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Incontro con Beatrice Rana Ipogeo Bacile Programma Guida all’ascolto Testi in lingua originale Artisti Sostenitori del Festival Organizzazione


MEDAGLIA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA alla Prima Edizione del Festival ClassicheFORME

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Incontro con Beatrice Rana di Irene Sala

Fra i numerosi viaggi che la vedono impegnata come pianista sui palcoscenici più importanti del mondo musicale, a luglio Beatrice Rana sceglie di fare tappa nel “suo” Salento e di vestire per il secondo anno i panni di Direttore artistico del Festival Internazionale di Musica da Camera “Classiche Forme”, che ha fondato nel 2017 a Spongano. Che emozione si prova a tornare nella terra in cui si è nati e cresciuti per condividere la passione per la musica e poter portare la propria esperienza? L’emozione é sicuramente grandissima, soprattutto perché la tappa di Spongano é completamente diversa da tutte le altre tappe della mia vita concertistica. Tornare a casa significa ritrovare le persone care: un grande gioia, ovviamente, ma anche una grande responsabilità. Il desiderio che mi ha spinto a creare una realtà nuova come quella di Classiche Forme é quello di portare il meglio di quello che incontro nella mia vita concertistica e condividerlo nella mia terra natale affinché ne possa essere arricchita.

Dopo il successo dello scorso anno, cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova edizione? La seconda edizione di Classiche Forme continua nello spirito della prima ma con qualche novità. Anche quest’anno ci sarà un gruppo di artisti eccezionali in residenza a Spongano, ma ciascuna serata avrà un tema ben preciso che esplorerà diversi aspetti del fare musica insieme e che sarà avvalorato da eventi di introduzione ai concerti che daranno una luce diversa alle singole tematiche.

Il progetto mira a portare giovani solisti già affermati, vincitori di prestigiosi concorsi internazionali, a suonare in un luogo nel quale difficilmente si potrebbe ascoltarli in concerto. Chi sono i protagonisti del Festival 2018?

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Sono molto fiera di questa seconda edizione del festival perché anche quest’anno sono riuscita a creare un team veramente incredibile di musicisti. Solenne Païdassi e Aylen Pritchin sono due violinisti accomunati non solo dal fatto che entrambi hanno vinto il prestigioso concorso Long Thibaud in due edizioni diverse ma che da qualche anno sono anche marito e moglie. Il violista Eivind Ringstad l’ho conosciuto grazie al BBC New Generation Artists, un progetto della BBC che riunisce i migliori giovani musicisti della scena internazionale. Enrico Fagone é uno dei contrabbassisti di riferimento della scena odierna mentre Gabriella Sborgi é un mezzosoprano di grande eclettismo culturale e con una particolare predilezione per il repertorio americano. Last but not least a chiudere la rosa di artisti Ludovica Rana, mia sorella, violoncellista con la quale ho la fortuna di condividere la musica con un’affinità veramente speciale. •

La proposta artistica delle tre serate tocca temi diversi e spazia da pagine romantiche a brani del Novecento, compresa una nuova commissione. Non manca, poi, l'omaggio al grande compositore, pianista e direttore d'orchestra Leonard Bernstein nel centenario della nascita. Come sono stati pensati e accostati i programmi? Cosa ascolteremo? Ogni serata ha un tema diverso, che spazia da quello più “convenzionalmente” associato all’idea di musica da camera come la serata a tema Brahms che aprirà il festival ad altri fili conduttori meno esplorati ed evidenti. La seconda serata infatti avrà come tema l’America, vista da due prospettive diverse: da una parte l’America vista dall’americano per eccellenza, Leonard Bernstein, in occasione delle celebrazioni dei 100 anni dalla nascita e dall’altra l’America vista da un europeo approdato nel nuovo mondo solo in età adulta. Infine la terza serata a tema acqua, dove insieme al celeberrimo quintetto “La Trota” di Schubert sarà affiancata una nuova commissione a Marcello Panni per trio d’archi.

• Fare musica da camera significa fare musica insieme: provare, capirsi, confrontarsi, ritrovarsi. Possiamo dire che l'entusiasmo (e la gioia) di suonare insieme sia uno dei messaggi che la manifestazione vuole trasmettere? Decisamente! L’entusiasmo e la voglia di costruire qualcosa di bello sono la cifra fondamentale di questo festival. È per me di estrema importanza portare a Spongano musicisti e pubblico che condividano con me la gioia di quest’esperienza con spirito d’amicizia e allo stesso tempo di grande qualità. Credo che in questo senso il successo dell’anno scorso abbia incoraggiato tutti a proseguire in questa direzione, e sono fiduciosa che questo grande entusiasmo verrà condiviso da sempre più persone. Il luogo in cui si svolgono i concerti, l'Ipogeo Bacile - Teatro Sotterraneo di Spongano, è un posto magico per acustica e per fascino architettonico. Il forte legame del Festival con il territorio apre anche le porte alla scoperta delle bellezze che la Puglia può offrire. È sicuramente atipico sia per i musicisti che per il pubblico andare ad un concerto in un Frantoio ipogeo. È ancora più atipico però che un frantoio ipogeo 6


abbia un‘ acustica così felice, una delle ragioni per le quali é stato possibile. •

Chi ha creduto in questo progetto sostenendolo? Una domanda molto complessa perché il desiderio di creare un Festival si scontra inevitabilmente con una serie di aspetti tecnici, pratici, organizzativi e soprattutto economici. L’idea di provarci è nata da alcune congiunzioni favorevoli, l’anno scorso: la possibilità di utilizzare il premio che mi era stato assegnato dal Borletti Buitoni Trust nel 2016, la sensibilità di Fabio e Barbara Bacile, i proprietari dell’Ipogeo, sede del Festival che hanno contribuito in modo significativo alla prima edizione, alla generosità dell’Ingegnere Paolo Fazioli che ha gratuitamente messo a disposizione uno straordinario pianoforte per il Festival. Da quest’anno, fortunatamente, possiamo contare sul contributo dell'Assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia guidato da Loredana Capone e di alcuni “Amici” e “Sostenitori” del Festival che hanno generosamente contribuito alla realizzazione degli eventi. Un’importante collaborazione, sempre in questa seconda edizione, è stata quella con l’Università del Salento e, in particolare, con la Facoltà del DAMS: attraverso il coinvolgimento personale del Prorettore Domenico Fazio e del Professore Luca Bandirali, abbiamo realizzato la traduzione in lingua italiana di Virtuosity, il film realizzato per la 14a edizione del concorso Van Cliburn, alcuni video promozionali e la partecipazione attiva di studenti per la logistica del Festival. L’aspetto organizzativo è invece curato dall’Associazione Opera Prima ovvero, la mia famiglia: preziosa e instancabile che risponde sempre con grande entusiasmo a ciò che io e mia sorella Ludovica proponiamo.

Un invito al pubblico: perché partecipare a “Classiche Forme”? Semplice, perchè è un’esperienza scintillante, tanto internazionale quanto intima e familiare.

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Ipogeo Bacile di Castiglione

“Il fato siamo noi” è uno degli aforismi più noti del poliedrico barone Filippo Bacile che negli anni ‘60 del IXX secolo per primo iniziò, proprio qui in questo ipogeo, la produzione di olio salentino per scopi alimentari. Uno dei primi a raccontare la bianca pulizia e la vastità delle sale sotterranee di questo luogo fu Cosimo de Giorgi. Armando Perotti e Benedetto Croce, intimi amici di Filippo Bacile, scrivendo in suo ricordo, ne esaltarono tra l’altro l’attività di imprenditore illuminato che era riuscito, nel momento del passaggio all’elettrificazione dell’illuminazione pubblica, a garantire la continuità dell’economia salentina legata all’olio. Se però Filippo Bacile aveva potuto qui produrre olio di buona qualità lo si deve proprio all’insolita altezza delle volte di questa struttura e alla possibilità di fare circolare l’aria evitando così il marcire delle olive. In effetti dopo il famoso pamphlet del Bacile “Sull’usanza di estrarre olio da olive

riscaldate” si iniziò a costruire frantoi semiipogei: con la volta costruita fuori dal terreno, più ampi dei bassi e soffocanti ipogei utili a fare marcire le olive per la produzione di olio lampante. Qui la giusta altezza delle volte era già presente perché questo ipogeo non nasceva come frantoio, ma il frantoio era stato ricavato verso la fine del XVI secolo in quelli che erano i sotterranei di una fortificazione medioevale dei vescovi conti di Castro, ora inglobata nel palazzo Bacile. Proprio questa grande volumetria ci ha oggi permesso di utilizzare questo luogo come laboratorio culturale, come caverna dove appaiano ombre che stimolino a scavare, come magico luogo di resistenza dell’uomo. Tutto questo è stato possibile perché questo sotterraneo era stato scavato così. Forse se è vero che “Il fato siamo noi”, è pure vero che siamo tutti parte di una storia.

