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OSSIER

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL L’INTERVENTO.........................................13 Ferruccio Dardanello Stefan Pan

PRIMO PIANO IN COPERTINA.......................................16 Paolo Mazzalai MODELLI D’IMPRESA........................22 Matteo Lunelli Stefano Marzadro Luca Granata ENTI LOCALI..........................................32 Mauro Gilmozzi Mario Malossini Marino Simoni Maurizio Del Tenno Cristano De Eccher Maurizio Fugatti

ECONOMIA E FINANZA ACCESSO AL CREDITO.....................50 Luca Erzegovesi Claudio Grassi Norbert Plattner Giuseppe Bertolini MERCATO DEL LAVORO ..................58 Lorenzo Dellai Walter Viola Maria Cristina Bridi Ermanno Monari FOCUS ALTO ADIGE...........................70 Luis Durnwalder Giorgio Holzmann Luigi Spagnolli IMPRENDITORI DELL’ANNO ...........76 Josef Unterholzner Alessandro De Nicolò e Wolfram Messner Luciano Ercolani Giovanni Coletti SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO...................90 Claudio Corrarati CONSULENZA.......................................94 Philipp Oberrauch

TERRITORIO APPALTI ................................................104 Aurelio Misiti Sergio Santoro INFRASTRUTTURE.............................112 Paolo Duiella Alessandro Andreatta Giorgio Leonardi EDILIZIA ................................................120 Alexander Gostner e Christian Gross Luigi Leonardi Aldo Zortea Alessio Vulcan Giuseppe Gilli

GESTIONE FISCALE ...........................96 Bruno Mosca

DISTRETTO PORFIDO......................134 Simone Caresia Mariano Gianotti

SISTEMI DI COMUNICAZIONE........98 Stefano Osler

IMMOBILIARE......................................136 Reinhard Hofer TESSUTI ................................................138 Giuseppe Gallizioli TURISMO ..............................................142 Tiziano Mellarini Hans Berger Manuela Di Centa

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Sommario AMBIENTE ED ENERGIA

GIUSTIZIA

SANITÀ

MOBILITÀ SOSTENIBILE ................152 Stefania Prestigiacomo

EVASIONE FISCALE..........................186 Victor Uckmar Carlo Federico Grosso Francesco Attardi Vincenzo Giunta

POLITICHE SANITARIE...................206 Ugo Rossi Giovanni Flor Livia Ferrario

POLITICHE ENERGETICHE ............156 Giulio Volpi Marcella Pavan Stefano Saglia Alessandro Clerici Walter Righini Giovanni Lelli Alberto Pacher Michl Laimer Marco Onida Riccardo Blumer Paolo Grigolli

GESTIRE IL CONTENZIOSO...........194 Luca Scopa DIRITTO DI FAMIGLIA ......................196 David Biasetti SICUREZZA URBANA.......................198 Sabino Giarrusso Francesco Squarcina Fulvio Testi

TOSSICODIPENDENZE....................212 Giovanni Serpelloni APPARECCHIATURE SANITARIE....216 Antonella Marini Gritti TRA PARENTESI ...............................220 Antonio Catricalà IL COMMENTO...................................222 Raffaele Guariniello

RINNOVABILI.......................................182 Andrea Lanzingher

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L’INTERVENTO

Sinergie utili allo sviluppo di Stefan Pan Presidente della Federazione degli industriali del Trentino Alto Adige

nnovazione, export e viabilità sono i tre temi su cui Assoimprenditori Alto Adige e Confindustria Trento intendono focalizzare l’attenzione in quanto sono di importanza strategica per le aziende delle due province. È importante trovare proficue sinergie e proporre soluzioni congiunte per raggiungere gli obiettivi che stanno a cuore agli imprenditori sia dell’Alto Adige che del Trentino. Tra questi ricoprono sicuramente un posto rilevante lo snellimento burocratico e la riduzione della pressione fiscale per i cittadini e le aziende. Esportare con successo è una grande sfida per un’impresa e richiede sicuramente una certa organizzazione interna. Soprattutto le imprese medie hanno ancora un grande potenziale da sfruttare: oggi meno di un terzo di queste aziende opera nell’export. Buona parte delle grandi aziende operano su mercati stranieri, tra le piccolissime imprese, invece, la quota delle aziende che esportano raggiunge - almeno in Alto Adige - appena il 5%. È necessario, quindi, offrire alle aziende, in particolare a quelle medio-piccole, il sostegno e la collaborazione per affrontare anche i mercati esteri. A livello regionale negli ultimi anni il volume delle esportazioni rispetto al Pil si attesta sia in provincia di Trento che in quella di Bolzano al 20% circa. Dobbiamo fare tutto il possibile per aumentare tale percentuale. Ricerca e innovazione sono di fondamentale importanza per il futuro sviluppo economico del Trentino Alto Adige. Sicuramente le aziende locali hanno investito e fatto molto in questi anni per non farsi trovare impre-

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parate dalla fine della crisi, c’è però ancora molto da recuperare in questi due campi. Il rafforzamento delle attività di R&S e innovazione nelle aziende è un punto chiave per assicurare la futura competitività dell’economia. È innanzitutto necessario creare un ambiente favorevole all’innovazione. Ciò presuppone una forte cultura innovativa, specialisti e incentivi da parte dell’ente pubblico. Soprattutto, occorrono imprese che sviluppino nuovi prodotti da introdurre sul mercato, nuovi sistemi produttivi e nuovi processi. L’incentivazione di questi due campi è di importanza strategica e a tale proposito il sostegno diretto alle aziende è particolarmente significativo. Proprio in periodi segnati dalla riduzione dei bilanci pubblici bisogna investire in quei campi che possono dare il maggiore valore aggiunto. L’effetto moltiplicatore del sostegno all’innovazione è enorme: 1 euro investito in ricerca e sviluppo ne genera 19 in fatturato. Infine le infrastrutture, un importantissimo fattore competitivo per l’economia e una condizione fondamentale per la garanzia e la qualificazione dei posti di lavoro. La viabilità dell’Alto Adige, però, è relativamente carente sia per quanto riguarda i trasporti stradali, sia per quelli ferroviari e soprattutto aerei. Per questo motivo Assoimprenditori Alto Adige collabora al cosiddetto “Tavolo di lavoro sull’accessibilità“ attivato dalla Camera di Commercio di Bolzano per migliorare l’accessibilità dell’Alto Adige. Questo gruppo di lavoro ha elaborato un piano a lungo termine per affrontare le sfide del futuro che la nostra associazione condivide completamente. TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 15


IN COPERTINA

ECONOMIE IN RECUPERO, MA SERVONO NUOVE RIFORME Tengono l’economia e l’occupazione a Trento, ma adesso il problema del Paese è strutturale, sostiene Paolo Mazzalai: «Non ci sono le condizioni di contesto per una ripresa stabile e gli sforzi delle imprese da soli non bastano, anche nel nostro piccolo Trentino» Elisa Fiocchi

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servita a tamponare gli effetti della recessione, soprattutto preservando i livelli occupazionali. Ma adesso il problema si sposta dalla fase congiunturale negativa a un problema più strutturale. Nel nostro Paese mancano le riforme per la crescita. Non ci sono le condizioni di contesto per una ripresa stabile e gli sforzi delle imprese da soli non bastano, anche nel nostro piccolo Trentino». In quali campi d’intervento opereranno i membri di giunta all’interno del piano operativo 20112012? «Il progetto principale è seguito dall’area Giovani ed education e punta a intensificare i rapporti tra le imprese e le scuole, a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e ad Hugo Muñoz

livelli produttivi e di fatturato nella provincia di Trento sembrano essere ritornati in media sui valori precedenti alla crisi, come conferma l’indagine dell’ufficio informazione economica della Camera di Commercio le cui stime, relative al secondo trimestre del 2011, indicano la fase di recupero ormai giunta a compimento. L’andamento economico positivo, trainato dal settore manifatturiero e dell’artigianato, emerge già nei primi tre mesi dell’anno con un recupero che coinvolge anche l’occupazione, in aumento, su base annua, dello 0,8%. Paolo Mazzalai fotografa il contesto economico del territorio, illustra tutti gli interventi in vista del 2012 e presenta la nuova task force che opererà in quattordici aree strategiche. Per quali ragioni gli imprenditori rimangono ancora piuttosto cauti nonostante le buone performance economiche? «Negli ultimi anni la crisi ha colpito duramente l’economia trentina, anche se in maniera minore rispetto alla media nazionale. La manovra anticrisi messa in campo dalla Provincia è stata tempestiva e consistente ed è

Paolo Mazzalai, presidente di Confindustria Trento

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aiutarli a costruirsi un futuro. Un altro tema riguarda le aggregazioni, dal nuovo strumento dei contratti di rete ai tradizionali consorzi. Stiamo già assistendo diverse aziende interessate a collaborare su progetti specifici. Un altro campo sarà quello relativo al potenziamento dell’internazionalizzazione delle aziende associate, anche attraverso la riorganizzazione di Trentino Export che dovrà diventare una “business unit dedicata” che operi come braccio operativo di Confindustria Trento. Gli altri settori di intervento sui quali sarà operativa l’associazione sono l’energia, la logistica e i trasporti, la ricerca e innovazione (in particolare per quanto riguarda i rapporti con i centri di ricerca), le relazioni industriali, l’urbanistica e le infrastrutture, la comunicazione, le sezioni merceologiche e la rappresentanza sul territorio. In quest’ultimo caso, con l’importante impegno di adeguarci, anche con le necessarie modifiche allo statuto, alla costituzione delle Comunità di valle, che vanno a sostituire gli ex comprensori. A queste aree si aggiungono poi il gruppo Grandi aziende, la Piccola industria e il gruppo Giovani». In tema di credito quali prospet-


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Paolo Mazzalai



Come rappresentanza sul territorio, l’impegno è di adeguarci, anche con le necessarie modifiche allo Statuto, alla costituzione delle Comunità di valle, che vanno a sostituire i Comprensori tive ci sono per le imprese? «Un ulteriore aspetto su cui vogliamo porre l’attenzione concerne proprio il credito, il fisco e la finanza, soprattutto cercando di accompagnare le imprese nel passaggio al nuovo sistema di incentivi provinciali e dialogando con le banche per evitare che chiudano i rubinetti alle imprese, come invece sta purtroppo accadendo. Il credito continua a essere una delle criticità per le imprese, anche in considerazione del fatto che la forbice di 300-400 punti base appesantisce molto i tassi di interessi, senza dimenticare che le banche applicano criteri sempre più selettivi nel concedere prestiti e faticano a prestarsi il denaro tra di loro, figuriamoci quando un’azienda chiede un finanziamento. In Trentino le convenzioni con i confidi provinciali hanno permesso finora di mantenere entro limiti accettabili il costo del denaro anche se in

prospettiva, vista la situazione generale, la restrizione del credito sembra in aumento anche nella nostra provincia». La sezione Giovani ed education punterà anche sul marketing associativo verso gli spin-off e le start-up presenti nei Bic. «L’obiettivo è quello di aiutare e facilitare l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. E proprio in questa direzione stiamo lavorando a un progetto ambizioso che vuole puntare al miglioramento dell’offerta formativa degli istituti scolastici di secondo grado e dell’università, per rendere i programmi sempre più rispondenti alle esigenze delle aziende. Dobbiamo cercare di ridurre, se non eliminare, la mancata corrispondenza fra domanda e offerta che da sempre caratterizza il nostro mercato del lavoro. Stiamo cercando, in altri termini, di creare un ponte tra il mondo



della scuola, quello dei giovani e quello delle imprese, perché diventa fondamentale far capire alle nuove generazioni che nelle nostre aziende il loro talento può essere valorizzato e le loro ambizioni realizzate. In generale, poi, vorremmo promuovere la cultura del lavoro, facendo fare anche esperienze di manualità, per mettere le nuove generazioni nelle condizioni di scegliere consapevolmente il proprio futuro». Da presidente si occuperà dell’internazionalizzazione, con l’obiettivo di trasformare Trentino Export in una business unit di Confindustria Trento. Come si articola il progetto e come saranno potenziati i servizi agli associati? «In una fase, come quella attuale, di contrazione della domanda interna, l’export può rappresentare un’opzione strategica in grado di determinare le opportunità di crescita del nostro si- 

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IN COPERTINA



Abbiamo sottoscritto un accordo con l’Associazione degli imprenditori dello Stato brasiliano di Santa Caterina, aprendo una corsia preferenziale per le aziende trentine in un’area a forte crescita

 stema produttivo e, più in generale, della nostra provincia. Di conseguenza stiamo cercando di aumentare i servizi per l’internazionalizzazione attraverso un potenziamento della collaborazione con Trentino Export, consorzio collegato a Confindustria Trento, che sarà sempre più un vero e proprio braccio operativo della nostra associazione. Continueremo a puntare su servizi quali la creazione di “antenne” all’estero, le missioni per gruppi omogenei di aziende, l’organizzazione di stand collettivi in fiere internazionali». Come procedono i contatti con i mercati esteri? «Su questo lavoreremo anche assieme alle associazioni territoriali vicine: un primo risultato di questa strategia per l’internazionalizzazione è l’accordo sottoscritto nelle scorse settimane con l’associazione degli imprenditori dello stato brasiliano di Santa Caterina. Ab-

biamo aperto una corsia preferenziale per le aziende trentine in un’area a forte crescita. È su progetti così concreti che vogliamo concentrare le nostre risorse». Un’altra occasione per le imprese del Nord Est riguarda la vetrina mondiale dell’Expo 2015. Che ruolo potrebbe rivestire la provincia e il suo tessuto produttivo in rapporto ai mercati esteri e alla Lombardia? «Il tema scelto per l’Expo 2015, “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”, è di grande impatto socio-economico. Il Trentino è all’avanguardia su questi temi e penso che per le nostre aziende possa rappresentare un’occasione importante per ampliare la loro visibilità, cogliere nuove opportunità e individuare nuovi filoni di business. Noi ci stiamo muovendo insieme a Confindustria nazionale, che sull’Expo ha attivato un

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gruppo di lavoro specifico». In tema di energia e ambiente, ha annunciato sinergie con gli imprenditori dell’Alto Adige, parlando della creazione di un consorzio unico. Di cosa si tratta? «L’idea è quella di condividere le riflessioni in materia di energia e di fare massa critica. Noi abbiamo già ottime esperienze in associazione, come quelle di Assoenergia e del Consorzio d’acquisto. Mettendo insieme un gruppo di aziende è possibile creare economie di scala e quindi ottenere migliori condizioni di acquisto di energia. Una collaborazione a livello regionale permetterebbe pertanto di ottimizzare ulteriormente la bolletta energetica delle nostre aziende. Nei prossimi mesi lavoreremo con i colleghi di Bolzano con l’obiettivo di scambiare esperienze anche finalizzate a costituire un unico gruppo d’acquisto».


MODELLI D’IMPRESA

«Il vino è la poesia della sua terra» Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari, cita il celebre verso di Mario Soldati per spiegare perché le bollicine non lasceranno mai i vigneti trentini e cosa significa, oggi, raccontare l’Italia attraverso i suoi calici d’eccellenza Paola Maruzzi

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Matteo Lunelli

on 5 milioni di bottiglie confezionate all’anno, lo spumante Ferrari occupa un posto di rilievo nel panorama nazionale, una posizione conquistata limitandosi, si fa per dire, ad accompagnare personaggi e momenti emblematici della nostra storia: dalla vittoria degli azzurri ai mondiali del 1982 alle cerimonie di gala nelle notti degli Oscar, passando per i festeggiamenti del Quirinale per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Oggi a presiedere le Cantine Ferrari c’è il giovane Matteo Lunelli, che propone un mix equilibrato di nuove regole e schemi collaudati. Tra tutte, conserva la lezione dello zio Gino Lunelli, a capo dell’azienda per più di cinquant’anni e simbolo della caparbietà imprenditoriale italiana. «Mi ha insegnato la passione per l’azienda e i suoi lavoratori. Mi ha passato la convinzione che senza entusiasmo non si può far nulla di grande, ad avere una visione a lungo termine ed essere fedeli ai valori, in modo intransigenze». Un metodo valido anche per la prossima sfida: conquistare Russia, Stati Uniti, Germania e Giappone. Con le festività natalizie è alle porte la stagione più calda per un prodotto come il vostro: quali

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previsioni andranno a chiudere il 2011? «Gli ultimi mesi dell’anno sono fondamentali per tirare le somme, dato che Natale e Capodanno hanno un’importanza rilevante. Spero di riuscire a chiudere con un +5% del fatturato, un risultato che riterrei abbondantemente soddisfacente, premesso che la crescita è sostenuta sui mercati esteri e contenuta all’interno. Il 2010 è stato positivo, ora si tratterebbe di consolidare il recupero, confermando un percorso virtuoso. Dal punto di vista qualitativo mi interessa confermare le vendite all’estero, l’obiettivo strategico a medio e lungo termine». In questo caso come avete intenzioni di muovermi? «Con il claim “Ferrari arte del vivere italiano”, in Russia è appena partita una campagna pubblicitaria a mezzo stampa: è il primo episodio nella nostra storia. Oltre confine, infatti, il nostro marchio non è noto come lo è in Italia. All’estero siamo presenti da diversi anni, ma ora vogliamo dare un imprinting significativo, pur continuando a mantenere la leadership nazionale. Sono ansioso di vedere i risultati. Nel periodo natalizio porteremo la campagna di comunicazione anche negli altri principali mercati

di riferimento, Stati Uniti, Germania e Giappone. Senz’altro per la terza generazione delle Cantine, l’estero rappresenta la grande sfida». A proposito di cambiamento, quali altre regole non sono più attuali per affrontare i mercati? «Il mercato del vino è ormai globale. Se negli ultimi decenni potevamo ancora “accontentarci” di avere una leadership esclusiva in Italia, oggi occorre essere presenti sulle tavole più prestigiose di Londra, New York, Mosca, Tokyo. Questo, per una piccola azienda come la nostra, è uno sforzo che richiede un diverso approccio strutturale e manageriale. L’eccellenza del prodotto non è sufficiente, bisogna promuovere e comunicare usando strategie innovative. I consumatori viaggiano e lo fanno in vari modi. In tal senso il web offre opportunità straordinarie. In un’economia in difficoltà la rete è forse l’unica notizia positiva perché abbatte i costi. Ci stiamo lavorando da un po’, forti del fatto che il vino è un argomento che fa molta presa sui social network». In Italia non avete mai fatto pubblicità nel senso tradizionale del termine. «La nostra comunicazione si è rafforzata attraverso la sponsorizzazione degli eventi più rilevanti dello spetta- 

Matteo Lunelli, presidente delle Cantine Ferrari

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MODELLI D’IMPRESA



La nostra comunicazione si è rafforzata attraverso la sponsorizzazione degli eventi più rilevanti dello spettacolo e dello sport



 colo, dello sport, delle istituzioni. Pro- presidente Giorgio Napolitano, che I viticoltori sono il segno tangibile del muovere l’immagine comporta fare investimenti importanti, ma per fortuna siamo ancora un’azienda che lavora ancora sulla qualità del prodotto, sui vigneti, nelle cantine». La galleria di “brindisi famosi” è vastissima. Oggi quale testimonial sceglierebbe? «Da sempre Ferrari si è imposto come simbolo dello stile nazionale, raccontando luoghi, situazioni e personaggi che interpretano quello che il mondo ci invidia, cioè l’arte italiana di vivere. Oggi stiamo portando le bollicine nel modo della moda e del design. Penso a Prada, Versace, Ferragamo, Boffi, Alessi. Poche settimane fa il marchio Zegna ha festeggiato i suoi vent’anni di presenza in Cina e siamo fieri di aver accompagnato la ricorrenza. Un testimonial che mi è particolarmente caro è il

ha brindato con noi al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Il legame tra Ferrari e il Quirinale parte da lontano, siamo entrati nel mondo nelle istituzioni dai tempi di Sandro Pertini». A proposito di radici, il Gruppo Lunelli ha acquistato delle tenute in Toscana dove si producono vini rossi. Le bollicine rimarranno sempre in Trentino? «Assolutamente sì. Come aveva intuito Giulio Ferrari, il Trentino è particolarmente votato alla produzione di uve Chardonnay e Pinot nero. Abbiamo un territorio ottimale per fare spumante metodo classico. Il Ferrari verrà sempre fatto solo da uve trentine di nostra proprietà e delle centinaia di agricoltori conferenti, con cui manteniamo un rapporto costante perché siamo un’azienda, ma anche una rete.

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nostro radicamento. D’altronde, come diceva Mario Soldati, il vino è la poesia della sua terra». Prima di prendere le redini delle Cantine ha vissuto una lunga esperienza all’estero: cosa ha significato lasciare l’Italia per poi tornare? «Confesso che quando ho finito l’università avevo voglia di mettermi alla prova e conoscere nuove realtà, non pensavo di vivere a Trento. Il mio primo giorno di lavoro l’ho fatto a New York, in un banca d’affari, con colleghi di tutto il mondo. I cinque anni fuori casa sono stati un’esperienza straordinaria. All’epoca non avevo certezze, non sapevo se e quando sarei tornato, ma oggi sono felice di essere qui. Nel 2003 mi chiamò mio zio, Gino Lunelli, per propormi di rientrare. Accettai senza esitazione».


MODELLI D’IMPRESA

Grappa, un concentrato di territorialità Molto più che prodotti industriali, le grappe italiane resistono alle mode e si ricavano nicchie di mercato tra i consumatori attenti alle etichette e alle provenienze. Ne parla Stefano Marzadro, a capo di una delle storiche distillerie trentine Paola Maruzzi

ochi, fedeli e sensibili alla territorialità dei marchi: è la fotografia dei consumatori italiani di acquavite scattata dall’Istituto nazionale della grappa. Nel 2009, l’ultimo anno di cui si dispongono i dati, sono stati prodotti 11 milioni di litri, di cui 1,9 hanno preso la via dell’estero, distribuiti tra Germania, Svizzera e Austria. Talvolta è proprio varcando i confini che la grappa rischia di perdere la sua autenticità: infatti, tralasciando chi esporta il prodotto già imbottigliato, c’è un terzo degli acquirenti che compra la grappa sfusa per poi “tagliarla”, generando una bevanda ibrida. Per promuovere le peculiarità della grappa autoctona, educando i neofiti a un consumo consapevole, in Trentino è nato l'Istituto di tutela della grappa che, effettuando severi controlli, appone il sigillo del “tridente” solo a chi rispetta gli alti standard di qualità. Oggi l’istituto riunisce 21 distillatori e rappresenta la quasi totalità della produzione regionale. Tra questi c’è Stefano Marzadro, a capo della Distilleria Marzadro, oggi al suo secondo passaggio generazione. Non sorprende, quindi, sentire parlare l’imprenditore riferendosi prima di tutto alla «cultura del prodotto», come se la grappa racchiuda molto di

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Stefano Marzadro, amministratore delegato della Distilleria Marzadro

più che una merce industriale di largo consumo. Che momento sta attraversando il mercato della grappa in Italia? «Il limite della grappa può essere visto nei consumi che tendono al ribasso, ma questo al tempo stesso permette di concentrarsi su prodotti di qualità e su un consumo più accorto e professionale. I punti di forza della nostra produzione sono sicuramente molteplici, tra cui la tipicità che permette di creare un consumo culturale, attento alle diversità di prodotti e alle pratiche produttive». Come vede il futuro? «Vedo un mercato fatto di tante “nicchie”, in grado di apprezzare

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caratteristiche diverse: questo passa però dalla formazione, dalla cultura del prodotto appunto». L’Istituto di tutela della grappa del Trentino quale valore aggiunge alle pmi locali? «L’Istituto è prima di tutto un gruppo di distillatori che da tanti anni si è regolamentato, in un ottica comune di far diventare la grappa trentina un’eccellenza italiana. Nel tempo abbiamo creato credibilità e valore aggiunto per le nostre acquaviti». La distilleria Marzadro intercetta anche un turismo enogastronomico. Com’è nata l’idea? «La nostra casa, inaugurata nel 2005, è stata studiata appositamente per accogliere gli appassionati della


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Stefano Marzadro



Per avere una grappa di qualità servono cento giorni d’intenso lavoro, durante i quali è fondamentale l’attenzione per la materia prima



grappa: la cultura del prodotto è fondamentale per capirne le qualità. Il turismo in Trentino non manca e sempre di più chi viaggia vuole approcciarsi al territorio tramite i suoi prodotti. La grappa è uno dei simboli del nostro territorio e, non a caso, riceviamo circa 40mila visitatori ogni anno». Se guarda indietro qual è il cambiamento aziendale più rile-

vante, quello che ha segnato una sorta di punto di non ritorno? «La nostra azienda ha vissuto due momenti cruciali, il primo risale agli anni Ottanta, all’epoca la grappa non era più accettata dal mercato come prodotto di qualità, questo ha costretto noi distillatori a migliorare i nostri prodotti per riuscire a recuperare terreno rispetto ai competitor internazionali più bla-

sonati. Il secondo crocevia è passato attraverso una botte di rovere, quando alla fine degli anni Novanta è cominciata la sperimentazione di “Le Diciotto Lune”. Questo ci ha dato la possibilità di proporre una novità all’interno di un mercato tradizionale come quello della grappa, con il grande merito di averla fatta apprezzare a chi prima non la considerava». Qual è il momento più delicato nella fase di produzione? «Tutta la produzione è un momento delicato e allo stesso tempo affascinante: servono cento giorni d'intenso lavoro, durante i quali l’attenzione per la materia prima è fondamentale al fine di avere un prodotto di qualità. Ma questa non basta, bisogna avere cura maniacale anche nella scelta del packaging e nel rispetto dei tempi di consegna». Quanto pesa l’export sui vostri affari? «A fronte di un fatturato annuo che nel 2010 si è attestato attorno ai 18 milioni di euro e una produzione di un milione e mezzo di bottiglie, di cui 50% grappe e 50% liquori, l’85% è stato destinato all’Italia, mentre il 15% all’estero, un terreno che si sta dimostrando molto ricettivo e rappresenterà la vera sfida per i prossimi anni».

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XXXXXXXXXXX MODELLI D’IMPRESA

Nella valle dei grandi numeri Zoccolo duro della frutticoltura italiana, il marchio Melinda cresce in competitività senza rinunciare «al patto cooperativo degli agricoltori del posto». Ne parla il direttore del consorzio, Luca Granata Paola Maruzzi

ono oltre 300mila le tonnellate di mele raccolte ogni anno nei frutteti della Val di Non, una quantità che copre quasi tutto il fabbisogno del Trentino e raggiunge 30 milioni di tavole, prevalentemente italiane: è solo un assaggio in cifre di Melinda, ma il direttore del consorzio, Luca Granata, puntualizza: «Siamo una piccola realtà basata sulla cooperazione tra agricoltori che abitano dove producono». La lontananza dai numeri delle grandi multinazionali dell’alimentare non

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manca di riservare un «modesto» investimento per lanciare periodicamente spot televisivi sempre efficaci. I 4mila soci rappresentano così lo zoccolo duro del comparto frutticolo made in Italy: è anche merito loro se nel 2010 la produzione trentina ha registrato segnali positivi, in controtendenza rispetto ad altre realtà europee, calate del 15%. Seppure il marchio Melinda poggi su un terreno solido, affrontare il mercato interno non è semplice. «L’Italia è il principale produttore di mele da tavola

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dell’Europa a 27 Stati – spiega Granata – e quindi dobbiamo confrontarci con innumerevoli competitor» . Non preoccupano, invece, le mele importate per via del loro scarso appeal sui consumatori, viceversa l’obiettivo estero rimane fondamentale: oggi il 25% di mele Melinda vanno in 33 Paesi, «ma la strada è ancora da consolidare». È presto per fare previsioni attendibili sul 2011, ma ci sono segnali interessanti? «Fino a oggi il raccolto è stato buono in termini di quantità, circa


XxxxxxxLuca Xxxxxxxxxxx Granata

+8% rispetto a quello del 2010, ma quasi il 25% della produzione immagazzinata ha subìto danni da grandine più o meno intensi. Sappiamo anche che il contesto internazionale dovrebbe essere un po’ meno favorevole di quello che ha caratterizzato la scorsa stagione, in relazione a una produzione generalmente superiore a quella del 2010 in molti degli Stati membri dell’Europa a 27». Evelina è l’ultimo “acquisto” tra le varietà Melinda. Perché questa scelta di mercato? «Melinda Evelina ha caratteristiche organolettiche ed estetiche ottimali in ambienti di coltivazione montani, proprio come il nostro. È, inoltre, caratterizzata da un equilibrio di gusto particolare: fresca, succosa, lievemente acidula, croccante, sicuramente incontrerà il favore di molti consumatori italiani. Insomma, è un’alternativa interessante». I consumatori si lamentano perché la frutta costa troppo. È davvero così? «Secondo i dati Istat del 2010, patate, frutta e verdura hanno rappresentato circa il 3,5% della spesa media delle famiglie italiane, una percentuale tenutasi costante anche negli anni precedenti e questo nonostante il nostro Paese sia tra i

Luca Granata, direttore del consorzio Melinda



L’investimento in comunicazione è dell’ordine del 2% del fatturato, una percentuale modesta

maggiori consumatori di frutta e verdura pro capite a livello comunitario. Le patate incidono per oltre l’1% della spesa, mentre frutta e verdura per il 2,2%. Se si considera che quest’ultime si equivalgono, ciò significa che la frutta consumata in un anno costa alle famiglie poco più dell’1% di quello che spendono. Le mele, pur essendo molto gettonate, incidono per circa lo 0,2% della spesa delle famiglie. Se poi si considera che un 1 chilo di mele di ottima qualità costa circa 2 euro è facile capire come quasi tutti i prodotti alimentari costino di più, dal 200 al 1000%. La frutta non solo è tra i prodotti alimentari più salutari, ma è anche tra i più economici. La percezione opposta credo derivi, in



parte, dalla scarsa informazione di noi tutti consumatori, ma soprattutto da una campagna di disinformazione sistematica compiuta da molti mass media». Come sfatare questo pregiudizio? «Sarebbe sufficiente che chi si occupa di informazione consultasse, su uno dei moltissimi siti internet che trattano l’argomento, i dati relativi a prezzi e caratteristiche nutrizionali di frutta e verdura e li riportasse correttamente, magari con qualche commento esplicativo. Una comunicazione corretta e informata sarebbe probabilmente più efficace e incomparabilmente meno costosa di qualsiasi campagna a favore del consumo di frutta e verdura, quindi risulterebbe 

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MODELLI D’IMPRESA

+15% RACCOLTO Nel 2010 la produzione di Melinda è aumentata grazie alle nuove piante messe a dimora dai soci frutticoltori

 molto utile anche per la salute “rinfrescare la memoria” pubblica, a tutto vantaggio della riduzione tendenziale della spesa sanitaria. Ma ciò non avviene. Anzi spesso accade il contrario e le foto di frutta e verdura sono spesso usate a corredo degli articoli in cui si parla di rincari, inflazione, speculazione alimentare e via dicendo. Invece tanti altri prodotti alimentari, per esempio dolciumi, salumi, snack, magari molto più cari, spesso con un profilo nutrizionale meno favorevole rispetto a frutta e verdura e, in aggiunta, con un packaging difficile da smaltire, non sono mai oggetto di attenzione e riflessione da parte dei media». Perché questo squilibrio? «Mi chiedo se non possa dipendere, per caso, anche dall’entità degli investimenti pubblicitari sostenuti dalle diverse categorie di alimentari sui principali media». Ma come tutti i grandi marchi, anche Melinda ha bisogno di

mila

dotto e di processo che ci al consumatore. Quanto sono state riconosciute; riinvestite in pubblicità? spetto dell’ambiente; infine È quanto viene raccolto ogni anno «L’investimento in comunon trascuriamo di ricornella Val di Non; nicazione è dell’ordine del dare che il consorzio è fatto solo il 15% della produzione viene 2% del fatturato, una di piccoli agricoltori, che esportato percentuale modesta. vivono e lavorano nel loro D’altronde siamo un conterritorio». sorzio di agricoltori di montagna, il Un marchio e i valori che tranostro importo non è paragona- smette vanno adattati ai modi di bile a quello di una grande multi- espressione di una società: come nazionale dell’alimentare. Questa immagina il futuro di Melinda? grande differenza, come ho detto, «Come il nostro presente, come il spiega l’approccio molto diverso nostro passato: impegno senza riservato da alcuni media ai diversi compromessi e tanta passione proprodotti. Nonostante il nostro pic- fusi da migliaia di piccoli agricolcolo budget, rimane importante tori per fornire a tutte le persone informare i consumatori e lo fac- alimenti che siano buoni, sani, itaciamo tenendo presenti quattro liani e trasparenti a trecentosesaspetti: gusto e bontà unici; sicu- santa gradi, sperando di riuscire a rezza alimentare totale, quindi do- guadagnare il privilegio di potersi cumentata dai nostri disciplinari e tramandare di generazione in gedalle centinaia di migliaia di con- nerazione la possibilità di contitrolli eseguiti ogni anno in ogni nuare a svolgere il lavoro che fase del ciclo di produzione e dalle amano restando nel territorio dove innumerevoli certificazioni di pro- sono nati».

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TONNELLATE


ENTI LOCALI

Piccoli Comuni, è necessario salvaguardare storia e servizi Tra ipotesi di accorpamento ed estensione dei vincoli del patto di stabilità, l’assessore della Provincia autonoma di Trento, Mauro Gilmozzi il futuro degli enti locali: «Qui la spesa standard è realtà già da tempo» Riccardo Casini

entre a livello nazionale la riforma relativa al federalismo fiscale sembra essersi (almeno momentaneamente) arenata, il Trentino Alto Adige prosegue nel suo cammino di riforma degli enti locali. L’istituzione delle Comunità di valle, avvenuta lo scorso anno con le prime elezioni, ha dotato la Provincia di Trento di un nuovo ente intermedio, ma oggi il dibattito si è esteso al futuro di tanti piccoli Comuni (in regione quelli al di sotto dei 5mila abitanti costituiscono il 90,1% del totale): a incombere infatti sono l’estensione dei vincoli del patto di stabilità ai Comuni sopra i mille abitanti e l’ipotesi di accorpamento, anche se su quest’ultima il presidente Dellai si è già detto tendenzialmente contrario. Sul primo punto invece Mauro Gilmozzi, assessore agli Enti locali della Provincia di Trento, ricorda che «come per il 2011, anche nel 2012 i Comuni da tremila a cinquemila abitanti risultano coinvolti» nel rispetto dei vincoli. «In merito invece all’estensione dal 2013 della disciplina del patto ai Comuni oltre i mille abitanti – prosegue – va evidenziato

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che gli enti di ridotte dimensioni demografiche presentano indubbiamente un limitato margine di manovra e scarsa flessibilità nella gestione del proprio bilancio: aspetti questi che dovranno essere considerati nell'ambito della disciplina che, a livello provinciale, dovrà governare il patto di stabilità degli enti locali al fine di renderlo maggiormente coerente con la dimensione finanziaria degli stessi. Occorre comunque evidenziare che l’applicazione per un

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decennio a tutti i Comuni dell’obiettivo di miglioramento tendenziale del saldo finanziario, assieme a misure di razionalizzazione della spesa, ha reso maggiormente responsabili gli enti nella propria gestione finanziaria e ha fatto loro acquisire una maggiore capacità di governo della spesa e di utilizzo delle risorse». Oggi però molti enti locali in Italia attraversano difficoltà a livello di bilancio. L’introduzione


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Mauro Gilmozzi

 Foto Romano Magrone - Archivio ufficio stampa Pat

La disciplina che a livello provinciale governerà il Patto di stabilità dei piccoli Comuni dovrà tener conto del loro limitato margine di manovra



ticolare rilevanza, riconoscendo nel contempo le peculiarità degli enti locali. In particolare, sono valorizzati i Comuni di piccole dimensioni, a cui è riconosciuta una maggiore spesa standard pro-caMauro Gilmozzi, assessore agli Enti locali della Provincia di Trento. pite, il cui livello doNella pagina seguente, il presidente della Comunità della Valle di Fiemme vrebbe tuttavia tendenfirma la convenzione con il difensore civico zialmente abbassarsi attraverso la gestione in del criterio della spesa standard forma associata di servizi di back ofpuò essere una soluzione verso una fice, come previsto dalle attuali polimigliore gestione dei loro costi? tiche provinciali». «Già a partire dalla fine degli anni Cosa insegna quindi la vostra Ottanta, per la quantificazione dei esperienza? trasferimenti, gli enti locali della Pro- «Il raffronto tra il parametro di vincia autonoma di Trento adottano spesa standard stimato attraverso il modello statistico della spesa stan- il modello di regressione e il livello dard, che consente una redistribu- di spesa corrente effettiva consente zione delle risorse tra Comuni sulla di valutare la virtuosità dei singoli base del loro fabbisogno teorico di Comuni e di calibrare i trasferispesa, stimato in relazione alle ri- menti in relazione a tale virtuosità. spettive caratteristiche demografiche, Considerando che, oltre ai servizi territoriali, turistiche e socio-econo- base gestiti direttamente o in forma miche. Tale modello, in presenza di associata dai Comuni, il livello dei una riduzione delle risorse finanzia- servizi svolti a favore dei cittadini rie provinciali destinate al comparto come asili nido, istruzione obblidegli enti locali, svolge una funzione gatoria o servizi socio-assistenziali, perequativa e di riequilibrio di par- è regolato da politiche provinciali

che ne fissano i livelli minimi, si può plausibilmente ritenere che non esistano significative disomogeneità nell’offerta di servizi tra enti con caratteristiche simili. Va peraltro osservato che ai Comuni turistici oppure ai Comuni centro di sistema, che forniscono una maggiore gamma di servizi rivolti a un’utenza più ampia e maggiormente distribuita sul territorio, il modello riconosce una più elevata spesa standard». Sempre in tema di piccoli Comuni, il presidente Dellai ha ribadito di recente la sua contrarietà al loro “accorpamento forzato”. Quali risparmi contate invece di ottenere tramite la gestione associata dei servizi da parte delle Comunità di valle? «Affrontare il tema dei piccoli Comuni della Provincia autonoma di Trento non può prescindere dal considerare la loro origine storica, che costituisce il fondamento stesso della nostra autonomia e dal quale deriva la necessità di salvaguardarli e valorizzarne l’identità. Il particolare contesto in cui operiamo non ha tuttavia fatto perdere di vista la necessità di fornire ai cittadini residenti in 

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In un territorio in cui oltre a una Provincia con i poteri di un piccolo Stato vi sono 217 Comuni, avere degli enti intermedi è indispensabile



 tutti i comuni, anche in quelli più munità, al fine di valutare possibili Provincia autonoma con i poteri piccoli, dei servizi adeguati alle loro esigenze. Il decentramento alle Comunità di attività provinciali che possono essere meglio gestite dal territorio si affianca inoltre alla possibilità, prevista dalla norma, di affidare alle stesse la gestione di servizi comunali per i quali siano perseguibili economie di scala a livello locale. Pertanto l’iniziale possibilità, lasciata alla facoltà dei singoli comuni, di gestire i propri servizi mediante le Comunità, si tradurrà per alcune attività in un obbligo che sarà ulteriormente rafforzato con la finanziaria provinciale 2012 attualmente in fase di predisposizione». Quali saranno i prossimi servizi a essere trasferiti? «Al momento si è provveduto a svolgere un’analisi dell’organizzazione delle funzioni e dei servizi svolti dagli enti del territorio, Comuni e Co-

nuovi assetti organizzativi per migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e per produrre economie di scala nella gestione dei servizi. La sfida che i governi locali devono affrontare oggi è infatti quella di far fronte a bisogni crescenti di servizi da parte dei cittadini potendo contare su una sempre più ridotta disponibilità di risorse: l’istituzione e la valorizzazione del ruolo delle Comunità di valle quali enti di riferimento per la gestione dei servizi comunali consente da un lato di raggiungere tali obiettivi e dall’altro di salvaguardare l’identità delle collettività locali e l’autonomia delle amministrazioni comunali». A proposito di Comunità di valle, come replica a chi le accusa di aver incrementato livelli decisionali e costi della macchina pubblica? «In un territorio in cui oltre a una

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di un piccolo Stato vi sono 217 Comuni, avere degli enti intermedi è condizione imprescindibile per una buona amministrazione, come la cooperazione e i consorzi d’impresa. Tra le soluzioni accettabili di cultura metropolitana e quella della rete di matrice alpina, noi abbiamo scelto la seconda, come scritto nella nostra storia e, auspico, nel nostro futuro. Le Comunità permetteranno di fare meglio con meno e costano esattamente quanto i “vecchi” Comprensori. Inoltre, mi pare che a criticare in Trentino le Comunità siano quei partiti che a livello nazionale non credo offrano alternative migliori: infatti, le Unioni previste dall’ordinamento statale non eliminano i Comuni, istituiscono nuove istituzioni con relativi costi e apparati, oltre a ipotizzarne l’elezione diretta».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Mario Malossini

Una nuova architettura dei rapporti con Roma Mario Malossini, presidente della Commissione dei Dodici, illustra come procede il trasferimento di competenze. «Ma sull’allargamento dei Comuni interessati dal patto di stabilità vanno coinvolte le autonomie locali» Riccardo Casini

stituita dall’articolo 107 dello Statuto di autonomia del Trentino Alto Adige, la Commissione dei Dodici è un organo a composizione politica e tecnica che ha il compito di elaborare e proporre le norme di attuazione dello stesso statuto, esprimendo pareri vincolanti. Fra le priorità compaiono una serie di tematiche legate al trasferimento di competenze fra Roma e Trento, prima fra tutte quella in materia di federalismo fiscale, ma anche relative a personale amministrativo in capo allo Stato e relativa logistica, università, strade

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Mario Malossini, presidente della Commissione dei Dodici

e grandi infrastrutture. Da novembre 2009 il presidente della commissione è Mario Malossini, che oggi dice: «La mia elezione ha coinciso con una circostanza di grande rilievo politico e istituzionale, ovvero la firma dell’accordo di Milano fra il Governo Berlusconi e i presidenti Dellai e Durnwalder, accordo che ha aperto nuove prospettive per le nostre autonomie speciali». Da allora quali sono stati i risultati più importanti conseguiti dalla commissione? «La traduzione in norme di attuazione dei contenuti di quell’accordo, in particolare la riscrittura del titolo VI dello statuto, che riguarda la nuova architettura dei rapporti finanziari fra lo Stato e le nostre autonomie, ha rappresentato da subito un impegno tuttora in atto. E la norma di attuazione, già entrata in vigore, riguardante la delega sull’università alla Provincia di Trento ha segnato un altro significativo passaggio politico da parte della commissione. Altre norme di attuazione hanno interessato poi il tribunale regionale di giustizia amministrativa, il controllo della Corte dei Conti, la delega alle province sugli ammortizzatori sociali e

l’assistenza sanitaria ai detenuti». Recentemente l’assessore Gilmozzi ha lanciato l’allarme sul rispetto del patto di stabilità, che dal 2013 potrebbe coinvolgere anche i Comuni tra i mille e i tremila abitanti, oggi esenti. Cosa comporterebbe questo per la vostra regione? «Le misure volte a fronteggiare la complessiva situazione di difficoltà finanziaria che sta coinvolgendo tutto il sistema pubblico non potranno che riguardare tutti i livelli istituzionali, compreso quello dei Comuni, quindi le politiche dovranno confrontarsi qui come altrove con le esigenze della finanza pubblica. Credo peraltro sia importante evidenziare che l’eventuale ulteriore allargamento della base dei Comuni chiamati al rispetto dei vincoli del patto di stabilità sia definito nell’ambito del protocollo di finanza locale stipulato tra Provincia autonoma e Consiglio delle autonomie, e quindi con il diretto coinvolgimento e la responsabilizzazione di tutte le autonomie locali». Una soluzione per contrastare i tagli ai servizi può essere quella di una loro gestione associata. In che modo è possibile realizzarla 

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La nostra autonomia può e deve essere l’opportunità per un laboratorio di autogoverno



 senza creare ulteriori livelli deci- «Di fronte alla crisi epocale dei guirà il trasferimento di compesionali, e quindi ulteriore burocrazia? «Certamente una gestione associata di servizi può creare condizioni per razionalizzare i costi degli stessi e per ridurre conseguentemente gli oneri a carico dei cittadini. In Provincia di Trento la gestione obbligatoria di servizi in forma associata non dovrebbe creare ulteriori livelli decisionali rispetto a quelli già esistenti, considerato che la gestione obbligatoria potrà essere assicurata dalle Comunità di valle, già istituite dal 2006 in sostituzione dei comprensori anche per contribuire alla maggior efficienza dei servizi e al superamento della frammentazione del tessuto istituzionale locale. Non a caso numerose funzioni trasferite dalla Provincia ai Comuni come servizi sociali, edilizia abitativa o urbanistica, devono già essere esercitate obbligatoriamente attraverso le Comunità di valle». Dopo l’approvazione della norma di attuazione relativa all’Università di Trento, quali sono ora i prossimi progetti al vaglio della commissione?

mercati finanziari che vede protagoniste le grandi speculazioni, per il nostro Paese si evidenzia ancora di più come la madre delle riforme strutturali sta nella rivisitazione dello Stato in termini federalisti. In primis, meno stato e più società; poi, una più diffusa autonomia in funzione di autogoverni regionali che si assumono piena corresponsabilità nella programmazione delle scelte e delle risorse. Per questo la difesa e il rafforzamento del disegno costituzionale delle nostre autonomie speciali non rappresentano un privilegio, ma un’ulteriore prospettiva per promuovere buona amministrazione e un virtuoso impiego delle disponibilità finanziarie: la gente vuol vedere se l’asilo nido funziona, se le strade sono asfaltate, se si praticano efficienti politiche per il welfare, se non si sprecano soldi in moltiplicatori di burocrazia e così via. Il valore della nostra autonomia speciale può e deve essere l’ulteriore opportunità per un laboratorio positivo di autogoverno». Ma in quali direzioni prose-

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tenze da Roma? «Un passaggio fondamentale, che la commissione paritetica dovrà approvare a breve è quello riconducibile alla norma di attuazione in tema di nuova finanza regionale e provinciale: in sostanza più autonomia e responsabilità. Sono previste tra le altre cose entrate certe, come i 9/10 dei tributi erariali incassati nei territori provinciali, ma anche un’autonomia impositiva sulle materie di competenza e la collaborazione e compartecipazione nelle azioni di accertamento fiscale. Nel contempo va detto che con l’accordo di Milano alle Province è stato chiesto di concorrere al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà nazionale attraverso la soppressione dell’Iva all’importazione e della quota variabile, i trasferimenti sulle leggi di settore dello Stato e l’assunzione di oneri relativi all’esercizio di funzioni statali delegate nonché del sostegno a progetti di sviluppo con i Comuni territorialmente confinanti, per un totale di 100 milioni di euro annui».


