Issuu on Google+


OSSIER

PUGLIA EDITORIALE................................................9

ECONOMIA E FINANZA

TERRITORIO

MEDITERRANEO...................................50 Cosimo Lacirignola Nichi Vendola Giancarlo Elia Valori Luigi Marras Bartolomeo Giachino Domenico Di Paola Emanuele Degennaro

CORRIDOIO VIII....................................118 Luigi Napolitano Aleksandar Tsvetkov Guglielmo Minervini Sergio Ventrella

FIERA DEL LEVANTE ........................68 Silvio Panaro

SICUREZZA SUI CANTIERI ...........132

Raffaele Costa

L’INTERVENTO ..........................................11 Ferruccio Fazio Maurizio De Tilla

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................14 Antonio Laudati LEGALITÀ ...............................................20 Alfredo Mantovano Giorgio Manari TERRORISMO.......................................26 Stefano Dambruoso DIFESA....................................................30 Ignazio La Russa GEOPOLITICA.......................................34 Edward Luttwak FEDERALISMO FISCALE.................38 Raffaele Fitto Rosario Giorgio Costa Antonio Uricchio Silvia Guarino

EXPORT...................................................72 Giancarlo Galan Daniele Rossi CONFINDUSTRIA ................................79 Giuseppe Marinò Giuseppe Di Carlo UNIVERSITÀ E SVILUPPO ..............86 Domenico Laforgia Giuliano Volpe Nicola Costantino Corrado Petrocelli Alessandro Laterza ACCESSO AL CREDITO....................94 Rocco Palese Ipres FISCO E IMPRESE..............................98 Claudio Siciliotti POLITICHE TRIBUTARIE................102 Criticità CONTROLLO DI GESTIONE ..........104 IMPRESE E SISTEMA BANCARIO ...........................................106 METODI DI GESTIONE ....................108 IMPRESA E LAVORO ........................110 Il patrimonio d’impresa MADE IN ITALY....................................112 Il calzaturiero IL SETTORE MODA............................114 Cambiamenti e innovazioni

6 • DOSSIER • PUGLIA 2010

COOPERATIVE EDILIZIE ................128 La qualità delle abitazioni

TURISMO..............................................134 Vittorio Andidero Daniele Degennaro Michele Emiliano Marcello Veneziani

GIUSTIZIA DIRITTO DEL LAVORO .................146 Franco Toffoletto Gabriele Fava PROFESSIONE FORENSE ..........154 Luigi Rella


Sommario SISTEMA TRIBUTARIO ...............158 La riforma del processo IL NUOVO CODICE .....................160 IL RUOLO DEL LEGALE ..............162 Formazione e conciliazione ACCESSO ALL’AVVOCATURA ....164 EVASIONE FISCALE....................166 Franco Patroni LA NORMATIVA SULL’IMMIGRAZIONE.................170 Criticità DIRITTO DI FAMIGLIA .................172 Il conciliatore PRATICHE DI RISARCIMENTO ...174 NOTARIATO .................................176 Biagio Spano

AMBIENTE

SANITÀ

ENERGIA................................................180 Stefania Prestigiacomo Valerio Elia Simone Togni Archimede Solar Energy

SPESA FARMACEUTICA .................202 Tommaso Fiore Luigi D’Ambrosio Lettieri Annarosa Racca Michele Mirabella

RINNOVABILI ......................................194 Fotovoltaico Prospettive future

DISTRIBUZIONE FARMACEUTICA ................................210 Cedifarme

RECUPERO E RICICLAGGIO.........198 Rifiuti elettronici

LA CULTURA DELLA PREVENZIONE .....................216 L’osservazione costante DEPRESSIONE....................................218 Sintomi e cure CHIRURGIA PLASTICA...................220 La mastoplastica additiva STUDIO PROFILOMETRICO .........222

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 7


LEGALITÀ

LA GIUSTIZIA LENTA È SEMPRE NEGATIVA «In una società moderna e dinamica anche la risposta della giustizia deve essere tale». È ciò che sostiene Antonio Laudati, procuratore capo di Bari, che illustra le sue proposte di autofinanziamento della giustizia penale e i risultati ottenuti nella lotta alla mafia Nicolò Mulas Marcello

L

a mafia del terzo millennio ha cambiato volto. Non è più quella della coppola o della lupara, ma quella dei bonifici bancari e degli investimenti in Borsa. Le attività illecite producono un’enorme ricchezza che in parte viene reinvestita nella economia lecita, condizionando la trasparenza del mercato e la concorrenza. Le mafie pur controllando un territorio, da cui traggono la loro legittimazione, sono presenti sui mercati di tutto il mondo. Il distretto di Bari che dal punto di vista dell’economia è uno dei più sviluppati in Italia non è purtroppo esente da questo problema. La Procura del capoluogo pugliese è impegnata costantemente nel contrasto alla criminalità, lottando anche contro i limiti della giustizia penale dovuti alle carenze di organico e alle lentezze dei processi. Ma i risultati ottenuti non sono pochi come sottolinea il procuratore capo Anto14 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Antonio Laudati, procuratore capo del distretto di Bari

nio Laudati. È sua la proposta di destinare al funzionamento della giustizia le risorse sequestrate alla criminalità organizzata. Si sta quindi realmente muovendo qualcosa in questa direzione? «Da una parte c’è l’Agenzia governativa per i beni confiscati alla mafia, dall’altra una formula quasi simile che vorrei realizzare in Puglia e che abbiamo definito Conferenza regionale di servizi per la giustizia. Il ministro Maroni ha proprio di recente messo a disposizione della giu-

stizia a Bari 4 immobili confiscati. Qui potrebbero trovare posto sia la polizia giudiziaria sia l’archivio giudiziario. La Conferenza regionale di servizi, invece, dovrebbe vedere gli enti locali pugliesi insieme alla Procura, all’avvocatura e alla società civile lavorare insieme per una migliore gestione delle risorse economiche derivanti dall’attività investigative. È chiaro che deve essere individuato anche lo strumento giuridico e le modalità per realizzare tutto questo. Ecco perché nei giorni scorsi abbiamo insediato presso la 


Antonio Laudati

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 15


LEGALITÀ

In questa pagina, dall’alto, una manifestazione del Sindacato Autonomo di Polizia e un terreno confiscato alla mafia nella provincia di Foggia

16 • DOSSIER • PUGLIA 2010



Procura un comitato scientifico che studierà questa proposta che presenteremo nel corso di un convegno che si terrà a fine ottobre a Bari e che vedrà la partecipazione di numerosi esponenti governativi nazionali e regionali, ma anche di tutti i procuratori distrettuali italiani per i quali l’organizzazione della giustizia penale che stiamo sperimentando a Bari potrebbe diventare anche una sorta di modello. Insomma, mi piace pensare che la Puglia possa diventare un laboratorio di sperimentazione a cui guarda tutto il Paese». Quali risultati ha ottenuto la

Procura recentemente nella lotta alla criminalità? «Faccio alcuni esempi concreti: nell’ambito di una vasta operazione antimafia a Bari dal nome Operazione Domino, c’è stato il sequestro di cinque auto di grossa cilindrata ora in dotazione a questo Ufficio; nell’ambito di un’inchiesta per truffa operata dalla Merill Lynch ho sequestrato 120 milioni di euro che devono essere restituiti alla Regione Puglia. Nel frattempo invece che accantonare allo 0,5% ho, autorizzato dal giudice, investito la somma in una banca barese al tasso del 3%; gli interessi ricavati, pari a 12milioni di euro, potrebbero essere, tutti o in parte, reinvestiti dalla Regione proprio nella giustizia che l’ha prodotta». Per far funzionare la giustizia servono le riforme ma anche procure organizzate ed efficienti. Se la giustizia funziona male è solo un problema di organizzazione? «Sono fermamente convinto che il presupposto di ogni azione riformatrice è solo un’organizzazione più efficiente della giustizia penale. L’organizzazione delle procure, poi, è la precondizione per un corretto funzionamento del processo penale. Oggi obiettivamente la giustizia in Italia non funziona, per questo il cittadino ha perso la fiducia in essa. I problemi sono tantissimi, ma ce n’è uno che più viene percepito negativamente: la lentezza. Sono solito dire a questo proposito che una giustizia rapida può essere buona o cattiva, ma se è lenta è sempre e co-


Antonio Laudati

munque cattiva. Nelle pieghe della lentezza del processo penale poi l’attenzione mediatica si è rivolta tutta nella fase delle indagini. Una persona coinvolta in un’indagine viene sottoposta a una gogna mediatica che potrebbe anche non trasformarsi mai in una vera e propria condanna penale. Anche perché un altro dei mali della giustizia italiana è la non certezza della pena. La sanzione penale erogata in un processo è, infatti, quasi sempre tardiva, inefficace e inadeguata. E allora la giu-



Se noi potenziassimo al massimo il meccanismo della giustizia penale e il funzionamento delle Procure avremmo una formidabile macchina che taglierebbe la ricchezza ai criminali per restituirla alla società civile

stizia penale funziona male perché è lenta, perché la sanzione che viene comminata è inefficiente, ma anche perché la sua organizzazione si basa su regole arcaiche». Lei ha proposto recentemente l’autofinanziamento della giustizia penale. Quali sono i problemi



fondamentali della sfera penale? E cosa servirebbe per snellire gli iter giudiziari? «Questa domanda contiene due concetti che se combinati possono risolvere parte dei problemi sopra elencati: l’autofinanziamento della giustizia penale e lo snellimento 

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 17


LEGALITÀ

 degli iter giudiziari. Se noi poten- Non di quelli derivanti diretta- cio solo qualche esempio: la mia ziassimo al massimo il meccanismo della giustizia penale e il funzionamento delle Procure avremmo una formidabile macchina in grado di tagliare la ricchezza ai criminali per restituirla alla società civile. Faccio un esempio: è più giusto che chi ha evaso il fisco, ha compiuto reati contro la Pubblica Amministrazione, che ha commesso delle illegalità venga privato dei beni o che a pagare i sacrifici che la Finanziaria che sta per essere approvata richiede per risanare i conti pesi sui cittadini onesti, sui dipendenti pubblici, sulle forze dell’ordine? Credo che la risposta sia del tutto scontata. In una società moderna e dinamica nei confronti di chi commette dei reati più delle misure personali possa essere più “punitivo” il sequestro dei suoi beni. 18 • DOSSIER • PUGLIA 2010

mente dalle attività illecite, ma anche sul suo patrimonio per così dire ‘lecito’: conti correnti, beni materiali, immobili». Recentemente nel suo intervento dal titolo “Piano strategico per la giustizia a Bari” lei ha sostenuto l’importanza della riorganizzazione delle procure. In un modello più efficiente cosa non deve mancare? «Non devono mancare mezzi e uomini. Un’idonea dotazione di risorse e personale giudiziario sono il primo elemento essenziale per il corretto funzionamento delle Procure. In questo la Procura Distrettuale di Bari è oggettivamente penalizzata rispetto alle altre Procure italiane. Io ho in organico 28 sostituti, un numero sottostimato rispetto al reale carico di lavoro. Fac-

Procura ha un pm ogni 37 mila abitanti; Napoli ne ha uno ogni 20 mila; Palermo uno ogni 15 mila. Con le dovute proporzioni Bari dovrebbe avere in organico almeno 42 sostituti. Anche perché gli ultimi avvenimenti dimostrano che nel Distretto opera una delle mafie più pericolose d’Italia quella del Gargano. La Procura di Bari è impegnata anche in indagini delicatissime, note a tutt’Italia, sulla sanità, sulla pubblica amministrazione, sull’ambiente, senza parlare di efferati delitti passionali o legati alla criminalità organizzata. Ora tutta questa emergenza investigativa come posso affrontarla con 28 sostituti? Ma lo stesso discorso potrebbe essere fatto per le forze dell’ordine anche loro sottoposti a un carico di lavoro elevatissimo».


LEGALITÀ

Togliere risorse alla criminalità a favoredel territorio Le priorità del ministero dell’Interno per la sicurezza si fondano in particolare su quattro campi ben precisi. Il sottosegretario Alfredo Mantovano elenca le attività svolte fino a oggi e i risultati ottenuti Nicolò Mulas Marcello

M

olti sono i punti su cui il ministero dell’Interno ha basato le proprie attività dall’inizio della legislatura a oggi. Attraverso modifiche legislative, le iniziative proposte e poi approvate dal Parlamento hanno portato effetti in vari ambiti: dalla lotta alla mafia fino alla sicurezza stradale. La confisca di ingenti patrimoni alle associazioni criminali sono una prova tangibile del lavoro svolto che continua con la collaborazione delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria. Anche in Puglia le attività di lotta alla criminalità è costante e si sta investendo in maniera massiccia sulla sicurezza. L’obiettivo è quello di sottrarre ossigeno alla mafia per ridarlo al territorio, anche sotto forma di investimenti per combatterla più efficacemente. Come sottolinea il sottosegretario Alfredo Mantovano: «Togliere risorse alla criminalità e consegnarle all’autorità giudiziaria e alle forze di polizia operanti nella 20 • DOSSIER • PUGLIA 2010

medesima area geografica nella quale avvengono i sequestri e le confische non è solo una opportuna partita di giro, ma è un modo di riappropriazione del territorio da parte delle istituzioni». Se dovesse stilare un bilancio delle attività del ministero dell’Interno dall’inizio della legislatura in materia di sicurezza cosa emergerebbe? «Si è lavorato su quattro priorità: il contrasto alle mafie, la prevenzione dell’immigrazione clandestina, la sicurezza urbana e la sicurezza stradale. Per ciascuna di queste voci il governo ha proposto e il parlamento ha approvato significative modifiche legislative, mentre si sono intensificate le iniziative sul territorio. I risultati non sono mancati, grazie anzitutto al lavoro delle forze di polizia


Alfredo Mantovano

In apertura, Alfredo Mantovano, sottosegretario del Ministero dell’Interno



L’aggressione alla criminalità organizzata vede, a distanza di 26 mesi dall’avvio del governo in carica, la cattura di 26 dei 30 latitanti più pericolosi



e dell’autorità giudiziaria: l’aggressione alla criminalità organizzata vede, a distanza di 26 mesi dall’avvio del governo in carica, la cattura di 26 dei 30 latitanti più pericolosi (uno al mese), ma soprattutto la sottrazione alle mafie di beni mobili, immobili, aziende e risorse finanziarie per 12 miliardi di euro tra sequestri e confische. Privare le organizzazioni mafiose dei capi e delle ricchezze equivale a metterle in ginocchio. E non ci accontentiamo di successi parziali; se soddisfa vincere la battaglia di patrimoni cospicui che passano dalle cosche allo Stato, il nostro obiettivo finale è di vincere la guerra contro mafia, camorra e ‘ndrangheta». Nello specifico qual è la situazione pugliese per quanto riguarda la criminalità e quali risultati sono stati raggiunti fino a oggi?

«La situazione pugliese è varia: non si può mettere tutto sullo stesso piano. La classifica delle aree a più forte penetrazione criminale vede al primo posto il Gargano, per una serie di ragioni, in primis giudiziarie, che hanno provocato deficit non semplici da recuperare. Preoccupano anche alcuni territori dell’entroterra barese, diventati basi operative per clan che hanno ripiegato dal capoluogo regionale, su cui si sta investendo massicciamente in sicurezza. Dovunque circolano quantità di denaro di provenienza illecita, che vengono reimpiegate o in attività lecite, a cominciare dagli insediamenti turistici, o in settori borderline, come le sale da gioco e le slot machine, o in giri di usura, resi più floridi dalla crisi e dai rigidismi del sistema bancario. Preoccupa anche cogliere, in qualche fascia di popolazione o in qualche testata giornalistica locale, elementi di consenso sociale verso i nuovi soggetti criminali». Sui respingimenti i numeri sem-  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 21


LEGALITÀ

 brano dare ragione a Maroni: lo sbarco dei clandestini è diminuito del 96%. In che modo si è riusciti a raggiungere questo risultato? Qual è stata la strada tecnicamente più efficace intrapresa in questo senso? «Si è trattato di una paziente azione di governo, che ha preso le mosse da un accordo concluso nel dicembre 2007 fra i ministri dell’Interno di Libia e Italia (ministro per l’Italia era ancora Amato), e ne ha cercato con tenacia l’applicazione. La chiave risolutiva è simile a quella che, sempre con un governo guidato da Berlusconi, ha permesso nel 2002 di bloccare gli arrivi dall’Albania, e subito dopo i transiti dal Canale di Suez: e cioè l’accordo con gli Stati di passaggio. Nel caso della Libia, non si tratta di respingimenti in senso tecnico, ma della riconsegna dei barconi con i clandestini alle autorità di Tripoli, che segnalano le partenze, e ciò accade nelle stesse acque libiche, o in acque internazionali». Il procuratore di Bari Laudati propone una sorta di autofinanziamento della giustizia penale attraverso le risorse provenienti dal sequestro dei beni alla criminalità organizzata. Cosa ne pensa? «È un’ottima proposta che va resa concreta, se necessario, con una rettifica normativa, e comunque con protocolli di intesa che coinvolgano tutte le parti in causa. Togliere risorse alla criminalità e consegnarle all’autorità giudiziaria e alle forze di polizia operanti nella medesima area 22 • DOSSIER • PUGLIA 2010



Se soddisfa vincere la battaglia di patrimoni cospicui che passano dalle cosche allo Stato, il nostro obiettivo finale è di vincere la guerra contro mafia, camorra e ‘ndrangheta



geografica nella quale avvengono i sequestri e le confische non è solo una opportuna partita di giro, ma è un modo di riappropriazione del territorio da parte delle istituzioni». L'Agenzia nazionale per la confisca dei beni alla mafia è una novità introdotta dal ministero dell'Interno. È possibile tracciare già un primo bilancio? «È necessario attendere ancora qualche mese. Costituire, come abbiamo fatto, l’Agenzia con un decreto legge e affrontare in corso d’opera i problemi organizzativi che una struttura

così impegnativa ha avuto il senso di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Dalla piena operatività dell’Agenzia, che tuttavia ha necessità di qualche mese, ci si attende nella fase del sequestro, che continua a svolgersi sotto il controllo dell’autorità giudiziaria e col ruolo deattivo dell’amministratore nominato dal giudice, soluzioni ai problemi più seri che interessano soprattutto le aziende. Nella fase della confisca invece l’obiettivo è far sì che la destinazione dei beni si realizzi abbattendo tempi che finora sono stati troppo lunghi».


Giorgio Manari

Un maggior controllo del territorio Contrastare la criminalità è possibile coniugando l’azione repressiva e di controllo nelle strade alle attività investigative degli organi competenti. Il questore Giorgio Manari stila un bilancio del lavoro della Questura di Bari Nicolò Mulas Marcello

L

e attività della polizia barese sono caratterizzate, soprattutto negli ultimi anni, da un’intensa presenza sul territorio e un controllo più incisivo grazie alle pattuglie di prossimità che giocano un ruolo fondamentale nella dissuasione dai reati e nell’accrescere la percezione di sicurezza tra la gente. La criminalità rimane comunque un problema prioritario sebbene dagli ultimi dati resi pubblici dal ministero dell’Interno emerge che i furti e le rapine sono diminuiti e sono invece cresciute le denunce. L’aumento degli agenti di polizia su strada ha permesso una maggiore vicinanza ai cittadini e una conseguente maggiore fiducia nei confronti delle forze dell’ordine. Non è da sottovalutare, però, il problema dell’immigrazione clandestina, molto sentito nella provincia di Bari, che oltre a fomentare la criminalità, trova uno sbocco anche nel lavoro nero. «Dove c’è la Giorgio Manari, violazione di una legge – dirigente superiore della Questura di Bari ricorda il questore di Bari Giorgio Manari – l’unico modo di contrastarla è quello di effettuare

un’azione investigativa precisa, mirata, professionale e pressante sul fenomeno». All’inizio del suo mandato ha affermato che la Questura ha il compito di produrre sicurezza. Se dovesse stilare un bilancio delle attività svolte fino a oggi cosa emergerebbe? «Il bilancio sarebbe positivo. L’intuizione di aumentare il personale

in strada è stata vincente. La presenza sul territorio e un controllo più mirato e puntuale ha comportato l’acquisizione nel breve, medio e lungo termine di risultati ragguardevoli». Uno dei suoi obiettivi è quello di puntare sulla polizia di prossimità, ovvero quella più vicina ai cittadini. Questo impegno si è rivelato efficace nell’ambito della si-  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 23


LEGALITÀ

IMMIGRAZIONE E LAVORO NERO

L

a legge 94 del 2 luglio 2009 che ha introdotto, non senza polemiche, i reati di ingresso e soggiorno illegale di migranti, ha cercato di arginare il problema dell’immigrazione clandestina che coinvolge molte regioni del Sud, in modo particolare la Puglia. Dall’inizio dell’estate sono state sequestrate sette barche coinvolte nel trasporto di immigrati clandestini in Puglia. Ma il problema spesso va oltre i cosiddetti respingimenti. L’immigrazione clandestina trova infatti terreno fertile come bassa manovalanza nella criminalità e nel lavoro nero. I dati parlano chiaro. Solo nella provincia di Lecce dall’inizio dell’anno la Guardia di Finanza ha scoperto 528 lavoratori in nero e 124 irregolari. Per questo le forze dell’ordine hanno intensificato i controlli su tutto il territorio regionale cercando di arginare quel malcostume che va sotto il nome di caporalato.

 curezza urbana?

«Direi di sì perché la polizia di prossimità comporta una maggiore vicinanza nei confronti della gente, del pubblico, dell’utente e della sicurezza. Questo ha comportato l’abbattimento di quei muri che da sempre dividevano le istituzioni dalla gente di strada e lo dimostra un aumento verticale effettivo delle chiamate al 113. Questo significa che la gente ha più fiducia in noi, ci chiama e noi diamo delle ri24 • DOSSIER • PUGLIA 2010

sposte congrue ed efficaci. La presenza sul territorio è aumentata e la gente se ne è accorta». Lei ha rivendicato un calo complessivo dei reati. I furti e le rapine in un anno sono scesi rispettivamente del 15 e del 16%. A cosa è dovuto questo risultato? «Sicuramente è dovuto a un maggior controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. Ciò costituisce una remora a commettere il reato e quindi un freno all’attività repressiva da parte degli uffici investigativi che, oltre al calo dei reati, hanno visto anche un aumento delle denunce e degli arresti». Il problema dell’immigrazione clandestina rappresenta un business per la criminalità organizzata locale. In che modo contrastate questo problema che sembra in crescente aumento sul territorio barese? «Dove c’è la violazione di una legge



C’è stato un aumento delle chiamate al 113. Questo significa che la gente ha più fiducia in noi, ci chiama e noi diamo delle risposte congrue ed efficaci



l’unico modo di contrastarla è quello di effettuare un’azione investigativa precisa, mirata, professionale e pressante sul fenomeno per colpire chi è coinvolto nella tratta di esseri umani e chi impiega l’immigrato clandestino per lavori in nero o che riducono il soggetto alla totale dipendenza del cosiddetto caporale».


LOTTA AL TERRORISMO

Mai più un altro 11 settembre La rete qaidista si mantiene vitale nel reclutamento. Ma come spiega Stefano Dambruoso, magistrato esperto di terrorismo internazionale, un’azione globale e coordinata delle forze di polizia e giudiziarie può rispondere al fenomeno in maniera efficace Francesca Druidi

U

ndici settembre 2001. Attraverso la mediatizzazione degli attentati americani, il terrorismo di declinazione qaidista entrò di prepotenza nelle case di tutto il mondo, svelando un Occidente disarmato di fronte alla minaccia jihaidista. «Esisteva un’impreparazione di fondo», spiega Stefano Dambruoso, magistrato impegnato per anni nella lotta al crimine organizzato prima di diventare, con l’esperienza maturata nel dipartimento antiterrorismo della Procura di Milano, uno dei maggiori esperti internazionali in materia. «Il terrorismo veniva percepito come distante, destinato a riguardare soprattutto Stati Uniti e Israele. Oggi, invece, si è preso coscienza che si tratta di un rischio globalizzato». Occorre mantenere alto il livello di guardia, ma senza lasciarsi sopraffare da inutili allarmismi. Per il magistrato, attuale capo dell’Ufficio per il coordinamento dell’attività internazionale del ministero della Giustizia, il terrorismo non può dirsi 26 • DOSSIER • PUGLIA 2010

debellato, ma la strategia di prevenzione e di contrasto italiana, e occidentale in generale, ha saputo evolversi efficacemente, tenendo conto della dimensione transnazionale della minaccia terroristica. Qual è, al momento, lo stato della lotta al terrorismo? «Il nostro Paese partecipa ormai da anni al contrasto al terrorismo internazionale, avendo di mira soprattutto la prevenzione nel territorio europeo in quanto area politico-geografica di appartenenza dove, già nel passato, si erano registrati network e relazioni tra cellule terroristiche. Sono note le indagini svolte lungo le direttrici Italia-Germania-Belgio-Francia, Italia-Germania-Inghilterra e Italia-SpagnaFrancia. Nel contesto europeo di lotta al terrorismo, quindi, l’Italia svolge ormai da anni un ruolo di attore capace e attento». In quali paesi si concentrano i gruppi più attivi? «Nell’area europea le ultime emergenze di rilievo sono state individuate in Germania, dove si segnala

una significativa aggregazione musulmana etnicamente riconducibile all’area uzbeka dell’ex Unione Sovietica. Ciò non vuol dire che altri già noti radicamenti in territorio inglese e francese siano meno rischiosi, anzi richiedono un continuo monitoraggio intelligente da parte delle forze di prevenzione. A seguito delle emergenze investigative degli ultimi due-tre anni, è però la Germania il territorio in cui si è manifestato il


Stefano Dambruoso



Oggi internet ha sostituito la capacità di comunicazione e di veicolazione dell’informazione all’interno della’area cosiddetta terroristica



A sinistra, Stefano Dambruoso, attuale capo dell’Ufficio per il coordinamento dell’attività internazionale del ministero della Giustizia: in alto, un’immagine dell’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001

maggior livello di pericolosità». Come valuta, invece, il grado di penetrazione in Italia di cellule potenzialmente offensive? «Un episodio emblematico risale all’ottobre 2009 quando Mohamed Game, terrorista “fai da te” come è stato soprannominato, cercò di farsi esplodere davanti alla caserma Santa Barbara di Milano. In Italia, ma anche in Europa, il rischio oggi proviene in misura prevalente da questi soggetti, che non sono inseriti in un’organizzazione strutturata così come siamo stati abituati a concepirla a partire dall’inizio del Duemila, svolgendo indagini contro individui afferenti a cellule che costituivano solo una parte dell’organismo terroristico, i cui capi erano stanziali in Afghanistan». Come è cambiata, quindi, Al Qaeda in questi anni? «Al Qaeda non esiste più nella sua

configurazione iniziale. Non esiste più una grande organizzazione dotata di una struttura gerarchicamente articolata in capi, sottocapi, capi-territorio, delegati, mandanti. Oggi internet ha sostituito la capacità di comunicazione e di veicolazione dell’informazione all’interno della’area cosiddetta terroristica. Ci troviamo di fronte a soggetti ideologicamente vicini al messaggio di Al Qaeda, ma che non sono mai andati in Afghanistan, non hanno mai conosciuto i leader nei quali si riconoscono e non hanno mai stretto la mano all’imam del quale, più che altro attraverso internet, hanno subìto l’influenza. Spesso si tratta di persone che appartengono alle seconde generazioni di immigrati, come accade ancora con maggiore frequenza in Francia e in Inghilterra, perché in Italia i fenomeni migratori sono ancora piuttosto re-

centi. In altri casi, si tratta di individui che arrivano nel nostro Paese non per praticare attività illecite o terroristiche, ma per cercare legittimamente una svolta in positivo nelle loro esistenze. Non trovandola, sfogano, attraverso percorsi differenti, il loro disagio sociale nell’azione terroristica dove trovano una forma di riscatto e di attestazione della propria identità». Si parla di franchising del terrorismo. Cosa si intende esattamente? «Ciò di cui si appropriano questi soggetti, che mai hanno incontrato i loro leader carismatico-religiosi, è un bagaglio culturale fatto di idee, loghi e obiettivi, non trasmesso personalmente ma tramite un sistema di comunicazione che impiega la rete in modo privilegiato. Un sistema che consente loro di utilizzare la denominazione appartenente ai PUGLIA 2010 • DOSSIER • 27




LOTTA AL TERRORISMO

A fianco, un’immagine degli attentati di Londra del luglio 2005; sotto, l’arresto di Mohamed Game, autore dal fallito attentato del 12 ottobre 2009 alla caserma Santa Barbara di Milano

 leader: avviene il riconoscimento

nel progetto terrorista, ma senza un collegamento strutturato con la “casa madre”». Ritiene sufficiente il livello di preparazione raggiunto dalle forze impegnate nella lotta al terrorismo? «Senza ritenere definitivamente il fenomeno oramai sotto controllo, va segnalato il fatto che in Europa vi sia stato un adeguamento significativo da parte delle forze dell’ordine, dell’intelligence e delle magistrature laddove, a seconda dei diversi sistemi giudiziari, svolgano un ruolo attivo nelle indagini. In Italia, infatti, è così: è il pubblico ministero a coordinare le forze di polizia impegnate nel contrasto al terrorismo. Queste tre categorie istituzionali hanno maturato una notevole esperienza professionale dal 2001 a oggi. Professionalità che, senza il timore di essere smentito domani, può ritenersi adeguata all’attuale pericolosità del fenomeno. Questo non vuol dire che episodi, quali la tentata esplosione alla caserma di Milano, saranno nel futuro bloccati con certezza assoluta, ma ritengo che attentati come quello americano del 2001, con un piano così ben dettagliato, la cui organizzazione è durata più di anno richiedendo considerevoli investimenti economici, oppure come quelli di Madrid e Londra potrebbero difficilmente ripetersi nello scenario odierno. Esiste, infatti, un monitoraggio costante e attento da parte degli organismi preposti alla prevenzione». Quali sono gli strumenti investigativi più efficaci nel contrasto 28 • DOSSIER • PUGLIA 2010

alle organizzazioni terroristiche? «Il terrorismo si combatte con un appropriato intervento dell’intelligence e una presenza fisica di soggetti appartenenti alle forze dell’ordine nelle comunità di area musulmana monitorate, ma le intercettazioni rimangono uno strumento davvero importante, sia in termini di ascolto che di analisi dei tabulati, grazie ai quali si può delineare una mappa immediata dei contatti telefonici avvenuti fra le persone coinvolte nell’indagine, rintracciando il luogo in cui tali individui si trovano e il numero di chiamate realmente effettuate». Quanto è importante la cooperazione tra i diversi paesi? Organismi sovranazionali come Eurojust hanno contribuito a rendere più condivise le linee di azione? «Essendo il terrorismo un fenomeno di per sé transnazionale, inevitabilmente richiama un’attività di coo-

perazione estesa. Non è possibile affrontarlo rimanendo legati alla competenza territoriale di ciascuna nazione. La cooperazione è migliorata tantissimo in questi anni, raggiungendo livelli davvero significativi. E l’Italia ha partecipato concreta-


Stefano Dambruoso



Essendo il terrorismo un fenomeno transnazionale, inevitabilmente richiama un’attività di cooperazione estesa

mente a questo incremento. Per quanto riguarda in particolare Eurojust, in prospettiva rappresenterà anche per il nostro Paese un modello di riferimento per la cooperazione tra procure, tra magistrature investigative, così come è stato pro-



prio di recente riconosciuto dagli organismi comunitari quali la Commissione e il Consiglio dei ministri europei che lo considerano la base sulla quale istituire la futura figura del procuratore europeo». Uno sguardo alla Puglia. Lei di-

chiarato di voler fare qualcosa per Bari e per la sua regione. Ha già in mente un progetto preciso? «Da pugliese che se ne è andato, penso sia naturale voler dare, nel momento in cui si torna, un proprio contributo migliorativo laddove vi sia spazio disponibile. Ora l’unico spazio possibile, essendo un magistrato che deve giustamente muoversi entro limiti istituzionali, è quello culturale. Ho risposto all’invito della Fondazione Magna Carta, più attiva adesso in Puglia, per la realizzazione di eventi dove era importante mantenere alto il livello dello scambio di idee, soprattutto tra le giovani generazioni, cercando di coinvolgerle sempre più nell’attività politica. Sono particolarmente stimolato a fornire il mio contributo all’allargamento delle occasioni in cui è possibile riaprire un dialogo con chi, sentendosi moderato, vuole intraprendere la strada politica, non lasciando alla sinistra il monopolio nel coordinamento di iniziative culturali. Deve essere riscoperta quell’attività di sollecitazione e di confronto di idee tra i giovani moderati che non si riconoscono nei valori della sinistra». Di cosa ritiene la regione abbia maggiormente bisogno ora? «Di razionalizzazione e del recupero di un sostanziale controllo sulle spese legate alla sanità. Questa problematica non riguarda solo la Puglia, ma in regione gli ultimi cinque anni sono stati caratterizzati da inchieste giudiziarie non ancora concluse che sottolineano la necessità di monitorare quest’area in maniera diversa e più pregnante». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 29


DIFESA

Cooperazione e sicurezza nel Mare Nostrum Diversi sono ancora i nodi da sciogliere nell’area mediterranea. Dall’annessione all’Europa della Turchia alle recenti tensioni tra questo paese e Israele fino alle missioni militari tuttora in corso. Uno scenario in cui l’Italia è chiamata a un ruolo quanto mai attivo in termini di sorveglianza e di ripristino delle condizioni di sicurezza. A spiegarlo è il ministro alla Difesa Ignazio La Russa Francesca Druidi

30 • DOSSIER • PUGLIA 2010

I

l rapporto tra i paesi dell’area euro-mediterranea può assumere in prospettiva un ruolo sempre più centrale nella mappa geopolitica mondiale. È la visione rilanciata con forza dal secondo Forum economico e finanziario dell’Euromed, importante momento di discussione delle politiche di sviluppo della zona, che si è tenuto a Milano il 12 e il 13 luglio. Tra le istanze emerse, anche il rilancio del processo negoziale in Medio Oriente. Perché la cooperazione internazionale non riguarda solo i legami economici o la realizzazione di infrastrutture, ma anche la difesa. E diversi sono i progetti che, sul fronte euromediterraneo coinvolgono attivamente

In alto a sinistra, il ministro della difesa Ignazio La Russa. Le altre immagini fanno riferimento al progetto Blue Maritime Sorveillance System Med, programma di vigilanza sul Mediterraneo (Foto: marina Francese)


Ignazio La Russa

l’Italia, come spiega il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Considerando le esigenze di sicurezza dell’Italia, quanto risulta importante incentivare il dialogo tra i paesi del Mediterraneo, anche attraverso iniziative come quella denominata 5+5? «Come noto, il dialogo 5+5 coinvolge direttamente i paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo (da una parte Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Malta, dall’altra Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia, ndr). È un consesso ormai ben strutturato, snello, dinamico, spesso virtuoso nelle procedure e nelle metodiche adottate per finalizzare le numerose iniziative intra-

prese. Esso è nato nel 1990 per facilitare la reciproca “comprensione” e già nel 2004 ha esteso le sue attività anche alla dimensione Difesa. Oggi le iniziative del 5+5 ne dimostrano chiaramente l’importanza e lo spessore». Ad esempio? «Si consideri l’insieme delle attività svolte in comune legate alla sorveglianza marittima, con il contributo delle F.a. alla protezione civile, con la sicurezza aerea e l’attività formativa. In questo senso, il 5+5 assume una rilevanza strategica per la sicurezza e la difesa del nostro Paese. Sul fronte della solidità dei rapporti di collaborazione, è evidente che, sia pure con tempistiche diverse, l’Italia ha proseguito nella

sua storica, positiva, attività di scambio con ogni nazione del 5+5, cementando il rapporto di vicinanza e la condivisione delle attese dei cittadini dell’area mediterranea». Può illustrare brevemente i vantaggi connessi al progetto Blue Maritime Surveillance System Med? «Lo scenario geopolitico internazionale impone oggi un’attività di scambio di informazioni sempre più aggiornate. Blue Maritime Surveillance System Med (BlueMassMed) è il progetto pilota, nato nel 2009, condotto da alcuni paesi europei, tra i quali l’Italia, finalizzato alla ricerca dell’interoperabilità dei sistemi di sorveglianza marittima degli Stati partecipanti. L’iniziativa è volta essenzialmente alla realizzazione di un sistema di scambio di informazioni a livello transfrontaliero e intersettoriale. In tal modo, si intendono incrementare la sicurezza e la protezione marittima di porti e natanti, nonché la prevenzione e la repressione di attività criminali che hanno luogo nel bacino del Mediterraneo, unitamente a un più efficace controllo alle frontiere, delle dogane, della pesca e dell’inquinamento marittimo. Per l’Italia, l’Agenzia spaziale italiana (Asi) è il focal point nazionale. Al progetto, inoltre, l’Italia contribuisce fornendo la disponibilità dei dati e delle immagini radar derivanti dal sistema spaziale italiano per applicazioni duali (civili istituzionali/commerciali e militari) di osserva-  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 31


DIFESA

 zione della Terra denominato Cosmo- solo». SkyMed». Quali restano i fronti più critici nel Mediterraneo? «Ponendo a margine il contrasto all’immigrazione, egregiamente affrontato dal ministero dell’Interno e da quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’aspetto strettamente connesso con la Difesa è caratterizzato soprattutto da quanto accade nell’area mediorientale che si affaccia sul Mediterraneo. Se possiamo, infatti, considerare in via di stabilizzazione la realtà balcanica, non possiamo dire altrettanto per quella relativa a Israele, Libano e le aree vicine. Nonostante gli sforzi italiani e dell’intera comunità internazionale, quell’area è ancora un focolaio di attività che rallentano il processo di pace e di democratizzazione delle società interessate, tanto da creare una serie preoccupazioni concernenti la sicurezza per tutto l’Occidente e non

dire che siamo apprezzati dalla popoQual è il bilancio che fino a oggi lazione locale sarebbe solamente ridutpuò trarre della missione Unifil in tivo. Anche gli attori istituzionali ci riLibano? conoscono un grandissimo equilibrio, «L’Italia rappresenta uno dei paesi pro- sia per l’azione politica prudente ed tagonisti della nuova fase di Unifil, equidistante, sia per lo splendido comapertasi a seguito del breve ma vio- portamento dei nostri militari sul terlento conflitto dell’estate del 2006, du- reno». rante il quale migliaia di civili Crede che il nuovo fronte sono rimasti uccisi o feriti. Daldi tensione apertosi tra l’inizio del nostro intervento, Turchia e Israele compliil tasso di violenza nella regione cherà gli equilibri geopolisotto la responsabilità della mistici nel Mediterraneo e sione è bruscamente calato. non solo? MISSIONI Dopo pochi mesi, già erano «Sono stato molto colpito Impegno finanziario evidenti i segni delle attività di dalla vicenda dell’intercettacomplessivo dell’Italia ricostruzione. Dal sud del Lizione della flottiglia diretta a per le operazioni bano non sono più partiti atGaza. Consideriamo sia la all’estero nel 2010 tacchi significativi verso Israele. Turchia che Israele nazioni E da quest’ultimo paese non amiche dell’Italia, con cui sono più giunte azioni di rapcollaboriamo strettamente presaglia militare. Il successo di in molti settori, inclusi quelli PA Unifil è evidente e riconosciuto della difesa e della sicurezza da tutti. Quanto a noi italiani, internazionale. Mi auguro Le Pubbliche

15 mld 74

amministrazioni di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Portogallo e Malta impegnate a far crescere gli scambi di informazioni nell’ambito del progetto BlueMassMed

32 • DOSSIER • PUGLIA 2010


Ignazio La Russa



L’Italia aumenterà la presenza dei propri militari in Afghanistan fino a raggiungere quasi 4mila unità entro il 2010



Sopra, il Reparto Comando e Supporti Tattici Garibaldi mentre svolge attività di medical care nell’ambito della missione Unifil in Libano

fortemente che i due governi sappiano trovare la strada per una riconciliazione perché l’Italia, al pari di tutta la Comunità internazionale, ha bisogno del contributo fattivo di questi due paesi per il mantenimento di condizioni di pace e di sicurezza in una regione strategica del nostro Mare comune». È recente il via libera del Consiglio dei ministri al decreto che proroga per altri sei mesi il finanziamento delle missioni internazionali. La priorità delle risorse disponibili va allo scenario afghano, un fronte sempre caldo e rischioso per le forze armate italiane. «Sì, la situazione in Afghanistan è ancora marcatamente critica. La missione Isaf, guidata dalla Nato, riveste per noi e per l’Alleanza un’alta priorità

ai fini della sicurezza. L’Italia aumenterà la presenza dei propri militari fino a raggiungere quasi 4mila unità entro il 2010. Questo incremento deve però considerare le inevitabili limitazioni di bilancio, specie in un frangente di congiuntura finanziaria ed economica negativa. La ricerca di tale equilibrio è davvero un’attività complessa. In tal senso, il Ministero sta gradatamente ottimizzando la presenza delle forze italiane in almeno due operazioni: nei Balcani, dove operiamo nella Kfor, e in Medio Oriente, cioè nella Unifil. Continueremo ad ogni modo a operare in armonia con le risoluzioni dell’Onu e con le decisioni e le iniziative prese nell’ambito della Nato e dell’Unione europea, tenendo anche conto delle dinamiche politiche dei singoli partner internazionali». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 33


GEOPOLITICA

La forza economica, chiave del potere

I

l suo ultimo libro è La grande strategia dell’Impero Bizantino, più di cinquecento pagine frutto di oltre vent’anni di ricerche in materia. In questo volume Edward Luttwak, uno dei massimi esponenti mondiali di politica e strategia militare e membro della Csis (Center for Strategic & International Studies), analizza i fattori che spiegano la longevità di un sistema politico che lo studioso americano definisce «l’espressione della massima Francesca Druidi abilità imperiale nella storia umana». Sebbene il testo non faccia esplicito riferimento agli Stati Uniti, la sensazione è che Luttwak abbia voluto fornire ai lettori, e magari in modo indiretto anche ai vertici del Paese, alcuni spunti di riflessione destinati inevitabilmente ad ancorarsi alla condizione americana del presente. «La più importante lezione di Bisanzio – evidenzia Luttwak – è che non duri se sprechi. E la prima maniera di sprecare è combattere guerre che non devi combattere». Spesso Bisanzio superò i suoi nemici con altri nemici, sfruttando a proprio favore le divisioni religiose, etniche e politiche. «Invece di affrontare direttamente i talebani, l’America dovrebbe mettere in moto uzbeki e cacicchi contro di loro. Perché, come ha insegnato Bisanzio, un impero si man-

L’insidiosa missione in Afghanistan. L’incognita Iran e la tensione tra Israele e Turchia. Il politologo americano Edward Luttwak commenta alcuni dei nodi critici dell’attuale scenario internazionale. Lanciando uno sguardo all’Italia

34 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Foto - Ministero della Difesa

tiene con il potere economico, non con la forza». Il costo militare prodotto in Afghanistan, in costante crescita, rappresenta infatti una grave spina nel fianco per l’amministrazione Obama. Del resto, la missione Isaf sta attraversando tuttora una fase ancora profondamente critica, anche se le basi per la exit strategy parlano di 2013, anche per quanto riguarda le forze italiane. Crede che entro la data prevista per il disimpegno, l’Afghanistan avrà raggiunto una maggiore stabilità? «La strategia americana, e in generale della Nato, è quella di sconfiggere i talebani in una provincia dopo l’altra, installare il “buon governo” e tornare a casa. Ciò potrebbe essere in linea di principio possibile se a Kabul ci fosse un dominio di tipo coloniale, ma l’Afghanistan non è una colonia. Esi-


Edward Luttwak



Siccome non prevedo strappi tra il governo italiano e l’amministrazione statunitense, quando le forze italiane lasceranno l’Afghanistan, quelle Usa staranno facendo lo stesso

ste un governo afghano, che intercetta i fondi e fa di tutto, tranne che fornire servizi pubblici. Diventa perciò un terreno fertile per i talebani che comunque non vengono dalla Luna, ma sono i figli o i nipoti degli abitanti del territorio. Ritengo che Obama abbia spostato, negli Stati Uniti, l’appoggio della guerra dalla destra alla sinistra: ciò nasce da una retorica per cui al presidente americano il conflitto in Iraq non era gradito, al contrario di quello in Afghanistan. Ma non credo che la commedia durerà a lungo e, siccome non prevedo strappi tra il governo italiano e l’amministrazione statunitense, quando le forze italiane lasce-



Nella pagina accanto, Edward Luttwak, economista e saggista statunitense. In alto, una pattuglia mista Ansf in azione in Afghanistan, a sinistra il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. A destra, dall’alto, una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e il presidente americano Barack Obama

ranno il paese, quelle Usa staranno procedendo nella medesima direzione». Quale valore assume oggi la missione in Afghanistan per gli Stati Uniti e per l’Italia? «Per gli Stati Uniti non ha nessun valore. Per l’Italia, invece, l’operazione acquista due connotazioni. La prima è di carattere politico: si entra e si esce insieme con l’alleato americano. E non esistono giochi laterali. L’Italia

non fugge, non è la codarda della situazione. La seconda riguarda il versante militare: l’Afghanistan individua una zona utile dove far acquisire esperienza alle forze italiane, dal momento che esistono. Ad ogni modo, trovo interessante che l’Italia, che non riesce a controllare intere aree urbane all’interno dei propri confini, speri di raggiungere questo obiettivo in Afghanistan. Perché non si porta il buon governo a Secondigliano che è  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 35


GEOPOLITICA

 più vicino? Mi viene risposto che in

questi luoghi non si può intervenire, perché la mentalità è troppo radicata. Da ciò deduco, invece, che in Afghanistan si rilevi una cultura moderna e fluida». Un altro fronte critico è rappresentato dalle mosse dell’Iran. Basteranno le risoluzioni Onu a fermare il programma nucleare del Paese? «Le sanzioni sono molto deboli e sicuramente non produrranno alcun impatto sul programma iraniano. Ciò che fino a oggi ha rallentato il loro progetto nucleare è stato un mix di caos, incompetenza, corruzione e analfabetismo gestionale. In ogni caso, la soluzione per chi ha un problema con l’Iran è indebolirne il governo perché le risoluzioni dell’Onu sono senza valore, costituiscono soltanto una perdita di tempo in quanto detengono un valore puramente ritualistico. Uno dei passaggi maggiormente patetici degli ultimi anni è dato dal tentativo di ergere le Nazioni Unite a modello di funzionamento. Quando non si vuole agire in ma-

36 • DOSSIER • PUGLIA 2010

niera concreta su una questione, si fa proprio affidamento alle risoluzioni dell’Onu». La crisi apertasi tra Turchia e Israele avrà ripercussioni durature sugli equilibri geopolitici internazionali? «Non credo che questa crisi avrà il risultato che tutti si attendono. Il successo politico di Erdogan e Gul in Turchia è derivato dal fatto che gli altri partiti avevano ormai perso credibilità a causa della corruzione dilagante nel paese. Ma adesso, proprio in concomitanza con il tranello teso dalla Turchia a Israele con la Freedom Flotilla, si è riacutizzata la rivolta dei curdi nel paese e sono in molti ad attribuire questo fatto al governo. Si registra uno stato di guerriglia nella zona sud-orientale della Turchia e di agitazione anche a Istanbul: i curdi esigono il riconoscimento della loro autonomia, prima di tutto culturale. Diventa allora quasi ele-

mentare il parallelismo: Erdogan, che tanto si preoccupa dell’autodeterminazione del popolo palestinese, è il primo a non saper affrontare e risolvere la questione curda in casa propria. Inoltre, i turchi laici si sono spaventati di fronte alle dimostrazioni fortemente filo-islamiche contro Israele. Per questi due motivi, non penso che la crisi durerà a lungo». Che ruolo può giocare l’Italia nello scacchiere mondiale? «L’Italia rimane una delle prime nazioni al mondo, come peso industriale e culturale. Ciò che la rende importante è soprattutto la sua economia, in grado di riflettere la produttività e la creatività del Paese. A minimizzarne il potenziale è lo Stato, articolato nei suoi diversi livelli. Se l’Italia avesse politici e amministratori al pari, ad esempio, della Slovenia, assurgerebbe ancora di più al rango di potenza internazionale».


