi balconcini in ferro e interessanti battenti delle porte, dalle forme più disparate.

Facilmente raggiungibile è la chiesa di San Francesco fondata dai frati minori conventuali nella prima metà del Trecento, il convento con il chiostro porticato tipicamente francescano e tutti gli ambienti dove i frati svolgevano la loro vita quotidiana nell’osservanza del motto ora et labora. La struttura, adibita nel tempo a diversi usi, accoglie oggi la Biblioteca comunale “Baldassarre Labanca” e la Mostra permanente del Libro Antico, una collezione di volumi rari e di inestimabile valore.

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Percorrendo via Garibaldi, addentratevi nel quartiere veneziano, porzione del centro storico che sfuma verso il belvedere La Ripa. A dare impulso al vero e proprio nucleo urbano di Agnone fu infatti una cospicua colonia di veneziani, abili artigiani, giunti in paese al seguito del capitano di ventura Landolfo Borrello intorno al 1100. In questo quartiere le case si susseguono a schiera offrendo alla vista numerosi particolari. Le maestranze vi costruirono edifici e palazzi marcandoli con lo stile inconfondibile della loro terra d’origine; potete ammirare così architravi lavorati, marcapiani, bifore e leoni rampanti. Abili nella lavorazione dei metalli, fabbri, armaioli, fonditori e orafi, grazie al

loro influsso il centro storico di Agnone divenne un pullulare di arti e mestieri. Ai primi del ’900 si contavano ben dodici botteghe orafe dove venivano realizzate spille, collane, spazzole, ciondoli (tra cui la famosa “presentosa”), oggetti a cui erano demandati significati simbolici ormai in disuso che raccontavano di un passato ricco, creativo e sapiente. L’ultima bottega dell’arte orafa antica, ai piedi di Palazzo Nuonno, resta oggi intatta come fu lasciata nel suo ultimo giorno di lavoro dal maestro Ruggiero Carlomagno nel 1968. Palazzo Nuonno, realizzato nel 1150 circa, è detto anche palazzo dei Fantasmi per storie ed eventi a esso collegati che avvolgono di fascino e mistero l’edificio.

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Provate le ostie ripiene di noci, cioccolato, miele e aromi di cui le signore conservano segreta la ricetta completa; poi pizzelle, uccelletti e il confetto mandorlato riccio. Chiedete del panettone alla mela zitella e dei mostaccioli di pasta reale alla mela cotogna… non ve ne pentirete! Buon vino rosso e ospitale convivialità sono tipici dei ristoranti del posto, dove si può respirare un clima familiare e gustare una cucina che è pura espressione del legame con il territorio. Pernottate in una delle strutture ricettive presenti in paese o nelle aree più rurali: accoglienti e ben curate, sono oasi di comfort ideali per godersi qualche giorno di riposo.

Foto di Caseificio Di Pasquo

Lasciato il centro storico, proseguite la visita lungo corso Vittorio Emanuele fino a raggiungere via Marconi per intrattenervi in uno dei tanti localini presenti e incrociare le botteghe di lavorazione di manufatti in rame (oggetti immancabilmente presenti nelle case di ogni agnonese) e ancora caseifici, confettifici e pasticcerie, forni e salumerie tipiche. Non mancate di deliziare il palato con la degustazione di alcune specialità proposte dai ristoratori locali: si raccomanda la “zuppa alla santè”, tripudio di gusto tipico delle festività, e ancora “sagne e fagioli”, “sagne a pezzi” e “pizza di pane” accompagnate da ottimi salumi e formaggi tra cui la soppressata e il caciocavallo.

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La natura incontaminata, il cielo azzurro e l’aria pura rendono il luogo ideale per fare escursioni sui sentieri che affiancano il corso del fiume Verrino e le sue cascate. Lungo le sue sponde, anticamente, vi erano disparati opifici: si conservano ancora il Mulino Casciano e il Mulino Scatozza, la

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Centrale idroelettrica e le antiche fonderie del rame, testimonianza tangibile di archeologia industriale del ’700. Le cascate con salti e getti d’acqua da imponenti dirupi sono meraviglia allo stato brado, spettacolo suggestivo, paradiso di fotografi e amanti della natura più selvaggia.

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Le escursioni in mountain bike, le uscite a cavallo in località Staffoli, le passeggiate nell’Abetaia di Montecastelbarone e nei pressi della chiesetta rurale di Sant’Onofrio, con rilassanti soste lungo il tragitto, sono un ottimo modo per rigenerarsi e ricongiungersi con sé stessi.

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Simbolo della città, che insieme alla produzione di campane ha reso famoso Agnone in tutto il mondo e appuntamento imperdibile per chi ama le tradizioni popolari, è la ’Ndocciata, antico rito del fuoco. Un corteo di donne e bambini in costume popolare, fiamme e scintille e una lunga e vivace "lingua di fuoco", attraversano la principale via cittadina; uomini in Cappa (mantello di panno di lana nero) sfilano portando in spalla le loro ’ndocce, fieri e orgogliosi come pavoni a richiamare attenzione e applausi dagli spettatori. Il prossimo appuntamento sembra essere confermato, Covid permettendo, per l’8 e il 24 dicembre 2021. 100 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Il rintocco dolce delle campane, che vi accompagna nella scoperta di questi luoghi, sono il ricordo di una giornata trascorsa tra suoni, saperi e sapori antichi, che si fondono e confondono, che affascinano; un luogo dove non vi è mai un addio ma solo un arrivederci… a presto.

SCOPRI DI PIÙ

Si ringraziano per le foto: Angelo Tullio, Angelo Piazza, Saverio Zarrelli, Paolo Pasquale, Pino Caserio

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P A S T I C C E R I A

I N

A G N O N E

Il panettone alla mela Zitella “originale dentro, artigianale fuori” Erede di una lunga tradizione pasticcera, Germano Labbate (in arte Gerri) ha saputo coniugare passione, artigianalità e innovazione per dar vita a un laboratorio che vede protagonisti ingredienti locali di alta qualità utilizzati per realizzare tante golose specialità. Studio, sperimentazione e ricerca hanno portato i “lievitati” di Gerri a ricevere numerosi premi in occasione di famosi concorsi di caratura nazionale. La sua “opera” più celebre è il Panettone alla mela Zitella, soffice panettone natalizio arricchito con il pregiato frutto tipico dell’Alto Molise. Questa gustosa specialità ha ottenuto un importante riconoscimento nell’ambito del festival del dolce milanese “Re Panettone 2015” ed è tra i più richiesti della produzione, insieme ai dolci della “linea vegani”. Le creazioni pasticcere di Gerri sono impreziosite da eleganti e originali

confezioni, risultato della collaborazione con sua moglie Anna, brillante wedding planner guidata da un forte desiderio: realizzare i sogni delle persone. Dai tradizionali mostaccioli alle ostie di Agnone, dalle eleganti torte alle colombe pasquali, la fantasia e l’esperienza di Gerri regalano un tocco di dolcezza a tutte le ricorrenze e alle occasioni più importanti.

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MAESTRO PASTICCERE

MAESTRO PASTICCERE

Gerry Pasticceria

Agnone via Roma 33 | Tel. 0865 77325 Agnone, Campobasso, via Roma 2 Campobasso Pescara, via Nicola Fabrizi 258 Pescara www.gerripasticceria.it E Q Gerri Pasticceria

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“Il cibo è cultura. È il frutto della nostra identità, un modo di esprimerla e comunicarla”. M. Montanari

Un viaggio tra le dolci specialità del Natale molisano

La citazione del filosofo Montanari esprime al meglio quello che il cibo rappresenta oggi per la gran parte delle persone. Quando ci sediamo a tavola abbiamo l’opportunità di entrare in un nuovo

mondo, di conoscere la cultura, le tradizioni e l’essenza di un territorio. Accostamenti, profumi, presentazioni e ricette rappresentano il più delle volte la vera singolarità di un luogo e di chi lo abita.