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Esperienze da esportare e prendere ad esempio Secondo Marino Simoni, presidente del Consorzio dei Comuni trentini, i piccoli enti locali «oggi sono la ricchezza di questo Paese». Ma sull’ipotesi di accorpamento dice: «Siamo favorevoli» Riccardo Casini

re best practice per il Paese: questo il contributo del Consorzio dei Comuni trentini alla recente assemblea congressuale dell’Anci a Brindisi, dove il presidente Marino Simoni ha presentato la panchina in legno certificato Pefc che permette di accogliere chi si muove su carrozzine, il servizio “Dimmi” (che veicola informazioni 24x24 via sms) e “sensoRcivico”, il nuovo sistema di people centric sensing che raccoglie direttamente dai cittadini, via web o mobile, le segnalazioni sul gradimento del proprio Comune, monitorando in automatico altre fonti. «Si tratta di servizi decisamente innovativi – spiega Simoni – e che puntano a semplificare la vita dei cittadini, coinvolgendoli nelle scelte che operano le amministrazioni. E si inseriscono in quella gamma di servizi di qualità dai quali non possiamo prescindere affinché il

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Una vista della val di Ledro e, a destra, Marino Simoni, presidente del Consorzio dei Comuni trentini

rapporto con il cittadino sia sempre più trasparente e proficuo». A proposito di servizi, come continuare a erogarli nonostante i tagli previsti dalla manovra economica? Dove reperire le risorse necessarie? «In questo momento la manovra di governo penalizza gli enti locali, ma proprio per questo Regioni e Province a statuto autonomo devono essere prese ad esempio per la capacità di governare dal basso il loro futuro. Dobbiamo impegnarci maggiormente per “esportare” la nostra esperienza. È per questo che i Comuni oggi sono la ricchezza di questo Paese. Per garantire i servizi servono risorse, è vero, ma le risorse si trovano se lo spazio ai Comuni verrà dilatato anziché compresso. Solo chi vive il territorio sa

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cosa può dare e cosa può fare il territorio. Alla recente Giornata dei comuni in Trentino abbiamo portato a testimonianza la collaborazione già in atto con i Comuni di confine veneti: sono solo i primi passi per sviluppare una green economy che garantisce occupazione, idee e sostenibilità». Secondo l’assessore Gilmozzi dal 2013 il patto di stabilità potrebbe interessare tutti i Comuni al di sopra dei mille abitanti. Come giudica questo meccanismo, soprattutto nei confronti degli enti virtuosi? «Non possiamo nascondere che siamo preoccupati. In ogni caso le municipalità trentine, e in particolare il loro organo di rappresentanza, non si chiamano certo fuori da questo momento difficile che


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Marino Simoni

comporta sacrifici per tutti: grazie anche all’esperienza degli anni scorsi cercheremo di fare fronte agli impegni. Per quanto riguarda i meccanismi del patto di stabilità è ovvio che dovranno essere premiati gli enti virtuosi. So che, quando si tratta di finanza locale, trovare la giusta chiave di lettura è assai difficile, ma in questo caso il discorso non è solo tecnico: la scelta infatti deve essere politica e la politica deve assumersi la responsabilità di decidere. Fare oggi di tutta l’erba un fascio rischia di far emergere domani derive pericolose. Insomma è impensabile che la virtù non venga premiata: la



Sul patto di stabilità il discorso non è solo tecnico: la scelta dev’essere politica



buona politica paga, come la sana amministrazione paga e deve essere pagata». Come vede l’ipotesi di accorpamento dei piccoli Comuni, da più parti ventilata di recente? È anche lei contrario, come il presidente Dellai, o ritiene che siano praticabili passi in questa direzione? «Il ragionamento è complesso e deve partire da una precisa contestualizzazione, senza però dimenticare che serve anche pensare a ciò che le scelte comporteranno in un prossimo futuro. Su questo argomento ho già annunciato un tour tra i Comuni trentini che partirà a breve. In linea di massima siamo comunque favorevoli all’accorpamento dei Comuni, purché il processo parta dal basso e cioè dagli stessi Comuni e che alla base di tutto ciò vi sia una forte volontà popolare. Esempi positivi, in Trentino, sono quelli che si riferiscono ai Comuni di Ledro e di Comano Terme: in questa direzione le indicazioni sono partite dagli stessi Comuni e la realtà odierna vede un'ottimale distribuzione sul territorio dei servizi associati. Una strada che si sta dimostrando il miglior viatico per raggiungere obiettivi concreti». In che modo oggi il consorzio tutela gli interessi dei Comuni trentini? «Il consorzio è il loro sindacato. Tramite una serie di servizi, ma non solo, si

pone come punto di riferimento per la vita amministrativa delle municipalità: presta ogni forma di assistenza con particolare riguardo al settore contrattuale, amministrativo, contabile, legale, fiscale, sindacale, economico e tecnico; inoltre, promuove e favorisce l’innovazione nei Comuni e nelle Comunità attuando iniziative e compiendo operazioni che favoriscono un ottimale assetto organizzativo. Ma l’attività dei consorzi si esplica anche nella formazione e nell’aggiornamento professionale del personale dipendente degli enti locali. E attraverso il Consorzio i Comuni sono fortemente attivi anche nel mettere in atto i valori della Cooperazione trentina. È uno scambio, che mira a porsi su scala nazionale, con esperienze su progetti di sostenibilità ambientale, bisogni di welfare e tecnologie innovative». Qual è il suo obiettivo? «Creare un mondo che tenga presente le esigenze di tutti a partire da chi, come il Comune, opera nel locale e con il locale è a contatto quotidiano. È questo il senso del manifesto partito dalle municipalità trentine in accordo con la Cooperazione e la Provincia autonoma di Trento: una carta che ha come punti di riferimento la Convezione dell’Onu per i diritti alle persone con riferimento alla disabilità, il manifesto del turismo accessibile e i nuovi indirizzi di digitalizzazione e informatizzazione della Provincia».

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ENTI LOCALI

Razionalizzare partendo dalle teste Il deputato del Pdl Maurizio Del Tenno è autore di una proposta di legge sulla riorganizzazione degli enti locali. «Ma so cosa vogliono dire identità e senso di appartenenza al territorio» Riccardo Casini

ccorpamento dei Comuni sotto i 5mila abitanti ed entro un certo raggio (15 chilometri la distanza massima tra i municipi), facoltà alle Regioni di sopprimere le Comunità montane e trasformazione delle Province in enti rappresentativi di secondo grado, espressione cioè della rappresentatività diretta e di primo grado dei Comuni e non più della volontà dei cittadini. Sono questi i punti fondanti della proposta di legge sulla riorganizzazione degli enti locali lanciata in estate dal deputato sondriese del Popolo della Libertà, Maurizio Del Tenno, il cui territorio di provenienza pareva interessato dall’ipotesi di abolizione delle Province sotto i 300mila abitanti, prevista inizialmente nella manovra del governo. «So cosa vogliono dire identità e senso di appartenenza – spiega oggi Del Tenno – visto che vivo in un paese di 3mila anime; un paese in cui, tra l’altro, la storia recente parla proprio di un accorpamento di più Comuni, anche se oggi nessuno, nemmeno le passate generazioni, ricorda con nostalgia quella situazione o accusa disagi legati a quella attuale. Insomma, credo che spesso sia l’idea stessa di cambiamento a spaventare. Venendo alla mia proposta di legge, questa punta a otte-

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Maurizio Del Tenno, deputato del Popolo della Libertà

nere una maggiore razionalizzazione e un risparmio economico, almeno a medio termine. Anche se il vero nodo da sciogliere resta quello dei centri decisionali: la “razionalizzazione delle teste” è fondamentale per ottenere risparmi, soprattutto in termini di tempo». Lei si è detto contrario invece all’abolizione delle Province, proponendo una loro trasformazione in enti rappresentativi di secondo grado. Non crede sia proprio possibile trasferire le loro funzioni a Regioni e Comuni, eliminando un ulteriore apparato burocratico? «In territori come la Valtellina o il Trentino, costituiti per la maggior parte da piccoli Comuni, la Provincia deve rappresentare l’ente che trova una sintesi tra i diversi inte-

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ressi e che risponde all’esigenza di un tavolo per azioni programmatiche e di sviluppo relative a un territorio sovracomunale: in Lombardia, ad esempio, sarebbe impensabile accentrare tutto a Milano. Ma il disegno di legge prevede anche un’incentivazione a eliminare le Comunità montane, sostituite come enti rappresentativi di secondo grado a livello sovracomunale proprio dalle Province. Capisco cosa possa significare questo punto, ma credo fosse giusto mettere nero su bianco una proposta di cui da tempo si parlava in aula. Il mio ddl insomma vuol essere anche uno spunto per avviare una discussione: le critiche, in questo senso, sono ben accette». Ma quale riscontro trovano in


Xxxxxxx MaurizioXxxxxxxxxxx Del Tenno



La riduzione dei parlamentari sarebbe utile soprattutto per snellire le procedure decisionali

Parlamento proposte di legge come la sua? «La mia proposta è stata accolta positivamente dai tanti che vogliono avviare un confronto sull’argomento prima di essere scavalcati da un decreto ministeriale. Dall’altra parte, eliminare enti significa eliminare rappresentanze che fanno quasi sempre capo a un orientamento politico: questo spiega la diffidenza e la volontà di preservare lo status quo che a volte incontro e che, si badi bene, è trasversale agli schieramenti partitici. Si tratta di quella parte d’Italia, non solo di Parlamento, che a parole vuole il cambiamento ma nei fatti cerca di evitarlo». Uno dei principali problemi dei Comuni resta comunque il rispetto dei vincoli del patto di stabilità. In che modo è possibile allentarli ed evitare tagli a servizi



essenziali? «Premesso che il patto di stabilità risponde a una direttiva europea, la preoccupazione degli amministratori c’è ed è fondata. Il problema storico dell’Italia, emerso anche in occasione del dibattito sul federalismo fiscale, riguarda i tagli trasversali e non regolamentati, per colpa dei quali pagano anche gli enti virtuosi. Occorre invece puntare sui valori standard, che permettono di capire chi spreca e chi no; a quel punto sarebbe più facile intervenire con tagli mirati. Purtroppo si tratta di una riforma che prevede costi elevati in fase di startup, e senza fondi è difficile avviarla: siamo insomma al classico cane che si morde la coda». Dove andrebbero cercate le risorse necessarie? «Penso a una vera lotta all’evasione o a ulteriori tagli, questa volta sugli

enti nazionali. Sono consapevole di attirare delle critiche, ma credo che una revisione del funzionamento della macchina pubblica statale sia improrogabile: basti pensare che i dipendenti pubblici italiani sono il triplo rispetto a quelli tedeschi. Certo, non chiedo licenziamenti sommari, ma di valutare il ricorso ad ammortizzatori sociali e a iniziative di formazione per ricollocare il personale in eccesso: i risparmi, anche se non nel breve periodo, sarebbero evidenti. Ritengo giusto anche il taglio dei parlamentari, anche se credo che la nostra categoria sia sovraccusata. E la diminuzione del numero dei deputati sarebbe utile non tanto per risparmiare nei costi, che sono risibili, quanto piuttosto per snellire le procedure decisionali. Che è poi la stessa finalità dell’accorpamento dei Comuni previsto dal mio ddl».

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Le Comunità di valle, una presenza ingiustificata Dodici mesi fa le prime elezioni. Oggi il senatore Cristano De Eccher, da sempre contrario alla loro istituzione, prevede «difficoltà» nel confronto tra Provincia e Comuni sulle loro competenze Riccardo Casini ate un anno fa con le prime elezioni, le Comunità di valle sono enti pubblici locali previsti dalla legge provinciale di riforma istituzionale del Trentino. Enti che vanno a sostituire i comprensori preesistenti, svolgendo le attività prima esercitate da questi, oltre a molte altre trasferite progressivamente da Provincia e Comuni: dall’urbanistica alle politiche sociali, da quelle della casa ai servizi pubblici locali. Cristano De Eccher, oggi senatore e co-coordinatore del Pdl in Trentino, quando sedeva in consiglio provinciale si oppose alla

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legge di riforma che istituiva le Comunità (lamentando un certo isolamento anche nel centrodestra), proprio perché contrario a togliere prerogative e funzioni ai Comuni. Di recente il presidente della Provincia Dellai ha dichiarato però che l’istituzione delle Comunità «non si configura affatto come una sottrazione di competenze, bensì come una riorganizzazione dei servizi in un’ottica di “service” a favore dei Comuni». Come risponde De Eccher? «Rivendico – replica – una posizione di assoluta e coerente contrarietà a questa riforma, da un lato per motivazioni di ordine amministrativo ed economico, dall'altro culturali e valoriali: credo infatti che il principio di appartenenza risulti fondamentale per qualsiasi modello di società. In questo senso passare nell'articolazione politico-amministrativa dai Comuni, nei quali si realizza un forte e partecipato sentimento di identificazione, alle Comunità di valle, definite a tavolino unendo in modo spesso incomprensibile ambiti oggettivamente poco omogenei, appare, proprio in questa ottica, pienamente in linea

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con quella filosofia di fondo della sinistra che mira a distruggere tutti quei legami che concorrono a strutturare ogni società retta e ordinata in funzione di quell'obiettivo di omologazione, livellamento e atomizzazione che permane purtroppo come eredità che viene da lontano». Quali sono invece le motivazioni di ordine economico che la vedevano “contro”? «Durante la fase delle audizioni in commissione tutti gli intervenuti, al di là della loro posizione rispetto alla proposta in esame, hanno manifestato forti preoccupazioni sull'incremento di spesa che si sarebbe inevitabilmente determinato. Ricordo in particolare i referenti del coordinamento provinciale imprenditori, quindi albergatori, artigiani e commercianti, che, anche sulla base di puntuali richiami su questo specifico punto, motivavano la loro forte contrarietà all'intero provvedimento e la totale condivisione per le osservazioni critiche che avevo in precedenza illustrato, a testimonianza del fatto che, seppure isolata all'interno del consiglio provinciale, la mia posizione si trovava ad avere ampio consenso nella società civile. Ricordo infine come, su mia precisa richiesta, siano stati chia-


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Nella pagina a fianco, Cristano De Eccher, senatore e co-coordinatore del Pdl in Trentino. A fianco, un momento degli stati generali delle Comunità di valle dello scorso marzo



Il problema delle Comunità non sono i costi ma la loro stessa esistenza, che appare ingiustificata



mati anche il rappresentante della Val d'Aosta e soprattutto del Tirolo». Quale fu il loro contributo? «Quest’ultimo in particolare aveva ribadito come in tutto il mondo tedesco risultassero positivamente presenti solo i Laender, equiparabili alle nostre Regioni, e i Comuni, liberi di associarsi, con il sistema chiamato a geometria variabile, per l’organizzazione dei diversi servizi. In conclusione pensare, a fronte di una popolazione complessiva di 500mila abitanti, all'attivazione di un ente intermedio, al seguito peraltro anche del fallimento dell'esperienza dei comprensori, denota irresponsabilità, arroganza e in ultimo la volontà di subordinare gli interessi collettivi alle proprie finalità di controllo del territorio. Quanto alla sottrazione di competenze che sembra colpire in prospettiva più i Comuni che la Provincia autonoma di Trento, penso che il presidente Dellai incontrerà qualche difficoltà nel confronto con i sindaci, anche tra i

molti a lui politicamente affini». Oggi il dibattito verte principalmente sull’esigenza di tagliare i costi della politica. A suo avviso la gestione di questi enti è troppo dispendiosa rispetto ai loro effettivi compiti? In concreto, quanto sono costate e cosa hanno prodotto in questo primo anno di vita? «Il problema non è dato in realtà dai costi di gestione, allo stato ancora di difficile definizione, quanto dalla funzione e dall’esistenza stessa dell'ente, che appaiono senza giustificazione di sorta. Peraltro al fine di una corretta valutazione in termini strettamente economico-finanziari il confronto non va impostato con la realtà preesistente, comunque di suo meno problematica, ma con un quadro amministrativo strutturato esclusivamente sui Comuni e la Provincia autonoma, e quindi senza ente intermedio, comprensorio o Comunità di valle che sia. Questo è a mio avviso il percorso da seguire politicamente e da soste-

nere nel programma elettorale per il 2013, fermo restando che ogni scelta a livello di partito dovrà maturare all'interno degli organismi preposti». La Lega nord intanto è intenzionata a proporre un referendum abrogativo. In tal caso, come si comporterà il Pdl? Siete disposti a sostenerlo? «L’argomento sarà affrontato nel corso di una delle prossime riunioni del coordinamento regionale. Gli aspetti da considerare sono in ogni caso molteplici e complessi e meritano tutti i necessari approfondimenti: si tratta di comprendere, per fare un solo esempio, se l'abrogazione della riforma istituzionale possa, come conseguenza, resuscitare i comprensori mantenendo quindi irrisolto il problema di fondo. Peraltro la Lega Nord non ha sinora sollecitato un confronto con il Pdl su questa sua specifica iniziativa: disponiamo dunque di tutto il tempo per assumere le decisioni più responsabili, corrette e conformi agli interessi generali».

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ENTI LOCALI

Una decisione in controtendenza «Mentre a livello nazionale si discute l’abolizione delle Province, qui si istituisce un nuovo ente intermedio». Maurizio Fugatti, segretario della Lega nord Trentino, provoca: «Piuttosto darei qualche competenza alla Regione» Riccardo Casini

un anno dalla loro nascita non si placa il dibattito sulle 15 Comunità di valle volute dalla Provincia autonoma di Trento. Di certo la loro istituzione ha fatto nascere molti punti interrogativi, in primis tra chi da tempo invoca una riduzione dei costi della politica e lo snellimento dell’apparato amministrativo: sul primo punto, il presidente della Provincia Dellai ha sempre sostenuto che la riforma istituzionale non introduce sostanziali spese in più rispetto ai costi dei preesistenti comprensori. Di certo però con le nuove competenze che Provincia e Comuni dovrebbero cedere, le Comunità di valle si troveranno a gestire un tesoretto che i comprensori non avevano, proveniente anche dal Fondo unico territoriale: un fondo che fino alla riforma che ha modificato gli assetti istituzionali era gestito dai singoli Comuni e che ora verrà preso in carico unitariamente dalle varie Comunità. Ma l’ultimo colpo di scena di questo primo travagliato anno viene dalla Lega nord Trentino, che nelle scorse settimane ha addirittura proposto un referendum

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abrogativo per abolire i nuovi enti. I motivi di questa iniziativa li spiega Maurizio Fugatti, deputato e segretario della Lega nord Trentino. A un anno dall’elezione dei loro organi direttivi come giudica il cammino delle Comunità

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di valle? Da più parti si punta il dito contro l’incremento dei livelli decisionali e dei costi che la loro istituzione ha comportato. Sono questi i principali punti a loro sfavore? «Le Comunità si stanno dimostrando un fallimento: in un anno


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Maurizio Fugatti



In un momento di crisi economica la gente è molto sensibile su costi inutili come questi

Maurizio Fugatti, deputato e segretario Lega nord Trentino

di attività si sono riunite pochissime volte. E lo hanno fatto per deliberare su indennità delle giunte, ubicazione della sede della Comunità, acquisto attrezzature per la sede stessa e poco altro. In pratica non hanno competenze, e le giunte della Comunità sono costrette a inventarsi di andare a incontrare le giunte dei Comuni per far vedere che stanno facendo qualcosa. In qualche piccola comunità il numero di convocazioni in un anno non ha raggiunto nemmeno le cinque unità; in un caso la Comunità si riunisce in questi giorni ed era da marzo che non veniva convocata. L’imbarazzo è palese anche nei membri della giunta delle Comunità che si sentono in una situazione di forte disagio». Ma in ottica futura l’accorpamento di funzioni tra Comuni portato da questi enti non risponde invece a un’esigenza di razionalizzazione, oggi molto sentita? «A livello nazionale si sta discutendo di abolire le Province, enti intermedi tra Regione e Comuni; in Trentino invece, in totale controtendenza, si istituisce un ente intermedio tra i Comuni e la Provincia. Difficile che i cittadini possano capire una simile deci-



sione. La razionalizzazione va fatta, ma non istituendo un nuovo ente, semmai eventualmente favorendo le collaborazioni volontarie tra Comuni su determinati settori. La legge nazionale appena approvata prevede solo per i Comuni sotto i mille abitanti un obbligo di unione, abolendo però le giunte comunali e istituendo le Unioni comunali. I Comuni sotto i mille abitanti inoltre, se dimostrano di rispettare criteri di efficienza e risparmio, possono rimanere autonomi. La differenza con Trento è emblematica: qui si istituiscono le Comunità di valle obbligando tutti i Comuni, non solo quelli sotto i mille abitanti, ad aderire, lasciando però in vita le giunte comunali, e quindi i posti di governo e i relativi costi, senza portare a un effettivo risparmio». Negli ultimi mesi la Lega nord si sta muovendo in direzione di un referendum abrogativo. Crede che il quorum, e prima ancora il numero di firme necessario, siano raggiungibili? Non pensa che andrebbe lasciato il tempo a questi enti di muovere i primi passi? «I primi passi le Comunità li hanno già mossi e non hanno

fatto un granché. Il referendum è uno strumento per far esprimere i cittadini e capire se vogliono o meno queste strutture. Non dimentichiamo che al voto dell’ottobre 2010 andò circa il 40% degli aventi diritto: le Comunità furono già allora sconfessate dagli elettori. Credo che non ci saranno problemi a raccogliere le 8mila firme necessarie; il quorum poi verrà raggiunto perché in un momento di crisi economica la gente è molto sensibile su costi inutili». Nel vostro disegno quali enti dovrebbero allora assolvere alle funzioni rese necessarie dallo statuto di autonomia e a quelle che verranno introdotte dall’eventuale riforma federalista sempre inseguita dalla Lega? «I Comuni e la Provincia devono assolvere a tali funzioni. I Comuni lo potranno fare favorendo le collaborazioni volontarie tra Comuni. Altre funzioni potranno andare in capo alla Provincia. E, pur sapendo di dire una provocazione sarebbe interessante, all’interno del perimetro dello statuto di autonomia, magari dare qualche competenza alla Regione che è ormai un ente svuotato da lustri di politica di centrosinistra».

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ACCESSO AL CREDITO

I confidi al tempo della crisi, limiti e opportunità Le turbolenze dello scenario economico hanno rilanciato una nuova diffusa consapevolezza sull’importante funzione svolta dai consorzi di garanzia collettiva dei fidi. Il docente Luca Erzegovesi esamina le attuali fasi di trasformazione del sistema Francesca Druidi

raghettare le piccole e medie imprese oltre lo scoglio della crisi individua un imperativo funzionale per il sistema economico italiano. In un contesto critico come quello odierno, caratterizzato dalle difficoltà d’accesso al credito per molte di queste realtà produttive, i confidi stanno svolgendo un ruolo decisivo nel rapporto tra aziende e istituti di credito. Il ruolo dei confidi è analizzato, tra ostacoli e prospettive future, da Luca Erzegovesi, docente presso la facoltà di Economia dell’Università degli studi di Trento. Con la riforma del titolo V del Testo unico bancario, introdotta dal decreto legislativo 141 del 13 agosto 2010, si è aperta una nuova

T Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia

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stagione nel settore dei confidi, che riguarda sia i confidi minori che quelli di maggiori dimensioni. Come si delinea, dunque, lo scenario italiano e, soprattutto, con quali prospettive future? «Oggi il sistema comprende 49 confidi iscritti all’elenco ex art. 107 Tub, vigilati dalla Banca d’Italia. Dovrebbero diventare 55-60 nei prossimi mesi. Detengono l’80% circa dello stock di garanzie, in base ai dati forniti da Assoconfidi. Possono erogare garanzie efficaci secondo le regole di Basilea 2. Ci sono 620 confidi “minori” iscritti presso la Banca d’Italia, di fatto non regolamentati. Di questi, 250 sono affiliati a sigle associative e pesano sul sistema per il 18% circa. Dei 370 confidi minori non affiliati, molti non sono operativi. Con il decreto141/2010, il tradizionale divario tra confidi minori, non regolamentati, e confidi vigilati dovrebbe attenuarsi. I primi saranno monitorati da un apposito organismo di supervisione, da costituirsi entro l’anno. I confidi maggiori trasmigreranno nel nuovo albo degli intermediari finanziari previsto sempre dal decreto 141/2010. Saranno soggetti a un impianto di vigilanza equivalente a quello delle banche, rafforzato rispetto alla normativa precedente». Il ruolo dei confidi a sostegno delle piccole e medie imprese costituisce un volano decisivo per promuovere la crescita. Senza la loro azione nel biennio 2008-2009 le difficoltà


Xxxxxxx LucaXxxxxxxxxxx Erzegovesi

delle pmi si sarebbero, infatti, accentuate notevolmente. Quali le principali sfide e questioni da affrontare allo stato attuale, tenuto conto delle turbolenze finanziarie nazionali e internazionali? «I confidi, sin dall’immediato “dopo-Lehman”, hanno fatto molto per sostenere la liquidità delle pmi colpite dalla crisi. Dal dicembre 2008 sono state lanciate molte azioni in tal senso, basate sulla collaborazione tra enti pubblici (Stato, Regioni, Camere di Commercio), banche e confidi. Oggi, purtroppo, la situazione si è irrigidita e le azioni basate sul credito sono meno praticabili rispetto a due anni fa. Scarseggiano i fondi pubblici destinati alle garanzie. Le banche fanno selezione e sono meno propense a lavorare con la clientela tipo dei confidi, complessivamente più fragile. Ma è lo stesso strumento del credito garantito a essere in discussione. Per molte aziende, gli squilibri finanziari non sono temporanei, ma strutturali. Il credito è una cura palliativa. Servono azioni più radicali, di ristrutturazione o accompagnamento verso una liquidazione ordinata».

È possibile migliorare nel complesso i rapporti dei confidi con il sistema bancario per contenere la rischiosità del credito? «Sì, lo ritengo possibile. Occorre però ripensare alla radice la partnership tra banca e confidi in un contesto che è drammaticamente cambiato. Oggi le banche sono sulla difensiva. Il canale confidi non ha più l’appeal commerciale di un tempo e veicola operazioni poco redditizie rispetto al rischio. Semmai, il confidi interessa Sopra, quando assorbe una parte delle perdite attese e Luca Erzegovesi, ne scarica il costo sull’impresa o sui fondi pub- docente presso la blici. È urgente superare questo antagonismo di facoltà di Economia dell’Università degli corto respiro. Ci sono diverse opportunità per studi di Trento farlo. La banca e il confidi possono gestire in maniera coordinata e più efficiente le pratiche di fido, con formati elettronici standard. Più di ogni altra cosa, il confidi può far valere il suo ruolo di garante della sana gestione dell’impresa, oltre che del rischio di default. Per far questo, la garanzia deve essere accompagnata da servizi di assistenza finanziaria alle pmi». Ritiene siano necessari ulteriori aggiustamenti normativi o inerenti ad esempio alla ri-  TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 51


XXXXXXXXXXX ACCESSO AL CREDITO



Occorre che il confidi trovi nuove fonti di reddito, sviluppando servizi nuovi, come la consulenza continuativa alla finanza d’impresa



 patrimonializzazione per quanto riguarda i sulenza continuativa alla finanza d’impresa». confidi a livello nazionale? «Il quadro normativo ha già subito riforme strutturali negli ultimi dieci anni. Non ritengo opportuno modificarlo ancora. Occorre completare il percorso di attuazione delle norme già varate, con le opportune correzioni di rotta. Può giovare una semplificazione del quadro di vigilanza, e il settore ne sta discutendo con la Banca d’Italia. I confidi “107” devono ancora trovare un modello di business sostenibile, che consenta di erogare garanzie efficaci per Basilea 2, cosa che oggi i più possono fare soltanto sulla carta. Tra i confidi “106” potrebbe cambiare molto o non cambiare nulla. Tutto dipende da come funzionerà l’organismo, previsto dal decreto legislativo 141, incaricato della vigilanza sui confidi minori. Quanto alla ripatrimonializzazione, si tratta di un problema generalizzato. Non serve aprire il capitale dei confidi alle banche, che hanno già i loro problemi. Le risorse pubbliche sono in calo, e se ne consumeranno molte per sanare le crisi già maturate. Occorre che il confidi trovi nuove fonti di reddito, sviluppando servizi nuovi, come la con-

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Come valuta la situazione in Trentino Alto Adige sul fronte del sistema confidi e dell’erogazione del credito alle imprese? «La situazione dei confidi è molto diversa nelle due province. In Trentino, troviamo tre confidi “107”, con garanzie in essere superiori a 400 milioni di euro. In Alto Adige operano quattro confidi, con uno stock garantito di 75 milioni circa. I motivi di questa differenza stanno nelle politiche seguite dalle due amministrazioni provinciali. La Provincia di Trento ha sostenuto i confidi con apporti stabili ed elevati ai fondi rischi. Nel dopo-crisi ha varato ben cinque programmi di riassetto finanziario delle imprese. La Provincia di Bolzano ha affidato ai confidi un ruolo più focalizzato, ma è in discussione una legge di riforma che punta a rafforzarli e a farli crescere. La situazione del credito nelle due province presenta delle criticità. I flussi a incaglio e a sofferenza rimangono elevati. Alcune banche hanno problemi di funding. Nel complesso, va meglio che nel resto d’Italia per la presenza delle casse rurali e delle altre banche locali. Ma occorre restare vigili».


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Claudio Grassi

Migliora il vitivinicolo È una fotografia dai contorni favorevoli quella scattata da Claudio Grassi, direttore di Cooperfidi, all’economia del territorio, dove il consorzio di garanzia fidi svolge un importante ruolo operativo al fianco di cooperative e imprenditori agricoli Francesca Druidi

positivo il bilancio 2010 per Cooperfidi: il patrimonio ha toccato quota 68 milioni di euro, mentre le garanzie hanno superato i 136 milioni di euro con una crescita della base sociale, che conta 1095 soci. A commentare la situazione attuale e gli scenari futuri è il direttore Claudio Grassi. I risultati del consorzio di garanzia fidi del movimento cooperativo riflettono in qualche modo l’andamento dei settori in cui operano le aziende associate. Quali sono i comparti maggiormente in difficoltà e, in generale, gli elementi sui quali intervenire? «In questo momento, soffrono soprattutto il comparto dell’edilizia, nel quale siamo presenti solo marginalmente, e le industrie che non hanno saputo o potuto sviluppare prodotti che incorporano qualità e innovazione. La Provincia di Trento sta muovendosi bene promuovendo, da un lato, l’innovazione e l’internazionalizzazione e, dall’altro, stimolando una domanda interna per l’edilizia. Da parte nostra, agevoleremo l’accesso al credito, reso ancora più difficile dalla carenza di liquidità del sistema finanziario». Cooperfidi ha garantito nel 2010 finanziamenti per 41,3 milioni di euro portando il monte garanzie a 136 milioni, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. Verso quali operazioni in particolare sono state destinate queste risorse? Come stanno reagendo le aziende associate? «Nel 2010 ci siamo dedicati in prevalenza al settore della zootecnia e della filiera del latte, oltre al comparto vitivinicolo. I due settori si trovano attualmente in condizioni migliori, aiutati dall’aumento dei prezzi. In entrambi i casi, abbiamo no-

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tato una buona reattività nelle nostre associate, che hanno migliorato il loro assetto industriale e hanno sviluppato efficaci politiche di mercato». Con quali leve si possono sostenere le pmi, tenuto conto delle previsioni sull’andamento dell’economia del territorio e delle condizioni dell’accesso al credito? «Il panorama esterno, in questo momento, non è dei migliori. Bisogna, tuttavia, tenere i nervi saldi: i fondamentali delle nostre imprese produttive sono generalmente buoni e dalla crisi si uscirà con aziende più forti». In che misura l’avvento di Basilea 3 e lo stato di salute precario della finanza a livello mondiale, si faranno sentire sullo scenario dei confidi italiano e, nello specifico, del vostro contesto di azione? «I contadini nostri soci citano spesso un loro detto: “è inutile chiudere le porte della stalla quando i buoi sono già scappati”. Con tutto il rispetto per gli economisti e i banchieri che hanno elaborato Basilea 3, mi pare che giunga nel momento sbagliato».