FEDERALISMO FISCALE

I nuovi orizzonti degli enti locali Il federalismo fiscale, che sta prendendo forma con i vari decreti attuativi in programma, premierà le amministrazioni più virtuose. Raffaele Fitto spiega le dinamiche del provvedimento Nicolò Mulas Marcello

D

Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni e la coesione territoriale

38 • DOSSIER • PUGLIA 2010

al dopoguerra in poi la funzione redistributiva dello Stato ha spostato risorse da Nord a Sud svolgendo il ruolo di collante tra le due parti del nostro Paese. Ma la globalizzazione dei mercati e l’incedere della crisi hanno modificato definitivamente i termini del dare e avere creando tensioni pericolose tra l’Italia settentrionale e il Mezzogiorno. «A queste tensioni – spiega il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto – si pone rimedio solo proponendo agli italiani un nuovo grande progetto per far compiere a tutti un passo in avanti». La manovra economica ha rallentato un po’ l’iter del federalismo fiscale. Quali sono i prossimi passi per la sua attuazione? «In verità l’iter dei decreti legislativi proc e d e secondo i

tempi previsti. La delega al Governo scade a maggio 2011 e a oggi sono stati emanati tre decreti di grande rilevanza riguardanti il federalismo demaniale, le modalità di determinazione dei fabbisogni standard per Comuni e Province e la fiscalità dei Comuni con l’introduzione della cedolare secca sugli affitti e il riordino della tassazione sugli immobili. A questo si aggiunge la relazione del ministro Tremonti sui numeri del federalismo, anche questa licenziata dal governo nel termine previsto del 30 giugno. Altri due importanti decreti relativi alla fiscalità delle Province e alle modalità di determinazione dei costi standard per le Regioni sono pronti e saranno varati entro il mese di settembre. È questo un lavoro che con grande sintonia il ministro Calderoli sta portando avanti in un confronto costruttivo con tutte le amministrazioni interessate. Entro la fine dell’anno, il governo scioglierà, infine, il nodo più complesso che riguarda la fiscalità regionale». Il primo passo per il federalismo


Raffaele Fitto



Il federalismo fiscale costituisce un potente strumento di miglioramento della qualità delle classi dirigenti locali la cui azione sarà sottoposta a uno scrutinio molto più serrato da parte degli elettori



fiscale è stato quello demaniale. Le Regioni in rosso però potrebbero vendere a privati i beni demaniali a loro affidati. Cosa ne pensa? «Questa ipotesi è preclusa dalla legge. Gli squilibri di bilancio non si coprono vendendo i gioielli di famiglia che appartengono alla comunità e non certo agli amministratori inefficienti. D’altra parte non c’è nulla di sbagliato se la valorizzazione di un bene trasferito nella disponibilità delle Regioni e degli enti locali, passi attraverso la vendita o l’affidamento in gestione a un privato. Ciò che va salvaguardato, e la legge in proposito è chiara, è la tutela dei beni di valore storico, architettonico e paesaggistico nonché i vincoli posti al fine di garantire usi compatibili con la natura stessa dei beni». Il ministro Tremonti ha accusato le Regioni del Sud di non aver speso le risorse stanziate dai fondi europei a loro destinati. Come si articola la nuova gestione dei fondi Fas che è in programma? «Il ministro Tremonti ha posto l’ac-

cento su una realtà nota sino a oggi solo agli addetti ai lavori. Molte Regioni meridionali hanno speso poco e male le ingenti risorse destinate alle politiche di coesione territoriale, siano esse di fonte comunitaria o di fonte nazionale. Questo stato di cose ha formato oggetto di una puntuale ricognizione che ho svolto personalmente nel mese di luglio in virtù della delega alle politiche di coesione assegnatami dal presidente Berlusconi e che è stata condotta in contraddittorio con tutti i presidenti di Regione e delle Province autonome. È emersa con chiarezza una duplice difficoltà delle amministrazioni regionali e centrali nella capacità di spesa e nell’efficacia della stessa. I tempi per passare dalla programmazione di un’opera alla sua realizzazione sono incompatibili con quelli dell’economia, inol-

tre la spesa è suddivisa su migliaia di piccoli progetti incapaci di generare effetti visibili sulla crescita del Mezzogiorno. La nuova impostazione che intendiamo dare alle politiche di coesione è basata su pochi e chiari pilastri. Innanzitutto la considerazione del Mezzogiorno come sistema economico e sociale, non come la semplice somma di otto regioni; in secondo luogo concentrazione delle risorse su interventi di valenza strategica per tutta l’area; il terzo pilastro è quello della piena valorizzazione del principale fattore di crescita di un territorio costituito dal capitale umano e quindi forti e selettivi interventi su scuola, università e ricerca». Con l’attuazione del federalismo fiscale c’è chi sostiene che aumenteranno le imposte in alcune regioni. È uno scenario possibile?  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 39


FEDERALISMO FISCALE

 Quali sono gli effettivi vantaggi?

«Penso invece il contrario. Uno dei grandi meriti del federalismo fiscale è quello di rendere trasparente al cittadino il rapporto tra imposte pagate a favore del proprio Comune o Regione e qualità e quantità dei servizi da questi resi. Sino a oggi gli amministratori locali e regionali hanno goduto, e spesso abusato, dell’onore della spesa senza sobbarcarsi parallelamente l’onere della tassazione. In un quadro di sostanziale irresponsabilità i cattivi amministratori hanno portato allo sfascio settori come la sanità o i servizi pubblici locali riuscendo in molti casi a essere confermati nel loro ruolo. In conseguenza di ciò le aliquote regionali sono già al massimo in molte regioni. Per ridurre la pressione fiscale locale, che oggi è ai massimi livelli, non c’è altra via che il federalismo fiscale e l’adozione dei costi standard. In questo modo si agisce sulla qualità della spesa pubblica e si mettono in moto meccanismi virtuosi di competizione tra territori. Attraverso un ampio confronto interistituzionale e parlamentare siamo riusciti a produrre una sintesi alta delle diverse posizioni in campo che ha dato vita a un modello di federalismo fiscale moderno, solidale e coerente con la storia istituzionale del nostro Paese. Il federalismo fiscale costituisce un potente strumento di miglioramento della qualità delle classi dirigenti locali la cui azione sarà sottoposta ad uno scrutinio molto più serrato da parte degli elettori. Infine, dal miglioramento della qualità della spesa pubblica possono nascere i margini per la riduzione della pressione fiscale senza che ciò implichi taglio dei servizi resi». Il principio della virtuosità delle regioni è per lei condivisibile ma così non si acuirà il dislivello tra

40 • DOSSIER • PUGLIA 2010

nord e sud? «La virtuosità di un’amministrazione pubblica deve essere valutata come capacità di produrre miglioramenti sotto il profilo dell’efficacia e dell’efficienza. In questa accezione Nord e Sud pari sono. Questo principio dunque non può essere considerato alla stregua di un’istantanea ma piuttosto come un processo che deve essere valutato nel tempo. Prendiamo ad esempio il caso dei neo eletti presidenti di Calabria, Campania e Lazio che hanno ereditato una spesa sanitaria quasi del tutto fuori controllo e un debito pesantissimo. Per molto tempo ancora il bilancio di queste Regioni sarà appesantito e il rientro richiederà anni e quindi una semplice fotografia istantanea non potrebbe cogliere il miglioramento e la qualità delle scelte coraggiose che questi presidenti stanno adottando. Il dislivello tra Nord e Sud sarebbe purtroppo destinato ad allargarsi ulteriormente se lasciassimo le cose così come sono, se rinunciassimo, cioè, a cambiare profondamente i meccani-

smi di finanziamento delle amministrazioni pubbliche e della spesa pubblica. La riforma federale e la revisione delle politiche di coesione territoriale sono i due strumenti complementari con i quali tenere insieme il Paese». In vista del federalismo fiscale e dei decreti attuativi lei ha affermato che sta studiando un provvedimento, «senza modificare la Costituzione», per riformare la Conferenza Stato-Regioni. In che modo? «Il sistema delle conferenze Stato-Regioni e Unificata nasce e trova la sua normazione prima della riforma del Titolo V della Costituzione. Sebbene la prassi quotidiana abbia consentito di adeguarne in qualche modo il funzionamento al nuovo assetto delle competenze disegnato dalla Costituzione novellata, i limiti del sistema sono sempre più evidenti. Penso a un disegno di legge delega che contenga principi di riforma condivisi con il sistema delle autonomie cui far seguire uno o più decreti legislativi di riordino».


FEDERALISMO FISCALE

Federalismo fiscale un’opportunità per il Sud Un sistema che premia i più virtuosi e che promette una minore pressione fiscale per le imprese. Rosario Giorgio Costa illustra le opportunità per il Sud offerte dal federalismo fiscale che sta prendendo forma con i decreti attuativi Nicolò Mulas Marcello

L

a legge delega è stata approvata dal Parlamento il 29 aprile 2009. Con i decreti attuativi, si sta operando una sorta di rivoluzione del sistema dei trasferimenti delle risorse pubbliche tra lo Stato e gli enti locali (Comuni, Province e Regioni). Il nuovo sistema, introdotto dal federalismo fiscale, sarà basato sui costi standard ritenuti necessari a fornire ai cittadini i servizi fondamentali, a cominciare dalla sanità. Gli italiani avranno servizi pubblici uguali in tutto il paese e sarà eliminata la differenza dei costi tra nord e sud. I Comuni saranno attori principali nell'accertamento dei redditi dei contribuenti per combattere l'evasione fiscale. Gli amministratori saranno costretti a operare con maggiore trasparenza e a dare conto ai cittadini di come spendono i soldi delle imposte. La riforma del federalismo fiscale non comporterà maggiori costi per lo Stato e sarà attuata senza aggravi della pressione

42 • DOSSIER • PUGLIA 2010

fiscale complessiva, che è destinata progressivamente a diminuire. Molte le aspettative da parte delle imprese grazie soprattutto alla possibilità di contrarre le aliquote e di conseguenza la pressione fiscale. Buone prospettive ci saranno anche per il sud secondo il senatore Rosario Giorgio Costa, presidente dei commercialisti della provincia di Lecce, il quale ricorda però che «non troveremo difficoltà ad attuare il federalismo fiscale, fuorché però ci diano le risorse necessarie sul fronte della spesa per investimento per creare le infrastrutture necessarie per far sì che

fosse indifferente da un punto di vista del costo di produzione, produrre a Lecce come produrre a Milano». Con l’attuazione del federalismo fiscale quali sono le aspettative per le imprese? «Le aspettative per le imprese sono l’efficientizzazione della Pubblica amministrazione e la riduzione del costo di funzionamento delle stesse, vale a dire la contrazione della spesa corrente dell’apparato pubblico nei rami alti e in quelli bassi sia a livello centrale (ministeri et similia) sia in Comuni, Province e Regioni. L’auspicio è la re-


Rosario Giorgio Costa

In apertura, Rosario Giorgio Costa, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Lecce

sponsabilizzazione degli amministratori o i legislatori, nel caso dei regionali con la standardizzazione dei costi di funzionamento dei servizi essenziali, quindi l’assegnazione di risorse congrue a Milano così come a Santa Maria di Leuca, a Reggio Calabria così come in Trentino Alto Adige. In tal modo, la virtuosità dei comportamenti dell’Amministratore ridurrebbe il costo di funzionamento dello Stato, dando così agli organi deputati all’esercizio della funzione tributaria la possibilità di contrarre le aliquote, di aumentare la produttività delle imprese grazie alla

contrazione della pressione fiscale. Tutto questo porterebbe più sviluppo e quindi più occupazione». Come cambierà il carico fiscale sul lavoro? «Il carico fiscale sul lavoro non dovrebbe cambiare perché, per come stanno le cose, una contrazione della pressione fiscale potrebbe determinare l’inginocchiamento dello Stato. Ma nel momento in cui dovesse esserci più gettito dovuto a un aumento della produttività e quindi più Pil e meno costo di funzionamento dello Stato, ci sarebbero risorse che potrebbero essere adeguatamente destinate alla ridu-

zione della pressione fiscale e quindi a uno sviluppo più efficiente del sistema produttivo e a una maggiore capacità di spesa per le famiglie italiane». Per quanto riguarda il Sud la gestione delle risorse ha sempre costituito un problema. Il federalismo fiscale potrà creare una maggiore coscienza per il Mezzogiorno? «Ritengo che la capacità di contrazione della spesa del Sud sia notevole per cui non troveremo difficoltà ad attuare il federalismo fiscale. A patto che ci diano le risorse necessarie per investire in infrastrutture utili a far sì che sia indifferente, da un punto di vista dei costi di produzione, produrre a Lecce come a Milano. Perché se produrre a Lecce implica un costo maggiore che farlo a Reggio Emilia o a Bologna è evidente che la capacità di contrazione della spesa non equivarrebbe all’accorciamento della distanza tra Nord e Sud che è l’obiettivo che si vuole perseguire. Perché nessun governo vuole non perseguire il riequilibrio territoriale, altrimenti che governo sarebbe? Diventa un tiranno, e nessun governo, men che meno il nostro, magistralmente guidato da Silvio Berlusconi può avere opinioni di questo genere».  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 43


FEDERALISMO FISCALE



Ci sono prospettive di crescita per il Mezzogiorno con questa riforma? «Sì ci sono, grazie ai fondi strutturali; dobbiamo però fare presto a spenderli perché altrimenti qualcuno potrebbe pensare di utilizzarli per altri fini. E allora il Sud non può lamentarsi che i propri fondi vengano spesi altrove, ma deve prodigarsi per utilizzarli al meglio sul territorio. Si realizzi ad esempio la tratta ferroviaria Napoli-Bari, perché non è necessario essere ministro dei Trasporti per capire che senza questa infrastruttura indispensabile si tiene un pezzo di Italia e di Europa come la Puglia, la Campania, la Calabria, la Basilicata, il Molise, l’Abruzzo in una situazione di soggezione. È come avere un corpo sano dalla cintola in su e malato dalla cintola in giù». Lei sostiene che i sacrifici sono

44 • DOSSIER • PUGLIA 2010

un dazio necessario sulla tortuosa strada delle riforme. La manovra finanziaria però inasprisce l’iter del federalismo fiscale. Cosa ne pensa? «Nel momento in cui le risorse non ci sono togliere 10 centesimi da una tasca e metterli in un’altra o viceversa non cambia niente. La verità è che il sistema dei vasi comunicanti consente di immaginare un perfetto sistema di distribuzione delle risorse, considerato

che le risorse sono quelle, se togli da qualcosa da un ambito è evidente che poi non lo ritrovi più e se lo aggiungi a un altro è evidente che hai fatto qualcosa che ha creato abbondanza in un ambito piuttosto che in un altro. Bisogna stare attenti a procedere secondo equità così come ogni buon padre di famiglia farebbe per l’economia famigliare e ogni statista farebbe per lo Stato, indipendentemente se si qualifica profeta, economista, giurista. De Gasperi non era né l’uno né l’altro e fu il più grande meridionalista della storia perché aveva capito una cosa semplice: bisogna portare le risorse dove mancano. E così facemmo il più grande passo in avanti e il più grande avvicinamento tra Nord e Sud. Quando dimentichiamo questi principi, giocando con le regole dell’economia pura, è evidente che poi si verifica quello che è accaduto: il divario fra Nord e Sud è aumentato negli ultimi 20 anni».


Antonio Uricchio

Il potere di spesa e i profili delle entrate Una nuova gestione delle imposte rivoluzionerà gli ordinamenti delle nostre Regioni e l’introduzione del principio del costo standard sarà una delle novità della legge delega. Antonio Uricchio ne illustra le linee principali Nicolò Mulas Marcello

S

ono molte le novità in ambito erariale che coinvolgeranno le Regioni con l’introduzione della legge sul federalismo fiscale. La gestione tributaria cambierà e con essa anche la gestione economica dei servizi grazie al principio del costo standard. «Ritengo che – si augura Antonio Uricchio, docente di Diritto tributario presso l’Università di Bari – accanto al principio del costo standard, bisogna individuare dei livelli minimi di qualità dei servizi offerti». Dal punto di vista normativo la riforma sembra orientata sul potere della spesa e meno sul profilo delle entrate. Ma un esempio di gestione federale delle imposte può venire delle Regioni a statuto speciale che con gli anni di esperienza e i loro ordinamenti ormai collaudati in questa direzione potrebbero costituire un modello per tutti gli altri enti locali. Con l’attuazione del federalismo fiscale come muterà la gestione tributaria delle regioni?

«Ritengo che la legge delega non offra ancora strumenti per disciplinare la materia perché i principi espressi sono ancora abbastanza generici. Alcune indicazioni possono comunque essere tratte come il principio di continenza che dice che i tributi di nuova istituzione applicati agli enti territoriali devono essere collegati alle funzioni degli enti stessi». Dal punto di vista normativo quali saranno le novità? «L’attuazione della legge delega potrà fornire elementi più precisi ma ritengo comunque che la riforma sia orientata più sul potere della spesa che non sul profilo delle entrate. Forse ci voleva maggior coraggio ad affrontare i profili dell’entrata, assicurando per esempio alle Regioni e agli altri enti territoriali una maggiore autonomia dal punto di vista finanziario, dando per esempio modelli come la cessione delle imposte erariali a favore degli enti territoriali e al riordino degli stessi. Le prospettive di riforma sono an-

Antonio Uricchio, docente di Diritto tributario presso l’Università di Bari

cora abbastanza vaghe». Cosa cambierà in concreto per i cittadini con l’attuazione del federalismo fiscale? «Indubbiamente i modelli degli enti territoriali saranno profondamente sconvolti perché l’introduzione del principio del costo standard ridisegnerà criteri di ripartizione delle risorse pubbliche in favore degli enti territoriali. Ritengo che accanto al principio del costo standard bisogna individuare dei livelli minimi di qualità dei servizi offerti, uno standard di qualità per poi parametrare su questo, anche alla luce di condizioni infrastrutturali che consentano i servizi. La preoccupazione, almeno in questa fase, è che bisognerà ridurre  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 45


FEDERALISMO FISCALE



Le Regioni a statuto speciale sono sicuramente un passo avanti. Hanno l’esperienza degli anni precedenti e regole precise, le loro esperienze possono costituire un esempio significativo per quelle che invece dispongono di un ordinamento diverso



 delle risorse in favore degli enti ter- queste Regioni hanno dovuto moritoriali e già dei segnali in questo senso non mancano perché la manovra economica ha imposto un drastico ridimensionamento delle risorse». Gli attuali assetti gestionali della fiscalità locale in regioni come Alto Adige e Sicilia presentano già la forma del cosiddetto fisco federale. Sarà così anche per le altre regioni? «Le Regioni a statuto speciale sono sicuramente un passo avanti. Hanno l’esperienza degli anni precedenti e regole precise. Però anche 46 • DOSSIER • PUGLIA 2010

dificare i propri ordinamenti e le loro esperienze possono costituire un esempio significativo per quelle che invece dispongono di un ordinamento diverso». Quali sono i nuovi strumenti della partecipazione dei Comuni all’accertamento tributario? «Già da qualche anno a questa parte c’è stata l’introduzione di questo strumento che credo debba essere valorizzato nel prossimo futuro. In precedenza era ammessa la partecipazione, ma non gli in-

centivi anche di carattere economico. Il tutto si riduceva a un semplice supporto senza un vantaggio agli enti territoriali. Oggi attraverso la previsione di una premialità lo strumento verrà sicuramente adoperato largamente per il prossimo futuro e credo che questo possa costituire un vantaggio per le entrate. Nel momento in cui le risorse a disposizione degli enti territoriali sono poche, anche questa possibile entrata diventa una forma di sostegno. E soprattutto quei Comuni che potranno maggiormente intervenire in quegli ambiti a essi più vicini come l’esercizio di attività economiche, settore urbanistico e settore del commercio per i quali rilasciano concessioni, licenze e provvedimenti amministrativi che segnano un coinvolgimento della macchina comunale».


Agenzia Xxxxxxxdelle Xxxxxxxxxxx entrate

Gli aspetti della nuova gestione tributaria

I

l federalismo fiscale apporterà una drastica innovazione del nostro sistema istituzionale in modo particolare per quanto riguarda la gestione tributaria. In questa direzione un ruolo importante lo avrà l’Agenzia delle entrate. «Si può evidenziare – sottolinea Silvia Guarino, direttore della sede pugliese – che l’aspetto di maggior interesse per l’Agenzia è il principio di autonomia di entrata, secondo cui il ruolo dell’amministrazione finanziaria dovrà indirizzarsi all’efficienza nell’amministrare i tributi, al rispetto dei principi contenuti nello Statuto del contribuente, al contrasto di evasione ed elusione fiscale con il coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali, all’esclusione della doppia imposizione sulla stessa base imponibile, all’accesso diretto alle anagrafi e a ogni altra banca dati da parte di ciascun soggetto titolare di un potere impositivo o di

Con il federalismo fiscale tutti gli enti locali sono chiamati ad assumere nuove e più importanti responsabilità, non solo sul fronte della gestione della spesa ma anche su quello delle entrate Nicolò Mulas Marcello un tributo». Per raggiungere questi obiettivi l’Agenzia partecipa attivamente alla preparazione dei decreti delegati con il proprio bagaglio di competenze. «Basti pensare – continua – che per individuare le quote di gettito da attribuire ai governi locali, si devono conoscere i dati delle entrate fiscali suddivisi a livello territoriale e, per questo, l’Agenzia coordina il gruppo di lavoro “Entrate delle regioni e degli enti locali” , presso la Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale». Uno degli obiettivi del federalismo dovrebbe essere, oltre alla razionalizzazione della spesa pubblica e alla responsabilizzazione degli enti locali nella gestione delle risorse finanziarie, la riduzione della pressione fiscale complessiva in Italia. La lotta all’evasione si configura senza dubbio come uno strumento per raggiungere questo importante risultato. «Un sistema fiscale efficiente rende la vita più difficile agli evasori, un sistema di tipo federale può e deve migliorare l’efficienza, anche coinvolgendo direttamente i diversi livelli istituzionali nell’attività di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale con meccanismi premiali». Tra le principali novità del sistema tributario ridisegnato in chiave federalista c’è una radicale inversione di tendenza rispetto ai modelli adottati finora per regolare i rapporti finanziari tra lo Stato e le autonomie locali. «Il federalismo fiscale potrà essere un’opportunità di crescita per le Regioni meridionali nella misura in cui esso, in funzione del connesso controllo democratico dell’elettorato sull’amministrazione degli enti locali, contribuirà al raggiungimento di maggiori livelli di qualità dei servizi e di razionalizzazione della spesa pubblica». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 47


MEDITERRANEO

Al centro degli scambi tra Oriente e Occidente Il presidente della Fiera del Levante apre la strada «a una nuova stagione delle opportunità produttive, di associazioni tra pmi e dell’esportazione del made in Italy» Renata Gualtieri

B

ari, ponte tra Europa e Oriente è lo slogan della Fiera e delle sue molteplici rassegne. Sono tanti i fattori che determinano il successo di una manifestazione fieristica: numero di espositori e visitatori, presenza cospicua di delegazioni estere, ricco calendario di eventi e incontri. Voci che hanno senza dubbio contribuito alla riuscita delle tante rassegne che si susseguono nel corso dell’anno. «Da un lato – dichiara Cosimo Lacirignola – siamo soddisfatti di aver ideato o potenziato una serie di fiere specialistiche capaci di intercettare le esigenze del territorio e di favorire ulteriormente l’incontro tra domanda e offerta. Dall’altro lato, però, continuiamo a considerare imprescindibile e strategico il valore aggiunto della campionaria di settembre, non soltanto come importante punto d’incontro per gli addetti ai lavori, ma anche come luogo privilegiato di rapporti tra le ambizioni, gli affari e le culture di classi dirigenti, imprese e semplici cittadini. Su questi format vincenti continueremo a puntare anche in futuro». Sostenibilità ambientale, efficienza energetica e un dialogo sempre crescente tra Europa e Mediterraneo possono aprire nuovi scenari. La Puglia può diventare regione pilota nel Mezzogiorno e nel Mediterraneo? Quale contributo può ancora dare l’ente Fiera in questo senso?

50 • DOSSIER • PUGLIA 2010

«Nell’ambito energetico siamo senza dubbio una regione all’avanguardia. In Puglia il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili costituisce uno di quelli a maggiore sviluppo. Non a caso abbiamo il primato nazionale sia nella produzione solare che in quella eolica mentre siamo secondi per la produzione da biomasse. Anche la Fiera non è rimasta indifferente al tema della sostenibilità ambientale. Abbiamo, infatti, sottoscritto un contratto con Enipower per l’installazione di un

In apertura, visitatori tra gli stand della Fiera del Levante; qui sotto, Cosimo Lacirignola, presidente della Fiera del Levante; a destra, una veduta aerea della Fiera


Cosimo Lacirignola



Assieme ai nostri partner, continueremo a puntare su una forte spinta internazionale della nostra azione

1 mln PRESENZE

impianto fotovoltaico da posizionare sulle coperture di alcuni padiglioni espositivi, per una potenza complessiva di 670 kWp e un risparmio per l’ambiente di 532 tonnellate di CO2/anno. Siamo, del resto, consapevoli che il fotovoltaico costituisce oggi una delle energie rinnovabili più diffuse, uno strumento imprescindibile per assicurare il controllo delle emissioni inquinanti e una forma di investimento redditizia». Le imprese del settore alimentare, che contribuiscono per oltre il 7 per cento alle esportazioni regionali, hanno incrementato

Il numero di visitatori registrati alla Fiera Campionaria di settembre 2009

850

ESPOSITORI Il numero degli espositori presenti alla Fiera Campionaria del 2009



le proprie vendite all’estero nel 2009 del 4,5 per cento, un andamento migliore rispetto al Mezzogiorno e in controtendenza rispetto alla media nazionale. Quali importanti obiettivi si pone Agrimed, manifestazione fieristica che si terrà dall’11 al 19 settembre, nella valorizzazione del patrimonio agroalimentare del nostro Paese? «Anche quest’anno momenti espositivi, approfondimenti, degustazioni, laboratori e stand avranno l’obiettivo di promuovere lo straordinario patrimonio agroalimentare pugliese e non, espressione di un’agricoltura ecosostenibile ed emblema di quella genuinità che è garanzia di sicurezza alimentare. Le produzioni agroalimentari, senza dubbio, hanno scritto la storia del mangiar bene italiano e contraddistinto il modello oggi basato sulla dieta mediterranea che, non a caso, si candida a diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco». Riguardo all’export pugliese le analisi statistiche della Banca d’Italia parlano di una diminuzione della domanda tedesca e francese, di un calo delle esportazioni verso la Spagna, di cali verso l’America settentrionale e l’Asia e di una graduale crescita delle  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 51


MEDITERRANEO

 esportazioni verso gli Stati Uniti. Quali sono l’area di libero scambio per il settore dei prodotti

Sopra, uno stand del Salone dell’Arredamento; nella pagina seguente, uno dei viali della Fiera

industriali e dei manufatti. L’area euro-mediterranea rappresenta un potenziale mercato di 600 milioni di consumatori e il ruolo di interlocutore di riferimento, rivestito dalla Fiera, coincide con la capacità di stringere alleanze internazionali, fare rete con altri sistemi, attivare collaborazioni virtuose. In quest’ambito bisogna far fronte all’avanzare di vecchi e nuovi attori interessati a questa zona strategica: non solo l’Europa, ma anche gli Usa, la Russia, i paesi del Golfo, senza dimenticare la capillare penetrazione cinese». La Fiera del Levante come sostiene e promuove l’espansione internazionale e la cooperazione euro-mediterranea delle imprese del territorio? «Grazie al suo importante brand, conosciuto in tutto il mondo, la Fiera favorisce ulteriormente le piccole e medie imprese nel processo di internazionalizzazione attraverso forme di partenariato con le altre sponde del Mediterraneo, presentazioni di prodotti non in quanto tali ma anche per ciò che rappresentano (saperi, sapori e valori), trasferiIl ruolo di interlocutore di riferimento, rivestito mento di know how e tecnologie moderne ma di concetti antichi e inamovibili come, ad dalla Fiera, coincide con la capacità di stringere anche esempio, la già citata dieta mediterranea. È un alleanze internazionali, fare rete con altri percorso questo che abbiamo già avviato da sistemi, attivare collaborazioni virtuose tempo ma vogliamo e possiamo fare di più perché parta una nuova e proficua stagione delle oggi i principali interlocutori dell’Italia per i quali la Fiera del Levante costituisce la naturale porta di passaggio? «In primo luogo tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Lo scenario geo-economico, peraltro, è profondamente cambiato negli ultimi tempi. Se prima i traffici si svolgevano dal Nord al Sud, quindi dagli Usa e dall’Occidente e arrivavano a Rotterdam, oggi il Mediterraneo è tornato a essere il fulcro dell’economia globale e va visto come “il Nord del Sud” e non più come il Sud rispetto all’Italia settentrionale e al nucleo europeo. I dati, poi, parlano chiaro: già da un anno l’Italia, scavalcando la Francia e la Germania, è il primo partner commerciale della sponda sud del Mediterraneo e questa sua presenza si sta ancora incrementando grazie all’entrata in vigore del-



52 • DOSSIER • PUGLIA 2010




opportunità produttive, delle associazioni tra pmi, dell’esportazione del made in Italy e affinchè lo slogan della scorsa edizione, “l’anima internazionale e il cuore Mediterraneo”, continui ad essere la rotta imprescindibile della nostra navigazione». Quali collaborazioni intrattiene la Fiera del Levante con organismi, università meridionali e altre istituzioni scientifiche presenti sul territorio? «La politica di alleanze è fondamentale per un ente come il nostro e, come già accaduto negli ultimi tempi, continueremo a operare per sinergie. C’è già una piena sintonia con le imprese, la Confindustria, gli atenei universitari e gli altri centri di ricerca. E questo è fondamentale perché non avrebbe senso organizzare una fiera senza il coinvolgimento di tutti i soggetti che operano sul territorio. Così come sarebbe inutile organizzare manifestazioni avulse dal contesto nel quale la Fiera vive. E, allora, assieme ai nostri partner, continueremo a puntare su una forte spinta internazionale della nostra azione, al fine di agevolare l’apertura delle aziende a nuovi mercati dalle prospettive particolarmente interessanti. Soltanto con le collaborazioni a tutto campo potremo

50 PAESI

Le presenze estere nell’ambito della Campionaria del 2009

532t

RISPARMIO ENERGETICO Il risparmio di CO2/anno che si otterrà con l’installazione di un impianto fotovoltaico su alcuni padiglioni espositivi

mettere in atto il cambiamento al quale il nostro ente è chiamato». È forte l’integrazione tra la città di Bari e la Fiera del Levante. Qual è l’indotto fieristico, di cui beneficiano la città e il territorio circostante e il volume d'affari che le varie manifestazioni concorrono a promuovere? «L’indotto complessivo è considerevole e a questo va, appunto, aggiunto il volume d’affari che le varie rassegne promuovono a vantaggio dei propri espositori. Questi ultimi sanno di poter fare affidamento su una Fiera al passo con i tempi, che ogni anno diversifica il calendario delle manifestazioni, nelle quali non ci si limita a discutere i problemi ma si mostrano anche le soluzioni. La città e il territorio circostante beneficiano anche del grande spazio riservato a iniziative culturali: penso, ad esempio, alla presenza nel quartiere fieristico del Cineporto, che arricchisce l’offerta pugliese di servizi per le attività cinematografiche, e all’imminente nascita della Casa delle Musiche, uno spazio da 500 posti che conterrà uffici di programmazione e produzione musicale, sale prova e un ampio spazio per gli spettacoli all’aperto». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 53


MEDITERRANEO

Con lo sguardo rivolto ad Oriente «Progettiamo per noi e con gli altri un futuro di sviluppo e prosperità collettiva, ma si tratterà di in percorso irto di difficoltà». Le attese di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia Renata Gualtieri

V

a bene l’export in Puglia e i settori trainanti tornano a essere la chimica, l’agroalimentare, l’automotive e il legno-arredo. Occorre capire, però, quanto ancora bisogna investire in internazionalizzazione, politiche di accompagnamento nei confronti delle imprese e dei distretti sui mercati esteri, punto strategico del futuro economico regionale. «Certamente c’è ancora moltissimo da fare, le nostre scelte strategiche sono fortemente innovative, intendiamo battere la crisi, invertire le tendenze conservative, e cambiare in modo radicale la proiezione dello sviluppo economico non è un percorso né semplice né rapido. La politica economica della Puglia – precisa il presidente Vendola – è ormai orientata verso la sostenibilità e verso il rapporto con i Paesi di vicinato, e siamo convinti che questa scelta rappresenti la prospettiva unica possibile per uno sviluppo integrato dell’area adriatico-mediterranea e del sud-est europeo. Andare seriamente in questa direzione richiede, però, un raccordo forte con le politiche nazionali e comunitarie e passa attraverso un impegno politico decisivo per la stabilizzazione dei paesi balcanici, l’allargamento dell’Unione europea, la conquista della pace in Medio Oriente: progettiamo per noi e con gli altri un futuro di

54 • DOSSIER • PUGLIA 2010

sviluppo e prosperità collettiva, ma non ci nascondiamo il fatto che si tratterà di in percorso irto di difficoltà». La Regione è in rapporto con 37 paesi esteri, tra Balcani, Mar Nero, Medioriente, la sponda sud del Mediterraneo. Quali saranno le strategie per coltivare le relazioni internazionali? «Trasformare la centralità geografica della Puglia nel bacino del Mediterraneo in capacità di promuovere reali processi d’integrazione politica e di coesione socioeconomica e culturale tra i diversi popoli che vi si affacciano, costituisce la mission della nostra proiezione internazionale, la dimensione strategica cui si ispira tutta intera la nostra politica. Essa si accompagna all’obiettivo di attivare processi di sviluppo e di innovazione culturale sullo stesso nostro territorio regionale, assecondandone le naturali vocazioni e tradizioni allo scambio e al dialogo e in pari tempo alimentando la costruzione di una condivisa consapevolezza della centralità della relazione con l’altro quale valore civile e collettivo, in una sfida rivolta verso il futuro e mirata al destino delle generazioni più giovani. Dunque, economia e cultura, integrazione e valorizzazione delle diversità, visione della frontiera quale risorsa per la comunicazione e per la crescita co-

In apertura, Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia


Nichi Vendola

mune, di qua e di là dal mare, dai Balcani al Mar Nero al vicino Oriente». E quali sono i paesi dell’area attualmente più interessanti dal punto di vista economico e di un futuro sviluppo di rapporti commerciali? «Nel quadro delle politiche di allargamento e di vicinato dell’Unione europea, e a valere sui finanziamenti a esse dedicati, la Puglia si è collocata in posizione di eccellenza soprattutto nelle relazioni con i paesi dei Balcani occidentali, a partire dall’Albania, paese fratello per noi, che accogliamo ormai da decenni tantissimi cittadini di origine albanese. Lavoriamo stabilmente



4,5% EXPORT

È l’incremento delle imprese pugliesi del settore alimentare per la vendita dei prodotti all’estero nel 2009

53,7% VENDITE

Le vendite dei prodotti alimentari destinati ai paesi membri dell’Unione europea a fine 2009

Il nostro obiettivo un impegno politico decisivo per la stabilizzazione dei paesi balcanici, l’allargamento dell’Unione europea, la conquista della pace in Medio Oriente



non solo con l’Albania, ma con l’intera sponda balcanica, su temi focali quali l’energia, la portualità, la mobilità delle persone e delle merci, le risorse agroalimentari, le politiche ambientali, la ricerca, l’innovazione, la formazione, il sostegno all’imprenditorialità diffusa. Ambiti tutti, questi, che consentono di creare economia e occupazione nei nostri come negli altrui territori. E poi i paesi del Mar Nero, ormai comunitari, sulla direttrice del Corridoio VIII, meta storica della vocazione della Puglia quale consolidata porta d’Oriente: il mare ci unisce, diviene strumento dinamico di relazioni economiche e di scambi verso l’Est. E infine il vicino Oriente, sia i paesi arabi mediterranei che Israele, in una visione che implica nella costante ricerca della pace la costruzione di interessi condivisi di sviluppo sostenibile». Come si potrà sviluppare la cooperazione con i paesi del Mediterraneo nei prossimi anni e cosa significherà per la Regione? «Coniugheremo in modo mirato gli interventi alimentati dai fondi europei per la cooperazione territoriale con le iniziative pugliesi orientate a rafforzare l’internazionalizzazione dei nostri sistemi produttivi: da centro geografico siamo già divenuti centro politico ed economico, e intendiamo valorizzare le nostre risorse professionali, economiche e commerciali in tutti i campi, per fare cooperazione tanto quanto sano business, a vantaggio di una grande area adriatico-mediterranea integrata che costruisca al proprio interno un’alternativa vera alla crisi strutturale del mondo globalizzato». Che importanza ha la Fiera del Levante come vetrina e moltiplicatore delle eccellenze della realtà mediterranea? «Interlocutore indispensabile e costante, la Fiera del Levante rappresenta un traino, un vettore ricchissimo di relazioni internazionali. Assieme alla Fiera abbiamo lanciato le nostre politiche verso i Balcani e verso l’est dell’Europa, abbiamo arricchito le nostre iniziative istituzionali e avviato processi sostanziali di internazionalizzazione dei sistemi d’impresa pugliese. Insomma, la Fiera è un motore delle nostre attività ed è il contenitore ideale per dare consistenza operativa alle politiche economiche rivolte all’esterno». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 55


