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APRILE 2019

Il business dello spazio alle stelle

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l 2019 sarà principalmente ricordato per essere l’anno del 50° dallo sbarco umano sulla Luna. Luna su cui gli Stati Uniti hanno detto torneranno entro il 2024. Il 2019 è anche l’anno in cui gli astronauti Usa viaggeranno di nuovo per lo spazio da una base di lancio sita su territorio americano. È l’anno del turismo spaziale, quello vero, quello che dalle idee si passa ai fatti. L’anno di Luca Parmitano, con la missione dell’Esa Beyond, del buco nero fotografato per la prima volta e, chissà, fors’anche dei primi risultati sulla materia oscura (troppo ottimista?), della ministeriale dell’Esa e del futuro dell’Europa nello spazio. Insomma il 2019 sarà ricordato, come avviene ogni anno con sempre con maggiore frequenza, da molti avvenimenti che riguarderanno un passato che in gran parte ha guardato al futuro. Come succede al cinema, quando si va a vedere un film di fantascienza. Ci si aspetta di dare uno sguardo al futuro. A volte è così lontano, quel futuro cinematografico, che si sa irraggiungibile, altre volte così vicino che finisce per essere una realtà modificata. Altre volte è un po’ uno e un po’ l’altro. Come per il capolavoro di Ridley Scott Blade Runner, uscito in sala nel 1985 e che immaginava un futuro lontano, ma non troppo. Viene da chiedersi come il regista abbia scelto di ambientarlo nel 2019. Al centro della trama la figura dei replicanti, robot umanoidi tanto simili all’uomo da essere considerati un pericolo. La realtà robotica nel 2019 non è sconosciuta, ma sembra ancora lontana da quei risultati. Di intelligenza artificiale si parla con sempre maggiore insistenza, si discute della possibile capacità apprendimento della macchina, ma siamo ben lontani dall’aver creato un robot tanto sofisticato da essere scambiato per un uomo. Comunque i robot sono ben presenti nella nostra vita da molti anni, ed è grazie a loro che abbiamo esplorato gran parte del Sistema solare, anche se siamo lontani dal rendere credibile una delle più celebri frasi del film, riferita al largo dei bastioni di Orione (la cui collocazione spaziale sembra anch’essa difficilmente percepibile), data dalla possibilità che il viaggio umano sia non solo interplanetario ma interstellare. Ci sono però idee, nel film, che la scienza ha già superato. Le video-

L’EDITORIALE

IL RELATIVISMO DEL FILM DI FANTASCIENZA di Francesco Rea @francescorea

«Il 2019 visto oggi e visto dall’immaginario punto di vista di Ridley Scott»

chiamate, dalla macchina o dalla cabina telefonica fanno sorridere, se pensiamo che quella realtà la portiamo tutti i giorni in tasca. Come sorridere fa vedere l’uso delle fotografie polaroid, quelle istantanee dei primi anni ottanta, con sviluppo immediato, senza negativo, quali fossero una tecnologia difficilmente superabile. Oggi la scienza, e in particolare grazie all’astronomia, non concepisce altra immagine che quella digitale. D’altronde Einstein ce l’ha insegnato, il tempo è una dimensione, una dimensione che all’interno di un buco nero può far convivere contemporaneamente passato, presente e futuro, come in un film di fantascienza, visto dal futuro.

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OMMARIO

N.15 - APRILE 2019

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“L’editoriale” DI FRANCESCO REA

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“Lo spazio e lo scenario mondiale” DI SIMONE COLLINI

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“Il business spaziale va in orbita” DI FRANCESCO REA

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“Beresheet, la prova di Israele e la Luna privata” DI GIULIA BONELLI

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“Tutela ambientale, lo spazio fa la differenza” DI VALERIA GUARNIERI

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“L’Italia al tempo della New Space Economy” DI MANUELA DI DIO

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“Il verdetto” DI MICHELE PICCOLINO

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“I balzi della scienza” DI FULVIA CROCI

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“Buco nero in posa” DI ILARIA MARCIANO

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“Dove c’è metano, c’è vita?” DI MANUELA PROIETTI

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direttore responsabile Gianni Cipriani direttore Francesco Rea progetto grafico Paola Gaviraghi grafica Davide Coero Borga

“Per conoscere la materia oscura ci vuole qualità” DI REDAZIONE

TESTATA GIORNALISTICA GRUPPO GLOBALIST Reg. Tribunale Roma 11.2017 del 02.02.2017 online www.asi.it - globalscience.it 4 - global science

“La Luna sorge sul MAXXI” DI REDAZIONE

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“Il cinema si fa spazio” DI ENRICO POTENZA

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“Spazio ai libri” DI GUARNIERI E REA

coordinamento redazionale Manuela Proietti redazione ASI - Globalist pubblicità Paola Nardella redazione@globalscience.it


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PANORAMICA SULLO STATO DELL’ARTE DEI PROGRAMMI SPAZIALI

LO SPAZIO E LO SCENARIO MONDIALE di Simone Collini @ASI_spazio

Nell’anno in cui si celebra il 50esimo anniversario dello sbarco sulla Luna, la corsa verso lo spazio fa registrare una notevole accelerazione. Il nostro satellite torna a giocare un ruolo da protagonista dopo anni in cui è rimasto un po’ “distante”, ma le mire arrivano anche più lontano, con Marte che si presenta ormai come prossima tappa obbligata. Gli Stati aumentano i fondi per le agenzie governative che operano in questo settore e, novità di questi ultimi tempi, sempre più aziende private entrano in questo mercato e investono risorse sempre più ingenti. E per un Opportunity rover che in questo 2019 viene dichiarato morto dopo 14 anni di onorata carriera (era stato programmato per resistere solo tre mesi nel duro ambiente di Marte) nuovi robot, razzi, satelliti e navicelle andranno ad affollare uno spazio che ormai sta diventando sempre più una nostra “seconda casa”. Un po’ perché la nostra vita quotidiana – dall’utilizzo degli smartphone al rinnovato rapporto con la televisione, dall’utilizzo dei big data anche in agricoltura al monitoraggio di acque e movimenti terrestri – è sempre più dipendente dalla tecnologia presente sopra le nostre teste. A livello globale, la Space Economy viene attualmente stimata intorno ai 350 miliardi di dollari. Una cifra che di anno in anno cresce e ancor più crescerà a ritmo vertiginoso: secondo un’analisi recentemente diffusa dalla Morgan Stanley questo settore può generare nel 2040 un reddito complessivo di circa 1,1 trilioni di dollari. Ma senza guardare troppo lontano, basti sottolineare che negli ultimi anni, rispetto alla cifra totale del fatturato, aumenta costantemente il dato rappresentato dai servizi, che attualmente copre il 70% della cifra totale, accanto al sempre importante segmento della manifattura e delle infrastrutture spaziali (30% del totale). Non a caso, dall’Agenzia 6 - global science


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spaziale europea (Esa) alla statunitense Nasa, dalla russa Roscosmos alla cinese Cnsa, dalla canadese Csa alla argentina Conae, dall’indiana Isro alla australiana Asa, tutte le agenzie governative hanno in bilancio fondi rilevanti per l’anno in corso. E anche le compagnie private, che ormai rappresentano circa il 75% della Space Economy, nell’ultimo quinquennio hanno aumentato costantemente gli investimenti in ricerca e sviluppo, dividendo sapientemente le attività commerciali tra quelle di cui il ritorno economico è immediato (satelliti e telecomunicazioni) e quelle per così dire più “futuristiche” e legate al turismo interstellare. Del resto, l’avanzamento della tecnologia permette di costruire satelliti sempre più piccoli (si pensi a dimensioni e peso dei primi satelliti e agli attuali micro satelliti, i cubesat, cubi di 10 cm di lato e pesanti circa un chilogrammo, o addirittura i picosat, pesanti meno di un chilogrammo), di abbassare i costi di produzione, allargare le possibilità di mercato e aumentare i guadagni. Nel settore spaziale il vecchio continente dimostra una gran solidità. L’Unione europea ha destinato allo “spazio” nel periodo 2014-2020 oltre 12 miliardi di euro. E attualmente ha messo a bilancio per il periodo 2021-2027 una cifra maggiore e che è oltre tre volte quella approvata nel 2005 (era di 4,6 miliardi): 16 miliardi di euro. Sono essenzialmente tre le voci di spesa: tra i 9 e i 10 miliardi di euro sono per i sistemi di navigazione satellitare Galileo ed Egnos, tra i 5 e i 6 miliardi di euro sono per il programma di osservazione della Terra Copernicus e circa 500 milioni di euro sono per il sistema di comunicazioni satellitari e monitoraggio dei pericoli nello spazio Govsatcom & Ssa. L’Europa può vantare il fatto che un terzo dei satelliti di tutto il mondo sono fabbricati nel nostro continente e che si sta lavorando con