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VenerdĂŹ 6 luglio 2018 ore 21:00 Frantoio Ipogeo Bacile di Castiglione - Spongano (Le)

J. Brahms

Sonata No. 2 Op. 99 in fa Maggiore per pianoforte e violoncello (1886) Allegro vivace Adagio affettuoso Allegro appassionato Allegro molto

Ludovica Rana violoncello Beatrice Rana pianoforte

J. Brahms

Quintetto Op. 34 in fa minore per pianoforte ed archi (1864 - 65) Allegro non troppo Andante, un poco Adagio Scherzo. Allegro e Trio Finale. Poco sostenuto. Allegro non troppo

Beatrice Rana pianoforte Solenne PaĂŻdassi violino Aylen Pritchin violino Eivind Holtsmark Ringstad viola Ludovica Rana violoncello

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Sabato 7 luglio 2018 ore 19:00 Frantoio Ipogeo Bacile di Castiglione - Spongano (Le)

Virtuosity

Proiezione del film di Christopher Wilkinson sulla 14° edizione del Concorso Internazionale Pianistico Van Cliburn in collaborazione con The Cliburn Foundation e Università del Salento segue conversazione con Beatrice Rana e Luca Bandirali

Sabato 7 luglio 2018 ore 21:00 Frantoio Ipogeo Bacile di Castiglione - Spongano (Le)

J. Cage

The Wonderful Widow of Eighteen Spring (1942)

L. Bernstein

I hate music! (1943) My name is Barbara Jupiter has seven moons I hate music! A big Indian and a littele Indian I’m a person too

S. Barber

Sleep now da Three Songs op.10 (1939) In a Green Lowland of Pianos da Three Songs op. 45 (1972)

J. Duke

Bee! I’m Expecting You! da Six Poems by Emily Dickinson (1978)

C. Ives

Romanzo di Central Park (1900)

A. Copland

Heart we will forget him da Twelve Poems of Emily Dickinson (1950)

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L. Bernstein

La bonne cuisine (1948) Queues de boeuf Tavouk Gueunksis Civet à toute vitesse

J. Heggie

Snake (2000) da Eve - Song

L. Bernstein

Piccola Serenata (1988) Candide, I am easily assimilated (Tango) (1972) Gabriella Sborgi mezzosoprano Beatrice Rana pianoforte

A. Dvoràk

Quartetto No. 12 Op. 96 per archi “Americano” (1893) Allegro Lento Molto vivace Finale

Solenne Païdassi violino Aylen Pritchin violino Eivind Holtsmark Ringstad viola Ludovica Rana violoncello

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Domenica 8 luglio 2018 ore 19:00 Frantoio Ipogeo Bacile di Castiglione - Spongano (Le)

Le ombre dell’acqua

Lettura teatralizzata a cura degli attori Marco Fragnelli e

Caterina Filograno e con la partecipazione solistica di

Solenne Païdassi Beatrice Rana Ludovica Rana Eivind Holtsmark Ringstad

Domenica 8 luglio 2018 ore 21:00 Atrio del Palazzo Bacile di Castiglione - Spongano (Le)

M. Panni

Forellen Trio Commissione di ClassicheFORME 2018 Solenne Païdassi violino Eivind Holtsmark Ringstad viola Ludovica Rana violoncello

F. Schubert

Quintetto D 667 in la maggiore per pianoforte e archi “Forellen quintet” (La trota) (1819) Allegro vivace Andante Scherzo. Presto Tema. Andantino Allegro giusto

Aylen Pritchin violino Eivind Holtsmark Ringstad viola Ludovica Rana violoncello Enrico Fagone contrabbasso Beatrice Rana pianoforte

Domenica 8 luglio 2018 ore 22:30 Atrio del Palazzo Bacile di Castiglione - Spongano (Le

Festa Jazz del Festival

con la partecipazione degli artisti del

Locomotive Jazz Festival di Raffaele Casarano Con il contributo della

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Guida all’ascolto a cura di Francesca Cannella

Johannes Brahms, Sonata No. 2 Op. 99 in fa maggiore per pianoforte e violoncello (1886) La Sonata Op. 99 N°2 fu ideata dal giovane Brahms durante un soggiorno sulle rive del lago di Thun, nella regione dell’Oberland bernese. Fu un periodo particolarmente creativo per il compositore tedesco, che negli stessi mesi scrisse la Sonata per violino e pianoforte Op. 100, il Trio per violino, violoncello e pianoforte Op. 101 ed i Lieder op. 105, 106 e 107. Nel 1885 il musicista aveva già dedicato al duo pianoforte-violoncello la Sonata Op. 38 in mi minore, di cui l’Op. 99, più coerente e monumentale, costituisce la logica evoluzione. L’intera composizione si dispiega entro un dialogo equilibrato ed eufonico tra i due strumenti, in cui la densa scrittura pianistica, principalmente rivolta al registro medio grave, si integra in maniera autentica con i caldi toni del violoncello, rendendo l’impasto delle sonorità affine ad una tessitura orchestrale. L’Allegro vivace iniziale è costruito su tre temi. Il primo tema, in fa maggiore, è enunciato dal violoncello e presenta un carattere concitato e vigoroso. Il secondo tema, nella tonalità di do maggiore, è più pacato, ma sempre deciso e bilanciato. Il terzo tema, in la minore, è caratterizzato da un acceso cromatismo, sviluppato secondo un efficace crescendo in cui entrambi gli strumenti si esprimono con fierezza. I pizzicati avviano, con un certo senso di sospensione, l’Adagio affettuoso in fa diesis

maggiore, fucro dell’intera composizione. Si tratta di una pagina di straordinaria intensità, dalle atmosfere tipicamente romantiche, caratterizzata da episodi melodici e riprese più agitate in grado di dialogare con raro equilibrio. Nell’Allegro passionato, in forma di Scherzo, si registra una misurata alternanza tra i due strumenti solisti. La prima parte presenta un moto incalzante ed un vivace gioco di accenti. Il tema principale riecheggia, per certi versi, l’attacco del Finale della Terza Sinfonia Op. 90, composta pochi anni prima ancora nella tonalità di fa maggiore. Segue un Trio cantabile, che si conclude con la ripresa della prima parte. L’Allegro molto conclusivo presenta la struttura di Rondò. La lieta esuberanza e le emozioni distese risultano in contrasto con il carattere dei tre tempi precedenti. Nel corso dello sviluppo, inoltre, timbri e colori richiamano temi popolari e gioiosi, proposti con coerenza stilistica sempre precisa. La Sonata fu eseguita per la prima volta a Vienna il 4 novembre 1886. Per l’occasione, si esibì il violoncellista Robert Haussman, vero ispiratore dell’opera. Alle attenzioni del devoto musicista tedesco – ed all’amico ungherese Joseph Joachim – Brahms destinerà, poco tempo dopo, il Doppio Concerto Op. 102 in la minore per violino, violoncello e orchestra del 1887.

Cenni bibliografici R. DI BENEDETTO, Romanticismo e scuole nazionali nell’Ottocento, Torino, EDT, 1991; H.J. HINRICHSEN, ed. by, Hans Von Bülow’s Letters to Johannes Brahms. A Research Edition, Lanham, Toronto, Plymouth, The Scarecrow Press, 2012; L.M. MURRAY, Chamber Music. An Extensive Guide for Listeners, Lanham, Boulder, New York, London, Rowman & Littlefield, 2015, p. 89.

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Johannes Brahms, Quintetto Op. 34 in fa minore per pianoforte ed archi (1864-65)

Il Quintetto è bello, al di là di ogni specifica definizione […]. Hermann Levi

I lavori cameristici di Brahms esprimono al più alto grado le intime suggestioni e l’indole creativa del musicista tedesco che, a partire dal 1860, sperimentò con regolarità organici diversi ed inusuali come il sestetto d’archi o il trio per pianoforte, violino e corno. Il Quintetto Op. 34 in fa minore per pianoforte ed archi rappresenta, probabilmente, il culmine della maturità musicale di Brahms, l’opera in cui tutti i contrastanti aspetti della sua arte si sprigionano vorticosamente, per poi distendersi entro un ordinato sistema di armonie e proporzioni. La sua genesi fu piuttosto tormentata. Dal momento dell’ideazione (1861) alla stesura definitiva trascorsero circa quattro anni, in parte coincidenti con un periodo di profonda crisi emotiva, durante i quali si susseguirono diverse versioni. Su suggerimento, tra gli altri, di Clara Schumann, Brahms decise di inserire nell’organico il pianoforte, più adatto ad esprimere le nostalgiche sonorità di alcuni temi. Il Quintetto, dedicato alla principessa Anna di Prussia, vide la luce tra il 1864 ed il 1865. È articolato in quattro movimenti, i quali presentano carattere contrastante:

Allegro non troppo; Andante, un poco Adagio; Scherzo. Allegro e Trio; Finale. Poco sostenuto, Allegro non troppo. L’intera composizione è pervasa da un nobile lirismo, alternato a temi dall’andamento marziale e solenne in cui si fondono «cordialità schubertiana, introspezione psicologica e severità costruttiva». Per quanto attiene le architetture sonore, l’opera sembra piuttosto richiamare certe simmetrie tanto care al Beethoven sinfonico, tra cui il ricorso a formule stilistiche analoghe nel primo e nell’ultimo movimento, entrambi imponenti e dalla scrittura densissima, e nelle parti intermedie, più poetiche, a tratti quasi familiari. L’alternanza tra fitte tessiture ed appassionate elegie richiama le tormentate passioni che albergavano, inquiete, nell’animo del compositore. Nel 1872 Brahms pubblicò la versione per due pianoforti del celebre Quintetto, nota come Sonata Op. 34-bis in fa minore, perfetta sintesi tra forma-sonata, variazioni e rondò ottenuta per mezzo di una magistrale tecnica compositiva, densa di soluzioni audaci ed espressive che non tradiscono mai il rispetto per le costruzioni rigorose.