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Foto di Spiga d'oro - Agnone

Il Molise è una di quelle regioni ricche di bellezze naturalistiche e storiche, ma è soprattutto a tavola che riesce a narrare il meglio di sé. In ogni momento dell’anno si possono gustare piatti caratteristici che hanno una lunga storia da raccontare. La lista da proporre sarebbe lunga, vogliamo quindi cominciare col presentare una sorta di “itinerario” dei dolci tipici delle festività; un viaggio profumato e saporito dedicato alle tradizionali preparazioni natalizie. Accanto al panettone e al pandoro, le vetrine delle pasticcerie fanno bella mostra di gustosi Mostaccioli.

La versione molisana di questo piccolo rombo cioccolatoso si impreziosisce con qualche ingrediente in più. Secondo una leggenda, infatti, un monaco apparso dal nulla riferì la ricetta originale a due contadini molisani che vollero aggiungere all’impasto anche del mosto di vinaccia, da cui il nome. Non sappiamo se il racconto contenga qualche fatto realmente accaduto ciò che è certo è che il mosto è presente in alcune delle tante varianti di mostaccioli prodotti in Molise. Questo morbido dolce è il vero simbolo del Natale, immancabile protagonista dei lieti momenti trascorsi a tavola.

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I Bocconotti sono deliziosi cestini di pasta frolla ripieni di crema e marmellata di amarene; se ne trovano analoghi in tutte le regioni d’Italia e sono molto apprezzati soprattutto da chi non ama i canditi o l’uvetta.

Tina Tarabelli | tartetatina.it

Il Natale molisano vede un’altra dolcissima golosità: i Caucioni. Alla vista ricordano molto le seadas sarde, le mezzelune fritte ripiene di formaggio e ricoperte di miele. I Caucioni sono frittelle a forma di ravioli ripiene di crema di ceci e mosto cotto; altre varianti prevedono un cuore di mandorle, castagne lesse e cioccolato fondente oltre a una spolverata di zucchero a velo come copertura. Sono un ottimo finale per il pranzo natalizio ma sono molto richieste anche nel periodo del Carnevale.

Entrambi sono stati riconosciuti come Prodotti Agroalimentari Tradizionali e rappresentano il “lato dolce e fritto” del Natale e del Carnevale. 1 I Caragnol hanno la simpatica forma di una spirale fritta, ottenuta da un impasto a base di farina, olio e uova che viene attorcigliato intorno a un sottile bastoncino di legno (fuso). Le Rosachitarre, realizzate con gli stessi ingredienti, sono ottenute da striscioline avvolte a mo’ di roselline, quindi vengono fritte e poi ricoperte di miele.

Passiamo ora agli immancabili Pepatelli (o mbepatiel, foto 4), biscotti secchi simili ai Cantucci, realizzati con farina, miele e mandorle e profumati con scorza d’arancia e cannella. E non è finita qui… Tipici della provincia di Campobasso sono i Caragnol (foto 3) e i Rosachitarre (o rosacatarre, foto 2).

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Foto di Paulozza Marialena

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Spostandosi nel Molise più settentrionale si può scoprire lo straordinario sapore delle ostie prene o Ostie ripiene di Agnone (foto 1) e delle Ceppelliate di Trivento (foto 5). Secondo la tradizione, l’Ostia di Agnone è il risultato di un piccolo “incidente” culinario. Si narra che una delle suore Clarisse di Agnone abbia usato un’ostia per raccogliere una noce caramellata dalla dispensa. L’inaspettata combinazione di gusto che si venne a creare portò alla nascita del tipico dolce conosciuto oggi. Forse, in origine, al posto del cioccolato veniva utilizzato del mosto cotto che veniva amalgamato con il miele. Le due candide e sottilissime ostie, oggi, trattengono una raffinata composta di noci e mandorle tritate, miele grezzo, cioccolato fondente, cacao amaro e aromi di cannella, chiodi di garofano, liquore Strega e Punch e buccia di arancia sminuzzata.

Una prelibatezza che, una volta assaggiata, è veramente difficile da dimenticare. Nel comune di Trivento, la tipicità natalizia per eccellenza è rappresentata dalle Ceppelliate: biscotti a base di pasta frolla ripieni di marmellata di amarene. La sua croccante corazza esterna racchiude un cuore dolcissimo e morbido. Tutte queste specialità mettono l’acquolina in bocca già solo a parlarne. La combinazione tra le prelibatezze gastronomiche locali e i processi di lavorazione e trasformazione, che rispettano ancora la tradizione, sono alla base del loro sapore unico e irripetibile. Ogni assaggio è il racconto di un territorio, di una storia o di un’usanza, e il viaggio tra le dolci specialità del Natale rappresenta solo uno dei tanti piacevoli modi per scoprirlo. 4

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ROCCAMANDOLFI di Ivan Di Marco, D’Angelo Mariagiovanna e Lombardi Jennifer

Il paese guarda il versante nord-orientale del massiccio del Matese da una posizione privilegiata; il versante che mostra il suo volto più severo, selvaggio, meno accessibile e anche per questo più affascinante. Un po’ più in basso, laddove la montagna

si fa più disponibile, accogliente, rassicurante, si aprono radure incastonate nella fitta vegetazione come fossero smeraldi che impreziosiscono un paesaggio che si concede a un turismo lento, attento e rispettoso della sua bellezza, soprattutto quando le stagioni

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… TRA BORGO TRADIZIONI E NATURA ne mutano i colori. Il territorio di Roccamandolfi oltre a comprendere un immenso patrimonio naturalistico può vantare anche uno splendido borgo medievale che custodisce storia, tradizioni e leggende secolari, ma soprat-

tutto una comunità generosa e pronta ad accogliere il visitatore. Grazie a questa propensione, alla proposta turistica messa in campo e alla qualità dei servizi esistenti, il comune ha ricevuto nel 2020 il riconoscimento di Bandiera Arancione.

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Il Centro storico

La strada per arrivare a Roccamandolfi mostra una bella vista sul paesaggio matesino. La montagna, con le sue cime più alte si snoda misteriosa, senza far presagire ciò che i suoi rilievi nascondono. Solo svoltando una delle ultime curve si apre il sipario su uno spettacolo pressoché unico: quasi in un dirupo, dove difficilmente si immaginerebbe che l’uomo avesse potuto insediarsi, si erge il borgo, un tempo rifugio di briganti. Case arroccate, sovrastate dalle rovine di una delle fortezze più impenetrabili dell’antichità, danno al paese un fascino caratteristico, invogliando lo spettatore a immergersi in quel groviglio di stradine e vicoli. Forti di questa consapevolezza, alcune associazioni, “Pro Loco” e “Strimpelli ed Urla” su tutte, grazie all’operosità, la lungimiranza e il forte rispetto per le proprie radici, si sono attivati per realizzare quella che è diventata una “Passeggiata nel Borgo

dei Briganti”, facilmente percorribile e ben segnalata. Partendo da quello che era l’antico ingresso del paese, in corrispondenza della Croce Stazionaria, si può incontrare la statua de Il Brigante, realizzata dall’artista molisano Fernando Izzi nel 2012. Quest’opera, posta in prossimità della piazza principale, è il simbolo di un periodo che ha fortemente segnato la storia locale, tanto che nell’immaginario comune il roccolano è spesso accostato al brigante. Poco distante, si può ammirare un altro gioiello: il costume tradizionale. In esposizione permanente si trova quello della donna, ricco di particolari quali la “mappa”, le “ciappe”, il “laccio” o la “presentosa”, tutti elementi decorativi che lo rendono tanto ricco quanto unico.