Crediti: NASA, SpaceX, Flickr.

successo ai lanciatori di nuova generazione Ariane 6 e Vega C. Non dimentichiamo infatti che quest’anno c’è un altro anniversario: era il 1979 quando è partito il primo lanciatore Ariane (chiamato L01), e dopo alterni successi registrati in questi 40 anni, si può dire che oggi l’Europa può vantare l’indipendenza di accesso allo spazio. I singoli paesi europei non fanno mancare il loro impegno per mantenere un accesso allo spazio dell’Ue autonomo, affidabile e che costi il giusto. Questo, grazie ai cospicui fondi destinati all’Esa, l’ente incaricato di condurre le politiche spaziali dell’Europa, che per il 2019 ha aumentato il budget passando dai 5,60 miliardi del 2018 agli attuali 5,72 miliardi di euro (il 24,3% dei fondi sono destinati ai programmi di Osservazione della Terra, il 22,5% per il trasporto spaziale, il 13,1% per la navigazione satellitare e il 9,2% per i programmi global science - 7


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scientifici), e agli investimenti riservati alle proprie agenzie governative. L’Esa attualmente è molto impegnata nello sviluppo dei futuri lanciatori, che sempre più dovranno garantire al nostro continente l’autonomia di accesso allo spazio e anche far fronte alla concorrenza che compagnie private statunitense (in particolar modo la SpaceX e la Boeing, con cui la Nasa ha stipulato il cosiddetto “Commercial crew program” investendo 6,8 miliardi di dollari) stanno sempre più attuando in questo campo. L’agenzia europea lavora alla realizzazione del motore riutilizzabile e a basso costo Prometheus e al vettore Callisto (prime prove previste per il 2020) . L’Italia, che ha garantito un contributo netto per il 2019 all’Esa di 420,2 milioni di euro (50 in meno rispetto allo scorso anno ma rimanendo il terzo Paese contributore dell’Agenzia) con 8 - global science

«Aumenta il costo dei servizi, che oggi rappresentano il 70% della cifra totale»

la sua Asi può guardare al futuro con orgoglio, dopo aver chiuso il passato quinquennio con tutti segni più: +3% di occupazione nel settore spaziale, +4% (276 milioni di euro) di ritorni di industria da programmi Ue, +1,12% (170 milioni di euro) di ritorni industria programmi Esa e un importante +80% di dotazione budget, per non parlare dei risultati raggiunti e delle strategie future messe a punto dalla Cabina di regia Spazio di Palazzo Chigi, dal Comitato interministeriale creato ad hoc e del “Piano strategico Space Economy”, che prevede un investimento di 4,7 miliardi di euro, di cui il 50% è coperto con risorse pubbliche aggiuntive rispetto a quelle ordinarie destinate alle politiche spaziali. E grazie a questa sinergia tra impegno pubblico e lavoro privato (sono oltre 200 le aziende del settore in tutta la penisola), l’economia dello spazio in Italia garantisce occupazione a oltre 6 mila persone e vale nel suo complesso 1,6 miliardi di euro. Gli altri due paesi che in Europa giocano da protagonisti nel settore spazio sono Francia e Germania. Parigi si conferma il primo contributore dell’Esa con 1174,4 milioni di euro (in aumento rispetto ai 961,2 milioni del 2018) e quindi complessivamente la Cnes potrà disporre nel 2019 di un budget di 2.423 milioni di euro, di cui 1.892 milioni derivanti da sovvenzioni (+14%). C’è anche un’altra certezza in Europa, e cioè il fatto che si possa sempre contare sull’impegno scientifico del centro aerospaziale tedesco Dlr e sull’importante apporto economico della Germania, che con i suoi 927,1 milioni di euro (7 in più rispetto al 2018) è il secondo paese contributore dell’Esa e ha recentemente anche approvato un nuovo piano “High-tech Strategy 2025” con budget di 15 milioni di euro per ricerche specifiche, settore spaziale incluso. La Uk Space Agency è un attore di primo piano nel panorama spa-


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ziale europeo e, con l’approvazione lo scorso anno dello Space Industry Act, il Regno unito si presenta come un forte innovatore anche sul piano della legislazione in materia di spazio. Il Sia, spiegano alla Uk Space Agency, consentirà alle aziende di lanciare satelliti ed esperimenti scientifici dal Regno Unito e inoltre fornisce un quadro giuridico complessivo per sviluppi futuri della tecnologia che porteranno, ad esempio, al volo ipersonico e a viaggi attraverso il globo in aeroplani che potenzialmente porteranno dal Regno Unito all’Australia in meno di due ore. E infatti già nell’ultimo triennio si possono registrare 3.400 nuovi posti di lavoro nel settore spazio. Settore che ha visto crescere significativamente il livello del giro d’affari, delle esportazioni e dell’occupazione, con un reddito totale stimato intorno ai 14,8 miliardi di sterline, come ha dichiarato a inizio 2019 il ministro della Scienza Chris Skidmore presentando il rapporto della Industria spaziale britannica “Size and Health”. Può l’Europa rinunciare a una simile realtà a causa della Brexit? Secondo il Direttore Generale dell’Esa Ian Woerner non vi è alcuna differenza, sia che il Regno Unito rimanga nell’Ue sia che esca. Il motivo? L’Esa, spiega, è già abituata a trattare con i suoi due membri non-Ue: Svizzera e Norvegia. Lo scenario reale è però tutto da decifrare. Allargando lo sguardo fuori dall’Europa, l’attenzione non può che focalizzarsi sugli Stati Uniti per quel che riguarda la corsa allo spazio. Dopo mesi di incertezze e anche allarmi sulla possibilità che il budget della Nasa potesse venire ridimensionato e alcune missioni tagliate, a metà febbraio l’agenzia spaziale statunitense ha ricevuto per il 2019 21,5 miliardi di dollari, 1,608 in più di quanto proposto dalla Casa global science - 9


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Bianca. Erano 20,736 nel 2018 e i soldi in più andranno soprattutto ai settori scienza, aeronautica e programmi di esplorazione umana. Segnali positivi anche per la National Oceanic and Atmospheric Administration: i programmi satellitari del Noaa possono contare su un finanziamento di 1,4 miliardi di dollari (55 milioni in più rispetto a quanto previsto dal Presidente Usa).d Passando al Sudamerica, l’Argentina è impegnata con la sua Conae in una costellazione di satelliti per l’osservazione della Terra e proprio insieme all’italiana Asi lavora alla realizzazione di Siasge, mentre il Brasile lavora sul consolidamento della base di Alcantara, base spaziale vicina all’equatore da cui Brasilia vuole lanciare anche piccoli razzi commerciali. Cambiando continente, l’Australia, genera un mercato nel campo dello spazio stimato in circa 2,5 miliardi di euro e dà impiego a oltre 11 mila persone, ma l’agenzia statale Asa calcola che entro il prossimo decennio i lavoratori in questo settore duplicheranno e il budget triplicherà. Spostandoci ancora e guardando all’Asia, si vede che fortemente impegnate in missioni lunari, al pari di Usa e Ue, sono anche Cina, Russia e India. La Cina, che a gennaio con la sonda Chang’e-4 ha raggiunto e mostrato per la prima volta il lato oscuro della luna (e piantato e fatto germogliare sul suolo lunare un seme di cotone, che però non ha resistito a lungo), sta investendo risorse sempre maggiori nel suo programma spaziale. Secondo un report della statunitense Defense Intelligence Agency (Dia) diffuse a febbraio dalla Cnbc, la Cina “è seconda soltanto agli Stati Uniti per numero di satelliti operativi”, e di anno in anno stanno aumentando notevolmente gli investimenti nel settore spazio da 10 - global science