Cenni bibliografici A. CRISTIANI, Invito all’ascolto di Johannes Brahms, Milano, Mursia, 2008; H.C. COLLES, Brahms, London, Lane, 1908; M. MARIANI, Lontano da Bayreuth, in «Musica e Dossier», 62, 1993, pp. 10-19; M. MILA, Brahms e Wagner, Torino, UTET, 1994.

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John Cage, The Wonderful Widow of Eighteen Springs (J. Joyce) (1942) Si tratta di brano per voce e pianoforte commissionato a John Cage nel 1942 dalla nota soprano Janet Fairbank. Si tratta di una composizione decisamente innovativa, in cui la parte vocale, sviluppata secondo tre tonalità, è supportata da una serie di suoni ottenuti dal pianista percuotendo la parte superiore della coda ed altre parti del corpo dello strumento, eccezionalmente chiuso. Il testo riprende un passo tratto da Finnegan’s Wake di James Joyce (1939, vv. 556,1-55622), i cui contenuti furono d’ispirazione per l’intero motivo. Win me, woo me, wed me, weary me! Deeply, now evencalm lay sleeping sono, forse, le parole maggiormente rappresentative che Joyce rivolge alla “meravigliosa” Isobel, vedova delle diciotto primavere, che si confonde, selvaggia e inquieta, tra i profumi ed i colori dei boschi alla ricerca della perduta felicità. Tra le pieghe del brano si percepisce chiaramente l’indirizzo esotizzante di Cage,

attento conoscitore della dottrina buddista. Così, nell’esuberante universo del compositore, naturalmente disposto all’oblio, accade che il “non-pensiero” si sovrapponga alla razionalità del processo creativo, lasciando che suoni e rumori fluiscano così come essi desiderano. A partire da un materiale sonoro realisticamente modesto, il musicista americano riuscì ad elaborare una pagina di elevata intensità sonora e concettuale. L’opera divenne rapidamente una tra le più eseguite del repertorio di Cage, che nel 1950 decise di comporre un nuovo brano per voce e pianoforte chiuso – The Flower – ancora una volta ripreso da Joyce. Si ricordano, in particolare, le interpretazioni di Cathy Berberian-Luciano Berio e del musicista Robert Wyatt, pioniere del progressive rock, che incise una versione “al maschile” del brano all’interno di Voices and Instruments, album del 1976 di Cage e Steel.

Leonard Bernstein, I hate music! (1943) - La bonne cuisine (four recipes) (1948) I hate music! e La bonne cuisine sono due raccolte di composizioni impresse con il sigillo della brevitas e caratterizzate da uno spiccato piglio umoristico e provocatorio. Entrambi i gruppi, audaci espressioni dell’esuberanza del poliedrico compositore, furono dedicati, tra il 1943 e il 1948, alla nota soprano francese Jennie Tourel, amica di vecchia data di Bernstein, la quale seppe interpretare gli insoliti brani con eccezionale carisma. Le “canzoni per bambini” (My name is Barbara; Jupiter has seven moon; I hate music; A big indian and a little indian; I’m a person too) sono, in realtà, tutt’altro che infantili nell’impianto. Il riuscito impasto tra voce e strumento è sempre caratterizzato da melodie sinuose e articolate che, in alcuni momenti, evocano mondi fatati e dolci nenie, già affini al mondo incantato di Ravel. Ogni

song mette in risalto le qualità tecniche delle due parti, con una speciale predilezione per le capacità espressive del soprano. Tra il 1947 e il 1948, seguendo il suo lato più ironico, Bernstein selezionò quattro ricette culinarie dal libro di Emile Dumont, La bonne cuisine francaise, tout ce qui a rapport à la table: manuel-guide pour la ville et la campagne (1890), e, dopo averle tradotte in lingua inglese, ne musicò i bizzarri testi. Le attenzioni di Bernstein si rivolsero, in particolare, ad un gustoso Plum Pudding, e, a seguire, Code de Boeuf, Tavouk Gueunksis e Civet à Toute Vitesse. Passione, estro, brio e irriverenza sono gli ingredienti che compongono le speziate “intuizioni gastronomiche”, in cui interpretazione, virtuosismo e musicalità si mescolano in un’esuberanza mai scontata, che precorre, in taluni guizzi, le successive atmosfere delle

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celeberrime lezioni tenute dal grande musicista statunitense per la vasta platea televisiva tra il 1955 e il 1966: «quando la musica è divertente, è divertente nello stesso modo in cui una battuta è divertente: fa qualcosa di sconvolgente, sorprendente, inaspettato, assurdo. Incongruo».

Il 10 ottobre ‘48 La Bonne Cuisine: Four Recipes for Voice and Piano debuttò alla Town Hall e conquistò definitivamente l’esigente pubblico e la critica di New York.

Samuel Barber, Three Songs op.10 N° 2 - Sleep now (1939), Three Songs op. 45 N° 2 - In a Green Lowland of Pianos (1972) Le Songs op. 10 e op. 45 appartengono al repertorio minore di Barber, compositore poco prolifico noto soprattutto per l’Adagio per archi in si bemolle minore (1938), utilizzato come corredo sonoro da registi del calibro di David Lynch ed Oliver Stone. Si tratta di pagine qualificate da un profondo lirismo, in cui le note del pianoforte sottolineano con delicatezza e, nel contempo, con tenacia, le intonazioni della voce. In anticipo sulle intuizioni di Cage, tra il 1935 ed il 1937 Samuel Barber compose l’Opus 10 traendo la sua ispirazione dai versi di James Joyce. I brani furono pubblicati due anni più tardi dall’editore Gustav Schirmer. La prima e la seconda Song furono concepite dal giovane Barber negli anni trascorsi in qualità di borsista presso l’American Academy di Roma. I testi, inquadrati entro un impianto che ricorda vagamente il genere del Lied tedesco del XIX secolo, raccontano, secondo una precisa sequenza, le diverse tappe di una storia d’amore: Rain has fallen,

Sleep down e I hear an army. La scrittura musicale, dal carattere descrittivo, è in grado di realizzare un intenso crescendo emotivo a partire da pochi elementi essenziali. L’Opus 45 fu composta nel 1972 su commissione della Chamber Music Society of Lincoln Center di New York. Per l’occasione, furono ingaggiati alcuni importanti scrittori per tradurre, in lingua inglese, apprezzabili testi contemporanei di origine europea. Al poeta Czeslaw Milosz fu assegnato il compito di tradurre, dal polacco, i versi del suo connazionale Jerzy Harasymowicz. Il risultato fu In a Green Lowland of Pianos. Il testo esprime con semplicità la sovrabbondante malinconia che si celava nell’animo del compositore. Le note del pianoforte sembrano, talvolta, imitare le fioriture vocali, creando un impasto timbrico efficace e coinvolgente. In entrambi i casi, i toni nostalgici di Barber ricordano, nelle armonie, la vocazione elegiaca di Alexander Scriabin, seppur con una precisa individualità compositiva.

John Duke, Six Poems by Emily Dickinson, N° 6 Bee! I'm Expecting You! «I think it is because of my belief that vocal utterance is the basis of music’s mystery»

Nel corso della sua carriera artistica e didattica, John Woods Duke, concertista professionista e stimato docente presso lo Smith College di Northampton, Massachusetts, dichiarò più volte il suo interesse per la voce e la scrittura, a suo dire, i più solidi pilastri su cui è fondato il mistero

dell’arte dei suoni. Tra il 1920 e il 1984 Duke compose circa 260 canzoni, alcune delle quali mai pubblicate. Affascinato da «quella strana e meravigliosa chimica di musica e parole», l’artista subì l’influenza dei Lieder tedeschi, contribuendo all’evoluzione di

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questo genere di ispirazione romantica in uno stile tipicamente “americano”. Attento professionista, Duke curava le sue composizioni in ogni dettaglio, con viva passione e costante impegno. I suoi scrittori favoriti appartenevano all’area statunitense; tra questi E.E. Cummings, R. Frost, e M. Van Doren e, tra le figure femminili, Sara Teasdale ed Emily Dickinson, musa ispiratrice, sempre attuale, per ogni artista dall’animo sensibile e

ricercato. I Sei poemi tratti dai testi di questa straordinaria poetessa conducono l’ascoltatore in un’atmosfera sofisticata, a volte rarefatta, altre più bizzarra. Le intriganti armonie del pianoforte si stringono, sussurrate, alle calde note della voce, dando vita ad un arazzo sonoro di straordinaria eleganza in cui si riversano, come un fiume in piena, le impressioni ed i conflitti di una generazione vissuta a cavallo tra due guerre.