Claudio Grassi, direttore di Cooperfidi

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ACCESSO AL CREDITO

Sostenere l’economia locale contenendo i costi La crisi attuale, pur con le difficoltà che comporta, può sollecitare cambi di rotta e aggiustamenti significativi nell’ottica di acquisire competitività. Lo sostiene Norbert Plattner, presidente della Cassa di risparmio di Bolzano Francesca Druidi

i presenta solido il valore dei dati di bilancio realizzati dalla Cassa di risparmio di Bolzano in relazione all’esercizio 2010. In rialzo il risultato operativo netto, che cresce di circa il 10% attestandosi sui 29,1 milioni di euro. Aumentano del 6,2% anche gli impieghi verso la clientela, raggiungendo quota 7,2 miliardi di euro. A destare però preoccupazione è, come spiega il presidente dell’istituto Norbert Plattner, un clima generale di instabilità che getta ombre lunghe sul futuro. Qual è la sua valutazione dell’attuale mercato del credito in Alto Adige, ma anche nel Triveneto dove siete presenti? «In Alto Adige, come nel Triveneto, il mercato del credito è caratterizzato in questo momento da una domanda piuttosto debole, segno che la situazione di incertezza sui mercati - ed economica in generale - frena la propensione agli investimenti. Per quanto riguarda la nostra banca, il credito viene concesso in modo normale, come sempre, alle famiglie e alle imprese meritevoli, però sappiamo che altri istituti iniziano ad applicare una politica creditizia piuttosto restrittiva». Quali sono le sfide oggi per una banca dalla

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Norbert Plattner, presidente della Cassa di risparmio di Bolzano

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spiccata vocazione territoriale come la Cassa di risparmio di Bolzano? «Le sfide sono molteplici. La prima è quella di far comprendere alle persone che il nostro tipo di banca, in questi anni di crisi, garantisce più sicurezza. Il fatto che non abbiamo mai investito il denaro dei nostri clienti in titoli rischiosi, come greci o derivati, costituisce una garanzia che le risorse le abbiamo investite meglio rispetto ad altri soggetti. Dobbiamo dire ad alta voce che sono state le piccole e medie banche territoriali ad avere maggiormente sostenuto il territorio, continuando a dare affidamenti alle famiglie e alle imprese. Inoltre, con i margini ridotti che ha oggi il settore, dobbiamo essere pronti a studiare prodotti innovativi per la clientela e organizzarci al meglio per un obbligato, necessario, risparmio dei costi. Non si può spingere sulla leva dei tassi elevati. Le crisi servono anche a questo, a esaminare bene la situazione ed essere più snelli e competitivi domani». Su quali elementi vi siete concentrati per ridurre i costi? «Sul processo di back office, ossia quello che non succede allo sportello. Si possono realizzare economie se tutte le dinamiche di gestione che la banca mette in pratica, vengono effettuate in modo più razionale». Quali settori produttivi mostrano particolare dinamismo e quali, invece, segnano il passo? «In Alto Adige l’eccellenza è rappresentata dal turismo che, nelle ultime stagioni, è andato a


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Norbert Plattner



Sono state le piccole e medie banche territoriali ad aver maggiormente sostenuto il territorio

gonfie vele. Per il 2011 si annuncia quasi un’annata record. In un territorio come il nostro, dove gli affidamenti della banca risultano il 35-40% per questo settore, se il comparto va bene abbiamo meno difficoltà. La situazione economica generale è buona, l’unico vero settore problematico resta quello dell’edilizia e delle costruzioni. Gli altri realizzano buone performance, anzi stanno raggiungendo i livelli pre-crisi del 2008. Nel Triveneto, oltre all’edilizia, anche altri settori industriali e dell’artigianato mostrano qualche criticità». Com’è la situazione del credito alle famiglie? «Le famiglie fanno più fatica di una volta ad accedere velocemente ai mutui per l’acquisto della casa. L’incertezza che regna si fa sentire, mostrando possibilità di risparmio minori rispetto a qualche anno fa». E come si profila il rapporto con i confidi? «Il rapporto è buono. Ora la nostra Provincia spinge verso l’unificazione dei confidi, per agevolare l’utilizzo della leva provinciale di sostegno, ma anche per evitare che le banche collaborino con molti soggetti diversi». Alla Cassa di risparmio di Bolzano, Moody’s



ha abbassato il rating sulla raccolta a mediolungo, che passa da A2 a Baa2, mentre quello sulla raccolta a breve passa da Prime-1 a Prime-2. In che misura inciderà questa valutazione sull’andamento dell’istituto? «Il rating è stato abbassato per l’Italia e, di conseguenza, per le banche del territorio. Non stiamo subendo un downgrading individuale, fatto su misura per noi. Moody’s ha abbassato il rating in maniera generalizzata, senza considerare il singolo caso. Queste classificazioni negative non fanno mai bene, né al mercato né all’istituto di credito. Conseguenza di un rating negativo è un peso maggiore del costo dell’approvigionamento del denaro. Questo vale in generale, ma si ripercuoterà anche in un aumento del costo del denaro per chi si rivolgerà a noi. È una catena che si innesca». Quali sono le prospettive per i prossimi mesi? «Sono diventato più pessimista, perché le turbolenze proseguono e non hanno trovato una soluzione. Anche i problemi politici ci danneggiano. È uno scenario difficile, dove si deve navigare a vista».

In alto, la sede della Cassa di risparmio di Bolzano

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ACCESSO AL CREDITO

L’obiettivo è recuperare liquidità Accesso al credito e risorse per gli investimenti. Sono gli orizzonti sui quali si concentrerà nei prossimi mesi l’azione della Cooperativa artigiana di garanzia, insieme a banche e istituzioni. Ne parla il presidente Giuseppe Bertolini Francesca Druidi

a Cooperativa artigiana di garanzia si conferma un forte interlocutore del mondo artigiano, il quale identifica una componente importante del tessuto produttivo trentino. Sono attualmente 5.700 le aziende associate e i finanziamenti garantiti in essere ammontano a circa 180 milioni di euro. L’utile d’esercizio 2010 della Cag ha toccato quota 1 milione 470 mila euro; le sofferenze sono circa il 5,8% sul totale degli affidamenti, mentre il patrimonio di vigilanza si attesta attorno ai 23 milioni 725 mila euro, pari a circa il 24% dei rischi in essere. Il presidente della Cooperativa artigiana di garanzia Giuseppe Bertolini illustra le misure allo studio per alleviare le criticità attuali delle aziende. Come commenta lo scenario in cui opera la Cooperativa artigiana di garanzia? «Si sconta il periodo che stiamo vivendo, con tutte le difficoltà che tipicamente caratterizzano le piccole aziende. Difficoltà che stanno accentuandosi nel 2011, soprattutto sul versante dell’accesso al credito. Siamo in una fase nella quale anche le banche soffrono di crisi di liquidità e si registra una selettività più accentuata nel concedere finanziamenti alle realtà produttive. Il Trentino presenta qualche vantaggio in più rispetto ad altre zone, in quanto il sistema di credito cooperativo ha da sempre sostenuto le piccole aziende. Oggi però anche questo soggetto fatica a dare il giusto ossigeno alle imprese. La liquidità rappresenta il problema centrale: le banche faticano a concedere i prestiti, le aziende non incassano con regolarità. Questo genera una

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ricaduta generale. C’è poi da evidenziare come molte aziende artigiane lavorino in subappalto, scontando ancora di più il problema. A ciò si aggiunge l’attuale, progressiva, riduzione dei margini, soprattutto nel settore dell’edilizia. Anche questo fattore contribuisce ad alimentare il deficit di liquidità». Quali interventi sono previsti per aiutare i vostri soci? «Il ruolo della garanzia è quello di sostenere le realtà produttive, pur con tutti i limiti esistenti. Come tutti gli enti vigilati, abbiamo l’obbligo di mantenere un equilibrio tra rischio assunto e patrimonio, anche se in questo momento il patrimonio garantisce ampiamente il rischio che abbiamo in casa. È previsto, di concerto con il sistema di credito delle banche, un rafforzamento del ruolo della garanzia, prevedendo però anche dei limiti massimi di perdita. Si tratta di un ragionamento tuttora in corso, dove occorre trovare un punto d’incontro tra le esigenze delle banche, del confidi e delle imprese. Serve un sistema che “fortifichi” la garanzia offerta dal confidi, rendendola più spendibile per la banca, in modo che l’artigiano riesca a presentarsi con maggiori possibilità di ottenere credito. Questo per quanto riguarda il valore della garanzia. Con la Provincia

Giuseppe Bertolini, presidente della Cooperativa artigiana di garanzia


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Giuseppe Bertolini



Molte aziende artigiane lavorano in subappalto, scontando ancora di più il problema della liquidità stiamo, inoltre, ragionando sul tema del sostegno ai finanziamenti per gli investimenti. Predisporre formule e strumenti in grado di aiutare gli artigiani a investire, costituisce uno degli obiettivi prioritari del 2012». Quali sono, allo stato attuale, le specifiche esigenze degli artigiani? «In primis, raggiungere un nuovo equilibrio sul fronte della liquidità e della gestione finanziaria. La maggioranza delle aziende risulta, infatti, in sofferenza da questo punto di vista. Abbiamo il 40% delle imprese che gravita attorno al mondo dell’edilizia che adesso è in difficoltà. L’obiettivo per il settore è quello di uscire da questa fase di grossa crisi, dove il nodo centrale è trovare nuove opportunità di lavoro e di commesse per guardare avanti. A parte qualche realtà in grado di ritagliarsi comunque un proprio spazio d’azione positivo, la maggioranza delle imprese ha paura dell’incapacità di riuscire a tenere una gestione ottimale della liquidità, tra sofferenze come il mancato rispetto dei limiti di fido o dif-



ficoltà a pagare con puntualità. Tutto ciò preclude agli imprenditori la possibilità di programmare gli investimenti. Affrontare questo tipo di problematiche quotidiane significa spesso concentrare le energie solo in questa direzione, senza proiezione sul futuro e con una provvisorietà di fondo che, di fatto, non incentiva gli investimenti. Per questo, sono più che mai necessarie formule che aiutino gli imprenditori a investire». Come valuta il rapporto della Cooperativa con le banche del territorio? «Il Trentino rappresenta un’oasi felice, ma in questo momento soffre anche il sistema di credito cooperativo, a cui va dato comunque atto di essersi fatto carico in larga misura della piccola impresa. Il risultato è una maggiore selezione rispetto alla concessione del credito. Stiamo perciò ragionando anche con le banche, pur con i limiti che sappiamo, per realizzare politiche capaci di garantire la giusta liquidità alle aziende». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 57


MERCATO DEL LAVORO

Stringere il nodo tra formazione, ricerca e impresa Il presidente Lorenzo Dellai illustra gli interventi messi in campo dalla Provincia autonoma di Trento per il rilancio dell’economia e dell’occupazione. «Il rigore – avverte – deve essere il necessario corollario di tutte le politiche orientate allo sviluppo» Michela Evangelisti

rescita del sistema economico locale, rigore nella gestione delle risorse pubbliche e coesione sociale. Sono queste le parole chiave della manovra di bilancio 2012 presentata di recente dal presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai. «Innanzitutto vogliamo individuare e sviluppare una serie di interventi di natura strutturale che siano in grado di rilanciare la crescita e con essa l’occupazione – spiega Dellai –. Una sfida non semplice, data la rapidità con cui evolvono le condizioni di contesto, ma possibile grazie al buono stato e ai margini di miglioramento del sistema socioeconomico provinciale». Su quali priorità punterete per il rilancio economico? «Un’attenzione particolare verrà riservata a tutti quei settori e a quelle filiere capaci di assicurare alla piattaforma produttiva del Trentino innovazione e competitività: penso, ad esempio, all’ampio ventaglio di attività comprese nella definizione di green economy, dall’energia al legno, dall’edilizia sostenibile ai trasporti, alle reti telematiche. Fra le priorità vi è inoltre la definizione di nuove modalità di incentivazione del sistema delle imprese. L’azione pubblica dovrà favorire la loro crescita dimensionale, anche agevolando la formazione di reti, sostenere la loro apertura internazionale, promuovere un più elevato livello di innovazione, perfezio-

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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Lorenzo Dellai



Occorre contenere il divario tra domanda e offerta di specifiche professionalità

nando il rapporto con l’università e i centri di ricerca». La 26esima edizione del rapporto sull’occupazione in provincia parla di segnali di ripresa: quali sono le linee guida del piano triennale 2011-2013 delle politiche del lavoro approvato dalla giunta? «Le azioni che abbiamo previsto puntano in particolare a migliorare la condizione professionale e occupazionale dei giovani tra i 16 e i 35 anni, anche attraverso incentivi e contributi ai datori di lavoro. Vogliamo intervenire sia sul versante dell’ingresso sia su quello della stabilizzazione dei posti di lavoro. In particolare, l’Agenzia provinciale del lavoro erogherà incentivi economici ai datori che assumono giovani precari atipici con contratti a tempo indeterminato o a tempo determinato di lunga durata, cioè di almeno 24 mesi. In questo ambito sono previsti anche incentivi per l’assunzione di giovani genitori disoccupati». In particolare intendete rafforzare il contratto di apprendistato. «Le azioni previste hanno l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica e contenere il nu-



mero dei giovani che non proseguono l’iter scolastico ma non entrano neanche nel mondo del lavoro; ciò attraverso servizi di orientamento e percorsi di formazione mirati, nonché incentivi alla stabilizzazione del posto di lavoro mediante l’assunzione, al termine dell’apprendistato, con contratto a tempo indeterminato. A sostegno dell’apprendistato professionalizzante s’interviene sia attraverso la semplificazione burocratica e i servizi di assistenza alle aziende, sia mediante incentivi per favorire la continuità dei percorsi. Sul versante dell’inserimento lavorativo In alto, dei giovani secondo modalità che conciliano Lorenzo Dellai, lavoro e alta formazione, infine, sono previste presidente della Provincia autonoma tutta una serie di azioni di sostegno fra cui, di di Trento nuovo, contributi economici alle aziende per lo sviluppo di percorsi ad hoc, di cui un domani lo stesso datore possa beneficiare». Nella classifica stilata da Eurostat sulla disoccupazione giovanile la vicina provincia di Bolzano si attesta all’11esimo posto, mentre per trovare la provincia di Trento bisogna scendere al 97esimo. Come si spiega questa differenza di velocità tra due realtà così vicine ed egualmente autonome?  TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 59


XXXXXXXXXXX MERCATO DEL LAVORO

 «La differenza è data dal fatto che molti giovani tivo prioritario oggi è contenere il divario tra dobolzanini ricorrono all’apprendistato - trascorrendo in aula solo una frazione minima del loro tempo, in genere un giorno a settimana - e fin da subito vengono catalogati come forza lavoro occupata. In provincia di Trento, invece, il giovane prima frequenta gli istituti di formazione professionale a tempo pieno, poi entra nel mondo del lavoro. Solo al termine del percorso di studi si ritrova a cercare attivamente un’occupazione e viene inserito nella categoria della forza lavoro, come disoccupato. Resta comunque il fatto che anche noi in Trentino dobbiamo potenziare la categoria dell’apprendistato». Un tassello fondamentale per favorire l’occupazione giovanile è rappresentato dalla formazione. Quali sono in provincia i margini di miglioramento dell’offerta? «Abbiamo compiuto in questi anni un lungo percorso per ottimizzare la nostra offerta formativa che, peraltro, è sempre stata molto alta. L’obiet60 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

manda delle imprese e offerta di specifiche professionalità, un obiettivo possibile potenziando ulteriormente le attività di studio e di ricerca, di informazione e di orientamento a sostegno delle scelte di carriera dei giovani, nonché con misure nuove, come ad esempio la creazione della “Città dei mestieri” a Trento, o la realizzazione di poli scolastici di nuova concezione, specie nelle discipline tecniche, che mettano assieme la formazione, la ricerca e l’attività d’impresa». Il tasso di disoccupazione femminile in Trentino tocca il 5,3%. Come intervenire per ridurre questo differenziale di genere? «Gli interventi che la Provincia mette in campo prevedono, oltre agli incentivi economici per l’assunzione delle giovani lavoratrici, anche opportunità di flessibilizzazione dell’impegno lavorativo e di conciliazione famiglia-lavoro. Tutto questo va ricondotto anche a un più generale disegno di tutela e valorizzazione della famiglia e della natalità, sistematizzato con legge dalla Provincia e diventato in qualche modo un’esperienza apripista nel nostro Paese. L’Agenzia del lavoro, inoltre, ha in cantiere progetti di inserimento occupazionale per giovani donne che sono in possesso di titoli di studio poco richiesti dal mercato».


Walter Viola

Un vero patto per i giovani, no agli slogan Basta con i piani che ogni anno distribuiscono a pioggia risorse pubbliche. Secondo il capogruppo del Pdl trentino, Walter Viola, occorre puntare su forme di avvicinamento e introduzione al lavoro Michela Evangelisti ispetto agli obiettivi dichiarati della crescita e dell’occupazione, le linee politiche portate avanti dal presidente nella sua relazione appaiono inadeguate e insufficienti». Non ricorre a mezzi termini Walter Viola, presidente del gruppo Pdl nel consiglio provinciale di Trento, nel commentare la presentazione da parte di Lorenzo Dellai della manovra di bilancio 2012; una manovra che si propone, nonostante il grado di incertezza dello scenario globale, di confermare i progetti strategici di investimento sul capitale umano e sulle infrastrutture già definiti nel programma di legislatura, accelerando i processi di riforma della pubblica amministrazione trentina e adottando ulteriori misure per stimolare l’economia del territorio. «Nonostante la crisi economica, che dovrebbe indurre la giunta provinciale a una profonda revisione dei propri interventi – incalza Viola – l’ente pubblico con i suoi moltissimi satelliti, e mi riferisco alla galassia delle società controllate e collegate, continua a essere considerato il principale motore dello sviluppo e il centro del sistema». Quali sarebbero, dunque, le misure più urgenti da applicare per favorire davvero lo sviluppo economico del territorio? «Occorre innanzitutto ridimensionare il ruolo dell’apparato pubblico, che il governo di centrosinistra ha enormemente

«R Walter Viola, presidente del gruppo del Popolo della Libertà nel consiglio provinciale e coordinatore del partito per la provincia di Trento

dilatato negli ultimi 15-16 anni. Solo così sarà possibile restituire il primato alle imprese e alla società civile, al cui servizio la Provincia deve porsi, puntando da un lato a un deciso alleggerimento della burocrazia, dall’altro al potenziamento delle infrastrutture di collegamento». Secondo dati Istat relativi al secondo trimestre 2011, nella provincia di Trento si è registrato un significativo miglioramento nel mercato del lavoro: le forze lavoro hanno raggiunto le 242.000 unità, in crescita dell’1,6% su base annua, gli occupati sono aumentati di circa 5.400 unità, mentre i disoccupati si sono ridotti di poco meno di 1.700 unità. Come giudica il pacchetto delle misure occupazionali della Provincia rivolte ai giovani? «Certo nessuno nega i dati positivi, anzi, ma sarebbe un errore sottovalutare alcuni segnali preoccupanti: l’accresciuto ricorso alla cassa integrazione registrato negli ultimi mesi; la questione dei quarantenni e cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro che faticano a rientrarvi e che hanno bisogno di strumenti formativi e di supporto flessibili e adeguati; l’enorme difficoltà di accesso al mondo del lavoro che molti giovani oggi incontrano. Una difficoltà che persiste anche per i diplomati e per i laureati. È proprio a questo livello che le misure messe in campo dalla Provincia risultano non del tutto adeguate». A cosa di riferisce? «Penso ai piani giovani che ogni anno distribuiscono a pioggia una notevole quantità di risorse  TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 61


MERCATO DEL LAVORO



La formazione, che in Trentino ha un’ottima tradizione, deve cercare di potenziare ulteriormente il raccordo diretto con le imprese



 pubbliche per i più disparati progetti e attività di grande eccellenza nel fondo valle e nei grandi anziché puntare su forme di apprendistato e su esperienze di avvicinamento e introduzione al lavoro. Da questo punto di vista occorrerebbe stringere a favore dei giovani un nuovo patto con le categorie economiche e le organizzazioni sindacali». Nonostante i buoni risultati di Trento, la quota di giovani disoccupati a Bolzano si attesta al 4,2%, secondo dati Eurostat, mentre nella provincia di Trento la percentuale sale al 15,1%. Come si spiega questa differenza? «La riposta è molto complessa, ma credo che l’Alto Adige oggi possa contare ancora su comparti produttivi molto robusti anche in periferia, come pure su una tradizione familiare capace di assorbire i giovani nel turismo e nell’agricoltura sicuramente più di quanto non accada da noi. Bolzano ha scelto politiche meno centralistiche e più sussidiarie rispetto a Trento. L’autonomia è stata utilizzata da Bolzano per rafforzare ulteriormente questi punti di forza tradizionali e decentrati sul territorio, con punti

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centri, mentre nella nostra provincia le popolazioni residenti nelle aree più periferiche e le attività economiche di queste zone si sono via via indebolite a causa della forte attrazione esercitata da Trento e dalla valle dell’Adige, viste come gli unici veri “poli del benessere” in grado di garantire un futuro. Per questo non poche famiglie hanno scelto di trasferirsi progressivamente dalle valli in città e le politiche della Provincia hanno assecondato questo processo senza mettere in campo interventi incisivi per incentivare la permanenza e il lavoro nelle aree di montagna». Il nuovo patto con i giovani auspicato dall’amministrazione provinciale intende prendere le mosse da misure concrete, come l’apprendistato. Crede sia la strada giusta? Come costruire un nuovo rapporto con le imprese per favorirne lo sviluppo? «Il rilancio dell’apprendistato, ma anche una scuola e una formazione professionale fortemente agganciata ai bisogni reali delle aziende


Walter Viola

e del mondo del lavoro in termini di risorse umane e manodopera, sono sicuramente la strada maestra per dare sostanza a un patto con i giovani che non resti solo uno slogan. Un simile progetto dovrebbe partire da una Provincia disposta a “scendere dalla cattedra” per mettersi davvero in ascolto e a servizio delle imprese e del mondo del lavoro. Si tratta di offrire agli operatori economici il massimo supporto possibile da parte della pubblica amministrazione (che va semplificata e sburocratizzata), dei centri di ricerca e della stessa università di Trento, per fornire loro assistenza, conoscenze e tecnologie non più calate dall’alto ma “ritagliate su misura” delle necessità delle aziende. Solo con un simile approccio innovativo i “tavoli” ai quali siedono Provincia, imprenditori e sindacati potranno portare frutto, aprendo credibili spazi e prospettive di lavoro per i giovani». Fondamentale per favorire l’occupazione giovanile è rinnovare e ripensare la forma-

zione. Quali direzioni seguire per migliorare l’offerta in provincia? «Come ho appena detto la formazione, che in Trentino ha un’ottima tradizione, deve potenziare ulteriormente il raccordo diretto con le imprese per facilitare il successivo ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Si tratta di perfezionare il rapporto tra domanda e offerta di personale che effettivamente serva alle aziende e sia professionalmente aggiornato rispetto all’evoluzione dei servizi e dei prodotti. In questo senso margini per migliorare l’offerta ve ne sono molti». In che modo occorre muoversi? «È necessario rinnovare e sviluppare gli accordi e i protocolli già in essere tra le scuole, i centri di formazione, le associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali. Solo se la Provincia saprà farsi carico di questo sforzo, anche il ruolo della formazione professionale farà un salto di qualità nella percezione diffusa delle famiglie e dei ragazzi, assumendo sempre più il valore di una “formazione al lavoro” ed emancipandosi dal ruolo di scuola “serie B” di cui ancora soffre rispetto al sistema dell’istruzione». Se il tasso di disoccupazione in Trentino è del 4,4%, quello femminile tocca il 5,3%. Con quali misure colmare questa differenza? «Potenziando i servizi alla famiglia, e in particolare l’offerta di servizi alla prima infanzia, e azioni di conciliazione famiglia-lavoro. Questo darebbe alle donne la possibilità di trovare un’occupazione coerente con gli studi; il numero di giovani diplomate e laureate nella nostra provincia è sempre più elevato e deve quindi trovare maggiore sbocco nel mondo del lavoro. L’altra soluzione, di pari importanza, è il riconoscimento economico pubblico del lavoro domestico svolto dalle donne e dalle madri per la cura e l’educazione dei figli o per assistere gli anziani e gli ammalati. Sarebbe, infatti, ingiusto limitare le opzioni possibili nel caso in cui la donna scegliesse di occuparsi della famiglia, il cui valore sociale e non privato, ammesso a parole ma politicamente ancora mortificato, va invece finalmente e pienamente affermato». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 63


MERCATO DEL LAVORO

Mettere i giovani “in movimento” L’Enaip Trentino, spiega il direttore Maria Cristina Bridi, vuole accompagnare, anticipare e sostenere le scelte di sviluppo del territorio e di successo formativo e lavorativo dei giovani Michela Evangelisti

on solo formazione finalizzata all’assolvimento del diritto-dovere all’istruzione, ma anche aggiornamento professionale e iniziative di orientamento e a sostegno delle politiche attive del lavoro. Sono questi gli obiettivi dell’Enaip Trentino, istituto formativo paritario promosso dalle Acli provinciali. Per realizzare le proprie attività, l’Enaip si avvale di nove centri di formazione professionale presenti nella provincia di Trento e di un rapporto di stretto confronto e di collaborazione con i soggetti rappresentativi del territorio. «La nostra è una realtà assai consolidata – racconta il direttore, Maria Cristina Bridi –. La presenza capillare della formazione professionale e la possibilità di assolvere l’obbligo scolastico nei centri di formazione ha consentito al Trentino di misurarsi con tassi di abbandono scolastico assai inferiori a quelli registrati complessivamente nel Paese». Come legge l’attuale situazione economica e occupazionale del Trentino? «Dentro l’insieme di indicatori che ci parlano della difficile fase economica, la situazione dei giovani è quella che desta le maggiori preoccupazioni. Oggi il Trentino cresce, come tutto il nord est, più della media del Paese ma meno di quanto potrebbe crescere. La provincia vede leggermente migliorare gli indicatori sull’occupazione rispetto agli ultimi due anni, anche grazie a importanti scelte e investimenti messi in campo a partire dal 2009, ma assiste al calo

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della possibilità per i giovani di inserirsi nel mondo del lavoro». Cosa pensa delle recenti politiche messe in campo dall’amministrazione provinciale per favorire l’occupazione giovanile? «Quello che si legge nei documenti provinciali, e con grande chiarezza nelle prese di posizione del presidente Dellai, è la consapevolezza che da questa fase si esca solo con iniziative del tutto in-

Maria Cristina Bridi, direttrice dell’Enaip Trentino


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Maria Cristina Bridi

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L’apprendistato è uno strumento che, se innovato, può favorire l’inserimento e “suggerire” la stabilizzazione

500 IMPRESE Le aziende del territorio coinvolte negli stage orientativi del terzo anno

mila ORE

Il monte ore che l’Enaip realizza nei percorsi di formazione triennali

novative, che connettano l’idea di sviluppo territoriale, economico e sociale con la capacità di individuare nuovi strumenti di sostegno alla crescita: centrale, in questo, la capacità di fornire opportunità ai giovani ma, al contempo, di “mettere in movimento i giovani”. Quello che spesso fatichiamo a spiegare, e che sostanzia la nostra storia e la nostra autonomia speciale, è proprio quest’idea di comunità, che fa sì che si lavori tutti

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insieme attorno alle questioni del nostro sviluppo e che impone che anche i nostri giovani siano attivi protagonisti dell’innovazione». Quali sono le questioni da affrontare? «La questione fondamentale, in un territorio provinciale che sa in che direzione vuole portare il proprio sviluppo, riguarda le modalità con cui garantire formazione, politiche e pratiche orientative, la mobilitazione di risorse pubbliche, ma anche di imprese, parti sociali, scuola, famiglie». Come sostenere, dunque, l’inserimento lavorativo dei giovani? «L’apprendistato è certamente uno strumento che, se fortemente innovato, può favorire l’inserimento e “suggerire” la stabilizzazione, quanto meno nel medio periodo. Allo stesso tempo, può essere una delle modalità per proseguire nella formazione/scolarizzazione dei giovani, portare innovazione in azienda, promuovere nuove forme di auto imprenditorialità. Credo che l’idea di pensare a un grande patto del nostro territorio che orienti in tal senso parte delle nostre risorse e le attenzioni di tutte le componenti sia un’idea interessante. Le incognite ci sono; penso, però, che al termine di un percorso innovativo come quello tratteggiato da Dellai, assieme all’apprendistato avremo innovato anche la scuola e la formazione professionale, l’Università e i nostri centri di ricerca e di alta formazione». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 65


MERCATO DEL LAVORO

Ancora troppi contratti precari Ermanno Monari, segretario della Uil Trentino, invita a leggere con più attenzione i dati sull’occupazione: «Emergono forti squilibri». E sulla questione giovanile: «Una grande sfida per tutti» Michela Evangelisti

primi mesi dell’anno hanno fatto registrare nella provincia di Trento un miglioramento nel mercato del lavoro. Lo dicono i numeri Istat e anche quelli dell’Agenzia del lavoro locale, che mostrano come, dal confronto fra assunzioni e cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente, emerga un saldo positivo. «Indagando però dentro questi dati, scopriamo una realtà che non ci soddisfa affatto - precisa Ermanno Monari, segretario generale Uil Trentino -. Il piccolo saldo positivo è determinato per la quota maggiore dal comparto agricolo, spesso esposto agli andamenti stagionali e climatici». Qual è, invece, l’andamento degli altri settori? «Il secondario presenta un bilancio in pareggio, con un incremento di 500 unità nel manifatturiero a fronte di una perdita del settore edile pari a 534 unità. I dati della Cassa edile, riferiti al periodo maggio-luglio 2011, rilevano un’ulteriore perdita di 285 posti di lavoro fra i soli operai. Stabili sono invece i comparti del commercio e dei pubblici esercizi, mentre crescono di 276 unità gli addetti ai servizi nel terziario. Dentro questo scenario emergono poi forti squilibri». A cosa fa riferimento? «All’ulteriore riduzione delle assunzioni di giovani (-2,6%) e alla debolezza e precarietà dei rapporti di lavoro: ben 52.372 contratti a termine contro soli 6.966 rapporti a tempo indeterminato. Crescono i contratti di sommini-

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Ermanno Monari, segretario generale Uil Trentino

strazione e i lavori intermittenti, mentre calano le assunzioni di apprendisti. La speranza di un significativo miglioramento del mercato del lavoro trentino, al momento, è ancora lontana». Presentando la manovra di bilancio 2012, il presidente Dellai ha indicato nei giovani la priorità. Come giudica il pacchetto di misure occupazionali a loro rivolte? «Con la recente approvazione del piano triennale di politiche del lavoro 2011-2013, la Provincia, recependo le indicazioni dell’Agenzia del lavoro, ha incrementato gli incentivi per le aziende che intendono assumere dei giovani. Come Uil riteniamo che possano essere introdotti nella legge per l’economia dei parametri di maggior qualificazione per le società che assumono congrue aliquote di giovani. Appare poi sempre più urgente definire un vero contratto di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani, sopprimendo e contrastando altre forme più o meno lecite di avviamento». Di fronte ai piani per la crescita messi in campo dalla pubblica amministrazione, ha più volte ribadito che una riforma della stessa Pa è un passo fondamentale per lo sviluppo del Trentino. «Cinque livelli amministrativi sono eccessivi per un territorio con poco più di mezzo milione


Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Ermanno Monari

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Tornando ai giovani, il nuovo patto auspicato dall’amministrazione provinciale intende puntare sull’apprendistato. Crede sia la strada giusta? «È la strada giusta ma, ad oggi, si frappongono ancora molti ostacoli. Il contratto di apprendistato è diventato meno appetibile per le aziende, perchè in questi ultimi anni è venuto a costare molto più di prima, perché l’incremento salariale stabilito dalla contrattazione ha avvicinato le retribuzioni degli apprendisti a quelle dei lavoratori qualificati e per l’obbligo formativo, previsto

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L’apprendistato è la strada giusta ma si frappongono ancora molti ostacoli

per legge, che porta con sé. Nel contempo, la legislazione nazionale si è sbizzarrita nel far concorrenza all’apprendistato introducendo numerose forme di lavoro atipico, con costi e obblighi decisamente inferiori». Quanto una formazione mirata può rivelarsi vincente per l’ingresso nel mondo del lavoro? «In Trentino, grazie all’autonomia e alle politiche di concertazione, si sono profusi grandi sforzi sul versante della formazione. Il livello dell’offerta sul territorio è elevato, ma necessita di maggiore promozione e di una continuità con vere occasioni di lavoro: per i giovani riteniamo fondamentale che, a partire dagli ultimi anni della scuola secondaria, vengano previsti stage e tirocini aziendali». Di quali professionalità ha bisogno al momento l’economia trentina? «Di quelle legate alla profonda trasformazione in corso: l’innovazione di processo e di prodotto, la green economy, il risparmio energetico, la valorizzazione e la difesa dell’ambiente. La Uil ritiene che dovrebbero essere potenziati i servizi all’impiego, con la personalizzazione dell’orientamento e la definizione del libretto formativo del cittadino. Un’analisi attenta del fabbisogno formativo andrebbe compiuta strutturando un vero e proprio osservatorio delle qualifiche e professioni, nonché delle esigenze dei vari settori produttivi».

1,5% OCCUPAZIONE Saldo positivo nel confronto tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro dipendente in Trentino nel primo semestre 2011 rispetto allo stesso semestre del 2010

-2,6% GIOVANI la riduzione delle assunzioni nello stesso periodo

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 67

Istat

di abitanti. La Regione va riempita di nuove competenze, che rendano maggiormente economica la gestione di alcune questioni fondamentali (ricerca, università, produzione di energia idroelettrica, multiutility), o va abolita, trasferendo alle Province le poche competenze e le meno modeste entrate finanziarie. Le Comunità di valle vanno anch’esse riempite di competenze, innanzitutto dal basso, con deleghe concrete affidate dai Comuni; diversamente, rappresenterebbero solo un ulteriore livello istituzionale inutilmente costoso».


FOCUS ALTO ADIGE

Il rilancio parte dai cervelli Secondo il presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, l’Alto Adige per crescere deve spingere sui settori nei quali eccelle: dal turismo alle energie rinnovabili, dall’artigianato alle tecnologie alpine. E sull’ambiente: «La vera sfida è culturale» Michela Evangelisti

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unteremo con forza sulla ricerca, sull’innovazione e sulla formazione, che consideriamo settori chiave per il futuro della nostra terra».Con questi propositi Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma di Bolzano, reagisce agli ultimi dati sull’economia altoatesina, espressione di una ripresa ancora debole. «Non avendo a disposizione grandi risorse naturali, al di là delle nostre montagne, dobbiamo investire sui cervelli, dunque sulla formazione di alto livello – precisa –. Solo in questo modo potremo restare competitivi e garantire anche alle future generazioni il livello di benessere e la qualità di vita che abbiamo raggiunto. Una struttura fondamentale, da questo punto di vista, sarà il parco tecnologico che sorgerà nei prossimi anni a Bolzano». Anche il turismo rappresenta una voce fondamentale della vostra economia; in occasione della giornata mondiale del turismo l’Istituto provinciale di statistica ha reso noti i risultati parziali registrati nell’alta stagione estiva, che segnalano un aumento sia negli arrivi (+2,5%) che nelle presenze (+2,4%). Con quali politiche la Provincia sta sostenendo questo settore? «La strategia resta quella degli ultimi anni: occorre puntare sulla qualità, offrendo agli ospiti non solo la bellezza del nostro territorio, le tradizioni e la cultura locale, ma anche un servizio di alto livello. Anche in virtù del recente riconoscimento dell’Unesco, che ha nominato le Dolomiti patrimonio mondiale dell’umanità, moltiplicheremo i nostri sforzi per garantire un turismo sostenibile, con un occhio di riguardo alla mobilità e al trasporto pubblico, che deve rappresentare una vera 70 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

Luis Durnwalder, presidente della Provincia autonoma di Bolzano

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La provincia di Bolzano conta il 12% degli impianti solari d’Italia

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Xxxxxxx Xxxxxxxxxxx Luis Durnwalder

alternativa all’auto privata anche per gli ospiti. Tutto ciò rafforzando la presenza della provincia di Bolzano non solo sui due mercati tradizionali di riferimento, ovvero Italia e Germania, ma guardando con sempre maggiore interesse ai cosiddetti nuovi mercati». L’Alto Adige occupa la prima posizione nella classifica delle regioni e province italiane con il minor tasso di disoccupazione. Come si spiega un risultato così positivo e con quali misure intendente rafforzare questo trend? «Abbiamo un tessuto economico estremamente solido, caratterizzato da tantissime piccole e piccolissime imprese, la maggior parte delle quali a conduzione familiare che si tramandano di generazione in generazione. Agricoltura e artigianato possono beneficiare di una formazione professionale, gestita interamente dalla Provincia di Bolzano, che funziona in maniera eccellente, senza dimenticare la particolare attenzione con la quale viene seguito il cosiddetto commercio di vicinato. Per il futuro contiamo di dare maggiori

prospettive occupazionali a quei giovani che compiono studi di alto livello». Ridurre le emissioni di CO2 da 5 a 1,5 tonnellate entro il 2050 e coprire il restante fabbisogno energetico attingendo alle fonti rinnovabili: sono questi gli obiettivi espressi dalla giunta provinciale sul fronte ambientale. Come intendete procedere? «Per quanto riguarda l’energia alternativa, partiamo già da una situazione molto positiva: la “piccola” provincia di Bolzano può contare sul 12% degli impianti solari di tutta Italia, e nella classifica di Legambiente sui comuni più virtuosi nel settore delle energie rinnovabili, 14 delle prime 20 amministrazioni premiate sono altoatesine. La giunta provinciale ha comunque elaborato un programma a lungo termine per abbattere le emissioni, puntando non solo sul passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, ma anche sul miglioramento dell’efficienza energetica partendo da CasaClima, progetto che ha ormai fatto scuola in tutta Europa. La vera sfida, però, è culturale: serve un maggiore impegno nella ricerca, nell’innovazione e nello sviluppo di un’economia sostenibile. Sarà fondamentale riuscire a creare una rete intelligente degli impianti energetici, realizzando un forte e stabile equilibrio fra produzione e consumo, nonché fare leva sul prezzo dell’energia e sulle politiche di sostegno sia dirette che indirette». Periodicamente torna alla ribalta la questione dell’indipendenza dell’Alto Adige. Qual è il suo auspicio per il futuro? «Se pensiamo alla situazione altoatesina di 40 o 50 anni fa non possiamo che essere soddisfatti: siamo riusciti a garantire il benessere e la pacifica convivenza tra i gruppi linguistici, tanto che la nostra autonomia è un modello preso ad esempio in tutto il mondo. Parlare di autodeterminazione o di ritorno all’Austria significa fare solamente demagogia populista: abbiamo uno statuto garantito da un accordo internazionale, e nell’Europa del dopo-Schengen sarebbe anacronistico spostare i confini. Il futuro di questa terra è in un’autonomia sempre più forte e ampia, e in un rapporto di collaborazione e lavoro comune con Tirolo del Nord e Trentino nell’ambito del Gruppo europeo di cooperazione territoriale dell’Euregio». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 71


FOCUS ALTO ADIGE

Un territorio da rispettare Avanti tutta su turismo, energie alternative e innovazione. Ma sempre con un occhio di riguardo al paesaggio. «No alla cementificazione e all’eolico. L’Alto Adige non deve dimenticare – dice il deputato Giorgio Holzmann – che la sua bellezza naturale è una ricchezza da difendere» Michela Evangelisti

urismo, agricoltura e industria. Sono questi, spiega il deputato Giorgio Holzmann, i tre pilastri sui quali si fonda l’economia dell’Alto Adige. Settori che negli ultimi decenni, per rimanere competitivi, si sono lanciati in processi di specializzazione e riconversione. In un contesto economico relativamente tranquillo, se lo si paragona ai contemporanei scenari nazionali e internazionali, cosa si può fare di più? «Possiamo creare nuova occupazione attorno

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a idee interessanti e innovative» propone Holzmann. E cita uno degli esempi più noti, il progetto CasaClima. «Si tratta di una sperimentazione che ha preso fortemente piede; vengono molti professionisti da tutta Italia a imparare questi metodi e regioni come la Toscana e la Lombardia stanno adottando i nostri protocolli. Seguendo questo filone, si potrebbe continuare a lavorare alla realizzazione di materiali e sistemi di costruzione, sia civile che industriale, all’insegna del risparmio energetico». Una preziosa fonte di entrate per l’economia regionale è rappresentata dal turismo. Come valorizzarla ulteriormente? «Fortunatamente quello turistico è un settore che non ha mai conosciuto una vera e propria crisi. Credo che il successo dell’Alto Adige sia riconducibile a un’offerta di qualità a prezzi competitivi, che ci ha permesso di mantenere elevato il livello delle presenze. Dobbiamo continuare a ripensare e aggiornare le nostre proposte, puntando sulla qualità, ma il settore non si può sviluppare ulteriormente, perché significherebbe avviarci verso una cementificazione del territorio; moltiplicare gli esercizi ricettivi significa, infatti, strade più ampie, altri parcheggi e nuove infrastrutture, che modificherebbero l’assetto paesaggistico. Potremmo finire per pagarne uno scotto negativo». L’Alto Adige occupa la prima posizione nella classifica delle regioni e province italiane con il minor tasso di disoccupazione; come difendere i risultati raggiunti? «La nostra situazione economica è buona e


Giorgio Holzmann

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Nei prossimi anni occorrerà investire ulteriormente sull’idroelettrico e sul fotovoltaico: la quota di energia verde è destinata a crescere

contiamo su un comparto pubblico importante: l’autonomia ha portato a gestire localmente risorse e competenze che prima erano dello Stato, e che hanno creato posti di lavoro. La provincia ha circa 40mila dipendenti pubblici, 8% della popolazione globale, che diventa il 24% circa della popolazione attiva. Questo contribuisce a diminuire il tasso di disoccupazione, che qui in Alto Adige si attesta a un livello fisiologico: il lavoro insomma non manca. Tra i giovani incontra difficoltà solo chi ha titoli di studio specifici, per i quali il territorio non offre occasioni professionali». Sul territorio è alta l’attenzione verso le energie rinnovabili e la sostenibilità. Su cosa investire nel prossimo futuro? «Abbiamo da sempre un settore idroelettrico molto sviluppato, grazie a una morfologia del territorio che ci aiuta in questo senso. Oggi hanno preso fortemente piede anche le energie alternative; nel meranese abbiamo una grande azienda che produce pannelli fotovoltaici e contiamo altre importanti realtà che si occupano di energia alternativa e vendono impianti in tutto il mondo. Siamo una provin-

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cia leader in Italia nel settore, ma penso che si potrà fare ancora di più nei prossimi anni, investendo ulteriormente sull’idroelettrico e sul fotovoltaico piuttosto che sull’eolico, molto più invasivo a livello di equilibri paesaggistici. La quota di energia verde, già molto alta, è insomma destinata a crescere». Periodicamente torna alla ribalta la questione dell’indipendenza dell’Alto Adige. In particolare la consigliera Eva Klotz, fondatrice del partito indipendentista sudtirolese della Südtiroler Freiheit, da gennaio sta portando avanti nei comuni della Valle Aurina una consultazione referendaria sull’argomento. Qual è la sua opinione a riguardo? «È una questione che dal punto di vista giuridico non sta assolutamente in piedi; non esiste alcuna possibilità di una totale autonomia della Provincia, così come di una sua annessione all’Austria. Sono questioni che periodicamente vengono tirate in ballo da partiti estremisti per fare propaganda, ma non esprimono in alcun modo una spinta radicata sul territorio».