MEDITERRANEO

Il Mare Nostrum e le strategie di sviluppo globale

I

l ruolo dell’Italia nell’area mediterranea, per la sua ineludibile centralità geografica nello scacchiere europeo, rappresenta non solo un unicum che si affaccia sul lungo corridoio azzurro del bacino e un punto d’incontro tra l’Europa continentale e il Mediterraneo ma anche un ponte tra est e ovest del nostro quadrante. «Non va trascurata – sottolinea il professor Giancarlo Elia Valori – la peculiarità di Roma, capitale d’Italia e della cristianità e unica capitale dell’Unione per il Mediterraneo, che ha il privilegio di affacciarsi sul “mare nostrum”. Renata Gualtieri Ciò rappresenta l’opportunità di riacquistare una posizione d’alto profilo nello scenario mondiale come snodo fondamentale dei flussi tra Europa e Far East e di “porta d’accesso” del Sud verso l’Atlantico. In particolare la vasta area romana, cerniera verso il resto del Mediterraneo, consen-

«La nuova “via della seta” raggiunge il Mediterraneo attraverso i porti del centro-sud Italia e pugliesi in particolare, che rappresentano un’entità viva ed evoluta dell’intero panorama adriatico, si collocano come “moli naturali nel mare nostrum”». L’attenta analisi di Giancarlo Elia Valori

56 • DOSSIER • PUGLIA 2010

In alto a sinistra, il professor Giancarlo Elia Valori


Giancarlo Elia Valori

23 PAESI

tirebbe all’Italia di trasformarsi da capitale verso il Sud a regione di forti cooperazioni marittime internazionali per il potenziamento dei porti e delle città e la realizzazione di una “rete regionale euromediterranea” di infrastrutture capace di costruire scenari e obiettivi credibili e progetti di elevata qualità. L’inserimento di Roma Capitale nelle grandi reti di comunicazioni è condizione essenziale affinché il sistema Paese venga integrato nel più ampio contesto euro-mediterraneo». Lei sostiene che solo chi leggerà il Mare Mediterraneo come quadrante unico e come area di una proiezione di potenza globale e unitaria vincerà la sfida di una globalizzazione giusta. Ci spiega cosa intende? «In primo luogo, chi gestirà in futuro il mare nostrum dovrà sostenere la spesa in formazione della forza lavoro nazionale in Maghreb, nel

Sono gli Stati che, tra la costa settentrionale, quella meridionale e quella orientale si affacciano sul Mar Mediterraneo. Quattordici sono i mari interni che fanno parte dell’area

Corno d’Africa, equilibrare le finanze pubbliche locali per evitare le possibili situazioni di default da “shock avversi” che potrebbero materializzarsi nelle fasi di crescita e quindi, di inflazione relativa e poi gestire le tensioni strategiche e commerciali dell’area. Solo chi porterà la spada nel Mediterraneo potrà sedare i conflitti militari e politici interni alla zona sud ed est del mare nostrum, e quindi sarà capace di cogliere i frutti delle sinergie economiche di tutta l’area, unificandola tra il Maghreb, la fascia tra il Nordafrica costiero e il Sahara, in previsione dell’espansione dell’Africa centrale, il Corno d’Africa, il suo collegamento con Aden e il Golfo Persico, il Medio Oriente dominato dalla tensione israeliana-palestinese e dai suoi supporter locali». Il Mediterraneo è un mercato globale che tenderà a divenire strategico. Quali Paesi saranno gli attori maggiori di questo processo? «Gli Usa, tramite il loro comando Africom, pensano di entrare nel mercato africano, e quindi, per quel che riguarda il Maghreb mediterraneo delle materie prime oil e soprattutto non-oil, si scontreranno con gli interessi strategici cinesi, che tendono a unificare il Mediterraneo costiero con l’Africa, mentre l’Ue è ancora legata ad una logica di distribuzione delle seconde e terze lavorazioni “mature” in sistemi produttivi costieri che, con ogni probabilità, si collegheranno ad altri player globali. Se la politica di integrazione del Mediterraneo meridionale e orientale con la penisola eurasiatica avverrà con la logica tradizionale dell’Ue, che ha coniugato sostegno economico e apertura progressiva dei suoi mercati settentrionali, il matrimonio tra le due sponde del Mare nostrum non avverrà. Anzi, il mix cinese tra sostegno alla spesa pubblica locale e investimenti nelle infrastrutture, in cambio di un sostanziale monopolio delle risorse o delle linee di produzione, è una strategia vincente che l’Ue e le varie, numerose, spesso eccessive e burocratiche organizzazioni “mediterranee” europee non scalfirà di certo. La soluzione potrebbe essere quella di una serie di accordi bilaterali Ue-Cina sul Mediterraneo con il trasferimento di alcune parti dell’export dell’Ue a 27 verso Pechino e la definizione  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 57


MEDITERRANEO



di un’area di gestione degli scambi Cina-Eu che passasse, per le prime e seconde lavorazioni, da alcuni Paesi “vocati” del Mediterraneo, selezionati in accordo tra Pechino e Bruxelles». L’Unione per il Mediterraneo istituita nel 2008 può essere un’opportunità concreta per la cooperazione tra le varie sponde del mare? In che modo? «Innanzitutto è necessaria una mirata strategia mediterranea. Cioè un’efficace “risorsa” intesa come strumento finalizzato all’interpretazione delle variegate vicende negative connesse agli annosi problemi che tormentano le popolazioni delle Regioni ubicate nelle rive nord e sud del Mediterraneo. Occorre un cambiamento di prospettiva nella ricostruzione dei fenomeni economici relativi alla vita sociale, alle relazioni umane, ai processi d’innovazione tecnica e all’idea stessa di ricchezza. L’Unione deve farsi carico di mobilitare le risorse necessarie per costruire il riscatto dei Paesi della riva sud ed est del Mediterraneo, che sono avvolti da una spirale di povertà e di violenza che genera conflitti senza vie d’uscita, con ripercussioni sulla stabilità generale dell’area. Inoltre devono far seguito alcuni progetti concreti (peraltro previsti dal partenariato),

58 • DOSSIER • PUGLIA 2010

che riguardano l’ambiente (con l’impegno di rendere pulito il Mediterraneo entro il 2020) e la protezione civile comune, che dovrà affrontare emergenze tra cui l’immigrazione clandestina e la realizzazione di apposite “autostrade del mare”, in grado di assicurare collegamenti più efficienti tra i porti delle due sponde». Nel crescente dialogo fra Europa e Mediterraneo, Bari e la Fiera del Levante occupano un posto strategico. In che modo si può facilitare il dialogo fra Europa e Mediterraneo, che la Fiera del Levante alimenta? «La Fiera del Levante, con la sua lunga storia, costituisce di per sé un grande patrimonio italiano: un luogo d’incontro tra culture diverse, di scambio tra operatori economici, di dialogo tra differenti identità. Una straordinaria vetrina del nostro Paese, che valorizza e promuove l’immagine dell’Italia nel mondo e soprattutto nella vasta area mediterranea. È un dialogo alimentato giorno dopo giorno in una regione dotata di grandissime risorse, che oggi però deve rivendicare il suo ruolo strategico di “cerniera naturale” tra tutta l’area Nord-Africana, il Medio Oriente e i Balcani, facendo leva su iniziative che riguardano la portualità e le autostrade del mare, non-


Giancarlo Elia Valori

Corridoio VIII, uno dei dieci "corridoi paneuropei" progettati per favorire il trasporto di persone e merci nell'Europa centrale e orientale.

ché l’auspicabile interconnessione con il Corridoio 8, che dovrà unire il Mar Nero alla Puglia passando per Bulgaria, Macedonia e Albania. Oggi questa incantevole regione può diventare il centro di qualcosa di nuovo, cioè il punto obbligato tra l’Italia e la sponda sud del Mediterraneo, così come ponte verso i Balcani. Per cui è auspicabile la realizzazione di nuove e moderne reti che colleghino velocemente Bari o Brindisi con tutti i principali snodi del Mediterraneo. Non a caso a Bari, all’interno della Fiera del Levante, è operativo il Segretariato del “Corridoio 8”, l’organismo di raccordo con i porti italiani ed europei, senza scordare che il territorio pugliese è stato il crocevia di tradizioni e culture. Vessillo delle quali è proprio il Santo protettore del capoluogo pugliese, quel San Nicola di Bari venerato non solo dalla religione cattolica ma anche da quella ortodossa. Oggi inoltre è tornata di grande attualità anche la logica della “Via della seta” e dei collegamenti con l’estremo oriente, già delineata nel passato». Oggi con una geopolitica soprattutto marittima, quale sarà lo sviluppo economico futuro dei Paesi mediterranei? «Lo sviluppo avverrà attraverso le reti infrastrutturali che nascono dai porti, che saranno un asset produttivo. La strategia globale, in tempi di pace, si determina attraverso l’organizzazione delle reti di trasporto-trasformazione dei beni e



A Bari, all’interno della Fiera del Levante, è operativo il segretariato del “Corridoio 8”, l’organismo di raccordo con i porti italiani ed europei



dei servizi. Se vincerà la linea della Francia e della Spagna, che desiderano concentrare sul porto di Barcellona le grandi reti di trasporto delle materie prime e dei prodotti provenienti dal Mediterraneo meridionale e dalla antica “via della seta”, allora si imporrà l’Europa franco-tedesca, che ricostruirà la sua egemonia in modo diverso da quello del “modello renano” spazzato via dalla crisi economica e dalla nuova freddezza, che è destinata ad aumentare, tra Usa e Unione europea. Se invece riuscirà a imporsi, come speriamo, una linea meridionale delle reti mediterranee, che va dalla Puglia fino alla Calabria, per poi arrivare nei porti dell’Italia settentrionale sia ad est che ad ovest, allora vincerà una geopolitica dell’unità mediterranea che permetterà all’Italia, e soprattutto a quella meridionale, di utilizzare una vasta massa di beni e servizi per riprendere il proprio sviluppo, e far afferire a questa linea di trasporto tutti quei paesi del Mediterraneo meridionale che si stanno affacciando allo sviluppo e saranno, con ogni probabilità, i protagonisti della nuova crescita economica europea» PUGLIA 2010 • DOSSIER • 59


MEDITERRANEO

L’

Italia sta guadagnando mercati nell’area mediterranea. «Tale merito – sottolinea Luigi Marras, direttore generale del ministero degli Esteri – va innanzitutto ai nostri imprenditori che hanno saputo assumersi dei rischi e che hanno conseguito risultati brillanti presentandosi con prodotti e formule innovative». Il Mediterraneo, caratterizzato dal crescente dinamismo economico di molti partner della sponda sud che la crisi economica ha soltanto rallentato, è diventato una regione sempre più attrattiva per la nostra economia. «A tutti noi spetta la responsabilità di moltiplicare gli sforzi per cogliere le opportunità che si aprono e fare fronte alla concorrenza. La condizione principale per sostenere le nostre imprese sta nella qualità dei rapporti che intratteniamo con i vari paesi, la capacità di comprenderci, la curiosità culturale e il rispetto che abbiamo l’uno per l’altro. Le nostre relazioni bilaterali con tutti i Paesi dell’area sono eccellenti, caratterizzate da un livello intenso di contatti istituzionali che favoriscono le opportunità di investimento per le nostre imprese e l’aumento degli scambi commerciali. Il presidente del Consiglio personalmente si adopera per promuovere la nostra presenza nella regione, cosi come fanno i vari esponenti di governo, a cominciare dal ministro Frattini, ognuno per il proprio settore di competenza, avvalendosi della nostra rete diplomatico-consolare». I paesi del Mediterraneo chiedono non solo prodotti e servizi per soddisfare i loro bisogni primari, ma interventi concreti per sostenere il proprio sviluppo economico. Come intervenire? «Abbiamo ormai bisogno di una nuova visione dello sviluppo economico della regione mediterranea, che non può più essere basata sugli interventi di cooperazione e sui crediti d’aiuto. Dobbiamo passare a una logica di crescita comune, fondata sull’impegno dei Paesi della regione ad affrontare insieme le sfide che ci attendono. L’aumento della popolazione, il 60 • DOSSIER • PUGLIA 2010

L’economia dell’area mediterranea

«Per essere vincenti nel Mediterraneo bisogna fornire beni e servizi di prim’ordine, innovativi, corrispondenti alle trasformazioni cui assistiamo ». Così Luigi Marras, direttore generale per i paesi del Mediterraneo e Medio Oriente al ministero degli Affari esteri Renata Galtieri cambiamento climatico, le infrastrutture energetiche e di trasporto, la pianificazione dello sviluppo urbano, l’incremento della domanda di energia, la scarsità di risorse primarie come l’acqua sono problemi quasi sempre interconnessi che in misura diversa riguardano tutti. Il rafforzamento della dimensione progettuale nel Mediterraneo, fondata su questo approccio, ha del resto anche ispirato l’iniziativa dell’Unione per il Mediterraneo che si è dotata di un segretariato che mira proprio a promuovere più innovative

In alto Luigi Marras, direttore generale per i Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente al ministero degli Affari Esteri


Luigi Marras

A destra, Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini; sotto, Benedetto XVI incontra cristiani e musulmani

e inclusive forme di cooperazione in tutti questi settori, aperte anche alla partecipazione del capitale privato». La Puglia mira a internazionalizzare l’economia italiana, affiancata da istituzioni quali l’Università del Mediterraneo, l’istituto agronomico mediterraneo e Tecnopolis che cura il trasferimento delle tecnologie dal sistema universitario al mondo produttivo. Rientra tutto ciò nel programma della direzione generale? «Il ministero degli Esteri ha da tempo messo la questione dell’internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo al centro delle sue strategie. Con l’attuale riforma interna tutto questo riceverà nuovo impulso, convinti come siamo che le sinergie tra politica estera, imprenditoria, scienza, ricerca e cultura siano essenziali per rafforzare nel mondo l’immagine dell’Italia e talvolta il superamento di stereotipi. L’economia del nostro Paese che produce per vendere e investire ha nella proiezione estera uno dei suoi tradizionali punti di forza, e troverà quindi un sostegno da questa impostazione. In questo senso, il ministro Frattini ha posto come obiettivo primario l’ulteriore sviluppo del ruolo di coordinamento portato avanti dalla Farnesina, in modo che questa possa diventare punto di raccordo e di promozione dell’export italiano, con la creazione di uffici unificati in ogni sede diplomatica in grado di dare riposte alle nostre imprese. Salutiamo pertanto tutte le iniziative della Regione Puglia capaci di andare in questa direzione, unendo conoscenza scientifica e innovazione tecnologica al servizio del mondo produttivo. Iniziative che non dovranno tuttavia disperdersi, ma trovare adeguata valorizzazione, concorrendo a definire e sostenere le priorità della politica estera italiana». Per uno scambio e una cooperazione culturale quali sono le nuove frontiere da esplorare? «Attribuiamo particolare importanza alla cooperazione inter-universitaria, agli scambi tra i ricercatori e gli studenti e consideriamo priorita-

20%

INTERSCAMBI È la percentuale con cui l’Italia è diventata il primo partner commerciale, tra i Paesi Ue, per i Paesi della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo, con un interscambio superiore al 20% della quota complessiva Ue

rio favorire la loro mobilità nella regione attraverso politiche di visti, che sappiano facilitare e incoraggiare questi contatti, che sono essenziali per l’affermazione di un comune sentire mediterraneo. Due soprattutto sono gli obiettivi che il ministero degli Affari esteri insieme ad altri dicasteri sta perseguendo in ambito bilaterale e nei numerosi fori multilaterali: la crescita del ruolo della donna e il rispetto delle identità religiose. L’emancipazione della donna è un valore in sé a tutela della persona, ma è anche un obiettivo strumentale per lo sviluppo economico e civile, per la solidità sociale. La conoscenza e il rispetto delle religioni che vengono praticate nel Mediterraneo allargato è, a sua volta, un presupposto per la comprensione e il dialogo necessari alla stabilità e alla pace, agli scambi e alla condivisione del benessere fra tutti noi che abbiamo la fortuna di poterci definire mediterranei». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 61


MEDITERRANEO

I

l gap tra nord e sud deve essere ridimensionato fino alla sua eliminazione. Prioritario a ogni discorso è creare la condizione per il ritorno ad una crescita del Paese più forte di quella degli ultimi dieci anni. «Il tema del Mezzogiorno – commenta Bartolomeo Giachino – oggi deve essere analizzato e affrontato non solo nella logica del riequilibrio nazionale, ma anche e soprattutto in relazione allo sviluppo del Mediterraneo e dei rapporti con i Paesi del Nord Africa. La logistica è una grande opportunità di sviluppo sin qui poco utilizzata. Occorre intercettare una quota doppia delle merci che passano attraverso Suez». Tra i punti deboli che richiedono di un intervento in tempi brevi «c’è la necessità di avviare un processo di sviluppo diffuso puntando sulla trasversale Napoli-Bari e quella Ionica, saldando così il sistema longitudinale delle infrastrutture con quello trasversale; potenziare il sistema portuale pugliese nella logica di sistema regionale dei porti; preparare le risorse umane della logistica sia attraverso le università che i programma formativi; infine, saldare il sistema portuale con quello retro portuale». Quali sono le priorità strategiche del governo e quali investimenti sono ancora necessari per vedere un progressivo aumento dei livelli di efficienza, qualità, affidabilità e sicurezza dei trasporti pugliesi e migliorare la viabilità all’interno della regione? «Attraverso le misure di politica di sviluppo e quelle finalizzate ai trasporti, il governo punta ad “aprire” quanto più possibile i sistemi territoriali nella logica internazionale. Il corridoio 8, è indubbiamente il link che lega l’Est Europa con il Mediterraneo. La messa a sistema dei porti e degli interporti è il compito della Consulta per l’autotrasporto e per la logistica; il sistema portuale va anche esso posto in una logica di visione internazionale». Quale è attualmente il livello di aper62 • DOSSIER • PUGLIA 2010

La logistica traina lo sviluppo «Il governo attraverso le misure di politica di sviluppo e quelle finalizzate ai trasporti punta ad “aprire” quanto più possibile i sistemi territoriali in una logica internazionale». Il punto di Bartolomeo Giachino, sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Renata Gualtieri

tura internazionale e la condizione della viabilità dall’Italia verso i Paesi limitrofi? «Il sistema dei trasporti italiano per anni è stato bloccato dai veti antistorici della sinistra radicale. Il ponte tra Europa e Oriente passa attraverso il potenziamento anche del corridoio adriatico, rafforzando le politiche ai valichi, e migliorando i rapporti con i Paesi dell’Est Europa. L’arresto del trend di sviluppo è solo congiunturale alla ripresa dell’economia dei Paesi del sudest Europa, avremo così la chiara visione di una Europa sempre più coesa sul piano economico con una forte intensificazione degli s c a m b i commerciali».

Qui sotto, il sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Bartolomeo Giachino; nella pagina a fianco, in alto, il porto di Taranto; in basso, un interporto pugliese


Bartolomeo Giachino

Amico è il progetto gestito da Fiera del Levante Servizi e finanziato dal ministero per lo Sviluppo economico. Il nome è un acronimo per “Albania, Macedonia, Italia: collaborazioni operative”, ed è mirato a rafforzare il processo di penetrazione e di radicamento delle piccole e medie imprese italiane nei Paesi dei Balcani occidentali. Qual è il contributo del ministero delle Infrastrutture in questo progetto e quali obiettivi si pone? «Il ministero nell’aggiornamento del Piano della logistica, darà una forte attuazione delle politiche internazionali, che poggiano in primo luogo sulle procedure e sulle politiche attuali nei diversi Paesi. Noi sappiamo che oggi molte piccole e medie imprese soffrono nella loro internazionalizzazione è pertanto necessario creare strumenti di supporto adeguati, di ordine infrastrutturale, piastre logistiche, piattaforme, interporti». Quali ampie opportunità commerciali offrono i porti pugliesi come porta d’ingresso in Europa per i flussi di merci provenienti dai Balcani e dal vicino Oriente? Ci sono dei progetti ministeriali per migliorare queste importanti vie di comuni-

3 mln MERCI

Il totale delle merci movimentate nel porto di Taranto al mese di giugno 2010

923 mln

PASSEGGERI Il totale dei passeggeri registrati nel Porto di Bari nei primi sette mesi del 2010

cazione? «I porti pugliesi oggi già segnano un forte interscambio con la Cina (Taranto) e i Paesi del Sud Europa (Bari). Per il porto di Brindisi si tratta di trovare una forte vocazione anche commerciale. Il tutto però deve essere portato ad un livello di politica regionale per la logistica da verificare e concordare sul piano programmatico anche con il Piano nazionale della logistica». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 63


MEDITERRANEO

Un marchio Puglia per migliorare la logistica Domenico Di Paola, amministratore unico della società Aeroporti di Puglia ed Emanuele Degennaro, presidente di Interporto regionale pugliese indicano come le infrastrutture possono diventare motore di sviluppo di una regione Renata Gualtieri

L

a Fiera del Levante è un’ottima occasione per promuovere il concetto di mediterraneità nel mondo. E le infrastrutture possono giocare un ruolo strategico in questo senso per favorire un processo di crescita economico e sociale della regione. «Dare a qualche milione in più di persone l’occasione e la possibilità di andare dalla Puglia nel resto del mondo, quindi diffondere prodotti, cultura e professioni e sapere pugliese e viceversa portare il mondo qui – dichiara Domenico Di Paola, amministratore unico Aeroporti di Puglia – è di fondamentale importanza. Solo otto anni fa il sistema aeroportuale pugliese non arrivava a 2 milioni di passeggeri, oggi veleggiamo verso i 5 milioni». La società Aeroporti di Puglia ha elaborato due progetti per fare in modo che queste non siano solo occasioni di mobilità, ma momenti utili per fare del trasporto aereo una leva importante per lo sviluppo economico. «Il primo – continua Di Paola – sul fronte delle merci è il progetto della piattaforma logistica incentrata su porti e aeroporti pugliesi e principalmente su quello di Taranto. Per quanto riguarda i passeggeri invece il progetto “Puglia vola” promuove una serie di azioni non solo sul terreno dell’accessibilità del 64 • DOSSIER • PUGLIA 2010

trasporto aereo, ma anche sulla segmentazione del mercato per far sì che si costruisca un sistema di sviluppo turistico industriale intorno a questi collegamenti». Sono necessari anche degli interventi per accelerare i tempi dello scambio intermodale e creare un vantaggio competitivo per la Puglia. «La Fiera del Levante – commenta Emanuele Degennaro, presidente di Interporto regionale pugliese – costituisce sin dalla sua istituzione uno dei vantaggi competitivi che ha disposizione la nostra regione per proiettarsi sui mercati internazionali e dell’area mediterranea in particolare. Credo, pertanto, che la manifestazione fieristica possa rappresentare la giusta occasione per illustrare ai nostri partner commerciali la ricca dotazione di facilities logistiche e infrastrutturali

Sopra, Emanuele Degennaro, presidente dell’Interporto regionale pugliese


Il sistema dei trasporti

A destra, l’aeroporto di Brindisi; sotto, Domenico Di Paola, amministratore unico di Aeroporti di Puglia

1400

che possiamo mettere a disposizione per distribuire i loro prodotti sul mercato europeo. Proprio sulle lunghe distanze infatti si evidenzia la convenienza di ricorrere alla modalità ferroviaria per il trasporto merci. Per rendere competitivo dal punto di vista economico il trasporto merci su ferro occorre quindi garantire un’adeguata massa critica di merci trasportate e raggiungere la piena liberalizzazione del mercato». L’interporto regionale della Puglia costituisce uno dei sistemi intermodali d’avanguardia del Sud Italia. E sono tante le strategie messe in atto per rafforzare il suo ruolo come gateway logistico del meridione. «Il rischio che corriamo precisa Degennaro – è quello di potere offrire infrastrutture di eccellenza ma non avere gli idonei strumenti per dialogare con gli operatori e, pertanto, intercettare i traffici internazionali, specie quelli che garantiscono valore aggiunto per il territorio. Dobbiamo evitare di presentarci sul mercato con

un’offerta di infrastrutture e di servizi frammentata e senza alcuna politica di governance unitaAZIENDE ria. Quello di creare un marchio Puglia, per ciò Sono quelle che riguarda il comparto della logistica, è un movimentate tema al quale è particolarmente attento il diretnell’area industriale di Bari nel 2009 tore generale dell’interporto, Charley Dietvorst, il quale essendo di Rotterdam, città che rappresenta la best practice a livello mondiale in questo settore, conosce bene quale sia l’importanza di PRESENZE poter offrire, sotto un unico nome, un’offerta Sono i mezzi ampia, flessibile e articolata di servizi per gli opecommerciali che transitano dai gate ratori». dell’interporto Il mediterraneo così come l’area balcanica rapquotidianamente con destinazione presentano il mercato di riferimento naturale per nazionale e la piattaforma logistica pugliese ancora di più in internazionale previsione dell’attuazione dell’area di libero scambio. In una recente ricerca commissionata dalla direzione generale Mobilità e trasporti della Commissione europea è emerso che il sistema dei porti pugliesi, con a capo Gioia Tauro, è candidato con altri due italiani a costituire uno dei cluster portuali prioritari per la connessione con le reti Ten e quindi con il grande mercato del centro Europa. «Già oggi – conclude Degennaro – 

1300

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 65


MEDITERRANEO

 sulle sponda africana e medio-

rientale del Mediterraneo i principali operatori logistici mondiali stanno investendo in porti e infrastrutture logistiche per non trovarsi impreparati a cavalcare le sfide dei prossimi anni. Dobbiamo investire nei sistemi di interconnessione materiale e immateriale tra le grandi infrastrutture al fine di ridurre il più possibile i tempi morti, fisiologicamente legati alla rottura dei carichi, e incrementare il vantaggio competitivo che grazie alla nostra posizione geografica consente di distribuire le merci sui mercati europei risparmiando i sette giorni di navigazione necessari a raggiungere i porti del nord Europa». Sul versante del trasporto aereo i segnali di giugno sono promettenti: Brindisi + 42,5%, Bari + 15,4%, Foggia +9,5%. Per il sistema aeroportuale pugliese si chiude un primo semestre positivo, grazie allo sviluppo dell’offerta di mobilità aerea di tipo point to point, con il graduale inserimento della modalità low cost su rotte nazionali e internazionali. «Siamo già collegati a Monaco tramite la Lufthansa – ricorda Di Paola – e dal mese di settembre avremo il collegamento giornaliero con Zurigo. Negli ultimi anni sono state realizzate opere infrastrutturali per un importo di quasi 20 miliardi di euro sia sul fronte degli ae-

66 • DOSSIER • PUGLIA 2010

20 mld RISORSE

Investimenti utilizzati negli ultimi anni per gli aeroporti e le infrastrutture di volo

5 mln

PASSEGGERI Il numero di viaggiatori che transita nel sistema aeroportuale pugliese

roporti in senso stretto che delle infrastrutture di volo per far diventare il sistema aeroportuale pugliese il principale hub nel Mediterraneo, la frontiera più promettente delle potenzialità della regione. Oggi disponiamo di una vasta rete di strutture aeroportuali e avremo un’ottima intermodalità in virtù del fatto che alla fine del 2012 sarà funzionante il passante ferroviario nell’aeroporto di Bari. Inoltre, è previsto dal piano regionale dei trasporti anche quello nell’aeroporto di Brindisi che è l’altro aeroporto internazionale della regione. Insomma ci configuriamo potenzialmente come un’infrastruttura leader del Mediterraneo». Di Paola sollecita una politica regionale che possa cogliere le opportunità offerte dai collegamenti con la Puglia, il tutto nell’ambito di un federalismo aeroportuale più attento alle realtà diverse da Roma e Milano. «Impostare una politica nazionale che assuma come i due hub principali Roma e Milano è un errore perché è basato su modelli che neanche nel passato hanno retto, quando avevamo una compagnia di bandiera molto più grande e di fatto mette in periferia degli aeroporti che sono fondamentali Bari, Bologna, Firenze, Napoli. Visto che le regioni hanno una loro autonomia, ognuna sia artefice del suo destino, quindi decida che ruolo dare ai suoi aeroporti, come metterli in competizione tra loro o con gli altri e si faccia i suoi investimenti. Il federalismo aeroportuale significa che ogni regione deve decidere quali progetti attuare sopra i propri aeroporti e non ci può essere una direzione centrale nazionale».


FIERA DEL LEVANTE

Angeli custodi delle imprese verso est La Fiera del Levante è un’occasione strategica di confronto tra imprese italiane e mercati orientali. Silvio Panaro coglie l’occasione per tracciare l’agenda della Camera di Commercio Italo Orientale Fabio Alisei

e imprese italiane guardano a Est. E lo si percepisce soprattutto in un’occasione di incontro e pianificazione di sviluppo dell’area mediterranea quale la Fiera del Levante. A osservarlo è anche il presidente della Camera di Commercio Italo Orientale, Silvio Panaro, che insiste sull’importanza di favorire i rapporti economici con le imprese ubicate nell'area geografica che si estende dai Balcani all'estremo Oriente. E proprio a Bari, questa importante camera fondata nel 1924 può contare su importanti strutture messe a disposizione dal territorio per agevolare le iniziative di accordo economico, a partire dall’evento fieristico. «Contiamo tra i nostri soci oltre 250 aziende italiane – dichiara Panaro -, e abbiamo un cospicuo numero di delegazioni nei paesi di nostro interesse, tra cui i recenti desk informativi inaugurati in Cina a Guangzhou, in Indonesia, dove sono presenti professionisti italiani residenti sul territorio che potranno essere di grande supporto alle imprese». Storicamente, rileggendo la relazione del VI congresso nazionale delle Camere di Commercio

L

In alto, Silvio Panaro, presidente della Camera di Commercio Italo Orientale www.ccio.it

68 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Italiane all’Estero, intitolata “La Fiera del Levante e i suoi risultati negli anni 1930 e 1931”, a cura della camera presieduta da Panaro, si comprende l’azione decisiva di quest’ultima nello sviluppo del nascente evento fieristico: “Un’iniziativa, che già ha dato buoni frutti e migliori potrà darne in seguito, fu la creazione dell’Ufficio Scambi con l’Estero, che intende tenere legato alla Fiera l’espositore anche dopo il periodo fieristico, dandogli quelle informazioni commerciali, che possono fargli avere il massimo vantaggio dal suo commercio con il Levante e l’Oriente”. L’opera dei corrispondenti esteri della camera è a disposizione quindi dalla fondazione della fiera, e ancora oggi risulta decisiva per relazioni commerciali con specifici territori. L’internazionalizzazione pare essere una delle chiavi di volta per uscire dalla crisi. «La Italo Orientale continua a puntare sull’internazionalizzazione. Programmiamo tavole rotonde e incontri mirati, anche con imprenditori al seguito, con dei focus su Paesi di prioritario interesse, organizzando eventuali missioni di operatori in incoming e outcoming ricercando sempre la collaborazione di nuovi partner. I territori


Silvio Panaro

250 SOCI

Sono oltre 250 le imprese che hanno scelto di iscriversi alla Camera di Commercio Italo Orientale

2

NUOVI DESK In Cina e Indonesia, dove molte imprese italiane puntano per i loro investimenti produttivi, la CCIO ha aperto due nuovi desk di supporto alle nostre aziende

su cui si prevede una maggior concentrazione per il web-site www.ccio.it, costantemente aggioril futuro sono Albania, Bosnia, Corea, Giap- nato e ai primi posti dei maggiori motori di ripone, Hong Kong, Montenegro, Serbia, Tai- cerca sulla rete, all'interno del quale i soci hanno wan, Turchia, Ungheria e Ucraina». accesso a un'area riservata e hanno diritto a una In particolare a quali servizi e agevolazioni pagina promozionale». ha diritto un’azienda associata alla Camera di Dunque l’obiettivo è quello di “mettere in Commercio? rete” le imprese iscritte? «Abbiamo raggiunto delle ottime competenze «Certamente. E l’informazione, ripeto, in questo nell’“intermediazione dell'inè cruciale. Basti pensare alle formazione”. Ad esempio alnotizie che forniamo sulle lacciamo nelle maggiori fiere e Abbiamo rilevato come gare di appalto internazionei principali eventi del comnali, agli aggiornamenti pol’Albania rappresenti mercio est europeo e orientale litici, economici e legislativi ora un’importante importanti contatti di buyer relativi ai mercati esteri. Inolopportunità per interessati ai prodotti delle tre offriamo servizi a costi riaziende del nostro territorio. dotti per quanto riguarda le aziende italiane Possiamo poi contare sultraduzioni e interpretariato, l'esperienza di nostri corriricerche e analisi di mercato, spondenti su alcune aree specifiche che ben missioni economiche oltre confine, consulenze leconoscono il mercato di loro competenza e gali e fiscali, anche da parte di enti specializzati, che possono essere il primo approccio con il e certificazioni di qualità». Paese in questione. In questo modo il contatto Quali sono le attività che hanno dato magviene spesso facilitato potendo comunicare in gior risalto alla CCIO in questi ultimi mesi? lingua italiana innanzitutto. Importante stru- «Stiamo avviando una fitta collaborazione con gli mento per comunicare le nostre informative è addetti commerciali delle ambasciate della Re- ››

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 69


FIERA DEL LEVANTE

›› pubblica Slovacca e della Repubblica Ceca con cui abbiamo organizzato un evento di “Presentazione Paese” presso la Camera di Commercio di Bari, con degustazione di prodotti tipici. Eravamo presenti all'importante Fiera di Foggia Euromed Food con un nostro stand, ed è stata messa a disposizione la consueta competenza e professionalità di esperti di settore che hanno potuto dare ragguagli alle aziende sulle varie tematiche legate all’internazionalizzazione". Abbiamo inoltre patrocinato il premio internazionale ITWIIN, ideato dall’Associazione Italiana donne Inventrici e Innovatrici, svoltosi a Bari il 24 giugno 2010. Il concorso nazionale, dedicato a tutte le donne italiane o residenti in Italia, ha avuto come tema la valorizzazione della creatività, delle eccellenze e delle potenzialità al femminile. Riteniamo doveroso dare il patrocinio a un evento che ha il fine di dare un riconoscimento a tutte quelle donne che si sono distinte e impegnate in ambiti essenziali per lo sviluppo delle imprese e della nostra società». Si è rivelata strategica anche la vostra presenza alla Settimana europea delle Piccole e Medie Imprese, in cui vi siete concentrati in particolare sull’Albania. Perché puntare su questo Paese? «Abbiamo analizzato prospettive e condizioni per fare affari in Albania e abbiamo rilevato come questa rappresenti ora un’importante opportunità per le aziende italiane Sotto, immagine d’epoca relativa ai associate. Non a caso, infatti, stiamo già lavofondatori e allo rando a un nuovo evento che si terrà proprio in statuto della Camera di Commercio Italo questa nazione. Ma non è il solo Paese che osOrientale di Bari serviamo con interesse. Abbiamo infatti patro-

70 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Programmiamo tavole rotonde e incontri mirati, anche con imprenditori al seguito, con dei focus su Paesi di prioritario interesse, organizzando missioni di operatori in incoming e outcoming ricercando la collaborazione di nuovi partner

cinato un incontro a Roma tra buyer giapponesi del settore agroalimentare e aziende italiane interessate a entrare in questo mercato. Inoltre stiamo organizzando una missione economica a Novi Sad, in Serbia, dove siamo già stati in passato con altre iniziative di rilievo, e una missione in Montenegro». Quali sono gli altri eventi in programma per il prossimo futuro? «Iniziativa cruciale e centrale del programma di quest’anno è il convegno nazionale di studi “Nel segno di Federico II” organizzato in connubio con la Fiera del Levante. L’evento si articola in due sessioni, una mattutina con un’assemblea delle cittadine italiane riconducibili all’albo dei Comuni Federiciani, in cui sono previsti interventi ad alti livelli storici e culturali riguardanti la figura dell’imperatore, e una pomeridiana, prettamente tecnica, presieduta dal professor Fonseca e da autorevoli docenti universitari». Da dove nasce l’interesse per il tema Federiciano? «Per via dell’impatto storico e dell’interesse che suscita nel Centro-Sud, in particolare in Puglia. Il progetto di realizzare una fiera mediterranea Federiciana che sappia unire momenti storici a momenti di grande utilità economico-commerciale è uno degli obiettivi più importanti che la Camera intende realizzare a breve ter-


Silvio Panaro

UNA STORIA IN DIVENIRE DAL 1924 A OGGI Quasi novant’anni di storia per una realtà che ha saputo promuovere e sviluppare l’impresa italiana nel mondo. Ecco perché la Camera di Commercio Italo Orientale si è resa protagonista e punto di riferimento nell’affermazione economica del nostro Paese

L

a Camera di Commercio Italo Orientale venne fondata il 23 marzo 1924, grazie alla forte volontà della dirigenza della Camera di Commercio di Bari e dello stesso Governo. La Italo Orientale fu guidata da uomini come Antonio De Tullio, il primo presidente nella storia dell'ente, Michele Viterbo, segretario generale, Nicola Ferrorelli, tra i vice presidenti di sezione. Nel suo albo inoltre, annovera illustri consiglieri quali Raffaele Gorjux, Araldo Di Crollalanza, Sergio Panunzio e Gaetano Postiglione. Una realtà che nasce come ente coordinatore e propulsore, per curare gli interessi italiani in Oriente. Ciò fu possibile per la sua ampiezza di programma e la disponibilità di mezzi, che le permettevano di svolgere un'azione più vasta delle altre camere di commercio. Nel periodo fra la sua creazione e l'inizio

mine. In sostanza una grande manifestazione culturale e commerciale del Mediterraneo che rappresenti una vetrina internazionale per la promozione dei territori legati a vario titolo al sovrano. Un evento che vede la partecipazione di operatori commerciali, turistici e culturali che ruota intorno alla figura dell’imperatore alla luce della modernità dei suoi messaggi. Con la collaborazione della Fiera del Levante, l’approvazione dell’Università degli Studi di Bari e di altri affermati consulenti, questa idea potrà diventare realtà nei prossimi anni, arricchendo il già vasto calendario di impegni internazionali della Fiera di Bari». Mentre per quanto riguarda l’agenda prettamente affaristica? «Accompagnato da un successo in termini di utenza ormai consueto, saremo presenti alla Borsa degli affari ove sarà possibile aderire a giornate informative con nostri esperti consulenti, che gratuitamente forniranno indicazioni su attività legate all’internazionalizzazione. Per il settore vitivinicolo abbiamo poi in

della seconda guerra mondiale la camera è stata una delle principali artefici della diffusione dei prodotti italiani nel mondo, con una serie di iniziative di successo che seppero sfruttare la posizione geografica della Puglia. Oggi l'attività dell’associazione è in costante crescita. La Camera si avvale anche di accordi con Enti come l’Università degli Studi di Bari, dell’ITD HU (Ungheria), del Kotra (Korea), della Confincom (Albania), del Taitra (Taiwan), dell’Esbas (Turchia) e con Camere di Commercio in vari Paesi - Albania, India, Macedonia, Montenegro, Romania, Slovenia, Ucraina, ecc… -, oltre che con alcune istituzioni camerali in Italia. Opera inoltre con organismi privati e pubblici per l’organizzazione di eventi utili alla formazione delle imprese, come I.C.E., Confindustria, BridgEconomies e Unioncamere.

programma un evento in Montenegro. Infine, per la promozione camerale e dei soci è in programma una partecipazione a Roma alla fiera Expoedilizia». Si guarda comunque sempre a Oriente? «Sì, decisamente. Il panorama di iniziative della CCIO si estende nell’arco di tutto l’anno e riguarda più attività. Abbiamo dato il patrocinio alla 2° edizione del Forum Internazionale dell’imprenditoria femminile in Bulgaria che si terrà a Sofia a cura della Selna, Associazione di donne imprenditrici in Bulgaria. Inoltre abbiamo in programma diverse iniziative con l’Associazione Italia Hong Kong e con l’HKTDC con i quali collaboriamo da anni». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 71


GIUSEPPE MARINĂ’

GIUSEPPE DI CARLO

Presidente di Confindustria Brindisi

Presidente di Confindustria Foggia


CONFINDUSTRIA

L’impulso necessario per l’economia foggiana

I

Sotto, il presidente di Confindustria Foggia, Giuseppe Di Carlo; in alto, il porto industriale di Manfredonia e l’aeroporto Gino Lisa

ncrementare gli sforzi per rilanciare l’economia foggiana su tre settori strategici: energie rinnovabili, infrastrutture e innovazione. Sono gli ingredienti fondamentali per fare della provincia di Foggia un avamposto cruciale dell’intera regione. Grazie alla sua posizione geografica, lungo la dorsale adriatica e non distante dall’area balcanica, il capoluogo dauno potrebbe essere crocevia di merci e passeggeri. Le potenzialità del territorio ancora inespresse nelle parole del presidente di Confindustria Foggia, Giuseppe Di Carlo. Qual è l’approccio con il quale intende affrontare le diverse tematiche economiche nel medio-breve periodo? «Dobbiamo e vogliamo privilegiare la cultura del fare, concentrando sforzi e sinergie su obiettivi mirati in grado di avere sbocchi positivi in tempi ragionevoli per generare concrete opportunità in favore del sistema delle imprese, dell’occupazione e dell’intera economia. Su tutto devono fare da sfondo e da supporto i grandi temi della formazione, dell’innovazione, ma anche della cultura, in tutte le sue diverse espressioni. Prioritario, inoltre, è il confronto costante con le altre rappresentanze del mondo produttivo, degli enti locali e del sistema della ricerca». Si dice che la crisi generi opportunità. Quali ripensamenti ha portato nell’assetto industriale foggiano?