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parte di aziende private. Per l’agenzia Cnsa i progetti in cantiere sono tanti, a partire dalla missione prevista per fine anno di Chang’e-5 (il nome deriva da una divinità cinese che secondo una leggenda volò dalla Terra alla Luna) con l’obiettivo di prelevare anche alcuni chilogrammi di materiale lunare da riportare sulla Terra. Altro progetto interessante è della China Acadey of Space Technology e riguarda la costruzione di impianti fotovoltaici lunari che dovrebbero generare energia elettrica da inviare sulla terra attraverso onde elettromagnetiche. Punta alla Luna in questo 2019 anche l’India. La missione Chandrayaan-2 è la seconda, dopo quella del 2008, realizzata dall’agenzia governativa Isro (Indian Space Research Organization) e impegna un orbiter, un lander e un rover che si muoverà sulla superficie lunare e opererà sul luogo una serie di particolari analisi chimiche. Quanto alla Russia, dopo aver messo in pausa o fatto avanzare a rilento per problemi economici Luna-Glob, ha ripreso a lavorare a pieno ritmo al programma di esplorazione lunare. Al momento l’agenzia Roscosmos prevede di lanciare nel 2021 il rover Luna 25, dopodiché, se tutto andrà come previsto seguiranno altre missioni al ritmo di una l’anno. Continua intanto a lavorare con successo la navicella spaziale Soyuz (il significato è “Unione”), che viene usato per il trasporto di cosmonauti verso e da la Iss. Anche se, come detto, gli Usa contano di sfruttare SpaceX’s Crew Dragon per i prossimi voli verso Iss. Israele ha provato a inviare sulla Luna il lander Beresheet (traduzione dall’ebraico: Genesi. Si trattava del primo rover lunare privato. Imprenditori, istituti di ricerca, Agenzia spaziale israeliana (Isa) e

«Può l’Europa rinunciare a una simile realtà a causa della Brexit?»

Industrie aerospaziali israeliane (Iai) hanno donato in totale 100 milioni di dollari. E c’è stata una collaborazione internazionale. Le antenne sono state costruite dalla Swedish space corporation e la Nasa ha fornito le tecnologie che permettono al rover di comunicare con la Terra. Anche l’Italia ha contribuito al progetto: sono stati infatti realizzati dalla Leonardo i pannelli solari.

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CRESCITA DA BRIVIDI PER L’ECONOMIA DELLO SPAZIO

IL BUSINESS SPAZIALE VA IN ORBITA di Francesco Rea @francescorea

«La Goldman Sachs prevede per il 2040 un giro di affari del settore di oltre 1500 miliardi di euro»

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Con un tasso di crescita annuo del fatturato a livello mondiale di circa il 7 % (da $175 miliardi nel 2005 a circa $385 miliardi nel 2017), quella che viene oggi definita la Space Economy, o meglio la New Space Economy, appare il settore economico più in forma del pianeta. Almeno a guardare le cifre che i grandi istituti di previsioni finanziarie al mondo sottolineano. A partire dalla Morgan Stanley che ha registrato le cifre citate poc’anzi. Per non parlare degli analisti della Goldman Sachs, che prevedono per il 2040 un giro di affari del settore di 1,5 trilioni di dollari, 1500 miliardi di euro, cinque volte quanto registrato nel 2017. Il settore, se escludiamo il 2009, è in crescita costante e con un tasso decisamente superiore a quello dell’economia standard. Due sono i settori principali di quella che è definita la Space Economy: quello upstream e quello downstream. Queste due porzioni di mercato, per quanto dipendenti l’una dall’altra, operano attraverso logiche di business differenti. Da una parte, per settore upstream (o infrastrutture spaziali) si intendono i beni la cui produzione è strettamente legata alla ricerca e sviluppo in campo aereospaziale (come i lanciatori, le sonde, i rover, i satelliti i moduli spaziali delle stazioni orbitanti). Dall’altra, invece, il settore downstream – o servizi basati sulle infrastrutture spaziali – che

comprende le attività economiche basate sull’utilizzo di dati satellitari. Dalla televisione satellitare alle applicazioni basate su informazioni di geo-localizzazione, all’uso dei cosiddetti open data nell’ambito dell’osservazione della Terra. Curiosamente questo settore sebbene frutti circa il 70-80% dei profitti totali del mercato è difficilmente associato all’economia dello spazio, perché rappresenta un diffuso culturale e tecnologico per gli abitanti del pianeta che sottovalutano quanto impattino sulle sue attività. La Space Economy è nata principalmente quale settore upstream e inizialmente appannaggio dei soli stati nazionali (a causa degli elevati costi, rischi e frequenti ritardi). Con lo sviluppo del settore downstream – relativamente meno costoso e più redditizio – enti privati sono via via entrati nel mercato, modificandone le connotazioni. Secondo l’Ocse, abbiamo fatto ingresse in una nuova era dello sviluppo spaziale, la cui novità principale risiede nella transizione da economia prevalentemente labour intensive (upstream) a un modello economico basato sui servizi (downstream). La chiave del cambiamento risiede nel crescente utilizzo di nuove generazioni di infrastrutture satellitari nei mercati di massa, come possono essere quelle realizzate con i cubesat o i nano-satelliti, considerevolmente meno costose. Una nuova fase che preluderebbe ad una serie di innovazioni qua-


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li il turismo spaziale, i servizi in orbita e l’estrazione di materiale da altri corpi celesti. Secondo un rapporto di Euroconsult, gli stati, pur rimanendo essenziali, hanno ridotto il peso dei propri finanziamenti lasciando terreno a una vera e propria corsa allo spazio da parte di una lunga serie di aziende e investitori privati. Circa il 40% degli investimenti nel 2017 derivano da 120 società di venture capital. Tra gli investitori gli stessi grandi manager multimiliardari come Bill Gates, James Bezos con Blue Origin, Richard Branson con Virgin Galactic e ovviamente Elon Musk con la sua SpacX. Particolarmente ricco di prospettive il mercato delle start-up. La recente introduzione di tecnologie nanosatellitari ha infatti permesso progressi considerevoli. Ne è un esempio l’agricoltura. Oggi grazie ai nanosatelliti si possono avere dati più precisi sulla produttività del terreno, le caratteristiche del raccolto e le possibili complicazioni meteorologiche, ottenendo come risultato una ottimizzazione della produzione. La New Space Economy contribuisce anche al monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico: grazie a informazioni più dettagliate e frequenti riguardo il volume dei ghiacciai, il livello del mare, l’avanzamento della desertificazione, incendi, i dati satellitari migliorano la comprensione del cambiamento climatico e rendono possibili politiche di contra-

Outer Space Treaty Il trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti, anche detto trattato sullo spazio extra-atmosferico (Outer Space Treaty in lingua inglese) è il trattato internazionale che costituisce la struttura giuridica di base del diritto internazionale aerospaziale. Il trattato è entrato in vigore il 10 ottobre 1967 e vieta stati firmatari di collocare armi nucleari od ogni altro genere di armi di distruzione di massa nell’orbita terrestre, sulla Luna o su altri corpi celesti, consente l’utilizzo della Luna e degli altri corpi celesti esclusivamente per scopi pacifici, sancisce che «lo spazio extra-atmosferico non è soggetto ad appropriazione nazionale né rivendicandone la sovranità, né occupandolo, né con ogni altro mezzo». Tali principi sono stati successivamente ripresi e riaffermati da altre norme internazionali ed in particolare dall’Accordo del 1979 che era inteso come il seguito del trattato sullo spazio extra-atmosferico.

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Crediti: NASA, SpaceX, Flickr.