Charles Ives, Romanzo di Central Park (C. Ives) (1900), A Night Song (Moore) (1895) Charles Edward Ives nacque nel 1874 a Danbury, piccolo centro nel Connecticut. Le origini influirono in misura determinante nelle scelte personali e professionali del compositore. Spesso le sue idee musicali furono considerate dai suoi maestri di provincia eccessive e spregiudicate, tanto da indurre il talentuoso Ives a scegliere la strada degli affari in luogo della carriera artistica, relegando l’attività musicale ad un mero diletto. Nel 1908 Ives si trasferì definitivamente a New York con la moglie; l’esperienza nella metropoli fu di grande ispirazione per il suo istinto creativo. Autore di numerosi Lieder, Charles Ives è particolarmente apprezzato per la sua produzione strumentale. Si tratta di una musica d’impronta sperimentale, ricca di dissonanze e decisamente lontana da ogni elemento normativo. I motivi sono spesso inclini ad una certa intentio metafisica e speculativa; è il caso, tra

gli altri, del Romanzo di Central Park ed A Night Song. Il Romanzo di Central Park, titolo scelto dallo stesso Ives, riprende una poesia di Leigh Hunt, saggista, poeta e critico inglese vissuto tra il XVIII e il XIX secolo. Protagonisti del Romanzo sono i sentimenti, affrontati secondo un approccio decisamente volubile. Il testo di A Night Song è attribuito dal compositore ad un poeta indentificato genericamente come Moore. Lo stesso Ives chiarirà che si tratta del racconto di una seduzione schietta, scevra dalle apparenze, un vero e proprio inno alla vita: «best of all the ways to lengthen days is to steal a few hours from the night, my dear». In entrambi i casi i temi della voce e del piano sono sempre nitidi ed esattamente identificabili, caratterizzati da rari incastri melodici ed improvvisi cambi di tonalità, in grado di evocare una dimensione trascendente in cui il presente incontra il tempo della memoria.

Aaron Copland, Twelve Poems of Emily Dickinson (1950) Aaron Copland è unanimemente considerato uno dei padri fondatori della musica colta del Novecento d’oltreoceano. Il suo stile compositivo, frutto di una formazione eterogenea, subì molteplici influenze, dalla matrice più squisitamente classica al jazz, dalle avanguardie alle radici del folklore statunitense.

Da sempre interessato all’idea di una musica espressamente “americana”, Copland trasse ispirazione dalla pionieristica penna di Emily Dickinson per comporre un ciclo di dodici brani per pianoforte e voce secondo il principio del word-painting. In proposito, lo stesso autore precisò di aver seguito la naturale inflessione della parola poetica,

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restando favorevolmente colpito dal modello suggerito dai dialoghi e dalle conversazioni. Per meglio comprendere le visioni della Dickinson, il compositore si recò personalmente presso la sua abitazione sita presso Amhrest, Massachussets. Da quelle mura Copland sostenne di aver percepito, vivissime, le energie più intime della donna, e di averne condiviso gli slanci. In armonia con i contenuti di Copland, i personaggi della Dickinson richiamano un deciso pluralismo nelle voci (la zitella, l’adolescente, la civetta, l’eretico, il devoto, il moribondo etc.). Questi soggetti animano un universo vitale, concesso e guidato da un’ancestrale deaNatura, tendenzialmente benevola, che ama indistintamente tutti i suoi figli, umani, animali e vegetali. Un universo sussurato e denso di contrasti (il suono della natura ed il silenzio, l’armonia e il caos, l’innocenza e la sensualità, la vita e la morte) esposti secondo un apparente dualismo che è, in realtà, espressione manifesta dell’assoluto: «it was my hope, nearly a century after these remarkable poems were conceived, to create a musical counterpart to Emily Dickinson’s unique personality».

Un’antinomia in perenne divenire che evoca, talvolta, le atmosfere sospese del Prélude à l'après-midi d’un faune di Claude Debussy, evidente anche nella scelta dei testi da musicare, costellati da dissonanti fragori tipici della vita quotidiana – il vento che soffia con insistenza, campane e trombe che risuonano selvagge, tamburi martellanti, porte percosse, il greve calpestio di inquietanti stivali in piombo – e scanditi entro una ritmica prosodica quasi sempre regolare e, nel contempo, incostante, mirabilmente tradotta in suono dal compositore newyorkese. Le intestazioni iniziali riprendono i primi versi di ogni composizione (ad eccezione di The Chariot, titolo originale scelto dalla Dickinson). Nel 1958 Copland pensò per la prima volta ad una più maestosa versione orchestrale di otto delle dodici meditazioni liriche della Dickinson, con l’obiettivo di ampliare maggiormente la sua impegnata platea letteral-musicale. La prima esecuzione di questo adattamento ebbe luogo con successo il 14 novembre 1970 presso il Metropolitan Museum of Art di New York, sotto la direzione di Michael Tilson Tomas.

Jake Heggie, Eve-Song, Snake Jake Heggie, pianista e compositore statunitense dallo spiccato estro, è autore di circa trecento composizioni vocali. Ha collaborato con alcuni tra i più importanti cantanti che, ancora oggi, animano la scena musicale internazionale, tra cui Kiri Te Kanawa, Renéè Fleming, Catherine e Sasha Cook, Stephen Costello, Morgan Smith e Robert Orth. Il ciclo di Eve Song è composto da otto brevi brani per voce e pianoforte, caratterizzati da un sottile sentimento di inquietudine che permea l’intera composizione. L’impianto generale è estremamente coerente, sia nella struttura armonica che nello stile. I brillanti testi del

poliedrico Philip Littell e la scrittura di Heggie, precisa ed equilibrata, mettono in risalto, in egual misura, le qualità tecniche ed empatiche del cantante e del pianista. La canzone di Eve fu eseguita per la prima volta il 27 febbraio 2000 presso la Old First Church di San Francisco, riscuotendo un ampio successo di pubblico e critica. Attualmente Jake Heggie lavora alla stesura di If I were you (Scheer). L’opera, basata su un racconto dello scrittore Julien Green, è stata commissionata al geniale compositore dal Merola Opera Program di San Francisco, con cui collabora stabilmente, in occasione del Summer Festival del 2019.

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Leonard Bernstein, Piccola Serenata – Candide, I am easily assimilated (Tango) Bernstein compose la Piccola Serenata nel 1975, in occasione dell’ottantacinquesimo compleanno del direttore d’orchestra Karl August Böhm, nei confronti del quale il musicista statunitense nutriva una forte ammirazione. Il brano fu completato a Monaco nel 1979, e fu presentato al pubblico per la prima volta dalla soprano Christa Ludwig e dal pianista James Levine nel corso del Festival di Salisburgo dello stesso anno. Si tratta di un composizione frizzante e briosa. Il testo, elaborato dello stesso Bernstein, è un insieme di buffe onomatopee ed ironici nonsense. La combinazione con le agili note del pianoforte sembra invitare l’ascoltatore a vivere un momento di frivola vitalità. I am easily assimilated fa parte di Candide, operetta comica del 1956 basata sull’omonima novella illuminata di Voltaire (1759). Attraverso Candide, personaggio innocente ed ottimista per natura, Voltaire mirava a confutare il pensiero, a suo dire

semplicistico, del filosofo secentesco Gottfried Leibniz. Bernstein, a sua volta, rivolge una decisa critica all’ipocrisia che si cela dietro le azioni umane. Il libretto originale è di Lilian Hellman, sebbene, dopo diverse evoluzioni, dal 1989 la versione maggiormente eseguita sia quella di Richard Wilbur, più autentica nel descrivere la storia sociale ed emotiva dell’America nel XX secolo. La parodia è il tratto caratteristico dell’intera opera. Musicalmente, la scena del Tango fa il verso a Bizet. Per quanto attiene ai contenuti, si tratta di un invito a non abbandonare le proprie radici in luogo di un effimero benessere. It’s easy, it’s ever so easy. I’m Spanish, I’m suddenly Spanish and you must be Spanish too! Do like the Natives do! Al vorticoso succedersi degli eventi corrisponde un frenetico crescendo, vocale e strumentale, che si conclude con un lieto fine dal sapore amaro.

Cenni bibliografici M. PORZIO, Metafisica del silenzio. John Cage, l’Oriente e la nuova musica, Milano, Auditorium, 1995; J. PRITCHETT, The music of John Cage, Cambridge, Cambridge University Press, 1993; L. BERNSTEIN, L’umorismo in musica, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2016; K. LAFAVE, Experiencing Leonard Bernstein. A listener’s companion, Lanham-Boulder-New York-London, Rowman & Littlefield, 2015; N. BRODER, Samuel Barber, Westport, Greenwood Press, 1985; P. DICKINSON, ed. by, Samuel Barber Remembered. A Centenary Tribute, New York, University of Rochester Press, 2010; R.C. FRIEDBERG, R. FISHER, ed. by, The Selected Writings of John Duke (1917-1984), New York, Scarecrow Press, 2007; K-S.K. JUN, A Musical and Poetic Investigation of John Duke’s Six Poems by Emily Dickinson and Four Poems by Emily Dickinson, Thesis (D. Mus. Arts), University of Washington, 2005. A. BARDI, a cura di, Prima della Sonata. Charles E. Ives, Venezia, Marsilio, 1997; P. BURKHOLDER, ed. by, Charles Yves and His World, Princeton, Princeton University Press, 1996; N. CLUCK, Aaron Copland/Emily Dickinson, in «Emily Dickinson Bulletin», 32, 1977, pp.141-53; M. ROBERTSON-R. ARMSTRONG, Aaron Copland. A Guide to Research, New York, Routledge, 2001. M. DUNN MASCETTI, The Song of Eve. Mythology and Symbols of the Goddess, London, Aurum Press, 1994; K.A. LYNCH, A Comparative Analysis of Four Pieces by Jake Heggie, Long Beach, California State University, 2016; S. BESTENTE, Il lungo viaggio verso Candide, in L. BERNSTEIN, Candide. A comic operetta in two acts, New York, Boosey and Hawkes, 1997, pp. 103-122; S.R. BRETTMAN, Bernstein and Hellman’s Candide: The Politics of Failure in Post-war American Musical Theater.