80 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Le sfide dell’innovazione e dello sviluppo sono fondamentali per l’economia della provincia di Foggia. Uno snodo strategico che ha bisogno di infrastrutture e cultura del fare. L’analisi di Giuseppe Di Carlo Ezio Petrillo «Debbo dire che la crisi non ci ha trovato impreparati, nel senso che già da alcuni anni, Confindustria Foggia si è mossa nell’ottica di uno sviluppo industriale il più diversificato possibile, che guardasse ai settori portanti e tradizionali del territorio provinciale, come l’agroalimentare e il turismo. Al tempo stesso, però non abbiamo trascurato altri parimenti consolidati di cui poco si parla, penso alla meccanica e all’aeronautica, e quelli emergenti tra i quali spicca il settore delle energie rinnovabili in una logica di sviluppo compatibile con il territorio». Progetto Alta capacità, emergenza idrica e sistema porto-aeroporto-interporto. In che misura le infrastrutture possono contribuire al rilancio del tessuto economico locale?


Giuseppe Di Carlo

«La questione delle infrastrutture è determinante per lo sviluppo della provincia di Foggia. Nonostante le difficoltà esistenti, dobbiamo anche ricordare le positive peculiarità del territorio di Capitanata, un avamposto prospiciente la grande area balcanica, ubicato lungo la dorsale adriatica e baricentrico rispetto ad altre realtà regionali, con una rete autostradale e ferroviaria di importanza strategica. Ora occorre fare il salto successivo: valorizzare il porto industriale di Manfredonia in una visione di sistema portuale pugliese; costruire gli altri invasi da tempo progettati perché senza acqua non c’è futuro né per l’agricoltura né per l’industria; rafforzare l’Alta capacita ferroviaria secondo quegli schemi ormai da tempo condivisi. C’è bisogno, inoltre, di implementare l’aeroporto

+9,5 % PASSEGGERI È l’incremento relativo al traffico passeggeri nell’aeroporto di Foggia, nei primi sei mesi del 2010

Gino Lisa per consentire l’arrivo di aeromobili almeno di media capacità e di far decollare immediatamente il progetto di riqualificazione dell’area industriale di Foggia-Incoronata». Lei è un imprenditore nel settore del turismo e delle costruzioni. E proprio l’edilizia, storico motore dell’economia foggiana, mostra serie difficoltà. Quali sono le prospettive e gli interventi previsti per il rilancio? «L’edilizia ha in verità evidenziato segnali di difficoltà già in anni precedenti a quelli cosiddetti della grande crisi, in modo particolare a Foggia, come pure nelle altre grandi realtà comunali che circondano il territorio del capoluogo. Tale situazione non poteva che aggravarsi con quanto è successo in tempi più recenti. La ricetta, potrà sembrare strano, è molto semplice: occorre passare da iniziative isolate, frutto di provvedimenti spesso in deroga, e andare verso un nuovo piano urbanistico in grado di proiettarci come città con una migliore qualità della vita, con periferie recuperate e più integrate». Quanto pesa la difficoltà di accesso al credito sulla capacità delle aziende di ottimizzare il processo di reazione e potenziamento del tessuto economico? «È un problema con il quale gli imprenditori si confrontano duramente ogni giorno. Alla nota e consolidata disparità di trattamento da parte del sistema bancario nei confronti delle imprese del Mezzogiorno, si è aggiunta la più recente stretta del credito. La soluzione va evidentemente ricercata in ambito nazionale con strumenti che consentano alle banche di valutare con maggiore attenzione le progettualità degli imprenditori, alleggerendo nel contempo un sistema di garanzie spesso insostenibile per coloro i quali intendono avviare o incrementare un investimento. Di fondamentale importanza sono inoltre i processi di rafforzamento e riorganizzazione dei Confidi e dei fondi di garanzia per le imprese, soprattutto le più piccole, indispensabili per assicurare volumi creditizi sufficientemente adeguati, e contenere, in questo particolare momento, l’impatto negativo sulla base produttiva e occupazionale». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 81


CONFINDUSTRIA

Così Brindisi brilla di luce propria Sotto un’apparente staticità il mondo dell’innovazione è in fermento. Confindustria si dice pronta a far scattare la molla dell’imprenditorialità, facendo leva sulle fragilità di un sistema burocrate e vischioso. Giuseppe Marinò presenta le trasformazioni del Sud, sempre più appetibile per i giovani qualificati Paola Maruzzi

U In alto, Giuseppe Marinò, presidente di Confidustria Brindisi; a destra, il porto di Brindisi

n cortocircuito tra industria e cultura. È la provocazione del presidente di Confindustria Brindisi Giuseppe Marinò, convinto che la vocazione imprenditoriale della sua provincia debba ancora dare i suoi frutti migliori. Nel meridione dei cliché, fare impresa significa prima di tutto sfondare il muro di dietrologie e dei presunti immobilismi. E poi, ancora, saper dirottare le sinergie verso l’obiettivo condiviso della ripresa economica; seguire le rotte dei mercati internazionali e guardare all’Oriente come risorsa; imparare un linguaggio fluido, che sappia convincere i giovani a restare e investire. Brindisi vuol essere un punto nevralgico del Mediterraneo, riscoprendo una memoria profonda: quella di città di mare, abituata ai traffici, all’andirivieni dei saperi e delle innovazioni. In che modo Confindustria sta lavorando per valorizzare il territorio? «Per valorizzare un territorio bisogna innanzitutto ridargli la giusta dignità. Occorre riuscire a vedere dietro gli specchi, quelli che riflettono solo immagini di negatività legate alle problematiche ambientali, spesso usate come strumento e non come risorsa. E

82 • DOSSIER • PUGLIA 2010

poi bisogna reintrodurre la logica secondo la quale in un territorio devono convivere tutte le espressioni del mondo sociale, la cultura, il commercio, il turismo, l’industria e la gente nel rispetto di tutti e non solo di alcuni». Il 2010 ha registrato segnali di ripresa un po’ ovunque. Come sta reagendo il territorio brindisino? «Da noi la crisi è arrivata prima, e forse perché si è trovata a suo agio, non vuole andarsene. A parte la coreografia con la quale si può definire questo difficile arco temporale, la cosa più importante è tornare a rendersi partecipi di quello che accade, siamo noi che dobbiamo riavviare il sistema industriale. Lo si fa con la consapevolezza delle difficoltà e con l’entusiasmo che molti hanno smarrito e che dobbiamo ritrovare. E lo si fa snellendo i processi autorizzativi legati al sistema pubblico, che costituiscono e rappresentano il grande male del nostro Paese, che è ancora il processo burocratico». Confindustria si è sempre dimostrata attiva nella promozione della cultura d’impresa verso le nuove generazioni. È auspicabile un “rinnovamento” nella gestione imprenditoriale in tal senso? Quale mentalità dovrebbe avere il futuro imprenditore brindisino per rilanciare l’economia locale?


Giuseppe Marinò

«È ovviamente auspicabile un rinnovamento, senza questa condivisione non sarà facile superare le molteplici difficoltà. Questo mondo in sé è profondamente cambiato. Mi riferisco ai mezzi di comunicazione, alle nuove logiche di gestione, ma, principalmente, alla dimensione del mercato. Quando alcuni anni fa parlavamo di aree di nostro interesse, usavamo fare riferimento alla sponda opposta al nostro male, cioè l’area balcanica. Oggi bisogna pensare all’Oriente come opportunità, abbiamo percorso tanta strada in un tempo brevissimo. Per fare questo ci servono i giovani, che rappresentano il nostro futuro. È su di loro che stiamo puntando per arrivare lontani». Si calcola, di fatto, che la “fuga” di un laureato costi circa 300 mila euro al territorio. In che modo è possibile creare valore e permettere ai giovani di investire nella propria provincia? Quali sono gli strumenti che potrebbero favorire tali investimenti? «I giovani rappresentano una grande, quanto mai insostituibile, risorsa, ma non ci preoccupiamo di stare a sentirli. Non diamo loro voce, li usiamo come pezzi da museo. E tutto questo

-15% PORTO

La flessione del traffico merci registrato nel 2009 nel porto di Brindisi

+10,7%

AEROPORTO La variazione di passeggeri registrata nello scalo brindisino tra il 2008 e il 2009

lo vediamo nell’età media delle nostre classi dirigenti a livello governativo. Siamo un Paese di pensionati e di vecchi che pensano e stabiliscono le linee di indirizzo per i giovani. Vogliamo scalare le montagne partendo dalla vetta. Ai giovani bisogna offrire reali condizioni di opportunità, bisogna farlo nella fase di accesso al credito senza mai dimenticare che le difficoltà del sistema burocratico non guardano la data anagrafica, usando il tempo come strumento, mentre il tempo per i giovani rappresenta la condizione per decidere di restare o di andare via». Il Porto è una risorsa e un’infrastruttura strategica per lo sviluppo non solo di Brindisi, ma di tutto il Salento. In che modo avete intenzione di agire al fine di trasformarlo in un volano per l’economia? «Il porto è un dono della Provvidenza. Grazie al cielo gli uomini non hanno potuto colmarlo per intero, ma sono stati capaci di farlo precipitare in un decadimento inatteso e inaspettato. In questi ultimi anni, la tematica riguardo al territorio ed alla sua possibile ripresa è stata ed è incentrata sulla valorizzazione del porto, non ci siamo inventati nulla, lo abbiamo dovuto fare visto che duemila anni fa lo avevano già fatto i romani, così come agli inizi del secolo scorso lo avevano fatto gli inglesi con la Valigia delle Indie». Rigassificatore. Qual è lo stato dell’arte? Quali opportunità rappresenta per il territorio? «In un Paese normale non occorrono dieci anni per sapere se un impianto si può costruire o no. Da noi non si costruisce il rigassificatore, non si costruiscono impianti per produrre energia biocompatibile, non si realizzano i termovalorizzatori e così via. La logica è quella ambientale perché spesso si legge: che gli impianti esplodono, inquinano, non sono ecocompatibili e rovinano il paesaggio. Quindi è meglio non fare nulla, ma continuare a sotterrare la spazzatura e andare contro lo sviluppo e l’innovazione, che dovrebbe essere quello che accade nel resto del mondo ed anche nel nostro Paese. È colpa degli imprenditori o della politica?». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 83


UNIVERSITÀ E SVILUPPO

Formazione e ricerca l’origine dell’impresa Il prezioso e incessante dialogo tra il mondo del lavoro e quello accademico dall’esperienza diretta di Domenico Laforgia, Giuliano Volpe, Nicola Costantino e Corrado Petrocelli, rettori dell’Università del Salento, di Foggia, del Politecnico e dell’Università di Bari Renata Gualtieri

L’

interazione tra l’Università del Salento e i vari attori, non solo economici, che operano nel territorio è intensa e in continuo sviluppo. «Il tessuto produttivo – commenta il rettore Domenico Laforgia – caratterizzato principalmente da piccole imprese, richiede ai ricercatori del nostro ateneo valutazioni e dati, ma più spesso soluzioni a problemi pratici. Questo significa che dai nostri laboratori vengono pure stimoli verso il sistema produttivo e che c’è impulso all’innovazione tecnologica, organizzativa, sociale. Interagiamo costantemente anche con gli enti, tra i quali gli oltre 100 Comuni del Salento alle prese con quotidiani problemi di gestione del territorio, di pianificazione, di impatto ambientale e molto altro. Il profilo internazionale di molte delle nostre ricerche garantisce uno sguardo più ampio rispetto a quello strettamente locale, per cui possiamo dire di rappresentare a tutti gli effetti un volano di sviluppo per il territorio, contribuendo a un’idea di Salento che cresce grazie alla ricerca, all’innovazione e alla scommessa sulla qualità». Tra le strategie da attuare per favorire un rapido trasferimento delle conoscenze dal mondo della ricerca a quello della produzione e stimolare l’innovazione tecnologica nei prodotti e nei processi delle imprese, l’Università del Salento punta 86 • DOSSIER • PUGLIA 2010

molto sugli spin off. «Ne sono nati già 20 e altri quattro sono in cantiere. Si tratta – precisa Laforgia – di società a responsabilità limitata che hanno come obiettivo primario la valorizzazione imprenditoriale, in contesti innovativi, dei risultati della ricerca high tech condotta all’interno dei laboratori dell’Università e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi capaci di essere competitivi sul mercato. A Lecce, per esempio, è nato un micro gel utilizzato nelle diete perché, grazie alla sua capacità di assorbire l’acqua, riduce il desiderio di mangiare. Lo spin off che l’ha realizzato è stato acquistato da un fondo di investimento statunitense che sta investendo sul prodotto circa 30 milioni di dollari. Nel lungo periodo puntiamo a divenire un vero e proprio polo di riferimento per la promozione e valorizzazione della ricerca, che parte dal Salento ma che proietta questo territorio su scenari internazionali». FOGGIA “Io Evo, People in Evolution”, è la campagna di comunicazione dell’Università di Foggia con cui l’ateneo intende rispondere ai continui cambiamenti della società e alle richieste che vengono dal mondo imprenditoriale. «Il messaggio che abbiamo voluto lanciare – spiega il rettore Giuliano Volpe – è quello dell’evoluzione, del


Gli atenei pugliesi

Nicola Costantino, rettore del Politecnico di Bari

Giuliano Volpe, rettore dell’Università di Foggia

Domenico Laforgia, rettore dell’Università del Salento

cambiamento, sia personale, di ogni studente nel corso della sua esperienza universitaria, sia come comunità accademica, con un corpo docente molto giovane e dinamico, alla costante ricerca del miglioramento come motore del cambiamento di questa città e di questo territorio. Soprattutto in un momento di gravi difficoltà economiche, siamo impegnati in una stagione progettuale, di riforme, di nuovo protagonismo del mondo universitario, in una nuova fase di mutamento culturale ed etico. L’Università deve essere il laboratorio nel quale sperimentare, innovare, produrre nuove idee per il Paese e per il territorio nel quale opera. Lo stiamo facendo in ogni campo, a partire da settori peculiari come quello agroalimentare, con importanti attività nella promozione dei prodotti tipici e dell’alimentazione sana, della salute, dei beni culturali e del paesaggio e delle energie rinnovabili. La nostra è un’università con un corpo docente molto giovane, dinamica, moderna, aperta al mondo e non avulsa dal contesto territoriale nel quale opera. Un ateneo che considera la formazione, la conoscenza, la ricerca, la cultura, il rigore etico e l’impegno gli unici strumenti capaci non solo di garantire una vera crescita individuale e collettiva del Sud ma anche di evitare comode autoassoluzioni e di superare quei mali e quelle degenerazioni che  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 87


UNIVERSITÀ E IMPRESE



L’Università deve essere il laboratorio nel quale sperimentare, innovare, produrre nuove idee per il Paese



 hanno a lungo condannato il Mezzogiorno a una condizione di subalternità e di ritardo».

BARI Dalla Daunia al capoluogo. Qui le statistiche dell’Istat vedono i laureati del Politecnico di Bari ai primissimi posti in Italia per successo occupazionale. «Abbiamo convenzioni per stage con oltre mille imprese locali e nazionali – precisa il rettore Nicola Costantino – ma spesso i nostri giovani non hanno neanche bisogno di transitare attraverso questa modalità di incontro tra neolaureati e mondo del lavoro. Uno dei motivi per i quali attribuiamo tanta importanza alla collaborazione con il sistema produttivo locale è che attraverso il suo sviluppo si moltiplicano le pos-

88 • DOSSIER • PUGLIA 2010

600

sibilità di occupazione in area pugliese: ne costituisce un esempio di grande successo l’imporDOTTORANDI tante distretto dell’automotive in area barese, al cui sviluppo il Politecnico di Bari, soprattutto con Il numero dei il corso di laurea in Ingegneria meccanica ha giovani dottorandi dell’Università del dato un fondamentale contributo». L’Energy facSalento, ognuno tory laboratory è un modello promettente di dei quali conduce almeno una ricerca cooperazione strutturata università-imprese, con diversa un orizzonte temporale di lungo periodo (10 anni rinnovabili), per i settori tecnologici particolarmente avanzati coinvolti e per il numero di ricercatori direttamente interessati (almeno quinSPIN OFF dici). La collaborazione con l’Avio si prefigge lo È il numero degli sviluppo di progetti di ricerca applicata e di traspin off attivi presso il Politecnico di Bari sferimento tecnologico le cui ricaduta sul settore produttivo, anche locale, sono potenzialmente molto elevate. «In un politecnico, com’è il nostro – aggiunge Costantino – i rapporti con il siSTAGE stema produttivo, locale e non, sono assolutaI laureati specialistici mente fisiologici, con collaborazioni scientifiche dell’Università di che si intensificano progressivamente sia attraFoggia coinvolti in esperienze di stage verso iniziative congiunte di ricerca applicata sia per stabilire un per il tramite di un continuo trasferimento di contatto più stretto tra università e know how, soprattutto a favore delle piccole immondo del lavoro prese. Potremmo quindi parlare di una “strategia dell’attenzione”, che prende le mosse dall’incontro tra le competenze espresse dai nostri ricercatori e i bisogni, espressi o impliciti, rappresentati dalle imprese».

20 76


Gli atenei pugliesi

Corrado Petrocelli, rettore dell’Università di Bari

Sulla sponda dell’Università statale del capoluogo, la significativa riduzione di corsi laurea triennale e magistrale, e soprattutto di curricula, eliminati nella misura del 63%, attuata dall’ateneo barese per l’anno accademico 2010-2011, si inserisce in una razionalizzazione dell’offerta formativa per garantire una sempre più alta qualificazione ai laureati. «La formazione del laureato italiano – commenta il rettore Corrado Petrocelli – è di ottimo livello, lo dimostra la quantità di nostri laureati che trovano possibilità occupazionali, anche in ruoli di prestigio, in altre nazioni europee e oltreoceano; quello su cui si deve lavorare invece è il loro inserimento, come elemento qualificante per la crescita della nostra economia nazionale e in particolare meridionale. Si investe poco e spesso male perché i nostri laureati possano trovare

occasione di inserimento in Italia; spesso la loro qualificazione, penso ai dottori di ricerca, non è tenuta nella dovuta considerazione. Il sottoutilizzo di personale qualificato ha una ricaduta gravissima sulla crescita delle nostre aziende e questo lo si misura nel medio e lungo termine. Su questo l’università e il mondo produttivo devono lavorare in una sempre più stretta collaborazione e noi lo stiamo facendo da qualche anno con rinnovato entusiasmo». Il rapporto tra l’ateneo barese e le imprese si è molto intensificato in questi ultimi anni, accrescendo gli spin-off da uno a venti, prevedendo interventi che favoriscono l’intreccio tra domanda e offerta e aumentando il numero dei tirocini che spesso hanno condotto ad assunzioni. «Abbiamo lavorato bene – conclude Petrocelli – con le imprese e le organizzazioni, nonostante la forte crisi che ha minato le possibilità di investimento e devo riconoscere che si percepisce un mutamento di rotta, un maggior interesse e fiducia da parte dell’imprenditoria oggi più attenta e cosciente di quanto sia importante il dialogo con noi al fine di definire percorsi che diano possibilità di sviluppo per le loro imprese». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 89


UNIVERSITÀ E SVILUPPO

I giovani imprenditori si affacciano sul mercato «Credo che più che interrogarci sulla capacità del sistema formativo, dovremmo analizzare il sistema nel complesso per capire quanto sia preparato ad accogliere i laureati delle diverse facoltà». L’analisi di Alessandro Laterza, presidente di Confindustria Bari Renata Gualtieri

“I

mprese di piccole dimensioni a carattere familiare nate spesso nel secondo dopoguerra e ora alle prese con il passaggio alla generazione successiva: è questo il tratto dominante del tessuto produttivo barese e di gran parte dell’imprenditoria nazionale”. Anche Confindustria Bari si prepara dunque al passaggio generazionale. Fondamentale può essere il ruolo delle università pugliesi in questa fase delicata. «Noi stiamo ci giocando tutta quanta la partita – dichiara Alessandro Laterza, presidente di Confindustria Bari – sulla costruzione di distretti che hanno una caratteristica diversa rispetto a quelli classici, cioè non sono formati da aziende territorialmente specializzate in un unico settore, ma pensati come la camera di incontro di ricerca e formazione per creare programmi di interesse settoriale. Al discorso dei distretti associamo anche il tema dei contratti di rete, che ancora non è stato oggetto di regolamento. Stiamo cercando di lavorare con Confindustria su scala nazionale e locale per sviluppare questi strumenti a livello territoriale. In qualche maniera il tema del passaggio generazionale e del rapporto col mondo dell’università passa attraverso il tema dell’aggregazione delle imprese. In più partecipiamo alla Spegea, una scuola che fa formazione post laurea e ha anche un master Mba, provando ad accompagnare così le nuove leve a un approccio un po’ più aperto sul fronte del governo delle aziende». 90 • DOSSIER • PUGLIA 2010



L’idea che personalmente vorrei sviluppare è quella che le università pugliesi siano veramente il luogo, l’agorà, in cui il mondo dell’impresa e il mondo della ricerca pubblica si possano incontrare in modo più sistematico



Università e imprese spesso però non riescono a dialogare. Come si può rispondere a questa esigenza in tempi brevi e quali sono le difficoltà che incontrano più spesso le imprese pugliesi nei rapporti con gli atenei? «In realtà negli ultimi anni il rapporto con la ricerca pubblica è stato abbastanza positivo. La questione è che bisogna andare un po’ oltre un catalogo di buone esperienze. L’idea che vorrei sviluppare è quella di rendere operativi gli Industrial laison of-


Alessandro Laterza

Nella pagina a fianco, Alessandro Laterza, editore e presidente di Confindustria Bari

fice, istituiti presso le università pugliesi, in modo da renderli concretamente l’agorà in cui impresa e ricerca pubblica si possano incontrare in modo più sistematico, perché non partiamo da zero ma non siamo ancora a una logica di sistema in senso proprio. In riferimento alla collaborazione cito l’esempio del distretto tecnologico della meccatronica dove la partecipazione con il mondo universitario è paritetica ed è su progetti di valenza chiaramente industriale, non solo di ricerca». Le università pugliesi riescono a soddisfare le richieste del mondo imprenditoriale locale? «La vera nota dolente in Puglia è che abbiamo perso l’8% dei laureati e questo è un dato unico sia su scala nazionale che su scala meridionale. Credo, però, che più che interrogarci sulla capacità del sistema formativo, dovremmo analizzare il sistema nel complesso per capire quanto sia preparato ad accogliere i laureati delle diverse facoltà». Il capitale umano è un fattore di straordinaria importanza per il successo dell’impresa. Come viene tutelato dalla parte delle imprese lo scambio di risorse tra mondo della ricerca e mondo industriale?

«Si tratta per noi di sistematizzare la quantità non indifferente di esperienze che abbiamo. Ad esempio tra i programmi regionali ce n’è uno che si chiama “Bollenti Spiriti”, dedicato alla formazione post laurea degli studenti pugliesi sia in Italia che all’estero; in quel contesto potrebbe essere interessante capire se si possa uscire dalla logica del bando regionale e creare un collegamento organico con il sistema delle imprese. Inoltre, grazie a contributi statali stiamo valutando tutti i progetti che sono stati presentati per le iniziative regionali per trovare spunti di qualche interesse sui quali allacciare possibili relazioni». Confindustria ha intenzione di promuovere progetti congiunti tra università e imprese per agevolare il trasferimento tecnologico, avviare spin off e start up innovative e valorizzare le idee interessanti dei giovani RICERCATORI pugliesi? Il numero di «Questo noi lo facciamo essenzialmente parricercatori del tecipando ai programmi nazionali di ConfinPolitecnico di Bari coinvolti in Energy dustria o anche o a progetti particolari come Factory Bari, quello fatto dai giovani di Confindustria chiaprogetto di collaborazione tra mato “Talenti d’impresa”, al quale hanno paruniversità e tecipato alcuni nostri ricercatori e laureati. Biimprese sogna evitare i rischi del provincialismo di ritorno, molto meglio è quando si riesce a mettere in comunicazione la nostra realtà con DISOCCUPAZIONE la molteplicità delle realtà nazionali». È il tasso di giovani Crede che siano necessarie ulteriori intersenza lavoro nella venti per avvicinare il sistema produttivo e provincia di Foggia farlo interessare sempre di più alla ricerca accademica? «Io credo molto in queste logiche di aggregazione. Ci sono moltissime risorse disponibili per la ricerca rivolte alle regioni meridionali, ma queste fanno parte del piano operativo nazionale che è regolato dal Miur. Bisogna capire in ogni caso quale è la regola del gioco: per spendere bisogna avere le risorse disponibili, altrimenti si rischia il circolo vizioso informativo per cui l’inefficienza del sistema meridionale è causata da lentezze».

15

15,4%

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 91


ACCESSO AL CREDITO

L’

accesso al credito rimane uno dei problemi più sentiti dalle imprese soprattutto al Sud dove i tassi di interesse sono più alti che al Nord per una maggiore fonte di rischio. Questo gap si è acuito a causa della crisi economica e da verifiche serrate che le banche operano prima di erogare il credito. Fattori che non facilitano l’economia pugliese anche per quelle imprese che presentano meno rischi rispetto ad altre. «In Puglia – spiega Rocco Palese, presidente del gruppo consiliare Pdl in Regione – non c’è stato un miglioramento delle condizioni di offerta, ci sono comunque grandi difficoltà a cui si è aggiunto il problema di liquidità dovuto alla crisi che ha influenze dirette sul problema dell’erogazione di credito da parte delle banche e dei rapporti con le imprese». Le pmi continuano a soffrire per la difficoltà di ottenere finanziamenti dalle banche. Come sta cambiando il rapporto banca e impresa? «Non ci sono grandi cambiamenti anzi, per dare attuazione a Basilea1 e Basilea2 e anche altri accorgimenti con la situazione di crisi economica, le maglie si sono ristrette ancora di più. Il rapporto quindi è invariato, ma con qualche difficoltà perché qui al Sud nell’ultimo decennio a causa delle fusioni bancarie che ci sono state, le banche hanno spostato i centri decisionali fuori dall’Italia meridionale. Questo ha creato qualche nuova complicazione, alcune in maniera indiretta, altre dirette. Tutto il credito popolare che invece è molto presente riesce un po’ a sopperire a questa situazione di difficoltà». Si deve recuperare qualcosa in termini di rapporto fiduciario del credito? «Il rapporto fiduciario classico, tranne qualche caso di rapporti dovuti alle banche popolari, è

I difficili rapporti tra banche e imprese

La crisi economica non ha sicuramente giovato alle imprese nel loro percorso di accesso al credito. Rocco Palese delinea lo scenario pugliese e le difficoltà che rivestono un ruolo importante nel complesso cammino di ripresa Nicolò Mulas Marcello scomparso. Si va sui formalismi, cioè se ci sono le garanzie le cose vanno bene se no purtroppo non c’è grande recupero. C’è poi un enorme divario anche ingiustificato nell’alta differenza dei tassi di interesse che il Sud è costretto ad avere in maniera molto più alta rispetto al Nord, dovuto a un ipotetico maggior rischio. Però anche se da un lato ci sono imprese che rappresentano maggior rischio, ce ne sono anche tante per cui questo problema è inesistente, ma il tasso rimane penalizzante perché è uguale per tutti e

Rocco Palese, capogruppo del Pdl nel Consiglio regionale


Rocco Palese

questo crea ulteriore motivo di sconforto. È vero anche che la crisi internazionale che c’è stata non è servita a migliorare il rapporto fiduciario tra banche e imprese». Se il nostro sistema bancario non è arretrato per quale motivo le nostre pmi vivono sempre un rapporto conflittuale per l’accesso al credito? «Il rapporto qui al sud è sicuramente conflittuale perché purtroppo il fatto di dover rientrare nei parametri prefissi attraverso gli stress test e le altre verifiche che sono aumentate, induce gli istituti di credito a essere particolarmente fiscali nel concedere accesso al credito e queste verifiche il più delle volte non vengono viste come una possibilità adiuvante ma come un nemico». L'irrigidimento delle condizioni di offerta da parte delle banche sembra essersi fermato ma le imprese lamentano comunque difficoltà. Da cosa dipende? «Qui in Puglia non c’è stato un miglioramento delle condizioni di offerta, ci sono comunque grandi difficoltà a cui si è aggiunto il problema di liquidità dovuto alla crisi che ha influenze dirette sul problema dell’erogazione di credito da parte delle banche e dei rapporti con le imprese. Penso per esempio ai ritardi nei pagamenti nella pubblica amministrazione per rispettare il patto di stabilità interno a causa delle crisi internazionali. Anche questa è una componente che determina frizione tra imprese e banche. E l’impresa che è creditrice di somme rilevanti rispetto alla pubblica amministrazione, cosa di cui anche la banca è a conoscenza, continua ad avere un rapporto rigido con le stesse in tutte queste situazioni». Per quanto riguarda l’ambito dei confidi, alcune banche sul territorio pugliese si sono

+PRESTITI 3,7% Il tasso di crescita dei crediti erogati in Puglia nel 2009

50% IMPRESE

Il numero delle imprese esportatrici che prevede un aumento degli ordini nel corso del 2010

mosse attraverso accordi con Fidindustria per facilitare l’accesso al credito. C’è qualche risultato concreto? «I risultati resi noti dall’Osservatorio bancheimprese, che è un organismo di monitoraggio riguardo questo ambito, non sembrano indicare un grande risveglio rispetto a questa situazione. L’aspetto che riesce a dare qualche margine di respiro è quello che emerge da Artigiancredito e Artigiancassa, ovvero con situazioni di incentivi nazionali o europei che vengono poi utilizzati tramite gli istituti bancari. Alcuni risultati riescono a prodursi in agricoltura o nelle piccole e medie imprese, ma nel settore artigianale». Anche le famiglie pugliesi hanno sofferto non poco la crisi economica. I dati sui prestiti alle famiglie in regione nel 2009 dicono che sono cresciuti del 6,8 per cento. Qual è lo scenario che si prospetta per il futuro? «Io mi auguro che ci sia una ripresa dell’economia e della crescita e della produzione a tutti i livelli. Perché solo in questa maniera possiamo avere un aumento del prodotto interno lordo e la possibilità di una ripresa un po’ più concreta. Spero che questo accada veramente, perché soprattutto qui nel Mezzogiorno sarà dura, con il gap che già esiste rispetto al Nord, riuscire a reggere una situazione già di grande difficoltà». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 95


ACCESSO AL CREDITO

D

isequilibrio economico, carenze infrastrutturali, disoccupazione. Il quadro dell’ultimo rapporto Ipres, in merito alla situazione economica e sociale della Puglia è piuttosto preoccupante. Eppure le opportunità di crescita non mancano. Un maggiore coordinamento di risorse per il Mezzogiorno, diviene quanto mai necessario per far si che l’Italia superi l’annoso squilibrio tra Nord e Sud. In tal senso il federalismo fiscale, per la Puglia, potrebbe avere effetti positivi. Nicola Di Cagno, presidente dell’istituto Ipres, analizza potenzialità e prospettive della regione. Lo scorso giugno, l'Ipres ha presentato l’annuario statistico Puglia in Cifre 2009. Qual è la fotografia che ne è risultata? «La struttura dell’indagine richiama l’articolazione delle aree di ricerca dell’Istituto presentando sei capitoli (Territorio e ambiente, Economia e reddito prodotto, Lavoro, Popolazione e società, Welfare e istruzione, Finanza locale) e un’appendice sull’internazionalizzazione istituzionale della Puglia. Tra i principali aspetti emersi nell’annuario, sono da sottolineare quelli relativi all’evoluzione del mercato del lavoro, che nella nostra regione si caratterizza per una condizione dei giovani e delle donne particolarmente preoccupante. Con riferimento alla struttura e alla evoluzione demografica, invece, indicazioni poco incoraggianti provengono dal tasso di fecondità, considerato

Fotografia del divario Nord-Sud Gli interventi economici più urgenti per la Puglia riguardano, in primis, l’offerta di servizi sociali e assistenziali e la creazione delle condizioni ottimali per dare nuovo impulso al mercato del lavoro. L’analisi di Nicola Di Cagno, presidente dell'Istituto pugliese per le ricerche economiche e sociali Guido Siniscalchi che oggi la nostra regione detiene un primato negativo di poco superiore a 1,2 figli per donna, inferiore ai rispettivi tassi nazionale e circoscrizionale. In relazione all’offerta di servizi socio-assistenziali, poi, il ‘Puglia in Cifre’ ha evidenziato un certo squilibrio interprovinciale nella distribuzione territoriale delle strutture, una carenza di strutture a ciclo diurno a carattere comunitario, una evoluzione ancora molto lenta verso servizi innovativi per le persone non autosufficienti». Quanto pesa il divario tra nord e sud del Paese? «Nel periodo 2001–2008 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto a un tasso medio annuo (0,6%) di poco superiore alla metà di quello del Centro Nord (1,0%). La gravità del dualismo Nord-Sud è segnalata anche dalla dinamica degli investimenti e della spesa pubblica in conto capitale. I primi registrano un tasso di variazione medio annuo del 1,1% a fronte del 1,3% del Centro–Nord; mentre la spesa pubblica in conto capitale complessivamente investita al Sud tra il 1999 ed il 2008, pur avendo raggiunto livelli paragonabili a quelli del primo ventennio dell’”intervento straordinario”, è stata sempre inferiore a quella programmata (45%). I risultati deludenti delle politiche regionali di sviluppo dell’ultimo decennio hanno quindi portato gli analisti a prefigurare nuovi percorsi delle politiche di intervento sui quali il dibattito è ancora aperto». Più volte si è posto l'accento sull'urgenza di una strategia unitaria per il futuro del Mezzogiorno. Quali Nella foto, sono i progetti in tal senso? Nicola Di Cagno, presidente «Come detto, la scarsa efficacia delle politiche dell’Ipres per il Mezzogiorno ha fatto emergere la necessità di una rinnovata attenzione al coordinamento


Ipres



Tra i principali aspetti emersi nell’annuario, sono da sottolineare quelli relativi all’evoluzione del mercato del lavoro, che nella nostra regione si caratterizza per una condizione dei giovani e delle donne particolarmente preoccupante



degli interventi per il Sud, nel contesto di una più ampia visione del ruolo dell’intero Paese nello scenario internazionale. In tale prospettiva, la scelta dello strumento specifico di attuazione delle politiche per il Mezzogiorno, pur essenziale sul piano tecnico-organizzativo, appare subordinata alle decisioni in ordine all’architettura politico-istituzionale delle relazioni tra tutte le Regioni del Mezzogiorno e, tra queste e il governo centrale». Federalismo fiscale, capitale umano e mobilità territoriale. Sono questi alcuni dei filoni speculativi su cui si muove l’Ipres. Quali sono i dati emersi e che rilevanza hanno nel contesto economico regionale? «Il progetto di ricerca sugli effetti del federalismo

fiscale, realizzato dall’Ipres, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Puglia e d’intesa con il Consiglio regionale della Puglia, ha evidenziato come il sistema perequativo previsto dalla legge di riforma determinerebbe, per il Mezzogiorno d’Italia, una notevole riduzione di risorse pro-capite rispetto al riparto storico, indipendentemente dal livello di perequazione adottato. È significativo rilevare che per la Puglia, presa a riferimento la spesa storica, si registra, rispetto alle altre Regioni meridionali, ad esclusione della Campania, la più contenuta riduzione di risorse destinate al finanziamento delle spese “secondarie”. Con riferimento al tema del capitale umano e della mobilità territoriale, il recente rapporto dell’Ipres ha approfondito le cause del divario, sempre più significativo, tra le dinamiche dell’offerta e quelle della domanda di lavoro qualificato». Recentemente l’Istituto ha presentato un rapporto relativo agli effetti del federalismo fiscale in Puglia e nel Mezzogiorno. Qual è il quadro che ne è emerso? «Le simulazioni mostrano come la riforma determinerebbe, per la regione, una riduzione di risorse per il finanziamento delle spese “secondarie” rispetto alla spesa storica, più contenuta rispetto a quella delle altre Regioni meridionali, ad esclusione della Campania». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 97


IMPRESA E LAVORO

Proteggere il valore aziendale Dal rapporto di lavoro derivano per il dipendente importanti obblighi sanciti dal legislatore. A partire dal mantenimento del segreto industriale. Come spiegano gli esperti del team Candalice e Associati

no dei punti nodali in materia di impresa e di diCarlo Sergi ritto del lavoro è rappresentato dalla necessità di approntare il giusto grado di tutela al patrimonio dell’azienda, interpretato non soltanto in termini meramente economici, ma anche con riferimento al bagaglio di informazioni detenuto dall’imprenditore. In quest’ottica, diventa spesso decisivo per il successo di un’impresa l’adempimento fedele di una pluralità di obblighi, che la legge pone a carico del lavoratore, e che possono tradursi in altrettante forme di responsabilità del dipendente. Proprio su questo, gli avvocati Fabio Candalice e Carlo Mercurio, founder partners di Candalice e Associati, affermata boutique pugliese del giuslavoro, delineano i punti principali di riferimento. Avvocato Candalice, quali sono gli obblighi più importanti che la normativa giuslavoristica sancisce per i lavoratori? «Oltre all’obbligazione primaria di eseguire la prestazione lavorativa, sottostando al potere direttivo del datore di lavoro, al lavoratore compete anche il rispetto di altri obblighi, espressamente previsti dal codice civile. Si tratta, in particolare, degli obblighi di diligenza e obbedienza, disciplinati dall’art. 2104 del c.c. e dell’obbligo di fedeltà, di cui all’art. 2105. In caso di violazione di detti doveri, oltre ad attivare la procedura disciplinare, il datore di lavoro può agire nei confronti del dipendente in via civile,

U

110 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Nella pagina a fianco, lo staff dello studio legale Candalice e Associati durante una riunione www.candaliceassociati.it

per la richiesta di una somma di denaro a titolo di risarcimento del danno patito». Altro aspetto strategico per le aziende è costituito dalla tutela del patrimonio di informazioni. L’impresa deve adeguarsi affinché non subisca operazioni di concorrenza sleale da parte di dipendenti o ex dipendenti. «È proprio così. L’importanza di tale ambito discende dal fatto che il segreto industriale e commerciale ha un innegabile valore aziendale e di avviamento, frutto di investimenti, anche corposi, in tecnologie, studi e ricerche, talora risultato di anni di attività. Un know-how che oggi intercetta un grado di protezione le-


Il patrimonio d’impresa

ORA ANCHE A TARANTO Oltre alla collaborazione con diverse realtà professionali dislocate sull’intero territorio nazionale, lo studio Candalice e Associati ha conosciuto la significativa espansione della sua presenza sul web, grazie al cliccatissimo portale www.candaliceassociati.it. Sul sito si possono trovare tutte le ultime novità di rilievo per le aziende oltre che un’ampia rassegna di sentenze dei principali tribunali pugliesi. Aumentano, dunque, gli investimenti mirati nell’innovazione tecnologica. Non solo, la struttura è in procinto di aprire una sua sede anche a Taranto, in Via Dante, con la preziosa collaborazione dell’avvocato Giada Paturzo, tradizionale referente su quel territorio. Accanto a quella storica di Bari, grazie alla nuova sede la struttura mette in gioco le sue energie e risorse, puntando con decisione sul dinamico tessuto industriale della provincia tarantina, candidandosi anche in questa area come punto di riferimento per il contenzioso giuslavoristico.

gislativa assai elevato, a seguito dell’entrata in vigore del Codice della Proprietà Industriale, con il D. Lgs. 10 febbraio 2005 n. 30. Il divieto di concorrenza sleale per il dipendente è strettamente connesso con l’obbligo di riservatezza, che permane intatto anche successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro e la cui violazione produce l’applicazione di sanzioni civili e penali». Avvocato Mercurio, quale pensa sia la l’approccio più indicato per un’azienda nel rapporto con i suoi dipendenti? «Costruire e rafforzare giorno per giorno un clima di reciproca fiducia e conoscenza.