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sto più efficaci. Tutto questo è stato reso possibile anche dall’abbattimento dei costi per poter accedere allo spazio con strumentazione dedicata da parte dell’imprenditore privato: i nuovi nano-satelliti (CubeSats) non superano i 5 milioni di dollari per la costruzione e il lancio, rispetto a quasi il miliardo necessario per i satelliti tradizionali; Ma non è tutto. La nuova economia spaziale punta anche ad espandersi anche nella commercializzazione dell’orbita bassa e non solo. Ne è un esempio la SpaceX di Elon Musk che ha ottenuto una commessa da 1,6 miliardi di dollari dalla NASA per trasportare navette cargo sulla Stazione Spaziale Internazionale, dando vita ad un sistema di recupero di parte del lanciatore che ha avuto il beneficio di abbattere i costi. Oggi è in lizza con Boeing per il trasporto umano, mentre il suo viaggio turistico in orbita lunare lo ha già venduto al miliardario giapponese Maezawa. Non è chiaro quanto sia costato il biglietto, ma è certo che Musk ha messo cinque miliardi di dollari per sviluppare il Big Heavy Falcon che nel 2023 dovrebbe portarlo ad osservare da vicino la luna. Più vicino alla Terra l’orbita spaziale che offre ai turisti la Virgin Galactic di Richard Branson. Con ricavi totali previsti nell’ordine di $1,6 miliardi in 10 anni la compagnia del miliardario

inglese punta invece sul turismo spaziale suborbitale. Sebbene ad oggi un biglietto di lancio venga venduto a partire da 250mila dollari, molti esperti ritengono che il turismo spaziale potrebbe presto conquistare una fetta di mercato rilevante, ipotizzando un calo del biglietto con il progressivo abbattimento dei costi. Diverse ragioni supportano l’ipotesi che gli attuali tassi di crescita possano continuare ad essere sostenuti. In primo luogo, a causa degli investimenti privati totali, che stanno crescendo a un ritmo sorprendente, secondo quanto riporta una ricerca di Bryce Space and Technology. Dal 2000 al 2005, infatti, l’industria avrebbe ricevuto più di 1,1 miliardi di dollari di investimenti da private equity, venture capital, acquisizioni, premi e borse di studio e offerte pubbliche. Nei cinque anni dal 2012 al 2017, l’industria ha ricevuto oltre 10,2 miliardi di dollari. L’aumento degli investimenti riflette le nuove opportunità nel settore spaziale commerciale e le nuove iniziative di avvio che non esistevano dieci anni fa. Oggi i finanziamenti pubblici per le attività spaziali ammontano a circa 60 miliardi per più di 70 paesi coinvolti. La torta è dominata dagli Stati Uniti, che rappresentano circa la metà delle spese governative di tutto il mondo, mentre secondo l’Ocse in rapporto al Pil solo Usa e Russia superano la soglia dello 0,2% (l’Italia è poco sopra lo


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Si è da poco chiuso lo Space Symposium, il principale evento della comunità spaziale internazionale, che da 35 anni ospita i più illustri esperti del settore. Fondamentale il contributo dell’industria italiana all’avventura spaziale.

0,05). La spesa governativa appare, quindi, ancora oggi necessaria. Se infatti il trasporto orbitale è sempre più in mano ai privati, la spesa per l’esplorazione dello spazio profondo, rimarrà uno dei campi in cui si concentrerà la spesa pubblica. Una seconda via per l’intervento degli stati è la regolamentazione. Secondo Andrea Sommariva, professore della Bocconi e direttore del laboratorio di ricerca multidisciplinare sulla Space Economy (See Lab), lo spazio è regolato da trattati troppo vecchi, che risalgono alla Guerra Fredda quando l’obiettivo dei governi era evitare la costosa corsa agli armamenti di Usa e Urss anche nello spazio. Per questo i trattati – in particolare l’Outer Space Treaty del 1967 – regolano l’attività umana nello spazio con un approccio pacifista e legato alla ricerca scientifica. Rego-

le che non bastano più per sviluppare vere attività economiche anche fuori dall’orbita terrestre. Servirebbero quindi norme precise sulle attività private e i diritti di proprietà per tutelare gli investimenti privati e stimolarli. Qualcosa in effetti si sta muovendo in questa direzione: nel 2015 il congresso americano ha approvato lo Space Act, che ha specificato i diritti delle aziende americane sulle risorse degli asteroidi, stabilendo il diritto di proprietà sui materiali estratti. Mentre le regolamentazioni in termini di concorrenza, ambiente e sicurezza sono ancora in divenire, benché presto o tardi necessarie. Una terza via dell’intervento pubblico è la partnership con i privati, in particolare per la costruzione delle infrastrutture necessarie per le attività commerciali. Le attività di costruzione e lancio sono ancora soggette a forti rischi di insuccesso. In questo contesto la collaborazione con il pubblico può rendere possibile la costruzione di infrastrutture che potrebbero ridurre il rischio di impresa dei privati. Un esempio è il possibile allestimento di una base spaziale attorno alla Luna, già prevista da diverse agenzie nazionali.

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FALLITA LA MISSIONE ISRAELIANA, CONTINUA LA CORSA 2.0 AL NOSTRO SATELLITE

BERESHEET, LA PROVA DI ISRAELE E LA LUNA PRIVATA di Giulia Bonelli @giulia_bonelli

i è spento, almeno per ora, il sogno di conquista lunare di Israele, che puntava a diventare il quarto stato a inviare un lander sul nostro satellite dopo Russia, Stati uniti e Cina. Protagonista di questa impresa è stato Beresheet, navicella costruita dall’azienda SpaceIL e primo lander privato a tentare l’allunaggio. Partito lo scorso 21 febbraio a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX, Beresheet è entrato il 4 aprile nell’orbita lunare dopo una serie di manovre di assestamento. A quel punto il successo sembrava sempre più vicino: il lander ha acceso il suo motore principale per sei minuti, per poi rallentare alla velocità di circa 1.000 chilometri all’ora, abbastanza perché la capsula venisse “catturata” dall’orbita del nostro satellite. La manovra, secondo quando dichiarato infatti da SpaceIL, è andata come previsto, e per alcuni giorni Beresheet ha seguito una traiettoria ellittica con un perilunio (il punto più vicino al nostro satellite) di 500 chilometri e un apolunio (il punto più lontano) di 10.000 chilometri. Destinazione finale doveva essere la piana lavica del Mare della Serenità, punto di atterraggio selezionato dal team israeliano. “Allacciatevi le cinture, stiamo per atterrare sulla Luna”: lo scorso 11 aprile era questo il titolo della diretta YouTube di SpaceIL, che ormai sembrava sicura del successo della missione. Ma proprio durante gli ultimissimi minuti prima dell’atterraggio, Beresheet è arrivato bruscamente al capolinea: qualcosa è andato storto, il centro di controllo ha perso i contatti e il lander si è schiantato sulla superficie lunare. Il problema, individuato immediatamente anche durante la diretta, riguardava il motore principale. A nulla è valso il tentativo disperato di resettare completamente la navicella per riavviare il motore: dopo una brevissima accensione delle spie di Beresheet, come un ultimo canto del cigno, il lander si è spento definitivamente ed è precipitato sul suolo lunare.

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«Essere arrivati così vicini alla meta indica che la missione Beresheet non era impossibile»

Ma nonostante l’insuccesso a un soffio dall’obiettivo, Israele non si perde d’animo. Proprio l’essere arrivati così vicini alla meta indica che la missione Beresheet non era impossibile, un elemento che arricchisce ulteriormente il nuovo panorama internazionale di esplorazione spaziale privata. Il costo complessivo dell’impresa israeliana ha raggiunto i minimi storici: 100 milioni di dollari in totale, versati quasi esclusivamente da privati. Segno che una corsa alla Luna 2.0 low cost può avvenire anche grazie alla collaborazione tra nuovi attori nel settore spaziale. Del resto la Nasa sta investendo da tempo in questa direzione, sforzi che si sono moltiplicati dopo la recente richiesta da parte dell’amministrazione Trump di riconquistare il suolo lunare nel 2024, ben quattro anni prima rispetto alla tabella di marcia dell’agenzia spaziale statunitense.