Giorgio Holzmann, deputato altoatesino del Popolo della Libertà

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FOCUS ALTO ADIGE

Lo sviluppo parte dal commercio La vocazione al commercio è uno dei punti forti dell’economia di Bolzano che, grazie all’impegno evidenziato negli ultimi decenni, sta tenendo testa alla crisi economica. Il punto del sindaco Luigi Spagnolli Nicolò Mulas Marcello

el 2010 l’economia della provincia di Bolzano ha confermato i segnali di recupero emersi dalla seconda metà del 2009. La ripresa è stata tuttavia debole. L’industria manifatturiera ha beneficiato nel corso dell’anno scorso di un aumento degli ordini, più accentuato per la componente estera. Il commercio e il turismo permangono due fattori trainanti dell’economia e su questi aspetti punta anche l’amministrazione locale. «Vi sono alcune iniziative di grande richiamo – spiega il primo cittadino Luigi Spagnolli – come il mercatino di Natale, le fiere, i concerti e gli altri eventi culturali di Bolzano Estate, la Mostra dei vini, il Mercato dei fiori». Bolzano è molto attiva dal punto di vista economico e stanno nascendo molte iniziative a carattere commerciale. Possiamo tratteggiare una panoramica di carattere economico anche alla luce della crisi economica? «Bolzano ha una storica vocazione commerciale, ma è diventata negli ultimi decenni sede di numerose attività di piccola, media e grande industria, di artigianato e di servizi. Ha anche una vocazione agricola, essendo il terzo comune dell’Alto Adige per produzione di vino. Questa molteplicità dell’economia locale ha consentito, finora, di sentire relativamente gli effetti della crisi». Il turismo è senz’altro un aspetto importante dell’economica cittadina. Quale peso ha questo settore

N Luigi Spagnolli, sindaco di Bolzano

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per la città? «A Bolzano il turismo ha un peso relativo rispetto all’Alto Adige, con poco più di 500.000 pernottamenti rispetto ai 28 milioni della provincia intera. Però una parte consistente di coloro che vengono a soggiornare in altri centri dedicano a Bolzano una o più giornate di visita. Per cui il centro storico è affollato, più o meno, nell’arco di tutto l’anno poiché vi sono molte iniziative di grande richiamo, tra cui il mercatino di Natale e e gli altri eventi culturali di Bolzano Estate». Per quanto riguarda le infrastrutture ci sono in programma nuove opere che contribuiscano allo sviluppo territoriale? «Bolzano punta sulla mobilità sostenibile e sul progetto “Città CO2 neutrale”. Sono in previsione lo spostamento in galleria di alcune arterie di attraversamento della città, la realizzazione di nuove linee di trasporto pubblico su rotaia e a fune, la realizzazione, presso la città, di un nuovo impianto di produzione di energia idroelettrica e la promozione delle energie alternative e dell’edilizia sostenibile». Sul fronte ambientale quali sono le politiche adottate dall’amministrazione comunale? «Oltre a quanto già detto, sottolineando la volontà di far ristrutturare nei prossimi decenni gran parte degli edifici della città usando le migliori tecnologie edilizie di risparmio energetico come Casaclima, Bolzano punta molto sulla bicicletta: con 50 km di piste ciclabili, a fronte di 130 km di rete stradale, la bici ha superato l’auto come mezzo di trasporto più usato in città, per cui si amplieranno la rete ciclabile e le zone a traffico limitato e pedonali».


Bolzano scommette sull’automotive Automobili di pregio, in cui sono i particolari a fare la differenza. Il mondo dell’automotive innova e si rinnova, puntando sulla ricerca tecnologica e sull’elevato livello qualitativo garantito dagli operatori del settore. L’analisi di Josef Unterholzner, che con Autotest torna a investire sulle eccellenze made in Italy Diego Bandini

Josef Unterholzner, fondatore e titolare della Autotest Spa di Lana, in provincia di Bolzano www.autotest.it

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Josef Unterholzner

l mondo automobilistico è interessato da un processo di profonda trasformazione, necessario per lasciarsi alle spalle un periodo di difficoltà dovuto alla crisi mondiale, ma anche per adeguare le nuove produzioni alle mutate esigenze del mercato. Le grandi case automobilistiche, d’altra parte, soprattutto per quel che riguarda il segmento di mercato relativo alle auto di lusso, sono sempre più orientate verso la produzione di modelli innovativi, in cui ogni minimo particolare è progettato e realizzato per rispondere a precisi requisiti di funzionalità e design. Per poter raggiungere risultati ottimali diventa quindi fondamentale rivolgersi a partner di provata esperienza, capaci di garantire elevati standard qualitativi ma anche precisione e puntualità nella consegna degli ordini. «Know-how e attenzione per i dettagli sono requisiti fondamentali per avere successo nel settore dell’automotive», sottolinea Josef Unterholzner, titolare della Autotest Spa azienda di Lana, in provincia di Bolzano, fondata nel 1983 come piccola officina locale e divenuta oggi una delle aziende leader nel settore delle forniture per l’industria automobilistica. La crisi ha inciso fortemente anche sul comparto dell’automotive. Quali strategie aziendali avete attuato per cercare di fronteggiare questa situazione? «Il settore, in concomitanza della crisi internazionale, tra il 2008 e il 2009 è stato costretto a

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Grazie anche al contributo di ottimi stampisti italiani realizziamo componenti per automobili di lusso come Porsche Panamera, Porsche 991, Lamborghini Aventador e Mercedes SLS

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40 mln EURO

fare i conti con una situazione di grande difficoltà. Anche la nostra azienda ha pagato lo scotto di questa congiuntura negativa, tanto che nel 2009 il nostro fatturato ha subito una flessione di circa il 40 per cento. Tuttavia sono convinto che ogni crisi, se affrontata nel modo giusto, possa essere trasformata in un’opportunità di crescita e sviluppo. In quest’ottica, abbiamo attuato una nuova strategia, attraverso una riorganizzazione aziendale con la quale abbiamo provveduto a potenziare la nostra divisione commerciale, in maniera da acquisire nuove commesse e nuove fette di mercato. Possiamo dire che la scelta si è rivelata azzeccata, visto che in breve tempo siamo riusciti a recuperare il terreno perduto». Si può inserire in questo contesto anche l’acquisizione di un’azienda tedesca operante nel settore della componentistica, recentemente entrata a far parte del vostro gruppo? «Assolutamente sì. Grazie a questa operazione abbiamo avuto la possibilità di avviare nuove e im- ››

È il fatturato previsto dall’azienda per il 2011

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

›› portanti operazioni, collaborando con case au- 991, Lamborghini Aventador e Mercedes SLS, tomobilistiche del calibro di Mercedes, Porsche, Aston Martin e Rolls Royce. Per il futuro, se si dovesse presentare l’opportunità, intendiamo proseguire in questa direzione, ampliando e rafforzando ulteriormente il nostro gruppo». La vostra azienda collabora anche con alcune importanti imprese italiane specializzate nella realizzazione di stampi. Quale valore aggiunto deriva da questo tipo di partnership? «Da diversi anni abbiamo instaurato un rapporto di proficua collaborazione con realtà italiane di assoluto livello nel settore della produzione di stampi, come Mold, Regro, Compositech, Ennegi e Lanulfi, con cui abbiamo collaborato per i nuovi modelli di Seat e Lamborghini. Tutte queste imprese italiane hanno svolto un ruolo fondamentale nel nostro processo di crescita. Grazie al contributo di questi eccezionali professionisti siamo oggi in grado di realizzare, ad esempio, componenti per automobili di lusso come Porsche Panamera, Porsche

attraverso un servizio completo che va dalla fase progettuale alla consegna dei prodotti». Ricerca e sviluppo sono fondamentali per l’industria automobilistica. Che ruolo ricoprono per voi queste attività? «All’interno dei nostri stabilimenti siamo dotati di macchinari all’avanguardia, altamente tecnologici e gestiti da software sofisticati. Ogni anno investiamo tra i due e i tre milioni di euro per garantire un costante aggiornamento degli strumenti a nostra disposizione, perché questa è l’unica strada percorribile per riuscire a competere sul mercato internazionale. Realizziamo inoltre prototipi da presentare a fiere ed esposizioni, senza dimenticare il fatto che collaboriamo attivamente con diverse Università e Centri di Ricerca. Mi preme però sottolineare che, al di là del lato tecnologico, esistono ancora fasi di lavorazioni in cui l’abilità del nostro personale svolge un ruolo decisivo, contribuendo in maniera determinante ad assicurare articoli sempre in linea

Passione e costanza Autotest è il risultato di una storia di successo, fatta di duro lavoro e felici intuizioni, iniziata nel 1983, quando Josef Unterholzner inaugura la sua prima officina. Una crescita inarrestabile porta, nel 1988, a un primo ampliamento dell’azienda. L’anno che segna la definitiva consacrazione del gruppo è però il 2005, con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Lana. Determinante a questo proposito è il primo ordine dell’Audi relativo al modello Q7, con l’allestimento di oltre 10.000 automobili all’anno. Da questo momento in poi fioccano le collaborazioni prestigiose, che ancora oggi fanno di Autotest uno dei punti di riferimento per tutto il settore.

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Josef Unterholzner

Ogni anno investiamo tra i due e i tre milioni di euro per garantire un costante aggiornamento degli strumenti a nostra disposizione

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con i più elevati standard qualitativi». Autotest è un’azienda fortemente orientata all’internazionalizzazione. Quali sono invece le prospettive di sviluppo sul mercato italiano? «In effetti è vero, visto che attualmente circa il 90 per cento del nostro fatturato proviene dall’export. In questi anni abbiamo consolidato la nostra presenza sul mercato europeo, conquistandoci la stima e il rispetto di alcune tra le più importanti case automobilistiche. L’Italia però è un Paese che vanta una grande tradizione nel settore auto, grazie alla presenza di marchi storici come Fiat, Ferrari, Maserati e Lamborghini. Per questo crediamo sia giunto il momento di radicarci anche sul nostro territorio, dove di certo non mancano le opportunità di crescita». Recentemente l’azienda ha dato vita a un progetto molto significativo, volto a favorire la diffusione di una mobilità elettrica e sostenibile. Di cosa si tratta nello specifico? «Siamo stati i primi, in Trentino Alto Adige, ad attuare un progetto di questo tipo. Abbiamo infatti iniziato a importare e a commercializzare nella nostra regione “Think”, la prima vettura elettrica fabbricata in serie per un uso giornaliero. Si tratta di un autoveicolo piccolo ma moderno, senza emissioni nocive e con una efficienza energetica tre volte supe-

riore rispetto a quella di un motore convenzionale, che per le sue caratteristiche risulta ideale per le esigenze di mobilità di Enti Pubblici e grandi aziende». Quali sono, infine, i programmi per il futuro dell’azienda? «Il 2010 è stato un anno molto positivo, durante il quale abbiamo portato a termine importanti commesse che ci hanno permesso di chiudere il bilancio con un fatturato pari a circa 25 milioni di euro, che nel 2011, grazie anche all’ampliamento del gruppo, dovrebbe raggiungere i 40 milioni. Crediamo di aver superato la fase più acuta della crisi, tanto che ci siamo già assicurati commesse per i prossimi due anni. Per il futuro non intendiamo accontentarci ma anzi vogliamo continuare a crescere, forti della passione, della creatività e della professionalità che da sempre rappresentano il nostro marchio di fabbrica».

Fasi di lavorazione all’interno dello stabilimento aziendale

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

Con queste imprese Autotest punta all’Italia Una collaborazione con alcune tra le migliori aziende di progettazione e stampaggio per l’automotive. Compositech, Lanulfi, Mold, Ennegi, Regro. Questa la strategia attraverso cui Autotest punta a sviluppare ulteriormente il mercato interno Filippo Belli

o sviluppo di Autotest, in Italia, è legato indissolubilmente alla collaborazione con alcuni dei migliori stampisti del comparto automotive. Un progetto imprenditoriale in controtendenza rispetto a molti altri competitor del settore, più orientati sulla delocalizzazione verso i paesi ad economia emergente. Nei piani di Josef Unterholzner, titolare di Autotest Spa, vi è invece la volontà di investire sempre di più sui marchi e sulle eccellenze produttive made in Italy, attraverso una rete di sinergie che ha già dimostrato di poter dare ottimi frutti.

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COMPOSITECH

In questa pagina, dall’alto, uno stampo per Seat Sport EXEO in RIM realizzato dall’azienda Lanulfi. Sotto, progetto dell’azienda Ennegi

Quella messa a segno con la Compositech, affermata realtà imprenditoriale udinese, con sede a Martignacco, è una delle collaborazioni vincenti che meglio esemplificano il modus operandi di Autotest. Compositech, nel corso degli anni, ha saputo svilupparsi specialmente sotto il profilo delle tecnologie di produzione, fattore che ha permesso all’azienda di guada-

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gnarsi nel tempo la fiducia di clienti prestigiosi. La società friulana progetta, sviluppa e produce master, prototipi e articoli in serie utilizzando materiali compositi per parti strutturali e non, rivolgendosi ai settori motorsport, aeronautico, nautico, militare e medicale. (www.compositech.it) LANULFI

Si trova a Monticello Conte Otto, in provincia di Vicenza, la nota modelleria fondata dai fratelli Lino e Ferdinando Lanulfi, che collabora assiduamente con la Autotest di Bolzano. Unendo i know how accumulati dalle due aziende, si sono portati a termine importanti progetti per marchi come Seat e Lamborghini. La società veneta attualmente è coinvolta in primari progetti assieme ai principali produttori nazionali ed europei di componentistica per i settori automotive, motociclo, agromeccanico, nautica, trasporti, camper e mezzi ricreativi. Non solo, negli ultimi anni è riuscita a imporsi in ambiti come design, medicale e wellness. (www.lanulfi.com)


MOLD

Sempre in Veneto, vale la pena di citare la sinergia con la Mold Srl di Bassano del Grappa, che collabora con Autotest già dal 2004. Grazie alla sua pluridecennale esperienza, l’azienda sviluppa, progetta particolari e costruisce stampi in serie a iniezione per materie plastiche con le più avanzate tecnologie, tra cui i supporti PDC per Lamborghini e il soffietto aspirazione per Porsche. Questa si è distinta, nella realizzazione di stampi prototipi in alluminio, per le sue rapidissime tempistiche produttive. Molti i particolari sviluppati assieme ad Autotest, tra questi anche gli stampi prototipi Bosch con inserti metallici, costruiti e ottimizzati in sole tre settimane, e il freno KTM a bi-iniezione. (www.mold.it)

Dall’alto, interno dell’azienda Compositech, a fianco, progetto dell’azienda Mold e, in basso, stampo per Lamborghini Aventador – Reinforcement realizzato dall’azienda Regro

ENNEGI

Anche con la marchigiana Ennegi si è sviluppato un interessante progetto per la casa automobilistica Porsche, nello specifico per la realizzazione della nuova GT3. L’azienda di Pesaro, leader nel suo settore, è specializzata nella progettazione e realizzazione di stampi per materiali poliuretanici rigidi, flessibili e integrali. Crea attrezzature per fonderia, modelli e conchiglie, avendo acquisito negli anni un importante know how tecnologico ampiamente riconosciuto sul mercato. Un’esperienza che ha reso questa azienda estremamente competitiva nello sviluppo di nuove produzioni automotive. Grazie al suo ufficio tecnico, Ennegi è impegnata con successo in operazioni di restyling e di modifica dei processi produttivi. (www.ennegisrl.it)

REGRO

Decisiva, per Autotest, anche la collaborazione con la società bresciana Regro, tra le più importanti nell’ambito della progettazione e realizzazione di stampi per pressofusione e termoplastici. L’impresa di Adro, in provincia di Brescia, si è guadagnata un’importante fetta di mercato sfruttando le sue competenze in ambiti differenziati. Dunque non solo automotive, ma anche industrial design. I suoi tecnici si avvalgono dei più sofisticati sistemi 3D e software Cad, assistendo i clienti anche nella fase di sviluppo del prodotto. Per la realizzazione, poi, l’azienda si avvale delle macchine utensili di ultima generazione, proponendo le migliori tecnologie in circolazione. (www.regro.it) «Con questi fornitori la ditta Autotest ha instaurato un’ottima e duratura collaborazione – dichiara Joseph Unterholzner – con loro affrontiamo le nuove sfide e i nuovi progetti sicuri di avere al nostro fianco dei partner affidabili e competenti». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 81


Tra geometrie complesse e materiali performanti Creare piccoli “gioielli” in metallo con forme complesse e con alta resistenza meccanica a costi competitivi. L’esperienza di GKN Sinter Metals Emanuela Caruso

l settore automobilistico, che comunemente viene immaginato come un insieme di aziende che costruiscono e assemblano grandi ingranaggi e carrozzerie, in realtà è formato anche da tante imprese che si occupano della realizzazione di piccoli componenti indispensabili per il funzionamento corretto di un’automobile. La produzione di questi particolari non è cosa semplice: infatti prevede tipologie di lavorazione molto elaborate e, di conseguenza, costi alquanto elevati. Quando i quantitativi raggiungono elevate quantità vi sono tecnologie che possono offrire prodotti a costi molto competitivi. A metà della Val Pusteria, ai piedi del comprensorio sciistico del Plan de Corones, è situata una delle realtà aziendali più forti del settore, la GKN Sinter Metals, che a Brunico ha uno dei suoi 30 stabilimenti sparsi in tutto il mondo. «Per ottenere come prodotto finito i piccoli componenti metallici – spiega Alessandro De Nicolò, direttore tecnico dell’impresa –, il processo di lavorazione parte dall’utilizzo di una particolare materia prima, la polvere metallica, che viene compattata in presse con stampi molto complessi in grado di creare elementi dalle geometrie finite. Questi

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elementi, chiamati verdi, non possiedono ancora resistenza meccanica e per questa ragione vengono sottoposti al trattamento termico della sinterizzazione, un riscaldamento dei vari pezzi al di sotto della temperatura di fusione in atmosfera controllata. I granuli di polvere si fondono e formano così il metallo solido». Caratteristica non trascurabile della polvere metallica è quella di cadere dall’alto verso il basso e perciò di non essere iniettabile o pompabile. Ecco perché la GKN Sinter Metals ha sviluppato internamente il know-how per produrre presse ottimali e adatte alla lavorazione di questa polvere. «Avendo creato presse a misura dei prodotti che vogliamo ricavarne, riusciamo a realizzare in modo più economico pezzi dalla geometria molto complessa, che vanno a sostituire i componenti metallici tradizionali». Le forme ottenibili attraverso il tipo di lavorazione proposto dalla società sono tante e vengono ottimizzate in fase di co-progettazione con il cliente. «Le varie soluzioni tecniche che studiamo vengono sempre discusse con l’utente, perché così facendo creiamo ogni volta componenti diversi e innovativi, cosa essenziale in un periodo

In apertura, processo di sinterizzazione eseguito dalla GKN Sinter Metals Spa di Brunico www.gknsintermetals.com


Alessandro De Nicolò e Wolfram Messner

Date le caratteristiche peculiari della polvere metallica, la GKN Sinter Metals ha sviluppato presse idonee alla lavorazione di questa materia prima

In alto, da sinistra, Alessandro De Nicolò e Wolfram Messner rispettivamente direttore tecnico e direttore di stabilimento della GKN Sinter Metals. Sotto, polveri e componenti

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in cui si assiste a una lenta ma costante evoluzione tecnologica che porterà in breve all’uso di motori ibridi o elettrici». La grande preparazione dello staff aziendale, composto da operai, tecnici, impiegati e dirigenti, e l’elevata qualità dei prodotti hanno permesso alla società di sviluppare una produttività eccellente. «Il gruppo GKN – continua Wolfram Messner, direttore di stabilimento a Brunico – è uno dei principali fornitori del mercato automobilistico, off road ed areospaziale. Assieme alla noi è presente a Brunico anche la GKN Driveline, altra azienda del gruppo che produce semiassi, differenziali e giunti omocinetici. Le due aziende appartengono senza dubbio ai migliori stabilimenti del gruppo industriale inglese e rappresentano uno dei principali datori di lavoro della val Pusteria, rivestendo così un importante ruolo sia economico che sociale. At-

tualmente la GKN Sinter Metals si aggira attorno ai 100 milioni di fatturato, che abbiamo raggiunto grazie sia alla produzione per il settore automobilistico che alla porzione di business impegnata su altri fronti, in particolar modo quello degli elettrodomestici. Nei recenti anni di crisi economica, la scelta di coprire anche il mercato esterno alla subfornitura automobilistica si è rivelata una mossa vincente e abbiamo capito che la flessibilità nella gestione dei rapporti commerciali costituisce una prerogativa determinante per il successo. Questa diversificazione produttiva ha portato tra i nostri clienti molte piccole-medie aziende del Nord Italia e anche grandi gruppi internazionali come Bosch e Valeo». Ma gli utenti acquisiti dall’impresa attraverso un’attività produttiva capace di coprire più ambiti sono sparsi in varie zone del mondo e hanno fatto aumentare le esportazioni della GKN Sinter Metals. «I Paesi dove siamo più forti sono Italia e Germania, ma i nostri prodotti arrivano anche in America e nei mercati emergenti quali quelli di India, Cina e Brasile». La società di Brunico, in tanti anni di attività, ha capito che, nonostante il successo, la ricerca e il miglioramento non devono fermarsi, ma aiutare a trovare continue innovazioni. «I nostri obiettivi futuri riguardano la ricerca di geometrie sempre più precise e complesse, e lo studio di materiali performanti, adatti sia al settore automobilistico che a quello degli elettrodomestici». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 85


IMPRENDITORI DELL’ANNO

Una nuova formula per la delocalizzazione Due strutture gemelle in due Paesi diversi, unite da un obiettivo: eseguire l’intero ciclo industriale nella produzione di schede elettroniche, dalla progettazione all’imballo finale. Luciano Ercolani presenta un modo alternativo di portare la produzione all’estero Valerio Germanico

ingresso della parola delocalizzazione nel lessico pubblico è stato favorito dall’andamento in picchiata dell’economia mondiale dell’ultimo triennio. Così la delocalizzazione produttiva è ormai facilmente riconoscibile come quel fenomeno di “fuga” delle imprese verso Paesi più produttivi e competitivi dal punto di vista salariale – e dove esistono minori diritti per i lavoratori –, fuga che coincide di norma con la chiusura degli stabilimenti in Italia. Questa scelta, naturalmente legittima, viene giustificata come inevitabile. Però esistono esempi di imprenditori che hanno fatto altre scelte e hanno dato una forma diversa al loro processo di delocalizzazione e, soprattutto, sono riusciti a evitare il limbo della cassa integrazione. Questa è l’esperienza di Luciano Ercolani, direttore generale di Gread, una società specializzata nel settore dell’elet-

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Nell’altra pagina, un’immagine del laboratorio della Gread Elettronica Srl di Rovereto (TN) www.gread.it

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tronica. «La nostra realtà è composta da due imprese, una in Italia che occupa 80 persone e un’altra in Romania che ne occupa 110. La nostra distaccata romena, la Ergad Technology non è un semplice stabilimento di assemblaggio, ma un’azienda strutturata con un vero e proprio progetto imprenditoriale. È una struttura gemella di quella italiana sia per attrezzatura che per tecnologia. L’avere questa presenza in Romania ci ha permesso di assorbire completamente la crisi, tanto che qui in Italia non l’abbiamo avvertita e anzi siamo cresciuti. Quindi, al contrario di quello che accade solitamente, la nostra delocalizzazione – che di solito è uno svantaggio per il proprio Paese – ha avvantaggiato l’Italia». Gread è costituita da due divisioni, una elettronica (90%) e l’altra informatica (10%). È una delle poche aziende del Nord Est di questo settore che esegue l’intero ciclo di produzione. «Noi ci occupiamo di ricerca, sviluppo, realizzazione delle campionature e dei prototipi, acquistiamo i materiali, produciamo in serie le schede, eseguiamo i collaudi e l’imballaggio fino alla consegna al cliente finale di un prodotto completo. Ci rivolgiamo al settore dell’automazione industriale, dell’automotive, della domotica, dell’illuminazione, del solare e dell'eolico realizzando gli inverter. Poiché i nostri partner vendono in tutto il mondo, la nostra produzione non è legata esclusivamente all’andamento del mercato interno, né a un mercato nazionale specifico. Inoltre recente-


Luciano Ercolani

+25% FATTURATO

mente un nostro partner storico, la Pedrollo, una multinazionale del settore meccanico, ha rilevato una quota della nostra società con l’obiettivo di investire sia nella Progettazione che nella Produzione. Si tratta di una quota di minoranza, ma di una quota importante. La nostra azienda realizzava un prodotto strategico per Pedrollo, che quindi ha deciso di fare questo passo per garantirsi la continuità produttiva e per avere un maggiore controllo sulla realizzazione». All’interno dell’azienda, l’età media dei dipendenti è di circa 35 anni. Questa scelta di avere una struttura giovane è in linea con l’impegno nell’innovazione e nella ricerca di Gread. «Abbiamo un labora-

La nostra produzione non è legata esclusivamente all’andamento del mercato interno, perché i nostri partner vendono in tutto il mondo

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torio interno – sul quale investiamo annualmente il 12% del nostro fatturato – con sei persone dedicate alla progettazione e allo sviluppo. Inoltre, la nostra produzione si trova all’interno di un Bic (Business Innovation Centre), uno dei sei centri promossi dalla Provincia di Trento che offrono una struttura e favoriscono il contatto fra le imprese e le istituzioni locali che fanno ricerca. Il Trentino offre degli enti di ricerca all’avanguardia per il settore elettronico, sta però agli imprenditori saper cogliere l’innovazione e fare le scelte giuste. Anche per queste ragioni abbiamo intenzione di restare ancorati al nostro territorio, nonostante l’avvio della delocalizzazione a Est sia stato vitale per la sopravvivenza della nostra azienda. Soprattutto perché la Romania ci dà la flessibilità per andare sul mercato con l’offerta di un prodotto che ha un rapporto fra qualità e prezzo che in Italia sarebbe impossibile ottenere. Dall’altra parte, però, l’avere mantenuto l’unità di progettazione e produzione qui in Trentino ci permette di continuare ad avere con i clienti rapporti diretti. L’unica nota dolente è che senza un’inversione di tendenza nel sistema, restare in Italia sarà sempre più difficile».

L’incremento registrato da Gread nel 2010 rispetto all’anno precedente: da 12 mln di euro nel 2009 a 15 mln nel 2010. Il 2011 è iniziato con un +12%

35 ETÀ MEDIA La società ha investito su un personale giovane di ingegneri e ricercatori, destinando inoltre al laboratorio interno il 20% del fatturato annuo

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IMPRENDITORI DELL’ANNO

La salubrità dell’aria nei luoghi di lavoro Limitare l’impatto di polveri, fumi e gas sulla salute di chi lavora in determinati processi industriali. In particolare nelle atmosfere potenzialmente esplosive. L’impegno del cavalier Giovanni Coletti fra azienda, ambiente e sociale Manlio Teodoro

ivere in un ambiente sano e respirare aria pulita sono bisogni irrinunciabili dell’uomo, per questo lavorare nel rispetto dell’ambiente è un dovere. Al contempo è altrettanto irrinunciabile avere la stessa attenzione che si riserva all’ambiente naturale per gli ambienti di lavoro, nei quali le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo. Per questo motivo le normative impongono alle aziende – principalmente a quelle operanti nei settori metalmeccanici, farmaceutico, alimentare, chimico, della verniciatura, della lavorazione della lamiera, della plastica, del cemento e di qualsiasi altro settore produttivo nel quale vengono trattati fumi, gas e polveri – di installare impianti di filtraggio e depurazione dell’aria. «Le esigenze impiantistiche e le richieste del mercato – spiega il cavalier Giovanni Coletti, presi-

V Giovanni Coletti, presidente di Tama Spa, Mollaro di Taio (TN) www.tama.eu

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dente di Tama, azienda che produce unità filtranti, componenti e sistemi di depurazione – impongono un’ampia conoscenza non solo degli aspetti di funzionalità ed efficienza dei prodotti, ma anche delle norme, per sviluppare soluzioni che vi si allineino». L’azienda ha maturato un’importante esperienza nell’applicazione della direttiva Atex. Questo le permette di offrire un servizio di analisi, consulenza e progettazione in tutte quelle situazioni in cui è necessario considerare la possibilità di formazione di atmosfere potenzialmente esplosive a causa di polveri combustibili. «A partire dal 2003 abbiamo iniziato la produzione di gruppi filtranti destinati a lavorazioni in atmosfere classificate Atex, ponendo conseguentemente in essere una serie di adempimenti procedurali, di processo e formativi. Siamo in grado di fornire le soluzioni impiantistiche che meglio coniugano gli aspetti normativi con quelli legati alla produzione, adottando i sistemi di protezione più adatti al contesto di utilizzo e fornendo all’utilizzatore le conoscenze necessarie per interagire con tali sistemi. Abbiamo progettato diversi apparecchi e impianti, elettrici e non elettrici, destinati a essere impiegati in atmosfere che contengono miscele di polvere e aria potenzialmente esplosive. A questi si aggiungono i componenti e i dispositivi di sicurezza, controllo e regolazione, come ventilatori, valvole stellari, coclee, serrande. Tutte realizzate per l’installazione in zone classificate Atex.


Giovanni Coletti

Abbiamo investito molte risorse per migliorare il livello di salubrità dei nostri processi produttivi

EURO

per partecipare all’iniziativa “Italia degli innovatori”, promossa e realizzata congiuntamente dal ministero per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione e dal commissariato generale del governo, che si è tenuta all’Expo di Shanghai». Il profondo sentimento di appartenenza territoriale di Giovanni Coletti l’ha portato a promuovere il rispetto per l’ambiente e per lo sviluppo sociale. «Grazie alla nostra politica ambientale, abbiamo investito risorse economiche non indifferenti per migliorare il livello di salubrità dei nostri processi produttivi e il loro impatto ambientale. Inoltre siamo impegnati nel nostro territorio attraverso sponsorizzazioni, elargizioni liberali e il sostegno di attività benefiche. In particolare siamo attenti al mondo giovanile, sportivo e del disagio. Per anni sono stato a capo dell’Associazione Genitori Soggetti Autistici del Trentino (AGSAT) e attualmente sono Presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo ONLUS istituita quest’anno con l’obiettivo di poter creare un centro specializzato in Trentino nella diagnosi, nella cura e nella riabilitazione dell’autismo, dando sostegno alle famiglie colpite da questa difficile patologia».

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Questi gruppi filtranti devono essere sottoposti a una valutazione di conformità alla direttiva Atex e adottare le soluzioni richieste in base alle varie esigenze impiantistiche. Tali valutazioni vengono estese a tutti i prodotti, anche non elettrici, individuando i requisiti essenziali di sicurezza (ESR) che devono soddisfare affinché il loro utilizzo sia conforme alle norme vigenti». Tama negli ultimi anni ha ricevuto importanti riconoscimenti. Nel 2008 ha vinto il premio Imprese per l’Innovazione, classificandosi tra le prime sette aziende italiane. «Nel 2009 abbiamo partecipato nuovamente e abbiamo ottenuto il premio Prize nella categoria piccole e medie imprese, classificandoci fra le prime sei a livello nazionale. Tama è stata premiata per l’innovazione e il miglioramento continuo che insieme alla forte partnership con i clienti hanno consentito all’impresa di ottenere risultati eccellenti nel mercato nazionale e in quelli internazionali. Lo scorso anno siamo stati scelti

10 mln Il fatturato di Tama Spa relativo alla chiusura di bilancio dell’anno 2010

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SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO

La burocrazia che ostacola la cultura della sicurezza Un nodo critico e pericoloso. La complessità documentale relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro distoglie l’attenzione da attività fondamentali come formazione e prevenzione. L’esperienza del numero uno della Cna Alto Adige, Claudio Corrarati, che attraverso la società M.C. System affianca numerose imprese del Nord Italia Aldo Mosca

uanto investono le nostre imprese in sicurezza? Una domanda tutt’altro che scontata se posta in uno scenario critico come quello in cui riversa attualmente il tessuto produttivo. Nell’elaborare una risposta risulta significativo l’incremento della mole di lavoro registrato da alcune aziende, impegnate nel fornire consulenza sul fronte safety. Il caso della M.C. System, in questo, è emblematico. Consolidando la sua presenza sull’area Alto Atesina e trovando nuovi sbocchi anche nei vicini territori del Trentino, del Veneto e della Lombardia, questa realtà ha superato brillantemente la prova del bilancio. La società, un punto di riferimento per moltissimi attori economici locali, rappresenta una garanzia anche in virtù del fatto che ad amministrarla vi sia Claudio Corrarati, presidente di CNA Alto Adige e del Comitato Paritetico Edile. «Nel 2010 abbiamo supe-

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Claudio Corrarati, amministratore della M.C. System di Bolzano www.mcsystemsrl.com

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rato considerevolmente il bilancio del 2009 attestandoci ben al di sopra del milione di euro – spiega Corrarati – Il trend del 2011, poi, prosegue allo stesso ritmo di crescita». L’azienda, che al suo interno ha sei divisioni - sicurezza lavoro, cantieri, studio tecnico, certificazioni, igiene, verifiche tecniche sugli impianti - rappresenta un punto di osservazione privilegiato. Da qui, infatti, si può comprendere come le Pmi si approcciano ai temi della sicurezza e delle certificazioni. Corrarati, che tra le altre cose è anche membro del Cda e socio della Boden Service, società di pavimenti, sottofondi e resine facente parte del gruppo di famiglia Corrarati-Lazzarini, nonostante la crescita di M.C. System non nasconde certamente la testa sotto la sabbia. Quale scenario osserva? «Oggi le imprese vivono una situazione di elevata crisi economica. Viene facile pensare come, soprattutto per le piccole aziende, l’assolvimento degli obblighi legati alla sicurezza possa apparire un ennesimo laccio burocratico. Le Pmi si trovano ad affrontare una quantità di documenti che spesso fanno fatica a redigere e di cui non comprendono l’utilità. Questo non significa che gli imprenditori abbiamo delle disattenzioni nel-


Claudio Corrarati

l’applicare le norme. Né tantomeno che non vi sia la volontà di tutelare i lavoratori. Su questi due temi le aziende hanno già compiuto molti passi in avanti in termini di preparazione culturale». Dunque la documentazione richiesta risulta troppo complicata. Ma su questo non potrebbe intervenire il legislatore? «Sicuramente la quantità di documentazione cartacea che deve produrre un datore di lavoro, anche per un’azienda di piccole dimensioni, è un problema rilevante. Si pensi che per una ditta di soli tre dipendenti, che è poi la media delle aziende locali, si deve attivare una lunga serie di azioni formali scritte. Documenti che devono dimostrare, all’atto di un eventuale infortunio, le effettive valutazioni eseguite in azienda al fine di prevenire i rischi. Troppe volte ciò si riduce nel creare del cartaceo che in realtà non testimonia affatto quali siano stati i comportamenti effettivi. Per questo il legislatore dovrebbe confrontarsi maggiormente con le associazioni di categoria e con tutte le parti sociali coinvolte, per capire realmente cosa è possibile effettuare sul campo, ottenendo un vero risultato, vale a dire la riduzione degli infortuni».