Il momento sanzionatorio non può essere l’unica soluzione in materia, ma deve affiancarsi a una strategia complessiva tesa a far sentire il lavoratore direttamente coinvolto e interessato ai risultati produttivi dell’impresa, così da incentivare il rispetto di obblighi e doveri fissati dal legislatore a carico dei dipendenti». Una struttura come la vostra in che modo si rivela di supporto in questo contesto? «Abbiamo improntato una capillare presenza su tutta la Puglia e nelle principali città italiane ed europee. Ci impegniamo in una costante opera di informazione dell’azienda e formazione dell’imprenditore, grazie anche a newsletter periodiche che affrontano con chiarezza tutte le ultime novità in tema di rapporto di lavoro, rappresentando uno strumento di sicura utilità per la comprensione della realtà complessa in cui l’azienda si trova a investire». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 111


L’italianità che fa la differenza Il prodotto “made in Italy” possiede ancora un valore aggiunto. Anche sui mercati stranieri. Soprattutto se rimane legato al territorio, nonostante la crisi e i costi di produzione più alti. L’esperienza di Vito Antonio Filograna Sergio Carlo Gherardini

a crisi economica, la concorrenza dei paesi produttori a basso costo e la decisione di tante aziende di spostare la produzione laddove materie prime e manodopera costano meno sono fenomeni che minacciano la produzione made in Italy, ma non ne scalfiscono la qualità. Il made in Italy è un valore riconosciuto nel mondo, percepito come sinonimo di arte, buon gusto e qualità. «La necessità di produrre al prezzo più basso possibile ha snaturato, in alcuni casi, quella ricercatezza nello stile e nella creatività dei modelli che ha sempre contraddistinto le varie creazioni»

L

112 • DOSSIER • PUGLIA 2010

afferma Vito Antonio Filograna Sergio, presidente del gruppo Filanto, la “Cittadella della calzatura” che si estende nella zona industriale di Casarano. In risposta a questa tendenza, Filanto ha sempre mantenuto fede alla propria vocazione artigianale, con uno spirito industriale, manifestando la propria progettualità tutta italiana in stretta partnership sia coi principali brand nazionali e internazionali, che con il lancio di propri brand. Il legame che intercorre tra la Filanto e il Salento è forte e radicato nel tempo. «L’azienda è nata sessant’anni fa ed è rimasta volutamente in Puglia, per amore delle sue radici. Su questo presupposto si basa la qualità di un prodotto “Full made in Italy”. Se da un punto di vista commerciale l’azienda possiede uffici di rappresentanza nei principali mercati mondiali come Europa, America, Giappone, Emirati


Il calzaturiero

In apertura, Vito Antonio Filograna Sergio, presidente del gruppo Filanto. Nelle immagini, alcune fasi della produzione calzaturiera - www.filanto.it

70 PAESI

Arabi, India, dal punto di vista produttivo, Filanto è una realtà strettamente radicata nel territorio salentino, dove nasce circa il 20% della produzione totale». Esportate calzature in oltre 70 paesi. Quali sono i vostri principali mercati di riferimento? «In Europa, e soprattutto in Italia, Francia, Germania si sviluppa quasi il 50% del fatturato totale. Tali mercati sono caratterizzati da un gusto e da una ricercatezza dello stile particolari, mentre in altri paesi, i driver di acquisto sono dettati quasi esclusivamente dal prezzo». Filanto ha trasformato l’artigianalità in industria. Quali sono le peculiarità del prodotto? «La Filanto è attualmente uno dei principali produttori calzaturieri italiani, con fonti produttive nazionali ed estere. È in grado di gestire dall’ordine minimo di calzature alla grande com-

Ogni giorno vengono serviti da Filanto grazie a un notevole sforzo in termini finanziari e di risorse umane

10 mln EURO

Sono investiti ogni anno dall’azienda nell’ambito della ricerca, per garantire un prodotto sempre innovativo

messa dei big buyer, garantendo tanto una produzione su larga scala, quanto una produzione ricercata ed esclusiva per i grandi brand nazionali e internazionali che rappresentano il Made in Italy nel mondo. In quanto “Main Shoe Contractor”, la Filanto è pertanto in grado di rispondere a qualsiasi tipo di richiesta del mercato gestendo le produzioni direttamente attraverso un esclusivo network che sovraintende a tutte le varie richieste. Anche i sistemi di produzione e prototipizzazione sono tra i più innovativi e sfruttano tecnologie CAD-CAM 3D». Tre sono attualmente le vostre linee di produzione. «Il marchio di punta è “Filograna”, destinato all’uomo che privilegia la qualità e la classe, un capolavoro di manifattura artigianale dei migliori calzolai italiani. C’è poi la linea “Filanto”, una scarpa per tutte le età, migliaia di modelli, decine di colori, tante fantasie per soddisfare ogni tendenza della moda. E infine, c’è “Fhil hunt” l’ultimo brand pensato per i giovani». Sembra che il settore dell’abbigliamento e degli accessori risenta particolarmente della crisi. Come sta reagendo la vostra attività a questo periodo? «È ormai noto che tutti i settori labour intensive subiscono fortemente la concorrenza sleale dei grandi paesi, come Cina e India, caratterizzati dall’abbondanza di manodopera. L’alternativa è, per i produttori nazionali come la Filanto, quella di disporre delle produzioni a seconda dei livelli di qualità/prezzo che il cliente è in grado di soddisfare e gestirle a seconda dei paesi di approvvigionamento, cercando di rendere sempre più efficienti le produzioni agli ordini. Infine, una grande capacità di interazione con i clienti, in termini di proposta di collezioni, ripresentazione dei best seller, velocità di consegna dei riassortimenti e ottimizzazione dei servizi di pre e post vendita fanno sì che ci si differenzi sul mercato». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 113


CORRIDOIO VIII

Rafforzare il gioco di squadra per completare l’asse Corsia preferenziale dell’Italia per i Balcani e il Mar Nero. Strumento di stabilizzazione per Albania, Macedonia e Bulgaria. Il ministro plenipotenziario del ministero degli Esteri Luigi Napolitano spiega l’importanza di realizzare il Corridoio VIII Francesca Druidi

È

uno dei corridoi della rete europea dei trasporti riconosciuta dall’Unione europea: il Corridoio VIII è un asse intermodale ovest-est fra le aree paneuropee di trasporto, i Mari Adriatico e Ionio e il mar Nero, che partendo dai porti di Bari e Brindisi giunge a quelli della Bulgaria sul mar Nero, attraversando i territori albanese, macedone e bulgaro. «Il suo sviluppo – spiega il ministro plenipotenziario Luigi Napolitano – avrà un impatto positivo su tre livelli rappresentando contestualmente: un asse nazionale per ciascuno dei paesi coinvolti, una connessione fra gli Stati dei Balcani e un asse transnazionale che connette l’area dei trasporti mediterraneo/adriatica a quella dei trasporti del Mar Nero, collegando tra esse reti Ten-T dell’Ue in Italia, a ovest, con quelle in Bulgaria, a est». Quali implicazioni economiche, ma ancor prima politiche, assume il Corridoio VIII? «L’Italia attribuisce grande importanza allo sviluppo delle in118 • DOSSIER • PUGLIA 2010

frastrutture stradali e ferroviarie del Corridoio, non soltanto per le positive ricadute in termini economici, ma anche per il contributo alla stabilità e alla coesione territoriale che esso consente. La sua realizzazione, intesa come costruzione di un nuovo ponte tra l’Adriatico e il Mar Nero, ha come tela di fondo un contesto generale, nel Mediterraneo, nell’Unione Europea e nel resto dei Balcani, che è in piena evoluzione e si caratterizza per alcuni elementi e fattori salienti».

1991 CONFERENZA INTERGOVERNATIVA DI PRAGA

2002 MEMORANDUM D’INTESA DI BARI

2010 DICHIARAZIONE CONGIUNTA DI TIRANA DEI 4 PAESI MEMBRI

Quali? «La rivisitazione in corso delle linee guida e dei criteri per lo sviluppo di una rete di trasporti europea integrata con riferimento anche a un processo coordinato di programmazione tra le reti Ten-T e il Core Transport Network del Sud-Est Europa; l’attività di un apposito organismo (SEETO – South East Europe Transport Observatory), volta a definire una rete essenziale dei trasporti nei Balcani occidentali e a identificare le priorità dei progetti da


Luigi Napolitano



Mancano al completamento parti significative e ci vorrà ancora del tempo per terminare la realizzazione delle sue componenti, portuale, poi stradale e infine ferroviario

attuare; la conclusione, probabilmente già quest’anno, della negoziazione del “Trattato della Comunità dei Trasporti” che porterà a uno sviluppo coordinato della programmazione delle reti Ten-T e del Core Transport Network. Infine, le conclusioni della Conferenza di Napoli dello scorso ottobre nella quale i 27 paesi dell’Ue, tra cui quelli dei Balcani, hanno espresso la volontà di “sviluppare tra loro una rete infrastrutturale di trasporto a vocazione sostenibile, attraverso l’affermazione di una politica di partenariato rafforzato” per i progetti infrastrutturali, in particolare per le nazioni che fronteggiano difficoltà finanziarie». L’idea del Corridoio VIII ha mosso i primi passi con la Conferenza di Praga del 1991. È stata marcata in positivo dal Memorandum d’intesa del 2002 firmato a Bari,

oltre che dagli attuali membri anche da Grecia, Turchia e Commissione Europea. Quali i prossimi step? «L’importanza del Corridoio è destinata ad aumentare di pari passo con la crescita economica dei paesi da esso traversati. Attualmente, mancano al completamento parti significative e ci vorrà ancora del tempo per terminare la realizzazione delle sue componenti, innanzitutto portuale, poi stradale e infine ferroviaria. Oggi i Paesi del Corridoio hanno deciso di avviare concretamente una riflessione complessiva sui possibili modi per promuovere iniziative congiunte, volte ad accelerare lo sviluppo del Corridoio e ad accrescere la cooperazione con la Ue, le istituzioni finanziarie internazionali e il settore privato. La riflessione è stata formalizzata in un’apposita dichiarazione congiunta dei ministri dei Tra-



sporti di Albania, Bulgaria, Italia e Macedonia, sottoscritta a Tirana il 29 aprile scorso». Cosa hanno riconosciuto, nello specifico, i paesi membri con questa dichiarazione? «La priorità del progetto e l’urgenza che al Corridoio VIII, in sede di rivisitazione in corso delle reti Ten-T, vengano riconosciuti lo stesso ruolo e la stessa rilevanza degli altri Corridoi pa- Nella pagina fianco, il ministro neuropei. Per completare un aplenipotenziario Corridoio plurimodale così rile- Luigi Napolitano la cartina del vante - 1800 Km di ferrovie, se eCorridoio VIII si tiene conto della ventilata estensione fino a Napoli, mentre le strade arrivano a circa mille Km - che comprende impianti portuali come Taranto, Durazzo, Varna, occorre avviare un lavoro capillare. Solo così l’attuale asse potrà divenire un corridoio funzionale, dove l’offerta ferroviaria, stradale, marittima e aerea sia effettivamente legata da nodi portuali, inter-  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 119


CORRIDOIO VIII



L’Italia e il Mezzogiorno possono dare e ricevere molto con la realizzazione del Corridoio



 portuali e aeroportuali adeguati e ricevere molto con la realiz- ghi e si deve confrontare con alle esigenze della domanda di trasporto. E il Corridoio potrà essere gestito da una cabina di regia, cioè una pluralità di soggetti strettamente integrati e coordinati fra loro. A partire dalla Dichiarazione di Tirana, si seguirà un approccio pragmatico, fornendo il massimo supporto tecnico e istituzionale alla serie di iniziative da assumere nel breve e medio periodo». Per l’Italia in particolare, cosa rappresenta questa via di ‘collegamento’? «L’Italia si ripromette, nel quadro della rivisitazione in atto delle reti Ten-T da parte della Ue, di indicare precise e specifiche misure a sostegno del Corridoio VIII. Del resto, per l’intero sistema economico del Meridione, il Corridoio offre una grande opportunità di crescita del reddito, se si considerano l’accesso e gli scambi con i futuri mercati locali balcanici e con tutti i paesi rivieraschi dell’area del Mar Nero. L’Italia e il Mezzogiorno possono dare

120 • DOSSIER • PUGLIA 2010

zazione del Corridoio e giocare un ruolo da protagonisti. Inoltre, il grande progetto dell’allargamento dell’Ue a tutti i Balcani prenderebbe in tal modo forma e sostanza su fondamenta economiche più stabili e durature». L’attraversare un paese extra Ue come l’Albania, quali passaggi diplomatici ha comportato? «L’Albania attribuisce un’importanza assolutamente prioritaria alla costruzione del Corridoio e da tempo è impegnata a migliorare le infrastrutture necessarie. Quella portuale è a buon punto e quella stradale sta facendo progressi significativi. Il progetto del Corridoio, inoltre, va ad arricchire una rete di rapporti bilaterali con l’Italia particolarmente ricca e intensa in una vasta gamma di settori». Come, dalla Farnesina, si lavora per costruire questo Corridoio? «La realizzazione integrale del Corridoio richiede tempi lun-

difficoltà complesse. Si tratta di una partita che richiede impegnativi confronti in Europa, a Bruxelles, e negli stessi Balcani, in una fase, che si prevede lunga, resa ulteriormente difficile dalla scarsità di risorse finanziarie, sia pubbliche che private. L’Italia deve, quindi impegnarsi su più fronti, serrando i ranghi, a livello centrale e territoriale, e promuovendo una “lobby” con gli altri paesi attraversati dal Corridoio per sensibilizzare e sviluppare opportune pressioni sulle istanze europee e balcaniche. Il ministero degli Esteri offre il proprio valore aggiunto istituzionale per operare sinergicamente, tramite il necessario gioco di squadra, con l’intero sistema Italia. A esso spetta, soprattutto, sviluppare l’indispensabile azione diplomatica tanto nei confronti dei paesi partner del Corridoio che della Commissione e dei vari soggetti istituzionali internazionali interessati».


Aleksandar Tsvetkov

Passi avanti per le infrastrutture bulgare Lo sviluppo degli Stati interessati dal Corridoio VIII verrà incrementato. Sul piano politico, economico, culturale e sociale. Il ministro bulgaro ai Trasporti Aleksandar Tsvetkov illustra i progressi del suo paese nella costruzione dell’asse Francesca Druidi

L

a realizzazione del Corridoio VIII accelererà la cooperazione economica tra i paesi coinvolti. Lo sostiene Aleksandar Tsvetkov, ministro bulgaro dei Trasporti, della tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni, che evidenzia come, per la Bulgaria, l’importanza del Corridoio risieda soprattutto nella positiva sollecitazione a improntare nuove infrastrutture, in particolar modo ferroviarie. La connessione delle reti ferroviarie di Bulgaria e Macedonia giocherà, infatti, un ruolo determinante per la crescita dell’intera regione. Qual è lo stato di realizzazione del Corridoio VIII in Bulgaria? «Il percorso del Corridoio VIII è considerato un asse europeo prioritario poiché è parte della rete transeuropea di trasporto Ten-T. Ciò assicura l’opportunità di reperire risorse finanziarie dai fondi dell’Unione europea per lo sviluppo della rete ferroviaria e delle strade. La dotazione infrastrutturale bulgara riguardante il Corridoio è, nel

complesso, in buone condizioni e molti progetti di ammodernamento sono ancora in corso di completamento: ad esempio le autostrade di Lyulin e Trakia; la linea ferroviaria Sofia-Plovdiv-Stara Zagora-Burgas; la linea ferroviaria Karnobat-Sindel, l’ammodernamento dei porti di Varna e Burgas. Sono in preparazione interventi migliorativi su linee ferroviarie già esistenti, come Sofia-PernikRadomir e Radomir-Gyueshevo. La parte mancante del sistema ferroviario bulgaro verso la Macedonia corrisponde a 2,5 km, dalla stazione di Gyueshevo al confine. La costruzione di questa sezione non costituisce un problema per la Bulgaria, ma qualsiasi investimento, prima della realizzazione della parte macedone, non risulterebbe efficace». Può individuare gli aspetti maggiormente critici nel completamento del Corridoio? «Esiste la volontà politica di sviluppare il Corridoio VIII. I paesi interessati mantengono tra loro contatti e scambi di informazioni incessanti riguardo alle at-

tività pianificate. C’è una cooperazione attiva. Dal punto di vista tecnico, non si riscontrano aree problematiche, grazie anche al fatto che negli ultimi anni sono stati effettuati diversi studi con la partecipazione di tutti i paesi coinvolti e i parametri e le condizioni tecniche sono stati discussi. Allo stato attuale, l’ostacolo maggiore è di natura economica ed è legato alla necessità di garantire le risorse. È un compito difficile, specialmente per la Macedonia, dal momento che gli investimenti più consistenti per la costruzione dei percorsi ferroviari verso la Bulgaria e l’Albania devono essere ancora stanziati. Le sezioni mancanti del sistema ferroviario sono, infatti, praticamente situate in territorio macedone e richiedono ingenti risorse finanziarie per essere costruite».

Aleksandar Tsvetkov, ministro bulgaro dei Trasporti, della tecnologia dell’informazione e delle comunicazioni

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 121


CORRIDOIO VIII

Da Napoli a Bari ad alta velocità Per Campania e Puglia l’Alta velocità Napoli-Bari significherà potenziare l’asse Tirreno-Adriatico. Agganciandosi all’Europa del nord e dell’est. Lo evidenzia Sergio Vetrella, assessore ai Trasporti della Regione Campania Leonardo Testi

U

n’infrastruttura da 147 chilometri di nuovi binari, è l’Alta velocità Napoli-Bari, la cui rilevanza supera la dimensione nazionale, legandosi ai progetti relativi alle reti europee dei trasporti. A sottolinearlo è l’assessore ai Trasporti e alle attività produttive della Regione Campania, Sergio Vetrella, insediatosi da poco più di tre mesi: «la Napoli-Bari è una delle opere strategiche prioritarie per lo sviluppo economico non solo delle due regioni, ma anche dell’intero territorio meridionale». Nel 2006 sono stati firmati i protocolli di intesa. I primi cantieri sono stati annunciati dal ministro Matteoli per il 2011. Qual è lo stato dell’arte? «A mio avviso, l’intervento dovrebbe avere due obiettivi: innanzitutto, creare un collegamento ferroviario ad alta velocità tra le due maggiori città del sud continentale, sul modello della Milano-Napoli, ossia con treni moderni in grado di raggiungere i 300 km/orari e, quindi, di unire direttamente le 122 • DOSSIER • PUGLIA 2010

due regioni in meno di due ore, invece delle attuali quattro. Ciò avrebbe riflessi positivi non solo sulla mobilità dei passeggeri, ma anche sul traffico delle merci e dunque sul rilancio economico, collegando in maniera efficiente e veloce le due sponde del Tirreno e dell’Adriatico, a loro volta legate ai corridoi europei numero I Berlino-Palermo e numero VIII Bari-Varna». In prospettiva europea? «Sì, e di rilancio della nostra regione come piattaforma logistica privilegiata del Mediterraneo, grazie alla posizione geografica centrale nel bacino e alle infrastrutture già presenti e in corso di realizzazione: oltre alle ferrovie, gli interporti di Nola, Marcianise-Maddaloni, già esistenti, e di Battipaglia, in corso di realizzazione, oltre ai porti di Napoli e Salerno. Il secondo obiettivo è quello di ammodernare e migliorare i collegamenti regionali e interregionali esistenti, in particolare per la Campania quelli tra le aree interne del Sannio e dell’Irpinia, che per troppi anni sono stati ingiustamente iso-

Sergio Vetrella, assessore ai Trasporti e alle attività produttive della Regione Campania

lati, e che da questo intervento ricaverebbero benefici sia per la mobilità che per l’economia e l’occupazione. Su questa base, realizzati finalmente i progetti preliminari, stiamo andando avanti nelle procedure per poter disporre al più presto del progetto esecutivo e avviare così i lavori». Quali i territori interessati dal passaggio del treno? E a che punto siamo con i singoli accordi locali? «Principalmente il Sannio e l’Irpinia, a cui si aggiungono parti della provincia di Napoli e del Casertano. Fin dall’inizio, sono stati coinvolti tutti i soggetti interessati, dai Comuni alle Province, dalle Soprintendenze alle associazioni, per cui direi che siamo a buon punto anche su questo fronte».


Sergio Vetrella

Quali opere infrastrutturali avete chiesto a Rfi di realizzare per dare il via libera alla Tav? «Si è tenuto conto soprattutto del miglioramento delle infrastrutture viarie e ferroviarie dei territori interessati, dall’accessibilità della nuova linea ai collegamenti con la metropolitana

regionale. Una maniera moderna di concepire le cosiddette opere compensative che si è concentrata sugli interventi caratterizzati da un impatto più concreto e vicino alla Tav, aumentandone così il valore aggiunto». La Tav s’inserisce in un con-

Immagini di Bari e Napoli. Sotto, il treno Frecciarossa di Trenitalia



Serve creare un collegamento ferroviario ad alta velocità tra le due maggiori città del sud continentale, Napoli e Bari, con treni moderni in grado di raggiungere i 300 km/orari



testo su rotaia non troppo esaltante. Almeno in termini di treni poco efficienti, linee tagliate, difficoltà per i pendolari. Come pensate di intervenire? «In Campania, a differenza delle altre regioni meridionali, esiste una grande dotazione di infrastrutture ferroviarie, dovuta alla storica tradizione dei Borboni, che ad esempio con la Napoli-Portici realizzarono la prima ferrovia d’Italia nel lontano 1839, oltre che agli interventi già realizzati dell’Alta velocità sulla Roma-Napoli e della metropolitana regionale in corso di completamento. Indubbiamente, sul fronte dei servizi ai pendolari negli ultimi anni si sono registrati notevoli problemi e per questo siamo impegnati a migliorare la qualità dei servizi offerti e dei treni utilizzati, insieme alla sicurezza di utenti e lavoratori, pur sapendo che purtroppo siamo in un difficile periodo di crisi economica, con numerosi tagli previsti proprio per i trasporti pubblici». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 123


CORRIDOIO VIII

Porti del Levante, snodi di collegamento transeuropeo È importante accelerare sul fronte della realizzazione del Corridoio VIII. Perciò la politica trasportistica pugliese tiene conto di questo obiettivo centrale da raggiungere. L’assessore regionale alla Mobilità, Guglielmo Minervini, illustra le sfide che attendono le infrastrutture della regione Francesca Druidi

L

a realizzazione del Corridoio VIII ha una notevole valenza strategica sia come asse di trasporto tra l’area balcanica e le regioni del Mezzogiorno, sia come strumento di integrazione economica tra i territori interessati, favorendo lo sviluppo di attività economiche, commerciali e produttive. Per quanto riguarda il territorio pugliese, i porti di Bari e Brindisi identificano i terminali naturali di ingresso e di uscita del Corridoio VIII. Ma nello scenario che si sta delineando «la tradizionale logistica delle merci non sarà più sufficiente», avverte Guglielmo Minervini, assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità. «A essa dovrà accompagnarsi un insieme di reti intelligenti di comunicazione, instradamento e distribuzione sempre più segnati dalle tecnologie dell'informatica e della telematica, che costituiscono già oggi il punto competitivo distintivo delle piattaforme territoriali di “successo”». 124 • DOSSIER • PUGLIA 2010

A che punto è l’adeguamento delle infrastrutture regionali in vista della realizzazione del Corridoio VIII? «Già oggi il porto di Bari è la porta di accesso sostanzialmente unica per i flussi con l’Albania, il Kosovo e, dunque, per i Balcani. Oltre il 90% del traffico merci e passeggeri avviene attraverso Bari. Ma tutto il Piano regionale dei trasporti (Prt), varato nel corso della precedente legislatura, si ispira al principio guida dell’internazionalizzazione attiva della cosiddetta Piattaforma adriatica multimodale, facendone uno degli obiettivi centrali della politica trasportistica regionale. Tutta la Puglia, in particolare il triangolo dei tre porti nazionali di Bari, Brindisi e Taranto, è stato individuato a Roma e a Bruxelles quale cerniera logistica essenziale sia verso il mondo mediterraneo che verso quello balcanico: anzi, tale duplice valenza ha prodotto una visione strategica centrale dei porti del Le-

vante come terminali iniziali dello stesso corridoio VIII». Quale funzione, nello specifico, assumeranno i porti pugliesi all’interno del Corridoio VIII? «I porti di Bari e Brindisi saranno protagonisti di una sfida più avanzata: quella che il Prt pugliese identifica nell’intermodalità “tra le due rive”. In realtà, infatti, il Corridoio vivrà in modo efficace soltanto nella misura in cui tutti gli scali marittimi, maggiori o minori, dovunque collocati sulle due sponde jonico-adriatiche, siano effettivamente in rete, accessibili da più canali di trasporto, ecologicamente sostenibili. I porti coinvolti potranno anche essere, in prospettiva, croati e greci, oltre che albanesi: il Corridoio VIII e la Via Egnazia non saranno necessariamente in competizione, né l’asse BariBelgrado, attraverso Bari, può essere visto in termini di minaccia per il flusso delle merci in orizzontale verso il Mar Nero. I porti pugliesi e


Guglielmo Minervini



I porti di Bari e Brindisi saranno protagonisti di una sfida più avanzata: quella che il Prt pugliese identifica nell'intermodalità tra le due rive

Guglielmo Minervini, assessore alle Infrastrutture e mobilità della Regione Puglia

le loro retrostanti piattaforme logistiche possono e devono servire tutti i corridoi orizzontali che taglieranno la penisola balcanica e lì incroceranno i corridoi VII e X che scendono dal nord Europa». Cosa manca per un sostanziale passo in avanti? «Purtroppo l’assenza di risorse aggiuntive, un quadro normativo particolarmente aggrovigliato e vischioso e la carenza di un coordinamento strategico delle politiche nazionali rende molto lenta la capacità di risposta del nostro territorio. I tempi

sono biblici rispetto alla rapidità dei mutamenti di scenario. Si pensi, ad esempio, alla lentezza con la quale il Paese tarda a dotarsi di un’essenziale infrastruttura di connessione della dorsale adriatica e quella tirrenica con una efficiente rete ferroviaria veloce, la cosiddetta Alta Capacità Bari-Napoli. Nel frattempo, economie crescenti, anche balcaniche, generano flussi e aprono direttrici di trasporto». Chi sono i soggetti internazionali dell’area balcanica con i quali la Regione ha instaurato un dialogo proficuo? «Oltre al Segretariato del Corridoio VIII, che ha operato negli ultimi anni presso la Fiera del Levante di Bari, con il concorso di tutti gli Stati interessati, è davvero molto lunga la serie dei progetti di collaborazione tra le due sponde. I programmi Interreg, i progetti TransAdriatici e numerosi altri programmi di matrice europea, ancora in pieno sviluppo, hanno intensificato le connessioni economiche e culturali, perfino più strategiche di quelle materiali, che spesso invece incontrano notevoli difficoltà nella fase del relativo decollo, in un quadro sempre turbolento e sotto-critico delle risorse disponibili per le vie materiali della comunicazione». Quello delle infrastrutture e dei trasporti rappresenta peraltro un tema particolarmente importante per la Pu-



glia, crocevia di importanti corridoi europei e flussi di traffico, sia di merci che di passeggeri. Esiste una programmazione degli interventi strutturali da realizzare? «La Regione ha conferito rilevanza strategica alle infrastrutture, spostandovi una quota crescente di risorse al fine di eliminare la cronica debolezza nelle reti di collegamento. Per citare solo gli interventi più rilevanti, va sottolineato l’intervento di 35 milioni di euro, affidato a Rfi, che consentirà di collegare il porto di Taranto alla rete ferroviaria nazionale, creando così le condizioni di piena integrazione intermodale. Altrettanto importante è l’intervento di consolidamento e messa in sicurezza delle Dighe di Punta Riso e Bocca di Puglia nel porto di Brindisi, per 62 milioni di euro. Ma l’opera decisamente più strategica, perché consente il rafforzamento del quarto sporgente e l’approfondimento dei fondali per consentire l’attracco di navi di maggiore tonnellaggio, è quello che attende l’ultimo atto da parte del Cipe, al cui ordine del giorno è iscritto dal novembre scorso. Quasi un anno solo per certificare formalmente la copertura economica, mentre a Tangeri in cinque anni hanno realizzato un porto destinato ad assumere un ruolo di primazia mediterranea». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 125


TURISMO

Business travel un potenziale ancora inespresso

U

na risorsa inesauribile che necessita di una struttura adeguata. Parliamo del turismo in Puglia, che registra dati favorevoli in alcuni settori, come quello balneare e culturale, mentre soffre della negativa congiuntura economica se ci si focalizza sul business travel e sul congressuale. Gli operatori economici sul territorio chiedono investimenti su quelle infrastrutture capaci di attirare flussi turistici come centri congressi e grossi poli fieristici. Vittorio Andidero, presidente della commissione Turismo di Confindustria Puglia, illustra i programmi di intervento per migliorare tale situazione. Incentivare il turismo congressuale e d’affari potrebbe permettere un aumento degli afflussi anche in bassa stagione. Quali sono le vostre iniziative in merito? «Pensiamo in modo positivo a questo segmento di mercato, poiché si collega al business travel e ci consentirebbe, inoltre, di avere afflussi turistici prevalentemente nelle città capoluogo e una certa notorietà anche per il resto della regione. Siamo estremamente propositivi verso il turismo congressuale che qui in Puglia andrebbe strutturato meglio. Dal canto nostro siamo ideatori, assieme ad altre associazioni di categoria, della nascita di un vero e proprio centro congressi a Bari. Lo stiamo promuovendo all’interno della Fiera del Levante, combinandolo con un convention bureau. Questa è l’iniziativa più impor134 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Ciò che è necessario fare per garantire alla Puglia quella marcia in più nel settore del turismo congressuale. Interventi mirati, infrastrutture, maggiori servizi. La ricetta è questa. La nascita del centro congressi di Bari va nella giusta direzione. L’analisi di Vittorio Andidero Nella Zini

tante che abbiamo fatto per quanto riguarda il turismo congressuale». Come siete arrivati al progetto del centro congressi di Bari? «Si tratta di un’esigenza infrastrutturale richiesta da tantissimi anni da diverse componenti politiche e imprenditoriali. Siamo arrivati a determinare che ciò fosse indispensabile per il territorio perché mancava una struttura congressuale adeguata di oltre duemila posti a sedere. Visti gli enormi sforzi profusi speriamo che la Fiera porti avanti l’iniziativa come è stato annunciato». Ci sono altre strutture in regione? «In Puglia veri e propri centri congressi non esistono. Esistono diverse strutture private dai mille ai milleduecento posti, qualcuna

Sopra, Vittorio Andidero, presidente della commissione Turismo di Confindustria Puglia


Vittorio Andidero

SPESA DEI TURISTI STRANIERI PER MOTIVO DEL VIAGGIO (milioni di euro, variazioni e composizioni percentuali)

MOTIVO

2000

2009

Variazione % annua1

Composizione % 2000

Composizione % 2009

Vacanza Altri motivi personali Lavoro

229 108 64

270 156 148

1,8 4,2 9,8

57,1 26,9 16,0

47,0 27,2 25,7

TOTALE

401

575

4,1

100

100

Fonte: Banca d’Italia, Indagine campionaria sul turismo internazionale dell’Italia

più piccola e qualcuna di eccellenza che funziona anche molto bene. Il centro congressi ovviamente è una struttura di una valenza diversa perché guarda all’intero territorio regionale». Qual è la situazione degli operatori e delle imprese del turismo congressuale in regione? «Da noi ci sono diversi e bravissimi meeting planner che probabilmente lavorano molto anche con altre regioni proprio per la mancanza di contenitori adeguati al termine congresso. Per cui io penso che la Puglia, ad ora, riesce a organizzare bene eventi come un convegno importante, un seminario o una singola convention, però la parola “congresso” si deve sposare con una logica di filiera turistica molto più ampia, e ritengo che gli operatori

(1)

Tasso di variazione medio annuo nel periodo di riferimento.

specializzati attendano questa possibilità. Il problema cardine è il convincimento pubblico di realizzare un’infrastruttura utilizzando anche fondi europei per poi affidarla magari a una gestione privata. La criticità sta in questo». Alla Fiera del Levante promuoverete il centro congressi di Bari. Ci sono altre iniziative in questa direzione in programma? «Anche in altre province esiste l’idea di realizzare un centro congressi, anche se non credo siano a valenza pubblica come quello immaginato alla Fiera del levante». Gli stranieri sono attirati in Puglia dal turismo congressuale? «Ritengo che da questo punto di vista il turismo pugliese sia dotato di un enorme potenziale. Mentre siamo molto forti nel balneare



PUGLIA 2010 • DOSSIER • 135


TURISMO

A sinistra, le riprese della serie televisiva Crimini 2 (archivio Apulia Film Commission); sotto, il set del film Mine vaganti, girato in Puglia e diretto da Ferzan Ozpetek



Viviamo un periodo di notorietà positivo anche grazie all’integrazione con la filiera del cinema e a produzioni che hanno dato una discreta visibilità al territorio come quelle enogastronomiche



 e stiamo avendo una buona crescita nel turismo cul- crisi economica, unita al problema della stagionalità, turale, nel congressuale ritengo ci sia la necessità di una nuova politica accompagnata da strutture. Il mercato stenta a ripartire come dappertutto e il turismo congressuale ne risente molto visto che è legato all’economia del territorio. In Puglia c’è un potenziale tutto da scoprire». Secondo i dati forniti dall’Assessorato al turismo della Regione, nel 2009 i flussi turistici sono cresciuti, seppure con ritmo più debole rispetto all’anno precedente. Come vede la situazione per quest’anno? «Sono ottimista in tal senso. Secondo me, quest’anno, considerando che i dati sono relativamente buoni, ci sarà anche un leggero incremento turistico per la Puglia. Purtroppo soffriamo come gli altri settori per la 136 • DOSSIER • PUGLIA 2010

però stiamo intervenendo con decisione. Il quadro generale di contesto è accettabile, dobbiamo colmare problemi strutturali del settore presenti anche in altre parti del Paese: la raggiungibilità del territorio, una stagionalità che consenta alle imprese di fare un conto economico degno di investimenti e una politica di marketing territoriale e di formazione. La Puglia sta cercando di intervenire con una certa specificità, che alla Regione è molto riconosciuta in questo momento. Attualmente viviamo un periodo di notorietà positivo anche grazie all’integrazione con la filiera del cinema e a produzioni che hanno dato una discreta visibilità al territorio come quelle enogastronomiche. In sostanza azioni integrate di marketing possono fare molto per aiutare il turismo pugliese».


Daniele Degennaro

Ancora pochi investimenti sul turismo d’affari

C

ome una miniera inesauribile ma ancora poco sfruttata. La frase delinea il quadro della situazione del turismo fieristico e congressuale in Puglia. E se è vero che il termometro dell’economia di un territorio è rappresentato proprio dagli eventi e dalla presenza di strutture adatte a ospitare grandi manifestazioni che possono attirare il cosiddetto business travel, ebbene in regione evidentemente c’è ancora molta strada da compiere. Il capoluogo pugliese, poi, sotto questo aspetto, appare maggiormente in ritardo rispetto al resto del territorio, proprio a causa delle enormi potenzialità che potrebbe avere Bari come polo di attrazione di grandi eventi. Le ragioni di un deficit da colmare nelle parole di Daniele Degennaro, presidente di Federalberghi Bari. «Il turismo congressuale, in Puglia, è ancora terra vergine – esordisce Degennaro –. Nel senso che nella nostra Regione i convegni e i congressi numericamente consistenti si organizzano nei grandi alberghi utilizzando gli spazi a disposizione. L’assenza di un contenitore in grado di ospitare tali congressi impedisce di contro lo sviluppo di tutto un indotto che porta ad alimentare un segmento economico rappresentato proprio dal turismo fieristico e congressuale». Le pressanti richieste degli operatori del settore turistico hanno portato, nel tempo, all’esigenza di nuovi progetti dedicati interamente all’edificazione di strutture apposite per il turismo congressuale. «Esiste un progetto regionale – prosegue Degennaro – che prevede la realizzazione di un convention bureau o palazzo degli eventi, avente una capienza di duemila posti ospitato molto probabilmente all’interno della



Il turismo congressuale, in Puglia, è ancora terra vergine. Nella nostra Regione i convegni e i congressi numericamente consistenti si organizzano nei grandi alberghi



Non sfruttare appieno la risorsa del turismo d’affari è una spada di Damocle sugli operatori del settore alberghiero. L’edificazione di nuove strutture per i congressi, può dare una scossa importante all’economia regionale. L’opinione di Daniele Degennaro Ezio Petrillo

Fiera del Levante di Bari in quanto strategicamente vicina all’aeroporto di Bari-Palese, alla stazione centrale e al porto. Di recente è stata espressa la volontà sia da parte della Regione a finanziare il progetto sia della Fiera del Levante a individuare un’area per realizzare l’immobile. Federalberghi Puglia si augura Il presidente che il progetto vada in porto, in di Federalberghi Bari, caso contrario gli associati coDaniele Degennaro stituiranno un consorzio e provvederanno, di proprio conto, a costruire un palazzo dei congressi». L’obiettivo è chiaro e semplice: fare di Bari un punto di attrazione per il turismo d’affari a livello regionale e non solo. Una città che ha un’attività portuale che muove cinque milioni di merci l’anno necessita di infrastrutture all’altezza. «Alla squadra di governo regionale – conclude – ho annunciato, nel corso dell’ultima assemblea, che faremo presente l’esigenza che Bari sia dotata di un palazzo degli eventi che faccia da catalizzatore per tutti gli appuntamenti congressuali e sia punto di riferimento di tutta la provincia e della regione. Il turismo d’affari, e quello culturale ed enogastronomico, sono i segmenti che potrebbero concretamente destagionalizzare il turismo». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 137


TURISMO

Occorrono più servizi per il turismo congressuale

L

e opportunità del turismo d’affari per una città che guarda ai Balcani e a Oriente sono molteplici. In una regione che vive un momento roseo dal punto di vista della promozione turistica balneare e culturale, Bari si sta attivando per sfruttare al meglio il settore del turismo congressuale che potrebbe rappresentare una vera e propria rampa di lancio per l’economia regionale. Il Comune barese si sta dotando degli strumenti per garantire maggiori servizi ai viaggiatori, soprattutto a livello di infrastrutture e riqualificazione del territorio. Ne parla il sindaco Michele Emiliano. Come giudica l’andamento del turismo d’affari nell’ultimo anno nel territorio di Bari? «Pur non disponendo di dati di dettaglio relativi al 2009, posso dire con certezza che nel corso dell’ultimo anno sono aumentati i congressi di rilievo nazionale e internazionale organizzati in città e nell’area metropolitana, che attirano studiosi, scienziati e docenti da ogni parte del mondo. Bari rappresenta, a tutti gli effetti, un polo importante del turismo congressuale e d’affari nel Mezzogiorno d’Italia e nel Mediterraneo, e, in ragione di ciò, si sta attrezzando per potenziare le strutture ricettive dotandosi di un nuovo centro congressi, di un ulteriore approdo turistico e predisponendo una serie di interventi da realizzare in sinergia con Regione, autorità portuale e Fiera del Levante». Cosa è stato fatto quest’anno per incentivare il turismo congressuale? «Oltre ad assicurare patrocinio, sostegno e assistenza a tutti i soggetti, pubblici e privati, che promuovono e organizzano congressi di prestigio sul nostro territorio, scegliamo di sostenere eventi di particolare rilievo, in collaborazione con i principali stakeholders. Da tempo, inoltre, siamo impegnati a individuare risorse e procedure utili a dotare Bari di un centro congressi e di servizi all’altezza di una città che ambisce legittimamente a di-

138 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Dotare Bari di infrastrutture e servizi è il primo passo per favorire le presenze e lo sviluppo del turismo congressuale in città. Il capoluogo pugliese si sta attrezzando per riqualificare e promuovere il territorio cittadino. Il punto di Michele Emiliano Ezio Petrillo

A fianco il sindaco di Bari, Michele Emiliano


Michele Emiliano

per integrare al meglio un’offerta che sia in grado di spaziare dalle valenze artistiche e architettoniche della città alle bellezze dell’area metropolitana, dagli eventi estemporanei alle specialità enogastronomiche senza trascurare le opportunità di shopping tra prodotti tipici e marchi globali». Uno scalo portuale così importante come quello barese, ritiene sia supportato al meglio da un’offerta di eventi Da tempo siamo impegnati a individuare risorse utili e servizi adeguata? a dotare Bari di un centro congressi all’altezza «Credo che ci si debba impegnare maggiormente per gadi una città che ambisce a diventare punto rantire servizi di qualità ai di riferimento nelle relazioni internazionali viaggiatori, in particolare i croceristi, che rappresentano un ventare punto di riferimento nelle relazioni in- segmento importante del fenomeno turistico nella città di Bari. ternazionali, in particolare con i Paesi dei Bal- L’autorità portuale, il Comune, gli enti di promozione del tercani e del Mediterraneo». ritorio, devono fare quadrato e dialogare con tutti gli attori coinQuali sono gli interventi di cui necessita volti per definire standard all’altezza di una città che si vuole maggiormente Bari per incrementare ulte- sempre più attrattiva e sicura. Quanto agli eventi, l’estate barese riormente l’afflusso turistico? propone un calendario di tutto rispetto, ma è necessario porre «La Puglia in generale vive uno straordinario sempre maggiore attenzione ai tempi degli scali delle grandi navi momento di popolarità, dovuto a serie politi- da crociera, perché c’è il rischio che non coincidano con quelli che di tutela e promozione del territorio e a un di una programmazione classica. Va in questa direzione il proottimo lavoro di marketing svolto negli ultimi getto che l’amministrazione comunale ha promosso in collaboanni. Di questo successo gode anche la città di razione con il conservatorio Piccinni e il centro studi Mousiké, Bari, che, non a caso, registra numeri record ne- che riapre la casa natale di Niccolò Piccinni, nella città vecchia gli scali portuali e aeroportuali e da tre anni è ai cittadini e ai turisti con un programma di visite guidate e di meta di prestigiose compagnie crocieristiche, concerti. Più in generale, attraverso una politica serrata di risebbene non possa ancora vantare un turismo qualificazione, stiamo restituendo alla pubblica fruizione dei stanziale significativo. È piuttosto su questo grandi spazi culturali cittadini, troppo a lungo inutilizzati. che ci proponiamo di lavorare nel futuro, con Penso in primo luogo al rinato Teatro Petruzzelli, con il ritorno proposte che possano spingere i turisti a restare di una grande stagione lirico-sinfonica, ma anche al Teatro qualche giorno in più nella nostra bellissima Margherita, che grazie a un accordo con il demanio e la Socittà. A tal fine miriamo a un coordinamento printendenza è stato affidato al Comune che lo utilizzerà come crescente delle attività e degli interventi da contenitore polifunzionale. Insomma stiamo cercando di acparte degli enti e delle associazioni di categoria, contentare le scelte di turisti sempre più esigenti».