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cchi puntati sulla Terra e sui fattori che ne minano lo stato di salute, cambiamento climatico in primis: un problema attuale e spinoso, cui la tecnologia spaziale può dare una risposta efficace. In termini di monitoraggio e di applicazioni, per gestire in maniera oculata un pianeta divenuto sempre più fragile e con un patrimonio ambientale messo a dura prova dalle impennate delle condizioni atmosferiche. Le bizzarrie del clima infieriscono soprattutto sulle aree ghiacciate alle estreme latitudini e nelle zone montane, sulla copertura vegetale e sulle riserve d’acqua: tre ambiti cruciali, il cui malessere può influire pesantemente sulle attività e sulle condizioni di vita dell’uomo. Le regioni ghiacciate, tuttavia, possono contare su una schiera di ‘angeli custodi’ che le vegliano dallo spazio e registrano ogni loro reazione ai capricci climatici: è il caso del monitoraggio costante ad opera di alcuni satelliti della flotta Sentinel, ideata nell’ambito del programma europeo Copernicus. In particolare, i ghiacci sono tenuti sotto controllo dalla coppia di satelliti Sentinel-1 e dal loro ‘collega’ Sentinel-3A. I primi due sono al lavoro sulle aree estreme dei due emisferi, dividendosi tra le piattaforme glaciali dell’Antartide, minacciate da insidiose fratture, e lo Stretto di Bering, in cui la presenza di ghiaccio è drasticamente diminuita negli ultimi anni. Sentinel-3A, invece, punta il suo sguardo sulla calotta antartica e sulle condizioni del suo spessore, che in alcune aree si sta assottigliando pericolosamente. È sotto stretta sorveglianza anche la copertura vegetale, soprattutto per quanto riguarda gli ecosistemi più a rischio e il consumo del suolo in rapporto alle attività umane. Il programma Copernicus si è distinto anche in questo campo, schierando la coppia di satelliti Sentinel-2: con i dati raccolti, infatti, è stata realizzata una mappa globale della vegetazione terrestre e del suo andamento nel corso dell’anno, che trova vari campi di applicazione, dai servizi per l’agricoltura alla classificazione dei terreni. Non meno importante è il monitoraggio delle risorse idriche, dato il loro impatto su tante attività umane. In questo ambito è di grande rilievo il contributo della missione Nasa-Dlr Grace, che, conclusa nel

SGUARDI ELETTRONICI SULLA TERRA

TUTELA AMBIENTALE, LO SPAZIO FA LA DIFFERENZA di Valeria Guarnieri @ASI_spazio

«Monitoraggio e applicazioni per gestire con oculatezza le risorse della Terra»

2017, continua a fornire dati preziosi per salvaguardare il patrimonio acquifero, minacciato dalla siccità, dai consumi eccessivi e dalla degradazione dei terreni. Anche in questo caso, i dati satellitari trovano numerose applicazioni pratiche: tutela dei bacini ancora integri, gestione oculata di quelli in sofferenza e ottimizzazione delle risorse. Il monitoraggio satellitare, quindi, fa la differenza: non solo perché integra efficacemente altre forme di rilevamento (ad esempio, quelle in loco), ma anche perché offre una vasta gamma di applicazioni e servizi che permettono di intervenire su situazioni critiche e di gestire in maniera responsabile le risorse del nostro pianeta.

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i scenari futuri, posizionamento dell’Italia nella Space Economy e New Space Economy in crescita parla a Global Science Serafino D’Angelantonio, CEO di Space Engineering. Perché hai deciso di portare Space Engineering in Airbus? Space Engineering è 100% parte del Gruppo Airbus dal 2015. Siamo dunque già pienamente integrati all’interno del panorama Airbus e il nostro Rebranding ratifica questa realtà. In questi anni ci siamo evoluti divenendo una realtà industriale in grado di sviluppare propri prodotti e partecipare a grandi programmi. Offriamo molteplici soluzioni principalmente nel settore delle telecomunicazioni satellitari, sviluppando applicazioni per l’Internet of Things (IoT), terminali mobili per applicazioni avioniche, ferroviarie e terrestri, componenti RF e modem di terra.

INTERVISTA A SERAFINO D’ANGELANTONIO

L’ITALIA AL TEMPO DELLA NEW SPACE ECONOMY

Quali vantaggi ti aspetti? Entrare ufficialmente nella famiglia Airbus è un’occasione senza precedenti e una sfida: oltre alla forza del Brand e alla visibilità internazionale, potremo disporre degli strumenti e dei canali di diffusione Airbus per promuovere competenze e prodotti, molto apprezzati dal Gruppo. Ad esempio, l’impiego della nostra antenna Janus in Network-for-the-Sky (NFTS) o del Tasking Receiver nella costellazione Pléiades sarebbero state opportunità impossibili da cogliere senza l’appartenenza ad Airbus. Per una realtà con circa 120 dipendenti è molto stimolante.

«L’Italia è un attore di rilievo Quali saranno i prossimi passi di questo inserimento? nella Space Stiamo lavorando per l’importante transizione in atto per la nostra Economy azienda. Abbiamo iniziato ad utilizzare il logo e a presentarci come Airbus in meeting e fiere, oltre ad implementare tutte le attività operative. globale.» La fase finale del processo sarà il cambio di nome, con una nuova ragione sociale Airbus. Non hai paura di perdere l’italianità della tua azienda? No. Il cambio di Brand sarà un motore di crescita per noi anche nel contesto nazionale. Non cambieremo la sede delle nostre attività, la governance, le nostre competenze o la composizione della nostra forza lavoro. Resteremo Italiani a tutti gli effetti. Pensi che l’Italia e le sue imprese si stiano attrezzando per tenere il passo della New Space Economy in crescita e che a livello globale potreb-

di Manuela Di Dio @ASI_spazio

be raggiungere nel 2040 un giro d’affari di oltre 1500 miliardi? L’Italia, con un comparto aerospaziale molto dinamico, è un attore di rilievo nella Space Economy globale. L’alta attenzione alla New Space Economy si è tradotta in un incremento degli investimenti e una riforma della governance. Il Paese ha raggiunto l’eccellenza nel trasporto spaziale, nelle telecomunicazioni satellitari, nell’osservazione della Terra e nell’esplorazione, ora è necessario concentrarsi sulla competitività della filiera e sullo sviluppo di prodotti e soluzioni nazionali con solide prospettive di mercato. Le istituzioni possono sostenere innovazione, internazionalizzazione e accelerazione del time-to-contract. Noi, compagine italiana in Airbus, daremo il nostro contributo per coglierne le opportunità. global science - 21


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l nostro spazio dedicato alla letteratura di fantascienza, a cura di Francesco Grasso. In questo numero presentiamo un racconto di Michele Piccolino.

UN LORCKIANO ALLA SBARRA

IL VERDETTO

di Michele Piccolino

Gli otto membri della Corte di Assise di Roma imboccarono rapidamente la porta della camera di consiglio mentre il pubblico in aula urlava di rabbia e sdegno. L’occhiata impaziente che il presidente rivolse ai giudici popolari tradì la sua voglia di liquidare in fretta la faccenda. «Non voglio influire sul vostro giudizio» esordì, «ma penso che non ci sia molto da discutere.» I giurati annuirono gravemente, ancora atterriti da quel che era emerso dal dibattimento. «Voglio essere franco con voi» continuò il presidente, «mi dispiace solo di non poter mandare a morte l’essere ignobile che abbiamo avuto la sventura di avere di fronte per tutto il processo. Vi assicuro che in tutta la mia carriera non ho mai incontrato una maschera tanto crudele. Non ha battuto ciglio di fronte alle accuse che gli venivano mosse, è rimasto impassibile senza offrire un perché a noi che gli chiedevamo conto delle sue azioni. La massima pena che l’ordinamento ci permette di comminare oggi è ben poca cosa, mai riuscirà ad appagare il desiderio di giustizia che, ne sono certo, arde in noi in questo momento.» Dopo pochi minuti la giuria si ripresentò in aula. Mai sentenza di corte di assise fu emessa tanto velocemente ma nessuno se ne sorprese. Anzi, chi nell’aula continuava a gridare “a morte, a morte” in cuor suo si stupì che non avessero impiegato meno. «Una pallottola in mezzo alla fronte senza tante storie, ecco quel che ci vorrebbe» sentenziò uno spettatore.

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Crediti: Christ Judge, illustratore, artista e autore di libri per bambini.