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Antonin Dvoràk Quartetto No. 12 Op. 96 per archi “Americano” (1893) Il Quartetto per archi op. 96 di Dvoràk rappresenta un modello significativo della produzione musicale ceca a cavallo tra XIX e XX secolo. Temi provenienti dal patrimonio dell’est-Europa, gradevoli espedienti armonici e interessanti soluzioni strumentali sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano il Quartetto, coevo della Sinfonia Dal nuovo mondo e definito dallo stesso autore “Americano” in onore della terra da cui la sua creatività trasse ispirazione. Nel 1893 Dvoràk si trovava a New York in qualità di direttore del prestigioso National Conservatory su invito della fondatrice dell’ente, miss Jeannet Thurber. Tra i numerosi luoghi che ebbe modo di visitare, Dvoràk amava recarsi spesso a Spillville, un piccolo centro nella regione dell’Yowa popolato principalmente da immigrati provenienti dalla Boemia. L’intera opera rappresenta un omaggio di riconoscenza nei confronti di un paese in cui il musicista si sentì piacevolmente accolto. Nel primo movimento — Allegro, ma non troppo — si impone il tema avviato dalla viola, subito ripreso dai violini, che riprende alcune melodie tipiche del costume americano. Il secondo movimento — Lento

— è una pagina particolarmente intensa e melanconica, in cui l’apice emotivo degli strumenti più acuti è garantito dal persistente pizzicato e dagli accordi grevi del violoncello. Il cupo tremolo della viola evoca una fase di risoluto scoramento. Nel terzo tempo — Molto vivace — l’atmosfera cambia completamente, regalando all’ascoltatore momenti di vivace empatia. Ancor più denso di impulsi dinamici e slanci popolari è il Rondò finale, impostato su motivi e cadenze che rievocano le atmosfere di un’ideale Arcadia campestre. La musica di Dvoràk è quasi del tutto priva di tormenti spirituali. Melodie lievi, misure sincopate, scale pentatoniche e ritmi di danza si intersecano in modo lineare, si sviluppano scevri da impervi grovigli emozionali e, infine, si risolvono con genuino ottimismo, espressione della salda fede cattolica alimentata negli anni trascorsi a Pullir. Dopo l’esperienza americana Dvoràk rientrò a Praga, ove fu nominato Senatore a vita. Qui compose la sua più famosa opera lirica, Rusalka (1901) e diresse il Conservatorio fino al 1904, anno della sua morte.

Cenni bibliografici W. KYAS, Smetana e Dvořák e il loro rapporto con Schubert, in «Nuova rivista musicale italiana», 18/1, 1984, pp. 52-62; A. PIOVANO, Il periodo “americano” di Antonin Dvorak, in «Rassegna Musicale Curci», 46/3, 1993, pp. 24-33; F. PULCINI, a cura di, Antonin Dvorak, Torino, De Sono, 1996; J. SMACZNY, Dvořák. Cello Concerto, Cambridge, Cambridge University Press, 1999; O. ŠOUREK, The chamber music of Antonin Dvorak, English Version by R. Finlayson Samsour, Prague.

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Marcello Panni Forellen Trio Per violino viola e violoncello, 2018 - Prima esecuzione assoluta Commissione del Festival di Spongano “Classiche Forme”

E’ nota la definizione delle “celestiali lunghezze” delle musiche di Schubert, che ha un po’ messo in ombra la sua capacità, nei pochi minuti di un Lied, di raccontare una storia completa con perfetta concisione. Avendo avuto l’incarico da Beatrice Rana di completare una serata che comprenderà il sublime Forellen Quintett, mi sono ispirato

per il mio Forellen Trio al Lied originale di Schubert, di cui cito un frammento pianistico, e ho scritto un breve poemetto per trio d’archi sulla triste storiella della trota felice e guizzante nel ruscello, pescata da un astuto pescatore e morta sotto gli occhi del Poeta, sperando che ciò risulti.. evidente all’ascoltatore!

Franz Schubert Quintetto D 667 in la maggiore per pianoforte e archi “Forellen quintet” (La trota) (1819) Nell’estate del 1819 il giovane Schubert trascorse un lungo periodo di villeggiatura a Steyr, in Austria. Il musicista serbò sempre nel suo animo il ricordo di quei momenti di svago e quiete, a contatto con la natura ed in compagnia degli amici più cari. Il Quintetto D667 è il frutto delle pacifiche sensazioni di quei giorni. L’organico strumentale — pianoforte, violino, viola, violoncello e contrabbasso — fu suggerito da Sylvester Paumgartner, eccentrico mecenate e violoncellista dilettante. Un impianto piuttosto inconsueto, che ha i suoi diretti predecessori nel Quintetto in mi bemolle maggiore op. 87 (composto nel 1802 e pubblicato per la prima volta nel 1821) e nella riduzione per cinque strumenti del Settetto op. 74 (1816) di Johann Nepomuk Hummel, restituisce all’ascolto una gamma timbrica decisamente originale, in grado di creare sonorità complessive genuine e raffinate. L’opera è suddivisa in cinque movimenti, Allegro Vivace; Andante; Scherzo-Presto; Andantino-Allegretto; Allegro Giusto. Il quarto movimento, cuore del Quintetto, è in realtà un’elaborazione di un precedente Lied di Schubert, Die Forelle op. 32, composto nel 1817, che dà il titolo all’intero brano. L’impronta iniziale del primo movimento, in forma-sonata, è assicurata dagli argentini arpeggi del pianoforte, che regalano, sin da principio, amabili suggestioni. Il violino

illustra il primo tema, dal sapore quasi naif, subito ripreso e variato dal pianoforte. È la volta del violoncello, che espone il secondo gruppo tematico, ripreso anch’esso al piano. Trilli esuberanti e dinamici virtuosismi si alternano a momenti più pacati, in cui la liricità schubertiana si esprime ad alti livelli. Caratteristico è lo stile quasi tonale del secondo movimento, che si muove, a tratti, secondo un coinvolgente cromatismo, dando vita ad un caleidoscopio di colori dalla rara eleganza. Nello Scherzo il dialogo tra gli strumenti si fa irrequieto, quasi frenetico, per poi distendersi nella parte centrale, dai toni più miti ma sempre profondamente ispirata. Fulcro della composizione è il quarto movimento, in cui Schubert riprende le note del suo Die Forelle, corredando il tema con cinque ricercate variazioni seguite da una coda, in cui il motivo principale è presentato nella sua versione iniziale. Il Finale, come il secondo movimento, è in forma bipartita. La prima parte presenta i due temi, il primo, più incisivo, in la maggiore, il secondo, cantabile, in mi maggiore. La seconda parte riprende in maniera speculare la prima, sebbene con una successione armonica inversa. Il brano si chiude con una coda breve ed efficacr che, con i suoi ritmi, accende un clima festoso e spensierato. Il Quintetto D 667 fu pubblicato per la prima volta postumo, nel 1829, dall’editore viennese Joseph Czerny. Nel 1982 il tema

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principale è stato utilizzato come leit-motif per la colonna sonora del film drammatico La Troute, basato sulla novella del poeta francese Roger Vailland. Per l’occasione,

l’ensemble era composta da alcuni tra i più grandi musicisti nel panorama del secondo Novecento, tra cui Itzhak Perlman, Daniel Barenboim e Zubin Mehta.

Cenni bibliografici M. CHUSID, Schubert’s chamber music: before and after Beethoven, in C.H. GIBBS, ed. by, The Cambridge Companion to Schubert, Cambridge, Cambridge University Press, 1997, pp. 174–192; S. CLARK, Analyzing Schubert, Cambridge, Cambridge University Press, 2011; G. LA FACE BIANCONI, “La trota” fra canto e suoni: un percorso didattico, in «Il saggiatore musicale», 12/1, 2005, pp. 77-123; S. WOLLENBERG, Schubert’s fingerprints. Studies in the instrumental works, Farnham-Burlington, Ashgate, 2011.

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LIRICHE IN LINGUA ORIGINALE The Wonderful Widow of Eighteen Springs (J. Joyce) 1942 Night by silent sailing night, Isobel, wildwoods eyes and primarose hair, quietly, all the woods so wild in mauves of moss and dahne dews how all so still she lay neath of the white thorn, child of tree like some lost happy leaf like blowing flower stilled as fain would she anon for soon again 'twill be, win me, woo me, wed me, ah! weary me deeply, now even calm lay sleeping night, Isobel, Sister Isobel, Saintette Isobel, Madame Isa Veuve La Belle.