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Museo Multimediale sul Brigantaggio

In questo luogo è possibile ripercorrere, attraverso un avvincente filmato in 2D-3D, il fenomeno storico che siamo soliti identificare come “Brigantaggio postunitario meridionale”, rappresentato da storie, aneddoti, leggende e dai nomi dei personaggi che l’hanno resa terra anarchica e ribelle. Nelle sale sono in mostra anche i costumi del Brigante e della Brigantessa, secondo le abitudini del vestiario dell’epoca oltre a “Batticuore”, il gioiello di Roccamandolfi, una preziosità artigianale realizzata dall’orafo abruzzese Franco Coccopalmieri che simboleggia il paese matesino.

La Croce Stazionaria

Posizionata sotto un portico di via Croce, un tempo accesso principale al borgo, quella di Roccamandolfi è senza dubbio una delle più belle e meglio conservate tra le circa 100 croci stazionarie presenti in Molise. Eretta per celebrare la vittoria della cristianità sull’eresia, la croce presenta molti elementi singolari.

Chiesa di San Giacomo Maggiore

La parrocchia venne dedicata a San Giacomo perché questi luoghi videro il passaggio di pellegrini che, dall’Oriente e dalla Puglia, si recavano a Santiago de Compostela. La chiesa fu ricostruita nel ’700 in stile barocco e, dal maggio del 1780, custodisce le spoglie di San Liberato. Di pregevole fattura la cappella del maestro marmoraro Giambattista Massotti che ospita la statua lignea di San Gaetano, opera dello scultore Francesco Saverio Di Zinno. Un dipinto raffigurante il battesimo di Gesù, del pittore campobassano Amedeo Trivisonno, adorna la Cappella del Battistero.

Museo dei Presepi dal mondo

A pochi passi dal Santuario di San Liberato, la splendida collezione di presepi di Raffaella Nicoletta fa bella mostra di sé in un antico fondaco mirabilmente allestito con materiale riciclato. Autentico e suggestivo gioiellino, il piccolo museo conta più di 100 presepi provenienti da tutto il mondo. 111

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Foto di Pino Manocchio

Il Ponte Tibetano

Una meraviglia della modernità sovrasta uno dei luoghi più belli e selvaggi del Molise: il ponte tibetano realizzato sul profondo canyon scavato dalle acque del torrente Callora. La lunga passerella di Roccamandolfi, realizzata in rete metallica, regala un’incredibile e adrenalinica passeggiata nel vuoto, circondati da incantevoli boschi e imponenti pareti rocciose proprie della riserva naturale. A breve, una ZipLine la incrocerà innalzando di altri 50 metri l’adrenalina e la curiosità degli amanti delle emozioni forti.

La Cascata Rio

Poco lontano dal centro abitato, da non perdere, la spumeggiante cascata Rio, che nella stagione fredda affiora magicamente da un sifone naturale per riversarsi in tutta la sua bellezza nel canale sottostante e confluire, più a valle, nel fiume Biferno.

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Il Castello

Il castello di Roccamandolfi, edificato intorno all’anno Mille per opera di un nobile beneventano di origine longobarda, tale Magenulfo, sorge a 1.080 metri. Seppur rimaneggiato nei secoli, conserva un fascino antico che sa di battaglie, di resistenza, di gesta che, sommate al contesto ambientale circostante, lo rendono unico nel suo genere e meritevole di attenzione. Tra gli episodi più interessanti che lo riguardano, si narra di quando il maniero ospitò un gruppo di eretici catari che qui trovarono rifugio contro le persecuzioni della chiesa. Dopo che furono scoperti, nel 1269, Carlo D’Angiò ordinò la distruzione definitiva del castello.

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Foto di Pino Manocchio

PASQUA

Tempo di rievocazioni e antiche suggestioni

Testo di Paolo Pasquale

La settimana che precede la domenica di Pasqua è un periodo particolarmente sentito da ogni fedele. Rispetto al Natale, sono giorni vissuti con maggiore racco114 Guida Molise 2021 - AI 10.indd 114

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glimento e profonde riflessioni anche se non mancano momenti di festose celebrazioni, rievocazioni e rituali che ogni comune, con un pizzico di orgoglio identitario, conserva gelosamente e “mette in scena” per l’occasione. Questa è l’atmosfera che contraddistingue le processioni del Venerdì Santo soprattutto nel Sud Italia e non sono da meno i nostri capoluoghi di provincia, Isernia e Campobasso, che regalano al pubblico due manifestazioni molto coinvolgenti dal punto di vista emotivo. 115 Guida Molise 2021 - AI 10.indd 115

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Gli Incappucciati di Isernia Foto di Pino Manocchio

Vestiti di bianco con un cappuccio a punta in testa, camminano scalzi e trascinano sulle spalle le “Croci Calvario” e le “Croci Sudario” sulle quali è riassunta, attraverso dei simboli, tutta la vicenda della Passione di Cristo. Sono gli Incappucciati, i fedeli penitenti protagonisti del Venerdì Santo isernino. La processione rituale, organizzata dalla Confraternita del Santissimo Sacramento del Cristo Morto, trasforma il centro storico in una vera e propria capitale della Cristianità. Ogni dettaglio è curato minuziosamente dalle altre confraternite religiose della città (Santa Maria del Suffragio, Sant’Antonio, San Domenico, San Pietro Celestino), che si riconoscono per il colore delle mozzette (o mantelle) e partecipano svolgendo ognuna un preciso ruolo. Un’atmosfera suggestiva e avvolta

nel silenzio accompagna lo snodarsi della processione, interrotta solo dai canti recitati dai fedeli che seguono l’intero percorso, inframezzandolo con preghiere e invocazioni sacre. La processione ha come principale

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caratteristica la presenza degli Incappucciati che trasportano le statue della Mater Dolorosa e del Cristo Morto, oltre i busti degli Ecce Homo, le Croci Calvario e le Croci della Via Crucis. Lo scopo del cappuccio è quello di tenere segreta l’identità di chi compie l’atto penitenziale, conferendo maggior valore e drammaticità a questo gesto di devozione. La processione del Venerdì Santo vede grande coinvolgimento da parte della comunità, una partecipazione che, unita ai canti e alle preghiere, rende la manifestazione molto commovente, tanto da non trovare eguali in alcun altro rito religioso della città.

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Il Venerdì Santo a

Campobasso Foto di Paolo Pasquale

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Immaginate un coro di circa settecento cantori, formato da uomini e donne, le cui voci risuonano e rimbombano tra gli stretti vicoli di un centro storico dalle spiccate sembianze medievali. È quanto accade a Campobasso con la processione del Venerdì Santo che, muovendo dalla chiesa di Santa Maria della Croce, si snoda nel centro storico per poi procedere verso i quartieri più moderni della città. Lungo il percorso, i fedeli si trattengono in preghiera specialmente presso i luoghi dove è maggiormente avvertito il sentimento della sofferenza, il carcere su tutti. La statua del Cristo, seguita dal corteo, fa

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rientro in chiesa quando oramai la luce del giorno è calata e le luci soffuse dei lampioni rendono l’atmosfera ancora più suggestiva. L'intera processione è accompagnata dalle settecento voci del coro che intona il “Teco Vorrei”, l’inno all’Addolorata reso ancora più intenso e toccante dalla composizione del maestro campobassano Michele De Nigris. La manifestazione, istituita nel 1626 nel patto di concordia tra Crociati e Trinitari (due delle fazioni laiche campobassane), non ha mai smesso di scaldare i cuori degli abitanti e di elettrizzare la città, elevando gli animi di tutti verso sentimenti più nobili e sublimi.