PUGLIA 2010 • DOSSIER • 139


TURISMO

Fascino e mito del Sud Il Sud va raccontato per intero, non solo per la malavita o altri avvenimenti negativi. Va raccontato visitando e rappresentando il mito. Marcello Veneziani ci racconta il fascino di questa terra che ha tanto da raccontare e da offrire Matteo Cavallari

C’

è una forza di gravità che spinge verso Sud anche chi non vi è nato, anche chi non è meridionale vede nel Sud il luogo dove riposare o ricaricarsi». Ne è convinto Marcello Veneziani, nato a Bisceglie ma residente da anni a Milano. Secondo il giornalista e scrittore in questo periodo di globalizzazione che coincide con la settentrionalizzazione del mondo, il Sud diventa di conseguenza il luogo della vita autentica, vivaio dell’umanità e delle nostre radici. «Il movimento è verso Nord, al Sud riposa l’essere», sottolinea. In un viaggio con la memoria verso Sud, Veneziani racconta attraverso immagini recenti e ricordi dell’infanzia ciò che per lui rappresenta la terra in cui è nato e cresciuto descrivendo un luogo d’altri tempi, legato alle tradizioni. La Puglia che cosa rappresenta per lei? Che rapporto ha con la sua terra? «C’è da dire che in un primo tempo l’ho considerato come un ritorno alle origini. Con il passare degli anni l’ho inteso

142 • DOSSIER • PUGLIA 2010

come una meta elettiva e non solo naturale, nel senso che ci sono tornato anche come se fossi un normale turista, innamorandomi per la seconda volta della mia terra. Oltre al legame originale, ce n’è anche un altro supplementare che è nato negli anni e che mi porta a tornare in Puglia e scoprire scorci notevoli di approfondimento, legami più forti di quelli che avevo all’origine. Mi sento un “turista di ritorno”. Si può dire che ho un doppio legame con la mia terra: il primo con la Puglia del passato, un’archeologia dei ricordi



L’approccio migliore è quello di considerare il Sud per quell’incrocio che ne fa una leggenda, il mio tentativo è stato raccontarlo come mito vivente

che ha il suo fascino, la sua bellezza. E poi c’è una scoperta del presente della Puglia di oggi con il suo mare, il suo paesaggio, la sua campagna, Un duplice legame, quindi, con il passato e con il presente». Ci sono ricordi a cui è particolarmente legato? Quali




Marcello Veneziani

sono i suoi luoghi dell’anima che rappresentano qualcosa d’importante? «Se dovessi tracciare una geografia dei luoghi che sono legati a una felicità pura e intensa ne metterei in risalto due in particolar modo che fanno parte della mia infanzia pugliese; innanzitutto alcuni pomeriggi di giugno passati nella campagna della mia città: la raccolta di frutti, un sole straordinario e un cielo azzurro, splendido; poi le innumerevoli giornate passate nel mare di Puglia. Ecco, se dovessi identificare la felicità, lo farei con tutto questo. Ricordo, infine, anche le passeggiate fatte con mio padre e il suo motorino monomarcia quando ero bambino e i tanti odori della primavera, indimenticabili. Sono tutti ricordi intensi e legati al paesaggio pugliese». Ci sono luoghi da consigliare, che per lei hanno un valore particolare e che magari non sono conosciuti come altri? «Bisogna innanzitutto fare una distinzione fra i luoghi miei personali, riconducibili esclusivamente alle spiagge, al mare e alla campagna di Bisceglie, la mia città natale, e quelli invece che determinano un’ebbrezza sia nel turista che nel pugliese. Dovrei allora consigliare Castel del Monte ad Andria, la Cattedrale di Trani sul mare e scorci del Salento, come alcuni tramonti su Leuca, tra Pulciano e Lido Silvano». Dal Gargano fino al Salento, la costa pugliese è molto lunga. Ci sono differenze culturali?

«Io credo che mai la definizione di “Puglie” sia più azzeccata per questa regione. È una ringhiera infinita sul mare. È inevitabile pensare all’abisso tra popolazioni e luoghi: c’è una varietà di paesaggi e di cultura che denota una differenza totale. Ma la Puglia è comunque amabile anche per queste sue diversità. Ci sono anche punti in comune ovviamente; gli ulivi per esempio sono il filo conduttore della regione, sono sculture della natura che ricordano un po’ le opere scultoree del futurista Boccioni; le intendo come forme viventi. Nel mio libro Sud, per esempio, suggerisco di estendere i diritti umani agli ulivi perché sono da considerare come persone per come sono fatti e per quello che rappresentano: nelle loro sagome e profili, sono proprio una storia condensata nella natura. Il mare resta il filo d’Arianna di tutta la regione pugliese. In tutti questi fili di unità c’è comunque una diversità che credo sia straordinaria e anche una delle maggiori ricchezze della Puglia». Ci sono piatti, odori, profumi, che rispecchiano l’identità della Puglia? «Se dovessi fare un test d’autenticità della cucina pugliese, partirei subito da un piatto che è

4,96 mln PRESENZE I turisti italiani in Puglia registrati nel 2009

500 mila

DALL’ESTERO È il dato dei turisti stranieri che hanno visitato la Regione Puglia lo scorso anno

In apertura, Marcello Veneziani. In alto, una veduta della Cattedrale di Trani; in basso, ulivi secolari a Otranto

principalmente barese, ma che è ricollegabile a tutta la regione, la “tiella”, cioè riso, patate e cozze, l’equivalente pugliese della paella. È un piatto difficile, saperlo fare bene dimostra l’autentica pugliesità. Per quanto riguarda altri piatti, ci sono i più tradizionali “fava e cicoria” e le varianti delle orecchiette. Da notare che c’è un incontro tra campagna e mare, tra una cucina fatta di ortaggi e una di pesce crudo, che credo sia una peculiarità della Puglia». A proposito d’identità, qual è il momento attuale della Puglia? «Io credo che ci sia un filo conduttore di continuità, perché c’è una marcata presenza della natura nel carattere dei pugliesi ed essa stessa ovviamente non cambia. Il legame con gli ulivi e la campagna rispecchia il carattere del pugliese e ne fa uno dei più forti. Con il passare del tempo evoluzioni ovviamente ce ne sono state. In particolare c’è un dualismo in Puglia: da una parte la terra mercantile levantina, simbolo di una Puglia  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 143


TURISMO

 di commercio, inevitabilmente

In alto, Castel del Monte; sotto, uno scorcio del lago di Lesina

fondata su un maggiore dinamismo, anche rispetto a tutto il resto del Sud, molto fluttuante, proprio come il mare; dall’altra parte una forte e marcata natura contadina della Puglia, che credo rappresenti la mia esperienza con il passato. Questi due aspetti rappresentano due diversi modelli di cultura: non solo quella che differenzia il mondo marinaio da quello rurale, ma anche quella che all’interno di quest’ultimo differenzia il latifondo - che ha rappresentato i tratti essenziali della Puglia nei suoi estremi - e la mez-

144 • DOSSIER • PUGLIA 2010

zadria, un tipo di economia più dinamica, che ha dato luogo soprattutto nella Puglia centrale a forme differenti di organizzazione sociale, con risultati molto diversi ed economicamente più dinamici e moderni». Nel suo libro Sud. Un viaggio civile e sentimentale, lei fa un viaggio attraverso il mito del sud. Cosa intende per mito? «Per anni si è sempre parlato del meridione sotto un’ottica del tutto vittimistica e negativa. Con il mio libro ho voluto affermare che l’approccio migliore è quello di considerare il Sud per quell’incrocio che ne fa una leggenda, il mio tentativo è stato raccontarlo come mito vivente. Credo che l’unico modo per ridare il gusto di sentirsi meridionali, il piacere di dire “sono del Sud”, debba partire proprio dalla voglia di cantarlo, di farlo diventare un racconto, un mito appunto. Tutto questo secondo me è la sua forza segreta, che può avere un valore importante

come appeal turistico, commerciale. Tutti questi fattori possono venire innescati se si ridà fiato al Sud inteso come luogo mitico». All’interno di questo viaggio, lei ha decritto non solo la realtà pugliese, ma anche quella di tutte le altre realtà del sud. Che differenze ha riscontrato? «Io ho cercato da una parte di sottolineare tutti i tratti comuni che danno luogo a un’identità unica meridionale, fatta molto di natura e cultura, di cordialità e di tanti altri fattori. Ci sono però delle innegabili differenze che sono anche, a mio avviso, la ricchezza del Sud. Innanzitutto quella tra un Sud tirrenico e uno adriatico, che inevitabilmente hanno dato luogo a modelli di crescita diversi. Non si può paragonare la Puglia alla Calabria senza considerare le differenze enormi che ci sono da una parte e dall’altra. C’è una diversità enorme anche tra il Sud dell’entroterra e quello che si affaccia sul mare. La regione più dinamica e caratterizzata da una modernità che comunque non ha voltato le spalle alla tradizione è la Puglia, mentre c’è un meridione che ha un rapporto difficile con il progresso, ed è quello che si trova in molte zone della Calabria e della Campania. Per quanto riguarda la Sicilia, infine, essa è un mondo a sé, credo che sia un concentrato al quadrato del Sud, che ne potenzia ed esalta pregi e difetti».


DIRITTO DEL LAVORO

Q

uando riprenderà a crescere in maniera consistente il mercato del lavoro non è possibile stabilirlo con certezza. Quello che però è necessario, affinché la risalita avvenga in tempi brevi, è puntare a superare le carenze e i ritardi a livello burocratico, e, inoltre, creare una forza lavoro qualificata e competente. In merito a quest’ultimo aspetto occorre «instaurare un dialogo continuativo tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro», sottolinea l’avvocato Franco Toffoletto. L’Italia ha bisogno di modernizzarsi sotto tanti aspetti a partire dalla didattica, in quanto i giovani devono essere messi in grado di rapportarsi con metodologie e tecniche di apprendimento al passo con i tempi. Se l’istruzione deve cambiare, anche il mondo industriale deve fare i conti con una realtà in evoluzione. Fiat e Alitalia sono due esempi emblematici, alla luce dei quali «non ci si può più arroccare su posizioni conservative che non hanno giustificazione», spiega il giuslavorista. È necessario cambiare il modo in cui si svolgono L’avvocato Franco Toffoletto, senior partner dello studio le relazioni induToffoletto e Soci striali, prima di tutto, ad esempio, vanno riesaminate le regole della rappresentatività sindacale, che hanno bisogno di essere rese più certe. «Solo su queste basi si potranno fare delle previsioni anche a livello occupazionale» conclude Toffoletto. Torna a salire dopo due anni l'occupazione in Francia nel primo trimestre. Secondo i dati comunicati dall'Insee, 146 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Migliorare per crescere Stop ai ritardi burocratici e favorire una forza lavoro qualificata. Senza tralasciare la questione delle relazioni industriali. Questa è la strada da intraprendere per rilanciare il mercato del lavoro secondo Franco Toffoletto Nike Giurlani

l'istituto nazionale di statistica, il numero degli occupati non agricoli è cresciuto di 23.900 unità nei primi tre mesi del 2010, pari a un incremento dello 0,2% su base trimestrale. Quando prevede una situazione analoga anche in Italia? «Al momento nessuno è in grado di stabile una data certa. Da più parti vengono registrati commenti che fanno ben sperare. La ripresa c’è, ma vengono continuamente lanciati segnali contrastanti ed è quindi difficile elaborare delle previsioni per il futuro. Certamente a Milano si possono già riscontrare risultati positivi, anche perché è una città economicamente forte, che ha mantenuto e mantiene rapporti molto solidi con le realtà di tutto il mondo». Quali i presupposti fondamentali? «Da un punto di vista giuslavoristico, nel nostro Paese si registra ancora una scarsa propensione agli investimenti perché ci sono dei fattori negativi che incidono pesantemente e limitano la capacità d’azione. Sto parlando dei problemi a livello burocratico che rallentano l’iter delle pratiche ed è, quindi, spesso difficile realizzare i progetti nei termini prefissati. Per i Paesi stranieri, che vogliono investire in Italia, sono dei procedimenti e delle modalità inaccettabili. Bisogna al più presto porre rimedio a questa situazione d’in-

8,4%

DISOCCUPAZIONE Il tasso di disoccupazione a luglio in Italia dall’Istat, stabile rispetto a giugno

+0,5% 2009

L’incremento del numero di disoccupati italiani in confronto al luglio 2009


Franco Toffoletto



Nel nostro Paese si utilizzano metodi di apprendimento ormai superati, bisogna puntare su sistemi più moderni e al passo con i tempi



certezza che non ci agevola sicuramente nei rapporti con l’estero, ma limita e scoraggia, ovviamente, anche gli investitori italiani». Il tasso di disoccupazione italiano si attesta all'8,4% nel mese di luglio. Secondo l'Istat, l’incremento del tasso si spiega soprattutto con un ritorno sul mercato del lavoro delle persone che hanno smesso di cercare lavoro perché frustrate dagli scarsi risultati ottenuti in precedenza. Lei condivide la posizione del ministro Sacconi, che vede nel calo degli inattivi un miglioramento delle condizioni di fondo del mercato del lavoro e i primi segnali di ripartenza dell’economia? «Sì, condivido la posizione del ministro Sacconi, certamente bisogna tenere presente che l’8,9% è un dato medio a livello nazionale e che nel nostro Paese ci sono differenze fra regione e regione molto consistenti. Passiamo da aree nelle quali la disoccupazione è inesistente, ad altre nelle quali, invece, si registrano dei tassi molto alti e allarmanti. Queste differenze vanno analizzate più approfonditamente ed è proprio da qui che occorre ripartire». Quali settori hanno retto meglio la crisi? «Sia per quanto riguarda i servizi che per il settore industriale, hanno reagito meglio le realtà più specialistiche. Ed, inoltre, le aziende che possono  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 147


DIRITTO DEL LAVORO

 contare su una presenza commerciale a livello

mondiale. Non bisogna, infatti, sottovalutare le dimensioni delle aziende, realtà più piccole stanno reagendo con più difficoltà alla crisi rispetto a quelle più grosse ed economicamente più competitive». Quali saranno gli scenari occupazionali nel Sud Italia? «Nel Nord, e in particolare a Milano che è una città dinamica e che si relaziona continuamente con le principali capitali europee, ma anche con il resto del mondo, la crisi è stata avvertita in maniera meno pesante, rispetto ad altre Regioni. Quello che, però, è accaduto alla Fiat e all’Alitalia, rappresenta un monito ben chiaro. Alla luce di questi due esempi, emblematici, bisogna rendersi conto che il mondo è cambiato, non ci si può più arroccare su posizioni conservative, occorre attuare politiche moderne e innovative, in particolare modo per quello che concerne le relazioni industriali, come per esempio, nell’ambito del diritto sindacale. Bisognerebbe, infatti, introdurre delle regole di rappresentatività sindacale in grado di fornire più certezze. Solo su queste basi si potranno fare delle previsioni a livello occupazionale, anche per il Sud Italia». Una formazione più qualificata dei nostri giovani ritiene che sia uno strumento efficace per combattere la disoccupazione? «Ritengo che sia fondamentale. Occorre proprio puntare a migliorare il nostro sistema scolastico a tutti i livelli, dalla scuola primaria all’università, con una particolare attenzione alla didattica. Nel nostro Paese si utilizzano metodi di apprendimento ormai superati, bisogna, invece, puntare su sistemi più moderni e al passo con i tempi. Ma, soprattutto, devono rafforzarsi le collaborazioni e le sinergie tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Al momento quello che viene maggiormente avvertito è proprio questo gap tra la richiesta delle aziende e la disponibilità di personale qualificato in grado di ricoprire certi ruoli e determinate mansioni. Per sanare questa mancanza occorre che i nostri ragazzi siano messi in grado di seguire una formazione che apra loro le porte del mercato del lavoro, mentre, viceversa, in questo momento non è così. Occorre istaurare 148 • DOSSIER • PUGLIA 2010

56,9%

OCCUPATI Il tasso di occupazione rilevato dall’Istat a luglio 2010 in diminuzione rispetto a giugno di 0,1 punti percentuali e di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente

un dialogo continuativo tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Solo attraverso lo scambio e la partecipazione di tutte le realtà in gioco possiamo crescere e migliorarci». La popolazione italiana è aumentata notevolmente anche per la forte presenza di immigrati. Come, questi ultimi, s’inseriscono nel nostro mercato del lavoro? Quali le conseguenze future? «In Italia, da tempo, assistiamo ad un grande paradosso. Da una parte viene registrata una forte disoccupazione per quanto concerne alcuni settori, dall’altro ci sono lavori che gli italiani si rifiutano di svolgere e, quindi, riscontriamo una carenza di personale. È vero, quindi, che gli immigrati hanno accentuato l’esigenza di creare nuovi posti di lavoro, ma è anche vero, che, al momento, sono proprio loro a svolgere quei lavori, bistrattati dagli italiani, che altrimenti resterebbero scoperti». Che cosa comporterà l’allungamento dell’età pensionabile per le donne anche in Italia? «Era un provvedimento inevitabile. Infatti, per l’Italia, era giunto il momento di adeguarsi agli altri Paesi europei, soprattutto, perché la norma in vigore fino a questo momento non aveva basi sulle quali poggiare la sua legittimità. Il tema dell’avanzamento femminile è più che altro un discorso culturale, l’essersi adeguati agli altri Paesi europei porterà sicuramente degli effetti positivi».


DIRITTO DEL LAVORO

Maggiore produttività e più lavoro La questione del decentramento della contrattazione collettiva ha come obiettivo quello di incentivare la produttività del lavoro e incrementare l’occupazione al Sud. Nel caso di Melfi però i contratti di programma si sono rivelati fallimentari. L’avvocato Gabriele Fava ci spiega perché Nicolò Mulas Marcello

S

olo una gestione corretta della contrattazione collettiva a livello locale può portare risultati concreti. Come sostiene l’avvocato Gabriele Fava: «Solo la contrattazione aziendale può tenere conto delle condizioni del mercato del lavoro locale e, al tempo stesso, premiare incrementi di produttività». Per molti il nostro mercato del lavoro ha bisogno del decentramento della contrattazione per generare più occupazione al Sud. Si incentiva così una maggiore produttività del lavoro? «Il decentramento della contrattazione genera senza dubbio più occupazione al Sud, incentivando al contempo una maggiore produttività del lavoro. Attraverso lo strumento della contrattazione collettiva decentrata si permette, al contempo, al salario di essere più basso dove c'è carenza di lavoro e più alto dove mancano i lavoratori, nonché di premiare i miglioramenti della produttività del lavoro.In Italia, diversamente dagli altri paesi Ocse, i salari sono poco rispondenti alle condizioni del mercato del lavoro locale: non sono marcatamente più bassi nelle regioni ad alta disoccupazione rispetto a quelle più sviluppate. Inoltre, la componente delle retribuzioni legata alla produttività è molto contenuta (attorno al 3% del salario viene de150 • DOSSIER • PUGLIA 2010

terminato con premi di produttività) e presente quasi solo nelle grandi imprese del Nord». Nel “piano triennale per il lavoro” del ministro Sacconi è previsto un fisco più leggero sulla parte del salario in base ad accordi territoriali o aziendali. Quali saranno gli effetti concreti? «La riduzione dell’aliquota sui redditi da lavoro prevista dal piano del ministro Sacconi consentirà di aumentare la produttività e gli utili delle società. Inoltre, si raggiungerà l’importante obiettivo di ottenere un incremento delle retribuzioni, diretto o indiretto, attraverso servizi integrativi e tutele aggiuntive di tipo promozionale. Gli sgravi fiscali riguarderanno, infatti, tutta o quasi tutta la categoria di operai e impiegati, in quanto nel 2011 si applicheranno ai redditi fino a 40mila euro annui, contro gli attuali 35mila, Si ricorda infine che l’elevata pressione fiscale in Italia favorisce la rendita e scoraggia il lavoro. Una riduzione dell’aliquota sui redditi da lavoro convincerà, pertanto, un maggior numero di persone a

15,5% EURO

Tasso di disoccupazione della Puglia secondo i dati registrati a luglio 2010.

20 mld EURO

Gli investimenti Fiat previsti per l’Italia nei prossimi 6 anni


Gabriele Fava



In Italia i salari sono poco rispondenti alle condizioni del mercato del lavoro locale: non sono marcatamente più bassi nelle regioni ad alta disoccupazione rispetto a quelle più sviluppate

In alto, una manifestazione dei lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento Fiat di Melfi; a destra, l’avvocato Gabriele Fava

lavorare, aumentando così il numero dei contribuenti». C’è chi sostiene che il caso Melfi segnala il fallimento dell’esperienza dei contratti di programma. È così? «I contratti di programma sono strumenti che nascono per finanziare grandi investimenti industriali privati in aree arretrate del Paese attraverso un accordo di tipo contrattuale, con cui la parte privata si impegna a un piano di investimenti concordato e la parte pubblica a sostenerne una parte del costo. Gli stabilimenti insediatisi a seguito dei finanziamenti dei contratti di programma hanno senza dubbio portato benessere e diffuso cultura industriale, dimostrando che tali istituti talvolta possono funzionare. Il caso Melfi rappresenta, tuttavia, un’esperienza fallimentare nell’utilizzo di questi strumenti, con conseguente spreco di denaro pubblico. L’applicazione dei contratti di programma al caso Melfi si è rivelata fallimentare perché negli accordi della Fiat non è previsto alcun aggiustamento per il costo della vita a livello locale. Un’alternativa all’utilizzo di tali istituti potrebbe essere legare il salario alle condizioni del mercato del lavoro mediante il ricorso a fattori automatici, come l’aggancio delle retribuzioni a indici regionali del costo della vita, o ridurre il prelievo fiscale e contributivo sui salari più bassi».



Da qualche giorno l’Inps ha pubblicato le modalità operative che riguardano lo sgravio contributivo a favore della contrattazione collettiva. Quali sono le novità? «L’Inps ha pubblicato, con messaggio n° 21389 del 17/8/2010, le modalità operative per la fruizione dello sgravio contributivo a favore della contrattazione di secondo livello. Numerose sono le novità rispetto al “vecchio” regime di decontribuzione previsto dal decreto legge n. 67/1997 e abrogato a decorrere dal 1° gennaio 2008. Innanzitutto il “contingentamento delle risorse”: l’articolo 1, comma 67 della legge n. 247/2007 ha fissato un limite alle risorse disponibili al neoistituito Fondo per il finanziamento degli sgravi e ha introdotto la procedura a domanda da parte delle imprese ai fini del monitoraggio della spesa. In secondo luogo è cambiata l'entità dello sgravio: si è passati infatti dal “vecchio sistema” di esclusione delle somme soggette a decontribuzione dalla retribuzione imponibile e pensionabile (con l’unico vincolo dell’assoggettamento alla contribuzione di solidarietà del 10%), all’attuale regime agevolativo che prevede, in sintesi, la riduzione sui contributi previdenziali dovuti dai datori di lavoro nella misura di 25 punti percentuali e l’esonero totale sulla quota del lavoratore. Inoltre le somme “sgravate” rientrano oggi nella retribuzione utile ai fini del calcolo della pensione». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 151


PROFESSIONE FORENSE

La giustizia online accorcia i tempi I rimedi possibili per accorciare i tempi della giustizia. Il processo civile telematico si inserisce all’interno di quest’ottica. Una soluzione non definitiva ma che può essere utile per snellire il sistema giudiziario. Il punto di Luigi Rella Ezio Petrillo

S

trategie di riduzione dei tempi della giustizia. Significa in primis l’introduzione del processo civile telematico, che dovrebbe accorciare i tempi delle attività di cancelleria. Anche se, senza l’adeguamento del personale di magistratura e degli ufficiali giudiziari, la riforma rischia di avere l’effetto di una goccia nell’oceano. L’informatizzazione potrebbe risolvere, in sostanza, soltanto alcuni dei problemi del nostro sistema giuridico. Non tutti i tribunali, inoltre, si stanno adeguando allo stesso modo per affrontare le novità presenti nella riforma. La situazione della provincia di Lecce, illustrata dal presidente dell’Ordine degli avvocati, Luigi Rella. La giustizia civile italiana si è dotata di un piano di e-government, in cui l’informatizzazione del processo civile è uno dei capisaldi. Qual è la sua opinione in merito? «È una riforma che ritengo utile sotto diversi aspetti. Innanzitutto per la possibilità di poter interagire col sistema nel suo complesso, depositando gli atti in via telematica, di visionare il fascicolo senza ogni volta dover fare la coda in cancelleria e di chiedere copie che non si riescono ad avere perché i tempi sono dilatati, causa le fotocopiatrici che non funzionano o il personale di cancelleria che è insufficiente. Il processo telematico sarebbe di grande aiuto per gli utenti in genere, gli operatori e gli studi legali». Oltre alla riduzione dei tempi delle attività di cancelleria, come si riescono a ridurre i tempi derivanti dall’attività diretta dei giudici, come lo svolgimento delle udienze o la redazione delle sentenze? «Bisogna tener conto che il problema del personale di cancelleria è diventato cronico. Ogni anno vanno in

154 • DOSSIER • PUGLIA 2010

pensione decine di unità al Tribunale di Lecce e da almeno dieci anni che non si fanno più concorsi per assumere il personale. Tenendo conto delle dimensioni della provincia, che dispone di sette sezioni distaccate non tutte dotate di un cancelliere titolare, la situazione non è certo delle più rosee. Ci sono alcune sedi dove, un unico cancelliere in comune, è presente una o due volte a settimana. Con il lavoro che c’è da fare, ci si rende conto che quelle sezioni in carenza di organico, sono destinate alla paralisi. Il processo telematico servirebbe per agevolare i rapporti in senso ampio con le cancellerie. Ma il personale serve sempre, perché quando arrivano gli atti debbono essere scaricati, protocollati e inseriti nel fascicolo. Insomma, in mancanza di un organico adeguato, quando il processo civile telematico andrà a regime la riforma sarà servita a poco o nulla. Per quel che riguarda le tempistiche, sento dire che a Palermo è già


Luigi Rella

c

I tempi lunghi della giustizia sono dovuti principalmente alla carenza degli organici dei giudici. Le sentenze le devono scrivere i magistrati, non i computer

d

A sinistra, in alto, il tribunale di Lecce; sotto, Luigi Rella, presidente dell’Ordine degli avvocati di Lecce

stato avviato, ad esempio, mentre qui a Lecce possiamo soltanto consultare il registro generale per vedere se la causa è stata iscritta a ruolo e se è stata assegnata al giudice, ma siamo ancora lontani da quello che si dovrebbe ottenere. E poi c’è il problema della carenza di magistrati, che non è possibile risolvere con il processo telematico». In che senso? «I giudici debbono depositare le sentenze, le ordinanze, le udienze, e viviamo in una situazione disastrosa già da parecchi anni. Quando si bandisce un concorso in magistratura, a fronte di due magistrati che arrivano, cinque o sei vanno in pensione. Anche la carenza degli organici dei giudici è una causa della lentezza della giustizia. Le sentenze sono scritte dai magistrati, non i computer. Così come per emettere ordinanze c’è bisogno di pensare, correggere, decidere. Con la posta elettronica certificata, forse si guadagnerà tempo nella comunicazione e la notifica potrà avvenire direttamente nella cancelleria, dalla casella di posta elettronica. Si eviterà, così, di aggravare il lavoro degli ufficiali giudiziari che ogni giorno si recano negli studi legali a depositare atti che potrebbero essere comunicati per via telematica. Insomma, si va avanti col sacrificio delle persone, perché sono sempre meno e le mansioni

aumentano». Quali potrebbero essere i vantaggi per la collettività a seguito dell’introduzione del nuovo processo telematico? «I vantaggi per la collettività sono relativi. Penso che comunque sarà prevista sempre la difesa tecnica, comunque l’avvocato dovrà consultare il fascicolo, depositare le memorie, redigere atti, notificarli per via telematica. La collettività vera e propria non credo avrà grossi vantaggi, nemmeno per quel che riguarda le notifiche, perché dovranno avvenire sempre a mano. A Lecce qualche anno fa abbiamo adottato un progetto, realizzato di intesa tra la procura e la Regione. Si potrebbe arrivare a breve, con uno sforzo di buona volontà, a visionare il fascicolo del pubblico ministero e, una volta depositati gli atti usciti dal segreto istruttorio, a notificare gli stessi allo studio legale». Quanti sono i procedimenti giudiziari in essere nella sua provincia? «Nella mia provincia di competenza, sono sicuramente decine di migliaia, ma fra Lecce e le sette sezioni distaccate, abbiamo diverse migliaia di processi pendenti. Ci sono cause risalenti a dieci-quindici anni che ancora si trascinano». L’adeguamento e la razionalizzazione degli organici che operano nel settore giustizia, sembra essere uno dei problemi più urgenti. Qual è la situazione in Puglia? «Gli organici sono veramente al collasso e in più alla fine di quest’anno altri sette-otto cancellieri andranno in pensione e non ne verranno assunti altri. Siamo sotto organico forse di cinquanta unità. Se avessimo il doppio dei magistrati i tempi si dimezzerebbero, i procedimenti non durerebbero in media otto anni. Oggi il tempo che passa tra un’udienza e l’altra è di un anno. Questo è il vero problema. Il processo civile telematico sicuramente risolve una serie di problemi, ma non quelli dei tempi di durata dei processi». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 155


SISTEMA TRIBUTARIO

Il ministero non deve gestire la giustizia tributaria

ambiare registro a tutto vantaggio dei contribuenti. È lo scopo della riforma del processo tributario. Una necessità incombente, che ha come obiettivo l’aderenza all’art. 111 della Costituzione, modificato introducendo il principio generale del giusto processo valevole anche per quello tributario. Un’instabilità crescente dell’ordinamento Il processo tributario necessita che crea incertezze e costi sempre più alti, di un’urgente revisione. La creazione unita a cambiamenti in corso delle regole e al susseguirsi continuo di norme introdotte di una magistratura tributaria e una maggiore rendono la vita del contribuente non certo aderenza all’art.111 della Costituzione semplice. Il cittadino che versa le tasse ha che prevede il rispetto del giusto processo, diritto di esercitare pienamente la sua difesa nei confronti del fisco, mentre, nell’attuale sono i capisaldi di un progetto di riforma sistema tributario, il contribuente non si presentato da Maurizio Villani trova in una posizione di parità processuale. Ezio Petrillo Maurizio Villani, attraverso una sua proposta di riforma del processo, illustra le novità e le necessità di questo ramo specifico della Giustizia. Quali sono le principali novità del profondamento della sentenza le prove proposte cesso tributario, alla luce della riforma dalle parti e i fatti non specificatamente contedel codice di procedura civile? stati dalla parte costituita. A tal pro«Con la riforma del processo civile, anche il L’avvocato Maurizio Villani, posito, oggi, se l’Agenzia delle Entrate in diritto tributario processo tributario ha subìto importanti mo- esperto in sede di costituzione in giudizio non www.studiotributariovillani.it avvocato@studiotributariovillani.it difiche, soprattutto per quanto ricontesta specificatamente i fatti posti a guarda la riduzione dei termini giustificazione da parte del contriprocessuali, la possibilità di buente, gli stessi devono ritenersi definitivaessere rimessi in termente acquisiti e su questi il fisco nulla può mini quando si dimopretendere». stra di essere incorsi in Lei ha presentato un progetto di legge in decadenze per cause merito alla riforma del processo tributario. non imputabili al Per quale motivo reputa così urgente tale ricontribuente, nonforma? ché per quanto ri«La riforma del processo tributario è neguarda il princicessaria e urgente perché, attualmente, il pio di non contribuente non è posto sullo stesso contestapiano processuale del fisco, in quanto zione. In è limitato nei suoi poteri di difesa, questo senso tanto è vero che non può citare teil giudice stimoni, né proporre giuramento. deve porre a Inoltre, al giorno d’oggi, è privato

C

158 • DOSSIER • PUGLIA 2010


La riforma del processo

della tutela cautelare in grado d’appello per quanto riguarda il pagamento delle imposte e degli interessi». Quali sono i punti principali del suo progetto? «Il mio progetto di legge si ispira sostanzialmente all’art. 111 della Costituzione che testualmente dispone: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”. Per rispettare il suddetto principio costituzionale, innanzitutto la giustizia tributaria non deve essere più gestita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che è una parte in causa nel processo, ma da un organismo terzo quale la Presidenza del Consiglio dei Ministri o il Ministero di Giustizia. I giudici devono essere a tempo pieno, specializzati e ben retribuiti, non come oggi che percepiscono 25

25 EURO

È il compenso che percepiscono i giudici per ogni sentenza depositata

111 art.

COSTITUZIONE È stato modificato introducendo il principio generale del giusto processo valevole anche per quello tributario

euro nette a sentenza depositata e nulla viene loro corrisposto per le ordinanze di sospensiva». E per quanto riguarda le parti? «Le parti devono essere poste su un piano di perfetta parità processuale, senza alcun privilegio nei confronti del fisco e inoltre, deve essere prevista una completa tutela cautelare in grado d’appello nonché la possibilità di poter conciliare la controversia anche in secondo grado, logicamente riparametrando il conteggio delle sanzioni». Particolarmente interessante sarebbe la creazione di una magistratura tributaria. Quali vantaggi comporterebbe? «Una magistratura tributaria, indipendente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nonché particolarmente specializzata nel settore tributario, darebbe ai contribuenti una maggiore fiducia nella risoluzione delle complesse questioni fiscali». Quindi, quali sono le sue conclusioni? «È fondamentale che i contribuenti si rendano conto dell’importanza di un’urgente e necessaria riforma del processo tributario, soprattutto in vista della generale riforma della Giustizia, perché solo in tal modo si potranno sensibilizzare gli organi politici e istituzionali a mettere mano a tale riforma in modo deciso e qualificato. Così facendo, i contribuenti potranno veramente trovarsi senza alcuna limitazione probatoria, non come purtroppo avviene oggi con i limiti imposti alla difesa, e con la garanzia di poter vedere riconosciuti i propri diritti». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 159


IL RUOLO DEL LEGALE

La conciliazione e la nuova formazione forense Ripensare la formazione dei giovani avvocati, alla luce delle sostanziali modifiche che ha subito questa professione come la riforma della conciliazione. Le prospettive del consulente legale del domani nelle parole di Antonio e Gaetano De Mauro Ezio Petrillo

n attento e scrupoloso controllo sulla formazione dei giovani professionisti e sull’attenzione ai profili deontologici che involgono i rapporti tra l’avvocato, il cliente, i colleghi e i magistrati possono contribuire a superare il momento storico e la crisi di immagine che affligge l’avvocatura. In questo senso, anche le recenti novità normative relative alle azioni di classe e alla mediazione impongono una seria riflessione sul ruolo del professionista legale e sulla sua attività. Qual è l’aspetto che si ritiene necessario modificare nella formazione dei giovani avvocati? GAETANO DE MAURO «L’attenzione dovrebbe essere posta sul percorso di formazione che si conclude con l’ammissione a sostenere l’esame di stato. In particolare, il laureato in giurisprudenza ha una formazione teorica che, nel corso del biennio di pratica, deve necessariamente confrontarsi con la realtà quotidiana

U

162 • DOSSIER • PUGLIA 2010

dell’esercizio dell’attività professionale. In altri termini, la conoscenza teorica delle regole giuridiche deve rappresentare il punto di partenza della formazione del giovane avvocato. In seguito è necessario implementare quelle nozioni teoriche con l’assidua frequentazione di uno studio legale per comprendere appieno non solo le tecniche di redazione degli atti e le strategie difensive, ma anche, e soprattutto, le modalità con le quali confrontarsi con i clienti, con i colleghi e con i magistrati. Sotto questo profilo è importante sia l’impegno e la dedizione che il giovane praticante dedica all’apprendimento, sia il ruolo dell’avvocato cui il praticante stesso è affidato». Qual è la differenza più marcata tra la formazione di un avvocato nel nostro Paese e quella di altri Paesi europei? ANTONIO DE MAURO «La formazione dell’avvocato, negli altri paesi europei, non è molto dissimile dalla nostra. In particolare, dopo la laurea, è sempre previsto un periodo di pratica

In alto l’avvocato Gaetano De Mauro, a destra il Professor Antonio De Mauro nel loro studio a Lecce a.demauro@tin.it


Formazione e conciliazione

dopo il quale è possibile sostenere l’esame di Stato. Su questa linea si muove anche la recente riforma spagnola che ha consentito, finora, la possibilità di esercizio della professione senza l’espletamento della pratica forense». L’introduzione di alcune norme come la conciliazione, come ha modificato il ruolo del consulente legale? G.D.M.«La conciliazione, prevista dal d.lgs. 28 del 4 marzo 2010, certamente introduce un ripensamento sul ruolo tradizionale dell’avvocato. In primo luogo ritengo che vi sia sempre la necessità di dotarsi di una difesa tecnica per consentire al cittadino la consapevolezza dei propri diritti, ma al tempo stesso per evitare che vengano promosse controversie del tutto infondate o si rifiutino ragionevoli proposte conciliative utili ad evitare il contenzioso e a contenere i costi. Il ruolo di conciliatore pone, ovviamente, il professionista nella veste di

Le recenti novità normative relative alle azioni di classe e alla mediazione impongono una seria riflessione sul ruolo del legale e sulla sua attività

mediatore tra le opposte tesi delle parti, la cui attività è finalizzata alla ricerca delle possibili risoluzioni della vicenda controversa. D’altra parte, accade sovente che l’avvocato svolga anche il ruolo di giudicante, sia nelle vicende rimesse alla cognizione di collegi arbitrali, spesso formati da avvocati, che nell’espletamento dei compiti istituzionali dei consigli dell’Ordine in ambito disciplinare». Come immagina il futuro della sua professione? A.D.M.«Certamente dovrebbe essere rifuggita l’assimilazione tra l’attività professionale e l’attività di impresa. In questo senso alcuni provvedimenti legislativi degli ultimi anni hanno contribuito a rendere l’avvocato sodale del cliente (si pensi al c.d. patto di quota lite), attentando, quindi, all’autonomia e alla indipendenza del professionista. Su questa premessa, la classe professionale dovrebbe tenere bene a mente le proprie origini e la rilevanza sociale del ruolo che le è assegnato». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 163


EVASIONE FISCALE

Frodi fiscali e lavoro nero il tallone d’Achille pugliese

L

e azioni di contrasto all’illegalità condotte dalla Guardia di Finanza sul territorio pugliese abbracciano vari ambiti quali l’usura, la contraffazione e il lavoro nero ma il reato che riveste maggiore risalto rimane quello dell’evasione fiscale. Come ricorda il generale Franco Patroni, comandante regionale della Guardia di Finanza: «Le linee strategiche che abbiamo tracciato, muovono verso il conseguimento di un’ancora più efficace azione di prevenzione, ricerca e repressione dei fenomeni più rilevanti di evasione e di frode fiscale, con particolare attenzione al consolidamento della presenza ispettiva, nelle aree riguardanti il sommerso d’azienda e di lavoro, l’evasione internazionale e le frodi in materia di Iva, nonché verso il conseguimento di maggiori prospettive di effettivo recupero di imposta». Quali sono i fenomeni maggiormente diffusi sul territorio pugliese? «Analizzando le più significative criticità e fenomenologie in Puglia, occorre evidenziare come l’incidenza dell’economia sommersa nell’ambito dell’evasione rimane decisamente significativa; nel 2009, gli evasori totali e paratotali scoperti sono stati, infatti, ben 467, con individuazione di redditi occultati per circa 606 milioni ai fini delle imposte indirette e l’accertamento di violazioni ai fini Iva per 139 milioni. Così pure il settore del sommerso da lavoro e del caporalato in taluni territori in cui nella decorsa annualità si è registrata l’individuazione di oltre 4.000 lavoratori irregolari o in nero. Infine, in alcune province della Puglia, specie quella foggiana, si evidenzia un peculiare fenomeno, ovvero quello dei “falsi braccianti agricoli” che si concretizza in rilevanti truffe previdenziali e contributive; nel solo 2009, 166 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Le numerose operazioni della Guardia di Finanza in Puglia denotano una particolare attenzione per la lotta all’evasione fiscale. Il generale Franco Patroni illustra nel dettaglio le linee di intervento sul territorio Nicolò Mulas Marcello

sono stati accertati contributi indebitamente percepiti per false indennità di disoccupazione, malattia e maternità, per circa 11,5 milioni, nonché omessi versamenti contributivi da parte delle imprese agricole nei confronti dell’Inps, per 3 milioni e sono stati scoperti oltre 1.900 falsi braccianti agricoli. Un cenno meritano anche le truffe al bilancio comunitario, nazionale e degli enti locali, afferenti le indebite percezioni di contribuzioni pubbliche a sostegno delle iniziative imprenditoriali. I reparti della Guardia di Finanza, in Puglia, hanno verbalizzando 666 persone, accertando finanziamenti indebitamente percepiti per 23

Sopra, Franco Patroni, comandante regionale della Guardia di Finanza pugliese


Franco Patroni

milioni e segnalando, per l’immediata sospensione di ulteriori erogazioni, finanziamenti indebitamente richiesti e non ancora erogati per 5 milioni». Come si articola il vostro impegno sul fronte dell’usura? «L’azione di contrasto al fenomeno è stata potenziata e migliorata, con l’introduzione di importanti modifiche normative predisposte dal Legislatore con i cosiddetti “Pacchetti Sicurezza” del 2008 e del 2009. Il fenomeno criminale interessa, in modo trasversale, sia le famiglie dei privati consumatori, sia le aziende (di piccole e medie dimensioni). Sono state eseguite importantissime operazioni che hanno consentito di smantellare radicate e pericolose organizzazioni criminali, tra le quali la più nota è l’Operazione Domino, con cui sono stati disarticolati i vertici dei più importanti clan criminali pugliesi, dediti, tra l’altro, al reimpiego di proventi criminali in attività usuraie, conclusasi con l’esecuzione di misure cautelari personali nei confronti di 83 soggetti e di sequestri patrimoniali di 35 aziende, 277 immobili (appartamenti, ville, masserie e casali), 687 rapporti accesi presso 43 diverse banche e società finanziarie, 61 automezzi e 9 scuderie proprietarie di 71 cavalli da corsa, per un va-

4 mila

NON REGOLARI I lavoratori in nero registrati in Puglia nel 2009

17 mln FALSI

Il valore in euro della merce contraffatta sequestrata in Puglia dal 2009 a oggi

lore complessivo pari a 220 milioni». Per quanto riguarda l’evasione fiscale come state portando avanti la vostra lotta contro gli evasori in Puglia? «Nel dettaglio, nella decorsa annualità sono stati eseguiti 11.149 interventi, tra verifiche e controlli, con la segnalazione - agli uffici finanziari - di basi imponibili sottratte a tassazione per 980 milioni ai fini delle imposte indirette e violazioni Iva per 342 milioni, per un totale complessivo di 1.322 milioni di euro. Altresì, i reparti della Puglia hanno avviato un piano capillare di rilevazione delle ricchezze sintomatiche di capacità contributiva allo scopo di appurare la regolarità o meno delle posizioni fiscali dei soggetti che conducono un alto tenore di vita, apparentemente non coerente con i redditi dichiarati. All’esito, dei rilevamenti (oltre 2.300 nel 2009 e già 4.000 nel corrente anno), seguiranno accertamenti di carattere fiscale, nei confronti di proprietari e possessori di auto, imbarcazioni da diporto e residenze di elevato valore economico». Spesso l’immigrazione clandestina si traduce in lavoro nero. Quanto è sentito questo problema sul territorio? «In Puglia, il fenomeno dell’impiego di immigrati clandestini quali lavoratori in nero è te-  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 167


EVASIONE FISCALE



Nel periodo 2009-2010 a data corrente, sono stati sequestrati complessivamente circa 17 milioni di prodotti contraffatti



 nuto particolarmente in considerazione, con

l’esecuzione di specifici servizi, quotidianamente assicurati, non solo a fini repressivi, ma anche preventivi per scongiurare in ogni modo l’odiosa forma di sfruttamento perpetrata in relazione alla condizione di clandestinità, degli immigrati. Peraltro, e proprio nei settori più a rischio, tra cui quello agricolo citato, è in corso una specifica, coordinata e capillare attività di contrasto dei fenomeni di illegalità e di sfruttamento del lavoro irregolare, ivi compreso lo sfruttamento degli immigrati clandestini, in stretto raccordo con altri attori Istituzionali, nell’ambito del Piano straordinario di contrasto al lavoro nero ed irregolare nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia, disposto dal Comando generale della Guardia di Finanza e che riguarda le regioni del Mezzogiorno».