I hate music (L. Bernstein) (1943) My Name Is Barbara My mother says that babies come in bottles; but last week she said they grew on special baby-bushes. I don't believe in the storks, either! They're all in the zoo, busy with their own babies! And what's a baby-bush, anyway!? My name is Barbara. Jupiter Has Seven Moons Jupiter has seven moons or is it nine? Saturn has a million, billion, trillion sixty-nine; And ev'ry one is a little sun, with six little moons of its own! But we have only one! Just think of all the fun we'd have if there were nine! Then we could be just nine times more romantic! Dogs would bay 'til they were frantic!

We'd have nine tides in the Atlantic! The man in the moon would be gigantic! But we have only one! Only one!

I Hate Music! I hate music! But I like to sing: la dee da da dee; la dee da dee. But that's not music, not what I call music. No, sir. Music is a lot of men in a lot of tails, making lots of noise like a lot of females; Music is a lot of folks in a big dark hall, where they really don't want to be at all; with a lot of chairs and a lot of airs, and a lot of furs and diamonds! Music is silly! I hate music! But I like to sing: la dee da da dee: la dee da dee: la dee da dee. A Big Indian and A Little Indian A big Indian and a little Indian were walking down the street. The little Indian was the son of the big Indian; but the big Indian was not the father of the little Indian: You see the riddle is, if the little Indian was the son of the big Indian, but the big Indian was not the father of the little Indian, who was he? I'll give you two measures: His mother! I’m a Person Too I just found out today that I'm a person too, like you: I like balloons; lots of people like balloons: But ev'ryone says, "Isn't she cute? She likes balloons!" I'm a person too, like you! I like things that ev'ryone likes: I like soft things and movies and horses and warm things and red things: don't you? I have lots of thoughts; like what's behind the sky; and what's behind what's behind the sky:

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But ev'ryone says, "Isn't she sweet? She wants to know ev'rything!" Don't you? Of course I'm very young to be saying all these things in front of so many people like you; but I'm a person too! Though I'm only ten years old; I'm a person too, like you!

Sleep now (J. Joyce) Sleep now, O sleep now, O you unquiet heart! A voice crying "Sleep now" Is heard in my heart. The voice of the winter Is heard at the door. O sleep, for the winter Is crying "Sleep no more." My kiss will give peace now And quiet to your heart Sleep on in peace now, O you unquiet heart!

In a Green Lowland of Pianos (C. Milosz) In the evening as far as the eye can see herds of black pianos up to their knees in the mire they listen to the frogs they gurgle in water with chords of rapture they are entranced by froggish, moonish spontaneity after the vacation they cause scandals in a concert hall during the artistic milking suddenly they lie down like cows looking with indifference at the white flowers of the audience at the gesticulating of the ushers.

Bee! I’m expecting you! Bee! I’m expecting you! Was saying Yesterday To Somebody you know That you were due The Frogs got Home last Week Are settled, and at work Birds, mostly back The Clover warm and thick You’ll get my Letter by The seventeenth; Reply Or better, be with me Yours, Fly. Romanzo di Central Park (C. Ives) Grove, Rove, Night, Delight Heart, Impart, Prove Love, Heart, Impart, Love, Prove, Prove Love, Kiss, Bliss, Kiss, Bliss Blest, Rest, Heart, Impart, Impart, Impart, Love. Heart we will forget him (E. Dickinson) Heart, we will forget him You and I, tonight! You must forget the warmth he gave I will forget the light When you have done pray tell me Then I, my thoughts, will dim Haste! ‘lest while you’re lagging I may remember him!

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La bonne cuisine (L. Bernstein) Queues de boeuf La queue de boeuf n'est pas un mets à dédaigner. D'abord avec assez de queues de boeuf on peut fair' un pot-au-feu passable. Les queues qui ont servi à faire le pot-au-feu peuv'nt être mangées, panées, et grillées, et servies avec une sauce piquante ou tomate. La queues de boeuf n'est pas un mets à dé daigner. Tavouk Gueunksis Tavouk gueunksis, poitrine de poule; Fait' bouillir une poul', dont vous prendre les blancs; vous les pilerez de façon à cequ'ils se mett' en charpie. Puis mêleslez, mêleslez avec une bouillie, comme celle cidessus, comme celle cidessus du Mahallebi. Tavouk gueunksis, poitrine de poule. Civet à toute vitesse Lorsque on sera très pressé, voici un' manière de confectionner un civet de lièvre que je recommande! Dépecez le lièvre comme pour le civet ordinaire : Mettez-le dans une casserole ou chaudron avec son sang et son foie écrasé! Un'demi-livre de poitrine de porc (coupée en morceaux); une vingtaine de petits oignons (un peu de sel et poivr'); un litre e demi de vin rouge. Fait bouillir à tout vitesse. Au bout de quinze minutes environ, lorsque la sauce est réduite de moitié, approchez un papier enflammé, de manière à mettre le feu au ragoût. Lorsqu'il sera éteint, liez la sauc(e) avec un' demi-livre de beurre manié de farine. Servez.

Snake (P. Littell) Snake, is it true About the fruit? My intuition tells me what you say about this fruit is true. I’d like to find out, snake.

I’d love to know. Go ahead in front of me Where I can see you. I will follow you. Oh! The snake is in the tree. Where I cannot see him. He is now the color of Shadows. Very few things are As visible as I am When I’m clean. When a thing is visible, It always mean that the thing, The tree frog, or that fruit, means to be seen. Visibility’s A warning or An invitation And it never tells you Which. What’s visible will either Feed you, Mate with you, Or kill you. Either way you gain Experience. Here goes. Sweet. Sour. Salty. Bitter. And the taste of air, Of rottenness, Earth, And water. Now I know.

Piccola Serenata (L. Bernstein) Daga da ga dum da lai la lo, Daga da ga dum la laila laila lo, Na na na nina ni no lailo, lailo. Daga da ga Daga da ga dum da lai la lo, Daga da ga dum la laila laila lo, Bam bam bam bi bam bibo Ba bi bam bam ba bi Rata plata po, La li lo, lailo, lailo, la li lo! Daga da ga dum da lai la lo, Daga da ga dum la laila laila lo la ha Daga da ga do l’ho.

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Candide, I am easily assimilated (L. Bernstein) [OLD LADY] I was not born in sunny Hispania My father came from Rovno Gubernya But now I'm here, I'm dancing a tango Di de di de di de di! I am easily assimilated I am so easily assimilated I never learned a human language My father spoke a High Middle Polish In one half-hour I'm talking in Spanish Por favor! Toreador! I am easily assimilated I am so easily assimilated It's easy, it's ever so easy I'm Spanish, I'm suddenly Spanish And you must be Spanish, too Do like the natives do These days you have to be In the majority [MALE Chorus] Tus labios rubí Dos rosas que se abren a mí Conquistan mi corazón Y solo con una canción [OLD LADY] Mis labios rubí Dreiviertel Takt, mon trés cher ami Oui oui sí sí ja ja ja yes yes da da je ne sais quoi [MALE Chorus] Me muero, me sale una hernia [OLD LADY] A long way from Rovno Gubernya [OLD LADY AND MALE Chorus] Tus/mis labios rubí Dos rosas que se abren a mí Conquistan mi corazón Y solo con una divina canción De mis/tus labios rubí Rubí! Rubí! Hey!

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Enrico Fagone, contrabbassista

Si è diplomato giovanissimo con il massimo dei voti presso il Conservatorio di musica “G. Nicolini” di Piacenza sotto la guida di L. Colonna, perfezionandosi poi con maestri di fama internazionale quali M. Dorin, F. Petracchi e K. Stoll. È risultato vincitore di importanti concorsi internazionali, come il Concorso Nazionale per giovani talenti di Contrabbasso “W. Benzi” di Alessandria e il Concorso Internazionale TIM (Torneo Internazionale Musicale). Collabora con prestigiosi gruppi da camera ed orchestre: Orchestra Filarmonica della Scala, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, Accademia Nazionale di S. Cecilia a Roma, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Orchestra della Fondazione “A. Toscanini”, Teatro dell’Opera di Roma, Orchestra da camera di Mantova, I Solisti Veneti. È particolarmente attivo anche in ambito cameristico, collaborando con B. Belkin, D. Schwarzberg (per il Progetto Martha Argerich), Mischa Maisky, Katia e Marelle Labèque, S. Krilov, M. Fornaciari, D. Rossi, A. Lonquich, Cristofori Piano Quartet, Trio di Parma, M. Dalberto e Quartetto Modigliani. Ha registrato per le etichette discografiche EMI, Deutsche Grammophon e Warner ed è ambasciatore nel mondo del “Progetto Martha Argerich Presents. E’ docente di Contrabbasso presso il Conservatorio della Svizzera Italiana ed è regolarmente invitato a tenere masterclass nelle più importanti istituzioni mondiali quali la Juilliard School di New York, Manhattan School of Music, Jerusalem Academy, Royal Academy di Londra, Conservatorio Superiore di Parigi CNSMDP, IUNA di Buenos Aires, Royal Danish Academy di Copenhagen, Mozarteum di Salisburgo, Toho Gakuen di Tokyo. E’ direttore artistico del prestigioso Concorso Internazionale “Giovanni Bottesini”.

