"Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno" - anteprima

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Serenella Quarello · Michele Rocchetti

* Serenella Quarello · Michele Rocchetti *

bertoldo bertoldino e cacasenno

ber tol l do b e rto l d i no e c ac a s e n no

euro 16,00

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Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno Liberamente tratto da: Le sottilissime astutie di Bertoldo e Le piacevoli et ridicolose simplicità di Bertoldino di Giulio Cesare Croce e Novella di Cacasenno, figliuolo del semplice Bertoldino di Adriano Banchieri 1620 © 2020 Serenella Quarello (testo) © 2020 Michele Rocchetti (Immagini) © 2020 orecchio acerbo s.r.l. viale Aurelio Saffi, 54
- 00152 Roma
 Grafica: orecchio acerbo Stampa: Livonia Print (Lettonia) Finito di stampare nel mese di settembre 2020


BER TOL l DO B E RTO L D I NO E C AC A S E N NO

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riscrittura e adattamento

Serenella Quarello illustrazioni

Michele Rocchetti

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A

* CAPITOLO 1 *

i tempi di Re Alboino, l’Italia era una terra aspra, selvaggia e ricoperta da selve e paludi. Viveva proprio là, nella sua capannuccia di fango e legno, Bertoldo, un contadino con molto sale in zucca, ma brutto come il peccato. Aveva un grosso testone piantato su un corpo massiccio ed era piccoletto di statura, gli occhietti rossicci e i capelli ispidi. Le labbra erano spesse e gli spenzolavano sul mento che, essendo bello prominente, le accoglieva con piacere. Il naso era schiacciato e le narici infinite, i denti un pochetto in fuori che pareva un cinghiale e gambe pelose da capretto. Le calze erano rappezzate e il colore dei vestiti che aveva addosso non si capiva bene quale fosse. Insomma, non era certo una bellezza.

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* CAPITOLO 2 *

ertoldo abitava con sua moglie, la Marcolfa, una donna, anzi una donnona sempre spettinata, anche perché non si pettinava mai e un po’ credulona, però, in fin dei conti, buona persona. Essi, purtroppo, avevano un figlio di nome Bertoldino, magrolone, goffo e più lungo di un giorno senza pane e pure lento di comprendonio. Ogni giorno, i suoi genitori si chiedevano da dove fosse uscito un figlio così grullo. Possedevano solo un asino che chiamavano Cavallo, un’oca bianca che chiamavano Nerina, un otre di vino e un par di zoccoli.

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* CAPITOLO 3 * Il Re conosceva l’intelligenza di Bertoldo e spesso lo invitava a corte per trastullarsi. Una di quelle volte, cominciò un botta e risposta tra i due.

Re. – Chi sei e da dove vieni?

Bertoldo. – Uomo sono e sono nato quando mia madre mi ha fatto. Re. – Dove vivi? Bertoldo. – Il mio paese è questo mondo. Re. – Chi sono i discendenti e gli ascendenti tuoi? Bertoldo. – I fagiuoli che salgono e scendono nella pignatta. 8

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Un altro giorno fece ancora una domanda a quel contadino rozzo ma astuto:

Re. – Hai famiglia?

Bertoldo. – Padre, madre, moglie, figlio, fratelli e sorelle. Tutti morti. Re. – Come sarebbe tutti morti? Bertoldo. – Sì, quando sono uscito da casa, dormivano tutti e dormire è un po’ come morire. Re. – Qual è il miglior vino che esista? Bertoldo. – Qualsiasi, basta che non sia offerto da casa mia! Re. – Quali sono quelle cose che l’uomo cerca, ma non vuole trovare? Bertoldo. – Pidocchi nella camicia, calze bucate e bagno sporco. 9

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* CAPITOLO 4 * Un’altra volta ancora il Re, che si era divertito assai a sentire quelle facezie, riprese a parlare con Bertoldo.

Re. – Chiedi ciò che vuoi e te lo darò. Bertoldo. – Ciò che voglio non me lo puoi dare. Re. – E che sarà mai? Io posseggo tutto quanto!

Bertoldo. – La felicità non me la puoi dare, Re, perché neanche tu ce l’hai, né puoi darla a me. Re. – Ma io sono felice e contento sul mio trono quassù in alto. Bertoldo. – Colui che sta seduto più in alto, più rischio corre di cadere e farsi male! Re. – Ma suvvia, guarda quanta gente mi sta attorno per ubbidirmi. Bertoldo. – Anche i formiconi stanno attorno alla corteccia dell’albero… per rosicchiarselo! Re. – La ragione non ti manca! 10

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Il Re non si stancava mai di Bertoldo e andava avanti giorni e giorni a domandare.

Re. – Ma ora dimmi, Bertoldo, perché prima si perdono i capelli e poi la barba? Bertoldo. – Perché i capelli sono nati prima della barba. Son più vecchi, muoiono prima. Re. – C’è qualcosa più bianco del latte e della neve? Bertoldo. – Sicuro, è il giorno! Re. – Ma che vai dicendo, babbione, se non me lo dimostri, ti farò frustare! Bertoldo. – Povero me!