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Storia PA SSIONE

Altilia e le sue genti Il racconto di un lungo viaggio nella storia Testo di Lucio Fatica - foto di Sisto Bucci

Cosa c’è nelle storie che tanto ci affascina tanto da tenerci col fiato sospeso fino alla fine? Ascoltare storie è un modo che abbiamo per imparare, percepire un sentire comune, conservare la cultura di un popolo. In passato, nelle lunghe serate trascorse davanti a un fuoco schioppettante, ascoltare storie di dèi, di epiche battaglie e di grandi amori era il modo di fare comunità, educare, imparare a orientarsi con le stelle, condividere una morale e il senso del giusto. Così tra le antiche storie dei pastori che si muovevano sui tratturi tra le Puglie e gli Abruzzi ve n’era una che raccontava di una città di guerrieri dalla quale questi ultimi, un giorno, partirono per una nuova guerra e la città era rimasta lì, nella pianura, attendendone intatta il ritorno. Così è Altilia, nome medievale di un luogo unico. Noi siamo abituati a città diverse, a quei luoghi che si chiamano periferie; per i Romani esisteva ciò che era città e ciò che non lo era. Edificare le mura, tracciare un perimetro è un atto magico, religioso, prima di essere un’opera di ingegneria per quanto ardita. 122

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La fine di Remo, ucciso dal fratello per l’atto empio di saltare il solco d’aratro con cui Romolo consacrava il territorio di Roma, lo dimostra bene. Saepinum, nella pianura, è la città romana. Sulle alture, verso il Matese, si può ammirare quel che resta della più antica città sannita Saipins. Sempre sulle alture, ma più a Est, c’è la moderna Sepino. Il senso del recinto, qui, è fondamentale: Saepio, in latino, significa recintare. Cos’è che si recinta? Ciò che è importante, ciò che è sacro. La sannita Saipins era sulle alture per ragioni di controllo del territorio e di difesa; la romana Saepinum è città di pianura. Vivere in pianura è più facile, più comodo, ma per vivere in pianura c’è bisogno della premessa della pace, di un governo stabile e del controllo militare del territorio. Nemmeno i terremoti, qui frequenti, indeboliscono questa città che li affronta con tecniche antisismiche ancora oggi interessanti; ma quando l’impero cade sotto la pressione barbarica e con esso il sistema economico agricolo e tratturale, si torna ad abitare in altura, in quella che è l’odierna Sepino. Grande impresa, quella di Tiberio e Druso, di riportare la civiltà in un territorio martoriato. Qui, prima le sanguinose Guerre Sannitiche, poi il passaggio di Annibale, il sospetto di azioni di pulizia etnica preliminari alla deportazione delle popolazioni liguri e infine l’odio di Silla, per quanto di sannita fosse rimasto, avevano impoverito questa parte del Sannio. Nuovi cittadini, nuovi coloni, ridistribuzione dei terreni, ripresa della transumanza… questa città racconta della rigenerazione di un territorio e della sua economia; un significativo esempio di relazione tra uomo e ambiente, di modello di sviluppo sostenibile e rispetto della vocazione territoriale che insegna ancora molto. Anche se è possibile arrivare comodamente in auto, il 123

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Altilia e le sue genti

mio consiglio è di raggiungere Altilia a piedi, arrivando da Ovest. Si giunge a un’inaspettata porta, di fronte alla quale è naturale fermarsi, osservare e immaginare come poteva essere questo luogo qualche millennio fa. Qui, nel piccolo Molise, siamo al cospetto della grande Storia, non solo italiana ma europea. Siamo davanti alla celebrazione delle imprese del giovane e futuro imperatore Tiberio, del fratello Druso, della guerra contro le popolazioni germaniche e dalmate. Le altre porte dovevano essere simili, a giudicare dai frammenti che si possono ancora osservare spesso incastonati in costruzioni successive, ma è di fronte ai prigionieri barbuti fissi nella pietra, al volto di Ercole (a cui questa porta è stata consacrata), alle torri e alle mura che si percepisce il senso fisico e sacro di un'antica città romana. Un po’ pare strano che dall’alto delle torri nessuno chieda di farci riconoscere; che non si sollevi la grata di questa porta e si aprano infine le controporte verso la città. No. Ora abbiamo libero accesso, fisico e visivo, al percorso del decumano, la via principale che conduce nel suo centro. Camminiamo sul basolato vecchio di duemila anni, tra bassi recinti di pietra che un tempo furono abitazioni, botteghe, negozi. Ci sembra di sentire, giunti al macellum, le voci dei bottegai che, invitando a comprare, sciacquano le verdure nella fontana. Procediamo fino ad arrivare al Foro con i suoi templi e palazzi un tempo porticati, la Basilica e il grande lastricato. Il cittadino romano, anche se si occupa ormai di commercio, di agricoltura e di allevamento è stato prima un soldato, e lo rimane per tutta la vita. La sua è una città militare, dove tutto è pratico, regolato, efficiente. È il modello del castrum, l’accampamento per le battaglie: una palizzata di legno, con quattro porte ben presidiate; due assi principali, il cardo e il decumano, che dividono lo spazio in quattro quartieri dove sono, appunto, acquartierate le truppe. 124

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Il racconto di un lungo viaggio nella storia

Al centro, all’incrocio dei due assi viari, la tenda del comandante, del questore, del pretore; il grande spazio per l’adunata dell’esercito, l’altare per i sacrifici e le divinazioni. Così si fa un accampamento e così si fa una città, ma una città è fatta per durare e per viverci, non solo per sopravvivere a una campagna militare. Così ci sono spazi e luoghi anche per il lavoro e il commercio, per il tempo libero, per le rappresentazioni teatrali, per la cura del corpo e dello spirito. Le attività sono condotte nella piena libertà del cittadino romano, ma tutto è rispettoso della disposizione urbanistica, del decoro urbano, degli allineamenti. Nel Foro (centro della città) possiamo immaginare i momenti più chiassosi e significativi: i comizi elettorali, le celebrazioni dei grandi eventi dell’Impero, le feste civili e religiose, le parate militari e le adunate del contingente che da lì partiva per partecipare a una nuova guerra, con donne e ragazzi che, dall’ombra dei porticati, osservavano i soldati con i sentimenti più diversi. Ogni centro di città è un centro del mondo. Da qui sono percepibili le vie per le quattro porte e verso le quattro direzioni: la porta verso Bojano e poi Isernia e Venafro, dritta verso Roma; nella direzione opposta la via verso Benevento. A Nord la porta verso la pianura, con la via che si diramava verso il mare dalla quale arrivava il sale, e la via per Lucera, porta delle Puglie e dell’Oriente. A Sud la porta verso la montagna, da cui arrivava il legno per costruire, il carbone per cucinare, prodotti come carni e formaggi che avevano bisogno del freddo per conservarsi e stagionare. Da qui, attraverso valichi montani, si arrivava facilmente a Telese o a Capua. Saipins, Saepinum, Sepino... città del recinto o città dei recinti, forse anche pensando ai recinti che nella pianura si costruivano quando giungevano mandrie e greggi per la transumanza, o quando si riunivano per la ripartenza. 125