Il certificato di qualità, di sicurezza o ambientale deve rappresentare una scelta ponderata, non solo una necessità dettata dalle richieste legate alle gare di appalto

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Il suo impegno, tra l’altro, si concretizza anche sul fronte delle associazioni di categoria. «Vero. In qualità altresì di presidente Cna della provincia autonoma di Bolzano, si sta proprio cercando di permettere ai datori di lavoro, tramite strumenti semplici e comprensibili, di applicare le regole, stimolando in loro una vera cultura della sicurezza». Con la crisi questa cultura è andata forse scemando? «La soglia della sicurezza di fatto non dovrebbe mai abbassarsi. Attualmente, però, sui mercati agiscono attori non sempre ben preparati, che offrono prestazioni e servizi a prezzi molto bassi, diventando di fatto concorrenti non leali per tutti quegli im- ›› TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 91


SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO

›› prenditori che, al contrario, lavorano ri- nendo rischi e pericoli». spettando le regole. Purtroppo questa logica del ribasso incide su una riduzione delle attenzioni anche nel campo della sicurezza e tutela delle risorse umane. La seconda variabile che abbassa la soglia è il grado di preparazione formativa del lavoratore e il suo grado culturale verso la sicurezza nei luoghi di lavoro. Non è sempre pensabile di porre come unico responsabile il datore di lavoro. Molti dei nostri clienti attivano una formazione continua e costante verso i dipendenti. Credo che sia obiettivo di entrambe le parti ottenere una soglia di attenzione elevata. Insieme, datori e lavoratori, possono fare molto, preve-

Le Pmi si trovano ad affrontare una quantità di documenti che spesso fanno fatica a redigere e di cui non comprendono l’utilità

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A livello pratico con quali gap, soprattutto, vi scontrate? «Una delle difficoltà maggiori rimane il corretto utilizzo delle attrezzature e dei mezzi di protezione individuale. I datori di lavoro devono sicuramente prestare attenzione alla formazione e all’uso di dette attrezzature e protezioni. Troppe volte, però, si dà per scontato che un lavoratore addetto a un macchinario, in virtù della sua esperienza, sia consapevole dei rischi che corre. È necessario formare i lavoratori e le lavoratrici in modo continuo. In questo caso M.C. System stimola le formazioni aziendali attraverso la propria struttura, ma anche attraverso le associazioni di categoria e gli enti bilaterali». Quali settori si rivolgono principalmente ai vostri servizi? «La fetta più grossa la ricoprono le realtà artigiane e industriali. Ma devo dire che stiamo crescendo anche nelle consulenze per il settore del commercio. Al tempo stesso, invece, è il mondo dei servizi a essere rimasto indietro, occorrerebbero maggiori attenzioni, specie nell’ambito dei lavori di ufficio, dei servizi sociali assistenziali e dei servizi alla persona i rischi sono tanti e non si possono sottovalutare». Una colonna della vostra attività è rappresentata dalle certificazioni. Uno strumento che ha rivoluzionato la cultura d’impresa, ma il cui utilizzo inflazionato talvolta viene mal giudicato. Qual è il suo punto di vista? «Le certificazioni sono nate spesso come completamento di un percorso che un’azienda intende seguire nel campo della qualità così come della sicurezza. Troppe volte però le certificazioni vengono richieste per aspetti meramente commerciali. La


Claudio Corrarati

nostra politica è di spingere un’azienda verso la certificazione di sistema nel momento in cui la stessa vuole intraprendere realmente un percorso di crescita interna, più che economica. Il certificato di qualità, di sicurezza o ambientale deve rappresentare una scelta ponderata, non solo una necessità dettata dalle richieste legate alle gare di appalto. Le aziende con cui lavoriamo hanno trovato in questo spirito una condivisione di contenuto. Ora, dopo la certificazione, le imprese per cui lavoriamo beneficiano effettivamente del valore aggiunto, non solo economico, che un sistema di qualità garantisce». Parlando nello specifico di M.C. System, sotto quali aspetti vi state evolvendo? «Attraverso l’introduzione in azienda di nuove tecnologie informatiche si sta ottenendo una gestione migliore del rapporto con i nostri committenti. Riusciamo a soddisfare maggiormente le aziende tramite un continuo aggiornamento che avviene forniamo attraverso i più moderni sistemi elettronici. Questo è fondamentale al fine di garantire un monitoraggio costante sull’adeguamento alle normative vigenti e per applicare un’azione continuativa di verifica sui rischi aziendali». In cosa investirete nei prossimi mesi? «Cercheremo di sviluppare servizi in favore della manutenzione programmata preventiva. Di fatto abbiamo già al nostro interno un’attività denominata “Service” che mira alla verifica continua e preventiva sui luoghi di lavoro e sulle attrezzature. Il nostro obiet-

tivo è aumentare tali servizi anche attraverso l’investimento in apparecchiature e attrezzature avanzate tecnologicamente, per poter eseguire verifiche specializzate nel settore dei macchinari, dell’igiene sul lavoro, delle verifiche strumentali. Altro investimento strategico è sulla formazione e sull’aggiornamento dei nostri collaboratori. Senza di loro M.C. System non potrebbe aver raggiunto il livello in cui si trova oggi. Investiremo, poi, sulle capacità comunicative. Tutti i soggetti interni a un’impresa devono saper comunicare efficacemente tra di loro. La riduzione dei rischi passa anche dalla capacità di spiegarli efficacemente ai lavoratori gli stessi, pretendendo un rispetto delle regole tramite una collaborazione attiva». Quali aspettative ripone sul futuro della società? «Ci impegneremo sempre per poter soddisfare al meglio le esigenze delle aziende che si rivolgono a noi. Ricordiamoci che una consulenza mal fatta può corrispondere a un infortunio o a una malattia professionale. Ci sentiamo responsabili di quello che facciamo e comunichiamo. A livello di business, invece, intendiamo continuare a crescere verso nuovi mercati regionali». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 93


GESTIONE FISCALE

Cambia la gestione fiscale dei prodotti soggetti ad accisa Novità per il commercio in Europa. Un sistema completamente informatizzato sostituisce i vecchi moduli cartacei per la gestione fiscale dei prodotti soggetti ad accisa. Bruno Mosca spiega i cambiamenti per operatori, doganalisti e rappresentanti fiscali Valerio Germanico

a gennaio 2011, per alcuni Stati già da metà del 2010, il documento amministrativo di accompagnamento (Daa) dei prodotti è stato sostituito dall’Electronic administrative document (e-ad), sua versione telematica, che oggi viene utilizzata per il trasferimento dei prodotti soggetti ad accisa in regime sospensivo in ambito europeo. Quello che è cambiato è che adesso tutti gli operatori europei, che ricevono e spediscono prodotti soggetti ad accise, devono essere in grado di completare la transazione attraverso un messaggio elettronico. Questo sostituisce la firma e la restituzione al mittente della terza copia, che era prevista nel Daa cartaceo. «L’e-ad è un documento elettronico che viene emesso nel Paese di partenza e a cui nel sistema informatico integrato Europeo EMCS viene attribuito un numero chiamato Arc (Codice unico di riferimento amministrativo), composto da 21 caratteri alfanumerici», spiega Bruno Mosca, doganalista e rappresen-

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Bruno Mosca, doganalista e rappresentante fiscale, titolare dell’omonima azienda di Bolzano, insieme alla figlia Elisabetta www.moscabruno.com www.moscabruno.eu

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tante fiscale. «Il codice Arc permette in qualsiasi parte d’Europa, di capire da dove è partita la merce, verso dove è destinata e tutte le caratteristiche salienti. Nel sistema informatico è poi possibile trovare anche informazioni utili per la commercializzazione e le aliquote accisa dei vari Stati, che non sono ancora uniformate». In che modo si opera nel mercato dei prodotti soggetti alle accise e cosa sono queste ultime? «Le accise sono delle imposte di consumo che si applicano a determinati prodotti, come gli alcolici, le sigarette, la benzina e, recentemente, gli oli vegetali usati come combustibili. Per operare nel commercio di questi prodotti bisogna possedere un codice che viene rilasciato dall’Agenzia delle dogane. A partire dal 1993, con l’apertura delle frontiere europee, a prescindere dalle accise, chi commercia nell’area della Comunità Europea, è tenuto alla compilazione e presentazione dei modelli Intrastat. Si tratta di documenti che devono essere compilati sia dai venditori che dagli acquirenti, per permettere agli organi di controllo negli Stati di riferimento, di eseguire dei controlli incrociati per verificare la correttezza delle operazioni ai fini IVA. Da quest’anno sia per i venditori sia per gli acquirenti è in funzione anche il sistema VIES, cui ci si può iscrivere presso l’Agenzia delle Entrate». Può spiegare in dettaglio a cosa serve il codice accisa? «Il codice accisa è un codice identificativo for-


Bruno Mosca

mato da tredici caratteri alfanumerici che identifica a livello comunitario il soggetto assegnatario del codice. Per ottenerlo occorrono di norma tempi lunghi e nella richiesta bisogna presentare i dati relativi all’eventuale deposito fiscale, la planimetria del magazzino, i consumi previsti, oltre a prestare apposite garanzie. Un titolare di codice accisa deve tenere specifici registri, trasmettere telematicamente la contabilità dei prodotti e tributi alla Dogana centrale, e pagare l’accisa tramite modello F24». L’uso delle tecnologie informatiche sta avviando il settore verso una progressiva semplificazione? «In realtà il sistema si sta complicando. Il quadro normativo risulta poco aggiornato e andrebbe rivisto, soprattutto per adeguarlo all’informatizzazione che ha investito il settore. Per un nuovo operatore che voglia avviare un’attività di acquisto all’estero, in assenza di tutti questi requisiti, è impossibile lavorare. Per questo motivo esiste una figura, il rappresentante fiscale, che svolge il compito di intermediario. Questa figura di intermediazione è necessaria, perché il susseguirsi dei regolamenti – compreso quello sull’etichettatura dei prodotti – e i relativi adempimenti spesso risultano troppo “specialistici” per essere gestiti per proprio conto dalle imprese, che quindi preferiscono affidarsi a un professionista che già possieda un codice accisa ed abbia le

Per commerciare i prodotti soggetti ad accisa – alcolici, sigarette, benzina – bisogna avere un codice rilasciato dall’Agenzia delle dogane

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competenze e i mezzi per svolgere tutte le pratiche, invece di dover distrarre importanti risorse dall’attività principale». Quali categorie di imprese si rivolgono a voi? «Noi serviamo dalle piccole e medie imprese a gestione familiare fino alla grande distribuzione (Gdo). In particolare, la Gdo, avendo molti punti vendita, dovrebbe tenere un registro per ogni filiale. Quindi la tendenza oggi è quella di acquistare la merce “franco destino”, cioè pronta alla vendita, con le accise già inserite nella fattura. Per agire in questo modo bisogna necessariamente sfruttare un intermediario dotato di codice accisa o un vero e proprio deposito fiscale ed è questo il servizio che noi offriamo. Inoltre, anche soggetti in possesso del codice accisa, spesso non sono in grado di gestire in prima persona il servizio telematico di trasmissione dati – che richiede l’utilizzo di software specifici il cui costo di acquisto, non di rado risulta antieconomico rispetto al numero esiguo di operazioni da svolgere durante l’anno». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 97


SISTEMI DI COMUNICAZIONE

La comunicazione integrata incrementa la produttività La comunicazione sta diventando una risorsa sempre più importante nel mondo del lavoro. Ecco perché deve essere sfruttata nei modi e con gli strumenti tecnologici migliori. Stefano Osler presenta la telefonia VoIP e il Wildix Unified Communication Emanuela Caruso

ancora molto diffusa l’opinione comune secondo cui la telefonia, l’utilizzo di internet, i servizi fax e la mobilità siano strumenti indipendenti l’uno dall’altro, soprattutto all’interno di un’azienda. Ma è proprio a livello aziendale che un efficace sistema di comunicazione può trovare metodi d’uso utili e interessanti, in quanto non serve solo a contattare un cliente o un fornitore, ma rappresenta l’opportunità di organizzare e ottimizzare il lavoro, aumentandone la produttività. Wildix, società multinazionale con sede a Trento, opera nel settore delle telecomunicazioni guidata dall’obiettivo preciso di creare un nuovo stile di comunicazione con l’aiuto di un utilizzo mirato della tecnologia. «La nostra impresa – commenta Stefano Osler, amministratore delegato di Wildix – sviluppa e produce soluzioni di comunicazione integrata, per permettere all’utente di disporre di uno strumento unico in grado di gestire diverse tecnologie contemporaneamente». Sin dall’inizio dell’atti-

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Stefano Osler, CEO di Wildix Srl www.wildix.com

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vità, Wildix si è specializzata in prodotti Voice over IP, quali sono i motivi di questa scelta? «La società ha ideato e creato una soluzione di telefonia VoIP, integrata con una piattaforma di comunicazione unificata, per offrire agli utenti le massime prestazioni in termini di qualità, affidabilità e semplicità di utilizzo. Questi prodotti possono sostituire o integrare le vecchie apparecchiature telefoniche e introdurre all’istante maggiore risparmio ed efficienza nelle comunicazioni aziendali». Le grandi potenzialità della comunicazione integrata vengono però espresse al meglio dalla Wildix Unified Communication. In che cosa consiste tale strumento? «L’idea che sta alla base della Wildix Unified Communication è quella per cui l’utente possa avere a disposizione uno strumento capace di consentirgli di interagire, nello stesso momento, con tecnologie di natura differente, ad esempio funzioni presence, sms, mail, chat, fax. Le performance garantite da questo strumento sono di gran lunga migliori e innovative rispetto a quelle offerte dai sistemi tradizionali e superano quelle usate dalle aziende neoproduttrici in quanto Wildix si occupa dell'ideazione e della realizzazione di tutta la filiera produttiva delle sue soluzioni». Quali sono gli effettivi vantaggi portati


Stefano Osler

I sistemi di comunicazione integrata riuniscono diverse tecnologie in un unico strumento in grado di migliorare il lavoro di un’azienda

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dall’impiego di queste tecnologie? «Innanzitutto grazie al miglioramento degli strumenti di lavoro si riduce notevolmente il tempo impiegato nell’eseguire determinate operazioni e si accorciano le distanze, cioè gli spazi che separano il cliente dall’impresa o un operatore da un altro. Potendo contare su questi nuovi fattori, il lavoratore riesce ad affrontare più attività e ad avere più tempo per portare a termine i propri compiti. È in questo modo che l’immagine della società migliora e che la qualità dei servizi offerti aumenta, ed è sempre così che aumenta anche la professionalità dello staff aziendale». Wildix pone grande attenzione anche allo studio del design dei vari prodotti e alla gestione della produzione degli hardware. Di quali esigenze bisogna tener conto quando si parla di design e hardware dei sistemi di comunicazione? «Per quanto riguarda il design del prodotto, che è importante quanto la sua efficienza, vengono considerati i parametri di usabilità, di ergonomia e semplicità, tutti aspetti non trascurabili quando uno strumento viene usato in ambito lavorativo. A livello invece di hardware, cioè dell’oggetto fisico che sup-

porta il funzionamento dei programmi, è importante gestirne la produzione perché in questo modo si assicura una totale aderenza tra software e hardware, che andrà a creare un prodotto efficiente sotto ogni punto di vista. Gli studi relativi a questi elementi vengono effettuati dal nostro centro di ricerca interno, in Ucraina, formato da oltre 30 sviluppatori, che con la sua competenza è riuscita a creare soluzioni in grado soddisfare le aspettative del mercato di alto livello». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 99


APPALTI E INFRASTRUTTURE • I progetti per unire l’Europa. Intervista a Aurelio Misiti • Occorrono snellimenti procedurali per l’assegnazione degli appalti. Intervista a Sergio Santoro


INFRASTRUTTURE

Una nuova era per l’autostrada A22 È partita la gara per la gestione dell’autostrada del Brennero dal 2014 e si allontana la speranza di una proroga dell’attuale concessione alla società Autobrennero Spa. L’amministratore delegato Paolo Duiella indica quali sono le strade praticabili Renata Gualtieri

a concessione cinquantennale dell’autostrada del Brennero andrà in gara. Paolo Duiella, amministratore delegato di Autostrada del Brennero, sottolinea che la società fa gola a molti per la strategicità dell’infrastruttura autostradale, che costituisce un tratto essenziale del corridoio europeo 1. È una società in salute: ricavi di oltre 300 milioni, un utile superiore ai 60, ricchi dividendi distribuiti quasi ogni anno, anche se i 21 milioni dell’utile 2010, destinati inizialmente agli azionisti, sono ancora congelati. La concessione andrà in gara ma per averla bisogna sborsare 104 milioni l’anno. Se il bando dovesse vincerlo altri enti, oltre a dividendi e investimenti sul territorio, Trento e Bolzano perderebbero anche le imposte pagate dall’A22. Che cosa rischiano dunque le province di Trento e di Bolzano? «Sono soci di riferimento, con la Regione autonoma Trentino Alto Adige, dell’attuale società

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Paolo Duiella



Il modello concessorio basato sull’idea della “società di corridoio” mirava a un’integrazione fra le diverse modalità trasportistiche

In alto a destra, Paolo Duiella, amministratore delegato di Autostrada del Brennero Spa

concessionaria. La perdita della concessione in capo ad Autobrennero si rifletterebbe inevitabilmente sui relativi soci e, in particolare, sui suoi soci di riferimento che, in quanto tali, possono indirizzare le strategie della società in specie per quanto riguarda gli aspetti ambientali e la gestione coordinata delle diverse modalità trasportistiche attraverso il Brennero nell’ottica del finanziamento trasversale autostrada-ferrovia e del potenziamento del trasporto delle merci su ferrovia». C’è polemica anche sull’en-



tità delle risorse accantonate e sull’utilità della realizzazione dell’autostrada Cispadana. Si rischia, forse, di dare solo contributi annuali alle ferrovie, senza realizzare attraverso il tunnel del Brennero una completa integrazione territoriale? «Le risorse per il finanziamento trasversale vengono accantonate in apposito fondi di bilancio nella misura prevista dalla vigente convenzione di concessione. L’autostrada Cispadana si realizza in project financing, secondo un piano

economico-finanziario asseverato e quindi sostenibile bancabile. Il modello concessorio basato sull’idea della “società di corridoio” mirava a una forte integrazione fra le diverse modalità trasportistiche: autostrada, ferrovia e sviluppo dell’intermodalità. La gara preserva solo il finanziamento trasversale». Nei collegamenti con la rete viaria extraurbana che vantaggi porta la nuova uscita di Trento sud dell’autostrada del Brennero? «La nuova uscita è in diretto collegamento con la tangenziale cittadina e sono in corso i lavori per analogo collegamento con la viabilità provinciale in destra Adige. Ciò comporta una migliore distribuzione del traffico da e per l’autostrada relativamente all’intera rete viaria urbana ed extraurbana. L’apertura di Trento sud ha in particolare consentito la chiusura in uscita del casello di Trento centro con un sensibile miglioramento del traffico locale in corrispondenza del casello stesso».

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 113


INFRASTRUTTURE

u ualche decennio fa Trento era del tutto diversa dalla città di oggi. Basta pensare che la chiusura dello stabilimento Michelin, a poche centinaia di metri in linea d’aria da piazza Duomo, è solo del 1997 o che la Sloi ha smesso di produrre nel 1978. Trento era una città in mezzo al guado, la cui economia era ancora strettamente legata all’industria più che al terziario. Una città di uffici pubblici, essendo sede della Provincia autonoma, ma la sua centralità era più legata alle funzioni amministrative che a un vero ruolo trainante anche sul piano culturale. Oggi è tutto cambiato. L’economia della città ruota attorno ai servizi, all’istruzione, alla ricerca, all’università. A Trento lavorano quasi

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Come è cambiato il volto di Trento Questi sono anni importanti dal punto di vista del cambiamento urbano per Trento. Il sindaco Alessandro Andreatta spiega come sta cambiando l’immagine della città e la distribuzione sociale dei suoi abitanti, tra elemento naturale e costruito Renata Gualtieri 2.650 persone tra ricercatori e tecnici, circa lo 0,52% dei residenti, rispetto allo 0,4% nazionale. Dal 2000 al 2008, la spesa in ricerca e sviluppo è più che raddoppiata, toccando l’1,25% del Pil: una percentuale superiore all’1,24 della Lombardia e dell’Italia, 1,23. «È chiaro – sottolinea il sindaco Alessandro Andreatta – che la città, in seguito a questa rivoluzione, è notevolmente cambiata sia dal punto di vista urbanistico che dal punto di vista sociale. I brownfields industriali in via di riqualificazione si trasformeranno in nuovi quartieri, la popolazione si è svecchiata grazie agli studenti dell’università, la città è diventata più vivace anche dal punto di vista culturale». Sul disegno complessivo della città quale l’impegno profuso per mobilità e verde? «La mobilità a Trento non è un tema facile. Perché la città è lunga e stretta e si compone di vari sobborghi collinari, che non sono periferie ma comunità integrate anche perché un

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tempo erano municipi autonomi. Le distanze, le pendenze, le barriere fisiche talvolta complicano i collegamenti tra i quartieri, che però possono contare su un trasporto pubblico efficiente. Anche se gli autobus sono i più utilizzati d’Italia (Trento è la prima città media per numero di viaggi in autobus pro capite all’anno: ogni abitante sale in autobus almeno 182 volte in dodici mesi), indubbiamente molto può essere fatto per migliorare la mobilità. Il piano urbano della mobilità, crea i presupposti per passare dalla supremazia assoluta dell’auto a un sistema multimodale. Quanto al verde, Trento è per sua natura circondata da boschi e montagne. Ma anche il verde urbano è sviluppato e curato grazie alla presenza di grandi parchi pubblici. Presto la città si arricchirà di una nuova area verde: il parco pubblico previsto nel nuovo quartiere dell’ex Michelin progettato da Renzo Piano, dove è attualmente in costruzione anche un innovativo museo della


Alessandro Andreatta



La centralità di Trento era più legata alle funzioni amministrative che a un ruolo trainante sul piano culturale. Oggi è tutto cambiato

Nella pagina precedente, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta. Qui sotto, piazza Duomo

scienza». Accanto alle trasformazioni urbane ci sono stati interventi importanti di completamento della viabilità, in particolare il raccordo tra la circonvallazione e i territori a nord della città, verso Mezzolombardo e



la valle di Non, il potenziamento della Valsugana, l’apertura di un nuovo casello autostradale a sud. Come si sono modificati i tempi di accesso alla città e che effetti ci sono stati per flussi di pendolarismo giornaliero?

«L’apertura del nuovo casello autostradale a sud ha indubbiamente alleggerito la pressione del traffico sul centro città, mentre le gallerie della Valsugana hanno fatto “scomparire” nei tunnel il traffico di passaggio, trasformando quello che era un tratto di strada a scorrimento veloce in una strada urbana. Certo, la costruzione di nuove strade ha l’effetto di velocizzare il traffico ma anche di renderlo più abbondante, com’è in qualche misura accaduto con l’apertura della Trento-Rocchetta. Per questo il piano urbano della mobilità ha previsto una corona di parcheggi di attestamento che saranno collegati al centro da un sistema di trasporto pubblico efficiente e veloce». Quali invece i progetti di rilievo strategico che riguardano le infrastrutture ferroviarie? «Nei prossimi decenni la ferrovia diventerà la protagonista della mobilità trentina essenzialmente grazie a due grandi progetti: il primo è quello della linea ad alta capacità BrenneroVerona, il secondo è quello di “Metroland”. Si tratta di un progetto della Provincia autonoma che prevede quattro linee ferroviarie che convergono sulla città di Trento. L’idea è quella di decongestionare dal traffico le strade della provincia, collegando i nodi principali del Trentino con una rete ferroviaria quasi metropolitana che ri- 

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INFRASTRUTTURE

 duca di molto i tempi di percor- Trento Nord. I dettagli del pro- genze della cittadinanza. La

Sopra. il Castello del Buonconsiglio

renza, tutt’altro che contenuti sulle strade di montagna. La rete dovrebbe essere servita da treni a scartamento normale e integrata con una fitta rete di bus elettrici. La prima tratta ad essere realizzata dovrebbe essere la Trento-Tione». Il progetto dell’architetto milanese Vittorio Gregotti ridisegna il vecchio cuore industriale di Trento nord? «Sì, certo. Pensiamo al fatto che oggi quell’area è uno spazio inquinato e dunque abbandonato e degradato. Con la bonifica, sarà restituito alla città e tornerà ad ospitare case, negozi, uffici che si svilupperanno attorno ad una piazza alberata grande quasi 6mila metri quadrati. Non mancherà un grande parco e anche giardini pensili, che passeranno sopra i binari della ferrovia, neutralizzando così una delle barriere che tagliano l’area e tutta la zona di

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getto naturalmente devono essere ancora definiti, perché quello presentato da Gregotti è solo un piano guida, però è chiaro che la riqualificazione dell’area un tempo occupata dagli stabilimenti della Sloi e della Carbochimica è un obiettivo importante per tutta la città». Quali le sfide per il futuro sviluppo urbanistico della città? «La città futura disegnata dal’architetto catalano Joan Busquets tende a porre un freno al disordine dello sviluppo del secondo dopoguerra e a rendere Trento una città che si riconcilia con i suoi elementi naturali. Secondo questa visione, i nuovi segmenti urbani non nascono all’esterno ma all’interno della città, dunque non per esplosione ma per implosione, attraverso il superamento e l’adeguamento di funzioni ormai decadute alle mutate esi-

sfida allora non è quella dell’espansione, ma quella della riqualificazione. Ci saranno poi alcune grandi partite come la costruzione del nuovo ospedale sui 20 ettari che oggi ospitano le ex caserme Bresciani, o del nuovo quartiere che nascerà a nord, a Canova, dove le residenze convivranno con l’agricoltura. L’ex Italcementi, rinascerà come polo scolastico e della ricerca affiancato a un nucleo residenziale e il nuovo quartiere che sta sorgendo all’ex Michelin con il museo della scienza diventerà, insieme al castello del Buonconsiglio, una delle maggiori attrazioni turistiche della città. Buonconsiglio e Muse sono la sintesi perfetta della Trento di oggi, che riesce a far convivere il passato e il futuro, la storia e la ricerca, l’elemento naturale e quello costruito».


Giorgio Leonardi

Sulla viabilità sono stati fatti troppi errori Gli interventi che sono stati realizzati sulle nuove strutture stradali erano nati per rispondere a una maggiore domanda di mobilità ma si sono rivelate, secondo il consigliere Pdl della Provincia di Trento Giorgio Leonardi, misure insufficienti e confuse che mancano di concretezza Renata Gualtieri

a Provincia di Trento dichiara da decenni di voler soddisfare le richieste di una viabilità più veloce e più scorrevole, sia nelle principali città che nelle zone periferiche. In realtà soluzioni concrete si devono ancora trovare, basti pensare al collegamento Rovereto-Alto Garda, oppure al progetto trentennale della tangenziale di Rovereto, per il quale la Provincia ha chiesto indicazione ai singoli comuni su cosa fare per poi decidere di non realizzarla a causa delle scarse risorse economiche. C’è confusione anche nella soluzione dell’attraversamento di Cles per la Val di Sole o nel by pass di Cavalese. «Si sta assistendo – commenta Giorgio Leonardi, consigliere del Pdl della Provincia di Trento – a una politica provinciale che promette ma non realizza capace unicamente di “incolpare” le comunità locali di mancato decisionismo». A quali esigenze risponde il

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piano urbanistico provinciale aggiornato di recente e presentato come il progetto per il Trentino di domani? «Il nuovo piano sembra più innovativo nella facciata che nella sostanza. Infatti, se da una parte si introduce il concetto di decentramento sul nuovo assetto amministrativo, consentendo una pianificazione territoriale e socio economica alle Comunità di Valle, dall’altra, non ha tenuto conto che queste comunità non sono operative e quindi c’è un rischio di paralisi, di aumento delle procedure burocratiche e di confusione sulla pianificazione urbanistica. E sappiamo bene che la pianificazione significa tutela ambientale, sviluppo armonico del territorio, ma anche economia nel settore delle costruzioni edili, delle infrastrutture, della pianificazione delle aree produttive. Il tentativo di uniformare i regolamenti edilizi comunali e di introdurre procedure uniformi sul territorio provinciale sembra fal-

lito». Perché nel maggio scorso si è deciso di chiudere il casello Trento centro dell’autostrada del Brennero al transito dei veicoli in uscita, mantenendo in esercizio le entrate? Giorgio Leonardi, «Si pensava probabilmente che consigliere provinciale del Popolo della Libertà con l’apertura del casello di Trento sud si potesse alleggerire il traffico in uscita da Trento centro, senza tenere conto della realtà della situazione urbanistica del capoluogo. In questi anni si è sviluppata una città proiettata verso nord, si sono spostati gli uffici e gran parte dei servizi della città quindi, se si esce dall’autostrada a Trento sud ci si trova ad attraversare la città sulla tangenziale verso nord, con la conseguenza che in orari di punta si assiste nuovamente all’effetto collo di bottiglia; lasciando aperto il casello Trento centro anche in uscita si sarebbe potuto distribuire il traffico e renderlo più scorrevole. È  TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 117


INFRASTRUTTURE

 mancato il coraggio al sindaco

Andreatta, che nella sua azione politica ha complicato la vita dei suoi concittadini adottando soluzioni poco razionali e risolutive». Offerta dei servizi ferroviari e incremento passeggeri: come ottimizzare i flussi di traffico? «Si sta cercando di migliorare a decine di errori frutto di decenni di cattivo sviluppo urbanistico di Trento e più in generale della provincia. Le pianificazioni pensate dagli allora sindaci Lorenzo Dellai e Alberto Pacher hanno portato a un allungamento della città verso nord e a una concentrazione dei servizi e delle funzioni unicamente sulla città capoluogo invece che distribuirli sui territori periferici. Tutto ciò comporta lo spostamento di centinaia di migliaia di trentini che ogni giorno si muovono sulle vie di comunicazione lungo le valli, già congestionate

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Rovereto è priva di una tangenziale capace di togliere il traffico, anche pesante, dal centro della città

da elementi naturali oltre che da infrastrutture stradali e ferroviarie poco efficienti. I mezzi pubblici presentano il problema dell’adattabilità alle esigenze dei pendolari, allungano notevolmente i tempi di percorrenza rispetto al mezzo privato. Una politica seria della mobilità deve tenere conto del decentramento dei servizi sul territorio e della flessibilità degli orari, però tutto questo mal si addice alla visione centralista sviluppata dalla politica provinciale in questi anni». Una sua soddisfazione per un’infrastruttura portata a termine e un’altra da realizzare. «Da trentino e da cittadino di Rovereto e della Vallagarina sono costretto a sottolineare la



situazione disastrosa sotto il profilo delle infrastrutture in cui versa la città. Rovereto, seconda città del Trentino per numero di abitanti, si presenta priva di una tangenziale capace di togliere tutto il traffico anche pesante dal centro della città. La giunta provinciale, assieme alla compiacente amministrazione comunale, ha bloccato l’unica soluzione possibile e attesa da trent’anni a Rovereto, cioè il progetto della tangenziale ovest. La città vivrà ancora per decenni assediata dal traffico e dallo smog, mi auguro solamente che i roveretani si ricordino di queste mancate azioni operate dall’amministrazione comunale e provinciale».


EDILIZIA

Ponteggi sicuri e bracci telescopici Il noleggio di ponteggi e mezzi utili alla cantierizzazione rappresenta una delle poche attività che fa ancora respirare il comparto edile. Alexander Gostner e Christian Gross, esperti in materia di sicurezza, esprimono la necessità di ridurre la burocrazia gravitante intorno al settore Adriana Zuccaro

ipercorrere la vita di ogni edificio significa poter retrocedere fino alla prima cantierizzazione del progetto. Protagonisti dello scenario strutturale da cui prenderà forma il manufatto edilizio sono i ponteggi e le macchine, scelti ogni volta in base alla tipologia di cantiere in cui saranno adoperati. Per soddisfare in modo innovativo le esigenze del mercato edile, soprattutto in materia di sicurezza del lavoro, Alexander Gostner e Christian Gross diri-

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gono l’operatività delle imprese Alpipont e Alpikran, attive nel noleggio di ponteggi sia in acciaio che in alluminio, la prima, e di moderne gru, autogru e autocarri, la seconda. I due imprenditori esprimono la necessità di ridurre la burocrazia gravitante intorno al settore. Quali vantaggi apporterebbe al lavoro in cantiere lo sgravio degli apparati burocratici? ALEXANDER GOSTNER «Dalla riduzione dei controlli burocratici potrebbe trarre profitto la totale esecuzione dei lavori. Perché talvolta, per la mancanza o l’incompletezza di un documento viene bloccato il cantiere, si allungano i tempi di posa in opera del ponteggio, e quindi dei lavori esecutivi che ne necessitano l’uso. Piuttosto, sarebbe opportuno incrementare le verifiche in cantiere. Considerando inoltre che i controlli vengono effettuati per accertare che i lavori vengano svolti in pieno rispetto delle normative – per il montaggio di ponteggi ad esempio, bisogna rispettare tutte

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le norme presenti nei decreti legislativi 81/08 e 106/09 – l´ottenimento della certificazione Ohsas 18001 conseguito da Alpipont dimostra la nostra volontà di essere sempre aggiornati e conformi alle ultime novità legislative in materia di salute e sicurezza del lavoro». A quali rischi possono incorrere le imprese che partecipano attivamente alla cantierizzazione? A.G. «Il pericolo é sempre la caduta dall’alto sia dei pontatori – che non rispettano le norme di sicurezza –, sia di materiali che possono accidentalmente scivolare e colpire con non poca violenza le cose e le persone sottostanti. Per legge, infatti, durante

Christian Gross e, in basso, Alexander Gostner, soci delle aziende Alpipont e Alpikran di Bolzano www.alpipont.it


Alexander Gostner e Christian Gross

8 mln EURO

la fase di allestimento del ponteggio nessun’altra impresa deve sostare o lavorare nelle vicinanze; inoltre nessuno può salire sul ponteggio se non equipaggiato delle corrette attrezzature di sicurezza». Quali disponibilità di materiali, competenze, sistemi di

sicurezza e risorse in genere, oggi comporta la costruzione di un ponteggio? A.G. «Per giungere alla completa soddisfazione della committenza e al rispetto delle norme che regolano il settore, è innanzitutto necessario che il personale sia costantemente aggiornato, mediante corsi di formazione, nel rispetto delle norme vigenti in materia di igiene e sicurezza del lavoro. Per offrire poi la soluzione ottimale per ogni cantiere la Alpipont ha a disposizione circa 150 mila metri quadrati di ponteggi – a telai prefabbricati in acciaio e alluminio, a montanti e traversi prefabbricati in acciaio – oltre che strutture per la realizzazione di palchi e podi». Dalla progettazione alla realizzazione di moduli e si-

È l’ammontare stemi di ponteggio, qual è della somma dei l’iter da seguire per la messa fatturati della Alpipont e in opera di una specifica Alpikran, società struttura? con sede legale e amministrativa a CHRISTIAN GROSS «Dopo un Bolzano e sede primo contatto con il responoperativa a Lana sabile commerciale, il potenziale cliente incontra il tecnico in cantiere per procedere con la misurazione e l’ipotesi della migliore soluzione per il montaggio. In ufficio viene emessa l’offerta; dopo la firma si concorda la data di inizio lavori; successivamente il geometra procede con la progettazione in Autocad o MapMax del ponteggio, e viene preparata tutta la documentazione necessaria per poter iniziare le lavorazioni (Pos + Pimus) a cui viene allegato il progetto e le foto che i nostri dipendenti analizzano prima di partire verso il cantiere. Tutto questo ci aiuta anche a valutare ››

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 121


EDILIZIA

›› e caricare il tipo e la quantità di ponteggio occorrente». E se il ponteggio trasportato non fosse sufficiente? C.G. «Alpipont ha a disposizione mezzi, quali ad esempio camion con rimorchio e bilico, per poterne trasportare anche grosse quantità. Se il ponteggio non é in schema standard – cioè alto più di 20 metri o con partenza con montanti per sbalzo – e se non rispecchia lo schema di montaggio del libretto d’uso, si procede con l’emissione di un calcolo statico, redatto da un nostro ingegnere di fiducia». Oltre che per il trasporto, per quali altre attività vengono richiesti in noleggio i mezzi Alpikran?

C.G. «La nostra attività é basata

essenzialmente sul noleggio di autogru che servono nel settore edile per il montaggio e lo smontaggio di gru a torre e per eseguire lavori di sollevamento di prefabbricati di qualsiasi tipo. I rimorchi ribassati, invece, servono per il trasporto delle zavorre, necessarie per stabilizzare le autogru durante le varie fasi di lavoro. Disponiamo inoltre di veicoli omologati per eseguire le scorte tecniche, necessarie quando si eseguono trasporti eccezionali come appunto nel caso del transito delle autogru». Qual è al momento il mezzo più innovativo? nostro parco auto é l’autogru C.G. «Il fiore all’occhiello del Liebherr da 200 tonnellate, il cui braccio telescopico ha una lunghezza complessiva di 72 metri e può essere ulteriormente allungato con una Il fiore all’occhiello del nostro prolunga telescopica di 7 meparco auto é l’autogru Liebherr tri e un falcone a volata vada 200 tonnellate, il cui braccio riabile di 36 metri». telescopico ha una lunghezza Che tipo di resoconto può offrire sull’andamento dei complessiva di 72 metri vostri ultimi bilanci? A.G. «Nonostante la crisi, l’Alpipont non ha mai rallentato il processo di crescita, incrementando il fatturato, adeguandosi alle richieste del mercato relativamente a prezzi e pagamenti e cercando di superare i momenti di difficoltà. C’é anche da dire che proprio a causa della crisi, tante ditte non comprano più ponteggi, ma preferiscono noleggiarli, anche perché, per montarli, dovrebbero avere operai specializzati».

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In queste pagine, alcuni ponteggi della Alpipont e cantieri in cui sono stati utilizzati i mezzi Alpikran come l’autogru da 200 ton con falcone tralicciato, ovvero con prolungamento del braccio


EDILIZIA

Il calcestruzzo di qualità rimpiazza “l’edilizia obsoleta” L’amara situazione in cui versano molti edifici, strutturalmente inadeguati e obsoleti, può essere ribaltata. Partendo innanzitutto con l’utilizzo di materiali edili di qualità: in primis il calcestruzzo. Il punto di Luigi Leonardi Adriana Zuccaro

on sono pochi i casi che dimostrano l’inadeguatezza strutturale degli edifici presenti in Italia. Una situazione che di recente Silvio Sarno, presidente dell’associazione aziende produttrici di calcestruzzo preconfezionato – Atecap – ha così presentato: «è da molto tempo che stiamo denunciando l’alto rischio strutturale di un patrimonio edilizio obsoleto». D’altro canto, però, non è poi così ridotto il numero di edifici che rispondono perfettamente ai requisiti strutturali idonei e conformi alle leggi in vigore. Soprattutto nelle aree trentine della Valle di Non e Valle di Sole, dove il mercato edilizio può contare sulla Co.Beton, società leader nella produzione di calcestruzzo preconfezionato. Luigi Leonardi il presidente della Co.Beton, ex presidente della Cassa Edile di Trento, espone e analizza le pre-

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Luigi Leonardi è presidente della Co.Beton di Cles (TN). Nella pagina a fianco, alcuni momenti di produzione e utilizzo di calcestruzzo in cantiere www.co-beton.com

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rogative necessarie per una produzione di calcestruzzo che sia in grado di abbandonare per sempre l’amara soglia di “edilizia obsoleta”. Il calcestruzzo è il prodotto edilizio per antonomasia. In che modo la sua produzione può dunque partecipare a un più “solido” e nuovo panorama edilizio? «In un mercato sempre più agguerrito dove a scapito della qualità il costo diviene spesso l’elemento di scelta, la produzione del calcestruzzo preconfezionato deve essere allineata a un’attenta politica di gestione. Per questo, insieme all’esperienza e alle costanti attività di sviluppo, grazie a un fornito parco automezzi dei soci trasportatori di oltre 25 macchine tra autobotti, autopompe e autocarrate, la Co.Beton è in grado di soddisfare le diverse necessità della committenza anche nei luoghi maggiormente avversi della montagna e in condizioni dove la specializzazione della manodopera e la conoscenza del territorio diventa ele-

mento preponderante e distintivo nel servizio, motivo per cui più del 96% del personale è del territorio». Quanto incide la disponibilità di strumenti automatizzati sul valore e volumi d’affari della Co.Beton? «Al giorno d’oggi le tecnologie disponibili nel nostro ambito operativo stanno divenendo fondamentali per l’espansione imprenditoriale e il miglioramento del ciclo produttivo. Di fatto, tutte le nostre centrali di betonaggio sono automatizzate e monitorate in rete al fine di una mappatura continua di tutti i dati inerenti alla produzione e alle forniture di calcestruzzo permettendo anche modifiche tecniche all’interno dei parametri minimi che tendono al just in time e il controllo di qualità. La produzione dei flussi dei dati di processo viene quindi registrata in continuo da un sistema all’avanguardia che prevede l’utilizzo di un “concentratore” – server di dati della sede centrale – che in tempo reale dialoga con i computer e


Luigi Leonardi

Le centrali di betonaggio Co.Beton sono automatizzate e monitorate in rete per garantire di una mappatura continua di tutti i dati inerenti la produzione e le forniture

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con i sistemi di controllo di tutte le centrali di betonaggio». Quale sarà il prossimo passo per avvalersi di tecnologie ancora più efficaci? «A breve partiremo con la sperimentazione di un sistema integrato di rilevazione satellitare su 5 automezzi. Tale sistema oltre a rilevare gli spostamenti della flotta, al fine di ottimizzare i tempi di trasporto, consente di monitorare e registrare tutti i dati relativi allo stato del prodotto e all’operatività degli

automezzi. Una strategia operativa che va in linea agli obiettivi principali di Co.Beton, ovvero l’espansione capillare sul territorio e il consolidamento sul mercato anche attraverso sinergie con altre imprese, sempre nella prospettiva di valorizzazione e soddisfazione delle esigenze della committenza». Sotto quali aspetti è possibile comprovare la qualità del calcestruzzo preconfezionato? «Innanzitutto operando in regime di sistema di qualità cer-

tificata Uni En 9001:2008 e Fpc – Factory production control –, certificazioni che permettono anche di rafforzare e fidelizzare il rapporto con la committenza attraverso il monitoraggio continuo del grado di soddisfazione e l’analisi delle esigenze. La certezza poi di rimanere leader sul territorio Val di Non e Val di Sole nella trasformazione del cemento in calcestruzzo preconfezionato passa anche attraverso il rigoroso controllo delle materie prime che vengono sottoposte a verifica continua delle performance con rigorosi test interni ed esterni e controlli di enti certificati». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 125


Ripartiamo dal territorio L’edilizia trentina prova a uscire da una fase di difficoltà prolungata, puntando sulle risorse locali e sulla professionalità degli operatori. Aldo Zortea indica le peculiarità e le maggiori criticità del settore Guido Puopolo

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numeri parlano chiaro: negli ultimi quattro anni in Trentino 252 realtà del settore edile hanno chiuso l’attività e 1.148 persone hanno perso il lavoro. «La nostra regione non è immune alla crisi che attanaglia l’economia mondiale, e il comparto edile è stato pesantemente colpito da questa situazione, anche a causa delle difficoltà nell’accesso al credito da parte delle aziende, che così facendo non hanno modo di investire e svilupparsi e dei privati cittadini che non riescono più a costruirsi una casa», sottolinea Aldo Zortea, fondatore e amministratore unico della Zortea Srl, azienda di Castelnuovo

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Valsugana, in provincia di Trento, nata nel 1974 come realtà specializzata in attività di scavo e movimento terra, che nel tempo ha fatto della versatilità il suo marchio di fabbrica. «Le imprese edili trentine sono tutte di piccole e medie dimensioni e fortemente radicate sul territorio - continua Zortea –. Questo, che da un lato rappresenta il nostro punto di forza, implica però una certa difficoltà nel trovare nuovi sbocchi e opportunità al di fuori dei confini regionali». L’attività dell’azienda, infatti, si concentra prevalentemente nella Valsugana e nella Val d’Adige, sulla base di una precisa scelta strategica che, come


Aldo Zortea

ricorda l’amministratore, «permette di seguire direttamente tutte le fasi di lavoro. Così facendo abbiamo la possibilità di rapportarci quotidianamente con gli appaltatori e con i fornitori, senza tralasciare il fatto che, disponendo esclusivamente di maestranze del posto, contribuiamo a salvaguardare e rafforzare il tessuto economico e sociale locale. Non bisogna inoltre dimenticare che lavorare in un ambiente montuoso come quello trentino richiede competenze particolari, perché costruire un acquedotto nel mezzo di boschi e montagne presenta peculiarità difficilmente riscontrabili nella costruzione della stessa infrastruttura in pianura». Dall’edilizia civile, industriale e agricola alla realizzazione di acquedotti e impianti di innevamento, fino alla realizzazione di opere stradali, fluviali e di consolidamento dei terreni, è ampio e diversificato il ventaglio delle attività portate avanti dall’azienda. «Il nostro lavoro si divide fondamentalmente in due ambiti», specifica Zortea. «Siamo infatti specializzati in attività di edilizia civile e industriale, con la costruzione e ristrutturazione di abitazioni, edifici pubblici, stabilimenti industriali e magazzini. A queste affianchiamo una consolidata esperienza nella realizzazione di infrastrutture fondamentali per il territorio in cui viviamo, tra cui, ad esempio, strade, acquedotti e fognature, piste da sci». Sono

Stiamo completando una nuova scuola elementare nel Comune di Terlago, un’opera che ha riscosso il plauso dell’amministrazione locale

numerosi gli interventi ultimati dall’azienda in questi anni, a favore non soltanto dei privati ma anche di diversi enti pubblici, come ricorda Zortea: «Attualmente stiamo completando una nuova scuola elementare nel Comune di Terlago, un’opera di cui andiamo particolarmente fieri e che ha riscosso il plauso dell’amministrazione locale. Siamo inoltre prossimi alla conclusione dei lavori relativi alla strada di collegamento tra i comuni di Samone Strigno e Bieno, mentre abbiamo da poco avviato una nuova operazione immobiliare nel comune di Borgo, che prevede la costruzione di una palazzina che ospiterà negozi, uf-

fici e abitazioni, il tutto sulla base dei più moderni standard qualitativi». Pur in una situazione di disagio generale, dunque, l’azienda trentina dimostra grande vivacità e spirito imprenditoriale, come testimoniato anche dall’attività di lavorazione degli inerti e di recupero dei rifiuti provenienti dalle demolizioni: «Il nostro sogno – conclude Zortea - è quello di realizzare un impianto in grado di risolvere l’annoso problema legato al riutilizzo di quei materiali altrimenti destinati a finire in discarica. Un progetto ambizioso, che speriamo di poter portare a termine nel più breve tempo possibile».