Solenne Païdassi, violinista

E’ la vincitrice del Concorso Internazionale Long-Thibaud 2010 e Révélation Classique de l’Adami 2012.Ha vinto numerosi premi in Francia e all’estero, tra i quali Concorso di Hannover 2009, Concorso di Sion–Valais, Concorso Internazionale Gyeongnam in Corea, Concorso Lysenko in Ucraina. La sua carriera l’ha portata nelle sale più prestigiose, tra cui Tonhalle di Zurigo, Carnegie Hall di New York, Concertgebouw ad Amsterdam, Salle Gaveau a Parigi e ha partecipato a numerosi festival: Festival Internazionale di Colmars, Festival di Radio France di Montpellier, “La Folle Journée” di Kanazawa in Giappone, Festival Internazionale di Sion Valais, Tongyeong International Music Festival. Come solista ha suonato con l’Orchestre Philharmonique de Radio-France, la Sinfonia Varsovia, l’Orchestre Philharmonique de Montpellier, sotto la direzione di direttori quali Lawrence Foster, Shlomo Mintz, Vladimir Spivakov, Darell Ang. Ha effettuato registrazioni radiofoniche per France Musique, per Deutschlandradio Kultur e per la NDR Kultur. Dopo il diploma ottenuto presso il Conservatorio di Ginevra, la Royal Academy di Londra, e il Curtis Institute of Music di Philadelphia, Solenne si è perfezionata alla Hochschule für Musik und Theater di Hannover. Il suo primo cd, registrato al fianco del pianista Laurent Wagschal, dedicato alle sonate di Franck, Pierné, Saint-Saëns, è stato premiato con 4 stella dalla rivista CLASSICA. Il suo album “Szymanowski-Stravinsky”, pubblicato nel 2014 per l’etichetta Aparté con il pianista Vaysse-Knitter, ha ricevuto un enorme successo di critica, tra cui CHOC della rivista CLASSICA e 5 stelle su DIAPASON. Suona un violino Gian Battista Guadagnini, concessole dalla Zilber-Vatelot Foundation di Parigi.

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Marcello Panni, compositore

Compositore e direttore d’orchestra romano, dalla fine degli anni ’70 Marcello Panni è ospite regolare delle principali istituzioni musicali italiane e dei più importanti teatri lirici internazionali, quali l’Opéra di Parigi, il Metropolitan di New York, il Bolshoi di Mosca, la Staatsoper di Vienna, la Deutsche Oper, il Covent Garden, il Liceu di Barcelona. Panni, oltre a numerosa musica vocale, sinfonica e da camera, ha composto diverse opere liriche: Hanjo per il Maggio Musicale Fiorentino, Il Giudizio di Paride, per l’Opera di Bonn, The Banquet (Talking about Love), per l’Opera di Brema e ripresa più volte in Italia. Nell’aprile 2005 ha presentato al Teatro San Carlo di Napoli l’opera in due atti Garibaldi en Sicile sulla spedizione dei Mille raccontata da Alessandro Dumas, libretto di Kenneth Koch. Per la cattedrale di Nizza ha scritto nel 2000 una Missa Brevis per coro di voci bianche fiati e percussioni, per il Duomo di Milano nel 2004 il mottetto Laudate Dominum e per il Festival di Spoleto 2009 ha composto l’oratorio i due parti Apokàlypsis su testo tratto da San Giovanni, ripreso nel Duomo di Monza nel 2012 e a Milano nella chiesa di San Marco per l’EXPO 2016. Nel 2014 la sua cantata Le vesti della Notte su poesie di Omar Khayyam è stata eseguita all’Accademia di Santa Cecilia a Roma, e a Firenze nel 2015 al Teatro Verdi con l‘orchestra della Toscana ha presentato Zodiac per voce e orchestra su 12 poesie di Gaia Servadio . Già Direttore Artistico dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, direttore musicale dell’Opera di Bonn, dell’Opera e dell’Orchestra Filarmonica di Nizza, direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana e direttore artistico e principale dell’ Orchestra Sinfonica Tito Schipa di Lecce, nel 2003 è stato nominato Accademico di Santa Cecilia.

Aylen Pritchin, violinista

Aylen Pritchin è uno dei violinisti russi più interessanti e versatili della sua generazione. Il giovane violinista è il primo vincitore del concorso Long-Thibaud-Crespin 2014 e ha ottenuto anche il premio SACEM per il pezzo contemporaneo. Nato nel 1987 a San Pietroburgo, Aylen Pritchin ha iniziato a suonare il violino all'età di sei anni e successivamente si è iscritta al Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, studiando con Eduard Grach. Tra gli altri premi che gli sono stati assegnati negli ultimi anni ci sono il premio Yuri Temirkanov, il concorso Sion-Valais (2009), il concorso Kreisler a Vienna (2010), il concorso Oistrakh a Mosca (2010), il concorso Wieniawski a Poznan (2011). Aylen Pritchin ha una carriera concertistica molto attiva in Russia e all'estero: si è esibito al Konzerthaus (Vienna), Concertgebouw (Amsterdam), Musikaliska (Stoccolma), Mozarteum (Salisburgo), Ciajkovskij Conservatory (Mosca), Théâtre des ChampsÉlysées (Parigi). Come solista ha collaborato con direttori come Teodor Currentzis, Cornelius Meister, Yuri Simonov, Dorian Wilson, Alexander Vedernikov, Shlomo Mintz, Donato Renzetti, , Pascal Rophé, le orchestre erano MusicAeterna Orchestra, e varie orchestre tra cui la Moscow Philharmonic Orchestra, Sinfonia Accademica di San Pietroburgo Orchestra, Lille National Orchestra, Orchestre National des Loire della Loira, Poznan Philharmonic Orchestra, ORF Symphonieorchester Wien, Dohnanyi Orchestra Budafok. L'etichetta russa "Melodiya" ha pubblicato 3 CD di Aylen Pritchin: opere di violino di Čajkovskij, Stravinsky e Desyatnikov; piano trios di Shostakovich, Weinberg e Ravel (con Lukas Geniusas, pianoforte e Alexander Buzlov, violoncello) e le sonate per violino di Prokofiev registrate insieme a Yuri Favorin.

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Beatrice Rana, pianista e direttrice artistica

A soli venticinque anni, Beatrice è ospite delle serie concertistiche e dei festival internazionali più rinomati del mondo, esibendosi con prestigiose orchestre e direttori del calibro di Riccardo Chailly, Antonio Pappano, Yannick Nézet-Séguin, Fabio Luisi, Gianandrea Noseda, James Conlon, Trevor Pinnock, Lahav Shani, Yuri Temirkanov e Zubin Mehta. Nella stagione 2018/19 debutterà con la Royal Concertgebouw Orchestra, la Sinfonica di Melbourne, la Filarmonica di Liverpool e la Sinfonica Nazionale Danese; inizierà una ‘residenza’ all’Opera di Zurigo con Fabio Luisi per un ciclo completo dei concerti di Beethoven e suonerà alla Victoria Hall di Ginevra, al Prinzregenten Theater di Monaco, alla Queen Elizabeth Hall di Londra e alla Carnegie Hall di New York. Artista esclusiva 'Warner Classics', il suo album del Concerto n. 2 di Prokof'ev e il Concerto n. 1 di Čajkovskij con Antonio Pappano e l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è stato nominato Editor’s Choice da Gramophone e Recording of the Month dal ‘BBC Magazine’. Il CD dedicato alle Variazioni Goldberg di Bach, che si è posizionato al 1° posto nelle classiche del Regno Unito e ha ottenuto il premio “Young Artist of the Year” ai Gramophone Awards. Nel 2013 Beatrice Rana ha vinto la Medaglia d'Argento e il Premio del Pubblico al Concorso Pianistico Internazionale Van Cliburn, nel 2015 è stata nominata “New Generation Artist” della BBC e nel 2016 si è aggiudicata il Borletti-Buitoni Trust e il Premio Abbiati come solista dell'anno. Nel 2017 è stata nominata Cavaliere della Repubblica per motu proprio dal Presidente Mattarella.