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Altilia e le sue genti

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Il racconto di un lungo viaggio nella storia

Ma se allarghiamo cuore, occhi e orizzonte, scopriamo che tutta la pianura di Sepino è un enorme recinto, un luogo reso sacro dalle relazioni umane. Per millenni gli animali erbivori hanno percorso questi luoghi alla ricerca di acqua e pascoli. Mi piace immaginare che Comio Castronio, che secondo la leggenda guidava i primi Sanniti qui giunti, si sia visto arrivare un giorno del primo anno mandrie e greggi condotte da pochi pastori. C’è da fantasticare che quella sera vi fu consiglio: il più spavaldo dei Sabini consacrati a Marte propose a gran voce di assalire i pastori e impossessarsi del bestiame, ma Como Castronio disse «No! A noi appartengono l’acqua e i pascoli e abbiamo anche armi e guerrieri per proteggere il bestiame da lupi e orsi». Così, la sera successiva, Sanniti e pastori si ritrovarono attorno allo stesso fuoco per celebrare una collaborazione che, avviando scambi e relazioni, avrebbe consentito ai Sanniti di sviluppare una potenza tale da permettergli di essere, per molto tempo, gli antagonisti di Roma. E proprio qui, nella piana di Sepino, per due volte all’anno, quando cioè le greggi arrivavano e quando ripartivano, vi era festa. Si scambiava carne, formaggio, lana e finanche prezioso letame con verdure, attrezzi e vestiti. Si ringraziavano gli dèi, ci si fidanzava e si mescolava il sangue. Il Molise ha conosciuto nella sua storia alti e bassi, ma i momenti alti hanno sempre corrisposto a periodi caratterizzati dal buon uso del territorio. Sul finire della giornata non dimentichiamo di ritornare verso porta Bojano. Da qui potremo sicuramente godere dei colori di un tramonto spettacolare, con un pensiero a quei soldati di guardia che, chiudendo le porte, proteggevano la città dagli aggressori e dagli spiriti della notte. 127 127

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Poche festività riescono ad accendere le stesse emozioni che suscita il Natale. Le cittadine risplendono di tante luci colorate e risuonano nell’aria canti e melodie; le casette dei mercatini animano le piazze mentre nelle case echeggiano le risate e le voci spensierate dei bambini. Sarà l’atmosfera gioiosa unita a quella gradevole sensazione che riscalda i cuori a rendere il Natale l’appuntamento più

atteso e sentito dell’anno. Questo periodo è reso ancora più piacevole dai tanti eventi che vengono organizzati in numerosi comuni e città, molti dei quali svelano credenze e usanze che trovano le loro radici nel mondo antico. Questa fusione tra arte, fede cristiana e tradizioni pagane permette di assistere a manifestazioni capaci di affascinare ogni tipo di pubblico.

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Tempo di attesa, doni e dolci sorprese

A cura di Turismo in Molise

Al pari di molte regioni d’Italia, anche in Molise molti volontari lavorano assiduamente per proporre un ricco calendario di eventi natalizi che vedono ogni anno la partecipazione di tanti visitatori. Tra gli eventi di rilievo, il Presepe Vivente è sicuramente un appuntamento fisso per numerosi borghi che si trasformano in vere e proprie Betlemme; in molti altri centri, invece, si ha l’occasione

di assistere a riti ancestrali che vedono un importante e scintillante protagonista: il fuoco. Le manifestazioni che abbiamo selezionato in queste pagine sono tra le più antiche e caratteristiche del territorio; molte altre vi aspettano. Avremo cura di raccontarvele un po’ alla volta nelle prossime edizioni della nostra Guida. 129

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Il Presepe Vivente di Guardialfiera Piedicastello è il centro storico del comune di Guardialfiera, un cuore antico formato da tante case con pietra a vista. Proprio qui, 140 volontari danno vita a oltre 30 scene suggerite dai racconti biblici e dalle tradizioni popolari. La magica atmosfera che si viene a creare trasforma il visitatore in una sorta di pellegrino che si muove tra falegnami, fabbri, ciabattini, vasai, mercanti e soldati; diventa egli stesso protagonista, e non solo spettatore. Mentre si assaporano fritti di pasta di pane, caldarroste, formaggi e pizze calde che vengono offerti, si attraversa l’intero borgo per raggiungere l’antica cattedrale. Nella cripta paleocristiana, si ammira la tenera scena della Natività, una rappresentazione raccolta e suggestiva da cui scaturisce un intenso momento di riflessione. E Associazione Turistica Pro Loco di Guardialfiera

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Il presepe “artistico” più grande del Molise Quello di Bagnoli del Trigno ha il primato di essere il “presepe artistico” più grande del Molise, allestito presso il Santuario della Madonna di Fatima. L’opera d’arte occupa un’area di 350 metri quadrati ed è formata da circa 350 statuine o personaggi (sia sacri che legati alla storia e alla tradizione popolare), paesaggi, animali e casette che insieme a un gioco di luci e suoni regala un’immersione nel clima del periodo. È sicuramente il risultato di un lavoro certosino, durato anni, che prosegue tuttora. L’idea è nata nel 2011 dal Gruppo Volontari Bagnolesi e, grazie alla loro creatività e volontà, si è sviluppata a tal punto da diventare un attrattore turistico di notevole rilevanza per un paesino di poche centinaia di abitanti. Accanto al presepe si trova anche un vivace mercatino artigianale dove i visitatori possono acquistare oggetti prodotti a mano, decorazioni e regali realizzati dal Gruppo Volontari o donati dai tanti bagnolesi che collaborano all’allestimento. Gruppo Volontari Bagnolesi

Il Presepe Vivente di San Polo Matese San Polo Matese è noto per essere il “Paese del Presepe”. Questa è l’etichetta data al piccolo paesino situato ai piedi del Massiccio del Matese, un luogo dove la natura, il paesaggio e l’intero abitato fanno da scenografia al Presepe Vivente che viene organizzato da ben 38 anni, ogni 26 e 27 dicembre, grazie a un’idea dell’allora parroco Angelo Spina. La preziosa collaborazione di numerosi giovani e la presenza di un cast di circa 140 figuranti permette di ricreare splendidi quadri viventi ispirati all’atmosfera dell’antica Palestina. Ogni anno vengono introdotte tante novità, momenti di folclore locale e di recitazione, percorsi alternativi ed effetti scenografici che impreziosiscono ogni edizione della manifestazione, che si rinnova così nei contenuti e nel modo di sorprendere lo spettatore. www.presepeviventesanpolomatese.it

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Il Natale segna anche la fine del buio e l’inizio di giornate più lunghe mentre la natura riposa per prepararsi a una nuova rinascita; in segno di fortuna e prosperità, le celebrazioni del periodo sono accompagnate, molto spesso, dall’accensione di falò. Due eventi “di fuoco” sono da segnalare per la loro singolarità e antiche origini. Il primo è la ’Ndocciata di Agnone, manifestazione ormai nota e apprezzata in tutta Italia, che ha visto i portatori di ’ndocce presentare questa tradizione in belle e suggestive località italiane. Il secondo si svolge nel comune di Oratino, dove da decenni si “dà alle fiamme” un monumentale torcione: la Faglia di Oratino.