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Nelle immagini, momenti di lavoro della Zortea Srl di Castelnuovo Valsugana (TN) www.zortea.it

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EDILIZIA

È sorta una nuova Lavis a impatto zero sull’ambiente Un centro residenziale e funzionale che offre servizi e occasioni di aggregazione alle cittadinanze della piana Rotaliana e della zona a nord di Trento. Un progetto architettonico all’insegna del rispetto ambientale. La parola ad Alessio Vulcan Valerio Germanico

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on lontano dal centro storico di Lavis, è stato recentemente ultimato un complesso residenziale e commerciale che nelle intenzioni dei progettisti ha l’ambizione di diventare una “nuova Lavis”. Su un’area di 48.000 mq sorge il Residence Felti, un insieme di strutture residenziali, attività direzionali, commerciali, di pubblica utilità – un asilo nido e una scuola materna – immerse in 7.000 mq di verde e con al centro una nuova piazza cittadina. «Il progetto è stato pensato e realizzato – spiega Alessio Vulcan, rappresentante della Vulcan Srl, l’impresa edile che ha eseguito i lavori – con una particolare cura per la qualità dell’architettura e dello stile di vita. Tutte le costruzioni sono a risparmio energetico e si collocano in una posizione strategica a metà strada fra Trento e Mezzocorona, in corrispondenza della nuova sta-

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Alessio Vulcan

zione ferroviaria Trento-Malè». Dell’ampio complesso, 5.600 mq sono dedicati alle attività direzionali e commerciali, comprese le amministrazioni pubbliche e private, come uffici, banche, centri di calcolo e centri ricreativi. «Ben 2.200 mq di superficie sono destinati a essere frazionati in base alle richieste degli esercenti e sono già predisposti per ospitare negozi, magazzini e attività commerciali alimentari e non. Accanto a quest’area c’è un elegante edificio di quattro piani destinato a uffici e servizi. Questa moderna struttura, che si caratterizza per il colore rosso, è realizzata secondo i massimi standard qualitativi ed è certificata Casa Clima. Dispone inoltre di un particolare rivestimento a parete ventilata che garantisce un maggiore benessere interno. Infatti, in inverno, il rivestimento migliora l’efficacia dell’isolamento termico, smaltendo rapidamente l’umidità accumulatasi all’interno delle pareti durante l’estate». In previsione del fatto che questo diventerà presto il nuovo fulcro direzionale e commerciale per il paese di Lavis, per la piana Rotaliana e per

Tutti gli edifici del complesso residenziale sono certificati Casa Clima e sono l’eccellenza in materia di risparmio energetico

la zona a nord di Trento, sono disponibili 340 posti auto di cui 168 coperti. «Il complesso comprende anche una parte residenziale di circa 20.000 mq, che è stata curata nei minimi dettagli per poter offrire qualità, armonia, eleganza e luminosità. L’idea progettuale di base è stata l’alternanza costante di edifici da quattro a cinque piani. Queste strutture hanno al centro un caseggiato basso, di soli due piani, che crea un grande spazio centrale sul quale si affacciano tutte le costruzioni circostanti. Questa disposizione è stata studiata per consentire una grande flessibilità distributiva interna, luminosità e una vista interessante godibile da ogni abitazione. Tutti gli edifici sono certificati Casa Clima e sono l’eccellenza in materia di risparmio energetico. È stato possibile raggiungere questi risultati investendo – a partire dalla fase di progettazione –

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sui materiali e sugli spessori, con un’attenta correzione dei “ponti termici”. Questo per avere una concreta tutela dell’ambiente e dell’uomo, ma anche per garantire un risparmio sui costi di gestione». Sono disponibili circa 160 appartamenti con differenti metrature ed esposizioni. «In fase di progettazione è stato possibile effettuare modifiche degli spazi interni e delle finiture. Sono comunque disponibili per ogni appartamento cantine, garage e parcheggi privati. Tutta l’area è immersa nel verde, sia grazie al vicino parco, sia grazie al prato che circonda ogni edificio. Principale luogo di aggregazione è la piazza del quartiere, che è stata accuratamente pavimentata e illuminata. Al suo centro è stata collocata una fontana che con i suoi getti d’acqua ravviva il luogo e ne sottolinea il ruolo di punto di riferimento dell’intera zona».

Vedute del Residence Felti realizzato dalla Vulcan Srl, Lavis (TN) www.vulcancostruzioni.com

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Spazi confortevoli ed ecologici La cultura della sostenibilità non ha modificato solo i sistemi di costruzione. Una nuova coscienza dell’abitare guarda ai vantaggi delle case ecologiche e ne stimola lo sviluppo. Giuseppe Gilli descrive le potenzialità delle costruzioni in legno Adriana Zuccaro

In queste pagine, alcune case in legno realizzate dalla Rasom Wood Technology con sede a Pozza di Fassa (TN) www.rasom.it

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Giuseppe Gilli

500 cambiato il modo di concepire l’edilizia abitativa. Si avverte l’esigenza di adoperare materiali costruttivi ecosostenibili, di applicare tecnologie orientate al risparmio energetico e di abitare spazi che non siano solamente confortevoli ma soprattutto salubri. Il “mattone” perde il podio e lascia spazio innanzitutto al legno. Di fatto, se nel 2005 sono state costruite in Italia solo mille abitazioni in legno, nel 2010 si è giunti a superare le 5 mila. «Sta maturando una nuova coscienza del costruire e soprattutto dell’abitare. Oggi ci si rende conto che, anche in termini economici, la positività dell’acquisto di una casa si mi-

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sura in base ai livelli della qualità percepita». E non ha dubbi Giuseppe Gilli quando descrivendo i progetti realizzati dalla società di cui è responsabile commerciale, la Rasom Wood Technology, si ferma a sottolineare: «nei casi in cui si utilizza come principale materiale da costruzione, il legno rappresenta l’elemento catalizzatore di una proficua riduzione dei consumi energetici e della massima resa prestazionale degli edifici». Per valutare i livelli di risparmio energetico ottenibili nelle costruzioni in legno «già durante la prima fase di progettazione, si esegue un calcolo di “bilancio energetico”, ovvero un’accurata valutazione di ogni elemento che partecipa all’efficiente resa

CASE ECOLOGICHE

della costruzione – spiega Gilli –. È inevitabile poi sottolineare Sono le abitazioni realizzate quanto incida il luogo in cui in legno in vent’anni dalla Rasom cui edificare, perché una casa in Val vanno aggiunte di Fassa non può avere le stesse 25 strutture caratteristiche di un’altra che alberghiere, scuole per l’infanzia verrà realizzata a Bologna, a Pe- e asili e oltre 2000 scara o in Sicilia. Tuttavia, in coperture di ogni grandezza zone diverse, con requisiti die complessità versi, l’obiettivo rimane il medesimo: conferire all’abitazione altissime prestazioni sia nel periodo invernale che estivo». Ma quando si parla di ottimizzazione prestazionale, outdoor e indoor, non si può tacere l’importanza della conformità antisismica di un qualsiasi manufatto edilizio. Per questo la Rasom Wood Technology effettua il calcolo sismico e lo studio personalizzato tramite la ››

TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 131


EDILIZIA

›› realizzazione di un modello virtuale tridimensionale con «un software specifico in cui l’equipe specializzata ha inserito tutti i dati delle prove sismiche realizzate in Giappone al N.I.E.D. nel 2006 e 2007 – precisa Gilli –. Solo da qui si può ottenere la certezza che la casa ottenga la certificazione Sofie Veritas, il consorzio di cui facciamo parte come impresa titolare del marchio Sofie per la costruzione di case a struttura in legno a pannello X-lam». Ma considerando che il nucleo imprenditoriale dell’attuale Rasom risale al 1959 e che il legno ne è ancora il protagonista, viene da chiedere: quali sviluppi ha subito l’operatività dell’impresa? «La nostra tecnologia – così il nostro modo di operare – ha come scopo ultimo la qualità del vivere. Abbiamo analizzato molti sistemi e molte tecnologie costruttive per scegliere quello che a nostro avviso è il migliore secondo criteri riguardanti il concetto di sostenibilità, il rispetto per l’ambiente, l’Lca – Life Circe Assessment, ciclo di vita dei materiali utilizzati –, la durabilità, le prestazioni energetiche e acustiche dell’edificio, il consumo energetico nelle varie lavorazioni dei materiali, il comfort, la salubrità dello spazio abitato – precisa il portavoce della Rasom –. Poniamo la ricerca scientifica al primo posto e siamo stati l’unico partner industriale nonché propositori del progetto Sofie sviluppato da C.N.R. -

La tecnica costruttiva adottata dal Sistema Casa Fiemme si basa sull’utilizzo di pannelli X-lam, pannelli lamellari in legno massiccio

I.V.A.L.S.A.». Dunque tra certificazione, ricerca scientifica, progettazione avanzata e innovazione sostenibile pare che la Rasom abbia stimolato la collaborazione di aziende e centri ricerca per la messa in opera di nuovi sistemi costruttivi come Casa Fiemme. «Il modello di costruzione per case ecologiche prefabbricate denominato Sistema Casa Fiemme è un nostro marchio registrato che viene applicato solo quando la casa raggiunge dei termini assoluti in fatto di qualità e prestazioni. È il frutto della ricerca Sofie applicata al prodotto ed è certificabile in qualsiasi momento e con qual-

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siasi protocollo, da Casa Clima al L.E.E.D. – afferma Gilli –. La tecnica costruttiva adottata dal Sistema Casa Fiemme, si basa sull’utilizzo di pannelli X-lam, cioè pannelli lamellari in legno massiccio, di spessore variabile, realizzati incollando strati incrociati di tavole di spessore medio di 2 cm». Diviene esplicito come la costruzione di case ecologiche prefabbricate permetta di abbattere i prezzi migliorando la qualità: «Rasom continua a sviluppare infatti soluzioni sempre più vantaggiose in termini di benessere abitativo, efficienza energetica, basso impatto ambientale e convenienza economica».

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Strategie di sviluppo per la pietra trentina Il distretto trentino del porfido guarda oltre la crisi, valorizzando le realtà presenti sul territorio attraverso la creazione di una nuova rete d’impresa. L’analisi del presidente della sezione porfido di Confindustria Trento, Simone Caresia Guido Puopolo

omparto storico dell’industria trentina, il distretto del porfido, con oltre 70 aziende e un indotto di circa 3mila addetti coinvolti, in questi ultimi anni sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Un’evoluzione necessaria per far fronte alle mutate esi-

C Simone Caresia, presidente della sezione porfido di Confindustria Trento

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genze del mercato e per salvaguardare quel patrimonio costituito da decine di piccole e medie imprese che quotidianamente lavorano per offrire un prodotto di altissima qualità, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. «La crisi ci ha obbligato a rivedere le nostre strategie», sottolinea Simone Caresia. «Oggi, per riuscire a competere su mercati caratterizzati dalla crescita esponenziale di produttori indiani, cinesi e sudamericani, è indispensabile attuare meccanismi virtuosi, che permettano alle aziende trentine di rafforzarsi e di continuare a essere protagoniste». Qual è, dunque, la ricetta proposta da Confindustria? «Come associazione lavoriamo per promuovere un sistema di

sinergie tra tutti gli operatori del settore, con l’obiettivo di stringere alleanze e collaborazioni tra aziende altrimenti destinate a pagare pesante dazio alla crisi economica. È necessario favorire nuovi modelli di aggregazione per creare delle vere e proprie “reti di impresa”, che tutelino l’artigianalità delle aziende presenti sul nostro territorio e che permettano a queste stesse aziende di presentarsi sul mercato in maniera unitaria, con un approccio innovativo in grado di ottimizzare e massimizzare le risorse a disposizione». A livello internazionale quali sono attualmente i mercati più interessanti per il porfido trentino? «Il distretto del porfido è storicamente caratterizzato da una


Simone Caresia

L’unione fa la forza La cooperazione tra istituzioni locali e imprese è un fattore determinante per poter perseguire un’efficace politica di valorizzazione della pietra trentina. Una dimostrazione in questo senso è venuta dalla 46° edizione di “Marmomacc”, la mostra internazionale di pietre, design e tecnologie svoltasi a Verona lo scorso settembre, durante la quale Trentino Spa, Camera di Commercio, Trentino Sprint e distretto del porfido e delle pietre trentine si sono presentate ai visitatori con un unico stand. «Un segnale importante – commenta Mariano Gianotti (nella foto), presidente del distretto – che ci ha dimostrato come questo tipo di sinergia possa portare risultati significativi, a tutto vantaggio dell’economia locale. In agenda abbiamo diversi eventi di grande rilevanza, tra cui la Fiera Internazionale di Las Vegas del prossimo gennaio. Vogliamo provare a ripetere l’esperienza di Verona per aumentare la penetrazione dei prodotti trentini a livello internazionale, perché siamo convinti che sia questa la carta vincente».

forte propensione all’export, che attualmente rappresenta circa il 40% del fatturato totale. Se prima della crisi i nostri principali riferimenti erano la Francia e il centro Europa, oggi notiamo che il baricentro si sta sempre più spostando verso est, dove la sensibilità nei confronti dei prodotti made in Italy è molto forte. Paesi arabi ed Estremo Oriente rappresentano un ulteriore sbocco per le nostre produzioni, con mercati molto attenti non soltanto alla qualità dei prodotti finiti ma anche alle modalità di lavorazione dei prodotti stessi». A questo proposito, su quali aspetti le aziende dovranno focalizzare la loro attenzione per rendere i loro prodotti ancora più competitivi? «Il porfido trentino, al contrario di molte altre pietre, presenta vantaggi enormi, soprattutto da un punto di vista ambientale, in quanto è il risultato di lavorazioni prevalentemente manuali, con un impatto sull’ambiente

praticamente nullo. Questa peculiarità costituisce un valore aggiunto molto apprezzato da un mercato sempre più orientato verso la ricerca di soluzioni “green”, e credo che per il futuro le nostre imprese dovranno puntare con forza su produzioni ad elevato livello di sostenibilità. Etica, trasparenza, affidabilità e rispetto delle regole sono gli altri elementi che hanno permesso al nostro sistema produttivo di affermarsi a livello internazionale. Purtroppo dispiace constatare come tali valori spesso siano riconosciuti più all’estero che in Italia, dove ancora scontiamo una certa arretratezza su questi temi». Quali saranno, infine, le prossime iniziative di Confindustria a supporto del distretto? «Lo scorso 29 marzo, insieme all’Associazione artigiani e piccole imprese della provincia di Trento e all’ente Sviluppo porfido, abbiamo siglato un’importante protocollo d’intesa, teso a

migliorare la qualità di sistema per il comparto produttivo e distributivo del porfido trentino. Un esempio significativo della sinergia tra categorie che porta ad azioni concrete. Per il futuro intendiamo quindi proseguire sulla strada tracciata, sostenendo tutte quelle azioni, portate avanti da enti pubblici e da privati, volte a unire le forze in campo e a favorire e valorizzare il concetto di “rete d’impresa”, perché è questa la chiave che permetterà alle nostre aziende di resistere alla crisi e conquistare nuove fette di mercato». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 135


La gestione dei “masi chiusi” Anche in Alto Adige il settore immobiliare fa i conti con la crisi economica. E osserva le leggi speciali che tutelano le costruzioni tipiche del territorio. Reinhard Hofer, titolare della IMMOS, fa il quadro del mercato immobiliare altoatesino Eugenia Campo di Costa

Reinhard Hofer, titolare della IMMOS - Immo Südtirol di Bolzano. Nella pagina accanto, in alto un “maso chiuso” gestito dall’azienda e un castello che l’agenzia ha in vendita. In basso, la piazza Walther a Bolzano nelle cui vicinanze ha sede la IMMOS - Immo Südtirol www.immos.it

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l fine di scongiurare speculazioni edilizie o manovre immobiliari, e volendo salvaguardare le bellezze del territorio, in Alto Adige vengono applicate leggi particolari che regolamentano la complessa materia immobiliare della zona. Un esempio di queste normative speciali riguarda i cosiddetti “masi chiusi”, Geschlossener Hof, dove la parola “Hof ” indica genericamente la corte, ma ha assunto il significato più ampio di podere. Il termine “maso chiuso” deriva dal latino medioevale “mansio” che indicava sia la casa che la famiglia. In Alto Adige, con la dizione “maso chiuso”, si intende quindi quel particolare istituto per cui il podere, in casi di trasferimenti di proprietà, non viene suddiviso fra gli eredi, ma passa a una sola

A

persona, di solito uno dei coeredi, detto erede assuntore (“Anerbe”). In questi casi, gli altri coeredi hanno diritto solo a un compenso. La gestione dei “masi chiusi” è evidentemente molto delicata ed è una delle attività in cui è specializzata l’agenzia immobiliare IMMOS - Immo Südtirol di Bolzano guidata da Reinhard Hofer. A quali normative speciali sono soggetti i masi chiusi? «I masi chiusi sono soggetti a regole particolari della legge urbanistica provinciale 11 agosto 1997 n. 13 e relative, regolamento DPGP 23 febbraio 1998 n. 5, con modifiche apportate dalla L.P. 2 luglio 2007 n. 3. La nostra agenzia è specializzata in questo tipo di mediazioni, che richiedono un’ottima preparazione professionale e un costante aggiornamento. Non capita tutti


Reinhard Hofer

i giorni di avere l’opportunità di mediare su un “maso chiuso” e la soddisfazione che si ottiene è molto alta, indipendentemente dal tornaconto economico. La IMMOS - Immo Südtirol, tuttavia, si occupa anche di tutte le altre attività inerenti il ramo immobiliare: stime, perizie, valutazioni, successioni, vendita ed elaborazioni di contratti, locazioni, con un’ampia offerta di servizi che riguarda sia l’edilizia di tipo abitativo-residenziale che quella del settore turistico, caratterizzata, in particolar

modo, da immobili di prestigio ed esclusivi». Qual è l’attuale situazione del mercato immobiliare in Alto Adige? «L’Alto Adige non è stato esente dalla crisi che ha investito il settore immobiliare negli ultimi anni, ma credo sia giusto non perdere l’ottimismo e guardare al futuro con fiducia. Il mercato senz’altro si riprenderà. Allo stato attuale vi é una forte domanda sugli affitti, il settore commerciale invece non decolla e rimangono invenduti o sfitti tanti capannoni, laboratori e magazzini. Un altro fenomeno che si riscontra spesso sul mercato in quest’ultimo periodo riguarda gli imprenditori che hanno investito in nuove costruzioni: purtroppo, molti hanno comprato immobili e terreni in periodi più floridi e quindi, avendoli pagati parecchio, devono per forza di cose mantenere un determinato prezzo. Se si considera che la metà della nuove costruzioni di solito rimangono invendute per alcuni anni, e una parte di utile si trova proprio nell’altra

metà, sicuramente le problematiche sono molto evidenti». Dunque la richiesta di locazioni supera la domanda di acquisti immobiliari? «Al momento sì. Il ceto medio, effettivamente, non riesce ancora a far fronte a un mutuo che possa permettere il pagamento di un alloggio adeguato, pertanto molti preferiscono rimanere in affitto e attendere la buona occasione per potere acquistare. Va d’altra parte sottolineato che, negli ultimi anni, in Alto Adige, la qualità delle costruzioni é migliorata di molto, si costruiscono case certificate con riconoscimento istituzionale, il certificato Casa Clima, di conseguenza i costi sono alti e le offerte devono rispettare determinati parametri a fronte dell’alto livello costruttivo che si raggiunge». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 137


Gusto altoatesino d’oltralpe Partire dal classico stile tirolese di tessuti e attualizzarli. Uscendo così dal localismo. Senza tralasciare qualità e sartorialità dei prodotti. Questo il compito della Galtex Nicoletta Bucciarelli

Da sinistra, Guido Furlan, responsabile della divisione ingrosso, Giuseppe Gallizioli, amministratore e socio di maggioranza della Galtex srl di Trento e Agostino Gallizioli, socio fondatore

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nsieme alle case dall’inconfondibile stile alpino e alla famosa lavorazione del legno, le caratteristiche tovaglie e i particolari tendaggi in stile altoatesino rappresentano un articolo che rispecchia in pieno l’idea di artigianalità, di folklore e di tradizione tirolese. Il fatto che si punti molto sulla tradizione testimonia il grande attaccamento al territorio della Galtex di Trento, azienda spina dorsale e ragione sociale di altre tre divisioni tutte incentrate sulla commercializzazione e produzione di tessuti e biancheria per la casa. «Sicuramente il legame con il territorio è una delle nostre componenti fondamentali», spiega Giuseppe Gallizioli, amministratore e socio di maggioranza della Galtex. «Nella pratica, per quanto riguarda la

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divisione Daunex, questo si traduce in un filo diretto con la tecnica sartoriale e la qualità del piumino da noi prodotto. Un articolo delle zone nordiche che rispecchia il territorio e le nostre montagne, ma che raggiunge un mercato più ampio rispetto a quello nordico». Nella divisione ingrosso la tradizione altoatesina si traduce invece nella scelta del colore rosso per la fantasia delle componenti d’arredo per la casa. «Il punto di forza di questi prodotti in ogni caso sta nel fatto che possono essere utilizzati anche nella cucina di una casa di campagna». Sottolinea Guido Furlan, direttore commerciale della divisione ingrosso. «Abbiamo cercato di studiare una serie di articoli che toccasse una linea country e non solo tirolese in senso stretto».


Giuseppe Gallizioli

L’arredamento tessile è da sempre l’ambito di appartenenza della famiglia Gallizioli. È il 1950 infatti quando Agostino Gallizioli, padre di Giuseppe, arriva a Trento per aprire un negozio tutto dedicato alla casa. Biancheria, tovaglie, tendaggi e tessuti d’arredamento. Da quell’esperienza nasce la Galtex. «Galtex» spiega Giuseppe Gallizioli, «è l’azienda che incorpora le altre divisioni. Dopo circa due anni nasce infatti la Daunex e una decina di anni dopo Hotelier Gallizioli. Tutte realtà operanti nell’ambito dei tessuti per ambienti domestici o, nel caso di Hotelier Gallizioli, di hotel o residence. A seconda dell’esigenza della committenza abbiamo cercato di creare dei rami che si sono specializzati». Perfezionatasi nella produzione di piumini di qualità c’è proprio la Daunex. «Da più di trent’anni» spiega Fabio Bolognani, direttore della divisione Daunex, «produciamo manufatti rigorosamente in piuma d’oca, l’“alleato” più valido per permettere sonni caldi in climi rigidi come quelli delle montagne». Una divisione di più recente formazione è invece Hotelier Gallizioli. «Qui ci siamo specializzati nella produzione di forniture tessili per hotel, ristoranti, comunità e residence». Racconta il responsabile Luca Zanfei. «Da anni la continua ricerca dei materiali più innovativi e degli articoli più mo-

derni, ha indirizzato l'azienda ad avere una particolare sensibilità verso le esigenze delle strutture alberghiere, molto numerose in Trentino». Hotel che rispecchiano la tradizione alpina ma guardano anche a delle innovazioni particolari. «In questi mesi stiamo proponendo in esclusiva un oscurante ignifugo con effetto misto lino. Importante per noi inoltre è il ruolo che riveste la moquette di qualità nel settore Hotel; da alcuni anni collaboriamo infatti con i leader mondiali per proporre un prodotto di design e tecnologicamente avanzato».

Il 2011 ha portato novità interessanti per la Galtex. «La nostra azienda non ha mai guardato fuori dall’Italia» conclude Giuseppe Gallizioli, «ma la divisione ingrosso proprio da quest’anno si sta espandendo sull’Austria, la Germania e da poco anche sulla Francia. Per il 2011 abbiamo delle notizie positive e vogliamo investire ancora. Ai nuovi fabbricati acquistati nel 2010 aggiungiamo i lavori per un impianto fotovoltaico che stiamo terminando. A testimonianza di come l’azienda si stia concentrando anche sulle energie pulite».

In questa pagina Fabio Bolognani, direttore della divisone Daunex e Luca Zanfei, responsabile di Hotelier Gallizioli, in un momento di riunione con i collaboratori www.galtex.it www.daunex.it www.hoteliergallizioli.com

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TURISMO

Il futuro del turismo trentino Il prodotto turistico del Trentino è già di per sé competitivo ma il turismo è un settore dinamico e non si può restare fermi. L’assessore della Provincia di Trento, Tiziano Mellarini, illustra il piano previsto per offrire una vacanza all’insegna della qualità della vita Renata Gualtieri

ra le linee guida per la politica turistica provinciale compaiono tre parole chiave: formazione del capitale umano, qualità del prodotto e governance. Tra queste direttive trovano spazio accorgimenti che vanno in due macrodirezioni, la prima è quella dell’implementazione del contesto ambientale, per il quale si richiede ancora maggiore attenzione all’ecosostenibilità e integrazione tra turismo, agricoltura, selvicoltura e tutela dell’ambiente. La seconda è quella del fattore umano, dunque si punta sulla

T L’assessore all’Agricoltura, foreste, turismo e promozione della Provincia autonoma di Trento, Tiziano Mellarini. Nella pagina seguente, il Garda trentino

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formazione per migliorare la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità. Misure, rivela l’assessore al turismo della Provincia di Trento Tiziano Mellarini, «che rispondono alle nuove, sempre più puntali, esigenze del turismo contemporaneo». Come accrescere la competitività del vostro prodotto? «Occorre dire che il prodotto turistico trentino è già di per sé competitivo e, anzi, presenta, per quanto riguarda le destinazioni montane, punte di eccellenza in vari settori. Detto questo, è chiaro che si tratta di un settore dinamico ed è impensabile rimanere fermi facendo affidamento solo sui buoni risultati degli ultimi anni. Per questo abbiamo ideato alcune linee guida che scaturiscono dalla Conferenza provinciale per il turismo, gli “stati generali” del comparto, che ha portato a un momento di grande concertazione tra tutti gli attori del territorio. Da qui è emersa l’esigenza di un lavoro più puntuale sul miglioramento di un prodotto già di

livello, consci che solo la qualità e l’attenzione ai particolari porta veri risultati». Ha parlato di un Trentino dalle quattro stagioni. Quali le potenzialità e i servizi offerti al di là del prodotto montano? «Il concetto di destagionalizzazione dell’offerta turistica è centrale in una visione strategica del settore e per realizzarla in modo compiuto puntiamo una volta di più sul nostro territorio che vuol dire soprattutto montagna, ma non solo. Esso, infatti, si presta a offrire una serie di esperienze e di approcci, culturali, artistici, sportivi con altrettanti punti di eccellenza sparsi su tutto il territorio provinciale. Penso al Buonconsiglio di Trento, al Mart di Rovereto, alle tante manifestazioni sportive di respiro internazionale ospitate nella nostra terra, giusto per fare qualche esempio. Senza dimenticare le grandi potenzialità dei laghi, il Garda su tutti, dove è possibile fare sport per gran parte dell’anno. Ecco, partendo da queste “punte di diamante” il


Tiziano Mellarini



Occorre puntare sul mercato internazionale, direzione da tempo intrapresa dal Garda trentino, dove gli stranieri rappresentano la maggioranza

nostro sistema turistico deve essere in grado di costruire una rete complessiva che presenti questa terra sotto la lente delle “esperienze vere”, puntando sull’autenticità delle proprie risorse ambientali e della propria enogastronomia». Quale futuro turistico per il Trentino, dunque? «È importante avere ben chiaro il profilo di quello che la nostra terra vuole esprimere e di come vuole rappresentarsi. In quest’ottica deve essere sempre di più un Trentino dove sia piacevole e stimolante vivere, incontrarsi,

studiare, lavorare. E, proprio per questo, anche far vacanza. Il Trentino del futuro deve essere luogo delle identità in dialogo tra tradizione e innovazione, delle quattro stagioni, dell’autenticità e delle esperienze vere, dell’internazionalizzazione per aprirsi al mondo, della sostenibilità ambientale e della montagna come sistema di valori, della filiera corta per promuovere la qualità e salubrità dei propri prodotti, della formazione e della semplificazione per valorizzare l’impegno imprenditoriale degli operatori. Ma, soprattutto, deve essere il



Trentino della complessiva qualità della vita ma anche dei servizi, delle infrastrutture, della mobilità, delle relazioni sociali. Sempre più la qualità della vita influisce sulla scelta di “dove” fare la vacanza». Cosa comporterà questo e quale importanza avrà l’innovazione? «Qualità è un termine globale, che riguarda sia i profili ambientali (vivibilità, paesaggio, sostenibilità, protezione dell’ambiente), sia i valori emozionali e relazionali (cultura dell’accoglienza, esperienze, conoscenza). Qualità 

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TURISMO

 significa rispondere subito

Sopra, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

alla richiesta di informazione, risolvere velocemente un problema, rendere facilmente e rapidamente accessibile ciò che l’ospite e anche il cittadino cerca. Per farlo occorrono certo strumenti innovativi e la Provincia sta lavorando proprio in questo senso, si pensi solo ai grandi progetti di viabilità e di mobilità alternativa per il trasporto locale, oppure al progetto di cablaggio a banda larga di tutto il territorio provinciale per portare la tecnologia anche nella più amena delle valli, sposando l’ambiente incontaminato con la velocità e l’efficienza nei collegamenti». Oltre ai molti aspetti positivi vi sono, però, anche dei punti di debolezza come lei stesso ha affermato. Tra

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Il Mart di Rovereto è tra i punti di eccellenza del territorio provinciale

questi, la scarsa internazionalizzazione, la raggiunta maturità di alcuni prodotti turistici e la poca attenzione alla domanda da parte degli operatori. Come occorre agire? «Si tratta di tre criticità che, analizzate e comprese, possono diventare altrettante opportunità ed è quanto abbiamo cercato di fare nella Conferenza provinciale per il turismo. Innanzitutto occorre che gli operatori rafforzino il proprio ruolo imprenditoriale osando di più in termini di produzione di idee e di innovazione, sostenuti in questo da Apt e provincia. È chiaro che occorre puntare con convinzione sul mercato internazionale ed è la direzione da

tempo intrapresa, sul modello ad esempio, del Garda trentino dove gli stranieri rappresentano la stragrande maggioranza. Poi è importante il consolidamento di una cultura turistica da rafforzare con un’azione di marketing interno, rivolto alla formazione delle persone, senza la quale non si va lontano, né in termini di progettazione, né in termini promozionali e commerciali. Poi è importante che il marketing territoriale lavori in primo luogo “dentro” il territorio, con gli attori e la popolazione che ci vive. È essenziale che i residenti, operatori e non, prendano attivamente parte alla promozione del luogo e siano in grado di fare sistema».


TURISMO

Alto Adige Südtirol è da sempre una meta molto apprezzata da turisti provenienti da diversi Paesi, e la conferma arriva dai risultati della stagione estiva 2011 (maggio-agosto) che segnalano un complessivo aumento sia negli arrivi (+2,5%), che nelle presenze (+2,4%): solo nel mese di luglio si sono registrate più di 4 milioni di presenze negli esercizi ricettivi. Oltre ai due principali mercati che sono la Germania (45% delle presenze) e l’Italia (quasi 40%), sono in continua crescita gli arrivi di turisti provenienti da altri paesi, con gli stati dell’Europa centrale che rappresentano ormai il 15% del totale. Commenta questi dati l’assessore al turismo della Provincia autonoma di Bolzano, Hans Berger. Sono in calo i turisti italiani ma arrivano gli svizzeri. «Per quanto riguarda la Svizzera abbiamo raggiunto ottimi risultati in termini percentuali, dovuti anche a un franco particolarmente forte, con un +13,9% rispetto all’estate 2010, ma bisogna rilevare che il paese elvetico, con il 4,3% delle presenze totale, rappresenta ancora un mercato di nicchia. La flessione della presenza italiana la considero un fenomeno passeggero: gli italiani preferiscono prenotare all’ultimo mo-

L’

Una terra autentica che affascina i turisti I dati turistici della stagione estiva appena trascorsa sono confortanti, ma il futuro dipende dal saper mantenere sia l’autenticità che l’altissimo livello qualitativo dei servizi offerti. L’analisi dell’assessore al turismo della Provincia autonoma di Bolzano Hans Berger Renata Gualtieri

mento, in base anche alle previsioni meteo. Il maltempo di agosto ha avuto un ruolo importante e la crisi economica ha fatto il resto, spingendo molti a rinunciare alle vacanze in montagna». Quanto è importante lavorare in sinergia per valorizzare e potenziare il comparto? «Ottimizzare le sinergie è fondamentale per valorizzare e potenziare qualunque economia e qualunque settore. In Alto Adige puntiamo molto

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sulla collaborazione tra formazione, turismo, agricoltura, artigianato e commercio, coinvolgendo anche altri settori come i trasporti e l’innovazione. In questo modo riusciamo a creare un’economia “sana” e una sorta di simbiosi tra i vari ambiti. Ciò porta vantaggi a tutti, soprattutto al cliente finale, che riceve un prodotto autenticamente altoatesino». Quanto si investe in progetti di formazione? «Molto. Basta pensare agli sva-


Hans Berger



In Alto Adige puntiamo sulla collaborazione tra formazione, turismo, agricoltura, artigianato e commercio

Sopra, Hans Berger, assessore all’Agricoltura, turismo, libro fondiario, catasto fondiario e urbano della Provincia autonoma di Bolzano

riati indirizzi delle scuole professionali provinciali presenti sul territorio, che offrono una formazione di elevata qualità: si va dalle scuole per l’economia domestica a quelle agroalimentari, da quelle per l’agricoltura, la frutti viti e orticoltura sino a quelle alberghiere e alimentari. Ma non solo: la formazione prosegue anche a livello più elevato con la Libera Università di Bolzano, che nella sua sede di Brunico offre il corso di laurea di primo livello in Manage-



ment del turismo, dello sport e degli eventi. Anche l’associazione provinciale delle organizzazioni turistiche dell’Alto Adige, i vari consorzi turistici che operano sul territorio e l’Unione albergatori e pubblici esercenti, puntano molto sulla formazione. L’elevato standard di preparazione di insegnanti e studenti rappresenta una delle principali garanzie per l’alta qualità dell’offerta turistica altoatesina». Turismo sportivo e sicurezza: ci vuole più rigore o maggiore prudenza? «Ci vogliono sia rigore che prudenza, però dobbiamo puntare molto di più sulla sensibilizzazione piuttosto che sulle punizioni. Da anni in provincia di Bolzano portiamo avanti vari progetti che hanno come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, con un occhio di riguardo per turisti e sportivi. Cerchiamo di prevenire il più possibile i rischi prestando particolare attenzione ai bambini e ai ragazzi, senza dimenticare gli adulti. In Alto Adige la prevenzione si concretizza, ad esempio, attraverso le campagne stradali con cartelloni rivolti agli amanti degli sport

invernali o ai motociclisti estivi: l’obiettivo è quello di farli riflettere sui “rischi del mestiere”. Ci sono poi le iniziative itineranti del Collegio regionale dei maestri di sci che organizzano presso i vari comprensori sciistici eventi dedicati alla sicurezza in pista. Tutto ciò é finalizzato non solo a far conoscere agli “utenti finali” le regole della sicurezza, ma anche a promuovere l’uso del casco, del guscio e degli altri strumenti di protezione. Ci sono poi i club alpini, che puntano molto sulla formazione e sulla prevenzione con iniziative aperte al pubblico, e per concludere i gruppi di lavoro che coinvolgono tutti gli operatori del settore e che operano di concerto con le scuole di ogni lingua e grado allo scopo di avvicinare i nostri ragazzi alla montagna rendendoli però coscienti dei rischi che si possono correre». Da cosa dipende il futuro del turismo nel suo territorio? «I turisti che scelgono l’Alto Adige apprezzano non solo la varietà dell’offerta, ma soprat- 

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TURISMO

 tutto l’ospitalità e l’autenticità tori è fondamentale e ogni nostre strutture ricettive ed che incontrano nella nostra terra. Il futuro dipende dal saper mantenere sia l’autenticità che l’altissimo livello qualitativo dei servizi. I nostri esercizi ricettivi offrono prodotti altoatesini di qualità e la maggior parte di loro è a conduzione familiare: siamo convinti che questi fattori, in un’epoca caratterizzata dalle offerte globalizzate e intercambiabili di altre destinazioni turistiche, facciano la differenza. Il futuro del settore dipende moltissimo dalla congiuntura generale e mi auguro che vi sia presto una ripresa dell’economia nazionale e internazionale». Qual è l’equilibrio ideale tra agricoltura e turismo? «L’equilibrio fra questi due set-

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controversia rappresenta un danno collettivo. In Alto Adige viviamo già una buona situazione, anche se ci sono ancora delle potenzialità da poter sfruttare. Puntiamo sulla “filiera corta” e sull’incentivazione al consumo dei prodotti del territorio, perché siamo convinti che siano degli importanti “differenziatori” in un mercato turistico che tende a diventare sempre più anonimo. La filiera corta ha un enorme potenziale per trasmettere l’immagine di un Alto Adige Südtirol autentico e unico: marchi come “Qualità Alto Adige” o “Gallo Rosso” aiutano il consumatore a trovare i prodotti tipici nei vari canali distributivi, ma nelle

enogastronomiche vengono offerti anche molti prodotti senza marchi, con un livello di qualità altrettanto alto. Spesso sono specialità che non si trovano altrove e molte volte sono il risultato di un’attività agricola e gastronomica che si svolge quasi esclusivamente in aziende a conduzione familiare. Ecco perché le decisioni che abbiamo preso negli anni, e che continueremo a prendere in futuro, rispecchiano valutazioni di lungo periodo che hanno come punto di riferimento una generazione anziché l’ultimo trimestre. Il risultato di questa politica è un ambiente e un paesaggio che sono rimasti intatti e che affascinano turisti e residenti».


Manuela Di Centa

Una lunga cultura di sport Lo sport può essere un veicolo promozionale di sani valori, di turismo, di business e di economia. L’onorevole Manuela Di Centa spiega quanto è fondamentale per il Trentino poter ospitare eventi internazionali e quali sono le manifestazioni che danno più lustro all’intera regione Renata Gualtieri

opo avere ospitato le più importanti competizioni mondiali estive e invernali, le montagne del Trentino si candidano per la sfida più importante nella loro secolare storia agonistica: le Universiadi invernali 2017. L’onorevole Manuela Di Centa ha elogiato l’affidabilità del Trentino e la validità di coniugare sport e cultura. È la campionessa a presiedere il Comitato promotore dell’evento e sottolinea nelle sue parole come la candidatura del Trentino possa mettere in risalto le peculiarità di questa terra e di un ambiente eccezionale. A novembre ci saranno le elezioni e sono innumerevoli i punti di forza della regione in questa competizione. In più le Universiadi permetterebbero di promuovere un binomio importante, quello fra giovani e sport. Ha lavorato per anni al progetto dell’organizzazione dei percorsi della sezione di indirizzo sportivo del sistema dei licei. Come ha accolto l’ok del governo e come favorisce le tante possibilità di la-

D

voro che il mondo dello sport può offrire ai giovani? «I licei a indirizzo sportivo sono stati fortemente voluti da me ed inseriti in Commissione cultura della Camera alla quale io appartengo durante l’iter dell’approvazione della Riforma dei licei dell’anno scorso. La scuola viene inserita tra i licei speciali, tra i quali ci sono anche quello internazionale e quello europeo. Questo provvedimento istituzionalizza un percorso di studio per gli studenti che vorranno prepararsi in modo specifico e completo per tentare le tante possibilità di lavoro che il mondo dello sport può loro offrire e sottolinea il riconoscimento del valore educativo e formativo dello sport. La nostra proposta formativa ben si allinea alle linee di “Europa 2020” e a quello che è stato richiesto dall’Europa in questo campo, cioè dare la possibilità di scegliere ai ragazzi una formazione che li porti a essere pronti alle nuove esigenze del mondo del lavoro che stanno emergendo, anche nello sport. È il caso ad esempio di manager, dirigenti e persone che lavorano in aziende

che attraverso il marketing o la comunicazione o le scelte di business seguono gli atleti. Il 50% degli insegnanti viene dal mondo dello sport e dal comitato Olimpico e il 50% dal Miur. Queste scuole, attraverso il primo progetto pilota che incomincerà il prossimo anno scolastico, L’onorevole non nasceranno a caso sul ter- Manuela Di Centa, eletta nelle liste del ritorio nazionale, ma, attra- Popolo della Libertà verso un regolamento del Ministero, sorgeranno dove c’è una cultura di sport e infrastrutture sportive adeguate». Come giudica la qualità delle strutture sportive trentine e l’impegno della Regione in campo formativo? «Il Trentino è all’avanguardia e lo dico come atleta perché sono legata al Trentino dai grandi successi sportivi che ho ottenuto nella Val di Fiemme. Il Trentino ormai da decenni ha impostato una politica di riconoscimento della forza dello sport attraverso i grandi eventi. Nel 1991 ci sono stati i primi Campionati del mondo  TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 149


TURISMO

 di Sci nordico in Val di

Fiemme, e questo guardando alla qualità dell’impiantistica e delle strutture sportive, è stato un punto di partenza importante. Da allora il Trentino ha iniziato un percorso che lega lo sport e l’agonismo di altissimo livello all’economia, al turismo. Il Trentino pianifica degli eventi annuali, altri quadriennali e la programmazione a lungo termine garantisce l’elevata qualità delle infrastrutture di carattere invernale presenti sul territorio. Il trampolino di Pedrazzo ad esempio innalza il Trentino ad unico territorio capace di ospitare importanti eventi. È questo è lo spirito attraverso il quale la Provincia crede, in particolare attraverso il presidente Dellai, investe e lavora in un comparto che, attraverso le manifestazioni sportive, crea economia».