Ludovica Rana, violoncellista

Ludovica Rana, 23 anni, si è imposta in prestigiosi Concorsi quali la 30a Rassegna Nazionale d’Archi “Mario Benvenuti” di Vittorio Veneto nel 2010, il Premio “The Note Zagreb” al Concorso “Antonio Janigro” nel 2012; nel 2016 il Primo Premio all’ International Music Competition 'Vienna' Grand Prize Virtuoso e il “Young Virtuoso Award” al 1th Manhattan International Music Competition di New York. Menzione speciale al Premio delle Arti del MIUR nel 2012, Ludovica ha vinto nel 2014, il 1° premio della Sezione Speciale del “Premio Francesco Geminiani”. Ha conseguito il Master in Music Performance presso Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano sotto la guida del M° Enrico Dindo. Attualmente frequenta, il Corso di Perfezionamento presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma con Giovanni Sollima e con Carlo Fabiano. Ha frequentato Masterclasses con illustri violoncellisti come Antonio Meneses presso l’Accademia Chigiana di Siena, Frans Helmerson presso l’Accademia di Montepulciano, Antonio Mosca, Asier Polo, Troels Svane, Rafael Wolfish. Si è esibita presso numerose società concertistiche, tra le quali la Società dei Concerti di Milano, Cremona Mondo Musica, Musica Pura di Pordenone, Fazioli Concert Hall, Accademia Filarmonica di Messina, Varignana Music Festival, I concerti del Quirinale, Festival Villa Solomei, Festival Classiche Forme. Collabora regolarmente con la sorella Beatrice Rana, e ha suonato con vari musicisti tra cui Enrico Dindo, Pablo Ferràndez, Bruno Giuranna, Oleg Kaskiv, Marcello Panni, Massimo Quarta, Danilo Rossi, Alessandro Taverna. Suona un violoncello Claude – Augustin Miremont del 1870.

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Eivind Holtsmark Ringstad, violista

Vincitore del Borletti Buitoni Fellowship nel 2016, è nato nel 1994 e vive a Oslo, in Norvegia. Ha iniziato a suonare il violino all’età di cinque anni, prima di passare alla viola come strumento principale a 14 anni. Attualmente è studente al Barratt Due Institute of Music, studiando con Soon-Mi Chung e Henning Kraggerud. Nel 2012 Eivind ha vinto il concorso Eurovision Young Musician a Vienna e da allora si è affermato come uno dei giovani talenti più importanti della Norvegia. Negli ultimi anni ha anche ricevuto il Premio Arve Tellefsen, il Memorial Prize di Øyvind Bergh, il Premio Karoline e il Premio Statoil. Come solista Eivind ha già suonato con orchestre come la Oslo Philharmonic e le NRK Orchestra. La carriera di Eivind è particolarmente attiva come musicista da camera e, in Norvegia, è uno dei musicisti più richiesti. Recenti inviti lo hanno visto esibirsi ai festival di musica da camera Elverum, Oslo, Stavanger e Risør e ora è ospite fisso al Bergen International Music Festival. I partner del festival hanno incluso nomi come Akiko Suwanai, Henning Kraggerud, Lars Anders Tomter, Tanja Tetzlaff, Itamar Golan, Håvard Gimse, Christian Ihle Hadland e Leif Ove Andsnes. Particolarmente significativi sono i suoi debutti con la Copenhagen Philharmonic e la Bergen Philharmonic Orchestra con il violinista Guro Kleven Hagen che esegue Sinfonia Concertante di Mozart . Trai i suoi prossimi impegni c’è l’esecuzione del Concerto per viola di Walton con l’Orchestra Filarmonica di Oslo.

Gabriella Sborgi, mezzosoprano

Studia a Milano (American School of Milan, Conservatorio “G. Verdi”, As.Li.Co.), a Londra (Hancock, MacSherry), Lugano (L. Castellani), Nizza (D. Baldwin), Parigi (Centre de Formation Lyrique de l’Opera de Paris). Vince il Concorso Europeo As.Li.Co., “The Actor Singer Competition” della William Walton Foundation, e rappresenta l’Italia al Cardiff Singer of the World Competition. Raffinata ed eclettica, nasce come interprete del teatro barocco, e del teatro musicale del Novecento di Ravel, Strawinsky, Menotti, Rota, Berio, Bernstein, Janáček, Humperdinck, Weill, fino ad essere considerata tra i più autorevoli interpreti italiani di Britten – Albert Herring, A Midsummernight’s Dream, The Beggar’s Opera, The Turn of the Screw, The Rape of Lucretia, Peter Grimes). Le vengono regolarmente affidate dai piu’ importanti teatri, prime esecuzioni di autori contemporanei quali Bacalov, Boccadoro, Colasanti, Corghi, D’Amico, Denisov, Francesconi, Furrer, Galante, Glass, Ustwolskaya, Vacchi e collabora con direttori quali Mehta, Chung, Benedetti Michelangeli, Bolton, Fasolis, Noseda, Oren, Tate, con musicisti quali Argerich, Lucchesini, Ballista, Brunello, Filippini, Rossi e registi di rilievo come Abbado, Carsen, Curren, Dodin, Hermanis, Scaparro, Strehler. Impegnata anche come insegnante, tiene masterclass all’estero e in Italia. In ambito discografico si segnalano, Towards Verklärte Nacht per Brilliant Classics, inedito di Lieder di Schoenberg, Brahms, Berg e Zemlinsky; Petite Messe Solennelle per Classic Voice e Brilliant Classics, i Canti della terra e del mare di Sicilia di Favara per Claris Audi, Otello di Verdi in DVD prodotto dal Maggio Musicale Fiorentino (direttore Zubin Mehta); Il Ciclo del Tempo di Giorgio Gaslini; i Lieder op. 91 di Brahms per Amadeus.

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Marco Fragnelli, attore

Caterina Filograno, attrice

Nato a Martina Franca (Taranto) nel 1996, Marco si trasferisce a diciotto anni a Milano, dove intraprende la formazione di attore presso la Scuola di "Quelli di Grock", portando a termine il percorso formativo triennale nel giugno 2017. Attualmente studia recitazione all’ Accademia dei Filodrammatici, percorso che terminerà nell’ottobre 2019. Tra le già numerose esperienze professionali maturate, oltre a esibirsi in scena in diversi spettacoli teatrali organizzati da "Quelli di Grock" e in alcuni cortometraggi, Marco è stato assistente alla regia di Claudio Autelli in “Ritratto di donna araba che guarda il mare” (Davide Carnevali, Premio Riccione 2013); debuttato al Teatro Franco Parenti di Milano nel giugno 2017. Nell'estate del 2016 è stato assistente alla regia di Pier Luigi Pizzi per la prima mondiale assoluta di “Francesca da Rimini” di Saverio Mercadante, prodotta dal Festival della Valle d’Itria di Martina Franca e, sempre con il maestro Pizzi, è stato altro assistente alla regia per “Otello” di Giuseppe Verdi, al Festival Verdi di Parma, nell'ottobre 2015. Sempre per il Festival della Valle d'Itria, nel 2015, ha curato la realizzazione scenica dell’opera per bambini “C’era una volta... Re Tuono”, di Daniela Terranova, ed è stato altro assistente alla regia di Benedetto Sicca, per “Medea in Corinto” di Giovanni Simone Mayr, diretta da Fabio Luisi.

Laureata in Giurisprudenza, studia Al Piccolo di Milano con Luca Ronconi, Carmelo Rifici, Peter Stein, Pupi Avati, Gianfranco de Bosio, Giovanni Crippa, Mauro Avogadro, Massimo Popolizio, Laura Marinoni, Mario Perrotta, Franco Branciaroli, Manuela Mandracchia, Giulia Lazzarini, Fausto Paravidino, Serena Sinigaglia. Nell’ottobre 2017 debutta al Piccolo teatro studio Melato con il ruolo di Selva nello spettacolo “Uomini e No”, per la regia di Carmelo Rifici. Successivamente viene scelta assieme ad altri tre attori, per realizzare la mise en espace dello spettacolo a Parigi presso l’Istituto di Cultura italiana (dicembre 2017). Il 17 Marzo 2018 debutta alle Lavanderie a Vapore di Torino con lo spettacolo “Choros” con la compagnia AMR teatrodanza e la regia del coreografo Alessio Maria Romano, spettacolo che viene realizzato anche al Lac di Lugano e al Piccolo Teatro. Parallelamente al percorso d’attrice, Caterina sviluppa un interesse per la drammaturgia e frequenta tra seminari sulla scrittura teatrale tenuti a Roma da Lucia Calamaro. Nell’Aprile 2018 Caterina viene scelta da Fausto Paravidino per lavorare al progetto Playstorm per il Teatro stabile di Torino.

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Sostenitori del Festival Fabio e Barbara Bacile di Castiglione Paola Rodaro Franco e Anna Vizzi NOTEINVIAGGIO – Viaggi di Musica e Cultura

Amici del Festival Claudia e Bacile di Castiglione e Benedetto Cavalieri Teresa Bacile di Castiglione Stefania e Francesco Ciardo Ornella e Fedeli Maturo Paolo Mazzetti Gaito Fernanda e Antonio Manca Giuseppe Mangia Mario Filippo Antonio Massa Francesco Negro Maria Ruotolo Anna e Roberto Spedicato

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Organizzazione

Direzione Artistica Beatrice Rana direzioneartistica@classicheforme.com Segreteria Artistica Associazione Musicale Opera Prima Tel: +39 393 1948557 info@classicheforme.com Ufficio Stampa Nazionale Skill&Music www.skillandmusic.com/ Ufficio Stampa Locale e Regionale Azzurra De Razza azzeco@hotmail.it Comunicazione e Social Media Firmina Adorno firmina.adorno@gmail.com

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Concerti trasmessi in differita da Rai Radio 3 Registrazioni e produzioni finale a cura di Christian Ugenti

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ClassicheFORME 2018 Festival_Internazionale_di_Musica_da_Camera  

Programma di sala 2018

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