«Quella bestia non ce l’ha una fronte e nemmeno una testa» gli rispose un altro indicando l’essere, una massa informe di tentacoli ed escrescenze gibbose butterate di orifizi, che se ne stava immobile nel banco degli imputati schermato da un campo di forza. Col fiato sospeso, il pubblico presente in aula, e quello davanti agli schermi di tutto il pianeta, ascoltò la proclamazione dello scontato verdetto. «In nome del Popolo Italiano» disse il presidente col cipiglio che la gravità del momento imponeva, «la Seconda sezione della Corte di Assise di Roma dichiara Rtyiop Fhirtyw, cittadino del pianeta Lorck, colpevole del reato di strage di cui all’art. 422 c.p. per aver causato la morte per avvelenamento con acido cianidrico di quarantadue persone nello spazioporto di Fiumicino, condannandolo alla pena dell’ergastolo con isolamento perpetuo. Dispone altresì la confisca dell’astronave di sua proprietà a ristoro dei danni patiti dalle parti civili costituite e delle spese di questo processo.» La massa informe del lorckiano parve tremolare, poi ritornò alla consueta inattività. Era seccato che qualcuno potesse fregiarsi della sua bella nave, non gli pareva giusto. Avrebbe voluto spiegare alle creature che si agitavano in modo forsennato intorno a lui che non era colpa sua; che, quando quella gente ai controlli di sicurezza nello spazioporto lo

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aveva scavalcato in fila, aveva manifestato il disappunto espellendo dal suo orifizio di evacuazione una nube di gas, come era uso su Lorck per ammonire i maleducati di desistere da una condotta sconveniente. Avrebbe voluto spiegarlo, ma i terrestri avevano sempre fretta e lui non era ancora riuscito a capire perché. Un plotone di poliziotti armati fino ai denti avanzò per prenderlo in consegna. Il lorckiano si mosse, estroflettendo gli pseudopodi con esasperante lentezza. La scorta lo condusse al cospetto del direttore del carcere di massima sicurezza, il “Giovanni Bacchiddu” di Sassari, nel quale, secondo la sentenza, avrebbe dovuto passare il resto della vita in isolamento. «Stammi a sentire» disse il direttore puntandogli il dito contro, «avrò premura di rendere molto spiacevole il tuo soggiorno qui, E quando creperai, cosa che accadrà prima di quanto tu possa credere, festeggerò con tutti quelli che oggi, come me, avrebbero voluto vederti morto.» «Mi spetta una chiamata?» chiese il lorckiano con la sua cadenza lenta e gorgogliante, per niente intimorito. «È nel tuo diritto. Ma non ti ci abituare, è l’ultimo che ti rimane» aggiunse rabbiosamente il direttore, passandogli la cornetta. «Centralino, voglio parlare col centro astronomico confederale.» Dopo un po’, dall’apparecchio giunse un «Dica?» «Per cortesia, vorrei una conferma: sapreste dirmi con precisione qual è il rapporto tra il periodo di rotazione del pianeta Lorck del settore gaviano e quello della Terra?» «Un attimo, consulto il database» rispose l’altro. «Il rapporto è di uno a 7300» aggiunse. Il lorckiano ringraziò e chiuse la comunicazione. Si fece condurre docilmente dalle guardie alla propria cella d’isolamento. Per un attimo provò una punta di pietà per quelle creature troppo nervose dalla vita tanto effimera. Una volta in cella si sistemò sulla brandina. Si rilassò. Chiuse tutti e settantadue gli occhi e si

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dispose a un breve sonnellino: dopo tutte quelle inutili chiacchiere si sentiva stanco. Per rimetterlo in sesto sarebbe bastata una dozzina di anni di riposo. Anni terrestri, naturalmente.

«La massa informe del lorckiano parve tremolare»

Michele Piccolino, 46 anni, vive ad Ausonia con la moglie Giovanna e i figli Giuseppe e Giovanni. Avvocato, insegna presso la facoltà di Economia dell’Università di Cassino. Nel 2010 è uscito il suo primo romanzo, La Creatura senza nome. Nel 2013 ha pubblicato l’antologia Il pettine lungo il fiume e altre storie improbabili e, nel 2015, La guida spirituale e altre storie di Cavafratte, editi da Tabula Fati. Ha organizzato nel 2002 e nel 2003 il premio Douglas Adams per racconti di fantascienza umoristica. Ha vinto numerosi premi letterari. Suoi lavori sono stati pubblicati in decine di antologie.


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GRANDI SCOPERTE SCIENTIFICHE

I BALZI DELLA SCIENZA di Fulvia Croci @ASI_spazio

Da sempre le grandi scoperte scientifiche che hanno caratterizzato la storia dell’umanità sono state frutto di salti e intuizioni che appaiono quasi incredibili, ma che hanno cambiato la nostra percezione del mondo, al contrario delle fasi evolutive che hanno riguardato l’uomo e il cosmo, contraddistinte da un moto lento e costante. Eratostene, con la misurazione del meridiano terrestre, Newton che ha compreso il fenomeno della gravità terrestre grazie alla famosa mela caduta in testa. E ancora, Galileo, che ha intuito un diverso uso delle comuni lenti per poter scrutare il cielo e avvicinandoci più ai giorni nostri, la formulazione della Teoria della Relatività Generale di Einstein, che ha rivoluzionato la visione del cosmo e sui cui principi si basa la moderna concezione dell’Universo. La scoperta di Einstein ha rappresentato solo l’inizio di una nuova era, in cui il progresso tecnologico ha fatto passi da gigante, portando solo quarant’anni dopo l’uomo a compiere i primi passi sulla Luna. Il salto tecnologico degli ultimi anni ci ha anche permesso di sviluppare strumentazioni di altissima precisione che hanno contribuito a scoperte sensazionali nel campo dell’astrofisica multimessaggero. Nel 2015, proprio quando cadeva il centenario della formulazione della Teoria della Relatività, sono state rilevate le prime onde gravitazionali grazie a due interferometri, Ligo e Virgo, frutto di un’intensa collaborazione internazionale. Le scoperte sulle onde gravitazionali hanno aggiunto un tassello fondamentale al modello cosmologico pensato da Einstein e in futuro forse sarà possibile la conciliazione del conflitto latente che esiste tra la meccanica quantistica e la relatività generale. Le prossime sfide in ambito cosmologico riguarderanno gli studi sulla materia e sull’energia oscura, in relazione agli effetti che esse hanno sugli oggetti celesti a noi noti. Di sicuro, le rivelazioni sulle onde gravitazionali e la prima immagine di un buco nero– che sono state ottenute in un arco temporale brevissimo - possono essere considerate il salto scientifico della nostra generazione –perché aprono la strada a una nuova era per la conoscenza del cosmo.

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Il buco nero supermassiccio al centro di Messier 87. Crediti: The Event Horizon Telescope.


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DEFINITA LA FOTO DEL SECOLO

BUCO NERO IN POSA di Ilaria Marciano @ASI_spazio

È stata definita ‘la foto del secolo’, una pietra miliare nell’astronomia, presentata il 10 aprile per la prima volta durante sei conferenze stampa internazionali. Si tratta della prima immagine di un buco nero, oggetti sostanzialmente invisibili, della cui esistenza, fino ad oggi, erano state avanzate solo evidenze indirette. L’immagine è stata realizzata grazie all’osservazione simultanea di otto radiotelescopi, disposti a livello globale, del progetto Event Horizon Telescope (Eht) che ha coinvolto istituti scientifici e di ricerca nel mondo tra cui anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica e può contare oltre 200 ricercatori. Per quanto siano tra gli oggetti più studiati del cosmo, gli enigmatici black holes non erano mai stati immortalati in maniera diretta. Event Horizon è riuscito nell’impresa, realizzando il primo ritratto di un buco nero, o più precisamente della sua ombra, al centro di M87, un’enorme galassia a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra, nel vicino ammasso della Vergine. La massa del buco nero è quasi sette miliardi di volte quella della nostra stella e il suo diametro pari a 40 miliardi di chilometri, abbastanza da contenere tutto il sistema solare. Grazie alla luce emessa dai gas che lo circondano è stato possibile delineare il suo profilo. Un’impresa internazionale che è riuscita a mostrare per la prima volta la linea dell’orizzonte degli eventi, oltre la quale non vi è nulla eccetto il buio. In questo modo Eht ha dato prova della teoria della relatività generale di Einstein: osservare come un oggetto così massiccio deformi lo spazio-tempo attorno a sé, in una delle situazioni più estreme dell’universo. Per riuscire ad osservare un buco nero a queste lunghezze d’onda occorreva un telescopio grande quanto il nostro pianeta. Per questo motivo Eht ha utilizzato una rete globale di antenne sincronizzate, come un enorme occhio grande quanto l’intera Terra puntato al centro della nostra galassia. I risultati di questo studio, pubblicati in sei articoli scientifici su The Astrophysical Journal Letters, potrebbero rivoluzionare la nostra conoscenza dei buchi neri e dell’intero universo.