168 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Altro fronte su cui è impegnata la Guardia di Finanza è quello della lotta alla contraffazione. Con che frequenza avvengono i controlli? «La contraffazione è un fenomeno di estrema rilevanza, con gravi ripercussioni sull’intero sistema economico e imprenditoriale, regionale e nazionale. Gran parte della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal sud-est asiatico, ed è destinata principalmente ai mercati dei paesi dell’Unione europea. Assolutamente non trascurabile è il grave pericolo, per la salute e la sicurezza del consumatore finale, poiché i prodotti contraffatti sono fabbricati solitamente nel più completo disprezzo delle norme a tutela della salute e sicurezza. Soprattutto prodotti alimentari e cosmetici. Quotidiana e sistematica è l’attività condotta, oltre che su strada anche presso i porti e gli aeroporti della regione. Qui vengono pressoché sistematicamente intercettati, a mezzo container, ingenti carichi di prodotti illegali, provenienti in specie dal sud-est asiatico. Si pensi che nel periodo 2009-2010 a data corrente, sono stati sequestrati complessivamente circa 17 milioni di prodotti contraffatti, pirata ovvero non conformi agli standard di sicurezza».


LA NORMATIVA SULL’IMMIGRAZIONE

Clandestinità e disinformazione La normativa nel tentativo di contrastare l’immigrazione clandestina ha reso però più difficile il rinnovo del permesso di soggiorno anche per gli stranieri regolari. Uljana Gazidede descrive alcune novità del Testo unico

a globalizzazione ha inevitabilmente incrementato in maniera esponenziale il fenomeno della migrazione. E attualmente in Italia, «la legislazione che regola il diritto dell’immigrazione ha ristretto le maglie, le norme stanno diventando sempre più complicate». L’avvocato Uljana Gazidede del foro di Bari, attiva nella difesa dei diritti degli immigrati sostiene che «combattere il crimine e Adriana Zuccaro l’illegalità significa anche dare agli immigrati l’opportunità di essere informati sui loro diritti, di ottenere il titolo di soggiorno, naturalmente nel pieno rispetto delle norme di riferimento, e di difendersi adeguatamente anche quando vengono accusati del reato più tipico, quello di clandestinità». Cosa è cambiato negli ultimi anni in materia di immigrazione? «Per i soggetti e le famiglie che giungono nel territorio italiano l’applicazione delle norme sull’immigrazione sta diventando sempre più rigorosa. Si sta verificando l’eliminazione dei benefici previsti dalla legge sull’ottenimento del titolo di soggiorno, del rinnovo e perfino sui diritti degli immigrati minorenni. Ad esempio, l’articolo 32 del Testo unico sull’immigrazione relativo i diritti dei minori non accompagnati, ha subito un ulteriore restringimento; sono state inserite clausule che in molti casi possono essere interpretate come anticostituzionali». A quali diritti poteva appellarsi un minore? «Prima delle ultime riforme legislative, un minore che arrivava in Italia anche, ad esempio, due giorni prima del raggiungimento della maggiore età, aveva automaticamente il diritto al permesso di soggiorno e il diritto alla conversione, cioè la possibilità di rinnovare il titolo ottenuto grazie alla minore età in permesso di soggiorno per lavoro, sia subordinato che autonomo, o per studio o per altri motivi ancora. In genere, però, a tutti gli stranieri interessa la conversione definitiva, L’avvocato quella dell’ottenimento del permesso di sogUljana Gazidede, esperta giorno per motivi di lavoro, perché è la prinin diritto cipale ragione per cui giungono in Italia». dell’immigrazione, nel suo studio legale Come si ottiene il diritto di conversione di Bari uljana.gazidede@libero.it del permesso di soggiorno?

170 • DOSSIER • PUGLIA 2010

L


Criticità

A tutti gli stranieri interessa la conversione definitiva, che permette l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, perché è la principale ragione per cui giungono in Italia

«Oggi la legge prevede espressamente il divieto di conversione per tutti coloro che, dall’entrata in vigore della nuova normativa, non abbiano vissuto nel territorio da almeno tre anni, che non siano entrati a far parte di un circolo del Comitato degli immigrati e che non abbiano frequentato i corsi di formazione per almeno tre anni nelle strutture di cui l’Italia, in realtà, neanche dispone. Esistono delle case di accoglienza per i minori, ma lì non si segue alcun programma di formazione. La legge pertanto prevede degli istituti che di fatto non abbiamo. Lo dimostra anche il provvedimento d’ufficio della questura di Bari che ho impugnato di recente. Il Tar di Bari ha accolto il mio ricorso sull’impossibilità di seguire tali corsi di formazione e ha condannato la controparte al pagamento delle spese perché l’interesse

preminente è del minore e il suo diritto a una permanenza regolare». Qual è la situazione degli immigrati con il permesso di soggiorno regolare? «Purtroppo l’attuale macchina burocratica è così grande e forte che schiaccia anche gli immigrati regolari e azzera tutti i diritti. E l’attuale legislazione sta portando gli stranieri, a volte regolari anche da 20 anni, a perdere il proprio permesso di soggiorno e ad entrare a far parte di quella miriade di clandestini che permangono irregolarmente nel territorio. Ad esempio, con l’articolo 26 comma 7 bis, tanti senegalesi hanno perduto in massa il permesso di soggiorno pur avendo vissuto e lavorato regolarmente in Italia per 15 o 20 anni». Di fatto l’immigrazione rientra nelle questioni di pubblica sicurezza. «Non tutti gli stranieri vogliono infrangere le regole. C’è anche chi vuole conservare o acquisire il diritto di soggiorno nel pieno rispetto di una sana condotta civile. Queste persone lavorano, pagano le tasse, rappresentano un’importante categoria sociale per ogni Paese che le accoglie. Se non finissero nel circolo vizioso della disinformazione, saprebbero come difendere i loro diritti trovando la strada per sanare la loro posizione. Non essendo informati, cadono nel tunnel della clandestinità». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 171


NOTARIATO

L’

L’informatizzazione e i vantaggi per l’economia

informatizzazione ha investito profondamente la nostra società, in tutti i suoi aspetti. Alcune professioni, quella notarile in primis, ne hanno beneficiato in modo parMettiamo a fuoco il ruolo del notaio del domani. ticolare, potendo contare su una velocizzazione delle pratiche e L’avvento delle procedure telematiche ha una maggiore precisione nella cambiato le prospettive di questa professione redazione degli atti. Ciò ha in modo radicale. L’analisi di Biagio Spano comportato notevoli vantaggi, non solo per gli operatori del Ezio Petrillo settore, ma per gli stessi cittadini e un considerevole risparmio dei costi e dei tempi. Biagio Spano, presidente dell’Ordine dei notai di Bari, illustra gli aspetti più rilevanti. Come ha inciso l’informatica sul ruolo del notaio nella società civile? «Potrebbe apparire strano che un personaggio della Storia che, con la sua attività ha documentato, da oltre due millenni avanti Cristo, le vicende degli uomini su pergamene e carta, spesso conservate sino a noi, possa oggi essere protagonista di una forma di documentazione su diversi e nuovi supporti. Ma strano non è per chi conosce le capacità del notariato di adeguare gli strumenti e i modi della sua attività alle novità di ciascuna epoca, arricchendoli, nei secoli, con un patrimonio di correttezza, sapere e affidabilità. Il ruolo del notaio moderno è quello di garante della certezza dei rapporti giuridici, della loro conformità alle regole, fondamentale per prevenire rapporti litigiosi. Questo ruolo di garanzia, non più statica ma collegata alle attività che nella vita sociale si svolgono, non è cambiato e non cambierà con le nuove modalità tecnologiche attraverso le quali il lavoro viene esplicato. Dal 1998 è in attività la rete unitaria del notariato, una intranet che collega tutti i notai tra loro e alle principali isti-

176 • DOSSIER • PUGLIA 2010


Biagio Spano



Visure catastali e ipotecarie che prima comportavano giorni per poter essere effettuate ora sono completate in pochi minuti da ciascuno studio

tuzioni, in particolare l’Agenzia delle entrate, Infocamere, l’Agenzia del territorio, l’Automobile Club d’Italia, il ministero per i Beni e le attività culturali». Quali vantaggi hanno comportato per la collettività queste procedure? «Principalmente due tipi di vantaggi. Il primo è relativo al cittadino e alle imprese e riguarda in particolare le visure catastali e ipotecarie. Se prima si impiegavano giorni per effettuarle, con necessità di trasferte presso gli uffici delle Agenzie delle entrate e del Territorio spesso ubicati solo nei capoluoghi, ora ciascuno studio notarile può effettuarle in pochi minuti. Lo stesso può dirsi degli adempimenti successivi agli atti. Le formalità presso i pubblici registri avvengono telematicamente e “un’impresa in un giorno” non è più solo uno slogan pubblicitario. Il secondo tipo di vantaggio è indiretto e arriva al cittadino come conseguenza del vantaggio che riceve la pubblica amministrazione dal sistema di trasmissione tecnologica dei dati da parte dei notai. Nei primi sei mesi del 2010 sono state effettuate in Italia quasi diciotto milioni di visure e sono stati trasmessi 319.000 atti al Registro delle imprese, con evidente al-



leggerimento di impegno del personale degli sportelli». Quali ulteriori vantaggi avranno i cittadini dall’ultima novità tecnologica dell’atto pubblico informatico? «Il 3 agosto 2010 è entrato in vigore il decreto legislativo 2 luglio 2010 n.110 recante “Disposizioni in materia di atto pubblico informatico redatto dal notaio ai sensi dell’articolo 65 della legge 18 giugno 2009, n.69” che consentirà ai notai di ricevere atti pubblici e autenticare scritture private, tutto redatto in formato elettronico con sottoscrizioni apposte tramite la firma digitale. Alcune disposizioni sono già utilizzabili mentre per l’utilizzo pratico dell’atto notarile informatico bisognerà ancora attendere l’emanazione di decreti attuativi che devono determinare le procedure tecniche a garanzia della sicura formazione, la successiva conservazione per Biagio Spano, presidente dell’Ordine un tempo illimitato e la fruizione degli atti in- notarile di Bari formatici». In ambito locale come sono stati avvertiti i vantaggi portati dalle nuove tecniche informatiche? «L’Italia, come si sa, è un Paese molto vario sotto il profilo sociale ed economico e questa varietà si riflette sull’oggetto dell’attività notarile, i cui aspetti prevalgono diversamente in ciascuna regione. Tuttavia, rimanendo identico il ruolo del notaio, sia che si tratti della vendita del piccolo fondo rustico sia che si tratti di complessi atti societari o con implicazioni internazionali, ciascun notaio deve  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 177


NOTARIATO

funzione pubblica e per poterla svolgere deve, come i magistrati, superare un concorso gestito dal ministero della Giustizia ed essere assegnato, sempre dal ministero stesso a una sede. I suoi compiti sono sostanzialmente di giustizia, proprio come per i magistrati, con la differenza che questi devono, con la sentenza, riportare nell’ordinamento le contrattazioni non conformi, mentre i notai devono fare in modo che le contrattazioni siano già al loro nascere conformi all’orIl notariato vorrebbe fosse rafforzato il suo ruolo dinamento. Quindi, ogni di intermediazione tra Stato e cittadino in modo da volta che c’è l’intervento del egli deve verificare la trovare con rapidità risposte adeguate notaio, congrua aderenza dell’inalle istanze della cittadinanza tento empirico manifestato dalle parti ai paradigmi of essere in grado di soddisfare qualsiasi richie- ferti dall’ordinamento positivo, in ossequio sta dei cittadini e quindi deve, oggi, utilizzare agli specifici poteri-doveri imposti dalla tutte le necessarie modalità informatiche. E se legge. L’attività di adeguamento svolta dal questo avviene per tutti i notai d’Italia, a notaio implica un rigoroso “controllo della maggior ragione vale per un territorio come legalità” dell’atto stesso e, quindi, del legitla Puglia, crocevia storico di flussi sociali, timo esercizio dell’autonomia contrattuale culturali ed economici di provenienza anche dei cittadini». molto diversa. È con soddisfazione e orgoglio Le nuove prospettive per la professione noche è possibile affermare che il notariato pu- tarile. Quali riforme intravede che potrebbero gliese, oltre a essere stato fra i primi a speri- favorire il sostegno dei notai all’economia? mentare i sistemi di scrittura digitale, ora ha «Vi sono idee e proposte del notariato rivolte raggiunto livelli di assoluta eccellenza nel- a favorire la soluzione di problemi concreti di l’informatizzazione della attività notarile, con sicurezza e speditezza del traffico giuridico riflessi positivi sui cittadini». quali ad esempio il certificato di eredità, il deCome avviene il controllo sulla legalità di posito del prezzo di vendita presso il notaio operazioni di cessioni di partecipazione di sino all’avvenuto adempimento di tutte le quote societarie da parte del notaio? formalità relative all’atto, la rivisitazione del «Il ruolo del notaio non è diverso a seconda divieto dei patti successori. Il notariato vordegli oggetti della contrattazione tra le parti. rebbe che sia rafforzato il suo ruolo d’interUna risposta precisa alla domanda deve, mediazione tra Stato e cittadino in modo da però, partire dalla posizione del notaio nel- trovare con rapidità risposte adeguate alle l’organizzazione dello Stato: egli esercita una istanze del cittadino».



178 • DOSSIER • PUGLIA 2010




ENERGIA

Mix energetico il futuro del paese Nucleare, rinnovabili e ricerca tecnologica. Sono questi i temi che il ministro Stefania Prestigiacomo ritiene fondamentali per lo sviluppo dell'industria energetica in Italia. «Il nucleare non è alternativo alle fonti rinnovabili. Tutti i paesi si stanno orientando sul mix energetico» Concetta S. Gaggiano

S In alto, il ministro Stefania Prestigiacomo

ono due le variabili che da più parti vengono definiti fondamentali per affrontare le sfide della crescente domanda di energia: lo sviluppo delle rinnovabili e il ritorno al nucleare. Azioni che passano da un’accelerazione dello sviluppo tecnologico, ma anche inevitabilmente da una regolamentazione normativa. A questo proposito il 22 luglio il Senato ha approvato il decreto Energia: il provvedimento dovrà ancora concludere il suo iter alla Camera, ma se sommato alla decisione del giugno scorso della Corte costituzionale con cui è stato rigettato il ricorso di 11 Regioni relativo alla competenza

180 • DOSSIER • PUGLIA 2010

legislativa fra Stato e Regioni, è un primo passo verso la riattivazione delle centrali. Sul versante delle energie rinnovabili - dove è in atto una corsa al business agevolata da una giungla normativa che tiene poco conto della tutela dei territori e della pianificazione energetica e caratterizzata da altissimi incentivi pubblici - la manovra finanziaria ha messo ordine al mercato dei certificati verdi con una revisione del criticato articolo 45: il risultato è che l’ammontare dei certificati verdi che il Gestore dei servizi energetici ritirerà dall’anno 2011 dovrà essere minore del 30% rispetto al 2010, e che il taglio dovrà derivare almeno all’80% dalla riduzione del

numero dei certificati da ritirare. L’articolo 45 della manovra rischiava di compromettere il settore della green economy italiana. Il pericolo è stato evitato in extremis. È soddisfatta della soluzione? «La norma è stata radicalmente rivista e il ritiro dei certificati verdi in eccesso proseguirà, garantendo così gli investimenti che erano stati fatti e quelli in via di realizzazione. Certamente in futuro bisognerà apportare dei correttivi per evitare distorsioni sul mercato e tentazioni di speculazioni, e anche per tener conto dei costi che si vanno riducendo mano a mano che la tecnologia fa


Stefania Prestigiacomo

passi avanti soprattutto sul fronte dei pannelli solari. Ma quel che conta è mantenere gli incentivi e un regime di certezze per le centinaia di imprenditori che hanno investito o si apprestano a investire nelle rinnovabili. L’ultima cosa che l’Italia può permettersi è quella di rallentare in questa corsa internazionale verso le energie pulite e perdere il treno della rivoluzione dell’energia per il futuro». A frenare il nucleare in Italia è un clima di dissenso, come emerge anche dal no da parte di alcune regioni, oppure un rallentamento dovuto all’approvazione di altri provvedimenti? «La decisione della Corte costituzionale di rigettare l’impugnativa delle Regioni sulla legge delega per il nucleare fuga ogni dubbio sulla legittimità dell’impostazione del governo su questo tema chiave per lo sviluppo del paese. Bisogna andare avanti senza indugio per definire le scelte concrete da adottare, i costi e i benefici per i territori e per il Paese, sgombrando il campo sia da allarmismi ingiustificati che da facili entusiasmi. Il nucleare è un investimento per la modernizzazione dell’Italia: si tratta del nostro futuro. Per queste ragioni invito la sinistra a dialogare con il governo per un serio dibattito che elimini le ideologie.

Stiamo accelerando l’iter dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, alla guida della quale ci dovrà essere una personalità forte, autorevole e credibile che finalmente possa sgomberare il campo da irragionevoli paure. Entro due, massimo tre anni potremo posare la prima pietra di una nuova centrale». Quali sono i principali punti del protocollo d’intesa sulla sicurezza nucleare siglato con il ministro francese Jean-Louis Borloo? «Il protocollo firmato in aprile istituisce tra i due paesi un regolare sistema di scambio di informazioni e di esperti in materia di sicurezza nucleare, facilitando la collaborazione tra le due agenzie

nazionali competenti in materia di sicurezza nucleare, l’Ispra e l’Asn. Promuove inoltre la collaborazione tra le amministrazioni regionali e locali di Francia e Italia per l’esercizio delle competenze in materia di protezione dell’ambiente nei siti degli impianti nucleari, la definizione di programmi comuni in ambito europeo e internazionale per la promozione di procedure e buone pratiche finalizzate alla definizione di standard condivisi per la gestione in sicurezza degli impianti nucleari, la protezione dell’ambiente e la salvaguardia della salute delle popolazioni». Ha in programma accordi con altri paesi? «Con il mio omologo sloveno

Sopra, una piattaforma per le trivellazioni in mare



PUGLIA 2010 • DOSSIER • 181


ENERGIA



Il nucleare è un investimento per la modernizzazione dell’Italia: si tratta del nostro futuro. Per queste ragioni invito la sinistra a dialogare con il governo per un serio dibattito che elimini le ideologie



In alto, il ministro in visita alla centrale nucleare di Flammanville, in Francia; sopra, il ministro dell’ambiente francese Jean-Louis Borloo

182 • DOSSIER • PUGLIA 2010

ho firmato nel maggio scorso un accordo simile sullo scambio di informazioni e sulla sicurezza nucleare. Adesso, a margine dei lavori del Major Economies Forum sull’energia a Washington, attraverso l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale (Ispra) abbiamo firmato con l’Agenzia governativa americana un trattato sulla sicurezza nucleare. E presto faremo un accordo anche con l’Austria». Da molte parti è stato criticato il decreto di riforma



del codice ambientale approvato dal Consiglio dei ministri per quanto concerne le trivellazioni in mare sostenendo l’esistenza di una corsa all’oro nero in Italia. Cosa risponde? «Abbiamo inserito norme chiare a difesa del nostro mare e dei nostri gioielli naturalistici colmando l’opacità legislativa del recente passato. È stato infatti introdotto il divieto assoluto di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi all’interno delle aree marine e costiere protette e


Stefania Prestigiacomo

per una fascia di mare di 12 miglia attorno al perimetro esterno delle zone di mare e di costa protette. Inoltre le attività di ricerca ed estrazione di petrolio sono vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori di queste aree in cui vige il divieto, le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi saranno tutte sottoposte a valutazione di impatto ambientale. L’impegno del governo a difesa dei propri “giacimenti naturali” è pieno. Lo sviluppo delle attività produttive è altresì sostenuto in un ambito di regole chiare che pongono in primo piano la tutela ambientale». Quali ritiene siano gli aspetti più centrali affrontati al Major Economies Forum su energia e clima?

5

MIGLIA La distanza lungo l’intero perimetro costiero nazionale in cui sono vietate le attività di ricerca ed estrazione di petrolio

-30%

CERTIFICATI VERDI La diminuzione delle autorizzazioni che il gestore dei servizi energetici dovrà ritirare dall’anno 2011 rispetto al 2010

«Obiettivo del Mef è stato sviluppare piattaforme di cooperazione tecnologica tra le principali economie del mondo. Al centro della riunione ministeriale il lancio di collaborazioni internazionali sulle nuove tecnologie destinate ad aumentare l’efficienza energetica, la valorizzazione del potenziale dell’energia solare, dell’eolico e delle altre fonti rinnovabili, la riduzione significativa della dipendenza e dell’inquinamento derivante dalle fonti fossili. È stato sottolineato, tra l’altro, che l’energia pulita è il tema del futuro, che contempla anche l’ipotesi nucleare. Da questo punto di vista l’Italia si è recata negli Stati Uniti per conoscere e capire, nell’ottica di definire una nostra via al nucleare. Inoltre, il modello di

smart grid, di “rete intelligente”, messo a punto dall’Italia in accordo con la Corea del Sud e considerato all’avanguardia nel mondo, è stato guardato con interesse dagli Stati Uniti». Come i risultati piuttosto deboli ottenuti a Copenhagen ritiene incideranno sulla conferenza Onu sul clima di Cancun a fine anno? Si può parlare di obiettivi minimi da raggiungere? «Sui cambiamenti climatici l’Europa deve essere in grado di individuare nuove soluzioni che consentano di superare l’impasse registrato a Copenhagen, confermando l’obiettivo condiviso di contenere l’incremento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi al 2050. Solo se sapremo individuare e attuare una nuova strategia in grado di coinvolgere Usa e Cina - i due principali emettitori di Co2 rimasti fuori dagli impegni di Kyoto - e di non penalizzare la crescita socio-economica dei paesi in via di sviluppo, potranno aprirsi nuove e positive prospettive. I tempi per un accordo globale sul clima, però, non sono maturi: a Cancun si lavorerà per definire l’architettura di un futuro accordo che potrà essere concluso nel vertice successivo». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 183


ENERGIA

Un territorio a vocazione rinnovabile La corsa alle rinnovabili vede in Italia primeggiare la Puglia. Valerio Elia, direttore del Cerpi, centro di ricerche per le politiche dell’innovazione dell’Università del Salento, prevede per il futuro una crescita esponenziale di eolico e fotovoltaico Francesca Druidi

L Sotto, Valerio Elia, ricercatore presso il dipartimento di Ingegneria dell’innovazione dell’Università del Salento, nonché fondatore e direttore del Cerpi

a Puglia consolida nel 2010 il suo primato nel fotovoltaico con 215,8 MW installati, pari al 18,46% della produzione nazionale. Per Valerio Elia, fondatore e direttore del Cerpi, centro di ricerca dell’Università del Salento, questo traguardo - raggiunto nell’arco di appena 4-5 anni nella produzione di energia da fonti rinnovabili è il risultato di tre fatt o r i conco-

184 • DOSSIER • PUGLIA 2010

mitanti. Se i primi due, ossia «la particolare dotazione naturale della regione, cioè la presenza di vento e di sole, e la favorevole legislazione nazionale sugli incentivi per l’utilizzo delle fonti rinnovabili, considerata la più avanzata a livello europeo, soprattutto nel settore fotovoltaico», sono comuni ad altre regioni italiane, il terzo aspetto secondo Elia è, invece, specifico della Puglia: «una politica regionale basata su un forte sostegno alle fonti rinnovabili oltre che su una procedura amministrativa chiara e permissiva per il rilascio della cosiddetta “autorizzazione unica” prevista dal decreto legislativo n. 387/2003, che ha assegnato alle regioni la competenza in materia». Quali sono i più significativi margini di sviluppo delle energie rinnovabili in regione?

«In passato la Puglia è stata carente nella produzione di energia da fonti rinnovabili, non possedendo risorse come l’idroelettrico e la geotermia tipici delle regioni del centro-nord. Ciò ha contribuito allo sviluppo in regione della produzione di energia elettrica da fonti fossili, soprattutto carbone, tanto da arrivare a generare il doppio dell’energia consumata, a beneficio di regioni deficitarie come la Lombardia. Solo negli ultimi anni, con la diffusione delle tecnologie dell’eolico e del fotovoltaico, la regione ha potuto sfruttare le proprie risorse naturali, che nel centro-nord scarseggiano». La regione ha così ottenuto un primato consolidato nella produzione di energia, sia da fotovoltaico che da eolico. «Sì, in particolare nel foto-


Valerio Elia



Cerpi si occupa di monitorare le tecnologie per le rinnovabili, sia quelle consolidate che quelle in fase di sviluppo, e di valutarne gli impatti economici voltaico, dal 2006 al 2010, la Puglia è passata dal 12° posto tra le regioni italiane all’attuale 1° posto. Una crescita esponenziale che continuerà anche nei prossimi anni, grazie al numero di autorizzazioni uniche che la Regione sta rilasciando per la costruzione di nuovi impianti di potenza superiore al megawatt. Nel settore eolico, poi, le richieste presentate sono di molto superiori alle effettive possibilità della regione in termini di aree disponibili. È prevedibile, ai ritmi attuali, che nell’arco di un paio di anni si possa raggiungere una potenza installata di 4.000 MW nell’eolico e di 1.000 MW nel fotovoltaico».



In che modo l’innovazione tecnologica e la ricerca possono costituire un motore propulsivo per l’intero comparto? «In linea generale, le attuali tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili sono ancora poco efficienti e relativamente costose, se si escludono quelle tradizionali come l’idroelettrico. Questo limite giustifica il sistema di incentivi pubblici necessari a rendere profittevole l’investimento privato e rappresenta uno degli ostacoli, insieme alla discontinuità delle fonti, per un impiego più intensivo nei sistemi economici dei paesi avanzati. Attualmente la ricerca, soprattutto nel

campo del solare, è rivolta ad aumentare l’efficienza dei dispositivi e a ridurre i costi della tecnologia e, quindi, degli investimenti. In contemporanea, procedono la ricerca e la sperimentazione nell’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico in grado di ridurre l’impatto ambientale delle nostre attività e la dipendenza dalle discontinuità tipiche delle fonti rinnovabili». Su cosa si sta concentrando, nello specifico, il Cerpi? «Ci occupiamo di monitorare le tecnologie per le rinnovabili, sia quelle consolidate che quelle in fase di sviluppo, e di valutarne gli impatti economici, per supportare gli operatori che devono investire in questi settori a livello industriale o nella ricerca e sperimentazione». Qual è la portata innovativa del protocollo d’intesa tra Regione e Fondazione H2U The Hydrogen university di Monopoli per la realizzazione di progetti legati all’utilizzo di idrogeno prodotto da fonti rinnovabili? «Lo sviluppo della cosiddetta economia dell’idrogeno è ancora annoverabile come scenario futuribile, non certo prossimo, nonostante le suggestioni di Rifkin. Tuttavia è indubbio che, oggi, una parte della ricerca mondiale in campo energetico è rivolta all’utilizzo dell’idrogeno e allo  PUGLIA 2010 • DOSSIER • 185


ENERGIA

Nella foto, autobus a idrogeno in funzione a San Diego in America



sviluppo della tecnologia fondamentale dell’idrogeno, che è la “cella di combustibile”. Per l’applicazione su larga scala della tecnologia dell’idrogeno, esistono problemi squisitamente tecnici, poiché la tecnologia non è sufficientemente matura, criticità economiche e organizzative, tra cui il passaggio dalla vecchia tecnologia a una completamente nuova. Oltre a questi, rimane aperta una questione fondamentale: come produrre, in maniera competitiva, l’idrogeno necessario per sostenere una nuova economia?». Che risposta si può dare attualmente a questa domanda? «Progetti sperimentali rivolti a dimostrare la produzione efficiente di idrogeno da fonti rinnovabili e la possibilità di costruire reti di distribuzione

186 • DOSSIER • PUGLIA 2010

per un effettivo utilizzo, come quelli contemplati nel protocollo d’intesa, sono fondamentali per compiere passi avanti in questo settore, nella consapevolezza però che i tempi sono lunghi e che gli attuali programmi nazionali e internazionali sullo sviluppo delle tecnologie dell’idrogeno sono calibrati su orizzonti temporali lontani nel tempo». Ritiene efficace la strategia adottata dal governo in materia di energie rinnovabili? «Come già evidenziato, negli ultimi cinque anni la politica italiana in materia di incentivi economici allo sviluppo delle fonti rinnovabili è stata particolarmente efficace, tanto da consentire un forte recupero nella diffusione di queste tecnologie rispetto agli altri paesi europei che sono



Oggi una parte della ricerca mondiale in campo energetico è rivolta all’utilizzo dell’idrogeno



partiti prima di noi, spesso con condizioni climatiche sfavorevoli, come ad esempio il fotovoltaico in Germania. Piuttosto, il vero limite finora riscontrato è quello relativo alla confusione normativa e alle differenze esistenti tra le diverse regioni nel rilascio delle autorizzazioni. Problema che dovrebbe essere stato risolto con i recenti accordi raggiunti in sede di conferenza Stato-Regioni sull’armonizzazione delle procedure e sulle linee guida nazionali».


ENERGIA

Il buon eolico tra sviluppo E e trasparenza

ntro il 2020 l’Italia potrà raggiungere una potenza installata sul fronte eolico pari a 16.200 megawatt, con una produzione equivalente di oltre 27 terawattora di energia Stabilizzare il meccanismo dei certificati verdi, elettrica. È il potenziale eolico aumentando le garanzie per chi investe nell’eolico. nazionale calcolato dall’Anev, Simone Togni, segretario generale dell’Anev, associazione Associazione nazionale energia del vento, sulla base di dati nazionale energia del vento, indica la strada per scientifici ed empirici che tenun’ulteriore crescita del settore in Italia gono conto di elementi aneFrancesca Druidi mometrici reali. «Un dato molto vicino – commenta Simone Togni, segretario generale dell’Anev – è stato inserito anche nel Piano di azione nazionale sulle fonti rinnovabili che il governo ha inviato a Bruxelles, superando finalmente il dato Enea di 5mila MW e quello dell’obsoleto Atlante del vento elaborato su dati non A fianco, impianti reali, ma simulati e palesemente a energia eolica di sottostimati». La realizzazione Lucky Wind, società pugliese aderente di questo potenziale, come eviall’Anev denzia Togni, garantirebbe oltre 66mila occupati per il solo comparto eolico nazionale e la copertura equivalente ai consumi domestici di oltre 50 milioni di italiani. Si rende oggi necessaria una riforma del meccanismo di incentivazione delle rinnovabili? «Quello attuale ha dimostrato di funzionare, malgrado tutto, bene. Il sistema dei certificati verdi, infatti, ha consentito di sviluppare impianti per la produzione elettrica da fonti rin188 • DOSSIER • PUGLIA 2010


Simone Togni

novabili in maniera significativa e con un percorso di crescita che, se continuasse, porterebbe l’Italia a essere in linea con gli impegni assunti in sede comunitaria. Tuttavia, le recenti incursioni normative che il settore ha subito sulla base del falso presupposto che esistessero incentivi pubblici, e altri frequenti interventi che nel corso degli ultimi mesi e anni si sono succeduti, evidenziano una mancanza di visione di lungo periodo della politica sul comparto. Proprio questa debolezza, accentuata dalla mancanza di un titolare del dicastero preposto alle questioni energetiche, continua a permettere interventi lobbistici contro le rinnovabili da parte del vecchio sistema, che mal digerisce il cambiamento in atto». A luglio sono state approvate le linee guida amministrative per le fonti rinnovabili. Come valuta i principi in esse contenute? «In realtà, a me sembra un risultato minimo quello raggiunto. Pur apprezzando moltissimo il fatto di averle finalmente ottenute, dopo un’attesa di oltre sette anni, i contenuti di semplificazione sono assolutamente troppo timidi per essere accolti in modo trionfale. La definizione di una procedura autorizzativa unica semplificata non può essere la mera risultanza della somma delle molteplici autorizzazioni

Anev aderisce al protocollo Legalità Sono in molti oggi a enfatizzare il legame tra infiltrazioni criminali e settore eolico. Ma Simone Togni, segretario generale dell’Anev, l’associazione dei produttori dell’energia del vento, non ci sta e sottolinea come il comparto si sia distinto per un maggiore rispetto di regole e leggi, nonostante il vertiginoso tasso di crescita registrato negli ultimi dieci anni. «Tuttavia, mediaticamente, alcune indagini hanno ricevuto un’attenzione ben oltre il dovuto e soprattutto si è cercato di far passare il settore delle rinnovabili come terra di conquista per la criminalità. Forse perché è sfuggito nei primi anni ai grossi capitani d’industria e ai finanzieri tradizionali, che non hanno saputo o voluto cogliere la novità». L’adesione, nel giugno scorso, dell’associazione al Protocollo di legalità siglato da Confindustria Energia (nella foto, il presidente Pasquale De Vita con Togni dopo l’adesione) con il ministero dell’Interno vuole lanciare un importante segnale alle istituzioni. «Gli affaristi – sottolinea Togni – che hanno in mente attività poco chiare continueranno a restare fuori, non potendo oggi aderire all’Anev». •

necessarie ad approvare l’opera. La ratio della norma di semplificazione del percorso amministrativo, previsto dal D. Lgs. 387/03, era proprio quella di definire una procedura che, tramite l’utilizzo dell’Istituto della Conferenza dei Servizi, garantisse il rilascio o il diniego dell’autorizzazione in un’unica procedura autorizzativa». L’aspetto maggiormente positivo? «Finalmente ci sarà un percorso autorizzativo unico a livello nazionale, grazie alla decadenza delle previsioni normative che le Regioni hanno assunto con Piani energetici regionali in contrasto con le norme finalmente emanate. Questo dovrebbe consentire una più agevole e uniforme possibilità di presentare iniziative sul territorio italiano senza discrimina-

zioni o difformità, spesso figlie di norme o regolamenti anche troppo inventive». Quali sono i nodi cruciali del settore ancora da dipanare? «Un sistema dei certificati verdi forte, stabile e credibile è, secondo l’Anev, l’unico percorso che possa garantire investimenti, anche esteri, e la nascita di un comparto industriale ancora più forte. Tale

Sotto, Simone Togni, segretario generale dell’Anev



PUGLIA 2010 • DOSSIER • 189


ENERGIA



Il sistema dei certificati verdi ha consentito di sviluppare impianti per la produzione elettrica da fonti rinnovabili in maniera significativa



 risultato si può ottenere con all’impatto delle strutture sul

In alto, il parco eolico di Celle S. Vito, in provincia di Foggia

un sistema che stabilizzi il valore del Certificato Verde sul dato degli ultimi anni, introduca dei coefficienti tecnologici validi quando gli impianti futuri entreranno in esercizio in linea con le innovazioni tecnologiche, restando in vigore per tutta la durata dei medesimi. A ciò si affianchi un allargamento della base di energia elettrica sottoposta all’obbligo, lavorando su esenzioni, import e franchigie, e un meccanismo automatico di adeguamento della percentuale d’obbligo ai valori dell’impegno europeo. Risolvere questi pochi punti sarebbe pratica agevole e rapida, se dietro vi fosse una volontà politica illuminata e si superassero le attuali resistenze dovute alla difesa di interessi di pochi, a scapito dei possibili rilevanti benefici per molti». La Puglia vanta per il 2009 1.158 MW totali di potenza eolica installata. Sono però in molti a voler frenare la proliferazione di impianti eolici, e anche fotovoltaici, in regione sostenendo come

190 • DOSSIER • PUGLIA 2010

paesaggio non corrisponda un effettivo ritorno economico. Cosa ne pensa? «Ogni attività di origine antropica modifica l’ambiente in cui viviamo. Il rispetto del territorio e del paesaggio sono una delle peculiarità dell’Anev e uno dei punti fondanti delle nostre attività, avendo addirittura inserito queste finalità nel nostro statuto di associazione di Protezione Ambientale riconosciuta dal ministero dell’Ambiente. Fin dal 2002, l’associazione si è battuta affinché le installazioni eoliche rispondessero a requisiti di corretto inserimento nel territorio e nel paesaggio, tanto da arrivare alla definizione di un protocollo sottoscritto dalle principali associazioni ambientaliste, Legambiente e Greenpeace, che prevede l’esclusione per le aziende associate dell’utilizzo per le installazioni eoliche di aree di particolare pregio paesaggistico, avifaunistico o faunistico. L’Anev, inoltre, si è sempre battuta affinché venisse inserito nella normativa l’obbligo di ripristino paesaggistico

dei luoghi, cosa che oggi è legge. Questo importante successo tutela oggi a pieno i territori che potranno, quindi, con serenità sapere che al termine del periodo di funzionamento dell’impianto il paesaggio tornerà come prima». Le inchieste che coinvolgono a vario titolo l’eolico, incoraggiano la diffusione di pregiudizi relativi al settore. Quali aspetti, invece, lei ritiene sia opportuno evidenziare dell’eolico? «Le iniziative dell’eolico sono attività imprenditoriali private e completamente a carico dei proponenti, che rischiano i loro propri capitali. Non è consentito, infatti, per legge avere i Certificati Verdi e utilizzare fondi o incentivi pubblici di alcun tipo, né europei, né nazionali né regionali per realizzare gli impianti eolici. L’unico ritorno economico è quindi quello legato alla produzione elettrica effettivamente immessa in rete e conteggiata dall’Ufficio Tecnico di Finanza e pertanto questo esclude che si verifichi il rischio paventato».


La forza del calore per l’energia di domani La Puglia rappresenta una delle regioni italiane dove la tecnologia del solare termodinamico ha maggiori possibilità di crescita. A sviluppare una fondamentale componente di questa nuova energia è l’azienda Archimede Solar Energy guidata da Federica Angelantoni

U

n sistema innovativo per produrre energia rinnovabile. Archimede Solar Energy, azienda del gruppo Angelantoni, produce tubi ricevitori per centrali solari termodinamiche. I tubi vengono posizionati nel fuoco di una parabola di specchi che ha Francesca Druidi il compito di concentrare l’energia solare, mentre all’interno scorre il fluido termovettore, vale a dire i sali fusi, che hanno gli oli minerali. Questi sali raggiungono nei tubi temperature molto più elevate, 550 gradi anziché circa 400 degli oli, permettendo all’impianto di generare energia quasi a ciclo continuo, senza doversi fermare nelle ore di buio o in caso di nuvole. «Per quanto riguarda il solare termodinamico, l’Italia può giocare due ruoli, entrambi imSopra, particolare di un impianto solare termodinamico portanti – sottolinea Federica dove si utilizza la tecnologia di Archimede Solar Energy; a fianco, l’ad dell’azienda Federica Angelantoni; in alto a destra, la centrale solare Angelantoni, amministratore Archimede dell’Enel di Priolo Gargallo delegato di Archimede Solar

192 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Energy – può innanzitutto costruire centrali all’interno dei propri confini. In questo caso, le zone di interesse sono soprattutto Sardegna, Sicilia, il Centro Italia, nello specifico un’area iscrivibile tra Lazio e Toscana, Puglia e Calabria, anche se quest’ultima, pur contando su un buon irraggiamento solare, possiede una conformazione geologica complessa». Servono, infatti, spazi importanti per le centrali termodinamiche. «Sono in corso di approvazione in Italia progetti fino a 100-150 MW, dei quali 40-50 MW potrebbero essere realizzati proprio in Pu-


Archimede Solar Energy

glia, ma ancora nessun dettaglio può essere anticipato. Va considerato poi che, in Italia, vista la conformazione stessa del Paese, oltre un certo limite non si può andare. Per questo, le aree dove costruire impianti sufficientemente grandi da risultare vantaggiosi non sono molte». Ma diffondere il sistema ha un ulteriore vantaggio: «le aziende della filiera del termodinamico, tra cui anche i nostri fornitori di componenti e accessori, fanno capo a una tecnologia ancora discretamente nuova e hanno, quindi, bisogno di crescere e di affinare il proprio know how». Lo scenario italiano, secondo l’ad di Archimede Solar Energy, può rappresentare per queste imprese un vero e proprio trampolino di lancio, aiutandole a proiettarle all’estero sui grandi mercati di interesse, come la Spagna in Europa, gli Stati Uniti e il Nord Africa, e a farle quindi competere a livello mondiale con gli altri player. «Player che sono partiti prima di noi con il termodinamico – aggiunge Federica Angelantoni – ma con una tecnologia che oggi si considera superata». Archimede Solar Energy, che ha sede a Massa Martana, in provincia di Perugia, opera su licenza esclusiva dell’Enea, l’ente dove grazie al lavoro di Carlo Rubbia si è svolta la parte più consistente delle ricerche che hanno portato agli attuali progressi raggiunti dal solare termodinamico a concentrazione. «Il fulcro risiede nelle temperature raggiunte all’interno dei tubi collettori». I tubi prodotti

da Archimede aumentano, come detto, la temperatura dei sali all’interno di questi ultimi oltre la soglia dei 500°, accumulando maggiormente il calore. «A differenza degli oli minerali, i sali non esercitano alcun impatto sull’ambiente, non sono inquinanti e non sono infiammabili. Inoltre, al contrario degli oli, i sali non devono essere smaltiti, ma solo rabboccati ogni tanto. E anche qualora dovesse verificarsi una fuoriuscita di sali dall’impianto, non ci sarebbe alcuna ripercussione per l’ambiente circostante. Del resto, questo fluido è un comune fertilizzante già ampiamente utilizzato in agricoltura». I concorrenti puntano il dito sul fatto che i sali vanno mantenuti a certe temperature, affinché non si solidifichino. «Ciò viene evitato, inserendo in alcuni punti dei “riscaldamenti” che entrano in funzione qualora le temperature effettivamente si abbassino. La massima efficienza di questi impianti la si ottiene laddove i tubi non lavo-

rano con la luce, ma con il calore. Gli impianti assicurano le migliori prestazioni dove le temperature non scendono mai sotto determinati valori, permettendo agli impianti di funzionare tutto l’anno, come ad esempio nei deserti». L’azienda perugina continua a collaborare con l’Enea nelle sue attività di ricerca, mantenendo un ufficio in pianta stabile nel centro di Portici: «con loro stiamo portando avanti progetti di ricerca e sviluppo su vari fronti: l’aumento delle prestazioni del tubo ricevitore, l’evoluzione dei Sali fusi e, in generale, le nuove frontiere del solare termodinamico. Internamente all’azienda, si portano avanti progetti di innovazione più mirati al processo di produzione e di sviluppo del tubo ricevitore stesso». Infine, nei primi mesi del 2011, entrerà in funzione un nuovo stabilimento di Archimede Solar Energy, sempre a Massa Martana, con una capacità produttiva venti volte superiore a quella attuale.