La ‘Ndocciata di Agnone Fiamme, fumo, tizzoni ardenti, calore e colore rosso “fuoco”: è la ‘Ndocciata, il rito del fuoco più grande al mondo che, anno dopo anno, ogni 8 e 24 dicembre, riscalda e illumina le vie di Agnone. Le origini di questa tradizione si perdono nel tempo e ricordano di quando i contadini, la notte del 24 dicembre, giungevano in paese dalle campagne per assistere alla Messa di mezzanotte. Per farsi luce lungo il percorso utilizzavano quindi le ‘ndocce, ossia delle torce portate in spalla. A partire dagli anni ’50, la sfilata di

Agnone ha visto un crescendo di popolarità e il conseguente aumento dei portatori che sfilano, caricandosi sulle spalle ‘ndocce sempre più grandi. Impossibile non lasciarsi ammaliare dal crepitio e dal calore che aumentano notevolmente durante i loro “volteggi”. La lunga e intensa sfilata si conclude con un enorme falò. Simbolicamente, il fuoco brucia quanto di negativo c’è stato durante l’anno che sta per finire e dà man forte al nuovo sole affinché porti luce e fortuna. www.ndocciatadiagnone.it

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La Faglia di Oratino Rudimentale faro e guida nella notte, la faglia illuminava il cammino e con la sua luce, nei momenti di bufera, indicava la strada verso la dimora o un rifugio. Nel comune di Oratino va in scena uno dei riti del fuoco più antichi del territorio: l’accensione della Faglia, ovvero di una gigantesca torcia lunga tredici metri dal peso che sfiora i 30 quintali. Costruita con fusti di canna, viene trasportata da una cinquantina di volontari dall’ingresso del paese fino alla chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo. Una volta giunta sul sagrato, la faglia viene pian piano sollevata con l’aiuto di un argano e di una corda d’acciaio. Dal campanile, con una lunga asta, si passa all’accensione dando così inizio ai festeggiamenti del Natale. Il fuoco, riproducendo la potenza del sole che rinasce dopo la notte più lunga dell’anno, purifica i cuori e allontana il male dalla comunità.

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LARINO La storia e la leggenda, l’arte e la tradizione di Lorenzo Di Maria

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Nell’arena di un grande anfiteatro tre giovani fratelli, Primiano, Firmiano e Casto, sono raccolti in preghiera. Intorno a loro una folla di dieci, dodici, forse quindicimila persone si prepara ad assistere a uno straziante spettacolo. All’improvviso, dalla fossa al centro dell’arena, entrano in scena dei leoni. L’ordine dell’imperatore Diocleziano è chiarissimo: sterminare i cristiani. Quei tre fratelli non sono semplici cristiani, ma degli evangelizzatori processati, condannati a morte e ora inermi e rassegnati davanti alle belve feroci. Tra lo stupore di tutti i presenti, i leoni non li attaccano, anzi si ammansiscono e quasi li venerano. 303 d.C. Anno del Signore

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Primiano e i suoi fratelli attraversano la porta Nord, quella riservata ai gladiatori vittoriosi, ma ne escono sempre da condannati a morte. Vengono condotti, infatti, al tempio di Marte per essere decapitati; un triste destino che li ha portati a diventare Martiri. Col successivo imperatore, Costantino, il cristianesimo sarà libero di fiorire in tutto il mondo. La chiesa fondata dai tre Martiri Larinesi in quella loro città, che al tempo faceva più di centomila abitanti, non è stata edificata invano. Diventerà, nel corso dei due secoli successivi, un'importante sede vescovile. 136 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Anno 842 Facciamo ora un piccolo salto avanti nel tempo, nell’anno 842. Quella di Larino è una delle 34 contee del Ducato longobardo di Benevento. La posizione favorevole, su una delle dolci colline che costeggiano il Biferno e lentamente declinano verso il mar Adriatico, sarà la sua disgrazia. Una città ricca ma anche troppo esposta; un bottino goloso per i Saraceni. Lo stesso anno arriva dal mare un’orda feroce che distrugge Larino e disperde

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la sua popolazione. Ne approfittano gli abitanti di Lesina. Le reliquie dei Martiri Larinesi sono incustodite, perciò è il momento giusto per trafugarle. Ancora oggi, infatti, sono venerati come patroni della città lacustre nel nord della Puglia. Accortisi del furto, i larinesi si dirigono verso Lesina, armati di quello che possono, ma presso Lucera si imbattono in una sepoltura, a sua volta abbandonata. “San Pardo vescovo”, recita la lapide.

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25, 26, 27 Maggio

Prendono quel corpo santo, lo depongono su un carro agricolo trainato da buoi e tornano verso Larino. Arrivati alle sue porte, però, bisogna scegliere: in una direzione c’è un’antica e gloriosa città ormai distrutta; dall’altro lato, un piccolo villaggio segreto, in cui si è rintanata parte della popolazione, protetta da un antico torrione che diverrà, col tempo, un imponente Palazzo Ducale. Scelgono di percorrere la strada nuova. Fanno il loro ingresso trionfale in paese il 26 maggio, mentre i fiori primaverili si posano dolcemente

sulle reliquie del nuovo santo patrono. Esse vengono deposte nella piccola chiesa dedicata all’Assunta, quella su cui verrà edificata, tra il XII e il XIII secolo, l’attuale Basilica Cattedrale di San Pardo, gioiello assoluto dell’arte molisana. Quel giorno, un popolo in festa ritrovava un po’ di speranza. Grazie a San Pardo, Larino poteva continuare a esistere, ed è questo in fondo il motivo storico, al di là di quello religioso, per cui ancora oggi larinesi di ogni età e di ogni generazione tengono in maniera quasi viscerale alla loro festa patronale.

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Il 25, 26 e 27 maggio di ogni anno, la città in festa rievoca quelle antiche storie di reliquie trafugate, e lo fa con un corteo processionale di circa 125 carri trainati da buoi e addobbati ognuno con centinaia di fiori di carta realizzati a mano. Un’arte vera e propria che si rinnova, una tradizione che affonda nei secoli, una danza armonica che si dipana tra larghe strade e vicoli stretti, che coinvolge tutta la collettività e ne definisce l’identità. Una festa grandiosa e suggestiva che merita di essere vissuta, oltre che vista, almeno una volta nella vita.

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Proprio in virtù della sua festa patronale, delle Luminarie natalizie, del Carnevale, della Fiera d’Ottobre, delle tradizioni, delle leggende e della sua storia millenaria, Larino rappresenta una tappa fondamentale per chiunque voglia visitare e conoscere il Molise. Tra i palazzi più moderni e le pregevoli ville Liberty che costellano il Piano San Leonardo, si schiudono

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le testimonianze maestose di una storia gloriosa. Nel Parco archeologico di Villa Zappone e nel Museo civico di Palazzo Ducale è possibile ritrovare le tracce di questo passato, percorrerle e camminarci attraverso; magari finendo al centro dell’anfiteatro, come i Martiri Larinesi e, senza pubblico né leoni, lanciare un grido per apprezzare l’indescrivibile acustica.

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Allontanandosi da Piano San Leonardo per scendere a valle, verso il “fosso”, si rimane incantati dalla bellezza del centro storico medievale di Larino, con il Palazzo Ducale, la chiesa barocca di San Francesco, le dimore signorili e il Palazzo vescovile coi tesori del Museo diocesano.

Inaspettatamente ci si ritrova di fronte, anzi di sbieco, la facciata della Cattedrale, imponente, con la sua simbologia misteriosa, il suo portale (autentica opera d’arte), la perfezione delle forme geometriche, l’alto campanile e il rosone asimmetrico, unico al mondo a 13 raggi, che toglie il fiato.