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I successi sportivi ottenuti nella Val di Fiemme dimostrano che il Trentino ha strutture all’avanguardia

Nel mese di maggio, Gianni Petrucci e Lorenzo Dellai hanno firmato la dichiarazione d’intenti tra Coni e Provincia di Trento. Quali gli impegni presi e le opportunità che possono arrivare da questo accordo? «Questa dichiarazione è un riconoscimento da parte dello sport italiano di ciò che il Trentino rappresenta nella storia dello sport e della valenza degli eventi sportivi che ha già organizzato sul suo territorio. Il protocollo sancisce la continuazione di questo percorso con una maggiore sinergia con lo sport nazionale e sottolinea



il comune interesse della Provincia autonoma di Trento e del Coni nel procedere su un piano di fattiva collaborazione per una politica di sviluppo della pratica sportiva. Ci sarà anche una biblioteca speciale che racchiude e mantiene viva la storia e la memoria dello sport nel Trentino e in Italia. È stata anche l’occasione per ribadire che il Trentino vorrebbe un giorno ospitare i grandi eventi di carattere olimpico. Il 2017 potrebbe essere il primo evento globale degli sport invernali e una sorta di “prova generale” delle Olimpiadi, anche a livello organizzativo».


POLITICHE ENERGETICHE

Nuovi traguardi nella corsa verso le rinnovabili on i suoi 400 chilometri di piste ciclopedonali e altri 150 da realizzare, la Provincia autonoma di Trento si presenta con un buon biglietto da visita in fatto di mobilità sostenibile, contribuendo a rafforzare un’identità territoriale improntata sul turismo a impatto zero. Si calcolano, infatti, 2 milioni all’anno di passaggi di cicloturisti, mentre sono 2mila i cittadini di Trento che ogni giorno percorrono sulle due ruote il tratto che dal centro va verso il nord della città. L’ultimo rapporto di Legambiente ha fatto notare come nel capoluogo trentino l’indice di ciclabilità sia del 65%, mentre ogni abitante compie 181 viaggi all’anno sui mezzi pubblici, la media più alta d’Italia. Pienamente soddisfatto è l’assessore all’Ambiente della Provincia, Alberto Pacher, che pensa già al prossimo piano energetico, attivo dal 2013: bisognerà convincere, attraverso fondi e bandi ad hoc, ancora più cittadini e imprese ad adottare misure “pulite”. Trento è all’avanguardia in fatto di sostenibilità, ma cosa bisognerà migliorare nel

C

La Provincia autonoma di Trento è al lavoro per stabilire il prossimo piano energetico, attivo dal 2013: secondo l’assessore all’Ambiente, Alberto Pacher, «gli obiettivi ci sono, si tratta solo di raggiungerli nel più breve tempo possibile» Paola Maruzzi

prossimo piano energeticoambientale? «Il nuovo piano 2013-2020 recepirà sia le indicazioni che saranno contenute nel burden sharing sia quelle previste nella legge provinciale 5/2010 “Il Trentino per la protezione del clima”. Gli obiettivi ci sono, si tratta di raggiungerli nel più breve tempo possibile, appoggiandosi innanzitutto a una politica di risparmio. L’ente pubblico sarà chiamato a dare il buon esempio tramite la ristrutturazione del proprio patrimonio edilizio con la massima attenzione alla sostenibilità e al risparmio energetico. Infine, si punterà in maniera decisa a sviluppare settori, quali la biomassa e la geotermia, dove i margini per garantire risultati significativi nella produzione di energia risultano ancora molto ampi». Sul piano nazionale si corre per raggiungere, entro il 2020, il 17% di rinnovabili sull’energia totale. Cosa

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Alberto Pacher

A destra, Alberto Pacher, assessore all’Ambiente della Provincia autonoma di Trento

ne pensa e come vi state preparando? «In sintonia con le altre regioni e in piena collaborazione con il Piemonte, capofila in materie energetiche, stiamo seguendo attentamente l’evoluzione del testo sul burden sharing predisposto dal Ministero dello Sviluppo economico, nonché la relativa tabella di riparto dell’obiettivo nazionale. L’unica difficoltà che finora abbiamo riscontrato riguarda le modalità di riparto fra noi, la Provincia autonoma di Bolzano e il Veneto dell’energia prodotta dagli impianti idroelettrici a scavalco, nonché sulla suddivisione fra noi e Bolzano dei consumi petroliferi. Superate queste problematiche non avremo difficoltà a soddisfare la quota che ci verrà richiesta e, se possibile, proveremo a migliorare gli obiettivi che ci verranno assegnati».

Ogni anno la Provincia emana bandi specifici per incentivare la sostenibilità dei cittadini: quante risorse vengono destinate per questi contributi? «I bandi sono rivolti ai cittadini e alle imprese al fine di incentivare gli interventi di risparmio energetico e di produzione di energia da fonte rinnovabile. La legge provinciale che incentiva i suddetti interventi è stata promulgata nel 1980 e mette a disposizione risorse che si aggirano attorno ai 15-20 milioni di euro all’anno». Si dice che la green economy generi nuovi posti lavoro: cosa fare affinché non sia solo mera retorica? «Sono convinto, e i dati degli ultimi anni sostengono quest’idea, che la green economy sarà il volano per la prossima rivoluzione economica e culturale. In Trentino, per via delle particolari modalità con le

quali avvengono i trasferimenti di risorse dallo Stato verso la Provincia, è indispensabile che le imprese sostenibili si insedino sul territorio, generino posti di lavoro e reddito e diano il loro apporto al raggiungimento dei risultati che il nuovo piano energetico-ambientale provinciale si prefiggerà». Di recente ha detto che il problema posto dai cambiamenti climatici è lo stesso posto dalla attuale crisi economica: come costruire una governance efficace? «I problemi causati dai cambiamenti climatici possono essere affrontati tramite una decisa virata verso interventi di risparmio energetico e di sostituzione della produzione di energia da fonti fossili a fonti rinnovabili: ciò contribuirà a contrastare gli effetti dell’attuale crisi economica perché ci sarà bisogno di nuove imprese che si specializzino in questi campi. Inoltre, il denominatore comune di entrambi i problemi è rappresentato dal fattore tempo, nel senso che la svolta energetica verso le rinnovabili deve essere attuata nel minor tempo possibile, un imperativo necessario anche per il superamento della crisi economica».

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POLITICHE ENERGETICHE

Alto Adige continua a collezionare premi e riconoscimenti in fatto di politiche energetiche. Secondo Legambiente, Bolzano è a pari merito con Potenza la provincia più verde d’Italia, grazie ai suoi 114 Comuni (il 98,2%) in cui sono installati impianti fotovoltaici. Fresco di nomina è ancora una volta il capoluogo, primo tra la classifica delle città di media grandezza secondo il rapporto di Ecosistema Urbano, stilato in base ai dati del 2010. Se queste sono le premesse non stupisce, quindi, che di fronte agli obiettivi del cosiddetto burner sharing, la bozza di decreto ministeriale in cui si stabiliscono gli obiettivi che ciascuna Regione o Provincia autonoma dovrà conseguire entro il 2020 per incrementare le energie rinnovabili, l’assessore all’Ambiente Michl Laimer abbia dichiarato: «Contiamo di andare ben oltre i suggerimenti che ci vengono rivolti, sperando di farlo per un comune interesse». Come fare più di quanto il governo chiede? «La giunta provinciale di Bolzano ha adottato nel mese di giugno un ambizioso piano per ridurre drasticamente la propria produzione di CO2 entro il 2050. Già oggi l’Alto Adige produce in loco, soprattutto attraverso

L’

Bolzano, crocevia esemplare di scelte green Pluripremiata per le politiche sostenibile, la provincia di Bolzano promette di fare più di quanto chiesto dal governo per adeguarsi ai parametri europei: per l’assessore all’Ambiente Michl Laimer è già in atto «un piano per ridurre drasticamente la produzione di CO2 entro il 2050» Paola Maruzzi

impianti idroelettrici, circa il doppio del proprio consumo annuale di energia elettrica direttamente da energie rinnovabili. È nostra intenzione farne una regione modello a livello europeo». Grazie a quali incentivi siete giunti a risultati così virtuosi? «La Provincia di Bolzano non ha fatto altro che utilizzare al meglio tutte le misure di sostegno al fotovoltaico implementati in Italia da tempo. L’amministrazione ha accompagnato con iniziative di sensibilizzazione e di formazione queste opportunità, ma il grande merito vai ai cittadini, che hanno aderito con entusiasmo alle offerte. Va ricordato, inoltre, che per ragioni di tutela del paesaggio sono vietate grandi istallazioni in campo aperto. Nonostante questo e la nostra posizione settentrionale, siamo tra i primi nel paese». Nel più ampio quadro di

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Michl Laimer, assessore all’Ambiente della Provincia autonoma di Bolzano

rinnovabili, a cosa bisogna puntare? «Considerata l’abbondanza di acqua e montagne alte, puntiamo molto sull’energia idrica, con costante attenzione a sole, vento e biomasse come importanti settori di nicchia, tenendo d’occhio la geotermia, molto promettente nel medio periodo. Un questione chiave è quella dell’efficienza: a breve presenterò un nuovo decreto che imporrà l’utilizzo congiunto di calore (almeno


Michl Laimer



Il nuovo quartiere nella zona sud di Bolzano sarà costruito secondo il più severo dei protocolli Casaclima

Sopra, dimostrazione a Bolzano dell’isolamento termico del cubo di ghiaccio itinerante ideato da Casaclima

70 %) ed energia prodotti per tutti i nuovi impianti di cogenerazione». Con Casaclima la Provincia è stato il primo ente a dotarsi di una legge in materia di certificazione energetica

degli edifici. Quale ulteriore impegno chiede la Provincia? «La Provincia vuole, e ci sta riuscendo, accreditare la sensibilità alla sostenibilità nella vita di ciascuno non più come un fattore limitante che chiede sforzi al portafoglio, ma come un fattore di benessere e di vanto. Le targhe certificatici di Casaclima sono ormai entrate nella lista degli oggetti più “rubati” dalle nostre parti. Chi è ecologicamente sensibile è in, chi inquina è out. Il nuovo quartiere nella zona sud di Bolzano sarà interamente costruito secondo il più severo dei diversi protocolli di Casaclima. Tutto questo mi fa pensare che ormai la mentalità è quella giusta. Rimane aperta la grande sfida del risanamento dell’esistente, che stiamo cercando di affrontare con grande impegno». Che riscontri sta dando la promozione della mobilità sostenibile e a che punto è la diffusione di auto eco friendly? «Questa rimane una questione di difficile soluzione. Pur avendo agevolato in tutti i modi carburanti puliti e stili



di vita responsabili, il traffico rimane invariato e le automobili sono quelle classiche. Abbiamo in cantiere nuove iniziative per essere pronti allo sviluppo della mobilità elettrica e stiamo realizzando, nel contesto di un ambizioso progetto europeo, un impianto di produzione di idrogeno, alimentato al 100% da energie rinnovabili e inserito in un corridoio verde che dovrebbe collegare Berlino e Verona su un asse dotato di impianti di distribuzione di idrogeno. Aspettiamo con interesse e ansia anche le scelte dell’industria automobilistica. Sono cautamente ottimista che nei prossimi due-tre anni dovrebbe realmente iniziare la trasformazione dei nostri mezzi dai tradizionali motori a scoppio a quelli moderni a emissioni bassissime o addirittura azzerate. Nelle nostre città, che sono già oggi al vertice di tutte le classifiche di modal split per l’uso della bicicletta e del mezzo pubblico, stiamo maggiormente investendo nel comfort e nella sicurezza di pedoni e ciclisti».

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POLITICHE ENERGETICHE

a Convenzione delle Alpi celebra quest’anno il suo ventesimo anniversario da quel novembre del 1991 in cui tutti gli stati “alpini” firmarono a Salisburgo un importante trattato con l’obiettivo di salvaguardare il territorio alpino oltre i confini nazionali. Marco Onida, segretario generale della Convenzione, interviene sui cambiamenti avvenuti negli ultimi anni e sull’esigenza, sempre più attuale, di individuare una politica comune volta al superamento delle resistenze dettate dal taglio dei confini amministrativi: «La soluzione sta nel mettere da parte i piccoli e grandi egoismi, unire le forze e riconoscere la specificità e “unicità” della montagna, rafforzando la cooperazione non solo a parole ma anche nei fatti». È davvero possibile far convergere lo sviluppo sostenibile dell’area alla tutela degli interessi economici e culturali delle popolazioni residenti nei Paesi aderenti? «È uno degli obiettivi supremi della Convenzione. Gli strumenti e gli interventi per perseguire quest’obiettivo consistono in primo luogo nei protocolli di attuazione, approvati fra il 1994 e il 2000, sui temi della pianificazione territoriale, della tutela della natura, agricoltura, foreste, suolo, energia, turismo e trasporti.

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I rischi dell’autosufficienza energetica «L’energia è un bene che circola in rete, non ha senso compartimentarla geograficamente». Marco Onida invita a uscire dalle logiche provinciali senza aver paura di importare energia da aree extra alpine. Le rinnovabili? «Poco “pulite” per la montagna» Elisa Fiocchi

Questi protocolli sono in vigore dal 2002 in tutti i Paesi alpini che li hanno ratificati: Francia, Austria, Slovenia, Germania, Liechtenstein e parzialmente Monaco. La Svizzera ha scelto di non ratificare i protocolli ma attua misure nazionali analoghe e, come nel caso dei trasporti, ancora più ambiziose. Manca all’appello solamente l’Italia, dove la ratifica dei protocolli della Convenzione, proposta dall’attuale governo nel 2009, è paradossalmente ostacolata proprio dal partito che si erge a difensore

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degli interessi del territorio - e specialmente di quello di montagna - la Lega Nord». Lei ha affermato che purtroppo non c’è ancora una politica comune nelle Alpi per quanto il tema sia condiviso. Come favorire un agire condiviso? «Vi sono temi rispetto ai quali non si possono perseguire politiche di sviluppo sostenibile senza condividere obiettivi e programmi: penso all’energia o al turismo, settori nei quali la concorrenza fra le regioni alpine danneggia il territorio,


Marco Onida



Da decenni le Alpi sono sfruttate a fini energetici ma i benefici economici non vanno alla popolazione alpina

Sopra, Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi. Qui sotto, la diga di Specchieri

anche a livello economico. Ciò deriva in parte dal fatto che l’ambito geografico di applicazione della Convenzione delle Alpi non corrisponde ai confini amministrativi dei Paesi membri né a quelli delle loro regioni ma, essendo la Convenzione un trattato per il territorio di montagna, “tagliano” i confini amministrativi. Questo causa resistenze, specialmente nelle regioni comprese solo in parte nel territorio della Convenzione, come Piemonte, Lom-



bardia e Veneto». Cosa pensa del tentativo di rendere le Alpi autonome dal punto di vista energetico? «Su questo nutro forti perplessità perchè causerebbe un ulteriore distruzione del territorio legata alla costruzione delle infrastrutture necessarie (dighe, parchi eolici). Da decenni le Alpi sono sfruttate a fini energetici e il territorio ne soffre - non esistono quasi più corsi d’acqua allo stato naturale - ma i benefici economici non vanno alla popolazione alpina. Le energie rinnovabili, anche se a prima vista “pulite”, occupano spazio e assorbono risorse paesaggistiche, quindi in montagna tanto “pulite” non sono. Operare con coscienza sul territorio significa individuare in comune le aree più adatte a realizzare nuovi impianti energetici, escludendo l’alta montagna da nuove infrastrutture e uscendo da logiche “provinciali”». Il progetto “Superalp” in luglio ha monitorato lo stato dei ghiacciai alpini di Monte Bianco, Monte Rosa, Aletsch, Bernina e Alpi Venoste. A quali conclusioni sono giunti gli esperti locali? «Gli effetti del cambiamento climatico nelle Alpi sono sotto

gli occhi di tutti. A fronte di un aumento medio delle temperature di circa un grado nell’emisfero nord del pianeta nell’ultimo secolo, nelle Alpi si registra un aumento di circa 2 gradi. I ghiacciai alpini hanno perso almeno 1/3 del loro volume totale negli ultimi 25 anni. L’innevamento nell’arco di 8-10 mesi non riesce più a compensare lo scioglimento che si verifica durante poche settimane di caldo estivo. Tutti gli esperti locali e internazionali che abbiamo incontrato concordano su queste dinamiche. In alcuni casi, come al Bernina o al Tonale, la copertura dei ghiacci con teli rallenta, ma non evita, lo scioglimento. Nei prossimi anni avremo un aumento delle quantità d’acqua rilasciate dai ghiacciai, ma a questo seguirà per forza una diminuzione nel lungo periodo nella disponibilità di questa risorsa, con effetti negativi sull’energia, sull’agricoltura e sul turismo. E se si considera il fatto che le Alpi sono il serbatoio d’acqua dell’Europa, gli effetti si avvertiranno in un’area molto più ampia, compresa la pianura padana».

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Riccardo Blumer

Ambiente ed energia: come cambia il concetto di costruire «Perchè mettiamo la parola economia davanti alla nostra società come se fosse il motore che giustifica ogni cosa? Oggi questa parola è il viatico del bene, come se il contrario di essa fosse il male». Le riflessioni architettoniche di Riccardo Blumer su paesaggio e impianti energetici Elisa Fiocchi ome si affronta nel 2011 il tema dello sviluppo sostenibile e del rapporto tra l’economia turistica e l’economia energetica? A questa e ad altre domande ha risposto l’architetto Riccardo Blumer (nella foto), docente presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio, che ha posto al centro del forum della XII Borsa iinternazionale del turismo montano, il tema del paesaggio e dei nuovi impianti energetici: alla ricerca di una mediazione del conflitto attraverso l’invenzione formale. Alla base del suo pensiero si pone un ragionamento essenziale: «Intanto perché economia turistica ed economia energetica? E se parlassimo solo di turismo ed energia?». Come si riduce l’impatto visivo delle recenti opere di produzione energetica collocate in ambiente montano senza impedirne lo sviluppo? «L’impatto visivo non va ridotto, dobbiamo imparare che il mimetismo è un’attività militare e non culturale. Bisogna ri-

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baltare il concetto stesso di costruire: non più il costruire come danneggiamento per il paesaggio ma il costruire come un bene. Costruire è l’attività di ogni essere vivente sulla terra, la prima cosa che si costruisce è la vita, fenomeno già di per sé “inquinante”. Dobbiamo smetterla di pensare che la costruzione è male, quando è efficiente è sempre bellezza e quindi qualifica». Fino a che punto, la politica energetica può condizionare il mutamento dell’immagine del paesaggio? «La politica energetica muterà molto il paesaggio, la cultura modifica la condizione di natura. Si pensi solo all’agricoltura e a quanto essa qualifichi e renda meraviglioso il paesaggio di ogni luogo. Anzi, da essa bisognerebbe ricominciare perchè oggi è l’unica disciplina artificiale, e quindi economica, che grazie alla sue condizione di efficienza è sempre bella». L’architettura che ruolo deve assumere in una fase delicata di cambiamento della produzione e del consumo delle energie?

«L’architettura è l’unico elemento che può progettare e realizzare costruzioni e produzioni di energia alternative in quanto unica disciplina dell’uomo che può formalmente stare esteticamente nel paesaggio, per inciso ogni macchina della produzione di energia quali le pale eoliche o i pannelli solari. Se la loro condizione rientra in quella dell’architettura, non può essere realizzata senza la costituzione di un sito architettonico. Le macchine che producono energia sono anche i pozzi petroliferi. È evidente quanto essi non siano architettura esattamente come le pale o i pannelli solari: mancano di alcuni postulati base senza i quali saranno sempre i mulini a vento contro cui Don Chisciotte si scaglia». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 179


POLITICHE ENERGETICHE

Sostenibilità, tra marketing e risparmio La sostenibilità, oltre a essere leva competitiva per le imprese che la applicano, può anche rappresentare un vantaggio economico per il settore turistico. Lo spiega Paolo Grigolli di Trentino School of Management Elisa Fiocchi

antenere le condizioni originarie dell’habitat montano e al tempo stesso colmare il gap tecnologico e comunicativo che contraddistingue le zone alpine è un tema al centro del dibattito sullo sviluppo economico e turistico sostenibile. Secondo Paolo Grigolli, direttore dell’area Alta formazione di Trentino School of Management, ci sono diversi approcci e molti progetti che riguardano lo spazio alpino e in ognuno di essi si possono scoprire interessanti direttrici di sviluppo: «Gli abitanti delle Alpi, se ascoltati, capiti e coerentemente supportati, potrebbero fornire un’importante ipotesi di uno sviluppo diverso, poi estendibile ad altri ecosistemi e culture, altrettanto in pericolo». Viene utile, suggerisce G r i g o l l i , l’insegnamento del filosofo Remo Bodei che spiega come il paesaggio non sia natura, ma cultura proiettata

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Paolo Grigolli, direttore dell’area Alta formazione di Trentino School of Management

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su montagne, oceani, foreste, vulcani, deserti. Ecco come sta cambiando l’approccio delle aziende energetiche e delle strutture turistiche e ricettive in materia di sostenibilità. Il suo intervento al forum della XII Borsa internazionale del turismo montano si è concentrato sull’energia come prodotto turistico: quali casi ed esperienze ha esposto in occasione del convegno? «Mi premeva mettere in evidenza come il tema della sostenibilità vista dal punto di vista energetico può rappresentare una leva competitiva non solo per singole aziende ma anche

per territori turistici. Alcune strutture alberghiere si promuovono sui siti di booking utilizzando proprio tale leva per differenziarsi dalle altre, a parte il caso limite del Solar Valley Micro-E Hotel, il più grande hotel al mondo alimentato da energia solare situato a Dezhou, dove il 70% dell’energia deriva dai pannelli fotovoltaici che coprono 75mila mq di superficie, si sta facendo strada l’idea che la sostenibilità è uno strumento di marketing sempre più importante, oltre a offrire interessanti risparmi di costo così da evitare incrementi di tariffe alberghiere e salvare posti di la-


Paolo Grigolli

voro. Per quanto riguarda i territori ci sono interessanti esempi in Austria e Svizzera, dove aziende di produzione di energia da fonti rinnovabili supportano la promozione di quelle strutture che la utilizzano; in altri casi aziende “energetiche” hanno fatto diventare prodotti turistici le infrastrutture utilizzate per la costruzione degli impianti». Quale concetto di turismo sostenibile emerge dal suo libro Turismi responsabili: casi, esperienze, confronti? «Nel libro ho cercato di dimostrare che è possibile identificare una domanda di mercato per la quale le istanze legate alla sostenibilità ambientale, sociale, economica e alla responsabilità sono l’elemento distintivo del prodotto turistico, imprescindibile nel momento in cui si acquista una vacanza. Questo è coerente con un trend di consumo legato a prodotti di qualità che offrono garanzie sempre più forti in materia di salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali e paesaggistiche, rispetto della cultura e delle tradizioni locali e equa ridistribuzione dei proventi derivanti dall'attività turistica». I consumatori si dimostrano più attenti al tema? «Il turismo responsabile si sposa perfettamente con alcune tendenze che riguardano le società occidentali contemporanee. Ciò che oggi si sta lentamente



Il Solar Valley Micro-E Hotel a Dezhou è il più grande hotel al mondo alimentato da energia solare

imponendo all’attenzione generale, in tema di sostenibilità e responsabilità, è sempre stata la “materia costituente” del turismo responsabile. Questa fascia di consumatori ricerca prodotti turistici responsabili non per esigenze di carattere altruistico, ma piuttosto di appagamento delle proprie aspettative e dei propri desideri. È un nuovo consumatore che non si accontenta del prodotto turistico massificato ma ricerca caratteristiche - l’esperienza, l’incontro, il rispetto dell’altro, la scoperta, l’innovazione - tali da soddisfare alcuni valori personali». Green economy e turismo necessitano di basso impatto energetico nelle zone alpine. Come va impostata la progettazione in queste aree affinché la regione possa garantire specifiche tutele al territorio?

«Abbiamo bisogno di costruire linguaggi e una teoria di riferimento nuovi rispetto al concetto di vivibilità sia rispetto a chi vive in certi luoghi sia di chi li visita per una vacanza. E in questa nuova ipotesi di lavoro forse è proprio una nuova sensibilità del mercato che può aiutare una progettazione ancora più attenta dello sviluppo turistico. In ogni caso, non è solo il tema dell’impatto energetico che va messo in discussione, ma anche e soprattutto un modello di vacanza che per garantire le stesse presenze ha bisogno di un numero sempre crescente di arrivi da mercati sempre più lontani poiché la permanenza media sul territorio diminuisce anno dopo anno. E questa è una questione che ha a che fare realmente con l’insostenibilità di un modello di sviluppo».



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RINNOVABILI

Energia locale e pulita Curare l’intera filiera energetica mantenendo come priorità il ricorso a fonti pulite e rinnovabili e il reinvestimento sul territorio della ricchezza generata. Andrea Lanzingher illustra le peculiarità del mercato altoatesino dell’energia Andrea Mantovani

n una zona tradizionalmente attenta alla qualità della vita e al rispetto della natura, chi si occupa di energia non può esimersi dal portare avanti la propria attività seguendo questi principi. Sostenibilità e tutela del territorio sono infatti due principi cardine per l’Azienda Energetica Spa – Etschwerke AG di Bolzano, di cui Andrea

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Andrea Lanzingher, Direttore Generale di Azienda Energetica Trading Srl di Bolzano. Nelle altre foto, il bacino di Vernago in Val Senales e l’interno della centrale idroelettrica di Tel www.eltrading.it

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Lanzingher è direttore generale. «A una gestione commerciale positiva e in continua crescita, affianchiamo un codice etico a cui ci atteniamo con rigore», spiega Lanzingher. Come viene favorito oggi lo sviluppo di una cultura energetica innovativa e sostenibile? «In Alto Adige c’è sempre stato, sia da parte delle istituzioni pubbliche che di quelle private, un fortissimo interesse nei confronti della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Non per niente ci sono tantissime aziende che hanno sviluppato all’interno e all’esterno del territorio italiano impianti idroelettrici, eolici e fotovoltaici. Oggi più che mai questo settore, per quanto attiene l’Alto Adige e le società altoatesine, è attivo e pieno di iniziative. Questo naturalmente rappresenta un valore aggiunto in termini di occupazione, lavoro e benessere». Di quali sostegni necessita la vostra filiera per potersi sviluppare ulteriormente a livello economico e

tecnologico? «Azienda Energetica copre l’intera filiera dell’energia elettrica e del teleriscaldamento, mentre per quanto riguarda il gas la materia prima deve essere acquistata. Questo vuol dire provvedere a produzione, trasporto in alta tensione, distribuzione al cliente e vendita. Siamo una realtà che da più di 110 anni è sul mercato, una società che produce autonomamente utili e li distribuisce ai Comuni i quali, in virtù di un sistema ben organizzato, li reinvestono per i cittadini. In questo modo la ricchezza rimane sul territorio contribuendo al suo sviluppo e valorizzando l’economia locale. Non abbiamo sostegni esterni, siamo l’azienda che paga più imposte di tutto l’Alto Adige, ci sosteniamo da soli». Quale valore porta essere iscritti al sistema di certificazione Recs? «Essere iscritti a questo sistema vuol dire certificare la provenienza dell’energia elettrica che produciamo da fonti rinnovabili. Abbiamo moltissimi clienti che comprano energia


Andrea Lanzingher

elettrica certificata da fonti rinnovabili e questo è un servizio molto utile». In cosa si differenzia il vostro servizio? «Il cliente viene seguito da un addetto specializzato e questo gli consente di rivolgersi direttamente a chi lo assiste per avere delle risposte immediate e precise. Inoltre cerchiamo di risolvere tutti i problemi: utenti che hanno anche diverse forniture sparse su tutto il territorio nazionale chiamano noi

La società produce autonomamente utili e li distribuisce ai Comuni proprietari di Bolzano e Merano, i quali, in virtù di un sistema ben organizzato, li reinvestono per i cittadini

per avere le risoluzioni a problemi ed esigenze varie, dalla necessità di un nuovo allacciamento allo spostamento di un contatore. Ci occupiamo anche del servizio tecnico “dietro le quinte”, non direttamente

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ma appoggiandoci ai vari distributori». Cosa ha rappresentato il 2010 per Azienda Energetica Trading, anche in termini di fatturato e bilancio? Quali risultati avete raggiunto e quali trend state registrando all’inizio del 2011? «Il 2010 è stato un anno molto positivo per il gruppo Azienda Energetica e per la Società Azienda Energetica Trading. C’è stato un forte incremento del fatturato, un miglioramento dei risultati economici, il numero di clienti seguiti sul mercato libero è passato da 2.500 a 15.000 e questo ha portato a un aumento degli introiti notevole. Nel 2011 il fatturato crescerà ancora e la sola Azienda Energetica Trading avrà ricavi per 350 milioni di euro». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 183


EVASIONE FISCALE

Controlli capillari La Guardia di Finanza del Trentino Alto Adige è impegnata quotidianamente nella lotta all’evasione su tutto il territorio regionale. I numerosi controlli hanno permesso di ottenere importanti risultati. Francesco Attardi illustra le più recenti operazioni effettuate Nicolò Mulas Marcello

ell’anno in corso i controlli della Guardia di Finanza del Trentino Alto Adige hanno fatto emergere una certa diffusione di fenomeni legati alla cosiddetta esterovestizione. «Nelle due province – sottolinea Francesco Attardi, comandate regionale della Guarda di Finanza – sono in corso di svolgimento numerose ispezioni nei confronti di soggetti sospettati di detenere attività finanziarie o investimenti all’estero non dichiarati, individuati grazie alla cooperazione amministrativa internazionale ovvero attraverso l’azione di intelligence e di controllo economico del territorio». Quali le operazioni più importanti che avete effettuato negli ultimi mesi in Trentino Alto Adige? «Tra i servizi di maggior rilievo di questi ultimi mesi desidero citare un’importante indagine di polizia giudiziaria che è in corso a Bolzano nei confronti di una fondazione formalmente residente in Liechtenstein, ma di fatto operante in Alto Adige nel settore dell’intermediazione finanziaria, nel cui ambito sono state constatate basi imponibili sottratte a tassazione per oltre 40 milioni di euro, utilizzando la presunzione di redditività introdotta di recente tra le misure di contrasto ai paradisi fiscali.

N Francesco Attardi, comandante della Guardia di Finanza del Trentino Alto Adige

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Nella provincia di Trento, tra le indagini più importanti ricordo quella posta in essere in un settore particolare come quello della spesa sanitaria. È stata “smascherata” una funzionaria infedele dell’Azienda provinciale servizi sanitari che, dopo essersi guadagnata negli anni la piena fiducia dei superiori e ottenuto la delega alla gestione dei rimborsi per acquisti di protesi, di attrezzature speciali e di medicinali per malati cronici, ha iniziato a predisporre pratiche totalmente fittizie e virtuali, fino a far autorizzare, a nome di ignari pazienti, la liquidazione e il conseguente accredito di ingenti rimborsi sui conti correnti intestati al marito, al padre e al fratello». Qual è il bilancio di quest’anno? «Posso senz’altro dire che l’attività di controllo che stiamo sviluppando è del tutto soddisfacente. Sotto il profilo qualitativo il rendimento è in crescita rispetto al già ottimo andamento dello scorso anno. Per fornire solo qualche numero generale, a testimonianza della nostra tensione operativa, posso dire che nei primi 9 mesi dell’anno sono state scoperte basi imponibili evase ai fini delle imposte dirette per oltre


Francesco Attardi

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Sotto il profilo qualitativo il rendimento dei controlli è in crescita rispetto al già ottimo andamento dello scorso anno

670 milioni di euro, Iva dovuta o non versata per oltre 75 milioni di euro, circa 450 lavoratori in nero e irregolari e ben 200 evasori totali. Ritengo, comunque, che non siano le cifre a dare segno di una buona lotta all’evasione quanto, piuttosto, l’impegno quotidiano e silenzioso di ogni singolo finanziere che opera in questa regione». Come giudica il contributo fornito da tutti gli organi che svolgono attività di lotta quotidiana all’evasione in regione? «Non dispongo di informazioni sui numeri e la resa delle attività di contrasto all’evasione fiscale dei nostri partner istituzionali, principalmente l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane. Posso comunque affermare che tra noi vi è un ottimo livello di collaborazione, che si concretizza in uno scambio continuo di esperienze, riflessioni e pareri nel segno di una costante tensione verso il miglioramento del livello qualitativo dei controlli. Tale proficuo coordinamento preventivo con l’Agenzia delle Entrate è frequente specie prima della formulazione di rilievi connotati da incertezza normativa, ovvero fondati su interpretazioni di norme

o su disconoscimenti di effetti fiscali di operazioni ritenute elusive o abusive». Nella manovra finanziaria sono state introdotte norme che cercano di costituire un deterrente all’evasione fiscale. In particolare si è intervenuti per regolamentare le cosiddette società di comodo. Qualcosa cambierà? «La nuova stretta sulle società di comodo ha lo scopo di evitare la prassi invalsa di costituire veicoli societari su cui scaricare i costi di acquisto e gestione di autovetture di lusso, yacht e immobili utilizzati non per finalità d’impresa ma per uso privato dei soci. La manovra ha introdotto importanti novità: dalla comunicazione all’anagrafe tributaria dell’attribuzione in godimento ai soci di beni intestati a società all’introduzione di una nuova ipotesi di “reddito diverso” per coloro che usufruiscono di beni aziendali a titolo gratuito o pagando corrispettivi inferiori a quelli di mercato; dal focus ispettivo sulle società di comodo in perdita sistematica alle nuove sanzioni in caso di inosservanza dei citati obblighi di comunicazione».

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EVASIONE FISCALE

Occorre sviluppare una cultura della legalità Il bilancio degli accertamenti fiscali per quanto riguarda la provincia di Trento è positivo. Vincenzo Giunta spiega in quali progetti è impegnata l’Agenzia delle Entrate della provincia per fare sviluppare una coscienza tributaria più spiccata Nicolò Mulas Marcello

i chiama Dbgeo, DataBaseGeomarket, ed è la banca dati approntata dall’Agenzia delle Entrate al fine di gestire i controlli antievasione. Secondo i dati in essa presenti, la provincia di Trento non presenta alte criticità, ma di fatto non esclude che il sommerso non coinvolga anche questa provincia. Gli accertamenti fiscali sono aumentati nell’arco del 2011 mirando con più precisione alle transazioni sospette di denaro. Come sottolinea Vincenzo Giunta, direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Trento, questa e altre politiche di controllo stanno permettendo all’Agenzia delle Entrate di ottenere importanti risultati nel contrasto all’evasione: «L’inasprimento di certe misure come il limite ai pagamenti in contanti, l’abbassamento delle soglie d’evasione superate le quali scatta il reato tributario e quindi la denuncia penale dell’evasore, la velocizzazione della riscossione degli accertamenti non impugnati e non pagati, fa intravedere un futuro nel quale potrebbe aumentare la compliance, cioè l’adesione spontanea agli obblighi tributari». Qual è la situazione di

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Vincenzo Giunta, direttore dell’Agenzia delle Entrate di Trento

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Trento per quanto riguarda l’evasione fiscale rispetto alla media nazionale? Possiamo stilare un bilancio? «L’Agenzia delle Entrate recentemente ha elaborato Dbgeo, uno strumento che mappa il territorio nazionale in gruppi sulla base del rapporto tra imposta non dichiarata e imposta versata (tax gap). Secondo quanto elaborato attraverso l’applicativo, la provincia di Trento rientra in un cluster di territori che non presenta particolari criticità. Certo, il fenomeno dell’evasione fiscale è così diffuso, che risulta difficile non pensare che non sia presente anche in Trentino. Si registra tuttavia un'adesione spontanea agli obblighi fiscali, supportata da una cultura della legalità fiscale abbastanza diffusa. In ogni caso, gli ultimi dati sull'evasione che siamo in grado di diffondere sono relativi al 2010 e parlano di più di 75 milioni di euro recuperati da questa direzione provinciale». Quali attività sono state pianificate dall’Agenzia delle Entrate trentina per quanto riguarda il 2011? «La nostra attività di controllo quest’anno è caratterizzata da un deciso incremento dell’accertamento con determinazione sintetica del reddito, il cosiddetto “redditometro”, lo strumento che consente di mettere a confronto differenze rilevanti tra il tenore di vita e il reddito dichiarato. E se, da un lato, abbiamo anche aumentato gli accertamenti supportati


Vincenzo Giunta

da indagini finanziarie per mirare con precisione alle transazioni sospette di denaro, dall’altro lato, abbiamo previsto una certa riduzione, rispetto al 2010, degli accertamenti e delle verifiche nei confronti di imprese di piccole dimensioni e professionisti». Spesso si parla di sinergie tra istituzioni per migliorare l’articolazione degli accertamenti. Quali risultati importanti hanno prodotto nella lotta all’evasione? «Il confronto e il dialogo con istituzioni quali la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane è costante. Coordiniamo i nostri sforzi per migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa, penso ad esempio al controllo dell’Iva intracomunitaria con le Dogane, e per evitare sovrapposizioni d’indagine. Con la Provincia autonoma di Trento stiamo avviando un accordo di collaborazione per lo scambio di dati e informazioni di reciproca utilità». La manovra finanziaria è stata da poco approvata. In essa sono presenti norme relative alla lotta all’evasione. Quale scenario si prospetta?

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Si registra un’adesione spontanea agli obblighi fiscali, supportata da una cultura della legalità fiscale diffusa

«Credo che lo scenario all’orizzonte sia quello di una maggior efficacia nell’accertamento dell’evasione fiscale tramite strumenti come il “redditometro”. L’inasprimento di certe misure come il limite ai pagamenti in contanti, l’abbassamento delle soglie d’evasione superate le quali scatta il reato tributario e quindi la denuncia penale dell’evasore, la velocizzazione della riscossione degli accertamenti non impugnati e non pagati, fa intravedere un futuro nel quale potrebbe aumentare la compliance, cioè l’adesione spontanea agli obblighi tributari. Credo che saranno sempre di più coloro che comprenderanno una verità di fondo: l’adempimento del dovere fiscale è necessario per soddisfare le esigenze della collettività e garantire l’erogazione dei servizi primari di pubblica utilità».