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etti quattro atomi di idrogeno e uno di carbonio. Togli l’ossigeno. Ed ecco fatto il metano. Un gas naturale, inodore e incolore considerato uno dei marcatori della vita. Metti di essere alla ricerca di forme di vita aliene e di trovare metano su due corpi celesti del sistema solare: Marte e Titano, sesta luna di Saturno. Sul primo, in poche parti per miliardo di volume nell’atmosfera e solo in determinati momenti. Sul secondo, in grandissime quantità e allo stato liquido oltre che gassoso, tanto da bagnare la superficie con grandi mari e profondi laghi che ricordano i bacini acquatici terrestri. Viene da chiedersi: qual è l’origine di questo idrocarburo che per noi terrestri vuol dire sostanzialmente vita? Cosa ci dice sulla potenziale abitabilità di questi mondi? Prendiamo ad esempio il nostro pianeta: qui il metano è abbondante, nel sottosuolo, come negli oceani e nell’atmosfera. La sua origine è ben nota: in larga parte, è frutto della decomposizione di sostanze organiche in assenza di ossigeno. Ma ci sono anche meccanismi geologici e geofisici possono portare alla formazione di metano, in questo caso abiotico: il vulcanesimo e la serpentinizzazione del basalto. Oggi i vulcani contribuiscono per meno dello 0,2 per cento al bilancio totale del metano sulla Terra ma in passato ne sono stati una fonte importante. La serpentinizzazione del basalto - un processo molto lento di formazione del metano - avviene invece nel sottosuolo a temperature molto basse, in presenza di acqua e pressione, e recentemente si è scoperto più significativo di quanto ritenuto in precedenza. Tuttavia, delle 1.750 parti per miliardo di volume di metano che si trova nell’atmosfera terrestre, il 28 - global science

DA MARTE A TITANO, TRACCE DI MARKER BIOLOGICI

DOVE C’È METANO, C’È VITA? di Manuela Proietti @unamanus

90-95% è di origine biologica ed è un sottoprodotto della digestione dei batteri: mammiferi come mucche e capre rilasciano un quinto del metano globale su base annua. Altre fonti significative sono risaie, paludi e biomasse, così come i processi di estrazione da giacimenti sotterranei (che a loro volta sono il risultato di

una vita passata). Sulla Terra il metano è dunque strettamente connesso all’attività biologica. È per questo che trovare metano su altro corpo celeste apre alla prospettiva della vita aliena. La presenza di CH4 è stata ipotizzata in molti corpi del sistema solare, ma nella maggior parte dei casi si ritiene che abbia origine da processi abiotici, che interessano cioè l’ambiente, non la vita. C’è però un luogo nel nostro sistema planetario in cui la presenza di metano potrebbe indicare la presenza di processi


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biologici. Si tratta di Marte. Di tutti i pianeti del sistema solare, Marte è tra i mondi a più alto potenziale, se siamo alla ricerca di forme di vita primordiale. Trovare metano nell’atmosfera di Marte vuol dire dare valore all’ipotesi di abitabilità. Oggi, la presenza di metano è stata finalmente confermata grazie ai dati raccolti dallo spettrometro italiano Pfs (Planetary fourier spectrometer) a bordo della sonda europea Mars Express combinati con quelli del rover Nasa Curiosity. Su Marte, dunque, il metano c’è, anche se

Ligeia Mare è la seconda maggiore distesa di metano liquido sulla superficie di Titano, dopo il Kraken Mare.

in modeste concentrazioni. E la sua presenza non è stabile, ma variabile, sembrerebbe cioè seguire un andamento stagionale. Ma da dove viene? La sua origine è biologica o geologica? Escludendo il vulcanesimo, che su Marte non è rilevante da un paio di miliardo di anni, i due maggiori indiziati restano l’attività biologica e la serpentinizzazione. Entrambe le ipotesi sono plausibili, la seconda se associata alla presenza di sacche di permafrost che sublimando libererebbero nell’atmosfera piccole quantità di molecole di CH4

intrappolate nelle rocce. La querelle resta ancora aperta. Spostiamoci su Titano. La grande luna di Saturno è sostanzialmente un mondo al metano. È solcato da ampi bacini mari e piccoli laghi di idrocarburi che raggiungono più di 100 metri di profondità ed è immersa in una densa atmosfera gassosa. Su Titano è presente un ciclo idrologico simile a quello dell’acqua terrestre, ma con metano ed etano, che evaporano per poi precipitare sulla superficie sotto forma di pioggia. Secondo gli scienziati l’immensa quantità di CH4 presente su Titano – di molto maggiore di tutti i giacimenti terrestri – è essenzialmente quella che la luna ha conservato dall’epoca della sua formazione. Non è però del tutto esclusa la possibilità che una piccola parte del metano abbia origine organica e sia il frutto di un’attività biotica in grado di utilizzare processi diversi da quelli che conosciamo. Si tratta di un’ipotesi remota che al momento non ha trovato conferme scientifiche. Se siamo a caccia di vita, il metano resta dunque un indizio importante, ma non decisivo. Nel caso di Marte la risposta all’enigma sulla sua origine potrebbe arrivare dalle perforazioni che effettuerà ExoMars2020, il rover europeo che andrà a scavare la superficie di Marte fino a 2 metri di profondità, alla ricerca di tracce di vita aliena. global science - 29


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IL SATELLITE EUCLID DELL’ESA E IL RUOLO DI THALES ALENIA SPACE

PER CONOSCERE LA MATERIA OSCURA CI VUOLE QUALITÀ di Redazione @ASI_spazio

«Il contributo di Thales Alenia Space si basa sulle esperienze acquisite con Herschel e Planck»

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Qualità e stabilità di forma del sistema ottico, velocità e completezza del rilevamento, puntamento agile e accurato, affidabilità del sistema di memorizzazione e trasmissione dati. Sono questi i requisiti fondamentali del progetto proposto da Thales Alenia Space (JV Thales/Leonardo) per la missione dell’Agenzia Spaziale Europea, Euclid, destinata alla ricerca della energia e materia oscura. Euclid è un progetto ESA, in cooperazione, per la parte scientifica, con un consorzio di laboratori in quattordici paesi europei tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Svizzera, con contributi della NASA e di alcuni istituti USA. Il satellite, che sarà lanciato nel 2022, è dedicato allo studio di energia oscura e materia oscura, ingredienti fondamentali ma ignoti dell’odierno Modello Standard della cosmologia fisica. In questo modello, solo il 4% della massa-energia dell’universo è fatto di materia ordinaria (protoni e neutroni). Il resto è invisibile (materia oscura), e l’universo stesso si sta espandendo a ritmo accelerato sotto l’azione di una fonte di energia finora sconosciuta (energia oscura). In sei anni di osservazioni condotte dal secondo punto lagrangiano del sistema Terra-Sole, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla terra, Euclid produrrà immagini e dati fotometrici per più di un miliardo di galassie, e spettri di decine di milioni di sorgenti. Oltre al risultato cosmologico, che può rappresentarsi con una mappa tridimensionale delle galassie e della loro evoluzione negli ultimi dieci miliardi di anni, tali dati alimenteranno tutti i settori dell’astrofisica per molti anni dopo la conclusione della missione. Il contributo di Thales Alenia Space si basa sull’esperienza acquisita con la piattaforma dei telescopi dell’ESA, per studi cosmologici, Herschel/Planck, che ha dimostrato eccellenti prestazioni in orbita, integrata con un innovativo sistema di puntamento, agile e preciso, e telecomunicazioni di nuova generazione. Nel luglio 2013, ESA e Thales Alenia Space hanno firmato il contratto che assegna a Thales Alenia Space Italia il ruolo di Primo Contraente del satellite. Tra i principali subcontraenti, Airbus Defense & Space di Tolosa, Francia, è responsabile del Payload Module, comprendente telescopio e banco ottico dove sono alloggiati gli strumenti VIS e NISP. La squadra industriale che sta realizzando il satellite sotto la guida di Thales Alenia Space è composta da oltre 120 aziende europee.