Larino è tutto questo e molto altro. È la sua gente, ma anche i silenzi dei suoi vicoli, rotti a volte solo dal rintocco costante delle campane. La sua storia risuona in quei rintocchi, si fonde inestricabilmente con l’arte e la tradizione e rende Larino una delle città migliori per riempirsi gli occhi e il cuore di Molise. Si ringraziano per le foto Guerino Trivisonno, Paolo Pasquale e Francesco Iafelice

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IL CASTELLO DI CAPUA A GAMBATESA

Un gioiello d’arte e architettura Testo di Luca D’Alessandro Foto di Guerino Trivisonno e Antonio Meccanici - Molisetrekking

Gambatesa è tra i comuni più incantevoli del Molise disteso sul crinale di una collina, una grande terrazza che affaccia sul Lago di Occhito e la fertile pianura circostante. È un centro ricco di tradizioni gastronomiche, storia e tante bellezze naturali che lo hanno reso una meta sempre più ricercata e frequentata da visitatori e turisti, soprattutto stranieri, che giungono qui curiosi di ammirare i numerosi tesori che custodisce. 144 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Le tante particolarità presenti sul territorio soddisfano chi pratica attività sportive come il trekking e il birdwatching, che lasciano ammirare la vita che pullula intorno al lago, e chi vuole passeggiare nel centro abitato per conoscere meglio le tradizioni e il fascino della storia locale. 145 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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In quest’ultimo caso c’è un luogo, nel cuore del borgo, che rappresenta un ottimo punto di partenza per scoprire Gambatesa: il Castello di Capua. Varcare la soglia del maniero significa fare un balzo nel Rinascimento; un salto all’indietro insolito, perché non ci troviamo in una grande città d’arte come Roma, Napoli o Firenze, ma nel piccolo comune di Gambatesa, in quello che una volta era il Contado di Molise. Il Castello è un monumento veramente unico, che si caratterizza per la presenza al suo interno di diversi affreschi ben conservati, commissionati da Vincenzo di Capua ed eseguiti nel 1550 da Donato Decumbertino, allievo del Vasari. L’identità del pittore, delle cui origini e della cui formazione si conosce poco o

nulla, e quella del committente, dotto e sapiente discendente della importante famiglia napoletana dei di Capua, sembrano le uniche certezze di un ciclo di affreschi enigmatico, per certi versi astruso, suscettibile di molteplici e difformi interpretazioni. La storia del loro ritrovamento è molto particolare. Basti pensare che quasi tutta la parte affrescata del castello era adibita a deposito di materiali in disuso e gli affreschi, posti sui muri dei relativi ambienti, sono stati celati per secoli dietro uno strato di calce. Solo in tempi più o meno recenti, in seguito a un accurato lavoro di restauro, sono tornati alla luce e oggi visibili al pubblico. Il programma iconografico delle pitture del Decumbertino si snoda attraverso la

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narrazione di storie mitologiche, intrecciate a figure allegoriche che si fondono a paesaggi naturali o fantastici e vedute di centri abitati. Alcune scene tratte dal poema di Ovidio “Le Metamorfosi”, dipinte nell’atrio, costituiscono il preludio a richiami iconografici ispirati al mito di Aracne e Minerva (impressi nella graziosa Sala delle Maschere) oppure al controverso amore tra Apollo e Coronide. Nello Studiolo (probabilmente una camera da letto) è invece possibile osservare frammenti del mito di Amore e Psiche associati all’immagine virile del semidio Eracle che cattura il toro di Creta. Di grande pregio storico è la veduta della Basilica di San Pietro in Roma come appariva nella prima metà del ’500 con la cupola in costruzione. 147 Guida Turistica del Molise 2021 AUTUNNO INVERNO

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Si tratta di una raffigurazione unica nel suo genere non essendoci, con l’esclusione di alcune piccole stampe, immagini che rappresentino i lavori in corso sulla cupola in tale periodo storico. Con molta probabilità, Decumbertino, nel suo soggiorno a Roma, ha visto con i propri occhi i cantieri della grande fabbrica di San Pietro e ne ha riprodotto a Gambatesa un modello che, seppur non fedelissimo alla realtà, rappresenta senz’altro un unicum. Lo studio degli affreschi di Gambatesa testimonia come la storia di un piccolo borgo, in alcuni casi, incrocia quella dei grandi personaggi dell’arte e dell’architettura, a dimostrazione del fatto che ci sono

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tante piccole realtà custodi di un grande patrimonio culturale, un patrimonio che non è fatto solo d’arte ma abbraccia anche altre peculiarità, non ultima quella gastronomica. Non a caso, la visita al castello è quasi sempre seguita da una sosta in uno dei tanti ristoranti presenti sia nel borgo che nel territorio circostante. Un’occasione da non perdere per assaporare le tante squisite specialità locali.

Le notizie afferenti gli affreschi provengono dall’opera di Franco Valente Scopri di più

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tra ZAMPOGNE e ZAMPOGNARI Un viaggio dalle botteghe artigiane al Festival Internazionale Un inconfondibile suono annuncia l’arrivo del Natale e rende magica l’atmosfera del periodo. Gli zampognari con le loro nenie ravvivano il calore e la gioia delle famiglie, in particolare dei bambini che li attendono trepidanti, per aprire le porte di casa e offrire un bicchiere di vino e qualche stuzzichino, come vuole la tradizione. Chi ha la fortuna di vivere in piccoli paesi, in particolare nel Centro e nel Sud d’Italia, può ancora assistere a questa gioiosa usanza che si rinnova nel periodo delle festività natalizie. La zampogna non è nata per riprodurre litanie religiose legate al Natale, secondo alcune testimonianze, infatti, un “primitivo” modello di zampogna risalirebbe al I secolo d.C. mentre alcuni racconti ricordano che addirittura Giulio Cesare (I secolo a.C.) abbia utilizzato strumenti molto simili per spaventare, con il loro suono, i cavalli dei soldati nemici durante le guerre di conquista della Britannia.

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Col tempo è divenuto uno strumento musicale simbolo del mondo contadino; durante i periodi di transumanza i brani intonati con le zampogne accompagnavano i momenti di pausa dei pastori. Pian piano questi presero l’abitudine di portare nelle case le melodie natalizie, durante le fredde e lunghe serate di novembre e dicembre, in cambio di qualche offerta. Una pratica divenuta poi appuntamento fisso sempre più atteso e diffuso soprattutto nei piccoli borghi di montagna. Da umile strumento rustico, la zampogna ha conquistato il posto che merita nell’olimpo della musica tradizionale, tanto da vedere la nascita di numerose botteghe artigiane specializzate nella sua produzione, specialmente in Molise, dove sono attive quelle di San Polo Matese, Rocchetta a Volturno, Castelnuovo al Volturno e Scapoli.

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La zampogna è formata principalmente da un “beccuccio” in legno e una sacca di pelle di capra o di pecora in cui è inserita una “testata” nella quale sono fissate le “canne”. La forma e la lunghezza delle canne e il tipo di materiale utilizzato determinano le varie tipologie che vengono prodotte. La zampogna è sempre accompagnata dalla ciaramella, una sorta di flauto formato da un beccuccio, una canna a sei o nove fori e una campana con bocca svasata. Una particolare curiosità riguarda l’unità di misura utilizzata per indicare la lunghezza della zampogna. In tutta Italia si usa il palmo (corrispondente a circa 25 centimetri) mentre in Molise viene indicata con un numero che corrisponde alla lunghezza del fuso della ciaramella che l’accompagna.