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GESTIRE IL CONTENZIOSO

Il contenzioso nel settore pubblico Si è intensificato il lavoro degli avvocati: devono districare l’impiego pubblico da una situazione non rosea, diminuire le problematiche del recupero crediti e cominciare a far girare il motore della mediazione. L’esperienza dell’avvocato Luca Scopa Emanuela Caruso

ettore pubblico e settore privato, due realtà che condizionano l’andamento economico, sociale e lavorativo di ogni comune, provincia o regione di uno Stato. Due ambiti che non sempre collaborano tra loro e che spesso invece presentano dinamiche e situazioni ben diverse l’uno dall’altro, come nel caso specifico del Trentino Alto Adige. Se infatti è notizia di fine settembre il fatto che l’Alto Adige sia tra le regioni europee con il più basso tasso di disoccupazione, inferiore addirittura al 3%, e che il settore privato stia migliorando in maniera continua, è però anche vero che il pubblico si trova in condizioni ben diverse. L’avvocato Luca Scopa di Bolzano si occupa da anni di diritto del lavoro, recupero crediti e mediazione e ha delineato una situa-

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L’avvocato Luca Scopa esercita la professione forense a Bolzano luscopa@tin.it

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zione piuttosto infelice del pubblico impiego. «I rapporti tra lavoratori pubblici e dirigenti spiega l’avvocato Scopa – si stanno incrinando, a causa soprattutto delle scelte e delle azioni messe in atto dalle varie amministrazioni che sempre più spesso vanno a minare i diritti dei dipendenti, creando così lunghi ed estremizzati contenziosi». In quali specifici ambiti è più evidente questo peggioramento di situazione del settore pubblico? «Al momento, gli ambiti più travagliati, e di cui mi sto occupando, sono il settore della scuola e quello delle pubbliche amministrazioni. Nel primo caso, ho riscontrato trattamenti molto rigidi e controproducenti nei confronti degli insegnanti, in particolar modo dei precari, che non vedono tutelati e rispettati i loro diritti. Per quanto riguarda la pubblica amministrazione, invece, permangono ancora gravi problemi legati al pagamento dei salari, che vengono subito sacrificati o addirittura negati ai lavoratori nei casi in cui le aziende stiano fallendo o si affronti un periodo economico più difficile del solito». Insieme al diritto del lavoro lei si occupa anche del recupero crediti. Quali problematiche sono presenti in questo campo e quali le soluzioni possibili? «In quest’ultimo periodo la realtà più in difficoltà per quel che concerne il recupero crediti è senza dubbio quella del piccolo artigiano, che si trova a essere spesso sfruttato dalle grandi


Luca Scopa

ditte appaltatrici. Queste infatti tendono a subappaltare i lavori per cui vengono commissionate, ma poi, inciampando nei vari ostacoli economici, non riescono a erogare i dovuti compensi agli artigiani, che con un fatturato limitato e molti insoluti non sanno come mandare avanti l’attività. L’unica soluzione possibile è una più ampia tutela a livello contrattuale, ad esempio concordare il versamento di una cauzione da parte delle grandi aziende ai piccoli imprenditori, in modo che gli artigiani possano difendersi in caso di fallimenti e dissolvenze. Una specializzazione dello studio è inoltre quella dei recuperi in serie. L’imprenditore conferisce infatti allo studio il mandato per tutte le posizioni che sono in sofferenza e dopo un primo colloquio lo studio è in grado di trattare la situazione aziendale in maniera globale». Dall’ 1 ottobre 2011 lei è mediatore professionista e iscritto a due organismi di mediazione presso l’Ordine degli avvocati di Bolzano e la Dolomiti Conciliazioni Srl. Come può essere definita la mediazione? «La mediazione è una modalità alternativa di risoluzione delle controversie che vuole rispondere con velocità ed efficienza alle domande di giustizia avanzate dai cittadini in contesa tra loro. I mediatori cercano di assistere le parti in causa nella ricerca di un accordo non

I mediatori possono intervenire in merito a cause riguardanti affitti d’azienda, contratti assicurati, bancari e finanziari

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giudiziale che possa risolvere o rendere meno conflittuale un contenzioso. I mediatori, anche chiamati conciliatori, possono intervenire in merito a cause riguardanti diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, locazioni e comodati. E ancora, affitti di azienda, contratti assicurati, bancari e finanziari, e risarcimento danni da colpa medica e a partire dal marzo 2012 di risarcimento danni da circolazione stradale. Anche la competenza riguardante le liti condominiali partirà dal marzo 2012». La mediazione è ormai attiva da circa sei mesi; che giudizio si è fatto vista la sua esperienza professionale? «Nonostante la mancanza di dati statistici sicuri sulla situazione, il mio giudizio sulla mediazione è positivo. È un settore in fase di innovazione strutturale sia giuridica che sociale, e sta aumentando il numero di corsi e associazioni. Inoltre il sistema giudiziario è in forte fermento e in relazione al lavoro dei mediatori avvocati è già stato riformato il codice deontologico con l’articolo 55 bis: è stato stipulato che i mediatori avvocati non possono accettare incarichi da ex clienti al di sotto dei 24 mesi di rapporto». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 195


DIRITTO DI FAMIGLIA

ostenere che il problema della separazione non è una piaga sociale, o comunque un problema che investe la collettività, significa vivere bendati». In questa dimensione opera lo studio dell’avvocato David Biasetti, da 32 anni nel centro storico di Bolzano, con oltre 4.000 casi trattati in campo locale, nazionale e internazionale. Lo studio si avvale di una decina di unità, tra avvocati e personale, con molte collaborazioni esterne. Com’è il ruolo dell’avvocato matrimonialista oggi? «Difficile e complicato, sempre stimolante e non sempre gratificante, specie se nell’impostazione si intende tenere conto di tutti i fattori e le esigenze che ogni caso presenta». Cioè? «La separazione è un faccia a faccia con la vita. È spesso arduo trovare il punto di convergenza tra la normativa, le esigenze delle persone coinvolte, la personalità del Giudice, la figura del collega avversario e soprattutto cucire il tutto con un’etica che riesca ad arrivare dove la legge non arriva, mixando anche l’irrinunciabile intransigenza davanti ai punti cardine, ovvero i diritti degli incolpevoli figli». Quali sono le difficoltà maggiori? «Molto spesso far ragionare l’assistito è il compito più difficile. Anche se non mancano casi di encomiabile maturità, di desiderio di andare d’accordo, di spirito genitoriale improntato a collaborazione, generalmente la spinta primaria di chi si separa è quella della vendetta, con il proprio assistito che reclama per sé tutto il proscenio. Il primato della ragione giunge spesso al capolinea. Per questo è fondamentale imparare ad avere in sé una visuale super partes; inquadrare le diverse angolazioni senza lenti filtranti; studiare una strategia, anche tramite gli scacchi». Perché gli scacchi? «La separazione è in primis lotta di strategia,

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L’avvocato matrimonialista tra “fatto e diritto” David Biasetti analizza alcune situazioni in cui si trova spesso ad operare l’avvocato matrimonialista e spiega perché è importante studiare una strategia, «anche tramite gli scacchi» Nicoletta Bucciarelli

poi di nervi e poi di diritto; se il civile è diritto ed il penale è fatto, il matrimoniale è fatto e diritto. Un avvocato “normale” regola il passato: se un cliente chiede di recuperare un prestito fatto ad un terzo, una volta recuperato questo credito i rapporti con il legale terminano, il caso è risolto e definito. L’avvocato matrimonialista regola invece il futuro del separando; trarrà dal passato e dal vissuto dello stesso delle giuste lezioni, ma avrà come target il futuro; non per nulla i clienti rimangono tali per anni, o addirittura a vita».

Al centro, l’avvocato David Biasetti nel suo studio di Bolzano insieme ad alcuni collaboratori david@studiobiasetti.it


David Biasetti

La materia è legata al detto latino rebus sic stantibus: si regola l’oggi pensando a come sarà il domani. Anche se le modifiche nel tempo possono essere molteplici

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I padri separati lamentano una discriminazione nei loro confronti. Hanno ragione? «Un aspetto tra i più crudi nel dolore, ma non sempre condivisibile. L’importante è osservare la stessa situazione da entrambe le angolazioni, perché in una separazione ogni parte ha svantaggi e vantaggi. Un uomo che si separa e che ha un reddito normale, nel caso abbia acceso un mutuo per la casa coniugale, lo deve continuare a pagare, perché il mutuo riguarda la proprietà. Se a questa spesa si aggiungono un affitto per se stesso e un contributo per i figli, la conseguenza è la fame». E quindi? «Da tale prospettiva è naturale che un marito, un padre che si separa, subendo una simile situazione, se ne lamenti. Ha dovuto lasciare la casa, e il quotidiano è cambiato per lui, non per la moglie. Lei è rimasta nella casa con i fi-

gli perché la casa è stata assegnata ai figli, che in quanto vittime della separazione hanno diritto di rimanere nel loro habitat naturale». È quindi vero che l’uomo si ritrova in una posizione di netto svantaggio. «Sí, ma solo nell’immediato. Alla media e lunga distanza la situazione si capovolge e la maggiore “fortuna”, vantaggio, sarà invece dell’uomo. L’uomo si trova infatti con ventiquattro ore al giorno per potere lavorare e svolgere un’attività, che lo mette nella condizione di pagare i contributi pensionistici a full time; ed anche di arrotondare con un secondo lavoro. In una coppia con due figli, una famiglia standard in cui la moglie dedica dai quindici ai diciotto anni per gestire i figli, lavorando a part time, si ritrova svantaggiata tanto nella possibilità di fare carriera quanto perché andrà in pensione con un importo molto inferiore». La famiglia resta dunque un “onere” prevalentemente a carico della donna? «Prendiamo ad esempio un caso classico, quello di coppie in cui il marito è libero professionista. Si separano, lui fa carriera; lei cresce i figli. Solo quando i figli sono grandi la donna può tornare a lavorare full time e allora può riaprire il discorso contributivo. È in questo frangente che una ex moglie può rivendicare il tempo perso. Può avere ragione al punto di chiedere il pagamento, un risarcimento, della chance persa. In un caso simile si verificherebbe un ri-equilibrio a livello economico, peraltro raramente invocato e richiesto». Un luogo comune sfatato? «Di fatto l’uomo è nettamente avvantaggiato nella quasi totalità dei casi. Pertanto, nell’immediato ci rimette l’uomo, ma sulla lunga distanza, salvo casi particolari di affidamento al padre o di donne che antepongono la carriera ai figli, in oltre il 90% delle separazione, lo svantaggio è della donna». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 197


SICUREZZA URBANA

Una giustizia efficiente non è un’utopia La scarsa incidenza dei reati sul territorio di Trento influisce sull’efficienza del lavoro del tribunale, che vanta bilanci positivi anche per quanto riguarda le tempistiche della giustizia. Sabino Giarrusso spiega qual è la situazione attuale Nicolò Mulas Marcello l Tribunale di Trento si pone al decimo posto nella graduatoria delle performance dei 165 uffici giudiziari presenti sul territorio nazionale. «La parte più consistente del settore penale – spiega Sabino Giarrusso, presidente del tribunale – è composto dalla microcriminalità che certamente risente di variazioni proporzionali all’espansione dei flussi migratori, come è avvenuto per i recenti episodi di sbarchi a Lampedusa, e concerne prevalentemente il piccolo spaccio. Gli episodi criminosi più gravi sono in discesa». Dal punto di vista giudiziario cosa dicono

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i numeri sull’attuale situazione a Trento? «La criminalità a Trento non è particolarmente allarmante. Anzi, si può affermare che è in diminuzione. Dalle relazioni e statistiche fornite dai comandanti nelle annuali feste tenute dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza risulta una diminuzione dei reati denunziati del 20/25%. Devo dire che in buona parte le denunce provengono dai servizi sociali che lavorano molto bene. Nel corso dei periodici e frequenti controlli operati nel monitoraggio delle situazioni di disagio familiare vengono accertati reati di violazione de-


Sabino Giarrusso

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Il Tribunale di Trento è in cima alla classifica delle sedi più produttive, ai primi posti d’Italia per efficienza e rapidità di definizione dei processi civili e penali

gli obblighi di assistenza familiare, maltrattamenti in famiglia e abusi sessuali. La criminalità è in buona parte legata all’immigrazione, prevalentemente extracomunitaria ma anche interna dal Sud, e concerne più che altro il piccolo spaccio. Si tratta insomma, in un certo senso, di reati commessi per sopravvivenza. Peraltro non tutti vengono al dibattimento giacché buona parte dei reati vengono definiti avanti il Gip o al Gup per la scelta da parte dell’imputato di un rito di patteggiamento o abbreviato». Per quanto riguarda i reati derivanti dalla circolazione stradale? «Vi sono alcune ipotesi di guida in stato di ebbrezza che però in genere vengono definiti rapidamente. La legge 120 del 29 luglio 2010 ha modificato l’articolo 186 del codice della strada e introdotto, per il reato di guida in stato di ebbrezza, la possibilità di sostituire la pena con il lavoro di pubblica utilità. In tutte le ipotesi di reato di guida in stato di ebbrezza da alcool, a esclusione di quelle in cui vi sia stato un incidente stradale, in caso di condanna nel giudizio penale è prevista (se vi è consenso dell’imputato) la sostituzione della pena dell’ammenda e del-

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l’arresto con quella della prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato o centri specializzati di lotta alle dipendenze. Con lo svolgimento positivo del lavoro di pubblica utilità il reato viene dichiarato estinto, il periodo di sospensione della patente è ridotto alla metà ed è revocata la confisca del veicolo. Vi è stata infine una forte diminuzione, peraltro conseguente a modifiche sulla competenza, dei procedimenti trattati dalla Direzione distrettuale antimafia. Evidenzio che il Tribunale di Trento è ai primi posti d’Italia per efficienza e rapidità di definizione dei processi civili e penali. Nella graduatoria stilata dal Ministero della Giustizia, la cosiddetta “pagella Alfano”, Trento si pone al decimo posto». Secondo lei qual è il grado di percezione della sicurezza da parte dei cittadini di Trento? «Il grado di percezione della sicurezza da parte dei cittadini di Trento sia buono e rassicurante: la sensazione dei trentini è di sicurezza. Peraltro ho notato che questa sensazione è influenzata dalle notizie divulgate dai mass media. Ossia, ad esempio, allorquando viene divulgata la notizia di un furto in appartamento in una vallata, tutti gli abitanti della stessa avvertono un senso di preoccupazione. In altri termini non è un senso di preoccupazione generalizzato insito nei cittadini, ma derivato dall’apprendere un episodio avvenuto dove si abita o lì vicino».

Sabino Giarrusso, presidente del Tribunale di Trento

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SICUREZZA URBANA

Azioni mirate per la sicurezza urbana Trento può essere considerata a tutti gli effetti una città sicura? Secondo il prefetto Francesco Squarcina, i rari episodi di criminalità e i numeri della questura testimoniano un bilancio positivo per quanto riguarda la percezione delle sicurezza tra i cittadini Nicolò Mulas Marcello

er quanto riguarda la sicurezza urbana, la città di Trento costituisce un termine di paragone decisamente positivo rispetto a molte altre città italiane. Gli eventi criminosi gravi e i fenomeni di microcriminalità sono nettamente al di sotto della media nazionale e i dati testimoniano una stabilità di questo tipo di episodi nel corso dell’anno rispetto al passato. L’azione capillare delle forze dell’ordine su tutto il territorio cittadino conferisce, secondo il prefetto, una percezione di sicurezza elevata nei cittadini, anche nelle ore notturne. I controlli organizzati, finalizzati a un monitoraggio preciso, con agenti in divisa e in borghese, e tesi a contrastare l’attuale disagio dei cittadini per la presenza di persone che bivaccano per strada e nei giardini, producono un effetto deterrente nei confronti di comportamenti contrari all’ordine pubblico. «Fenomenologie gravi, come aggressioni o altri atti criminosi seri – spiega Francesco Squarcina, prefetto di Trento – non ci sono o sono rarissime. Quando una città ha un livello di vita alto come quello di Trento anche un fenomeno marginale, come certi comportamenti poco urbani, diventa subito notizia». Negli ultimi tempi Trento è stata teatro di diverse risse. Qual è la situazione in città? «Non c’è una situazione d’allarme e soprattutto non è un fenomeno rilevante. Le risse che si sono verificate quest’estate riguardavano liti tra stranieri e secondo le indagini della

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Francesco Squarcina, prefetto di Trento

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questura sono avvenute semplicemente per consumo di alcool, all’uscita di locali pubblici, ma senza connotazione di altro genere». Qual è l’andamento di fenomeni come furti, scippi e rapine nell’ultimo anno a Trento? «Sono più o meno stabili. Sono in calo, secondo i dati della questura, i furti in appartamento mentre sono in crescita i furti negli esercizi pubblici, tipo taccheggio nei supermercati. Anche sotto questo punto di vista non vi è nulla di allarmante». Per quanto riguarda la sicurezza urbana del territorio di Trento pensa che il numero di agenti delle forze dell’ordine impiegati sia sufficiente? «Il numero è sicuramente adeguato. Quando facciamo i servizi di pattuglia funziona tutto bene e non possiamo certamente lamentarci». Qual è secondo lei la percezione di sicurezza della città da parte dei cittadini? «La percezione che c’è della sicurezza in città è buona, anche perché chi gira di notte per Trento può notare che non c’è una sensazione di paura. Nelle zone periferiche può accadere qualche raro fatto di cronaca, enfatizzato dalla stampa proprio perchè sotto questo aspetto di solito c’è poco da raccontare. Può accadere, infatti, di trovare in prima pagina anche un banale furto in appartamento in quanto risulta quasi un fatto eclatante. Fenomenologie gravi come aggressioni non ci sono o sono rarissime. Quando una città ha un livello di vita alto come quello di Trento anche un fenomeno marginale come certi comportamenti poco urbani diventa subito notizia».


SICUREZZA URBANA

Sinergie produttive tra le forze dell’ordine I cittadini di Bolzano hanno da sempre una spiccata attenzione per la sicurezza, testimoniata anche dalla collaborazione e dalla fiducia che riservano nelle forze dell’ordine. Fulvio Testi spiega in che modo la prefettura coordina le azioni di prevenzione sul territorio Nicolò Mulas Marcello

impegno delle forze dell’ordine sul territorio della provincia di Bolzano, anche nei mesi di maggiore affluenza di turisti, permette un vita cittadina senza timori di insicurezza da parte degli abitanti. «Anche nei periodi dell’anno di massimo afflusso turistico come gli esodi estivi o la stagione turistica invernale – spiega Fulvio Testi, prefetto di Bolzano – le pattuglie sul territorio sono coadiuvate dal controllo aereo effettuato dagli elicotteri di stanza a Bolzano dei Carabinieri e della Guardia di Finanza». C’è stato un incremento dei reati di microcriminalità in città rispetto agli ultimi anni? «Non c’è stato alcun aumento dei reati di microcriminalità né nella città di Bolzano né negli altri centri della provincia, anzi, assistiamo al momento a una lieve diminuzione. L’attività di controllo del territorio è sempre molto alta, proprio al fine di mantenere l’elevato standard di sicurezza che si registra da anni in questa provincia. L’attività di contrasto delle forze dell’ordine contro i reati cosiddetti predatori che tendono a colpire maggiormente i centri urbani è efficace e coordinata, anche in virtù di precisi e dedicati piani di controllo, pianificati in prefettura, quali ad esempio il piano coordinato di controllo del territorio. In sostanza l’area è suddivisa in precisi quadranti, ognuno assegnato a una forza di polizia. In questo modo si ottiene l’immediato in-

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202 • DOSSIER • TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011

tervento degli agenti in caso di necessità, efficace e senza sovrapposizioni. Inoltre, nei mesi di massimo afflusso turistico, per esempio durante l’Avvento o in occasione del mercatino di Natale, in città la presenza delle forze dell’ordine è ulteriormente rafforzata con presidi mobili, i cosiddetti “camper” di Polizia e Carabinieri. Ci sono altri tipi di reati diffusi a Bolzano? «La provincia e la città di Bolzano non sono esenti dal fenomeno dello spaccio delle sostanze stupefacenti, che comunque ha registrato anch’esso una lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti. Un altro fenomeno che interessa questa provincia è quello dell’abuso di sostanze alcoliche, cui conseguono spesso violazioni alle norme del codice della strada, episodi di lesioni volontarie e di vandalismi». La presenza di pattuglie sul territorio è sufficiente come deterrente per la commissione dei reati più comuni? «La presenza di pattuglie è sufficiente sia riguardo alle dotazioni organiche delle tre forze di polizia sia in funzione del coordinamento e della ottimizzazione delle risorse. A mero titolo esemplificativo la presenza delle pattuglie delle forze dell’ordine nella città di Bolzano è pari a 4 nelle ore notturne e a 8 in quelle diurne. Inoltre, l’adozione


Fulvio Testi

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L’ottimo controllo del territorio fa sì che ogni reato venga immediatamente segnalato

di specifici piani per tipologie di reato, quali quello antirapine negli istituti bancari, che scatta in automatico secondo strategie predeterminate, anche con il supporto degli elicotteri ha permesso l’abbattimento del numero delle rapine sull’intero territorio provinciale. Inoltre gli istituti di credito in Alto Adige hanno aderito al protocollo d’intesa, proposto dalla prefettura e voluto dal ministro dell’Interno e dall’Abi per la prevenzione della criminalità in banca e si sono dotate di misure di sicurezza passiva adeguate. Un analogo protocollo, dedicato alla sicurezza degli esercizi commerciali, che attua a Bolzano l’accordo tra Ministero dell’Interno e associazioni di categoria, è stato sottoscritto in prefettura nell’anno 2009. Al controllo del territorio contribuisce infine anche il contenuto del protocollo “Mille occhi

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sulle città”, siglato e che prevede la collaborazione degli istituti di vigilanza privata nella segnalazione alle forze di polizia di ogni elemento utile alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni criminosi». A suo avviso qual è il grado di percezione della sicurezza da parte dei cittadini di Bolzano? «Il grado di percezione della sicurezza da parte dei cittadini di Bolzano è elevato. La popolazione è molto esigente e attenta al tema sicurezza, fortemente portata alla collaborazione e alla spontanea segnalazione di fatti e situazioni che diventano poi oggetto di approfondimento da parte delle forze di polizia. L’ottimo controllo del territorio, che ha abituato la popolazione a vivere in tranquillità, fa sì che ogni minima variazione dello standard abituale, per esempio atti commessi in flagranza o sospetti, vengano immediatamente segnalati alle autorità competenti».

Fulvio Testi, prefetto di Bolzano

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POLITICHE SANITARIE

Ottimizzare la sanità a costo zero Per migliorare la qualità e l’efficienza del sistema sanitario trentino, la giunta provinciale ha istituito l’Osservatorio della salute. L’assessore Ugo Rossi spiega perchè sarà utile soprattutto ai cittadini Luca Donigaglia

istituzione del nuovo organo è senza aumenti di spesa perchè è frutto della riorganizzazione delle risorse già presenti nell’Azienda sanitaria o nella stessa Provincia». È questo per l’assessore Rossi l’aspetto più innovativo dell’Osservatorio della Salute, nato per migliorare le performance del sistema sanitario della provincia di Trento e utile soprattutto ai cittadini, che tramite questo strumento potranno verificare l’ammontare della spesa sanitaria, in un’ottica di razionalizzazione dei costi sanitari oggi sempre più stringente. «Al cittadino verranno forniti, da un lato, risposte adeguate e, dall’altro, strumenti per indicare il proprio gradimento», continua Rossi. Tra i compiti dell’osservatorio, la verifica della qualità e dell’efficienza dei servizi erogati, nonché dei risultati conseguiti. Assessore, di recente la giunta provinciale di Trento ha ufficialmente costituito, su sua proposta, l’Osservatorio per la salute previsto dalla legge 16/2010. Di che cosa si tratta? «Si tratta di un organo di supporto tecnicoscientifico alla giunta con compiti di rilevamento e verifica della qualità ed efficienza del servizio sanitario provinciale. Questo stru-

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Nella pagina successiva, Ugo Rossi, assessore alla Sanità della Provincia autonoma di Trento

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mento deve consentire trasparenza sull’andamento del sistema a vantaggio dei cittadini, che devono poter controllare come vengono investite le risorse e verificare lo stato di attuazione dei programmi. I decisori poi, attraverso l’osservatorio, possono valutare quali sono le azioni da intraprendere per i professionisti del sistema. È, in sostanza, uno strumento di osservazione per tenere monitorato lo stato di salute dei cittadini». Dunque, la Provincia d’ora in poi controllerà di più e meglio la sanità locale a vantaggio dei cittadini? «La legge provinciale 16 tutela la salute dei cittadini in un senso ampio di benessere e di approccio complessivo alle problematiche legate alla salute. Al centro si trova il cittadino, al quale vanno assicurati da un lato risposte adeguate e dall’altro strumenti per indicare il proprio gradimento. Allo stesso tempo vengono individuate chiare e precise responsabilità di soggetti, istituzioni e organismi per far raggiungere al servizio sanitario trentino le migliori performance. La legge ha, quindi, previsto un rafforzamento delle funzioni di


Ugo Rossi



L’osservatorio si occupa di valutare i risultati conseguiti, i servizi e le prestazioni erogate dal servizio sanitario provinciale

indirizzo, vigilanza, controllo e valutazione del servizio sanitario in capo alla giunta. È in questa architettura che si inserisce l’Osservatorio per la salute, un vero e proprio organo di supporto dell’esecutivo provinciale con compiti di verifica della qualità e dell’efficienza dei servizi erogati, nonché dei risultati conseguiti. L’Osservatorio svolge anche funzioni di supporto del Consiglio per la salute, istituito all’interno di ogni Comunità di Valle, per l’analisi delle condizioni di salute della popolazione e dell’offerta sanitaria locale». Nel dettaglio, quali sono le attività di cui si farà carico l’Osservatorio? «L’Osservatorio si occupa di monitorare lo stato di salute della popolazione; valutare i risultati di salute conseguiti, i servizi e le prestazioni erogate dal servizio sanitario provinciale; valutare le prestazione e i risultati gestionali dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, nonché la loro rispondenza agli obiettivi fissati dalla giunta; analizzare e valutare il fabbisogno del servizio sanitario provinciale negli ambiti della formazione, ricerca



e informazione; proporre e valutare gli investimenti tecnologici di impatto rilevante». A sua volta, l’osservatorio agirà d’intesa con un comitato scientifico che ne controllerà l’operato. Un modo per verificare ulteriormente il buon esito del sistema? «Il comitato scientifico esprime parere in ordine ai criteri da adottare in sede di valutazione del servizio sanitario provinciale e verifica l’attività complessiva svolta dall’osservatorio, fornendo indicazioni utili ai fini della programmazione sanitaria. Redige annualmente una relazione sull’andamento generale del servizio sanitario provinciale. Il comitato scientifico è costituito da quattro componenti di comprovata competenza nelle materie delle scienze mediche, sociali, infermieristiche, dell’economia, dell’organizzazione socio-sanitaria e dell’epidemiologia. I componenti vengono nominati dalla giunta provinciale, di cui due designati dal consiglio provinciale, uno dei quali indicato dalle minoranze. I componenti del comitato restano in carica per la durata della legislatura e non possono svolgere alcuna attività, a qualsiasi titolo, a favore delle strutture operanti nell’ambito del servizio sanitario provinciale». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 207


POLITICHE SANITARIE

Avanti con la rete unica dei servizi L’approvazione della legge provinciale 16 ha messo al centro del sistema trentino la promozione della salute. Lo spiega Giovanni Flor, direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari trentina Luca Donigaglia

a sanità trentina si mette in rete. Una riorganizzazione, ospedaliera e distrettuale, che punta a razionalizzare la struttura del sistema, ottimizzando il servizio ai cittadini. Nella consapevolezza di accelerare «sulla capacità dei singoli professionisti di stabilire relazioni, di condividere obiettivi, linguaggi, tecnologie, modelli organizzativi e informazioni», insomma, di fare «squadra, rete e sistema con i colleghi e con i cittadini-utenti» precisa

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Giovanni Flor. Tra il 30 novembre e il 2 dicembre, a Levico Terme si terrà la 14esima conferenza nazionale Health Promoting Hospitals & Health Services. La promozione della salute rappresenta una strategia di sviluppo per la vostra azienda sanitaria? «La legge provinciale 16 di riordino del servizio sanitario provinciale, approvata a luglio 2010, pone particolare enfasi sulla promozione della salute, sull’orientamento alla per-


Giovanni Flor



Un’idea di rete e di compiuta integrazione operativa potrà garantire omogeneità di erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari su tutto il territorio



sona e sul coinvolgimento del cittadino. Inoltre, oggi, il tema delle reti assume uno speciale significato per le strutture aziendali. La recente riorganizzazione è stata improntata alla logica dell’unica rete provinciale dei servizi ospedalieri e distrettuali. Un’idea di rete e di compiuta integrazione operativa che potrà garantire omogeneità e tempestività di erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari su tutto il territorio trentino. La costruzione di reti necessita di un’azione di sistema, tanto più efficace quanto più è contestualizzata ai diversi luoghi e momenti della pratica assistenziale». Quali benefici, allora, possono derivare per il sistema sanitario trentino dalla progettualità in rete? «È proprio il tema al centro della prossima conferenza nazionale. Una visione strategica di orientamento dei servizi in rete, che punta a massimizzare gli esiti di salute per i singoli individui e per le popolazioni, utilizzando al meglio le risorse disponibili, non può che essere incentrata sulla promozione della salute. Servizi sanitari di elevata qualità, capaci di generare valore, scaturiscono dal rapporto, ben sostanziato, tra i complessi bisogni dei cittadini e le risposte assistenziali, che per essere appropriate devono specificare con chi, come, dove e quando agire. Per questo, serve un metodo di lavoro condiviso, fondato sulla

coesione, sulla fiducia e sulla comunicazione tra tutte le parti interessate. I bisogni degli utenti vanno analizzati in maniera precisa, al fine di configurare l’offerta e definire il percorso di presa in carico a maggior valore: diagnostico, terapeutico assistenziale, ma anche, e non solo a parole, di prevenzione, riabilitazione ed empowerment». Creare reti, però, comporta sempre sacrifici individuali. Anche in questo caso? «Creare reti per erogare servizi di qualità comporta qualche rinuncia, in particolare all’autoreferenzialità, e l’umiltà di confrontarsi con gli altri, in modo trasparente, sapendo rendere conto del proprio operato. Tutto ciò è da perseguire nella consapevolezza che per far funzionare le reti bisogna aggiungere alle competenze e alla pratica del singolo professionista la capacità di stabilire relazioni, di condividere obiettivi, linguaggi, tecnologie, modelli organizzativi e informazioni, ovvero di fare, nell’ordine, squadra, rete e sistema con gli altri professionisti e con i cittadini-utenti per una migliorare la qualità dei servizi erogati ai cittadini». Venendo al concetto di rete applicato alle strutture presenti sul territorio, l’assessore provinciale alla Sanità, Ugo Rossi, ha chiarito a un’iniziativa pubblica che gli ospedali di valle non spariranno, ma che faranno parte di una rete di centri che assieme co-

Giovanni Flor, direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari trentina



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POLITICHE SANITARIE

CON LA CONSULTA DIAMO VOCE A TUTTI I SOGGETTI SANITARI Livia Ferrario, dirigente del Dipartimento politiche sanitarie della Provincia di Trento, spiega come sta cambiando il sistema sanitario trentino

n’assistenza all’altezza delle aspettative. È questo lo sforzo che sottende alla riforma sanitaria trentina, impostata sì al rigore dei conti ma che tiene anche presente i bisogni dei cittadini, soprattutto quelli affetti da malattie rare, e del fatto che la società sta cambiando: ci sono sempre più anziani e meno bambini. I punti salienti della “nuova” sanità trentina nel punto di Livia Ferrario. Per affrontare le criticità dell’assistenza sanitaria e sociale delle persone colpite da patologie croniche e per migliorare il confronto su welfare sostenibile, avete ospitato a Riva del Garda la Conferenza nazionale delle organizzazioni civiche per la salute. Che cosa vi ha animato? «La partecipazione dei cittadini è una necessità assoluta in particolare nel governo della

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sanità. Senza il loro coinvolgimento nella gestione delle politiche sanitarie vi è il rischio di condannare molte, troppe persone malate, insieme con le loro famiglie, all’esclusione sociale. Questo considerando che l’accrescimento della vita media e la possibilità di cura di tante malattie rendono sempre più numerosi i cittadini ai quali garantire efficacia di trattamento e tutela dei diritti, ma pongono per ciò stesso ineludibili questioni legate alla sostenibilità della spesa pubblica». È in questa direzione, fra l’altro, che si è mossa la riforma del sistema sanitario recentemente approvata in Trentino? «La legge provinciale ha istituito la Consulta provinciale della salute che dà una voce certa a tutte le organizzazioni che si muovono in ambito sanitario. Inoltre, nel

consiglio sanitario, che viene interpellato dalla giunta provinciale per tutte le decisioni di rilievo, siede un rappresentante della consulta. In questo senso la due giorni promossa da Cittadinanzattiva a Riva del Garda ha rappresentato un momento importante, dove le diverse realtà hanno potuto fare sintesi, confrontarsi e stabilire reti di collaborazione». L’obiettivo della conferenza è stato quello di accendere i riflettori sul tema delle patologie croniche e rare, per far sì che le istituzioni orientino le politiche pubbliche volte a sostenere e prendere in carico queste patologie. Com’è la situazione in Trentino? «Nel nostro territorio è stato creato un centro di riferimento unico per tutta la provincia, collegato con il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, sulle cronicità e le malattie rare


Giovanni Flor

 stituiranno un unico nosocomio provin- zontale, con l’obiettivo di provocare meno diciale. L’occasione è stata l’incontro pubblico sul futuro dell’ospedale di Tione, uno degli ospedali su cui vi siete spesi molto in questi anni. Come stanno andando i lavori del secondo lotto? «Terminato il primo lotto, ci si concentra ora sui lavori interni alla struttura. Il primo stralcio del secondo lotto interesserà l’ala nord, che nel frattempo è stata sgomberata. Abbiamo privilegiato l’esecuzione dei lavori in verticale, dal piano terra al sottotetto, invece che in oriz-

soprattutto a livello infantile. In Trentino vi è una situazione positiva, come hanno evidenziato anche i rappresentanti di Cittadinanzattiva che, come unico appunto, hanno evidenziato che i dati Istat rilevano una presenza più bassa di medici di medicina generale (6,5 per 10.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 7,9) e di servizi di guardia medica (4 per 100.000 abitanti rispetto a una media di 5,1)». Sul fronte delle malattie rare, quali strutture concrete esistono in Trentino? «In Trentino c’è un centro unico di riferimento gestito dall’unità operativa di pediatria dell’ospedale di Trento, che opera nell’ambito dell’area vasta del Nord. Con riferimento alla celiachia, ad esempio, di recente è stata approvata una legge provinciale ad hoc che non solo garantisce i diritti sulla fornitura degli alimenti, ma il capitolato di appalto per la ristorazione ospedaliera prevede

sagi possibili agli utenti e agli operatori del presidio. Per il completamento dell’opera saranno necessari quattro o cinque anni. Il costo complessivo dell’intervento gravita intorno ai 17 milioni di euro, a fronte di un costo annuo di gestione dell’ospedale pari a 23 milioni di euro circa. Anche l’ospedale di Tione, per fare parte della rete ospedaliera su cui abbiamo lavorato, oltre ai reparti disponibili ora dovrà diventare centro di riferimento provinciale in un settore specialistico».

una corretta gestione dei pasti per dipendenti e pazienti che ne sono affetti. L’Azienda provinciale per i servizi sanitari ha inoltre realizzato alcuni corsi di aggiornamento intitolati “Cucina dietetica ospedaliera e sicurezza alimentare”, coordinati dalle dietiste dei servizi di dietetica e nutrizione clinica, destinati al personale delle mense ospedaliere (cuochi e operatori tecnici). Gli ultimi corsi sono stati tenuti nel 2009 e nel 2010». E per quanto riguarda i farmaci

e i livelli di assistenza? «In merito ai farmaci, in Trentino vengono garantiti, ad esempio, anche quelli per la terapia del dolore; sono state semplificate tutte le prescrizioni. Per quanto riguarda i Lea, i livelli essenziali di assistenza, nel nostro territorio sono garantiti. In ambiti come quello dell’odontoiatria esistono, in base alla legge provinciale del 2007, prestazioni aggiuntive che coprono la fascia di età da 0 a 18 anni (nel resto dell’Italia va dai 0 ai 14 anni».

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APPARECCHIATURE SANITARIE

Gestire il rapporto qualità-prezzo nella sanità Protagonista di grandi cambiamenti strutturali e di continue innovazioni tecnologiche, il settore sanitario deve adeguarsi alle sempre più esigenti richieste del mercato. Ne parla Antonella Marini Gritti Emanuela Caruso

l settore della sanità del Trentino Alto Adige è sempre stato una macchina ben oliata e ottimamente funzionante, capace di contraddistinguersi per la qualità dei servizi offerti. Ma oggi a causa della riforma sanitaria messa in atto nella regione e della riduzione delle risorse finanziarie da parte della provincia di Bolzano, le strutture ospedaliere, le case di riposo e le cliniche private si trovano in grande difficoltà. Questa intensa contrazione economica ha innescato una serie di importanti cambiamenti, tra cui quello di maggior rilevanza è la nuova necessità dei fornitori e dei clienti del settore di valutare prodotti e servizi non più secondo il criterio qualità/prezzo, ma secondo il binomio inverso: prezzo/qualità. La sanità, quindi, richiede ancora qualità e innovazione continua, ma allo stesso tempo, dovendo affrontare i tagli finanziari attuati dalla riforma, si trova a non poter più sostenere costi troppo onerosi. Obiettivo principale delle aziende del campo, tra cui troviamo la Gritti di Bolzano, diventa allora quello di soddisfare le esigenze del mercato rimanendo però competitivi sui prezzi. «La nostra società – commenta Anto-

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Antonella Marini Gritti della Gritti Spa di Bolzano. A lato, alcuni dei macchinari e degli strumenti messi in commercio dall’azienda www.grittispa.it

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nella Marini Gritti, amministratore unico dell’impresa – cerca di rispondere alle richieste degli interlocutori del settore sanitario offrendo loro prodotti esclusivi di alta qualità, supporto tecnico e costi accessibili». Qual è il core business della Gritti e quali i prodotti che immettete sul mercato? «Il nostro mercato di riferimento è la sanità pubblica e privata, e ci occupiamo della fornitura e della vendita di un’ampia gamma di strumenti e apparecchiature. Da quelle per le discipline chirurgiche e per la disinfezione e sterilizzazione passiamo agli ausili per i diversamente abili e alle sofisticate tecnologie per la diagnostica, ad esempio TAC, risonanze magnetiche, software gestionali clinici, ecografi e macchinari per la dermatologia. La Gritti distribuisce alcuni dei prodotti trattati solo nelle province di Bolzano, Trento e Verona, mentre altri prodotti arrivano su tutto il territorio nazionale». Il fiore all’occhiello dell’azienda è il servizio di assistenza tecnica. Come viene gestito? «Stipuliamo con i nostri utenti, in base alle specifiche esigenze di ognuno, dei contratti di manutenzione preventiva, strategia che riduce al minimo eventuali problematiche tecniche e che garantisce un controllo costante delle attrezzature, evitando di conseguenza ulteriori costi non preventivati. Il laboratorio che si occupa dell’assistenza tecnica si avvale di personale qualificato, di adeguate apparecchiature di con-


Antonella Marini Gritti

Negli ultimi anni, gli ambiti specifici della sanità in cui si sono avvicendati più cambiamenti tecnologici sono la radiologia, la sterilizzazione e la dermatologia

trollo e di un consistente deposito di pezzi di ricambio. È così che assicuriamo la veloce identificazione del guasto e l’intervento entro le 1224 ore dalla chiamata». Il progresso tecnologico è uno degli aspetti che maggiormente influisce sul settore sanitario. In che modo riuscite a offrire sempre prodotti di ultima generazione? «Per riuscire a seguire nel modo giusto le continue innovazioni tecnologiche è necessario tenersi costantemente aggiornati e carpire le tendenze del mercato, in questo modo è possibile offrire in maniera continuativa la qualità di cui il settore ha bisogno. Negli ultimi anni, gli ambiti specifici della sanità in cui si sono avvicendati più cambiamenti tecnologici sono la ra-

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diologia, la sterilizzazione e la dermatologia». Quali sono i progetti commerciali e imprenditoriali portati avanti dalla Gritti nell’ultimo periodo? «Da qualche tempo ci stiamo occupando di un progetto piuttosto importante, che prevede la fornitura di un servizio completo di strumentazioni per le sale operatorie e di apparecchiature per la radiologia di un prestigioso centro medico. Siamo certi che in futuro le forniture comprensive di attrezzature e servizi saranno sempre più richieste dal mercato. Per quanto riguarda invece l’aspetto imprenditoriale e organizzativo, negli ultimi mesi abbiamo ampliato e rafforzato la rete di vendita della società e stiamo studiando possibili aggiornamenti e miglioramenti da effettuare sui macchinari e gli strumenti che mettiamo in commercio. Già nei primi mesi del 2012 saremo in grado di presentare qualche interessante novità tecnologica». TRENTINO - ALTO ADIGE / SÜDTIROL 2011 • DOSSIER • 217


Dossier Trentino Alto Adige 10 2011  

Dossier Trentino alto adige

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