WE BRING A NEW DIMENSION TO YOUR HORIZONS

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EVENTO SERALE IN COLLABORAZIONE CON L’ASI

LA LUNA SORGE SUL MAXXI di Redazione @ASI_spazio

Il 20 luglio si celebra i 50 anni dalla conquista della Luna da parte del genere umano. Una data importante che segna un passaggio storico nell’evoluzione della nostra specie. Una evoluzione che si fa sempre più rapida, che miete conquiste tecnologiche e scientifiche sempre più importanti, che modifica giornalmente il nostro modello di vita. Il 20 luglio 2019 non è quindi solo la rimembranza di un grande accadimento del passato, ma è la volontà di alzare lo sguardo verso un prossimo futuro. Per questo l’Agenzia Spaziale Italiana e il MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, hanno deciso di unire le proprie intelligenze per un evento, aperto al pubblico, che ricordi quel fatidico 20 luglio del 1969, ma sappia anche dirci dove saremo nel 2069, parlando non solo con il linguaggio della scienza, ma con quello dell’arte, musicale o fotografica. Una giornata che, per mera coincidenza di calendario, guarda già al futuro con il lancio della missione dell’Esa Beyond che ha come primo attore, ma non unico protagonista, l’astronauta italiano Luca Parmitano, alla sua seconda esperienza in un volo di lunga durata su ISS. Il suo lancio è previsto per le 17 del 20 luglio e sarà possibile vivere in diretta l’emozione di quella partenza. Un’emozione che avrà un seguito con la mostra dedicata alla Luna curata dalla regista Alessandra Bonavina, reduce dal buon successo del documentario Expedition e al lavoro sulla seconda parte della sua trilogia, parte dedicata alla Luna, al ritorno dell’uomo sulla Luna. Infine a chiudere la serata l’esibizione dal vivo di Maurizio Martuscello, alias Martux. Apollo 11 Reloaded è il suo nuovo progetto musicale dedicato all’anniversario dello sbarco sulla Luna, un’orchestrazione elettronica per il 50° anniversario della missione spaziale Apollo 11. In collaborazione con ASI, Martux realizza un concerto audiovisivo con musica e immagini d’archivio di quel momento storico. Tra i brani composti per il progetto il remix di Us and Them dei Pink Floyd e Space Oddity di David Bowie, arrangiati per l’occasione dal noto pianista Danilo Rea insieme a brani originali composti da Rea e Pasquale Catalano, compositore di film tra i più rappresentativi del cinema italiano, da Sorrentino a Ozpetek. Non resta che segnarlo in agenda è una serata da non perdere. 32 - global science


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I PROSSIMI APPUNTAMENTI ALL’AUDITORIUM DELL’ASI

IL CINEMA SI FA SPAZIO di Enrico Potenza @ASI_spazio

2019 è l’anno in cui è ambientata la trama originale del capolavoro di Ridley Scott Blade Runner. Crediti: Warner Bros.

Il grande cinema è ormai di casa all’Agenzia Spaziale Italiana grazie alla rassegna #SpazioCinema e i titoli che verranno presentati nei prossimi mesi avranno come filo conduttore il 2019. È questo infatti l’anno in cui è ambientato Blade Runner, proiettato in ASI a maggio nella versione final cut, le cui vicende si svolgono in una Los Angeles distopica dove si aggirano i Replicanti, riproduzione perfetta nell’aspetto e nei comportamenti degli esseri umani. Oggetto del consueto dibattito post-proiezione la realtà riprodotta nel capolavoro di Ridley Scott, ancora molto distante dalla nostra, e lo stato dell’arte sugli avanzamenti tecnologici raggiunti nel campo della robotica e dell’intelligenza artificiale. Il 2019 è inoltre l’anno in cui verranno celebrati i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna e dopo aver avuto l’opportunità di proiettare in anteprima nazionale il film First Man – Primo Uomo nel quale viene raccontata la vita e la storia di Neil Armstrong fino ai suoi celebri passi sul nostro satellite naturale, #SpazioCinema dedicherà i prossimi appuntamenti alle ‘prime volte’ dello spazio. A fine maggio sarà la volta di Gagarin – Primo nello Spazio primo uomo a volare nello spazio extra-atmosferico, a giugno appuntamento speciale con il bis di First Man per celebrare l’impresa degli astronauti dell’Apollo 11 ed infine ad ottobre Space Walker – il Tempo dei Primi, film che racconta le vicende di Alexei Leonov, il primo uomo a compiere una cosiddetta passeggiata nello spazio. Il 2019 è, ed in parte è già stato, un anno importante per l’iniziativa #SpazioCinema, divenuta appuntamento fisso con un film a tema spaziale, che ha visto continuare a crescere sempre più l’interesse ed il coinvolgimento del pubblico tanto nei confronti dei titoli proposti quanto del dibattito a seguire con protagonisti un esperto dell’Agenzia e un critico cinematografico. Tuttavia come il settore cinematografico in toto, anche #SpazioCinema ha dovuto confrontarsi durante l’anno con il nuovo scenario in cui le case di distribuzione di film e serie tv in streaming hanno reso con le loro piattaforme il mercato della proiezione fuori circuito più complicato. A darci una mano la collaborazione con il Giornale dello Spettacolo, per continuare a proporvi un appuntamento cinematografico che guardi al meglio o al più interessante panorama fantascientifico. global science - 33


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LE DIVERSE ANIME DI UNA CONQUISTA

SAGA IN QUATTRO VOLUMI

MARTE, DESERTO MA NON TROPPO

CONQUISTATI DALLA LUNA

NASA’s Mars Exploration Program seeks to understand whether Mars was, is, or can be a habitable world. Missions like Mars Pathfinder, Mars Exploration Rovers, Mars Science Laboratory and Mars Reconnaissance Orbiter, among many others, have provided important information in understanding of the habitability of Mars. This poster imagines a future day when we have achieved our vision of human exploration of Mars and takes a nostalgic look back at the great imagined milestones of Mars exploration that will someday be celebrated as “historic sites.” NASA Jet Propulsion Laboratory www.jpl.nasa.gov

di Francesco Rea @francescorea

di Valeria Guarnieri @ASI_spazio

Dalla Terra al Pianeta Rosso e ritorno, passando per i recessi misteriosi delle Valles Marineris: questo, in sintesi, il percorso, anche interiore, intrapreso da Anna Persson, la protagonista della tetralogia Deserto Rosso. L’opera, firmata dalla biologa Rita Monticelli, unisce fiction e rigore scientifico e delinea uno scenario credibile nell’ipotizzare come possa avvenire la colonizzazione umana di Marte. Data la centralità che ha assunto il pianeta nella ricerca spaziale odierna, l’opera è senz’altro di attualità e la trama presenta, oltre a colpi di scena e ad un tocco di mistero, spunti interessanti che sembrano rispondere a tanti interrogativi sulle possibilità di vita su Marte. I personaggi sono ben caratterizzati, soprattutto la protagonista il cui temperamento è descritto con efficacia anche nelle sue debolezze. Tuttavia, alcune analisi psicologiche fin troppo minuziose e le incursioni nel mélo, specie nel quarto libro, appesantiscono il testo. Nel complesso, la narrazione scorre piacevolmente nei primi tre volumi; nel quarto, invece, l’eccessivo utilizzo del flashback rende poco fluida la lettura. In definitiva, va apprezzato senz’altro lo sforzo dell’autrice di creare un’epopea credibile su un tema molto sentito e di grande impatto sull’immaginario collettivo, ma Deserto Rosso appare prevalentemente consigliabile agli appassionati die-hard di fantascienza.

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«Con elementi aneddotici che rendono la lettura più piacevole e interessante»

Cimentarsi con un libro sulla Luna, sulla sua conquista umana, nell’anno del cinquantenario del primo passo dell’uomo sul suo suolo, è impresa ardua non tanto per il racconto, ma per la necessaria creatività che bisogna metterci, per fornire un punto di vista diverso in un marasma di pubblicazioni. Il 2019, probabilmente, sarà ricordato come l’anno più prolifico, dal punto di vista letterario e non solo, per opere che abbiamo quale argomento il nostro satellite. Probabilmente questo pensiero deve averlo fatto Patrizia Caraveo, astrofisica autrice del volume Conquistati dalla Luna, Storia di un’attrazione senza tempo, edito da Raffaello Cortina Editore per la collana Scienza e Idee curata da Giulio Giorello. Il suo volume ha il pregio di essere una sorta di Zibaldone sulla Luna, nella sua accezione migliore. Non manca la storia della sua conquista umana, anzi va al di là raccontando la storia della conquista dello spazio, con elementi aneddotici che rendono la lettura più piacevole o interessante. C’è indubbiamente anche un richiamo alla capacità istrionica e divulgativa di Giovanni Bignami, il marito scomparso nel 2017, nel viaggio di Pulcinella come in quello di Jules Verne verso il nostro satellite. Che non manca di essere citato con una famosa copertina sul dibattito Luna-Marte. Un dibattito che oggi non è più come testimonia l’analisi dettagliata di quello che sarà la ri-conquista umana della Luna fatta dall’autrice.


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Global Science 4/2019 - Space-Coin  

Il business dello spazio alle stelle. Tutti i numeri dell'affare Space Economy, Beresheet e lo spazio privato, la foto del buco nero, il met...

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