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* CAPITOLO 5 * er uscir fuori dai pasticci, Bertoldo si fece venire un’idea delle sue. Prese un secchio pieno di latte e, a mezzogiorno, andò nella camera del Re e chiuse tutte le finestre e le imposte. Non appena il Re entrò, inciampò nel secchio e il latte si sparpagliò dappertutto e per non poco non cascava a gambe per aria. Quando si rialzò, cominciò a gridare.

Re. – Chi è il colpevole?

Bertoldo. – Sono io, per dimostrarti che il giorno è più bianco del latte perché se il latte fosse più bianco del giorno, avresti avuto luce nella stanza e non saresti capitombolato e tutto inzaccherato. Re. – Sei un villano screanzato, un ciarlatano, Bertoldo, e questa volta ti perdonerò solo a patto che tu venga da me domattina né nudo né vestito. E tutto contento per la trovata il Re, sgocciolante di latte, si ritirò. Fu così che il giorno seguente, Bertoldo si presentò davanti al Re tutto nudo, però avvolto con una rete da pescatore: né nudo, né vestito! Al Re scappò da ridere e lo perdonò.

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* CAPITOLO 6 * uando stava per uscire dal palazzo, Bertoldo si trovò grugno a grugno con un giullare, un parassita che ogni tanto serviva per far ridere e che chiamavano Fagotto perché era piccolo e rotondo. Costui era invidioso di Bertoldo e subito prese a inveirgli contro.

Fagotto. – Come parli, barbagianni? Bertoldo. – E tu, con chi parli allocco spennacchiato?

Re. – Fagotto, stai attento con Bertoldo di non fare come fece Benvenuto che andò per radere e fu raduto! Fagotto. – Io non ho paura di lui, sta a sentire. Perché la gallina nera fa le uova bianche? Bertoldo. – Per la stessa ragione per la quale la frusta del Re ti fa venire nere le chiappe quando dici corbellerie. Fagotto. – Sei maiale o pecora? Bertoldo. – Non nominare la tua famiglia. Fagotto. – Io sono un uomo per bene e tu un villano. Bertoldo. – E l’adulatore è un brutto mostro. Fagotto. – Le tue scarpe hanno la bocca aperta. Bertoldo. – Ridono di te che sei bestia.

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* CAPITOLO 7 *

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ertoldo, per aver parlato molto, aveva la bocca piena di saliva e non sapeva dove sputacchiarla poiché la stanza era tutta piena d’oro e sete preziose. Così si rivolse al Re.

Bertoldo. – Dove vuoi che io sputi?

Re. – Da nessuna parte, ma se proprio devi sputare, vai nella piazza, sporcaccione. Allora Bertoldo fece un mezzo giro e sputò giusto nel mezzo della testa pelata di Fagotto, il quale si arrabbiò moltissimo. Bertoldo. – Testa calva, piazza per i pidocchi. Il Re prima s’infuriò, poi non seppe resistere e rise come mai aveva fatto nella sua vita e lo invitò il giorno dopo perché lo aiutasse in una questione che gli causava grattacapi da un po’ di tempo.

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* CAPITOLO 8 * Quando Bertoldo arrivò davanti al Re, vide che questi teneva in mano una lettera.

Bertoldo. – Che ti preoccupa, Sire?

Re. – Mia moglie, la Regina, e tutte le dame del Regno vogliono comandare e scrivono qui che sono in sciopero finché io non conceda loro il potere! Bertoldo. – Ah, ah, ah! Che faccia hai, caro Re, quelle t’han preso per babbuino e non per Re Alboino! Re. – Donne al comando, ma se già comandan tutto loro… ah, che disperazione! Abbisogno d’un consiglio. Bertoldo. – Cos’è che le donne hanno in abbondanza? Re. – La bellezza? Bertoldo, che aveva una moglie più brutta del demonio, rispose: – No, mio Re… Re. – L’eleganza? Bertoldo, che aveva una moglie lercia e stracciona, disse: – No, mio Re, la cu…, la cu… Il Re ci pensò su: – La cucuzza? Bertoldo. – No, ma quale cucuzza, è la cu-riosità! Lascia fare a me, Maestà.

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* CAPITOLO 9 *

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ertoldo andò al mercato, comprò un uccellino, lo chiuse in un cofanetto e lo diede al Re.

Bertoldo. – Dai questo cofanetto a tua moglie e alle dame e di’ loro che non se non lo aprono entro domani mattina, concederai loro tutto ciò che vogliono. Il Re si fidò e fece proprio così. La Regina se la rise e pensava di avere già tutti i poteri in mano sua, ma…

La dama più giovane. – Chissà che ci sarà mai dentro questo scrigno? La dama più vecchia. – Nulla d’importante, è una trappola. E un’altra dama. – Però se apriamo solo un pochino, nessuno se ne accorgerà. Alla fine, tra chiacchiere, mormorare e bisbigliare, la Regina ordinò di aprire giusto un angolino. Ma non appena ebbero alzato il coperchio, l’uccellino volò via. Il giorno dopo, la Regina e le dame andarono meste meste dal Re a chiedere perdono. Il Re fece finta di essere arrabbiato, ma se la rideva di gusto dentro di sé per essersi levato dall’impiccio di quelle megere.

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