Museo e Festival di Scapoli Nel comune di Scapoli vengono prodotte due tipologie di zampogna: la “zoppa” e la “con chiave”. Un’arte che vede all’opera numerosi artigiani dalla fama e abilità comprovate. Non a caso proprio qui è nato il primo museo d’Italia dedicato alla Zampo-

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gna, ospitato nel Palazzo Mancini. Un progetto espositivo che si pone come punto di incontro tra l’arte e la cultura popolare. Con il Museo Internazionale della Zampogna “P. Vecchione”, che ogni anno si arricchisce di nuovi e pregiati

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strumenti simili provenienti da ogni parte del mondo, si è voluto mettere in mostra l’anima di un paese che continua a valorizzare il suo patrimonio culturale. L’ultimo weekend di luglio, inoltre, è dedicato al Festival Internazionale della Zampogna, ormai diventato punto di riferimento della musica popolare a livello europeo; un evento che permette di conoscere e vivere i costumi,

le tradizioni e la storia locale. Tutto ciò trasforma il Festival in un momento di incontro per etnomusicologi, eminenti personalità della cultura e illustri studiosi, oltre ad attrarre numerosi visitatori e appassionati del settore. Non stupisce dunque che Scapoli sia conosciuto anche come “Capitale della Zampogna”. K www.benvenutiascapoli.it

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Ristorante Pizzeria O’ PIZZAIUOLO Corso Marcelli, 214/216 Tel. 0865 412776 - 339 6934696 www.ristoranteopizzaiuolo.it E Q OSTERIA O’PIZZAIUOLO

Ristorante SORSI & MORSI Via Umbria, 4 Tel. 0865 414650 - 348 5212002 E Q Sorsi & Morsi

Ristorante Birreria Pub HOLZHAUS BIRRERIA Trav. Occidentale, 9/11 Tel. 331 5013395 www.holzhausbirreria.it E Q OHolzhaus Birreria

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Ristorante Pizzeria Braceria LOFT 131

Villaggio turistico CASINA DEL DUCA

Via Occidentale, 131 Tel. 339 6930061 E Q Loft 131

LARINO B&b Hotel Ristorante PARK HOTEL CAMPITELLI

Via S. Benedetto, 1 Tel. 0874 823541 www.parkhotelcampitelli.it E Q Park Hotel Campitelli

MONTEMITRO Fattoria Sociale IL GIARDINO DEI CILIEGI

MONTERODUNI Industria dolciaria e confetteria DOLCEAMARO srl "CONFETTI PAPA"

Strada Statale 651 Tel. 338 4733755 - 348 7103447 E Villaggio Casina del Duca Q casina_del_duca

Ristorante LA TAVERNA DEI SANNITI Contrada Sant’Andrea Tel. 0865 769007 E Q La Taverna dei Sanniti

Località Sant'Eusanio Tel. 0865 491222 - info@oliopignatelli.com www.oliopignatelli.com E Olio Pignatelli/Azienda Agricola Principe Pignatelli Q Olio Pignatelli

PESCHE Bed and Breakfast IL MEDIOEVO

Via Alto Volta, 12 - ang. via Santa Croce - Tel. 328 8629255 E B&B Il Medioevo

POZZILLI Ristorante Albergo HOTEL DORA

SS 85 Venafrana Tel. 0865 908006 - 0865 911100 www.hoteldora.it E Q Hotel Dora

ROCCASICURA Bed and Breakfast LA TORRE DELL’OROLOGIO 2.0

SS 85 Venafrana - Tel. 0865 493005 www.dolceamaro.com E Q D M

Olio Pignatelli Azienda Agricola PRINCIPE PIGNATELLI DI MONTERODUNI

PIETRABBONDANTE

PAGINE UTILI

Strada Provinciale 98 Tel. 347 1926278 E Q Fattoria Sociale Il Giardino dei Ciliegi

PESCOLANCIANO

Via Castello, 12 - Tel. 338 3983463 E B&B La Torre dell'Orologio

ROCCHETTA A VOLTURNO Agriturismo Affittacamere TAVERNA VERDICCHIO

Via Strada Nazionale Tel. 0865 955382 - 331 6503993 E Q Agriturismo Taverna Verdicchio

SAN MASSIMO Agriturismo Camere Camping LE DUE ARCATE

Via Canonica - Tel. 0874 780209 www.leduearcate.com E Q Le Due Arcate Agriturismo

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SANTA MARIA DEL MOLISE Lampadari Articoli per illuminazione LUCE PIÙ

SS 17 km 194 - Loc. Sant’Antuono Tel. 0865 814059 - www.lucepiumolise.com E Q Luce Piú Molise

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Agriturismo Camere SAN MAURO Loc. San Mauro Tel. 0865 836147 - 338 4331950 www.agriturismosanmauro.it

TERMOLI

DIMORA DELPRETE DI BELMONTE

Via Cristo, 49 Tel. 0865 900159 - 329 6939118 www.dimoradelprete.com E Q Dimora del Prete di Belmonte

Ristorante Eventi

Affittacamere MSCAMERE

PAGINE UTILI

Via Elba, 5 - Tel. 0875 880098 Cell. 349 0667993 www.mscamere.it E Q MSCamere

Albergo

QUARANTADUE QUINDICI

Via Abruzzi - albergo.termoli.cb.it Tel. 0875 714551 - 335 8031241 E Albergo Termoli Quarantadue Quindici

Braceria Ristorante A’ CARNAZZ

Via XXIV Maggio 12 Tel. 377 3775051 E CFb Braceria A Caranazz Q a_carnazz

Centro di estetica SILMAR

Via Cairoli 7 Tel. 0875 704800 L 340 2115664 E Centro Estetico Silmar

Ristorante MARI E MONTI Via Ruffini 47 - Tel. 0875 706311 E ristorante mari e monti

VENAFRO Residenza d'epoca

Ristorante Pizzeria DA MAMMA ROMA Contrada Macchie, 34 Tel. 0874 790493 - 377 9428986 E Ristorante Pizzeria "da Mamma Roma"

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TENUTA SANTA CRISTINA

Via Sedia di Monsignore, 5 Tel. 347 8605504 www.tenutasantacristina.eu E Q Tenuta Santa Cristina

VINCHIATURO Alimentari

PIETRANGELO FILOMENA Piazza Municipio, 32- Tel. 0874 34110 E Alimentari Pietrangelo

Risto Bar NATTUR

Tel. 0874 1918617 - www.nattur.net E Nat'Tur Q nattur.ristobar

Ristorante Pizzeria Braceria LE 4 VIANOVE Contrada Monteverde, 4 Tel. 0874 348402 www.le4vianove.it E “Le 4 Vianove”

Studio dentistico DR. LUCA LAURELLI Via A. Volta, 2 - Tel. 345 6838753 E Studio Dentistico Dr.Luca Laurelli

ERRATA CORRIGE | EDIZIONE PRIMAVERA-ESTATE 2021

A pag. 140, nell’articolo "Una serata sotto le Stelle", erroneamente abbiamo indicato la presenza di tre osservatori astronomici e non due, quanti sono realmente e cioè quelli di Castelmauro e Capracotta-San Pietro Avellana. A pag. 60, nell’articolo "Lungo la Consolare Sannitica", l’edificio riportato nella foto in alto non corrisponde alla Taverna del Principe. Ce ne scusiamo molto con gli Autori e i Lettori.

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