550 GRADI

Temperatura raggiunta dai sali fusi all’interno dei tubi prodotti da Archimede Solar Energy

150 MW PROGETTI

Sono in corso di approvazione da parte dell’azienda progetti in Italia per 100-150 megawatt di energia

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 193


RINNOVABILI

Il fotovoltaico è l’energia del domani Sfruttare l’energia fotovoltaica è l’imperativo categorico di chi ha lo sguardo rivolto al futuro. E una delle regioni più esposte al Sole, come la Puglia, ha il dovere di attrezzarsi per sfruttare al meglio la sua energia. L’analisi di Gianrocco Giampietro Ezio Petrillo

na risorsa ancora poco sfruttata. Si tratta del fotovoltaico che, specie in una regione come la Puglia, potrebbe rappresentare un vero e proprio serbatoio energetico. Tra restrizioni normative e ritardi culturali ancora da colmare, il percorso verso uno sviluppo lineare di quelle infrastrutture legate allo sfruttamento delle energie rinnovabili è ancora irto di ostacoli. La tutela della proprietà intellettuale è necessaria per chi fa dell’innovazione il proprio lavoro. Come giudica la situazione in merito alla protezione della proprietà intellettuale nel nostro Paese? «Il 18 agosto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n.131 del 13 agosto

U

In alto l’ingegner Gianrocco Giampietro, titolare dello studio Brevetti & Marchi con sede a Conversano (BA) ing.giampietro@libero.it

194 • DOSSIER • PUGLIA 2010

2010 con cui il Governo ha varato le modifiche all'attuale Codice della Proprietà Industriale. L'esito è deludente solo per il settore universitario e quello pubblico della ricerca, che vede così svanire le promesse, di ripristinare in Italia una norma che assegni la proprietà del brevetto all'università anziché al ricercatore. Il persistere di tale norma può rappresentare un ostacolo alla reale diffusione del trasferimento tecnologico operato dalle università. L'università moderna, così come già avviene negli altri stati, dovrebbe poter brevettare i risultati delle ricerche dei suoi ricercatori facendosi parte attiva di un processo e sostenendolo in maniera adeguata, oltre che condividerne le royalties e reinvestirle per rafforzare settori dove la ricerca non produce profitti. Di positivo, invece,

c’è il fatto che da circa due anni, in seguito al decreto ministeriale del 27 Giugno 2008, è possibile conoscere anticipatamente, vale a dire prima dei 12 mesi dalla data di deposito, la portata a livello internazionale del proprio brevetto. Infatti, viene effettuato, a cura dell’EPO (European Patent Office) e trasmesso da parte dell’UIBM (Ufficio Italiano Brevetti & Marchi), un rapporto di ricerca che evidenzia la portata, a livello internazionale, della propria idea inventiva, consentendo al richiedente della domanda italiana, di estendere all’estero il proprio brevetto». A che punto siamo con lo sfruttamento del fotovoltaico in Puglia? «La Puglia, per la sua particolare scarsa piovosità è una regione ideale per lo sfruttamento del-


Fotovoltaico

A livello culturale bisogna promuovere le energie da fonti rinnovabili, informando e formando i cittadini sulla convenienza del loro utilizzo

l’energia fotovoltaica. Inoltre, ai fini del rilascio del permesso di costruire per gli edifici di nuova costruzione il regolamento edilizio prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2009, l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, in modo tale da garantire una produzione energetica non inferiore a 1 chilowatt (KW) per ciascuna unità abitativa. Per i fabbricati industriali, di estensione superficiale non inferiore a 100 metri quadrati, la produzione energetica minima è di 5 KW, pur se, di contro, con la Delibera di Giunta 1947/2009, ratificata il 20 ottobre scorso e pubblicata sul Bollettino Ufficiale 174 del 4 novembre, sono state poste alcune limitazioni che potrebbero portare un forte rallentamento nella diffusione

delle energie rinnovabili». Lei ha inventato un sistema innovativo per la captazione dell’energia fotovoltaica a geometria variabile. Ci può descrivere nei dettagli questa invenzione? «Il “Sistema a geometria fissa e/o variabile per la captazione di energia solare tramite celle, pellicole e pannelli fotovoltaici, applicabili su tutte le superfici fisse, mobili e a scomparsa, presenti a bordo di imbarcazioni con o senza vele, per la produzione di energia elettrica”, è costituito da una pluralità di celle, pellicole e pannelli fotovoltaici, atti a captare l’energia solare e applicabili su tutte le superfici dell’imbarcazione o tramite l’utilizzo di ulteriori superfici a geometria variabile applicabili sulle precedenti e costituite da tessuti a trame e orditi, scorrevoli reciprocamente.

Lo scorrimento reciproco di detti fili conduttori e non conduttori consente, nel caso delle vele, anche la possibilità di modulare la spinta eolica del vento sulle stesse vele, mantenendo costante la superficie di captazione fotovoltaica». In quali ambiti è necessario intervenire affinché in futuro le energie rinnovabili “superino” come sfruttamento, le fonti non rinnovabili? «A livello culturale bisogna promuovere lo sfruttamento delle energie da fonti rinnovabili, formando i cittadini alla convenienza nel loro utilizzo, mentre a livello legislativo è necessario che siano promulgate leggi che incentivino lo sfruttamento delle stesse energie, magari finanziando appieno i progetti inerenti le innovazioni».

5 KW

È la produzione energetica minima per i fabbricati industriali di estensione superficiale non inferiore a 100 mq

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 195


RECUPERO E RICICLAGGIO

Lo smaltimento dei rifiuti elettronici Oggi i negozianti hanno l’obbligo di ritirare il vecchio elettrodomestico nel momento in cui il cliente ne acquista uno nuovo ed equivalente. E di occuparsi dello smaltimento. Antonio Durante fa il punto sul recupero e il riciclaggio dei rifiuti elettrici ed elettronici Eugenia Campo di Costa

Antonio Durante, titolare della ditta Adeco di Galatone - www.adecosrl.it

198 • DOSSIER • PUGLIA 2010

on l’entrata in vigore del decreto ministeriale 65 dell’8 marzo 2010, chiamato “decreto semplificazioni” o “uno contro uno”, a partire dal 18 giugno 2010, il cittadino che acquista una nuova apparecchiatura elettronica può lasciare al negoziante quella vecchia, affinché questi si occupi del relativo smaltimento. «Il nuovo decreto - afferma Antonio Durante, titolare di Adeco, azienda specializzata nel recupero e riciclaggio di R.a.e.e. - reca le modalità semplificate di gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) da parte dei distributori e degli installatori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee), nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica di tali apparecchiature, e coinvolge nella gestione anche centri commerciali di larga distribuzione». Tale regolamento renderà applicabile quanto previsto dal D.Lgs. 151/2005 che ha istituito il sistema di gestione dei Raee, ovvero il ritiro obbligatorio e gratuito da parte del distributore dell’apparecchiatura usata, a condizione che la stessa sia di tipo equivalente e abbia svolto le stesse funzioni della nuova apparecchiatura fornita. Il ri-

C

tiro riguarda i distributori, gli installatori di Aee e i gestori dei centri di assistenza.

Quali condizioni dovranno rispettare distributori, commercianti e centri assistenza di apparecchiature elettriche ed elettroniche a questo riguardo? «Ai fini del ritiro e dell’eventuale successivo trasporto al centro di raccolta o all’impianto autorizzato, tali soggetti dovranno essere iscritti in un’apposita sezione dell’Albo gestori ambientali. Gli esercizi commerciali intraprenderanno inoltre un iter semplificato per la gestione dei Raee che ne garantirà il trattamento e il riciclo nel pieno rispetto della sicurezza e dell’ambiente. Nello specifico gli esercizi commerciali potranno stoccare i Raee in modo sicuro e consegnarli presso i centri di raccolta gestiti dagli enti locali».

Di recente sono state anche


Rifiuti elettronici

La raccolta differenziata è l’unica possibilità per ridurre i rifiuti che confluiscono indiscriminatamente nelle discariche

definite le regole per l’accesso della distribuzione ai Centri di raccolta comunali, che permetteranno la gestione dei Raee da parte di distributori e centri di raccolta a seguito del ritiro “uno contro uno”. Quali le principali direttive? «L’Accordo di Programma, sottoscritto dal Centro di coordinamento Raee, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani e da Aires, Ancd - Conad, Ancra Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione è stato presentato il 24 giugno a Roma e favorisce la raccolta differenziata, il recupero e il corretto smaltimento dei rifiuti tecnologici. Inoltre, contribuisce alla realizzazione di un sistema efficiente e fluido che coinvolge i rapporti tra tutti i soggetti attivi nella gestione dei Raee, dai consumatori alla distribuzione, dai comuni ai

3,21

KG/ABITANTE È la raccolta pro-capite di Raee attestata nel 2009. In Italia i livelli di raccolta dei Raee sono più che triplicati rispetto al 2008

300 mila RIFIUTI

È la quantità, espressa in kg, di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in ingresso registrata da Adeco nell’anno 2009

sistemi collettivi, sulla base del principio di responsabilità condivisa. L’accordo consente quindi l’effettiva applicazione delle direttive emesse dal decreto 65/2010».

Quanto è importante il contributo della raccolta differenziata? «La raccolta differenziata rappresenta l’unica possibilità per ridurre significativamente i rifiuti che confluiscono in maniera indiscriminata nelle discariche e per limitare l’uso delle materie prime naturali, che, per definizione, rappresentano una risorsa non infinita, bensì destinata a esaurimento se non gestita in maniera oculata».

Come vengono classificati i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche? «Si distinguono in Raee domestici, originati dai nuclei domestici e di origine commerciale, in-

dustriale, istituzionale nonché assimilabili per natura e per quantità a quelli originati dai nuclei domestici, e Raee professionali, cioè prodotti dalle attività amministrative ed economiche e di natura differente da quelli provenienti dai nuclei domestici. Presso i Centri di raccolta, inoltre, ogni tipologia di Raee è raccolta separatamente sulla base di una suddivisione di cinque raggruppamenti: R1 apparecchiature refrigeranti, R2 grandi bianchi, R3 Tv e monitor, R4 Ped, Ce, Ict, apparecchi illuminanti e altro, R5 sorgenti luminose».

Come si dispiegano invece le fasi del vostro lavoro, dalla raccolta allo stoccaggio, dal trattamento al recupero del rifiuto? «Per svolgere l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti Adeco è iscritta all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Il servizio viene svolto attraverso l’utilizzo di autocarri attrezzati di gru o attraverso il posizionamento di cassoni scarrabili di varie cubature che sono ritirati con cadenze stabilite direttamente presso i centri PUGLIA 2010 • DOSSIER • 199

››


RECUPERO E RICICLAGGIO

›› di raccolta. Possono conferire cubature uniformi per tipologia di rimozione di sottosistemi elettropresso la Adeco anche ditte esterne specializzate appositamente autorizzate. I mezzi che trasportano Raee giunti nel piazzale della Adeco sono fatti transitare uno per volta all’interno del capannone e prima dello scarico un addetto si occupa della valutazione della presenza di fonti radiogene tra il materiale da scaricare, al fine di valutare l’accettabilità del carico. Terminata tale fase l’addetto all’accettazione valuta la completezza e la veridicità dei dati del FIR di accompagnamento dei rifiuti da scaricare e successivamente si procede allo scarico e alla pesatura dei rifiuti. I rifiuti, così giunti presso il sito produttivo vengono sottoposti a cernita e raccolti nella zona di stoccaggio temporaneo in

materiali, pronti per la successiva fase di messa in sicurezza e disassemblaggio».

In che cosa consiste la messa in sicurezza? «Vengono asportati gli elementi critici presenti nelle apparecchiature, nonché rimosse le parti asportabili al fine di assicurare elevati livelli di recupero dei materiali. Tutte le parti contaminate da sostanze nocive vengono isolate per essere poi conferite a operatori specializzati. I materiali pericolosi sono principalmente Pcb, Pct, mercurio, piombo e stagno e vanno isolati e smaltiti seguendo precise direttive, poiché ritenuti rifiuti pericolosi e altamente inquinanti. In seguito, tutti i Raee sono sottoposti a una procedura di smontaggio che comprende: la

Gli esercizi commerciali intraprenderanno un iter per la gestione dei Raee che ne garantirà il trattamento in sicurezza

200 • DOSSIER • PUGLIA 2010

nici, l’asportazione di motorini, trasformatori, schede elettroniche, pile o batterie, cavi elettrici e la sistemazione e l’accatastamento delle parti smontate per la successiva fase di recupero e smaltimento».

Si arriva infine alla fase finale di smaltimento e recupero. «In questa fase vengono eliminati tutti gli elementi non riciclabili, che sono convogliati e destinati allo smaltimento. Tutti i metalli ferrosi e non, i metalli nobili, le parti in gomma, plastica, alluminio e rame, e le schede elettroniche, invece, sono raccolti per essere appropriatamente riciclati, al fine di ridurre al minimo le emissioni nell’ambiente e garantire la completa sicurezza del processo. Tutte le componenti così scisse sono conferite negli appositi contenitori differenziati per Cer che successivamente alle lavorazioni sono sistemati nelle aree ad essi destinati all’interno del capannone».

Sopra e nella pagina precedente, alcune fasi di stoccaggio e trattamento dei Raee


Occhiello piccolo

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 201


SPESA FARMACEUTICA

Informazione, formazione e politica di budget La Puglia sta mettendo in campo il Piano di rientro sanitario, per ribaltare la violazione del patto di stabilità regionale. La spesa per i farmaci è compresa in questo programma. Lo spiega Tommaso Fiore, assessore alla Sanità della Regione Simona Cantelmi

T

ra i capitoli previsti dal Piano di rientro della Puglia c’è la farmaceutica territoriale, che, al pari di altri settori della sanità, è a macchia di leopardo, come sostiene l’assessore alle Politiche della salute della Regione Puglia, Tommaso Fiore. «Due Asl rispettano in sostanza i parametri di riferimento, le altre quattro no. Nel nostro piano le buone pratiche delle due Asl virtuose saranno estese alle altre realtà. Contemporaneamente si provvederà con una serie di delibere a incentivare l’uso dei farmaci generici e genericati e a introdurre un ticket per ricette, tenendo conto della singolare propensione all’ipericettazione caratteristica della Puglia». Il programma di lavoro è cospicuo e segue un intenso periodo di analisi di dati e situazioni, non solo locali. «Il confronto tra i dati di spesa della Puglia, delle regioni che registrano le migliori performance e della media nazionale consente l’avvio di un programma di lavoro sull’appropriatezza prescrittiva che deve coinvolgere i medici sia specialisti sia di medicina generale, anche attraverso la condivisione di linee guida e indirizzi vincolanti. Attraverso il

202 • DOSSIER • PUGLIA 2010

lavoro della Commissione regionale per l’appropriatezza prescrittiva, la Regione individua i principi attivi rispetto ai quali emanare indirizzi sulle modalità prescrittive, con riferimento alle note Aifa e a specifiche condizioni cliniche definite a livello regionale». Tra gli obiettivi della programmazione regionale c’è l’incremento dell’utilizzo dei farmaci generici. «A tale proposito si intende avviare un piano di informazione rivolto ai cittadini, nonché iniziative formative per i medici prescrittori. Sia i medici specialisti, ospedalieri e ambulatoriali, sia i medici e pediatri di famiglia parteciperanno al programma di farmacovigilanza attiva avviato nel 2010 che la Regione si impegna a prorogare per il 2011 e il 2012, utilizzando i fondi ad hoc stanziati dall’Aifa». La collaborazione con i medici di famiglia è fondamentale. «I medici di famiglia, che rappresentano la parte più consistente dei prescrittori, partecipano con la strutturazione organizzativa prevista dal vigente

In apertura, Tommaso Fiore, assessore alla Sanità della Regione Puglia


Tommaso Fiore

210 mila Fonte: Assessorato alle politiche della Salute della Regione Puglia

EURO

La spesa netta per 1000 abitanti della Puglia per l’anno 2009

+5,58% RICETTE

Nel triennio 2007-2009 è stato registrato un incremento costante del numero di ricette (+5,98% 2008/2007, +5,58% 2009/2008) con 46.283.363 ricette registrate nel solo anno 2009

accordo regionale integrativo al monitoraggio della spesa farmaceutica e al programma di appropriatezza prescrittiva. La Regione formula, sentiti gli organismi rappresentativi della categoria, gli indirizzi per l’assegnazione del budget di spesa ai medici di famiglia e pediatri di libera scelta, prevedendo i necessari percorsi formativi e un sistema di premialità diretto non già al singolo medico bensì allo sviluppo della medicina in associazione e all’implementazione e rafforzamento del modello organizzativo dell’ambulatorio di medicina di famiglia. La scelta di instaurare con i medici di famiglia una politica di budget per il conteni-

mento e la riduzione della spesa farmaceutica è l’unica strada perseguita con successo dalle regioni che hanno affrontato questo tema». Il monitoraggio della spesa farmaceutica è la chiave di volta di questo procedimento. «Il sistema che la Regione intende attivare prevede il monitoraggio della spesa farmaceutica rispetto al budget assegnato con il coinvolgimento dei medici di famiglia e dei loro organismi distrettuali, l’obbligo per il medico di giustificare un’eventuale maggiore spesa in relazione alle necessità terapeutiche della popolazione assistita, le azioni di censura previste dall’accordo collettivo nazionale della medicina generale in caso di spesa inappropriata. A tale scopo, la Regione, in accordo con gli organismi rappresentativi dei medici – prosegue Fiore – fissa i compiti che la rete dei rappresentanti aziendali e distrettuali della medicina di famiglia deve svolgere in ordine alla valutazione puntuale dell’attività prescrittiva di propria competenza e alla condivisione con i responsabili istituzionali regionali e aziendali delle iniziative da intraprendere». La distribuzione dei farmaci inclusi nell’elenco Pht, sia in forma diretta sia attraverso l’accordo con le farmacie convenzionate, comporta una significativa riduzione della spesa farmaceutica. «La modifica del sistema di remunerazione per la distribuzione in nome e per conto delle farmacie convenzionate, entrata in vigore dal secondo semestre del 2010, comporterà una riduzione della spesa che riguarderà l’intero triennio 2010-2012». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 203


SPESA FARMACEUTICA

L

a manovra economica messa a punto dal governo ha agitato e continua ad agitare diversi e numerosi ambiti, sociali, politici, culturali, sanitari a causa dei cospicui tagli previsti. Molte realtà rischiano ridimensionamenti se non si trovano nuove e appropriate soluzioni. La crisi ha reso impellente la necessità di un’azione risoluta da parte del governo per attutire i duri colpi inferti all’economia, ma occorre non perdere di vista lo sviluppo organico del Paese, permettendo che chi lavora tanto e bene abbia possibilità e risorse sufficienti. È ciò che sostiene il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, segretario della XII Commissione permanente Igiene e sanità e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, il quale spiega in che modo la manovra economica coinvolge il servizio farmaceutico. La manovra economica definisce un taglio sulla spesa farmaceutica di 600 milioni di euro per il 2011 e il 2012: l’articolo 11, infatti, prevede che grossisti e farmacisti applichino uno sconto obbligatorio. Ciò ha provocato il disappunto dei distributori farmaceutici. «In realtà il disappunto è dell’intera filiera. Industria, distributori e farmacisti, con toni e motivazioni differenti, hanno espresso preoccupazione per l’impatto che il provvedimento potrebbe avere sull’efficienza dell’intero sistema. La manovra finanziaria è la risposta coerente che il governo ha dato a una crisi economica inter-

204 • DOSSIER • PUGLIA 2010

Serve competitività e innovazione La manovra economica prevede tagli in numerosi settori produttivi, generando difficoltà importanti, che si spera verranno col tempo assorbite. Le complicazioni causate dalla recessione finanziaria esigono provvedimenti decisi. Ne parla il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri Simona Cantelmi nazionale senza precedenti che chiama l’intero Paese a farsi carico di qualche sacrificio. Credo tuttavia che l’intero comparto farmaceutico debba essere riconsiderato con un nuovo approccio politico che ne rilanci le potenzialità». In che modo? «È noto che questo è un settore strategico dove il trinomio ricerca, innovazione e sviluppo genera documentati benefici per la tutela della salute, per l’occupazione e per l’economia del Paese; com’è altrettanto noto che l’assistenza farmaceutica territoriale si appoggia saldamente su un sistema distributivo moderno e sulla rete capillare delle farmacie che assicura un servizio efficiente. Bisogna tutelare e potenziare questi aspetti. Eppure proprio su questo comparto virtuoso si scaricano troppo spesso i guasti derivanti da inefficienze gestionali e sperperi prodotti in altri settori della sanità. Sosterrò con convinzione un serio e duraturo accordo di filiera che apra una prospettiva di stabilità, premiando la competitività e l’innovazione in un settore a forte valenza etica». Altra questione “calda” riguarda i farmaci generici: fino alla fine di quest’anno ci sarà una riduzione sui prezzi, ma dall’anno prossimo lo Stato non rimborserà più tutti i generici di fascia A,

A sinistra, il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri


Luigi D’ambrosio Lettieri

ma solo quattro prodotti per principio attivo. Sarà così? «Dal 2011 il prezzo dei farmaci equivalenti erogati dal Ssn verrà stabilito sulla base di una ricognizione effettuata dall’Aifa sul prezzo vigente nei paesi dell’Unione europea. I nuovi prezzi di rimborso devono produrre complessivamente un risparmio di 600 milioni di euro. Va da sé che l’utente può ottenere il farmaco equivalente più costoso assumendosi l’onere della differenza di prezzo. Così facendo lo Stato garantisce al paziente l’accesso gratuito alla terapia, ma fissa le regole dei costi. Certamente non si tratta di una norma “indolore”. Prevedo un riequilibrio economico all’interno del sistema con i conseguenti effetti delle logiche di mercato che avanzano. Queste norme spingono in avanti ancora di più il mercato degli equivalenti e credo che ben presto recupereremo le posizioni di primato della Germania». Lei è segretario della XII Commissione permanente Igiene e sanità. Quali sono le prossime iniziative della commissione riguardo al sistema farmaceutico nazionale? «Il provvedimento principale in commissione ri-

600 mln EURO

Il taglio previsto sulla spesa farmaceutica dalla manovra economica per il 2011 e il 2012

293 PRINCIPI ATTIVI

Nuove entità terapeutiche entrate in commercio nel 2009 in Italia, analoghe in gran parte a farmaci già presenti sul mercato nazionale Fonte: Dialogo sui farmaci

guarda il riordino del servizio farmaceutico. L’iter è ormai a buon punto e, conclusa la discussione generale, in settembre avvieremo una breve fase di audizioni per poi passare agli emendamenti. La legge Gasparri-Tomassini, di cui sono relatore, mi sembra una buona base di partenza per ammodernare il settore migliorando ancora di più la capillarità e l’efficienza della rete di assistenza territoriale, le prospettive occupazionali e la competitività su base professionale. È importante ricostruire il trinomio farmaco-farmacistafarmacia e su questo costruire un solido progetto di assistenza basato su criteri di efficienza, economicità ed etica. In questo quadro può prendere corpo la “farmacia dei servizi” quale prezioso presidio socio-sanitario assistenziale del territorio. Altri disegni di legge inerenti al settore farmaceutico presenti in Commissione riguardano i farmaci biosimilari, le medicine non convenzionali e l’erboristeria». Lei è anche presidente dell’Ordine dei farmacisti di Bari. Come vede la situazione della sua regione e della sua città per quanto riguarda il settore farmaceutico? «Organizzazione del servizio farmaceutico anche con riferimento a turni, ferie e servizio notturno, procedure di revisione della pianta organica delle farmacie, decentramento degli esercizi farmaceutici, istituzione dei dispensari stagionali e assegnazioni di nuove farmacie: sono alcuni dei temi più rilevanti che necessitano di un sostanziale aggiornamento per garantire una maggiore efficienza del sistema a beneficio dell’utenza. La competenza è del legislatore regionale, con cui abbiamo già avviato un primo confronto in sede politica e auspichiamo che il lavoro produca gli attesi risultati in tempi contenuti». PUGLIA 2010 • DOSSIER • 205


SPESA FARMACEUTICA

Maggiori tutele al sistema farmacia I tagli previsti dalla manovra economica mettono in allarme i farmacisti italiani, preoccupati per il rischio chiusura di farmacie, soprattutto nei centri più piccoli. Annarosa Racca, presidente di Federfarma, auspica una maggiore garanzia di risorse Simona Cantelmi

L In apertura, Annarosa Racca, presidente dimissionaria dell’Associazione dei farmacisti italiani

e misure previste dalla manovra finanziaria a carico del settore farmaceutico sono di un certo rilievo. Secondo Federfarma si andrebbe a del farmaco paga in maniera proporzionata; tagliare l’utile di un considerevole numero sto parlando per esempio della diminuzione di farmacie, mettendo a rischio quelle dei dei prezzi dei farmaci equivalenti. Poi c’è il piccoli comuni. «Il taglio del 3,65% del mar- prelievo del 3,65%, che paga solo la farmacia. gine del grossista è, di fatto, un costo che La nostra richiesta è stata quella di spalmare verrà sostenuto direttamente dalle farmacie. l’onere su tutta la filiera, che ci fosse più Ciò comporterà una riduzione qualitativa del equità». servizio e la possibile chiusura di non meno di duemila SPESA FARMACEUTICA NETTA IN CONVENZIONE 1-2 (euro pro capite) farmacie che oggi distribuiscono il farmaco nelle aree Periodo Puglia Mezzogiorno Italia più disagiate del Paese. Servono interventi più equi», 2002 219,8 231,7 205,4 sottolinea Annarosa Racca, 2003 207,3 220,9 193,5 presidente dimissionario di 2004 224,3 237,6 206,9 Federfarma. 2005 230,4 234,1 202,7 Lei ha dichiarato che la 2006 239,9 243,0 209,8 manovra economica, attra2007 214,9 219,3 194,4 verso l’articolo 11, penalizza 2008 222,5 218,9 190,9 il sistema farmacie chiamate 2009 229,0 214,5 186,7 a versare una tassa del 3,65% (1) I valori della spesa sono desunti dalle Distinte contabili riepilogative, i flussi mensili utilizzati dalla farmacie convenzionate alle Asl. Può chiarire meglio? nella procedura per il rimborso delle ricette a carico del SSN «Nella manovra ci sono vari (2) La popolazione regionale è pesata per la composizione per fasce di età utilizzando il sistema di pesi predisposto dal Dipartimento per la programmazione del Ministero della Salute per la determinazione della quota capitaria del livello di assistenza farmaceutica commi, in cui tutta la filiera Fonte: elaborazioni su dati Federfarma

206 • DOSSIER • PUGLIA 2010


Federfarma

I FARMACI E LA BUONA INFORMAZIONE Informare ed essere informati in tema di tutela della salute è un’esigenza in crescita. Lo sa bene Michele Mirabella che da anni, anche attraverso la televisione, si occupa di far conoscere al grande pubblico la medicina

C

Lei ha accolto positivamente l’intenzione del governo di esentare le 1.500 farmacie già oggi sovvenzionate dallo Stato. «Quest’azione il ministro l’ha eseguita subito e per questo l’Associazione ha espresso un giudizio positivo perché queste farmacie, che si chiamano “sussidiate”, hanno già fatturati molto bassi ed è giusto che siano esentate da un onere del genere, anche perché garantiscono un servizio importante nelle aree del Paese meno felici e con meno abitanti». Il problema del contenimento della spesa farmaceutica è delicato. Quali provvedimenti sarebbero utili in questo senso, anche per non creare disagi ai cittadini? «Noi contestiamo il fatto che quando c’è da fare un taglio sulla sanità lo si fa sulla farmaceutica, che rappresenta una piccola parte di una grande spesa, e in particolare sulla farmaceutica del territorio. Forse perché si vuole fare cassa subito e, visto che noi abbiamo tutti i dati mese per mese, iniziare da noi è più facile. Spero che, a fronte di una manovra che è diventata insostenibile per le far-

ome comunicare nel modo migliore allo spettatore l’utilizzo corretto dei farmaci, scoraggiando l’impiego eccessivo e incoraggiando a comportamenti salutari prima di ricorrere alle medicine? Lo spiega Michele Mirabella (nella foto). «La prudenza è tassativa. Innanzitutto, anche con i farmaci da banco, è sempre bene avere il consiglio del farmacista, poi, quando si tratta di farmaci più importanti, è bene avere il consiglio del medico, sempre. È una questione di buonsenso perché altrimenti i farmaci possono diventare veleni e danneggiarci anziché aiutarci». Nella trasmissione Elisir, che Mirabella conduce, il medico ospite è l���esperto di una determinata branca medica o di una patologia, ma fornisce anche consigli pratici agli spettatori su eventuali rimedi, farmaci, comportamenti, esami. «I consigli devono essere calibrati e resi percepibili anche da persone non di stretta competenza scientifica. Io e chi fa il mio mestiere siamo semplici mediatori, che con tanta umiltà cerchiamo di capire il messaggio scientifico e tentiamo di trasmetterlo al pubblico. Noi siamo soltanto dei servitori della verità, anzi, cerchiamo di esserlo e di intendere dove essa si trovi». L’educazione a un uso corretto del farmaco sarebbe utile, soprattutto ai ragazzi, fin dall’età scolare, affinché abbiano un approccio appropriato e salutare con i medicinali. «Stiamo attenti, però, a non oberare i ragazzi nell’età scolastica di nozioni che riguardano tutto l’universo mondo, altrimenti non impareranno a scrivere e a far di conto. Non bisogna per forza fare tutto a scuola; poi anche la famiglia deve educare il ragazzo. Quando ero bambino e avevo un’infiammazione alla gengiva, mia madre mi faceva l’impacco di lattuga, dicendo “male non fa”. Ed è poi quello che ho sentito dire dai medici importanti, che affermano: “Prima regola: non deve far male”. Questa saggezza andrebbe diffusa». Un punto fondamentale per il conduttore televisivo è fare attenzione ai messaggi fallaci e portare i ragazzi a costruirsi col tempo una solida capacità di discernere. «Purtroppo ci si mette anche la pubblicità, che fa filtrare il concetto che basta consumare un prodotto per risolvere il problema. Non è vero e bisogna spiegarlo ai ragazzi. Loro, però, hanno diritto di dirci: “Ma come, la televisione lo dice e voi dite che non è vero? Eh, allora mettetevi d’accordo”. È una faccenda complessa. È molto più difficile oggi essere nell’età di dover imparare, perché siamo subissati dai messaggi contraddittori».

 PUGLIA 2010 • DOSSIER • 207


SPESA FARMACEUTICA

 macie, il governo recepisca che l’onere va di- servizi, di cui usciranno a breve i decreti destribuito sull’intera filiera, ovviamente mantenendo invariato il saldo, perché questa è l’esigenza della manovra». Quali sono le sue previsioni? «In tutte le aree del Paese la spesa farmaceutica del territorio è in continua diminuzione ed è continuata a diminuire negli anni. Ci son sempre stati più prelievi sulla farmaceutica e i prezzi sono costantemente diminuiti negli anni e seguiteranno a diminuire. La previsione per i prossimi quattro anni della scadenza dei brevetti è del 20% dell’attuale mercato. Adesso calano parecchi farmaci e diventano generici. Si tratta di un sistema che si è impoverito, quindi la remunerazione alla farmacia seguiterà a diminuire». Qual è la situazione delle farmacie pugliesi? «Tutte le farmacie si prefiggono lo scopo di essere vicine alla gente. Il governo ha realizzato un nuovo provvedimento, la legge 69 dei

208 • DOSSIER • PUGLIA 2010

legati. Questa norma prevede una farmacia più vicina al territorio, dove si potranno fare le autoanalisi, prenotare visite ed esami senza fare code, dove si potranno fare campagne di prevenzione per grandi malattie oppure per il diabete, il fumo e l’obesità. Si potranno fare anche campagne di screening per il tumore del colon retto e assistenza domiciliare integrata assieme al medico di medicina generale. Lo sforzo di tutte le farmacie, quindi, comprese quelle della Puglia, è quello ci creare una farmacia sempre al passo coi tempi, con farmacisti che sanno parlare alla gente. La farmacia è, e lo abbiamo verificato assieme al ministero della Salute in una recente indagine, sempre più amata dagli anziani. La Puglia ha fatto e sta facendo tanto per rafforzare il concetto di farmacia del territorio. Speriamo soltanto che ci siano le risorse necessarie per tutto questo».


DISTRIBUZIONE FARMACEUTICA

La distribuzione del farmaco guarda al futuro Dall’accordo di tre società di farmacisti si evidenzia la ferma convinzione della necessità di modernizzare e migliorare il sistema di distribuzione per le farmacie, aumentando sensibilmente la qualità del servizio per gli utenti. A parlarne è Vincenzo Samarelli, presidente della Cedifarme A cura di Rino Porro

Il presidente della Cedifarme Vincenzo Samarelli

n Italia esistono due tipi di distribuzione farmaceutica: quella in mano alle multinazionali, o comunque ai privati, l'altra gestita dai farmacisti. Parliamo delle Cooperative Pure e delle Spa, il cui capitale è dei farmacisti. È evidente che questi ultimi sono "geneticamente" più vicini alla farmacia condividendone scelte e prospettive.

I

LA SITUAZIONE DEL COMPARTO Di fatto gli ultimi tagli, previsti dal Decreto Anticrisi, ai margini della distribuzione hanno inferto un colpo talmente duro da mettere in ginocchio l'intero comparto distributivo. «Il margine è passato dal 6,65% al 3% - spiega il dottor Vincenzo Samarelli, presidente della Cedifarme, cooperativa fondata nel 1973 che attualmente fornisce oltre 300 farmacie in Puglia, Basilicata, Campania e Lazio - con una riduzione di oltre il 55%. Qualunque azienda al mondo e in qualsiasi settore non sarebbe in grado di assorbire facilmente un ridimensionamento di questa portata». È preoccupante che non ci siano schiarite all'orizzonte e tutto lascia presagire, alla luce delle grandi difficoltà del Sistema sanitario nazionale, che ci possano essere altri sacrifici da affrontare. Quando le risorse scarseggiano è naturale che gli investimenti per migliorare e implementare i servizi vadano riconsiderati con molta più attenzione. IL RUOLO DI CEDIFARME Le cooperative, così come le società di farmacisti hanno sempre puntato, oltre che alla semplice distribuzione, anche ai servizi, sia alle farmacie che agli utenti. L’offerta di servizi, la scelta di canali innovativi come internet, capace di permettere una comunicazione più veloce ed efficace, è stata il fiore all'occhiello della Cedifarme, che nei suoi 39 anni di vita ha fatto di questi strumenti la propria mission. Negli ultimi tre anni ha creato a lato della cooperativa una società, “Spazio Salute” che ha operato per fornire assistenza e servizi ai soci, così da migliorare l'immagine e l'effi-

210 • DOSSIER • PUGLIA 2010


Cedifarme

3% TAGLI

cienza del punto vendita. «I risultati sono stati eccezionali – continua il dottor Samarelli altrettanto il gradimento, ma pensiamo di essere ancora all'inizio di un percorso molto più ambizioso. La riduzione drammatica dei margini non ci allontanerà dalla nostra mission, anzi il nostro consiglio ritiene che, oggi più che mai, per vincere la sfida con i grandi gruppi multinazionali non si debba cambiare strategia ma continuare a investire nell'ottica del servizio». LA FARMACIA DEL FUTURO Il Governo con la legge 69 parla molto chiaramente del ruolo della “Farmacia del Futuro” ed esalta la sua funzione sul territorio. «La farmacia – spiega il dottor Samarelli - dovrebbe diventare una sorta di trincea della salute per ottimizzare l'efficienza del sistema nazionale e garantire al cittadino un livello di assistenza migliore con un accesso più semplice e quindi più facile da utilizzare». La professionalità del farmacista dietro il banco e la sua competenza, la

Il Decreto anticrisi prevede tagli ai margini della distribuzione dei farmaci, passando dal 6,65% al 3%

700

NUOVI SOCI

Questo il numero di soci e clienti previsto per il nuovo polo distributivo che nascerà dalla fusione tra Cedifarme con Itriafarma e dall’acquisizione del pacchetto di maggioranza della Galeno

radicalizzazione sul territorio, rendono la farmacia italiana imbattibile al confronto con qualsiasi altro esercizio sanitario. È intenzione della Cedifarme, sulla scia delle innovazioni degli ultimi anni, puntare decisamente su questo aspetto, sviluppando sempre nuovi servizi sia per la farmacia, che per l’utente. Sono infatti previsti servizi come la videocomunicazione, l’allestimento delle vetrine, il category management, le giornate promozionali, e per l’utente il chek up della pelle e dei capelli, la misurazione della capacità respiratoria, la ricerca delle intolleranze alimentari, la misurazione della cellulite e della massa grassa, l'individuazione del livello di osteoporosi e il servizio di home care con il fitto e la consegna di presidi Sanitari. «Di idee ne abbiamo ancora tante – precisa presidente del gruppo - e l'organizzazione che abbiamo dato a Spazio Salute ci consentirà di migliorare su questa strada e offrire i servizi a un numero sempre maggiore di farmacie. Possiamo pensare nell’immediato futuro a un vero e proprio progetto di assistenza domiciliare, a un servizio infermieristico e alla consegna domiciliare dei farmaci, tutti previsti dalla legge 69, ma per i quali occorrerà un maggiore approfondimento e una buona organizzazione». IL POLO DISTRIBUTIVO SI RAFFORZA L'acquisizione del pacchetto azionario di maggioranza della Galeno Distribuzione e la pros- ›› PUGLIA 2010 • DOSSIER • 211


DISTRIBUZIONE FARMACEUTICA

›› sima fusione con la cooperativa Itriafarma di nito costantemente dalla sede centrale per servire

Nelle immagini alcuni interni dei magazzini della Cedifarme di Canosa di Puglia (BA) www.cedifarme.it

Martina Franca daranno a Spazio Salute e ai suoi obiettivi un impulso significativo e una maggiore visibilità. Permettendo così un salto in avanti nei confronti dei competitor, evidentemente più indietro rispetto all’operatività del gruppo nascente. Fino a pochi anni fa le piccole aziende si distinguevano offrendo un servizio personalizzato e più assistenza ai propri clienti e soci. Oggi non è più possibile e oltre ad offrire assistenza occorre avere una maggiore massa critica per assorbire più agevolmente il peso dei costi di gestione e poter competere sul mercato. «Stiamo lavorando per creare un polo distributivo più forte che nascerà dalla fusione con la Itriafarma, molto radicata nell'area Sud della Puglia, e dall’acquisizione del pacchetto di maggioranza della Galeno Distribuzione. Il numero dei soci e clienti previsto dovrebbe avvicinarsi alle 700 unità e l'area di competenza andrebbe da Taranto a Brindisi fino ad Avellino, Benevento e Caserta. È in corso in questi giorni l’implementazione di un nostro deposito “leggero” all'uscita autostradale di Benevento. Sarà rifor-

212 • DOSSIER • PUGLIA 2010

più agevolmente i soci della Campania. Siamo certi che una periferizzazione dell’attività distributiva porterà a una maggiore fidelizzazione dei cittadini campani». LA GALENO Attenzione particolare merita la struttura di Galeno, che rappresenta strategicamente per la Cedifarme e per la nuova società un punto di forza straordinario. La possibilità di offrire un efficiente e rapido servizio di distribuzione, diluito nella giornata, fino a 4 consegne, è certamente un plus che pochi possono offrire. La Galeno può di fatto rappresentare per i farmacisti dell'area il magazzino della farmacia con evidenti e inconfutabili risparmi di gestione. «Noi puntiamo a creare tra i farmacisti baresi – spiega il presidente della Cedifarme - soci o meno delle due cooperative, un senso di appartenenza alla struttura Galeno e un sentimento di orgoglio per una "creatura" storica legata alla tradizione della città di Bari, ancora sulla cresta dell'onda dopo oltre 50 anni di attività. Certa-


Cedifarme

La farmacia dovrebbe diventare una sorta di trincea della salute per ottimizzare l’efficienza del sistema nazionale e garantire al cittadino un livello di assistenza migliore

mente la posizione, oggi, è uno dei nostri punti di forza ma stiamo lavorando intensamente per trasferire sulla struttura barese anche tutte le altre eccellenze della cooperativa, inclusa una buona attività di marketing». IL LEGAME TRA FARMACIA E DISTRIBUTORE Fino ad ora abbiamo evidenziato chiaramente le difficoltà del comparto distributivo italiano, soprattutto dopo l'approvazione dell'ultima finanziaria. «Ma le sorti della distribuzione sono legate a filo doppio con quelle della farmacia per la quale le prospettive non sono certo migliori. Negli ultimi 4 anni la categoria è alle prese con una riduzione dei propri utili senza precedenti». Sempre secondo Samarelli, l'avvento dei generici con prezzi di riferimento più bassi, l'attiva-

zione della distribuzione per nome e per conto della Regione per le molecole col prezzo più alto, oggi a compenso fisso, e il sistema competitivo «creato ad arte per indurre i farmacisti a farsi la concorrenza a colpi di sconti sui prodotti di libera vendita», hanno messo la categoria in una condizione di rischio effettivo. «I farmacisti devono avere la consapevolezza della situazione e devono tornare a una gestione oculata e attenta, senza sprofondare nella logica dello sconto selvaggio, ma affermando sempre la propria professionalità e competenza – conclude -. Ma molto può e deve fare la nostra distribuzione che, ora più che mai, può dare un grosso aiuto alla filiera, non solo commercialmente, ma anche strategicamente per aumentare la redditività». Questo dunque l’impegno prefissato dal nuovo gruppo: evitare che le farmacie tornino alla malsana abitudine degli acquisti diretti, con evidenti immobilizzazioni di capitali, proponendo condizioni vantaggiose, ma con quantitativi accessibili.

PUGLIA 2010 • DOSSIER • 213


Dossier Puglia 09 2010